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MASACCIO (1401 1428)

Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai, detto Masaccio, nasce a San Giovanni Valdarno (Arezzo) nel
1401 il soprannome non ha valenza dispregiativa ma rimarca il suo essere sempre assorbito dalla propria attivit creativa e disinteressato al resto. La formazione artistica e culturale del Masaccio avviene a Firenze dove, orfano di padre, si trasferisce nel 1417, non sappiamo di preciso quali furono i suoi maestri, si sa che fin dal 1422 fu iscritto come pittore allArte dei Medici e degli Speziali. Lambiente fiorentino del tempo pieno di stimoli artistici, la citt tutto un fiorire di cantieri: Brunelleschi con la cupola di Santa Maria del Fiore e lo Spedale degli Innocenti, Ghiberti con la porta del Battistero, Donatello con la scultura di San Giorgio. Riallacciandosi alle grandi intuizioni di Giotto egli concepisce una pittura radicalmente nuova e si pone, con Brunelleschi e Donatello come terzo fondamentale punto di riferimento della rivoluzione artistica del primo quattrocento. Attivo soprattutto a Firenze, sia da solo che in collaborazione con Masolino, lavora anche a Pisa e a Roma dove muore prematuramente a 27 anni nel 1428. Nonostante la sua breve esistenza la produzione pittorica di Masaccio assai ricca e spazia dalla tempera su tavola allaffresco. Il primo dipinto il cosiddetto Trittico di S. Giovenale con la tavola che si compone di tre parti distinte sagomate con terminazione archiacuta. Nel pannello centrale una grande Vergine in trono regge in braccio il Bambino mentre due angeli le si inginocchiano ai piedi. Nel pannello di sinistra sono rappresentati San Bartolomeo e San Biagio, in quello di destra San Giovenale e SantAntonio Abate. Il fondo oro di tradizione medioevale ma il dipinto presenta molte novit, lo spazio sottoposto ad una unica regola prospettica e anche il trono obbedisce alla stessa prospettiva, laccuratezza del disegno ne ha reso possibile la ricostruzione grafica al computer. Leffetto profondit risulta ulteriormente cresciuto dalla collocazione degli angeli. Significativa la caratterizzazione del bambino, pressoch nudo, nellatteggiamento di succhiarsi lindice, il corpo grassoccio richiama la capacit di Masaccio di rendere le sue opere vive, naturali, al di fuori degli schemi. Con SantAnna Metterza inizia la collaborazione tra il giovane Masaccio e il pi maturo Masolino. Questo dipinto una pala di altare commissionata dai Bonamici, ricca famiglia di tessitori, infatti il prezioso drappo che i tre angeli dispiegano sarebbe un particolare tipo di stoffa da loro prodotto, una sorta quindi di messaggio pubblicitario. Il dipinto rappresenta la Madonna in trono con il Bambino e SantAnna, sua madre, circondati da cinque angeli. Si riconosce a Masolino lesecuzione di SantAnna e a Masaccio la Madonna con il Bambino. Il corpo della Vergine delineato con molta sicurezza e una massiccia compattezza piramidale , tutti i personaggi di Masaccio sono dotati di un volume proprio. Masolino cerca di imitarlo con SantAnna ma in essa il senso del volume quasi totalmente assente. Il tema della definizione volumetrica dei personaggi e del loro inserimento prospettico in uno spazio misurabile di tipo brunelleschiano ulteriormente messo in evidenza nel grandioso Polittico di Pisa, forse lopera pi organica e complessa di Masaccio. Smembrata nel corso del seicento , solo alcuni pannelli sono giunti fino a noi. La tavola centrale era quella della Madonna in trono con il Bambino e quattro angeli, oggi alla National Gallery di Londra. La fisicit di Maria messa in particolare evidenza e non rappresentata secondo i consueti canoni di giovinezza e leggiadria, il volto appare segnato e stanco, il Bambino colto nellatto di mangiare un acino di uva (allusione al vino simbolo dellEucarestia), che la madre gli ha porto. La spontaneit del gesto mette in luce la natura umana del piccolo Ges e anche la sua aureola obbedisce alle regole prospettiche del mondo circostante e ci appare per la prima volta di forma ellittica. La prospettiva del trono massiccio in pietra tracciata con vigore, la struttura stessa del trono assolutamente innovativa e dimostra linteresse che Masaccio aveva nei confronti dellarchitettura e dellantico. Il grandioso seggio ha quasi la conformazione di un edificio. Del tutto originale limpiego delle colonnine di diversi ordini. Nella Crocifissione, posta nella parte superiore della pala i quattro personaggi si stagliano contro un irreale sfondo oro. Maria a sinistra piange di dolore, avvolta nel pesante mantello al quale il realistico chiaroscuro conferisce una monumentalit di tipo scultoreo. A destra San Giovanni sconfortato e attonito

mentre al centro , alto sulla croce del martirio, il Cristo rappresentato nella dolorosa immobilit della morte, con il collo insaccato nelle spalle, gli arti tesi allo spasimo, un uomo crocifisso, non un D io. In basso c la Maddalena della quale non vediamo che una cascata di capelli biondi e due mani protese a formare un triangolo rovesciato. E Giovanni lunico a guardarla in faccia e diventa specchio dello sgomento della donna. A Giotto Masaccio si rif anche nel grandioso Ciclo di affreschi della cappella Brancacci eseguiti a partire dal 1424 in collaborazione con Masolino. I due maestri si divisero le scene in modo che i diversi modi di dipingere potessero amalgamarsi. Il tema quello della Vita di San Pietro con alcune scene della Genesi, la centralit della figura di Pietro allude a quella della chiesa e la monumentalit con cui il santo raffigurato richiama quella della sua statua bronzea. Nellaffresco del Tributo il Masaccio si rif ad un episodio del vangelo di Matteo dove si descrive lentrata di Ges e dei suoi apostoli a Cafarnao, dove il gabelliere chiede un tributo per il tempio di Gerusalemme e Ges incarica Pietro di pescare un pesce, nella cui bocca trover miracolosamente una moneta dargento per pagare il tributo. Lartista concentra nello stesso dipinto tre momenti diversi, quando il gabelliere esige il tributo, il comando a Pietro di pescare, Pietro che pesca e ancora Pietro che paga il tributo. Tutti i personaggi hanno un rilievo quasi scultoreo, masaccio definisce con il chiaroscuro i loro possenti volumi. Nonostante lartificio di rappresentare contemporaneamente tre azioni successive la prospettiva sempre la stessa. Il paesaggio appare brullo e desolato con le montagne poste in successione cromatica. Anche le architetture sulla destra sono ispirate alledilizia fiorentina e contribuiscono ad una chiara definizione spaziale della scena. Le ombre proiettate hanno tutte una stessa direzione, la fonte luminosa unica e puntiforme (il sole), proveniente dal lato destro, fuori dai limiti dellaffresco, come se provenisse da una bifora che illumina la cappella. In tal modo la luce reale interagisce con quella dipinta. Analoga per intensit e provenienza anche la luce che illumina la scena della Cacciata dal Paradiso Terrestre che rappresenta Adamo ed Eva nel momento in cui Dio li scaccia dallEden. Le due figure sono nude, con volumi massicci, quasi sgraziati, Adamo singhiozza disperato coprendosi il volto, Eva vergognandosi prova a coprire i seni e il pube, il suo volto sfigurato da un dolore infinito con un intenso gioco di luci ed ombre, la bocca spalancata in un urlo straziante. Il paesaggio al di fuori dellEden si riduce a roccia, ad un cielo profondo e senza nuvole. Di tuttaltro tipo la scena del Masolino posta di fronte alla cacciata, dal nome La tentazione di Adamo ed Eva. La pianta frondosa allude al biblico albero del bene e del male, il demonio in forma di serpente con testa di donna. I due personaggi hanno una compostezza severa, quasi classica, Eva tiene delicatamente il frutto proibito e lo offre al compagno. la rappresentazione di entrambe le figure corrispondono ad uninterpretazione precisa delle scritture, con l?eden descritto come luogo di delizie. Il forte realismo di Masaccio torna con San Pietro che risana con lombra. Lepisodio tratto dagli atti degli apostoli dove si narrano molti miracoli ad opera di San Pietro. La costruzione prospettica ha il punto di fuga spostato sulla destra, fuori dallarea del dipinto, in questo modo la linea dellorizzonte si colloca allaltezza degli occhi di Pietro. Le architetture sullo sfondo alludono a Firenze e alla fase di passaggio che sta vivendo anche nellassetto urbanistico fra medioevo e nuova realt rinascimentale. I personaggi prendono ancora una volta in prestito i volti della quotidianit e qualcuno suggerisce che il mendicante barbuto con le mani giunte possa essere lamico Donatello. La stessa sensazione di verit si coglie nella scena del Battesimo dei neofiti. Anche qui il soggetto deriva dagli atti degli apostoli e fa riferimento a quando Pietro battezz in una sola giornata circa tremila neofiti. Lo spazio dove si accalcano i vari personaggi appare intimo e concluso, sullo sfondo il sipario di nude montagne chiude lorizzonte. Potente la figura del battezzando, in ginocchio ai piedi di Pietro , con un corpo scultoreo, modellato da masse contrapposte, dove Masaccio mostra anche i particolari pi minuti come le goccioline sui capelli mentre laltro neofita, spogliato, in attesa del proprio turno percorso da un brivido di freddo .

Nella Trinit, lultima opera realizzata la prospettiva impiegata al fine di misurare e di rendere comprensibile lo spazio. Laffresco, collocato nella terza campata della navata sinistra della basilica fiorentina di Santa Maria Novella ha avuto lultimo restauro dal 1999 al 2001 fondamentale per restituire gan parte della raffinata gamma dei colori originari e per meglio comprendere la struttura dellimpianto geometrico. In primo piano c un sarcofago con uno scheletro e la scritta che allude simbolicamente alla transitoriet delle cose terrene e indicando la via della preghiera e della fede. Sopra lo scheletro ci sono due figure che pregano dietro ai quali si apre una cappella dove sono rappresentati in secondo piano, in piedi accanto alla croce la vergine e San Giovanni. Cristo simbolicamente sorretto alle spalle da Dio Padre che si colloca in terzo piano, al vertice pi alto della piramide, tra il volto severo del creatore e quello doloroso di cristo Masaccio inserisce anche la colomba dello Spirito Santo. Quello che maggiormente colpisce la monumentalit dei personaggi, la complessa struttura architettonica rimanda in modo diretto alintervento di Brunelleschi, le decise volumetrie dei personaggi scandiscono fisicamente i vari piani stabilendo una gerarchia crescente di valori. Dalla morte (lo scheletro) ci si eleva, grazie allintercessione (di Maria e Giovanni) e alla preghiera (i committenti), fino alla salvezza e alla definitiva sconfitta della morte stessa (Trinit). La cappella introdotta da una coppia di parastre corinzie con accostate colonne ioniche, riferimento allarchitettura dello Spedale degli Innocenti mentre il piccolo fregio a meandro e larchitrave con i dentelli uninnovazione dello stesso Masaccio. Linterno della cappella costituito da una volta a botte poggiante su due po tenti architravi. In una architettura dipinta, ancora pi che in quelle sperimentali e reali del Brunelleschi si ritrova una gravit ed una forza di stampo romano, certamente ricordo dei fornici degli archi di trionfo di Tito e Settimio Severo. Con Masaccio dunque possiamo considerare definitivamente conclusa la tradizione pittorica del medioevo. Le intuizioni di Giotto vengono sviluppate e potenziate dando origine a personaggi efficacemente realistici, modellati dal chiaroscuro e resi credibili dalla perfetta aderenza delle loro espressioni alla situazione che stanno vivendo. Luomo rinascimentale, liberatosi dei vincoli imposti dalla tradizione vede nella pittura di Masaccio la nuova concretezza di chi cerca nellosservazione del quotidiano e nello studio del vero le ragioni pi profonde della propria ispirazione.