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INDICE

INTRODUZIONE

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1. Biografia giovanile di Gyrgy Lukcs: la Grande Guerra 2. In cammino verso la svolta del destino 3. Il metodo dialettico e la coscienza di classe 4. Il dibattito intorno a Storia e coscienza di classe nel 1924 5. La reificazione 6. Le antinomie del pensiero borghese e il soggetto-oggetto identico BIBLIOGRAFIA

p.9 p.16 p.23 p.37 p.51 p.66 p.77

INTRODUZIONE La reificazione (dal latino res,rei) un concetto che deriva dalla teoria del feticismo delle merci di Karl Marx. Descrive un fenomeno specifico della nostra societ capitalista che nel suo sviluppo non ha conosciuto alcuna diminuzione, anzi oggi in continuo incremento: nello scambio delle merci gli uomini sono trasformati in cose, mentre le cose si animano nella loro oggettualit spettrale. uno scambio, un quid pro quo, ma non un errore. Il feticismo delle merci una religione della vita quotidiana1, una apparenza necessaria che nasconde il rapporto di sfruttamento da cui ha tratto origine, ed funzionale alla produzione e riproduzione della societ capitalista. Gyrgy Lukcs il pensatore che partendo da questa intuizione di Marx ha elaborato il concetto di Verdinglichung (reificazione o cosificazione) come una categoria o filosofia totale, ossia una concezione, ad un tempo, della conoscenza, della politica e della storia. Come egli stesso riconosce nella Prefazione a Storia e coscienza di classe del 19672, per la prima volta dopo Marx lestraneazione o lalienazione umana allinterno della societ capitalista viene posta al centro della riflessione in ambito marxista. Nell'insieme Lukcs opera una attualizzazione e un dialogo costante con la filosofia di Marx, frutto di uno studio sistematico e intenso della totalit aperta costituita dalle opere del pensatore di Treviri, in unepoca in cui non erano state ancora pubblicate le opere giovanili considerate oggi prettamente filosofiche, quali LIdeologia tedesca e i Manoscritti economico-filosofici del 1844. La questione della reificazione oggetto del saggio La reificazione e la coscienza del proletariato, pubblicato da Lukacs nel 1923 in Storia e coscienza di classe3. Questa raccolta di saggi che non hanno alcuna pretesa sistematica o dogmatica ed costitutivamente aperta alla discussione e alla rielaborazione, lespressione di un marxismo critico, frutto di quella stagione rivoluzionaria mondiale che segu la Rivoluzione dOttobre del 1917. Storia e coscienza di classe ha subto nel 1924 la dura condanna del marxismo ufficiale della III Internazionale che iniziava a conoscere quei fenomeni di dogmatizzazione dei principi della Rivoluzione dOttobre, di repressione di ogni dissenso critico e burocratizzazione delle strutture organizzative che saranno fondativi dello stalinismo e porteranno alla sclerotizzazione del pensiero nella forma dal materialismo dialettico o marxismo-leninismo. Lukacs accetta la condanna e ritira il libro dalla circolazione e cercher per tutta la sua lunga vita una difficile convivenza con lo stalinismo. Questo libro che si guadagn il

K. Marx, Das Kapital, Kritik der politischen konomie, 1867, trad. it. di Ruth Meyer, Il capitale, critica delleconomia politica, Newton Compton, Roma 1970 2 G. Lukcs, Vorwort (1967), Geschichte und Klassenbewutsein, Berlin, Der-Malik Verlag, 1923, trad. it. G. Piana, Prefazione (1967), Storia e coscienza di classe, SugarCo Edizioni, Milano 1967 (1991) 3 G. Lukcs, Geschichte und Klassenbewutsein. Studienber marxistische Dialektik, Berlin, Der-Malik Verlag, 1923, trad. it. G. Piana, Storia e coscienza di classe, SugarCo Edizioni, Milano 1967 (1991)

culto di un libro mitico e quasi dimenticato, che circolava in edizioni pirata presso gli studenti tedeschi nei primi anni Sessanta4 ed era disponibile in rare traduzioni fino alla ristampa ufficiale del 1967 preceduta da unampia Prefazione autocritica dellautore, ha esercitato una influenza considerevole e sotterranea sulla filosofia del XX secolo. Alcuni dei suoi temi (come la reificazione, la critica della razionalit moderna, e la critica della scienza) sono allorigine delle riflessioni di Adorno, Horkheimer, Habermas e hanno influenzato anche lesistenzialismo di Sartre e Merleau-Ponty; ma anche in Essere e tempo di Martin Heidegger, come sostiene Lucien Goldmann in un corso di lezioni pubblicate dopo la sua morte5, sono presenti dei riferimenti polemici impliciti a Storia e coscienza di classe. Insieme a Marxismo e filosofia di Karl Korsch con il quale condivide anche la condanna dellInternazionale comunista nel 1924, Storia e coscienza di classe alla origine di tutta quella tradizione del marxismo critico contemporaneo o marxismo occidentale, come stato definito da Merleau-Ponty6. Lukcs prende aspramente le distanze dalla sua opera del 1923 e, nella gi citata Prefazione del 1967, ne ricorda le motivazioni politiche e propriamente teoriche. Nella propria produzione intellettuale per Lukcs sono avvenute numerose rotture caratterizzate dalla completa estraneit verso quanto aveva precedentemente sostenuto. Gi un anno dopo la pubblicazione de Lanima e le forme considerava il libro nella forma e nei contenuti completamente estraneo, come estranei gli diverranno tutti i suoi scrittiprecedenti alladesione al partito comunista nel 1918, e infine prende le distanze anche da Storia e coscienza di classe. Queste rotture non appaiono in realt cos totali come Lukcs le caratterizza e in Storia e coscienza di classe, che pure si situa nel periodo della adesione di Lukcs al comunismo e nel rifiuto pieno di odio per tutta la sua precedente vita borghese nel capitalismo, sono rintracciabili alcune tracce delle sue opere precedenti. Nelle pagine di Storia e coscienza di classe numerose sono anche i riferimenti agli autori con cui Lukcs aveva ultimato la propria formazione intellettuale a Heidelberg, fra gli altri Max Weber, Georg Simmel e Ernst Bloch. Pur riconoscendone i debiti specifici verso questo ambito intellettuale tedesco in alcune elaborazioni concettuali di Lukcs, numerosi interpreti contemporanei accolgono troppo acriticamente le definizioni che lautore ungherese nel 1967 d del proprio libro come contraddistinto da un utopismo messianico, da un anticapitalismo romantico e da un idealismo etico7. Soltanto lultima di queste definizioni, la riflessione etica e il suo carattere ideale,
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S. !i"ek, Georg Lukcs filosofo del leninismo, in Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, Edizioni Alegre, Roma 2007, pp. 121-122 5 L. Goldmann, Lukcs et Heidegger, Editions Denol, Paris 1973, trad. it. di E. D. Volpi, Lukcs e Heidegger, Bertani Editore, Verona 1976 6 M. Merleau-Ponty, Les aventures de la dialectique, ditions Gallimard, Paris 1955, trad. it. di D. Scarso, Le avventure della dialettica, Mimesis edizioni, Milano-Udine 2008 7 Cfr. G. Lukcs, Vorwort (1967), Geschichte und Klassenbewutsein, Berlin, Der-Malik Verlag, 1923, trad. it. G. Piana, Prefazione (1967), Storia e coscienza di classe, SugarCo Edizioni, Milano 1967 (1991)

appare una costante nel pensiero di Lukcs che per ha un senso specifico che va inquadrato di volta in volta nei singoli testi. Affrontando il pensiero di un filosofo si spesso tentati dal ridurre la sua esperienza biografica a nacque, lavor e mor, come fece Heidegger in un corso di lezioni su Aristotele. Per la filosofia di Lukcs questa riduzione sembra davvero impossibile in quanto appare sempre collegata alle proprie esperienze di vita e vissuti personali che in Storia e coscienza di classe riguardano lattiva militanza politica in un periodo in cui la rivoluzione si credeva imminente. I saggi di questo libro, cos come gli articoli e scritti coevi in esso non inclusi, traggono origine dalla specifica congiuntura reale e politica e dialogano costantemente con i problemi della propria attualit. La filosofia di Lukcs , allora, un pensiero vissuto dal titolo che egli ha scelto nellabbozzo della propria autobiografia, redatto in vecchiaia e rimasto incompiuto a causa della sua morte8. Sulle orme del libro di Stefano Catucci Per una filosofia povera9, questa tesi prende in considerazione la stessa biografia di Lukcs in un confronto costante con la sua produzione intellettuale e vede nella riflessione etica scaturita dallesperienza della Grande Guerra del 1915-18 il vero punto di svolta del suo pensiero. La linea di collegamento che si cerca in questa tesi fra Storia e coscienza di classe e le opere precedenti non arriver ad una definizione ultima, ossia non vuole stabilire un netto rapporto di continuit o rottura fra il pensiero del primo e del secondo Lukcs, n prospetta una soluzione definitiva riguardo la suddivisione e la definizione della vasta produzione di Lukcs, che dovrebbe essere analizzata nella sua totalit e non nei pochi testi qui presi in esame. In fondo, forse, la questione della continuit o rottura fra i periodi della sua produzione e la sua sistematizzazione in una stringata definizione pu apparire come die Wissenschaft des Nichtwissenwerten, come una scienza di quel che non vale la pena sapere, quale fu il commento di Lukcs sulla discussione accademica cui aveva assistito alluniversit di Berlino fra storici della letteratura sul reale colore degli occhi di Lotte nel Werther di Goethe10. La Grande Guerra produce un profonda crisi spirituale, ideale e politica in Lukcs che lo porta a prendere le distanze da quella cerchia di Heidelberg, con cui era stato fino ad allora intellettualmente solidale, e sfocia nelladesione al partito comunista ungherese. Lukcs sin dallinizio del conflitto era profondamente antibellicista, al contrario di molti altri intellettuali come anche Weber, Simmel e Lask cui era molto vicino. In Gli intellettuali tedeschi e la guerra descrive lentusiasmo bellico che coinvolgeva ogni ambito della societ tedesca perch vi si vedeva una possibilit di rigenerazione morale e, pi in generale, la possibilit di una nuova societ. Per

G. Lukcs, Gelebtes Denken.Eine Autobiographie im Dialog, intervista a cura di I. Ersi, Sendler, Frankfurt a. M. 1981, trad. it. di A. Scarponi, Pensiero vissuto. Unautobiografia in forma di dialogo, Editori Riuniti, Roma 1983 9 S. Catucci, Per una filosofia povera, Bollati Boringhieri, Torino 2003 10 G. Lukcs, Pensiero vissuto, cit., p.43

Lukcs, invece la guerra lesito pi conseguente dello sviluppo della modernit, della Zivilisation capitalistica, e produce una spersonalizzazione totalizzante. Da questo deciso rifiuto della guerra, attraverso una riflessione etica, Lukcs giunge a una filosofia povera11, che non ha aspirazioni utopiche e non postula soluzioni totalizzanti. Letica concepita negli scritti qui denominati di transizione (Il bolscevismo come problema morale e Tattica e etica) come una determinazione essenziale della rivoluzione ed caratterizzata da unassoluta libert critica propria del soggetto etico. Questi scritti di transizione ben documentano i dubbi, le critiche e il cambiamento nella riflessione di Lukcs dettata dagli eventi storici che ha vissuto in prima persona. Con la partecipazione alla Rivoluzione dei consigli ungherese nel 1919 e la successiva militanza nel partito comunista, infatti, per Lukcs diviene possibile una mediazione tra letica come rivoluzione permanente, contro lesistente in quanto tale che non raggiunge mai un punto di equilibrio12 e la storia reale; diviene possibile pensare lazione rivoluzionaria senza che questa sia un atto di fede o unassunzione di responsabilit tragica. Questa mediazione realizzata in Storia e coscienza di classe nella formulazione della teoria della coscienza di classe del proletariato rivoluzionario. A dispetto della scomunica ufficiale dellInternazionale e delle pesanti critiche che ricever a partire dal 1924, lintenzione di Storia e coscienza di classe quella di essere una ortodossia, una interpretazione della teoria di Marx nel senso di Marx13. Ci che accomuna i diversi saggi e filo conduttore della raccolta, la riflessione sul metodo di Marx, il metodo dialettico. Questa insistenza sul metodo dialettico, che ha portato alcuni interpreti a parlare di un carattere pandialettico dellesposizione e dellimpianto di Storia e coscienza di classe14, volta sia a sottolineare il carattere organico del marxismo contro tutte le sue interpretazioni banalizzanti, sia a specificarne il carattere di teoria rivoluzionaria della societ. Nei saggi iniziali opera una divisione che una chiara eredit della sua formazione ad Heidelberg: distingue tra metodo analitico delle scienze della natura e metodo dialettico della scienza storico-sociale. Questa distinzione, se riprende la terminologia dello Historismus tedesco, non riproduce per lopposizione tra Erklaren e Verstehen, e fa parte pi in generale di una critica alla scienza assunta come ideale dai marxisti revisionisti o volgari, riferimento polemico costante di Lukcs. La critica alla scienza, o allo scientismo, che ha ampio spazio in Storia e coscienza di classe non conduce ad una sua piena svalutazione ma vuole mostrare la dipendenza dalla struttura economico-sociale di ogni conoscenza e quindi limpossibilit di verit ultime o dogmatiche. La dialettica in s rivoluzionaria perch consente la

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Cfr. S. Catucci, Per una filosofia povera, cit. G. Lukcs, Discussione sullidealismo conservatore e progressista 13 G. Lukcs, Einfhrung (1922), Geschichte und Klassenbewutsein, Berlin, Der-Malik Verlag, 1923, trad. it. G. Piana, Introduzione (1922), Storia e coscienza di classe, SugarCo Edizioni, Milano 1967 (1991) 14 M. Vacatello, Lukcs da Storia e coscienza di classe al giudizio sulla cultura borghese, La Nuova Italia, Firenze 1968, p.6

conoscenza della totalit, totalit concreta o totalit dellempiria, e non un astratto universale, che possibile al proletariato nellacquisizione della sua coscienza di classe per realizzare un rovesciamento della societ capitalista. Dire che la conoscenza della verit e della totalit della societ possibile soltanto ad una classe, ad un soggetto collettivo e transindividuale, significa che il sapere radicato nella realt e si sviluppa nella storia. Per Lukcs il materialismo storico va applicato anche a se stesso, non esistono verit ultime essendo la verit pi che altro un processo di falsificazione o di verificazione senza fine, ed occorre sostanzialmente fare una relativizzazione del relativismo. Questa operazione possibile soltanto se nella conoscenza viene compreso un elemento pratico e quindi la dialettica unit di teoria e prassi, di pensiero ed essere, che consente il superamento di una concezione genericamente relativista o oggettivista. La coscienza di classe la possibilit di raggiungere questa conoscenza della totalit nella prassi rivoluzionaria del proletariato, un soggetto collettivo che non nella societ capitalista e la sua affermazione non pu che condurre alla sua autonegazione; e allora la filosofia si compie annullandosi. La conoscenza scientifica razionalistica e formale propria delle scienze della natura , invece, sempre ferma in un atteggiamento contemplativo e tranquillizzante, effetto dello sviluppo e della struttura economica della societ capitalista. La dialettica un interrogativo permanente15 sulla realt presente che ci mostra come, quando il sapere assume come riferimento essenziale il proletariato, ossia negazione del capitalismo e la sua correlativa autonegazione, approfondisce il domandare umano anzich farlo cessare. Il marxismo cos elaborato da Lukcs una concezione antidogmatica che non si fissa mai in verit ultime, critica e sempre autocritica di s, ed strettamente legata allattivit rivoluzionaria del proletariato. In corrispondenza alla scomunica ufficiale del V congresso dellInternazionale nel 1924 vengono scritte dai marxisti ufficiali una serie di pesanti recensioni critiche a Storia e coscienza di classe e pi in generale sono la figura e la posizione politica di Lukcs ad essere messe sotto accusa per il suo essere un esponente di una frazione politica del partito comunista ungherese sciolta dautorit e per la sua espressione di un dissenso critico che, nel nascente stalinismo, non si era pi disposti a tollerare. Lukcs probabilmente tra la fine del 1925 e linizio del 1926, non ancora ridotto al completo silenzio e allabiura affida la sua risposta ad un manoscritto che non venne mai pubblicato, dal titolo Codismo e dialettica16. Questa risposta una sintesi e un approfondimento dal punto di vista delle critiche di Storia e coscienza di classe. Lukcs chiarisce il senso della sua critica alla dialettica della natura di Engels, che aveva attirato le pi numerose polemiche perch

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M. Merleau-Ponty, Le avventure della dialettica, cit., p.68 G. Lukcs, Chvostimus und Dialektik, Aron Verlag, Budapest 1996, trad. it. M. Maurizi, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, Edizioni Alegre, Roma 2007

responsabile di sostenere un marxismo ortodosso contro uno dei due autori principali del marxismo, e il senso prettamente politico della coscienza di classe. La coscienza di classe del proletariato dovrebbe giungere ad annullare se stessa una volta raggiunta la propria consapevolezza, cio dovrebbe sopprimere il capitalismo e la societ articolata in classi. possibile per che la coscienza di classe esista prima della sua concreta realizzazione: questa la militanza nel partito comunista. Nellattivit pratico-critica allinterno di una organizzazione rivoluzionaria in cui fondamentale importanza ha lautocritica, il continuo rimettere in discussione i propri principi e presupposti, possibile acquisire la coscienza di classe per i militanti e da questi al resto del proletariato. Lukcs nel suo marxismo rivoluzionario al tempo stesso rigoroso: si pone concretamente il problema delle forme organizzative e delle loro pratiche necessarie affinch sia possibile unazione rivoluzionaria. La militanza allinterno del partito comunista non chiusa in se stessa richiede uno scambio e una comunicazione costante con il resto del proletariato e il senso ultimo della prassi per Lukcs proprio quello del confronto e del relazionarsi allaltro. Questa riflessione sulle forme organizzative va sempre tenuta presente in Storia e coscienza di classe e Lukcs non pu essere visto come un raffinato critico depoliticizzato della reificazione capitalista cos come stato letto da molti autori successivi. Lukcs stato un attivo militante del partito comunista e per lui la Rivoluzione russa quellevento che ristruttura interamente il proprio pensiero e la propria vita. La reificazione descrive un fenomeno inquietante che si realizza compiutamente in una societ a capitalismo avanzato. Gli oggetti atti a soddisfare i bisogni degli uomini appaiono a loro completamente estranei nella loro oggettualit spettrale, il loro stesso lavoro assume questa carattere di cosalit nel trasformarsi in una semplice attivit meccanica, e la stessa coscienza degli uomini diviene reificata, smembrata nelle sue funzioni parziali. Questa seconda natura totalizzante e totalitaria si manifesta anche nel comportamento degli individui, che sempre calcolato razionalmente e non si espone mai al rischio: una vita assicurata. Lanalisi di Lukcs della reificazione capitalista viene, inoltre, confrontata con una descrizione affine, ma anche profondamente differente, che Martin Heidegger fa in Essere e tempo17 riguardo allesistenza inautentica quotidiana e alla dittatura del Si (Mann) impersonale. Un altro confronto si stabilisce con La dialettica dellIlluminismo di Horkheimer e Adorno18, autori che sono stati profondamente influenzati dalla filosofia di Lukcs. La reificazione una estraneazione totale, o una perdita della totalit. Questa si pu incontrare anche nella scienza e nella filosofia. Nelle Antinomie del pensiero borghese19, Lukcs interpreta la
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M. Heidegger, Sein und Zeit, Max Niemeyer Verlag, Tbingen 1927, trad. it. di Pietro Chiodi, Essere e tempo, Longanesi & Co, Milano 1976 18 M. Horkheimer - T. W. Adorno, Dialektik der Aufklrung. Philosophische Fragmente, Social Studies Ass. inc, New York 1944, (trad. it. di Renato Solmi, Dialettica dellilluminismo, Einaudi, Torino 1997 19 Cfr. G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, cit.

filosofia moderna, principalmente la filosofia di Kant, come espressione sul piano del pensiero della reificazione capitalista nella sua elaborazione di una soggettivit che costituisce il mondo ma cade costantemente nel problema della cosa in s e del nuomeno. Con Hegel diviene possibile superare la reificazione capitalista con il porre laccento sulla storia delluomo e con la formulazione di una soggettivit come produttrice della totalit dei contenuti, ossia il riconoscimento di s nel suo essere altro. Hegel si arresta, per, ad una soluzione idealistica postulando come soggetto della storia lastratto Spirito del Mondo, che esterno alla storia. Lukcs crede invece di trovare nel proletariato il soggetto-oggetto identico della storia che nella sua autoconoscenza rappresenta la verit di tutta la realt e dovrebbe arrivare a sopprimere se stesso in questa unit. Lukcs arriva a conclusioni profondamente hegeliane in Storia e coscienza di classe come egli stesso ha riconosciuto nella Prefazione del 196720. La reificazione, infatti, in cui Lukcs non opera una distinzione tra oggettivazione e alienazione, arriva in ultima analisi a coincidere con lo scandalo che ci sia un mondo; ma il suo senso eminentemente politico. La reificazione propria del capitalismo europeo degli anni 20 e ne esprime il dominio oppressivo in tutti gli ambiti della societ, ma allora non pu che significare soltanto il suo vicino superamento: il capitale produce i suoi stessi affossatori in quel periodo in cui la rivoluzione si credeva imminente, in quella stagione rivoluzionaria europea del 1917-1923 che segue levento della Rivoluzione dOttobre. questo evento, o lidentificazione con una determinata e storica rivoluzione, che porta Lukcs alla ricerca di una solida base ontologica che lo porta ad operare una falsa totalizzazione dellidentit di soggetto e oggetto della storia nel partito comunista e nella rivoluzione russa. Letica da cui era partito nella sua riflessione sulla guerra mantiene, per, nella dialettica del proletariato rivoluzionario il suo carattere di assoluta libert critica e il marxismo di Lukcs in s contrario a prese di posizione dogmatiche. Se le sue conclusioni sono per certi aspetti messianiche, la realizzazione del soggetto-oggetto della storia non pu che significarne la fine, non sono utopiche. Lukcs si sforza attivamente di pensare una soggettivit rivoluzionaria totalmente emancipativa per corrispondere a quella rivoluzione che credeva fosse allordine del giorno.

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Cfr. G. Lukcs, Prefazione (1967), Storia e coscienza de classe, cit., p.XXIV e seguenti

1. Biografia giovanile di Gyrgy Lukcs: la Grande Guerra La mia prima conoscenza con Marx (con il Manifesto dei comunisti) la feci sul finire dei miei studi liceali. Limpressione fu straordinaria, e da studente universitario ho letto parecchi degli scritti di Marx e di Engels (come Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, Lorigine della famiglia) e in particolare ho studiato a fondo il primo volume del Capitale. Questo studio mi convinse dellesattezza di alcuni punti centrali del marxismo1. Gyrgy Lukcs nato il 13 Aprile 1885 a Budapest da una ricca famiglia di origine ebraica. Il padre Jozsef Lwinger, direttore della filiale a Budapest della Banca anglo-austriaca, nel 1890 aveva cambiato il proprio nome in Lukcs e ricevuto dagli Asburgo un titolo nobiliare. Della sua infanzia, fatta di educazione e buone maniere della ricca borghesia, Gyrgy Lukcs non ha un ricordo pienamente felice, anzi scriver che stata una fonte di un odio pieno di disprezzo, contro la vita nel capitalismo2. Questa prima lettura di Marx, negli anni del liceo e delluniversit, accompagnata dalla sua vera passione giovanile: il teatro. Inizia giovanissimo e scrivere alcuni drammi teatrali ispirati a Ibsen e Hauptmann3 e ottiene un incarico di critico teatrale su alcune riviste ungheresi. Dal 1904 al 1908 d vita, insieme a Lszl Bnczi, Marcell Benedek e Sndor Hevesi, ad una compagnia teatrale, la Thalia, che si propone di presentare a Budapest il teatro contemporaneo da Ibsen a Maeterlink. In questa breve esperienza, bench importante per la propria conoscenza della tecnica e della forma drammatica, Lukcs realizz due delusioni personali: capii che non ero uno scrittore e, in secondo luogo, che non ero un regista4. Si laurea nel 1906 a Budapest e approfondisce gli studi a Berlino e ad Heidelberg. Qui i suoi interessi mutano in direzione della filosofia sotto linflusso del predominante neocriticismo e storicismo tedesco, frequentando quella cerchia intellettuale che si radunava in casa di Max e Marianne Weber, quello che stato definito il circolo di Heidelberg, frequentato, fra gli altri, da Georg Simmel e Emil Lask. Lukcs continua ad approfondire lo studio delle opere di Marx, che per ad Heidelberg legge con le lenti metodologiche ampiamente condizionate da Georg Simmel e Max Weber5, cio reputando il pensatore di Treviri solo come leconomista e il sociologo pi competente6. Nei t domenicali in casa Weber, conosce anche Ernst Bloch che ebbe su di lui unenorme influenza in direzione della filosofia: incontravo in Bloch il fenomeno che qualcuno filosofava come se lintera
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G. Lukcs, Mein Weig zu Marx, in Internationale Literatur (Mosca), n.2, 1933. La mia via al marxismo Traduzione di Ugo Gimmelli. Pubblicato in Nuovi argomenti, n.33, 1958 (Marxismo e politica culturale, Einaudi, Torino 1968) 2 G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe (1967), cit., p.IX 3 Ringraziando il cielo non rimasto nulla. Erano di sicuro orribilmente brutti. A diciotto anni bruciai tutti i miei manoscritti; G. Lukcs Pensiero vissuto: unautobiografia in forma di dialogo, cit., p.34 4 G. Lukcs, Pensiero vissuto, cit., p.37 5 G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe (1967), cit., p. XL 6 G. Lukcs, La mia via al marxismo, cit. , p.13

filosofia odierna non esistesse, che era possibile filosofare ai modi di Aristotele o di Hegel7. I suoi primi scritti trattano esclusivamente di critica letteraria ed estetica: pubblica in ungherese La forma drammatica (1909), Metodologia della storia letteraria (1910), Cultura estetica (1911), Storia dellevoluzione del dramma moderno (1912), e in tedesco Lanima e le forme (1911). Si aggiungono a questo periodo alcuni libri incompiuti: lEstetica di Heidelberg, scritta per ricevere labilitazione allinsegnamento universitario, La filosofia dellarte e il Dostoevskij; scrive inoltre durante la guerra, nel 1915, La teoria del romanzo. La Grande Guerra produce in Lukcs una profonda crisi spirituale, ideale e politica che sfocia, verso la fine del 1918, nelladesione al movimento rivoluzionario e nelliscrizione al Partito comunista, coincidente con un secondo intenso studio di Marx: Questa volta per si trattava di un Marx non pi guardato attraverso la lente di Simmel ma attraverso quella hegeliana. Non pi Marx come eminente specialista, come economista e sociologo; si cominciava gi a delineare il filosofo dal largo pensiero, il grande dialettico8. Sin dal 1914 Lukcs stato profondamente contrario alla guerra, insieme a non molti altri intellettuali nella Germania di inizio Novecento. Con le parole di Fichte definisce, in La teoria del Romanzo, quel periodo come epoca della compiuta peccaminosit9, e non partecipa per nulla allentusiasmo dellambiente intellettuale tedesco, proprio anche del circolo di Heidelberg che port ad arruolarsi volontari alle prime avvisaglie del conflitto Weber, Simmel e Lask (che vi trov la morte). Esaltazione bellica che ben espressa da una lettera inviata a Lukcs il 22 Ottobre 1914 dal suo conoscente e futuro docente di economia Hans von Eckardt, per il quale la natura della guerra lunico, unificante destino di infinite persone, la valanga che forma nature, idee, fedi singole in una sola grande realizzazione Il tedesco (e ogni altra persona razionale) lotta per la realizzazione delle possibilit di dedizione dellanima del suo popolo, per il massimo potenziamento della pi forte espressione di esso, per lattivo conseguimento della vittoria!10. Max Weber, che si rammarica di non poter essere impiegato sul campo di battaglia per motivi di salute, dirige ad Heidelberg lorganizzazione degli ospedali militari. Nella guerra Weber vede crescere uno spontaneo senso di comunit, che riconduce alla improvvisa pienezza di senso che la vita acquista quando in contatto con la morte, o meglio con una morte che, a sua volta, riceve senso proprio dalla guerra. Nella morte sul campo lindividuo crede di morire per qualcosa, in un atto di eroismo, in cui il proprio io viene sacrificato
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G. Lukcs, Pensiero vissuto, cit., p.44 G. Lukcs, La mia via al marxismo, cit. , p.13 9 G. Lukcs, Pensiero vissuto, cit., p.58 10 G. Lukcs, Lukcs Gyrgy ifjukori levelezse, Corvina Kiad, Budapest 1984, trad. it. di A. Scarponi, Epistolario 1902-1917, Editori Riuniti, Roma 1984 Le circa1600 lettere che compongono lepistolario giovanile di Lukcs, insieme a quaderni di appunti, un diario e alcuni manoscritti, sono state trovate in una valigia depositata nella cassaforte della Deutsche Bank a Heidelberg nel 1917 e mai pi richieste indietro dal suo proprietario. Molti hanno congetturato sulla rimozione di questo insieme di ricordi coincidente con la svolta marxista di Lukcs.

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ai valori della comunit restituendo, cos, alla vita di ogni giorno un senso autentico11. Quale che sia il risultato, scrive Weber il 28 Agosto 1914, questa guerra con tutte le sue atrocit, pur sempre grande e meravigliosa12. La scelta antibellicista di Lukcs, che gener un profondo distacco e isolamento da quellambito intellettuale cui era stato fino ad allora profondamente legato, non fu ancora determinata dalla militanza nel Partito comunista, ma dalla stessa base gnoseologica del neokantismo e dello storicismo, da quella stessa contrapposizione della Kultur alla Zivilisation nel destino dellOccidente propria della Kriegsideologie, dellideologia della guerra13. In Gli intellettuali tedeschi e la guerra14, scritto del 1915, incompiuto, proprio perch chiamato a prestare il grande Moloch15 del servizio militare, Lukcs esprime il suo acceso antibellicismo. Inizia con il considerare lentusiasmo per la guerra, in cui presente un senso dintensit: lesperienza profonda di un respiro di sollievo, di liberazione da uno stato avvertito come ormai insostenibile16. Della guerra non si approvano soltanto gli obiettivi e la necessit storica cui si crede costretta la Germania, ma semplicemente il suo esserci, il suo essere altro rispetto alla latenza fino a quel momento17. questa trasformazione dellintera realt che viene salutata con giubilo. Questa novit assoluta che avr origine al termine del conflitto qualcosa di inconcepibile, indeterminabile a priori nella forma e nei contenuti, verso cui necessario un coinvolgimento e una preparazione di tutti i singoli individui: ci si deve liberare da tutti i vecchi pregiudizi, buttarsi nel nuovo, partecipare18. Unica determinazione di questo mondo che sorger dalle macerie della guerra lunit, il superamento di tutte le differenziazioni disgreganti. Nel cameratismo di guerra viene visto dagli intellettuali tedeschi il segno di una nuova comunit umana solidale, in cui avr termine lindividualismo esasperato che non solo separa gli intellettuali come ceto dagli altri gruppi, ma anche separa e isola cos nettamente ogni singola, vera personalit da tutte le altre19. Questa esaltazione della guerra e dei suoi effetti, in Germania, non immediatamente identificabile con il patriottismo, trattandosi, semmai, di unesperienza inesprimibile, quasi religiosa, la cui comprensione deve restare preclusa per sempre a chi ad essa estraneo20. Per lappunto, Georg Simmel, rispondendo ad una lettera di Marianne Weber riguardo la contrariet di Lukcs, scrive che

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Cfr. S. Catucci, Per una filosofia povera, Bollati Boringhieri, Torino 2003, p.30-33 Marianne Weber, Max Weber. Una autobiografia, citazione in S. Catucci Per una filosofia povera, cit., p.32 13 per il rapporto degli intellettuali con la guerra vedi D. Losurdo, La comunit, la morte, l'Occidente, Bolatti Boringhieri, 1991 14 G. Lukcs, Die deutsche Intellektuellen und der Krieg (1915), in Text und Critik, trad. it. di V. Franco, Gli intellettuali tedeschi e la guerra, in La responsabilit sociale del filosofo, Pacini Fazzi editore, Lucca 1989 15 Cfr. G. Lukcs, Epistolario 1902-1917, cit., Lettera di Lukcs a Paul Ernst del 2 agosto 1915, p.366 16 G. Lukcs, Gli intellettuali tedeschi e la guerra, in La responsabilit sociale del filosofo, cit., p.16 17 Ivi, p.16 18 Ibidem 19 Ivi, p.17 20 Ibidem

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inutile discutere della grandiosit della guerra, perch questa si pu cogliere solo intuitivamente21. Il tanto decantato eroismo dei soldati, argomento principale della retorica bellicista, ridotto da Lukcs ad unanonima disciplina militare totalizzante, determinata dal carattere di massa dellesercito e dalla moderna tecnica militare, in una guerra in cui si realizza lidea che tutti sono soldati. Si produce nella guerra una spersonalizzazione, in cui le qualit eroiche sono presupposti ordinari del soldato di massa impersonale: lessere eroe stesso non considerato pi come uno stato eccezionale ma rientra nella calcolabilit della guerra moderna, nel programma scientifico di annientamento del nemico. Le virt decisive delleroismo, inoltre, non sono assolutamente qualcosa di nuovo, ma quelle pi primitive, molto poco europee, le virt delle guerre indiane22. Il nemico, infine, non visto in modo visceralmente ostile, essendo anchegli un semplice eroe anonimo, e rinasce cos, esprimendosi anche in un cameratismo sportivo23, la cavalleria: chiaro simbolo di un eroismo e di una guerra che non hanno nulla di nuovo. Mediocrit, impersonalit, completa subordinazione della personalit24 sono fenomeni presenti da tempo nella nostra storia, ma sono resi ancora pi evidenti dalla comparsa delleroe anonimo, di un uomo completamente disciplinato dalle moderne tecniche di guerra e dal razionalismo bellico. Per Lukcs quindi la guerra non pu assolutamente creare un nuovo tipo di eroe e restituire un senso autentico allesperienza. Gi nellAnima e le forme25 rivendicava unesigenza di autenticit contro la perdita di senso subita dallesperienza nella modernit e, nella lettera a Leo Popper che apre la raccolta di saggi, distingueva due tipi di realt dellanima: la vita, e il vivere. Da quando esiste una vita e degli uomini che vogliono capirla e ordinarla esistito sempre questo dualismo nelle loro esperienze26. un dualismo fra essenza e empiria dellesperienza: la vita, che necessaria e non contingente, il senso e lautenticit dellesperienza, ma non vita vissuta, potendosi pi che altro rappresentare in forma drammatica o in poesia; il vivere , invece, una realt impossibile da stilizzare e da ridurre in forme, altrimenti lesperienza risulterebbe impoverita, in quanto ne il significato pi pieno e profondo. La purificazione della vita, il suo innalzamento allessenza dellesperienza lesito proprio della forma della tragedia, ma non pu essere quello della vita reale e concreta. Nessuno pu vivere allaltezza dellessenza, allaltezza dellessere-

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G. Lukcs, Pensiero vissuto, cit., p.54 G. Lukcs, Gli intellettuali tedeschi e la guerra, cit., p.18 23 Si pensi alla guerra aerea: in ogni Paese belligerante erano fatte delle classifiche che ordinavano gli aviatori in base al numero dei nemici abbattuti e dei duelli vittoriosi. Queste erano riportate dalla stampa di tutti i Paesi, anche dalla testate sportive, e molta fortuna ebbero le memorie degli eroi dellaria pubblicate subito dopo il conflitto (come quelle del celebre e temibile Barone Rosso tedesco, M.von Richthofen). 24 G. Lukcs, Gli intellettuali tedeschi e la guerra, cit., p.19 25 G. Lukcs, Die Seele und die Formen, Ferenc Jnossy, 1910, trad. it. di S. Bologna, Lanima e le forme, Se srl, Milano 2002 26 Ivi, p.19

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perfetto che lesserci delluomo della tragedia27. Ogni esperienza, compresa quella estetica, non pu compiersi che partendo da una pregiudiziale mancanza di senso, da unapertura che la condizione di possibilit dellesistenza. Al di l del proto esistenzialismo del giovane Lukcs, che lo avvicina alla successiva riflessione di Martin Heidegger, questa posizione si oppone pi in generale a tutte le varianti del volontarismo etico e a tutti i tentativi di ricondurre il senso di unesistenza nel quadro di una escatologia o di un compimento, fosse pure quello utopico di una realizzazione a venire28. La guerra non pu assolutamente rappresentare per Lukcs la via di accesso privilegiata al senso dellesperienza, proprio per questa sua elaborazione della irraggiungibile autenticit della vita. Neanche pu fondare una nuova comunit umana, n contrastare la spersonalizzazione del razionalismo positivista proprio della societ capitalista. Anzi lesito pi coerente ed estremo dello sviluppo tecnico e razionale della Zivilisation capitalista. La guerra luniversale in cui la vita dei singoli totalmente assorbita, e nella disciplina di guerra totalizzante richiede la complicit di tutti: bisognava mettere in gioco la propria vita e diventare individualmente omicidi, criminali, vittime affinch quanto vi fosse di antiumano nel sistema continuasse a vivere.29 Di fronte a questo coinvolgimento totale, Lukcs rifiutava con veemenza la guerra e cercava ogni mezzo per evitare il servizio militare, giustificando anche luso della violenza se fosse stato necessario. Richiede un certificato medico per una grave malattia nervosa che lo esuli dalla coscrizione, accordatogli dal pur favorevole alla guerra Karl Jaspers30, e sfrutta i lati deboli del sistema: tramite linfluenza del padre e la corruzione delle gerarchie militari, ottiene il congedo militare dopo un breve periodo nei servizi ausiliari e nella censura postale31. La rivoluzione russa dellOttobre del 1917 fece uscire Lukcs da un periodo di disperazione: solo con la rivoluzione russa si aperta anche per me, nella realt stessa, una prospettiva per il futuro si era aperta per lumanit una via che conduceva al di l della guerra e del capitalismo32. La sua conversione, il suo processo di avvicinamento al marxismo, stata spesso giudicata come guidata dalle istanze di un aristocratico anticapitalismo romantico, comune a quella cerchia intellettuale di Heidelberg, in special modo a Max Weber, e da un messianismo che vedeva nella rivoluzione la redenzione dellumanit, lavvento concreto dellutopia. Per questa lettura, favorita dallo stesso Lukcs, lutopia sarebbe quindi il principio-guida costante che muove lautore ungherese dal romanticismo escatologico giovanile al marxismo, per cui anche lopera del 1923 conserverebbe proprio questo carattere utopico. Ma numerose testimonianze nei suoi testi indicano

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Ivi, p.237 S. Catucci, Per una filosofia povera, cit. , p.82 29 G. Lukcs, Pensiero vissuto, cit. p.208 30 G. Lukcs, Epistolario 1902-1917, cit., Lettera di Gyrgy Lukcs a Karl Jaspers 9 settembre 1915 31 G. Lukcs, Pensiero vissuto, cit., p.55-56 32 G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe (1967), cit. p.X

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come in Lukcs operano sin dallinizio preoccupazioni molto diverse da quelle di un utopismo: innanzitutto la riflessione etica, e la sua distinzione dalla dimensione della storia e della politica, a dominare questo suo processo di avvicinamento al marxismo. Questa lettura del pensiero di Lukcs sulletica e sullazione politica, condotta secondo un principio di diffidenza verso le ricostruzioni autobiografiche dellautore ungherese, per il quale sarebbero avvenute nella sua lunga attivit numerose rotture caratterizzate dalla completa estraneit verso quanto ha precedentemente sostenuto. Nella Prefazione a Storia e coscienza di classe ne ricorda alcune: un anno dopo la comparsa dellLanima e le forme ho scritto in una lettera di ringraziamento a Margarethe Susmann per la sua recensione del libro che esso mi diventato nella sua totalit e nella sua forma del tutto estraneo33. Cos accadde con la Teoria del romanzo, e cos con Storia e coscienza di classe34. Possiamo ritrovare questa riflessione etica in uno scambio epistolare tra Lukcs e Paul Ernst dellaprile e maggio del 1915. Nella sua prima lettera Lukcs riflette sullesperienza e il clima della guerra, in cui il totalizzante potere delle strutture statali considera obbligatorie le relazioni tra lanima dei singoli individui e lo spirito oggettivo dello Stato, costringendo, per esempio, al servizio militare, schiavit pi abietta che si sia mai data35. Il potere reale dello Stato non si pu negare, ma questa ideologia delladeguamento delletica individuale allo spirito oggettivo dello Stato, il peccato mortale del pensiero a partire da Hegel: quello di fornire di una consacrazione metafisica ogni potere36. Alla risposta di Ernst che crede che lo Stato sia pi di un potere e appartenga in qualche modo allessenza delluomo, che ci sia in esso una parte del mio s37, Lukcs risponde facendo una separazione tra s e lanima. una distinzione tra soggetto politico e soggetto etico, cui corrispondono anche due diversi tipi di etica: una vecchia etica (doveri nei confronti delle strutture) e una seconda etica (imperativi dellanima)38. Lerrore dellideologia della guerra e il peccato della filosofia di Hegel consiste nellinnalzare il soggetto storico-politico allaltezza delletica, cosa che implica un divenir sostanziale delloggetto corrispondente, un considerare le istituzioni politiche come valori in s, immutabili e conservative. La seconda etica consiste invece in un atteggiamento critico irrinunciabile, in unesigenza di libert assoluta cui nessuna istituzione politica pu fornire una risposta adeguata. Il riferimento allutopia quindi, in questo quadro, ha in Lukcs un significato essenzialmente critico: lutopia si declina al presente, perch mostra agli individui che possibile pensarsi in modo diverso e non conciliarsi con lordine esistente. Letica, scrive Lukcs in un intervento ad una discussione della
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G. Lukcs, Epistolario 1902-1917, Lettera di Gyrgy Lukcs a Margarete von Bendemann 25 Settembre 1912, cit., p.303 34 G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe, cit., XLII 35 G. Lukcs, Epistolario 1902-1917, Lettera di Gyrgy Lukcs a Paul Ernst 4 maggio 1915, cit., p.360 36 G. Lukcs, Epistolario 1902-1917, Lettera di Gyrgy Lukcs a Paul Ernst 14 Aprile1915, cit., p.356 37 G. Lukcs, Epistolario 1902-1917, lettera di Paul Ernst a Gyrgy Lukcs 28 Aprile 1915, cit., p. 358 38 G. Lukacs, Epistolario 1902-1917, Lettera di Gyrgy Lukacs a Paul Ernst 4 Maggio 1915, p.360

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Libera Scuola di scienze dello spirito di Budapest, pochi mesi prima delladesione al partito comunista, una rivoluzione permanente contro lesistente in quanto tale, in quanto qualcosa che non raggiunge il suo ideale etico; e dal momento che una rivoluzione permanente, una rivoluzione assoluta, in grado di definire e di correggere lorientamento e il cammino del vero progresso, quello che non raggiunge mai un punto di equilibrio39. Non lutopia e la prospettiva di una redenzione futura sono i motivi dellavvicinamento di Lukcs al marxismo, ma una riflessione etica, che diviene sempre pi critica con lesperienza della guerra e il suo potere totalizzante, e che riesce ad uscire dalla disperazione in cui versava, con levento storico della rivoluzione russa. Questa riflessione non rimane allesterno della realt presente, in atteggiamento meramente contemplativo, ma vi partecipa attivamente, perch pensarsi in modo diverso direttamente legato ad una diversa possibilit di agire, seguendo quella seconda etica per giungere alla rivoluzione assoluta reale. Quindi etica e politica, riflessione filosofica e militanza comunista, non sono due sfere interamente sovrapponibili nel cammino intellettuale e biografico di Lukcs. Se la rivoluzione possiede un carattere etico essenziale non perch possa restituire allesperienza un senso autentico o una realizzazione ideale, ma perch rappresenta la realizzazione sul piano della prassi e dellazione della critica alla spersonalizzazione moderna, che ha visto nella guerra raggiungere il suo apice. Lukcs si differenzia nel delineare il problema dellautenticit dellesperienza da Weber e Simmel e quanti altri condividevano la Kriegideologie, e non fa una riflessione astratta e romantica sulla povert e mancanza di senso della vita nella moderna societ capitalista ma, secondo linterpretazione di Stefano Catucci del testo Sulla povert di spirito40, la filosofia stessa che di fronte allemergenza del presente deve farsi povera: non deve unilateralmente pretendere di dirigere i movimenti storici in atto, ma deve restituire alla prassi, alla politica, alla sociologia e alleconomia il ruolo e lincidenza che spettano loro41. La filosofia deve farsi in qualche modo da parte, non aver alcuna pretesa alla totalizzazione e non costruire sistemi compiuti, per quello su cui sinterroga Lukcs, senza mai porsi allesterno della storia ma partecipando attivamente, la possibilit di riuscire a pensare lazione nel presente in modo adeguato a quella libert critica del soggetto etico.

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G. Lukcs, A konservativ s progressziv idealismus vitaja, Discussione sullidealismo conservatore e progressista in Cerrutti, Claussen, Krahl, Negt, Schmidt Storia e coscienza di classe oggi con scritti inediti di Lukcs (1918-1920), edizioni Aut Aut, Milano 1977, p.109 40 Cfr. Gyrgy Lukcs Sulla povert di spirito. Scritti (1907-1918), Cappelli, Bologna 1981 41 S. Catucci, Per una filosofia povera, cit., p.16

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2. In cammino verso la svolta del destino1 La rivoluzione russa stata levento che ha consentito a Lukcs di uscire dalla disperazione senza precedenti in cui la Grande guerra lo aveva gettato insieme a tutta la sua epoca contemporanea. Lukcs fece allora una scelta che lo ha accompagnato per tutta la vita: una scelta di adesione assoluta alla rivoluzione comunista2. Quello che Lukcs scrive nel periodo che va dalla fine della guerra, alla sua iscrizione al partito comunista alla fine del 1918, fino alla sua partecipazione alla Rivoluzione dei Consigli ungherese nel Marzo 1919, mostra lo sviluppo di questa decisione personale. In essi Lukcs ricerca una unit possibile tra quellassoluta libert critica delletica e lazione concreta liberatrice che ha visto la luce con la rivoluzione russa del 1917, tenta di pensare lazione rivoluzionaria come assoluta liberazione degli individui e dellumanit. Il bolscevismo come problema morale3, del dicembre 1918, descrive il profondo dubbio morale che accompagna la sua adesione al partito comunista, sintetizzabile nel dilemma: si pu ottenere qualcosa di buono con mezzi cattivi, la libert per la via delloppressione?4. Per Lukcs la questione della rivoluzione bolscevica come in ogni questione di rilievo, di natura etica, mentre largomento che prende in considerazione soltanto la maturit della situazione economica-politica a priori insolubile5. La rivoluzione essenzialmente una questione di volont degli individui. Nella teoria marxista Lukcs distingue la sociologia dalla filosofia della storia, e, dunque, i cardini del sistema appartengono a due campi concettuali ben distinti: da un lato la dottrina della lotta di classe come motrice della storia riguarda la sociologia, ed priva di connotati valutativi; dallaltro il regime socialista chiamato ad abolire ogni differenza di classe e ogni oppressione un programma morale per costruire un sistema mondiale dellavvenire6. Questo postulato utopistico del marxismo, appare a Lukcs come un problema morale che investe lagire di ogni singolo individuo, dovendosi basare, di volta in volta, su interpretazioni soggettive dei passi intermedi necessari alla realizzazione della meta ideale di conciliazione e liberazione. Perch si realizzi questepoca di libert bisogna volere il nuovo sistema democratico del mondo, e questa volont rende la classe proletaria portatrice della liberazione sociale dellumanit, la rende classe messianica della

cos Lukcs definisce nellabbozzo autobiografico il periodo che va dalla fine della guerra alla Repubblica dei Consigli ungherese G. Lukcs, Pensiero vissuto, autobiografia in forma di dialogo, cit., p.208 2 alle volte espresso in toni fin troppo acritici come: un comunista convinto poteva dire soltanto: right or wrong, my party (G. Lukcs, La mia via al marxismo,cit., p.19), e altrove rispondendo ad una domanda sulle distorsioni dei sistemi dellest durante lo stalinismo risponde che preferiva vivere nel peggior paese comunista che in uno capitalista. 3 G. Lukcs, A bolsevizmus minterklcsi problema (1918), in Ifjkori Mvek, 1902-1918, a cura di A. Timar, Magvet Kiad, Budapest 1977, trad. it. di F. Cerrutti, Il bolscevismo come problema morale, in id. (a cura di), Storia e coscienza di classe oggi. Con scritti inediti di Lukcs (1918-1921), Edizioni aut aut, Milano 1977 4 Ivi, p. 118 5 Ivi, p. 111 6 Ivi, p.113

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storia mondiale7. A buon diritto, allora, Engels ha considerato il proletariato erede della filosofia classica tedesca poich in questo modo finalmente si trasformato in azione lidealismo etico di Kant e di Fichte8: ci che era solo unidea divenuta un atto capace di realizzare una concreta trasformazione della realt. Questa trasformazione, basata sulla sola volont soggettiva, su un fondamento filosoficamente inconsistente, corre il rischio, per, di trasformarsi in un semplice rovesciamento di potere fra le forze antagoniste, in modo che gli oppressi di prima diventano oppressori. Il problema morale nasce, quindi, dalla possibilit di grossi delitti e aberrazioni terribili, immanenti ad ogni forma di decisione, ma di cui chi vuole decidere deve assumersi consapevolmente la responsabilit. Il bolscevismo si configura, quindi, come una decisione assoluta e senza compromessi, come un atto di fede, che crede nella possibilit di raggiungere la piena libert con la dittatura del proletariato, giungere alla verit per una via piena di menzogne9 con le parole di Rasumihin nel romanzo Delitto e Castigo di Dostoevskij, che Lukcs cita. Se in questo primo articolo la scelta di Lukcs si orienta verso un accordo di compromesso con le altre forze politiche democratiche e non verso la rivoluzione bolscevica, pur riconoscendone la potente fascinazione, nel primo scritto della raccolta Tattica ed etica10, scritto sempre nel Dicembre 1919 e pubblicato il mese successivo, ha ormai compiuto la sua tragica decisione. Lo scritto non esprime, tuttavia, un adeguamento totale alla politica della fazione bolscevica, bens una critica agli eccessi del tatticismo in politica, e una messa in guardia dellambiguit delletica, se non proprio della sua mancanza, in quegli aspetti della filosofia di Hegel di cui Marx si appropriato. La tattica non semplicemente la convenienza di un mezzo rispetto ad uno scopo, un semplice procedimento operativo della politica: vi una differenza di valore in base alla natura specifica dellobiettivo che si propone una certa tattica. Se lobiettivo finale immanente alla realt presente ed gi realizzato, la tattica si regoler in base allordine legale esistente nella forma della Realpolitik legale, cio della battaglia politica che non mette in discussione i fondamenti giuridici, economici, e politici del sistema esistente. La tattica dei partiti rivoluzionari, invece, si regola in vista di un obiettivo finale che trascendente rispetto alla realt e non determinato come unutopia ma come una realt che si deve attuare11. Questa la natura specifica dellobiettivo finale del comunismo che utopico e non utopico: utopico perch esula dai limiti economici, giuridici e sociali della societ odierna e pu pertanto essere realizzato soltanto con

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Ivi, pp.113-114 Ibidem 9 G. Lukcs, Il bolscevismo come problema morale, cit., p.117 10 G. Lukcs, Taktika s ethika, Budapest 1919, in G. Lukcs, Frhschriften II, Hermann Luchterhand Verlag GmbH, Neuwied und Berlin 1968, trad. it. di P. Manganaro e N. Merker, Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972 11 Ivi, p. 5

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lannientamento di questa societ12; non utopico perch non estraneo allo sviluppo della societ capitalista e rappresenta un avvicinamento dellobiettivo al suo autoinveramento. Riprende la distinzione tra sociologia e filosofia della storia in Marx, per sottolineare come la lotta di classe sia un semplice fatto della normativit della realt sociale, ma il suo significato va ben al di l di questo fatto: rivolto ad un nuovo ordine del mondo in cui il potere cieco delle forze economiche venga spezzato e subentri un potere etico rispondente alla dignit delluomo13. La lotta di classe non pura e semplice lotta di classe (se fosse solo questo, essa sarebbe solo regolata esclusivamente sui vantaggi della Realpolitik), ma al contrario un mezzo per la liberazione dellumanit: ogni deviazione dallobiettivo finale, per considerazioni tattiche contingenti, per un eccesso di tatticismo, offusca proprio questo aspetto della lotta. Per di pi, anche, seguire la giusta tattica verso lobiettivo finale del comunismo, non , di per s, etico; ed qui che emerge la pericolosa eredit hegeliana del marxismo. Nel sistema di Hegel non vi alcuna etica, in quanto questa sostituita da valori materiali e spirituali indicati dallo sviluppo della filosofia, dal compimento dello spirito assoluto, prescindendo dalle forze istintuali interne, che sono la coscienza morale e la coscienza della responsabilit. Il marxismo ha pienamente ereditato questa impostazione indicando semplicemente altri valori oggettivi da quelli di Hegel, e non si interrogato sulle motivazioni e la coscienza personale, sulletica degli individui. La mancanza di questa interrogazione provoca il problema dellazione e della sua possibilit nellaccordo di valori oggettivi e etica personale, della conciliazione tra filosofia della storia marxista e azione politica concreta. Pur ricercando una superiore unit, una mediazione possibile nella coscienza di classe, il problema dellazione rimane irrisolto e irrisolvibile in questo scritto perch nessuna etica pu avere come compito di escogitare ricette per un agire corretto. Letica pu soltanto estremizzare la responsabilit morale del singolo individuo, prescrivendogli di agire come se dalla sua azione o inazione dipendesse il mutamento del destino del mondo14. Chiunque aderisca al comunismo deve, quindi, assumersi la responsabilit morale nei confronti di quanti moriranno nel corso della lotta rivoluzionaria, come se tutte quelle vite le avesse soppresse lui stesso. La tragicit di questa assunzione di responsabilit accresciuta dal fatto che lautoriflessione etica mostra che in alcune situazioni impossibile agire senza attirare su di s una colpa15. Unico criterio superiore di giustizia, in questi tragici casi, sarebbe il sacrificio: sacrificio di s e della propria anima sullaltare dellidea superiore. Le parole di Giuditta, che medita sul suo proposito di uccidere Oloferne nella tragedia di Christian Friedric Hebbel, sono alquanto significative: E se Iddio avesse

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Ivi, p.6 Ivi, pp.6-11 14 Ivi, p. 14 15 Ibidem

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posto il peccato tra me e lazione che mi stata imposta, chi sono io per sottrarmi ad esso?16. Tra gli avvenimenti che pi direttamente hanno riguardato la responsabilit morale di Lukcs c sicuramente lesecuzione di alcuni soldati che avevano disertato durante un assalto delle truppe ceco-rumene, a Tiszafred, nellaprile del 1919. Nei pochi mesi della Repubblica dei Consigli Lukcs aveva ricoperto il ruolo di commissario del popolo allistruzione, e in seguito di commissario politico nella quinta divisione dellarmata rossa della Repubblica guidata da Bela Kun. Avendo conosciuto le profonde ragioni dellantimilitarismo di Lukcs durante la Grande Guerra, stupisce la sua convinta legittimazione di questa esecuzione e la freddezza con cui viene raccontata: convocai un tribunale di guerra straordinario e l, sulla piazza del mercato, feci fucilare otto uomini del battaglione che era scappato. Il che fece nellinsieme ritornare lordine17. Nonostante i diversi atteggiamenti presi nei confronti della guerra, sintomo oramai di una scelta rivoluzionaria che si posta come assoluta, vi una continuit letterale fra le citazioni di Lukcs nella sua riflessione etica scaturita dalla contrariet alla guerra e questi primi scritti marxisti, quasi che sia possibile ricostruire le letture che fanno da sfondo ai suoi testi e influenzarono profondamente le sue scelte. Oltre alla Judith di Hebbel, le lettere a Paul Ernst e Tattica e etica citano il romanzo di Ropshin (Boris Sakinov), capo dei gruppi terroristi durante la rivoluzione russa del 1904-1906, che aveva profondamente impressionato Lukcs riguardo il tema del sacrificio per un ideale superiore e il conflitto tra etica individuale e azione: uccidere non permesso ma tuttavia deve essere fatto18. Lukcs durante la guerra legge la mancanza di senso, o la povert secondo linterpretazione di Catucci, come ineliminabile condizione della modernit e dellesperienza degli uomini, dominati dal potere totale delle strutture dello Stato, e immersi nel proprio individualismo. In Dostoevskij, e in generale nei romanzieri russi, legge la rivoluzione e il superamento dallinterno di questa privazione: i personaggi dei romanzi di Dostoevskij, che prendono le mosse dallo stesso individualismo occidentale, prefigurano la possibilit di un uomo nuovo, in qualche modo lopposto delleroe anonimo della Grande Guerra. Ma in Dostoevskij questuomo nuovo rimane una realt utopica perch non capace di raggiungere la realt e dar vita anche ad un mondo nuovo19, rimane sul piano della sola raffigurazione estetica, resta sul piano di una perfezione irraggiungibile che lesserci delluomo della tragedia20. Il mondo nuovo diviene reale e possibile, per Lukcs, solo con la Rivoluzione russa dellOttobre del 1917 e costringe ogni individuo che vuole essere rivoluzionario a corrispondere ad essa, levento, lazione che investe

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Ibidem G. Lukacs, Pensiero vissuto, cit., p.81 18 Cfr. G. Lukcs Tattica e etica in Scritti politici giovanili 1919-1928, cit., p.14; e Cfr, Gyrgy Lukcs Epistolario 1902-1917, Lettera di Gyrgy Lukcs a Paul Ernst 4 maggio 1915, p.360 19 S. Catucci, Per una filosofia povera, cit., pp.199-200 20 G. Lukcs, Lanima e le forme, cit. , p.237

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ogni aspetto del pensiero se si vuole che questa sia totale e assoluta, sempre e ovunque riproducibile. Letica stessa ha questo carattere di rivoluzione permanente che nella sua assoluta libert critica non raggiunge mai un punto di equilibrio21 con la realt storica. Il problema diviene, allora, quello di una conciliazione possibile tra etica individuale e storia reale, entrambe concepite in questa loro totalit, che si traduce nella ricerca di un criterio comune dellagire del soggetto etico, lindividuo morale, e del soggetto storico-filosofico, il proletariato rivoluzionario. Se questa mediazione era vista come filosoficamente infondata perch basata sulla sola volont dei singoli in Il bolscevismo come problema morale, oppure era ineliminabilmente tragica in Tattica ed etica, sar ricercata da Lukcs, in Storia e coscienza di classe e negli scritti coevi, nella coscienza di classe del proletariato rivoluzionario che riconosce la sua vocazione storico-universale della lotta di classe, e ad esprimerci nel linguaggio della filosofia hegeliana, il divenir cosciente di s della societ, il ritrovarsi dello spirito che cerca se stesso nellevoluzione22. Nella Prefazione a Storia e coscienza di classe del 1967, Lukcs definisce questi scritti del suo periodo di transizione al comunismo, Il bolscevismo come problema morale e Tattica e etica, come una malriuscita cosmesi spirituale adorna di argomenti di compiaciuta astrattezza23, ma complessivamente giudica i suoi scritti dal 1918 al 1928 come un proprio apprendistato del marxismo. una dichiarazione che attenua le condanne espresse dalle precedenti autocritiche e, distinguendo nella sua produzione marxista tra un periodo giovanile e uno maturo, una critica immanente volta a far emergere gli elementi pi proficui dei suoi scritti giovanili per una nuova possibilit di elaborazione del marxismo in seguito alla fine dello stalinismo. Lukcs nellagosto del 1919 fugge a Vienna in seguito alla capitolazione della Repubblica dei consigli e la presa del potere da parte del Terrore Bianco di Miklos Horthy, viene arrestato dalle autorit austriache, ma liberato poco dopo, grazie anche alle pressioni di alcuni intellettuali (Thomas Mann e Ernst Bloch fra gli altri). Nellesilio viennese Lukcs fa parte della fazione di sinistra del partito comunista ungherese, capeggiata da Jen Landler, che esprime le sue posizioni politiche nella rivista Kommunismus. Studia le opere di Lenin, e scrive Storia e coscienza di classe. Questo libro una raccolta di saggi pubblicata nel 1923 che consiste in parte di una rielaborazione di scritti precedenti, in parte in saggi redatti appositamente come La reificazione e la coscienza del proletariato e il saggio Considerazioni metodologiche sulla questione dellorganizzazione, ed la conclusione e la sintesi del mio periodo di sviluppo a partire dagli ultimi anni di guerra24. Sono saggi nati in

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G. Lukcs, Discussione sullidealismo conservatore e progressista in Cerrutti, Claussen, Krahl, Negt, Schmidt Storia e coscienza di classe oggi con scritti inediti di Lukcs (1918-1920), cit., p.109 22 G. Lukacs, Il problema della guida intellettuale e i lavoratori intellettuali in Scritti politici giovanili 1919-1928, cit., p.24 23 G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe, (1967), cit., p.X 24 G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe, (1967), cit., p.XVI

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mezzo al lavoro di partito legati alla specifica congiuntura reale e politica da cui hanno tratto origine, che non pretendono di avere una completezza scientifico-sistematica25 ma vogliono suscitare la discussione e il confronto, cosa che maggiormente visibile negli scritti non inclusi in Storia e coscienza di classe26. Il saggio rappresenta la particolare forma di riflessione filosofica di Lukcs, che non ha uno specifico valore in s, ma una struttura funzionale adattabile a vari temi e parla sempre di qualcosa che gi formato o almeno di qualcosa che gi esistito una volta; proprio della sua essenza non ricavare novit dal nulla ma dare nuovo ordine alle cose gi esistite27. Il saggio analogo alla situazione paradossale di un ritratto di Velazquez di cui avvertiamo una somiglianza con una persona reale pur senza conoscerla, perch ci d una forte sensazione che la vita di quelluomo sia stata realmente come ce la dicono le linee e i colori del quadro28. Il saggio aspira alla verit, ma come il personaggio biblico Saul che era partito per cercare le asine di suo padre e trov un regno, cos il saggista raggiunger alla fine del suo cammino la meta non ricercata, la vita29. Il saggio mantiene, quindi, unapertura costitutiva verso lesperienza reale, un parergon che anticipa sempre il sistema, ed anche se il sistema fosse interamente realizzato, i saggi non sarebbero mai unapplicazione dello stesso, bens una creazione nuova, una rivitalizzazione nellesperienza reale di vita30. Accostare la riflessione sulla forma del saggio che il giovane Lukcs fa nellAnima e le forme con i saggi di Storia e coscienza di classe uninterpretazione, che pur nella differenza sostanziale dei contenuti fra le due opere, vede una continuit sia negli strumenti, che danno nuovo ordine alla cose gi esistite cio collegano fra loro una gran quantit di citazioni soprattutto di Marx ed Engels e altri autori, sia nella specifica forma di riflessione filosofica impiegata dallautore ungherese, per il quale citare significa al tempo stesso interpretare31. Lukcs sarebbe, allora, per questa interpretazione in tutte le opere della sua produzione giovanile fino a Storia e coscienza di classe, e forse anche in gran parte della sua vasta produzione32, essenzialmente un saggista nato poco incline al lavoro sistematico, quale era lopinione di Emil Lask sui suoi lavori33.

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G. Lukacs, Introduzione a Storia e coscienza di classe, (1922), SugarCo Edizioni, Milano 1991, p.VII Cfr. G. Lukcs, Tattica e etica e Scritti giovanili 1919-1922 in Scritti politici giovanili 1919-1928, op.cit. 27 G. Lukcs, Lanima e le forme, cit., p.27 28 Ivi, p.29 29 Ivi, p.37 30 Ibidem 31 G. Lukcs, Introduzione a Storia e coscienza di classe, cit., p.X 32 Vedi S. Catucci Per una filosofia povera,cit., p.9 n.5 e p.120 in cui si trova una interessante descrizione di una foto di Lukcs che lo ritrae insieme ad alcuni foglietti annotati di citazioni e pensieri che teneva insieme con dei fermacarte: unutile raffigurazione del suo modo di scrivere e dello sviluppo della sua riflessione. Lestensione del giudizio di saggista nato a tutta la produzione successiva di Lukcs, specialmente quella della maturit, problematica. Nicholas Tertullian sostiene: L'elaborazione, alla fine della sua vita, di una grande Estetica sistematica, di una Ontologia dell'essere sociale e di un'Etica (incompiuta), fanno di Lukcs uno degli ultimi grandi pensatori sistematici del nostro tempo, ugualmente distante dal pensiero dell'Essere a-categoriale di Heidegger, dai

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giochi linguistici di Wittgenstein, da un mondo senza sostanze e senza essenze di Rorty e dal messianismo senza messia di Derrida (Letica di Lukcs di fronte al tuono di Nicholas Tertullian, Il Manifesto 28/5/2003). 33 G. Lukacs, Epistolario 1902-1917, Lettera di Max Weber a Gyrgy Lukacs 14 Agosto 1916, cit., p.380

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3. Il metodo dialettico e la coscienza di classe In Storia e coscienza di classe Lukcs discute e attualizza la filosofia di Marx, il cui pensiero ancora oggi, troppo spesso, preso nel suo significato letterale di antifilosofia. Questa lettura filosofica dellopera di Marx, in un epoca in cui non si conoscevano ancora le opere giovanili considerate oggi prettamente filosofiche, quali Lideologia tedesca e I manoscritti economicofilosofici del 1844, in gran parte allorigine della profonda influenza sotterranea che il libro ha svolto sulla filosofia contemporanea. Filo conduttore di Storia e coscienza di classe la riflessione sul metodo di Marx, il metodo dialettico. Questo libro non ha altra pretesa che essere uninterpretazione della teoria di Marx nel senso di Marx, una ortodossia1. Questa ortodossia non comprende quellatto di fede che in Il bolscevismo come problema morale si vedeva come necessario per la scelta rivoluzionaria, n una accettazione acritica dei risultati della ricerca marxiana e neppure lesegesi di un libro sacro: per ci che concerne il marxismo lortodossia si riferisce esclusivamente al metodo2. la convinzione che Marx abbia trovato il giusto metodo della ricerca, e che quindi compito di ogni marxista ortodosso consista nel comprendere e applicare correttamente il metodo marxiano nella sua essenza, senza pensare per questo che esso debba essere migliorato in un senso qualsiasi3. In realt Lukcs propone una riscoperta del metodo marxiano al di l degli equivoci e dei fraintendimenti del marxismo revisionista della Seconda Internazionale, espresso da Bernstein e Kautsky, ma anche di quello ufficiale di Bucharin e Deborin che, dopo la morte di Lenin nel 1924, andr incontro ad una dogmatizzazione e a una sclerotizzazione del pensiero nella forma del materialismo dialettico o marxismo-leninismo, per opera del partito guidato da Stalin4. Questo marxismo volgare o revisionista il confronto polemico costante di tutti i suoi saggi perch attraverso considerazioni opportuniste ha una funzione meramente apologetica della realt economico-sociale del capitalismo, e perch responsabile di aver offuscato molti aspetti essenziali al punto che

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G. Lukcs, Introduzione, Storia e coscienza di classe, cit., p.IX G. Lukacs, Che cos il marxismo ortodosso? In Storia e coscienza di classe, cit., p.2 3 Ibidem 4 Il materialismo dialettico espressione che non impiegata n da Marx n da Engels, ma inventata, a quanto pare, nel 1887 da Joseph Dietzgen, operaio socialista corrispondente di Marx. Lenin in Materialismo ed empiriocriticismo lo elabora intorno a tre direttrici di fondo: il rovesciamento materialistico della dialettica hegeliana, la storicit dei principi etici subordinati alla lotta di classe, e la convergenza delle leggi dellevoluzione in fisica (Helmholtz), in biologia (Darwin) e in economia politica (Marx). Dopo la rivoluzione russa la filosofia sovietica si divide tra dialettici (Deborin) e meccanicisti (Bucharin). Il dibattito troncato in modo autoritario dal Segretario generale, Stalin, che nel 1931 identifica con un decreto il materialismo dialettico con il marxismo-leninsmo e nel 1938 pubblica Materialismo dialettico e materialismo storico che codifica le leggi della dialettica a fondamento delle discipline particolari, specialmente della scienza della storia, come garanzia a priori della loro conformit alla concezione del mondo proletaria. Questa concezione denominata in forma abbreviata diamat (dal russo: DIAlekticeskij MATerialzm) si imporr in tutta la vita intellettuale dei paesi socialisti per cementare lideologia del partito-Stato e controllare lattivit degli scienziati. (Etienne Balibar La filosofia di Marx, Manifestolibri, Roma 1994, p.8)

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divenuto difficile, anzi pressoch impossibile, comprendere ci che costituisce il nervo vitale di questo metodo: la dialettica5. Il metodo di Marx nella sua intima natura storico e deve perci essere applicato di continuo a se stesso perch il suo obiettivo preminente la conoscenza del presente, cio una presa di posizione concernente i contenuti concreti rispetto ai problemi attuali del presente6. Cosicch nel momento in cui il proletariato ha preso il potere, ha iniziato la pianificazione cosciente della economia della societ e luomo come uomo socialmente nato, il materialismo storico cambia di funzione: da arma del proletariato in lotta diviene metodo dindagine della preistoria dellumanit7. Questa concezione in cui si risentono quelle speranze eccessivamente ottimistiche sulla durata e il ritmo della rivoluzione8 che Lukcs aveva, esprime la possibilit di un cambiamento sostanziale che si verificherebbe con la rivoluzione: insieme alla liberazione degli uomini si realizzerebbe anche la liberazione del sapere che, non pi costretto nellaspra polemica della lotta contro la borghesia, potrebbe analizzare senza pregiudizi e recuperare gli aspetti positivi dei saperi delle epoche precedenti. Al di l di questo troppo speranzoso mutamento di funzione, in ogni caso lapplicazione a se stesso del materialismo storico non conduce ad un pieno relativismo in quanto le sue verit, come quelle delleconomia politica, sono verit allinterno di un determinato ordinamento sociale e della produzione. Il materialismo storico quindi anzitutto una teoria della societ borghese e della sua struttura, lautoconoscenza della societ capitalistica9 il cui risultato decisivo quello di aver portato al loro proprio concetto la totalit e le forze motrici del capitalismo, che non possono essere comprese dalle rozze, astratte, astoriche ed esterne categorie della scienza della classe borghese10. Qui Lukcs opera una distinzione, che utilizza la terminologia dellHistorismus tedesco, chiara eredit della sua formazione intellettuale di Heidelberg, che non viene tematizzata in modo del tutto esplicito nel corso del libro, ma che ben presente e operante: la distinzione tra scienze borghesi che hanno per oggetto le eterne leggi di natura, e il materialismo storico che indaga la societ, tra il metodo analitico delle scienze della natura e il metodo dialettico delle scienze storico-sociali. Il metodo delle scienze della natura fondamentalmente trascura il carattere storico dei fatti che si trovano alla sua base. I fatti sono considerati nella loro purezza dalle scienze naturali, mentre sono in realt prodotti dello sviluppo storico e proprio nella struttura della loro oggettualit (Gegenstandsstruktur), prodotti di unepoca storica determinata: quella del capitalismo11. Questa struttura di oggettualit, o, invertendo, oggettualit strutturale, distingue nei fenomeni tra loro
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G. Lukacs, Introduzione a Storia e coscienza di classe (1922) p.X Ivi, p.IX 7 G. Lukcs, Il Mutamento di funzione del materialismo storico in Storia e coscienza di classe, cit., p.315 8 G. Lukcs, Introduzione a Storia e coscienza di classe, cit., p.VII 9 G. Lukcs, Il Mutamento di funzione del materialismo storico in Storia e coscienza di classe, cit., p.284 10 Ibidem 11 G. Lukacs, Che cos il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe, p.10

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esistenza reale e il loro nucleo strutturale interno, tra loro semplice datit o manifestazione e loro essenza o necessaria forma fenomenica. Cos se i fatti puri sono proprio nella loro struttura di oggettualit, nella loro essenza, prodotti del capitalismo, allora vuol dire che le scienze naturali si pongono dogmaticamente e acriticamente sul terreno della societ capitalista accettandone la legalit come base immodificabile della scienza12, cosa che ancora pi visibile nel funzionamento del loro metodo sperimentale. Il metodo delle scienze della natura isola nella realt il puro fenomeno, traspone un certo fenomeno della vita in circostanze nelle quali i suoi caratteri conformi a legge possono essere indagati a fondo senza lintervento perturbatore di altri fenomeni e ci ancora pi evidente quando i fenomeni vengono ridotti nella loro essenza puramente quantitativa, espressa in numeri e rapporti numerici13. Questo procedimento analitico di astrazione e isolamento del metodo delle scienze della natura sostenuto dagli opportunisti pi raffinati senza rendersi conto che proprio dellessenza del capitalismo produrre i fenomeni di questa forma. Nel capitalismo il processo di astrazione dalla vita, che si manifesta nella separazione fra produttori e mezzi di produzione, nella scomposizione astrattamente razionale del processo produttivo, nella crescente divisione del lavoro e nella reificazione di tutti i rapporti umani, trasforma i fenomeni della societ e influenza profondamente e costitutivamente la scienza e il pensiero. Solo una considerazione storico-dialettica in grado di cogliere lapparire dei fatti puri come necessaria forma fenomenica della storica societ capitalista, mentre le scienze naturali considerano questi fatti e le loro leggi come categorie atemporali, eterne, comuni a tutte le forme sociali14. Queste leggi naturali come eterne e immutabili cui approda la scienza borghese, sono allora forze cieche che dominano lesistenza degli uomini e per di pi sono anche una mistificazione di quella che era la loro missione storica in quanto debbono svolgere la funzione che di fatto hanno svolto nel corso della storia di sottomettere la natura alle categorie della socializzazione15. La natura una categoria sociale e perci il senso che la natura deve avere in rapporto alla sua forma e al suo contenuto, alla sua estensione e alla sua oggettualit, sempre socialmente condizionato16, sempre determinato dalla struttura economica della societ e dal principio della socializzazione, del divenire-societ della societ. Come si visto, anche la struttura di oggettualit determinata dalla societ e perci i fatti puri sono produzioni del capitalismo, e se vero che ogni conoscenza della realt prende le mosse dai fatti, contro lempirismo pi ottuso, anche la pi semplice catalogazione di fatti uninterpretazione: i fatti sono appresi a partire da una teoria, secondo un metodo, sono stati strappati al contesto di una
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G. Lukacs, Che cos il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe, p.10 Ivi, p.8 14 Ivi, p.13 15 G. Lukcs, Il mutamento di funzione del materialismo storico in Storia e coscienza di classe, cit., pp. 289-290 16 Ivi, p.291

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teoria17. Questa teoreticit dei fatti propria di ogni interpretazione che deve essere situata nella storia non pu rivendicare una scientificit astratta di legge naturale e citando Marx come in generale in ogni scienza storico-sociale, nellordinare le categorie economiche si deve sempre tener fermo che le categorie esprimono forme e condizioni di esistenza18. La natura non pu costituire un criterio di validit superiore per le scienze storico-sociali, in quanto sempre costituita dalla mediazione con luomo, nel ricambio organico sociale tra la natura e luomo: luomo con il suo lavoro modifica la natura e entra in rapporto con gli altri uomini. Per questo motivo Lukcs critica Engels, responsabile di aver esteso, seguendo il falso esempio di Hegel, la dialettica anche alla conoscenza della natura. Nella natura e nella sua conoscenza non sono possibili n rintracciabili le determinazioni decisive della dialettica: interazione tra soggetto e oggetto, lunit di teoria e praxis, la modificazione del sostrato delle categorie come base della loro modificazione nel sostrato del pensiero, ecc.19 - scrive in una nota polemica contro Engels, che piuttosto marginale rispetto alla sua pi generale problematica filosofica, ma nonostante ci, questa critica sar al centro delle pesanti polemiche contro il dualismo e soggettivismo di Lukcs da parte di Rudas e Deborin nel 1924. Il problema principale di Lukcs, filosofico e pratico allo stesso tempo, per la ricostruzione del suo pensiero che si sta facendo, appare essere quello della legittimazione dellazione rivoluzionaria, cio di una conciliazione possibile tra assoluta libert critica delletica e rivoluzione storico-politica, unione di filosofia della storia e storia reale. Con il metodo dialettico possibile, per Lukcs, rintracciare un senso nello sviluppo della storia, il principio della socializzazione e la sua meta finale, la liberazione degli individui e se, negli scritti di transizione, distingueva filosofia della storia e sociologia nel marxismo, queste sono indissolubilmente legate nel metodo dialettico cos elaborato in Storia e coscienza di classe per il suo carattere di totalit aperta e problematica, di interrogativo permanente sulla realt storica, secondo linterpretazione di Maurice Merleau-Ponty20. Il voler distinguere la sociologia e la filosofia della storia nel marxismo lo sviluppo pi conseguente dellopportunismo, che nelle sue analisi spregiudicate dei fatti elimina la dialettica come una costruzione vuota e arriva a sostenere una teoria dello sviluppo senza rivoluzione, considera solo la maturit della situazione economico-politica che sin dallinizio del suo avvicinamento al marxismo considerata come a priori indecidibile. Se i fatti prodotti dalla societ capitalista sono gli idoli ai quali lintera letteratura revisionista offre sacrifici21, volendo basare il marxismo sul metodo delle

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G. Lukcs, Che cos il marxismo ortodosso?in Storia e coscienza di classe, cit., p.7 K. Marx, Per la critica delleconomia politica, Editori Riuniti, Roma 1957, p.193 citato in G. Lukacs, Storia e coscienza di classe, cit., p.6 19 G. Lukcs, Che cos il marxismo ortodosso? In Storia e coscienza di classe, cit., p.6 n.7 20 M. Merleau-Ponty Le avventure della dialettica, p.68 21 G. Lukacs, Che cos il marxismo ortodosso? In Storia e coscienza di classe, cit., p.7

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scienze della natura e rimuovere da esso la dialettica, citando Fichte allora Lukcs, nella prima redazione dellomonimo saggio, afferma: Tanto peggio per i fatti!22. Il metodo dialettico si oppone al factum brutum, ai puri fenomeni e ai fatti isolati e astorici delle scienze della natura, ed un metodo rivoluzionario, non tanto perch oppone contenuti rivoluzionari alla societ borghese, ma perch domina la categoria della totalit. Il metodo dialettico in Marx tende alla conoscenza della societ come totalit. Mentre la scienza borghese attribuisce con ingenuo realismo una realt effettiva, oppure in modo critico unautonomia a quelle astrazioni il marxismo sopprime e supera queste delimitazioni, in quanto le eleva e le riduce a momenti dialettici23. La dialettica, quindi, pone laccento sulla concreta unit dellintero, contro tutti i sistemi scientifici parziali e i fatti prodotti dal capitalismo, e riesce a tenere insieme le contraddizioni, non in quanto segni di una comprensione scientifica della realt ancora imperfetta, ma in quanto contraddizioni appartenenti allessenza della realt stessa, alla essenza della societ capitalista. La totalit di cui parla Lukcs non una categoria universale che raccoglie tutti gli esseri possibili e attuabili, ma la categoria autentica della realt, la totalit concreta24o totalit dellempiria, cio linsieme di fatti, di forze produttive e di rapporti di produzione che possibile conoscere dallinterno di una determinata societ storica. In questo senso specifico di totalit reale e concreta, come stato prima affermato, il materialismo storico lautoconoscenza della societ capitalista. Pertanto questa distinzione tra metodo delle scienze della natura e metodo dialettico, se riprende la terminologia dello storicismo tedesco, non per una riproposizione dellopposizione ermeneutica fra Erklren (la spiegazione delle scienze naturali) e Verstehen (la comprensione delle scienze storiche) in quanto la dialettica la conoscenza della totalit concreta allinterno di essa: la conoscenza stessa parte della realt. La critica alla scienza borghese o pi in generale allo scientismo, termine che Lukcs non usa ma ironizza sugli ideali scientifici del revisionismo mediante luso delle virgolette, inoltre condotta per una svalutazione di un atteggiamento meramente contemplativo della conoscenza scientifica, mentre la dialettica ha una componente attiva e reale: la prassi. Nella nota polemica contro Engels una delle determinazioni decisive della dialettica, oltre allunit di soggetto e oggetto, era lunit di teoria e praxis. Questa non ununit immediata, un rapporto dialettico che consiste in una doppia determinazione, in un contemporaneo riconoscimento e superamento dellessere immediato25 e perci il senso di questa unit di teoria e prassi quello di una doppia mediazione o quello di una mediazione che deve mediare se stessa: la teoria si fa prassi e la prassi si fa teoria. Per cui la teoria interviene concretamente nel processo storico rendendo possibile una

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G. Lukacs, Che cos il marxismo ortodosso?, 1919, in Scritti politici giovanili 1919-1928, cit., p.37 G. Lukacs, Rosa Luxembourg marxista in Storia e coscienza di classe,cit., p.36 24 G. Lukcs, Che cos il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe, cit., p.14 25 Ivi, p.11

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svolta: solo se la presa di coscienza rappresenta il passo decisivo che il processo storico deve fare verso il proprio fine un fine che fatto di volont umana, ma che non dipende dallarbitrio delluomo e non inventato dallo spirito umano; se la funzione storica della teoria consiste nel rendere praticamente possibile questo passo in questo modo la teoria interviene immediatamente ed adeguatamente nel processo di rivolgimento della societ: solo allora diviene possibile lunit di teoria e praxis, presupposto della funzione rivoluzionaria della teoria26. La mediazione della prassi data invece dallapparire del proletariato nella storia perch giunge a compimento la conoscenza della realt sociale e la societ diventa visibile come intero. Per il proletariato questa sua visione della totalit non contemplativa ma un bisogno di vita, una questione di esistenza27, dovuta alla condizione disperata che vive nella societ capitalista. Marx, leggendo nella produzione e nella riproduzione della vita reale il momento determinante della storia e partendo dal fatto che non la coscienza che determina il suo essere, ma allinverso il suo essere sociale che determina la coscienza28, ha scoperto il nucleo dellessere come accadere sociale. Nel momento in cui la ragione, che sempre esistita, ma non sempre in forma razionale29, ha raggiunto con il materialismo storico la conoscenza del vero sostrato della vita materiale, da un lato la teoria hegeliana viene soppressa, dallaltro si realizza proprio il programma della sua filosofia della storia30. La storia con la comparsa del proletariato la filosofia che si realizza, il proletariato lerede della filosofia classica tedesca. Inoltre se si deve intendere la sensibilit e la realt come attivit umana sensibile, allora lessere pu apparire come prodotto, finora rimasto certamente inconsapevole, della attivit umana, e questattivit pu a sua volta apparire come lelemento determinante della trasformazione dellessere31. Questattivit non letica individuale dellindividuo borghese, cui si arrestato Feuerbach nel suo tentativo di superare Hegel, ma la presa di coscienza di un soggetto collettivo e transindividuale, la presa di coscienza delluomo su se stesso come essere sociale, sulluomo in quanto soggetto ed oggetto dellaccadere storicosociale32. Quindi in ultima analisi lunit di teoria e prassi, o di pensiero e essere e, si fonda su quella unit di soggetto e oggetto della storia perch lunit di teoria e prassi quindi soltanto laltro lato della situazione storico sociale del proletariato: dal punto di vista del proletariato, vengono a coincidere la conoscenza di s e la conoscenza della totalit, ed esso , al tempo stesso, soggetto e oggetto della propria conoscenza33. Questa unit del soggetto e delloggetto della storia
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Ivi, p.3 Ivi, p.28 28 K. Marx F. Engels, Per la critica delleconomia politica citato in Lukcs Storia e coscienza di classe, cit., p.26 29 K. Marx, Lettera ad Arnold Ruge, settembre 1843, in K. Marxe F. Engels Opere, vol III, p.155, citato in Lukcs 30 G. Lukcs, Che cos il marxismo ortodosso?in Storia e coscienza di classe, cit. p.26 31 Ibidem 32 Ivi, p.27 33 Ivi, p.28

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sar analizzata dopo aver descritto il fenomeno della reificazione che ne un momento necessario. Qui quello che ci interessa sottolineare come lunit di teoria e prassi si realizzi solo con lapparire del proletariato e lo sviluppo della sua coscienza rende possibile la conoscenza integrale della societ e si realizza cos anche la filosofia della storia, lavvento del regno della libert, per cui scienza e filosofia sono inseparabili nella spiegazione della storia reale. Si tratta della totalit concreta del presente della storia, una storia unica, che non data immediatamente, e che da fare nella scienza e nella prassi. Il soggetto reale di questa azione storica da fare un soggetto plurale che allo stesso tempo oggetto perch comprende e agisce nella societ di cui fa parte, la classe del proletariato che giunge alla propria coscienza34. Cos la mediazione tra libert etica e azione concreta degli scritti di transizione riceve una sua possibile attuazione nellunit dei termini cos concepiti che fanno da titolo allopera: la storia e la coscienza di classe. Una filosofia della storia indissolubilmente legata alla scienza e una coscienza di classe che conoscenza della totalit della societ attuale; una storia che una totalit concreta aperta a diverse possibili realizzazioni e una coscienza di classe che attivit cosciente di un soggetto rivoluzionario transindividuale . Occorre determinare, a questo punto, il concetto di questa coscienza di classe che la presa di coscienza della propria situazione da parte del proletariato, la coscienza possibile, o coscienza zugerechnete, imputata o attribuita di diritto. Il saggio Coscienza di classe35 si apre con la considerazione che il terzo libro de Il Capitale di Marx sinterrompe in modo gravido di conseguenze per il futuro del marxismo proprio nella determinazione delle classi. Marx non ci ha dato, infatti, una teoria n compiuta n sistematica della coscienza di classe, ma piuttosto una teoria del carattere di classe della coscienza, cio dei limiti del suo orizzonte intellettuale che riflettono o riproducono i limiti della comunicazione imposti dalla divisione della societ in classi36. Questo carattere di classe della coscienza diviene illusoria ideologia a causa della divisione sociale del lavoro: la divisione del lavoro diventa reale solo dal momento in cui interviene una divisione tra lavoro manuale e il lavoro mentale. Da questo momento in poi la coscienza pu realmente figurarsi di essere qualcosa di diverso dalla coscienza della prassi esistente, concepire realmente qualcosa senza concepire alcunch di reale: da questo momento la coscienza in grado di emanciparsi dal mondo e di passare a formare la pura teoria, teologia, filosofia, morale, ecc.37. Oltre alla considerazione dellincompiutezza dellopera di Marx e della necessit di una sua integrazione notevole limpostazione di questo problema da parte di Lukcs
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L. Goldmann, Lukcs e Heidegger, Bertani Editore, Verona 1976, p.87 G. Lukcs, Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe, cit., p.59-106 36 E. Balibar, La philosophie de Marx, Edition La Dcouverte, 1993, trad. it. di A. Catone, La filosofia di Marx, Manifesto libri, Roma 1994, p. 61 37 K. K. Marx F. Engels, Die Deutsche Ideologie.Kritik der neusten deutschen Philosophie in ihren Reprsentanten Feuerbach, B.Bauer und Stirner, und des deutschen Sozialismus in seinem verschiendenen Propheten, trad. it. di F. Codino, Lideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma 1958, p.28

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quando Lideologia tedesca, da cui tratta la precedente citazione, non era stata ancora pubblicata (lo sar solo nel 1930) e Marx nelle sue opere successive non tratter pi del problema dellideologia. Per Lukcs ideologica la falsa coscienza, nel senso che lillusione che consiste nel credere che il dominio di una classe determinata unicamente il dominio di certe idee, cio il misconoscimento dei presupposti materiali alla base di questo dominio, perci di fondamentale importanza elaborare come sia possibile una giusta coscienza di classe, quali siano i suoi limiti, quale sia la sua funzione nella lotta di classe e nel processo storico. Il materialismo dialettico38 non nega affatto che gli uomini producano i loro atti storici e li compiano con coscienza, ma si tratta il pi delle volte di una falsa coscienza39. Ma il materialismo storico ci impedisce di fermarci a questa semplice costatazione e anzi deve tenere insieme i due rapporti secondo cui la coscienza prodotto della storia e la storia prodotto della coscienza, superando cos qualsiasi banale contrapposizione di idealismo e materialismo. Questa falsa coscienza dovuta alle caratteristiche proprie dellintero pensiero borghese che procede sempre post festum, per una strada opposta allo sviluppo reale delle forme della vita sociale e nei suoi tentativi di dominare il processo storico considera queste forme come naturali e immutabili oppure come risultato delloperare di forze cieche, incarnate dallo spirtito del popolo e dai grandi uomini. Quindi generalizzando laffermazione di Marx sulleconomia politica, cos vi stata una storia, ma ora non c pi40 per il pensiero borghese la storia stessa si presenta come un compito che esso tuttavia non in grado di assolvere41. Oltre allincapacit di comprendere il processo storico e la societ che ne il risultato come un intero o una totalit concreta, la falsa coscienza determinata anche dal punto di vista di una determinata posizione nel processo di produzione42, cio dalla possibilit di riconoscere e prendere coscienza della totalit della struttura economica della societ, da quella specifica funzione propria di ogni individuo nella divisione sociale del lavoro. Lukcs rimanda al passo de Il capitale in cui Marx discute dellimpossibilit da parte di Aristotele di concepire il fondamento del valore delle cose nellessere tutte prodotti di un uguale lavoro umano a causa della struttura economica schiavistica della societ antica e chiarisce quindi che la falsa coscienza non ha alcuna implicazione morale, e non neanche sostenere il falso nei confronti della propria coscienza. Una considerazione dialettica ci impedisce di fermarci ad una rigida contrapposizione di falso e vero43, bisogna indagare la falsa coscienza come momento di quella totalit storica a
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Lespressione materialismo dialettico in Lukcs analoga a materialismo storico o metodo dialettico, o semplicemente dialettica. Ancora non avvenuta quella dogmatizzazione delle forme espressive che avr piena espressione nel diamat, nel materialismo dialettico o marxismo-leninismo per opera di Stalin. Vedi cap, 3 nota 4, p.22 39 G. Lukcs Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe, cit., p.62 40 K. Marx, Miseria della filosofia citato in Gyrgy Lukacs Storia e coscienza di classe, cit., p.62 41 G. Lukcs Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe, cit., p.62 42 Ibidem 43 Ivi, p.64

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cui appartiene, e quindi la falsa coscienza si mostra essere unapparenza necessaria perch espressione della struttura economico-oggettiva sul piano del pensiero44. La coscienza di classe, invece, non ci che gli uomini hanno concretamente pensato, sentito e voluto, in determinate situazioni di classe, va al di l di questa semplice descrizione e d luogo alla categoria della possibilit oggettiva, categoria che Lukcs riprende da Max Weber. Se la coscienza riferita alla totalit della societ, si riconoscono quelle idee, sentimenti, ecc., che gli uomini avrebbero avuto in una determinata situazione di vita, idee e sentimenti adeguati alla loro situazione oggettiva allinterno della societ. Perci la coscienza di classe la reazione razionalmente adeguata che viene in questo modo attribuita di diritto (zugerechnete) ad una determinata situazione tipica nel processo di produzione45. La coscienza di classe non quindi la coscienza psicologica individuale che riguarda ci che gli individui hanno concretamente pensato, sentito e voluto. N la coscienza di massa statistica basata sulla somma o la media dei pensieri, dei sentimenti e delle volont degli individui appartenenti ad una classe. La coscienza di classe ci per cui possibile comprendere lazione concreta di una classe sociale ed il massimo di coscienza che possibile raggiungere per un individuo posto in un determinato punto di vista, allinterno di una determinata societ. La falsa coscienza quindi il limite della coscienza di classe, perch come Aristotele non coglieva il lavoro astratto in una societ retta dal lavoro servile, cos non possibile cogliere quei fatti che la struttura oggettiva della societ e la specifica posizione allinterno di essa non permettono di scorgere. Quindi lutilizzo della categoria della possibilit oggettiva ci pone di fronte tre momenti necessari e inseparabili per la determinazione della coscienza di classe: la struttura oggettiva della societ, il massimo di coscienza possibile da una determinata posizione di classe, linsieme dei limiti e dei pregiudizi che derivano per ogni singolo individuo dalla sua situazione di vita46. Si pensi per questultima determinazione allodio verso la vita borghese che Lukcs racconta di aver provato sin da bambino o alla sua opposizione a tutte le pratiche della buona educazione borghese47, come pregiudizio personale nella determinazione della propria coscienza di classe e scelta rivoluzionaria. Questa impostazione dei momenti necessari alla determinazione della coscienza di classe (conoscenza oggettiva, posizione di classe, limiti personali), fra loro inscindibili, non conduce per ad alcun relativismo: nel caso della coscienza di classe, non si tratta del pensiero di alcuni individui, per quanto progressisti, e neppure di conoscenza scientifica48. La coscienza di classe non relativa e se la falsa coscienza unapparenza necessaria, allora, compito di una analisi

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Ivi, p.67 Ivi, pp.65-66 46 Cfr. M. Vacatello, Lukcs: da Storia e coscienza di classe al giudizio sulla cultura borghese, La nuova Italia, Firenze 1968, p.12 47 Cfr. G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe, cit., p.IX e Lukcs Pensiero vissuto, cit., p.28-29 48 G. Lukcs, Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe, cit., p.69

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storico-sociale chiarire per mezzo della categoria della possibilit oggettiva, entro quali condizioni sia in generale possibile penetrare effettivamente nellapparenza e spingersi sino al punto di cogliere la connessione reale con la totalit49, cio cogliere la totalit delleconomia di una societ dallinterno di essa. Vi allora una differenza fondamentale tra le epoche precapitalistiche e il capitalismo: nelle prime gli elementi economici sono inestricabilmente unificati con elementi politici, religiosi, ecc. e quindi la coscienza di classe non in grado n di ricevere forma del tutto chiara, n di influire coscientemente sugli eventi storici50; mentre nel capitalismo con la soppressione degli ordini o stati e con la costruzione di una societ articolata in senso puramente economico, la coscienza di classe entrata in una fase in cui pu divenir cosciente51. Ogni societ pre-capitalista un insieme molto poco organico e coerente di diversi ordini o ceti sociali tale che in essa lindipendenza delle parti molto maggiore che nel capitalismo, mentre molto minori e pi unilaterali sono le loro interrelazioni economiche52, cos che non possibile agli interessi di classe emergere in primo piano. Con il capitalismo, invece, per la divisione del lavoro e la subordinazione economica di ogni attivit, la stratificazione della societ tende a trasformarsi in pura ed esclusiva stratificazione di classi e diviene allora possibile il formarsi di una posizione dalla quale possa essere resa cosciente la base economica di tutti i rapporti sociali53. Questa posizione, questa prospettiva sulla totalit della societ, non possibile alla piccola borghesia e alla classe dei contadini per via dei loro particolari interessi e della loro posizione marginale nel processo produttivo, e quindi realizzabile soltanto dalle due classi pure per il posto che occupano nella produzione capitalistica: la borghesia e il proletariato. La posizione sociale della borghesia , per, fondata su una serie di contraddizioni, prima di tutte la contraddizione fra il carattere sociale della produzione e il carattere privato dellappropriazione, che non le rendono possibile di acquisire piena coscienza della societ nella sua totalit e la rigettano nella falsa coscienza. La posizione di classe del proletariato diametralmente opposta: linteresse rettamente inteso del singolo proletario pu acquistare valore non come astratta possibilit, ma solo nella realt stessa, con la vittoria degli interessi di classe. La solidariet che era stata predicata dai grandi pensatori della borghesia come un irraggiungibile ideale sociale, esiste come viva realt nella coscienza di classe e negli interessi di classe del proletariato54. In questo passo di uno scritto coevo, non incluso in Storia e coscienza di classe, ben espresso il potere della posizione di classe del proletariato che trasforma lideologia borghese astratta in forza reale e

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Ivi, p.68 Ivi, p.71 51 ivi, p.77 52 Ivi, p.72 53 Ivi, pp.75-77 54 G. Lukcs, Il ruolo della morale nella produzione comunista in Scritti politici giovanili 1919-1928, cit., p.67

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istanza politica, sia questa la solidariet umana, o luguaglianza degli individui, oppure lo sviluppo delle forze produttive proprie del capitalismo nella sua funzione di sottomettere la natura alle categorie della socializzazione55, citando Marx: Se il proletariato annunzia la dissoluzione dellordinamento tradizionale del mondo, esso esprime soltanto il segreto della sua propria esistenza, poich esso la dissoluzione effettiva di questo ordinamento nel mondo56. Il proletariato la classe universale che incarnando il limite oggettivo dellordinamento capitalistico della produzione, la distruzione dellordinamento sociale esistente, lunica classe che pu sviluppare una chiara coscienza di s: afferma e al contempo nega se stessa. La sua coscienza, lultima coscienza di classe della storia dellumanit, deve, da un lato, coincidere con il disvelamento dellessenza della societ, dallaltro, condurre ad una sempre pi stretta unit di teoria e prassi57. Questa conclusione accompagnata da considerazioni ottimistiche frutto del periodo rivoluzionario dei primi anni 20: se iniziata la crisi economica finale del capitalismo, allora il destino della rivoluzione (e con essa quello dellumanit) dipende dalla maturit ideologica del proletariato, dalla sua coscienza di classe58. Come nel primo scritto marxista, Lukcs considera essenziale il momento soggettivo per il compimento della rivoluzione, sia esso la volont degli individui de Il bolscevismo come problema morale o la presa di coscienza di Storia e coscienza di classe, e rigetta ogni concezione che vede la realizzazione del comunismo in uno sviluppo senza rivoluzione. Lacquisizione della coscienza di classe da parte del proletariato rimane un processo lento e faticoso perch grandi sono gli impedimenti che si frappongono a questa coscienza nella realt59, dominata dalla povert dellesperienza e della reificazione capitalista con effetti anche sulla coscienza e la sua unit. Se, per, realizzata la maturit ideologica del proletariato pu avvenire il passo decisivo verso lobiettivo finale che rimane una realt che si deve attuare60, espresso nel linguaggio hegeliano il divenir cosciente di s della societ, il ritrovarsi dello spirito che cerca se stesso nellevoluzione61, la fine della societ articolata in classi. Il significato storico universale, la realizzazione della filosofia della storia, che incarna il proletariato, non , con le parole di Marx, perch si considerano i proletari come degli dei, ma al contrario perch nel proletariato fatta astrazione da ogni umanit, perfino dalla parvenza di umanit; perch nelle condizioni di vita del proletariato sono riassunte tutte le condizioni di vita dellodierna societ, nella loro forma pi inumana; perch luomo nel proletariato ha perduto se stesso, ma
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G. Lukcs, Il mutamento di funzione del materialismo storico in Storia e coscienza di classe, cit., p. 289-291 K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Editori Rinascita, Roma 1954, p.107 citato in G. Lukcs, Storia e coscienza di classe,cit., p.4 57 G. Lukcs, Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe, cit., p.91 58 Ivi, p. 92 59 Ibidem 60 G. Lukcs, Tattica e etica in Scritti politici giovanili 1919-1928, cit., p.5 61 G. Lukacs, Il problema della guida intellettuale e i lavoratori intellettuali in Scritti politici giovanile 1919-1928, cit., p.24

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contemporaneamente non solo ha acquisito coscienza teorica di questa perdita, bens stato spinto dalla necessit ormai incombente, ineluttabile, assolutamente imperiosa alla ribellione contro questa inumanit62. Questa alienazione e perdita di umanit del proletariato la condizione oggettiva del proletariato nella moderna societ capitalista, per cui non bisogna separare lessenza metodica del marxismo dalla attivit pratico critica del proletariato. Questo il significato profondo della connessione tra metodo dialettico e coscienza di classe, tra teoria e prassi: la dialettica materialistica come conoscenza della realt, si produce soltanto dal punto di vista di classe, dal punto di vista del proletariato in lotta63. Questa significa per il proletariato che la posizione e linteresse di classe consentono la conoscenza della verit, verit dellessenza della societ che in s rivoluzionaria ed larma in ultima analisi decisiva64 nellautoaffermazione del proletariato nella lotta di classe. Se la verit possibile solo da un punto di vista di classe, allora questa relativa e quindi Lukcs sarebbe un propugnatore del relativismo. Ma loperazione che egli tenta di fare quella di superare e portare a compimento il relativismo in quanto il soggetto conoscente esso stesso allinterno della realt storica ma possiede la verit della totalit concreta del processo nella sua azione rivoluzionaria, nel suo atto pratico di intervento nella realt. ci che Marx indica nelle tesi su Feuerbach, ossia la conversione della filosofia nella praticit, quello che Lukcs vuole elaborare come possibile soluzione di questa posizione relativista. Il criterio di correttezza del pensiero appunto la realt, ma questa non , diviene - non senza lintervento del pensiero. Se la verit del divenire rappresentata dal futuro non ancora sorto, che deve essere reso prossimo, dal nuovo che emerge nelle tendenze che si realizzano (con il nostro ausilio cosciente), allora la questione della riflessivit immaginativa del pensiero appare completamente priva di significato65. In questo passo che accenna al mito della caverna di Platone, Lukcs sottolinea come la verit, concepita come unit di teoria e prassi, non ha nulla a che fare con un dogmatismo o con un idealismo, che sia anche di segno rovesciato, perch il pensiero e lessere non si corrispondono reciprocamente, n si riflettono luno nellaltro, sono momenti di uno e uno stesso processo dialettico storico-reale66. La verit del marxismo, perci, non ha lo stesso statuto di quella delle scienze naturali, piuttosto una non-falsit, un processo di verificazione senza fine, perch conoscenza del presente storico che si attua solo nellazione rivoluzionaria del proletariato. La dialettica si pu definire cos con Merleau-Ponty: un intuizione continuata, una lettura coerente della storia effettiva, il ristabilimento dei rapporti tormentati, degli scambi incessanti che esistono

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K. Marx, La sacra famiglia, Edizioni rinascita, Roma 1954, p.92 citato in G. Lukcs, Storia e coscienza di classe, cit., p.28 63 G. Lukcs, Che cos il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe, cit., p.29 64 G. Lukcs, Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe, cit., p.89 65 G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe,cit., pp.267-268 66 Ivi, p.269

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tra il soggetto e loggetto: c un solo sapere ed il sapere del nostro mondo in divenire e questo divenire ingloba il sapere stesso. La coscienza di classe non , per, un sapere assoluto avendo pi che altro la forma di uno schema o di un progetto: un progetto globale che sostiene e anima le produzioni e le azioni di una classe, che propone a questa classe unimmagine del mondo e dei suoi compiti in questo mondo, e che tenuto conto delle condizioni esterne, le assegna una storia67. Si pu affermare quindi che la scienza insieme alla filosofia, il materialismo storico nella sua totalit, si fa coscienza di classe del proletariato e compie la realizzazione pratica che le scienze della natura non riuscivano a realizzare: diviene una scienza che ha in s il momento pratico, in cui elaborazione teorica e attivit rivoluzionaria sono momenti di un unico processo, in questa unit di teoria e prassi, di soggetto e oggetto della storia. La storia con lapparire del proletariato la realizzazione della filosofia, al tempo stesso si pu dire che la storia essa stessa filosofica. La conoscenza della storia, come stato affermato allinizio del paragrafo, presa di posizione concernente i contenuti concreti rispetto ai problemi attuali del presente68, la storia una totalit concreta aperta a diverse interpretazioni possibili e allazione degli individui. La totalit della storia essa stessa una forza storica reale che non la somma degli avvenimenti storici, e non neanche una costruzione concettuale elaborata dallesterno per conglobarli tutti. La presa di coscienza del proletariato, necessaria al realizzarsi della storia, non costituisce per un ideale; al contrario non fa che chiamare alla vita ci che la dialettica storica spinge verso la decisione69. Lukcs, inoltre, non rende impossibile la scienza e ritenga vere solo quelle conoscenze che siano a partire dal punto di vista del proletariato, proprio perch nella prassi possibile superare lalternativa tra una concezione relativistica e oggettivistica. Merleau-Ponty sostiene che Lukcs sulle orme delle ricerche di Weber sui tipi ideali nella storia, operi una relativizzazione del relativismo: rimproveri a Weber di non essere arrivato fino a relativizzare le nozioni di soggetto e oggetto perch facendolo si ritrova una sorta di totalit70. Infine per Merleau-Ponty il senso profondo del concetto di prassi, cos come elaborato da Lukcs, quello dimmetterci in un ordine che non quello della conoscenza, ma dello scambio, del relazionarsi71. Questa prassi non chiusa in s, richiede elaborazione critica e correzioni in un processo dialettico in cui lautocritica non soltanto autocritica del suo oggetto, la societ borghese, ma anche il riesame critico tendente ad accertare in che misura la propria natura pratica sia realmente arrivata a manifestarsi, quale grado di vera praticit sia oggettivamente possibile e quanto sia stato praticamente realizzato di ci che era oggettivamente possibile72. In

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M. Merleau-Ponty, Le avventure della dialettica, cit., p.44 G. Lukacs, Introduzione a Storia e coscienza di classe (1922) p.IX-X 69 Y. Ishaghpour, Prefazione a L. Goldmann Lukcs e Heidegger, cit., p.31-32 70 M. Merleau-Ponty, Le avventure della dialettica, cit., p.43-44 71 Ivi, p.62 72 G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, cit., p.270

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questo senso la filosofia della storia e la dialettica nella loro indissolubile unit nel marxismo non ci forniscono un risposta dogmatica sul presente, ma piuttosto ci mostrano la storia come un interrogativo permanente: ci rende corresponsabili del nostro tempo e delle sue parzialit; non ci descrive il futuro, non mette fine alla nostra interrogazione ma anzi la approfondisce, mostrandoci il presente come travagliato da una autocritica, da un potere di negazione e superamento cui il proletariato ha la delega storica73.

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M. Merleau-Ponty, Le avventure della dialettica, cit., p.68

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3. Il dibattito intorno a Storia e coscienza di classe nel 1924 La storia della ricezione di Storia e coscienza di classe strettamente intrecciata con la fine di quella stagione rivoluzionaria mondiale propagatasi dalla Rivoluzione russa a partire dal 1917 fino ai primi anni Venti. La repressione brutale dellinsurrezione spartachista di Berlino nel gennaio del 1919 guidata da Rosa Luxembourg e Karl Liebknecht, il fallimento della Rivoluzione dei Consigli in Ungheria cui si era sostituito il terrore bianco di Mikls Horthy dallagosto del 1919, il successivo fallimento dellAzione di Marzo in Germania nel 1921, la fine del Biennio Rosso in Italia e linsediamento del fascismo dal 1922, rappresentarono la fine di un periodo in cui la rivoluzione mondiale si credeva imminente. In Russia questi eventi si ripercuotevano nel rafforzamento della rivoluzione in un solo paese sostenuta da Josef Stalin e lInternazionale comunista decretava la fine di una fase offensiva per la ritirata e il rafforzamento interno, mentre intanto avvenivano quei fenomeni che avrebbero caratterizzato il nascente stalinismo: burocratizzazione delle strutture politiche, dogmatizzazione dei principi della rivoluzione, repressione e controllo di ogni dissenso e opinione critica1. In seguito alla capitolazione della Repubblica dei Consigli, Lukcs faceva parte della frazione viennese del Partito comunista ungherese, capeggiata da Jen Landler che esprimeva tendenze di un comunismo di sinistra, antiburocratiche e libertarie nella rivista Kommunismus. La rivista e la frazione di Landler si opponevano al settarismo burocratico, allavventuristica politica delle illusioni2 e alla corruzione di Bela Kun che, emigrato a Mosca, godeva dellappoggio dellEsecutivo dellInternazionale e occupava un ruolo egemone allinterno del partito comunista ungherese. Se le proposte politiche di Kun furono rigettate, soprattutto dopo il fallimento dellAzione di Marzo in Germania in cui aveva avuto un ruolo preminente, il suo prestigio e ruolo politico non fu ridimensionato. Con una svolta decisionista che inaugurava la bolscevizzazione dei partiti comunisti sul piano internazionale lEsecutivo dellInternazionale, decretando il partito comunista ungherese clandestino, scioglieva di fatto la frazione ungherese di Vienna: Kommunismus cess le pubblicazioni nel Settembre del 1921. Nel 1923, anno della pubblicazione di Storia e coscienza di classe, Lukcs, quindi, faceva parte di una frazione e di un partito ormai del tutto disciolti e si trovava in una profondo isolamento politico che lo port nuovamente ad emigrare dal 1925 fino alla presa del potere da parte del Nazismo a Berlino e alla militanza nel partito comunista tedesco3. Dopo le prime recensioni favorevoli di

Cfr. E. H. Carr, Storia della rivoluzione bolscevica 1917-1923, Einaudi, Torino 1964 specialmente il cap.XXV La rivoluzione in Europa (p.952-1011) e il cap.XXX Ritirata nel Comintern (p.1157-1196) 2 G. Lukcs, Ancora una politica delle illusioni in Scritti politici giovanili 1919-1928,cit.,p.166-174 3 Cfr. L. Boella Reificazione e rivoluzione: la Lukcs-Debatte dal 1923 al 1933 in E. Bloch A. Deborin J. Revai L. Rudas, Lukcs-Debatte, Marxismus-Kollektiv, trad it. di L. Boella, Intellettuali e coscienza di classe, il dibattito su Lukcs 1923-24, Feltrinelli, Milano 1977

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Jozsef Revai, Karl Korsch e di Ernst Bloch, nel 1924 iniziano una serie di pesanti critiche intorno allopera e pi in generale alla figura di Lukcs, come estremista di sinistra e espressione di un dissenso critico che non si era pi disposti a tollerare. Bloch nella sua recensione giustamente notava: Non sar facile trovare dei buoni lettori per questo libro. I russi che agiscono filosoficamente, ma pensano come dei cani incolti, subodoreranno leresia. Immensamente diversi dai revisionisti, sono per ugualmente privi di eredit filosofica e molti di loro diranno che Marx non ha certo rimesso in piedi Hegel perch Lukcs rovesciasse di nuovo Marx dalla parte della testa4. In rapida successione giungono le feroci recensioni da parte di Abraham Deborin e di Lszl Rudas e quindi la scomunica ufficiale al V Congresso del Comintern sancita dal sarcasmo anti-intellettuale di Zinovev contro il revisionismo teorico dei professori5. Karl Korsch, nel momento pi acceso di questi dibattiti, notava come la caratteristica principale delle critiche dei rappresentanti ufficiali dellInternazionale comunista alla sua concezione adogmatica e antidogmatica, storica e critica e quindi materialistica nel pieno senso del termine e a quella di Lukcs fosse la totale concordanza nel contenuto6 con le critiche che provenivano dallopposta e revisionista parte socialdemocratica, da Kautsky nel suo caso specifico. Pi in generale Korsch nella sua storicizzazione del marxismo in diverse fasi di sviluppo, considerava il marxismo critico e filosofico caratteristico dei periodi in cui la rivoluzione appare vicina, mentre il socialismo scientifico tipico dei momenti di riflusso della lotta di classe o della stabilizzazione politica, e perch rifiutava espressamente il marxismo dogmatico che in Russia si stava esprimendo come un sistema di oppressione spirituale7, accett lespulsione dal partito comunista e successivamente emigr negli Stati Uniti. Lukcs tent, invece, un difficile compromesso con lortodossia comunista ufficiale e per evitare lespulsione dal partito accett le critiche e ritir il libro dalla circolazione. Successivamente scrisse una pesante autocritica del suo libro e, dopo la sua definitiva sconfitta nelle questioni politiche ungheresi per il rifiuto delle sue Tesi di Blum, in cui proponeva una via democratica al comunismo come lunica possibile per il Partito comunista ungherese8, perch cosciente del destino di Korsch, ovvero che un espulsione dal partito avrebbe significato
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E. Bloch, Attualit e utopia.Storia e coscienza di classe di Lukcs in Intellettuali e coscienza di classe, cit., p.150 Non possiamo lasciar passare impunemente il revisionismo teorico. N tollereremo che il nostro compagno ungherese Lukcs faccia lo stesso nel campo della filosofia e della sociologia. Ho ricevuto una lettera dal compagno Rudas [] dice che intendeva opporsi a Lukcs ma la frazione gli ha impedito di farlo; perci ha lasciato la frazione perch non sopportava di veder annacquato il marxismo. Ben fatto, Rudas! Abbiamo una tendenza simile nel partito tedesco. Il compagno Graziani un professore. Korsch un professore. (Interruzione dalla platea: anche Lukcs un professore!). Se qualcun altro di questi professori comincia a far circolare le sue teorie marxiste saremo perduti. Non possiamo tollerare tale revisionismo teorico nella nostra Internazionale comunista Discorso di Zinoviev al V Congresso del Comintern, in Introduzione di Marco Maurizi a Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, edizioni Alegre, Roma 2007 6 K. Korsch, Marxismus und Philosophie, 1923, trad. it. di G. Backhaus, Marxismo e filosofia, Sugar editore, Milano 1966, pp.8-10 7 Ivi, p.36 8 G. Lukcs, Tesi di Blum in Scritti politici giovanili 1919-1928, cit., p.313-327

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limpossibilit di partecipare attivamente alla lotta contro il fascismo che si avvicinava, si ritir dalla vita politica per dedicarsi esclusivamente alla attivit teorica e alla critica letteraria9. Politicamente sconfitto, ma teoreticamente non ancora ridotto al silenzio e allabiura, Lukcs si impegn a rispondere alle critiche di Rudas10 e Deborin11, che gli biasimavano di voler contrapporre Engels a Marx, di negare la dialettica della natura e si esprimevano nelle pi svariate accuse di soggettivismo, di dualismo, di idealismo e di agnosticismo. La replica di Lukcs, affidata ad un manoscritto, redatto probabilmente tra la fine del 1925 e il 1926 intitolato Codismo e dialettica12, non fu mai pubblicata, n egli vi fece mai riferimento negli anni successivi, ed stata trovata, mancante di alcune pagine, negli archivi di Mosca del Partito comunista russo nel 1996. una sintesi e un approfondimento dal punto di vista delle critiche di Storia e coscienza di classe che chiarisce il senso della sua critica alla dialettica della natura e la funzione politica della coscienza di classe, che non potevano essere compresi da chi ha una concezione oggettivistico-naturalistica della storia e unidea astratta del ruolo del partito nella rivoluzione. Questa risposta, che pu essere rivolta anche alla dogmatizzazione del materialismo dialettico, del diamat e in qualche modo anche alla sua ampia Prefazione autocritica scritta per la seconda edizione di Storia e coscienza di classe ne 1967, ci restituisce la figura di un Lukcs che non assomiglia al passivo burocrate di Stato sostenitore dello stalinismo, come stato giudicato da molti in passato, ma al rivoluzionario che di fronte alla rivolta ungherese del 1956 si schierer ancora una volta dalla parte del soggetto rivoluzionario che sceglie di fare la propria storia. Allinizio della sua replica polemica Lukcs sottolinea, come stato gi visto in quella che abbiamo definito la forma filosofica di riflessione costituita dal saggio, che Storia e coscienza di classe fosse un libro pensato per la discussione e ne esplicita quale fosse lobiettivo politico: mostrare metodologicamente come lorganizzazione e la tattica del bolscevismo costituiscano lunica possibile conseguenza del marxismo; provare che, a partire dal metodo della dialettica materialista cos come stata usata dai suoi fondatori i problemi del bolscevismo seguano in modo logicamente necessario. Invertendo lordine dellesposizione del manoscritto, consideriamo prima la critica alla dialettica della natura, in cui Lukcs individua il nocciolo materiale della controversia con Deborin e Rudas nel modo di intendere il rapporto tra gli uomini e la natura: se questo sia un rapporto immediato oppure storicamente mediato13. Marx ne Il Capitale si espresso chiaramente affermando che lunit delluomo con la natura sorta nellattivit produttiva
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Cfr. G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe, cit., p.XXXIII-XXXIV Lszl Rudas, Marxismo ortodosso? e La teoria della coscienza di classe di Lukcs in Bloch, Deborin, Rvai, Rudas Intellettuali e coscienza di classe, cit., p.53-124 11 Abraham Deborin, Lukcs e la sua critica del marxismo in Intellettuali e coscienza di classe, cit., 125-147 12 G. Lukcs, Chvostimus und Dialektik, Aron Verlag, Budapest 1996, trad. it. M. Maurizi, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, Edizioni Alegre, Roma 2007 13 Ivi, pp.73-74
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umana, nel ricambio organico con la natura perenne condizione dellumano esistere: il processo lavorativo, quale labbiamo analizzato nei suoi semplici ed astratti movimenti, lattivit che ha per fine il valore duso, adattamento degli elementi della natura ai bisogni delluomo; perci non dipende da una particolare forma di vita, ma al contrario comune a tutte le forme di societ dellumano esistere14. Per comprendere correttamente questo passo, per Lukcs, preliminarmente necessario sottolineare quale procedimento fondamentale utilizzi Marx: lastrazione sensata o astrazione determinata. Lastrazione determinata si pu definire un momento del ciclo materialistico concreto-astratto-concreto che vuol dire che dovendo conoscere una realt determinata (un concreto), abbiamo bisogno di una determinata elaborazione concettuale (un astratto), per giungere alla fine al concreto del pensiero, a dei risultati complessi che sono, per Marx, una totalit organica. Con astrazione determinata si intende, ad esempio, la categoria del lavoro che sempre presente nel rapporto tra luomo e la natura, nella mediazione dialettica del ricambio organico tra la societ e la natura. Questa astrazione per determinata nel senso che realizzata compiutamente allinterno di una specifica societ storica, e nella societ capitalistica presente nella sua massima forma di astrazione: nel lavoro astratto, puro dispendio di energia lavorativa uguale per tutti i singoli lavori concreti. Lastrazione determinata per Lukcs sensata perch consente di generalizzare i casi singoli in un significato unico, tutti i singoli lavori in un concetto generale di lavoro umano, ma non bisogna prendere questa astrazione per realt, perch rimane una generalizzazione e una apparenza. Unapparenza non un errore, ma il manifestarsi di qualcosa che nel suo risultato nasconde il processo che lha prodotta, e, perch presente nella realt storica, unapparenza necessaria. Nel passo di Marx sopra citato, il ricambio organico sociale cos definito una unapparenza, perch si tengono rigidamente separati luomo e la natura come soggetto e oggetto, mentre sono sempre uniti in una mediazione dialettica: luomo nel suo lavoro modifica la natura e entra in contatto con altri uomini. Ed anche unastrazione sensata perch il lavoro visto solo come attivit per la produzione di valori duso mentre questo sempre in interazione dialettica con il valore di scambio15. Pi avanti nel considerare la pi seria obiezione contro la sua dialettica mossa da Deborin, cio quella di ignorare le categorie semplici in favore di quelle superiori e ideali16, Lukcs risponde che proprio del marxismo che ci che si trova ad un livello inferiore (il pi semplice, il pi astratto) possa essere conosciuto solo a partire da ci che si trova ad un livello superiore (pi complesso, pi concreto). Marx sostiene che lanatomia delluomo una chiave per lanatomia della scimmia leconomia borghese fornisce la chiave per leconomia antica e che il metodo di salire dallastratto al concreto il solo modo in
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K. Marx Il Capitale, cit., p.151 citato in Lukcs Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., p.75 G. Lukcs Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., pp.75-76 16 A. Deborin Lukcs e la sua critica del marxismo in Intellettuali e coscienza di classe,cit., p.143

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cui il pensiero si appropria del concreto, lo produce come un che di spiritualmente concreto17. Il rapporto tra categorie semplici e superiori appare allora chiaro nel ciclo concreto-astratto-concreto: dai concetti concreti empirici, si deve passare a concetti pi semplici e astratti, per ritornare alla concretezza. Per questo la categoria semplice della merce con cui inizia Il Capitale al contempo il punto di approdo, la categoria pi generale, poich il cominciamento dialettico non deve considerarsi come estraneo allo sviluppo concettuale: il circolo del presupposto posto, un circolo riflessivo che non nasconde il proprio procedimento ed un metodo progressivo e regressivo alla stesso tempo. Possiamo ritrovare questo circolo del presupposto posto anche nella struttura di Storia e coscienza di classe che, nonostante sia composta di saggi autonomi e contrari ad ogni pretesa sistematica, mostrano una accurata selezione e riflessione sulla loro sistemazione: dal semplice metodo dialettico e la coscienza di classe, passando per lastrazione sensata della reificazione, giunge nelle considerazioni sullorganizzazione alla piena concretezza della forma di mediazione reale del Partito comunista che conserva tutti i momenti precedenti. Il fatto che le categorie superiori spieghino le inferiori anche il senso delle categorie decisive della dialettica delineate nella polemica contro Engels: interazione di soggetto e oggetto, lunit di teoria e prassi, la trasformazione delle categorie come effetto della trasformazione della materia18. Questa nota, del tutto marginale nellimpianto complessivo e nel discorso di Storia e coscienza di classe, presa dai suoi critici come esempio costante della volont di Lukcs di voler difendere il marxismo ortodosso contro Engels oppure dellidealismo o del soggettivismo di questa nuova corrente nel marxismo che comprende anche Korsch, Fogarasi, Revai, di cui egli il cervello19. Deborin e Rudas la interpretano insieme ad altre analoghe affermazioni critiche verso Engels, come una negazione della dialettica nella natura, come se la natura procedesse secondo leggi che nulla hanno a che fare con la storia umana, bench Lukcs parlasse di una differenza fondamentale nella conoscenza e non nelloggetto della conoscenza. Rudas delinea le proprie critiche in tre punti: negando la dialettica nella natura sorge un dualismo (Natura: adialettica; Societ: dialettica); la dialettica un prodotto delluomo; la dialettica non una legge oggettiva, indipendente dalluomo, bens una sua legge soggettiva20. Una delle determinazioni essenziali che non erano presenti nella conoscenza della natura, nella polemica con Engels, era la modificazione storica del sostrato delle categorie come base della loro modificazione nel pensiero21. Criticando il gergo incomprensibile di Lukcs, Rudas interessato a questa determinazione solo in quanto evidente simbolo di

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K. Marx Per la critica delleconomia politica, p.193-189 citato in Lukcs Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., p.88-89 18 G. Lukcs, Che cosa il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe, cit., p.6 n.7 19 A. Deborin, Lukcs e la sua critica del marxismo, cit., p.127 20 L. Rudas, Marxismo ortodosso?, cit., pp.61-63 21 G. Lukcs, Che cosa il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe, cit., p.6 n.7

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idealismo perch si tratta soltanto di una modificazione nel pensiero. Ma Lukcs risponde alla nobile indignazione di Rudas che il significato di questa determinazione che debba aver luogo una trasformazione nella materia (il sostrato del pensiero) perch possa conseguirne una nel pensiero. Quindi afferma che esistita ed esiste una dialettica oggettiva nella realt indipendente dalluomo ma affinch questa sia una conoscenza, per poter pensare la dialettica, sono necessari degli uomini pensanti, cosa che metter in dubbio soltanto il kantiano Rudas. Per Lukcs Rudas a concepire cos un soggettivismo molto pericoloso: concepisce rigidamente e non dialetticamente lopposizione di Soggetto/Oggetto e rimane fondamentalmente in una concezione di tipo kantiano in cui possibile attribuire unoggettivit reale solo a quelle cose che esistono indipendentemente dal soggetto della conoscenza, alla inconoscibile cosa in s. Per questa concezione soggettivo tutto ci che opera delluomo e anche la storia stessa non avrebbe alcuna possibilit di essere compresa nella sua oggettivit reale cos come analizzata dal marxismo. La dialettica non semplicemente il risultato dello sviluppo economico e sociale dellumanit e anche se lo fosse, non avrebbe niente di soggettivo come tutti gli altri prodotti dello sviluppo storicosociale: capitale, rendita fondiaria, profitto, etc. Le vexatae quaestiones poste dal compagno Rudas sono in realt molto facili da risolvere e sono delle ovviet: la societ sorta dalla natura; le leggi della natura sono esistite prima della societ; la dialettica non potrebbe essere un principio di sviluppo oggettivo della societ se essa non funzionasse gi come principio dello sviluppo della natura prima della societ e non esistesse gi oggettivamente. Ma il senso storico della dialettica, il principio che il metodo dialettico si applica anche a se stesso, non intaccato da queste verit piuttosto ovvie. Il processo conoscitivo concepito dialetticamente al tempo stesso parte del processo di sviluppo sociale oggettivo e comprensibile al tempo stesso come processo storico: in quanto processo storico, tuttavia, la conoscenza solo una parte, solo la parte cosciente (vera o falsa che sia), di quel processo di sviluppo sociale, di quellininterrotta trasformazione dellessere sociale che si completa a sua volta in unininterrotta azione reciproca con la natura (ricambio organico sociale della societ con la natura)22. Ogni conoscenza quindi relativa nella misura in cui pu essere modificata o falsificata da uno sviluppo maggiore della struttura economica della societ, ma quando corrisponde alla realt dellessere sociale e della natura da esso mediata verit oggettiva, assoluta, che vede cambiata da una conoscenza pi ampia e pi giusta che la tolga e conservi (aufheben), solo la propria collocazione e spiegazione teorica. Ogni conoscenza perci falsificabile e la verit piuttosto una non-falsit, un principio di verificazione. Il materialismo storico relativo sola nella misura in cui le categorie attraverso cui comprende la realt oggettiva (societ e natura) sono determinate dallessere sociale del suo presente, che sono
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G. Lukcs Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., pp.78-81

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soltanto forme mentali di questa realt oggettiva23. questa la difficolt della dialettica da cui Lukcs invitava a tenere conto nella Introduzione a Storia e coscienza di classe: la dialettica inevitabilmente utilizza categorie storiche, forme mentali e concetti del presente che devono sempre essere considerate nella loro essenza prettamente storica e nel loro togliersi e conservarsi, nel loro costante superamento dialettico24. La dialettica hegeliana cos rovesciata da Marx scopre il suo fondamento e i suoi presupposti reali nella storia degli uomini e il materialismo storico un metodo oggettivamente valido perch comprende lintera realt come un processo storico e la conoscenza stessa come prodotto dello sviluppo oggettivo, senza dover ricorrere alle assolutizzazioni di un sapere assoluto o della propria contemporaneit storica come Hegel. Quello che Rudas e Deborin chiamano agnosticismo e relativismo soltanto la chiarezza delle concrete determinazioni della conoscenza, del fondamento materiale e dei presupposti del metodo dialettico. Il dualismo tra natura e societ nella dialettica del tutto assente perch ha una fonte unitaria: lo sviluppo della societ e il ricambio organico con la natura che si sviluppa in esso25. Ossia Lukcs nega che nella societ attuale sia possibile avere un rapporto immediato con la natura, in quanto questo sempre socialmente mediato dal ricambio organico tra natura e societ o, in altri termini, dal principio di socializzazione della societ. Natura e societ sono sempre in interazione reciproca nel ricambio organico sociale nella sua doppia determinazione dialettica: unereditariet naturale, cio un rapporto di interazione con la natura indipendente dagli esseri umani, che al tempo stesso determinato dalla struttura economica della societ. Le scienze della natura in Storia e coscienza di classe sono risultate essere un prodotto dello sviluppo capitalista, ma ci non toglie nulla alla loro oggettivit n alla loro utilit perch producono un sapere sulla natura adeguato, oggettivo e sistematico, cosa difficilmente immaginabile e possibile prima del capitalismo. Lessere sociale determina la scienza, altrimenti bisognerebbe ammettere che lo scienziato quando esercita la pura scienza della natura stia al di fuori della societ e le categorie sociali, forme e condizioni di esistenza, non influenzino il procedimento conoscitivo che avviene nella sua testa. Se con Marx si concepisce leconomia politica come anatomia della societ borghese si deve dire che non c fenomeno della vita che non sia in rapporto ad essa sia dal lato del soggetto (categorie come forme di esistenza in ogni manifestazione di vita), sia da quella delloggetto (condizioni sociali del ricambio organico della societ con la natura)26. Finch non saremo in grado di mostrare in modo storico-genetico lorigine delle nostre conoscenze a partire dalla loro base materiale concreta la nostra visuale sar manchevole di un importante e

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G. Lukcs Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., p.83 Cfr. G. Lukcs, Introduzione a Storia e coscienza di classe, cit., p.XII-XIV 25 G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., p.85 26 Ivi, pp.94-95

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oggettivo momento della dialettica: la storia. Ci non vuol dire che le scienze della natura siano del tutto prive di elementi storici e non possano giungere a verit obbiettivamente valide. Quello che , per, impossibile alle scienze della natura ordinare i propri risultati sia storicamente che teoreticamente in un contesto complessivo, nonch chiarire le contraddizioni che sorgono dal materiale concreto e mostrarle come contraddizioni dialettiche27, come momenti singoli del processo storico unitario. La conoscenza dialettica stessa un tentativo sempre falsificabile di raggiungere questa completezza, un interrogativo permanente28 sulla realt storica attuale. Inoltre Lukcs non svaluta neanche le conoscenze non dialettiche e astoriche o in opposizione allo sviluppo storico oggettivo: dal fatto che il processo oggettivamente reale esso stesso dialettico e che lorigine reale e lintreccio della conoscenza che gli corrisponde adeguatamente siano essi stessi dialettici, non segue affatto che ogni conoscenza debba apparire nella forma di conoscenza del metodo dialettico29. Lukcs accenna allarte e ad altri esempi di conoscenza, per cui non rifiuta tutte le conoscenze che non siano dialettiche e a partire dal punto di vista del proletariato, e sebbene non vi siano pi ottimistiche considerazioni sul mutamento di funzione del materialismo storico, rimane lincentivo alla ricerca delle epoche e dei saperi pre-capitalisti. La verit, inoltre, per Lukcs pi che altro un continuo processo di verificazione, una conoscenza che pu essere modificata o falsificata da uno sviluppo maggiore della struttura economica della societ. Le contraddizioni dialettiche di una teoria possono essere concretamente risolte solo nel processo storico reale e una conoscenza pi giusta che cos si produrrebbe non pu che togliere e conservare la conoscenza precedente. Il pensiero pu anticipare un processo storico-sociale solo se esiste gi nella realt come una reale tendenza di sviluppo, altrimenti rimane in forma astratta e nella mitologia del concetto di Hegel. Nonostante il suo realismo grandioso, il limite di Hegel, che lo spinse verso un idealismo mitologico, che non si cur di dimostrare questo per-s, questo oggetto che si riconosce nella sua concretezza materiale, nel suo divenire storico e nel suo essere-divenuto, poich questo oggetto non esisteva ancora nella realt concreta: questo oggetto il proletariato rivoluzionario30. Quindi Lukcs analizza le obiezioni pi importanti poste da Deborin e Rudas verso la teoria della coscienza di classe. Sottolineando come ogni volta che si faccia un attacco opportunistico contro la dialettica rivoluzionaria questo avvenga in nome dello slogan contro il soggettivismo (Bernstein contro Marx, Kautsky contro Lenin), Lukcs vuole dimostrare come Rudas e Deborin immaginano di combattere il mio soggettivismo, in realt stanno combattendo contro il

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ivi, pp.96-97 M. Merleau-Ponty, Le avventure della dialettica, cit., p. 68 29 G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., 87 30 Ivi, pp. 98-99

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bolscevismo. Deborin, per Lukcs, ponendosi dal punto di vista volgare della vita quotidiana borghese e della scienza della natura, concepisce in modo rigidamente separato il soggetto (la societ) e loggetto (la natura), e arriva addirittura a negare la lotta di classe: la societ lotta con la natura e basta!31. Rudas non si spinge fino a questo punto, perci al suo ampio articolo critico della teoria della coscienza di classe32 che sono rivolte le risposte polemiche di Lukcs. Con un argomentazione che ricorda Heidegger nella Lettera sullUmanismo33, Lukcs afferma inizialmente che Rudas parla continuamente della Storia e delluomo e dimentica che nel suo libro non ci occupiamo delluomo ma del proletariato e del partito che lo guida; che non ci interessiamo della Storia ma dellepoca della rivoluzione proletaria34. Rudas era un militante nel partito comunista ungherese, aveva partecipato alla Rivoluzione dei Consigli, faceva parte della frazione viennese insieme a Lukcs, ma al suo scioglimento si schiera con Bela Kun e lEsecutivo centrale. Lukcs non pu perci esimersi nellaffrontare la sua critica alla coscienza di classe dal far riferimento a questo retroterra di esperienze comuni e ad un suo recente articolo politico35, perci fa una analisi critica della Rivoluzione Ungherese, che un buon esempio di unanalisi storicodialettica che non pu rimanere ferma ai fatti oggettivi ma deve considerare il processo storico e la societ come una totalit: un interrogativo permanente sulla realt storico-sociale. La rivoluzione in Ungheria non fallita, come sostiene Rudas, per lestensione limitata del territorio che non dava alcuna possibilit di ritirata militare, n per il tradimento degli ufficiali militari e n per lembargo delle altre nazioni europee. Questi tre sono dei fatti che sicuramente hanno avuto un ruolo nellaffossamento della rivoluzione, ma dal punto di vista metodologico, se vogliamo rimanere dei dialettici rivoluzionari, centrale andare al di l dei fatti nella loro semplice fatticit e considerare il momento soggettivo del processo storico: la questione dellesistenza o meno di un Partito Comunista, la questione dellorganizzazione. I fatti delineati presi per se stessi non offrono la possibilit di trarre delle conclusioni univoche dagli eventi: il tenore di vita del proletariato ungherese non sceso drasticamente nel periodo delloffensiva controrivoluzionaria, per cui lembargo stato fatale in realt pi per la demagogia socialdemocratica, che nel ritorno alla democrazia sperava in un miglioramento delle condizioni del proletariato; agli inizi di agosto del 1919 lArmata Rossa ungherese si trovava in una situazione promettente (con la riconquista di Szolnok) mentre a Budapest la Repubblica dei Consigli crollava, per cui la rivoluzione non una questione puramente militare e, se Lukcs volesse essere cattivo, dal fatto dellestensione

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G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., p.19-20 L. Rudas, La teoria della coscienza di classe di Lukcs in Intellettuali e coscienza di classe, cit., pp. 75-124 33 M. Heidegger, Lettera sullumanismo in Segnavia, Adelphi, Milano 1987 34 G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., p.20 35 L. Rudas, Genosse Trotsky ber die ungariche Proletarierrevolution (Il compagno Trotsky sulla rivoluzione proletaria ungherese), Inprekorr IV

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limitata del territorio bisognerebbe inferire che una rivoluzione non possibile in tutti quei paesi che non abbiano lestensione territoriale della Russia e siano circondati da Paesi imperialisti: ma questo vale allora per ogni paese europeo. la carenza organizzativa, la mancanza di un partito comunista cosciente e organizzato la causa principale della fine della rivoluzione in Ungheria36. Nel sottovalutare o sopravvalutare lelemento soggettivo nel processo storico, Rudas lo separa sempre accuratamente da quello oggettivo e si guarda bene dal cogliere la loro interazione dialettica37. Egli si pone sullo stesso piano delle scienze borghesi naturali e negando il ruolo concreto che spetta al proletariato in quanto fattore soggettivo della storia e la funzione che la sua (e solo la sua) coscienza di classe occupa nel processo storico38, rimane un fedele kantiano. Questa svalutazione del ruolo soggettivo conduce per di pi Rudas al fatalismo storico nella considerazione della, da lui definita, teoria del momento (Augenblicktheorie) di Lukcs39. Il momento per Lukcs quella situazione in cui si concentrano le tendenze essenziali del processo storico e in cui deve essere presa una decisione sulla direzione futura da imprimere al corso della storia. Lo sviluppo storico non segue pedissequamente una linea retta ascendente40; in esso vi sono dei momenti in cui le tendenze essenziali si concentrano fino a raggiungere un punto di massima concentrazione, e superato questo punto il processo prende unaltra direzione: un salto, il momento della decisione e dellazione rivoluzionaria. In questa situazione tutto dipende dalla volont cosciente del proletariato, dalla sua coscienza di classe, ma non va astrattamente separato dal processo storico in quanto si trovano in interazione dialettica: si tratta di comprendere che questa autonomia del momento soggettivo nello stadio attuale del processo storico un segno decisivo della situazione generale nel periodo della rivoluzione proletaria. La coscienza di classe non lunica forza trainante della rivoluzione e dipende dallo sviluppo storico, ma Lukcs si oppone ancora una volta alla concezione di una semplice evoluzione economica verso il comunismo, ad uno sviluppo senza rivoluzione. Lutilizzo del termine momento vuole sottolineare che in determinate situazioni storiche si danno delle condizioni per cui possibile unazione pratica nel presente, che imponga una direzione diversa al processo storico oggettivo ed proprio questo il senso profondo dellinsurrezione come arte che Lenin sosteneva. Questi momenti soggettivi si lasciano cos poco isolare nel corso del processo storico oggettivo, essendo sempre in profonda interazione dialettica, che proprio di una concezione rivoluzionaria bolscevica concepire che mai possa mancare in ogni situazione il germe, la possibilit di uninfluenza attiva del

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G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., pp.21-23 Ivi, p.21 38 Ivi, p.24 39 L. Rudas, La teoria della coscienza di classe di Lukcs in Intellettuali e coscienza di classe, cit., p.113 40 G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica,cit., pp.26-27

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momento soggettivo41 e citando Lenin: Forse non aveva ragione il ministro prussiano degli affari interni, il signor Von Puttkamer, quando pronunci il detto memorabile: in ogni sciopero nascosta lIdra della rivoluzione?42. Allora Lukcs affronta le critiche di Rudas al termine che ha utilizzato per definire la coscienza di classe possibile: zugerechnete, cio coscienza di classe attribuita di diritto o imputata. Lukcs non d al termine di imputazione alcun peso particolare e non segue Rudas nella sua ricostruzione del significato del termine che lo faceva discendere da quello teorizzato nellambito del neokantismo da Rickert e Max Weber. Per Lukcs un vecchio termine giuridico che si trova gi in Aristotele e fa lesempio di un oggetto che cade da una finestra di una casa e uccide un passante. La responsabilit e la colpevolezza dellimputato, del proprietario della casa, non riguarda che cosa egli abbia realmente pensato, ma se egli avrebbe potuto e dovuto sapere che la sua azione o la sua omissione doveva portare in condizioni normali a queste conseguenze43. Negli studi storici si usa questa categoria per lasciar cadere i dettagli inessenziali e riconoscere cosa gli uomini fossero in grado di fare o tralasciare in base alla corretta conoscenza della loro situazione oggettiva. Quando ci si riferisce alle classi, ad un soggetto collettivo e transindividuale, basterebbe contrapporre la falsa coscienza alla realt oggettiva della vita economica per comprendere correttamente la situazione storica. Ma i pensieri effettivi su tale situazione economica oggettiva non sempre sono giusti e la falsa coscienza unapparenza necessaria della realt storica, per cui si produce uno scarto tra la coscienza effettiva degli individui e la coscienza che essi - in base alla loro posizione di classe potrebbero avere. Il proletariato in base alla sua posizione di classe pu avere una coscienza giusta del processo storico e delle sue singole tappe44, ma questo non vuol dire che la possieda in ogni caso. Vi appunto uno scarto che compito del Partito comunista, dellorganizzazione rivoluzionaria cosciente, superare: uno scarto tra essere e coscienza, tra una coscienza che corrisponde oggettivamente alla struttura del processo e una coscienza in cui questo carattere di classe occultato dagli interessi particolari e temporanei. Rudas concepisce questo compito del partito come un semplice prevedere lo sviluppo oggettivo delle forze produttive e dei rapporti di produzione. Non vede come necessario nessun altro tipo di azione del partito e per questo, in ultima analisi, Rudas politicamente un sostenitore del codismo, espressione coniata da Lenin per coloro che non riconoscono il ruolo dellavanguardia cosciente e del partito rivoluzionario, preferendo collocarsi in coda ai movimenti di massa spontanei45. Per Lukcs possibile che la coscienza rimanga indietro rispetto

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G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., p.34 V. I. Lenin, Rapporto sulla rivoluzione 1905 citato in G. Lukcs Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., p.34 43 G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica,cit., p.36 44 Ivi, p. 38 45 Cfr. V. I. Lenin, Che fare?, Editori Riuniti, Roma 1969, pp.86-87

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allo sviluppo economico oggettivo, per cui il Partito deve intervenire attivamente in questo processo di sviluppo della coscienza di classe proletaria: cio deve da una parte incentivare la comprensione corretta della condizione di classe oggettiva, dallaltra, questa analisi puramente teorica non sufficiente, per cui deve sviluppare le giuste linee guida per lazione46. Lukcs si pone seriamente il problema di una organizzazione politica che vuole essere rivoluzionaria, per cui i suoi discorsi stessi devono essere comprensibili, e i suoi programmi accettati in una discussione con il proletariato, cio i suoi slogan devono essere quelle idee, sentimenti, etc. che gli uomini avrebbero avuto in una determinata situazione di vita, se fossero stati in grado di cogliere pienamente questa situazione e gli interessi da essa emergenti, sia in rapporto allagire immediato, sia in rapporto alla struttura dellintera societ47. Questa la funzione prettamente politica della categoria dellimputazione: la coscienza di classe possibile si sviluppa allinterno di unorganizzazione rivoluzionaria cosciente per elaborare le linee guida per lazione, i modelli da seguire, le parole che siano politicamente produttive per ottenere il coinvolgimento del proletariato e realizzare lazione rivoluzionaria, e anche per modificare questa stessa coscienza di classe. Allaffermazione di Rudas per cui negando che la coscienza di classe sia la coscienza psicologica individuale, sia una media statistica dei pensieri delle masse, sarebbe necessario trovare allora un terzo luogo in cui sia possibile la coscienza di classe, forse la testa di un dio o di molti dei, forse la testa della signora storia o qualcosa di simile48, Lukcs risponde: questo terzo luogo per ogni comunista qualcosa di abbastanza facile da trovare: il Partito Comunista49. Rudas rimane fermo in una contrapposizione kantiana di forma e contenuto, mentre la coscienza di classe un concetto dialettico per cui le sue determinazioni come livello della coscienza di classe e il senso della posizione di classe, come tutte le determinazioni dialettiche, non sono concetti formali e rigidi, perch devono costantemente sopprimersi e conservarsi, perch esprimono rapporti concreti in concrete situazioni storiche. Le forme organizzative sorgono in parte in modo spontaneo e in parte vengono create in modo cosciente per cui, criticando lo spontaneismo di Rosa Luxembourg, che negli anni precedenti aveva egli stesso sostenuto, si pu affermare con ragione che queste forme di organizzazione siano conservative e rigide nei confronti del processo storico, ma sono al tempo stesso fluide e questi due aspetti sono strettamente legati nel processo dialettico. a Lenin che va riconosciuta la scoperta dei passaggi reali di mediazione tra la posizione di classe e la prassi correttamente cosciente50. Lenin esorta ad afferrare con tutte le proprie forze lanello pi vicino della catena dello sviluppo dal quale dipende, in un dato momento, il destino della totalit e quindi
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G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica,cit., p.45 Ivi, pp.65-66 48 L. Rudas, La teoria della coscienza di classe in Intellettuali e coscienza di classe, cit., p.86 49 Ivi, p.48 50 Ivi, p.55

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rifiutando ogni istanza utopica il suo relativismo, la sua Realpolitik rappresentano appunto lattualizzazione e la traduzione pratica delle tesi su Feuerbach del giovane Marx51. Le forme organizzative del proletariato, in primo luogo il partito, sono le forme di mediazione reale in cui e attraverso cui la coscienza di classe che corrisponde ad un dato essere sociale del proletariato si sviluppa e viene sviluppata52. Nellorganizzazione rivoluzionaria fondamentale importanza ha lautocritica, lerrore stesso di cui si sia acquisita consapevolezza, il principio di continua verificazione delle proprie convinzioni e azioni. Questa autocritica essenzialmente pratica, ci vuol dire che esiste una prassi, che fa si che la coscienza di classe esista anche prima della sua totale realizzazione concreta, che in quanto ultima coscienza di classe53 dovrebbe sopprimere se stessa nel momento in cui raggiunge la propria affermazione. Ma la prassi e la vita allinterno di una organizzazione rivoluzionaria non chiusa in se stessa richiede elaborazione critica, scambio e comunicazione con il resto del proletariato, per trascinarlo verso la propria coscienza di classe e farsi riconoscere espressione del proletariato rivoluzionario. La coscienza di classe non un sapere assoluto di cui il Partito sarebbe depositario, richiede elaborazione critica e comunicazione con il proletariato per creare slogan, immagini e progetti politici che siano realmente rivoluzionari e raggiungere cos la sua verit. Una verit che sempre autocritica perch deve corrispondere alle aspirazioni e alla situazione reale del proletariato e con esso comunicare, e allo stesso tempo larma di una politica rivoluzionaria che non pu esimersi dallandare verso lignoto se vuole rovesciare il sistema capitalistico e la societ divisa in classi, se vuole realizzare il regno della libert come utopia reale. Una verit che sempre da correggere, da riprendere e mantenere viva, che da inventare allinterno di una realt storica, che accade indipendente da noi, ma al tempo stesso da fare. Lironia tragica della scomunica da parte dellInternazionale comunista e ci che Deborin e Rudas non avevano assolutamente compreso, che Lukcs nel suo libro aspirava a dimostrare come lorganizzazione e la tattica del bolscevismo costituiscano lunica possibile conseguenza del marxismo, ossia ambiva a elaborare la formulazione filosoficamente coerente della prassi rivoluzionaria del leninismo. Per Lukcs non il la rivoluzione russa ad aver bisogno della filosofia ma la filosofia stessa che deve farsi leninista. Come quella filosofia povera scaturita dalla riflessione etica dopo la Grande Guerra, la filosofia non deve aver alcuna pretesa a guidare i momenti storici in atto, ma deve fondamentalmente imparare dalla lezione leninista per

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G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, cit., pp.260-261 n.61 vedi anche il pi ampio confronto di Lukcs riguardo il significato e limportanza storica di Lenin nellopuscolo scritto subito dopo la sua morte: G. Lukcs, Lenin, unit e coerenza del suo pensiero, Einaudi, Torino 1976, p.15 52 G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit., pp.52-53 53 G. Lukcs, Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe, cit., p.92

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comprendere a pieno la possibilit e la riproducibilit della azione rivoluzionaria54. Quindi tutto il discorso di Lukcs sul metodo dialettico e sulla coscienza di classe va sempre riferito alla questione dellorganizzazione e dellattivit rivoluzionaria: Storia e coscienza di classe termina con il saggio sullorganizzazione del partito. Questo aspetto va sempre tenuto presente nel discorso elaborato da Lukcs e egli non pu mai essere visto come un raffinato critico depoliticizzato della reificazione capitalista: in Lukcs la filosofia stessa era sempre legata allazione concreta. Il suo pensiero, come il titolo dellabbozzo autobiografico scritto in vecchiaia, era sempre un pensiero vissuto55. Il fascino di Storia e coscienza di classe sta proprio nellessere un libro di filosofia che dialoga con gran parte della sua storia e con i filosofi a lui contemporanei, e nel contempo un libro fortemente impegnato nei problemi del suo tempo, cio di quella epoca della rivoluzione mondiale in cui Lukcs pensava di vivere.

54 Cfr. S. !i"ek, Georg Lukcs filosofo del leninismo in G. Lukcs, Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, cit. 55 G. Lukcs, Pensiero vissuto, unautobiografia in forma di dialogo, cit.

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5. La reificazione Il saggio La reificazione e la coscienza del proletariato il pi lungo e importante di Storia e coscienza di classe ed la formulazione pi originale del marxismo ortodosso di Lukcs. Tutta la discussione precedente riguardo al metodo dialettico e alla coscienza di classe rimane in qualche modo astratta e formale se non prende in considerazione lessere reale, la forma concreta di esistenza allinterno della societ capitalista: la reificazione. Le recensioni polemiche del 1924, come abbiamo visto, non si concentrano su questo aspetto dellopera considerando ben pi importante, bench marginale, la critica ad Engels e alla dialettica della natura e la teoria della coscienza di classe. Rudas si limita a osservare che con il nome di reificazione Lukcs opera una deformazione, negatrice di ogni verit oggettiva, della teoria del feticcio della merce1 che, nel suo carattere totalizzante, spoglia ogni nostra conoscenza di qualsiasi strumento per constatare loggettivit di una verit2. Ernst Bloch uno dei pochi recensori dellepoca che coglie limportanza dellanalisi di Lukcs sulla reificazione incentrando tutto il suo articolo su questo concetto e le sue implicazioni filosofiche. Nell'insieme Bloch legge nellopera di Lukcs unattualizzazione dellutopia, unanticipazione che, nel ricondurre il dinamismo dialettico di Hegel e di Marx al momento finale della decisione e della nascita del nuovo, d al pensiero umano la suprema forza costitutiva e al tempo stesso la massima responsabilit del mondo, il compito del settimo giorno della creazione, collega Lukcs e la metafisica alla interpretazione cosmica dei sogni, allevocazione di Dio3. Per Bloch il tema metafisico complessivo della storia pertanto disvelato nel libro di Lukcs per altra via4, ma il suo contenuto del tutto conforme al suo Spirito dellutopia. Critica per in Storia e coscienza di classe una certa inclinazione semplicistica allomogeneizzazione quasi esclusivamente sociologica del processo5. La parola Verdinglichung, che viene tradotta reificazione o cosificazione, si trova anche in altri pensatori (Nietzsche ad esempio) ma stato Lukcs a delinearne un concetto preciso. Nella Prefazione del 1967, Lukcs si limita ad asserire che il tema della reificazione era nellaria6: fa riferimento a Heidegger e allinterpretazione di Lucien Goldmann, il quale sostiene che in alcuni luoghi di Essere e tempo vi sia una replica polemica al suo libro. Bench lintera prefazione sia nel segno di una aspra autocritica di Storia e coscienza di classe, Lukcs sottolinea limportanza della

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L. Rudas, Marxismo ortodosso? in Intellettuali e coscienza di classe, cit., p.74 Ibidem 3 E. Bloch, Attualit e utopia. Storia e coscienza di classe di Lukcs in Intellettuali e coscienza di classe, cit., pp.166167 4 Ivi, p.166 5 Ivi, p.164 6 G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe, cit., p.XXIII

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sua analisi del problema dellestraneazione, che viene trattato per la prima volta dopo Marx come questione centrale della critica rivoluzionaria del capitalismo7. Allinizio del secolo Georg Simmel nella Filosofia del denaro aveva utilizzato il termine di reificazione per descrivere alcuni fenomeni apparenti della societ capitalistica, attribuendoli allo scambio sociale e al denaro come espressione generale di scambiabilit delle cose. Come Max Weber riguardo la razionalizzazione dellimpresa capitalista, Simmel si ispirato a Marx ma in polemica con lui: parte da una considerazione soggettiva del valore e lo considera sempre come stima personale. Nello scambio delle merci questa stima personale si oggettivizza e produce una distanza tra lio che stima e la cosa. Il denaro nato nel rapporto di scambio privo di valore in s, ma finisce per imporsi come scopo e produce un mondo oggettivo che solo lintelletto pu comprendere8. In questo mondo reificato, dominato dallopposizione necessaria delloggetto e dellintelletto riflessivo, unica possibilit di rifugio per la soggettivit autentica il mondo purificato dei sentimenti e delletica. Opponendosi, quindi, allo schema marxiano che vede i fenomeni sociali e culturali come sovrastruttura della base economica-materiale, Simmel estende le categorie della comprensione estetica, prima fra tutte quella di forma, allintera esperienza delluomo. Queste categorie estetiche non hanno soltanto valore epistemologico, ma sono anche propedeutiche e propriamente etiche: essenziale per lindividuo per contrastare la reificazione capitalista dare forma alla sua esistenza rendendosi continuamente responsabile dei gesti e delle decisioni con i quali, giorno per giorno, egli supera la chiusura del proprio io e ridefinisce la sua appartenenza al vincolo comunitario9. Per questa elaborazione delletica della forma e della decisione, Simmel era a favore della Grande Guerra in cui vedeva una grande assoluta educatrice: dare forma alla propria vita era possibile nellesperienza bellica perch gli atti di eroismo individuale promuovono lassunzione di responsabilit personale nei confronti della comunit intera, riscattano dal rischio della riduzione a cosa10. Lukcs nota come Simmel si arresti alla immediatezza della reificazione, perch separa il fenomeno dalla sua esistenza economica che permetterebbe di comprenderlo nella sua vera intelligibilit11. In effetti, Simmel, analizzando solo le componenti ideali e simboliche dello scambio si pone sul piano della semplice circolazione delle merci e non della loro produzione e, di conseguenza, descrive soltanto questo mondo stregato, deformato e capovolto in cui si aggirano i fantasmi di Monsieur le Capital e Madame la

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Ivi, pp.XXII-XXIII cfr. Y. Ishaghpour, Prefazione a L. Goldmann Lukcs e Heidegger, cit., pp.16-17 9 S. Catucci, Per una filosofia povera, cit., p.61 10 Ivi, p.62 11 G. Lukcs, La reificazione e la coscienza di classe del proletariato in Storia e coscienza di classe, cit., p.123

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Terre come caratteri sociali e insieme direttamente come pure e semplici cose12. Simmel non coglie neanche lessenza dello scambio tra equivalenti e la trasformazione del denaro in equivalente generale perch rifiuta il concetto di valore-lavoro e il lavoro astratto come utopia scientifica che non si incontra da nessuna parte13. Lukcs legge nel feticismo delle merci una una filosofia totale (una concezione, ad un tempo, della conoscenza, della politica e della storia)14; come si pu sostenere con una certa legittimit che il capitolo della logica hegeliana sullessere, il non essere e il divenire contiene lintera filosofia di Hegel, cos il capitolo sul carattere di feticcio della merce cela in s tutto il materialismo storico, lintera autoconoscenza del proletariato come conoscenza della societ capitalistica15. Per Lukcs il rapporto di merce una struttura totale e totalizzante: un modello di tutte le forme di oggettualit e di tutte le forme ad essa corrispondenti di soggettivit nella societ borghese16. Lessenza di questa struttura consiste nel fatto che una relazione tra persone riceve il carattere della cosalit e quindi una oggettualit spettrale che occulta nella sua legalit autonoma, rigorosa, apparentemente conclusa e razionale, ogni traccia della propria essenza fondamentale: il rapporto tra uomini17. Questa seconda natura che ha cos origine il divenir cosale delle relazioni tra uomini, loggettualit spettrale della forma di merce, il fenomeno della reificazione. La merce in quanto categoria o forma universale della strutturazione (Gestaltung) sociale caratterizzata dal fatto di permeare le manifestazioni di vita della societ nella loro totalit, riplasmandole seconda la propria immagine18. Secondo Lukcs con il passaggio al capitalismo non aumenta semplicemente il numero degli scambi di merci allinterno di una societ, si produce una differenza qualitativa, un salto fondamentale: lepoca del dominio della merce e della mercificazione di tutte le espressioni di vita. In una societ pre-capitalista o primitiva la produzione indirizzata esclusivamente al valore duso, ai bisogni della comunit, e lo scambio di merci episodico o marginale, in quanto si sviluppa soltanto ai confini della comunit naturale. Al contrario, nella societ capitalista, la produzione indirizzata esclusivamente al profitto, alla continua riproduzione del capitale, gli individui spossessati dei loro mezzi di produzione sono costretti a vendere la propria forza lavorativa, nonch a ricorrere al mercato per soddisfare i loro bisogni. Il dominio assoluto della forma di merce e la conseguente reificazione totale sono quindi qualcosa che si realizza compiutamente solo nel capitalismo avanzato moderno, vale a dire in una societ in cui
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K. Marx, Il Capitale, III, 7, 48, Newton Compton 1979, p.1106 citato in G. Lukcs, Storia e coscienza di classe, cit., p.123 13 G. Simmel, Philosophie des Geldes, Lipsia 1900 (trad it. Filosofia del denaro) citato in Y. Ishaghpour, Prefazione a L. Goldmann Lukcs e Heidegger, cit., p.17 14 E. Balibar, La filosofia di Marx, op. cit., p.82 15 G. Lukacs, La reificazione e la coscienza di classe del proletariato in Storia e coscienza di classe, cit., p.224 16 Ivi, p.107 17 Ivi, p.108 18 Ivi, p.110

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leconomia sia completamente mercificata, e la produzione e la circolazione delle merci siano sviluppate a livello mondiale. Importante preliminarmente, per Lukcs, rilevare che luniversalit della forma di merce ha delle conseguenze e, al tempo stesso, dei presupposti soggettivi ed oggettivi. Alluomo viene contrapposta la sua attivit come qualcosa di oggettivo e di indipendente che lo domina mediante leggi autonome che gli sono estranee, ossia lastrazione dal lavoro e lequiparazione fra lavori disuguali diviene misura e legge del valore socialmente necessario alla produzione delle merci. Lattivit umana si oggettiva di fronte alluomo stesso trasformandosi in merce19, cio la sua attivit, la sua forza-lavoro viene considerata alla pari di ogni altra merce. Lukcs, quindi, nella sua elaborazione del concetto di reificazione parte proprio da ci che Simmel rifiutava: il lavoro astratto. Nello scambio di merci il lavoro si oggettiva per mezzo del valore di scambio, diviene astratto lavoro umano che misura il lavoro socialmente necessario alla produzione delle merci. Il lavoro astratto umano realizza la merce come forma universale della strutturazione sociale e la conseguente reificazione capitalista soltanto quando, in seguito ad un lungo sviluppo storico, si incarna nel lavoratore libero e salariato che costretto a vendere la propria forza-lavoro. Il lavoro astratto quindi sorge contemporaneamente come risultato e presupposto della produzione capitalista soltanto nel corso del suo sviluppo20. Solo nel processo storico il lavoro astratto diviene caratteristica determinante sia dellesistenza reale dei lavoratori, sia delle relazioni degli uomini fra di loro, sia del riferirsi della societ alla natura. Lukcs nel delineare il suo concetto di reificazione parte da quanto Marx scrive nel I libro de Il Capitale riguardo il feticismo delle merci sviluppandone le implicazioni filosofiche. Larcano della forma di merce consiste per Marx nel fatto che questa rimanda agli uomini come uno specchio i caratteri sociali del loro proprio lavoro trasformati in caratteri oggettivi dei prodotti di quel lavoro, in propriet sociali naturali di quelle cose, e quindi rispecchia anche il rapporto sociale fra produttori e lavoro complessivo come un rapporto sociale di oggetti che esiste al di fuori di essi. Mediante questo quid pro quo i prodotti del lavoro divengono merci, cose sensibilmente sovrasensibili, cio cose sociali. [] Quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto tra cose soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi21. Nella societ capitalista il lavoro sociale complessivo, necessario allappagamento dei bisogni degli individui, frantumato in una molteplicit di produttori privati indipendenti. Questi produttori privati devono, allora, ricorrere allo scambio delle merci per soddisfare la totalit concreta dei loro bisogni. Ma nello scambio delle merci, che possibile solo per il carattere sociale dei loro lavori, per lessere tutti dispendio di astratto lavoro umano, i prodotti del lavoro sfavillano di valore. I
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Ivi, p.112 Ivi, p.113 21 K. Marx, Il Capitale, I, 1, cap. 1, cit., p.71

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rapporti sociali fra i diversi produttori appaiono a loro estranei e indipendenti come rapporti fra cose: il valore trasforma ogni prodotto del lavoro in un geroglifico sociale22. Siamo di fronte ad unapparenza che il manifestarsi separato di qualcosa di inseparabile, il separarsi del valore di scambio nella sua oggettivit spettrale dal valore duso. Questa apparenza non , per, unillusione e descrive come la realt appare ogni giorno nel mercato della societ capitalista. Il valore di scambio delle merci appare ai loro produttori, in questo mondo invertito, come una propriet delle cose e il loro lavoro come direttamente socializzato nella forma di valore. Lo scambio delle merci produce, quindi, una religione della vita quotidiana, vale a dire un duplice e contraddittorio movimento di personificazione delle cose e oggettivazione dei rapporti di produzione23: alla reificazione dei rapporti tra persone, allo staccarsi dagli individui che ne sono i soggetti e al divenir cosale delle relazioni sociali, segue la personificazione o animazione delle cose nella loro oggettualit spettrale. Per questo la merce una realt sensibilmente sovrasensibile piena di sottigliezze teologiche24. Questo oggetto mistico deve la sua origine a ragioni essenzialmente storiche: la produzione della societ capitalista diretta essenzialmente al mercato e i suoi prodotti sono consumati soltanto attraverso la compravendita. Marx nellultima sezione del III libro de Il Capitale riconsidera il fenomeno del feticismo della merce in rapporto non pi alla semplice circolazione, ma allinsieme del processo di produzione e alla definizione classica della ricchezza. Questa definizione classica, o formula trinitaria, delleconomia borghese mette in rapporto la ricchezza economica della societ alle sue tre presunte origini: il capitale, la terra e il lavoro. In realt fra queste tre dimensioni non vi la bench minima analogia, in quanto il capitale non una cosa, bens un certo rapporto di produzione sociale che rientra in una determinata formazione storica della societ25 e la terra e il lavoro rappresentano gli elementi materiali di ciascun processo produttivo e sono del tutto estranei alla forma sociale di esso26. Questa definizione classica , allora, una mistificazione che stata possibile per la sussunzione da parte del capitale di tutto lessere sociale e anche perch questa formula corrisponde allinteresse delle classi dominanti27 che basano il proprio dominio sullestrazione del plusvalore dal lavoro salariato, sullo sfruttamento del proletariato. Il feticismo delle merci rende naturale, quindi, lesistenza di una merce speciale, la forza lavoro, e nasconde, nelle leggi dello scambio di cose equivalenti, il rapporto di classe e di sfruttamento dovuto alla comparsa di questa merce speciale, ossia del lavoratore libero e salariato. Il fenomeno della reificazione, nato

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Ivi, I, 1, cap.1, p.73 Ivi, III, 7, cap. 48, p.1106 24 Ivi, I, 1, cap.1, pp.69-70 25 Ivi, III, 7, cap. 48, pp.1086-1087 26 Ibidem 27 Ivi, III, 7, cap.48, p.1107

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nellapparenza feticistica della circolazione delle merci, si generalizza diventando costitutivo della produzione e realizza il capovolgimento del mondo in un mondo di relazioni tra cose per mezzo delle quali i rapporti sociali di produzione dominano coloro che, producendo, li riproducono28. In conclusione la critica di Marx alleconomia classica di Smith e Ricardo si sviluppa in due momenti: al dissolvere lapparenza di oggettivit del valore di scambio deve aggiungersi un altro momento determinante cio mostrare la costituzione dellapparenza nelloggettivit29. Limportanza filosofica della teoria del feticismo delle merci propria della critica alleconomia politica di Marx, consiste nel fatto che essa al tempo stesso una teoria della soggettivit e dei modi di assoggettamento e soggettivazione. Marx rovescia la concezione idealistica della soggettivit propria di Kant perch non postula un soggetto che costituisce il mondo. pi che altro il feticismo delle merci una costituzione del mondo: il mondo sociale, strutturato dai rapporti di scambio, che rappresenta chiaramente lessenziale della natura in cui vivono, pensano e agiscono oggi gli individui umani30. Per questo le categorie delleconomia borghese sono oggettivamente valide, sono forme e condizioni di esistenza degli individui31 secondo una affermazione di Marx che Lukcs spesso cita, ed esprimono una percezione dei fenomeni del mondo sociale da parte degli individui che non possibile cambiare volontariamente. In questa percezione distorta del feticismo si combinano il reale e limmaginario e questa dualit anche ben visibile nel calcolo economico individuale poich si basa allo stesso tempo sul fatto che gli oggetti sono gi sempre quantificabili e sullimperativo sociale di sottometterli ad una quantificazione e razionalizzazione senza fine. Il rovesciamento della concezione idealistica della soggettivit , quindi, completo nella teoria del feticismo delle merci: i soggetti sono nelloggettivit stessa, sono dati nellesperienza a fianco delle cose e in rapporto con esse, e allora la costituzione del mondo la genesi di una determinata soggettivit storica come parte del mondo sociale delloggettivit.32 Lukcs sviluppa e radicalizza queste implicazioni filosofiche del discorso di Marx sul feticismo delle merci e delinea un concetto di reificazione che investe nel suo carattere totalizzante gli oggetti necessari allappagamento dei bisogni delluomo, gli scambi o, pi in generale, le relazioni intersoggettive fra gli uomini, la stessa coscienza individuale e la prassi umana. Nello sviluppo del processo lavorativo dallartigianato fino alla grande industria del moderno taylorismo si pu vedere una crescente razionalizzazione, mentre vengono messe da parte le

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Y. Ishaghpour, Prefazione a L. Goldmann Lukcs e Heidegger, cit., p.19 E. Balibar, La filosofia di Marx, cit., p. 75 30 Ivi, p.80 31 K. Marx, Per la critica delleconomia politica, Editori Riuniti, Roma 1957, p.193 citato in G. Lukacs, Storia e coscienza di classe, cit., p.6 32 cfr. E. Balibar, La filosofia di Marx, cit., pp.69-82

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propriet qualitative, umano-individuali, del lavoratore33. Nella divisione del lavoro capitalista e nella suddivisione del processo lavorativo fordista in operazioni parziali astrattamente razionali, viene a mancare il riferimento del lavoratore al processo in quanto intero ed il suo lavoro si riduce ad una funzione specialistica che si ripete meccanicamente34. Questa meccanizzazione e specializzazione del lavoro realizzata e accompagnata da un principio di fondamentale importanza: il principio della razionalizzazione fondata sul calcolo, sulla calcolabilit35. A questa calcolabilit e razionalizzazione del lavoro in operazioni parziali e meccaniche corrisponde una scomposizione del prodotto stesso; loggetto del processo lavorativo si dissolve e anche lunit del prodotto come merce non coincide pi con la sua unit come valore duso36. In secondo luogo, questo scindersi delloggetto della produzione significa necessariamente anche scissione del suo soggetto37. Ci equivale, da una parte, ad una disumanizzazione del lavoro in quanto le qualit e le peculiarit umane del lavoratore appaiono sempre di pi come mere fonti di errore di fronte al funzionamento calcolato in anticipo di quelle leggi parziali esatte38, dallaltra, la specializzazione del lavoro giunge al punto di penetrare allinterno della stessa anima del lavoratore39 causando una scissione interna della sua personalit complessiva, o coscienza individuale, in propriet, funzioni, sistemi parziali disorganici. La reificazione non pu quindi semplicemente limitarsi alla mercificazione di tutti gli oggetti del soddisfacimento dei bisogni, ma imprime la sua struttura allintera coscienza delluomo: le sue qualit e capacit non si connettono pi allunit organica della persona, ma appaiono come cose che luomo possiede ed esteriorizza, alla stregua dei vari oggetti del mondo esterno40. Il lavoratore nella produzione capitalistica solo una parte meccanica in un sistema meccanico il cui funzionamento dettato da leggi autonome e indipendenti dalla volont umana, per cui il lavoro stesso perde sempre pi il suo carattere di attivit, trasformandosi in un comportamento contemplativo41. La contemplazione per Lukcs non indica un atteggiamento di immersione teorica o concentrazione, quanto piuttosto una disposizione allosservazione indifferente, passiva e distaccata che non implica alcun coinvolgimento emotivo. Questo atteggiamento contemplativo della prassi nella societ capitalista modifica le categorie fondamentali del rapporto immediato delluomo con il mondo. Il tempo perde il suo carattere qualitativo, mutevole, fluido: esso si irrigidisce in un continuum esattamente delimitato, quantitativamente misurabile riempito da cose quantitativamente misurabili (le
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G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, cit., p.114 Ibidem 35 Ibidem 36 Ivi, p.115 37 Ibidem 38 Ivi, p.115 39 Ivi, p.114 40 Ivi, p.130 41 Ivi, p.116

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operazioni reificate del lavoratore, oggettivate meccanicamente ed esattamente separate dalla sua personalit umana complessiva) in uno spazio42. Il tempo astratto come misura del valore del lavoro muta il modo stesso di percepire i fenomeni da parte degli individui e, unito alla mercificazione della propria attivit, trasforma in realt quotidiana e permanente la contemplazione capitalistica del processo produttivo. La persona diviene uno spettatore incapace di influire in ci che accade nella sua esistenza, come una particella isolata e inserita in un sistema estraneo43. Il comportamento degli uomini, cos descritto, si riduce ad un corretto calcolo probabilistico dei possibili effetti degli eventi in base a leggi necessarie e indipendenti dallarbitrio individuale: una modalit di esistenza anonima che consiste nellevitare abilmente gli elementi accidentali di disturbo mediante luso di appositi strumenti difensivi e protettivi44. Questo caratterizzazione dellesperienza quotidiana nella societ capitalista e del comportamento contemplativo ha molte affinit con il discorso di Heidegger in Essere e tempo sullesistenza quotidiana dellesserci nel Si (Man), bench si muova su tuttaltro livello. Il Si limpersonale del mondo ambiente pubblico che nelluso dei mezzi pubblici di trasporto, nella fruizione dei mezzi di comunicazione di massa, o nella opinione pubblica in generale, esercita la sua tipica dittatura: leggiamo, vediamo, giudichiamo di letteratura e di arte come si vede e si giudica45. la completa spersonalizzazione in cui ognuno gli altri e nessuno se stesso46 ma non una semplicepresenza o unillusione in quanto il soggetto realissimo della quotidianit47. La sua apertura alla comprensione dellessere non nelle strutture esistenziali della situazione emotiva (Befindlicheit), del comprendere e del discorso ma nelle loro deformazioni quotidiane della chiacchiera, della curiosit e dellequivoco che determinano il modo dessere specifico della quotidianit: il decadere. Questa caduta propria dellessere-gettato in un mondo dellEsserci, di un ente che sempre le sue possibilit, il suo progetto, e non un cadere da uno stato paradisiaco originario, un moto costante. Fra le caratteristiche di questa motilit della caduta vi sono la tranquillit e lestraneazione. La sicurezza di s e la disinvoltura del Si, creano unindifferenza verso la comprensione emotiva autentica48, realizzano una tranquillit che unassicurazione del mondo dal rischio del suo coinvolgimento emotivo e che porta al tempo stesso gli individui non ad una statica quiete ma ad una attivit sfrenata, analoga alla contemplazione propria del lavoro nella fabbrica capitalista descritta da Lukcs. In questo auto livellamento tranquillizzante e tutto
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Ivi, pp.116-117 Ivi, p.117 44 Ivi, p.127 45 M. Heidegger, Sein und Zeit, Max Niemeyer Verlag, Tbingen 1927, trad. it. di Pietro Chiodi, Essere e tempo, Longanesi & Co, Milano 1976, p.163 46 Ivi, p.164 47 Ivi, p.165 48 Ivi, p.223

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comprendente, lEsserci spinto in unestraneazione, che non vuol dire che si separa da s stesso ma realizza un modo dessere caratterizzato da unintrospezione compositiva incessante che produce una caratterizzazione e delle tipologie delle proprie qualit personali senza fine, e chiude allEsserci la sua autenticit e la sua possibilit49, lo imprigiona. Per Lucien Goldmann la parentela e la vicinanza tra il pensiero di Lukcs e Heidegger non stata notata dagli storici della filosofia per svariati anni a causa della profonda differenza terminologica e per il problema che assume il linguaggio nei due pensatori. I due esprimono idee poco differenti, qualche volta quasi identiche: Lukcs parla di totalit mentre Heidegger utilizza Essere; di uomo l dove Heidegger crea la parola Esserci; di prassi in luogo di Zuhandenheit (utilizzabilit), e di reificazione anzich inautenticit della semplice-presenza (Vorhandenheit), o del Si della quotidianit 50. Questa affinit di pensiero che parte da una comune rottura radicale verso la metafisica e la scienza tradizionale anche una profonda differenza: lEssere e la storia di Heidegger si situano a livello ontologico, tuttal pi il filosofo ci dir a pi riprese che la partecipazione a questa ontologia indispensabile per orientarsi teoricamente e praticamente nella vita quotidiana mentre Lukcs non accetta alcuna separazione radicale tra lontico e lontologico, tra i problemi immediati e la filosofia, e se poteva esserci un primato, questo veniva da lui assegnato ai problemi immediati51. Al di l della terminologia, e tenendo presente che Heidegger ripeta continuamente di non voler fare una indagine sociologica e storica, le due caratterizzazioni ci appaiono piuttosto vicine nel vedere la spersonalizzazione e lanonimato come un modo proprio di essere totalizzante della contemporaneit, e nel vedere nellestraneazione (che sia reificazione o decadimento) un modo costitutivo e necessario dellesistenza. Lanalogia con Heidegger , inoltre, anche in un aspetto essenziale della reificazione di Lukcs che non stato finora abbastanza sottolineato. La reificazione non ha alcun implicazione morale, come la falsa coscienza prima descritta, e non un errore conoscitivo: la dimensione in cui la realt e gli uomini si manifestano innanzi tutto e per lo pi, lesistenza reale costitutivamente estraniata nella societ capitalista. La vita nel capitalismo moderno appare completamente assicurata in una contemplazione distaccata e lesperienza impoverita, secondo una costante della riflessione di Lukcs come abbiamo visto svilupparsi prima e dopo lesperienza della guerra mondiale del 1914-1918. Nella reificazione, in realt, si realizza quella spersonalizzazione totale che, in Gli intellettuali tedeschi e la guerra, era vista come caratteristica pi propria della Grande Guerra nellesaltazione delleroe anonimo, soltanto come una tendenza costante alla riduzione a cosa. Ci espresso da Lukcs in modo non del tutto chiaro, in quanto appare preoccupato principalmente a mostrare il carattere totalitario e
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Ivi, p.224 cfr. L. Goldmann, Lukcs e Heidegger, cit., pp.64-65 51 Ivi, pp.70-71

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inquietante della reificazione, ma basti osservare che nello scambio di merci i due partecipanti si riconoscono sempre come compratore e venditore, titolari di diritti giuridici: non avviene una completa spersonalizzazione anche se con la vendita della propria forza lavoro questa tendenziale riduzione a cosa diviene manifesta e reale. Riprendendo e sintetizzando largomentazione di Lukcs, nello scambio delle merci i soggetti sono reciprocamente indotti (a) a percepire gli oggetti dati soltanto come cose da cui potenzialmente ricavabile un profitto, (b) a considerarsi reciprocamente soltanto come oggetti di una transazione vantaggiosa e, infine, (c) a considerare le loro capacit come nientaltro che risorse supplementari nel calcolo delle opportunit di profitto52. La coscienza individuale della moderna societ capitalista essenzialmente contemplativa e passiva, frazionata in funzioni parziali senza considerare lorganicit della persona, isolata come un atomo in un mondo a lei estraneo, in una parola reificata: questa la soluzione disperata e disperante dellesistenza quotidiana da cui bisogna partire per realizzare la coscienza di classe. La reificazione, tuttavia, non un semplice errore epistemico o cognitivo, n ha alcuna implicazione morale, una prassi sempre unita ad una teoria, che in qualche modo costituzionalmente sbagliata. Latomizzazione e lisolamento degli individui sono soltanto unapparenza feticistica, ma sono una apparenza necessaria perch esprimono bene come le leggi di natura della produzione capitalista abbiano afferrato ogni manifestazione di vita della societ: per la prima volta nella storia lintera societ, almeno tendenzialmente, sottoposta ad un processo economico unitario ed il destino di tutti i membri della societ viene mosso da leggi unitarie53. Il lavoratore, in quanto possessore della propria forza lavoro come merce, ha un destino che tipico ed universale dellintera struttura della societ. Anche le societ antiche hanno conosciuto un lavoro di massa disumano e brutale, ma questo era eseguito da schiavi che si trovavano al di l della comunit umana, per cui il loro destino non poteva apparire ai loro contemporanei, neppure ai pi grandi e nobili pensatori, come un destino umano, come il destino delluomo54. Solo il libero venditore della propria forza lavorativa, il proletariato in quanto classe universale, incarna il destino dellintera societ perch in lui il trasformarsi in merce di una funzione umana rivela con la massima pregnanza il carattere disumanizzato e disumanizzante del rapporto di merce55. Questa insistenza sul destino delluomo non deve far pensare che Lukcs, contro la condizione disperante che il proletariato soffre nella societ capitalista, voglia proporre una essenza autentica delluomo in una promessa antropologica o umanistica. Pi avanti chiarisce che con il sorgere del proletariato diviene possibile una
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A. Honneth, Verdinglichung, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2005, Reificazione, uno studio in chiave di teoria del riconoscimento, trad. it. di Carlo Sandrelli, Roma, Meltemi, 2007, p.18 53 G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato, in Storia e coscienza di classe, p.119 54 Ivi, p.118 55 Ivi, p.120

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conoscenza della storia che non si presenta pi come unaccadere enigmatico, che si compie accanto alluomo e alle cose56 e ricorre a giustificazioni trascendenti delle sue cause reali, ma la storia stessa il prodotto dellattivit delluomo57 che nel suo operare entra in rapporto con se stesso, con gli altri uomini e con la natura. Riprendendo laffermazione protagorea luomo si trasformato cos in misura di tutte le cose (sociali)58, il processo storico diviene soltanto allora storia delluomo59. Lukcs mette per in guardia dal pericolo di una concezione antropologica o umanistica come quella di Feuerbach che, pur sopprimendo ogni trascendenza, finisce per irrigidire luomo in una fissa oggettualit e arriva cos ad eliminare la dialettica e la storia. Luomo stesso deve essere reso dialettico, la misura deve essere applicata anche a se stessa, altrimenti si finisce in una assolutizzazione delluomo che semplicemente si sostituisce a quelle forze e a quei poteri astratti e trascendenti che dominano il pensiero borghese e la societ capitalista: alla metafisica dogmatica subentra - nel migliore dei casi - un relativismo altrettanto dogmatico60. Il materialismo storico condivide quindi con il relativismo laffermazione protagorea, ma questo stesso uomomisura deve essere relativizzato, bisogna operare una relativizzazione del relativismo, e allora lumanesimo proprio del materialismo storico e della filosofia di Marx si mostra in una luce totalmente diversa da formulazioni a prima vista anologhe, rifiutando qualsiasi alternativa tra empirismo ed utopismo, volontarismo e fatalismo, ecc.61. Luomo non nella societ capitalista, perch del tutto ridotto a una cosa per opera della reificazione totale del capitalismo avanzato, ma la sua vera natura non gli contrapposta come un dover essere o come una realt metafisica; il suo non essere e il suo divenire pienamente uomo sono due momenti che vanno compresi nel loro inscindibile legame dialettico e nel loro concreto manifestarsi nel processo di sviluppo storico. Se anche le specifiche qualit e capacit umane sono esteriorizzate come semplici cose che lindividuo semplicemente possiede, la struttura della reificazione si insinua sempre pi a fondo, in modo denso di conseguenze, nella coscienza degli uomini fino a diventare suo elemento costitutivo62; ossia si realizza il fenomeno che Axel Honneth definisce autoreificazione personale63. Le forme del capitale come il denaro, il capitale commerciale, il prestito, che sono sempre subordinate allestorsione del plusvalore e sono comprensibili a partire dalla produzione capitalistica industriale, divengono per la coscienza reificata gli autentici rappresentanti della vita

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Ivi, p.245 Ibidem 58 Ivi, p.244 59 Ivi, p.246 60 Ibidem 61 Ivi, p.251 62 Ivi, p.121 63 A. Honneth, Reificazione, uno studio in chiave di teoria del riconoscimento, cit., p.73

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sociale64 proprio perch sono occultate le relazioni degli uomini tra loro e anche il rapporto con gli oggetti atti a soddisfare i propri bisogni. Nella burocrazia degli Stati moderni, inoltre, vi una radicalizzazione ancora maggiore della coscienza reificata in quanto la piena subordinazione del singolo burocrate al sistema dei rapporti di fatto, lidea che il suo onore, il suo senso di responsabilit, richiedono una simile totale subordinazione, mostrano che la divisione del lavoro penetra qui fino alla sfera etica65. Questo potenziamento estremo della autoreificazione mostra gli aspetti ancora pi grotteschi nel giornalismo. Per Lukcs i giornalisti mostrano lassenza di autonomia di giudizio, la prostituzione delle loro esperienze vissute e delle loro convinzioni o pi in generale nel giornalismo la soggettivit stessa, il sapere, il temperamento, la capacit di espressione diventa un meccanismo astratto, messo in moto da leggi proprie e autonome e che indipendente sia dalla personalit del possessore come dellessenza concreta degli oggetti trattati66. La reificazione investe la burocrazia e il giornalismo in modo del tutto estremo e si estende, pi in generale, a tutti gli ambiti della societ in cui Lukcs ritrova il principio che laccompagna, ossia la razionalizzazione basata sul calcolo, che a partire dallanalisi economica del processo lavorativo si estende dal diritto alla politica e pi in generale allintera scienza borghese. Il diritto nella societ capitalista si presenta, infatti, come qualcosa che riferibile a tutti i casi possibili e immaginabili al di l delle loro singole specificit, come un sistema di leggi astratte e formali. Paradossalmente, mentre il diritto medievale rimasto immutato da secoli, ha una struttura fluida e irrazionale ed legato al condizionamento dellempiria nonch allinterpretazione dei giudici, il diritto capitalista ha una struttura rigida, statica e ben definita: un sistema razionale astratto e formale in cui, citando Max Weber, il giudice stesso niente meno che una macchina automatica divisa in paragrafi il cui funzionamento comunque almeno approssimativamente calcolabile67. Il razionalismo formale al tempo stesso leffetto e la causa pi conseguente delliper-specializzazione capitalistica, della divisione del lavoro, dello sviluppo tecnologico, della separazione fra mezzi di produzione e forze produttive. In una recensione di un libro di Bucharin del 1925, Lukcs afferma che la tecnica pi che determinare levoluzione della societ ne dipende. La tecnica una componente, un momento senza dubbio molto importante delle forze produttive della societ ma non il momento assolutamente decisivo della trasformazione di queste forze68. Infatti se la tecnica non considerata nellinsieme delle forze produttive della societ diviene un principio feticistico che si contrappone agli uomini come la natura, il clima,

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G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe,cit., p.121 Ivi, p.129 66 Ivi, p.130 67 M. Weber, Gesammelte politische Schriften, Munchen, 1921 citato in G. Lukcs, Storia e coscienza di classe, pp.124125 68 G. Lukcs, N. Bucharin: Theorie des historischen Materialismus, in Scritti politici giovanili 1919-1928, op.cit., p.192

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lambiente.., frutto di una analisi naturalistica e antimarxista69. La razionalizzazione del mondo apparentemente esaustiva, che si spinge fino nellessere psichico e fisico pi profondo delluomo, trova tuttavia i suoi limiti nel carattere formale della sua razionalit70. Il razionalismo formale d vita a scienze particolari che costruiscono sistemi unitari di leggi generali, il cui carattere principale lastrattezza o la generalit per riunire pi casi specifici, ma ci significa anche un disprezzo verso laspetto concreto della materia delle leggi71. Spesso sorgono delle incoerenze fra le astratte leggi che costituiscono un sistema scientifico, le relazioni fra sistemi scientifici diversi sono accidentali per via della loro autonomia e indipendenza, inoltre ogni sistema di leggi ha il proprio specifico e ristretto campo di applicazione e non riguarda mai la totalit o lintero. La reificazione , quindi, anche la perdita dellintero e della totalit. Per effetto della specializzazione delle operazioni va perduta ogni immagine dellintero72 e la scienza man mano che si evolve in un sistema formale di leggi generali e parziali non riesce pi a cogliere la materia che essa ha il compito di conoscere, il suo autentico, concreto sostrato di realt diventa inafferrabile73. La scienza per il suo proprio astratto formalismo non lascia la materia nella sua datit, la rende compatibile alle proprie forme di conoscenza, e la trasforma in una materia intellegibile, cos da poter operare senza impedimenti in un mondo in se stesso concluso e reso intellegibile74. Nella filosofia di Kant questo il problema della cosa in s che conoscibile solo nelle sue apparenze fenomeniche e non nella sua propria datit. Nel razionalismo formale della scienza vi un reciproco rapporto di legalit del caso particolare e laccidentalit dellintero75. Il problema della razionalit dei fenomeni parziali e dellirrazionalit della totalit in Kant il problema del noumeno che nelle sue idee incarna la totalit di tutte le possibili apparenze fenomeniche ma , per principio, al di l di una conoscenza scientifica. Lukcs interpreta in questa chiave laffermazione di Marx che il valore duso come valore duso esula dal campo di osservazione delleconomia politica76 perch leconomia si trasforma sempre pi in un sistema parziale chiuso che non in grado n di penetrare il proprio sostrato materiale, n di trovare a partire da esso la via verso la conoscenza della totalit della societ e che comprende perci questa materia come una datit immodificabile ed eterna77. Lincapacit di cogliere la materia concreta dei fenomeni economici porta la scienza economica a caratterizzare come cosa in s, inconoscibile e al di fuori del suo
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Ivi, p.193 G. Lukcs La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, p.131 71 Ivi, p.131 72 Ivi, p.135 73 Ivi, p.135 74 Ivi, p.157 75 Ivi, p.132 76 K. Marx, Per la critica delleconomia politica, cit., p.16 citato in G. Lukcs, Storia e coscienza di classe, cit., pp.135136 77 G. Lukcs La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, p.136

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campo, il valore duso delle merci, che diviene decisivo nelle crisi economiche. Pi in generale lintera scienza che diviene incapace di intendere il sorgere e il passare, il carattere sociale della propria materia, delle possibili prese di posizione rispetto ad essa e del proprio sistema formale78. Questa critica al razionalismo scientifico si integra a quella al metodo delle scienze della natura elaborata nei saggi precedenti e, in qualche modo, chiarisce il suo referente polemico: una concezione positivista della scienza risultato e presupposto della specializzazione e tecnicizzazione capitalista, un criticismo che nellinafferrabile cosa in s e nel noumeno cela i reali rapporti fra gli uomini e il dominio di una determinata classe sociale, una concezione della ragione o del pensiero reificato essenzialmente strumentale in s alienante e mistificante. Max Horkheimer e Theodor Adorno in Dialettica dellilluminismo riprendono e radicalizzano fortemente questa critica al razionalismo e alla reificazione capitalista di Lukcs. Da quando le merci, con la fine del libero scambio, hanno perso le loro qualit economiche ad eccezione del carattere di feticcio, questultimo si diffonde, come una maschera immobile sulla vita della societ in tutti i suoi aspetti79. La reificazione si identifica, per i due autori di Francoforte, con il pensiero matematico astratto e formale incapace di andare al di l del suo proprio formalismo. Con la matematizzazione del pensiero galileiano della natura, il pensiero si reifica in un processo automatico e in questa riduzione implicita la consacrazione del mondo a misura di se medesimo80. Nella reificazione della moderna societ capitalista inoltre la ragione stessa divenuta un semplice accessorio dellapparato economico onnicomprensivo e funziona da utensile universale per la fabbricazione di tutti gli altri, rigidamente funzionale allo scopo, funesto come loperare esattamente calcolato nella produzione materiale, il cui risultato si sottrae per gli uomini ad ogni calcolo81. Horkheimer e Adorno pongono per laccento non sulla mercificazione totale della societ e la tendenziale riduzione a cosa di tutte le sue manifestazioni vitali, ma sul dominio e sui rapporti di potere. Il dominio un qualcosa di pi originario perch riconducibile al rapporto delluomo con la natura e, oltre a questa base materiale, ha una autonomia e universalit logica di una sovrastruttura o tipo ideale che si riproduce in ogni tempo e in ogni societ. Questa logica universale del dominio si identifica sostanzialmente con la logica dellilluminismo, che non va concepito nella sua determinazione storica, ma pi che altro come logos, o ratio o pensiero razionalistico della moderna societ capitalista. Lilluminismo propriamente unautoaffermazione egoistica, il conatus sese conservandi di Spinoza, e sebbene si proponga di combattere il mito, si mostra essere condizionato da una paura mitica ed irrazionale verso tutto ci che circonda lio e dal
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Ivi, p.136 M. Horkheimer - T. W. Adorno, Dialektik der Aufklrung. Philosophische Fragmente, Social Studies Ass. inc, New York 1944, trad. it. di Renato Solmi, Dialettica dellilluminismo, Einaudi, Torino 1997, p.36 80 Ivi, pp.33-34 81 Ivi, pp.37-38

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desiderio di rendersi signore del mondo: lilluminismo totalitario pi di qualunque altro sistema82. La logica dominatrice dellilluminismo risulta internamente minata da un dialettica autodistruttiva: luomo nel tentativo di rendersi padrone della realt asservisce se medesimo, tanto che il progetto illuministico di conquista dellambiente postula unetica del sacrificio, della fatica e della rinuncia che gi espressa nellOdissea nellincontro del borghese Odisseo con le sirene. Odisseo per ascoltare il canto ammaliatore delle sirene si fece legare allalbero maestro della nave dopo aver tappato con la cera le orecchie dei suoi uomini, per poter udire il soave canto senza cedere agli inviti al piacere e alla felicit. Lastuto Odisseo il signore che fa lavorare gli altri per s e i suoi uomini sono i lavoratori ignari che non possono udire la felicit del canto n le richieste di Odisseo di essere liberato una volta che ammaliato dalle sirene, ma devono disciplinatamente continuare a remare. Essi riproducono, con la propria, la vita delloppressore, che non pu pi uscire dal suo ruolo sociale. Gli stessi vincoli con cui si legato alla prassi, tengono le Sirene lontane dalla prassi: la loro tentazione neutralizzata a puro oggetto di contemplazione, ad arte. Lincatenato assiste ad un concerto, immobile come i futuri ascoltatori, e il suo grido appassionato, la sua richiesta di liberazione, muore gi in un applauso83. Horkheimer e Adorno operano quindi uno spostamento teorico rispetto allanalisi della reificazione di Lukcs. La loro critica alla ragione strumentale partendo dallanalisi socio-politica compie una generalizzazione filosofica e antropologica dellestraneazione umana che non pi fondata in rapporti di sfruttamento capitalistici ma diviene un principio sovrastorico tale che possibile rintracciare letica del sacrificio capitalista gi nel borghese Odisseo. Per Lukcs non si pu fare del razionalismo un principio sovrastorico dellessenza del pensiero umano84, si deve operare una relativizzazione del relativismo che non prescinda dai rapporti economici di sfruttamento, e sopratutto la teoria critica della societ cos elaborata non vedrebbe la sua realizzazione nella rivoluzione della societ. Horkheimer e Adorno troverebbero una stanza nel Grand Hotel Abisso85, rifugio della ideologia borghese in crisi nel capitalismo avanzato, che, anche quando mira ad approfondire lanalisi della crisi culturale contemporanea, elimina lo sfruttamento economico come determinazione essenziale della societ, non trae le conseguenze pratiche dalla sua posizione critica e sprofonda nellabisso della insolubilit dei problemi del capitalismo.

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Ivi, p.33 Ivi, p.42 84 G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, cit., p.148 85 G. Lukcs, Grand Hotel Abgrund, in La responsabilit sociale del filosofo, cit., pp.23-39

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6. Le antinomie del pensiero borghese e il soggetto-oggetto identico della storia Lanalisi di Lukcs della reificazione capitalista raggiunge l'apice nel capitolo del saggio La reificazione e la coscienza del proletariato intitolato le Antinomie del pensiero borghese. Nella scienza la conoscenza dellintero o della totalit apparsa come costituzionalmente impossibile: bisogna allora indagare se questa conoscenza della totalit sia possibile per la filosofia. La filosofia si trova perennemente nella situazione descritta da quella leggendaria critica indiana che, di fronte allantica idea che il mondo poggiava su un elefante, sollevava la domanda critica: su che cosa poggia lelefante?1. La filosofia, come la leggenda indiana, si accontenta di trovare soltanto risposte diverse (ad esempio che lelefante poggia su una tartaruga) ma non risolve il problema effettivo e queste risposte divengono delle antinomie insolubili. Il mondo reificato appare alla filosofia come lunico mondo possibile, lunico mondo concettuale afferrabile e comprensibile che sia dato a noi uomini2. La filosofia moderna si dimostra incapace di raggiungere la conoscenza della totalit e superare cos la reificazione capitalista e, quando con Hegel ne acquisisce consapevolezza, vive una situazione paradossale e un autentico dramma. Essa prende le mosse dal tentativo di superare sul piano del pensiero la societ borghese, di suscitare speculativamente in vita luomo in essa e da essa annientato, ma giunge soltanto alla completa riproduzione intellettuale della societ borghese, alla sua deduzione aprioristica3. Mentre il pensiero antico non ha conosciuto gli effetti del fenomeno della reificazione nella sua forma totalizzante e totalitaria, il pensiero moderno riflette la perdita della totalit propria della reificazione capitalista. In questa chiave di perdita della totalit Lukcs interpreta e critica la filosofia moderna e vede nel pensiero di Kant lespressione intellettuale pi coerente della reificazione capitalista, mentre Hegel rappresenta il limite della consapevolezza del pensiero reificato da parte di s4. Con la rivoluzione copernicana di Kant la filosofia moderna si pone il problema di comprendere il mondo come proprio prodotto, senza assumerlo pi come qualcosa che sorto in modo indipendente dal soggetto conoscente (ad esempio, per opera della creazione divina)5. Per il fatto che loggetto pu essere conosciuto solo nel modo in cui stato prodotto da noi stessi, il metodo della matematica e il metodo della costruzione formale, per la loro apparenza di esattezza scientifica, divengono pietre di paragone, momenti che indicano la strada da percorrere alla filosofia, alla conoscenza del mondo come
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Ivi, p.143 Ibidem 3 Ivi, p.196 4 In realt nella sua critica filosofica Lukcs fa riferimento e utilizza numerosi altri pensatori (Cartesio, Hobbes, Locke, Leibniz, Spinoza, Schiller ecc.) e si confronta con gran parte dei suoi contemporanei appartenenti a quellambito neokantiano che aveva conosciuto ad Heidelberg (Windelband, Rickert, Lask); purtroppo non possibile qui approfondire lampiezza di questi riferimenti polemici. 5 G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, op.cit., p.145

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totalit6. Per Lukcs questo carattere esemplare della conoscenza matematica conduce ad una identificazione ingenua e dogmatica7 della conoscenza razionale matematico-formale con la conoscenza in generale e a ben guardare una tesi dogmatica ritenere che lunico modo possibile (a noi possibile, a voler essere ipercritici) di apprendere la realt, in contrasto con la datit a noi estranea dei fatti, sia quello di una conoscenza razional-formalistica8. Il razionalismo moderno ha la pretesa di rappresentare il metodo universale per la conoscenza dellessere nella sua interezza9 che deve essere per un prodotto adeguato alle strutture formali del soggetto conoscente, e, quindi, nello sforzo di dominare la totalit del mondo come risultato di una autoproduzione, urta contro linsuperabile barriera della datit, della cosa in s10. La cosa in s intesa da Lukcs nel doppio senso di limite della conoscenza umana sensibile e di noumeno, perci d origine a due complessi di problemi: da una parte la questione della materia e dei contenuti concreti delle forme della conoscenza dellintelletto umano; dallaltra quella degli oggetti ultimi della conoscenza, il problema dellintero e della totalit pensata come compiuta, che Kant nella Dialettica trascendentale chiama anima, Dio e Mondo e tenta di allontanare dalla scienza in generale come questioni mal poste11. Il noumeno e la cosa in s, linafferrabilit della totalit da parte delle costruzioni concettuali dei sistemi parziali e lirrazionalit dei contenuti particolari del concetto12, sono in realt due lati dello stesso problema: laspirazione alla realizzazione di un sistema totalmente compiuto della conoscenza e lirrealizzabilit di principio di questa istanza. La datit per il razionalismo proprio di Kant non deve essere lasciata a se stessa, nel suo esserci (Dasein) e nel suo essere cos (Sosein), perch in tal caso la sua accidentalit continuerebbe ad essere insopprimibile, deve essere resa intellegibile. Sembrerebbe verificarsi allora un dilemma insolubile, unantinomia tra forma e contenuto della conoscenza: o la datit, il contenuto irrazionale nel senso del suo essere altro dal pensiero, diviene completamente intellegibile e in tal caso il pensiero ricadrebbe in un ingenuo dogmatismo; oppure il pensiero costretto a riconoscere che la datit, il contenuto e la materia dei concetti interviene in maniera decisiva nella donazione di forma quindi nella struttura del sistema stesso e deve allora rinunciare al sistema come sistema13, limitandosi ad una pura descrizione dei fenomeni quale il metodo fenomenologico di Husserl. La grandiosit, la paradossalit e la tragicit della filosofia classica tedesca consiste nel fatto che essa anzich far sparire ogni datit come non essente, dietro la monumentale architettura
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Ivi, p.146 Ibidem 8 Ivi, p.159 9 Ivi, p.149 10 Ivi, p.159 11 Ivi, p.150 12 Ivi, p.152 13 Ivi, p.154

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delle forme razionali generate dallintelletto, comprende il carattere irrazionale della datit, del contenuto del concetto, si attiene ad esso, sforzandosi tuttavia di andare al di l di questo accertamento e di superarlo verso la costruzione del sistema14. La filosofia classica non si arresta allantinomia tra la forma e il contenuto e non rinuncia alle questioni di genesi e della totalit ma, per il dogmatismo proprio dellidentificare la conoscenza in generale con la conoscenza razionalistica formale, non riesce a superare la mera contemplazione e scoprire il principio della praticit antitetico di questa: proprio per questo motivo in questo modo di porre il problema la datit riemerge di continuo nella sua insuperata irrazionalit15. Nelletica Kant intravede la possibilit del superamento del problema della cosa in s nato nella teoria contemplativa. Per Lukcs, questo orientarsi di Kant verso la praticit non fa che acuire il problema, non risolve le antinomie incontrate sul piano teoretico, ma al contrario le rende eterne16: 1) Poich Kant nelletica si riferisce alla sola coscienza individuale, il ruolo del soggetto si riduce ad un apprezzamento contemplativo dei fatti interiori nella loro conformit alle massime universali e formali della legge morale; 2) il mondo esterno, storico-naturale, rimane sottoposto a leggi necessarie e immutabili, indipendenti dalla volont del singolo la cui libert e autonomia a ben guardare solo un punto di vista per la valutazione dei fatti interiori17 condizionati in tutto dalla necessit del mondo esterno; 3) il soggetto stesso si scinde in fenomeno e noumeno, ha una interno contrasto tra la sua assoluta libert etica e la sua necessaria esistenza empirica; 4) letica cos fondata diventa puramente formale, priva di contenuti18 ossia in rapporto alla forma universale delle massime ogni contenuto gravato dalla contingenza. Per la filosofia classica tedesca la relazione tra la forma e il contenuto e lopposizione tra il soggetto e loggetto della conoscenza costituiscono il problema fondamentale da cui tutte le altre antinomie (come libert-necessit, essere-ideale, parte-tutto ecc.) hanno origine e stempera cos il proprio giudizio su Kant: egli ha messo nettamente in evidenza, senza attenuazioni, linsolubilit del problema, invece di occultarla in un senso qualsiasi mediante soluzioni arbitrarie e dogmatiche19. Nella ricostruzione genetica di quello che Lukcs definisce il pensiero borghese, queste antinomie devono la propria origine alla generalizzazione della produzione di merci, alla reificazione dei rapporti sociali e alla contraddizione nella merce tra contenuto concreto, il valore duso, e la determinazione formale, il valore di scambio. Questo perch lessere sociale determina la coscienza e il pensiero, ma per

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Ivi, pp. 153-154 Ivi, p.160 16 Ivi, p.175 17 Ivi, p.163 18 Ibidem 19 Ivi, p.176

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Lukcs anche la coscienza determina lessere sociale e il razionalismo formale in qualche modo un presupposto del capitalismo: i due rapporti sono in una costante relazione dialettica. Nella filosofia moderna a partire da Kant apparso il luogo in cui lantinomia tra forma e contenuto pu essere superata: il terreno dellarte e della teoria estetica. Nella Critica del giudizio Kant elabora il principio dellarte che la creazione di una totalit concreta attraverso una concezione della forma che diretta proprio al carattere contenutistico concreto del suo sostrato materiale20. Esso rappresenta la funzione della mediazione tra opposti altrimenti inconciliabili, quindi esprime la funzione di portare a compimento il sistema. Il principio estetico ben presto supera i limiti dellarte e riconoscendo la povert dellesperienza umana diviene promessa di ricreare con il pensiero luomo socialmente annientato, frantumato, lacerato tra sistemi parziali21. La problematicit dellesistenza nel capitalismo emerge in tutta la sua forza. Nel senso della consapevolezza e volont di superare la reificazione capitalista, Lukcs interpreta allora il celebre passo sullorigine della filosofia di Hegel: il bisogno della filosofia sorge quando dalla vita degli uomini scompare il potere dellunificazione e gli opposti hanno perduto la loro interazione e relazione vivente, e sono diventati autonomi22. Hegel tematizza in modo nuovo il problema della filosofia classica: non si tratta pi dellorigine delloggetto a partire dal produttore, ma dellorigine del produttore stesso. In questo modo Hegel secondo Lukcs supera la filosofia del cogito e delle sue antinomie insolubili. Il soggetto e loggetto perdono la loro determinazione rigida e si relativizzano nellidentit del processo storico. La genesi, la produzione del produttore della conoscenza, la dissoluzione dellirrazionalit della cosa in s, il risveglio delluomo sepolto, trova dunque il suo centro nella questione del metodo dialettico23. Soltanto quando vi la trasformazione della sostanza in soggetto, quando il soggetto (la coscienza, il pensiero) ad un tempo produttore e prodotto del processo dialettico; quando di conseguenza esso si muove in un mondo che si autocrea e di cui esso figura cosciente solo allora si pu considerare superato il problema della dialettica e soppressa la contrapposizione tra soggetto ed oggetto, pensiero ed essere, libert e necessit, ecc.24. Cos con Hegel la filosofia classica ha fatto emergere la nuova sostanza che si trova alla sua base: la storia. Il divenire storico sopprime lautonomia dei momenti parziali e, quindi, anche i due lati del problema della cosa in s si presentano ormai positivamente orientati nella loro unit, e si trasforma al tempo stesso il

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Ivi, p.180 Ivi, p.183 22 G. Hegel, Differenz des Fichteshen und Schellingschen Systems citato in Lukcs, Storia e coscienza di classe, cit., p.183 23 Ivi, p.187 24 Ivi, p.188

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rapporto tra teoria e praxis25. Secondo il detto di Vico noi abbiamo fatto la nostra storia e perci perde di senso il dilemma della filosofia materialista: concepire il mondo come una realt che influisce su di noi con le sue leggi estranee appare il frutto di un angusto razionalismo, come dogmatismo dellintelletto formale26. Qui evidente come Lukcs faccia propria la critica dellintelletto propria di Hegel, rintracciabile in tutte le precedenti polemiche verso Kant e il razionalismo, perch proprio dellintelletto tener fermo il mortum, determinare e tener ferme queste determinazioni, e inoltre lintelletto trascura sempre lintiero e si colloca al di sopra del singolo essere determinato di cui discorre: il che vuol dire non lo vede27. Lucio Colletti sostiene che loriginalit e al tempo stesso limite problematico di Storia e coscienza di classe nellunire due linee di pensiero rimaste prima di allora prive di qualsiasi collegamento e in qualche modo antitetiche fra loro: la critica dellintelletto e del materialismo sviluppata da Hegel, e lanalisi della reificazione o estraneazione o feticismo propria di Marx28. Per Colletti il problema di questa unione che lunit di soggetto e oggetto, che la ragione postula, viene considerata da Lukcs come se fosse un qualcosa di neutro, mentre in Hegel questunit pu riassumere in s pensiero ed essere, solo in quanto spirito o pensiero essa stessa. Lukcs sarebbe responsabile nel non considerare questo ineliminabile lato spirituale del pensiero di Hegel di un epigonismo troppo disinvolto29 e, inoltre, sarebbe del tutto lontano dal nucleo centrale del pensiero di Marx. Riprendendo largomentazione di Lukcs, siamo giunti finalmente ad una nuova conoscenza che ci consenta di superare le antinomie insolubili del pensiero borghese, citando la Fenomenologia dello Spirito: il vero si trasforma in quel delirio bacchico in cui ciascun membro ebbro30. Si ripresenta per ancora una volta la questione decisiva del pensiero: la questione del soggetto dellatto, della genesi31. Questo problema emerge perch lunit di essere e pensiero, di soggetto e oggetto ha il suo luogo di realizzazione ed il suo sostrato di unit tra la genesi delle determinazioni del pensiero e la storia del divenire della realt, quindi possibile solo se il soggetto della storia quel noi la cui azione la storia stessa32. Il noi che Hegel ha trovato lo spirito del mondo, con le sue figure concrete gli spiriti dei popoli. un soggetto che ha un carattere prettamente mitologico e astratto: lo spirito del mondo fa la storia ma le resta esteriore come principio sovrastorico, astuzia della ragione. Hegel non chiarisce neanche il rapporto tra spirito assoluto e storia: essa diventa una parte, un momento del sistema totale che culmina nello spirito assoluto, nellarte, nella
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Ivi, p.191 Ivi, p.192 27 Hegel Prefazione alla Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia, Firenze 1963 p.44 28 L. Colletti, Il Marxismo e Hegel, p.334 29 Ivi, p.352 30 G. Hegel, Fenomenologia dello spirito citato in G. Lukcs, Storia e coscienza di classe, cit., p. 192 31 G. Lukcs, p.192 32 Ibidem

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religione, nella filosofia33. La storia , per, momento essenziale della dialettica che non pu essere ridotto ad una parte di un sistema e, se il rapporto che intrattiene con la ragione accidentale, allora la storia ricade nellirrazionalit e fatticit della concezione kantiana. La fine della storia hegeliana come compimento e verit di tutti i sistemi filosofici anteriori esprime proprio questo mancata elaborazione del rapporto tra spirito assoluto e storia, nonch una consacrazione metafisica dellesistente Stato prussiano. La storicit di tutte le forme categoriali permea il metodo dialettico, ossia il metodo dialettico va applicato anche a se stesso, occorre operare una relativizzazione del relativismo, altrimenti la funzione demiurgica dello spirito, dellidea, si trasforma in una mitologia del concetto34. Hegel, avendo portato tutte le antinomie del pensiero borghese allultimo limite intellettuale per esso disponibile, ricade per in una dualit contemplativa di soggetto e oggetto35. La soluzione di cui si dimostra incapace la filosofia classica la conversione nella praticit, il programma dellundicesima Tesi su Feuerbach, e cio la realizzazione della filosofia che porta alla sua stessa soppressione. Hegel, con il suo metodo dialettico, ha scoperto nella storia il terreno di questa possibile realizzazione, e Lukcs, seguendo lammonimento di Marx a non trattare Hegel come un cane morto36, interpreta la dialettica hegeliana come rivoluzionaria perch rimanda oltre la societ capitalista, mentre il sistema invece reazionario in quanto animato dallintento di giustificare lesistente Stato prussiano. La soluzione che Lukcs prospetta che una classe, un soggetto collettivo e transindividuale, scopra in se stessa il soggetto-oggetto identico, il soggetto dellatto (Tathandlung), il noi della genesi37: questa il proletariato rivoluzionario. Solo a partire dal punto di vista del proletariato, la conoscenza obiettiva della societ si identifica con la conoscenza che il proletariato ha di s, e il perseguimento dei fini di classe del proletariato significa anche cosciente realizzazione dei fini dello sviluppo oggettivo della societ: senza il suo intervento cosciente, essi sono destinati a rimanere possibilit astratte, limiti oggettivi38. Lintroduzione di questo punto di vista non riproduce il dualismo tra soggetto conoscente e cosa in s proprio della filosofia classica, perch pensiero ed essere, soggetto e oggetto, sono uniti nella totalit concreta del processo storico. Loggettivit stessa del presente apparsa determinata dalla reificazione capitalista totalizzante, il punto di vista del proletariato fa parte di questo mondo reificato e costituisce il mondo in quanto produttore della totalit dei contenuti. La reificazione, sia nella realt che nella conoscenza, consiste nellopposizione di soggetto e oggetto, pensiero e essere, che superabile solo nellazione del proletariato rivoluzionario. La reificazione arriva, allora, a

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Ivi, p.194 Ivi, p.195 35 Ibidem 36 K. Marx, Il Capitale, poscritto alla seconda edizione, cit., p.19 37 G. Lukcs, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe,cit., p.196 38 Ivi, p.197

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identificarsi con tutta loggettivit storico-sociale. Non neanche possibile, inoltre, respingere le teorie del passato come false valutazioni soggettive in quanto esprimono lessere sociale immediato, e quindi il punto di vista del proletariato non fa tabula rasa nei confronti del pensiero borghese ma lo deve assumere in tutti i suoi momenti essenziali perch sono costitutivi del suo stesso essere sociale. Lintera storia della filosofia costituisce il proletariato rivoluzionario che in s la realizzazione della filosofia della storia, ossia la storia filosofia e la filosofia storia. Lukcs convinto di vivere un momento storico privilegiato, lepoca della rivoluzione mondiale imminente, per cui crede sia necessario restituire al pensiero la sua importanza, liberandolo dalla riproduzione e interpretazione di ci che dato, perch come scrive Marx i filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta per di trasformarlo39. La conoscenza storica del presente raggiunta nella presa di coscienza del proletariato una totalit concreta aperta a diverse possibili realizzazioni, un interrogativo permanente40 che fugge qualsiasi interpretazione dogmatica della realt. Il sapere per Lukcs radicato nellesistenza ove trova anche i suoi limiti e la dialettica la vita profonda di questa contraddizione. Una storia che si fa e tuttavia da fare, un senso che non mai nullo ma sempre da correggere, da riprendere, da mantenere vivo contro il caso, un sapere che non mai limitato da alcun irrazionale positivo, ma che tuttavia non contiene attualmente la totalit del reale compiuto e da compiere, e la cui capacit di essere esauriente in effetti da provare con i fatti [] questi rapporti reversibili provano che, quando il marxismo assume come riferimento essenziale il proletariato, assume come riferimento un principio di negazione universale e approfondisce linterrogativo umano invece di farlo cessare41. Ma se la reificazione superabile solo nel punto di vista del proletariato cos concepito, vuol dire che essa lalienazione del soggetto-oggetto identico, la semplice presenza di qualcosa di separato, lo scandalo che ci sia un mondo esterno. Lukcs giunge cos a conclusioni che sono molto vicine ad Hegel, perch, non distinguendo tra alienazione e oggettivazione, o estrinsecazione, il soggetto-oggetto della storia si presenta come niente altro che una costruzione metafisica, come egli stesso riconosce nella Prefazione a Storia e coscienza di classe del 1967. In Hegel, infatti, il problema dellestraneazione appare per la prima volta come problema fondamentale della posizione delluomo rispetto al mondo, ed da lui espresso con il termine di alienazione (Entusserung) che coincide con il porre loggettivit42 stessa. Il soggetto-oggetto identico, deve, quindi, nella misura in cui supera lestraneazione, superare al tempo stesso loggettivit e la cosa esiste solo come alienazione dellautocoscienza, quindi la sua riassunzione nel soggetto

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K. Marx, Tesi su Feuerbach M. Merleau-Ponty, Le avventure della dialettica, cit., p.68 41 Ibidem 42 G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe, cit., p.XXV

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rappresenterebbe la fine della realt oggettiva e quindi della realt in generale43.

Questa

identificazione delloggettivazione con lalienazione il fondamentale e grossolano errore44 di Storia e coscienza di classe, che per Lukcs ha contribuito al successo del libro avvicinando la reificazione a quelle critiche della cultura borghese che denunciavano la condizione umana nel capitalismo come eternamente estraniata senza prendere in considerazione lo sfruttamento economico proprio del capitalismo, come in parte la teoria critica elaborata da Horkheimer e Adorno, e la stessa concezione del decadimento di Heidegger. I presupposti di questa concezione del soggetto-oggetto identico crollarono definitivamente per Lukcs in seguito alla lettura dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 di Marx che egli lesse nel 1930, in anteprima rispetto a molti altri, nel suo lavoro di collaboratore scientifico allIstituto Marx-Engels di Mosca. Le parole di Marx sulloggettivit come propriet materiale di tutte le cose e di tutte le relazioni, e la tesi che loggettivazione un modo naturale di dominio del mondo, mentre lestraneazione un tipo particolare di oggettivazione che si realizza in determinate circostanze sociali45 fecero su di Lukcs una impressione sconvolgente46. La distinzione che fa Marx nei Manoscritti economicofilosofici 1844 tra oggettivazione e alienazione ha come scopo quello di pensare la relazione tra uomo e oggetto al di fuori della relazione di alienazione che esisteva nella filosofia tedesca di Feuerbach e di Hegel. Per Marx non si tratta pi dellalienazione della coscienza di s che pone loggetto, n del ritorno della coscienza a se stessa con la soppressione di questa coseit. Nel suo lavoro luomo, modificando lambiente e entrando in contatto con altri uomini, produce delle cose, degli oggetti e dunque la realizzazione del lavoro la sua oggettivazione47. Il lavoro un incontro delluomo con loggetto, lattivit pi propria delluomo riceve una realizzazione concreta in un oggetto esterno; non quindi una semplice alienazione di s ma il soddisfacimento di un bisogno48. Quindi non ogni oggettivazione alienazione della coscienza di s e non vero che ogni alienazione la posizione e la produzione di una cosa. Lalienazione ha nei Manoscritti anche un senso giuridico e politico: i rapporti tra schiavo e padrone, o tra servo e feudatario, sono rapporti di alienazione che esprimono rapporti di dominazione e dipendenza reciproca. Nel capitalismo dove i rapporti di produzione prendono la forma di un mondo di cose governato da leggi oggettive, lalienazione si impadronisce dellessere sociale; loggettivazione diviene perdita delluomo, del suo lavoro, e del suo prodotto: la loro alienazione. Lukcs non potendo conoscere i Manoscritti del 1844 ha cercato di sviluppare le implicazioni filosofiche del Capitale e ha dato vita al concetto

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Ibidem Ibidem 45 Ivi, p.XL 46 Ibidem 47 K. Marx, Manoscritti, p.68 48 Ivi, p.71

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di reificazione per chiarire la forma di merce dominante nel modo di produzione capitalistico, senza distinguere tra alienazione e oggettivazione, senza riflettere adeguatamente sui bisogni reali umani49. Nel mondo reificato del capitalismo Lukcs ha creduto di svelare lorigine delle antinomie della filosofia moderna, ossia di problemi che non possono che essere superati se non attraverso le contraddizioni sociali, cio nella prassi del soggetto-oggetto identico, del proletariato rivoluzionario. La diffidenza verso le autocritiche del periodo della maturit di Lukcs in questa tesi si mostrata come principio guida nella ricostruzione del pensiero dellautore ungherese, e, quindi, riguarda in misura minore anche questultima autocritica. Nel 1924 lunica recensione che aveva criticato Storia e coscienza di classe per non essere abbastanza radicale quella di Jzsef Revai50. Revai saluta Storia e coscienza di classe come un evento nella storia del marxismo, come il primo tentativo sistematico di rendere cosciente lelemento hegeliano nel marxismo, la dialettica51. Operando una radicalizzazione del pensiero di Lukcs, Revai ne esplicita le problematiche interne: linterpretazione di Lukcs secondo la quale la dialettica di Marx rappresenta la realt e la verit della dialettica hegeliana, riproduce tuttavia ad un livello superiore le antinomie di questultima52. Il riconoscimento nel proletariato del soggettooggetto identico che rende possibile una concezione autenticamente dialettica della storia, implica che per il passato rimanga valida la situazione simboleggiata dal concetto hegeliano dellastuzia della ragione, ossia la necessit di una conoscenza che proceda post festum. Riappare cos la cosa in s, lineliminabile trascendenza del senso del processo storico rispetto alla coscienza degli individui. Non si tratta di una trascendenza kantiana, in quanto essa immanente al processo storico e il senso del presente diviene manifesto solo in seguito allautocritica del passato, ma rimane il fatto che il rapporto della coscienza con la realt passata assume la forma dello Spirito del Mondo hegeliano. Lukcs e Marx rimproverano ad Hegel lidea che il pensiero si atteggi verso la storia in maniera meramente contemplativa ma questa accusa per Revai ingiustificata poich a Hegel viene imputata unaccezione kantiana di contemplazione mentre in Hegel si tratta della contemplazione di un processo conchiuso, il cui senso gi divenuto visibile53. Lukcs si mostra consapevole di questa difficolt quando sottolinea la necessit di applicare con cautela il materialismo storico alle epoche del passato in cui leconomia non aveva il ruolo totalizzante

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Cfr. A. Heller, Bedeutung und Funktion des Begriffs Bedrfinis im Denken von Karl Marx, trad it. A. Morazzoni, La teoria dei bisogni in Marx, Feltrinelli, Milano 1974. Il libro dellallieva di Lukcs, Agnes Heller, pu essere considerato per numerosi aspetti un tentativo di rispondere a questa mancanza dellinterrogazione sui bisogni umani e sullantropologia in Storia e coscienza di classe. 50 J. Revai, Rezesion von G. Lukcs,Geschichte und Klassbenwusstsein [Recensione di Storia e coscienza di classe di G. Lukcs] in Intellettuali e coscienza di classe, op.cit., 51 Ivi, p. 171 52 Ivi, p. 175 53 Ivi, p.176

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assunto nel capitalismo54. Questo per Revai significa, allora, lammissione del permanere nelle epoche passate di un residuo di cosa in s, ossia che la categoria di totalit esterna alla storia. Il divenire non qui la verit dellessere, o, pi esattamente, la verit dellessere come divenire, come storia, un momento ad essa esterno e la categoria di realt (di totalit, di storia) non la mediazione con lesistenza, non conduce ad essa, facendola invece deviare da essa55. Se la totalit esterna alla storia, , allora, una rinnovata mitologia concettuale, che per inevitabile in quanto il proletariato si trova alla soglia del futuro e alla conclusione del passato, vede il primo ancora vuoto e il secondo ancora irrazionale56. Revai radicalizzando il pensiero di Lukcs arrivava a concepire un irrazionalismo marxista57 che risulta essere distruttivo per lintera elaborazione filosofica di Storia e coscienza di classe. Se, infatti, il proletariato non altro che il portatore di un mito, per quanto ben fondato, vuol dire che non incarna pi il lavoro della negativit58, ossia quel movimento storico-filosofico di realizzazione della verit e della societ futura. La radicalizzazione di Revai mostra per il duplice significato della finale unit di soggetto e oggetto della storia cui approda Lukcs: con lacquisizione della coscienza di classe del proletariato possibile una conoscenza del processo storico come totalit, ma questa rimane una pretesa irrealizzabile perch la dialettica non traduceva lopacit o almeno lo spessore della storia reale59. Ernst Bloch nella sua recensione vede nella elaborazione della storia da parte di Lukcs una riduzione quasi esclusivamente sociologica che non tiene conto degli aspetti metafisici propri dellessenza del processo storico. Bloch attribuisce questa mancanza in Storia e coscienza di classe allaspirazione del suo autore ad essere esclusivamente un capo comunista, un uomo pratico della teoria e non un teorico della pratica, o addirittura della vecchia teoria dianoetica60. In questa critica Bloch coglie la stretta connessione di filosofia e attivit pratica in Lukcs, cio quella che stata definita una pensiero vissuto, una riflessione profonda sulla prassi e sullorganizzazione politica. Lukcs era convinto che la rivoluzione fosse allordine del giorno, che il capitalismo mondiale stesse attraversando la sua crisi finale, e allora vedeva nel partito comunista unanticipazione del regno della libert, e nella Russia una realizzazione concreta della societ futura. proprio questo forzato meccanismo di identificazione61 o la generalizzazione di una specifica rivoluzione, la Rivoluzione russa, che porta Lukcs allidentit di soggetto-oggetto della storia. Il proletariato come soggetto e oggetto della storia diviene una ipostatizzazione della soggettivit rivoluzionaria
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vedi G. Lukcs, Il mutamento di funzione del materialismo storico, in Storia e coscienza di classe, op. cit., p.296 J. Revai, Recensione di Storia e coscienza di classe di G. Lukcs, op. cit., p. 177 56 L. Boella Reificazione e rivoluzione: la Lukcs-Debatte dal 1923 al 1933 in Intellettuali e coscienza di classe, op. cit., p.28 57 M. Merleau-Ponty, Le avventure della dialettica, op.cit., p. 65 58 Ibidem 59 Ivi, p.178 60 E. Bloch, Attualit e utopia, Storia e coscienza di classe, cit., p.164 61 cfr. intervento di H. J. Krahl, Discussione in Storia e coscienza di classe oggi, op.cit., pp.45-50

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che eppure Lukcs aveva tentato di sostenere nel pieno delle sue pretese emancipative contro il revisionismo della marxismo volgare. La filosofia povera scaturita dallesperienza della guerra, non per via di astratti principi utopici, ma per via della storia reale della rivoluzione diviene lassunzione ontologica dellunit di soggetto e oggetto della totalit della storia. Questa enunciazione messianica, e in qualche modo anche catastrofica, profondamente hegeliana e idealista, ma in un senso diverso rispetto alle accuse analoghe di Deborin e Rudas nel 1924, che esprimevano sostanzialmente la burocratizzazione dellInternazionale comunista e lindustrializzazione forzata nella Russia rivoluzionaria. Questa eredit hegeliana, che Lukcs stesso definisce un hegelismo pi hegeliano di Hegel62, ci che gli consente di pensare la completa emancipazione umana nel comunismo, compito che nel suo nucleo pi profondo gi di Hegel, cio di rimettere agli individui la possibilit della completa libert di tutti e di ciascuno63. Lukcs pone al centro della sua riflessione e adesione al marxismo la questione della soggettivit rivoluzionaria che realizzi la propria emancipazione e quella dellumanit, ma nel voler ricondurre questa soggettivit ad una determinata prassi storico-sociale esistente, compie una forzata identit di soggetto e oggetto della storia, cio del Partito comunista bolscevico e della rivoluzione mondiale. Quando la stagione rivoluzionaria mondiale del 1917-1923 cessa, quando il capitalismo anzich attraversare la sua crisi decisiva si stabilizza, oppure degenera nella dittatura fascista, quando la pianificazione economica della Russia comunista mostra tutta la sua crudezza della repressione staliniana, soggetto e oggetto della storia si dividono inesorabilmente. I rapporti economici sono ridotti del tutto a cosa senza possibilit di scorgere i rapporti umani al di sotto di essi, e le infrastrutture economiche e politiche, le istituzioni, fanno sentire il loro peso e la loro logica immanente. Mancava a Lukcs e al marxismo occidentale del 1923 il mezzo per esprimere linerzia delle infrastrutture, la resistenza delle condizioni economiche e anche naturali, lo sprofondamento dei rapporti personali nelle cose. La storia come essi la descrivevano mancava di spessore, lasciava troppo presto trasparire il suo senso; dovevano imparare la lentezza delle mediazioni64.

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G. Lukcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe,cit., p.XXIV Cfr. P. Vinci, La forma di denaro, in Polemos, materiali di filosofia e critica sociale, anno II, numero 1, Aprile 2008, Marx o dellordine sparso, nomos capitalistico e critica delleconomia politica, Stamen, Roma 2008 64 M. Merleau-Ponty, Le avventure della dialettica, cit., p.76

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