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RIASSUNTO DEL CAPITOLO 8, PARAGRAFI 1 – 4; PP.

159 – 175

Capitolo 8 – L’Evoluzione delle Strutture Statali


1. Gli stati regionali in Italia
Signorie e principati nell’Italia del nord
All’inizio del XIV secolo, nei comuni italiani dell’area padana, ricomparve la tendenza alla formazione di signorie
personali, che avviarono la costruzione di più ampi stati regionali intorno ad una città principale. In Francia furono i
conti di Savoia a prendere l’iniziativa della costituzione di poteri regionali, grazie alla presenza ancora viva
dell’autorità feudale. I Savoia possedevano il territorio a cavallo delle Alpi e gran parte del Piemonte, con uno sbocco
sul mare grazie alla città di Nizza. Nel 1414 la Savoia fu elevata al rango di ducato. Lo stesso accadeva nelle quattro
città di:
- A Verona e Padova la signoria degli Scaglieri costruì una grande potenza regionale includendo, ma riducendosi in
seguito perdendo il controllo di Padova, e passando il potere alla famiglia dei Carresi. Il passaggio ad una dinastia
stabile fu reso impossibile a causa dell’espansionismo di Milano e Venezia.
- A Ferrara prese stabilmente la signoria già nel XIII secolo la famiglia feudale degli Estensi.
- A Mantova invece tenevano dal 1328 la signoria i Gonzaga.

Milano e i Visconti nel Trecento


A Milano dal 1277 al 1447 mantennero la signoria i Visconti, dopo molti anni di alternanza con la famiglia Della
Torre. Dal 1311 in poi Milano cominciò ad espandersi, affermandosi sull’intera Lombardia e, successivamente, oltre.
Divenuto signore Gian Galeazzo Visconti nel 1378, rese ancora più vasto il suo potere territoriale. Ereditato il titolo
di duca di Milano, si inserì nella guerra tra Carresi e Scaglieri, conquistando sia Verona che Padova. Gian Galeazzo
volle conquistare anche Bologna, ritrovandosi contro anche Firenze e il papa, ma riuscendo a sconfiggerli nel 1402
entrò a Bologna. Purtroppo la peste lo uccise, ponendo fine al suo espansionismo di Milano.

L’espansione veneziana in terraferma e il declino della potenza coloniale genovese


Per secoli la città si era interessata esclusivamente al possesso di basi strategiche nel mediterraneo, arrivando a
possedere un imponente esercito marittimo. La svolta a partire dal 1405 con una brusca spinta al controllo
dell’entroterra veneto, conquistando varie città tra cui Verona e Padova; fu eseguita tale mossa per contrastare
l’espansionismo Visconteo nella regione veneta. Il Veneto era d’importanza vitale per Venezia, a causa delle
numerose strade che partivano da lì per raggiungere Germania e Austria, e a causa della necessità di creare uno
“stato di terra” da aggiungere allo “stato di mare”, per maggior sicurezza.
Genova, una delle grandi potenze cittadine, nel 1350 accettò la signoria dei Visconti, ma in seguito ci furono diversi
rovesciamenti del potere, impedendo a Genova qualsiasi miglioramento. Perse le sue colonie e basi commerciali nel
Mediterraneo a causa dell’espansione turca. Nel 1453 furono conquistati dall’impero turco che li abolì del tutto.

Firenze dalla repubblica oligarchica alla signoria dei Medici


Al termine del XII secolo si era stabilito a Firenze il regime politico più avanzato, antiaristocratico e fondato sulla
partecipazione al governo delle corporazioni dei mercanti e degli artigiani. Sebbene le istituzioni popolari
sembrassero qui più forti che in altre città italiane, andarono in declino, accelerate dalla rivolta dei Ciompi:
perduravano dunque le lotte di fazione fra i ceti magatizi. Nel 1433 la famiglia dei Medici scalzarono dal potere il
vecchio gruppo dirigente guidato dalla famiglia degli Albizzi. Nel 1434 Cosimo de Medici, tornò dall’esilio e scacciò
chi ce lo aveva mandato, divenne signore di Firenze. Anche Firenze si espanse, formando un proprio stato regionale
intorno ad essa.

Il ritorno del papa a Roma e la formazione dello stato della chiesa


Attorno alla metà del Trecento sembrò che a Roma dovesse sorgere una forma originale di comune su iniziativa di
Cola di Rienzo, capace di coinvolgere nei suoi sogni Francesco Petrarca, il papa e l’imperatore. In realtà il papa
sperava di servirsi di Cola per abbattere il potere della nobiltà romana. Ma i folli modi di governo attuati da Cola, lo
misero contro la plebe, cosicché venne ucciso nel 1354 in una sommossa. Il papa tornato da Avignone a Roma nel
1377, ormai possedeva solo il Lazio. Approfittando della debolezza e dell’anarchie delle altre città, i papi
cominciarono a fondare il loro stato: nacque lo Stato della chiesa alla fine del XV secolo.

Il regno di Napoli e la dinastia aragonese


Accanto ai quattro stati principali (Milano, Venezia, Firenze, Roma), ne esisterà nella penisola italiana un quinto, il
regno di Napoli e Sicilia. Costituito già dal 1266 e in un primo momento sotto il controllo della famiglia angioina, che
non seppe garantire stabilità al regno, quando nel 1422 la dinastia d’Aragona conquistò la Sicilia e la Sardegna.

Il moderno sistema della finanza pubblica negli stati italiani


Gli stati italiani si dotarono con grande anticipo rispetto agli altri di istituzioni politiche, giuridiche e amministrative
moderne. Ciò accadde nel settore delle finanza pubblica e del fisco. Molti sovrani europei, per far fronte alle spese
extra, contraevano prestiti a breve termine e ad altissimi tassi d’interesse presso i banchieri italiani, potendo da un
momento all’altro dichiarare bancarotta mandando in rovina i propri creditori. Al contrario gli stati italiani
preferivano il debito pubblico: prestiti da un mercato molto ampio, che dovevano esser restituiti con gli interessi.
Questo sistema del debito pubblico si differenziava dai debiti che affliggevano i sovrani europei: esso infatti divenne
una forma di investimento con una remunerazione del capitale non molto alta, ma ben più sicura di ogni altra forma
d’affare. Inoltre si ricorreva all’estimo, una stima complessiva dei beni appartenenti ad una famiglia, che
costituivano il reddito, sul quale veniva calcolato il reddito imponibile e su cui si deve pagare, sotto forma di imposta
diretta, una certa percentuale: l'aliquota d’imposta.

2. Dalle guerre di egemonia all’equilibrio italiano


Compagnie mercenarie e innovazioni militari
Dalla fine del XIV secolo esistevano in Italia 5 grandi stati (Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli e Sicilia)
continuamente impegnati in guerre d’espansione. Le alleanze che avvenivano spesso erano instabili e rotte
all’improvviso. Centinaia di bande di cavalieri tedeschi ed inglesi percorrevano la penisola offrendo il loro servizio a
chi lo richiedeva, e quando rimanevano disoccupati creavano non pochi problemi. Le compagnie straniere
introdussero in Italia importanti innovazioni militari: combinare tatticamente fanteria e cavalleria e rendere comune
l’uso della balestra. Gli stati italiani cominciarono in seguito a preferire le compagnie con il singolo “condottiere”.
Questo termine deriva da “condotta”, parola con cui si indicava il contratto di assunzione a un pubblico impiego. Il
condottiere provvedeva ad arruolare e a pagare i soldati, intraprendeva la guerra ed era il capo unico dei
contingenti. Grazie a queste compagnie inquadrate sotto l’autorità di comandanti esperti e capaci di farsi obbedire,
non avvennero più i saccheggi ai villaggi, e i tradimenti per passare dalla parte di chi pagava meglio. Al termine del
contratto le compagnie erano libere di scegliersi un altro datore di lavoro. La nascita di queste compagnie di ventura
comandate da un condottiere sono considerate dagli scrittori di quel tempo come un segno della decadenza dello
spirito civico negli stati italiani. Ma questo tipo di compagnie esisteva solo in Italia, mentre negli altri paesi si
mantenne la cavalleria tradizionale che nel corso del XIV secolo contò parecchie sconfitte. L’Italia era quindi
superiore. I capitani di ventura italiani provenivano da famiglie della piccola nobiltà, e si procurarono la fama di
uomini infidi per la loro tendenza a tradire in favore di chi li pagava di più. Gli stati italiani erano molto riconoscenti
a questi condottieri e fecero erigere loro state equestri da grandi artisti.

Le guerre di predominio e l’età dell’equilibrio in Italia con la pace di Lodi


I condottieri assunsero un ruolo determinante nelle fasi più acute delle guerre di egemonia tra gli stati italiani, come
quella suscitata dall’espansionismo di Gian Galeazzo Visconti e quella tra Angioini e Aragonesi per il controllo del
regno di Napoli, cominciata nel 1421. Il figlio di Gian Galeazzo, Filippo Maria Visconti tentò di espandere il territorio
Milanese come fece suo padre, ma non vi riuscì, e con la sua morte si estinse la dinastia dei Visconti, lasciando il
posto alla dinastia degli Sforza. Nel 1454 fu ristabilito l’equilibrio con la pace di Lodi. Essa venne formalmente
rispettata per quarant’anni. I vari stati italiani, dopo decenni di guerre in cui cercano di prevalere gli uni sugli altri, si
rendono conto del fatto che nessuno di loro è sufficientemente forte, economicamente e militarmente, da riuscire a
sconfiggere tutti gli altri coalizzati insieme. Quindi tutte le guerre cessano poiché inutili. In seguito a questa fase di
equilibrio militare, si ebbe la pace di Lodi, una fase di equilibrio pacifico che, però, durerà poco: ben presto i principi
italiani riprenderanno a complottare e combattere tutti contro tutti e questo loro poco intelligente atteggiamento
porterà alla totale rovina e alla perdita dell'indipendenza.

………………… 3. Le dinastie moderne nell’Europa occidentale


La Borgogna di Carlo il Temerario e i suoi conflitti con Luigi XI
Filippo il Buono di Borgogna, dopo la pace con il re francese Carlo VII, ottenne diversi territori, lasciando in eredità
al figlio Carlo il Temerario un grande complesso politico ed economico. Egli, per trasformarlo in una grande potenza
statale, mirò a due obbiettivi: aumentare l’unità amministrativa esistente, servendosi dell’arma del terrore e
sottomettendo nel 1468 la ribelle Liegi, e risolvere la discontinuità territoriale, conquistando le città rimaste
autonome dei Paesi Bassi e il ducato di Lorena. La linea espansionistica di Carlo, riaccese il conflitto con la Francia e
la sua rivalità con Luigi XI. In diverse battaglie i due combatterono l’uno contro l’altro, direttamente o
indirettamente, fino al 1477, quando Carlo fu sconfitto a Nancy, e morì. Così Luigi XI annesse la Borgogna e altri
feudi al territorio francese. Tuttavia in quell’anno Maria di Borgogna, figlia di Carlo, sposò Massimiliano d’Asburgo,
cedendo all’Austria Le Fiandre e i Paesi Bassi.
La guerra delle Due rose e l’avvento dei Tudor in Inghilterra
Nel 1453, poiché il re d’Inghilterra Enrico di Lancaster cominciava a dare segni di squilibrio mentale, fu deposto da
un altro ramo della famiglia reale, gli York, discendenti dei figli cadetti del Re Edoardo III. Nacque la “guerra delle
Due rose” tra York e Lancaster, denominata così per le rose rossa e bianca che comparivano negli emblemi
rispettivamente dei Lancaster e degli York. Dopo la guerra dei cent’anni in Inghilterra si sviluppò quindi una guerra
civile. Questa si concluse nel 1485 con l’affermazione della dinastia dei Tudor, con Enrico VII. Enrico procedette alla
ricostruzione dell’apparato statale, in modo che potesse competere con gli altri stati. Enrico “salvò” quindi
l’Inghilterra, stabilendo buoni rapporti con altri stati e inaugurando una politica aperta nei confronti della nuova
classe borghese.
Le monarchie iberiche
La penisola iberica nel XIV secolo era retta da tre dinastie principali: portoghese, di Castiglia e d’Aragona. Prima di
Francia ed Inghilterra, la Castiglia aveva conosciuto un’epoca di guerre civili tra fazioni nobiliari e crisi dinastiche.
Nel 1354 ci fu una guerra tra il re Pietro ed Enrico di Trastamara a capo di una grande rivolta nobiliare. La vittoria di
Enrico segnò l’inizio della dinastia dei Trastamara. Questa situazione di disordine si diffuse anche in: Portogallo,
dove una vera e propria rivoluzione antifeudale portò al potere la nuova dinastia di Giovanni I d’Avis, sotto la quale
il Portogallo divenne una grande potenza marittima; mentre Aragona vide nascere vari conflitti interni, che
perdurarono a lungo, al contrario che in Portogallo. Nel 1474 morì senza un discendente Enrico IV, ultimo erede dei
Trastamara, così la Castiglia si trovò di fronte ad una nuova crisi di successione. Enrico aveva due figlie, la prima
sposata con il re del Portogallo e Isabella che aveva sposato il re Aragonese. Nacque una guerra, conclusa nel 1479
e vinta da Isabella. Fu dunque il suo matrimonio a segnare il futuro della Spagna, preparando l’unificazione di
Castiglia e Aragona, modello dello stato nazionale spagnolo.

4. Le forme dello stato moderno


Dalle monarchie medievali allo stato moderno
Dopo il Portogallo, Aragona, Castiglia, anche Francia ed Inghilterra tra il 1474 e il 1485, si avviarono verso la
costruzione dello stato. Un opera che impiegò secoli per definirsi, ma che attorno al XV secolo vide la propria
nascita. Fu delineata, da Macchiavelli ne “il Principe”, una nuova idea della politica che permise il passaggio allo
stato moderno, e che vedeva i principi servirsi comunemente di astuzia, inganno e violenza per acquisire il potere. Il
nuovo modo di pensare e praticare la politica, portò i principi a costruire strutture stabili, che erano alla base del
loro successo.
Il monopolio statale della giustizia
I principi cominciarono pian piano a spodestare le autorità feudali, ottennero il monopolio pieno sull’ “alta giustizia”,
ovvero delitti e pena di morte, mentre per ottenere il potere della “bassa giustizia”, ovvero multe e pene corporali,
occorse più tempo. I principi restarono in ogni caso privati del potere in campo canonico.
Il sistema delle finanze pubbliche
Nel corso del XIV secolo, i costi delle guerre, a causa dell’impiego di truppe mercenarie e armi da fuoco, erano saliti
spropositatamente. Quindi, i re, per affrontare queste spese, ricorsero alla manipolazione monetaria, ai prestiti dai
mercanti e alle imposte. Né la prima né la seconda soluzione però raggiunsero lo scopo, poiché la prima non
“retribuiva” abbastanza, e la seconda era inutile poiché bisognava pagare gli agenti fiscali, e quindi il ricavato veniva
in parte perso: quindi la soluzione migliore fu quella delle imposte. Esse si dividevano in: Imposte indirette, che
colpivano i beni di prima necessita e veniva scaricata dai mercanti sui sudditi, che dovettero sopportare l’aumento
dei prezzi. Imposte dirette, ovvero le taglie che colpivano tutte le famiglie del regno.
Il rinnovamento dei sistemi militari
Prima del XIII secolo gli eserciti erano formati da pochi cavalieri, fanti e contadini che utilizzavano armi perlopiù
primitive, e che venivano mandati in campo ad azzuffarsi senza un piano di battaglia preciso, inoltra vi erano anche
i “signori della guerra”, l’aristocrazia, che soddisfaceva al proprio onore ed al proprio gusto per la violenza: le guerre
erano discontinue e ricche di tregue. In seguito i re preferirono, a questo tipo di eserciti, altri composti da mercenari
o coscritti; la Francia fu la prima ad adottare tale sistema. Poiché erano i re gli unici a possedere le risorse finanziare
per sostentare un esercito, l’anarchia militare, che in vari stati stava dilagando, sarebbe dovuta diventare sempre
meno significativa, soprattutto a partire dalla metà del XIII secolo, in cui comparvero le armi da fuoco, e di
conseguenza la polvere da sparo: invenzione cinese risalente al XI secolo. I cannoni vennero introdotti solo nel XIV
secolo e furono presenti nella guerra dei cent’anni. Sorsero dei problemi sui metodi di costruzione dei cannoni,
poiché era necessario fondere il bronzo operazione molto costosa, per diminuire i tempi d produzione; ma anche sui
metodi di trasporto, essi richiedevano traini potenti, decine d cavalli per ogni singolo cannone, senza contare il
trasporto delle munizioni. Tra il 1300 e il 1400 i cannoni erano usati, più che come armi per uccidere, come armi per
incutere paura agli avversari. Nel XIV secolo però l’artiglieria si divise in: artiglieria da campo, mirata a falciare le
file del nemico, che mantenne grandi dimensioni e quella d’assedio. per abbattere le difese murarie. Vennero inoltre
sviluppate armi sempre più piccole, come gli archibugi. Il ridimensionamento del ruolo della cavalleria, oltre che
dalle armi da fuoco, fu causato anche dalla scelta dell’impiego della fanteria. Infatti la cavalleria contro un folto
quadrato di fanti armati di picche e archibugi, era destinata ad essere sconfitta.
Il ceto degli ufficiali del re
Gli ufficiali del re erano dei funzionari pubblici che rendevano possibile il funzionamento della macchina statale.
Facevano parte del ceto sociale degli ufficiali, i membri del parlamento di Parigi. Essi erano il più importante organo
giudiziario francese, con funzioni di corte giudicante (per reati gravi) e di corte d’appello (per reati inferiori). Ma
soprattutto avevano il compito di registrare gli atti del re, che dovevano essere conformi alle leggi supreme del
regno, che neanche il re poteva mutare. Furono infine i difensori del potere assoluto del sovrano. In quest’ambito fu
definito il concetto di sovranità. Il sovrano era colui che costituiva il vertice supremo nella gerarchia dei rapporti di
subordinazione e fedeltà. L’idea di sovranità invece indicava un potere che non riconosce nessun altro potere
autonomo né tantomeno superiore: un potere derivato solo da se stesso e che non ha bisogno di alcuna
legittimazione da parte di altri poteri (impero e papato). Un regno medievale era composto da ceti, corpi, ordini e
“stati”, che rivendicavano ognuno precisi privilegi ed autonomie. Gli “stati”, attraverso le rappresentanze nei
parlamenti, ottenevano che i re ascoltassero il loro consiglio, e sollecitassero la loro approvazione.
L’ufficio pubblico come possesso personale
Lo stato nel XV secolo, stava progredendo sempre più, ma era ancora in via di sviluppo per alcuni aspetti: le cariche
dei funzionari della giurisdizione o della finanza tendevano a diventare veri e propri possessi di famiglia, trasmissibili
ereditariamente. Esse inoltre, specialmente in Francia, venivano comprate e vendute come un qualsiasi altro bene.
Esse costavano molto, perché ci si aspettava un reddito elevato: differenziazione tra stipendio e corruzione non
esisteva ancora.

Autore: Diego Deplano, III F, liceo scientifico Brotzu, a.s. 2008/09