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MERCOLED 5 NOVEMBRE 2003

LA REPUBBLICA 37

DIARIO
di

UN PAESE VITALE E CONTRADDITTORIO MINACCIA LOCCIDENTE?


(segue dalla prima pagina) Pechino nche ai nostri giorni, come nel millennio scorso, assistiamo allentusiasmo di chi scopre la Cina, ne esalta gli straordinari progressi e vi vede un immenso, appetitoso mercato; e al contempo assistiamo alla paura di chi la vorrebbe invece isolare, perch sleale concorrente dei nostri prodotti e imminente potenza mondiale di cui diffidare. E rituale lo spettacolo dellimprenditore occidentale che, sulle sponde del fiume Huangpu, davanti ai grattacieli di Pudong, a Shanghai, o allombra del ritratto di Mao Zedong appeso alla porta della Tiananmen, a Pechino, si abbandona a un incondizionato elogio del miracolo cinese. Ed altrettanto rituale la denuncia assoluta, senza appello, delle violazioni dei diritti delluomo e delle disuguaglianze economiche, in particolare tra citt e campagne. Disparit attribuite al connubio tra il carattere totalitario del comunismo ufficiale e il liberismo del rampante capitalismo reale. Lequazione insolita: il primo, il comunismo politico, a promuovere il nuovo corso economico, a favorire lesatto opposto della sua ideologia originaria. Per illustrare latteggiamento occidentale verso la Cina, un rispettabile sinologo, Jonathan D. Spence, cita come esemplare il colloquio tra Kublai Khan e Marco Polo immaginato da Italo Calvino in Le Citt Invisibili. Dopo avere ascoltato le straordinarie descrizioni del viaggiatore veneziano, il capo mongolo diventato imperatore cinese gli chiede se una volta ritornato in patria ripeter alla sua gente i racconti di quel che ha visto. Marco Polo non risponde direttamente alla domanda. Dice che serve a poco parlare, perch tanto chi ascolta recepisce soltanto le parole che si aspetta. Chi comanda lorecchio, non la voce. Questo vale spesso anche per la Cina doggi. Ognuno vi legge quel che vuole. La Cina pu apparire, in verit, enigmatica, e, al tempo stesso, molto pi a portata di mano, pi decifrabile, di quando Marco Bellocchio la definiva tale nel titolo di un suo film, rimasto emblematico dellepoca maoista: La Cina vicina. Oggi senzaltro pi vicina di quanto sia mai stata, ma non per questo ci risparmia le sorprese. Ci lascia perplessi o affascinati. Spesso in bilico tra questi due stati danimo. La metamorfosi del regime senza precedenti. E una trasformazione da collocare anzitutto nel tempo per capirne leccezionalit. Essa si svolge con successo, ed tutt altro che finita. Il galoppo trionfale continua, travolgendo i pronostici negativi di legioni di esperti, pi di dieci anni dopo il crollo del comunismo nellUnione Sovietica e nellEuropa orientale. Prosegue senza frenare lo

ACCETTARE LA BATTAGLIA
Scegliere - o accettare - la battaglia: questo il significato dei due caratteri cinesi oggi usati insieme per intendere sfida. A sinistra, abbiamo il radicale di mano, nel secondo abbiamo il segno di lancia. Sono segni fonetici ma sempre rappresentativi della realt perch la scrittura cinese essenzialmente figurativa.

La sfida che ci fa paura


BERNARDO VALLI
slancio un quarto di secolo dopo lo storico terzo plenum dellundicesimo Comitato Centrale, che dette il via al nuovo corso. Il plenum che, alla fine del 1978, sotto limpulso di Deng Xiaoping, riconobbe di fatto il fallimento del sistema economico maoista (il Grande Timoniere era morto da appena due anni) e la necessit di lasciare un certo margine di iniziativa al libero mercato, attraverso riforme economiche rivelatesi di unaudacia mai vista in un paese che si dichiara ancora con solennit marxista-leninista. La Cina resta infatti una Repubblica popolare in cui le redini del potere sono nelle mani di un partito comunista che si identifica ufficialmente in una ideologia e funziona attraverso strutture in larga parte ereditate da Lenin e da Stalin. Il Paese si modernizza a una velocit che mozza il fiato, sviluppa sempre di pi leconomia di mercato, importa capitali e metodi di gestione occidentali, cambia i paesaggi urbani ispirandosi ai modelli americani, e a questi stessi modelli adegua non trascurabili aspetti della vita quotidiana, ma conserva un sistema politico che figura gi nella storia come un fallimento. Si definiscono ancora comunisti paesi come la Corea del Nord, il Viet Nam e Cuba. Ma, pur essendo assai diversi tra di loro, non mi sembra che essi abbiano, in quanto tali, un futuro radioso. La situazione del Viet Nam non certo paragonabile a quella disperata, angosciosa, della Corea del Nord. Nulla tuttavia comparabile alla crescita economica cinese, cominciata negli anni Ottanta; e al conseguente miglioramento del livello di vita della popolazione, nonostante lo scarto sempre pi ampio tra citt e campagna. Uno scarto, in favore delle citt, che sottolinea il rovesciamento provocato dal nuovo corso rispetto al maoismo originale, che enfatizzava il ruolo della campagna. Oggi come se ci fossero due Cine: quella urbana in piena espansione e quella contadina alle sue porte, nellattesa di usufruire un giorno dei vantaggi che le sono negati. Molte restrizioni che impedivano la mobilit sono state formalmente abolite. Adesso milioni di persone si spostano da una provincia allaltra. Ma gli ostacoli indiretti che impediscono o frenano linurbamento della popolazione rurale (in cui si valuta a trecento milioni il numero dei disoccupati) sono tuttora numerosi: ad esempio la mancanza di abitazioni, lesclusione da ogni forma di assistenza, lalto costo per ottenere i permessi di lavoro e di residenza (huku), limpossibilit di ottenere crediti ....In un regime nato da una rivoluzione che aveva come obiettivo luguaglianza, le disuguaglianze sono profonde. Vi sono uomini e donne ammessi con pieni diritti nella citt; ve ne sono altri che vi vivono in modo precario, senza diritti, a titolo provvisorio; ed altri ancora, la stragrande maggioranza, che sono tenuti ai margini. Esclusi. La riserva di mano dopera immensa. Quel che un giorno potrebbe essere il detonatore di una rivolta sociale, tra citt e campagne, oggi rappresenta un incalcolabile vantaggio per i meccanismi produttivi. Non c mercato del lavoro pi flessibile di quello cinese. Ma va anche ricordato che nellultimo quarto di secolo, da quando il comunismo cinese, pur restando leninista, ha imboccato la strada di un suo specifico capitalismo, circa quattrocento milioni di cinesi sono stati strappati alla povert o alla miseria. Poco meno di uno su tre. Il ritratto di Mao Zedong domina

CINA

FRANOIS JULLIEN CINA. IN OCCIDENTE lefficacia qualcosa che si realizza direttamente. Nel nostro mondo il problema sempre quello di trovare i mezzi che portano direttamente e nel pi breve tempo possibile allo scopo cercato. Lefficacia cinese viceversa indiretta. Il suo effetto si ricava dalla situazione, cio dal corso stesso delle cose. Si tratta di una prospettiva culturale radicalmente diversa. Quando le nostre aziende esigono dai propri manager di essere efficienti, in sostanza gli stanno chiedendo di essere visibili e di raggiungere rapidamente i risultati prefissi. Non casuale che noi colleghiamo lidea di efficacia a quella di spettacolo teatrale. E ci vale indiscutibilmente anche sul piano politico. La Cina ci dice invece che la vera efficacia unazione che si mimetizza talmente bene con il corso delle cose da non potersi percepire.

sempre la piazza della Pace Celeste, la Tienanmen, dove sorge anche il mausoleo in cui si trova il suo corpo imbalsamato, ma il pensiero emergente, anzi che riemerge, un altro. E quello che si ispira a Confucio: il filosofo della tradizione, della saggezza e dellobbedienza, che Mao, cercando di dominare la storia, strapp dalla profondit dei secoli per avere un rivale degno della propria grandezza. Un rivale-simbolo dellantica Cina da abbattere. Mao sempre sugli altari ma a trionfare lessenza delle risorte idee di Confucio. Del quale non ci sono immagini sulle mura della Citt proibita. I riti e il linguaggio del partito comunista restano, immutabili, come se fossero un ancoraggio. Fanno pensare a quello che era un tempo il latino nella Chiesa cattolica. Non si tratta soltanto di una fedelt alle origini. Se quei riti cessassero forse crollerebbe il partito stesso. La loro sopravvivenza non impedisce di praticare una politica, soprattutto economica, che va nella direzione opposta. Pi che una contraddizione pu apparire una prova di saggezza. LUnione Sovietica naufragata perch tent una riforma politica che spezz la sua spina dorsale, il partito. Fu un suicidio. La Cina riforma invece leconomia ma non tocca il partito. Il cui potere tuttavia cambia sotto la pressione delleconomia. La sua influenza sulla societ non infatti pi quella di un tempo. Non interviene pi, non pi omnipresente, nella vita quotidiana degli individui. I quali non sono pi ossessionati dai suoi controlli. Possono ignorarlo, e concentrarsi sui propri affari, e trovare dei mezzi di sussistenza fuori dai circuiti ufficiali. Questo non significa che possono ignorare del tutto lo Stato-Partito, poich la burocrazia resta onnipresente e senza una protezione o una mancia difficile ottenere i permessi indispensabili. Ma in generale si pu sfuggire alla vita politica. Bench il sistema giudiziario si sia sviluppato e modernizzato, non esiste nessuna istituzione giuridica che possa avere un ruolo di freno, o di contrappeso, al potere dello Stato-Partito. Questa Cina studia e imita lOccidente ma non rinuncia mai al suo sconfinato orgoglio. Evoca ritualmente il suo passato, che la storia della nazione pi antica, e si vede, con ragione, come uno dei massimi protagonisti del XXI secolo. Aldil dei condizionamenti della nostra logica, possiamo scoprire anche noi un chiaro filo conduttore, una coerenza, in quelli che a noi sembrano enigmi e paradossi. Non forse il partito una dinastia che sceglie e cambia strategia, nellinteresse dellimpero? E lo fa senza rinnegare le proprie origini: che sono quelle di una rivolizione anzitutto nazionale. I riti? Quelli imperiali, nella Citt proibita non cambiavano mai, o molto di rado.

Come possibile che un paese comunista dia vita a una forma di capitalismo sfrenato?

Mao sempre sugli altari, ma a trionfare sono le risorte idee di Confucio

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LE TAPPE PRINCIPALI

LA LUNGA MARCIA Nellottobre del 1934 circa centomila comunisti accerchiati nel Sud del paese dai nazionalisti si muovono alla volta dello Shanxi. Il lungo viaggio dura un anno e incorona Mao leader del Pc cinese

LA REPUBBLICA POPOLARE 1949 A febbraio i comunisti entrano a Pechino e costringono Chang Kai-shek a riparare a Taiwan sotto la protezione Usa. Urss e Inghilterra riconoscono la neonata Repubblica popolare

GRANDE BALZO IN AVANTI 1958-62 La strategia di sviluppo agricolo di Mao poggia sulla creazione di cooperative popolari e su una martellante campagna propagandistica. Lesperimento fallisce. La Cina rompe con lUnione sovietica

RIVOLUZIONE CULTURALE 1966-71 Un movimento di contestazione prende di mira i moderati e chi si oppone al disegno maoista. La lotta delle Guardie rosse dura due anni ed piena di eccessi. lo stesso Mao a frenare le spinte pi radicali

LA PAURA VISTA DA OCCIDENTE/ UN COLOSSO ECONOMICO CHE TURBA IL MONDO

LOFFENSIVA DI PECHINO ANGOSCIA GLI AMERICANI


FEDERICO RAMPINI
San Francisco a scelta del simbolo stata perfetta: mandare il primo cinese in orbita e annunciare che la prossima tappa sar la luna proprio mentre lo space shuttle americano inchiodato a terra per il tragico incidente dellultima navetta. Negli Stati Uniti riaffiorata la memoria di un altro shock, il sorpasso sovietico nella corsa allo spazio, con lo Sputnik e poi con il primo astronauta in orbita 42 anni fa, Yuri Gagarin. Il messaggio non poteva essere pi chiaro: il ruolo che un tempo fu di Mosca la grande rivale egemonica oggi si candida a occuparlo Pechino. La sua prodezza tecnologica non deve stupire: lOcse rivela che la Cina ha superato perfino la Germania negli investimenti in ricerca scientifica (60 miliardi di dollari lanno scorso). Di colpo torna dattualit la visione che George Bush rivel sulla Cina tre anni fa, appena si candid alla Casa Bianca. In campagna elettorale, rompendo con una tradizione diplomatica trentennale (stabilita anche dal padre, che era stato ambasciatore a Pechino) Bush si impegn a fare qualunque cosa per aiutare Taiwan a difendere la propria indipendenza, ivi compresa dunque la guerra nucleare contro una nazione di 1,3 miliardi di abitanti. Per giustificare uno scenario cos estremo Bush adott la visione dei falchi neoconservatori, definendo la Cina il next challenger, il prossimo sfidante della superpotenza Usa; quindi lunico paese al mondo la cui ascesa pu rimettere in discussione lassetto unipolare. Nellaprile 2001, con la tensione diplomatica alle stelle per lincidente dellaereo spia americano catturato dai cinesi, la profezia sembr avverarsi in tempi rapidi. Lo scenario di una nuova guerra fredda dislocata nellarea del Pacifico era alimentato dal riarmo cinese (+18% di spese militari in un anno) e dalle proiezioni dellintelligence di Pechino, secondo cui entro 16 anni la Cina potrebbe raggiungere met del potenziale militare degli Stati Uniti (un traguardo straordinario, tenuto conto che oggi la forza bellica Usa supera quella dei successivi undici paesi messi assieme). L11 settembre cambi il clima: Washington si concentr sulla guerra al terrorismo, Pechino offr abilmente la sua collaborazione, fu subito disgelo. Adesso la minaccia cinese torna a dominare lorizzonte degli Stati Uniti. Ma si trasferita su un altro terreno: leconomia, i rapporti di forza industriali, gli effetti profondi della concorrenza cinese sul tessuto della societ americana. LEuropa il passato, lAmerica il presente, la Cina il futuro, ha sentenziato il Financial Times: una sintesi del presentimento che turba gli Stati Uniti. Con una crescita del Pil che da molti anni viaggia a ritmi dell8%, il colosso asiatico diventato la nuova locomotiva delleconomia mondiale. Il peso del made in China sul commercio mondiale (5,3%) distanzia vecchie nazioni industrializzate come Inghilterra e Italia; entro questo decennio pu raggiungere il Giappone. Lemergenza-Cina entra di prepotenza nel dibattito politico americano, aggiunge nuovi vele-

I LIBRI
GAO XINGJIAN La montagna dellanima Rizzoli, 2002 YU HUA Cronache di un venditore di sangue Einaudi, 1999 HONG YING Figlia del fiume Mondadori, 1997 CHANG JUNG Cigni selvatici Tea, 1998 BEI DAO Speranza fredda Einaudi, 2003 MARCO POLO Il Milione PAUL THEROUX Il gallo di ferro Baldini e Castoldi, 2001 MARCEL GRANET Il pensiero cinese Adelphi, 1971 JACQUES GERNET Cina e cristianesimo Marietti, 1984 JEAN-LUC DOMENAC Doce va la Cina? Da Tienanmen a oggi Carocci, 2003 CATALDO RUSSO (a cura di) Cao Xueqin. Il sogno della camera rossa Tranchida Editore, 1997 LEONARDO ARENA La filosofia cinese Rizzoli, 2000 LUIGI TOMBA Storia della Repubblica Popolare Cinese Bruno Mondadori, 2002

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ni alla campagna per le elezioni presidenziali. Dopo tre anni di crisi economica che hanno distrutto tre milioni di posti di lavoro, negli Stati Uniti la caccia al colpevole ha trovato un bersaglio grosso. Un milione e mezzo sono disoccupati per colpa dello yuan, sentenzia la Manufacturers Alliance, associazione confindustriale, alludendo alla massiccia delocalizzazione di posti di lavoro verso una Cina dove la manodopera costa un decimo. Non pi solo operai, ma anche tecnici e dirigenti vengono licenziati in America e assunti in Cina da Ibm o Intel. La moneta sottovalutata d un vantaggio sleale al Made in China, questa la linea ufficiale dellAmministrazione Bush ma anche dellopposizione democratica: tutti uniti contro il nuovo pericolo giallo che ha sostituito il Giappone degli anni Ottanta. Allaccusa di mantenere sottovalutato lo yuan se ne aggiungono altre: i salari da fame nelle fabbriche cinesi dove i lavoratori non hanno di-

La macchina dellindustria cinese macina risultati impressionanti. A quando il sorpasso?


ritti sindacali; lindustria della contraffazione che inonda i mercati di falsi (dal software Windows alle sigarette, dai Dvd ai computer); perfino sullinquinamento la Cina viene messa sotto processo, bench lAmministrazione Bush non abbia sottoscritto il Trattato di Kyoto. La macchina dellindustria cinese macina risultati impressionanti. Le sue esportazioni negli Stati Uniti sono triplicate in meno di dieci anni, creando nel 2003 un buco di 100 miliardi di dollari nella bilancia commerciale Usa. Ma la Cina stata molto pi abile del Giappone, che negli anni Ottanta provoc negli Stati Uniti una tale sindrome dassedio da scatenare misure di ritorsione, dazi e contingenti alle importazioni. Lanciare una guerra protezionista contro Pechino impossibile. Anzitutto perch i due terzi delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti appartengono a multinazionali americane. Chiudere le frontiere vorrebbe dire danneggiare Mo-

torola, Dell, Nike, il Big Business che ha delocalizzato le sue fabbriche sullaltra sponda del Pacifico. Il Made in China anche il migliore alleato del consumatore americano: gli ipermercati Wal Mart, celebri per i prezzi popolari, assorbono da soli il 10% di tutte le importazioni americane dalla Cina. E nonostante le accuse sulla contraffazione (fondate), nellinsieme la Cina un giocatore meno scorretto del Giappone: il suo mercato interno aperto ai prodotti stranieri, il ceto medioalto avido di prodotti di marca europei e americani. Le auto straniere non hanno mai sfondato a Tokio; in Cina General Motors e Volkswagen sono state accolte a braccia aperte. Infine la crescita americana dipende dai risparmi asiatici: quei 100 miliardi di dollari di attivo commerciale della Cina rifluiscono negli Stati Uniti sotto forma di investimenti in buoni del Tesoro Usa. Pi Bush fa debiti, pi il suo bilancio viene finanziato dai risparmi del gigante asiatico. Polemiche e frizioni protezionistiche sono il rumore di fondo di una campagna elettorale. Rivale geopolitico inevitabile per gli Stati Uniti nel lungo periodo; Bengodi per le multinazionali Usa nellimmediato, e generosa finanziatrice dellAmerican way of life: la Cina riuscita ad attirare la superpotenza mondiale nella ragnatela di un rapporto simbiotico, dal quale gli americani non possono liberarsi.

BRUCE CHATWIN

La civilt cinese sorse dalle rive dei grandi fiumi. LImperatore era la Suprema Autorit delle Acque; il suo governo, una macchina per il controllo della manodopera; i suoi granai, la Banca Nazionale, con il potere di affamare il popolo
da Che ci faccio qui Adelphi 1990

Foto di Marc Riboud (Magnum/Contrasto)

I PREGIUDIZI OCCIDENTALI VERSO I VALORI CINESE

PAUL VALRY

La Cina era ritenuta immensa e impotente; atroce e filosofica; patriarcale e corrotta. E siccome non sapevamo come catalogarla, la collocavamo in unaltra sfera, nella categoria di ci che al tempo stesso reale e incomprensibile
Da Sguradi sul mondo attuale, Adelphi 1994

CONFUCIO E IL TAO, RADICI DI UNA DEMOCRAZIA POSSIBILE


FRANOIS CHENG
Occidente teme sempre la concorrenza. Per eccesso di narcisismo, non sopporta che altri paesi diventino grandi, vuole dominare sul piano economico come su quello culturale. Nel resto del mondo, invece, la grandezza dellOccidente accettata normalmente. Capisco per che un occidentale si possa sentire spaesato e oppresso di fronte limmensit della Cina e della sua popolazione, specie quando non se ne conoscono la lingua e la cultura. Il sentimento di paura nasce anche dallignoranza della storia di un paese che ha conosciuto molte invasioni, ma non ha mai mostrato volont espansionistiche. La Grande Muraglia, oltre che per difendersi, serviva a delimitare il proprio territorio. Da un certo punto di vista era un modo per contenersi. La Cina non mai stato un paese conquista-

tore, in compenso ha sempre saputo far fruttare i contributi delle altre culture. Attraverso le sue frontiere occidentali stata sempre in contatto con il mondo esterno. Cos, mentre esportava la seta, importava dallIndia il buddismo, trasformandolo in una religione universale. E questa disponibilit verso ci che viene da fuori ha consentito alla Cina di non essere un paese xenofobo. Solo quando ferita, la Cina pu diventare xenofoba, per reazione. La Cina non dunque una minaccia per il resto del mondo. Ci che dobbiamo temere piuttosto la mancanza di democrazia, larbitrio e la corruzione presenti nel paese. Ma lOccidente pu aiutare la Cina ad imboccare senza reticenze la strada che porta ad un sistema democratico, evitando di compiacere i dirigenti cinesi in nome degli affari. Non si pu considerare la Cina solo come un immenso mercato, bi-

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NIXON A PECHINO 1972 Allinizio degli anni Settanta il primo ministro Chou en-Lai decide di uscire dallisolamento internazionale. La nuova linea politica sancita dalla visita del presidente americano Nixon a Pechino.

TIENANMEN 1989 La notte tra il 3 e il 4 giugno lesercito cinese interviene con i carri armati contro la folla di studenti in Piazza Tienamen, a Pechino: 320 morti secondo le fonti ufficiali, 1.300 per Amnesty International

JANG ZEMIN 1993 Jiang Zemin diventa primo segretario del Pcc e poi presidente della Repubblica. Sinaugura una nuova fase: il partito savvicina alla societ e il paese va verso un inserimento nel mercato mondiale.

CONTRO IL TERRORISMO 2001 Dopo gli attentati dell11 settembre la Cina esprime la sua solidariet agli Stati Uniti ma questanno s pronunciata contro lintervento americano in Iraq.

LA PAURA VISTA DA ORIENTE/ INTERVISTA A ZHANG LUN

NON SAPETE NULLA DI NOI PER QUESTO CI TEMETE


RENATA PISU
a vie intellectuelle en Chine depuis la mort de Mao, il libro di Zhang Lun, in esilio a Parigi dal 1990, affronta una vastissima gamma di questioni, sociali, politiche ed economiche. E un saggio che ha avuto in Francia un grande successo e ha sviluppato intorno a s un vivace dibattito. Abbiamo incontrato Zhang Lun per rivolgergli alcune domande. Perch oggi noi Occidentali abbiamo paura di voi cinesi? Perch non ci conoscete. Non conoscete niente della storia e della civilt cinese, la Cina vi appare come un immenso blocco, un macigno incombente. Da noi c una maggiore conoscenza dellOccidente, tra le lites ovviamente. Sono pi di cento anni che vi studiamo per tentare di diventare moderni. Ma la vostra paura, secondo me, soprattutto psicologica, fatta di reminiscenze lontane, di pericolo giallo. Io per dico che dovreste fare uno sforzo per studiarci, capirci, conoscerci Per voi la Cina un buco nero, anzi un buco giallo. Daccordo. Oggi per questo buco si sta riempiendo di merci Made in China che ci inondano E pensate davvero che le merci siano lavanguardia dellinvasione? No, guardi, non detto che la storia si ripeta, non detto che una Cina sviluppata segua per forza le orme degli Occidentali e diventi una potenza

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imperialista. Inoltre, voi non tenete conto del fatto che la Cina, per crescere, sfrutta il suo stesso popolo, non gli altri. E questa davvero una tragedia, crea tensioni allinterno che difficile risolvere. Io penso che la vostra paura del Gigante Cina derivi anche da unaltra constatazione, cio voi avete ancora impresse nella retina le immagini del giugno 1989, della repressione di Tienanmen, i carri armati, gli studenti uccisi Insomma, voi vi dite: qui abbiamo a che fare con

Ai vostri occhi di occidentali sembriamo un unico blocco Sbagliate, provate a studiarci meglio
un paese immenso, una popolazione straripante, un regime totalitario. E non vi fidate, giustamente, anche se oggi il regime non pi totalitario ma, piuttosto, autoritario. Dopo Tienanmen c stata quindi anche una riforma politica? Non si tratta di una vera riforma, si semplicemente attenuato il controllo sulle vite private, si pu fare quello che si vuole purch non ci si occupi di politica. Comunque, la Cina sta vivendo un periodo di doppia

GLI INTERVENTI
FRANOIS Jullien, che firma il sillabario, uno dei pi grandi sinologi europei. In Italia noto per Il trattato dellefficacia (Einaudi, 1996). Zhang Lun un intellettuale cinese che dal 1990 vive in esilio a Parigi. allievo di Touraine ha pubblicato da poco per Fayard La vie intellectuelle en Chine depuis la mort de Mao. Infine Franois Cheng, scrittore e critico, eletto lanno scorso accademico di Francia. Tra i suoi libri: Lecriture potique chinoise e Vide et Plein (entrambi editi da Seuil)

GAO XINGJIAN

Mi tornano in mente i contadini della mia infanzia. Lavoravano alle ruote ad acqua nudi. Come vedevano passare una donna intonavano canzoncine sporche, ma senza cattive intenzioni Quelle scene ora sono scomparse dal panorama
Una stampa che riproduce un maestro di calligrafia con unallieva Da La montagna dellanima Rizzoli 2002

PAUL THEROUX

sogna aiutarla ad evolvere, perch solo una Cina equilibrata e pacificata dalla democrazia non far pi paura. Certo, c chi sostiene che i valori democratici sarebbero estranei alla tradizione cinese. Secondo me, per, questo non vero. Sebbene storicamente la Cina non abbia mai conosciuto la democrazia, nella sua cultura non mancano i valori universali perfettamente compatibili con la cultura democratica. Confucio, il cui insegnamento si rivolge a tutti senza distinzione di razza o di casta, ha predicato la responsabilit di ogni individuo di fronte alla

societ. Mentre il taoismo fa appello alla libert dellindividuo e predica la comunione totale con la natura. In queste due grandi correnti di pensiero, che propongono valori universali e unesigenza etica molto marcata, nulla ostacola la democrazia. Confucio, inoltre, ha sempre difeso il dialogo, anche perch solo tramite esso possibile trovare la via del giusto mezzo. Non a caso, oggi, nonostante tutte le difficolt che il paese ha attraversato, sul suo territorio convivono pacificamente tutte le grandi religioni. E gli intellettuali cinesi sanno che la cultura si rinnova solo nel dialogo, il quale naturalmente non semplice imitazione della cultura altrui. Lo scambio implica sempre rielaborazione. In questo modo la Cina far propri gli stimoli culturali provenienti dallOccidente, ma soprattutto sar in grado di proporre allOccidente un contributo culturale di segno universale. (testo raccolto da Fabio Gambaro)

Gli americani non devono temere i cinesi. Ai cinesi interessano solo potere e denaro. LAmerica ha pi potere e denaro di tutti. E i cinesi avranno sempre bisogno della sua amicizia. Era chiaro che parlava con la disperazione pi nera
Da Il gallo di ferro Baldini&Castoldi 2001

transizione, la transizione postcomunista e quella della modernizzazione di una civilt millenaria. Non facile, sar un periodo lungo e difficile, per tutti. Ma io insisto: si tratta di una transizione il cui esito finale influenzer, per il meglio o per il peggio, anche il vostro futuro. Gi, forse per questo che avete paura di noi Lemergere della Cina sar per il vostro meglio o per il vostro peggio? Ma non dovreste pensare un po anche a noi cinesi? Eppure, serpeggia questa paura, la minaccia della Cina, la sfida S, ma di quale Cina avete paura? Ci sono tante Cine, tanti attori, diverse poste in gioco, allinterno la situazione complessa, in ebollizione. Il Potere potr sopravvivere soltanto se accetter il gioco delle molteplicit. Certo, ora in Cina c uneconomia di mercato, grandi investimenti stranieri, per cui non siamo pi nella fase in cui, per crescere, si deve sfruttare la propria gente come allepoca di Mao. Ora per c un altro tipo di sfruttamento, quello dei quadri di partito corrotti fino alle midolla, dei funzionari locali che impongono balzelli iniqui ai contadini. C una Cina poverissima. Avete paura anche di quella? Probabilmente s, ma in modo confuso, irrazionale. Oggi, una nuova generazione di economisti cinesi, sta studiando quali siano stati gli effetti delle riforme economiche, avviate in sordina nel 1978, allinterno della Cina. Quel che ne risulta la frattura geografica tra la fascia costiera e la Cina interna, una frattura che impensierisce perch il margine per arrivare a una compensazione molto esiguo, a meno che non si verifichino dei grandi cambiamenti. Per il meglio o per il peggio? Chi pu saperlo? Tutto ancora dipende dal Partito comunista, ma le analisi sono contraddittorie. C chi punta per il futuro sulla sua stabilit e la sua capacit di governare il paese e chi, invece, ne mette in luce tutte le debolezze. Per esempio? Le parr strano ma molti analisti, in Cina, oggi come oggi, ritengono che il pericolo maggiore sia lindebolimento del controllo che, prima, era assoluto. Gi se ne vedono le conseguenze, cio aumento vertiginoso della criminalit e dilagare della corruzione. Tutti concordano sul fatto che il Partito potr sopravvivere soltanto se opera un cambiamento ma non si augurano che ci accada, almeno per il momento. Questo perch non si sa se il cambiamento porter al meglio o al peggio. E il peggio, una Cina indebolita, sarebbe meglio o peggio per noi? Per voi sar sempre il peggio se non riuscirete a superare la paura della Cina. Non si pu vivere nel XXI secolo senza sapere niente della Cina. Non vi pare assurdo? Sarebbe come non saper nulla dellAmerica. Ripeto, quello che sta succedendo da noi importante, ma voi avete paura, invece dovreste per lo meno conoscere i vari scenari che si stanno profilando in Cina, le scelte che i cinesi sono chiamati a fare, per il meglio.

I FILM
LA CINA VICINA Critica delle mitomanie dei gruppuscoli extraparlamentari Di Marco Bellocchio (1967) CHUNG KUO-CINA Michelangelo Antonioni gir il documentario senza colori, fatto salvo il rosso comunista (1972) LULTIMO IMPERATORE Incoronato nel 1906 a tre anni Pu Yi vive fino allet adulta chiuso nella citt proibita Di Bernardo Bertolucci (1987) LANTERNE ROSSE Ogni sera le quattro mogli di Chen aspettano di sapere con quale di loro il marito passer la notte Di Zhang Yimou (1991) LA TIGRE E IL DRAGONE La contrastata storia damore della giovane e nobile Jen esperta in arti marziali Di Ang Lee (2000) LE BICICLETTE DI PECHINO Guo Liang lavora come fattorino con la bici ma, quando gli viene rubata perde il lavoro Di Xiaoshuai Wang (2001)

Fondatore Eugenio Scalfari

Direttore Ezio Mauro 5,80)

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Anno 28 - Numero 260

0,90 in Italia (con LA PELLE

mercoled 5 novembre 2003


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LA LUNGA MARCIA DELLA DESTRA ITALIANA


EZIO MAURO
UNQUE la lunga marcia della destra italiana per fuoriuscire definitivamente dalleredit del fascismo e dalle sue persistenze davvero finita? Lo ha affermato solennemente Gianfranco Fini, nel dialogo con il presidente dellUnione delle Comunit ebraiche italiane Amos Luzzatto che si svolto a Repubblica e di cui il nostro giornale ha dato conto ieri. Per il leader di An la revisione conclusa, il destino della destra si compiuto, tutte le parole che definiscono il prima e il dopo sono state pronunciate. Vale la pena ragionare su questa affermazione, anche per limportanza che Fini e Luzzatto hanno attribuito alla loro pubblica discussione, sotto laspetto prima di tutto simbolico. Un incontro mancato per cinquantanni e non per caso nella storia repubblicana: che per la prima volta vedeva dialogare direttamente, come ha detto Mario Pirani, il rappresentante della comunit ebraica italiana con lerede, sia pure aggiornato e revisionato, del movimento fascista. Fini rifiuta questa eredit. Alleanza Nazionale, ricorda, non figlia diretta di Sal, ma del Movimento Sociale, dunque lascendenza mediata, non diretta, e fu lo stesso leader, a Fiuggi, a ricordare al partito in lacrime che bisognava uscire dalla casa del padre con la certezza di non farvi pi ritorno. Ma Fini sa di essere, oltre che il presidente di An, anche lultimo segretario del Msi. Questo nodo di rottura e di discendenza lo lega organizzativamente, politicamente e culturalmente a quella eredit e lo carica di un doppio peso, comune del resto ai post-comunisti della sua generazione: essere nello stesso tempo autore di una svolta e di una trasformazione, e reggere comunque lingombro di una tradizione immane, con cui non si possono non fare continuamente i conti. Per questa ragione, credo, Fini non si sottratto alle domande inevitabili sulla natura del suo partito e sulle contraddizioni di questa natura. Poich oltre che leader di un partito anche vicepresidente del Consiglio, nominato dopo aver vinto le elezioni con la Casa delle Libert, avrebbe potuto rivendicare anche per s quella speciale unzione del voto popolare in cui si immerge periodicamente Berlusconi per cercarne la fonte di un potere supremo, sciolto dai contrappesi e dai controlli tipici di uno Stato di diritto. SEGUE A PAGINA 15

Inviati altri due plichi, uno esploso a Roma ferendo un carabiniere. Pisanu: dietro le Br agiscono gruppi eversivi minori

Lincubodeipacchi-bomba
Berlusconi: manifestiamo contro il terrorismo con i sindacati
ROMA Due pacchi bomba, uno esploso in una stazione di carabinieri a Roma ferendo un militare, un altro disinnescato alla questura di Viterbo. Torna lincubo del terrorismo con due azioni. Le prime indagini individuano una pista che porta agli anarco-insurrezionalisti. Lordigno (una videocassetta con esplosivo inviata per posta) ha staccato di netto due dita della mano destra e dilaniato la sinistra al maresciallo Stefano Sindona. Il Paese deve esprimere senza divisioni di parte la sua chiara ripulsa degli atti e delle idee dei violenti, lappello di Berlusconi. Ben vengano le adesioni anche del centrodestra alla manifestazione del 19 novembre, il terrorismo un nemico comune, replica il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. E intanto il ministro dellInterno Pisanu avverte: Dietro le Br agiscono gruppi eversivi minori; non abbassiamo la guardia. ALLE PAGINE 2, 3 e 4

IL RETROSCENA

Quel pugno di anarchici che inquieta il Viminale


CARLO BONINI
ROMA Alle pi ovvie delle domande sollecitate dal sangue di viale Libia chi e perch? gli uomini dellAntiterrorismo danno in queste ore una risposta che somiglia a qualcosa la cui consistenza, se assai meno di una prova, certo suona pi solida di una semplice congettura. Utile lo vedremo a sciogliere le parole consegnate da Pisanu al Parlamento. Comunque buona per tenere in piedi unipotesi investigativa cui assicurare precedenza. Che riduce il raggio della ricerca delle responsabilit non solo alla matrice anarco-insurrezionalista indicata dal ministro, ma ad un pugno di nomi verosimilmente confinati tra quanti, dal 18 ottobre scorso, vanno rumorosamente chiedendo la scarcerazione di Massimo Leonardi, ventinovenne anarchico del collettivo antagonista di Viterbo, detenuto a Rebibbia, perch accusato di aver partecipato allaggressione di un carabiniere in borghese negli scontri del 4 ottobre a Roma, durante la Conferenza intergovernativa. SEGUE A PAGINA 5

I soccorsi al maresciallo ferito dal pacco-bomba

Centrata la zona verde a Bagdad. Bush: Dietro gli attacchi c Saddam, ma lo prenderemo

Iraq, razzi sul quartier generale Usa


GIAMPAOLO CADALANU A PAGINA 11

Pensioni, Tremonti sconfessa la Ragioneria. Governo battuto sulla leva. S alla libert di costruire dopo gli incendi

IL CASO

TraFinieBossiscontropiduro
Finanziaria, immigrati, arresto europeo: Polo diviso su tutto
LE LETTERE

Lenigma Putin e la democrazia azzoppata


PAOLO GARIMBERTI
HI non si dispiace per il crollo dellUnione Sovietica non ha cuore. Ma chi vuole ricrearla non ha cervello. Bisogna partire da questa frase, che gli procura sempre grandi ovazioni quando la ripete in pubblico, per capire le due facce di Putin, pi che mai sovrapposte in queste ultime due settimane, durante le quali con larresto del magnate del petrolio Mikhail Khodorkovskij e le dimissioni del capo di gabinetto del Cremlino Aleksandr Voloshin ha reciso ogni legame con la famiglia politica eltsiniana e ha portato la fragile e incompiuta democrazia russa molto vicina al confine con lautoritarismo. Lasciamo perdere i paragoni, suggestivi o impertinenti, ma comunque devianti, con Ivan il Terribile (El Pais), o Vlad limpalatore (The Economist). Vladimir Putin quello che i russi chiamano un gosudarstvennik, un uomo di Stato e di apparato, che pone la stabilit e la crescita della Russia sopra qualunque altra cosa, anche delle norme del codice e delle leggi della politica. un pragmatico freddo, a-ideologico (in questo si differenzia non solo da Gorbaciov, ma anche da Eltsin), che vede lo sviluppo della Russia radicato nellEuropa e in un rapporto speciale con gli Usa. Ma, prima di tutto, nel restauro di un ordine perduto, che post-sovietico come cornice politica, ma sovietico nei metodi di realizzazione. Olga Kryshtanovskaja, la pi nota sociologa russa, ha pubblicato recentemente uno studio dal quale risulta che la proporzione dei siloviki (comune denominazione per i ministeri e gli apparati della forza, dalla polizia ai militari e ai servizi derivati dal vecchio Kgb) aumentata ai vertici dello Stato russo di 12 volte negli ultimi 15 anni: era il 4,8 per cento ai tempi di Gorbaciov, il 58,3 per cento oggi. A livello regionale 5 su 7 rappresentanti speciali del presidente sono ex militari o uomini cresciuti nel Kgb, come lo stesso Putin. SEGUE A PAGINA 15

Assurde accuse a Prodi per il sondaggio della Ue


MASSIMO DALEMA
ARO direttore, mi sono chiesto come avrei risposto al quesito cos mal posto del sondaggio europeo che tanto fa discutere e indigna. Lunica risposta giusta sarebbe stata non rispondere. Personalmente non accetto lidea che uno Stato, un singolo Paese, possa essere considerato di per s una minaccia per la pace. La considero unidea figlia di quella concezione degli stati-canaglia che allorigine del manicheismo neoconservatore americano e della stessa dottrina di guerra preventiva. In questo senso, un quesito ambiguo pu persino alimentare lidea che la sola esistenza di un determinato Stato costituisca una minaccia per tutti gli altri. SEGUE A PAGINA 14

Una lista di tre partiti non rilancia lUlivo


NANNI MORETTI
ARO direttore, veramente molto unitaria questa lista dellUlivo per le elezioni europee! Tre partiti dentro e quattro fuori. Non mi sembra che lappello di Prodi andasse in questa direzione. E la stessa domanda di unit che viene dallelettorato di centrosinistra esprime una richiesta semplice e precisa: trovare un modo per stare tutti insieme, intorno a un programma capace di individuare temi forti e condivisibili. Queste elezioni potrebbero offrire al centrosinistra lopportunit di unirsi su valori che lo contraddistinguono: legalit internazionale, pace, difesa dello stato sociale, tutela dellambiente, difesa del pluralismo dellinformazione. SEGUE A PAGINA 14

Romano Prodi

ROMA Ricomincia il corpo a corpo tra An e Lega. Alle minacce di Bossi, che parla di crisi se dovesse essere approvato il mandato darresto europeo o il voto agli immigrati, ha ribattuto subito Fini: Noi non ci fermiamo ha detto il vicepremier e del resto Bossi ha cambiato idea varie volte. Sulleuromandato i tempi stringono: entro fine dicembre lItalia dovrebbe mettersi in regola con la Ue, e lUdc alza la voce: il sottosegretario Vietti critica il ministro Castelli e sollecita il rispetto dellimpegno preso in Europa. E nelle votazioni sulla leva il governo viene battuto proprio dai voti della Lega che si unisce allUlivo. Intanto la maggioranza ha reintrodotto la possibilit di costruire sulle aree colpite da incendi. Sulle previsioni sugli incentivi nella riforma delle pensioni Tremonti sconfessa i tecnici della Ragioneria generale. ALLE PAGINE 7 e 26

DIARIO

La sfida cinese allOccidente


CON REPUBBLICA
dal nostro inviato BERNARDO VALLI PECHINO A CINA suscita da secoli, a fasi alterne, una straordinaria variet di sentimenti: rispetto, timore, affetto, rifiuto, ammirazione, sospetto. Accende facilmente le passioni occidentali. Le preziose esperienze individuali, come gli inevitabili giudizi generici, sfiorano appena, il pi delle volte, una realt ampia e composita. SEGUE A PAGINA 37 CHENG, JULLIEN PISU e RAMPINI ALLE PAGINE 37, 38 e 39

V ASCO ROSSI COSA SUCCEDE IN CITT


Cosa c Toffee Dormi, dormi ...e altri mitici successi
ONE V ER SI ALE ORIGIN

Champions a rischio per i romani

Oggi La pelle di Curzio Malaparte


A richiesta a soli 4,90 euro in pi Enciclopedia in edicola il 10 volume e le ristampe del 4 e 5

La Lazio crolla con il Chelsea il Milan passa a Bruges


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