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UN GALATEO FEMMINILE

ITALIANO

DEL TRECENTO

G.

B'

FESTA

UN

GALATEO FEMMINILE
ITALIANO

DEL TRECENTO
(Il

Reggimento
di

Costumi

di

donna

Francesco da Barberino)
nulla cosa in donna sta
.

pi bene che cortesia

Dante, Conv.,

II, xi.

1910

GIUS.

LATERZA &
BARI

FIGLI

TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI

PROPRIET LETTERARIA
A NORMA DELLE VIGENTI LEGGI

Stampato

in

Trani, coi

tipi della

Ditta Tipografica Editrice

Vecchi e C.

PREFAZIONE.

Ogii opera

letteraria,

comptta in tempi da noi

lontani, fino a pochi anrii or sono soleva subire /'au-

topsia continua di tre specie di persone


che ne studiava
il

del filologo,

Ihigiaggio e

le

peculiarit dialetdello storico della

tali e gli usi siitattici e stilistici;

letteratura,

che

ne

indagava
di cogliere

l'origine e il
t

motivo,
tra

non senza

tentare

possibili

nessi

un'opera e l'altra; infine, dello storico propriamente


detto che

andava a ricercarvi per entro

ogii

cenno

riferentesi a fatti,
in

ad

avveniienti politici dei tempi

cui l'autore

dell'opera visse e scrisse (0,

Ma
s

il

nostro progresso, che tutto pervade, ha fatto

che

(i)

Per altro

non tutte
i

le

volte una stessa

opera pu soddistudiosi. Per citare


il
il

sfare

simultaneamente

desideri dei diversi

un esempio, quella curiosa Cronaca che va sotto


Ricordano Malespini ha importanza grandissima per

nome

di

filologo,

ma

non ha

il

minimo

valore per lo storico,

il

quale non pu non

trovare troppo ridicoli certi strani anacronismi.

VI

PREFAZIONK

si

aggiungesse a

qtie'

ti'e

un quarto notomista,
nell'opera
letteraria

//

cui compito di pescare


ci che

tutto

riguardi ed interessi la storia dei costumi e

della

civilt di

un popolo, di ima nazione,

certo

si e che tutte le opere letteraria, pili o ueno di

pro-

posito, in

modo

piii o

meno

esplicito, riflettono l'epoca

in cui firono scritte, e di quell'epoca


idee,
le

ritraggoyio le
la

credenze, i costumi,

l'ambiente,

vita

in-

somma.

Ma

se in alcune di esse dato cogliere sol-

tanto scarse notizie al riguardo, altre si presentano, invece,

come

delle vere

miniere di dati interessaiitissimi.


i

Di

questa seconda categoria sono specialmente, oltre


{^)

romanzi

e le novelle,
K"^)

le

opere didascaliche morali


letteraria tacito comujie nel

insegnamenti

sforma

Medioevo, al quale noi intendiamo riferirci; e perch


e

come

essi abbiano tanta

importanza per

la storia dei

costumi, ogiuno intende facilmente da

se.

(i)

Alcuni anni or sono Cu. V. Langlois pot dare un buon


storia

contributo alla

dei
il

costumi della Francia medievale

of-

frendo nuir altro che

riassunto di una diecina di antichi ro-

manzi:

La

Socit francaise au

XIII

s.

d'aprs dix romans

d'aventiire, Paris, Hachette, 1904.


di esser debitori della
(2)

questo libro confessiamo

prima idea

del presente nostro lavoro.

Dello stesso Langlois abbiamo

La

vie en

France

aii

M.-A.

d'aprs qiielques moralistes du temps, Paris, Hachette, 1908.


Dalle antiche Civilits recentemeqte A. Franklin trasse
i

suoi

due volumi su

La
s.,

Civilit, Vetiqiiette, la

mode,

le

bon ton du
re-

XIII au

XIX

Paris, 1907 [se ne


del
1908].

pu vedere una nostra

censione in

La Cultura

PREFAZIONE

VII

L' Italia,
la

la

terra

tradizionale della

cortesia

(0,

patria del Galateo, si e poco curata, generalmente


lette-

parlando, di trar partito dai tesori della sua

ratura per scrivere la storia dei suoi costumi, che


tuttora da fare
ci
(2).

//

primo

scopo,

dunque, che noi


italiano l'esa-

proponiamo presentando al pubblico


ayialitico del

me

Reggimento

di Francesco da Baralla

berino, quello appunto di coitribuire

miglior

conoscenza
italiano.

della

vita

della

civilt

del

Medioevo

Ma. ad

ui

secondo scopo noi


dall'oblio,

mirammo pure :
71071

cio,

a rievocare

da quell'oblio

sempre

del tutto giusto che fatalmente ravvolse


letterarie

7nolte

opere

che
2171

han pure

i loro

pregi di co7itenuto
dal i8yi

il

di forma,

libro di cui fin

Galvani

cos scriveva

a F. Zambrini :
qua7ito
(3),

Ella sa,

Ch. sig7ior
questo

Co77i77iendatore,

sia

lindo e piacevole

Galateo

do7inesco

e come, rifere7idosi

a tempi ab-

basta7iza 7'emoti dagli atfuali, unisca alle attrattive

del verso e della l7igua quelle delle usanze e dei co-

stumi del Medioevo,

se7ipre pie7io

di vivo

7iteresse

per noi

italiani .

(i) (2)

V. pag.

II.

La Francia vanta
Per
la

a proposito dei

costumi

medievali una
i

ricca bibliografia.

Germania

ci

basti citare soltanto

noti

recenti studi di A. Schultz.


(3)

Con queste parole


al

il

Galvani

ci

ha suggerito

il

titolo

che

abbiam dato

nostro libro.

vili

PREFAZIONE

In quanto a noi che speidemmo cure e sostenemmo


fatiche per adoperarci, quasi come
solleciti,

cuochi amorosi e

a condire e ad imbaidire oggi nel miglior


s

modo

possibile questa pietanza di sei secoli fa,

che
di-

per avventura non avesse a riuscire nn pochino

sgustosa alle nari ed ai palati delicatissimi dell'et

nostra;

le

persone, che

leggeranno

il

presente libro

e che certo sentiranno della simpatia per Francesco

da Barberino, non vorranno negare a


gratituditie,

7ioi

un po' di

almeno per

riflesso.

di questa ricon-

pensa del nostro lavoro,


paghi.

se

pur

piccolissima,

saremo

S. Polo dei Cavalieri, luglio 1909.

Giov. Batt. Festa.

INDICE-SOMMARIO.

Introduzione

pjg.
loro

La doppia
I

corrente pr e contro la donna nel


il

Santi Padri:

ideale

della

Medio Evo donna perfetta. Le epie


la

stole di S.
la

Girolamo

La Cavalleria

vita

di

corte:

cortesia

Libri di cortesia

L'Italia

tesia:

Lope de Moros

Tommasino

maestra di cordei Cerchiari, Ugolino

Buzuola
l'opera:
esterna;

Francesco
la

da Barberino. Storia del Reggimento:


della materia

codici che lo contengono, edizioni a stampa

Madonna Distribuzione
lingua

L'allegoria del La forma


la

Importanza che presenta per

storia

dei costumi.'

Capitolo L
Proemio

del

La

fanciulla

"35
La
fanciulla
di
la

Reggimento

che comincia

alquanto a vergognare. Tristi


Pochi gesti

effetti

mala compagnia.
virt del silenzio.
Il
il

Attenzione agli occhi e alla lingua:


ballo
tal

A tavola. Guardarsi dal vino canto e Avventura di una Sensonia Ornamenti e ghirlande Opportunit e moderazione nel ridere e nel piangere In chiesa Educazione letteraria Lavori femmi-nili e cucina Non ricevano doni sospetti Novella di
si

Messer Corrado e

di Gioietta.

Capitolo
I

II.

La donzella

65

grandi pericoli di questa et


e

Le saette d'amore
la

Compagnia; musica
doni

canto

Per

strada:

saluto

Orazioni poche,

ma

sincere e serie

La guardia

X
contro
gli

INDICE-SOMMARIO
uomini

giera
dare
lattie

Come

Das ewig
I

weibliche !

danni della civetteria


conforti di

tele

Qual donna pi da lo capricci e finte mamadonna Pa\ien:{a Maggiori cau1

bisogna accogliere una messagle

Francia

La fortuna toccata ad una fanciulla La fidanzata; suo contegno.

di

San Lis

in

Capitolo

HI.

La donna maritata

....

pag.
Dalla

Sj

Gli insegnamenti di Castit


casa paterna a quella del
ziale di

11 grande banchetto nuuna Regina Precauzioni e condotta della sposa La camera nuziale L'indomani del gran giorno Dodici cautele La donna che fila stando alla finestra Altri

marito

li

dell'anello

cinquantaquattro consigli
stri

Battiture coniugali

figliaI

Il

marito pi giovane della moglie

Storia di tre

sorelle.

Capitolo IV.
Lagrime

La vedova

107

Vantaggi e pericoli dello stato vedovile Condotta della vedova La scusa delle donne che troppo si adornano Educazione dei figli Reggimento e governo delle terre Attenzione ai servi! Le seconde
e lamenti

nozze

Facometipace

Contegno

col secondo marito.

Capitolo V.

La

religiosa
di religione in casa propria

"

1 1

La donna che prende abito


zione

Grandi pericoli di questo stato, se manca una vera vocaII voto di castit delle maritate Nel monastero La badessa e le monache; la camarlinga, la sagrestana, l'ortolana Novella di alcune monache allegre La eremita; si espone a grandi rischi Novella di un'eremita troppo fiduciosa in s stessa.

Captolo VI.
I

La cameriera

e la serva

129

consigli di

Netta Fede

La
tra
i

cameriera non faccia mai


padroni

la spia

generando discordie
si

Accompagni

guardi la sua signora; badi agl'interessi della casa

Una

giovane non
gliato

metta a servizio presso un

uomo non ammobuone!

Si guardi dal padrone, se non vuol attirarsi l'odio

della padrona

Sono

assai poche le serve

Falso

servigio figlio di Satana.

INDICE-SOMMARIO

XI

Capitolo
ricercare
in

VII.

La

balia

pag. 135

Scelta della balia essa

Qualit fisiche e morali che son da

preferibile

Il latte materno Suo nutrimento Il bagno Cure da apprestarsi al neonato Le fascie Ricetta profilattica contro il mal della pietra Una Come s pu correggere qualche difetto nelle membra Astuzia di una moglie infedele lezioncina d estetica Come deve essere fasciato e come deve dormire il bamCautele nel togliere Attenzione al mal d'occhio! bino Altre cautele. il latte; nutrimento del bambino

Capitolo

Vili.

La schiava

151

La schiavit cosa contro natura Sua prima origine Che cosa la libert, che cosa la servit dal vino

Valgano per la schiava Etimologia della parola servo stessi insegnamenti dati per la cameriera e la serva.

gli

Capitolo IX.
La barbiera

La donna

nei vari mestieri

"

155

La fornaia La treccola La tessitrice La molinaia La pollaiuola e caciaiuola L'accattatrice La mercivendola La conversa di chiesa L'albergatrice

ed ostessa.

Capitolo X.

Precetti di varia dottrina

161

Parla Ardire Cinquantatre ammonimenti di Prudenza per le donne che desiderano aver figli Cautele durante la Cautele nel gravidanza Sar maschio o sar femmina?

parto

Viene Temperartela
I

a parlare degli

ornamenti fem-

minili

belletti e le

pomate rovinano

la pelle

bellezza la salute, e questa bisogna conservare!

Il esempi pratici ad hoc L'erba dell'amore Dodici questioni proposte tati I consolamenti di Piet Chi sia pi degno d'onore, se e risolte da Industria Mottetti per la Tuomo o la donna; sentenza di Instici a conversazione Le orazioni Conclusione dell'opera.

La vera Alcuni coniugale

Appendice

199

INTRODUZIONE.

L'educazione della donna nel Medio Evo ebbe due distinti periodi: l'uno pi remoto, che risale
ai

primi

secoli

del

Cristianesimo,
;

iniziato

dai

grandi Padri della Chiesa


secoli

l'altro

pi recente, di
Il

pi progrediti sulla

via della civilt.

primo

ispirato e regolato dallo zelo e dal

se-

vero ascetismo della nuova religione e dall'esteso movimento di reazione che questa oppose a tutto
ci ch'era

nefico effetto se ne risenti


ci che

avanzo del mondo pagano (ed un beben presto anche per


la

riguarda

condizione della donna).


in

Il

secondo, a distanza di parecchi secoli di barbarie


e di confusione, sorge

pi calmi

tranquilli

tempi relativamente
naturale e

come una

necessaria conseguenza della vita di corte e del

predominante

spirito cavalleresco. , quindi, noi

tevolissima la differenza tra

due modi

di

edu-

care; differenza che dipende e dalla evoluzione


stessa dei tempi e delle idee, e dal considerare
la

cosa sotto un ben diverso punto di vista.

INTRODUZIONE

Ma
delle

se,

come da

tutti

si

ripete,

il

diffondersi

nuove idee cristiane nel vecchio mondo pagano giov molto a migliorare la condizione modonna; bisogna pur considerare la conoscenza degli scritti biblici contribu non poco a raccogliere un certo nembo di odio sul capo di questa debole creatura umana. Dai versetti dell'Ecclesiastico (0, dai Proverbi di Salomone, scaturisce un rivoletto di pesrale e civile della

che in sul principio

simismo femminino, che nel corso del Medio Evo


diverr torrente e dilagher penetrando pi o

meno

in tutta la varia letteratura, e latina e vol-

gare, di que' secoli. Perch

o per la inclina-

zione della

natura
bene,
il

male che

al

umana o, come

a prestar pi fede al a noi sembra pi proe reale

babile, per

fatto

che nel Vecchio Testamento


della

predomina un senso pi pratico

certo si che i libri di Mos dovettero vita produrre nelle menti, almeno per ci che concerne la donna, impressioni abbastanza salde e durevoli s che per molti a nulla valse la parola
;

dell'Evangelo, in cui

come

la

palinodia e la

rivendicazione dell'Eva antica, n pure l'esempio

cruento delle mille eroine cristiane delle catacombe e degli anfiteatri come a nulla varr la
;

reazione, pi tardi, della


lirica,

cavalleria

di

quella

che

ne

diretto

prodotto, le quali, per


la crea-

altro eccesso, vollero

vedere nella donna

tura angelica e sovrumana.

(i)

Se ne vedano, per esempio,

ce. IX,

XXV, XXVI, XLII

q.cc.

INTRODUZIONE

Questo spirito antifemminino fu dunque profondo ed esteso: nella donna non si vide che la naturale immediata discendente della madre Eva,
debole
niti

alle
al

tentazioni, peccatrice, causa

di infi-

danni

genere umano

(0.

non

si

pens,

quindi, che

a ridurre all'impotenza

di nuocere

d'ogni peccato, condannandola ad una vita tutta di orazione e di penitenza, a sconto dei suoi molti falli ed errori e come unico

questa cagione

mezzo per salvarne l'anima carica d'ogni


Cos, a parer nostro,

colpa.

da quello spirito contrario

deriv la sua prima origine l'idea della educazione della donna, ed soltanto sotto quell'aspetto

maggiori Padri della Chiesa si rivolsero ad l' impulso di un fervido zelo puramente religioso e per un fine tutto religioso,
che
i

educarla, sotto

niente affatto pratico.

Alcune

delle molte lettere di

San Girolamo,
si

specialmente quella ad Laetam, ove

delinea

un vero piano di educazione ad uso della fanciulla Paola, possono assai bene darci l' idea, qual

(i)

Ricordisi VEccIes.
principio del

est

peccati et per illam


il

nato

(XXV, 33): A muliere initium factum Dalla donna omnes morimur . peccato, et per quello tutti moriamo. Indi

siamo divenuti mortali... . S. Cipriano [Alcune opere di S. Cipriano tradotte da Hieronimo Cato di Pesaro, Venetia, 1547, pag. G8]. Nel Tractatus de bonitate et malitia mulierum (pubbl. da P. Heyse, Romanische inedita) leggiamo
:

Elle mangia prlmiers del pome Apres en fist mangier al ome

Feme Feme

ocaisons est de toz

maus

engeridre ires a mortaus.

INTRODUZIONE

fosse

il

tipo

della

donna desiderato dai Padri.


i

Ebbe.ne, diciamolo subito,

Padri della Chiesa


es-

non educano
austerit di

la

donna se non per farne un


solitaria,

sere interamente dato, anima e corpo, alle rigide

una vita
il

di

penitenza e di

orazione, senza

pi piccolo conforto. Essi non

parlano e non

si

occupano che dell'anima, quasi


carne (0;
o se
talvolta
si

che

si

rivolgessero a creature incorporee, ad essine di

seri in carile

de-

gnano parlare

questa fragile

ma

necessaria

prigione dello spirito, soltanto per ispirare un

profondo disprezzo per il proprio corpo e la propria persona, soltanto per insegnare a non ubbidire ad alcuno dei moti pi natufali della umana carne. Mangiare pochissimo e solo alcuni cibi (2), e far spesso lunghi digiuni non bere vino mai, se non quando una malattia lo rendesse necessario (3); evitare persino i bagni (4) e qualunque
;

(i)

S.

HiERONYMi, Ep. ad Laetam, Patrol.

lat.,

t.

XXII.

(2)

Gibus eius olusculum

sit

et

similia, raroque pisciculi.

Et ne gulae praecepta longius traham ... sic concedat, ut semper


esuriat, ut statim post
ihid.
(3)
*

cibum

possit legere, orare, psallere . Io.,

Discat jam nume et

vinum non

bibere, in

quo

est

luxu-

ria; ... si necessitas postulaverit, et balneas adeat et vino utatur

modico propter stomachum ... Et hoc dico juxta indulgentiam, non juxta imperium, timens debilitatene, non docens luxuriam .
Id., ihid.
(4) Mihi omnino in adulta virgine lavacra displicent, quae ipsam debet erubescere et nudam videre non posse: si enim

se

vigili is et jejunis
si

macerat corpus
si

suum

et in

servitutem redigit,
aetatis

flammam

libidinis et

incentiva

ferventis

exstinguere

cupit continentiae frigore,


sopitos ignes suscitat?

appetitis sordibus turbare festinat

naturalem pulchritudinem, cur e contrario balnearum foments


.

Id.,

ihid.

INTRODUZIONE

ornamento, anche

gli

orecchini

(0.

La

vita

tra-

scorra nel silenzio della solitudine, fra la meditazione e la preghiera e la lettura di libri ascetici
;

avanzando un po'
i-).

di tempo, dedicarlo al fuso

e alla conocchia

Sia evitata qualunque com-

pagnia, anche di donne e di ancelle, e qualunque

preferenza per l'una o per

l'altra

di

queste

(3).

Nessuno abbia a veder mai


andare per
le vie,

la

vergine cristiana

di insidie tese

che son piene di pericoli e da uomini oziosi e vagabondi (4),

(i)

Cave ne aures eius perfores: ne cerussa

et

purpurisso
Id.,

consecrata Christo ora depingas, nec collum auro et margaritis

premas nec caput gemmis oneres, nec capillum


ibid.
(2)
^

irrufes ...

Praeponatur

ei

probae

fidei ac

morum

et pudicitiae

virgo

quae illam doceat et assuescat exemplo ad orationem et psalmos nocte consurgere, mane hymnos canere, terta sexta nona hora stare in acie quasi bellatricem Christi, accensaque lucerna reddere sacrificium vespertinum. Sic dies transeat, sic nox
eterana,'

inveniat laborantem; orationi lectio, lectioni succedat oratio: breve

Discat et

tempus, quod tantis operum varietatibus occupatur. lanam facere, tenere colum, ponere in grmio calaDiscat primo thum, rotare fusum, stamina pollice ducere psalterium, bis se canticis avocet, et in Proverbiis Salomonis erudiatur ad vftam Cypriani opuscula scraper in manu teneat, Athanasii epistolas et Hilarii libros inoffenso decurrat pede ... .
videbitur
.
.

Id., ibid.
(3)

Nolo de ancillulis suis aliquam plus

diligat, cuius crebro

auribus insusurret. Quidquid uni loquitur, hoc omnes sciant. Placeat ei comes non compta neque formosa atque lasciva quae liquido gutture Carmen dulce moduletur, sed gravis, pallens, sor-

didata, subtristis ...


(4)

Id.,

ibid.

Quaerant eam in itinere saeculi inter turbas et frequentiam propinquorum, et nusquam alibi reperiant, nisi in adyto scripturarum, Prophetas et Apostolos de spiritualibus nuptiis sciscitantem. Imitetur Mariam, quam Gabriel solam in cubiculo suo invenit et ideo forsitan timore perterrita est quia virum quem

INTRODUZIONE

tesse

n intervenire a feste e banchetti ove ella potrovarsi dinanzi a cibi che le facessero
gola. (0.

lei si

proibisce
le si

ogni sorta di divervieta ogni specie di


(2),

timento pi innocente;

musica, di qualsiasi strumento

perch

la dol-

cezza della melodia non disponga l'animo della

vergine
fuit alia

ai

vaghi sogni

dellg.

volutt.

Ecco, in

somma, quale donna piace


matronarum, quae
nisi

ai

SS. Padri:

Nulla

meam

posset edomare
continuis nocsol

mentem
tibus

lugens atque jejunans, squalens sor-

dibus, fletibus paene caecata

quam

misericordiam

Domini depraecantem

saepe deprehendit. Cuius canticum psahni, sermo Evangelium, deliciae continentia, vita jejunium. Nulla

me

potuit

alia

delectare,
vidi...

nisi
(3).

illa

quam manducantem numquam

In tal

donna vien considerata, e si riduce di fatto, ad una brevissima triste prigionia, alla quale solo la morte giunge gradita, come quella che, ponendo fine al doloroso pellegrinaggio terreno, debba donare alla misera creatura
la vita della

modo

non solebat aspexit

Numquam
Io., ibid.

exeat foras ne
et

inveniant

eam

qui circumeunt civitatem ne percutiant

vulnerent et auferant

theristrum pudicitiae
(i)

vescatur in publico, idest in parentum convivio, ne videat cibos quos desideret. Et licet quidam putent maioris esse

Non

virtutem praesentem contemnere voluptatem: tamen ego arbitror securioris contnentiae esse nescire quod quaeras . In., ibid. S. Cipriano anche: Le vergini honeste non deveno andare n

alle feste
(2)

alli conviti .
sit

Surda
. Io.,

Op. cit., pag. 262. ad organa; tybia, lyra, cythara, cur facta

sint

nescat
(3)

ibid.

S.

Girolamo, ibid.

INTRODUZIONE
la

vera vita beata che dura eterna. Col sistema


si
si

dei Padri della Chiesa

potr tutt'al pi for-

mare

iia

ioiaca;

non

forma n

si

educa

la

do7ina alla vita; anzi, questa

invero una edu-

cazione negativa, che non tiene alcun conto della


vita,
rali

dei rapporti civili e sociali, dei vincoli

pi sacri

che

mosi

per quanto

si

voglia disprezzar questa terra

possa o

pure ad essa
il

saldamente

ci

legano.
si

primo che il suo piano pedagogico si riduce ad una regola monastica, e per togliere di dosso alla madre ogni impiccio ed ogni responsabilit per ci che riguarda la figlia, termina col consigliare Leta di porre Paola addirittura in un monastero, dove la fanciulla potr rimanere ignara del mondo conducendo una vita angelica (0. Ognun vede poi come anche sotto il punto di vista della vita fisiologica e dell' igiene debba condannarsi del tutto quel pessimo ed esiziale 7nodus vivendi, specialmente in riguardo ad una giovinetta adolescente. La storia, come ci ha tramandate le letstesso S. Girolamo

Lo

accorge per

tere e le

teorie

educative di S. Girolamo, cos

(i)

Respondebis:

in tanta frequentia

Quomodo haec omnia mulier saecularis hominum Romae custodire poter? Noli
.
. .

ergo subire onus quod ferre non potes; sed postquam ablactaveris eam cum Isac, et vestieris cum Samuel, mitte aviae et amitae
Nutriatur in monasteri,
carne
sit

inter

virginum choros, mentiri


sit in

sacri-

legium putet; nesciat saeculum, vivat angelice:


.

carne sine

Et, ut cetera taceam, certe te liberei servandi difficulpericulo. Melius tibi est desiderare absentem,

tate et custodiae

quam

pavere ad singula, quid loquatur,

cum quo

loquatur, cui
ibid.

annuat,

quem

libenter aspiciat

S.

Girolamo,

INTRODUZIONE
ci

pure

dice quale fu

il

risultato della loro ap-

plicazione.

vedova Blesilla volle mettere in pratica il bel metodo di vita consigliatole dall'austero asceta, e la misera donna moriva poco dopo, ancor nel fiore dell'et, vittima di una vita non umana e di un soverchio fanatismo religioso, lasciando la madre forsennata pel dolore. San Girolamo lui stesso narra che alla rtiorte di quella donna ed al gran dolore che ne prov la madre Paola, il popolo (sempre sensibile e generoso!) ne fu profondamente indignato e cominci a mormorare minacciosamente: Nonne illud est quod saepius dicebamus? dolet (ma-' ter) filiam jejuniis interfectam... Quousque genus detestabile monachorum non urbe pellitur? non lapidibus obruitur? non praecipitatur in fluctus? Matronam miserabilem seduxerunt, quae cum monacha esse noluerit, hinc probatur quod nulla
zelante

La

gentilium
il

ita

suos

umquam

fleverit nlios (0.

Ed

severo educatore pens subito ad allontanarsi

da

Roma!

Vere o false che siano e la famosa leggenda deWanno mille e le conseguenze che alcuni storici

ne vorrebbero trarre; certo si che nei primi tempi e nei primi secoli dopo quell'epoca
si

nota un risveglio, sotto

tutti

rapporti, nella

una nuova ra, rinfrancati dopo la scomparsa in cui gli animi del temuto pericolo della fine del mondo, dicono
vita medievale.
l'alba di

come

(i)

Nella Praefatio

ad Didymi

libriim.

INTRODUZIONE
taluni

si

sentono rinnovellati

l'organismo so-

grande famiglia umana, ricostituendosi, comincia a sentir circolare il sangue nelle sue vene, e battere con novello impeto il suo cuore ai vari palpiti. Dopo il grande caos, prociale della

dotto dalle invasioni e dalle distruzioni barbariche,


le
si

comincia a
si si

ristabilirsi

l'ordine necessario:

guerre
di

fanno

meno

frequenti, la vita civile

riordina e

riafferma con tutte le sue consepassioni, di


partiti,

guenze

ambizioni, di

di

lotte intestine; l'amore della famiglia e del foco-

lare risorge sacro

negli

animi. Pare
offra

in
ai

somma
nostri

che
pi

occhi

mondo di si come un quadro meno triste e chiare non pi il fumo denso


il

quel

tempo

tetro, a tinte

e la caligine

degli incendi distruttori, n la polvere sollevata


dai

monumenti
il

e dagli

editici

battuti in rovina,

corusco bagliore delle armi dei barbari.


altra visione: splendide

Ma

ben

sale

di

castelli, in

cui dalle

ampie
vesti

finestre gotiche penetra a grandi

fasci la luce; liete acclte di cavalieri e di

ma-

donne

in

sfarzose;

allegre

animate con-

versazioni, con

scambio di

sorrisi e di mottetti;

sguardi e parole di amore sommessamente mor-

morate; note gaie


Nelle

di liuti e viole....

corti, nei castelli e nei

manieri

si

svolge
natural-

tutta la vita sociale

dell'aristocrazia
tal vita

del tempo,

e la condizione di

una

impone

mente

la

necessit di educare cavalieri e don-

zelle in tutte quelle

galateo medievale, e che

parola

cortesia,

minute regole che ebbe il si compendiarono nella come l'insieme di quanto occor-

IO

INTRODUZIONE

reva e sapere e porre in opera per figurare


si

passi l'espressione
cortesia, nel cui

mi
atto

nelle sale della corte (0.


si

La

nome
e,

comprese ogni
il

gentile e delicato, generoso e magnifico, fu co-

me

il

risultato

ultimo

forse,

maggior proil

dotto delle idee della cavalleria, e


di essa

sentimento

dur tenace negli animi

(2).

... Perocch nelle corti costumi s'usavano (siccome oggi s'usa il contrario) si tolse questo vocabolo dalle corti, e fu tanto a dire cortesia, quanto uso di corte; lo qual vocabolo se oggi si togliesse dalle corti, massimamente d'Italia, non sarebbe altro a
(i)

Si ricordi
le

il

passo di Dante:
li

anticamente

virtudi e

belli

dire che turpezza


(2)

Conv.,
cos

II, xi.

Egidio

Romano

parla

cortesia non altro se non


cos

una gentilezza

bellamente della cortesia: di buoni costumi.

E E

come

il

dritto della legge

comanda

a fare tutte l'opere della

virt, cosi gentilezza di buoni costumi, vuoli cortesia,

comanda
legge ha
virt.

a fare tutte l'opere de la virt.


in s tutte le virt, cos

E siccome
ha

drittura di
tutte
le

la cortesia

in s

Ed

l'uomo

cortese in fare tutte l'opere della virt, siccome in do-

nare e dispendere avvenevolmente; ed in bere ed in mangiare convenevolmente, ed in fare l'opere di temperanza, ed in tutte le Donde cose fare avvenevolmente pu l'uomo bene esser cortese l'uomo die dire che l'uomo cortese, quando elli fa alcuna buona opera, per mantenere o per tenere ei costumi e le maniere dei
. . .

gentili
cipi,

uomini
Il

e dei nobili

...

Del Reggimento dei prinla


.

II, XVI.

nostro Francesco da Barberino cos definisce

Curialitas nel
et die

Commento

^vo &\

Documenti d'amore:

quod curialitas est virtus quae spontaneo motu, ullo cogente homine vel debito sed solo ad virtutem desiderio exerCfr. anche cetur (ediz. dipi, della Soc. JiloU ^om.^ I, 22). le parole del provenzale Garin sulla Corte:^ia (nell'articolo di K. Bartsch, Garin der Braiine, in Jahrbiich ft'ir Rom. u. Engl.

Literatur,

III,

402).
i

cortesia ebbe presso

Per altro occorre qui notare che la parola Provenzali un significato pi ristretto, come
e di prodigalit,

sinonimo soltanto di munificenza


nel citato passo del Convito a

onde Dante

ragione cerca di spiegar bene di

qual

cortesia

intenda parlare:

E non

siano

li

miseri volgari

INTRODUZIONE

poich

per

la

innata delicatezza e gen-

tilezza della

donna, allora massimamente esaltata


esagerate ed eccessive,

dalle idee cavalleresche

naturale opposizione e reazione, dicemmo, a quella forte corrente di pessimismo femminile del Medio Evo poich nulla cosa in donna sta pi bene che cortesia (0, ovvio che ben presto si ponessero in iscritto regole e trattati di cortesia ad uso delle dame; e parecchi, infatti, ve ne furono di questi componimenti didascalici morali nelle letterature romanze, e prima nella provenzale e nella francese, che fiorirono

come per

pi presto della italiana

(2).

IMa la nostra Italia ebbe sempre presso gli


popoli latini una nobile tradizione di
interrotta e smentita,

altri

cortesia,

della quale fu detta maestra; tradizione che,


si

mai
col

rinnovella e

si

riafferma,
(3),

nello splendido periodo del

Rinascimento

anche di questo ingannati che credono che cortesia non sia altro che larghezza: che larghezza una speziale e non generale cortesia . E pi chiaramente parla il Barberino: ... Non obstat quod maiores nostri provinciales dixerunt curialitatem non esse
aliud

quam mensuram

in rebus,

nam

locuti

sunt de largitate;

et certe largitas

provenit ex ea, sed non semper,

nam
I,

potest lar-

gitas aliquando ex debito et ex necessitate conferri, et

quod ex

necessitate
(i)
(2)

fit

non potest esse donatio

Docum.,

22.

Dante, Conv., II, xi. V. Bartsch K., Grundriss :{. Gescliichte d. Prov. Lit.; Paris G., Hist. d. Lift, frane. ecc. (3) Fra gli umanisti ci piace ricordare Giovanni Sulpizio Verolano che in versi latini dett un poemetto su le cortesie della mensa; un poemetto che ebbe una straordinaria fortuna specialmente in Francia, dove fu tradotto e spesso parafrasato ed imitato; V. Franklin A., La civilit, Vtiquette, la mode, le bon ton
^

du

XI Ile

au

XlXe

siede., Paris,

1907,

t.

I.

12

INTRODUZIONE

fortunato Galateo di Monsignor Della Casa.


clerigo

Un

spagnolo, Lope de Aloros, viene apposta

Lombardia ognun sa come con questo nome si designasse un tempo tutta, o quasi, l' Italia per apprender cortesia:
in

Un

escolar

que siempre duenas amo mas siempre ovo cryanca en Alemania y en Francia, moro mucho en Lombardia por aprender cortesia (i).
Italiano

Tommasino

dei Cerchiari (Thomasin

Zerclar) friulano, che scrisse in

poema

intitolato Walsche Gast,

von lingua tedesca un nel quale fa men(2).

zione di un altro suo libro Della Cortesa, disgra-

ziatamente per noi perduto, scritto in italiano


Monaci

(i)

E., Testi

Romance de Lope de Movos;

basso latini e volgari di Spagna, pag. 39: v. anche in Romania, XVI, pagg.

368 sgg. ove il Morel-Fatio scrive: de leur langage (ossia dei versi del

Le plus sommaire examen Romance) permet de les

attribuer srement au XII le sicle, peut-tre

mme

la premire

moiti du Xllle
e

s.

(2) Tommasino usa wellish sempre in significato d'italiano non di francese. Egli si chiama da se stesso welhsche gast, cio ospite italiano; egli dice di non voler mescolare parole della sua lingua {velhische ivorte) nella lingua del suo poema. Quei libri {Della Cortesia e un altro Della Falsit) erano certamente scritti

in italiano, e per sarebbero tra

pi antichi

monumenti

della

nostra letteratura volgare. Del libro della Cortesia non s' po-

tuto sin qui trovar traccia

Cos

il

Graf {Appunti per

la

storia del ciclo brettone, Giorn. stor. d. letter. itah, V, 112) contro l'opinione del Ruckf.rt che vorrebbe quei due libri scritti
in francese.

recente di L.

da F.

Su Tommasino si pu anche vedere lo studio pi Torretta nel fase. I degli Studi medievali, diretti Novati, nel quale studio offerto anche un largo interes-

sante riassunto delle teorie educative del poeta friulano.

INTRODUZIONE

I3

N
di

il

tempo

ci

ha risparmiato un

libro sul

modo
(0.

di salutare

che fu composto da Ugolino Buzuola


autore citato anche dal Barberino
il

Romagna,

sarebbe qui superfluo ricordare

De

giiiriqua-

giita citrialitatibus

ad mensam di Bonvesin da Riva, e l'altra poesia anonima, sullo stesso argomento, edita dal Bartsch (2), e tanti altri poemetti parziali di cortesia. Dante stesso, per bocca di Marco Lombardo, ci offre altra bella testimonianza che
in sul paese c'Adige e

Po

riga

solea valore e cortesia trovarsi

prima che Federigo avesse briga

(3).

wSe la Provenza e la Francia precedettero l' Italia anche nella trattazione letteraria delle regole di cortesia, tutto ci che esse produssero su tale arnotiamolo a brevi e pur gomento si riduce

meschini
all'Italia

e leggieri del
sec.

poemetti;
il

rimane,

invece,

XIV

vanto di due galatei

completi, l'uno maschile, femminile l'altro: ossia


i

di donne, opere di

Documenti d'Amore ed il Reggimento e Costumi Francesco da Barberino (4).

(i)

Hoc etiam

dixit

de salutandi
I'

modis

{Doc,
.
.
.

I,

Hugolinus Bugola in tractatu suo 172); e poco pi gi (I, 174):


.

ipsius Hugolini
in

circa salutationes aliqua dieta refera-

mus que
(2)

Romaniola
XVI,
115

recepi ab ilio

Rivista di filologia roman:^a,


'Purg.,
sgg. Si
109) per

II,

pag. 43.

(3)

ricordi anche

come

I'Alighieri

rimpianga {Tiirg., XIV,


le

bocca di Guido del Duca

donne

cavalier gli affanni e gli agi

che ne invogliava amore e cortesia l dove i cor son fatti si malvagi.


(4)

Si veda anche

Reggim., parte

I.

14

INTRODUZIONE

Nel suo Proemio

al

Reggimento ben a ragione

pot l'Autore affermare per bocca di


Novellamente, Franciesco, parlai
coll'Onestade,

Madonna

(0:

ed a preghiera di molte altre donne

mi lamentai
ch'aveano

coUei,

e dissi ch'erano molti


scritt'i' libri

costumi ornati d'omo,

ma

non di donna.

Poich in nessun modo si pu paragonare questo suo trattato di costumi femminili con alcun che
prodotto anteriormente e altrove e in Italia stessa;

ne per riguardo all'ampiezza data


della materia,
n,
si fa

alla

tratla

tazione

specialmente,

per

considerazione che in essa


sole

dame

aristocratiche,
i

ma

non pure ben anche


i

delle
delle

donne
di
alla

di tutti

gradi e di

tutti

mestieri: dalla
alla figliuola

figlia d'

imperatore e di re coronato
e lavoratori
alla

artefici

di

terra,

alla

barbiera,

tessitrice,

fruttivendola.

Talch,

con

l'opera democratizzata del Barberino possiam dire

che

si inizii

un nuovo e pi progredito periodo

per l'educazione femminile; quel periodo, cio, in cui passando la materia educativa dalle mani
di poeti

girovaghi e leggieri, pi adatti a cannelle

tare

d'amore,

mani dei poeti

colti e dei

liber iste (cio Nichilominus tamen osserva l'Autore Documenti) erit in mults, si voluerint, utilis dominabus et e contra liber ille (cio il Reggimento) in multis erit utih's viris et illis maxime, qui eorum filias voluerint moraliter enutrire
(i)

dei

Doc,

I,

140.

INTRODUZIONE
moralisti, essa divieti pi estesa e pi universale.

Non
alle

si

limi.ta

pi a frenare

regolare

menti delle

membra

e la lunghezza

del

movipasso
di

dame

di corte, o a

raccomandar loro

non
le

lasciarsi

troppo leggermente baciare n porre

mani per entro il seno dai cavalieri o dai paggi (0; ma ben si rende maestra di tutta la condotta della donna nei suoi rispetti civili sociali
e morali,
nelle

nei suoi

affetti

intimi,

nei

suoi

vizi,

sue passioni, nella sua religione. Dunque,

non

chi

non

lo

veda

la

nuova
si

lettericol-

ratura

didattico-morale

sull'argomento

lega abbastanza strettamente alle teorie educa-

Girolamo e dei SS. Padri, ed in gran da quelle deriva. Ma pure la nuova educazione femminile in certi punti essenziali una vera e propria reazione a quelle rigide teorie, non foss'altro per un nuovo e vivo sentimento e per un pi umano e giusto apprezzamento della vita e della realt, che in essa scorgiamo. Infatti il Barberino stesso il quale d'altronde non poco severo e si compiace molto
tive di S.
parte, anzi,

sovente
lamo,

di

condividere

le opinioni

di S. Giro-

Agostino e di altri scrittori della il Barberino bandisce Chiesa citandoli o non


di S.

(i)

...

Il

consiglio di Roberto di Blois alle donne di non


le

lasciarsi porre

conversando

mani

in

seno dagli uomini, trova


il

spiegazione e riscontro in un passo della Flamenca, dove

re

pone

le

mani

nel seno della novella sposa

Flamenca
:

allo scopo

di far onore al marito.

E un

siffatto divieto

fableau Des droiz au clerc de Voudai ...

leggiamo anche nel Gorra, Fra drammi

e poemi:

Il

costume delle donne, pag. 322.

l6

INTRODUZIOxNE

dalla educazione delle fanciulle le soverchie e lunghe orazioni, e il rimaner troppo rinchiuse in casa; permette loro con le debite cautele, naturalmente di ridere, scherzare, intervenire

alle feste, alle

passeggiate, in gabbia o carriera


di stare in

(),

in barca,

a cavallo;

donne attempate
et;

e di donzelle

della

compagnia di medesima

anzi

punto importante, chi rammenti Girolamo citate di sopra non solo concede loro di ascoltare la musica, ma consiglia che apprendano elle stesse a suonare o un mezzo caimone (2) o la viuola o qualunque altro strumento onesto e bello e ad esercitarsi nel soave e basso caito camerale.,.. Siamo dunque in un tutt'altro mondo, e tutto mutato
e infine
altro
S.
le

proibisce assolutamente la solitudine;

parole

di

nel volgere

di

alcuni
merito

secoli: l'alba della vita


dell'Italia

moderna!

Ed

questa nuova

trasformazione educativa e l'aver saputo felice-

mente accordare la Cortesia con \ Onest (3), onde ben pot dire l'Alighieri: cortesia e onestade tutt'uno (4). Per altro, in questa parte della
letteratura nostra assai pi che nelle altre
flette la societ italiana del
si ri-

tempo, e questa ne

(i)

valli,

La gabbia era una specie di vettura che si poneva sui cacome apparisce meglio dalla novella a pag. 64; la carriera

invece, doveva essere una vettura a ruote, simile alla nostra carrozza.
(2)

N gabbia

n carriera registra la Crusca.

Sorta di strumento da fiato; anche questa voce


Si veda

manca

alla

C7'iisca.
(3)
il
1.

Proemio
cit.

del

Reggimento.

(4)

Conv.,

INTRODUZIONE

\J

appare

meno

leggiera e frivola
(0.

nei

costumi e

pi onesta di quella d'oltr'Alpe

Di Francesco da Barberino non occorre qui


tessere la biografa; rimandiamo chiunque la desi-

derasse
intorno

al

bel libro del

Thomas
aggira
il

(2).

Noi

ci

occupe-

remo qui

soltanto, ed in breve, di quell'opera sua

alla

quale

si

nostro libro. In
latino dei

molti luoghi del testo e del


Docuienti

Commento

d'Amore l'Autore

cita o allude al

Reg-

ginento, al

modo
si

stesso che in questo parla ta-

lora di quell'altro libro. In sulla fine del

Proemio

dei Documenti

legge, per esempio:


donne) in quel libro che contene

Ma

guardili

(le

ci ch'elle

deon servare

e corno costumare, lo qual io scrissi e

mando

lei

che mei comando,

ell' cortese e mosterrallo a tutte.

Ai

quali versi

si

riferisce la

seguente chiosa

la-

tina:

Loquitur de quodam libro

quem ad man-

datum cuiusdam domine de dominarum moribus et ipsarum quibuscumque observantiis necessitatibus et utilitatibus compilavi... . Segue pi gi
una curiosa,
ficazione

ma

storicamente interessante giusti

dell'Autore:
{se.

Sed nondum omnibus


eo quia studium

patefeci
ipsius

iibrum) ex
et

meum
totalem

rescriptionem

expeditionem

tempore aliquo retardavit. sed posses tu dicere:

(i)
(2)

Vedi Gorra, op. cit. A. Thomas, Francesco da Barberino et la lttratiire pro-

vencale en Italie au moyen-dge, Paris, 1883.

l8

INTRODUZIONE

tempore quo vacasti praesentibus non vacasti ceptorum perfectioni quod laudabilius vicur eo
debatur.

Respondeo quia

in

comitatu Provincie
negotiis

ac comitatu Venesis (0 pr arduissimis


necessario vacans et melanconia
sus et quaternos interlineatos

magna

oppres-

illius

operis hic non

habens, hec
fini

miclii

ab

Amore

iniuncta propesili

dare

(2). Il

passo importante, dunque, per


il

determinare approssimativamente

tempo

della
le

compilazione del Reggimento: questo, secondo


in parte

parole dell'Autore, fu composto in parte prima,

dopo

il

libro dei Dociynenti,

il

quale alla

sua volta
13 14

a t

compltement termine vers


13 18

(^).

ou 13 15, en tout cas avant

Oltre la testimonianza dello. stesso Barberino,

per s sufficientissima a provare l'autenticit dell'opera, abbiamo ancora quella preziosa di Filippo Villani, che nel suo libro De origijie civitatis

Florentiae

et

eiusdem famosis civibus

inser

anche una biografia del nostro Autore, e parlando delle opere di questo dice: Composuit insuper libellum vulgarem jocundissimum, multis refertum exemplis, in quo mulierum mores per earum ordines gradus et aetates consti-

(i)

Alla sua andata a Venezia accenna

il

B. anche in una no-

velletta del
(2)

Reggimento
le

(parte

I,

vii); v.

questo passo dei Doc.


parole:

si

pag. 49. fa poi allusione nella parte


trattato

IV

del

Regg. con

Sol lo

rimase fuor d'esso

(libro dei Doc.)^

Che

si

contiene nel presente libro (del Regg.)^

Lo quale
fine .
(3)

era gi mosso,

Come
si

il

Proemio

corno ancora in quel libro

scrive,

di sovra dimostra, E Nel suo Proemio quasi sulla

Thomas, op.

cit.,

pag. 68.

INTRODUZIONE
tuit

IQ

ad doctrinam; quidve aetati cujusque eanim


dignitati

vel

secundum verecundiae modestiam

conveniret ostendit; eique


gimiie vmlierum.

nomen

indidit

De

re-

Et ut

festine

me
ad

a multis simul

absolvam,

descripsit

quicquid

morigeratae
insti

vitae regulas pertineret, per

prosas et rithimos

persuaves, ut facile atque memoriter quae


tuit

haberentur

(0,

Ma

l'opera

di

Filippo

Villani

dice

il

Baudi

e questa sua testimonianza rest

essa

medesima lungo tempo sconosciuta, finch l'Ubaldini l'anno 1640 non premise alla sua edizione dei
Documenti, tra
le altre cose, la

Vita appunto del

Barberino scritta dal Villani


tal

(2).

l'Ubaldini in

rammaricava della perdita dell'altra opera barberiniana: Nell'istesso tempo che compose documenti per gli huomini, descrisse
ivi si
i

modo

in volgare altres

il

Reggimento
ha lasciato
il

costumi delle

donne. Del quale


il

ci

tempo solamente

nome

il

desiderio, avvivatoci dalla frequente


di quel trattato, ch'egli professa

commemorazione
aver fatto
ai

preghi di nobil donna (3). wSoltanto nel 1667 in Firenze il caso fortunato

fece scoprire ed acquistare ad uno della famiglia

(i)

Il

passo riportato anche dal Baudi

di

Vesme

nella Prefa-

zione della sua ediz. del Reggimento, pag.


(2)

vii.

Ibid.^ pag.

vili.

(3)

DalPessersi perduta affatto ogni notizia di questa opera di

messer Francesco acquista merito di fede un'affermazione di Ludovico Dolce, la quale altrimenti sarebbe o falsa o prodotta da ignoranza. Cio, nella prima met del 500 il Dolce, scrivendo il suo' Dialogo della Istituzione della donna, asseriva, nessuno prima di lui aver toccato, o tanto meno trattato, quell'argomento.

20

INTRODUZIONE

Strozzi un codice contenente l'opera rimpianta e

desiderata; l'unico antico manoscritto che sene possegga, e che, dal solerte Strozzi mandato subito in

dono

al

Cardinale Barberino a

Roma,

entr a far parte della ricchissima biblioteca di

preparare

Il quale pens ben presto a farne una copia che dovevasi consegnare alle stampe; ma chi sa mai per quali ranon se ne fece pi nulla, e quella cogioni?

questo prelato.

pia, rimasta nella Biblioteca Vaticana, costituisce


il

secondo ed ultimo codice, e

di

nessuna im{^).

portanza, che oggi abbiamo del Reggimento

sono avute finora tre sole edizioni a stampa: la prima romana, del 1815, a cura di monsignor Guglielmo Manzi, che troppo leggermente giunse a supplire e correggere di sua fanlibro si

Del

tasia le lacune e gli errori della copia vaticana,

disponeva; la seconda milanese del 1842, che non se non una ristampa fedele della prima; la .terza, pi recente e pi corretta (2), cudi cui

rata dal Bandi di


Si

Vesme
la

(3).

(i)

veda, per tutto ci,

citata

Prefazione del Baudi

di

Vesme.
(2) Ma nemmen essa scevra, purtroppo, di difetti: non ultimo quell'esagerato zelo nel racconciare e rabberciare versi che sembrano non esatti (ci che pu e deve farsi opportunamente e con molta cautela); un de' casi in cui par che l'editore voglia rimediare panni addosso al suo Autore per non fargli far cattiva figura agli occhi dei lettori! Se non che in tal modo si pu giuni i

gere ad alterare anche la fisonomia di un'opera o a distruggere

cecamente un
trebbe darsi
il

artifizio

caso appunto nel

voluto apposta dallo scrittore, come poReggimento (v. pi gi a pag. 26).

tale difetto
fa.

troppo frequente nelle edizioni crtiche di fino a

pochi anni
(3)

Lo

stesso

Baudi pubblic pure

in

un fascicolo

a s le sole

INTRODUZIONE
Il
il

Reggimento, di cui
(0,
il

si

occuparono specialmente
(2),

Bartsch

Thomas

il

Gorra

(3),

con-

sta di venti parti, oltre un Proemio, nel quale dichiarato il proponimento dell'Autore, che, per istigazione di Madonna accordatasi con Onest e Cortesia, si assume l'incarico di scrivere fedelmente ci che da Eloquenza e da Industria verr

lui

dettato a beneficio
fin dal

delle

donne.

Come

dato vedere gi

qui un simulacro di
sai

poema

Proemio, abbiamo anche allegorico, forma as-

comune ed
al

capo

in voga a quel tempo e che fa famoso Roman de la Rosei.^). L'allegoria

notiamo Novelle del Reggimento (Bologna, 1874). Lo stesso aveva fatto fin dal 1868, pure a Bologna, lo Zambrini in una pubblicazione nuziale di soli 26 esemplari; v. D'Ancona A., Studi Nel 1883 l'edidi critica e storia letteraria, pag. 274, n. i. tore Sansoni faceva annunziare prossima una nuova edizione del Reggimento, a cura di R. Renier, fra i volumi della sua Pic-

cola Biblioteca; edizione che per non vide mai


stor. della lett. ital.,
(i)
I,

la

luce

(v.

Giorn.

377).

Nel volume Gesammelte Vortrdge und Au/sat^e. Nella citata opera su Francesco da Barberino. donna del Barberino ne' suoi (3) Il Reggimento e costume di rapporti colla letteratura provengale e francese (in Studi di
(2)

critica letteraria)^ che


tare,
(e

avremo pi d'una volta occasione


si

di ci-

ed anche nel voi.


il

poi nel

XIV del Giorn. stor. volume Fra drammi e poemi) ove

della letter. ital.


istituisce

un cu-

rioso raffronto tra

Reggimento ed El costume

delle donne...

edito da S. Morpurgo, Firenze, 1889.


sibile aver sott' occhio altri

A noi non stato posdue studi sulT argomento: cio uno

Wesselovski (citato dal Bartoli, Storia della letter. ital., Thomas, op. cit.), l'altro del Delcluze ntWaL Revue franraise, 1838 (citato dal Jourdain, Excursions historiques). (4) Questo monumento della poesia allegorica medievale fu incominciato da Guglielmo di anche superfluo ripeterlo LoRRis nella prima met del secolo XIII e terminato poi da Giodel

e dal

vanni

DI

Meung

negli ultimi decenni dello stesso secolo.

22

INTRODUZIONE
si

dell'opera che esaminiamo

svolge tutta intorno


si

a Madonna, sulla quale l'autore


tare
il

sforza di get-

velo del mistero,


identificazioni
al

varie

chiosa latina

furono date ed interpretazioni (0. Nella Proemio dei Dommenti, dopo il


e
di

cui

passo

riferito poc'anzi e

cujusdam domine

si

ad intelligenza di quel leggono queste altre

linee:

Quae
illum

fuerit ista

domina cuius mandato


in

librum

composui, liber ipse

sui

prin-

cipio representat. sed durum est comprehendere

posse ibidem
nantur

cum metaphorice verba


intentionis

illa

poet

oscura, proprie

respectu,

durius ibi de ipsius figura, que ibidem pingitur


indicare.... Si

autem de

ista

domina que

hoc iniunxit videre volueris infra in fine partis et prohemo tertie in testu et glosa satis dicitur. cautus tamen eris et probus si poteris capere verba illa (2). Al qual luogo fa riscontro il VII del Proemio del Reggimento:

que secunde
sit

ponetevi a chura che in diverse

parti del h"bro voi

udirete parlar la detta donna,


sicch se voi sarete

accorte persone, e usate

d'udir parlare cos gentilmente

porrave forse essere ch'avereste


gratia da

Dio

di conoscere

ci apar cos chiusa. Simigliantemente voi vedrete ch'ella m'aparir in diverse e nuove

chi questa

donna che

(i)

V. Thomas, op.

cit.

(2)

Edi:{. dipi, cit., pag. 34.

INTRODUZIONE

23

forme

e fighure, e

quando
virt in vostro

mi mostrerr una e quando un'altra


la

servigio e perch voi

vediate

che anco

nella sua apparita

chi
la

s''

assoliglie r
:

porr conosciere

che non sar

picciola gratia a chui Iddio la desse.

Senza spendervi intorno troppe parole, diciamo che dai molti luoghi dell'opera ne' quali si ripresenta ]\ladonna, e dalle parole che a
il

lei

rivolge
identifi-

Poeta, assottigliandosi un poco,

si

pu

care quella

Donna con
sembra
di

la Intelligenza (0,

e a ci
fra
gli

provare
altri

ci

grande importanza
Parte

un passo

della

XX

in

cui

messer
la-

Francesco, pregando
sciargli libero
il

hitelletto

perch voglia

passo per recarsi dinanzi a Ma-

donna, dice queste parole:


Nobile Jovane, novo Intelletto che tien' le chiavi d'est stretta porta onde t' data s gran degnitate eh' a questa Donna non pu gif e alchuno che non convegnia te seco menare, e pi ancor che chi qua dentro entrasse senza la tuo' notizia perde luce

(i)

II

Manzi l'aveva interpetrata per


il

la

Sapienza divina,

e cos

dopo anche mente tutti

Bartoli.

Ma

A. Borgognoni, esaminando accurata-

i passi del Reggimento che a Madonna si riferiscono, prov assurda e contradittoria una tale interpetrazione, e riusci bellamente ad identificare questa del Reggini, con la Donna di un altro poema: V Intelligen:{a, attribuita a Dino Compagni (Borgognoni, Studi d'erudi:{ione e d'arte, I, 239 sgg.).

24

INTRODUZIONE
tu gran maestro di cognizione
la

qual parte d'ogni .sapienza


colei,

tu che poresti ancora viver meglio

senza
tu

che sanza

te

non

vale

a quella

mi d grazia donna

di passar

davanti

....
lui:

Ed

Intelletto

risponde a
vorr'
ti

servire

perch'i'

ti

veggio fedele e per l'ovra,

ma

tu

ch'i'

mi par d'uno ingiegnio s grosso non so ben s'io ti lasso passare (i).
l'allegoria del Reggimento,
si

Del resto
ed oltre
principio

che spesso
fra

abbastanza puerile,

riduce a ben poca cosa,


capolino al
a cia-

che
il

nelle

relazioni e nei colloqui

Madonna ed

Poeta, fa solamente
singole
Parti

delle

dell'opera,

scuna delle quali (come nei Documenti d'Amore,


del resto) presiede
tute

una

donna

in spetie di ver-

(Innocenza, Vergi?iit, Castit, Spermiza....)


la

Fa eccezione
vedova, che
si.

sola

Parte VII nella quale


di

la

vuol rimaritare, abbandonata da


Contiienza, e

ogni Virt per comando


di

viene solamente accompagnata da una sua cameriera

nome

Facometipiace !

(2).

(1) Nelle quali parole sembra doversi vedere uno slancio di misticismo onde il Poeta desidererebbe che V Intelletto materiale e, in questo caso, l'anima, fosse divisa dalla carne per salire pi prontamente alla unione con Intelletto attivo. E pare che il Barberino giungesse sino ai processi esterni usati dai mistici orien-

tali

come mezzo
.
(2)

di pervenire alla identificazione


cit.,

coW Intelligenza

universale

Borgognoni, op.

pag. 244 sg.

V. pi gi.

INTRODUZIONE

25

Le

venti Parti del libro sono tra loro addirit-

tura sproporzionate: mentre, ad esempio, la

si

pagine (ediz. Baudi, XI ne occupa appena quattro, la 1 15-201), pp. la XII neppur tre. E siamo ai tempi in cui si meraviglioso costruisce quell'edifcio letterario che si chiama ed armonico in ogni sua parte
estende per
quasi

cento

la

Divma

cetti rivolti

grado

pre! ... Ogni Parte, dopo donne distintamente per ogni dalla figlia o moglie d'imperatore o di

Co^nmedia
alle

re coronato a

quella di
in

lavoratore di

terra

oppure a tutte
al

generale, contiene

come esemla

pio una narrazione in prosa o novella che faccia


caso.

Ma
il

nella Parte
si

avviene che

forma
narra-

didascalica
tiva, e

muta improvvisamente

in

Poeta trascinato dalla materia, descrivendo il banchetto nuziale e l' imeneo d' una regina con un grande ed insolito lusso di parole, di frasi, di costrutti che, pur sintatticamente strani, riescono di discreta efficacia, si compiace in costruirci dinanzi agli occhi un lieto luminoso e voluttuoso idillio (0. Anche qui ad una parte che pu dirsi vera e reale nei suoi elementi si mescola una parte puramente allegorica: ai personaggi umani e viventi, ossia alla Regina e alle sono intenti tutti sue donzelle ed ai cavalieri, a far loro ghirlande in giardino viene ad aggiungersi la personificazione di Amore che lancia dardi, che d a dame e a cavalieri morte appa-

(i)

Si legga

neW Appendice

tutto

il

passo, che merita.

20

INTRODUZIONE

rente e momentanea, dalla quale egli stesso poi


li

risuscita.

La forma
poetica
si

esterna del Reggimento nella sua parte

presenta curiosa e strana: versi di ogni

si susseguono promiscuamente, senza rima, tranne qua. e l delle

misura, e fuori d'ogni misura,

gobboletle rimate: versi piani,


alla rinfusa (0.

sdruccioli,

tronchi

Abbiamo

qui uno dei pi antichi

esempi di verso sciolto? o una maniera di Selva come credeva il Galvani? (2) o un altro artificio
poetico?

Dopo
l'opera
le

attento
e

esame e particolare studio non qui opportuno esporre


gli
ci
il

del-

tutte

nostre osservazioni e
(3)

elementi del processo

analitico

sembra

di poter venire a

que-

Reggimento nel suo complesso appartiene a quel genere letterario che i dictatores medievali chiamarono prosimetrum o prosiste conclusioni:
metricoi
(4)

(ossia

un miscuglio

di prosa, di metro

(i)

dei costumi di donna, che va fra

Francesco da Barberino nel suo libro Del Reggimento e i pi importanti esempi della

nostra antica poesia didascalica, non us un metro determinato,

variando, secondo la materia che aveva alle mani, anche forma. Vi prevale per altro una specie di versificazione che chiameremo libera, poich i versi di differente misura non sono
la

ma and

ugualmente

distribuiti n le

ordine prestabilito

...

Casini T., Sulle

rime ricorrono sempre e secondo un forme metriche ita-

liane, Sansoni, 1884, pag. 85.


(2)
(3) (4)

In Propugnatore, IV Ci che ci riserbiamo

(1871).

di fare altra volta altrove.

Duo quidem dictaminum genera novimus, unum

videli.
. .

cet

prosaicum, alterum quod vocatur'metricum. metricum vero

repperitur tripliciter: aut


tur, vel

cum pedum mensura et Carmen vocanumero dumtaxat sillabarum cum vocum consonantia et
{al.

tunc

riddimiis

ridmus, rithmius) appellatur, seu utroque

INTRODUZIONE

1']

e di ritmo),
libro
zio.

genere che ha

il

suo archetipo

nel

De philosophiae Consolatone d Severino BoeLa parte prosaica dell'opera barberiniana

costituita dalle novelle e

citazioni d autori:

ma

da alcuni esempi e brevi tratterebbe anche di

una prosa d'arte non schietta e disinvolta, bens con clausole fisse imitanti le forme del cursus del latino medievale. La parte veramente metrica ci
data dalle gobbolette e dai molti distici e
stici
tri-

isolati

od

in serie

continuata. Ritmica, ineh'

fine (del ritmo accentuativo


liani,

nei versi

ita-

s'intende bene), sarebbe tutta la rimanente

parte formata in apparenza di versi regolari o


irregolari ed permetri.

La

bella lingua del

trecento

si

dispiega viva
pi che nei

fresca elastica in quest'opera, assai


Documeiti, e ci principalmente per

due ragioni

per essere libera dai ceppi della rima, la quale

secondo l'Autore stesso fa talora partir l'uomo dal proprio intendimento (0, e per aver voluto il Barberino usare appositamente in tutto il trattato una forma pi semplice e popolare, o, per dirla con le sue parole, un basso stilo:

mixtum quod quidem /ro^f mefrwm compositione


BoNONiENSis, Rationes dictandi
cit.

dcitur

Hugo

dal

Norden, Die antike Kiinsttria

prosa,

II,

756.

Dictaminum vero genera

sunt a veteri-

prosaicum metricum et rithmicum. prosaicum ut Cassiodori, metricum ut Virgilii, rithmicum ut Primatis quod si ex his fiat commixtio, ex tali commixtione denominationem assumit, ut dicatur prosimetricon sive mixtum. unde dictamen Boetii veteres prosimetricon appellarunt Thomas Capiabusdiffinita, scilicet
.
. . :

Nus

(t 1239), in

NoRDEN, op.

cit.,

pag. 757.

(i)

Proemio, V, 30 sgg.

28

INTRODUZIONE

Lo

basso stilo che nell'ovra siede

per cagion di quel

comandamento
i'

che su nel cominciare

ricievetti

(i),

cio

quando Madonia ingiunse:


Non
vo' che sia lo tuo parlare oschuro

acci ch'avere a

mente

con ogni donna possa dimorare; n parlerai rimato, ecc. (2)

che presenta il Reggwiento per la storia dei costumi e della societ dell'epoca, riflessi nelle sue pagine come in nitido specchio, gi accennammo nella Prefazione, e non

Alla

importanza

crediamo
sto libro
il

sia qui

da aggiungere

altro;

ognuno

potr convincersene leggendo nel resto di que-

minuto riassunto che diamo dell'opera

e che per essere relativamente breve, speriamo


sia

tero testo

per riuscire meno noioso della lettura dell'in(3). Poich questa una taccia che si
al

data comunemente

Barberino da alcuni

storici
ecc.),

della nostra letteratura

non senza

diciamolo subito e schiettamente


iv, vv.

(Cant

(4),

Bartolt,

(i)

Parte

XX,

56 sgg.
a tutti

(2) (3)

Proemio, V, 26 sgg. Senza dire che l'opera del Barberino, non accessibile
il

per la rarit e per


agli studiosi.

prezzo delle edizioni, era nota finora solo

Dett anche un trattato del Reggimento e dei co(4) stumi delle donne rimasto inedito fino ai d nostri (1825 \sic! V. pag. 20]) ove in versi stiracchiati misti a prosa, se pur tutti prosa non sono, d regole per le diverse condizioni ed et delle donne; prolisso, noioso, ma con buon intento e bella lingua Storia univ., IV, 334.
. . . . . . :

INTRODUZIONE

29

non senza esagerazione.

noi volentieri avremi

mo
di

qui

cercato di porre in rilievo

principali

pregi, di sostanza e di forma, che son nel libro

messer Francesco, se, ripensandoci su, non ci fosse parso meglio farne a meno, perch non sembrasse un panegirico dettato da quella certa affezione e predilezione che segretamente va radicandosi in noi quando ci mettiamo in molta familiarit con uno scrittore e specialmente, come nel caso nostro, quando vi fossero gi dei pregiudizi di cattiva fama a carico dell'amico, e invece di giorno in giorno si vanno scoprendo in lui delle buone qualit e qualche virt, s da farci piuttosto sospettare della mala fede di quelli che ne dicevano male. Essendo precipuo scopo del presente nostro lavoro quello di porgere un' idea della vita e della societ italiane del trecento, non abbiamo mancato, all'occasione, di aggiungere in nota alla testimonianza del Barberino quella di altri autori, affinch usanze, costumi, idee, pregiudizi del tempo venissero meglio affermati e convalidati (0. gi lo accenIl libro di messer Francesco appartiene a quella classe di poemi nammo
;

il

(i)

N abbiamo

trascurato, all'occasione, di

rilevare

qualche

caso in cui
ci

pensiero del nostro autore coincidesse o per lo

meno

richiamasse quello di qualche altro scrittore anche di tempi a


si

noi pi vicini. Certo

che se questa parte, cio dell'istituire

curiosi raffronti, presentava

una

difficolt, era

per l'appunto quella


facile era l'abbon-

di mostrarsi sobrii e misurati;

mentre troppo

dare, quadruplicando cosi le nostre note, che, forse,

sembreranno

gi soverchie.

30

INTRODUZIONE

morali, in cui

non sempre

si

il

caso che ap-

parisca ben netta in ogni suo punto la linea di


confine tra la descrizione
della

realt e l'aspi-

razione

dello

scrittore

moralista verso un tipo

ideale. Perci, se noi ci

esattamente
alla

domandiamo: corrisponde donna tratteggiata dal Barberino donna reale del tempo suo? risponderemo
la
s

che per alcune parti


via quasi generale,
la la
s

e per

altre

no;

ed

in

per tutto ci che riguarda condotta esteriore, ?to per ci che concerne
condotta interiore

sione

mi

si

permetta l'espres-

Cortesia
il

Vediamo in tal modo che a non sempre si accompagna Onest, ed


e morale.
Virtudi rimane

completo accordo delle due


un'alta

solo
della

forse, tropp'alta!

concezione
etica del

mente poetica, solo un'aspirazione

poeta moralista e filosofo. E se di ci desiderassimo una prova, potremmo trovarla in alcuni tipi della Divina Comynedia,

come Francesca
le
;

da Rimini, come
cui infierisce
l'

Sapia,

come

donne, contro

invettiva dantesca

potremmo

tro-

varla nelle

donne

colte e voluttuose del

Deca-

meron e delle novelle di Franco Sacchetti, non


che nelle peccatrici delle vivacissime e pungenti prediche di Bernardino da vSiena; ed anche, finalmente, nelle
sec.

parole di

quel predicatore del


le

XIII

il

quale inveisce contro


(0,

donne quae

volunt portare brachas

parole interessanti che

Lecoy de la Marche, La chaire frann., pag. 435; v. Hist. Vtement essentiellement made la Fr., XXVI, 406. sculin, les braies passaient pour P attribu de la virilit. L'on di(i)
litt.

INTRODUZIONE

additiamo a chi vorr scrivere

la storia della tanto

vexata quaestio del femminismo!


Il

Barberino, del resto, nel suo giudizio circa

donne si mostra abbastanza giusto (0: non si fa mai vedere troppo esclusivamente pessimista od ottimista al riguardo, come si usava nel Medio Evo; loda ove trova il bene, biasima ove il male, difende con coraggio le donne calunniate. Nella Parte XIX del Reggimento il Barberino porge l'esempio di una conversazione che eventualmente potrebbe svolgersi tra dama e cavaliere: la prima adduce in onore del proprio sesso il solito e trito argomento medievale trovato dai
le

difensori della virt femminile, cio l'essere stata


la

l'uomo,

donna creata pic nobibneyite da una costa delmentre questo fu tratto da un po' di

sait

des

femmes matresses au

logis que, dans le


,

mnage, c'taient
qcc.^ II, 3.

elles qui

portaient

le
.

brayer
.

expression venue presque in-

tacte jusqu'
(i)

nous

F'ranklin A.,

La

civilit,

Nota de malis mulieribus ... et die omnia que centra mulieres adducuntur, dicunt de malis (mulieribus), ut in ecclesiastico et
in

ecclesiasten et

in proverbiis et

in

libro sapientie

singulisque locis similibus, tee.

dice

il

Barberino nel suo Com-

mento ai Documenti (ed. cit., 1, pag. 53), e s'ingegna di fare qui una breve excusatio mulierum. Salomone scrisse (eccl. vij): Virum de mille unum reperii, mulierem ex omnibus non inveni
orbene
le

dichiara ser Francesco

io interpetro cos

non assoluto

qneWex

omnibus,

ma

quel passo: relativo a tutte le donne con

quali soleva bazzicare quel savio biblico, quanto dire

sexa-

ginta erant regine, octuaginta concubine et adolescentule

quarum

non
le

est

numerus

L'aver poi Salomone affermato di non averne

trovata una perfetta a suo giudizio, non porta la conseguenza che

donne buone non esistano affatto, poich costui le ricercava magis ad libidinem aptas quam ad virtutem , e quindi nec in hoc ei tamquam inimico ipsarum totaliter est credendum .

32

INTRODUZIONE
il

limo;

cavaliere (che rappresenta


la

il

partito av-

verso alla donna) accusa


sciata

donna d'essersi laingannare dal serpente a danno del gee

nere
motivo

umano

d'essere

riuscita
la

altro

solito
i

a vincere con

sua

malizia

pi

grandi uomini, come Salomone, Aristotile, Sansone, David, ecc. Replica la donna
del suo sesso:
lasciarsi

discolpa

Minor

difetto fu

alla

femmina

al nimico, che non fu all'uomo Il difetto alla femmina ingannare lasciarsi Quanto della fortezza non si pu dire a lei vizio all'inganni quel eh' stato debolezza e difetto

ingannare

n da ponere alla femmina in Orbene, in questa risposta il che per bocca della donna distesso Barberino
degli

uomini,

mancanza...

fende

il

sesso femminile;

il

Barberino, che dice


nel

press' a
ai

poco

le

medesime parole
^^)

Commento
che un

suoi DociitnefiH

Messer Francesco
attento
della

si

rivela

non

altro

ed imparziale osservatore
capricci,

dell'animo e

mente del

gentil sesso: ne conosce parec-

chie debolezze, molti


della sua esperienza

molti

vizi,
il

tante
frutto
lar-

astuzie e tante piccole

ipocrisie;
egli

tutto

mondana

adopera

gamente a
stender la matera
in molte cose provate e vedute

narrate e avenute
a molti e molte...
(2).

(i)

Ediz.

cit.,

pag. 58; del resto

il

passo sar riportato anche

da noi nelle note della Parte XIX.


(2)

Parte

II,

x, 34 sgg.

INTRODUZIONE

33

vogliam chiudere queste certo che fra gli autori di modeste note libri di cortesia, che furono prima del Barberino, e presso di noi e altrove, nessuno era giunto a scoprire certe mcances nel cuore della donna
Certo
e
cos

certamente molte parti del Reggimento, come moltissime del prezioso Commento latino (0 ai Doacmenti d'Amore rimangono davvero
notevoli

pa-

gine di osservazione psicologica medievale.

Societ Filologica

permesso rivolgere una parola di lode alla Romana che, appena istituita, volle iniziare la serie delle sue pubblicazioni con l'edizione diplomatica integrale (testo volgare e commentario latino) dei Documenti d'Amore, atti(i>

qui

ci sia

al

dando l'incarico della lunga e faticosa trascrizione del manoscritto nostro egregio amico e collega prof. Francesco Egidi.

CAPITOLO

I.

La fanciulla.

Il

contenuto generale dell'opera e

la distribu-

zione della materia sono indicati dallo stesso Bar-

berino nei seguenti versi del suo Proemio

YI)(0:

partir questa ovra

in le venti Partite
e ciascuna Partita

avr per s certi distinti gradi

La prima conter come


portare una fanciulla

si

dee
sentire

quando comincia bene


e

mal

vergogna temere. Seconda, com


in

quando

tempo verr

di maritaggio.

(i)

Noi per ordineremo

la

materia in un altro modo.

Si

avverta qui, una volta per sempre, che trascriviamo fedelmente

Vesme (v. pag. 20) solo permettenqualche punto l'ortografia e di sciogliere qualche nesso, o di ritoccare qualche verso scriveremo ad es. vergogna e non vergongnia, tempo e non tenpo, a lui e non alliii, a passata e non ppassata, figliuoli e non filghioli, migliori e non milgliori, genera:{ione e non gieneratione, qcc. ecc. il che non ci si vorr attribuire a colpa, chi per poco consideri e l'indole e lo scopo del presente libro.
dalla edizione del Baudi di

doci di

rammodernare

in

36

CAPITOLO
Terza,

corno quando
Quarta,
se,

passata

l'ora del maritaggio.

poi eh' disperata

di

mai aver marito,


l'e,

avien ch'ella pur


e stae in casa

uno tempo
lui.

anzi che vada a

Quinta,

corno poi ch' maritata,


e
il

com

il

primo, e
'1

com
'1

secondo e

terzo,

infino a quindici d; e

primo mese,

e'I scondo, e'I terzo, e


alla

com

insino

sua fine;
poi e
s

anzi figliuoli,

s'ella

non avesse
e

figliuoli,

com
Sesto,

in vecchiezza.

com se perde il marito, com s'ell' vecchia, e com se mezzana, e com se giovane rimane, e com s' figliuoli, e com se non n',
e e corno s'ella de'

ancor ben del suo marito riman donna,


vedoata

e s'ella cos

abito prende o panni


di religione.

Settima,

corno

si

dee portare
rimarita;
s' migliore,
s' piggiore e

s'ella si

e
e

com com

men

possente,

e corno s'ella
e

ancora ne va al terzo; com, poi ch' stata vedoata

LA FANCIULLA
e ripreso marito,
sta

3/

alcun tempo in casa


riprender marito

anzi che vada a lui;

e
si

com

loda e biasma.

Octava,

com
e

quella che prende "abito

di religione in casa,

com

si

loda o no.

Nona, come rinchiusa in munastero


a perpetua chiusura,
e

com

la

badessa,

e camarlinga e priora e ciaschuna altra portiera


Diecima, corno quella

moniale.

che
e

si

rinchiude sola,

detta

Romita
la

com

blasmo.

Undecima, com
la

compagnia

cameriera data di donna,


s'

corno s' pure una,


e

come

compagnata

a simile officio. Dodecima, com si porter ciaschuna servigiale si pur a donna e s a donna insieme
col signore, e
s

s'alchuna sola

serve signore, e
si

com

loda o com non. Terziadecima, corno balia di casa o corno di fuori.

la

Quartadecima, com serva overo schiava,

e com, poi eh' serva,

porr per ovre libera tenersi.

si

Quintadecima, com dee portare ogni generazione

;^8

CAPITOLO
di

femmina

di

comune

stato

e di pi basso e povero, e tutte

fuor che
quali

le rie di vita dissoluta


il

che vendon per moneta


le

loro onore,

non intendo
menzione
(t).

mettere in iscrittura,

n far

di lor

che non son degne d'esser nominate


Sestadecima tratter
di certi generali

addottrinamenti d'ogni donna


e di loro

ornamenti

e di loro avventure.

Settimadecima,
consolamenti. Octavadecima, per che tal fiata le convien savere parlare e dire e rispondere e stare tra la gente si tratter delle Quistioni d'amore
di lor

e di cortesia e gentilezza.

Nonadecima,

si

tratta

di certi mottetti e parlari

da donna a cavalieri ed altra maniera di donne

huomini.

La vigiesima

tratta

di certe loro orazioni.

Ed
io

in questa Parte

la conclusion del libro, e corno

questo libro riporto

a quella

donna che
'1

di sovra detta

e corno ella

riceve, ecc.

(i)

...
et

ibique (cio nel Reggimento) tangitur de singulis

dominabus
statu,

feminis et earum quibuscumque gradu etate ac preterquam de vilibus que digne non sunt legum laqueis innodari ... Commento ai Documenti, ed. cit., I, pag. 34.
:

LA FANCIULLA

39

cetti

Messer Francesco prende a dettare i suoi prealla fanciulla gi pervenuta all'et della
donzelletto
ch'ella co-

ragione, cio quand'olia principia alquanto a ver-

gognarsi e ad arrossire (0 vedendo un andar cantando, il che uno de' segni


mincia, ormai, bene
e

mal

sentire,

divenire

responsabile
suscettibile di

delle

sue azioni

davanti a Dio, e

pena o
ad
a

di rimerito

secondo

la

sua

condotta. Innocenza dichiara a questa fanciulla di


esser pronta

abbandonarla, non appena un

sol fallo si innova

da

lei.

Poich non
condizioni
si

tutte

le

fanciulle
le

di

tutte le

convengono

educative,

pur essendo a

medesime norme tutte comuni certi

principi fondamentali di morale

necessario
alto

partire qui la materia per gradi, e dal pi

andar gi gi
sociale.

fino all'ultimo della


si

grande scala

il

Barberina)

rivolge prima di tutto

alla figliuola d'

imperatore o di re coronato. Que-

sta fanciulla tratti

sempre solamente con

la

ma-

dre e con le donne pi anziane della casa: quali


tristi

effetti

possa produrre una cattiva compa-

gnia, in et cos tenera e cos sensibile ad ogni

impressione, non chi non sappia, che

l'usanza delle rie persone facie


d'essa natura simigliante quelle

che vanno e usano e stanno con

elle;

(ij Cio, come dice S. Girolamo, cum virguncuiam rudem adentulam septimus aetatis annus exceperit et coepcrit erubescere Ep. XVI ad Gaudcntium.

et

.)

40

CAPITOLO

e poi

purtroppo

la

natura

umana

'I

pi lasciva in male bene fatigoso a chi noi

cale(i).

Dovendo
donzelli
(e

la

fanciulla

andare

tra

cavalieri

vada soltanto per stretta necessit, invitata dal padre o dalla madre o da altra gente di casa), procuri sempre di farsi accompagnare dalle sue balie o maestre (2), evitando che qualcuno '^o^^di folleggiare ad essa. In societ con altra gente, prima di tutto ella deve tenere a
vi

freno

gli

occhi

Audi apostolum dicentem: cum bono bonus eris et cum quidam juvenes hoc male intellexerunt. crediderunt enim esse mandatum ut cum malis deberemus esse mali, quod falsum est. sed intelligit quod efficiemur similes illis
(i)

perverso perverteris. sed

cum quibus
I,

pag. 48.

fuerimus conversati nel testo dei Dociim.


:

Comm.

ai JDocz/w.,

ediz. cit.,

(ibid., II, pag.

157):

Rade
ti

fiate co'

li

rei

partirai e' alchun vizio

usando non prenda.

Di quali compagnie debbano i giovani cercare e quali fuggire anche Egidio Romano in un capitolo del suo Regf^imento dei Principi. Fra Paolino Minorit dimostra filosoficamente, non
tratta

senza

la solita

autorit di Aristotele,

y^ovene aver ria brigada.


ch'elli

com' e perigolosa cosa al perci egli scrive Premieramente

ama
qual

troppo

le

brigade et

amor

vertude transformativa,

ch'elli

elli lizermente si se trasforma alli costumi de quelli ama. Ancora, che disse Aristotele, li zoveni ere' tropo e pertanto elli ere' molto a quelli che de soa brigada. E se quelli che de soa brigada no savi! e boni, dagandoli rei conseji elli caxon de farli mal rivar ... . De Regimine rectoris. (2) Questa delle nutrici o balie destinate a compagnia e guardia delle fanciulle usanza che risale ai tempi classici: cfr. Rosla

per

siGNOL, L'ducation... die:; les Anciens, pag. 247.

I,A

FANCIULLA

per che nel guardare si coglie tosto, dall'uom eh' ben saggio,
lo

'ntendimento
si

dell'altrui

coraggio

(i).

L'uomo, che
facilmente
si

si

illude di esser

vede guardato da una fanciulla, da quella amato, e

crede quasi in obbligo di porsi a corteggiarla.

(ij

Ecco

provenzale

la genesi delP amore Matfr Ermengau


:

dallo sguardo secondo

il

poeta

Qar

est

amor pren nayssensa


;

des huels e del cor d' ayniadors

quar el cor s' engendra ab l'aiutori del veszer,

l'

amors

qui adutz in cor plaszer.

Quar

li

huelh son dragoman

del cor, el huelh vati veszer

so qu' al cor platz retener.

sa

Anche Robert de Blois, Fautore del Chastiement des Dames. bene come vadan le cose quando consiglia alle dame:
Sovent regarder ne devez
nul

home

Quant dames regardent sovent


aucun, et
qu'il croit
cil

garde se prent,
soit

tantost en chiet en male error,

que ce

par amor;

e del

resto
n' est

pas merveille

s' il le croit,

ou soit droit, car souvent est ou g me dueil, o mes cuers l vont mi oeil ou
soit tort
:

li

regart son d'


ci

amor message.
il

Quest'ultimo verso
zioLO DA P'irenze:
'

ricorda

principio d'una poesia di Gra'

Li occhi son messaggi de lo core (v. la nostra Biblio;^rafia delle pi antiche rime volgari in Romanisclie Forschiingen, XXV, al n. (281). E chi pu non pensare, a questo

proposito, al divino sonetto di Dante:

Ne

gli

occhi porta

la

mia

donna amore

4'^

CAPITOLO

rare

E, dopo gli occhi, un'altra cosa bisogna impaa frenare ed a porre in uso solamente
sia necessario: la lingua. Stia invece, la

quando
modi

fanciulla,

ad udire

gli

altri,

ne apprenda bei

di parlare,

che gi parlando non fructo si coglie col, dov'el a luogo e tempo non .

tacendo, cio, ed evitando metter fuori cose o errate o male a proposito apparire (parere senza essere!) savia,
che non che
il

Ella pu cos

di

savio,

ma

il

matto, se tace

tenuto che saccia.

Tutti

savi, dice

il

Barberino, e fra quelli Sa-

lomone
il

e Seneca,

silenzio (0.

hanno molto e sempre lodato Naturalmente aggiunge subito

(i)

Lo

stesso Barberino nel


(I,

Commentano

dei suoi

Documenti

d^ Amore

pag. 85):

juxta illud: nulli tacuisse nocet, sed

nocet esse locutum. Et in multiloquio peccatum nondeerit: qui

autem moderatur

labia

sua prudentissimus
. . .

erit

...

et illud: si

tacuisses phylgsophus fuisses

'.

Altrove ricorda:

illud vul-

gare tuscorum: lingua non osso


pag. 116).

dosso (II, La medesima raccomandazione fanno I'Ermengau: Dona deu doncx ameszurar
sas paraulas

ma fa romper

Garin le Brun:
Far devetz
carestia

de parlar tota via que melhs veno de grat ditz qan son perpensat;

don devetz

loc gardar

e quant es locs parlar...

Nello Splanamento dei Proverbi di TEccHio leggiamo anche


:

Salomone

di

Girardo Pa-

Da

trop dir se varde qi se voi far laudar

LA FANCIULLA

43

per spiegarsi meglio

anche qui non bisogna

andare agli eccessi, e


.
.

non
altri

da tacere
parla

non parli mai, s ch'altri non dicesse: Ella non perch'Elia muta .
che

Quando

sia

interrogata

o mandata a parlare,

risponda e parli temperatamente. Assoluta proibizione di servirsi dei gesti ad

parole e di ogni altro


che
il

accompagnar le movimento in generale


:

movimento

'1

mutare delle membra


(i).

significa in fanciulla troppi vezzi

e nella

grande mutevole core

Q'en parlar

se cognose
s

l'omo q' savi o mate:

taser lo fai laudar

corno dise Cato.


il

S.

Bernardo,

in

un suo opuscolo che porta

titolo

Ad

soro-

rem modus bene vivendi [abbiamo avuto dinanzi un esemplare della Biblioteca Casanatense di Roma, segnato Rar. VII, 25],
scrive:

Virgo linguosa stulta

est: virgo

sapiens paucis utitur

verbis. Sapientia
est ... .

brevem sermonem facit: loqui multum stultitia Ricordiamo inoltre che Albertano da Brescia dedic

uno dei suoi trattati morali alla doctrina loquendi et tacendi! Egidio Romano (II,xxi): Ora proveremo per tre ragioni che ciascun omo die insegnare ed ammaestrare le sue figliuole acciocch' elleno parlino poco e pianamente ... . E riportiamo, infine, queste parole di Fra Paolino (LXII): Ancora da amaistrar ch'elle diga puoche parole, perci ke elle puocha raxon e lezermente dirave parole desordenade, per le quale o elle serave despresiade o elle vegnirave lizermente a tenzonare. Ancora per tropo parlar elle ven tropo famiiial e per tropa familiaritade elle ven tropo desprisiade, ma per puoco parlar quanto ke elle se ten pi en si tanto ven pi desirade .
tutto
(i)

A.ssai severe e

minuziose
la

guito

vedremo anche meglio

in se-

erano
il

le

regole che

cortesia medievale imponeva alle

donne circa
versazione

contegno
nel

di tutte le

membra,

cos durante la con-

come

camminare

in qualsiasi luogo.

44

CAPITOLO
al
si

Passiamo Ecco come

modo
esprime

di
il

condursi

a
(2):

tavola

(0.

Barberino

sia nel

suo mangiare

ordinata e cortese

E quando
n
vi

siede a tavola
le

non

giaccia,

tegna

braccia

suso, per che questo

segno di grossezza.

(1)

Della cortesia d
le

mensa molti

scrittori del

Medio Evo

det-

tarono

una ricchissima ed interessante bibliografia in tutte le letterature, romanze e non romanze (vedi Gorra, Studi. ..^ pag. 368). A noi baster citare, per esempio, le Cinquanta cortesie da mensa di Bonvesin da Riva, e facciamo a

regole, e l'argomento ha

meno
e

di riferire

il

cap.
li

LIX
fenti

del

solito

Fra Paolino,

intitolato

quanto a manzar et a bever . Ci occorre avvertire qui che il Barberino fa menzione anche un tractatiis de mensa di Raimondo d'Aangi, Doc, ed. cit.,
Co' se de' amaistrar
pag. 132.

di
I,

latino ai Documenti spigoliamo alcune cose non decet quod super incisorio (= il ' taminus bonum acgliere ') positum est revolvas et palpues cipias postquam meliora ex latere tuo ponuntur. sed si serviens pone illic est sub te poteras signo vel plano verbo dicere sed cautus serviens talia meliora dividere debet et ubi locus divisioni non esset dominus suus velie debet quod ipsa meliora ex sotii latere apponantur ... . Non sta bene invitare e forzare la gente a mangiare: cos si viene a gravare la volont di chi aveva forse le sue buone ragioni per non mangiare. Per in certi paesi, come in Alamania, Ungheria ecc.^ tale regola non va, perch ivi si non invitares, te nolle, crederent, eos commedere e non va neppure dove sia costume che pi persone mangino da un medesimo piatto. Videbis aliquos minutare coram se panem in
(2)

Dal

Commento

pi notevoli:

...

maxima

quantitate. alios involvere sibi

manus
di

os et pectus, ut

porcos alios totam tobaliam denigrare, alios expandere sepe parassides et similia facere

...

Vi son

quelli
si

che
altri

bolum
il

super

bolum

multiplicantes et os implentes

vocentur vel inter)>;

rogentur.

respondendi non retinent libertatem

hanno

LA FANCIULLA

45

se

mai parla poco

questo quello luogo

dove le conviene allora men parlare. N mai si tenga il capo colle mani n giaccia, s'ell' sana,
in collo a

sua maestra.

Sopra ogni
vino, che

altra

cosa sia misurata nel bere

quanto che nell'uomo l'ebbriare stia male sta nella donna troppo pi villano;
e pi gi (P. Ili) ripeter:

Lo vin

sia

suo nimico ch' radice

della lussuria,

come

il

Savio dice

(i).

brutto vizio di scegliere


tato in gir bis: ali)
altri,

i pezzi migliori nel piatto che vien porda chi serve a tavola, e fanno sicut pueri de sortentando, ali) revolvendo et viliora sotiis dimictendo
;

simili alla lupa dantesca,

sembran pi affamati

alla
e

fine

che

al principio del

pranzo

il

che se naturai difetto

pro-

dotto da malattia
tanto pi

dampnandum est quia non refrenatur , ma dampnandum in illis qui ex delectatione sic ven-

trem implent velut vultures et lupi, non credentes amplius invenire quid sumant, excedunt . Sono ancora da biasimare: il porre
troppo pane ad inzuppare nella scodella, e
il ripulir questa per divenga inutile il lavarla (e non vale che quidam miseri se excusant dicentes quod iura caulium sunt sapidiora in fundo !) il tirar Fosso coi denti (cos si ruba quel ch' dovuto ai cani); lo stare a tavola appoggiati e sdraiati, secondo il detto qui tenet in mensa cubitos vel brachia tensa, non est urbanus si sistat corpore sanus , ecc. ecc, Ediz. cit., 1, pagg. 127-135

modo che

passim.

San Girolamo aveva scritto: Nolite inebriar! vino, in luxuria . Questa idea pi ampiamente espressa e sviluppata da Egidio Romano, il quale, con le sue divisioni mi(i)

quo

est

nuziose da scolastico, cosi dimostra

pericoli del vino:

<(

Il

4^^

CAPITOLO

Ad

invito del signore o della

madre o

delle

sue compagne,

ma

ad ogni

modo non

senza op-

porre prima un po' di resistenza alle loro preghiere, la fanciulla accetti pure di cantare qual-

che cosa;

ma

d'una maniera bassa soavemente canti,


ferma, cortese, e cogli occhi chinati,
e stando volta a chi

maggior

vi siede.

questo canto basso,

chiamato camerale, -quel che piace e che passa ne' cuori.

troppo bere e

*1

troppo mangiare inchinano molto spesso all'opere

istemperate dei diletti del corpo. Donde Valerio

Massimo

dice nel

secondo capitolo de Costituti anziani che


villania che le

in

Roma era
.

tenuta gran

femmine bevessero

vino, ed era lor vietato acci


. .

ch'elle non cadessero in alcuno peccato

(ediz. cit., pag. 151).

che del troppo bere vino avvengono o possono avvenire tre mali. Il pi imo si che il vino si caldissimo: donde per la sua troppa calidit, s muove li uomini a distemperanza
ed a lussuria, e perci maggiormente
giovani, in quant'ellino sono nel
si ne debbono guardare ei tempo d'essere pi caldi che
i

E dunque dicemo

vecchi, acci ch'ellino non siano istemperati n lussuriosi.

Il

se-

condo male
Io

si

che

il

troppo vino impedisce molto

la

ragione e

'ntendimento, per
la testa e
il

li

fumi che montano

nel capo, ei quali tur-

bano
altro.

cervello, secondo che l'uno l' pi fiebole eh'


i

E
Lo

perci che
terzo
s

garzoni l'anno pi fiebole che

pi tempo, l'uomo lor


vino.
si

un uomini di die difendere ch'essi non bevano troppo


li

che per lo troppo vino nascono battaglia e

mischie,
role che

la ragione, donde l'uomo dice panon si convengono contro altrui, s perch il vino riscalda, donde l'uomo ne diventa pi iroso e pi vigoroso, e dell'ira, col dove l'uomo non paura, nasce tosto mischia e

perch'esso toglie

briga

...

(pag. 174 sg.).

domanda della sorella: Frater mi, est peccatum bibere vinum? San Bernardo risponde: Venerabilis
ipotetica

Ad una

LA FANCIULLA

47 di ballare,

Similmente, se
acconsenta, e

le

vien

comandato

senz'atto di vaghezza

onestamente balli, n gi corno giollara punto studi in saltare, acci che non si dica ch'ella sia di non fermo

intelletto.

E
che

badi bene che non debba accaderle quello

accadde a Sensonia,
ch'ella

figlia

di

messer Gue

glielmo da Folcalchieri la quale


ballare

a uno accorto
saltando,

volse

fare

ballando

cadde si ch'ella mostr la gamba . Di ci ebbe gran disdegno il Duca di Storlich, che aveva

soror,

non

est

brietate sicut ait

peccatum bibere vinum temperatum idest cum soPaulus Apostolus Tmotheo discipulo suo: Mo-

tuas.

dicum vinum bibe propter stomachum et frequentes infrmitates Audi etiam quid Salomon dicat: Vinum cum mensura posine

tatur sanitas est

num est. Vinum


tatur, per

animae et corporis. Vinum intemperatum venemensura superat mentem. Per multum vinum
.
. .

vinum luxuria crescit, per vinum luxuria excimultum vinum luxuria nutritur Caveamus ne vinum, quod deus nobis dedit ad salutem corporis in usum vertamus vitiorum, ecc. : S.Bernardo: Ad sororem modus bene vivendi. Si legga ancora, per curiosit, come degli effetti del vino parla Maegravatur mens, per

stro Gregorio medico-fisico:


il

Se se ne bee di soperchio, ispegne

lume dell'anima razionale e confortala potentia de la inrazionale. Onde il corpo rimane s come nave in mare senza governatore e si come cavalieri senza capitano, et de' savi fa sciocchi e maligni
:

molte cose sconcie con furore ira e superbia; e menagli d'un luogo ad altro e ne la fine gli fa cadere in avolterii furti omicidii et altri vizii; per coloro che vogliono reggere famiglia bisogna che si guardino dal vino, imperci che l'ebbrezza e una pazzia di mente, predamento delle virtudi, imagine di morte, somiglianza di furore ... Scelta di curiosit, disp. LIX.
e facendo loro fare
:

4^

CAPITOLO
di

deliberato

toglier

costei

per moglie, e non

volle pi saperne, e rimase per questo cos alto


il

suo onore

(0.

Messer Francesco trova,


di lode nella giovinetta
il

in

generale, degno

desiderio di adornarsi:

E
lo

lodo che

si

sforzi e piaccia a lei

bene andare acconcia,


il

ma
sia

la

ghirlanda ch'ella pone sopra


e
piccoletta, perch

suo capo
portar

gioliva

altro

ghirlanda, altro
portar fastella in luogo. di ghirlande.

E
si

l'ornamento della donna deve essere


l'espressione

mi

passi

matematica

in

ragione

inversa della sua bellezza


per che non ghirlanda

ma
n

piager fa piagere;
fa l'ornato

donna,

(i)

Non solamente non voglio


ed asperi,

ch'ella usi

esercizi

virili robusti

ma

voglio che quegli ancora che son cone per nel danzar

venienti a donna faccia con riguardo e con quella molle delica-

tura che

avremo detto convenirsele;

non vorrei

vederla usar movimenti troppo gagliardi e sforzati; n meno nel cantar o sonar quelle diminuzioni forti e replicate che mostrano

pi arte che dolcezza; medesimamente g' instrumenti di musica che ella usa, secondo me, debbono esser conformi a questa intenzione. Immaginatevi come disgraziata cosa saria vedere una donna sonare tamburri, piffari o trombe o altri instrumenti; e questo perch la loro asprezza nasconde e leva quella suave mansuetudine, che tanto adorna ogni atto che faccia la donna. Per quand'ella viene a danzare o far musica di che sorta si sia, deve indurvisi con lassarsene alquanto pregare e con una certa timidit, che mostri quella nobile vergogna che contraria della impudenzia ...:// Cortegano, lib. 111.

LA FANCIULLA

49

ma donna
s

fa

parer lo suo ornato;

ch'io

quella

mi credo che pi piaccia ancora che non si sforza in apparire

con men bellezze, che l'altra con quelle che son dipinte e non duran com'elle. E per credo che disse lo Schiavo (i): Piacemi in donna bellezza che dura, e quella da natura .

xAnche

per l'espressione degli


i

affetti

il

Baral-

berino ha pronti

suoi insegnamenti.

cun

sollazzo alla fanciulla

Se per convenga ridere


simili voci
li

non

gridi a! a! n

con

per che ci faria mostrar che non cosa conta


;

denti

(2),

ma

senza alcun rumore

sembranza faccia d'alcuna allegrezza, che voi save' eh' scritto che il riso sta nella bocca dei matti.

Ma, dopo aver lanciato

questo proverbio un
si

po' troppo forte e assoluto, l'autore


e qui s'intende di riso sfrenato e del

riprende

continovato
della faccia rallegrare

non miga
e

temperato riso rado e a luogo e a tempo suo.

(i)

Si tratta, evidentemente, dello Schiavo di Bari, la cui Dot-

nella disp. XI della Scelta di Curiosit, e pu vedere, per esempio, un articolo di S. Stta nel Janfulla della 'Domenica, voi. XXIV, n. 52. (2) A questo proposito cita il Barberino un aneddoto della sua vita: Fui una fiata in Vinegia. Vedemmo una bella donna. Fu domandato poi l'uno di noi: Che ti pare di madonna cotale?.

trina fu pubblicata
intorno
al

quale

si

Colui rispose

Piaciemi s'ella non ridesse


.

Disse l'altro:

Per

mi

piace ella pi

Disse

il

terzo:

E
.

me

s'ella potesse ri-

dere celando ch'ella

meno uno

dente

Lassovi lo nome, per non


VII).

aver detto villania della donna

...(

50

CAPITOLO
il

Anzi

non rider mai

pur male, ed cattivo

segno:
anzi confesso che

non

rider

mai

vien da crudele o vitioso core.

Cos, se per qualche caso le

avvenga

di

dover

piangere
sanza voce lo suo lagrimare, n mai bestemmia di suo parlar vegnia n parola villana.
sia

Quando

si

reca in chiesa con


conta

la

madre, cerchi

di star onesta e

e adorare e paternostri dire

come

la

e l'altre

madre vede donne stare

(i).

(i)

Nel

Commento

ai

Documenti
condotta di

il

pittura della

riprovevole

certuni

Barberino fa una vivace mentre stanno in

chiesa. Sunt quidam qui omnes fabulas suas et rassaritias (?) hoc tractare loco (in chiesa) reservant ac si credant in orationibus se perdere tempus. Alii rident de quibuscumque hominum actibus. Alii rudes presbiteros respiciunt et derident . Un vizio molto detestabile
loco,

quali stantes in tam venerabili hanno poi i giovani, sokun inspiciunt in facies mulierum ma peggio ancora
i ;

operano quelli
i

e l'Autore ne

ha veduti spesso
nel

che tengono
della eucari-

loro occhi su qualche

donna proprio

momento

mostrando cos di preferire plumbum auro > e non invece salutem morti, creatoreni creature . Del resto quod dictum est de non inspiciendo in facies mulierum, idem intellige in singulas vanitates. Aliqui enim sunt qui in ecclesia querunt loca per que transeuntes ab extra per ostium .; alii ad cuiusque instia,

. .

troitum se revolvunt;
tellis
(il

alii

ad

filios
i

respiciunt

.;

alii

cum
le
.

cul-

pessimo vizio
le

di tutti

tempi, che non rispetta

cose

pi sacre e
farsi

pi pregevoli opere d'arte!) incidunt ...


il

Dopo

ci ser Francesco d vari insegnamenti riguardo


il

genuflettersi ed

il

segno della croce nei momenti opportuni, ecc. ecc.

LA FANCIULLA

5I

Nelle

altre

circostanze, che

dipendono dalla

sua alta condizione,

la fanciulla approfitti dei se-

guenti insegnamenti:

s'alcun cavaliere

o balio diputato a lei portare o poi raddurre a corte, e tal fiata


a metterla a cavallo
e tal fiata in gabia over cariera
stia
(i),

a lui in braccio onesta e vergognosa

e dei suoi panni chiusa,


cogli occhi bassi ed

umile sembianza.
stato, in

A
si

fanciulla

di cos

fatto

quest'epoca,
letteraria;

conviene

dar pure

un'istruzione

cos costei se
.

un giorno rimarr
o di vassalli

doina

di terre

sar pi conta a reggimento fare

(2),

poich

tutti

sanno che
il

senno accidentale,

lo qual porr poi conquistar leggendo,

aiuta

il

naturale in molte cose

(3).

(i)

V. pag. 16.

Dal tempo delle crociate, in cui tanti principi e signori s riversavano in Oriente, le donne eransi abituate per necessit a far le veci dei mariti nel governo delle lor terre. Dalla necessit venne poi la consuetudine; ed in molti casi, precipuamente nella
(2)

donna veniva a trovarsi a capo dei suoi vassalli. si esprime Le Chevalier de La TourLamdry (il quale verso il 1370 compose un piccolo trattato di educazione per le sue figlie): Et pour cesi exemple [ha citato prima l'esempio di S. Caterina] et les autres est bonne chose de mettre
vedovanza,
(3)

la

tal

riguardo cos

ses enffans juennes l'escoUe et les faire apprendre s livres de

sapience c^est--dire s livres des saiges et des bons enseignemens

ou l'on voit

les

biens et

le

sauvement du corps

et

de l'ame, et

52

CAPITOLO

Ma

chi le

insegna, sia donna, e in

tutti

modi

persona ben nota e non sospetta.

Veniamo
di

agli altri grad, ossia se la fanciulla


sar figlia

.....

marchese, di duca,

conte, o d'un altro simile barone.

S'intende bene

che

tutti

gli

insegnamenti, detsi
;

tati alla figlia di re

o d'imperatore,

adattano

pur anche a quelle di gradi inferiori non di meno il Barberino espone la sua teoria, che, man mano che diminuisce l'altezza del grado, pu
diminuire la stretta severit di alcune regole
di

condotta ed

anche ritardarsi un po'

l'ora

della

educazione

Ma
e

puote pi indugiar a cominciare

e gi

non far s alti portamenti, non bisogna ch'ella


stretti

cotanto

tenga suoi costumi;

non cessa, per


quella

tanto, di meritar grandissima lode


tali

che a

precetti

pi rigorosamente

si

en

la vie

livres de lecheries et de fables


est et plus

des pres et des sains, non pas les faire apprendre s du monde; car meilleure chose

nobre a ouir

et parler

mens qui pueent


et

valoir et prouffiter,

du bien et des bons enseigneque lire et estudier des faprouffit

bles et des mensonges, dont nul bien ne

ne peut estre;

pour ce que aucuns gens dient que ilz ne vouldroient pas que leurs femmes ne leurs filles ne sceussent bien de clergie ne d'escripture, je dis ainsi que, quant d'escripre, n'y a force que femme en saiche riens; mais quant lire, toute femme en vault mieulx de le s^avoir, et cognoist mieulx la foy et les perils de Fame et son saulvement, et n'en est pas de cent une qui n'en valile mieulx; car e' est chose esprouve ... (cap. XC).

LA FANCIULLA
attiene.

53

Massima generale
te

l'antico

detto

so-

cratico: conosci
in tutti
i

stesso,

che

gradi questa

somma

via:

considerare e riguardar suo stato.

Secondo questo si regoli ciascuna, cercando di non atteggiare pi che non le si convenga, ossia di non credersi da pi di quel che realmente sia. Vi sono figliuole di baroni si, ma i cui panon sono pi possenti o sono tornati al nulla ora sarebbe strano che queste tali figliuole avessero molte pretese. Esse dovranno invece regodri
;

larsi

come

fossero figlie di cavalier da scudo, osinferiore; e in


ioiestad)

sia di

un grado

quanto

alla loro
ri-

condotta morale

potranno usar quel tanto meglio gore che maggior piaccia

ma
quanto ad alteggiare deggion mutar maniera sicondo mutamento di loro stato.

qui

viene

invocata

l'autorit

del Guinicelli:

Odi che disse messer Guido Guinicelli:


Conoscer s, a voler esser grande sempre il fondamento principale e mal diritto sale colui che crede s maggior che sia.

Che

sol questa follia

quella perch l'uom pi ci disvale e vedin nel savere

rade

fiate salire in

scienza

colui che crede

prima averla seco che solo ancora di lei saccia punto

54

CAPITOLO

Scendiamo ancora ad
derar
la fanciulla

altri

gradi, e

a consi-

s'ella sar figliuola

di cavalier da scudo,

o di solenne ludice,

o di solenne medico, o d'altro gentil uomo, li cui antichi ed elio usati sono
di

nella cui casa


,

mantenere onore, sono


cavalieri.

o siano usati d'esser

Per questa, ancor meno


andar d'attorno,
ella
si

severit,

meno

rigore,

e pi libert di ridere, giocare e di

onestamente
;

di balli e canti e allegrezza

ma

accosti

sempre, quanto pi pu,

ai co-

stumi gi detti per le altre di grado superiore. vSecondo gli usi della sua terra e la volont della

madre, costei apprenda a


filare,

far borse, a

cucire, a

perch, quando sar un giorno in casa del

marito, possa e sappia


nia e specialmente
il

come fuggire
ozio.

la

malincosolo,

pessimo

Non

ma
che

quel saper lavorare le potr tornare assai utile

un giorno nel caso


ventura
la

non

si

sa mai!

volgesse
non

al di

sotto,
al

e questa

nuova cosa
al

mondo,

anzi vediamo spesso


le

grandi altezze

basso ritornare.
e mettila

Il

nostro proverbio impara l'arte

da parte

al

dunque ancor esso mondo, se non per


il

tutt'altro
la

che nuova cosa


;

forma, per la sostanza

ed

Barberino aggiunge, da uomo esperto delle

cose umane:

LA FANCIULLA
per dovria ciascuna
ordinar s non sicondo com'i,

^^

ma

sicondo che
i

e tutti

savi

le pu avvenire, laudano questo molto:

E
nori gradi

provvedersi dinanzi

(i).

anche bene che la fanciulla di questi miapprenda il modo di preparare ogni comune e sottil cucinare. Ammettiamo pure ri
pete
il

Barberino

che

ella si

debba trovar

sempre

in condizione

da non essere obbligata ad

ma almeno, per ci che avr imparato, sapr poi i mangiari divisare ; poich (altra cosa bella quanto vera)
attendere da s alla cucina;
.

quelli quello che

si
i

sa far servire
servigi;

lo qual sa

come

si

fanno

e quel sa
il

ben tagliare a un signore


i

quale e ghiotto e conosce

morselli.

Cos chi sa
difetto avr.

come

si

tosto veder porr se

fanno buoni il suo mangiare

Vo' save' ben che si dice d'amore che mal ne pu trattare colui ch' lungi da li colpi suoi.

(i)

Cfr, le

parole

bench dette ad altro proposito


, .

del

Commento

latino ai

Documenti : ... Conlingunt enim

sepe

casus et pericula multa,

cum

de

te

nimium

confisus ad aliqua ge-

renda perveneris. nec tunc parere potes Tulli) monitis dicentis: est ante constituere. quid accidere posillud quidem ingeni
j

sit, ecc. ecc.

S.

Bernardo

(pag- 59)-

Honesta virgo

consiglia anche
sit

nullus casus te inveniat imparatam: nullus


praeveniat meditatio tua
.
.

casus
beris.

quem non
Semper

Commemorare semquo pacto adversaaccidat; sa-

per futuras miserias. In prosperis meditatur


cogita in

mente ne aliquid
Op.
cit.

contrarli

pientis

hominis

est praevidere iacturas periculi.

Exspectata mala

tolcrabilius feruntur

5^
Il

CAPITOLO

Barberino, che di sopra ha affermata la ne-

cessit,

per una

figlia di

imperatore o di re co-

ronato, di apprendere

a convenientemente leg-

gere e scrivere, venendo ora a parlare dell'istruzione della fanciulla di grado inferiore, si mostra ben titubante ed indeciso circa la convenienza o

meno
sa
altri

di

un'educazione letteraria. Egli


pi

vede e

bene che alcuni sono favorevoli

alla cosa,

senza forse,

contrari. Certo che


il

alla fanciulla

divenuta donna
al

saper leggere e

scrivere pu costituire una fonte di pericolo in

pi e un altro incentivo

peccare. E, tutto somil

mato,

la

ch

egli
il

conclusione dell'autore per


dice

no, poi-

questo

mondo nessuno pu
fia

sicuramente dire della propria figliuola: Ella


preferire
lato

veracemente buona, e d'altronde, nel dubbio, da

pi sicuro: quanto dire, nel


(0
!

caso presente, l'ignoranza delle lettere

Una

(i)

Mulieres

licet

virtuosae ad scientias non vocantur. quia

facilius illas induceret ad subvertendum unde ab omnibus civilibus officiis sunt reinotae ac publicis. nec magistratum genere nec postulare nec pr alio intervenire nec procuratores existere possunt : Docnm.^ I, pag. 33. Nel dialogo del Cortegiano (1. Ili) il Magnifico vuol che la donna, oltre che di musica e di pittura e di danza, abbia anche notizia di lettere . Osserva allora ridendo il signor Gaspare: Meravigliomi pur che poich date alle donne e le lettere e la continenzia e la magnanimit e la temperanzia, che non vo-

crudelitas idest
scripturas
.

demon

gliate ancor che esse governino le citt e faccian

le leggi e

con.

ducano

gli eserciti; e gli.

omini

si

stiano in cucina o a filare

Ed

il

Magnifico
si

replica:

Non
. .

credete voi che molte se ne trole

vassero, che saprebbon cos

ben governar

citt e gli

eserciti
ta-

come

faccian

li

omini?

Conosco ben che voi vorreste


.
.
.

citamente rinovar quella falsa calunnia

cio che

(le

donne)

LA FANCIULLA

sola eccezione

si

pu

fare per colei

che ha
(0.

in-

tenzione di darsi alla vita monastica


sto passo

!Ma queesser
ri-

del

Reggimento
di

degno

di

portato

nella

sua integrit, non fosse altro che


quel che una parte

come una testimonianza

siano animali imperfettissimi e non capaci di far atto alcuno vir-

tuoso e di pochissimo valore e di niuna dignit a rispetto degli

omini:

ma
E

in

vero ed esso e voi sareste in grandissimo errore

se pensaste questo .
(i)

se ne capisce

il

perch: l'istruzione letteraria era per lo

pi resa obbligatoria dalle varie regole monastiche:

omni tempore duabus ad horam secundam lectioni vacent.


teras discant;
:

horis,

hoc

est a

Omnes litmane usque


fre-

Lectionem aut ipsa

quentius legat, aut legentis verba toto pectore suscipiat. Habeant lectionis usum, ^zc. L. Holstenii, Codex regiilar. monast.^ L pagg. 356, 364, 393. Cos, per esempio, la regola di Santa

Cesarina (per cui v. Hist.

litt.

d. la

Fr.,

Ili,

Nulla sit de intrantibus quae non Thes. anecdot,, I, 3. E d'altronde


quale

litteras

275) prescriveva: Martne, discat


:

bene osserva

il

Jourdain,

dobbiamo
. .

le

notizie e le

indicazioni

che precedono

al

nait

si efficace contre les sductions de l'oisivit, deveune sorte de ncessit dans les clotres o les rgles les moins austres imposaient aux nonnes l'obligation de frquentes

l'tude,
.

et

longs offices

...

Exciirs. histov., pag. 479. Della stessa


di

opinione del Barberino Filippo

Novara,

il

quale cos scrive:

A fame

ne doit on apanre letres ne escrire, se ce n'est espe-

ciaument por estro nonnain; car par lire et escrire de fame sont maint mal avenu. Car tieus li oser baillier ou envoier letres, ou faire giter devant li, qui seront de folle ou de priere, en chan^on ou en rime ou en conte, qu'il n'oseroit proier ne dire de bouche ne par message mander. Et ja n'eOst eie nul talant de mal faire, li deables est si soutis et entendanz a faire pechier que tost la metroit en corage que eles lise les letres et li face respons. Et queus que li respons soit, foibles ou fors a Pavortement de Panemi et a la foiblece de la complexion de la fame, a unes autres
letres plus

losangiercs sera engignie par aventure; et touz jors


ati

dit

on que

serpent ne puet on doner venin, car trop en


l'

Quatre ag. de

homme,

parte

I,

25.

CAPITOLO

la

maggiore, ripetiamolo

degli

uomini del

Medio Evo pensava su questo lato, cos importante e sempre tanto discusso, dell'educazione della donna (0
:

E questo il tempo nel quale a che se piace alli suoi


imprendere pu
lei;gere

me

pare

e anco a scrivere alquanto con esso:

ma

sovra questo punto


dica:
ci,

non so ben ch'io mi


che molti lodan
e molti

biasman ci
la

quando

donna
e'

grande.
assai pi tosto cade

Pur noi vedin

colei c' facult del suo cadere;

e per son gli freni

per infrenare

malvagi

voleri.

E bene

scritto,

come
sia

voi savete,

che non cosa che

men

felice
(2),

ch'egli felicitate di peccare

che cio vuol dir ch' ria la possibilit dello malfare; e sanza dubbio per lo non potere

Vedi sopra (pag. 51) il giudizio al riguardo del Le CheLa Toir-Landry. Nel Fiore di virti (ediz. B. Gamba, cap. I, pag. 38) si legge: ... Avicenna disse ad un'altra [donna] ch'imprendea a scrivere: Non moltiplicare il male col male . Vedi anche il passo di F. di Novara nella nota precedente. Ma pi giustamente, nel sec. XVI, osservava Ludovico Vives: Il bene se non viene insegnato non si sa, ma il male da s medesimo si manifesta, n vuole stare nascosto. Sono a molti sospette le dotte femmine, parendoli che la malitia naturale sia aiutata da l'astuta dottrina, come se non debbano esser sospetti gli huomini per la medesima ragione . Istitupone della femmina cristiana, Venezia 1546.
(i)

VALiER DE

(2)

Il

senso di qivesti versi noii troppo chiaro.

LA FANCIULLA
molti
falli si lassali

59
(i).

dalla gente

un punto all'animo eh' mal disiderante


se tu togli

vien poi ragione che spegne il volere. Ben vede ognun che se potesson tutti

senza pena fallare

che nostro stato non porla durare: onde son fatte per questo le leggi
per rifrenar
lo e
li

voler de' malvagi.

Se dunqua tu mi dai

modo

per lo qual possa fallare

n mi dai freno al contrar del fallo? E se mi di': Lo leggere e lo scrivere n mi danno cagion dello malfare ; vero , ma sono i modi
pelli quali io

porr venire

al fallo

assai pi facilmente:

se

che gi per altro non furon trovati non per render certi coloro, ai quali l'uomo non pu gire del loro intendimento e lor volere; ponin, c'ancora per aver memoria di quelle cose a che noi non bastiamo. N credo alcun uom savio dubitare, n anco appena alcun degl'ignoranti, che lettera pu fare e trarre a fine
assai di quelle cose

che in altra guisa non ariano Non dico perch bene


si

effetto.

possa guardare

colei

ma pu

che s guardare non volesse; l'uomo alla ria molti suoi

tratti

torre, e alla

buona torre

le

cagioni

(i)

in sostanza

Pidea

di S.

Girolamo: ... Et

licet

quidam

putent maioris esse virtutis praesentem contemnere voluptatein, tamen ego arbitror securioris continentiae esse, nescire quod quaeras
.
.

(Ep.

ad Laetam).

6o

CAPITOLO

che porrian

la

sua mente maculare.

chi potesse della sua figliuola

dire: Ella fia

veracemente buona

cesserian tutte queste

Ma
la

pur nel

mie parole. dubbio dobbiamo pigliare

pi sicura, e or m'accordo in questo,

ch'essa fatichi a imprendere altre cose,


e quello lasci stare.

Ma

so ben ch'io n'offendo gli amadori

mi perdoneranno che drittura costrigne a ci parlare. Vero , che chi avesse intendimento
in questo, e ellino di lei

monacare
fosse per l'officio loro,

porian ci fare imprendere a quella;


e se

non

io loderia del

no ancor

di queste....

Questa fanciulla, alla quale vien concessa una maggior libert che alle precedenti, ha pur l'obbligo di certi particolari riguardi. Abbia cura di accompagnarsi sempre con fanciulle della medesima et e condizioni, possibilmente con le sue incarnate, ad ogni modo mai con persone che donne non siano. Stia attenta a non prendere carezze, baci tanto meno, da alcun uomo, fuor che dal padre ed a questo pure 7ie dimostri vergogia. Non riceva ghirlande, non accetti piccoli doni se non da parenti, che
questo dare e ricercar
s

danno
(i).

a quelle genti che stanno d'attorno

molte

fiate

mala sospeccione

(i)

Anche Le chastiement des dames ha


ai

disposizioni severe in

quanto

doni:

De

nului joiel ne prenez

se de servir ne le volez

LA FANCIULLA

6l

Finalmente,
se figliuola e
di

mercatante o

uomo comune
di natione,

o di

comune

essenza,

come, fuor gentilezza molti son popolari,


artefici e altri assai,

ed anco ricchi, che voglion menare

com
la

gentili lor

modo

e lor vita,

fanciulla

scemi,

come

lei

si

conviene, la

grandezza
tandole
al

e l'altezza delle cose gi dette, adat-

suo stato. Inoltre

ella

pi che mai

tenuta

o ne baez deservir tels joiaus ne doit retenir nule Dame qu' honor be et qui ne veut estre blasme. Et bien sachiez, s'ele les prent
cil

qui

li

done chier
li

li

vent,

qar tost
li

constent son honor

joiel

don par amor;


li

ne sont pas del tout en par don


ainz constent chierement

don

qar moult

fet

Dame

chier marchi

dont r ame et ses cors est carchi. Et quant Dame tels joiaus prise,
sachiez, ce vient de covoitise.

Si sont

li

joiel trop

vendu,

por ce vous sont-il defFendu. S' aucuns parenz vous veut doner
joiel, nel'

devez refuser
ni ait

Ms

qu'

il

entencion
;

entre vous deus, se de bien non

prenez
si

le

tout surement,

l'en merciez bonement.

ms granz dons

et

privement

a prendre toutes vous deffent.

^2

CAPITOLO
a imprendere a fare

molte pi minute masserizie che domandan le case over conducimento delle case.
di

Tanto meno mento delle


Similmente

da lodare
il

in

questa l'apprendilo

lettere, anzi

severo Barberino

biasima addirittura.

se figliuola sar di

minor uomo,

lavorator di terra

d'altri simiglianti

traendo s
pigliando

alli

detti costumi,

la

pi larga, imprenda bene

a cucire,

filare,

a cucinar bene

far masserizia.

Come
per

ancella di casa sostenga ogni fatica e briga

la famiglia,
e porti, e rechi, e vada, e torni e stia

corno bisogna e da' suoi detto

sia.

Non perda tempo


ma
scalza e

in acconciarsi,

mal

vestita,

non pettinata n lisciata molto com il poder della casa richiede


si

procuri d'andare:
e'

per

a star fancella

ed andarsi lisciando

non

si

convengon molto bene insieme.

Eviti quanto

pu d'andar sola

e di notte

non

ostante tutta la libert che ha di ridere e giocare, di piangere, di cantare, tuttavia

LA FANCIULLA
ai

63

costumi ritragga
tutti

e sforzi sua natura:

che

fummo
e d'Eva,

figliuoli e figliuole

d'Adam

come

voi savete.

Alle donne di
parte, pi

altri

gradi e condizioni sociali

il

Barberino promette di
in

dedicare

l; intanto

chiude

un capitolo a questo con la

seguente novella

di

uno nesser Corrado di Savoia:

Fue nella Casa di Savoya anticamente uno messer Corado, huomo di grande cortesia, prodezza e larghezza, senno piacere e fortezza sovra tutti gli altri del suo tempo, bello e formoso del corpo, e gratioso dalla gente, pieno di molte virt, le quali saria lungo a contare. Il quale volse mettersi ad aver per sua donna la pi bella che potesse trovare se per alcuno modo si potesse avere. E non fidandosene in altrui si mise con piccola compagnia a ci cercare, e cavalc per pi citt e castella e luoghi quattro mesi continovi, rattegnendosi nel luogo tanto che '1

cercava com

possibile

era.

infine di questo

vennono lettere che il re d' Inghilterra gli voleva dare una sua figliuola; sicch elio and a vederla, e trov e conobe ch'ella era fongli

tempo

tana di tutte bellezze sovra


vedute. Ella
ch'elio

l'altre ch'elli
;

avesse
ci sia

avea nome Anna

con

con sua compagnia avesse in quel giorno quasi deliberato di prendere questa Anna, non rispose per in quel d allo re, ma partissi da corte ed and ad albergo con uno cortese cavaliere, c'avea nome messer Guiglielmo. E quando vennono alla cena la donna di messer Guiglielmo

64

CAPITOLO

venne a onorare messer Corrado, e men appresso di s una sua figliuola c'avea nome Gioietta la quale era d'etade di nove anni. Ed acci che di lei brievemente vi parli, tutto ch'ella non
fosse cos bella

come
;

la figliuola del re,

ma
li

ella

era

insomma
si

la

meglio costumata fanciulla che


sicch seriano stati gravi
suoi

mai

vedesse
in

una compiuta contessa. Messer Corrado, guardando la Gioietta e li suoi costumi e considerando bene come s'ella continovasse per innanzi dovriano crescere per ragione; non lasci,
costumi
perci
e'

s diliberato di torre la pi bella che

trovasse, n

perch

Anna

fosse figlia di re, n

per

l'alto

parentado, n per gran dote che n'aspetin cor diliberato di

tasse,

n perch gi avesse

torre

Anna: tanto invagh


l'altro

dei costumi di Gioietta


la

che incontanente
scusa allo
re
e

giorno seguente, fatto

auto

suo consiglio e parlato a

messer Guiglielmo, lasci Anna e prese Gioietta per sua sposa; e ordinate balie e balli a lei condurre e una gabia in sui cavalli, e presa compagnia assai, sanza alcuna dota, con buona volont del re men al suo paese la Gioietta. Dove co' lei ebbe tanto di bene e d'allegrezza che saria dificile a contare; e finalmente acconci con Dio morirono in un giorno e furono messi in uno

monimento insieme

CAPITOLO

II.

La donzella.

Questa la siconda parte di questo livro, nella qual ci conviene trattare della giovane, che venuta e una e gi nel tempo del maritaggio le porge donzella ch' nome Verginit

la

mano

e vuoila

menare

in paradiso
le

Alla Verginit personificata, che


zella risponde di

propone

di

seguirla per andare insieme alVa/fo Sire, la don-

non poterle promettere


lei,

di per-

severare a tener dietro a

poich

la

sua gente

ha intenzione

di maritarla.

Ma

cessa la breve allegoria, e messer Franla

cesco ritorna alla sua materia, premettendo che

grave e pericolosa et per le Baiamone, ch' pi malagevole a conoscere come debba riuscire et in cui si forma addirittura la donna e gi si pu giudicare di lei da coloro che voglian prendere moglie. Il pericolo deriva dal-

questa pur

donne

et

della qual parla e dice

l'aver la donzella intorno a s


molti che per diversi modi danno fama ed infamia molto leggermente,

(,()

CAPITOLO

II

e dentro di s,

nel

cuore, mutabili pensieri.

Ve-

niamo
Alla
stretta

ai casi

particolari.

figlia

per tempo che

d'imperatore e di re conviene pi alle altre di cominciare la sua di-

o severit d costumi.

quasi nullo

tempo

a finestra o balcone o uscio o chiostro

o altro luogo plubico dimori;


anzi
le

paia sempre

noia soferir quand'ella sia veduta,

che questo

sommo

segno d'onestade.
(i);

E com
cos in

cresce nell'etade sua

vergogna a giorno a giorno cresca

e d'ogni vista

umana

sempre mostri paura: intendo qui, ma temperatamente.

(i)

tolta la

vergogna

alla

femmina,

ella

non lassa nessuno

o punti mali affare, che '1 maggior bene che sia nella femmina si l'essere vergognosa, che per la vergogna ella lassa molti mali a fare ch'ella farebe volentieri; che la vergogna cos alla fem:

Egidio Romano, pag. 185. mina, come il freno al cavallo ... (le donne) per la imbecillit del sesso sono molto pi inclinate agli appetiti che gli uomini, e se talor si astengono dal satisfare ai suoi desiderj, lo fanno per vergogna, non perch la

volunt non sia loro prontissima e per gli omini hanno posto loro il timor d' infamia per un freno che le tenga quasi per forza dice nel Cortegiano (1. Ili) il signor Gasparo, in questa virt...
:

)>

al

quale risponde messer Cesare

...
gli

se

esse sono,

come

voi

dite, pi inclinate agli appetiti

che

omini, e con tutto questo

sene astengono pi che gli omini, il che voi stesso consentite: sono tanto pi degne di laude, quanto il sesso loro men forte per resistere agli appetiti naturali; e se dite che lo fanno per vergogna, parmi che in loco di una virt sola ne diate lor due;
la vergogna che l'appetito e perci si astengono dalle cose malfatte, estimo che questa vergogna, che in fine . non altro che timor d'infamia, sia una rarissima virt

che se in esse pi p

LA DONZELLA

^'J

Se le venisse pur fatto di guardare qualcuno, perch questo non se ne avvegga, non accompagni col sorriso lo sguardo, n insista nel guardare; eviti
le saette

d'amore (0 che altrui potrebbe

prendere

in

mala parte,
ch'uno piccol riguardo un grande amore;

e voi save'

discovre tale fiata

e tal fiata creduto

che

sia tra certi

amore

per un picciol guardare

che tutto fuor del loro immaginare.

Stia unita

sempre

alla

madre

in

compagnia

delle maestre; abbia in odio l'andar fra la gente;

quando per necessit o per volere


a trovarsi fuor di casa o
via, o

dei suoi

venga
la

in giardino

o per

sopra alcuna carriera o in nave, non guardi

e non parli, fuor che per seri motivi, e solo nel

caso che non possa farne a meno. In camera sua,

con le maestre ed altre donne potr parlare a suo agio e darsi alla gioia con maggiore libert, cantare qualche bella e onesta canzonetta non
gi ballare

per

e ancor

meno
si

saltare

Ma

a mitigare la sua regola troppo severa, e

ri-

conoscendo che durar non porla con tanto freno la sua tenerella et rino permette a questa donzella di
.

rinchiusa

, il

Barbe-

imprender d'uno me^^o cannone

o di viuola o d'altro

(i)

Nel rigido ascetismo di S. Bernardo,


op. cit.

Amore non

che

il

diavolo, e sono le saette di Satana che entrano

per ianuas ocu-

lorum usque ad animum

68

CAPITOLO

II

Stormento onesto e bello, e non pur da giullare,


o vuol d'un'arpa ch' ben da gran donna
(i).

Ma

abbia sempre una donna per maestra


solite balie.

e,

per-

fino, se questa fosse estranea, assista alla lezione

una delle

Da mane

a sera bene che la donzella

si

trovi

onestamente acconcia; si vesta e si adorni secondo le usanze del paese e secondo l'altezza del suo grado, seguendo tuttavia piuttosto il mei che 7 pili. A passeggio, cammini un poco innanzi alla madre, con atteggiamento cortese e soave, facendo piccoli passi e radi e pari; non curi guardare o salutare alcuno (2). In giardino con altre

(i)

Anche Robert de Blois:


Se vous avez bon enstrument de chanter, chantez hautement; biaus chaiiters en leu et en tans est une chose moult plesatiz.

Pour vous inesmes solacier quant vous estes privement le chanter pas ne vous deffent.
(Vv. 447 sgg.).

Ben diversamente

la

gine ogni^ sorta di musica: e voleva che


tybia, lyra, cythara

pensava S. Girolamo, che proibiva alla ver surda sit ad organa;


sit

cur facta

nesciat

(v.

Introduzione,
cortese.

pag.

6).

(2)

La cosa pu sembrare

strana o per lo

meno non

Invece, appunto nel grazioso

modo

di salutare Beatrice appariva

onesta! Anche il Barberino mi sembra in contradizione coi precetti e coi costumi del medio evo. Grandissima l'importanza che tutti gli scrittori danno al saluto; il celebre sonetto dell'Alighieri l per attestarci quanto fosse da lodare una donna
agli occhi delPAlighieri tanto gentile e tanto

Gorra nota: ... qui

il

LA DONZELLA

69

donne

facciasi

pur

ella piccole ghirlande, e se

pi

d'una ne ha,

si

tolga quella che le piace meno,

e la dia a serbare alla sua maestra


acci che
a

non venisse

man

d'alcuno amante,

perch

.... molto conviene


a ciascuna por cura dove rimane e come ogni sua cosa.

Badi bene, anzi, di non accettar mai n ghirlanda ne altro qualunque dono che venga di luogo sospetto (0. Del resto, nel mangiare e bere, nel ridere e piangere, nel modo di comportarsi
fuori di

casa, si
in

attenga sempre

agli

avverti-

menti dati

proposito nel capitolo precedente.

onestamente salutare i conoscenti Riguardo al passo ed al saluto, cos ne parla l'autore del Chastiement
che sapesse con garbo e

Studi di

critica..., pag. 383.

S'au monstier alez ou aillors gardez vous del trot ou del cors
toute droite tout le biau pas
alez et
si

ne passez pas

trop devant votre compaignie

c'on

le

tendroit a vilonie.

En
que
a

vostre cuer poez pensser


le

corre ne

le troter

Dame

ja bien ne serra...

Chascun que vous encontrerez


saluez debonerement
;

ce ne vous conste pas grani ment


et
cil

moult en est tenuz plus chiers


qui salue volentiers;

n'est pas larges du sien doner


qui est eschars de saluer.

(Vv. 65 sgg.),
I)

V. cap.

I,

pag.

'io.

JO

CAJ'ITOLO

II

A
meno
che

questa

et, per,

non

le si

addice pi nem-

l'andare in chiesa, per la semplice ragione

quanto

men

veduta

tanto pi cara rassembra a ciascuno,

ed ogni cosa rara


dice

un decreto

ch' tenuta cara.

Quel metallo pi prezioso, che pi raramente l'uomo ritrova nelle viscere della terra:
ed anco noi vediamo che quel metallo che pi rado trova,
chi
'1

va cercando, pi studia d'avere.

pi valida! pure un'altra ragione per far ci: chi non mostra la propria persona cela anche difetti propri, perch certamente
vi
i

Ma

dice

il

Barberino
. .
.

non so io qual sia d'umana carne in terra

colei

senza difetto alcuno.

non convenendosele, dunque, andeve per tralasciare di far qualche volta, nella sua camera stessa, alquante iiivenie a reverenza e onor della nostra Donna, e sapendo leggere, di dirne Tuficio suo ch' breve . Delle orazioni parler
e

Non potendo

dare in chiesa, questa donzella non

particolarmente nella parte finale del libro


intanto
lo!
il

-in

Barberino, che

qui

giova pur rilevarsi

tutto questo tratto

dimostra fornito

di ottimo

buon senso,

chi

consideri

che siamo

nel secolo

XIV

stima opportuno fare alcune

LA DONZELLA

7I

osservazioni, in cui ritroviamo


di personalit:

una schietta nota

Ma

ben

vo' dir

che non mi piace ancora


stia in oratione,

ch'ella

troppo

per ch' meglio assai


orar fervente e poco che molte orazioni le quai poco si movon dal core(i). Dio non va cercando pur romper di ginocchia, ma ben save' che va cercando i cuori. Egli scritto che breve orazione
quella che
'1

Giel passa:
in

foU'e chi

dunque

pur cianciar

s'allassa.

Ed

inoltre

la.

preghiera., fervente ed ordiata,


si

deve
chie-

contenere domande lecite ed oneste: non

dano a Dio cose vane.


al

Il

Barberino sa bene che

mondo
. .

sono alquante che pregan ch'Iddio


loro
il

mantenga
e che

color nel visaggio,^

e che le dia a star bella tra l'altre,

mantenga biondi
per questo
il

lor capelli

o che dia lor

la bella fregiatura!

Onde

non

v'afaticate,

ch'allora

provocate contra a voi.

Quanto s' detto fin qui vale anche per la figliuola di duca o marchese o altro barone, senza bisogno
d'aggiungere
altro.

Ma

per

la figliuola di cavalier

da scudo,

di

giudice o d'altro simile grado, che

(i)

l'edizione del Baudi DI


'

Mi permetto correggere Vesme

in
si

questo
legge:
'

modo

il

verso che nelsi

delle quali poco


si

mo-

von dal core e che potrebbe aver senso solamente ove quel poco in poche.

mutasse

72

CAPITOLO

II

pi generale e molto pi esteso, pare opportuno all'Autore essere un po' pi minuto nei particolari insegnamenti. Quando, adunque, ai pa-

sembrer che la donzella sia ormai in et da marito, che ci non pur lo tempo, ma tal fiata mostra la persona bisogner ridurre costei a poco a poco a rimanersi a casa, e a non farsi troppo alle finestre. In questa conrenti

dizione
sit di

sociale

la

fanciulla
le

ha maggior necesre,

guardia che

precedenti figliuole di

duca

ecc.,
.

perch
.
.

quelle guarda
la

la

potenzia e

dottanza

de' padri loro, e quasi tutti quelli

che nella corte sono ed ancor quelle son lor guardie di notte e di giorno;

ma

queste anno

men

guardia

e via pi battaglieri.

Ma
e in

in qual

fatta pel

modo deve padre e per i

ella custodirsi?
fratelli,

Eccezion

eviti

ogni uomo,

modo

ella si

speciale quello, da cui per avventura vedesse troppo e con insistenza guardata
;

non accorgersi di quegli sguardi, n tuttavia ella deve fuggire nel veder costui, ma
finga di
.

poco

stante, quasi noi vedesse

partasi corno per altro n'andasse.

vSe

alcuno

le

parlasse contro suo


l'abbia inteso

onore, mostri

come che non

n poi attenda a guardar verso lui che gi parria ch'ella ratificasse ci che detto gli avea.

LA DONZELLA

73

Se

ci

accade

per una

volta sola, ella non ne

parli
simili

persona

alcuna, poich

tante

volte da

cose hanno

origine

crudeli ed
il

aspre

ni-

mistanze.

Ma

ripetendosi

caso,

risponda pur

francamente
parla, e

con sua vista turbata

a chi le

dica ch'elio e folle


e

che

la

sua follia

poma comperare. E mantanente si parta


Perci meglio

da

esso.

non esporsi all'occasione che uno possa parlare a lei da solo a sola:

ma
le

tuttavia la
s

somma provedenza

di far

che non sia chi parlare possa in alcun luogo (i).

bene la donzella dall'accettar mai doni o ambasciate da alcuna messaggera (2), anzi acSi guardi

(i)

... Si tanta cura frequentiam sanctorum virorum fugere

debes, quanto magis te oporiet fugere iuvcnes huius saeculi con-

cupiscentias sequentes; ad hoc dyabolus oculs religiosae feminae

iuvenes obijcit: ut formas

eorum quos
et

per

diem

viderit meditetur

in noeta, et ut recens visio

corporalis inspectio

assidue ver-

setur in animo. Sic intrat sagitta Salhanae per ianuas

oculorum

Iterum soror venerabilis te moneo ut numquam loquaris sola cum solo. Nullus loquatur tecum singulariter, nec tu praeter duarum aut trium testimonium loquaris cum aliquo ... S. Bernardo, op. cit. (2) Poich solent lascivi et comptuli juvenes scrive S. Girolamo blandimentis, affabilitate, munusculis aditum sibi per nutrices aut alumnas quaerere; et cum clementer intraverint, de scintillis incendia concitare, paulatimque proficere ad impudentiam ... [Ep. ad Gaudentitim]. ... Se per avventura

usque ad

animum

parlar vole (la giovane) con una delle sue fanti, quella, gi cor-

74

CAPITOLO
tal

II

colga questa in
dire
di

modo che non


dinanzi.

abbia pi arquella,

presentarsele

Ma

che

vuol veramente

evitare di

siffatte

noie, usi di

questa cautela:
tener
s

gli

occhi fuor delle vaghezze,

che mai non fosse alcun che si potesse gi immaginar ched elio a lei piacesse.

Ma E

ci

umanamente
si

possibile per una


affacci

il

dubbio par che


quasi

del Barberino,

colto,

donna? mente a questo punto, da


anche
alla

un certo sconforto: non forse un'utopia questa la sua femminilit ideale? Quanta differenza realt all'improvviso, per un istante, torna di-

nanzi ai suoi occhi,


tra quel tipo di

intera

quanta differenza
e perfetta ch'egli

donna virtuosa
suo, ossia

tenta e s'affatica di plasmare, e la

donna
i

reale,

viva del tempo

di tutti
si

tempi (das

ewig weibliche)!

il

poeta

sente costretto ad

esclamare

Ma

non so d'onde questo venuto uno tempo che quella si tiene buona
io

si

vegnia,
*

ch'egli

e crede esser cotanto maggior,

quanto

pi intenditori le vanno d'intorno.

di certi si gabba,
si

e di certi

ride

rotta per denari, subito


tera,

ha apparecchiato un presentuzzo, una

let-

cosa da darle per parte dello amante, e quivi entrando a proposito, le fa intendere quanto arde questo meschino, come non cura la propria vita per servirla, q.cz. q.qc.

un sonetto o

tal

Cortegiano,

lib.

III.

LA DONZELLA
e di certi altri fa coU'altre beffe:
e

J 2>

tanto va cos d'intorno al fuoco


si

che quel ch' beffa

converte in

vero...

(i).

Vi sono lodevoli eccezioni


non creda alcun ch'io

. . .

il

Barberino
s

lo sa,

parli

di tutte,

ma

dico

d'alquante

ma

l'eccezione...

conferma

la regola!

vSi

vuol sapere qual donna pi da lodare al

mondo? Si presti attenzione a questo esempio. Immaginiamo una donzella assai bella e gaia,
ben parlante, gentile e ricca e riccamente ornata; costei, o stando alla finestra o andando per la via, rivolge gli occhi suoi di qua e di l, guarda questo e quello, tiene a bada l'uno
intelligente,

senza che
malizie, s
intenditori.

l'altro se

ne accorga, usa cento altre

da aver sempre un gran numero di Supponiamo, al tempo stesso, un'altra donzella inferiore alla prima per bellezza per ricchezza per ornamenti, ma che poco e soavemente parla, appare onesta tutta, e mai non leva gli occhi per alcun intendimento. Ebbene, quale di queste due donzelle sar pi lodevole e gradita? S le persone buone e s le cattive risponderanno subito che la seconda.

E
si

il

Barberino, tutto

con-

tento per questa risposta, vittorioso grida:

Or vedi come Che ai buoni

conosce

il

fallo!

e ai rei tutti universali

dispiace e blasman quello;

(i)

Ricorre alla mente, per associazione di idee, l'invettiva ter-

ribile di

Dante

{Piirg.,

XXIII, 94 sgg.).

'J^

CAPITOLO
cattivi

II

perch anche
spettano
il

capiscono e stimano e

ri-

buono

sempre al buono i rei tengon nel core alcuna reverenza, che ben cognoscon lui esser maggiore.

Per maggior convinzione, si faccia un'altra prova. donne oneste e di gran nome se ne ponga un'altra disonesta e di non buona fama; vedrete che quest'ultima si sentir malamente a disagio in compagnia delle tre buone e le parr di portare in collo un trave . Sapete perch? Perch dentro la coscienza la rimorde e
In mezzo a tre
le fa

credere che ogni


lei

uomo

si

occupi di

lei

e
vi

parli di

ed a

lei

legga nel cuore, come

legge Iddio.

Ma

colei

ella

poniamo che sia femmina, non gi donna

(e

si

badi
di

non
!)

si
il

tratta d'un semplice gio-

chetto

parle

Barberino, inorridito e

scandalizzato, chiede perfino

perdono

di

averla

qui nominata.
(e si citano a proposito un passo Agostino ed uno di Seneca), a questo deve la donzella badare: ad avere la coscienza netta, a fare, in somma, tal vita cogli uomini come se '1 vedesse Iddio, e con Dio siccome l'udissono gli umini 5. E si persuada inoltre, che dopo

In conclusione

di S.

tutto (altra acuta osservazione dell'Autore) quella,

che crede rendersi pi gradita all'amante sfoggiando con lui tutta la sua civetteria, altro non fa che nuocere a se stessa, perch costui dopo

LA DONZELLA

J'J

pensa
nel core e dice:

p
e

Vedi colei come e sfacciata! che poi l'aggia per mogliere assai ne lamentara
se avvien

non

si

fida poi

giammai
un

di lei,

pensando:

Gom'ella mostrava a
s

me

cosi farla e pi a

altro pi bello.
fatta

questa una regola


falla.

che in pochi casi

Un

altro vizio curioso, assai

comune
il

alle giovi-

nette di questa et, conosce

Barberino e vuol
tratta
di

fare di tutto per estirparlo. Si

quelle

tali che per un capriccio qualunque, talora per una sciocchezza bell'e buona, si danno per malate (0. Ma il passo tale che merita di esser un'altra conferma che il letto per intero mondo stato sempre quello e le donne sempre

le stesse

e tal fiata per

Sono molte che quando per vezzi, una sciocchezza,

ch'n voglia di vedere


com'elle sono amate da lor gente,
e talora per

alcuno disdegnio

d'alcuna paroletta

ch'odon, ch'a lor non piace,

(i)

Di ci tratta anche nei

Documenti:
felle

Son genti alquante

che fingon s d'infermit talora; deranno briga allora


pensiero e doglia a
altri
altri
il

tutt'

suoi parenti

fan per paventi


altri

per vezzi ed

per provare

tutti

son da innodiare...

(Ed.

cit.,

I,

299).

7'>

CAPITOLO

II

e tal fiata perch'altri le lasci

poi fare a lor senno,


e tal s'infinge che le duole e tal lo dente, e tal la testa, e tal dice mattezze
il

fianco

per mostrar ch'elle sian fuor del senno;


tale e

mostra che
le

sia

indemoniata

fugge tutte

cose di Dio

per farlo creder meglio;


e tal

comincian questo
in questo,

non credendo durar gran tempo

ma

poi ch'kn cominciato

van pure innanzi

temendo

ch'altri

non

dicesse poi

Vedi che s'infingea!

Sicch per questi modi


e per molti altri se ne

perdon molte

d'onore e di stato
fra parentesi alla maNel secolo nostro lattia fnta ed immaginaria le ragazze capricciose

preferiscono qualche cosa di pi solenne e pi sbrigativo:

non

si

il suicidio! Ma che nel barbaro trecento conoscevano ancora le pastiglie di subli-

mato!...

Dice il Barberino stesso che sarebbe tutt'altro che lieve fatica a mendare una si folle e grande mattezza per quelle donzelle, che hanno tal vizio, bene sappiano almeno che di esse nessuna s scaltrita, che un uomo saggio non si
;

accorga della finzione; e

medici esperti cono-

scono bene che razza di malattie e di dolori siano


lasciamo pur andare che quella follia questi torna a danno anche dell'anima propria e a dispiacere di Dio e di molte persone. E qui l'Au:

LA DONZELLA

79

una breve novella la di fatto fu lunga e noiosa la per qual novella di una giovane che si fingeva indemoniata e che poi guar ad un tratto, tosto che da una persona accorta le fu detto che per levarsi
tore narra, a proposito,

il

diavolo

di

dosso

le

era mestieri a cui

tagliarsi

capelli,

che aveva bellissimi ed

molto

te-

neva!

^0.

Ritornando alla trattazione, la donzella in quesempre attenta alle donne pi attempate da queste apprenda il parlare, la portatura,
sta et stia
:

l'andare,

il

salutare e tutti gli altri onesti usaggi,


casi.

per saper poi come comportarsi in simili Ponga cura alle spose che vanno a marito
quelle, specialmente, che pi

e a

vengono lodate, per apprendere quale pi convenga togliere a modello.

al

Alle donzelle di condizioni inferiori si concede, solito, pi ampia libert di canto di ballo di

onesti sollazzi;

ma

di s

e della lor

gente
;

non

abbiano troppo alta idea e presunzione si comportino col dovuto rispetto verso chi da pi, riconoscendo il proprio grado. Poich vi sono
molte di bassa condizione, le quali non di meno, perch hanno alcune sostanze, si credono pari
alle

pi alte;

(i)

Cfr., per questo

argomento,

la

commedia

del Lasca (A. Fr.

Grazzini) dal titolo


scire nel

La

spiritata, in cui Maddalena, la tglia del

vecchio Nicodemo finge di essere posseduta dal demonio per riusuo intento, che quello di vincere ogni ostacolo alla

sua unione col giovane amato.

8o
e-

CAPITOLO
ci

II

non

senno,

che l'avere non face l'uom n la donna di virt fornito, ma ruomo e donna con vert con seco fanno l'avere in sua forza venire; n anco avere pari di virtute.

questi gradi, inoltre, assai male


le

si
.

addicono

leggiadrie disordinate e

vezzi

Brevi insegnamenti sul come debba comportarsi la donzella che ha gi oltrepassato il primo tempo del maritaggio; qui non si faranno nem-

meno

distinzioni di grado, trattandosi di


certe osservanze
e

modi

e cautele

e insegnamenti generali...

L'allegoria ci presenta qui


ci

con molto
della

spirito,

la

sembra quale ha

il

la personificazione

Pazienza,
la

pietoso incarico di

confortare
sofferente,

donzella persuadendola ad

essere

sperare per Tavvenire,


che tempo verr ch'ella ara di suo intendimento forse partita maggior che non crede, e pi felice sar sua ventura che non quella dell'altre sue pari che di presente marito anno auto,

e a pensare, infine, che

non ogni cosa

si

perde se tarda

e le pi volte a chi sa soferire

vedin migliore ventura seguire.

LA DONZELLA

8l

E
sai

la donzella malinconica,
il

risponde piacerle as-

proferta di Madonna Pazienza, ma confessa ingenuamente di avere ormai troppo si rassegna, grande gi nel cor la 'ipressa sol perch l' forza rassegnarsi, alla volont di
conforto e
Xd^
;

Dio,
che,

vogHo o

no, di lutto

egH signore.
alla

In tale stato, assai difficile

donzella

il

mantenersi costante su la buona via: si numerose son le battaglie dentro e di fuori e tanti i nemici

forti e

possenti e con inganno involti


la

(^'.

il

Barberino cos dipinge

giovent nella sua


e
*

spensieratezza, nella sua baldanza, nella sua im-

petuosa fiducia in se stessa,

per cos

facil-

mente soggetta a rimaner vittima d'inganni:


Questa l'etade ch'io dissi di sovra ed ora pi perch'ella pi inanzi, la quale molto facile ad inganno,
volontar s a consentir nel male,
pronta, credente, e corrente a diletto

piena di tentazioni in intelletto

(2).

lo non saprei ridire in milPanni tutte le insidie che omini per indur le donne alle lor voglie, che son infinite; ed, oltre a quelle che ciascun per s stesso ritrova non ancora mancato chi abbia ingeniosamente composto libri e postovi ogni studio per insegnar di che modo in questo si abbiano ed inI;
e

...

oprano

gli

gannar
(2)

le

donne

Coi'tegiano,
di

lib.
a
.
.

111.
.

Dice Filippo
la

Novara:

jovens est

li

plus perilcar ausis


(ricorda
il

leux de touz

les. iiij.

tenz d'aage

comme
fe

. .

buche vers, qui est dantesco sti:^^o verde e* arso sia


et
.

d'ome et de fame; ou feu, fum sanz plus


f)^

tant qu'ele soit bien echauf

auprinse, ausis

est
li

il

d'anfance a jovent, ecc.

( 33).

Sovant avient que

joves n'oit ne ne voit, ne n'antant

82

CAPITOLO
colei,

II

Onde

che

ha gi passati
si

dodici anni (0

senza maritarsi ancora,


cetti essenziali
;

attenga a questi preil

sommamente ami

proprio onore

tema

la propria vergog"na; pensi alla vile vilt

del peccato, e speri

sempre d'aver un giorno a

marito un compagnia pregiato


(perch sperando d'averlo cotale

ad esser forte

e conservarsi vale);

fugga quanto pu l'ozio dendo a lavori donneschi


lasci l'usare a finestre e
di novelle e di canzoni e

la

solitudine, atten-

in onesta

ad usci;
i

compagnia; libri fugga


i

trattati

d'amore,

ch'egli agevole a vincer la torre

ch' dentro da s lo nimico mortale

(2).

qui alume

ne ne doute riens; ains est le feu, qu'il ne

si

anflez

dou vent naturel de jovant


ovres que
il

seit les

fait,

ne n'oit ce

que on an dit, ne n'antent ne ne doute ce qui en puet avenir par raison. Adone chevauche volantez rason et fiert tant avant des esperons que raisons recroit et demeure et volantez s'an passe

E partendo da tout outre le cors jousqu- perdicion ( 34). questo suo concetto, con un metodo veramente curioso, alla rovescia, Filippo cos trova l'etimologia della parola jovanf: Mout nomez jovanz, car trop a de joie et dice egli est a droit

de venti
(i)

( 56).

Per questa et da maritaggio, che a noi par oggi troppo incfr. anche la novella della parte III del Reggimento in cui la giovane Felice avendo gi raggiunti i venti anni, diviene oggetto di scherno o di compassione per non avere Nella novella della parte I, messer Corancora trovato marito!
verosimile ed esagerata,

rado sceglie a sua sposa Goietta, fanciulla di nove anni. Si vedano anche: la novella della parte IV e quella della VIII; e inoltre
parte V, in, v. 30.

Est enim custodiendum cor sicut vas omnium the(2) a saurorum celestium t sicut castrum in medio inimicorum con.
.

LA DONZELLA

83
il

Procuri di evitare
lacciuolo

cibi caldi,

vino

ch' ra-

dice di lussuria (0; non tenda nel suo viso alcun

che quanti pi l'averanno a guardare tanto ara pi di guardia a pensare;

invochi da Dio la forza bastante a

tenersi

lon-

tana dal male; finalmente, usi di portar sempre

addosso qualche topazio il quale provato il Barberino vi crede ingenuamente che vale molto a discacciare i desideri carnali (2). Inoltre,

se non ha ancora marito, reputi ci

una

grazia,

che

le sar

dato poi hiigliore

e pili

degno e le toc-

stitutum ... Et considera quod inimici sui, idest diabolus


cuit querens

cum

exercitu suo insident continuo buie cordi, et iste est leo qui cir-

quem

devoret et
sit

tamquam
minus
31.
II,

hostis clausos obsidens


stabilis cuius aditu ad

muros explorat an
interiora penetretur

pars aliqua

Dociim.,

Quocumqiie pergimus,
Girolamo, ad Eii-

nobiscum portamus inimicum!


stochium.

scriveva S.
.
.

(i) ... Vinum fugiat pr veneno: haec adversus adolescenVinum et adoiescentia dutiam prima arma sunt daemonum plex est incendium voluptatis: quid oleum flammae adiicimus? quid ardenti corpusculo fomenta ignium ministramus? : S. Girolamo, ibid. Vedi anche sopra, pag. 45. Hic lapis inter caetera quae facit, dicitur (2) Topa\ius etiam iram luxuriamque restinguere : V. Bellovacensis, SpeciiCfr. Dino Compagni (?), Intelligen:^a, st. 26: litm.
. .

Avene un'altra che Topazio nome


ed
la

sua vertude molto casta

simiglia d'onest la

donna mia.

nel

Libro di Sidrac

(ediz.

Bartoli, cap.
.

CCCCLV)
di

si

legge:

... Chi

porta questa pietra (topazio)

ama

portare lo suo

corpo nettamente e castamente...

84

CAPITOLO

II

cher quella fortuna che ebbe una

fanciulla
di

di

San Lis

in Francia, di

nome

Felice

messer

Ugonetto. Ogni fidanzamento di costei finiva col rompersi cosi disragionevolmcntc da parer proprio
che Dio non volesse;
fino ai venti anni,
le

ed
alle

ella

era

giunta

cosi

ed

sue parenti che di ci

mostravano compassione, rispondeva che Dio


voleva serbata a miglior ventura.
vide un dopo
l'altro

la

Ed

infatti,

tutti

coloro che le erano stati proposti a marito,


li

ella

morir di mala morte,


il

ed

in

cuor suo ringraziava


quelli.

Signore per non


fine,

essersi maritata con

Alla

venuto

il

re a conoscenza della sua virt, la volle dare in

moglie ad un cavaliere della sua corte, ad un giovane molto provato d'arme e famoso di cortesia e di senno , e le fece ricchi doni di terre ('),

Giungiamo

infine alla
quarta

parte del libro, nel qual

(!)

si

contiene

come

dee portare colei che disperata


si

era d'aver marito,

tanta avea passata


l'et di

maritaggio,

(i)

Lo

dice anche

Filippo

di

Novara che

mainte pauvre

pucele a est eslite et apele a estre riche dame, et hautement

marie par sa bone renomme;

et

fuse et avillie par son mauvais

renom de

mainte haute dame a est refole contenance et sage


le

deportement a cele qui a mesfet; et par lenies et blasmees plusors sanz mesfere
29.

contraire ont est avi


:

Op.

cit..

parte

I,

LA DONZELLA
poi adiviene che a marito data
e sta

05

in

un tempo in casa prima che ne vada ad

esso.

Cui

la

Speranza che

muove

dolci

rimproveri

alla donzella per non aver prestata fede alle sue

promesse che ora stanno veramente sul punto di compirsi. P>ancamente risponde la donzella: non da maravigliarsi se non pose troppa fede nelle parole di Speranza, poich sempre vide molta gente da lei ingannata, onde pens tra s
che
di
folle chi alla

Speranza
si

si

affida e si attiene (0.

La

donzella, che
si

trova nella condizione detta

adunque secondo le norme gein particolare, poi, badi nerali che precedono di assumere un contegno che stia di mezzo fra quello della fanciulla non ancora da marito e
sopra
regoli
;

quello della gi maritata. Cosi


n troppo mostri allegrezza di bene n paia ch'ella dolente ne sia.

(i) A questo punto, prima di entrare nel suo argomento, il Barberino confessa di sentirsi cos stanco del lavorare, che non potrebbe andar avanti se prima non gli venisse concesso di rive-

dere un po'
v.

la

Donna

lntrodu\ione,

pag. 22).

sua (circa questa Donna del Reggimento, Per mezzo di Cortesia, che di lui

sente piet, vince l'animo severo di Cautela, la rigida guardiana


della porta, e riesce a vedere

Madonna. Ma

questa ordina a Pia-

cere e a Dolce^:{a di legar strettamente Francesco con un suo velo e con una ghirlanda che si tolta dal capo. Cos avvinto il

Poeta le vien condotto dinanzi, e pu narrare a lei una visione avuta pochi giorni innanzi e per la quale compose un sonetto (V son s fatto d'una visione). Madonna^ aWa. fine, gli d com-

miato, rilasciandogli in dono

il

velo e

la

ghirlanda che erano stati

S6

CAPITOLO

II

La

stessa via di

mezzo tenga

e nel vestire e nel-

l'adornarsi ed in ogni sollazzo.

Non
:

si

faccia na-

scere

nella

testa

idee strane

non pensi, per


cara e

esempio, di dover riuscire


letta al futuro fanciulla,

meno

meno

di-

sposo per essere fuori dell'et di

ma

anzi

pensi e dica:

All'omo pi

diletto

a dimorar colla

donna

ch' fatta
le

ch'aver non pu del balir

fantine.

Con

quelle ara consigli,

ragionamento e stato; da queste fa spessamente beffato. Quelle savranno ordinar la magione, queste la metton in gran destruzione.

PYattanto, invece, faccia


e
i

domandare

le

maniere

modi di colui a cui sar moglie, e cerchi di conformarsi a quelli, per poter poi rendere pi
felice s

ed

il

marito. Mostri di essere assai conle

tenta dell'uomo che da Dio


chi di

destinato, e cer-

non trascurare
si

le orazioni.

Cos

chiude questa brevissima parte IV.

CAPITOLO

III.

La donna maritata.

Qui

si

parler della donna maritata e del suo

modo
stit

di

comportarsi dal d dell'anello in poi. Ca-

esige dalla donzella un giuramento di leanza amore e fede verso il marito, e le d vari consigli
:

Tuo

disidero sar di volere

di lui figliuoli e di farli poi servi


di quel

Signor per cui mo'

ti

conservi

perch'el fallasse, ancor sar' tu ferma


in tua nettezza, sua colpa

brasmando,
fallando.

n consentendo

s'el gisse

Giugnendo forza inver

di te alcuno,

tu contendrai tua persona a potere


iciicic casta tenere lucilie Cciaia convien mente e ti U LUIlVlcll
"

e le promette di

non abbandonarla, purch(

ella

voglia sempre esserle fedele:

Ch'io son la donna molto disdegnosa da quella gente che mi tengon male per minacele n prego mi vale; che pi son quelle che giuran assai
e servan

poco; e temo tu non

sia
.

quella che vada per simile via ...

,9,S

CAPITOLO

III

Prima di fare ogni distinzione di grado, il Barberino vuol premettere taluni av^vertimenti di indole generale. Ogni donna che deve andar a
marito
stato.
si

conformi in tutto e per tutto


nel d dell' ayiello
si
(i),

alle

usanze
proprio

del paese proprio ed alle esigenze

del

Ma

quando

dicon
il

le

parole ch'anno
tra loro,

a fare intero

matrimn

la

donna

si

mostri temente

e vergognosa cogli occhi chinati,

fermi

li

membri,

sembri paurosa.

Non

si

faccia vedere troppo sollecita nel porgere

quasi da s la

mano

a ricevere l'anello nuziale.

(i)

Frate Cherubino

cos ci spiega

il

simbolo dell'anello ma-

trimoniale:

...
la

Per cerimonia della Santa Chiesa lo marito


fede

sua moglie, lo quale si chiama /(?i/e. o l'anello della fede uno legame, per darti ad intendere che non lecito a te, uomo, avere altro che una moglie, mentre ch'ella vive; non t' lecito avere moglie e

mette

in dito l'anello alla

Dove nota che

concubina. Cos a
detto /<?/e

te, figliuola

uno marito mentre ch'esso vive


si

mia, non t' lecito avere altro che Ancora nota che l'anello
. . .

mette al dito che sta presso al dito piccolino, dov' una vena la quale radicata nel cuore, per darti a intendere che voi che siete in matrimonio vi dobbiate cordialmente amare e per cordialmente amare vi dovete contentare l'uno dell'altro, senza
vita matrimoniale {Scelta Bernardino: Tu donna ricevi l'anello del tuo sposo il quale anello il porti in dito e mettesi nel dito nel quale la vena la quale va al cuore, dimostrando che col cuore consenti a quello matrimonio ... Tu vedi che l'anello avanza il dito di grossezza e il dito avanza l'anello di longhezza. Che vuol dire? Vuol dire che l'uomo non die avanaltra persona cercare
:

...

Regole d
S.

di curiosit, disp. 128).

Anche

zare la donna di

fare contra la

promessa sua

Prediche

(ediz.

Banchi),

II,

pagg. 99-100.

LA DONNA MARITATA

09

ma

tanto aspetti, che la

forza presa. Cosi, alla

mano le sembri quasi per domanda solenne Vole'

voi consentire?

non risponda subito e franca,

ma

aspetti l'una, e le due, e la terza

faccia soave e piana sua risposta

(i).

Per

tutta avverte finalmente il Barberino questa sua ritrosia deve tanto esser minore, quanto maggiore l'et, della donzella. Questa, rima-

nendo

fra l'altre

donne prima

della celebrazione
si

delle nozze, parli assai poco,

mostri

come

en-

trata fosse in
e se

una
la

selva molto dubbiosa,

alcun

conforta di parole,
ch'ella gli risponda,

non molto curo

ch'egli tacere in luogo di risposta.

Nel giorno solenne, in cui condotta alla casa del marito, potr prima mangiare alquanto in camera sua, solo perch
poi fra la gente,

mangiando men, parr pi temperata.


Si ricordi pure, alquanti giorni prima, di

dar consigli alla madre, o

mancando questa
alla balia,

doman-

ad altra savia donna, oppure

(i) Sortali che si fanno dimandare tre volte che per temenza non dicono di s; e tanto F detto ch'ella dice di s. Questo farsi dimandare tre volte che significa? Sai che? Tre cose, cio: che prima tu gli consenti d'essare sua sposa colle parole e per con-

senti e dici di s. L'altra

sua sposa, e per porti


quello dito,
diche,
II,

il

anco consenti con l'operazioni d'essare segno in mano dell'anello. Terza, anco
si

consenti d'essare sua sposa col cuore, e per


il

quale

risponde

al

cuore

(S.

mette l'anello in Bernardino, Pre-

99).

90
di certe cose
le

CAPITOLO

III

che ben

fa savere
iscritta.

qua' non cade a mettere in

Muovendo
per
la

dalla casa sua verso quella dello sposo,

strada deve ella salutare o qual contegno


?

serbare

recisa e precisa: egli stato in


al

Barberino dare una risposta molte terre ed riguardo ha trovate molte e varie usanze ed
il

Non pu

opinioni.

Ma

ripete

la donzella si

attenga
si

strettamente agli usi del suo


dei

paese, e
dai

giovi

seguenti consigli,

ammessi

pi. Saluti

con qualche inchino quelle persone che vede sorgere al suo passaggio e ritrarsi indietro per
cederle
il

passo; e ci anche se ella fanciulla


cui
di salutare

di dodici anni o intorno a quella et (0, in

non tenuta

alcuno altrimenti

Ma

io per

me

ritorno a quel ch' detto,


la servi .

ch'ella

dimandi l'usanza e
:

Un

altro

avvertimento

s'ella

Dico che nell'entrar della magione trovasse ivi il suo marito,

finga di

non

vederlo,

no le far noia; compagnia saranno in mezzo a tenerla sicura


che
fia

cortese e

ed n'

la

conviene ormai distribuire e trattare anche questa parte per gradi, premettendo soltanto che qui per grado di una donna s' intender non
si

Ma

pi quello ch'ella aveva nella


quello di colui a cui
si

casa

paterna,

marita

(i)

Vedi sopra a pag.

82.

LA DONNA MARITATA
per che tanto cresce
quant' in alto
il
il suo onore grado del marito:

9I

salvo che sia data in moglie ad un


ferior condizione, nel qual caso
la

uomo

di in-

donna potr

tenersi a quelVo/iore costuini ed isanze della casa

da cui viene.

Al solito, il primo luogo a colei che va sposa ad imperatore od a re. Questa regina, appena giunta nella magione dello sposo, mostri una diviestichesza cortese

con

le

donne che
faccia

vi

ritrova,

tanto maggiore con quelle che son pi di casa;

con
rito

atti

pi che con

parole
al

umile rive-

renza alla madre ed


;

padre

di questo

suo ma-

pi che muovere ella stessa domande, aspetti

di esser
roso.

domandata

e risponda breve basso e

pau-

Vien l'ora della mensa, annunziata dal suono di trombe e di altri strumenti. Ma qui il Barberino, quasi dimentico del suo argomento e della sua anteriore trattazione, passando all' improvviso ad una forma puramente descrittiva, esce in una lunga artistica digressione idillica, la quale ben
not
il

Thomas

(0

potrebbe

star

benissimo

(i) ce prambule, aussi prosaique que possible, succde brusquement un vritable pome descriptif et narratif qui n' occupe pas moins de trente a trente-cinq pages. Ce pome est un hors d'oeuvre; on pourrait le detacher du cadre, o il a pi i Barberino de le piacer, lui donner un titre: Les Noces d'une Reine et lui dedier une tude speciale. C'est incontestablement un des morceaux les plus agrable qui soient sorti de la piume de ntre auteur; mais en le Hsant au milieu du Reggimento, on ne peut s'empchcr de dir avec Horace non erat Iiic lociis ...

^pagg- 44 sg.).

9-

CAPITOLO
il

III

da s e prendere

titolo di Descrizione delle nozze


il

d'una regina. Tutto


risentire assai della

tratto

tenerci dal riprodurre in

Appendice
ai

che non possiamo sembra


ci

doppia influenza della


pensi
descrizioni
di

tra-

dizione orientale

(si

molti racconti di

viaggi

ed

alle

smaglianti
chi

luoghi
il

e cose dell'Oriente:

non conosce almeno


prima avrebbe
e della
(e

Milione di

M. Polo?){0

e delle letterature di

lin-

gua

dW
le

e di lingua dV/7: la

for-

niti gli

elementi per una descrizione fantastica, a

vivacissimi colori, della


ziale,

mensa

camera nuci special

seconde quanto sembra

mente nei punti


tanti di

in cui si afFaccia l'allegoria)

una
trat-

schietta derivazione da quei numerosi


Castelli d'amore.

poemi

Corti d'amore, ecc.

Per
menti

il

nostro argomento, e per lo scopo di que-

sto libro, noi


di

andremo qui spigolando


si

gli

insegnalettore
in

condotta che

trovano sparsi in mezza


il

a tutta la descrizione delle nozze, che

se vuole

potr leggere

integralmente

Appendice. Seduti alla mensa tutti i convitati, si d l'acqua alle mani alla sposa novella. Questa, come per il mangiare, cos pure si sia provveduta nel mattino lavandosi ben bene, per modo che ora non abbia ad intorbidare troppo l'acqua eviti, nel lavarsi, di toccar la bocca o i denti (ci che potr ben fare poi nella camera sua).
;

Barberino, nel suo Commento ai Documenti (I, 252), fa di un a liber qui dicitur Flos ystoriarum partium orientis, compilatus per fratrem Anthonium dominum chorichi dal quale egli deriva alcune notizie su gli abitanti del regno di Cathay. Vedi anche pi gi nel capitolo che tratta della schiava.
(i)
Il

menzione

LA DONNA MARITATA

93.

Nel mangiare, prenda sol delle vivande migliori, ma sempre poco d'ognuna; non si intrametta nel riprendere chi serve a tavola, n parli se non per necessit; tenga in tal modo le mani, mentre
porta
i

cibi alla bocca,

che nel lavarsi


chiara.

alla fine
il

l'acqua ne
si

debba rimaner
le
si

Dopo

pranzo

trattenga con

donne, mostrandosi pi franca

che nel venire; tuttavia


dal ridere, tenga
la faccia
s

astenga quanto

pu

che non turbata paia,

sol paurosa,

com' detto spesso.


le

'

Potr anche riposare fra

altre

donne

faccia

pur merenda, ma parcamente e bevendo assai poco, e alla cena tralasci i troppi confetti e le troppe frutta. Poi le altre si ritirano alle lor stanze, e con lei rimangono solamente le donne addette alla sua guardia; le quali allora la cominciano ad abbracciare, accarezzare e confortare e
la

adducono

alla
la

camera

nuziale, ove, poi ch' ad-

dormentata,

tradiscono abbandonandola in po-

tere dello sposo.

E
zelle

l'indomani del gran giorno: cameriere donbalie,

circondano

la

donna per

vestirla e

per farle compagnia,


tutte

dimandan com'ell' dormito,


(i).

quella tacente sorride e vergogna

Ella

pu ormai mostrare una cera alquanto pi


non
sia

sicura:

n troppo allegra n troppo

tri-

(i)

In

due versi un quadro

di plastica meravigliosa!

[4

CAPITOLO

III

ste; levi

pure

gli

occhi sulle donne che


nel levarli
le

le
li

sono
ai^ra

vicine e le

parlano, rna

non
le

quanto puote ;

muova anche
addirittura

braccia e
al

mani,
al-

talora portandole, per

esempio,

mantello,

meno perch
rispondere,

non paia di pietra.

Nel

mente

prolissa; anzi
stiale dallato
la

non troppo corre7ite, n soverchiabene che


alcuna savia donna
lei tal fiata

qual risponda per

quando del re si parlasse d'attorno o quando fosse la proposta lunt^a che convenisse non breve risposta,

specialmente perch
ell' usanza di novelle donne ancor non far del marito parola.

la

vSeguono alcuni esempi pratici della maniera con quale la Regina deve dar commiato alle grandi

dame convenute
far ci,

alla festa nuziale;

ed anche nel
si

per non parlare a lungo


di

ella stessa,

una dama di compagnia. Altri consigli circa il contegno generale della donna, ormai regina, si riducono a ben poco, e la sostanza in somma questa: che ella nel secondo
deve servire
d delle

nozze

si

mostri pi sicura e tranquilla

che nel primo, nel terzo ancor pi franca e gioiosa che nel secondo.
quindici
giorni,

Ora da questo
il

terzo
infra

d alli

per che

Re
di

questo

tempo non
n

affatica la

Reina
se

consiglio o ra-

gionar d'altro che di farla dimestica, la Reina


altro a pensare,

non
al

giorno pi sichurtade,

che

di prendere ogni quindecimo giorno

LA DONNA MARITATA
ella

95
lui....

sia

quasi del

tutto

sichura a

Ma

prima
poi,
il

di

cominciare a parlare di certe cautele


sente

necessarie alla detta regina da questo

Barberino

si

tempo in ingenuamente spinto

ad aprire una parentesi, per avvertire e ricordare


alle altre

donne
che non piglino assemplo da questi portamenti che fa questa Reina in ogni cosa; ed ancor del parlare simile dico; ma guardino tutte suo grado e suo stato: che ben savete che non si conviene, 'perch Reina talora si lodi e perch si tenga alta nel parlare e perch^ancora ella parli in plurale, che minor donna tal maniera tegna,
per ch'alia Reina quasi costrigne
la

sua altezza e

la

sua degnitate,

l'altre raffrena

debita onestate.

Bench, per
sollazzo
rito sia

altro, in tempo e caso d'amore e ad ogni donna in compagnia del malecito dire ogni cosa: per la ragione che

queste son voci che pigne dolcezza,

amor

le fa

fermare,
lassa

e sicurt

non

vergognare;

ed inoltre
ancor da solo a sola procede tal parladura che 'n piazza disdice,
chi prova amor, sa ch'esto scritto dice!...

Ma

torniamo

alle caUele
Il

che deve osservare quele

sta regina amorosa.

Barberino

riduce a do-

96
dici, premettendo: tengon molto :
I.

CAPITOLO

IH

Brevi

le

pongo,

ma

con-

La regina

novella procuri subito con doni

con umilt e con cortese parlare, di guadagnarsi l'animo e l'affetto delle donne che ha trovate
nella casa del marito.

IL Di queste donne, non faccia mai vedere di porre pi confidenza e fiducia in una che in un'altra; e scoprendo pure in alcuna di esse
qualche difetto,
giorni,
III.
si guardi bene, in questi primi anche dal farne parola al re.

Riguardo

al

marito,
d'esser trppo maestra,

non dee mostrar

anzi selvaggia e nova,


s ritrovando nell'ovre d'amore,

n an'

di quelle

gran diletto avere.

IV.

di lui

sempre
mostri e parli in
tal

guisa

ch'el

non s'accorga
si

ch'ella di leggiero

pigliar

possa alla rete amorosa.


i

V. In questo tempo finga di non vedere


fetti

di-

della

magione:

difetti, cio,

dei famigliari
si

e della masseria; a

meno che non

trattasse di

tradimenti o di cose ben gravi.

VI. Molta temperanza, sempre, in mangiare e


in bere.

VII. Ancora nelle relazioni maritali


-

se conosce ch'esto

vago sembranza ch'a lui sia cara per pi farlo amare; ma finga s non veder ci che facie
sia

Re

d'esser

con

lei,

no' gli faccia

LA DONNA MARITATA
e

9/

non intender quanto


non

dice e mostra.

Cos ancor cortesemente passi


quant'ella pu, di
lui, se
'1

lassar gravare

vedesse troppo smisurare.


altri

YIII. I suoi sguardi non rivolga ad


al

che

marito,

ma

a
(0.

lui

pure in

modo

ch'e'

non debba

accorgersene

IX. Faccia tutti i suoi ornamenti ed acconciaquanto pi pu segretamente, e sempre in un egual modo, s che non appaia meno bella un tempo che l'altro, X. Se s'accorge che il marito volge gli occhi o d intendimento a qualche altra donna o damigella, finga di ci non vedere, per ora.
menti

XI.
re,

si

curi di

domandar grazie
il

o doni al

ma

lo studii

attentamente per saper poi, in

caso di necessit, cogliere


di parlargli.

momento opportuno

si avvede che in qualche momostra malinconico, vada pensando ed indagando il modo di ritrarlo da quello stato e di saperlo come diremmo oggi prendere pel suo verso. In quanto alla condotta

XII. Infine, se
il

mento

re

si

che
sia

la

regina deve tenere poi universalmente, osla

per tutta

durata della vita coniugale, mes-

(i)

per io t'avviso, o donna che balestri

quando l'occhio
di

tuo

si

diletta di vedere altra criatura


il

che
il

il

tuo marito, tu di-

mostri con quello occhio,

quale

messo del cuore,

non

tener fede al tuo marito, e solo con quello mirare hai rotta la

tua fede e vorrebbesi quella vena svenarla, per che essa con-

taminata.
op.
cit.

Oh

egli

il

mal

ruffiano l'occhio!...
*

S.

Bernardino,

98

CAPITOLO

III

ser Francesco cita l'autorit di

vari scrittori ed anche alcuni passi dell'altra sua opera Documenti d'Amore, per raccomandare sopra tutto alla donna la bont, la castit, la temperanza, e consigliarle
di evitare la vanit, le cattive compagnie e le vane lodi. Merita d'esser riportata anche da noi di messere Ramondo d'Angi: il seguente passo

Sa' tu qual

donna
fila

donna da gradire?
fuso,

Quella che
quella che quella che

pensando del
e
il

fila
fila

iguali e sanza groppi,

non
il

le

quella c'avolge

filato

cade il fuso igualmente

quella che sa se
Il

fuso

mezzo o pieno

esempio.

Barberino vi aggiunge Queste parole


(0 e

un commento ed un
egli

dice
(di

per

quelle che vanno innanzi a un suo

Ramondo

d'Angi) Trattato

[mostrano] voler dire in

per quelle che seguitano, somma che la donna

da dicer donna, eh' costante e ferma alla buona ovra e non mutevole e che non mette in mezzo vani pensieri e che non perde la memoria per vanitadi. Di ci possiamo porre un piccolo assemplo:

Va una donna
passa
la

a filare a finestra:
ella si volge,

uno amante ed
rattiene,
il

man
muta

filato ingrossa,

l'essere ch'eli'

cominciato

(i) Di questo Raimondo d'Angi (Raimundus de Andegavia) Barberino cita vari trattati nel Commento ai Documenti: uno de mensa (ne abbiam fatto parola a pag. 44), un altro de conversatione liiimana (1, 175), un terzo de sotietate fraterna {I, 242).
il

LA DONNA MARITATA
COS

99

spesse fiate

ancor chi a finestra cuce si cuce la mano


.

quand'ella crede suo' veste cucire

Ritornando
quali, se

alla

sua regina, l'autore del Reggicose, le

mento snocciola ben altre cinquantaqtiatiro

pur non tutte, almeno in parte, potranno secondo il loro stato adoperare anche le donne di diversa condizione, e trarne frutto d'onore e di laude . Avverte per egli stesso che molte di queste cose gi sono state espresse nelle pagine precedenti, e nondimeno e' crede bene ripeterle qui redutte ad insiejne
per altro

modo

pi utile alquanto

e per far d'esse

memoria

migliore.

Noi, lasciando da parte


consigli pi
di

quelle che
riferiti

contengono

comuni o gi
di

altrove

come

amar Dio sopra


marito,

tutte le cose, e

proprio

fuggir le

dopo Dio amiche cattive

il

vane, ecc.

ne

citeremo alcune soltanto, che

oggi possono parer pi caratteristiche e meglio servire all'intento nostro di indagare che cosa
il

Medio Evo esigesse


lei

dalla

donna

e quale edu-

cazione a

volesse imporre.
consigliano: la donna non curi
bellezza e in giovinezza; e

La
di

6.^ e la 7.^

avere a sua compagnia cameriere o damigelle


lei

che

vincano

in

se gi trova di cotali donne in casa del marito,

dopo alcun tempo e con be' modi procuri di mandarle via, ma in ci proceda con molta cautela, s
la

che a nessuno possa apparirne manifesta

vera ragione;

ma

CAPITOLO

III

tuttavia proveggia a chi


s

parte

che cagion

di

lamentar non aggia.

da persona, della quale pi s fidi, faccia domandare che cosa di lei parli la gente, ma sempre per cauti modi, e non paia tal ricerca sia fatta per volont sua.
12.'^:

La

La

i6.^:

il

confessore

si

scelga d'onesta vita,


lui

piuttosto
.
.

ajitico

che giovane, e a

e pensi di far

scuovra tutte sue colpe s che non le

sia

mestier poi d portar gran penitenza!

La
il

20.^ nella

esecuzione delle sentenze induca

marito

a misericordia e via benigna

e cos

nelle ire e nelle vendette lo induca al perdono,

che questo ben ufficio di donna. La 27.^ un precetto di igiene coniugale:


ella
si

sforzi

guardar

lo

suo compagno
(i),

in molti tempi ch'a ci

quanto pu da compagnia carnale si conviene

ma
a

spetialmente in questi che qui pongo:

tempo di combattere o ch'a ci vada o che venga da ci;


a

tempo
sia

ch'ella

vede
sete

che
a

gravato d gravi pensieri;

tempo ch'aggia

grande o fame

Certo tempo che non si die usare il matrimonio. perch se si generasse in tal tempo, nascono poi figliuoli mostruosi o lebrosi, e mai la creatura che nasce generata in tal tempo non senza grande e notabile difetto (S. Ber(i)

. . .

La cagione

si

nardino, Pred.,

II,

141).

LA DONNA MARITATA
e

lOI

dopo gran fatiche

gran mangiare.

N troppo

spessi in trovarsi

con

lui

se be' figliuoi disidera d'avere.

Le

33/'^, 34.^^

e 35.^ dicono:

quando

il

marito

si

adirasse con

lei,

a ragione o a torto,

ella si

mo-

stri sofferente e

piana ed unil

tutta, e s'ei la bat-

tesse,

ottima via e rimedio


sofferire e tacer

d' indurlo

a tal costume lassar di sua voglia

con temenza;
rispessa
('^

ma

se

il

non troppo bel giuoco

(i)

In fatto di battiture coniugali cos scrive

Frate Cherubino:

che nella correzione la quale tu dai alla tua mogliera, per essere moderata, tieni quella regola che tiene il cerusico, overo il medico di piaga per curare e sanare una nascenza
nota tu
.

Ma

o postema. In prima mette

le

cose mollificative leggieri,

come

fusse bianco d'uovo; e se con queste cose mollificative la nascenza


si

rompe buono

Ma

se

non
;

si

rompe, mette

le cose

mollificasi

tive pi ardenti e pi forti

e se con, queste cose la

nascenza

rompe, ancora sta bene, che non si cura altrimenti tagliare. E se non si rompe, mette mano alla lancetta o rasoio e taglia, e se non basta una tagliata ne fa due e tre; e con la mano preme e calca e cos ne cava ogni putredine e marcia. E se cos non facesse non sarebbe buono medico, perch si dice medico pietoso che prima con Piglia esemplo tu fa la piaga verminosa dolcezza e amorevolezza debbi ammonire esortare e correggere la tua moglie de"* suoi delitti e difetti e mancamenti. Perch, molte volte sono persone che hanno il core generoso e l'animo nobile e la condizione gentile, che con dolci parole s'ammendono molto pi che con brusche; e ancora forse, avendo aspre parole, fanno peggio e non meglio. Ma se la tua moglie ha la condizione servile, l'animo rustico e villano che con queste parole piacevoli non s'ammenda, riprendila con parole brusche ed aspre, con minacele e con terrori e con altre paure. E se ancora questo non Ma nota bastasse piglia il bastone e battila molto bene che io ti dico che non la debbi battere, perch forse non appa:

102

CAPITOLO

III

prendaci suso d'amici consiglio


e faccia
s

che

la

cagion non
lei:

sia

per colpa o fallo di

ch'alia fine

ogni persona veritade aiuta!

La 40.^ e 41.^: quando il signore si deve prestamente armare, ella gli stia vicino e lo aiuti ad armarsi con chiara faccia e parole d'ardire ,
di

che pi varr, s'ello suo aiuto, che di


al ritorno
festa

ama

lei,

un punto

tutti gli altri.

Cos pure,

di lui, faccia
lui dell'onore

con

ch' raportato,

come
il

si

conviene,

e del contradio se

contradio fosse.

].a

42/

Quando
per che

il

signor far suo vestir fare,

la

persona che pi

il

guarda

recchia cos bene,


difetto piccolo e
glie,

come tu vorresti, o per altra cosa leggieri e minimo; ma dico che tu debbi battere tua moquando facessi gran difetto; verbi gratia come se bestemlo

miasse Iddio o alcuno Santo, se nominasse


lettasse stare alla
finestra

demonio,

se

si

di-

audienza ad alcuni giovani inonesti, o avessi alcuna mala pratica, conversazione e compagnia, o vero facessi alcuno altro difetto notabile, che fussi peccato mortale. Francamente allora battila, non con animo irato.
e dare
volentieri

ma

per zelo e carit dell'anima sua, che quella battitura e perla farai sar

cussione a te che

meritoria e a

lei

che

la

sosterr

sar utile e fruttifera.

non basta dalli lo S. Bernardino mostra assai poca fiducia nella efficacia delle bastonate: ... Mai non la venciaresti per battare, per la stratInde disse uno nostro dottore: Mulier aut mentezza loro danda aut ferenda ... E per dico: o ammoniscela, o sopportala; non la battare mai; fa' con buone e con dolci parole... (II, 103).
.
.

Sempre per la piacevolezza in prima e amaro e la percussione {op. cit., pag. 11).

se

LA DONNA MARITATA
e che

IO3

guardando
il

il

vede volentieri

conosce

modo

nel qual gli sta meglio

ogni sua ornatura;


lodo ch'ella
di lui allor
stia presso

guardando

dimostrando
gli
stia.

quello al sartore, che meglio

Allo stesso modo, assista sempre il marito quando egli si fa lavare la testa (0, e molto pi se giace ammalato (44.^-45.^). Se poi ella stessa si trova
malata, ed
il

marito viene a visitarla,

mostri che sempre megliori suo stato

ed aggia

ed in ogni gravoso punto il chiami lui in parole sovente (46.3).


ella

Quando

deve lavarsi

la testa,

abbia

questa

precauzione:
guardisi bene e proveggia davanti

chi colei che le de' lavar gli occhi


e la sua gola e la faccia col collo:

mente e del corpo molto ben sana questa cotale che non ben lava chi non ben netta
e ch'ella sia della
;

(52.3).

La 54.% ed ultima, una massima generale: prender tutto per la meglio;


tutto ci che le 'ncontra, si pensi che tutto sia per lo suo migliore e veder nella fine che sempre

sar cos se ben vi penser.

(i)

Su quest'uso,
<

cosi

comune

frequente

nel

Medio Evo,

della lavanda del capo, v. Langlois,

La

soci t frane, dti

XlIIe

Les gens du moyen ge aimaient se faire laver la Les femmes tte avec une lessive analogue au shampooing qui faisaient mtier de laver la tcte aux hommes ne jouissaient
siede:
. . .

pas, d'ordinaire, de la meilleure rputation .

1()4

CAPITOLO
di ciascun

III

grado inferiore, potr menomando e crescendo^ le cose suddette, prendendo quanto a lei si conviene; quanto minore il grado suo, tanto pi ponga guardia alla masserizia e cura a servire
ridurre ed adattare a
s,
il

Ogni donna

marito. Alla donna, specialmente qualora ella

non fosse troppo amata per non aver figliuoli, necessaria un po' d'ipocrisia: w^i-Zr/ d'avere tutta la sua cura possibile e tutto il suo amore per il marito e per le cose della casa; se anche in se non sente tutto ci
almen
lo mostri

quanto pu
figli di

di fuori!

Se
li

in

quella casa trova

un'altra moglie,
i

tratti

come

fossero

suoi,

scusando

loro

falli

e castigandoli solo per stretta necessit; e cos

se

il

marito parlasse della sua prima moglie, non

le sia

grave

l'ascoltarlo, anzi

ne oda parlar vo-

lentieri

come d'una propria


figliuoli,

sorella.

Se dispera

che sarebbero necessari alla guardia di casa, cerchi il modo come possa averne per mezzo di medici e di medicine; ma di questo
d'aver
e delle cautele per le
quali

potenza

in tutte cose

salvo

la

Dio
figli

si

possono avere

maschi o femmine a
Si ricordi la

scelta, si tratter pi innanzi.

donna maritata, che come pi proconvien partirsi


le orazioni, e

cede con

gli anni, pi le

dalla

vanit (0 ed usar le chiese e

tem-

(i)

Nel Prologo della sua commedia


occasione di citare a pag. 79
belle e poco

avemmo

La
il

strega

che gi

commedie poco

buone

a certe

Lasca paragona le donne attempate e

LA DONNA MARITATA

IO5

perare

suoi ornamenti ed

suoi vestiti.
si

Se ha

marito ancor giovane, mentr'ella

trova pi at-

tempata,
tutta fiata ricordando a lui

che

la suo' vita

honestamente meni

pur convien pur sostener suo' follie non che l'appruovi, ma passi com'puote;

se poi vecchio anch'egli, ella avr


e

men

fatica,

non necessario parlarne. Certo che, a questo riguardo, fa egregiamente bene chi dona la
sua
figlia in

isposa a tale
che giovan
sia

con

lei

e vecchio poi quand'ell' vecchia a lui,

poich
pi baldanza sogliono in magione
le donne che invecchian mariti che quelle che invecchiate son da essi.

aver

Ma

aggiunge

il

Barberino

notate

bene

che io parlo qui per le donne, alle quali dedicato questo libro
e per
mariti,
che
fa
;

che se parlassi per

gli

uomini

io so

per loro, ed egli


'1

'1

sanno
assi
il

sccialo ancor chi

pruova, ed

danno

Finalmente

al

solito

con una novella, che

narra della diversa indole e quindi della diversa

si sforzano, vestendosi di seta e d'oro e con ghirlande e vezzi di perle, e ornandosi, lisciandosi e stribbiandosi il volto, di parer giovani e belle, tanto pi si dimostrano agli

brutte che quanto pi

occhi dei riguardanti vecchie e sozze

I06

CAPITOLO

III

sorte toccata a tre sorelle: Palladia,

Manaxes

Girompa, e che
libro di

il

Barberino dice aver

tolta dal

Madonna Monas

(0 d'Egitto, si

chiude

questa lunga e interessante parte V. Interessante, perch fra le altre cose ci dimostra come ebbe

gi occasione di notare

il

GORRA

(2)

una pro-

fonda differenza di costumi tra

la societ italiana

e quella d'oltralpe, differenza che risulta tutta a

diciamolo pure vantaggio della seriet e onest della prima, specialmente in riguardo ai rapporti fra le persone dei due sessi. Sta il fatto

che
cio,

gli

Enscyihaiieis

provenzali e

Chastemcits

francesi

non

ci

parlano che di amanti (della dama,

liere),

che sempre donna maritata, e del cavamai di mariti e di mo^lif

(i) (2)

Altrove

Madonna Mogias
pag. 376.

(V, xxii, 15).

Op.

cit.,

CAPITOLO lY
La vedova.

Qui

si

tratter

della

donna

eh'

rimasta ve-

dova, e dei vari suoi

stati:

cio, s'ella

vecchia

o ancor giovine; se ha figliuoli, o no; se rimane

donna dei beni del marito, o prende invece abito


e panni di religione.

Ma

prima
il

di venir a par-

lare di queste varie parti,


la piet e la

Barberino richiama

dizioni

compassione del lettore sulle conmiserande della povera vedova, alla quale nulla omai giovano n le sue virt n le sue

bellezze:

se

ben pensi
se' di

e rimiri di lei

quant' gravoso lo suo stato in terra

o tu non

marmo

o proferito

tu rimarrai d'esto parlar colpito .

La

Vedova rivolge a Dio una lunga lamentazione,

in cui

non mancano versi

di

un certo

effetto:

Chi mai dar consolazione o posa alla mia anima misera disfatta? Chi stagner queste lagrime mie?

I08

CAPITOLO

IV

Chi ratterr le battute del core? Chi porr freno alle man disperate?...

(i)

La
e
si

Costanza, che sostiene


si

la

parte allegorica di

questo capitolo,
sigliandola, in

pone

al fianco della

vedova

adopera a consolarla come pu meglio, con

mancanza del marito, a farsi dei uno specchio di lui . E prima di accomiatarsi da lei, le lascia per compagnia due damigelle che si chiamano Speranza e Consuoi figliuoli
solazione
forto,

ed anche un suo fante che ha nome Confa restare soltanto fuori dell'uscio le
alle quali

ma

sue
co-

due cameriere Gioia e Allegrezza,

manda che

se

veggon tempo
e

vadano dentro

dimorin con

lei (2).

(i) Ci ritornano alla mente quei versi dei dictie:{ amoureux con cui Christine de Pisan lamenta la sua recente vedovanza:

Seulete suis et seulete veuil estre,


seulete

m'

inon doulz ami laisse;

seulete suis senz

compaignon ne maistre,

seulete suis dolente et courrouce,


seulete suis en langour msaise, seulete suis plus que nulle esgare, seulete suis senz

ami demoure.

Seulete suis huiz o a fenestre,


seulete suis en

un anglet mure,

seulete suis pour raoy de pleurs repaistre, seulete suis doulente ou appaisie,

seulete suis, riens n'est qui tant


seulete suis en

me

sie,

ma chambre

enserre,

seulete suis senz

ami demoure...
d.

{Memoires p. VHist.
(2)

France,
ci

I).

Pensando, a questo punto,

il

Barberino che

vorranno ben

il suo secondo le parole di Costam^a non dolore da potersi temperare in pochi giorni; ed anche per aver egli stesso un po' di

parecchi giorni perch la vedova

si

possa racconsolare, che

LA VEDOVA

109

Dopo

alcun tempo

Costanza ritornando a visi-

tare la vedova, la trova ormai riconfortata e piana.

le dice
ti

press'a poco
ritrovi

donna,

che prima di

vantaggio di
quindi,
nella
dall'altra

queste parole: Tu, o oggi nelle medesime condizioni aver marito, ma da una parte col aver provate le cose del mondo e,
possibilit
di darti

pace

di esse;

col pericolo

che

corrono

tutti

coloro

che

s' involgono

nel
si

mondo,
sanno dai vizi partire, nostra mala natura
portiamo;

che non

ch'eli' cotal

che pi desiderin cosa vietata


e pi in quella diletto

sicch tu farai bene a leggere le parti precedenti


di questo libro,

prendendo per
.

te ci

che con-

viene

al

tuo stato

Alcune regole

di condotta

per

la

vedova. Se

ella, senza distinzione alcuna di grado, riman giovane e senza figliuoli, consideri la gente che si trova nella casa del passato marito e, se vede di poterlo fare decentemente, lodevole che compia ivi l'anno del suo vedovaggio: altrimenti
si ritiri

nella casa paterna.

Se

parenti vogliano

non mai prima non perch non possa, volendo, e V Apostolo anche lo permette, ma per la ragione che cos operando darimaritarla, acconsenta pure,

ma

che sia

compiuto l'anno del

lutto:

conforto, decide di rifare una scappata alla sua


si

Donna. Alla quale

reca difatti, con la scorta di Pietate e Cortesia, ed annunzia

di essere

ormai giunto

alla VI parte del

suo libro sui costumi

delle donne.

no
rebbe

CAPITOLO

IV

segno
il

di esser vaga e corrente e di aver

poco curato

primo marito,

certamente

dappoca la fermezza di colei che non si puote un solo anno affrenare

(i).

Quella, poi, che riman


zata,

vedova in et pi avanmantenga onestamente il suo stato. Non

studi pi tanto, ormai, di ornarsi e lisciarsi, che


eira perduta
la

scusa ch'aver sogliono le donne


lisci

che suo'

fanno

sol per piacere alli mariti loro.

(i)

Ricordiamoci

le affettuose
:

tenere espressioni di

Forese

per la sua vedovella


.

.Si tosto m' condotto

a ber lo dolce assenzio dei martiri


la

Nella mia col suo pianger dirotto.

Con
tratto

suoi preghi devoti e con sospiri

m'

della costa

ove s'aspetta

e liberato

m'

degli altri giri.

la

Tant' a Dio pi cara e pi diletta vedovella mia che tanto amai


in

quanto

bene operare pi

soletta...

(Purg., XXIII, vv. 85 sgg.).

Ben altrimenti ha
il

parlato, poco prima {Purg., Vili, vv. 70 giudice Nin gentil riguardo alla sua vedova:

sgg.),

Quando
di'

sarai di l dalle larghe

onde

a Giovanna mia che per

me

chiami

dove

agi'

innocenti

si

risponde.

credo che la sua madre pi m'ami poscia che trasmut le bianche bende le quai convien che misera ancor brami.

Non

Per lei assai di lieve si comprende quanto in femmina fuoco d'amor dura se l'occhi o il tatto spesso noi raccende...

LA VEDOVA

Ma

a proposito di questa scusa, che le donne mettono sempre innanzi, acutamente osserva il Barberino
:

Ver che molte


che
'1

si

partor dal vero,

non di lisciarsi comunemente quando stanno in casa, ma quando vanno di fuori o d'attorno.
loro studio

Tuttavia trova perdonabile tale pretesto, perch


nella donna il desiderio di ornarsi dipende pi da una certa ambizione di farsi ammirare e di avanzare le altre, che da un vero e proprio de-

siderio e sentimento di civetteria:


voglio lor scusar su questo alquanto che quando vanno fuor s'adornin tutte perch si dica: Cotale bella donna l'altra per avanzar le sue vicine;

non

tutte per piacere agli amadori.

^la ritornando alla vedova,


ai,

com' bella vedova


sol lo vel la

colei
!

che

cuovre e l'acqua lava


la

Pi particolarmente,
figli

vedova d'un imperatore

o d'un re, la quale abbia, per esempio, anche dei

maschi o femmine, provveda bene anzi tutto ai figli: prenda per s compagne buone ed oneste dia una buona maestra alla figlia pur non allontanandola mai da se; i figli, se son gi grandicelli, afidi a cavalieri saggi e maturi che sappiano educarli se sono analla

propria persona ed

cora da balia, trover nella parte XIII di


sto libro
i

que-

consigli che le occorrano.

Rimanendo
terra,
si

nelle sue

mani anche

il

governo della

112

CAPITOLO

IV

chiami intorno a s, come uomini pi saggi che pi si mostravano fedeli e devoti al morto re insieme con loro dia opera a rifermare lo stato e a porre buoni rettori scelga poi l'uomo pi assennato ed
regoli a questo
:

modo

consiglieri, quegli

lui

affidi
e

addirittura le redini del governo,


lui;

mentre dura buono, honori


facesse
il

quando

contrario

il

rimuova.

Ma

lo

scelga insieme ardito ed energico

a pu-

pure a guardia del tesoro ponga gente fedele cauta e buona. In quanto a lei stessa,
nir le follie e a farsi rispettare; cosi

n mai lusinghe o pianto ovver parole


d'alcuna gente la

mova o induca
si

che

la giustizia

piena non
a'

faccia;

ma
ben
I figli,

dove puote, con ben del reame,


suoi subietti,
si

usar misiricordia

conviene a

lei

pi ch'ai marito.

dire ad

come verranno crescendo, induca ad ararme ed a prodezza li faccia conve;

nientemente istruire, dia loro a leggere libri di sopra ogni be' reggimenti de' gran signori altra cosa, li faccia amici di ragione e di giustizia ponendoli sulla via di Dio; e poich il grande amore materno verso i figli fa s
;

che rado madre ben corregge


si

loro,

affidi

alle correzioni del

maestro. Sar anche

bene che faccia leggere


l'altra

loro, e

legga
le

ella stessa,

opera del Barberino dei Dociuneiiti d' Amore ;


baster la

per l'educazione della figliuola poi,


lettura delle

prime quattro parti del Reggimento.

LA VEDOVA

113

Della vedova che


sigli

si

ritira

a vita religiosa
altri

si

parler in seguito; per ora ecco alcuni

con-

a tutte in generale e di qualunque grado.


delle

Quelle che rimangono eredi

sostanze

del

marito, cerchino di far risparmi e di

metter da

parte a vantaggio dei figli; se non ne hanno, spendano in far del bene per l'anima propria e
del marito,
faccian continue linosine e grandi

n pure attendan ad empier lor borsa parentado primo d'ond'ella trasse lo suo nascimento.
et arricchir lo

Tanto pi
gli del

si

conviene a

tal

marito che non siano nati da

vedova aiutare fi lei. Molta


i

cura e molta prudenza sono necessarie alla vedova, che maggiore il pericolo in quella casa ove manca il signore. Guardi bene quali cameriere e fancielle e

femmine ammette intorno a


;

s,

ed apra bene gli occhi non prenda al suo servizio, uomini e fanti, e, se proprio ne avesse bisogno per figliuoli, li tenga sempre lontani da
i

s e

non dia loro troppa confidenza

(0.

Parli pure

(i) Quid facit vidua inter familiae multitudinem? Inter ministrorum greges? quos nolo contemnat ut fannulos, sed ut viros erubescat. Certe si ambitiosa domus haec officia flagitat, praefi-

Scio multas, clausis ad pusenem honestis inoribus blicum foribus, non caruisse infamia servulorum, quos suspectos faciebat aut cultus immoderatus aut crassi corporis nitor, aut Non ambulet juxta te calamistratus proaetas apta libidini curator, non histrio fractus in foeminam, non cantoris diabolici venenata dplcedo, non juvenis cultus et nitidus ... Ex ancillarum quoque moribus dominae judicantur... S. Girolamo, Ep. ad Salvinam de servanda vidiiitate.
ciat bis
. . .

14

CAPITOLO

IV

si

consigli con preti e

con

religiosi,

ma

in-

nanzi alle chiese loro, non ammettendoli spesso


in

sua casa.

Non

si

lasci

troppo vedere a

fine-

stre e per vie;

non

usi soverchia ricercatezza in


;

legature troppo leggiadre o in drappi di veste


balli e feste e

fugga
cos,
di

vanit
e

simili,

mostrandosi,
del

sempre cordogliosa lui parli sempre


come
e se

memore

marito, e

pi puote in suo' laude ed onore


al

mancato forse avesse sempre si studi a ricovrir

mondo
falli,

suo'

pensando
lui

dopo

tutto

che
faccia

ogni onor

suo

Le sue porte

per tempo e tardi aprire, e


lo
si

serpente in casa, ecc. potrebbero dire, ma su per gi

sempre serrare badi di non inchiudersi ecc. Tante altre cose

Barberino

dice

il

non

si

farebbe che

ripetere

cose

gi dette o accennate sopra; per fa qui


meravigliosa costanza d'una vedova.

punto

a questa parte, narrando una novella ad hoc, della

Nella breve parte seguente


mento)

(la

VII

del Reggi-

TAutore dice poche cose della vedova che

elegge di rimaritarsi ed anche di quella che va al terzo ed al quarto marito. Nessuna personificazione,

gna questa

nessuna donna in tal vedova,

spetie di virtute

accompa-

che Continenza l' tutte pregate che nulla la dovesse accompagnare, che d'esto fatto si par disdegnare;

LA VEDOVA

15

solamente
quale ha

le sta
il

fianco

una sua cameriera

la

bel

nome

di Facometipiace (0.

Bench Dio non abbia condannato l'uomo che


prese sette mogli e pi, l'una dopo
tuttavia, assai
l'altra,

pur
(2).

sconveniente per una donna pase,

sare

il

secondo

peggio!

il

terzo

marito

Vero
rito,

che tante volte queste

esser scusate, o per l'et in

vedove vogliono cui perdono il ma-

o perch sono costrette a seguire la volont

dei loro padri che per certe ragioni le vogliono


rimaritate.

vedova rimaritata si ricordi di non assumere un contegno n da pulcella vergognosa n ddi dotta 7naestra. Se trova il nuovo
ogni modo,
la

Ad

marito migliore del primo, se ne consoli e ringrazi Dio, e

non faccia

(i)

La creazione

di

questo tipo

e di

questo

nome (sembra

d'aver che fare con un personaggio del Roman de La Rose oppure di quella curiosa opera eh' il Libro de biien Amor dell'AnciPRESTRE DE HiTA
stro
!) Un tratto di bell'umore e di spirito del noMesser Francesco. Il tait bien difficile galement scrive il Thomas de trouver une Vertu assez compatible la faiblesse humaine pour couvrir de son gide la veuve qui se remarie une voyons nous cette veuve inconstante ou plusieurs fois; aussi accompagne d'une simple suivante, et cette suivante a nom Facometipiace (op. cit., pag. 40).

(2) S. Girolamo cos scriveva ad una vedova: ... Nesciat vidua bigamiae indulgentiam, nec noverit illud Apostoli: Melius est nubere quam uri. Tulle quod peius est: uri; et per se bonum non erit nubere qualia sint secunda matrimonia, quae . Vide lupanaribus praeferuntur, quia declinaverunt quaedam post Satanam. Ideo adolescentula vidua quae se non potest continere vel non vult, maritum potius accipiat quam diabolum. Pulchra nimirum et appetenda res, quae Satanae comparatione suscipitur... : Fp. ad Salvinam de servanda viduitate.
. .

Il6

CAPITOLO IV

.... come molte felle fanno che tutto truovan migliore il secondo voglion mostrar che miglior fosse il primo; a ogni motto dicon: Cos facea

Anzi

il

consiglia saviamente

il

Barberino

se
del
in

questo secondo suo marito

fosse

peggiore

primo, ci non dica ella mai; conservi pure

cuore

ricordo dell'uomo che


lui (che far

am

prima, e pre-

ghi per

cosa assai lodevole),

ma

si

guardi bene dal parlare di quello innanzi

al se-

condo marito;
e

quando vien

lo caso,

ne parli

cK'esto sicondo

non possa pensare

che pi sia vaga di lui ricordare che del secondo vedere o toccare.

Le gioie e vestiri ch'ebbe del primo non si diletti al secondo mostrare,


n quelli usare in presenza
in altre gioie che
di lui,

anzi gli tenga segreti o gli muti

non paian

quelli...

Tutta questa parte viene illustrata con una


vella,

no-

presa

Dia (0; vi si runa aveva avuti quattro mariti e l'altra cinque; la prima diceva di essere andata sempre di male
in peggio,,
catile; la
li

da un trattato della Contessa di narra di due sorelle, delle quali

per i vizi e i difetti degli uomini tocseconda sempre di bene in meglio, che

aveva avuti

tutti rei,

tutti
al

morti

(-).

la

conclusione della Contessa

riguardo era:

(i)

Nome

tutt' altro

che ignoto

ai cultori e conoscitori dell'an-

tica letteratura provenzale.


(2)

Gli uomini sono tanto diversi

Fun

dall'altro! Se ne troil

vano

dice con una curiosa espressione

Barberino

se

ne

LA VEDOVA
Nota qui che chi ne truova un buon solo Iddio e se le manca poi non cerchi invano; rei e ancor color che trovato anno vedi che vana cerca fanno ancora .
:

17

laudi,

altri termini: se il primo marito buono, una gran fortuna, e non bisogna cercarne un secondo che assai difficilmente potrebbe esser meglio del primo; se questo cattivo, tanto meno da pigliarne un secondo, che molto facilmente sarebbe anche cattivo

In

trovano di tante specie quante son quelle delle lime, nam lime diversarum qualitatum sunt et pr dversis operibus adinvente, alie quadrate, alle piane, afie rotunde et sic de singulis. et earum alie subtiliter rodentes, alie minus et alie absque sono, alie cum rumore; alie ad reformandum, alie ad destruendum. Et sic de hominibus: nam alii quadrati, ut crossi et rudes, alii plani
ut simplices et boni, qui non utuntur duplicitate. alii rotundi ut
malitiosi et astuti et cauti, quos sequendo per circulum raro ca-

pere poteris. alii magis rodentes ut violenti et superbi, alii


ut

minus

minus superbi
ut

et

qui verbis detrahunt solum


illi

et facta
et

non au-

dent. alii absque sono, ut

qui se fingunt bonos

nocent. alii

cum rumore
sicut

tediosi et displicibiles. alii ad


alii

moriginati et boni,

ad destruendum ut
I,

limarum

diversi sunt effectus, ita et

reformandum ut impij et nequam. et homines diversis ar-

tibus utuntur

[Dociim.,

83 sg.).

CAPITOLO
La

V.

religiosa.

In primo luogo

si

parler della donna che de-

cide di prendere abito di religione nella propria


casa.
Il

Barberino, da

uomo

sincero,

non trova

troppo lodevole

la scelta di
se l

un

tale stato,

donna

in

prima

no' ben

monda

dal disio carnale

o per vecchiezza o per gran don da Dio;

e se ella giovane
colo
le
:

si

che, francamente, assai


si

pone a grandissimo peripoche sono le donne,

quali

danno

alla religione
dei nostro sire Iddio.

per solo

amor

Talune

vi

si

decidono per ovviare

alla

loro po-

vert, altre per aver qualche malattia o viziosit

occulta che non permette

il

matrimonio, altre per

sola paura straordinaria dell'inferno!...

Lo

faccia,

adunque, soltanto colei che sente in s di poter sempre perseverare nel servire Dio, e pensi che
in
lei

non

si

vuole ammettere neppur uno di quei

vizi e

difetti,

che sarebbero per altro

scusabili

in chi vive

nel

mondo. Una donna gi attem-

I20

CAPITOLO V

pata, e che gi

ebbe marito, pu benissimo


;

es-

sere religiosa in casa propria

ma

le

giovani che

vogliono davvero dedicarsi a Do faranno meglio


a ritirarsi nei monasteri,
dove, se pur tentazion
tengale
il

l'assalisse,

fren della chiusura forte

compagnia; che il tempo fatto s rio e s vano che poco stringe d'Iddio solo amore.

e la vergogna della

Ma

prescindendo da ogni lode e biasimo ch'ella

come deve condursi questa donna? Scelta attentamente e convenientemente una regola apmeriti,

provata dalla Chiesa,

la

segua e
i

l'osservi a tutto
i

potere. Lasci gli ornamenti

lavari ed

lisci:

laida cosa vedere alcuna d'esse

portar di fuor

la

pelle dell'agnella

e sotto quella del diavol la faccia.

Per lei non pi le vanit del mondo, ma la frequenza delle chiese e i paternostri in mano. Non abbia troppo contatto con religiosi e frati; doni per Dio il superfluo delle sue sostanze. Le sue
letture,

evitando
ogni trattato e novelle d'amore
e legger d'arme e simiglianti cose,

si

limitino all'uficto divino, ed alle storie e legdi santi.

gende

Non scambi mai con

alcuno doni

o presenti che potrebbero sembrare sospetti.

Una ben
tosto

strana usanza, che dov essere piutfin dai

comune

primi secoli del


ora
il

cristiane-

simo, e a cui accenna

nostro

Autore,

LA RELIGIOSA

121

quella di certe donne, le quali, bench maritate,

loro mariti,

buon grado od anche malgrado la volont dei un bel giorno giurando facevano a Dio quando manca il voto di castit. Tale uso che, il consenso di uno dei coniugi, non chi non veda qual fonte di discordia possa essere tra i
e

medesimi, severamente riprovato dai Padri della


Chiesa, in ispecie da S. Girolamo e da S.
stino
(0,

Agodi-

non che dal nostro Barberino che rettamente dipende da quella scuola.
Or non voglio dimenticarmi a dire che sono alquante, viventi i mariti che prendono questa cptal vita di lor volere e talora con loro; ed altre son che giuran castitade con loro in casa ed altre che si partono

(i)

Celantia, che aveva appunto fatto

scrive S.

Girolamo

Reperi vero

te

un simile voto, cos miro fidei ardore suc-

censam, aliquot iam ante annos continentiam proposuisse et reliquum vitae tuae tempus pudcitiae consecrasse. Magni hoc animi

signum ... Tu vero quasi oblita foederis nuptialis, pactique huius ac iuris immemor, inconsulto viro, vovisti Domino castitatem. Sed periculose promittitur quod adhuc in alterius potestate est. Et nescio quam sit grata donatio, si unus offerat rem duosi
{Patrol. lat,, XXII, ep. 148). Sullo stesso argomento veda l'epistola di S. Agostino intitolata Aiigustinus Ecdiciae, quae nesciente viro suo bona sua in eleemosynam distribiierat et vidualem habitum indiierat^ correctionem adhibet quam acerrimam, iniungens ut super his faciat satis viro suo

rum...

{Patrol.
scL\

lat.,

XXXIIl, ep.

262). Si

{ediz. Selmi), pag.

272.

veda anche Albertano da BreS. Bernardino, invece, trova lo-

devole che un marito faccia voto di castit: questo


bene...

mondo che

si

so' posti in

che vivano, bene che abino

Egli so' molti in cuore di stare con castit mentre moglie; e dico che fanno molto

{Fred., XIX, pag. 116).

122

CAPITOLO V

da loro
e elle

in vita ed e'

mutano

stato,

com'

detto,

promessa

castit ristanno al

mondo.

Ma
colli

parlo che in casa stando


mariti giuran castitate,

ch'ella

mi

par, se

non ben vecchie sono,


grande

grande

follia pello pericol

ch'egli a tener la paglia a pie del foco;

che meglio vai sanza voto servare che piace a Dio, che far voto e peccare....
11

Barberino non ha
di
di

altri consigli

da dare

alle

donne

questo stato;

ma

narrer loro la santa

ed onesta vita
la loro.

suor Amabile di Alvernia, alla

quale potranno, quelle che vogliono, conformare

Entriamo ora nelle sacre e silenziose mura di un chiostro, ove son donne in perpetua chiusura, e vediamo come debba comportarsi la badessa
e

come

le altre

ciascuna in suo officio e grado e stato.

^la poich la loro forma e

stilo

varia secondo le
ci

diverse regole e decretali, non


;

sar bisogno

di spendere n^pUe parole basteranno alcune poche dottrine. Presiede a questa parte Religione, la quale si rivolge alla badessa e alle moniali con

un giochetto

di parole

Voi che lassate per lo mondo il mondo convien legniate il vostro cor ben mondo;
e seguita

voi che abitate in

dando loro questi avvertimenti: Tra una magione sia sempre per-

LA RELIGIOSA
fetta concordia:

23

Ogni cosa

un solo animo ed un sol cuore. comune, e tutto sia distribuito non ugualmente, ma secondo il bisogno e l'invi

sia

digenza di ciascuna.
Quando
orate o dite l'ufficio

agiate in cuore quel eh' nella voce.

non Frenate la carne con astinenze e digiuni mangiate fuori delle ore alla mensa, o ascoltate chi legge o pensate a Dio abbiate molta cura delle vostre compagne quando sono inferme. La badessa deve menare tal vita da essere specchio
;
; ;

a tutte l'altre

preferisca
esser da voi amata,

per suo' buon'ovra, che da voi temuta.


si ubbidisca in tutto e per tutto, ma ella con voi benigna e paziente e anche pietosa; non per tralasci di punire le gravi mancanze. La badessa faccia buona guardia delle chiavi e tenga

lei

sia

una portiera fedele; senza sua coscienza o volontade non esca e non entri alcuna ambasciata o lettera suggellata, n alcuno venga troppo spesso a parlare con le monache, e queste, al parlatorio, siano sempre accompagnate. La camarlinga,
la sagrestana e

V ortolana

servin la via che s'ordina in comune,

une non si rendano nemiche le altre. Nel ricevere nuove monache, la badessa sia bene attenta, oltre che alla saviezza ed all'onest, anche alla loro salute; imponga inoltre la necessit di dormire in comune.
e per servire e favorire le

124

CAPITOLO V

ed usi ogni serrarne e guardia a custodire mandria di donne cotali ,

una

che tentation del diavol vien pi spesso col dov'ello vede star la gente acconcie per potere a Dio servire (i); e gran cosa legar femmina bene
e

maggior

se poi

non

si

discioglie.

La

vita vostra

moltissimo

acquista

per

queste

tre cose:
l'una
si

povert volontaria,

l'altra si castit sincera


la terza

subiezione d'ubidenza,
si

per via delle quali

giunge

in elevatione
dalle cose di sotto,

d'amore

in reformazione della

mente

in refrenazione di libidine.

Finalmente, dovete del


cose del mondo:

tutto

distogliervi

dalle

cos vi convien levar la

mente

dalle cose

mondane,

come

l'infante dal petto alla madre.


il

con questa bella immagine termina

discorso

Secondo lo incominciato stilo, segue anche qui una lunga novella si tratta di alcune giovani monache le quali, dopo aver scacciate dal monastero le vecchie che vi erano, segretadi Religioie.
:

(i) E di siffatte tentazioni sa ben qualcosa Messer Giovanni da Certaldo, che nel Decameron si compiace assai spesso di no-

velle di

monache

e di frati!

LA RELIGIOSA

I25

a lisciarsi ed a farsi belle

mente intendeano a mangiare ed a bere bene ed e poco a orazioni o a


;

Dio, fuor ch'alia vista di fuori, attendeano

ma

Satan, per volont e consenso di Dio, gioc loro

perch conclude l'Autore ciascuno finisce secondo le sue ovre (0. E questa novella fa bene a questa Parte perocch d pruova chente e come cauta conviene
tiro,

un gran brutto

esser la
niali,

guardia

alla

badessa e
le

si

alle

mo-

come sono

sottili

nimico a queste genti, e


chi fa

pone '1 come Iddio abbandona


'nsedie che
lo

male e similmente

punisce

Vi

meglio, vi era
:

(2)

una terza
A
colei

forma

che vuol darsi a vivere da eremita, Fortezza dimostra quanto


di vita religiosa

l'eremitaggio.

pericoloso sia un tale stato, e non riesce a nascon-

dere un certo pessimismo


riuscita:
la

riguardo alla

buona

'mpresa buona se

'1

perseverare

arai

con teco
ti

ma

forte

mi pare
ti

Dio Dio

consigli che mestier

face

sia

tua guardia ch'ell' pi verace.

(i)

questo punto, per riposarsi e riprender lena, Messer Fran(?)

cesco guidato e condotto dall'Orba cortese


di

ritorna al cospetto

quale lo rimprovera della sua negligenza e lentezza nel trarre a fine il libro incominciato, e lo accomiata mandando in sua compagnia Sollecitudine e Perseveranza perch gli
la

Madonna,

diano aiuto.
(2)

gli

eremiti

d'ambo

sessi

dovevano essere
si

tutt' altro

che

rari,

giudicando dalla frequenza con cui di loro

fa

menzione

poco onorevole, per verit!

dal

Boccaccio, dal Sacchetti, ecc.

126
Il

CAPITOLO V

Barberino, dal canto suo, aggiunge ancora


.

suo stato

il

quale molto

di pericolo grande;

l'ozio e poi la solitudine, la

quale

genera

la

potenza a mal pensare , sono due potentissime armi del gran nimico, contro di lei, sicch
brievemente,

non so stato alcuno, in femmina vi parlo qual' detta, dove mi paia pericol s grande.
io
Il

suo consiglio
!)

(e si

pu ben

dire

un consiglio

negativo

che la donna, la quale prende que-

sto partito
faccia
il

romitorio suo

piuttosto in luogo dove gente sono

che soUitario

di lungie

da gente.
si

In quanto alle guardie e cautele che

conven-

gono a
libro e

costei,

legga
ci

le parti

precedenti di questo
lei.

prenda

che fa per

Inoltre, stia e a

bene attenta a cui parla dalla sua finestrella non dare ascolto a lusinghe umane;
e faccia d'orazioni e paternostri

un suo lavoro continovamente;

poich

il

luogo del

suo

romitaggio

avere usci, n debole

tetto,

ma

non deve ferme e salde

mura, e solo una piccola e tutti, anche gli amici e


freni la

finestra.
i

parenti.

Fugga Domi

tutto

e raf-

detto,

sua carne come si precedentemente ma e sopraggiunge il buon senso di

messer Francesco

LA RELIGIOSA

27

n faccia tanto

stretta la sua vita

ch'ella per sia cagion di suo'

morte!

(i)

Si

fine a

questa parte X, e siccome

ogni trattato sta ben coU'essemplo

ed ogni stato riposo richiede,

ecco

la

novella di una Eremita di Noion in Pie-

cardia, la

quale

troppo

presumendo
in

della

sua
in-

fortezza

troppo fidando

se

stessa, fu

gannata dal medesimo serpente che tent Eva. Dopo il racconto, cos conclude Barberino: Quinci si pu cogliere quanto di pericolo in questo stato e quanta la sottigliezza del nimico; e che nessuna, perch'ella si senta o creda esser costante, si dee lassar venire a ragionamenti o a trattati di quelle cose a che non vuole acconsentire che nullo che ben saccia, come al punto stretto saria forte. Onde rispose uno santo huomo, dimandato, che faria se fosse in camera con una bella donna: Non mi mettere' a tal prova, ch'io so ch'io sono, ma non so ch'io sarei. Poi disse: Ma di cotanto mi sento io ben fermo, eh' io cessere' s di non venire a tal pruova; che se forza non mi vi menasse, consenti (2). mento non mi vi menerebbe mai
il"
;

(i)

Della morte non

si

dava troppo pensiero

S.

con

le

sue regole educative spingeva Paola,

figlia di Leta,

Girolamo quando ad un

continuo lento e volontario disfacimento!

che altro questo se

non suicidio?

l'abbiamo gi detto altrove scrive Anche S. Girolamo quidam putent maioris esse virtutis, praesentem contemnere voluptatem: tamen ego arbitror securioris continentiae esse, nescire quod quaeras (11, ep. xv). Tutto ci si compendia nella massima cristiana: fuggire l'occasione di peccare.
(2)
:

Et

licet

CAPITOLO
La cameriera

VI.

e la serva.

La cameriera prenda,

anzi tutto, a

seguire le

usanze del paese in cui si trova, e ad esse si attenga affatto in quanto siano oneste. In sua

compagnia

il

Barberino
lei
i

pone Netta
consigli che

Fede, e

da

questa fa dare a

seguono. Si
se

comporti con

la

sua padrona come

questa

fosse figliuola sua,


quanto ad amar honore
e

ben

di lei;

come

se fosse sua madre, in

quanto

al

rispetsi-

tarla e riverirla.

Ogni danno ed onta


;

della

gnora sia com'ella l'avesse in s conservi nette ed acconcie tutte le cose e le gioie di quella;
quando
le

serve innanzi,
sta col

o quando

dove coloro,
lei,

che diputati sono a servir


netta
si

attenda che suo' mani e petto e veste

tenga quanto pu coverta.

Non
la
alla

si

curi per di

vedere qual maniera tenga


del marito, n a questo

signora col marito in camera; non riporti mai

moglie

le

mancanze

130

CAPITOLO

VI

quelle della moglie, se non

si
;

trattasse di

fallo

scoverto e di colpa non lieve


eviti d'esser
i

ed a tutto potere

cagione della minima discordia fra

coniugi,
che rade volte ne porr campare che non rimanga in disgrazia di loro se poi avvien che s'accordino ad una.

Quando

si tratti

di cosa grave, questa

donna

fe-

dele da principio

ammonisca

la

sua signora, e dal


questo vale

canto suo faccia di tutto perch costei, pur volendolo,

non possa mancare. Se


che

nemmen

dicalo a lui {al marito)


vi

metter coni' vorr consiglio.

Dalla' sua parte, viva

poter poi con autorit maggiore


l'occasione, la

sempre casta e netta, per ammonire, alsua padrona. Per le vie non s
che
troppo

diparta mai da questa, ed a coloro


la

guardassero
faccia tal vista che

teman ched

ella

non raportasse
in

lor atti al signore;


lei

casa non usi mai con

soverchie lodi di bel-

lezza ed altre lusinghe e

adulazioni,

parole

che possano

rincrescerle.

Sostenga umilmente
(0.

come pu

le ire dei

padroni

figliuoli

della

sua signora

(i)

pazienza.
bitur, in

Alle persone di servizio occorre aver sempre una grande ... Nam alquando dominus movebitur culpa tua.
te

aliquando ex alia iratus causa, contra

de levi ad verba move-

quem maiorem
omnia
et

optinet securitatem. aliquando erunt do-

mini

talis

naturae quodnisi Gridando, nesciant ducere vitam suam.


similia patientia

contra hec

optimum

est

unguentum

LA CAMERIERA E LA SERVA

I3I

ami

tema

e riguardi

come

lo core e la vita di lei;

adoperi, infine, gli occhi e la


attivit a custodire e

mente

e tutta la sua

ad accrescere le cose della casa, e da s via via impari quali altre convenienze
le

faccian mestieri.

Nessuna novella qui


ma

dice

il

Barberino

tanto dico, in luogo di novella,

che queste camerier se savie sono provedute ed accorte riportan grazie dalle donne sue
e da' signor sovente belle e grandi

e sovra tutte cose vai lor fede;

per fa bene ognuna


di tale stato se fedel si guarda.

Per

la

donna

di

servizio,

o servigiale,

occorre-

ranno ancora meno parole, convenendosi a questa moltissime delle cose gi dette a proposito della cameriera. Una giovane fante badi a non
mettersi mai al servizio
di

un .signore non am-

mogliato,
ben di sua onest certa non fosse o se non fosse per l'et sichura;
se

o altrimenti, ad ogni
tanto

modo,

si tenga con lui, quanto vede che voglia ben durare; di colei parlo che si vuol guardare.

Sed cave tibi ... ne quanivis taceas tamen turbari ostendas, dolere vel ded ignari nec etiam propter hec minus bene vel minus solito servias, ne ob predictorum aliquid videaris odium adversus dominum reservare, quod posset illum ad diffidentiani incitare, etc. etc. {Doc, I, 279).
et in patientia taciturnitas.
te

132

CAPITOLO

VI

Se ha anche una padrona,


avvertimenti dati

si regoli secondo gli poco innanzi. Stia bene attenta

a non farsi toccare dal padrone, che


dalla

donna

ed

alla fin

aria guerra mortale ne rimarria perdente.

In cucina e in tutte le sue operazioni usi molta


nettezza;
si

guardi da sergienti e da

ragazzi, e

se pure ha parenti ed amici non porti mai


la

loro

roba della casa ove sta a servizio. Per lei non sono fatti i lisci e gli ornamenti: pensi invece a guadagnare seriamente ed onestamente, affin-

ch nella vecchiezza non debba aver bisogno di alcuno. Ad ogni modo, l'opinione del Barberino al riguardo questa: che se una donna pu trarre la sua vita o filando o lavorando in qualche altra maniera, sempre preferibile che a ci si dedichi anzi che a far la serva (0. Come per le monache, cos egli si mostra pessimista per le donne
di servizio. Ci

sono

infatti

zato

il

moralista

racconta

scandaliz-

delle

giovani che vanno a

servire in case

dove sono mercatanti o signori

senza

nemmeno una donna;


Dio
le consigli,

ch'io per

me mi

credo

ch'a gran periglio stanno,


se voglion far

buona

vita per loro!...

si

le serve,

sdegna perfino di continuare a parlar con n vuole pur dir loro una novella:

(i) una gran brutta condizione, unde solet dici, servorum omnium misera est conditio sed illorum miserior qui ad alienum sompnum dormiunt, ad alienum passum ambulant et ad alienum

commedunt appetitum

{Doc,

I,

253).

LA CAMERIERA E LA SERVA

133

n anco intendo di por qui Novella per non ne stare a parola con loro;
la

sua esperienza

gli

ha appreso

che se ne truovan poche sante o buone (i): voglianmi mal, ch'io non vi do un bottone!

(i)

Falso

servi:{io

il

nome

di

uno
il

dei figli di Iniquit e di

Barberino quod ipse quod si multas filias haberet, haberet et generos propter illas, quos secum ducerei in infernum, dominam Iniquitatem duxit uxorem. De qua novem genuit filias que subditis noSatana!

Legitur de diabolo

narra

dudum

cogitans

minibus sunt vocate: symoniam quam contulit collegio clercovnva^ypocrisim quam religiosis, rapinam quam militibus, iisuram quam Burgensibus (?) et divitibus rusticis, sacrilegiiim quod agrcolis et laboratoribus,/^/5Mm servitiiim quod famulis et ancillis, siiperbiam quam mulieribus contulit, liixuriam etiam quam nulli indeterminate concessit quia illam omnibus iussit esse commu-

nem

(Doc,

I,

278).

CAPITOLO
La
balia.

VII.

La Parte XIII del Reggimento^ una delle pi lunghe ed insieme molto interessante e caratteristica (0, dedicata alle balie, all'allevamento ge-

nerale del bambino, ed all'esposizione delle prime

cure di che questo abbisogna. Spostando un po'


l'ordine nel quale
il

Barberino d

suoi vari in-

segnamenti, dividendo, a maggior comodit nostra la materia in paragrafi,

cominceremo dalla

scelta della balia, a maestra e consigliatrice della

quale l'Autore pone higegiosa Cmdela.


Scelta della
balia e

I.

suo
i

trattamento

(2).

suo

La

si

scelga di un'et

fra

25 ed

35

anni,

(i)

Di essa non
Il

si

affatto curato, invece,

il

Gorra

nel

libro pi volte menzionato.


(2)

Barberino espone precetti assai divulgati nel Medio Evo

e ben radicati ancora fino nei secoli pi vicini a noi.

curioso,

invero, raffrontare questo paragrafo con

le

citazioni che A.
II,

Franklin
Pare,

(La vie prive d'autre/ois : L'enfant,


celebri medici e chirurghi dei secoli

eh.

Ili)

riporta dai pi

XVI-XVII (Ambroise

Mauriceau,

ecc.); la relazione strettissima, persino nei limiti di

et, 23-35 anni,

che deve aver

la balia.

136

CAPITOLO

VII

possibile alla

avendo cura che ella rassomigli madre del bambino


colorito, collo grosso, petto forte

quanto pi
(0.

Abbia buon

ed

carni dure e piuttosto pingui che


fiato e

ampio, le magre, buon

buoni denti;
sue

le

grandi,
la

mammelle intra molle e dure, non in lunghezza soverchio;


non verde
nero;

quantit del latte temperato


'1

color d'esso bianco e


giallo, e vie

n ancor

meno ancor

anco il savor buono non salso e amaro, ma che s'acosti al dolce...;


l'odor di quello ed

torito

sempre preferibile quella che abbia parun maschio. Riguardo ai suoi caratteri mosi badi rali e bisogna ben starvi attenti che non sia una donna superba e irosa e tristosa, n paurosa n matta n rozza. Per il nutrimento
inoltre

della balia

si

adoperi
di

buon pane
i

grano o

di spelda,

carne di buon carretti o castroncelli,


pesci freschi e sani,

lattughe mandorle e ancor avillane;

ancor

le

e tutto ci

suppe francesche ti lasso che latte inducer puote.

sugga altro latte che il garzone conviene che l'uomo iscelga balia, la quale abbia simigliante complessione a quella de la madre del fanciullo perci che il latte de la madre li maggiormente convenevole
(i)

snelli

avviene che
e'

quello della madre,

ched altro latte: donde come pi si pu trovare d somigliante complessione la balia alla mamma del fanciullo di tanto ella migliore : Egidio Colonna, op. cit., lib. Il, parte II, cap. XV.

LA BALIA

Si eviti tutto ci che possa

corrompere

il

san-

gue
tati

e specialmente la ruta

(0.

Ma

dal Barberino,

cos severo in tutte le cose, ci

saremmo
le
i

aspet-

una energica invettiva contro potendo farlo, non allattano da s


contro la quale usanza
di
si

madri che,
figli:

propri
i

scagliarono

moralisti

ogni tempo
ci

(2).

Il

silenzio di

messer France-

sco

dimostra che l'uso delle balie era talmente


(?),

invalso ai suoi tempi

che pur egli

qui

pi

scenziato che moralista

(4),

piega dinanzi
egli

all'opi-

nione generale. D'altra parte


altro, del latte

vinto della maggiore efficacia, materiale se

ben connon

materno

quando dice:
donna
balia,

S'egli avvenisse che tu,

forse infermassi,
alla
la

non

ti

raffidare,

suo madre

il

porta;

qual

s'ella volesse e se

conviene

porr lattalio deiro//n72o latte;

(i)

Eruca dicitur quasi uruca, eo quod igneae


. . . . .
.

sit
.

virtutis,

et in

Eruca est virtutem habent consumendi et coitum calida semina V. Bellovacensis, Speculum maius... excitandi (2) Chi non ricorda a questo riguardo le roventi parole usate da J.-J. Rousseau nel libro I del suo Emile? (3) ... Ma una consuetudine di mala corruttela e abusione introdotta nel mondo, che le proprie madri non vogliono allattare li propri figliuoli, ma gli danno ad altre femmine. La qual cosa molto nociva e dannosa a quelli tali figliuoli, nutricati d'altro latte che di quello della madre... : Frate Cherubino, Della vita matrimoniale..., pag. 64. Del resto pi gi lo stesso Barberino dice: ... E tu che il puoi lattar del latte tuo, Acconciamente noi mandar altrui Se vuoi piacere a Dio ed al figliuolo (parte XVI, xix).
. . :

cibo saepe sumpta veneris ncendium movet

(4)

V.

le

parole di Egidio

Colonna

citate nella

pagina prece-

dente.

138

CAPITOLO
ver che
meglio
'n sul
il

VII

principio

latte d'un'altra

che d'essa;

e sanza infermitade ancora giova

che

tal fiata la

madre

lo latti,
'

che molte cose nocive rimove

da

lui

come una cara medicina


suo

():

cos

ancora in ogni mutazione


latte lo porta.

di questo infante, al

2.

Prime aire da apprestarsi al neonato.

balia esperta

La

la quale,

come

si

vede, ha qui

anche le funzioni pi proprie della levatrice deve gi sapere di per s


come curare
con
all'infante
il

bellico

e del legare, e dell'olio ch'


altre cose

buono

che

vi

son da porre;

pur babocca ne il naso, ed necessario questo indurimento di tutte le altre parti del corpo, perch dW infante potrebbero assai facilmente dar noia le cose
si

come

usa

il

sale per indurire la pelle,

dando a non

far toccare

dal

sale ne

la

calde e le fredde,
tant' sottil la pelle con che nasce
e tant' la caldezza ch'

con seco

come abbisognino
tamente calda
li
;

dei bagni con acqua tempera-

che

enari suoi convegnionsi nettare

spessamente,
sovente fa
le

ma

tu che

li

netti

tue unghie tondare

(i)

Bellissima e tenerissima espressione

LA BALIA

139

e finalmente tutto

ci che

convien

fare

tre

quattro giorni dopo, quando caduto il bellico. Nel fasciare il bambino, lo si tocchi sempre soavemente e qui il Barberino non lassa di insegnare alla balia una cautela che usata ora al bambino, fa si che a lui per tutta la vita non sopraggiunga mai il mal della pietra:
;

Farai che lassi libera la parte

d'onde sua acqua viene

che poi

la fascia l'uscir

non contenda;

e lui sfasciato quella parte premi,

che lunga sperienza gi mostrato che nelle fascie ci prima si crea, ed io da sommo medico lo 'mpresi...

(i)

Le

fascie,

alcune vecchie ed esperte donne non


si

vogliono che
rino,

tolgano da lenzuola, e
di

il

Barbe-

pur sapendo

ci la ragione, dice di

non
badi

volerla mettere in

iscritta.
il

Nel fasciare

si

ancora a non legare

bambino troppo

stretto,

perch non senta del male e pianga; n ancora, per, troppo lento
s

che poi traesse

di fuor le braccia a grattarsi gli occhi.

(i)

Nei Documenti

(I,

87) insegna

il

Barberino:

Se con medici serai tratta con lor del conservar santade


e

commenta: ... Non decet loco


.
. .

solati) tractare
.

de

pillolis,

po-

tionibus

cresteriis atque similibus

potes tamen conferre

cum
i

illis de virtutibus et effectibus erbarum aquarum florum et similium . Dal canto suo egli pu confessare di aver trovato fra medici degli uomini curiales et bene ordinatos etiam ad quecumque ut cum eis delectabilia colloquia super multis possint

haberi

140

CAPITOLO

Vlf

Ala tempo oramai, o balia, che tu attenda, se


vuoi, a rendere pi belle le forme del

ma come
ecco
il

potrai tu far ci se non hai

bambino ben chiaro


;

in testa in che consista la bellezza temporale f

Ed

Barberino pronto a dare una lezioncina elementare di estetica con la definizione della
bellezza corporale:
possin dir qui che bellezza

una conforma e splendida statura: che convien che rispondin le membra


che sien nette e di macule monde.
le

d'igual bellezza e grandezza e grossezza


e

Indi prosegue con

varie istruzioni sul


difetti

modo

di

correggere nel neonato alcuni


Se troppo avesse
a rinalzallo, e
le ciglie la faccia la
'1

di natura:

il

naso piano, attendi

troppo alto abassare,

basse rilevare innalto,

troppo lata rassettare,

corta rallungare,

la

troppa lunga ritenere a freno,


li

tirar

labri corti;

gli lunghi,

donne son che legato anno


fascia partita nel
li

con certa
sicch

mezzo,

non

contenda

il

rispirare.

Si abbia

somma

cura nel mantenerne assai netti


il

e puliti gli occhi; e se per caso

bambino
:

natal

scesse guercio,
difetto

si

potr correggere anche un


lo si

con un mezzo molto semplice a dormire

ponga

in tal luogo che dal conlraro lo lume gli venga: el riguardando in sull'addormentare
nell'altra parte, torner diritto!

LA BALIA

141

se fosse guercio da un occhio solo, gli

si

fa-

sci e

copra quello

e l'altro resti

perch rimanga fermo, libero e disposto a poter guardare


diritto

la luce dalla contraria parte,

come

si

detto.

La
ri-

cosa veduta e provata e d sempre ottimi


sultati
il
;

e che

il

metodo

sia

buono
in
il

lo

dimostra
inverso,

fatto che,

anche applicato

senso

esso ugualmente efficace.


offrire

Barberino, per

realmente una riprova di quanto ha inse-

gnato, riferisce un piccante aneddoto di una donna

che appunto in quel


figliuolo nato diritto
!

modo

rese guercio

un suo

E' no' lungo tempo, ch'una donna,


lo cui

nome

lasso,

che non avea di suo marito figlio, s'accompagn con alcun come volse, e nacquene un fantino, quando il marito era in altro paese.

Questo marito guercio vidi spesso: la donna tenne il detto modo perch sembrasse a lui: s fecie il figlio del ben dritto guercio;
e

non

si

ferm

qui, l'infedele
il

moglie:

e perch ancora
i

marito portava

piedi volti infuori


i

torsegli

piedi alla suo' simiglianza:

e poi parea in queste cose

due

tutto

il

marito;

ma

nell'altre tutte

pareva un pero dolce sementino


innestato nel pero montanaro.

Ancora pi
cui

oltre giunse l'abilit della


la

donna, a
il

certamente

coscienza della colpa e

de-

142

CAPITOLO

VII

siderio di celarla acuivano

l'

ingegno
lo

che

ella,

per rendere

il

bambino ancor pi somigliante


gli era

all'uomo che non

padre,

avvezz
carina!

mangiar volentieri
che, dandogli
al

cipolle, tanto
il

denaio

tempo

di ciriegie,

o di castagne o fichi primaticci, andava a comperar delle cipolle;

ed infine
sere
il

lo

rese anche mancino: dov'eva pur esil

bell'uomo

marito di quella donna, da que-

sto ritratto che indirettamente

ne

fa

il

Barberino!
la natura.

Ma, ad ogni modo, ecco come

l'arte

peggiorandola, in questo caso

pot superare

Ritornando all'argomento, ossia al modo di ben conformare con giuste proporzioni le tenere

membra
gli si

del neonato, gli

si

rappianino

gli

omeri,

facciano lunghe e belle le mani, scoprenle


;

done mino

unghie si stringano i piedi, e si forpolpe delle gambe accostando in su s'egli maschio, e lasciandole eguali se femmina, ecc. Se ha dei peli in qualche parte ove non paia
le
bello,

poich

le

sfreghi la detta parte con della


calda, ripetutamente.
ste pratiche si

acque sono allora pericolose, si cenere un po'

Ma

nell'eseguire tutte que-

proceda con

somma

delicatezza, Si
os-

seguendo

la

massima soavemente

e spesso.

servi, del resto, che

molte donne sono,


s'ell'averanno
i

mariti gelosi

(ponim che non sien belli) vorranno i figli alla lor simiglianza pi tosto mantener che migliorare.

LA BALIA

143

Seguono
sfasciarlo,

altre cure da usare al bambino. Nello bench vari siano gli usi nei diversi

paesi, si osservi tuttavia l'usanza e la dottrina pi


antica, cio di stendergli le braccia in gi verso
i

ginocchi e di coprirgli

il

capo;
e

lo si

tenga in
sia

una casa non troppo


troppa luce,

fredda,

dove non
i

ma

piuttosto oscurit;

bagni siano,

secondo

la stagione, o tiepidi

o caldi addirittura,

ma non mai
le

troppo, e frequenti, sempre badando


;

che l'acqua non entri nelle orecchie

si

distendano

e piegando le Nel giacere, deve prima stare bocconi e poi rivescio ; non lo si abitui a star sempre ad un modo, specialmente di lato, che nuoce alla forma del naso e del viso; e inoltre, acquistata l'abitudine, quando passer a giacere in altra maniera, gli sembrer d'avere la fantasma. Il Barberino cita in tal materia l'aue
i

gambe

piedi Inver

le

reni,

giunture, le

si

ungano

d'olio.

torit delle balie francesche , le quali dicono


che, tutti

pensati e ripensati
di

modi

loro,

men

rischio tenerlo rivescio

che sta pi saldo e non pu voltare n an' guastar lo braccio su dormendo n an' la gamba con gamba gravare; ancora dicon che diventan larghi
vie pi nel petto

son sichure poi dalle fantasme.

Ma egli si mostra di contraria opinione, adducendo che quelli, i quali sono avvezzi a dormir rovescio, hanno poi le loro fantasme quando si
coricano di lato
;

e inoltre

144
. . . .

CAPITOLO
il

VII

giacer rovescio

fa

la

parte di dietro del capo

sottil,

che non conserva ben memoria.

Quando, come talora avviene, si voglia nettare viso al bambino con la saliva, si renda questa pi pura sputando prima, specialmente se ci si
il

fa la
il

mattina presto; e

la

mattina pure

si

tolga

piccino
dinanzi a quelle femmine

che molto vegnon correndo a baciarlo.

cos

si

usi attenzione a

non condurlo mai

tra

gente inferma e persone che abbiano il viso malato; n lo si faccia troppo guardare, possibilmente, da quelli che hanno occhi uaculati, n pure da quelli che molto lo veggion volentieri per

buono amore
che
et

poich
fiso

per lo
la

guardare periglio
spesso;

tenera sua etate e pura

non ne riceva nocimento

dicon certi: Questi ora mal d'occhio;

e siccome le pi volenterose di prendere

te-

bambini sono le vecchie, da queste appunto bisogna magg'iormente metterli lontano. Siamo in pieno trecento, e non dobbiamo
nere in braccio
i

meravigliarci troppo di alcuni pregiudizi, a

cui

vediamo prestar fede anche un uomo come il Barberino; piuttosto da osservar con meraviglia

come

certi di quei pregiudizi

siano

ancora

cosi saldi nella credenza popolare,

resistenti

ad
di-

ogni progresso di civilt; la quale del resto

ciamolo pure

mostra di

avere una ben scarsa e

LA BALIA

145

lenta efficacia su ci che dominio dell'anima e


della fantasia
di

quell'eterno

bambino che

il

popolo

3. Allattamento e fiutrimento del bambino.

In

via

comune
balia,

l'allattamento deve durare due anni.


di accostare
faccia
il

La

prima

bambino

al

seno

si

ch'alquanto prima del latte suo versi

e p

la

premer si conviene sua mammella che non s'affatichi l'infante troppo a trarne lo latte.
la balia
il

Quando
mancare

si

sentisse inferma, o

si

vedesse

latte

per indebolimento, o avesse vo-

glia di star col marito,

gnar subito

il

un'altra balia,

ha l'obbligo di riconsebambino alla madre, o di troyargli che sceglier secondo le norme


il

date di sopra. Per togliere


il

latte

divezzare

bambino, bisogna procedere con molte cautele, ponendo prima di tutto


a quel loco amare cose amaror non aggia in s periglio.

lo cui

Nel cominciare a dargli altri cibi, questi siano molto temperati, non duri ai denti ma gi tritati, per modo ch'ei non debba far molta fatica per esempio
;

buon

il

pane nell'acqua del mele,


essa.

talor nel latte e talora nell'acqua,

con poco vin miscidato con

10

146

CAPITOLO
si

VIF

bisogna ritornarlo subito al latte ma quando poi, crescendo ancora, giunge ad esser capace di cose pi ferme, allora si pu sicuramente incominciare da noci d zucchero e pane.
Tuttavia, se lo
;

vedesse mutare,

4. Altre cautele

da usare al baubino.

Quando
andare,
si

comincia a reggersi
badi che non faccia
i

ed

impara ad

passi troppo larghi e

non

vada per vie dure; non si tralasci un sol momento di tenerlo d'occhio, che egli corre sempre molti pericoli. Per esempio: vede volare un uccello, e volendo andar dietro a quello per prenoppure, vederlo, cade e pu farsi molto male dendo la sua spera in un fonte o in un pozzo vorr correre verso di quella, o anche alla vista di gente che nuota vorr pur egli fare altrettanto. Di tutte queste cose bisogna mettergli
;

paura;

lo si

avvezzi a sapere
la

come
gli si incuta

spera non sostien l'infante:


al

paura dell'andare

buio,

di

toc-

care

il

fuoco, ecc.
Cos ancora
fai

fuggire

cavalli

e cani e tutti altri animali,

ed anco di dar pane a cane o gatta, che tal fiata gli piglia la mano credendo sol pigliar quel che li porge.

Tra

le

mani non

gli si lascino ferri o coltelli,

ne
si

vetro, n bastoni, n altri

oggetti con cui possa

prodursi del male. Per lo stesso

motivo

gli

LA BALIA

147

taglino assai spesso le unghie.

Non

gli si

peri

metta di mordersi
denti;

le dita

quando va mettendo

ma

strofini la

per rimuovergli allora il dolore, gli si bocca con sale e con miele, e dopo

nati
fatta.

vole,

denti, gli si dia a mordere regolizia teiera Per insegnargli a parlare in modo pi ageecco un curioso espediente:
se
ti par che vegna iscilinguato un grande specchio e fa dop'esso un fanciullo che saccia parlare

trrai
stare

facciendo voce accostante alla sua


e dica quelle parole

che vuoli;

ed

guardando creder sia un si


el

s in quello specchio
fatto com'ello

e 'ngegnerassi a parlar

come

l'altro.

non non farlo ridere troppo forte, n troppo aspramente piangere di non mostrargli oggetti che poi non
Chi sta a guardia del bambino, procuri
di

produrgli

mai paura o

ira

tristezza; di

gli

si

possan dare, o se gi
lo si

gli si

sono mostrati,

gli si

tolgano dalla memoria con nuove cose.

Dopo

che ha dormito,

bagni

poscia lo

si

mandi

a giocare con altri fanciulli.

Quando

poi giunge

nel tempo di costumi, allora termina l'ufficio della


balia, e

comincia l'educazione e l'istruzione


nel

del

bambino

modo

gi accennato sopra e pi este-

samente descritto dal Barberino stesso nei suoi Documenti d'Amore. Per le balie di fuori, per quelle, cio, che abbiano avuto in consegna da altri un bambino da allattare in casa propria, messer Francesco crede di dover aggiungere alcune altre cautele. Guarda attentamente il bam-

14'^

CAPITOLO

VII

bino
i

dice egli

da
le

accattatori e da guiglioni^

quali

vanno per
e
e

le terre

rubando
e l'altre

bambini

rompogli

gambe

membra

vanno poi accattando con

essi(i).

Guardalo dai rapimenti, tanto pi possibili, quanto suoi parenti siano ricchi od abbiano nimiguardalo dal mettersi in bocca catst di gente tive erbe o frutti velenosi, dal mangiare terra o cenere o carbone. In quanto al latte non gli dar mai quello di capra, e tanto meno di cuccia o di troia; ma in caso di estrema necessit, non potendo dargli del tuo, ricorri, se mai, a quello di pecora. Non lo tener mai a giacere con te
pi
i

in

modo

tale

che tu sovra
ti

lui

forse rivolger

potessi;

non

lo lasciar solo in
e' si

vicinanza del
male,

se poi

facesse alcun
te.

fuoco, che nessuna scusa

sarebbe buona per

Se dimorassi in paese d'anguille fagli di tutte paura com' puoi

vi

immaginate mai perch?


s

che non prenda securt da quelle


gi molti a periglio ne sono.

e poi le serpi volesse pigliare,

come

Sappi che per impedire ai bambini di farsi molto male nelle cadute, alcune donne pongono loro in testa un certo cappuccio

(i) Questo consiglio, per quanto strano, ci fa conoscere una non meno strana industria degli accattoni medievali! Ma la cosa

LA BALIA

149

che dietro e an' dinanzi dalla fronte ave cucito alquanto di buon cuore.

Quando

gli

viene un assalto di tosse, fagli guarurta contro una


gli

dare in alto; quando

pietra,

per caso un uccello


altra circostanza,
fa'

becca

il

dito, o in simile

che quel batta in luogo

di vendetta

(i).

Avvezzalo a dormir con gli occhi cialmente se dorme in un giardino,

chiusi,

spe-

per che certi vidi

che, lor

dormendo,
la

gli

accecar

gli

corbi

ed anche con

bocca chiusa, che non abbia ad

(2).

entrarvi ragnolo o grillo

non nuova; gi Seneca ci parla di chi expositos (i poveri trovatelH!) debiUtabat et debilitatos mendicare cogebat ac mercedem exigebat ab eis Controv. X, 4.
:

(i)

Ognuno
le

sa

come quest'uso, purtroppo


messo

cos radicato presso

le

donne e

balie e da esse

in pratica su larga scala, vo-

glia essere severamente riprovato,

come quello che


il

coltiva
il

se

pur non

fa sorgere

nel

bambino

sentimento e

desiderio

della vendetta.

come ci avverte una nota dell'Editore, a Si voglia confronCodice presenta una lacuna. tare tutta questa Parte XIII con alcuni capitoli della versione latina del Canon Medicinae di Avicenna, da noi appositamente riportati in Appendice, e che indubbiainente il Barberino ebbe presenti allorch dovette occuparsi del bambino, dell'allattamento, tee.
(2)
si

Come

vede, e

questo punto

il

CAPITOLO
La

Vili.

schiava.

In questo capitolo, che corrisponde alla parte

XIV

dell'opera del Barberino,

si

parler

della schiava overo anciella

ch'alquanti chiaman serva...

Per la bocca di Libert, l'Autore ammonisce la donna che si trova in tale condizione, dicendole che se essa mener una vita buona ed onesta,
potr un giorno da schiava divenir libera; poich
alla aggiunge bono ritornare a sua

fin fine

tutte

le

cose deb-

iatura, e la schiavit

cosa

per l'appunto contro natura:


che di ragion naturai tutta gente nascie in libert, e sol gente humana
indusser servitute...

E come ebbe origine questa servit? Da No, e prima cagione ne fu il vino (0. Perci si legge
Quest'idea
ritrova appunto

(I)

si

nel

Dicreto pi gi citato
si

dal Barberino stesso, cio nel Decretiim Gratiani, ove

legge:

In principio generis

human! ignorabatur

ebrietas;

primus Noe

132

CAPITOLO

Vili

che vi un paese in parie di Cathay appunto per questa ragione


anno a nimico il vino e non ne beon, n voglion vedere.

('),

dove

il

vino, del resto,

non ha indotto questo male


altri,

soltanto,

ma

pure molti

come puoi leggere


alle

nel
Il

Dicreto ed altrove.

Barberino vuol spiegare


giuridico
della

donne

il

con-

cetto

libert e della servit; la

libert,

secondo

la legge

naturai fachultale di quello


eh' a ciascun piace di fare
eh' a lui ragione o forza

non contende;

vineam

plantavit, dedit

nebat autem, antequam


libertas;

naturam sed ignoravit potentiam Mavinum inveniretur, omnibus inconcussa


.
.

exigere.

nemo sciebat a Non esset hodie

consorte naturae suae obsequia servitutis


ssrvitus
I:
si

ebrietas non fuisset...

\Cor-

pus Juris Canonici, parte


nitz,

Decretum Gratiani,

Lipsia,

Tauch-

e. 8]. ... Contumeliosa res quidem tumultuosa et luxuriosa vinum et si vinum non fuisset servitus non fuisset, et omnis qui cum hiis miscetur non erit sapiens Galienus etiam dicit quod ebrius est servus omnium peccatorum... Dociim. d'Amore, ediz. cit., fase. II, Nella Fiorita di Armannino Giudice di Bologna legpag. 52. giamo questo curioso passo: Noe piant la vignia e bebbe el vino, el quale non us mai di bere e per la vecchief^a e per lo bere di quello licore ennebriare convenne e dormendo schoperto quivi rimase. Cam suo figliuolo lo mostr agli altri e ridendo se ne fece beffe, gli altri doi Sem e Giaffeth verghogniosamente lo

1879: dist.

XXXV,
et

est ut dicit

Canon
.

richopersaro.

Quando Noe

lo

seppe fonne dolente e

tristo,
la

e poi

Cam

decto suo figliuolo maladisse molto iratamente. Per

qual

chosa esso cholli sui descendenti furono servi degli altri doi frategli e di tutti quegli che discesero di loro. E cos la prima servit che mai fusse sciese da Pebriecca sichome chontato v''...
[Dal cod. Barberiniano,

XLV,

17 (ora Vat. 3923),

e.

VII

b, sul

quale
(i)

v.

una nostra nota


veda
la

in Stiidj

Roman:{i, VI].

Si

nota a pag. 92.

LA SCHIAVA

153

e la servit,

sempre secondo

la legge

ordinazion di ragione
della giente, per la quale alchuno
alla signoria altrui

contro a natura somesso

(i).

Furono

inoltre chiamati servi o

perch essendo

presi dai nemici


solevansi servare e

non guastare

o perch,
di servire

come
(2).

altri

ritengono, loro necessit

Come
sta

che ci

sia,

assai pochi sono gli

tornando all'argomento, ammonimenti da dare a quee


al

schiava o ancella, adattandosi


di

suo stato

pur molte

quelle cose che gi furono dette a

proposito della cameriera e della fante.

Adunque:

rispetto e riverenza, fede e lealt verso tutte le

persone

della

casa;

avvisarli

di

ogni pericolo

(i)

Queste definizioni della libert e della schiavit sono


(e
il

tra-

dotte letteralmente
alla professione di

fatto

si

spiega, chi

pensi agli studi

Messer Francesco) da un passo delle Institiitiones di Giustiniano (I, in): i. Et libertas quidem ... est naturalis facultas eius, quod cuique facere libet, nisi si quid vi

aut jure prohibctur. 2. Servitus autem est constitutio juris gentium, qua quis dominio alieno contra naturam subijcit.ur . Ora
si

parole dicie la leggie il Barberino Codice giustinianeo. (2) Servi autem ex eo appellati sunt quod imperatores captivos vendere ac per hoc servare, nec occidere solent; qui etiam mancipia dicti sunt, quod ab hostibus manu capiuntur [Jlstin., Inst., I, III, 3]. Cfr. anche S. Isidoro {EtymoL, IX, 44): Servi
le

comprende bene che con

intendeva appunto riferirsi

al

autem vocabulum inde traxerunt, quod


licet servi appellati .

hi,

qui jure belli possent

occidi a victoribus conservabantur, et servi fiebant a servando sci-

154

CAPITOLO
ella

Vili

che

sappia sovrastar loro; guardare come

il

cuore le loro credenze e le loro

masserizie; ras-

segnare ai padroni ogni


siasi

modo

(0;

guadagno fatto in qualinsomma, cercar di piacere pi

che sia possibile


limiti dell'onest

e sempre,

ben

inteso,

nei

ai

padroni, e di venir presso

di questi in tal grazia, in

da riuscire ad ottenerne
la libert
(2),

dono, un cfiorno o

l'altro,

(i)

dottrina delle Insttutiones che

Ipse

servus, qui
.

in potestate alterius est nihil

suum habere
del

potest

Cujuscum
,

que

rei

possessionein adepti fuerint, id vos possidere videmini

ed altrove
niajiis,
li):

(secondo

Bellovacense, Spectilum Quicquid per servum acquiritur, doinino acquila

citazione

ritur .
(2)

E, dopo tutto, abbiano

servi

un certo conforto

nel consi-

derare che la condizione del servire non pi gravosa* e pi af Dicerent enim rudesr'Si essemus domini bene sciremus et faceremus nobis serviri egregie! Decepti sunt vere. Nam non minus est laboriosum obsequia scire recipere ordinarequc subditos et curiam si honorem voluerit aliquis quam servire. Servitoris enim est ad unum intendere. Dominorum autem ad plura... {Doc, I, 283). Su la schiavit medievale in Italia si veda l'articolo di E. Rodocanachi Les esclaves en Italie du XIII aii XV^I s. in Reviie d. questions

fannosa di quella del comandare.

historques,

XL

n.

158.

CAPITOLO

IX.

La donna nei vari mestieri.

Sar pure
lieyit)

in

questa parte
il

(la

XV

del Reggi-

assai breve

Barberino, e forse poteva

anche tralasciarla affatto; se non che, desiderando egli che il suo libro sia pi universale possibile, e, per altro, tale essendo anche la volont di

Madonna,

tratter qui

degli

altri

gradi

e stati nei quali la

donna pu trovarsi
donne ed

al
ai

Ma

siccome questo indiretto accenno


dalle

mondo. vari me-

stieri esercitati

alle frodi in essi

commesse nell'enumerazione delle quali il Barberino sembra dispiegare un certo umorismo sarcastico

di

grande importanza per l'intento

nostro, nulla di meglio possiam fare che trascri-

vere qui tutto quel passo.


Et prima ti dir della barbiera che tu ne truovi per cammino
(i),

assai.

forte, era

Questo mestiere, oggi esercitato esclusivamente dal sesso non di rado nel M. E. nelle mani pi delicate delle donne. Si pu vedere Levasseur, Hist. des classes ouvrieres en France; Grai d M., Dociiments indits : Paris sous Philippe
(i)

[^6

CAPITOLO

IX

Se tu

serai barbiera

attendi al tuo bagnare e al tuo rasoio;

non fare atti n viste con coloro che vengono per radersi da te; n colle man, lavando, usar malizia. Et quando raderai per me' la gola non pensar tu d'attorno a vanitade. Se tu serai fornara,

non

tagliar tu del

pan per

far poi coppie,

n trar di sotto per poi rapianare, n an' tranoverare; n


farai patto di baratteria

colle fancielle e colle fanti altrui.

Le rie novelle caccia dal tuo forno non lasciar accordar le fancielle a ordinar contra le donne loro. Se treccola sarai non por le foglie verdi a frutte viete n anco le miglior frutte di sovra,
e

n unger fichi a fagli maturare n gli tener nell'acqua per inganno.

Non comperar pan remolo, n


n
sai,

vino,

olio,

n carne salata

dalle serventi che furtate l'anno,


e simiglianti cose.

Se tu

se' tessitrice

mandato. Se tu fili lo stame ancor ti guarda che tu non ne ritegna per far borse
farai del

non menomar tu n anco scambio

l'accia

lo

panno

(i).

le Bel.

Entrambi questi autori pubblicano una Tavola dei me1292; da essa si rileva: souvent exerc par des femmes .

stieri esercitati in Parigi nel

151

Bar-

biers, mtier
(i)

debbiano arrecare li panni tesavaranno ricevuti, ecc. ecc. leggiamo nello Statuto de' lanaiuoli di Siena (v. Statuti senesi in
tessitori e tessitrice

Che

suti a quello peso

che ellino

li

volgare... per F. L. Polidori,

I,

297).

LA DONNA NEI VARI MESTIERI

I57

Se tu

se'

molinara
la

terrai la tua ragione et l'altrui lassa.

Non
e

tener

farina in luogo molle,

se di rendere a peso

non cambiar
Se tu
se'

la

migliore a
cacio

men buona.

poUaiuola o caciaiuola
'1

non lavar l'ova n

perch paia pi fresco a chi lo compra; non stringer lo cappone o la pernice


per far
e
la

non empier

vena grossa; lo gozzo perch

pesi.

Se fossi accattatrice non gir su per le scale


a posta d'altra gente
a fare all'altrui

donne la 'nbasciata. pan rotto. Se se' d'altrui mandata non imboscar li danar che ricevi (i).

Non vender

lo

Non bestemiar

chi

non

ti

d del pane.
forse,

se tu se' per te

giovane
tu
ti

accatta per le vie; in casa guarda

come

tu vai e
far le tuo'

come

metti.

Non
e
e

perdonanze majori

che sien di veritade;

non usare, accattando, bugie; non andar faccendo brievi o scritte


(2);

o indivine, o fatture o male

(i)

Manteniamo

la lezione

imboscare che

nel

ms. contro

la cor-

rezione, proposta dal Galvani, imborsar, che non necessaria n

conveniente. Intendiamo imboscare

nascondere con inganno, con insidia '; si abbia presente l'idea espressa da imboscata. (2) Queste sarebbero
^

le triste

la

spola e

che lasciaron l'ago il fuso e fecersi indovine

fecer malie con erbe e con imago.

Dante,
. .
.

In/.,

XX,

121.

... Quedam scellerate mulieres retro post satan converse, demonum illusionibus et fantasmatibus seducte credunt se et pr-

Iv^
e

CAPITOLO

IX

non ti far pi inferma che sia (i), n muta se tu puoi parlare aperto. Se fossi mercivendola, fa che rapporti verit a tutti,
e rendi ragion vera.

Et non andar ingannando le donne che non sanno che vaglion le gioie; n anco allor parlar da parte d'altri, n ingannar le giovani pulcielle.
Guardati ancor di non dire agli amanti
c'aggi parlato a quelle che

Ancora
e se
'1

meglio dica

prometti, di

non parli. non volere, non attenere.


e poi le porti
a que' cotali,

Non comperar
per

le gioie

da parte delle donne

farti poi la borsa ben empiere. Se forse fossi conversa di chiesa non ti mostrar filosafa o maestra; non ingannar chi a fede ti parla,

non

sicurar ne' peccati la gente


li

e per

cherci della chiesa tua


di fuor le cose sante altrui

non cercar cose disoneste mai.

Non dar

per lor fatture o malie che si fanno. Vivi con Dio da che sei data a Dio.

Se tu alberghi o dai mangiare o bere


vendi
le

cose

ma non

tua persona;

che

s'i bellezza la voler


al

alcuna

non

contar nelle derrate. tuo albergo

Chi viene

fitentur
et

cum Diana nocturnis dea paganorum et cura Herodiade cum innumera multitudne mulierum equitare super quasdam
multarum terrarum
spatia intempeste nociis silentio per-

bestias,

transire, eius iussionibus obbedire, velud

domine,
I,

et certis noeti-

bus ad eius servitium


(j)

evocari...

Doc,

329.
di G. Pa-

Ricorda

il

mendico

tratteggiato

neW Impostura

RINI.

LA DONNA NEI VARI MESTIERI

I59

non

gli trre le

cose per lusinghe:

noi far ristare e lassar lo

cammino.

Non vender
n carne
ria

le

vivande riscaldate,

per altra buona carne.

Non

dare a lor cavagli mangiar cosa


giunte;
(i).

da fagli rattenere; n legar lor colle sete


e

le

non Ora

l'

incavestrar la notte in prova


lascio ornai di tutte l'altre:

ti

prendi per te

come ben

ti

conviene;

(i) Nessuno potr negare che ceni inganni siano antichi quanto mondo, e che solo col finire del genere umano spariranno; e perci non uno di questi avvertimenti dati ai suoi tempi dal Baril

berino sarebbe fuor di


per via indiretta,
stri fratelli di

moda

ed inopportuno oggi
altre notizie sui

Cos intanto,
le arti

abbiamo avute

costumi dei no-

pi che

sei secoli fa,

per ci che concerne


vi

mestieri.

questo riguardo molto

sarebbe da spigolare

anche nel Commento latino ai Documenti. Nella parte I, doc. vj il Barberino insegna a variare l'argomento delle nostre conversazioni secondo le varie arti o professioni delle persone con cui discorriamo: coi medici parlare di salute e di medicina, coi filosofi di filosofia, con i giuristi di diritto, di armi e di prodezze coi cavalieri, di cose belle ed oneste e di graziose novelle con le donne, tee. tee. Certo, egli aggiunge, per piacere a tutti gli uomini, ti guarderai bene dal far loro parola degli inganni che ciascuno usa nel suo mestiere. Col sarto, per esempio, fabulando non loquaris de furtis et dolo ipsorum , con lo speziale non
convenit ut
rea et
et

cum

eis tractares

quomodo

fraudant candelas et ce-

quomodo

balaustras et alia villa que per

nemora colligunt
,

abutanter accipiunt pr lignis indorum carissima vendunt

non parlare de ipsorum fraudibus quas, ut etiam auritces vana esperiendo et villa colorando componunt , n col calzolaio de mutatione coris veteris in novum et si corium unum vendant pr alio et si malas pauperibus, ut cito frangantur, alluptas faciant e finalmente non ti acquisteresti certo
col setaiuolo
.

le

simpatie degli agricoltori, se tu parlassi loro

quomodo

in

seminibus, fructibus et mensuris decipiunt locatores, quomodo frumentis viliora miscent et terram et spelte ac vene palleas minutas precisas atque similia
, ecc.

l6o

CAPITOLO

IX

che, se ne sono alcune qui lassate no' sanza cagion pensata innanzi.

Prima

di

far

punto a questa Parte,

il

Barbefa-

rino vuol prevenire una obiezione che molto

cilmente potrebbe essergli mossa da qualche suo


lettore.

Perch

egli, trattando dei

vari

mestieri

donne, ha parlato solamente del male e degli inganni, e non del bene che alcune realdelle

mente fanno? Nessuna meraviglia,


moralista,

ribatte

il

Poeta

ch'io so che lor malizie in lor son pi;


s'io

tendo a dinlostrar
si

c'altri le vede,

forse

menderanno.

Del resto
di lor

bontate non fa mestier dire:


tai

dimorin buone quelle che

sono.

CAPITOLO
Precetti
di

X.

varia dottrina.

Si

accorge Messer Francesco

di

avere speso

gi molto tempo a trattare


di cose

ch'anno

in s

poco

diletto

e poca sottigliezza;

per

si

propone ormai

di rimettersi sulla

buona

via e di parlare di
cose novelle e solenni
e dilettose ed utili a savere.

Divider questa parte in tre


cui

belle

particelle,

il

argomento sar:
prima, di certi addotrinamenti
di

donna;

la siconda,

di loro
la

ornamenti; terza, di loro aventure

(i).

questo punto vi nell'opera un'altra non breve interrudi questi tratIl Barberino si sente si stanco tati che non saprebbe davvero come andar avanti, se prima non andasse ad attingere nuove forze e novella lena presso Madonna.
(i)

zione allegorica.

Muove, infatti, in cerca di lei, lasciando momentaneamente Prudenza a ragionare con le donne; ma nel cammino, a lui, novello

l62

CAPITOLO X

Prudenza qui la divinit che jimmaestra le donne, prima di tutto ponendo come base che
ogni donna che vuol amar
Colui che fecie
lei
i

s,

ami

e l'altre tutte;
vizi inodi,

ami

virt e tutti

e porr gir sechura in ogni parte,

dormir nella suo' mente


aver fama nel
e vita

in

gran riposo,

mondo

dopo

vita senza fine.

Indi prosegue con una lunga serie di

ammoniri-

menti, spesso in forma aforistica,

quali pur

petendo

e sia pure con


di

nuove parole

cose

gi dette

sopra, non di

meno

riescono non

privi di interesse.
I.
il

La donna che
non gi con

desidera buon

nome ed ama

proprio onore, deve tutto ci procacciarsi con


lisci

virt,
II.

e vesti pompose.
intatto
il

La donna che serba

suo onore,
che guar-

quella

si amata dalla gente, non dando cerca di piacere. III. La donna valente si sforza

colei

di

vivere net-

tamente
e pi d'aver la sua anima pura che parer netta per sua lavatura.

Ercole

al

bivio,

si

fa

incontro Volutt e gli promette ricchezze

e tutta se stessa, giovane e bella, se egli vorr seguirla. Molta forza d'animo per svincolarsi da costei occorre al Poeta, il quale

poi da

un Banditore

della

fama

di

Madonna,
offre

eh' alumina

il

mondo,

condotto a lei; ella nel vederlo gli

un gran nappo del-

l'acqua delia sua fonte, e lo congeda esprimendogli, al solito, il vivo desiderio di veder presto compiuta e finita l'opera che a
lui

commise.

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

163

IV.
belle
il

donna stanno bene le belle vesti e le acconciature, non per bisogna oltrepassare
(0.

giusto limite

V.
Se alchuna donna si desse a savere com' gran donna madonna Honestate, ben la terria per una dignitate.

VI.

donna

di

bassa condizione non

si

con-

vengono

vesti e spese di quelle di pi alto grado.

VII. Molte donne non


scenti del loro stato,

sono veramente conoe perci vivono afflitte e do-

lorose.

VIII. Tali donne


le quali, se
altre,

si

guardassero

lamentano della lor sorte, al misero stato di tante

non piangerebbero davvero. IX. In ogni donna libertate ria . X. Donna savia per essere libera non chiede
esporrebbe a gran pericolo
la

sola dinioranza:

sua

costanza.

XI. La donna buona fa buona la casa, la cattiva la disfa pur se buona la trova (2). XII. La donna si guardi dagli adulatori, la
cui intenzione di ingannarla.

XIII. Nessuno, meglio di colei alla quale son


rivolte le lodi, potr giudicare fino a qual

punto

queste siano vere e che mossa abbia chi

le fa.

(i)

proposito delle

mode

fiorentine
si

ne' vestiti
le

femminili, e

del

loro frequente

cambiamento,

leggano

considerazioni del

Sacchetti nella CLXXVIII delle sue Novelle. (2) Cfr. il proverbio di Salomone {Prov.^ XIV, i): Sapiens mulier aedificat domum suam; insipiens exstructam quoque manibus destruet
".

164

CAPITOLO X

XIV. Donna
derosa

ghiotta e solo di vivande

desi-

vuol molta roba e poco honore avere.

XV. Donna
ha
il

troppo irosa e suscettibile d rado predominio nella casa, ma spesso prova il


soffre

bastone.

XVI. Donna che non


stretta

chi

deve, co-

poi a sostenere

chi

non vuole e a domolto


di balli

lersene.

XVII. Quella che

si

diletta

d a

sospettare di vanit e di bramosia di lodi

altrui.

XVIII. Donna giovane non


propria fermezza
dov^
;

confidi troppo nella

si

ricordi

la forza,

costanza vai poco.

XIX. E

dove, per sua

somma

disgrazia,

la

donna non potr cessar la forza, serbi almeno la sua mente pura ed intatta (0. XX. Alla donna conviene essere avara, ove per avventura prodigo fosse il signore della casa. XXI. Ma l'avarizia, per chi possiede, non si estenda anche alle opere di beneficenza.

XXII.
Credon
le

donne

offerere a
ai

San Piero

quand'elle possono

mariti trre,

e 'n ogni terra occorre,

ma badino che
gione a Dio.

di ci

dovranno anche render

ra-

(i)

Rammenta

la storia di

Riccarda Donati e dell'imperatrice

Costanza, che, dapprima vergini sorelle, furono con violenza rapite fuori

della dolce chiostra

Dante, Farad.,

III.

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

I5

XXIII.

Un

altro

vizio

comune

tra le

donne

ha scrto l'esperienza del Barberino:


un vizio regna comune tra tutte che se da certe si serva una usanza, tutto che sanza peccato non sia,

vannone molte poi per quella


e chi lor dice eh' peccato o

via

(i);

male

poco
se

rilieva o vale:

che non

si crede chuocer nel gran fuoco con molte arde in simigliante loco.

XXIV.
se

Altro difetto caratteristico delle donne:


le

Dimanda gente
credon
sia

donne d'attorno

peccato

nel soverchiante ornato;

rispondon tutte s, e blasman quello ma non per si diparton da elio!

XXV.
facendosi,
beffare,

Alle donne che ricorrono agli indovini,


naturalmente,

da

quelli
il

ingannare e
(2),

mal

fa chi risparmia

bastone

(1)

Non

altrimenti
il

si

spiegano e

il

rapido estendersi delle

mode

femminili ed

loro continuo avvicendarsi pur che sia!

se

mai parole riuscirono vane, dovettero proprio esser quelle che il povero Chevalier de La Tour-Landry indirizzava alle sue figliuole: Mes filles, n'imitez ces femmes qui en voyant une robe ou un atour de nouvelle forme, s'empressent de dire leur mari: Seigneur, je vous prie que j'en aie; telle ou telle en a, j'en puis bien avoir. Sire, l'on me dit que telle a telle chose qui [Le trop bel et trop bien lui sied, je vous prie que j'en aie
'

'

livre...^
(2)

pag. 102].
il

Pare strano che

Barberino non creda alla potenza degli

indovini, tanto frequenti e

comuni

nel

M.

E.,

mentre pur mostra


e di certi

di credere alla virt delle pietre,

come abbiamo veduto,

amuleti

(v,

pi gi pag.
Il

185).

Ma

che

la

Chiesa severamente

condanna

gli indovini.

nostro autore stesso trovandosi a parlar

lO

CAPITOLO X

XXVI. Le donne
di

spesso prestano pi fede

alle

parole di una volgare femminuccia che a qu<^lle

un maestro

di teologia;

ma
che

pi sicura palese dottrina


d'

una occulta rinchiusa

vicina.

XXVII. Quanta
per
la

ipocrisia in certe
co' paternostri in

strada vanno
il

donne che mano, ed

hanno poi

core e

pensicr vano!

XXVIII. Non
chiesa colei
di l.

bene e non prega bene in che va saettando sguardi di qua e


sta
si

XXIX.

Sia la donna bella quanto

voglia,

pure, s'ella tien gli occhi a posto, nessuno ardi-

sce darle fastidio e non


s

l'aspetta

om'

alla

porta,

che pu
ferita,

di chiesa uscire

non

non

ferire.

XXX.

Donna

ciarliera

tenuta

per

troppo

leggiera; dunque, temperanza di parole!

XXXI. A orgoglio, ma

donna non si addicono superbia ed umilt e buona grazia. XXXII. Poich a gran donna conviene ghirsue minori.

landa d'umilt, ella non disdegni di trattare con


le

Agostino: ... hoc esse laqueos et insidias antiqui hostis, quibus ille perfidus genus humanum decipere nititur, et si qus hec exercuerit clericus degradetur, laicus anathemati(;etur... Doc, I, 327. Dante punisce orribilmente gP indovini nella quarta bolgia (v. Inf.. XX).
di pregiudizi di auguri qcc.^ cita le parole di S.
:

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

l6j

XXXIII.

Si abbia presente che


ogni donna saggia bella

ogni bella non saggia;

quindi cerchi ognuna di esser saggia.

XXXIV.

Ogni donna deve


bei costumi in

dilettarsi nell'acqui-

sto di be' costumi:

donna stanno

come

begl' intagli in panno.

XXXV.
ai fatti

suoi,

piazze e

Lodata colei che per la via bada non quella che va parlando per le cercando tutti i luoghi
che

la

dove crede brami chi la vede.

XXXVI.
Bella e conta l'andatura

che

fa

passi

con misura
bei passi fare
(i).

ma non pu

chi vuole a vanita guardare

XXXVII.
lisciarsi

Colei

che

si

leva a mattutino per

gi per alto

amor divino

non

si

leveria col sole,

che, mentre sonno, dormir vuole.

XXXVIII.

A madre

convien custodire con


l'ami.

vi-

gile occhio figlia che badi a lusinghe e dia


di piacere a chi

segno
in

malamente

Molte son le donne che vanno chiesa solo per far mostra di s
:

XXXIX.

(i)

V. dietro cap.

11.

l68

CAPITOLO X
va la donna al predicare molte volte a s mostrare

(ly^

se

dunque non

vi si

va per Dio. molto meglio


sola

rimanersi a casa.

XL. La donna, n
pagnia.

mai n

in cattiva

com-

XLI. Alla donna,


della sventura del

se

vicino,

non piange del male e almeno non convien


in far
in

riderne e rallegrarsene.

XLII. Donne

vi

sono avare

elemosine,
vesti
tutta

ma
la

che volentieri spenderebbero


sostanza del marito.

XLIII. Alcune donne donano


quelli

la

giovinezza a
si

che van loro d'attorno e che non


si

cu-

rano affatto dell'onore di loro, e


di darsi

propongono

a Dio nella vecchiezza.

XLIV. Bisogna ben


ammonendoti
fanno
i

guardarsi da coloro che


del

male
(2);

guardi sotto l'ale

XLV.

e guardarsi anche da certi pellegrini


colle barbe e coi catini

che limosine chiedendo colle donne van sedendo;


poi profetan cose molte,

dove

si

piglian le stolte;

(i)

Son quelle donne,

si

ricordi, che
si

un giorno dal pergamo,


il

anzi che udir predica o sermone,

sentirono rinfacciare e rim-

proverare
(2)

Pandar mostrando

colle

poppe

petto !

Espressione non troppo chiara. Crediamo voglia dire: mentre costoro danno ammonimenti abbassano gli occhi fino a guardarsi quasi le ascelle; con ipocrisia, in altri termini.

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

69

XLVI. e pur anche, infine, da quel medico che per avventura mostrasse di volersi occupare pi della bellezza che della malattia d'una donna. XLVII. A donna giovine e bella non conviene
andar per
ci
i

le

corti

per sue quistioni; incarichi di


;

suoi procuratori
atti

e questi per

non paghi

con

belli,

che non abbiano a prendere da

ci sicuranza a far richieste

maggiori e pi pesartore che

ricolose.

XLVIII, Attenzione anche a quel


si

offra a servirti gratuitamente, e che, nel proti

varti le vesti indosso,

vada troppo guardando


vuol guardare, non con-

intorno

XLIX.
L.
sia

A colei,

che

si

viene andar di notte

dilVufficio

alle stufe.

Se pur vuoi andar ai balli dove son uomini, almeno di giorno chiaro o in luogo dove sia
si

luce

fatta

che

si

veggia chi

man

gratta.

LI.

Non

ti

accostare mai pi a quel confessore

che

ti

parlasse

una volta
da
te, fin

di

amore

di'

cose

estranee alla confessione; in


LII. Respingi
fanti e
le

lui

parla Satana!

dalla

prima

volta, le
rie

vecchie che venissero a portarti

novelle e

ambasciate disoneste.

LUI. Moltissime sono, in conclusione, le guardie che deve fare una donna, la quale veramente

ama

e vuol seguire la virt.

Finalmente Prudenza stanca, e volendo riposare un po', cede la parola ad Ardire per trattare.

IJO

CAPITOLO X
la
si

secondo
vertire

promessa,

di

cose pi delicate, delle


tralascia di a\-

quali ella

vergogna.

Non per

che tutto ci che segue pur sempre sottoposto completamente alla somma potenza di
Dio, oltre la cui volont ogni argomento e cautela, che noi mettessimo in uso, riuscirebbe vano che
;

di certe cose,

come

quelle appunto che or

si

di-

pu ben parlare apertamente e sempre onestamente, ma ben altro il porle in iscrtta : sicch qui si potr leggere solo quel poco che possa con tutta decenza narrarsi in libro.
ranno,
si

Comincia, dunque,
I
figli

dic'egli sono
del

suoi avvertimenti Ardire.

uno dei
le

tre beni prin-

cipali

matrimonio, e tutte

donne sentono
dei

un

istintivo

desiderio di aver figliuoli

loro

mariti,
e qui

non guardano

fatica o
la

pena
grolia

dolore o mutazion; tant'

ch'aspettano di quelli.

Qui dunque
sposte ad aver

si

parler per quelle che son die

figliuoli,

corno gli possono aitar nella forma ancor davanti al parto;

per quelle, a cui infermit o trascuratezza tolse

ancora che per una ragione o per un'altra, a seconda delle loro varie circostanze, possano desiderar figli o maschi o femmine. Anzitutto in questi casi bisogna ricorrere al proprio medico, da cui si potran sapere molte cose parecchie altre si potranno trovare nel presente libro. Ma, si badi bene avvirtii

di generare ; e per

quelle

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

I7I

verte

il

Barberino
:

chi

^egge

qui

bisogna

non vi capirebbe nulla affatto; attenzione, dunque, a ci che si asconde sotto il velame, e chi ha orecchie per
sia intendente
la gente

grossa

udire oda.

Egli due augelli nel Paradiso Terrestre:


maschio, e
l'altra

l'uno

femmina.

Quando

vogliono stare insieme per fare poi dell'uova,


stanno sette d che non s'appressono e la loro penna tutta bianca. Anno tal paura che figliuoli non si trovasse in loro alcuna penna maculata,
;

o nera, o rossa, o d'altro colore che bianco, che

quando vengono a rappressarsi in capo a sette d, stanno in sollazzo prima gran pezza; che
loro

insegnato

la

natura,

che

questo

sollazzo
;

purga Faugella d'ogni macula per lo diletto che quando il vasello netto, la netta cosa non
vi

riceve dentro macula.


gli

Dopo
altri

questo sollazzo
ugielli,
i

stanno insieme, come


fiata;

una sola

e se pi stessono a quell'ora, nati

lor figliuoli

anno gli occhi di color celeste. Sicch il maschio quando li truova cos fatti li occhi, non credendo che sieno lor figliuoli, s cava loro quegli occhi col becco e questi
poi
;

quando son

sono

gli

augielli
e'

ciechi

che

si

pigliano

nella

anno nome Amadantoli . Da questa le savie donne imprendono molte cose nel primo avenimento, ed innanzi al tempo dello
Phylophadia,
star con mariti ed in rattemperar l'usanza.

Egli una erba in Arcadia, c'

nome

con-

che quando ella posta, s'ella non si tenesse una pezza distesa in terra, non fa poi frutto.
serva

1/2

CAPITOLO X

Da

questa erba imprendono cierte donne

di dor-

in Gal Ha, che suonano spessamente per lo vento; sonsi aveduti quelli della contrada, che qualora elle suonano per abbattenza ad uno punto, nascie nella contrada uno uovo, che non sanno d'onde si vegnia, il quale

mire a cierto tempo. Egli due campane

poi

ricolgono le lor servigiali e


le

nasciene uno

animale c' fatte

membra come uomo.


di

Quinci

imprendono
faccia

le

femmine

quel paese uno amae-

stramento ch'io per


:

me non credo che mestier che sonando sola l'una campana si truova
;

quell'uovo esser nato

ma

forse che giovar puote.

In Etiopia uno paese, che non vi possono che

avenire cavalli, se non vi sono menati d'altronde.

Ver

nuovamente danno

lor

mangiare

cierte cose che sono scritte oltre in la fine d'est

Parte, e poi continovamente


le

di

moltiplicano; onde donne di quel paese a certo tempo l'usano mangiar per loro.

L'augella Ferennia fae sette uova, e fae il suo nido pi lungo che largo; poi acconcia l'uova

l'uno dietro all'altro per lo traverso del nido, e

cova

le

tre

sotto

l'una
il

ala, e

l'altre

tre

sotto

l'altra,

e l'uno sotto

petto.

Aviene un grande
l'ala

miracolo: che l'uova ch'ella tiene sotto


stra fanno

de-

poi

gli

augielli maschi, e quelli che

tiene sotto l'ala

manca fanno
le
si

poi gli augelli fem-

rosse, le femmine cova sotto il petto mezzo rosso e mezzo verde. Et l'uova che sono dal lato destro pi verso il mezzo tengono alquanto poi le

mine. Li maschi anno


verdi
;

penne

quel che

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

73

pi verso

penne del verde; et quelle che sono dal lato manco il mezzo tengono alquanto poi le penne

Quando questi loro ugielli sono grandi, maschi stanno col padre e colla madre, e dile femmine vanno fendo'gli dagli altri uccielli volando di qua e di l. Onde la natura dato insegniamento a questi ugielli, che dalla prima
del rosso.
i
;

nidata innanzi alluogano l'uova tutte dal lato destro per avere de' maschi.

Aviene poi che

illor

vecchiezza anno molti maschi, per non spengniere


la loro

gienerazione sosping'ono l'uova dal lato

manco, e nascono l'augielle femmine; alle quali, quando anno messe le penne, porta'le innuno boscaggio e pelanle tutte chol becco pi volte, perch non se ne vadano. I maschi augielli stanno con esse e nasconne gli altri. Quello augiello che nascie mezzo rosso e mezzo verde, perch poi il maschio n la femmina il vuole vedere, se ne va, e muore sanza figliuoli. Ma rade volte di quello uovo del mezzo nascie alcuno augiello; per che l'augiella covando noi pu tenere sotto il petto sanza disagio; mandalo or dall'uno lato or dall'altro, e da qual lato il manda pi, tien della natura di que' tre chessono da quel lato. Di quinci volsono prendere alquante donne insegniamento d'aver di maschi e delle femmine, quando Iddio loro il consenta .

Ma

ormai lascer Ardire

il

suo parlar coperto

ed oscuro; parler pi chiaro


(per che nulla cosa
s'ell' dal

men

che bella

sommo

Creator trovata),

174

CAPITOLO X

trattando di quelle

cautele

che

la

donna deve

avere in tutto quel lasso di tempo


eh' dalla concepzione insino al parto.

Anche
sono
e che

qui

il

le opinioni

Barberino avverte che assai varie degli autori in questa materia


ai

egli

si

accoster alla dottrina e

detti

di coloro a cui pi fede porta.

Adunque,
l'embrione

dalla

prima

alla

settima settimana

sottoposto,

nell'utero

materno, a
com-

molte trasformazioni, prima per opera della vertute formativa,

che parte gli umori


le

e divisa le

pressioni e

compone

ossa,

poscia della virt

concavativa, la quale
la

cava le

mani, fora

le

nari,

bocca, ecc. In tutto questo tempo le donne devono attendere a fissare e pensare continuamente coloro, a cui desiderano riescano somiglianti loro figliuoli abbiano molta cura di non fare troppo moto specialmente nelle prime settimane. Si lascia di parlare di tante altre cose, e perch tutte le donne le sanno bene da per s,
i
;

e perch

in

esse

vi

sarebbe pur parte

di

7ion

onesto parlare.

La

creatura nasce o di sette o di


sicffi-

nove mesi; nel settimo mese essa pure


ciente

vita,

ma

se nasce nell'ottavo

assai

diffi-

cilmente vitale.

quando nasce

la

prima

sua vocie di dolore, per ch'escie del caldo

luogo e viene nel contradio . Vi sono donne che oggi partoriscono un figlio, e dopo quindici giorni un secondo. Alquanti volsono divinare

un altro di cui ebbe il primo venne maior dilettazione e per nuova cosa ricevette.
che dopo

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA
leal

75

Ma
solo

credo ch'in ongni buona e

suo

marito possa ci
di

due

ma

tre;

che

in

donna con nonch di una medesima persona


avenire,

pu essere una volta pi diletto chell'altra . In una donna incinta si pu riconoscere se ella sia per partorire un maschio o una femmina? Dissemi una maestra donna che quando ella il dovea avere maschio, avea buon colore nel viso e chiaro sangue per tutto, e la tettola destra pi dura e pi grossa e la sommit di quella pi
s'ella
il

lunga e pi dura, e sentiva s pi leggiera; et dovea aver femmina in tutte queste cose
contradio l'avenia.

Ancora
forte,
il

se,

mossa

la creail

tura, la sente pi in sul lato destro, esse


di quella

polso

mano

pi

sengnio era di ma.

schio; e nel contradio

contradio
finito di

Ma

ormai che Ardire ha


si

esporre quelle

certe cose, che

vergognava

di dire Prudenzia,

questa ritorna per dare ancora alcuni suoi


nimenti alle donne.

ammo-

Quando una donna


lei

grossa,

non

si

conviene a
;

farsi

venire delle voglie


la quale
le
si

capricciose

non faccia come Fenisea,

approfittando ed abusando dell'amore che

porfece

tava

il

re
il

Maymasda, mentre era gravida

venire
il

desiderio di mangiar della carne

umana;

re per

contentarla le fece recare dinanzi la

testa recisa di

un malfattore
inorridire.

di
il

che

ella natural

mente ebbe ad
con
e
tanti vizi,

Ma
la

re disse:

Non
,

voglio aspettare che

nasca

creatura nudrita
il

che forse mi torria


la

mio regno

comand che

donna fosse gettata a fiume. conveniente ancora che la donna faccia

176

CAPITOLO X
la gallina, la

come

quale

per uno uovo ch'ella

fa nella casa, grida tanto e s

baldanzosamente,
oro
.

che bastera

s'ella l'avesse fatto di


figli

Caman-

dola di Egitto fece cinque

ogni anno in

quattro anni e tutti vissero; non per questo ella

mont

in superbia, anzi fu di una mirabile umilt. Nel parto s osservi grande temperanza di cibi e di bevande, punto preoccupandosi del come

poterne riuscire
colle gran gote e colla lata gola.

Pensi invece
rire
in

la

donna come debba ricompaal

chiesa innanzi a Dio. Ci,

dire della

dopo quaranta o dopo ottanta che la donna avesse partorito un maschio o una femmina; ma ora dice il Barberino non le vietato di entrare in chiesa quando voglia, e quindi anche in
legge,

solca farsi

giorni dal parto, secondo

di

ci si attenga all'uso del paese.

Procuri inoltre

non avere relazioni col marito prima di quindici o di trentacinque giorni, sempre secondo che abbia dato alla luce un maschio o una femmina. Anzi, a questo proposito, la donna dovrebbe allontanare da s il marito per un certo tempo dopo lo ingravidare. E ripete ancora quando ella pu allevare col proprio latte la sua creatura, non la consegni altrui, se vuol piacere a Dio ed al figliuolo stesso.

Non

far

come

'1

paone

che rompe l'uova della paonessa per dimorare a diletto collei;


fa

come

la

paonessa

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

77

che

fa le vie rivolte, e poi


'I

pon l'uova
(i).

perch

paone

colla suo' lunga coda

non possa andarle

a guastare nel nido

A
la

Priidenzia

ormai stanca, e che ha esaurita

sua parte, succede sulla cattedra un altro peril

sonaggio: Temperanza, la quale ha


parlare
degli

compito

di

ornamenti femminili,
e donzelle
e

come donne
loro

d'insegnare potranno mantenere la


e,

bellezza

durar giovani,

infine, di

dar

loro scritte certe

buone ed

utili

cose, poich sa
e
si

bene che sovente esse si peritano gnano di ricorrere ai medici in certe


la

vergo-

circostanze.

Davanti a tutte cose a mantenere giovane donna bella e fresca


allei

conviene

conservare

la

santade;

poi assai riprovevole l'uso di belletti e


;

pomate
le

ed unguenti queste sostanze grasse rendono donne non nette, oltre che
fa lor disinor lo

caldo e

'1

sole

e e

fanno denti neri e labri verdi molto invecchian, a chi gli usa,
i

la pelle

{2).

(i) De pavonum generatione: mas coit cum foemina sua etiam super ova cubante et plerumque franguntur... VincenTius Bellovacensis, Speculitm..., t. I, pag. 208. (2) Tralasciando qui del tutto le citazioni dei classici latini e greci, ecco quello che scriveva S. Cipriano a tal proposito: ... Non solamente esortiamo le vergini et yedove, ma ancho le ma.
.

donne che a niuno modo debbiano adulovero coprire l'opera d'Iddio ne la forma et fattura sua; n usar cosa per la quale si possino corrompere le naturali linee; n con colori biondar capegli n con polvere o qualunque altra compositione arroscire le guancie. Imperocch egli ha detto: Facritate et ogni qualit di

terare,

ciamo l'uomo secondo

la

ardirai di convertire et di

imagine et similitudine nostra; et tu mutare quello che Iddio ha fatto? Non

IJO

CAPITOLO X
l'uso del dibiicciare la pelle

Anche

produce

l'ef-

come ancora lo strisciare il volto, le mani e il collo. La vera bellezza la salute, ed a mantener buona questa moltissimo giovano l'allegrezza e il buon umore il riso fa buon sangue! e la temperanza in manfetto di invecchiar

presto,

giare ed in bere, mentre ad essa sono contrarie


(ricorda
i

venti contrari alla vita serena

del

Petrarca)
malinconia, dolore e pianto ed
ira.

ti

avedi che

ti

fai

superiore a Dio quando tramuti et trastiguri


Il

quello che egli cosi ha formato?...

tuo Signor dice:

Tu non

puoi fare un capello del tuo capo n bianco n nero, et tu pre-

sumi

di

vencere

la

potenza della voce d'Iddio?...

: ediz. cit.,

Nella novella CXXXVI del pag. 257; V. pure pag. 267. chetti, maestro Alberto prova che le donne fiorentine sono
gliori dipintori del

Saci

mondo: ...

Io credo che

il

mimaggior maestro

che fosse mai di dipignere e di comporre le sue figure stato il nostro Signore Dio; ma e' pare che per molti che sono sia stato

veduto nelle figure per


tori?

lui create

grande difetto, e nel tempo pre-

sente le correggono. Chi sono questi

moderni dipintori

e corret-

Sono

le

donne

fiorentine.

fu

mai dipintore che

sul

nero

o del nero facesse bianco se non costoro. E' nascer molte volte una fanciulla e forse le pi che paiono scarafaggi; strofina di qua, ingessa di l, mettila al sole, e' fannole diventar pi bianche che
'1

cecero.

qual artista o di panni o di lana, o dipintore che


artificiati

del nero possa far bianco? Certo niuno: perocch contro natura.

Sera una figura pallida e gialla e con


in

colori

la

fanno

che per difetto o per tempo pare secca, fanno divenire fiorita e verde ... Ma quello che vie maggior cosa che un viso che sar mal proporzionato e avr gli occhi grossi, tosto parranno di falcone; avr il naso torto, tosto il fa-

forma

di rosa. (Quella

spalle grosse, tosto le pialleranno; avr

ranno diritto; avr mascelle d'asino, tosto l'assetteranno; avr le l'una in fuori pi che l'altra, tanto la rizzaferanno con bambagia, che proporzionate si

mostreranno con giusta forma. cendo quello senza scarpello...

E
.

cos

il

petto e cos l'anche, fa-

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

IJC

Altre cose che, invece di far bene, fanno

di-

magrire ed annerano e rendono aspra sono


il

la pelle,

sole e

'1

vento, la
'l

fame

e la sete

e la paura e e
e
il
i

fummo

e le stufe

lavare col vino e col ranno

bagni dell'acque solforee

e di vinaccia e ogni lavar di mosto.

et

bagni ove son cotte erbe calde

(i)

et

il

troppo dormire e

'1

troppo vegghiare.
tiepida, in ca-

Giovano bagni di acqua dolce mera, purch ton molto frequenti imbianca ed intenerisce quando
i
;

inoltre la pelle
sia

mantenuta
Barberino
:

coperta.

Leggiamo ora
offre alle

alcuni esempi che

il

sue

lettrici,

avvertendo loro
voi di que' traete

che vorrete e potrete, e non prendete in mala parte quel che ridur si pu in buono intendimento .
l'utilit

Madonna Marta da Gienova avea una sua figliuola molto bella, c'avea nome Lisca, la quale tuttod si tenea la mano alla gota, e spessamente

dormia per casa su per le banche e portava un suo frenello s stretto che quasi le segniava la testa. Et questa Lisea aveva gran paura di venir vecchia e diciea molte volte: Iddio, non mi lasciare vivere in vecchiezza! . Disse un d
la

madre per correggierla

Il

tenere la

mano

(i)

Ossia erbe per natura calde nel senso dei ^*zcf medievali.

i8o

CAPITOLO X
'1

alla gota, e

dormire colla gota


stendere
della

in su gli aspri

drappi,

e lo

fronte col

frenello,
.

rallenta, innaspra, invecchia e fa vizza la pelle

Un'altra fiata perch'ella andava troppo d'attorno,


e spezialmente quand'era in villa, disse la

madre
:

lei,

c'aveva gran piedi, e tenevasene di peggio


correr per
i

Il

li

monti

alle

giovani e alle
;

dili-

cate ingrossa

piedi e falgli cresciere

'1

molto
callosi
gli

e rozzi

andare attorno, eziandio per citt, gli fa l'andar soave e '1 calzar assettato
:

re-

ducie a bella forma

Una donna

fiorentina avea

una sua

figliuola

zavasi
vi

che molto volentieri portava il cappuccio, e sformolto di avere belli capelli ma ancora
;

mettea delgli
di

altrui (0.

Disse

la
Il

madre per
portare
il

div^ezzalla

queste

due cose:

capo coverto annera i capelli, e '1 gran peso delle treccie rompe e fa cadere i capelli. Il tenerli allo scoverto e spezialmente al lume della luna fa
biondi
i

capelli

tal fiata si

lavava troppo rado, e

perch questa sua figliuola tal fiata troppo


lavare a chi
'1

spesso, dissele:

Lo troppo rado
i

grassa la testa fa cadere

capelli, e
i

troppo
.

spesso a chi

l'

magra

fa

rompere

capelli

(i)

Ce que condamnrent de bonne heure

les saints

Pres et

les prdicateurs, c'taient les nattes postiches,

des cheveux de

(Clment d^Alexandrie, Paedagogus, lib. Ili, e. xi) diqui est bien pis, des cheveux de personnes peuttre impures, peut-tre criminelles, peut-tre condamnes aux peines de Penfer, capitis forsan immundi, forsan nocentis et gehennae destinati (Tertullien. De ciiltii feminarum, lib. II,
mortes
saient-ils, et ce
e.

vii),

a. Franklin, op.

cit.,

II,

8.

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

l8l

La

reina di Francia aveva maritata una sua

avea pochi per questo cadeano; e cavalli, e quelli tuttod maritaggio si faciea pacie d'una gran guerra. Il re d'Inghilterra udendo questo difetto non la
figliuola al re d'Inghilterra, la quale
le

volea.

La madre
la cienere

ci

saputo, faciea

raccogliere

del capei venero e seccare e poi .ardere, e faeva

mettere
liscia

in
i

un drappo a

bollire in la
;

per mantenere

capelli e moltipricare

con

la

qual liscia la faciea lavare, sicch non toccasse

dove pelo non volea.


sicch
valli.
i

faevale usare lo pettine

dell'avorio risegato largo, che tenea netta la testa,


i

poli (0 stavano stretti

tenevano

ca-

Ancora

nolla voleva, se non avesse biondi

perch ella avea un neo nel capo che tenea una buona parte di capelli canuti, anco disse che non volea reina canuta. Sicch la madre f fare un'acqua per imbiondire, ed un'altra per
cavelli; e

occultare

canuti, le quali sono qui scritte

(2).

(i)

Per pori, avverte P Editore a pie di pagina.

Il

diverso

colore dei capelli dipende dal vario temperamento delle persone.

Colores capillorum ex complessione diversitate variatur: cole-

rica

quidem complexio colorem rubeum dat capillis, flematica album, melanconica nigrum, sanguinea temperatum mixta vero
mixtum...
(2)

Doc,
di

I,

317.
il

Qui

il

Barberino, secondo

solito, dichiara di

non poter
gli si fa

continuare prima
rintracciarla, di

aver riveduta Madonna. S'incammina per


in

nuovo

compagnia dell'Oria; pervia

incontro Penitenza che dopo molti sforzi lo conduce invece ad

Eterna Luce^
tutto a lei,

e questa gli
il

ma

promette ogni bene se egli vorr darsi Poeta se ne svincola promettendo di ritornare
il

un'altra volta e adducendo

pretesto di essere atteso da

Tem-

peran:^a.

l82

CAPITOLO X

(Le ricette seguiranno raccolte insieme alla fine


di

questa Parte).

Una donna ebe in Siena che disse che donna non poteva essere bella, s'ella si lavava d'altro
che
di

pura acqua, e cos giurava che per s

sempre teneva.

perch'ella s'era ristretta in re-

gola, usava pi volentieri l'acque di pozzi e delle

fontane che riposano in


cisterne, perch

s,

anzi

che ranno; e

dioica che faeva pi soave la pelle. L'acque delle

non usava; acque di neve di grandine e di ghiaccia perch innasprono la pelle non usava: ver che tal
innasprano
la pelle

fiata

le

faciea chuociere e tornare

al

quinto e

diciea che poi riserbate

erano milgliori. Et ebe

una sua figliuola ch'era molto bella in giovanezza. Cominci a tenere la maniera della madre e sua bellezza pur cresciea. Poi disiderando d'essere
ancora pi bella cominci a usar l'acqua del
della fava
distillata.
fior

distillata e quella de' fiori

del giglio

Diventa ben di pi bella e di pi soave pelle; ma ricordami che tanto si mantenne pi bella la madre colla sua acqua che la figlia, che andando insieme per la terra, creda chi noUa conosciea che la figlia fosse la madre . Una donna ebe a Firenze che non si volea lavare coll'acqua del letto di Mugnione; che diciea che tenea della natura di quel rio, che corre per pietre e luoghi aspri. E quando andava a Fiesole mandava per l'acqua de' pozzi del letto d'Arno; che, poniamo che in cierti luoghi corra per aspri luoghi, comunemente passa per lo soave ed pi lungo tratto. Questa donna non si la-

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

183

vava con acqua calda a


vala in luogo caldo.
tro, io

fuoco,

ma

colla

cotta
tenedie-

e riposatasi; e colla troppo fredda no,

ma
al

quando venne
.

di

pur

la vidi

invecchiare

La

figliuola di

madonna

J. si

lavava coll'ac-

qua rosata molto continuo. La madre le disse che innasprava la pelle; pi tosto se ne rimase, che non avena fatto per Dio. E perch questa fanciulla quando si lavava non si volea asciugare
a tovaglia, dissele la madre, perch tal fiata le
'ncresciea l'aspettare
fai
:

Questo asciugare che tu

fa

buona

pelle

ferma,

ma
di

falla

alquanto

bruna . La fanciulla temendo non l'us pi .

non annerare,
si

Una donna
le
il

fu a S.

Gimigniano che

tenea

d'avere

pi belle mani del mondo. Seminare


terra sua fave, poi le faeva

faeva

mezzo della

continovamente cuociere infranta e sanza gusci; e non si lavava con altro le mani, che colla cocitura

d'est

fava.

Avenne che quando

l'avea

fatte pi belle. Iddio gliel f' diventare


si

gottose,

non f' pi seminare fava e amomolto la giente di non lisciare: diciendo ci che Dio l'aveva mostrato .
ch'ella poi

niva'

Una

fanciulla c'avea giucato alle noci verdi


:

avea

tutte tinte le mani.

dell'agresto o delle
lavale,

Disse la madre Togli more verdi o dell'acieto, e ed andranno . Fecielo: e andonne col
col

primo meglio che


terzo.

sicondo e meglio che col


si

La
la

sorella ch'era nera di natura tuttod

lavava

con

queste cose, credendo

imbiancare.
l'un di

Disse

madre veggiendola pi annerare

1S4

CAPITOLO X
l'altro:

che

Che
lo

usi tu?
:

Quella gliel disse.


Ci che tu
usi,
fi-

Allora la madre gli disse


gliuola,
i

adopera
t'

contrario
:

ma una

sola cosa

tuo essere

insegno
.

che quanto puoi tenga

coverta la pelle
in picciol

Vid'io questa, non so chome,


dilett

tempo divenir bianca . Una donna fue a Volterra che

si

molto in aver bei denti; facevalisi spesso forbire a uno maestro. Cominci a richiederle s l'uso,
che quando stava alchuno tempo che non
faeva nettare, erano
li

si

men che

belli.

Dissele la

madre: Nettali col fuo specchio; e tieni a mente che agrumi e pasti minuti e cose vischiose e cose
troppo fredde o troppo calde e troppo dure
verai nella fine di questa Parte

li

guastano. Poi tieni a mente una polvere che tro.

Una donna
quasi
nel

di

Pisa ebe due figliuole: l'una


tutta

era molto picchiata di margini di vaiuolo, l'altra era


viso

piena di
di

nei.

Non

le

potea maritare e non avea


la

che pascierle: ed
del balsimo col

elleno erano inviate a pigliare mala via. Sicch

madre che non potea avere

sudore dell'uova fresche e coU'olio del mattone, a quella del vaiuolo rapian la pelle; e anco

un'acqua ne troverai innanzi in questa Parte a rimuovere ogni ciecatrice. Quella de' nei guar
sta Parte. Fatto questo alla

anco con un'acqua che troverai pi oltre in queprima si empi tutto il viso di porri ed all'altra di cossi. Li primi rimosse colla detta acqua de' nei distillata due volte, come troverai innanzi; la siconda rimosse
colle

midolla dell'ossa del bue

vecchio;

ci

PRECETTI
fatto (ell'erano

DI

VARIA DOTTRINA

I03

per altro belle) vennele una ven-

tura di due' ricchi fratelli che le tolsono in dono

per mogliere; e furono molto graziose donne a

Dio e alla giente di quella terra . Qui doveva seguire una serie di ricette: per mantener netti i denti, per render biondi i capelli,
per toglier nei e porri, per aver figliuoli ecc.; disgraziatamente per la nostra curiosit!

ma
il

manoscritto non reca altro che

titoli

e gli spazii

bianchi che dovevano contenere


materia. Indica

le

varie ricette.
la

Ritorna ora a noi Prudenza a continuar


un'erba (ne

sua
nel

manca

il

nome

Codice) la quale seccata e polverizzata ed ingerita in qualsisia

modo

dal marito e dalla moglie

desta in

essi

il

reciproco amore.

Ma

si

badi

quell'erba riuscirebbe velenosa se fosse presa da

persone tra cui non sarebbe lecito l'amore. Nelle feste nuziali si tralascino gli auguri che non piacciono a Dio, come , per esempio, il gettar lo grano. Dicono alcuni che per queste cose
miglior ventura
si

seguita poi;

ma

no, perch niuna cosa, se fatta con mezzi che a Dio dispiacciano, pu riuscire a bene. Chi sia troppo assalito dalle tentazioni,
forse per ovra d'alchuna ria gente,

faccia per la sua casa


sto

il

segno del

tati

(0 in

que-

modo

Quare vero (i) Thau quae crucis exprimit mysterium thau mysterium crucis exprimat, in multis locis a sanctis declaratur... : Nekam, De naturis rerum, pag. 9.
.
.

l86

CAPITOLO X

PRECETTI
loro,

DI

VARIA DOTTRINA
ricierca,

87

come caggiono. E ancora

per usar
Coii;

in tal luoghi, le parole del

conforto che d

stanza di sovra alla

donna vedova che piange

e tu da te ne prendi essemplo et nelle tue aversit

consola te in colui eh' vera consolazione

e salute di tutta l'umana gienerazione.

di

molta prosperit pilgliare troppa grola; mantieni un volto e uno animo in ogni stato (0.

Ea Parte XVIII contiene


cierte quistioni

d'amore

e
et

pon

di cortesia e di gentilezza;

riguarda Industria qui dipinta


lo

che per significare

suo ingiegno

figure in borsa a sottigliezza adatta...

Industria formola dodici quistioni, che

propone
se Iddio
il

a risolvere alle donne.

La prima
il

si

ama come amore. La


il

noi.

La siconda: che cosa


cosa

divino

terza: che

generale amore,

quale

si

converte gieneralmente a tutte cose


s'
:

anno a conservare. La quarta che licito mondano. La quinta che del mondo. La sesta: inlicito che l'amore cosa
che insieme
cosa amore
amist.
:

La

settima:

che benivolenza. L'ot-

tava: che unanimit.

La nona: che

concordia.

La

diecima: che diferenza tra amore e amare.

(i)

questo punto sopraggiunge Purit per invitare Messer


sua Donna,
la la

Francesco ad andar dalla

quale

stata
il

frattanto
si

chiamata
trova per

al
il

Cielo ove ha ottenuta

corona.

Ma

Poeta non

momento

disposto ad intraprendere

lungo viaggio

a cavallo dell'Orsa, e promette di andarvi

un

altro giorno.

100

CAPITOLO X
T.a
le

L'undecima: che cortesia.


gientilezza.

Rispondono

dodecima

che

donne, che non saella

periano rispondere a queste quistioni; anzi prie-

gano mate

la detta Industria

che sicome
le

e for-

le dette quistioni, cos le

piaccia di solverle.

Sicch a lor priego Industria


qui seguita. Alla
I:

solve chosi

come

Ama

Iddio noi per noi, non

per
lui

s,

sanza alchuna divina passione, e dilettasi

che amiamo lui per noi. Noi con passione amiamo per noi e perch'elio da amare e da venerare (0. Alla II: Amor divino una grazia che
disciende nel ben disposto
del Creatore,

cuore nella creatura


ella

per cui virt

a lui
si

si

con-

giungnie, e cresciente la dolcezza

conferma.

Alla

III:

Lo

gienerale amore uno mezzo intra


la cui

duo estremi, per


conservano. Alla

grazia

quelli insieme si

L'amore mondano licito persone uno mezzo intra due igualmente s amanti, il quale i lor voleri in una cosa congiugnie e congiunti conserva. Alla V: L'amore inhcito uno furore innordinato, non contento di dolciezza, n nemico di pena, cieco e disleale e superbo (2).
:

IV

(i) Poich troviamo scritto nel Commento latino ai Documenti d'Amore (II, pag. 39) si amicum amo propter me solum, non amo; si propter eum, amo; si propter me et illum, amo; si propter me et contra illum, hodio \_sic] illum gero. Amabo

dominam meam
{2)

propter

me

ut a vitiis quasi

quadam

delectatione

sibi placendi abstineam, ecc. .

Anche

l'amore

illecito

illicito) sic

Commento ai Documenti il Barberino chiama /ror et rabies, ed aggiunge: Et de quo (amore loquitur Alanus de plantu naturae dicens cum de cunel

pidine tractat: pax hodio fraudique fides spes vincta furori est

PRECETTI
x\l]a

DI

VARIA DOTTRINA

VI

Amist

iguali in grado, che trae

uno amore temporale tra due il grande al piccolo e


'1

piccolo al grande, d'ogni

imparit nimico. Alla

VII: Benivolenza una Ubera carit, la qual sol dall'una parte pu prociedere e talora comune prociede. Alla Vili: Unanimit una spezie d'amore intra molte gienti regniante e talora tra due tien luogo di amist. Alla IX: Concordia unanimit ridutta per arte, o per ingengnio o per divino miracolo. Alla X: Amore uno mezzo, e amare uno disio che regnia in uno degli estremi, infino che l'altro diviene al simigliante. Alla XI: Cortesia una libera manificienza, che non pat forza ne 'ngegnio n debito, ma solo da s piace. Alla XII Gientilezza dupplicie d'animo e di nazione. La prima si un abito umano in virt contento, di vizio nimico,
;
: :

glorioso

nell'altrui

bene, e

nell'altrui

avversit

seconda una potenza di seguito o di ricchezza antica, vergogniosa in mancar stato (0.
piatoso
;

la

amor

et

mixtus

cum

ratione furor, naufragium dulce, pondus leve,

grata cariddis, incblumis langor, insatiata lues exuriens satians,


sitis ebria, falsa

voluptas, tristities leta, gaudia piena malis, dulce odor sapidus insipidusque sapor, tempestas grata, vox lucida, lux tenebrosa, mors vivens, moriens vita, suave malum, peccatum venie, venialis culpa, iocosa pena, pium fascinus immo suave scelus, instabilis ludus, stabilis delusio, robur intrmum, firmum mobile, firma movens, insipiens ratio, demens pru-

malum

dentia, tristis prospcritas, risus flebilis, egra quies, ecc. ecc.

chi non ritorna in

mente qui

la

descrizione di
del

Amore,

tutta

per

contrapositum, che
(i)

neW Adone

Marino?

Tutta questa parte rassomiglia molto, s nella forma e s nella sostanza, ad un capitolo AeW Elucidar io o del Libro di

igO

CAPITOLO X

La

XIX

Parte tratta

utihiente

di cierte contenzioni e di mottetti

da donna a cavaliere ancor da donna ad altri quali sieno


Insidia sta di sovra a judicare
chi netto parla e chi

non

sa parlare.

proposta

la

seguente contenzione

chi

sia

d'onore pi degno, se l'uomo o la donna.

dama ed un cavaliere adducono motivi per quanto puerili a vantaggio del rispettivo sesso; alla fine lustizia, elevandosi a giudice, emette la sua sentenza. La donna vuol rivendicare l'onore

Una

al

proprio sesso con la ragione che, mentre l'uofu creato dal limo terre e fuori del paradiso,

mo
la

donna
il

fu formata

dentro
la

paradiso.

da una costola dell'uomo e Risponde un cavaliere, che


di
tutti
i

donna

fu la cagione

nostri

affanni

per essersi
altro

lasciata

ingannare dal serpente, e


i

per fu QXXdL femmina perch fe^ me7i c'alchuno animale e che, infine, per debol perch l'uomo la potesse e dovesse signioreggare .
altro cavaliere

Aggiunge un

che

le

donne hanno

ingannato persino Salomone, Aristotile, Sansone, David, Ansalone e tanti altri, e che esse altra occupazione non hanno che di conquistar cuori.

donna: Minor difetto fu alla femingannare al nimico, che non fu all'uomo lasciarsi ingannare alla femmina; e per
Replica
la

mina

lasciarsi

Sydrac,

libri

ben noti a chi abbia

le

pi elementari nozioni di

letteratura

romanza medievale.

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

I9I

ch'ella f meia e f guadduce buona scusa della debolezza del suo sesso: debile non fu fatta per essere signioreggiata, ma perch non le bisognava tanta forza, poich con sottigliezza sa vincere. Il difetto della fortezza non si pu dire a lei vizio, ed anco per la detta ragione. Quanto all'inganni, quel eh' stato debolezza e difetto degli uomini no' da ponere alla femmina in mancanza ma puossi dire che l'uomo in maggior fallo cade in tal caso, perocch vuole esser capo, che non cade la femmina se pur cade (2). Ma ecco la sentenza di lustizia: L'uomo fatto alla imagine

detta femeyia, per


(0,

berna

(i)

Chi desidera un belP esempio

di

siffatti

calembours meServeri de Gi-

dievali legga questi versi

A^W Ensenhamens
entre la

di

RONA

Eva

es mots aytals con Ave, noy ha als


e' aytals.
iij.

l'

que nos mou ne no va,

letres so

Es Eva examens
voi dir trespesamens

r un con

L'A
Eva Eva

e'

veus co. Ave dits primeyra


l'altra;

per c'om trespas en a


ja dits: e va! e va!

la dits dareyra.

voi dir

Ave

e dits: mal'aventura,
tot er

can va detras la E, e Ave voi dir Eva

en mal sa cura
dir

qu'Eva no podets

con hom denan li leva r A e detras la pausa


e la

qu' en be puscha fenir,

est clausa

ne podets dir Ave que no fenis en be...


Lit.,

(SuCHiER, Denkmler d. Prav.


(2)

pag. 256).
ai

Cfr. tutto questo passo con l'altro del


(I,

Commento

Do-

cumenti

pag. 58):

<r

Aliqui quidem sunt qui credentes dicere

centra eas impingunt

suum non

dicunt defectum. quos

quod multos et maximos deceperunt. sed eorum sola debilitas et incon.


.

stantia decepit et inordinatus appetitus adtraxit

Maoris etiam

defectus extitit hominis a muliere decipi se sinere

quam

mulieo.

rem ab antiquo

serpente que creatura erat subtilior se subduci...

192

CAPITOLO X
cieleste, decie

della pulcritudine

che

si

dica di
la

pi valore e virt ed

opera buona. Et

fem-

mina, della cui gienerazione fue quella che port

Lui

(0,

decie che

si

dica d'alcuna obedienza ed


;

umilt e nettezza. Nel primo ogni vizio maggiore


nella siconda ogni vizio assai
l'altra neciessari al

grande

(2):

l'uno e

mondo

Cos, con gli

valieri (ciascuno pr

di lustiza, si
in

argomenti della donna e dei cadomo sua) e con il giudizio pone e si risolve al tempo stesso

modo

assai spiccio tutta la questione del fetn-

miiismo
lui

medievale
mottetti

il

Barberino, soddisfatto
al-

pure, passa ora ad insegnare alle

quanti

che che vi

esse

piacie, e risposte

donne danno a cui possono accadere

lor
al-

trettanti enigmatici giochetti

per
nelle

di
li

parole, ai quali

dal

momento che

qui

troviamo

si

vede che

medio evo era abituata sue conversazioni. Se in una lieta accolta


la societ del

oMulier prefertur viro, scilicet: materia, quia Adam factus de limo terre, Eva de costa Ade; loco, quia Adam factus extra paradisum, Eva in paradiso, in conceptione, quia mulier concepir Deum; quod homo non poluh apparicione, quia Christus primo apparuit mulieri post resurrectionem, scilicet Magdalene; exalta(i)

est

cione, quia mulier exaitata est super choros angelorum, scilicet

beata Maria : P. Mever, Plaidoyer en faveiir des Romania, VI, pp. 499.
(2)

femmes,

in

Barberino -- che maior sit in viro non si direbbe a primo aspetto, essendo per natura la onndi frigida et hiimida. Ma respondit et bene Guillelmus de Contio dicens quod in humidis lignis difficilius ignis accenditur, accensus tamen in illis forCerto
osserva altrove
il

appetitus et ardentior in muliere

quam

tius et diutius ardet

{Doc.,

II, 99).

PRECETTI
di

DI

VARIA DOTTRINA

I93

dame

e di cavalieri,

uno
:

di

questi ultimi

si

rivolgesse ad una bella donna con queste dolci,

ma

incomprensibili parole
,

amor, dfmmi samor


berino

Tuo amor, non tuo Madonna dice il Bar-

potrebbe rispondere gentilmente nel modo che segue: Mor sol del major, non del

minor

Ed

ecco, per chi

voglia leggerli, gli

altri viottetti spiritosi

che Messer Francesco sugo la morte.

gerisce alle donne

Grande amor
.

te

Di morte se

grava morte Risposta:

Dolci amor m', quel c'amorme. Dunqu'amor me convien arme .

Un

altro:

S'una stella aggira il fiore poco tempo sta di fore, che de' far l'albore novo che fiorisele, ed io noi provo.

Risposta
Frutto in fior lo vento annoia
si

fa fretta chi

vuol gioia,

che non

sia l'aspettar stanco,

.d'onde vien per tutto manco.

Un

altro:

Dimmi

tu qual che
li

ami

se tirano indietro

ami;

non si dea disfar lo pianto perch veggia allungi il canto.

Risposta

Tutta vita more l'omo,

non

tale odore in

pomo.

194

CAPITOLO X

E
alla

per nostra buona fortuna

il

Barberino

crede che bastino questi esempi, ed alla donna,


quale egli pretende

d'insegnare anche lo

spirito,
tri

termina col dire:


.

Quinci da te

gli al-

prendi

Alla Parte
zione
il

XX,
,

dove conchiude sua inten-

libro

presiede Conclusione, la quale


in
la

una matura donna


e'
il

volta al

pome

ferma veste punta alla spada.

la

Vi si parla anzitutto delle orazioni, secondo promessa fatta altrove (0, e con le autorevoli

parole di Gicronimo di Giovanni Grisostimo e di


Agostiio si

provano

la vertii, la degiit, l'essenza


(2).

e la

grande

efficacia di esse

Venendo

poi alle

modalit e alla forma del pregare, il Barberino ammaestra: N si conviene orando gridare (3),

per che come Agostino dicie Intender doviamo quel che noi proferiamo acci che non come uccelli cantiamo. Conviensi ancor di non far viste
:

(i)
(2)

V. cap.
Il

II,

pag. 60.

Barberino non ha fatto altro che addurre qui tradotti alcuni di quegli stessi passi di autori che egli cita nel Commento ai Documenti nel De orationihus (ediz. cit., 1, 143), che curioso confrontare con tutto questo tratto del Reggimento, ed al

quale
sero

del resto

l'autore stesso rimanda quelli che ne voles-

pienamente vedere.
.
.
:

Glosa super illud psalmi Ideo exaudisti vocem oraclamor ad Deum non fit voce sed corde, quia multi silentes labiis clamaverunt multi ore stepentes [sic'] corde
(3)

tionis

meae,

dicit

adverso nihil impetrare potuerunt

...

Et Augustinus...

Non
:

opus

est locutione

cum oramus
I,

idest sonantibus verbis...

Do-

cumenti, ediz.

cit.,

144.

PRECETTI

DI

VARIA DOTTRINA

I95

o pompe, o troppo gran picchiar di petto o troppo

grande e spesso baciar


chore
alle

di terra; n

orando vol-

gier gli occhi in vanitade alchuna, n tenere lo

chupidit del mondo, e aviluppare

paternostri.

troppo movimento piacie a Dio

nell'orazioni; per che


al

non sta

fermo

il

chuore,

quale
la

solo

Iddio riguarda

(0.

Inoltre

non

deve
per

donna pregare egoisticamente soltanto


n
le si

s,

conviene

far
.

solenne prebelle

ghiera per una legier cosa

E
che

qui dovevano seguire altre gran cose e


il

Barberino prometteva

al

principio di que-

dopo un'altra visita alMadonna, a cui egli consegna l'opera compiuta ricevendone in premio una pietra preziosa di grande valore e virt, si chiude
sta ultima Parte; invece,

legorica del Poeta a

il

libro

del

Reggimento,

di

Madonna
e'

il

quale

sono parole

ara cotal natura


a tutti quelli e quelle che
'1

leggieranno

(i)

Nei Documenti allo stesso proposito

si

insegna:

Adora dove vuoi


che
.

in
.

ogni parte e loco trovi Iddio,


ti ti

qui

prego io
curi pi dell'oriente
1'

che non

che inver

occidente

far le tue orazion

come

t'

occorre.

si ad occidentem te ad orandum convertas, sed rudes sunt . E vi sono certe donne piene di pregiudizio le quali non crederent prospera sibi succedere nisi lectum statuerent ita ut cum surgerent se ad orientem conversas invenirent, et istud etiam vitium est... Ediz.
il

Ed

Commento

spiega

licet aliqui

reputent vitium

cit., I,

pagg. 326, 331.

196
se

CAPITOLO X

sono amici
'1

di ben, piacier,

e se

contradio saranno, vedrai

l'overa a lor

non

piaciere,
di sol

che non son degni

veder quella,

ed inoltre sar tale


ch'esso disdegni tutta giente vile
e che

non possa aver dottrina quinci persona alchuna, se prima non netta

ria

mano

'1

core di vizio e viltate.

APPENDICE.
I.

Reggimeiito, Parte

V, vi-x, XVII.
Medicmae, Venezia, Giunta
ss.

II.

Avicenna Canon
1608,
t.

I,

pagg. 163

III.

Alcune novelle del Reggimento


XXIV, XXXI; IX, v; X,
iv).

(V,

XXIII,

1.(0

[Reggini.,

Parte V, VI-x].

Or si conviene oggimni di mangiare. Suonan le trombe e li stormenti tutti:


canti soavi e sollazzi d'attorno.

Frondi con

fiori,

tapeti e sendali

sparti per terra

e gran drappi di seta alle mura,

argento ed oro, e
letti

coverti e le

le mense fornite, camere allegre,

cucine piene di varie imbandigioni,


donzelli accorti a servire, ed ancora

pi damigelle giovani tra loro

armeggiando per

gli chiostri e le vie;

ferm'i balconi e le loggie coverte;


cavalier molti e valorosa gente;

donne e donzelle di grande biltate. Vecchie nascose in orazione a Dio sian ben servite col dove stanno. Vengono i vini e confetti abbondanti; l son le frutta in diverse maniere.
Cantan
gli augielli in

gabia e per

li

tetti

saltan gli cervi e cavriuoli e dani;

giardini aperti e spandesi l'odore;


levrieri e bracchi l

corrono a

tira.

Bei cucciolini spagnuoli colle donne;

(I)

V. a pag.

91,

APPENDICE
pi pappagalli per le

mense vanno,

falcon, girfalchi, sparvieri ed astori

portan sergenti vari per tutto;


li

palafren corredati alle porti,

le porti aperte, e partite le sale

come conviene
sol

alla

gente venuta.

Dotti siscalchi ed altri uficiali;

pan di manna, e '1 tempo preclaro. Surgon fontane di fonti novelle, spargon l dove conviene e son belle.

la

trombetta, e lo sposo co' suoi

piglia sua parte di gente

com' vuole.
etate

Donne amorose

gioiose e piacenti

dotte e gentili e di

comune

piglian la sposa e menolla com' decie;

dnnole luogo a sedere alla mensa. Mo' damigelle e donzelli d'attorno; le molte donne allocate a sedere novellan tutte d'amore e di gioia. Vento soave che caccia le mosche

tempera Ride dal

l'aire e

li

cor rinfresca.

sol la

primavera in campi;
rii

non

parete che tengan la vista.


dilettosi;

Gorron da piedi
saltan
li

pesci alle volte dell'acqua.

Uomin

di corte vestiti di

dono:
vise,

qui vestimenta inaudite e

qui son le perle e pietre preziose

su per le teste e le veste solenni;


qui son ranella che danno sprendore

quanto che

'1

sol dalla parte di fore.

Eran lavati tutti e tutte donne; mo' si d l'acqua alla sposa novella.

torno a dir

delli suo'

portamenti.
lavata,

Siasi davanti la

diman

che mo' non torbidi l'acqua troppo; penisi poco a lavare al bacino; bocca over dente non tocchi lavando.

APPENDICE

201

che porr poi nella camera usare

quanto sar
prenda

di

bisogno o dicenza.
'1

Delle vivande odorose e pi nette

ma

poco, e

mangiar molte

lasci.

Non

s'intrametta riprender chi serve,

n parli ancor se caso non la stringe. Paia che quasi non curi sollazzo, sola paura le vinca il diletto; ma tenga s le sue man nel mangiare che nel lavar la chiara acqua rimanga. Levata la mensa, colle donne stia pi chiara alquanto che nel suo venire. Ma pur del rider questo giorno prego ch'ella s'astenga quanto pu tegnendo la faccia s, che non turbata paia,
sol paurosa,

com' detto

spesso.

Se l'altre donne dormono in quel giorno, ed ella pu, si riposi tra loro e prenda forza a me' poter veghiare. Suo ber sia poco; merenda mi piace, poco mangiando; e cos nella cena
troppi confetti e troppe frutte lasci:
faccia che sia pi leggiera che grave.

e altre certe a lor

Alquante donne voglionsi partire, camere andare;

rimangon quelle che a suo' guardia sono. Tutte s'accostano a lei confortare. Questa s'abbraccia colle sue distrette.

tutte faccia carezze soavi;

lagrimando al partire. Tutte conforta n e prega n che stia sicuramente, e promettolle molte che '1 suo marito andato a lontano;

Addio, addio

le

sue guardiane dicon simigliante.


la

Meno'

dentro in camera nova,


si

le cui pareti

che non

son s addrappati vede se non seta e oro.

202

APPENDICE
Gli sopraletti stellati ed a lune;

lucean

le pietre in figura di sole;


ai

quattro rubin
qui

canton levan fiamme


di fuori.

tanta amorosa che passa ne' cori;


si

accende l'uom dentro e


le

Govron

lo suolo ricchissimi bissi,

qui baldacchini e

banche d'intorno

tutte coverte di perle tessute;

guanciali per tutto di sciamati piani,

piuma per entro


topazi molti

degli uccei grifoni

zaffiri

e smeraldi

con varie pietre per bottoni a quegli.


Letti in su letti sanz' altra lettiera
tutti di

drappi oltremarin

vestiti;

di sovra agli altri lo

sommo

'1

soave

con nova vesta

di lana di pescie.

La piuma

d'esto dell' augel Fenice.


si

Un

cavezzale e non pi vi

truova

grande non troppo ma di bella forma. Lenzuola suso di seta curata soave ed umile sottile e costante;
coltre solenne, e 'ntagli per entro
;

e tratti ad ago e di varie scolture

pesci e ugielli e bei tutti animali.

Va una

vite d'attorno per tutta,

tralci di perle e di pietre le foglie:

dove di tutte virt vi son quelle che scritte sono o nomate per belle. Volge una rota nel mezzo di quella che rapresenta lo sito del mondo. Avvi augelletti in finestre di vetro; cantan se vuoi, e se non taccion tutti. L cucciolini di varie maniere, non gi noiosi n fanno romore; se tu li chiami fannoti onore. Fior per le banche raunati e sparti; grande l'odor ma non soperchiante. Balsamo molto in vasi di cristallo.

APPENDICE
Dice una balia:

203

voi son tutte cose.

Voi giacerete soletta in quel letto: noi tutte quante di qua dormiremo . Mostrano a lei la guardaroba allato, dov'elle dicon che stanno a guardare.

Lavano

il

viso e le

mani

alla

donna

d'acqua rosata mischiata in viuole:

che in quel paese cos l'usanza, concian sua testa e avvolgon le treccie;
stannole intorno, aiutola spogliare.

Chi

la discalza

beata colei!

Li suoi calzar

non son miga


ella

di cuoio.

Gurdolla in viso sed

paura;

quella le prega di lor rimanere:

diconle di dormir di fuor del letto


a pie di lei in sui drappi ch'i' detto.

Fannone

vista, e la

donna

sorride.

Mttolla a letto, sgnolla prima,

volgon la coltra: la faccia scoverta. Tutte le viste di pietre e di drappi perdono a quella beltate amorosa, ch'esce degli occhi che d'attorno volge.

Luce il visaggio; ismarriscon le balie. Chiude la donna li suoi occhi e dorme. Poi queste balie tradiscon la donna; escon per l'uscio che non le mostraro, vanno allo sposo c'aspetta di fuori
dicono
il

lor

tradimento a costui.
al

Vengon d'intorno

novel cavaliere

joven signore, possente corona, molti donzelli e cavalier che stanno


sol per servigio di

camera a lui. Dnnogli l'acqua simil c'alia donna. Bionda sua testa gli adorna ciascuno, chiaro suo viso allegrezza e gioia mena: ciascun s'allegra di suo novo bene. Lascia' lo in giuba, condco' lo dentro,
iscalzano lui all'entrata de' drappi.

204
Tutti di fuori e

APPENDICE
le balie da lato stanno soavi. Incomincia una sveglia; e da lungi che non faccia noia.

Segnasi
fa

il

re grazioso e
la

splendor grande
lui

Pare a
par che

che

sta

pon cura donna e le Reina dorma:

pietre.

entra soave e disveste se tutto;


la donna gittasse un sospiro. Re paura, nel letto si covre. Fae agli ugielli un segno di canto: comincian tutti ad uno ad uno e basso;

Ae

il

accenna

il

signor che rinnalzin

la bocie;

montan pi suso nel che sto romor poria


iJ.ncor fa

cantare, e forse

destar la donna.

cenno che pi gridin tutti. Gitta la donna un sospiro e dimanda Chi col? Dice il Re: Io son uno che menato anno qua le bilt tue . Questa si turba e chiama le balie. Risponde il Re: Io l' cacciate fuori ,
Questa si muove a volersi levare: non truova drappi, che glie n'n portati. Lo Re sta cheto e aspetta vedere per che maniera le possa piacere; e dice a lei: Io non son qui venuto
se

ascolta

non per dirti alquante mie parole; un poco, ed io men gir poi . Dice la Donna: Questa villania, un Re eh' detto s cortese e saggio, a una donna di strano paese
fare a sua casa Io
s

bel tradimento.

mi credea qui esser sicura, mo' veggio ben ch'io morr di paura
Il

Re

dice:

Io star poco; parlato ch'io abia,

poi rimander le tue balie dentro. Odimi, prego, che poi men vo' gire.

APPENDICE

205

Reina.
Io

non

poss' altro; pr v'ascolto: dite:

ma

priego voi che sian brevi parole

ch'i' gran sonno e la testa mi duole.

Re.

lovane bella e saggia creatura da Dio plasmata di s nova altezza


e' ognun ne prende maraviglia grande; onde ti vennon li begli occhi tuoi? Chi mise in quegli lo sguardo amoroso? Chi gli accerchi delle ciglia cileste? Chi ti plasm s formose le braccia?

Onde portasti quei labri vermigli? Son elle tue quelle man dilicate?
Chi ti dipinse la candida gola? Chi diede l'ordine bello a que' denti?

Da cui traesti l'angelica voce? Dimmi, per Dio, ch'i' non son qui venuto se non per solo saver questa cosa,
la

qual saputa lascerotti in posa.

Reina.

Questa dimanda, s'io


chente
la

fossi cotale

vostra lusinga

mi porge

porria per brieve risposta chiarire.

Chi Colui da cui vengon le grazie? a me non par che la gran sapienza che si convien nell'assenza (i) regale fondi sue laude dal pi degno lato; che voi laudando le fattezze in donna di sua vertute non parlaste punto eh' degna pi che tempora! virtute.

Ma

(i)

"

Cio essenza

Baudi.

2o6
Sicch ragion
voi vi partiate.

APPENDICE
,

con' sanza risposta

lassatemi ornai;

che sonno grande e vorrei dormire.


Re.

Come
colui

potea parlare di virtute


e'

ancor non prov cortesia?

Ma

se tu l'usi parleronne allora.

Reina.

Colui che vuole cortesia usare

conviene a

lui a tutti altri la faccia.

voi savete s'egli cortesia

esser io qui sola e nuda,

venire

un
'1

re e parlarmi da lato;

e pi se

tradimento
Re.

egli pregiato.

Io veggio

ma
po'

io

ben che '1 mio ardir fu grande; son qui sol per udir parlare
lingua ed ordinata e conta;

la savia

me

n'andr, e dir
il

le novelle,

per tutto

regno, di quella accoglienza


la

che mi far

gentilezza tua.

Reina.
Io vi farei accoglienza

ma
s

d'amore mi dite d'andallo dicendo; ch'io mi tegno a volermi dormire.


voi

Re.
Io
se

non dicea di parlarne alla gente non di ci che grande onor ti fosse:
ancor
lo
ti

cos

prometto

e giuro.

APPENDICE

207

Reina.

Ora mi

Che
io la

s'ella fia

che voi dimandate? convenevole cosa 'ntendr e rispondr dapoi.


dite:

Re.

La mia dimanda

di brevi parole.
ti

Tu

m'intendesti di ch'io
le

laudai.

Vorrei veder

tue fattezze tutte

ch'io poi potessi a compimento dirne.

Reina.
S'io vi mostrassi dalla gola in giuso,
parlar del

Re che paria cortese

diventeria forse alquanto villano,

ma

io dir di quelle

fattezze

non cotante mie a parole con voi,

e poi porrete di quelle parlare.

Re.

Piacemi udirne, che se poi passarne


porr, per tanto contento m'arai.

Reina.

Non

intendiate ch'io quelle vi dica

ma tanto prometto che del parlar ch'io far intendrete quanto conviene e bisogna savere. E qui comincio, intendetemi bene. Lo petto mio soave ed umile, bianca la pelle e macula non sente ed due pomi odorifichi e dolci
singularmente;

che furon colti dall'albore vite lo qual nel mezzo paradiso posto. Queste nessuna persona toccate

208

APPENDICE
ch'io era fuor di notrice e di

madre

quando

in segreto

me

le

diede Iddio.

Queste non drei s'i'non sapessi a cui: e perch poi non mi fosson furate

non

vo' dir tutta la virtude c'anno.

Ma

tanto dico che beato quello

che le potesse toccar solo un poco; veder non dico ch'esser non porria. Nel cigner mio si raggira piagere
nettezza e tenerezza

che stende una vesta cristallina che pende giuso insino alle ginocchia sotto la qual Verginit dimora. Quella fedel credente e semplicetta,
colla ghirlanda indorata e sprendente.

di s parole,

gran paura quand'ode contare pr udirete


colei

non si smarrisca. c'accompagn il Figliuolo del sommo Iddio e sua Madre con esso: ell' colei che con molte siede in cielo,
ch'io dico pian ch'ella

Eir

eli'

colei

che in terra pochi seco.


co' piedi

Le mie ginocchia e le gambe anno con seco una forma che


Ancor
ci

ride:

quella figura di colei eh' in vita.


grazie virt ed affetti
di trovare ogni

che degni son


e priegan voi

dono

che ve n'andiate ornai

ch'io non potrei pi cessar di dormire.

Re.
Nobil creatura valorosa e dolce,
io

son non

meno

del tuo bel parlare

gi preso che della tua novella statura.

So ch' laudare per quanto m'i


e credo assai a queste tue parole.

detto

Ma
s

ch'io

ben vorrei poter parlar di fermo ti prego che ti piaccia alquanto

APPENDICE

209

adimostrarmi

le gioie e' i detto,

o sostener ch'io

la lor

forma

tocchi.

Reina.

conviene in parole di re poca costanza. Guardate, che prometteste partirvi da mene sanza dimanda villana o ingiusta.
si

Non

trovar

Re.

E io ti voglio osservar la promessa: ma una sola gioietta dimando,


che portar voglio per tuo amor in battaglia. Quella ghirlanda indorata ti cheggio che mi dicesti di sovra c'aveva
Verginit nella sua

monda

testa.

Reina.

Voi

siete

posto alla maggior volere.

Ben

siate

Re che

il

Re vuol gran
la

cose.

Giurate a

me

che voi ben


io

guarderete,

e osserverete intera fede a lei;

che in altra guisa

non

la

'

ngannerei.

Re.

Truova con
ed
io

lei

ogni patto che puoi


a

prometto

suo piacere e giuro.

Reina.

Pon su

la

man; ben mi
Re.

piace.

Fai s?

Reina.
Vita mia,
si.

14

210

APPENDICE
Cos parlando, e cantando

gli ugielli

per mala guardia lo fuoco s'accende:


All'acqua, all'acqua
la
si

rumor grande
la

in sala

trombetta, armasi la gente


sa

non

ben per ciascun


palazzo lo fuoco

cagione.

Serragli in via e cavalieri in piazza;

dentro

al

si

abbatte:

saltan le

Ancor

lo

donne co' pie' su per elio. Re e la Reina stanno


sia

in lor novelle dicendo e ridendo

credon che

romor per

la festa.

Suona
bassa

la sveglia, l'aurora
il

apparisce

rumore

e la gente s'addorme.

Cantan donzelle alla camera presso. Viene il gran giorno, lo Re si riveste; nuova ghirlanda alla sala rapporta, poi la corona su quella nel cerchio.

Suo viso chiaro dimostra la grazia che dentro a quella camera trovata. Su' cameriere e donzelle con balie
la donna e compagnia le fanno. Tutte dimandan com'ella dormito; quella, tacente, sorride e vergogna.

veston

[Parte V, xvil].

Lo

terzo giorno col gran sol

si

leva

la graziosa

in

Vengon le un giardin

compagnia de' due. donne e menan la Reina


tra le rose e tra
i

fiori.

Quivi comincia di sua


e fa per s

man

la

donna

una sua ghirlandetta;


che
la

una ne

fa

presenta
la

al

Re.

Dice cos a colei che

porta:

Tu

ten girai al maggior dell'ostello;


dir di me, com'i cara la vita,

non

ma

di':

La donna che

tradito avete

APPENDICE
questa ghirlanda vi

211

manda

ch'io porto

Dicon
buon'

le

Donne

d'intorno:

Madonna,
si

tosto vi siate accordata con lui;


la

guerra che in pace

truova

Reina.

Donne,

seria a

me

vostro consiglio
tenessi la guerra,

ch'io lungo

tempo

della qual io alla fine

convegno

venir a voglia di lui che la mosse?

Donne.
Certo,

Madonna, da

voi preso avete

vostro consiglio, che

non

ci

chiamaste.

Ridon d'intorno

e la

gran festa fanno.

Muove

colei

che

la

ghirlanda porta,

e dice al

Re
Re

l'ambasciata commessa;

poi la ghirlanda nella sua

man

pone.

Conta
la

lo

la

mandata

ai

baroni;

damigella sua risposta attende.


le

Dice lo Re

parole seguenti:
ti

Tu

ten girai a colei che


eli'

manda,

ch'io non so ben chi


ch'ella sia quella

io penso che mi fece un furto di quella cosa ch'io avea pi cara. Sicch se forse tradita paresse che fosse stata da me quella donna,

ma

non
e
i'

fu tradita,

ma

per far vendetta


furto,

trassi

inver

lei

quella nova saetta;

mentre

ch'ella

non mi rende
pii

il

penser di fedirla

forte

sol l'assicuro,

Stanno

la

non tema di morte . donna e le donne tra' fiori

chi fa ghirlande chi canta e chi coglie,

per far suo' don, delle rose del loco.

Giugne, che riede, questa damigella,

212

APPENDICE
fannosi incontro ridendo inver
lei,

mena'la tutte

alla

Reina avante.

Qui s'inginocchia: Madonna, i' son morta, che le parole del Re m'nno punta s di dolcezza, ch'io non so che dica . Cadde costei tutta smarrita e vinta;
.

gitta'le tutte le rose nel viso,

chi le viuole e diversi altri fiori:

nulla le giova, c'ancor


Balla'le intorno

si

risenta.

cantando e chiamando, cerca'le i polsi fregando le braccia. Leva una voce cotal: Morte voglio . Poi pi non parla. Cuovronla di fiori,
fannole croci di gigli amorosi; e mandan l'altra damigella ancora.

Cui

la

Reina comanda che dica

questa ventura per ordine tutta,

dimandi che l'era commesso che rispondesse a colei che mandava. Giugne davanti al nobil Re costei;
e che

ma quando
una

entrava alla primiera porta,

dalla regal Maest trasse

Amore

saetta c'a quella damigella

die per lo fianco, e venia piangendo.

Lo Re veggiendo ch'ell'era fedita, a duo cavalier comanda che costei


tornasson dentro alle donne
e
al giardino,

dimandasson

di tutte novelle

come avea

parlato la prima.
le vinte

Giugnendo lor tra avendo in braccio


vider la

primiere,

costei

che cadea,

somma

dal cui visaggio

Reina sedere; uno sprendor

c'a questi cavalier

si mosse da parte a parte

pass dal petto alle reni in un'ora.

Qui fur li fiori e Pur cadder morti

le

rose per nulla.

e la

Reina ride:

crede che questo sia beffe o sollazzo.

APPENDICE

Rimandan

l'altra:

ma

fu

una vecchia

c'andava armata e non avea paura, ch'era a guardar lo giardin per avventura;
cui la Reina
tutte le cose

comanda:
che tu
i

Dirai

vedute,

dimanderai
dir

la risposta

che fece
.

lo nostro

Non

Re alla primiera mandata. tu come io t'abbia insegnata


vecchia e
li

Giunse

la

la corte, e

gran festa

fecion d'intorno
Di' le novelle

baron

di lei.
il

comanda

Signore.

Per ci sono, or udite voialtri, che '1 Re m'intenda, ch'elle son beri grandi dice il corno. Udite udite udite Dice la vecchia: Su, pigliate l'arme c'Amor fatto quaggi badalischio chiunque passa da voi alle donne. Dov' il periglio non vi so ben dire,
>>

i'n' veduti quaggi quattro morire.

r son campata c'Amor non mi vide, n vid'io lui, che fu mia ventura e gran tempo ch'io non n'ebbi paura Contato il fatto, lo Re e i baroni
levansi tutti, corrono al giardino.

Amore

in mezzo, in qua e in l ferendo:


si

qui dona lor tanti colpi e

feri

che se non fosson

li

medici molti

campavanne pochi, ed assai n'eran morti. Lo Re veggendo il periglio degli altri


e
i

molti guai dei


la

feriti

d'attorno,

Reina prega del partire. Allor la gente si mise a seguire


vr
chi col cor fesso e chi col petto averto,

chi in altra guisa ferito e percosso.

In caso tale paura la donna;

prendersi volse alla vesta regale.

Amor

le die' nel
il

braccio con

l'ale.

Temette

Re

della

donna, e gridava;

214
ferillo

APPENDICE
Afnor, quando
la

confortava.
li

Levasi un vento che spande

fiori,

non

gli vai

elmo n cappel
'1

d'acciaro,

rompon
Voglion

gli scudi, e

periglio v' grande.

partirsi, la
li

porta serrata

e nell'uscir
co' dardi in
s

sergenti
e

mano
le

d'Amore non n'nno


l

piatate:

che
i

di

piana concordia son vinti

tutti

baroni e

donne

dentro;

cusansi tutti prigionier d'Amore;


e pi che e trattano
il

Re mene

e la

Reina stanno

d'arrendersi a lui

e finalmente lui

chiaman signore.

Vedesi
lo

Amor

sovra tutti potere,

gran baldanza,

comanda che

tutti

Reina con quelle facciano a lui reverenza ed onore. E fatto ci di voler di ciascuno e di ciascuna, lo vento raccheta; d sicurt a tutta gente Amore. Po' fa portar li feriti e li morti
co' suoi, la

Re

davanti a s e dice sovra loro


queste parole che qui sono scritte

Li colpi miei son di cotal natura


si

che qual
Levate

crede di quegli esser morto,

allor in vita
su,

maggior si non dormite,

ritrova.
ch'i'

vegghio:

vo' che sembrate nella vista morti,

e vo' feriti securo da morte'

Cos parlando
risuscitaron

Amor

sovra costoro,

li morti e le morte prenderon conforto. La sommitade dell'aiere spande una rugiada soave amorosa;

li

feriti

questa rinfresca e ringioisce


Tutti
i

cori.

che si lavan d'essa, molto raddolcan le ferite sue. Prendonsi a ballo tra quelle coloro,
feriti

APPENDICE
lo

215

Re da

parte e la Reina seco;

Amor

nell'aire

volando
da s

si

mostra;

la porta s'apre

come vuole
diletto.

que' che la chiuse, e vannone insieme


tutti costoro a

mangiare a
li

Qui

li

stormenti e

canti corali;
si

qui dell'affanno nessun


nuli' di lor

ricorda;

che volesse esser quello


c'a

o quella donna

questa battaglia
si

che detto v' non

fosson trovati...

APPENDICE

[i.(i;

Avicenna Canon

Mcdicinac, Venezia, Giunta,


I,

1608, voi.

pagg. 163

ss.

.1*

regimine infantis. Infantis vero temperatae complexionis, quum nascitur plerique sapientum dixerunt, umbilicum in primis debere
incidi super quatuor digitos, et

De

cum

lana ligari

munda, quae bene et subtiliter sit retorta taliter, ne doleat et oleum cum panno super ipsum ponendum, et propter umbilici incisionem, praeceperunt ut venarum citrinarum et sanguinis draconis et sarcocollae, etc partes sumantur aequales et tritae umbilico superponantur. Et
festinandum est ad corpus ipsius saliendum cum salmora tennis salis, quatenus umbilicus eius indurescat et ipsius cutis dura
ipsius
fiat

Et
ncque
os.

quidem nasus non

saliatur,

eius

Causa vero quare nobis necessarium est corpus durum facere, est qubniam illieo quum nascitur, omnia quae ipsum tangunt, ei nociva sunt,
sive calida
et

sive

frigida, sive

aspera sentiat ea,

hoc quidem est propter cutis eius subtilitatem et propter calorem eius, quoniam omne quod ipsum tangit, sentit durum et frigidum et asperum et si nobis necessarium fuerit iterum salire,

(i)

V.

il

cap. VII e specialmente la nota

(2)

a pag.

149.

APPENDICE

217

faciemus, et hoc quidem augemus,


fuerit sorditiei et

quum multae

multarum humiditatum. Deinde aqua tepida ipsum lavabimus et eius nares assidue purgabimus digitis, quorum ungues sint incisi

Quumque

eius

ceciderit

umbilicus,

quod

est post tres aut quatuor dies, erit melius

ut super ipsum ponatur cinis cochlearum

Quumque volumus
fuerit dilatare, et

ut fascietur, nutrix eius

mem-

bra suaviter tangere debet, et quod dilatandum

quod subtiliandum subtiliare et omne membrum seeundum convenientiorem fguEt oculi assidue erunt terram figurare gendi cum re, quae sit sicut sera. Vesicam quoque eius premere convenit, ut urinae exitus facilis fiat:

ipsius

manus eius extendantur, et In brachia ad genuaducantur


deinde
praeterea

domo
frigida,

temperati aeris, quae non sit ad dormiendum ponatur. Oportet autem


attineat
et

ut

domus umbrae

tenebrositati

ali-

quantulae, quae a superante radio non illuminetur.

Quumque
ne

dormiet, oportebit
sit

ut caput eius

toto reliquo
erit,

corpore

altius, et

observandum
ipsius

quum

dormiet,

aliquid colli

aut

extremorum

eius aut dorsi torqueatur. Ipse quo-

que in aestate aqua suavi acquali balneandus est. In hieme vero aqua eius ad caliditatem trahat non pungentem: bora vero ad ipsum lavandum, melior
est post eius

longum somnum
in

et eius
eis ingrediatur.

aures custodiantur ne aqua

De regimine lactationis Omnibus modis, quibus

et remotionis

lacte.

est possibile, lac matris

2l8

APPENDICE

infanti

ad sugendum dandum

erit:

psum enim
substanalebatur

est nutriens,

quod magis simile


et

existit

tiae nutrientium

praeteritorum, quibus

magis est ei conveniens ita, ut iam experimento certifcatum sit, quod extremum mammillae matrs in os infantis ponere valde confert ad removendum quicquid ei nocet. Bis autem aut ter in die sugere mamillas debet ei sufficere, et in primis non est multum lactandus. Oportet autem ne sit eius mater, quae ipsum prius lactat, donec matris complexio temperetur. Et melius quidem est, ut parum mellis eidem ad lambendum tribuatur, deinde lactetur. Ex lacte quoque quod puer suin

dum

ventre erat

git in

mane
ei

bis aut ter

mamilla
fuerit

tribuenda, et praecipue

emulgendum est, deinde cum in lacte


ei

macula

Praeter hoc etiam duae


conferentes, ad
fortis fiat,

res

sunt faciendae iuvamen

hoc ut eius complexio


et

quarum una
est

est

lentus motus, et altera est consonantia musicae,

vox cantilenae quemadmodum mos

dum

infantes in locis ponuntur, in quibus dormire debent.

Ex

quantitate
sit

enim recipiendi haec duo,


aptus exercitio et musicae:
dari

scietur

quantum

quorum unum est corporis, alterum animae. Quod si aliqua res prohibitoria matris lac
non permiserit, sive causa

debilitatis ipsius, sive

corruptionis lactis eius; sive quia est delitiosa,

eligenda erit nutrix secundum conditiones, quas

dicemus.
eius, et

Quarum quaedam attenduntur in quaedam in ipsius figura et aliae

aetate
in eius

moribus, et aliae in formis suarum mamillarum.

APPENDICE
et

219

quaedam

in qualitate- lactis ipsius, et aliae in

quantitate temporis,

quod

est inter

eam

et par-

tum
eius.

ipsius et aliae

quae sunt ex genere

infantis

Quumque secundum

has conditiones reperta

fuerit oportebit ut eius nutrientia renovando sint bona ex tritico et spelta et carne agnorum et haedorum, et piscium, quorum caro non putreft, nec est dura. Lactucae quoque sunt nutriens quod laudatur et amygdalae et avellanae. Ex oleribus

vero deterius est eruca et synapis quoniam sanguinem corrumpunt. Nunc autem

di-

cemus

nutricis conditiones

Melius est ut

sit aetatis

annos et quae est inter quoniam haec aetas est iuventutis et sanitatis et complementi. Conditiones vero figurae ipsius, quae attenduntur in compositione eius sunt quod oportet ipsam boni coloris esse, et collum habere forte et amplum et musculosam et duram habere carnem, inter pinguedinem et maciem temperatam, et carnosam non adipe abundantem. Secun:

XXV

XXXV

dum mores

v-ero

suos consideratur, quoniam ipet laudabilium esse,

sam oportet bonorum


ira, tristitia et

quae

tarde a malis animae passionibus patiatur, sicut

Conditiones vero timore forma mamillarum ipsius attenduntur, sunt quoniam oportet ipsas esse solidas et mainter mollitiem ac duritiem gnas

quae

in

mediocres.

Secundum qualitatem vero

lactis-ipsius

consideratur quia oportet ut ipsius substantia et


qualitas sint temperatae et eius color attineit albedini, qui
citrinus

ncque sit fuscus, ncque viridis, ncque ncque rubeus. Eiusque odor sit bonus in

220

APPENDICE

quo non

sit

acredo, neque ponticitas, et ipsius

sapor dulcedini attineat, in


tudo, neque
salsedo,

quo non sit amarineque acredo, et oportet

ut trahat ad multitudinem

quamdam,

et

ut eius

partes sint similes et ut non

sit subtile,

fluidum

nec multum grossum, caseatum, neque diversa-

rum
de
et
ille
:

partium, neque niultae spumae


sit

Oportet ut partus

propinquus, non tamen val-

immo
quem

sit

a tempore quo peperit mensis unus

dimidius

ad

minus, aut menses duo, sitque


et
sit

peperit, masculus

partus eius

secundum tempus
abortum
In
tota
fecit,

quae neque abortum facere consueverit.


naturale, et
sit ipsa,

non

praeterea lactatione ipsius

oportet,

et

proprie in eius lactatione prima ut aliquid lactis

mulgeatur, et ut fluat et ut ipsum pressione


vetur, ne

iu-

contingat ut ex multa suctione gulae

laedantur instrumenta Et si ante lactationem quaque vice parum mellis ad lambendum

iuvamen erit et si cum pauco vino fuerit, bonum. Neque multum lac ad sugendum una vice tandum est: immo melius est ut parum ei detur ad sugendum et saepe, parvis interpositis spatiis Si nutrici mala acciderit complexio aut aegritudo dolorosa melius erit ut alia ipsum lactet donec sanetur Quumque post lactationem dormiturus est, eius cuna vehementer motu non est movenda: quoniam lac in ipsius stomacho concutitur: immo suaviter movenda est. Fletus quoque parvus ante lactationem ei confert. Naturale autem tempus lactandi est tempus duodetur,
erit

rum annorum. Quod

si

infans aliud a lacte desi-

APPENDICE

221

non tamen prohibendum ..... Res tamen dura ad masticandum non est ei danda; immo primo detur ei panis, quem ei masticavit nutrix deinde panis cum aqua mellis, aut cum vino Et oportet etiam aquato aut cum lacte ut a lacte ordinate amoveatur et non subito et ut fant ei glandes ex pane et zuccharo. Quod mamillas quaesiverit et eas semper si perfide sugere voluerit, et fleverit, sumendae sunt myrrhae et mentastri an une iiij et terantur et ex eis more emplastri mamillae epithemandae sunt Quum autem ambulare incoeperit et moveri duris motibus non est permittendus, nec ad ambulandum et sedendum est ponendus antequam secundum naturam ei desiderium fiat, ne cruribus ipsius et dorso nocumentum accidat. Et melius quidem est ut in primis quum sedet aut super
deraverit, ordinate est ei tribuendum:
est ei violenter
; .
. :

terram ambulet ponatur in corio levi ad sedendum, ne terrae asperitas scalpat ipsum: et fustes aut cultelli et his similia ex eis, quae pungunt,
aut incidunt, removeantur, ne sint coram eo, et

custodiendum ne ab

alto

labatur loco

De
tentio

regimine infantiuvi.
sit

Oportet ut tota

in-

in
:

rando ipsos fortis ira ncque timor vehemens

meliorando mores pueri et modeet hoc quidem est ut observetur ne


si

accidat, nc-

que tristitia, ncque vigiliae; et istud sit considerando semper, ut ei adhibeatur quod desiderat et appetit; et non permittatur esse coram eo aliquid, quod ipse abhorreat, et in hoc duae consi-

222

APPENDICE
utilitates,

stunt

una

in ipsius

anima, ut crescat,

ipso a pueritia
et fat e
ipsius,

sua existente, honorum morum, habitus fixus, et altera est in corpore

plexionis

sicut mali mores malitiae comspeciem sunt sequentes, ita cum ex consuetudine acciderint, sequitur eos complexionis malitia. Ira namque vehementer calefacit et
tristitia

quoniam

multum exsiccat

et pigritia virtutes laxat

animales. In temperamento ergo


sanitatis

morum

custodia

animae et corporis simul consistit, Quum autem puer a somno excitatur, halneandus est,
deinde dimittendus est ludere hora una, postea

ad concedendum ei dandum, deinde dimittendus est ludere prolixius, postea halneandus,


aliquid

deinde cibandus ne
cibus

et

quanto plus possibile

est

aquam super cibum

bibere non est permittendus,

crudus penetret antequam digeratur.


qui

sex habuerit annos, magistro traeum doceat; in quo etiam gradatim est ordinandus, et ncque est cogendus assidue in scholis morari. Quumque ad hanc pervenerit aetatem, minus erit halneandus et eius labor ante comestionem erit augmentandus; ncque vinum erit ei dandum: et proprie, quum aliquis calidae complexionis fuerit et humidae

Quum autem
erit,

dendus

APPENDICE

223

III.

Novella

i.^

(Reggini.,

V, XXIII).

Messer Ugolino.

Lungo tempo messere Ugolino fece d'arme e men cortesia per una sua donna. Sicch un giorno essendo a una caccia questa donna con molte altre donne e cavalieri, e abbiendo dinanzi la detta sua donna pi volte promesso a messere Ugolino di dagli una ghirlanda, disse messere Ugolino: De! Madonna, quando debbo io venire al punto di questa ghirlanda che tante
fiate

promesso m'avete? . Disse la donna: che mai e che mai no gliele avea promessa. Allora messere Ugolino si trasse la
non
glie le darla

guarnaccia e gittoUa nel fiume lungo


cavalcavano, e disse:

il

quale

mi spoglio del vostro amore . Ed ella disse: Piacemi . Dette queste cose alla Contessa (0 fece chiamare messere Ugolino e biasim la follia ch'avea usata. Elio si lamentava dicendo: E' non cavaliero in Proenza, che non saccia ch'ella me l'avea promessa . Disse la Contessa: E da cui? . Disse messere Ugolino: Da me . Allora la Contessa
io

Ecco

gli parl cos:

Tu medesimo

ti

sei

condannato;
correg-

(i)

gere in

La Contessa d'Erdia , che evidentemente da de Dia ,come gi propose anche il Galvani.

224

APPENDICE

che
fatta

l'avea tu

doveva sapere alcuni la promessa; se non dovevi cos pubblicamente

addomandarla, n cos disonestamente del suo partire. Ma tu se' fatto come la majore parte di cavalieri di Proenza che s'egli anno pi bella e maggior donna di s, vannosi vantando con molte bugie e spessamente di lor dicendo che pi sono amati da esse, che non amano; e se alcuna gioia voi ricevete, la mostrate per tutto il mondo. E se voi amate men belle e minor di voi, quando alcun vi dice: E come e dove avete posto il cuor vostro? e voi dite che tante preghiere ricevete da loro e tanto vi sforzano che non potete altro; sicch da nessun lato

amore

le

donne posson
date
a'

con
la

voi.

Ma

voi andate alle

servigiali, e

infamia alle donne e fate


le

comperare

mercatanti

ghirlande e veli e

le

cinture, e dite che l'avete dalle donne. Credi tu,

messere Ugolino, che questa donna'sia di quelle, che per innalzar tuo onore voglia suo onor disfare? . Allora costui vergognato giur di non amar mai donna; e sanza altra risposta si partio dal paese, e di lui non si seppe ma' pi novelle.

Novella

2.^

{^Rcggini.,

V, XXI v).

Una donna
Passava pella
vane, n
guitar
bella
citt di

di Uiinga,

Uninga una donna


Cavalieri

gio-

che v'erano non abbiendo altro che fare cominciarono a selaida.

n
a

costei

farsele

dinanzi alle vie, e a

APPENDICK

225

dire

si

ch'ella

il

potea intendere:
ella

Iddio

dlie

buona ventura. Quanto

piacevole! Vedi

come come
rosi,

eli'

leggiadra,

vedi come giuliva, vedi


cavelli

le

rispondon
occhi
fa
i

membra, vedi
vedi
iguali, vedi

amosaluta

vedi

vaghi,
passi

andatura

onesta,

vedi

come

come

vezzosamente, vedi ghirlanda stare, vedi cintura a punto, vedi peducci dilicati, vedi come va in sulla persona, vedi man da baciare! Vedesti mai
s

compiuta giovane?
pella terra

e simiglianti parole.

di

mandando
in

Chi questa giovane?


la

e simili dimande, tanto

lustran per la terra

seguitarla insino alla tornata a sua magione,

che costei torn in casa, e cominciossi a specchiare e lisciare e credeasi

essere

cos

bella o

pi

come costoro

la facieno.

Comincia costei a

spessare

le finestre e le

chiese e le vie; e questi

cavalieri accorti della mattezza di costei, comin-

cian a seguitalla e cominciano a dillo a pi


,

altri

e quegli a quegli altri; sicch costei era troppo

pi seguitata per beffe, che non era per diletto


la pi bella

detta

da Uninga giovane discreta


Il

e e

come

di

prima
cos

ell'era

onesta,

poi

era
al

detta la matta. Sicch alquanti buoni dissono

padre questa cosa.

padre
marito
padre.

il

valse. Il marito se n'accorse e

non dissegliele; e non


disse a
lei;

valse, anzi dicea che


sia,

'1

il

dicea per gelosi

ed

il

faeva dire

il

And

la

cosa,

che passand'ella dinanzi il palazzo di Guiglielmo da Uninga, i fanciulli come a matta le cominciaro a gittare le pietre.

Fugg
i

in

una

di quelle

parti, e l fu lapidata e finio

di suoi.

220

APPENDICE

Novella

3.^ (Reggivi.,

V, xxxi).

Le

tre sorelle.

.... Fue
il

in

Egitto un Conte ch'ebbe


vSolio,

nome

Conte Antexer de

ch'ebbe tre bellissime

figliuole, Palladia,

Manaxes e Girompa. E, com avvenne per loro avventura, furono maritate a


tre fratelli carnali, figliuoli d'uno ricchissimo ca-

valiere e possente e valoroso d'arme. Questi suoi

erano bellissimi e graziosi e strenuissim d'arme e tutto il reame parlava della lor gran fama; ed erano nati della casa d'Anetanabo re che fu d'Egitto, per una donna ch'ebbe nome Massiria, la quale fu data a questo cavaliere in premio della prodezza c'avea usata nelle bisogne del Regno, con molte belle e gran terre. E questi figliuoli aveano nome l'uno Sachir, l'altro Carathes, il terzo Amanes; la prima figlia ebbe il primo, la siconda il sicondo e la terza il terzo. La prima, cio Palladia, fu in somma la meglio costumata e la pi onesta e la pi savia che si trovasse al suo tempo che maritata fosse in quel Regno: che, sicondo che nel detto libro (0 si legge, fu provata in un giorno la sua onest e
figliuoli la

sua costanza e
:

'1

suo savere. L'onest

in

que-

sto

che

il

primo giorno della seconda solennit

(i)

Il

libro di

Madonna Monas

(altrove Mogias) d'Egitto

(?).

APPENDICE

227

che fece

il

detto re furono invitate tutte le donne


e tutti e tutti
i

dabbene del Regno e baroni dabbene;


s

cavalieri e donzelli

questi

veggendo

la

bellezza di costei, che vi fu invitata, guardavano

non guardassono; e dalla dimane infino alla sera si puosono in cuore tutti costoro di vedere cui ella guardasse e nullo di ci si poteo vantare. Udito ci il re, feccia venire dinanzi da s e disse: Dicommi costoro che tu non se' donna, ma che a tanta bella gente non movesti angelo
a
lei,

che

si

porrla dir che

l'altre

ancor

gli

occhi

Ella rispose:

Gli occhi

nom-

mi furono

son s'ingegnano di menarli a sua guisa tanto conviene a me di pi chinarli, s perch sono finestre del cuore d'onde porriano entrar malvagi doni ed inganni, s ancor perch non
dati per usarli male; e quanti pi

coloro che

son miei n
colui

core, anzi sono di Vostra Serenit, Re altissimo, mi die' per compagno e per signore . Allora il re, udendo lei cos accortamente rispondere, per ch'el fu uno sapientissimo signore, cominci a formarle pi qustioni per falla parlare, come segli
'1

occhi n

che

la

guita qui.

Re.

Ponin che tu sia tutta questo tuo marito: per far la nostra corte pi gioiosa e che ciascun si sforzasse a voler bene, converria a te guardar attorno.
di

228

APPENDICE

Palladia.

Altissimo signore,
c'ogni prefetto

io

per

me

credo

amor dea cominciare


per far valere alcuno

inver di s in ciaschedun che ama.

Come

poss'

io,

disvalere

io,

e contro a

me

pensare?

Re.

Lo

tuo marito l'averia per bene,


el

quando

savesse, che per tuo

amore

tutta la corte avesse

ben provato.

Palladia.

Ahi, grolioso Signore! ben savete


che, ponin pur ch'egli aggia potest
lo

mio marito a tenermi del male, non per puote a me licita fare
ria.

alcuna cosa disonesta o

Per me mi guardo e an' per lui mi servo ma non per lui mi moveria a cosa ch'io credessi non dicente n onesta.
Re.

Ora mi

di':

di tutta la

volgiti attorno, chi pi bel


Palladia.

mia gente, ti sembra?

Signore eccellentissimo, ben veggio che molto alta vostra sapienza

APPENDICE

229

e che se pur vorrete andar d'attorno,

piccola

fia la vittoria

vostra,
sottil

poter convincer con

qiiistioni

una piccola ancella delle vostre.


^la perch vostra gran Sinceritate

non si turbasse per lo mio tacere, risponder voglio alla vostra quistione.
Di tutta la vostra gente mi sembra il pi bello mio marito Sachir, il quale voi mi deste.
Re.

lo

Noi

ti

domandiam

di color

che son qui;


presente.

tu sai

ben che Sachir non


Palladia.

Re

di tutti altri e signor de' signori,


gli

amor m'
di quella

occhi e la mente

piena

forma che Sachir seco


davanti ciascun tempo e ora
;

ch'io

l'

ed lio s radicato nel cuore che dovunque io mi volgo, io veggio lui, e se voi noi vedete io non posso altro. Per non curo guardar inver gli altri;
che sua statura mi sta sempre avanti, chiudemi tutte l'altre creature.
Re.
In

che tu

una cosa t'abbin noi ben colta i nostra Maest guardata. Guarda se di noi fossi innamorata.

230

APPENDICE

Palladia.

Signor
ed
io

di

vo' sa ve'

grande eminenza e savere, ben che risposta qui cade;


la vo' far

ancor
alla

come

faccio

ch'i' guardato voi parlando a voi,

come

degnit di re e signore

non mica come a piacere e bellezza d'omo terreno eh' io vi chero perdono, che se voi fossi senza regno in terra, d'amor per voi gi guerra non curerei.
;

Io veggio bene, disse

il

Re

d'attorno,

che con costei ogni un perderla.

Comanda che
alla
le

sia

accompagnata

e
si

Reina per

la pi savia,

come

messa allato pruova per

dette

parole,

per

la

pi onesta e per la

stinenza primiera e per la pi costumata, la qual

cosa si pruova per la maniera che tenne durando per grande ora davanti al re, non s truova che
piedi o

mani o

testa

movesse o che
il

altro

che

solida e conta continovasse


gli altri

parlare e per tutti

costumi che
di

di lei si

vidon nella corte.

Per

la virt

ch'era

stato

il re per Sachir malato e per non era venuto a

costei

mandoe

corte e fecelo suo consigliere, primo al Re.

La
;

gente tutta della corte innamor non men del parlar di costei che della bellezza di tutte l'altre
e

quando

si

partie

tutti

magione, facendogli

ella

l'accompagnaro a sua pregar del rimanere. Poi


tutti, e

giunta all'albergo rivolsesi a

disse:

Or

APPENDICE

231

non

vi poss'io tener

mia faccia ascosa


.

senza manco d'onor di mio compagno. Io priego voi che vi piaccia albergare

Cortigiani.

Addio, Madonna, gran merc a voi. Dio vi conduca nel vostro migliore.

La

siconda, cio Manaxes,

si

dilettava

solo in sonare stormenti e in cantare


e suo' ghirlande fare
;

ed allora era pi allegra e lieta ch'ella pi amadori avea d'attorno.

A
10

suo'

magion mattinate

la notte
;

giorno giostre e molte novitadi

a tanti dava intendimento spesso


quanti vedeva passare o tornare.
Costei mettea
le tre parti del

tempo

solo in lisciare e in tendere lacciuoli.

Era tanto

in lei

disonest

che suo marito, cio Carathes si dipartio di quel paese un anno, e torn poi come un cavalier errante. Giunse all'albergo e dimand la donna trove due conti collei in giardino. Egli era armato e color disarmati ancise loro e la donna, e fuggio. 11 re dappoi il priv e sbandio e tutt' ben di lui rec a suo' corte.
;

La

terza, cio

Girompa

2j2

APPENDICE

era in s buona di guardarsi molto;

ma

dilettava di tener con seco

giovani cameriere.

E quando

cavalier veniano a corte

o dilettavan o sollazzavan con quelle,

dava lor lato e nolle correggeva. Poi una sua fanciulla


ch'ebbe

nome

Flaches,

quando fue in et, lassava troppo bene baciar e lusingare


e sofFeria che lor doni ricevesse.

Sicch, per s

si

per tutte
quasi

l'altre la

guardava di tutto; magion sua era

comune

a chi volesse andarvi.

Amans

suo marito era in pregione


Cathay.
d la

in terra d

Essendo un
e con

donna

in

sua magione

colla figliuola e sue damigelle

ben venti cavalieri ed altri, una saetta che venne da cielo


fesse
il

palagio, e tutti vi morir.

Novella

4.^

[Reggim., IX,

v).

Monache
In Ispagna
monistero,
et
il

allegre.

legge che fu anticamente uno


in

quale avea edificato una santa donna


esso dodici povere donne per

avea lassato

moniali, le quali
cessit.

in prima in grande neMorta questa donna, levronsi certi gen-

erano

APPENDICE
tili

233

stero e misonvi dentro

uomini del paese per occupare questo moniuna cauta e mastra donna, e cos di fatto la feciono badessa, e misonvi dodici figliuole di loro e di certi

grandi della conla ventura,

trada; le quali
tutte

come port
in gi, e

erano

da diciotto anni
Il

erano bellissime a

maraviglia, et cacciarono tutte quelle che v'erano

vescovo in cui vescovado erano ci volse Non ebbe luogo; sicch si mise a passare ed a dare l'ordine a queste nuove ed alle prime diede alcuno redutto dove aveano lor vita. E disse a queste nuove: Iddio sia vostra guardia, che mestier vi fa, tale la vostra etade
prima.

provvedere.

e vostra condizione

padri di costoro erano


ch'elleno faces-

grandi e temuti

e pur voleano
;

sono vita d'onore

ed anco la badessa, tuttoch dsragionevole impresa avesse fatta, non tanto


lo

per Dio quanto per

durre questa gente a buona vita.

mondo desiderava Onde per

contutte

le donne aveano gran fama di santit e di buona vita; ma pur tra loro e segretamente intendeano a mangiare ed a bere bene, ed a lisciarsi, ed a farsi belle e poco a orazioni o a Dio, fuorc'alla vista di fuori, attendeano. Sicch Iddio, rimembrandosi della ingiuria fatta a quelle povere e veggendo costoro curar poco di lui e voler fama di bene, chiam uno angiolo e disse: Va, di' a Satan ch'io gli do licenzia di cercar e tentare le donne di cotal monistero, e di far tanto, che i lor mali intendimenti, i quali elleno tengono coverti, siano palesi per quella via che gli pare . Sicch Sa-

queste cose pass uno anno e pi, che

234

APPENDICE

tan tolse uno messo dei suoi, il quale egli avea lungamente trovato sottile e commisegli questa ovra; ed avea costui nome Rasis. Or si muove Rasis e piglia forma d'una vecchia e viene al monistero e fa domandar la badessa. Entra a parlar colici e dice che vuol mettere l dentro tre figliuole del re di Spagna, le quali elio non

vuole che
stero di

si

sappia che siano sue figliuole, ch'egli


il

e avute di gran donne e vuole dotare

moni-

due cotanti rendita

ch'elio

e vuol dare

a ciascuna di loro ricche gioie. Brievemente, parlato


la

badessa cogli omini del monistero, ac-

cett

questa profferta, e sono in concordia se-

vane, e cerca
di

gretamente. Muovesi Rasis in forma d'uno gioil paese, e e trovati tre giovani
XIII,
;

di

XIIII, di

XV

anni, bellissimi e bion-

dissimi

sicch lungo

tempo stessero che non


;

avessono sembianza di barba e dice a loro Io sono uno giovane ricchissimo e sono figliuolo d'uno re, ed e amata una moniale di cotal munistero lungamente, p*erch' io la vidi passando per lo paese ed e abbandonato tutto mio stato per averla. Ora mandata una vecchia per
:

cotal

modo

e disse loro tutte le dette parole.

Ora voglio

io

ciascuno di voi fare ricchi e vo-

gliovi fare

radere la testa, e velare a maniera

di pulcelle, e mettervi l entro e averete co' loro


diletto,

ch'elle

sono

le

pi

belle

creature
io

del

mondo;
la

da

me

sarete ricchi.

Poi

mander
io,

vecchia, e faroe trattare


l insieme, e s' io

d'intrarvi
vi potessi
.

sa-

remo

non

entrare
Bri ve-

altrimenti,

voi

una volta m'aprirete

APPENDICE

235
cia-

mente, furono accordati, e diede a costoro a

scuno
ducati

ccc

fiori,

quali fece loro vedere ch'erano


:

d'oro, e disse

Poneteli in uno vostro

cofano tanto che voi tornerete, ed allora ve ne

compier io mille a catuno . Fu fatto. Mo' si muove Rasis e dice a costoro Seguirete la vecchia che voi troverete a tal fiume, e andate oltra . Rasis va innanzi e ripiglia la forma della
:

vecchia e

mena

costoro e fue

al

munistero. Parla

alla badessa, e contale quattromila petruzze e fe-

cele vedere ch'erano fiorini d'oro, ed a ciascuna

diede anella di paglia che parieno d'oro, e dentrovi pietre, che parlano

carissime, e molte

fila

d'erba, che

parieno tessuti, e disse che voleva


in

che stesseno che

diposito l dentro

serrati

tanto

le fanciulle

fossono professe e cos fu fatto.


tre fanciulle

Misono dentro queste

cos fatte, e

disse che l'avea fatte radere per poterle condurre

segrete e che cos l'avea fatte stare


anni, e che l'avea condotte a

lo

maniera

di

padre tre maschi

perch nullo potesse sapere dov'elleno fossono menate. E disse c'aveano certi nomi, e mutoli!
loro, e disse:

Egli certi cavalieri nel paese


'1

dov'elle stanno, che se

sapessono tuttod ver-

nano qua;
vani di l

menai tosate . Le giodentro, veggendo costoro che pareano


e per ne le

bellissime donzelle, furono molto allegre di loro

compagnia. Non v'erano celle per pi che per le dodici che v'erano prima. Disse la badessa: Infino ch'elle staranno in probazione giacciano con queste altre giovani . Rispose la vecchia: Ben dite . Poi dice la vecchia: E perch

236

APPENDICE

non rincresca ad alcuna, stiano quando coll'una e quando coll'altra . Rispose ciascuna: Ben
dice
,

e poi ciascuna

si

studia d'averie. Partesi


ist

la vecchia, e dice

che torner spesso; e poi


tutte

dentro di ch'ebbono quelle tre la prima notte, scherzando insieme si furono accorte com'elleno erano accompagnate, e dissono O com' questo? . Risposono quelle, ciascuna per s: Noi siamo figliuoli del Re, ma acquistocci d'una sua parente. voluto che noi siamo qui tanto, ch'el ce ne vuole mandare in altro paese, perch noi risomigliamo la donna ed egli n' biasimato . Di ci fu bisogno di poco di contendere stettono insieme e poi scambiando le celle, cos and la cosa con tutte sicch tutte diceano alla badessa che non furono mai vedute pi oneste donzelle. Lasso molte favole che si leggono dei portamenti loro, e dello spesso tornare della vecchia; e brievemente vi dico che in sei mesi elleno furono tutte gravide. Furono alla badessa e s le manifestarono tutto. La bainvisibile, e tenta

quelle

di

vizio carnale.

Le

tre

dessa ch'era d'et di trenta anni, disse:


ardere voi e loro
a'

Io far
loro

vostri
la

padri

e fece

gran minacce. Sicch

notte seguente

queste

donne misono uno di costoro nel letto di lei, e li altri due misono nel letto di due servigiali. Come s'andasse la cosa la dimane fu la badessa e le servigiali in concordia coll'altre. Mo' dicono
li

giovani che se ne vogliono andare; quelle tutte


;

contrastanno. Tengonsi

ancora tre mesi poi se ne partono, che coloro sono presso al tempo del

APPENDICE

237
il

partorire, e dicono:

Sia vostro tutto

tesoro

La vecchia

mostrano le donne, c'ancor non sacciono lo fatto. Dicono a lei Queste vostre donzelle si vogliono partire, che dicono che non porriano durare in questa vita . Dice
vi viene
:

di buona ventura . ParQueste sono insieme a vedere lo tesoro truovano fiori ed erbe secche e paglia e pietre. Non sanno che farsi. Finalmente, come s'accordan tutte, manda la badessa per li parenti di tutte le donne, e dice loro che queste tre donzelle che v'erano entrate anno rotti i cofani, e sonsene andati con ogni cosa; e dice e' anno dato questa notte alle donne uno beveraggio, che nessuna si sentio e ancor dormono. I parenti dicono di voler vedere le donne. La badessa dice: Non il meglio; lassatele dormire . Dolgonsi ciascuno e passon come possono. Da indi a otto d una di quelle servigiali mise dentro uno converso; sicch la badessa e due delle donne la trovarono con lui, e fecionne gran romore. Sicch la servigiale disse: Io posso bene tenere uno di uno converso; che voi n'avete tenuti tutte tre, gi cotanti mesi. Qui fu il confanti e lavotendere e lo scoprire. Trassonvi ratori del luogo sparsesi la voce traevi il popolo della contrada, entrano dentro per forza, trovarono le donne co' corpi grandi; mettono la

vecchia:

Al nome

tesi

con
;

loro.

mano
altri

alle
le

pietre, e cos
;

li

lor

parenti

come

li

badessa arsone, e le servigiali sotterrarono vive, e quel converso arrostir, e andarono per quelle dodici povere che
lapidarono
e
la

238

APPENDICE
il

v'erano prima, e diedono loro


l

luogo e fecesi

una badessa, e vissono lungo tempo in grande santit. Que' tre giovani tornando a casa incontraro Rasis in quella forma d'uno giovane che venne a lor prima e dissongli: Come e, che voi non tornasti a noi? . Disse ch'era stato malato,

domandolli:
.

E come
:

avete
tu ci

fatto?

.
i

Dissongli tutto. Disse Rasis


ducati

Or mi rendete
compi

Dissono coloro:
.

Anzi

il

migliaio
costui:

stando in contenzione, e dicendo

Voi non m'avete servito , e coloro, che non era stato per loro e stando sovra un ponte d'uno gran fiume, mischiaronsi insieme, e Rasis li prese e gittolli nel fiume ed affogaro.

Sicch ciascuno finisce sicondo

le

sue ovre.

Novella

5.'^

[Reggim.,

X,

iv^).

L' Eromita di Noion.

Una Eromita
alla
lei

terra a

fue a Noion in Piccardia presso due leghe; sicch si ragionava di

ch'era bellissima ed era di et di venticinque

anni.
il

Et ponian che fosse


forte, e
'1

il

luogo

solitario era

luogo

paese sicuro da non poterle

esser fatto forza; sicch s'ella volea esser forte


nella mente, poteva,

non ostante che mala gente

assai le facesson noia per averla.

Ebbe

in quella

contrada, sicondo che mi disse un canonico della

chiesa maggiore, una gente di giovani che continovamente andavano e mandavano per farla indurre a peccato; e quella dava udienza a chiun-

APPENDICE

239

que

le

volea parlare dalla finestrella, non lassan-

s con suo senno e con sua fermezza, ch'era tenuto il suo il maggior miracolo che mai s'udisse o trovasse d'alcuna donna costante. And a lei uno savio rilegioso del paese e biasimolla forte di questo

dosi per vedere; e poi gli mattava

stare a udire la geftte, dicendole:

E' no' per-

sona tanto ferma, che sendo cos continovo tentata che non stia a gran periglio di cadere . Questa rispose: Io non so che fanno l'altre; io per me vi dico, ch'io lasso dire costoro per
aver poi del tenermi maggior corona. Io mi sento che se quel serpente s ferma all'amor divino

che tent
tri

Eva con

tutta la sottigliezza degli al-

dimoni venisse a mettere tutta sua forza in rompermi, io noi temeria . Questo religioso le disse Se' tu cos forte come tu mi di', tu puoi bene stare a udire, ma grande pericolo v' ; ed a queste parole si parto. Lo serpente che ingann Eva, udendo queste parole, disdegn e pens di farla rimanere ingannata, e fecele la notte venire in visione che uno figliuolo del re Tavea tolta per moglie e che questo figliuolo era succeduto nel regno, e che lo primogenito era morto e ch'ella sedea nella sedia della reina allato a questo re ed era reina e che questo re
:

le

facea gran festa, e parvele tutta notte essere

reina e sollazzare col re.

La dimane quando

si

dest n'ebbe tanto pensiero e speranza, che

di-

mentic l'orazioni e in tutto il giorno non si ricord d'Iddio e '1 seguente d meno, e '1 terzo vie meno; ed ogni notte delle due seguenti le

240

APPENDICE
le parlasse.

parea che pente

questo re

Quando

il

ser-

la sent

acconcia a dilettarsi di

ci, et elio

una gran contessa e giunse con un gran romore di compagni al romitorio. Poi a' compagni disse che si traessono addietro, e con lunghe parole disse alla remita, come quel figliuolo del re era preso di lei avendo udita la
pigli forma di

sua fermezza e
torre

la

sua bellezza, e che


il

la

volea

per moglie, e che

re glie

l'avea

molto

conteso,

ma

finalmente gli avea dato la licenza,


lo

veggendo pure
a sapere che
si

suo volere

e ch'egli le facea

trovava una profezia che costui

dovea essere re e dovea essere sua reina una


sua fedele santa e bella. La remita mise

mano

e cont tutta la sua visione. Disse la contessa:

Or

ecco, poich
.

le

cose

s'accordano che

rispondi?
giurata
istato

Quella disse:

Ecco,
lui

io

mi non avea
in

verginit

ne castit e sono
tornate a

ancora

libero; e per

e dite

come

vi pare, ch'io

miato

la

contessa da

vesse essere
voler menare

sono per ubbidire . Prese comlei, come da colei che dosua donna, e partesi e pensa di
;

ci

lei

uno
re,

di

quelli

che
stare

le facea'

tanta noia in prima, e di farle parere ch'el fosse

quel figliuolo del


Piet

di

farle

insieme.
:

Dio signore misericordioso disse a un angelo

ci

viene

dello 'nganno

che

il

Serpente

fatto alla cotal romita, la qual era in tanta purit,

avea

ed avegna che per troppa sicurt ch'ella di se le stesse bene ogni pena, va, e poni

silenzio al

Serpente

And

l'angelo e trov la

contessa gi tornata

al romitorio, e feceli

coman-

APPENDICE

241

damento che pi non andasse


contessa lasci
la
la

innanzi. Allora la

forma della femmina e riprese

forma del serpente, e disse alla romita: Io non ti posso pi offendere, per lo cotal comandamento ma 'almeno ti voglio dire che tu non
;

t'avvezzi a credere di

sapere pi di
cos

me

eh' io
.

sono

lo

cotal serpente, e tti


dispario.
;

ingannata

immantanente mortita di paura

poi

La romita cadde traritornata in s mand per


Et
sua

quello rilegioso e contgli tutte queste cose.


in quello di
di

ordin di entrare in uno monistero


la

donne, dove poi lungo tempo pianse


i

debolezza, e finalmente finio


di

di suoi

con fama

gran santit.

INDICE.

Introduzione

P<^g1.

Capitolo
Capitolo

II.

La

fanciulla

,,

35

La donzella La donna maritata

,,

65

Capitolo

III.

,,

87
107

Capitolo

IV.

Capitolo
Capitolo

V.
VI.

Capitolo VII. Capitolo VIII.


Capitolo
Capitolo
Appendice
I.
:

IX.

La vedova La religiosa La cameriera La balia La schiava La donna nei

,,

ti

119

e la serva

,,129
n
i35

,151
vari mestieri

....,,
>,

155
161

X.

Precetti di varia dottrina

Reggimento, Parte V,

vi-x,

xvii

,,

199

II.

Avicenna Canon Medicinae^ Venezia, Giunta 1608,


t.

I,

pagg. 163 ss
xxiii, xxiv,

216

III.

Alcune novelle del Reggimento (V,


IX, v; X,
iv)

xxxi;

223

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