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Azzurra e il magico potere dei fiori La primavera era gi sbocciata in tutto il suo splendore.

Il cielo era terso, alcune nuvolette bianche vagavano tranquille per quellimmensa distesa celeste, il sole riscaldava la terra con i suoi caldi raggi e i fiori, con la loro moltitudine di colori, rendevano gioiosi i cuori di coloro che li guardavano. Seduti su di una soffice nuvoletta, due piccoli folletti osservavano con curiosit il pianeta Terra. Pin e Pan, questi erano i loro nomi, scrutavano incuriositi quel bizzarro pianeta e i suoi altrettanto bizzarri abitanti perennemente indaffarati. E dunque questo il pianeta Terra? chiese Pin, con il suo ciuffetto rosa e il campanellino dargento al collo. Si, questo Pin gli rispose Pan, con il suo ciuffetto giallo e il campanellino dorato al collo. Ma che posto davvero strano, sembrano tutti cos indaffarati, sempre di corsa! Non si rivolgono nemmeno la parola, tutti presi da loro stessi e dai loro probleminon trovi anche tu Pan? chiese meditabondo il folletto allamico che gli era accanto. Non sta a noi preoccuparci di questo, lo sai disse Pan Noi siamo qui soltanto per cercare la principessa dei fiori, ricordi? Se non la troviamo, il regno di Florilandia rischier di sparire per sempredobbiamo sbrigarci! Ehi, guarda laggi! url eccitato Pin Quello un Luna Park! Pan guard in direzione dello sguardo dellamico e vide una ruota panoramica e tanti palloncini colorati che sinnalzavano liberi nel cielo. Il piccolo folletto sospir. Sei proprio incorreggibile! disse con tono di rimprovero allamico Pensi sempre e solo a giocare! Ma quando crescerai? Ti ho detto un sacco di volte che viene prima il dovere e poi il piacere Si, lo so quello che mi hai detto disse Pin, contrariato Ma forse la nostra principessa si trova proprio l, in quella citt, vicino al Luna Parkperch non scendiamo a controllare? Pan sembrava non particolarmente convinto dalle parole dellamichetto. E va bene disse a malincuore ma sappi che se falliamo questa missione, la colpa davanti al re di Florilandia ricadr solo ed esclusivamente su di te! Scesero con la loro nuvoletta verso la citt e, allimprovviso, vennero attratti dalle voci gioiose di alcuni bambini che giocavano in un parco pubblico. Pin e Pan si fermarono e rimasero a osservare la scenacome gli altri bambini, fissavano meravigliati i disegni di una bambina. La piccola si chiamava Azzurra, aveva otto anni ed era semplicemente graziosa: una treccia le raccoglieva i lunghi capelli castani e una cascata di lentiggini donava brio e vivacit al suo visino. Vi piacciono i miei disegni? chiese la bimba, mostrando trionfalmente i suoi schizzi agli amichetti. Oh, Azzurra, sono bellissimi disse una bimba al suo fianco con i capelli color del sole Non sai quanto vorrei essere brava come te! aggiunse poi con un lieve sospiro.

E facile, basta lasciar andare la fantasia e il gioco fatto! disse con uno dei suoi incantevoli sorrisi Azzurra. Mentre tutti i bambini ridevano e scherzavano allegramente, due adulti si avvicinarono a loro. Era una donna di mezza et, elegantemente vestita e con i capelli color biondo platino che risaltavano alla luce del sole e un espressione arcigna e antipatica sul viso. Era accompagnata dal suo maggiordomo, un uomo alto e smilzo, con due grandi baffi castani. Che cosa ci fate voi qui? Vi ho detto pi di mille volte che questa propriet privata! Io abito proprio qui e non sopporto i vostri schiamazzi da mattina a sera! disse la donna, con quella sua espressione severa. I bambini scapparono tutti tranne Azzurra. Lei non aveva paura della severa signora, sapeva che anche lei, in fondo al cuore, custodiva un po di bont. Stavamo solo giocando, signora disse la bimba come per giustificarsi Non stavamo assolutamente facendo nulla di male Non dovete stare qui, disturbate la mia quiete disse la donna Se vi rivedo di nuovo da queste parti, sappiate che non esister a lamentarmi con i vostri genitorisono stufa di questo vostro comportamento irrispettoso e prepotente! E, dopo aver pronunciato queste parole, volt le spalle ad Azzurra e si incammin verso la sua casa, seguita dal suo fedele maggiordomo. La bambina, per, improvvisamente cacci un grido. No, la prego, si fermi! disse, urlando a gran voce. La signora fece un sobbalzo. Si pu sapere cosa ti prende? Sei impazzita per caso? Poi not che la bambina stava guardando un punto preciso sotto i suoi piedi. Guard nella sua direzione e vide un tenero fiore che stava per sbocciare alla vita. Mi scusi se ho gridato a quel modo, ma lei stava per calpestare quel piccolo dente di leone disse Azzurra in tono sommesso, come se volesse scusarsi del suo comportamento. Cosa?! grid la signora E tu mi avresti quasi fatto prendere un colpo per questo? E poie poiio sono allergica ai fiori! E inizi a starnutire rumorosamente. Il suo maggiordomo le fu subito vicino con fazzoletto alla mano. Prego, madame! disse con voce altezzosa Grazie rispose la signora Alfredo, per favore, strappi immediatamente quel fiore! disse con voce nasale e turandosi il naso con il fazzoletto. Subito, madame! E si avvicin con freddezza al piccolo dente di leone. No, si fermi, la prego! grid Azzurra, accorrendo in aiuto del dente di leone, buttandosi a terra con le mani protese in avanti nel tentativo di proteggere il piccolo fiore. La prego, non lo faccia, questo povero fiore non le ha fatto nulla di male! La prego! Alfredo, si sbrighi, elimini immediatamente quel fiore! url la donna

No, no! grid a sua volta Azzurra, facendo scudo al piccolo fiore con il suo corpo Non permetter che lei gli faccia del male In quel preciso istante, allimprovviso, una folata di vento si alz e centinaia di petali caddero dal cielo. Aaah! url la signora Ma che sta succedendo! Alfredo, Alfredo, Alfredooooo! grid come una pazza allindirizzo del suo maggiordomo. Sono qui, signora! rispose il suo maggiordomo, accorrendo al suo fianco Presto, mi porti via di qui! disse la donna ansimando dalla paura Subito, signora! E afferrata la mano della donna si allontanarono di corsa verso la sua abitazione. Non appena la donna scomparve, i petali finirono di cadere dal cielo. Ma cosa successo? si chiese pensierosa Azzurra Da dove provenivano tutti quei petali? Poi, rivolgendo lo sguardo al piccolo dente di leone Ora sei al sicuro disse, tirandolo su da terra e piantandolo in una vicina aiuola Qui nessuno ti far del male AzzurraAzzurra Una dolce voce stava evocando il suo nome. La bambina si alz di scatto in piedi. Chi che mi chiama? chiese con curiosit. Alz gli occhi al cielo e vide una luce. Man mano che la osservava, il suo chiarore si faceva sempre pi intenso. Siamo venuti da molto lontano per cercarti disse la voce misteriosa. Azzurra sent che il suo copro iniziava a sollevarsi da terra. Cosa sta succedendo? Dove mi stai portando? chiese la bimba Ora ti porteremo con noi, in un posto che a te, sicuramente, piacer molto rispose dolcemente la voce. Volava in alto nel cielo Azzurra, sentiva il suo corpo fluttuare nellaria leggero come una piuma, riusciva a scorgere dallalto la vita frenetica della citt, i tetti delle case, i giardini fioriti, limmensa distesa del maresi sentiva libera Azzurra, libera e felice come non si sentiva pi da tempo. La luce la condusse ai piedi di una collina, su un immenso prato fiorito. La bimba si guard intorno incantataun tripudio di colori stava germogliando intorno a lei. Ma che posto incantevole! disse la bimba, guardandosi attorno con occhi trasognati. A un tratto due figure si materializzarono davanti a lei. E voi due chi siete? chiese con curiosit ai due strani esserini che le sorridevano con grazia Come siete graziosi! Io sono Pin e lui Pan, siamo due folletti provenienti da Florilandia disse Pin Florilandia? Che nome strano, non lho mai sentito prima dora rispose la bimba in tono perplesso Dove si trova?

Florilandia un piccolo pianeta di una lontana galassia, un luogo dove tutti gli esseri viventi e i fiori hanno vita eterna rispose Pan Davvero? rispose meravigliata la bimba Deve essere un luogo meraviglioso allora Oh, lo rispose Pin ma, purtroppo, la sua vita eterna dipende dagli abitanti della Terra e dai loro sogni disse il folletto in tono triste I sogni dei terrestri? disse la bimba in tono curioso Si, piccola rispose Pan Florilandia trova vita e sostentamento grazie ai sogni di voi terrestripurtroppo da tempo voi tutti avete smesso di sognare e per questo motivo il nostro pianeta si impoverito, i fiori si sono tutti appassiti e i suoi abitanti si vedono condannati a vivere un lungo e interminabile inverno Oh, quanto mi dispiace disse Azzurra, sinceramente rattristata dal racconto di Pan Ma io come posso esservi daiuto? Il re di Florilandia ci ha inviati sulla Terra per trovare un animo buono e puro che ci aiuti a far rifiorire Florilandiane basta soltanto uno, un terrestre che torni a sognare, a credere di nuovo nella vita e il nostro pianeta torner alla vita disse Pin Siamo venuti qui in missione e, per caso, abbiamo trovato tetu, bambina mia, possiedi un animo puro, semplice, buono, ma purtroppo vedo nel tuo cuore tanta tristezza, tanta sfiducia nei confronti della vita, tanto doloreche cosa ti successo? Perch non sorridi pi come prima, Azzurra? Azzurra non rispose. I suoi occhi si riempirono di lacrime. Mi dispiace, ma non posso parlarvene, scusatemi e si volt proprio mentre due grandi lacrime le scendevano gi per le piccole guance. Pin e Pan la guardarono intristiti. A te piace molto disegnare, vero? chiese Pan, cercando di distrarre la bambina dai suoi tristi pensieri. Si, io adoro disegnare rispose Azzurra, voltandosi di nuovo verso di loro e tornando a sorridere da grande vorrei tanto diventare una pittrice disse con aria sognante. Bene disse Pan soddisfatto dalla reazione della bimba Perch ora non provi a fare un disegno con questa? E tir fuori una bacchetta magica a forma di rosa. Azzurra lo guard perplessa. Ma come faccio a disegnare con quella? Non ho nemmeno i miei fogli da disegno con me disse Oh, non ti servono i fogli da disegno disse Pan questa che vedi una bacchetta magica, ti basta fare un disegno in aria ebeh, lo scoprirai poi tu stessa disse, facendole locchiolino. Azzurra lo guard dapprima con aria scettica, poi decise di obbedirgli e, afferrata la bacchetta magica, inizi a fare un disegno in aria. Non appena ebbe terminato, Pan le disse: Ora prova a usare questo le diede un ciondolo a forma di rosa Premi la rosa e vedi cosa succede La bambina obbed e, come dincanto, una miriade di petali investirono il disegno che, come dincanto, divenne reale.

Azzurra non credeva ai propri occhi...il suo disegno, un meraviglioso cavallo, era l, davanti a lei, vero, reale. Il cavallo stava scalpitando, impaziente. Ma allora proprio tutto vero! disse con gioia. I due folletti ne furono lieti, ma diedero unocchiata sospetta al cavallo. Sai Pin, secondo me questo cavallo poco fantasioso, non trovi? Pin annu. Io direi di aggiungerci delle alicos disse, disegnando con la sua coda due grandi ali ai fianchi del maestoso cavallo bianco. Ehi tu, disegnale un po meglio! disse Pan, cancellando con la punta della sua coda gli sbaffi fatti dallamico Precisione! Et voil! disse alla fine Eccoti servita, principessa! Il cavallo di Azzurra si era trasformato in un incantevole cavallo alato. E bellissimo! disse sognante la bimba Posso cavalcarlo? chiese poi ansiosa ai due folletti Ma certo! risposero i due C un posto in particolare dove vorresti andare? chiese Pin Si disse Azzurra Al Luna Parktra poche ore devo partecipare a un concorso Un concorso? chiese curioso Pin Di cosa si tratta? Oh, un concorso cos rispose vaga la bimba Nulla di particolarmente interessantepossiamo andare, ora? Pin e Pan la guardarono perplessisentivano che la bimba nascondeva qualcosa Daccordo! disse Pin Allora, si parte! E saliti tutti e tre in groppa al maestoso cavallo alato, sinnalzarono in volo. Azzurra si sentiva al settimo cielo, il suo sogno pi grande, quello di volare, si era finalmente avverato e per ben due volte quel giorno! In groppa al suo cavallo, la bimba si beava della splendida vista sotto di s, dei caldi raggi primaverili che le accarezzavano dolcemente il viso, delle nuvole che le facevano tenera compagniatutto era meraviglioso, come in un sogno. Giunsero al Luna Park, discesero su unaiuola e, non appena Azzurra tocc terra, il cavallo scomparve nel nulla. Insieme ai due folletti sincammin verso il Luna Park. Il parco giochi era gremito, i bambini giocavano felici a rincorrersi e tutto intorno a lei era un tripudio di giochi e di vita. A un tratto per, Azzurra si ferm. Il suo visino si era fatto improvvisamente pallido. Cosa c? chiese preoccupato Pin. Azzurra non rispose. Si diresse verso un grande capannone. Oh no! disse tra le lacrime la bimba La mia bambola non c pi! Di quale bambola stai parlando? chiese Pan La bambola per il concorso! disse Azzurra. Poi, incontrando lo sguardo preoccupato dei due, decise di raccontare la sua storia. I suoi genitori erano i gestori di un negozio di fiori che, a causa della crisi, aveva perduto molti clienti. La famiglia di Azzurra si era ritrovata in gravi ristrettezze economiche, tanto da essere costretti a vendere la propria casa. La bambina, nel tentativo di essere daiuto alla sua famiglia, si era iscritta a un concorso di creazioni varie inerente al mondo dei fiori e

vi aveva preso parte con una delle sue amate bambole di porcellana, adornata da lei con un vestito di seta da lei disegnato, cucito con la stoffa che le aveva regalato la nonna e decorato con i fiori pi belli che aveva trovato nel negozio dei suoi genitori, ma la bambola ora era sparita, le era stata portata via con i suoi sogni, i suoi desideri e le sue ultime speranze. La bimba si lasci cadere a terra e scoppi in un pianto dirotto. I due folletti ne ebbero compassione. E ora, come far ad aiutare i miei genitori? disse singhiozzando la bambina Non piangere, non riuscirai a risolvere nulla cos disse Pin Ricordati sempre una cosa Azzurra, piangendo non si risolve nulla, le difficolt vanno affrontate con il sorriso, solo cos si potr trovare la forza di superarle definitivamente Ma ormai il tempo scaduto! disse tra le lacrime Non sentite laltoparlante! Il concorso sta per iniziare! Una voce metallica ruppe il silenzio di quellattimo. Si pregano tutti i partecipanti di affrettarsi, il concorso sta per iniziare! E ancora presto per arrendersi! disse Pan Dobbiamo assolutamente riuscire a farcela! Cerchiamo di rimediare a questa situazione fino a che ci sar possibile farlo! Ma come? chiese disperata Azzurra Con laiuto della magia, ecco come! rispose Pan Perch non usi un po la tua fantasia? Daccordo disse Azzurra asciugandosi le lacrime Ci prover e presa in mano la bacchetta magica, disegn uno splendido vestito adornato da bellissimi fiori. Grazie allaiuto del ciondolo il vestito divenne reale e Azzurra lo indoss. Era una meraviglia con quel vestito bianco di seta interamente coperto di fiori e con un cappellino color panna che dava risalto ai suoi limpidi occhi azzurri. E ora vai! la spron Pan. Azzurra cominci a correre a perdifiato, arrivando alla sala dei concorsi appena in tempo. Tutti gli spettatori rimasero colpiti dalla bellezza di quella bimba cos bella e, finalmente, di nuovo sorridente e piena di vita. Vinse il primo premio Azzurra, una vittoria che le permise di realizzare uno dei suoi tanti sogni, quello di aiutare la sua famiglia. I due folletti tornarono al mondo di Florilandia, ormai di nuovo tornato al suo antico splendore grazie alla gioia di vivere e alla voglia di tornare a sognare della piccola Azzurra che, dal canto suo, impar da quella esperienza che nella vita non bisogna mai arrendersi, che bisogna sempre credere in s stessi, che la vita non va n osservata, n disegnata, n sognata, ma soltanto vissuta, sempre.

Il fantasma del rimorso

A volte vorrei tanto avere anchio una vita normale pens tra s George mentre, seduto sul suo comodo sof di pelle, sorseggiava il suo whisky preferito. Era un giovane uomo di trentacinque anni, affascinante, disinvolto, atletico, relativamente simpatico, o almeno era questa la prima impressione che dava di s agli altri. A trentanni era diventato socio di una societ di informatica e il suo fatturato annuale raggiungeva i cento miliardi di dollari. Viveva in una splendida villa abbarbicata sul mare, aveva un maggiordomo tuttofare, Ambroise, schiere infinite di belle ragazze che gli ronzavano intorno come api, una quantit di contanti a sua disposizione, ma non si sentiva soddisfatto, sentiva che qualcosa gli mancava, qualcosa che nemmeno lui stesso sapeva precisare. Forse la possibilit di poter possedere tutto ci che voleva laveva ormai annoiato, forse era soltanto un viziato superficiale che non riusciva a godere della fortuna che la vita gli aveva donato o forse perch sapeva fin troppo bene che tutta quella ricchezza era in fondo inutile perch non gli aveva permesso di avere ci che maggiormente desiderava, lamore di Carol, la madre di sua figlia Kirsten. Alz gli occhi e incontr una cornice dorata poggiata sul tavolo di cristallo che conteneva la foto di una bella ragazza dellapparente et di quindici anni dai lunghi capelli neri e i ridenti occhi verdi. Era Kirsten, sua figlia, quella figlia che non vedeva ormai da pi di un anno, da quando aveva deciso di trasferirsi a Boston da sua madre. Non era mai stato un padre modello, aveva sempre trascurato sua figlia per i suoi affari salvo poi farsi perdonare con regali costosi, ma ora che lei se ne era andata sentiva dentro di s un vuoto lacerante che nessun oggetto di nuova tecnologia riusciva a colmare. Gli mancava lamore, laffetto, il calore umano, ecco di cosa aveva maggiormente bisogno. Un improvviso trillo distolse la sua mente dai suoi cupi pensieri. Era il suo cellulare. Lo tir fuori dalla tasca dei suoi pantaloni di raso e fiss il quadrante. Era un numero coperto. Pronto? disse con voce calma, ma stanca. Silenzio. Pronto? ripet di nuovo. Ancora silenzio. George cominciava a infastidirsi. Si pu sapere chi diavolo che si diverte? Ti avverto subito che non sono affatto in vena di scherzi disse con tono di voce questa volta irritato. Dallaltra parte ud un respiro, una sorta di rantolo soffocato. Ciao Georgeda quanto tempo George riconobbe una voce di ragazza. Ne rimase interdetto.

Chi parla? chiese con fare interrogativo Come, non riconosci pi la mia voce, George? Era la voce di una ragazza adolescente. Ma si pu sapere chi diavolo sei? Sei per caso unamica di mia figlia? Senti, io non ho voglia di scherzare, ho avuto una giornata piuttosto lunga e ora ho bisogno di rilassarmi un po, per cui ti prego di lasciarmi in pace e di andare a fare i tuoi giochetti con qualcun altro, chiaro? Oh, ma come siamo irascibili, oggi! Che cosa succede, il grande George Martin sceso dal suo piedistallo ed tornato tra i comuni mortali? disse sarcasticamente la voce. George si alz in piedi. Era visibilmente irritato. Stammi bene a sentire, stronzetta, non ti permetto di prendermi in giro cos, chiaro? Se non la smetti immediatamente, giuro che te la faccio pagare cara, ci siamo capiti? Che tristezzaeppure non mi ricordavo che fossi cos irascibile continu in tono sarcastico la voce. Cosa? Tu mi conosci? chiese George Oh si, io so molte cose su di te, so che vivi in una meravigliosa villa e che sei diventato un personaggio molto influente Come fai a sapere tutti i particolari della mia vita? chiese George Oh, io ti conosco molto bene, molto meglio di chiunque altro disse misteriosamente la voce. Senti disse George cercando di mantenere la calma io non so chi tu diavolo sia, molto probabilmente sei una persona con molti problemi e per questo mi dispiace sinceramente per te, ma vorrei tanto che tu adesso mi lasciassi in pace, ho altre cose ben pi importanti a cui pensare che stare qui a fare i giochetti con una ragazzina, quindi scusami ma ti devo salutareau revoir! Spense il cellulare. Mahcerto che ce n di gente strana a questo mondo disse tra s, fissando il quadrante del suo cellulare. Scosse la testa ed emise un lungo sospiro. Gett il cellulare sul divano e si avvicin al bar. Si vers un altro bicchiere di scotch, ripensando a quella strana conversazione. A mentre fredda, si rese conto che quella voce gli era stranamente familiareera convinto di averla gi ascoltata, e anche pi di una volta. Stava riflettendo su questo strano particolare quando, a un certo punto, le luci del suo appartamento si spensero definitivamente. E ora che diavolo succede disse George, cercando a tastoni linterruttore generale. Fu in quel momento che la ud. Una voce apparve allimprovviso, nel silenzio. Improvvisa, spettrale, penetrante. Signor George Hamilton, pregato di stare in silenzio, per favore

Chichi diavolo e? disse George, in preda al terrore. La voce continu. Sono la voce della tua coscienza Prima che George potesse replicare, la voce riprese a parlare. Voglio che la tua presunzione si scontri con il puro terrore La luce ritorn improvvisamente. George vide che si trovava nel suo soggiorno, ma lampia stanza era completamente capovolta. Poteva vedere il sontuoso lampadario a gocce vicino ai suoi piedi, la cristalliera rivolta verso lalto, lelegante tavolo di cristallo e il divano in pelle sul quale era seduto fino a poco fa entrambi ribaltati. Il giovane uomo era in preda al terrore. Cheche cosa sta succeden Non riusc a terminare la frase. Il pavimento sotto i suoi piedi inizi a tremolare. Sembrava linizio di un terremoto. Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaah! Url George con tutto il fiato che aveva in gola. Intorno a lui ogni cosa stava ondeggiando violentemente. In un attimo la sala si era improvvisamente e magicamente capovolta, facendo ritornare al proprio posto ogni oggetto. Tutto ritorn nelloscurit. Ma cosa sta succedendo? disse George, con la fronte imperlata di sudore Tutto questo non pu essere reale, deve essere sicuramente un incubo! Mi sono addormentato e ora sto sognando e presto mi sveglier, s, mi sveglier! Dinanzi a s, nelloscurit, cominciarono a formarsi delle strane apparizioni di luce. E ora cosa sono queste disse George, tremando di paura. Ti chiedi cosa siano? disse la voce Sono gli incubi che hanno perseguitato tutte le mie notti insonni e popolate da incubitutto questo grazie a te Cheche cosa stai dicendo? Si pu sapere chi sei e di che diavolo stai parlando? disse George, quasi sullorlo di una crisi di nervi. La voce non rispose. Le immagini ripresero a scorrere velocemente davanti agli occhi di George e questa volta erano corpi mutilati e sfigurati da gravi malattie e corpi di bambini nati deformi. Mamacosa significa tutto ci? chiese George, cercando disperatamente una soluzione e una via duscita a quellinferno. A un tratto un rumore insistente, simile a quello di un martello che picchiettava insistentemente su una lastra di marmo, attir la sua attenzione. George aguzz gli occhi. Davanti a s cera una

ragazza dellapparente et di quindici anni che stava lavorando alacremente con uno scalpello quella che a George sembr una lapide funeraria. Si avvicin pallido in volto alla fanciulla. La sua figura gli era stranamente familiare. Ehi, e tu chi sei? Cosa stai facendo qui? La ragazza non rispose, n si volt. Continu imperterrita a battere il suo martello sul marmo. Il corpo di George venne improvvisamente scosso da un forte brivido. Ma insomma! disse in preda allagitazione Sei sorda o cosa? La ragazza finalmente si volt. Appena la vide, George impallid. Scusami George, stavi dicendo? George riconobbe la sua voce, era la stessa che aveva sentito al telefono e fino a qualche istante fa. Mamatutusei Henriette! balbett George. Ah, allora ti ricordi ancora di me! disse la ragazza con un sorriso beffardo e pensare che sono gi trascorsi ventanni da quando frequentavamo la stessa scuolache periodo orribile quello, ricordi George? disse, rivolgendo il suo sguardo indagatore verso di lui No, tu non puoi ricordarlo, per te non stato cos orribileper me situtti mi prendevano in giro perch ero bruttacom che mi chiamavi tu? Ah, sBelfagor! Si avvicin ancor pi a lui, con i suoi capelli crespi e mal pettinati che le formavano una sorta di criniera malforme sulla testa e il suo viso devastato dallacne giovanile. George indietreggi, spaventato. No, non ti avvicinare! E Belfagor passava le notti a piangere continu la ragazza maledicendo con tutta s stessa il suo aspetto esteriore che le pesava addosso come un macigno, come una condannafinch un bel giorno non si stancata di tutto questo e ha finalmente capito qual era la cosa migliore da fare per lei Tocc le tempie di George con le sue piccole e ruvide mani. George url, ma fu un attimo. Lattimo dopo era nella piccola cucina della casa di periferia dove Henriette. Fu in quel momento che George vide tutto, vide la mano della ragazza che senza pi alcuna paura o indugio girava la manopola del gas, vide la sua paura, la sua rabbia, la sua disperazione, persino lora che segnava lorologio in quel suo ultimo giorno di vita: le dieci e dieci di sera. Morireforse non poi cos terribilelimportante lasciarsi andare Pensieri che attraversavano la mente della povera ragazza in quegli attimi e che ora stavano attraversando la mente di George. Sent il sistema anti-gas che scatt immediatamente. Lallarmelallarme del sistema anti-gasno, non lallarme questo, la vita che mi richiama a s, ma io non devo ascoltarla, non devo

Vide la ragazza prendere un martello e colpire ripetutamente limpianto fino a distruggerlo del tutto. La vide piangente, mentre si lasciava andare tra le braccia della morte. Ecco disse la ragazza Belfagor morta coscon gli occhi pieni di lacrime perch lei avrebbe tanto voluto vivere, ma non ce la faceva proprio in un mondo di mostricome te, George! disse, premendo forte le sue dita sulle meningi del giovane uomo. No! No! Lasciami! Lasciami! grid mentre cercava di divincolarsi da quella terribile presa Ioiomi dispiace Henrietteioionon volevo farti soffriredavveroti chiedo scusa balbett poi nel disperato tentativo di giustificare le sue riprovevoli azioni. Oh, mi dispiace per te, ma adesso troppo tardi per le scuse gli rispose acidamente Henriette Mamache sto dicendo? chiese a s stesso George, riprendendo per un momento di nuovo possesso della sua freddezza e razionalit Tututu sei morta! Tu non esisti! Io sto parlando con un fantasma! Si, vero, hai ragioneun fantasma fatto di odio, di rabbia, di disprezzo, di rancoretu mi hai creatoed per questo che sono venuta a prenderti! Mostr a George la lapidecera inscritta la sua data di nascita e di morte. Era quel giorno. Hai visto che bella lapide ti ho scolpito, George? Non mi merito nemmeno un bacio? No! Vattene! Vattene! disse George, riuscendo a liberarsi da quella presa mortale e allontanandosi di corsa da lei Vattene! E inutile, George! E inutile scappare! Non lo sai che i fantasmi possono inseguirti ovunque? disse in tono sarcastico la ragazza. George si dimenava nel buio, cercando disperatamente una via duscita Ma che cosa ti succede? Hai paura? Beh, forse fai bene ad averla, non ti aspetta nulla di buono dallaltra parte, sai George No! No! Noooooooooo! Un urlo. Un tonfo. Silenzio. Lo sapevo che eri un vigliacco in fondolho sempre saputo Il giorno seguente Kirsten, insieme a due poliziotti, si trovava nel cortile della loro lussuosa villa. La ragazza, in lacrime, osservava il corpo del padre che giaceva riverso sullasfalto. Suicidio stabil uno degli inquirenti Si gettato da quella finestra lass disse, rivolgendo lo sguardo verso la finestra illuminata al secondo piano. E la sua camera da letto disse la fanciulla con le lacrime che le scendevano copiose sulle gote. Sai se suo padre aveva delle preoccupazioni? Se cera qualcosa che lo tormentava? chiese luomo.

No, che io sappia no rispose la ragazza con sincerit mio padre era un tipo allegro, solare, socievole, un uomo caparbio, determinato, che ha sempre ottenuto dalla vita tutto ci che ha sempre voluto...potere, denaro, carrieranon gli mancava nulla Non sempre il potere e il denaro fanno la felicit di un uomo, signorina disse luomo Posso dirle che sembrava ossessionato da un evento che riguardava il suo passato, un evento accaduto tanti anni fa disse la ragazza, soppesando ogni sua parola nominava sempre una certa Herriette Non le ha mai parlato di questo fatto suo padre? chiese luomo. Nocome le ho detto mio padre non parlava mai di srispose la ragazza Ah, le famiglie di ogginon c pi comunicazione tra padri e figli pens tra s luomo, osservando quella bella ragazza dai fini lineamenti e dalleleganza innata. Signore uno degli agenti lo richiam alla realt noi qui abbiamo finitoora non c che da aspettare gli esiti dellautopsia Bene... disse lagente. Poi, rivolgendosi a Kirsten Se le viene in mente qualcosaltro, mi chiami la prego. Le diede un biglietto da visita con un nome e un numero di cellulare, poi si allontan da lei lasciando una leggera scia di dopobarba. Kirsten rimase l, ferma a fissare con gli occhi colmi di lacrime il punto dove suo padre era precipitato. Non riusciva a crederci, non poteva credercisuo padre non era tipo da suicidio A un tratto ud una risatina soffocata. Alz gli occhi verso la finestra della stanza di suo padre. Non vide nessuno. Vieni tesoro, dobbiamo andare le disse una giovane donna dai lunghi capelli ramati e i penetranti occhi verdi. Si, mamma. Le mise un braccio intorno alla schiena e si allontanarono cos, nel riflesso di un sole che stava appena sorgendo. Al secondo piano della villa, completamente immersa nel buio, una luce sillumin. E una figura solitaria apparve alla finestra.

Il risveglio 17 Novembre 3035. Un qualche luogo in una parte imprecisata sulla Terra. Un castello si ergeva maestoso sulla cima di una montagna. Il suo proprietario, il professor Scott, il pi grande scienziato in fatto di costruzioni di robot, trascorreva le sue intere giornate chiuso nel laboratorio del suo maniero.

Ben protetto da alte scogliere, circondato dallimmensit delloceano, lantica fortezza era praticamente inavvicinabile per chiunque. Il pianeta Terra era ormai vittima dellinquinamento e lunico sogno dei suoi abitanti era quello di salvaguardarlo ed per questo motivo che il professor Scott costru un tipo di macchine autonome, gli androidi, predisposti per la decontaminazione del pianeta. Gli androidi avevano sembianze umane e obbedivano ciecamente a ogni ordine del loro padrone. Landroide AK1 era, tra gli innumerevoli robot costruiti dal professore, quello che maggiormente somigliava fisicamente allessere umano ed era, inoltre, dotato di un cervello superiore rispetto agli altri automi, AK2, AK3 e AK4. Una notte di pioggia violenta, a causa di una forte scossa elettrica provocata da un fulmine, landroide AK1 si risvegli dal suo sonno, prendendo vita. Questo fu linizio di un incubo per il genere umano Un uomo dal volto coperto da una base metallica che lasciava intravvedere solo i suoi malinconici occhi azzurri era seduto al tavolo della sua cucina. Smise subito di leggere larticolo di giornale dal suo pannello elettronico, dopo di che emise un profondo sospiro. Pensava di aver superato il dolore, di aver cancellato per sempre i ricordi spiacevoli legati al suo passato, ma non era cos, erano bastate poche righe di un articolo di giornale a far riaffiorare lincubo nella sua mente. Seduto al tavolo della sua cucina, luomo ritorn indietro nel tempo, a quella lugubre notte di sessantanni prima Un lieve rumore di cocci e vetri infranti lo dest dal suo sonno ristoratore. Un ragazzo dallapparente et di ventanni, i lunghi capelli neri a incorniciare il suo viso dangelo e i magnetici occhi azzurri si alz a sedere sul letto. Si chiamava Michael Scott e suo padre era un famoso scienziato. Ma cosa succede? chiese con voce ancora assonnata. Il suo cane Gordon, un bellissimo esemplare di alano, appena ud i rumori inizi a ringhiare e ad abbaiare furiosamente. Buon Gordon, buono disse il ragazzo carezzandogli dolcemente il capo adesso vado di sotto a controllaretu stai qui, non muoverti per nessun motivo Si diresse di corsa verso lanticamera del castello dove trov suo padre e sua madre, visibilmente irritato il primo e impaurita la seconda. Mamma! Pap! Cosa successo? chiese con apprensione il ragazzo. Non lo sappiamo caro rispose con voce tremante la madre Il rumore proveniva dal laboratorio

Probabilmente i tuoni hanno spaventato Dixiemi sembra di aver sempre chiesto cortesemente che quel gatto non sia lasciato solo nel laboratorio disse, lanciando unocchiata di rimprovero a suo figlio. Nel frattempo Gordon giunse di corsa dalla stanza di Michael. Abbaiava ed era visibilmente agitato. Gordon! Gordon! Cosa ti succede? chiese Michael al cane che raspava violentemente contro la porta dellanticamera. Pap disse Michael, rivolgendosi allo scienziato qualcuno deve essere penetrato nel nostro laboratorio e non di certo Dixie Ma non possibile! esclam luomo Non c nessunaltro, oltre noi, in questo castello e nei dintorni! Un rumore di passi metallici si stava minacciosamente avvicinando alla porta dellanticamera. Gordon continuava a ringhiare furiosamente. Dun tratto, i passi si fermarono dietro la porta. Un violento colpo la fece scardinare del tutto. La signora Scott url. Mio Dio, landroide AK1! url spaventato il professor Scott Ma come possibile? Deve essere successo qualcosa, pap! disse in tono concitato Michael Non pu essersi messo in funzione da solo! Caro, ho tanta paura! url sua moglie Mamma, landroide obbedisce soltanto agli ordini delluomo, quindi non ci far alcun male! disse, abbracciandola teneramente Non temere, andr tutto bene E allora ordinategli di tornare subito nel laboratorio, vi prego! disse la donna con la voce rotta dal pianto. Era terrorizzata. Suo marito si avvicin al cyborg e, con tono perentorio, disse: Androide AK1, ti ordino immediatamente di tornare nel laboratorio! Presto, ubbidisci! Tu non hai nessun potere su di me rispose landroide e io non ubbidir pi a un tuo ordine Che cosa? disse sbalordito lo scienziato Luomo ha costruito queste macchine robot per servirsene come degli schiavi, ma finalmente ci siamo liberatiluomo da adesso sar il nostro nemicosaremo noi androidi a diventare i padroni del pianeta Terrastermineremo lintera razza umana! Tutto questo spaventoso! disse lo scienziato, cercando di proteggere la sua famiglia. Landroide si avvicin minaccioso ai tre che lo guardavano con occhi terrorizzati. Ho paura! url la moglie dello scienziato. Pap! url Michael. Tutto questo incredibile! disse il professore Come potuto accadere?

Gordon si avvent sullandroide, ma venne scaraventato con forza allaltro lato della stanza. Tu mi hai creato e il potere che mi hai dato mi servir per eliminare te e tutta la tua famiglia Il professor Scott spinse violentemente Michael da una partenon voleva che landroide si avvicinasse a lui. Il ragazzo, caduto a terra, afferr un bastone e lo scagli contro landroide. Il bastone scalf appena il suo petto metallico. Sentitosi preso di mira, il robot si avvicin minacciosamente a Michael, sferrandogli contro un pugno; il ragazzo riusc per a evitarlo. Michael, scappa! url suo padre, avviandosi di corsa verso la porta dingresso. Tutti e tre si allontanarono di corsa dal castello. Non avete scampo disse landroide ovunque voi andrete, io vi trover e vi frantumer con queste mie stesse mani! Lintero genere umano era caduto in un incubo. Tutte le unit della difesa Terra furono mobilitate, carrarmati, cannoni e portaerei vennero utilizzati contro gli androidi, ma senza alcun risultato. Non labbiamo neanche scalfito! disse uno dei soldati predisposti allattacco armato quel dannato mostro indistruttibile, comandante! Forza, non arrendetevi! Sparate, sparate! url il comandante, ma landroide AK1, grazie a un potente raggio laser inserito nella sua bocca, disintegr completamente tutti i carrarmati, polverizzando ogni soldato. Le sue risate malefiche risuonavano tra la polvere e loscurit. Umanoidi, guardate e ricordate: sar questo ci che il futuro riserver alla vostra inferiore razza! disse, ridendo di gusto e avviandosi lentamente verso il centro abitato. Il governo, vista la gravit della situazione, convoc durgenza unassemblea parlamentare. La sala era gremita; un brusio di voci aleggiava nellaria. Landroide costruito per servirci si ora rivoltato contro di noi, diventando un nostro nemico disse un senatore battendo un pugno sul tavolo. Le nostre armi purtroppo sono inefficaci! disse, prendendo la parola un altro senatore gli androidi costruiti per purificare la Terra la stanno distruggendo, cos come stanno annientando il genere umano! Sar la fine dellumanit! disse un altro senatore e la colpa di tutto questo di chi li ha progettati! Giusto! Tutto il parlamento insorse E lui il responsabile! E lui il nemico delluomo! E lui che deve pagare! Frasi minacciose queste che echeggiavano nella grande aula. Nel frattempo, gli androidi misero a ferro e fuoco le citt, ponendo fine a migliaia e migliaia di vite umane.

Il professor Scott e la sua famiglia furono accolti molto freddamente dallassemblea parlamentare perch ritenuto luomo responsabile di quello che stava accadendo. Il professore trascorreva ormai le sue giornate chiuse nel suo piccolo studio del centro nazionale di ricerche situato a pochi chilometri di distanza dal suo castello. Pap! Luomo sollev appena gli occhi al suono di quella voce cos calma e pacata. Sembrava invecchiato di ventanni. Sei tu, Michael? Cosa c? chiese con un filo di voce. Sei molto stanco, vero? chiese premurosamente suo figlio Non dormi da molte notti ormaiperch non vai a letto e non cerchi di riposarti un po? Il ragazzo si avvicin lentamente al padre che sedeva sconsolato su un elegante poltrona del suo studio. Luomo sospir profondamente. Ho costruito quegli androidi per ridare il benessere perduto allumanit, ma purtroppo ho fallito disse affranto lo scienziato Non obbediscono pi ai miei ordini e le armi delluomo, lo so bene, sono inefficaci Non colpa tua, pap disse Michael cercando di consolarlo. Lo so, figlio mio, ma ne pagher lo stesso le conseguenzesono sicuro che AK1 mi uccider per primo, perch sa benissimo che sono in grado di costruire un androide pi potente in grado di fronteggiarlo No, pap, non riuscir a ucciderti! Non far in tempo perch costruiremo subito questo nuovo androide insieme! disse concitato Michael Temo sia impossibile, figlio miopurtroppo le tecniche scientifiche che ho adottato per costruire gli androidi sono ormai obsoletidovremmo sperimentarne altre, completamente diverse e sperare che funzionino disse con tono di voce malinconico lo scienziato Io sono qui pap, pronto ad aiutarti! Vedrai che insieme riusciremo a costruirlo questo robot! Luomo si alz dalla sua poltrona e inizi a camminare su e gi per la stanza, pensieroso. Poi, dun tratto, si ferm e guard negli occhi suo figlio. Daccordomettiamoci al lavoro Una leggiadra fanciulla dai lunghi capelli biondi pedalava felice e serena sulla sua bicicletta bianca. Il suo viso dolce e la sua candida pelle baciata dai raggi del sole la rendevano ancor pi una visione celestiale agli occhi di chi la vedeva passare. Quellidillio venne brutalmente spezzato dallo scoppio di una bomba .Tutte le persone attorno scapparono in preda al terrore. La fanciulla venne scaraventata violentemente a terra. Tutto intorno a lei era in preda alle fiamme. Gli androidi avevano preso possesso della citt. I robot disse la fanciulla, alzandosi dolentemente da terra si stanno dirigendo verso il centro nazionale di ricerche! Devo subito avvertire Michael!

Recuper la bicicletta da terra, ma un robot le si par davanti. La ragazza scapp, ma landroide la insegu, cercando di colpirla con i suoi pugni. La fanciulla continu a scappare fino a che non si ritrov in un vicolo oscuro, senza alcuna via duscita. La ragazza si sent braccata, ormai preda delle terribili spire del feroce androide, ma un aiuto inaspettato giunse in suo soccorso: era il cane di Michael, Gordon. Il possente animale riusc, con non poca fatica, a mettere fuori uso i fili elettrici del robot, ma purtroppo venne colpito a morte da uno dei pugni dellandroide. Oh, no, Gordon! url la ragazza. Poi vide landroide esplodere in mille pezzi. Gordon! Gordon! grid la fanciulla tra le lacrime, sollevando da terra il corpo esanime dellanimale e stringendolo dolcemente tra le braccia Oh Gordon! Gordon! Gordon! Perch, perch! Poche ore dopo il corpo del povero cane giaceva in una bara di cristallo. La ragazza, il suo padrone, Michael e i suoi genitori, il professor Scott e sua moglie lo guardavano con occhi colmi di lacrime e di rabbia. Oh, Gordon! disse tra le lacrime la fanciulla E morto per salvarmi dagli androidi! E morto per salvare la mia vita! Sally, ti prego, non piangere! disse con voce rassicurante la signora Scott Su, coraggio, non disperarti! Non stata colpa tua! Vieni, andiamo di l! disse, conducendola fuori dalla stanza. Ti vendicher Gordon disse Michael stringendo forte i pugni Te lo prometto! Michael disse suo padre porta immediatamente il corpo di Gordon in laboratorio Perch pap, che cosa vuoi fare? chiese con tono di voce perplesso il ragazzo. F come ti dico rispose laconico luomo, allontanandosi dalla stanza. Il ragazzo ubbid al volere del padre. Dopo otto ore, il professore lo richiam. Vieni, Michaelho qualcosa da mostrarti Michael entr con espressione curiosa nella stanza; davanti a s, in mezzo alla stanza, cera un cane robot. Mamaquello Quello Gordon rispose con calma il professore Lho fatto rivivere in un cane robot Comecome possibile? Come ci sei riuscito? Ho impiantato nel robot un cervello elettronico nel quale sono registrate tutte le funzioni del povero Gordonil cane-robot Gordon si comporter come quando era un essere vivente, ma avr poteri di cui sono dotati soltanto i robot

Gordon mormor Michael, guardando con tristezza gli occhi freddi e senzanima del canerobot. So cosa stai pensando disse suo padre tutto ci ti sembrer mostruoso, ma Pap lo interruppe il ragazzo Potresti farlo anche su di me? Suo padre impallid. Cosa? Spero proprio che tu non stia parlando sul serio! Sei riuscito a trasformare Gordon in un cane-robot, quindi se trasformerai un essere umano in un robot, questi sar dotato, oltre che di una forza superiore, anche di intelligenza e razionalit disse Michael, guardando negli occhi suo padre con aria di sfida. Mama cosa stai cercando di dirmi? chiese suo padre terrorizzatoaveva gi capito le intenzioni di suo figlio. Se trasformassimo un essere umano in un robot, questi unirebbe lintelligenza e la razionalit dellessere umano con la forza superiore del robotne verrebbe fuori un essere invincibile, in grado di distruggere qualsiasi androide! Smettila Michael, smettila! disse suo padre mettendosi le mani nei capelli Pensaci pap! Questa lunica soluzione che abbiamo per difendere il nostro pianeta dallinvasione degli androidi! Ma non ti rendi conto che se ti trasformer in androide, non riuscir pi a trasformarti in un essere umano? No, non lo far mai, non sacrificher mai la vita di mio figlio! Tu non puoi chiedermi questo! Ma lunico modo che abbiamo per sconfiggere quei robot! Pap, ti prego, fai di me un androide! E la nostra unica possibilit di salvezza! No, Michael disse suo padre tra le lacrime Non posso accettare il tuo sacrificio E allora dimmi in quale altro modo possiamo sconfiggere questi androidi! Ti prego pap, in gioco lintera salvezza dellumanit! E non pensi a tua madre? Non pensi al dolore che le daresti? Tu sei il suo unico figlio disse suo padre E odierebbe per sempre anche me che ho accettato questo terribile compromesso. Mi dispiace pap ma non abbiamo altra scelta disse Michael. Ma dopo non sarai pi un essere umano, te ne rendi conto? Si, me ne rendo contoma il mio cuore rimarr per sempre dentro di me disse Michael, sfiorandosi con la mano sinistra il petto allaltezza del cuore.

Oh, ragazzo mio! disse suo padre, scoppiando in lacrime e abbracciando teneramente suo figlio. Oh Michael! E questo il prezzo che devo pagare per i miei errori? Il prezzo che devo pagare per aver voluto ergermi a Dio? No, non posso farlo, non posso! Oh pap, papmi dispiacema non abbiamo altra scelta in gioco il futuro dellumanitti prego, fa di me un essere superiore lunico modo per salvarci disse il ragazzo, ricambiando labbraccio del padre, mentre unaltra notte senza stelle aveva gi ammantato con il suo manto di tenebra lintera citt. Lalba del giorno seguente il professor Scott, sua moglie e Michael erano nel laboratorio .Il ragazzo era stato chiuso da suo padre, completamente nudo, in una capsula di vetro. Sei pronto, figlio mio? chiese suo padre Si, pap, sono pronto rispose. Il professore azion un tasto e la macchina si mise in funzione. Michael venne investito in un istante da una scarica elettromagnetica. A poco a poco il suo corpo si trasform. Mentre le forze armate si avvicinavano minacciosamente al centro nazionale di ricerche, Michael Scott veniva trasformato da suo padre, lo scienziato William Scott, in un androide. Ci sono riuscito! disse alla fine suo padre. Un umanoide dal corpo robotico e con il volto umano di suo figlio apparve dalloscurit. Michael! url sua madre. Il ragazzo apr gli occhi e accenn un lieve sorriso. E vivo! E vivo! grid sua madre, abbracciando forte suo marito. Il ragazzo osserv a lungo il suo nuovo corpo robotico. Ora che sei diventato un androide, hai il compito di salvare la Terra dalloccupazione degli androidiil tuo nome non sar pi Michael Scott, ma Cleverobot Cleverobot? chiese il ragazzo Si, figlio mioora vai, il destino dellintera umanit nelle tue manivai, che la fortuna ti assistaaddio disse suo padre, salutando per lultima volta il suo unico figlio. Nello stesso istante, lesercito degli androidi si era radunato davanti alla porta del centro di ricerche. E inutile che ti nasconda professore, noi ti troveremo Uno degli androidi, con un getto di fuoco sputato dalla sua bocca, riusc a incenerire la granitica porta, ma qualcosa ferm il suo getto: era Cleverobot. Distruggete immediatamente quellumanoide! diede ordine ai suoi AK1. Gli androidi si misero in assetto di guerra, colpendo e immobilizzando Cleverobot con delle enormi ventose, ma lumanoide, con la sola forza di un braccio, riusc a liberarsi e a distruggere con le sue potenti armi buona parte dei suoi nemici.

Distruggetelo! Distruggetelo! Gli androidi rimasti scagliarono dei missili che, seppur velocissimi, non poterono nulla contro la celerit dellumanoide. Landroide AK1 riusc a penetrare nel centro e a prendere in ostaggio i genitori di Michael. Mamma! Pap! url il ragazzo Non preoccuparti per noi, Michael! Combatti per te stesso, combatti chi vuole usurpare la libert del nostro pianeta, anche se questo richieder un sacrificio estremo da parte tua! La libert ripet Michael Si, figlio mio, la libert il bene pi prezioso che lessere umano possiedala libert dellanima, di vivere, di amare, di respiraresenza libert luomo perduto, non ha ragione di esistere Landroide AK1 lanci fuori dalla sua bocca alcuni missili ma Cleverobot, con prontezza di riflessi, riusc a evitarli e ad afferrare landroide per la testa. I suoi pugni stavano per stritolarla. Ah, allora vedo che fai sul serio! Bene, me ne compiaccio! Missili, fuori! Una scarica di missili ad alto raggio si abbatterono sullumanoide, distruggendogli le gambe. E inutile, non riuscirai a fermarmie se anche ci riuscissi, ormai non puoi fermare ci che gi stato stabilitoil genere umano sta per soccombere No, non lo permetter, non ti permetter di distruggere il genere umano, non premetter a esseri come te di governare questo pianeta, di far passare il resto della vita ai pochi superstiti con il tormento di veder soffrire coloro che li circondano, coloro che li amano disse, lanciando uno sguardo ai suoi genitori che osservavano in lacrime la drammatica scena. Unaltra scarica di missili distrusse le braccia dellumanoide. Guarda professor Scott, guarda la fine ingloriosa del tuo potente robot! Si sta letteralmente disintegrandodisse landroide con una risata maligna Vuoi davvero far morire tuo figlio in un modo cos stupido ?Questo ti render sicuramente fiero di te stesso, non vero? No, fermati! url il professor Scott E me che vuoi! Uccidi me! Uccidi colui che ti ha condannato a una vita di schiavit, colui che ti ha condannato per sempre allinfelicit! Siamo io e la mia ambizione gli unici colpevoli di tutto questo! Colpisci me, uccidi me! No, pap, no! grid disperato Michael. Michael, ti prego! url suo madre Ti prego, mettiti in salvo! Nononocosa posso fare? disse, con le lacrime agli occhi il ragazzo Cosa posso fare? disse, in unultima invocazione. Il suo corpo di robot sembr udire il suo richiamoin un attimo, cominci a emanare una luce rossastra proprio allaltezza del cuore. Guarda, William! grid sua moglie

Cheche cosa sta succedendole fece eco suo marito, ma non riusc a proseguire oltre, la luce rossastra del umanoide da lui creato raggiunse il suo massimo splendore. Fu un attimolesplosione arriv violenta e impetuosa e spazz via tutto intorno a s, tingendo di un colore vermiglio il cielo. Fu un istante. Un lungo e interminabile istante. Poi, tutto ridivenne sereno. Il professor Scott e sua moglie si sollevarono in piedi dopo il terribile boato, guardando con occhi sgomenti limmensa nuvola di fumo acre che si sollevava da terra. Landroide AK1 era scomparso, completamente disintegrato dalla forza di Michael, cos come gli altri androidi superstiti. Michael! url sua madre Michael! url suo padre In terra, in mezzo a un nugolo di polvere, giaceva esanime il giovane Michael. Il suo corpo robotico era completamente distrutto, ma il suo cuore pulsava ancora. MICHAEL! url disperata sua madre, uscendo dallistituto ed entrando in quellinferno di fuoco e di fiamme. Raggiunse il ragazzo e lo sollev delicatamente tra le braccia. Il suo viso era coperto di bruciature di ferite varie. MichaelMichaelrispondimi, ti prego lo implor con gli occhi colmi di lacrime la donna. Il ragazzo non diede alcun segno di risposta. Oh Michaelti prego, non morire! Non lasciarmi sola! disse, tenendogli delicatamente il capo appoggiato sul seno e bagnandogli il viso con calde lacrime. Una lacrima cadde sul suo cuore pulsante. In quellistante, il ragazzo socchiuse lentamente gli occhi. Mamma disse, con voce bassa Michael! Sei vivo! Sei vivo! disse la donna abbracciandolo stretto. Dov landroide? chiese con voce stanca E scomparso Michael, la tua forza di volont lha sconfittoora il pianeta Terra di nuovo in pace Michael sorrise debolmente, poi si abbandon finalmente alla stanchezza tra le braccia di sua madre. Lincubo era finito, lalba di un nuovo giorno stava sorgendo, portando via con s per sempre le ombre del passato. Luomo si asciug le lacrime che copiose scorrevano sul suo viso. Rimasto ormai solo nella sua stanza, inizi lentamente a spogliarsi. Si tolse la camicia di seta, i pantaloni di velluto blu scuro e la giacca della stessa stoffa e colore, rivelando un corpo metallico nel quale batteva un cuore umano. Si sdrai sul letto; nonostante la stanchezza, aveva ancora la mente rivolta a quella lunga battaglia, ai suoi genitori ormai scomparsi da anni, al suo sacrificio, al suo rinunciare per sempre alla vita.

Immerso nei suoi pensieri, prese tra le sue dita metalliche un ciondolo che le regal sua madre il giorno del suo settimo compleanno e, come per incanto, sent che riusciva a percepirne la consistenza nonostante le sue dita fossero fatte di metallo e quindi completamente insensibili al tatto. Affiorarono alla sua bocca le parole di una vecchia filastrocca che sua madre gli cantava da bambino: Il principe guerriero ora qua Non va pi via, i suoi dolci occhi mi osservano, e come un gatto si posano sornioni su di me. Il principe ora qua, il suo respiro mi giunge come un flebile soffio di vento, che da me viene cullato come un bambino. Il principe guerriero ora qua, e sempre accanto a me rester Lumanoide chiuse gli occhi. Rivide il sorriso di sua madre. La sua dolce voce che lo chiamava. Sorrise, unultima volta. Poi il suo vecchio cuore si ferm, per sempre. Cleverobot non esisteva pi. Cera solo Michael Scott.

La dama dello specchio

In un lontano villaggio, abbarbicato sulle cime di una montagna, cera un antico castello, dimora di una nobile e vetusta famiglia che non esisteva pi. Al suo interno una giovane e leggiadra fanciulla dai lunghi capelli color oro e dai malinconici occhi castani se ne stava seduta davanti a una delle tante finestre che si affacciavano su un rigoglioso prato, vicino al quale scorreva un placido fiume. Da lontano, oltre i monti, poteva osservare la bellezza della citt di Arc. La fanciulla, il cui nome era Evelina, contemplava quel luogo come fosse un miraggio...guardava con ammirazione quelle vie, il pulsare della vita che proliferava in esse, la bellezza delle loro case, la solarit che emanavano. Fece un lungo sospiro e una lacrima scese a bagnare il suo pallido viso come il posarsi di una dolce goccia di rugiada su una tenera fogliolina.

Gir il pallido volt dalla parte opposta e il suo sguardo incontr il grande specchio che si ergeva maestoso dal pavimento della sua stanza fino alla soffitta. La fanciulla osserv a lungo il suo volto nello specchio e, come ogni giorno, ne ebbe penala sua vita era infelice, la sua famiglia non cera pi e lei era costretta da anni a vivere segregata in quellantico maniero a causa di un incantesimo. Fuori cera il sole, cera la vita, ma a lei non era permesso prenderli, a lei non era permesso vivere. Prov una morsa al cuore e una profonda pena verso s stessa. Calde lacrime solcarono il suo volto, senza che lei potesse far nulla per fermarle. Si alz dalla sedia che poneva ogni giorno davanti alla finestra, prese il suo lavoro a maglia e si mise a cucire, come faceva sempre, solitaria davanti alla finestra. I giorni scorrevano uguali, le ore sembravano non passare maiEvelina attendeva ogni giorno con ansia il calare del sole, a dimostranza di un altro giorno che volgeva finalmente al termine. La notte, con la sua oscurit, le portava tristezza ma allo stesso tempo conforto, le permetteva di potersi immergere in un universo tutto suo. Il sole sorse come ogni giorno, i suoi caldi raggi illuminavano gi la sua stanza. Evelina, al tepore di quei raggi che le accarezzavano delicatamente il pallido viso, si dest. Un altro giorno sta per nascere, un altro giorno fatto per me solo di tristezza e di solitudine Si alz e and subito, come faceva ogni mattina appena sveglia, ad aprire la finestra che si affacciava sul rigoglioso pratonon sapeva ancora che quel giorno sarebbe stato per lei indimenticabile Evelina si affacci come suo solito e, inaspettatamente, vide una cosa che la fece rimanere di stucco: sul prato, proprio sotto la sua finestra, cera un giovane cavaliere. Stava facendo rifiatare il suo cavallo, stanco del lungo peregrinare. Lelegante animale dal lungo manto color rossiccio se ne stava nei pressi del fiume, placando la sua sete con lacqua fresca e pulita del fiume e la sua fame con la tenera erba del prato. Evelina volse lo sguardo verso il cavaliere; rimase letteralmente colpita ed estasiata dalla bellezza di quel ragazzo, dalla sua armatura che scintillava come un autentico tesoro sotto i caldi raggi del sole, dalla sua prestanza fisica, dai suoi lunghi capelli neri che spuntavano fuori dal suo elmo. E sicuramente un forestiero disse tra s la fanciulla i suoi vessilli non appartengono alla contrada del nostro villaggio constat poco dopo. Il cavaliere era di spalle e non poteva accorgersi dello sguardo estasiato della fanciullaera la prima volta in vita sua che si trovava cos vicino a un uomo e la cosa la intimid molto. Evelina prov a sporgersi dalla finestra e ad attirare lattenzione di quelluomo, ma una forza misteriosa la prevaric e la spinse lontana da quella finestra.

Era una forza soprannaturale, potente quanto una scarica di un tuono che aveva la forza di paralizzarla. Evelina venne scaraventata dallaltra parte della stanza, contro lo specchio. Il rumore fu talmente forte da attirare anche la curiosit del cavaliere che alz il viso e si guard stranamente incontro. Not solo allora la finestra aperta del castellosi avvicin cautamente, sicuro che il rumore che aveva sentito poco fa proveniva proprio da l. Ehi, c qualcuno lass? Ho sentito un enorme frastuono provenire da lstate bene? Evelina ascolt estasiata quella vocele sue parole avevano alle sue orecchie il suono di una dolce melodia. Cerc disperatamente di proferire parola, ma ogni suo tentativo era vanoper quanti sforzi facesse, la voce non voleva saperne di uscire dalla sua gola. Inizi a piangere disperatamente. Chi che piange in modo cos disperato? A chi appartiene questa disperato lamento? chiese con apprensione il cavaliere Vi prego, ditemi il vostro nome Madama! Mi chiamo Evelina, dama di Arc avrebbe voluto rispondere la fanciulla, ma nessun suono usciva dalla sua bocca. Perch piangete? Perch non vi affacciate? Perch non palesate il vostro volto? chiese il cavaliere Non posso, non mi permesso di guardarvi! url disperata dentro di s la ragazza, ma ci che ne usc fuori fu solo un lungo lamento. Ma come possibile che accada tutto ci? Siete per caso un fantasma? grid il cavaliere Vi prego, ora lasciatemi in pace, andatevene! url dentro di s la fanciulla, singhiozzando ancor pi disperatamente e scappando di corsa da quella stanza. Il cavaliere rimase l, muto e attonito, in attesa di sentire di nuovo quella voce, quel pianto cos disperato. Non udendo pi nulla, fece un solenne giuramento. Madama, io non so chi sia e da dove provenga la sua voce, ma le prometto che la liberer dalla sua prigione, costi quel che costi! E un giuramento solenne quello che faccio a Vostra Signoria! e si mise in groppa al suo destriero, allontanandosi di corsa verso il villaggio. Evelina ritorn poco tempo dopo nella sua stanza; sin avvicin cautamente alla finestra e vedendo davanti a s di nuovo la desolazione, scoppi in lacrime. In quel momento una voce giunse dal nulla. Che fai, ti metti di nuovo a piangere adesso? Evelina alz lo sguardo e vide la sua immagine riflessa nello specchio . Non era lei, aveva le sue fattezze, ma non era lei. Il suo volto era pi arcigno, il suo modo di parlare pi sprezzante, la sua voce pi dura.

Chichi sei tu? chiese Evelina in preda al terrore Ti sei innamorata del bel cavaliere forestiero, vero? chiese con sarcasmo la sua immagine allo specchio Evelina guard quella figura con aria attonita e spaventata. Chichi sei tu? chiese con una punta di terrore nella voce. Come chi sono? Non mi vedi? Sono laltra te disse con tono di voce malizioso Laltra me? chiese Evelina Gi e sono stanca di stare chiusa qui dentro mentre tu vivi la mia vitama molto presto le cose cambieranno e con uno sfolgorio e unaccecante luce limmagine usc fuori dallo specchio. Evelina riapr gli occhi dopo averli chiusi dinanzi a quella luce improvvisa e rimase stupita da ci che si trov davantila sua immagine era l, a pochi passi da lei e la stava osservando attentamente. Era pressoch identica a lei, aveva le sue stesse sembianze, ma non era lei, lespressione del suo volto era pi dura, il suo modo di incedere pi sicuro e determinato, il suo tono di voce pi sprezzanteera il suo opposto, esattamente il suo opposto. Evelina ne rimase profondamente colpita e intimorita allo stesso tempo. Indietreggi al cospetto di quella strana creatura. Lei le si avvicin con passo fermo e deciso. Vedi, mia cara Evelina, sei una buona a nulla, non sai cosa sia la vita, te ne stai sempre chiusa qui dentro, bloccata dalle tue paure Conosco benissimo il mio dramma, non c bisogno che tu me lo rinfacci in questo modo disse Evelina scoppiando in singhiozzi. Ecco quello che sai fare, solo ed esclusivamente piangere e lagnarti! Mentre la vita e il tempo ti scorrono veloci accanto, tu te ne stai qui rintanata, senza fare nulla per tirartene fuori! Ma io non ci riescosai che non ne ho il coraggio disse Evelina con voce lamentosa Non ne hai il coraggio! ripet in tono beffardo limmagine dello specchio lo trover io per te il coraggio, non ti preoccupare! e con un incantesimo imprigion Evelina nello specchio. La fanciulla non credette ai suoi occhiora si trovava prigioniera nello specchio. Ora la tua vita mia, sar io a impossessarmene disse con una risata sarcastica Ti prego, fammi uscire di qui! url Evelina battendo i palmi delle mani conto il vetro, ma laltra s stessa la guardava in modo beffardo. Mi dispiace per te ma hai sprecato la tua occasione per vivereora quelloccasione spetta di diritto a me e dopo aver detto questo si allontan dalla stanza, lasciando solo Evelina nella sua disperazione.

Il cavaliere si diresse di gran passo al villaggio. Si ferm in una locanda e chiese del vino. Loste, vedendolo cos turbato, decise di rivolgergli la parola. Che cosa le succede messere? Credo di aver udito la voce di un fantasma disse meditabondo il cavaliere La voce di un fantasma? ripet loste Ma i fantasmi non sincontrano di solito di notte e negli incubi? Il cavaliere scosse la testa. Lei come la definirebbe una voce di donna apparsa dal nulla e scomparsa allo stesso modo? chiese al buono uomo che gli stava porgendo dellaltro vino. Ha sentito una voce di donna? E dove se non sono indiscreto? chiese loste Sulla pianura, vicino al ruscello rispose il cavaliere proprio dietro il villaggiola voce proveniva da un castello e sembrava il lamento di una donna disperata Non star mica parlando della voce del castello di Arc? chiese luomo. Il cavaliere lo guard incuriosito Il castello di Arc? Si, il castello di Arc disse luomo Mi sembra di capire che lei sia un forestiero e che non conosce n il castello n le dicerie sul suo conto No, non ne so nulla rispose luomo Lei potrebbe aiutarmi a sciogliere questo enigma? chiese alloste. Luomo, sentitosi per un attimo inorgoglito da tale interesse da parte del giovane, prosegu il suo racconto. Il castello di Arc uno dei pi imponenti del nostro villaggio. Appartiene a unantica famiglia di nobili, gli Shalot, che morirono diversi anni fa per cause misteriose e non ancora accertate Il cavaliere sospir. Dunque quella che ho sentito deve essere sicuramente la voce di un fantasma Si dice perfino che vi sia una maledizione che aleggia su di esso Una maledizione? chiese il cavaliere Si, proprio cos rispose loste La famiglia proprietaria di quel castello, non si sa come, spar misteriosamente in una notte di luna piena e da allora, in prossimit di quel maniero, si ode una voce di donna che chiede disperatamente aiuto Il cavaliere rimase profondamente turbato al suono di quelle parole. Chiss cosa si nasconde dietro la loro scomparsasicuramente qualcosa di terribile disse meditabondo il giovane uomo.

In quel preciso istante la porta della locanda si apr e la bellissima figura di una donna apparve sulla soglia. Era bellissima, aveva lunghi capelli biondi, magnetici occhi castani e uneleganza e una raffinatezza nellincedere che colpirono al primo sguardo il cavaliere. La donna si guard attorno, come se fosse alla ricerca di qualcosa, ma poi si sedette accanto al cavaliere e loste la guard con attenzione e ammirazione. Non mi sembra di averla mai vista da queste parti disse luomo una forestiera anche lei? No, io vivo in questo villaggio da tempo immemore disse facendo degli strani ammiccamenti allindirizzo del giovane cavaliere Mi sembra strano, io conosco tutti gli abitanti del villaggio, non avrei mai potuto dimenticare un viso bello come il suo La donna fece di nuovo uno strano ammiccamento al giovane cavaliere. Ho trascorso molti mesi lontana dal villaggio, per questo non si ricorda di me Sar come dice lei, Madamaposso sapere a quale casata appartiene? La donna sembrava essere stata colta in flagrante. Non sapeva cosa rispondere. Oh, a unantica famiglia italiana, i Malaspina Malaspina? Mai sentiti nominare disse luomo con curiosit di dove sono originari? Quante domande fai, dannato seccatore pens fra s la figura dello specchio Sono originari del centro-nord Italia, Messere rispose con tono di voce flautato la donna, sperando che quel seccatore la smettesse con le sue domande inutili. Il cavaliere, dopo averla osservata a lungo, le rivolse finalmente la parola. Lei conosceva questa famiglia che abitava nel castello di Arc? La donna impallid per un istante, poi si riprese quasi subito. Non personalmente, ne ho sentito soltanto parlare rispose cordialmente la donna stupide dicerie disse quasi in fretta, nel tentativo di cambiare argomento. Quali stupide dicerie? chiese luomo con maggior curiosit Oh, riguardo la giovane figlia del conte Malaspina disse quasi di malavoglia la donna La giovane figlia? chiese luomo con ancor maggiore curiosit Avevano una giovane figlia? La dama fiss a lungo quel volto appassionato Quella piccola sciocca ha fatto breccia nel cuore del bel cavaliere disse tra s mentre lo osservava attentamente proprio vero, le fortune capitano sempre a chi non se le merita Poi, rivolta al cavaliere Si, avevano una figlia, una giovane donna sui venticinque anni Gli occhi del cavaliere si illuminarono. La prego, mi parli di leiche cosa le accaduto?

Oh, ma io non lo soconosco solo alcune dicerie su di lei disse cercando di cambiare discorso Ho sentito parlare di una voce che molti hanno udito nei pressi del castello Una voce? il cavaliere la interruppe Chi ha udito quella voce? chiese con ansia La donna impallid allistante Beh, una cosa che, a quanto pare, accade a tutti disse con una risata quasi isterica; sia il cavaliere che loste la guardarono in modo alquanto curioso. Ieri, al mio ritorno disse la donna cercando di togliersi dimbarazzo Mi sono fermata a riposare in una locanda non poco lontana da qui e loste mi ha raccontato la stessa storia, di come molti suoi clienti siano rimasti sconvolti dal suono di quella misteriosa e incantevole voce Devo assolutamente risolvere questo arcano! disse il cavaliere alzandosi allimprovviso dal tavolo e uscendo quasi di corsa dalla locanda. La dama dello specchio lo segu, nel disperato tentativo di fermarlo. Dove state andando, messere! grid la donna allindirizzo delluomo che si stava gi allontanando in groppa al suo destriero. Al castello di Arc! rispose di rimando luomo. La dama dello specchio era furiosa. Dannazione! disse battendo il piede sinistro in terra per la rabbia Se quello sciocco entra nel castello, trover nello specchio limmagine riflessa di Evelina e scoprir cos tutto! Devo assolutamente fare in modo di fermarlo! e cos dicendo mont sul suo cavallo bianco e si allontan di corsa verso il castello. Il cavaliere giunse al maniero quando ormai il sole stava per tramontare. I raggi color arancio stavano gi dipingendo le alte torri della fortezza. Tutto intorno era silenzio. Le cicale emanavano il loro lieve e stridulo suono, il ruscello scorreva lento tra le sue rive erbose, gli uccelli si libravano alti nel cielo su un invisibile filo di vento. Non cera nessuno, nemmeno la parvenza di un essere vivente. Il cavaliere discese dal suo cavallo, osserv il maestoso portone in legno che si innalzava davanti ai suoi occhi ed entr nei meandri oscuri del castello. Non cera nessuno nel castello, cos come si era immaginato, nessuno tranne s stesso. Vag inquieto tra i lunghi corridoi di quel maniero, ammir i dipinti appesi alle partei, sal scale su scale, fino a ritrovarsi in una stanza. Era una stanza molto ampia, con un grande letto a baldacchino, una finestra sul lato destro che filtrava la luce del sole, dei meravigliosi arazzi alle pareti e, in fondo alla stanza, sulla sinistra, si ergeva un immenso specchio. Il cavaliere si avvicin lentamente a quello specchio; stava quasi per vedere la sua superficie riflettente, ma una voce lo blocc allimprovviso. La voce proveniva dalle sue spalle; si volt e si trov davanti la dama della locanda. Era tutta spettinata e rossa in volto, come se avesse corso per un lungo tratto di strada.

Che cosa fate voi qui? chiese ilo cavaliere colto di sorpresa. Ero preoccupata per voi disse la donna sapevo che sareste venuto qui disse avvicinandosi sinuosamente alluomo questo castello ha la fama di essere maledetto e allora ho deciso di raggiungervi, casomai aveste bisogno di aiuto disse in tono di voce suadente la donna. Non ho affatto bisogno del vostro aiuto disse luomo, allontanandosi dalla donna e avvicinandosi pericolosamente allo specchio. Lo so che non avete bisogno di aiuto disse la donna, frapponendosi tra ilo cavaliere e lo specchio so che siete un uomo coraggioso, che non temete alcun pericolo disse toccandogli il petto con tocco di mano malizioso ma anche luomo pi forte ha bisogno dellamore disse in tono suadente la dama, fissandolo negli occhi cono sguardo enigmatico. Luomo la fiss a sua volta; rimase molto sorpreso dallaudacia di quella misteriosa donnamai aveva conosciuto ragazza pi intrigante, sensuale e deliziosamente sfrontata di lei. Sentiva che le sue difese stavano pian piano cedendo. Io credo che lei si sia fatta unidea sbagliata sul mio conto disse luomo mentre la donna iniziava ad accarezzarlo in modo molto sensuale. Mi dispiace, ma penso che non sia una buona idea disse poi, cercando di respingere le avances della donna, senza per riuscirvi del tutto. Tutto questo potrebbe rivelarsi in futuro un errore, n consapevole? disse luomo, ormai in balia di quelle sensuali carezze Io non credo disse la donna, afferrandolo per i capelli e baciandolo appassionatamente sulle labbra. E cos accadde. Il giovane cavaliere cedette alle lusinghe dellavvenente dama dello specchio. Evelina, dallo specchio, fu costretta a osservare a lungo i due che, nel suo talamo, si scambiavano effusioni e si lasciavano andare a passionali amplessi. Pianse lacrime amare Evelinaquella donna, la sua Nemesi, le aveva tolto tutto, anche il suo ultimo desiderio, quello di conoscere lamore. A un tratto la fanciulla, piena di rabbia e disperazione per la sua terribile sorte, grid con tutto il fiato che aveva in gola. Lintensit del suo grido erta talmente forte che lo specchio in cui era stata imprigionata sinfranse e lei pot finalmente uscire da quella prigione di vetro. Il cavaliere, a quella vista, si stacc dalle braccia della donna e osserv Evelina. Lei lo guardava con occhi tristi, colmi di lacrime. Chichi siete voi? chiese luomo; poi guard la dama che giaceva accanto a lui. Mama voi due siete identiche! disse guardandole di nuovo Due gocce dacqua!

La dama cerc di calmarlo. Caro, lascia che ti spieghi ma lui lallontan con un gesto perentorio. Si avvicin a Evelina, ma lei si scost. Non mi toccateoggi voi mi avete uccisa, avete ucciso la mia anima Il cavaliere cerc di avvicinarsi a lei di nuovo, ma Evelina si scost di nuovo, allontanandosi di corsa dalla sua stanza. Correva per i meandri dellantico maniero, a perdifiato, con le lacrime che le rigavano il volto. Sentiva dietro di s le grida del cavaliere che la rincorreva, ma lei non si ferm, continu a correre, fino a che non si ritrov fuori dal maniero. Si ferm allimprovviso, con gli occhi spalancati per lo stupore. Era fuori dal castelloper la prima volta, dopo tanti anni, provava lebbrezza della libert. Si guard attorno, estasiataora poteva finalmente respirare laria pura e fresca del mattino, poteva sentire i caldi raggi del sole che le accarezzavano e scaldavano le gote, poteva ascoltare il dolce cinguettio degli uccelli, il dolce mormorio del fiumeaveva desiderato tutto questo da tempo immemore, la libert, ma ora che la possedeva di nuovo, non sapeva cosa farsene, nulla aveva pi senso per lei, compresa la vita stessa. Alz gli occhi colmi di lacrime al cielo, verso il sole e inton una dolce preghiera, poi scapp in direzione del fiume. Il cavaliere cerc di raggiungerla, ma la dama lo blocc. Perch corri dietro a quella buona a nulla? Perch corri dietro a una che preferisce nascondersi dietro a una finestra piuttosto che affrontare la vita? Perch corri dietro a una che si nasconde per eludere le proprie responsabilit? Ma che razza di vita avresti con lei? Sempre in timore continuo, sempre in ansia questa la vita che veramente desideri? disse la dama con rabbia. Il cavaliere la fissava senza proferir parola. Non sai quanto sia stata dura per me guardarla morire ogni giorno, autocommiserarsi ogni giornoho dovuto fare ci che ho fatto solo per riuscire a scuoterla un poe, a quanto pare, mi riuscito molto bene continu con una punta di amarezza nella voce e, nonostante questo, vedo che un uomo farebbe pazzie per leima perch, che cosa possiede di cos prezioso? Vuoi proprio saperlo? Te lo dir io cosa possiede di cos prezioso rispose il cavaliere Possiede la bellezza dellanima, che di gran lunga a quella esteriorequella esteriore svanisce con il tempo, effimera, quella dellanima rimarr semprepotr mutare con lesperienza, con i dolorosi eventi della vita, con la maturit dellessere umano, ma sar sempre eterna, a differenza della bellezza esteriore disse il cavaliere Se questo ci che pensi, se questo ci che ritieni giusto, allora vai, non ti trattengospero soltanto che tu non dovrai pentirtene di questa sceltaaddio cavaliere e buona fortuna disse la dama, che se ne ritorn per sempre nella sua tomba fatta di vetro, ad ammirare la vita allesterno. Il cavaliere mont in groppa al suo destriero e si diresse con andatura veloce verso il fiume. Giunto in prossimit di codesto, scese dal suo cavallo alla disperata ricerca di Evelina, ma non dovette cercare molto perch, dopo breve tempo, la vide.

Corse incontro a lei, con il cuore in gola che gli scoppiavaEvelina giaceva esanime nellacqua del fiume. Il cavaliere la afferr e la port a riva. Evelina! Evelina! Svegliati, ti prego Le prese delicatamente una mano, ma sentendola gelida al tatto la rilasci subito. Tast il suo polso, auscult il suo pettoEvelina era morta, il suo cuore non batteva pi, il suo respiro non esisteva pi. Il cavaliere accarezz dolcemente i suoi lunghi e bagnati capelli biondidal dolore la poveretta si era lasciata annegare nel fiume. Perdonami, perdonami per il male che ti ho recatodisse il cavaliere, piangendo lacrime amare sul corpo esanime della fanciulla. Alcune di queste sue lacrime caddero sulla rosa bianca che la ragazza stringeva tra le mania un tratto, la rosa schiuse i suoi petali e una eman improvvisamente dal suo interno. Il cavaliere la osserv attonitoin quella luce apparve una figura di bianco vestitai suoi lunghi capelli biondi e il suo dolce sorriso colpirono profondamente il cavaliere. Non piangete, messere, il vostro amore ha strappato la fanciulla dalle gelide braccia della morte disse la misteriosa figura con voce soave. Il cavaliere gir il viso rigato dalle lacrime verso di lei e vide che un prodigio stava avvenendo, la fanciulla aveva finalmente riaperto gli occhi. Evelina! Evelina! Evelina! disse il cavaliere, abbracciandola teneramente. Cheche cosa successo? chiese Evelina, tremante dalla paura e dal freddo Perch sono ancora qui? disse guardandosi attorno smarrita E dunque questo il Paradiso? chiese con voce titubante. No, non il Paradiso rispose soavemente la figura misteriosa ora sei libera Evelina, la tua bont danimo e la tua purezza hanno spezzato la maledizione che ti aveva colpita, ora sei libera di uscire, sei libera di amare, sei libera di vivere Detto questo, la figura svan nellaere. Evelina non riusc a credere alle sue parole. Sono libera disse Si, lo seilibera di vivere insieme a meio ti amo, Evelina La fanciulla si irrigid. E la dama dello specchio? chiese con tristezza Lei ritornata nella sua dimoranon potr pi separarci disse e la baci teneramente sulle labbra. Questa la fine della nostra storia, Evelina e il cavaliere vissero a lungo, nel castello di Arc, tra alti e bassi, gioie e dolori, come la vita di ogni essere umano. Evelina impar cos che nella vita non ci si deve mai nascondere davanti alle avversit della vita, ma vivere giorno per giorno, come se questo fosse lultimo e soprattutto mai impar che non si deve mai avere paura di amare, perch lamore lunica cosa che ci rende veramente vivi.

La principessa aliena

Ehi, ma ti vuoi dare una mossa, si o no? Marco sobbalz allimprovviso e si guard attorno, sconcertato. Il sole al tramonto, un campo da calcio, alcuni ragazzi che si allenavano. La voce che Marco aveva sentito apparteneva al suo allenatore. Ma si pu sapere cosa diavolo stai facendo? url luomo Non hai visto che ti ha scartato come un birillo? Marco si gir e vide il suo compagno di squadra, Alessandro, che aveva appena messo il pallone in rete. Mi dispiace, mister, ma io prov a giustificarsi il ragazzo, ma luomo lo invest come un fiume in piena Mi dispiace un corno! Si pu sapere cosa diamine ti prende! Guarda che qui non stiamo pettinando le bambole, ci sono i play-off da conquistare, te lo sei dimenticato forse? Mamamisterio prov di nuovo a giustificarsi il ragazzo, ma non ebbe nuovamente il tempo perch lallenatore lo invest con unaltra tempesta di parole Non voglio sentire altre scuse, chiaro? O ti impegni come si deve, o ti metto a sedere in panchina per leternit! Poi, rivolgendosi agli altri calciatori della sua squadra: Che diavolo avete da guardare voi! Lo spettacolo finito, andatevene tutti a casa! Tutti si allontanarono di corsa verso gli spogliatoi E voglio vedervi tutti domani mattina alle sette, non un minuto pi tardi! Marco si allontan anche lui mestamente verso gli spogliatoi. Quanto a te! disse lallenatore, prendendolo improvvisamente per il bavero della maglietta vedi di pensare bene a quello che ti ho appena detto Certo, mister, ci penser eccome disse in tono di sfida, allontanandosi con passo veloce verso lo spogliatoio. Unora dopo era in strada, di ritorno verso casa. Si sentiva stanco e depresso, aveva appena venticinque anni eppure sentiva che la sua vita era un fallimento, il suo lavoro come ragioniere in un ufficio sinistri non andava per il verso giusto, il rapporto con la sua fidanzata Gaia era in crisi e ora ci si metteva anche lallenatore della sua squadra a tartassarlo. Si ferm un istante. Gir il volto verso il tramonto; il rossore del sole calante colorava a forti tinte il cielo. Quanto vorrei che le cose potessero cambiare, quanto vorrei non sentirmi pi cos sfigato, cos inutilechiss se arriver mai la mia occasione di riscatto In quel preciso istante, una BMW di color azzurro metallizzato era ferma sul ciglio della strada. Tre uomini in abito scuro osservavano il ragazzo che aveva ripreso a camminare.

E lui? chiese un uomo basso e magro a un altro alto e con i baffi che gli sedeva accanto, sul sedile posteriore Si, lui, corrisponde esattamente alla descrizione disse, controllando un foglio bianco su cui vi erano scritte alcune note Svelti, andate a prenderlo! Lauto fece bruscamente marcia indietro e due uomini scesero dal velivolo. Marco non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi di quanto stava per accadergli che quattro robuste braccia lo afferrarono da dietro e lo fecero entrare con forza nellautovettura. Ma cosa? disse il ragazzo, cercando disperatamente di divincolarsi da quella presa dacciaio Lasciatemi! Che diavolo volete da me, lasciatemi, lasciatemi!, ma tutto fu per lui vano, dopo aver chiuso le portiere lauto riprese la sua corsa. Ma insomma, lasciatemi! url il ragazzo, seduto tra due energumeni che lo trattenevano con la forza Che cosa volete da me! Vi ho detto di lasciarmi! Avete capito, lasciatemi! Lasciatemi immediatamente! Ehi, cerca di stare un po calmo! disse uno dei due uomini, mentre lauto percorreva ad alta velocit la strada statale. Marco riusciva a sentire sopra di s il chiassoso fragore di due elicotteri che seguivano la BMW chilometro dopo chilometro. Ma cosa diavolo sta succedendo? pens tra s, mentre con stupore si rendeva conto che lauto lo stava conducendo alla sua abitazione. A un certo punto Marco not che dei militari erano a presidio del lungo percorso stradale. Si guard attorno, sempre pi perplesso. Ma si pu sapere cosa diavolo sta succedendo? Una brusca frenata lo fece sbalzare in avanti, mandandolo a cozzare violentemente contro il sedile anteriore. Fatelo pure scendere. Siamo arrivati alla sua abitazione disse luomo con i baffi. Mamasi pu sapere cosa non fece in tempo a proseguire la frase perch i due energumeni lo afferrarono di nuovo di peso e lo gettarono fuori dallauto, riprendendo la loro folle corsa. Roba da matti! disse, battendo con sconcerto le mani sui fianchi. Si gir verso la sua abitazione e vide che la sua casa era anchessa presidiata da alcuni militari. Una giovane e bella ragazza, non appena lo vide, usc di corsa in strada. Marco! Marco! Era Gaia, la sua fidanzata. Gaia, tesoro! disse Marco, andandole incontro di corsa. La ragazza gli gett le braccia al collo. Oh, caro, sei proprio tu? chiese con voce in preda allansia. Certo che sono ioche domande fai? E poi si pu sapere cosa sta accadendo qui? disse, guardando i militari che li osservavano attentamente. La ragazza scoppi in un pianto dirotto. Ho appena sentito la notizia alla radio e mi sono preoccupata tanto per te! disse, abbracciandolo teneramente. Ma io non capisco, davvero, cosa diavolo sta succedendo? In quel momento apparvero sulla soglia di casa i suoi genitori.

Marco! gridarono allunisono. Il ragazzo si volt verso di loro. Pap, mamma! Ma che ci fate coi qui? chiese loro, poi, notando lespressione tesa del padre, disse: Ma si pu sapere cosa avete tutti quanti oggi? Perch fate quelle facce? Sua madre scoppi in lacrime. Vieni immediatamente qui e vai a guardare cosa c in camera tua... disse imperiosamente suo padre. In camera mia? disse, guardando Gaia negli occhi Cosa c nella mia stanza? Si diresse nella stanza e apr di scatto la porta. Mama perch, non capisco disse, guardandosi attorno. Poi, allimprovviso, cacci un urlo disumano. Aaaaaaaaaaah! No, non possibile! Un essere gigantesco era seduto al centro della sua camera da letto. Era di sembianze antropomorfe, con due piccole corna sulla testa e unespressione imbronciata dipinta sul volto. Marco usc spaventato dalla stanza, ma venne di nuovo afferrato di peso e rigettato nella stanza dalluomo con i baffi che lo aveva fatto rapire. Dove credi di andare? Tu e io adesso dobbiamo scambiare quattro chiacchiere! disse luomo Il personaggio che vedi disse indicando lessere antropomorfo che lo guardava con curiosit appartiene a unaltra galassia, venuto appositamente sulla Terra per invaderla! Marco guard lessere che si ergeva maestoso dinanzi a lui. Come? disse, incredulo. Proprio cos, mio giovane terrestre! disse con voce cavernosa lessere Io sono un invasore e disse tirando fuori dalla giacca un piccolo foglio bianco e questo il mio documento! E un vero piacere fare la sua conoscenza! disse Marco, pensando di essere vittima dellennesimo scherzo di cattivo gusto da parte dei suoi compagni. Nel frattempo, nel cielo sopra la sua casa una squadriglia di aerei sorvolavano la citt. Terza squadriglia chiama base, terza squadriglia chiama base! Il giovane Moroni appena tornato in casa e la situazione al momento sembra sotto controllo! Passo e chiudo! Ricevuto! disse una voce dallaltra parte della ricetrasmettente Continuate a controllare! Che cosa avete detto? url Marco con unespressione sconvolta sul volto Io dovrei combattere contro gli invasori? Proprio cos rispose luomo con i baffi quando il popolo degli Eoni ha invaso la Terra, hanno posto come condizione che uno di loro si confrontasse con un terrestre scelto a caso dal qui presente re degli Eoni disse, indicando con un cenno della testa lessere antropomorfo che sedeva al suo fianco lesito di questo incontro decider il destino di noi terrestri, perch qualora gli Eoni uscissero sconfitti dal combattimento

Ci ritireremmo pacificamente rispose in sua vece il re Come puoi ben capire, ragazzo mio prosegu luomo con i baffi il tuo sacrificio potrebbe salvare la Terra No! disse Marco, alzandosi in piedi furente Voi siete completamente impazziti! Ti prego, giovane Marco, salva il nostro amato pianeta dalla minaccia aliena! disse luomo con i baffi in tono supplichevole No! Io mi rifiuto! Preferisco mille volte andare in prigione, essere considerato lo zimbello della mia squadra di calcio, essere rimproverato in eterno dal mio allenatore piuttosto che combattere contro uno di quegli esseri schifosi! url il ragazzo, in preda alla disperazione. Come? disse luomo con i baffi in tono minaccioso E tu osi definirti un abitante del nostro pianeta senza essere nemmeno capace di difenderla? Sei solo uno sporco vigliacco, un dannato egoista! Nessun uomo degno di tale nome si comporterebbe come te! Non vero! url Marco Io sono un uomo con tutti i giusti attributi! Non cos, mia cara? disse, rivolgendo uno sguardo malizioso alla sua fidanzata che lo guardava sconcertata Su, dai, vieni qui, dimostriamo a questuomo che si sbaglia disse afferrandola per i fianchi e baciandola avidamente sulla bocca. Non ci posso credere! disse luomo con i baffi mentre Gaia cercava in tutti i modi di divincolarsi Lasciami Marco! Non mi sembra questo il momento pi adatto! disse la ragazza, sfuggendo con fatica allimpeto amoroso del ragazzo. Fu proprio in quel momento che il soffitto inizi a scricchiolare. Ma cos questo rumore? chiese Gaia Un terremoto? No, non un terremoto disse il re degli Eoni E solo il vostro sfidante che sta arrivando Marco e Gaia si affacciarono alla finestra. Il cielo serale era stato improvvisamente squarciato da una violenta luce. Unastronave apparve allimprovviso. Per tutti i lumi! disse Marco Ma cosa sta succedendo? A un tratto venne investito da una forte scarica elettrica che lo fece finire allaltro lato della stanza. Ma cosa Marco apr gli occhi. In quella luce accecante apparve la figura di una donna. Mi dispiace, vi ho fatto aspettaredisse in modo soave la giovane donna Lasciate che mi presenti, mi chiamo Amestista, sono la principessa degli Eoni e sono qui per combattere contro un terrestre! Marco non riusciva a credere ai suoi occhi, guardava con espressione beata quella visione dai lunghi capelli neri e dagli enigmatici occhi verdi. Allora lei che dovrai combattere disse Gaia Mamma mia, ma un vero schianto! disse Marco, ancora sconvolto da quellimprovvisa e insperata visione.

Come avete sentito lei mia figlia Amestista Poi rivolgendosi a Marco Per vincere la gara contro di lei dovrai toccarle le due piccole corna che ha sulla testahai ventiquattro ore di tempo per fare ci Solo le corna? Non posso toccarle anche qualcosaltro? disse Marco in tono malizioso. Gaia gli rifil un sonoro schiaffo in faccia. Terrestre, non credere sia tanto facile prendermi e farmi tua disse la principessa in tono altezzoso Certo che sar facile rispose Marco in tono di sfida e quando ti avr presa, non ti lascer pi andare via! Marco! grid Miriam, rifilandogli un altro sonoro schiaffo in faccia. Bene, allora siamo tutti daccordo disse il re degli Eoni Grazie Marco, tutti gli altri terrestri te ne saranno eternamente grati per il tuo sacrificio! Un gruppo di giornalisti irruppe nella stanza tempestando di domande e di flash il ragazzo. Signor Moroni, la missione che le stata affidata particolarmente delicatacdi dica, ha qualche timore in particolare? Io non ho paura di niente e di nessuno disse, mandando uno sguardo di fuoco alla bella principessa che lo guardava divertita E mi sacrificher volentieri per la salvezza del nostro pianeta! Il giorno seguente. Una folla che si riversa per le strade. Uno stadio. Una voce metallica allaltoparlante. Signore e signori, siamo tutti qui presenti per assistere allincontro tra la principessa degli Eoni e il terrestre Marco Moroni. Dallesito dellincontro dipender la libert di milioni e milioni di terrestri. Latmosfera satura di tensione. I due giovani sfidanti si stanno riscaldando i muscoli, in attesa del segnale di inizio Glielo far vedere io a questa ragazzina come si trattano le donne sulla Terra! disse Marco, allungando braccia e gambe in un esercizio di stretching. Disponetevi immediatamente sulla linea di partenza! Pronti! Via! e con un colpo di pistola larbitro decret linizio dellincontro. La principessa inizi a correre velocemente. Marco riusc quasi a raggiungerla, ma con un balzo in alto, la ragazza si liber di lui, facendola cadere rovinosamente a terra. Ehi, questo non vale! grid Marco Nessuno mi aveva detto che sapevi saltare cos in alto! Perch, vuoi forse dirmi che voi terrestri non sapete saltare? disse in tono irriverente la principessa. La ragazza riprese la sua veloce corsa e Marco il suo inutile inseguimento.

La gara si protrasse fino al tramonto. Il sole stava ormai calando e Marco era allo stremo delle forze. Le aveva provate tutte, ma non era ancora riuscito a prendere la ragazza. Il tempo a sua disposizione stava per scadere. Manca soltanto unora alla conclusione dell0incontro da cui dipender il futuro del nostro caro e amato pianeta. Lincapacit del signor Moroni ormai stata riconosciuta da tutto il pubblico cos parlava un giornalista televisivo dalle autorit allo Stato. Abbiamo raccolto alcuni pareri di autorit e di gente comune, ecco cosa dicono del giovane Moroni: La colpa di quellimbranato! intervista dellormai ottantacinquenne presidente della Repubblica in una sua intervista noi ai nostri tempi eravamo dei fulmini di guerra! Ora questi ragazzi sono tutti degli sfaticati, capaci solo di scrivere stupidi messaggini con i cellulari o sulle chat! Se quel cretino non dovesse vincere e noi perdessimo cos la nostra libert, giuro che chieder i danni a vita a quellidiota! intervista di una giovane donna intenta a spolverare la casa Ma che razza di uomo ! Ci sta facendo fare una figura del cavolo! Se cero io a questora altro che toccargli le corna! commenti ironici di un gruppo di ragazzi alluscita di scuola. Come avrete notato, le opinioni pubbliche nei confronti del giovane Moroni non sono affatto lusinghiere. Come se non bastasse, la nostra redazione stata letteralmente sommersa da lettere di esaltati che chiedono la pena di morte per il giovane Marco, colpevole di aver condannato a morte milioni e milioni di persone Marco fissava la televisione con aria assente. Aveva paura, paura di fallire di nuovo, come in ogni evento importante della sua vita. Non dovresti sentire queste cose, sai? disse Gaia, spegnendo lapparecchio. Avevi ragione tu, Gaia, forse mi sono fatto abbagliare nuovamente dalla smania di successo e ora mi ritrovo di nuovo davanti a un fallimento disse in tono malinconico il ragazzo. Io ti avevo avvertito disse tristemente Gaia posandogli una mano sulla spalla non dovevi perdere la testa per questa nuova sfida, non dovevi di nuovo sfidare la sorte e le tue capacit, ma tu ancora una volta hai fatto finta di non capire e ora hai tutto il mondo contro! Marco scoppi in lacrime. Ma cosa devo fare per vincere, che cosa posso fare! disse tra le lacrime Basta! La mia vita non pu essere un continuo fallimento! grid, appoggiando sconfortato il viso sul petto della ragazza. Gaia prov una profonda pena per quel ragazzo sensibile e cos fragile. Marco disse quasi in un sussurro se vinci giuro che ti sposo! disse Gaia, abbracciandolo teneramente. Marco la guard dritta negli occhi. Davvero mi sposerai? Non lo dici solo per alleviare il mio dolore, vero? chiese speranzoso alla sua amata. No, lo dico perch ti amo, nonostante la tua imbranataggine! disse, sorridendo tra le lacrime. Oh, Gaia! disse Marco, prendendola tra le braccia e baciandola dolcemente Cercher di non deluderti, te lo promettonon ti deluder pi, mai pi

So che non lo faraiio mi fido di te disse la ragazza, ricambiando con ardore il bacio del ragazzo. Lultima ora cos giunta disse la voce allaltoparlante loccasione finale per coronare con una vittoria la salvezza del nostro pianeta oppure perdere una volta per tutte la nostra dignit umana e divenire cos schiavi degli invasori! Marco era concentratissimodallesito di quella sfida dipendeva il futuro dellintera umanit e il suo futuro. Devo farcela a tutti i costi! Voglio sposare la mia Gaia, non voglio pi sentirmi un inetto, un fallito, uno stupido, lo zimbello di tutti! Devo riuscirci con qualsiasi mezzo! e, afferrata la principessa da dietro le spalle, le strapp con una mossa repentina il reggiseno. Non era una mossa leale, se ne rendeva conto, ma era lunico modo per avere ragione di lei. Il pubblico rimase a bocca aperta. Dopo un momento iniziale di prevedibile smarrimento, tutti i presenti furono colti da un accesso di ilarit. Bravo Marco! gridarono dei ragazzi dagli spalti E ora toccale le tette! Ridammelo subito! Ridammelo! grid la ragazza, rossa in volto per la vergogna. Nel tentativo di riprendere il suo indumento intimo, la ragazza lasci scoperte le sue difese e Marco pot cos, con una mossa repentina, toccarle le piccole corna che aveva sulla testa. Ce laveva fatta, la principessa era stata sconfitta e la Terra era slava. Ce lha fatta! Il nostro eroe ce lha fatta! Finalmente riuscito a vincere il duello con la principessa degli Eoni, liberando cos il pianeta dal terrore della schiavit e dellinvasione! Siamo liberi! grid la voce allaltoparlante. In risposta ci fu un grido di giubilo da parte dei presenti. Marco non riusciva a credere ai suoi occhi, aveva vinto, per la prima volta nella sua vita era riuscito a vincere. I suoi occhi si riempirono di lacrime. La principessa sorrise. Vedi, con le proprie forze e senza mai abbattersi davanti alle prime difficolt, i risultati poi si raggiungono Marco la guard, ricambiando il sorriso tra le lacrime. Abbi sempre fiducia in te e, soprattutto, non perdere mai la speranza! Dopo aver detto questo, la principessa svan improvvisamente, lasciando dietro di s una scia di luce. Marco venne portata in trionfo dalla folla festante. Tra quella folla incroci lo sguardo di Gaia sorridente e finalmente fiera e consapevole della persona che aveva al suo fianco. Ehi, Moroni, non ti monterai mica la testa ora, eh? Guarda che per me rimani sempre quella mezza calzetta che sei! disse ridendo il suo allenatore. Lo so, mister e non c niente altro al mondo che desidero essere! disse, ricambiando quel sorriso con il cuore finalmente libero dalla paura e colmo di una nuova speranza.

Lo specchio dellodio

Ehi, ma ti vuoi dare una mossa, si o no? Marco sobbalz allimprovviso e si guard attorno, sconcertato. Il sole al tramonto, un campo da calcio, alcuni ragazzi che si allenavano. La voce che Marco aveva sentito apparteneva al suo allenatore. Ma si pu sapere cosa diavolo stai facendo? url luomo Non hai visto che ti ha scartato come un birillo? Marco si gir e vide il suo compagno di squadra, Alessandro, che aveva appena messo il pallone in rete. Mi dispiace, mister, ma io prov a giustificarsi il ragazzo, ma luomo lo invest come un fiume in piena Mi dispiace un corno! Si pu sapere cosa diamine ti prende! Guarda che qui non stiamo pettinando le bambole, ci sono i play-off da conquistare, te lo sei dimenticato forse? Mamamisterio prov di nuovo a giustificarsi il ragazzo, ma non ebbe nuovamente il tempo perch lallenatore lo invest con unaltra tempesta di parole Non voglio sentire altre scuse, chiaro? O ti impegni come si deve, o ti metto a sedere in panchina per leternit! Poi, rivolgendosi agli altri calciatori della sua squadra: Che diavolo avete da guardare voi! Lo spettacolo finito, andatevene tutti a casa! Tutti si allontanarono di corsa verso gli spogliatoi E voglio vedervi tutti domani mattina alle sette, non un minuto pi tardi! Marco si allontan anche lui mestamente verso gli spogliatoi. Quanto a te! disse lallenator e, prendendolo improvvisamente per il bavero della maglietta vedi di pensare bene a quello che ti ho appena detto Certo, mister, ci penser eccome disse in tono di sfida, allontanandosi con passo veloce verso lo spogliatoio. Unora dopo era in strada, di ritorno verso casa. Si sentiva stanco e depresso, aveva appena venticinque anni eppure sentiva che la sua vita era un fallimento, il suo lavoro come ragioniere in un ufficio sinistri non andava per il verso giusto, il rapporto con la sua fidanzata Gaia era in crisi e ora ci si metteva anche lallenatore della sua squadra a tartassarlo. Si ferm un istante. Gir il volto verso il tramonto; il rossore del sole calante colorava a forti tinte il cielo. Quanto vorrei che le cose potessero cambiare, quanto vorrei non sentirmi pi cos sfigato, cos inutilechiss se arriver mai la mia occasione di riscatto In quel preciso istante, una BMW di color azzurro metallizzato era ferma sul ciglio della strada. Tre uomini in abito scuro osservavano il ragazzo che aveva ripreso a camminare.

E lui? chiese un uomo basso e magro a un altro alto e con i baffi che gli sedeva accanto, sul sedile posteriore Si, lui, corrisponde esattamente alla descrizione disse, controllando un foglio bianco su cui vi erano scritte alcune note Svelti, andate a prenderlo! Lauto fece bruscamente marcia indietro e due uomini scesero dal velivolo. Marco non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi di quanto stava per accadergli che quattro robuste braccia lo afferrarono da dietro e lo fecero entrare con forza nellautovettura. Ma cosa? disse il ragazzo, cercando disperatamente di divincolarsi da quella presa dacciaio Lasciatemi! Che diavolo volete da me, lasciatemi, lasciatemi!, ma tutto fu per lui vano, dopo aver chiuso le portiere lauto riprese la sua corsa. Ma insomma, lasciatemi! url il ragazzo, seduto tra due energumeni che lo trattenevano con la forza Che cosa volete da me! Vi ho detto di lasciarmi! Avete capito, lasciatemi! Lasciatemi immediatamente! Ehi, cerca di stare un po calmo! disse uno dei due uomini, mentre lauto percorreva ad alta velocit la strada statale. Marco riusciva a sentire sopra di s il chiassoso fragore di due elicotteri che seguivano la BMW chilometro dopo chilometro. Ma cosa diavolo sta succedendo? pens tra s, mentre con stupore si rendeva conto che lauto lo stava conducendo alla sua abitazione. A un certo punto Marco not che dei militari erano a presidio del lungo percorso stradale. Si guard attorno, sempre pi perplesso. Ma si pu sapere cosa diavolo sta succedendo? Una brusca frenata lo fece sbalzare in avanti, mandandolo a cozzare violentemente contro il sedile anteriore. Fatelo pure scendere. Siamo arrivati alla sua abitazione disse luomo con i baffi. Mamasi pu sapere cosa non fece in tempo a proseguire la frase perch i due energumeni lo afferrarono di nuovo di peso e lo gettarono fuori dallauto, riprendendo la loro folle corsa. Roba da matti! disse, battendo con sconcerto le mani sui fianchi. Si gir verso la sua abitazione e vide che la sua casa era anchessa presidiata da alcuni militari. Una giovane e bella ragazza, non appena lo vide, usc di corsa in strada. Marco! Marco! Era Gaia, la sua fidanzata. Gaia, tesoro! disse Marco, andandole incontro di corsa. La ragazza gli gett le braccia al collo. Oh, caro, sei proprio tu? chiese con voce in preda allansia. Certo che sono ioche domande fai? E poi si pu sapere cosa sta accadendo qui? disse, guardando i militari che li osservavano attentamente. La ragazza scoppi in un pianto dirotto. Ho appena sentito la notizia alla radio e mi sono preoccupata tanto per te! disse, abbracciandolo teneramente. Ma io non capisco, davvero, cosa diavolo sta succedendo? In quel momento apparvero sulla soglia di casa i suoi genitori.

Marco! gridarono allunisono. Il ragazzo si volt verso di loro. Pap, mamma! Ma che ci fate coi qui? chiese loro, poi, notando lespressione tesa del padre, disse: Ma si pu sapere cosa avete tutti quanti oggi? Perch fate quelle facce? Sua madre scoppi in lacrime. Vieni immediatamente qui e vai a guardare cosa c in camera tua... disse imperiosamente suo padre. In camera mia? disse, guardando Gaia negli occhi Cosa c nella mia stanza? Si diresse nella stanza e apr di scatto la porta. Mama perch, non capisco disse, guardandosi attorno. Poi, allimprovviso, cacci un urlo disumano. Aaaaaaaaaaah! No, non possibile! Un essere gigantesco era seduto al centro della sua camera da letto. Era di sembianze antropomorfe, con due piccole corna sulla testa e unespressione imbronciata dipinta sul volto. Marco usc spaventato dalla stanza, ma venne di nuovo afferrato di peso e rigettato nella stanza dalluomo con i baffi che lo aveva fatto rapire. Dove credi di andare? Tu e io adesso dobbiamo scambiare quattro chiacchiere! disse luomo Il personaggio che vedi disse indicando lessere antropomorfo che lo guardava con curiosit appartiene a unaltra galassia, venuto appositamente sulla Terra per invaderla! Marco guard lessere che si ergeva maestoso dinanzi a lui. Come? disse, incredulo. Proprio cos, mio giovane terrestre! disse con voce cavernosa lessere Io sono un invasore e disse tirando fuori dalla giacca un piccolo foglio bianco e questo il mio documento! E un vero piacere fare la sua conoscenza! disse Marco, pensando di essere vittima dellennesimo scherzo di cattivo gusto da parte dei suoi compagni. Nel frattempo, nel cielo sopra la sua casa una squadriglia di aerei sorvolavano la citt. Terza squadriglia chiama base, terza squadriglia chiama base! Il giovane Moroni appena tornato in casa e la situazione al momento sembra sotto controllo! Passo e chiudo! Ricevuto! disse una voce dallaltra parte della ricetrasmettente Continuate a controllare! Che cosa avete detto? url Marco con unespressione sconvolta sul volto Io dovrei combattere contro gli invasori? Proprio cos rispose luomo con i baffi quando il popolo degli Eoni ha invaso la Terra, hanno posto come condizione che uno di loro si confrontasse con un terrestre scelto a caso dal qui presente re degli Eoni disse, indicando con un cenno della testa lessere antropomorfo che sedeva al suo fianco lesito di questo incontro decider il destino di noi terrestri, perch qualora gli Eoni uscissero sconfitti dal combattimento

Ci ritireremmo pacificamente rispose in sua vece il re Come puoi ben capire, ragazzo mio prosegu luomo con i baffi il tuo sacrificio potrebbe salvare la Terra No! disse Marco, alzandosi in piedi furente Voi siete completamente impazziti! Ti prego, giovane Marco, salva il nostro amato pianeta dalla minaccia aliena! disse luomo con i baffi in tono supplichevole No! Io mi rifiuto! Preferisco mille volte andare in prigione, essere considerato lo zimbello della mia squadra di calcio, essere rimproverato in eterno dal mio allenatore piuttosto che combattere contro uno di quegli esseri schifosi! url il ragazzo, in preda alla disperazione. Come? disse luomo con i baffi in tono minaccioso E tu osi definirti un abitante del nostro pianeta senza essere nemmeno capace di difenderla? Sei solo uno sporco vigliacco, un dannato egoista! Nessun uomo degno di tale nome si comporterebbe come te! Non vero! url Marco Io sono un uomo con tutti i giusti attributi! Non cos, mia cara? disse, rivolgendo uno sguardo malizioso alla sua fidanzata che lo guardava sconcertata Su, dai, vieni qui, dimostriamo a questuomo che si sbaglia disse afferrandola per i fianchi e baciandola avidamente sulla bocca. Non ci posso credere! disse luomo con i baffi mentre Gaia cercava in tutti i modi di divincolarsi Lasciami Marco! Non mi sembra questo il momento pi adatto! disse la ragazza, sfuggendo con fatica allimpeto amoroso del ragazzo. Fu proprio in quel momento che il soffitto inizi a scricchiolare. Ma cos questo rumore? chiese Gaia Un terremoto? No, non un terremoto disse il re degli Eoni E solo il vostro sfidante che sta arrivando Marco e Gaia si affacciarono alla finestra. Il cielo serale era stato improvvisamente squarciato da una violenta luce. Unastronave apparve allimprovviso. Per tutti i lumi! disse Marco Ma cosa sta succedendo? A un tratto venne investito da una forte scarica elettrica che lo fece finire allaltro lato della stanza. Ma cosa Marco apr gli occhi. In quella luce accecante apparve la figura di una donna. Mi dispiace, vi ho fatto aspettaredisse in modo soave la giovane donna Lasciate che mi presenti, mi chiamo Amestista, sono la principessa degli Eoni e sono qui per combattere contro un terrestre! Marco non riusciva a credere ai suoi occhi, guardava con espressione beata quella visione dai lunghi capelli neri e dagli enigmatici occhi verdi. Allora lei che dovrai combattere disse Gaia Mamma mia, ma un vero schianto! disse Marco, ancora sconvolto da quellimprovvisa e insperata visione.

Come avete sentito lei mia figlia Amestista Poi rivolgendosi a Marco Per vincere la gara contro di lei dovrai toccarle le due piccole corna che ha sulla testahai ventiquattro ore di tempo per fare ci Solo le corna? Non posso toccarle anche qualcosaltro? disse Marco in tono malizioso. Gaia gli rifil un sonoro schiaffo in faccia. Terrestre, non credere sia tanto facile prendermi e farmi tua disse la principessa in tono altezzoso Certo che sar facile rispose Marco in tono di sfida e quando ti avr presa, non ti lascer pi andare via! Marco! grid Miriam, rifilandogli un altro sonoro schiaffo in faccia. Bene, allora siamo tutti daccordo disse il re degli Eoni Grazie Marco, tutti gli altri terrestri te ne saranno eternamente grati per il tuo sacrificio! Un gruppo di giornalisti irruppe nella stanza tempestando di domande e di flash il ragazzo. Signor Moroni, la missione che le stata affidata particolarmente delicatacdi dica, ha qualche timore in particolare? Io non ho paura di niente e di nessuno disse, mandando uno sguardo di fuoco alla bella principessa che lo guardava divertita E mi sacrificher volentieri per la salvezza del nostro pianeta! Il giorno seguente. Una folla che si riversa per le strade. Uno stadio. Una voce metallica allaltoparlante. Signore e signori, siamo tutti qui presenti per assistere allincontro tra la principessa degli Eoni e il terrestre Marco Moroni. Dallesito dellincontro dipender la libert di milioni e milioni di terrestri. Latmosfera satura di tensione. I due giovani sfidanti si stanno riscaldando i muscoli, in attesa del segnale di inizio Glielo far vedere io a questa ragazzina come si trattano le donne sulla Terra! disse Marco, allungando braccia e gambe in un esercizio di stretching. Disponetevi immediatamente sulla linea di partenza! Pronti! Via! e con un colpo di pistola larbitro decret linizio dellincontro. La principessa inizi a correre velocemente. Marco riusc quasi a raggiungerla, ma con un balzo in alto, la ragazza si liber di lui, facendola cadere rovinosamente a terra. Ehi, questo non vale! grid Marco Nessuno mi aveva detto che sapevi saltare cos in alto! Perch, vuoi forse dirmi che voi terrestri non sapete saltare? disse in tono irriverente la principessa. La ragazza riprese la sua veloce corsa e Marco il suo inutile inseguimento.

La gara si protrasse fino al tramonto. Il sole stava ormai calando e Marco era allo stremo delle forze. Le aveva provate tutte, ma non era ancora riuscito a prendere la ragazza. Il tempo a sua disposizione stava per scadere. Manca soltanto unora alla conclusione dell0incontro da cui dipender il futuro del nostro caro e amato pianeta. Lincapacit del signor Moroni ormai stata riconosciuta da tutto il pubblico cos parlava un giornalista televisivo dalle autorit allo Stato. Abbiamo raccolto alcuni pareri di autorit e di gente comune, ecco cosa dicono del giovane Moroni: La colpa di quellimbranato! intervista dellormai ottantacinquenne presidente della Repubblica in una sua intervista noi ai nostri tempi eravamo dei fulmini di guerra! Ora questi ragazzi sono tutti degli sfaticati, capaci solo di scrivere stupidi messaggini con i cellulari o sulle chat! Se quel cretino non dovesse vincere e noi perdessimo cos la nostra libert, giuro che chieder i danni a vita a quellidiota! intervista di una giovane donna intenta a spolverare la casa Ma che razza di uomo ! Ci sta facendo fare una figura del cavolo! Se cero io a questora altro che toccargli le corna! commenti ironici di un gruppo di ragazzi alluscita di scuola. Come avrete notato, le opinioni pubbliche nei confronti del giovane Moroni non sono affatto lusinghiere. Come se non bastasse, la nostra redazione stata letteralmente sommersa da lettere di esaltati che chiedono la pena di morte per il giovane Marco, colpevole di aver condannato a morte milioni e milioni di persone Marco fissava la televisione con aria assente. Aveva paura, paura di fallire di nuovo, come in ogni evento importante della sua vita. Non dovresti sentire queste cose, sai? disse Gaia, spegnendo lapparecchio. Avevi ragione tu, Gaia, forse mi sono fatto abbagliare nuovamente dalla smania di successo e ora mi ritrovo di nuovo davanti a un fallimento disse in tono malinconico il ragazzo. Io ti avevo avvertito disse tristemente Gaia posandogli una mano sulla spalla non dovevi perdere la testa per questa nuova sfida, non dovevi di nuovo sfidare la sorte e le tue capacit, ma tu ancora una volta hai fatto finta di non capire e ora hai tutto il mondo contro! Marco scoppi in lacrime. Ma cosa devo fare per vincere, che cosa posso fare! disse tra le lacrime Basta! La mia vita non pu essere un continuo fallimento! grid, appoggiando sconfortato il viso sul petto della ragazza. Gaia prov una profonda pena per quel ragazzo sensibile e cos fragile. Marco disse quasi in un sussurro se vinci giuro che ti sposo! disse Gaia, abbracciandolo teneramente. Marco la guard dritta negli occhi. Davvero mi sposerai? Non lo dici solo per alleviare il mio dolore, vero? chiese speranzoso alla sua amata. No, lo dico perch ti amo, nonostante la tua imbranataggine! disse, sorridendo tra le lacrime. Oh, Gaia! disse Marco, prendendola tra le braccia e baciandola dolcemente Cercher di non deluderti, te lo promettonon ti deluder pi, mai pi

So che non lo faraiio mi fido di te disse la ragazza, ricambiando con ardore il bacio del ragazzo. Lultima ora cos giunta disse la voce allaltoparlante loccasione finale per coronare con una vittoria la salvezza del nostro pianeta oppure perdere una volta per tutte la nostra dignit umana e divenire cos schiavi degli invasori! Marco era concentratissimodallesito di quella sfida dipendeva il futuro dellintera umanit e il suo futuro. Devo farcela a tutti i costi! Voglio sposare la mia Gaia, non voglio pi sentirmi un inetto, un fallito, uno stupido, lo zimbello di tutti! Devo riuscirci con qualsiasi mezzo! e, afferrata la principessa da dietro le spalle, le strapp con una mossa repentina il reggiseno. Non era una mossa leale, se ne rendeva conto, ma era lunico modo per avere ragione di lei. Il pubblico rimase a bocca aperta. Dopo un momento iniziale di prevedibile smarrimento, tutti i presenti furono colti da un accesso di ilarit. Bravo Marco! gridarono dei ragazzi dagli spalti E ora toccale le tette! Ridammelo subito! Ridammelo! grid la ragazza, rossa in volto per la vergogna. Nel tentativo di riprendere il suo indumento intimo, la ragazza lasci scoperte le sue difese e Marco pot cos, con una mossa repentina, toccarle le piccole corna che aveva sulla testa. Ce laveva fatta, la principessa era stata sconfitta e la Terra era slava. Ce lha fatta! Il nostro eroe ce lha fatta! Finalmente riuscito a vincere il duello con la principessa degli Eoni, liberando cos il pianeta dal terrore della schiavit e dellinvasione! Siamo liberi! grid la voce allaltoparlante. In risposta ci fu un grido di giubilo da parte dei presenti. Marco non riusciva a credere ai suoi occhi, aveva vinto, per la prima volta nella sua vita era riuscito a vincere. I suoi occhi si riempirono di lacrime. La principessa sorrise. Vedi, con le proprie forze e senza mai abbattersi davanti alle prime difficolt, i risultati poi si raggiungono Marco la guard, ricambiando il sorriso tra le lacrime. Abbi sempre fiducia in te e, soprattutto, non perdere mai la speranza! Dopo aver detto questo, la principessa svan improvvisamente, lasciando dietro di s una scia di luce. Marco venne portata in trionfo dalla folla festante. Tra quella folla incroci lo sguardo di Gaia sorridente e finalmente fiera e consapevole della persona che aveva al suo fianco. Ehi, Moroni, non ti monterai mica la testa ora, eh? Guarda che per me rimani sempre quella mezza calzetta che sei! disse ridendo il suo allenatore. Lo so, mister e non c niente altro al mondo che desidero essere! disse, ricambiando quel sorriso con il cuore finalmente libero dalla paura e colmo di una nuova speranza.

Luna

Essere un gatto davvero un mestiere difficile! pens Luna, camminando lentamente con i suoi passi felpati. Con i suoi vispi occhi verdi, il suo manto color caffelatte e quella voglia a forma di luna sul musetto facevano di lei la micia pi carina del regno di Fantasia. Si trovava sulla Terra per una segreta missione e quello strano pianeta la incuriosiva e spaventava allo stesso tempo. Uff! disse con un sospiro chiss se riuscir mai a trovarla! disse la micia, continuando con il suo lento incedere. Pass sotto una finestra dove una ragazza di quindici anni, con i lunghi capelli biondi raccolti in due trecce, stava beatamente dormendo nonostante la sveglia suonasse da pi di un quarto dora e sua madre avesse quasi perso la voce nel vano tentativo di svegliarla. Kyla! Kyla! Alzati, avanti, sono le sette e trenta! url per lennesima volta sua madre. La ragazza si raggomitol ancor di pi nelle coperte. Mmancora un pochino, mamma Poi, dun tratto, apr gli occhi e guard la sveglia. Oh, no! E tardissimo! grid allimprovviso, gettandosi fuori dal letto, scendendo di corsa le scale e precipitandosi in cucina come un fulmine. Ma si pu sapere perch non mi hai svegliata prima? disse alla madre, intenta a preparare la colazione. Ti avr chiamata pi di dieci volte e tutte le volte mi hai risposto che saresti scesa subito disse, continuando a preparare la colazione. Oh, ma lo sai che ho il brutto vizio di parlare nel sonno! disse la ragazza come per giustificarsi MaKyla rispose sua madre in tono di rimprovero. Era una giovane donna molto bella, con lunghi capelli castani e due sensuali occhi color nocciola. Kyla provava per lei e il suo fascino enigmatico una punta dinvidia. Mi dispiace, mamma, ma devo andare ora disse Kyla, sgattaiolando fuori dalla cucina Allora non la vuoi la colazione? disse sua madre in tono allettante, conoscendo fin troppo bene quale era il punto debole di sua figlia. La ragazza infatti si ferm di scatto sulla soglia di casa. Certo che la voglio disse con aria contrita, afferrando al volo il sacchetto che la madre le offriva ma ora devo proprio andare Buona giornata figliola e buon studio! disse la madre, mentre la figlia si precipitava in strada, iniziando la sua solita corsa contro il tempo. Ho un sonno terribile! disse, mentre continuava a correre svogliatamente verso la scuola sarei rimasta molto volentieri a letto almeno per un altro paio di ore! disse, sbadigliando vistosamente.

La sua attenzione venne presto catturata da alcuni insistenti miagolii. Provenivano da una stradina laterale. La ragazza si ferm e not alcuni ragazzini che stavano infastidendo un povero gatto color caffelatte. La fanciulla si scagli subito contro gli aguzzini, in aiuto dellindifeso micio. Ehi, voi quattro, lasciate immediatamente stare quel gatto! disse, avvicinandosi di corsa ai quattro ragazzini con aria minacciosa. Appena la videro, il gruppetto si dilegu in un attimo, lasciando il povero micio steso in terra quasi esanime. Piccoli teppisti! disse con rabbia la ragazza. Prese tra le braccia il micio e rimase profondamente colpita dalla sua bellezza. Oh, povero piccolo, che cosa ti hanno fatto? Poi not che aveva sulla fronte un piccolo cerotto Ma sono stati quei ragazzacci a mettertelo o ti sei ferito? Beh, c solo un modo per scoprirlo Tolse via il piccolo cerotto dalla fronte del micio, scoprendo cos una piccola voglia a forma di luna. Luna apr i suoi intensi occhi verdi, fissandoli in quelli azzurri di Kyla. Senza saperlo, tra le due si era instaurato un legame indissolubile. Ma guarda un po che strana macchia! disse sorpresa Kyla. Luna fece uno scatto felino e, con un rapido balzo si pos sul cofano di un auto parcheggiata l accanto. Guardava la fanciulla con estrema curiosit. Kyla rimase colpita e in parte suggestionata da quello sguardo cos intenso. Luna si avvicin lentamente a lei, con la sua solita danza di passi felpati, come se volesse ipnotizzarla. Kyla sembrava quasi stregata, solo il suono delle campane della scuola riuscirono a risvegliarla dallimprovviso torpore che stava lentamente pervadendo le sue membra. Oh no, questa la campanella della scuoladevo sbrigarmi! disse, staccandosi a fatica dalla micia. Luna la guardava allontanarsi sempre di pi, sempre pi in fretta e non ebbe pi dubbi, laveva finalmente trovata. Kyla entr in aula quasi senza fiato. La sua professoressa di lettere, una donna arcigna e antipatica, le fu subito contro. Kyla, sei di nuovo in ritardo! E la terza volta in questo mese! Lo so, professoressa, mi dispiace molto, le chiedo scusa! disse Kyla cercando di giustificarsi, ma la donna linvest con una nuova e furiosa ondata di parole Non mi interessano le tue scuse, esci immediatamente da questaula! La ragazza usc mestamente dallaula sotto gli occhi in parte divertiti e in parte compassionevoli dei suoi compagni di classe. Io non mi merito questa punizione! disse, dopo essere uscita dallaula Oggi ho fatto di tutto per arrivare puntuale! Sospir profondamente, con la fronte appoggiata alla finestra del corridoio. Un rumore inequivocabile proveniente dallo stomaco la fece deprimere ancor di pi. E ho anche fame! Non ho nemmeno fatto colazione!

Tir fuori dal suo zaino la colazione preparata dalla madre proprio nel momento in cui la sua insegnante apriva la porta per farla rientrare. Ma bene, sei proprio incorreggibile! disse, guardando la ragazza che addentava tranquillamente un panino E poi ti stupisci dei voti che prendi nei compiti in classe! disse, sbattendogli in faccia lennesimo compito giudicato da lei insufficiente. Oh, no! disse Kyla, scoraggiata E io che pensavo di essere andata bene questa volta! Invece di mangiare e di arrivare sempre in ritardo, perch non ti decidi a metterti dimpegno una buona volta per tutte! disse linsegnante e ora entra, per colpa tua ho dovuto interrompere la lezione gi tre volte! Kyla entr in aula con le lacrime agli occhi. Si sentiva umiliata, ferita, sola come non mai. Due calde e tenere lacrime caddero dai suoi occhi e bagnarono le sue guance. Luna era l, alla finestra e la osservava con tenerezza. Piccola mia, vedrai che presto troverai la risposta a tutte le domande che attanagliano il tuo cuore Le lezioni erano terminate da circa mezzora. Kyla camminava in centro, sola e con un peso grande come un macigno sul cuore. Si ferm davanti a un cinema e venne subito colpita dalla locandina nella bacheca che ritraeva la sua attrice preferita. Kyla emise un profondo sospiro. Eh, quanto la invidio! disse con voce malinconica Lei non ha a che fare con la scuola, con i compiti in classe, fa una vita davvero emozionante, sempre in giro tra feste e ricevimenti! Beata lei! Luna la fissava da dietro la ruota di unauto. Io invece ho poco di cui rallegrarmi disse, guardando tristemente il voto sul suo compito in classe Con un voto cos a casa mia succeder il finimondo! Luna la guard allontanarsi con sguardo malinconico. Oh, piccola cara! disse teneramente Il mondo inizia soltanto ora per te! Mamma, sono tornata! disse Kyla, rientrando a casa. Oh, ciao tesoro! disse sua madre Come mai sei tornata cos tardi? Behho fatto un giro in centro disse in tono evasivo la ragazza. Ho appena visto Osvaldo, il tuo compagno di classemi ha detto che la professoressa vi ha riconsegnato il tema ditaliano Kyla si fece improvvisamente pallida in volto. Lui ha preso ottimo continu tua madre un gran bel voto Eh gi! disse in tono falsamente ironico la ragazza lui sempre cos bravo! Ma quando imparer a tenere la bocca chiusa quellidiota! disse poi tra s.

E tu che voto hai preso? chiese sua madre Dai, non tenermi sulle spine! Ecco, vedi mamma, io non disse titubante la ragazza, ma la madre le strapp il foglio che usciva dalla sua borsa. Kyla! disse sua madre furente Si, mamma tent di dire la ragazza, ma venne di nuovo assalita da un vortice tumultuoso di parole come osi presentarti a casa con un voto simileesci subito di qui! e la sbatt senza tanti complimenti fuori di casa. Apri mamma, ti prego! grid la ragazza in lacrime Per favore, fammi entrare! E inutile che piangi, tanto non ti dar ascolto, sono tutti cos gli esseri umani superficiali e immaturi Una dolce voce la fece voltare. Quello che si trov davanti la fece sussultareera il gatto che aveva salvato dalle grinfie di quei piccoli teppisti. Oh mio Dio, lo strano gatto di questa mattina! Poi, riflettendoci sopra Mamachi ha parlato? chiese in preda alla paura la ragazza Ma sono stata io! Chi altri senn? E poi in realt io sono una gatta disse Luna. Kyla cacci un urlo. No, non possibile, questo deve essere un incubo! I gatti non parlano! Ehm disse Luna schiarendosi la gola Lascia che mi presentiil mio nome Luna ed tutto il giorno che ti sto cercando, mia cara La ragazza la guardava con occhi sbarrati dal terrore. Per prima cosa desidero ringraziarti di cuore disse la micia con un sorriso tu non lo sai, ma oggi mi hai fatto un grande favore togliendomi quel piccolo cerotto dalla fronte, mi impediva di parlare ed ero molto preoccupata di questonon sai quello che mi hanno fatto passare quei bambini stata una vera fortuna aver incontrato te, sai? disse, avvicinandosi alla ragazza in tono suadente, ma lei si scost. Non devi aver paura di me, io sono qui per aiutarti! Aiutarmi? Ma di cosa stai parlando? chiese la ragazza Io so leggere nel tuo cuore, conosco il dolore che provi dentro di teper questo sono qui, ho deciso di portarti in un luogo molto lontano, dove avrai le risposte a tutte le tue domande E, detto ci, si ritrovarono come per incanto in un luogo magico. Kyla apr gli occhi e si trovo davanti a un meraviglioso giardino pieno zeppo di innumerevoli fiori di tutti i colori. Kyla ne rimase meravigliatanon aveva mai visto in vita sua un luogo talmente bello e armonioso, le sembrava di vivere in un sogno. Dove mi trovo? chiese Kyla

Sei nel mio mondo, il regno di Fantasia disse Luna Io sono la gatta della principessa di Fantasia che ogni anno mi manda in un luogo diverso dellUniverso per aiutare i giovani in difficoltquestanno la sua scelta ricaduta su di te Su di me? chiese curiosa Kyla Si disse Luna Sento nel tuo cuore che sei sfiduciata, che ti senti sola, triste, diversa dagli altriora vorrei mostrarti alcune immagini A un tratto, alcune immagini passarono davanti ai suoi occhi; queste immagini rappresentavano tre persone diverse in diversi ambiti della loro vita. Vedi quelluomo per strada, tutto vestito di stracci che chiede lelemosina? chiese Luna Si, lo vedochi ? E un giovane manager che ha perso tutto il suo denaro e, di conseguenza, tutto ci che possedeva. Gli amici e la famiglia lo hanno abbandonato e ora lui si ritrova a fare il mendicante, ma nonostante ci non ha mai perso la speranza che un giorno la fortuna possa tornare a bussare alla sua porta Kyla annu. Luna le mostr unaltra immagine. Vedi quella ragazzina che piange cos disperatamente? chiese Luna Si, la vedochi ? E una ragazzina vittima di bullismola sua unica colpa quella di essere un po in carne e per questo i suoi compagni la scherniscono ogni giorno, deridendola pesantemente con scherzi e con nomignoli di cattivo gusto. Si sente tanto sola, senza nessuno che la capiscalunica cosa che desidera morire, lasciare per sempre quel mondo per lei cos ingiusto Kyla si commossequella ragazza le ricordava tanto s stessa. Luna fece un attimo di pausa, poi riprese. Potrei farti vedere tante altre immagini, immagini di ragazzi con gravi malattie che lottano ogni giorno per sopravvivere, di bambini uccisi dalle guerre e dalle carestie, ma preferisco fermarmi qui Kyla abbass lo sguardo. Non pensavo che ci fosse tanta sofferenza nel mondoin confronto i miei problemi non sono nulla..." Esatto, i tuoi drammi in confronto a quelli della vita non sono nullaquando crescerai te ne renderai contolunica cosa di cui deve ricordarti adesso che quello che rende speciale ognuno di noi la sua diversit, nessuno sar mai uguale allaltro, non esiste un essere umano giusto e uno sbagliato, ognuno di noi un essere speciale e unico nella sua diversit. Per cui, mia cara, torna nel tuo mondo e affronta la vita sempre a testa alta, consapevole di ci che sei e di quelle che sono le tue capacit e, perch no, di quelli che sono i tuoi difetti Grazie per avermi condotto fin qui e per avermi mostrato tutto questocercher di non lamentarmi pi e magari di sorridere di pi alla vita

Oh, meno male, gi qualcosae ora torna sulla Terra, si staranno chiedendo tutti che fine hai fatto Tornerai a trovarmi? chiese Kyla speranzosa Certonon ti libererai facilmente di me! disse Luna con un sorriso Il mattino del giorno seguente. Sapete, questa notte ho fatto un sogno stranissimo, ho sognato la nostra Kyla che visitava un regno fiabesco! disse Nina, la migliore amica di Kyla. Ma dai su, ti sembra possibile? Guardala l, perennemente in ritardo! dissero le sue compagne, guardando fuori dalla finestra la loro amica che correva verso la scuola, ancora una volta in ritardo Quella non sarebbe nemmeno in grado di salvare il suo gatto, figuriamoci! E invece no! guardando divertita la scena dallalto di un albero ma questo ve lo racconter unaltra volta disse, strizzando locchiolino.

Odi et amo

Sarebbe stata unestate molto calda, ormai se ne rendeva pi che conto. Quella sera laria era davvero rovente, non cera niente che potesse darle refrigerio, il ventilatore era puntato al massimo verso il letto, ma non cera nulla da fare, larsura non se ne andava, continuava a tormentarla. Jun se ne stava cos, immobile, tra un cuscino e laltro, sigaretta tra le labbra rosso fuoco, pantaloncini, reggiseno di pizzo nero e un bicchiere di bourbon nella mano destra. Se ne stava l, immobile e pensierosa, con lo sguardo malinconico e rabbioso, quasi stesse meditando vendetta contro qualcuno. Sudava copiosamente, il caldo era davvero insopportabile. La sua mente rimandava delle immagini terribili, una dietro laltra, delle immagini che non si preoccupava minimamente di scacciare dalla sua mente, dai suoi occhi, anzi le alimentava ancora e ancora con un tiro di sigaretta e quella solita canzone, Try walking in my shoes dei Depeche Mode che ascoltava ogni volta che aveva bisogno di abbandonarsi ai suoi pensieri. Pensare troppo nuoceva al sistema nervoso, questo lo sapeva, eppure non riusciva a farne a meno, le piaceva, ci provava gusto, era la sua unica valvola di sfogo, non le era rimasto pi niente, i suoi pensieri erano lunica compagnia che possedeva. Spesso si era chiesta come avesse fatto a ridursi cos, lei giornalista di successo, lei donna cos bella, voluttuosa, fascinosa e corteggiata da tutti, lei cos estroversa ed espansiva, ma non era mai riuscita a darsi una risposta, lunica cosa che sapeva era che, a uno a uno, tutti lavevano

abbandonata a s stessa senza un perch o forse un perch cera, lei lo sapeva benissimo, ma non voleva ammetterlo, neanche davanti allevidenza dei fatti. Povera, sola, folle Jun. Laria del ventilatore le spostava delicatamente i capelli nero corvino dalla fronte e il suo sguardo si pos verso la sua vecchia sveglia, lultimo ricordo che le era rimasto di suo padre. Ore 21.58. Troppo presto per cercare di dormire, troppo caldo per uscire. Lunica cosa da fare, pens Jun, era rimanere qui a crogiolarmi nei miei pensieri, a godermi questaria fresca e umida che mi accarezza delicatamente il viso, a godermi il respiro grigio di questa sigaretta ormai in fin di vita, a godermi le ultime note di questa indimenticabile canzone. Pos le morbide labbra sul bicchiere, il liquore le scorse morbido, liscio nella gola, fino a scendere gi a infiammarle lo stomaco. Povera, sola, folle Jun, ancora non sapeva, non poteva sapere che a breve verr riportata a forza nella realt, quella realt che cercava in ogni modo di allontanare da lei. Come poteva essere, cominci a chiedersi, che una donna come lei potesse starsene stesa sul letto senza fare assolutamente nulla oltre che pensare, bere e distruggersi i timpani? Cosa le mancava? Lamore? Oppure una soffice mano calda che le stringesse il cuore? Era quello che cercava? Desiderava la vita e fuggiva la morte oppure il contrario? Questi pensieri, disse a s stessa, sono fastidiosi come dei sassolini impazziti scagliati sul vetro di una finestra. Ritorn alla realt solo quando si rese conto che cera davvero un rumore molesto, piccolo, ritmico, insopportabile. Pos il bicchiere sul comodino e spense la cicca ormai morta nel posacenere. Si diresse verso la finestra, camminando a piedi nudi e si affacci oltre il davanzale. Guard gi per la strada e vide un uomo che la osservava divertito. I suoi occhi verdi la scrutavano da cima a fondo, cercando di capire se quella visione fosse reale o no. Jun guard di nuovo verso la finestra e si chiese dove avesse visto quelluomo. Le sembrava, infatti, un viso familiare, ma non riusciva a ricordare dove lavesse visto. Decise di scoprirlo, si mise addosso la sua maglietta color dello smeraldo, i suoi jeans attillati e scese in strada. Luomo misterioso era l che la guardava imperturbabile e con un aria, sembr a Jun, di sfida.

Gli chiese chi fosse e dove si fossero incontrati, ma luomo non le rispose, la fiss a lungo e intensamente con quei suoi occhi color berillio in un modo che provoc uno strano turbamento nel cuore di Jun. Luomo le si avvicin; emanava un profumo molto forte ed esotico, il suo preferito. Prov un lungo brivido di piacere e ancora non riusciva a capire cosa fosse. Ricambi lintenso sguardo delluomo e vide che lui stava sorridendo maliziosamente. Cera qualcosa nel suo profumo che risvegliava in lei sensazioni a lungo assopite, lontane, ma allo stesso tempo cera qualcosa nel suo sorriso che le dava fastidio. Non sapeva spiegarsi il perch, forse aveva bevuto un po troppo al club e di certo quel bicchiere di bourbon sorseggiato fino a qualche ora fa non laveva di certo aiutata. Lui sembrava sbeffeggiarla; quegli occhi verdi come il mare sembravano a un tratto diventati freddi e pungenti. Inclinando leggermente il capo, la guard fissamente negli occhi e le sussurr dolcemente a un orecchio: Sei proprio una stupida e ingenua bambina, lo sai? e il suo sorriso sornione si tramut in una lunga e sonora risata malefica, a tratti inquietante.

Inizi a spingerla una, due, tre volte; Jun avrebbe voluto rifilargli un sonoro pugno in piena faccia, ma in quel momento tutto le girava intorno, niente era al suo posto. Si pent di essere scesa, avrebbe voluto gridare ma non ci riusciva, sembrava proprio che il suo cervello fosse andato in tilt e non volesse connettersi con la bocca. Alla quarta spinta cadde riversa a terra, col corpo in una pozzanghera puzzolente. Una fitta di dolore le fece chiudere gli occhi per un istante, mentre con la mano destra si strofinava la parte dolorante. Quando li riapr, lo guard con unaria stupita e terrorizzata allo stesso tempoora lo riconosceva, ora si ricordava di lui... Rimase l, immobile, a fissarlo con terroresentiva che qualcosa di terribile le sarebbe capitato di l a poco. Perch era l? Come aveva fatto a trovarla? Che cosa voleva ancora da lei? Erano domande a cui non sapeva dare una risposta, lunica cosa che sapeva era che doveva alzarsi e scappare. Si rialz lentamente, a fatica, dolorante al fianco destro, ma appena fece un passo lui lafferr per un braccio e le disse Dove credi di scappare? . La tenne stretta a s, la sollev a forza e si avviarono verso il portone. Jun cercava di trattenere i conati di vomito che stavano salendo alla sua boccala sua testa girava come un vortice e non accennava a smettere.

Pendettero lascensore e luomo spinse il bottone del suo piano, il quarto(dunque sa gi dove abitodeve aver speso un patrimonio in investigatori privati per scoprirlo pens Jun) Arrivati al suo pianerottolo, le sfil le chiavi dalla tasca e apr la porta dingresso. In quel momento Jun vide tutto nero e sveni. Il giorno dopo si svegli con il sole che le illuminava il voltoriconobbe la sua camera da letto e si accorse che vicino al comodino cera un biglietto. Lo lesse. Fottiti, puttana!. Cos recitava il biglietto. Stupida, era stata una stupida a non capire subito a chi appartenesse quel viso cos familiare. Seduta sul letto, con il sole del mattino che le illuminava il volto, Jun scoppi in lacrime. Non riusciva a fermare le lacrime, il suo petto era sconvolto da continui singulti. A un certo punto per, i suoi pensieri la risvegliarono da quel momento di debolezza e, con uno scatto improvviso, balz fuori dal letto, prese i suoi pantaloni sporchi di fango e frug nelle sue tasche forsennatamente. Nulla. Scagli con violenza i pantaloni contro il muro. Le aveva portato via tutto, documenti, soldi, una fotografia di suo padre che per lei contava quasi pi della sua stessa vitale aveva portato via tutto quel maledetto. Era questo il suo modo di vendicarsi? Ma glielavrebbe fatta pagare. Lunica cosa che poteva fare ora era andare a cercarlo e doveva farlo subito, prima che lui scomparisse di nuovo nel nulla. Era diventata una furiail momento di sconforto era passato e Jun era tornata a essere la donna caparbia e decisa di sempre. Voleva ritrovare quelluomo e lo avrebbe fatto subito. Apr il suo armadio, guard la sua ordinata schiera di vestiti e scelse quello nero con lo spacco davanti che aveva indossato lultima volta per un appuntamento galante andato a male. Si trucc accuratamente, si spruzz il suo profumo preferito, prese la sua borsetta e indoss i suoi occhiali da sole. Usc e sul pianerottolo incontr la sua vicina, una vecchia megera che, dopo averlo guardata con il suo solito sguardo torvo e insolente che a Jun dava sempre tremendamente sui nervi, le disse in tono aspro: Abbiamo fatto bisboccia ieri sera, eh! e dopo averle rifilato una risatina maligna si allontan. Stronza vecchiaccia di merda le rispose sottovoce Junaveva voglia di strangolarla con le sue mani, ma aveva qualcosa di pi importante da fare, ritrovare quelluomo.

Ascensore. Lampioncino rosso. Scale I gradini corrono sotto i suoi piedi. Aveva fretta. Fretta di trovare lo stronzo. Luce. Due uomini appisolati per terra bloccavano il portone. Lascensore sulla sua destra era un cargo merci carico di buste bianchema a che ora del cazzo era andata a fare la spesa la poveraccia del seminterrato? Dopotutto chissenefrega. Tir dritto, super non senza fatica quei due balordi e scese in strada. Sal in auto e part a tutta velocit. Dannato traffico, tutti immobili in fila a quel maledetto semaforo. Sbuff, sbrait, suon insistentemente il clacson, part e ripart a grande velocit, con sorpassi azzardati(meno male che non cera nessun vigile nelle vicinanze, altrimenti lavrebbe di certo arrestata) e in un attimo giunse al suo locale preferito, il pi esclusivo di Londra, il il 12 Bar Club. Parcheggi la sua auto sullaltro lato della strada, entr nel locale e subito una forte emozione la invest: alla radio stavano trasmettendo FridayIm love dei Cure. Brian, il suo ex fidanzato, frequentatore assiduo del locale, andava letteralmente pazzo per i Cure, lei invece li odiava, li trovava melodrammaticamente da suicidio. Una voce la risvegli dai suoi pensieri. Jun, che fai qui cos presto? le chiese Brian, avvicinandosi lentamente a lei. Parli del diavolo pens JunBriieri ho visto Friedrich. Lui fece cadere il bicchiere di birra che aveva in mano. Cosa? Stai scherzando, vero? Non possibile, lui in carcere e ci dovr restare ancora per lungosicuramente sar stato qualcuno che gli somiglia molto. No Bri, non sono pazza, era proprio lui e vuole vendicarsi di me. Dai Jun, non ti sembra di essere un po troppo paranoica? . Sar anche paranoica, ma meglio che anche tu ti guardi le spalle, fosse in te starei molto attento. Dopo aver pronunciato queste parole, Jun usc di corsa dal locale e sal in macchina. Mentre sfrecciava veloce per le strade affollate di Londra, tutto le ritorn alla mente. Si trovava ora in un vicolo ciecoche cosa le sarebbe accaduto adesso? Quali terribili atrocit ha in serbo quelluomo per lei? Era pericoloso, molto pericoloso e lei lo sapeva bene e ora la stava cercando. Si ferm davanti a una vetrina di un negozio di porcellanato e mentre fissava quelle deliziose bambole di porcellana(una sua passione fina da bambina), le lacrime cominciarono a scorrerle gi copiose.

Si sentiva sola come non mai, come quella sera del 1988, in cui tutto ebbe inizio. Quante volte aveva desiderato che quella notte non fosse mai esistita, che quello che successe non fosse mai avvenuto. Mentre le lacrime le rigavano il viso, non poteva fare altro che ritornare con la mente a quella sera. Quella sera, quella dannatissima serase non fosse uscita per andare a quella stupida festa non le sarebbe accaduto nulla. In fondo chiedeva solo di essere amata, ma tutto ora le sembrava sempre pi irreale e irraggiungibile. Friedrich fu la sua pi grande passione, il suo primo e forse unico vero amoresinnamor a prima vista di lui, salvo poi scoprire che si trattava di un folle psicopatico. Questa scoperta fu per lei talmente dolorosa da non riuscire pi a vivere, si chiuse talmente in s stessa che per anni non frequent quasi anima viva, a parte il suo analista e qualche suo collega di lavoro. Fu per lei un periodo molto duro, dal quale ne usc fuori grazie allaiuto e allaffetto dolce e sincero di Brianlui lamava profondamente e teneramente, lei invece provava per lui solo un tenero affetto. Non riusciva a lasciarsi andare, anche quando facevano lamore lei era sempre chiusa, timorosa e soprattutto non riusciva a provare nientesolo per Friedrich era impazzita, nessunaltro uomo sarebbe mai riuscita a farle provare le stesse sensazioni. E ora sentiva che stava di nuovo perdendo il controllo di s stessaFriedrich la terrorizzava, ma lattraeva ancora in modo violento e morbosodoveva liberarsi assolutamente di lui, era lunico modo per uscire da questincubo che durava ormai pi di ventitr anni. Ritorn al suo appartamento, and in bagno e prese una scatola di valium e la ingurgit tutta. Devo riuscire assolutamente a dormire, altrimenti diventer pazza si disse. Si gett di peso sul letto e in un attimo si addorment. Lo squillo del telefono la fece sobbalzare. Per un attimo rimase frastornata, non si ricordava pi dovera, non riconosceva pi le rassicuranti mura domestiche. Gir gli occhi per la stanza e si accorse che tutto era immerso nel buio pi totale. Guard la sveglia, era mezzanotteaveva dormito quasi quindici ore. Il telefono continuava a squillare incessantemente. Mio Dio, questo lui, ne sono certa si disse tra s. Alz lentamente la cornetta. Chichi ? domand in preda al pi puro dei terrori.

Domanda poco intelligente, ragazza mia rispose sarcasticamente la voce allaltro lato della cornetta. Faresti meglio a domandarti dove sono. Friedrich, era lui, ne era sicura, anche se la voce era completamente diversa da quella che ben conosceva. Friedrichsei tu? So che sei tu, inutile nasconderti La voce la interruppe Friedrich? E chi sarebbe questo Friedrich? Io non lo conoscoil mio nome Morte, bambina. Ascolta stronzo figlio di puttana grid Jun ti conviene a stare alla larga da me, altrimenti ti taglio le palle e sai che ne sono perfettamente capace. Ah si? Oh, ma che donna di altri tempi, sono commossonon vedo proprio lora che tu mi faccia questo servizietto, sar un immenso piacere per me, lo sai. Ti far rimpiangere il giorno in cui sei nato, lurido animaleridammi ci che mi hai rubato e torna nella tua fogna . Se ci tieni tanto a riavere ci che ti ho preso, perch non vieni a riprendertelo? Ti aspetto alla 52 di Baker Street domani notte a questorabussa sulla porta rettangolare a destra, ti aprir un uomo completamente vestito di nero. Digli queste tre lettere: P.D.V., lui ti far entrare. Ehi, io non ci sto pi ai tuoi sporchi giochetti ma non le diede il tempo di continuare, riagganci senza proferire una sola parola. Jun rimase l attonita e impaurita per un istantecosa le sarebbe successo lindomani? Cosa avrebbe trovato in quel misterioso appartamento? Cosa aveva in mente Friedrich? Lavrebbe sicuramente uccisa, lo sapeva bene. Sapeva che sarebbe andata incontro a morte certa, ma non poteva assolutamente tirarsi indietro, ne valeva della sua vita. Si svegli molto tardi. Si sentiva infinitamente stanca a causa della notte trascorsa insonne. Ripens alla telefonata della scorsa notte, allappuntamento che lattendeva e cercava invano di non preoccuparsi. Si alz, si diresse in cucina e si prepar una tazza di caff, poi si diresse nel salotto e si lasci sprofondare sul divano di pelle, pensando sempre alla telefonata con Friedrich. Perch mi sta tormentando cos? E forse il suo modo per vendicarsi, per farmela pagare?, erano interrogativi ai quali non riusciva a dare una risposta. Accese la televisione e mentre fissava quel vecchio film di Greta Garbo, la sua attrice preferita, pens a quanto fosse stata stupida a fidarsi, ma soprattutto a innamorarsi cos di lui. Perch si, lei lo amava ancora, lo sapeva e ci la spaventava ancor di pi. Era terribilmente agitata, del film non stava capendo niente e non riusciva a smettere di pensare a lui, era come un cancro che la stava divorando lentamente senza che potesse fare niente per fermarlo.

Il momento si avvicinava, stava sudando freddo e il cuore cominciava a battergli allimpazzata. Pens per un momento di portare con s qualcuno, era lunico modo per sentirsi sicura, ma non aveva nessuno che potesse accompagnarla(chiederlo a Brian era fuori discussione, non voleva coinvolgerlo in questa storia, era un rischio troppo grande che non voleva assolutamente fargli correre, in fondo gli voleva ancora bene e non voleva metterlo in pericolo). Andr da me, lunica soluzione possibile, si disse per rincuorarsi. Era sempre stata una donna risoluta, forse aveva un carattere difficile che faceva allontanare tutti, ma il coraggio non le era di certo mai mancato, unito a una buona dose di incoscienzaadesso queste doti le sarebbero servite parecchio per affrontare il pericolo al quale andava incontro. E venne subito sera. Jun si prepar accuratamente per lincontro, si mise il suo vestito nero a maniche larghe che le tirava su il florido seno(Friedrich impazziva per quel vestito), si spruzz addosso il suo profumo preferito, indoss i suoi sandali e si rec allappuntamento con luomo che un tempo aveva amato(e che ancora amava) pi della sua stessa vita. Mentre guidava, pens a quello che sarebbe successo di l a pocolavrebbe uccisa? Ci sarebbe stata finalmente la resa dei conti? Non lo sapeva, lunica cosa di cui era certa era che quella notte le avrebbe cambiato la vita. Arriv allindirizzo datole da Friedrich, un odore acidulo inizi a penetrarle in testa, la stordisce, la intontisce fin quasi allo svenimento. Si avvicin alla porta dingresso, lodore si faceva man mano pi intenso, inizi a sentire come qualcosa che la trascinava in un vortice di paura e di perdizione, qualcosa che la stava trascinando dritta verso lInferno. Buss. Dopo poco la porta venne aperta e un fascio di luce labbagli. Quando li riapr, davanti a lei cera lui, luomo della sua perdizione, Friedrich. Sei in ritardo, mon cheri disse lui, guardandola intensamente. Le ci volle un po per abituarsi a quella luce, ma appena riusc a tenere aperti gli occhi ne rimase quasi meravigliata. Si trovava in un lussuoso ingresso di una casa coloniale, al soffitto cera un immenso lampadario di cristallo, davanti a lei un pregiato divano di pelle, ai suoi piedi un costoso tappeto indiano. Friedrick, mio Dio, ma cosa hai fatto? Come hai fatto a fare tutti questi soldi? disse incredula rivolgendosi alluomo che la fissava intensamente e con cupidigia. Lo sai che sono sempre stato un uomo dalle mille risorse, no? le disse ammiccando. Vieni, non stare l impalata, seguimi. La condusse nel vasto salone e la fece sedere sul pregiato divano di pelle. Jun si sentiva frastornata, non sapeva cosa fare, come reagire.

Guardava Friedrich e non riusciva a credere che tutto fosse reale, che lui era l, davanti a lei e la stava guardando bramosamente come un tempo. Era bellissimo, aveva uno smoking bianco, una camicia nera e una rosa appuntata sul taschinosembrava essere tornata indietro nel tempo, a quella notte di ventanni fa. Sei sorpresa, non vero le chiese. Pi che sorpresa sono esterrefatta, come ha fatto uno che appena uscito di prigione a diventare un milionario? Dimmelo Friedrich, ho diritto di saperlo!. Replic con veemenza lei. Io non ti devo dire nulla, sono affari miei, replic con foga lui, tu hai deciso di lasciarmi nella merda, mi hai abbandonato quando potevamo stare insieme per sempre disse quasi piangendo dalla rabbia. Friedrich ma non le diede il tempo di controbattere Io non lavrei mai fatto, non ti avrei mai lasciato, per nessun motivo al mondo, magari mi sarei tagliato un dito, ma non ti avrei mai fatto soffrire, mai ribatt ancora con foga lui. Mi dispiace davvero prov a sussurrarle ma lui la interruppe di nuovo Non ti avrei mai lasciato perch ti amavo e ti amo ancora Jun. E questo il motivo per cui sono tornato, questo il motivo per cui ti ho cercata e ti ho fatta venire qui, io ti amo e ti voglio Jun, ti voglio di nuovo con me. La guard intensamente, con quello sguardo che la mandava completamente in estasiper quanto tempo laveva desiderato? Per quanto tempo aveva voluto che le sue forte braccia la stringessero ancora una volta e che lui lamasse ancora una volta intensamente? Orami aveva perso il conto, era un sogno segreto che si portava dietro da anni, ma non doveva cedere, sapeva che Friedrich era pericoloso, che tutto quello lavrebbe di nuovo portata nei guai, ma non ce la faceva, il suo sguardo, le sue mani che gi laccarezzavano tutta facendola sciogliere completamente avevano su di lei il sopravvento. Ti amo Jun, lascia che te lo dimostri ancora una volta le sussurr allorecchio. Poi le prese il volto tra le mani e la baci appassionatamenteJun non riusciva a resistere, quella sensazione di benessere e di piacere la pervadeva in ogni senso. Non posso, non posso ansim lei mentre lui scendeva con le labbra sul suo collo e sui suoi seni non posso farlo, ma ormai non riusciva pi a resistere, era completamente in suo possesso. Lui la sollev tra le sue braccia e la port in camera da letto, la spogli e lam intensamente come non aveva mai fatto. Jun si lasci andare completamente a quella furiosa passione, leggeri gemiti di piacere, delicati e soavi, riempivano il silenzio di quellimmensa stanza, rotto solo dal movimento del corpo dell'una nell'altro. Fecero lamore per ben due volte, senza proferire parola.

Dopo lamplesso finale che lasci esausti e completamente appagati, lui si sedette sul letto e le disse: Jun, io voglio ricominciare da capo, voglio costruirmi una nuova vita con te, ma se tu mi tradirai di nuovo, sappi che questa volta te la far pagare molto amaramente. Jun non sapeva cosa rispondere, si sentiva completamente rapita da quelluomo e ne aveva al contempo paura, unimmensa paura. Si gir dallaltra parte, due lacrime le rigarono il volto. Sono di nuovo in trappola e questa volta non so proprio come ne uscir disse tra s. Si svegli che erano quasi le nove. Sent il rumore dello scroscio dellacqua nella doccia, Friedrich era l. La luce del giorno le rese ancor pi palese la situazione, lei e Friedrich stavano di nuovo insieme, aveva di nuovo ceduto al suo fascino e, cosa ancor pi peggiore ,sentiva di essersi innamorata ancor pi follemente di luisi, era innamorata alla follia di quelluomo, lo temeva terribilmente, come si teme un demonio malefico, ma lo amava come non mai. Stava per alzarsi dal letto per andare a prepararsi un caff quando i suoi occhi caddero su un foglio che Friedrich teneva nascosto sotto alcuni fogli sul suo comodino vi era segnato sopra un nome con un numero di telefono. Il suo sesto senso cominci ad allarmarsi, sentiva che cera sotto qualcosa di losco e che quel qualcosa riguardava in parte leiprese il foglietto, compose il numero e rimase in attesa. Dopo pochi minuti una voce duomo le rispose: Ehi lurido bastardo, dove sei finito? Non era per ieri sera? La troia non dovevamo farla fuori? Non mi dire che te la sei voluto prima scopare, come ai vecchi tempi, eh? Dai, sei proprio un bastardo, gi che ceri mi potevi chiamare, cos ci divertivamo un po noi due, eh, stronzo che non sei altro! Ah, ma questa me la paghi, hai voluto divertirti da soloappena avremo finito con questa storia ci rifaremo con qualche bella zoccola, so io dove andarle a cercarema mi stai ascoltando? Ehi, sei diventato muto? D un po, non ti avr mica scioccato quella l, eh? Jun riattacc subito, in preda allorrorevoleva ucciderla, aveva predisposto un piano per farla fuorinon era cambiato, era sempre lo stesso Friedrich di tanti anni fa, lo stesso uomo pericoloso che si voleva vendicare di lei, che voleva ucciderla a ogni costo. Si sent smarrita, una rabbia furiosa le saliva dal pi profondo del suo animodoveva uscire di l, doveva assolutamente scappare. Si rivest in fretta e furia e usc di corsa dallappartamento prima che lui se ne accorgesse, ma prima di andarsene gli lascio un bel ricordino sul comodino, un biglietto con su scritto: ieri notte stata lultima volta che mi hai avuta, mettitelo bene in testa, fottuto bastardo, figlio di una cagna! Non riuscirai mai a farmi fuori. Sal di corsa in macchina, accese il motore e part a tutta velocit. Doveva andare lontano da l, doveva scappare, ma non sapeva dove andare.

Viaggi con lautomobile per quasi tutta la mattinata, poi verso le due del pomeriggio cominci a sentirsi stanca e a desiderare di ritornare al pi presto alla sua abitazione. Ritorn a casa(era pericoloso, lo sapeva, ma doveva assolutamente rivedere il suo appartamento), si gett sul letto e pianse. Pianse ininterrottamente, disperatamente, senza alcun confortoquanto male, quando dolore provava dentro di s, un dolore che non riusciva a trattenere pi, un dolore che laccompagnava ormai da pi di ventanni e che si manifestato di nuovo ieri sera. Nella sua mente ritorn il ricordo, come un fiume in piena, un ricordo doloroso lei e Friedrich erano uniti per la vita, quando si sentivano un unico corpo e ununica anima. Non era mai stata una santa be Friedrich arriv nel momento pi sbagliato della sua vita. La loro fu una storia non molto lunga ma intensa, una storia che non sarebbe mai riuscita a dimenticare. Ripensava a lui ora, a quanto lo avesse amato e a dove fosse finito quel ragazzo allegro e sognatore che aveva tanto amato, sostituito da un mostro di arroganza, spietatezza e crudelt che voleva solo farla fuori. Si alz dal letto, qualcosa le impediva di respirare, un odore forte la stava soffocando, un odore di morte, di putrefazione. Solo allora not di avere dei messaggi non letti nella segreteria telefonica. Era Brian. :Jun, ci sei? Dove sei finita? Laltro ieri ti ho vista molto agitataora vengo a casa tua, sei pregata di farti trovare, chiaro?. Brian era stato qui? Dovera finito adesso? Non era da lui non rispettare le promessecosa potevi essergli successo? Era in ansia anche se ormai non avevano pi rapporti Brian ha rappresentato una parte importante della sua vita, lo aveva amato e ora gli voleva bene come a un amico fraterno e sentiva che cera qualcosa che non andava, come se nascosta da qualche parte ci fosse una figura spettrale che la osservava. Si volt, ma non vide nessunosolo allora not che la porta del bagno era socchiusa. Si ricord in un momento di averla lasciata chiusa quando usc di casa. Brian, sei l? chiese titubante. Brian, ci sei? Non farmi scherzi, ti prego, non sono proprio in vena. Si avvicin lentamente, vide dalla fessura un tenue spiraglio di luce, entr e not la piccola luce sullo specchio del bagno accesa. Ma non era quella che la terrorizzava, che la fece urlare di paura, che la fece quasi sveniresteso sul pavimento cera un uomo con la camicia completamente inzuppata di sangue. Aveva un profondo squarcio alla golaquelluomo era Brian. Friedrich era gi arrivato, aveva intuito ogni sua mossa e aveva ucciso Brian per farglielo capire. Jun indietreggi terrorizzata, un conato di vomito le sal alla gola.

Non sapeva cosa fare, pens di chiamare la polizia, ma sapeva benissimo di essere anche lei in parte nel torto, che se li avesse contatti molto probabilmente sarebbe finita anche lei in prigionenon aveva scampo, era in trappola, proprio come ventanni fa, in balia di un uomo che amava alla follia ma che al tempo stesso odiava a morte. Odi et amo, Quare id faciam, fortasserequiris. Nescio, sed fieri sentio et excruciorripensava alle parole di Catullo e mai come ora si rese conto di quanto questi due sentimenti contrastanti potessero coesistere tra loro. Si volt verso il salotto e lo vide, vide nelloscurit, nascosto in un angolo, Friedrich. La guardava con odio e risentimento, aveva ancora in mano il pugnale sporco di sangue, ma Jun vide nei suoi occhi un leggero balenio di tristezza, come se avesse pianto. Ecco, dunque ci siamo, pens, questa la resa dei conti, o sar morte tua o mia. Sapevo che mi avresti cercata, fuggire purtroppo inutile disse Jun con un tono misto di amarezza e di rabbia. Perch lhai fatto, Jun? Perch mi hai tradito una seconda volta? Sapevi benissimo che non ti avrei perdonato questa volta, che te lavrei fatta pagare caraperch lhai fatto? rispose lui in tono adirato. Io ti amo Jun, ti ho sempre amata, ma tu non hai fatto altro che farmi del maleora dovrai pagare per tutto questo, una volta per tutte. Le diede uno schiaffo violento e Jun cadde riversa a terra. I ricordi le riaffiorarono come un fiume in piena nella mente, ricordi di quella sera destet del 1988, quando lei e Friedrich erano poco pi che ventenni e si amavano alla follia, come oggi. Lui proveniva da una famiglia molto povera, aveva perso sua madre quando aveva otto anni e quella perdita laveva sconvolto profondamente, lui, cos fragile, timido, introverso e solitario vedeva in sua madre lunica amica, lunica confidente e la sua prematura perdita lo segn a tal punto che per mesi quasi non parl, si chiuse in un mutismo ostile, soprattutto nei confronti di suo padre, che non laveva mai amato, tutte le sue attenzioni erano per il fratello minore, di indole cos simile alla madre. Friedrich crebbe con la consapevolezza di non essere amato dal genitore, con un forte senso di bassa autostima, con una timidezza quasi cronicatutti difetti che lo portarono a vivere uninfanzia e unadolescenza in piena solitudine, perennemente sbeffeggiato dai suoi coetanei. Poi arriv lei, figlia di una famiglia altoborghese e anche lei poco amata dai suoi genitori, anche lei molto timida, fragile, introversa, anche lei con tanta voglia di amare e di essere amata, con tanta voglia di sentirsi accettata. Erano due anime affini, due anime gemellesinnamorarono , trascorsero mesi di intensa passione fino a quando, quella tragica notte, entrambi ubriachi, uccisero involontariamente un ragazzo investendolo con lauto.

Lei se la cav, i ricchi avvocati di suo padre riuscirono a farle evitare la prigione, ma Friedrich no, aveva avuto gi piccoli precedenti penali e il suo destino fu segnato, trascorse dieci anni in carcere per omicidio colposo e omissione di soccorso. Nella sua mente Friedrich si convinse che lei laveva tradito e, pur amandola ancora alla follia, la cerc per vendicarsi. Per ch lhai fatto Jun? Io ti amavo, non ti avrei mai abbandonata, piuttosto mi sarei fatto tagliare un dito, ma non ti avrei mai fatto del maleperch Jun, dimmelo, noi eravamo fatti luno per laltra, eravamo destinati a stare insieme, ma tu non mi hai aiutato, nel momento del bisogno mi hai abbandonato al mio destinotutte quelle parole, tutte quelle dolci frasi che mi sussurravi ogni volta, erano solo stronzate, vero? Guardami, guardami come mi hai ridottonon sai quanto ti odi per questo, non puoi nemmeno immaginarlo. Brandiva il coltello insanguinato, ma forti singhiozzi sconquassavano il suo pettoera di nuovo il timido Friedrich, luomo al quale aveva giurato eterno amore e che ora la stava supplicando di ascoltarla. Non sai cosa sono stati gli anni di prigione, quello che ho dovuto sopportare l dentro, Tu eri il mio unico amore, non ti perdoner mai per quello che mi hai fatto!. Friedrich ti prego, io non ti ho fatto niente, avrei voluto aiutarti ma mio padre3 me lha impeditonon potevo fare nulla, ti prego di credermiio ti amavo e ti amo tuttora le url in faccia Jun con le lacrime agli occhi. No, non vero, tu con il tuo piagnisteo sei riuscita a convincere tuo padre che la colpa di tutto fosse3 solo mia, che io ti avevo plagiata, che tu eri solo una vittima nelle mie manisei sempre stata brava a mentire, saresti stata unattrice perfetta. Mi dispiace Friedrich singhiozz Jun. Io ti amavo, avrei fatto di tutto per te, perch, perch le rispose con le lacrime agli occhi. Ti prego Friedrich, non mi uccidere, io voglio ricominciare da capo, ce ne andremo di qui, ricominceremo una nuova vita, lontano da tutto e da tuttiti prego Friedrich, timploro Mi dispiace Jun, ma tardi, troppo tardi. Prese il coltello, lo punt verso di leiJun chiuse gli occhi per un istante, li riapr e vide Friedrich in piedi davanti a lei, barcollante e con il pugnale infilato nel basso ventre. Url a squarciagola: Friedrich! mentre lui cadde a terra riverso in una pozza di sangue. Le si avvicin e lo prese tra le braccia: Friedrich no, perch, perch disse piangendo disperatamente. Lo vedi, non ti ho ucciso, non lavrei mai fattotu sei stata la cosa pi bella che la vita mi abbia donato, nel deserto della mia anima tu sei stata la mia oasi, sei stata un meraviglioso miraggio lontano che mi donava speranza, sei stata l'acqua che mi dissetava in un deserto infinito, sei stata un

miraggio lontano che mi donava speranza, sei stata l'acqua che mi dissetava all'infinito, che rispecchiava i miei sogni in una realt che mi stava lentamente ma inesorabilmente logorando. Quando mi hai lasciato nato in me un odio feroce, un odio che ho covato dentro per venti lunghi anni, un odio che mi ha spinto a cercarti, a volerti mortaavevo ingaggiato un killer professionista per farti furori, ma alla fine non ce lho fatta, il mio amore per te era talmente grande che ha avuto sopravvento sullodio. Avrei voluto averti accanto a me per tutto il resto della mia vita, ma il destino non ha voluto cos, ma sappi che ti ho amata e ti amo tuttora pi della mia stessa vita. La notte che ho trascorso con te stata la pi bella della mia vita, mi sembrava di essere in paradiso. Addio Jun e cerca di essere felice anche per me. Le carezz una guancia e spir tra le sue braccia. Jun pianse disperatamenteera tutto finito, lunico amore della sua vita se nera andato per sempreperdonami Friedrich, perdonami se non ho saputo proteggerti, s e non ho saputo amarti come meritaviavrei voluto che le cose fossero diverse, ma non sono mai stata in grado di ribellarmi agli eventi della vita, in fondo sono una vigliacca, non sono riuscita a combinare quasi nulla nella mia vita e ora non mi rimane pi nulla e non un profondo rimpianto e un profondo odio verso me stessa. Si alz e and alla finestraera lalba e la citt cominciava a svegliarsi dal torpore della notte. Non era questa la fine che voleva, non era giustoadesso si sentiva pi sola che mai, sentiva dentro di s unamarezza che, lo sapeva bene, niente e nessuno avrebbero mai colmato. Ma si sa, i miracoli a volte nella vita avvengono e lei sentiva che, da tutto quella storia, un piccolo miracolo era natolo sentiva, lo percepiva dentro di s ed era disposta a tutto pur di proteggerlo. Un anno dopo. Una donna si incammina lentamente verso una tomba di un cimitero. Per mano tiene una bimba. Appena arrivati lei le indica la lapide e dice: Vedi, quello il tuo pap La bimba sorriseaveva lo stesso sorriso e lo stesso sguardo di suo padre, quello sguardo che lei aveva tanto odiato e tanto amato, quello sguardo che, ne era sicura, adesso vegliava su di lei, su quel piccolo essere frutto di un amore che per Jun rimarr sempre incancellabile.

Quellultimo raggio di Sole

E la notte era gi giunta con il suo manto di tenebre a oscurare tutto e a rendere ancora pi freddo e arido il cuore di chi soffre. Alessia era l, sola, davanti a quella finestra a contemplare la Luna, come ormai faceva tutte le sere, nella speranza che le portasse consiglio e conforto. Da fuori la porta sent una voce, era sua madre che la chiamava.

Alessia, non sei ancora a letto? Guarda che domani ti devi alzare presto disse. Lo so, mamma rispose lei adesso vado a letto. Amava profondamente sua madre, aveva un rapporto aperto e sincero con lei, le raccontava ogni cosa, non riusciva mai a nasconderle nulla, ma questa volta cera qualcosa che non riusciva a dirle, un dolore che non riusciva a far venire alla luce. Si tolse i vestiti, si infil il pigiama e si stese sul letto. Non era mai stata particolarmente religiosa, aveva ricevuto uneducazione cattolica ma non era mai stata una buona praticante, ma quella sera decise di rivolgere una preghiera a quel Dio nel quale spesso non credeva, una preghiera di aiuto, di conforto, una preghiera damore. Due lacrime scesero dai suoi occhi e le rigarono il voltopens a sua madre, a quellinevitabile dolore che di l a breve avrebbe provatoprov unimmensa pena per lei e un forte senso di colpa nei confronti di se stessa. Si asciug gli occhi, si volt e lentamente cadde in un sonno senza sogni. Il rampicante stava mettendo le prime foglie; sotto, il sole gi lievemente caldo batteva con i suoi raggi le piastrelle sbrecciate del pavimento. Ai vecchi tavoli, consumati dalluso e dal tempo, erano seduti solo pochi clienti. Alessia se ne stava seduta sotto il pergolato, con le gambe incrociate e un cappello di paglia che le copriva il viso. Aveva compiuto trentaquattro anni esattamente tre mesi fa, ma non li dimostrava affatto. I lunghi capelli biondi le ricadevano fluenti sulle spalle, il suo fisico, nonostante qualche peccato di gola che ogni tanto si concedeva, era snello e slanciato(grazie anche alle settimanali ore di palestra che svolgeva diligentemente ogni mese) e i suoi occhi verdi, cos penetranti e profondi, avevano il potere di ammaliare chiunque. Nonostante questo, non si sentiva affatto bella, sin da bambina aveva sempre sofferto di insicurezza e i rapporti con laltro sesso ne avevano spesso risentito di questo suo timor continuo. Osservava i bambini rincorrersi felici in piazza e le venne subito in mente la sua infanziaquante volte era stata veramente felice da bambina? Poche volte, si contavano appena sulle dita di una mano. Le sovvennero alla mente i rari momenti di felicit trascorsi insieme a suo fratello e agli amichetti di quartiere e una leggera vena di malinconia giunse a turbare il suo animo; non doveva cedere adesso, non ora, era troppo presto. Pos unultima volta le labbra dipinte di rosa pallido(era il colore di rossetto che preferiva maggiormente) sulla cannuccia e tir su lultimo sorso di th freddo aromatizzato alla menta(Dio quanto adorava quel sapore cos intenso e speziato, sentiva quasi che non avrebbe potuto vivere senza).

Pag il conto, si alz, usc dal bar e sincammin per il vecchio e assolato vicolo appena dietro langolo. Le piaceva camminare cos, in solitudine, le permetteva di perdersi completamente nei suoi pensieri. Sentiva un irrefrenabile desiderio di rivedere i suoi vecchi amici, ma sapeva che qualora si fosse trovata davanti a uno di loro sarebbe sicuramente scoppiata in lacrime. Calpestava il selciato con passo frettoloso e profondamente malinconico; aveva voglia di fermarsi, di respirare il profumo del mare, di capire che cosa le stesse succedendo in quel momento e cosa le sarebbe capitato in futuro, di comprendere perch tutto ci fosse accaduto proprio a lei, ma non ci riusciva, cera qualcosa di profondamente doloroso che le attanagliava come una morsa il cuore. Si ferm davanti a una vetrina di giocattoli, restando ferma a osservare la colorata e briosa vetrina. I ricordi le riaffiorarono alla mente, la sua vecchia casa, il suo giardino con laltalena, il pergolato sotto il quale aveva dato il suo primo bacio(si ricordava anche il nome del suo compagnetto di scuola per il quale aveva preso una cotta, Enrico), il comignolo impregnato del freddo sapore dellinvernotutto era stato spazzato via per sempre. Avrebbe tanto voluto una seconda possibilit per poter tornare indietro, per poter toccare di nuovo quel cancelletto verde e sentire di nuovo il profumo delle rose che coltivava suo padresuo padre A quel pensiero si riebbe, le lacrime le stavano scorrendo copiose lungo le guance. Si asciug il viso e controll lorologio, era quasi lora di chiusura dei negozi e le strade cominciavano a svuotarsi. Riprese a camminare, iniziando per ad avvertire una certa spossatezza nelle gambe, ma non voleva fermarsi, aveva troppo bisogno di muoversi, percepiva che, in un certo qual senso, la faceva sentire viva. Sent in sottofondo il suono di una canzonela riconobbe subito, era The Power of Love di Frankie goes to Hollywood. Ebbe un attimo di esitazionedistrattamente era arrivata sotto casa di Andrea. Non pot fare a meno di appoggiarsi con le spalle al muro e ascoltare la melodia che proveniva dal secondo piano; il silenzio quasi pomeridiano veniva rotto solo da quella dolce melodia e dalla voce di Andrea che la intonava in sottofondo. Chiuse gli occhi; le sembr davvero surreale quella coincidenza e per un attimo pens di esserselo immaginato. Si port la mano destra alla gola e inizi a giocherellare con il suo ciondolo, mentre con le labbra mezze serrate e senza emettere alcun suono accompagnava le parole del pezzo. Quando la musica fin, il suo corpo ebbe una specie di sussulto, come se si fosse svegliata di soprassalto da un ricordo troppo doloroso.

Riprese a camminare e in poco pi di dieci minuti fece ritorno a casa. Sua madre Angela non cera, a quellora non aveva ancora smesso di lavorare(aiutava una sua amica che possedeva un negozio di antiquariato). Si svest, si fece una lunga doccia, si infil un vestito di cotone lungo fino alle ginocchia a fiori azzurri e bianchi e, messasi un cappello di paglia in testa per ripararsi dal sole, usc di nuovo. Torn di nuovo al bar in piazza e si sedette allo stesso tavolo di prima, sotto il pergolato. Il bar era vicino allorario di chiusura, al suo interno non cera quasi pi nessuno e lei poteva cos godersi quegli attimi di pace e di silenzio. Osserv le luci delle giostre dietro la collinetta e inizi a piangere. Deglut amaramente le lacrime, appoggi la testa pesante tra le mani e, fissando il vuoto, rimase cos per alcuni minuti. Il suo primo pensiero fu per Andreanon poteva continuare a scappare da lui, non sarebbe servito a niente, lo sapeva fin troppo benedoveva dargli una spiegazione, desiderava ardentemente vederlo, parlargli, aprirgli il suo cuore, dirgli cosa ancora provava per lui. Sembrava un film, ma in realt era vita vera, la sua vitasapeva che se non lavesse cercato, lui non si sarebbe mai fatto vivo con leiera troppo orgoglioso, lo conosceva fin troppo bene, non le avrebbe mai dato la soddisfazione di cadere ai suoi piedi e di implorargli di ritornare con lui. Si erano lasciati pi di tre mesi prima, in una fredda notte dinvernoerano assieme ormai da quasi quattro anni e le cose tra loro erano sempre andate benesi, avevano avuto dei litigi come accadeva spesso a tutte le giovani coppie, ma mai nulla di cos tanto grave che potesse far ipotizzare a unimminente rottura. Andrea rimase sconvolto quando lei lo lasci, cerc invano di farla ragionare, ma lei si era sempre rifiutata, trincerandosi dietro la convenzionale frase meglio cos, credimi, staremo meglio tutti e due. Non la cerc pi da quel giorno, cos come non lo fece mai leiormai erano due pianeti distanti che gravitavano ciascuno nella propria orbita, due esseri simili, uniti fino a poco tempo fa, che avevano deciso di proseguire ognuno per la propria strada. Ma ora Alessia aveva bisogno di lui, aveva bisogno di sentirlo ancora accanto a s, di avvertire la sua presenza, il suo caloredoveva tornare di nuovo da lui e spiegargli tutta la situazionese non lavrebbe fatto, se ne sarebbe pentita per tutta la vita, ne era convinta. Si alz dal tavolo e si incammin verso casa dei genitori di Andrea. Da quando si erano lasciati lui era tornato a vivere dai suoisua madre era una donna estroversa e solare, proprio come lei, anche se un po troppo petulante per i suoi gusti, suo padre invece era di carattere schivo, chiuso e piuttosto emotivo, ma era uomo di grandissimo cuore.

Non vivevano pi in quella casa, si erano trasferiti dalla sorella di Andrea, Roberta, che si era da poco trasferita a Milano e aveva avuto un bimbo. Suo padre non voleva lasciare quella silenziosa, tranquilla, assolata cittadina laziale per trasferirsi nella nebbiosa e uggiosa Milano, ma aveva fatto volentieri questo sacrificio per il bene di sua figlia e di sua moglie, che desiderava stare accanto alla donna e veder crescere il suo unico nipotino. Lasciarono cos la loro abitazione allaltro figlio, Andrea e lei visse in quella casa con lui per quasi tre anni e mezzo. Appena la vide non riusc a trattenere lemozione...quelle persiane color alabastro, quella loggetta che si affacciava sul mare, quel piccolo giardino che lei aveva contribuito a far crescere, tutto le mancava terribilmenteche sbaglio aveva fatto a scappare, a lasciare tutto, ma purtroppo non aveva altra scelta, cos come non ne aveva ora. Si appoggi con le spalle sul muretto di fronte al piccolo portonesapeva che Andrea sarebbe rientrato di l a poco(lavorava come impiegato nella piccola agenzia di stampa della cittgli era sempre piaciuto scrivere, cos come a lei, era une delle tante passioni che li accomunava). Era l da qualche minuto quando un micio nero le si avvicin e inizi a farle le fusa e a strisciarsi contro le sue gambe nude. Ripens alla sua micia, Penelope, che da ormai quattordici anni le faceva compagnia e si sent un po meno sola. Dopo una buona mezzora(chiss dove era finito Andrea, perch tardava cos tanto? Aveva forse deciso di pranzare fuori, magari con qualche collega? Il pensiero che Andrea avesse unaltra storia e lavesse dimenticata cos presto la fece quasi impazzire) vide da lontano la sagoma di un uomo che si avvicinava: era Andrea. Il suo cuore ebbe un sussulto; lo vedeva avvicinarsi , riusciva gi a intravedere i suoi folti capelli neri pettinati allindietro, i suoi occhi scuri nascosti da un paio di occhiali da sole, il suo gessato nero, la sua camicia azzurra e la sua cravatta bianca e il suo fisico piccolo(non era molto alto, rasentava il metro e ottanta) ma possente. Stava sfoggiando uno dei suoi meravigliosi sorrisi, che un tempo la fecero perdutamente innamorare di lui, quando si blocc di colpoin mano teneva una valigetta che gli cadde subito in terra non appena la vide. Alessia! Nei suoi trentaquattro anni di vita lavevano chiamata spesso in molti e il suono del proprio nome lo conosceva fin troppo bene, ma ogni volta che lo sentiva pronunciare da quella voce dal timbro roco e affascinante non riusciva a non provare un brivido che la percorreva in ogni parte del corpo. Si erano conosciuti esattamente quattro anni fa, lei era appena uscita distrutta da una storia durata quasi dieci anni, aveva giurato a s stessa che non si sarebbe mai pi innamorata(come ripeteva spesso a sua madre: Aspetta che mi faccio di nuovo fregare da un uomo! E sua madre la guardava ridendo, sapendo che sua figlia non sarebbe mai stata capace di prestare fede a un giuramento

neanche sotto tortura), ma appena vide in un locale notturno quel ragazzo dallaria scanzonata e dal sorriso accattivante, non pot fare a meno di cedere. Lei si volt. Lui fece cadere la valigetta che aveva in mano. Andrea disse io Non sapeva come proseguire. Lui le si precipit, la prese tra le braccia e la strinse a s con tutta la forza che aveva in corpo. Rimase impietrita, le lacrime le sgorgavano dagli occhi e le scorrevano sulle guance senza riuscire a fermarsi. Stettero cos per un po; lui non diceva una parola, nonostante lei volesse tirar fuori tutto ci che aveva dentro. Poi finalmente ud di nuovo la sua voce. Era piuttosto adirato, come giusto che fosse Ma cosa ti saltato in mente di fare? Perch sei scappata cos, a questo modo, senza nemmeno darmi una spiegazione? Ti sembrano cose da fare? Mi sembra che io e te facciamo coppia fissa da un bel po, non ti pare? le disse con rabbia. Se avevi un altro, non dovevi fare altro che dirmelo senza farmi fare la figura dellimbecille. Alessia era come stordita, sentiva il cuore batterle allimpazzata. Non come pensi disse con voce tremante non sai veramente come stanno le cose. Allora spiegamele! Su, avanti, sto aspettando da pi di tre mesi! disse di rimando lui. Non qui. Ti prego, saliamo un attimo in casa disse lei in tono supplichevole. Andrea raccolse da terra la sua valigetta, la guard per un attimo, fece un sospiro e si avvi verso casa. Lei lo segu con aria mestasi sentiva terribilmente in colpa, sapeva di avergli fatto del male, ma non aveva altra scelta. Sperava solo che avrebbe capito e che avesse la forza di perdonarlo, un giorno. Entrarono nel luminoso appartamento. Era tutto rimasto come lei laveva lasciato, il salotto piccolo ma confortevole con le tende di broccato alla finestra e il divano bianco al centro, la cucina luminosa e moderna, la camera con il letto in ottone. Tutto era rimasto come lei laveva lasciato, lui non aveva cambiato nulla, forse perch sperava in un suo futuro ritorno. Andrea se ne stava l, immobile davanti a lei, con le braccia appoggiate sui fianchi e unaria di sfida. Allora? Sto aspettando, anche se non so proprio tu cosa possa dire per giustificarti disse. Alessia si sent intimorita. Tremava da capo a piedi e non sapeva proprio da che parte cominciare. Le lacrime le offuscarono la vista, sentiva di non riuscire pi a respirare. Abbass la testa per non vedere il suo sguardo inquisitore.

Ehi, guarda che non ho tempo da perdere, lo sai, per cui se mi devi dire qualcosa fallo subito, altrimenti sai benissimo dov la porta e se vuoi sparisci per altri tre mesi, tanto ormai ci sono abituato disse con una nota di profonda amarezza nella voce. Lei fece un respiro profondo, cercando di riordinare le idee. Non avevo intenzione di lasciarti disse con un tono di voce molto debole ci sono state delle cause maggiori che mi hanno costretto a farlo. E quali? Mi piacerebbe proprio conoscerle queste cause di forza maggiore o forse dovrei parlare al singolare?. Si avvicin a lei. Poteva sentire il suo profumo, quello solito, che metteva ogni giorno. D un po, mi stai prendendo in giro? Pensi che io sia uno stupido, che me ne stia qui a sentirti mentre spari queste cazzate? Andrea, io sono malata, sto per morire A quelle parole rimase da principio colpito, poi cominci a ridere. Non ci posso credere! Questa la scusa pi banale che abbia mai sentito! Pensi davvero che io ti creda? Ma per favore!. A quelle parole Alessia alz lo sguardo su di lui. Sei libero di non credermi, ma cos Il tono della sua voce era sincero. Non sto mentendo, ho una grave forma tumorale in fase avanzata e mi rimangono solo pochi mesi di vita. Sei libero di non crederci, ma cos. Me ne sono andata perch non volevo coinvolgerti in questa storia, non volevo costringerti a vivere con me mesi di dolore, di malattia, di angoscia Lo guard dritto negli occhi di morte. Non volevo e per questo ho deciso di lasciarti, ho deciso di non farmi pi sentire, di tenere questo terribile segreto nascosto dentro di me. Abbass di nuovo lo sguardo. Mia madre non sa ancora nulla, le ho tenuto nascosto tutto questo per tre mesi. Forti singhiozzi cominciarono a squassarle il petto. Non ho il coraggio di dirglielo, per lei sar un dolore troppo grande da affrontare, ha gi perso Alessandro anni fa. Si copr il volto tra le mani mentre le lacrime le scendevano copiose sulle guance e ora sar costretta a perdere anche me, la sua seconda e ultima figlia, la sua unica ragione di vitanon giusto, la vita troppo ingiusta e bastarda. Non riusc pi a trattenersi e si lasci andare a un pianto disperato, inconsolabile. Andrea rimase impietrito. Non riusciva a crederci, quella ragazza cos solare, cos piena di vita non poteva essere condannata da una simile sentenza, non poteva essere possibile. Ma ci sar pur qualcosa da fare? disse in preda allo shock. No, purtroppo non c pi nulla da fare. La mia oncologa ha detto che la mia una forma tumorale piuttosto aggressiva, che non mi lascia scampo. Si avvicin a lui e lo guard dritto negli occhi. Sto morendo, Andrea, sto morendo. A quelle parole lui si lasci andare alla disperazione. La prese tra le braccia e cominci a piangere come un bambino.

Alessia si lasci andare a quellabbraccio; non riusciva pi a sostenere quel dolore, aveva bisogno di conforto, di affetto, di sentirsi viva, ancora per poco. Andrea la sollev tra le braccia e ladagi sul divano; la tenne stretta cos, per un tempo indefinito che ad Alessia parve uneternit. Sai disse lui tra le lacrime dovrei essere arrabbiato con te le sussurr dolcemente tra i capelli non mi dovevi lasciare cos, noi ci eravamo fatti una promessa, ricordi? Che qualsiasi cosa ci fosse capitata lavremmo affrontata insieme. Lo so rispose lei ma questa una cosa troppo difficile da affrontare, ci attendono mesi terribili, non posso coinvolgere anche te, non giusto. Allora lamore dov? Che cos per te lamore? Secondo te io adesso dovrei abbandonarti e farti affrontare tutto questo da sola? Non lo far mai, io voglio esserti vicino, fino alla fine. Questo me lo devi. Non voglio che tu mi veda ridotta come una larva, voglio che tu mi ricordi come sono ora, la donna di cui ti sei innamorato. Fece per alzarsi e andarsene(era stato uno sbaglio tornare) ma lui la trattenne e la fece sedere di nuovo. Sarai sempre la donna di cui mi sono innamorato, anche quando la malattia ti render irriconoscibile La strinse ancora pi forte. Non ti voglio lasciare, voglio stare con te, permettimi di aiutarti. La baci dolcemente sulle labbra. Quanto aveva desiderato quel bacio, quanto aveva desiderato poterla stringere di nuovo tra le sue braccia. Quando Alessia lo lasci per lui furono mesi dinfernoera sinceramente innamorato di quella ragazza e il pensiero di doverla perdere per sempre lo faceva impazzire, ma ora era il momento di essere forte per lei, non doveva cedere. Stettero abbracciati per quasi lintero giorno, poi Andrea si sollev e disse: Dobbiamo dirlo a tua madre, lei ha tutto il diritto di saperlo Alenon puoi tenerglielo nascosto ancora per molto tempo, presto comincer a sospettare qualcosa e se dovesse scoprirlo da sola sarebbe una cosa di gran lunga peggiorediglielo, prima che sia troppo tardi. Non ne ho il coraggio, non ci riesco rispose lei tra le lacrime. Ci sar io, glielo diremo insieme Le prese la mano Alessia, tu non devi affrontare tutto questo da sola, non te lo permetter una seconda volta e pronunci queste ultime parole quasi con rabbia. Ok disse lei alla fine Allora meglio che ci muoviamo, prima che il mio coraggio venga meno. Si alzarono dal divano, si guardarono negli occhi, si abbracciarono una seconda volta e uscirono insieme, con la stessa espressione di chi sa di andare ad affrontare una battaglia dalla quale ne uscir sicuramente sconfitto. Quando arrivarono era pieno pomeriggio. Il sole di Maggio faceva gi sentire i suoi caldi raggi.

La madre di Alessia, Angela, era una donnina di mezzet fragile e segaligna, con i capelli biondi raccolti in una cipolla e gli occhi verdi vispi e brillanti nascosti dietro a un vistoso paio di occhiali da vista. Era una donna forte, risoluta, era stata abbandonata dal marito dopo dieci anni di matrimonio e da allora si era sempre data da fare per mandare avanti la famiglia e per crescere i suoi due figli, Alessia e Alessandro. Non si era mai arresa, anche quando la vita le pose davanti una delle sfide pi atroci che una madre sia costretta ad affrontare, la perdita di un figlio. La morte di Alessandro fu un fulmine a ciel sereno, un dolore immenso e atroce che la segn profondamente dentro, ma in un modo o nellaltro riusc a superarlo, a farsi forza, soprattutto per Alessia fu lei a darle la forza di sopravvivere, di andare avanti, lei era lunica ragione di vita, lunico motivo per cui era ancora in vitaquesta povera donna ora era costretta ad affrontare unaltra immane tragedia, dalla quale, molto probabilmente, non ne sarebbe pi uscita. Era seduta accanto alla finestra e stava rammendando alcune camice con la macchina da cucire; era stata una brava sarta da giovane, aveva lavorato per anni in un laboratorio di sartoria e ora svolgeva qualche lavoretto a casa per arrotondare il suo misero stipendio di commessa presso il negozio di antiquariato della sua amica Donatella. Appena sent la chiave girare nella toppa grid: Ale, sei tu?. Si, mamma, sono io rispose lei. Sent i passi della figlia arrivare fino allingresso della cucina e poi fermarsi. Istintivamente alz lo sguardo verso di lei e lo spettacolo che le si pose davanti la lasci a bocca aperta. Accanto alla figlia cera Andrea, quel ragazzo che per anni era stato accanto alla figlia e che lei aveva lasciato alcuni mesi prima senza alcun motivo apparente. Aveva sofferto molto Alessia e ogni volta che lei cercava di chiederle spiegazioni, la ragazza aveva sempre evitato di dargliene; ora erano di nuovo insieme. Cera qualcosa di strano per, Alessia aveva gli occhi lucidi(e anche lui) e la guardava in un modo che non sapeva ben descrivere. Alessia, che succede? disse rivolgendo uno sguardo eloquente ad Andrea Siete di nuovo tornati insieme? Lei aveva gli occhi lucidi. Mamma, ti devo parlare Lei avvert una flebile nota di tristezza nella sua voce e subito si allarm. Era una persona ansiosa di natura, lo era sempre stata. Ale, che succede? le disse avvicinandosi

Lei si sforz di trattenere le lacrime. Devo dirti una cosa che ti far male, molto male, ma devo farloperdonami. Si sedettero al grande tavolo al centro del salotto che solevano usare per le occasioni importanti. Quante cose erano successe, quanti avvenimentiAlessia li ricordava tutti, a uno a uno, le prime feste di compleanno con i suoi amici dinfanzia, le riunioni di famiglia, quando suo padre era ancora l con loro e non era sparito nel nulla come ormai era successo da quasi quindici anni e le lunghe chiacchierate con suo fratello Alessandro, quel fratello che usc di casa una mattina di Settembre di dieci anni prima senza farvi pi ritorno Guard sua madre, era cos piccola, cos indifesacome avrebbe potuto affrontare questo nuovo dolore? Non riusciva proprio a immaginarselo, si sentiva terribilmente in colpa. Sua madre la fiss a lungonon riusciva a capire cosa potesse essere successo, cosa passasse di cos orribile nella testa di sua figlia, lei sempre cos allegra, solare e ottimista. Alessia disse dopo un lungo silenzio mi vuoi dire cosa sta succedendo? Mi stai facendo seriamente preoccupare. Sei nei guai? Hai un problema al lavoro? Sei stata licenziata? Ti prego, dimmelo, di qualsiasi cosa si tratti la risolveremo insieme, come abbiamo sempre fatto. Le prese la mano. Ce la siamo sempre cavata noi due, da sole, senza nessuno che ci abbia mai aiutatoio non riesco a credere che ci possa essere un problema tanto grave da non avere soluzione. Andrea era l, in piedi, che ascoltava; sua madre lo fiss per un istante e cominci a pensare che magari lui centrasse qualcosa. Che cosa sta succedendo? Tu almeno puoi dirmelo, no? disse in tono aspro Angela. Lui la guard, poi strinse forte la mano di Alessia. E sua figlia che deve dirglielo, non io. Alessia stava piangendo, calde lacrime le scendevano copiose sulle guance. Purtroppo, mamma disse con un filo di voce esiste qualcosa che non ha una via duscita, qualcosa che ci rende impotenti, verso la quale non possiamo fare nulla, la morte. La guard fissa negli occhi: Sto morendo, mamma, ho una malattia incurabile che non mi permette di vivere per pi di sei mesi ancora. La madre la guard fissa, incapace a proferir parola; non era possibile, sua figlia stava mentendo, non poteva essere malatano, Dio non poteva farle questo, non poteva portarle via un altro figlio. Sembr impazzire, cominci a piangere disperatamente. Non vero, tu non sei malata, i medici si saranno di certo sbagliati, succede molto spessoti ricordi con la figlia di Armando? Anche a lei dissero che era gravemente malata, ma poi si scopr che era stato tutto uno sbaglio, uno scambio di analisino, no, deve essere cos, deve essere cos

Accarezzava furiosamente il volto della figlia, cercando di infonderle coraggio, ma il suo era soltanto il gesto di una povera donna che, ancora una volta, vedeva crollare il mondo intorno a s. Alessia le afferr la mano. Mamma, mi dispiace, perdonami. La prese tra le braccia e si lasci finalmente andare alle sue emozioni. La notte trascorse in fretta e lalba fece capolino con la sua luminosit. Angela era in cucina; si era svegliata presto(a dir il vero non aveva chiuso occhio per tutta la notte) e le parole di sua figlia continuavano a rimbombarle nelle orecchie. Mamma, sto morendo. Non riusciva a crederci, era tutto un incubo, un terribile sogno dal quale sperava di svegliarsi al pi presto. Alessia era ancora distesa sul letto, nella sua camera e ascoltava la madre che trafficava in cucina. Il cuore le si strinse, non riusciva nemmeno ad alzarsi per andare ad aiutarla come faceva di solito. Alla fine decise di provarci, di chiedere aiuto alle sue forze e di alzarsi dal letto per incontrare sua madre. Lei era ritta davanti alla cucina a gas, stava facendo scaldare il latte da diverso tempo, tanto che gi stava bollendo e traboccando dal pentolino. Mamma, sta traboccando tutto fuori le disse allimprovviso. Angela ebbe un sussulto, si gir di scatto e guard negli occhi sua figliasembrava non riconoscerla, come se davanti a s avesse una sconosciuta. Ah, non me ne ero accorta disse voltandosi e girando con sveltezza la manopola del gas ero immersa nei miei pensieri. Stai bene, mamma? Le si avvicin piano e le accarezz dolcemente i capelli. No, non sto bene, non riesco ancora a crederci scoppi in lacrime. Questa mattina mi sono svegliata con la speranza che quello che successo ieri sera fosse tutto un sogno, ma appena ti ho vista ho capito che non era cos, che era tutto reale. Labbracci teneramente. O bambina mia, perch? Come far a vivere anche senza di te!. O mamma, ce la farai disse Alessia tra le lacrime sei una donna forte, so che ce la farai. Si stacc da lei. La madre la fiss a lungo per qualche minuto, poi disse con tono incolore: Dammi i tuoi referti medici, voglio portarle al dottor Pascali. Alessia si volse di scatt; guard sua madre negli occhi, sembrava avere un barlume di sfida. Ma mamma prov a rispondere, ma sua madre la ferm subito. Non dire nulla, ti prego, fammi fare questultimo tentativo, te lo chiedo per favorenon togliere lultima speranza a una madre disperata. Alessia la guard con occhi tristi. Va bene rispose vado subito a prenderle. And in camera sua, apr il primo cassetto e tir fuori delle schede cliniche, radiografie, esami specialistici a cui si era sottoposta costantemente e forsennatamente negli ultimi tre mesi con la

speranza di qualcosa che le desse ancora qualche flebile speranza, ma il responso era sempre lo stesso e alla fine in lei era subentrata solo la rassegnazione. Torn da sua madre e le dette le cartelle. Lei le lesse, ma non riusc a capirci nulla, tutti quei termini medici erano incomprensibili per chiunque, figuriamoci per una come lei che possedeva solo la licenza media. Non so cosa tu possa aspettarti mamma, davvero prov di nuovo a dire Alessia Mi aspetto un miracolo rispose lei guardandola intensamente negli occhi quello che non ho avuto in dono dieci anni fa, con tuo fratelloqualcuno lass ha un debito con me ed giunto il momento che mi ripaghi di questo. Alessia la strinse forte al petto. Lei sorrise, si mise il soprabito e le fece una lieve carezza sul viso. Torner presto, te lo prometto. Tu intanto riposati. Lo studio medico si trovava a pochi metri dalla loro casa. Angela si ferm davanti al vecchio portone; respir profondamente, entr e sal a fatica gli alti scalini che la separavano dalla sua ultima speranza. Lo studio si trovava al terzo piano; Angela lo conosceva molto bene, era il loro medico di famiglia quando lei e suo marito Francesco si sposarono e poi quando nacquero i loro figli, Alessia e Alessandro. Si sedette su una sedia proprio davanti alla porta dello studio. Era vuoto, allinfuori di due signore sedute dinanzi a lei che la stavano osservando attentamente. La giovane segretaria, alta, bionda e fin troppo magra per i suoi gusti, le sorrise gentilmente e le augur il buon giorno. Il buongiorno disse tra s mi domando se avr mai pi un buongiorno. Gli occhi le si velarono di lacrime e proprio in quel momento la porta dello studio si apr e apparve il dottor Pascali. Era un uomo sulla sessantina, alto, con i capelli radi e corvini e un corpo piuttosto opulento. Lui e Angela erano amici dinfanzia, avevano frequentato lo stesso gruppo di amici, le stesse scuole...si conoscevano da una vita e tra loro cera una profonda amicizia, e anche qualcosa di pi da parte di lui. Si era ingrassato parecchio dallultima volta che laveva visto, not Angela, ma la cosa non la stup molto, in fondo era sempre stato un uomo amante dei piaceri della vita. Quando la vide le fece un sorriso cordiale e le disse con la sua voce simpatica e un po caciarona: Guarda un po chi si vede! Angela, da quanto tempo! Erano secoli che non ti facevi vedere, pensavo che mi avessi messo le corna con qualche bel giovane dottorino fresco di laurea! disse, prorompendo in una fragorosa risata che si propag per tutto il piccolo studio. No, non ti devi preoccupare per questo le rispose con una timida risatina lo sai che tu sei il mio dottore preferito!. Vorrei ben vedere! Come mai sei qui? E successo qualcosa? le chiese con una lieve espressione di ansiet nella voce.

Si, qualcosa successo, Fabio. Te ne parler quando sar il mio turno gli rispose guardando con la coda dellocchio due signore anziane sedute accanto a lei e che la stavano guardando con un tono di disapprovazione temendo che la donna volesse prevaricare sul loro turno. Va bene, allora ci vediamo tra poco. Venite signore disse rivolgendosi alle due donne ora tocca a voi!. Le due donne entrarono, cos lei rimase sola ad aspettare pazientemente il suo turno. I pensieri cominciarono a offuscarle la mente. Tir fuori il portafoglio e prese tra le mani una foto risalente al 1984 e che traeva i suoi due gioielli; appena la vide ebbe una fitta al cuore, Anna e Alessandro erano in piedi al centro della loro stanzetta, circondati dai loro giochi; Alessia indossava il suo vestitino preferito, quello bianco con le frange ai polsi che lei chiamava affettuosamente trine e Alessandro il suo completino da marinaretto, regalo di compleanno di sua sorella Elisa. Lei aveva a tracollo una borsa bianca con i manici color celeste chiaro e la mostrava alla macchina fotografica con grande vanto. Quanto le piaceva quella borsa(aveva sempre avuto una passione smodata per le borse, fin da bambina), non se ne separava mai, nemmeno quando si metteva a letto(il pi delle volte toccava a lei sfilargliela via di mano mentre dormiva profondamente). Abbracciava stretto suo fratelloaveva sempre avuto un ruolo protettivo, quasi materno, nei confronti del fratellino, lo adorava, lo coccolava, lo viziava, lo chiamava il suo piccolo principepensava che lavrebbe sempre protetto e invecequando lui mor in quel terribile incidente sul lavoro come se fosse morta anche lei, come se una parte di se stessa se ne fosse andata via per sempre con luitemeva che Alessia non si sarebbe pi ripresa e invece lei aveva combattuto come una leonessa ferita, era riuscita a uscirne fuori, grazie anche allamore di Andrea, era riuscita a risollevarsi da quel baratro di profondo dolore nel quale era precipitata e ora doveva affrontare anche questa dura prova, lultima della sua vitanon era giusto possibile che non esista un Dio? si domand Angela tra le lacrime. Le due signore uscirono dallo studio del dottore dopo un quarto dora. Erano allegre e cinguettavano come due vecchie comari, parlando del pi e del meno. Allora ci vediamo presto, dottore! dissero le due donne. Si, ma tanto presto no, eh! gli rispose ridendo il dottore. Poi, dando unocchiata se ci fosse qualcun altro nello studio si rivolse ad Angela con tono complice: Venga, signora! Angela si alz, rivolse uno sguardo malinconico alle due signore, augur loro una buona giornata ed entr nello studio del dottor Pascali. Lo studio era accogliente, completamente rivestito in legno, con unalta e robusta libreria colma di testi medici di mogano sulla sinistra, una scrivania al centro e un misero lettino per le visite a destra, coperto da un separ bianco. Una piccola finestra in alto a sinistra illuminava lintera stanza, rendendola in qualche modo allegra e ridente, per quanto lo possa essere mai uno studio di un medico. Aveva buon gusto il dottor Pascali, ogni volta che si sedeva nel suo studio Angela provava sempre quel senso di benessere, di pace, come se si trovasse a casa propria.

Si sedette davanti a lui. Allora, che cosa succede? Che muso che hai, non avrai mica deciso di farmi causa per qualcosa? disse ridendo. Angela scoppi in lacrimela bonariet del suo amico dottore, la solarit di quella giornata che per molti era un giorno qualunque ma che per lei rappresentava forse lultimo della sua vita apparentemente serena, la preoccupazione per la sorte di sua figlia ebbero sui suoi nervi un effetto quasi devastante. Fino a quando potr continuare cos? Cominciava a chiederselo seriamente, ora. Il dottor Pascali rimase fortemente colpito da quella sua reazione; allinizio non seppe come comportarsi, ma poi si alz di scatto e si precipit accanto a lei. Le prese una manoamava quella donna, laveva sempre amata, ma il destino ha voluto che loro due non potessero vivere una vita insieme. Che cosa succede Angela? le chiese con tono carezzevole. Angela cerc di dominarsi. Si asciug le lacrime, si volse verso il dottore e gli strinse la mano che teneva la sua. Si tratta di Alessia disse con un filo di voce. Non riusc a proseguire oltre, le lacrime le impedirono nuovamente di parlare. Non sar mica incinta? Spero che non avrai reagito cos! In fondo sarebbe anche ora e poi, se non mi sbaglio, fidanzata da diversi anni concom che si chiama? Andrea disse lei Si, Andrease reagisci cos adesso, figuriamoci quando tua figlia ti chieder una mano per cambiarlo! disse sforzandosi di scherzare, senza per riuscirvicapiva che la situazione era molto grave e non voleva fare dellinutile e stupido sarcasmo. Angela cerc di ricomporsi. No, non questo disse asciugandosi gli occhi e soffiandosi il naso con un fazzoletto. Cerc di trovare le parole adatte. E gravemente malata disse con un filo di voce. Alessia malata? Ma che dici! Lho vista qualche settimana fa e mi sembrata in buona forma, forse solo un po dimagrita, ma si sa, le ragazze al giorno doggi tengono molto al loro aspetto fisico e ho pensato che si fosse messa a dieta di sua spontanea volont. Non ho pensato proprio a fermarla e a chiederle se ci fosse qualcosa che non andava, mi sembrata normalissima disse con una punta di rammarico nella voce. Lei sospir profondamente, non riusciva pi a parlare. Ma ti ha detto di cosa si tratta? riprese lui. Non nello specifico, ma ho qui le sue cartelle cliniche. Che tu ci creda o no, non ho avuto ancora il coraggio di guardarle. Il dottore prese in mano le cartelle.

A quanto pare si sottoposta a una moltitudine di esami senza dirmi mai nulla disse rivolgendo uno sguardo di rabbia al dottore Non dovrei stupirmene, lo so, sempre stata cos, mi ha sempre tenuto nascosto qualsiasi cosa pur di non farmi preoccupare, sempre stata molto protettiva nei miei confronti, ma questa volta ha davvero esagerato, io sono sua madre, avevo tutto il diritto di saperlo. La rabbia si era impadronita completamente di lei. Ho vissuto con lei per anni senza accorgermene mai di nulla, ma come ho potuto essere cos cieca? E ora mi si presenta una sera a casa, accompagnata dal suo ragazzo che aveva lasciato senza un motivo apparente mesi prima e mi dice: Sai mamma, sono gravemente malata, mi rimangono pochi mesi da vivere Ti sembra un comportamento logico e razionale? Come dovrei reagire io, che cosa diavolo dovrei fare adesso? disse con rabbia. Il medico le strinse le spalle. Non ce la faccio pi, davvero, sento di essere arrivata al limite della sopportazione umanaprima Alessandro, ora leiperch Dio ce lha tanto con me? Che cosa gli ho fatto? Perch continua a punirmi in questo modo?. Non riusc pi a proseguire, le lacrime le impedivano di parlare. Fammi dare unocchiata disse lui con calma. Prese in mano le cartelle, diede una carezza di incoraggiamento ad Angela, torn al suo posto e si sedette. Apr le cartelle e le studi per lungo tempo che ad Angela parve interminabilealla fine emise un sospiro, pos le cartelle e si volt verso Angela. Non aveva bisogno di pronunziare parola alcuna, lo sguardo che le mand parlava gi da solole bast quel singolo sguardo per capire tutto, per intuire quello che gi sapeva, che purtroppo non cera pi niente che lei o qualcun altro su questa terra potesse fare. Angela cominci a parlare sommessamente noi ci conosciamo da tanto tempo, tu per me sei come una sorella inizi con calma lui. Dimmi quello che mi devi dire, ti prego, non sopporto tutti questi giri di parole, lo sai bene lo ferm Angela. La situazione molto grave, purtroppo Alessia affetta da un tumore maligno al seno, un triplo carcinoma mammario negativo, una gravissima forma di cancro che colpisce mediamente le donne sotto i trentacinque anni Angela fu scossa da un brivido, quelle parole la investirono come un fiume in piena. Purtroppo la malattia continu il dottore in uno stato molto avanzato, il tumore si metastizzato nei polmoni, nel fegato e nellencefalo. Angela abbass gli occhinon riusciva pi a sopportarlo, il suo unico desiderio era quello di scappare via, di prendere sua figlia e di portarla via, in un luogo remoto e solitario, dove non esistevano malattie, dove non esisteva la sofferenza, dove non esisteva il dolore, dove non esisteva la morte.

Quanto le rimane ancora? disse dopo un lungo tempo. Si spavent al suono della sua voce, sembrava quella di unaltra, non la sua. Vista la situazione, temo non pi di tre, al massimo quattro mesi sentenzi il medico. Soffrir? Far in modo che non succeda, ti prometto che mi adoperer in ogni modo affinch non avvengase vuoi, posso chiamare oggi stesso il reparto di oncologia dellospedale e No, so che lei non lo vorrebbemi ucciderebbe se facessi una cosa del genere, lo so Mi dispiace Angela disse il medico alzandosi e prendendole una mano. Vorrei tanto poter fare qualcosa per aiutarvi, ma purtroppo sono solo un essere umano e non sono in grado di compiere miracoli Non ti preoccupare disse Angela alzandosi Grazie per avermi ricevuto. Stava per andarsene ma lui la trattenne per un braccio. Non sei sola, io sono qui, lo saiti voglio bene, te ne ho sempre voluto Ti prego, non ricominciare Si che voglio ricominciare, lo sai che tengo molto a te, che se non ci fosse stato quel bastardo di tuo marito noi a questora saremmo sposati, staremmo insiemeio non ti ho mai dimenticato Angela Le cose sono diverse ora, lo sai, non c futuro per noi e non ci potr mai essere Lo so, ma voglio che tu sappia che non ti lascer affrontare tutto questo da sola, io sar sempre qui, per te, qualsiasi cosa tu avessi bisogno potrai sempre contare su di me Ti ringrazio Fabio, sei molto buono, davvero Aveva bisogno di uscire da l, di fare ritorno dalla sua bambinanon aveva pi molto tempo e non desiderava sprecare nemmeno un attimo. Ciao Fabio e grazie disse congedandosi. Lui la prese tra le braccia e inaspettatamente la baci appassionatamente. Ricorda, io sono qui Lo so, ma non possiamo, davvero non possiamo Gli accarezz una guancia, usc dallo studio semideserto e si ritrov in strada, senza sapere cosa avrebbe detto a sua figlia, cosa avrebbe fatto. Si sentiva come una condannata a morte, ma la vittima sacrificale non era lei, ma sua figliacome avrebbe affrontato tutto questo? Non era ancora giunto il momento di pensarci, ora voleva solo andare da sua figlia, ne sentiva il bisogno. Cominci a correre e in breve tempo si ritrov davanti al portone di casa.

Cera Andrea ad attenderla. Se ne stava l, con le braccia conserte, in uno stato di palpabile inquietudine. Angela lo vide e ne rimase, come sempre, colpita. La prima volta che lo vide accanto a sua figlia rimase subito colpita non tanto dalla sua bellezza(in fondo, a guardarlo bene, era un ragazzo normale), ma dal fascino e dal carisma che emanavano la sua persona. La prima cosa che pens fu Non affatto adatto a mia figlia, troppo farfallone, causa anche le tante voci che erano giunte al suo orecchio sulla sua presunta infedelt, ma poi questo ragazzo con quella faccia da schiaffi laveva stupita, laveva pian piano fatta ricredere, laveva pian piano conquistata; gli voleva bene, lo considerava ormai un figlio acquisito e quando lui e Alessia si lasciarono ne soffr molto. Adesso era l, che laspettava, in attesa di una notizia che potesse ridargli un minimo di speranza; prov una fitta al cuore, cominci a pensare cosa avrebbe fatto senza sua figlia, a come avrebbe reagito a quellimmenso dolore. Appena lo vide, Andrea le and incontro. Aveva un espressione intensa e inquieta sul viso. Allora, cosa ha detto il dottore? C qualche speranza, vero? La situazione non poi cos grave, non cos? le chiese con tono ansioso Andrea cerc lei di parlare, ma non ci riusc, lui la invest di nuovo come un uragano. Lei non pu morire. Improvvisamente la prese per le spalle; era sconvolto, non laveva mai visto cos. Mi ha cambiato la vita, mi ha fatto conoscere cosa sia lamorenon posso perderla, tutta la mia esistenza. Scoppi in un pianto dirotto. Andrea, mi dispiace, ma purtroppo No! Non lo voglio sentire, maledizione! disse lui allontanandosi e dando un pugno al muro Lei non deve morire, io ho bisogno di lei, noi abbiamo bisogno di lei! Lo so, ma dobbiamo cercare di farci forza, di accettare questa condizione Io non voglio accettarla, non posso farlo, capisci? Andrea Cerc di avvicinarsi. Mamma?. La voce di Alessia apparve allimprovviso come un fulmine a ciel sereno. Aveva visto la madre attraverso la finestra e le era andata incontro. Tesoro, perch sei scesa gi? Non dovresti affaticarti, lo sai disse con tono amorevole sua madre. Statemi bene a sentire disse lei con tono leggermente adirato Io non sono ancora morta e non voglio vedere quelle espressioni sulla vostra faccia fino a che sar qui, chiaro? I due la guardarono; si sforzarono di sorridere entrambi, ma non ci riuscirono, solo le lacrime scendevano lentamente e involontariamente dai loro occhi. Andrea sia avvicin e la prese tra le braccia. La strinse forte a s, fino a farle male. Sua madre era l, che li guardava con unespressione di dolore negli occhi.

In quel momento comprese tutto, ma in fondo non ne aveva bisogno, sapeva gi da tempo quale sarebbe stato il suo destino. Mi dispiace tesoro mio, non immagini nemmeno quanto disse Andrea, stringendola ancor pi forte a s. Lo so, lo so rispose sommessamente. Si rivolse a sua madre. Perdonatemi per tutto questo, non avrei mai voluto che succedesse. L unica cosa che possiamo fare adesso aiutarti ad alleviare il dolore disse Angela avvicinandosi ai due che si tenevano ancora stretti Il dottor Pascali mi ha suggerito un ricovero No! la interruppe Alessia staccandosi da Andrea e avvicinandosi alla madre non voglio finire su un letto dospedale. Alessia, forse dovresti prendere in considerazione anche questa ipotesi disse Andrea senza avere il coraggio di guardarla negli occhi. Io desidero vivere questi pochi mesi in serenit, in pace, accanto alle due persone che amo pi di me stessa. Lanci uno sguardo supplicante a entrambi. Si avvicin e prese le loro mani tra le sue. Adesso voglio che mi promettiate che non mi porterete mai in un ospedale, che non mi farete marcire su un lettino. Vi prego, promettetemelo. La guardarono entrambi. Fu Andrea a parlare per primo. Te lo prometto per il momento, ma se le tue condizioni dovessero peggiorare allimprovviso disse inghiottendo la saliva allora potrei anche cambiare idea. Mamma, tu cosa dici? Dico che la penso come lui Sapevo che mi avreste risposto cos...accidenti, lultima cosa che vi chiedo questa e non volete nemmeno accontentarmi Noi non vogliamo vederti morire dissero quasi allunisono. Ma io sto morendo, ve lo volete mettere in testa, si o no? Finch potremo esserti daiuto lo faremo disse sua madre. Ti prego, tesoro disse avvicinandosi a lei Non farci questo, permettici di starti vicino, di poterti essere di conforto, ti prego. Non voglio pi pensare a nulla mamma, voglio vivere il poco tempo che mi rimasto senza rimpianti, senza che voi mi aiutiate o no disse freddamente. Rivolse un ultimo sguardo a entrambi, si volt ed entr nel portone. Andrea e Angela la guardarono mente spariva dietro il grande portone di legno. Cosa faremo adesso? chiese Andrea

Non lo so, so solo che non si arrender, mia figlia una combattente nata e lotter fino alla fine, ne sono sicura. Sta a noi adesso rimanerle accanto e darle tutto il nostro conforto, anche quando ci supplicher di non farlo. Non so se ce la far disse tristemente Andrea. Sento che tutto questo troppo per me. Angela gli cinse i fianchi. Ce la faremo, vedrai, dobbiamo farcela, per lei, per noi. Si asciugarono le lacrime davanti ai passanti curiosi che li osservavano ed entrarono anche loro nel vecchio portone di legno con il cuore infranto e una vana speranza ancora nascosta in fondo alla loro anima. I mesi trascorsero velocemente. Era arrivato lautunno, non un freddo, tetro, piovigginoso e umido autunno come avviene di solito, ma una stagione limpida, profumata e serena. I ragazzi giocavano a calcetto nei parchi e per le vie della citt, erano ricomparsi i primi maglioni, le matricole entravano nei molti istituti di istruzione superiore della citt e Alessia stava morendo. Sapeva bene che gli restava ancora un po di tempo(non le era dato di sapere quanto), ma sapeva con tutta certezza che non avrebbe visto un altro autunno, probabilmente neppure unaltra primavera. Tutta questa situazione la sfiniva, le sue condizioni si erano talmente aggravate da impedirle anche i movimenti di routine, ma non intendeva arrendersi, non ancora. Aveva programmato di passare il fine settimana con Andrea e quello fu uno dei momenti pi belli della vita di entrambi, da quando lei era venuta a conoscenza della sua malattia. Il sabato pomeriggio si recarono alla spiaggia e Alessia le raccont di quando lei e suo fratello Alessandro avevano cercato per anni di catturare un gabbiano e poi ne avevano trovato uno con lala spezzata e lavevano curato con amore fino a quando miglior a tal punto da poter volare da solo. E proprio quello che ho intenzione di fare con te disse Andrea con dolcezza ma se te ne andrai via non te lo perdoner mai. Alessia rise. Dovrai sopportarmi per il resto della tua vita, mio caro disse. Rimasero per un po in silenzio, pensando entrambi che quel per il resto della tua vita sarebbe stato in realt un tempo molto breve. Passeggiarono lungo la spiaggia, calciando conchiglie e sassi, teneramente abbracciati luno allaltro e godendosi il tepore del sole. Poi dopo un po Alessia fece una proposta che lasci sbalordito Andrea. Perch non facciamo una festa? chiese. Una festa? Perch? chiese Andrea. Una festa era lultima cosa che gli sarebbe venuta in mente in una simile situazione.

Dai, sar divertente! E da tanto tempo che non facciamo una festa come si deve! ribad lei con entusiasmo. Che genere di festa hai in mente? chiese Andrease Alessia voleva una festa, festa sarebbe stataavrebbe fatto qualsiasi cosa pur di vederla felice, ancora una volta. Una festa in maschera disse Alessia non siamo mai andati insieme a una festa in costume, mi piacerebbe parteciparvi almeno una volta nella vita e sorrise dolcemente. Oh, no, una banda di esibizionisti bofonchi Andrea con una smorfia. Alessia rise. Dai, sar divertente! E va bene, mi hai convinto!. Stava cominciando gi a pensare al men, agli invitati e ai costumi che avrebbero indossato. Come ci vestiremo? chiese Andrea. Io avevo pensato ad Adamo ed Evatu saresti carino con indosso solo una foglia di fico su Va bene, va bene, smettila rise lui Dai, seriamente, come ci vestiamo? Che ne dici se ci vestissimo tu da soldato e io da infermiera? Un po per ricordare uno dei miei romanzi preferiti, Addio alle armi di Ernest Hemingway. Buona idea, anche se non ti ci vedo proprio a fare linfermiera con la tua poca pazienza rise lui di nuovo. Ehi, vietato prendere in giro, ricordi? Ok, che ne dici se cominciamo a prepararci un po? Una settimana trascorre in fretta Lo so, il tempo scorre molto velocemente, troppo Si ferm, intenta nei suoi pensieri e con un velo di tristezza negli occhi. Scusami Alessia, non volevo Non ti preoccupare, ormai dovrei esserci abituata, ma purtroppo non ci si abitua mai al pensiero della propria morte disse sommessamente. Poi un sorriso illumin il suo viso, prese a correre e si ferm a pochi passi da Andrea. Allora che fai, vieni? Prova a prendermi se ci riesci e riprese a correre. Certo che ti prendo, dove pensi di scappare? Si gett su di lei, la prese per le spalle e la gett a terra, sulla sabbia dorata. Lei si dimenava nel tentativo di liberarsi. Ok, hai vinto tu, lasciami andare adesso. Gli occhi di Andrea si velarono di lacrime. Non voglio lasciarti andare

Alessia si tir su a sedere e lo abbracci teneramente. Dovrai farlo, un giorno gli sussurr dolcemente a un orecchio. Lui le prese il volto tra le mani e la baci dolcemente. Sento che non riuscir pi ad amare unaltra donna dopo di te. Lei lo strinse ancor pi fortemente a s. Non lo dire mai, non sai cosa la vita possa ancora regalarti. Ti amo, Ale disse lui allimprovviso. Ti amo anchio, tanto, ma voglio che tu continui la tua vita anche senza di me, lo so che lo farai. Si baciarono dolcemente e a lungo. Ora meglio andare, non vorrei che tua madre si preoccupasse Si alzarono e si incamminarono verso casa, con i raggi del sole che li accarezzava dolcemente come quasi volesse cullarli. Allora, marinaio, come ti sembro? chiese Alessia mentre finiva di abbottonarsi la divisa da infermiera, il suo costume per la festa. Sei splendida, infermierina tutta pepe! disse baciandole delicatamente il collo. Tutti e due avevano scelto dei vestiti di alta qualit ed erano entrambi molto belli. Alessia si era truccata un po per non sembrare troppo pallida, si era passata un po di fondotinta(le sembrava di avere un cerone sulla faccia), un po di mascara e di ombretto sugli occhi, un po di rossetto sulle labbra esangui, ma per quanto si acconciasse, per quanti sforzi facesse per risultare sana, quellaria da malata non riusciva proprio a levarsela di dosso. Quel giorno poi era andata in ospedale per fare una trasfusione di sangue perch lemoglobina e le piastrine avevano valori molto bassi. I primi invitati cominciarono ad arrivare; due donne vestite da hawaiane con tanto di pareo e collana al collo; uomini vestiti da turisti con tanto di macchina fotografica al collo; una coppia vestita da Adamo ed Eva con un vero serpente a seguito(ovviamente si trattava di un innocua biscia); si present anche la sorella di Andrea, Michela, una giovane donna sui trentanni, molto carina, con capelli a caschetto neri e le curve da pinup, con alcuni ospiti a sorpresa, un gruppo musicale locale molto apprezzato dai giovani, i The Tourist, rinomati a tutti i frequentatori della cosiddetta movida. Tu conosci queste persone? chiese Andrea con aria sbalordita alla sorella. Si, perch? Cosa c di cos strano? rispose lei con fare ammiccante. Niente, solo che tu sei sempre stata la pi seria della famiglia, non pensavo proprio che frequentassi certe persone e certi ambienti ridacchi suo fratello. Le apparenze ingannano, fratellino, dovresti saperlo ormai. Gli fece locchiolino e se ne and con la sua tipica camminata, ancheggiando un po il bacino.

Il piccolo appartamento si riemp in fretta. Molti indossavano costumi talmente ben realizzati che a stento si riuscivano a riconoscere i loro volti. Fu nel bel mezzo della festa che Alessia si rivolse ad Andrea con una ardente curiosit: Ma dove diavolo finita mia madre? Angela non aveva cominciato bene la serata, gi non riusciva a capire perch sua figlia, in quelle condizioni, avesse deciso di dare una stupida festa che come risultato le avrebbe portato solo stanchezza e malinconia(e per giunta in casa mia pens) e, in pi, non riusciva a capire perch lei si ostinasse tanto a farla partecipare(Mamma, se non parteciperai anche tu, mi riterr molto offesa, voglio che tu lo sappia fin da subito ), disse senza possibilit di replica alcuna e lei non pot fare altro che accettare, pur detestando a morte questo tipo di festa. Va bene, parteciper, ma non vorrai mica che mi metta addosso uno stupido costume, vero? le domand sua madre, sperando che almeno la figlia le risparmiasse questo supplizio, ma Alessia le rivolse uno sguardo che non dava adito ad altro e lei si ritrov cos costretta a indossare uno di quegli orribili costumi. Se ne stava chiusa nella sua stanza da letto, come una scema, a scegliere il suo vestito, o perlomeno a provare a scegliere un abito che non la facesse sembrare troppo ridicola. Pass in rassegna diversi costumi, ma non riusciva a decidersi, le sembravano tutti grotteschi, perlomeno indosso a una donna di quasi sessantanni Stava visionando attentamente un vestito da nobildonna del Settecento(forse questo potrebbe andare, pens) quando sent bussare alla porta. Alessia entr a grandi passi nella stanza; sua madre la guard per un istante e rimase folgorata dalla sua bellezza, dalla luce che emanava, dal candore squisito del bianco della sua uniforme, dallintensit dei suoi occhi verdiera bellissima, una bellezza quasi unica, raranon pot fare a meno di commuoversi alla sua vista, ma la figlia la prese per mano impedendole di scoppiare in una forte crisi emotiva. Mamma, si pu sapere cosa stai combinando? La festa sta iniziando, gli invitati sono quasi tutti arrivati, manchi solo tu disse con tono leggermente infastidito. Alessia, non ho voglia di partecipare le disse debolmente, sedendosi sul letto. Non me la sento proprio di continuare questa pagliacciata Pagliacciata?!? url allimprovviso Alessia Tu me la chiami una pagliacciata? Io sto facendo di tutto pur di non pensare, sto facendo di tutto per godermi decentemente gli ultimi mesi di vita che mi rimangono, sto lottando con tutte le mie forze pur di non cedere alla depressione e tu che fai, mi dici che sono una cretina perch cerco di distrarmi? Io, veramente, non riesco a crederci si mise le mani sulla fronte in segno di disapprovazione. Serve aiuto? Andrea apparve allimprovviso sulla porta. Vi ho sentito urlare Vattene, non abbiamo bisogno di te, un discorso da donne questo rispose Alessia in tono acido.

E va bene, come vuoi, ma sappiate che di sotto vi stanno tutti aspettando, stanno cominciando a chiedersi cosa stia succedendo Vai gi e intrattienili, inventati qualcosa Oksiete davvero sicure che non vi serva niente? ripet con sorriso sornione. Sparisci! grid Alessia tirandogli addosso un cuscino. Per, mica male disse lui ridendo Lo sai che adoro alla follia questo tuo caratterino ribelle? Lei gli diede unaltra occhiata truce, lui sorrise e chiuse immediatamente la porta alle sue spalle. Alessia sospir, si mise le mani sugli occhi nel tentativo di calmarsi e di raccogliere le idee, poi alz il viso e rivolse uno sguardo a sua madre che se ne stava ancora seduta ai margini del letto. Mamma le si inginocchi ai piedi mentre lei la guardava con occhi colmi di lacrime ho bisogno di te, adesso come ieri e come sar in futuro, lo vuoi capire o no? Sono stanca di vederti in questo stato di apatia e soprattutto sono preoccupata per quello che sar il futuro, per ci che accadr quando non ci sar pi. Lei gir il volto dallaltra parte ma Alessia la costrinse subito a guardarla negli occhi. Devi accettarlo mamma, io non posso stare qui a vederti deperire ogni giorno di pi, non posso vivere serenamente gli ultimi istanti della mia vita sapendo che tu ti stai volontariamente auto distruggendo. Non lo dire, ti prego grid sua madre Non voglio pi sentirti dire che sono gli ultimi momenti della tua vita, non ne posso pi grid sua madre. Devo, mammapurtroppo io sto per morire. Quellultima parola ebbe su di lei un impatto terribile, come se qualcuno lavesse tramortita con un forte colpo sulla nuca; si prese la testa tra le mani e labbass. So di averti dato un dolore indicibile continu lei No, non vero, non colpa tua, non colpa di nessuno replic la donna rialzando per un attimo la testa. Alessia non le diede pes e continu di nuovo. Non sai quanto stia male per questo, vorrei tanto poter avere la possibilit, ununica e misera possibilit, di poter cambiare tutto, ma ormai ogni cosa irrimediabilmente persa e lunica cosa che posso fare cercare di andare avanti e di sopravvivere fino a che mi sar possibile, ma ho bisogno di te, del tuo affetto, dellamore di Andrea, della tenerezza di Penelope guard con dolcezza la micia che si era accoccolata ai piedi del letto e li guardava con i suoi curiosi occhietti verde smeraldo ho bisogno del vostro sostegno, altrimenti rischio seriamente di crollare definitivamente e dopo aver pronunciato queste ultime parole scoppi in un pianto dirotto. Sua madre si alz e le accarezz delicatamente la nuca.

Daccordo disse tra le lacrime Cercher di essere forte per te, ma non ti prometto niente, tutto questo estremamente doloroso per me, tu non puoi capire, non hai figli, non sai cosa significhi perderli un dolore che ti annienta anche lanima Lo so, ma lultima cosa che ti chiedo, lultima rispose lei. Si abbracciarono. Rimasero cos strette per un tempo indefinito, poi Alessia disse Allora, vogliamo vestirci si o no? Mica vogliamo rimanere per tutta la serata qui, a piangere. Dai, su disse tirandola per un braccio andiamo, i nostri ospiti ci stanno aspettando I tuoi ospiti vorrai dire disse maliziosamente Angela Alessia la guard in cagnesco. Ok, ok, rettifico quello che ho detto disse sbuffando sua madre i nostri ospiti, contenta?. Si, e lo sar di pi quando ti avr visto indosso un bel costume rispose lei Ma non so quale indossare! Questo qui andr bene le disse indicandole il vestito da nobildonna che lei precedentemente aveva adocchiato. E ora vedi di sbrigarti le intim che siamo gi in ritardo. Alessia non si divertiva cos da molto tempo, dai tempi in cui organizzava feste e ricevimenti per i suoi compagni di scuola e amici di comitiva. Aveva sempre avuto il pallino per lorganizzazione degli eventi, tanto che, era solita dire, un giorno ne far il mio mestiere. Purtroppo ci non fu possibile, si butt su tuttaltro campo(lavorava come assistente turistica presso unagenzia di viaggi), ma quella passione le era rimasta dentro e, quando poteva, la tirava fuori per far contente le persone a cui teneva maggiormente. Aveva un certo tipo di talento per queste cose Alessia, tanto che tutti furono concordi nellaffermare che la festa fosse perfettamente riuscita, ancor prima che cominciassero a esibirsi i The Tourist. To, ma guarda qui che meraviglia disse ridendo Andrea vedendosi davanti la suocera con indosso un sontuoso abito da nobildonna del700. Smettila di prendermi per i fondelli lo ammon Angela Non affatto bello prendere in giro una donna di certa et, non te lhanno insegnato i tuoi genitori? Ma non ti sto prendendo in giro, stai veramente molto bene disse lui con quel sorriso affascinante disegnato su quella sua faccia da schiaffi e cingendole la vita con un braccio. E colpa della tua fidanzata, ricordami di darle una bella lavata di capo quando tutta questa(e accompagn le sue parole con un ampio gesto delle mani) baraonda sar finita. Ok, me ne ricorder rispose lui con una sonora risata. La festa era esattamente come Alessia laveva desiderata, anzi, divenne ancora migliore quando i The Tourist si riunirono e iniziarono a cantare The power of love dei Frankie goes to

Hollywood, canzone che Alessia adorava perch le sue note avevano scandito i primi momenti damore con Andreea. Lui le era accanto e si accorse subito dellemozione che trapelava dal suo viso, cos le si avvicin e la prese tra le braccia. Ho avuto quello che desideravo, grazie disse lei Anchio lho avuto, grazie a te rispose lui. Cominciarono a ballare sulle note della struggente canzone damore; Andrea la strinse forte a s, temendo che se lavesse lasciata lei sarebbe svanita come in un sogno; la teneva stretta, sapendo che molto probabilmente quelli sarebbero stati gli ultimi attimi felici della loro lunga storia damore. Erano soli, al centro della stanza e ondeggiavano delicatamente al suono della canzone; tutti si fermarono a guardarli e tutti avevano gli occhi lucidi. Andrea le accarezz i capelli lentamente e la baci, sapendo che presto o tardi tutto quello sarebbe appartenuto solo a un sogno. Sei un fenomeno della natura, lo sai? disse lei Nonostante ti abbia fatto del male, tu sei ancora qui Non vorrei mai stare da nessunaltra parte, la mia vita qui, accanto a te La baci dolcemente, ripensando al loro primo incontro, ai momenti spensierati trascorsi insieme, ai loro progetti di vita futura che non esistevano pi; quando la canzone cess, lui aveva gli occhi pieni di lacrime, ma non volle che lei se ne accorgesse, cos gir subitaneamente il volto dallaltra parte e inizi a battere le mani allindirizzo dei gruppo, supportato dalle grida di entusiasmo si Alessia. I The Tourist ringraziarono i presenti e scesero dal palco; allo stesso tempo Alessia sal sul piccolo palco allestito nel salotto(Mio Dio, chiss come mi ridurranno casa aveva detto sua madre durante i preparativi per la festa), prese in mano il microfono e annunci: E ora, in onore di mia madre le lanci unocchiata e le fece un bellinchino mentre lei si copriva gli occhi per la vergogna giunto il momento dellAlligalli! O Mio Dio, ci mancava solo questa! disse alzando gli occhi al cielo. Perch, che c di male? rispose sorridendo Andrea Cos avrai modo anche tu di ricordare i bei tempi andati Angela gli lanci unocchiata di fuoco mentre tutti in sala applaudivano e cominciavano a formare una lunga fila. Non avranno intenzione di ballare sul serio? disse con sorpresa Angela E certo, che per finta? rispose ammiccante lui. Poi la musica attacc e Alessia diede gli ordini alla fila per il ballo.

La sentite questa musica? Url con tutta la forza che aveva in corpo per farsi sentire dal suo pubblico. Si!! urlarono di rimando le cento e pi presenti persone che popolavano il suo non capiente salotto. Mettetevi bene in filacos, bravi! Mi piacete! disse ridendo Adesso, quando dico via, voglio vedervi eseguire i passi alla perfezione!. Tutti alzarono lo sguardo su di lei. Pronti? Via!! Tutti conoscevano a memoria i passi, La fila li esegu con precisione quasi certosina. Per la prima volta quella sera, per la prima volta dopo tantissimo tempo Alessia dimentic completamente la sua malattia e si lasci andare totalmente alleuforia del momento. State andando alla grande! La musica riprese. Siete di nuovo pronti? Fatemi di nuovo provare un brivido esclam. Le file si riunirono, i ballerini si separarono e si avvicinarono, si separarono di nuovo e si riunirono in fila. Mi viene in mente solo un aggettivo per descrivervi: FAVOLOSI! FAVOLOSI! fecero eco i danzatori. La musica cess e tutti i ballerini ritornarono alle loro file. Alessia batt le mani e agit il microfono e tutti applaudirono e fischiarono. Gli applausi erano tutti per lei, regina incontrastata di quella serata e della loro vita. Lei sorrise a tutti e lentamente inizi a scendere le scale. Andrea non riusc a trattenere le lacrime; sua sorella Michela se ne accorse, si avvicin e gli cinse le spalle con un braccio. E stata grande, non vero? Come sentir la sua mancanza mormor lui allontanandosi. La festa si concluse di l a poco. Era ancora presto, ma latmosfera intima che si era creata stava dando molto disagio agli astanti. Alcuni amici vanno in un pub a bere qualcosa, vogliamo andare anche noi? chiese Andrea ad Alessia. Lei era seduta su uno sgabello; si sentiva stanca, mortalmente stanca. No, scusami ma non ne ho voglia, sono un po stancama tu vai, non devi stare qui a reggermi il moccolo gli disse sorridendo. Stai scherzando? Io non mi muovo di qui, non ti lascio sola.

Andrea era di una testardaggine unica, era lunico dei suoi difetti che Alessia non sopportava. Andrea le disse con tono dolce ma deciso Guardami lo costrinse a guardarla negli occhi Vai, ti prego disse a bassa voce. Andrea la fiss ancora per diversi istanti, poi disse: Va bene, come vuoi tu, ma non sono affatto contento di lasciarti sola. Non ti preoccupare per me, divertiti e rimani fuori pure quanto ti pare Lui le diede un bacio e si allontan piano, gettandole di tanto in tanto unocchiata, con il cuore che gli pesava come un macigno. Quando tutti lasciarono libero lappartamento, Alessia si avvicin allo stereo e mise su un cd di musica lirica, una delle sue passioni pi grandi. And in cucina, apr lo sportello del frigorifero e tir fuori un sacchetto di plastica con dentro delle medicine; ne assumeva tante, troppe al giorno, farmaci antiemetici, contro lepilessia e soprattutto antidolorifici. Prese in mano delle fialette e le guard a lungoquelle piccole fiale la terrorizzavano, se avesse potuto le avrebbe distrutte con le sue stesse mani, ma sapeva ormai da tempo che quelle minuscole fiale avrebbero rappresentato, di l a poco, lunico suo sostentamento. Prese la siringa con la mano destra, iniett la sostanza nel proprio corpo e si alsci andare allestatdi del momento. Il dolore stava cominciando a divenire insopportabile, ma non voleva che sua madre ne venisse a conoscenza, per questo usava le sue medicine solo di nascosto. Gett la siringa nel cestino, si pul il braccio e si prepar una tazza di caffelatte. Sua madre la raggiunse in cucina; si era tolta il costume da dama, si era lavata il viso e aveva indossato la lunga vestaglia cremisi di cotone della nonna. La guard per un istante, ma distolse subito lo sguardola vista di sua madre ormai le procurava solo un dolore intenso e indicibile. Sua madre le si avvicin lentamente. E stata una gran bella festa, vero? Ci siamo tutti divertiti molto, non cos? le chiese. Alessia non rispose, sembrava immersa in un sogno irreale; non la stava guardando, aveva il viso rivolto verso la finestra, con la sua tazza di caffelatte fumante in mano e tentava di scorgere qualcosa fuori che agli occhi di Angela sembrava inesistente. Mamma le disse dopo un lasso di tempo che ad Angela parve eterno tu preghi spesso? Non la risposta alla domanda che ti ho fatto rispose Angela con tono sornione, ma quando vide che la figlia non la degnava di una risposta, le disse titubante: Si, prego molto spesso ultimamente e mentre pronunci queste parole sent un nodo salirle e serrarle la gola in una morsa.

Per un momento Alessia non rispose, completamente smarrita nella musica e nella sua contemplazione del paesaggio notturno che si stendeva fuori la finestra. Per che cosa hai pregato? le chiese di nuovo. Angela non rispose, temeva di ferire la sensibilit della figlia; il tempo scorreva inesorabile, il loro silenzio era spezzato solo dal ticchettio dellorologio a pendolo nel soggiorno e dallincalzante voce del soprano. Riflett per un istante, poi disse: Ho pregato affinch tu e tuo fratello nasceste sani e senza problemi disse attentamente, pesando ogni singola parola affinch possa essere per voi una buona madre e concluse dopo un istante che restituisse il padre ai miei figli. Alessia ebbe un lieve sussulto, ma non si gir, rimase l, immobile, a guardare fuori dalla finestra. Dopo una breve pausa, sua madre continu: Ho smesso di pregare quando Alessandro se ne andatome la sono presa con Dio, lo reputavo crudele, ingiusto, ma poi pensavo a te, al fatto che non ero sola, che ceri tu accanto a me e ora non riusc pi a proseguire, lemozione per lei era troppo forte. Ci sono buone probabilit che non riesca a vedere un altro Natale disse con voce spenta Alessia. Si, ci penso ogni maledetto giorno ammise a malincuore sua madre. Ho fatto redigere un testamento si volt un attimo per guardare negli occhi la madre, che la stava osservando con espressione sconcertata. Rivolse di nuovo lo sguardo alla finestra e prosegu sullo stesso tono: Ho dato disposizioni verso certe organizzazioni di volontariato, vorrei tanto che tu e Andrea ve ne occupaste. Lo faremo senzaltro, non ti preoccupare di questo rispose Angela. Si ferm un attimo, poi riprese :Tesoro, perch stai tirando fuori ora queste cose? E per caso successo qualcosa che non so? Grazie mamma aveva di nuovo glissato la sua domanda. Alessia Angela si avvicin lentamente a lei. Ti da fastidio la musica cos ad alto volume? So che non la sopporti le chiese con voce spenta. No, va bene cos, non mi da nessuna sensazione di fastidio Le si avvicin ancora di pi, fin quasi a sfiorarle i lunghi capelli biondi. Alessia, mi vuoi dire che cosa sta succedendo? questa volta la sua voce era colma di preoccupazione e intrisa di irritazione. Di nuovo lei non rispose. Sta per cominciare la mia aria preferita Si volt senza nemmeno degnare di uno sguardo sua madre, si diresse nellampio salone, si avvicin allo stereo, alz al massimo il volume e la stanza si inond di musica. E la Madama Butterfly di Puccini, E lei che canta. Racconta del suo straziante amore per un ufficiale americano che lha sedotta e abbandonata.

Alessia rimase in ascolto, perduta nella bellezza della voce della soprano e nellarmonia delle note che le straziavano lanima. Inizi sommessamente a seguire con la voce quella del soprano, a cantare quelle strazianti note insieme a lei. Sua madre la guardava dalla porta e i suoi occhi le si inumidirono. Dio, che cosa ha fatto per meritarsi tutto questo? E una persona migliore di quanto io sia mai stata e quanto gli rimane da vivere? Un mese? O forse due? Alessia si volt a guardarla. Oggi sono stata dalla dottoressa E perch non me lhai detto? Ti avrei accompagnata disse sconcertata sua madre No rispose lei fermamente volevo essere sola La guard intensamente negli occhi; Angela rimase quasi folgorata da quello sguardo. Che cosa ha detto? le chiese con voce incoloreaveva gi intuito la risposta. Che non ne avr per pi di due settimane le rispose con voce spenta. Angela rimase fermaanche se non era pronta(e quando mai si pu essere pronti ad affrontare la morte di un figlio? ) sentiva che non doveva cedere, non ora. Alessia, io le disse avvicinandosi e cercando di abbracciarla. Mamma, ti prego, non farlo la ritrasse Non voglio la tua piet, non so proprio cosa farmene Angela rimase impietrita; le emozioni di quella sera, laver visto sua figlia prima sorridente, poi afflitta, la sua rivelazione terribile ma non inaspettata(sapeva da tempo che sua figlia era una malata terminale) le avevano procurato un forte shock emotivo. Non riusciva pi a pensare lucidamente, le stava passando davanti agli occhi, in un attimo, tutta la vita di sua figlia. Ti voglio bene, Ale le disse allontanandosi dalla porta e dirigendosi verso la sua camera da letto; non sapeva pi cosa dire a sua figlia, ogni parola da parte sua sarebbe stata superflua, per questo ha deciso di eclissarsi, di lasciarla sola, con i suoi pensieri, con le sue paure, con le sue emozioni; non poteva consolarla, non poteva guarirla, poteva solo condividere con lei questi suoi ultimi istanti di vita. Si ferm davanti alla porta della sua cameraavrebbe voluto tornare indietro, dire a sua figlia quanto lamasse, quanto lammirasse per il suo coraggio, quanto avrebbe voluto poter tornare indietro e rimediare agli errori del passato, soprattutto con suo padre, ma le note emesse dallo stereo divennero talmente alte che non se la sent di disturbarla, di interrompere quellatmosferasapeva che sua figlia aveva bisogno di restare sola, di pensare esclusivamente a s stessa. Nel salotto Alessia danzava da sola. Nelloscurit, danzava per la vita, per sua madre, per Andrea, per i suoi amici, per le persone che le erano rimaste vicine in quei terribili mesi.

Danzava per la morte, non era ancora pronta ma sapeva che stava per arrivare, che presto avrebbe allungato le sue fredde braccia su di lei per accoglierla nel suo gelido abbracciostava diventando ormai una parte visibile della sua vita e non poteva far altro che andarle incontro sorridendo. Danz a lungo, per tutta la notte, fino alle primi luci dellalba, poi si addorment, stremata, sul vecchio tappeto al centro del salotto, sulle note di quella struggente e malinconica opera lirica. Il Luned mattina era sola con Andrea, seduta sul divano. Leuforia della festa si era dissolta e lei non si sentiva bene, aveva qualche linea di febbre da Domenica sera e non riusciva ad alzarsi a causa della spossatezza che questa le provocava. Andrea le accarezzava dolcemente i capelli. Come ti senti? le chiese con una lieve nota di apprensione nella voce. Male, ma mi ci abituer gli rispose accennando un sorriso. Senti dolore? chiese ancora con pi apprensione. No, non ti preoccupare. Poi prese il libro di Baricco, Seta, uno dei suoi preferiti e cominci a leggere. Andrea non le credette, la conosceva troppo bene; si alz di scatto dal divano Dove stai andando? gli chiese Alessia. Torno subito le rispose di rimando. Si avvi verso la cucina, apr il frigo e si mise alla ricerca del sacchetto contenente le sue medicine; non lo trov e inizi seriamente a preoccuparsi. Ritorn di corsa in salotto. Ale, dove sono le tue medicine? le chiese con voce irritata. Le ho gettate nel water gli rispose distrattamente lei. Che cosa hai fatto?!? url furioso Ma sei impazzita?!? Alessia non ebbe la minima reazione, se ne stava l, immobile, a leggere il suo libro. Si sedette davanti a lei. Chiudi quel libro! le ordin perentoriamente, ma lei non lo degn nemmeno di uno sguardo. Lasciami finire solo questo capoverso Chiudi quel fottuto libro! grid lui, strappandoglielo con violenza dalle mani e gettandolo dallaltra parte della stanza. La guard con uno sguardo furenteAlessia ne rimase impressionata, non laveva mai visto cos e un po se ne spavent. Che ti prende questa mattina? gli chiese Se hai voglia di fare una scenata sappi che non sono in vena

Mi prende che come minimo potresti guardarmi negli occhi quando ti parlo le rispose con voce fredda e impersonale. Alessia non rispose; continuava a guardarlo con occhi stanchi e depressi. E dedicarmi un po del tuo tempo concluse lui. Alessia si alz dal divano; cominci a camminare lentamente per la stanza. Andrea gli chiese con garbo tu pensi che non ci sia rimasto molto tempo, vero?. Sapeva che lo pensava e che non sarebbe mai stato pronto ad ammetterlo. Non ho detto questo, vorrei solo che tent di rispondere lui ma lei lo ferm repentinamente. Forse dovresti cominciare a pensarci gli rispose freddamente. Questoggi no, pens Andrea. Le si avvicin e labbracci. Alessia, ti prego, non il momento Per cosa? chiese lei Dillo, maledizione! Per vederti morire disse lui con un filo di voce. E credi che io sia pronta? Odio tutto questo, odio sentirmi cos a pezzi e soprattutto odio me stessa per il dolore che sto procurando alle persone che amo. Cominci a piangere, forti singulti sconquassavano il suo petto. Dio, perch proprio a me Non riusc pi a trattenersi. Andrea tese le braccia e la strinse ancor pi a s, questa volta con forza. E tu credi che io voglia perderti? Cristo, non giusto!. Le prese il volto tra le mani Ti amo le disse mentre cercava inutilmente di tranquillizzarla e ho paura, una fottuta paura di perdertinon sai quanto mi senta impotente Lo soscusami per averti inflitto questo immenso dolore, forse sarebbe stato meglio se non mi fossi pi fatta sentire, se fossi sparita definitivamente dalla tua vita Non lo dire nemmeno per scherzola mia vita non avrebbe avuto alcun senso se non ti avessi conosciutotu mi hai insegnato moltissime cose, mi hai insegnato cosa sia il coraggio, la devozione per la propria famiglia, lamorecome sai io non ho mai conosciuto prima dora n lamore n la devozione, sono nato in una famiglia in cui non esistevano n larmonia n laffetto ma solo conflitti interiori a non finire. Sono cresciuto tra indifferenza e mancanza di affetto, sono divenuto un uomo incapace di provare sentimenti, usavo le ragazze solo per divertirmi, fino a quando non ho incontrato te, tu mi hai dato tutto ci che mi mancato in questi anni, ho finalmente scoperto cosa significhi amare ed essere amati per quello che si , e ora tutto sta per finire, mi ritrover di nuovo immerso nella solitudine Scoppi in lacrime; Alessia cerc di consolarlo come pot, ma invanosapeva di non poter fare nulla, di essere impotente di fronte al suo dolore tanto quanto alla sua malattia.

Rimasero cos, stretti luno allaltro per un lungo tempo, poi lei si riebbe, si stacc dalle sue braccia e gli disse: perch non usciamo un po? Andrea si riprese anche lui un attimo dallo shock emotivo e la guard perplessocome le poteva venire in mente unidea simile in un tale momento? E dove vorresti andare? Al LunaPark. E da tanto che non ci andiamo, dai! Andrea rimase ancor pi perplesso. E va bene, se questo che vuoima sei sicura di farcela? Hai la febbre Non ti preoccupare si allontan di corsa Vado a prendere la giacca e usciamo subito. Aspettami, non te ne andare! gli grid dallaltra stanza. Era un comportamento totalmente fuori logica il suo e questo preoccupava ancor pi Andrea, ma la vedeva felice e decise cos di assecondarla. Lei ritorn con la giacca in mano. Allora? Cosa fai l impalato, andiamo su Guarda che se vedo cose strane, tu ritorni subito a casa, intesi? Che cose strane devi vedere? Mica sono pazza, sto solo morendoLa facilit con cui lo diceva lo irritava allinverosimile. Ok, tanto ho capito che inutile discutere con te, per se vedo che le cose non vanno, tu torni dritta a casa, anzi no, allospedale disse in tono perentorio Ok paparinoora possiamo finalmente andare? Io mi sarei un po rotta a stare qui imbambolata, ho voglia di uscire e prese la chiave in mano e usc dalla porta. Andrea la seguiva con lo sguardo e un oscuro presentimento pervase il suo animo Arrivarono al Luna Park in poco pi che mezzora. Si trovava appena fuori citt, su una strada tangenziale. Appena entrati si veniva colpiti dal fragore delle giostre che si muovevano velocemente e dalle luci intermittenti che facevano impazzire le pupille. Alessia era molto legata a quel luogo, ci veniva sempre da bambina, accompagnata da sua madre e da suo padre(erano pochi i momenti di idillio che ricordava tra i suoi genitori) e con suo fratello Alessandro. Quel luogo rappresentava per lei un coacervo di ricordi, di emozioni, di sensazioni per troppo tempo sopite dentro di s e che stavano violentemente uscendo fuori. Stai bene Ale? le chiese premuroso Andrea. Si, sto bene rispose lei con un filo di voce. Andiamo? Ho voglia di divertirmi un po questa sera

Lo lasci l e si diresse verso le giostre, ma un capogiro improvviso e violento la costrinse a fermarsi e ad appoggiarsi a un pilone. Andrea se ne accorse e corse subito al suo fianco. Alessia, stai bene? Le cinse il fianco sinistro con il braccio destro e la fece girare su s stessaera pallida da far spavento. Si, non ti preoccupare rispose lei cercando di divincolarsi dalla sua presa. Non sarebbe meglio tornare a casa? chiese insistentemente lui No! Al suono di quella parola ebbe come un moto di disgusto Voglio rimanere qui poi aggiunse, guardandolo negli occhi ti prego. Andrea non sapeva pi come comportarsi. E va bene, faremo come vuoi tu, ma se noto in te ancora qualcosa di strano, ti porto subito a casa. Non ti preoccupare, non mi accadr nulla. Si rialz con fatica e si avvicin alla giostra pi grande, al centro della piazza. Alz la testa e la contempl in tutta la sua bellezza e maestosit. La prima volta che vi sal aveva poco pi di sei anni; era una bambina vivace, allegra, un po capricciosa e viziata che non perdeva occasione per far impazzire i genitori. Rivedeva ora quella bambina con il vestitino a righe rosse e i capelli biondi raccolti in due codine che da lass salutava i genitori. Lo vedi che non stai bene? le disse adirato Andrea tirandola per un braccio Adesso ce ne torniamo a casa, senza fare storie Alessia ferm la sua mano con un braccio; Andrea alz lo sguardo e quello che vi lesse lo paralizzAlessia era l, implorante, con i suoi occhi verdi sgranati che lo guardavano come mai lavevano fatto. Lespressione che vi lesse lo ammutol, era un misto di supplica, gratitudine e umilt. Ne rimase sconvoltomai, in vita sua, avrebbe dimenticato quello sguardo, perch doveva essere cos che i dannati alle pene dellInferno alzavano gli occhi per contemplare le bellezze a loro irraggiungibili del Paradiso. Va bene, come vuoi, restiamo qui disse quasi meccanicamente, come se quello sguardo lavesse totalmente ipnotizzato. Saliamo sulla ruota? chiese con sguardo supplicante Alessia. Sei sicura chenon riusc a proseguire, lei lo fiss di nuovo con quello sguardo. Ok, ho capito, tanto questa sera le hai vinte tutte tu Salirono sulla ruota; era vuota, cerano soltanto loro e una coppia di adolescenti che si scambiavano tenere effusioni al chiaro di luna. E bellissimo qui disse trasognata Alessia non sai quanto tempo passato dallultima volta che ci sono salita Andrea non rispose. Sai, mi sembra gi di essere arrivata in Paradiso

Perch continui a ripetere sempre le stesse cose? disse irritato Andrea. Perch sto morendo, lo sai rispose lei con tranquillit e senza nemmeno degnarlo di uno sguardo. Si, ma lo dici quasi come se te ne vantassi disse lui con maggior irritazione. Senti disse Alessia io non voglio ricominciare a litigare Nemmeno io se per questo, ma il tuo atteggiamento mi sta dando parecchio sui nervi, meglio che tu lo sappia rispose lui Mi dispiace, ma non posso farci nulla rispose con fermezza Alessia, ma faceva fatica a pensare, frammenti di vita slegati tra loro le passavano velocemente nella mente. Non so proprio come affrontare tutta questa situazione disse Andrea con voce sommessa. Alessia scosse la testa, ma non riusciva a concentrarsi su ci che il suo compagno le stava dicendo. Diventer una ragazza in gamba aveva detto suo padre il giorno del suosesto compleanno, quando recit a memoria una difficilissima poesia di DAnnunzio davanti a tutti gli astanti. Ale, sul serio, dobbiamo parlarne, non possiamo continuare ad andare avanti cos Andrea continu a parlare senza che si accorgesse del suo improvviso malessere. Non c niente di cui parlare, io sto morendo ed ora che tu e mia madre laccettiate disse. Si sentiva sullorlo del collasso. Io non voglio accettarlo rispose lui con rabbia ci sar pur qualcosa che si possa fareho parlato con un amico di mio padre che fa il medico e mi ha detto che a New York c un oncologo di fama mondiale che sta sperimentando una nuova cura per i tipi di tumore come il tuo Alessia, andiamo! Io e tuo padre siamo pronti! Guarda che non ti aspettiamo in eterno! diceva sua madre durante una gita sul lago di Garda. Le voci nella sua testa erano sempre pi forti. Mi ha detto che gi molte persone si sono rivolte a lui...mi ha dato una leggera speranza, forse possiamo davvero fare qualcosa se solo tu lo volessi Alessia, ti prendo! diceva suo fratello mentre si rincorrevano sulla spiaggia da bambini. La testa cominci a girarle. Io ci voglio provare, Ale, davvero, non voglio lasciare nulla di intentato, non voglio vivere per sempre nel rimorsoti prego le sussurr dolcemente. Sa una cosa signorina? Credo proprio di essermi innamorato di lei diceva Andrea in una sera destate di tanti anni fa. La vista cominciava a oscurarlesi. So che ti sembrer un illuso, ma io non voglio lasciare nulla di intentato Non potresti mai fare niente che non mi renda meno orgogliosa di te diceva sua madre. Alessia non sentiva pi le parole di Andrea. Voglio provare a salvarti, ti prego permettimi di farlo, lultima cosa che ti chiedo.

Ti voglio bene diceva lei a sua madre. Scusami! esclam a un tratto Alessia. Cerc di alzarsi dal suo seggiolino, ma la vista le si oscur, vide prima grigio, poi nero e cadde tra le braccia di Andrea priva di sensi. Lui cominci a urlare. Alessia! Alessia! Dio no, ti prego, non adesso! Ehi, aiutatemi! La mia ragazza si sentita male! Fateci scendere da qui, maledizione! Il giostraio lo ud, azion di corsa la leva e li fece scendere. Appena fermatosi Andrea la prese tra le braccia, la sollev e la poggi delicatamente a terra. Chiamate un ambulanza, presto! grid tra le lacrime. Poi si rivolse a lei, accarezzandole dolcemente i capelli. Non mi lasciare, non adesso, ho ancora tante cose che devo dirti le sussurr dolcemente mentre tutti i presenti si avvicinavano pian piano per vedere cosa fosse successo. Lambulanza non tard ad arrivare e i paramedici si accorsero subito della gravit della situazione. Adagiarono Alessia su una barella e la spinsero dentro lambulanza. Stavano per richiudere la porta quando Andrea li ferm con un braccio fatemi andare con lei, vi prego. Lei chi ? chiese uno dei paramedici Sono il suo ragazzo rispose tra le lacrime. Non dovremmo ma diede uno sguardo al suo collega faremo un eccezione questa volta. Arrivarono in ospedale dopo dieci minuti. Non vi furono attese al pronto soccorso, la dottoressa che aveva in cura Alessia era gi l, si era precipitata dopo aver ascoltato la disperata chiamata di Andrea. In meno di un minuto Alessia venne portata al reparto di terapia intensiva; ora era di nuovo cosciente, ma ansimava e si sforzava invano di respirare. La intubarono per poterle permettere di respirare, ma subentrarono delle complicazioni e la situazione precipit. Aveva gli occhi sbarrati per la paura. Basta, fermatevi! grid Andrea la fate stare ancor peggio! Andrea, esci immediatamente da questa stanza! ordin la dottoressa. No, non me ne vado! Non vi lascer fare i vostri porci comodi sulla pelle della mia ragazza! Grid Andrea con aria di sfida. A un cenno della dottoressa, una dolce ma decisa infermiera intervenne con decisione e condusse Andrea fuori dalla stanza per un braccio. Glielo prometto gli disse dolcemente non appena furono fuori non permetter che facciano del male alla sua ragazza Lo lasci solo l, in quella squallida sala daspetto con i mobili rovinati dalle bruciature di sigarette e colmi di vecchie riviste.

Trascorse pi di mezzora. Andrea era sempre l, in piedi davanti al tavolino ricolmo di giornali quando Angela arriv di corsa. Era affannata, rossa in volto e non riusciva quasi pi a respirare. Dov Alessia? url ad Andrea Cosa le stanno facendo? Dov la dottoressa?. Andrea la prese tra le braccia e la fece calmare. La stanno visitando, purtroppo non mi hanno lasciato assistere rispose lui tra le lacrime. Sua madre non riusciva a credercisapeva che sarebbe arrivato quel momento, in un certo qual senso si era preparata, ma ora che era giunto non riusciva ad accettarlo e ad affrontarlo. Voglio parlare con la dottoressa disse dirigendosi di corsa verso la stanza, ma in quel preciso istante la porta si apr e la dottoressa usc dalla stanzadietro di lei arriv Alessia, stesa su un lettino, con dei tubi che le pendevano da tutte le partinon lavevano mai vista ridotta cos male e se ne impressionarono molto. La sistemarono in una piccola e luminosa saletta privata che si affacciava sul parco dellospedale. Dalla sua finestra Alessia poteva vedere gli alberi ingialliti e ormai spogli delle loro foglie. Stava molto male e ora alla dottoressa toccava svolgere quella parte del suo lavoro che la preparazione e lesperienza non riuscivano mai a rendere facile, doveva dire alle due persone che se ne stavano frementi in attesa di notizie davanti a lei, con tutta la delicatezza possibile, che la paziente non sarebbe migliorata, che era giunta ormai alla fine della sua vita. Faceva quel mestiere da ventanni, ma tutte le volte non riusciva a impedire a quel nodo di serrarle la gola. Le condizioni di Alessia sono molto gravi disse senza alcun giro di parole il suo corpo sta lentamente ma inesorabilmente cedendo del tutto Rivolse loro uno sguardo pieno di compassione e di impotenza Mi dispiace, ma non c pi niente che possiamo fare per lei. Possiamo vederla? chiesero entrambi allunisono. Ma certo, entrate pure, ma non fatela stancare troppo, mi raccomando. Li accompagn alla stanza e li fece entrare. Alessia era irriconoscibile, aveva un colorito terreo euna moltitudine di tubi che le impedivano qualsiasi movimento. Quando li vide sorrise debolmente, poi fece loro un cenno con la mano affinch si avvicinassero. La dottoressa chiuse la porta e rimasero cos da soli; si guardarono a lungo, senza dire nulla, con gli occhi lucidi. Fu Alessia a rompere il silenzio. Perch mi guardate in quel modo? Non avete mai visto una malata prima dora? chiese loro con quel suo bellissimo e contagioso sorriso sulle labbra. Le si avvicinarono e si sedettero ai lati del letto, Andrea a sinistra, sua madre Angela a destra. Come ti senti? chiese sua madre cercando invano di ricacciare indietro le lacrime. Sto bene ora, mamma, non sento pi nessun dolore le disse debolmente.

Rimasero cos, di nuovo in silenzio; sia Angela che Andrea le presero le mani e le tennero strettenon riuscivano a parlare, sapevano che probabilmente era giunto il momento del saluto pi importante, quello definitivo. Andrea disse dopo una pausa di silenzio che sembrava infinito ti ricordi la promessa che mi hai fatto? gli disse rivolgendogli uno sguardo spento. Si, me lo ricordo molto bene le rispose fermamente lui. Angela li guardava senza profferir parola, sapeva gi cosa avrebbe chiesto loro sua figlia. Se ti chiedo ora una cosa, la faresti per me? Certamente rispose lui ancor pi con voce ferma Portami via di qui gli strinse forte la mano Non lasciarmi morire su uno squallido letto dospedale, ti pregome lavevi promesso, me lavevate promesso tutti e due, ve ne ricordate? Guard entrambi con occhi spenti e disperati. Vi prego, aiutatemi. In quel preciso istante qualcosa scatt nellanimo di Andreaci ripens a lungo negli anni avvenire a quello che accadde, ma non riusc mai a darsi una risposta. Stacc a uno a uno tutti i tubi che bloccavano il suo corpo alla macchina e al letto, la sollev delicatamente, la prese tra le braccia e con sua madre si avvi verso la porta. Proprio mentre stava per aprire la porta la figura della dottoressa gli si stagli davanti; incroci lo sguardo dolorante di Alessia e quello supplichevole di Andrea e di sua madre e cap tutto; non cera bisogno di trattenerli, lo sapeva, ma doveva pur sempre attendere ai suoi doveri di medico. Si avvicin ad Alessia, le prese una mano e le disse: Non dovresti fare quello che hai in mente, lo sai? Qui puoi ricevere tutte le cure del caso Alessia la interruppe subito. La prego dottoressa, non ricominci con la solita storia La dottoressa sospir, sapeva che quello era lultimo desiderio della sua paziente e non poteva negarglielose lavesse fatto la sua coscienza di medico sarebbe stata a posto, ma quella di donna lavrebbe tormentata per il resto della sua vita. Si avvicin ancor pi a lei e le pronunci queste frasi con aria materna: Sei stata la paziente pi simpatica e solare che abbia mai avuto le disse ridendo Mi ricordo ancora le tue serate trascorse in oncologia, assieme ai tuoi compagni di viaggio, a ridere, scherzare, a bere Coca cola fino al mattino, a fare battute, a divertirvi nonostante le vostre precarie condizioni di salutesono immagini presenti nella mia mente e che non si cancelleranno maimi avete insegnato molto, tutti quanti voi, mi avete insegnato cosa significhi la vita e di questo non vi ringrazier mai abbastanza. Ho molto da imparare da te e da tutti i miei pazienti e il dolore che provo quando devo dire addio a uno di voi immenso, ma rimane in me la consapevolezza di aver conosciuto delle persone uniche, in grado di farmi sentire viva.

Alessia sorrise debolmenteavrebbe voluta abbracciarla, ma non riusc a muovere neppure un singolo muscolo. La dottoressa lo cap e le cinse le spalle con un braccio. Buon viaggio e, ovunque tu andrai, continua sempre a sorridere le sussurr dolcemente in un orecchio. Lo far, promesso. Addio dottoressa e grazie rispose lei con gli occhi lucidi. Si spost dalla porta e li fece passare, Andrea con Alessia in braccio e sua madre che camminava lentamente al loro fianco; li guard mentre attraversarono il corridoio e, mentre sparirono dalla sua vista, cominci a piangere sommessamenteper lei era unaltra sconfitta, ma questa volta sentiva che sarebbe stata la pi dura di tutte. Odio questo mestiere, lo odio con tutte le mie forze disse allinfermiera che era appena entrata nella sua stanza e che la guardava con aria interdetta. Lultimo desiderio di Alessia era quello di rivedere il tramonto in riva al mare. Arrivarono sulla spiaggia in brevissimo tempo, Andrea si inginocchi sulla sabbia, con Alessia avvolta in una coperta di lana e con sua madre accanto che le teneva la mano. Non dissero nulla, stettero l, soli, a rimirare il tramonto, il sole che scendeva verso il mare e lo arrossava allorizzonte. Era una calda serata di inizio autunno, la dolce brezza del vento scompigliava loro i capelli; ricordarono i momenti di felicit trascorsi assieme, quando erano andati in barca e si erano capovolti finendo nel lago, quando avevano sbrigato insieme i semplici compiti quotidiani della vita, quando avevano comprato le fedine che portavano ancora al dito, quando si erano detti per la prima volta Ti amo. Alessia si era preoccupata molto di ci che avrebbero fatto lui e sua madre quando lei non ci sarebbe stata pi, ma ormai non poteva pi rimediare, la sua battaglia era finita, il suo tempo era scaduto e non le rimaneva altro che andarsene. Rivolse lo sguardo verso sua madre. Mamma disse con voce flebile. Si cara? Ti voglio bene, lo sai? Si, lo soanchio te ne voglio e te ne vorr sempre, ricordalo le disse accarezzandole dolcemente i capelli. Con un grande sforzo si mise la mano in tasca e ne prese un foglio di carta tutto spiegazzato. Che cos? Le chiese sua madre Voglio che lo abbia tu le rispose.

Laveva conservata per mesi nel suo portafoglio, era una delle sue poesie preferite che amava rileggere quando si sentiva un po gi di corda. Prendi un sorriso, Regalalo a chi non l'ha mai avuto. Prendi un raggio di sole, Fallo volare l dove regna la notte. Scopri una sorgente, fa' bagnare chi vive nel fango. Prendi una lacrima, Posala sul volto di chi non ha pianto. Prendi il coraggio, Mettilo nell'animo di chi non sa lottare. Scopri la vita, Raccontala a chi non sa capirla. Prendi la speranza E vivi nella sua luce. Prendi la bont E donala a chi non sa donare. Scopri l'amore e fallo conoscere al mondo.1 Poi si rivolse ad Andrea. Perdonami per averti lasciato, per non averti fatto partecipe fin da subito della mia malattia, ma non ho voluto coinvolgerti in tutto questo dolore, non volevo farti vivere tutta questa sofferenza, ma ora so di aver sbagliato, perdonami Andrea non rispose, non ne aveva la forza, avrebbe solo voluto urlare al mondo il suo dolore. Ti amo sono le uniche due parole che riusc a pronunciare. Ti amo anchionon ti dimenticare di me, anche quando avrai unaltra donna al tuo fianco, continua a farmi vivere nei tuoi ricordi gli disse accarezzandogli la guancia. Lui le prese la mano, appoggi laltra sua guancia alla sua, chiuse gli occhi e ascolt il suo respiro.

Alessia chiuse gli occhi insieme a lui, mentre sua madre le accarezzava delicatamente i capelli. Mentre lultimo spicchio di sole scompariva allorizzonte, il suo respiro pian piano rallent, il battito del cuore si ferm e il suo volto divenne sereno, come quello di una bambina. Alessia era una bambina felice, sempre allegra e sorridente. Quando aveva sei mesi se ne stava sdraiata nella culla e cercava di mettersi il piedino in bocca, senza mai smettere di sorridere. Se qualcuno le parlava o la sfiorava appena, agitava le manine e le gambette e rivolgeva a tutti uno sguardo carico di beata innocenza; era difficile descrivere quel sorriso, solo chi ha conosciuto una bambina cos speciale poteva capire. Era la prima figlia dei suoi genitori, nata dopo lunghe ore di travaglio(era gi testarda, la signorina) ed erano molto orgogliosi di lei. Crescer forte e sana erano soliti ripetere, soprattutto quando Alessia diede prova di grande precocit muovendosi carponi a soli cinque mesi. Ma lepisodio che fece capire ai suoi genitori che la figlia che avevano avuto era un fenomeno della natura fu quando, a otto mesi, venne lasciata sola al centro del tappeto, mentre il padre e la madre erano in cucina. Non la lasciarono sola che un paio di minuti, ma le bastarono per arrivare gattoni fino al tavolo, tirare la frangia del centrino posto sul tavolo e far cadere in terra tutti i ninnoli che si trovavano sopra. Alessia gett un gridolino di sorpresa; lo schianto fece accorrere dalla cucina il padre e la madre. La madre cominci a urlare, ma non ve ne era affatto motivo, Alessia era l, in mezzo al disastro e rideva beatamente. Non devi preoccuparti disse suo padre con orgoglio Nostra figlia forte e un giorno, ne sono certo, diventer qualcuno. E Alessia sorrise beatamente, come per dire Si, sono gi diventata qualcuno. NOTE 1 .Un dono Mahatma Gandhi.

Un amore di strega

Un ombrello colorato fluttuava nel cielo sereno. Una ragazza, aggrappata al suo manico color rosa, volava pian piano sopra i tetti, ammirando con i suoi grandi occhi castani la frenetica vita della citt.

Che meraviglia! esclam con un dolce sorriso Com bella la Terra! Unimprovvisa folata di vento le distrusse lombrello. La fanciulla precipit atterrita nel vuoto. Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah! url in preda al terrore fino a quando non atterr sullerba soffice di unaiuola. Ehi, tu! le url un anziano vigile urbano che controllava il traffico Non vedi cosa c scritto sul cartello? Non calpestare le aiuole! Esci immediatamente da l! Oh, mi scusi signore! prov a giustificarsi la ragazza, alzandosi in piedi e massaggiandosi delicatamente il fondoschiena ma purtroppo non sono riuscita ad atterrare altrove! Cosa hai detto? Atterrata? D un po, non sarai mica fatta, ubriaca o cosa? chiese in tono minaccioso luomo Vedi di toglierti da l prima che chiami la polizia! Si, me ne vado subito! E mi scusi ancora! disse la fanciulla gentilmente. Luomo le rispose con un grugnito dassenso. Accidenti, che maleducazione! Spero tanto che gli altri abitanti della Terra non siano come lui! disse tra s la ragazza mentre si avviava verso la casa della sua maestra di magia. Dopo una buona mezzora giunse nei pressi di una piccola abitazione che si affacciava su di un fiorito giardino. E permesso? chiese la ragazza, bussando piano alluscio. Un ragazzino di circa undici anni dai capelli castani e dalle gote piene di lentiggini le apr. E tu chi sei? chiese il ragazzino, guardandola in modo perplesso. Behio sono Una bambina di circa otto anni e dai capelli biondi raccolti in due codine fece capolino dietro il fratello. Chi lei, Andrew? chiese curiosa la bimba Io mi chiamo Nicolettee tu? chiese la ragazza Io mi chiamo Sarahche ci fai a casa mia? chiese con impertinenza la bimba Sto cercandoehmvostra madreho un bisogno urgente di parlarle disse Nicolette I due fanciulli la guardarono perplessa. Che cosa vuoi tu da nostra madre? chiesero allunisono Behecco disse la ragazza, osservando i visini curiosi dei due bimbi sono questioni private! Potrei parlare con lei ora, per favore? Cominciava a innervosirsi della morbosa curiosit dei bambini. I due piccoli si guardarono negli occhi a vicenda, poi fissarono ancora una volta quella misteriosa ragazza apparsa dal nulla.

No! urlarono allunisono. Nicolette si lasci andare a un profondo sospiro. Bene! Mi ci mancavano solo due ragazzini pestiferi! disse tra s. Si pu sapere cosa succede? chiese un uomo dai folti baffi castani e dallaria pacata. Mamachi questa ragazza? Una donna dai capelli castani raccolti in uno chignon li guard, impaurita. Oh santo Cielo, Nicolette! disse tra s. Ehi, ma si pu sapere da dove sbuca fuori questa? Che ci fa in casa mia? chiese luomo . Su, su, andate tutti a tavola! disse la donna, intervenendo tempestivamente e allontanando i tre da Nicolette Ci penso io qui! Poi, rivolgendosi alla ragazza Tu sei Nicolette, vero? La ragazza annu. Bene, vieni con me! disse la donna, conducendola in una stanza segreta della casa. Vieni Nicolette, entra! La ragazza si guard attorno, incuriosita. Era una camera elegante, arredata con gusto, ma nonostante ci le dava una spiacevole sensazione di freddezza. Vieni, siediti qui! le disse, offrendole una comoda sedia in vimini qui staremo al sicuro! Questa la lettera che la nostra regina le manda! disse la ragazza, tirando fuori dalla tasca del suo giubbetto in pelle una piccola missiva. Ah, grazie! rispose sorridendo la donna Mi aveva gi parlato di te, mia cara! la ringrazio di cuore, signora maestra! rispose Nicolette con un lieve sorriso Quando avr finalmente completato il mio tirocinio, sono sicura che sar scelta per diventare la nuova regina delle streghe! Ah! sospir la donna Sai, mi fai tornare indietro nel tempo di dieci anni, quando anchio scesi sulla Terra per il mio apprendistato Come? Anche lei stata unapprendista? chiese curiosa Nicolette Eh gi disse con un sospiro la donna Quando scesi sulla Terra ero animata dalle migliori intenzioni, proprio come te Davvero? chiese stupita la ragazza E come ha fatto poi ad abbandondare tutto e a sposare un essere umano? Behil perch lo capirai quando sarai un po pi grande le disse con un sorriso malizioso la donna comunque, mia cara, se hai veramente intenzione di completare il tuo tirocinio da strega sulla Terra, devi assolutamente diventare un membro della mostra famiglia la prova da superare questa Cos una famiglia? chiese la ragazza

E un qualcosa che non esiste nel Regno della Magiada oggi sarai la figlia maggiore di mio marito e la sorella dei nostri figli, Andrew e Sarah Sorella? Figlia? Ma che significa? chiese Nicolette Non devi spaventarti, bambina mia disse amorevole la donna si tratta solamente di legami molto profondi e naturali tra gli esseri umani Poi, dun tratto, esclam: Ah, mi venuta una magnifica idea! disse, battendo con gioia le mani Raggio di Luna, vai! disse, muovendo lindice della mano sinistra e dando cos vita a un raggio di luce che invest in pieno le tre persone sedute a tavola al piano di sotto. Ecco fatto! Da oggi in poi anche tu sarai un membro della nostra famiglia! E ora scendi gi a salutarli! disse la donna, strizzandole locchiolino. Nicolette non cap nulla di quello che la sua maestra le disse, ma decise lo stesso di obbedirle. Scese in soggiorno dove il suo ipotetico padre, fratello e sorella erano seduti a tavola intenti a consumare il loro pasto. Appena la videro, i loro occhi si illuminarono. Nicolette! Nicolette! disse suo padre, correndole incontro e stringendola forte in un abbraccio. La ragazza rimase colpita da quella spontanea e inaspettata manifestazione daffetto. Nicolette! Nicolette! le fecero eco i due bimbi, abbracciandola anche loro teneramente. La ragazza ne rimase profondamente colpita; si sentiva quasi soffocare da tutte quelle manifestazioni daffetto. Per fortuna tutto andato per il meglio disse la donna, assistendo alla scena di nascosto. Oh piccola, piccola miacome sono contento di vederti! disse il padre, soffocandola in un forte abbraccio Vieni, ti abbiamo aspettato per mangiare! Vedi, Nicolette le sussurr allorecchio la sua maestra grazie alla mia magia ora sei diventata un membro della nostra famiglia Un membro della famigliamama questo non leale! disse la ragazza Lo so, ma non c altro modo, credimise non avessi usato la magia ti considererebbero ancora come unestraneaora invece ti amano tutti come se tu fossi una loro parente, come se fra di voi ci fosse un legame di sangue Un legame di sangue? chiese la ragazza Si disse la sua maestra Non puoi ancora capire, bambina mia, ma con il tempo ci riuscirai, capirai anche tu cosa significa provare amore La giornata pass veloce e giunse la notte. Una famiglia ripet tra s la ragazza mentre, rimasta sola, osservava dalla finestra le stelle brillare nel cielo non capisco proprio perch dovrei sottopormi a tutto questo solo per il mio apprendistato Il silenzio e la quiete di quella tranquilla notte infusero nelle sue membra un dolce torpore.

E meglio che vada a riposarmi ora disse, infilandosi nel suo letto anche se non ho ancora capito il senso di tutto ci Un flebile raggio di sole che filtrava dalla finestra la dest dal suo sonno ristoratore. Scese in vestaglia in sala da pranzo e trov la sua nuova famiglia terrestre seduta a tavola per la prima colazione. Buongiorno Nicolette, ti stavamo aspettando disse con un dolce sorriso la sua maestra Spero tu abbia trascorso una notte serena Oh siehmmamma disse la ragazza dopo aver notato il cipiglio della donna che era in attesa di quella parolina Una notte magnifica! Afferr un toast imburrato Non so voi, ma io ho una fame da lupi! La maestra la bacchett sulla mano Aspetta! Dobbiamo dire la preghiera, prima! Eh? La preghiera? le fece eco la ragazza Ma di cosa stai parlando? Volse lo sguardo verso suo padre che, con le mani congiunte, inizi a parlare sottovoce. Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volont, come in cielo cos in Terra La ragazza lo guardava annoiata. Ma ne avr ancora per molto? mormor tra s, reprimendo a stento uno sbadiglio. Poi vide il flaconcino di pepe sulla credenza accanto al tavolo e, con un piccolo gesto di magia, lo vers nella tazza del caff del padre. Nicolette sorrise. Eccoti sistemato! disse con un sorriso. E non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male Dopo aver finito di pronunciare le ultime parole, luomo alz il viso verso i presenti. Bene, ora facciamo colazione disse con un sorriso, prendendo in mano la sua tazzina di caff. Dopo averla assaggiata, lespressione del suo viso mut radicalmente. Bleah! Ma pieno di pepe! disse, disgustato. Nicolette rise di gusto, ma si blocc subito sotto lo sguardo severo della sua maestra. Prese allora in mano la sua tazza di caffelatte e vide che dentro vi galleggiava un grosso ragno peloso. La ragazza cacci un urlo disumano. Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah! grid, gettando la tazza in terra. Che cosa c, Nicolette? chiese preoccupato suo padre Che succede? fece eco la sua maestra Cec.cunununragnonellamiatazza disse, sconvolta da violenti brividi di paura. Andrew seguitava a mangiare il suo toast, facendo finta che nulla fosse accaduto. Sei stato tu, non vero? url la ragazza allindirizzo del fratello Ti diverti a provocarmi, non vero?

Ehi, io non ho fatto nulla! disse il ragazzino, cercando di difendersi. Ah si, eh? Adesso ti insegner io le buone maniere! disse, afferrandolo per la maglia e mollandogli due sonori ceffoni sulla guancia. Nicolette, che stai facendo? Basta ora! la rimprover aspramente suo padre No! Questo piccolo essere immondo la deve pagare! disse la ragazza, seguitando a schiaffeggiare il ragazzino che , dallo spavento, prese a piagnucolare, seguito a ruota dalla sorella. Nicolette, fermati! Ma come puoi picchiare tuo fratello! disse adirato suo padre, afferrandole il braccio e salvando cos il figlio dalla sua furia Chiedigli immediatamente scusa! No, non lo far mai! disse la ragazza Lui cattivo con me e io non devo affatto chiedergli scusa! Tu sei sua sorella e sei anche la pi grande, quindi devi passare sopra alle sue sciocchezze! disse suo padre. Ma perch? url la ragazza Perch una sorella maggiore deve sopportare questi scherzi cos di cattivo gusto? Tutto questo non giusto! Ma come non giusto? chiese suo padre E normale questo tra fratelli e sorelle! Non raccontarmi balle! grid la ragazza Cosa? Quali balle? le chiese suo padre Lo sai benissimo! Tu sei convinto che Andrew sia migliore di me! Tu non ci consideri allo stesso livello! Tu ami pi lui di me disse Nicolette. Sentiva che uno strano nodo le stava salendo dalla bocca dello stomaco alla gola, impedendole di parlare. Adesso basta! Questo non lo tollero! url suo padre, rifilandole un sonoro ceffone sulla guancia destra. Sua moglie e i suoi figli guardarono attoniti la scena. Ora ho capito tutto disse Nicolette tra le lacrime, massaggiandosi la guancia indolenzita perch non siamo parenti disse, rivolgendo un freddo sguardo a tutti i presenti. Nicolette! Ma che dici? le disse la sua maestra, ma la ragazza non le diede ascolto, si allontan mestamente dalla sala e usc dalla casa. Nicolette! grid suo padre, ancora sconvolto per il suo inconsueto gesto. Nicolette si avvi tristemente verso la spiaggia. Si sedette su uno scoglio a contemplare il frangersi delle onde sugli scogli. Gli esseri umano sono degli stupidi disse tra s che cos lamore, queste sentimento che tanto decantano? Da quel che ho visto deve essere solo una cosa terribile Una risata sinnalz improvvisa dalle profondit del mare. Ahahahahahaha! Finalmente hai capito tutto! disse la misteriosa voce

Che cosa avrei capito? chiese Nicolette, alzandosi in piedi Chi sei tu? Le acque del mare cominciarono a vorticare velocemente su s stesse, formando un profondo gorgo. E qualcuno che arriva dal Regno della Magia disse pensierosa Nicolette. Il cielo si fece oscuro e dal mare ne usc una figura femminile di nero vestita, dai lunghi capelli biondi, gli occhi color del ghiaccio e una pelle candida come la neve. Sulla fronte portava un diadema. Mamatu sei Amestista! Che ci fai qui sulla Terra? Ciao Nicolette... disse la giovane strega con tono mellifluo mi dispiace per te, ma sar io a diventare la regina del Regno della Magia Davvero? Fossi in te non canterei vittoria disse Nicolette in tono di sfida Un flusso di luce bianca proveniente dagli occhi di Amestista la colp in pieno. La ragazza venne scaraventata nelle acque gelide del mare. Ecco qua! Finalmente unavversaria in meno! disse la giovane strega mentre osservava la sua rivale che sprofondava nelle profondit del mare. La pioggia aveva iniziato a cadere copiosamente sulla citt. Un uomo con un lungo impermiabile marrone lucido di pioggia e un ombrello nero rientrava mesto in casa. Oh, caro! disse sua moglie con aria afflitta sei riuscita a trovarla? Purtroppo no rispose luomo Ioiomi sento molto meglio senza una sorella come quellaioiomi sento molto meglio senza una sorella come quella disse Andrew tra le lacrime, profondamente dispiaciuto per ci che era accaduto con sua sorella. Suo padre e suo madre lo guardarono tristemente, mentre un lampo squarciava loscurit di quella sciagurata serata. Dove pu essere andatanon pu avere fatto tanti chilometri con questo tempo ipotizz sua madre. Un rumore improvviso li fece sobbalzare. Suo padre usc in giardino e vi trov Nicolette stesa esanime a terra. Nicolette! url luomo, correndole incontro e sollevandola dolcemente tra le braccia Oh, Nicolette! Ma cosa hai fatto? Con questo tempo! Sei stata una sciocca!. La port in casa e ladagi sul divano. Sei zuppa come un pulcino disse suo padre con le lacrime agli occhi, togliendole di dosso tutti i vestiti bagnati e coprendola con una pesante coperta. Sei gelata come un ghiacciolosei proprio una testa calda, sai? disse, cercando di riscaldarla con il calore del suo corpo.

Allora! si rivolse duramente a sua moglie si pu sapere cosa stai a fare l impalata? Chiama immediatamente un medico, sbrigati! Si, caro! disse sua moglie, allontanandosi di corsa dalla stanza per chiamare il medico Andrew! disse poi rivolgendosi a suo figlio Vai subito a riscaldare la stanza di Nicolette! Accendi una stufa! Si, pap! Sarah! disse rivolgendosi infine alla figlia vai a prendere unaltra coperta in camera mia! Si, mamma! Il dottore arriv poco tempo dopo. Esamin Nicolette con molta cura. Purtroppo la ragazza molto debole disse luomo dopo averla visitata attentamente le sue condizioni sono molto critiche Dottore, la prego, cerchi di fare limpossibile per aiutarla disse con voce tremolante suo padre la salvi, la prego Purtroppo temo di poter fare ben poco, tutto dipender dalla sua forza danimose riuscir a superare questa notte, la si potr ritenere fuori pericolo Oh mamma, sono stato cos cattivo con lei! disse Andrew, piangendo sommessamente contro il petto della donna Se dovesse morire non potrei mai perdonarmelo! Non dire cos, caro! Vedrai che Nicolette guarir presto! disse la donna, osservando il volto pallido della ragazza. Oh, povera Nicolette disse tra s una strega vulnerabile tanto quanto un essere umano quando si trova sulla Terratutta la mia magia non riuscirebbe a salvarlache cosa posso fare? Che cosa posso fare per lei? Trascorsero alcune ore e Nicolette non diede alcun miglioramento. Suo padre era seduto accanto al suo capezzale da diverso tempo ormai. Fuori stava albeggiando, la luce del sole stava gi facendo capolino dalla finestra della stanza della fanciulla. Caro disse sua moglie avvicinandosi al suo fianco e quasi giornoperch non vai a dormire? Rester qui io a vegliare su di lei! Luomo per non si accorse della sua presenza. Ti prego, Nicolette, svegliati disse luomo sommessamente sacrificherei la mia vita se fosse possibileti supplico, svegliati! Stanno diventando davvero suo padre, fratello e sorella disse tra s la donna anche se allinizio lo erano soltanto grazie alla mia magia Poi, avvicinandosi alla pallida fanciulla distesa sul letto. Nicolette, Nicolette, mi senti? disse, tentando un contatto telepatico con la fanciulla Puoi sentire la mia voce dentro di te che ti parla? Puoi? Si, ti sento rispose la ragazza

Ascoltami, Nicolette, ti pregotuo padre ha detto che sarebbe disposto a sacrificare la sua vita per te se fosse possibile, lo capisci? E i bambini sono rimasti in piedi tutta la notte per te Ma perch? chiese la ragazza Perch tutti quanti noi ti vogliamo bene Ma come? Andrew mi ha fatto un terribile dispetto e tuo marito mi ha picchiatacome pu essere amore questo? Credi proprio che cercherebbe di salvarti se non gliene importasse nulla di te? Lui ti ama come un padre, come se tu fossi la sua vera figliaquesto ci che gli esseri umani chiamano amore, Nicolette questa la famigliai sentimenti, gli affetti la tengono sempre unitatu sei ritornata a casa richiamata dallaffettotu non devi morire in risposta al loro amore! Ci che dice giusto, Nicolette! Una voce femminile apparve allimprovviso. Nicolette si risvegli. Tutto intorno a lei era avvolto nelle tenebre. Dovedove mi trovo? chiese spaesata la ragazza. Guarda laggi, alla tua sinistra! disse la misteriosa voce. Nicolette volse il capo nella direzione indicata e vide una tenue luce. Quella la tua vitafatti animo e vai a prenderla! La ragazza inizi lentamente a muoversi verso la luce. I suoi passi erano incerti, ma la sua forza di volont tenace. A un certo punto le forze labbandonarono e lei cadde. Maestramammaaiutami implor tra le lacrime la ragazza Vinci le difficolt, bambina mia...solo cos diventerai la regina del Regno della Magia era la voce della sua maestra. Coraggio Nicolette, metticela tutta! era la voce di Andrew Alzati, se ci riesci! era la voce di Amestista Nicolette, piccola mia, tesorotu devi viverenoi tutti soffriremmo tantissimo senza di te era la voce di suo padre. La ragazza si rialz. Io non posso morireio devo vivere disse, camminando con passi incerti verso la luce. Non voglio arrendermi! La mia vitadevo afferrarla! disse, cadendo esanime proprio allinterno della luce. Apr gli occhi e una fortissima luce la colp in pieno. Era la luce del sole che filtrava dalle finestre della sua stanza. Ce laveva fatta. Era salva, era viva.

Oh, Nicolette! Sei viva! disse suo padre piangendo e abbracciandola teneramente. La ragazza ricambi il suo abbraccio. Si, papperdonamiti voglio bene disse, mentre calde lacrime le cadevano copiose sulle gote. Alcuni giorni dopo, unauto di color nero metallizzato era ferma davanti al cancello di casa. Nicolette, ormai completamente ristabilita e la sua maestra salutavano il loro rispettivo padre e marito. Buona giornata, pap !E buon lavoro! disse la ragazza con un sorriso Grazie, mia cara! Stai attento caro, non correre troppo! Vai sempre cos veloce quando guidi! disse con voce ansiosa sua moglie Non ti preoccupare cara, sar prudente, te lo prometto! disse con un sorriso luomo. Nicolette gli diede un bacio sulla fronte. Ora devo proprio andare! Mi raccomando, fate le brave! disse con un sorriso luomo, accendendo il motore. Torna presto, pap! le grid Nicolette, mentre lo osservava allontanarsi con la sua auto. Rimaste sole, nl maestra fece un sorriso complice alla ragazza. Hai usato la magia, vero? Si, cos pap non andr veloce! rispose la ragazza con un sorriso. Ecco qua, mia cara sorella, un gentile omaggio per la tua salute ristabilita disse suo fratello Andrew avvicinandosi a lei con un mazzo di fiori in mano. Grazie Andrew, sei davvero molto dolce anche se non lo dai a vedere! Oh, ma che buon profumo! disse, annusando a pieni polmoni la fragranza dei fiori. Un ragno peloso sbuc fuori dai fiori e si and a posare proprio sul suo naso. Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah! url Nicolette, lanciando in aria il mazzo di fiori. Andrew rise di gusto. Aahahahahaha! La tregua stata dichiarata finita disse con un sorrisetto malizioso il ragazzino. Ah si, eh? Adesso la vedremo! disse Nicolette, correndogli incontro con la consapevolezza che nessuno scherzo avrebbe mai distrutto il loro profondo legame daffetto.

Un delitto perfetto

La fredda luce del mattino fece capolino tra le tende socchiuse della stanza. Alice socchiuse delicatamente gli occhi, colpita da quellimprovviso baluginio. Un sorriso dipinse le sue labbra. Si

gir e pos dolcemente il palmo della mano sul cuscino accanto a lei, il cuscino impregnato ancora dellodore di suo marito Enrico. E stata una notte meravigliosa, una notte indimenticabile. Alice fremette ancora nel ricordarla, era ancora viva dentro di s, la dolce sensazione di aver fatto lamore con suo marito, lintensa passione che li colse entrambi, le loro labbra umide e calde che si univano, le loro mani che non smettevano di cercarsi, di toccarsi, di accarezzarsi. Erano stati un solo corpo e ununica anima, in una frenetica danza damore dove la musica che li accompagnava erano i loro gemiti e le loro grida di piacere. Alice avrebbe voluto che quella notte non finisse mai. Guard di nuovo il posto vuoto accanto al suo, pass di nuovo dolcemente la mano sul cuscino, l dove avrebbe voluto di nuovo accarezzare il suo viso, baciare i suoi capelli. Appoggi il capo sul suo cuscino. Alice socchiuse di nuovo gli occhi. Le sembr di essere sfiorata ancora dalle sue carezze, di sentire ancora le sue labbra sulla sua pelle. Ma Enrico non cera, si era gi alzato, lasciandola l, sola e fremente di desiderio. Alice non riusc a smettere di sorridere; oggi la loro routine avrebbe subito un piccolo cambiamento, era infatti il loro decimo anniversario di matrimonio e lei aveva invitato alcuni dei loro pi intimi amici per condividere la loro gioia. Ripens alla grande statua di ghiaccio raffigurante una giovane coppia che si scambiava un tenero bacio che troneggiava sui calici gi pronti per lavvenimento. Alice non vedeva lora che la sera giungesse, ma il giorno era appena iniziato e molte cose stavano per cambiare per lei, in modo definitivo. Si alz dal letto e scese in cucina. Si sentiva felice Alice, aveva un delizioso bambino di cinque anni che dormiva nella camera affianco alla sua, aveva una bella e accogliente casa e un marito che adorava. Ma la sua felicit stava per svanire per sempre. Suo marito Enrico era seduto al tavolo della cucina con le mani sul capo. Sembrava sofferente e in preda a una terribile indecisione. Non sentiva nemmeno sua moglie che gli sfiorava il collo con un bacio. Buongiorno, amore disse con tono malizioso, sfiorandogli delicatamente i capelli con le dita delle mani Che cosa fai qui tutto solo, soletto? disse, sedendoglisi sulle ginocchia. Aliceio prov a dire luomo, ma lei lo zitt subito con un appassionato bacio Mi sei mancato questa mattina, sai? Mi sono svegliata e tu non ceri gi pi! disse, tempestandogli il collo di lievi baci Sei proprio un cattivone, lo sai? disse tra i baci. Alice, ti prego, smettila! disse luomo, cercando di frenare limpeto amoroso della moglie. Alice ne rimase sorpresa. Che cosa c, amore? disse in tono preoccupato Qualcosa non va? Ti prego, siediti su questa sedia disse in tono freddo luomo. Alice sente improvvisamente il suo corpo pervaso da un brivido gelido.

Che cosa c, tesoro? Mi stai facendo preoccupare cos disse lei in preda allansianon aveva idea che la sua vita sarebbe radicalmente cambiata nei prossimi minuti. Mi dispiace disse lui lentamente, come scandendo le parole E oggi anche il nostro anniversario, lo so disse con un sospiro ma non ce la faccio pi a sostenere questa situazione Fece una pausa, poi disse a sua moglie, guardandola negli occhi Io amo unaltra donna, Alice. Quella rivelazione arriv improvvisa come un fulmine a ciel sereno. Alice non riusciva a credere alle sue orecchiesi sentiva come in un sogno. E quasi tutto pronto per la festa di questa sera. Si alz in stato di shock dalla sedia e inizi a camminare nervosamente per il salotto. Enrico la guardava con aria preoccupata. Alice, mi dispiace, non era mia intenzione farti soffrire Sta zitto! grid la giovane donna Non voglio sentire altro provenire da quella tua bocca! grid furiosa. Ora doveva soltanto riflettere, doveva sfogarsi. Quando ritorn in cucina, suo marito era in piedi davanti a lei, girato di spalle. Osservava pensieroso il paesaggio ameno fuori dalla finestra. Alice si avvicin lentamente a lui. Enrico si volt di scatto. Ma cosa? Fu un attimo. Quelle furono le sue ultime parole. Sua moglie lo colp con qualcosa di molto pesante. Luomo stramazz di colpo in terra. Alice ag velocemente, ripose la statua di ghiaccio sul tavolo in salotto e contatt la polizia. Dopo di che, alz il volume del riscaldamento al massimo e sal in camera per truccarsi e vestirsi come faceva ogni mattina. La polizia giunse rapidamente. Oh, meno male che siete qui! disse Alice piangendo E accaduto qualcosa a mio marito! Venite, presto, in cucina! Lispettore si avvicin alluomo che giaceva esanime a terra. Che cosa gli accaduto? chiese Alice con finta disinvoltura E morto rispose freddamente il poliziotto. Alice diede allora vita alla sua preparata recita. No!No!Non il mio Enrico! disse piangendo la donna Dove si trovava lei? chiese lispettore Ero di sopra, a controllare nostro figlio Mirko, poi sono andata in camera a vestirmi, quindi sono scesa gi eelho visto! disse tra le lacrime Ladri, probabilmente disse lispettore Entrarono nel salotto.

Si sieda, signora Moretti. Sergente, porti alla signora un drink, del brandy con molto ghiaccio. Uff sbuff lispettore C un caldo bestiale in questa stanza! Alice lo guardava di sottecchi. lei capir, signora disse lispettore che dobbiamo perquisire immediatamente la casa, dobbiamo trovare immediatamente larma del delitto, altrimenti lassassinio di suo marito rischia per sempre di rimanere irrisolto. La stanza era bollente. A un tratto un braccio della statua di ghiaccio cadde sul tavolo. Era completamente fuso. Il sergente si avvicin alla statua, spezz laltro braccio e lo mise nel brandy di Alice. Uff! Potrei avere un bicchiere dacqua, signora Moretti? Fa davvero molto caldo qui dentro! Uno anche per me, grazie! disse lispettore E con ghiaccio! Erano entrambi molto accaldati e assetati. Alcuni amici di Alice, venuti a conoscenza della notizia dai telegiornali, giunsero a casa della donna. Oh, cara! Povero Enrico! dissero tra le lacrime, cercando di consolare laffranta vedova. Oh grazie, grazie disse Alice tra le lacrime Ma vi prego, rimanete qui con me, prendete un drink! Tutti ebbero il loro drink, gin, rhum e whiskey e tutti rigorosamente con ghiaccio. La statua ormai si era ridotta a una poltiglia dacqua. Non c alcun dubbio, sono stati dei ladri a colpirlo sentenzi lispettore Sono daccordo con leise non loro chi potrebbe essere stato, la moglie forse? Guardarono in direzione di Alice, dei suoi occhi dolci da cerbiatto. No, da escludere questa ipotesi! dissero i due uomini quasi allunisono. Alice ascolt la conversazione e sorrise dentro il suo brandy.

Un sogno tra amore e morte

Dannazione! Non riuscir mai a raggiungerla! Una macchina grigio metallizzata sterzava veloce allinseguimento di unaltra auto di grossa cilindrata. Il guidatore, un giovane dallapparente et di trentacinque anni, elegantemente vestito con uno smoking nero, imprecava silenziosamente, azionando continuamente il cambio di marcia. Non devo assolutamente lasciarmela scappare! disse tra s, ruotando velocemente il volante verso sinistra, pronto per affrontare lennesima curva.

Era una notte strana, una notte tetra, senza luna, senza stelle, senza lallegria delle lucciole e il monotono canto dei grilli. Le strade erano deserte, illuminate soltanto dai fari delle loro auto intente in un folle inseguimento. Lo stava facendo correre in qua e in l, senza una meta precisa. Ma dove hai intenzione di portarmi! imprec il giovane. Poi, dun tratto, il suo corpo venne scosso da violenti brividi di terrore. Sterz bruscamente, fissando quellinsegna lampeggiante che si stagliava imperiosa davanti ai suoi occhi. Ma che diavolo disse il giovane, slacciando frettolosamente la cintura di sicurezza e scendendo gi dallauto. Vide la macchina nera della donna ferma sotto quellinsegna che recava il titolo: Benvenuti al Marvellous Hotel. Bene, a quanto pare siamo arrivati al capolinea! disse il giovane uomo con un enigmatico sorriso, entrando nellhotel. Appena fece il suo ingresso nellanticamera dellalbergo, il giovane rimase visibilmente colpito da ci che lo circondava. Guard meravigliato quella hall, quei mobili liberty, quegli spessi tendaggi di broccato rosso, quei lumi barocchi; gli sembrava di essere tornato indietro di un secolo. Luomo seduto al bancone della hall, un tipo di mezzet dai modi signorili e dai capelli di un bianco candido come la neve, a un tratto si alz dalla sua comoda poltrona e si avvicin al ragazzo sussurrandogli nellorecchio sinistro: La prego signore, mi seguanella stanza trentasei lattendono Il giovane lo guard perplessostavano dunque cos le cose? Segu luomo attraverso un lungo corridoio che a lui sembr non finire mai, fino alla stanza numero trentasei. Prego, signore disse luomo, facendogli cenno con la mano destra di entrare. Il giovane varc un po intimidito la soglia della camera. Nella penombra vide lei, le sue lunghe gambe che si accavallavano. Luomo deglut a stento la saliva che aveva in bocca. Lorenzo Una suadente voce femminile lo chiam. Chichi sei? chiese intimorito il giovane uomo Perch mi hai condotto fin qui? Sono colei che desideri, che stai inseguendo da tanto tempocosa c, non mi riconosci pi? Usc fuori dalla penombra. Lorenzo vide una sinuosa figura femminile che si avvicinava a lui. Rimase affascinato da quei lungi capelli biondi, da quei vellutati occhi azzurri, da quelle curve mozzafiato. La donna si avvicin ancor pi a lui. Indossava soltanto un reggiseno, un paio di mutandine e un reggicalze di pizzo color nero. Le sue labbra, nascoste da un fine velo di seta nera, erano tinte di rosso.

Sono qui adessonon devi pi inseguirmisono tua le disse con voce suadente, avvinghiandolo con forza e baciandolo con passione. Lorenzo si lasci andare a quellattimo di ardente desiderionon sapeva perch, ma aveva tanto desiderato quellincontro con quella donna misteriosa, aveva immaginato e fantasticato innumerevoli volte su come sarebbe stato, su come si sarebbero evoluti i loro desideri una volta che lavrebbe avuta tra le braccia. I loro corpi fremettero di passione, il loro desiderio cresceva istante dopo istante. Lorenzo lamava senza inibizioni, sapendo che, molto probabilmente, quello sarebbe stato il loro ultimo incontro. Le sue labbra percorrevano ogni centimetro del suo corpo, le sue mani la sfioravano delicatamente e i sospiri di lei non facevano che aumentare la sua passione dei sensi. Si muovevano con ritmo lento e il giovane uomo sent il suo cuore battergli cos forte e duro nel petto che le pulsazioni sembravano echeggiargli nelle tempieil battito cadenzato della vita. Alla fine, un brivido gli percorse il corpo, la osserv godere, la sua testa affondata nel cuscino, a impedire alla bocca di urlare tutto il suo piacere, rabbrividendo con lei del suo straordinario e infinito orgasmo. Esausto, spost dolcemente il peso del suo corpo da un lato e affond il viso nel morbido e intricato nido dei suoi capelli biondi. Lei gli accarezz la schiena verso il basso, poi fece risalire la mano e la lasci calda e morbida sul suo collo. Ora mi dici chi sei? chiese con voce affannosa Lorenzo, sfiorando delicatamente la spalla sinistra della misteriosa donna dove, in bella vista, cera raffigurato un piccolo tatuaggio a forma di farfalla dalle ali variopinte. La misteriosa donna non rispose; continuava a fissare quasi ipnoticamente un punto fuori la finestra. Il mio nome non ha importanza, ci che conta che ora sei mio Volse lo sguardo verso Lorenzo. I suoi enigmatici occhi azzurri brillavano di una luce sinistra, quasi malefica. Stese il suo copro ancora sudaticcio sopra il suo e lo fiss dritto negli occhi, accarezzandogli voluttuosamente il viso con la mano sinistra. Lorenzo sentiva le sue lunghe unghie laccate che si ,muovevano sulla sua pelle, provocandogli profondi brividi di piacere. Sospir piano, in attesa di un nuovo e intenso amplesso. La donna scese lentamente con le dita sulla gola, poi sul petto, allaltezza del diaframma. Simioper sempre Tutto si spense allimprovviso. Tutto divenne buio. Lorenzo vide solo oscurit davanti a lui, unoscurit dalla quale non si sarebbe mai pi destato. Il giorno seguente, una giovane cameriera entr nella stanza numero trentasei poco prima delle sette di mattina.

Buss lievemente un paio di volte alla porta, ma nessuno rispose. Apr la porta della stanza. Entr. Cacci un urlo. Svenne. Tutti gli ospiti dellalbergo uscirono fuori dalle loro camere. La sua collega, che si trovava al piano superiore, scese di corsa al grido della giovane cameriera. Isabella! Isabella! Cosa successo? chiese con voce atterrita. Entr nella stanza e vide la sua collega a terra, semi-incosciente. Le prest subito soccorso. Isabella! Isabella! Poi alz gli occhi verso il letto situato al centro della stanza e ci che vide la paralizz dal terrore: un giovane uomo giaceva supino sul letto, con un profondo e vistoso taglio che gli squarciava la gola da un orecchio allaltro. Il giovane era nudo e i suoi occhi sbarrati fissavano il soffitto. Accanto a lui, allaltezza della ferita al collo, cera un velo di seta nera. Oh mio Dio! url la ragazza in preda al terrore. Una volante della polizia giunse quasi subito. La cameriera spieg agli agenti ci che era accaduto. Perquisirono la stanza e fecero numerosi rilievi sul cadavere. Un gioco erotico finito male? chiese uno degli agenti a un suo collega. Bahmolto probabilmente si disse uno dei due poliziotti per abbiamo bisogno del referto della scientifica per tirare delle conclusioni definitive Mi scusi sintromise la giovane cameriera dopo aver ascoltato i discorsi dei due, visibilmente ancora pallida in volto per lo spavento Dov il velo di seta nera? Non lo vedo pi da nessuna parte aggiunse, guardandosi attorno. Di quale velo di seta sta parlando? chiese uno dei due poliziotti Qui non vedo nulla Era l, sul letto, accanto al collo del ragazzo disse la giovane, indicando con un dito il punto esatto. E sicura di quello che dice, signorina? chiese perplesso il poliziotto Io non ho visto nullaforse qualcuno della scientifica lha preso in consegna per le sue indagini Si, ne sono convintissima disse la ragazza. Poi, guardando ancora una volta quel corpo straziato, aggiunse a bassa voce: Tutto questo mi riporta indietro nel tempo, a una vecchia storia che mi raccontava sempre mia madre Cosa intende dire? Di che storia si tratta? chiese uno dei due poliziotti Un fatto sanguinoso, avvenuto alla fine degli anni70 in questo albergo, in questa stanza disse con voce calma la ragazza Mia madre, che a quei tempi lavorava presso questo hotel come cameriera, mi raccont di un efferato delitto avvenuto proprio qui, in questa stanza numero trentaseiuna giovane donna senza nome e senza documenti venne trovata uccisa con la gola squarciata, proprio come accaduto a questo povero ragazzo, dopo una notte di passione. Nessuno

ha mai scoperto e consegnato alla giustizia il suo assassino e da allora si racconta che il suo fantasma continui a vagare senza pace in queste stanze, abbordando giovani uomini e scatenando cos su di loro la sua sete di vendettamia madre mi ha sempre detto che questo luogo era maledetto, ma io non le ho mai voluto dar retta disse, lasciando che la tensione accumulata in quelle ore si sciogliesse in un pianto liberatorio. Uno dei due poliziotti, mosso a compassione, le porse un bicchiere dacqua nel tentativo di tranquillizzarla. Mi perdoni signorina, non vorrei sembrarle brusco, ma io non credo e non ho mai creduto ai fantasmila realt che questo giovane uomo ha abbordato ieri sera la ragazza sbagliata e ne ha pagato le conseguenzenon esiste nessun fantasma, mi credaora, se mi vuole scusare, ho altri rilievi da fare eseguiredisse, allontanandosi frettolosamente dalla ragazza. La giovane cameriera rimase l, immobile, a osservare quel corpo nudo e straziato che veniva portato via. Non pot fare a meno di pensare alle parole di sua madre: Quellalbergo maledettoe ora, davanti a quel corpo martoriato, quelle parole le risuonavano alle orecchie ancor pi sinistre. Nessuno seppe mai cosa accadde quella notte nella stanza numero trentasei del Marvellous Hotel. Lassassino dellavvocato Lorenzo Mari non venne mai scoperto e il caso, dopo lunghe indagini fatte di nulla, venne archiviato per sempre. La vita al Marvellous Hotel continu come se nulla fosse avvenuto. Un anno dopo, la stanza numero trentasei era di nuovo occupata. Un giovane manager, di circa quarantanni, in viaggio di lavoro. Francesco Rosi, questo era il suo nome. Francesco pos la sua ventiquattrore sul letto, si tolse la giacca, si allent il nodo della cravatta e si sedette sulla poltrona davanti alla finestra, godendo di quel suggestivo panorama autunnale. Chiuse per un attimo gli occhi, assaporando finalmente quellattimo di pace e di silenzio. Un insolito rumore lo dest. Un leggero fruscio che proveniva dalla sua sinistra. Socchiuse gli occhi e gir la testa. Davanti a s, sdraiata sul letto, unaffascinante donna dai lunghi capelli biondi con indosso solo un completo intimo di pizzo nero lo stava guardando maliziosamente con i suoi magnetici occhi azzurri. Luomo rimase colpito da quellimprovvisa presenza. Chichi sei? Come hai fatto a entrare qui? Ti stavo aspettandodisse con il suo sguardo ipnotico. Allung le sinuose braccia verso di lui, accogliendolo sul suo petto. Mentre luomo la baciava con ardore, dietro il velo di seta nera la donna si lasci andare a un sorriso enigmatico.

Una fata di primavera

Ehi, guardate che meraviglia! Questo posto un incanto! disse una dolce voce di bambina. Le nuvole fluttuavano leggere nel cielo, i boccioli di fiori appena spuntatitutto nellaria faceva presagire allimminente arrivo della primavera. La bambina si chiamava Giada, aveva dieci anni ed era allegra e solare come il sorriso che risplendeva in quel momento sul suo viso. Si sentiva felice Giada, quella era la sua prima gita scolastica, i primi giorni che trascorreva lontano dai suoi genitoriera la sua prima avventura nel mondo ed era visibilmente emozionata. E poi cera Enrico, di tre anni pi grande di lei, il ragazzino di cui era segretamente innamoratacosa poteva desiderare di pi dalla vita? Oh, che bello! Che aria pulita che c qui, in alta montagna! cinguett felice la bimba Gipeccato che Francesca non sia potuta venire con noi disse Enrico con il suo solito sorrisetto impertinente Invece venuto qualcuno che faceva molto meglio a starsene a casa disse, mandando uno sguardo provocatorio verso Giada. La bambina si indispett. Credi che io sia felice di stare qui con te? disse, mentendo a s stessa. Ehi, non cominciate a litigare adesso! disse Alice, lamica del cuore di Giada Vediamo di goderci il panoramaguardate l! Guardarono tutti incantati la splendida montagna che si innalzava maestosa dinanzi ai loro occhi. Sembra un regno incantato! disse con aria trasognata Giada Gi, bellissima! le fece eco Alice Ma dai, ma si pu sapere cosa ha di cos speciale? disse Enrico in tono annoiato Siete proprio delle bambine! E tu sei il solito antipatico! controbatt Alice, poi si guard attorno. Ma dov Giada? Ah non lo so! rispose Enrico Sar da qualche parte ad ammirare il panorama E meglio che vada a cercarla prima che la maestra se ne accorgatu resta qui e fai silenzio, se ci riesci Sinoltr nel fitto bosco. Laria era stranamente calma. Che strana atmosfera che c qui disse impaurita la bambina Sembra quasi che il tempo si sia fermato Finalmente riusc a trovare la sua amica. Giada! Giada! Not che la bambina si era fermata a osservare un punto fisso. Che ti succede? chiese Alice Cosa stai guardando con cos grande attenzione? Mi sembrato di vedere qualcosa laggi... rispose Giada Che cosa hai visto? chiese lamica Non lo sounombra forsevoglio andare a vedere!

Alice impallid. No, non puoi farlo, la maestra ci sgrider! Ci siamo gi allontanate troppo! Ti prego, torniamo indietro! Ma Giada non le diede ascolto, sinoltr nel fitto bosco. Ehi, aspetta! Non puoi andare laggi da sola! Giada! url Alice Si pu sapere cosa state combinando voi due? chiese Enrico, apparso allimprovviso E tu cosa ci fai qui? Ti ho detto di rimanere dove eri! lo sgrid Alice Ho pensato che aveste bisogno di mee non mi sbagliavo a quanto paredove va quella? chiese indicando con un dito Giada che si allontanava sempre pi dalla loro vista Non lo so, ma dobbiamo seguirla! Andiamo! Accidenti! E io che pensavo di godermi questa mia prima vacanza lontano dai miei genitoriche pizza! La smetti di borbottare, si o no? chiese irritata Alice, ma si ferm non appena vide Giada ferma sulle rive di un piccolo ruscello. Che bella signora! disse con voce estasiata Giada. Giada! Giada! Ma si pu sapere cosa ti prende? grid la sua amica Alice Semplice rispose Enrico Ha le allucinazioni, non vedi? Smettila tu! poi, rivolgendosi allamica Che cosa stai facendo qui? Non lo so disse la bambina Mi era sembrato di vedere una bellissima signora che fluttuava nellaria! Ecco, lo sapevo, questa diventata pazza...sempre a dire stupidaggini Poi aggiunse Ehi, sta salendo la nebbiache strano Forse meglio se torniamo indietro disse Alice, presa allimprovviso da un brivido freddo. Camminarono per una mezzora, ma della strada non videro nemmeno lombra. Mi sa tanto che ci siamo persi disse Enrico con il suo solito tono sarcastico. Smettila di dire cos! disse Alice Vedrai che riusciremo a ritrovare la strada! Si gir verso Giada, ma vide che si era di nuovo fermata a fissare un punto nel cielo. Ci risiamo! disse Enrico Coshai visto questa volta? chiese alla bambina, ma lei non rispose. Enrico si avvicin a lei. Ehi, ci sei? disse, muovendo una mano davanti ai suoi occhi come per destarla. Non lo senti anche tu? chiese Giada Sentire cosa?

Un pianto di una signora Nella fredda e oscura selva si sentiva nitido il pianto sommesso e disperato di una donna. C qualcuno che piangenon lo senti? chiese di nuovo la bambina Qualcuno che piange? Io non sento nullama non che ti sei messa a farci uno scherzo? Non lo senti ora? Ascolta Era un pianto angosciante, che spezzava letteralmente il cuoreGiada ne rimase profondamente colpita. No eh, non mi mettere paura adesso! piagnucol Alice. Certo che ci sta mettendo paura, lo sta facendo apposta! disse Enrico adirato Beh, sai che ti dico, io non ci sto! Io me ne vado e vi lascio da sole qui, cos imparate a fare le stupide! No, Enrico, ti prego, non andartene! lo supplic in lacrime Alice, tirandolo per un braccio, ma il ragazzino sembrava irremovibile. Mi sono stancato dei vostri scherzettitutto questo non affatto divertente! . Ma si blocc allimprovviso. Nascosta nella nebbia, intravide una casa. Ehi, ma quella una casa! grid il ragazzo. Giada e Alice si voltarono. E vero, proprio una casa! disse Giada Ma da dove sbucata? Io ho tanta paura! Andiamo via di qui, vi prego! grid Alice, ma sia Giada che Enrico non le diedero ascolto, stavano entrambi correndo verso la misteriosa casa. Ehi, non lasciatemi qui sola! Vi ho detto che ho tanta paura! disse Alice, seguendo a malincuore i due. Appena giunti davanti alla soglia, si accorsero che luscio era aperto. Delle cornacchie volavano sopra il tetto, emanando il loro stridulo verso. E permesso? chiese titubante Enrico Si pu entrare? Tutti e tre i ragazzi entrarono nella casa misteriosa. Al suo interno tutto era arredato e ordinato con cura, come se qualcuno dimorasse da sempre in quella abitazione. Beh, almeno avremo un riparo per la notte disse rincuorata Alice, avvicinandosi di spalle a un vaso di piccole margherite appassite che, allimprovviso, ripresero vigore senza che lei se ne accorgesse. Giada, al centro del salotto, venne improvvisamente colta da un leggero capogiro. Che coshai, Giada? chiese in tono preoccupato Enrico Non so perch, ma da quando ho messo piede in questa stanza, mi gira la testa Un urlo di Alice li fece sobbalzare. Alice! Alice! Cosa ti succede? chiese Enrico, raggiungendo di corsa la bambina che si trovava nella stanza accanto.

Guardate! Guardate l! Alice stava indicando un grande dipinto appeso alla parete difronte alla porta. Il quadro raffigurava un bellissimo giovinetto. Sciocca che sei! E soltanto un ritratto! disse in tono divertito Enrico Non c motivo di avere paura! Ma a me, non so perch, mette paura! rispose Alice piagnucolando Sapete disse meditabonda Giada Mi sembra di aver gi visto quel viso E dove? chiese con curiosit Enrico Uhm disse pensierosa la bambina Ah si, ci sono, sei tu! disse indicando il ragazzo. Enrico ebbe un sussulto. Ma che stai dicendo?!? Quello non sono affatto io! Tu devi avere il cervello bacato, altro che! disse, inorridito. Silenzio! disse Alice. Un rumore di passi risuon allimprovviso nella casa. Ma questi sono dei passi disse Enrico Gi, proprio sopra di noi gli fece eco Giada Andiamo a vedere! Si diressero verso il piano superiore, salendo delle pericolanti scale. Ehm, perch non vai avanti tu, Alice? chiese titubante Enrico Ehm, no, io rispetto let, sai disse facendogli locchiolino Tocca a te, sei tu il pi anziano e in pi sei lunico uomo Ho capito, ci vado io! disse Giada, salendo di corsa lultima rampa di scale e togliendo cos dimpaccio oi due litiganti. I passi provenivano da una stanza alla sua sinistra. La bambina apr la maniglia ed entr. La stanza era vuota, non cera presenza di anima viva. Che stranochiss coserano quei passi disse Giada Forse il vento prosegu Alice, ma senza convinzione Ehi, non so voi ma io comincio ad avere famescendo gi a cercare qualcosa da mangiare disse Enrico Aspetta, vengo con te! gli fece eco Alice, scendendo con il ragazzo. Giada rimase sola nella stanza. Sentiva che cera qualcosa che lattraeva come una calamita, qualcosa di oscuro e allo stesso tempo terribilmente affascinante. Fece alcuni passi per la stanza, poi si ferm. Chi sei? So che sei quiti ho vistati ho sentita piangerevorrei tanto poterti aiutare, dimmi chi sei

Lattimo dopo aver pronunciato quelle parole, lampia finestra della sala si spalanc, mostrando un panorama spettrale: uno sconfinato mare si estendeva davanti a lei, illuminato dalla flebile luce della Luna. Giada non si spavent; si avvicin lentamente alla possente ringhiera di marmo e fiss il nero orizzonte con occhi tristi e malinconici. Devo rimanere qui disse la bambina Sento che devo rimanere qui Il pianto triste e sommesso riapparve dopo aver pronunciato quelle parole. Questa voce mi commuove profondamente ogni volta che lo sento un pianto che stringe il cuore cos tristevorrei tanto consolare quella signora Una mano si pos allimprovviso sulla sua spalla sinistra. Giada ebbe un sussulto. Ma si pu sapere cosa stai borbottando? chiese Enrico Ti sei messa anche a parlare da sola, adesso? IoIo disse Giada, ma si ferm allimprovvisotutto era scomparso, la ringhiera, il mare, la luna, il pianto sommesso della donnadavanti a s cera solo una stanza vuota ed Enrico che la guardava con curiosit. Mamail mare dov? chiese perplessa la bambina Il mare? Ma di che mare stai parlando? Qui siamo in montagna, il mare non c! rispose il ragazzino con una risata. Ma io lho visto! La finestra si spalancata e fuori cera il mare! ribatt la bambina Per me tu sei proprio tutta matta! Questa gita deve averti dato alla testa! Non vedi che la finestra chiusa? Ora lapro e ti faccio vedere! disse, aprendo la grande porta finestra e mostrando cos un panorama fatto solo di fitti alberi e di un cielo ingrigito dalla nebbia. Eppure io lho visto! E cera di nuovo il pianto della signora! Oh, di nuovo questa storia del pianto! E meglio che scenda gi, prima che quella combini altri danni disse Enrico Tu cosa fai, resti qui o vieni con me? Io voglio rimanere qui! Sento che devo farlo! disse con determinazione la bimba Come vuoi, fai un po quel che ti pare! Noi siamo gi, se ti serve disse, rivolgendole un altro curioso sguardo e uscendo dalla stanza. Giada lo guard allontanarsi, ma qualcosa cattur la sua attenzione; guard in bassocerano delle impronte di piedi scalzi appena uscite fuori dallacqua. La bambina si mise a seguire le orme che la condussero alla stanza del ritratto. Le orme si fermavano proprio davanti al quadro. La bimba ud di nuovo il pianto disperato della donna. Chi sei? Voglio conoscerti, ti prego! implor la bimba, ma la voce scomparve da dove era giunta, nel nulla. Giada scese le scale sconfortata. Entr nel salotto con aria cupa.

Si pu sapere dove sei finita? laggred Alice Ci hai fatto spaventare? Giada non rispose, si limit ad accomodarsi sul divano senza nemmeno dire una parola. Ma si pu sapere coshai? chiese Alice Sta impazzendo, te lho detto rispose Enrico, ma anche questa volta Giada non diede loro peso. Dopo un attimo di silenzio, finalmente riprese a parlare. Ascoltate: se ci fosse un fantasma in questa casa, secondo voi che aspetto avrebbe? chiese Un fantasma? chiese Alice, impaurita, ma si riprese subito Mmsai che mi hai fatto venire in mente una cosa? Una volta lessi la leggenda di una fata di nome Banshee Giada alz gli occhi con stupore. Banshee? chiese E quella Banshee era sempre triste e piangeva sempre? Allora lhai letta anche tu questa storia disse lamica Ti prego, parlami di lei! Che aspetto aveva? chiese con curiosit Giada Beh, questo non te lo saprei dire disse titubante So per che, a ogni sua apparizione, spariva qualcuno Spariva? chiese Giada con timore Ora che ci pensoqualcuna di voi due sa dov il bagno? le interruppe Enrico, alzandosi dal divano. Alice lo guard con occhi torvi. Possibile che non sai fare la persona seria per almeno un minuto? Ah, ma quanto rompi! Ho capito, dovr trovarlo da solo disse, aprendo la porta Voi due continuate pure a raccontarvi questa strana storiaah, se non vedete tornare, non state in pena per me, io sar sicuramente tra le braccia di Banshee! disse con il suo tipico sorrisetto sarcastico. Enrico! disse Giada Quello ha le pigne nel cervello, credimi! disse Alice con un sospiro Non riesco proprio a capire cosa ci trovi in lui Alice chiese Giada ignorando volutamente la sua domanda Cosa intendevi dire prima per scomparire? Sembra che la fata porti via con s le persone in un altro mondo, ma questo non lo si sa con certezza perch nessuno vi mai ritornato indietro Giada impallid. Pare inoltre che faccia scomparire soltanto dei ragazzi aggiunse Alice Soltanto dei ragazzi? chiese Giada E perch? Questo purtroppo non lo soforse la fata sta disperatamente cercando il giovane che amava

Amava un giovane? chiese Giada, sempre pi rapita da questa storia. Si disse Alice Si racconta che la fata Banshee si fosse innamorata di un ragazzo, di un essere umano che, al termine della sua vita, mor come tutti i mortalipare che da quel giorno la fata rapisca e porti via con s tutti i giovani che gli somiglino Giada ripens a quel ritratto, ripens alle orme sulla terrazza, ripens a Enricoin quel momento comprese tutto. Enrico! url allimprovviso, facendo sobbalzare Alice Che succede? chiese impaurita la bambina Potrebbe essere in pericolo? disse Giada In pericolo? le fece eco lamica Vado a cercarlo! disse Giada, uscendo di corsa dalla stanza Aspetta, dove stai andando! Non lasciarmi qui da sola, lo sai che ho paura! Enrico, Enrico! url Giada, cercando lamico in tutta la casa. Poi si accorse che luscio era aperto. Enrico! Enrico! grid, uscendo fuori nelloscurit della nebbia. Enrico! Enrico! A un tratto non riusc pi a muoversi, una forza misteriosa la teneva incollata al suolo. Cosa succede? Non riesco pi a muovermi! Grazie alla sua forza di volont, riusc a liberarsi da quella forza magnetica che le impediva di muoversi. Si inoltr ancor pi nelle profondit del bosco. Si sentiva stanca, ma non avrebbe mai ceduto, per nessuna ragione al mondodoveva trovare Enrico. Improvvisamente venne attratta da una luce in fondo al bosco. Si avvicin e quel che vide la sconvolse: disteso sullerba, profondamente addormentato, cera Enrico. Accoccolata al suo fianco cera una bellissima fata. Giada rimase profondamente colpita dalla sua bellezza, dai suoi lunghissimi capelli neri, dalla sua carnagione pallidissima e dai suoi tristissimi occhi grigi. La fata accarezzava dolcemente il capo di Enrico, fissandolo con occhi immensamente tristi. Enrico! grid la bambina. Al suono di quella voce la fata si alz in piedi e si volt verso di lei. Giada rimase fortemente suggestionata da quello sguardo pieno di tristezza e rancore. Ti prego, non portarlo via! grid disperata la bambina Ti prego, aspetta! Prov ad avvicinarsi a lei, ma la fata con un incantesimo riusc a immobilizzarla di nuovo e a far scatenare su di lei unimprovvisa e violenta tempesta. Giada era in balia degli eventi, non sapeva cosa fare, ma non si perdette danimo. Ti prego, non portarla via! grid di nuovo la bambina Ascoltami, ti prego! Questo ragazzino si chiama Enrico, non ha molto sale in quella sua zucca e ne combina sempre di tutti i colori, credimi! E uno stupido, un testone, uno spaccone, mi fa sempre tanti dispetti, ma io gli voglio bene! disse

tra le lacrime Se tu me lo porti via sentir tanto la sua mancanza e diventer triste come te! La fata rimase profondamente colpita da quelle parole innocenti E non soltanto io, anche i suoi genitori e i suoi amici si sentiranno tristi! Tutti sentiranno la sua mancanza! Tutti soffriranno, proprio come te! Per favore, lascialo nel suo mondo! Lui non vuole venire con te! Sarebbe sempre triste e penserebbe sempre a noi! E poie poi ma non riusc a proseguire oltre, i singhiozzi che sconquassavano il suo petto le impedivano di parlare. La tempesta si plac. La fata rimase a osservare quella bambina che si struggeva di lacrime. Tu gli vuoi molto bene, vero? chiese con voce dolce Si disse la piccola Giada, facendo cenno con la testa. Fu allora che avvenne un prodigiola fata sorriseper la prima volta dopo secoli la fata Banshee sorrise. Tu hai sorriso! disse Giada, smettendo di piangere e sorridendo a sua volta Come sei bella quando sorridi! Si avvicin lentamente a lei. La fata ne rimase colpita. Non hai paura di me? chiese con titubanza No, perch dovrei? chiese la bimba con tenera ingenuit Anche se non sei umana, sento che sei buonasai, penso che io e te diventeremo grandi amicheio so che sei tanto teiste e vorrei tanto consolarti Ti chiedo di perdonarmi... disse la fata se avessi portato via il tuo amico, avrei reso triste anche te... Poi, fissandola negli occhi Addiograzie per avermi fatto provare di nuovo lebbrezza di un sorriso, grazie per avermi ridato la speranza! Addio! E scomparve in una nube di luce. Giada si risvegli con le mani intrecciate a quelle di Enrico. Enrico! grid la bimba, scuotendolo nel tentativo di svegliarlo. Il ragazzino apr gli occhi e fece un lungo sbadiglio Ehi, ma che ci facciamo noi qui? disse, guardandosi attorno con stupore. Oh, sei vivo! Sei qui! grid Giada, abbracciandolo forte Ricominciamo con le tue stranezze? Perch dove avrei dovuto essere? Un urlo di Alice li fece sobbalzare. Aiuto! Aiuto! grid la bambina Alice! url Enrico, accorrendo verso di lei. La vide aggrappata a un ramo di un imponente alberola casa si era dissolta nel nulla insieme alla fata. Tiratemi gi! singhiozz la bambina Ma questa una magia! disse Enrico meravigliato mentre aiutava Alice a scendere dallalbero. Alice, Enrico, Giada! Delle voci li chiamavanoappartenevano alle loro insegnanti. Avevano entrambi laria molto sofferente. Oh bambini, state tutti bene? Non sapete quanto ci siamo preoccupati per voi!

Mi dispiace molto, tutta colpa mia disse Giada Dove avete trascorso la notte? chiesero le due donne La notte? ripeterono in coro i ragazzinon riuscirono a credere di aver trascorso lintera notte nel bosco, in compagnia di una fata. Andiamo, torniamo a casa! dissero le due donne. Mentre si avviavano verso lautobus che li avrebbe riportati a casa, Enrico si rivolse a Giada. Cos noi saremmo stati in giro per tutta la notte? chiese Eh giin effetti mi sento un po stanca rispose Giada Dai, salta su! disse il ragazzino, caricandosela sulle spalle. Su ragazzi, sbrigatevi! li chiamarono le loro insegnanti. Sono pesante? chiese Giada Macch, sei leggera come la tua zucca! rispose Enrico con la sua solita impertinenza. Giada emise un sospiro Uff! Che delusione avrebbe avuto se avesse rapito un ragazzo tanto sciocco come te! Ma cosa stai dicendo? chiese Enrico, voltandosi a guardarla Oh, niente, un segreto! disse la bambina, girandosi verso limponente albero che sovrastava il bosco e ringraziando colei che le aveva insegnato che nella vita bisogna sempre seguire il proprio cuore, senza mai lasciarsi sopraffare dalla paura. Sorrise Giada e nel suo cuore sapeva che la fata Banshee stava sorridendo insieme a lei.