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Legambiente FVG onlus

WWF

AIAB FVG

Udine, 7 ottobre 2009

Al Presidente della II Commissione Consiliare Maurizio Franz Consiglio regionale Piazza Oberdan, 6

34133 Trieste

Ai Membri della II Commissione Consiliare

e p.c. Al Presidente del Consiglio Regionale Edouard Ballaman Consiglio regionale Piazza Oberdan, 6

34133 Trieste

Si inviano le osservazioni alla proposta di legge n. 43 <<Disposizioni per la coesistenza fra

agricoltura convenzionale, biologica e transgenica>>, in relazione alla richiesta di audizione

prevista in data odierna.

Si segnala che l'invio della richiesta di audizione, da noi peraltro sollecitata, è giunto alle

Associazioni scriventi nella giornata di ieri, non permettendo quindi di organnizzare la nostra

presenza in Consiglio regionale.

A tal proposito si rimarca l'esigenza che fondamentali questioni come quella in esame siano sempre

sottoposte alla valutazione alle associazioni ambientaliste, possibilmente concedendo tempo

sufficiente per l'esame delle proposte o dei disegni di legge prima della convocazione.

Vista l'impossibilità di partecipare all'incontro del 7-10-2009, ore 10 a Trieste, si chiede

cortesemente al Presidente della II Commissione consiliare la cortesia di comunicare ai consiglieri

regionali il ricevimento delle osservazioni e di leggerle in audizione, anche per informare le altre

parti sociali coinvolte.

Distinti saluti

Per le Associazioni firmatarie Legambiente FVG – Il Presidente Giorgio Cavallo WWF FVG - Il Presidente Roberto Pizzuti Associazione Italiana Agricoltura Biologica FVG - Il Presidente Antonio Zambon

Il Presidente Giorgio Cavallo di Legambiente FVG

OSSERVAZIONI ALLA PROPOSTA DI LEGGE N. 43

- Presentata dai consiglieri Venier Romano, Ciani, Marin, Asquini - <<Disposizioni per la coesistenza fra agricoltura convenzionale, biologica e

transgenica>>

ALCUNE CONSIDERAZIONI GENERALI

di metodo

benchè la Commissione Europea nel 2003 abbia emanato una raccomandazione in cui invitava le Regioni a normare la coesistenza tra OGM e resto dell'agricoltura (bio, tipica ecc.), ciò è rimasto poi “nulla di più che un invito”, ovvero non è diventata una circolare né, tantomeno, una direttiva.

Di

conseguenza nessuna Regione ha poi emanato leggi al riguardo anche perché il quadro nazionale

di

armonizzazione non è stato completato (quindi non approvato). Si potrebbe quindi arrivare alla

paradossale situazione di un'approvazione di Legge Regionale che poi risulta in contrasto con il quadro nazionale.

di contenuto

nella Regione FVG l'introduzione di colture OGM danneggerebbe non solo le produzioni biologiche, tipiche (DOP, DOC, IPG ecc.), tradizionali (mais da polenta ecc.) ma toglierebbe anche una possibilità di sviluppo al settore (purtoppo ancora non compreso) di grandi prospettive: la coltivazione di soia non ogm, magari delle varietà selezionate in FVG, per le filiere OGM-free (per le filiere di qualità quali il parmigiano reggiano, i prodotti a marchio privato, i prodotti a base di soia ad uso umano ecc.) che ne richiedono grandi quantità, ora reperite con difficoltà all'estero.

Nella proposta qui in esame non si cita nulla in materia di misure di sicurezza in caso di immissione nell'ambiente di colture OGM, falsamente riportando come ciò sia già definito ad altri livelli normativi. Invece non è così e come minimo si dovrebbe pretendere che le colture OGM non vengano seminate:

in aree protette di qualunque tipo

in area di sicurezza attorno alle aree protette con dimensione da stabilire

in aree a denominazione geografica o altra qualificazione territoriale e fascia di rispetto

laddove vi siano agricoltori bio o intenzinati a divenirlo e fasci di rispetto

Inoltre si fa presente come:

- studi scentifici che dimostrino la reale “separabilità” delle filiere, al momento non esistono. Esistono bensì studi scientifici ed esperienze pratiche (il mais in Spagna ad esempio) che attestano il contrario, ovvero che non ci sono misure efficaci nell'evitare la contaminazione;

- dal punto di vista economico le esperienze di coltivazione di colture OGM statunitensi e inglesi non sono affatto positive, quindi non c'è alcuna evidenza dell'urgenza di consentire la loro coltivazione per non creare detrimento economico alle aziende interessate;

- l'effetto ambientale, soprattutto sulle specie spontanee, dell'introduzione delle colture OGM non è affatto chiaro;

chi dovrà farsi carico dei costi di eventuali effetti negativi sull'ambiente e sulle colture non-OGM?

La posizione delle Associazioni è di totale rifiuto di una legge di questo tipo che ci pare in piena contraddizione sia con le conoscenze tecnico-scientifiche di cui disponiamo, sia con gli indirizzi della politica agraria che la Regione e lo Stato italiano stanno portando avanti, finalizzati alla valorizzazione della qualità e delle risorse territoriali. L'inquinamento genetico è irreversibile, e quindi si fa presente che per ottenere risultati di miglioramento delle prestazioni colturali, esistono altri metodi privi dei rischi connessi all'introduzioni degli OGM. Tra questi segnaliamo la tecnica messa a punto dall'Università di Udine, denominata MAS (Marker Assisted Selection - "Marcatori Molecolari Assistiti", che permette la lettura immediata della mappa genetica dell' ibrido ottenuto da un incrocio naturale di due varietà della stessa specie vegetale. Tale tecnica permette così la selezione rapida degli ibridi migliori sia sotto il profilo produttivo che di resistenza alle più diffuse e pericolose patologie vegetali e avversità naturali come la siccità, senza dover alterare artificialmente con tantissime incognite il DNA della cellula della pianta; grazie a queste nuove metodologie, l' IGA (Istituto di Genomica Agraria) di Udine ha reso noto che entro due anni verranno licenziate varietà di vite resistenti "naturalmente" alle principali malattie.

Alleghiamo al presente parere anche alcuni commenti (in grassetto) alla proposta di legge sia nella relazione, sia nell'articolato.

Nello specifico dell'articolato commenti nel testo - IN GRASSETTO

PROPOSTA DI LEGGE N. 43

Presentata dai consiglieri Venier Romano, Ciani, Marin, Asquini <<Disposizioni per la coesistenza fra agricoltura convenzionale, biologica e transgenica>> Presentata il 24 novembre 2008

Signor Presidente, Componenti della Giunta, Colleghi Consiglieri,

con il presente progetto di legge i sottoscritti proponenti si prefiggono l’obiettivo di normare la coesistenza nella nostra Regione fra l’agricoltura convenzionale, quella biologica e quella che intende utilizzare organismi geneticamente modificati o, più propriamente, geneticamente migliorati. Questo è infatti, il miglioramento genetico, lo scopo per il quale da anni lavorano i genetisti di tutto il mondo. (NON È PROPRIO COSÌ, CI SONO ANCHE SISTEMI DI MIGLIORAMENTO GENETICO NON OGM CHE HANNO DATO E TUTTORA DANNO NOTEVOLI MIGLIORIE E ATTUALMENTE IL TREND DEL BREEDING VEGETALE E ANIMALE NON È CONCENTRATO SU “RESISTENZE O CARATTERI SPECIFICI” MA PIUTTOSTO SULLA “RESILIENZA E LONGEVITÀ PRODUTTIVA”)

E’ giusto per tanto sgombrare subito il campo da alcuni equivoci. Prendendo ad esempio il mais, la pianta maggiormente coltivata nella nostra Regione, è evidente che il miglioramento genetico è finalizzato ad ottenere una maggiore resistenza ad alcune malattie e ad alcuni parassiti animali, consentendo così un uso molto minore di fitofarmaci e quindi un minore impatto ambientale delle coltivazioni. (CI SONO GIÀ METODI PROVATI DI COLTIVAZIONE PULITA E DI QUALITÀ CHE NON USANO GLI OGM)

Questo un tempo si otteneva attraverso l’incrocio di più varietà, due volte all’anno nei due diversi emisferi, ottenendo così l’ibrido da coltivare, mentre oggi si ottiene trasferendo in laboratorio una cellula, o più, da una varietà ad un’altra in tempo reale. (QUESTO NON C'ENTRA CON GLI OGM!!!) Si dice che chi coltiverà i mais OGM non potrà riprodurre nella propria azienda il seme da coltivare nell’anno successivo. Ma questo avviene già da mezzo secolo, poiché gli ibridi di mais non rigenerano se stessi, né se creati in laboratorio, né se ottenuti attraverso gli incroci varietali. Ed è solo un esempio fra i tanti possibili.

Questo progetto di legge è apparentemente semplice e snello, composto da pochi articoli, ma il suo contenuto è molto importante per il futuro del comparto primario del Friuli Venezia Giulia, con ricadute molto significative sull’economia, sulla società civile e sull’ambiente della nostra Regione proprio in un momento in cui l’agricoltura locale soffre la drammatica concorrenza di paesi in cui la disponibilità di terreni agrari è infinita ed in cui i costi di produzione sono minimali rispetto ai nostri. (GLI OGM POSSONO DARE SODDISFAZIONE ECONOMICA SOLO SU GRANDI AREALI E NOI NON SAREMO MAI COMPETITIVI CON ARGENTINA O USA) Ed in un momento in cui i trasporti di derrate agricole non sono più un problema e le barriere doganali sono state abbattute dagli accordi politici internazionali.

Non solo: anche la genesi del provvedimento proposto, ancorché sostanzialmente dovuto, è complessa, poiché a monte vanno considerati, appunto, gli accordi mondiali sul commercio (prima G.A.T.T. ed ora W.T.O), le normative europee, quelle statali ed una sentenza della Corte costituzionale italiana dello scorso anno che attribuisce alle Regioni, e non allo Stato, la potestà

legislativa di disciplinare le modalità applicative del principio di coesistenza fra coltivazioni convenzionali, biologiche e transgeniche, sancito dall’Unione Europea. (IL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI STA REDIGENDO UN QUADRO ARMONIZZATO DENTRO CUI LE REGIONI SI MUOVERANNO, MA LE REGIONI NON POSSONO ANDARE OGNUNA PER CONTO PROPRIO.)

Inoltre il provvedimento proposto è urgente, poiché durante la scorsa legislatura la maggioranza di allora, pur avendo affrontato il tema non ha avuto il coraggio di varare un testo di legge in materia, stralciando il Disegno di legge n. 237 dal calendario consiliare pur dopo l’approvazione nella Commissione di merito. Nessuna regione ha emanato una legge sull'oggetto.

Non si può attendere oltre una normativa che consenta la coesistenza fra le varie tipologie colturali, anche perché è assurdo che la nostra comunità continui ad importare e consumare cibi e bevande prodotti da piante geneticamente migliorate senza poterle produrre.

Come dire

oltre

al danno, la beffa!

Sperando fortemente in una sollecita approvazione di questa proposta, l’augurio è che prevalga il buon senso.

VENIER ROMANO

SANTIN

CIANI

MARIN

ASQUINI

Atti consiliari Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia

X LEGISLATURA – PROPOSTA DI LEGGE N. 43

<<«TitoloPresentato»>>

Art. 1 - (Disposizioni per la coesistenza fra agricoltura convenzionale, biologica e transgenica)

1. Al fine di garantire lo svolgimento dell’attività agricola, di tutelare la libertà di

iniziativa economica e il diritto di scelta del consumatore sancito, la presente legge definisce il quadro normativo di riferimento per la disciplina, ad opera della Regione Friuli Venezia Giulia, delle modalità di realizzazione e gestione della coesistenza fra coltivazioni convenzionali, biologiche e transgeniche, che si avvalgono di organismi geneticamente modificati, così come stabilito dalla raccomandazione n. 2003/556/CE del 23 luglio 2003 recante orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche e dalla legge 28 gennaio 2005, n. 5 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 22 novembre 2004, n. 279, recante disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica). E' TUTTO ANCORA FERMO!!!

2. Il presente provvedimento e le relative norme tecniche di attuazione seguono i

criteri stabiliti dalla raccomandazione n. 2003/556/CE (CHE NON SONO STATE CONFERMATE DALLA CE NÉ IMPLEMENTATE A LIVELLO NAZIONALE) ovvero, nello specifico, la proporzionalità, la trasparenza e la scientificità delle misure da intraprendere. Al fine della verifica della congruità rispetto al diritto comunitario il presente provvedimento è notificato alla Commissione europea, prima della sua approvazione, ai sensi della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione.

Art. 2

- (Definizioni)

1. Ai sensi della presente legge si intendono:

a) per “coltivazioni biologiche” quelle che adottano i metodi di produzione

regolati dal regolamento (CE) n. 2092/91 del Consiglio, del 24 giugno 1991 (È CAMBIATO IL REGOLAMENTO: SI FA RIFERIMENTO AL N. 834/07) relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari;

b) per “coltivazioni transgeniche che fanno uso di organismi geneticamente

modificati” quelle che utilizzano i prodotti ottenuti con i metodi di cui al decreto legislativo 8 luglio

2003, n. 224 (Attuazione della direttiva 2001/18/CE concernente l’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati);

c) per “coltivazioni convenzionali” quelle che, per i metodi e/o i materiali

utilizzati, non rientrano nelle precedenti categorie.

pregiudizievoli per l’ambiente e per la salute umana delle coltivazioni di cui al comma 1 poiché tali aspetti sono disciplinati dalla direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio, e dal decreto legislativo 224/2003 di recepimento della stessa direttiva. (LE LINEE GUIDA INVECE RACCOMANDANO DI CONSIDERARE A LIVELLO LOCALE PROPRIO QUESTI ASPETTI CHE SONO SPECIFICI PER OGNI AMBIENTE)

Art. 3

- (Principi)

1. Le misure per la gestione della coesistenza devono corrispondere a criteri di

efficienza ed efficacia economica ed essere proporzionate. (NON SI PUÒ SOTTOVALUTARE LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E SOCIALE COME CRITERIO)

2. Nell’adozione si tiene conto della necessità di evitare che ciascuna forma di

coltivazione si svolga a danno di altre e che si impongano oneri non necessari a carico degli operatori delle filiere di produzione. (SOPRATTUTTO QUELLI GIÀ IN ATTIVITÀ COME I

GLI ONERI

DELLA COLTIVAZIONE OGM DEBBONO TUTTI ESSERE SULLE SPALLE DI CHI LI VUOLE COLTIVARE, NON SULLA COMUNITÀ)

PRODUTTORI BIOLOGICI, DI PRODOTTI TIPICI, TRADIZIONALI ECC

3. Nel valutare la proporzionalità si tiene conto delle soglie di tolleranza individuate dal regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, per la presenza accidentale e tecnicamente inevitabile di materiale geneticamente modificato in prodotti convenzionali e biologici. In assenza di soglie di tolleranza, per le sementi valgono le indicazioni della normativa sementiera sulle impurità.

4. Nell’adozione delle misure di coesistenza occorre avere riguardo alle specie e

varietà vegetali esistenti già coltivate e a quelle da immettere in campo e alle specifiche interazioni fra esse, nonché alle condizioni dei luoghi in cui si attuano le coltivazioni, secondo il principio della valutazione “caso per caso”. Occorre, altresì, tener conto dei risultati delle prove in campo e delle valutazioni scientifiche in ordine ai rischi di commistione fra colture che fanno uso di organismi geneticamente modificati e le altre colture indicate all’articolo 1, comma 1.

Art. 4

- (Contributi)

1. La Giunta Regionale è autorizzata finanziare le spese riguardanti:

a) la realizzazione di studi e ricerche specifiche riguardanti la materia; ( CE NE SONO

GIÀ TANTISSIMI, NE MANCANO PIUTTOSTO DI ADEGUATA CARATURA

SCIENTIFICA. LA CE STA INVESTENDO MOLTO IN RICERCA SU QUESTO, ALMENO PRIMA GUARDIAMO A QUELLE ATTIVITÀ DI RICERCA)

b) la progettazione e la realizzazione di strutture atte alla lavorazione e alla

conservazione separate dei prodotti ottenuti dai diversi sistemi produttivi; (QUESTO ANDREBBE FATTO PRIMA PER IL BIO E IL TIPICO, POI IN CASO PER GLI OGM)

c) l’acquisto di attrezzature necessarie alle attività di cui alla lettera b);

d) il programma di divulgazione necessaria a una corretta campagna di commerciali.

(SI TRATTA DI UN ASSURDO VISTE ANCHE LE ATTUALI POLITICHE DI VALORIZZAZIONE DELLE PRODUZIONI AGRICOLE DEL TERRITORIO)

Art. 5 - (Separazione delle filiere di produzione)

1. I produttori di sementi, gli agricoltori, gli operatori della trasformazione e della

commercializzazione adottano misure per favorire la separazione delle filiere di produzione, tenendo conto delle esigenze di tracciabilità ed etichettatura. NON ESISTONO SISTEMI DI SEPARAZIONE EFFICACI!!!

Art. 6 - (Misure applicative)

1. Nell’adottare misure per la realizzazione e gestione della coesistenza la Regione

Friuli Venezia Giulia fa riferimento ai principi della buona pratica e tecnica agricola intendendole come l’insieme dei metodi di gestione, delle pratiche di separazione già collaudati e dell’esperienza

agricola relativa alle pratiche di produzione sementiera. NON ESISTONO SISTEMI DI SEPARAZIONE EFFICACI!!!

2. Nel caso di coltivazioni che fanno uso di piante geneticamente modificate si

ritiene che rientrino nella buona pratica agricola, a seconda delle circostanze e secondo i principi indicati all’articolo 2, le misure volte a impedire la presenza accidentale in altri terreni confinanti nella fase della semina o del raccolto, nonché a evitare incroci con altre colture o con piante selvatiche di terreni confinanti, e in specie: l’adozione di distanze minime (NON CI SONO CERTEZZE AL RIGUARDO), la selezione delle varietà, la lotta alle piante infestanti o l’impiego di barriere naturali contro i pollini (NON CE N'È).

3. Con riferimento allo stoccaggio degli organismi geneticamente modificati

rientrano nella buona tecnica le misure atte a evitare miscugli con altri prodotti attraverso la separazione materiale e la pulizia dei depositi e dei recipienti.

4. Con riferimento alla lavorazione possono essere adottate regole di

organizzazione della produzione che consentano la lavorazione in tempi e modi diversi delle diverse materie prime.

5. Con riferimento al trasporto di organismi geneticamente modificati adottare

qualsiasi misura atta a evitare fuoriuscite e miscugli, con la separazione materiale e la pulizia dei

mezzi e recipienti.

6. Le organizzazioni professionali possono emanare codici di buona pratica per la

coesistenza fra coltivazioni e fra produzioni differenti impegnando i loro associati ad adottare il disciplinare di coltivazione che potrà costituire oggetto di divulgazione ai fini della commercializzazione. (MA STIAMO PARLANDO DI COSE CHE NON SI POSSONO FARE PERCHÉ NON CI SONO MISURE EFFICACI AL MOMENTO)

7. La Regione Friuli Venezia Giulia promuove l’adozione di strumenti di informazione e di

formazione sulle buone pratiche agricole degli operatori delle filiere di produzione. A questo proposito essa nomina un Comitato di esperti nel campo delle agrobiotecnologie incaricato di redigere un codice di buone pratiche agricole della Regione Friuli Venezia Giulia per la coesistenza fra colture. Gli esperti sono scelti fra ricercatori pubblici che abbiano pubblicato lavori sulle agrobiotecnologie su riviste internazionali specialistiche. (SI RIBADISCE CHE NEMMENO A LIVELLO EUROPEO E MONDIALE ESISTONO

SCIENZIATI CHE SIANO STATI CAPACI DI TROVARE UN METODO VALIDO PER LA SEPARAZIONE DELLE COLTURE.

Art. 7

- (Responsabilità)

1. Coloro che, nell’impiegare materiale genetico, provocano danni per effetto della

propagazione di tale materiale sono obbligati al risarcimento quando il danno provoca:

a) la necessità di inserire un’informazione supplementare in etichetta se questa

indicazione è tale da determinare un deprezzamento del prodotto;

b) la perdita di una certificazione, se tale perdita è tale da determinare un

deprezzamento del prodotto;

c) l’impossibilità di immettere il prodotto sul mercato.

2. L’agricoltore e l’operatore non possono essere considerati responsabili per il

danno che sia stato provocato in osservanza delle buone pratiche agricole riconosciute dalle Associazioni di categoria e dagli operatori della filiera ovvero delle indicazioni contenute nell’autorizzazione alla coltivazione da parte dell’Autorità competente.

Art. 8

- (Comitato tecnico scientifico in materia di biotecnologie)

1. È costituito presso la Direzione centrale competente in materia di risorse agricole il

Comitato tecnico scientifico in materia di biotecnologie, di seguito denominato Comitato.

2. Il Comitato esprime pareri, proposte e indirizzi in materia di organismi

geneticamente modificati e di biotecnologie.

3. Il Comitato è presieduto dal Direttore centrale competente in materia di risorse

agricole o suo delegato ed è composto da un rappresentante designato da ciascuna delle Organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello regionale, nonché da

un esperto in biotecnologie designato da ciascuno dei seguenti enti:

a)

Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA);

 

b)

Agenzia regionale per lo sviluppo rurale - ERSA;

c)

Università degli studi di Trieste;

d)

Università degli studi di Udine;

e)

AREA Science Park di Trieste;

f)

Futuragra – associazione culturale di agricoltori.

 

(E

LE ALTRE ASSOCIAZIONI

DI

AGRICOLTORI?

E

LE

ASSOCIAZIONI

AMBIENTALISTE? E I CONSUMATORI?)

4. Il Comitato è nominato con deliberazione della Giunta regionale e resta in carica

cinque anni.

5. La deliberazione della Giunta regionale di cui al comma 4 stabilisce

l’ammontare del gettone di presenza spettante ai componenti del Comitato per la partecipazione alle sedute, nonché il rimborso delle spese nella misura prevista dalla normativa regionale in materia di funzionamento di organismi collegiali.

Art. 9

-

(Sanzioni)

1.

Chiunque arreca un danno documentato alle altre colture ottenute in base ai principi

stabiliti all’articolo 6, comma 1, è tenuto al risarcimento dello stesso. Il risarcimento è determinato in base ai criteri stabiliti dagli articoli 2043 e seguenti del codice civile.

Art. 10 - (Norme finanziarie)

1. Gli oneri derivanti dall’applicazione del disposto di cui agli articoli 4 e 8 fanno

dello stato di previsione della spesa del

bilancio pluriennale per gli anni 2009-2011 e del bilancio per l’anno 2009, con riferimento al

capitolo

carico all’unità previsionale di base

del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.