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questo lavoro dedicato a Celestina Tanzi, di San Donato, partigiana e donna che resta nel cuore di chi l'ha

a conosciuta. Dalle sue mani abbiamo ricevuto la nostra Bandiera e con essa una eredit preziosa: l'impegno per il futuro e l'orgoglio della memoria

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Bologna

Anpi San Donato Casali - Romagnoli

il lo rosso della memoria

la memoria della Resistenza in San Donato


Nelle strade del nostro quartiere donne e uomini hanno vissuto e combattuto per libert e democrazia, molti sono morti. Eppure i pi non sanno, non
ricordano: troppo distratti o troppo giovani; oppure arrivati qui da altre citt e altri paesi. Anche la narrazione pubblica cancella sempre pi la memoria partigiana.

Abbiamo voluto restituire questa memoria al nostro San Donato - da sempre quartiere operaio, popolare, antifascista - riallacciando il filo rosso che - ne
siamo convinti - lega quelle vicende e quelle vite del passato con i nostri ideali e il nostro presente.

Non volevamo spiegare la Storia: storici ed insegnanti lo fanno meglio di quanto mai potremmo fare noi; volevamo raccontare storie di persone, con un
nome, un viso, un mestiere, insomma una vita perch tornino ad essere per questa comunit molto pi di un nome su una lapide.

I luoghi sono sia quelli legati agli eventi di quegli anni la storia - che quelli in seguito dedicati ad essi la memoria - cio sia levento che il ricordo che
ne abbiamo conservato: cos il territorio diventato un racconto, una storia di cui ci sentiamo parte.

Ma soprattutto perch pensiamo che non ci sia bisogno di sottolineature o di enfasi: i fatti parlano da soli, per chi ha orecchie e cuore per ascoltarli. Due sono gli assi di questa narrazione: i luoghi e le persone.

Le persone sono sia partigiani che vittime civili della violenza nazifascista, legati a San Donato per esserci vissuti o averci combattuto; o perch le loro
famiglie sono venute a vivere qui e fanno parte di questa comunit.

ricerca, editing, grafica: viviana verna

Le loro storie abbiamo voluto raccontarle con semplicit, senza retorica, cos che arrivassero con immediatezza anche ai pi giovani, o ai nuovi cittadini
che non hanno ancora familiarit con la nostra lingua e la nostra storia.

Abbiamo scelto di omettere i dettagli pi crudeli, le immagini pi tremende, perch speriamo che questi racconti possano appassionare e coinvolgere
anche i pi giovani nelle scuole, che giusto che sappiano ma ai quali va risparmiata la visione dellorrore. Siamo sicuri che resti intatta, chiara e forte, la verit dei fatti e il loro significato.

Abbiamo pensato allora ai cantastorie, che raccontando una storia di parole ed immagini, tenevano viva la memoria popolare. I nostri partigiani sono
coloni, operai, camerieri, casalinghe, fornai, contadine: la Resistenza stata lotta di popolo e deve restare nella memoria popolare.

Ecco allora il racconto delle vite di uomini e donne che sono morti ma, soprattutto, hanno vissuto "in direzione ostinata e contraria" all'ingiustizia e alla
dittatura: dalle loro voci stiamo imparando qualcosa sul nostro presente e sulla dignit e il coraggio necessari per attraversarlo.

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il lo rosso della memoria

:: LA MEMORIA
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il lo rosso della memoria


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GIARDINO PASELLI, via Repubblica - a Franco Paselli, neonato trucidato a San Martino di Caprara GIARDINO BENTIVOGLI, via San Donato n. 68 - al partigiano Renato Bentivogli Ren GIARDINO SCHIASSI, via Sighinolfi - allantifascista Omero Schiassi
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CASA DEL POPOLO CORAZZA, via Andreini n. 2 - al partigiano Leonildo Corazza VIA GALEOTTI, via S.Donato/p.zza Mickiewicz - al partigiano Ermanno Galeotti VIA MASETTI, via S.Donato/via Michelino - al partigiano Corrado Masetti 13 LAPIDE CENTRO CIVICO ZANARDI a partigiani caduti di San Donato, il Quartiere 14 LAPIDE VIA PIANA, ai partigiani comunisti di San Donato dalla sezione P.C.I. nel 1951
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SCUOLA MATERNA ROCCA, via Gandusio - al partigiano Mario Rocca SCUOLA PRIMARIA ROMAGNOLI, via Beroaldo n. 34 - al partigiano Dino Romagnoli
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SCUOLA MATERNA BARONCINI, via Benini n. 3 - alla partigiana Jole Baroncini SCUOLA PRIMARIA DON MINZONI, via Valparaiso n. 2 - a Don Giovanni Minzoni vittima del fascismo
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LAPIDE VERONICO, al Granatiere di Sardegna Romolo Veronico


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LAPIDE VIA SCANDELLARA, ai 13 partigiani morti nellesplosione della base LAPIDE VIA PIOPPE, ai partigiani Aldo Arstani e Pietro Simoni Nino

CIRCOLO ARCI GUERNELLI, via Gandusio n. 6 - al partigiano Guido Guernelli Giulio CIRCOLO ARCI TRIGARI, via Bertini n. 9/2 - al partigiano Mauro Trigari

BASI VIA MONDO, via Mondo n. 45 e 47 - basi operative della 7^ brigata G.A.P.

:: LA STORIA

CASA MUSI, via Mondo(,43?) - Giocondo e Paride Musi caddero entrambi per la Resistenza BASE SCANDELLARA, via Scandellara, 8 - base della 7^ G.A.P. distrutta da una esplosione CASA BARONCINI, via Rimesse, 25 - tutta la famiglia Baroncini prendeva parte alla Resistenza OFFICINE RIGHI, via San Donato, 65 - fu teatro di un importante sciopero
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CASA FELISATI, via San Donato, 12 - Egisto Felisati fu brutalmente ucciso in casa dalle Brigate Nere
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CASA BENTIVOGLI, via San Donato, 72 - Renato Bentivogli fu fucilato con altri 11 al poligono di tiro CASE ZAMBONI, via Piana, 57 - storiche case popolari, abitate da famiglie antifasciste SCALO FERROVIARIO San Donato - sub un pesante bombardamento, che cost 30 vittime BASE BENTIVOGLI, ex via Bassa dei Sassi - famiglia contadina che nascondeva i partigiani BASE BILACCHI, via San Nicol di Villola - base della 4^ brigata Venturoli

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SEDE TODT, ex Vivaio - attaccata dai partigiani per liberare lavoratori destinati alla Germania STAZIONE SAN SISTO, via Calamosco/via S.Donato - sabotata per non farla usare ai tedeschi BASE RAMAZZOTTI, via Viadagola - tutta la famiglia apparteneva alla 4^ brigata Venturoli BASE BOLOGNESI, via Quarto di Sopra, 11 - rifugio e appoggio per la 7^ brigata G.A.P.

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la memoria della Resistenza in San Donato

:: anfascis prima della Resistenza ::

i precursori
Omero nasce nel 1877 a San Giorgio di Piano. Nel bar tabacchi dei suoi genitori, convinti socialisti, cresce in mezzo a discorsi su ideali socialisti e progresso dei lavoratori. Studia legge a Bologna con Giacomo Matteotti (sono intimi amici), poi gira l'Italia per organizzare le lotte dei mezzadri, cos a 25 anni schedato come "sovversivo". appassionato e infaticabile: avvocato di sindacalisti e lavoratori impegnati nelle lotte, al fianco di Zanardi, il "sindaco del pane" nelle sue riforme. Con l'avvento del fascismo lo scontro con il regime non pu tardare: nella notte del 24 gennaio 1921 gli squadristi devastano la Camera del Lavoro e distruggono anche il suo ufficio. l'inizio di una persecuzione, i fascisti lo voglio morto: riesce miracolosamente a sfuggire ad un tentativo di assassinio. Alla fine deve espatriare e diventa "il socialista errante": nella lontana Australia continua a battersi per il socialismo e scrive per l'Avanti! Muore nel 1956. Sulla sua tomba si legge: "sostenne la libert, l'umanit e la giustizia"

:: Omero Schiassi

:: Don Giovanni Minzoni


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Giovanni nasce a Ravenna nel 1885, dove suo padre ha una locanda. Nel 1909 diventa sacerdote. cappellano militare nella Grande Guerra, dimostrando tale coraggio da ricevere una medaglia d'argento. Ama il dialogo e limpegno sociale: aderisce al Partito Popolare, ma amico di sindacalisti socialisti, al fianco dei "suoi" contadini, sostiene il movimento cooperativo. Fa opera di carit ma anche di educazione: vuole per i ragazzi della parrocchia un'educazione diversa da quella fascista dei Balilla e fonda un gruppo scout, allora il segretario del fascio di Argenta lo minaccia: gli scout "in piazza non verranno!" E Don Giovanni: "finch c' Don Giovanni, verranno anche in piazza". forse la goccia che fa traboccare il vaso, quel prete scomodo e va ammazzato: la sera del 23 agosto 1923 Don Giovanni cade sotto le bastonate di due squadristi, ha ancora la forza di trascinarsi per qualche metro, fino alla sua chiesa, dopo un'ora muore.

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il lo rosso della memoria

:: il valore e la memoria ::

il Biondo e Bolero
:: Ermanno Galeo Biondo
Ermanno nato nel 24 a Pian di Setta. Figlio di minatore, aggiustatore alle Minganti. In fabbrica nel sindacato antifascista. Dopo l8 settembre tra i primi giovani a fianco dei vecchi compagni, nasce la 7a Brigata GAP, Ermanno il Biondo. Lui e la partigiana Lina sembrano una innocua coppietta mentre pedinano i gerarchi fascisti o fanno ricognizioni per i sabotaggi; i soldati fanno la guardia davanti al deposito di armi di San Luca, Ermanno e i compagni passano in silenzio dal retro; sotto il naso dei tedeschi al Meloncello portano il carretto cigolante pieno di esplosivo; attraversano il centro citt con bombe a mano in sporte della spesa, un po di verdure a coprirle e poi tante azioni, sabotaggi e colpi di mano.

Ma il 20 aprile 44 il loro furgone pieno di munizioni incontra un posto di blocco alla Croce del Biacco, otto brigatisti neri armati di mitra: sono scoperti. Nello scontro a fuoco Ermanno ferito, si nasconde in una buca, lo scovano: i fascisti lo finiscono a pugnalate e lasciano il suo corpo l per giorni. Il Biondo il primo caduto della 7a Gap, medaglia d'argento al valor militare: Richiamando su di s il fuoco avversario, dava la possibilit al convoglio di proseguire e dopo aver da solo annientato numerosi avversari, cadeva colpito a morte Corrado di Zola. Fino a 21 anni ha fatto il calzolaio, poi nel 36 la chiamata alle armi: combatte per il Duce e il fascismo in Spagna e poi nelloccupazione di Jugoslavia e Slovenia. stato ferito, ma ha capito tante cose: tornato a casa sceglie di combattere s, ma per sconfiggere nazismo e fascismo. Diventa Bolero e combatte in montagna, coraggioso ed ha esperienza militare: nominato comandante della 63a brigata Garibaldi. Nellottobre del 44, dopo una feroce controffensiva nazista, lordine di confluire a Bologna, si spera in uninsurrezione imminente. Si aprono la strada combattendo e nella notte tra il 29 e il 30 Bolero e i suoi devono passare il fiume a Casteldebole, ma il Reno in piena, i compagni dallaltra riva tentano con una barca ma non c nulla da fare, allora si rifugiano in un capanno, in attesa.

:: Corrado Mase Bolero

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Ma una spia fa una soffiata, le SS li circondano: 500 nazisti contro 19 partigiani! Non si arrendono: si battono per pi di tre ore ma cadono ad uno ad uno.Bolero con i pochi superstiti tenta di spezzare il cerchio, ma cade colpito a morte. Da allora la 63a diventa la brigata Bolero e lui sar medaglia doro al valor militare. A Casteldebole il sangue deve ancora scorrere: i partigiani feriti vengono torturati prima di essere finiti, un tedesco morto e per rappresaglia i nazisti rastrellano 15 civili: li legano con fil di ferro e li ammazzano a mitragliate. I responsabili non verranno mai processati.
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:: la lapide di via Pioppe ::

Aldo e Nino
:: Aldo Arstani
Aldo nato a Crevalcore, da mamma Maria e pap Callisto. Nel 44 ha19 anni, anche se nella foto sembra pi grande, mentre sorride spavaldo con la sigaretta tra le dita: li ha compiuti il 28 febbraio. Tre mesi dopo, a maggio, si fa partigiano: 4a brigata Venturoli Garibaldi, quella che opera nella Bassa.

:: Pietro Simoni Nino


Nino di San Giovanni in Persiceto, lavora nei cantieri edili, fa loperaio ferraiolo (che quello che costruisce le armature di ferro per il cemento armato, un lavoro che si fa ancora oggi). Fino a quando viene chiamato a fare il militare ed entra nei carabinieri. Nella foto sembra orgoglioso della sua divisa fiammante! Va a Torino e poi di l a far la guerra in Jugoslavia, dal 39 al 43. Poi Nino torna in Italia e entra nella Resistenza: battaglione Oriente della 4a brigata Venturoli Garibaldi, con i suoi compagni opera a Granarolo.
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il 12 luglio
del 44 quando Aldo e Nino vengono catturati dai fascisti allo scalo ferroviario di San Donato. Sono giorni difficili, in cui si susseguono le azioni armate in citt, con il loro tragico seguito di esecuzioni sommarie. Anche i due ragazzi sono ammazzati subito e il 14 luglio il Carlino titola: Fucilati sul posto perch in possesso di armi

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:: combaen di montagna ::

i tre gli di Maria ed Amedeo


:: Giuliano Meliconi
Giuliano nato nel 1924, il pi grande dei tre figli di Amedeo e Maria. Nel gennaio del 1944 fa loperaio a Bologna e non ha ancora 20 anni. Come tanti giovani scappa dalla citt, anche per non essere arruolato con la forza nellesercito filonazista della Repubblica Sociale, ma soprattutto per unirsi ai partigiani sugli Appennini. Giuliano allora si unisce alla brigata Giustizia e Libert Montagna che combatte tra Gaggio, Porretta e Lizzano.

:: Gastone Meliconi

Gastone di due anni pi piccolo di Giuliano, devessere molto legato al fratello, in ogni caso li uniscono gli ideali e parte con lui per la montagna il 15 gennaio del 1944..

La guerra in Appennino durissima, Giuliano e Gastone la affrontano insieme: insieme combattono nellultimo ll l i scontro, quello ll in i cuii vengono catturati, insieme vengono fucilati, a Monteacuto delle Alpi il 16 luglio del 1944. I documenti dellesercito nazista registrano la loro morte e quella dei loro compagni, con un laconico 9 banditi uccisi.
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Il terzo figlio di Amedeo e Maria si chiama Amerigo. nato un po dopo i fratelli pi grandi, nel 32 e quando i fratelli vanno partigiani lui solo un ragazzino che lavora la terra su in collina. Dal 3 settembre del 1944 comincia a collaborare con la 36a brigata Bianconcini, che opera nella sua zona: forse Amerigo ha gi saputo della tragica morte dei suoi due fratelli maggiori, forse la sua lotta di resistenza anche un atto di omaggio e di amore per Giuliano e Gastone. Sar lunico dei fratelli Meliconi a vedere la Liberazione.

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:: ancora morte a Pizzocalvo ::

la storia di Loris e Mario


:: Loris Gennelli
Loris nato a Bologna nel luglio del 1914, i suoi genitori hanno nomi belli e austeri: Severo e Onesta. Loris ha conseguito la licenza elementare e poi diventato manovale ferroviere. Tra i ferrovieri era forte lo spirito antifascista, e lui decide di entrare nella Resistenza: il mese di giugno del 1944, Loris contatta i partigiani di Rastignano, a Pianoro, e fa il grande salto: con altri quattro compagni si nasconde a Monte Calvo, aspettando con ansia di essere trasferito in zona operativa e fare la sua parte. Ma un delatore li denuncia o un rastrellamento scopre il loro rifugio, forse non lo sapremo mai, in ogni caso nella notte del 14 agosto le brigate nere lo catturano. Subito lo portano a Pizzocalvo, nelle campagne di San Lazzaro, con altri partigiani catturati. L langoscia ancora nellaria: poco pi di un mese prima le brigate nere fasciste e i nazisti hanno portato via otto uomini dalle loro case, senza motivo apparente e di loro le famiglie non sanno pi nulla. Dopo la guerra sapranno che senza spiegazioni e sono stati uc uccisi e sepolti a pochi passi da l. Due giorni dopo fascisti e tedeschi sono tornati coi camion camio ed hanno portato via tutto a quelle famiglie: "avevamo dei pulcini piccolini, pr anche quelli". Ed ancora a Pizzocalvo che altro sangue scorre: Loris e gli altri hanno preso vengo vengono fucilati, la sua lotta di liberazione finita prima ancora di cominciare.

Mario di Pianoro, il fatidico 8 settembre 1943 compie ventanni. Anche lui ha la licenza elementare e fa loperaio meccanico. partigiano nella 62a brigata Camicie Rosse, dedicata al nome del partigiano Pampurio, caduto in combattimento. La brigata g combat combatte sullAppennino tra la Toscana e lEmilia. Anche lui cade nelle mani dei fascisti quello stesso 14 agosto ed con Loris nel gruppo che viene portato a Pizzocalvo. Probabilmente non si conoscevano, Loris e Mario, ma credevano nelle stesse cose, avevano scelto di combattere per le stesse idee; sono saliti insieme a Pizzocalvo, sotto la minaccia dei fucili fascisti, forse conoscendo la sorte che li attendeva, e insieme quel 15 agosto del 1944 sono stati ammazzati.

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:: Mario Rocca
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:: via Mondo, 43 ::

due fratelli par giani


:: Giocondo Musi
Il pi grande dei fratelli Musi nasce il 16 ottobre 1914, a Bologna. Fa il fornaio ed comunista e per questo ha gi fatto un anno di carcere nel 1931. Fa gi attivit clandestina antifascista prima dellArmistizio, poi diventa partigiano: comandante di battaglione della 1a brigata Irma Bandiera. Mentre si accinge a far saltare un ponte ferroviario catturato e portato al carcere di San Giovanni in Monte; l viene torturato, ma non tradisce i compagni. Poi, il 30 agosto del 1944, lo fucilano con altri 11 al Poligono di tiro di Bologna. I fornai hanno un bollettino sindacale clandestino,La Riscossa, e l a Giocondo e agli altri colleghi caduti promettono: Lottando per l'ideale per cui siete caduti vi vendichiamo e vi ricordiamo. Giocondo lascia una moglie, Milena, e una bambina, Ivonne. Paride il secondo figlio di Amedeo M Musi e Medea Cremonini. nato il 29 giugno 1927 e fa il postino. orgoglioso del fratello partigian ian ed anche lui vuole fare la sua parte: senza dir niente ai genitori, molto presto va anche partigiano ui ad a arruolarsi ar lui nelle brigate partigiane: "cara mamma, ti prego di farti animo e coraggio... Caro Giocon sono convinto che tu biasimerai il mio operato ma che in fondo in fondo ne sarai conGiocondo, tento mai come in questo momento mi sento onorato di poterti abbracciare... Caro babbo pertento... don tu pure e acqua in bocca... Caro Franco dai retta alla mamma e cerca di darle ci che donami no ho saputo darle io .... non Combatte sullappennino bolognese, diventa ispettore organizzativo della brigata Stella Rossa Lupo. Anche Paride cade in combattimento, il 18 luglio del 1944. E ha appena 17 anni.

:: Paride Musi

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Distintissima a signora... a scrivere a Medea Cremonini in Musi un cappellano dei partigiani della Stella Rossa, don Luigi Tommasini: la lettera che arriva nella casa di via Mondo n. 43 3 annuncia a Medea, mamma di eroi, che suo figlio Paride morto in montagna,, ucciso dai nazisti.

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:: una strada tante storie ::

via Piana
Romolo fa il portalettere, ha 24 anni ed sergente del 2 reggimento Granatieri di Sardegna. Adesso, dopo larmistizio, stato richiamato dallesercito della R.S.I. Lui partito, per forza, ma appena ha potuto scappato ed tornato a Bologna. un disertore e sa di essere in pericolo: non sappiamo come e dove si nasconda Romolo, ma sappiamo che il 25 ottobre 1944 in via Piana, incrocia una pattuglia fascista che lo ferma, forse lo identificano, di certo lo perquisiscono e gli trovano addosso una rivoltella: spacciato. Lo uccidono sul posto, carcere e processo non sono previsti, la vita di Romolo finisce su quellasfalto, dove pochi mesi prima era gi scorso il sangue di una brutale esecuzione. Iroldo nato nel 1909 ed di Argenta. Ma vive Bologna e fa il muratore. I compagni lo conoscono come A Arold ld, capo plotone l t nella 1a brigata Irma Bandiera. Arold ha 35 anni quel 26 agosto del 1944, quando i fascisti lo freddano con un colpo alla nuca, in mezzo ad una strada. Quella strada proprio via Piana e forse non per caso Romolo e Iroldo erano l, magari venivano dalle case Zamboni, l accanto, o vi erano diretti.Certo non per caso le pattuglie fasciste controllano la zona: un vero covo di sovversivi, le Case Zamboni! I fascisti devono vederle come il fumo negli occhi. Sono state costruite nel 1909, lo stesso anno in cui nato Iroldo. I primi 16 alloggi per i meno abbienti di Bologna: un solo piano, i bagni allesterno, per famiglie che vivevano in baracche ai margini della citt. Gli umili, insomma, gli indesiderabili, il sottoproletariato, che d al regime del filo da torcere: tra la gente di via Piana i fascisti trovano la pi fiera opposizione, prima ancora di andare al potere. Nel 1921, mentre le squadracce seminano il terrore, un gruppo di fascisti di ritorno da una spedizione punitiva, vede una bandiera rossa issata sulle Case Zamboni e sale sui tetti per toglierla. Ma gli abitanti reagiscono, allora i fascisti fanno fuoco sulla gente che protesta. Ma in via Piana si era gi organizzata lautodifesa popolare contro lo squadrismo e dalle finestre rispondono al fuoco. Quando intervengono i carabinieri circondano le case e le perquisiscono. Arrestano 15 persone quel giorno, ovviamente nessun fascista.

o c i n o r e V o l o : : Ro m

:: Iroldo Regazzi

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In quelle case hanno vissuto antifascisti e partigiani. Non a caso la sezione del Partito Comunista di San Donato, che dopo la guerra era proprio l, vi pone una lapide in memoria dei partigiani comunisti caduti. E lo spirito indomito di quella via e dei suoi abitanti sopravvive in due scritte dellepoca che, per quanto sbiadite, inneggiano ancora a pace, lavoro e libert
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:: gli assassini delle Brigate Nere ::

quella casa in via S. Donato


:: Egisto Felisa
nato all'inizio del 1903, all'alba del secolo e fa il cameriere. A 18 anni si iscrive al PCI: il 1921 ed il PCI appena stato fondato. Da quel momento Egisto si batte sempre contro il fascismo, con tutti i mezzi, prima a viso aperto e poi clandestinamente, da quando nel 1926 il fascismo "sopprime" il PC fino a che il Tribunale speciale lo condanna a 16 anni per essere iscritto al suo parPCI, tito e per aver con attiva propaganda seriamente minacciato i sindacati fascisti. 1 ed Egisto resta in carcere fino all'8 settembre 1943, quando viene liberato e E' il 1938 torna a casa dalla sua famiglia, in San Donato.

:: Giannina Molinari
Giannina nata nel 1907, sp spo sposata con Egisto, mamma di una ragazza, e fa la bidella. solidamente antifascista come suo marito e dopo la sua liberazione dal carcere decide insieme a lui di mettere la loro casa a disposizione della Resistenza. Anche Nella Baroncini, che con la sua famiglia diffonde la stampa clandestina e che per questo pagher con la deportazione, ricorda quella casa e le riunioni a cui ha partecipato. Egisto un noto comunista e antifascista, tenuto d'occhio e sa di rischiare grosso. Ha gi provato la galera fascista, ma lui uno che non si arrende. Fino a che il 19 settembre 1944 cinque brigatisti neri irrompono nella sua casa e, dopo aver picchiato la moglie, lo uccidono nella loro camera da letto, alla presenza di Giannina e della loro figlia, che non potr mai dimenticare quello spettacolo atroce. Quel terribile giorno del settembre 1944 Giannina viene picchiata, assiste impotente all'omicidio di Egisto e viene trascinata all'Ufficio politico investigativo della tristemente famosa sa Guardia Nazionale Repubblicana, in via Mengoli, noto luogo di torture. E qui ancora picchiata brutalmente, tanto da ammalarsi. Sar poi liberata nell'ottobre del 1944 e potr tornare da sua figlia.

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Autentico flagello della popolazione, ...le brigate nere erano composte dai seguaci pi fanatici del partito. ...gli uomini di queste formazioni erano capaci di assassinare chiunque, di compiere qualsiasi iasi nefandezza quando sii trattava di eliminare un avversario politico. E a parlare non un partigiano, ma il generale von Senger, comandante tedesco della piazza di Bologna, che cacci le due Brigate Nere dalla citt: la crudelt di questi eredi delle squadracce era troppo anche per loro!
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:: ribelli impeniten ::

la lunga strage del poligono


Renato nato nel 1912. di Malalbergo ma nel 1943 vive a San Donato. Fa il fontaniere e dopo aver fatto i due anni di leva a 20 anni stato richiamato nel 1939: combatte in Albania e Grecia, torna alla fine del 42. Dopo l8 settembre 1943 Renato riprende le armi, ma questa volta per combattere il nazifascismo: diventa partigiano della 1a Brigata Irma Bandiera. Tra il luglio e lagosto del 1944 la guerriglia urbana dilaga: scontri, sabotaggi, attacchi ai convogli anche in pieno giorno. Fascisti e nazisti non stanno a guardare: partigiani e antifascisti torturati e uccisi, tanti arrestati e tra loro Ren. Ma la risposta preferita dei nazifascisti la rappresaglia: per le recenti azioni partigiane il 30 agosto prelevano dal carcere Renato ed altri 11, tra i quali anche Giocondo Musi. Li portano al poligono di tiro, in via Agucchi: la loro sorte segnata. Il giorno dopo su Il Resto del Carlino la notizia della fucilazione dei fuorilegge.

:: Renato Benvogli Ren

:: Corrado Scardo

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Corrado pi giovane, del 20, fa loperaio verniciatore. Anche lui partigiano, ma combatte in montagna nella 66a brigata Jacchia. Viene arrestato dalle Brigate Nere e incarcerato a Bologna. lalba del 20 settembre 1944 quando Corrado ed altri 11 vengono prelevati senza preavviso dalle loro celle. Anche questa una rappresaglia, sono spacciati. Tra i dodici, due sacerdoti. Don Natale Monticelli e don Ildebrando Mezzetti, che impartisce a tutti loro lassoluzione. Poi sono messi al muro. Anche di queste morti Il Resto del Carlino d notizia il giorno dopo: stata fatta giustizia contro alcuni ribelli impenitenti, sovversivi in flagranza di reato. Allora il cardinale di Bologna scrive a Kesserling mi stato comunicato che un mio sacerdote con altri dieci stato fucilato per la solita rappresaglia. Questa notizia mi ha angosciato Ora mi giunge notizia che a questi undici si vogliono aggiungere altre nuove vittime Vi scongiuro come vescovo e come italiano che risparmiate queste nuove vittime ... un atto di clemente giustizia sar veramente apprezzato da questa citt che, ve lo dico con tutta la forza dell'animo, stanca di vedere scorrere cos il sangue. Non ci sar risposta, se non altre esecuzioni.

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:: Lino Rubbini

Lino vive a Medicina ed bracciante, ha 22 anni nel 1944 ed partigiano della 5a brigata Matteotti. I tedeschi catturano anche lui: il 12 novembre e finisce in cella, ne uscir solo per cadere anche lui, sei giorni dopo, contro quel muro del poligono di tiro.
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Non si hanno numeri esatti sui morti del poligono, almeno 270, forse di pi: fu il sindaco Dozza, nel 1955, a volere che un monumento li ricordasse tutti.

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:: quelli della vecchia guardia ::

Primo e Adelmo: anfascis


:: Primo Gruppioni
Primo nato con il secolo, nel 1900. Ha 22 anni quando i fascisti prendono il potere con la Marcia su Roma. iscritto al PCI e questo lo espone alle persecuzioni del regime: nel 1924 emigra in Francia, in cerca di un po' di libert. Ma nel 1936 decide di tornare. Perch? Non lo sappiamo, ma possiamo immaginare che volesse dare il suo contributo all'antifascismo e di certo non piega la testa: i comunisti sono schedati e controllati, nel settembre del 1940 sulla sua pratica scrivono "Non ha dato finoggi prove sicure e concrete di ravvedimento. Viene vigilato". Nel giugno del 1944 Primo in montagna, a vivere la bella avventura della libera Repubblica Partigiana di Montefiorino. Poi continua a combattere, nella Brigata Scarabelli della 2a Divisione Modena, fino a che - a 45 anni, a pochi giorni dalla Liberazione muore durante un bombardamento a Serramazzoni.

:: Adelmo Capelli
Nasce nel 1881. Iscritto al PSI e sindacalista fin da giovanissimo, non poteva non scontrarsi con il regime fascista. Un tipo indomito, Adelmo: i fascisti lo arrestano nel 1930 perch canta Bandiera rossa (anche questo era un reato!), e di nuovo l'anno dopo per "grida sediziose": lui non ha paura di protestare. Liberato dopo un anno, non si rassegna alla dittatura di Mussolini ed ancora lo arrestano, per "offese al capo del governo". Di nuovo nel 1937, perch lo sorprendono per strada a cantare L'Internazionale. E infine nel 1938 "disegna emblemi comunisti, inneggia alla vittoria della Spagna repubblicana": condannato a cinque anni di confino in Lucania a Garaguso, come Primo Levi. Dopo il confino diventa partigiano. il 1943 , ha 62 anni e si arruola nella 63a brigata Bolero Garibaldi. Ma i tedeschi lo catturano e lo imprigionano a Mauthausen. Lorrore del campo di concentramento ha la meglio su questo vecchio indomabile leone: Adelmo muore il 20 settembre del 1944.

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:: mai viste bese simili ::

C di Berna
Siamo a C di Berna, vicino Lizzano, nel 1944. Qui vive Claudio, che ha 14 anni. Il pap morto in S m miniera, lui vive con la mamma Maria Bernardini e due fratelli. Il quarto, Arturo, nel lager di Buchenwald. A C di Berna ci sono altre famiglie e in casa Piovani c anche una base partigiana. B Il 27 settembre pioviggina, la gente sta chiusa in casa. Qualcuno dice che s sta arrivando una formazione tedesca. I partigiani e gli altri uomini decidono di nascondersi f fuori dallabitato, donne, vecchi e bambini restano nelle case: nessuno immagina che siano in pericolo. Non possono saperlo, ma lavanguardia dei reparti di Walter Reder il monco, che lascer una scia di sangue incancellabile fino a Marzabotto. Lordine lasciarli passare, ma qualcuno perde la testa e spara qualche colpo. Arriva il grosso del reparto SS e apre il fuoco, ma sulle case. Claudio sulla porta di casa quando tutto comincia, la mamma gli grida di scappare e lui corre lungo il fosso. Tutti vengono spinti in una casa e comincia la carneficina: sparano alla testa a tutti, anche ai bambini. Poi i tedeschi fanno fuoco con un mortaio sulla casa e attraverso il buco fatto nel muro gettano granate. Prima di andarsene danno tutto alle fiamme. Mentre Claudio corre e si nasconde, continua a sentire gli spari che non si interrompono e presto anche il puzzo di bruciato e il rumore delle case in fiamme che crollano. Il massacro termina, Claudio torna n nella borgata: C di Berna distrutta e 29 persone sono morte. Nella stanza, macchie di sangue sui muri e buchi di proiettili. Fra i morti anche la sua m mamma, zia Gelsomina e zia Augusta con il figlio adottivo Romolino, di 5 anni; m ci sono le tre cugine: Clementina di 14 anni, Delia di 21, c 1, Lia di 22. E il corpo di un partigiano massacrato tra le case.

:: Gelsomina Burchi
Accorrono i vicini, i padri e i mariti, di corsa pazzi di terrore. C un bambino ancora vivo: Romolo Ugolini, ha due anni e :: un proiettile in testa ma respira ancora. Muore la sera, lo mettono in braccio alla sua mamma morta, con il fratellino Sergio, di 12 anni. Durante la notte le donne fanno la guar:: Lia Bernardini dia mentre gli uomini fabbricano le bare e scavano le fosse: tutti hanno paura che i tedeschi tornino, ma a quei morti verr data sepoltura.

:: Maria Bernardini

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Clemenna Bernardini

Un processo non sar mai celebrato, le testimonianze e i rapporti finiranno nellarmadio della vergogna con le voci e la domanda di giustizia di centinaia e centinaia di morti. Da quelle carte la voce di :: Delia una testimone arriva a noi: "Non ho mai visto bestie simili nella mia intera vita."
Bologna

Bernardini

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il lo rosso della memoria

:: pargiani di montagna ::

Febo e Sae a
:: Dante Barilli Febo
Dante Barilli calzolaio, nato nel 14. Nel 1944 ha trentanni, gli ingiungono di arruolarsi per la RSI, ne va anche della sicurezza della sua famiglia se rifiuta. Allora finge di partire, prende un treno ma di nascosto scende in via Cadriano, a Quarto. Con altri disertori come lui si nasconde nei campi e col buio cerca in paese qualche antifascista che li aiuti. Li accoglie la cascina della famiglia Gottardi, che diventer una delle prime basi della Resistenza in zona: un nascondiglio fra le balle di paglia e poi vanno tutti ad unirsi alle brigate partigiane in montagna.

Dante lo ritroviamo nella brigata Bianconcini, diventato "Febo". settembre, gli alleati hanno sfondato la Linea Gotica in pi punti, dallaltro lato i partigiani attaccano, ma Kesserling prima di arrendersi deciso a scatenare linferno. A monte Battaglia si combatte per giorni, la compagnia di Febo protegge le retrovie, resiste dentro un cimitero, poi sfonda le linee tedesche e si riunisce agli altri. Ancora un giorno e una notte di battaglia, senza dormire, ormai sono tutti sfiniti ma decisi a resistere, intorno un vero macello e anche Febo viene colpito da una raffica di mitra. Lo danno per morto, ma solo ferito: sotto una pioggia a dirotto i suoi compagni lo trasportano verso i soccorsi, Febo resiste fino allospedale alleato. Purtroppo le sue condizioni si aggravano e morir a Firenze.

:: Renato Torreggiani Saea


Renato pi giovani di Dante, nato nel '20. Dopo le scuole elementari andato a fare il bracciante. Ha fatto la guerra, tre anni nell'esercito, ma dopo l'8 settembre si rifiutato, come tanti, di continuare a combattere per i nazifascisti ed diventato partigiano: "Saetta". vice comandante della compagnia di Ettore, Brigata Bianconcini. Con la sua compagnia l'11 ottobre anche lui in Appennino, su quel fronte insanguinato: i partigiani vogliono sfondare le linee tedesche, per unirsi agli alleati. All'alba i tedeschi, guidati dai fascisti, arrivano di sorpresa a Ca di Gostino, sede del comando, e seminano la morte. Per tutto il giorno si combatte accanitamente nella valle, tanti sono gli atti di eroismo, ma i tedeschi sono troppo numerosi e ben armati, i partigiani subiscono anche il fuoco degli alleati, che non sanno che dietro i tedeschi ci sono loro, alla fine di quella battaglia non rester che ritirarsi. Intanto per la compagnia di "Saetta" ha occupato C di Marcone, ma i tedeschi attaccano: si combatte a distanza ravvicinata intorno a quelle case, disputando metro per metro. "Saetta" colpito, i compagni lo vedono cadere e morire, ma il suo corpo non sar mai identificato. Forse riposa ancora l, sull'Appennino.
Bologna

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il lo rosso della memoria

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:: se ques sono uomini ::

la storia di Franco Paselli


:: Dante Paselli
il 20 agosto 1944 a San Martino, sulle colline di Marzabotto nasce un bambino: Franco, figlio di Dante e Anna, giovani sposi diciottenni. Nasce in un m mondo sconvolto dalla violenza: tutta la numerosa famiglia Paselli ha l lasciato la casa paterna di Casoni per rifugiarsi a San Martino pi in a l saranno pi al sicuro, pensano. Dante partigiano della Brigaalto: t ta Stella Rossa, tutte le famiglie l hanno uomini nella brigata. Il g giorno prima che nascesse Franco c stato uno scontro molto duro con i tedeschi; eppure la liberazione appare vicina. La sua mamma Anna ha fiducia che presto Dante torner a casa e la guerra sar finita. E magari allora si far a Franco la sua prima fotografia.

:: Anna Naldi
bini indifesi, neppure i a chiesa sono dirette alla onne e soprattutto donne lizzata viene uccisa mbe gliate e con bombe ono morti ci sono

Ma il 29 settembre si avvicinano i rastrellamenti e gli uomini si nascondono nei boschi, anche nonno Duilio. Donne vecchi e bambini sono lasciati a casa: nessun uomo toccherebbe donne e bamtede tedeschi lhanno mai fatto! Infatti la squadra passa e non succede nulla. Le SS di Casaglia, dove faranno strage di tutti coloro che vi si sono rifugiati, b bambini: il loro parroco Don Ubaldo ucciso sull'altare, una ragazza parain chiesa, tutti gli altri vengono ammassati nel cimitero ed uccisi a mitraa mano. Di tutto questo i Paselli non sanno nulla, non sanno che tra quei anche loro parenti, compreso Claudio, il cuginetto di due anni di Franco.

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Ma i tedeschi del Maggiore R Reder, "il Monco", vogliono lasciarsi dietro solo morte: il giorno do dopo arriva un'altra squadra, rastrella tutti e li ammassa davanti alla chiesa di San Martino. Franco in braccio alla sua mamma Anna, terrorizzata. in quel momento che arriva dal bosco suo pap, che sta venendo a trovarli. ferito ad una gamba, ma vede la sua famiglia e corre incontro a sua moglie. Tra le SS c' un italiano, lo sentono parlare in dialetto: indica Dante come partigiano e lui viene ucciso davanti ad Anna, che come impazzita, comincia a gridare, viene spinta contro il muro con gli altri. Allora iniziano le mitragliatrici. Dopo, le SS passano tra i corpi per finirli uno ad uno con pistole o baionette. Anche Franco trucidato. Ha 40 giorni e non conoscer mai la vita. Chi, impietrito, li guarda nascosto nei boschi racconter che, finito il "lavoro", le SS si fermano a riposarsi e fumare di fronte allaia. I superstiti e i partigiani che tornano il giorno dopo per seppellire i morti scoprono l'ultima bestialit: sono stati tutti bruciati.
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:: Porta Lame e Bolognina ::

cadu in ba aglia
Guido del 1906, fa il fontaniere e vive alle Case Zamboni, con la moglie Corinna e i figli Gastone di 17 anni e Rossana di 10. Partecipa alla lotta antifascista in citt con coraggio, diventa poi un componente della 7a gap: il partigiano "Giulio". Il 7 novembre 1944 nella base di vicolo del Macello, da giorni aspettano l'insurrezione vivendo come soldati in prima linea: turni di guardia, sveglia, rancio... "Giulio" il cuoco della base. Ma i tedeschi li scoprono: all'alba attaccano, inizia la battaglia di Porta Lame. La base circondata, bersagliata anche con mortai, cannoni e un carro armato Tigre. Tutti mantengono la calma e continuano a sparare, respingono attacchi su attacchi. Ma i muri crollano sotto i colpi, bisogna uscire subito e passare nell'edificio di fronte, ma c da attraversare un cortile che sotto il tiro di una mitragliatrice appostata sul campanile di fronte: Guido e "William" escono per primi, per incoraggiare i compagni: ce la fanno! Ma gli altri esitano, il tratto breve ma sotto il fuoco nemico. Allora Guido di slancio torna indietro per convincerli, non si pu aspettare: allora escono, passeranno quasi tutti, ma proprio "Giulio" cade sotto i colpi, con altri due. La battaglia continua e il sacrificio di Guido e degli altri non stato inutile: alla fine laccerchiamento rotto e la battaglia vinta: a Porta Lame sono morti 12 partigiani e diverse diecine di nazifascisti. Quel giorno a Porta Lame c'era anche Daniele. Il suo nome di battaglia "Diavolo", anche se a guardarlo nella foto fa tenerezza la sua faccia d'angelo: un ragazzino, non ha neppure diciott'anni, ma gi praticamente un veterano. Dopo la battaglia bisogna ritirarsi in basi di ripiego, Daniele con altri 16 si rifugia in una base in piazza Unit n. 5. L'avanzata alleata si fermata e fascisti e nazisti hanno modo di concentrarsi sulla caccia ai partigiani in citt: il 15 novembre e dalla finestra il comandante vede avvicinarsi un tedesco in sidecar che consulta una mappa, dietro di lui altri, poi carri armati, 18 autoblindo, una colonna di uomini in assetto di guerra... l'inizio di un rastrellamento a tappeto, una situazione quasi disperata.

:: Guido Guernelli Giulio

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:: Daniele Chiarini Diavolo

Si distruggono le carte, si prendono le armi, i fascisti salgono le scale e sfondano le porte. Li trovano, picconano la porta, entrano ma sono ricacciati indietro. Comincia la sparatoria, i tedeschi usano anche le armi pesanti, bisogna uscire da l! Daniele al piano terra sulla porta, vuole tentare il tutto per tutto e affrontarli, ma non ha nessuna speranza contro le mitragliatrici, che lo ammazzano ad appena diciassette anni.

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:: la sporca opera dei delatori ::

Topo e Camoscio
:: Vanes Pinardi Topo
Vanes e Bruno sono fratelli: Bruno pi grande di due anni, nel 1943 ha 22 anni, ha la licenza elementare e fa l'operaio meccanico, mentre Vanes di anni ne ha venti ed barbiere. Sono stati in guerra, uno granatiere e l'altro carrista. La loro una famiglia antifascista, in particolare uno dei fratelli, Roberto, pi grande di loro, stato arrestato nel 35 dai fascisti e, considerato comunista, viene sempre vigilato. Adesso Vanes stato richiamato alle armi dalla R.S.I. e non vuole partire. Ma per i renitenti c' la pena di morte e Vanes si arruola, ma solo per disertare: torna a casa e diventa partigiano, insieme ai fratelli. Tutti nella 1a brigata Garibaldi, quella dedicata a Irma Bandiera, la "Mimma", torturata brutalmente e poi uccisa. Corticella allora un paesino, solidamente antifascista: la gente li aiuta e li nasconde, quando un battaglione in trasferimento passa cantando Bandiera Rossa la gente applaude dalle finestre, i fornaciai della cooperativa danno asilo ai partigiani, alla fornace si fanno le bombe e nell'officina si cambiano targa e colore alle auto rubate ai fascisti.

Bruno Pinardi Camoscio ::

Ma in quell'autunno del '44 i rischi sono tanti, non solo rastrellamenti e posti di blocco: fascisti e nazisti promettono denaro e sale ai delatori, infiltrano spie, torturano i partigiani catturati perch denuncino i compagni e qualcuno - meno forte di tempra e di ideali cede. La notte del 13 dicembre le brigate nere passano di casa in casa, tirano gi dal letto i partigiani, li portano via. Li comanda Gaspare Pifferi, torturatore ed assassino. Con loro, un uomo col volto coperto da una sciarpa, indica quelli da portare via. La sciarpa cade, viene riconosciuto: Dante Amadori, un compagno! Forse non ha resistito alla tortura, forse era un fascista infiltrato... La rabbia e il senso di tradimento sono grandi. Subito sono a casa Pinardi: Roberto riesce a scappare da un finestrino e poi gi nel Savena Abbandonato, Bruno e Vanes invece vengono costretti a vestirsi, tra urla e colpi, portati via. . Tutti buttati su un autocarro, solo Romano Donati, il comandante della compagnia di Sant'Anna riesce a fuggire. Si prosegue per le fornaci, i fascisti circondano l'abitato con i mitra e prendono tutti. Poi portano tutti alla Casa buia, li aspetta la Facolt di Ingegneria, ora luogo di torture. Ma Bruno e Vanes non ci arriveranno, i prigionieri sentono una terribile scarica di mitra fuori alla Casa Buia: Bruno e Vanes cadono ammazzati. La banda di Pifferi "concluder la serata" denudando e torturando una partigiana.
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:: la storia dei Baroncini ::

una tragedia nella tragedia della guerra


Adelchi Baroncini operaio, lavora all'Officina Automezzi Riparazioni Esercito (O.A.R.E.), Teresa Benini, sua moglie, casalinga. Le loro tre figlie Jole, Angelina detta Lina e Nella sono impiegate, sanno scrivere a macchina: la loro casa, un alloggio popolare in via delle Rimesse 25, diventa subito un centro stampa e loro riproducono e distribuiscono propaganda antifascista e stampa clandestina, come lUnit e La Lotta. :: Teresa Benini

:: Adelchi Baroncini

"Non ci sembrava giusto non fare niente", dice Nella. Ma molto pericoloso e qualcuno fa una spiata: il 24 febbraio 1944 le SS arrestano Adelchi in Officinia e poi vanno a casa a prendere le quattro donne. Lina si prende tutte le responsabilit: le SS torturano lei e Adelchi per un mese. Poi vengono tutti deportati a Fossoli dove vedranno fucilare tanti compagni. Aldelchi viene deportato in Austria, a Mauthausen; finir al terribile castello di Hartheim, dove sui prigionieri vengono eseguiti orribili esperimenti, che porteranno alla sua morte il 3 gennaio 1945. Dopo poco Teresa e le sue figlie vengono caricate con altre 41 donne in un carro bestiame: destinazione Ravensbrueck. Con il viaggio comincia l'inferno che le porta in un altro e tremendo mondo: il lager. Teresa muore per prima di stenti. Jole molto malata, dall'infermeria scrive a Nella:

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:: Jole Baroncini
...Quando finir dunque questa maledetta guerra, quando verr quel giorno che ci troveremo alla nostra sgangherata tavola, ma ben apparecchiata di ogni ben di Dio? Vedere ancora pap l seduto con la sua tuta da lavoro, che alla domenica ci urtava tanto..." ...Veramente se avremo fortuna di ritornare tutti, la mamma e pap non dovranno pi lavorare no, noi siamo giovani, ci rimetteremo presto e lavoreremo, essi avranno tanto bisogno di riposo! Neppure in casa mamma dovr pi lavorare. Oh, se sapessi Nella quanto penso io a questo! Che soddisfazione fare per loro un po di sacrificio, dopo che loro hanno fatto tanto per noi!... Il 4 marzo del 1945 la vita di Jole fin, a 28 anni, nella camera a gas. A Bologna torneranno, sole, Lina e Nella.
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:: una strage nascosta ::

San Rullo: il colpo di coda dellodio


:: Carlo Mazzacura Mazza
Carlo nato nel 1925 a Minerbio e fa il tornitore a Bologna. comunista,ed diventato o partigiano: nome di battaglia Mazza. Combatte contro i nazisti, con la 36a brigata Bianconcini Garibaldi in Appennino. Dopo larresto dellavanzata alleata tutto diventato pi duro lass: i tedeschi possono concentrare le proprie forze nella caccia agli odiati partigiani, i, i banditen. in quei mesi, allinizio di gennaio del 1945, che Carlo viene catturato e portato o a San Giovanni in Monte: rester in quella cella per meno di un mese.

Negli stessi giorni di Carlo arriva nelle celle di San Giovanni in Monte anche Orfeo. Lui ha qualche anno in pi, 25, ed aiuto macchinista nelle ferrovie. Tanti antifascisti e partigiani sono ferrovieri: chi non in brigata, fa comunque del suo meglio per combattere i nazifascisti, con sabotaggi o aiutando i prigionieri a scappare. Orfeo fa parte della 4a brigata Venturoli e fa la sua parte in quei mesi tremendi, fino a quando un delatore lo denuncia: anche questo sta accadendo troppo spesso in questultimo inverno di lotta. Vengono a prenderlo e lo portano in una cella.

:: Orfeo Galle

Il 10 1 febbraio Carlo e Orfeo vengono prelevati, con altri a 53. Il registro del carcere dice che vengono affidati al Comando tedesco SS. Forse vogliono v deportarli in Germania... chiss cosa passa nella testa di quei 55 uomini. Invece le S li portano sul terrapieno della ferrovia, vicino alla stazione di San Ruffillo. La zona deserSS ta: t spesso bombardata, cannoneggiata, la popolazione tutta sfollata. Il terreno pieno di voragini per le bombe sganciate dagli alleati. Per i nazisti il luogo ideale per consumare un massacro nascosto. Carlo e Orfeo, con tutti gli altri, vengono uccisi a San Ruffillo: la buca di una bomba sar la loro tomba fino alla fine della guerra. Lo stesso destino aspetta ancora quasi altrettanti uomini nei mesi seguenti: uno sterminio silenzioso, la citt non sa. Solo dopo la guerra cominceranno ad emergere quei corpi e con essi la verit e qualcuno ricorder di aver sentito quelle raffiche di mitra. Non tutti verranno identificati; a tutti loro dedicata una lapide, su cui si legge: da queste fosse rosse di sangue risuona la voce dei partigiani trucidati dai nazifascisti ad ammonire i vivi che non c' civile grandezza senza libert ed amore
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:: Leonildo e gli altri, Luciano e suo pap ::

due famiglie nel 45


Leonildo e la sua famiglia vivono nelle campagne di Calderara, sono coloni di un gerarca fascista. Ci sono i tre fratelli Leonildo, Eliseo e Adolfo, sua moglie Lodomilla e i loro 4 figli, tra cui Bruno e Corrado, partigiani. Tutti antifascisti: casa Corazza una base partigiana. La proposta stata di Bruno, il comandante partigiano Bandiera, ma Adolfo, Lodomilla e tutti gli altri hanno accettato con convinzione: un vano scavato nelle balle di paglia e quel cascinale diventa un rifugio sicuro per i partigiani, i Corazza non solo li ospitano, ma procurano loro da mangiare, li curano e pap Adolfo non fa mai mancare una bottiglia di grappa che distilla lui. Nel settembre 1944 la zona piena di tedeschi, i rischi aumentano, sono giorni drammatici. Ma accadono anche cose belle: Leonildo si sposa con Albertina. Passano poco pi di 15 giorni, allalba di un nebbioso 3 dicembre un delatore guida brigate nere ed SS a casa Corazza, che viene circondata e perquisita. Per fortuna i partigiani sono appena partiti, ma i nazisti portano via tutti, si salva solo Corrado, che per fortuna non l. Per tutti, interrogatori e carcere.

:: Leonildo Corazza

Venti giorni dopo Adolfo e Lodomilla vengono rilasciati, troveranno la loro casa bruciata, dopo la guerra sapranno che Bruno stato ucciso a Sabbiuno, il suo corpo gettato con gli altri nei calanchi. Leonildo e Eliseo a gennaio vengono ammassati senza spiegazioni con altri prigionieri su camion, destinazione il campo di transito di Bolzano e di l a Mauthausen, Gusen. Il 5 maggio 1945 Mauthausen liberato, ma solo Eliseo torna a casa, Leonildo morto il 3 aprile, senza conoscere la figlia che Albertina sta portando in grembo.

:: Luciano Venturi Lucciola


Luciano nato nellagosto 1928. Nel 43 solo un ragazzino di 15 anni che studia alle Aldini e lavora come meccanico alla Ducati, che dall8 settembre 1943 occupata dai nazisti e non produce ancora moto ma radio, antenne, macchine fotografiche. Eppure Luciano, cos giovane, ha le idee chiare: vuole combattere il fascismo e si unisce alla Resistenza. Diventa il partigiano Lucciola nella 66a brigata Jacchia, a Monterenzio. Ma il 7 novembre del 1944 Luciano e suo padre Ettore vengono catturati dai tedeschi a Ozzano. linizio di un incubo: rinchiusi a Bologna, nel carcere di San Giovanni in Monte. Da l si usciva solo, a turno, per essere portati nella sede della Gestapo o in quella delle Brigate Nere ed essere interrogati e torturati. Ma da quella cella Luciano e suo padre escono, il 22 dicembre, per andare verso un destino peggiore: deportati a Mauthausen, poi a Gusen. Luciano non ce la fa, il ragazzino partigiano, che ha conosciuto linferno dei lager, muore il 7 aprile del 1945, ad agosto avrebbe compiuto 17 anni. Pap Ettore sopravvive, come Eliseo viene liberato il 5 maggio. A Gusen hanno lasciato un fratello e un figlio.
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:: morire allalba della libert ::

i ragazzi di via Scandellara


:: Alo Ze r b i n
Era il 18 aprile del 45, mancavano tre giorni alla liberazione di Bologna, per questo lordine era stato di avvicinarsi alla citt, con armi ed esplosivi, e tenersi pronti alla battaglia finale. Nella base di via Scandellara cerano i gappisti della 7a, da Medicina e Castenaso.

Allimprovviso unenorme esplosione rade al suolo la base: 13 partigiani morti, tanti feriti. Ancora adesso non si sa cosa accadde, se fu sabotaggio o incidente. Certo cerano tanti esplosivi. Dalle fotografie di quelle tredici vittime ci restituiscono lo sguardo dei ragazzi, alcuni giovanissimi. Di alcuni di loro non sappiamo molto, poco pi del nome, di alcuni non abbiano neppure una foto, ne abbiamo scelta una simbolica .

:: Dante Brusa

:: Rino Ma

Uno dei ragazzi di Scandellara, Dino Romagnoli Pantera, di San Donato: famiglia antifascista, partigiana anche la sorella Adele. A lui sono dedicate le scuole Romagnoli. Dino muore non ancora diciottenne, come altri dei ragazzi di Scandellara: il pi vecchio di loro non ha ancora compiuto 26 anni.

iani

:: Dino Romagnoli Pantera

:: Giuseppe Zambrini

:: Walter Giorgi
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:: Sergio Marchi Biondino


:: Enz i c c u d l a oB
:: Luciano Zonarelli
:: Iliano Zucchin i Leo
:: Giusep p e Za n i b oni Pino
5

:: E

m i G i n o i b zio Sab
Bologna

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il lo rosso della memoria

:: Rossano Buscaroli Sfracassa

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Bologna

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il lo rosso della memoria

Siamo di buona Memoria. Siamo la forza di una grande storia di libert, la Resistenza. Siamo il futuro che la Costituzione ci ha consegnato, respiro dei diritti, cultura civile, Democrazia. Pace. Siamo lANPI, La nuova stagione.
Ringraziamo in primo luogo le persone che hanno voluto parlare con noi e raccontare. Abbiamo poi un immenso debito di riconoscenza con tutti coloro che da anni raccolgono informazioni e documenti e raccontano la Resistenza; in particolare dobbiamo citare Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Luciano Bergonzini, Nazario Sauro Onofri: senza il loro lavoro noi non saremmo andati da nessuna parte. Ci teniamo a citare anche le principali tra le fonti sul web a cui abbiamo attinto: la banca dati della Certosa, il sito su la strage di Monte Sole, quello dell'ANPI di Pianoro e il sito Rai dedicato alle testimonianze dai Lager, oltre a wikipedia e wikimedia. A chiunque vorr approfondire uno o pi aspetti di quanto ha appena letto forniremo volentieri le complete indicazioni bibliografiche, cartacee e da web. Questa ricerca in progress, chiunque vorr condividere con noi informazioni e, soprattutto, i propri ricordi ci regaler qualcosa di prezioso. Infine, questa mostra non avrebbe potuto esistere senza il tavolo di progettazione partecipata del Quartiere San Donato e il contributo degli sponsor, che sentitamente ringraziamo.

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