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Giovanni Paolo II e i concordati.

Il finanziamento della Chiesa


di Richard Puza

I. INTRODUZIONE Il finanziamento della Chiesa o meglio le norme relative al patrimonio ecclesiastico si annoverano fra le materie concordatarie di pi vecchia data. Dal punto di vista giuridico Giovanni Paolo II non soltanto ha stipulato una serie di concordati che riguardano i problemi del finanziamento ma ha anche emanato il CIC del 1983. Ora vero che questultimo al can. 3 d la precedenza al diritto concordatario, ma esso stesso assume unimportanza notevole per lo sviluppo del finanziamento della Chiesa. Vorrei pertanto cominciare con una breve esposizione del diritto patrimoniale del Codex Iuris Canonici, alla quale seguir (a grandi linee) la descrizione dei singoli concordati stipulati. Non potr scendere nel dettaglio di ciascun concordato, ma sceglier linee di sviluppo specifiche, fra cui, in particolare, quelle della Spagna e dellItalia e, in tempi pi recenti, della Polonia e dellUngheria. Nella stessa Germania, dove si cercato di adottare il vecchio sistema della Repubblica federale anche per i cinque nuovi Lnder, si delineano nuove tendenze specialmente per quanto concerne le prestazioni statali. Ci ci riporta alla domanda di che cosa sintenda per finanziamento della Chiesa. Fondamentalmente oggi si pu partire dal presupposto che fra i mezzi di finanziamento della Chiesa rientrino i seguenti settori: la tassa ecclesiastica o imposte analoghe (per esempio il contributo ecclesiastico austriaco), le prestazioni statali, le prestazioni statali negative (agevolazioni fiscali), le collette e le prestazioni proprie (patrimonio ecclesiastico, propriet fondiaria e immobiliare). Fra le prestazioni statali si annoverano oltre ai pagamenti annuali, il finanziamento dellinsegnamento della religione o delle facolt cattoliche di teologia nelle Universit statali, o delle Universit confessionali. Lattivit sociale e di beneficenza viene spesso sovvenzionata dallo
QUADERNI DI DIRITTO E POLITICA ECCLESIASTICA

/ n. 1, aprile 1999

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Stato. Tutti questi settori vengono variamente nominati nei concordati. Sopra la normativa sul finanziamento della Chiesa troneggia a grosse lettere una parola: sussidiariet. II. IL CODEX IURIS CANONICI
DEL

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1. Il diritto patrimoniale del CIC del 1983, libro V, insiste sul principio di sussidiariet in maniera pi decisa di quello del 1917 e conseguentemente predispone unampia legislazione programmatica. Sono da ricordare le competenze dei vescovi, dellAssemblea dei vescovi di una provincia (can. 1264), della Conferenza episcopale, del diritto particolare e degli statuti. 2. Neppure il CIC del 1983 d una definizione esauriente del patrimonio ecclesiastico, ma stabilisce determinati criteri. Vengono definiti patrimonio ecclesiastico (bona ecclesiastica) tutti quei bona temporalia che appartengono alla Chiesa universale, alla Sede Apostolica o alle altre persone giuridiche pubbliche nella Chiesa. I fini propri del patrimonio ecclesiastico sono: la messa, lonesto sostentamento del clero e di altri ministri, lesercizio dellapostolato e della carit specialmente a servizio dei poveri. Il patrimonio ecclesiastico pertanto costituito dai beni temporali appartenenti a una persona giuridica pubblica nella Chiesa, sia che si tratti di beni materiali di natura mobile (apparecchi, quadri, libri) o immobile (terreni, edifici) oppure di beni immateriali (diritti dautore o diritti di credito monetari o obbligazionari verso terzi). Nel patrimonio ecclesiastico sono ricompresi non soltanto quei beni di propriet della Chiesa, ma anche i diritti monetari, siano essi di natura reale o obbligatoria, che una persona giuridica ecclesiastica possiede. Il patrimonio ecclesiastico dunque linsieme dei diritti monetari delle persone giuridiche pubbliche nella Chiesa. Da aggiungere dora in avanti la pi decisa sottolineatura dei fini di tale patrimonio. 3. Estinzione del sistema beneficiale. Il CIC del 1983 ha rinunciato al sistema beneficiale. Tuttavia i benefici esistenti non si estinguono fino a che non viene predisposta una relativa regolamentazione dalla Conferenza episcopale daccordo con la S. Sede (can. 1272). Il motu proprio Ecclesiae sanctae sulla scorta della riforma del diritto beneficiale aveva gi previsto listituzione di fondi in ogni diocesi o regione (massae communes) per il sostentamento del clero, per la previdenza sociale dei chierici e anche di altre persone che prestano servizio alla Chiesa, riservando al diritto particolare la

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determinazione dei criteri. Il motu proprio prevedeva il vescovo diocesano (con la collaborazione di sacerdoti e di laici esperti in materia) nelle vesti di amministratore soltanto relativamente al fondo per il sostentamento del clero. Il Codex Iuris Canonici ha continuato a percorre questa strada prevedendo la creazione di pi fondi (in latino instituta). Ai sensi del can. 1274 1 in ogni diocesi deve esistere un istituto speciale allo scopo di provvedere al regolare sostentamento dei chierici in servizio nella diocesi a norma del can. 281. A questo fondo devono essere trasferiti anche i beni beneficiali o i loro redditi (can. 1272). Listituzione di tale fondo non necessariamente richiesta quando le entrate della diocesi sono sufficienti a garantire la rimunerazione dei chierici. Quando invece la previdenza sociale del clero non sufficientemente assicurata, la Conferenza episcopale deve aver cura che venga creato un istituto che si assuma questo compito (can. 1274 2). In ogni diocesi, se necessario, deve essere costituito anche un fondo (massa communis) che consenta al vescovo di soddisfare agli obblighi verso le altre persone in servizio nella Chiesa e alle varie necessit della sua diocesi. Questo fondo pu servire affinch diocesi pi ricche aiutino diocesi pi povere (can. 1274 3). Le finalit elencate nel can. 1274 2 e 3 possono essere raggiunte anche con istituti diocesani fra loro federati o con la cooperazione o lopportuna consociazione tra varie diocesi, anche organizzata per tutto il territorio della Conferenza episcopale (can. 1274 4). Questi istituti devono essere costituiti in modo tale da ottenere il riconoscimento da parte del diritto statale (can. 1274 5). 4. Le disposizioni del Codex Iuris Canonici appena esaminate rappresentano una chiara espressione del cambiamento del diritto patrimoniale ecclesiastico da lungo tempo anticipato dal diritto particolare e oggi sanzionato a livello di diritto universale. In luogo del sistema beneficiale, che ai tempi odierni non pu pi o pu solo parzialmente adempiere al suo compito, subentra un sistema fortemente centralizzato centralizzato nella diocesi , il quale trova espressione nei vari fondi. In primo piano troviamo le varie finalit del patrimonio ecclesiastico. Sono da sottolineare la rimunerazione e la previdenza sociale del clero1.

1 Si veda in proposito specialmente la nuova situazione dellItalia dove la rimunerazione del clero si fonda su nuove basi (R. PUZA, Das staatliche Religionsrecht in Italien, in R. PUZA-A.P. KUSTERMANN, Religionsrecht im europischen Vergleich, Fribourg, 1992, pp. 59 ss.).

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5. Nellambito del diritto patrimoniale emergono delle relazioni molto strette e delle sovrapposizioni fra diritto canonico e diritto statuale, in particolare civile. Essere parte del sistema giuridico generale comporta unampia sottomissione alle sue regole. Anche per il diritto canonico il diritto statale ha la precedenza, come viene chiaramente espresso nel can. 1290. La Chiesa, per esempio, nellambito del diritto contrattuale crea diritto proprio nella misura in cui si tratta di posizioni per essa irrinunciabili. Lapplicazione del diritto statale trova i suoi limiti l dove contrasta con lo ius divinum e dove il diritto canonico prevede altro (v. anche can. 22). Per i destinatari della norma del can. 1290, questo per significa che quando si tratta di negozi giuridici si deve applicare il diritto civile statale. Per questa ragione anche i canoni 1284 2 n. 3 e 1286 n. 1 prescrivono losservanza delle leggi canoniche e civili. Il recepimento del diritto statale di tipo globale, con le suddette eccezioni, vale a dire che le istituzioni ecclesiastiche devono osservare anche le norme sulla forma e i tipi di contratto stabilite dal diritto civile. Il penultimo semiperiodo del can. 1290 per deve essere visto come un diritto della Chiesa a che anche gli Stati rispettino il diritto contrattuale canonico. Gli strumenti normativi per lattuazione di questo diritto possono essere rappresentati dallo stesso diritto dello Stato o da accordi concordatari. Il diritto contrattuale canonico individuato nel titolo De contractibus ac praesertim de alienatione dalle norme sullalienazione e dai decreti della Conferenza episcopale sulla locazione ai sensi del can. 1297. Poi devono essere completate le singole fattispecie di amministrazione straordinaria, che possono avere rilevanza anche nelle relazioni esterne. 6. Il Codex Iuris Canonici nel can. 3 sottolinea la preminenza, in linea di principio, del diritto concordatario rispetto alla normativa del Codex. Quindi anche per il futuro vale il principio pacta sunt servanda. Il diritto canonico particolare che era assicurato tramite il diritto concordatario non pu essere derogato da parte del Codex. 7. Il Codex del 1983 non disciplina i patronati (a prescindere dalle norme sulla presentazione del libro I) e gli oneri per ledilizia; non pi consentita lincorporazione di una parrocchia. Questo significa che i patronati continuano ad esistere (ius quaesitum) mentre le incorporazioni devono essere sciolte (ci viene detto esplicitamente per le parrocchie unite ai capitoli). Per quanto concerne gli oneri edilizi deve applicarsi il diritto particolare. 8. Al fedele consentito devolvere beni temporali a favore della

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Chiesa (can. 1261 1). La Chiesa ha il diritto originario di richiedere ai fedeli quanto le necessario per le finalit sue proprie (can. 1260). Inoltre i fedeli sono tenuti allobbligo di sovvenire la Chiesa affinch essa possa perseguire i suoi scopi (can. 222 1). compito del vescovo diocesano richiamare i fedeli a questobbligo, urgendone losservanza in maniera opportuna (can. 1261). Fra le regole particolari si ricordano: a) Le offerte dei fedeli fatte ai superiori o agli amministratori di qualunque persona giuridica ecclesiastica, anche privata, si presumono fatte alla stessa persona giuridica, salvo non consti il contrario. Tali offerte non possono essere rifiutate, se non vi sia una giusta causa, e quando si tratti di offerte di notevole consistenza necessaria la licenza dellOrdinario (can. 1267 2). La licenza richiesta anche per accettare offerte gravate da modalit di adempimento o da condizione. Le offerte fatte dai fedeli per un determinato fine non possono essere impiegate che per quel fine. b) I vescovi diocesani hanno il diritto dimporre alle persone giuridiche pubbliche soggette al loro governo un contributo straordinario e proporzionato ai redditi di ciascuna per le necessit della diocesi; nei confronti di altre persone fisiche e giuridiche possono imporre, in caso di grave necessit, una tassa straordinaria e moderata. In ogni caso devono essere uditi il consiglio presbiterale e il consiglio per gli affari economici (can. 1263). La formula usata in questo caso doveva servire, secondo il parere della commissione che ha elaborato la revisione del Codex, ad evitare un diritto di tassazione illimitato. Tuttavia viene espressamente aggiunto che le presenti disposizioni lasciano impregiudicate le leggi e le consuetudini particolari che attribuiscano maggiori diritti (can. 1263). Ci vale ad esempio per la tassa ecclesiastica tedesca o il contributo ecclesiastico austriaco stabiliti dai concordati e dalle norme di diritto ecclesiastico statale. Oltre al diritto di tassazione dei vescovi diocesani di cui al can. 1263 sono previsti dei provvedimenti propri della Conferenza episcopale. I fedeli contribuiscono alle necessit della Chiesa con le sovvenzioni richieste e secondo le norme emanate dalla Conferenza episcopale (can. 1262). Lassemblea dei Vescovi della provincia pu stabilire le tasse per gli atti di potest esecutiva graziosa o per lesecuzione dei rescritti della S. Sede, da approvarsi dalla medesima S. Sede. La stessa assemblea pu determinare le offerte da farsi in occasione dellamministrazione dei sacramenti e dei sacramentali. Nella commissione si voleva evitare di usare il termine tasse per le offerte previste in occasione dellamministrazione dei sacramenti e dei sacramentali, pertanto stato scelto quello di oblationes che poi stato ripreso dal legislatore. c) Le raccolte di denaro per qualunque fine o istituto pio o ecclesiastico possono essere effettuate soltanto su licenza scritta del proprio Ordinario e di quello del

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luogo, fatta eccezione per i religiosi mendicanti. Il divieto si riferisce a qualsiasi persona privata sia fisica che giuridica. Il parroco non ha bisogno della licenza dellOrdinario del luogo di cui al can. 1265 1 per le questue destinate a fini parrocchiali, perch in questo caso non agisce come persona privata ma in qualit di rappresentante di una persona pubblica. La Conferenza episcopale pu stabilire norme sulle questue. In tutte le chiese ed oratori, anche se appartenenti ad istituti religiosi, che di fatto siano abitualmente aperti ai fedeli, lOrdinario del luogo pu disporre che si faccia una questua speciale a favore di determinate iniziative parrocchiali, diocesane, nazionali o universali; il denaro cos raccolto deve essere inviato sollecitamente alla curia diocesana (can. 1266). Bisogna sempre tener presente, comunque, sia che il Codex prende le mosse dal principio di sussidiariet sia che il can. 3 stabilisce il primato dei concordati sulle leggi del Codex in generale. III. I 1. Spagna Gli accordi spagnoli non soltanto si collocano al vertice in ordine di tempo, ma fanno parte di quei concordati che hanno introdotto importanti modificazioni nel campo del finanziamento della Chiesa. LAcuerdo fra la S. Sede e lo Stato spagnolo relativo alle questioni economiche del 3 gennaio 1979 si compone del testo principale e di un protocollo addizionale. Gi nel preambolo si ricorda che si tratta di una revisione del sistema di sovvenzionamento della Chiesa fino ad allora esistente. Ai sensi dellart. 1 la Chiesa pu ricevere dai fedeli erogazioni liberali, raccolte pubbliche, offerte e donazioni. A norma dellart. 2 lo Stato si obbliga, nel rispetto assoluto del principio della libert religiosa, a cooperare affinch la Chiesa cattolica possa acquisire i mezzi necessari per ladempimento dei suoi compiti. Il secondo comma di questo articolo illustra il nuovo sistema. Lo Stato pu assegnare alla Chiesa una percentuale del gettito dellimposta sul reddito o sul patrimonio. A tale scopo ciascun contribuente pu manifestare espressamente, nella relativa dichiarazione dei redditi, la sua volont circa la destinazione alla Chiesa cattolica della porzione considerata. In assenza di tale dichiarazione, la quantit corrispondente verr destinata ad altri fini. Ai sensi del co. III viene sostituita la dotazione della Chiesa fino ad allora esistente. Vengono poi fissate la procedura e determinate garanzie per la Chiesa per i tre anni successivi.
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Lart. 4 si riferisce alle agevolazioni fiscali prestazioni statali negative relative allimposta patrimoniale e immobiliare per la S. Sede, la Conferenza episcopale, le diocesi, le parrocchie e altre circoscrizioni territoriali della Chiesa, gli ordini e le congregazioni, gli istituti religiosi nonch le relative province ed edifici. Non il caso adesso di scendere nel dettaglio della questione, ma piuttosto di affrontare approfonditamente il sistema italiano. 2. Italia a) Lintero sistema del finanziamento della Chiesa in Italia stato riformulato dalla S. Sede dintesa con lo Stato. Le norme di diritto patrimoniale relative alla struttura dei soggetti di diritto non sono particolarmente interessanti perch riguardano piuttosto lambito del diritto interno della Chiesa2: la ristrutturazione delle diocesi (278 diocesi invece di 325) e delle parrocchie (nellAlto Adige sono stati aboliti 46 uffici di curato), la soppressione delle chiese parrocchiali e dei benefici e lo scioglimento di singoli capitoli in qualit di persone giuridiche. Al loro posto sono subentrate, con personalit giuridica anche per il diritto civile, le diocesi, le parrocchie e gli Istituti diocesani per il sostentamento del clero. Il 31.12.1986 lo Stato ha cessato di pagare la congrua ai sacerdoti. La congrua risale al periodo della secolarizzazione dopo lunit dItalia, allorch venne creato un Fondo per il culto con i proventi del patrimonio degli ordini soppressi e dei benefici. La normativa vigente fino al 1986 si fondava sul Concordato del 1929. Alla fine del 1986 circa 30.000 sacerdoti percepivano la congrua. Circa 14.000 vescovi ausiliari, vicari generali, professori di seminario, sacerdoti presso gli ordinariati non avevano diritto alla congrua3. Nel 1986 lo Stato aveva pagato a 227 sacerdoti altoatesini 1.154.120.220 lire di congrua. In tutta Italia il reddito garantito di un beneficio ammontava a 735.000 lire mensili4. Con il 31 dicembre 1986 lo Stato ha cessato i pagamenti anche per la costruzione di chiese, canoniche e case parrocchiali nel 1986 si trattava in totale di qualcosa di pi di sette miliardi di lire5.

2 J. M ICHAELER, Kirchenfinanzierung durch Zweckbindung eines Teiles der Einkommensteuer: Das Beispiel Italien, in Finanzwissenschaftliche Aspekte von Religionsgemeinschaften, a cura di C. RINDERER, Baden-Baden, 1989, pp. 143-156. 3 J. MICHAELER, op. cit., p. 149. 4 Ibidem. 5 Ibidem.

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b) Con labolizione del sistema di finanziamento fino ad allora vigente, la Chiesa cattolica italiana ha scelto la libert e la povert evangelica. Essa non riceve pi un sovvenzionamento diretto da parte dello Stato; sono i fedeli adesso che devono sovvenzionare il lavoro dei sacerdoti nelle parrocchie, nei quartieri delle grandi citt, nel popolo di Dio. Come ai tempi delle prime comunit cristiane, conformemente allinsegnamento del Vangelo. Tuttavia i fedeli hanno ottenuto ora la possibilit di dimostrare la loro solidariet alla Chiesa, ai suoi fini e ai suoi compiti in una duplice maniera: la prima, tramite lotto per mille; la seconda, con le offerte deducibili. Negli opuscoli che ricordano la pubblicit per il denier de culte francese la Chiesa adesso fa propaganda con lo slogan La Chiesa ti aiuta. Aiuta la Chiesa, in cui si fa espressamente notare che ci sono per lo meno le due citate possibilit per dimostrare la propria solidariet di fedeli. Otto per mille 6 (parte dellimposta sul reddito a destinazione vincolata). In occasione della dichiarazione dei redditi ogni contribuente (anche fedele) pu devolvere, senza alcun onere a proprio carico, a un fondo amministrato dalla Conferenza episcopale, lotto per mille dellimposta sul reddito che tenuto a versare e pu devolverlo anche a scopi sociali e umanitari dello Stato. Offerte deducibili 7. Mentre lotto per mille non comporta alcun onere, lofferta deducibile costituisce un contributo personale e concreto. A tal fine nellopuscolo citato prima, viene allegato un bollettino di pagamento. A partire dal gennaio del 1989 ogni cittadino pu destinare annualmente offerte alla Conferenza episcopale per lIstituto centrale per il sostentamento del clero e tali offerte vengono dedotte dal reddito imponibile fino a un ammontare di due milioni di lire.
6 Legge sugli enti e beni ecclesiastici e per il sostentamento del clero (legge 20 maggio 1985, n. 222). Art. 47 (2): A decorrere dallanno finanziario 1990 una quota pari allotto per mille dellimposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, destinata, in parte, a scopi dinteresse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica. F. FINOCCHIARO, Diritto ecclesiastico, 3 ed., Bologna, 1990, pp. 237 ss.; R. PUZA, Katholisches Kirchenrecht (UTB 1395), 2 ed., Heidelberg, 1993, pp. 101 ss.; J. M ICHAELER, Kirchenfinanzierung..., cit., pp. 151 ss. 7 Legge 20 maggio 1985, n. 222. Art. 46: A decorrere dal periodo dimposta 1989 le persone fisiche possono dedurre dal proprio reddito complessivo le erogazioni liberali in denaro, fino allimporto di lire due milioni, a favore dellIstituto centrale per il sostentamento del clero della Chiesa cattolica italiana. Le relative modalit sono determinate con decreto del ministro delle finanze. F. FINOCCHIARO, Diritto ecclesiastico , cit., pp. 251 ss.; R. PUZA, Katholisches Kirchenrecht, cit., pp. 149 ss.

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Linizio di questa nuova regolamentazione stato lanno tributario 1989 ovvero la dichiarazione dei redditi del maggio 1990 relativa a tale anno. Ho gi espresso la mia ammirazione per questo passo audace e dal futuro incerto quando per la prima volta ho sentito parlare di questa forma di finanziamento della Chiesa. Come si pu leggere sulle pagine di Civilt cattolica, i fedeli hanno accolto con favore questa nuova disciplina. Le prime esperienze sono positive. c) Concedetemi di fare ancora alcune osservazioni a proposito di questo sistema di finanziamento. Innanzitutto relativamente al vincolo di destinazione dellotto per mille. Esso si differenzia notevolmente dalla tassa ecclesiastica (ma anche dal denier de culte francese). La devoluzione di una parte dellimposta sul reddito volontaria, non confessionale e deve essere rinnovata per ogni dichiarazione. Lo Stato predispone un meccanismo correttivo facendo in modo che le quote dei contribuenti che non effettuano alcuna scelta di destinazione vengano ripartite in base alle scelte espresse. Per la ripartizione della somma totale si tiene conto pertanto della percentuale dei contribuenti che hanno effettuato una scelta. Ogni tre anni lo Stato italiano ridetermina la quota percentuale dellimposta8. Questo sistema pu dunque essere descritto come una forma di finanziamento statale misto che abolisce lintreccio fra Stato e Chiesa, ma ne crea uno nuovo, non lasciando del tutto la Chiesa in uno spazio libero dal finanziamento statale. La revisione triennale della quota percentuale viene fatta da una commissione paritetica nominata dal Governo italiano e dalla Conferenza episcopale. Ogni anno la Conferenza episcopale deve rendere conto al Governo dellutilizzazione delle somme percepite, delle entrate e delle spese dellIstituto centrale per il sostentamento del clero, dellammontare della rimunerazione dei sacerdoti nonch del numero di coloro che percepiscono soltanto unintegrazione. La Conferenza Episcopale ora tenuta a informare anche i fedeli relativamente alle entrate e alle spese dellIstituto centrale. d) In una fase successiva questo sistema stato esteso anche alle confessioni che hanno stipulato intese con lo Stato. Le Assemblee

8 Legge 20 maggio 1985, n. 222. Art. 49: Al termine di ogni triennio successivo al 1989, una commissione paritetica, nominata dallautorit governativa e dalla Conferenza episcopale italiana, procede alla revisione dellimporto deducibile di cui allart. 46 e alla valutazione del gettito della quota IRPEF di cui allart. 47, al fine di predisporre eventuali modifiche.

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di Dio (art. 23), gli Avventisti (art. 23) ed altre confessioni religiose partecipano a questo sistema pur con alcune differenze, per esempio in alcuni casi partecipano solamente alla percentuale a loro espressamente destinata dai contribuenti9. e) La deduzione fiscale delle offerte non rappresenta alcuna eccezione n un privilegio rispetto alla normativa precedente10. Il diritto tributario italiano conosceva gi le agevolazioni fiscali per le elargizioni in favore di persone giuridiche aventi finalit dinsegnamento, beneficenza, culto o previdenza sociale. La disciplina delle offerte deducibili si applica sulla base dellintesa anche agli Avventisti, alle Assemblee di Dio e ad altre confessioni religiose11. f) Il nuovo sistema di finanziamento ha comportato la necessit di ridisciplinare anche il diritto interno della Chiesa, procedendo, per esempio, alla soppressione del sistema beneficiale. In particolare si dovuto ridisciplinare il sistema di sostentamento dei sacerdoti12. Ad ogni sacerdote viene garantito un reddito mensile minimo (lire 950.000 in media). Ritorna la vecchia congrua, ma adesso una questione interna e viene diversamente finanziata in forma mista, come illustrato prima. A provvedervi si parte dal basso verso lalto, cominciando da parrocchia/seminario/diocesi, a seconda del luogo dove il sacerdote presta servizio, passando allIstituto diocesano per il sostentamento del clero, al quale sono stati trasferiti i vecchi benefici, fino allIstituto centrale. Il sistema italiano era gi stato preparato dal CIC del 1983, per esempio dai cann. 1274 e 1275. In questo senso esso aveva fatto riferimento a una praxis Curiae o diplomatia Curiae, che nel frattempo proseguita nellaccordo con lUngheria.

9 G. LONG, Le confessioni religiose diverse dalla cattolica, Bologna, 1991, pp. 206 ss. 10 J. MICHAELER, Kirchenfinanzierung..., cit., p. 150 11 G. LONG, Le confessioni religiose, cit., pp. 210 s. La disciplina vigente per le Comunit israelitiche simile a quella dellimposta ecclesiastica tedesca. 12 J. MICHAELER, Kirchenfinanzierung..., cit., p. 155. Cfr. in proposito anche le norme canoniche emanate dalla CEI pubblicate nel Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana. Si veda M. MORGANTE, Il Concordato tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana, Milano, 1988, pp. 140 ss.

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3. Polonia13 I rilevanti articoli del Concordato ratificato questanno sono i seguenti.


Articolo 12 1. Riconoscendo il diritto dei genitori alleducazione religiosa dei figli e il principio della tolleranza, lo Stato garantisce che le scuole pubbliche elementari e medie, nonch i centri prescolastici, gestiti dagli organismi dellamministrazione civile o autogestiti, organizzino, in conformit alla volont degli interessati, linsegnamento della religione nel quadro del relativo programma di scuola o prescolastico. Articolo 15 1. La Repubblica di Polonia garantisce alla Chiesa Cattolica il diritto di istituire e gestire liberamente scuole superiori, tra cui universit, facolt autonome e seminari maggiori ecclesiastici, nonch istituti scientifici di ricerca. 2. Lo statuto giuridico delle scuole superiori, di cui al comma 1, cos come le modalit ed i termini del riconoscimento da parte dello Stato dei gradi e dei titoli accademici ecclesiastici, nonch lo statuto giuridico delle facolt di teologia cattolica nelle universit statali, sono regolati da intese tra il Governo della Repubblica di Polonia e la Conferenza Episcopale Polacca, previamente autorizzata dalla Santa Sede. 3. La Pontificia Accademia Teologica di Cracovia e lUniversit Cattolica di Lublino sono sovvenzionate dallo Stato. Lo Stato prender in considerazione la questione del sussidio finanziario per le facolt autonome di cui al comma 1. Articolo 21 1. Apposite istituzione ecclesiastiche hanno il diritto di esercitare, ciascuna secondo la propria natura, attivit di carattere missionario, caritativo ed assistenziale. Allo scopo possono darsi strutture organizzative ed effettuare collette pubbliche. 2. Le norme della legislazione polacca sulle collette pubbliche non si applicano alle raccolte di offerte per scopi religiosi, per attivit ecclesiastiche, caritativo-assistenziali, scientifiche, istruttive ed educative, nonch a

13 R. PUZA, Stichworte zum Konkordat des Heiligen Stuhles mit Polen, in Neue Vertrge zwischen Kirche und Staat. Die Entwicklung in Deutschland und Polen, a cura di R. PUZA e A.P. KUSTERMANN, Fribourg, 1996, pp. 109 ss.

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quelle per il mantenimento del clero e dei religiosi, se si effettuano nellambito territoriale ecclesiastico, nelle cappelle e nei luoghi e nelle circostanze definite dalla consuetudine in una data regione e secondo le modalit tradizionalmente stabilite. Articolo 22 1. Lattivit intrapresa dalle persone giuridiche ecclesiastiche per scopi umanitari, caritativo-assistenziali, scientifici ed istruttivo-educativi sotto laspetto giuridico pari allattivit svolta per scopi analoghi dalle istituzioni civili. 2. Nelle questioni finanziarie delle istituzioni e dei beni ecclesiastici nonch del clero, avendo come punto di partenza la legislazione polacca e le norme ecclesiastiche vigenti, le Parti Contraenti istituiranno una speciale commissione, che si occuper dei necessari cambiamenti in materia. La nuova normativa prender in considerazione i bisogni della Chiesa, tenendo presenti la sua missione e lattuale prassi della vita ecclesiastica in Polonia. 3. Alle autorit civili verranno indicate listituzione ecclesiastica o le istituzioni ecclesiastiche competenti per le questioni menzionate al comma 2. 4. La Repubblica di Polonia, per quanto possibile, d appoggio materiale per la conservazione e i lavori di restauro dei complessi sacri di valore monumentale e degli edifici adiacenti, nonch delle opere darte che sono patrimonio culturale.

Con la firma di un nuovo concordato fra la Sede Apostolica e la Repubblica polacca, la lotta fra le due istituzioni sembra avere trovato una fine almeno provvisoria. Il Concordato stato firmato il 28 luglio 1993, dopo lapprovazione del Governo, dal ministro degli esteri polacco Krysztof Skobiszewski e dal Nunzio pontificio di Varsavia Joseph Kowalczyk. Per poter entrare in vigore, tuttavia, cera ancora bisogno dellapprovazione del Sejms per la ratifica da parte del presidente della repubblica, avvenuta solo nel 1998. Facendo una comparazione con il Concordato italiano del 1984 si possono riscontare alcuni parallelismi. LAccordo introdotto da un preambolo che definisce i rapporti Stato-Chiesa. La base ideologica informatrice costituita dai documenti del Concilio Vaticano II sulla libert religiosa e sulle relazioni fra la Chiesa e la comunit nonch dai principi costituzionali dello Stato polacco. Da ci emergono lautonomia e la cooperazione nei reciproci rapporti. Ci viene espresso ancora una volta nellarticolo 1:
La Repubblica polacca e la Santa Sede affermano saldamente che lo Stato e la Chiesa cattolica sono indipendenti e autonomi, ciascuno nel proprio ambito, e che nelle loro relazioni reciproche e nella loro coopera-

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zione per la promozione dellumanit e del bene comune agiscono nel pieno rispetto di questo principio.

Con tale formula vengono evitate reminiscenze di ci che lo Stato comunista in passato chiamava separazione Stato-Chiesa, per quanto allora non si trattasse di osservare i diversi ambiti di competenza in reciproco accordo, quanto di ridurre la preminente posizione sociale della Chiesa nel paese. Analogamente al Concordato italiano, le questioni patrimoniali sono state lasciate al lavoro di unapposita commissione mista (art. 22 co. II):
Relativamente alle questioni finanziarie delle istituzioni ecclesiastiche e del patrimonio ecclesiastico nonch del clero, le quali si fondano sulla legislazione polacca e sulle norme canoniche in vigore, le Parti contraenti istituiscono una commissione speciale che appronter le necessarie modifiche in materia. La nuova legislazione dovr rispettare le esigenze della Chiesa avendo particolare riguardo verso la sua missione e la usuale prassi della vita religiosa della Polonia.

In Polonia, attualmente, la Chiesa si sostiene quasi esclusivamente con le offerte dei fedeli e le tasse per lamministrazione dei sacramenti. La Chiesa non viene praticamente sovvenzionata dallo Stato. Le istituzioni ecclesiastiche provvedono per la maggior parte esse stesse alla cura dei monumenti architettonici ecclesiastici. Lo Stato garantisce un piccolo contributo. Il Concordato prevede il finanziamento di scuole (art. 14, co. 4), di scuole superiori (art. 15, co. 3) e dei monumenti artistici (art. 22, co. 4). Altre materie tipicamente concordatarie sono la tutela della propriet ecclesiastica (artt. 23 e 24) e dei monumenti (art. 25). A partire dal settembre del 1990 in tutte le scuole pubbliche (elementari e gradi successivi) viene impartito linsegnamento religioso. Tale insegnamento organizzato dalla scuola, gli insegnanti di religione tranne i sacerdoti vengono pagati dallo Stato. Il 98% dei bambini delle scuole elementari frequentano lora di religione a richiesta dei genitori. Nella scuola media sono l85-90%. 4. Germania Per la Germania si devono ricordare innanzitutto i cosiddetti accordi diocesani. Essi riguardano lerezione di nuove diocesi nei

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cinque nuovi Lnder Grlitz, Erfurt, Magdeburgo e lerezione dellarcidiocesi di Amburgo, che comprende anche il Meclemburgo Pomerania Anteriore (Schwerin). La disciplina delle questioni finanziarie per esempio la dotazione delle diocesi e le prestazioni statali stata lasciata alla stipulazione di concordati. I concordati stipulati nel frattempo con la Sassonia, la Turingia e il Meclemburgo Pomerania Anteriore contengono norme sulla tassa ecclesiastica e sulle prestazioni, positive e negative, dello Stato. A titolo desempio si potrebbe esaminare il Concordato con la Turingia. Ai sensi dellart. 23 il libero Stato di Turingia paga alla Chiesa cattolica una somma complessiva annuale denominata prestazione statale, in luogo delle precedenti dotazioni garantite alle diocesi e agli enti diocesani e dei sussidi per la rimunerazione e la previdenza dei parroci, in luogo di tutte le prestazioni pecuniarie e in natura fondate sullobbligo dello Stato di sostenere gli oneri edilizi degli edifici di propriet della Chiesa, in luogo di altri vecchi titoli giuridici relativi a pagamenti. La Chiesa cattolica esonera il libero Stato di Turingia da tutti gli obblighi relativi a prestazioni pecuniarie e in natura, in particolare gli oneri edilizi, nei confronti delle comunit di fedeli ovvero delle parrocchie (co. I). Nel 1997 la prestazione statale ammontava a 998.000 marchi per il pagamento degli oneri edilizi e a 556.000 marchi per il pagamento di tutti gli altri vecchi titoli (co. II). LAccordo contiene una clausola di adattamento (co. III). Se successivamente al 1 gennaio 1997 si modifica la rimunerazione degli impiegati statali, si modifica rispettivamente la prestazione dello Stato sulla base dellammontare concordato per lanno 1997. Alla base viene posto il grado iniziale di carriera del servizio amministrativo non tecnico, classe retributiva A,13 del regolamento salariale, settimo livello di anzianit di servizio, coniugato, due figli a carico. Ai sensi del comma IV per gli anni dal 1998 al 2001 si ha inoltre un aumento della prestazione statale per il pagamento degli oneri edilizi di 225.000 marchi lanno. La prestazione statale viene ripartita fra le diocesi dintesa fra di esse. Questintesa deve essere comunicata al ministero competente. Nellart. 7 si pensato alla possibilit di affrancare le prestazioni statali, come contemplato dallart. 140 della Legge fondamentale in combinazione con lart. 138, co. I della Costituzione di Weimar.

IL FINANZIAMENTO DELLA CHIESA

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5. Austria Per quanto riguarda lAustria non c niente di nuovo da riferire se non i ricorrenti adeguamenti dellammontare delle prestazioni statali che hanno avuto luogo ai sensi di una clausola di garanzia sul valore, contenuta nellAccordo patrimoniale del 1960. Finora la Curia romana non mai intervenuta nella discussione che si accende periodicamente a proposito del contributo ecclesiastico. In Austria si riflettuto anche sullintroduzione del sistema italiano, parlando di tassa culturale. 6. Ungheria Il 3 aprile 1998 stata stipulata una Convenzione fra la Sede Apostolica e lo Stato ungherese sul finanziamento della Chiesa. Si trattava da una parte di affrontare le questioni delle secolarizzazioni e dei relativi risarcimenti, dallaltra quelle del finanziamento della Chiesa. da notare il fatto che in questo concordato si prevede il recepimento del sistema della tassa culturale vigente in Spagna e in Italia. Lart. 4 stabilisce che a partire dal 1 gennaio 1998 le persone fisiche possono devolvere l1,1% della loro tassa sul reddito (IRPEF) a favore della Chiesa che scelgono o di un fondo speciale dello Stato. Il secondo comma dello stesso articolo contiene una garanzia del reddito della Chiesa. Disposizioni pi dettagliate sono poi contenute in un protocollo addizionale. IV. CONSIDERAZIONI
FINALI

La politica concordataria di Giovanni Paolo II nelle questioni relative al finanziamento della Chiesa mostra, per un verso, una cauta condotta laddove sono in gioco buoni e collaudati rapporti, e per un altro, una risoluta individuazione di nuove norme laddove esse sono necessarie e possibili. Ci vale soprattutto per lItalia e la Spagna e adesso naturalmente anche per quegli Stati come la Polonia, lUngheria e la Croazia divenuti liberi dopo la fine del regime comunista. In Germania si rimane fondamentalmente ancorati allesistente: e si procede con molta cautela a delle modifiche, per esempio per quanto concerne le prestazioni statali. (Traduzione dal tedesco di Francesca Ristori)