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BIMESTRALE ECONOMICO FINANZIARIO

Anno 2014 Numero 2 MARZO APRILE


Poste Italiane Spa - Sped. abb. post. DL 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma1, C/RM/22/2013 del 19/06/2013

a pag. 4

CULTURA FERITA: CHE FARE? UNA PROPOSTA

Nella foto il cedimento delle mura di Volterra

IL PUNTO Banche: il futuro

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FISCO Un metodo facile

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QUOTATE Buone notizie dai mercati

2 4 8 11 14 17 20 22 26 29 30 34 36 38 39 42 55

Il Punto Una banca per amica Patrimonio artistico Gioielli da salvare Modelli di sviluppo Fame di cultura Delega fiscale La riforma del catasto Lanniversario La BCC di Roma ha 60 anni La ripartenza/1 Padoan il traghettatore La ripartenza/2 Crescita e stabilit Eccellenze italiane Il SantAnna di Pisa Cosmo in rosa Litaliana nello spazio Livelli qualitativi Come evitare i tagli Una nuova frontiera Dinamismo di Maremma Grande distribuzione Lagroalimentare tira Commercio estero Il mercato italo-arabo Alitalia Loyalty Coccolando, volando La grande spoliazione I nemici del risparmio La moneta dellExp Futuro in bellezza Costume & Societ Dai Salesiani allOscar Il Carapace entusiasma

Banca di Credito Cooperativo di Roma Capitale in crescita. Da 60 anni. (a pag. 14)

Bimestrale Economico - Finanziario


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Nuova Finanza
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a cura dellUfficio Marketing

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ANSALDO STS RENO DE MEDICI CREDITO BERGAMASCO AUTOSTRADE MERIDIONALI BANCA CARIGE BENI STABILI

IL PUNTO del direttore

BANCHE, EUROCRATI IN AFFONDO


di Pietro Romano

o scontro stato di quelli inusuali. Anche se gli (altri) organi dinformazione hanno provveduto a smorzarlo. Accusare la Banca centrale europea di non essere sufficientemente pronta al suo ruolo di supervisore bancario e in crisi di personale, idee, standard come ha fatto il quotidiano economico tedesco Handelsblatt - quanto meno irrituale. Listituto di Francoforte ha replicato che larticolo basato su una serie di inesattezze. Che i tempi previsti dallEba (European banking authority) saranno rispettati. E che sono oltre 200 gli impiegati attualmente al lavoro. Duecento per avviare la nuova vigilanza bancaria europea? E non sono pochi? In realt, la struttura periferica della vigilanza non destinata a venir m e n o. S o l o che, incredibilmente, non sar pi

unesclusiva delle banche centrali. Agli istituti come la Banca dItalia, infatti, si affiancheranno entit private (societ di consulenza, revisori ecc). Nel nostro Paese, a esempio, il consiglio dei ministri ha gi dato il via al reclutamento di questi esterni e gi ricorrono nomi come Deloitte e Kpmg. Ragionando con la pancia, si potrebbe dire: meno male! La vigilanza italiana negli ultimi anni non ha brillato per efficienza, come dimostrano alcuni casi eclatanti, non certo banche di provincia o di paese, di istituti finiti al (dis)onore delle cronache per la cattiva gestione. Nel contempo, si potrebbe anche, in tempi di revisione della spesa e di tagli estremi, chiedersi perch mai, allora, i contribuenti italiani siano ancora costretti a pagare i lauti stipendi erogati dalla Banca dItalia. Si blocchi perlomeno il turn over, diventa lecito chiedersi. Ma il discorso molto pi complesso e non lo si pu limitare ai dipendenti in, eventuale, eccesso. Piuttosto va osservato che le societ di consulenza non ga-

Andrea Enria Presidente Eba

rantiscono la loro estraneit ai conflitti dinteresse: cera proprio bisogno, allora, di introdurre questa novit in un mercato gi tanto indebolito dalla crisi? Non questa lunica doglianza sullo stato dei rapporti tra gli organismi europei e le banche italiane. In cima alla lista c il ruolo dellEba che, per paradosso, dal marzo 2011 guidato dallitaliano Andrea Enria. Perfino il compassato Sole 24 Ore lo ha accusato di emettere norme che hanno indotto gli istituti finanziari italiani a scelte draconiane con ripercussioni drammatiche su cittadini e imprese. Le nuove regole sugli affidamenti introdotte appunto dallEba possono strangolare leconomia reale, altro che ripresa! LAutorit vuole impedire a un istituto di intervenire a sostegno di un cliente in difficolt pi di una volta, altrimenti lo dovr automaticamente classificare come non performing, dichiararlo in default, accantonare le somme a credito. Altrettanto devastanti potrebbero essere le conseguenze della inflessibilit sui fidi, che sanziona con la dichiarazione di default del cliente anche lo sconfinamento di un solo euro per oltre 90 giorni. Insieme queste due norme da un lato aggraveranno ulteriormente la stretta creditizia, dallaltro potranno costringere a nuovi accantonamenti le banche, le quali magari non ne avranno la disponibilit e potrebbero finire a loro volta in default. Insomma, mentre leconomia chiede maggior credito, dallEuropa arriva la spinta verso unulteriore stretta. Non lunico

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colpo proibito che Francoforte e Bruxelles stanno assestando al sistema bancario italiano. Un sistema va detto che ha reagito molto meglio di quello degli altri Paesi europei e soprattutto del sistema unico anglosassone cui le istituzioni europee stanno obbligando gli istituti italiani. Non casuale che i contribuenti italiani siano stati costretti a versare finora (sia pure a titolo poco chiaro di anticipo) oltre 58 milioni di euro per salvare le banche di altri Paesi europei, senza che le banche italiane ricevessero un centesimo in cambio. Nel mirino, ora, entrata la governance di quella banca diversa che la banca cooperativa. Un altro genere di banca diversa, quella regionale tedesca, rimane nel frattempo fuori dai controlli Sia ben chiaro, un rafforzamento del buon governo di impresa rappresenta una battaglia utile alla stabilit e allo sviluppo dei sistemi finanziari ed economici. Questo vale anche per le banche cooperative, ovvio, che gi nel 2011 hanno riformato lo statuto tipo delle Bcc, introducendo una serie di innovazioni che hanno anticipato quelle europee. Senonch, gli eurocrati stanno dando lidea di essere mossi non da motivazioni funzionali, ma ideologiche. Eppure, il pluralismo un valore per i cittadini e per il mercato, andrebbe favorito, non ostacolato. Accresce la concorrenza e favorisce la stabilit. Ma non sembra che sia questo lobiettivo

delle vestali dellortodossia (bancaria) a senso unico dellEuropa delle banche (a senso unico). Non si spiegherebbe, altrimenti, perch mai le autorit europee stiano lanciando con frequenza crescente avvertimenti alle banche popolari e cooperative, anche quando sono meglio capitalizzate, pi stabili, con quote di mercato maggiori della concorrenza. E nonostante appunto il caso di quelle italiane negli anni di crisi non abbiano ridotto il flusso creditizio, in particolare verso le famiglie e le imprese medio-piccole. La questione, allora, assume dimensione politica, pi che economico-finanziaria. Mette in discussione il futuro stesso delleconomia e dellautonomia italiana. Che non pu essere lasciato alla merc di un pugno di eurocrati, ancorch di passaporto italiano, che non si comprende a quali interessi rispondano.

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PATRIMONIO ARTISTICO

R DOSSIE

SALVIAMO I NOSTRI GIOIELLI


u partire da unidea Toscana intervento di somma urgenza e sono il rilancio dei tre settori chiave stati chiamati a raccolta i vari ministeri della nostra economia: Il turiche con ogni probabilit faranno la loro smo, la cultura e ledilizia. parte. Bene, ma accanto a questa valuI recenti crolli delle mura medievali di tazione sicuramente positiva viene da Volterra hanno veramente colpito al aggiungerne anche altre assai pi preoccuore un po tutti, non solo gli abitanti cupanti. Non tanto la scontata domanda della citt etrusca. Quelle voragini aperte Si poteva evitare? o anche la banale nella cinta muraria, infatti ci inquietano Quanto ci costa in pi intervenire ora? perch non costituiscono solo materialquanto quella che davvero fonte di mente una ferita aperta nel tessuto del preoccupazione: quante altre mura urbane centro storico toscano ma anche perch meno conosciute sono crollate o stanno mostrano in modo evidente la nostra per crollare in cento o mille altri centri incapacit di custodire lo straordinario storici? E insieme alle mura quante altre patrimonio culturale che abbiamo eretorri, castelli, ville, palazzi, fattorie, ditato dai nostri antenati. Eppure non case coloniche, certo credibile che ai tempi nostri ci cersiano meno soldi o meno mezzi di prima. A dire il vero va rilevato che, almeno nel caso di Volterra, la macchina pubblica nel suo insieme ha reagito decisamente bene: stata attivata nellarco di pochissimo tempo ununit di crisi da parte del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo che ha subito provveduto a coordinare le varie istituzioni territoriali e tutte le strutture tecniFortezza vecchia di Livorno che dei vari settori dintervento ed stato possibile partire subito con la prima tose o anche semplici casette coloniche messa in sicurezza del sito e a predisporre e casupole urbane, resti antichi o del i percorsi tecnici e progettuali per quanmedio evo, del rinascimento o del sette tificare i danni e per iniziare lintervento ottocento, sono in stato di abbandono e di restauro complessivo. La Regione Todi degrado e ormai sul punto del collasso scana ha anticipato i soldi per il primo irreversibile? E questo non vale solo per

Riccardo Lorenzi*
i beni culturali ma anche per le scuole e gli ospedali, le palestre e le caserme e praticamente per quasi tutte le propriet demaniali. Si rileva ovunque una sostanziale incapacit di garantire la conservazione del patrimonio immobiliare pubblico ed in generale una diffusa mancanza di politiche di buon governo per lintero territorio. E dunque utile considerare il crollo delle mura di Volterra come un campanello dallarme per affrontare una situazione generale ben pi complessa e diventa allora imperativo chiedersi cosa si possa e si debba fare per organizzare la macchina pubblica non solo per gestire lemergenza, come abbiamo fatto, finora, e a volte neanche quella, ma per strutturare un sistema di servizio efficace, permanete e davvero adeguato ai tempi e ai bisogni. Lattuale contesto economico e sociale del paese evidenzia la doverosit e priorit di una serie organica di provvedimenti innovativi che consentano finalmente di riattivare un processo concreto di ripresa del sistema produttivo e la creazione di posti di lavoro. Nel pi profondo rispetto dei cittadini si deve passare da un sistema pubblico inteso come mero controllo autoritario, quasi assoluto, ad una doverosa e pi moderna concezione di indirizzo e di sinergia tra istituzioni e societ civile. Nello specifico c la necessit di snellire i procedimenti burocratici nel rilascio dellautorizzazione ai lavori ed agli in-

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terventi sul territorio e a ridare slancio e competitivit alle iniziative pubbliche e private ora sicuramente rallentate se non intralciate. Per far questo necessario in primo luogo superare la logica burocratica della frammentazione istituzionale delle competenze, che finisce a volte per creare quasi una specie di contrapposizione tra enti e spesso un vero e proprio percorso ad ostacoli per lazione dei privati. Per supportare una pubblica amministrazione sempre pi in difficolt ed un sistema di norme urbanistiche troppo complesse quanto ermetiche si propone dunque di attivare sul territorio una corretta politica di gestione delle risorse paesaggistiche, sia pubbliche che private. Una buona politica di tutela e di valorizzazione del paesaggio infatti non si basa su aspetti effimeri o estetici ma sulla reale corrispondenza tra struttura economica e aspetto dei luoghi: il paesaggio sempre lo specchio delleconomia e ad una buona qualit del paesaggio corrisponde sempre Giardini della Certosa di Calci una buona qualit della vita. La proposta di una politica del paesaggio implica pertanto lattivazione di una strategia innovativa e al tempo stesso rinnovativa in quanto nasce da una considerazione tanto semplice quanto evidente: nel nostro paese la tutela del paesaggio si rivolge a contesti storici e ambientali che sono sorti quasi esclusivamente nel passato e questo perch, con rarissime eccezioni, si pu dire che tutto quello che si fatto negli ultimi decenni ha danneggiato e distrutto pesantemente molto di quanto di bello e di buono esisteva. Evidentemente le regole costruttive e ambientali dei tempi antichi funzionavano bene mentre quelle che ci siamo dati negli ultimi decenni, come del resto gli stessi strumenti di

controllo e di pianificazione, non hanno funzionato pi di tanto. E allora logico pensare di poter e di dover recuperare, seppure con la cultura e la scienza dei nostri giorni, quei meccanismi virtuosi di una volta che possano affiancare e supplire ai limiti di unedilizia e di unurbanistica palesemente obsolete e che si cerchi di rimettere di nuovo la societ tutta in grado di tornare ad essere capace di agire e di agire correttamente proprio come nel passato. Il Chianti, oggi simbolo universale di bel paesaggio stato costruito dalla mezzadria, con gli investimenti dei padroni e con il lavoro dei contadini, per produrre e per mangiare e non certo dagli architetti per un piacere estetico. E proprio nellottica di questa visione strutturale, non effimera, del paesaggio inteso come esito di una corretta gestione delle risorse economiche, che ci piace parlare in termini di improrogabilit e necessit di dare il via ad una vera e propria politica paesaggistica. Bisogna riscrivere le regole del gioco e tornare a dare importanza e fiducia al territorio inteso come sistema di risorse, a partire da chi ci vive e ci lavora, piuttosto che usare gli strumenti tipici del controllo passivo e fiscale della burocrazia tradizionale. Da qui lipotesi di costituire e promuovere, o meglio di far nascere, una rete nazionale di coordinamenti tecnici territoriali veri e propri Laboratori del Paesaggio - formati da una selezione di funzionari pubblici di indubbia esperienza e professionalit - ai quali sia legalmente riconosciuto il compito di supportare le istituzioni nella valutazione della compatibilit paesaggistica degli interventi. Una giusta politica di riqualificazione paesaggistica e di sviluppo sostenibile appare infatti

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come lo strumento pi immediato e pi perseguibile per riaggregare facilmente imprenditori e istituzioni in un progetto comune di rilancio del territorio. Le nuove strutture di coordinamento dovrebbero costituire un centro di riferimento per tutti gli enti pubblici, a cominciare dal demanio dello stato, nella gestione del proprio patrimonio immobiliare ed avere al tempo stesso un ruolo di concertazione e di indirizzo per favorire le iniziative degli operatori privati. La tutela e la valorizzazione del paesaggio pu e deve diventare infatti lunica forma di controllo degli interventi architettonici e ambientali nel nome dellinteresse pubblico, realisticamente sintetizzato nelle regole molto elementari della politica paesaggistica: ci che bello, cio ha valore di natura o di cultura, deve essere conservato e utilizzato e ci che brutto, che impatta, che inquina, che de-

Architetto Riccardo Lorenzi

gradato deve essere eliminato o riqualificato. Ununica struttura di valutazione, con valore di conferenza dei servizi permanente, con autonomia giuridica ed amministrativa, con estensione da area vasta o comunque sovra comunale che ha riunite in s tutte le competenze ora diverse e disperse tra i troppi enti: agile e vicina perch decentrata sul territorio e come un percorso amministrativo unitario e semplice, magari integrato da agevolazioni fiscali nelle aree di pregio ambientale e incentivato da punteggi preferenziali per i progetti di valorizzazione e di qualit, che verrebbe a rappresentare un servizio veloce e completo. Date le molte competenze derivanti dalle diverse istituzioni territoriali e ministeriali sarebbe ottimale assegnarne la dipendenza direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La stessa Costituzione riconosce il primato del paesaggio tra gli obiettivi di maggior interesse pubblico e garantendone una capacit di gestione con criteri di efficacia e professionalit e si potr credibilmente e finalmente assicurare un coordinamento ottimale nella redazione di piani e progetti da parte di aziende e di uffici pubblici in un quadro di concertazione e promozione sistematica e condivisa delle risorse territoriali. La strutturazione permanente di un gruppo di lavoro tecnico scientifico che riassume in s tutte le competenze settoriali e poi sintetizza in un unico parere di competenza paesaggistica onnicomprensiva tutte

le diverse autorizzazioni costituisce una fondamentale forma di razionalizzazione e velocizzazione dei procedimenti tale da potersi considerare un primo passo verso una riforma strutturale della P .A. Se il modello sperimentale proposto fosse supportato da una specifica legge nazionale che consentisse di trasmettere a tutti gli enti competenti il solo parere favorevole della commissione tecnica del Laboratorio del Paesaggio sarebbe tagliato in un solo momento tutto laggravio dellurbanistica, della VIA e di tutti gli infiniti pareri finora necessari. Ulteriori enormi vantaggi di questa forma organizzativa sono rappresentati dal fatto che la commissione potrebbe avere un ruolo di indirizzo e di consulenza anche per i vari progetti privati, contribuirebbe a professionalizzare i singoli tecnici degli enti pubblici, svilupperebbe una cultura della cooperazione e della progettazione in modo propositivo, consentirebbe di dare un aiuto sostanziale al funzionamento delle strutture istituzionali alleggerendone il peso di lavoro e di coinvolgere in azioni comuni di interesse pubblico le molteplici iniziative dei singoli, creerebbe un servizio vicino al cittadino e diffuso sul territorio, di convogliare in azioni comuni di interesse pubblico le molteplici iniziative dei singoli, smuoverebbe risorse finanziarie oggi bloccate e riattiverebbe il finanziamento da parte degli istituti bancari, oggi ridottissimo, su operazioni concrete e reali ridando forte prospettiva positiva e responsabilit dirette al posto del fluido e rischioso mercato dei titoli di borsa. Potr veramente rimettere in gioco limprenditorialit vera.

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La proposta dei Laboratori del Paesaggio si fonda sullallargamento su vasta scala di alcune esperienze di lavoro della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Pisa, nate a partire dal 2000 da un protocollo siglato con lUniversit di Pisa, la Scuola Superiore S.Anna e la Scuola Normale Superiore, con la finalit di trovare metodi di studio e valutazione del paesaggio e di trovare strumenti di attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio. Tema centrale era quello di passare da una tutela passiva basata sui vincoli ad una visione propositiva dei servizi tendendo a valutare e ad ottimizzare le forme di gestione dei beni mediante un rapporto corretto e trasparente con i privati. A tal proposito opportuno rilevare che alla rete dei Laboratori del Paesaggio, come strutture di coordinamento del sistema pubblico, dovrebbe corrispondere anche la creazione di Fondazioni onlus paesaggistiche o culturali (individuate anche presso le casse di risparVilla Maurogordato, Livorno mio o i vari istituti bancari o finanziari gi esistenti) che dovrebbe costituire il soggetto di coordinamento di soggetti ed associazioni private e che potrebbe rappresentare linterlocutore ottimale per ogni iniziativa e per ogni sinergia. Risulta cos evidente la potenzialit dazione di un sistema di cooperazione pubblico privato cos predisposto e le molteplici opportunit e facilitazioni di lavoro e di finanziamento possibili in maniera assolutamente trasparente. Tra le iniziative in corso di studio e possibile attuazione presso la Soprintendenza pisana sul proprio territorio di competenza,

le province di Pisa e Livorno, utile citare due appositi progetti di apparati di pianificazione e di gestione: il primo, per la valorizzazione della costa toscana, detto Toscana giardino dinverno: un paesaggio doc per un vino doc, che ha come finalit la tutela paesaggistica e lo sviluppo sostenibile del territorio costiero e che dunque strutturato per coordinare imprenditori locali, residenti e istituzioni competenti al fine di ottimizzare la gestione delle risorse (stabilimenti balneari, alberghi, campeggi, aziende viti vinicole, agriturismi, ristoranti) con la finalit di prolungare la stagione turistica, ormai diventata una necessit per tutti, mediante la messa a sistema delle strutture. Un secondo esempio pilota invece quello in corso per lattivazione di un Laboratorio del Paesaggio dellisola dElba che possa costituire un punto di riferimento per tutta lisola nel definire le linee di indirizzo per le modalit di pianificazione e di esecuzione dei lavori, per creare un polo di servizio centralizzato per le funzioni tecniche e urbanistiche, ambientali e programmatorie degli otto uffici comunali dellisola. Altre Fondazioni onlus potranno vedersi riconoscere la possibilit di gestire i beni demaniali abbandonati o semi abbandonati quali le fortezze, le caserme o le prigioni senza rischio di privatizzazione dei beni di propriet pubblica o gestire leconomia nei parchi. E unidea che vale la pena di approfondire e forse anche il momento buono. *Soprintendenza e Universit di Pisa Architetto Direttore Coordinatore

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LA CRESCITA DEL PAESE

FAME DI CULTURA
Giuliano Noci*

l governo Renzi alle prese con la definizione di un programma per la crescita del Paese. Nutriamo tutti grandi aspettative ma nel contempo siamo timorosi circa lindividuazione di vie percorribili per il rilancio. A voler ben guardare, una prima strada, per carit assolutamente non risolutiva, quella che passa per la valorizzazione delloro nero italiano: la cultura. E bene ha fatto il neo-ministro Franceschini a fissare subito il punto. Siamo del resto davvero uno straordinario giacimento culturale: con oltre 5.000 tra musei, monumenti e aree archeologiche e 49 siti UNESCO. Eppure continuiamo a perdere posizioni tanto che nella classifica dellOrganizzazione Mondiale per il Turismo, siamo ormai scivolati al 26 posto in tema di competitivit turistica. Ovviamente anche sul fronte economico i risultati non sono incoraggianti. Il Louvre da solo genera introiti comparabili con quelli di tutti i musei e delle aree archeologiche italiane. Il ritorno economico degli asset culturali sui siti Unesco mostra come gli Stati Uniti, con la met dei siti rispetto allItalia, abbiano un ritorno commerciale pari a 16 volte quello italiano. Il ritorno degli asset culturali d e l l a Francia e del Regno unito tra 4 e 7 volte quello italiano. Come fare allora per trasformare il noProfessor Giuliano Noci

stro giacimento di oro nero in barili da collocare a prezzo di mercato? Occorre progettare un nuovo modello di valorizzazione del nostro patrimonio culturale ma il diavolo si annida nei dettagli, visto che richiesto davvero un triplo salto mortale rispetto a quanto si fatto fino ad oggi. Entrando nel merito, infatti, occorre:

1 In primo luogo progettare e disegnare dei veri e propri


marchi della cultura. Che cosa intendo dire? Faccio riferimento a una nuova organizzazione del patrimonio che sappia aggregare risorse culturali omogenee appartenenti a destinazioni diverse e le promuova dando loro personalit, dignit di marca. In questo modo, progettiamo unofferta attrattiva in grado di rispondere a una motivazione di viaggio; un esempio interessante da cui trarre ispirazione quello dei Castelli della Loira in Francia (e dunque le ville palladiane da noi, ad esempio). 2 Ovviamente non basta. Se non comunichiamo in modo adeguato, ben difficilmente riusciremo a trasformare questo patrimonio costellato di marchi in nuce in un vero asset. Anche qui, dobbiamo reinventarci; in particolare, dobbiamo imparare a costruire una narrativa, cio dei racconti multimediali in grado di veicolare sui social media quellesperienza che intendiamo promuovere e che immaginiamo possa incontrare il desiderio e le aspettative del nuovo turista digitale; si tratta di proporre una vera e propria anticipazione. Qualcuno potrebbe dire: Tutto qui?. In verit, poco non : occorrono investimenti nella produzione di contenuti multimediali interessanti e nella promozione digitale. E dobbiamo esserne convinti. Chi infatti ha cavalcato londa ha ottenuto importanti risultati: basti pensare che il Louvre ha ottenuto quasi 9 milioni di visite tramite social network, il Metropolitan Museum of Art (New York) 6 milioni, seguito a ruota dal British Museum (Londra). 3 Il terzo avvitamento del nostro salto mortale costituito dalla capacit di generare unesperienza di visita interessante, una volta che avremo convinto qualcuno a provare i nostri marchi culturali. E anche qui il nostro sistema si deve muovere in modo completamente diverso rispetto al passato. Deve riscrivere lofferta musealetenendo conto

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che non tutti i visitatori sono esperti e non vanno allontanati da un tecnicismo e da un filologismo eccessivi; bisogna tenere soprattutto conto di tutti quei visitatori potenziali che visitatori non sono ancora e che devono essere motivati alla visita. Lofferta museale deve essere presentata con i moduli delle tecnologie multimediali (realt aumentata, QR code, ecc.) e, pi in generale, deve concepire la visita come una vera e propria esperienza di intrattenimento (non solo chiusa nella dimensione accademico-culturale, aperta al contrario a motivare suggestioni, emozioni, interessi futuri). Sono per conscio di non avere ancora convinto il lettore. Manca ancora un passaggio: come fare tutto questo in un contesto fatto di risorse scarse - basti pensare

che negli ultimi 10 anni il bilancio del Ministero competente si quasi dimezzato - e di un patrimonio culturale sin troppo abbondante e, quindi, difficile da conservare e gestire? La risposta passa attraverso la consapevolezza che il nostro patrimonio culturale rappresenta un giacimento di storie, conoscenze e contenuti molto interessante anche per soggetti privati i quali vanno incoraggiati a trasformare questo interesse in investimenti, naturalmente beneficiando di nuove condizioni di contesto e di contorno. A questo proposito, occorre osservare come linsistenza con cui, anche giusta-

mente, si guardato ad una normativa sulla defiscalizzazione appare oggi datata. Tanto che, finalmente esistendo, non ha cambiato le cose: forse perch inconsapevolmente immaginata a supporto di un ruolo residuale, statico del privato, nella sua funzione mecenatistica. Se guardiamo alla promozione e gestione del bene culturale in unottica di produzione della ricchezza il problema non sono i soldi ma le regole. Per quanto chiaro e netto rimanga il tema ed il valore di unappartenenza comune del bene culturale - patrimonio di ognuno di noi -

sono le reg o l e che ne definiscono la conservazione, la g e -

Capitolium di Brescia

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Piazza di Vigevano

stione, la promozione e la fruizione a dover incoraggiare leconomia della cultura. E certo quelle attuali non lo fanno. Il valore anche simbolico del bene continua ad essere un comodo scudo con cui allontanare gli investimenti privati dal bene stesso. E se possibile - e quante volte purtroppo possibile - allontanare e scoraggiare i visitatori. Dir qualcuno: il triplo salto paventato rischia davvero di essere nel vuoto (e quindi mortale). In verit vale la pena rischiare e crederci; chi allestero ha lavorato in questa prospettiva, ha ottenuto risultati davvero importanti. Al neo-ministro Franceschini serve quindi tenere la barra ferma proseguendo nel solco tracciato da Bray con il Decreto Valore cultura - per contrastare spinte politiche localistiche e i freni delle burocrazie della cultura, troppo spesso orientati ad una prospettiva auto-referenziale secondo la quale il bene

culturale un valore in s dimenticando che occorre organizzarne lofferta secondo una prospettiva di marketing e non di meno necessario saperla vendere. Soprattutto se pensiamo di attrarre una parte di quel miliardo di nuovi turisti che nei prossimi dieci anni si apprestano (secondo lOrganizzazione Mondiale del Turismo) a viaggiare nel mondo. Partiamo subito dunque, individuando un primo nocciolo di marchi della cultura, ciascuno organizzato nella prospettiva di produrre ricchezza, e arrivando a presentare i primi risultati in occasione di Expo2015: una formidabile vetrina della nuova partnership pubblico-privata cui dovremmo chiedere di saper innescare un virtuoso effetto di trascinamento anche sul resto del nostro patrimonio culturale. *Prorettore Politecnico di Milano e Presidente Explora

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NUOVE RENDITE: UN METODO FACILE

LA RIFORMA DEL CATASTO


Giorgio Fiorenza

on la recente approvazione della determinare per questa la rendita catastale. Delega Fiscale, subisce una decisa Ma come si effettua il calcolo? La defiaccelerazione lapprovazione di nizione rendita catastale, sotto il profilo quella che sar la nuova Riforma del storico, tendeva ad individuare il reddito Catasto, contenuta nell art. 2 del disegno ordinario retraibile al netto di spese e di legge originario. perdite ed al lordo delle sole imposte, cio La riforma implicher la revisione dei del canone di locazione percepito a cui parametri del Catasto dei fabbricati con si sottraggono tutte le spese con esclusione lobbiettivo di attribuire a ciascuna unit delle imposte Irpef, tari, Irap ed altro. immobiliare il relativo valore patrimoniale Dividendo questo reddito per la sue la rendita, con criteri omogenei ed ogperficie catastale dellimmobile, si ottiene gettivi su tutto il territorio nazionale. la tariffa destimo dellunit con quella Tale revisione sar effettuata dall Agenzia del Territorio (oggi incorporata dallAgenzia delle Entrate) in collaborazione con i rispettivi comuni di riferimento in ambito provinciale. , in sintesi, la proposta legislativa per la riforma catastale ed certamente un importante passo avanti per un Catasto pi equo e di pi facile applicazione. Cosa di non poco conto Firenze - Via Tornabuoni se si considera che lattuale normativa di riferimento si protrae, seppure con modifiche, determinata categoria e classe, ovvero il reddito per metro quadro di superficie dal 1939. Il Legislatore individua quindi, quale catastale. E evidente che tale tariffa consentir di calcolare tutte le rendite catastali fase principale, quella della determinazione della cosiddetta tariffa destimo delle unit immobiliari urbane appartenenti alla stessa categoria e classe. Baster, che cerca di realizzare sulla base di un procedimento algoritmico. In sostanza, pertanto, moltiplicare la tariffa stessa per la superficie catastale di ciascun imsi tratter di individuare quel parametro matematico che rappresenter adeguamobile. Sicuramente ed apparentemente semplice tamente la categoria e la classe dellunit immobiliare presa in considerazione e ma certamente non corretto e soprattutto

non equo. Con il nuovo criterio, viene disapplicata una importante norma che prevede la valutazione dei singoli cespiti considerati nella propria ordinariet, che equipara quindi gli immobili simili ma a prescindere dallo stato di manutenzione del bene. I costi per le manutenzioni possono e devono essere possibili detrarre dai redditi siano essi riferibili ad aziende o a privati. Con gli abbattimenti IVA del caso, in funzione che si tratti di immobili strumentali (in uso ad aziende o professionisti) oppure prima casa oppure ancora di immobili notificati o sottoposti al vincolo paesaggistico ed altro. Inoltre verr adottato un nuovo parametro che creer vere e proprie sperequazioni: la cosiddetta microzona. Il parametro, infatti, tender a circoscrivere in un ridotto ambito territoriale, immobili magari confinanti ma con valori paradossalmente diversi. E il caso di fabbricati o interi isolati, parte dei quali presentano magari laffaccio su una Via importante mentre unaltra parte affaccia invece (e magari ha pure laccesso) su una via minore, posta immediatamente alle spalle della Via importante. Un esempio per tutti, Via Tornabuoni a Firenze, la strada della moda per antonomasia e via dellInferno, poco pi di un vicolo, di modeste dimensioni e con scarsa luminosit su cui affacciano alcune unit che magari

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Firenze - Via dellInferno angolo via della Vigna Nuova

accedono dai numeri civici compresi dal n. 3 al n. 13 della Via Tornabuoni (ma anche unit autonome costituenti piccoli condomini, inseriti tipo mosaico nello stesso isolato ma con ingresso esclusivo dalla Via dellInferno). Unit che niente hanno a che fare con quelle che invece affacciano direttamente sulla Via Tornabuoni. Stessa microzona ma certamente con valore commerciale completamente diverso. Tanto per capirsi siamo nellordine del 30 40% di valore in meno. E parlo ovviamente delle unit ad uso abitativo o ad uso ufficio. A livello commerciale il valore dei locali posti al piano terreno di Via Tornabuoni almeno da decuplicare rispetto a quelli su Via dellinferno. E allora la domanda sorge spontanea. Esiste una soluzione a questo tipo di problema? La risposta di una semplicit unica. In netto contrasto con la filosofia della norma che cerca una soluzione con luti-

lizzazione di parametri statistico algoritmici di difficile applicazione e di ancor pi difficile possibilit di adozione nel paragone diretto tra due unit simili. Semplice, dicevo, come la stima di una unit immobiliare effettuata dallo stesso Professionista che incaricato di realizzare la pratica utilizzando la procedura Docfa. Questo Professionista, per predisporre la planimetria catastale ha rilevato le dimensioni dellunit in esame e in sede di sopralluogo ha obbligatoriamente acquisito i fattori intrinseci ed estrinseci ed accertato lo stato generale di manutenzione ed il grado di finitura. Baster completare la scheda Docfa acquisendo i dati forniti gratuitamente dallOMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare), che oggi allavanguardia in tema di indicatori dei valori medi (minimo e massimo in funzione della destinazione duso), addirittura in alcuni casi sulla base dellindirizzo specifico dellunit

oggetto di valutazione. Il Professionista, cos come obbligato dalla modulistica ad indicare la superficie ed il volume del cespite, dovrebbe fornire, direttamente e sulla stessa modulistica anche il valore proposto, allegando una piccola nota che giustifichi il proprio operato in termini di scelta del valore base al metro quadrato utilizzato per la valutazione ed alleghi una piccola, ma esaustiva, documentazione fotografica a supportare il proprio assunto. Entro due anni dalla data di presentazione della procedura Docfa da parte del contribuente, lUfficio ha la possibilit di proporre la variazione del valore con propria relazione scritta ed opportunamente motivata, portando unit a paragone nella stessa zona specifica se non nello stesso edificio condominiale (il concetto delle microzone cos come delle attuali zone censuarie superato e fuorviante), effettuata comunque a seguito di sopralluogo. In caso di disaccordo La Commissione Censuaria, che secondo la proposta di Legge, dovrebbe essere costituita da Professionisti, rappresentanti dellAgenzia delle Entrate Territorio, rappresentanti delle Associazioni Sindacali dei Contribuenti ecc., esamina le pratiche ed una volta ascoltati professionista e rappresentante dellUfficio cerca una soluzione al problema sulla base della banca dati scaturente dai rilevamenti statistici in possesso dellAgenzia delle Entrate Territorio e secondo i dettami delle norme che regolano la mediazione civile, fermo restando che laddove non vi siano possibilit di accordo, il giudizio vero e proprio passa in automatico nelle

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aule della Giustizia Tributaria. Da notare come lAgenzia del Territorio fosse gi avanti rispetto alla Legge Delega, avendo previsto una specifica modulistica da presentarsi a cura del Contribuente anche nei casi per i quali non sono previste modifiche da apportare alla planimetria catastale esistente. Ed questa la carta vincente per effettuare una sorta di nuovo censimento generale della propriet immobiliare urbana, previo presentazione, in via telematica presso lAgenzia delle Entrate Territorio di un modello uguale a quello oggi vigente per la procedura informatica prevista dalla Docfa (DM 701/94 Circolare 2T/97), aggiungendo due spazi in pi: uno per la valutazione proposta dal professionista ed una per la nota tecnica nella quale il professionista stesso , allegando fotografie, documentazione amministrativa, ecc., motiva il parametro valore/metro quadrato adottato per la stima, giustificando con possibilit di immediato riscontro oggettivo da parte del Catasto, eventuali scostamenti dai valori minimi e massimi indicati dallOMI. Ci sono gi gli strumenti, c gi la professionalit dei professionisti privati e di quelli che operano da anni, ad altissimo livello, nella formazione e nellaggiornamento degli atti catastali di riferimento. Basterebbe una semplice operazione di ammodernamento della procedura informatica Docfa per poterla fare incrociare, in automatico, con i dati dellOMI e con quelli delle Commissioni Censuarie provinciali che, ogni anno, sulla base dellandamento reale del mercato, dovrebbero incrementare o addirittura ridurre i valori delle singole unit previo applicazione dellindice Istat, zona per zona (qui si potrebbero individuare zone omogenee di pi ampio respiro rispetto alle microzone). E la banca dati chiamiamola catastale che ne deriva dovrebbe poter essere messa a Giorgio Fiorenza disposizione dei Comuni inte-

ressati, che dovrebbero poter effettuare un controllo diretto, tra lo stato rappresentato (dichiarato) nella planimetria catastale a variazione dopo leffettuazione dei lavori di ristrutturazione o altro e lo stato che risulta quale di progetto nella documentazione amministrativa depositata dal tecnico incaricato in allegato alla Dia o Scia o permesso a costruire, presso il Comune di riferimento. Cos da avere in automatico un riscontro oggettivo sullapplicazione corretta dei dettami di cui al D. L. 78/2010 convertito con modificazioni nella Legge 122/2010, allarticolo 19, comma 14, il quale stabilisce che: Allarticolo 29 della legge 27 febbraio 1985, n. 52, aggiunto il seguente comma: 1-bis. Gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati gi esistenti, ad esclusione dei diritti reali di garanzia devono contenere, per le unit immobiliari urbane, a pena di nullit, oltre allidentificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformit allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale. La predetta dichiarazione pu essere sostituita da unattestazione di conformit rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale. Prima della stipula dei predetti atti il notaio individua gli intestatari catastali e verifica la loro conformit con le risultanze dei registri immobiliari. Con riferimento invece alle locazioni, una novit stata inserita dalla citata normativa al successivo comma 15 il quale stabilisce che: La richiesta di registrazione di contratti, scritti o verbali, di locazione o affitto di beni immobili esistenti sul territorio dello Stato e relative cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite, deve contenere anche lindicazione dei dati catastali degli immobili. Semplice, ripeto ancora. Forse Troppo.

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BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA

CAPITALE IN CRESCITA. DA 60 ANNI.


Germana Loizzi

ggi la Banca di Credito Cooperativo di Roma E, come si visto, lidea forza della cooperazione un marchio riconosciuto e riconoscibile. Eppure, accoppiata a una sana, competente e trasparente gestione il 20 dicembre del 53, quando a Finocchio, alnel tempo lhanno avuta vinta. lepoca borgo agricolo della campagna romana, si riun un Cos la Cassa Rurale e Artigiana di Roma, diventata nel gruppo di promotori intenzionati a costituire una Cassa 95 Banca di Credito Cooperativo di Roma, cresceva. Fino Rurale in pochi avreba diventare non solo bero scommesso sulla la pi grande Banca sua nascita e meno di Credito Cooperaancora sulla sua sotivo dItalia, ma un pravvivenza. Invece istituto di media dilanno seguente, il 3 mensione: secondo, agosto, arriv lautonella sua categoria, rizzazione allattivit per solidit e terzo bancaria del Comitato per redditivit e prointerministeriale per duttivit. Niente male il credito e il risparper una banca che namio. E il 14 febbraio sce negli anni 50 del 55 apr il primo ama ricordarlo il presportello. sidente Francesco LiI primi anni di vita berati, che vi entr della Cassa non furoda semplice impiegano facili. Non aiutava to, in un locale mallostilit delle grandi sano e poco frequenbanche dellepoca a tato della estrema pequesto modo diverso riferia romana. di svolgere lattivit Perfino in un annus creditizia. Si dovette horribilis quale il 2013 attendere il 75 perla Banca di Credito ch, finalmente, veCooperativo di Roma nisse approvato il archivia risultati pocambiamento della sitivi. La raccolta denominazione da cresciuta intorno al Cassa Rurale e Arti10% (contro un giana dellAgro Ro1,8% del sistema), la mano in Cassa Rurale raccolta comprensiva A sinistra Francesco Liberati, a destra il primo Presidente Elio Cherubini e Artigiana di Roma. del risparmio gestito Bench Roma fosse il aumentata di oltre pi grande comune agricolo dEuropa e la Cassa avesse l8% (sfiorando i 9 miliardi), gli impieghi sono aumentati sede nel territorio comunale di Roma, la finanza cittadina del 2,4%, raggiungendo i 5,5 miliardi. Ma la Banca, per voleva costringere la Cassa Rurale alle periferie estreme diventare tale, non ha abdicato al proprio ruolo socio-ecoanche nominalmente. Ma non si possono arginare le idee. nomico. Dal 2008 al 2012 ha incrementato gli impieghi

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del 70% e anche nel 2013 ha erogato 6 punti percentuali di credito in pi di quelli del sistema bancario nazionale nel suo complesso. Un risultato reso possibile dalla lungimiranza dei suoi vertici. Una performance dovuta alla

robustezza patrimoniale acquisita nel tempo e che ancora in corso di rafforzamento, grazie alle operazioni di ampliamento della base sociale e della dotazione patrimoniale che rappresentano una tutela per soci, clienti,

dipendenti. E unassicurazione sul futuro di questa banca, per permetterle di continuare a esercitare ancora a lungo il suo ruolo storico di sostegno allo sviluppo non solo economico ma anche sociale.

Francesco Liberati (Presidente) Da sessantanni la nostra Banca costituisce un punto di riferimento. Un punto di riferimento, reale e non a parole, sempre pi riconosciuto e riconoscibile, che gode di una reputazione frutto dellimpegno e del sacrificio, del lavoro duro e della dedizione costante di migliaia di cooperatori. Tenuti insieme dalla voglia di condividere idee e progetti con ottimismo. Perch questo cooperazione. Il nostro ottimismo, per, non uno stato danimo: lo giustificano i fatti, la nostra attivit e i suoi tangibili risultati. Quanti progetti di vita e di sviluppo del territorio abbiamo sostenuto. Quante case sono state costruite o comprate con i nostri mutui. Quante piccole imprese abbiamo aiutato a nascere e a diventare adulte. Il sessantenario una tappa della nostra memoria, ma insieme rappresenta unoccasione di consapevolezza del nostro ruolo e della nostra cultura. Una cultura fatta di attenzione, trasparenza, dialogo, disponibilit, voglia di risolvere i problemi. E stato questo il segreto del nostro successo. E lo sar anche nel prossimo futuro. Mauro Pastore (Dg) La nostra una storia di successo della quale siamo legittimamente orgogliosi. Le nostre radici sono quelle tipiche delle Casse Rurali, nate alle fine dellOttocento, dalla gente comune per la gente comune, semplice nel senso alto del termine. E noi siamo orgogliosi di quelle radici: da quelle radici, solide, nato un albero possente. Nei sessantanni di vita ci siamo mossi, e continuiamo a farlo, con estrema agilit tra i giganti del credito, cogliendo tutte le opportunit che si sono nel frattempo presentate. Ma senza mai dimenticare la lezione dei 38 soci fondatori che, animati da tanta fiducia e tanta buona volont, hanno costituito la Cassa di cui noi siamo gli eredi. Erano anni difficili, certo. Ma nel nostro Paese cerano fiducia e buona volont. Lo stesso spirito che lItalia dovrebbe ritrovare oggi e che dovrebbe animare tutti noi cittadini per risollevarci con uno slancio tale da permetterci di lasciare per sempre alle spalle questa grave crisi.

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PHOTOGALLERY

Consegna dei libretti di risparmio in borgata

Una delle assemblee straordinarie dei Soci

I Soci fondatori della BCC

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LA RIPARTENZA/1

PADOAN SA COSA FARE


Alberto Mazzuca

l commissario europeo degli affari ziano Del Rio. Nessuna possibilit di economici, Olli Rehn, ripete una partita. spesso, a volte quasi ossessivaEcco il motivo per cui Olli Rehn ripete mente, che Padoan sa cosa fare. Pache Padoan sa cosa fare. A dire il doan, Pier Carlo Padoan, il neo mivero lo sanno da tempo anche quasi nistro delleconomia italiana, quello tutti gli italiani, lo sanno persino i poche deve fare ripartire questo paese che litici che poi si guardano bene dal metda tempo fermo, ingessato. Un rotere mano alle riforme per non sconmano sessantaquattrenne che stato tentare i loro amici lobbisti. E cos, da docente di economia alla Sapienza di riforma-mancata a riforma-mancata, Roma e ha fatto carriera allestero: ci ritroviamo ingessati in quella palude prima, fino al 2005, direttore esecutivo che costata la poltrona di premier a per lItalia del Fmi, il Fondo monetario Letta junior. Ma con Padoan, si dice, internazionale, con responsabilit su tutta unaltra cosa: quando era ancora Grecia, Portogallo, San Marino, AlbaallOcse stato proprio lui a mettere nia e Timor est; quindi nel 2007 vicenero su bianco le strategie necessarie segretario generale dellOcse per poi per lItalia in un rapporto chiamato diventarne un paio danni dopo anche Going for growth. E a luglio delcapo economista. Insomma, qui si vola lanno scorso, mentre il governo Letta alto nello stellato cielo internazionale. faceva le capriole tra le richieste degli A questo quadretto possiamo aggiunindustriali e dei sindacati di tagliare il gere anche qualche altra chicca: Padoan un romanista sfegatato, ha diretto la fondazione Italianieuropei ovvero il think-tank politico presieduto da DAlema, soprattutto stato il consigliere economico di due ex premier di sinistra, Massimo DAlema prima e Giuliano Amato poi. Gi, proprio quellAmato che una bella notte di tanti anni fa ha effettuato un raid indimenticabile nei conti correnti degli italiani. Padoan era destinato a diventare il presidente dellIstat prima di essere velocemente dirottato dai poteri forti europei e italiani, chiamiamoli cos, nel governo Renzi che avrebbe invece voluto alleconomia un peso piuma come GraPier Carlo Padoan

cuneo fiscale e i diktat di Silvio Berlusconi sulla cancellazione dellImu sulla prima casa, Padoan ha concesso alla Rai, nei panni di capo economista dellOcse, una delle sue rare interviste invitando il governo italiano a non perdere tempo e risorse per alleggerire la tassazione sulla casa. E suggerendo ovviamente la linea di condotta raccomandata dallOcse: le tasse che danneggiano di meno la crescita sono quelle sulla propriet, come lImu, mentre le tasse che favoriscono di pi la ripresa e loccupazione sono, se abbassate, quelle sul lavoro. Quindi gi otto mesi fa la priorit era per lOcse la riduzione del carico fiscale sul lavoro. Non detto che poi si debba prendere per oro colato tutto quello che sostiene lOcse. Ne sa qualcosa lo stesso Padoan che tempo fa ha avuto una bella tirata dorecchie dal Nobel Paul Krugman che sulle colonne del New York Times ha scritto su di lui: Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli, altre volte danno consigli ancora peggiori, altre volte ancora lavorano allOcse. Ed esattamente un anno fa, quando la Grecia era al tracollo, lEuropa le andava dietro e leuro era dato per spacciato, Padovan ha fatto auto-critica riconoscendo che la crisi greca stata molto sottovalutata sin dal principio. Quindi non ha nemmeno lui la bacchetta magica ma sa che lItalia ha bisogno di fare le ri-

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forme strutturali ma soprattutto di mettere in pratica e incrementare quelle gi decise. Gi, perch quelle decise non vengono poi applicate per una serie di ostacoli nella pubblica amministrazione e nel sistema della giustizia civile che impediscono di renderle operative. Come dire: tutto, molto, rimane poi sulla carta. Leo Longanesi era molto pi diretto, diceva: In Italia: manutenzione, non rivoluzione. Padoan sa cosa fare ma ugualmente pungolato (anche con qualche schiaffone) da un Olli Rehn che sembra fare concorrenza a Renzi su chi debba avere la palma del pi veloce. E il commissario Ue snocciola la sua litania: laggiustamento strutturale per il 2014 appare insufficiente, gli squilibri macroeconomici eccessivi, debito troppo alto, scarsa competitivit. Risultato: Bruxelles tiene lItalia sotto uno speciale monitoraggio e a giugno decider ulteriori passi. Insomma, dobbiamo di nuovo fare i compiti a casa. E cosa vorr ora da noi Padoan il quale costretto a dire che la Ue s molto severa ma che siamo comunque in linea con Bruxelles? Basta leggere cosa ha scritto quando era capo economista dellOcse nel suo rapporto Going for growth: lItalia deve spostare la sua politica del lavoro tutelando maggiormente il reddito dei lavoratori e meno il posto del lavoro in s. Significa abbassare il cuneo fiscale e il costo minimo del lavoro, riformare la contrattazione collettiva in modo da renderla pi reattiva rispetto alle condizioni del mercato del

lavoro, alleggerire la protezione dei lavoratori per alcuni tipi di contratto e aumentare la rete della protezione sociale, riformare leducazione professionale, rivisitare la riforma Fornero sulle pensioni adattandola alla situazione attuale di bassa crescita, ristabilire bilanci sani nel settore bancario, ritoccare le rendite finanziarie, liberalizzare le professioni chiuse, ridurre le barriere alla concorrenza per migliorare la competitivit, ridurre la propriet pubblica e i ritardi della giustizia civile. Insomma, tutte le cose che ci siamo dette e ridette negli ultimi ventanni, finite poi in niente grazie al pressing delle varie lobby. Si dovrebbe partire con la riforma del sistema fiscale per detassare il lavoro e con un ritocchino verso lalto delle rendite finanziarie dal momento che proprio qui si trova una delle fonti di finanziamento degli sgravi sul lavoro. Pi tasse a fin di bene, quindi, sul versante finanziario in quanto servono ad abbattere in parte il costo del lavoro per aiutare le imprese ad assumere e Il Parlamento Europeo i giovani ad es-

sere assunti. E chi potrebbe mai protestare di fronte a questo scenario? Niente Bot, comunque, il test (e non la gaffe) di Delrio ha dato risultati negativi. Padoan ha poi quasi un debole per un tassa sui patrimoni (Non deve spaventare, ha detto) ma sembra essere stato stoppato da Renzi. Per ora, almeno. Ma allora da dove devono saltare fuori i soldi necessari per tutto quel po po di riforme che Bruxelles

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ci chiede di fare? C un lancio dagenzia che deve essere sfuggito a molti in un paese come il nostro abituato a parlarsi sopra delle beghe provinciali di una classe dirigente preoccupata pi per la propria poltrona che per gli interessi generali. lagenzia in cui la Reuters, quindi giornalismo serio, ha fatto conoscere il testo di un documento della Commissione europea in cui si dice che i risparmi dei 500 mi-

lioni di cittadini dellUe saranno usati per finanziare investimenti a lungo termine per stimolare leconomia e contribuire a riempiere il vuoto lasciato dalle banche dallinizio della crisi finanziaria. Un modo per aiutare i 28 paesi Ue ad uscire dalla loro pesante dipendenza dai prestiti bancari, e trovare altri mezzi per rifinanziare le piccole imprese, i progetti infrastrutturali e altri investimenti. Le banche, in sostanza, hanno preso in prestito molti soldi dalla Bce ma con quei soldi hanno comprato e stanno comprando tanto debito pubblico da non averne pi a sufficienza per finanziare le imprese. Ed infatti molte delle piccole e medie imprese italiane ne sanno qualcosa direttamente sulla loro pelle. Una restrizione del credito oltre misura (95 miliardi in meno in un triennio) da rendere di fatto impossibile qualsiasi possibilit di ripresa. Leconomia italiana, che dipende quasi totalmente dal credito bancario, ha cos avuto una frenata maggiore rispetto agli altri paesi. I dati sulleconomia

reale dicono che nel 2013 il Pil sceso dell1,9%, i consumi del 2,6%, gli investimenti del 4,7%. La spesa delle famiglie calata del 5,2% nellabbigliamento, del 5,7% nella sanit, del 3,1% nellalimentare. accettabile lo spread ma nel frattempo il debito pubblico aumentato ancora toccando il 132,6%. Qualcuno ha fatto una battuta che non comunque una battuta: lausterity ha colpito solo i frigoriferi della gente ma non il debito pubblico. Un quadro quindi deprimente. Ed ora, per quanto si parli di un minimo di ripresa anche se sono ancora in pochi a vederla, lItalia si trova in fondo alla graduatoria europea perch le banche non possono fare pi di tanto. Ecco allora lalternativa suggerita da Bruxelles di altre forme di finanziamento, bussando anche alla porta dei risparmiatori. Del resto Renzi lha gi confermato: c spazio per aumentare la tassazione non tanto dei Bot, intoccabili, quanto delle rendite finanziarie che sono tra le pi basse dEuropa. Il tutto per abbassare il costo del lavoro. In linea con lEuropa e con Padoan, quindi. Per ora le rendite finanziarie e poi? Avremo qualche altra spiacevole sorpresa dopo che gi aumentato il prezzo della benzina e dovremo pagare una super Tasi che rischia di essere pi cara dellImu? Forse, in questo paese non c mai certezza di niente. Addirittura qualche uccello del malaugurio ricorda come il Fmi, il Fondo monetario internazionale, abbia suggerito tempo fa un bel prelievo forzoso sui conti correnti. Un prelievo stile Giuliano Amato.

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LA RIPARTENZA/2

CRESCITA E STABILIT
Aldo Forbice
Qualche tempo fa Pier Carlo Padoan, lattuale ministro dellEconomia, aveva elaborato con alcuni studiosi (vi era anche Giuliano Amato, Richard Baldwin, Daniel Gross e Stefano Micossi) un Nuovo patto per la crescita e la stabilit. In questo programma si riaffermava il principio che la disciplina di bilancio dei paesi dellUnione europea era necessaria e utile. Ma questa non era sufficiente a ristabilire ritmi di crescita elevati, non solo per affrontare la disoccupazione, ormai arrivata a livelli preoccupanti,ma per garantire la sostenibilit dei debiti sovrani dellarea euro. Nel documento si sosteneva la necessit di un nuovo accordo politico fra gli Stati membri in modo da riconoscere la crescita come assoluta priorit, promuovendola con adeguati interventi di rilancio del mercato interno, accompagnati da forti investimenti infrastrutturali per garantire una maggiore integrazione europea. In particolare, si criticava duramente la politica di Bruxelles che ha applicato pesanti sanzioni a chi ha gi i conti fuori controllo, mentre sarebbe servito molto di pi identificare precocemente i trend di squilibrio e obbligare i paesi interessati a correggerli quando si ancora in tempo. Si sottolineava poi la necessit di mettere in campo strumenti di intervento pi forti e lopportunit della qualit dei programmi di consolidamento nazionali che devono concentrarsi,pi che in passato, sul contenimento della spesa corrente,con riforme pro-competitive delle pensioni e degli ammortizzatori sociali. Si ribadiva, inoltre, limportanza della istituzione in ogni paese di autorit indipendenti che valutino lo stato dei conti pubblici e la rispondenza alle raccomandazioni europee,al di fuori di ogni interferenza del potere esecutivo. Anche nel nostro paese abbiamo provato a dar vita ad autorit di questo tipo, ma con risultati incerti e persino contradditori,come avremo modo di vedere. Probabilmente perch questi organismi non sono stati dotati di assoluta indipendenza,ma semplicemente sono accreditati come strutture di studio e consulenza,alle dipendenze del governo, e quindi con scarsi poteri,come il caso di Carlo Cottarelli, Commissario alla revisione della spesa. Ma torniamo al patto per la crescita e la stabilit. Il programma prevede modalit e strumenti diversi per le gestioni delle crisi finanziarie, che possono consentire anche il fallimento delle banche, con procedure di tipo amministrativo affidate al supervisore bancario, sullesempio della Fdcic americana ,ma anche della Banca dItalia. Solo i clienti che depositano fondi devono poter contare sulla garanzia del rimborso. Per questi obiettivi potrebbe servire anche un Fondo monetario europeo permanente, che ora viene accettato persino dalla Germania, dotato di un

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capitale sufficiente e capace di autofinanziarsi sul mercato dei capitali, in grado di intervenire per calmare le turbolenze finanziarie e di imporre misure correttive agli istituti di credito. Il suo mandato dovrebbe esplicitamente escludere la copertura delle perdite, pubbliche e private, dei creditori delle banche come dei debitori sovrani. Si raccomanda poi, per favorire la crescita, la necessit di incrementare la flessibilit del mercato del lavoro e dei tassi di occupazione giovanile e femminile. Un obiettivo che la riforma Monti-Fornero non riuscito a raggiungere. Infatti, non sembra pi dilazionabile a questo proposito lapertura alla concorrenza e alla piena libert di circolazione di tutto il comparto dei servizi, incominciando dalle grandi reti energetiche, di trasporto e di telecomunicazioni, la distribuzione, le professioni. Con questo complesso di interventi sar pi facile ottenere incrementi durevoli e significativi degli investimenti, delloccupazione, dei redditi interni, del progresso tecnologico. Infine, sempre secondo Padoan e gli altri studiosi, si rendono indispensabili forti investimenti nelle infrastrutture, che, tra laltro, rafforzerebbero la domanda interna. E necessario per una

nuova lista delle priorit, abbandonando i mille progetti nazionali del passato e concentrando le risorse sulla eliminazione delle strozzature che impediscono al mercato interno di funzionare. Naturalmente per questo obiettivo sar necessario mobilitare risorse massicce, col sostegno della Bei (Banca europea per gli investimenti) e della Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo). Ce la faremo? Il governo Renzi sembra ottimista, Ma intanto bisogner fare i conti con la spesa pubblica, che continua a salire e quindi con la necessit di realizzare tagli radicali. Come propone proprio il Commissario Cottarelli. Infatti, il dossier di questo esperto, consegnato allex ministro dellEconomia Saccomanni, prevedeva tre miliardi di tagli possibili gi nel 2014. In realt la stima contenuta nel dossier pi ampia: va da un minimo di 4,5 fino a 6 miliardi di risparmi questanno, 12 nel 2015, fino a 20 nel 2016, 30 a regime nel 2017. Tutti fondi che prima Letta, oggi Renzi, hanno deciso di destinare a ridurre il cuneo fiscale. Ora sar il governo e il parlamento a dover decidere in via definitiva in proposito. Cottarelli (e prima ancora altri studiosi di Pa ed economisti) hanno per dimostrato che

possibile intervenire drasticamente sulle spese della macchina pubblica (includendo anche quelle relative delle regioni e delle altre autonomie locali) e su quelle delle aziende pubbliche territoriali. Lo stesso Cottarelli ha espressamente indicato altri due miliardi di possibili risparmi (oltre ai sei) se si riuscir a intervenire su quattro grandi voci: costi della politica, stipendi dei funzionari pubblici, auto blu, formazione professionale. Ci limitiamo a ricordare che uno studio recente dellOcse (organismo da cui proviene il ministro Padoan) ha calcolato che i dirigenti pubblici italiani percepiscono le retribuzioni pi alte al mondo: hanno uno stipendio triplo della media dei 34 paesi pi ricchi. Poi c lo storico capitolo delle auto blu. Per Cottarelli ogni ministero dovrebbe avere non pi di unauto. Per i servizi urgenti esistono pur sempre i taxi. Infine, i fondi (elevatissimi) distribuiti dalle regioni italiane per la formazione professionale dei giovani e disoccupati. Si tratta di risorse mal distribuite, fonte di scandali, gestiti dagli enti di emanazione politica e sindacale. C di che riflettere anche per il nuovo esecutivo che vuole realizzare riforme rapide ed efficaci.

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SANTANNA DI PISA

GE REPORTA

DALLA RICERCA AL LAVORO


Valeria Caldelli
alla ricerca al mondo del lavoro. Dai laboratori ai mercati con leggi e abitudini che niente hanno a che fare con quelle dello studio. Una bella scommessa per un giovane inventarsi una professione in una societ che solo a parole lascia spazio alla fantasia per disseminare invece una serie di tagliole lungo il percorso di un imprenditore. Con la conseguenza che alla fine quello che si imparato in anni di ricerca avanzata resta confinato dentro le mura scolastiche, in avventure scientifiche e tecnologiche che non trovano legami con il mondo reale. Una preoccupazione, questa, che la Scuola Superiore SantAnna di Pisa ha avuto il merito di avvertire gi da alcuni anni, riuscendo ad ottenere oggi, in piena crisi, ottimi risultati. Anzich salutare i propri allievi giunti al termine di un percorso di ricerca importante ha infatti continuato a seguirli nei loro primi passi lungo la difficile strada del lavoro fornendo non solo consigli, ma anche conoscenze e indicazioni nel settore bancario e in quello amministrativo. Una sorta di terza missione che non ha niente a che fare con i compiti di una delle principali istituzioni di eccellenza del nostro Paese, ma che i docenti e lintera Scuola si sono posti come obiettivo perch le straordinarie esperienze nate nei loro laboratori non restino fini a se stesse e perch chi si impegnato nellottenere sorprendenti risultati non venga mortificato da quella giungla di adempimenti necessari per ottenere un lasciapassare senza il quale impossible varcare la soglia di un mercato imbrigliato

e bizzoso. In gergo moderno, anzi contemporaneo, si chiamano spin-off e start up, mutuando i termini dallinglese economico per indicare quelle imprese che nascono in ambito universitario con contenuti altamente tecnologici e poi cercano di spiccare il volo da sole nelluniverso industriale. La Scuola SantAnna riu-

Ing. Paolo Dario

scita a fare anche di pi, mettendo a disposizione dei giovani ricercatori un settore dedicato al trasferimento tecnologico. Vogliamo essere per loro come degli zii che li aiutano a compiere i primi passi, scherza il professor Andrea Piccaluga, docente di Economia e gestione delle imprese alla SantAnna, oltre che ufficialmente delegato proprio a que-

sto compito. I nostri fisici e i nostri ingegneri hanno una forte specializzazione, ma non sanno niente di contabilit, n di economia. Il nostro scopo non quello di fare noi, come Scuola, gli imprenditori di noi stessi, ma soltanto quello di tenere a braccetto i nostri allievi nel loro primo miglio. Ad esempio li mettiamo in contatto con alcune ditte che possono essere interessate alle loro invenzioni, oppure con le banche o con quegli imprenditori finanziari, i Venture capitalists che accettano le sfide di imprese altamente innovative con grande percentuale di rischio. Bastano i numeri a raccontare il successo di questa politica: 34 aziende attive, 180 addetti qualificati e 13 milioni di fatturato. In poche parole si creato nuovo lavoro. Sono tutte imprese ad alta tecnologia, sparse nel centro dellItalia e soprattutto in Toscana, visto che la Scuola SantAnna qui che sforna i suoi cervelloni. Dal 1991 ad oggi si sono costituite in media due nuove aziende allanno che riflettono il capitale racchiuso negli istituti di ricerca in cui i nuovi imprenditori sono stati forgiati. In sostanza la stragrande maggioranza degli ex allievi che ci ha provato ha vinto la battaglia, pur se con diversi risultati. Diciamo che la strategia dei piccoli passi rende tutto meno difficile e rischioso, permettendo magari di sopravvivere pagandosi lo stipendio, spiega il professor Piccaluga. Certo, loro sono ragazzi brillanti che hanno grandi idee, quindi provano anche a volare, come giusto che sia. In questo caso ci sono pi pericoli e si pu anche cadere e farsi del male.

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Tre le aziende che per ora hanno davvero preso il volo. Una si chiama Scientia machinale e lavora su molti progetti, un po come fosse il laboratorio di Archimede. Ha la sua base a Navacchio allinterno dellincubatore del Polo Tecnologico. La seconda la Evidence di Pisa, che produce sistemi integrati su chips, mentre la terza, Endotix, a Peccioli, nellentroterra pontederese, e ha ideato un robottino per fare colonscopie in maniera meno invasiva e dolorosa. Sono solo esempi di chi ci ha provato e ce lha fatta anche in tempi duri, a dimostrazione che lHi Tech e la qualit possono dare soddisfazioni anche in unItalia che non tira e si affanna. La robotica su cui stiamo lavorando il risultato di 20 anni di ricerca. Oggi la tecnologia matura, pronta ad entrare nelle case. E affidabile, economica e produce cose utili, dice il professor Paolo Dario, docente di Robotica Biometica e direttore dellIstituto di Biorobotica della Scuola SantAnna, una palestra straordinaria dove, oltre ai 170 giovani cervelli (et media 30 anni) che affrontano le sfide del futuro, lavorano 180 persone. Abbiamo creato una comunit di lavoro fortemente interdisciplinare, costituita da studiosi di robotica e da neuroscienziati. Gli ingegneri, da soli, avrebbero infatti difficolt a generare innovazioni radicali basate su modelli complessi dei sistemi biologici; i neuroscienziati, invece sono portati cultural-

mente a non occuparsi di settore applicativi. Dalla loro profonda interazione siamo cos riusciti a sviluppare progetti che possono condurre a applicazioni assolutamente innovative. Scienza e tecnica non fini a se stesse, dunque, ma insieme al servizio della comunit. Questo stato lobiettivo che si posto nel tempo la Scuola SantAnna e di cui oggi si raccolgono i frutti. Nei laboratori di biorobotica di Pontedera e in quelli dellIstituto Tecip, alle porte di Pisa, diretto dal professor Massimo Bergamasco, il punto di riferimento centrale sempre luomo con i suoi bisogni, in particolare quelli medici e sanitari. Esistono gi prototipi perfettamente funzionanti di braccia e gambe umane che riescono a simulare tutti i movimenti naturali con uguale dolcezza e armonia, tanto da essere usati per la riabilitazione di arti rimasti bloccati in seguito a incidenti e malattie. Come anche il cosiddetto robot indossabile, un esoscheletro che, tra laltro, in grado di aumentare la forza delle nostre braccia, facendoci sollevare senza sforzo pesi notevoli ed aiutando, quindi, il lavoro allinterno di aziede e cantieri. E non si tratta solo di strumenti meccanici. Questi robot si confrontano con lessere umano, si collegano con il nostro cervello e quindi gli obbediscono, comprendendo ci che fanno. Proprio nelle scorse settimane ha fatto il giro del mondo la notizia della nuova mano robotica che percepisce i sensi,

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nata, appunto, nellistituto di Pontedera. Il prototipo stato sperimentato su un paziente danese che nove anni fa perse una mano a causa di un incidente. Un gruppo specializzato di chirurghi e neurologi ha eseguito lintervento al Policlinico Gemelli di Roma e ha impiantato gli elettrodi transneuronali allinterno dei nervi ulnari e mediani del braccio sinistro di Dennis Aabo Sorensen, il quale ha poi commentato cos: E stato incredibile , ho potuto toccare cose che non ero riuscito a sentire in oltre nove anni. Quando ho afferrato un oggetto ho potuto avvertire se fosse morbido o duro, tondo o quadrato. Ma le battaglie non finiscono mai alla

Prof. Andrea Piccalunga

Scuola SantAnna e nuovi traguardi sono gi allorizzonte. I laboratori Percro dellIstituto Tecip hanno infatti appena dato i natali ad Alex, una poltrona magica che ci permette di girare il mondo e sti-

molare il nostro cervello pur restando seduti, dando cos la possibilit di compiere utili esercizi riabilitativi in caso di ictus. Ma non basta ancora. Qualche altro anno di ricerca e Alex sar in grado di metterci in connessione con un Avatar, robot lontano da noi in cui per potremo discendere stando comodamente seduti sulla poltrona magica, muovendoci dove lui si muove e sentendo quello che lui sente. Non pi fantascienza: solo lanticipazione di un futuro molto prossimo che, se sfruttuto nella maniera e nei tempi giusti, potr portare nuovo lavoro. Come daltronde, cambiando settore, lo studio in atto nei laboratori di Livorno per fabbricare elettricit dalle onde del mare grazie a grossi elastici ottenuti con materiali resistenti alla corrosione come i polimeri elettroattivi. Il risultato sarebbe quello di ottenere energia a costi bassissimi. Con Poseidrone si potr invece scendere nelle profondit marine ed entrare in qualsiasi fessura, proprio come fa un polpo con i suoi tentacoli. I ricercatori hanno studiato la sua flessibilit per alcuni anni e sono riusciti ad imitarla in tutto e per tutto. Ora Poseidrone, chiamato cos in onore del re del mare, sia pure robottizzato, si muove e nuota con grande naturalezza riuscendo anche a manipolare oggetti in acqua. Pu essere usato per la manutenzione e sorveglianza

Pierdomenico Perata, Rettore SantAnna

di strutture sommerse cos come nelle attivit di ispezione rischiose per luomo. Lesempio della nave Concordia sotto gli occhi di tutti e avere avuto un polipo obbediente e a disposizione avrebbe sicuramente facilitato molto tutte le operazioni di ricerca e recupero. La forte componente applicativa di questo progetto permette un agevole trasferimento di tecnologia dalla realt accademica a quella marittima e quindi una pi veloce traduzione dei risultati scientifici in prodotti di mercato, sottolineano i ricercatori del team tecnologico che lavora nei laboratori SantAnna di Livorno, gi pronti a spiccare il volo. Unaltra prospettiva di forte sviluppo arriva dalla possibilit di trasformare in digitale intere biblioteche, aggiungendo giochi, animando immagini e entrando dentro i libri, cos da renderli stimolanti anche ai giovani pi inesperti. Il gruppo Arte, Cultura e Educazione del labora-

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torio Percro -Tecip, ha appena concluso la modernizzazione di due testi antichi, di cui uno manoscritto, per la Gunnerus Library di Trondheim, in Norvegia, e le possibilit di crescita in questa direzione potrebbero essere infinite. Figlia della Scuola Normale Superiore per i settori di giurisprudenza, ingegneria e medicina, dal 1987 la SantAnna diventata unistituzione universitaria indipendente in cui si fa ricerca ad altissimi livelli macinando un traguardo dopo laltro. Ogni anno 1200 giovani da tutta Italia si sottopongono agli esami di ammissione, ma solo 50 di loro vengono ammessi. Agli studenti si aggiungono circa 300 dottorandi, di cui il 25 per cento proveniente dallestero. Oltre a formare gli allievi la nostra missione quella della ricerca. Ci riteniamo soddisfatti, per dobbiamo continuare a crescere, limperativo di Pierdomenico Perata, rettore della Scuola, che, nello spirito del superamento delle barriere disciplinari, annuncia ora anche la nascita del Polo di Scienze della Vita, con cui si uniranno le ricerche di Medicina, Agraria e Biotecnologie. Limpresa pi difficile resta comunque quella di poter stabilire un dialogo con il mondo industriale per trasferire tutta la loro energia creativa alla societ. Perata ha gi dato il via ad un laboratorio di ricerche congiunte con Telecom Italia nel campo delle telecomunicazioni, mentre Piccaluga si sta occupando di un corso specifico per dare consigli e orientare tutti gli studenti che hanno in mente di diventare imprenditori Hi Tech. Il futuro gi arrivato. Limportante non farselo scappare.

Un braccio usato per la riabilitazione

La poltrona magica

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IL ROSA NEL COSMO

LASTRONAUTA TRICOLORE
Roberto Di Meo

i chiama Samantha Cristoforetti ed la prima donna astronauta italiana. Sar protagonista della missione Futura che stata programmata a novembre di questanno. Anche lei, come il suo collega Luca Parmitano rimarr sulla Stazione spaziale internazionale per sei mesi e parteciper anche alle missioni Eva (Extra Veicular Activity), ovvero sar protagonista di una passeggiata spaziale. Samantha Cristoforetti, 37 anni, capitano pilota dellAeronautica militare ed stata selezionata come astronauta dellEsa (Ente Spaziale Europeo) nel 2009. Fare lastronauta - dice Samantha con un pizzico di orgoglio - il lavoro pi bello del mondo. I voli spaziali mi hanno sempre affascinato e mi sento fortunata di essere qui oggi, lo spazio una grande avventura e sono orgogliosa di parteciparvi. Nata e cresciuta a Mal in Val di Sole (trentino Alto Adige), dopo aver conseguito il diploma di liceo scientifico a Trento si laureata in ingegneria allUniversit tecnica di Monaco di Baviera. Dal 2001 ha frequentato il corso BoreaV dellAccademia aeronautica di Pozzuoli dove nel 2005 ha conseguito la laurea in Scienze Aeronautiche e la nomina di ufficiale del ruolo naviganti. Succcessivamente si specializzata, in qualit di pilota militare, alla scuola di volo Euro-Nato di Wichita Falls in Texas accumulando nella sua carriera militare pi di 500 ore di volo su aerei da addestramento e combattimento. Oltre allitaliano parla Samantha Cristoforetti

correntemente linglese, il tedesco, il francese, il russo e il cinese. Lastronauta italiana ha terminato il suo primo ciclo di addestramento a Star-City, la citt delle stelle che si trova vicino Mosca ed ora sta continuando il suo training in Giappone a Tsukuba. Successivamente andr a Houston e a Colonia per concludere la sua preparazione. Poi torner in Russia per la fase finale e gli esami di certificazione alla missione Futura che partir presumibilmente il 24 novembre prossimo dalla base di Baikonur, in Kazakistan. Samantha sar il settimo astronauta tricolore e come, dicevamo, la prima donna italiana nello spazio. La sua missione conferma il ruolo di eccellenza raggiunto dallItalia nel settore spaziale e, in particolare, nelle attivit di ricerca che si svolgono sulla stazione spaziale internazionale. Durante la missione Futura sulla Iss, la nostra astronauta, sar impegnata in numerosi esperimenti selezionati dallAgenzia Spaziale Italiana ideati e sviluppati da Universit, enti di ricerca e piccole e medie imprese nazionali. E per me un grande onore - sottolinea la Cristoforetti - far parte di questa missione sulla ISS. In questo momento mi sento molto serena, nel mio quotidiano vivo la preparazione con impegno ma anche con gioia, consapevole di avere il privilegio di essere parte di un gruppo straordinario che ha anche opportunit straordinarie. Samantha, in questi mesi di lungo addestramento a Star City ha lavorato sodo e ogni passo della sua esperienza lha annotata in un dili-

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gente diario dove racconta i suoi progressi, le sue impressioni. Una della cose buone di essere astronauta - annota scherzosamente - che potete rimanere sdraiati sulla schiena tutto il giorno e chiamarlo addestramento. Ovviamente il riferimento quello relativo al fatto che dovr utilizzate la Soyuz per raggiungere la stazione internazionale orbitante. Ma la nostra astronauta parla anche delle altre varie fasi addestrative come quella relativa allaggancio tra le due navette, alla possibilit di eventuali emergenze compreso un rapido rientro a terra e a tutte le altre difficolt che possono incontrarsi in un viaggio cos altamente rischioso ma al contempo incredibilmente affascinante. Unaltra caratteristica di Samantha che a chi le chiede della sua condizione femminile risponde Che io sia una donna un aspetto personale. Non so se questo abbia o

meno un significato pi ampio per la figura femminile in Italia o in Europa, non sta a me muovermi in funzione di questo. Tra i vari esperimenti che verranno effettuati sulla stazione spaziale ce ne sono alcuni interessanti come quello di indagare sulle condizioni sensori-motorie alla condizione prolungata in assenza di gravit, investigare sulluso della saliva per il monitoraggio di marcatori indicativi delle condizioni del metabolismo osseo e muscolare degli astronauti. Ma ci saranno altre ricerche importanti sui meccanismi fisiologici del sonno in microgravit e sulla rilevazione dellelettrocardiogramma e del respiro attraverso una maglietta sensorizzata che lastronauta indosser prima di dormire. Insomma per Samantha nello spazio ci sar tanto lavoro. Ma anche una grande soddisfazione per essere la prima donna italiana a volare tra le stelle.

GLI ASTRONAUTI ITALIANI


Nel luglio del 1992 nasce lavventura degli astronauti italiani. Il primo in assoluto Franco Malerba con la missione Tethered, il satellite a guinzaglio. Nel febbraio del 1996 vanno in orbita Maurizio Cheli e Umberto Guidoni per la seconda missione Tethered. Nellaprile 2001 ancora Umberto Guidoni a volare nello spazio con la missione STS-100. Aprile 2002 Roberto Vittori con la missione Marco Polo, aprile 2005 ancora Roberto Vittori con la missione Eneide, ottobre 2007 Paolo Nespoli, missione Esperia. E ancora Paolo Nespoli, dicembre del 2010, a partecipare alla prima missione Expedition di lunga durata (sei mesi nello spazio). Febbraio 2011 Roberto Vittori con la missione STS 133 raggiunge Paolo Nespoli sulla Iss. Maggio 2013 Luca Parmitano partecipa alla seconda missione di lunga durata,Volare, ed il primo astronatua italiano a partecipare a una passeggiata spaziale. Novembre 2014 parte la missione Futura con Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio. Anche lei rimarr sei mesi nello spazio ed effettuer un paio di passeggiate spaziali.

Lastronauta Paolo Nespoli

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INVESTIRE NEL SETTORE SPAZIALE


INDUSTRIA italiana guarda con grande interesse al settore spaziale. Pi della met della Stazione Internazionale stata realizzata nel nostro Paese. Ogni sottolineano allAgenzia spaziale italiana, si investono poco meno di 500 milioni di euro nel settore spaziale mentre il fatturato ammonta a circa 1,5 miliardi. Certo, questi investimenti sono pochi se paragonati al Pil e a quello che spendono i principali partner europei che sono Germania e Francia. Ma anche lItalia fa la sua parte. Un settore altamente tecnologico come lo spazio la via fondamentale per superare anche questo momento di crisi, come ha ricordato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dunque lo spazio uno dei filoni produttivi che porta con s le maggiori ricadute per le aziende italiane. Dietro lo spazio c unindustria fatta di nomi come Thales Alenia Space,

Avio, centri di eccellenza ad elevato livello tecnologico come il Cira e tantissime piccole e medie industrie ad alto valore tecnologico. Secondo lagenzia spaziale italiana bisogna avere il coraggio di investire nello spazio perch i ritorni sono assicurati in termini di innovazione e sviluppo occupazionale. Se si spende un euro in attivit spaziali il ritorno a livello di prodotto interno lordo molto pi di un euro. Nelle telecomunicazioni, ad esempio, ad ogni euro investito, corrisponde un ritorno fino a 30 euro e questo vuol dire occupazione e sviluppo. Le aziende italiane sono state impegnate per la realizzazione di elementi chiave della Iss: dai moduli pressurizzati Columbus e Leonardo, ai Nodi 2 e 3 e alla Cupola che la terrazza panoramica della stazione orbitante: consente di vedere allesterno, fotografare la terra e gli altri corpi celesti anche in 3D, di controllare le operazioni delle passeggiate

spaziali degli astronauti, le operazioni di attracco delle navette e del braccio meccanico. Lindustria italiana impegnata anche nelle pi importanti missioni scientifiche europee e internazionali, con strumenti di successo tecnologico. Nel campo dellosservazione della Terra le industrie italiane hanno realizzato la costellazione di 4 satelliti Cosmo-Skymed per il monitoraggio radar del suolo terrestre a utilizzo duale, civile e militare. Un sistema satellitare unico al mondo per la precisione e la qualit del radar di bordo. E poi satelliti di telecomunicazione avanzati cos come veicoli di lanci e propulsori spaziali. E c anche il successo di Vega, un lanciatore dellAgenzia spaziale europea, finanziato per oltre il 65% dallAsi che completa lofferta europea di lanciatori nel segmento di messa in orbita, cosiddetta bassa (fino a circa 1.000 km dalla Terra).

NEL 64 INIZIA LAVVENTURA


Dal 1964, lanno in cui inizia la sua avventura spaziale italiana, lItalia ha investito risorse sempre maggiori in questo settore, costruendo un bagaglio di esperienza scientifica e industriale che oggi ci pone tra i Paesi pi importanti. LAgenzia Spaziale Italiana nata nel 1988 per dare un coordinamento unico a quegli sforzi e investimenti. Dalle domande fondamentali sulla comprensione delluniverso, sullorigine della vita, fino alla sperimentazione di nuove tecnologie, lo spazio appare oggi pi che mai il luogo da cui partire per ampliare lorizzonte culturale delluomo, far crescere la sua consapevolezza e garantire un futuro migliore sulla Terra. Grazie allASI, lItalia in prima fila in questa esemplare impresa umana. Sono 39 mila gli addetti occupati nellindustria aerospaziale italiana, che la sesta al mondo e la quarta in Europa. Il fatturato dellindustria ammonta a 1,5 miliardi di euro e ogni anno si investono 500 milioni. il 50 per cento del volune della stazione internazionale spaziale stato costruito nel nostro Paese.

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LIVELLI QUALITATIVI

COME EVITARE I TAGLI


Angelo Carusone
La scarsit di risorse economiche, in momenti come questi, impone una rivisitazione delle procedure attuate da tutte le organizzazioni per soddisfare i propri fabbisogni. Solo attraverso unottimizzazione dei beni disponibili possibile continuare a mantenere i livelli qualitativi dei servizi offerti. A tale revisione, non si possono e non si devono sottrarre le Pubbliche Amministrazioni, che hanno sempre posto una particolare attenzione alla scelta del soggetto che deve fornire il bene o i servizi. Infatti, la P .A. impiega molte risorse per determinare il fabbisogno, definire le caratteristiche tecniche delle materie prime, i processi produttivi, il numero di personale da impiegare per leffettuazione delle prestazioni, le ore necessarie, e cos via. La stessa attenzione viene posta alla gara di appalto. Tuttavia nel momento in cui il contratto stato perfezionato e quindi, come definito in dottrina, si procede alla naturale modalit di estinzione dellobbligazione assunta dal terzo contraente, la P .A. risulta in molti casi carente. In particolare nel caso di contratti che prevedono la fornitura di servizi in luoghi diversi. E frequente trovarsi a confrontare servizi offerti dalle stesse aziende, in esecuzione degli stessi contratti, e riscontrare delle differenze per quanto attiene la qualit offerta e percepita. Ci comporta uno spreco di risorse, che pu generare spese aggiuntive per far fronte a quelle carenze qualitative, che influiscono anche sulle capacit di assicurare le funzioni specifiche della P .A.. Basti pensare, ad esempio, a quale danno pu derivare, ad una polizia locale, la mancata messa in efficienza dei propri autoveicoli nei tempi stabiliti, impedendogli di svolgere i normali servizi di pattugliamento del territorio, o il ritardo nella fornitura dei pasti ad un ospedale o ad una scuola. Lanalisi del fenomeno ha evidenziato che tali diversi risultati nella qualit dei servizi generati, non attribuibile a episodi di corruzione, bens, nella maggior parte casi, ad una non specifica preparazione dei soggetti a cui affidato il controllo, per lo pi a causa di mancanza di formazione o di un eccessivo tecnicismo dei capitolati tecnici. Alcune esperienze hanno dimostrato che per aumentare il livello di conoscenza possibile prevedere giornate formative per il personale incaricato del controllo. Si sperimentato che dotando il personale di schede di valutazione delle diverse fasi di un processo, possibile tenerlo sotto controllo in modo semplice ed efficace. Per ovviare, invece, alla complessit delle specifiche tecniche, stato sufficiente prevedere la realizzazione di brochure, nelle quali vi una semplificazione delle stesse, utilizzando forme grafiche elementari, quali i fumetti. In questo modo si vince anche la naturale resistenza generata dalla lettura di documenti voluminosi e pieni di terminologie specialistiche. Tali soluzioni, affiancate allo sviluppo di sistemi informatici di gestione e rilevazione dei dati, che consentano di inserire le informazioni acquisite in tempo reale anche con strumenti che riducano i margini di errore nella digitazione, oltre ad elevare la qualit, permettono di ridurre i costi diretti ed indiretti. Ci stato dimostrato in unanalisi effettuata su alcuni contratti di appalto per la produzione e distribuzione di pasti, nei quali era previsto lutilizzo di strutture e attrezzature messe a disposizione dallamministrazione aggiudicataria, alla quale restava in carico la manutenzione straordinaria, mentre quella ordinaria era di competenza dellazienda aggiudicataria. Si notato che, dove vi era un controllo sulla effettiva esecuzione delle attivit previste, si sono verificate circa il 70% in meno di interventi di manutenzione straordinaria, quindi vi stato un risparmio di risorse notevoli.

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UNA NUOVA FRONTIERA

MAREMMA DINAMICA
Pierandrea Vanni

inquantuno anni, laurea in scienze politiche, alla guida di unazienda che opera con successo nel campo del restauro, un lungo impegno nel mondo economico che lo vede da dieci anni alla guida della Confartigianato provinciale e da cinque presidente della Camera di Commercio di Grosseto, eletto la prima volta allunanimit e la seconda per acclamazione. Giovanni Lamioni espressione di un mondo imprenditoriale che non si limita alla propria attivit privata ma si mette in gioco per contribuire allo sviluppo di un territorio e di una comunit, appunto la Maremma, alla quale legatissimo anche perch rappresenta le sue radici. E nato a Cana, piccolo borgo del comune di Roccalbegna e ne fa un motivo di orgoglio. Prima ha dato voce e corpo agli artigiani, poi lapprodo in Camera di Commercio con il sostegno di tutte le categorie economiche, quindi dal 2012 la vice presidenza nazionale di UnionCamere. E da pochissimo lingresso nel consiglio centrale della Dante Alighieri, un ruolo a livello culturale che ha particolarmente gradito. Presidente, lei ha fatto del brand Maremma uno dei cavalli di battaglia della sua presidenza. Che cosa significa, in concreto, un brand territoriale? Significa puntare, con fierezza, sulla nostra identit. Un marchio territoriale si costruisce su tutto linsieme di valori che esprime una collettivit e diventa sinonimo di qualit a sostegno dellinternazionalizzazione delle imprese. Non solo una certificazione di provenienza. E molto di

pi. Lopportunit di contestualizzare localmente un prodotto sta diventando sempre pi determinante nel mercato globale. Non solo, il brand una sorta di scambio alla pari: le nostre produzioni si avvantaggiano dellopportunit di contestualizzarsi in una terra straordinaria ed unica come la Maremma, ma al contempo la Maremma si fa conoscere nel mondo attraverso leccellenza dei suoi prodotti, frutto di materie prime selezionate, rispetto di antiche tradizioni, di grandi capacit imprenditoriali. La Maremma in s ha un forte appeal a livello internazionale, io ci ho sempre creduto. Come Camera di Commercio, abbiamo iniziato a lavorare sul brand territoriale alcuni anni fa, studiando strategie di marketing ad hoc. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, si veda le ultime recensioni di autorevoli mass media internazionali, come il Guardian o la Cnn. Ed oggi, dopo tanta promozione, possiamo tranquillamente affermare che la Maremma non ha pi bisogno di presentazioni... ormai un prodotto conosciuto, apprezzato e riconoscibile. Credo che siamo pronti per passare alla fase successiva, quella della promovendita, cio dobbiamo iniziare a proporre pacchetti turistici integrati. Ma non crede che ci sia un po di autocritica da fare da parte della Maremma, considerata per anni la bella addormentata? Pensavamo fosse un problema solo della provincia di

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Grosseto, e invece riguarda drammaticamente tutto il nostro Paese. Dati recenti, e assolutamente sconvolgenti, ci dicono che il turismo rappresenta in Italia solo il 4,1 per cento del Pil. Nel 2013 abbiamo registrato risultati pessimi, in confronto alle altre nazioni europee. Se si considera anche lindotto, si supera di poco il 10 per cento. Com possibile? Eppure possediamo il 70 per cento del patrimonio culturale mondiale, ben 49 siti Unesco, oltre 5mila musei, aree archeologiche uniche, citt darte irripetibili... C bisogno di una svolta. Personalmente ritengo che il Ministero dei Beni e delle Attivit culturali e del Turismo debba trasformarsi nel Ministero della Cultura, del Turismo e dellAgricoltura. Questo perch sem-

pre pi il turismo e lagroalimentare vanno di pari passo. Molti turisti sono attratti sul territorio dalle nostre produzioni tipiche e di eccellenza. E allo stesso tempo non esiste strumento migliore di quei turisti per promuovere lItalia. Ogni bottiglia di buon vino italiano stappata nel mondo un assaggio delleccezionalit del nostro Paese. Non abbiamo solamente venduto un prodotto, trasmettendo una sensazione, abbiamo fatto promozione turistica di un territorio nel mondo. Per quanto ci riguarda, ovvio che possiamo fare di pi e di meglio. La Maremma non solo mare, e pu avere unofferta lunga 365 giorni allanno. La Camera di Commercio sta lavo-

rando con grande dedizione in questo senso. Nel 2014 daremo sostegni allorganizzazione di manifestazioni nellambito del turismo sportivo, anche questo un settore che ha grandi potenzialit ancora non sfruttate. La mancanza infrastrutturale, invece, continua a essere un dazio insopportabile, frutto di scelte imposte dallalto, che tuttora stiamo pagando: abbiamo i porti senza le navi, le stazioni senza fermate, laeroporto senza voli ed unautostrada ferma allinaugurazione della prima pietra. Eppure questa situazione atavica non ci ha bloccato. Avverto tra la gente di Maremma un fermento, una voglia di emergere, una voglia di riscatto, che se accompagnata da politiche di

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sviluppo adeguate, pu portarci lontano. La promozione a livello regionale punta molto se non esclusivamente sul brand Toscana. E la Maremma? Affermare che la promozione nel mondo e pu essere solo affidata al brand Toscana la visione di chi non vede oltre alle proprie scarpe. E frutto di una politica miope. Di chi rimasto indietro di ventanni, a quando non cera Internet. Un amministratore pubblico deve saper delineare un orizzonte. Per effetto della globalizzazione, ogni bambino che nasce oggi cittadino del mondo. Scommetto che nel 2035, un bimbo cinese non conoscer solo la Toscana, ma anche Rifredi e Careggi. Ed il viaggiatore-cittadino del mondo andr alla ricerca di ci che non trova a casa sua, davanti al suo computer. La partita della promozione si giocher sempre pi su un altro piano, sullunicit, sulla qualit di vita, sul sentiment, sulle suggestioni che un territorio riesce a trasmettere. Lavorando su questi aspetti si far davvero la differenza. In Toscana aperto da tempo un confronto fra chi crede che fino ad oggi le politiche regionali abbiano privilegiato lasse Firenze-Prato-PisaLivorno e chi invece sostiene che si fatto tutto il possibile per le aree pi deboli. Lei cosa pensa? Il privilegio quanto mai lampante. Che la Regione Toscana sia da sempre

Firenze-centrica un dato di fatto, senza entrare nel merito delle interpretazioni sulle cause, che possono essere diverse. Di fatto sono state fatte scelte poco lungimiranti. Non sono state lasciate da parte solo le aree pi deboli e depresse, come borghi rurali e montani che invece

sulle nostre forze. Specie in una fase difficile e delicata come questa, con le risorse a disposizione degli enti locali che sono sempre pi scarse, c bisogno che il territorio si faccia sentire, che abbia una rappresentanza forte in grado di influire soprattutto nei tavoli decisionali che lo riguardano. Una rappresentanza che la Camera di Commercio pu dare. Dal suo osservatorio di vice presidente nazionale di Unioncamere come vede pi in generale le prospettive di ripresa del Paese? A dire il vero sono preoccupato. Tutti gli anni sento dire la parola ripresa nei primi sei mesi dellanno, sento parlare di segnali positivi e poi, puntualmente, da giugno in poi i segni pi si trasformano in segni meno. La ripresa ha senso se parallelamente si individuano degli elementi di discontinuit che possano davvero generarla. Arriver se saranno fatte delle riforme fondamentali, sul fisco, sulla giustizia civile e per la Giovanni Lamioni semplificazione burocratica ed amministrativa che atavevano e hanno bisogno di un sotendiamo da troppo tempo. stegno forte, ma anche quelle zone Senza questi presupposti, la riforma con maggiore potenziale di sviluppo, solo una parola buttata l. E conticom successo per la Maremma. nueremo ad avere a che fare con la Diciamo che lesperienza ci ha inserecessione. gnato che dobbiamo contare di pi Non potr essere ottimista fino a

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quando non sar alleggerita la pressione fiscale, fino a quando non saranno rigenerati i consumi interni, che rappresentano l87 per cento del Pil, attraverso un irrobustimento della capacit di spesa degli italiani. A volte, poi, ho la sensazione che le piccole e medie imprese siano viste, in una logica di politica industriale, come un limite da superare, quando invece sono la vera risorsa del nostro Paese. E il nostro punto fermo di ripartenza, insieme alla valorizzazione del territorio. C chi sostiene che le Camere di Commercio siano da riformare profondamente, qualcuno vorrebbe eliminarle, lei pensa che abbiano ancora un ruolo e un futuro? Le Camere di commercio rappresentano uneccellenza vera. In ogni Ente camerale sono rappresentati tutti gli spaccati socio-economici di una provincia, dalle imprese alle associazioni di categoria, dagli ordini professionali alle associazioni dei consumatori... Rappresentano un sistema virtuoso, ma dobbiamo porci con la logica che tutto si pu migliorare. Per esempio ritengo che le imprese dovrebbero eleggere direttamente, senza filtri, il consiglio camerale. Credo anche che dovrebbe essere perseguita una razionalizzazione delle agenzie e delle aziende speciali. Detto questo, non credo assolutamente che valga lequazione camere grandi - camere funzionali. Le Camere funzionano quanto pi sono vicine alle aziende. Insomma, utile qualificare e migliorare lefficienza, ma ho la sensazione che questo tipo di esigenza, che viene dalla politica, sia pi che altro una guerra interna tra Camere di Commercio grandi e Camere piccole. Se fosse

cos, sarebbe davvero mortificante. Tutto parte da una riflessione: la vera ricchezza nel protagonismo del territorio. Se pensiamo che la competitivit stia nelle grandi dimensioni - e questo vale per ogni settore - abbiamo perso in partenza. Troveremo sempre chi pi ricco e pi grande di noi. Sarebbe un errore clamoroso applicare una logica di area vasta, ad esempio, per la promozione. Nel confronto mondiale, lItalia ne uscirebbe sempre come un Paese piccolo e povero. Al contrario se valorizziamo i nostri borghi, le nostre produzioni agroalimentari, i servizi offerti, le nostre eccellenze, allora s che risulteremo vincenti e potremo veramente rilanciare il turismo e leconomia. E le Camere di commercio cos come sono strutturate oggi hanno un ruolo insostituibile, rappresentando proprio la sintesi del protagonismo di ogni territorio. Lei stato nominato dallUfficio di Presidenza Consigliere Centrale della Dante Alighieri. Significa che crede nella cultura per un rilancio economico? La cultura pu e deve rappresentare un asset fondamentale di rilancio del Paese, ma dobbiamo capire che e deve essere anche impresa, economia. Per troppo tempo la cultura, in Italia, stata elitaria... grigia e triste. La cultura, invece, gioia, animazione, dinamismo. Ribadisco: il nostro Paese, che ha due terzi del patrimonio storico culturale del mondo, non pu essere solo al quinto posto come presenze di visitatori. E come una squadra di calcio che con 11 nazionali arriva quinta! Ma abbiamo esempi virtuosi in tal senso, come la Dante Alighieri, che uneccellenza italiana nel mondo.

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GRANDE DISTRIBUZIONE

LAGROALIMENTARE TIRA
Donatella Miliani
HE LAGROALIMENTARE tiri dimostrato dal fatto che in Umbria una societ come PAC 2000A (Perugia Acquisti Cooperativa 2000 Alimentari) dal 2012 risulta prima nella classifica per fatturato delle imprese regionali, addirittura davanti al colosso della Acciai Speciali Spa. PAC 2000A infatti si posiziona al vertice con 2 miliardi e 423 milioni di euro, seguita dallindustria dellacciaio ternana che scende al secondo posto dopo oltre un decennio con 2 miliardi e 353 milioni (al terzo, stabile Coop Centro Italia con 654.650.000 euro). Dal podio delle societ di capitali dellUmbria, si evince dunque come lacciaio sia stato superato dalla grande distribuzione. Una bella soddisfazione dice Danilo Toppetti, direttore generale di Pac 2000A da oltre dieci anni e consigliere di Conad nazionale. Un ulteriore sguardo ai dati fa emergere che anche nella gerarchia per utile netto, spicca PAC 2000A con 47.902.000 di euro in crescita rispetto allesercizio precedente, seguita dallaltro colosso della grande distribuzione Eurospin Tirrenica con 24.437.666 euro e dal re del cachemire Brunello Cucinelli Spa con 22.484.000 euro. Del resto - spiega Toppetti - siamo la pi grossa cooperativa dentro il sistema Conad, rappresentiamo il 26 per cento delle quote nazionali. Il segreto del successo? Una serie di componenti e soprattutto la squadra, efficiente, umile reattiva, flessibile, in grado di compattarsi ogni volta che c unemergenza. Cosa fondamentale. Dentro ovviamente ci sono tutte le professionalit. E la stessa da tempo. Piano piano stata integrata con nuovi importanti innesti. La filosofia di base comunque sempre la stessa. Sia pi esplicito. Si lavora tutti con umilt e semplicit di rapporti, con unoperativit molto rapida ed efficace. Laltro nostro punto di forza sono le risorse. Abbiamo avuto modo di accumularle nel tempo e ci danno grande capacit e libert di azione, cui devono sempre corrispondere ovviamente i risultati. Il nostro puntare sul-

linnovazione unaltra caratteristica vincente. Le nuove tecnologie nel nostro settore sono fondamentali come ad esempio il sistema di gestione del price aziendale che ci porta un quadro giornaliero e settimanale di tutta la distribuzione. Abbiamo cos modo di vedere in tempo reale cosa fa la concorrenza e reagire con le migliori strategie. Abbiamo capacit di integrarci sui territori dove operano i nostri soci, di adattarci alle esigenze locali e sviluppare politiche commerciali che consentano lofferta con la filiera corta. Il rapporto con Conad nazionale? Ottimo. Ci ha aiutato a fare il grande salto nella comunicazione e a sviluppare un format vincente sul territorio. In Umbria ad esempio, dove abbiamo la sede direzionale, siamo da qualche anno al fianco di Umbria Jazz. Una eccellenza umbra che veicola la migliore immagine nel mondo facendo del radicamento sul territorio, il centro storico in particolare, la sua carta vincente. Miglior Festival non potevamo scegliere. Ma che effetto le fa essere a capo di una societ che fattura addirittura pi delle Acciaierie di Terni? Diciamo che un segnale chiaro dei tempi. Lindustria pesante non funziona pi, in grossa difficolt. Io spero che in Italia si cominci a lavorare di pi sulle nostre risorse: l industria agroalimentare e lagricoltura danno prodotti che nel mondo si distinguono e che consentono lexport. Per non dire del turismo. Per noi ldi Pac 2000 A la crescita del fatturato e degli utili quasi naturale, va avanti da 40 anni. Questo quindi non un punto di arrivo ma di partenza verso altri traguardi. Largo alle assunzioni e ai giovani? Per quello che possiamo s - conclude Toppetti. Compatibilmente con la nostra struttura e la politica di riduzione dei costi. Il prossimo Iper in apertura a Perugia dar lavoro a circa 150 addetti Conad, pi altri 400/500 nei negozi del centro commerciale. Ma non basta a colmare una domanda che immensa: abbiamo gi ricevuto migliaia di curriDanilo Toppetti cula.

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I dipendenti di un supermercato

LA STORIA DELLA PAC 2000A


Nata a Perugia nel 1972 per superare il monopolio che i grossisti in quel periodo esercitavano sui dettaglianti, la Pac 2000A, sin da subito decide di aderire al Conad (Consorzio Nazionale Dettaglianti) di Bologna. Nel corso dei primi 20 anni progressivamente attraverso fusioni ed annessioni di altre cooperative si espansa in tutta la regione. Il 1992 uno degli anni chiave, in quanto in quellanno, la cooperativa perugina rileva la cooperativa che rappresentava Conad a Roma, sullorlo del fallimento. Nonostante le enormi difficolt lacquisizione si dimostrer un successo che porter a far lievitare fatturati ed esperienza. Nel 2000 con unoperazione simile PAC rileva anche la cooperativa che rappresenta Conad in Campania e nel 2002 si spinge sino alla Calabria, ottenendo anche in questa regione risultati impensabili. Anche grazie a queste acquisizioni la crescita dei fatturati diventa esponenziale, praticamente raddoppiano ogni 5 anni, e nel 2012 PAC 2000A, con 2,4 miliardi di euro, diventa la prima azienda in Umbria per fatturato, superando multinazionali come la ThyssenKrupp, e, cosa non trascurabile, anche tra le primissime per utili. Il fatturato del Gruppo nel 2013, nonostante la crisi profonda che sta attanagliando il nostro paese, stato ancora positivo chiudendo lanno a 2 miliardi e 465 milioni di euro con un +4.5% sul 2012 Il numero dei supermercati al 31/12/2013 : 5 Iper (1 in Umbria 2 nel Lazio - 2 in Campania), 58 Conad Superstore (14 in Umbria 21 nel Lazio 22 in Campania 1 a Lauria (PZ)). 360 Conad (49 in Umbria 124 nel Lazio 109 in Campania 78 in Calabria. 220 Conad City (53 in Umbria 55 nel Lazio 80 in Campania 32 in Calabria). 301 Margherita (88 in Umbria 89 nel Lazio 103 in Campania 21 in Calabria). A questi vanno aggiunti i 180 Todis discount aperti in diverse regioni italiane Gli Addetti (Diretti +Indiretti + Addetti della rete) sfiorano le 14.000 unit. Nel corso del 2013 ci sono state (tra acquisizioni e nuovi associati) 33 Nuove Aperture che hanno occupato solo sulla rete 545 addetti.

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CAMERA ITALOARABA

LE GRANDI OPPORTUNIT
Salvatore Giuffrida

l mondo arabo una realt complessa e variegata che si estende dallAtlantico, con il Marocco e Mauritania, fino al Golfo Persico e ai confini con lIran. Ventidue Paesi uniti dal fatto di essere un partner naturale per lItalia, posta al centro del Mediterraneo e protesa verso sud come un ponte che collega Europa, Africa e Medio Oriente fino alla vicina Asia. Lorganismo che collega il nostro Paese a questo enorme bacino la Camera di commercio Italo-Araba. Creata nel 1972, riconosciuta dalla Lega degli Stati arabi, la Camera lente pi importante per le relazioni economiche fra Italia, Ue e mondo arabo; conta 180 soci ordinari e pi di 1200 soci partecipanti italiani; svolge attivit di formazione, informazione e partnership ma anche progetti e programmi congiunti: tra gli altri ha appena concluso un progetto misto sulledilizia e ne sta iniziando un altro dedicato alla green economy. Con il presidente Sergio Marini parliamo dello stato dello scambio commerciale e delle potenzialit che il mondo arabo rappresenta per lItalia. Presidente, il mondo arabo un partner strategico per lItalia? Lo scambio con i Paesi arabi favorevole da molto tempo ed in fase di crescita omogenea sul lungo periodo. Dallinizio degli anni Novanta ha conosciuto una fase di crisi intorno al 2008, ma poi ha ripreso a crescere: e questo riguarda tutto il mondo arabo, composto da 22 Paesi, dal Marocco a Gibuti fino allIraq. Quali sono i numeri e il volume di questo scambio?

I dati complessivi del 2012 vedono un per il volume sta crescendo, siamo a export dallItalia verso i 22 Paesi del un valore di un miliardo e 300 milioni. valore di 28 miliardi e 755 milioni, Teniamo conto che i 3/4 dellexport mentre le importazioni in Italia valgono italiano va a sei nazioni: il primo cliente 41 miliardi e 688 milioni. Lexport sono gli Emirati Arabi Uniti, dove in crescita del 16,7% rispetto al 2012, esportiamo per 5 miliardi e mezzo, un dato molto positivo se consideriamo poi lArabia Saudita, con un valore di che verso il resto del mondo lexport 4 miliardi, e infine i Paesi del Maghreb, italiano cresciuto del 3,7% e verso Algeria, Libia e Tunisia, ciascuno con lUe calato dello 0,7%. Nei primi oltre 3 miliardi. nove mesi del 2013, le esportazioni Quindi lItalia ha un alto livello di italiane nel mondo arabo hanno ragpenetrazione in alcuni Paesi arabi. giunto un valore di 22 miliardi e 690 Questo vuol dire che il Made in Italy milioni, +10% rispetto allo stesso periodo del 2012. Un Paese dalle grandi potenzialit lIraq perch cresce a un ritmo che ogni anno raddoppia. Gi, lIraq ha una storia particolare e deve essere ricostruito. Quali altri Paesi rappresentano adesso le maggiori opportunit per le Pmi italiane? Bisogna considerare che adesso lIraq parte da valori di crescita molto bassi ma ricordiamoci che allinizio degli anni Ottanta era uno dei primi partner dellItalia. Poi lo scambio diminuito per le ragioni che sappiamo e nel 2007 le esportazioni italiane hanno toccato un valore di 95 milioni, una quota Presidente CCIA Sergio Marini in Arabia Saudita veramente bassa. Ora

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ha ancora ampi margini di crescita... Lindice di specializzazione dellItalia verso i Paesi arabi il pi alto del mondo e si attesta intorno all8%. Per fare un paragone significativo, quello della Germania al 3% e quello della Francia al 5,5%. In altri termini, circa il 55% dello scambio commerciale italiano con Paesi europei, ma oltre il 20% dello scambio extraeuropeo con i Paesi arabi. In merito alle potenzialit di crescita, pensiamo a Kuwait e Qatar:

nel primo caso lexport nel 2012 ha toccato quota 835 milioni, che non sono certo tanti, mentre col Qatar lo scambio sta aumentando e ha raggiunto un livello di un miliardo e 25 milioni. Insomma, si pu puntare prioritariamente su questi Paesi che hanno una forte capacit di spesa. Principalmente che cosa esportiamo? E dove? La voce prevalente del nostro export la meccanica. Nei primi anni del Duemila c stato un calo delle tre a del Made in Italy, arredamento, agroalimentare e abbigliamento, ma oggi abbiamo recuperato diversificando lofferta e migliorando la qualit dei prodotti. Lexport rimane pi importante verso il Nordafrica che verso i Paesi del Golfo, che per rimangono molto pi attrattivi per i prodotti di lusso. Per quanto riguarda le commesse, pi o meno siamo in equilibrio. Il mondo arabo , quindi, un partner naturale dellItalia, per la sua posizione geopolitica. Allinizio dei Novanta lexport va-

leva 5 miliardi, dopo il 2000 arrivato a 12 miliardi fino a raggiungere quasi 29 miliardi nel 2012. Questo grazie alla vicinanza fisica dei Paesi, ma anche alla dimensione medio-piccola delle nostre imprese, per le quali meno oneroso esportare in aree non troppo lontane. Infine negli ultimi anni i Paesi arabi, a parte qualche eccezione, hanno conosciuto una forte crescita economica, con tassi intorno al 4%. In un mercato sempre pi glocal, dove laspetto globale si fonde con il locale, il Made in Italy continua ad avere grandi potenzialit. Che cosa manca per il suo decollo nel mondo arabo e che cosa sta facendo la Camera per favorirlo? LItalia attrae poco per ragioni note: la lentezza della giustizia, burocrazia, diritto del lavoro, problematica fiscale. Inoltre il Pil rimasto uguale a quello del 2000 e non mai stata fatta una politica a lungo termine per attirare gli investimenti. Il nostro obiettivo di unire le Pmi o per presenza territoriale o per filiera produttiva, in modo da avere maggiore presenza sul mercato, che oggi fondamentale perch i mercati sono molto pi agguerriti. Ma bisogna superare un tipo di capitalismo familiare. La crisi ha determinato unattenzione maggiore verso i mercati esteri, manca per il credito bancario e questo frena molte iniziative. A breve organizzeremo una serie di missioni e abbiamo diversi progetti in piedi, inoltre stiamo cercando di creare fondi di private equity per finanziare operazioni congiunte e coinvolgere le nostre imprese.

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PROGRAMMI ALITALIA

LITALIA IN ALTA QUOTA


Ornella Cilona

n un anno Alitalia ha guadagnato quasi due punti percentuali nel grado di soddisfazione dei clienti, arrivato all81,6%. E circa quattro punti in quello dei servizi di viaggio, salito all84,1%. A monte di questi risultati emergono il sensibile incremento della puntualit (ormai al 90,2%, decima nel mondo) e della regolarit (che sfiora il 100%) cos come la cucina, luniforme, il costante interesse per i passeggeri da parte dellequipaggio, che sono valsi alla compagnia tricolore i premi BizTravel per il miglior servizio di business class e la pi bella uniforme dello staff nonch il trofeo Global Traveler per la migliore offerta enogastronomica a 10mila metri daltezza. Laumento dei passeggeri e del load factor testimoniano che (assieme alla sicurezza e alla variet dellofferta di voli) i servizi non sono considerati aspetti secondari nella scelta del vettore aereo, sia pure pi caro dei concorrenti low cost. Ma, oltre a favorire la crescita nel core business, la stima per una compagnia oggi pu essere monetizzata e nel frattempo pu consentire di allargare il ventaglio delle scelte per i clienti. Non solo quando volano. E per questo che un numero crescente di compagnie sta puntando sui servizi per i viaggiatori abituali e sulla loro societarizzazione. Una strada lungo la quale, ai primi del 2013, si incamminata anche Alitalia. I problemi societari, e la tremenda crisi economica che ha fiaccato anche lindustria del trasporto aereo, non hanno permesso allex compagnia di bandiera di trasformare rapidamente il progetto in realt ma oggi si pu dire che Alitalia Loyalty, uno dei capisaldi del Piano industriale 2013/2015, sia, ormai, in grado di muoversi da sola. E, nel medio termine, di apportare un cospicuo contributo ai conti della Compagnia aerea italiana (la societ madre che controlla al 100% Alitalia e al 100% Alitalia Loyalty), magari favorendo lapporto di capitali esterni, liberi dai lacci e lacciuoli finanziari e giuridici nazionali e internazionali imposti agli investimenti diretti nelle compagnie

aeree. Operazioni finanziarie da realizzare attraverso, a esempio, la vendita di una quota di minoranza significativa per valorizzare una controllata che macina utili. O, pi probabile al momento, la quotazione in Borsa, con una formula che possa gratificare gli iscritti, trasformandola in una public company del trasporto aereo, sulla falsariga del Real Madrid, la squadra dei tifosi, nel calcio. Anche perch, mentre nella popolazione e tra gli opinion leader italiani la compagnia (per ignoranza e/o malafede) meno apprezzata di altre concorrenti, tra i soci del programma MilleMiglia, tra quanti la conoscono davvero insomma, lo moltissimo. In quanto sono le motivazioni pi comuni - sicura e affidabile. Permette di viaggiare in tutto il mondo in un ambiente italiano. Offre un servizio migliore della concorrenza. Rispetta gli orari. Affidata dallamministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio, a Lucio Attin (avvocato di 42 anni che alla Ducati Motor Holding guidata da Del Torchio stesso era direttore generale dellApparel and Brand Development) la societ controllata per sviluppare e valorizzare il Programma Millemiglia per i viaggiatori abituali della compagnia italiana decollata in pochi mesi. E pare che nei conti del 2013 un sostanzioso apporto positivo alla casa madre arriver proprio da Loyalty. La missione di Alitalia Loyalty quella di facilitare laccumulo e la spesa dei punti. Lobiettivo, di far crescere gli attuali 4,3 milioni di iscritti a Millemiglia, innescando un circuito virtuoso sulla vendita di biglietti e servizi. Per fidelizzare i clienti Attin deciso a valorizzare le eccellenze della compagnia, dal servizio alla cucina. A incentivare lutilizzo delle miglia, favorendo destinazioni e periodi meno richiesti. A puntare sulla comunicazione via web e social network. Una svolta ha rappresentato la recente nascita della versione italiana di Payback, la colazione di programmi-clienti. Il programma permette ai clienti delle aziende (stimati in 22 milioni, 12 dei quali gi iscritti ai singoli programmi) di accumulare e spendere punti presso qualsiasi partner.

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TASSAZIONI SPOLIAZIONI

CERA UNA VOLTA IL RISPARMIO


Vieri Poggiali
era una volta.. Cos principiavano abitualmente le favole dun tempo. Un incipit che pu essere utilizzato anche ora per ricordarci tutti di altri tempi, s, ma in tema deconomia. E dunque : cera una volta il risparmio, per esempio. Cera, abbondante, e con buone prospettive, nel nostro Paese. Gli italiani si contendevano coi giapponesi il pri-

mato su quale dei due popoli fosse in testa quanto a risparmio popolare via via cumulato soprattutto dalla gente comune. I risparmiatori erano portati in palmo di mano nella nostra penisola al punto che ogni anno, al 31 di ottobre, unapposita festa li celebrava con vera e propria solennit. Avveniva magari in unorgia di retorica, se vogliamo, che per aveva il pregio di mettere in luce un dato di fatto reale ed inoppugnabile : e cio che i nostri connazionali sapevano accantonare quote rilevanti del proprio reddito, bench in quei tempi (non remotissimi, durati sino ad un

Ministero dellEconomia

quarto di secolo fa, allincirca) non vi fossero nubi allorizzonte delle pensioni. Quanto a dire che il risparmio era davvero figlio di autentica virt, prima che di precauzione se non necessit. La stessa nostra Costituzione dichiarava (e, ahim, tuttora dichiara) al suo articolo 47 che la Repubblica tutela e protegge il risparmio, e ne incoraggia linvestimento (dunque in forma anche di sottoscrizione di azioni) nelle imprese del Paese. Il guaio che di quelle tutele e proiezioni , e dei conseguenti incoraggiamenti, ora si perduto il ricordo : ed menzogna profonda conservarle nel testo del supremo strumento giuridico nazionale. Eppure, ecco un aspetto che si direbbe paradossale, di risorse e di reddito se ne produce ancora e in abbondanza (ma quasi non pi anche di risparmio). Si pensi solo a quanto ci racconta la cosiddetta campagna assembleare, che a primavera di ogni anno tiene la scena per quelle circa 300 grandi societ per azioni che sono il fondamento del mercato di Borsa e di cui costituiscono il listino. Non che i big siano stati esentati dalla crisi, quando mai. Non hanno certo potuto esorcizzarla o sfuggirvi. Vi sono difatti tra le grandi societ alcune che navigano in acque estremamente perigliose ancora, a partire dalle banche in particolare. Eppure, nellinsieme, per lesercizio 2013 distribuiranno qualcosa come circa 12 miliardi di euro in dividendi, cio in utili da erogare agli azionisti. I mesi nei quali si svolge lerogazione agli azionisti della parte di utile netto distribuibile vedranno

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una bella iniezione di liquidit, che si ripartir fra diversi beneficiari : per cominciare, se ne prender direttamente una bella fetta lo Stato stesso si beccher i dividendi di propria competenza diretta e poi il 20 percento (se non entrer illico et immediate in vigore addirittura il nuovissimo 26 per cento !) sotto forma di prelievo fiscale su quanto spetta anche agli altri, quanto a dire a banche, societ finanziarie, infine privati investitori risparmiatori. Vedremo fluire i dividendi di societ (soprattutto nel campo delle utilities, vedi Eni, Terna, Snam, e di aziende operanti appunto in Mercati regolati, tipo Atlantia) che sarebbero in grado, in rapporto ai prezzi medi borsistici di febbraio-marzo, di dare fino a pi del 6 per cento di rendimento. Unaltra trentina di societ distribuir dividendi che, sempre rapportati aritmeticamente ai prezzi medi misurati in Borsa tra febbraio e marzo, renderanno fra il 2 e il 3 per cento, con punte anche assai prossime al 4 per cento, da intendersi sempre al lordo naturalmente. Il 2013 stato Palazzo dellENI

annata di crisi ? Come no, eppure taluni dividendi risulteranno superiori a quelli distribuiti per lesercizio 2012, cos come torneranno a metterne in circolo anche imprese che per uno o pi anni avevano sospeso la ripartizione di utili netti ai soci. Lo Stato azionista avr di che rallegrarsi, dunque. I risparmiatori investitori in azioni pure, teoricamente, ma qui occorre tornare a quanto gi detto pi sopra : e cio che la loro condizione di tartassati comunque permane, ed anzi peggiora ; visto landazzo ormai in corso da tempo, e a marzo confermato, vlto a voler succhiar sangue da quelle che lignoranza diffusa nella classe politica come nellinformazione insiste a voler chiamare rendite finanziarie. Rendita un flusso di denaro di cui abbia a beneficiare un soggetto senza che aver dovuto in alcun modo

sforzarvisi : ma quanto proviene da risparmio investito in titoli tuttaltra cosa, perch chi ne possiede ha compiuto lo sforzo, non da poco, di risparmiare. E un reddito, dunque, e non una rendita. Il punto sostanziale vero che chi risparmia e investe in titoli oggi preso di mira in modi ingiusti e ingenerosi. Ma si consideri poi anche la mostruosa elevazione dellimposta di bollo sui depositi titoli dei risparmiatori : prelievo che, un tempo di minimo livello fisso e quindi con carattere oggettivamente da considerarsi di tassa , nel 2011 venne tramutato in imposta fissata nello 0,10 per cento della consistenza , poi allo 0,15 nel 2012, infine nello 0,20 nel 2013. Una vera e propria imposta patrimoniale, ed anche pesante, che genera peraltro poi risultanze persino aberranti e paradossali. Un piccolo risparmiatore che voglia acquistare i pur scarsamente redditizi BoT ai mediocri prezzi correnti da mesi non ne ricava nulla, perch il peso del bollo gli divora lentit della modesta cedola anche se questa dispone del privilegio dessere comunque erosa da un 12,50 per cento soltanto, inferiore di gran lunga a quanto infierisce sui dividendi del capitale di rischio. Torniamo ad insistere allora un momento ancora

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proprio su questo tipo di prelievo sui dividendi, che unitamente al bollo sui depositi concorre ad una vera e propria spoliazione del risparmio azionario. Dopo lunga e insistente circolazione di ipotesi, sollecitazioni, invocazioni addirittura (da sponde politiche e sindacali) perch sandasse anche oltre , ecco che dal cappello da prestigiatore del nuovo governo sbuca un prelievo al 26 per cento. Un livello mostruoso, a spiegare il quale invano si cercherebbero motivazioni davvero fondate. Le orecchie di chi qui scrive hanno udito da un alto esponente dello staff economico del partito italiano dal quale promana il presidente del consiglio Renzi questa singolare considerazione, e cio che per risollevare leconomia italiana occorrer (fra altre cose) puntare sempre di pi sulla formazione di risparmio previdenziale, a preferenza di una formazione di risparmio finanziario (quanto appunto a dire : emb, che c di male se si alzeranno i prelievi sulle rendite ?). Gi, lidea che il risparmio previdenziale debba potersi incrementare si configura come ottima e generosa aspirazione : ma, raccoltolo, dove lo dovrebbero poi investire gli enti prepostivi ? In allevamenti avicoli, con conseguente almeno parziale distribuzione di future pensioni sotto specie di uova ? Non sembri assurda tale amara ironia : ma se sistematicamente si dovranno ancora e ulteriormente saccheggiare i frutti di risparmio investito, si andr scivoler verso forme di sovietizzazione strisciante. Gi il privilegio accordato ai tioli a reddito fisso del debito pubblico spinge in quella direzione, nonostante lesiguit attuale dei rendimenti. La legnata al risparmio investito in valori azionari peggiora ulteriormente la situazione, e sconvolger gradualmente la

platea stessa dei superstiti piccoli investitori risparmiatori privati. Perch investire ancora in capitale di rischio, da parte di un risparmiatore normale, se lo Stato disprezzando gli sforzi fatti in materia dal cittadino si approprier per diverse vie duna parte francamente esuberante di ci che un collocamento in azioni (quali quelle delle imprese menzionate dalla Costituzione) potrebbe e dovrebbe rendere ? V un rischio : ed che siffatte scelte politico-economiche francamente cos miopi tornino a dare luogo, da parte di chi volesse davvero difendersene, al proposito di fare uscire di nuovo risorse verso lestero, altro che farne rientrare. Ma gli eventuali studi e ricerche di nuove formule e strumenti di salvaguardia del risparmio, ora virtuosamente riguardati come aberranti e antipatriottici qualche legittimazione morale lavranno. Perch Fila davanti ad una banca come ben dicevano gli antichi romani, vim vi repellere licet, alla forza lecito opporsi con la forza. Al risparmio azionario degli italiani oggi sottoposto a cannoneggiamento molteplice e progressivamente crescente sar moralmente difficile negare il diritto, un diritto, alla difesa. Quali speranze realistiche di rilancio economico, produttivo e occupazionale, che dovrebbe avere sempre per protagoniste fondamentali le imprese grandi e piccole -ma dove le maxi sono pur sempre le trainanti , ci che anche la campagna dividendi di questanno comunque conferma- : quali speranze dunque pu nutrire un Paese nel quale il capitale di rischio viene visto sospettosamente anzich incoraggiato, il risparmio in titoli azionari preso letteralmente a calci nel sedere, e dove persino linvestimento in titoli del debito pubblico oggetto in realt di una beffa?

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UN SIMBOLO DEL FUTURO

LA MONETA DELLEXPO 2015


Katrin Bove

stato il World Money Fair di Berlino, la pi importante fiera del settore numismatico, il palcoscenico per la presentazione in anteprima internazionale della moneta ufficiale di Exp 2015. Il 7 febbraio scorso si svolta la kermesse mondiale che ha riscontrato un grande successo, ripreso da tutta la stampa specializzata e da molti media. Durante levento sono stati presentati esemplari gi prodotti e alcuni prototipi, tra cui la Grandi Dimen-

sioni, la Eco Coin in metallo riciclato, le tipologie Oro, Argento, e Titanio colorato, oltre a sperimentazioni di card-coins intelligenti e di coniazioni speciali, come un abbinamento inusuale metallo-legno studiato per il settore degli operatori del legname, fino ad esemplari in metallo prezioso color rosa ispirati al progetto Expo 2015 We Women for Expo, la prima moneta rosa dedicata alle donne del mondo, curato personalmente dalla presidente Diana Bracco.

La versione speciale della moneta, di 15 centimetri di diametro, stata consegnata ai due presidenti della World Money Fair, Hans-Henning Goehrum e Albert Beck. La Eco coin di Exp 2015, stata realizzata dagli autori dellEuro, Luc Luycx della zecca Reale Belga, e Laura Cretara, prima donna incisore al mondo e creatrice delle pi belle monete della repubblica Italiana. Simboleggia lunit dei continenti, mostrando su un lato il numero 1 ri-

La presentazione della Moneta Expo Milano 2015 da sin. Michele Cucuzza, Laura Cretara, Shelly Sandall, Sandro Sassoli e Arnaldo Acquarelli

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petuto cinque volte, e sullaltro, dove appare al centro il logo dellExp, le 5 foglie di altrettanti alberi peculiari di ogni continente. Sandro Sassoli, coordinatore generale per la licenziataria esclusiva Museo del Tempo del progetto Exp Milano 2015 Coin and Medal Program, spiega: La moneta un simbolo che rimane per secoli. E lExp Milano 2015 va intesa anche come unoccasione irripetibile in cui la numismatica deve mostrare leccellenza, con gli autori migliori e un connubio ideale di arte e tecnologia avanzata. Il valore del conio, inteso come moneta vera, reale, rimane un segno tangibile ed immediato di sovranit nazionale, anche dopo circo 2800 anni di vita., se consideriamo che le prime monete della storia umana risalgono alla Lydia, attuale Turchia. Come rimane intatto il loro valore di comunicazione e di tesaurizzazione, nello specifico dei metalli preziosi, come loro che da sempre il simbolo del prezioso ed eterno per eccellenza. La moneta Exp 2015 ha inoltre intrinseca la caratteristica di essere un gadget indelebile, perch coniato nel metallo sia esso nobile o meno e rappresenta un ricordo di un evento che in Italia manca del 1906, ossia da 109 anni. I gettoni monetali coniati al tempo per LExp milanese del 1906, hanno al giorno doggi una notevole quotazione di mercato. Il loro valore si aggira intorno alle 20.000 euro per le monete doro e dai 200 ero ai 500 euro per le coniazioni non preziose, a seconda della valutazione dello stato di conservazione di base del Catalogo Montenegro. Questa caratteristica di valore e tesaurizzazione legata alla moneta rimarr per sempre unesclusiva nel tempo, perch nessuna moneta elettronica potr mai avere questa mera peculiarit.

Interessante sar il prospettarsi di un connubio tra lantico e il moderno che si presenter durante la kermesse 2015 di Milano, viaggeranno in parallelo la card con il possibile inserimento di un chip oppure di un circuito RFID che pu dialogare con larea circostante, e linserimento del gadget-ricordo costituito dalla coniazione in se stessa. Oltre allemissione ufficiale di Exp, stata anche ideata una mostra dal titolo Di mano in mano, che raccoglie le monete di tutti gli Exp Universali del passato, da Londra 1851 in poi e rare testimonianze di monete antesignane dellEuro che hanno avuto una circolazione a volte intercontinentale e sovrannazionale. Di notevole interesse potrebbe rivelarsi la proposta di un progetto di Monumento per lExp, ma che ancora ad oggi non ha trovato un riscontro concreto. Il progetto tratterebbe la realizzazione di un Monetone di grande diametro, ubicato nellarea di Rho o prospiciente il perimetro Expo. I 5 valori, un simbolo che unifichi tutti i valori espressi dallEsposizione Universale per richiamare i cinque continenti. Una solida grande riproduzione della moneta in acciaio inox, dimensioni da 8 metri a 12 di diametro, sorretta da una robusta struttura come una sorta di elica del DNA. Ruotante ed illuminata secondo i canoni di energia da green economy. Rientrerebbe ovviamente nel Guinnes dei Primati come la moneta pi grande del mondo. Una tale opera costituirebbe il massimo in termini di promozione e visibilit sul progetto moneta Exp 2015, e rimarrebbe uno dei simboli forti legati al valore dellevento, come ai tempi, per la Francia, fu la ormai famosissima, Torre Eiffel.

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SOCIET QUOTATE

ANSALDO STS
Utile netto consolidato a 74,8 milioni di euro. Distribuzione di un dividendo pari a 0,16 euro per azione.

nsaldo Sts riuscita anche nel 2013 a dribblare la crisi. Nonostante il mercato principale di riferimento continui a crescere al rallentatore, afflitto dalla crisi delle finanze pubbliche internazionali, anche nei Paesi emergenti, che ha scatenato una guerra sui prezzi e non sulla qualit, punto di forza del la societ italiana quotata ma controllata da Finmeccanica e, quindi, sia pure indirettamente, dal Tesoro. Considerazioni che sono alla base del dibattito e delle ipotesi di riassetto di Ansaldo Sts nel quadro della possibile concentrazione di Finmeccanica nei settori dellaerospazio e difesa. Lesercizio chiuso il 31 dicembre scorso archivia un utile netto consolidato di 74,8 milioni di euro contro i 75,7 milioni del 2012. Va rilevato che le imposte sul reddito sono cresciute da 38,4 a 39,7 milioni. Questo risultato estremamente positivo, tenuto conto della congiuntura, ma di tutto rispetto

anche in termini assoluti, ha permesso al consiglio di amministrazione di proporre allassemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo pari a 0,16 euro per ciascuna dei circa 180 milioni di azioni aventi diritto, al lordo delle ritenute di legge. Il valore complessivo dei dividendi proposti (pari a circa 28,8 milioni) risulta analogo, quindi, a quanto distribuito per lesercizio 2012. Gli ordini acquisiti nel 2013 da Ansaldo Sts ammontano a 1483,6 milioni, in calo di appena lo 0,6% rispetto al 2012. Il portafoglio ordini, di conseguenza, pari a 5601 milioni rispetto ai 5.683,3 al 31 dicembre 2012. Notizie molto positive arrivano, invece, dal fronte dei ricavi e del risultato operativo. I ricavi sono, infatti, aumentati dello 0,7% da un esercizio allaltro passando da 1247,8 a 1256,4 milioni. Il risultato operativo, detto anche Ebit (vale a dire il risultato ante imposte e ante proventi e oneri finanziari, senza rettifiche n

poste irripetibili), a sua volta cresciuto dello 0,9% da 117,1 a 118,1 milioni. La redditivit operativa, detta anche Ros (vale a dire il rapporto tra risultato operativo e ricavi), si confermata al pi che apprezzabile 9,4% gi registrato nel 2012. Al 31 dicembre scorso il capitale netto investito era pari a 238,9 milioni rispetto ai 167,2 milioni dellanno precedente. Il capitale circolante netto passato da un risultato negativo di 48,1 milioni nel 2012 a un dato positivo di 21 milioni nel 2013. La posizione finanziaria netta, infine, al 31 dicembre 2013 risultava negativa per 260,1, milioni, in decremento di 41,9 milioni rispetto al dato negativo di 302 milioni a fine 2012. Anche le spese per ricerca e sviluppo sono state abbastanza stabili, calando di un impercettibile 0,3% dai 32,3 milioni del 2012 ai 32 milioni del 2013. I dipendenti, invece, sono aumentati da 3991 a 4128. Giustamente soddisfatto il neo am-

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ministratore delegato Stefano Siragusa. Lesercizio da considerarsi positivo e sostanzialmente in linea con le attese commenta Siragusa le consegne allinizio del 2013 e il buon funzionamento nel corso dellanno delle Metropolitane automatiche di Brescia e Milano, la messa in esercizio in Svezia del sistema di segnalamento Ertms sul progetto Ester, la consegna del primo apparato centrale sulla linea ferroviaria che collega Torino a Padova e, in ultimo, lattivazione delle prime stazioni della metropolitana di Ankara confermano le poristive performance operative di Ansaldo Sts. In termini generali sottolinea lad di Ansaldo Sts il nostro mercato di riferimento continua a crescere a tassi annui tra il 2 e il 3%. A ci, per, si accompagna una forte concorrenza sui prezzi, soprattutto nel business del segnalamento, a cui il gruppo risponde sia innovando e differenziando il proprio portafoglio prodotti, sia ricercando costantemente il miglioramento della propria efficienza ed efficacia operativa mediante appositi piani. E il caso dellavvenuta riduzione dell i n c i d e n z a percentuale sui ricavi dei costi di struttura amministrativa e commerciale, pari a circa l1,5%, nel corso degli ultimi cinque esercizi. E proseguita, quindi conclude Sira-

gusa lazione manageriale di aggiornamento dei processi al fine di aumentare il grado e le capacit di governo e di controllo dei rischi del gruppo. Ed stata, inoltre, aggiornata la struttura organizzativa per rispondere alle nuove esigenze del mercato e perseguire obiettivi di maggiore efficienza. Tra i principali ordini acquisiti nel 2013 spicca il secondo lotto della Metropolitana di Riyadh, in Arabia Saudita, che vale da solo 511,3 milioni. Significativo anche lordine per oltre 135 milioni acquisito dalla Metropolitana di Copenhagen. Per quanto riguarda lesercizio in corso, volumi e profittabilit del business di Ansaldo Sts sono previsti in linea con quelli del 2013. In particolare, si prevedono acquisizioni di nuovi ordini tra i 1400 e i 1700 milioni, un portafoglio ordini tra i 5600 e i 6mila milioni, ricavi tra i 1250 e i 1350 milioni, un Ros intorno al 9,5% e una situazione finanziaria netta tra i 270 e i 300 milioni. A cura dellUfficio Marketing

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SOCIET QUOTATE

RENO DE MEDICI
Un 2013 soddisfacente con quasi tutte le voci di bilancio in crescita. Il margine operativo lordo mostra un netto incremento arrivando a quota 38,2 milioni contro 27 di 12 mesi prima.

he la crisi sia, ormai, alle nostre spalle non lo si pu proprio dire e non soltanto per una questione di scaramanzia. La situazione generale tuttora estremamente complessa e problematica, i mercati non sono ancora stabili e al riparo dai terremoti che li hanno scossi negli ultimi anni. E vero, per, che i primi segnali di ripresa hanno fatto la loro comparsa e che si stanno lentamente consolidando, per quanto con notevoli differenze tra i Paesi pi solidi e quelli strutturalmente pi deboli, sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti. Unevoluzione positiva riscontrabile anche, a livello europeo, nellambito del mercato del cartoncino patinato da imballaggio ottenuto da fibra riciclata, la cui domanda mostra una crescita costante. Un incremento che, su base annua, nel 2013 ha fatto segnare un +2,5%, con i volumi spediti che hanno superato (anche se di poco) i dati del 2011. In particolare, tali tassi di crescita appaiono positivi in tutti i principali Paesi dellarea Euro, com-

presa lItalia (+1,6%), ma esclusa la Spagna. Una simile tendenza in Europa ha determinato, invece, una flessione delle vendite nei mercati Overseas, a minore redditivit, con un conseguente miglioramento del mix geografico. Sul fronte del costo dei principali fattori di produzione, invece,

non si sono registrate significative variazioni. I prezzi delle materie prime, intanto, si mantengono stabili e anche il prezzo del gas naturale rimane inalterato, per quanto su livelli alti. In un simile contesto, Reno De Medici riesce a chiudere un 2013 pi che soddisfacente, mettendo a segno una serie di performance notevoli che mostrano un tendenza alla crescita

su pi fronti e interrompono il trend negativo degli ultimi anni. Da pi quarantanni sul mercato, primo produttore in Italia e secondo in Europa di cartoncino ricavato da materiale riciclato, il gruppo archivia un 2013 con i ricavi netti in leggero aumento passando dai 466 milioni di euro di fine 2012 a 469 milioni. Le tonnellate vendute salgono da 843mila a 862mila e, in particolare, il secondo semestre dello scorso anno ha pienamente beneficiato dellaumento dei prezzi di vendita deciso dalla societ. Una scelta che ha permesso a Reno De Medici di recuperare quella marginalit che era stata via via erosa, a partire dalla seconda met del 2012, dalla costante diminuzione dei prezzi. Nel frattempo, come gi accennato, migliora anche il mix geografico, con la crescita dei volumi venduti sui mercati europei e il decremento delle vendite su quelli Overseas, a beneficio della marginalit. In questa situazione, tutti gli stabilimenti hanno lavorato al massimo della capacit produttiva. E se il costo del lavoro in leggera crescita

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nellesercizio 2013 (passando da 72,4 a 73,3 milioni di euro) tale variazione va ricondotta soprattutto agli stanziamenti relativi al piano di ristrutturazione approvato nel marzo dello scorso anno e relativo alle unit produttive italiane. Sul fronte del margine operativo lordo, intanto, troviamo un risultato totale che, al 31 dicembre, pari a 38,2 milioni di euro e mostra un significativo incremento rispetto ai 27 milioni registrati un anno prima. Lebitda adjusted, invece, depurato delle poste non ricorrenti, o associate a stabilimenti la cui attivit stata sospesa o cessata, raggiunge i 39,9 milioni contro i 32,9 milioni del 2012. Le immobilizzazioni fanno registrare una perdita complessiva di 5,2 milioni. Un calo dovuto principalmente alla svalutazione delle immobilizzazioni degli stabilimenti di Marzabotto e Magenta (la cui attivit di produzione cartaria cessata) e dello stabilimento spagnolo di Almazn. Il risultato operativo consolidato, positivo per 8,5 milioni, appare anchesso in fortissimo miglioramento rispetto al dato negativo per 1,5 milioni con il quale il gruppo aveva chiuso lesercizio 2012. E, a conferma del trend positivo dei due trimestri precedenti, Reno De Medici conclude il

2013 con un utile netto che ammonta a 2 milioni di euro e che segna una chiara inversione di tendenza rispetto alla perdita di 12,2 milioni messa a bilancio dodici mesi prima. Al 31 dicembre dello scorso anno il gruppo ha sostenuto investimenti tecnici per 15,2 milioni di euro (in discesa rispetto ai 17,8 milioni del 2012) mentre lindebitamento finanziario fa segnare un notevole miglioramento, passando da 86,3 a 73,5 milioni . Linizio del 2014 non presenta variazioni significative rispetto ai primi mesi del 2013, sia per quanto riguarda lo scenario macroeconomico generale, sia riguardo alle prospettive reddituali del gruppo. Il livello degli ordinativi ed il backlog si confermano soddisfacenti mentre, sul fronte dei costi dei principali fattori di produzione, nellimmediato futuro non ci si attendono cambiamenti di rilievo. In conclusione, il 2014 dovrebbe vedere il consolidamento del processo di ripresa economica nellarea Euro ma levoluzione che ragionevole attendersi sar lenta e graduale e non priva di rischi e di incertezze soprattutto per i Paesi del Sud Europa. A cura dellUfficio Marketing

Cartiera Reno de Medici

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CREDITO BERGAMASCO
Capacit di reazione dellIstituto. Il risparmio gestito cresce del 14,5%. Confermata la distribuzione di un dividendo che rimane invariato a 0,55 euro per azione.
onostante le difficolt legate alla crisi che sta mettendo a dura prova anche il settore bancario, il Credito Bergamasco si conferma una realt piena di risorse, oltre che un istituto decisamente radicato sul territorio, pur avendo ormai raggiunto una dimensione e un rilievo importanti a livello nazionale. Certo bisogna fare i conti con un periodo complicato, con il costo del credito che aumenta anche per il deterioramento della congiuntura economica e delle condizioni finanziarie della clientela debitrice ma il Credito Bergamasco ha sicuramente la forza di reagire e anche il bilancio chiuso alla fine di un anno complicato come il 2013 lo dimostra. A partire dai dati sulla raccolta diretta che si attesta sui 9.337,8 milioni di euro, attenuando uninevitabile flessione che, per, non supera il 5,7%, rispetto ai 9.898,3 milioni del 2012. Sul versante della raccolta indiretta il calo ancora pi contenuto, appena il 2,3%, con lindice che si ferma

a quota 9.427,1 milioni. Tra le componenti della raccolta indiretta, poi, il risparmio gestito arriva a 3.528,3 milioni, facendo segnare una significativa crescita del 14,5% sul dato di un anno prima. La raccolta totale da clientela totalizza 18.764,9 milioni complessivi, con un lieve decremento del 4% rispetto al 2012 mentre gli impieghi netti verso la clientela, a 11.502,1 milioni, calano del 2,9%. Le difficolt attraversate dalleconomia nazionale e locale continuano a riflettersi sulle evidenze relative ai crediti deteriorati e non a caso il complesso delle sofferenze lorde tocca i 782,3 milioni. Dopo le rettifiche di valore, le sofferenze si attestano sui 500,4 milioni, con unincidenza sul totale dei crediti netti che sale al 4,35% dal 3,63% di fine 2012.

Una sede del Credito Bergamasco

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A l 31 dicembre 2013, il margine di interesse si ferma a 260,7 milioni, con una riduzione dell11,9% rispetto ad un anno prima e gli utili/perdite delle partecipazioni a patrimonio netto non superano i 3,1 milioni. Il margine finanziario scende da 316,8 a 263,9 milioni mentre le commissioni nette da servizi si sono ragguagliate a 224,4 milioni, in flessione del 2,6% rispetto al dato di un anno prima. Bruno Pezzoni, AD Gli altri proventi/oneri allesodo del personale. Linsieme di gestione netti, invece, salgono a degli oneri operativi, invece, tocca i 27,9 milioni (erano 12 milioni un 284,7 milioni, in discesa dell1,9% anno e il cost/income si posiziona al 54,7% prima) e il risultato netto finanziario (49,8% su basi ricorrenti). Passando arriva a 4,4 milioni da un valore neal risultato della gestione operativa, gativo per 1,1 milioni registrato al troviamo un valore pari a 235,8 mi31 dicembre 2012. Gli altri proventi lioni, ovvero in diminuzione del operativi, con un valore pari a 256,7 12%. milioni, mostrano una crescita del Ma anche le imposte sul reddito, nel 6,4% sul risultato di dodici mesi prifrattempo, calano da 31,8 a 5,2 mima mentre la voce dei proventi opelioni, tenendo conto del fatto che rativi, nel suo complesso, raggiunge scontano leffetto dellapplicazione i 520,6 milioni. una tantum al solo esercizio 2013 Le spese del personale, al netto dei delladdizionale IRES (8,5%) pari a recuperi, fanno segnare 170,2 milioni 0,6 milioni e che sono influenzate e, nonostante la riduzione degli ordella novit introdotta dalla Legge di ganici, si mostrano in lieve crescita Stabilit per il 2014 ( e cio la dedurispetto ad un anno prima. Una vacibilit, a fini IRAP, del costo del riazione che si spiega con limpatto credito). Lutile netto si attesta a 11,4 degli accantonamenti di natura non milioni, a fronte dei 62,1 milioni di ricorrente a fronte di oneri per nuovi un anno prima. Tuttavia, tale dato, fondi di solidariet e per incentivazioni

al netto delle poste considerate di natura non ricorrente (che nel complesso hanno inciso negativamente sul risultato netto per circa 32,5 milioni, contro un impatto positivo di 6,8 milioni nel 2012) sale fino a 43,9 milioni, limitando il gap con limporto raggiunto nel 2012 che, utilizzando gli stessi criteri di calcolo, non supera i 55,3 milioni. Al 31 dicembre 2013, infine, il Tier 1 Capital ratio e il Total Capital ratio raggiungono il 26,88%, a fronte del 25,32% di fine 2012. Anche per questanno il Credito Bergamasco ha deciso di proporre allAssemblea degli Azionisti la distribuzione di un dividendo che rimarr lo stesso del 2013, con 0,55 euro per azione e che sar messo in pagamento il 17 aprile, con record date il 16 aprile e stacco della cedola fissato per il 14 aprile. Come linee guida per il 2014, fin dai prossimi mesi, tenendo conto dello scenario macroeconomico tuttora caratterizzato da forte incertezza, il Credito Bergamasco intende portare avanti una strategia che mira ad un costante rafforzamento dei rapporti con il territorio servito, al soddisfacimento dei bisogni (espressi e latenti) della clientela e al continuo sviluppo delloperativit nelle aree di riferimento. A cura dellUfficio Marketing

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AUTOSTRADE MERIDIONALI
Ritorno allutile. Positiva per 138,16 milioni la posizione finanziaria netta, in miglioramento rispetto ai 131,95 milioni di inizio 2013.

n contrazione i ricavi totali a quota 75,14 milioni cos come i ricavi netti da pedaggio pari a 72 milioni in seguito alleffetto combinato di due ragioni: da un lato lazzeramento a partire dal 2013 del provento relativo alleliminazione del meccanismo della variabile X, stabilita dalla Convenzione Unica (cessazione dellobbligo di accantonamento di una quota annua dei pedaggi e rilascio di una parte dei relativi fondi complessivamente accantonati al 31 dicembre 2008) quale integrazione dei pedaggi autostradali; dallaltro dallaumento del traffico del 2013, in cui i transiti totali hanno registrato un aumento del 2,25% rispetto allo stesso periodo dellanno precedente. In particolare lincremento del traffico ha interessato sia i veicoli pesanti (1,66%) che i veicoli leggeri (2,31%), con un effetto positivo stimabile in 1,3 milioni. Alla luce dei risultati raggiunti il cda di Autostrade Meridionali (SAM) ha pro-

posto la distribuzione di un dividendo di 0,2 euro per azione: la cedola sar staccata il 14 aprile e messa in pagamento il 17 dello stesso mese. Se il 2013 di Autostrade Meridionali stato archiviato con numeri positivi resta ancora aperto il nodo della concessione per la gestione e manutenzione della Napoli-Pompei-Salerno core business del gruppo SAM- scaduta il 31 dicembre 2012. Come noto infatti la convenzione Unica tra Sam e Anas, sottoscritta nel 2009 terminata il 31 dicembre 2012: in virt di questo fatto stato in seguito pubblicato da Anas il bando di gara per la riassegnazione della concessione trentennale della gestione della tratta autostradale in questione. Bando che prevede a carico del vincitore della gara medesima il subentro in

tutti i rapporti attivi e passivi inerenti la concessione ad eccezione dei soli rapporti di natura finanziaria e lobbligo di corrispondere in favore di Autostrade Meridionali lammontare del diritto di subentro determinato, in tale atto, con un valore massimo di 410 milioni di euro. In data 8 ottobre 2012, facendo seguito a quanto deliberato dal proprio cda, Autostrade Meridionali ha presentato la documentazione necessaria per partecipare alla gara in oggetto proseguendo allo stesso tempo (obbligata per legge) nellordinaria amministrazione dellautostrada in concessione. La situazione si provvisoriamente sbloccata in seguito ad un intervento, nel dicembre 2012 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che in vista della scadenza della concessione

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ha disposto a Sam di proseguire, dal primo gennaio 2013 nella gestione della Concessione secondo i termini e le modalit previste della precedente convenzione. E cos stato. In attesa dellesito della gara Autostrade Meridionali continua dunque a gestire la Napoli-Pompei-Salerno, una tratta di poco pi di 51 chilometri, che attraversa peraltro una delle zone pi densamente popolate della nostra penisola, e che convoglia il traffico merci e quello dei pendolari verso Napoli. Pur nella sua brevit dunque, unarteria essenziale, che fornisce una prima valida indicazione sulla tendenza dellandamento del traffico su gomma in Italia, il quale rappresenta anche questo va ricordato - la modalit di gran lunga prevalente nel trasporto delle merci nel nostro Paese.

Ma torniamo al bilancio 2013 di Autostrade Meridionali: raddoppiato lEbit a 16,5 milioni rispetto agli 8,3 del 2012 principalmente per effetto del completamento dellammortamento nel 2012 dei diritti concessori immateriali. I costi esterni gestionali sono invece diminuiti del 44% a 12,6 milioni di euro in seguito alle minori attivit di manutenzione effettuate nel 2013 rispetto al precedente esercizio, in relazione al fatto che nel corso del 2012 era stato sviluppato il piano di manutenzione dellinfrastruttura finalizzato alla riconsegna della stessa allANAS, in buono stato di conservazione, alla scadenza della Convenzione che aveva comportato un rilevante ammontare di interventi. Nel complesso gli investimenti realizzati nel periodo gennaio dicembre 2013 ammontano a circa 32,7 milioni di Euro (di cui 11,3 milioni di Euro per lavori e 21,4 milioni di Euro per

Pietro Fratta, Presidente

somme a disposizione): sono proseguiti e giunti a completamento diversi interventi quali il nuovo svincolo di Angri Sud e il lotto relativo alla stazione di Ponticelli ed proseguita la realizzazione del piano di messa in sicurezza relativa di determinate aree autostradali. A cura dellUfficio Marketing

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BANCA CARIGE
LIstituto si concentra sulla strategia e sul nuovo piano industriale. Oltre 2 milioni di clienti tra famiglie, imprese e professionisti. Oltre 60.000 nuovi conti correnti sul territorio.

n nuovo piano industriale che include un imminente aumento di capitale ed una forte ed efficace strategia commerciale. Questi i punti di forza con cui prosegue il cammino di Banca Carige, capogruppo del Gruppo Banca Carige, uno dei sei colossi bancari assicurativi e previdenziali italiani che conta pi di oltre 1100 punti vendita e oltre due milioni di clienti tra famiglie, imprese e professionisti. Nonostante un contesto di riferimento ancora difficile a conferma della tradizionale efficacia espressa dal gruppo nellazione commerciale, nei primi nove mesi del 2013 sono stati aperti infatti oltre 60.000 nuovi conti correnti sul territorio, (con un incremento netto di circa 9.000) ed il numero di prodotti posseduti per cliente cresciuto da 3,98 a 4,02. Per quanto riguarda lintermediazione del gruppo, la raccolta diretta retail, pari a 21 miliardi di euro, e aumentata del 2,6% rispetto allo stesso periodo dellanno precedente (+0,8% nei nove mesi) mentre la raccolta istituzionale risulta in diminuzione del 36,9% nei nove mesi e del 31,3% nei dodici mesi, anche per la scadenza di titoli senior per 750 milioni ad aprile e di covered bond per 550 milioni a settembre 2013. Questi ultimi sono stati sostituiti con una nuova emissione di 750 milioni realizzata nel mese di ottobre. La raccolta indiretta rimane invece stabile a 22,8 miliardi, con la componente risparmio gestito di 10,5 miliardi (+ 4,6% nei nove mesi). Si conferma ancora una volta robusta la posizione di liquidita di Banca Carige con riserve liquide a breve per oltre 4 miliardi di euro. Entrando nel dettaglio delle attivit svolte lo scorso anno, Piero Montani, AD

nei primi nove mesi del 2013 il gruppo ha continuato a concentrarsi su una politica di rafforzamento che si e focalizzata sul portafoglio crediti, anche in prospettiva dellintroduzione della vigilanza bancaria unica europea. In sintesi, le rettifiche di valore nette per il deterioramento di crediti e di altre poste finanziarie sono risultate pari a 415,1 milioni (135,8 milioni a settembre 2012): le rettifiche su crediti per cassa ammontano a 393,5 milioni (118 nei nove mesi del 2012), mentre sulle attivita finanziarie disponibili per la vendita sono state contabilizzate rettifiche per 13,7 milioni (20 milioni a settembre 2012) e, infine, le svalutazioni effettuate a valere sul portafoglio immobiliare del comparto assicurativo ammontano a 35,1 milioni. In seguito alla politica di continuo contenimento dei costi intrapresa negli ultimi anni dal gruppo, le spese amministrative (relative al personale ed altre spese amministrative) sono scese del 2,1 % rispetto ai primi nove mesi del 2012 e i costi e i costi operativi nel loro complesso (al netto della CIV e delle rettifiche di valore sul patrimonio immobiliare) del 6,22% a 479,2 milioni. In un contesto ancora difficile, il Gruppo ha comunque evidenziato una gestione ordinaria in sostanziale pareggio a conferma della tradizionale efficacia espressa dal gruppo Banca Carige nellazione commerciale. Per affrontare al meglio uno scenario economico- finanziario che continuer quindi a mantenersi critico, il Gruppo ha inoltre posto le basi per un nuovo Piano industriale in linea con gli indirizzi indicati dalla Banca dItalia. Oltre a porsi come primario obiettivo il rafforzamento della propria posizione patrimoniale - da realizzarsi oltre che attraverso laumento di capi-

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tale da 800 milioni di euro mediante la dismissione di asset quali Carige Vita Nuova e Carige Assicurazioni- il gruppo ligure ha deciso di puntare al recupero della redditivit della gestione caratteristica e al controllo dei profili di rischio. Innanzitutto il Gruppo concentrer sempre di pi i propri sforzi sul core business bancario: in particolare le leve di generazione degli utili saranno costituite da una sempre pi efficace strategia commerciale ed efficienza operativa, ottenute attraverso il rinnovamento del modello distributivo e la semplificazione della stessa struttura organizzativa. Per quanto riguarda invece la ricapitalizzazione, Banca Carige ha di recente rotto gli indugi e ha avviato le attivit propedeutiche allaumento di capitale per il previsto rafforzamento patrimoniale da 800 milioni: in particolare

listituto ha gi trovato e selezionato le banche del futuro consorzio di garanzia per tutto lammontare delloperazione. La banca ha infatti gi sottoscritto accordi con Mediobanca (in qualit di global coordinator e joint bookrunner), Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank e UniCredit (in qualit di co-global coordinator e joint bookrunner) e Commerzbank e Nomura International (in qualit di joint bookrunner). Il consorzio potr essere inoltre allargato ad altre istituzioni finanziarie. Nel dettaglio le banche si sono impegnate a partecipare a un consorzio di garanzia per laumento di capitale delle azioni ordinarie di Banca Carige che non risultassero sottoscritte allesito dellofferta in borsa dei diritti inoptati, fino a un ammontare complessivo di 800 milioni. A cura dellUfficio Marketing

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SOCIET QUOTATE

BENI STABILI
Il consiglio di amministrazione propone un dividendo pari a 0,022 euro per azione. Vale a dire la stessa cedola riconosciuta lo scorso anno. Buona performance.

ncora buone notizie per tutti i possessori di azioni Beni Stabili. Il consiglio di amministrazione della societ leader nel settore immobiliare ha deciso di proporre allassemblea degli azionisti un dividendo 2014, pari a 0,022 euro per azione. Vale a dire la stessa cedola riconosciuta lo scorso anno. Il gruppo guidato da Aldo Mazzocco infatti riuscito a mantenere inalterato il dividendo grazie alla buona performance messa a segno nellanno che si appena concluso. In particolare i ricavi 2013 della Siiq sono stati pari a 231,7 milioni di euro, l1,5% in pi rispetto ai 228,53 milioni realizzati nellesercizio 2012. Buone notizie anche dallutile operativo che salito a quoAldo Mazzocco, AD ta 96,58 milioni di euro dai 95,83 milioni di euro dello scorso anno. In lieve calo infine lutile netto ricorrente che si attestato intorno a quota 74 milioni di euro. Numeri positivi, pur in questo periodo di mercato immobiliare difficile, messi a segno grazie alla qualit del

patrimonio immobiliare del gruppo, composto prevalentemente da immobili di prestigio locati a nomi famosi delleconomia italiana e allattenta gestione operativa. Analizzando nel dettaglio landamento e le strategie messe in atto dal gruppo nel 2013, Beni Stabili si e concentrata ancora una volta sulle attivita di rifi-

nanziamento del proprio portafoglio e di rafforzamento della partnership con i propri inquilini. In particolare nel 2013 lattivit di locazione ha generato nuovi contratti per circa 12.700 metri quadri, corrispondenti a circa 4 milioni di euro di nuovi ca-

noni di affitto annui a regime; a questi vanno aggiunti altri contratti per rinegoziazioni su circa 61.000 metri quadri. Si segnala anche che nel corso del 2013 sono stati attivati nuovi contratti firmati prima dellesercizio su circa 13.500 metri quadri, corrispondenti a circa 1,6 milioni di euro di nuovi canoni di affitto annui a regime e un contratto per rinegoziazione per circa 500 metri quadri a canoni in linea con i precedenti. Per quanto riguarda invece lattivit di vendita, nel 2013 sono stati stipulati 19 nuovi contratti pari a 58,2 milioni di euro e si sono chiusi 75,8 milioni di euro di preliminari esistenti a fine 2012, per un totale complessivo di 134,1 milioni di rogiti (gross selling price). Inoltre durante lanno sono stati firmati nuovi contratti preliminari per 28,7 milioni di euro (gross selling price), che si vanno ad aggiungere a quelli gia esistenti a fine 2012 e non ancora chiusi (9,1 milioni di gross selling price). A cura dellUfficio Marketing

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COSTUME & SOCIET


DAI SALESIANI ALLOSCAR di Laura Ricciardi

a Jep Gambardella rinasce la speranza del cinema italiano. Proprio da lui che la sua vita laveva fondata sul nulla. Un fallimento, il suo, che ci valso un Oscar e che ha fatto tornare gli italiani a credere in se stessi in uno dei periodi pi neri della loro storia. Paolo Sorrentino, regista del film La grande bellezza, premiato a Hollywood come migliore pellicola straniera, lha detto subito dopo aver ricevuto la preziosa statuetta: Spero che questo Oscar serva da stimolo per il nostro cinema. Da troppo tempo facciamo solo film per il mercato locale. Con lui sul red carpet la notte del 2 marzo colui che a Gambardella ha dato il volto e la voce, quel grande Toni Servillo che con molta naturalezza riesce a passare dal teatro al cinema e viceversa schivando il pi possibile esibizionismi e riflettori. Per lui questo premio il marchio di unitalianit nobile e rafforza limmagine internazionale del nostro Paese, ma anche il sogno diventato realt di un ragazzino di Caserta che recitava nelloratorio dei Salesiani pensando ai grandi palcoscenici. Non ne ha parlato la notte degli Oscar, ma pochi giorni prima, in un incontro con gli studenti alla Scuola Normale Superiore di Pisa, aveva risposto cos a chi gli chiedeva della nomination appena arrivata: E una cosa meravigliosa, ma per me ha soprattutto il significato di accorciare la distanza che c tra sogno e realt. E schivo come al solito ha declinato meriti e talenti: Quando giravamo La grande bellezza non potevamo

immaginare neanche lontanamente quello che sarebbe successo. Abbiamo lavorato con fatica e disciplina. Si deve fare cos, poi, se le cose devono accadere, accadono. E accaduto. A 15 anni di distanza da La vita bella di Roberto Benigni e per la tredicesima volta dal 1947 ad oggi, lOscar al miglior film straniero ritornato in Italia. E non ci poteva essere momento migliore per infondere nuovo vigore alla produzione cinematografica nazionale. Merito di Paolo Sorrentino, si schermito Servillo, grande amico e da sempre estimatore del regista napoletano. E un regista straordinario che regala i suoi personaggi agli attori. Io ho fatto quattro film con lui: quattro regali. E poi ha ricordato: Quando ho letto la sceneggiatura de La grande bellezza mi sono innamorato di Jep Gambardella e ho detto subito di s. Lui un cinico sentimentale deluso dal presente che dissipa il suo talento e lascia dietro di s una serie di occasioni mancate. E anche se vero che il personaggio napoletano e le scene sono girate a Roma, la storia internazionale. Il film ambizioso, difficile, complicato, aveva sottolineato Carlo Verdone nel corso di una trasmissione televisiva, poche ore prima della notte fatidica. Nella pellicola di Sorrentino lui interpreta Romano, scrittore teatrale senza n passato n futuro. Roma serve solo da scenografia, in realt il dramma umano. Questo un film sul deragliamento delluomo. DallItalia un messaggio al mondo, dunque.

Il regista Sorrentino alza lOscar

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COSTUME & SOCIET


IL CARAPACE ENTUSIASMA

EVAGNA - Migliaia di visitatori entusiasti ogni anno per il Carapace, la splendida scultura-cantina firmata Arnaldo Pomodoro cui stata richiesta dalla famiglia Lunelli (quella delle bollicine Ferrari) per la tenuta Castelbuono di Bevagna e inaugurata a giugno 2012. Un tempio del Sagrantino, la definisce Alessandro Lunelli amministratore della tenuta di famiglia in Umbria, terra che, spiega, amiamo molto. C qui un mix di cose meravigliose - sottolinea Lunelli, il cui quartiere generale ovviamente Trento . In primis lofferta enogastronomica di assoluta eccellenza; c poi un paesaggio straordinario e variegato fatto di montagne, colline, laghi e tanto verde, e infine ci sono citt darte bellissime. Se dovessi coniare uno slogan, promuoverei lUmbria come la regione medievale dItalia. E questa lunica scultura-cantina al mondo? Pare di s. Rispetto ad altre cantine architettonicamente parlando bellissime, qui abbiamo unopera darte che anche una cantina. Il concept alla base totalmente diverso. Si tratta di una scultura, lunica realmente abitabile al mondo e per abitabile intendo un luogo in cui vivere, lavorare, degustare, mangiare. Ovvio, da un lato ci sono gli architetti, dallaltro c il progetto di un artista per il quale hanno gli architetti lavorato. E tra laltro mi piace ricordare che allinterno del Carapace viene prodotto un vino speciale che ha grandi potenzialit ancora non del tutto espresse: il Sagrantino. Come funziona la visita al

Carapace? Visto che abbiamo deciso di scommettere su questopera abbiamo voluto lasciare aperta la cantina anche nei week end, cosa anomala in realt nel nostro settore. Ma del resto la gente libera nel fine settimana e cos, sia pure con notevole sforzo stiamo registrando risultati ci danno ragione. La formula? Semplice. Consiste in una visita guidata alla struttura che comincia dallesterno con la visione della cupola in rame e un giro tra i vigneti che in questo periodo tra laltro sono spettacolari per il viraggio del colore. Quindi si accede allinterno dove, insieme alla storia della nostra famiglia viene illustrata anche tutta la nascita e la realizzazione del Carapace con i suoi materiali particolari come il corten, il rame ecc. Chiude la degustazione finale. Pi italiani o stranieri? Un 30 per cento stranieri, il resto italiani. Siamo inseriti nel ciruito museale nazionale e regionale, capita che la gente approfitti dei voucher che sono presenti negli altri musei italiani di altissimo profilo con i quali si pu accedere da noi gratuitamente. E chi ama larte non si lascia sfuggire loccasione. Del resto il Carapace stato selezionato per il Padiglione Italia allultima Biennale di Venezia a conferma dellinteresse che la struttura suscita nel mondo dellarte internazionale oltre che nazionale. Ma il mercato del vino non in crisi? Diciamo che in sofferenza ma che la previsione sugli andamenti futuri parla proprio di una richiesta su vini davvero speciali come il Sagrantino. Ecco perch importante farsi conoscere nel mondo. Don. Mil.

Nuova Finanza - marzo, aprile 2014 - Pag. 56

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