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Italiano & Oltre, 5, 2003

Alberto A. Sobrero
albertosobrero@libero.it

Nellera del post-italiano


1. La dinamicit della lingua viva
Sembra incredibile, ma nellanno del Signore 2003 c ancora qualcuno che ritiene la nostra lingua una costruzione monolitica fatta solo di forme giuste e di forme sbagliate, e pensa che con una buona grammatica - naturalmente normativa - e un bel dizionario compilato da comitati di uomini saggi si possa diffondere il verbo della "buona lingua"; che lo stesso comitato di uomini saggi debba suggerire agli italiani i verbi e gli aggettivi da usare per parlare e per scrivere (e sia pronto a inventarne di nuovi, e buoni e saggi, in caso di necessit), e che litalofonia si possa regolare con in1 centivi, come i prepensionamenti . Come molti sanno, chi pensa questo non un nostalgico ma innocuo preside in pensione bens un bel gruppo di persone, anzi un gruppo che rappresenta la maggioranza degli italiani e a loro nome ci governa. Le cose non stanno affatto come la pensano questi signori. Anzi. Litaliano, da quando finalmente lingua "viva" in tutta la nazione, ha accelerato i suoi movimenti interni, e si presenta oggi in modo significativamente diverso da come si presentava anche solo venti o trentanni fa (e ventanni, nella storia di una lingua, sono davvero pochi). La sua caratteristica fondamentale proprio la grande dinamicit. Al suo interno si distribuisce su pi variet (gli italiani regionali, litaliano popolare, le cosiddette lingue speciali, le variet di scritto e di parlato) e registri (solenne, formale, informale ecc.), in vivace movimento; allesterno convive in vari modi - dalla simbiosi alla separazione/alternanza - con idiomi diversi: i dialetti, le lingue locali, le lingue degli immigrati.

2. Forme risalite dal parlato


La dinamicit non data n dallingresso di parole straniere - che soprattutto nel parlato sono presenti in percentuali bassissime - n dai tecnicismi dellinformatica o delleconomia (che restano limitati a usi specifici) n dai fenomeni di moda che via via caratterizzano luso giovanile del linguaggio (SMS, gerghi, chat, ecc.). invece tutta interna a quello che potremmo definire lo "zoccolo duro" della lingua. Il movimento principale in atto nello spazio linguistico italiano, infatti, oggi costituito dalla consistente e continua promozione di forme - ricorrenti tipicamente nel parlato che prima erano giudicate scorrette, o triviali, o colloquiali, e ora sono a volte tollerate, a volte accettate, a volte addirittura integrate nelluso corrente. Tra le forme che "salgono" le pi citate, nella letteratura corrente, sono: la realizzazione del verbo impersonale con la terza persona plurale: non danno niente in TV; gli usi sovraestesi dellimperfetto: limperfetto di cortesia (volevo un chilo di pane), limperfetto ludico (io ero un marziano, tu un terrestre), limperfetto nelle ipotetiche dellirrealt (se venivi prima era meglio) o per indicare il futuro nel passato (mi ha detto che veniva); luso dellindicativo al posto del congiuntivo dopo i verbi di opinione (credo che hai ragione); luso multiplo e polivalente del che: il giorno che ti ho incontrata per la prima volta (temporale), andiamo che tardi (causale), ho mangiucchiato tutta la mattina, che a pranzo non avevo pi fame (consecutiva), il giornale che ci scrive Giuliano Ferrara (complemento indiretto); la sostituzione di perch, nelle interrogative, con come mai e com che: Com che non mi hai salutato?; il "nominativus pendens": Roberta, non le piace la cioccolata; le costruzioni del tipo che, non che, e s che ( venuto in maniche di camicia. E s che si trattava di una cerimonia); le costruzioni del tipo io ci, tu cii, lui ci; lavverbio tipo (saltavano fuori tipo degli animatori, un tono tipo "ma ce lhai con me?");
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Alludo ovviamente al disegno di legge 993 del Senato relativo allistituzione di un Consiglio Superiore della lingua italiana. Si veda "IeO", 2/2002 e 3/2002.

Italiano & Oltre, 5, 2003 il verbo stare per essere (ci stanno queste discrepanze cos forti...)2. A queste forme, in realt, bisogna aggiungere fenomeni ben pi consistenti e significativi, che caratterizzano il parlato: frammentariet, microprogettazione sintattica, ridondanza, ellitticit, implicitezza; fenomeni sempre pi presenti anche in testi che dovrebbero avere come punto di riferimento lorganizzazione testuale e la propriet grammaticale di un testo scritto. "Salire", per una forma linguistica, non significa solo passare dalla bocca dei diseredati alla bocca dei ragazzi di buona famiglia: significa anche transitare negli usi pi formali del parlato, o addirittura nello scritto, e persine nelle scritture pi formali. Ritroviamo fenomeni come quelli ora elencati anche nel parlato di persone mediamente colte, di presentatori e intrattenitori radio-televisivi, di parlamentari, e li ritroviamo persino, in misura sempre maggiore, nelle scritture formali (compiti in classe, relazioni, test dingresso) degli adolescenti e degli studenti universitari. I corsi di scrittura che ormai pullulano nelle Universit italiane sono una miniera pressoch inesauribile. Non si tratta di cambiamenti di poco conto: si tratta di pezzi di grammatica, anche pregiati, nel senso che in questi spostamenti sono coinvolte aree della grammatica e della testualit che fanno capo alla struttura profonda della lingua: lordine delle parole, il sistema dei pronomi, i tempi i modi e gli aspetti del verbo, le congiunzioni, la brachilogicit, limplicitezza, la deissi, le strategie conversazionali. Il cambiamento, insomma, profondo: nel linguaggio delleconomia si parlerebbe di mutamenti non "congiunturali" ma "strutturali". Proprio questa caratteristica spiega un mutamento sociolinguistico di grande rilevanza: insieme ai comportamenti cambia anche latteggiamento nei confronti del problema stesso della norma. Quando si fa notare a un ragazzo che menare le mani non unespressione adatta a un articolo di giornale o a un verbale di polizia, la sua reazione - se non di compunzione servile - di sincero stupore. Per lui - o lei - si dice e si scrive "menare le mani": sempre, dovunque e con chiunque. Di pi: quando gli si fa notare lincompletezza argomentativa di un periodo come questo "Lo scoppio causato probabilmente da una vecchia stufa, dellappartamento del piano terra che ha fatto crollare in pochi secondi una palazzina di tre piani"3, sul suo viso si dipinge unespressione di incredulit. Della serie: "quando parlo dico cos, e tutti mi capiscono. Allora, che cos che non va?". Lo scritto visto come la riproduzione del parlato, e dunque del parlato si pensa che debba avere la struttura testuale, i salti argomentativi, lorganizzazione sintattica4, persino i fatismi. Va da s che, in questa prospettiva, le convenzioni grafiche sono accidenti irrilevanti: un/un (unappartamento, un imprudenza5), e/, a/ha, d/da si alternano nella produzione scritta dei nostri studenti. Quelli che nei primi anni delle elementari erano peccati mortali, che suscitavano derisioni e autorizzavano alluso di epiteti infamanti, sono oggi vissuti dalla maggior parte degli studenti universitari come peccati veniali, graziosi tic che consentono di sorridere di un testo per il resto troppo serio e noioso. E cos che una variet non-standard basata sul parlato conquista spazi via via crescenti non solo nelluso ma anche nella legittimazione alluso. Ho detto basata sul parlato non a caso. Tra le forme in risalita, oltre alle molte che provengono sicuramente dal parlato, ce ne sono alcune che fanno capo ad altre variet della lingua, che nel diagramma delle variet - e nel nostro immaginario di docenti - occupano posizioni "basse": litaliano regionale e litaliano popolare.

3. Forme risalite dallitaliano regionale


La crescente fortuna dellitaliano regionale a me pare legata al recente "sdoganamento" dei dialetti. Negli ultimi 10-15 anni tanto le Regioni e lo Stato quanto - soprattutto - lUnione Europea hanno fatto quanto era nei loro poteri per rivalutare le "lingue locali", cio i dialetti e le parlate delle coSi veda L. Renzi, Le tendenze dell'italiano contemporaneo. Note sul cambiamento linguistico nel breve periodo, in "Studi di lessicografia italiana", XVII (2000), pp. 279-319; M. A. Cortelazzo, L'italiano e le sue variet: una situazione in movimento, in "Lingua e stile", XXXVI, 3 (2001), pp. 417-430; M. A. Cortelazzo, L'italiano che si muove, in "IeO", 2/2002, pp. 94-100. 3 Da una prova d'esame del Laboratorio di composizione testi in italiano, Corso di laurea in Scienze della Comunicazione, Universit di Lecce. 4 Si noti il costrutto "della serie...", che ho volutamente utilizzato poche righe sopra. Usatissimo nel parlato, sta tentando escursioni anche nella scrittura. Non mi sembra un sintagma qualunque, ma la resa grammaticale di una risistemazione dei rapporti gerarchici tra le proposizioni, su parametri semantico-cognitivi. 5 Ancora dalle prove d'esame citate alla nota 3.
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Italiano & Oltre, 5, 2003 siddette minoranze linguistiche. Basti pensare, per lItalia, alla legge nazionale 482 del 1999 "in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" e alle leggi regionali della Sardegna (n. 26 del 15.10.97), del Piemonte (n. 26 del 10.04.90), del Veneto (n. 73 del 23.12.1994), del Friuli (n. 15 del 23.03.1996), della Sicilia (n. 26 dello 09.10.1998), tutte leggi che hanno messo in moto non chiacchiere ma stanziamenti significativi, per iniziative del pi diverso valore (da minuscole sagre paesane a qualificati Centri di ricerca). Unazione cos massiccia pu aver rallentato lerosione del dialetto e delle lingue minoritarie (non lo sappiamo ancora), ma di sicuro ha avuto un effetto indotto importante: ha dato una spallata forse definitiva alle connotazioni negative che un secolo e mezzo di storia avevano affibbiato al dialetto. Non solo: della "liberalizzazione" sembrano aver goduto anche molte forme e costrutti dialettizzanti, che sono pi di prima accettati come "normali" nel parlato italiano. Insomma, la caduta del tab dialettale ha avuto un effetto di trascinamento anche sulle forme di italiano regionale: non solo delle forme regionali "alte", pi vicine allitaliano, ma anche su alcune di quelle "basse", nelle quali il parlante percepisce nettamente la presenza del dialetto. 6 In recenti indagini in Salento si rilevato che forme e costruzioni regionali, come scatolo "scatola", imparare "insegnare", aggiustare tavola "apparecchiare", vado alla ("dalla") nonna, la Simona sono! "sono Simona" non solo sono molto usate ma sono anche riconosciute da unalta percentuale di parlanti come forme di italiano dialettizzato e, nonostante questo, accettate come forme "normali". come se si fosse liberata unenergia compressa: forme prima stigmatizzate e riservate alluso "privato", a dispetto delle prescrizioni scolastiche e dei "buoni esempi" (?) sono ora accettate nelluso comune, e anzi sono arricchite - spesso - di connotazioni positive, come la regionalit, lespressivit, laffettivit. E salgono, approdando nel quadrante superiore delle variet di lingua.

4. Forme risalite dallitaliano popolare


Qualcosa di molto simile accaduto per la variet di italiano popolare, che in modo ancor pi massiccio stanno transitando su piani pi alti del repertorio linguistico degli italiani. Il fenomeno non recentissimo: in realt, quello che da Sabatini in poi etichettiamo come "neostandard" gi caratterizzato in buona parte da fenomeni "risaliti" dallitaliano popolare (penso alluso generalizzato di gli sia per "a lui" che "a lei" e "a loro"; al ci attualizzante di c(i) ho fame, non c(i) ho tempo, allanacoluto, al che polivalente ecc.). In questi ultimi anni il numero delle risalite per aumentato, e considerevolmente. Gli esempi si sprecano: almeno la met dei fenomeni schedati da Monica Cini in "Italiano e Oltre" 3/2002 (Scrittura in laboratorio, pp. 170-176) e relativi a produzioni scritte di studenti universitari sono riconducibili a forme etichettabili come "italiano popolare"; e altrettanti ne potrebbe elencare ciascuno di noi, se schedasse sistematicamente le scritture dei suoi allievi. Le fonti di italiano popolare, oggi, sono spesso insospettabili. Si vedano, nel box qui a fronte, alcune frasi tratte dallarticolo di un settimanale che il suo editore-fondatore definisce "uno strumento di informazione caratterizzato da una redazione giovane e professionale". Non ci sono singoli "errori", ma c un diffuso disinteresse per la punteggiatura, per la coreferenza, per la precisione, per la correttezza, per la chiarezza, disinteresse che un tempo si sarebbe detto "proprio di chi maneggia poco e male litaliano" (e dunque, per definizione, delle produzioni di italiano popolare) e che invece oggi si pu esibire senza problemi in un settimanale (per giunta al suo numero 2, cio in piena fase promozionale).
Da un articolo dedicato al sito web dellUniversit di Lecce II sito fatto molto bene, facilmente si passa da una pagina allaltra, pieno di informazioni. [...] Alla sezione "Offerta formativa" troviamo un elenco di tutte le facolt, cliccandoci sopra ad ognuna si pu scoprire come si suddividono i corsi, quale sono gli indirizzi per ogni corso, quanti anni durano [...]. Per le matricole, per, ci sarebbe piaciuto vedere allo stesso modo spiegate anche le sedi delle segreterie che per chi viene la prima volta a Lecce unimpresa ardua trovarle, spesso i giovani sono convinti che in un Ateneo troveranno le informazioni necessarie per liscrizione [...] Il sito www.studiarealecce.unile.it va lodato per la sua navigabilit e soprattutto lo consigliamo a chiunque frequenta lUniversit di Lecce, ma soprattutto a chi vorr frequentarla consigliamo di leggere le Faq. (da "Citt Magazine", 19 settembre 2003, p. 30)
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A. Miglietta-A.A. Sobrero, Quanto sono regionali le varianti regionali, oggi?, in corso di stampa negli Atti del Convegno sul Parlato (Napoli, 14-15 febbraio 2003).

Italiano & Oltre, 5, 2003 Una parentesi. Di solito si definisce litaliano popolare come "quellinsieme di usi frequentemente ricorrenti nel parlare e (quando sia il caso) nello scrivere di persone non istruite e che per lo pi nella vita quotidiana usano il dialetto, caratterizzati da numerose devianze rispetto a quanto previ7 sto dallitaliano standard normativo" , ma forse questa etichetta va rivista. Il rapporto causa-effetto tra scarsa istruzione e dialettofonia da una parte e produzione di testi poco rispettosi delle "regole" dallaltra andava bene in tempi di diffusa dialettofonia, di bassa scolarizzazione e - soprattutto - di scarsa esposizione alla lingua italiana. Oggi la scolarizzazione di molto aumentata, lesposizione alla lingua continua e massiccia, per i testi etichettabili come "italiano popolare" non sono affatto diminuiti. Molti, moltissimi - come quello qui esemplificato - sono "caratterizzati da numerose devianze rispetto a quanto previsto dallitaliano standard normativo", ma per la maggior parte non sono affatto la conseguenza n di un basso livello di scolarizzazione n di scarsa esposizione alla lingua (lautrice dellarticolo citato una giornalista e fa parte di una redazione giudicata "giovane e professionale"). Sembra in realt che litaliano popolare abbia cambiato pelle: dal punto di vista sociolinguistico non pi la variet sociale bassa di italiano, e dal punto di vista strettamente linguistico sta perdendo - o riducendo di molto - la prima delle sue caratteristiche: la presenza di numerose manifestazioni di interferenza e di ipercorrettismo dovute al contatto con il dialetto retrostante, mentre vede accentuarsi la seconda caratteristica fondamentale: la rielaborazione e la ristrutturazione - soprattutto sotto forma di semplificazione linguistica - di interi settori del sistema o della norma dellitaliano standard. Ed con questa veste che (a dispetto dellaumento della scolarizzazione media e della quasi scomparsa della dialettofonia esclusiva) litaliano popolare non solo non riduce la sua presenza ma al contrario si diffonde sino a sfiorare il confine con lo standard. Ed sempre meno popolare nel senso di "radicato nel popolo", ma sempre pi popolare nel senso di "molto diffuso".

5. Altri movimenti
Altri movimenti, altrettanto importanti, si registrano un po in tutto lo spazio linguistico, sia nelle zone "alte", cio in quelle tradizionalmente occupate dalle variet pi formali della lingua, sia nelle zone "basse", occupate dalle variet colloquiali-informali. Nelle prime: viene meno il riferimento normativo per antonomasia: litaliano letterario. Pochi se la sentono, ormai, di invitare a prendere a modello gli scrittori: anche i migliori (per dire, autori come Baricco o Camilleri) sono pi vicini al parlato informale che al modello di lingua del la tradizione scolastica; litaliano aulico stempera il suo carattere di aulicit per avvicinarsi allitaliano medio; Probabilmente lultimo a usare con naturalezza la variet aulica ore rotundo stato Giovanni Spadolini, deceduto nel 1994. Lo stesso Presidente Ciampi, che pure parla in modo molto pianificato e solenne, raramente utilizza veri e propri aulicismi. Rettori, presidi, sindaci e assessori ne fanno un uso occasionale, spesso incerto, sempre meno frequente; per non parlare dei due rami del Parlamento, dove pi facile sentire colloquialismi e volgarit che parole e costrutti classificabili come aulici, o solenni; le lingue speciali tecnico-scientifiche tendono alliperspecializzazione, se non allesoterismo. Ma sono anche soggette a una forte spinta verso la diffusione nelluso, attraverso la diffusione capillare di testi divulgativi di sempre migliore fattura. Attraverso questi testi entrano nellitaliano comune la maggior parte dei forestierismi e dei tecnicismi; litaliano burocratico ha avviato un lento ma - credo - irreversibile processo di trasformazione: nascono corsi speciali per burocrati che hanno per oggetto la lingua della comunicazione pubblica e mirano alla semplificazione, alla trasparenza, alla leggibilit dei testi prodotti; litaliano delle persone colte accetta in numero sempre maggiore forme e costrutti propri degli usi informali e colloquiali. In ogni caso il modello toscano - peraltro molto insegnato ma poco praticato, nella storia linguistica dellItalia unita - abbandonato in favore di unampia convergenza su un meno ambizioso neostandard.

G. Berruto, Variet diamesiche, diastratiche, diafasiche, in A. A. Sobrero (a cura di), Introduzione all'italiano contemporaneo, Laterza, Roma-Bari 1993, pp. 37-92, a p. 58.

Italiano & Oltre, 5, 2003 Nei quadranti inferiori del nostro spazio linguistico, oltre alle "risalite" di cui s detto, si registrano anche altri due movimenti importanti: diminuisce nettamente luso del dialetto: i rilevamenti pi recenti segnalano che solo il 6% della popolazione usa sempre e solo il dialetto8. Il dialetto viene sostituito dallitaliano, passando attraverso una fase in cui si ha variazione-alternanza anche allinterno dello stesso quartiere, della stessa classe sociale, dello stesso grado di scolarit, della stessa classe di et, della stessa situazione. In questa fase luso del dialetto non ha quasi mai un significato sociolinguistico; ha invece sempre pi spesso una funzione stilistico-espressiva; i dialetti - l dove si conservano - si italianizzano. I sistemi morfologici e sintattici si ricalcano sullitaliano, le scelte lessicali tendono ad abbandonare i tipi dialettali endemici per adottare i tipi proposti-imposti dalla lingua nazionale: in Salento il vitello non si chiama pi scincarieddu ma vitieddu, in Emilia il lardarl stato sostituito dal salumr "salumiere", in Calabria lu muccaturi stato soppiantato dal fazzulettu, in Sardegna s-ampulla da sa buttiglia, e cos via.

6. Il post-italiano
Cerchiamo di leggere questi spostamenti nel loro insieme, per capire in che direzione si sta muovendo, in generale, la nostra lingua. Se collochiamo le variet in un diagramma, nel quale si pongano i poli dellinformalit verso il basso e quelli della formalit verso lalto, vediamo chiaramente in atto una convergenza verso il centro: dal basso molte forme e costrutti, anche di rilevanza strutturale, propri del parlato, dellitaliano regionale, dellitaliano popolare e persine del dialetto, "salgono" verso il centro, entrando nelluso anche formale degli italofoni mediamente colti; contemporaneamente, dallalto, le varianti pi formali spariscono dalluso producendo leffetto "discesa" delle variet "alte" verso una lingua comune mediamente sostenuta. Si va, insomma, verso un repertorio meno frammentato di quello in uso negli ultimi decenni, un repertorio nel quale le varianti - ancora distribuite su variet, registri, sottocodici, ma sempre meno in modo caratterizzante ed esclusivo - tendono a condensarsi in tre aree: una superiore, che comprende le varianti e gli stili mediamente sostenuti, una intermedia che coincide con litaliano comune - o italiano standard - e una inferiore, che comprende tutte le realizzazioni stilisticamente pi "leggere" (poco formali, colloquiali, scherzose). Nei quadranti inferiori, in particolare, le diverse variet tendono a convergere verso un substandard potenzialmente unitario, le cui varianti hanno una caratteristica fondamentale: da qualunque delle componenti provengano, assumono la veste e la funzione di risorse a disposizione per incrementare lespressivit e lefficienza comunicativa. un quadro molto diverso da quello sino ad ora descritto e ripetuto nei manuali di linguistica. Ad esempio, molto diverso dalle descrizioni che dellitaliano si davano su questa stessa rivista allinizio della sua storia. Se quello era litaliano, questo, con cui si apre il terzo millennio, non pu che essere il post-italiano. Se vera questa diagnosi, potremo allora dire che "Italiano e Oltre", nel corso della sua vita, stato testimone - e qualche volta ha dato testimonianza di, e ha riflettuto su - una fase cruciale della storia linguistica dItalia: nato in una societ "in mezzo al guado"9, in marcia verso unimpegnativa unificazione linguistica reale, muore - o si trasfigura - nella societ del "leggero" e vario e cangiante post-italiano.

Dati Istat 2000: si veda il gi citato articolo di M.A. Cortelazzo, L'italiano che si muove. Questo era il titolo del "Commento" con cui si apriva, nel 1986, il numero 1 della rivista, dedicato proprio allo "stato della lingua oggi".
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