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Dans quels mondes vivons-nous? di A. Barrau e J.L. Nancy Della struzione J.L. Nancy. La tecnica supplisce la natura.

. Viene in supplenza della natura, laddove la natura non assicura certi fini (come la casa, il letto), e ne viene in supplemento aggiungendosi ai suoi fini e ai suoi mezzi. Questo doppio valore e' cio' che Derrida inscrive nella logica del supplemento e si puo' dire che uesta logica stessa non a!!ia altra provenienza ne' altra istanza di supporto che precisamente uesto rapporto tra la tecnica e la natura. "l supplemento in uanto concetto doppio rileva sempre della tecnica, dell'artificio o dell'arte, dove ueste tre parole sono per uesto sguardo uasi dei sinonimi. #omun ue sia, cio' implica due condizioni$ innanzitutto, la natura deve presentare delle lacune (cos% essa puo' offrire dei rifugi, non delle case), poi, la tecnica deve potersi innestare sulla natura (utilizzare i suoi materiali, le sue forze). #os% almeno per gli animali della specie o della varieta' homo che manifestano dei !isogni che la natura non soddisfa (a!itare, riscaldarsi) e, d'altra parte, le tecniche inventate da homo attingono dalla natura le loro risorse operative (pietre affilate, fuoco). "l fuoco rappresenta forse il punto sim!olico di giunzione dove diviene operativa la supplenza$ si puo' accendere in una tempesta, da un'eruzione di un vulcano, da una com!ustione spontanea di gas, ed esso costituisce, come si dice, l' invenzione maggiore degli uomini primitivi, allorche' non e' la com!ustione che essi inventano, ma la conservazione e la produzione tecnica della com!ustione. #io' che vale per il fuoco, vale per l'elettricita', per i semiconduttori, per le fi!!re ottiche, per l'energia disponi!ile nella fissione o nella fusione nucleare. La natura porta e propone sempre la materia prima della tecnica, mentre la tecnica altera, trasforma, converte le risorse naturali per i suoi fini propri. Questa semplice considerazione ha una conseguenza importante$ la tecnica non viene dal di fuori della natura. &ssa ha il suo posto nella natura, meglio ancora, se la natura e' definita come cio' che compie i suoi fini da sola, allora anche la tecnica deve essere compresa come un fine della natura, poiche' e' da uesta che nasce l'uomo capace di ' o che ha !isogno di ' tecnica. La tecnica a sua volta conosce il suo proprio sviluppo$ non risponde piu' solamente ad insufficienze naturali, produce le sue proprie aspettative e cerca di rispondere a domande che vengono da se' stessa. &' da uesto che si produce e s'inventa la selezione delle piante e la selezione per gli allevamenti. La tecnica costruisce un ordine proprio, relativamente autonomo, che dispiega, a partire dalle sue possi!ilita' particolari, delle aspettative e delle domande nuove. (on si tratta piu' solamente della configurazione di materiali e di forze ( uello che chiamiamo le macchine semplici, la leva, il mulino), e' l'ela!orazione di logiche strutturate a partire da un dato esso stesso prodotto in vista di un nuovo fine$ esemplarmente, la potenza del vapore, seguita da uella del gas e del petrolio, dell'elettricita', dell'atomo, poi della ci!ernetica e del calcolo numerico (risultati immateriali che contemporaneamente presuppongono dei trattamenti nuovi e delle com!inazioni inedite dei materiali, come il silicio e il deuterio). #io' che guida profondamente uesto sviluppo non e' la macchina come troppo spesso si pensa. La macchina non sorge da non si sa' uale nulla. &ssa stessa e' progettata, cioe' a dire che e' concepita, ela!orata, strutturata a partire dai fini che ci si propone. (on sono certo alcuni aneddoti su invenzioni dovute ad incidenti (l'osservazione del vapore che fa so!!alzare il coperchio di una pentola) che possono oscurare il fatto che il processo dell'invenzione tecnica e' un processo interno al dispiegarsi di visioni e di ricerche orientate da ueste stesse visioni. )i cerca di andare piu' veloci e piu' lontano, di attraversare gli oceani, di produrre di piu', di colpire il nemico da piu' lontano, etc. )i cerca congiuntamente di trasportare piu' merci, di impegnare per uesto maggiori investimenti per garantirsi dai rischi$ le tecniche finanziarie sono legate alle tecniche marittime in un dispiegamento che presuppone d'altronde degli imprenditori indipendenti e in concorrenza, vale a dire tutta una tecnica sociopolitica e giuridica che struttura l'intero spazio della vita comune.

#os% la tecnica non e' essa stessa limitata dall'ordine delle tecniche nel senso in cui si parla oggi di tecnologie. La tecnica e' una strutturazione dei fini ' un pensiero, una cultura, una civilizzazione, o come si vorra' dire ' una costruzione indefinita di un complesso di fini sempre piu' ramificati, intrecciati e com!inati, ma, soprattutto, di fini che si caratterizzano attraverso il costante ridispiegamento delle loro proprie costruzioni. La trasmissione senza supporto tangi!ile del suono, dell'immagine e dell'informazione crea nuove configurazioni tanto di dispositivi che di forme di vita. La possi!ilita' di agire su certe malattie, sulla fecondita' o sulla durata della vita tramite invenzioni o sostanze inventate per uesti fini crea delle nuove condizioni sociali, sessuali, affettive. * uesto stadio i fini e i mezzi non la smettono di scam!iarsi i ruoli. La tecnica dispiega un regime generale di invenzione dei fini che sono essi stessi pensati nella prospettiva di mezzi (come superare la sterilita'+ come trasmettere un' immagine animata+) e di conseguenza di mezzi che valgono in se' stessi come fini ( e' !ene vivere piu' a lungo, e' !ene che il denaro produca altro denaro). &' per uesto che le tecniche delle arti ' cioe' a dire le tecniche in uanto arti o godimento di fini in se', forme che valgono per se stesse ' possono diventare contemporaneamente un riferimento o!!ligato di tutti i rapporti con i fini (!isogna mettere tutto in immagine, in suono, in ritmo, ipostatizzare tutto in una manifestazione$ i corpi, i prodotti, i luoghi) e l'am!ito privilegiato di una interrogazione sulla finalita' (perche' l'arte+ * che fine+) che diviene sospetto d'identita' (che cos'e' l'arte+ *l servizio di chi opera+). #ostruzione e decostruzione si coppartengono in maniera stretta. #io' che si costruisce secondo una logica dei fini e dei mezzi si decostruisce al contatto del !ordo estremo dove i fini si rivelano senza fini e i mezzi, a loro volta, dei fini temporanei dove si generano delle nuove possi!ilita' di costruzione. L'automo!ile ha generato l'autostrada, che ha generato dei nuovi modi e delle nuove norme di spostamento. &ssa sta mettendo anche la citta' davanti alla necessita' di reinventare simultaneamente i suoi mezzi di trasporto (tram, etc.) e, a !reve, le sue finalita' stesse di citta'. La camera e il montaggio digitale stanno decostruendo e ricostruendo non solamente il paesaggio formale del cinema, ma la significazione e la posta in gioco del cinema stesso ( lo stesso accade nel trattamento del suono). "" La posta maggiore di uesto processo e' uella del senso$ laddove eravamo a!ituati a rapportare il senso a una prospettiva ultima, a un fine ultimo (che fosse della storia, della saggezza o della salute), scopriamo che i fini contemporaneamente proliferano e si trasformano in mezzi. Da uesto punto di vista si potre!!e dire che la tecnica e il nichilismo vanno di pari passo$ laddove ci si rappresentava piuttosto una destituzione dei fini (valori, ideali, senso) ci si presenta la loro moltiplicazione indefinita e allo stesso tempo la loro e uivalenza e la loro sostitui!ilita'. ,a e' precisamente ui che la tecnica li!era la sua lezione$ attraverso essa la natura che ne risulta rivela propriamente che e' per se' stessa priva di fini. Lo sappiamo, e infatti diciamo che la rosa e' senza perche' - fiorisce perche' fiorisce. ,a uesto senza perche' continuava ad aprire un rapporto piu' o meno sordo, piu' o meno latente, con un regno nascosto della gratuita' nel uale pensavamo di essere capaci di riconoscere una pura gloria dell'essere (da uando non a!!iamo piu' !isogno di farvi dimorare una !onta' divina). La tecnica ci insegna a fare piazza pulita di una tale gloria e di un tale regno nascosto. &' un'esperienza non solamente delle nostre esperienze metafisiche, teologiche e spirituali, ma anche della nostra inclinazione poetica. "n un certo senso, e' la messa in uestione di tutte le nostre elevazioni, della nostra su!limit., dei nostri slanci e delle nostre disposizioni ordinate a una grandeur e dun ue ad altro rispetto alla mediocrita' della vita sottomessa a una necessita', un !isogno che non e' piu' in alcun modo giustificato. & uesto !isogno, il semplice !isogno di vivere, se non e' giustificato, si trasforma in una servitu' attraverso la uale noi diventiamo schiavi della tecnica e di cio' che ne e' il corollario manifesto$ il capitalismo in uanto produzione inifinita del

valore produci!ile, scam!ia!ile e suscetti!ile di crescita esponenziale. "l valore in uanto valore monetario rappresenta in ualche modo la natura rovesciata$ cio' che cresce da se' stesso ma di cui la fioritura si confonde con la crescita indefinita e senza fioritura ne' frutti. La fruttificazione non e' un termine impiegato casualmente per parlare della rendita dell'investimento, compreso uello dell'investimento puramente finanziario (forma pura, insomma, della valorizzazione in se' dello scam!io senza un referente esterno). "l capitalismo costituisce l'esposizione in valore dell'infinita proliferazione dei fini e del senso, alla uale ci ha introdotto la tecnica. Questa esposizione offre il fine, il senso e il valore precisamente come il processo stesso di un aumento senza fine (parliamo di crescita). &' di uesto processo che potevamo attenderci, come faceva ,ar/, un passaggio al limite e un rovesciamento attraverso il uale la crescita giungere!!e a uno stadio in cui i suoi frutti diventere!!ero disponi!ili per tutti senza !isogno della distorsione tra le condizioni della loro produzione e il loro valore effettivo (loro sapore, loro valore, loro senso non scam!ia!ile). 0na tale attesa supponeva ualcosa come una natura che avre!!e potuto riprendersi i suoi diritti. 0na ph1sis che avre!!e realizzato attraverso la tecnica come crescita ' rivelando che ogni tecnica e' crescita ' la fioritura e la fruttificazione di un valore o di un senso indipendente da ogni misura, da ogni e uivalenza e di ogni possi!ililita' di sottrazione come di accumulazione. 2ra cio' che si dispiega sotto i nostri occhi non e' una ph1sis. (oi diremo che e' il contrario, e siamo pronti a chiamare tecnica uesto contrario. ,a come ho gia' detto, se la tecnica e' il dispiegamento della natura, non vi si puo' vedere il suo contrario ' o meglio, noi do!!iamo pensare un rovesciamento interno della natura nel suo contrario$ ma non sare!!e uesto il tentativo di ricondurre tutto ad una dialettica dalla uale poi ci attenderemmo inevita!ilmente una seconda natura+ Dun ue e' necessario pensare altrimenti. )e la tecnica da' il senso alla natura a partire dal uale essa si costruisce e si distrugge allo stesso tempo, cio' vuol dire che non e' piu' possi!ile parlare di natura, ne' di conseguenza, e a rigore, di tecnica. L'opposizione di ph1sis e te3hne', di cui *ristotele ha consacrato l'uso, attraverso molti secoli di maturazione, che ne hanno complicato in maniera decisiva l'opposizione sottoponendola ad una torsione continua, e' giunta sino a cio' che Derrida chiama piu' tardi il supplemento, e che 4eidegger aveva designato come l'ultimo invio dell'essere5 in ogni caso, la posta in gioco e' uesta$ la tecnica, aggiungendosi alla natura e aprendo dei fini ch'essa ignora, costruisce in realta' l'idea stessa di uesta natura 6 la sua immanenza, la sua autofinalita', il suo luogo di maturazione. ,a e' anche lei che distrugge e decostruisce uesta idea, e con essa una struttura intera di rappresentazioni che organizzavano il pensiero occidentale. &' significativo che il motivo della distruzione punteggi il tornante della modernita'$ in 7audelaire, innanzitutto, per il uale la Distruzione concentra, nel poema omonimo, tutto il desiderio infame e demoniaco che travolge, come travolge (nelle 8accolte), la moltitudine vile, e, come si sa !ene, in ,allarme' per il uale la distruzione e' stata 7eatrice.9 )i puo' anche ricordare di 8im!aud$ )i puo' raggiungere l'estasi nella distruzione, ringiovanirsi nella crudelta':;. (<rima del tornante della modernita', nei suoi prodromi, il motivo della rovina ha gia' occupato uno spazio am!ivalente, esi!endo lo charme melanconico delle costruzioni fatiscenti, veri e propri monumenti della loro sconfitta). """
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(...) non ho creato la mia 2pera che per eliminazione, e tutte le verita' ac uisite non nascevano che dalla perdita di un' impressione che, scintillando, si era consumata e mi permetteva, grazie alle tene!re che rilasciava, di spingermi sempre piu' proficuamente nella sensazione della =ene!ra *ssoluta. La Distruzione fu la mia 7eatrice. (>), il modo peccaminoso e s!rigativo, satanico e facile della mia Distruzione, che ha prodotto non una forza, ma una sensi!ilita'. (lettera del ;? maggio 9@A? a &ugene Lefe!ure). Dans #onte. 6 & si puo' pensare anche a Dostoievs3i$ L' uomo deve costruire, e' certo$ ma perche' ama anche distruggere+ (on sara' che ha il terrore istintivo di aspettare la sua fine, di portare a compimento la sua costruzione+ (,emorie del sottosuolo, tr. fr. 4alperine et #h. ,orice, <aris, <lon, 9@@A, p. 9?;).

#'e' stata dun ue un'ipertrofia della costruzione$ meno fondazione, innalzamento di edifici, di cui il tempio, il palazzo e le tom!e costituiscono il triplo paradigma, e piu' montaggio, concatenamento e composizione di forze di cui l' opera d'arte offre uasi il concetto (ponte, molo, forte, sala, etc.). L'opera d'arte richiede piu' l'ingegnere-tecnico che il !atisseur, il costruttore piu' che il fondatore (e d'altronde si costruiscono cosi' anche le strade, i vasi, i silos, i carri, le macchine). La costruzione diviene dominante uando l'edificazione da una parte, la confezione dall'altra, si industrializzano e si ingegnerizzano, vale a dire mettono in gioco la costruzione di schemi operativi, dinamici, energetici che rispondono a fini essi stessi inventati e costruiti secondo visioni definite (potenza della produzione, velocita', resistenza, riproduci!ilita', etc.). "l paradigma costruttivo che si espande con l'ur!anizzazione, i mezzi di trasporto e d'esplorazione, e la mo!ilitazione di energie non manifeste (car!one, gas, petrolio, elettricita', magnetismo, calcolo digitale, etc.) 6 paradigma che rende sempre consunstanziali i fini e i mezzi ' porta ad una reazione di distruzione. )i tratta meno di rovinare e di demolire che di prendere le distanze da uello che si potre!!e chiamare il costruttivismo ( dirottando un termine la cui invenzione risale all'inizio del BB secolo e che non e' tuttavia insignificante). La Destru3tion heideggerriana dell'ontologia, che si distingue espressamente dalla demolizione (Cerstorung), e' distruzione in uesto senso (che Dranel e Derrida hanno tradotto con decostruzione). &ssa costituisce in ualche modo il pendant filosofico della Distruzione esistenziale ed estetica di 7audelaire e di ,allarme'. &' messa in gioco la distruzione come tale (ed anche l' istruzione come messa in ordine del sapere$ si potre!!e mostrarlo attraverso il carattere recente dei valori scolastici del termine istruzione 6 l' "struzione pu!!lica data dalla 8ivoluzione Erancese e l' istruzione religiosa non e' piu' antica). )u cosa apre la distruzione ' cioe' a dire, forse, il movimento stesso della costruzione moderna+ (on si tratta di ri6costruire (contrariamente alla domanda che si ripete ininterrottamente ai decostruzionisti $ finirete per ricostruire+). (on si tratta piu' di ritornare a gesti fondativi, costruttivi, costituenti o istituenti, anche se si tratta di aprire e d'inaugurare, di lasciare venire del senso. Quel che e' in gioco al di la' della costruzione e della distruzione e' la struzione come tale.F )truo significa ammassare, ammucchiare. (on e' uestione dell'ordinare ne' dell'organizzare che implicano il con6 e l'in6 della struzione. &' il mucchio, l'insieme non assem!lato. &' la contiguita' e la copresenza, certo, ma senza principio di coordinamento. <arlando di natura, noi supponiamo o meglio noi presupponiamo un coordinamento proprio e immanente alla profusione degli esseri ( una costruzione spontanea o divina). #on la tecnica , noi supponiamo un coordinamento determinato o regolato da fini che provengono dall'uomo ( dai suoi !isogni, dalle sue capacita', dalle sue aspettative). 8etroagendo, se cosi' si puo' dire, sulla natura dalla uale proviene o sorge (non possiamo decidere tra i due concetti...), la tecnica si contende le due possi!ilita' di coordinazione). &ssa invita a considerare una struzione$ la simultaneita' non coordinata delle cose o degli esseri, la contingenza della loro coappartenenza, la dispersione delle profusioni di aspetti, di specie, di forze, di forme, di tensioni e d'intenzioni (istinti, pulsioni, progetti, slanci). "n uesta profusione, nessun ordine si fa valere come fondamento degli altri$ tutto sem!ra ' istinti, reazioni, irrita!ilita', connessioni, e uili!ri, catalizzatori, meta!olismi ' votati a prendersi gli uni negli altri, a sciogliersi o a confondersi gli uni attraverso gli altri. *llorche' il paradigma era stato architetturale e di conseguenza anche, in maniera piu' metafisica, architettonico, e' diventato innanzitutto strutturale ' composizione, certo, assem!laggio, ma senza finalita' costruttirce ' e poi struzionale, vale a dire relativo ad un assem!laggio la!ile, disordinato, aggregato o amalgamato piuttosto che congiunto, riunito, assortito o associato. Di fatto e' la uestione di una sociazione in generale che si pone con la struzione. <uo' esserci associazione, societa' ' se il socius e' uello che va con, che accompagna e se, di conseguenza, egli mette in gioco un valore attivo e positivo del con, del cum intorno al uale o attraverso il uale si gioca ualcosa come una condivisione-partizione+ #io' che io nomino ui struzione sare!!e lo stato del con privo del valore di
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La struzione e' anche un concetto della teoria grafica, che pero' non ha alcuno spazio ui.

condivisione-partizione, che mette in gioco la semplice contiguita' nella sua contingenza. Questo sare!!e per riprendere i termini che 4eidegger vuole distinguere nella comprensione del con (del mit del ,itdasein come costituzione ontologica dell'esistente), un con unicamente categoriale e non esistenziale$ la pura e semplice giustapposizione che non fa senso "V Eorse la struzione e' la lezione della tecnica ' costruzione6distruzione dell'insieme degli essenti senza piu distinzione tra natura e arte 6 in uanto ci istruisce di uesta istruzione (che non comprendiamo precisamente, che ci sem!ra poco istruttiva) secondo la uale il senso ormai non si lascia piu' costruire ne' istruire. #io' che ci e' dato non consiste che nella giustapposizione e nella simultaneita' di una copresenza di cui il co ' non porta alcun altro valore particolare se non uello della contiguita' o della giustapposizione dei-nei limiti secondo i uali l'universo stesso e' dato. *llo stesso tempo, uesti limiti stessi non sono dati che sotto la riserva dell'impossi!ilita' di assegnarli propriamente come la delimitazione di un mondo in rapporto ad un altro mondo o a un retromondo. L'universo, da una parte, e' detto in espansione !enche' finito5 dall'altra, non puo' piu' nemmeno essere detto universo ma solamente multiverso. 2ra, per pensare al di la' dell' universo non !isogna piu', !eninteso, comprendere i mondi multipli come un (o degli) altro(i) mondo(i). (on sono piu' un altrove ma dei modi di relazione del fuori6di6se'G. L'idea di universo contiene uno schema di costruzione, d'architettura$ una !ase, una fondazione e una su!struzione (una parola che si trova anche in ,allarme':) sull'ascissa della uale si eleva e s'inserisce l'unitotalita'. Questa riposa sulla propria supposizione, si rapporta essenzialmente a se'$ in !reve, essa e' in se' (e essere, e' essere in se' per il pensiero che si sostiene con uesto schema). ,a la copresenza e la comparizione sottraggono-deviano insieme l'in6se' e la costruzione$ etre non e' piu' in se', ma e' contiguita', contatto, tensione, torsione, incrocio, concatenamento. #io', sicuramente, non senza offrire dei tratti di costruzione intesi come disposizione e distri!uzione reciproca dei multiversi che si coappartengono, ma non come (su!)posizione di un essere o di un reale fondamentaleH. "l reale non si dissolve del tutto nell'irreale, ma si apre sulla realta' della sua insupposizione-nonsupposizione. &' uesto che significa la dissoluzione dell'opposizione te3ne-natura o cio' che si chiama il regno della tecnica. &' uesto che si produce nella nostra storia. (oi siamo giunti a uesto punto in cui l'architettonica e l'architettura ' intese come le determinazioni di una costruzione essenziale, o dell'essenza in uanto costruzione ' non valgono piu'. )i sono consumate in se' stesse. ,a non c'e' stata soltanto usura. (on e' solamente una costruzione che il tempo avre!!e compromesso. &' il principio stesso della costruzione che e' stato scosso. L'accumulazione di cui si e' parlato rileva dei motivi della distruzione ' intorno al 9IJJ ' nel periodo che e' da considerare come il tornante del secolo per eccellenza, dove di fatto ualche cosa si e' capovolta ed e' precipitata, dove un edificio e' stato scosso al punto che si potre!!e dire, in tutti i sensi possi!ili, che il costruttore e l'edificio si sono messi a vacillare ' uesta accumulazione testimonia di una sorta di saturazione e di rottura del modello della costruzione. #io' significa che la costruzione portava in se' il germe della decostruzione. #io' che innanzitutto si e' presentato come l'estensione dell'assem!laggio e del montaggio di strumenti ' prolungamenti di corpi, macchine semplici ' poi come aumento della padronanza ' amministrazione e governo di energie (vapore, elettricita', reazioni chimiche ) ha avuto luogo dal solo impiego di forze (ac ua corrente, venti, gravita') ' ha rivelato una natura altra$ uella della com!inazione, dell'interazione e poi del feed !ac3. "n realta', e' tutta un'organicita' o una uasi organicita' che viene cosi' dispiegata. "l paradigma costruttivo si oltrepassa insomma in se' stesso, si ipercostruisce e tende all'autonomia organica. L'ipercostruzione si rovesca in struzione. V
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*urelien 7arrau, Quel ues elements de ph1si ue et de philosophie des multiverses, p. 9;;, http$.... Vedi su uesto punto l'uso della costruzione nel lavoro citato nella nota precedente.

2ppure, secondo un'altra prospettiva un po' diversa, e' l'autonomia organica del nostro proprio comportamento che si e' spinta cos% lontano, al di la' non solamente dei nostri corpi ma del nostro spirito, domandando a uest'ultimo di esportarsi e di esporsi sotto forma di macchine sempre piu' autoreferenziali, le cui leggi e schemi di organizzazione retroagiscono imponendo certe modalita' di funzionamento ai nostri comportamenti. "mpariamo a maneggiare-gestire cosi' !ene il calcolatore, sia in ufficio che sulla nostra vettura, sul treno, sull'aereo, sul !attello, nella ricerca archeologica e nella memorizzazione di dati, nella creazione di suoni e d'immagini. Questo maneggiamento-gestione non presuppone solamente un'e/pertise nuova, ma anche uno spazio6tempo differente, non omogeneo d'altronde e nemmeno unitario e universale$ siamo in ogni istante simultaneamente nell'estensione di certi moduli messi in opera ovun ue (una tale procedura digitale, un tale uso di segni, d'icone) e nel rinnovamento continuo di possi!ilita' inedite, che senza du!!io hanno aspetti estremamente ripetitivi (tutti fanno le stesse foto degli stessi monumenti, etc.) ma la cui ripetizione porta all'incandescenza una realta' nuova. (on siamo piu' alla scoperta di un mondo che ci e' parzialmente sconosciuto, ma siamo nell' accumulo-cumulo-mucchio vertiginoso di pezzi, parti, zone, frammenti, appezzamenti, particelle, elementi, lineamenti, germi, nuclei, clusters, punti, scansioni, nodi, ar!orescenze, proiezioni, proliferazioni, dispersioni a partire dalle uali siamo presi, intrecciati, assor!iti e rigettati in una prodigiosa massa insta!ile, mo!ile, plastica e metamorfica, che rende sempre meno possi!ile la distinzione del soggetto e dell' oggetto come dell' uomo e della natura o del mondo. Di fatto, noi non siamo piu', forse, in un mondo e nemmeno al mondo. &' il senso piu' avanzato della diluizione o scomparsa del cosmos, o della !ella unita' composta secondo un ordine superiore che la comanda e che la riflette. "l nostro mondo 6 o il nostro elemento 6 e' piuttosto composto di pezzi e di parti che, tutte insieme, proliferano a partire da una stessa matrice (l'uomo, l'animale tecnico della natura, l'appendice costruttrice di un grande tutto che si rivela poco costruito ma incredi!ilmente ricco di virtualita' co6de6in6struttive). Le parti e i pezzi, gli elementi mai a!!astanza elementari di uesto grande elemento nel senso del milieu, uesto ecostistema che e' un'ecotecnia, sfugge incessantemente alla presa per una costruzione ualun ue. "l loro concatenamento non rimanda a una costruzione prima o finale, ma, piuttosto, a una specie di creazione continua dove si rinnova e si rilancia senza posa la possi!ilita' stessa del mondo ' o meglio della molteplicita' dei mondi. "n uesto senso, la struzione apre meno su un passato e un futuro che su un presente, tuttavia, mai compiuto in presenza. "mpegna una temporalita' che non puo' piu' decisamente corrispondere ad una diacronia lineare. #'e' in essa ualcosa di sincronico, cio' che vuol dire meno un taglio trasversale della diacronia che un modo dell'unita' delle parti del tempo tradizionale che e' l'unita' stessa del presente in uanto si presenta, arriva, ha luogo, avviene. L'avvenire-sopravvenire e' il tempo della struzione$ evento il cui valore non e' solamente uello dell'imprevisto o dell'inaugurale ' non solamente il valore di rottura o di rigenerazione della linea del tempo 6, ma anche uella del passaggio, della fuggevolezza mischiata all'eternita'. 0n fuori del tempo al cuore del tempo ' niente d'altro senza du!!io che cio' che presentava il nostro pensiero cronico nella fuga perpetua dell'istante presente. ,a la fuga non ha ui il valore della scomparsa, non piu' di un evento come apparizione. #ome per la (de)(con)struzione, e' necessario che li!eri la (dis)(ap)parizione. La parizione, la pu!!licazione-parution, e' l'apparire ' ma ne' come manifestazione ne' come parvenza dell'apparenza. #ome lo suggerisce l'uso antico della parola, apparire e' venire alla presenza, presentarsi. #ioe' a dire, venire presso-dopo, prossimamente. &' sempre una comparizione. (ella comparizione si rivela un dislocamento, una curvatura del dispositivo fenomenologico. )i tratta meno del rapporto tra una visione e il suo riempimento che di una correlazione delle immagini-apparenze tra loro. ,eno di un soggetto e di un mondo che dei rinvii del mondo in se' stesso e a se' stesso, della profusione di uesti rinvii e del loro modo di creare cos% cio' che si potre!!e chiamare un senso, un senso del mondo che non e' nient'altro che la sua comparizione$ che vi sia il mondo e tutto cio' che c'e' al mondo, e non niente.

V" Questo spazio d'evidenza !ruta potre!!re sem!rare ricondurci a uno stato nascente, infantile, rudimentale. (on ci sare!!e nient'altro da ricevere, da progettare o da esprimere se non la piu' trita -frusta delle condizioni. (on si potre!!e piu' rendere ragione al mondo, ne' uno spazio che renda giustizia al fatto stesso della sua esistenza. La tecnica avre!!e contemporaneamente sottratto la possi!ilita' per uno spazio dei fini ultimi o del !ene supremo e reso la ragione proliferante, esor!itante, anzi delirante nella sua autosufficienza stessa, cancerosa nella sua crescita. <ertanto, essere reso allo stato di struzione non significa necessariamente regressione o degenerazione. #i potre!!e essere un progresso nel passaggio al di la' del processo di costruzione, di istruzione e di distruzione. La struzione li!era dall'ossessione che vuole pensare il reale o l'essere sotto lo schema della costruzione e che si esaurisce cos% nella ricerca vana di un architetto o di un meccanico del mondo. La struzione offre un dis6ordine che non e' ne' il contrario ne' la rovina di un ordine$ si situa altrove, in cio' che chiamiamo contingenza, casualita', dispersione, erranza, che merita pertanto i nomi di sorpresa, invenzione, chance, incontro, passaggio. (on si tratta di nient'altro che della copresenza o meglio della com6parizione di tutto cio' che appare, vale a dire di cio' che e'. #io' che e', in effetti, non appare uscendo da un essere in se'. L'essere stesso e' apparire, lo e' integralmente. (iente precede o segue il fenomeno che e' l'essere stesso. Quest'ultimo non e' dun ue niente d'essente poiche' e' l'apparire dell'essente che non e' che apparire e comparire. (on appare ad una coscienza o a un soggetto$ com6pare, tutto appare insieme e tutto appare a tutto$ tutto rinvia a tutto e tutto si mostra dun ue attraverso tutto. )enza fine ' e piu' precisamente senza cominciamento ne' fine. <ossiamo apprendere la logica ' l'ontologia, la mitologia, l'ateologia, se do!!iamo cercare dei nomi 6 di uesta semplice e inestrica!ile comparizione+ Vale a dire di uesta ecotecnia che e' gia' divenuta la nostra ecologia e la nostra economia, cioe' l' e uili!rio dei nostri am!ienti e delle nostre gestioni della sussistenza+ La tecnica ci presenta da ogni parte la dispersione, spesso la contrarieta', sempre la moltiplicazione indefinita dei suoi fini, che non sono ne' fini ne' mezzi. <rolunghiamo la vita per prolungarla, gestiamo dei servizi, le vite sono cos% allungate, miglioriamo le nostre tecniche e i nostri saperi !iochimici, !iomeccanici, dai uali traiamo delle nuove possi!ilita' per altri modi di assistenza ad altre vite minacciate ' e siamo sempre piu' allontanati dal saper pensare la vita, non solamente l'esistenza di ciascuno, ma la vita dell'insieme del vivente e, attraverso essa, nientemeno che lo slancio-spinta- del mondo, se la vita propriamente detta ' uel chiamiamo cos% ' esce essa stessa dal movimento del concatenamento, della com!inazione, azione e reazione di cio' che chiamiamo la materia. Quest'ultima si rivela sempre piu' ' grazie alle tecniche di ricerca sempre piu' sofisticate, ma soprattutto sempre piu' intricata essa stessa nell' oggetto stesso delle tecniche.A "n fin dei conti, tutto cio' che a!!iamo nominato materia, vita, od anche natura, dio, storia, uomo precipa nella stessa caduta. La morte di Dio e' precisamente la morte di tutte ueste sostanze6soggetti. #ome la prima, ueste morti sono estremamente lente, intermina!ili per la nostra percezione e anche per la nostra immaginazione. &, di piu', portano con esse delle potenzialita', una volta sconosciute, di morti pratiche, concrete dei viventi, degli uomini e perche' no del mondo+ *d ogni passo della tecnica, non solamente fini, mezzi o divagazioni si fanno indiscerni!ili, ma vantaggi e svantaggi si mescolano, e non sappiamo piu' cosa considerare un vantaggio o uno svantaggio ( per esempio$ la velocita' di spostamento, di trasmissione, e' !uona o cattiva+ )econdo
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)i sa ' per restare nell'ovvio ' come un acceleratore di particelle o una sonda spaziale non siano indipendenti dal loro oggetto di studio, e reciprocamente. ,a, in verita', noi non siamo che all'inizio$ il gar!uglio o l'implicazione dell'osservatore nella realta' osservata, e' tale da non smettere di amplificarsi e di complicarsi tanto nelle scienze dette dure che in uelle cosiddette umane, e cio' significa in realta' una trasformazione progressiva dello statuto della scienza. *nche parlare di uesta implicazione rileva ancora un'adesione sottintesa a un modello privo di implicazioni e oggettivo. Qui dun ue, laddove noi siamo soliti pensare le tecniche come delle applicazioni di ceri risultati scientifici, e' la tecnica che porta la scienza verso uno statuto e dei contenuti inediti.

uali criteri+). Quando pensiamo di avere ancora ualche principio e ualche regola di condotta ' e di fatto ne a!!iamo, di forma elementare, come dei minimi vitali 6 non possiamo non essere spinti verso le uestioni dei loro fondamenti o dei loro fini ultimi. 0na vita dignitosa, s%, ma a uale fine+ & uale dignita'+ Quale livello al di la' della stretta sopravvivenza+ 0n'eguaglianza, s%, ma eguaglianza di cosa se si va al di la' dello stretto minimo di diritto+ #onsiderare tutti gli uomini come un fine e non come un mezzo+ )%, ma in che senso, ual e' il fine, non e' forse proprio attraverso cio' che s'insinuano tutte le leve e i modi della sua riduzione allo stato di mezzo (ce ne sono tanti, economici, politici, religiosi, ideologici)+ 2ra non possiamo supporre che tutto il concatenamento e il divenire del mondo rispondano, al di la' delle apparenze cos% pro!lematiche, anzi aporetiche, ad un disegno intelligente. Questa idea e' il prodotto tipico dell'assenza di pensiero della tecnica$ riporta a monte della natura la techne' che ha finito per produrre uesta supposta natura. #i si puo' d'altronde domandare se la mutazione occidentale, che e' stata mutazione tecnica (ferro, moneta, alfa!eto, diritto) e allo stesso tempo religiosa ( fine del sacrificio umano, fine degli imperi teocratici), non a!!ia aperto ugualmente la doppia possi!ilita' di un dio conosciuto come designer-progettista e architetto del mondo e di un dio dato nella lontananza e nella non presenza. Le altre cosmogonie possiedono molto meno, o per niente, il carattere del piano e della costruzione, tuttavia i loro dei sono presenti e attivi in un mondo di cui, in ualche modo, sono propriamente la natura. &' proprio, in tutti i casi, l'immagine di un dio architetto o orologiaio, costruttore e tecnico, che si e' li!erato e imposto nella nostra cultura, demiurgo platonico toti6potente che prendeva in carico la totalita' di un mondo il cui cominciamento e la fine passavano chiaramente fuori di lui, nella potenza e nella gloria del #ostruttore supremo. Questo #ostruttore nella sua caduta ha fatto precipitare il divino lontano, di cui era il doppio personale e vivente. #osi' mentre diventava sempre meno possi!ile comprendere il piano tecnico della costruzione di un mondo ( uesta e' stata la uestione della teodicea, della giustificazione dell'opera divina), e' diventato altrettanto difficile ricorrere a una salvezza e ad una grazia o a un amore che, in ultima istanza, supplissero una legittimazione impossi!ile. (e' provvidenza ne' promessa$ si potre!!e dire che e' la situazione che la tecnica dispiega. &' chiaro che tutte le rappresentazioni di un disegno intelligente sono allora votate al fallimento, poiche' l' intelligenza non rappresenta che se' stessa ' vale a dire, essenzialmente l'intelligenza tecnica o tecnologica.? &ssa non puo' che essere presupposta alla sua stessa produzione. ,a allora e' condannata a presupporre i suoi limiti$ poiche' se e' un designer che ha conosciuto e costruito-plasmato (e' la stessa cosa) la materia e la vita iniziale nell'intelligenza umana , perche' uesta non comprende niente del fatto che l'intelletto l'o!!liga a rinunciare a sta!ilire dei fini, della seconda natura, della natura stessa, dell'uomo razionale o dell' uomo totale+ Laddove la tecnica ( ceramica, architettura, orologeria...) era potuta diventare il modello per il disegno intelligente di un =ecnico <rimo, il modello implicava la visione di un fine. 2ggi il modello stesso ' la tecnica rivelata come dimensione antropologica, cosmologica, ontologica (e non piu' come l'ordine su!ordinato di cio' che chiamiamo le arti meccaniche) 6 manifesta un pullulare, anzi una polverizzazione dei fini ai uali non e' piu' possi!ile associare lo schema di un supposto Designer. )i deve superare il disegno intelligente e uesto non si discute. *nche se si vuole sostenere che l'"ntelligenza primordiale e' !en piu' ampia della nostra e che il suo disegno e' precisamente di spingerci a ricercare, ritoccare ed inciampare nei limiti e nella proliferazione erratica delle sue finalita' intermina!ili ' ualche cosa come cio' che Derrida chiamava destinerranza6, si dovra' ritrovarsi di fronte alla uestione del disegno e del design messo in opera in uesta erranza che siamo. )i puo' dire allora che l'ipotesi del disegno intelligente si annulla in un'altra maniera$ dopo essere stata un'ipotesi incapace di autocomprendersi, diviene
?

<er i ,oderni, l'intelligenza si confonde tendenzialmente con la tecnica. &' per uesto che l'intelligenza artificiale (forse un pleonasmo+...) sem!ra cos% affasciante. Quando si parla, al contrario, d' intelligenza del cuore, si mostra chiaramente che l'uso e metaforico.

un'ipotesi che domanda a sua volta un'altra ipotesi, sul senso dell'erranza, ed anche piu' precisamente sul senso dell'erranza del senso. *lla uale !isogna ancora aggiungere uesto$ noi non siamo solamente i viventi tecnologici perplessi davanti al dispiegamento della loro arte o del loro saper6fare, noi non siamo solamente in un eccesso e sconcertati da uesta messa in gioco e in uestione di tutte le forme e le andature del senso, ma siamo gia' presi noi stessi in uesta trasformazione. #i introduciamo in una tecnosfera che e' il nostro sviluppo$ cio' che si chiama la tecnica eccede tutto l'ordine dei mezzi, degli strumenti e delle macchine. (on si tratta piu' di cio' che e' a disposizione di un maestro (mezzi per dei fini), ma piuttosto di un'espansione del cervello (se si vuole dirlo cosi') nella rete di un' intelligenza che estrapola una maestria che vale per se' stessa, fine e mezzo in se' stessa, indefinitamente. <oiche' e' vano gettare su uesta erranza nella struzione un velo ualsiasi di senso preconosciuto e preso come modello di un' intelligenza supposta !uona, uel che incom!e e' di reinventare tutto ' a cominciare dal senso. (on si risponde piu' a uno schema di costruzione, decostruzione e ricostruzione$ si deve rispondere a una destinerranza che significa che se non andiamo verso nessun termine ' ne' per provvidenza, ne' per destino tragico ne' per storia prodotta 6, noi non siamo se non in uesto andare. (oi non siamo niente senza avanzare, percorrere, attraversare, senza fare esperienza ' uesta parola che voleva dire andare fino alla fine, sino al limite estremo. Da tutte le parti la saggezza reclama$ ,a !isogna fermarsi: Dove arriveremo+ poiche' da tutte le parti, in effetti, e' l'illimitato che germoglia. #os% nella manipolazione genetica e nei mercati finanziari, nelle connessioni e nelle poverta', nelle patologie sociali e tecniche. (on si possono fissare dei limiti a cio' che, in se', ignora il limite. 2 uesto illimitato sara' autodistruttivo ' la costruzione che arriva fino al limite per collassare 6, oppure noi troveremo come riconoscere del senso nella struzione, laddove non ci sono fini ne' mezzi, ne' assem!laggi ne' disassem!laggi, ne' alto ne' !asso, ne' est ne' ovest, ma tutto insieme.