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Larea dei Nebrodi dallet arcaica allet classica: frequentazione umana, notizie storiche ed evidenze archeologiche

Il toponimo Nebrodi, che contraddistingue la dorsale dei rilievi nord -orientali siciliani a partire dai bacini idrografici del torrente Mazzarr e del fiume Alcantara verso ovest, si fa derivare tradizionalmente dal termine greco nebros, cerbiatto. Solo da et romana nelle fonti compare il nome Nebrodes (Strabone, Silio Italico, Solino), mentre in precedenza (Diodoro Siculo) lintero comprensorio centro settentrionale dellisola era designato con il termine Aereis (ode). Larea si caratterizza per la presenza continua di rilievi, frequentemente dai fianchi scoscesi, che raggiungono unaltezza massima di 1847 m. (M onte Soro); il sistema di alte colline che si affacciano sul mare, talvolta con accentuati dirupi, lasciano poco spazio alle zone di pianura, limitate alle zone costiere, mentre una fitta serie di torrenti di media portata percorre le strette e profonde vallate che sboccano sul Tirreno. I monti Nebrodi costituiscono una regione con peculiarit indiscutibili sotto il profilo storicoculturale allinterno dellisola. Ricordiamo come la colonizzazione greca, avviatasi nellVIII secolo a.C., non interess questa zona con la fondazione di alcuna polis. Tradizionalmente si ritiene che la resistenza delle popolazioni indigene abbia costituito un ostacolo insormontabile ai tentativi dei colonizzatori, sebbene numerose fondazioni siciliane, per la verit, si siano realizzate in contesti di forte conflittualit tra genti autoctone e greci. Piuttosto sembra che altre ragioni, anche di tipo commerciale e di organizzazione urbana e del territorio radicate dalla madrepatria, abbiano indotto i nuovi arrivati a preferire le coste orientale e meridionale; la Sicilia occidentale rimase per lungo tempo sotto il controllo di Elimi e Punici. Tuttavia, nonostante nessuna polis sia stata creata in questarea, furono indiscutibili i contatti tra le colonie e le popolazioni indigene, comprovate oggi anche dai ritrovamenti archeologici.

Foto aerea dellarea dei Nebrodi (rielaborazione da Ambiente Italia 3d PCN) 1

La fondazione di Zancle (Messina) si data intorno al 730 a.C. La colonia dello Stretto avrebbe fondato nel 716 Mylai, quale primo avamposto a controllo dellintera cuspide nordorientale dellisola; al 648 a.C. si data infine la fondazione della subcolonia di Himera, a molte miglia di distanza, ai piedi del complesso montuoso delle Madonie. Una tale situazione spinge a ritenere plausibilmente che lampia area di mezzo, occupata da numerosi insediamenti indigeni preesistenti, si sia trovata direttamente coinvolta negli influssi dettati dalla presenza greca ai margini del territorio, con effetti, che risultano evidenti dai ritrovamenti sul terreno, gi a met del VII secolo a.C. Interessi commerciali e politiche di controllo del territorio proiettarono su unarea apparentemente isolata influenze di tipo culturale che sembrano essere state assorbite dalle genti locali con modalit e tempi diversificati da centro a centro. Se la presenza di Zancle e Himera interess il versante settentrionale dei Nebrodi, da sud-est si fece invece sentire lazione di altre due colonie greche della costa ionica: Naxos, attraverso la vallata dellAlcantara, e Katane, dalla piana del Simeto, sebbene di questultima polis appaiano ancora incerti gli esiti materiali dellespansione commerciale e culturale rispetto al versante meridionale nebroideo. I dati archeologici, peraltro, hanno indotto in tempi recenti a superare la tradizionale distinzione tra Sicani e Siculi quanto a territorio di rispettiva competenza: piuttosto, larea centrale della Sicilia sembra avere ospitato una cultura mista, resa evidente dalla comunanza dei materiali (vasi e bronzi) recuperati in numerosi siti indigeni di questarea. La ricerca archeologica nellarea nebroidea, ancora oggi assai limitata e occasionale rispetto a quanto stato fatto per tutto il secolo scorso in altre parti della Sicilia, ha interessato principalmente la fase ellenistico-romana dei centri indagati: di Halaesa, Kal Akt, Halontion, Apollonia per citare i pochi siti della zona che hanno avuto la fortuna di essere stati oggetto di studi e scavi sul campo si conoscono principalmente le fasi tardoellenistica e romanoimperiale. Sfugge ancora lo sviluppo dellarea in unepoca critica circa le modalit di frequentazione e occupazione umana del territorio: ci riferiamo allet arcaica e classica, dal VII alla prima met del IV secolo a.C., nota finora da frammentari riferimenti storici ed altrettanto lacunosi ritrovamenti archeologici di dubbia interpretazione. C forse stata una sorta di pigrizia nellintraprendere studi sistematici in proposito e si pagata la marginalit rispetto ai grandi centri siciliani dellantichit: un vuoto che deve essere colmato per aggiungere nuovi e fondamentali tasselli ad una ricostruzione puntuale e verosimile della storia dellisola. Vogliamo in questa occasione prendere in considerazione lintero territorio dei Nebrodi, fino ai confini con le Madonie ad ovest, i Peloritani ad est ed il complesso monti Erei-Etna a sud: una regione molto vasta che tuttavia presenta ancora oggi una evidente omogeneit sotto laspetto culturale, ambientale e geografico. Occorre partire, per forza di cose, dal racconto delle fonti e proseguire con i dati rilevati concretamente sul posto. Ci si accorge fin da subito che i secondi sono di gran lunga pi numerosi e rilevanti dei primi, ai quali tuttavia occorre fare riferimento per giungere a conclusioni logiche e attendibili. I riferimenti letterari ci informano che Kal Akt (Caronia) venne fondata da Ducezio nel 447446 a.C. e Halaisa (Tusa) nel 403 a.C. da Archonidas di Herbita, importante centro siculo dellentroterra che gioc un ruolo di primaria importanza nelle vicende che coinvolsero lisola
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nel corso del V secolo a.C. (Diodoro Sic.); per Kal Akt una notizia antecedente riportata da Erodoto e riguarda un fallito tentativo di stabilire una colonia nello stesso sito nei primi anni del V secolo. Di Halontion (S. Marco dAlunzio) e Agathyrnon (Capo dOrlando) si tramandano origini mitiche che ne fanno risalire la nascita addirittura in et precoloniale; per Apollonia (San Fratello) le prime notizie riguardano la sua liberazione dalla tirannia di Leptines, assieme alla citt di Engyon (Troina?) ad opera di Timoleonte nel 341 a.C., circostanza che ne fa gi presumere lesistenza almeno allinizio di quel secolo. Per Amestratos (Mistretta) si hanno riferimenti solo a partire dalle Guerre Puniche (Silio It.) Nellestremo versante orientale nebroideo, a cavallo con larea peloritana, le fonti antiche menzionano le citt di Abakainon (Tripi) e Tyndaris: limportanza della prima si deduce dalla notizia che per la fondazione della seconda, nel 396 a.C., Dionisio I di Siracusa la priv di parte del territorio e dallalleanza stretta con i Cartaginesi di Magone nel 393 a.C. durante la guerra con i Siracusani per il controllo di questa parte della Sicilia; Abakainon peraltro batteva monete dargento gi alla met del V secolo a.C. Per ci che riguarda il versante meridionale dei Nebrodi, le notizie sono assai confuse perch delle numerose citt in vita nella fase classica, che potrebbero localizzarsi in questarea (Herbita, Engyon, Galaria, Imachara, Tissa, ecc.), per nessuna di esse si pu risalire al luogo esatto, n si pu dire se appartenessero effettivamente al comprensorio nebroideo piuttosto che a quello madonita o degli Erei.

Carta dei siti di epoca preistorica e classica nellarea dei Nebrodi orientali (dallAntiquarium di Gioiosa M.)

Prima dellascesa di Siracusa, sono note le vicende di Ippocrate tiranno di Gela nella prima met del V secolo, che portarono quella citt ad estendere il proprio controllo su una vasta area della Sicilia centro-orientale. Tuttavia appare evidente lesistenza di una vera e propria
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frontiera che distingueva i Siculi del nord e costitu un limite invalicabile ai piani egemonici di Ippocrate. Lesclusione del complesso madonita-nebroideo dalle mire espansionistiche delle potenze siceliote di epoca tardo-arcaica indizio di insormontabili difficolt incontrate per il controllo di unarea che, pur essendo di grande importanza a fini commerciali, nelle rotte verso lEtruria, la Sardegna e la penisola italiana, si presenta va poco adatta ad un controllo stabile e durevole, caratterizzata comera dalla presenza di irti rilievi occupati da insediamenti ben difendibili e con radicate presenze nel territorio. Dopo la sconfitta di Ducezio a Nomai nel 450 a.C., rimanevano indipendenti solo i Siculi dellarea settentrionale dellisola. Non un caso che lo stesso Ducezio, di ritorno da Corinto, fondi qui Kal Akt, forse in un estremo tentativo di riorganizzare le popolazioni indigene di quel settore. Si peraltro osservato che esse si schiereranno contro Siracusa nella guerra che opporr questa ad Atene, in un ultimo, vano sforzo di sottrarsi allegemonia della potenza siceliota.

Veduta delle alture tra Caronia e Mistretta, alcuni dei quali occupati da insediamenti di et arcaica

Lassenza di notizie storiche o epigrafiche precedenti il V secolo a.C., fa intendere quale fosse lo stato delle cose in area nebroidea prima della tardiva ondata espansionistica siracusana che, dalla fine di quel secolo, port questo territorio sotto il diretto controllo di Siracusa. In precedenza, larea rimase al di fuori di concreti tentativi espansioni stici da parte delle maggiori potenze dellepoca: nessuna colonia o subcolonia greca venne fondata tra Mylai e Himera e lunico non indifferente esito dei contatti tra indigeni e colonizzatori fu prettamente di natura commerciale. Nessun centro indigeno, a parte Herbita e Abakainon, menzionato, e si ha quasi limpressione che questarea di disseminate alture boscose fosse
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quasi disabitata. Ma se questo quanto si evince dalle scarne note riportate dagli autori antichi, i dati archeologici, per fortuna in costante aumento negli ultimi anni, rivelano una realt diversa, che mostra una presenza greca variamente palpabile in siti quasi sempre di origine protostorica, che assimilavano la nuova cultura mentre tentavano di restare legati alla tradizione, secondo un processo irreversibile che si compir totalmente in tarda et classica. Molte delle alture che caratterizzano la Sicilia settentrionale hanno ospitato insediamenti gi in et preistorica; alcuni di essi hanno continuit di vita nel passaggio dallEt del Bronzo allEt del Ferro ed ancora in epoca greca arcaica. Si osserva, in generale, labbandono dei villaggi che avevano prosperato nel corso dellEt del Bronzo occupando luoghi diversificati, sintomo di esigenze diverse rispetto a quelle dellepoca successiva: pianure costiere, vallate fluviali, pendii collinari. Se ne conoscono un discreto numero in tutto il territorio ed altri se ne aggiungono costantemente, a seguito di rinvenimenti occasionali. Le evidenze materiali confermano contatti con lItalia peninsulare e le isole Eolie. Nel corso dellEt del Ferro si individuano insediamenti tutti in altura, preferibilmente in siti molto arroccati, anche di disagevole occupazione. Molti di questi continueranno a vivere in et arcaica, estinguendosi nel corso dellepoca classica. Pochissimi sopravvivono alla prima et ellenistica. Sono forse i contrasti tra Punici e Greci e la successiva presenza siracusana nel territorio che determina la scomparsa, nel corso del V secolo a.C., di alcuni abitati di antico stanziamento, come Gioiosa Guardia e Monte Scurzi. Il primo paga probabilmente la fondazione di Tyndaris, creata da Dionisio di Siracusa a poca distanza: la nascita della subcolonia tindaritana stravolge, in effetti, gli equilibri fino allora esistenti nel settore orientale dei Nebrodi, che vedevano la potente polis indigena di Abakainon egemone assoluta di un vasto territorio, al confine con la chora di Zancle-Mylai.

Monte Scurzi (Militello Rosmarino) 5

I dati archeologici confermano lesistenza nel VI secolo a.C. di citt di cui si conosce ancora prevalentemente la fase ellenistico-romana: Amestratos, Kal Akt, Halontion hanno restituito esigui ma significativi materiali di epoca tardo arcaica, probabile testimonianza di una frequentazione dei siti, magari in forma protourbana, antecedente le datazioni suggerite dalle fonti antiche. Ad essi si aggiungono importanti ritrovamenti che non hanno ancora un nome attestato, come quelli di Pizzo Cilona (entroterra di Caronia), Pizzo Governatore (al confine tra Caronia e S. Stefano di Camastra), Rocca Priola (SantAgata di Militello), oltre ai gi citati Monte Scurzi e Monte Meliuso (Gioiosa Guardia). I materiali ivi trova ti provano lorigine autoctona degli abitati e forme consistenti di contatto con la cultura greca dal VI secolo a.C.

Scavi archeologici nel sito di Gioiosa Guardia (Monte Meliuso)

Significativi rinvenimenti sporadici effettuati a Marina di Caronia provano lesistenza di un abitato greco tardo arcaico, precedente la tradizionale data di fondazione di Kal Akt a met del V secolo a.C. Si tratta prevalentemente di ceramiche, il cui luogo di ritrovamento compreso tra la c.da Pantano, il quartiere Nunziatella e la Stazione Ferroviaria: frammenti di produzioni attiche e coloniali, coppe ioniche o di tipo Iato, databili tra VI e V secolo a.C. 1 Assai significativo il recupero di una statuina fittile di tipo dedalico in c.da Pantano, che retrodata la frequentazione del sito gi alla fine del VII secolo 2. Si potrebbe qui ipotizzare una postazione di Zancle, a met strada con la colonia di Himera, o meglio lesistenza di un emporion misto indigeno-greco. Daltra parte, il racconto di Erodoto circa linvito rivolto dagli Zanclei ai Samii di fondare una citt a Kal Akt allinizio del V secolo , fa pensare ad una presenza stabile della
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A. Lindhagen, Caleacte. Production and exchange in a north Sicilian town. C. 500 BC AD 500. Lund 2006 C. Bonanno, Kal Akt. Scavi in contrada Pantano di Caronia Marina - Messina (2003-2005). 2009 6

stessa citt dello Stretto nellarea. E chiaro che una tale ipotesi cambia il quadro della situazione cos come stata tradizionalmente intesa: la fascia costiera della catena montuosa Nebrodi-Madonie potrebbe avere effettivamente ospitato stanziamenti sub-coloniali, dei quali uno potrebbe anche essere stato Kephaloidion (Cefal), polis direttamente controllata da Himera fino alla distruzione di questultima, che mostra chiari segni di ellenizzazione nelle stesse emissioni monetali datate a partire dalla fine del V secolo a.C. Una presenza stabile greca inoltre attestata per il VI-V secolo nel sito indigeno di Gioiosa Guardia3. Nel versante nebroideo sud-orientale, a ridosso della Valle dellAlcantara, notevole interesse rivestono di siti tardoarcaici-classici di Randazzo e Francavilla di Sicilia, sede di citt sulle quali si esercit linfluenza di Naxos. I ricchi corredi delle necropoli a Randazzo, comprendenti materiali datati tra VI e III secolo a.C. (ceramica corinzia, ionica, attica, coloniale, oreficerie, coroplastica), documentano senza dubbio lesistenza di un ricco abitato greco. A Francavilla documentato un centro greco sorto su tracce di frequentazione protostorica, in vita tra VI e IV secolo a.C. 4 I significativi rinvenimenti monetali, comprendenti esemplari di Siracusa, Rhegion, Naxos, Tauromenion, Messina, Leontinoi, ecc., documentano la vitalit del centro, ma sono le monete di Abakainon a suggerire stretti rapporti con il confinante stato abacenino. I dati provenienti da questi due siti ed i ritrovamenti eseguiti in una vasta area dellestremo versante sud-est dei Nebrodi documentano una forte presenza greca in questarea e stabili contatti con villaggi e citt siculi sparsi nelle montagne a nord. Si tratta dellunico settore dei Nebrodi, alquanto periferico, per il quale si pu parlare di territorio greco gi dalla fine del VII secolo ed in questo gioc un ruolo determinante Naxos, nella cui chora va ricompresa lintera vallata dellAlcantara e le pendici montuose retrostanti a nord. Nella parte pi interna del massiccio nebroideo insistono centri per i quali documentata al momento solo la fase ellenistico-romana: Capizzi (Capytion), Troina e Cerami, sede di abitati daltura raggruppati in unarea circoscritta, hanno restituito testimonianze a partire dal IV secolo a.C. In particolare colpisce lassenza di attestazioni di tipo indigeno a Troina, da alcuni identificata come verosimile sito di Engyon, considerato che il suo territorio ha invece restituito ampia documentazione per lepoca preistorica e che esso un eminente rilievo roccioso ben difendibile costituisce il prototipo dellinsediamento siculo. Larea occupata dalla citt ellenistico-romana, difesa da una possente cinta muraria, era piuttosto vasta e articolata in terrazze per via della ripidit dei pendii. In questi casi, tuttavia, la ricerca di fasi pi antiche resa quasi impossibile, come in molti altri centri dei Nebrodi, dalla continuit di vita fino ai giorni nostri, con sovrapposizioni che celano eventuali tracce di preesistenze. A poca distanza verso ovest, in unarea di confine, invece, sono gli siti indigeni di Monte Alburchia (Gangi) e Monte Altesina (Nicosia), variamente interpretati come possibile sede della citt di Herbita. Il primo, in particolare, riveste un certo interesse per i materiali che ha restituito, soprattutto dalle necropoli, che documentano una coesistenza di produzioni locali e coloniali, contatti sia con il mondo punico che con quello greco ed una fase principale compresa tra VI e IV secolo a.C.
G. Tigano, P. Coppolino, M. Martinelli, Gioiosa Guardia. LAntiquarium e il sito archeologico. 2008 (A cura di) U. Spigo, C. Rizzo, E. DAmico, M.G. Vanaria, Francavilla di Sicilia. Lanonimo centro di et greca. Larea archeologica e lantiquarium. 2008
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Nel complesso, in tutti siti indigeni esistenti in epoca greca nella Sicilia centro-settentrionale si assiste ad una graduale assimilazione della cultura materiale ellenica da parte delle popolazioni locali. Il processo piuttosto lungo e complesso e comporta una caratteristica coesistenza di tradizioni avvertibile fino ad et tardoclassica. La testimonianza pi evidente di una tale fase di transizione costituita dai manufatti impiegati nella vita quotidiana, ovvero i contenitori per la conservazione delle derrate, i vasi da mensa, quelli da toletta, ecc. Se gi nel corso del VI secolo le innovazioni introdotte dai centri coloniali si ravvisano nelle tipiche produzioni indigene lavorate a tornio (hydriai, brocche, oinochoai, pithoi), decorati con motivi tipicamente locali e con forme assimilate da un repertorio originale, colpisce piuttosto la coesistenza, in alcuni siti (Gioiosa Guardia, Monte Scurzi, Pizzo Cilona), delle ceramiche fini con vasi modellati ancora a mano, in argilla grezza, di consolidata tradizione preistorica. Ci stato constatato anche in pieno V secolo a.C., come se persistessero usi giustificati da legami con il passato e dalle disponibilit economiche, con piccole officine domestiche che producevano quanto serviva al momento. I diversi siti di tradizione storica sparsi nelle alture affacciate sul Tirreno, come accennato, hanno finora restituito principalmente evidenze di fase ellenistico-romana e meritano una trattazione a parte. Tutti evidenziano una fase di grande sviluppo urbano e monumentale soprattutto tra III e I secolo a.C. e una decadenza a partire dal II secolo d.C., con fasi di abbandono e rioccupazione che in molti casi hanno determinato una continuit di vita fino ai giorni nostri. E il caso, ad esempio, delle moderne cittadine di Mistretta, Caronia, San Marco dAlunzio, sorte negli stessi siti di citt greco -romane, o di Tusa, San Fratello e Capo dOrlando, sviluppatesi a poca distanza dai centri antichi, testimonianza di persistente frequentazione del territorio che port generalmente in epoca normanna alla nascita di centri abitati con un nuovo nome. Si osserva, peraltro, una maggiore concentrazione umana nella parte occidentale dei Nebrodi ed una presenza pi sparsa nel versante orientale, probabilmente dettata dalla stessa configurazione del territorio. Testimonianze di occupazione umana di almeno VI secolo a.C. si sono avute recentemente nei siti di Amestratos, Kal Akt5 e Halontion6, frutto di saggi di scavo in profondit o di rinvenimenti occasionali. Centri ben pi antichi sono quelli di Monte Scurzi 7 e Gioiosa Guardia. Entrambi hanno restituito testimonianze a partire dalla fine dellEt del Bronzo prima Et del Ferro, prove di contatti con il mondo greco dalla prima met del VI secolo e vere e proprie fasi urbane avanzate nel corso del V secolo a.C. La scomparsa di questi centri si data rispettivamente alla met del V e alla met del IV secolo a.C. a seguito di eventi traumatici. Nel territorio di Halaisa le testimonianze pi antiche si datano al V secolo a.C.8 (frammenti ceramici sparsi in alcune localit circostanti la citt antica), mentre gli scavi nel sito urbano hanno restituito al pi fittili e monete della prima met del IV secolo a.C. Si ritiene che il nucleo originario della citt si situasse nella parte pi elevata della collina che, tuttavia, non
A. Lindhagen. 2006 C. Bonanno, Nuovi ritrovamenti di et preistorica in alcuni siti della costa settentrionale della provincia di Messina. Sicilia Archeologica 98, 2000 7 F. Bianco, Il territorio di SantAgata di Militello nellantichit. Archivio Storico Messinese n. 52, 1988 8 A. Burgio. Il paesaggio agrario nella Sicilia ellenistico-romana. Alesa e il suo territorio. Studi e materiali. 2008
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stata interessata da scavi in estensione e profondit. Halaisa fu fondata in unarea che presumibilmente doveva fare parte del territorio di Herbita, centro siculo che attravers una fase di grande prosperit in epoca greca classica, da localizzarsi presumibilmente nelle montagne alle spalle del tratto di costa compreso tra la fiumara di Pollina (antico fiume Monalos?) e la vallata di Caronia. La confinante Amestratos, centro indigeno ellenizzato sviluppatosi su una rocca ben difendibile dellentroterra, esisteva gi nel VI secolo a.C. ma pare avere raggiunto il suo massimo sviluppo nella tarda et ellenistica, con continuit ininterrotta fino ai nostri giorni. La sua chora arrivava fino alla costa e confinava, ad est, con quella di Kal Akt. Il sito della citt di Ducezio sicuramente frequentato in epoca tardoarcaica: un primo insediamento di origine greca localizzabile sulla costa. In realt tutto il territorio ha restituito testimonianze di occupazione umana a partire dal IV millennio a.C. con piccoli insediamenti di cronologia diversa sparsi su una vasta area, dalla costa alla vallata fluviale allentroterra.

Pizzo Cilona (Caronia)

A met strada tra i siti di Kal Akt e Amestratos una presenza umana attestata da alcuni interessanti ritrovamenti che hanno mostrato con evidenza forme di contatto tra mondo indigeno e greco-coloniale, sollevando ipotesi circa la possibile presenza di altri centri abitati, alcuni dei quali di attestazione storica ma di dubbia sostenibilit (Tissa, Nomai). Sempre in territorio di Caronia, a qualche distanza dalla costa, linsediamento indigeno di Pizzo Cilona 9, sorto su unaltura cinta da una fortificazione in opera pseudopoligonale di fattura
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C. Scibona, BTCGI 1987; Lindhagen-Collura 2011 in c.d.p. 9

tardoarcaica: labitato, di modeste dimensioni, presenta tracce di vita a partire da epoca tardoarcaica ( fine VI secolo) e una presenza greca nel corso del V secolo; la fase di abbandono si colloca gi nel secolo successivo, forse in concomitanza con nuove strategie di controllo della chora da parte di Kal Akt. Questo settore dei Nebrodi pare avere ricevuto consistenti influssi di tipo sicano, derivanti dai centri dellinterno e manifesta forme di contatto e interscambio culturale verso la fine del V secolo a.C. Resta da approfondire la possibilit di una effettiva presenza greca stabile sulla costa di Caronia ed il ruolo che tale postazione potrebbe avere avuto nei confronti dei villaggi indigeni del territorio circostante. Non sono state rintracciate prove di unoccupazione quantomeno in epoca classica nel sito di Apollonia (Monte Vecchio di San Fratello), dove peraltro le ricerche hanno interessato esclusivamente alcune porzioni dellacropoli con limitate indagini in profondit 10: in ogni caso, neppure le ricognizioni di superficie sono riuscite a fare ipotizzare una presenza umana antecedente il IV secolo a.C. Questa stata invece colta nel sito di Halontion, attraverso alcune recenti, limitate indagini che hanno fatto ipotizzare la presenza di un insediamento gi tra lEt del Bronzo e quella del Ferro, restituendo materiali frammentari di VI secolo a.C. Daltra parte, la tradizione letteraria assegna a questa citt origini mitiche, ben pi antiche delle evidenze di IV-III secolo portate in luce dagli scavi archeologici. A met strada laltura di Scurzi, dalla caratteristica forma piramidale, quasi inaccessibile e di difficoltosa occupazione per sua stessa natura. Eppure qui esisteva un abitato gi nellEt del Ferro, organizzatosi in forma urbana verso la fine del VI secolo a.C., epoca alla quale si datano molti materiali visibili in superficie (tegole, mattoni crudi, pithoi, ceramiche, ecc.). Qui peraltro attestata una particolare coesistenza di tradizioni materiali anche nellultima fase di vita dellabitato, collocabile nella prima met del V secolo a.C., che costituisce un caso esemplare di abitato indigeno ancorato fermamente ad una cultura secolare, nonostante gli influssi esercitati dallesterno. In assenza di notizie circa le vicende che hanno interessato larea in questultima fase, si potrebbe ipotizzare un abbandono dellabitato a seguito di politiche espansionistiche messe in atto dalla vicina Halontion. Altro centro di antichissime origini, stando alle fonti, Agathyrnon, ormai identificata con il territorio di Capo dOrlando, sebbene non se ne siano ancora individuati i resti. I materiali venuti in luce sporadicamente si datano a partire dalla fine del VI - inizio del V secolo a.C.; di essi, alcuni (coroplastica votiva) provengono significativamente dal promontorio in cui sorge il Santuario della Madonna, che ha restituito testimonianze frammentarie per un arco di tempo piuttosto lungo, dallet greca a quella medievale 11. Sono state recuperate monete di fine V secolo di Siracusa ed alcune coniazioni di Tyndaris della prima met del secolo successivo, che dimostrerebbero il coinvolgimento di questo centro nellorbita tindaritana e quindi siracusana. Al momento, tuttavia, levidenza di epoca storica meglio studiata costituita dalla necropoli di IV-III secolo a.C. ai piedi del Capo, lato ovest; nella stessa area stato identificato un insediamento dellAusonio I e II, che documenta unoccupazione stabile
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C. Bonanno, Apollonia. Indagini archeologiche sul Monte di San Fratello 2003-2005. 2009 U. Spigo, Archeologia a Capo dOrlando. Studi per lAntiquarium 10

del sito gi tra XIII e X secolo a.C. In ogni caso, i rinvenimenti di epoca tardoarcaica sul promontorio della Madonna, associati a quelli dellEt del Ferro pi a valle, suggeriscono una continuit di vita tra et preistorica ed et storica in un luogo altamente strategico da un punto di vista commerciale (collegamenti con le isole Eolie).

Materiali tardoarcaici esposti nellAntiquarium di Capo dOrlando

Larea compresa tra Capo dOrlando e Capo Calav, caratterizzata da alture impervi e, ha restituito frammentarie e isolate testimonianze di frequentazione sia di epoca preistorica che di epoca greca: tuttavia non si sono localizzati al momento insediamenti di un certo rilievo, n effettivamente le fonti storiche fanno menzione di citt nel tratto compreso tra Agathyrnon e Tyndaris. Questarea, di difficile accessibilit, potrebbe avere accolto solo postazioni di carattere militare pi che veri e propri abitati. In cima al monte Meliuso sorgeva invece un centro abitato gi a partire dalla fine dellEt del Bronzo: il sito di Gioiosa Guardia, recentemente oggetto di indagini sistematiche, assume una grande importanza per comprendere le dinamiche di questo territorio nella delicata fase che conduce allellenizzazione dei Nebrodi. Labitato di V secolo appare perfettamente strutturato in forma urbana, con strade che delimitano gruppi di abitazioni complesse, realizzate con buona tecnica e distribuite al loro interno in maniera organizzata. Esso si sovrappone ad un abitato capannicolo in vita fino al VI secolo a.C. Vasi coloniali di buona fattura, databili dalla fine del VII secolo, coesistono con produzioni locali specializzate e si supposto che qui potesse abitare stabilmente un gruppo di greci, forse provenienti da Zancle. Il ritrovamento di diverse anfore commerciali e di monete di provenienza diversificata testimonia una certa vitalit economica e lapertura verso lesterno. Si ignorano le cause che determinarono la fine di questo anonimo centro daltura alla fine del V secolo a.C. (rinvenimenti di sepolture, tuttavia, inducono a ritenere che labbandono definitivo sia avvenuto dopo la met del secolo successivo), da porre forse in relazione con la politica espansionistica siracusana di quegli anni che porter alla fondazione, poco pi a est, di Tyndaris.
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La ricostruzione delle vicende che interessarono i Nebrodi fino allet ellenistica, come si pu intuire, risulta alquanto complessa e conduce ad una serie di ipotesi che andrebbero verificate meglio attraverso ricerche sistematiche. In questo non aiutano affatto le poche notizie ricavabili dal racconto degli storici antichi. Per lepoca protostorica e arcaica, almeno fino alla fine del VI secolo, appare verosimile un frazionamento del territorio con villaggi sparsi su unampia area, posti ad una certa distanza tra loro, con grandi spazi di frontiera coperti da fitti boschi. Tuttavia contatti con altri centri della terraferma e con Lipari sono attestati ovunque da numerosi esempi di condivisione di tecniche di produzione e cultura. Questo equilibrio si interrompe tra VII e VI secolo e si assiste ad una graduale apertura a nuove esperienze. E comunque ravvisabile un radicato mantenimento di tradizioni locali, in particolare per ci che riguarda le pratiche religiose: ad esempio, non si sono finora rinvenute prove di culti ellenici, n di tipo monumentale n di oggettistica votiva, fino a tutto il VI secolo a.C. (per il V secolo possiamo accennare solo al ritrovamento di terrecotte figurate a Capo dOrlando). Non possiamo sapere quale entit abbiano avuto le spinte espansionistiche di unimp ortante polis come Zancle in et arcaica: fu effettivamente questa che determin, ad esempio, la fine di Longane nel V secolo? Quali furono i suoi rapporti con limportante centro siculo di Abakainon e, pi a ovest, con quello di Gioiosa Guardia? Nel progetto che port alla fondazione di Himera a met del VII secolo, cre effettivamente una testa di ponte a Kal Akt? Fu da Zancle che si esercitarono gli influssi commerciali e culturali ravvisabili nei ritrovamenti di materiali greci in numerosi siti dellarea nebroidea? Altra questione riguarda le vicende successive alla battaglia di Himera del 409 a.C., che modificarono gli equilibri politici di parte della Sicilia centro-settentrionale. La vittoria dei Cartaginesi avr avuto importanti ripercussioni nellassetto generale del comprensorio madonita-nebroideo, con una presenza stabile punica in molti centri di questarea. Si segnalano, in proposito, alcuni ritrovamenti che possono chiarire in certa misura come nel corso del V e IV secolo a.C. i rapporti conflittuali tra Greci e Punici non incisero, comunque, sulla quotidianit dei rapporti tra comunit, basati principalmente su interessi commerciali e scambi culturali: a Monte Scurzi si sono osservate anfore puniche di VI-V secolo a.C., mentre nel sito di Apollonia si recuperata una macina con simbolo di Tanit in una casa fuori le mura in contesti di IV-III secolo a.C.; a Caronia si rinvengono orli e anse di anfore puniche di epoca ellenistica, ecc. Sta di fatto che se nella guerra tra Siracusa e Atene del 415-413, molti centri Siculi, tra cui Herbita, definita amica di Atene, avevano appoggiato la seconda, il loro atteggiamento anti-siracusano dovette tradursi, pi tardi, in filo-cartaginese, come chiaramente avvenne per Abakainon. La politica espansionistica di Dionisio di Siracusa verso nord avr in seguito altre importanti ripercussioni, considerato che tradizionalmente si riconducono i vari centri esistenti nellarea in questione proprio nellorbita di quella citt. Ipotesi che attendono conferme che probabilmente non arriveranno mai. Non basta, infatti, il ritrovamento di monete di una certa zecca, di ceramiche di una determinata produzione e simili a giustificare conclusioni plausibili. Grande aiuto potrebbe provenire da eventuali ritrovamenti epigrafici in futuro. Il collegamento sistematico delle evidenze colte nei diversi
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siti sembra al momento dimostrare un progressivo processo di ellenizzazione dei Nebrodi a partire dallinizio del VI secolo, che si pu considerare compiuto solo alla fine del V o addirittura allinizio del IV, con la scomparsa di qualsiasi traccia di cultura materiale di tipo indigeno, quando lelemento siculo, con lannientamento degli ultimi dinasti indigeni, gi stato del tutto eliminato. Il IV secolo si caratterizza in Sicilia per una globalizzazione ante litteram ravvisabile nelle produzioni artistiche, nella pianificazione urbana, nella forma di governo, nella lingua, ecc.

Francesco Collura f.coll67@alice.it calacta@gmail.com

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