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Capitolo 1 Le categorie geografiche nel contesto della globalizzazione delleconomia.


In fase preliminare si pu affermare che i caratteri di costruttivit e di operativit nei confronti delle scelte economiche sono ben visibili gi nella genesi della disciplina che si fa risalire al XIX secolo. Nata quale ramo della statistica descrittiva dei fenomeni economici, la geografia economica si afferma successivamente come conoscitiva e scientifica. Massi nel 1979 ha affermato che la geografia economica scienza di analisi nello studio dei microspazi, ma persegue la sintesi nello studio dei macrospazi. Se la geografia economica, secondo Toschi, la scienza che ha per oggetto i fenomeni economici in quanto differenziati e distribuiti sulla superficie terreste e in quanto si coordinano nellinsieme del mondo economico, assumono rilievo la distribuzione dei bisogni, delle risorse e il tramite spaziale. In tale definizione si ritrovano le interconnessioni e i rapporti tra la geografia economica e le altre geografie contiene un carattere di professionalit che discende da quelli che sono i compito del geografo economico. La definizione di geografia economica ha insiti nella propria enunciazione i due principali metodi di indagine, che non si escludono a vicenda, bens interagiscono: -metodo induttivo: losservazione dei fenomeni, della loro distribuzione e delle loro dinamiche evolutive per giungere alla formulazione di ipotesi generali; -metodo deduttivo: il metodo che si fonda su ipotesi generali e, verificandole nella loro reale manifestazione, perviene allindividuazione dei fenomeni.

Le linee fondamentali che hanno guidato il pensiero geografico-economico sono state:

- Il determinismo (di Carl Ritter e Friedrich Ratzel), quale teoria che attribuisce predominanza assoluta ai fattori fisico-naturali attivit economiche e interrelazioni tra ambiente e uomo sarebbero fortemente regolate da determinanti di ordine ecologico, - Il possibilismo (di Paul Vidal de la Blache), quale paradigma che riconosce alluomo la possibilit di trasformazione dellambiente; convinzione che lambiente offra delle opportunit che pero saranno tradotte in effettive solaente dallazione delluomo. - Il volontarismo, quale teoria che riconosce la predominanza assoluta dellazione umana. Uomo al centro dellattenzione e ambiente come condizionamenti da superare. In tale ottica si affermano le nuove ideologie del pensiero socio-politico, come la lettura marxiana dei fenomeni e laffermazione di una logica di tipo deduttivo, che si riflettono nelle indagini geograficoeconomiche, che saranno le fondamenta del metodo quantitativo, cio dellutilizzazione di modelli spaziali per linterpretazione geografica.

- La teoria generale dei sistemi, quale studio delle relazioni che intercorrono tra gli elementi del sistema (complesso di strutture interagenti tra di loro, mosse da uno stesso processo), e tra questi e lambiente

esterno. In questa teoria vige il principio del feed-back , secondo il quale il mutamento di qualsiasi elemento del sistema va a ripercuotersi su tutti gli altri, provocando una serie di reazione e retroazioni.

Loggetto e il luogo.
I fenomeni economici costituiscono lambito di indagine della geografia economica (e non solo), esaminati nellottica della loro distribuzione sulla superficie terrestre; delle dinamiche dei processi di localizzazione; delle loro modificazione e del modellamento della superficie terrestre. Nellattuale ottica della concezione sistemica, secondo la quale lintero pianeta (il geosistema) i ngloba sia il sistema ecologico sia il sistema socio-economico, i fatti economici devono essere investigati nelle loro forti interrelazioni con gli altri componenti del sistema stesso. Lunit elementare reale della geografia economica il luogo. Il termine luogo indica la porzione della superficie terrestre i cui caratteri geografici si vogliono descrivere. In genere, al suo interno implicita la dimensione piccola di porzione di superficie terrestre: il luogo costituisce infatti lunit elementare di una regione, individuata come un insieme di luoghi contigui.

Tra i termini derivati da luogo troviamo: -localizzazione, cio il processo con il quale si colloca qualcosa su un punto della superficie terrestre; -localismo, cio il riconoscimento e la valorizzazione di specificit locali. Il localismo inteso come sistema locale e intende sottolineare nellattuale fase di sviluppo economico la rilevanza delle piccole e medie dimensioni produttive e la loro influenzabilit da fattori fortemente particolari che spesso si traducono anche in una discreta capacit di modificare gli input dominanti a livello di grandi aree geografico-economiche. Il luogo la base, cio lunit elementare anche per lo spazio e il territorio.

Lo spazio e il territorio.
Lo spazio unentit illimitata e indefinita, dotata o no di determinate propriet geometriche, nella quale sono situati oggetti reali. Un significato molto pi realistico si affida allorganizzazione naturale dello spazio, trasformata dalluomo in spazio umanizzato, il quale costituisce il vero oggetto primario di investigazione della geografia economica.

Il territorio implica un concetto profondo di area nella quale uno stato in grado di esercitare la propria sovranit, con tutte le implicazioni sulle forme di riconoscimento interno e internazionale di tale potere; in realt, quando ci si riferisce al territorio si assegna rilievo ai singoli elementi e strutture che lo compongono, in relazione agli obiettivi della ricerca e alla scala di dettaglio con cui si vuole condurre lindagine. Nei contributi pi recenti, si riconosce nel territorio un complesso di rapporti non solo orizzontali, ma anche verticali, che si interconnettono tra gli individui e lecosistema naturali, tra i luoghi e la cultura che in essi si esprime. Larea diversamente strutturata a seconda delle specificit naturali e dei vari sistemi di organizzazione socio economica oltre che delle singole

stratificazioni di esperienze storiche, assume una propria fisionomia in relazione alla comunit di persone insediate.

Il possibilismo ha affermato il paradigma citt-campagna, il quale indica il complesso dei rapporti tra aree urbane e aree rurali. Laffermazione delle attivit industriali con laccentuarsi e il diffondersi delle fome di urbanizzazione accompagnate dallesodo dalle campagne, ha comportato linstaurarsi di un insieme di relazioni tra comunit e territorio ancora pi complesso e forse dipendente in una qualche misura dalla volont delle comunit economicamente pi forti esprimenti il prevalere del settore secondario. Successivamente, questo paradigma stato sostituito con il paradigma citt-regione, inteso quale area in cui le attivit socio economiche fanno capo ai centri urbani e che descrive il complesso dei rapporti che si instaurano tra centri urbani.

La regione e il sistema.
Nel linguaggio comune si fa riferimento, spesso, alla regione con molte imprecisioni, definendo la stessa secondo caratteri riferiti a delimitazioni amministrative. Vallega definisce la regione come un sistema spaziale in quanto composto da elementi fisici e umani, interconnessi, mossi da un processo e condotti spontaneamente o volontariamente verso un traguardo; aperto in quanto protagonista di relazioni esterne . Si pu dire che la regione il risultato di un processo definito regionalizzazione, con il quale si indica il modo con cui si organizzano effettivamente su un determinato territorio i flussi di beni e di persone, le reti infrastrutturali in un rapporto di interazione con gli ecosistemi naturali: quindi il processo che conduce allindividuazione della regione.

I processi di regionalizzazione hanno dato origine alla: 1. Regione naturale, ascritta a una fase di predominio del pensiero deterministico, il risultato di processi di regionalizzazione scanditi dalle condizioni naturali e integrati, poi, con le implicazioni storiche e con la ripartizione amministrativa. Nella toponomastica attuale se ne possono trovare tracce significative. 2. Regione omogenea: ha per fondamento il possibilismo, prende le mosse da quella naturale ma se ne discosta per alcune peculiarit. Viene definita tale in quanto sono omogenee le tipologie dei flussi, delle reti e dei sistemi insediativi della regione. Il carattere prevalente quello della staticit nellorganizzazione delle attivit umane. Emergono due caratteri fondamentali da questa regione: Il genere di vita, che linsieme delle pratiche economiche e sociali e dei comportamenti territoriali che tendono a permanere immutati nel tempo;

Il paesaggio, che linsieme delle fattezze visibili e sensibili che caratterizzano i luoghi.

3. Regione funzionale, basata sullidea del volontarismo. Costituisce una costruzione nella quale linterazione citt-citt supera completamente quella di citt-campagna, che non scompare ma assume un ruolo complementare. Si afferma con la nascita e lo sviluppo delle attivit industriali che a loro volta provocano una espansione delle attivit terziarie complementari. Velocizzazione dei flussi di beni e di persone tramite una vera e propria rivoluzione dei trasporti.

Fondamentali sono i concetti di: Gravitazione, che la base dei fenomeni di polarizzazione e tende a spiegare i fenomeni di interazione fra pi centri, dei quali uno costituito dal polo;

Polarizzazione, che il fondamento della regione funzionale. Questa infatti si affermata con il
graduale spostamento di interesse verso lo studio dellarticolazione spaziale dei processi economici. Nella regione polarizzata si individuano quei poli che esercitano una forza di attrazione maggiore degli altri e sui quali gravitano una serie di processi socio-economici, provenienti appunto, dallarea di gravitazione. La gravitazione verso il polo economico si determina perch il suo centro in grado di produrre una quantit superiore di funzioni ai residenti. 4. Regione sistemica: segna la fase di evoluzione della regione funzionale leata alla stessa evoluzione dei processi reali, in cui la terziarizzazione ha avuto un ruolo fondamentale. il Vallega precisa che definire la regione come sistema, implicitamente sposta lattenzione da ci che mero risultato, la regione, al processo che lha generato, la regionalizzazione. I sistemi territoriali indicano unit territoriali complesse, la cui costituzione di rilevanza strategica ai fini dello sviluppo economico e sociale delle popolazioni. La loro evoluzione poggia su una persistente attenzione alla trasformazione delle strutture produttive e sociali che tende a rafforzare le interazioni e la coesione delle forze interne: in altri termini, il processo di territorializzazione, cio il processo di trasformazione e di identificazione delle strutture economiche e sociali che rafforzano la coesione, contemporaneamente causa e effetto dei processi di strutturazione del territorio, che dipendono dagli obiettivi, dalle azioni e dalle sinergie delle componenti economiche e sociali. Tuttavia, si deve ricordare che sono possibili anche percorsi inversi, definiti di deterritorializzazione, che si possono verificare qualora venga meno la coesione tra le diverse forze del sistema territoriale, che perdono loriginaria capacit di aggregazione e di organizzazione, sia per cause interne che per eventi esterni. Per esempio, la globalizzazione delleconomia va modificando il ruolo e il peso dei molti sistemi territoriali, che si legano in meta sistemi, cos come vanno cambiando i comportamenti degli stati, sempre pi orientati a nuove forme di aggregazione sociale e economica. Il processo di globalizzazione della produzione e del mercato ha determinato una forte spinta alla competizione. La ricerca di nuove quote di mercato per compensare quelle perdute la motivazione che predomina nelle strategie di molte aziende in Paesi come Europa, Usa, Russia e Giappone per fronteggiare lavvento di Cina e India.

La capacit competitiva, ossia quella crescita elevata e sostenuta da produttivit richiesta dallUE per fronteggiare la competizione internazionale, si sviluppa sia nellambito delle impresa, che in interventi come adeguamenti strutturali, ricerca e innovazione, tecnologie dellinformazioni la geografia entra a pieno titolo negli elementi costitutivi della capacit competitiva di un paese.

Tra i principali indicatori della capacit competitiva troviamo: -la competitivit, quale la capacit di aumentare il livello gerarchico alla scala mondiale; -la vulnerabilit, quali i diversi livelli di rischio (tecnologico, organizzativo e territoriale) che deprimono la capacit competitiva di un Paese.

Capitolo 2 Geografia delle attivit agricole e delleconomia rurale.


Le attivit agricole, denominate settore primario, in quanto le prime a manifestarsi e a essere organizzate, sono presenti e diffuse in tutta la parte abitabile della Terra. Il nucleo dellindagine geografico-economica concernente queste attivit risiede nello studio dello sviluppo del settore agricolo, inteso quale soggetto che agisce nellorganizzazione dello spazio, e nella consapevolezza della necessit di soluzione di talune emergenze.

Con riferimento alla globalizzazione, particolare attenzione si rivolge al rapporto globale/locale, che indica il ruolo che leconomia rurale svolge nella promozione e nellaffermazione di nuove forme produttive e nellincremento dei volumi di beni di origine agricola, come i prodotti DOP (denominazione di origine controllata), marchio attribuito agli alimenti le cui caratteristiche qualitative sono dipendenti dal territorio in cui sono prodotti, e IGP (indicazione geografica protetta), marchio attribuito ai prodotti agricoli e alimentari di qualit, la cui produzione avviene in unarea geografica determinata. Nonostante le grandi trasformazioni economiche che pongono al centro dellattenzione altri comparti produttivi, lagricoltura continua a rappresentare un importante campo di indagine geografica. Nelle connessioni tra agricoltura e organizzazione del territorio, importante chiarire che esiste un passaggio da unorganizzazione dello spazio agricolo (estensione di luoghi, attraversato da flussi materiali e immateriali dove prevalente luso agricolo del suolo) a unorganizzazione del territorio, sul quale lagricoltura interagisce con gli altri settori economici.

Nello studio dellorganizzazione dello spazio agricolo si passato dallaffermazione della preminenza dei condizionamenti naturali (determinismo), alla centralit del paradigma cittcampagna, proprio del possibilismo vidaliano, per passare poi dalla fase del volontarismo in cui, con la crescito e lo sviluppo dellurbanizzazione e dellindustrializzazione, lagricoltura ha visto ridursi sensibilmente il proprio peso. Il passaggio alla fase di visione sistemica dellorganizzazione del territorio ha visto riaffermarsi lagricoltura come un fattore importante di crescita nel paradigma socio-economico attuale. Il settore agricolo deve pero in ogni caso dare risposta alla necessit di garantire lalimentazione: ci pu essere fatto attraverso nuove forme di organizzazione della produzione (vd. organismi geneticamente modificati OGM), pi capitali o mezzi tecnologici.

Fattori determinanti per lattivit primaria


Per far fronte allobiettivo minimo di garantire la sopravvivenza, le attivit agricole si basano sullo sfruttamento di risorse in modo da produrre la quantit di cibo sufficiente alle richieste di alimentazione degli individui, ripetute per lintero arco di vita. Poich ogni singolo individuo, per poter sopravvivere, deve poter contare su una combinazione di principi alimentari, resta inteso che su tali combinazioni che si deve organizzare la loro produzione e la loro distribuzione stata proprio la disponibilit di beni prodotti dal settore primario ad aver consentito alla popolazione mondiale di aumentare in numero. Le forti interdipendenze tra attivit agricole, hanno agito insieme agli altri comparti produttivi, nel creare i sistemi economici attuali. Umberto Toschi ha individuato i fattori condizionanti lattivit agricola dividendoli in: - Esterni, che agiscono allesterno del processo produttivo e fanno parte delle risorse naturali, quali il clima, il suolo, le condizioni biosferiche (connessioni tra animali e vegetali); - Interni, che sono fortemente influenzati dallattivit delluomo, quali la conquista delle terre, lirrigazione, gli strumenti di lavorazione del suolo.

Paterson ha individuato, invece, due condizionamenti: - I fattori naturali,cio il condizionamento alle attivit agricole operato dagli elementi fisiconaturali, quali la temperatura, lumidit, il rilievo e il suolo; - La remora socio-economica, cio il condizionamento operato dalluomo e dalle comunit umane nellorganizzazione sociale e produttiva, quale lignoranza e i pregiudizi.

In entrambe le interpretazioni emerge il ruolo congiunto con le scelte operate dalla comunit, delle risorse fisico-naturali

E nella sostituzione del capitale, rappresentato anche dai fertilizzanti, al lavoro nella combinazione dei fattori produttivi che si esprime lincremento della quantit di beni ottenuti e la riduzione/eliminazione delle carestie. non bisogna trascurare pero limpatto che questi strumenti posso avere sul degrado delle risorse naturali, rinnovabili o non rinnovabili che siano.

I modelli spaziali di von thunen e sinclair


Le forme di utilizzo del suolo agricolo vengono studiate da due modelli: - Modello teorico-deduttivo di Von Thunen, costruito sulla base dellipotesi di unagricoltura gi trasformata, indirizzandosi prevalentemente veros il mercato. Il suo presupposto lindividuazione di scelte razionali da parte di operatori che destinano i loro prodotti a citt, superando la fase di unagricoltura tradizionale, indirizzata allautoconsumo. Il modello ha alcune ipotesi di partenza restrittive rispetto alla realt e fondate su scelte economicamente razionali da parte dei coltivatori in uno spazio indifferenziato: esistenza di uno stato isolato, dominato da una grande citt ricevente dei prodotti agricoli tale citt si trova in una pianura indifferenziata, dove non esistono difformit di fertilit dei suoli e gli spostamenti sono facili; gli agricoltori hanno come atteggiamento razionale la massimizzazione del profitto.

RP = R ( p c ) Rdt RP = rendita di posizione per unit di superficie R = resa unitaria p = prezzo di mercato per unit di prodotto c = costo di produzione per unit di prodotto t = tariffa di trasporto per unit di distanza d = distanza dal mercato

Per ogni prodotto agricolo si avr: un prezzo specifico di mercato dipendente dalla domanda\offerta del bene stesso. Un costo di trasporto variabile a seconda del tipo di prodotto, ma crescente solo in relazione alla distanza tra produzione e vendita in citt Un costo di produzione costante nello spazio Una determinata resa per unit di superficie

Le critiche al modello vanno a colpire particolarmente la restrittivit delle ipotesi alla base dello stesso, e alla verosimiglianza tra risultati ottenuti e con il modello e i casi reali. Con riguardo al modello, stato criticato linserimento della produzione di legname nella seconda fascia partendo dalla citt, dimenticando per gli usi e i prezzi di tale bene nel periodo in cui stato formulato il modello; inoltre, condizione necessaria affinch il modello funzioni che ogni curva di

rendita abbia una pendenza negativa e contemporaneamente intercetti lasse delle ordinate in un punto pi elevato.

- Modello di Sinclair, il quale ipotizza un andamento del valore agricolo del suolo speculare rispetto a quello della rendita di von Thunen (che si identifica con landamento del valore del presso del suolo agricolo) e cio pi basso vicino al centro urbano. Con il passare del tempo, si ci spostati da una geografia rurale, ponendo attenzione al carattere morfologico e territoriale delle aree agricole, a una geografia agraria, ponendo attenzione al carattere economico o giuridico delle attivit agricole, a una geografia agricola, ponendo attenzione alla globalit degli aspetti delle attivit agricole.

Nel settore primario sono i fattori di produzione (terra, capitale e lavoro) a determinare le forme e i caratteri dei sub sistemi, quali lagricoltura contadina e lagricoltura capitalistica entrambe si differenziano per la sostituzione del capitale al lavoro, per le forme di conduzione, per lestensione delle aziende.

Il settore agricolo presente e agisce in tutte le economie mondiali, seppure con caratteristiche e ruoli molto difformi tra loro. Ci obbliga a indagare sua un grande sia su piccola scala; ad es. nelle economie dei Paesi ad alto reddito, il numero degli addetti al settore primario sul totale sia % molto inferiore rispetto a quello del secondario e del terziario. Lo stesso PIL incide per un 27% dei Paesi a basso reddito e per un 2% per quelli ad alto reddito. Le importazioni, nel 2005, incidono per un 6,75% nei Paesi a basso reddito e per un 6,53% in quelli ad alto reddito; le esportazioni, invece, incidono per un 9.45% nei Paesi a basso reddito e per un 6,07% in quelli ad alto reddito. Tale contrapposizione ancora piu evidente nellesame del livello raggiunto dalla produzione totale di alimenti delle agricolture dei paesi a economia avanzata. Per la produzione dei cereali la produttivit per ettaro nettamente difforme. I paesi ad alto reddito conseguono rese in qualche caso doppie o quasi doppie rispetto a quelle imputabili ai paesi a basso medio reddito. poiche i luoghi di produzione non coincidono con i luoghi di consumo, se non altro nelle quantit richieste, sono significative le dimensioni delle esportazioni di alimenti.

La produzione di alimenti pu contare su una superficie agricola pari al 37,01% della superficie totale. Nei contesti delle economie avanzate, vi uno scarso peso della superficie agricola ma un alta quota di superficie arabile e a colture permanenti. La sostanziale stabilit della consistenza delle superfici per uso agricolo dovuta ad una soddisfacente espansione delle produzioni, in considerazioni delle molteplici bonifiche (azioni volontarie tese alla conquista di spazio utile per le attivit agricole).

Due elementi fanno riflettere sul grado di sviluppo delle economie agricole: -il consumo di fertilizzanti: -la meccanizzazione, cio lintroduzione di mezzi meccanici nel lavoro agricolo in sostituzione di strumenti tradizionali. Le interconnessioni tra il settore primario, secondario e terziario constatano e sottolineano la stratta interdipendenza tra i vari comparti della produzione; infatti difficoltoso scindere il lavoro strettamente agricolo da quello impiegato per la conservazione o una prima lavorazione dei prodotti, definibili come industria, cos come da quello attinente alla promozione sul mercato, definibile come terziario. Inoltre nel settore primario vi compresa non solo lattivit agricola, ma anche la caccia, la pesca, lattivit mineraria. Sono avvenute notevoli trasformazioni che hanno portato a modificare i fattori interni ed esterni, definiti dal Toschi, con una conseguente caratterizzazione delle aziende che si avvicina alla tipologia industriale la stessa organizzazione del lavoro simile a quella tipica dellindustria e tutto ci si basa sul processo decisorio che tende a lasciare spazi soltanto residuali e marginali ad agricolture che, per organizzazione e modi di conduzione, sono definibili come familiari. Permangono tuttavia alcuni caratteri tipici del comparto agricolo tradizionale e da questo si creano forme dinterdipendenza tra agricoltura e settore primario o secondario, come lintegrazione e interazione, la complementarit, la competitivit, la conflittualit, la repulsione, la neutralit e lestraneit. La forma pi compiuta dinterdipendenza, che assume il carattere di dipendenza del primario nei confronti del secondario e del terziario, pu essere rappresentata dal livello che i vari sistemi agricoli hanno raggiunto in funzione della quota di produzione che pu contare gi su contratti di acquisto da parte dellindustria. Tale forma dinterdipendenza pu dare una misura soltanto della presenza dellindustria che si avvale quale materia prima (input industriale) dei prodotti agricoli (output agricolo).

Le forme di complementarit sono quelle che si fondano sul lavoro part-time e in generale sullintegrazione dei redditi conseguiti contemporaneamente nei diversi settori. Si possono individuare rapporti di frizione, competitivit e conflittualit che possibile ricondurre a forme di concorrenzialit per limpiego della manodopera, soprattutto per luso dei suoli. In particolare, costruzioni di infrastrutture e urbanizzazione, che modificano profondamente le rendite fondiarie, sono elementi di polemica. Le interdipendenze tra settore agricolo e industriale e agricolo e altri omparti produttivi hann modificato e prodotto consegueze importanti nellorganizzazione e gestione del territorio.

Riforma agraria e rural planning


Per sopperire ai forti condizionamenti derivanti da fattori sia socio-economici sia di origine fisiconaturale, si sono succeduti nel trascorrere del tempo taluni interventi che sono definiti riforma

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agraria. Generalmente la riforma ha agito sulla spinta di una forte distorsione tra domanda e offerta di lavoro agricolo, come ad es. le riforme del 900, il sui scopo era di adeguare lorganizzazione produttiva del settore primario a unofferta di lavoro agricolo estremamente eccedentaria. La riforma agraria, in generale, agisce sullindividuazione della dimensione aziendale giudicata ottimale in quel momento e nel luogo in cui viene attuata e pu prevedere laccorpamento nel caso di parcelle produttive troppo piccole e frammentate, o la suddivisione delle stesse nel caso di appezzamenti troppo estesi. In alcuni casi, pu prevedere il passaggio della propriet da forme individuali a forme collettive o addirittura il contratto agrario. Qualunque sia il tipo e qualunque siano gli esiti attesi della riforma agraria, al di l dei necessari miglioramenti nella capacit produttiva che essa vorrebbe garantire, c sempre lalta considerazione da parte degli agricoltori nei confronti della propriet dei terreni, che considerata uno status symbol.

Le riforme agrarie, intervenendo in aree dalle esigenze specifiche, incidono sui paesaggi agrari e sullorganizzazione produttiva del settore. Allo stesso modo incide la rural planning, cio il complesso di attivit di pianificazione per conseguire specifici scopi nellambiente rurale, la quale ha sostituito la riforma agraria. Inoltre occorre distinguere la rural planning, i cui obiettivi sono il mantenimento e il miglioramento degli standard di vita rurale nelle aree pi remote e il controllo e la gestione dellurbanizzazione nelle aree perturbane, dalla pianificazione agricola,i cui obiettivi sono la pianificazione degli insediamenti, le attivit ricreative rurali per la popolazione urbana e il controllo del loro uso, la gestione e la conservazione del paesaggio rurale. Nei Paesi a pi elevato reddito il tema della sicurezza alimentare affrontato in termini di qualit dei prodotti, tanti che ne sono corollari letichettatura, lelencazione degli ingredienti, la scadenza, gli eventuali additivi adoperati al fine di rendere disponibile per ogni singolo individuo laccesso e luso della quantit e qualit di principi nutritivi essenziali per la propria esistenza. Nei paesi in via di sviluppo, ci non pu essere fatto in quanto essenziale porre attenzione alle cause e alle possibili soluzioni di sottoalimentazione e di fame tutto questo si ha perch il sottosviluppo si manifesta essenzialmente con redditi procapite bassi, forti diseguaglianze sociali e scarsa disponibilit dacquisti, e la soluzione non pu essere vista quindi nellimportazione di alimenti. Concorrono ad aggravare il problema alcune condizioni generalmente sfavorevoli: la contrazione dello spazio utile per lagricoltura, anche in conseguenza dellurbanizzazione, la desertificazione; la sostituzione di talune colture atte allalimentazione con altre finalizzate ad alri usi, prettamente energetici.

Lagricoltura e le multinazionali alimentari


Considerare le multinazionali del settore alimentare, pu agevolare la comprensione delle ricadute sia direttamente sulla formazione dei prezzi e sulla sicurezza alimentare, sia sulle nuove frontiere

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dellottenimento dei prodotti. Importante da considerare il ruolo preponderante e crescente delle imprese multinazionali (NESTLE, UNILEVER, McDONALDs), operanti nel settore primario, che effettuano investimenti diretti allestero (IDE). Queste hanno una capacit di controllo che varia dal 10% al 25% del capitale dellimpresa operante allestero e hanno un numero minimo di filiali allestero al fine di raggiungere il profitto globale e non locale. Le multinazionali operanti nel settore agricolo, per loro natura, si espandono seguendo logiche di integrazione orizzontale, vale a dire produzioni identiche rispetto al Paese dorigine; integrazione verticale; allorch ci si avvale della stessa filiera, dalla produzione di mezzi tecnici fino allindustria di trasformazione; diversificazione delle attivit nei vari mercati, che si misura con la specializzazione in singoli settori e che deve tener conto delle specificit dei singoli mercati. Il processo di penetrazione delle imprese multinazionali nel settore agricolo si sta sviluppando anche sotto forme diverse, per esempio con alleanze strategiche, accordi di cooperazione e altro. E necessario distinguere le multinazionali agroalimentari che operano in agricoltura, i cui IDE in entrata nel 2001 erano pari a 0,42% e IDE in uscita 0,24% e le multinazionali dellindustria alimentare, i cui IDE in entrata erano pari a 2,40% e IDE in uscita 3,03%. Laccesso alle risorse idriche e lirrigazione Le risorse idriche sono scarse, tanto da far ipotizzare che possono rappresentare un possibile elemento di frizione tra i vari Paesi e le varie comunit. A livello mondiale, allagricoltura destinato il 70% dei consumi idrici totali, mentre lindustria ne assorbe il 20% e i consumi civili appena il 10%. La nuova agricoltura richiede una crescente quantit di una risorsa ormai scarsa, tanto da dover ricorrere a moderne tecniche produttive, come lirrigazione, che sfrutta le acque superficiali o sotterranee. Dersertificazione Alla progressiva espansione dello spazio utile e alla messa a coltura delle terre marginali si contrappone la desertificazione, cio la progressiva espansione dei deserti a seguito di fattori naturali (variazioni climatiche) e fattori antropici (deforestazione, eccessivo sfruttamento dei pascoli); inoltre da aggiungere lurbanizzazione che si presenta sia nei paesi a economia arretrata che in quelli a economia avanzata. Agli inizi degli anni novanta il fenomeno continuava a investire vaste aree del pianeta in modo particolare alcune aride, semiaride e subumide che coinvolgevano in particolare popolazioni con alto livello di povert e instabilit politica, a dimostrazione delle strette interconnessioni tra sistemi socio-economici e fenomeni che a unanalisi superficiale possono sembrare legati maggiormente a cause naturali.

Attualmente la desertificazione interessa le aree di oltre 100 Paesi, mentre si calcola che nelle zone aride minacciata circa il 70% dellintera superficie: si stima che ogni anno si perdono a causa di questo fenomeno circa 6 milioni di ettari, specialmente in Africa, in Asia e il Sud Italia. La questione ambientale Accanto a forme di inquinamento correlate allindustrializzazione, non sono di minor impatto quelle

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dovute alle dinamiche delle produzioni agricole. Luso di prodotti chimici utili per la lotta ai parassiti e per la produzione di concimi e fertilizzanti hanno avuto e hanno ripercussioni sulle risorse dellecosistema naturale: dallinquinamento dellacqua a quello del suo e dellaria. In tale ottica sono da distinguere due grandi categorie: 1. Le agricolture non sostenibili: - Con ripercussioni in situ sono queste le agricolture che presentano forti impatti sul suolo, come erosione, desertificazione - Con ripercussioni in situ e ex situ si tratta di sistemi agricoli che producono impatti sulla risorsa acqua, quali la riduzione delle falde acquifere Le ripercussioni anche economiche, saranno diverse a seconda del livello economico delle aree in cui agiscono tali agricolture. 2. Le agricolture sostenibili (o alternative), tutte quelle in cui la gestione tiene conto della necessit di risparmio delle risorse rinnovabili (acqua) e non rinnovabili (suolo), della preferenza verso lutilizzazione in quantit non elevate di fitofarmaci e fertilizzanti chimici, delle pratiche di risparmio energetico. In generale la sostenibilit agricola presuppone il riutilizzo degli scarti di produzione

Capitolo 3 Geografia dellenergia e delle altre materie prime minerali.

Il processo di industrializzazione, bruscamente interrotto dalla Seconda Guerra Mondiale, ripreso negli anni 50-60 con ritmi di crescita esponenziale in un numero crescente di Paesi, come gli USA o lInghilterra, la Francia, lItalia e il Giappone che prima si sono sottoposti ad un processo di ricostruzione post-bellico e successivamente alla crescita economica. Dopo gli anni 60, lattenzione si rivolta alla valutazione delle risorse naturali, circa le materie prime e le fonti denergia, ritenute scarse, finite e quindi non rinnovabili. Lo stato generale delle disponibilit elle risorse provate e immediatamente disponibili, cio delle riserve, e la scoperta di nuovi giacimenti, hanno generato un clima di grande fiducia dellindustria mineraria e di conseguenza anche di tutte le attivit di trasformazione industriale dei paesi occidentali, e anche dellarea comunista, Cina compresa. Tutta la letteratura specializzata manifestava un grande ottimismo sulle disponibilit future di materie prime e soprattutto di combustibili fossili. In particolare, soprattutto per il petrolio, incominciavano a delinearsi prospettive meno rassicuranti sia per lentit delle risorse sia per le implicazioni geopolitiche inerenti le regioni pi dotate vi era infatti unasimmetria tra le aree pi produttive e quelle consumatrici.

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Per questi motivi, combustibili fossili e materie prime sono oggetto di scontri politici e bellici. Con la progressiva industrializzazione della Repubblica Popolare Cinese, dellIndia e degli stati dellEst Asiatico, si sono sviluppate politiche di cooperazione, da parte della prima, che offrono grandi opere strutturali contro materie prime. Nei Paesi gi sviluppati, laumento dei consumi e delle fonti denergia, riguarda prevalentemente il terziario; nei Paesi emergenti, invece, in pieno corso la fase dellindustrializzazione, con processi chiamati Energy intensive, con consumi intensivi sia di fonti denergia sia di materie prime da destinare alle industrie di base (metallurgia, petrolchimica, cantieristica) che secondo il principio della divisione internazionale del lavoro, divenute obsolete nei paesi sviluppati, si sono traferite in quelli emergenti. Pertanto, lenorme consistenza della domanda delle fonti denergia e delle altre materie prime minerali impiegate sta ridando attualit nel sistema dinformazione mondiale sulla durata delle risorse, sia a livello scientifico che divulgativo. La prima fondamentale constatazione che si pu fare che lintero processo dinformazione afflitto da due condizionamenti necessari: 1. Il primo, di carattere strettamente politici, riguarda la strumentalizzazione che le informazioni subiscono a causa dei rapporti di forza esistenti nella contrattazione internazionale, al fine di consolidare uno status quo di posizione dominante nel rapporto di scambio; 2. Il secondo riguarda elementi oggettivi di carattere tecnico che hanno impedito la formulazione di criteri univoci ,non solo nei confronti di una valutazione globale, ma anche di quelli inerenti le singole materie prime minerali. Risorsa la quantit di minerale presente in un territorio conosciuto, la cui concentrazione di materiale utile maggiore rispetto al valore medio della distribuzione dello stesso nella litosfera e negli oceani; Riserva la parte di risorsa utilizzabile alle condizioni economico-tecniche attuali. La valutazione e la identificazione quantitativa delle disponibilt una variabile dipendente da elementi di valutazione oggettivi, ma in misura considerevole anche da elementi soggettivi derivanti da interessi di parte non sempre facilmente identificabili. La trasformazione delle risorse in riserve dipende da una progressiva qualificazione delle risorse, attraverso dei parametri tecnici e economici, inerenti allestrazione e alla commercializzazione.

La valutazione sintetica delle risorse e delle riserve


Il processo completo di classificazione di una risorsa unoperazione molto complessa, che si svolge con valutazioni, sulla consistenza geologica e sulla possibile utilizzazione delle risorse , che si intersecano tra loro e che si riassumono in quattro livelli:

1. Individuazione delle risorse globali: gi a partire dagli anni 60, si ci preoccupati circa
il possibile esaurimento delle fonti denergia, giustificato da un consumo esponenziale del petrolio e di alcune altre materie prime minerali come il rame lo zinco e lo stagno.

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Questo livello pu essere ottenuto facendo riferimento a alcune concezioni: - Concezione ottimistica, di Zimmermann, per il quale non c alcun limite alle risorse, in quanto qualsiasi minerale pu diventarlo, ci derivava soprattutto dal periodo storico, anni 50 e 60, in cui il consumo delle risorse era relativamente basso e ci si affidava a una crescente tecnologia di estrazione mineraria; - Concezione geologica, secondo la quale le risorse globali vengono indicate in relazione alla loro disponibilit geologica, espressa in termini di giacimenti, cio di aree in cui si individua una concentrazioni di minerale utile maggiore rispetto al valore medio della distribuzione dello stesso nella litosfera e negli oceani; - Concezione economico-geologica dellAssociazione degli Ingegneri Minerari Metallurgici della Repubblica Federale di Germania, per cui le risorse globali partono da una concezione geologica, ma vengono poi delineate in base a considerazioni economiche anche se puramente indicative, secondo aumenti futuri di costo prevedibili.

Matrice dei criteri di valutazione delle risorse minerarie dello U.S.Geological Surbey: le risorse globali sono definite da una matrice la cui estensione varia in relazione a: -un grado di attendibilit geologica; -un grado di fattibilit economica, cio alla praticabilit dello sfruttamento attuale e futuro delle risorse.

2. Attendibilit geologica, riferibili alle risorse globali delimitate nel primo livello e basato sui
valori di profondit, spessore, estensione degli strati. I gradi di accuratezza delle informazioni geologiche circa quelle caratteristiche possono essere certi, se le stime sono comprese tra il 90100%, incerti tra 10-30%, aleatori tra 0-10%.

3. Fattibilit economica, riferita alle condizioni economiche, istituzionali e tecnologiche in


atto al momento della classificazione e espressa in termini di profitto le valutazioni economiche risentono molto della stabilit o instabilit del mercato. In sede internazionale, dato le difficolt di unificare gli schemi di classificazione, le valutazioni monetarie vengono sostituite da valori fisici, come la profondit, lo spessore degli strati, le impurit e simili, che lasciano supporre un diverso andamento dei costi. 4. Grado di recupero, espresso in percentuale della misura accertata in un dato giacimento del minerale effettivamente estraibile. Tale percentuale sempre inferiore al 100% a causa delle perdite ordinarie legate alle caratteristiche organolettiche e a causa di una generale impossibilit di trovare tecnologie idonee al recupero integrale della risorsa.

Il potenziale delle risorse denergia tradizionali

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Durante gli anni 60 e 70 molti paesi compresa litalia raggiunsero un livello di dipendenza petrolifera altissima oltre il 70%. Si attu quindi una politica di diversificazione delle fonti e dei luoghi di approvvigionamento per ragioni politiche. Il successo di tale politica comport una rivalutazione di altre fonti fossili tradizionali.

I carbon fossili. Sono i combustibili estratti dalla Terra in miniere sotterranee o a cielo aperto derivanti dalla fossilizzazione di vegetali; sono presenti soprattutto nei bacini sedimentari continentali. Caratteristiche. - Il potere calorifico dei carboni dipende dalla percentuale di presenza del carbonio che di circa il 60% per la torba; tra il 60-90% per il carbone sub-bitumisoso; il 90% per il bituminoso; il 95% per lantracite. I giacimenti di carbone si identificano in base a spessore, estensione e profondit.

- In base alla profondit, si hanno: giacimenti sotterranei, che si suddividono in sfruttabili a parete continua longwall mining (dove si estrae il minerale, creando delle gallerie che venuto meno il carbone possono crollare estrazione pericolosa e costosa) e a parete a pilastro o Room and pillar: quando la profondit non eccessiva e gli strati sono molto spessi e con sviluppo orizzontale, lo strato carbonifero viene sfruttato modellando le gallerie destrazione, intorno a un altro strato di carbone che funge da sostengo; si estrae oltre il 60%, mentre per il longwall mining si raggiunge il 50%, con elevata creazione di detriti e elevati rischi per i minatori. giacimenti a cielo aperto, che consentono metodi molto simili a quelli delle cave. Uno o pi strati sono ubicati in superficie oppure a una profondit massima di 100 mt raggiungibile con una maxi escavatrice. Una volta pronto per luso, il carbone fossile si suddivide in alcune categorie fondamentali: -carbone termico o da vapore, usato negli impianti termini; -carbone da coke o metallurgico, impiegato nellindustria siderurgica per creare circa i due terzi della produzione mondiale dacciaio. Dalla crisi petrolifera degli anni 60 il carbone stato rivalutato come fonte energetica e oggi, i carbon fossili contribuiscono al 25% del bilancio energetico mondiale e al 40% della produzione totale di elettricit. Pertanto il carbone, pur essendo una risorsa non rinnovabile, la fonte denergia fossile che al momento ha i pi elevati tassi despansione, oltre ad essere la pi abbondante e ad essere distribuita in quantit notevoli in circa 40 Paesi. In base ai ritmi di sfruttamento attuale si stima che le riserve accertate saranno in grado di assicurare una durata di circa 150 anni.

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Il primo Paese produttore la Cina con circa 2,9 mld di tonnellate annue, ma nella graduatoria mondiale sono scomparti Francia, Gran Bretagna, Belgio, dove problematica lestrazione. Il paese con pi riserve di carbone sono gli Stati Uniti con circa 450 mld di tonnellate anche di qualit, secondo posto russia, terzo cina, quarto australia. Nel tempo, grazie alle nuove tecnologie, i carboni fossili stanno dimostrando una grande flessibilit per essere manipolati e trasformati in combustibili liquidi e gassosi. Il petrolio. Il petrolio la base fondamentale delleconomia in tutti i Paesi del mondo. La sua presenza essenziale per le industrie delle chimica di base dai concimi arificiali fino alla cosmetica. Questa rilevanza nel sistema energetico mondiale e una marcata asimmetria geografica tra luoghi d produzione e luoghi del consumo conferiscono al petrolio una centralit geopolitica unica nellintero settore delle materie prime. Il Medio Oriente la regione che possiede oltre i due terzi delle riserve estraibili mondiali e, ultimamente, tende a espandersi ai ritrovamenti nellAsia centrale. Da un punto di vista geomorfologico, il petrolio presenta una gamma di tipologie, dovuta alla profondit e alla giacitura dei giacimenti e, allinterno degli stessi, a una posiziona tura delle sacche o una diversa complementariet delle rocce madri e delle rocce magazzino. C poi presenza di acqua e gas che contribuiscono sulleconomicit di tutte le fasi che vanno dalla ricerca, agli accertamenti fino alestrazione. Sono tutti dei parametri che influiscono sulla stima delle risorse e delle riserve ma che prestano il fianco a manipolazione che alla fine influenzano anche le fasi delle contrattazioni dei prezzi. In linea con gli organismi internazionali, si far riferimento al petrolio convenzionale che esclude il grezzo estraibile dai carboni, dagli scisti bituminosi e altre formazioni geologiche, dalle quali provengono i petroli definiti pesanti.

Nella met del XIX secondo, in Pennsylvania, si cominciato a perforare il suolo e a avviare uno sfruttamento industriale del petrolio. Il suo stato liquido, affiancato dalla sua massima agibilit nella terraferma e nel mare, ha permesso il trasporto per lunghissime distanze. Il suo elevato potere calorico lo ha reso altamente competitivo con le altre fonti denergia, con le quali spesso interagisce, come nel caso degli impianti termoelettrici polivalenti. Sin dagli anni 60, la sua durata probabile era cautamente calcolata in anni, con la formula Riserve / Produzione Annua, ma, oggi, il WEC (World Energy Council) ritiene che, con la sua quota nel bilancio energetico mondiale pari al 37%, si prevede che il primato del petrolio sulle altre fonti durer per qualche altro decennio. Negli Stati Uniti il valore delle risorse molto simile al valore delle riserve pari al 65% e sarebbe stato molto superiore se non si fosse ricorso a massicce importazioni dal medio oriente che dopo pi di trenta anni hanno intaccato le loro riserve per solamente un quarto. Il 62% delle riserve sono ubicate nei Paesi del Medio Oriente; il 13% nellAmerica del Nord e del Sud; il 15% in Africa e il restante 10% nella Federazione Russa. Nel 2008 la quantit di petrolio estratta pari a 150 miliardi di greggio, di cui la met stata estratta negli ultimi ventanni. Questa forte espansione ha anche contribuito allevoluzione del

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trasporto marittimo, che ha indirizzato tutta la cantieristica mondiale. Le petroliere sono aumentate in dimensioni e stazza raggiungendo capacit di trasporto con le ULCC (ultra large crude carrier) di oltre 400000 tonnellate di petrolio. Recentemente, il prezzo del petrolio ha subito pesanti impennate, quando oltre alle speculazioni di routine, gli stato attribuito anche il ruolo di bene rifugio. Le produzioni pi elevate riguardano il Medio Oriente e in particolare lArabia Saudita, poi gli Stati Uniti e la Federazione Russa. Nuove aree petrolifere, come la Libia, lAlgeria, la Nigeria, lEgitto, il Sudan e la Guinea equatoriale, sono emerse nellAfrica. Il gas naturale. Il gas naturale, prodotto dalla decomposizione in assenza di ossigeno, di materiale organico, per decenni stato considerato la fonte energetica nobile, ma ora impiegato in maniera pi corrente, come per esempio nelle centrali termoelettriche e per il riscaldamento domestico il gas naturale sar uno dei combustibili fossili che si prevede contribuir nella misura dell83% agli incrementi dei consumi denergia fino al 2030. Il gas naturale occupa il terzo posto dopo il petrolio e il carbone, contribuendo alla domanda mondiale annua per il 23,5%. Tra laltro, si sono sviluppate le tecnologie per il suo trasporto. La liquefazione, i gasdotti a grande pressione, la loro possibilit di percorsi sottomarini hanno enormemente allargato le sue potenziali di mobilit. Sin dal 1980 le riserve di gas naturale sono cresciute con una media del 3,4% annuo grazie a nuove scoperte. La domanda in espansione ovunque, estendendosi in Asia, Africa, America Latina, soprattutto in quei Paesi che registrano una forte crescita economica; in aumento anche la domanda non solo come combustibile, ma anche come materia prima per la produzione di fertilizzanti. Secondo landamento della domanda corrente la durata probabile stata stimata in 130 anni. Le riserve sono concentrate, con il 73% di quelle totali in due aree il Medio Oriente e la Federazione Russa, seguono il Canada, gli Stati Uniti al 6 posto. La produzione di gas naturale, in questi ultimi anni sta aumentando un po dappertutto: per leuropa si segnala soprattutto la norvegia, ma anche litalia grazie ai nuovi rigassificatori e al trasporto marittimo con metaniere. Il primo produttore mondiale la federazione Russa con 640 milioni di metri cubi lanno, superando gli Stati Uniti. La crescita produttiva del gas naturale in competizione con il mercato del carbone soprattutto nelle centrali termoelettriche dove contribuisce in maniera diretta allabbattimento dei gas a effetto serra. Lenergia idroelettrica. Lenergia idroelettrica, prodotta da un corso dacqua in presenza di un dislivello, stata inserita tra le fonti tradizionali in quanto, pur essendo rinnovabile e aver contribuito alla crescita industriale e civile di molti Stati, in modi Paesi sono stati raggiunti tetti massimi di producibilit. Si tratta di un argometo molto complesso in quanto i sistemi di sbarramento pongono seri problemi agli habitat naturali. LItalia deve molto allestensione della rete fluviale alpina. Dislivelli e masse idriche hanno reso disponibili dei potenziali idrogravitazionali sfruttati con sbarramenti e turbine. Il primato industriale

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acquisito dallItalia settentrionale strettamente legato allenergia idroelettrica ricavata dalle acque dei suoi fiumi a regime perenne. Lidroelettricit svolte una funzione strategica per la sua duttilit nel coprire le punti di domanda giornaliere; infatti, sufficiente aprire il flusso dellacqua e lenergia ottenuta tramite il passaggio nelle turbine pu subito essere immessa nella rete. La produzione di idroelettricit pi grande del mondo spetta alla Cina, che contribuisce alla produzione di elettricit nella misura del 16%, seguono Canada, Francia, Italia, Norvegia, Federazione Russa, Stati Uniti. Lenergia elettronucleare e luranio. Lenergia nucleare, definita anche nucleotermoelettrica, il tipo di energia termica che permette di produrre elettricit grazie al vapore, proveniente dalla fissione degli atomi duranio 235, in acqua pesante, bombardati da neutroni. E stata protagonista di tre distinte fasi: 1. Anni 50. La prospettiva era quella di unenergia pulita e praticamente inesauribile, data anche lopportunit ventilata di una rigenerazione delle scorie della combustione; costi molto superiori a quelli sostenuti dalle altre fonti. 2. Anni 80 Alcuni piccoli incidenti, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, hanno creato terreno fertile per la nascita di un movimento antinucleare, rafforzatosi dopo la strage di Chernobyl dl 26 aprile 86 (in Italia una moratoria attraverso un referendum) o ignorato da altri paesi come la Francia che . 3. (Fase attuale) caratterizzata da un rinascente interesse per lenergia nucleare come fonte pulita, abbondante e economicamente competitiva rispetto ai combustibili fossili. In linea generale, si pu affermare che lattuale produzione duranio inferiore alla domanda, anche se sfruttato commercialmente in 19 Paesi, di cui almeno la met ne produce quantit apprezzabili che stanno considerando di riaprie le loro miniere. Luranio, estratto sia a cielo aperto che sotterraneo, prodotto in combinazione o come accessorio alla produzione del rame e delloro. In linea teoria, luranio e i suoi minerali sembrano illimitati in termini di risorse, in quanto presenti anche nel mare. Il Canada il pi grande produttore duranio mondiale e ne destina l85% allesportazione, mentre lAustralia assume il terzo posto. Allinizio del 2008 nel mondo erano attivi 435 reattori nucleari per una potenza installata di 367 gw pari al 16% di tutta lelettricit mondiale. Il nucleare non produce emissioni che danneggiano la qualit dellarea, non contribuisce allacidit delle piogge e estraneo al cambiamento climatico. Anche se esistono emissioni, sono talmente minime che, considerando lintero ciclo di vita di una centrale nucleare, hanno una ricaduta sullambiente quasi irrilevante rispetto a quella di un impianto termoelettrico, pur di ultima generazione. Secondo questa tesi ottimista, dopo lincidente di Chernobyl, le tecniche di sicurezza sviluppate hanno tenuto per due decenni fino allincidente nella centrale nucleare di Fukushima, classificato 7 nella classe di pericolosit INES come cernobyl. Si tratta di confronti opinabili, in quanto se il rischio nucleare di tipo spiccatamente aleatorio, rimane comunque possibile, e la sua portata pu essere catastrofica e di riflesso immediato, il rischio legato al termoelettrico, che invece continuativo e cumulabile in un degrado climatico pervasivo e turbatore di cicli naturali di lungo periodo. Dopo queste premesse, esiste sul nucleare una divisione nellopinione pubblica mondiale. In Europa, per esempio, mentre in alcuni Paesi il governo ha fatto una scelta netta a favore, in altri si

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va avanti con esitazione e in alcuni altri si nettamente contrari. I pessimisti del nucleare non fanno soltanto riferimento ai rischi di incidenti, ma danno grande rilievo al problema dello smaltimento dei residui radioattivi della combustione, per il quale esistono due alternative: 1. La prima consiste nel riprocessare i residui per estrarre i minerali riutilizzabili di uranio e plutonio o depositarli per un futuro riciclaggio; 2. La seconda consiste nel considerare i residui come rifiuti che, introdotti in appositi contenitori, dovrebbero essere stoccati in luoghi di massima sicurezza. Il continente pi dotato di impianti di generazione lEuropa, compresa la Federazione Russa, con 204 centrali. In Europa spicca la Francia, con 59 centrali, 16% della produzione; 79% della produzione di elettricit nazionale. Seguono Germania, Regno Unito, Giappone, Stati Uniti, America Latina Le energie alternative e il risparmio energetico. Il 1972 e il 1973 segnano linizio di una rivoluzione sullatteggiamento della comunit internazionale nei confronti non solo delle risorse energetiche, ma di tutte quelle naturali. - Nel 1972, un gruppo di studiosi, guidati da Peccei, produssero un modello dellecosistema mondo; - Nel 1973m fu dichiarato dai Paesi produttori del Medio Oriente, lembargo petrolifero a tutti i Paesi geopoliticamente riferibili allo schieramento occidentale. Il petrolio, quindi, divenuto il protagonista degli approvvigionamenti e dei consumi denergia, ma anche di quello su tutte le risorse minerarie. Per lapprovvigionamento e limpiego, oltre al tema dellesaurimento, incombe quello della sicurezza delle forniture e della lievitazione dei prezzi, ma anche il coinvolgimento nellinquinamento e nelleffetto serra. Lentusiasmo dei sostenitori di profonde riforme del sistema energetico mondiale ha indotto una commistione tra il termine: -fonte energetica alternativa, cio che pu sostituire una o pi fonti tradizionali per necessit e per convenienza economica; -fonte energetica rinnovabile, cio che non si esaurisce dopo la sua trasformazione e il suo consumo. In questo periodo lenfasi maggiore sulle fonti alternative dovuta al loro ruolo di riduzione di anidride carbonica e degli altri gas a effetto serra e alla possibilit di limitare la dipendenza dalle importazioni di fonti fossili. Il risparmio energetico contribuisce in maniera rilevante, alla riduzione di emissioni di anidride carbonica e alla riduzione di quantit denergia impiegata per unit di PIL prodotto, a prezzi costanti. Il solare. Il solare, cio la fonte energetica fornita dal Sole, costituisce la fonte energetica per eccellenza. Lenergia che il sole fornisce costantemente diecimila volte superiore a tutta lenergia usata, ma ancora non riesce a essere sfruttata in maniera adeguata. Nel suo complesso lenergia solare la pi abbondante nel suo intervento diretto (radiazione solare) ed indiretto(vento, biomassa, idraulica). Come fonte alternativa e rinnovabile, si considerer soltanto la radiazione solare. Lenergia solare che raggiunge la Terra pari solo al 60%, mentre il resto riflesso nello spazio o trattenuta dellatmosfera. Secondo lopinione pubblica mondiale e le istituzioni nazionali e internazionali, la radiazione

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solare, nel lungo periodo, diventer la fonte primaria. Luso dellenergia solare non limitata soltanto ai Paesi pi soleggiati. Il solare inotre la grande prospettiva di molti paesi in via di sviluppo che gi adesso soffrono per la totale assenza o il difficile accesso alle fonti tradizionali. Questa energia sta conoscendo ulteriori applicazioni: - Termico La tecnologia per lutilizzo termico dellenergia solare ha raggiunto uno stadio di maturit e affidabilit abbastanza buono: gli impianti captano la radiazione solare per mezzo di uno o pi collettori che trasferiscono lenergia termica a un fluido vettore, in funzione della temperatura da raggiungere; Linnovazione e lo sviluppo tecnologico nel settore hanno consentito nellultimo decennio un aumento del rendimneto dei pannelli solari di circa il 30%. In italia la crescita costante grazie agli incentivi fiscali anche se, paradossalmente inferiore rispetto a paesi pi freddi delleuropa del nord. - Il solare termodinamico grazie anche al csp (concentration solar power) potrebbe essere in grado di soddisfare fino al 7% dei fabbisogni energetici mondiali entro il 2030 e un quarto entro il 2050: attraverso gli impianti possibile sfruttare lenergia termica del sole con gli specchi ustori di Archimede, cio ampi specchi piani o parabolici che concentrano i raggi solari in un punto nei quali si trovano dei tubi dove scorre un fluido termovettore al fine di trasformare lenergia termica in vapore che mette in funzione delle turbine, come nelle centrali termoelettriche. - Il sistema fotovoltaico costituito da uno o pi moduli e da un regolatore di carica, per trasformare la radiazione in energia elettrica proprio nei luoghi in cui essa necessaria e nella quantit vicina alleffettiva domanda. Essi danno lenorme vantaggio di non dover pagare la bolletta al proprio gestore, ricevendo anzi un compenso dallo stesso gestore.

La torba. La torba lo stadio iniziale della formazione del carbone, in depositi di materiali vegetali e acqua. E quasi scomparsa dai computi energetici degli organismi internazionali, sebbene sia comunque una variet di carbone. E inserita informalmente nelle stime delle biomasse. Viene considerata una fonte rinnovabile molto lenta.

La biomassa. La biomassa il complesso di materiali vegetali impiegati per la produzione di energia. La Finlandia un paese che ci ricorre da parecchi anni, dove gli scarti industriali della lavorazione del legno e della carta sono destinati alle centrali termoelettriche. Producono dei vantaggi per le imprese di questo settore in quanto evitano di dover stoccare gli scarti o pagare per il loro smaltimento. Sebbene cio, dovuto alla combustione, si genera qualche problema per lambiente connesso alle emissioni di ossidi di azoto e di zolfo.

Il biocombustibile. Il biocombustibile un propellente ottenuto in modo indiretto da alcune formazioni vegetali che sono anche commestibili soprattutto cereali. Questo, al contrario dei derivati del petrolio, rilasciano nellambiente quantit di carbonio, pari a quelle assimilate dalla pianta nel suo ciclo vitale, e

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bassissime quantit di zolfo e azoto. Nel 2006 si assistito a un forte impiego su vasta scala dei biocombustibili, dovuto principalmente allinaudito incremento del prezzo del petrolio. Crisi politiche si sono manifestate nel sud est asiatico dove laumento dei prezzi dei cerali e una loro minor disponibilit hanno provocato sollevazioni popolari. La trasformazione degli utilizzi dei campi agricoli, dallalimentazione ai trasporti, ha modificati sensibilmente lagricoltura di molti paesi, che hanno iniziato a produrre canna da zucchero, mais e cereali. Il biodisel laltro importante biocombustibile che veniva prodotto da oli vegetali, grassi animali e grasso per esterificazione. Il principale produttore la Germania.

Il geotermico. Lenergia geotermica lenergia generata da acque surriscaldate provenienti dal sottosuolo in presenza di fenomeni vulcanici. Si tratta di una fonte in grande espansione, con incrementi annuali che variano dal 3 al 7%. Per quanto riguarda la produzione di elettricit, il primato spetta agli Stati Uniti; seguono le Filippine, il Messico, lIndonesia e litalia. Per questultima gli impianti pi importanti si trovano in toscana, negli impianti situati a larderello. Leolico. Lenergia eolica lenergia che si genera dalla forza del vento secondo un minimo di costanza nella velocit. I venti costituiscono la pi importante attivit dellatmosfera in base a sollecitazioni che provengono dal calore del sole, dalla rotazione terrestre, dagli effetti delle temperature degli oceani e delle calotte polari. Le zone pi ventose della Terra si trovano nelle regioni costiere dellEuropa, delle Americhe, dellAfrica e dellOceania. Le risorse totali ottenibili dal moto dei venti sono stimate in circa 1 milione di giga watt per tutta la superficie terrestre. Stime ottimistiche valutano che leolico in terra e oltre mare potrebbero far fronte allintero fabbisogno di elettricit dellUE; proprio per questo, la stessa UE ha previsto per il 2010 di aumentare di 16 volte la potenza installata. La Germania al primo posto al mondo per la capacit installata. Lenergia eolica stata installata sia nei Paesi sviluppati che in via di sviluppo, per la rapidit che consente nella localizzazione degli impianti e nella sostituzione del diesel. La loro produttivit dipende dallaltezza della torre e dal diametro del rotore; allaltezza dovuta anche la maggiore velocit del vento e quindi la quantit di energia producibile. Gli impianti eolici vengono generalmente raggruppati nella forma di fattorie del vento con un minimo di 10 macchine ciascuna e un massimo di 100 macchine. Per un macchina media, il periodo di ammortamento dei costi iniziali non supera i sei mesi, ma linquinamento atmosferico nullo; per sussistono due aspetti negativi: il rumore e limpatto estetico sul paesaggio.

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Il mare: le maree, il moto ondoso e le escursioni termiche. La marea la variazione di livello giornaliera di grandi masse dacqua, quali gli oceani e i mari, generata dallinterazione della gravit terrestre e quella lunare. Nel fenomeno delle maree si creano forti flussi di energia cinetica. Per sfruttare lenergia delle maree esistono due metodi: 1. Il primo consiste nello sfruttare il ciclo, trattenendolo nelle sue fasi: si costruiscono ampi sbarramenti, dove il dislivello medio tra bassa e alta marea di 10m; 2. Il secondo quello di incanalare i flussi in condotte in modo che agiscano su delle pale, in modo simile a quanto avviene nelleolico; Sfruttare le escursioni termiche degli oceani (OTEC): si tratta di convertire in fonte denergia rinnovabile il divario di temperatura tre le acque superficiali tropicale, e subtropicali, e le acque di profondit, circa 1000m, provenienti dalle regioni polari. In base alla posizione dei flussi di acqua calda e fredda, gli impianti possono essere localizzati a terra, fluttuanti e con forme combinate.

Il risparmio energetico.
Nel 1992, a Rio de Janeiro, sono state messe le basi per il Protocollo di Kyoto, nel quale richiesto ai Paesi partecipanti di attribuire un ruolo fondamentale allefficienza e quindi al risparmio energetico, cio la razionalizzazione delluso dellenergia per ottenere con la medesima entit di energia una quantit maggiore di PIL. Secondo lIEA, nei prossimi decenni lefficienza energetica potrebbe abbattere il 65% delle emissioni legate alla gestione integrale delle fondi denergia. Gli investimenti nelle tecnologie idonee hanno raggiunto 1,6 miliardi di dollari nel 2007 e comportano non solo una riduzione delle emissioni, ma anche una riduzione dei costi unitari delle varie fonti. America settentrionale e UE sono coloro che realizzano le performances migliori. Lintensit energetica, misura del risparmio, il rapporto tra il consumo di energia e il PIL e dipende da mutamenti strutturali dei sistemi economici nazionali; invece, lefficienza energetica la capacit di nuove tecnologie di ridurre lintensit energetica. Gi alla fine degli anni 60 sono comparsi i termini energy saving e energy intensive, riferiti maggiormente al settore industriale o a suoi comparti. In quegli anni lintero settore industriale dellitalia come di altri paesi era energy intensive e andava a influire pesantemente sullintensit energetica dellitalia. Laumento del costo dellenergia e delle materie prime energetiche, ha comportato un ridimensionamento dellintensit energetica, aumentando lefficienza e il risparmio energetico. Il mercato dellenergia: valenze geoeconomiche e geopolitiche. Il consumo denergia un elemento geoeconomico complesso e fondamentale per gli attuali equilibri geopolitici mondiali per quanto riguarda i temi delleconomia, della politica internazionale e dellambiente ; la sua dinamica ha un andamento che segue levoluzione economica e sociale di un Paese, restando agganciata al tradizionale parametro del PIL in un Paese arretrato, il consumo denergia molto basso, proprio come il suo PIL, salvo quei paesi in cui esiste una consistente attivit mineraria gestita da multinazionali che hanno introdotto impianti in quel paese per sfruttare lestrazione mineraria.

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In termini analitici, il consumo di energia la variabile (y) che ha un rapporto di dipendenza con quella del PIL che si assume come variabili indipendente; la funzione per non del tipo perfettamente lineare. Il consumo denergia pu essere influenzato: -dalle crisi economiche-finanziarie che possono ridurre i consumi a causa di un ristagno delleconomia e dellindustria. -dalle differenze, tra Paesi, dei valori medi delle temperature; -dalla composizione per fonti, che ha delineato due diversi periodi: 1. prima degli anni 70, il petrolio ha quasi superato laliquota del 70% nei bilanci energetici di alcuni Paesi, come lItalia in alcuni Paesi si sono intraprese delle politiche energetiche tese a far diminuire la dipendenza del petrolio importato. 2. dopo gli anni 80, prima i consumi denergia cominciano a crescere, ancora in maniera meno che proporzionale al crescere del PIL; successivamente, quando si verifica il take off (decollo) i consumi denergia sono cresciuti in maniera pi che proporzionale al PIL reale. Il motivo che in quella fase il sistema produttivo caratterizzato da settori primari Energy intensive, cio a alto consumo denergia per unit di PIL.

I flussi import export


Le fonti denergia a livello primario danno luogo ai flussi import export, in termini di peso e di valore, pi importanti del mondo. Il flusso import export una funzione essenziale del sistema economico e in particolare per il sistema energetico: tra le fonti tradizionali, il protagonista il petrolio, con 2000milioni di tonnellate di esportazioni nel 2008 e una forte asimmetria tra paesi produttori e paesi utilizzatori. La federazione russa, insieme ai paesi arabi ha fortemente aumentato lesportazione di petrolio e la sua produzione. Negli anni 90, per, il nuovo grande protagonista il gas naturale, in quanto il suo trasporto divenuto un elemento strategico per la Federazione Russa (primo produttore al mondo), dal quale dipende una notevole quota del consumo dellUE. Va rilevato che limpiego del gas naturale aumenta lefficienza energetica e fa diminuire le emissioni di anidride carbonica. Per quanto riguarda le importazioni, si evidenziano le richieste del Giappone, degli Stati Uniti, dellItalia, per luso nelle centrali termoelettriche. Anche il carbone fossile oggetto di rilevanti flussi import export, poich dopo le crisi petrolifere e il relativo aumento dei prezzi degli idrocarburi ha beneficiato di un revival che sembrava impossibile. Il carbone, quello da vapore, si reso ancora fortemente competitivo. Laustralia, sebbene la remota distanza dai principali centri di consumo, il primo esportatore al mondo, tra gli importatori prevale il giappone.

La logistica
Lesigenze di trasporto sono aumentate prima a livello locale, poi a livello nazionale e internazionale. carbone Partendo dal carbone, il suo trasporto terrestre ha comportato lallestimento di unit train, cio treni merci dedicati, con partenza dalla bocca di miniera. Per i trasporti marittimi i bulk carriers

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(porta rinfuse) hanno subito degli aumenti di stazza sullonda delle importazioni di carbone doltremare che sono diventate competitive nei porti europei gi dagli anni Sessanta. I costi del carbone comunitario sono cresciuti e si ritenuto di chiudere quasi totalmente i giacimenti che erano stati tenuti aperti con sovvenzioni della Comunit Europea. Data lorganizzazione cantieristica in generale, con laumento delle importazioni del carbone, anch da parte del giappone, il principio delle economie di scala ha comportato un aumento della stazza lorda media di tutte le portarinfuse. Petrolio Tuttavia con il trasporto del petrolio che inizia una vera rivoluzione nei trasporti marittimi, che seguivano la rotta del Canale di Suez, chiuso dopo il secondo conflitto araboisraeliano la rotta alternativa prevedeva la circumnavigazione dellAfrica e quindi un aumento esponenziale della portata delle petroliere, attraverso le superpetroliere che hanno come limite minimo le 200000 tonnellate di stazza lorda raggiungendo le 500000 tonnellate per le ULCCs. La riapertura del Canale di Suez ha comportato una graduale riduzione delle stazze lorde. Laltro grande mezzo di trasporto del petrolio e del gas naturale per via terrestre rispettivamente loleodotto e il gasdotto che costituiscono delle reti nazionali e internazionali (il primato spetta agli Stati Uniti). La via marittima prevale nel trasporto di idrocarburi (petrolio e gas). Il gas trasportato via pipeline proviene prevalentemente da giacimenti terrestri di gas metano. Le metaniere per il trasporto marittimo del lng (liquefied natural gas) hanno incrementato il trasporto marittimo per gli idrocarburi. In italia sono presenti pi rigassificatori, che hanno il compito di rigassificare il gas liquido trasportato dalle metaniere. E importante la strategia delle pipeline e la complessit delle relazioni internazionali, in quanto formano tratte che attraversano vari Stati.

Le materie prime minerali.


Dopo la macchina a vapore e il motore a scoppio, lenergia elettrica e il suo ampio utilizzo hanno causato unevoluzione tecnologica che ha ridotto la manodopera; linvenzione del chip da computer ha facilitato la creazione di nuovi prodotti. Nella met degli anni 70, si parlato di una seconda rivoluzione industriale, nella quale si andavano affermando lelettronica, la miniaturizzazione A questo si accompagnato un processo di sostituzione di alcune componenti con altre materie prime spesso meno costose. Questi processi sostitutivi sono stati formalizzati con il modello del ciclo vitale della materia prima e hanno riguardato metalli come il ferro, il rame e il piombo. Diverso il caso dei minerali rari che incidono sui costi e sul valore aggiunto di un prodotto, necessari a creare prodotti molto sofisticati. Inoltre, negli strumenti della comunicazione, vengono sempre pi spesso impiegati minerali rari come il nichel, il litio, largento e loro. Durante tutto il XX secolo, esperimenti e invenzioni sono intervenute nella metallurgia, con prodotti sempre pi puri: soprattutto le leghe si rivelano sempre pi resistenti alla trazione, allerosione, allabrasione e alle alte temperature. Tutto questo complesso di innovazioni ha comportato un aumento della produzione industriale i cui residui solidi, liquidi e gassosi hanno provocato lemersione e la rapida crescita dellinquinamento e della compromissione ambientale. In generale comunque si pu affermare che per le materie prime minerali, almeno in questi anni e prescindendo dai prezzi, le aree di approvvigionamento non

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creano problemi geopolitici come avviene per il petrolio e il gas naturale. Le principali risorse delle materie prime minerali sono i minerali metalliferi, come lalluminio, il ferro, il rame, il piombo e il nickel abbastanza concentrati in tanti Paesi. Altri invece possiedono una dotazione monoculturale, cio lattivit economica o il settore produttivo di un unico tipo di risorsa, come in Cile, in India, in Per. Tutti i flussi di produzione e lavorazioni di materie prime minerali sono in aumento ma con trend, fatta salva la Cina, di tipo lineare. Tale trend comunque problematico per la compromissione ambientale: il loro massiccio impiego non ha comunque migliorato le condizioni di vita della popolazione dei territori pi poveri.

Capitolo 4 Geografia dellindustria.


I beni dei quali spesso conosciamo il marchio e il luogo di produzione sono a nostra disposizione grazie allindustria e al suo intreccio dei rapporti tecnico-funzionali, che si distinguono in: - Verticali, ossia processi produttivi legati in successione, che consentono la graduale trasformazione delle materie prime nel prodotto finito; - Laterali, ossia processi produttivi distinti e destinati a convergere in unindustria di assemblaggio; - Di servizio, ossia lutilizzo di processi produttivi o di servizi, organizzati da altri operatori, presenti in una determinata area. Lindustria si avvale non soltanto dei tradizionali fattori della produzione, ma anche delle attivit svolte da altre imprese che operano nei tre settori delleconomia e tende a sua volta a generare un complesso eterogeneo di attivit materiali e immateriali, produttive o di servizio. Lindustrializzazione si configura come un fenomeno complesso e dinamico, in gradi di coinvolgere nel suo processo evolutivo tutte le imprese interconnesse. Con lavvento e levoluzione dei processi di industrializzazione, si organizza un nuovo modello di produzione e si affermano nuove forme di utilizzazione dello spazio geografico. Le trasformazioni economiche si trasferiscono sul tessuto territoriale, dapprima con imponenti concentrazioni industriali, successivamente con una diffusione spaziale delle attivit produttive che infittisce le relazioni economiche avviate dalle imprese. La complessa articolazione del settore industriale e le sue incessanti trasformazioni richiedono una preliminare classificazione merceologica: si hanno cos: - Industrie estrattive delle materie prime minerarie e energetiche; - Industrie manifatturiere in senso stretto, che trasformano i fattori produttivi in beni di consumo, di consumo durevole e strumentali; - Industrie delle costruzioni, volte alledificazione dei manufatti; - Industrie energetiche, dedicate alla trasformazione e alla distribuzione delle fondi di energia. Queste attivit industriali hanno costantemente migliorato e modificato prodotti e processi, determinando la nascita e la diffusione di nuove industrie e filiere, e contribuito, anche su scala globale, a nuove forme di organizzazione territoriale.

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Levoluzione del settore industriale Importanti trasformazioni economiche, tecniche e sociali hanno dato origine alla nascita e allevoluzione dellindustria. A oggi, si possono distinguere in tre fasi rivoluzionarie: 1. La prima rivoluzione industriale, iniziata in Inghilterra, grazie allinvenzione della macchina a vapore da parte di James Watt (1783), imprime un rapido sviluppo allestrazione del carbone, che sostituisce la legna, contribuendo alla diffusione di miniere, in Europa occidentale, Stati Uniti e Russia europea. Ne beneficia la siderurgia, che si localizza nelle aree di estrazione del carbone e del ferro; nuovo vigore viene dato al comparto tessile che finisce per rafforzare le agglomerazioni industriali gi presenti. Si afferma una nuova organizzazione del lavoro che sostituisce il modello artigianale preesistente, basata su fabbriche che richiedono consistenti quantit di manodopera a bassa qualificazione si mobilitano flussi migratori che svuotano le campagne e cercano opportunit in citt;

2. Con la seconda rivoluzione industriale, alla fine del XIX secolo, il cambiamento delle fondi di rifornimento energetico (il carbone viene sostituito dallidroelettricit e dal petrolio) favorisce la nascita e la diffusione di nuove industrie, che tendono a localizzarsi in prossimit dei mercati si consumo e dei porti. Con linvenzione del motore a scoppio, prende avvio anche la produzione automobilistica, destinata a incidere profondamente sui destini industriali mondiali. Infatti, dallindustria automobilistica, derivano nuovi modelli di organizzazione aziendale, dalla standardizzazione e fabbricazione in seria alla disintegrazione del processo produttivo. 3.Terza rivoluzione industriale Negli anni che concludono il XX secolo, la terza rivoluzione industriale si caratterizza per un ponderoso impiego di tecnologie che rinnovato tutto il sistema industriale: microelettronica, informatica, telecomunicazioni digitaliLa centralit del cambiamento di paradigma spetta alla ricerca e sviluppo che permette la trasformazione degli assetti produttivi alla scala globale e che apre la pista per futuri traguardi economici e sociali. Questa rivoluzione cambia il funzionamento e la struttura delle imprese, che divengono sempre pi sensibili allapplicazione del know-how nei loro processi aziendali, quale risorsa strategica indispensabile per gestire la complessit del mercato mondiale e mantenere elevati livelli di competitivit. Il rinnovamento tecnologico diminuisce la quantit di occupati industriali, modifica le caratteristiche degli addetti e dei contratti, afferma una flessibilit del lavoro diversa. Le industrie per gestire una competizione internazionale senza precedenti, ricercano nuovi spazi di produzione e di mercato e anche per loro la flessibilit diviene un obiettivo primario, che modifica i pregressi e consolidati sistemi di relazioni economiche.

Il ruolo determinante dellinnovazione


Un ruolo determinante per lindustria data dalle invenzioni e dalle innovazioni. Linvenzione, come frutto dellimmaginazione e della riflessione umana, deve essere sviluppata al fine di dare luogo alla scoperta di nuovi prodotto o processi produttivi, che costituiscono le innovazioni.

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Secondo Shumpeter, il processo innovativo il fattore scatenante della crescita economica e dellinstabilit ciclica del sistema economico, in quanto il trasferimento delle attivit innovative dovr attraversare quattro fasi: prosperit, recessione, depressione e ripresa. Le innovazioni possono essere distinte in: - Radicali, ossia fenomeni discontinui che si diffondono nel sistema economico con un lungo ciclo; - Incrementali, ossia fenomeni continui, diretti al miglioramento del prodotto e del processo; - Tecnologiche, in grado di incidere trasversalmente sullintera organizzazione economica e sociale.

Per comprendere il ruolo delle innovazioni produttive bene utilizzare lo schema del ciclo di vita dei prodotti, di Vernon, che costituito da quattro fasi: 1. Fase iniziale, che richiede elevati input progettuali, scientifici e tecniche che provengono anche da economie esterne allimpresa con un impiego di capitale contenuto; 2. Fase di sviluppo, che richiede sia grandi capacit manageriali per pianificare e organizzare la nuova fase produttiva e il conseguente mercato di vendita, sia grandi investimenti per avviare le produzioni; 3. Fase di maturit, ossia la produzione in serie e si caratterizza per la stabilit della tecnologie e per la standardizzazione della produzione, quets afase continua a richiedere capitali ma pu essere utilizzata manodopera meno specializzata. 4. Fase di declino o obsolescenza. Il prodotto diviene obsoleto e non pi idoneo a soddisfare un bisogno, in quanto levoluzione tecnologica impone beni nuovi e pi evoluti. Le prime due fasi si sviluppano nei Paesi che presentano un pi avanzato sistema economico, dove sono pi forti le interazioni tra industrie, strutture di ricerca, istituzioni finanziarie, offerta di lavoro qualificato e modelli di consumi evoluti, mentre nella terza fase, di maturit, e dellampia diffusione del prodotto che ne anticipa il progressivo declino, la produzione necessita di abbondante manodopera non specializzat. Di conseguenza la strategia aziendale orienta il decentramento della produzione verso aree e paesi non ancora industrializzati. Peraltro le imprese esternalizzando il processo di maturit del prodotto avviano una diffusione territoriale del modello industriale destinato a favorire lo sviluppo della regione. Limpresa innovatrice, che intende mantenere il suo posizionamento nel mercato dovr continuamente accompagnare le fasi che caratterizzano il ciclo di vita del prodotto con nuovi prodotti.

Le logiche della localizzazione industriale


A partire dal 1909, con la teoria economica della localizzazione elaborata da Alfred Weber, si avvia una serie di analisi e interpretazioni sulle logiche di localizzazione delle industrie. Occorre ricordare che leconomia aziendale si occupa dei fattori economici e finanziari in gioco e concentra la sua attenzione sulla comparazione dei costi e dei ricavi relativi alla gestione di una singola azienda per il raggiungimento del break even point, ossia lintersezione in un diagramma cartesiano, di due flussi finanziari, in complesso dei costi e il complesso dei ricavi. I modelli interpretativi sulla scelta ottimale della localizzazione industriale poggiano sulla priorit assegnata ai seguenti obiettivi:

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- Minimizzare i costi di trasporto; - Disporre di un ampio bacino di manodopera; - Usufruire di economie esterne; - Incrementare i margini di profitto. La minimizzazione dei costi di produzione richiede unattenta analisi sulle caratteristiche della produzione e sui fattori necessari e quindi sulla loro disponibilit e prezzo. Weber si focalizza sui costi di trasporto. La presenza di uno o pi impianti industriali interconnessi poteva costituire un importante fattore di attrazione per le future localizzazioni, in quanto si configura un risparmio di agglomerazione: infatti, le economie esterne di scala o di agglomerazione si potevano realizzare grazie allimmediata disponibilit di infrastrutture quali vie di comunicazione e trasporti, acqua energia e manodopera; alla possibilit di avviare relazioni funzionali tra imprese operanti nello stesso segmento produttivo; allo scambio e diffusione di informazioni e innovazioni: allapprezzamento delle produzioni da parte del mercato. Nella seconda fase dellindustrializzazione le economie di agglomerazione diventano economie di urbanizzazione, in quanto lo sviluppo delle nuove e diverse imprese manifatturiere privilegia i luoghi di mercato. Con lo sviluppo industriale si assiste a una progressiva perdita di importanza dei condizionamenti imposti dai costi di produzione e una costante attenzione alla massimizzazione delle vendite. Il processo di urbanizzazione alimenta e viene alimentato dal tessuto produttivo sempre pi diversificato e da una serie di servizi. Di converso, leccessiva concentrazione di attivit e di risorse tende a far diminuire le originarie economie esterne, tanto da trasformarle in diseconomie di agglomerazione e di urbanizzazione. Le imprese industriali si vedono costrette allora a invertire la rotta e in tal senso si osservano tre diversi orientamenti: 1. il primo orientamento di rilocalizzazione, mosso prevalentemente dallaumento del costo del suolo urbano e dalla congestione dei trasporti, spinge le imprese a abbandonare il precedente sito industriale, a favore di unubicazione nelle aree periferiche delle grandi concentrazioni urbane. Si possono, infatti, rilocalizzare gli impianti in centri urbani di minore dimensione o in aree marginali non urbanizzate, superando anche confini nazionali e continentali, perseguendo una riduzione dei costi aziendali e una conquista di nuovi mercati; 2. Il secondo orientamento interessa le imprese di grandi dimensioni, che decidono la deverticalizzazione del processo produttivo, attraverso la scomposizione dei suoi segmenti. Lanalisi dei costi aziendali si trasferisce sui cicli di produzione pi costosi e pi banali che possono essere gestiti da altre imprese di piccola e media dimensione anche localizzate in aree geografiche diverse. Queste aziende forniranno le produzioni necessarie e segmentate alla grande impresa, che dovr procedere al successivo assemblaggio. Si verifica il graduale abbandono del modello di organizzazione fordista (sistema di accumulazione che poggia sulla crescita reciproca di produzione e di consumo) per spostare verso logiche just in time. Si riferisce a una divisione del lavoro fortemente specializzata e differenziata, con una produzione orientata allofferta di massa di beni in serie poco costosi) per pervenire ad un modello di organizzazione post-fordista(che indica i sistemi di produzione flessibile che sfruttano specifici

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segmenti o nicchie di mercato); 3. Il terzo orientamento, ossia la formazione di sistemi industriali periferici, si pu verificare come un processo autonomo di sviluppo, determinato dal livello di interazioni raggiunte dal contesto sociale, economico e territoriale. (disretti industriali nel nord est italia) Il pensiero di Umberto Toschi Umberto Toschi nel 1960 sottolineava che tutti i fattori geografici agiscono economicamente sul processo di localizzazione in quanto elevano o deprimono i costi di produzione, i prezzi e i profitti; analogamente, tutti i fattori economici, come costi e ricavi, agiscono in funzione geografica, orientando con la loro distribuzione spaziale ogni successiva localizzazione. Nel contributo proposto da Toschi, i fattori vengono distinti in: -influenti, che orientano le scelte delle imprese: condizioni fisiche e naturali; condizioni demografiche; condizioni storiche; condizioni topografiche dei fattori produttivi; condizioni tecnico-ingegneristiche degli stabilimenti; leggi proprie dei processi di localizzazione; -essenziali, che determinano le scelte delle imprese: fattori tecnici; fattori paratecnici; fattori politici. Il ragionamento di Toschi permette di comprendere che, in ogni contesto temporale e spaziale, uno o pi dei fattori richiamati possono assumere un nuovo o un rinnovato ruolo prioritario per limpresa con levoluzione degli stessi nei diversi periodi storici, e nei diversi luoghi geografici.

Limpresa e il territorio
Limpresa differenziata per attivit economica, per struttura organizzativa e per comportamento spaziale. Ciascuna impresa, in virt delle relazioni che sviluppa, influenza e determina il comportamento del sistema imprenditoriale.La dimensione delle industrie in grado di modificare non soltanto il sistema economico nazionale e internazionale ma di incidere sul sistema sociale. Laffermazione dellindustria coincide di fatto con la nascita dellimpresa, ossia di un nuovo modello di produzione che organizza i diversi fattori per perseguire peculiari obiettivi, di prevalenza economici ma anche sociali. Lorganizzazione limprenditore, che deve preliminarmente scegliere quale dimensione dare allimpresa. Il problema della dimensione, ossia della quantit di input e output del ciclo produttivo, assume un ruolo prioritario anche nel processo di ubicazione. La dimensione dellimpresa viene considerata in base al: -numero di occupati; -parametro economico in grado di rappresentare la portata delle attivit svolte (fatturato e bilancio annuo). Si definiscono microimprese, quelle che occupano meno di 10 persone e con un fatturato o bilancio annuo inferiore a 2 milioni di euro; si definiscono piccole imprese, quelle che occupano meno di 50 persone con un fatturato o bilancio annuo inferiore a 10 milioni di euro; si definiscono medie imprese, quelle che occupano meno di 250 persone e con fatturato annuo che non supera i 50 milioni o bilancio annuo inferiore a 43 milioni di euro. La dimensione aziendale si modifica nel tempo, sia per la crescita interna (conquista di nuovi mercati) sia per la crescita esterna (acquisizione di altre imprese). Le grandi imprese sono imprese che orientano il comportamento delle altre aziende, del mercato e

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dei diversi Paesi. Nelle prime due fasi di industrializzazione c sata dapprima la volotn di creare imprese monoprodotto, mentre poi successivamente diversificate. La diversificazione nasce da regole antitrust o da motivi economici, in particolare per ripartire il rischio dimpresa. Le multinazionali sono aziende che si caratterizzano per lintensit degli investimenti diretti allestero, ove localizzano nuove attivit produttive o acquisiscono alcune delle attivit presenti. Queste hanno perseguito una strategia sistematica di espansione internazionale che si esprime non soltanto nellorganizzazione di impianti di produzione e di reti di distribuzione in pi Paesi del globo, ma soprattutto nella gestione integrata delle attivit nazionali e estere. Si possono individuare i principali orientamenti strategici e territoriali delle imprese multinazionali come: - Disporre delle materie prime strategiche per lo sviluppo industriale domestico e conquistare nuovi mercati internazionali, privilegiando le aree geografiche dei Paesi meno sviluppati che non avevano le risorse necessarie per lo sfruttamento diretto delle loro risorse (africa e medioriente) - Utilizzare abbondante forza lavoro a basso costo per segmenti produttivi standardizzati; - Penetrare nei Paesi evoluti, con elevata propensione al consumo. - Intessere alla scala globale una fitta rete di accordi industriali, commerciali, finanziari e strategici con altre imprese delle varie regioni del mondo. Questo orientamento definisce globale lattuale generazione di imprese multinazionali. I distretti industriali, invece, sono, secondo la normativa italiana, delle aree territoriali locali caratterizzate da elevata concentrazione di piccole imprese, con particolare riferimento al rapporto tra la presenza delle imprese e la popolazione residente nonch alla specializzazione produttive dellinsieme delle imprese. Per Pierre George, lo spazio industriale (parte dello spazio geografico, che si trasforma e viene trasformato nel tempo dai processi di territorializzazione) insieme concentrato e universale, discontinuo e organizzato in fasci di relazioni. I diversi percorsi di industrializzazione hanno consentito di individuare sei tipologie: 1. Aree industriali metropolitane; 2. Regioni industriali consolidate; 3. Regioni manifatturiere in declino; 4. Aree tecnologiche; 5. Regioni periferiche in via di sviluppo; 6. Regioni periferiche sotto sviluppate Per misurare il processo di sviluppo e di diffusione delle industrie vengono in genere utilizzati come indicatori la produzione energetica e il consumo; la produzione manifatturiera e il valore aggiunto; il numero di occupati e la loro incidenza. Le nuove localizzazioni industriali delle grandi imprese hanno cercato di minimizzare il costo del lavoro, determinando una divisione internazionale del lavoro (risultato della globalizzazione della produzione che si manifesta con la diffusione dellindustrializzazione in numerosi Paesi e con lapprovvigionamento globale), che ha innervato il processo di internazionalizza zio. Limpresa rete la nuova configurazione per le relazioni tecnico-funzionali delle imprese, cioe una gamma di imprese interdipendenti, colegate in diverse forme contrattuali, che operano in forma dipendente o autonoma alla realizzazione del progetto-prodotto.

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Capitolo 5 Geografia del terziario


Il settore terziario lofferta di servizi, con elevato contenuto di immaterialit, destinata alla popolazione e agli altri attori economici. Il riferimento allimmaterialit tratta di una prestazione che, sebbene consenta di collegare i diversi segmenti di produzione materiale di un bene a differenzi fruitori, pu essere rivolta sia a migliorare lattivit umana che a favorire lorganizzazione economica e lo sviluppo complessivo del Paese. In tal senso, lattivit di servizio pu riferirsi a un bene immateriale come listruzione, che innalza il livello di vita della popolazione, oppure a un bene materiale, come un semilavorato, che per essere utilizzato deve necessariamente essere trasferito da un luogo di produzione al luogo di consumo. Il terziario presente in ogni contesto territoriale, ma si differenzia per quantit e qualit di servizi che possono essere svolti da imprese private, istituzioni pubbliche e professionisti. Il processo di espansione del terziario modifica e struttura il tessuto territoriale, in particolare selezionando e rafforzando alcune trame urbane. La terziarizzazione delleconomia un fenomeno diffuso, in quanto presente in tutti i Paesi del mondo, ma non uniforme per la diversit dei caratteri strutturali e spaziali che lo contraddistinguono. Le classificazioni del terziario sono: -merceologica, dove le attivit vengono raggruppate in relazione alloggetto del servizio e si distinguono in: Trasporti e comunicazioni (trasporto di merci, persone e informazioni); Commercio (ingrosso, dettaglio, alberghi) Credito e assicurazioni (sistema bancario e assicurativo); Servizi per le imprese (di tipo finanziario, organizzativo, commerciale e tecnico); Servizi collettivi di interesse pubblico (istruzione, sanit, sport); Pubblica amministrazione (uffici pubblici del governo centrale e degli altri enti locali.

-funzionale, dove le attivit vengono raggruppate distinguendo il destinatario finale del servizio: Servizi alle famiglie, destinati al consumo finale come il commercio al dettaglio. La dimensione demografica e il reddito prodotto e disponibile determinano la quantit e qualit dei consumi delle famiglie e di conseguenza orientano la localizzazione delle attivit terziarie si forma cos una struttura piramidale dei servizi, cio la forma che rappresenta la diffusione dei servizi in base alle diverse peculiarit di utilizzo. Servizi per la collettivit, gestiti dallo Stato per consentire la crescita del Paese.

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Le attivit pubbliche si devono distinguere in quelle amministrative e quelle di interesse collettivo. Lorientamento spaziale del terziario pubblico devo seguire la distribuzione della popolazione al fine di garantire laccessibilit ai servizi che possono essere obbligatori (formazione scolastica) oppure liberamente scelti (formazione universitaria).

Servizi per le imprese, che vengono ripartite in cinque gruppi:


1. Il terziario per il terziario, dove si collocano tutte quelle funzioni destinate a supportare lorganizzazione dei servizi alle famiglie; segue lorientamento territoriale del terziario alle famiglie, e quindi segue la distribuzione della popolazione e il suo reddito. 2. Il terziario alla produzione e alla distribuzione, che offre servizi di pulizia e di ristoro aziendale, attivit di analisi chimiche e merceologichelorientamento territoriale tende a seguire la distribuzione spaziale delle industrie cui vengono offerti servizi esternalizzati per il terziario. 3. Il terziario per la gestione amministrative e finanziaria, costituito da servizi continui di vigilanza, elaborazione dati, consulenza; come per il terziario alla produzione, la localizzazione segue la distribuzione territoriale dei destinatari a cui offrono i servizi. 4. Il terziario decisionale, costituito da attivit prevalentemente finanziarie che orientano il potere economico e politico del Paese, e si distribuiscono in concentrazioni nelle citt pi importanti del mondo5. Il terziario di ricerca e sviluppo, sviluppatosi per innovare i processi produttivi (scegliendo gli addensamenti produttivi e le aree di specializzazione industriale) o per innovare i prodotto, le principali aree metropolitane.

Attivit quaternarie, ossia attivit di comando, decisione, pianificazione e orientamento politico e


culturale, che vengono espresse dal governo politico e dalle grandi imprese industriali alle diverse scale geografiche di riferimento. Il terziario pubblico linsieme delle attivit di servizio svolte dallo stato e dalle istituzioni pubbliche per innalzare lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Lo stato tende quindi a distribuirle territorialmente, aumentando le strutture di servizio e diversificandole per peculiarit funzionali. E evidente come lespansione del terziario pubblico sia correlata ai livelli di sviluppo raggiunti dal paese in quanto dalla finanza pubblica disponibile deriva la quantit e variet dei servizi messi a disposizione della collettivit. Il terziario privato costituito da una serie di attivit di servizio destinate al mercato, svolte da imprese e professionisti privati. La sua distribuzione territorial dipende dalla dimensione quantitativa del potenziale mercato e dalla sua capacit di spesa. Inoltre il prezzo del servizio erogato dai privati segue i parametri aziendali al contrario del terziario pubblico.

Gli orientamenti territoriali delle attivit terziarie


La localizzazione delle attivit terziarie segue la distribuzione spaziale della popolazione e delle imprese e contribuisce a rendere sempre pi complesso il tessuto territoriale lo sviluppo sociale e economico si riflette sullo spazio geografico, che viene strutturato per consentire lo svolgimento

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delle funzioni insediative e produttive, dando origine o rafforzando la citt, che tende a attrarre e a diffondere intensi flussi di risorse materiali e immateriali. Il passaggio dalleconomia rurale alleconomia industriale e terziaria ha di fatto orientato e rafforzato i processi di urbanizzazione. Lorientamento territoriale del terziario tende a replicare quello industriale, che viene sostituito dalla gamma di attivit di supporto alle imprese. Il processo di terziarizzazione non si sviluppa soltanto nei contesti urbani, ma tende a diffondersi anche laddove siano ancora prevalenti altre attivit, si agricole che industriali. La separazione tra terziario e secondario ormai molto sottile e i legami che si instaurano tra i diversi comparti finiscono per indebolire la limitazione tra i due settori, che sembrano viceversa rappresentare un continuum di funzioni economiche. La rappresentazione cartografica utilizza un utile strumento interpretativo elaborato da Attilio Celant negli anni Ottanta: la matrice delle compresenze, che una tabella a doppia entrata dove vengono ordinati i servizi per livello gerarchico (nelle colonne) e i comuni (nelle righe) per dimensione demografica, al fine di verificare i livelli di terziarizzazione raggiunti nellarea geografica di riferimento. Nella matrice si trovano delle anomalie, definite rumore della matrice: sono servizi non allineati alla dimensione demografica del contesto urbano, che dipendono dalla peculiarit del comune che svolge della attivit specializzate in un comparto o dalla contiguit spaziale che diffonde nei comuni limitrofi attivit di pi elevato livello gerarchico.

I trasporti e le comunicazioni
Il sistema dei trasporti ha consentito e sostenuto la crescita e lo sviluppo di tutti i sistemi economici e sociali. Il trasporto ha dovuto sostenere lo sviluppo economico e sociale dei Paesi, superando i vincoli frapposto dallambiente naturale e dalla distanza geografica dei luoghi; modificando strutture e mezzi; aumentando e diversificando le direttrici di flusso. In particolare, la distanza geografica tra le diverse localit, misurabile geometricamente in una retta, si di fatto declinata in distanza itineraria (percorso tra luoghi per tipo di trasporto) e in distanza economica (misura della distanza tra luoghi, che si esprime moltiplicando il costo unitario di trasporto per tipo di trasporto con la distanza itineraria e dividendolo per la velocit di circolazione del vettore utilizzato). Nel 1948, Edgard Hoover ha posto lattenzione sul peso delle operazioni di carico e di scarico, che potevano susseguirsi nei casi di cambiamento nelle modalit di trasporto, generando dei costi fissi ben pi rilevanti del costo variabile di percorrenza che tendeva a crescere in maniera meno che proporzionale rispetto allaumentare della distanza. Questa composizione dei costi definisce tre livelli di convenienza: 1. Sulle distanze brevi, il trasporto meno costoso quello stradale; 2. Sulle distanze intermedie il ferroviario; 3. Sulle lunghe distanze, il trasporto pi conveniente quello marittimo. Il sistema dei trasporti si articola in settori, che a sua volta genereranno un servizio ampiamente differenziato, in virt delle relazioni tecniche e funzionali che intercorrono tra i tre elementi essenziali: il percorso, i punti di accesso, il veicolo. La classificazione prevalente poggia sul tipo di percorso e quindi sul vettore utilizzato e distingue i trasporti in: - Stradali: strade statali, provinciali, comunali, private

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- Su rotaie: reti ferroviarie - Marittimi, dove i porti rappresentano i terminali e punti di accesso prestabiliti; - Acque interne: fiumi, canali, laghi - Aerei; - Via fune; - Per condotta, sia sotterranea che sottomarina, dedicati al trasporto di particolari prodotti liquidi. Lo sviluppo di questi settori stato condizionato non solo dalla diversa configurazione dei Paesi, ma anche dalle variegate forme di organizzazione economica e sociale, in grado di stimolare o di assorbire i processi di innovazione tecnologica che hanno interessato sia le varie tipologie di mezzi di trasporto, sia i pi complessi processi di infrastrutturazione della rete dei trasporti e dei suoi terminali.

La rete dei trasporti un misuratore delle relazioni tra aree geografiche diverse che poggiano su: - Complementariet: linterazione spaziale si realizza attraverso il sistema delle comunicazioni perch si scambiano risorse tra le diverse aree geografiche; - Convenienze alternative: linterscambio e linterazione tra due aree sono possibili soltanto se non vi sono convenienza alternative, offerte da altre aree; - Contenimento della distanza economica, altrimenti linterazione possibile tra due aree provocher la sostituzione del prodotto; - Complessit dei fattori generatori di interscambio. Nellambito dei trasporti, particolare rilievo assumono i nodi, cio luoghi urbani collegati e interconnessi che, nellambito di unarea geografica, presentano i pi elevati livelli di accessibilit. Un nodo che di fatto costituisce il principale punto di entrata o di uscita di una regione prende il nome di gateway. Sia i gateway portuali che quelli interni assumoni modelli organizzativi omogenei, detti di containerizzazione, grazie allunitizzazione dei traporti. Ci comporta una notevole riduzione delle cosiddette rotture di carico che incidono sui costi del trasporto. Le interazioni spaziali inoltre non si possono racchiudere soltanto nel mero ambito della circolazione di persone e merci, ma si sono progressivamente estese alla comunicazione e alla informazione. Le innovazioni che si sono avute in questi ultimi due settore hanno completamente trasformato la natura degli scambi dellinformazione. Le grandi trasformazioni del sistema dei trasporti e delle comunicazioni hanno consentito non soltanto levoluzione delleconomia nei diversi Paesi del mondo, ma anche il rafforzamento del ruolo svolto dal commercio internazionale. E necessario distinguere tra le varie categorie merceologiche quelle che presentano pi elevati contenuti di high tech, come aerei, rispetto alle categorie a basso contenuto tecnologico. La distinzione incide soprattutto sul ruolo svolto dal Paese. Qualora le esportazioni si svolgano con prodotti tradizionali, a basso contenuto tecnologico, linserimento nel commercio internazionale di nuovi Paesi produttori determina la riduzione delle quote di mercato internazionale e quindi la perdita di posizionamento del Paese; viceversa esportazioni a alta tecnologia o a alto contenuto innovativo non possono che rafforzare il ruolo e la posizione internazionale. Lintensificazione del commercio internazionale si avvalsa del sistema bacario e finanziario, che si specializzato per sostenere sia gli scambi internazionali che la domanda di finanziamento di operazioni alester,

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trainata in particolare dalle esigenze delle imprese multinazionali.

Il turismo
Tra i servizi dedicati alle persone si impone il turismo: il carattere fondamentale che caratterizza il turista poggia sullo spostamento da un luogo allaltro e sul pernottamento, ossia sulla fruizione di peculiari strutture ricettive. Sotto il profilo economico, il turista un consumatore particolare, in quanto spende il suo reddito personale in aree diverse rispetto a quelle in cui lo ha prodotto. Il turismo, quindi, si configura come un fenomeno di circolazione, liberamente scelto, di persone e di redditi fra luoghi diversi e su distanze pi o meno grandi. Il suo carattere spaziale evidente e si esprime in forme visibili sullo spazio geografico, ove si creano relazioni e interdipendenze fra gli elementi del sistema territoriali interessato. Il primo schema interpretativo del turismo si deve attribuire a Umberto Toschi del 1947. Il fenomeno turistico viene distinto in tre diversi aspetti: 1. Momento attivo, dove si prendono in considerazione i principali fattori che orientano la domanda turistica nella scelta della destinazione, del relativo periodo di soggiorno e della forma organizzativa. Il turismo proprio costituito dal turismo religioso, culturale, darte il turismo improprio determinato, invece, da motivi di salute, di lavoro 2. Momento della circolazione, dove il turista si sposta dal luogo di residenza verso la meta prescelta, attraverso diverse modalit di circolazione turistica, con o senza soste intermedie, con o senza spese lungo litinerario. 3. Momento passivo , dove lattenzione viene focalizzata sullofferta turistica, cio sulla capacit del luogo di accogliere e intrattenere il turista. Le destinazioni turistiche necessitano di insediamenti stabili e adeguate strutture ricettive per poter attrarre flussi turistici.

In relazione alle dimensioni crescenti delle strutture disponibili si possono distinguere i centri turistici in: - Stazioni turistiche, rappresentate da aziende di cura, soggiorno e turismo; - Localit turistiche, ossia pluralit di strutture turistiche di dimensione modesta; - Nuclei turistici, come i villaggi vacanza. I centri turistici possono essere inoltre: - Monofunzionali o polifunzionali, in relazione alla presenza di uno o pi motivi di attrazione; - Monostagionali o bistagionali, in relazione alla distribuzione dei turisti nel corso dellanno; - Alberghieri o extra-alberghieri, in relazione alla prevalenza delle strutture alberghiere sul sistema ricettivo complessivo. I centri turistici devono ampliare la gamma delle opportunit ricreative, anticipando i bisogno dei turisti e in tal senso necessitano del sostegno del sistema territoriale cui insistono. Le regioni turistiche ricettive sono caratterizzate da un insieme di luoghi contigui legati insieme da relazioni formali, basate sulle connotazioni del paesaggio, che si differenziano rispetto alle aree circostanti. Il sistema turistico locale si raggiunge, invece, se aumentano i livelli di integrazione e cooperazione

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tra imprese, istituzioni e popolazione locale.

Capitolo 6 Geografia del lavoro


Nel corso del 2008 si sono manifestati preoccupanti segni di una crisi finanziaria senza precedenti. Il tema del lavoro diviene, ancora una volta, centrale: cronaca attuale, infatti, la perdita di posti di lavoro in rami strategici della produzione industriale negli USA (automobilistico) ; mentre in Italia, soprattutto nelle piccole e medie imprese, ritenute prima dellattuale crisi, il fulcro delleconomia nazionale. Con la crisi, si preso coscienza non solo dellattuale distribuzione del lavoro a livello internazionale, ma anche della mobilit del lavoro, intesa a livello settoriale, di categorie professionali e considerata causa delle migrazioni interne e internazionali. La mobilit, ossia la capacit e la propensione a muoversi e spostarsi, dipende da numero fattori, primo fra tutti la natura del mercato del lavoro e si esprime nella territorializzazione del fattore lavoro. Il lavoro, con le sue caratteristiche attuali ha il proprio fondamento nella rivoluzione industriale fin ad allora era impossibile scindere il fattore lavoro dai singoli comparti economici tra i quali spiccava quello primario. Tutti i molteplici aspetti della correlazione tra lavoro e affermazione della rivoluzione industriale dipendono dalla concentrazione di numerose unit produttive cui corrisponde una concentrazione spaziale di numerosi soggetti di lavoro (manodopera) in uno spazio definito, sostanzialmente scarso. Ci comporter una concentrazione abitativa molto elevata, che sfocia nel bisogno di organizzazione degli spazi urbani. Con la rivoluzione, il lavoro perde in parte la peculiarit di immobilit e tende a divenire pi mobile, fino a sfociare nel pendolarismo (spostamento giornaliero e con regolarit tra il luogo di residenza e il luogo di lavoro); ed con ci, che contribuisce a una diffusione di nuove forme economiche.

Il mercato del lavoro e le sue emergenze


Il lavoro un fattore della produzione e quindi stato studiato tenendo conto sia della sua localizzazione, sia delle sue caratteristiche quale merce, al pari degli altri fattori, primi fra tutti la terra e il capitale. Per sua natura, per, non pu essere definito merce, dal momento che costituito da individui e ha quindi dignit umana. Nello specifico, il lavoro un fattore di produzione vivo, radicato nellesistenza umana, e non un semplice input; il lavoratore portatore di uno spessore culturale che no gli deriva solo dal luogo della produzione, ma pi in generale dal suo ambiente il lavoro una pseudo-merce, che diventa merce mediante lofferta ai datori di lavoro. Rispetto alle risorse di materie prime il lavoro un fattore di produzione pi uniformemente distribuito sul territorio. Domanda e offerta di lavoro Il mercato il luogo fisico o concettuale dove si incontrano domanda e offerta, dalle quali scaturisce il prezzo.

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Nel caso del lavoro, la domanda rappresentata dalle qualit e quantit di attivit lavorativa richiesta dalle strutture economiche nel loro complesso e su tutte le scale territoriali; lofferta rappresentata dalla quantit e qualit di lavoro che i lavoratori intendono soddisfare; il prezzo rappresentato dal salario. Gli scambi tra domanda e offerta riguardano lattivit lavorativa, espressa in ore di lavoro o in numero di lavoratori. Dal punto di vista puramente statistico, la domanda rappresentata dal volume delloccupazione effettiva nei vari settori economici; lofferta costituita dallinsieme delle forze lavoro ( persone occupate e disoccupate in cerca di lavoro); il prezzo medio il livello di salario monetario corrisposto nei vari settori che compongono il sistema economico. Uno dei problemi cruciali per i sistemi economici quello della disoccupazione che pu essere volontaria o involontaria. La disoccupazione volontaria la quota di forze di lavoro che ritengono di non essere interessati al livello di salario determinato sul mercato e/o alle condizioni di produttivit richieste dallo stesso. La disoccupazione involontaria la quota di forze lavoro che non trova occupazione a causa di crisi economiche. In generale, di recente si imputano la consistenza e la persistenza della disoccupazione alla rigidit della domanda e dellofferta di lavoro da qui ne discende lauspicio di una maggiore flessibilit che la reazione alla variazione della domanda, che si esprime anche in forme di adattamento. Per rigidit del mercato , cio il rimanere invariato del salario al modificarsi della domanda e dellofferta, si intende, per esempio, la rigidit salariale che avrebbe impedito il riassorbimento della disoccupazione o che sarebbero una conseguenza delle imperfezioni del mercato. Per quel che riguarda il mercato del lavoro italiano, Capparucci sintetizza gli elementi di rigidit in: - Ingente peso di contributi sociali che gravano sul costo del lavoro; - Rilevanti costi di turnover (costi di assunzione, ad es.); - Normative contrattuali che limitano limpiego discrezionale del lavoro; - Forme di protezione sociale; - Minimi salariali relativamente elevati; - Scarsa variabilit del salario nel tempo e nello spazio. Lipotetica flessibilit dovrebbe essere compatibile con la crescita economica, occupazionale e della produttivit media, che permetta di avere un certo grado di competitivit sui mercati internazionali. Tutto questo dovrebbe essere fatto nellottica della legalit, mentre sappiamo che esiste un sommerso che modifica in maniera significativa il mercato del lavoro. Il lavoro e lintervento di natura pubblica Lobiettivo per qualsiasi sistema economico non pu limitarsi alla mera piena occupazione (condizione per la quale ogni singolo individuo occupato), ma deve prevedere di tenere presente che, essendo il lavoro uno dei fattori basilari della produzione, necessario essere consapevoli che qualsiasi decisione di politica economica produce effetti sul mercato del lavoro. Lintervento di natura pubblica pu essere indiretto (da non apparire immediatamente) o esplicito (con levidente intento di influire su domanda e offerta). Gli interventi sul mercato di lavoro possono essere: - Politiche delloccupazione: strumenti di carattere macroeconomico, tendenti ad agire sulle grandezze aggregate delleconomia e quindi sul livello di occupazione;

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- Politiche del lavoro: interventi di tipo microeconomico, tendenti ad agire su specifici segmenti di forza lavoro e, quindi, prevalentemente sulla composizione delloccupazione; - Politiche di sviluppo: strategie di sviluppo di sistemi produttivi integrati a livello locale per favorire indirettamente la crescita delloccupazione; sono previste in modo particolare per le aree in ritardo economico, specificatamente nelle economie duali, dove coesistono aree sviluppate e aree in ritardo di sviluppo. - Politiche di reddito: controllo dei redditi da lavoro e da capitale, per il contenimento dellinflazione e la crescita delloccupazione. Le politiche del lavoro di natura pubblica in ogni caso non possono essere esaminate solamente a livello locale o nazionale, in quanto la crisi delleconomia nella fase attuale della nostra societ, globale.

Le peculiarit del quadro italiano sono: - Le disparit generazionali, che vedono fortemente penalizzati i giovani nei confronti delle classi di et pi mature; - Le disparit di genere, cio forti asimmetrie tra occupati, che vedono le donne rappresentare una quota ancora marginale del mercato del lavoro, nonostante via sia un trend positivo in questo senso. In Italia vi una forte difficolt nellentrata nel mondo del lavoro si sono sviluppati contratti di lavoro come il part-time, il co.co.co., il co.co.pro, che sono indirizzati a garantire una maggiore flessibilit nel mercato del lavoro. (scheda cassa integrazione guadagni)

Le territorializzazione del fattore lavoro


Nella teoria economica neoclassica, il mercato del lavoro trattato come un qualsiasi altro fattore, la cui localizzazione strettamente legata al prezzo, mentre trascurato il contesto sociale, che invece appare decisivo. Il fattore lavoro spazialmente differenziato, proprio in conseguenza del fatto che espressione di esperienze di varia natura e di valori culturali, strettamente legati allambiente. Le stesse strutture produttive domandano non solo quantit di lavoro, ma spesso qualit, intesa quale specializzazione, strettamente legata a luoghi e regioni. A comportamenti soggettivi nei confronti del lavoro, interagiscono fattori sociali, che sono insieme causa ed effetto di relazioni politiche e sociali filtrate attraverso codici culturali propri dellambiente del lavoratore. I fenomeni di conflitto, di cooperazione o di altro che ne derivano conducono a considerare il lavoro come un fattore che espressione del territorio. Sia per quanto riguarda il tasso di attivit per regione che per il tasso di occupazione e di disoccupazione, esiste una forte dicotomia tra le regioni del Centro-Nord e quelle del MezzogiornoIsole. La mobilit dellofferta di lavoro Sebbene per tradizione si pensi che lofferta del lavoro abbia una scarsa mobilit, dovuta essenzialmente alle consuetudini lavorative e ai luoghi di residenza, la storia ci mostra al contrario una discreta propensione alla mobilit, variamente aggettivata.

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La mobilit pu essere considerata: - Allinterno della struttura stessa dellofferta di lavoro pu essere ricondotta a spostamenti tra i diversi settori economici richiedenti lavoro o spostamenti tra le categorie professionali; - Quale spostamento da unarea a unaltra si tratta di spostamenti rappresentati da migrazioni su diversa scala territoriale, dalle singole circoscrizioni amministrative, ai singoli Paesi, al contesto internazionale. Dal punto di vista temporale possono essere spostamenti temporanei o permanenti. La mobilit dellofferta contribuisce a originare, trasformare, complessificare linsieme dellorganizzazione territoriale, con nuove forme di insediamento, di espansione o di ridimensionamento delle strutture abitative, dei centri abitati e delle infrastrutture. Non vanno inoltre trascurate le conseguenze di ordine psicologico derivanti dalla mobilit del fattore lavoro. La domanda e lofferta di lavoro si confrontano con le molteplici specificit e specializzazioni, e nelle diverse aree, adeguandosi luna allaltra e dando luogo anche a cambiamenti temporali e strutturali. Una delle manifestazioni pi importanti di tal adeguanto tra domanda e offerta sono gli spostamenti intersettoriali, cio il passaggio della manodopera da un settore allaltro dellattivit economica (per esempio dallagricoltura allindustria questo passaggio stato fondamentalmente agevolato dalla possibilit di percepire un salario pi elevato, meno stagionale e meno precario che non quello agricolo). Tali spostamenti non hanno, per, ricadute soltanto positive. Infatti, non tutti i lavoratori sono in grado di effettuare un passaggio da un settore a un altro che richieda un pi elevato grado di specializzazione. Da non trascurare sono gli aspetti psicologici e sociali di tali spostamenti, da un tipo di lavoro prettamente stagionale a uno industriale determinato dalla catena di montaggio in primis. Cio richiede senza dubbio una forte e radicale adattabilit a nuove e completamente differenti condizioni di lavoro. Gli spostamenti tra categorie professionali sono il passaggio da una categoria allaltra degli occupati da lavoratori dipendenti a indipendenti. (per esempio da operaio a imprenditori). Inoltre si individuano nuove categorie, tra gli indipendenti, per esempio le figure dei co.co.co. e dei prestatori dopera occasionale, introdotte dagli interventi di politiche del lavoro in merito alla flessibilit.

Spostamenti intersettoriali e tra categorie professionali interagiscono, sono influenzati e a loro volta influenzano la mobilit del lavoro territoriale, che si esprime sotto forma di spostamenti di popolazione da campagna a citt, da aree poco sviluppate ad aree di consolidato sviluppo economico. Gli spostamenti assumono sovente un aspetto globale dando luogo alle migrazioni internazionali. Le migrazioni internazionali sono gli spostamenti di individui da uno Stato allaltro e dipendono da un mercato del lavoro fortemente interrelato alle economie delle singole aree; si possono cos interpretare come la risposta dellofferta (lavoratori), che disposta alla mobilit rispetto alla domanda (organizzazione della produzione). Secondo Simoncelli, i caratteri distintivi delle migrazioni internazionali si possono distinguere in relazione:

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- Alla durata, in temporanee o permanenti; - Alla composizione, in di singoli individuo o di interi nuclei familiari; - Allambito territoriale, in intracontinentali (minore distanza) e intercontinentali; - Alle qualit lavorative dellemigrante, se pi o meno specializzato; - Alle modalit, in migrazioni volontarie individuali, pianificate o programmate, legali, clandestine. Le aree di destinazione (Occidente; Paesi del Vicino Oriente ricchi di risorse petrolifere, Paesi industrializzati dellEst asiatico) sono quelle in cui pi elevato il livello di reddito, maggiori sono le opportunit di occupazione, e che le aree di provenienza sono quelle in cui il reddito basso, scarseggia il lavoro, il sistema produttivo non ancora sviluppato. Le migrazioni sono alimentate non dai pi poveri del globo, piuttosto da coloro che non si accontentano del lavoro del luogo di residenza e che hanno conoscenza dellesistenza di opportunit migliori fuori del proprio Paese. Tra i fattori che influiscono nella scelta dellarea di destinazione troviamo le affinit di ordine culturale, affinit linguistiche, motivazioni storico-politiche; prossimit geografica. I flussi migratori internazionali subiscono forti accelerazioni e forti frenate a seconda dellandamento delleconomia nelle varie aree del mondo, che si ripercuote inevitabilmente sul mercato internazionale del lavoro.

Capitolo 7 Geografia delle complessit urbane


Quando si parla di citt generalmente si intende qualcosa che non sia campagna, e pertanto il villaggio, il borgo e la borgata sostanzialmente sono considerati campagna. Tuttavia le aree suburbane e rururbane ( non ancora pienamente coperte dalledificato e in cui sono presenti segni attivi di agricoltura) non sono pi considerate campagna. La soglia tra citt e campagna deve essere trovata nella densit delledificato o della popolazione residente. Laggregazione di pi soggetti allinterno di un territorio ristretto, quale quello urbano, da vita a quelle che oggi chiameremmo economie di agglomerazione dette anche economie urbane. La condivisione dello spazio insediativo diventa un elemento di rafforzamento della comunit che viene a crearsi, in quanto si ottengono dei vantaggi che non si avrebbero se si restasse isolati, rendendo maggiormente produttive talune attivit economiche. Le prime citt risalgono a 5000 anni fa, in mesopotamia e lungo la valle del nilo, non a caso vicino a importanti corsi dacqua, fondamentali non solo per lirrigazione, ma anche per i commerci tra la costa e le acque interne. Tuttavia bisogna aspettare la rivoluzione industriale per osservare una vera e propria rivoluzione urbana, con londra che divent la prima vera metropoli dellera contemporanea. Il fenomeno urbano deve essere letto attraverso i suoi legami con il territorio. Secondo Umberto Toschi negli anni 30, c una doppia definizione di citt, presa singolarmente e prese come unit di una distribuzione, si pu parlare infatti di poleogeografia, cio una geografia della citt, che si occupa della morfologia urbana e di una geografia delle citt che consiste nello studio della distribuzione delle unit urbane nei rapporti di interdipendenza con lambiente geografico naturale e umano.

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Nel corso degli anni 50 il funzionalismo diventa un punto di riferimento obbligato per chi si occupa non solo di geografia urbana, ma di tutti i fenomeni che mettono in atto relazioni orizzontali tra gli elementi di un territorio. Questo porter alla definizione di citt come luogo in cui si creano forze in grado di generare e attrarre flussi da e verso gli altri centri. Per misurare lestensione di tali fenomeni si fa riferimento a modelli teorici ed analisi empiriche in grado di ricostruire i campi di forza in gioco. Con tali analisi si tenta di delineare i confini entro i quali la citt serve a s stessa e i confini entro i quali entra in relazione con i centri minori o altre citt. La citt sar quindi suddivisa in: Umland: corrisponde allarea dei pendolari cio quellarea allinterno della quale possibile misurare gli spostamenti giornalieri per motivi di lavoro o studio. Hinterland: generalmente pi ampio dellumland, lhinterland larea degli spostamenti pendolari saltuari verso il centro urbano pi importante che si innescano per acquistare beni o utilizzare servizi non reperibili nei centri minori. Viene usato sesso per delineare la cintura di centri che fungono da aree residenziali per i lavoratori che si recano giornalmente presso il centro pi importante, ma che svolgono anche funzioni produttive o commerciali decentrate dal centro urbano. Area di influenza: la distanza massima che raggiunge la capacit di attrazione di una citt ed pi sfumata nellestensione rispetto alle prime due.

La citt sviluppa i suoi rapporti funzionali sino a formar una vera e propria citt-rete integrando allinterno di essa confini esterni alla citt, attingendo al territorio che la circonda. Unintegrazione ce non esclude una successiva inclusione di tali aree mediante il fenomeno della conurbazione cio della saldatura di citt e centri minori, diventando dapprima una citt sistema e successivamente una metropoli, per poi sfociare ingrandendosi sempre di pi in megalopoli. Anche se non si giunge alla megalopoli un centro di maggiore importanza potr essere riconosciuto come regione urbana o come area metropolitana. La citt, pur lontana dalle metropoli e aree metropolitane, e pur potendo assolvere autonomamente alla maggior parte delle funzioni, non resta isolata, ma tocca altre citt per completarle. Si parla quindi una rete di citt, integrando le proprie funzioni per giungere a sistemi di citt. Le economie urbane I processi di crescita urbana sono determinati da processi economici e sociali di causazione circolare e cumulativa, ossia il meccanismo centripeto di attrazione di flussi materiali e immateriali, che creano una concentrazione di produzione-consumi tale da attrarre altri investimenti e quindi altri processi produttivi, con una crescita continua. Ci che determina vantaggi nella concentrazione delle attivit economiche e che porta alla crescita della citt sono particolari economie di agglomerazione che nel caso delle citt prendono il nome di economie urbane. Queste sono particolari economie di scala per le quali solo raggiungendo una dimensione urbana adeguata si ottiene il massimo dellefficienza. La citt e la regione urbana in questo modo funge da serbatoio di manodopera nelle attivit commerciali, industriali e di servizio, ma anche il luogo in cui possibile avere unelevata domanda di beni e servizi provenienti dalla citt stessa e dalle aree circostanti, e per le citt globali, anche da migliaia di km. Tuttavia le economie di agglomerazione, possono anche dar vita a rendimenti decrescenti, che conducono a una riduzione delle economie di

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scala prodotte dallagglomerazione, divenendo diseconomie di agglomerazione (mancanza di adeguate politiche urbane che conducono a traffico, congestione dei trasporti e delle comunicazioni, aumento criminalit ecc..). Il ciclo di vita delle citt e le trasformazioni urbane Le citt si trasformano continuamente. Molte di queste notano una circolarit dei processi di cambiamento e di crescita delle citt e parlano di ciclo di vita della citt stessa. Il ciclo di vita composto di 4 fasi: -Urbanizzazione: un processo continuo che consiste nellespansione della citt soprattutto nellarea centrale, che vede crescere il numero degli abitanti, a danno delle popolazioni rurali. -Suburbanizzazione: si presenta come un fenomeno di decentramento della popolazione residente nella fasce periferiche della citt e si manifesta attraverso un incremento della popolazione in tali aree. E un fenomeno favorito dal miglioramento dei trasporti e determinato dalla ricerca di costi pi bassi per gli appartamenti, ma anche dal desiderio di sfuggire ad altri aspetti negativi che caratterizzano il centro urbano quali la congestione, la decadenza di alcuni quartieri e la criminalit. -Controurbanizzazione: il decentramento porta inoltre alla crescita dei centri urbani di minori dimensioni in prossimit del centro urbano maggiore. La perdita di popolazione del centro urbano maggiore spesso riconducibile a una rinfunzionalizzazione della citt, in cui i centri residenziali si spostano allesterno o nella periferia della citt per lasciare al centro le attivit di servizio. In alcuni casi il centro della citt o core area diviene quasi area esclusiva per le attivit di servizio. Altre volte il processo di controurbanizzazione porta alla vera e propria creazione di new town attorno al centro urbano maggiore. (caso londinese) -Riurbanizzazione: si ritorna a un processo di urbanizzazione della citt, spesso accompagnato dal fenomeno di gentrification ossia di una riqualificazione della composizione abitativa di un quartiere della citt . (esempio, quartiere di harlem new york)

Le funzioni urbane
La funzione di una citt la funzione che la citt assume allinterno di un territorio e che giustifica la sua nascita. Bisogna distinguere tra: Funzioni urbane: sono tutte quelle che la citt mette in atto al fine di servire il centro urbano stesso o i centri urbani che hanno un rapporto funzionale con tale centro. (produttive, residenziali, amministrative, sociali, commerciali, finanziarie, turistiche) Specializzazione funzionale: la funzione urbana prevalente, quella per cui la citt si distingue e che pu essere allorigine della formazione della citt stessa. (es.. citt portuale, turistica, industriale). La specializzazione funzionale pu essere misurata con quello che viene chiamato indice del surplus di occupazione. Un centro risulta specializzato se loccupazione di un determinato settore del centro urbano, supera il valore atteso delloccupazione di quel settore a livello nazionale.

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Le citt moderne prendono vita da una profonda specializzazione delle aree che porta a una successiva complessificazione delle funzioni, fino a condurle a divenire localit centrali (sono quelle citt che offrono beni e servizi ai centri circostanti, che dipendono da esse).

Larmatura urbana
Larmatura urbana un sistema di reti. Una rete un sistema di citt che d vita a flussi di persone, merci e informazioni. Proprio perch si tratta di sistemi tali reti si sovrappongono tra loro pur appartenendo a diversi ambiti e diversi livelli. Esistono tre livelli di rete: Primo livello: appartiene alla rete urbana, alla sua organizzazione e gestione, che rappresentata dalle relazioni che si instaurano tra i centri urbani, di dimensioni diverse con funzioni diverse. Secondo livello: la rete di primo livello determinata dalla presenza allinterno della stessa, di una rete di secondo livello, formata a sua volta da tre reti o Produzione: riguarda le imprese e le loro reti logistiche che si creano da e verso limpresa stessa. o Consumo: riguarda la distribuzione commerciale, dagli ipermercati al negozio al dettaglio con i servizi connessi. o Personale: riguarda lindividuo e la sua vita dogni giorno. Ne fanno parti i servizi alle famiglie, ma la rete personale e ogni individuo ha la propria rete che dipende dalle proprie esigenze. (scuola, lavoro, svago) Terzo livello: riguarda la rete delle infrastrutture tecniche, cio le reti di trasporto (strade, ferrovie) e quelle di comunicazione (telefono, internet).

Allinterno della rete, agiscono dei rapporti di forza che possono essere di tipo: Rete polarizzata: unarmatura urbana in cui un solo centro urbano di grosse dimensioni catalizza gli altri centri urbani, dovuto principalmente dalla presenza di unelevata quantit di servizi, dai pi banali ai pi rari allinterno del centro urbano. (Es.. parigi, roma antica con le strade consolari) Rete gerarchica: per rete gerarchica intendiamo una distribuzione ordinata di centri urbani in cui ogni centro assume un certo numero di funzioni urbane e serve unarea di dimensioni proporzionali ai servizi offerti. I centri che offrono servizi pi banali sono pi numerosi di quelli che offrono servizi pi rari e vi un solo centro (la localit centrale) che offre i servizi e i beni pi rari alla regione, la cui estensione dipende dalla portata di questi beni. Rete complementare: una rete urbana caratterizzata dalla presenza di centri di uguale livello gerarchico. In tale contesto, non c la prevalenza di un centro sugli altri e, nel caso di perfetta complementariet, si in presenza di una specializzazione funzionale di ognuno dei centri. In tal modo si attuano delle economie di scala e di agglomerazione, proprio come

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succede con i distretti industriali marshalliani. (es. rete urbana complementare, pianura padana).

Il modello Christaller-Losch
Walter Christaller nel 1933 afferma che i fattori economici sono decisivi per lesistenza delle citt. Essi creano rapporti tra centri di taglia e di importanza differente che, a causa di tale interazione, si distribuiscono in maniera diversificata sul territorio. In base quindi alla maggiore o minore quantit di servizi messi a disposizione si stabilisce una gerarchia in cui il centro pi importante la cosiddetta localit centrale che offre beni e servizi centrali alle localit complementari. Il modello inserito allinterno di uno spazio perfettamente pianeggiante e percorribile senza ostacoli di alcun genere e in alcun modo possibile in tutte le direzioni. E allinterno di questo spazio disegnata una armatura urbana costituita da una localit centrale che serve sei localit complementari, che a loro volta servono altre 6 localit di livello inferiore. Ci si ripete per 7 livelli gerarchici. Ogni localit avr una sua area di mercato. Questo ben definito da Losch che idealizza il mercato attraverso il cono della domanda in un diagramma cartesiano dove lorigine degli assi il centro urbano sullascisse c la distanza e sulle ordinate la domanda di beni e servizi, questultima diminuisce a mano a mano che ci si allontana dallorigine degli assi, in quanto sulla distanza incidono i costi di trasporto che, una allaumentare della distanza dal centro urbano riducono la convenienza a recarsi presso quella localit per acquistare beni o servizi, ci determina la portata del bene o servizio. Chi si trover fuori dalla portata del bene o servizio per quella specifica localit, si trover allinterno di unaltra portata per unaltra localit, a indicare che vi un continuum di localit e aree di mercato con diversi centri urbani. La dimensione del mercato e quindi la centralit di una citt, dipende dalla sua dimensione demografica. Il concetto di soglia, come area di mercato minima di clienti che acquistano il servizio o bene, e la portata massima sono i due concetti alla base della centralit del centro, in quanto se la soglia maggiore della portata massima del centro, il servizio o bene verr venduto in un centro gerarchicamente superiore. (metodo dei telefoni regione citt per misurare la centralit) Il modello di Christaller, stato creato in matrice neoclassica, basata sullequilibrio tra domanda e offerta di beni e servizi, tuttavia noto che a prevalere lo squilibrio, determinato da particolari fenomeni che portano una localit a crescere pi che proporzionalmente rispetto ad altre. Inoltre christaller, nel suo modello non poteva considerare la seguente terziarizzazione delleconomia, e la modificata portata dei servizi che sono diventati da locali a globali. Le vie di trasporto e la formazione dellarmatura urbana Lo studio delle vie di trasporto consente di comprendere meglio la struttura e la genesi dellarmatura urbana stessa. Larmatura urbana linsieme dei centri urbani allinterno di una regione. Se da una parte sono i centri abitati a creare la necessit di linee di trasporto, le stesse spingono i centri abitati a crescere o pongono le condizioni perch possano sorgere nuovi centri. Le vie di trasporto sono uno dei modi per contenere la frizione della distanza, che si affievolita con levoluzione delle vie di comunicazione, ma che non stata mai annullata, in quanto i flussi materiali sono in continua crescita.

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La creazione e il miglioramento delle vie di trasporto portano a un ridimensionamento della distanza economica, che si esprime moltiplicando il costo unitario del trasporto con la distanza itineraria, dividendo per la velocit di percorrenza del vettore utilizzato. Questo ha ridotto i tempi di trasporto e ha contribuito a ridurre i costi. Il modello che cerca di spiegare levoluzione dellarmatura urbana, un modello dal basso elaborato da Haggett nel 1965, in cui in fasi successive, vengono a formarsi dei centri sempre pi di numero ridotto ma sempre pi connessi alle vie di trasporto e altri centri complementari staccati dalle principali linee di trasporto. Tale modello di evoluzione omogenea, spiega solo levoluzione dellarmatura nei paesi industrializzati con un processo di crescita economica graduale. Nel modello di sviluppo dallalto utilizzabile per paesi ex-coloniali, larmatura urbana non nasce dalla struttura delle localit presenti gi allinterno del paese, ma nasce dallesigenza commerciale dei paesi colonizzatori. Il modello che tenta di spiegare lo sviluppo urbano in questi paesi il modello di Taaffe, Morril e Gould in cui ad esempio in brasile, c una penetrazione verso linterno con la creazione di centri di commercio interni, che sviluppano in fasi, fino a divenire completamente collegati i centri costieri, interni e i centri pi importanti. Il modello di Vance invece spiega lo sviluppo della rete urbana nei paesi colonizzatori e nei paesi coloniali, legato al flusso di merci e persone che si stabilisce tra di essi.

La logistica, lintermodalit e i costi di trasporto I costi di trasporto influenzano la localizzazione dei servizi e la distribuzione dei beni. I costi totali di trasporto hanno una triplice componente: Costi fissi : sono quelli legato alla costruzione della via di traporto o ai costi di ammortamento del mezzo di trasporto Costi variabili: sono soprattutto i costi del carburante e della manodopera, crescono col crescere della distanza da percorrere o col tempo di percorrenza Costi di terminale: sono quelli relativi al carico e allo scarico del prodotto dal mezzo di trasporto

A partire soprattutto dalla met del XX secolo, sono state messe a punto modalit di trasporto in grado di abbassare i costi unitari di trasporto e ridurre la frizione della distanza. (navi pi grandi, centri intermodali, trasporto combinato ecc..). Un modello di riferimento per il trasporto il modello di Hoover del 1948. Secondo questo modello, ogni mezzo di trasporto ha costi fissi, costi di terminale e costi variabili diversi, per cui ogni modalit di trasporto viene scelta in base a tali costi fissi/terminale e sulla distanza da percorrere. (grafico: ordinate costi, ascisse distanza di percorrenza) Trasporto su strada: ha bassi costi fissi e di terminale, ma costi variabili molto alti, per cui risulta essere conveniente per le brevi distanze.

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Trasporto ferroviario: costi di terminale e costi fissi pi alti, ma costi variabili pi bassi del trasporto su strada. Trasporto navale: le economie di scala ottenute grazie a una maggiore quantit di beni trasportati abbassano notevolmente i costi unitari, per cui questa modalit risulta conveniente per i trasporti sulla lunga distanza, nonostante i costi fissi e di terminale elevati.

La Citt
La citt assume forme diversificate che derivano da una molteplicit di fattori: pianificazioni a scopo di difesa, riparo dagli eventi atmosferici, spontanei adattamenti alle condizioni fisico naturali del sito e delle vie di trasporto. A partire dallosservazione dei centri urbani e della loro morfologia (la forma della citt individuata attraverso la sua pianta), si possono individuare dei tipi generali di piante della citt: Irregolare (medievale): in Europa appartiene allo sviluppo medievale. Tale irregolarit della maglia, per non toglie che la citt medievale abbia comunque caratteristiche di regolarit simili per tutte consistenti in cinta muraria, castello, cattedrale, piazza, su cui tutte le strade convergevano. A scacchiera: tipica della citt romana e utilizzata per la gran parte delle nuove citt che i Romani operavano allinterno dellimpero. Di forma quadrata era formata con strade di orientamento nord sud (cardine) e orientamento est ovest (decumano). Alle due strade principali nord sud e est ovest corrispondevano le 4 porte della citt. La scacchiera viene riutilizzata in era ottocentesca. Pianta radiale: si diffonde soprattutto nella citt di fondazione rinascimentale e barocca come segno deleganza. Ce ne sono pochi esempi di soluzioni urbanistiche di questo tipo, uno di questi la place de lEtoile a Parigi, da cui si dipartono a raggiera dodici avenues. Citt lineari: sono quelle che si formano lungo le vie di trasporto. Si tratta di citt che si avvicinano alle strade di maggiore importanza disponendosi lungo il loro percorso per sfruttare il vantaggio di posizione.

La rendita urbana Il valore del suolo urbano o rendita urbana assume un andamento decrescente dal centro della citt verso la periferia. Tale andamento decrescente determinato dal fatto che la posizione centrale di una citt (central business district, CBD) generalmente quella pi ambita dalle attivit di servizio e commerciali, che necessitano di visibilit e pertanto sono disposte a pagare un prezzo pi alto di altre attivit per localizzarsi al centro. Ci vale finch non sussistono diseconomie di agglomerazione che possono spingere le attivit a delocalizzare. Il modello che possibile utilizzare per spiegare tale fenomeno il modello della rendita di posizione di Von Thunen. La rendita urbana si comporta come la rendita agricola solo che al posto dei costi di trasporto vi la centralit come fenomeno principale che determina la localizzazione. Le

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diverse attivit si localizzeranno in base alla loro esigenza di essere in posizione pi o meno centrale e in base ai costi che sono in grado di sopportare. Si creer quindi un paesaggio fatto a anelli concentrici, in cui ogni anello conterr unattivit o una funzione. Il mercato delle aree urbane avr una diversa elasticit della domanda. Nelle aree centrali la domanda rigida e un miglioramento dei trasporti ne riduce la rigidit, viceversa nelle aree periferiche. Eccezioni a tale modello riguardano le diseconomie di agglomerazione al centro, degrado sociale del centro urbano. Inoltre aree periferiche che si instaurano lungo le vie di trasporto principali possono assumere valori simili a quelle del centro urbano, in quanto si ottengono dei vantaggi di posizione. La creazione di insediamenti periferici pu inoltre seguire logiche speculative dal momento che laumento demografico, pu condurre a un aumento del valore delle aree periferiche. Le aree funzionali allinterno della citt Allinterno di un centro urbano si susseguono concentricamente delle aree funzionali. Il modello utilizzato per spiegare tale successione di aree il modello di Burgess. Il modello si basa sullosservazione dal punto di vista sociologico dellorganizzazione della citt, letta attraverso il paradigma ecologico. Il modello presenta questa successione ad anelli: 12345Core business district Zona industriale Zona residenziale operaia Zona residenziale Zona dei lavoratori pendolari

Tuttavia questo modello, come altri (settori radiali di hoyt) hanno una schematizzazione a volte troppo rigida che poco ha a che fare con una organizzazione della citt. Tuttavia il modello a mosaico di ullmann e harris, propone una diversa organizzazione che nasce da agglomerazione per le funzioni che traggono vantaggi dalla reciproca vicinanza. Viene quindi a formarsi una morfologia non schematizzata diversa per ogni citt ma che segue lo schema logico di una localizzazione per costi rendita urbana e per importanza di centralizzazione.

Capitolo 8 Diseguaglianze territoriali e politiche di sviluppo


Attraverso levidenza delle differenziazioni e degli squilibri nel genere di vita delle popolazioni, a cui si iniziato a dar peso dagli anni 50, si cominciava a riflettere sulle teorie e sui metodi della crescita economica e si avviava unintensa attivit di sperimentazione di strategie di sviluppo, in grado di modificare i divari territoriali.

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La crescita economica il processo regolare di accrescimento della capacit produttiva di un sistema economico e poggia su tre principali elementi: 1. Laccumulazione di capitale che include tutti i nuovi investimenti in attrezzature e risorse umane; 2. La crescita della popolazione da cui discende la forza lavoro; 3. Il progresso tecnologico. Per Simon Kuznets premio nobel delleconomia, la crescita economica di un Paese lincremento a lungo termine della capacit di fornire alla popolazione una variet sempre pi ampia di beni economici, capacit basata sul progresso tecnologico e sui cambiamenti istituzionali e ideologici che la crescita richiede. Lanalisi condotta sulla crescita storica del reddito nazionale dei Paesi sviluppati gli consente di individuare sei caratteristiche comuni: 1. Elevati tassi di crescita del prodotto pro-capite e della popolazione; 2. Elevati tassi di incremento della produttivit totale dei fattori; 3. Elevati tassi di trasformazione strutturale delleconomia; 4. Elevati tassi di cambiamento sociale e ideologico; 5. Tendenza a estendere il raggio della propria azione al resto del mondo, in cerca di mercati e materie prime; 6. Limitazione di tale crescita economica ad appena 1/3 della popolazione mondiale. Le prime due caratteristiche costituiscono le variabili economiche aggregate, la terza e la quarta rappresentano le variabili di trasformazione strutturale, mentre la quinta e la sesta sono fattori attinenti alla diffusione internazionale della crescita. Nello sviluppo economico invece non assume rilievo soltanto la disponibilit di beni e servizi valutabile in termini di crescita economica, ma si aggiungono dei parametri qualitativi che sono strettamente determinati dal sistema culturale presente nello specifico ambito territoriale di riferimento. Il concetto di sviluppo quindi mutevole nel tempo e nello spazio, non soltanto per la naturale propensione al miglioramento dei livelli di vita della popolazione, ma anche in relazione alla diversa attenzione delle societ verso il conseguimento di nuovi parametri qualitativi. Il progresso lacquisizione da parte dellumanit di forme di vita migliori e pi complesse, in quanto associate allampliamento del sapere scientifico e al perfezionamento della tecnica. La complessit dello sviluppo economico mette in relazione: - Le risorse esplicite o palesi, che rappresentano le categorie logiche delleconomia (sono la base per lo sviluppo); - Le risorse implicite o occulte, che rappresentano le variabili extraeconomiche dello sviluppo (popolazione e relazioni stabilite con il territorio di appartenenza). Le variabili economiche, politiche, sociali e geografiche che governano lomologazione (o unificazione dello spazio) e la differenziazione (o frammentazione dello spazio) sono state descritte

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nel sistema socio-spaziale da Antonio Cunha. Alla base c Gaia, il nostro sistema terrestre, che ha subito le continue trasformazioni della presenza umana. Al di sopra, il sistema economico sostiene e viene sostenuto dalle forme culturali che dominano nei diversi territori. Molto potenti sono le relazioni che legano insieme cultura, economia e politica. Inoltre, troviamo il sistema fisico, che nellera della globalizzazione venne sostituito dal mercato.

Le principali interpretazioni dello sviluppo e dei divari


Numerosi sono stati i contributi teorici per individuare le cause che avevano determinato larretratezza di un territorio e quindi il suo mancato sviluppo. I principali studi devono essere attribuiti a:

- Perroux Gli elementi principali del suo ragionamento poggiano sullindividuazione delle possibili caratterizzazioni dello spazio economico (campo di azione dei soggetti economici che innescano meccanismi di sviluppo squilibrato), che era distinto dallo spazio geonomico o banale (spazio geografico distinto per caratteristiche fisiche e di popolazione) Ai contenuti meramente geografici dello spazio geonomico, privilegia lanalisi dello spazio economico. I diversi elementi che caratterizzano i due tipi di spazio possono dar luogo a quattro combinazioni: 1. Spazio economico contraddistinto da potenti campi di forze che agisce su uno spazio banale dotato di alta intensit di elementi geonomici regioni pi sviluppate del globo; 2. Spazio economico contraddistinto da deboli campi di forze che agisce su uno spazio banale dotato di bassa intensit di elementi geonomici regioni marginali del globo per economia e popolamento; 3. Spazio economico contraddistinto da potenti campi di forze che agisce su uno spazio banale dotato di modesta intensit di elementi geonomici regioni con ampie possibilit di sviluppo, ma bassa incidenza demografica; 4. Spazio economico contraddistinto da deboli campi di forze che agisce su uno spazio banale dotato di alta intensit di elementi geonomici regioni pi arretrate del mondo. In queste regioni, per migliorare la situazione bene avviare un polo di sviluppo (intervento esogeno di localizzare una industria di grande dimensione in unarea periferica, al fine di innescare i meccanismi di sviluppo. - Hirschman. Osserva gli effetti della localizzazione del polo di sviluppo proposto da Perroux, in unarea

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arretrata. Lui nota che il polo di sviluppo avvia un processo moltiplicatore di tipo cumulativo, generatore di nuove opportunit sia dal lato della domanda di beni e servizi sia dal lato dellofferta.

- Myrdal. Le critiche al modello di polo di sviluppo come soluzione delle diseguaglianze economiche provengono da Myrdal. Egli propone il modello della causazione circolare e cumulativa, che focalizza lattenzione sui possibili effetti di sperequazione economica conseguenti a una polarizzazione delle attivit industriali. Questo modello provocher una concentrazione di attivit economiche, che tender ad alimentarsi, per la sua capacit di generare economie esterne, in grado di richiamare nuove imprese, di offrire opportunit occupazionali e quindi una nuova domanda di beni e servizi, che potr essere soddisfatta da nuove imprese.

Tale processo viene spiegato attraverso due effetti: 1. Effetto di riflusso, ossia il trasferimento di capitale e di altri fattori produttivi verso il nuovo polo di sviluppo; 2. Effetto di diffusione dello sviluppo, quando il surplus disponibile nellarea centrale avvia forze centrifughe, che vanno a innescare processi cumulativi in altre aree, precedentemente periferiche. Tuttavia senza interventi correttivi adeguati, la diversa intensit dei due effetti non potr che favorire leffetto di riflusso con un aumento della sperequazione e degli squilibri nella regione.

Gli stadi temporali dello sviluppo Nel 1960, Rostow, e successivamente Fourasti, riflett sulle diverse fasi del processo di sviluppo: - Stadio preparatorio del decollo (pre-take-off); - Stadio del decollo (take-off); - Stadio della maturit e dei grandi consumi di massa. Entrambi gli autori prendono in esame levoluzione economica dei Paesi dellEuropa occidentale e dellAmerica settentrionale, a partire dal 1780. Nelle societ tradizionali prevale lattivit agricola, mentre modesta la quota di occupazione nelle attivit di trasformazione e di commercializzazione. In seguito, lavvio e laffermazione dellattivit industriale hanno trasformato la struttura produttiva, con un trasferimento degli addetti dallagricoltura al secondario e al terziario. Questa modifica ha avviato il processo di trasferimento della popolazione, dalle campagne alle citt, determinando una poderosa trasformazione territoriale. Fiedmann nel 1964 fu colui che per la prima volta ha postulato le fasi dello sviluppo: 1. Fase preindustriale, che presenta i diversi centri urbani, i quali svolgono una funzione dominante esclusivamente sui territori circostanti, ancora dediti alleconomia primaria (staticit dello sviluppo); 2. Fase dellindustrializzazione incipiente, che sottolinea il predominio di un centro, il quale in

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grado di attrarre opportunit economiche rispetto al territorio circostante; avvio dello sviluppo squilibrato tra centro e periferia. 3. Fase di maturit industriale, che si realizza quando la periferia si scompone e al suo interno si sviluppano altri centri di crescita strategica che di fatto frenano la predominanza dellunico centro; 4. Fase dellintegrazione spaziale, che mette in evidenza lintegrazione economico-spaziale di uneconomia. Il ragionamento poggia sulla trasformazione dellorganizzazione spaziale che deriva dallevoluzione delle interrelazioni fra i centri urbani e le aree circostanti. Lo spazio economico viene distinto in quattro tipologie: 1. Un centro urbano-industriale, che concentra risorse materiali e immateriali; 2. Le aree periferiche, economicamente dipendenti dal centro; 3. Le regioni di frontiera, utilizzate per lo sfruttamento delle risorse rinvenute che originano fenomeni di immigrazione; 4. Le aree periferiche o aree transazionali a tendenza discendete, contraddistinte da declino economico e emigrazione.

Le principali critiche al modello elaborato da Friedmann si possono sintetizzare in una visione prevalentemente esogena dello sviluppo. In seguito a queste critiche, lautore propone la teoria generale dello sviluppo polarizzato, dove cerca di analizzare le complesse dinamiche tra centro e periferia. Lapproccio marxista allo sviluppo. La principale caratteristica delle teorie marxiste legata alla priorit data ai rapporti sociali internazionali, che determinano su varie scale geografiche condizioni di ineguaglianza. La diversit dei processi di sviluppo nei vari paesi viene interpretata come manifestazione spaziale dei diversi processi sociali (economici, politici ed economici) Questo approccio parte dallanalisi del capitalismo, che ha esteso e rafforzato la sua influenza tramite la colonizzazione e il costante ampliamento dei mercati, inducendo alla trasformazione delle societ che diventano sempre pi funzionali a unulteriore affermazione del capitalismo stesso. Da tale paradigma, discende una visione dello sviluppo in cui la dipendenza delle aree periferiche da quelle centrali si rafforza sempre di pi. Per spiegare i meccanismi che alimentano tale processo, la teoria dello scambio ineguale viene contrapposto alla legge dei vantaggi comparati. teoria dello scambio ineguale il divario tra i prezzi di scambio che tende ad avvantaggiare il Paese esportatore di manufatti rispetto al Paese esportatore di materie prime; legge dei vantaggi comparati il risultato positivo che conseguono due Paesi nel commercio internazionale, in quanto le reciproche specializzazioni consentono di disporre di beni a prezzi pi bassi. Ogni paese tende ad esportare quei beni che produce a costi inferiori rispetto al paese

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importatore, quando pero aumentano i paesi e si infittiscono i flussi commerciali, si osserva la graduale eliminazione del vantaggio comparato nei paesi arretrati in quanto sono tutti costretti a competere per lesportazione di materie prime, danneggiandosi lun laltro e andando a rafforzare i paesi sviluppati importatori che dalla concorrenza ci guadagnano degli esportatori. Il sistema mondiale delleconomia capitalista stato analizzato da Wallerstein, che sottolinea come gli scambi internazionali abbiano dato origine a un sistema-mondo caratterizzato da una forte gerarchia. In particolare, si distinguono tre dimensioni areali: 1. Il centro, ossia i Paesi e le economie che costituiscono il motore del processo di accumulazione del capitalismo; 2. La semiperiferia, ossia le aree di pi recente industrializzazione e le regioni agricole inserite saldamente nei circuiti internazionali commerciali; 3. La periferia, regioni economicamente arretrate, che dispongono di fattori produttivi a basso costo. Le trasformazioni temporali e spaziali delle relazioni economiche e politico-sociali modellano lo spazio geografico, determinando profonde o transazioni differenziazioni. Le caratteristiche fondamentali del sottosviluppo Lacoste nel suo volume geografia del sottosviluppo ha elencato 14 caratteristiche fondamentali che contraddistinguono un Paese sottosviluppato, tra cui carenze alimentari, deficit culturale e sanitario, industrializzazione minima o incompleta Ai primi posti ci sono le difficolt maggiori per la popolazione, sono infatti le difficolt di sopravvivere che orientano tutte le attivit produttive e le forme di insediamento. Il prodotto nazionale lordo (PNL) uno degli elementi di valutazione del sottosviluppo. Attraverso la misurazione del reddito prodotto, si cercato di rappresentare le regioni del sottosviluppo e di verificare, nel tempo, i possibili cambiamenti dei singoli Paesi nelle posizioni internazionali di sviluppo. A met degli anni 50, il mondo era diviso in: - Primo mondo (Paesi a economia capitalistica); - Secondo mondo (Paesi a economia pianificata); - Terzo mondo (tutte le regioni arretrate). In seguito i paesi del terzo mondo vengono classificati in: - Paesi meno sviluppati; - Paesi in via di sviluppo. In ogni caso le classificazioni possono variare in base allistituto che effettua la classificazione.

Gli orientamenti dello sviluppo


Le politiche di sviluppo si sono mosse lungo quattro linee di pensiero: della modernizzazione, della dipendenza, dello sviluppo alternativo, delle necessit primarie. Negli anni 50-60, il paradigma della modernizzazione sosteneva la necessit e lurgenza di favorire lo sviluppo con labbandono dei valori tradizionali, mediante lindustrializzazione e la relativa

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crescita economica. Lassenza dei necessari fattori di produzione, in particolare capitale e tecnologia, rendeva indispensabile la presenza di un investitore straniero, in grado di individuare su quali settori concentrare la produzione. Le possibili intese venivano di fatto orientate dai pregressi rapporti di colonizzazione o vicinanza geografica, che pero potevano anche provocare insidiosi elementi di conflittualit. La neo-colonizzazione la persistenza di relazioni di dipendenza economica e sociale che legano ancora un Paese indipendente al Paese straniero che lo aveva precedentemente colonizzato. Alla fine degli anni 60 e ai primi dei 70, la teoria della dipendenza si contrapponeva al paradigma della modernizzazione. Il ragionamento poggiava sullorigine del sottosviluppo, causato dal mercantilismo e dal colonialismo. Le regioni del Primo mondo avevano orientato i destini dei paesi del Terzo mondo per innalzare quelle produzioni di materie prime agricole e minerarie necessarie per incrementare i livelli di sviluppo dellOccidente. Attraverso il commercio internazionale, i Paesi sottosviluppati dipendevano dai Paesi avanzati per ingenti quantit di trasferimenti in termini di investimenti, prestiti, informazioni, tecnologie. Inoltre, i Paesi sottosviluppati dovevano trasferire valuta sia per compensare i differenziali dei prezzi di scambio sia per restituire i debiti contratti. Inoltre cera anche un drenaggio di risorse umane e di capitali, senza i quali un territorio inibito nel suo sviluppo. Negli anni 70, si affermavano la teoria dello sviluppo alternativo e la teoria delle necessit primarie. Con lo sviluppo alternativo si voleva sottolineare che i grandi investimenti in tecnologie e industrie non erano in grado di veicolare le trasformazioni necessarie, perch lontane dai bisogni e dai livelli di conoscenza della popolazione locale si doveva porre lattenzione su interventi in grado educare la popolazione ad autogestire il progetto di sviluppo. E infatti sviluppo alternativo considerare prioritario intervento di sviluppo teso a soddisfare i bisogni reali della popolazione nel suo contesto territoriale. Per la teoria delle necessit primarie , sempre negli anni 70 era necessario intervenire immediatamente per eliminare le cause prime della povert (fame, sete, poca sanit). Laspetto fondamentale che caratterizza queste due teorie rispetto alle precedenti la visione dal basso dello sviluppo, ossia una visione che parte dalle condizioni reali di vita della popolazione e dal contesto tradizionale di riferimento, che aiutato e rispettato pu consentire un graduale cambiamento. Indipendentemente dalle forme istituzionali dei Paesi arretrati, ogni intervento deve essere concordato con il governo locale. Per migliorare la situazione, sono state attuate grandi opere che hanno richiesto progettazioni e investimenti dallestero, ma dallinterno hanno ricevuto grandi quantit di manodopera.

Capitolo 9 Questione ambientale e sostenibilit


La Dichiarazione del Millennio mirava a riaffermare gli scopi dellONU allinizio del nuovo

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millennio e a definire obiettivi finalizzati alla gestione sostenibile delle risorse e alla soluzione dei problemi legati allo sviluppo. Questo deve tener presente che il sistema terra composto da: - Sistema naturale, che fornisce le risorse acqua, cibo); - Sistema socio-economico, che traduce, spesso, queste risorse in scarti. Allinterno di questo sistema, la distribuzione dei fattori della produzione concorrono a creare vari tenori di vita diversi. Per riequilibrare i rapporti di questi sistemi, bisognerebbe pensare in termini di co-evoluzione tra ambiente, economia e societ. Lo sviluppo sostenibile il rapporto equilibrato tra sistema socio-economico e sistema ambientale. Si tratta di un tipo di sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacit delle generazioni future di soddisfare i propri. Questo rapporto equilibrato pu esser raggiunto anche tramite la capacit di carico, cio la quantit di biomassa che pu essere sostenuta allinterno di un sistema e che non deve essere superata ci viene misurata dallimpronta ecologica, cio la misura dei consumi individuali espressa in ettari di territorio. Malthus ha affermato che in atto uno squilibrio tra risorse alimentari e popolazione, poich la produzione di alimenti cresce nel tempo in progressione aritmetica, mentre la popolazione in progressione geometrica ( non considera per laumento dovuto alle tecnologie) la soluzione consiste o nellaumento della produzione di alimenti o nella diminuzione della pressione della popolazione. Hubbert ha dimostrato che vi sono dei limiti fisici alle risorse, affermando che la produzione mondiale di petrolio avrebbe avuto un picco intorno allanno 2000, per poi calare nei successivi 100 anni (come effettivamente in corso). Boulding affronta il problema delle risorse considerando la teoria dei sistemi. Esistono tre sistemi: 1. Aperto: hanno scambi di materia e energia con lesterno; 2. Isolato: non hanno scambi; 3. Chiuso: hanno scambi sono allinterno. Paragona la terra a una navicella spaziale, dove gli occupanti hanno a disposizione una limitata quantit di cibo e ossigeno che devo utilizzare. Lui stesso introduce il concetto di entropia, cio la misura del disordine in un sistema o la misura dellenergia non pi utilizzabile allinterno di un sistema, non perch venga distrutta, ma perch viene convertita in energia a bassa utilit. La crescita economica, misurata generalmente attraverso il PIL, un indicatore di quantit (di cambiamento), mentre lo sviluppo un indicatore di qualit di cambiamento, che include il benessere, la crescita del reddito, delle condizioni di salute, di struzione. Hardin, relativamente allo squilibrio tra risorse e popolazione, afferma che la tragedia dei beni di propriet comune, quali i beni ambientali, sta nel fatto che potendo essere accessibili a tutti senza pagare un prezzo, sono sfruttati oltre i limiti secondo lui necessario dotare di un prezzo lambiente, attraverso politiche di comando e controllo (affidate alleconomia ambitale), in modo da rendere pi oneroso inquinare e spingere verso azioni compatibili con lambiente. Il club di Roma tenta di rispondere alla questione se il processo di crescita in atto sia o no

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compatibile con lo sviluppo umano e sociale e se sia sostenibile, mettendo in relazione varie variabili che non soddisfano molti. Il risultato a cui si arriver sar un improvviso declino del livello della popolazione e del sistema industriale, a meno che non si riuscir a trovare nuovi risorse o nuove tecnologie. Tra coloro che sostengono che vi sono dei limiti biofisici alla crescita perpetua e che la crescita economica non sinonimo di sviluppo, vi Daly, che parlando di economia ecologica, sostituisce il PIL con LISEW, cio un sistema di contabilit alternativo in grado di escludere dal calcolo del PIL le voci che sono delle perdite dal punto di vista della sostenibilit e dellambiente. Il concetto di sviluppo sostenibile si sostanzia con la Commissione Brundtland, la quale chiarisce che soddisfare i bisogni significa assicurare ai poveri la loro parte di risorse per sostenere la crescita. Inoltre si afferma lequit sociale, cio leguaglianza che scaturisce anche da una pi giusta distribuzione delle risorse tra generazioni presenti e future. Il raggiungimento e il mantenimento della sostenibilit ottenuto mediante la conservazione del capitale naturale prima e dopo dei processi di produzione e di trasformazione. La sostenibilit pu essere descritta da due modi di interpretarla diversi: - Pensiero Debole: il fallimento del mercato nel campo ambientale esiste e deriva da soluzioni allinterno del mercato, come i prezzi-ombra; inoltre il capitale naturale costante ottenuto con il capitale prodotto dalluomo. Politiche win-win sono politiche che tendono a risolvere i problemi ambientali attraverso la soluzione dei problemi di sviluppo economico. - Pensiero Forte: il sistema ambientale non deve essere modificato si deve puntare su fonti di energia rinnovabili, sul riciclo La sostenibilit viene raggiunta attraverso il mantenimento del throughout da parte dellecosistema, cio non deve essere indebolita la capacit dellecosistema di sostenere lentropia dei flussi fisici di materia e energia. Politiche eco-eco sono politiche che mettono sullo stesso piano il livello economico e quello ecologico. La curva ambientale di Kuznets la rappresentazione della relazione tra reddito pro-capite e impatto ambientale, in cui questultimo aumenta nelle prime fasi di crescita economica e cala nelle fasi pi mature. Il passaggio delle politiche dallambito globale a quello locale avviene mediante politiche bottomup, dal basso verso lalto che coinvolge le forze locali. Le forme di multilevel governance invece coinvolgono un elevato numero di soggetti e di portatori di interesse. Un esempio di passaggio globale locale fornito da Agenda 21, cio un documento programmatico del 1992 sulle strategie da applicare per raggiungere la sostenibilit nel XXI. LAgenda 21 Locale prevede che le autorit locali dialoghino con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese private, creando un consenso in modo da ottenere informazioni per una migliore strategia e maggiore consapevolezza in merito al raggiungimento dello sviluppo sostenibile. Le politiche ambientali e le politiche aziendali appaiono essere in perenne opposizione. Secondo uno schema di classificazione basato sulle capacit manageriale delle imprese di affrontare ladeguamento alle disposizioni in materia ambientale, latteggiamento pi frequente quello di tipo adattivo, dove limpresa sceglie di uniformarsi alla legislazione ambientale vigente. Sempre pi

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spesso per si assiste ad un atteggiamento reattivo, cio ladesione volontaria delle imprese a politiche di gestione ambientale, legate ai prodotti eco-compatibili e a incentivazioni per le imprese. Una classificazione complementare a quella di tipo manageriale quella legata al livello di innovazione dei processi e dei prodotti che permette di suddivide le imprese in: - Compatibili, cio quelle che diminuiscono limpatto ambientale utilizzando sistema di abbattimento delle emissioni; - Sostenibili, cio quelle che abbattono limpatto ambientale adottando tecnologie pulite, innovando i processi produttivi e i prodotti. Il riscaldamento globale linnalzamento della temperatura media della terra causata da attivit umane attraverso lemissione di gas serra (anidride carbonica, metano, protossido di azoto) che intrappolano lenergia solare nellatmosfera, o da azioni (come la deforestazione) che impediscono lassorbimento naturale di tali gas. Leffetto serra un fenomeno naturale senza il quale sulla terra si avrebbero forti escursioni termice tra giorno e notte. E il trattenimento della radiazione solare allinterno dellatmosfera, prodotto da alcuni gas, come lanidride carbonica. Il problema del riscaldamento globale stato portato avanti dallIPCC, che ha il ruolo di fornire ampie, oggettive, aperte e trasparenti basi scientifiche sul rischio del cambiamento climatico indotto salluomo sui suoi potenziali impatti e sulle scelte di mitigazione di questi ultimi. Secondo alcuni suoi documento, a temperatura della superficie terrestre aumentata tra 0,6 0,8 C durante il XX secolo. Gli effetti del riscaldamento globale sono: - Diretti, come lo scioglimento dei ghiacci nelle calotte polari e linnalzamento del livello dei mari; - Indiretti, come la migrazione dio uccelli, la salinit nelle acque marine.

Capitolo 10 Pianificare il territorio


La politica del territorio un complesso di attivit riguardanti lutilizzazione de lorganiz zazione delle risorse del territorio e delle forme di insediamento. La politica del territorio non cosa moderna ma nasce gi nelle antiche civilt e nella stessa Roma antica. La politica del territorio espressione della coesione e dellefficienza economica e sociale del sistema economico e sociale. Lorganizzazione del territorio un complesso di azioni di una collettivit volte a utilizzare in modo razionale il territorio di sua pertinenza. Essa, cos come la politica del territorio, scandita anche dallaffermazione di una concezione dottrinale che pu essere naturalismo della regione naturale, possibilismo della regione , volontarismo della regione funzionale, e analisi sistemica che permette di studiare lorganizzazione del territorio con unattenzione pi ragionata nei confronti dellecosistema naturale. Definizione di pianificazione del territorio La pianificazione del territorio un insieme di azioni che sono predisposte per raggiungere gli obiettivi di una organizzazione e gestione del territorio, in cui implicito limpegno da parte di

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autorit private e pubbliche. La pianificazione deve far parte di un sistema aggregato di pi enti pianificatori che hanno il compito di agire sullintero territorio disaggregato in un approccio sistemico. La pianificazione, nelle forme e con le attenzioni che sono alla base dei suoi compiti, si afferma a grandi linee nelle economie industrializzate o che si avviano allindustrializzazione, tra la fine del XIX secolo e linizio del XX secolo, in conseguenza della trasformazione significativa degli assetti urbani. Gli interventi non sono pi rivolti solo allinterno delle citt, ma allinterazione tra citt e territori circostanti. Si produce quindi un cambiamento nella pianificazione urbana, che non pi solamente mirata allintervento sulluso del suolo urbano, ma deve tener conto delle funzioni economiche tipiche della citt e del collegamento tra queste e quelle dellintorno urbano. La pianificazione rurale invece mirata allintervento sulluso del suolo e a salvaguardare lambiente rurale. La protezione dellambiente naturale pero va spesso in conflitto con lobiettivo di sviluppo della produzione agricola e della creazione di occupazione, che sarebbero invece obiettivi maggiormente inerenti alla pianificazione agricola piuttosto che rurale. La localizzazione industriale un aspetto di fondamentale importanza nella pianificazione territoriale, sia nel caso in cui le azioni siano dirette alla localizzazione di impianti in aree che ne sono sprovviste, sia nel caso in cui siano dirette al recupero economico di are in cui si prodotto o si sta producendo un declino. La strategia spaziale si estrinseca attraverso la scelta stessa della dimensione territoriale e delle strutture idonee delle aree verso cui dirigere gli interventi di pianificazione. Le scale della pianificazione possono essere diverse a seconda della dimensione spaziale della stessa: Pianificazione nazionale Pianificazione regionale Pianificazione locale

La pianificazione e lambiente Con laffermarsi delle produzioni industriali basate sulluso intensivo delle risorse naturali, con la continua e massiccia richiesta di risorse gi conosciute e di nuove risorse hanno comportato unerosione dello spazio anche in aree considerate uniche dal punto di vista ambientale. Si inizi quindi la costituzione dei primi parchi naturali, (nel caso italiano ammontano a quasi il 5% del territorio) che stato un esempio di pianificazione ambientale, tesi a tutelare unarea specifica, limitando o interrompendo le attivit economiche e le trasformazioni del paesaggio in quella determinata area. E innegabile quindi la necessit di unazione pianificatoria e programmatica dei sistemi territoriali pi attenta allindividuazione delle condizioni ecologiche e non solo di quelle economiche. Valutazione dImpatto Ambientale (VIA) La VIA, valutazione dImpatto Ambientale, una procedura di tipo tecnico la quale costituisce strumento per individuare, descrivere, ma soprattutto valutare gli effetti sullambiente e sul territorio di localizzazioni di strutture e infrastrutture e/o di attuazione di progetti. Lo scopo quello di eliminare o minimizzare gli impatti che dovessero essere valutati negativamente per lambiente

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stesso. Lanalisi del VIA pi duttile e flessibile soprattutto rispetto allanalisi costi benefici, poich prevede oltre alla monetarizzazione, una analisi delle componenti sociali interessate. I progetti interessati dal via possono essere sottoposti obbligatoriamente a valutazione o discrezionalmente. La VIA prevede tre momenti di indagine: 1) identificazione dellimpatto 2) elaborazione delle strategie 3) valutazione delle alternative che pu comprendere anche la non realizzazione del progetto. La VIA ha sostituito: - lanalisi costi benefici, che presentava degli inconvenienti in quanto monetizzava le conseguenze determinate dalla costituzione di una determinata opera, e non considerava in modo adeguato i benefici che potevano essere molto dilazionati ne tempo. -la redazione di bilanci ecologici territoriali, in cui vengono valutate e quantificate le emissioni inquinanti ed i consumi di risorse della regione presa in esame, allo scopo di verificarne il grado rispetto al carico ambientale sostenibile. Valutazione Ambientale Strategica (VAS) La VAS ha il compito di permettere di individuare quali siano gli obiettivi strategici da raggiungere, e gli strumenti e i modi per raggiungerli, con lassistenza dei governi locali. Pianificazioni di tipo top down : la pianificazione dallalto verso il basso, inteso come gerarchia di territori Pianificazioni di tipo bottom up: la pianificazione dal basso verso lalto, inteso come gerarchia di territori Le esperienze di pianificazione regionale OLANDA - Randstad Holland: definita anello urbano con il cuore verde, questarea racchiude le principali citt con funzioni di livello internazionale e nazionale in Olanda. Amsterdam, centro culturale e finanziario, Rotterdam principale porto deuropa, LAja, capitale, Utrecht, centro fornitore di servizi di rango nazionale. Piano Delta: era un piano che tendeva alla sistemazione dei tre grandi fiumi dei Paesi bassi, in cui era previsto un ermetico sbarramento dei bracci del delta. GERMANIA Bacino della Ruhr: unarea di oltre 4000 km2 caratterizzata dalla presenza di risorse carbonifere che hanno permesso laffermarsi dellindustria carbonifera in europa a partire dal XIX secolo, ha subito numerose pianificazioni maggiormente di tipo industriale in quanto nellarea di influenza del settore carbonifero si sono agglomerati servizi di trasporto apposito, e numerose imprese carbonifere con imprese di servizi correlate. USA pianificazioni sui bacini idrografici della Tennesee Valley authority: ha costituito a partire dagli anni 30 del novecento unesperienza pianificatoria indirizzata allo sviluppo di aree arretrate, sulla scia della dottrina keynesiana. Essa era basata sostanzialmente allo sviluppo delle risorse

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idriche, con speciale attenzione alla pianificazione pi ampia dei bacini fluviali. GRAN BRETAGNA New Town: la creazione di nuove citt pianificate per decongestionare le citt pi grandi. Avevano uno schema di modello urbanistico con linee ben precise basato su un centro amministrativo e commerciale, circondato da quartieri residenziali con parchi e aree agricole e villette a schiera con giardino. FRANCIA Le villes nuovelles: sulla scia delle new town britanniche. Con esse si intendeva rispondere alla necessit di liberare spazi interni alla citt di parigi, con uno spostamento della popolazione verso lesterno. Il piano prevedeva la nascita di 8 citt satelliti con una distanza di 1535 km dal centro, con lo scopo di migliorare lintegrazione tra residenza, attivit ricreativa, servizi, lavoro e qualit dellambiente.

Capitolo 11 Cartografare la complessit


La cartografia tematica la rappresentazione dei fenomeni fisici e socio-economici presenti nel territorio. Questa ha un forte legame co la geografia economica. Nello studio della rappresentazione e interpretazione dei fenomeni territoriali e della loro complessit, si passati da una realizzazione manuale di carte, tutto sommato semplici in cui i fenomeni venivano semplicemente rappresentati, alla realizzazione di analisi effettuate attraverso carte che ci che chiamiamo analisi spaziale . Questultimo passaggio stato reso agevole dalla comparsa della cartografia automatica, realizzata con specifici programmi informatici utilizzati nella creazione dei GIS (geographic information system) o sistemi informativi geografici. Per lanalisi dei fenomeni territoriali attraverso i gis si va spesso ad attingere a risorse matematico statistiche. Prima dellavvento dei GIS, affinch le carte funzionassero davvero come strumento di ricerca e non come prodotto della ricerca si aveva bisogno di grandi sforzi che implicavano un impegno elevato e congiunto di molti soggetti. I GIS hanno reso possibile la gestione tecnica autonoma del dato statistico e del dato cartografico.

La cartografia tematica La carta una rappresentazione ridotta approssimata e simbolica della realt, che attraverso luso di proiezioni geografiche , viene riportata su una carta una porzione superficiale terrestre. La carta tematica invece una rappresentazione cartografica di uno o pi fenomeni, diversamente distribuiti in una regione o su un territorio (conformazione geologica, clima, popolazione, precipitazioni, comunicazioni)

Le carte tematiche in base ai dati rappresentati si distinguono in: Carte tematiche che rappresentano fatti concreti o carte di posizione

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Carte tematiche che si fondano su dati astratti, derivati da medie o da altri rapporti e riferite ad aree nelle quali manca unimmediata corrispondenza tra simboli e fenomeni rappresentati.

In base alla temporaneit del fenomeno: Carte statiche che sono la rappresentazione di uno stato; Carte dinamiche che sono rappresentazioni dellevoluzione temporale di un fenomeno.

Ci che ci interessa studiare la rappresentazione dei fenomeni su diverse carte definite in base al tipo di dati utilizzati: Carte per punti : sono utilizzate nella rappresentazione di fenomeni discreti, cio quei fenomeni non continui sul territorio, ai quali possibile associare una posizione nello spazio. I punti utilizzati possono avere valore singolo o di aggregazione. I simboli utilizzati sono pittogrammi, ideogrammi, simboli, segni convenzionali e simboli proporzionali. Pur potendo utilizzare un gran numero di figure, una maggiore precisione data dallutilizzo di figure geometriche come cerchi, quadrati e triangoli che possono essere anche proporzionati facilmente al valore del punto. Trasformando i singoli elementi del fenomeno in punti possibile desumere oltre alla struttura (modo di disporsi degli individui gli uni rispetto gli altri) , anche la densit ( rapporto tra il numero di individui e larea presa in considerazione) e la dispersione (posizione degli individui rispetto allarea considerata d=popol./superf ). Carte per linee: attraverso di queste vengono rappresentati fenomeni lineari (strade, corsi dacqua, ferrovie, linee elettriche) . Ci che interessa non la rappresentazione delle linea in s stessa, ma le connessioni di questa, della quantit di flussi che si generano tra questi elementi, della direzione dei flussi. La linea pu essere impiegata per sintetizzare la struttura di una rete di trasporto o di comunicazione, come nel caso in cui si voglia mostrare la composizione della rete ferroviaria o le destinazioni di una compagnia aerea. In questultimo casi si utilizza il grafo. Il grafo serve a valutare maggiormente la qualit di una rete (trasporti, comunicazioni), trascurandone la lunghezza .Il grafo una figura geometrica composta da nodi e archi con la quale possibile rappresentare una rete e studiarne la sua qualit. Esso misura anche la connettivit (qualit dei legami di un nodo con un altro nodo) e laccessibilit ( possibilit maggiore o minore di un nodo di essere raggiunto dagli altri nodi del grafo). Un grafo perfettamente connesso e accessibile quando tutti i vertici sono legati tra loro. Per le vie di trasporto si utilizza solitamente il grafo ad albero, mentre per le comunicazioni il grafo polarizzato. Per misurare la lunghezza del percorso possibile farlo dividendo laccessibilit del nodo per il numero dei vertici totali del grafo. Attraverso luso delle linee anche possibile rappresentare lintensit dei flussi di persone o di beni tra una localit e unaltra e ed possibile cartografare tale flussi attraverso un arco di spessore proporzionato al flusso stesso. Altra misurazione quella della quantit di flussi fra un nodo e tutti gli altri nodi, ma per compiere questo tipo di misurazione pero, si deve costruire un grafo a circuiti e una matrice origine destinazione. Attraverso questa possibile valutare qual il centro che attrae maggiormente i flussi provenienti dagli altri centri, cio il centro di attrazione

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Carte per aree: le carte per aree sono utilizzate per rappresentare fenomeni che possibile circoscrivere o misurare allinterno delle aree. Possono essere di due tipi: carte di posizione: collocano sulla carta un fenomeno ubicato in unarea precisa che sar di dimensione e di forma dellestensione del fenomeno che si va a rilevare. carte a mosaico: sono derivate da rapporti tra il fenomeno da descrivere e larea considerata, oppure da medie di valori contenuti nellarea stessa. (es.. resa agricola di una superficie) . Nelle carta a mosaico o coroplete, vengono utilizzate delle classi di valori, non superiore a 8 o 10, che raggruppano pi valori. Possono essere utilizzate ad esempio per evidenziare la densit di una determinata zona. Carte per superfici : rappresentano le superfici topografiche, che si riferiscono alla morfologia del territorio. Con queste possono essere rappresentati fenomeni morfologici, metereologici, e anche economici (costi di trasporto). Queste carte legano fra loro fenomeni continui che vengono rappresentati con piani quotati, attraverso le curve d livello o isoipse. Le curve di livello sono il luogo geometrico, cio linsieme dei punti con una determinata quota. Lequidistanza, il dislivello tra una isolinea e unaltra.

La cartografia automatica e i sistemi informativi geografici


La cartografia automatica deriva tutte le sue funzioni dallapparato tecnico e teorico della cartografia e della cartografia tematica in particolare, per sfociare nei CAM (computer aided mapping) che sono programmi cartografici che utilizzano dati cartografici e dati attributo. (questultimi sono dati numerici o alfanumerici univochi che identificano i dati cartografici, racchiusi in un database) . I dati possono essere dati RASTER, cio immagini digitali composte da pixel, o dati VETTORIALI, cio immagini digitali i cui elementi sono ottenuti utilizzando coppie di coordinate cartesiane. Vi sono molti programmi di cartografia automatica, tra cui ricordiamo il GRASS (geographic resources analysis support system). IL GIS Il GIS (sistema informativo geografico) un sistema di software, hardware, dati e persone che raccolgono, registrano, analizzano, e distribuiscono informazioni sulle aree del pianeta. Lattivit del GIS pu essere suddivisa in quattro momenti: 1) Descrizione: serve a evidenziare i caratteri variabili, cio a mostrare le dinamiche che si sviluppano sullecumene. 2) Spiegazione: la fase interpretativa, in cui i GIS forniscono una visualizzazione, anche dinamica. 3) Predizione: la fase in cui vengono predetti determinati fenomeni, che possono essere di natura metereologica, o anche economica (geomarketing). 4) Giudizio: il GIS diventa un sistema di supporto alle decisioni di tipo spaziale. Grazie allelevata quantit di informazioni che il GIS mette a disposizione, il giudizio e le decisioni che devono essere prese, diventano pi agevoli.

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IL Geomarketing Il geomarketing uno strumento di supporto alle decisioni aziendali, che permette di effettuare scelte corrette, in campi economici spaziali, tra cui la localizzazione delle imprese e la distribuzione dei prodotti. La variabile di riferimento pi importante il costo di trasporto, che ha contribuito molto alla distribuzione di prodotti sul territorio, da parte del marketing. La variabile territoriale diventa quindi fondamentale per le decisioni di marketing mix (nella distribuzione e nella comunicazione) e retailing mix (nelle gestione delle vendite). Pu fornire informazioni riguardo la localizzazione dei clienti e dei concorrenti, del bacino di utenza reale e potenziale, le direttrici dei flussi di acquisto e di vendita.