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Metodi Matematici (Variabile complessa)

Daniele Dominici
Dipartimento di Fisica, Universit` a di Firenze, e INFN Via Sansone 1, 50019 Sesto F. (FI), Italia

http://quinto..infn.it/dominici/

Indice
1 Funzioni analitiche 1.1 Notazioni e preliminari . . . . . . . 1.2 Serie di potenze . . . . . . . . . . . 1.3 Funzioni analitiche e olomorfe . . . 1.4 Le funzioni esponenziale, logaritmo, 2 Integrazione nel piano complesso 2.1 Curve e cammini . . . . . . . . 2.2 Integrali su cammini . . . . . . 2.3 Teorema di Goursat . . . . . . . 2.4 Indice . . . . . . . . . . . . . . 2.5 Formula Integrale di Cauchy . . 2.6 Sviluppo di Taylor . . . . . . . 2.7 Sviluppo di Laurent . . . . . . . 2.8 Singolarit` a. . . . . . . . . . . . 2.9 Zeri di una funzione analitica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . potenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 3 6 7 10 12 12 12 16 19 21 22 23 25 27 29 31 33 34 35 38

3 Formulazione generale del teorema di Cauchy 3.1 Residuo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.2 Lemma di Jordan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.3 Teorema dellindicatore logaritmico . . . . . . . . . 3.4 Problema di Dirichlet . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.5 Problema di Dirichlet per il disco e per il semipiano

4 Funzioni intere e meromorfe 41 4.1 Fattorizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41 4.2 La funzione Gamma di Eulero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42 5 Trasformazioni conformi 6 Trasformate di Fourier 6.1 Notazioni . . . . . . . . . . . . . . . . 6.2 Trasformata di Fourier per funzioni L1 6.3 Lo spazio S (Rn ) . . . . . . . . . . . . 6.4 Formula di inversione . . . . . . . . . . 6.5 Prodotto di convoluzione . . . . . . . . 6.6 Trasformata di Fourier per funzioni L2 . 6.7 Teorema dellinterpolazione . . . . . . 7 Trasformate di Laplace 7.1 Notazioni e propriet` a . . 7.2 Formula di inversione . . 7.3 Prodotto di convoluzione 7.4 Sviluppi asintotici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44 47 47 48 49 53 54 56 57 60 60 63 64 65

1
1.1

Funzioni analitiche
Notazioni e preliminari

| ) indica linsieme dei numeri reali (complessi). C | ` R(C e uno spazio metrico con la metrica denita dal modulo di un numero complesso. Ricordiamo la forma trigonometrica o polare 2 i 2 di un numero complesso z = x + iy = e = (cos + i sin ). = |z | = x + y denota il modulo, = arctan y/x largomento e i lunit` a immaginaria (i2 = 1). Indicheremo con z = x iy il coniugato di z , con x = Re z (y = Im z ) la parte reale (immaginaria) del numero complesso. | introducendo il simbolo per rappresentare Per molte applicazioni ` e utile estendere C linnito. La sua propriet` a` e data da a + = + a = e a = a = per ogni | a = 0, a C. Sar` a inoltre a/ = 0 e a/0 = . Nella rappresentazione dei numeri complessi nel piano, il simbolo corrisponde al punto allinnito. Si parla allora di piano complesso esteso.

Proiezione stereograca. E possibile introdurre un modello geometrico in cui tutti i punti del piano complesso esteso hanno un punto rappresentativo (Fig. 1). Consideriamo una sfera unitaria S con centro nellorigine la cui equazione nello spazio tridimensionale ` e
2 2 x2 1 + x2 + x3 = 1

(1.1)

Ad ogni punto P = (x1 , x2 , x3 ) della sfera (sfera di Riemann) possiamo associare un punto del piano complesso (il piano equatoriale della sfera) z= x1 + ix2 1 x3 (1.2)

eccetto al polo nord della sfera N = (0, 0, 1). Il punto z si trova nel punto intersezione col piano della retta passante per il polo nord e per il punto P. Se indichiamo le coordinate di z con (x, y, 0) richiedendo che i punti N,P,z stiano sulla stessa retta si ricava x y 1 = = x1 x2 x3 1 da cui x= e quindi la eq.(1.2). La corrispondenza pu` o esser completata associando al polo nord il punto allinnito. La corrispondenza ` e uno a uno e vale x1 = x2 x3 z+z 1 + |z |2 zz = i(1 + |z |2 ) |z |2 1 = 1 + |z |2 3 x1 1 x3 y= x2 1 x3 (1.3) (1.4)

.P
.

Figura 1: La sfera di Riemann e il piano complesso Infatti dalla eq.(1.1) segue, utilizzando le eq. (1.3)
2 2 2 2 (x2 + y 2 + 1)x2 3 2(x + y )x3 + (x + y 1) = 0

(1.5)

cui corrispondono le radici x3 = 1 cui corrisponde il punto P e la radice x3 = x2 + y 2 1 x2 + y 2 + 1 (1.6)

Utilizzando questa radice nelle eq. (1.3) si ottengono le eq. (1.5). Lemisfero x3 < 0 corrisponde al disco |z | < 1.
| {}. In denitiva abbiamo una corrispondenza uno a uno tra la sfera e C

Topologia del piano complesso e notazioni Per ogni numero complesso z0 e r R positivo, deniamo il disco (aperto) di raggio r
| | 0 |z z | < r } B (r, z0 ) = {z C 0

(1.7)

Analogamente indicheremo con B (r, z0 ) il disco chiuso


| | 0 |z z | r } B (r, z0 ) = {z C 0

(1.8)

e con B0 (r, z0 ) il disco aperto privato del punto z0 .


| Un sottoinsieme S C ` e detto aperto se ogni suo punto ha un corrispondente disco B (r, z0 ) che lo contiene e tale che B (r, z0 ) S . | , C | \ S, ` Un insieme S ` e detto chiuso se il suo complemento in C e aperto.

Un altro modo di caratterizzare gli insiemi chiusi ` e quello di introdurre il concetto di punto limite o punto di accumulazione. Un punto z0 ` e un punto di accumulazione per un insieme S se ogni disco centrato in z0 contiene punti di S distinti da z0 (z0 non appartiene necessariamente ad S ). E possibile mostrare che S e chiuso se e solo se contiene i suoi punti di accumulazione. 4

| | ), indicheremo con int(S ) linsieme dei punti Se S ` e un sottoinsieme di C (S C la chiusura. interni, S la frontiera, S

Possiamo caratterizzare int(S ) come il pi` u grande degli insiemi aperti contenuti in S . Se esiste esso ` e lunione di tutti gli insiemi aperti contenuti in S . di S ` La chiusura S e il pi u piccolo degli insiemi chiusi che contengono S . La chiusura ` e anche linsieme che ha per elementi i punti di accumulazione di S . \ int(S ). La frontiera S = S Un insieme ` e connesso se non pu` o esser rappresentato come unione di due insiemi aperti relativamente disgiunti nessuno dei quali ` e vuoto. Un insieme si dice limitato se esiste un disco che lo contiene. U indicher` a un aperto. indicher` a una regione (anche dominio) ovvero un aperto e | . La propriet` connesso di C a di connessione garantir` a lesistenza di un cammino tra due punti di . Funzioni Data una funzione f : AB , R(f ) indicher` a il codominio o immagine, ovvero R(f ) = {f (x) |x A} B .
| . Una legge che ad ogni elemento in S associa un numero complesso ` Sia S C e detta funzione a valori complessi: | f : S C (1.9)

z f (z )

(1.10)

Scriveremo anche z = x + iy e f (z ) = u(x, y ) + iv (x, y ) con u(x, y ) e v (x, y ) funzioni reali di due variabili reali. La funzione u ` e detta parte reale e la v parte immaginaria. Le operazioni di derivata rispetto alla variabile x (y ) saranno denotate con x (y ) o ( ). anche x y Sia z0 un punto di accumulazione per S . Sar` a
z z0

lim f (z ) = A

(1.11)

se > 0 esiste un disco B (r, z0 ) tale che per ogni z B0 (r, z0 ) |f (z ) A| < . Sar` a
z

lim f (z ) = A

(1.12)

se > 0 esiste un k > 0 tale che per ogni z con |z | > k |f (z ) A| < . Nota Nel caso reale si possono considerare sia limx+ che limx , nel caso complesso solo limz . La funzione f (z ) ` e continua in z0 se
z z0

lim f (z ) = f (z0 ) 5

(1.13)

Esempio 1 Sia n intero positivo. Consideriamo f (z ) = z n . In coordinate polari z = ei e quindi u = n cos(n) v = n sin(n) (1.14) Sia B (1, 0) il disco chiuso con centro nellorigine e raggio unitario: (1, 0) = {z B Se z B (1, 0), allora z n : B (1, 0)B (1, 0). Esempio 2 Sia f (z ) = z . E allora u = x e v = y . Notare come f (z ) non ` e necessariamente espressa analiticamente in termini di z . |0 |z | 1} (1.15)

1.2

Serie di potenze

Chiamasi serie di potenze una serie del tipo a0 + a1 z + a2 z 2 + ... + an z n + ... dove {an } ` e una successione di costanti reali o complesse. In generale data una serie di convergenza:
n bn

(1.16)

e denito = limn

|bn | vale il seguente criterio |bn1 |

i) se < 1 la serie ` e assolutamente convergente e quindi convergente ii) se > 1 la serie diverge iii) se = 1 la serie pu` o convergere o divergere. Vale il seguente risultato. Teorema Per ogni serie (1.16) esiste un numero R 0, chiamato raggio di convergenza con le seguenti propriet` a: i) la serie converge assolutamente per ogni z con |z | < R ii) se |z | > R la serie diverge Il cerchio |z | = R ` e detto cerchio di convergenza. Ricordiamo anche la formula di Hadamard: n 1/R = nlim |an | (1.17) Ricordiamo che
n

lim bn = lim sup[bk , k n]


n

(1.18)

Se inoltre esiste limn

|an | |an | si ha allora R = limn . |an+1 | |an+1 |

Ricordiamo inoltre che se R ` e il raggio di convergenza la serie converge uniformemente per |z | < R. 6

Esempio 1 La serie geometrica. Consideriamo la serie 1 + z + z 2 + ... + z n + ... 1 zn 1z n Ma |z | 0 se |z | < 1, quindi la serie converge a 1/(1 z ) per |z | < 1. 1 + z + + z n1 = Se calcoliamo Vale (1.19) (1.20)

|bn | = |z | e quindi ritroviamo, utilizzando il criterio di convergenza, |bn1 | che il raggio di convergenza ` e uno. Esempio 2 La serie esponenziale. Consideriamo la serie 1+z+ In questo caso 1 2 1 z + zn + 2! n! (1.21)

|bn | |z | = 0 z |bn1 | n quindi il raggio di convergenza ` e innito. La funzione a cui converge questa serie denisce lesponenziale ez o exp z .

(1.22)

1.3

Funzioni analitiche e olomorfe

| ; sia z Denizione Sia f : S C e olomorfa in z0 se esiste un 0 int(S ). Diciamo che f ` disco B (r, z0 ) ed una serie di potenze

n=0

an (z z0 )n

(1.23)

con raggio di convergenza maggiore o uguale ad r tale che

f (z ) =
n=0

an (z z0 )n

z B (r, z0 )

(1.24)

f ` e olomorfa in un insieme S1 int(S ) se ` e olomorfa in ogni punto di S1 .


| ; sia z int(S ). Diciamo che f ` Denizione Sia f : S C e analitica in z0 se esiste 0 (nito) f (z ) f (z0 ) (1.25) f (z0 ) = zlim z0 z z0

f (z0 ) ` e detta derivata di f in z0 . Analogamente la f ` e derivabile in un insieme S1 int(S ) se ` e analitica in ogni punto di S1 . Per la dierenziabilit` a valgono le consuete propriet` a (f + g ) = f + g (f g ) = f g + f g (f /g ) = (1.26) 7

Se f ` e analitica in z0 essa ` e anche continua in z0 .


| si dice intera. Denizione Una funzione denita ed analitica in tutto C

Esempio La funzione f (z ) = z n con n intero. E f (z ) = nz n1 .


| ; Teorema Sia f : U C

i) se f ` e analitica in z0 = x0 + iy0 allora valgono le equazioni di Cauchy-Riemann (CR): x u(x0 , y0 ) = y v (x0 , y0 ) y u(x0 , y0 ) = x v (x0 , y0 ) (1.27) ii) Viceversa se u e v soddisfano le condizioni di Cauchy-Riemann in (x0 , y0 ) e sono C 1 in un intorno di x0 , y0 , allora f ` e analitica e vale f (z0 ) = x f (z0 ) = iy f (z0 ) Dimostrazione. i) Se f ` e analitica, allora calcolando il rapporto incrementale con z = h e con z = ik con h, k reali si ha: f (z0 + h) f (z0 ) = x u(x0 , y0 ) + ix v (x0 , y0 ) h0 h 1 f (z0 + ik ) f (z0 ) = [y u(x0 , y0 ) + iy v (x0 , y0 )] f (z0 ) = lim k 0 ik i f (z0 ) = lim e quindi uguagliando si ottengono le condizioni (1.27). ii) Sotto le ipotesi fatte ` e u(x0 + h, y0 + k ) u(x0 , y0 ) = hx u(x0 , y0 ) + ky u(x0 , y0 ) + e v (x0 + h, y0 + k ) v (x0 , y0 ) = hx v (x0 , y0 ) + ky v (x0 , y0 ) + con
1 /(h 2 1

(1.28)

(1.29) (1.30)

+ ik ) 0 e

2 /(h

+ ik ) 0 quando h + ik 0.

Quindi f (z0 + h + ik ) f (z0 ) u(x0 + h, y0 + k ) u(x0 , y0 ) + i[v (x0 + h, y0 + k ) v (x0 , y0 )]) = h + ik h + ik hx u + ky u + ihx v + iky v 1+i 2 + = h + ik h + ik Pertanto, utilizzando le (1.27) f (z0 ) = (h + ik )x u + i(h + ik )x v = x f (z0 ) h+ik0 h + ik i[(h + ik )y u + i(h + ik )y v ] = iy f (z0 ) = lim h+ik0 h + ik lim 8

Nota Se f ` e analitica, dimostreremo che u, v C . Quindi derivando u/x una seconda volta ed utilizzando le (1.27), si ottiene 2u 2v 2v 2u = = = x2 xy yx y 2 e pertanto u = ed analogamente v = 2u 2u + =0 x2 y 2 2v 2v + =0 x2 y 2 (1.31)

(1.32)

(1.33)

ovvero u e v sono funzioni che soddisfano lequazione di Laplace e sono dette armoniche. Se due funzioni u e v soddisfano le condizioni di Cauchy-Riemann, v ` e detta funzione armonica coniugata di u. Consideriamo una funzione complessa g (x, y ). Possiamo pensare g funzione delle variabili z e z = x iy g (x, y ) = f (z, z ) (1.34) In realt` a queste due variabili non sono variabili indipendenti. Possiamo scrivere anche x= z+z zz y= 2 2i (1.35)

e quindi, trattando le variabili z e z come indipendenti ed utilizzando le condizioni di Cauchy-Riemann f 1 f f = ( +i )=0 (1.36) z 2 x y Quindi la condizione di analiticit` a si pu` o anche riscrivere come f =0 z (1.37)

Esempio f (z ) = z 2 . E u = x2 y 2 , v = 2xy e quindi x u = 2x = y v e y u = 2y = x v . Teorema Se f (z ) = i) la serie ii) f (z ) =


n=1 n=0

an z n ha raggio di convergenza R:

nan z n1 ha raggio di convergenza R nan z n1

n=1

Dimostrazione. (vedi [2])

1.4

Le funzioni esponenziale, logaritmo, potenza

Abbiamo gia visto la denizione di exp(z ). La funzione exp(z ) ` e derivabile ed ` e f (z ) = exp(z ). Questo pu` o esser visto derivando la serie di potenze termine a termine: (exp(z )) = 1 + z + 1 2 1 z + zn + 2! n! (1.38)

La funzione esponenziale soddisfa il teorema di addizione: ez1 ez2 = ez1 +z2 (1.39)

Infatti (ez ecz ) = ez ecz ez ecz = 0. Quindi la funzione ez ecz = costante. Il valore della costante ` e trovato per z = 0. Quindi ez ecz = ec , da cui segue la propriet` a per z = z1 e c = z1 + z2 . Segue anche ez ez = 1 e quindi ez non ` e mai zero. Inoltre se z = x + iy ez = ex+iy = ex eiy = ex (cos y + i sin y ) Da ez = ez1 segue z = z1 + 2ki con k Z Z Infatti da ez = ez1 segue, prendendo il modulo x1 = x e eiy = eiy1 da cui y = y1 + 2k Utilizzando la funzione ez ` e possibile denire le funzioni seno e coseno sin z = eiz + eiz eiz eiz cos z = 2i 2 (1.43) (1.42) (1.41) (1.40)

e le funzioni seno e coseno iperbolici sinh z = ez ez ez + ez cosh z = 2 2 (1.44)

Dalla (1.43) segue la formula di Eulero eiz = cos z + i sin z (1.45)

Le funzioni (1.43-1.44) sono funzioni intere e soddisfano le consuete propriet` a di derivazione: (sin z ) = cos z etc. Insieme con la funzione esponenziale possiamo studiare la sua funzione inversa, il logaritmo. Dato che la funzione esponenziale non ` e iniettiva (z1 = z2 non implica f (z1 ) = 10 (cos z ) = sin z (1.46)

Figura 2: Il piano complesso con un taglio lungo lasse reale negativo f (z2 )) la funzione logaritmo non ` e una funzione monodroma. Deniamo il logaritmo log z come elog z = z z = 0 (1.47) Essendo elog z = |z |ei arg z = elog |z|+i arg z segue log z = log |z | + i arg z + 2ki k Z Z Il logaritmo ` e quindi una funzione polidroma. Ogni k individua un ramo della funzione. Fissato un punto z0 su un ramo k , facendo un giro intorno allorigine in senso positivo (antiorario) e tornando nel punto z0 si passa al ramo k + 1 e cosi via. Se limitiamo | arg z | < otteniamo il valore principale del logaritmo. In modo analogo possiamo pensare di tagliare il piano complesso lungo lasse negativo delle x e considerare il taglio come avente due bordi distinti (Fig. 2). Allora ssato il valore di log z in un punto, in tutti gli altri punti log z ` e determinato con continuit` a. Sui bordi del taglio si hanno per log z due valori che dieriscono di 2i. Il punto z = 0 ` e detto punto di diramazione. Con questa convenzione allinterno del piano tagliato log z ` e funzione analitica e vale il solito risultato 1 (1.50) (log z ) = z Possiamo poi denire la potenza ad esponente complesso:
| z = e log z = e(log |z|+i arg z) e2ki z = 0, C

(1.48) (1.49)

(1.51)

11

Pertanto in generale anche la potenza ` e una funzione polidroma. Il punto z = 0 ` e un punto di diramazione salvo nel caso in cui sia un intero. Se ` e razionale = m/n (con m e n primi) allora la potenza ha n valori distinti, se ` e irrazionale o complesso i valori distinti sono inniti. Nel piano tagliato la funzione z ` e analitica ed ` e (z ) = (e log z ) = log z e = z 1 z (1.52)

Esempio La radice nesima di 1. 11/n = exp(2ik/n) con k = 0, 1, ..., n 1.

2
2.1

Integrazione nel piano complesso


Curve e cammini

| | , che ad ogni Cominciamo col denire una curva in C come una applicazione : [a, b]C numero reale t [a, b] associa il numero complesso (t), e tale che Re (t) e Im (t) siano funzioni di classe C 1 . I punti (a) e (b) sono detti estremi della curva (o punto iniziale e punto nale). Il numero

L =

b a

| (t)|dt =

b a

Re (t)2 + Im (t)2 dt

(2.53)

` e detto lunghezza della curva. Una curva ` e chiusa se il punto iniziale e il punto nale coincidono. E conveniente introdurre anche una generalizzazione delle curve. Deniamo cammino un insieme ordinato di curve = {1 , 2 , n }, in modo che per ciascuna curva il punto nale della j coincide col punto iniziale della j +1 . Il numero L =
n i=1

Li ` e detto lunghezza del cammino .

Analogamente il cammino sar` a chiuso se il suo punto iniziale coincide col punto nale.

2.2

Integrali su cammini

| una curva in U (in realt` Sia f una funzione continua su un aperto U e : [a, b]C a basta che la funzione sia continua su R( ), limmagine di ). Possiamo denire lintegrale di f lungo come

f=

f ( (t)) (t)dt

(2.54)

E anche scritto frequentemente come

f (z )dz .

12

Si pu` o vericare che lintegrale denito dalla (2.54) ` e invariante per riparametriz| zazione. Sia g : [a, b] [c, d] una funzione C 1 tale che g (a) = c, g (b) = d e sia : [c, d] C una curva. Supponiamo inoltre (t) = (g (t)) (2.55) Si ha
b a b a d c

f = = = =

f ( (t)) (t)dt f ( (g (t)) (g (t))g (t)dt f ( (g )) (g )dg

Quindi lintegrale ` e invariante per riparametrizzazione. Se ` e un cammino allora Esempi Arco di circonferenza con centro in z0 e raggio r da z1 a z2 : (t) = z0 + reit con t1(2) = arg(z1(2) z0 ) Segmento da z1 a z2 (t) = z1 + t(z2 z1 ) t [0, 1] Esempi Sia f (z ) = z n . Calcoliamo z n , nel caso in cui n sia intero positivo o negativo ma diverso da -1, lungo una circonferenza di raggio unitario intorno allorigine: z n dz = i
2 0

f=

n i=1 i

f.

t [t1 , t2 ]

(2.56)

(2.57)

ei(n+1)t dt = 0

(2.58)

1 . Sia una circonferenza di raggio unitario intorno al punto a. Questa Sia f (z ) = z a circonferenza corrisponde a (t) = a + eit 0 t 2 . Quindi (t) = ieit . Vogliamo calcolare 2 1 1 dz = eit idt = 2i (2.59) it e z a 0 Esempio Sia il segmento da z0 a z0 + h (h ` e qui un numero complesso). Lequazione del segmento ` e (t) = z0 + th, 0 t 1. Pertanto dz = h
1 0

dt = h

(2.60)

13

| deniamo la curva opposta Data una curva : [a, b] C | : [b, a] C

(2.61)

che a t associa (t). Quindi abbiamo f=


a b

f ( (t))

d (t) dt = dt

b a

f ( (s)) (s)ds

(2.62)

dove abbiamo fatto il cambiamento di variabile s = t. Pertanto

f =

(2.63)

Vale il seguente teorema. Teorema di Darboux Sia un cammino e f continua su R( ). Allora vale la disuguaglianza (di Darboux): |

f | L sup |f (z )|
z R ( )

(2.64)

Dimostrazione. Infatti ` e, nel caso in cui sia una curva, | f|


b a

|f (z ) (t)|dt L sup |f (z )|
z R( )

(2.65)

La dimostrazione si generalizza facilmente al caso di un cammino. Valgono anche i teoremi seguenti: Teorema Sia {fn } una successione di funzioni continue su R( ), convergenti uniformemente a una funzione f . Allora
n

lim

fn =

(2.66)

ed f ` e continua. Se vale

n=0

fn ` e una serie uniformemente convergente ad una funzione f ,


n=0

fn =

n=0

fn

(2.67)

ed f ` e continua. Dimostrazione. La prima asserzione segue da |

fn

f|

|fn f | L

(2.68)

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dove abbiamo sfruttato luniforme convergenza delle fn ovvero lesistenza di un n0 tale che per n > n0 |f (z ) fn (z )| < per ogni z in R( ). La continuit` a di f segue da |f (z ) f (z0 )| |f (z ) fn (z )| + |fn (z ) fn (z0 )| + |fn (z0 ) f (z0 )| (2.69)

| e g una funzione analitica tale che Sia f : U C

g =f Allora g ` e detta primitiva di f in U .

in U

(2.70)

Data una regione indichiamo con 0 () linsieme dei cammini chiusi tali che R( ) e con (z1 , z2 , ) linsieme dei cammini tali che R( ) e che vanno da z1 a z2 . Vale il seguente:
| continua, le seguenti proposizioni sono Teorema della primitiva Data una f : C equivalenti:

i)

f = 0 0 () f= f 1 , 2 (z1 , z2 , ) (2.71)

ii) z1 , z2
1 2

iii) f ammette primitiva in Dimostrazione.


i)ii) Se consideriamo il cammino = (1 , 2 ) 1 , 2 (z1 , z2 , ), questo ` e un cammino chiuso e quindi f =0 f + f =0 (2.72) 1 2

da cui segue ii). ii)iii) Fissato z0 in consideriamo g (z ) =

(2.73)

in cui ` e un cammino in (z0 , z, ). Abbiamo allora g (z + h) g (z ) 1 = h h f f = 1 h f (z )dz (2.74)

dove ` e il segmento da z a z + h. Per la continuit` a di f in z possiamo scrivere f (z ) = f (z ) + (z ) 15 (2.75)

con limz z (z ) = 0. Quindi 1 h f (z )dz = 1 h

f (z )dz +

1 h

(z )dz = f (z ) +

1 h

(z )dz

(2.76)

dove abbiamo utilizzato |

dz = h (ovvero la (2.60)). Dalla (2.74) e dalla (2.76), segue (2.77)

g (z + h) g (z ) 1 f (z )| |h| sup | (z )| h |h|

Ma sup | (z )| tende a zero come h 0 e quindi la proposizione ` e dimostrata. iii) i) Se g ` e primitiva allora f=
b a

f ( (t)) (t)dt =

b a

g dt = g ( (b)) g ( (a)) = 0

(2.78)

dato che il cammino ` e chiuso. Esempio Sia f (z ) = z n con n intero diverso da -1. z n ammette primitiva (z n+1 /(n + 1)), quindi per ogni cammino chiuso (non passante per lorigine nel caso in cui n sia negativo)

zn = 0

(2.79)

2.3

Teorema di Goursat

R denoter` a il rettangolo e R la frontiera del rettangolo. Teorema (di Goursat) Sia R un rettangolo e sia f una funzione analitica su R. Allora f =0 (2.80)
R

Dimostrazione. Decomponiamo il rettangolo in quattro rettangoli bisecando i lati di R. Quindi ` e


4 R

f=

i=1 Ri

(2.81)

dato che gli integrali sui lati coincidenti dei quattro rettangoli si cancellano. Pertanto
4

f|
i=1

Ri

f|

(2.82)

Quindi esister` a un rettangolo, diciamo Rk , tra gli R1 , R2 , R3 e R4 , per cui | 1 f| | 4 Rk 16


R

f|

(2.83)

Altrimenti sarebbe k | e sommando su k = 1, ...4

1 f| < | 4 Rk
4

f|

(2.84)

f|
k=1

Rk

f| < |

f|

(2.85)

Indichiamo Rk con R(1) . Decomponiamo ora R(1) ancora in quattro rettangoli uguali bisecando i lati. Tra questi ne troveremo un altro, denotiamolo con R(2) , tale che |
R(2)

1 f| | 4

R(1)

f|

(2.86)

Procedendo in questo modo troviamo una successione di rettangoli R(1) R(2) R(3) tali che | Pertanto |
R(n) R(n+1)

(2.87) (2.88) (2.89)


1 L 2n

1 f| | 4 f| 1 | 4n

R(n)

f|

f|

Sar` a inoltre Ln+1 = 1 L , se Ln denota il perimetro di R(n) , e quindi Ln = 2 n il perimetro di R.

se L ` e

Sia n la successione dei centri dei rettangoli. E facile dimostrare che questa successione ` e una successione di Cauchy, e quindi converge ad un punto z0 R. Infatti ssato > 0 possiamo trovare un N tale che la diagonale di R(N ) sia minore di . Allora se n, m > N n ed m stanno in R(N ) ed inoltre |n m | < diagR(N ) < (2.90)

Sia z0 = limn n . z0 sta in ciascun rettangolo, perch` e ciascun rettangolo ` e chiuso, e (n) quindi sta nellintersezione dei rettangoli R . Poich` ef ` e dierenziabile in R, > 0 esiste un B (r, z0 ) tale che f (z ) = f (z0 ) + f (z0 )(z z0 ) + h(z )(z z0 ) con |h(z )| < quindi
R(n)

(2.91)

per ogni z B (r, z0 ). Per n sucientemente grande R(n) B (r, z0 ) e f (z0 )dz + f (z0 ) (z z0 )dz + (z z0 )h(z )dz (2.92)

f (z )dz =

R(n)

R(n)

R(n)

Ma i primi due integrali per la (2.79) sono nulli, quindi


R(n)

f (z )dz =

R(n)

(z z0 )h(z )dz

(2.93)

17

Otteniamo allora (utilizzando il teorema di Darboux) 1 | 4n f| |


R(n)

(z z0 )h(z )dz | sup |(z z0 )h(z )|Ln dn Ln sup |h(z )|

1 Ld 4n (2.94)

dove dn (d) denota la lunghezza della diagonale del rettangolo R(n) (R) e quindi | da cui segue, essendo arbitrario,
R R

f | Ld

(2.95)

f =0

(2.96)

| Denizione Data f : S C un punto z0 (non necessariamente appartenente ad S ) si dice singolarit` a isolata se esiste un intorno B (r, z0 ) tale che f ` e denita ed analitica nellintorno di z0 , ma non in z0 .

Una singolarit` a isolata si dice i) una singolarit` a eliminabile se


z z0

lim (z z0 )f (z ) = 0

(2.97)

ii) un polo se
z z0

lim f (z ) =

(2.98)

iii) una singolarit a essenziale se limzz0 f (z ) non esiste n e nito n e innito. z a eliminabile Esempio La funzione f (z ) = sin z . Questa funzione ha una singolarit` in z = 0. In z = 0 la funzione non ` e denita pero vale limz0 zf (z ) = 0. Inoltre limz0 f (z ) = 1 e quindi possiamo estendere la f (z ) in zero in modo che assuma il valore 1. Il teorema di Goursat rimane valido anche in presenza di un numero nito di singolarit` a eliminabili allinterno del rettangolo.
| , analitica su D , disco contenuto Teorema di Cauchy per il disco Data f : S C allinterno di S . Allora 0 (D) ` e

f =0

(2.99)

Dimostrazione. Sia z0 il centro del disco. Deniamo F1 (z ) =


1

F2 (z ) =

(2.100)

dove 1 = (1v , 1o ) ` e un cammino da z0 a z composto da un cammino parallelo allasse immaginario 1v seguito da uno parallelo allasse reale 1o e 2 = (2o , 2v ) un cammino 18

1o 1v

z 2v

.
z 0 2
Figura 3: I cammini per la dimostrazione del Teorema di Cauchy per il disco da z0 a z composto da un cammino parallelo allasse reale 2o seguito da uno parallelo allasse immaginario 2v come in Fig. 3.
Il cammino = (1v , 1o , 2 e quindi un cammino chiuso rettangolare e il teorema v , 2o ) ` di Goursat applicato a da F1 (z ) = F2 (z ) z D (2.101)

Poniamo F = F1 = F2 . Se consideriamo poi un incremento reale h ` e F (z + h) F (z ) 1 = h h


1 0

f (z + th)hdt = f (z + t0 h)

(2.102)

utilizzando il teorema della media. Quindi passando a limite troviamo x F (z ) = f (z ) Analogamente considerando un incremento ik con k reale troviamo y F (z ) = if (z ) (2.104) (2.103)

Quindi le condizioni di Cauchy Riemann sono soddisfatte, F ` e analitica ed ` e primitiva di f in D. Pertanto, per il teorema della primitiva,

f =0

(2.105)

per ogni cammino chiuso D. Il teorema di Cauchy rimane valido in presenza di singolarit` a eliminabili per cammini chiusi non passanti per tali singolarit` a.

2.4

Indice

Vogliamo generalizzare il teorema di Cauchy. Per prima cosa deniamo lindice ovvero quante volte una curva (cammino) gira intorno ad un punto. 19

Abbiamo visto in un esempio che 1 2i

1 =1 z

(2.106)

se ` e una circonferenza intorno allorigine in senso antiorario. E naturale quindi denire lindice di un cammino chiuso rispetto ad un punto z0 / R( ) 1 1 n(, z0 ) = (2.107) 2i z z0 Teorema Se ` e un cammino che non passa per z0 , n(, z0 ) ` e un intero. Dimostrazione Sia un cammino = (1 , 2 , , n ). Sia (t) con t [a, b] la parametrizzazione del cammino. Consideriamo F (t) =
t a

(t) dt (t) z0

(2.108)

F ` e continua e dierenziabile in tutti i punti, salvo al pi` u nei punti di raccordo tra le curve che costituiscono il cammino. F (t) = Se calcoliamo d F (t) [e ( (t) z0 )] = eF (t) (t) F (t)eF (t) ( (t) z0 ) = 0 dt (2.110) (t) (t) z0 (2.109)

Pertanto la funzione eF (t) ( (t) z0 ) essendo continua e costante a tratti ` e costante. Valutandola, in b ed a, otteniamo eF (b) ( (b) z0 ) = 1( (a) z0 ) Ma (a) = (b) (il cammino ` e chiuso) e quindi eF (b) = 1 da cui F (b) = 2ik e n(, z0 ) = k k Z Z (2.113) (2.112) (2.111)

| ` Linsieme dei punti R( ) ` e chiuso e limitato. Il suo complemento in C e aperto e pu` o esser rappresentato come unione di regioni disgiunte (le componenti). Una sola contiene il punto allinnito (componente illimitata).

Si dimostra anche che n(, z0 ) ` e una funzione continua di z0 . Poich e n pu` o assumere | \ R( ). Inoltre solo valori interi,sar` a costante in ciascuna delle componenti connesse di C se z0 S ed S ` e la componente illimitata n(, z0 ) = 0. In questo caso basta prendere z z0 arbitrariamente grande per dimostrarlo. 20

2.5

Formula Integrale di Cauchy

Teorema Sia f denita ed analitica su un disco D. Per ogni z D e che non sta sul cammino 0 (D) vale 1 f (w ) n(, z )f (z ) = dw (2.114) 2i w z f (w) f (z ) Dimostrazione. Basta applicare il teorema di Cauchy alla funzione w z . Quesf (w) f (z ) ta funzione ` e denita ed analitica per w = z e vale limwz w z (w z ) = 0, ovvero ha una singolarit` a eliminabile in w = z . Pertanto f (w) f (z ) dw = 0 0 (D) wz (2.115)

da cui segue la formula integrale. Lapplicazione pi` u comune ` e quella al caso n(, z ) = 1: f (z ) = 1 2i f (w ) dw wz (2.116)

Se fosse possibile derivare la (2.116) sotto il segno di integrale troveremmo: f (z ) = Il seguente teorema lo permette: Teorema Supponiamo che g (w) sia una funzione continua su un cammino (non necessariamente chiuso) U . Allora la funzione F (z ) = g (w) dw (w z ) (2.118) 1 2i f (w) dw (w z )2 (2.117)

` e analitica nel complemento di in U e vale F (n) (z ) = n! Dimostrazione. [1] [2] Derivando n volte la (2.116), si ottiene la formula integrale per la derivata n-esima f (n) (z ) = Segue il 21 1 n! 2i f (w) dw (w z )n+1 (2.120) g (w) dw (w z )n+1 (2.119)

| ` Teorema di Liouville Una funzione analitica e limitata in tutto C e costante.

Dimostrazione. Infatti se |f (z )| M z , considerando per una circonferenza di raggio r e centro in z , abbiamo |f (z )| 1 | 2 f (w) 1 M M dw | 2 r = (w z )2 2 r 2 r (2.121)

e poich` e possiamo scegliere r arbitrariamente grande segue il teorema. Abbiamo quindi visto che una funzione analitica ha derivate di tutti gli ordini che sono analitiche. Possiamo ora mostrare il Teorema di Morera Se f (z ) ` e denita e continua su una regione e se tutti i cammini chiusi in , allora f (z ) ` e analitica in .

f = 0 per

Dimostrazione. Avevamo gi` a visto che sotto queste ipotesi f ammette una primitiva analitica g . Abbiamo visto che la derivata di una funzione analitica ` e analitica, quindi f ` e analitica. Il teorema di Liouville porta anche ad una semplice dimostrazione del Teorema fondamentale dellalgebra. Supponiamo che P (z ) sia un polinomio di grado n. Se P (z ) non fosse mai zero, la funzione 1/P (z ) sarebbe una funzione analitica in tutto il piano complesso. Sappiamo poi che limz P (z ) = , quindi 1/P (z ) tende a zero. Pertanto 1/P (z ) e piccolo al di fuori di un diso di raggio R e assumer` a un massimo allinterno del disco. Ma questo implica limitatezza e per il teorema di Liouville 1/P (z ) sarebbe una costante. Pertanto P (z ) = 0 deve avere una radice, che supponiamo di ordine m. E quindi P (z ) = (z a)m P1 (z ), con P1 (z ) polinomio di grado n m. Riapplicando il ragionamento, si ottiene il teorema.

2.6

Sviluppo di Taylor

Teorema Sia f denita ed analitica in un intorno B (r, a) di a. Allora z B (r, a) ` e f (n) (a) f (z ) = (z a)n n! n=0 con f (n) (a) = n! e` e una circonferenza con centro in a. Questa espressione ` e detta sviluppo di Taylor nellintorno di a. Dimostrazione. z B (r, a) sia una circonferenza con centro in a e raggio tale che |z a| < < r. Evidentemente f (z ) = 1 2i f (w ) dw wz (2.124) 1 2i f (w) dw (w a)n+1

(2.122)

(2.123)

22

Ma 1/(w z ) pu` o esser espresso come la serie geometrica (uniformemente convergente per w R( )) 1 1 1 za n = = (2.125) wz (w a) (z a) w a n=0 w a Sosituendo nella (2.124) e integrando termine a termine si ottiene

f (z ) =
n=0

1 2i

f (w) dw (z a)n n +1 (w a)

(2.126)

e quindi la (2.122).

2.7

Sviluppo di Laurent

Si chiama serie di Laurent di potenze di z una serie del tipo


n=
| . La serie converger` dove gli an C a in una regione R1 |z | R2 . Nellintorno di una singolarit` a isolata a una funzione pu` o essere espressa come serie di Laurent di z a.

an z n

(2.127)

Teorema Sia f denita ed analitica in un intorno B0 (r, a) di a, dove f ha una singolarit` a isolata. Allora z B0 (r, a) vale

f (z ) =
p=

cp (z a)p

(2.128)

con

1 f (w)(w a)p1 dw 2i essendo una qualunque circonferenza con centro in a e raggio minore di r. cp =

(2.129)

Dimostrazione. Sia z B0 (r, a). Fissiamo > 0, in modo che presi i cerchi 1 e 2 con centro in a e di raggio rispettivamente |z | e |z | + , si possa trovare una circonferenza B0 (r, a) con centro in z tale che il cammino 1 di Fig. 4 sia contenuto nella circonferenza e cosi via. Possiamo trovare in questo modo un numero nito di e cammini 1 , 2 , n in modo che per qualunque funzione g continua su n j =1 R(j ), `
n 2

g=

j =1 j

(2.130)

Sia adesso g (w) = f (w)/(w z ). Per il teorema di Cauchy


2

g=

(2.131)

23

Figura 4: Cammini per la dimostrazione dello sviluppo di Laurent dato che la funzione f (w)/(w z ) ` e analitica allinterno di 2 , m . Pertanto 1 2i Ma 1 2i
2

f (w) 1 dw wz 2i

f (w) 1 dw = wz 2i

f (w) dw = f (z ) wz

(2.132)

f (w) 1 dw = wz 2i 1 = 2i

f (w ) dw 2 (w a) (z a) f (w) 1 dw 2 w a 1 z a wa 1 f (w) = dw(z a)n n +1 n=0 2i 2 (w a)

(2.133)

Analogamente per

1 :

1 2i

f (w) 1 f (w) dw = dw wz 2i 1 (z a) (w a) 1 (w a)p dw = f (w) 2i p=0 1 (z a)p+1 = 1 2i p=1


1

f (w)

(w a)p1 dw (z a)p

(2.134)

Dalle (2.132), (2.133) e (2.134) segue il teorema. Infatti cp = 1 2i 1 = 2i


1 2

f (w)(w a)p1 dw f (w)(w a)


p1

1 n dw 2i j =1 24

f (w)(w a)p1 dw

1 2i

f (w)(w a)p1 dw

dove abbiamo fatto uso del teorema di Cauchy per il disco per calcolare ciascuno degli o essere una qualsiasi con raggio j . Quindi la circonferenza intorno a cui calcolare cn pu` minore di r. La parte (p.c.L. in a).
p=1 cp (z

a)p ` e detta parte caratteristica di Laurent in un intorno di a


1

Esempio La serie di Laurent nellintorno di z = 0 di f (z ) = E f (z ) = e pertanto

z (z 1)

1 1 1 1 1 = = z (z 1) z1 z z 1z 1 f (z ) = 1 z z 2 . . . z

(2.135)

(2.136)

2.8

Singolarit` a

Teorema Data una funzione f con una singolarit` a isolata in a le seguenti proposizioni sono equivalenti: i) f ha in z = a una singolarit` a eliminabile ii) la p.c.L. in a ` e zero iii) esiste nito limza f (z ) iv) esiste un r > 0 tale che f ` e limitata su B0 (r, a). Dimostrazione. i) ii). La funzione f (w)(w a)n1 n 1 ` e denita ed analitica tranne in a dove ha una singolarit` a eliminabile, quindi cn = 1 2i f (w)(w a)n1 dw = 0 (2.137)

ii) iii). Dallo sviluppo di Laurent con cn = 0 n 1, segue limza f (z ) = c0 . iii) iv). Ovvio. iv) i). Se f ` e limitata in B0 (r, a), segue
z a

lim f (z )(z a) = 0

(2.138)

Teorema Data una funzione f con una singolarit` a isolata in a le seguenti proposizioni sono equivalenti: i) f ha in z = a un polo 25

ii) la funzione 1/f (z ) ha in z = a una singolarit` a eliminabile e una volta eliminata tale singolarit` a, esiste un intero m 1 tale che 1/f (z ) ha in z = a uno zero di un certo ordine m. iii) limza f (z )(z a)m esiste nito e diverso da zero. iv) la p.c.L. in a di f e un polinomio di grado m in (z a)1 . Dimostrazione. i) ii). In un conveniente B0 (r, a) f ` e analitica e diversa da zero. Quindi sullo stesso insieme 1/f ` e analitica e 1/f (z ) 0 per z a. Una volta eliminata tale singolarit` a eliminabile,ridenendo 1/f (a) = 0, 1/f (z ) ha in z = a uno zero di ordine m 1. ii) iii) Se 1/f (z ) ha in z = a uno zero di ordine m, 1 = (z a)m g (z ) f (z ) con g analitica in un intorno di a e tale che g (a) = 0. Quindi lim f (z )(z a)m = z lim z a a 1 1 = =0 g (z ) g (a) (2.140) (2.139)

iii) iv). f (z )(z a)m ha in a una singolarit` a eliminabile, quindi f (z )(z a)m = da cui segue iv). iv) i). E f (z ) = da cui segue limza f (z ) = . m` e lordine del polo. Teorema di Casorati Weierstrass Sia z0 una singolarit` a essenziale per la funzione | r . f e sia B0 (r, z0 ) un disco centrato in z0 . Allora f (B0 (r, z0 )) ` e denso in C Dimostrazione. Supponiamo il teorema falso. Allora esiste un numero complesso w e un numero positivo tali che |f (z ) w| > Ma allora
z z0 n=0

cn (z a)n

(2.141)

1 [cm + cm+1 (z a) + ] (z a)m

(2.142)

z B0 (r, z0 )

(2.143)

lim

f (z ) w = z z0

(2.144)

f (z ) w e quindi la funzione z z ha un polo e pertanto anche la f (z ) avrebbe un polo o una 0 singolarit` a eliminabile contrariamente allipotesi. 26

E facile dimostrare inoltre che se z0 ` e una singolarit` a essenziale per la funzione f la p.c.L. ha inniti termini. Infatti se la p.c.L. si riducesse ad un polinomio esisterebbe nito o innito il limzz0 f (z ), contrariamente allipotesi. E stato inoltre mostrato da Picard che f (z ) in ogni intorno della singolarit` a essenziale | assume ogni valore di C eccetto al pi` u uno. Per esempio la funzione exp(1/z ) in B0 (r, 0) prende ogni valore eccetto il valore 0. 1 ha in z = 0 una singolarit` Esempio La funzione exp z a essenziale. Infatti
x0

lim exp +

1 = x

x0

lim exp

1 =0 x

(2.145)

Lo sviluppo di Laurent ` e dato da exp 1 1 1 1 + =1+ + z z 2! z 2 (2.146)

1 ha in z = 0 una singolarit` a essenziale. Infatti se consideEsempio La funzione sin z riamo le due successioni 1 2 {xn } = { xn } = (2.147) n (4n + 1) tendenti a zero per n abbiamo nel primo caso
n

lim sin

1 =0 xn 1 =1 xn

(2.148)

e nel secondo
n

lim sin

(2.149)

Data una funzione denita ed analitica nellintorno di , cio` e per |z | > k > 0, trattiamo linnito come una singolarit` a isolata. Il tipo di singolarit` a` e quello di f i dove | \ {0} C | associando a z f (z ) = 1/z . i: C Quindi per esempio z = ` e una singolarit` a essenziale per le funzioni exp(z ), sin z , cos z , ` e un polo di ordine m per un polinomio di grado m.

2.9

Zeri di una funzione analitica

| una funzione analitica in . Sia a uno zero per f (z ). Espandiamo f in serie Sia f : C di Taylor nellintorno dello zero

f (z ) =
n=0

cn (z a)n

(2.150)

Se a ` e uno zero due casi possono presentarsi. Tutti i cn sono zero, nel qual caso f (z ) = 0 identicamente su , oppure esiste un m tale che c1 = c2 = = cm1 = 0 27 (2.151)

e quindi vale f (z ) = (z a)m g (z ) con g (z ) analitica e g (a) = 0. Vale allora il seguente Teorema Uno zero di ordine nito ` e isolato. Dimostrazione. Dallipotesi segue che possiamo scrivere f (z ) = (z a)m g (z ) con g (a) = 0. g (z ) ` e analitica e quindi continua, quindi posto = 1 |g (a)|, esiste un tale che 2 |z a| < |g (z ) g (a)| < Pertanto |g (z )| ||g (a)| |g (a) g (z )|| > 2 = ovvero g (z ) = 0. Quindi se |z a| < f (z ) = g (z )(z a)m = 0. Vale il teorema seguente:
| , aventi punto Teorema Sia S un insieme di zeri per una funzione analitica f : C di accumulazione a . Allora in ogni intorno B (r, a), f ` e identicamente zero.

(2.152)

(2.153) (2.154)

Dimostrazione. Poich` ea` e punto di accumulazione possiamo scegliere una successione di zeri {zn } a. Per la continuit` a di f si ha f (a) = nlim f (zn ) = 0 (2.155)

n Ma f (z ) = n=0 cn (z a) , quindi f (a) = 0 implica c0 = 0. Supponiamo che il primo coeciente non nullo sia cm . E quindi

f (z ) = (z a)m [cm + cm+1 (z a) +

(2.156)

Ma se fosse vero questo esisterebbe un intorno B (r, a) in cui f (z ) ` e non nullo, contrariamente allipotesi che a sia un punto di accumulazione. Pertanto f (z ) = 0 identicamente in B (r, a). La dimostrazione si pu` o estendere a tutto . Segue allora il Teorema di identit` a. Se f e g sono analitiche su e uguali su un insieme di punti aventi punto di accumulazione in , allora f = g su . Questo teorema ` e alla base della teoria del prolungamento analitico. Se f e g sono analitiche in 1 e 2 (che hanno una parte comune in 1 2 ) e se f (z ) = g (z ) z 1 2 , allora la funzione F (z ) = f (z ) se z 1 e F (z ) = g (z ) se z 2 ` e analitica in 1 2 e costituisce il prolungamento analitico della funzione f (g ) dalla regione 1 (2 ) a 1 2 .

28

z1 1

z2 2

...

. zn
n

Figura 5:

Formulazione generale del teorema di Cauchy

Abbiamo visto nora il teorema di Cauchy per un disco, ovvero se f ` e analitica su un disco D f = 0 0 (D) (3.1)

Sia un insieme su cui f ` e analitica. Vogliamo generalizzare tale teorema in due direzioni. Da una parte per cammini pi` u complicati, anche sconnessi, come in Fig. 5 i cammini 1 , 2 , n intorno ai punti z1 , z2 , zn . Se ` e un cammino che gira intorno a z1 , z2 , zn , ci aspettiamo che

f=

f+

f + +

(3.2)

sia se la f ` e analitica ma anche nel caso in cui f non sia analitica in z1 , z2 , zn . Dallaltra parte vogliamo generalizzare il teorema a regioni semplicemente connesse. E conveniente introdurre il concetto di catena. Siano in generale 1 , 2 , , n dei cammini e m1 , m2 , , mn degli interi (non necessariamente positivi) corrispondenti alla molteplicit` a del cammino. Una catena sar` a scritta nella forma = m 1 1 + m 2 2 + m n n (3.3) Diciamo che la catena ` e chiusa se ogni cammino in essa ` e chiuso. Deniamo lintegrale lungo la catena

f=
i

mi

(3.4)

Deniamo lindice del punto a rispetto ad una catena chiusa , n(, a) = 1 2i 29 1 dz za (3.5)

Figura 6: La curva ` e omologa a zero, mentre la curva non lo ` e Se , sono catene chiuse in , diciamo che ` e omologa a zero ( 0) in , se n(, a) = 0 a / Diciamo che ` e omologa a ( ) in , se n(, a) = n(, a) a / Riportiamo due esempi in Fig. 6. Una regione ` e semplicemente connessa se e solo se n(, a) = 0 per tutte le catene chiuse e per tutti i punti a / (ovvero tutte le catene chiuse sono omologhe a zero).
| Teorema di Cauchy per regioni semplicemente connesse Se f : C ` e analitica su una regione semplicemente connessa

(3.6)

(3.7)

f =0

(3.8)

per ogni catena chiusa . Ecco inne la forma pi` u generale.


| analitica in . Allora Teorema di Cauchy Sia f : C

f =0

(3.9)

per tutte le catene chiuse omologhe a zero in . Dimostrazione. [1].


| analitica in . Se e sono catene chiuse omologhe in ` Teorema Sia f : C e

f=

(3.10)

30

Dimostrazione. Basta applicare il teorema precedente alla catena , che ` e omologa a zero. Il teorema di Cauchy continua a valere in presenza di un numero nito di singolarit` a eliminabili. Tutti i risultati dimostrati come conseguenza del teorema di Cauchy per il disco si possono generalizzare alle catene chiuse omologhe a zero.
| Teorema Sia f : C analitica in salvo un numero nito di punti z1 , z2 , , zn . Sia una catena chiusa omologa a zero in e siano i delle circonferenze intorno a zi orientate in senso antiorario e tali che i contiene zi ma non zj j = i. Sia mi = n(, zi ). Sia linsieme \ {z1 , z2 , , zn }. Allora ` e omologa a mi i in e

f=
i=1

mi

(3.11)

Dimostrazione. Consideriamo la catena = n(, a) = n(, a) Se a = zk

mi i . Se a /` e (3.12) (3.13)

mi n(i , a) = 0

n(, a) = n(, zk ) mk = 0 Applicando il teorema di Cauchy alla catena si ottiene il risultato.

In particolare, utilizzando questo risultato nello sviluppo di Taylor e di Laurent (2.128), possiamo sostituire alla circonferenza una qualsiasi curva omologa a .

3.1

Residuo

Diamo la denizione di residuo. Data una funzione f analitica in , sia z0 una singolarit` a isolata. Deniamo residuo 1 Resz0 f = f (3.14) 2i dove ` e un cammino chiuso con R( ) tale che n(, z0 ) = 1 e n(, w) = 0 se w / {z0 }. Ricordando la denizione di cn , cn = segue che Resz0 f = c1 (3.16) 1 2i

f (w)(w z0 )n1 dw

(3.15)

Utilizzando il teorema precedente ` e possibile allora, utilizzando la denizione di residuo, enunciare il seguente

31

| Teorema del residuo Sia f : C analitica in salvo un numero nito di punti z1 , z2 , , zn , in cui ha singolarit` a isolate. Allora

1 2i

f=
i

n(, zi )Reszi f

(3.17)

per ogni catena omologa a zero in . Teorema Sia a un polo di f ; allora i) Se a ` e di ordine m Resa f = 1 dm1 lim m1 [f (z )(z a)m ] (m 1)! za dz (3.18)

ii) Se a ` e di ordine 1 ` e dalla i) Resa f = lim f (z )(z a)


z a

(3.19)

o anche Resa f =

1 1 limza f (z )

(3.20)

Dimostrazione. Dallo sviluppo di Laurent segue f (z )(z a)m = cm + + c1 (z a)m1 + e quindi c1 g (m1) (a) = (m 1)! (3.22)
k=0

ck (z a)k+m = g (z )

(3.21)

Per z B0 (r, a) ` e g (k) (z ) = [f (z )(z a)m ](k) (z ) e pertanto c1 = ii) Per z B0 (r, a) ` e f (z ) = con g (z ) = c1 +
k=0 ck (z

1 dm1 lim m1 [f (z )(z a)m ] (m 1)! za dz

(3.23)

g (z ) za

(3.24)

a)k+1 . Quindi
z a

g (a) = c1 = Resa f = lim f (z )(z a) Daltra parte 1 f (z ) = d za g (z ) (z a)g (z ) = dz g (z ) g 2 (z )

(3.25)

(3.26)

e passando a limite si ottiene la (3.20). 32

Dk a R k

E k

Ak

Figura 7: Archi k per la dimostrazione del Lemma di Jordan

3.2

Lemma di Jordan

| Lemma Sia a un polo di ordine uno per f e sia r : [c, d] C un arco di circonferenza con centro in a e raggio r, con argr (c) = e argr (d) = + . Allora

r0 r

lim

f = iResa f

(3.27)

Dimostrazione. Posto g (z ) = f (z )(z a) per z = a e g (a) = Resa f , g ` e olomorfa in a. Usando il teorema della media
r0 r

lim

f = lim = lim

r0 r + r0 r 0

g (z ) dz za g (a + reit )idt

= i lim g (a + reit0 ) = ig (a) da cui segue il lemma. Lemma di Jordan Sia k una successione di archi di circonferenza di raggio Rk come a (a > 0) ` in Fig. 7. Posto k = arcsin R e k
| k : [k , + k ] C

(3.28)

Sia limk Rk = . Sia f continua su R(k )k e posto Mk = supzR(k ) |f (z )| sia limk Mk = 0. Allora > 0 ` e
k k

lim

f (z )eiz dz = 0

(3.29)

Dimostrazione. Dimostriamo prima che sono zero i contributi degli archi Ak Bk e Bk Ck . 33

Su Ak Bk vale e perci` o

|f (z )eiz | Mk e sin tRk Mk ea | f (z )eiz dz | Mk Rk k ea

(3.30) (3.31)

Ak Bk

Per k Rk k a quindi il limite del secondo membro della (3.31) ` e zero. Su Bk Ck , utilizzando la disuguaglianza, 2 sin t 1 0t t 2 abbiamo |
Bk Ck

(3.32)

f (z )eiz dz | = |

/2 0

f (Rk eit ) exp [iRk (cos t + i sin t)]iRk eit dt|


/2

Mk Rk

2 exp( Rk t)dt 0 1 exp(Rk ) Mk = 2

Ma il risultato va a zero per k e quindi ` e nullo il contributo dellarco Bk Ck . Per simmetria sono zero anche i contributi di Ck Dk e Dk Ek . Lemma Se sulla successione di archi k ` e |zf (z )| Mk ed ` e limk Mk = 0, allora
k k

lim

f =0

(3.33)

Dimostrazione. Infatti |f (z )z | Mk implica |f (z )| Mk /Rk e pertanto | f| Mk Rk ( + 2k ) Rk (3.34)

Il secondo membro va a zero per k .

3.3

Teorema dellindicatore logaritmico

Una funzione f in ` e detta meromorfa in se ` e analitica in eccetto che per la presenza di poli. Una funzione meromorfa ha in ogni regione limitata un numero nito di poli. Se ve ne fossero inniti essi ammetterebbero (per il teorema di Bolzano-Weierstrass) un punto di accumulazione z0 e questo non sarebbe una singolarit` a isolata. I poli possono invece aver punto di accumulazione allinnito (Esempio 1/ sin z . Questa funzione ha poli in z = n , e in z = una singolarit` a essenziale ma non isolata).

34

Teorema Sia f una funzione meromorfa in . Allora se z0 ` e uno zero Resz0 Se z0 ` e un polo Resz0 f = ordz0 f f (3.35)

f = ordz0 f f

(3.36)

Dimostrazione. Se z0 ` e uno zero (polo) di ordine m, f (z ) = (z z0 )m(m) g (z ) con g (z ) analitica nellintorno di z0 e g (z0 ) = 0. Quindi f (z ) m(m) g (z ) = + f (z ) z z0 g (z ) da cui, ricordando la denizione di residuo, segue il teorema. Vale quindi il Teorema Sia una catena omologa a 0 in e f una funzione meromorfa in , con zeri in aj e poli in bk allora 1 2i f = f n(, aj )ordaj f
j k

(3.37)

(3.38)

n(, bk )ordbk f

(3.39)

Nelle applicazioni spesso gli indici saranno uguali a uno, la catena sar` a semplicemente una curva e quindi 1 2i f = (numero di zeri numero di poli) f (3.40)

dove poli e zeri sono allinterno della curva C e contati col loro ordine.

3.4

Problema di Dirichlet

Come applicazione della formula integrale di Cauchy, studiamo il problema di Dirichlet. Sia una regione con frontiera = e g (x, y ) sia una funzione continua reale denita su . Consideriamo il problema di trovare una funzione u(x, y ) tale che i) u(x, y ) ` e armonica su e continua su ii) u(x, y ) coincide con g (x, y ) su . Un problema sico che corrisponde al problema di Dirichlet ` e quello che corrisponde alle congurazioni di equilibrio di una membrana elastica in assenza di forze esterne e 35

111111111111 000000000000 000000000000 111111111111 000000000000 111111111111 g(x,y) 000000000000 111111111111 000000000000 111111111111 000000000000 111111111111 000000000000 111111111111 000000000000 111111111111

Figura 8: La membrana con una cornice rigida trascurandone il peso. Supponiamo di considerare una membrana, con una cornice rigida g (x, y ), come in Fig. 8. La membrana, pensata come supercie, avr` a una equazione u = u(x, y ) (3.41)

Riferendo lo spazio ad un sistema cartesiano avente sull dove u(x, y ) ` e continua su . asse z u, sia la proiezione di g (x, y ) sul piano (x, y ). Si dimostra nella teoria dellelasticit` a che la posizione di equilibrio della membrana in assenza di forze esterne e trascurandone il peso, ` e soluzione dellequazione di Laplace u = con la condizione al contorno u(x, y ) = g (x, y ) su Il seguente teorema assicura lunicit` a della soluzione: Teorema del massimo modulo Se f ` e una funzione analitica su una regione limitato) e continua su e non ` e costante, |f | assume il massimo in un punto della frontiera M . ammettera Dimostrazione. Infatti essendo |f (z )| una funzione reale e continua su un massimo in un punto z0 . Supponiamo z0 . Allora esiste un disco B (z0 , r0 ) tale che z B (z0 , r0 ) f (z ) = c0 + c1 (z z0 ) + c2 (z z0 )2 (3.44) Allora r < r0 1 2
2 0

2u 2u + =0 x2 y 2

(3.42)

(3.43)

|f (z0 + rei )|2 d = 36

n=0

|cn |2 r2n

(3.45)

Daltra parte essendo z0 massimo |f (z0 + rei | |f (z0 )| = |c0 | pertanto


n=0

(3.46)

|cn |2 r2n =

1 2

2 0

|f (z0 + rei )|2 d |c0 |2

(3.47)

che implica c1 = c2 = = 0 e quindi f (z ) = c0 ovvero costante. Quindi se f non e costante z0 M . Esempio f (z ) = z 2 denita sul disco di raggio 1 B (1, 0). Il modulo ` e |f (z )| = x2 + y 2 che assume il massimo valore sull cerchio. C` e un teorema analogo per funzioni armoniche. Teorema Se u(x, y ) ` e una funzione reale armonica su una regione limitata e continua essa assume massimo sulla frontiera. sulla regione chiusa , Dimostrazione. (Data la u si pu` o costruire una fnzione armonica v coniugata, tale che la = u + iv sia analitica). se poniamo f = exp sappiamo che |f | = exp u ` e massimo sulla frontiera, pertanto anche il massimo di u saraa assunto sulla frontiera.) Si vede quindi che il problema di Dirichlet ha una unica soluzione. Infatti se u1 e u2 fossero due soluzioni, anche la dierenza u1 u2 ` e armonica ed assume il massimo su . Pertanto 0 |u1 (x, y ) u2 (x, y )| 0 (3.48) dato che sulla frontiera le due funzioni coincidono. Pertanto u1 = u2 . Teorema Una funzione armonica su una regione semplicemente connessa pu` o esser considerata la parte reale o la parte immaginaria di una funzione analitica in . Per ricavare la funzione analitica basta integrare le equazioni di CR u v = x y u v = y x (3.49)

In altre parole assegnata la u, ` e possibile ricavare la v come soluzione data dallintegrale


z z0

u u dx + dy y x

(3.50)

dove z0 ` e un punto in . e quindi v (x, y ) =


z z0

u u dx + dy + cost y x

(3.51)

37

3.5

Problema di Dirichlet per il disco e per il semipiano

Dimostriamo prima il seguente Teorema Sia f analitica sul disco B (R, 0) con centro nellorigine e raggio R. Allora r < R, [0, 2 ) vale f (rei ) = 1 2
2 0

R2 r 2 f (Rei )d R2 2Rr cos( ) + r2

(3.52)

Dimostrazione. Dalla formula integrale di Cauchy (2.116) scegliendo = B (R, 0) e z = rei punto interno alla circonferenza , si ha f (rei ) = 1 2 1 = 2 1 2
2 0 2 0 2 0

Rei f (Rei )d Rei rei 1 i r i() f (Re )d 1 e R R2 rRei() f (Rei )d R2 2Rr cos( ) + r2

(3.53)

2 i Daltra parte ancora per il teorema di Cauchy prendendo un punto z = R r e allesterno del disco ` e

0 =

1 f (w)dw 2 i wR e r 2 Rei = i f (Rei )d 2 R 0 Rei ei r 2 r2 rRei() i = i 2 2 f (Re )d R 2Rr cos( ) + r 0

(3.54)

Quindi
2 0

rRei() f (Rei )d = R2 2Rr cos( ) + r2

2 0

r2 f (Rei )d R2 2Rr cos( ) + r2 (3.55)

Utilizzando la (3.55) nella (3.53) si ottiene il teorema. Data una funzione armonica u su un dominio semplicemente connesso essa pu` o esser pensata come la parte reale di una funzione analitica, quindi se u ` e armonica sul disco vale la formula di Poisson u(rei ) u(r cos , r sin ) = 1 2
2 0

R2 r 2 u(Rei )d R2 2Rr cos( ) + r2 38

(3.56)

La (3.56) suggerisce come scrivere la soluzione per il problema di Dirichlet per il disco, ovvero la funzione u armonica in B (r, 0) e tale che u(Rei ) = g (), [0, 2 ) con g funzione assegnata (non necessariamente armonica), u(rei ) u(r cos , r sin ) = 1 2
2 0

R2 r 2 g ()d R2 2Rr cos( ) + r2

(3.57)

La (3.57) si pu` o riscrivere introducendo il nucleo di Poisson K (per semplicit` a poniamo R = 1): u(r cos , r sin ) = con
2 0

K (r, )g ()d

(3.58) (3.59)

1 1 r2 K (r, ) = 2 1 2r cos + r2

Nota Si puo dimostrare che


R2 r 2 r = 1 + 2 2 2 R 2rR cos ( ) + r n=1 R n

cos n( )

(3.60)

Infatti e (quando z = r exp i) Rei + z Rei z Ma Rei + z Rei 1 = 1 + 2 = 1 + 2 r i() i i Re z Re z 1 Re n r ein() = 1+2 R i=1 In modo analogo si dimostra che
2Rr sin ( ) r = 2 2 2 R 2rR cos ( ) + r n=1 R n

R2 r 2 R2 2rR cos ( ) + r2

(3.61)

(3.62)

sin n( )

(3.63)

Nota. Si pu` o vericare che u ` e armonica passando a coordinate polari = 1 1 2 (r ) + 2 2 r r r r (3.64)

e dimostrando che il nucleo di Poisson soddisfa lequazione K (r, ) = 0 La verica che u() quando r 1 tende a g () richiede la seguente propriet` a
r 1 0

(3.65)

lim

K (r, )g ()d = g () 39

(3.66)

Quindi nel limite lazione dellintegrale col nucleo di Poisson diventa equivalente allazione della distribuzione delta di Dirac, che studieremo in seguito. In modo analogo si dimostra il problema di Dirichlet per il semipiano. Vale infatti il Teorema Sia f analitica e limitata nel semipiano Imz 0. Allora z = x + iy con y>0` e y + 1 f (z ) = f (t)dt (3.67) (t x)2 + y 2 Dimostrazione. Basta applicare il teorema di Cauchy due volte.La prima volta scegliamo un cammino lungo lasse reale e lo chiudiamo con un semicirconferenza nel semipiano superiore, con z allinterno della curva, f (z ) = 1 2i 1 f (w)dw wz (3.68)

Nel secondo caso scegliamo al posto di z z , quindi 0= 1 2i 1 f (w)dw wz (3.69)

dato che z sta nel semipiano inferiore. Sottraendo le due equazioni si ottiene f (z ) = y y = 1 f (w)dw ) (w z )(w z R 1 f (t)dt R (t x)2 + y 2 1 iy f (Rei )Rei d + 0 (Rei z )(Rei z )

Nel limite R si ottiene la (3.67), tenuto conto che il secondo termine va a zero. Da questo segue la soluzione per il problema di Dirichlet per il semipiano, ovvero la funzione u armonica nel semipiano y > 0, e tale che u(x, 0) = g (x) con g (x) funzione continua assegnata: 1 y + g (t)dt (3.70) u(x, y ) = (t x)2 + y 2 Data la funzione y si verica infatti che (t x)2 + y 2 y =0 (t x)2 + y 2 (3.71)

40

4
4.1

Funzioni intere e meromorfe


Fattorizzazione

| , e una funzione Abbiamo visto che una funzione intera ` e una funzione analitica in tutto C meromorfa ` e analitica eccetto al pi` u dei poli. Si puo anche estendere la denizione di | se ` funzione meromorfa al piano complesso esteso. Una funzione ` e meromorfa in C e | ed in z = ` meromorfa in C e analitica o ha un polo. 0

Una caratterizzazione equivalente corrisponde a denire le funzioni meromorfe come quelle funzioni che sono esprimibili come f (z ) = g (z ) h(z ) (4.1)

| con g e h funzioni analitiche. In particolare se f ` e una funzione meromorfa in C essa | essa ` ` e il quoziente di due funzioni intere, se f ` e una funzione meromorfa in C e il quoziente di due polinomi.

Alcuni teoremi sulle funzioni intere. Teorema Sia f una funzione intera senza zeri. Allora esiste una funzione intera h tale che f (z ) = eh(z) (4.2) Dimostrazione. [2] (Ne segue che f /f ` e analitica, e la funzione h = f (z ) zi )ni
q z z0

f /f dz + cost).

Se f intera ha un numero nito di zeri zi di molteplicit` a ni la funzione h(z ) = ` e intera e priva di zeri e quindi f (z ) = Aeg(z) (1
i=1 q i=1 (z

(4.3)

z ni ) zi

(4.4)

Se abbiamo una funzione intera con un numero innito di zeri possiamo pensare di costruire un prodotto innito

(z zi )ni

(4.5)

i=1

In generale questo prodotto innito non converger` a e quindi dovremo aggiungere un fattore di convergenza. Diamo lenunciato del teorema di Weierstrass Teorema Sia f una funzione intera tale che f (0) = 0; se z1 , z2 , .. sono gli zeri di f elencati con la loro molteplicit` a esiste una funzione intera g e una successione di interi non negativi {pi } tali che z (4.6) f (z ) = eg(z) Epi ( ) zi i=1 41

Gli Ep sono i fattori elementari Ep (z ) = (1 z ) exp(z + con E0 = 1 z . Se f ha in z = 0 uno zero di ordine k basta applicare il teorema a f (z )/z k . Questa fattorizzazione non ` e unica. La convergenza del prodotto innito ` e denita nel modo seguente. Sia {ai } una successione di numeri complessi (ai = 1). Il prodotto innito converge se converge la successione dei prodotti parziali
n

z2 zp + + ) p = 1, 2... 2 p

(4.7)

(1 + ai )
i=1

(4.8)

Condizione necessaria e suciente anch` e il prodotto innito converga ` e che converga i |a i |. Esempio sin z . La funzione sin z ha zeri del primo ordine in tutti i punti di Z Z. Vale il seguente sviluppo sin z = z (1
n=0 z z z2 )e n = z (1 2 ) n n n=1

(4.9)

4.2

La funzione Gamma di Eulero

Deniamo una funzione intera che ha zeri negli interi negativi:

G(z ) =

(1 +
n=1

z z )e n n

(4.10)

E evidente che G(z ) ha zeri negli interi positivi e confrontando con la rappresentazione di sin z sin z (4.11) zG(z )G(z ) = Per costruzione G(z 1) ha gli stessi zeri di G(z ) pi` u uno zero nellorigine. Possiamo quindi scrivere G(z 1) = ze (z) G(z ) con (z ) funzione intera. Per determinare (z ) deriviamo logaritmicamente la eq.(4.12), ottenendo
n=1 1 1 1 1 1 = + (z ) + z1+n n z n n=1 z + n

(4.12)

(4.13)

42

dove abbiamo fatto uso di G (z )/G(z ) =


d z 1 1 ( log(z + n) ) = dz n=1 n n n=1 z + n

(4.14)

Sostituendo nella serie di sinistra della eq. (4.13) n n + 1


n=1

1 1 z1+n n

1 1 n+1 n=0 z + n 1 1 = 1+ z n=1 z + n 1 1 = 1+ z n=1 z + n 1 1 = 1+ z n=1 z + n =

1 n+1 1 1 1 + n n+1 n=1 n 1 +1 n

e quindi confrontando con la eq.(4.13), segue (z ) = 0 ovvero (z ) = costante. Deniamo ora H (z ) = G(z )ez (4.15) che soddisfa H (z 1) = G(z 1)e (z1) = ze G(z )e (z1) = zH (z ) (4.16)

Il valore della costante (costante di Eulero) ` e facilmente determinato dalla (4.10) e dalla (4.12): G(0) = 1 = e G(1) (4.17) da cui e

= G(1) =

(1 +
n=1

1 1 )e n n

(4.18)

Prendendo ln-esimo prodotto parziale


1 1 1 1 1 1 (1 + 1)(1 + ) (1 + )e(1+ 2 ++ n ) = (n + 1)e(1+ 2 ++ n ) 2 n

(4.19)

e considerandone il logaritmo (1 + otteniamo 1 1 + + ) + log(n + 1) 2 n (4.20)

1 1 + log n) 2 n Questa successione ` e convergente, il valore approssimato di = 0.57722... = lim (1 +


n

(4.21)

Deniamo la funzione Gamma di Eulero con (z ) = 1 zH (z ) (4.22)

43

Dalla eq.(4.16) segue la propriet` a (z + 1) = z (z ) Dalla denizione di H segue (z ) = e confrontando con la eq.(4.9) (z )(1 z ) = (z )(z )(z ) =
1 z z z (1 + )1 (1 )1 = z n=1 n n z sin z n=1

(4.23)

ez z

(1 +
n=1

z 1 z ) en n

(4.24)

(4.25)

La funzione (z ) ` e meromorfa ed ha poli negli interi negativi e in zero. Abbiamo (1) = 1/H (1) = 1/[(exp )G(1)] = 1, (2) = 1. In generale (n + 1) = n!. Dalla eq.(4.25) (1/2) = . Esiste una formula integrale per (z ) = La funzione ` e analitica per Rez > 0. Diamo anche la formula di Stirling (che dimostreremo in seguito) (n + 1) = n! nn en 2n valida per n . Questa ` e un caso speciale di (z ) z z1/2 ez 2 valida per |z | . Il residuo nei poli z = n vale
z n 0

et tz1 dt

(4.26)

(4.27)

(4.28)

lim (z + n)(z ) = lim

1 (1)n 1 (z + n) = = z n sin(z )(1 z ) cos(n ) (1 + n) n!

(4.29)

Trasformazioni conformi

| , t (t) = x(t)+ iy (t), una curva in una regione e sia f : | denita Sia : [a, b] C C e continua su R( ). Lequazione

w = (t) = f ( (t))

(5.1)

44

denisce una curva nel piano complesso w. Se f ` e analitica in z0 = (t0 ) allora (t0 ) = f (z0 ) (t0 ) a t0 b (5.2)

Consideriamo un punto z0 tale che (t0 ) = 0 e f (z0 ) = 0. E chiaro che sar` a (t0 ) = 0. Quindi ha tangente in w0 = f (z0 ) e langolo con lasse orizzontale ` e dato da arg ( (t0 )) = arg (f (z0 )) + arg ( (t0 )) (5.3)

Quindi langolo tra la tangente a in w0 e la tangente a in z0 ` e uguale all arg f (z0 ), che ` e indipendente dalle curve. Per questa ragione curve che sono tangenti luna allaltra nel piano complesso z in z0 sono trasformate in curve tangenti tra di loro nel piano complesso w in w0 . Inoltre curve che formano un certo angolo nel punto z0 sono trasformate in curve che formano lo stesso angolo in w0 . A causa di questa propriet` a la trasformazione ` e detta conforme in z0 . Se poi consideriamo il modulo |f (z0 )| = lim
z z0

|f (z ) f (z0 )| |z z0 |

(5.4)

vediamo che un segmento innitesimo nel piano z viene mandato in un segmento innitesimo nel piano w ma moltiplicato per il fattore |f (z0 )|. Possiamo interpretare |f (z0 )| come un coeciente di contrazione o espansione. Quindi in tutti i punti di in cui f (z ) = 0 la trasformazione ` e conforme. Abbiamo visto quindi che una trasformazione analitica ` e equivalente ad una trasformazione conforme. Viceversa se f ` e conforme ne segue che ` e analitica. Infatti, supponiamo che f sia conforme e inoltre che f C 1 (u, v C 1 ). Quindi (t0 ) = f f x (t0 ) + y (t0 ) x y f 1 f 1 = ( (t0 ) + (t0 )) + ( (t0 ) (t0 )) x 2 y 2i f 1 f f 1 f ( i ) (t0 ) + ( + i ) (t0 ) 2 x y 2 x y 1 f f 1 f f (t0 ) = (t0 )[ ( i )+ ( +i ) ] 2 x y 2 x y (t0 )

Pertanto (t0 ) =

Se la trasformazione e conforme in z0 arg arg deve esser indipendente da . Ma 1 f f 1 f f (t0 ) arg arg = arg [ ( i )+ ( +i ) ] 2 x y 2 x y (t0 ) 45 (5.6) (5.5)

e quindi dovr` a essere ovvero

f f +i =0 x y

(5.7) (5.8)

f f = i x y che sono le condizioni di CR. Pertanto f ` e analitica in z0 .

| Mapping di M oebius Per a, b, c, d C e soggetti alla condizione ad bc = 0 la funzione az + b f (z ) = (5.9) cz + d ` e nota come trasformazione di M oebius. Queste trasformazioni hanno una serie di propriet` a. f (z ) ` e analitica per z = d/c e

f (z ) =
| \ {d/c}. Quindi f ` e conforme in C

ad bc =0 (cz + d)2

(5.10)

Supponiamo di avere un secondo mapping g (z ) = Az + B Cz + D (5.11)

con AD BC = 0. Si verica che il prodotto gf (z ) = (Aa + Bc)z + (Ab + Bd) (Ca + Dc)z + (Cb + Dd) (5.12)

` e ancora una trasformazione di M oebius. E possibile trovare una trasformazione inversa ed esiste lunit` a. In altre parole queste trasformazioni formano un gruppo. Teorema della rappresentazione di Riemann Sia una regione semplicemente connessa che non sia lintero piano complesso. Allora e analiticamente isomorfo al disco di raggio 1. Ovvero dato un punto z0 esiste una funzione analitica e invertibile f : B (1, 0) (5.13)

tale che f (z0 ) = 0. Tale isomorsmo ` e determinato a meno di una rotazione ed ` e univocamente determinato dalla condizione f (z0 ) > 0. Dimostrazione. [2]. Ovviamente anch` e il mapping esista occorre che sia semplicemente connessa dato | . Infatti dato che che il disco ` e semplicemente connesso. Inoltre non pu` o esser tutto C | |f (z )| 1, se f fosse denito su tutto C per il teorema di Liouville sarebbe una costante. z con || < 1. La funzione ` Esempio f (z ) = 1 e analitica sul disco |z | 1. Inoltre z i se |z | = 1 z = e ei g (z ) = i i (5.14) e (e ) 46

Il denominatore (a parte la fase) ` e il complesso coniugato del numeratore e quindi se |z | = 1, |f (z )| = 1. Quindi per il principio del massimo |f (z )| 1 si ha |z | 1. Quindi la trasformazione mappa il disco unitario nel disco unitario, mandando il punto nellorigine. con Im > 0 mappa il semipiano superiore del piano Esempio f (z ) = z z complesso z nel disco unitario |w| = 1. Il punto z = viene mappato nellorigine.

6
6.1

Trasformate di Fourier
Notazioni

Lintegrale che utilizzeremo in questi capitoli ` e lintegrale di Lebesgue. Lintegrale di Riemann permette di calcolare lintegrale di funzioni continue o di funzioni continue con un numero nito di discontinuit` a. Ci sono funzioni che non rientrano in questa classe: per esempio la funzione di Dirichlet, ovvero la funzione caratteristica dei razionali nellintervallo (0,1), che vale 1 nei razionali e zero in ogni punto irrazionale non e integrabile secondo Riemann. Lintegrale di Lebesgue permetter` a lintegrazione di una tale funzione ma soprattutto permetter` a di passare a limite sotto il segno di integrale sotto ipotesi di natura abbastanza generale e non solo nel caso in cui la funzione da integrare ` e limite uniforme di una successione di funzioni continue come nel caso dellintegrazione secondo Riemann. La dierenza fondamentale della costruzione dellintegrale di Lebesgue ` e a dierenza di quello di Riemann i punti x non sono raggruppati rispetto alla vicinanza sullasse x ma in base al criterio della vicinanza dei valori f (x). In altre parole se f assume valori, y1 , y2 , sia An = {x : x A f (x) = yn } ` e allora
A

f (x)d =
n

yn (An )

(6.1)

dove (An ) e la misura di Lebesgue di un insieme che ` e una generalizzazione della misura di un intervallo ([a, b]) = b a. Considereremo funzioni dello spazio di Lebesgue L1 (Rn ), ovvero funzioni integrabili in Rn |f |dx < (6.2)
Rn

o pi` u in generale spazi di Lebesgue Lp (Rn ) per cui esiste


Rn

|f |p dx < 1 p <

(6.3)

Questi sono tutti spazi vettoriali e completi (di Banach) nella norma indotta dalla (6.3): ||f ||p = |f |p dx
1 p

Rn

(6.4)

47

In particolare tra questi ci interesseranno lo spazio delle funzioni a quadrato integrabile L2 (Rn ), che ` e uno spazio di Hilbert, e lo spazio L1 (Rn ), che ` e uno spazio di Banach con la norma ||f ||1 = |f |dx (6.5)
Rn

Se x, y Rn la notazione x y indicher` a il prodotto scalare x1 y1 + x2 y2 + . . . xn yn . Un multiindice sar` a una ennupla di numeri positivi = (1 , 2 , . . . , n ). Per ciascun multiindice considereremo loperatore seguente di ordine || || D = (i) 2 1 n x 1 x2 . . . xn
||

(6.6)

con || = 1 + 2 + . . . + n . Abbiamo aggiunto il fattore (i)|| per convenienza. Se | | = 0 D f = f .


n 1 2 Il simbolo x denoter` a x 1 x2 . . . x n .

Ricordiamo anche alcuni teoremi dellintegrazione di Lebesgue che ci saranno utili. Teorema della convergenza dominata di Lebesgue Sia {fn } L1 (Rn ) una successione di funzioni tali che f (x) = lim fn (x) (6.7)
n

esista x R . Se esiste una funzione g L1 (Rn ) tale che |fn (x)| g (x) allora
n Rn

lim

fn (x)dx =

Rn

f (x)dx

(6.8)

Teorema della derivazione sotto il segno di integrale Se f (x, y ) ` e una funzione integrabile in Rn per ogni y ed inoltre |y f (x, y )| g (x) con g integrabile ` e y
Rn

f (x, y )dx =

Rn

y f (x, y )dx

(6.9)

ovvero si puo derivare sotto il segno di integrale.

6.2

Trasformata di Fourier per funzioni L1

Possiamo denire la trasformata di Fourier di una funzione f L1 (Rn ) come la funzione | , denita da F f : Rn C F f (y ) = (2 )n/2
Rn

f (x)eixy dx

(6.10)

La funzione F f (y ) ` e in generale complessa. Il termine trasformata di Fourier viene anche usato per indicare il mapping f F f . Dalla denizione segue che la trasformata di Fourier ` e un mapping lineare:
| F (f + g ) = F f + F g , C f, g L1 (Rn )

(6.11)

48

La denizione (6.10) ` e consistente dato che |f (x)eixy | = |f | Quindi se f ` e integrabile anche f (x)eixy lo sar` a. Vale il seguente Teorema Sia f L1 (Rn ), allora i) (F f (x a))(y ) = F f (y )eiya ii) F (f (x)eiax )(y ) = F f (y a) iii) se R = 0 (F f (x))(y ) = Dimostrazione. i) Se f L1 (Rn ) anche f (x a) L1 (Rn ). Dalla (6.10) segue, facendo un cambiamento di variabile nellintegrale, (F f (x a))(y ) = (2 )n/2 f (x a)eixy dx = F f (y )eiya (6.16) 1 F f (y/) | |n (6.13) (6.14) (6.15) (6.12)

ii) Se f L1 (Rn ) anche f eiax L1 (Rn ), quindi F (f (x)eiax )(y ) = (2 )n/2 f (x)eiax eixy = F f (y a) (6.17)

iii) Basta una ridenizione nella variabile di integrazione. e una funzione limitata. Teorema Se f L1 (Rn ), allora F f ` Dimostrazione. Si ha |F f (y )| (2 )n/2 |f (x)|dx = (2 )n/2 ||f ||1 (6.18)

dove abbiamo utilizzato il fatto che f L1 (Rn ) e ||f ||1 denota la norma di f in L1 (Rn ).

6.3

Lo spazio S (Rn )

Deniamo lo spazio delle funzioni a rapida decrescita (spazio di Schwartz) S = S (Rn ) come quel sottoinsieme di C (Rn ) costituito dalle funzioni f per cui x || f 2 1 n x 1 x2 . . . xn , multiindici (6.19)

49

` e limitata. Sono quindi funzioni innitamente derivabili che vanno a zero allinnito, insieme alle loro derivate di ogni ordine, pi` u rapidamente di ogni potenza. Queste fun (Rn ) zioni formano uno spazio vettoriale. Questo spazio contiene come sottospazio C0 n n D(R ), ovvero lo spazio delle funzioni C (R ) con supporto compatto. Poich` e lo spazio di Schwartz ` e contenuto in L1 (Rn ) (anzi S (Rn ) ` e denso in L1 (Rn )), n la denizione (6.10) ha senso anche per funzioni in S (R ). Ricordiamo che un insieme A ` e denso in B se la chiusura di A contiene B . Mostreremo che la trasformata di Fourier ` e un map uno a uno di S (Rn ) in S (Rn ). In seguito utilizzeremo una procedura limite con funzioni S (Rn ) per denire la trasformata di Fourier per funzioni in L2 (Rn ) perch` e in generale una funzione in L2 (Rn ) pu` o non n 1 essere L (R ). Teorema Se f S (Rn ) i) D F f = (1)|| F (M f ) dove (M f )(x) = x f (x) ii) (F D f )(y ) = y (F f )(y ) iii) F ` e una trasformazione lineare da S (Rn ) in S (Rn ). Le proposizioni i) e ii) valgono anche per f L1 (Rn ) purch e D f, M f L1 (Rn ). Dimostrazione. i) Se f S (Rn ) anche M f sar` a in S (Rn ). Daltra parte
|D y f (x)eixy | = |(1)|| x f (x)eixy | = |x f (x)| S (Rn )

(6.20) (6.21) (6.22)

(6.23)

Quindi posso derivare sotto il segno di integrale la (6.10) ottenendo il risultato. ii) Si ha, integrando per parti, (F D f )(y ) = (2 )n/2
Dx f (x)eixy dx

= (1)|| (2 )n/2

y (i)2|| f (x)eixy dx = y (F f )(y )

Il termine agli estremi ` e nullo perch e f S. iii) Infatti


F f (y )| (2 )n/2 |y Dy x f (x)|dx < |D x

(6.24)

dove abbiamo usato le (6.20),(6.22) e il fatto che f S (Rn ). Esempio Consideriamo la trasformata di Fourier in S (R) e calcoliamo d 1 dy 2 f (x)eixy dx 50 (6.25)

Dato che xf (x) S (R) possiamo derivare sotto il segno di integrale ed otteniamo d F f (y ) = iF (xf ) dy che coincide con la (6.20) con || = 1. Inoltre, integrando per parti, d f (x)eixy dx = iy dx da cui F [i f (x)eixy dx (6.27) (6.26)

d f ](y ) = yF f (y ) (6.28) dx che coincide con la (6.22) con || = 1. In questa ultima dimostrazione abbiamo utilizzato la propriet` a di f di andare a zero per x . Se f L1 la propriet` a (6.22) continua 1 a valere se anche f L . In questo caso si pu` o infatti dimostrare che f va zero per x . Teorema (di Riemann-Lebesgue) La trasformata di Fourier ` e una applicazione n 1 da L (R ) nello spazio di Banach delle funzioni limitate e continue che tendono a zero allinnito. Questo spazio ha come norma ||f || = sup |f (x)|
xRn

(6.29)

Dimostrazione. Abbiamo gi` a visto che F f ` e limitata. Ad ogni f L1 (Rn ) dato che S (Rn ) ` e denso in L1 (Rn ), corrisponde una successione {fi } S (Rn ) tale che ||f fi ||1 0 per i . Poich` e |(F f F fi )(y )| (2 )n/2 ||f fi ||1 (6.31) F fi tende uniformemente a F f . F f limite uniforme di funzioni continue e tendenti a zero allinnito, ` e continua e tende a a zero allinnito. Basta sfruttare la disuguaglianza |F f | | F f F f i | + |F f i | (6.32) (6.30)

per dimostrare che F f va a zero allinnito (ricordando che F fi S (Rn )). In modo analogo si pu` o dimostrare che F f ` e continua. e derivabile k volte la sua trasformata di Nota Dalla (6.22) segue che se f L1 (R) ` k Fourier va a zero pi` u rapidamente di 1/|y | . Infatti |F f | = M |F f ( k ) | k k |y | |y | (6.33)

dove abbiamo usato la limitatezza di F f (k) .

51

Esempio Trasformata di Fourier della funzione f (x) = 1 se |x| a = 0 se |x| > a La trasformata di Fourier ` e data da
+ 1 F f (y ) = f (x)eixy dx 2 +a 1 eixy dx = 2 a 1 sin ya = 2 y 2 2 sin ya = y

Quindi |F f (y )| 0 quando y . Esempio Trasformata di Fourier della gaussiana. Consideriamo la funzione (x) = + F (y )dy . exp(x2 /2). La funzione S . Si verica che F = e (0) = 1 2 Infatti la funzione soddisfa lequazione dierenziale d + x = 0 dx Se consideriamo la trasformata di Fourier dellequazione, tenendo conto che (F e F (x)(y ) = i otteniamo yF (y ) + Quindi dovr` a essere d )(y ) = iyF (y ) dx d F (y ) dy (6.35) (6.34)

(6.36)

d F (y ) = 0 dy

(6.37)

F = cost 1 F (0) = 2
+

(6.38)

Poich` e (0) = 1 e poich` e exp (x2 /2)dx = 1 (6.39)

segue cost = 1 e quindi F = 52 (6.40)

6.4

Formula di inversione

Teorema di inversione i) Se f S (Rn ) allora f (x) = (2 )n/2 F f (y )eiyx dy (6.41)

ii) La trasformata di Fourier F ` e un mapping lineare uno a uno da S S . Inoltre 4 F f (x) = f (x), F = I .
2

iii) Se f, F f L1 (Rn ) e f0 (x) = (2 )n/2 F f (y )eiyx dy (6.42)

f = f0 quasi ovunque (ovvero tranne in un insieme di misura nulla). Dimostrazione. i) Se h, g L1 (Rn ) applicando il teorema di Fubini allintegrale h(w)g (y )eiwy dwdy si ottiene F h(y )g (y )dy = h(w)F g (w)dw (6.44) (6.43)

Per dimostrare i) consideriamo g S e sia g (y ) = ( y ), dove ` e la gaussiana e > 0. E allora 1 w (F ( y ))(w) = n (F )( ) (6.45) Inoltre sia h(w) = f (w + x) con f S . Avremo, sfruttando F h(y ) = F f (y ) exp(ixy ), h(w)F g (w)dw = = = = F h(y )g (y )dy = (F f )(y )eixy ( y )

f (w + x)(F ( y ))(w)dw
n

w f (w + x)(F )( )dw

f ( y + x)(y )dy

Daltra parte per il teorema della convergenza dominata (f e sono limitate) f (x) = (2 )n/2 f (x) = (2 )n/2 lim
0

(y )dy = lim(2 )n/2


0

f ( y + x)(y )dy

(F f )(y )eixy ( y )dy

= (2 )n/2

(F f )(y )eixy dy

Per dimostrare ii) osserviamo che la formula di inversione (6.41) in S implica che il mapping ` e uno a uno dato che F f = 0 implica f = 0. Inoltre se consideriamo la formula di inversione ne ricaviamo F (F f )(x) = f (x) (6.46) 53

e pertanto F 2 f (x) = f (x). Inne F 4 f = f . Per dimostrare iii) ripartiamo da (6.44). Sia h = f L1 e g S . Abbiamo f (x)(F g )(x)dx = = (F f )(y )g (y )dy (F f )(y )(2 )n/2 F g (x)eiyx dxdy

= (2 )n/2 =

(F g )(x) (F f )(y )eiyx dydx

(F g )(x)f0 (x)dx

dove abbiamo usato Fubini e la denizione di f0 (x). Ovvero (f0 f )(x)F g (x)dx = 0 (6.47)

da cui dato che per ii) F g copre tutto S e dato che S D, essendo D lo spazio delle funzioni continue a supporto compatto, ne segue [8] f = f0 quasi ovunque (q.o.) Dalla (6.48) segue il Teorema di unicit` a Se due funzioni hanno la stessa trasformata di Fourier esse sono uguali q.o. Teorema dellinversione in R Se f L1 (R) ed ` e una funzione a variazione limitata in un intorno di x allora 1 [f (x + 0) + f (x 0)] = (2 )1/2 P.V. 2 dove P.V.

(6.48)

(F f )(y )eixy dy

(6.49)

= lim

k k

(6.50)

Inoltre f (x 0) denota il limite destro e sinistro. Se la funzione ` e continua il primo membro della (6.49) ` e evidentemente f (x). Ricordiamo che una f : [a, b]R ` e a variazione n1 limitata se, per ogni partizione dellintervallo [a, b], k=0 |f (xk+1 ) f (xk )| ` e limitata. Dimostrazione. [9]

6.5

Prodotto di convoluzione

Date due funzioni complesse f e g denite in Rn deniamo prodotto di convoluzione la funzione (f g )(x) = f (y )g (x y )dy (6.51)
Rn

54

purch` e lintegrale esista nel senso di Lebesgue per tutti (o quasi tutti) gli x Rn . Il prodotto di convoluzione, se esiste, ` e commutativo: f g =gf Infatti f (y )g (x y )dy = f (x z )g (z )dz (6.53) (abbiamo fatto il cambiamento di variabile z = x y ). Teorema Se f L1 (Rn ) e g L1 (Rn ) il prodotto di convoluzione esiste ed inoltre f g L1 (Rn ). Dimostrazione. [4] Teorema Se f , g e F g L1 (Rn ), allora (6.52)

i) ii) Dimostrazione. i) Se

F (f g ) = (2 )n/2 F f F g gdx = F f F gdx f

(6.54)

g0 (x) = (2 )n/2 abbiamo F (f g )(y ) = F (f g0 )(y ) = (2 )n Applicando il teorema di Fubini F (f g )(y ) = (2 )n = (2 )n/2

F g (u)eiux du F g (u)eiux eiyx dudx

(6.55)

f (x)

(6.56)

F g (u)

f (x)eix(yu) dxdu

F g (u)F f (y u)du

= (2 )n/2 [F f F g ](y ) al posto di f otteniamo ii) Da i) con f (2 )n/2 (x)g (x)dx = F (f g )(0) f F g ](0) = (2 )n/2 [F f (u)F g (u)du = (2 )n/2 F f = (2 )n/2 F f (u)F g (u)du

55

La ii) ` e nota anche come formula di Parseval. Nel caso in cui f = g diventa |f (x)|2 dx = Teorema Se f, g L1 (Rn ) F (f g ) = (2 ) 2 F f F g
n

|F f (y )|2 dy

(6.57)

(6.58)

Dimostrazione. Per il teorema visto precedentemente f g L1 (Rn ). Daltra parte F (f g )(x) = (2 )n/2 = (2 )n/2
n

f (y )g (u y )dyeixu du f (y ) g (u y )eix(uy) dueixy dy

= (2 ) 2 F f (x)F g (x)

6.6

Trasformata di Fourier per funzioni L2 .

Lo spazio L2 (Rn ) ` e lo spazio delle funzioni a quadrato integrabile, ovvero tali che
Rn

|f |2 dx <

(6.59)

Questo spazio ha la struttura di spazio di Hilbert ovvero ha un prodotto scalare denito da gdx < f, g >= f (6.60)
Rn

che induce una norma ||f ||2 = [


Rn

|f |2 dx] 2

(6.61)

In generale tra L2 ed L1 non c` e una relazione denita. Nel caso in cui la misura sia su un intervallo nito , vale L2 () L1 (). Infatti dato che vale la disuguaglianza di Cauchy-Schwarz | scegliendo g = 1 si ha | f dx|2 |f |2 dxM (6.63) se M ` e la misura dellintervallo nito . Quindi se f L2 (), ` e anche f L1 (), ovvero L2 () L1 (). In questo caso possiamo usare per le funzioni in L2 la denizione di trasformata di Fourier in L1 . e innita, L2 (Rn ) non ` e un sottoinsieme di L1 (Rn ). Poich` e la misura di Lebesgue di Rn ` 56 gdx|2 f |f |2 dx |g |2 dx (6.62)

In generale se f L1 L2 possiamo quindi ancora usare la denizione data in L1 e inoltre in questo caso si ha |F f |2 dx = |f |2 dx (6.64) e quindi F f L2 Lapplicazione F ` e quindi una isometria < F f, F f >=< f, f > f L1 L2 E possibile estendere questa isometria a tutto L2 col seguente Teorema di Plancherel Ad ogni f L2 ` e possibile associare una F f L2 tale che i) se f L1 L2 F f ` e la trasformata denita in L1 . ii) |F f |2 dx = |f |2 dx (6.66) (6.65)

iii) lapplicazione f F f ` e un isometria L2 L2 iv) se {fA } ` e una successione di funzioni in L1 L2 tendenti a f , allora F fA tende a F f , ovvero ||F fA F f ||2 0 per A (6.67) dove la norma ` e quella in L2 . v) se A (x) = (2 )n/2 F fA (y ) exp(ix y )dy ||A f ||2 0 per A (6.68)

Dimostrazione [4, 7] La successione {fA L1 L2 } pu` o esser ottenuta a partire da f considerando fA = f QA dove QA ` e la funzione caratteristica dellinsieme QA QA = {(x1 , x2 , . . . xn )| A xi A} (6.69)

6.7

Teorema dellinterpolazione

Un amplicatore ` e un dispositivo che riceve un segnale funzione del tempo s(t) e rilascia una risposta r(t). Nei casi pi` u semplici r(t) = ks(t). Se sovrapponiamo due segnali, s(t) = a1 s1 (t) + a2 s2 (t) la risposta sar` a r(t) = a1 ks1 (t) + a2 ks2 (t) In generale il segnale sar` a distorto e la relazione tra s(t) e r(t) sar` a pi` u complessa. (6.71) (6.70)

57

Consideriamo un segnale con frequenza , s(t) = 1 eit . In generale la risposta 2 sar` a proporzionale a s(t) ma con unampiezza ed una fase modicata. Per semplicit` a assumiamo la stessa fase; allora 1 r(t) = G( )eit = G( )s(t) 2 G( ) ` e detto guadagno. Pi` u in generale il segnale sar` a 1 s(t) = 2
+

(6.72)

S ( )eit d

(6.73)

dove nelle nostre notazioni S ( ) = F s( ), ovvero S ( ) ` e la trasformata di Fourier di s(t). La risposta alla frequenza sar` a R( ) = S ( )G( ) = F s( )F g ( ) e
+ 1 r(t) = R( )eit d 2 + 1 F s( )F g ( )eit d = 2 = [F 1 (F sF g )](t) 1 = (s g )(t) 2 + 1 = s( )g (t )d 2

(6.74)

(6.75)

dove abbiamo fatto uso del teorema sulla trasformata di Fourier del prodotto di convoluzione (6.54), F (f g ) = 2F f F g (6.76) Quindi la risposta ` e data dal prodotto di convoluzione del segnale con il guadagno. In generale la funzione G( ) = F g ( ) ovvero il guadagno ` e zero (trascurabile) al di fuori di un intervallo nito di frequenze, quindi ` e una funzione a supporto limitato. Un dispositivo che soddisfa le (6.73), (6.74), (6.75) ` e detto un ltro lineare. Teorema dellinterpolazione (campionatura) Sia f una funzione continua e la sua trasformata di Fourier F f sia a supporto compatto (F f ( ) = 0, | | L). Allora f (t) = sin (n + Lt) f (n ) L n + Lt n=

(6.77)

Dimostrazione. Dato che f ` e continua, dalla (6.49) 1 f (t) = 2 1 = 2


+ L L

F f ( )eit d (6.78)

F f ( )eit d

58

dove abbiamo sfruttato il fatto che la F f ` e a supporto compatto. Daltra parte F f (L) = F f (L) = 0, quindi possiamo estendere la funzione per periodicit` a a (, ). Denotiamo la funzione cos` ottenuta ancora con F f ( ). F f ( ) ` e una funzione periodica con periodo 2L e pu` o esser rappresentata come serie di Fourier uniformemente convergente

(F f )( ) =
n=

an ein L

(6.79)

Per ricavare gli an basta moltiplicare per eip L ed integrare in tra [L, L].
L L

(6.80)

(F f )( )e

ip L

d =
n=

an

L L

ei(np) L d

(6.81)

dove abbiamo usato luniforme convergenza della serie per scambiare il simbolo di sommatoria con quello di integrale. Ma se n = p troviamo
L L

ei(np) L d = 0

(6.82)

Mentre per n = p abbiamo


L L

(F f )( )eip L d = 2Lap

(6.83)

e quindi ap =
1 L (F f )( )eip L d 2L L 1 = f (p ) L 2 L

dove abbiamo usato la formula dellinversione (6.78). Otteniamo quindi


L 1 an ein L eit d f (t) = 2 L n= L 1 = f (n ) ei(n L +t) d 2L n= L L

sin(n + Lt) f (n ) L n + Lt n=

Possiamo quindi ricostruire la funzione dai suoi valori in una innit` a numerabile di punti, o in un numero nito di punti se essa ` e a supporto compatto. 59

7
7.1

Trasformate di Laplace
Notazioni e propriet` a

Quando abbiamo denito la trasformata di Fourier in Rn abbiamo considerato funzioni assolutamente integrabili. Questo esclude funzioni che crescono come f (t) = et in R. La trasformata di Laplace permette di trattare alcune di queste funzioni. Pi` u in particolare considereremo funzioni f (t) tali che f (t) = 0 < t < 0 e per cui esiste una costante reale a tale che f (t)eat ` e assolutamente integrabile in [0, ).
| . Si dice trasformata di Laplace della funzione f la funzione Sia f : R+ C

(7.1)

(7.2)

Lf (z ) quando lintegrale esiste.

ezt f (t)dt

(7.3)

Per esempio se f ` e localmente integrabile in R+ ed ` e tale che |f (t)| M eat per t t0 (7.4)

allora esiste la trasformata di Laplace per ogni z tale che Rez > a. Infatti ` e |Lf (z )|
t0 0

|f (t)|eRe(z)t dt + M

t0

eRe(za)t dt

(7.5)

e Indicheremo con f lestremo inferiore dei valori {x = Re(z )|ezt f (t) L1 (R+ )}. f ` detta ascissa di assoluta convergenza, perche lintegrale esiste per ogni z con Re(z ) > f . Il semipiano Re(z ) > f ` e il semipiano di assoluta convergenza. Esempio La funzione f (t) = 1 su R+ . E L1(z ) =
0

ezt dt =

1 z

(7.6)

Lintegrale esiste purch e Re z > 0. In questo semipiano la funzione trasformata di Laplace ` e analitica. Esempio La funzione f (t) = eit . L(eit )(z ) =
0

ezt eit dt =

1 z i

(7.7)

purch e Re z > 0. In questo semipiano la funzione trasformata di Laplace ` e analitica. 60

Possiamo dimostrare anche nel caso della trasformata di Laplace delle semplici propriet` a. i) Linearit` a. L[a1 f1 + a2 f2 ](z ) = a1 L[f1 ](z ) + a2 L[f2 ](z ) (7.8) Questa propriet` a vale ovviamente nel semipiano in cui entrambe le trasformate di Laplace sono denite, ovvero a1 f1 +a2 f2 = max{f1 , f2 } (7.9) ii) L[f (t)eat ](z ) = L[f ](z a) ma con ascissa di assoluta convergenza uguale a f + Re a. Analogamente, se > 0, ez L[f ](z ) = =
0

(7.10)

ez(s+ ) f (s)ds ezt f (t )dt

= L[f (t )(t )](z ) Questa propriet` a non vale per negativo. Si ha (per > 0) ez L[f ](z ) = =
0

ez(t ) f (t )dt ezt f (t + )dt


0

= L[f (t + )(t + )](z ) + Vale solo se f (t) = 0 anche per 0 t .

ezt f (t + )dt

Teorema Se f ha per trasformata di Laplace Lf con ascissa di assoluta convergenza uguale a f , (t)n f ha la stessa ascissa di assoluta convergenza. Inoltre Lf ` e olomorfa e vale dn L[f ](z ) = L[(t)n f (t)](z ) (7.11) dz n Dimostrazione Dimostriamo prima che il prodotto tn f (t) ha ascissa di assoluta convergenza uguale ad f . Per ogni n intero ed > 0 arbitrario esiste t0 tale che tn < e t t > t0 (7.12)

Quindi la trasformata di Laplace di tn f (t) esiste per ogni z con Re z > f + . Dallarbitrariet` a di segue f . Daltra parte dalla sommabilit` a in R+ della funzione tn f (t)ezt segue la sommabilit` a della f ezt , dato che |f (t)ezt | |tn f (t)ezt | t [1, ) 61 (7.14) (7.13)

Quindi e anche f e quindi = f . Possiamo allora derivare la (7.3), sotto il segno di integrale, dato che tn f (t)ezt ` e integrabile ed ottenere il risultato. Esempio Dalla (7.6), utilizzando la (7.11) e derivando n volte si ottiene L[tn ] = n! z n+1 Re(z ) > 0 (7.15)

Si pu` o poi estendere la precedente equazione per potenze qualsiasi e si ottiene L[t ](z ) =
0

t ezt dt =

[ + 1] Re(z ) > 0 Re( ) > 1 z +1

(7.16)

La richiesta Re( ) > 1 ` e necessaria perch` e lintegrale non diverga nellorigine. Per valori di z reali e positivi (z = x > 0) dalla (7.16) si ottiene L[t ](z ) =
0

t ext dt =

1 x +1
0

s es ds =

[ + 1] x +1

(7.17)

Si ottiene quindi la (7.16) la cui validit` a pu` o poi estendersi per continuazione analitica per qualsiasi z con Re(z ) > 0, utilizzando la rappresentazione integrale della Gamma di Eulero (4.26). Teorema Sia f derivabile n volte e L[f (k) ] k = 0, 1, . . . n siano le corrispondenti trasformate di Laplace con k le corrispondenti ascisse di assoluta convergenza. Allora k = 0, 1, . . . esiste nito f (k) (0) lim f (k) (t) (7.18) +
t0

e vale L[f (n) ](z ) = z n L[f ](z ) z n1 f (0) z n2 f (1) (0) . . . f (n1) (0) z |Re(z ) > max{0 , 1 , . . . , n }. Dimostrazione Cominciamo col considerare L Integrando per parti si ha L d f (t) (z ) = ezt f (t)| 0 +z dt
0

(7.19)

d f (t) (z ) = dt

ezt

d f (t)dt dt

(7.20)

ezt f (t)dt

(7.21)

purch e Re(z ) > max{0 , 1 }. Inoltre devono esistere niti


t

lim ezt f (t)

t0+

lim ezt f (t)

(7.22)

dato che nella (7.21) tutti i restanti termini sono niti. Ma se Re(z ) > max{0 , 1 }, vale
t

lim ezt f (t) = 0 62

(7.23)

Infatti
t

lim ezt f (t) = lim e(zz0 )t lim ez0 t f (t)


t t

(7.24)

Daltra parte se Re(z ) > Re(z0 ) > max{0 , 1 }, vale


t

lim e(zz0 )t = 0

(7.25)

Pertanto tenuto conto che limt ezt f (t) ` e nito ne segue


t

lim ezt f (t) = 0


0

(7.26)

Quindi L d f (t) (z ) = z dt ezt f (t)dt f (0) (7.27)

Iterando il procedimento si ottiene la formula generale.

7.2

Formula di inversione

Per trovare questa relazione conviene prima vedere la relazione tra la trasformata di Laplace e quella di Fourier. Dalla denizione segue Lf (x + iy ) =
+

(t)f (t)ext eiyt dt = F [ 2(t)f (t)ext ](y )

(7.28)

dove (t) ` e la funzione di Heaviside. Dalla propriet` a di unicit` a della trasformata di Fourier segue una propriet` a analoga per quella di Laplace. Quindi se due funzioni hanno la stessa trasformata di Laplace esse sono uguali q.o. Teorema Se la f ` e a variazione limitata in un intorno di t > 0, e se Lf denota la sua trasformata di Laplace, vale 1 1 [f (t + 0) + f (t 0)] = V.P. 2 2i
x+i xi

Lf (z )ezt dz

x > f

(7.29)

dove lintegrazione ` e estesa ad una qualsiasi parallela allasse immaginario del piano complesso z contenuta nel semipiano di assoluta convergenza di Lf : V.P.
x+i xi

g (z ) = i lim

k k

g (x + iy )dy

(7.30)

Dimostrazione Dalla formula di inversione della trasformata di Fourier (6.49), segue 1 1 lim 2ext [(t + 0)f (t + 0) + (t 0)f (t 0)] = 2 2 k e quindi per t > 0 1 1 [f (t + 0) + f (t 0)] = lim 2 2 k 63
k k k k

Lf (x + iy )eiyt dy (7.31)

Lf (x + iy )e(x+iy)t dy

k x+ik

x-ik

Figura 9: Se |Lf | < Mk su una successione di archi di circonferenza k a partire dalla retta x, con limk Mk = 0, ` e possibile utilizzare il lemma di Jordan e chiudere il cammino di integrazione nel semipiano a sinistra di z = x. = 1 V.P. 2i
x+i xi

Lf (z )ezt dz

e nota come formula di inversione complessa di Riemann. LinteNota La (7.29) ` grazione ` e estesa rispetto ad una qualsiasi parallela allasse immaginario nel piano z contenuta nel semipiano di assoluta convergenza di Lf , dove la funzione Lf ` e analitica. Inoltre se |Lf | < Mk su una successione di archi di circonferenza k (non passanti per le eventuali singolarit` a di Lf ) a partire dalla retta x come in Fig. 9, con limk Mk = 0, ` e possibile utilizzare il lemma di Jordan e chiudere il cammino di integrazione nel semipiano a sinistra di z = x. Applicando il teorema dei residui si trova allora 1 [f (t + 0) + f (t 0)] = Res[Lf (z )ezt ] 2 sing.is. dove la somma ` e estesa alle singolarit` a isolate della funzione Lf (z ).
k Esempio La funzione f (t) = sinh kt ha per trasformata di Laplace Lf (z ) = z2 k2 per Rez > k . Questa funzione ha due poli semplici in z = k . Quindi per calcolarne lantitrasformata dobbiamo calcolare

(7.32)

Resk [

kekt kekt k zt e ] = + = sinh kt z 2 k2 2k 2k

(7.33)

7.3

Prodotto di convoluzione

| , dalla denizione di prodotto di convoluzione segue che Se f, g sono funzioni da R+ in C

(f g )(t) =

t 0

f ( )g (t )d

(7.34)

64

dato che g (t ) = 0 se > t. Vale il seguente


| e L(f ) e L(g ) denotano le rispettive trasformate di Laplace Teorema Se f, g : R+ C

` e L(f g ) = Lf Lg per > max f , g Infatti da


0

(7.35)

ezt

t 0

f ( )g (t )d dt = =

0 0

f ( )

ezt g (t )dtd
0

f ( )ez

ez(t ) g (t )dtd

= Lf (z ) Lg (z )

7.4

Sviluppi asintotici

Data una funzione f reale o complessa ` e conveniente a volte conoscerne lo sviluppo asintotico, per esempio per x . Denizione Data la successione di funzioni {n } (reali o complesse) la serie

an n (x)
n=0

(7.36)

` e detta sviluppo asintotico di una funzione f (x) in x0 e scriveremo

f ( x)
n=0

an n (x) x x0

(7.37)

se

i) ii)

n+1 (x) 0 x x0 n (x) f (x) N n=0 an n (x) 0 N N (x)

x x0

Questa denizione ` e una generalizzazione di quella dovuta a Poincar e. Vista come serie innita la (7.37) pu` o esser convergente o divergente. In altre parole N e detto che la combinazione [f (x) n=0 an n (x)]/N (x) 0 per x x0 ma non ` N [f (x) n=0 an n (x)]/N (x) vada a zero per N . Nel caso di una serie di potenze la propriet` a i) ` e soddisfatta automaticamente.

65

Consideriamo la formula della trasformata di Laplace


0

ext f (t)dt

(7.38)

Ci aspettiamo che per grandi valori di x lintegrale sia esponenzialmente piccolo e che i contributi siano non trascurabili solo per 0 t 1/x e quindi che sia
0

ext f (t)dt f (0)

1/x 0

dt =

f (0) per x x

(7.39)

Questo risultato ` e un caso particolare del Lemma di Watson Se la funzione reale o complessa f (t) ha lespansione asintotica

f (t)
n=0

an tn t 0+

(7.40)

con 1 < Re(0 ) < Re(1 ) . . . Se lintegrale I (z ) =


0

(7.41) (7.42)

ezt f (t)dt

` e assolutamente convergente per Re z > > 0, allora I (z ) ` e analitica per Re z > e, > 0 I (z ) =
0

zt

f (t)dt
n=0

an

(n + 1) z , |Arg z | +1 n z 2

(7.43)

Dimostrazione. [10] Il lemma vale anche se lestremo superiore dellintegrale non ` e innito ma un numero qualsiasi M > 0. Metodo di Laplace Consideriamo lintegrale I ( x) =
b a

exf (t) g (t)dt

(7.44)

Se la funzione f (t) ha un massimo in t0 [a, b], per grandi valori di x questo massimo ` e sempre pi` u pronunciato e quindi ci aspettiamo che il contributo dominante allintegrale venga dall intorno del massimo, ovvero I (x) g (t0 )exf (t0 ) g (t0 )exf (t0 ) =
t0 + t0

e 2 xf
1

(t0 )(tt0 )2

dt

e 2 xf

(t0 )(tt0 )2

dt (7.45)

2 g (t0 )exf (t0 ) x xf (t0 ) 66

dove nellultimo passaggio abbiamo usato il risultato


ax

2 =

2 a

(7.46)

Il risultato (7.45) ` e garantito dal seguente teorema. Teorema Siano f, g : [a, b] R. La funzione f (t) abbia un massimo in t0 [a, b] e sia sup f (t) < f (t0 ) in ogni intervallo chiuso non contenente t0 ; sia inoltre f C 2 in un intorno di t0 (quindi f (t0 ) = 0 e f (t0 ) < 0). La funzione g sia continua in un intorno di t0 . Lintegrale I (z ) sia assolutamente convergente per Re z > > 0. Allora I (z ) =
b a

ezf (t) g (t)dt

2 g (t0 )ezf (t0 ) z , |Arg z | < /2 zf (t0 )

(7.47)

Dimostrazione. Dalle ipotesi su f e g segue 1 f (t) f (t0 ) + f (t0 )(t t0 )2 t t0 2 g (t) g (t0 ) t t0 Esiste un > 0 tale che f (t) < 0 per t (t0 , t0 + ]. Poniamo = f (t0 ) f (t) > 0 t (t0 , t0 + ] E allora e quindi t t0 e dt d
t0 + t0

(7.48)

(7.49)

(7.50)

1 f (t0 )(t t0 )2 2 2 f (t0 )

t t+ 0 t t+ 0 0+

(7.51)

(7.52)

1 2 f (t0 )

(7.53)

Consideriamo ezf (t) g (t)dt = ezf (t0 ) ezf (t0 ) = ezf (t0 ) dt d d 0 f (t0 )f (t0 + ) 1 2 ez g (t0 + ) d f (t0 ) 2 f (t0 ) 0
f (t0 )f (t0 + )

ez g (t( ))

1 2f (t0 )
0

f (t0 )f (t0 + )

1 ez g (t0 +

2 )d f (t0 )

67

Dobbiamo quindi valutare un integrale del tipo


f (t0 )f (t0 + ) 0

ez h( )d 2 ) f (t0 )

(7.54)

con

1 h( ) = g (t0 + 1 g (t0 +

(7.55)

Ma

2 1 2 ) = (g (t0 ) + g (t0 ) + . . .) f (t0 ) f (t0 )

(7.56)

Possiamo allora utilizzare il lemma di Watson con a0 = g (t0 ) 0 = Ricordando che (1/2) =
t0 + t0

1 2

(7.57)

otteniamo 1 2f (t0 ) (7.58)

1 ezf (t) g (t)dt ezf (t0 ) g (t0 ) z

Lintervallo [t0 , t0 ) da lo stesso contributo allintegrale e quindi


t0 + t0

ezf (t) g (t)dt ezf (t0 ) g (t0 )

2 zf (t0 )

(7.59)

Si pu` o dimostrare inne che gli intervalli [a, t0 ) e (x0 + , b] danno un contributo che ` e esponenzialmente soppresso, rispetto a quello dato dalla (7.59), quando z . Sviluppo asintotico per la Gamma di Eulero Consideriamo la funzione Gamma di Eulero (z ) = et tz1 dt (7.60)
0

E anche

1 1 t z 1 t+z ln t (z ) = (z + 1) = e t dt = e dt (7.61) z z 0 z 0 Vogliamo ottenere uno sviluppo asintotico per (x) per x reale e positivo per x +. Quindi conviene riscalare la variabile t xs, ottenendo (x) = xx Quindi ` e f (s) = s + ln s (7.63) Questa funzione ha un massimo in s = 1 con f (1) = 1. Inoltre f (1) = 1. Quindi per x + utilizzando la (7.47) otteniamo la formula di Stirling (x) xx ex 68 2 x (7.64)
0

e(s+ln s)x ds

(7.62)

Se x = n + 1 otteniamo 1 (n + 1) = n! 2 (n + 1)n+ 2 en1 nn en 2n n +

Ringrazio G. Martucci per alcune dimostrazioni di teoremi della variabile complessa tratte dai suoi appunti.

Riferimenti bibliograci
[1] L. V. Ahlfors, Complex Analysis, Mc Graw-Hill Book Company, New York, N.Y., 1966. [2] S. Lang, Complex Analysis, Haddison-Wesley, 1977. [3] A. I. Markushevich, Theory of Functions of a Complex Variable, Prentice-Hall, Englewood Clis, N.J., 1965. [4] W. Rudin, Analisi Complessa e Reale, Bollati Boringhieri, Torino, 1974. [5] W. Rudin, Functional Analysis, McGraw Hill, N.Y. 1991 [6] M. Reed and B. Simon, Methods of Modern Mathematical Physics, II Fourier Analysis, Self Adjointness, Academic Press, New York 1972 [7] A.N. Kolmogorov e S.V.Fomin, Elementi di teoria delle Funzioni e di Analisi Funzionale, MIR, Mosca 1980 [8] S. Lang, Real Analysis, Addison-Wesley, London 1983 [9] J. Arsac, Fourier Transforms and the Theory of Distributions, Prentice-Hall, Englewood Clis, 1966 [10] C. Bernardini, O. Ragnisco e P. M. Santini, Metodi Matematici della Fisica, La Nuova Italia Scientica, Roma 1993 [11] B. Davies, Integral Trasforms and Their Applications, Springer-Verlag, New York, 1978

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