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STUDIO LEGALE

eLEX

BELISARIO SCORZA RICCIO & PARTNERS

UN ANNO DI DIRITTO E POLITICA DELLINNOVAZIONE IN ITALIA


2013

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INDICE
04 09 Introduzione La siae diventa dei ricchi? Nuovo statuto SIAE: introdotto il voto per censo. Chi guadagna di pi ora governa. 11 Si fa presto a dire trasparenza Il legislatore ha obbligato le amministrazioni a pubblicare unenorme mole di dati e informazioni sul web. Ma gli Enti renderanno effettivamente accessibili i dati? E i cittadini sapranno cosa farci? 13 La liberalizzazione incompiuta del mercato dellintermediazione dei diritti connessi Il Governo Monti ha liberalizzato il mercato senza preoccuparsi del suo funzionamento. Ora lex monopolista prova a fermare tutto e gli altri vanno avanti in ordine sparso. Tanta confusione e gli artisti rischiano di farne le spese. 15 LAgenda Digitale ancora sulla carta Il Governo non ha adottato i provvedimenti attuativi e lAgenda rimasta sulla carta. Caio prova a rimediare: meglio poche cose ma fatte davvero. 17 Il caso Vividown: tanto rumore per nulla? Dopo sei anni si conclude finalmente la via crucis giudiziaria dei manager di Google, coinvolti in un brutto caso di diffamazione on-line. Molte le ombre sulle incertezze dei nostri tribunali, un happy ending che deve far riflettere. 19 PA digitale: quanto difficile dire addio alla carta Sia pure con grande ritardo, sono stati emanati alcuni importanti provvedimenti attuativi del Codice dellAmministrazione Digitale. Ma la vera sfida il cambiamento culturale. 20 Diritto dautore online: alea iacta est. LItalia ha le nuove norme contro i pirati. Funzioneranno? Ma soprattutto sono legittime? Dopo tre anni di annunci e ripensamenti lAGCOM ha varato il suo regolamento sulla promozione e tutela del diritto dautore online. E Ora? Cosa accadr? A parte una pioggia di ricorsi davanti al giudice amministrativo per cancellarlo?

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Diritto alloblio o oblio dei diritti? Dimenticare e umano ma internet non vuole dimenticare ha scritto Viktor Mayer Schomberger. E una realt dura da accettare e le conseguenze si vedono nelle decisioni dei giudici ed in quelle del garante.

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Telemarketing: pi trasparenza per i call center Listituzione del Registro delle opposizioni ha contribuito a fare chiarezza nellintricato panorama del telemarketing. Molto stato fatto, ma il Garante privacy vigile per assicurare la trasparenza delle prassi aziendali e la piena tutela degli utenti.

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Informazione on-line: non ci siamo! Continuano i sequestri di giornali e le minacce alla libert di informazione. La stampa online ha gli stessi doveri di quella di carta, ma meno garanzie e sussidi. urgente invertire la rotta.

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Made in Italy e Made in Europe Mentre lUnione europea si avvia a concludere liter delle norme sul pacchetto sicurezza per i consumatori, a livello nazionale il Parlamento discute del marchio made in Italy per rilanciare i prodotti del Bel Paese.

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Lepopea del contrassegno antipirateria. SIAE condannata a restituire quanto incassato. Ma impugna. Prosegue la guerra del c.d. Contrassegno SIAE: la commissione tributaria condanna SIAE a restituire oltre un milione di euro ma la societ fa appello. Chi vincer?

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Ora anche le firme elettroniche avanzate hanno le loro regole tecniche! I movimenti del passato ma la velocit del futuro: le firme grafometriche hanno pi appeal delle firme digitali ma valgono di meno.

UN ANNO DI ORDINI E CONTRORDINI, DISORDINI E INSTABILIT


sintomatica di un paziente in U naritmia condizioni di salute preoccupanti ed il cui Lagenzia per lItalia digitale cui dopo aver dato i natali durgenza non si riusciti a dare linfa vitale, la liberalizzazione del mercato dellintermediazione dei diritti dautore varata, a met ovvero per i soli diritti connessi in tutta fretta ma, poi, lasciata incompiuta e la c.d. spot-tax gi webtax ostinatamente voluta dal Parlamento contro il parere dei pi ma poi bloccata dal Governo in attesa che come era naturale che fosse lUnione europea ne valuti la compatibilit con il diritto comunitario. Ma si tratta solo di una manciata di esempi, in ordine sparso estratti da un elenco, sfortunatamente, lungo che si snoda attraverso i dodici mesi appena conclusi e lattivit dei due governi e dei due Parlamenti che si sono succeduti alla guida del Paese. Non , sfortunatamente, pi rassicurante la fotografia che emerge dallosservazione della giurisprudenza. Complice, probabilmente, la straordinaria magmaticit del quadro normativo e la sua palese incapacit di stare al passo con la rivoluzione digitale in corso, Giudici ed Authority continuano a proporre soluzioni diverse a casi e questioni ormai ricorrenti. Il diritto alloblio in Rete uno dei temi pi significativi di tale fenomeno. Ordini di rimozione dei contenuti che incorporano gli altrui dati personali si alternano, in una sequenza nella quale difficile rintracciare una linea evolutiva, a ordini di integrazione di dati ed informazioni del passato con dati ed informazioni del presente.

medico stenta ad individuarne una diagnosi sicura ed a prescrivere la necessaria terapia. Molti tentativi, forse troppi, e tante iniziative estemporanee delle quali persino difficile tracciare levoluzione e registrare lesito. Accelerazioni improvvise ed inattese seguite da brusche frenate e silenziosi congelamenti.

Ordini e contrordini, preludi di piccole e grandi rivoluzioni seguiti da ripensamenti e moti reazionari. Grandi progetti incompiuti. questa la sintesi, certamente non esaustiva, di quanto uno storico, curioso di diritto e politica dellinnovazione avrebbe annotato sul suo taccuino, osservando quanto accaduto, nellultimo anno, nel nostro Paese. Facile, purtroppo, prevedere la conclusione che quello stesso storico ne avrebbe tratto: mancata come gi in passato una strategia dinsieme, una visione, una regia. Si navigato a vista nellocchio del ciclone della rivoluzione digitale, la pi grande rivoluzione socio-economica della storia dellumanit. Ci si permessi un lusso che, forse, il Paese non poteva e non doveva permettersi. Tanti, troppi i fatti e gli episodi che giustificano una conclusione cos severa.

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La vicenda Google-Vividown, nella quale, dopo quasi 4 anni di giudizio, nel 2013 si arrivati alla Sentenza definitiva della Corte di Cassazione un altro esempio sintomatico di quanto i giudici arranchino nellapplicare le regole del nostro diritto alle dinamiche del Web: nel 2010 la Sentenza del Tribunale di Milano fece il giro del mondo perch, per la prima volta nella storia, 5 top manager di Google erano stati condannati per non aver impedito che una ragazzina postasse online un video che raccontava di offese vergognose in danno di un altro ragazzino, offese, purtroppo, consumatesi in una scuola italiana. La Cassazione nel 2013 ha confermato la decisione dei Giudici di appello che gi nel 2012 avevano annullato la decisione del Tribunale. Le Sentenza di annullamento con le quali i top manager sono stati assolti da ogni responsabilit, tuttavia, hanno fatto meno

notizia e il nostro Paese si ritrovato cos a diventare pi famoso come nemico di Internet che come suo amico. Non bastata e non poteva bastare la decisione, pure illuminata, del Premier Enrico Letta, di accentrare presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il coordinamento delle attivit connesse allattuazione dellagenda digitale italiana e di affidarne la leadership ad un manager dellinnovazione di indubbia capacit come Francesco Caio. LUnit di Missione della Presidenza del Consiglio per lattuazione dellagenda digitale ai cui lavori, assieme ad altri undici straordinari professionisti, Guido Scorza, uno dei senior Partners di e-Lex, ha lonore di prendere parte, non stata sufficiente a garantire il necessario coordinamento ed unadeguata regia nella politica dellinnovazione del Paese.

POTEVA ANDARE PEGGIO MA ANDATA MALE

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Non ammetterlo sarebbe un errore pi grande di quelli che si sono, sin qui, commessi perch ritarderebbe la necessaria assunzione di ulteriori e pi efficaci iniziative. Si lavorato tanto e bene, si sono implementati in tempi da record, tre progetti che sono destinati a costituire le fondamenta dellItalia digitale di domani [identit digitale, anagrafe unica della popolazione residente e fatturazione elettronica] ma non si , purtroppo, riusciti ad evitare che Parlamento e singoli Ministeri assumessero iniziative poco coerenti e, talvolta, addirittura contraddittorie rispetto alla strategia, mai scritta, per portare il Paese in un futuro che altrove gi il presente. Il primo report annuale di E-lex sullo stato del diritto e della politica dellinnovazione in Italia nasce con lobiettivo di raccontare attraverso le esperienze professionali dello Studio negli ultimi dodici mesi frammenti della storia recente del mondo del diritto delle nuove tecnologie e della propriet intellettuale, nellintento di offrire a Clienti, addetti ai lavori e regolatori un piccolo contributo utile, ci auguriamo, a comprendere meglio quanto accaduto, quanto non accaduto e quanto potrebbe accadere nei mesi che verranno, nellanno appena iniziato. Non e non vuol essere un ingessato report scientifico e non ha nessuna pretesa di obiettivit.

Non sarebbe, probabilmente, possibile e non sarebbe onesto, non se se elaborato in Studio Legale la cui attivit ci impone, ogni giorno, di schierarci e di guardare a quanto accade da un certo punto di osservazione che , necessariamente, quello dei nostri clienti anche il pi delle volte coincide con quello nel quale ci porremmo, anche liberi da ogni mandato professionale, per intima convinzione. un report di fine anno, scritto dal nostro punto di vista, in modo diretto, critico, talvolta polemico perch siamo convinti che in una rivoluzione come quella che stiamo vivendo, passione, schiettezza, determinazione siano irrinunciabili compagni di avventura. il numero zero di quello che ci piacerebbe divenisse, negli anni, un appuntamento annuale attraverso il quale raccontare dallangolo di visuale che a noi sta pi a cuore un Paese che ci auguriamo cresca in fretta, recuperi i ritardi sin qui accumulati e sappia interpretare nel modo migliore le reali esigenze della pi giovane delle start-up innovative e della pi navigata delle multinazionali. Buona lettura e, soprattutto, buon anno.

SE SI VOTA CON LA NUOVA REGOLA PER CENSO IL RISULTATO SCONTATO

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LA SIAE DIVENTA DEI RICCHI?


NUOVO STATUTO SIAE: INTRODOTTO IL VOTO PER CENSO. CHI GUADAGNA DI PI ORA GOVERNA.

anno inizia mentre si scrive, forse, una delle pagine pi buie dellultracentenaria storia della Siae la Societ italiana autori ed editori. Il Commissario straordinario della SIAE, Gian Luigi Rondi, infatti, adotta e il Presidente del Consiglio in carica, Mario Monti, approva il nuovo Statuto della SIAE. Uno statuto nel quale si mette nero su bianco un principio che appare anti-democratico per antonomasia in qualsiasi realt associativa: gli associati ricchi comandano e gli altri subiscono le loro decisioni passivamente come se non esistessero sebbene lordinamento non consenta loro di affidare ad altri lintermediazione dei propri diritti dautore. Una plutocrazia che spazza via ogni timida parvenza di democrazia potrebbe dirsi in una battuta. Ma andiamo con ordine, perch questa brutta storia italiana merita di essere raccontata e ricordata dallinizio. Tra la fine del 2010 ed i primi mesi del 2011, il funzionamento dellAssemblea della Siae viene paralizzato da un manipolo di facoltosi editori. A questo punto, il Governo, pur essendo, forse, privo dei necessari poteri, interviene, azzera gli organi della societ, a cominciare dallassemblea e nomina al loro posto un commissario straordinario plenipotenziario, Gianluigi Rondi, affiancandolo con due subcommissari, gli avvocati Mario Stella Richter e Luca Domenico Scordino. La Siae commissariata, la governance democratica sospesa e il timone della societ finisce saldamente nelle mani della gestione commissariale ed in quelle del Direttore Generale, Gaetano Blandini, grande regista dellintera operazione ed unico elemento di continuit tra il vecchio management della societ, quello attuale e quello futuro. Il Governo, nel decreto di nomina, affida al commissario straordinario il compito di adottare anche ove necessario alcune modifiche allo statuto ma la gestione commissariale va oltre ed in un pugno di mesi, mette a punto una bozza completamente nuova nella quale si ridisegnano le dinamiche di governo della societ e si azzerano i suoi vecchi organi per sostituirli con un consiglio di sorveglianza ed un

consiglio di gestione nei quali siederanno in pochi eletti da pochi. La bozza del nuovo statuto messa a punto in gran segreto, nessuna o quasi consultazione con gli associati e, persino, il rifiuto di condividerne il testo con la commissione parlamentare di indagine che, pure, negli stessi mesi stava cercando di far luce sulle ragioni del malfunzionamento della Siae. Proprio in audizione, dinanzi alla commissione parlamentare, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Peluffo si dice perplesso sulla scelta di introdurre in Siae un modello di governance quello duale nel quale un Consiglio di sorveglianza ed uno di gestione acquisiscono il controllo assoluto della societ mai sperimentato, in Italia, in nessun altro ente pubblico a base associativa. Tutto va bene, invece, per il Ministro dei beni e della attivit culturali, Lorenzo Ornaghi. questa, alla fine, la tesi che prevale.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri si rimangia le sue perplessit e con un decreto del 9 novembre 2012, approva il nuovo statuto, certificando la bont delle scelte operate dal Commissario straordinario e consegnando la Siae nelle mani dei pi ricchi, perch li che la societ che fu di Verdi, Carducci e Verga e che oggi conta oltre centomila associati sta andando. Frattanto vengono fissate, per il primo marzo le elezioni per la nomina del Consiglio di Sorveglianza. chiaro a tutti che se si votasse con la nuova regola per censo contenuta nello Statuto appena approvato, il risultato sarebbe scontato. Numerose associazioni rappresentative di associati, editori ed autori si rivolgono, quindi, al TAR per chiedere che sospenda lefficacia del nuovo statuto, blocchi le elezioni e poi preceda a verificare se, effettivamente, la regola per censo pu essere adottata in un ente a base associativa al quale ogni titolare di diritti dautore in Italia, se vuole che i

suoi diritti intermediati, deve necessariamente rivolgersi. I Giudici del TAR, tuttavia, non se la sentono di sospendere cautelativamente lefficacia di uno Statuto, controfirmato addirittura dal Presidente del Consiglio dei Ministri e rigettano il ricorso. Il procedimento di merito tuttora pendente. Alle lezioni, accade poi, ci che era ovvio accadesse: i ricchi della musica italiana trionfano e lasciano agli altri briciole di minoranza che sembrano finalizzate solo a simulare lesistenza di una governance democratica che, in realt, non c pi. Una storia che ha segnato profondamente il mondo dei diritti dautore in Italia, nel 2013 e che produrr effetti anche negli anni che verranno. Lo Stato affida ad un ente un ruolo centrale di natura evidentemente pubblicistica per la promozione e difesa del sistema artistico e culturale, amministrazioni dello Stato in barba a qualsiasi gara pubblica gli affidano la gestione di servizi che fruttano allente decine di milioni di euro (quasi 30 i milioni di euro che nel 2013 la sola Agenzia delle Entrate pagher alla Siae per lesercizio di alcune attivit ispettive), autori ed editori non hanno, altra scelta, per colpa di un vacillante monopolio, che affidarsi alla Siae, poi, lo Stato stesso acconsente e, anzi, fa in modo che la Societ finisca nelle mani di un manipolo di autori ed editori solo perch pi ricchi degli altri.

TAR LAZIO - ROMA, TERZA SEZIONE, ORDINANZA CAUTELARE N. 876/2013 DEL 21 FEBBARIO 2013

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SI FA PRESTO A DIRE TRASPARENZA


IL LEGISLATORE HA OBBLIGATO LE AMMINISTRAZIONI A PUBBLICARE UNENORME MOLE DI DATI E INFORMAZIONI SUL WEB. MA GLI ENTI RENDERANNO EFFETTIVAMENTE ACCESSIBILI I DATI? E I CITTADINI SAPRANNO COSA FARCI?

IL DECRETO 33/2013 RICONOSCE UN RUOLO DECISIVO AGLI OPEN DATA


restrizioni. Infine, il Decreto ha introdotto un forte apparato sanzionatorio per gli Enti che non rispettino gli obblighi di trasparenza telematica: responsabilit disciplinare e dirigenziale, eventuale responsabilit erariale (anche per danno allimmagine). Purtroppo, per, non mancano le ombre. Il testo stato approvato in fretta e furia, in pieno periodo elettorale e senza la necessaria ponderazione. La norma, inoltre, appare ancora figlia di una logica burocratica in cui si pubblicano documenti, replicando proprio il modello degli Albi pretori e affollando i siti web degli Enti, di decine di sotto-sezioni: tale modalit di pubblicazione risulta assolutamente dispersiva (gli obblighi di pubblicazione sono circa 270). Per non parlare del fatto che le Amministrazioni devono adeguarsi alle nuove norme a costo zero, senza poter contare su nuovi fondi. Per non parlare dei dubbi interpretativi e delle lacune presenti che come spesso accade sono stati utilizzati dai nemici della trasparenza come scusa per disapplicare il nuovo testo e depotenziarlo. In questa prima fase di attuazione della norma, stata molto intensa lattivit dellAutorit Nazionale AntiCorruzione (A.N.AC., gi CIVIT) che - oltre a fornire risposte specifiche a quesiti - ha iniziato a svolgere una vera e propria attivit di vigilanza mirata alla verifica della corretta pubblicazione dei dati sui siti istituzionali, sia dufficio sia in esito alle segnalazioni ricevute (oltre 140 nel corso del 2013). Tuttavia, colpisce lassenza di precedenti giurisprudenziali sul nuovo istituto dellaccesso civico, segno che cittadini e societ civile non hanno ancora saputo mettere a frutto le nuove norme. Infatti, la trasparenza non pi una concessione e, come ogni diritto, dopo essere conquistato, va esercitato e difeso.

a strada verso la trasparenza lastricata di buone intenzioni e tante norme, non sempre facili da applicare e interpretare. Pu essere riassunto cos lanno della trasparenza, contrassegnato dallemanazione del Decreto Legislativo n. 33/2013. Buone intenzioni, si diceva. Il Decreto, infatti, nelle intenzioni del Governo ha la finalit di combattere la corruzione, accrescendo il livello di trasparenza delle amministrazioni italiane attraverso una sistematizzazione dei principali obblighi di pubblicazione incombenti sugli uffici pubblici. Il Decreto Trasparenza, per, non si limitato alla sola ricognizione e al coordinamento delle disposizioni precedentemente adottate, ma ha introdotto nuovi obblighi ed ulteriori adempimenti, oltre a quelli gi numerosi esistenti. Non si tratta ancora del FOIA italiano (come qualcuno pure ha cercato di sostenere), ma viene introdotta la definizione di trasparenza amministrativa come accessibilit totale, perseguita attraverso la pubblicazione proattiva di atti, dati e documenti esclusivamente sui siti web istituzionali delle amministrazioni. Tra le novit pi rilevanti introdotte, aventi un fortissimo impatto su tutti gli Enti, si segnalano: listituzione del diritto di accesso civico, listituzione di un Responsabile della trasparenza in ogni Amministrazione, lobbligo di realizzare sui siti web della PA unapposita sezione denominata Amministrazione trasparente in cui per almeno cinque anni devono pubblicati una serie rilevante di dati e documenti (dal programma per la trasparenza e lintegrit alla condizione reddituale dei componenti degli organi di indirizzo politico, dalle spese per il personale e le consulenze ai dati per i contratti stipulati). Il provvedimento per la prima volta ha riconosciuto un ruolo decisivo agli open data, affermando che le informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria devono essere reperibili on line come dati aperti, riusabili da tutti senza

RAPPORTO SUL PRIMO ANNO DI ATTUAZIONE DELLA LEGGE N. 190/2012


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LA PAROLA FINE ANCORA LONTANA DALLESSERE SCRITTA

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LA LIBERALIZZAZIONE INCOMPIUTA DEL MERCATO DELLINTERMEDIAZIONE DEI DIRITTI CONNESSI


IL GOVERNO MONTI HA LIBERALIZZATO IL MERCATO SENZA PREOCCUPARSI DEL SUO FUNZIONAMENTO. ORA LEX MONOPOLISTA PROVA A FERMARE TUTTO E GLI ALTRI VANNO AVANTI IN ORDINE SPARSO. TANTA CONFUSIONE E GLI ARTISTI RISCHIANO DI FARNE LE SPESE.

l 2014 sar probabilmente un anno di svolta per i diritti connessi. Innanzi tutto, si assister al recepimento della direttiva 2011/77/UE che amplier la durata dei diritti connessi da 50 a 70 anni. Nel momento in cui si scrive, lo schema di decreto legislativo di recepimento stato assegnato alle Commissioni Cultura e Politiche dellUnione Europea. Il vero tema, nellambito dei diritti connessi, rester per come per lanno appena trascorso quello della gestione collettiva dei diritti. noto che lart. 39, comma 2 della Legge n. 27 del 2012 ha avviato un processo di liberalizzazione del mercato, consentendo la creazione di nuovi soggetti (Audiocoop, Artisti 7607, Itsright, SCF, AFI e altri ancora che stanno nascendo), che operano in concorrenza con il Nuovo Imaie, loriginario monopolista, nato dalle ceneri dello scandalo dellImaie. Il quadro legislativo stato poi arricchito dal DPCM del 19 dicembre 2012, che ha fissato i numerosi requisiti che devono possedere le nuove societ di intermediazione e di gestione collettiva dei diritti connessi. La partita ancora aperta riguarda, invece, la ripartizione dei diritti dagli utilizzatori ai diversi operatori del settore. L obiettivo quello di realizzare una piena e reale concorrenza e di consentire agli artisti, interpreti ed esecutori di scegliere i soggetti a cui affidarsi, in una logica di effettiva competizione.

A seguito della liberalizzazione del mercato dei diritti connessi al diritto dautore, infatti, si venuta a creare uninsostenibile situazione di paralisi del mercato nella quale gli utilizzatori ed i grandi collettori di diritti, raccolgono ingenti somme destinate agli artisti, interpreti ed esecutori senza, tuttavia, procedere alla loro effettiva ripartizione, nel dubbio talvolta legittimo, talaltra capzioso circa la societ di intermediazione dei diritti alla quale pagare quanto dovuto. Inaccettabile appare, in questo contesto, la posizione del Nuovo Imaie, che sostiene in virt dei controlli pubblici di cui gravata di dover esercitare un ruolo di supercollecting, sovraordinata rispetto alle altre. Su questo punto, la scelta governativa stata chiara: il mercato libero e deve consentire lingresso di nuovi operatori che possano offrire condizioni pi convenienti o semplicemente diverse ai propri iscritti. Lintricata situazione, secondo alcuni, dovrebbe giungere a soluzione per mezzo di un decreto di riordino dellintera materia dei diritti connessi, attualmente in discussione, e che dovrebbe fissare anche le norme sulla ripartizione dei diritti raccolti tra le varie collecting societies nonch quelle sulla distribuzione, da parte delle collecting stesse, ai propri artisti. La battaglia sui diritti connessi recentemente approdata anche nelle aule giudiziarie. Il Nuovo Imaie, infatti, adducendo la nullit di un accordo stipulato tra Itsright e SCF e finalizzato allassegnazione alla prima di parte dei

DIRETTIVA 2011/77/UE
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diritti dovuti dallaltra, ha adito il Tribunale di Roma, per ottenere un provvedimento di urgenza che potesse bloccare gli effetti di tale accordo. Inizialmente, il Tribunale ha concesso un provvedimento inaudita altera parte, salvo poi fare una decisa virata e, con ordinanza datata 23 dicembre 2013 e resa nota il 9 gennaio scorso, ribaltare la propria iniziale decisione. Il Nuovo Imaie ha sostenuto che le due societ convenute in giudizio non avrebbero la possibilit di raccogliere i diritti e di ripartirli agli artisti, giacch tale attivit sarebbe ancora riservata in via esclusiva al vecchio monopolista. Il giudice romano ha invece affermato il diritto degli artisti di scegliere la propria societ di intermediazione e il diritto, per tali societ, di stipulare gli accordi ritenuti pi convenienti per gli interessi dei propri associati. La societ consortile dei fonografici (SCF), quindi, potr dar seguito allaccordo concluso con Itsright la prima delle nuove societ di intermediazione dei diritti connessi presentatasi sul mercato a seguito della liberalizzazione del mercato disposta dal Governo Monti e versare a questultima circa venti milioni di euro destinati agli artisti, interpreti ed esecutori ormai da anni. verosimile ritenere che allordinanza del Tribunale di Roma far seguito un ulteriore giudizio di merito. Molte delle censure sollevate nellordinanza, infatti, riguardano lassenza dei requisiti necessari per ottenere un provvedimento di urgenza. La parola fine, quindi, ancora lontana dallessere scritta e sicuramente molte sono le novit che ci riserver lanno appena iniziato.

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LAGENDA DIGITALE ANCORA SULLA CARTA


IL GOVERNO NON HA ADOTTATO I PROVVEDIMENTI ATTUATIVI E LAGENDA RIMASTA SULLA CARTA. CAIO PROVA A RIMEDIARE: MEGLIO POCHE COSE MA FATTE DAVVERO.
LAgenda digitale la riforma dello Stato e dobbiamo cominciare a intenderla sempre pi cos cos, in un evento pubblico, il Presidente del Consiglio Enrico Letta si espresso sulla centralit dellAgenda Digitale per il nostro Paese. Si tratta di un indubbio passo avanti sulla consapevolezza dellimportanza del digitale cui - per - non ha fatto seguito un salto di qualit n nella produzione normativa n nellattuazione delle norme gi adottate nel corso del 2012. Dal punto di vista legislativo, il provvedimento pi importante del 2013 rappresentato dal c.d. Decreto del fare (D. L. n. 69/2013) che ha apportato le modifiche pi rilevanti allAgenda Digitale approvata solo qualche mese prima con il D. L. n. 179/2012. Allinterno del decreto non contenuto un intervento di tipo sistematico ma la correzione dei profili rivelatisi maggiormente critici e alcuni limitati interventi settoriali (come, ad esempio, in materia di domicilio digitale e di fascicolo sanitario elettronico). Degne di nota sono le previsioni in materia di governance. Lart. 13 del Decreto, nellambito della Cabina di Regia, istituisce il Tavolo permanente per linnovazione e lagenda digitale italiana, organismo consultivo permanente composto da esperti in materia di innovazione tecnologica e da esponenti delle imprese private e delle Universit, presieduto dal Commissario del Governo per lattuazione dellagenda digitale, posto a capo di una struttura di missione per lattuazione dellagenda digitale istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lattuazione (mancata) dellAgenda Digitale Lo Statuto dellAgenzia per lItalia Digitale arriver nelle prossime settimane. Questo stato uno dei leitmotiv del 2013 che, per, passato senza che lo Statuto di AGID (lAgenzia istituita con D. L n. 83/2012 come soggetto attuatore dellAgenda Digitale Italiana) venisse definitivamente approvato, con la grave conseguenza che lEnte non divenuto ancora pienamente operativo. E non si tratta di un caso isolato, bens di un vero e proprio caso emblematico. Nel corso del 2013 avrebbe dovuto essere adottata al gran parte dei provvedimenti attuativi dei decreti governativi in materia di Agenda Digitale. Non pu farsi a meno di registrare serie difficolt nellimplementazione: dei 51 provvedimenti attuativi previsti, ne sono stati adottati solo 11, mentre per gli altri registrano ritardi di circa un anno rispetto alle scadenze previste. Pi immediata attuazione hanno avuto le disposizioni del Decreto del fare che prevedevano la nomina di un Commissario per lAgenda Digitale e la creazione di unUnit di missione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo la nomina di Francesco Caio quale Commissario, stata composta anche lunit di missione composta da Guido Scorza, Benedetta Rizzo, Francesco Sacco, Andrea Prandi, Alfonso Fuggetta, Massimiliano Pianciamore, Luca De Biase, Anna Pia Sassano, Edoardo Colombo, Andrea Rigoni, Alessandro Osnaghi e Fausto Basile. La strategia di Caio, per recuperare il vistoso ritardo accumulato, consistita nel concentrare i lavori su tre priorit: 1. Fattura elettronica - Completato il quadro normativo, sono iniziate le sperimentazioni del sistema che dovr essere utilizzato obbligatoriamente per tutte le fatture da trasmettere alle pubbliche amministrazioni. 2. Anagrafe nazionale - Sono state definite le caratteristiche dellAnagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) e le fasi per la migrazione dallIndice nazionale delle anagrafi al nuovo sistema. 3. Identit Digitale - Sono state definite le caratteristiche del sistema SPID, costituito come insieme aperto di soggetti pubblici e privati che - previo accreditamento da parte dellAgenzia per lItalia digitale gestiranno i servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese. Fattura, ANPR e SPID sono tre importanti infrastrutture e - come tutte le infrastrutture - richiederanno tempo per essere realizzate ed ultimate. Il rischio, o forse una certezza, che - nel migliore dei casi - questi strumenti diventino realmente operativi solo a partire dal 2015, rendendo il 2014 lennesimo anno di transizione.

I PROVVEDIMENTI ATTUATIVI DEI DECRETI GOVERNATIVI IN MATERIA DI AGENDA DIGITALE CHE SONO STATI ADOTTATI NE CORSO DEL 2013

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TABELLA MONITORAGGIO SCADENZE AGENDA DIGITALE

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I RITARDI DELLE NOSTRE CORTI POSSONO INCIDERE NEGATIVAMENTE SULLIMMAGINE DELLITALIA

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IL CASO VIVIDOWN: TANTO RUMORE PER NULLA?


DOPO SEI ANNI SI CONCLUDE FINALMENTE LA VIA CRUCIS GIUDIZIARIA DEI MANAGER DI GOOGLE, COINVOLTI IN UN BRUT TO CASO DI DIFFAMAZIONE ON - LINE. MOLTE LE OMBRE SULLE INCERTEZZE DEI NOSTRI TRIBUNALI, UN HAPPY ENDING CHE DEVE FAR RIFLET TERE.

a Corte di Cassazione, con decisione del 18 dicembre scorso, ha finalmente messo la parola fine al caso Vividown, che aveva coinvolto quattro manager di Google Inc., confermando le conclusioni gi sostenute dalla decisione di appello. I fatti da cui trae origine la controversia sono noti. Alcuni ragazzini picchiano e maltrattano un loro compagno di classe disabile, riprendono la scena con un telefonino e pubblicano il video su Google Video. La bravata determina la condannata sia dei ragazzini che dellinsegnante presente in aula durante la ripresa del video. In seguito, per, erano citati in giudizio da Vividown, associazione a tutela delle persone disabili cui iscritto il ragazzo malmenato, anche quattro dipendenti di Google (il Presidente del CdA di Google Italy; il responsabile delle policy sulla privacy per lEuropa; il responsabile del progetto Google Video per lEuropa; un altro membro del CdA di Google Italy). Laccusa, per loro, era di diffamazione e violazione della privacy, per non aver fornito linformativa agli utenti. La sentenza di primo grado aveva assolto gli imputati dallaccusa di diffamazione, ma aveva condannato tre dei manager coinvolti per violazione della legge sulla privacy. In secondo grado le tesi accusatorie, ribadite nella requisitoria del Procuratore Generale, sono state, fortunatamente, rigettate dalla Corte dappello di Milano. Nelle proprie motivazioni, la lunga decisione dappello

ha affermato che, per sostenere la responsabilit a titolo di omissione in capo ad un host o content provider, occorrerebbe ritenere che sussista a suo carico un obbligo giuridico di impedire levento e quindi da un lato, lesistenza di una posizione di garanzia, e, dallaltro la concreta possibilit di effettuare un controllo preventivo. Una posizione di garanzia che non dato rinvenire nella legislazione vigente e, in particolare, nel D.Lgs. 70/2003 che anzi, allart. 17, stabilisce un ISP non possa essere assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, n ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attivit illecite. N sarebbe neanche sostenibile lestensione della normativa sulla diffamazione a mezzo stampa (artt. 57 e 57-bis c.p.), dal momento che si tratterebbe di unanalogia in malam partem, espressamente vietata nel nostro ordinamento. La sentenza afferma inoltre che la violazione dei dati personali, che era a fondamento della decisione di primo grado, non sarebbe stata compiuta. Il Tribunale, in primo grado, avrebbe applicato una norma errata: la mancata fornitura dellinformativa (la c.d. privacy policy) sarebbe sanzionata dallart. 161 del Codice privacy e non dallart. 167. Una differenza non da poco, se si considera che, nel primo caso, lillecito punito con il pagamento di una sanzione amministrativa, mentre nellaltro si incorre in una responsabilit penale. In secondo luogo, e il profilo appare molto interessante, trattandosi di dati personali del ragazzo disabile, la sentenza

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chiarisce che linformativa avrebbe dovuto essere fornita non da Google, ma dalla compagna di classe che aveva caricato il video sulla piattaforma. Rispetto alla decisione del Tribunale di Milano, si assiste anche ad un deciso ripensamento per quanto riguarda il presunto ritorno economico ottenuto da Google. Il giudice di primo grado, sul punto, avrebbe commesso due errori: il primo di fatto, dal momento che non era vero che su Google Video fosse diffusa pubblicit; il secondo, di diritto (in senso lato), giacch il contenuto della pubblicit non sarebbe stato comunque associato a quello del video e, quindi, non vi sarebbe stata una correlazione diretta tra lillecito e leventuale fine di lucro.

PA DIGITALE: QUANTO DIFFICILE DIRE ADDIO ALLA CARTA

Tutti gli operatori di Internet operano, al pari di ogni altro imprenditore, per un ritorno economico e non per finalit filantropiche. Tuttavia, il vantaggio economico di questi soggetti non necessariamente come nel caso di Google associato ai contenuti immessi dagli utenti. Ad analoghe considerazioni arrivata da decenni la giurisprudenza statunitense in materia di copyright, che parla della necessit di un direct financial benefit (ossia di un vantaggio economico diretto), cos come, in epoca pi recente, la Corte di Giustizia. Al di l del lieto fine della vicenda, non pu per non rimarcarsi un aspetto: il ritardo con cui le corti italiane sono approdate alle conclusioni anzidette. Un ritardo che potrebbe aver inciso significativamente sullimmagine del nostro Paese allestero, viziato da lungaggini processuali e da incerti esiti giudiziari. Pazienza. Meglio tardi che mai.

TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO SENTENZA N. 1972/2010 DEL 24 FEBBRAIO 2013 CORTE DI APPELLO DI MILANO SEZIONE PRIMA PENALE SENTENZA N. 8611/2012

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SIA PURE CON GRANDE RITARDO, SONO STATI EMANATI ALCUNI IMPORTANTI PROVVEDIMENTI
ul versante della digitalizzazione del settore pubblico, il quadro normativo di rango primario ormai completo da anni (con ladozione del Codice dellAmministrazione Digitale cos come integrato e modificato dal D. Lgs. n. 235/2010 e dal D. L. n. 179/2012). Ma chi frequenta gli uffici pubblici sa bene che la pubblica amministrazione fatica a completare la transizione verso un procedimento amministrativo compiutamente digitale. Ci sicuramente determinato dalla carenza delle necessarie risorse finanziarie e dalla ritardata adozione delle regole tecniche Finalmente, nel corso del 2013, sono stati adottati alcuni dei pi importanti provvedimenti attuativi del CAD, la cui mancanza ha determinato un grave ritardo nella digitalizzazione dei procedimenti amministrativi e nellerogazione dei servizi on line a cittadini e imprese. In particolare, si segnalano: - il DPCM 22 febbraio 2013 in materia di firme elettroniche; - il DMCM 21 marzo 2013 sulla dematerializzazione degli originali analogici unici; - il DM n. 55/2013 sulla fattura elettronica; - i decreti firmati dal Ministro per la Pubblica Amministrazione recanti le nuove regole tecniche in materia di protocollo informatico e conservazione (non ancora pubblicati in Gazzetta Ufficiale). Sempre nel corso del 2013, sono stati adottate dallAgenzia per lItalia Digitale importanti Linee Guida nelle seguenti materie: pagamenti elettronici, valorizzazione del patrimonio informativo e open data, obblighi di accessibilit per le pubbliche amministrazioni, valutazione comparativa per lacquisizione di software da parte delle amministrazioni. Con specifico riferimento al contesto del processo telematico, si segnala altres il DM n. 48/2013 che disciplina le notificazioni per via telematica eseguite da avvocati. Ma il pi importante ostacolo sulla via verso la PA digitale rappresentato, indubbiamente, dalla resistenze culturali di legislatore e amministrazioni: un vero e proprio

NEL CORSO DEL 2013 SONO STATI ADOTTATI ALCUNI DEI PI IMPORTANTI PROVVEDIMENTI ATTUATIVI DEL CAD

beaurocratic divide che impedisce di abbandonare definitivamente strumenti obsoleti e prassi consolidate. Emblematica, sotto questo profilo la vicenda del c.d. emendamento ammazza-fax. In sede di conversione del Decreto del Fare (D.L. n. 69/2013), stato presentato un emendamento che modificava il Codice dellAmministrazione Digitale per escludere espressamente la possibilit di usare il fax nelle comunicazioni tra pubbliche amministrazioni, imponendo di fatto lutilizzo di strumenti quali la posta elettronica e la posta elettronica certificata. Tutti pensavano che il Governo (che pochi giorni prima aveva nominato Francesco Caio Mr. Agenda Digitale) avrebbe accolto con entusiasmo la proposta. E invece, lesecutivo diede parere contrario e lemendamento venne bocciato. Questa bocciatura ha destato notevole clamore, tanto che qualche giorno dopo lo stesso emendamento stato approvato dal Senato e la norma che esclude lutilizzo dei fax nelle comunicazioni tra pubbliche amministrazioni finalmente diventata legge e ha trova ampio risalto su giornali e TV. Eppure, nelle stesse ore in cui il Parlamento approvava definitivamente lemendamento, il Governo ha dato il proprio parere favorevole su un ordine del giorno che lo impegnava a valutare gli effetti applicativi delle articolo 14 (norma ammazzafax) al fine di adottare .. modalit volte a graduare il divieto di utilizzo del fax a decorrere da gennaio 2015. Lennesima proroga, insomma. Una proroga che, fortunatamente, non arrivata ma che stata caldeggiata da quei burosauri che - prigionieri della logica dell abbiamo sempre fatto cos oppongono resistenze ad un cambiamento ormai imposto normativamente. Tale cambiamento ruota intorno agli strumenti del documento informatico e delle firme elettroniche, come sancito - nel 2013 - anche dalle sentenze che hanno sancito che, per la partecipazione ad una gara telematica, sufficiente la sola firma digitale e non necessaria lallegazione della copia del documento di identit (Cons. Stato, Sez. VI, Sent. n. 4676/2013) e che pienamente valida una sentenza sottoscritta dal Giudice con la firma digitale (Tribunale di Vicenza - Sezione distaccata di Schio, sent. 20 febbraio 2013). Con buona pace dei burosauri.

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DIRITTO DAUTORE ONLINE: ALEA IACTA EST. LITALIA HA LE NUOVE NORME CONTRO I PIRATI. FUNZIONERANNO? MA SOPRATTUTTO SONO LEGITTIME?
DOPO TRE ANNI DI ANNUNCI E RIPENSAMENTI LAGCOM HA VARATO IL SUO REGOLAMENTO SULLA PROMOZIONE E TUTELA DEL DIRITTO DAUTORE ONLINE. E ORA? COSA ACCADR? A PARTE UNA PIOGGIA DI RICORSI DAVANTI AL GIUDICE AMMINISTRATIVO PER CANCELLARLO?.
l dado tratto: il dodici dicembre 2013 lAutorit per le Garanzie nelle comunicazioni ha varato la nuova disciplina sulla tutela del diritto dautore online, ergendosi ad arbitro unico di ogni controversia relativa alla pubblicazione nello spazio pubblico telematico di qualsiasi tipo di contenuto sonoro, audiovisivo, fotografico, videoludico, editoriale e letterario. I Giudici quelli veri e togati delle sezioni specializzate di propriet intellettuale sono, di fatto, esautorati di ogni funzione almeno in relazione alla tutela dei diritti dautore online. Il nuovo regolamento, infatti, offre a chi sia interessato ad ottenere la rimozione di un contenuto pubblicato in Rete, un procedimento tanto efficace ed economico da essere, evidentemente, destinato a diventare rapidamente la soluzione di default. Chi volesse impugnare gli ordini di rimozione adottati dallAutorit, daltra parte, dovr imbarcarsi in un giudizio ordinario dinanzi ai giudici amministrativi. LItalia divenuto cos lunico Paese in Europa nel quale unAutorit amministrativa pu ordinare la cancellazione di un contenuto dal web e disporre che gli internet service provider tutti dirottino il traffico diretto verso una determinata pagina o unintera piattaforma per di pi sulla base di regole dettate non dal Parlamento o dal Governo ma dallAutorit medesima. Per i titolari dei diritti e per lAGCOM deve essere una ragione di vanto ed orgoglio. Per tutti gli altri , inesorabilmente, ragione di grande preoccupazione. Nel testo approvato, infatti, non c, purtroppo, traccia di quellequilibrio tra contrapposti diritti ed interessi, che, nei mesi scorsi, dallAutorit avevano assicurato non sarebbe mancato. Anzi il testo approvato , se possibile, ancor pi sbilanciato dalla parte dei titolari dei diritti di quello presentato in consultazione pubblica. Baster dire che chiunque potr attivare il procedimento di rimozione di un contenuto anche senza aver, preventivamente, attivato leventuale procedura di notice and take down previsto dal gestore del sito e che lAutorit, in caso di mancato adeguamento spontaneo alla segnalazione da parte delluploader del contenuto o del gestore del sito o della pagina, non perder neppure tempo ad ordinare a questi ultimi la cancellazione, rivolgendosi direttamente allinternet services provider con un ordine di cancellazione coatta o di disabilitazione allaccesso. Tra rispettare le regole del giusto processo e imboccare la strada della giustizia sommaria, insomma, alla fine lAuthority sembra aver scelto questultima: il fine giustifica i mezzi.

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LEGGI IL REGOLAMENTO

TAPPE FONDAMENTALI
25 LUGLIO 2013 PUBBLICAZIONE DELLA BOZZA DI REGOLAMENTO E AVVIO DELLA CONSULTAZIONE PUBBLICA

2 SETTEMBRE 2013 NOTIFICA DELLA BOZZA DI PROVVEDIMENTO ALLA COMMISSIONE EUROPEA, AI SENSI DELLA DIRETTIVA 98/34/CE
Il regolamento entrer in vigore il 31 marzo 2014. Per vedere le nuove regole in azione bisogner, dunque, attendere le prime segnalazioni che arriveranno in primavera. Allo stato c una sola certezza: il Regolamento sta per essere travolto da una pioggia di ricorsi davanti ai Giudici amministrativi ai quali toccher valutare se rispetta le leggi del nostro Paese, la Costituzione, lOrdinamento europeo e, soprattutto, i diritti fondamentali delluomo. Almeno qualche dubbio appare legittimo.

3 DICEMBRE 2013 RISPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA 12DICEMBRE 2013 DELIBERA DI ADOZIONE DEL REGOLAMENTO 31 MARZO 2014 ENTRATA IN VIGORE

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CI CHE CHE IERI ERA CRONACA, OGGI STORIA E NON DEVE ESSERE TOCCATO

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DIRITTO ALLOBLIO O OBLIO DEI DIRITTI?


DIMENTICARE UMANO MA INTERNET NON VUOLE DIMENTICARE HA SCRITTO VIKTOR MAYER SCHOMBERGER. E UNA REALT DURA DA ACCETTARE E LE CONSEGUENZE SI VEDONO NELLE DECISIONI DEI GIUDICI ED IN QUELLE DEL GARANTE.
orse stiamo crescendo e forse stiamo imparando ad accettare lidea che, nella societ dellinformazione, non serve e non giusto ambire a veder riconosciuto il diritto di ciascuno ad accorciare la memoria della Rete, ottenendo la cancellazione di qualsiasi informazione lo riguardi da giornali, blog e piattaforme di social network. Forse. Ma la strada ancora lunga. questa la sensazione che si trae leggendo una bella decisione del Garante Privacy del 24 gennaio 2013, che ha rappresentato una tappa importante nellindividuazione della necessaria posizione di equilibrio tra il diritto alla privacy del singolo e quello allinformazione dei media e della collettivit, e accostandola ad una opposta ma quasi contemporanea decisione del Tribunale di Ortona. La storia allorigine della decisione del Garante una delle tante nelle quali, una persona lamenta la lesione del proprio diritto alla privacy [n.d.r. nella sua peculiare declinazione di c.d. diritto alloblio] in conseguenza della pubblicazione negli archivi storici online di un quotidiano di una notizia con la quale si dava conto del proprio coinvolgimento in un procedimento giudiziario ma non anche dellevoluzione del giudizio che aveva condotto al proprio proscioglimento. Secondo un copione collaudato, linteressato ha chiesto al Garante per la Privacy di ordinare alleditore la cancellazione dellarticolo perch ormai non pi attuale, la sua disindicizzazione dai motori di ricerca generalisti o, almeno, di procedere al suo aggiornamento. Nuova, condivisibile, senza sbavature e, soprattutto moderna, la risposta del Garante per la privacy. Nessun ordine di cancellazione dei contenuti in questione perch il trattamento dei dati personali del ricorrente[,] a suo tempo effettuato in modo lecito per finalit giornalistiche,

nel rispetto del principio dellessenzialit dellinformazione riguardo a fatti di interesse pubblico, rientra ora, attraverso la riproposizione dei medesimi dati negli articoli pubblicati quale parte integrante dellarchivio storico del quotidiano reso disponibile on-line sul sito Internet delleditore resistente, tra i trattamenti effettuati al fine di concretizzare e favorire la libera manifestazione del pensiero e, in particolare, la libert di ricerca, cronaca e critica anche storica. Come dire che ci che ieri era cronaca, oggi storia e, dunque, a patto che linformazione sia vera e di pubblico interesse, non si pu e non si deve toccare. Il Garante, tuttavia, non nega che linteressato abbia diritto a veder riconosciuta la propria identit personale costituita dalla sintesi delle notizie che lo riguardano vecchie e nuove o, se non altro, meno vecchie. Nella decisione resa allinizio del 2013 dunque, il Garante ha stabilito che le richieste di integrazione/aggiornamento formulate dal ricorrente debbano essere accolte e che pertanto leditore resistente debba provvedere a predisporre un idoneo sistema nellambito del citato archivio storico, idoneo a segnalare (ad esempio, a margine dei singoli articoli o in nota agli stessi) lesistenza del seguito o dello sviluppo della notizia in modo da assicurare allinteressato il rispetto della propria (attuale) identit personale, quale risultato della completa visione di una serie di fatti che lo hanno visto protagonista e ad ogni lettore di ottenere uninformazione attendibile e completa. Questa volta, dunque a differenza di quanto troppo spesso accaduto dinanzi ai nostri Giudici il Garante ha detto no ad ogni forma di amnesia collettiva indotta o manipolazione della storia, rilevando come per tutelare il c.d. diritto alloblio del singolo o, meglio ancora, il suo diritto allidentit personale, pi che eliminare informazioni dallo spazio pubblico telematico occorra, semmai, aggiungerne

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delle nuove per aggiornare. stato un passo decisamente importante verso la soluzione di una questione che, negli ultimi anni, ha frequentemente minacciato di vedere i diritti allinformazione, alla cronaca e, persino, alla storia schiacciati sotto peculiari ed originali re-interpretazioni del diritto al c.d. oblio che minacciavano e, forse, ancora minacciano, di lasciare ai nostri posteri un ricordo falsato della nostra epoca fatta solo di uomini pii e virtuosi. Bene cos ma si pu e si deve fare di pi perch manca ancora unaffermazione forte ed inequivoca che nessun bit di informazione legittimamente pubblicato debba essere cancellato o nascosto a tutela dellidentit personale del singolo al quale tocca il compito di acquisire attraverso un naturale processo di evoluzione darwiniana labilit a convivere con il carattere pubblico del proprio passato bench doverosamente completato ed aggiornato con il proprio presente. Negli stessi giorni in cui il Garante pronunciava la richiamata decisione, infatti, i Giudici del Tribunale di Ortona fissavano un principio sostanzialmente opposto che, se si fosse diffuso, avrebbe reso davvero difficile per gli storici raccontare la storia di questo secolo e, soprattutto, quasi impossibile, in Italia, fare informazione. I Giudici del Tribunale della provincia di Chieti, sembravano convinti che lesercizio del diritto di cronaca dovesse avere una data di scadenza proprio come un barattolo di Yogurt o un pacco di biscotti e che, superata tale data, giornalisti ed editori avrebbero dovuto cancellare dai propri giornali online tutti gli articoli scaduti anche se contenenti fatti veri e non diffamatori. E difficile a credersi ma esattamente cos. Era gi accaduto ed successo di nuovo il 16 gennaio quando il Tribunale di Ortona ha condannato il Direttore e lEditore di Primadanoi non chiaro a che titolo Alessandro Biancardi sia stato condannato a pagare oltre 17 mila euro ai proprietari di un ristorante di Pescara per aver violato la loro privacy lasciando online, per oltre due anni, un articolo nel quale si raccontava una vicenda penale, non ancora conclusa, nellambito della quale questi ultimi sono coinvolti. Nessun dubbio, n contestazione circa la veridicit dei fatti narrati nellarticolo, n circa il carattere non diffamatorio dello stesso, semplicemente, secondo il giudice, trascorsi oltre due anni dalla sua pubblicazione, linteresse pubblico

sotteso al diritto di cronaca giornalistica, doveva considerarsi soddisfatto con la conseguenza che larticolo avrebbe dovuto essere cancellato. La permanenza online dellarticolo, sempre secondo il giudice, avrebbe costituito, invece, una violazione della privacy dei due proprietari del ristorante e giustificato quindi, la condanna del direttore responsabile e/o delleditore a risarcire a questi ultimi il pregiudizio arrecato loro. Inutile chiedersi come e perch il giudice sia arrivato a stabilire che la scadenza del diritto di cronaca debba essere fissata in due anni e mezzo e non in due mesi o magari cinque anni o, almeno, cercare di capire quali siano i parametri ai quali il Giudice abbia ancorato la determinazione della data di scadenza della notizia in questione. A queste domande, la Sentenza, risponde con un desolante silenzio come, daltra parte, normale che sia in un Ordinamento che con contempla, per fortuna, alcuna ipotesi di scadenza per la libert di informazione ed il diritto di cronaca. Il diritto alloblio, evocato nella vicenda allorigine della pronuncia del Tribunale di Ortona e, davvero troppo spesso, evocato in relazione allinformazione online, negli ultimi anni, in casi come questo non centra nulla. C un fatto vero, un procedimento penale ancora pendente e non c nessuna ragione per rivedere la valutazione circa la sussistenza di un interesse pubblico alla conoscenza della notizia. Non si sta discutendo di riproporre nel presente un fatto del passato n di continuare a proporre una notizia superata da fatti successivi, in assenza di adeguato aggiornamento. Ci che accaduto nella vicenda allorigine della incredibile sentenza del Tribunale di Ortona semplicemente che si lasciato online come la regola nellinformazione via web un articolo vero, corretto ed aggiornato su un fatto del passato. Il Garante Privacy sembra, dunque, aver indicato la strada giusta peraltro condivisa dalla Corte di Cassazione - ma il percorso verso la piena affermazione del principio sembra ancora lungo ed impervio.

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GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI PROVVEDIMENTO N. 31 DEL 24 GENNAIO 2013 - ARCHIVI STORICI ON LINE DEI QUOTIDIANI E REPERIBILIT DEI DATI DELLINTERESSATO MEDIANTE MOTORI DI RICERCA ESTERNI

DIMENTICARE UMANO MA INTERNET NON VUOLE DIMENTICARE (VIKTOR MAYER SCHOMBERGER)

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PROVVEDIMENTI DEL GARANTE


PROVVEDIMENTO N. 444 DEL 10 OTTOBRE 2013 PROVVEDIMENTO PRESCRITTIVO IN MATERIA DI TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI EFFETTUATO MEDIANTE LUTILIZZO DI CALL CENTER SITI IN PAESI AL DI FUORI DELLUNIONE EUROPEA

PROVVEDIMENTO N. 482 DEL 10 OTTOBRE 2013 AVVISO PUBBLICO DI AVVIO DELLA CONSULTAZIONE SU SCHEMA DI PROVVEDIMENTO GENERALE IN MATERIA DI CHIAMATE MUTE

CALL CENTER OUTBOUND

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TELEMARKETING: PI TRASPARENZA PER I CALL CENTER


LISTITUZIONE DEL REGISTRO DELLE OPPOSIZIONI HA CONTRIBUITO A FARE CHIAREZZA NELLINTRICATO PANORAMA DEL TELEMARKETING. MOLTO STATO FATTO, MA IL GARANTE PRIVACY VIGILE PER ASSICURARE LA TRASPARENZA DELLE PRASSI AZIENDALI E LA PIENA TUTELA DEGLI UTENTI.

ancora molto fermento nel mondo del telemarketing. Listituzione del Registro delle opposizioni, gestito dalla Fondazione Bordoni, col DPR 7 settembre 2010, n. 178, ha sicuramente dato regole certe al settore, imponendo alle imprese lobbligo di utilizzare solo liste pulite di utenti da contattare e arricchendo la sfera di tutela degli utenti. Il Garante ha svolto un lavoro costante affiancando obiettivi educativi allordinaria attivit ispettiva e sanzionatoria: in questo senso deve essere letta la distribuzione di un video divulgativo, che spiega ai cittadini come difendersi dalle chiamate indesiderate. Non sono mancati i provvedimenti dellAutorit nel settore in questione. Nuove regole sono state dettate per i call center outbound. Il Garante, in un recente provvedimento, ha stabilito che linformativa debba essere integrata con lindicazione del Paese dal quale avviene la chiamata. Nel caso in cui sia un cittadino a contattare un call center, dovr essergli consentito di chiamare unicamente operatori ubicati sul territorio nazionale. Gli operatori che trasferiscono fuori dallUnione europea dati personali dovranno farne poi comunicazione al Garante, utilizzando lapposito modello. Nel caso in cui siano gi realizzati trattamenti di dati personali affidati a call center situati in ambito extraeuropeo, andr comunque fatta una comunicazione allAutorit (entro 30 giorni dalla pubblicazione

del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale). Le nuove disposizioni hanno arricchito un quadro normativo gi corposo: basti pensare alle norme del Codice privacy in materia di trasferimento di dati personali allestero, ma anche alle quattro decisioni della Commissione europea relative ai trasferimenti tra titolari del trattamento e ai trasferimenti tra titolari e responsabili che hanno fissato le clausole-tipo da adoperare nei contratti tra gli operatori. Alla fine di gennaio, si concluder, invece, la consultazione del Garante relativa alle chiamate mute. Si tratta di una prassi, sicuramente sconveniente, che si verifica a causa delle impostazioni adottate dai sistemi centralizzati di chiamata dei call center. Tali sistemi, per eliminare tempi morti tra una telefonata e laltra, infatti, generano automaticamente chiamate superiori agli operatori disponibili, lasciando gli ignari utenti nellattesa muta, per lappunto di una risposta. Il Garante ha imposto che tali chiamate possano avere la durata massima di tre secondi e che debbano poter essere uditi dallutente i rumori di sottofondo (ovvero debba essere diffuso un messaggio preregistrato), che lasci capire che la telefonata non proviene da un malintenzionato. Le imprese del settore dovranno, inoltre, conservare per due anni i report statistici relativi alle telefonate mute. Sono previste misure specifiche anche per evitare che gli utenti siano vessati da tali chiamate: un medesimo soggetto non potr essere contattato nellarco della settimana successiva a quella nella quale ha ricevuto una telefonata muta e il rapporto tra tali chiamate e quelle andate a buon fine non potr essere superiore a 3 su 100.

Questa la percentuale massima di chiamate mute che potranno essere effettuate dai call center

3%

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INFORMAZIONE ONLINE: NON CI SIAMO!


CONTINUANO I SEQUESTRI DI GIORNALI E LE MINACCE ALLA LIBERT DI INFORMAZIONE. LA STAMPA ONLINE HA GLI STESSI DOVERI DI QUELLA DI CARTA, MA MENO GARANZIE E SUSSIDI. URGENTE INVERTIRE LA ROTTA.

Joseph Ratzinger in compagnia di donne poco vestite. A fronte di molte richieste legittime, si sono verificati casi, come quello che ha visto protagonista il giornalista investigativo Enzo Palmisano, dove la richiesta di sequestro aveva chiaramente finalit censorie, dirette ad impedire le intromissioni dei giornalisti. Il ripensamento della disciplina della diffamazione, quindi, deve tenere nella giusta considerazione lesigenza, sempre pi manifesta, di evitare che, per mezzo di tale istituto, si determini un imbavagliamento della stampa ritenuta scomoda. Emblematico, in tal senso, quanto avvenuto al giornalista de LEspresso, Daniele Sensi, querelato per diffamazione aggravata col mezzo di internet da Tele Padania, solo per aver criticato lutilizzo di espressioni violente e razziste nel corso delle trasmissioni dellemittente. Ha dellincredibile, invece, la vicenda che ha interessato una ventunenne, condannata dal Tribunale di Varese perch ritenuta responsabile di diffamazione, per le opinioni espresse da un soggetto terzo nel forum di discussione ospitato sul proprio sito. Il gestore di un forum di discussione, infatti, secondo il giudice lombardo, dovrebbe rispondere dei contenuti postati dagli utenti del forum stesso e ci mentre la Corte di Cassazione ha, ormai, definitivamente chiarito che neppure il direttore responsabile di un periodico on-line pu essere chiamato a rispondere dei commenti postati dai lettori. N pu dimenticarsi che le pressioni sulla stampa sgradita sono ancora pi forti nel caso in cui siano coinvolti non testate giornalistiche o giornalisti professionisti, ma coloro che fanno informazione dal basso. Per fronteggiare questo fenomeno repressivo, lo studio e-Lex ha lanciato, insieme con Open Media Coalition, la campagna Legal Aid, per fornire assistenza a blogger e netizen. Nei prossimi mesi, infine, dovrebbe vedere la luce il nuovo Codice deontologico dei giornalisti, che sostituir quello in vigore dal 1998. Il Garante per la privacy ha esteso la consultazione, terminata a ottobre scorso, anche agli operatori di internet e ai netizen. Una scelta opportuna, che lascia ben sperare per il prossimo futuro.

nche il 2013 stato, purtroppo, un anno con pi ombre che luci per linformazione on-line.

Sicuramente da salutare con favore, lapprovazione, avvenuta lo scorso 17 ottobre da parte della Camera dei deputati, del testo della riforma della disciplina sulla diffamazione. In attesa del testo definitivo, sembra auspicabile che sia introdotta una norma che condanni a un risarcimento dei danni coloro che agiscono in maniera temeraria per le presunte diffamazioni subite, nonch estendere le esenzioni previste dalla nuova legge anche alla stampa online. Diversamente, il rischio quello di incentivare la nascita e la proliferazione di servizi di denuncia anonima. Non si tratta, per, dellunica novit dal fronte parlamentare. Tra i vari progetti di legge che si sono succeduti nel corso dellanno appena trascorso, merita di essere ricordato quello n. 903, che prevedeva lestensione al gestore di qualsiasi sito internet blog inclusi della responsabilit di editore e direttore di un giornale per i reati di opinione eventualmente commessi dai loro giornalisti. Il medesimo progetto disponeva lobbligo per il gestore di rimuovere entro 24 ore dalla ricezione della contestazione i contenuti ritenuti diffamatori e di pubblicare nel termine di 48 ore la replica della controparte. Allo stesso modo, si tentato pi volte talora anche con propositi apparentemente meritevoli di estendere acriticamente alle comunicazioni in rete la disciplina in materia di stampa. il caso, ad esempio, del disegno di legge che prevedeva, oltre alla depenalizzazione della diffamazione, anche lestensione dellobbligo di rettifica ai siti internet aventi natura editoriale (definizione, questa, non presente in alcun testo legislativo). Sempre in materia di diffamazione, nel 2013 si sono stati registrati molti casi di sequestro di siti internet (misura talora discutibile nellecosistema di internet): basti pensare alla vicenda del Perbenista e a quella del sito che, per mezzo di fotomontaggi, raffigurava 28
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GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI PROVVEDIMENTO N. 376 DEL 1 AGOSTO 2013 - ADOZIONE DI MODIFICHE E INTEGRAZIONI AL CODICE DI DEONTOLOGIA RELATIVO AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI NELLESERCIZIO DELLATTIVIT GIORNALISTICA CORTE DI CASSAZIONE, QUINTA SEZIONE PENALE, SENTENZA N. 256/2011 DEL 28/10/2011

IL RISCHIO QUELLO DI INCENTIVARE LA PROLIFERAZIONE DI SERVIZI DI DENUNCIA ANONIMA

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MADE IN ITALY E MADE IN EUROPE


MENTRE LUNIONE EUROPEA SI AVVIA A CONCLUDERE LITER DELLE NORME SUL PACCHETTO SICUREZZA PER I CONSUMATORI, A LIVELLO NAZIONALE IL PARLAMENTO DISCUTE DEL MARCHIO MADE IN ITALY PER RILANCIARE I PRODOTTI DEL BEL PAESE.

on 27 voti favorevoli, 7 contrari e 5 astenuti, il 17 ottobre finalmente arrivata la tanto attesa approvazione della Commissione Mercato Interno alla proposta di regolamento per la il riordino delle norme in materia di sicurezza dei consumatori europei. Si tratta di un passaggio fondamentale, che fa seguito ai s gi ottenuti dalle Commissioni commercio internazionale, giuridica e industria. Il Regolamento dovrebbe imporre ai fabbricanti e agli importatori lobbligo di apporre sui prodotti unindicazione del paese dorigine del prodotto. Se le dimensioni o la natura del prodotto non lo consentono, tale indicazione deve essere apposta sullimballaggio o su un documento di accompagnamento del prodotto stesso. Per quanto riguarda lambito di applicazione, il Regolamento abbraccer tutti i prodotti, frutto di un processo di fabbricazione, immessi o messi a disposizione sul mercato (nuovi, usati o anche ricondizionati). I prodotti devono essere destinati al pubblico dei consumatori, ma lobbligo si estende anche ai prodotti con i quali i consumatori potrebbero venire a contatto nel contesto di una prestazione di servizi. Alcuni prodotti sono per esclusi: tra questi, i medicinali per uso umano o veterinario, gli alimenti e i mangimi, le piante e gli animali vivi, i prodotti fitosanitari e gli oggetti di antiquariato. Sul piano nazionale, invece, si segnala la proposta avanzata dalla vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, e dal presidente della commissione Industria, Massimo Mucchetti. La proposta finalizzata allinserimento sui prodotti di una sorta di etichetta di qualit, che certifichi un marchio di eccellenza, denominato Italian Quality dei prodotti interamente realizzati in Italia.

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PROPOSTA DI REGOLAMENTO

DISEGNO DI LEGGE ATTO SENTATO N. 1061 ISTITUZIONE DEL MARCHIO ITALIAN QUALITY PER IL RILANCIO DEL COMMERCIO ESTERO E LA TUTELA DEI PRODOTTI ITALIANI

OBBLIGO PER FABBRICANTI E IMPORTATORI DI APPORRE SUI PRODOTTI LINDICAZIONE DI ORIGINE

SI APPLICHER A TUTTI I PRODOTTI DESTINATO AI CONSUMATORI

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IMPENSABILE CHE UN ENTE PUBBLICO ECONOMICO TRATTENGA SOMME CHE SA NON COMPETERLE

CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA, TERZA SEZIONE - SENTENZA DELL8 NOVEMBRE 2007 NELLA CAUSA C-20/05 CONSIGLIO DI STATO, SESTA SEZIONE, SENTENZA N. 584 DEL 2 FEBBRAIO 2012

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Approssimativamente i milioni di euro incassati da Siae tra il 2000 e il 2007 attraverso la tassa sui bollini.

LEPOPEA DEL CONTRASSEGNO ANTIPIRATERIA. SIAE CONDANNATA A RESTITUIRE QUANTO INCASSATO. MA IMPUGNA.
PROSEGUE LA GUERRA DEL C.D. CONTRASSEGNO SIAE: LA COMMISSIONE TRIBUTARIA CONDANNA SIAE A RESTITUIRE OLTRE UN MILIONE DI EURO MA LA SOCIET FA APPELLO. CHI VINCER?
el mese di luglio arriva, finalmente, al capolinea una delle tante brutte storie italiane nelle quali Stato e para-Stato anzich proporsi come esempio di legalit e supportare il mondo delle imprese, preferiscono coalizzarsi alla ricerca di trucchi e cavilli per tutelare i propri egoistici interessi. La vicenda in questione inizia con una Sentenza con la quale, nellormai lontano novembre 2007, la Corte di Giustizia dellUnione Europea stabilisce che la disciplina italiana che impone lobbligo di apposizione del famigerato bollino Siae la pecetta adesiva argentata che, ormai da anni, campeggia, tra laltro, su Cd e Dvd su tutti i supporti contenti opere dellingegno fuori legge. La Siae che, sino a quel momento, ha escusso la tassa sui bollini, accumulando circa dieci milioni di euro allanno milione in pi, milione in meno a seconda delle annate deve, dunque, cessare immediatamente di esigerla. E le decine di milioni di euro 60/70 milioni pi o meno incassati tra il 2000 anno di entrata in vigore del balzello dichiarato fuori legge dalla Ue ed il 2007? A seguito della decisione dei Giudici europei, sarebbe stato lecito attendersi che la Siae Ente pubblico economico incaricato dallo stato dellescussione di una tassa restituisse spontaneamente quanto sino a quel momento indebitamente incassato o, comunque, che lo Stato le imponesse, per legge, di provvedervi. Impensabile, infatti, che un ente pubblico economico trattenga somme che sa non competerle e che lo Stato finga di non accorgersene. In Italia, tuttavia, talvolta, accade, anche limpensabile. La Siae non solo non restituisce spontaneamente quanto sino a quel momento incassato ma si rifiuta persino di farlo quando alcuni imprenditori gli chiedono di provvedervi. E lo Stato? Il Governo anzich bacchettare Siae per il suo

comportamento decide prima di costituirsi in giudizio in supporto di Siae contro gli imprenditori che chiedevano la restituzione di quanto versato e poi di varare un provvedimento attraverso il quale reintrodurre nellordinamento lobbligo di apposizione del famigerato bollino argentato e, soprattutto, stabilire che le somme incassate da Siae in passato non avrebbero dovuto essere restituite. Una riedizione in chiave giuridica e moderna, insomma, di una strofa della vecchia canzone di Peppino Fiorelli: Chi ha avuto, ha avuto, ha avutochi ha dato, ha dato, ha dato scurdmmoce o ppassato, simmo e Napule pais!. Peccato solo che il passato da dimenticare fosse, guarda caso, quello in cui centinaia di piccoli e grandi imprenditori italiani si erano visti dragare milioni di euro per pagare una tassa dichiarata ingiusta dallunione europea. Ci sono voluti oltre cinque anni di cause davanti a tutte le giurisdizioni del Paese la giustizia civile, sino ad arrivare in Cassazione, quella amministrativa e, da ultimo, quella tributaria per sentir stabilire lovvio: Siae deve restituire quanto indebitamente incassato a titolo di tassa per il rilascio del famigerato bollino argentato. A lasciare intuire lepilogo sono stati, per primi, nel febbraio del 2012 i Giudici del Consiglio di Stato, stabilendo che il Governo italiano non avrebbe dovuto privare a tutela del portafoglio della Siae in modo retroattivo, gli imprenditori che avevano versato milioni e milioni di euro alla Siae, del diritto di averli indietro. Nel 2013 stata, invece, la volta della Commissione Tributaria che ha messo nero su bianco il diritto della prima impresa ad aver agito in giudizio a riavere indietro quanto versato a titolo di tassa sul bollino. Quasi un milione e mezzo di euro il primo assegno che la Societ Autori ed Editori dovrebbe staccare. Il condizione dobbligo perch, ovviamente, la SIAE ha impugnato la decisione dei giudici tributari di primo grado e, quindi, ci vorr ancora tempo per avere davvero giustizia.

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ORA ANCHE LE FIRME ELETTRONICHE AVANZATE HANNO LE LORO REGOLE TECNICHE!


I MOVIMENTI DEL PASSATO MA LA VELOCITA DEL FUTURO: LE FIRME GRAFOMETRICHE HANNO PIU APPEAL DELLE FIRME DIGITALI MA VALGONO DI MENO

IL

e smart card, ha preferito non imporre ladozione di nessuna tecnologia in particolare, lasciando che sia il mercato ad individuare le soluzioni migliori, anche sotto il profilo della facilit nel loro uso quotidiano, in grado di soddisfare i requisiti fissati dalla legge per definire la FEA: identificazione del firmatario, controllo sui mezzi attraverso i quali la firma generata, rilevazioni di eventuali modifiche del documento successive allapposizione della firma, etc... (ovviamente laltra faccia della medaglia che, a differenza di quanto accade per la firma digitale, la neutralit tecnologica della FEA lascia sempre aperta la possibilit di eventuali contestazioni circa lidoneit della soluzione adottata a soddisfare i requisiti di legge in tema di firma elettronica avanzata). Le nuove regole tecniche, al fine di rendere operativa la firma elettronica avanzata allinterno del nostro ordinamento, hanno disciplinato nel dettaglio i requisiti essenziali che tale tipologia di firma deve soddisfare per potersi qualificare come FEA, fissando al contempo una serie di obblighi in capo ai soggetti che erogano e/o realizzano soluzioni di firma elettronica avanzata. In particolare, sei sono i requisiti che la FEA dovr sempre garantire: 1) lidentificazione del firmatario; 2) la connessione univoca tra firma e firmatario; 3) il controllo esclusivo del firmatario sui mezzi utilizzati per generare la firma, ivi inclusi eventualmente i suoi dati biometrici; 4) la possibilit per il firmatario di ottenere evidenza di quanto sottoscritto; 5) lassenza di metadati in grado apportare modifiche al documento; 6) la connessione univoca tra firma e documento sottoscritto. Per quanto riguarda gli obblighi di coloro che erogano il servizio di firma, ricordiamo lidentificazione del destinatario del servizio attraverso un valido documento di riconoscimento nonch la sottoscrizione da parte dellutente di una dichiarazione di accettazione delle condizioni del servizio (peraltro, limitatamente alle pubbliche amministrazioni e in ambito sanitario, la dichiarazione di accettazione potr essere raccolta oralmente dal funzionario o esercente la professione sanitaria e successivamente annotata in un documento informatico sottoscritto digitalmente). Per quanto poi la realizzazione di soluzioni di firma elettronica avanzata sia libera, non essendo soggetta ad alcuna autorizzazione preventiva, chi eroga il servizio dovr invece dotarsi di una copertura assicurativa per un ammontare non inferiore a 500.000,00 a garanzia del rischio connesso con eventuali danni derivanti da soluzioni tecniche inadeguate.

2013 stato lanno della FEA - Firma elettronica avanzata.

Attesa sin dal 2012 quando il legislatore ha per la prima volta introdotto la nozione di FEA nel Codice dellamministrazione digitale, nel 2013 sono finalmente arrivate le regole tecniche (D.P.C.M 22 febbraio 2013, pubblicato in Gazzetta il 21 maggio 2013) che hanno consentito agli operatori del settore di introdurre sul mercato le prime soluzioni di firma elettronica avanzata. Dopo che la firma digitale, introdotta nel nostro ordinamento sin dal 2010, non ha saputo soddisfare le aspettative di quanti auspicavano una progressiva digitalizzazione dei rapporti tra cittadini e imprese e tra cittadini e pubblica amministrazione, grandi speranze vengono ora riposte nella FEA che, dopo lintroduzione delle nuove regole tecniche, si spera possa diventare il volano o uno dei volani verso la dematerializzazione delle transazioni commerciali cos come dei documenti amministrativi. Come noto, infatti, la FEA, al pari delle sue sorelle, garantisce il soddisfacimento di due requisiti fondamentali: la forma scritta, ove richiesta per legge, e lefficacia probatoria della scrittura privata ex art. 2702 c.c. Lunica eccezione riguarda gli atti aventi ad oggetto beni immobili ovvero latto pubblico informatico per la cui sottoscrizione non si potr fare a meno della firma digitale. A fronte di questa limitazione, per, la FEA, a differenza della firma digitale, pu vantare dalla sua il fatto di essere tecnologicamente neutra: se infatti la firma digitale indissolubilmente legata alluso di un certificato e di un dispositivo sicuro di firma, per la FEA il legislatore, tenendo conto dello scarso successo riscosso da dispositivi come token

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DPCM 22 FEBBRAIO 2013


GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI PROVVEDIMENTO N. 36 DEL 31 GENNAIO 2013 SISTEMI DI RILEVAZIONE BIOMETRICA. VERIFICA PRELIMINARE RICHIESTA DA IT TELECOM S.R.L.E CASSA DI RISPARMIO DI PARMA E PIACENZA S.P.A. PROVVEDIMENTO N. 37 DEL 31 GENNAIO 2013 TRATTAMENTO DEI DATI BIOMETRICI. VERIFICA PRELIMINARE RICHIESTA DA UNICREDIT S.P.A. PROVVEDIMENTO N. 396 DEL 12 SETTEMBRE 2013 SISTEMA PER LA SOTTOSCRIZIONE IN FORMA ELETTRONICA DI ATTI, CONTRATTI E ALTRI DOCUMENTI RELATIVI A PRODOTTI E SERVIZI OFFERTI DA UNA BANCA. VERIFICA PRELIMINARE RICHIESTA DA FINECO BANK S.P.A.

Fortemente criticata stata invece la disposizione che ha limitato lefficacia della FEA ai soli rapporti giuridici intercorrenti tra il soggetto che eroga il servizio di firma e lutente: il rischio ovviamente quello di una moltiplicazione degli strumenti di firma facenti capo al medesimo utente che sar cos costretto ad attivare tante firme elettroniche avanzate quanti sono i soggetti con cui opera. Per il 2014 le principali novit attese a livello normativo-regolamentare riguardano, da un lato, le linee guida dellAGID per la realizzazione di soluzioni di firma elettronica avanzata conformi alle regole tecniche (le linee guida avranno senzaltro il pregio di ridurre il rischio di possibili contestazioni sulla compliance della soluzione di firma rispetto ai requisiti di legge), e dallaltro, il provvedimento generale del Garante privacy sullutilizzo dei dati comportamentali per la generazione delle firme. Nel 2014 vedr probabilmente la luce anche il nuovo Regolamento UE (proposta di Regolamento 2012/0146 COD del 4 giugno 2012) in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno, regolamento che, tra laltro, imporr laccettazione transfrontaliera delle firme elettroniche qualificate nel contesto della fornitura di servizi pubblici.

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Prassi applicativa Il 2013 stato caratterizzato da un crescente interesse degli operatori economici per la cosiddetta firma grafometrica: mediante un apposito pennino il firmatario appone la propria sottoscrizione su di un tablet in grado di rilevare le caratteristiche dinamiche della firma come il tratto, la pressione, laccelerazione, linclinazione, etc... In particolare i soggetti pi attivi nello sperimentare tali soluzioni di firma sono state le banche che nella firma grafometrica hanno individuato lo strumento pi adatto per la dematerializzazione dei rapporti con la propria clientela. A differenza, infatti, della classica soluzione di firma digitale in cui necessario il ricorso a una smart card e a un token, la firma grafometrica presenta lindubbio vantaggio di consentire allutente di sottoscrivere un documento attraverso lo stesso gesto familiare che si compierebbe avendo in mano una penna e un foglio di carta. Per questo motivo non sorprende che i tre provvedimenti adottati dal Garante privacy nel corso del 2013 in materia di firma grafometrica, rappresentino la risposta alla richiesta di verifica preliminare ex art. 17 del Codice privacy presentata da tre distinti istituti bancari. Nei primi due provvedimenti del 31 gennaio 2013 (nn. 36 e 37) il Garante privacy ha affrontato il tema della liceit del trattamento dei dati grafometrici utilizzati quali strumento di autenticazione del firmatario nellambito di una soluzione di firma digitale. In entrambi i casi il Garante ha dato parere favorevole sul presupposto che il servizio di autenticazione biometrica risponde allesigenza di identificare in modo rigoroso e univoco i firmatari nel rispetto tanto degli obblighi imposti dalla normativa vigente in materia di antiriciclaggio quanto di quelli previsti dalla disciplina in tema di firma digitale. Il Garante ha peraltro ribadito un principio gi pi volte espresso in tema di trattamento di dati biometrici, ponendo laccento sullesigenza che i singoli interessati abbiano sempre la facolt di scelta se avvalersi o meno del servizio di autenticazione biometrica (in altri termini la compliance del servizio resta subordinata alla messa a disposizione dellutente di una modalit di autenticazione che prescinda dal trattamento dei dati biometrici). Un ulteriore passo avanti stato fatto con il terzo dei provvedimenti in esame (n. 396 del 12 settembre 2013); in questo caso, infatti, stata per la prima volta messa sotto la lente di ingrandimento del Garante una soluzione di firma elettronica avanzata basata sui dati grafometrici del firmatario; a differenza delle soluzioni di firma prese in considerazione nei primi due pareri, in questo caso i dati grafometrici (tratto, pressione, accelerazione, etc...) non sono utilizzati per lautenticazione dellutente ma, dopo essere stati opportunamente cifrati, vengono associati al documento in appositi campi, rappresentando cos la sottoscrizione in formato elettronico. Anche con riferimento a tale soluzione il Garante ha ribadito la liceit del trattamento dei dati biometrici, enucleando allo stesso tempo alcune caratteristiche del processo di firma in grado di garantire la liceit, necessit e proporzionalit del trattamento; ad esempio, i dati biometrici, una volta incorporati nel documento, devono essere immediatamente cancellati dal tablet utilizzato per la sottoscrizione; la decifrazione dei dati grafometrici deve essere consentita nei soli casi previsti dalla Legge, su richiesta delle autorit competenti (per esempio, tenendo separati chiave privata di cifratura e relativo codice di sblocco); i dati raccolti devono essere circoscritti alle informazioni strettamente necessarie allerogazione del servizio di firma (non quindi consentita la rilevazione di dati idonei a svelare lo stato di salute dellutente). Il Garante ha anche richiamato lattenzione degli operatori che intendano sviluppare soluzioni di firma grafometrica sulla necessit di adottare idonee misure di sicurezza volte a ridurre i rischi di installazione abusiva di software o di modificazione della configurazione dei dispositivi utilizzati ai fini della sottoscrizione del documento; allo stesso modo le soluzioni di firma dovranno garantire una funzionalit di

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SAR IL MERCATO A SCEGLIERE LA TECNOLOGIA MIGLIORE

Per chi eroga il servizio imposta una COPERTURA ASSICURATIVA di importo non inferiore a

500 000 000


euro

remote wiping applicabile nel caso di smarrimento o sottrazione dei dispositivi. Per quanto riguarda infine la conservazione dei dati grafometrici raccolti, questa potr avvenire non oltre il tempo previsto dalla legge per la conservazione del documento e/o atto cui la firma si riferisce (generalmente 10 anni, cfr. Art. 2220 c.c.), fatta salva lesigenza di una conservazione per un periodo pi lungo in forza di specifiche disposizioni di legge o per la tutela di un diritto in sede giudiziaria.

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CONCLUSIONI
a conclusione di un anno come quello che si , sin qui, provato a raccontare per suggestioni, percezioni ed impressioni non pu che essere rappresentata dalle speranze, gli auspici e, forse, persino le illusioni per lanno appena cominciato. La politica dellinnovazione in Italia ha bisogno di una regia forte, competente e ed indipendente, attenta oggi pi che mai alle esigenze delle imprese ed allascolto degli stakeholders. E una regia, quella della quale si avverte il bisogno che ben potrebbe essere rappresentata da un sottosegretario con delega allinnovazione presso la Presidenza del Consiglio. Linfrastruttura di banda larga ed ultra-larga e lalfabetizzazione informatica dei cittadini sono, probabilmente, le due priorit sulle quali sarebbe auspicabile concentrare ogni sforzo, dedicandovi, probabilmente pi risorse di quelle che pure sar necessario continuare ad investire nei servizi della c.d. PA Digitale.

Le valutazioni dellUnione Europea relative allo stato di attuazione dellagenda digitale, infatti, continuano a raccontare di un Paese tra i primi in Europa in termini di servizi di E-Gov disponibili ma, tra gli ultimi, in termini di utilizzo effettivo di tali servizi da parte dei cittadini. Diritto dautore, privacy, editoria, informazione e contratti del commercio elettronico, invece, rappresentano, probabilmente le aree dello scibile del diritto sulle quali pi urgente avviare riflessioni e promuovere nuove iniziative legislative sebbene senza mai distogliere lo sguardo da Bruxelles. Guardando al bicchiere mezzo pieno, il 2014 sembra destinato ad essere ricordato, in Italia, come lanno dellidentit digitale con tutte le piccole e grandi rivoluzioni che ci comporter nei rapporti di consumo tra privati ed in quello tra cittadino ed amministrazione.

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