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A cura di Carla Fleischli Caporale

Sri Aurobindo e Mère


parlano

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SRI AUROBINDO SU SE STESSO

"Solo io potrei parlare degli avvenimenti del mio passato, dando loro vera forma e vero signifi-
cato.

Né voi, né nessun altro sapete alcunché della mia vita; essa non si è svolta in superficie così che
gli uomini potessero vederla."

- Credo fermamente che voi siate un'Incarnazione Divina. Ho ragione? -

"Seguite la vostra fede; è improbabile che vi induca in errore. Solo l'Amore divino può sostene-
re il travaglio che devo affrontare; lo deve sopportare chiunque abbia sacrificato ogni altra cosa
al solo scopo di innalzare la terra oltre la sua oscurità verso il Divino. Naturalmente, chiunque
voglia modificare la natura terrestre deve in primo luogo accettarla per poterla cambiare. Cito
da una mia poesia:
Chi vuole portare qui il paradiso deve anch'egli discendere nel fango e sopportare il travaglio
della natura terrena e percorrere il doloroso cammino.

Non avevo in me alcuna spinta verso la spiritualità, ho sviluppato la spiritualità. Ero incapace
di comprendere la metafisica, sono divenuto un filosofo. Non avevo sensibilità per la pittura,
l'ho sviluppata con lo Yoga. Ho trasformato la mia natura da ciò che era in ciò che non era. L'ho
fatto in un modo speciale, non per mezzo di un miracolo, e per mostrare cosa poteva essere fat-
to e come poteva essere fatto. Per me era una mia necessità personale, o con un miracolo senza
alcun procedimento. Sostengo che se non fosse così, allora il mio Yoga sarebbe inutile e la mia
vita un errore, un'assurda anomalia della natura senza senso, o effetto. Voi tutti sembrate cre-
dere che sia un grande complimento dirmi che ciò che ho fatto non ha alcun significato per altri
al di fuori di me. E' la critica più distruttiva che possa essere rivolta al mio lavoro. Inoltre, non
l'ho fatto da me stesso, se per me stesso vi riferite all'Aurobindo che fu. Egli agì grazie all'aiuto
di Krishna e della Shakti divina. Ho anche avuto aiuti umani.

Non so nulla degli Avatar. Praticamente ciò che conosco è che quando cominciai non possede-
vo tutti i poteri necessari, dovetti svilupparli per mezzo dello Yoga; per lo meno molti che non
erano attivi quando cominciai, e quelli che lo erano dovetti affinarli per portarli ad un più alto
livello. La mia personale opinione sulla questione è che la vita e le azioni dell'Avatar non sono
miracoli. Se lo fossero, la sua esistenza sarebbe del tutto inutile, una superflua anomalia della
natura. Egli accetta le condizioni di vita terrestri, ne usa i mezzi e mostra la via all'umanità
mentre l'aiuta. Altrimenti quale sarebbe la sua utilità e perché si troverebbe qui?

Voi pensate, quindi, che in me (non chiamo in causa la Madre) non vi siano mai stati dubbi o
disperazione, così come attacchi di ogni genere. Ho sopportato ogni attacco che gli uomini han-
no sopportato, altrimenti sarei stato incapace di assicurare qualcuno che: "Anche questo può
essere conquistato". Almeno non avrei il diritto di dirlo. La vostra psicologia è terribilmente
rigida. Ripeto, il Divino, quando si assume il fardello della natura terrestre, lo prende comple-
tamente, sinceramente, senza trucchi da prestigiatore, o pretesa alcuna. Se ha qualcosa dietro di
sé che emerge sempre dalle apparenze, questa è la stessa cosa in essenza che vi è dietro agli altri
esseri, anche se ad un più grande livello, ed è per risvegliarla che egli è qui.

L'essere psichico agisce allo stesso modo per tutti coloro che sono destinati al cammino spiri-
tuale; non è necessario che gli uomini siano esseri straordinari per seguirlo. Questo è l'errore
che state facendo, insistendo sempre sulla grandezza, come se solo i grandi potessero essere
spirituali.
Stavo evidenziando che, fondamentalmente, ogni cosa è possibile, quindi non dovreste dire che
il Divino non può fare questo o quello. Tuttavia, allo stesso tempo, sottolineavo anche che il
Divino non è obbligato a mostrare senza senso, o ragione, la sua onnipotenza, quando sta ope-
rando di sua propria Volontà entro determinate condizioni. Giacché, argomentando che il divi-
no non può, che è impotente, che non può fare ciò che non è ancora mai stato fatto ecc., voi ne-
gate la possibilità di cambiare le cose e di conseguenza l'evoluzione, la realizzazione di ciò che è
irrealizzato, l'azione del potere divino, della grazia divina, e riducete tutto ad una questione di
rigido e inalterabile status quo, che è un'insolente sfida sia ai fatti che alla ragione! E alla super
ragione. Capite adesso?

Riferendosi a me stesso e alla madre, vi sono persone che dicono: "Se la supermente deve di-
scendere, può discendere in tutti, allora perché in loro per primi? Perché non potremmo rice-
verla noi prima di loro? Perché attraverso di loro e non direttamente?" Suona molto razionale,
logico, molto sostenibile. La difficoltà sta nel fatto che questo ragionamento ignora le condizio-
ni, presume insensatamente che si possa far discernere la supermente in se stessi, senza avere la
minima cognizione di ciò che la supermente sia e così supporre un miracolo bislacco; chiunque
cerchi di farlo è destinato a scivolare nella più rovinosa caduta, come finora è capitato a tutti
coloro che vi hanno tentato. E' come pensare di non aver bisogno della guida, ma che sia possi-
bile raggiungere la cima della montagna per lo stretto sentiero che si sta seguendo sul bordo di
un precipizio, semplicemente con un balzo nell'aria. Il risultato è inevitabile.

Non ho intenzione di raggiungere la supermente per me solo, non sto facendo nulla per me
stesso, poiché non ho alcuna necessità personale, né della salvezza (Moksha), né della super-
mentalizzazione. Se sto cercando la trasformazione supermentale è perché è una cosa che deve
essere realizzata per la coscienza della terra e se non viene fatta in me stesso non può essere
fatta in altri. La mia supermentalizzazione è solo la chiave per aprire le porte della supermente
alla coscienza terrestre; ottenerla per se stessa sarebbe del tutto futile. Tuttavia non ne consegue
neppure che, se o quando diverrò supermentale, ognuno diverrà supermentale.

Altri che sono pronti potranno così diventarlo, quando saranno pronti a riceverla, sebbene, na-
turalmente, il raggiungimento in me stesso sarà per loro un grande aiuto. E' perciò alquanto
legittimo avere l'aspirazione alla trasformazione a patto che:

1) Non se ne faccia una questione troppo personale, o egoistica, trasformandola in un'ambizio-


ne nietzschiana, o d'altro tipo, perdiventare un superuomo.

2) Si sia pronti ad affrontare le condizioni e i passaggi necessari per il raggiungimento dello


scopo.

3) Si sia sinceri e si guardi al processo come ad una parte della ricerca del Divino e il conse-
guente culmine della volontà divina in noi. Non si insista in nient'altro che non sia il raggiun-
gimento di questa volontà, qualunque possa essere, trasformazione psichica, spirituale oppure
supermentale. Tutto questo dovrà essere considerato come il compimento delle opere di Dio nel
mondo, non come una possibilità o una conquista personali.

Non sono scoraggiato da ciò che sta accadendo perché so e ho sperimentato centinaia di volte
che oltre la più nera oscurità, per chi è uno strumento divino, si trova la luce della vittoria di
Dio. Non ho mai avuto un forte e persistente desiderio perché qualcosa dovesse accadere nel
mondo (non sto parlando di questioni personali) che alla fine non sia accaduto, anche dopo un
ritardo, una sconfitta o persino un disastro. Ci fu un momento in cui Hitler vinceva dovunque e
sembrava certo che il nero giogo dell'Asura sarebbe stato imposto al mondo intero; ma dov'è
ora Hitler e dove il suo regime? Berlino e Norimberga hanno segnato la fine di quell'atroce ca-
pitolo nella storia umana. Altre ombre minacciano di oscurare, o perfino di inghiottire l'umani-
tà, ma anch'esse finiranno come è finito quell'incubo.
Non posso scrivere ampiamente in questa lettera di tutto ciò che giustifica la mia fiducia; un
giorno, forse, sarò in grado di farlo."

- Avete espresso in una delle vostre lettere la percezione della presente oscurità nel mondo che
ci circonda e questa deve essere stata una delle cause che hanno contribuito al vostro essere così
malamente turbato e incapace di respingere immediatamente l'attacco -

"Per quanto mi riguarda, le condizioni oscure non mi scoraggiano, né mi convincono della va-
nità della mia volontà di "aiutare il mondo", poiché sapevo che sarebbero venute; erano presen-
ti nella natura del mondo e dovevano manifestarsi per poter essere esaurite, o espulse e un
mondo migliore, liberato da esse, potesse instaurarsi.

Dopo tutto, nel campo esteriore qualcosa è stato fatto e ciò può aiutare o preparare l'ottenimen-
to di qualcosa anche nel campo interiore. Ad esempio, l'India è libera e la sua libertà era neces-
saria se il lavoro divino doveva essere compiuto. Le difficoltà che la circondano ora e che pos-
sono aumentare per un certo periodo, specialmente riguardo al pasticcio del Pakistan, erano
fatti che dovevano venire alla luce ed essere risolti. Anche in questo caso vi è la certezza di una
completa risoluzione del problema, sebbene, sfortunatamente, una gran quantità di sofferenze
umane sia inevitabile nel corso degli eventi. In seguito, il lavoro per il divino diverrà più possi-
bile e può anche darsi che il sogno, se si tratta di sogno, di condurre il mondo verso la luce spi-
rituale, possa anche diventare una realtà. Perciò non sono disposto, neppure adesso in queste
condizioni oscure, a considerare la mia volontà di aiutare il mondo condannata al fallimento.

L'INSEGNAMENTO DI SRI AUROBINDO

L'insegnamento di Sri Aurobindo parte da quello degli antichi saggi dell'India che sostenevano
che dietro alle apparenze dell'universo vi è la realtà di un essere e della coscienza, un sé di tutte
le cose, uno ed eterno. Tutti gli esseri sono uniti in quell'unico sé e spirito, ma divisi da una cer-
ta separatività di coscienza, un'ignoranza del loro vero sé e realtà nella mente, nella vita e nel
corpo. E' possibile, per mezzo di una disciplina psicologica, rimuovere questo velo di coscienza
separativa e divenire consci del vero sé, della divinità in noi e in tutto.

L'insegnamento di sri Aurobindo stabilisce che questo unico essere e coscienza è involuto qui
nella materia. L'evoluzione è il metodo grazie al quale libera sé stesso; la coscienza appare in
ciò che sembra essere incosciente e, una volta apparsa, è automaticamente spinta a crescere
sempre più in alto e allo stesso tempo ad ampliarsi e a svilupparsi verso una sempre più grande
perfezione. La vita è il primo passo di questa liberazione di coscienza; la mente è il secondo; ma
l'evoluzione non termina con la mente, attende di rivelarsi in qualcosa di più grande, una co-
scienza che sia spirituale e supermentale. Il prossimo passo dell'evoluzione deve essere verso lo
sviluppo della supermente e dello spirito come il potere dominante nell'essere cosciente. Perché
solo allora la divinità involuta nelle cose rivelerà se stessa interamente e sarà possibile alla vita
manifestare la perfezione.

Ma, mentre i primi passi dell'evoluzione furono intrapresi dalla natura nella pianta e nella vita
animale senza una volontà cosciente, nell'uomo la natura diviene capace di evolvere grazie alla
volontà cosciente nello strumento. Non è tuttavia per mezzo della volontà mentale nell'uomo
che questo può essere fatto compiutamente, perché la mente giunge solo fino ad un certo punto
e dopo questo può solo muoversi in tondo. Deve essere attuata una conversione, un rivolgi-
mento della coscienza con il quale la mente deve essere cambiata in un principio superiore.
Questo metodo è da ricercarsi attraverso l'antica disciplina psicologica e la pratica dello yoga.
In passato, era stato tentato con un allontanamento dal mondo e una scomparsa nelle altezze
del sé, o dello spirito.
Sri Aurobindo insegna che è possibile una discesa del più alto principio, che non rivelerà sem-
plicemente il sé spirituale fuori del mondo, ma lo rivelerà nel mondo, rimpiazzerà l'ignoranza
della mente o la sua limitatissima conoscenza con una verità coscienza supermentale. Questa
sarà uno strumento sufficiente del sé profondo che renderà possibile all'essere umano scoprire
se stesso dinamicamente così come interiormente e svincolarsi dalla sua umanità ancora anima-
le in una razza più divina. La disciplina psicologica dello Yoga può essere usata a questo fine,
aprendo tutte le parti dell'essere verso una conversione o una trasformazione attraverso la di-
scesa e l'operare di un più alto principio supermentale ancora celato.

Questo cambiamento, tuttavia, non può essere fatto all'improvviso, o in breve tempo, o per
mezzo di una trasformazione rapida o miracolosa. Molti passi devono essere intrapresi dal ri-
cercatore prima che la discesa supermentale sia possibile. L'uomo vive, per lo più, nella sua
mente, vita e corpo superficiali, ma vi è un essere profondo in lui con più grandi possibilità al
quale deve risvegliarsi, perché ora egli riceve da questo essere un'influenza assai ridotta ed è
questa che lo spinge verso una costante ricerca di una più grande bellezza, armonia, potere e
conoscenza. Il primo sviluppo dello Yoga è perciò quello di aprire le distese di questo essere
interiore e di vivere da lì verso l'esterno, di governare la sua vita esteriore per mezzo della luce
e della forza interiori. Nel fare questo egli scopre in se stesso la sua vera anima che non è la
commistione esterna di elementi mentali, vitali e psichici, ma qualcosa della realtà che sta die-
tro a loro, una scintilla originata dall'unico fuoco divino. Deve apprendere a vivere nella pro-
pria anima e a purificare e orientare, per mezzo di questa guida verso la verità, il resto della
natura. A quel punto può esserci un'apertura verso l'alto e la discesa di un più alto principio
dell'essere.

Ma persino allora non si tratta della piena luce e forza supermentali, giacché vi sono parecchi
campi di coscienza fra la mente ordinaria e umana e la verità coscienza supermentale. Questi
campi di coscienza intermedi devono essere aperti e il loro potere fatto discendere nella men-
te,nella vita e nel corpo. Solo in seguito il pieno potere della verità coscienza potrà lavorare nel-
la natura. Lo sviluppo di questa autodisciplina, o Sadhana, è di conseguenza lungo e difficile,
ma persino una piccola parte di esso è un grande guadagno perché rende la realizzazione e la
perfezione ultime più possibili. Vi sono molte cose che appartengono a sistemi più antichi che
sono necessarie sulla via: un'apertura della mente a più grandi comprensioni e al senso del sé e
dell'infinito, un emergere in ciò che è stata chiamata la coscienza cosmica, il controllo sui desi-
deri e sulle passioni; un ascetismo esteriore non è essenziale, ma sono indispensabili la conqui-
sta del desiderio e dell'attaccamento e un controllo del corpo e delle sue necessità, le sue bra-
mosie e i suoi istinti. Vi è una combinazione dei princìpi dei vecchi sistemi: la via della cono-
scenza attraverso il discernimento della mente fra la realtà e l'apparenza, la via del cuore, della
devozione, dell'amore e del dono di sé, e la via delle opere che volge la volontà dagli interessi
egoistici verso la verità e il servizio di una più grande realtà che non sia l'ego. Per questo, l'inte-
ra natura deve essere esercitata affinché possa rispondere e venire trasformata ogniqualvolta
una più grande luce e forza operi in essi.
In questa disciplina l'ispirazione del maestro e il suo controllo e la sua presenza nei momenti di
difficoltà sono indispensabili, perché sarebbe altrimenti impossibile superarli senza un gran
numero di ostacoli ed errori che impedirebbero ogni possibilità di successo. Il maestro è qual-
cuno che ha raggiunto una coscienza e uno stato d'essere più alti ed è spesso visto come la loro
manifestazione o il rappresentante. Egli non aiuta solo grazie al suo insegnamento e in misura
maggiore con la sua influenza ed esempio, ma con il potere di comunicare agli altri la sua pro-
pria esperienza.

Questo è l'insegnamento e il metodo d'azione di Sri Aurobindo. Non è suo scopo sviluppare
alcun tipo di religione o di amalgamare le religioni più vecchie, o di fondare alcuna nuova reli-
gione, poiché ciascuna di queste cose allontanerebbe dal suo scopo centrale. La sola meta di
questa Yoga è un autosviluppo interiore per mezzo del quale chiunque lo segue possa col tem-
po scoprire l'unico sé in tutti ed evolvere una più alta coscienza di quella mentale, una coscien-
za spirituale e supermentale che trasformerà e divinizzerà la natura umana.