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Sull' e sulle "sentenze" latine Author(s): Luigi Alfonsi Reviewed work(s): Source: Aegyptus, Anno 53, No.

1/4 (GENNAIO-DICEMBRE 1973), pp. 71-74 Published by: Vita e Penseiro Pubblicazioni dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore Stable URL: http://www.jstor.org/stable/41216406 . Accessed: 17/04/2012 04:05
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latine SulPAsnis e sulle cc sentenze55


A proposito di Orazio Carni.I, 34, 12-16: . . . Valetima summis ' deus /obscurapromens; attnut et mutare /hinc apicem insignem I i comhicposuissegaudet, acuto/sustulit, cumstridore rapax I fortuna ancheil Magnificat ricordare che ben potrebbero mentatori, (deposuit I citano: cfr. et de exaltavit sede Luca, Esiodo, humiles, 52) potentes il 6-10 e sottolineano polemicoantiepicuOp. riecheggiamento magari di Orazio (cfr. Q. Horatius Flaccus, Oden reo ed antilucreziano undEpoden,erkl.von A. Kiessling - R. Heinze, Berlin19558 p. 144, a cura di A. La Penna, Firenze n. 13; Orazio, Le Opere,Antologia, da O. Te1969,pp. 259-260n. 12-13; Orazio, / Carmi,commentati 110 n. Torino scari, 19393, 12-14). p. valoredi deus che in parte si identifica Inoltrenotanoil singolare und boshafte Gottheit, aber auch nichtder launenhafte confortuna: Zeit mehrund mehrden Glauben der in hellenistischer Dmon Tux**) hat. Auch die Stoa hat an die gerecht waltendenGtterverdrngt und die Tuxy) und Schicksal nebenGottheit Vorsehung geltenlassen, fr Flle, wo der Mensch die, selbstaber doch nur als terminus ratioder Ereignissenicht durchverstndlich vorhandene, gttliche schaut.Das ist auch H.'Meinung.. . (Kiessling - Heinze, op. cit., n. 13; La Penna, op. cit.,p. 261 n. 16; Tescari, op. cit., p. 144sempre p. 110 n. 14-16; G. Pasquali, Orazio lirico,Firenze 1964, a cura di A. La Penna, pp. 588-602). Ma sar opportuno citare anche due testi euripideiche - noessenzialinel fondamentale tevole! - compaionogi come yv&[LCLi von 79 us pi TX7K di Demetrio Falereo (fr. Wehrli,in Demetrios von F. Wehrli, Die Schule des Aristoteles Texte und Phaleron, Kommentar , Heft IV, Basel 1949,p. 22) su quella che illuministidelleumanesorti: il Foselo chiama l'alternaonnipotenza camente &sv pft&c OaXiqpe cItcvtocEptmSoiro S^oXoc A)fAY)Tpio 558? delet per Valckenaer) xoc! o eaioc XX' po (Phoen. e<pY)(i.e xa$e1Xsv u^^ev xa! [At^fxepa/Ta Ta <T9XXovT<x 6ti fjLixp fxsv XXaxaXco Ta T^p' va> (fr. 420, 2 N2) Ta fxv Xys^ otTv, scpTj aXX e^e el S^v XP^VOU' aTtyi^V sxsiv [lt jxtavY)(xpav sXTtov

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LUIGI ALFONSI

Ma ancheuna gnome data neH"Aommenandreo, da un frame messa in mentotragicoadespoto nuovo, pu essere interessante relazioneal nostropasso di Orazio:
v [na yp r[ip(x.

T philosophorum,laudarit illam sententiam;Nicostr. fr. 194~5 tuxtQ si e veda Borgogno ti, &VTQTCOV Tcpyiia^', r rcpvoia 8s/tikj>Xv p. 34 n. 411). Ed ancora si ricordi il fr. 121 Wehrli (op. cit., p. 27):

(vv. 417-418dall'edizionedi A. Borgogno, MenandriAspis, Milano 1972,p. 34). notevoleche qui il ftscsi identificacon la fortuna, ma non tantocieca,bens fatorazionaleche reggeil mondo,secondo una concezione stoica (e non solo stoica) (La Penna, op. cit.,p, 261, n. 16): precisamente comeneVinsignem attnut deusoraziano,mentre il valetima summis il T (xvxaftsIXsv mutare direttamente ricorda / solo che qui il soggetto fxt' u^$v T S'^p'vcoeuripideo, Y)(zpa. Poco primainvece,nello stessoIII Atto,si cita la sentenzadi Chereox mone, destinata a tanta fortuna, tux*)T &vtqtcv repay^aT*, = = 411 782 N2 fr. Cheremone 732 Monost. 2, p. euooXta (v. non sapientia, Jkel; cfr.CiceroneTuse. V, 9, 25 vitamregit fortuna, che ricordacome Teofrasto, in ci criticato et librisetscholis omnium

del Falereo,perdimostrare il dupliceaspettosotto cui la fortuTXTQV na poteva esseregiudicatae rappresentata. Comunque da osservare comeMenandro, in questa scena tanto gustosadell"Aam, comprendenteil dialogotra Smicrine e Davos, raccolgauna seriedi sentenze e sulla vicendaumana (fVMiLoXofzic, sulla fortuna v. 414 Tpicr&Xie; dice Smicrine!), dai pi o meno famosiautoritragici: desumendole e qualche altro. Ora il proceEschilo,Euripide,Carcino,Cheremone dimento affine, almenoper quel poco che a noi risulta,a quello del Ilepl tx7^ di DemetrioFalereo,in cui appunto venivano addotte, come si visto,testimonianze da Euripide,specialmente a conferma del misterioso ed asseverazione della fortuna potere (cfr.Wehrli, ai frammenti 79 e 81). Che la grandediviop. cit.,p. 58 commento nit agente ed operantenelF'Aam. Basta ricordareil prologo, ai vv. 97-148,quindi circa cinquantaversi,in cui la Tu^iQsi proclama il (1) (v. 98), e concludela sua parte, che sostituisce appuntoftsc
(1) Si veda ora appunto G. Tarditi, Storia della letteratura greca, Torino 1973, p. 313. Per la concezione della fortunain Orazio si veda anche in Carm.

TV 7cX0UT0VS(j>T)TU<J)XV, XX K(xXTY]VStQYOUCJOCV a^TOV OJXVOV

STJLL'ASniS E SULLE SENTENZE LATINE

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della commedia, la sua funzione di doriaffermando logo esplicativo del mondo: ... minatrice
XotTCOV TOUVOfXOC

Tofzv <)p(jat, tic slfju, 7tvTcov xuptoc TOUTCOV poceucrai xoc StoiXjaat Tu^TQ (vv. 146-148).

di Menandro, Torino 1965, pp. 19-46,specialspirituale formazione mentep. 25 e p. 40 n. 104; inoltre p. 26 e nn. 28-29e p. 117),rapporti : nonsolo basta ricordare e il Falereo sonobene attestati traMenandro v il fr.57 Wehrli7C7)vixa (se. DeS^ecruxo^avTeiTo xai 'A&tqvocl xai ToTO-MsvavSpoc xa>[uxc rcap'metrio) [xav^veoY^P 9jv aTto Xtyov9)X&expi$7jvai oVoSsv XXo r ti fyiko zwischenbeiden (e cfr.op. cit.,p. 54 al fr. 57: die Freundschaft wirdaus demPeripatosstammen [DiogenesLaert. V 36] ). Ma anche lo stessotestodi Fedro V, 1 ss. (= fr.25 Wehrli)deve al riguardo prestarsia qualche opportunaconsiderazione: pu essere che si tratti di una confusione tra DemetrioFalereo e DemetrioPoliorcte(cfr. cit., Wehrli, op. p. 51 a fr. 25 Der Phalereerscheinthier mit D. zu sein wie in fr. 38-39. Fr seine Freundverwechselt Poliorketes che anche cfr. zu fr.57), ma certidati mostrano schaft mitMenander nella confusione Fedro almeno pensava al Falereo, o... contamicome richiamoal nava i due. Inequivoca appunto l'espressione, . . . tacite tristem Falereo ed alla sua opera: ipsi principes gementes / / il che sembra ricordare vicem Ilepi tuxtQC appunto (vv. 4-6), fortunae tra Menandroe Demetrio del Falereo; e poi i rapporti,ripetiamo,

fapensare, Ma appunto percosdirestrutdopole ragioni questo dal Ilepi tu^ della concezione ad una deir'Aam turali, dipendenza di Demetrio Falereo:a parte la datazione(cfr.A. Barigazzi,La

1,35, nell'ode alla fortunadi Anzio (vv. 2-4), con mossa analoga: o diva . . . fune/praesens vel imo tollerede gradii/mortalecorpus vel superos/vertere a Servio Tullio ed a Emilio Paolo a parte probabili riferimenti ribus triumphos, (si veda Kiessling-Heinze, op. cit., p. 146 n. 2 che richiama anche l'inno tcotI y*v II P 313 Diehl T 'lzv utjncavyjxal creava . . . U7n?)psi<|/ac alla T^TQ .... T 90CGX0C xoc TocTmv7uoXXoc>a ei u^o saeipa, e comTCTepotcn menta: H. variiert hier das zweite Glied mit rmischerFrbung).

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LUIGI ALFONSI

attestati (1). Ci pare, quindi in signoredi Atene sono sicuramente si possa ribadireil legame tra l"Aam e il Ispt tuxtq conclusione la tiSx*) pur se non siamo autorizzatia dire che in Menandro figuri come inveceapparirebbe almenonel fr.81 W. del Faleav&sToc, di fattodivinittutt'altro che caratterizzabile reo, ma piuttosto per la sua Xoya. Luigi Alfonsi

- l'aneddoto anchese - ammette (1) Infattisulla base di questiversi, storico non ha sicurofondamento F. Della Corte ha la posizione , ipotizzato di Demetrio Falereo, come cauto di Menandro all'iniziodella 7:t(i.sXYjTeta non . . . eccessivamente enatteggiamento, tiepidoverso il nuovo signore, V attore Aritusiastadel nuovo stato di cose (F. Della Corte, Menandro, e la morte di Focione,in Opuscula I, Genova 1971,pp. 129-134). stodemo anno in cui fu probabilmente Ma questo se mai nel 317/316 rappresentato il Dyskolos. In seguitol'atteggiamento di Menandro, come si visto,verso il Falereo dovetteessereben diverso, nella piena adesione.