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Storia IV anno

Storia IV anno

A cura di

CESD s.r.l.

CESD EDITRICE

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CESD s.r.l.

Stampato da: CESD s.r.l. Stampato nel 2007

Indice degli argomenti Unit didattica 1 Lantico regime 1.1 L'Europa al centro del mondo: sistema coloniale e mercantilismo 1.2 La politica degli stati europei nellet dellassolutismo 1.3 Orientamenti della cultura europea fra Seicento e Settecento 1.4 Leconomia dellantico regime tra inerzia e progresso 1.5 La societ e lo Stato nellAntico Regime Test Unit didattica 2 Stati e relazioni politiche nel secolo dellIlluminismo 2.1 Politica interna degli Stati europei nel secolo XVIII 2.2 Il dispotismo illuminato in Austria, in Italia e nella penisola iberica 2.3 Le relazioni internazionali nel secolo XVIII Test Unit didattica 3 Le Rivoluzioni (1778-1815) 3.1 La Rivoluzione Americana 3.2 Crollo dellAntico Regime e inizi della Rivoluzione in Francia (1776-1792) 3.3 La Rivoluzione francese dalla repubblica giacobina alla repubblica borghese Test Unit didattica 4 Napoleone Bonaparte: dalla Repubblica al Consolato, dallImpero alla Restaurazione 4.1 La grande nazione 4.2 Let napoleonica 4.3 Il Congresso di Vienna e lEuropa Test pag. 57 pag. 57 pag. 59 pag. 64 pag. 67 pag. 51 pag. 56 pag. 46 pag. 25 pag. 25 pag. 32 pag. 36 pag. 41 pag. 43 pag. 43 pag. 7 pag. 7 pag. 10 pag. 16 pag. 18 pag. 20 pag. 23

Unit didattica 5 Nazioni e nazionalismi nellet romantica: il XIX secolo 5.1 Lepoca delle nazionalit e la Rivoluzione industriale 5.2 La circolazione delle idee nei primi decenni dellOttocento 5.3 LEuropa della Restaurazione e i primi moti liberali e nazionali 5.4 Lindipendenza latino-americana e lascesa degli Stati Uniti Test Unit didattica 6 Riformismo e rivoluzioni borghesi 6.1 LEuropa tra riforme e rivoluzioni borghesi 6.2 Liberali, neoguelfi e democratici in Italia 6.3 Il nodo del 1848: libert, nazionalit, socialismo 6.4 Francia imperiale e Piemonte liberale Test Unit didattica 7 Il Risorgimento italiano e lunificazione tedesca 7.1 Lunificazione italiana 7.2 Lapogeo della nuova Europa borghese 7.3 La formazione dellImpero tedesco e le sue conseguenze 7.4 Il Veneto e Roma: lunificazione completata Test pag. 69 pag. 69 pag. 73 pag. 78 pag. 84 pag. 89 pag. 91 pag. 91 pag. 95 pag. 100 pag. 106 pag. 111 pag. 113 pag. 113 pag. 120 pag. 122 pag. 124 pag. 127 .

UNIT DIDATTICA 1 L'ANTICO REGIME 1.1 L'Europa al centro del mondo: sistema coloniale e mercantilismo Gli eventi che cambiarono sotto molti aspetti la vita delle popolazioni europee, a partire dal XVI secolo, furono le invasioni delle Americhe e la circumnavigazione dell'Africa che apr le rotte per i paesi asiatici. Inizialmente furono solo i portoghesi e gli spagnoli, successivamente anche i francesi, gli inglesi e gli olandesi, che cominciarono a importare dai territori invasi, grosse quantit di metalli preziosi e di merce pregiata (spezie). Quando i metalli preziosi e le spezie cominciarono ad esaurirsi e le popolazioni europee cominciarono a colonizzare pi massicciamente i nuovi territori, il flusso di merci cambi direzione, andando dall'Europa verso quei paesi colonizzati per approvvigionare la popolazione residente. Gli spagnoli detenevano le terre dell'America dalla Florida al Cile, passando per il Messico a eccezione del Brasile, e avevano cominciato a navigare il Pacifico fino alle Filippine (cos chiamate in onore di Filippo II) con grandi proteste dei portoghesi. Gli indigeni venivano sfruttati e ridotti in pratica alla schiavit attraverso il sistema detto encomienda, mentre il consiglio delle Indie di Madrid, organizzava la vita istituzionale delle colonie. Furono emanate delle leggi dal potere centrale di Madrid (gi dal 1545) a tutela degli indios, ma queste furono eluse o disattese, mentre la mano d'opera locale una volta esauriti i filoni di metalli preziosi, veniva impiegata senza nessun riguardo in estenuanti e schiavizzanti giornate di lavoro nell'agricoltura di fattoria (haciendas). Quando poi gli indios locali apparvero "non adatti" ai lavori dei campi, si diede inizio alla tratta degli schiavi dall'Africa, fatto che assunse dimensioni cos importanti che molti definirono l'economia locale come una economia basata principalmente sulla schiavit. A questa regola fecero eccezione le reducciones dei gesuiti, fattorie dove veniva praticato
Gli spagnoli Gli imperi coloniali

un sistema semi-comunista, che per ben presto dovette cessare per l'ostilit dei coloni. I portoghesi estendevano i loro possedimenti sulle coste dell'Asia, le isole di Capo Verde, i porti dell'oceano indiano, tutti luoghi che venivano visti come punti d'appoggio per i commerci delle spezie. L'estado da India (cos venivano chiamati i territori coloniali portoghesi) vennero progressivamente logorati dall'azione degli olandesi e degli inglesi, che si spinsero a colonizzare quelle terre talvolta proprio ai danni dei portoghesi. L'Olanda, lungo il XVII secolo, giunse ad avere il primato nel commercio internazionale e attu una politica coloniale in Asia estremamente attiva (Compagnia Unita delle Indie Orientali). Nel 1621 venne poi fondata la compagnia delle Indie Occidentali, a cui lo Stato olandese riconobbe il monopolio assoluto dei traffici americani (fondazione di Nieuwe Amsterdam, ceduta agli inglesi nel 1664 e ribattezzata New York). Gli inglesi, pur scegliendo di commerciare in tessuti, t e caff, lasciando le spezie agli olandesi, erano talvolta in competizione con questi, in particolare nei mari del sud Asia. Nell'Africa atlantica gli inglesi si erano specializzati nella tratta degli schiavi (Royal African Company of England), ma la zona della pi notevole espansione coloniale fu l'America del Nord (con i puritani). In Nord America, si stabilirono i padri pellegrini, che fondarono Plymouth, colonia organizzata su rigide regole morali e religiose ma piuttosto democratica. Furono poste le basi per la fondazione della colonia del Massachusetts, con Boston come capitale e il New England. Nel 1632 il cattolico Baltimore riusc ad avere in concessione un ampio territorio a nord della Virginia che egli battezz Maryland e che govern come se fosse un territorio privato, dando impulso all'agricoltura (importando schiavi) e ai commerci. Nella seconda met del secolo XVII, si fondarono la Caroline cos chiamata in onore di Carlo II Stuart e la Pennsylvania, dal nome del
Gli inglesi Gli olandesi I portoghesi

quacchero William Penn. I francesi in America fondarono il Quebec e la Luisiana in onore di Luigi XIV, ma furono presenti anche in Africa e in Oriente. Le invasioni delle nuove terre furono rese possibili dal miglioramento della tecnica navale, della cartografia e di un pi perfezionato metodo per calcolare la longitudine. Inizialmente le navi pi importanti furono spagnole e portoghesi, ma poi, gli olandesi furono i maestri incontrastati dell'arte marinara seguiti a ruota dagli inglesi. Dal punto di vista economico, gli insediamenti degli spagnoli inizialmente erano quelli pi importanti. Le colonie spagnole, all'inizio richiedevano alla madre-patria ingenti quantitativi di derrate alimentari, fino a quando non si riusc a sviluppare in loco unagricoltura fiorente. Ci avvenne attraverso l'introduzione in America di piante nuove, come la canna da zucchero e il cotone, che ebbero un successo enorme e furono prodotti attraverso il sistema delle piantagioni, immensi terreni di monocoltura di propriet di pochi bianchi (talvolta una famiglia), e coltivate da eserciti di donne nere importati dall'Africa (6.000.000 di neri). La differenza principale fra le colonie inglesi e francesi e quelle portoghesi e spagnole da ricercare nel fatto che queste ultime erano fortemente legate alla madre-patria, che le considerava come province. I francesi e gli inglesi erano invece propensi a concedere una certa autonomia di governo alle loro colonie, a tal punto che furono le compagnie formate da capitale privato ad essere le vere artefici dell'espansione coloniale francese ed inglese, insieme al sistema di scambio borsistico. Era alla borsa, infatti, che venivano quotati di volta in volta i raccolti di canna da zucchero del Brasile o delle Antille o di qualsiasi altro paese colonia. Dai paesi colonici arrivarono in Europa un certo numero di prodotti sconosciuti, come il tabacco che, dalla Spagna, attecch ben presto in tutta Europa. Tutti gli Stati europei, dalla seconda met del 1600, cominciarono una politica autarchica e protezionistica nei confronti della produIl sistema delle grandi compagnie commerciali Il consolidamento dell'egemonia commerciale europea e i suoi strumenti I francesi

zione interna (con l'eccezione delle Province Unite). Il protezionismo adottato dalla corona inglese si chiam mercantilismo (Atto proibizionista detto "atto di navigazione" proposto da Cromwell al parlamento inglese e votato nel 1651) ed era volto a combattere la fuoriuscita della ricchezza dal paese, fatto che era di per s una fonte di dissidio internazionale. Il protezionismo francese fu voluto dal ministro Colbert, sotto il regno di Luigi XIV e si improntava all'aumento del circolante all'interno e al blocco della fuoriuscita di denaro dalla Francia. Colbert riform le tariffe doganali, fece intervenire lo stato a creare imprese produttive atte a soddisfare con prodotti nazionali il mercato francese in quei settori in cui era solito approvvigionarsi all'estero. Gli operai lavorarono per 16 ore al giorno e i tecnici francesi ebbero il divieto di esercitare all'estero, i salari furono tenuti bassissimi e furono intraprese costruzioni navali e fondazioni di compagnie private per lo sfruttamento delle colonie. Il successo fu notevole, considerato che dal colbertismo in poi i prodotti francesi cominciarono ad essere ricercati in tutta Europa.
Tendenze generali della politica economica: il mercantilismo

1.2 La politica degli stati europei nellet dellassolutismo Durante tutto il XVII secolo in tutta Europa, ad eccezione della Polonia, delle Province Unite e dell'Inghilterra, il potere divenne sempre pi assoluto ed accentratore (si pensi a Luigi XIV). Occorre per avere ben chiaro che potere assoluto non signific di per s potere dispotico, infatti il Re (la guida dei sudditi, non il padrone dei servi) doveva informare la sua azione alle regole e alle leggi, ma soprattutto, doveva rispettare il diritto di successione e la propriet privata. Solo in paesi come la Russia, il potere assunse forme di dispotismo. In realt, l'assolutismo che prese avvio in questo periodo, consisteva non nel disconoscere apertamente la legittimit di altri poteri controIl potere assoluto: delineazione generale

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bilancianti (diete, parlamenti, Stati Generali e cos via), ma di fatto, nell'invalidare la loro azione o utilizzarla a favore del volere della corona o del principe. Il Re, da solo non avrebbe mai potuto far valere le sue prerogative, era necessario un apparato politico-amministrativo che, direttamente dipendente dal Re, permettesse di gestire le finanze e la guerra. Il personale di queste istituzioni, pote-va essere reclutato fra le file del clero, della nobilt o dell'alta bor-ghesia come ad esempio accadeva in Francia. Gli uffici periferici, quelli locali direttamente investiti del compito di far rispettare le leggi, venivano di solito acquistati ed era il primo passo per essere nobilitati (oltre ad essere un primo passo per accedere ad una serie di piccoli privilegi come ad esempio l'esenzione dal servizio di leva). Molte volte, l'acquistabilit dell'ufficio, rendeva la macchina pubblica assolutamente inefficiente, fatto che costringeva il Re a nominare intendenti o commissari straordinari che, direttamente alle dipendenze del Re, potessero risollevare una situazione di illegalit. L'intendente era un esperto dei meccanismi amministrativi, finanziari e giudiziari e si pretendeva che desse in ogni circostanza prova di energia e insieme di astuzia e circospezione. I trattati di Westfalia (1648) e quello dei Pirenei fra Francia e Spagna (1659) non assicurarono all'Europa un lungo periodo di pace. La pressione dei turchi nelle zone periferiche dei Balcani, la guerra commerciale fra Inghilterra e Olanda (terminata nel 1654) combattuta per l'egemonia dei commerci marittimi, di per s conflitti locali, cedettero il passo a tensioni ben pi gravi. La causa principale di tali tensioni internazionali fu la politica inaugurata da colui che impersonific, dalla reggia di Versailles, dopo la morte del cardinale Mazzarino, l'archetipo del potere assoluto: Luigi XIV. La politica interna di Luigi XIV ebbe 3 obiettivi principali: 1. quello di subordinare al suo governo tutti i poteri che vantavano una tradizionale indipendenza, dai parlamenti alla
La politica degli Stati europei tra Seicento e Settecento: la Francia di Luigi XIV

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Chiesa gallicana, dalla nobilt ai detentori di uffici acquistati dalla corona; 2. quello di rendere massimamente efficiente, ubbidiente e oculata l'amministrazione statale; 3. quello di risanare l'economia; 4. quello di estirpare la residua difformit in tema religioso con una lotta interna contro gli ugonotti (200.000 persone furono costrette a emigrare). Il Re si circond di abili ministri (Colbert, Le Tellier), che ben presto risanarono le finanze e permisero di porre a disposizione della corona quegli strumenti necessari a quella politica estera aggressiva, espansiva e di "gloria" che si prefiggeva il Re. Il governo francese di quel tempo era composto dal Re, dal Consiglio del re (ministri e principi del sangue), dal consiglio segreto (ministri di Stato), dal consiglio dei dispacci (affari interni, segretari di Stato), dal consiglio delle finanze. Tutti i consigli erano presieduti personalmente dal Re ad eccezione del consiglio di Stato che aveva come presidente il Cancelliere del Regno. Nel 1667, Luigi XIV entr in guerra con la Spagna rivendicando i Paesi Bassi spagnoli con il pretesto che dovevano essere devoluti alla prole di primo letto del re di Spagna Filippo IV, morto nel 1665, e cio alla moglie di Luigi XIV, Maria Teresa. La guerra scaten una serie di reazioni che condusse all'allargamento del conflitto (gli olandesi non si sentivano sicuri con la Francia alla frontiera). Cos vista la reazione olandese la Francia dichiar guerra all'Olanda. Dopo sei anni di guerra e alterne vicende, si giunse alla pace di Nimega del 1678, con la quale la Francia, nominalmente vittoriosa ai danni soprattutto della Spagna (anch'essa coinvolta), fin per mettersi in una precaria situazione internazionale. Infatti, dopo la guerra olandese, la Francia perse la tradizionale amicizia con le Province Unite, si deteriorarono i rapporti con i principi tedeschi, risult paleLe Province Unite nella seconda met del Seicento

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se che qualsiasi disegno di supremazia della Francia sollevava una coalizione di tutte le altre potenze e l'economia fran-cese fu abbastanza minata dalla guerra. Luigi XIV non se ne avvide e, reputandosi al culmine della gloria, prepar nuove guerre. Gli olandesi, risolta la questione della loro indipendenza, erano diventati molto potenti dal punto di vista economico, con la fondazione di banche. Le Province Unite trovarono nell'Olanda uno dei due poli della repubblica federale, l'altro era da individuarsi nella famiglia degli Orange, in cui si tramandava l'ufficio di capo delle forze armate (Staatholder). Molto spesso, sopraggiungevano dei dissidi fra gli Orange e i governanti di Amsterdam, che di solito avevano la meglio in periodi di pace. Alla morte di Guglielmo II d'Orange, si form una oligarchia capeggiata dai reggenti d'Olanda De Witt, che intrapresero una politica tollerante e in massima parte pacifista, fino a quando l'opposizione trov in Guglielmo III d'Orange il proprio capo che fu portato al trono. Guglielmo III d'Orange riusc a respingere l'invasione francese di Luigi XIV, ruppe l'isolamento diplomatico delle Province Unite e riusc a concretizzare una vasta alleanza (lega di Augusta) contro il re Luigi. Dopo il regicidio di Carlo I (1649) l'Inghilterra, sotto il regime repubblicano, fu retta da quanto restava ancora del parlamento del 1641, che condusse il paese sull'orlo dellanarchia. Fu Cromwell, che prese il potere assumendo il titolo di Lord Protettore, a cominciare una politica interna improntata allausterit puritana e una politica estera improntata a fare dell'Inghilterra il baluardo del protestantesimo. Cromwell mir a rinsaldare l'unit nazionale con la promozione degli interessi economici del ricco ceto mercantile, della media e piccola nobilt di campagna, dei liberi proprietari. Alla morte di Cromwell, fu restaurata la monarchia, richiamando al trono uno Stuart, Carlo II, figlio del re decapitato, il quale accett di rispettare i diritti del parlamento.
L'Inghilterra dalla restaurazione alla gloriosa rivoluzione

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In un primo momento Carlo II fu moderato e tollerante, seppure impront la sua politica verso un certo centralismo, in seguit per con l'atto di uniformit, pretese che tutti i preti si convertissero alla Chiesa anglicana. L'atto contro le conventicole prevedeva gravi pene per chi non si conformava alla religione di Stato. Fatto pi grave rappresent l'alleanza segreta di Carlo II con la cattolica Francia di Luigi XIV e la guerra contro l'Olanda che il popolo ed il parlamento male accolsero. Cominci, cos, un lungo dissidio fra parlamento e corona senza esclusione di colpi, che port fra l'altro ad una persecuzione dei cattolici in terra inglese, allo scioglimento del parlamento da parte del re, che mor proprio mentre conduceva tali battaglie. Alla morte di Carlo II sal al trono Giacomo, duca di York, il fratello del re convertito al cattolicesimo e mal visto dal parlamento, che prefer favorire allora l'avanzata di Guglielmo III d'Orange (marito della figlia del re), il quale, sbarcato dall'Olanda con un manipolo di soldati, si impossess del potere senza quasi colpo ferire. La tolleranza religiosa (non per gli anabattisti antitrinitari) e il divieto fatto alla corona di rimuovere i giudici, oltre a una dichia-razione dei diritti, rappresentavano le caratteristiche dell'Inghilterra di fine XVII secolo. Di fronte all'assolutismo imperante in Europa, l'Inghilterra assumeva la fisionomia di uno stato costituzionale, con il sovrano controllato dai rappresentanti della nazione e vincolato al rispetto del patto sottoscritto. Il sovrano svedese Carlo X, succeduto alla regina Cristina nel 1654, tent di espandere la propria egemonia sul baltico attaccando la Prussia di Federico Guglielmo nella c.d. prima guerra del nord. La guerra termin a favore di Federico Guglielmo per l'intervento del cardinale Mazzarino, il quale escogit la pace di Oliva e di Copenaghen. La Polonia godeva in quel periodo delle vittorie militari del proprio re Giovanni Sobieski, ma nonostante ci non riusc a trasformarsi da debole stato a moderna monarchia. Per quanto riI regni del nord e l'ascesa degli Asburgo d'Austria

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guarda gli Asburgo d'Austria, dopo la pace di Westfalia, essi persero ogni influenza sui territori tedeschi e, per questo, si dedi-carono ad irrobustire e centralizzare quel coacervo di territori sotto il loro diretto controllo. L'imperatore Leopoldo I riusc a rendere ereditaria la corona ungherese, che fino ad allora era insicura perch elettiva e si present nel 1683 come l'artefice della lotta contro il tentativo turco di sfondare le frontiere. Un formidabile esercito turco nel 1683 travolse le difese asburgiche e giunse a cingere d'assedio Vienna, che si salv grazie all'intervento dell'esercito polacco di Sobieski e di una lega santa promossa dal papa. La successiva pace di Carlowitz, dopo la battaglia di Mohacs, rafforz le postazioni asburgiche in Ungheria e ricacci indietro l'esercito turco. Gli Asburgo furono, cos, il baluardo della cristianit contro l'impero ottomano, senza disinteressarsi peraltro di intervenire in Occidente con una politica anti-francese. Luigi XIV, re di Francia, era un insaziabile conquistatore, al punto che, dando uninterpretazione del tutto personale dei trattati di Westfalia e di Nimega, valutata la situazione internazionale, decise di annettere allo stato francese le dipendenze delle regioni ad esso assegnate nei trattati citati. In pratica, ai danni della Spagna, furono invase regioni come parte delle Fiandre e l'Alsazia, fatto che provoc altissime proteste. Quando, forte delle conquiste ottenute, il re francese volle riprovarci, si ritrov la lega di Augusta, formata dai principi tedeschi, dall'Inghilterra, dalla Spagna, ad opporsi. Il prestigio francese sub un grave colpo, perch il re dovette rinunciare a quasi tutte le annessioni fatte dopo Nimega e a riconoscere re di Inghilterra un odiato Orange. Intanto si profilava all'orizzonte l'evento che avrebbe messo a repentaglio il debole equilibrio instaurato dopo le predette contese: la morte senza eredi diretti di Carlo II re di Spagna (1700). Quando prima di morire, Carlo II nomin suo erede al trono il duca di Angi, nipote di Luigi XIV, fu la guerra per rivolta degli Stati
Il nuovo equilibrio europeo agli inizi del Settecento

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tedeschi, Inghilterra, Province Unite, Portogallo. Dopo le alterne vicende di guerra si giunse alla pace di Utrecht e di Rastadt nel 17131714 e si ebbe un riassetto dei territori nel seguente modo: - fu riconosciuto re di Spagna, a patto di rinunciare alla corona francese, il duca di Angi; - agli Asburgo andarono i Paesi Bassi spagnoli, il ducato di Milano e il regno di Napoli e della Sardegna.

1.3 Orientamenti della cultura europea fra Seicento e Settecento Alla fine del Seicento, le rivoluzioni scientifiche operate da Cartesio, Galileo, Bacone, erano diventate oramai patrimonio delle classi intellettuali. Con il nuovo secolo, alcuni di questi intellettuali assistettero talora in aperta critica, talora in maniera compiacente, al profilarsi sul piano politico dell'assolutismo. Tra i critici dell'assolutismo, vi fu John Locke (1632-1704), che nei suoi Due trattati sul governo auspic l'instaurazione di un potere che, con il consenso del popolo, si prodigasse per la tutela della libert. Dunque, per l'autore, se il potere travalicava i suoi compiti (per esempio colpiva la propriet privata), poteva essere legittimamente rovesciato dal popolo, anche con la forza. Francois Fnelon (1651-1715) fu anch'egli un critico dell'assolutismo (visse alla corte di Luigi XIV), a cui prefer una "societ cristiana" idealizzata, retta da una lite di padri integerrimi. Charles Scondat de Montesquieu (1689-1756) fu tra coloro che intesero brandire la forza della ragione contro gli iniqui privilegi della nobilt e del clero (Le lettere persiane). La preoccupazione principale per Montesquieu era quella di porsi criticamente dinanzi al dispotismo e ad ogni degenerazione di governo data da un eccesso di uguaglianza nella democrazia, da un eccesso di diseguaglianza nella aristocrazia. La critica al proprio sistema politico era evidente: Montesqueieu
Montesquieu Locke Il pensiero politico e lo studio della societ

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voleva dividere i tre poteri (legislativo, amministrativo e giudiziario) per una maggiore garanzia di libert. Dal punto di vista economico, all'imperversante mercantilismo e contro l'incontrollato sviluppo dei commerci, si sollev una significativa critica ad opera dell'irlandese Richard Cantillon, il quale riteneva che la ricchezza di una nazione non fosse nel commercio, ma nella agricoltura e nell'aumento della popolazione. Pi in generale, la scuola fisiocratica (fisiocrazia = preminenza dei beni e dei prodotti naturali), riteneva l'agricoltura l'unica fonte di ricchezza di una nazione; agricoltura che, unita alla libert di propriet privata, garantiva il giusto e naturale ordine e il benessere per tutti. Le vicende di corruzione della Chiesa cattolica e le guerre contro i protestanti, avevano diffuso nell'animo di molti un certo scetticismo nei confronti dei principi propri della cristianit. Herbert Cherbury (1582-1648) aveva proposto una spiegazione razionalistica della religione, che sar poi fatta propria della corrente di pensiero chiamata deismo. Per i deisti, la vera religione era la pratica dell'onest e l'accettazione di dogmi molto generali, come ad esempio l'esistenza di Dio. Nel 1670 usciva ad Amsterdam il Trattato politico-teologico di Baruch Spinoza, filosofo olandese che sottopose ad una seria critica ogni costruzione teologica, ponendo al vaglio della ragione e della storia la bibbia. Anche Pierre Bayle (1647-1706) sostenne che l'uomo non aveva bisogno della religione per vivere una vita onesta, bastava una sobria considerazione dei propri interessi. Toland e Locke , furono i propugnatori di una religione razionale, di stampo deista e con altri autori, riempirono i salotti intellettuali di discussione sulla infondatezza delle pratiche religiose esponendosi a numerosi pericoli (molti si ritirarono in Inghilterra dove la libert di stampa era garantita). Molti passarono dal deismo (che prevedeva un minimo di assunti dogmatici e pratici) all'ateismo e al materialismo, come Denis Diderot e Julien de La Mettrie, oltre al barone d'HolSpinoza Razionalismo filosofico e critica della religione Il pensiero economico

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bach. Nacque, cos, una polemica fra deisti ed atei. Il maggior difensore del deismo fu Rousseau, che afferm la necessit della religione voluta da un invincibile sentimento interiore e dall'esigenza morale (non tutta la religione frutto del pregiudizio). David Hume (1711-1776) volle dimostrare che la conoscenza si fonda esclusivamente sulle sensazioni e che la ragione non pu dimostrare ne negare l'esistenza di Dio. Il Settecento non vide soltanto il fenomeno della miscredenza, ma anche movimenti religiosi nuovi che risuscitarono in vari regioni d'Europa e d'America un rinnovato fervore (come il metodismo di John Wesley o il puritanesimo di Jonathan Edwards). L'insieme delle scoperte e delle invenzioni, unito ad una rinnovata fiducia nell'uomo e nella sua ragione, fecero si che alcuni intellettuali pensassero di compendiare lo scibile umano in ununica opera: l'Enciclopedia (Diderot e d'Alembert). L'Enciclopedia (condannata dalla Chiesa) fu veramente il grande documento della cultura illuminista e, insieme, il tentativo di coordinare e compendiare l'insieme delle conoscenze umane. L'Illuminismo fu un movimento che pervase tutta l'Europa e in Italia stimol un ampio rinnovamento culturale, di cui furono artefici Pietro Verri, Cesare Beccaria, Giovan Battista Vico, Antonio Genovesi, Gaetano Filangieri, Ferdinando Galiani, Giuseppe Palmieri. A Firenze fu l'Accademia dei Georgofili a stimolare idee e progetti di riforme economiche (fisiocrazia) e legislative.
L'unit del sapere e la diffusione dell'Illuminismo Rousseau

1.4 Leconomia dellAntico Regime tra inerzia e progresso Dopo la met del secolo XVII, pur continuando qua e l per il continente europeo a verificarsi crisi di mortalit dovute in larga parte a carestie, epidemie e devastazioni belliche, le crisi demografiche e generalizzate finirono quasi del tutto. Il miglioramento della dieta, dell'igiene e il progresso della medicina (chinino e vaccinaLa ripresa demografica

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zione antivaiolosa introdotta da Edward Jenner) contribuirono a far iniziare il boom demografico. Gli aumenti demografici ovviamente non furono uniformi (ad esempio in Italia furono pi sensibili in Val Padana e in Toscana; in Europa, in alcune regioni tedesche, si ebbe un balzo del 300% e inoltre gli aumenti furono maggiori tra le classi contadine). Fu alla fine del secolo XVIII che Robert Malthus (17661834), preoccupato della crescita demografica nel suo trattato Saggio sul principio della popolazione propose di porre freni alla natalit. L'agricoltura durante tutto il XVII secolo, aveva sofferto in generale di una scarsa propensione dei proprietari terrieri ad investire denaro nell'attivit produttiva. Nell'Europa centrale si usava una rotazione triennale, che prevedeva un anno di terreno a maggese (vuoto) e questo creava non pochi problemi per la quantit prodotta. Con l'inizio del XVIII secolo, si diffusero nuove tecniche di rotazione e di coltivazione, con la fondazione di riviste e di cattedre universitarie, il cui scopo fu quello di diffondere una cultura agricola per la formazione dell'agricoltore moderno. Si ebbe cos un salto qualitativo e quantitativo notevole; in Inghilterra il reddito medio dei cereali aument nella seconda met del secolo del 50%, cosa che avvenne pure nell'allevamento degli animali. Permasero in ogni modo delle differenze notevoli nelle diverse regioni europee (nell'Italia meridionale sopravviveva unagricoltura estensiva e arretrata). Le prime industrie si occuparono di produrre generi da destinare a una classe di aristocratici ricchi che potevano acquistare beni di un certo lusso. Poi, la crescente domanda del mercato stimol la ricerca di nuove soluzioni tecniche e, di fatto, le invenzioni si succedettero lungo tutto il secolo, fino a trasformare radicalmente i metodi di produzione. Le innovazioni si ebbero principalmente nel campo dell'industria tessile e nel settore metallurgico, con l'applicazione della macchina a vapore. Il paese maggiormente all'avanguardia fu l'Inghilterra dal quale part quella rivoluzione industriale che dovette caratterizzare i secoli successivi, modificando profondamente il moLo sviluppo delle attivit industriali Le attivit produttive: l'agricoltura

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do di intendere la produzione (capitalismo). La rivoluzione industriale prese le mosse dall'Inghilterra per una serie di motivi, come ad esempio un mercato interno ed esterno in espansione, il migliore sviluppo agricolo e commerciale, un governo massimamente liberista, una attivit bancaria fiorente. Nel 1660 si pu dire che era terminata una fase dell'espansione europea negli altri continenti. Ben presto l'attivit produttiva delle colonie entr in concorrenza con quella della madre patria, che fu costretta a vietare o a limitare la produzione d'oltre oceano di alcune merci. Il miglioramento delle tecniche di navigazione cominci a diminuire progressivamente il tempo di traversata dall'america all'Europa, seppure un viaggio Portogallo-Per potesse durare anche 3 o 4 anni. Ben presto il quadro generale dei possedimenti coloniali, vide gli olandesi perdere posizione su posizione in america, mentre l'Inghilterra e la Francia essere protagoniste del grande slancio commerciale del secolo XVIII. Lo sviluppo del commercio estero inglese conobbe dal 1780 al 1800 un incremento da 20 a 60 milioni di sterline a cui contribu molto la tratta degli schiavi che avvenne dall'africa verso l'america.
Sviluppo dei commerci europei e internazionali

1.5 La societ e lo Stato nellAntico Regime Nella maggior parte dei paesi europei le leggi o le consuetudini collocavano i nobili in una posizione di privilegio assoluto. Il nobile, era di solito un proprietario terriero, sul cui fondo lavoravano servicontadini in condizioni disumane. Il nobile poteva trovarsi a suo agio in qualsiasi corte europea, avendo sviluppato, questa casta, un insieme di regole e modi di fare tipici e internazionali. In seno alla nobilt vi era una differenza fra grande e piccola nobilt, e la distanza fra le due tipologie poteva anche essere notevole (gli hidalgos spagnoli erano ad esempio nobili vicino alla povert). Inoltre, la nobilt di spada (antica nobilt terriera) era pi antica
I vertici della societ: i nobili

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della nobilt di toga, quest'ultimi erano infatti stati nobilitati per servizi amministrativi resi allo stato monarchico. Solo la nobilt inglese era differente dalle altre nobilt europee, nel senso che la successione ereditaria spettava solo al primogenito e inoltre vi era un gran numero di gentiluomini (gentry), che avevano sviluppato raffinati e colti. La borghesia rappresentava la parte pi attiva e intraprendente del terzo stato e in taluni casi riusc ad essere cos ricca ed influente da influire sulle decisioni politiche dei regnanti. La piccola borghesia era invece composta da professionisti, piccoli mercanti e artigiani riuniti di solito in corporazioni e i valori erano quelli tipici della borghesia in senso pi ampio (spregiudicatezza commerciale, amore per il rischio ed il denaro). La classe che oggi chiameremmo "intellettuale", era composta da artisti, scrittori, pensatori politici, giuristi, uomini di scienza, gruppi che indicarono l'orientamento illuministico del pensiero. La borghesia era pi attiva in Francia che in Germania, anche se alcuni borghesi di stati tedeschi come la Prussia erano sollecitati dalla grossa domanda statale. Alla base della piramide sociale stavano, ancora nel Settecento, i
Gli strati sociali subalterni: contadini (abitanti delle campagne) sia essi liberi che servi, anche se contadini, artigiani e operai L'ascesa della borghesia

modi

con diverse condizioni di vita da regione a regione. Nella Prussia orientale, il servaggio era praticato con inalterata oppressione. Ci avveniva anche in Polonia e in Europa orientale in genere, mentre in

Italia o nelle Province Unite, il contadino era relativamente libero. Molti contadini liberi, furono al contempo contadini ed operai e dovettero sopportare il peso fiscale e pagare in denaro contante o attraverso servizi gratuiti i lussi dei padroni nobili laici o ecclesiastici. Con il progredire delle industrie, la concentrazione di uomini attorno alle fabbriche cominci a farsi sempre pi importante, dando inizio a quell'afflusso di gente dalla campagna alle citt che caratterizz il XVIII secolo.

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Nell'ultimo periodo dell'antico regime, l'assolutismo monarchico (fatta eccezione per l'Inghilterra, le repubbliche olandesi, veneta, genovese e i cantoni svizzeri) domin incontrastato la vita degli Stati europei. L'organizzazione amministrativa fu di fondamentale importanza per controllare societ cos eterogenee: ministri, intendenti, incaricati del re, intervenivano spesso a ricomporre quella efficienza che spesso veniva smarrita. Il particolarismo (Francia), continuava a predominare e solo in alcuni paese come la Svezia la macchina statale risult davvero efficiente (collegi addetti alle finanze). Il modello svedese fu copiato dallo zar Pietro nel 1718. Fu per certamente la Prussia lo Stato dove si ebbe l'impianto di unamministrazione superiore per efficienza a quella di ogni altro Paese europeo. Il modello prussiano fu copiato dagli Asburgo. La fiscalit, quasi in maniera generalizzata, veniva utilizzata per sovvenzionare gli eserciti. In Francia era operante la c.d. taglia che gravava in maniera diversa a secondo se erano territori di nuova acquisizione (paesi di stato) o di vecchia acquisizione. La capitazione, cio la tassa che avrebbe dovuto colpire tutti gli ordini sociali, in realt per l'opposizione dei nobili non fu mai riscossa. Taglia e capitazione erano tasse dirette, ma in realt la maggior parte della fiscalit si basava su tasse indirette, che in molti paesi, come ad esempio in Spagna colpivano in maniera assolutamente iniqua. Le forze armate venivano formate attraverso il sorteggio di tutti quelli che il governo reputava fossero necessari per riempire i ranghi. Gli ufficiali erano tutti nobili ed erano assolutamente gelosi delle loro prerogative, tanto da ostacolare in ogni modo l'assunzione di ufficiali di origine borghese, anche se nobilitati. Infine, gli eserciti del '700 combattevano di solito con armi bianche seppure fossero disponibili armi da fuoco con una frequenza di 2 o 3 colpi al minuto.
La capitazione Fiscalit e forze armate Lo Stato e la sua amministrazione

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Test 1. Cosa si intende per mercantilismo? 2. Cosa si intende per assolutismo? 3. Delinea gli obiettivi principali della politica interna di Luigi XIV. 4. Comera strutturata la societ dellantico regime? 5. Che cos la capitazione?

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UNIT DIDATTICA 2 STATI E RELAZIONI POLITICHE NEL SECOLO DELLILLUMINISMO 2.1 Politica interna degli Stati europei nel secolo XVIII Il parlamento inglese, dopo la rivoluzione del 1688, per sancire la propria supremazia e autonomia rispetto alla corona, emise la: 1. legge dei diritti (Bill of Rights); 2. legge sulla tolleranza; 3. legge triennale, con le quali stabiliva che: 1. la corona non poteva sospendere leggi o imporre tasse senza il consenso del parlamento; 2. ogni cittadino doveva essere maggiormente tutelato dal punto di vista dei diritti civili; 3. nessun cattolico poteva diventare re. Inoltre il parlamento restava in carica 3 anni e si lasciava libert di culto a chiunque avesse fatto atto di lealt al sovrano e sottoscritto una dichiarazione "antipapale". Nel 1707 la Scozia fu unita all'Inghilterra e da allora, la corona divenne sempre meno importante, soprattutto con la regina Anna, Giorgio I e Giorgio II, mentre solo con Giorgio III il re torn ad esercitare un ruolo meno scolorito nel determinare la politica inglese. La classe politica dalla rivoluzione del 1688 in poi, fu divisa in tories, fautori della monarchia ereditaria per diritto divino e i whigs, fautori di una monarchia protestante e costituzionale. Si formarono 2 partiti principali: il partito di corte, court (a cui appartenevano tutti quelli che avevano funzioni statali) e il partito del paese reale, country (formato da diffidenti dello statalismo contro la corruzione di corte). Il governo inglese dovette affrontare la grave crisi finanziaria che si realizz per le eccessive spese militari e di corte, fu allora che emerse la personalit di Robert
L'Inghilterra dalla gloriosa rivoluzione al regno di Giorgio III

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Walpole, un abile uomo di stato che, attraverso una accorta politica pacifista di non intervento avvi il risanamento delle finanze inglesi. Walpole fu molto criticato per il suo pacifismo, fino a quando il governo pass a William Pitt che cominci una politica estera pi interventista in particolare nelle colonie. Giorgio III licenzi Pitt perch riteneva che fosse troppo popolare e si circond di gente a lui devota, favorendo il partito di corte. Alla morte di Luigi XIV, avvenuta nel 1715, resse la corona, in nome di Luigi XV che aveva 5 anni, Filippo di Orleans, che favor il riscatto della nobilt di corte umiliata a rango di mero decoro dal suo predecessore. Durante la reggenza di Filippo d'Orleans, uno scozzese, John Law, tent di affrontare il problema del debito pubblico reso abnorme dalle spese militari e di corte effettuate da Luigi XIV. Il risultato fu disastroso, a seguito di manovre finanziarie errate (circolazione di moneta cartacea e riconversione di titoli di stato in titoli delle compagnie delle indie) Law provoc una serie di fallimenti a catena e dovette per questo fuggire dalla Francia. Filippo d'Orleans mor nel 1723 e il giovane Luigi XV, dichiarato maggiorenne a soli 13 anni, si avvalse dell'assistenza del cardinale Fleury, il quale diede inizio ad una periodo di prudente politica estera (pacifista) e una politica interna basata sul rigido mercantilismo. La politica del cardinale Fleury in campo religioso, fu di dura intolleranza e la crisi maggiore si ebbe fra corona e giansenisti, crisi che ben presto ebbe dei risvolti politici (i magistrati del parlamento erano filo-giansenisti). Luigi XV govern avvalendosi dell'energia della sua amante, madame Pompadour, che ebbe una grande influenza sulla nomina dei ministri da parte del re. La partecipazione francese, prima alla guerra di successione austriaca, poi a quella dei sette anni, ebbe l'effetto di riportare in condizioni di grave precariet le finanze statali. L'imposta istituita per far fronte al deficit e che avrebbe dovuto colpire tutti i ceti, per opposizione del clero, grav esclusivamente
La Francia dopo Luigi XIV: reggenza e il regno di Luigi XV

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sul Terzo stato, fatto che fece inasprire i rapporti fra nobilt, parlamento e illuministi. I parlamentari opposero una dura resistenza al re, almeno fino a quando Luigi XV non ebbe la saggezza di portare al governo Rene de Maupeou, l'abate Terray e il marchese d'Aiguillon, i quali attraverso una accorta politica fiscale e finanziaria, riuscirono a calmare le acque. La scomparsa di Luigi XV, morto di vaiolo nel maggio del 1774, tronc l'azione dei 3 validi uomini di governo e la corona spett a Luigi XVI, nipote del defunto e con poca attitudine al trono. La prima crisi che dovette affrontare il nuovo re fu la difficolt in cui versava l'agricoltura per i cattivi raccolti, fatto che rese ancora pi evidente la enorme differenza fra la miseria dei contadini e la nobilt di corte e l'alto clero. Luigi XVI riconvoc il parlamento e si circond di validi ministri, fra cui il fisiocratico Turgot, che si era messo in luce come intendente del re. Turgot pens di rilanciare l'economia del paese eliminando le dogane interne, liberando i contadini dal lavoro gratuito a favore dello stato (corv) e curando particolarmente il settore agricolo (da buon fisiocratico). La politica di Turgot, che propose anche una maggiore tolleranza religiosa e civile, fall miseramente per l'opposizione del clero (che non voleva affatto essere tollerante) e dell'alta nobilt (che vedeva in pericolo i propri privilegi fiscali). Cosicch Turgot dovette dimettersi. Gli illuministi chiamarono despoti illuminati tutti i sovrani che attuarono riforme giudicate utili e razionali e fu particolarmente in Prussia, che il dispotismo illuminato parve meglio attuato. La Prussia, con capitale Berlino, era un moderno stato dell'Impero governato dalla dinastia degli Hohenzollern, cui fecero parte Guglielmo I e il figlio Federico II. Guglielmo I era un uomo energico e forte, che aveva organizzato lo Stato come una caserma dove tutto era da lui regolato, tanto che si guadagn l'appellativo di re sergente. Il re sergente voleva educare il proprio figlio primogenito, il
Il dispotismo illuminato in Prussia Gli inizi del regno di Luigi XVI e il riformismo di Turgot

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futuro Federico II, ad una vita tutta dedita all'amore per l'ordine e la disciplina. Federico II fu invece amante delle arti e della filosofia, seppure una volta al trono, volle continuare sulla strada del padre, riservando ai nobili gli alti gradi della burocrazia, facendo continuare a far pagare il 40% del gettito fiscale ai contadini oppressi. Nel 1763 Federico rese obbligatoria l'istruzione elementare anche per i contadini e promosse opere pubbliche (strade, scuole). Federico II fu detto principe illuminato soprattutto perch propugn la libert religiosa, purch accompagnata dall'amore per lo Stato (Voltaire disse di lui che era un sovrano modello). La Russia sal al rango di potenza europea nel primo Seicento ad opera dello zar Pietro Romanov il Grande, che regn dal 1682 al 1725 su di un paese estremamente eterogeneo e vastissimo. Lo zar cominci ben presto un'opera di modernizzazione della struttura statale, invitando in Russia molti tecnici occidentali e riformando il sistema fiscale, che sotto la sua corona vide triplicare l'imposizione ed il gettito. Pietro il Grande riform l'amministrazione, creando uffici e ministeri centrali sul modello svedese e controll la Chiesa ortodossa, a cui confisc numerose propriet. Alla morte dello zar, segu un periodo confuso per la successione, che vide la nomina di zarine come Caterina I (moglie del defunto), poi Pietro II (nipote del defunto), Anna (nipote del defunto), Elisabetta (unica figlia superstite di Pietro il grande), filo-francese oltre che anti-prussiana. Seguirono al trono Pietro III e dopo di lui sua moglie Caterina II, la quale verso la fine del 1762, acconsent alla soppressione violenta del marito. Caterina II ostent, per scopi da riferire alla ragion di Stato, un illuminismo propagandistico e di facciata soprattutto agli occhi degli occidentali che la fecero paladina della ragione. In realt, l'azione di Caterina fu repressiva e reazionaria nei confronti dei contadini ridotti allo stato di servaggio e dei cosacchi, che si unirono sotto la guida di Emiliano Pugacev (che fu acciuffato e ucciso con supplizio). In economia Caterina II fu liberaleggiante e vagamente
Il dispotismo illuminato in Russia: da Pietro il Grande a Caterina II

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fisiocratica; quando nel 1796 mor, la Rivoluzione francese era gi in atto e la regina la condann senza mezzi termini, confermando che la Russia zarista fu uno dei baluardi pi solidi dell'Antico Regime. Lindebolimento della potenza spagnola si era protratto per tutto il Seicento e dunque era prevedibile che lunit imperiale, che Filippo II aveva ereditato da Carlo V, avrebbe ceduto di fronte alla forza espansiva di maggiori potenze terrestri e marittime come lInghilterra, la Francia, le Province Unite e lAustria. La questione spagnola aveva tempi stretti per il fatto che la morte del sovrano asburgico di Madrid pareva imminente; Carlo II (1665-1700) era il quarto successore di Carlo V e tutto faceva credere che il ramo spagnolo degli Asburgo si sarebbe estinto con lui. Diventato re a soli quattro anni, era sempre stato afflitto da tutte le possibili malattie, aveva due matrimoni alle spalle senza figli e allet di soli 36 anni andava verso la morte pieno di incubi e terrori. La sua successione doveva necessariamente divenire un affare internazionale. Leredit, in linea diretta, spettava alla sorella maggiore Maria Teresa, moglie di Luigi XIV, i cui diritti, dopo la sua morte nel 1683, erano passati al delfino di Francia Luigi e ai suoi due figli, il primogenito Luigi e il cadetto Filippo. La possibilit che limpero spagnolo potesse passare cos facilmente nelle mani della monarchia francese era considerata chiaramente cosa inaccettabile dagli stati che avevano appena finito di combattere una dura guerra contro lespansionismo di Luigi XIV. Dallaltra parte, limperatore austriaco Leopoldo I, rappresentante dellaltro ramo della famiglia asburgica e per di pi marito di una seconda sorella di Carlo II, rivendicava lintera eredit spagnola, non ricordando per che a suo tempo la moglie aveva sottoscritto una formale rinuncia e che nellambito di una intricata politica matrimoniale anche le pretese del principe elettore di Baviera erano legittime. Poco dopo la morte di Carlo II (1700) fu reso noto il suo testamento che lasciava erede universale il pi piccolo dei nipoti di Luigi XIV,
Il testamento di Carlo II

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Filippo. Il re di Francia, che poteva spingere il nipote a rifiutare leredit e quindi trattare, non solo assunse il governo dei Paesi Bassi spagnoli, ma riconobbe anche il figlio del deposto Giacomo II Stuart come re dInghilterra, spingendo cos Austria, Inghilterra e Olanda a coalizzarsi e a iniziare una nuova guerra, che dal 1702 si sarebbe protratta fino al 1713-14. La lega antifrancese si allarg con ladesione della maggior parte dei principi tedeschi, mentre Luigi XIV ebbe laiuto solo del duca di Baviera. La guerra di successione spagnola mise in moto eserciti pi numerosi di ogni altro conflitto del precedente secolo e impegn sui principali fronti pi di 600.000 uomini contemporaneamente. In Italia settentrionale Leopoldo fece invadere la Lombardia, che rivendicava come feudo imperiale, mentre falliva il tentativo francese di entrare in possesso del Piemonte; la Spagna sub attacchi sia dalla parte del Portogallo sia da quella del Mediterraneo e il separatismo dellAragona, della Valencia e della Catalogna gioc in modo efficace contro Filippo V, il pretendente francese insediatosi a Madrid. Loccupazione di Gibilterra diede modo ai coalizzati di assicurarsi un accesso facile al Mediterraneo e mentre gli inglesi prendevano le Baleari e la Sardegna, gli austriaci si installavano a Napoli; infine nel 1706 il Belgio riconobbe la sovranit dellAustria. Due anni dopo Luigi XIV, con il paese piegato dallultima carestia, sembr piegarsi alle trattative di pace e disposto a rinunciare alla corona spagnola, ma Filippo V era riuscito nel frattempo a farsi accettare dalla maggior parte dei suoi sudditi e a cacciare nel 1707 gli eserciti nemici dallAragona e dalla Valencia e a sottomettere le due province ribelli. Inoltre, la resistenza francese sul fronte dei Paesi Bassi stava rivelandosi molto pi efficace del previsto e per questo Luigi XIV decise di rifiutare le condizioni che la lega dei suoi avversavi gli offriva. Tra le coalizioni iniziavano intanto ad apparire le prime divisioni: lOlanda era tornata sotto il governo della sua oligarchia di mercanti;

La questione delleredit

La guerra di successione spagnola La guerra

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le rivalit commerciali tra inglesi e olandesi erano destinate a mostrare sempre pi il loro peso; il governo inglese, che aveva continuato ad appoggiare, fino al 1711, le rivendicazioni dellAustria sulla totalit delleredit spagnola, alla morte dellimperatore Giuseppe I, successo da suo fratello Carlo VI, cominciarono a non vedere pi di buon occhio leventualit di una concentrazione di un potere cos vasto nelle mani di una sola persona e accettarono lipotesi di una divisione che lasciasse a Filippo V la corona spagnola. Nel 1712 a Utrecht ebbe inizio il congresso di pace, ma solo nel 1714 la guerra fu definitivamente conclusa dallultimo trattato tra Francia e Austria, firmato a Rastadt: Filippo V tenne la Spagna e il suo impero coloniale e la Catalogna dovette porre fine alla sua lotta separatista. Tutto ci che nessuno dei sovrani asburgici era riuscito a fare in passato fu messo in opera da Filippo V nel 1707 e nel 1714, con la prima vera unificazione della Spagna secondo il modello assolutistico e con labolizione di tutti i privilegi fiscali e amministrativi delle tre regioni occidentali dellAragona, della Valencia e della Catalogna. Al momento del suo arrivo Filippo V (1701-46) aveva trovato la Spagna sul fondo della sua decadenza: il paese era fortemente demoralizzato, con una agricoltura povera, una pastorizia transumante arcaica, senza industrie e una flotta in condizioni pessime. Il paese era pieno di preti, frati e monache, nobili e hidalgos, spesso ricchi soltanto dei loro titoli e perduti nellozio; la religione dominava il paese e su tutto era vigile ancora lapparato poliziesco dellInquisizione. Filippo V riusc a guadagnare la fiducia del popolo e a vincere una guerra e nel 1715 il paese aveva raggiunto una vera unificazione amministrativa e poteva iniziare ad accogliere le istituzioni dellassolutismo. Alla fine della guerra ci fu un duro riordinamento finanziario, ma lattivit riformatrice del primo re di Spagna della famiglia dei Borboni si arrest qui, poich negli ultimi trentanni del suo regno Filippo V non si mostr allaltezza delle qualit mostrate duFilippo V Utrecht e Rastadt

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rante la guerra e lasci il regno al figlio Ferdinando VI (1746-59), che non pu essere considerato un sovrano riformatore. Tuttavia, allinizio del XVIII secolo la Spagna dominava il Mediterraneo occidentale e lItalia, e grazie allavvento della casa di Borbone, sotto la spinta dellambiziosa Elisabetta Farnese, seconda moglie di Filippo V le cui ambizioni erano rivolte soprattutto allItalia, ci fu una forte ripresa delle attivit: la Farnese non era uno spirito riformatore, ma possedeva una immensa energia e una inesauribile ambizione che la guid a favorire consiglieri, come Patino, Orry e Alberoni, in grado di ricavare dalla Spagna le giuste risorse, soprattutto di denaro e di navi, per laffermazione del dominio dei suoi figli Carlo e Filippo di Borbone in Italia.
Elisabetta Farnese

2.2 Il dispotismo illuminato in Austria, in Italia e nella penisola iberica Lo stato dell'Antico Regime consider utile salvaguardare, come La Chiesa e gli Stati fattori di ordine e di coesione sociale, la religione e la Chiesa (o le Chiese se lo Stato era pluri-confessionale). La Chiesa cattolica nella sua forma contro-riformista, entr in simbiosi con alcuni governi, come quelli asburgici e spagnoli, e in particolar modo con i poteri assolutistici. Il papa dominava temporalmente su un insieme di territori disorganici dal punto di vista amministrativo ed era relegato tra le potenze che non contavano pi di tanto. Eppure molte monarchie tentarono di interferire nella nomina delle alte gerarchie ecclesiastiche e dello stesso papa. Roma considerava essenziale l'appoggio dei principi e temeva la minaccia di scisma o di rotture, cercando di limitare i danni mediante concordati e compromessi. D'altro canto, all'interno della stessa Chiesa cattolica le minacce per il potere papale non mancarono, come ad esempio la corrente episcopaliana, che attribuiva al papa solo un primato di onore e faceva dei vescovi i responsabili della vita e dell'organizzazione della Chiesa. Famosa fu anche la disputa fra giansenisti
"cattolici" nel secolo XVIII

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(favorevoli all'intervento civile nelle controversie ecclesiastiche) e i gesuiti (soldati a difesa della ortodossia cattolica). Ben presto, anche per la diffusa atmosfera illuministica, le fortune dei gesuiti cominciarono a calare, furono espulsi dal Portogallo (accusati di attentare la vita del re) e dalla Francia. Cos a malincuore, il papa Clemente XIV, per mantenere i rapporti con queste potenze, dovette sciogliere la Compagnia del Ges (1773). L'ossessione contro i gesuiti, ritenuti personaggi torbidi e complottanti ai danni delle forze civili e dei re, rimase vittoriosa per alcuni decenni, fino a quando nel 1814 la Compagnia fu ricostituita. In Portogallo, nel secolo XVIII, la terra era tutta nelle mani della Chiesa e della nobilt, che non aveva nessun interesse a rimodernare l'agricoltura, fatto che faceva versare il paese in un generalizzato stato di miseria. Eppure, sotto la corona di Giuseppe I (1750-1777), con il marchese di Pombal come primo ministro, il Portogallo aveva avuto la sua stagione di riforme. Con le armi del mercantilismo in campo economico e utilizzando l'Inquisizione per eliminare gli oppositori del regime, Pombal nel complesso, non riusc a comprendere che la vera fonte di ricchezza del paese era l'agricoltura. In Spagna, con l'avvento della dinastia borbonica con Filippo V, si diede inizio ad un nuovo stile nell'azione di governo, ma fu con Carlo III (che aveva governato Napoli dal 1735) che il paese fece la sua esperienza di assolutismo illuminato. Carlo III cominci una politica di laicizzazione dell'istruzione superiore (Universit) espellendo i gesuiti dal paese, liberalizz i commerci con l'estero, miglior l'agricoltura e le vie di comunicazione. Il suo regno fu un periodo di grandi promesse, in cui si ebbero pi gli inizi di una ripresa che realizzazioni effettivamente durature; infatti Ferdinando VII ,che gli successe al trono, fece ripiombare la Spagna nella immobilit economica e politica. Gli Asburgo d'Austria estendevano la loro sovranit su un insieme di territori diversi per tradizione, costumi, lingua e ordinamenti politici
La politica di riforme nella penisola iberica e i rapporti tra Stato e Chiesa

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e, di fatto, largamente autonomi (Ungheria, Boemia, Austria, il milanese in Italia, Belgio). Sotto la corona di Carlo VI il paese tent invano di centralizzare il potere, limitandosi il re solo ad assicurare l'ereditariet diretta dei domini della casa (Prammatica sanzione del 1713). Quando gli successe la figlia Maria Teresa questa, che seppe circondarsi di abili consiglieri come il conte di Haugwitz e il principe di Kaunitz, avvi una politica di riforme fiscali (soprattutto in Boemia e in Austria), in modo da ridistribuire il carico anche sui nobili e i preti. Nasceva cos un efficiente apparato burocratico che prevedeva unamministrazione centrale (direttorio e consiglio di stato) e unamministrazione periferica (consigli locali dei vari domini). Per puro opportunismo di stato, Maria Teresa stabil (sempre e solo per la Boemia e l'Austria), il carico massimo che i signori potevano riversare sui loro contadini e dispose che i contadini potessero diventare proprietari effettivi della terra, dietro pagamento di un riscatto. La nobilt fu ricompensata con accessi privilegiati alle cariche pubbliche, fatto che la leg pi saldamente alla corte. Alla regina Maria Teresa, successe il figlio Giuseppe II che adorava la madre, ma considerava il suo modo di governare troppo cauto e disorganico. Giuseppe II fu un re autoritario nel bene dei suoi sudditi: abol i residui particolarismi locali territoriali e tent di estendere l'uniformit amministrativa del regno. Riform la macchina giudiziaria istituendo la suprema corte di Vienna e fece approvare un codice civile e un nuovo codice penale, la cui novit consisteva nellabolizione della distinzione di classe davanti alla legge, nella riduzione della pena di morte a pochissimi reati, nellabolizione della tortura e nel dichiarare il matrimonio un contratto civile, sottraendolo dalla giurisdizione ecclesiastica. La politica riformista ecclesiastica di Giuseppe II fu veramente clamorosa (giuseppismo), infatti egli era profondamente cattolico ma a suo modo (fatto che allarm Pio VI). Con la patente di tolleranza concesse la libert di culto a ebrei e protestanti, soppresse numerosi ordini religiosi che reputava
La politica riformistica degli Asburgo d'Austria

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inutili, istitu egli stesso i programmi di insegnamento delle scuole, eman ordinanze che regolavano le processioni, il suono delle campane, l'illuminazione degli altari e gli argomenti delle omelie (fu soprannominato il re sacrestano). La chiesa cattolica in Austria era gi preoccupata per il diffondersi del giansenismo e dei febroniani, persone che credevano nel diritto ad unautonomia di potere dei vescovi e che concedeva al papa solo gli onori dell'immagine. Giuseppe II effettu nel complesso numerosissime riforme di grande portata (concesse ai contadini di abbandonare le terre e di cercarsi lavori pi graditi, istitu una politica fisiocratica e anti-protezio-nistica, istitu un catasto); il popolo non lo am mai tanto e tanto meno lo comprese fino in fondo. Il successore di Giuseppe II, Leo-poldo II (1790-1792), segn la fine del riformismo illuminato nel domini asburgici, che tornarono ad essere un baluardo di un assolo-tismo conservatore. Nel XVIII secolo gli Stati italiani tennero diversi corsi politici sperimentando in alcuni paesi, come ad esempio il ducato di Modena (Francesco III), il regno di Sardegna (Carlo Emanuele III) e il regno di Napoli (Carlo di Borbone), un vivace riformismo, in altri, come ad esempio Venezia e il papato, un periodo di relativa stasi. Il regno di Napoli versava in condizioni deplorevoli e solo nel 1755, il re con l'aiuto del giurista Bernardo Tanucci, diede avvio ad una opera di riforma contro i privilegi ecclesiastici (abolendo le decime, soporimendo molti monasteri). Altro Stato retto dalla dinastia borbonica fu il ducato di Parma, dove il secondo figlio di Elisabetta Farnese, Filippo, govern con l'ausilio di Guillaume Dutillot in modo illuminato tanto da fare del ducato uno degli Stati pi fiorenti della penisola. Dutillot miglior l'agricoltura introducendo nuove colture e miglior le vie di comunicazione. I maggiori centri dell'assolutismo illuminato in Italia furono Milano (sotto il regno di Carlo VI e poi di Maria Teresa) e Firenze (capitale del granducato di Toscana). Il riformismo asburgico a Milano con Maria Teresa pot giovarsi di
Gli Stati italiani tra conservazione e riformismo

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una schiera di intellettuali come Cesare Beccarla e Pietro Verri con l'Accademia dei pugni, ma nel momento in cui sal al trono Giuseppe II, i rapporti con le intelligenze locali cominci a deteriorarsi. In Toscana govern il fisiocratico Pietro Leopoldo (1764-1790), figlio di Maria Teresa che, si avvalse dell'apporto di economisti come Pompeo Neri, Francesco Maria Gianni e Antonio Serristori. Nel 1786 Pietro Leopoldo abol la pena di morte varando il nuovo codice penale, soppresse i privilegi ecclesiastici, chiuse molti monasteri, ma quando volle appoggiare un tentativo scissionista di alcuni giansenisti guidati da Scipione d Ricci, il popolo sollev un clima di protesta che lo costrinse alle dimissioni.

2.3 Le relazioni internazionali nel secolo XVIII Le paci di Utrecht del 1713 e di Rastadt del 1715 avevano posto fine L'equilibrio europeo al conflitto suscitato dalla successione spagnola e gli Stati vollero informare la loro azione diplomatica al principio dell'equilibrio fra le potenze. Fermate le mire espansionistiche di Luigi XIV, sancita l'impossibilit di riunire sotto la stessa corona Francia e Spagna, nella prima met del XVIII secolo, si assiste all'ascesa dell'Inghil-terra come potenza marittima e all'ascesa della Prussia e della Russia quali potenze mondiali. Fu proprio la Prussia lo Stato che a met del secolo irruppe, con la sua volont di potenza, sulla scena internazionale sconvolgendone l'ordine che aveva resistito per 30 anni. La politica aggressiva di Carlo XII, re di Svezia dal 1697, fu tra le I conflitti del primo cause della guerra che sconvolse l'area baltica all'inizio del XVIII secolo. Carlo XII invase la Polonia suscitando una coalizione antisvedese formata da Danimarca, Polonia e Russia guidata da Pietro il grande, coalizione che fu inizialmente battuta nella battaglia di Narwa del 1700. L'errore decisivo di Carlo XII fu quello di invadere la Russia penetrando profondamente nel suo territorio, convinto dell'appoggio dei
Settecento nel Baltico e nel Mediterraneo dopo le paci di Utrecht e Rastadt

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cosacchi di Emiliano Pugacev (che fu acciuffato e ucciso con supplizio). La battaglia decisiva avvenne a Poltava nel 1709, dove l'esercito svedese fu accerchiato e fatto a pezzi: fu la fine della Svezia come grande potenza (trattato di Nystadt). Di fronte alla potenza russa emergente, l'Inghilterra e l'Austria pensarono fosse pi saggio intraprendere relazioni d'amicizia, la Francia invece volle vedere nell'impero russo un nemico da ostacolare. Dopo il fallito assedio di Vienna del 1683, l'impero ottomano cominci una lenta decadenza sancita da una serie di sconfitte (contro l'Austria di Carlo VI ad opera del principe Eugenio di Savoia-Soissons - pace di Passarowitz del 1718). Quindi, pi che la situazione dei Balcani, preoccupava le potenze europee la situazione italiana, dove gli Asburgo d'Austria si erano assicurati Napoli e la Sardegna, mentre la Sicilia era stata concessa al duca di Savoia. Per il fatto che la corona polacca era elettiva, ad ogni successione veniva sollevata una crisi interna e internazionale. Alla morte di Augusto II nel 1733, i contendenti furono due: il figlio Augusto III, sostenuto da Russia e Austria e Stanislao Leszczynski, sostenuto da Svezia e Francia. Dopo l'invasione della Russia in Polonia effettuata per imporre Augusto II con la forza, la Francia attacc l'Austria lanciando un esercito anche contro i possedimenti italiani di questo paese. Dopo tali episodi, la Francia propose di compensare la perdita della corona polacca con l'acquisto della Lorena al principe Laszczynski. Si giunse cos alla complicata pace di Vienna del 1738, in cui fu riconosciuto a Carlo di Borbone il regno di Napoli e la Sicilia, indennizzando l'Austria con il ducato di Parma e concedendo ai Savoia i distretti di Novara e Tortona. La corona asburgica si trasmetteva solo per via maschile e Carlo VI, non avendo figli maschi, fece di tutto per imporre la Prammatica sanzione, che abilit anche le femmine (la figlia Maria Teresa) al trono. Alla morte di Carlo VI, Maria Teresa si trov in una difficile situazione, circondata da inetti consiglieri, dovette prendere atto delle pretese al trono
La successione polacca e la successione austriaca

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dell'elettore di Baviera e dell'invasione di Federico II, senza alcuna dichiarazione di guerra dei territori asburgici della Slesia. Seguirono concitati avvenimenti, che videro il riconoscimento a Federico II della Slesia e il contrattacco dell'esercito austriaco contro la Francia, che nel frattempo era entrata in guerra. Sotto le pressioni dell'Inghilterra (che entr anch'essa direttamente in guerra) poi, il Piemonte di Carlo Emanuele II di Savoia entr in guerra a favore dell'Austria, per evitare che i francesi aumentassero la loro potenza in Europa. Dopo alterne vicende e laboriose trattative, finalmente la pace fu ripristinata col trattato firmato ad Aquisgrana alla fine del 1748 (Pace di Aquisgrana). Nell'ultimo periodo del conflitto, le potenze europee non si battevano pi pro o contro la successione di Maria Teresa all'eredit asburgica; anzi, la guerra era mutata soprattutto in uno scontro tra interessi inglesi e francesi non solo in Europa, ma anche nelle rispettive colonie americane e asiatiche. Con la pace di Aquisgrana, la Slesia pass alla Prussia e, nel complesso, questo paese risult il pi avvantaggiato. L'Austria, risentita contro l'Inghilterra per il mancato totale appoggio, si volse verso la Russia e la Francia con l'intento di isolare la Prussia sul piano internazionale. Dopo la pace di Aquisgrana fu evidente l'attuarsi delle seguenti configurazioni: 1. antagonismo anglo-francese; 2. antagonismo austro-prussiano; 3. politica di intervento negli affari europei della Russia. Gli schieramenti furono tutt'altro che saldi, il complesso gioco di

Il rovesciamento delle alleanze alleanze che vide l'Austria preparare con il Conte Kaunitz l'intesa e la guerra dei Sette anni

con la Francia, port a un rovesciamento delle alleanze o rivoluzione diplomatica. Ben presto e di colpo, Federico II di Prussia (alleato con la Gran Bretagna) si trov pericolosamente esposto alla minaccia congiunta di Francia, Austria e Russia. Federico II allora

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volle difendersi con l'attacco e lanci il suo esercito contro l'Austria prima dell'intervento della Russia, esercito che consegu le prime vittorie. Successivamente, i russi arrivarono a Berlino e solo l'improvvisa morte della zar Elisabetta e l'ascesa al trono di Pietro III, ammiratore di Federico II, salv la Prussia dalla scomparsa. Pietro III richiam le truppe russe che operavano in Germania e firm una pace con la Prussia, non pretendendo nemmeno un indennizzo. Federico II si trov solo con l'Austria e consegu numerose vittorie, fino alla firma della pace del 1763 nel castello di Hubertsburg. Il risultato fu quello di confermare l'assetto della Germania deliberato ad Aquisgrana. La guerra continu fra Inghilterra e Francia, al fianco della quale scese in campo la Spagna nel 1762. Gli inglesi condussero la guerra soprattutto nel nord-america, dove attaccarono dalla Nuova Inghilterra, le colonie francesi (il Canada francese) e spagnole, riportando numerose vittorie. La pace di Parigi del 1763 segn la fine anche di questa guerra: la Francia dovette rinunciare al Canada, conservando nell'America del nord solo la parte occidentale della sua colonia detta Luisiana. L'Inghilterra dimostr in quella occasione moderazione nelle pretese (gli approdi francesi in India vennero lasciati alla Francia) e questo provoc notevole malumore (l'ex ministro William Pitt il Vecchio protest duramente). Prussia, Austria e Russia, grandi potenze dell'Europa centro-orientale, dopo la pace di Hubertsburg convivevano sorvegliandosi a vicenda e aspettando occasioni propizie per annettere nuove regioni. La Polonia, debole ed indifesa nel 1763, alla morte di Augusto III, vide profilarsi una crisi di successione, cosicch Russia e Prussia si accordarono per appoggiare Stanislao Poniatowsky gi amante di Caterina II, mentre l'Austria appoggi il figlio di Augusto. Le truppe russe entrarono nel territorio polacco suscitando la preoccupazione di Vienna, che ammass le proprie truppe al confine. Fu cos che Federico II si propose come mediatore, proponendo una spartizione della Polonia, che avvenne nel 1772 con l'annessione di alcuni territori da
La spartizione della Polonia

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parte della Prussia, che cos realizz l'unione fra Prussia orientale e Prussia occidentale, mentre alla Russia spettarono numerosi territori della Polonia orientale. L'Austria occup la regione della Galizia confinante con la Boemia e guadagn 2.700.000 nuovi sudditi (e contribuenti). Dal 1772 al 1725, per successive spartizioni, la Polonia venne completamente smantellata.

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Test 1. In cosa consistevano la politica e il riformismo di Turgot? 2. Quali furono i conflitti che si vissero nel primo Settecento nel Baltico e nel Mediterraneo? 3. Perch si scaten la Guerra dei Sette anni? 4. Perch scoppi la guerra di successione spagnola e con quali conseguenze? 5. Che cosera la Prammatica sanzione?

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UNIT DIDATTICA 3 LE RIVOLUZIONI (1778-1815) 3.1 La Rivoluzione Americana La rivoluzione che port le colonie inglesi del nord America a costituire una "unione" di Stati indipendenti costituisce uno degli eventi di maggiore spicco nella storia moderna. Le colonie inglesi, del nord America, godevano della pi ampia autonomia politica (concessione di carte) dalla madre patria ed erano di pi recente costituzione rispetto a quelle spagnole e portoghesi. Esse erano fondate o da singoli aristocratici (Maryland, Pennsylvania e Carolina), o da compagnie commerciali (Virginia, Massachussets), ma sempre per concessione della corona. L'autonomia politica delle colonie inglesi era dovuta anche al fatto che l'Inghilterra non aveva istituito degli organismi istituzionali per la gestione di quelle terre come avvenne per esempio con la Spagna. Nelle colonie inglesi, la gerarchia sociale godeva della massima fluidit, con una eccezionale mobilit verticale, fatto che rappresent, insieme alla possibilit di espansione sui territori dell'ovest (il West) un grosso richiamo. Fu cos che le colonie ben presto conobbero uno straordinario sviluppo demografico ed economico, nonostante l'imposizione da parte dell'Inghilterra del pi rigido protezionismo, che si concretizzava con il divieto di commerciare con gli altri paesi (atto di navigazione). Il mercantilismo soffocante, costringeva le colonie (soprattutto la Nuova Inghilterra e New York), o al commercio abusivo o a un forte risentimento. La situazione si fece poi insostenibile, quando all'indomani della guerra dei sette anni, nel 1763, l'Inghilterra impose nuove tasse agli americani, che le accolsero come un atto di tirannia e furono costretti a limitare, per ragioni economiche, la loro corsa verso i territori del far west. Inizialmente, la disputa fu di carattere costituzionale e pacifica, sostenendo i coloni che ogni determinazione in materia di politica
Il dissidio tra le colonie e l'Inghilterra Le colonie inglesi d'America

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colonica doveva essere presa dai coloni stessi e non dal parlamento inglese, in cui gli americani non avevano rappresentanti. Poi, a seguito di nuove imposizioni doganali sulla merce di produzione coloniale come il t, la protesta cominci ad essere organizzata, grazie ad abili propagandisti come Sam Adams e alla convocazione di assemblee volontarie (congressi provinciali). L'occasione che fece passare le colonie dalla rivoluzione latente a quella aperta si ebbe nel 1773 quando Sam Adams, con 50 uomini, sal sulle navi all'ancora nel porto di Boston che trasportavano t inglese nelle colonie, e gett il carico in mare. La reazione fu durissima, il re Giorgio III sospese la carta del Massachussets e invi un governatore al seguito di battaglioni dell'esercito a Boston. Conosciuti i provvedimenti inglesi, scoppi la tempesta. Le colonie si riunirono, con l'eccezione della Georgia a Filadelfia, nel 1774 e disconobbero in modo formale l'autorit del Parlamento inglese. Nel maggio del 1775, falliti tutti i tentativi per far rientrare la rivolta, sempre a Filadelfia si riun il II congresso delle colonie (congresso continentale) e si decise di formare un esercito, il cui comando fu affidato a George Washington. La stupidit di Giorgio III non si avvide che esisteva ancora un partito lealista che aspettava solo un gesto del re per far rientrare la protesta, ben presto invece prevalse il partito patriottico che si alle al partito moderato. Al congresso del 1776 i rappresentanti delle colonie, forti anche delle idee espresse in un opuscoletto intitolato Il senso comune ad opera di Tom Paine e, preoccupati che l'esautoramento delle autorit britanniche potesse sollevare una insurrezione dei poveri coltivatori delle piantagioni, che approfittarono della situazione per reclamare diritti civili e politici, accettarono all'unanimit la proposta del delegato della Virginia (Henry Lee), in cui si diceva che le Colonie Unite dovevano essere giuridicamente libere e indipendenti al pi presto. Un comitato fu costituito per stendere l'atto giustificativo della deliIl congresso del 1776 La rivoluzione e l'indipendenza delle colonie

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berazione e nacque cos la Dichiarazione di indipendenza ad opera soprattutto di Thomas Jefferson, atto che si basava sui principi di consenso popolare al potere del filosofo Locke. La reazione inglese fu immediata, le truppe della madre patria, con base nel territorio di New York, all'inizio della guerra ebbero la meglio, poi per la internazionalizzazione del conflitto e l'ingresso della Francia nella disputa, le sorti si rovesciarono. La resa dei 7.000 uomini del generale inglese Lord Cornwallis, assediato a Yorktown nel 1781, fu per gli inglesi l'inizio della fine e furono cos costretti alla pace di Parigi nel 1783. Le tredici colonie erano riconosciute indipendenti con il nome di Stati Uniti d'America. Il congresso americano si rese ben presto conto che dopo la Dichiarazione di indipendenza del 1776, occorreva dare un ordinamento alla nuova entit politica e che questo ordinamento doveva tener conto della autonomia delle singole colonie. La situazione politica delle colonie dopo la pace di Parigi appariva confusa e i rapporti reciproci fra le colonie cominciavano ad essere problematici. A questo si aggiunse la rivolta dei contadini, soprattutto nel Massachussets, rivolta che il debole congresso stentava a far rientrare. Fu cos che si decise di adunare i delegati dei vari Stati (colonie) in una convenzione che avesse il compito di redigere una nuova costituzione. La convenzione si riun a Filadelfia nel maggio del 1787 e redasse il testo che ancora oggi regge la vita politica degli Stati Uniti. Ispirandosi a Locke e a Montesquieu, i delegati puntarono a dividere il potere legislativo (congresso bicamerale), esecutivo (presidente), e giudiziario (corte suprema), e a formare uno Stato laico e tollerante dal punto di vista religioso, oltre che federale, ma con una decisa politica estera comune.

La Dichiarazione di indipendenza

La nascita degli Stati Uniti d'America e la Costituzione del 1787

Primo presidente degli Stati Uniti fu eletto George Washington nel George Washington primo Presidente 1789, il quale diede inizio ad una politica intenta ad ampliare gli interessi commerciali e ad ottenere rapporti di pace con gli altri paesi.

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3.2 Crollo dellAntico Regime e inizi della Rivoluzione in Francia (1776-1792) Il licenziamento di Turgot, l'ingresso del paese in guerra contro l'Inghilterra accanto alle colonie americane e una congiuntura economica sfavorevole, fece aggravare ancor di pi la condizione delle finanze statali della Francia. La Dichiarazione di indipendenza americana del 1776, apparve ai francesi come un modello "illuminato" di politica costituzionale da opporre allo stato dell'antico regime. Dopo i tentativi falliti del ministro Necker (che tent di migliorare l'immagine delle finanze statali agli occhi degli investitori) e quelli del ministro Calonne, fu ben presto chiaro a tutti che, per uscire da una situazione oramai disperata, bisognava convocare gli Stati Generali. La convocazione venne fissata per il 1 maggio 1789. Gli Stati Generali non venivano convocati dal lontano 1614, e per la Dagli Stati Generali nuova convocazione, il re, pressato dall'opinione pubblica decise, contro il volere del parlamento, che il numero dei rappresentanti del Terzo stato doveva essere raddoppiato. Inoltre, la votazione nell'assemblea sarebbe stata "nominativa" e non "per ordini", fatto che naturalmente metteva in posizione di privilegio il Terzo stato. Le elezioni dei rappresentanti (attraverso un sistema indiretto) avvennero senza particolari incidenti, in un clima di euforia in cui si contrapposero il partito aristocratico (a difesa dello status quo) e il partito nazionale (esponenti del Terzo stato). Oltre all'elezione dei rappresentanti, il popolo avrebbe dovuto esprimere le proprie rimostranze in appositi scritti (cahiers de dolances). Dalla lettura dei cahiers si evince, innanzitutto, una generale fiducia nei confronti della corona, poi l'auspicio per una costituzione scritta e di un regime giudiziario e fiscale equo e uniforme per tutto il regno. Le forze di vera opposizione al regime, erano perlopi cittadine (Parigi), rappresentate da una piccola ma attivissima borghesia imprenditoriale, che male accettava i privilegi nobiliari ed ecclesiastici e male sopportava la selva di imposizioni fiscali. Erano, invece, interessati al mantenimento dell'antico regime i nobili e il ceto borghese alto e
all'Assemblea Nazionale La monarchia francese sull'orlo della bancarotta

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medio, titolari questi ultimi di uffici statali acquistati in precedenza. I contadini, se talvolta condividevano le ostilit contro i "signori", altre volte intendevano preservare i "beni comuni", rappresentati dai campi aperti al libero pascolo, le foreste dalla propriet privata. All'inizio di maggio del 1789 gli eletti dei vari Stati confluirono a Versailles. Dopo un tentativo di annacquare l'assemblea (Necker lesse un interminabile resoconto sulle finanze), per il dissidio sul metodo di votazione, il 17 maggio i rappresentanti del Terzo stato (riuniti nella sala della pallacorda) si dichiararono autentici e soli portavoce della nazione trasformando gli Stati Generali in Assemblea Nazionale. Fu cos che, con il "giuramento della Pallacorda", l'Assemblea Nazionale decise di non separarsi mai e di lavorare per risolvere i problemi del paese. Arrendendosi alla determinazione del Terzo stato, il re invit allora i rappresentanti della nobilt e del clero a sedere nell'Assemblea Nazionale, in un atto che pose la parola fine alla monarchia assoluta e all'antico regime. I rappresentanti dell'Assemblea Nazionale non erano dei veri e propri rivoluzionari: essi volevano approdare alla realizzazione del loro programma politico per successive riforme e con l'appoggio di un principe illuminato. Una serie di incidenti (il re prese apertamente le parti dell'aristocrazia, una carestia strinse Parigi) provocarono in concomitanza con la formazione dell'Assemblea Nazionale, una serie di insurrezioni cittadine. Parallelamente, la rivolta si diffuse nelle campagne, dove furono attaccati i castelli dei nobili con l'intento di bruciare le carte in cui erano fissati i diritti signorili. L'ideologia unificante delle insurrezioni era la costruzione di uno Stato formato dal libero consenso dei cittadini (non pi sudditi), ma effettivamente uguali. Nel giugno del 1789 il re tent una repressione ordinando alle truppe di muovere verso Parigi, ma il popolo insorto, il 14 luglio 1789 attacc la Bastiglia per procurarsi armi e munizioni e istitu la guardia
La presa della Bastiglia Verso l'Assemblea Costituente: la dinamica rivoluzionaria Il giuramento della Pallacorda

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nazionale, insieme a libere istituzioni municipali per il governo della citt. La determinazione del popolo cominci a preoccupare finanche l'Assemblea Nazionale, che non condivideva l'attacco alla propriet privata ma che, nonostante alcune divisioni, approv la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, annullando nel contempo le decime e tutti i diritti ecclesiastici e feudali sulle terre. A quel punto, qualcuno (compreso il re), pens che la Rivoluzione si sarebbe accontentata dei risultati ottenuti, ma la difficile situazione economica scaten la marcia delle donne parigine su Versailles, che produsse la traduzione del re (protetto dalla guardia nazionale che non lo voleva morto) a Parigi. LAssemblea Nazionale segu il sovrano nella capitale e ivi il popolo parigino prese praticamente sotto il suo controllo il re e i rappresentanti della nazione. Il 3 settembre 1791 l'Assemblea Nazionale si convert in Assemblea
L'Assemblea Costituente Costituente, approvando la Costituzione, che prevedeva tra l'altro la e la Costituzione del 1791 riorganizzazione del territorio francese (83 dipartimenti), l'abolizione

di numerosi reati come quello di eresia, l'istituzione di tribunali a partecipazione popolare. Lo Stato restava monarchico, ma il potere del re era notevolmente ridotto (esecutivo); inoltre i cittadini venivano distinti in attivi (potevano partecipare alle elezioni) e passivi (quelli che non pagavano tasse per un minimo di 3 giornate lavorative). LAssemblea Costituente aveva il monopolio dell'iniziativa politica in quel periodo: essa abol gran parte delle istituzioni dell'antico regime, confisc i beni del clero (che fu stipendiato dallo Stato e regolato dalla "Costituzione civile del clero") ed emise buoni del tesoro assegnati con garanzia proprio su questi beni. La "Costituzione civile del clero" di fatto voleva rendere la Chiesa francese una chiesa autonoma dal papa (Chiesa gallicana), fatto che, dopo l'opposizione del papa Pio VI, provoc una rottura interna al clero. Non solo si ebbe un clero "costituzionale" e un clero "refrattario", ma la popolazione, di cui l'Assemblea aveva sottovalutato le reazioni, si divise a pro dell'uno o dell'altro, cosicch il clero refrat-

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tario e i fedeli che lo appoggiarono divennero avversari della Rivoluzione. L'Assemblea Costituente, si sciolse nel 1791 dopo aver messo in piedi una monarchia costituzionale piuttosto problematica e minata sin dalle fondamenta. Il re, che sarebbe dovuto essere un fulcro importante del nuovo Stato, non accett mai il sovvertimento dell'ordine dell'antico regime e cominci a tramare (insieme agli aristocratici), una contro-rivoluzione con l'appoggio delle monarchie degli altri paesi europei, che fino ad allora erano rimasti a guardare. Il re tent finanche la fuga, ma riconosciuto a Varennes, fu ricondotto a Parigi nel giugno del 1791 e sospeso dalle sue funzioni. Un fatto importante, fu la spaccatura fra l'azione popolare e quella dei borghesi moderati della nuova Assemblea, fatto che si rese evidente quando nel luglio del 1791 la guardia nazionale, al comando di La Fayette, disperse a fucilate il popolo convenuto nel campo di Marte per assistere alla presentazione di una mozione di condanna al re (strage del campo di Marte). Nel frattempo, la libert di stampa e di parola aveva creato dei fronti di opinione popolare e la nascita di club, come ad esempio quello degli Amici della Costituzione che, avendo sede nell'ex convento domenicano di San Giacomo, prese il nome di club dei giacobini. Tra i giacobini, l'avvocato Massimiliano Robespierre propose ed ottenne che nessuno dei membri dellAssemblea Costituente potesse essere eletto all'Assemblea legislativa, assemblea che, ben presto, divenne la longa manus dei club. Altri circoli, club e societ sorsero a Parigi in maniera spontanea, segno di un risveglio della societ civile francese che, stanca dell'assolutismo voleva intervenire fattivamente nella discussione politica del paese. La societ pi celebre fu quella degli Amici dei diritti dell'uomo e del cittadino (club dei cordiglieri) che, dopo la fuga del re, propugn la fine della monarchia. La prima riunione dell'Assemblea legislativa avvenne nell'ottobre
Robespierre Sviluppi rivoluzionari e manovre controrivoluzionarie

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del 1791, ma apparve subito chiaro che non sarebbe riuscita a resistere alle pressioni dei club, tra cui i pi attivi (come i giacobini), divennero dei veri e propri parlamenti aperti. Robespierre fece annullare la divisione fra cittadini attivi e passivi, ma si pose in posizione di rivalit con l'Assemblea legislativa, entro la quale i rappresentanti del club dei giacobini furono chiamati girondini. Cordiglieri e girondini di Brissot (ma non Robespierre) erano fautori di una politica aggressiva nei confronti di quei paesi che accoglievano i dissidenti della Rivoluzione (preti refrattari). Favorevole alla guerra era anche il re Luigi XVI per ragioni opposte (sperava in un intervento straniero per restaurare la monarchia assoluta), cos la Francia cominci la guerra contro i Principi germanici e contro l'Austria e la Prussia, che accolsero gli esiliati dell'antico regime. Ben presto ci si accorse del pericolo che correva la Rivoluzione ad esporre il paese alle truppe europee e per il diffondersi di voci di tradimento del re (che sperava sempre in una invasione austroprussiana), giacobini e cordiglieri, i custodi della rivoluzione radicale, promossero una insurrezione a Parigi nel giugno del 1792. Cortei armati mossero dai sobborghi parigini e invasero la sala dell'Assemblea chiedendo misure contro Luigi XVI, il quale fu assalito da una folla che lo costrinse a mettersi in testa un berretto grigio (simbolo della libert) e a bere alla salute della nazione. Fu allora che l'ala moderata della Rivoluzione con a capo Lafayette mostr preoccupazione e intento di reprimere il movimento girondino di Brissot, il quale prese la palla al balzo e, anche a seguito del proclama del duca di Brundwick, un generale prussiano che minacci la distruzione di Parigi, il 10 agosto 1792 fece arrestare il re e sostitu la municipalit di Parigi con una Comune insurrezionale e una Convenzione Nazionale, eletta a suffragio universale e antimonarchica. La monarchia dunque cess di esistere e lasci il posto alla repubblica; la Rivoluzione entrava nel maggio del 1789 nella sua fase pi acuta e radicale.
Larresto di Luigi XVI Cordiglieri e girondini L'Assemblea legislativa e la fine della monarchia

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3.3 La Rivoluzione francese dalla repubblica giacobina alla repubblica borghese Il tentativo effettuato dalla convocazione degli Stati Generali del 1789, alla instaurazione della Convenzione Nazionale del 10 agosto 1792, di formare una monarchia costituzionale era fallito. Il re non voleva essere infatti re costituzionale ma assoluto, il deficit dello Stato non era rientrato nemmeno quando i beni ecclesiastici confiscati furono venduti, restava una forte tendenza anti-rivoluzionaria interna ed esterna. Girondini di Brissot e giacobini di Robespierre, volevano uno sviluppo della Rivoluzione in senso democratico, impostato ai valori di uguaglianza e libert, anche a costo di azioni violente da parte del popolo. I cordiglieri e gli altri gruppi individuavano nella presenza del re una perenne minaccia e nel clima di sovreccitazione dato dalla presenza di truppe prussiane alla frontiera, la sollevazione di artigiani, mercanti e cittadini di Parigi (chiamati sanculotti), provoc migliaia di vittime fra gli aristocratici e i cospiratori. Nel frattempo, l'esercito francese vinceva le truppe prussiane nella battaglia di Valmy nel settembre del 1792, allontanando cos la minaccia di una invasione. I deputati della convenzione erano divisi in: 1. Pianura o palude: i moderati (a tutela della propriet). 2. Gironda: che volevano il potere alla grande borghesia e furono i fautori della guerra (Brissot). 3. Montagna: espressione dei giacobini e cordiglieri (Robespierre, Danton, potere alla piccola borghesia e ai ceti popolari). Inizialmente furono predominanti nell'assemblea i girondini, che diedero avvio, con l'opposizione dura della montagna, ad un periodo detto appunto girondino. La contesa fra gironda e montagna trov un attimo di tregua per la condanna a morte del re, eseguita il 21 gennaio 1793 con la ghigliottina, ma fu deleteria quando il paese dovette affrontare la mobilitazione generale per contrapporre un esercito alla coalizione di mezza Europa che minacciava il paese. Fu istiLa Convenzione Nazionale

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tuita una leva obbligatoria di 300.000 uomini, ma le defezioni e le ribellioni (ribellione della Vandea) furono favorite oltre che dal reclutamento, anche dalle sempre peggiori condizioni economiche. L'incapacit dei girondini a raddrizzare le sorti della guerra, ad avere ragione della ribellione della Vandea, e a risollevare l'economia, segn la loro fine. A causa di una coalizione di montagnardi (favoriti dai sanculotti) e di una intimorita pianura, essi furono dichiarati traditori ed espulsi dalla Convenzione, cominci cos un periodo di governo della montagna. I montagnardi, eliminata la gironda, approvarono una nuova costituzione (1793) che prevedeva una divisione democratica del potere legislativo (assemblea legislativa) eletta a suffragio universale maschile. La Convenzione, prima ancora della caduta dei girondini, aveva affidato il governo del paese ad un "Comitato di salute pubblica", di cui l'uomo preminente fu il giacobino Danton. Il Comitato, sotto la direzione della montagna di Robespierre e Saint-Just, volle, soprattutto dopo l'assassinio di Marat avvenuto ad opera di una giovane donna, Carlotta Corday, il 13 luglio 1793, instaurare un regime di rigida repressione delle opposizioni (governo del terrore). Parenti ed amici (per il solo fatto di essere tali) dei contro-rivoluzionari, furono incarcerati e giustiziati, la costituzione fu sospesa e il calendario fu riformato. Il Comitato di salute pubblica, coadiuvato dal tribunale rivoluzionario e dalla polizia, applic il terrore con rapidit e determinazione, seppure Robespierre voleva solo imporre il regime repubblicano e fare si che (anche attraverso una dura politica anticlericale) l'opposizione non fosse in grado di nuocere ai nuovi valori, a cui si riferiva la repubblica. Al periodo del Terrore, fece seguito un governo dittatoriale di cui Robespierre fu il principale attore e alla fine del 1793, la contro-rivoluzione interna non era pi in grado di nuocere. Il Comitato, dopo aver colpito i pi evidenti oppositori interni, ora si rivolgeva a coloro che erano sospettati o solo in odore
Il Comitato di salute pubblica

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di moderatismo, cos caddero le teste di cordiglieri (una volta alleati ai giacobini) e anche la testa di Danton, che fu ghigliottinato con l'accusa di essere amico di speculatori finanziari. Robespierre cominci una ristrutturazione dell'esercito, che fu guidato da uomini di provata lealt alla Rivoluzione, che contribuirono sul finire del 1793 a permettere quella riscossa e controffensiva che tutti aspettavano sul fronte della guerra contro i prussiani e gli austriaci. Furono 1285 le condanne nella sola Parigi dal 10 al 20 luglio del 1794, e ben presto si form una coalizione di coloro che a ragione si considerarono le prossime vittime del Terrore. Il Comitato di salute pubblica di Robespierre aveva di fatto esautorato la Convenzione e governava con metodi dittatoriali. Il 9 termidoro Robespierre, Saint-Just e Couthon, durante una seduta della Convenzione, furono accusati e condannanti a morte per ghigliottinamento, condanna eseguita qualche ora dopo la sua cattura e la sua liberazione ad opera di un gruppetto di giacobini. Dopo il Termidoro, con la condanna a morte di Robespierre, il gruppo che aveva provocato l'atto di sangue, era composto da esponenti della palude e da altri gruppi eterogenei che si riscoprirono moderati. I giacobini divennero improvvisamente sinonimo di briganti e i sanculotti esponenti violenti da bloccare, mentre i girondini rientravano nella Convenzione. Furono smantellate le istituzioni del Terrore, come il tribunale rivoluzionario, e furono scarcerati tutti coloro sul cui capo non pesava unaccusa positiva. I giovani borghesi detti moscardini, cominciarono una vera e propria persecuzione dei giacobini, che culmin con la chiusura del club giacobino, bollato come "rifugio di briganti", ma che vide anche l'insorgere della causa monarchica ad opera del futuro Luigi XVIII. Il ripristino dell'opposizione interna alla Rivoluzione e le crisi economiche e d'inflazione che caratterizzarono quei giorni del 1794-1795, portarono a una nuova insurrezione della popolazione di Parigi, che nell'aprile del 1795 occup la sala della Convenzione. Linsurrezione sanculotta, dopo
La repubblica giacobina e la politica del Terrore

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alterne vicende, fu repressa dall'intervento delle truppe del governo repubblicano (insurrezione di pratile), fatto che evidenzi chiaramente come la Rivoluzione aveva deciso di fare definitivamente a meno delle masse popolari e di ricacciarle nella subordinazione passiva. Dopo la repressione dell'ultima insurrezione, anche grazie al ritiro alla guerra di Prussia e Spagna, la Convenzione stim che fosse venuto il momento di dare al paese istituzioni stabili e regolari. Fu ripudiata la Costituzione del 1793 e fu approvata una nuova costituzione che reintroduceva la divisione fra cittadini passivi ed attivi (aumentando a 200 ore di lavoro il minimo di tasse da pagare). La Costituzione del 1795 precis la distinzione fra potere esecutivo e potere legislativo: 1. il legislativo fu affidato a due camere, di cui l'una detta consiglio dei 500, doveva proporre le leggi e l'altra, detta consiglio degli anziani approvarle e restringerle. 2. L'esecutivo era invece formato dal Direttorio di cinque membri scelti dagli anziani su lista preparata dai cinquecento. Ben presto, il governo del Direttorio dovette dare di se un cattivo esempio di corruzione, fatto che fece rimpiangere a molti il periodo virtuoso dei giacobini. Il giornale Il tribuno del popolo diretto da Gracco Babeuf, insieme a intellettuali come l'italiano Filippo Buonarroti, mise a punto il programma degli Eguali, che prevedeva l'instaurazione di una dittatura popolare a mezzo di colpo di stato (con abolizione di propriet privata). Babeuf e i suoi amici, furono arrestati e, accusati di tradimento, condannati a morte. Il Direttorio tuttavia, dovette affrontare un nuovo attacco, quando La politica dei colpi nella primavera del 1797, i monarchici ebbero un grosso successo e per questo ci fu il colpo di stato del 18 fruttidoro. Ad opera di Barras, La Revelliere e Reubell, si inaugur un nuovo Terrore con l'appoggio dei giacobini, che videro nel colpo di stato un ritorno ai valori di libert e di virt del terrore di Robespierre.
di stato e il ruolo dell'esercito Il governo del Direttorio La repubblica borghese

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La reazione del Direttorio fu tale che, dopo alterne vicende, si form un deciso fronte anti-monarchico e anti-giacobino, espressione della volont della borghesia di avere un governo forte e un regime stabile. Il Sieyes, capo del Direttorio, volle andare oltre e pens al governo di un generale e cos il 18 brumaio (10 novembre 1799) fu instaurato un esecutivo formato da 3 consoli (Bonaparte, Sieyes e Ducos). Con Bonaparte l'esercito usciva dalla sua funzione subordinata e assumeva la guida dello Stato, ottenendo il consenso dei gruppi dominanti decisi ad avere al timone un governo forte, stabile e sicuro.

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Test 1. Quali furono le ragioni che condussero alla Rivoluzione Americana? 2. In cosa consisteva la Dichiarazione di indipendenza? 3. Cosa si intende per Antico Regime in Francia? 4. Spiega in breve per quale motivo scoppi la Rivoluzione francese e sulla base di quali principi. 5. Che cosera il Direttorio?

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UNIT DIDATTICA 4 NAPOLEONE BONAPARTE: DALLA REPUBBLICA AL CONSOLATO, DALLIMPERO ALLA RESTAURAZIONE 4.1 La grande nazione Le vicende rivoluzionarie francesi, furono accolte in Europa dai ceti privilegiati e dai poteri assoluti con molta preoccupazione e, coloro che propagandavano i valori rivoluzionari, furono chiamati genericamente "giacobini". Durante le convulse fasi della Rivoluzione, sotto il governo della convenzione prima e del Direttorio poi, la Francia aveva occupato alcuni territori come i Paesi Bassi austriaci, il Belgio e la Renania, (1794) con l'intento di creare una frontiera di "repubbliche sorelle", indipendenti formalmente, ma di fatto tributarie della Francia. Dopo la pace con la Prussia e la Spagna, restavano in guerra l'Austria e l'Inghilterra (e i loro alleati), e Carnot per costringere l'Austria alla pace, pens di intraprendere unazione di disturbo in Italia, dove fu inviato un esercito al comando di Napoleone Bonaparte, il quale attacc e costrinse alla resa i piemontesi, che con Vittorio Amedeo furono costretti all'armistizio di Cherasco (28 aprile 1796), dopodich, vinti gli austriaci a Lodi, entr in Milano nel maggio del 1796. A quel punto la missione dell'esercito francese in Italia poteva ritenersi conclusa e Napoleone ebbe ordine di riscuotere denaro dai ducati padani e dallo Stato pontificio, oltre che dai territori occupati, ma di non condurre altre azioni di guerra, insomma di gestire l'acquisito. Napoleone, insofferente e forte di un certo consenso in patria, volle invece attuare una sua politica autonoma appoggiando i patrioti emiliani di Ferrara, Bologna, Modena, che riuniti in congresso fondarono la Repubblica Cispadana il 26 dicembre 1796. Nel frattempo, l'esercito francese impegnato sul fronte renano incassava sconfitte umilianti e l'azione di Bonaparte in Italia fu salutata con una certa
La Repubblica Cispadana Napoleone in Italia L'esportazione della Rivoluzione

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enfasi, fatto che indusse il generale a marciare spedito su Vienna, dopo aver ottenuto il controllo sulla Val Padana. Fu cos che l'Austria dovette chiedere l'armistizio di Leoben del 1797, con il quale il Belgio fu annesso alla Francia, fu riconosciuta l'autonomia della Repubblica Cisalpina (Cispadana + Transpadana = Cisalpina), si sanc la fine della Repubblica Veneta che, dopo il trattato di Campoformio fu riconosciuta all'Austria (l'ultimo doge fu Manin) e restava in sospeso la sorte dei territori renani. Napoleone predispose per la Repubblica Cisalpina una costituzione sul modello francese e, allo stesso tempo, anche a Genova fu proclamata la Repubblica Ligure nel 1797. Con il pretesto di reprimere tumulti antifrancesi, Napoleone, che nel frattempo acquisiva in patria fama di salvatore della repubblica, costituiva la Repubblica Elvetica, invadeva lo Stato Pontificio (Pio VI fu arrestato) e invadeva Napoli, dove fu istituita la repubblica. Riassumendo, l'azione della Francia tra il 1794 e il 1799, fu indirizzata all'annessione diretta di territori quali i Paesi Bassi austriaci, la Savoia, il Piemonte e la Toscana e, nel contempo, alla creazione di stati repubblicani nominalmente autonomi, come la Repubblica Partenopea, la Repubblica Romana, la Repubblica Elvetica e la Repubblica Cisalpina. Dopo il trattato di Campoformio, l'espansione francese in Italia continu senza Napoleone, il quale riusc a farsi approvare dal Direttorio il progetto di invadere l'Egitto, per portare ai commerci inglesi un duro colpo e mettere sotto tutela l'impero ottomano. L'Egitto, governato da cavalieri teutonici (mamelucchi), fu invaso e vinto con la battaglia delle piramidi il 22 luglio 1798. Dopo tale battaglia la flotta, che aveva condotto l'esercito francese in Africa, fu individuata e distrutta dagli inglesi guidati dall'ammiraglio Orazio Nelson, che cos precluse la via del ritorno ai francesi (rada di Aboukir nel 1798). Dopo marce forzate e perdite immani, Napoleone riusc a tornare in Francia con pochi uomini, dove lo attendeva una situazione politica confusa e difficile. Tuttavia, l'ambiente in patria non
L'impresa d'Egitto La Repubblica Cisalpina

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era ostile (il fallimento della campagna d'Egitto fu attribuito all'insufficiente appoggio del governo). L'azione dell'esercito francese in Italia, non era ben vista dalle masse contadine, che spesso dovevano assistere a comportamenti vessatori e razziatori (furono imposte anche nuove e odiose tasse ai contadini). Molte opere d'arte presero la via della Francia durante la permanenza dell'esercito di Napoleone in Italia. Particolarmente difficile, si presentava da questo punto di vista la situazione nella Repubblica Partenopea, dove i contadini e le masse non riuscivano proprio a riconoscere il vantaggio del nuovo ordine sociale e politico (la repubblica). Del malcontento ne approfitt il cardinale Ruffo, consigliere dell'esiliato re Ferdinando IV di Borbone, il quale a capo di un esercito di contadini, sotto il segno della croce (sanfedisti) marciarono su Napoli e la conquistarono. La repressione della restaurata monarchia borbonica, fu spietata e i patrioti che avevano sostenuto la repubblica, sotto l'azione dei sanfedisti e del re furono trucidati. Nel 1799 l'Inghilterra promosse una coalizione contro la Francia con l'intento di farla recedere nei propri confini pre-rivoluzionari. A questa coalizione parteciparono l'Austria, la Russia e il re di Napoli, oltre alla preoccupata Turchia. La coalizione vide ottenere notevoli vittorie almeno fino al 1799, quando l'ennesimo colpo di stato in Francia port al potere uomini come Sieyes, che imposero la leva militare di massa.
I sanfedisti e il Cardinale Ruffo

4.2 Let napoleonica Napoleone Bonaparte nacque in Corsica nel 1769 da una famiglia della piccola nobilt locale e, dopo un periodo di militanza indipendentista nell'isola, dimostrando fedelt al re, fu avviato agli studi di accademia militare. Con la Rivoluzione, fu giacobino e ben presto, per meriti sul campo, fu promosso generale e nominato responsabile
Napoleone Bonaparte: dal Consolato all'Impero

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della repressione interna delle forze contro-rivoluzionarie. A 26 anni conobbe Giuseppina Beauharnais, una creola di grande fascino gi amante di Barras, che Bonaparte spos nel 1796. Il giacobinismo giovanile ben presto fu sostituito da un concetto deleterio della democrazia ed ebbe simpatia per un modello di potere tipo "despota illuminato". Il colpo di stato di brumaio del 1799 introdusse dunque in Francia un regime dittatoriale, dove il console (Napoleone appunto) aveva di fatto ogni potere, dato che le 3 assemblee (consiglio di stato, tribunato, corpo legislativo) legislative erano svuotate di ogni senso. Il governo presieduto da Napoleone con la carica di primo console (nominava i ministri, i prefetti, i sindaci), estese i suoi controlli su tutti i livelli dell'amministrazione creando una situazione come quella determinata all'epoca degli intendenti regi. L'azione governativa fu incisiva ed efficace, soprattutto nel settore finanziario e in quello dei servizi pubblici, ma il successo maggiore della riorganizzazione amministrativa di Bonaparte fu il codice Civile (codice napoleonico). Il codice napoleonico, prevedeva l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e la assoluta libert degli scambi, che dovevano avvenire naturalmente in uno stato laico. Nulla veniva regolato per quanto riguarda i salari e le condizioni dei lavoratori, che di fatto peggiorarono, ma nel contempo Bonaparte seppe tranquillizzare il mondo borghese che non aspettava altro che certezza, stabilit e liberismo. Egli represse ogni forma di opposizione interna sul piano politico. Nel settore religioso, Napoleone pervenne ad un concordato nel 1801 con Pio VII, in base al quale la religione cattolica veniva riconosciuta come preminente e poteva essere liberamente professata. Con l'emanazione degli articoli organici del 1802, Napoleone limit il potere del papa (il quale dovette rinunciare definitivamente a reclamare i beni temporali confiscati dopo la Rivoluzione e dovette sottoporre le proprie determinazioni all'autorit civile). In pratica, le decisioni di Napoleone in materia religiosa apparvero in
Limitazione dei poteri del papa Il Codice Civile Colpo di stato di brumaio (1799)

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continuit con l'ideale della Chiesa gallicana, teorizzata gi ai tempi della monarchia settecentesca, ma la libert di culto fu estesa anche alle altre confessioni e questo, di fatto, assicur la pace religiosa all'interno del paese. Ben presto, per una miscela di fortuna e caparbiet, il primo console, Napoleone Console
a vita

si fece nominare Console a vita, compiendo un passo decisivo verso un regime monarchico. Napoleone, nei primissimi anni del 1800, stipul con l'Austria la pace di Lunville del 1801, con cui costrinse gli austriaci (che avevano l'esercito francese a 200 Km. da Vienna) a riconoscere le clausole del trattato di Campoformio. In Italia l'Austria conservava il Veneto, ma nello stesso momento venivano riconosciute le repubbliche formate de Napoleone. Con la pace di Amiens del 1802, la guerra cess anche con L'Inghilterra e la Russia con clausole piuttosto vantaggiose per la Francia. Fu cos che, forte di questi risultati militari e diplomatici, Napoleone volle ottenere il 2 dicembre 1804, presente Pio VII, nella cattedrale di Parigi, il titolo di imperatore con il nome di Napoleone I. Fu un atto simbolicamente significativo che fosse non il papa, ma Napoleone stesso a porsi sul capo la corona imperiale: egli non derivava, cio, da nessun altro potere il proprio titolo e la propria autorit. Napoleone voleva improntare il proprio dominio, ai valori del dispotismo illuminato, seppure si circond di fedeli esecutori piuttosto che di consulenti con autonoma capacit di critica. Il clan della famiglia Napoleone (fratelli, madre, sorelle, cognati) fu utilizzato ampiamente per occupare le cariche dei paesi satellite. Il periodo napoleonico sarebbe potuto essere un periodo di pace ed invece, nel 1803 con l'invasione dell'Olanda e del regno di Napoli, la guerra divamp ancor pi forte. Negli intenti di Napoleone era lo sbarco in Inghilterra, che, per, per la coalizione di questo paese con Russia e Austria, si rese piuttosto problematico. A Trafalgar, nell'ottobre del 1805, l'Ammiraglio Nelson distrusse la maggior parte della flotta francese, i cui resti furono fatti sbarcare in
Napoleone e l'egemonia francese in Europa Napoleone I imperatore

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Germania e, con una rapida azione, furono fatti marciare su Vienna. Il 2 dicembre 1805, ad Austerlitz, Napoleone riport una delle sue Vittoria di Austerlitz pi brillanti vittorie sulle forze austro-russe, fatto che costrinse l'Austria alla pace di Presburgo, in cui Napoleone tolse a questo paese il Veneto, l'Istria e la Dalmazia. Restarono, cos, in campo l'Inghilterra, la Russia, e la Prussia, che inizialmente intimorita dalla battaglia di Austerlitz, vi scese in un secondo momento. Napoleone nel settembre del 1806 entr a Berlino e impose la pace di Tilsit nell'estate del 1807, con la quale l'Europa intera fu alla merc dell'imperatore. Si form il regno italico dalla Repubblica Cisalpina, la confederazione del Reno in Germania e si istitu nel 1806 il blocco continentale, secondo il quale nessun paese dell'Europa continentale avrebbe potuto commerciare con la renitente Inghilterra. Era chiaro l'intento di Napoleone di distruggere l'Inghilterra economicamente, ma l'embargo, come lo chiameremmo oggi, in realt non funzion alla perfezione, infatti clandestinamente gli scambi fra la Gran Bretagna e il resto dell'Europa continuarono. Nel 1807 Napoleone era al suo apogeo (i suoi parenti occupavano i troni di mezza Europa), egli attacc il Portogallo e la Spagna (dove la resistenza non cess mai) colpevoli di non aver rispettato il blocco continentale e pose sul trono spagnolo suo fratello Giuseppe, gi re di Napoli, dove si insedi il cognato dell'imperatore, Gioacchino Murat. Nel 1809, mentre Napoleone era impegnato a sedare la resistenza spagnola, l'Austria riprese la guerra contro la Francia, ma fu clamorosamente sconfitta a Wagram, battaglia che comport l'ingresso delle truppe francesi in Vienna. Con il trattato punitivo di Schonbrunn del 1809, l'Austria fu costretta a cedere alla Baviera filo-francese la provincia di Salisburgo e alla Francia le regioni della Carniola e della Carinzia, nonch Trieste, restando cos priva di sbocchi al mare. Mentre la guerra restava
L'impero napoleonico dall'apogeo al crollo finale Il blocco continentale

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cruenta sul fronte Inglese, dove il duca di Wellington aveva migliorato la condizioni delle truppe inglesi, Napoleone nel 1810 spos Maria Luisa d'Austria divorziando dalla Beauharnais. L'inizio della disfatta cominci in maniera palese dalla campagna di Russia, intrapresa da Napoleone per punire Alessandro I, il quale aveva deciso di ritirarsi dal sistema del blocco continentale divenuto troppo oneroso. Con un esercito di 600.000 uomini, l'imperatore varc il confine Russo e, non comprendendo la trappola tesa dal generale Kutuzof, penetr profondamente nel territorio all'inseguimento dell'esercito russo che indietreggiava. Nei pressi di Borodino, i due eserciti ebbero il primo contatto e fu una carneficina: circa 70.000 uomini restarono sul campo, ma Napoleone pot entrare a Mosca dove per l'attendeva un citt deserta e con la maggior parte delle case bruciate dal nemico. La strategia russa fu quella di protrarre le trattative con i francesi quel tanto che bastava per far giungere il terribile inverno russo e cos Napoleone fu costretto, per difficolt logistiche e militari, a una disastrosa ritirata. Tornato in patria Napoleone volle portare la guerra in Germania e continuare la campagna di Russia, ma il 14 ottobre 1813 a Lipsia, le forze congiunte russe, prussiane e austriache annientarono l'armata francese. Crollava cos la Confederazione del Reno, insorgeva l'Olanda, la Spagna veniva conquistata dal duca di Wellington e Murat a Napoli si affrettava a chiedere intese con l'Austria. Con il trattato di Chaumont del marzo del 1814, l'Inghilterra chiedeva ai suoi alleati di non concludere paci separate con la Francia e, in aprile, Napoleone abdicava accettando di diventare sovrano e di Esilio di Napoleone fatto prigioniero dell'isola d'Elba. Luigi XVIII torn in Francia dal suo ritiro di Provenza e l'avventura napoleonica sembrava definitivamente terminata quando, nel 1815, l'ex-imperatore scapp dall'isola d'Elba, torn in Francia e riusc a costituire un nuovo esercito. Immediatamente gli alleati reagirono e a Waterloo, in Belgio, il 18 giugno 1815, Napoleone per l'ultima volta
Fuga dallElba e i cento giorni La campagna di Russia e la disastrosa ritirata

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fu sconfitto e costretto ad abdicare consegnandosi agli inglesi. Intenzione di Napoleone era di ritirarsi come privato negli Stati Uniti, ma gli Inglesi ai quali si era consegnato, d'accordo con gli alleati continentali, decisero altrimenti e lo deportarono nell'isola di Sant'Elena, nell'Atlantico meridionale, dove mor nel 1821.
SantElena

4.3 Il Congresso di Vienna e lEuropa Con la sconfitta di Napoleone, alle 4 potenze vittoriose di Inghilterra, Russia, Austria e Prussia si propose il problema di ricostruire un assetto politico per l'Europa. Un primo accordo fu rappresentato dal trattato di Parigi del maggio 1814, in cui si stabil che la Francia, una volta restaurata la monarchia borbonica, sarebbe dovuta essere ridimensionata alle frontiere pre-rivoluzione, quelle del 1792. Le 4 potenze del trattato di Parigi, decisero di rimandare i problemi di assetto politico a un congresso da tenersi a Vienna l'anno dopo, nel 1815: il congresso di Vienna. I partecipanti erano: - per l'Inghilterra: Lord Castlereagh, a cui premeva soprattutto favorire l'instaurarsi di una situazione di equilibrio fra le potenze del continente; - per la Prussia: il principe Hardenberg e il barone von Humboldt, interessati ad un allargamento delle frontiere del loro paese; - per la Russia: lo Zar Alessandro I e il ministro Nesselrode, interessato ai territori polacchi e a quelli ottomani dei balcani; - per l'Austria: il cancelliere Metternich, fervente assertore della monarchia assoluta (anche se riformatrice) e artefice del prestigio austriaco al congresso; - per la Francia: il Talleyrand, gi ministro di Napoleone anche se poi artefice della restaurazione dei Borboni con Luigi XVIII.
La Restaurazione e i suoi obbiettivi

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Il principio guida delle discussioni, fu quello della restaurazione, cio il ritorno allo stato politico pre-rivoluzionario (seppure alcune modifiche introdotte da Napoleone furono mantenute). La Francia fu accolta al Congresso come un paese vinto e da umiliare. Ci almeno fino a quando, per contrastare la diplomazia prussiana e russa (che richiedevano per s rispettivamente la Sassonia e la Polonia), l'Inghilterra e l'Austria non vollero richiedere l'appoggio francese. Da quel momento il Talleyrand divenne parimenti influen- diplomazia francese al Congresso te sulle decisioni del Congresso e riusc a imporre il principio di legittimit, come principio informatore dell'opera di restaurazione. Il principio prevedeva che l'ordine europeo non doveva essere regolato in base alle conquiste militari o alle ambizioni delle grandi potenze, bens in base al diritto a conservare gli Stati quali erano quelli pre-rivoluzionari. Fu cos che ad esempio la Sassonia non fu concessa ai prussiani e Napoli ritorn a Ferdinando di Borbone. La Russia ottenne dai turchi la Bessarabia e inoltre si vide confermare il possesso della Finlandia e, di fatto, i territori polacchi. La Prussia ottenne territori della Renania e una parte minore della Sassonia. L'Austria ottenne il Tirolo, Salisburgo, la Lombardia e il Veneto, oltre alla Dalmazia. L'Inghilterra ottenne Malta, Ceylon, le Antille. In Italia la carta politica fu quella grosso modo del 1796, fatta eccezione delle repubbliche di Genova e di Venezia, che non vennero resuscitate; Napoli torn ai Borboni (regno delle Due Sicilie), Parma all'ex imperatrice Maria Luigia. In Germania si fece tesoro della semplificazione operata da Napoleone e si riconobbero 38 stati riuniti in confederazione con una Dieta, con sede a Francoforte, presieduta dall'Austria. In definitiva, gli uomini del Congresso non seppero vedere i mutamenti che si erano formati nelle popolazioni europee, illudendosi di poter creare un equilibrio duraturo con una concezione aristocratica e autoritaria del potere.
Il ruolo della

Le deliberazioni del Congresso di Vienna

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I cento giorni di Napoleone dal marzo al luglio del 1815, misero Talleyrand in una situazione difficile (il re non era in grado di difendere il trono), ma solo la Prussia manifest la volont di imporre alla Francia una pace punitiva. Alla fine prevalse l'idea inglese di "sicurezza, equilibrio e non vendetta", con l'istituzione della Quadruplice Alleanza, contratto di reciproco aiuto contro ogni forza sovversiva dell'ordine costituito. Lo Zar Alessandro I, sotto l'influenza della baronessa Von Krudener, volle rendere la Quadruplice qualcosa di pi di una semplice alleanza di reciproco soccorso, proponendo la Santa Alleanza. Con questa, le potenze si impegnavano, in nome della santissima e indivisibile trinit, a voler erigere a norma, sia del governo dei loro stati sia delle relazioni internazionali, i precetti della religione cristiana. La Santa Alleanza non fu ratificata dall'inviato inglese, ma fu sottoscritta dall'Austria, dalla Prussia e, naturalmente, dalla Russia.
La Quadruplice e la Santa Alleanza

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Test 1. Delinea in breve la figura di Napoleone Bonaparte e il suo ruolo allinterno della Rivoluzione. 2. Quali furono gli obiettivi del Congresso di Vienna del 1815? 3. Quali erano gli scopi della Quadruplice Alleanza? 4. Quale fu il ruolo della Francia al Congresso di Vienna? 5. Che cos il blocco continentale?

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UNIT DIDATTICA 5 NAZIONI E NAZIONALISMI NELLETA ROMANTICA: IL XIX SECOLO 5.1 Lepoca delle nazionalit e la Rivoluzione industriale La storia d'Europa nella prima met dell'Ottocento segnata da due Movimenti nazionali fenomeni di grande portata, destinati a durare nel tempo: la nascita e lo sviluppo dei movimenti nazionali e l'espansione del capitalismo come sistema economico e sociale. L'idea che informa lo sviluppo dei movimenti nazionali che, ogni collettivit umana, marcatamente identificata da fattori storico culturali (nazione), debba aspirare a costituirsi in stato indipendente (principio nazionale). Il principio nazionale per la formazione di Stati, si poneva ovviamente in aperto contrasto con il principio dinastico. Per capitalismo si intende invece un sistema di produzione e di scambio fondato sull'iniziativa economica privata, regolato da leggi del mercato, caratterizzato dalla separazione tra il lavoro e la propriet dei mezzi di produzione e mosso dalla ricerca del profitto. L'ascesa del capitalismo, fu uno dei fattori propulsivi di quella straordinaria rivoluzione di produzione (da qualcuno paragonata alla rivoluzione neolitica) che si chiama rivoluzione industriale. La grande scossa che la vicenda napoleonica aveva dato all'Europa, contribu ad accelerare sia il movimento di sviluppo del principio nazionale sia l'ascesa del capitalismo. Napoleone (almeno inizialmente) esport in Europa le idee di libert della Rivoluzione francese, sgretol le strutture amministrative dell'antico regime, cre un grosso mercato unico nei suoi possedimenti, favor di fatto l'ascesa delle classi borghesi e la messa in discussione del principio dinastico per la formazione degli Stati. Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, il quadro generale della storia europea era quindi mutato in profondit e si era aperta un'epoca contrassegnata da problemi diversi da quelli prevalenti nei secoli precedenti.
Il capitalismo e rivoluzione industriale

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Nel mondo della produzione agraria, nei primi anni dell'Ottocento, si perfezion quel passaggio da una concezione feudale dell'agricoltura a una concezione capitalistica. Si abol la servit della gleba e si svilupp il lavoro salariato, il cui prodotto, non venne utilizzato pi per uneconomia prevalentemente di sussistenza, ma divenne merce da commercializzare. Alcune terre che prima erano pubbliche, specialmente in Germania ed in Inghilterra, vennero privatizzate in danno ai contadini (fenomeno delle recinzioni) e sempre pi il lavoro e la terra divennero strumenti della produzione. Di contro e parallelamente, il capitale disponibile, permise una rapida modernizzazione delle tecniche agricole, anche se la meccanizzazione dell'agricoltura nell'insieme risult assai pi lenta di quella industriale. In Inghilterra, furono soprattutto i grandi proprietari terrieri ad avvantaggiarsi dei nuovi mutamenti, con la formazione di una nuova a classe di borghesi capitalisti agrari. Anche in Germania furono soprattutto i grandi proprietari (Junker) a promuovere le trasformazioni, seppure questi, erano gli stessi feudatari del passato che si trasformarono in proprietari capitalisti. In Francia si ebbe (per le vicende della Rivoluzione) una propriet pi frazionata, con una classe contadina in migliori condizioni economiche, ma incapace di promuovere, per mancanza di capitali, un ammodernamento significativo. In Italia, infine, al nord si ebbero condizioni di notevole ammodernamento e di sviluppo capitalistico (Val Padana), al sud, invece, permase unagricoltura latifondista ed estensiva. Il forte progresso tecnologico (invenzione della macchina a vapore di Watt), la maggiore disponibilit di capitali, il miglioramento delle vie di comunicazione (rivoluzione dei trasporti), l'aumento della domanda, furono cause ed effetto della rivoluzione industriale, che part dall'Inghilterra e si estese su tutto il territorio europeo. In Inghilterra la produzione del ferro (necessario per la costruzione delle ferrovie), grazie anche alla disponibilit del carbon fossile,

Le trasformazioni Agrarie

La diffusione della rivoluzione industriale e il trionfo delleconomia di mercato

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aument in maniera impressionante e, ben presto, l'industria metallurgica condizion tutti gli altri settori produttivi, dando impulso alla produzione tessile e agricola. Carbone e ferro furono i materiali protagonisti della rivoluzione industriale di fine secolo XVIII. Un nuovo protagonista era sorto in quegli anni sulla scena economica: il mercato, alle cui leggi molti teorici pensarono di doversi affidare per ottimizzare la produzione e la distribuzione di beni e servizi. Il definitivo passaggio dall'economia di sussistenza a quella di mercato, la pi marcata specializzazione produttiva di intere aree del continente, fece s che intere masse di individui furono assoggettate alle regole dello scambio. Il capitalismo moderno, imponeva una divisione netta fra capitale e lavoro, fra mezzi di produzione non pi di propriet del lavoratore e mano d'opera salariata. Le aziende, quando potevano, si auto-finanziavano, dando luogo al capitalismo familiare, mentre negli altri casi, quando ad esempio venivano richiesti ingenti capitali, si formavano le societ anonime, dove la figura del "padrone" perdeva decisamente i suoi contorni. Accanto allo sviluppo capitalistico si assistette al raffinarsi dei servizi bancari, prestati da istituti di rilevanza internazionale (come la banca Rothschild). Nel descrivere l'ascesa del capitalismo, non bisogna incorrere nell'errore di pensare a un processo lineare e senza scosse. Negli anni che hanno caratterizzato il processo si delinearono nuove forme di crisi economiche, che si andarono ad aggiungere alle classiche crisi da carestia o da cattive annate agricole. Le crisi "moderne" erano caratterizzate da sovrapproduzione e da eccesso di investimenti, con la conseguente offerta di prodotti superiore alle possibilit di assorbimento dei mercati (le popolazioni erano perlopi in stato di grave indigenza). Le due conseguenze pi rilevanti delle trasformazioni agrarie del Settecento-Ottocento e dell'avvio della rivoluzione industriale furono, da un lato, il manifestarsi della rivoluzione demografica e, dall'altro, la radicale modifica delle strutture sociali. Dall'inizio del
Sviluppo demografico e trasformazioni sociali

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1800, l'incremento demografico non conobbe pi regressioni a causa soprattutto delle migliorate condizioni igienico sanitarie e della maggiore disponibilit di beni materiali. Parallelamente all'aumento demografico, si ebbe un profondo mutamento della struttura sociale, con la formazione di una nuova classe emergente, il proletariato, che si caratterizzava per il fatto di non avere altra ricchezza che il proprio lavoro e i propri figli. L'aumento della ricchezza, ben presto, diede luogo ad una ineguale distribuzione dei beni materiali, sostituendo allantica contrapposizione fra aristocratici, clero e Terzo stato, quella fra capitalisti e proletari, cio i detentori dei mezzi di produzione e la forza lavoro. Il baricentro delle attivit produttive tese progressivamente a spostarsi dalla campagna alle citt, dove masse di proletari-salariati diedero luogo al fenomeno dell'urbanesimo e a quello della rigida divisione del lavoro. Tra i primi effetti della rivoluzione industriale, vi fu anche l'emergere del ceto medio, rappresentato generalmente dagli esponenti delle nuove professioni, a supporto del nuovo sistema di produzione e di distribuzione (commercianti, amministratori, notai). Si molto discusso e si discute tutt'ora, se le dinamiche del sistema capitalistico hanno portato a un miglioramento dei ceti sociali medio-bassi o meno. indubbio che se le trasformazioni portarono a destino pi aleatorio e, talvolta, alla disoccupazione e alla fame.
Le condizioni delle classi lavoratrici e le un aumento della produttivit, esposero le classi lavoratrici a un loro prime organizzazioni

I piccoli produttori risultarono fortemente colpiti dal sistema capitalistico, che fondamentalmente imponeva le grosse industrie sul mercato facendo piazza pulita di quelle piccole. Il lavoro ben presto venne considerato dai padroni come un qualsiasi fattore produttivo e, se da un lato i salari aumentarono normalmente pi dell'aumento della vita, le condizioni del lavoro andarono peggiorando, con 14-15 ore al giorno in condizioni spesso disumane. Gli operai furono esposti massicciamente ad agenti infettanti o pericolosi per la salute (tubercolosi, silicosi) e il vuoto legislativo permetteva ai padroni di

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agire liberamente e, talvolta, con la complicit dei governi, pronti a reprimere con la forza ogni resistenza o organizzazione operaia. Ben presto nacque una questione sociale di notevole importanza, alla quale si legarono concetti quali coscienza di classe, nella determinazione che ogni miglioramento della classe operaia poteva ottenersi solo con la presa di coscienza di una comune situazione di sfruttamento e di subordinazione. Fu in Inghilterra che nacquero, spesso con l'appoggio di intellettuali e scrittori di tendenza radicale, le prime associazioni fra lavoratori, che ebbero di che scontrarsi con le dure repressioni governative. I luddisti (dal loro capo Ned Ludd) erano coloro che, tessitori, calzolai, librai, tipografi, muratori, rifiutavano l'introduzione delle macchine e si ribellavano ai nuovi metodi di lavoro basati sulla specializzazione e settorizzazione (essi incendiarono interi stabilimenti). Il luddismo fu un movimento molto composito e non imperniato su operai della grande industria. Il nerbo dell'associazionismo sindacale inglese fu dato dalle Trade Unions, organizzazioni segrete che si proponevano il miglioramento delle condizioni di lavoro. In generale, i movimenti e le organizzazioni operaie del continente europeo risentirono, pi di quelle inglesi, dell'intreccio tra rivendicazioni sociali e sindacali e aspirazioni politiche (come il diritto al voto, il controllo democratico).
LInghilterra: luddismo e Trade Unions

5.2 La circolazione delle idee nei primi decenni dellOttocento Il Romanticismo fu un movimento molto complesso, che present Il quadro romantico manifestazioni differenti da paese a paese e da autore ad autore. Pu essere definito come una risposta critica alle idee illuministe, attraverso la rivalutazione del sentimento rispetto alla ragione assoluta. Lo stesso Illuminismo non fu un movimento monolitico e alcuni esponenti come Rousseau, Herder, Kant, possono essere considerati come precursori del Romanticismo. Il tema storico su cui si

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confrontarono gli illuministi e i romantici fu la Rivoluzione francese che, con il suo fallimento, aveva decretato la fine dell'idea di progresso come movimento lineare e assoluto. I romantici opponevano agli illuministi una visione tormentata e tortuosa del progresso e dell'evoluzione storica, dove l'uomo non mosso unicamente dalla ragione assoluta, ma da impulsi e passioni oltre che da una "ragione storica". Le nuove tecniche di diffusione del sapere, il diffondersi del romanzo storico e la nascita di una opinione pubblica, fecero s che il dibattito su questi temi si estendesse a un numero sempre maggiore di individui (tra cui le donne dei ceti alti). Vi era tuttavia, in questa visione, una componente ambigua, che poteva talvolta sfociare in una legittimazione dello status quo e in un odio nei confronti delle novit. Nessun pensatore dell'Ottocento ritenne possibile che la societ si potesse riorganizzare esattamente con le modalit tipiche dell'antico regime. Gli stessi Joseph de Maistre (savoiardo) e Burke (inglese), che rappresentano la critica interpretativa teologica della Rivoluzione, pensarono che si dovesse in qualche modo tener conto di quanto emerso dagli eventi rivoluzionari. De Maistre, che scrisse Il Papa, ritenne che la societ dovesse basarsi su una sorta di monarchia cattolica alleata con la corona, con una necessaria restaurazione religiosa e sullaccettazione del dogma dellinfallibilit papale. Le idee di de Maistre, furono riprese in modo ancor pi radicale, se possibile, in Francia da La Mennais e da De Bonald, che invitarono a guardare "oltre i monti", a Roma e al papato, come fulcro della restaurazione sociale e cattolica. In La Mennais l'alleanza fra papa e re non sarebbe stata necessaria, anzi sarebbe stata deleteria, visto che la Chiesa avrebbe dovuto collegarsi direttamente con i popoli oppressi dal capitalismo o dai re. Oltre alla "critica teologica", espressa dagli autori citati, vi fu anche una critica liberale, che si manifest nel pensiero ad esempio di
Liberalismo e democrazia in Francia e in Inghilterra I teorici della Restaurazione

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Madame de Stael, Benjamin Constant, Louis Thiers. Per questi autori, i principi del 1789, erano da ritenersi genericamente validi, ma il cittadino doveva potersi difendere soprattutto dall'invadenza dello Stato, attraverso la separazione dei poteri (teorizzata da Montesquieu) e la realizzazione di un modello costituzionale come quello inglese. La critica liberale si opponeva al suffragio universale e guardava con sospetto alla democrazia ugualitaria (anti-giacobinismo), pur riconoscendone l'avanzata (Tocqueville). La teoria del giusto mezzo (juste milieu) di Francoise Guizot fu la bandiera di questi liberisti, che pensavano ad una serie di poteri bilanciati a forte decentramento territoriale, che ruotassero attorno al principio della propriet privata ritenuta imprescindibile. Accanto ad un liberalismo laico, si diffuse un liberalismo cattolico (Chateaubriand e Montalembert), che propugnava una libera Chiesa in un libero Stato e riteneva che il regime pi favorevole alla prima fosse quello che le assicurava la libert, non i privilegi. I liberisti radicali furono, poi, quelli che come Jeremy Bentham credevano che scopo dello Stato fosse quello di garantire la maggiore utilit e soddisfazione possibile ai propri cittadini, i quali avrebbero contribuito allo sviluppo sociale proprio perseguendo la massima soddisfazione personale. I liberisti radicali furono a favore dell'abolizione del protezionismo e della schiavit, oltre che per la diffusione del suffragio universale. Dal liberismo radicale segu il pensiero degli economisti classici, come David Ricardo e quelli della scuola di Manchester, i quali chiedevano la completa abolizione dei dazi doganali e la fine dell'intervento diretto dello Stato nelle faccende economiche. Durante tutto l'Ottocento si nome della realizzazione dello stato-nazione. In Italia l'idea di
Il liberismo e l'idea dello stato nazionale form in Italia ed in Germania l'ideale politico dellindipendenza, in in Italia e in Germania

nazione assunse un'effettiva rilevanza politica nel momento in cui si sald con quello di libert, intesa non solo come libert dalla dominazione straniera, ma anche come affermazione di un regime politico non assolutistico, bens costituzionale e rappresentativo. Prima di

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allora, l'ideale dell'indipendenza era vissuto negli scritti di intellettuali e artisti come Vittorio Alfieri e Pietro Verri, alimentando la disputa fra federalisti e fautori di una unit salda politicamente e amministrativamente. Melchiorre Gioia fu il teorico, in Italia, dello Stato nazionale democratico e per il napoletano Vincenzo Cuoco i legislatori non potevano non tenere conto delle peculiarit specifiche di ogni territorio. Il pensiero politico di Cuoco, destinato ad influire fortemente sui liberali moderati dell'Ottocento, apr il cammino a una concezione dello Stato nazionale come individualit storica, dotata di specifiche tradizioni culturali e popolari. Nel pensiero di Ugo Foscolo e sulle pagine del periodico Il Conciliatore si legge un acuto senso di individualit nazionale e un preciso collegamento con la tradizione settecentesca, che propugnava una forma di governo rappresentativo (seppure dei ceti medio alti). In Germania il collegamento tra liberismo e idea nazionale fu, nel complesso, meno solido che in Italia e si approd a una concezione di Stato pi autoritaria. Nonostante filosofi come Kant, Goethe e Schiller avessero accolto con favore le idee delle Rivoluzione francese, il successivo sentimento anti-napoleonico coalizzato intorno allo stato prussiano, fece s che si sviluppasse un ideale di nazione basato sullesaltazione del genio della stirpe tedesca. Le ultime opere di Fiche, Lo stato commerciale chiuso, del 1800, segnarono bene il prevalere in Germania delle tendenze statalistiche e prussiane. Anche in Hegel l'idea di nazione e di missione nazionale assunse unaccentuazione in senso bellicoso (destra hegeliana). Il diffondersi del capitalismo e delle sue strutturali contraddizioni, provoc il proliferare di un pensiero critico radicale in molti autori, che si posero il problema di una riforma sostanziale della societ a partire dai modi di produzione e di distribuzione dei beni. Charles Sismonde de Sismondi sostenne, all'inizio del 1800, che il capitalismo era attento solo a massimizzare la produzione e per nulla all'ottimizzazione della distribuzione. Talvolta, l'anti-capitalismo di Sismondi si tingeva di rimpianti per un
Le prime teorie socialiste Lidea di nazione in Germania

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mondo rurale passato, spesso dimostrando, senza rendersene conto, come preoccupazioni umanitarie e sociali potessero risolversi in una vaga nostalgia per il passato: non fu certo l'unico caso. In Francia, presero le prime mosse del socialismo personaggi come Gracco Babeuf, l'autore della congiura degli uguali del 1796, narrata da Filippo Buonarroti e che prevedeva la presa del potere al fine di espropriare le terre e renderle bene comune. Tra coloro che, come Babeuf e Buonarroti, credevano nella necessit di una azione cospiratrice, vi fu Auguste Blanqui, instancabile organizzatore di congiure e di moti popolari in nome dell'uguaglianza. Unaltra ala di socialismo credeva necessario fondare una nuova societ, retta dalla fiducia nella scienza e nella capacit educativa, rinunciando alla rivoluzione cruenta, ma presentando proposte di riforma globale, che non apparvero a molti immediatamente eseguibile (socialismo utopistico). Saint-Simon fu tra quelli che ritennero necessario lasciarsi guidare dalla scienza e dagli scienziati, in nome dei quali lottare contro i ceti parassiti e non produttivi. Alle utopie di Saint-Simon, si affiancarono quelle di Charles Fourier, il quale ritenne che i problemi della societ potevano essere risolti con l'eliminazione del parassitismo e dell'ozio, mediante le falangi, gruppi di circa 1800 persone di ambo i sessi, che vivevano nei falansteri, ossia abitazioni concepite in funzione di una vita collettiva (gli esperimenti tentati fallirono subito). Critiche alla propriet vennero infine da Proudhon (propugnatore delle teorie dell'anarchismo), mentre Blanc auspic la fine del sistema concorrenziale. In Gran Bretagna Robert Owen propose la fine del profitto (era un industriale) e modelli di produzione basati sulla cooperazione e sull'associazionismo, orientando il suo sindacalismo all'azione legale piuttosto che alla rivoluzione.

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5.3 LEuropa della Restaurazione e i primi moti liberali e nazionali Intento principale del rappresentante dell'Inghilterra al Congresso di Vienna, Castlereagh, fu quello di realizzare sul continente una situazione di equilibrio fra le potenze. Fu cos che, insieme al principio di legittimit (applicato su suggerimento del Talleyrand), fu applicato quello di equilibrio, perseguito anche attraverso la creazione di nuove entit politiche da contrapporre alla forza francese. Furono cos creati Stati come il Regno dei Paesi Bassi (Olanda pi Belgio) e rafforzati Stati come la Prussia e il regno di Sardegna. Intento del primo ministro Austriaco, il principe di Metternich, era quello di mantenere lo status quo, bloccando il diffondersi degli ideali del 1789 (politica conservatrice). I territori su cui dominava l'Austria erano estremamente eterogenei e il controllo che veniva esercitato si basava sulla rigida burocrazia, sulla chiesa cattolica e sul regime poliziesco, fatto che rendeva estremamente pericoloso permettere libere manifestazioni di opinione pubblica o diffondersi di idee di nazionalit. La Russia era presente al Congresso con Alessandro I e il suo ministro Nesselrode e le rivendicazioni dello zar erano talvolta ambigue e molto simili a quelle austriache (censura delle idee). Alessandro I fu il promotore della Santa Alleanza, accordo che, basandosi sulla comune matrice cristiana dei paesi aderenti (l'Austria di Francesco I - la Prussia di Federico Guglielmo III - la Russia di Alessandro I), prevedeva un reciproco aiuto militare in caso di difficolt. Il papa non vide di buon occhio l'accordo per la sua natura multi-confessionale, mentre Castlereagh lo defin una "sublime stupidit". L'atto finale del Congresso di Vienna (5 giugno 1815) stabil un assetto politico europeo che non era un semplice ritorno al passato, ma conteneva parecchie innovazioni politiche e territoriali: 1. la Francia venne riportata ai confini del 1792 - furono restaurati i Borboni con Luigi XVIII, ma venne mantenuta parte della struttura amministrativa napoleonica (Codice Civile, Concordato del 1801).
I risultati del Congresso di Vienna e la Restaurazione politica L'ordine europeo della Santa Alleanza

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2. In Spagna venne restaurato il trono borbonico con Ferdinando VII. 3. In Inghilterra continu a regnare Giorgio III d'Hannover, che conserv Malta e Ceylon. 4. Guglielmo I d'Orange sal al trono della neo costituita Paesi Bassi. 5. In Austria Francesco I ottenne in cambio del Belgio il Lombardo-Veneto e il Trentino, oltre al regno di Ungheria, la Croazia, l'Istria e la Dalmazia. 6. I territori tedeschi vennero organizzati nella Confederazione germanica, con a capo l'imperatore d'Austria, con 39 Stati e 5 regni indipendenti (tra cui la Prussia, che ottenne importanti territori del Reno, la Pomerania e parte della Sassonia). 7. Svezia e Norvegia vennero unite sotto Carlo XIII di Holstein. 8. La Russia ebbe la Finlandia, la Bessarabia e l'ex principato di Varsavia. 9. I principali Stati italiani, dopo il Congresso di Vienna, furono: a) il Regno delle Due Sicilie, con Ferdinando I di Borbone e con il ministro principe di Canosa. b) Lo Stato della Chiesa, con Pio VII. c) Il Granducato di Toscana, assegnato alla famiglia degli Asburgo-Lorena, con Ferdinando III e con un ritorno al dispotismo illuminato. d) Il regno Lombardo-Veneto che, come visto, era un possedimento austriaco. e) Il regno di Sardegna, che includeva l'isola e i territori di Genova con a capo Vittorio Emanuele I. f) Vi erano poi i ducati di Parma, Massa, Modena e Lucca, dove regnarono Borboni e Asburgo.

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La Restaurazione non ebbe ovunque lo stesso peso, ma caratteristiche comuni di tutti i paesi furono il ritorno dellaristocrazia al potere, il ripristino dell'alleanza tra trono ed altare, la lotta contro le idee liberali o democratiche e la repressione delle aspirazioni nazionali. Eppure, sotto l'apparente calma, erano gi in fermento moti di ribellione al nuovo ordine che non voleva tenere conto delle nuove istanze sociali, economiche e politiche emerse dagli ultimi avvenimenti rivoluzionari. La Restaurazione colp duramente alcune forze sociali come ad esempio: i ceti mercantili (che male sopportavano le rigida fiscalit e i vincoli doganali) e la borghesia terriera, e ben presto questi ceti finirono per simpatizzare con i primi fermenti insurrezionali. Inizialmente, furono i circoli degli intellettuali a promuovere dibattiti critici sul nuovo ordine costituito, ma ben presto la lotta si spost sul campo politico, con la formazione di vere e proprie societ segrete. Le societ segrete (di solito legate alla Massoneria) non erano certo una novit, ma dopo la Restaurazione proliferarono in maniera eccezionale (Comuneros spagnoli, Burschenschafter tedesche, Charbonnerie francesi). I programmi erano molto diversificati e andavano da semplici aspirazioni costituzionaliste a vere e proprie rivoluzioni sociali. In Italia operava la Carboneria, tra i cui membri vi erano Silvio Pellico e Pietro Maroncelli, e la Societ dei sublimi Maestri Perfetti guidata da Filippo Buonarroti, discepolo di Gracco Babeuf. Diffuse fra i membri dell'esercito e nelle Universit, le societ segrete costituivano in Europa una rete cospiratrice che talvolta riusciva ad avere veri e propri centri di coordinamento (per esempio a Parigi o a Ginevra). Quando il restaurato Ferdinando VII in Spagna, come primo atto della politica abol la Costituzione del 1812, esponenti dell'esercito riuniti a Cadice (in partenza per le colonie americane ribelli) insorsero (pronunciamento di Cadice del 1820). Seppure i moti di Cadice erano destinati a spegnersi per dissensi interni fra moderati e

Le opposizioni ai governi restaurati e le societ segrete

Le societ segrete

I moti del 1820-21 in Spagna e nel regno delle Due Sicilie

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democratici, notevoli furono le ripercussioni del pronunciamento in Europa (in Portogallo il re dovette concedere la Costituzione). Grave fu la situazione nel regno delle Due Sicilie, dove a Nola il 1 luglio 1820 le notizie provenienti dalla Spagna fomentarono uninsurrezione promossa da Minichini, Morelli e Silvati e guidata da alti ufficiali dell'esercito come Guglielmo Pepe e Vito Nunziante. La richiesta era quella di ottenere una costituzione sul modello di Cadice e di iniziare un serio decentramento amministrativo. Nei moti napoletani confluivano diverse forze e diverse istanze, separatiste e sociali, fatto che fece scaturire contrasti fra gli insorti e il compito di attuare la costituzione fin nelle mani dei moderati, che temevano i carbonari e le forze extra-legali. In Sicilia la protesta scoppi nel luglio del 1820 per rivendicare il separatismo dell'isola dal regno, ma quando i contadini persero l'appoggio dei baroni proprietari terrieri, tocc proprio al potere centrale costituzionalista di Napoli, nelle persone di Pietro Colletta e Florestano Pepe (fratello di Guglielmo), effettuare la dura repressione. Nel frattempo Metternich, preoccupato delle insurrezioni spagnole e italiane riusc, prima con qualche difficolt al congresso della Santa Alleanza di Troppau e poi con successo al congresso di Lubiana, a convincere gli alleati a intervenire per restituire l'ordine ai territori insorti. L'esercito austriaco sconfisse Guglielmo Pepe e la Costituzione napoletana naufrag in una dura repressione. In Spagna la repressione fu affidata all'esercito francese che nell'aprile del 1823 pass i Pirenei con un esercito di 100.00 uomini e ristabil la monarchia assoluta. La prima fase insurrezionale italiana ebbe fine con la rivolta condotta dalle societ segrete del Piemonte e della Lombardia, che avevano come programma politico la formazione del Regno dell'Alta Italia, la Costituzione e la totale indipendenza dall'Austria. Tra i patrioti piemontesi militavano Cesare Balbo (costituzionalismo moderato) ed esponenti della sinistra radicale dei Sublimi maestri
Il moto liberale in Piemonte Il caso siciliano

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perfetti del Buonarroti, come Santorre di Santarosa. In Lombardia, Federico Confalonieri e i suoi federati erano ancora pi attivi della Carboneria di Pellico e Maroncelli (arrestati e condannati ai lavori forzati nella fortezza dello Spielberg). L'idea comune era quella di insorgere e costringere prima alla costituzione il re Vittorio Emanuele I e poi intervenire contro l'Austria. Vittorio Emanuele I, alle prime avvisaglie di insurrezione, abdic in favore del figlio Carlo Felice (momentaneamente assente), per il quale Carlo Alberto (favorevole ai liberali moderati) tenne la reggenza e promulg la Costituzione, oltre che nominare Santorre di Santarosa ministro della guerra. Carlo Felice sconfess la Costituzione e invit Carlo Alberto a fuggire e rifugiarsi a Novara con le truppe fedeli al re e fu cos che Santorre di Santarosa, lasciato solo al suo destino, dovette affrontare l'esercito austriaco e le truppe fedeli al re nella battaglia di Novara, dove ebbe una sonora sconfitta. La sconfitta di Novara pose termine alla prima fase insurrezionale italiana, ma i germi della rivolta erano nell'aria da molto tempo (Manzoni scriveva l'ode Marzo 1821: o stranieri, strappate le tende da una terra che madre non v'.). I moti del 1829-21 terminarono, cos, nel generale fallimento per il carattere troppo composito delle forze insurrezionali e per l'interesse di tutte le grandi potenze (ad eccezione dell'Inghilterra) a preservare l'ordine imposto al congresso di Vienna. La Questione d'Oriente, iniziata sulla base dellobiettivo delle grandi con il declino definitivo della potenza ottomana, protraendosi fino alla I guerra mondiale. Molti erano i paesi europei interessati all'area balcanica, fra i quali la Russia, che voleva assicurarsi il possesso degli stretti e l'accesso al Mediterraneo, e l'Inghilterra, che si preoccupava di garantirsi le vie dell'India. L'impero ottomano versava, nei primi anni del 1800, in condizioni disastrose nonostante le riforme intraprese da Mahamud II, la corruzione imperversava e le province
La Questione d'Oriente e potenze di spartirsi limpero ottomano, tocc la sua punta massima l'indipendenza greca La Lombardia

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godevano di larga autonomia. La Sublime Porta, come veniva chiamato il governo turco, dovette fronteggiare le pressanti richieste di autonomia che provenivano dalle tante province, anche dall'Egitto di Mehemet Al e dai greci, che si erano coalizzati in societ segrete (Eteria), contro il governo turco. Ben presto nacque un chiaro nazionalismo greco, che inizialmente depose le speranze nei confronti dello zar Alessandro I, il quale aveva al suo seguito nel governo due greci accaniti nazionalisti, Ypsilanti e il Conte di Capodistria. Quando scoppi la rivolta, Ypsilanti, con le truppe russe, varc il confine e fece s che l'assemblea di Epidauro potesse proclamare l'indipendenza del paese nel gennaio 1822. Sul fronte diplomatico, il Metternich richiam lo zar a una politica meno favorevole ai nazionalismi, mentre l'opinione pubblica era tutta a favore dei greci (Delacroix, Hugo, Lamartine). Il poeta inglese Byron e il conte Santarosa intervennero al fianco dei partigiani greci a favore dell'indipendenza e ivi persero la vita in combattimento. Ben presto le potenze europee cambiarono atteggiamento nei confronti dell'indipendenza greca e la Russia continu la sua guerra contro i turchi, rafforzati dall'intervento del pasci d'Egitto. Con la pace di Adrianopoli, i turchi nel 1829 furono definitivamente sconfitti e la corona della Grecia fu offerta, dai paesi protettori della causa di quel paese, a Ottone di Wittilsbach, che regn con le truppe straniere fino al 1837, quando si form un governo retto dal greco Zografos, che le allontan. Francia, Inghilterra e Russia continuarono a lungo a interferire nelle faccende greche mentre, sconfitto, il sultano turco ebbe nuovi rovesci ad Algeri (occupazione francese) e in Siria. In Russia non esisteva una vera e propria borghesia liberale e la popolazione contadina versava in uno stato di arretratezza (sopravvivenza della servit della gleba). Il primo movimento di rivolta fu condotto da illuminati esponenti della alta aristocrazia e delle fila dell'esercito, che avevano osservato a lungo i mutamenti occidentali
La pace di Adrianopoli e la sconfitta dei turchi

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ed erano preoccupati per lo stato di arretratezza sociale in cui versava il loro paese. Alla morte di Alessandro I ci fu un tentativo di insurrezione ad opera del principe Trubetzkoy, insurrezione che fu chiamata decabrista (dicembre) per il mese in cui ebbe luogo, ma che fu facilmente repressa. I decabristi volevano abolire la servit dei contadini e questa volont di stabilire un ponte tra llite illuminata e le masse contadine (non esisteva in pratica classe intermedia) contro lo Stato assoluto, che determin la prima rottura fra intellettuali e zar, doveva restare un germe fecondo.
Il moto decabrista in Russia

5.4 Lindipendenza latino-americana e lascesa degli Stati Uniti Dopo la proclamazione dell'indipendenza delle 13 colonie inglesi in La formazione delle America cominci la lotta per l'indipendenza da parte delle colonie spagnole e portoghesi (colonie latino-americane). I motivi di fondo erano simili a quelli rivendicati dalle colonie inglesi, perlopi di carattere economico, e le cause scatenanti furono senz'altro la Rivoluzione francese e la politica di Napoleone in Europa. A causa di queste, infatti, e anche per i moti del 1820-21, la Spagna e il Portogallo persero definitivamente il controllo del loro impero coloniale americano. L'Inghilterra e gli Stati Uniti presero apertamente le difese delle colonie e sancirono indirettamente il principio dell'autodeterminazione dei popoli, gi affermato nella Dichiarazione dei diritti del 1776. Tra le ex-colonie degli Stati Uniti e le ex-colonie latino-americane esistevano notevoli differenze, in gran parte da imputare al fatto che nel primo caso si pot costruire una societ, in pratica, del tutto nuova (societ senza storia), in cui non pesarono le vecchie stratificazioni e in cui l'epopea del West aveva rinsaldato l'unit nazionale. Nelle ex-colonie latino americane, invece, pes molto la lunga dominazione dei popoli europei e i movimenti indipendentisti non riuscirono (anche per l'ingerenza degli Stati Uniti) a creare entit
due Americhe

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politiche federate, ma solo deboli staterelli fortemente frazionati. L'ordinamento sociale delle colonie latino-americane corrispondeva grosso modo all'origine etnica con: 1. gli indios (di colore) all'ultimo posto della scala gerarchica; 2. i meticci; 3. i peninsulares, cio gli spagnoli ultimi arrivati dall'Europa; 4. i creoli (aristocrazia coloniale), discendenti degli antichi conquistadores e di fatto possessori del potere politico ed economico. Quando i Borboni dalla madre patria cominciarono ad imporre funzionari e vicer nativi della Spagna, la popolazione creola, indottrinata alle idee della Rivoluzione francese e agli scritti di Rousseau, Montesquieu e Voltaire, insorse. I moti indipendentisti furono quasi ovunque portati avanti dalla popolazione creola, mentre i meticci e gli indios perlopi restarono ad osservare gli avvenimenti, al di fuori del loro campo di intervento. L'indipendenza del Brasile dal Portogallo avvenne senza spargimento di sangue, in quanto il re Giovanni VI fu costretto a sancire il distacco della ex-colonia dalla madrepatria nel 1822, senza poter intervenire. Diversa, invece, la situazione nelle altre colonie, insorte dopo la destituzione, ad opera di Napoleone, dei Borboni di Spagna, episodio che fece s che le colonie presero coscienza del fatto che l'autonomia non solo era possibile, ma anche vantaggiosa economicamente. Prima il Paraguay, poi l'Argentina (congresso di Tucuman), poi il Cile, il Venezuela, la Colombia, l'Ecuador, ad opera di Simon Bolivar e di San Martin. Il tentativo pi importante, per superare le divisioni ereditate dal vecchio ordinamento degli stati nascenti, fu quello compiuto da Simon Bolivar con il raggruppamento delle ex colonie spagnole intorno alla grande Colombia. Simon Bolivar, ben presto per, dovette prendere atto dellimpossibilit di superare i particolarismi dei singoli gruppi di potere (come egli disse: era come voler arare il mare) e con il
L'indipendenza dell'America Latina

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fenomeno del caudillismo (caudillo = capo) nell'intera America Latina si assistette a un susseguirsi di dittature spietate. Negli Stati Uniti d'America ben presto si evidenziarono due distinti partiti: 1. i federali (Washington, Adams), pi legati agli ambienti finanziari industriali del Nord, con una visione centralistica e oligarchico-aristocratica del potere, filo inglesi in politica estera (crearono la banca centrale); 2. i repubblicani, (Jefferson, Madison, Monroe), da non confondere con l'attuale partito repubblicano, rappresentanti di un sud agricolo e difensori dei diritti dei singoli stati, liberisti e sospettosi di un eccessivo centralismo, filo francesi in politica estera. Per il prevalere dei repubblicani sui federalisti, mentre l'Europa tornava ai tempi dell'assolutismo con la Restaurazione, negli Stati Uniti si veniva a creare una societ libera, basata su un ordine sociale tendente all'uguaglianza e non sui titoli nobiliari. La crescita economica degli Stati Uniti avvenne, nei primi anni del 1800, grazie alla Rivoluzione del cotone, che port in breve tempo il sud del paese a essere il maggior produttore ed esportatore al mondo di questo filato. Le innovazioni tecnologiche (invenzione della macchina per sgranare il cotone di Elia Whitney) e la disponibilit di mano d'opera a costo zero (schiavit), furono gli ingredienti del lancio economico dello Stato. Proprio quando si stava creando un fronte anti-schiavista e si stava pensando di formare sulle coste africane un paese di schiavi liberati (Liberia), la Rivoluzione del cotone, dal 1825 in poi, apr una grave frattura tra sud e nord, rimasto questultimo tendenzialmente antischiavista. La guerra contro l'Inghilterra (1812-1815), conclusasi con un nulla di fatto, fece s che il nord si lanciasse rapidamente in unatL'evoluzione politica, sociale ed economica degli USA

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tivit industriale autonoma. Il problema di regolare l'espansione dei coloni verso l'Ovest inesplorato del paese, si evidenzi fin dal momento dell'indipendenza della Confederazione. Con la grande ordinanza del nord-ovest del 1787 si fissarono i principi ai quali la Confederazione doveva attenersi nell'acquisire nuovi territori. Si decise che i nuovi territori avrebbero formato Stati a parte, da inglobare nella Confederazione che, man mano che li otteneva, li cedeva a basso costo ai coloni, i quali provvedevano a coltivarli. Fu cos che l'avanzata verso Ovest, verso il lontano Ovest (Far West), assunse le caratteristiche di una vera e propria epopea: il Kentucki, l'Indiana, l'Illinois divennero ben presto nuovi Stati della Confederazione, che cos spostava la propria frontiera sempre pi a ovest, verso il Mississippi, verso le montagne rocciose, verso l'Oceano Pacifico. Su territori scarsamente abitati da trib indiane nomadi (gli indiani furono sterminati o costretti ad emigrare in territori pi ad ovest), i "pionieri" avanzarono con relativa facilit sui nuovi territori, producendo effetti umani, demografici, economici, sociali e politici di straordinario interesse. Parallelamente, si ebbe un imponente sviluppo delle vie di comunicazioni, fenomeno che, oltre ad avere un significato economico, assunse unimportante valenza politica. Con la conquista dell'Ovest, nacque una terza America, che poco aveva in comune con gli Stati del nord e quelli del sud, una terza America che, ben presto, raggiunse una determinante forza politica (elezione alla presidenza di Andrew Jackson 1829-1837). Nell'era di Jackson, seguita all'era di Jefferson, si impose l'idea che il nuovo Presidente doveva, una volta eletto, rinnovare tutti i rami dell'amministrazione scalzandone i precedenti titolari. I repubblicani si divisero in una destra (repubblicani nazionali) e una sinistra (repubblicani democratici) e ambedue le parti furono coalizzatrici di straordinari interessi economici e politici. La coalizione di Jackson includeva i pionieri dell'ovest e gli agrari del sud, alleati contro i
Lera di Jackson L'espansione degli USA e l'avanzata verso l'Ovest

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grandi capitalisti del nord e questa coalizione avrebbe subito un colpo mortale dall'esplodere della questione schiavistica.

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Test 1. Delinea in breve i tratti salienti della Rivoluzione industriale 2. Quali furono le due conseguenze pi rilevanti delle trasformazioni agrarie del Settecento-Ottocento e dell'avvio della Rivoluzione industriale? 3. In cosa consiste uno Stato nazionale? 4. Perch dopo la Restaurazione proliferarono le societ segrete? 5. Quale significato ebbero i moti liberali del 1820-21?

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UNIT DIDATTICA 6 RIFORMISMO E RIVOLUZIONI BORGHESI 6.1 LEuropa tra riforme e rivoluzioni borghesi La crisi economica post-napoleonica termin nella seconda met La svolta degli anni degli anni '20, quando il rilancio economico, sorretto da notevolissimi investimenti in infrastrutture (ferrovia), interess oltre all'Inghilterra, paesi come il Belgio e la Francia. Il ruolo delle banche e dell'alta finanza (societ assicurative) cominci a essere decisivo e a invadere anche la sfera politica. Una classe alto borghese, audace e spregiudicata, cominci a evidenziarsi su una media borghesia insoddisfatta e intimorita dalle sommosse popolari, e a mal sopportare la Restaurazione che poneva vincoli alla sua intraprendenza.
Le riforme in Inghilterra fondiari (aristocrazia terriera), che detenevano il controllo delle 2 e l'ascesa dei liberali Trenta

In Inghilterra il potere era ancora nelle mani dei grandi proprietari

camere (dei lords e dei comuni) e oramai, dei 2 partiti (Whig e Tory o anche detti successivamente liberali e conservatori). Il predominio delloligarchia fondiaria era in netto conflitto con gli interessi dell'Inghilterra industriale, che aveva scarsa rappresentanza in parlamento (questione elettorale). A questo si aggiungeva che gli operai erano oramai ridotti in condizione di grave indigenza (questione sociale) e i cattolici irlandesi venivano trattati quasi come abitanti di una colonia (questione irlandese). Alla morte di Castlereagh, suicidatosi nel 1822, George Canning prima e Robert Peel dopo (seppure quest'ultimo un conservatore), diedero avvio a una serie di riforme, emancipando i cattolici e permettendo la libera associazione dei lavoratori. Con l'avvento al potere del partito del Whigs (lord Grey), fu approvata anche la legge sulla riforma elettorale, che ridisegn le circoscrizioni e diede maggiore rappresentanza alla borghesia industriale. Le riforme introdotte non migliorarono, per, di molto le condizioni delle classi lavoratrici, che stesero (in alleanza con la borghesia pi avanzata) un Carta
Canning e Peel

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del popolo del 1838, dove si rivendicava il suffragio universale e il diritto di sciopero (cartismo). Il cartismo, che aveva contribuito a dare al movimento operaio e sindacale inglese una forza anche politica, non riusc a tenere unito sul piano organizzativo tutto il movimento, sub gli interventi del governo e dell'esercito e, in pratica, si dissolse in coincidenza con le rivoluzioni del 1848. Il cartismo si mise in evidenza sulla definizione della questione del dazio sul grano, una tassa particolarmente odiosa perch colpiva le classi meno abbienti (il capo del movimento abolizionista fu Richard Cobden) e sulla politica liberoscambista propugnata dai commercianti. Dopo varie vicissitudini, nel 1846 una serie di leggi demolirono tutte le barriere doganali e la politica liberoscambista divenne una costante dell'Inghilterra del neo ministro Palmerston e dei ministri successivi. Nella prima met del secolo XIX, l'Inghilterra conobbe una forte espansione coloniale (New Zeland, Singapore, Aden), che avvenne soprattutto in India. L'espansione si ebbe anche in Canada, in Australia e Hong-Kong. Il tentativo di Luigi XVIII di dare vita a una reazione moderata fall ben presto, in quanto la "carta" concessa dal sovrano, anche se introduceva: 1. l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; 2. la libert di pensiero e di religione; rispolverava vecchie formule di monarchia per diritto divino e manteneva un elettorato molto ristretto (100.000 elettori in tutto). Quando sal al trono Carlo X le cose peggiorarono, in quanto il re fece approvare una legge di risarcimento a chi aveva subito espropriazioni durante la Rivoluzione (legge del miliardo). Nonostante il re tent di stornare l'attenzione pubblica dai fatti interni promuovendo l'invasione dell'Algeria (ivi inizi un massiccio trapianto di coloni francesi), per una legge che aboliva la libert di stampa e restringeva ulteriormente l'elettorato, alla fine di luglio 1830 scoppi
La rivoluzione di Luglio (1830-31) in Francia e le sue conseguenze Il cartismo

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la rivoluzione. La rivoluzione parigina del Luglio 1839 fu rapidamente incanalata e controllata dalle forze moderate e liberali; al re Carlo X si prefer Luigi Filippo, dotato di mentalit borghese pi che aristocratica. Il movimento rivoluzionario instaur un governo che non era affatto rivoluzionario ed era instabile gi sul nascere per la presenza di due principali partiti contrapposti, quello del movimento e quello della resistenza. La rivoluzione di Parigi provoc unondata rivoluzionaria in tutta Europa, ma gli stati della Santa Alleanza riuscirono a imporre ancora una volta il "principio dell'intervento". In Polonia, dove la rivoluzione fu condotta contro la Russia da una lite di appartenenti ai ceti alti e non dal popolo, questa fu repressa nel sangue, ma l'idea della nazione polacca era oramai in circolazione. Soltanto in Belgio la rivoluzione ottenne risultati, dal momento che i valloni e i fiamminghi cattolici si coalizzarono e insorsero contro la monarchia protestante di Guglielmo d'Orange-Nassau. Il Belgio, con la conferenza di Londra del 1839, ottenne la separazione e l'indipendenza dall'Olanda (grazie anche all'appoggio francese che voleva due Stati deboli piuttosto che uno forte alla propria frontiera). Per la prima volta nella storia, un popolo cattolico accett un governo liberale e la corona del nascente paese fu offerta a Leopoldo di Sassonia-Coburgo, cattolico che separ la Chiesa dallo Stato. La monarchia del regime orleanista in Francia fu di natura oligarchica, alto borghese e conservatrice (oltre che liberista). I dissensi interni erano per notevoli: vi erano i bonapartisti con il loro leader Luigi Napoleone, i repubblicani e andava maturando un fronte ideologico di tipo socialista. Il primo decennio della monarchia di Luglio fu un periodo di violenti scontri sociali, i morti tra gli operai non si contavano e l'esercito spar le sue cannonate contro chi avanzava al motto di "vivere lavorando o morire combattendo". La questione sociale si fece in quegli anni di portata straordinaria e le miserevoli condizioni dei lavoratori divennero oggetto di attenzioni da parte di molti scrittori.
I caratteri della monarchia di Luglio La Polonia e il Belgio

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Hugo, Lamartine, Sand e altri furono influenzati spesso dal "romanticismo sociale", che talvolta evidenziava una ingenua rivalutazione delle "sane energie" popolari, contro la "corruzione" dei costumi borghesi. Furono per anche gli anni in cui nacquero concrete proposte di miglioramento della classe operaia, oltre al diffondersi dei primi socialisti come Fourier, Blanc, Blanqui, Proudhon. Gli anni della monarchia di Luglio furono anni di espansione del capitalismo francese che, come in altri paesi, vide l'alta finanza impossessarsi di numerose leve politiche. Sorsero nuove citt industriali come Rouen e Saint-Etienne, che si svilupparono anche grazie ad una diffusa estensione della ferrovia. Il riavvicinamento politico tra Francia e Inghilterra dei primi anni della monarchia di Luglio ebbe nuovi e positivi riflessi sulle vicende spagnole e portoghesi. La prima guerra carlista, port al trono in Spagna e in Portogallo due regine molto liberali, Maria da Gloria e Isabella II che ebbero l'appoggio della Francia e dell'Inghilterra. La momentanea intesa fra Francia e Inghilterra fu affossata dal risorgere della Questione d'Oriente nel 1831, che dur fino al 1841 e deriv dalla rivalit fra Turchia ed Egitto. Questultimo era diventato una potenza militare e ora, per rifarsi dalla mancata acquisizione di territori greci, si rivolgeva alla Siria che era difesa dalla Turchia. La Russia prese le difese della Turchia (non voleva una forte nazione alle frontiere) e l'Inghilterra e la Francia intervennero per fare da pacieri. Ben presto tuttavia, questi due paesi dovettero trovare notevoli divergenze sul modo di intendere la crescente presenza Russa nel Mediterraneo (l'Inghilterra divenne anti-Russa), a tal punto che, nei rispettivi paesi, si diede avvio a una massiccia campagna anglofoba e francofoba. Quando la guerra sembrava oramai alle porte, Luigi Filippo gett acqua sul fuoco sostituendo Thiers con Guizot e firmando la Convenzione degli Stretti del 1841 con l'In-ghilterra, la Russia, l'Austria e la Turchia, che stabiliva la chiusura degli stretti a
Lo sviluppo delle relazioni internazionali: la questione iberica e la Questione d'Oriente

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tutte le navi da guerra, imprigionando di fatto le navi Russe nel mar Nero. L'Austria cominci in quegli anni un lento declino, attaccata dall'a- Austria e Germania all'epoca dello scesa dei liberali e dall'acutizzarsi delle istanze nazionali. I moviZollverein menti nazionali emergeranno in molte regioni controllate dall'Austria (Ungheria, Italia). La Prussia era, invece, in quegli anni in netta ripresa e il progresso economico e sociale si evidenzi con la costituzione dello Zollverein, l'unione doganale che giunse a comprendere molti stati tedeschi, che assunse presto un significato politico ed ebbe unimportanza notevole, assumendo il simbolo dellunificazione del mondo tedesco.

6.2 Liberali, neoguelfi e democratici in Italia Anche in Italia, dal 1830 si ebbe un notevole risveglio delle attivit economiche, seppure non si pu parlare ancora di vera e propria rivoluzione capitalistico-industriale. Il notevole ammodernamento dell'agricoltura, avvenuto a partire dal 1700, aveva reso possibile una coltura ad alto rendimento nelle regioni settentrionali coltivate intensivamente a lino, riso, vigneti, gelso, seta. Nelle regioni meridionali, invece, sopravviveva uno sfruttamento della terra di tipo estensivo e abbondavano i grossi latifondi che, non di rado, erano di propriet di ecclesiastici (manomorta) senza nessun interesse per l'agricoltura. Le prime avvisaglie di produzione di tipo industriale si ebbero nella produzione della lana del biellese e nei cotonifici del milanese, dove cominciarono a essere applicate alla lavorazione, macchine a vapore per la filatura e la tessitura. Scarsit di capitali e ristrettezza del mercato si ergevano quali principali ostacoli allo sviluppo economico degli Stati italiani. La ristrettezza dei mercati era dovuta anche allarretratezza delle vie di comunicazione, oltre alla scarsa capacit di acquisto dei contadini a cui si aggiungeva una politica tributaria particolarmente oppressiva
L'economia degli Stati italiani dal 1830 al 1848

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(questione fiscale). Nel complesso, gli interessi economici della penisola italiana erano troppo deboli per partorire unidea di Stato unificato e perci l'unit nazionale nacque prima come idea e programma politico che come necessit economica. Tra il 1830 e il 1831 in Italia scoppiarono alcune rivolte in coincidenza con una relativa incertezza politica (ascesa al trono di Carlo Alberto al posto di Carlo Felice). Alcuni cospiratori guidati dal mercante Ciro Menotti, che inizialmente avevano ricevuto l'appoggio del duca di Modena, successivamente al voltafaccia di quest'ultimo, furono arrestati seppure la sollevazione continu a Modena, Parma e Bologna. Le forze insurrezionali aspettarono fino all'ultimo l'intervento della Francia al loro fianco, ma ben presto dovettero conoscere una dura repressione per condanne a morte da parte degli austriaci, accorsi a ristabilire l'ordine. Dal fallimento dei moti italiani del 1830-31 fu evidente la debolezza dell'attivit cospirativa di tipo carbonaro, oltre al fatto che la Francia cessava di avere il primato nella rivoluzione europea. Da allora presero corpo due tendenze: quella mazziniana, unitaria, repubblicana e democratica e quella liberale moderata, che puntava alle riforme istituzionali dei singoli Stati. Mazzini nacque a Genova nel 1805 e milit, appena laureato in giurisprudenza, nelle fila dei carbonari. Dopo un arresto, che lo costrinse all'esilio all'estero, egli oper una critica alle modalit operative della Carboneria e delle societ segrete in genere, sostenendo che l'aspetto della stretta clandestinit portava queste organizzazioni lontane dal popolo, per il quale e attraverso il quale le rivoluzioni dovevano essere fatte. "Pensiero ed azione" fu il binomio mazziniano, che significava dedizione totale al principio ideale e impegno educativo nel diffonderlo, quasi una missione religiosa. Il nuovo programma mazziniano venne compiutamente riassunto nella formula che voleva l'Italia "una, indipendente, libera e repubblicana", che significava rifiuto del federalismo, rifiuto della monarchia e totale
Giuseppe Mazzini e il suo programma I moti del 1831 e le conseguenze del loro fallimento

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indipendenza dallo straniero. Mazzini nel 1831, a Marsiglia, fond la Giovane Italia con l'intento di educare le masse alla futura rivoluzione nazionale, attraverso una struttura organizzativa clandestina, solo quel tanto per non essere annientata dalla polizia. I primi esordi della Giovane Italia furono altrettanti fallimenti, nel 1832 fu sventato dall'esercito sabaudo un tentativo di penetrare in Savoia e, sollevando la popolazione, di riunirsi con i cospiratori di Genova. Nonostante i fallimenti Mazzini procedette infaticabile sulla sua strada comprendendo la necessit di ampliare, anzich restringere, gli orizzonti della sua azione e la necessit di concepire la sua opera sempre pi come una missione. Mazzini, nel suo esilio di Londra, svilupp l'idea di missione al Lidea di missione punto che ritenne il popolo ununit organica, dotata di una specifica azione e missione storica, di un proprio messaggio da comunicare all'umanit. Al popolo italiano, gi portatore in passato di altri messaggi (come il cristianesimo), ora toccava diffondere la novella del principio di nazionalit, in modo da creare un mondo non conflittuale e un popolo libero da oppressori di ogni sorta. La propaganda educativa da operarsi su intere masse di individui distinse nettamente l'azione mazziniana da quella di altre societ segrete e, nonostante i suoi rapporti con il socialismo furono assai complessi (non accettava il materialismo e la messa in discussione della propriet), alla sua morte venne annoverato in molti casi tra i padri di questo movimento. Con Mazzini l'unit nazionale si sacralizz e l'azione divenne epica risorgimentale, anche quando, come avvenne nel 1844 con i fratelli Bandiera catturati e giustiziati, i fatti sembravano suggerire la resa. Mentre Mazzini andava predicando per l'Europa il verbo delle rivoluzioni nazionali, la cultura italiana si trov a dibattere il problema delle riforme. La borghesia imprenditoriale, in rapida crescita, male vedeva l'idea di rivoluzione, soprattutto se venata da ideali socialisti o peggio comunisti.
La Giovane Italia

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Tra rivoluzione e reazione, i ceti borghesi emergenti italiani Moderati, neoguelfi sceglievano una via intermedia, una soluzione liberal riformista che fece suoi problemi quali ad esempio l'educazione popolare. Ci fu cos una copiosa fioritura di pubblicazioni (come almanacchi popolari, giornalini per l'infanzia) a carattere filantropico, dedicate alle "cognizioni utili" da impartire, in ma-niera quasi paternalistica, alle masse, per infondere loro l'amore per il risparmio, l'ordine e i valori piccolo borghesi (come Il Politecnico di Carlo Cattaneo o, a un livello di minor prestigio, ma di maggiore diffusione, L'Ape delle cognizioni utili). Cesare Balbo, Massimo d'Azeglio, Giacomo Durando e altri furono i fautori di un liberalismo moderato che, attraverso unazione riformista indolore (urtando il minor numero possibile di interessi) giungesse all'unificazione dello Stato. Vi era una questione che, tuttavia, preoccupava non poco tutti i liberali moderati ed era quella della presenza del potere temporale del papato in Italia, che poteva rappresentare un grave ostacolo all'unit. La risposta a questo problema venne da Vincenzo Gioberti che, nel suo Del primato morale e civile degli italiani del 1843, diede avvio al neoguelfismo, con l'idea di ununit sotto l'egida del papa, a capo di una federazione di Stati. A Gioberti rispose Balbo, il quale in Speranze d'Italia del 1844, attribu il primato morale al papa, ma quello civile, politico e militare al Re di Savoia, attraverso il quale si sarebbe dovuto pervenire all'unit. Erede della tradizione illuministica lombarda, formatosi alla scuola di Romagnosi, Carlo Cattaneo si segnala tra liberali democratici. Egli non credeva in nessun primato degli italiani, ma nel primato della scienza e delle buone idee, valide da qualsiasi parte esse vengano. Europeista convinto, fu liberista, democratico, repubblicano e federalista e credeva nella necessit di rivalutare le tradizioni locali senza affossarle in una rigida unit politica di stile mazziniano. A conclusioni simili pervenne Giuseppe Ferrari, schierato per su
Cattaneo Gioberti

e democratici federalisti

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posizioni socialiste e pi rivoluzionarie di Cattaneo. Molti principi e regnanti italiani, volevano adottare l'arma riformista per consolidare il loro potere, come avvenne ad esempio in Piemonte con Carlo Alberto. Qui egli, bench coadiuvato da ministri reazionari, non pot fare a meno di ascoltare le richieste riformiste e, dovette concedere l'apertura di scuole o codici su modello napoleonico, anche se unocchiuta polizia e unassillante censura continuavano a operare nello Stato. Ben presto per, dal 1840 in poi, la corona dovette concedere sempre pi spazio ai liberisti moderati, nelle cui fila militava la borghesia imprenditoriale, che assumeva sempre pi spirito capita-listico e iniziativa di mercato. Il mercato mal sopportava i vincoli doganali e la burocrazia eccessivamente rigida, cos che Carlo Alberto dovette allontanarsi, in politica estera, dagli austriaci e avvicinarsi progressivamente alla Francia e all'Inghilterra, gli Stati liberali d'Occidente. In Lombardia, l'economia era fiorentissima, ma ben presto la borghesia intellettuale dovette trovare punti di rottura con il governo austriaco. I ceti economici cominciarono a guardare all'Italia, piuttosto che all'Impero, come possibile sbocco dei loro prodotti e il lealismo nei confronti dell'Austria cominci ad incrinarsi. In Toscana, il governo relativamente mite di Leopoldo II rendeva la situazione meno esplosiva e il diffuso sistema della mezzadria garantiva una certa floridezza dell'agricoltura, dove ad esempio il barone di Ricasoli era l'archetipo di una tipo di padronato autoritario e reazionario ma non assenteista. Lo Stato pontificio e il Regno delle Due Sicilie si trovavano in uno stato veramente peggiore rispetto a quello degli altri Stati italiani. Anacronismi amministrativi, chiusure verso le nuove idee, gravosi vincoli protezionistici e oppressivi sistemi di monopolio facevano s che in questi Stati predominasse unacuta arretratezza sociale. Il Regno delle Due Sicilie era lacerato da conflitti di interesse tra i proLo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie La Toscana La Lombardia Gli stati italiani fra tentativi riformistici e oppressione politica Il Piemonte

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prietari terrieri latifondisti e i contadini che coltivavano la terra, come anche tra la citt di Napoli (accusata di drenare risorse) e il resto del regno. L'ottuso conservatorismo dei Borboni male si conciliava, infine, con gli ambienti culturali e scientifici del regno, che si lamentavano sempre di pi di dover sopportare un apparato burocratico invadente e di ispirazione assolutistico clericale. Nel 1846 sal al soglio pontificio il cardinale Mastai Ferretti, con il Il mito di Pio IX e il nome di Pio IX, il quale cominci a operare sulla scena politica in correnti riformatrici e unatmosfera di attesa, alimentata dagli scritti di Gioberti e dall'inantiaustriache teresse dei liberali moderati. Le azioni di Pio IX (amnistia per i reati politici, istituzione di una consulta) erano dettate unicamente da uno spirito di umanit, ma vennero interpretate da molti come un segnale contro l'egemonia austriaca in Italia (il mito di Pio IX). La stessa Austria interpret in questo modo la politica del papa e fece occupare, a scopo intimidatorio, la citt di Ferrara, fatto scaten un moto di orgoglio da parte di Garibaldi, il quale offr il suo braccio al pontefice. In quegli anni di forte fermento, Pio IX, Leopoldo II e Carlo Alberto firmarono anche una intesa doganale, Carlo Alberto intervenne, difendendo l'operato del papa agli occhi degli Austriaci e Massimo D'Azeglio lanci un progetto di federalismo moderato e riformista. Le successive vicende del 1848 dimostrarono come fosse insufficiente l'idea riformista e come irrealizzabile l'idea del federalismo, che avrebbe richiesto, almeno, una concorde azione dei principi italiani contro l'Austria, cio contro l'unica potenza che era ormai in grado di garantire, alla maggior parte dei sovrani, la conservazione dei loro troni e della loro autorit.
rafforzamento delle

6.3 Il nodo del 1848: libert, nazionalit, socialismo I principali fattori che si intersecarono, in differente misura da Paese a Paese, nelle rivoluzioni del 1848 furono almeno 3: 1. l'aspirazione a una trasformazione in senso democratico dei
Le rivoluzioni del 1848

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regimi liberali la dove esistevano (Francia) o l'instaurazione di regimi costituzionali e rappresentativi la dove vigeva ancora l'assolutismo (Italia, Austria, Stati Tedeschi). 2. L'esplosione dei movimenti nazionali in Germania, nell'Impero Asburgico e in Italia. 3. Il manifestarsi di movimenti sociali dove confluivano le rivendicazioni delle classi operaie e popolari (socialismo). In Francia dal 1846 si evidenzi una grossa crisi economicaagricola, dovuta alla sovraproduzione di alcuni prodotti (tessili) e alla sottoproduzione di altri (grano, segala, patate). Si era formato nel paese un forte fronte di opposizione medio borghese contro la corona di Luigi Filippo d'Orleans, opposizione che manifestava attraverso riunioni conviviali (banchetti riformisti) e il proliferare di club democratici. La scintilla che fece scoppiare la rivolta fu il divieto, da parte del governo Guizot, di autorizzare uno di questi banchetti: il popolo insorse e attacc l'Hotel de Ville (municipio) proclamando la II Repubblica e instaurando un governo provvisorio, a cui parteciparono anche alcuni socialisti (25 febbraio 1848). Il governo rivoluzionario adott numerosi provvedimenti democratici, abolendo la pena di morte per reati politici, stabilendo il suffragio universale, cancellando i titoli nobiliari e istituendo le "officine nazionali", dove venne assorbita gran parte della disoccupazione (ateliers nationaux). Ben presto, per, la paura del socialismo e dell'abolizione della propriet privata provoc, nelle elezioni dell'assemblea costituente, il prevalere dei moderati conservatori, cos i capi socialisti furono arrestati e i club chiusi. L'ultimo sussulto di gravissimo rilievo si ebbe quando il governo volle abolire le officine nazionali, dal 23 al 26 giugno 100.000 insorti lottarono contro l'esercito del generale Cavaignac: fu una carneficina con 5.000 morti e 12.000 arresti. Ben presto la Costituzione assunse toni pi moderati, annullando il

In Francia: dalla Repubblica democratica e "socialista" alla presidenza di Luigi Napoleone

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diritto all'istruzione e al lavoro e prevedendo la nomina di un presidente della repubblica con ampi poteri. La voglia dell'uomo forte che garantisse la sicurezza e l'ordine, si evidenzi quando venne eletto presidente della repubblica il principe Luigi Napoleone Bonaparte, sostenuto dai proprietari terrieri e dai clericali. La rivoluzione del 1848 espresse prevalentemente le aspirazioni costituzionali e nazionali delle classi medie cittadine e interess territorialmente soprattutto le citt (Parigi, Francoforte, Milano, Praga, Berlino, Budapest). La classe intellettuale assunse nel '48 una funzione direttiva di notevole importanza mettendo in luce poeti, scrittori e letterati come Tommaseo a Venezia, Cattaneo a Milano, Petofi a Budapest. In Austria i moti insurrezionali di Vienna del 13 marzo e del 15 Austria e Germania: dall'esplosione dei maggio 1848, servirono, paradossalmente, a rafforzare la dinastia movimenti nazionali degli Asburgo. Quando Ferdinando I fu costretto a lasciare Vienna, si instaur un governo provvisorio che stabil il suffragio universale e unAssemblea Costituente. I contadini, che per la prima volta votarono, non compresero i programmi liberali, tutti intenti a rendere definitivo quel processo di emancipazione dalla servit, cominciato da Maria Teresa. A questo si aggiunse che l'Assemblea Costituente consider, nel crogiuolo di etnie rappresentate dall'impero austriaco, solo 4 aspirazioni (italiana, tedesca, magiara e polacca). Le aspirazioni delle nazionalit minori, invece, ebbero una notevole importanza (congresso slavo) e contribuirono alla caduta del governo provvisorio di Vienna. La rivendicazione autonomistica tedesca dall'Austria si manifest attraverso la costituzione del parlamento di Francoforte, composto dai rappresentanti degli Stati tedeschi. L'Assemblea evidenzi, ben presto, al proprio interno gravi dissapori, come quando non riusc a risolvere il problema sul se considerare Germania anche i territori austriaci (programma grande tedesco) o lasciare questi territori fuori dalla futura unione (programma piccolo tedesco). L'assemblea di Francoforte fin per autoalla repressione militare

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esautorarsi per dissidi interni e fu sciolta nel 1849, mancando completamente al suo compito, permettendo alla monarchia asburgica di riprendere saldamente il potere facendo leva sulle divisioni tra i diversi popoli dominati. La rivendicazione autonomistica ungherese dall'Austria deriv da unavversione antiaustriaca della nobilt locale e dalle aspirazioni liberali della borghesia. La figura di Lajos Kossut fu un fondamentale riferimento per tutti coloro che aspirarono ad una grande nazione ungherese indipendente, idea che dovette cozzare non solo contro gli Asburgo, ma anche contro le minoranze serbe, croate e rumene che si opponevano al progetto. Nel 1849, in unepica lotta contro gli austriaci e le minoranze, Kossuth riusc a imporre un governo provvisorio e Francesco Giuseppe, succeduto a Ferdinando I, dovette fare appello alle truppe dello zar che operarono la restaurazione e una dura repressione. Le dinamiche delle rivoluzioni del '48 in Italia furono molto complesse, ma nonostante il fallimento complessivo dei tentativi innovatori, dal 1848 la via verso l'unificazione apparve pi sgombra. La prima fase della rivoluzione, fu caratterizzata dalla concessione da parte dei principi italiani (a seguito di insurrezioni) di carte costituzionali. Ci avvenne, ad esempio, nel regno delle Due Sicilie ad opera dei Borboni o in Piemonte (Statuto Albertino). I governi (di nomina regia) di queste costituzioni, rispondevano del loro operato esclusivamente alla corona, lo Stato riconosceva come confessione religiosa quella cattolica e il suffragio era su base censitaria. In definitiva gli statuti italiani nascevano gi vecchi. Eppure, furono le costituzioni, insieme alle rivolte ungheresi e viennesi a far insorgere Milano (5 giornate) dal 18 al 22 marzo e Venezia, dove gli austriaci furono scacciati e si istituirono governi provvisori. Tutta l'Italia sembrava percorsa da un moto anti-austriaco al grido di "viva Pio IX !". Carlo Alberto dichiar guerra all'Austria il 23 marzo, ma il fronte anti-austriaco apparve poco solido e, con il tempo, effimero, visto che si formarono due contrapposizioni: una
La guerra federale Il 1848 in Italia

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filo-sabauda e l'altra repubblicana e federale. Il partito filo-sabaudo, capeggiato dal Casati, era espressione dell'aristocrazia e dell'alta borghesia, preoccupata soprattutto che la rivoluzione non assumesse toni repubblicani o democratico-popolari. Inizialmente, gli entusiasmi fecero prevalere i fattori di unione; Garibaldi torn dall'America, Mazzini sciolse la Giovane Italia, il neoguelfista Gioberti fu preso in gran considerazione. Inviarono corpi di spedizione: 1. il papa Pio IX. 2. Leopoldo II. 3. Ferdinando re delle Due Sicilie. Sembrava si avviasse una guerra federale di liberazione. Successivamente, il maresciallo Radetzky riusc, nonostante battuto dall'esercito piemontese a Pastrengo e a Goito, a riparare nel quadrilatero fortificato delle citt di Mantova, Peschiera, Legnano e Verona. Le cose sembravano andare per il meglio quando improvvisamente Pio IX ritir le sue truppe (allocuzione del 29 aprile), sostenendo che il capo della cristianit non poteva impegnarsi militarmente contro uno stato cristiano come l'Austria. Di colpo, il mito di Pio IX croll come anche gli ideali neo-guelfisti di Gioberti e la guerra federale entr in crisi. Alla ritirata delle truppe pontificie seguirono quelle degli altri sovrani Leopoldo II e Ferdinando, quest'ultimo, anzi, cominci una dura repressione dei moti liberali nel regno delle Due Sicilie. La guerra assunse cos sempre pi sembianze di una guerra di espansione del regno sabaudo e, ben presto, arrivarono anche le prime sconfitte militari dei piemontesi che a Custoza il 25 luglio 1848 capitolarono e furono costretti all'armistizio con l'Austria, firmato per i piemontesi dal generale Salasco. Dopo la sconfitta di Carlo Alberto e la delusione delle speranze neoguelfe, l'iniziativa pass nelle mani dei democratici, convinti che, fallita la guerra dei sovrani, la guerra del popolo avrebbe procurato
I governi democratici

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libert e indipendenza. A Venezia fu proclamata la Repubblica di San Marco, presieduta da Daniele Manin e a Roma, dopo l'uccisione del primo ministro Pellegrino Rossi, i democratici cacciarono Pio IX e proclamarono la Repubblica Romana con a capo Mazzini, Armellini e Saffi. A Firenze Guerrazzi, Montanelli e Mazzoni formarono una repubblica sul modello di quella romana. Intento delle repubbliche democratiche era la costituzione di unAssemblea Nazionale, ma le divisioni interne (municipalismo) non resero possibile nessuna iniziativa unificatrice. Il timore che l'unificazione d'Italia fosse realizzata dalle forze repubblicane e democratiche, spinse Carlo Alberto a continuare la guerra, ma sconfitto il 23 marzo a Novara, fu costretto ad abdicare a favore del figlio Vittorio Emanuele II, il quale firm la pace di Milano. Alla sconfitta piemontese fece seguito la repressione austriaca di Brescia, nuovamente insorta nelle 10 giornate, che ebbero come conseguenza la caduta della repubblica democratica in Toscana, rovesciata da uninsurrezione contadina (fu restaurata con le armi austriache la dinastia dei Lorena). Il re delle Due Sicilie, stroncata unopposizione liberale al suo governo, imprigion uomini come Luigi Settembrini e Silvio Spaventa. La repubblica romana fu attaccata da truppe austriache, borboniche e francesi, e furono proprio queste ultime a distinguersi nell'assedio della citt, in quanto Luigi Napoleone Bonaparte voleva guadagnarsi le simpatie e l'appoggio dei cattolici del suo paese. I volontari repubblicani, comandati da Garibaldi, riuscirono a resistere a lungo prima di essere sopraffatti e il 3 luglio l'Assemblea Costituente insieme alla resa, simbolicamente, vot la Costituzione. Mazzini lasci per ultimo la citt e Garibaldi riusc a raggiungere Venezia, dove la Repubblica di San Marco riusc a resistere fino al 26 agosto, quando tutti i moti del '48 in Europa e in Italia erano stati oramai soffocati.

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Il '48 evidenzi drammaticamente come non esistesse un solo modo di vedere la rivoluzione contro i poteri assolutistici e, come queste discordie avvantaggiassero poteri ambigui, come quello ad esempio di Luigi Napoleone Bonaparte. Nacquero dilemmi inerenti al come arrivare alle varie unit nazionali, se partire dallespansione di uno Stato pre-esistente o se inventare una unit ex-novo. Cesare Balbo sostenne che l'errore del '48 fu quello di confondere la libert con l'indipendenza, di non aver capito, cio, che l'indipendenza si poteva raggiungere affidandosi alle armi piemontesi. Cattaneo, invece, sostenne che il '48 aveva dimostrato come un cattivo collegamento tra i diversi movimenti nazionali sul piano europeo fosse la vera causa del fallimento della rivoluzione. In realt, il 1848 aveva inse-gnato almeno questo: che lo sviluppo delle idee nazionali non si poteva conciliare con il mantenimento dei vecchi assetti politici e sociali imposti dalla Restaurazione.
Il significato e l'eredit del 1848

6.4 Francia imperiale e Piemonte liberale Eletto Presidente della Repubblica il 10 dicembre 1848, Luigi Napoleone rappresentava l'uomo forte che da pi parti si auspicava per riportare il paese all'ordine e alla normalizzazione, dopo le fiammate democratiche del '48. Egli promosse alcune leggi con cui guadagn l'appoggio clericale (legge a favore delle scuole private), ridusse ulteriormente la base dell'elettorato attivo e, con un improvviso colpo di stato, il 2 dicembre 1851 sciolse l'Assemblea Nazionale (che era tra le altre cose ancora pi conservatrice di lui) e proclam l'Impero, facendosi nominare imperatore dei francesi. Due plebisciti sanzionarono, con schiaccianti maggioranze, le tappe dell'ascesa di Napoleone III che, forte dell'appoggio degli elettori (dittatura plebiscitaria), instaur un regime di sistematico imbavagliamento delle opposizioni e mise in piedi una struttura amministrativa fortemente centralizzata, con l'uso di prefetti che rappresenLa nascita del Secondo Impero in Francia

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tarono la longa manus dell'imperatore. Per far dimenticare ai francesi il gusto della lotta politica Napoleone III avvi una politica di sviluppo economico e una politica estera di grande potenza. L'occasione per promuovere una politica espansionistica (che tanto piaceva al capitalismo industriale) si ebbe quando lo zar Nicola I attacc i resti dell'impero ottomano, annientando la flotta turca a Sinope nel 1853. La Francia e L'Inghilterra, temendo l'espansione Russa, decisero di opporsi all'azione militare dello zar dichiarando guerra nel 1854; ad essi si un il Piemonte, mentre l'Austria si dichiar neutrale. La guerra di Crimea segn la fine del sistema internazionale creato La guerra di Crimea dal Congresso di Vienna del 1815 e termin con la caduta di Sebastopoli, alla quale segu il Congresso di Parigi del 1856, che consolid l'egemonia anglo-francese nel Mediterraneo, blocc l'espansione russa nell'impero ottomano e sanc un indebolimento diplomatico e l'isolamento dell'Austria. Ma il Congresso fu importante per gli italiani, perch per la prima volta fu posto all'ordine del giorno, fra le proteste austriache, la "situazione italiana", argomento proposto dal rappresentante piemontese Camillo Cavour. Con la sua partecipazione al Congresso di Parigi, Cavour aveva dato una nuova dimensione internazionale al problema italiano, che il Piemonte a seguito di alcune trasformazioni a partire dal 1848, aveva deciso di patrocinare. Dopo il crollo dei regimi costituzionali a seguito del fallimento dei moti del '48, solo il Piemonte mantenne lo statuto (Statuto Albertino), per merito per lo pi della prudenza di Vittorio Emanuele II. Il Parlamento piemontese poteva essere sciolto in qualsiasi momento dal Re e i membri del senato erano di diretta nomina regia, tuttavia l'Assemblea era diventata portatrice degli interessi dei ceti: della piccola borghesia imprenditoriale (il centro-sinistra di Rattazzi, Valerio e Brofferio) e della borghesia agraria e aristocrazia liberale (il centro-destra di Balbo, D'Azeglio e Cavour). Il Re intervenne a
Il Piemonte costituzionale: la genesi di uno Stato moderno

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pi riprese nella vita del governo, come quando sciolse le camere che non volevano ratificare il trattato di pace di Milano, che concludeva la guerra con l'Austria. In quella occasione, come contropartita ai democratici agli esuli del lombardo-veneto, vennero riconosciuti diritti di cittadinanza, come avevano chiesto i gruppi democratici. Il governo D'Azeglio, dopo quegli avvenimenti, prosegu con un Il governo DAzeglio programma liberale e riformista facendo approvare, tra le altre leggi, quella che aboliva il diritto di asilo nelle chiese e nei conventi (abolizione del foro ecclesiastico) e poneva limiti all'espansione dei beni ecclesiastici (leggi Siccardi del 1850). Le leggi Siccardi furono importanti ed inaugurarono, in certa misura, il grande conflitto che doveva opporre, in Italia, il nascente Stato liberale alla Chiesa Cattolica, uno dei problemi pi gravi del Risorgimento italiano. Il papa Pio IX si oppose fermamente alle leggi Siccardi del 1850 e aliment unopposizione cattolica che fece uso di tutti gli strumenti propagandistici per sostenere, con intransigenza, le direttive pontificie ed ecclesiastiche. Nel governo d'Azeglio, Cavour fu ministro dell'agricoltura e ministro delle finanze, con una politica di liberalizzazione dei commerci attraverso la riduzione delle tariffe doganali e, ben presto, attraverso un accordo con il centro-sinistra di Rattazzi (connubio), provoc la caduta di d'Azeglio e la sua nomina a Presidente del consiglio nel 1859. Con il connubio Cavour si assicur unampia maggioranza, che assunse un significato politico notevole, in special modo rivalutando l'asse parlamento-governo e svalutando quello monarca-partito di corte. Camillo Cavour era nato da una nobile e tradizionalista famiglia e ben presto aveva preferito alla carriera militare una militanza nell'azienda agraria di famiglia, concedendosi numerosi viaggi in Europa. I suoi studi in economia e la pratica commerciale lo avevano reso assolutamente pragmatico e attento ai problemi pratici. Fautore della politica del "giusto mezzo" propugnata dal Guizot, ma avulso dal cieco conservatorismo di quest'ultimo, Cavour aveva una
Cavour e il Piemonte liberale e parlamentare

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forte avversione per il mazzinianesimo. Uomo di centro-destra tra i pi moderati, non esit a inventare il connubio con il centro sinistra di Rattazzi per rovesciare d'Azeglio e a promuovere la terza via liberale e riformista per giungere allo Stato nazionale italiano. Egli ritenne, infatti, che attraverso la creazione di un mercato nazionale regolato dal libero scambio e l'estensione del sistema parlamentare, si sarebbero create le condizioni giuste in parlamento, per giungere alla coalizione delle forze liberali attorno alla causa italiana. Parlamento ed opinione pubblica, queste le due leve su cui Cavour intendeva agire, nel primo caso formando una classe dirigente in grado di poter governare, nel secondo caso attraverso l'uso di giornali (come Il Risorgimento e L'opinione) per formare una coscienza nazionale. Decisiva, durante il ministero di Cavour, fu l'affluenza da tutta Italia di esuli patrioti (Minghetti, Casati, De Sanctis, Crispi), che contribuirono a rendere note in Piemonte le condizioni dell'Italia meridionale e a formare una specie di Italia in miniatura. Cavour fu anche l'artefice di una politica doganale, daziaria e fiscale, tesa ad incrementare gli scambi con l'estero, anche attraverso il potenziamento della rete ferroviaria e la costruzione di strade (nel 1857 si inizi l'ardito traforo del Frejus, finito nel 1871). Un netto rinnovamento si ebbe nel settore agricolo e industriale (sorretto anche da capitale straniero) del Piemonte, attraverso l'introduzione di nuove tecnologie e la formazione di banche che si affiancarono alla Banca nazionale, a cui fu affidato il compito di tesoriere dello stato. La contropartita dello sviluppo fu che, con lo sviluppo industriale piemontese, si ebbe il sorgere del proletariato e, per l'immane impegno statale e le enormi spese militari, un grosso deficit nel bilancio. Cavour, mise a punto nei confronti della Chiesa una serie di provvedimenti restrittivi, come quello che prevedeva la chiusura degli ordini contemplativi religiosi (1855). Con questa politica, apertamente anti-clericale, egli voleva fare qualche concessione al Rattazzi, ma soprattutto voleva creare una Chiesa al servizio dello Stato liberale,
La politica anticlericale di Cavour Gli esuli patrioti

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promuovendo gli istituti con ladozione di un criterio produttivista. L'opposizione cattolica fu molto dura e lo stesso Cavour dovette sostenere una delle pi difficili prove della sua carriera, tanto pi che lo scontro finiva per spostarsi, per varie ragioni, anche nei confronti del Re. Pio IX, a seguito degli atteggiamenti anti-clericali del governo piemontese, fin per spostarsi su posizioni pi vicine all'Austria. Il mazzinianesimo subiva in quegli anni un mutamento in direzione ancora pi democratica e popolare, al punto che Mazzini si avviava a diventare uno dei maggiori ispiratori del movimento associazionistico popolare e operaio. Seppure Mazzini avesse sempre criticato le teorie socialiste, accusandole di alimentare la lotta di classe e di eccessivo "materialismo", si form un certo movimento "mazziniano socialista", tra cui primeggi Carlo Pisacane, che fu ucciso in una spedizione al sud dell'Italia proprio da quei contadini (aizzati dai Borboni) che egli intendeva riscattare (spedizione di Sapri del 1857) e ben presto la morte del mazziniano-socialista contribu alla conversione di molti ex-mazziniani e democratici alla soluzione monarchico-costituzionale del problema nazionale. "Italia e Vittorio Emanuele" divenne il motto della neo costituita Societ nazionale italiana del 1857, formata da ex-mazziniani, che contribu alla riuscita del processo di unificazione nazionale, compiutosi nel biennio 1859-1860.
La crisi dell'alternativa rivoluzionaria e democratica

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Test 1. Perch i moti del 1830-31 in Italia fallirono? 2. Delinea brevemente la figura di Giuseppe Mazzini e del suo programma. 3. Delinea le caratteristiche delle rivoluzioni che scoppiarono nel 1848 nei vari Stati europei. 4. Perch scoppi la guerra di Crimea e con quali conseguenze? 5. Che cos la Questione dOriente?

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UNIT DIDATTICA 7 IL RISORGIMENTO ITALIANO E LUNIFICAZIONE TEDESCA 7.1 Lunificazione italiana L'unificazione dell'Italia avvenne in un arco di tempo straordinariamente breve, (meno di un triennio, 1859-1861) e fu resa possibile da una serie di congiunture internazionali favorevoli. L'improvviso isolamento dell'Austria a seguito del Congresso di Parigi del 1856, che aveva messo fine alla guerra di Crimea, la rinnovata ascesa della Francia imperiale di Napoleone III e la propensione dell'Inghilterra a favorire la formazione di Stati liberali, da contrapporre alla stessa Francia, furono fattori determinanti per l'unit. A questa situazione internazionale si aggiunse il totale distacco tra i governanti degli Stati italiani a regime assolutistico (cio tutti meno il regno di Sardegna) e i loro sudditi e il progressivo accostamento di una parte delle forze gi mazziniane e repubblicane verso posizioni pi moderate, filo-sabaude e parlamentari. Il regno di Sardegna e la casa sabauda furono visti come una guida naturale al processo di unificazione, tenuto conto degli ordinamenti liberali e costituzionali che si erano dati, grazie all'opera di Cavour, il quale riusc a essere il mediatore di tutti questi elementi, accettando i programmi unitari di origine mazziniana, ma riuscendo a rassicurare, nel contempo, le forze moderate interne ed internazionali che paventavano lo scatenamento della rivoluzione sociale. Cavour, fin dall'inizio del suo ingresso sulla scena politica, pens di sfruttare le azioni terroristiche dei repubblicani e dei democratici a suo vantaggio. Cos, quando Felice Orsini, un esule mazziniano, attent nel 1858 alla vita di Napoleone III, il primo ministro piemontese riusc a far credere all'imperatore (rimasto incolume) che era necessario un interessamento pi attivo da parte della Francia alla causa italiana, proprio per evitare azioni estremiste e la recludescenza dell'azione rivoluzionaria. Napoleone III chiese ed ottenne
La seconda guerra di indipendenza da Plombieres ai plebisciti del marzo 1860 Il quadro internazionale e le forze in campo

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una maggiore limitazione alla libert di movimento degli esuli e, quando Cavour propose un convegno con l'imperatore, Napoleone III acconsent. Il convegno di Plombieres del luglio 1858 rappresent un accordo segreto tra Francia e Piemonte (la Francia si impegnava ad intervenire in caso di guerra contro l'Austria) e sul futuro assetto della penisola, che sarebbe stata divisa in tre Stati confederati sotto la presidenza onoraria del papa: 1. uno Stato sabaudo del nord; 2. uno Stato del centro (assegnato ad un principe francese); 3. uno Stato del sud (con a capo un discendente di Murat). Il Piemonte, forte degli accordi di Plombieres, attu un atteggiamento provocatorio nei confronti dell'Austria, concentrando le truppe e formando un reggimento comandato da Garibaldi e chiamato "i cacciatori delle Alpi". Nel frattempo, la diplomazia europea tent di gettare acqua sul fuoco, proponendo un congresso fra le forze interessate alla questione italiana, fatto che avrebbe fatto naufragare i piani di Cavour. A togliere di impaccio il primo ministro piemontese fu la stessa Austria, che inoltr un ultimatum di disarmo a Cavour e, non avendo avuto soddisfazione, il 26 aprile 1859 dichiar guerra. Le truppe piemontesi e francesi (in forza dei trattati di alleanza) si riunirono e varcarono la frontiera sabauda invadendo la Lombardia e liberando Varese, Como, Bergamo e Brescia. Garibaldi ottenne numerose vittorie con il suo reggimento, mentre l'esercito Austriaco veniva sconfitto a Montebello e a Palestro, oltre che a Magenta. In parallelo, con la guerra nel nord, una serie di insurrezioni nell'Italia centrale portarono al rovesciamento dei regimi assolutistici. In Toscana, una volta cacciato il granduca, fu instaurato un governo provvisorio che offr la dittatura a Vittorio Emanuele II per il periodo della guerra. La stessa cosa accadde per i principati di Parma e Modena, oltre che nei territori controllati dal papa; in tutti questi territori furono inviati commissari piemontesi.

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Il corso degli eventi si orientava cos in senso molto diverso da quanto previsto dagli accordi di Plombieres e da quanto auspicato da Napoleone III, che vedeva sfumare le sue velleit di dominio sull'Italia centrale. L'imperatore si decise pertanto a firmare con gli austriaci la pace di Villafranca del 1859, ritirandosi di fatto dalla guerra e determinando una cocente delusione in Cavour che, non potendo continuare il conflitto, si dimise. L'Austria, con l'armistizio di Villafranca, cedeva a Napoleone III la Lombardia, che sarebbe stata ceduta da questi al Piemonte, ma oramai il processo di unificazione era diventato inarrestabile. In pochi mesi gli Stati insorti e che avevano dichiarato l'intenzione di annettersi al Piemonte, tramite plebisciti portarono a termine la loro volont e unificarono i loro eserciti al servizio della causa. L'annessione degli stati italiani insorti aveva lasciato l'impressione a qualche patriota che l'intera operazione fosse pi una guerra di espansione del Piemonte che non un vero e proprio moto popolare di unificazione dell'Italia. Per questo motivo, accresciuto anche dalla scarsa sensibilit dimostrata dalla burocrazia sabauda nelle regioni appena annesse, si ebbe una ripresa del modo di intendere l'unit mazziniana, con la formazione del Partito d'azione, che si opponeva alla politica prudente e diplomatica di Cavour. In questo quadro di rinnovato ardore per l'azione, piuttosto che per la prudenza diplomatica, si inquadra la spedizione dei Mille del 1860 che, dal punto di vista militare, suscit per la sua eccezionalit, l'attenzione di tutta l'Europa. Unennesima rivolta in Sicilia, capeggiata da Rosolino Pilo nel 1860, e la pressione degli esuli siciliani nel regno di Sardegna (tra cui Francesco Crispi) convinsero Garibaldi a mettersi alla testa di mille volontari per la conquista dell'Italia meridionale. L'impresa fu mal vista dal prudente Cavour, che per non volle o non pot opporsi con la forza alla spedizione, che ebbe invece il favore di Vittorio Emanuele II. Nella notte del 5 maggio 1860 i mille volontari, male armati e provenienti da varie regioni, partirono da Quarto
La ripresa dell'iniziativa democratica: la spedizione dei Mille Larmistizio di Villafranca

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con i piroscafi "Lombardia" e "Piemonte" e, dopo una tappa a Talamone in Toscana per caricare armi, sbarcarono a Marsala sfuggendo alla flotta borbonica. Con le battaglie di Calatafimo, di Palermo e Milazzo, Garibaldi liber la Sicilia, grazie anche all'apporto di uomini locali (picciotti) e grazie alle sue qualit di combattente fuori dall'ordinario. Garibaldi instaur in Sicilia una "dittatura democratica", al servizio del popolo anche se Nino Bixio, un suo aiutante, non esit a reprimere violentemente le rivolte contadine quando queste provarono a mettere in discussione il diritto di propriet o la gerarchia sociale. Nel frattempo Cavour era molto preoccupato che Garibaldi potesse Le preoccupazioni di provocare un esito democratico, mazziniano o giacobino della missione o, peggio, l'intervento della Francia, che si era schierata con il papa. Garibaldi decise di continuare la sua opera, sbarcando in Calabria e puntando decisamente su Napoli, dove Francesco II scapp per rifugiarsi a Gaeta, lasciando che il condottiero ed eroe popolare entrasse in citt liberamente e fosse libero di pensare di conquistare Roma. Nel settembre del 1860 si gioc una partita decisiva per le future sorti d'Italia e lo capirono bene Mazzini e Cattaneo, che accorsero a Napoli per esortare Garibaldi a non gettarsi fra le braccia del re, ma ad attuare un governo popolare e libero. Fu cos che Cavour decise di intervenire e, con la scusa di voler sedare ogni forma di disordine (in questo modo non allarm Napoleone III), invase il regno pontificio e giunse in vista dei garibaldini. L'incontro avvenne a Teano il 26 ottobre del 1860 e il ricongiungimento fu carico di tensione, visto che i garibaldini volevano puntare su Roma, ma lo scontro fu evitato per volont di Garibaldi, che consegn il Regno delle Due Sicilie, senza chiedere compensi ne contropartite, nelle mani del Re. L'incontro di Teano segn la vittoria politica della linea cavouriana e la sconfitta di quella democratico-garibaldina e sanc l'abilit del Cavour nel saper sfruttare a vantaggio della sua politica, l'azione democratica, garibaldina, mazziIncontro a Teano tra Garibaldi e il re Cavour

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niana e popolare. I nuovi territori furono, per plebiscito, annessi al regno di Sardegna, i volontari garibaldini furono dispersi, dopo avergli negato l'inquadramento nell'esercito regolare, e Garibaldi si ritir nell'isoletta di Caprera. Il primo atto che proclam il parlamento di Torino, esteso ai rappresentanti delle regioni annesse (eletti su base ristrettissima in base al censo) fu quello di proclamare il Re Vittorio Emanuele II Re d'Italia. Il paese si sarebbe dovuto modellare su quello sabaudo, sui suoi istituti e sulle sue leggi ed avrebbe dovuto avere Roma per capitale. Proprio questo punto, tuttavia, risultava piuttosto delicato in quanto il papa non voleva assolutamente cedere alle sue prerogative temporali e, dopo aver lanciato scomuniche a chi gli aveva sottratto i territori, rifiutava di accettare lo stato liberale con i suoi insani principi. Cavour voleva una "libera Chiesa in libero Stato" ed avvi trattative segrete con il papa, cercando di convincerlo che la libert della Chiesa sancita costituzionalmente era garanzia pi forte alla sopravvivenza del cattolicesimo che non il possesso delle terre. Il primo ministro mor improvvisamente il 6 giugno 1861, lasciando un testamento spirituale in cui indicava le questioni ancora irrisolte del nuovo regno, tra cui: 1. la questione meridionale dovuta per Cavour, al malgoverno dei Borboni (da risolversi con l'istruzione e la buona amministrazione); 2. la questione romana; 3. la questione veneta, da risolvere con una rapida azione sullo stile di quelle garibaldine. La nuova realt politica poteva apparire ai pi come qualche cosa di artificioso, tanti erano gli elementi contraddittori e di diversit fra le varie regioni riunite. Massimo d'Azeglio sostenne che "fatta l'Italia ora bisognava fare gli italiani", e non aveva torto in quanto la societ italiana continuava a essere come quella pre-unitaria. Ben presto,
La proclamazione del regno d'Italia e la morte di Cavour

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tutti i progetti di innovazione cedettero il passo ad una progressiva piemontizzazione dell'Italia, cio all'applicazione del sistema piemontese a tutte le regioni, senza tener conto delle specificit delle realt. Nacque uno Stato fortemente accentrato (attraverso i prefetti), che per vide rovesciarsi in parlamento un forte regionalismo. A questo si aggiunse che ai plebisciti unificatrici delle regioni seguirono elezioni parlamentari su collegi uninominali, composte di un elettorato attivo pari al 2% dell'intera popolazione, fatto che permise di affidare le responsabilit di governo, per 15 anni, intera-mente nelle mani di quel gruppo di uomini che avevano costante-mente fiancheggiato la politica del Cavour e che costitu la destra storica. La destra storica era formata da un gruppetto di uomini politici che aveva sostenuto Cavour nel suo "connubio" e nella sua politica (Sella, Lanza, Rattazzi, Jacini, Venosa, Spaventa). Questi uomini, dotati di un grande senso dello stato, si dimostrarono buoni amministratori, anche se mancarono di sensibilit sociale. I rapporti con la Chiesa e la salvaguardia dell'unit furono tra i problemi prioritari che la destra dovette affrontare. La sinistra storica si opponeva in parlamento alla destra ed era formata da uomini del partito d'azione o seguaci di Garibaldi o Mazzini, che avevano a cuore l'allargamento del suffragio e il decentramento amministrativo (Crispi e Bertani). Naturalmente destra e sinistra non devono essere intese come dei partiti e nel senso che intendiamo oggi, ma come due orientamenti di una medesima espressione elettorale, vista la ridottissima base rappresentata dall'elettorato attivo. I governi che si succedettero dopo la morte di Cavour: 1. Ricasoli 2. Rattazzi 3. Farini-Minghetti 4. Lamarmora
Destra e sinistra I primi governi della destra storica (1861-1865)

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dovettero affrontare il fenomeno del brigantaggio, in parte favorito dai Borboni e in parte dovuto alla grave arretratezza in cui versavano le regioni meridionali (90% di analfabetismo). La guerra contro il brigantaggio fu condotta attraverso una dura repressione, con l'impiego dell'esercito (120.000 uomini) e con numerosissime condanne a morte, ma senza agire seriamente sulle cause sociali di fondo del fenomeno. Nel 1865 i briganti erano sconfitti, ma il divario fra nord e sud aumentava sempre di pi, anche a causa di una politica di liberalizzazione dei mercati, che mise drammaticamente a confronto l'industria del meridione, arretra-ta e povera, con quella del settentrione. Inoltre, le popolazione meridionali si videro aumentare il carico fiscale e si videro imporre la leva militare (7 anni in marina e 5 in esercito). Un altro problema della destra fu il deficit di bilancio, rappresentato dall'enorme debito pubblico degli stati pre-unitari e dalla politica di sviluppo della rete ferroviaria, vista come importante fattore di unificazione. Sia Ricasoli sia il suo successore, Rattazzi, tentarono di risolvere la questione romana, ma di fronte alle reazioni della Francia, Rattazzi dovette addirittura fermare militarmente Garibaldi sull'Aspromonte, per evitare che intervenisse un manipolo di soldati a liberare con la forza Roma. L'episodio dell'Aspromonte segn la crisi del gabinetto Rattazzi, sostituito da un pi moderato Farini-Minghetti. Il nuovo governo stipul con la Francia la Convenzione di settembre del 1864, con la quale la Francia si impegnava a ritirare parte delle truppe a difesa di Roma e l'Italia garantiva l'integrit del territorio pontificio e portava la capitale a Firenze da Torino. I torinesi insorsero e furono oggetto di gravi repressioni, fatto che fece cadere il governo. Lamarmora-Lanza-Sella fu il governo a cui tocc spostare la capitale a Firenze, fatto che apparve ai pi come la chiusura di unepoca risorgimentale contrassegnata dal predominio piemontese. Con l'approvazione dei nuovi codici di leggi e del nuovo ordinamenLa questione di Roma (primi tentativi)

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to amministrativo avvenuto nel 1865, l'Italia evidenzi il carattere oligarchico-liberale del potere, che veniva gestito in nome di pochi ricchi, appartenenti a ceti proprietari o borghesi o a categorie benestanti.

7.2 Lapogeo della nuova Europa borghese La formazione dello Stato italiano fu un segno che la vecchia Europa stava cambiando, stava portando cio definitivamente la classe borghese al potere costituendo, oramai, un ceto egemone dotato di proprie ideologie. Questo nuovo ceto dominante avrebbe informato di s la storia futura e, attraverso il fenomeno coloniale, avrebbe evidenziato la tendenza espansionistica e la carica aggressiva, insita nel sistema liberista e capitalista. Le esigenze dello sviluppo capitalistico, che spinsero alla formazione di pi vasti mercati, e agirono quindi alla formazione degli Stati nazionali, accentuarono la concorrenza e i contrasti d'interesse fra Stato e Stato e introdussero un nuovo elemento di rivalit nei rapporti internazionali. La potenza pi ricca d'Europa, nella seconda met del XIX secolo, era l'Inghilterra, moderno paese che basava le sue riforme democratiche (estensione del voto) sull'alternanza al potere dei conservatori e dei liberali. Ben presto l'Inghilterra attu una agricoltura capitalistica, con forte impiego di capitali e tecnologie e con sempre minor impiego di mano d'opera, che afflu nei grossi centri cittadini industrializzati di Liverpool, Manchester (tessili) o Scheffield (metallurgiche). Un sistema bancario molto attrezzato e un sistema di trasporti e di comunicazioni unico al mondo rappresentarono la rete di sostegno di una economia liberista, che si impose in tutta Europa. Il liberismo inglese era massimamente caratterizzato da una politica di non intervento nel mercato interno da parte dello Stato (governo Disraeli), da una politica estera di tutela degli equilibri di forze e da
L'apogeo dell'Inghilterra liberale L'ascesa dell'Europa borghese

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un maggiore espansionismo coloniale in India e in Cina (guerra dell'oppio). Il rovescio della medaglia delle profonde mutazioni sociali, che si produssero in Inghilterra per il passaggio ad una economia industriale matura, fu la formazione di intere sacche di emerginazione tra quegli operai non specializzati, che si accalcavano in massa alle squallide periferie delle grandi citt (slums). Le Trade Unions preferirono, proprio mentre Marx ed Engels teorizzavano la fine del capitalismo attraverso la lotta di classe, dedicarsi alle lotte sulle condizioni di lavoro (orario, condizioni). Dopo le vicende italiane, la popolarit di Napoleone III cominci a diminuire, non essendo riuscito l'imperatore a formare in Italia una Confederazione di Stati con a capo la Francia e avendo, con la questione romana, guadagnato il sospetto degli ambienti cattolici. Inoltre, una pi pressante richiesta di libert civili e politiche aveva indotto Napoleone III a concedere il diritto di sciopero e a tollerare la formazione della sezione francese della Prima Internazionale socialista, fatto che gli aveva reso difficile il dialogo con gli industriali. Per la verit, la Francia costitu, proprio sotto l'impero di Napoleone III, il suo moderno apparato industriale sostenuto, come altrove, dalla nascita di banche (come il credito lionese) e dal miglioramento dei mezzi di comunicazione. Anche in Francia si ebbero concentrazioni industriali favorite dal libero scambio e dalle Esposizioni universali, tenutesi a Parigi nel 1855 e nel 1867. Parallelamente al rafforzarsi della borghesia, si form il proletariato industriale che contribu allespansione demografica di Parigi, che proprio in quegli anni, ad opera del prefetto Haussmann, costru i suoi boulevards, grandi strade che resero pi difficoltose le insurrezioni urbane. In politica estera la Francia ebbe una rinnovata attenzione alla politica coloniale in Algeria e in Egitto con l'inaugurazione del canale di Suez e in Messico, dove per il tentativo di imporre l'arciduca asburgico Massimiliano fall anche grazie alla ingerenza degli Stati Uniti. Nel complesso la Francia speriment un
L'evoluzione della societ francese e il declino di Napoleone III

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indebolimento internazionale diplomatico. Inoltre, la nascita di un nuovo fronte di opinione interno caratterizzato dalla nascita di partiti, rese nel complesso la posizione dell'imperatore piuttosto precaria.

7.3 La formazione dellImpero tedesco e le sue conseguenze Nonostante il re Federico Guglielmo IV avesse rifiutato il titolo di imperatore offertogli dall'Assemblea di Francoforte nel 1849 (non tollerava di governare con unAssemblea elettiva), le mire prussiane sulla confederazione tedesca non erano diminuite. L'unificazione degli Stati tedeschi fu in pratica dovuta all'azione egemonica (politica militare) del pi forte Stato germanico della Prussia, appunto, che possedeva i giacimenti minerari pi ricchi di tutta la confederazione, nonch un eccellente esercito. Soprattutto, la Prussia era il pilastro dell'Unione doganale tedesca, o Zollverein, rinnovata nel 1853 con l'esclusione ancora una volta dell'Austria. Erano in molti in Germania, fra gli ambienti militari ed industriali a guardare con interesse alla Prussia come al fulcro di un pi ampio Stato nazionale. Il successore di Federico Guglielmo IV, Guglielmo I chiam ad attuare la sua politica militarista (in contrasto con il parlamento) uomini come il generale Von Moltke e l'uomo politico Ottone di Bismarck, i quali credevano fermamente - come il loro re - nella indispensabilit di una politica militare dura di unificazione. L'unificazione tedesca avvenne in tre tappe, la prima delle quali fu l'annessione dei ducati danesi, avvenuta con un pretesto fra l'impotenza dell'Europa. La seconda fase fu la guerra lampo (terminata con la battaglia di Sadowa del 1866 e la pace di Praga) della Prussia contro l'Austria (l'Italia acquis il Veneto in quella occasione), alleata nella guerra dei ducati danesi e scoppiata anch'essa per futili motivi amministrativi. La terza fase fu la guerra con la Francia, che determin in un sol colpo non solo la costituzione dello Stato nazionale tedesco, ma anche l'egemonia europea di quest'ultimo.
Guglielmo I Lo scontro austroprussiano e la nascita del moderno Stato tedesco

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All'inizio della guerra fra Prussia e Austria, la Francia rest indecisa se intervenire o meno per sancire il principio che la Germania sarebbe dovuta restare una Confederazione di Stati e non trasformarsi in un forte Stato unitario. L'occasione che ruppe tutti gli indugi fu la questione di successione dinastica in Spagna, dove dopo la cacciata della regina Isabella era stata offerta la corona (dopo le elezioni) a Leopoldo di Hohenzollern, cugino del re di Prussia. La Francia si sarebbe, cos, trovata stretta fra due potenze appartenenti alla stessa famiglia come nel 1500, quindi si oppose energicamente. Leopoldo di Hohenzollern rinunci alla corona. Napoleone III, per maggiore sicurezza, volle dal re di Prussia l'impegno che questa rinunzia sarebbe stata definitiva anche per l'avvenire e diede, a tale scopo, al proprio ambasciatore a Berlino conte Benedetti, l'ordine di chiedere unudienza al re, che si trovava ai bagni di Ems. La risposta di Guglielmo I venne abilmente contraffatta da Bismarck, che lasci credere in un rifiuto del re. La Francia dichiar guerra alla Prussia il 19 luglio 1879. Il conflitto fu brevissimo, avendo il generale Moltke sconfitto il maresciallo francese Mac-Mahon in Alsazia e il generale Bazaine in Lorena. Nella battaglia decisiva di Sedan, l'esercito francese fu costretto a deporre le armi. I Francesi deposero il re Napoleone III, e proclamarono la Terza Repubblica, chiedendo a Leone Gambetta e Giulio Favre, di istituire un governo di difesa nazionale, ma Parigi dovette arrendersi allo strapotere Prussiano e chiedere l'armistizio di Versailles e la pace di Francoforte. La Francia cedette alla Prussia l'Alsazia e la Lorena e fu costretta a pagare ingenti somme di risarcimento. Conseguenza immediata della guerra franco-prussiana fu l'unificazione politica della Germania sotto l'egemonia della Prussia. Subito dopo la vittoria di Sedan, i principi tedeschi offrirono la corona di imperatore al re di Prussia Guglielmo I e fu proclamato solennemente a Versailles l'Impero tedesco. La Germania, al congresso di Berlino del 1878, tramite il geniale cancelliere Bismarck, cerc di

La guerra francoprussiana e la fondazione del Reich tedesco

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consolidare la propria posizione in Europa. Bismarck, di fronte alla Francia desiderosa di una rivincita e all'Inghilterra e alla Russia, preoccupate per la nuova potenza germanica, rafforz gli organici militari (militarismo) e cerc di stabilire rapporti di alleanza con l'Austria e con l'Italia. Nel 1879 fu stipulato un trattato di alleanza fra la Germania e l'Austria, per cui le potenze si impegnavano a fornirsi reciproco aiuto nel caso di una aggressione da parte della Russia; nel 1882, in seguito all'occupazione francese della Tunisia (1881), anche l'Italia delle sinistre si un alle due potenze contraenti e si ebbe il trattato della Triplice Alleanza. Bismarck ritenne, in tal modo, di "avere chiuso il proprio paese in una corazza di bronzo" e di non aver pi nulla da temere dagli avversari della Germania.

7.4 - Il Veneto e Roma: lunificazione completata La guerra tra Prussia e Austria del 1866 fu loccasione che permise al governo italiano di giungere all'acquisizione del Veneto; cos come la guerra franco-prussiana del 1870 fu l'occasione propizia per l'acquisizione di Roma e per il compimento definitivo delle aspirazioni risorgimentali. La guerra al fianco della Prussia fu voluta dal governo Lamarmora, nonostante l'Austria avesse gi promesso (in cambio della neutralit) la concessione del Veneto e nonostante le truppe italiane fossero impreparate. Lamarmora ritenne che una guerra avrebbe rinsaldato il neonato paese, ma dovette prendere atto invece delle rovinose sconfitte militari a cui and incontro l'esercito regolare (per esempio a Custoza), guidato da Cialdini. Solo Garibaldi vinse alcune battaglie, ma fu costretto a fermarsi e a ritirarsi dai territori conquistati nel Trentino. Tuttavia, nonostante le sconfitte, alla fine della guerra e con la pace di Vienna del 1866, l'Italia ottenne il Veneto grazie soprattutto alle folgoranti vittorie prussiane. Il cattivo comportamento militare italiano e le gravi conLa liberazione del Veneto, la presa di Roma e la crisi della destra storica in Italia

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dizioni sociali in cui versava l'Italia, cominciarono a mettere in crisi la politica governativa della destra storica e a rivalutare le istanze della sinistra, che propugnavano un maggiore decentramento amministrativo. Il ritorno di Rattazzi al potere nel 1867 apr la questione romana e Garibaldi tent in due occasioni un colpo di mano per occupare militarmente Roma. Una prima volta fu arrestato dallo stesso governo italiano, che non aveva appoggiato l'azione militare, ma poi Garibaldi alla testa di 3.000 volontari fu fermato una seconda volta dalle truppe francesi di guardia al Vaticano a Mentana, il 3 novembre 1867. L'episodio di Mentana sbilanci l'opinione pubblica verso un acceso anti-francesismo e verso idee filo-prussiane, con un ritorno all'illuminismo e all'anti-clericalismo (fu rivalutato soprattutto il filosofo Hegel). Alla caduta di Napoleone III, un corpo di spedizione italiano al comando di Raffaele Cadorna apr, il 20 settembre 1870, una breccia nelle mura di Roma, a Porta Pia e occup la citt. La capitale fu spostata da Firenze a Roma, ma il governo rispose alla rigida opposizione di Pio IX facendo approvare le leggi delle guarentigie del 1871, che tra l'altro dichiaravano sacra la persona del papa e gli assegnavano un appannaggio annuo di 3 milioni. Pio IX non riconobbe le leggi delle guarentigie e dichiar illegittimo lo Stato italiano, invitando tutti i cattolici a non partecipare alla vita politica del nuovo Stato (non expedit = non conviene). Uno degli obiettivi della destra storica era quello di procedere al risanamento delle finanze ammortizzando il grosso deficit pubblico che assillava lo Stato dall'unificazione. Quintino Sella, fu il ministro delle finanze che fece adottare due tipi di provvedimenti: 1. l'introduzione dell'imposta sul macinato; 2. la vendita dei beni ecclesiastici e demaniali.
Risanamento finanziario e declino della destra

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La prima decisione provoc numerose insurrezioni al grido di viva gli austriaci e viva il papa e suscit la dura repressione del governo, che tenne duro e che ricav un notevolissimo introito. La vendita di beni ecclesiastici fin per favorire i grandi speculatori e i grandi proprietari terrieri, sicch il malcontento generalizzato, nonostante si pervenne al pareggio del bilancio nel 1876, costrinse alle dimissioni la destra di Minghetti e fece salire al potere la sinistra. L'Austria, seppure con problemi inerenti alla difficile convivenza dei suoi sudditi di estrema eterogeneit (cechi, slovacchi, polacchi, italiani), rimaneva una potenza di importanza primaria in Europa. Francesco Giuseppe era un abile burocrate e riusc a stringere decisivi accordi con la Chiesa cattolica (concordato del 1855). Dopo un esperimento condotto vero la trasformazione economica e sociale in senso federalista, l'imperatore torn a un rigido centralismo costituendo l'impero austro-ungherese, il compromesso del 1867 ai danni degli slavi, che cominciarono unopposizione radicale. L'impero fu diviso in due monarchie separate dalla Leitha, affluente del Danubio, e Francesco Giuseppe accett di assumere il titolo di Re di Ungheria. Il compromesso era unentit politica formata di due parti, con in comune i tre ministeri della guerra, degli esteri e delle finanze. Nel frattempo, come era avvenuto in Austria nel 1848, anche in Russia (paese arretrato economicamente e socialmente) ci fu la definitiva liberazione dei servi della gleba ad opera di Alessandro II, nel 1861. Le riforme intraprese da Alessandro II ebbero vita breve e, dopo le rivolte del 1863, ci fu un ulteriore giro di vite della autocrazia zarista, cosicch i rivoluzionari russi furono costretti al terrorismo o all'esilio.
La trasformazione dell'impero asburgico e la breve stagione delle riforme in Russia

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Test 1. Perch scoppi la seconda guerra di indipendenza in Italia? 2. Delinea in breve la figura di Giuseppe Garibaldi. 3. Spiega in cosa consiste il Risorgimento italiano. 4. Chi era Ottone di Bismarck e quale fu la sua politica? 5. Quando e come fu completata lunificazione italiana?

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