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III

Beppe De Santis

SALVARE LUNIONE EuROPEA


LIQuIdARE LEuRO

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3.

Collana diretta da Antonio De Santis

Salvare lUnione europea. Liquidare leuro

Il volume stato concepito e elaborato con il prezioso contributo del Consiglio scientifico del centro studi ME.DE.A: Arianna Attinasi, Pietro Attinasi, Roberto Caggia, Antonio De Santis, Marco Giaconia, Claudio Giugno, Rossana Interlandi, Sebastiano Muglia, Francesco Nicoletti, Alfonso Sciangula, Angelo Sicilia, Lucenzo Tambuzzo, Beppe Vicari. Un ringraziamento particolare va allintero gruppo fondatore del movimento dei Meridionalisti Italiani.

Beppe De Santis, Salvare lUnione europea. Liquidare leuro ISBN: 978-88-98351-22-0


Tutti i diritti sono riservati. vietata la riproduzione anche parziale. I diritti di traduzione, di adattamento e di riproduzione, totale o parziale e con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le riproduzioni fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi. Copyright 2013 Edizioni Arianna di Arianna Attinasi Via Zefiro, 1 - 90010 Geraci Siculo (Palermo) +39.0921.643.378 info@edizioniarianna.it www.edizioniarianna.it www.facebook.com/EdizioniArianna Stampa: Universal Book srl, Rende (Cs) - Italia Prima edizione italiana: settembre 2013

indice
Pietro Attinasi Presentazione CApiTOLO 1 Per salvare lUnione europea occorre liquidare leuro 1.1. La morsa autodistruttiva delleuro; 1.2. Lideologia della convergenza contro la realt della divergenza; 1.3. Dieci anni - 2003/2013 - di dilatazione della divergenza; 1.4. Gli straordinari benefici a favore della Germania e dellEuropa mitteleuropea con un euro pi debole del marco e pi forte delle vecchie valute mediterranee; 1.5. La Germania mercantilista contro gli altri partner della UE e delleurozona; 1.6. Il sistema euro contribuisce in modo determinante a svuotare e delegittimare la politica e la democrazia; 1.7. Il fallimento senza appello della politica di austerit; 1.8. La BCE: una banca centrale dimezzata, ma unico soggetto di comando in Europa, senza alcuna legittimazione democratica; 1.9. La mistificazione moralistica del rapporto contrattuale tra creditori e debitori; 1.10. Il fallimento dei tentativi di forzare il dispositivo consolidato delleurozona, con la condivisione del debito pubblico e con gli eurobond, secondo il modello americano delle origini; 1.11. Il nodo scorsoio delleuro programmato e destinato a stringersi ulteriormente; 1.12. Le 5 alternative possibili; 1.13. LItalia pu far saltare il banco delleuro: un enorme potere contrattuale; 1.14. Rompere la gabbia delleuro per battere la finanza speculativa globale e ripristinare leconomia sociale di mercato; 1.15. Noi mediterranei. 9 15

CApiTOLO 2. La strategia generale del neomeridionalismo nellepoca del dominio della finanza globale. Finanza globale, Europa/Euro, nuovi termini della questione meridionale. 2.1. Il primo punto, di partenza e di attacco, deve essere quello contro la finanza globale contemporanea; 2.2. Orientamenti e direttrici programmatiche e dazione; 2.3. Il secondo punto di attacco deve essere a livello della Unione europea e delleurozona; 2.4. Il terzo punto di attacco a livello nazionale; 2.5. La strategia neomeridionalista va incardinata in questa strategia globale. CApiTOLO 3. La nuova mappa geoeconomica e geopolitica mondiale nellepoca del dominio della finanza globalespeculativa 3.1. Sotto il tallone del capitalismo finanziario globale; 3.2. La crisi del 2008-2012 una crisi sistemica del capitalismo finanziario; 3.3. La resa dei conti di trenta anni di globalizzazione selvaggia; 3.4. La finanza globale domina il mondo; 3.5. Derivati, titoli tossici, la moltiplicazione dei pani e dei pesci; 3.6. Il sistema del boom e della crisi; 3.7. La crisi, non come eccezione, ma come regola; 3.8. Le dieci crisi che hanno cambiato il mondo; 3.9. I cinque movimenti dellimbroglio globale; 3.10. Loligarchia finanziaria comanda sulla politica; 3.11. La finanza globale egemonizza la cultura, limmaginario collettivo e i mass-media; 3.12. Gli spazi di libert contesi del web e dei social network; 3.13. La nuova mappa geoeconomica mondiale; 3.14. La nuova mappa geopolitica

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e geostrategica mondiale. Il declino del predominio americano; 3.15. I perdenti, gli esclusi, gli ingabbiati; 3.16. Mondo arabo e Medio Oriente; 3.17. Il nuovo ciclo di rivolte sociali, democratiche e rivoluzionarie nel mondo del 2011, a partire dal mondo arabo; 3.18. Una svolta epocale: il contagio delle rivolte e delle rivoluzioni arabe invade lEuropa e lOccidente, e altre parti del mondo; 3.19. Rivolta contro le oligarchie politiche, le caste e le cricche al potere; 3.20. Che fare? Nellepoca del dominio della finanza globale? CApiTOLO 4. Il profilo sconvolgente del finanzcapitalismo 4.1. Ricchezza reale e denaro in giro per il mondo; 4.2. Componenti dello sviluppo patologico del finanzcapitalismo; 4.3. Le tre grandi componenti del finanzcapitalismo (FC); 4.4. Eccesso della leva finanziaria; 4.5. I prodotti finanziari complessi, strutturati e sintetici sono prodotti incontrollabili e inconoscibili; 4.6. I prodotti della finanza ombra; 4.7. Una finanziarizzazione totalitaria del mondo; 4.8. Rendimenti pretesi dal finanzcapitalismo; 4.9. Compensi folli per dirigenti e operatori del sistema finanziario, a partire dalle banche dinvestimento: stipendi, bonus, opzioni; 4.10. I dieci modi di operare del finanzcapitalismo; 4.11. I quattro difetti strutturali della nuova architettura finanziaria mondiale; 4.12. Modelli teorici e culturali del finanzcapitalismo; 4.13. peggiorata la distribuzione globale del reddito; 4.14. Quattro spiegazioni della grande crisi del 2007-2008; 4.15. Altri squilibri strutturali del finanzcapitalismo; 4.16. I costi umani della crisi globale del 2007-2008; 77

4.17. Le diseguaglianze economiche globali; 4.18. La riforma delle 4-5 dimensioni critiche del sistema finanziario globale: dimensioni, fondamenti, complessit, contagio/vulnerabilit); 4.19. Il circolo vizioso CApiTOLO 5. 111 Note per uno schema di strategia e di programma di movimento 5.1. Sospensione e liquidazione della politica di austerit e del sistema euro; 5.2. Reddito di cittadinanza; 5.3. Ripristinare e praticare lobiettivo della piena occupazione e varare un piano transitorio per il lavoro; 5.4. Rilanciare lo stato sociale di qualit e la dignit del lavoro pubblico; 5.5. IItalia, una repubblica federalista, coesa, competitiva e autorevole nel mondo, in Europa e nel Mediterraneo. LItalia delle grandi autonomie; 5.6. Le regioni a statuto speciale: dallautonomia speciale alla piena sovranit; 5.7. Riportare la sovranit al popolo sovrano. Riequilibrare il rapporto tra democrazia delegata e democrazia diretta deliberativa. Integrare gli spazi della web-democrazia; 5.8. Il suicidio della politica nella seconda repubblica: la giustizia sociale sostituita dal giustizialismo Daniele Basciu Postfazione Bibliografia minima Nota biografica dellautore 149 153 155

Pietro Attinasi

Presentazione

Un certo Carlo Azeglio Ciampi chiam Berlinguer e gli disse che, se si fosse andati avanti con il discorso sulla moneta, tutti i figli della nomenklatura comunista che stavano negli uffici e negli studi delle banche sarebbero andati a casa. Chi parla Nino Galloni, ex funzionario del ministero del bilancio, il quale allinizio degli anni 80 dello scorso secolo, su incarico di una parte della Dc, tentava di prendere contatti con il Pci per vedere se era possibile una linea di politica economica e monetaria differente da quella accettata dall establishement della stessa sinistra democristiana e capire se nel Pci qualcuno fosse daccordo.15 La linea accettata dallestablishement era stata dettata dal Fondo Monetario Internazionale ed era quella di togliere agli stati la sovranit monetaria, costringendo gli stessi a ricorrere al prestito bancario privato per il loro fabbisogno di cassa, mediante la sola emissione di titoli di stato. Grazie alla corruzione del quadro politico, con la messa a tacere anche della sinistra cattolica, socialista e comunista, il ministro Beniamino Andreatta nel 1989 pot togliere al Ministero del Tesoro lesclusiva di emettere la lira, moneta
15 cfr. www.affaritaliani.it/economia/e-gli-economisti-della-mmt-si-ritrovano-a-rimini-in-un-convegno-organizzato-dal-giornalista-paolo-barnard.html

nazionale che venne da allora, ma solo per un paio danni, stampata dalla Banca dItalia, nelle more dellentrata in vigore delleuro, la cui competenza sarebbe stata assegnata alla Banca Centrale Europea (Bce), per effetto del Trattato di Maastricht. Aldo Moro ci aveva gi rimesso la pelle, assassinato 14 anni prima. Cos nacque leuro, moneta, che mai va confusa con lEuropa, per il semplice fatto che non tutti gli aderenti allUnione lhanno adottata. Contrarie ne erano le menti pi illuminate, quelle che paventavano limpoverimento della popolazione, con la perdita della possibilit perfino teorica della piena occupazione, garantita invece dalle politiche keynesiane, pienamente accreditate nel campo democratico. E mentre il coraggioso Nino Galloni combatteva la buona battaglia nei palazzi del potere, il popolo gi soffriva: Bella Europa! Bella Europa, verrai per noi come un tale Giuseppe Garibaldi che ci illuse? No, non ci illudiamo. Ma Cristo, Cristo non si arrabbiava mai? E non fu Lui a rovesciare i banchi della Borsa nel Tempio di Gerusalemme? Sono questi i versi finali della poesia Bella Europa che d il titolo alla raccolta da me pubblicata per la Coop editrice Antigruppo Siciliano, Trapani, Palermo, New York, nel 1989, con prefazione di Nat Scammacca. Vi si racconta di

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una epica discussione tra braccianti forestali e pastori geracesi nella sede di un patronato sindacale nell attesa che tocchi il turno della compilazione della pratica per la miseria della disoccupazione o per il contributo dei vitelli. I protagonisti sono poveri, categoria umana il cui numero di appartenenti, con lintroduzione dell euro, non ha fatto (e non fa) altro che aumentare inesorabilmente. Siamo in Sicilia, Sud Italia, Sud Europa. Luoghi del Mediterraneo, in uno dei quali, la Grecia, proprio mentre scrivo questa breve nota, si assiste al manifestarsi della felicit del governo tedesco per i licenziamenti di ventimila impiegati statali, operata dal legislatore, che ovviamente prende ordini, secondo trattato, da Bruxelles, se non da Washington. In materia economica e monetaria infatti la sovranit non appartiene pi ai singoli stati dellUE, ma alla sua Commissione da non confondere, per carit, con quella presieduta un tempo da Tot Riina. Commissione nella quale la posizione del governo della Germania tenuta nella massima considerazione, visto che, come molto bene dimostra De Santis, in realt la politica monetaria europea altro non che uno strumento per garantire la restituzione dei prestiti speculativi ai creditori tedeschi in primo luogo. Chi sono oggi i ricchi? Chi svolge oggi il ruolo una volta svolto dai latifondisti e dai capitalisti, contro i quali a partire dalla rivoluzione francese si sono battuti negli due secoli i poveri, le masse di braccianti senza terra e di proletari del Sud e del Nord, guidate da quelle organizzazioni politiche e sindacali che dette di sinistra? Chi sono oggi i padroni del vapore? Leggendo questo agile volume, che risulta un paziente e generoso atto di amore per il prossimo fraterno, attraverso

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il suo interminabile fluttuare di numeri, in valori assoluti e in percentuali, viene fuori la risposta alla domanda: sono gli appartenenti alllite mondiale del finanzcapitalismo, una sparutissima minoranza, nemmeno l1%. Quel capitalismo finanziario che spinge spasmodicamente chi ha i soldi (ma non necessario averli in proprio, si pu giocare anche e forse meglio con quelli dei poveracci sprovveduti) al continuo aumento della loro privata ricchezza tramite la speculazione senza freni sui cosiddetti liberi mercati. Gli speculatori finanziari si ritengono liberi di agire svincolati dal sostegno alla produzione dei beni e dei servizi lumanit e i governi, loro espressione, glielo permettono. Essi daltronde non amano sporcarsi le mani con il lavoro, si disinteressano della piena occupazione, anzi la combattono perch (per loro) antieconomica. I loro sono s prodotti, ma solo in senso metaforico: prodotti finanziari, pacchetti finanziari, virtuali, immateriali, consistenti sostanzialmente in numeri da spostare da un conto corrente a un altro della stessa o di altre banche; titoli che conferiscono status-ruoli di disponibilit infinita di poteri, beni, privilegi, incredibili piaceri della vita. I ricchi oggi operano con la massima velocit consentita dai nuovi strumenti tecnologici, in un gioco infinito di performances numerarie, per aumentare la consistenza dei propri titoli, sia sottraendone ai propri simili, sia creandone di nuovi (e tossici), dal nulla. La differenza sociale, economica, politica si dilata in progressione geometrica. Tutto ci dimostrato in questo libro. Una volta cera la Sinistra a proporre la piena occupazione lo stato sociale. Oggi essa di fatto paladina del finanzca-

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pitalismo, sorda al keynesianesimo, e a quella versione moderna e contemporanea che va sotto il nome di Modern Money Theory, proposta dallamericano Warren Mosler (suo il libro Le sette innocenti frodi capitali della politica economica15), fatta conoscere in Italia dal giornalista Paolo Barnard, animatore di ben due convegni nazionali a Rimini (febbraio e ottobre 2012), e di un magnifico Tour nazionale che ha toccato tutte le regioni italiane, nel mese di giugno 2013, organizzato dai gruppi territoriali MeMmt16 che nel frattempo si sono costituiti in tutta Italia. Oggi chi si occupa di combattere il finanzcapitalismo? Chi se ne dovr occupare, con quali conoscenze e competenze? Questo il problema. E Beppe De Santis, con questo libro se ne occupa magistralmente. Egli sicuramente sta dallaltra parte, e ama dire con orgoglio di avere studiato (ma anche un certo Antonio Gramsci, sia detto per inciso, raccomandava di studiare!), studiato centinaia di volumi17, per capire come funziona il finanzcapitalismo, saperne parlare e organizzare una forza politica efficace per debellarlo! A partire dal Mediterraneo, dalle sue grandi Isole italiane dotate di Statuti autonomistici, dalla possibile Macroregione del Sud, attraverso un federalismo solidale che includa il ricco Nord (fino a quando? se tutti i gioielli di famiglia li stanno comprando gli stranieri?). Il Mediterraneo non solo sponda nord, da cui comunque la Germania dista, ma anche sponda sud.
15 cfr. bibliografia nel testo. 16 www.facebook.com/memmt.info. 17 cfr. La bibliografia minima suggerita alla fine del volume.

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C lEuropa, ma anche l Africa, lAsia. Ci siamo Noi Mediterranei, innamorati di quella che mi piace chiamare una seconda navigazione nel mare aperto del finanzcapitalismo del terzo millennio, oltre quella gi sperimentata come dannosa. Una seconda navigazione che guidi il cammino, come dice Fabio Salviato, Presidente di Banca Popolare Etica, da una finanza rapace ad una finanza che sostiene lo sviluppo dei popoli15. Finanza rapace, come rapace si dimostrato leuro, che sta affamando i popoli del sud Europa, tanto da farci condividere la conclusione logica dellinformato discorso a cui lautore perviene: LEuro, cos com oggi, non pu pi funzionare. La Banca Centrale Europea, cos com oggi, non pu pi funzionare. Questa lalternativa: o Stati Uniti dEuropa, presto, prestissimo. Con sovranit europea. O ciascuno Stato nazionale costretto a riguadagnare la propria autonomia, la propria piena sovranit. Sovranit statale, popolare, monetaria. Tertium non datur.

15 Horeb, Tracce di spiritualit a cura dei Carmelitani, Barcellona P.G. (Me), 3/2012, pag. 78-83;

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CAPITOLO

PER SALVARE LUNIONE EuROPEA OCCORRE LIQuIDARE LEuRO

1.1. LA MORSA AuTODiSTRuTTiVA DELLEuRO Nellideologia, nel progetto, leuro doveva essere il propulsore risolutivo della piena integrazione politica della UE, per gli Stati Uniti dEuropa. Nella realt, leuro diventato il catalizzatore della piena disintegrazione europea. Devastante disintegrazione economica, politica, culturale e morale. Mai, dal secondo dopoguerra in poi, gli Stati, i Popoli e i Cittadini europei sono stati cos divisi, tra loro, lacerati, separati, dilaniati. Il nostro dovere spezzare questa morsa autodistruttiva. 1.2. LiDEOLOGiA DELLA cOnVERGEnZA cOnTRO LA REALT DELLA DiVERGEnZA Leuro doveva essere il motore della piena coesione europea, cio della progressiva omogeneizzazione economicosociale e territoriale, della convergenza. Nella realt, la causa prima della divisione, della discordanza, della divergenza. Divergenza di sviluppo, di reddito, di occupazione, di giustizia sociale, di equilibrio territoriale. Infine, di sovranit, di dignit.

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1.3. DiEci Anni 2003/2013 Di DiLATAZiOnE DELLA DiVERGEnZA Contano i fatti, non le ideologie, gli auspici, il volontarismo. E i dati dimostrano che dal 2003 fase di pieno funzionamento del sistema euro al 2013, le diver-genze tra lEuropa mediterranea (pi lIrlanda) e lEuropa mitteleuropea, le divergenze economiche e territoriali, anzich attenuarsi, prima (2003-2007), si sono accentuate e, poi (2008-2013), sono esplose in forma di separazione, di secessione materiale, intollerabile e autodistruttiva. A confermare il disastro in corso, si aggiunta unaltra clamorosa evidenza: i Paesi della UE non aderenti alleuro (Regno Unito, Danimarca, Finlandia, Svezia, Polonia, etc.), oltrech la Svizzera, hanno registrato mediamente una parabola di crescita o di minor tasso di crisi superiore alla gran parte di Paesi UE aderenti alleuro (Grecia, Cipro, Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda, Francia, Slovenia, Slovacchia, Estonia, etc.). Questi due dati rappresentano il fatto oggettivo pi clamoroso dellavventura delleuro. E il fatto pi clamorosamente ignorato almeno fino al 2010/2011 dai cittadini europei, soprattutto dellEuropa mediterranea, e dolosamente rimosso ed occultato dalle lites dominanti del Nord e del Sud Europa. La crisi globale del 2007/2008 e la crisi delleuro del 2010/2011 hanno poi scoperchiato la pentola. E la verit, amara e scioccante, non si potuta pi occultare.

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1.4. GLi STRAORDinARi BEnEFici A FAVORE DELLA GERMAniA E DELLEuROpA MiTTELEuROpEA cOn un EuRO pi DEBOLE DEL MARcO E pi FORTE DELLE VEccHiE VALuTE MEDiTERRAnEE Soltanto la Germania ha goduto strutturalmente e abbondantemente dei benefici delleuro e, per via mediata e parziale, lEuropa tedesca: Germania, Olanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Austria, Svizzera, Ungheria, Slovenia, Croazia, Lettonia, Lituania, Estonia. Inoltre, si sono meglio autotutelati gli 11 Paesi Ue fuori dalleuro. Nel commercio internazionale, la Germania si avvantaggiata di un cambio favorevole con le altre valute concorrenti: il dollaro, lo yen, lo yuan. Essa, soprattutto, si avvantaggiata di un cambio favorevole rispetto agli altri concorrenti interni della Ue e delleurozona, lItalia in primo luogo. Ha potuto esportare di pi, usando il sistema euro. Rispetto ad oltre un decennio fa, rispetto alla fase preeuro, la Germania ha goduto di un doppio vantaggio. Il primo vantaggio stato quello di una valuta, leuro, pi debole rispetto al vecchio marco, potendo cos esportare di pi nel mondo extraeuropeo ed europeo. Il secondo vantaggio consistito nella gabbia nella quale si sono trovati rinserrati i Paesi delleurozona, in primis lItalia e gli altri Paesi, in particolare dellEuropa mediterranea, Francia compresa. Questi Paesi si sono ritrovati con una moneta leuro pi forte rispetto alle proprie tradizionali monete (lira, franco, peso, etc.): hanno potuto esportare di meno in Europa e nel mondo. E subire di pi la concorrenza tedesca interna e la concorrenza internazionale.

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Se guardiamo ai dati sullexport del decennio 2003/2013 dei paesi delleurozona registriamo una inquietante equivalenza: la quota di export perduta dai Paesi dell Europa mediterranea corrisponde esattamente alla quota guadagnata dalla Germania. Nel passato, di fronte a difficolt congiunturali sul fronte dellexport, i Paesi allora fino al 2000 a sovranit monetaria, tra cui lItalia, ricorre vano giustamente alla svalutazione della propria valuta, recuperando cos quote del mercato internazionale. Con leuro la sovranit monetaria dei singoli paesi delleurozona stata abolita e requisita. Oggi, lItalia, la Francia, la Spagna non possono pi manovrare sui cambi valutari, n svalutare n rivalutare. E senza sovranit monetaria siamo perduti. 1.5. LA GERMAniA MERcAnTiLiSTA cOnTRO GLi ALTRi pARTnER DELLA UE E DELLEuROZOnA La Germania, in particolare nellultimo decennio, ha consolidato una strategia geoeconomica e geopolitica di aggressivo mercantilismo cio tutta centrata sullexport competitivo nei confronti e a danno degli altri Paesi partner della UE e, soprattutto, delleurozona. Tale strategia porta alla diretta disintegrazione del residuo di unit europea ancora sopravvivente. La Germania ha puntato tutte le sue chances sullexport, con una politica aggressiva, spietata e senza scrupoli. Altro che politica di coesione e di integrazione! Esportare sempre di pi, a danno dei partners presunti pi prossimi, costi quel che costi. Al fine di perseguire tale strategia, la Germania, dopo aver assorbito tra il 1990 e il 2000 lo shock della riunificazio-

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ne dei Lander ex-DDR, a partire dal periodo di leadership di Schroeder, ha ri-orientato lintero proprio sistema in senso neo-mercantilista, cio di competizione totale sullexport, abbassando e contenendo i costi interni di sistema, in primis i salari e i prezzi, con lexploit massiccio di lavoro precario e part-time, poi con una cura dimagrante del proprio welfare, ancora con processi diffusi di privatizzazione e liberalizzazione, sotto la copertura di fatto ideologica della lotta senza quartiere allinflazione, in modo da rendersi brutalmente competitiva contro gli altri partners, in particolare delleurozona. Per la verit, le aspettative erano di segno opposto. Ci si aspettava e qualcuno aspetta ancora che la potentissima Germania riunificata assumesse la ladership solidale della UE e delleurozona. Come? Ponendo la sua enorme forza tradizionale e riconfermata forza economica, la propria nuova forza demografica e geopolitica a seguito della riunificazione, della nuova oggettiva potenza geopolitica acquisita dopo la caduta del Muro di Berlino e della riunificazione al servizio del processo di integrazione europea, fino ad approssimare il sogno-progetto dellEuropa federale o degli Stati Uniti dEuropa, assumendo pienamente la leadership, legemonia, con tutti gli onori ed oneri conseguenti. La Germania ha rifiutato legemonia democratica sullEuropa, la leadership politica quasi naturale, scegliendo il dominio, precisamente il dominio economico, nella forma della competizione mercantilistica pi estrema. Con la conseguenza scontata dellattuale disintegrazione della UE e delleurozona. Una scelta egoista e miope, alla lunga autodistruttiva anche per la Germania stessa. Al contrario, la Germania avrebbe dovuto perseguire e guidare esattamente i valori di solidariet, i principi di convergenza, le politiche

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di coesione tanto declamati dalleuropeismo retorico e dai Trattati UE. Avrebbe dovuto la Germania individuare e perseguire un punto di equilibrio economico-politico tra i diversissimi Paesi della Ue e delleurozona, un fecondo compromesso di interessi, ad esempio, aumentando i consumi interni anche con adeguato aumento dei propri salari interni per dare spazio allexport nei suoi confronti da parte degli altri partner, ragionevolmente governando un livello funzionale e gestibile di inflazione di almeno 3-4 punti in pi rispetto agli altri partner. Insomma, la Germania dovrebbe esportare di meno e consumare di pi. La strategia alternativa allattuale cieco mercantilismo nientaltro di pi di quanto fece lAmerica di Roosvelt nei confronti dellEuropa, e in primo luogo a favore della Germania, nellimmediato secondo dopoguerra. Con il sostegno finanziario allEuropa distrutta dalla guerra e aprendo i suoi mercati ai prodotti tedeschi ed europei. La leadership responsabilit, dare e avere intelligente, condivisione, aperta e severa insieme. Niente di tutto questo. Si fatto lesatto contrario. E lEuropa andata a pezzi. Sono ancora troppo numerosi coloro che cianciano a vanvera di modello tedesco. Ma di che modello stiamo vaneggiando? Il modello tedesco un modello integralmente, quasi totalitariamente, esportatore. Ma, se tutti esportano, chi compra, chi consuma? Il modello tedesco, inteso come modello buono per tutti gli altri, non esiste. soltanto il percorso unilaterale tedesco: non replicabile, non generalizzabile. Con il modello/non modello tedesco lUnione Europea si spegne e muore. Bisogna dirsi la verit. Anche se amara.

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Sotto un profilo pi generale, invece del modello integrativo Nord-Sud dEuropa, la Germania con i suoi pi stretti sodali ha scelto il modello disintegrativo Nord-Sud. Contro il modello solidale, ha scelto il modello conflittuale. conflitto tra Nord e Sud dEuropa. Da oltre 10 anni in corso una sorta di guerra sotterranea tra il nucleo germanocentrico dellEuropa e lEuropa mediterranea. Un conflitto non dichiarato, ma spietato. Finora, un conflitto unilaterale del Nord europeo contro il Sud. La guerra stata gestita dai pi forti contro i pi deboli. I quali, forse, neppure ne sono pienamente coscienti. E comunque le vittime sacrificali del Sud, finora, non hanno reagito. Una guerra finora vinta, stravinta, dai pi forti. LEuropa del nord contro lEuropa del sud, dunque. E in tale contesto lantica questione meridionale italiana, e la peculiare questione siciliana, lungi dallesaurirsi, diventano storicamente pi drammatiche, urgenti e complesse, se incardinate e sussunte nella pi gigantesca ed impressionante questione meridionale euro-mediterranea. Le due questioni tornano di attualit in forme pi estreme e complesse allinterno di un campo conflittuale immane, che non solo e prevalentemente quello statale italiano, ma quello europeo e mediterraneo. Il livello della sfida pi alto ed aspro del passato. 1.6. IL SiSTEMA EuRO cOnTRiBuiScE in MODO DETERMinAnTE A SVuOTARE E DELEGiTTiMARE LA pOLiTicA E LA DEMOcRAZiA Torniamo alleuro e alleurozona. Leuro era destinato, dicevano, ad accelerare la costruzione degli Stati Uniti dEuropa. Una volta imboccata la via del

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mercantilismo talebano, da parte tedesca, il progetto, gi di per se errato e velleitario, si ritorto nel suo contrario: la integrale disintegrazione europea. Intanto, ben undici Paesi su 28 si sono rifiutati di entrare nelleuro, e alcuni primo il Regno Unito minacciano di fuoriuscire da quel poco di UE ancora resistente. Paesi giganti, come la Polonia, qualche anno fa agognanti di entrare al pi presto nelleurozona, si guardano bene dal farlo. Oggi, chiaro che la via delleuro agli Stati Uniti dEuropa completamente e disastrosamente fallita. La storia insegna che lo stato batte moneta. Non la moneta che batte, fonda, lo stato. Lesperimento euro fallito. Oggi, sia la Ue a 28 sia leurozona a 17 non sono n carne n pesce. Le classiche tre sovranit tra loro interdipendenti la sovranit monetaria, la sovranit statuale e la sovranit democratica popolare, non sono ben incardinate e funzionali n a livello di UE/ eurozona, n a livello si singolo stato nazionale. Siamo in mezzo ad un guado senza approdi alla vista, senza fine, logorante e autodistruttivo. Non si pu pi attendere. Il tempo scaduto. Abbiamo, oggi, un Parlamento europeo che non un vero Parlamento. Una debole e confusa diarchia tra una Commissione europea e un Consiglio europeo dei capi di governo e di Stato che non un vero governo. Una BCE che non una vera banca centrale, paragonabile alla FED americana e alle banche centrali del Giappone e della Cina. Non c una politica economica e fiscale comune.La legittimazione democratica dellintera armatura della UE e dellEurozona gracile, pessima. Lunico punto di comando resta la BCE, una banca centrale senza Stato.

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Legittimazione democratica: zero. Frattanto, gli Stati nazionali delleurozona sono stati deprivati della sovranit monetaria. La deprivazione della sovranit monetaria, a sua volta, svuota strutturalmente la sovranit statuale. Lo svuotamento di queste cardinali sovranit, a sua volta, abbatte una parte sostanziale della sovranit popolare democratica. questa la vera e strutturale origine della crisi della democrazia e della crisi della politica: con lindebolimento strategico e strutturale dei partiti e la loro delegittimazione, cos lindebolimento e la delegittimazione dei Parlamenti, dei governi, delle istituzioni tutte. Se la Politica non incide, o incide poco, sulle grandi scelte economiche che determinano la vita dei cittadini, la Politica si svuota e si delegittima. Cos, pi in generale, si svuota e si delegittima la democrazia. O la democrazia decide sulla vita dei cittadini, o muore. N vere sovranit europee, n solide sovranit statuali: cos non si pu continuare. Il sistema euro contribuisce, in modo rilevante, a svuotare e delegittimare la politica e la democrazia. 1.7. IL FALLiMEnTO SEnZA AppELLO DELLA pOLiTicA Di AuSTERiT Siamo cos alla cronaca del triennio orribilis 2010-2013. La risposta delle lites dominanti europee alla doppia crisi quella globale esplosa nel 2007/2008 e quella aggiuntiva delleuro esplosa nellestate del 2010 stata, da una parte, linasprimento della politica di austerit a propulsione teutonica, in forme ossessive e incrementali, con la contestuale costruzione di una sovrastruttura di governance della crisi molto farraginosa, opaca, per tanti versi indecifrabile e di

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dubbia e scarsa funzionalit (cosiddetti Sistemi salva Stati); e dallaltra parte, lattribuzione alla struttura della BCE, della natura strutturalmente autoreferenziale: il ruolo di unica e solitaria protagonista, responsabile degli equilibri monetari, finanziari e bancari dellEuropa e dellEurozona, e di unico baluardo anticrisi. La politica di austerit consistita nella liquidazione sistemica del sostegno pubblico alleconomia, nel taglio brutale della spesa pubblica, anche per gli investimenti produttivi; nella debilitazione e destrutturazione sistematica del welfare state, a partire dalle scuole; nello strangolamento finanziario e politico delle autonomie locali; nel conseguente deperimento di tutte le infrastrutture e i servizi pubblici; nella precarizzazione del lavoro; nella svendita di patrimoni pubblici e asset privati strategici ai potenti competitori tedeschi, inglesi, americani, e anche francesi. Lausterit, invece di combatterla, ha fatto esplodere rovinosamente la crisi. Con il crollo verticale del Pil, delle imprese, del lavoro, dei redditi, del risparmio delle famiglie e dellerosione/demolizione della relativa ricchezza patrimoniale. Con due generazioni completamente escluse da lavoro. Con una classe media quasi scomparsa. Altro che disagio sociale, malessere! Miseria, disoccupazione, insicurezza, paura, panico, dolore di massa, ecco la parola giusta. Oggi, si ammette da parte delle lites responsabili - che siamo stati precipitati in una recessione prolungata, che equivale ad una forma inedita di depressione (come insegna il premio Nobel Krugman), ad una crisi peggiore di quella degli anni trenta. Ammettono questa verit, 7 anni dopo lesplosione della crisi globale. 7 Anni dopo! E mentre i Paesi BRICS (Brasile, Russia,

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India, Cina, Sudafrica), insieme ad unaltra diecina di Paesi emergenti avanzavano, resistono e avanzano, con un ruolo determinante dello Stato e della spesa pubblica; mentre gli Stati Uniti hanno adottato una politica fortemente espansionistica, con la FED che ha immesso nel circuito economico per anni circa 80 mld di dollari al mese nella forma di acquisto di titoli pubblici USA, con il sostegno statale al rilancio dellindustria, con il catalizzatore keynesiano rappresentato dallenorme spesa pubblica militare; mentre, sia pure recentemente, il Giappone ha adottato una violenta svolta espansionistica nella politica economica pubblica (immissione nelleconomia di circa 70 miliardi di yen mensili da parte della Banca centrale, svalutazione competitiva dello yen del 26% in un semestre, massiccio pacchetto di spesa pubblica nelle infrastrutture, immediato aumento del PIL oltre il 3%). E mentre tutto questo avveniva e avviene, lEuropa, la Ue, in particolare lEurozona e soprattutto lEuropa mediterranea veniva suicidata con una folle e persistente politica di austerit. Sono mesi che il governo americano cerca di convincere gli europei e i tedeschi a cambiare linea, senza riuscirvi. Il migliori cervelli mondiali delleconomia, i pi brillanti tra i premi Nobel delleconomia, a partire da Paul Krugman, Joseph Stiglitz, Amartya Sen, da anni, inascoltati, denunciano lausterit come politica scientificamente errata e devastante nella realt, e invitano, a riadottare un approccio keynesiano, quellapproccio che fece la fortuna delloccidente, nel trentennio doro, 1945-1975. Lo stesso FMI (Fondo Monetario Internazionale), allinizio sostenitore anchesso della politica di austerit, nel corso

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degli ultimi due anni, ha fatto coraggiosamente autocritica, ammettendo la fallacia di tale politica e invitando ad una svolta radicale. Insomma, lausterit ha fallito. Occorre una svolta espansionistica e neokeynesiana. 1.8. LA BCE: unA BAncA cEnTRALE DiMEZZATA, MA unicO SOGGETTO Di cOMAnDO in EuROpA, SEnZA ALcunA LEGiTTiMAZiOnE DEMOcRATicA A sua volta, la BCE ha agito prevalentemente su due versanti. Da una parte, ha sostenuto il sistema bancario e finanziario, immettendovi, nel triennio 2010/2013, oltre 1000 mld di euro, praticamente a costo zero per le banche, anche per costringere le banche europee ad acquistare titoli pubblici dellEuropa mediterranea sotto attacco speculativo, sperando contestualmente in qualche sgocciolio virtuoso nei canali del credito alle imprese delleconomia reale. Ma cos non stato. Il crollo dei credito (credit crunch) permane implacabile. Dallaltra parte, di fronte allexploit intollerabile dei differenziali di tassi per la gestione del servizio del debito pubblico da parte dei Paesi dellEuropa mediterranea, la BCE ha acquistato direttamente sul mercato cosiddetto secondario, che tratta dei titoli gi in circolazione in scadenza rilevanti quantit di titoli pubblici del Paesi del Sud. Con una forzatura dellattuale statuto balordo della BCE, e, tra infiniti ricatti, conflitti e resistenze, in particolare, da parte del blocco germanocentrico. Con il ricatto continuo, tra laltro della Corte costituzionale tedesca. Unattivit quasi fuori legge. Perch statuto balordo? Mentre la FED americana infatti, per statuto, deve persegui-

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re contestualmente gli obiettivi strategici della lotta allinflazione e del sostegno alla crescita per la piena occupazione, la BCE pu perseguire soltanto la lotta allinflazione: unanatra zoppa. Una banca centrale dimidiata, dimezzata. Si tratta di una differenza, di una asimmetria, oltre i limiti della follia Una banca centrale che non una vera banca centrale. Pur azzoppata nelle sue funzioni, la BCE ha fatto supplenza ad unEuropa politica che non c; ha fatto supplenza agli Stati Uniti dEuropa che non ci sono; ad una democrazia europea che non c. NellEuropa attuale, lunico soggetto privo di qualunque legittimazione democratica, oggi lunico soggetto di comando effettivo. Un sistema assurdo e pericoloso, che non pu pi reggere. 1.9. LA MiSTiFicAZiOnE MORALiSTicA DEL RAppORTO cOnTRATTuALE TRA cREDiTORi E DEBiTORi. Da anni siamo costretti a subire tormentoni moralistici e pedagogici, in salsa nordista-teutonica. I virtuosi del Nord (Europa) contro i viziosi del Sud (Europa). Il Bene (Nord) contro il Male (Sud). Sotto sotto, la razza superiore contro la razza inferiore. unantica mistificazione. Una mistificazione di successo. Ciascuno pu inventarsi, e inventa di volta in volta il suo Nord e il suo Sud. A tutte le latitudini possibili. In realt, la storica mistificazione, il pi delle volte, serve a coprire, sublimare, ideologizzare materiali e brutali rapporti di potere e di dominio, non di rado, storicamente coloniali o neocoloniali, altre volte, pi banali, concreti e anche sordidi interessi. Veniamo ai nordisti europei, in versione teutonica.

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In tutta la prima parte del decennio 2000/2010, i banchieri e ricchi nordeuropei, in particolare i tedeschi, hanno letteralmente inondato il sud Europa con i loro prestiti facili e disinvolti, a partire dalla Grecia. La Deutsche Bank in prima fila. In questo enorme flusso di denaro, non sono mancate tonnellate di titoli tossici, in primis gli oscuri e pestiferi derivati. Questo flusso di denaro dal Nord al Sud convenuto certo al Sud, fino ad un certo punto dellavventura, ma convenuto pi e parimenti al Nord, perch, intanto, ha consentito le disponibilit liquide per le massicce e decennali importazioni di prodotti del Nord, in primo luogo tedeschi. Quando il giocattolo ha cominciato a scricchiolare, sono aumentati i tassi sui prestiti. Il Nord ci ha guadagnato di nuovo. Infine, il giocattolo si rotto. E qui sono iniziate da parte dei nordisti europei ed extraeuropei le fughe di disimpegno e le lamentazioni moralistiche. Per il Nord si trattava e si tratta - di salvare il salvabile dei cattivi investimenti fatti, ma fino ad un certo punto molto convenienti. La mistificazione dei virtuosi contro i viziosi! Sotto il manto moralistico la partita concreta che si gioca molto banale: i creditori del Nord perseguono il recupero dei loro crediti nei confronti dei debitori del Sud, pubblici o privati che siano. La santa morale non centra nulla. Infatti, fare attivit creditizia non unattivit caritatevole, non un regalo, non unattivit solidale: un rapporto contrattuale, un contratto. Un contratto nel quale i rischi sono, e debbono essere, parimenti distribuiti tra debitore e creditore.

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Ecco il punto. Il rapporto tra creditore e debitore non quello tra padrone e servo-cliente; tra benefattore e beneficiato; tra virtuoso e vizioso; tra bene e male. , al contrario, un rapporto contrattuale paritario. Il rischio condiviso a mezzadria. Il credito un investimento. Chi investe male, paga. I nordisti-teutonici hanno trasformato un contratto in una mistificante relazione morale e moralistica. In realt sotto la crosta del moralismo peloso, vi il tentativo dei creditori del Nord di scaricare lintero rischio contrattuale sui debitori del Sud. Il sistema euro serve perfettamente a occultare, legittimare e imporre, questa volgare mistificazione. La sottostante pretesa quella di imporre il dominio assoluto dei creditori sui debitori, cio lo stravolgimento di una regola fondamentale del buon funzionamento delleconomia di mercato: la condivisione paritaria del rischio credito tra creditore e debitore. Sotto le mentite spoglie del rigorismo, i tedeschi e i nordisti vogliono recuperare integralmente gli investimenti, anche cattivi, fatti negli anni della speculazione e del montare delle bolle finanziarie. Lossessione moralistica a favore dellinflazione bassa e per il taglio della spesa pubblica, nasconde il volgare obiettivo di recuperare i loro crediti avventurosi. A ben guardare le cose, lintero paradigma neoliberista, egemonizzato dalla finanza globale speculativa, anche tramite la morsa delleuro, un paradigma di dominio dei creditori sui debitori, che sta distruggendo intere aree di economia e di democrazia nel mondo. Altro che perseguire lefficienza di sistema e lincremento di produttivit di sistema, della Grecia, del Portogallo, della

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Spagna, dellItalia! Ma lo hanno fatto credere e ce lhanno fatto credere. 1.10. IL FALLiMEnTO DEi TEnTATiVi Di FORZARE iL DiSpOSiTiVO cOnSOLiDATO DELLEuROZOnA, cOn LA cOnDiViSiOnE DEL DEBiTO puBBLicO E cOn GLi EuROBOnD, SEcOnDO iL MODELLO AMERicAnO DELLE ORiGini In questi anni recenti sono stati fatti diversi ed innumerevoli tentativi di forzare lattuale e consolidato sistema dell eurozona. Invano. Il tentativo pi ricorrente quello di federalizzare, di mutualizzare, di condividere il debito pubblico dei paesi componenti leurozona, in particolare, con listituzione degli Eurobond, cio di titoli di debito dellintera eurozona. Il modello di riferimento classico quello adottato dagli Stati Uniti dAmerica, nel corso della loro definitiva unificazione federale. Niente da fare: la proposta non passata e non destinata a passare. La condivisione del debito, con la contestuale istituzione degli eurobond, significherebbe voler avviare, ed avviare concretamente listituzione degli Stati Uniti dEuropa. Ma, proprio la costruzione, qui ed ora, degli Stati Uniti dEuropa quanto le lites dominanti europee non sono n veramente intenzionate di fare, n capaci di fare. Delle due, luna. O si fanno, presto e bene, gli Stati Uniti dEuropa, incardinandovi integralmente le tre classiche ed interdipendenti sovranit: la sovranit monetaria, quella statuale e quella democratico-popolare. Oppure le tre sovranit vanno reincardinate nei classici e tradizionali Stati-Nazione, e, se opportuno e fattibile, in Macroregioni e in Regioni dalla spiccata storia e identit au-

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tonoma, che si fanno Stato. Altrimenti, a parte tutto il resto, salta il bene pi prezioso: la democrazia. Una terza soluzione non data. Attualmente le tre sovranit non sono incardinate n in Europa n nei singoli Stati. una situazione drammatica, autodistruttiva, non pi sostenibile e tollerabile. 1.11. PER SALVARE LUniOnE EuROpEA, OccORRE LiQuiDARE LEuRO Se vogliamo salvare lidea dellunit massima possibile dellEuropa, se vogliamo salvare lUnione Europea possibile, occorre liberarsi tempestivamente della gabbia delleuro. Lerrore massimo, che si commette in questa contingenza storica, quello di confondere leuro con lEuropa, leuro con lintegrazione europea possibile, leuro con lUnione Europea, leuro con leuropeismo ancora vitale e propulsivo, che il contrario delleuropeismo retorico, ipocrita, velleitario, inconcludente o avventuristico. Ecco, occorre spezzare la rozza e mistificante equazione Euro = Unione Europea, integrazione europea, europeismo propulsivo. Oggi, i veri europeisti sono coloro che contribuiranno a spezzare la morsa delleuro. Consideriamo 5 evidenze. 1.11.1. La storia ci insegna che vi pu essere una decorosa e vitale integrazione europea in assenza di gabbie quale leuro. 1.11.2. Per 50 anni, il processo di integrazione europea andato avanti positivamente senza leuro. E questo un fatto. 1.11.3. Il principio di realt deve sostenerci nel prendere atto con intelligenza geoeconomica e geopolitica che ben

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11 Paesi su 28 dellattuale Unione Europea sono, per loro fortuna, fuori dalla gabbia delleuro e, in gran parte, non muoiono dalla voglia di ingabbiarvisi. 1.11.4. Ancora, il processo di integrazione europea andato avanti, con soddisfacente efficienza e armonia, nel periodo regolato, sotto il profilo monetario, dallo SME (Serpente Monetario Europeo), fondato su un sistema di cambio tra le valute insieme certo e regolato, ma anche elastico, con una banda flessibile di oscillazione nel cambio tra le valute europee. 1.11.5. Infine, lintera letteratura scientifica sulle aree monetarie ottimali non ha mai ritenuto quella europea unarea monetaria ottimale, sconsigliando vivamente lazzardo delleuro, da tempi non sospetti. 1.12. IL nODO ScORSOiO DELLEuRO pROGRAMMATO E DESTinATO A STRinGERSi uLTERiORMEnTE Frattanto, piove sul bagnato. La morsa delleuro si stretta via via, in modo sempre pi vampirico, attorno al collo dei cittadini europei dellEurozona. Passo dopo passo, ma in modo implacabile. Poi, il sistema inevitabilmente scoppiato, nellultimo drammatico triennio. E siamo, oggi, a vagare tra le macerie. Ma il punto inquietante che la morsa delleuro destinata a rinserrarsi ulteriormente nei prossimi mesi ed anni, se non ci liberiamo tempestivamente del vampiro. un meccanismo ad orologeria gi perfettamente innescato, normato, oliato, scadenzato, ed implacabile. Conviene fare un breve cenno alla cronistoria delleuro-morsa: a) i criteri di Maastricht (1992-93);

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b) il sistema via via irrigiditosi dei Patti di Stabilit (dalla seconda met degli anni 90 ad oggi); c) il six-pack, pacchetto di sei regolamenti economici finanziari per la nuova governance economica europea, approvato dal Parlamento Europeo (settembre-dicembre 2011); d) il fiscal compact, il patto di bilancio europeo, varato con un nuovo Trattato (marzo 2013 e vigente dal 1 gennaio 2013). 1.12.1. I quattro criteri di Maastricht degli anni 90: - rapporto tra deficit (indebitamento annuale) e Pil (Prodotto interno lordo) il 3%; - rapporto tra debito (stock) e Pil entro il 60%: - tasso di inflazione di 1-2 punti superiore alla media dei Paesi virtuosi (Germania); - tassi di interesse del denaro di 1-2 punti superiore ai Paesi virtuosi. Si tratta di criteri arbitrari, rigidi e ragioneristici, imposti dalla Germania e ritagliati sui propri interessi nazionali, criteri senza alcun fondamento scientifico provato, criteri da sempre stigmatizzati da una parte rilevante della letteratura scientifica. Alcuni criteri - ad esempio, rientrare in un rapporto tra debito e Pil del 60%, a fronte di Paesi con un rapporto tra il 100 e oltre il 100%, anche 120% e oltre - sono letteralmente impraticabili, inattuabili, ricattatori e iugulanti. Per prima la Germania, seguita da Francia e altri Paesi, per anni, fino al 2003-2005, si ben guardata dal rispettarli, in particolare il rapporto deficit/pil. Finch le ha fatto comodo. Quello dei 4 criteri di Maastricht stato il tormentone degli anni 90, prima delleuro, e mai interrotto fino ad oggi. La prima stretta della morsa.

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1.12.2. Il patto di stabilit degli anni 2000 Negli anni 2000, dopo lintroduzione delleuro, al quartetto dei criteri di Maastricht, stato aggiunto il patto di stabilit, vale a dire un controllo totale e minuzioso da parte della euroburocrazia di tutta la spesa pubblica dellintero circuito amministrativo statale, territoriale e settoriale (in primis, la sanit). La paranoia antispesa pubblica giunta al punto di comprendere nel controllo tutta la spesa per investimenti, oltrech la spesa corrente, contro ogni razionalit economica. Migliaia di enti delleurozona, dotati di disponibilit finanziaria, sono stati completamente bloccati. La seconda stretta della morsa. 1.12.3. Il pacchetto dei sei regolamenti del 2011 Ai criteri di Maastricht e al Patto di stabilit, si aggiunto, nel 2011, il six pack, pacchetto di sei regolamenti economici finanziari per la nuova governance economica europea, approvato dal Parlamento Europeo (settembre-dicembre 2011), ha definitivamente imbrigliato lintera politica economica degli Stati membri dellEurozona e della UE, liquidando ogni residua sovranit statale in proposito: in particolare, la governance della manovra finanziaria annuale, la tradizionale legge finanziara, oggi denominata DEF (Documento Economico Finanziario), mediante una procedura di controllo che attraversa lintero anno solare e di bilancio, stata praticamente commissarita da Bruxelles. La terza stretta della morsa. 1.12.4. Il Fiscal compact (Patto di bilancio) del 2012/2013 Il Patto di bilancio consiste in due clamorose operazioni interdipendenti. Da una parte, si impone agli Stati membri

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di statuire, in sede costituzionale, il principio e la pratica del pareggio di bilancio, liquidando praticamente la politica economica statuale. Se gli Stati possono spendere soltanto quanto incassano col fisco, lo spazio di intervento pubblico a somma zero: non esiste pi. Si liquida cos la politica economica pubblica di tre o quattro secoli di storia. Giacch soltanto la possibilit, per gli Stati, di una quota sostanziale ed elastica di spesa pubblica in deficit consente la persistenza della politica economica pubblica. un dato matematico, aritmetico. Dallaltra parte, si impone, secondo procedura coattiva, agli Stati membri, che hanno uno stock storico di debito pubblico oltre il 60% del Pil, di rientrare, a colpi del 5% annuale. Per lItalia, oltre a tutti i tagli precedenti che vanno a regime, ci significa un taglio secco della spesa pubblica e/o incremento delle tasse di circa 45 miliardi di euro allanno. La macelleria definitiva andr a regime nel 2014. Un obiettivo errato, devastante, impossibile da realizzare. A meno di perseguire il genocidio economico-sociale e democratico di interi Stati e Popoli. La quarta stretta della morsa. Da questa follia distruttiva ed autodistruttiva, bisogna uscire immediatamente. 1.13. LE 5 ALTERnATiVE pOSSiBiLi Le alternative strategiche, politiche e tecniche, possibili, anche secondo la letteratura specialistica critica pi autorevole, sono le seguenti: a) la costruzione degli Stati Uniti dEuropa, presto e bene; b) luscita della Germania dalleuro; c) larticolazione dellarea euro in tre-quattro subzone

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omogenee (euro mitteleuropeo, euro dellest, euro dellovest, euro dei paesi mediterranei). In sostanza, il ritorno o il primo riavvicinamento al modello dello SME (Serpente Monetario Europeo); d) la fuoriuscita dalleuro dei paesi dellarea mediterranea e di altri, auspicabilmente per via contrattata e non traumatica, con il ripristino delle tre sovranit cardinali sovranit monetaria, sovranit statuale, sovranit popolare democratica a livello statale o, in alcuni casi, substatale; e) subire allinfinito la mattanza dellattuale sistema euro, cio esser suicidati, senza nemmeno combattere. 1.14. IITALiA pu FAR SALTARE iL BAncO DELLEuRO: un EnORME pOTERE cOnTRATTuALE Gi saper proporre unalternativa chiara allattuale folle sistema delleuro, anche nella forma secca, limpida, onesta e responsabile, del ritorno alla valute nazionali, significa liberare unenorme forza contrattuale, da parte dei paesi dellEuropa mediterranea, nei confronti del comando germanocentrico. In particolare, lItalia, acquister, cos, una forza contrattuale enorme. Diversamente dalla Grecia, dal Portogallo, dallIrlanda, dalla stessa Spagna, lItalia rappresenta lunica massa critica in grado di far saltar il banco delleuro. O si tratta e si contratta alla pari, e si riforma radicalmente il sistema, o salta il banco. Rompere la gabbia delleuro per battere la finanza speculativa globale e ripristinare leconomia sociale di mercato. questa la battaglia della vita per superare il folle sistema delleuro, lunica piattaforma possibile e prelimi-

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nare per combattere e battere la finanza globale speculativa, tornando ad una regolazione dei mercati finanziari, come quella, aggiornata, sancita a Bretton Woods nel 1944, presente da protagonista anche Keynes. Il punto che, negli ultimi trenta anni, leconomia reale, limpresa reale, il mercato sano e regolato, il sistema sociale di mercato in Europa, il credito sano, il welfare state giusto e possibile, il compromesso popolare e socialdemocratico tra capitalismo e democrazia che stato, per il trentennio 1945-75, il capolavoro dei leaders dei grandi partiti democratici cristiani e socialdemocratici, da Adenaur a De Gasperi, da Smith a Khol - questa realt stata sostituita dal dominio e dalla dittatura della finanza globale speculativa, che la letteratura definisce finanz-capitalimo neoliberista, contro il capitalismo reale e liberale. Noi europei, in specie noi mediterranei, siamo stati vittime contestualmente di due tsunami, di due guerre asimmetriche, di due forme di dominio: quello della finanza globale speculativa (crisi globale 2007/8) e quello della morsa delleuro (crisi 2010/11). Un doppio massacro. Per battere la finanza globale speculativa, occorre, in modo preliminare, spezzare la gabbia delleuro. 1.15. NOi MEDiTERRAnEi La crisi della Democrazia, la crisi della Politica, la crisi dellAutonomia, la crisi dei Partiti dipende, nella sostanza, e, in gran parte, dal dominio della finanza globale speculativa e, in eurozona, dalla gabbia delleuro Qui hanno perso Destra, Centro e Sinistra. Smarrendosi per strada.

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Perdendo senso e identit. Succubi, del dominante paradigma finanza globale speculativa/euro. Perci anche la ricerca di vie alternative, per tentativi ed esperimenti parziali, con luci ed ombre, la ricerca di percorsi territorialisti, neoautonomisti, neomeridionalisti e neofederalisti solidali, non stata una ricerca vana. stata la prima tappa di un pi lungo e impegnativo cammino, che dobbiamo percorrere. Vi lurgenza morale di farlo.Vi uno spazio politico enorme a disposizione. Anche la cosiddetta antipolitica si batte, se si batte la crisi in corso, peggiore di quella degli anni trenta, contenendo e sconfiggendo, noi, la finanza globale speculativa, spezzando la morsa delleuro. Noi Siciliani, Noi meridionali. Noi Italiani autonomisti e federalisti. Noi mediterranei.

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CAPITOLO

LA STRATEGIA GENERALE DEL NEOMERIDIONALISMO, NELLEPOCA DEL DOMINIO DELLA FINANZA GLOBALE6

6 Schema di lezione 29 febbraio 2012

FinAnZA GLOBALE, EuROpA/EuRO, nuOVi TERMini DELLA QuESTiOnE MERiDiOnALE Lodierna questione meridionale pu essere interpretata e affrontata soltanto allinterno dei pi generali squilibri strutturali europei, mediterranei e globali. Allinterno della mappa delle questioni meridionali dellEuropa a 27 membri e dellEurozona a 17. Allinterno della nuova mappa geoeconomica e geopolitica determinata, negli ultimi 40 anni, dal progressivo affermarsi, e, oggi, dal dominio assoluto della finanza globale, del finanzcapitalismo. Va attualizzata la grande lezione di Nicola Zitara, il cui sforzo analitico e strategico oltrech il metodo contenuto nel suo testamento culturale: Linvenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria, pubblicato nel 2010, va aggiornato e applicato agli squilibri strutturali prodotti dallodierno finanzcapitalismo globalizzato. Altrimenti saremmo completamente fuori dalla storia reale, a rimuginare le tragedie di un passato, che non ci salva.

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2.1 IL pRiMO punTO, Di pARTEnZA E Di ATTAccO, DEVE ESSERE QuELLO cOnTRO LA FinAnZA GLOBALE cOnTEMpORAnEA. Innanzitutto, occorre comprendere la natura, i caratteri e i meccanismi esatti dellattuale finanzcapitalismo.15 La finanza globale contemporanea il potere, il vero potere, dominante su tutti gli altri: economia reale, imprese; politica, Stati; cultura, media, universit, centri di ricerca e Fondazioni. Lodierno finanzcapitalismo ha svuotato contestualmente le tre sovranit fondamentali: la sovranit statale; la sovranit popolare democratica; la sovranit monetaria statale. 2.2 ORiEnTAMEnTi E DiRETTRici pROGRAMMATicHE E DAZiOnE. 2.2.1. Riduzione radicale e strutturale della dimensione quantitativa dellattuale finanza globale, e della massa monetaria, in gran parte virtuale, che ne consegue, rimettendo al centro leconomia reale e i territori; ricostruendo un rapporto corretto ed equilibrato tra economia reale e credito. Con un sistema creditizio al servizio delleconomia reale, cio delle famiglie e delle imprese. 2.2.2. Riduzione strutturale della mole dei cosiddetti titoli derivati, e dei relativi aggregati, oscuri, ingestibili e destabilizzanti. 2.2.3. Eliminazione di gran parte della finanza ombra, che vive in simbiosi con il sistema bancario ufficiale, e me15 Possono fungere da ottimo supporto analitico e strategico i seguenti volumi: Luciano Gallino, Finanzcapitalismo, 2010; Nouriel Roubini e Stephen Mihm, La crisi non finita, 2011; Loretta Napoleoni, Il contagio, 2011; Lucio Caracciolo, America vs America, 2011.

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diante la quale si producono le peggiori scorrerie dellattuale finanzcapitalismo. 2.2.4. Abbattimento della dimensione quantitativa dei vari soggetti finanziari (banche, assicurazioni, fondi), ristrutturando la platea degli attuali giganteschi soggetti finanziari in una mappa gestibile e controllabili di soggetti medi, medio-piccoli e piccoli. Altrimenti, continuer ad imporsi la regola secondo cui tali soggetti sono troppo grandi per fallire, anche quando combinano disastri devastanti e diventano soggetti alegali, illegali, patentemente criminali. 2.2.5. Ripristinare la separazione tra banche commerciali e banche dinvestimento. 2.2.6. Definanziarizzare, il pi possibile, leconomia reale. 2.2.7. Rilanciare la mappa e la rete della banche territoriali, a partire da quelle cooperative, piccole e medie. 2.2.8. Ridurre, allo stretto indispensabile, la leva finanziaria il rapporto tra capitale posseduto e capacit di investimento dei vari soggetti finanziari, a partire dalle banche, e, imporre una dotazione patrimoniale consistente ed effettiva. Questa la madre di tutte le battaglie. Senza impostare, ingaggiare e vincere questa battaglia, la guerra perduta. Questa battaglia va condotta ad ogni livello territoriale, di governo e di governante: locale/regionale, nazionale, europeo, globale. Lobiettivo strategico deve consistere nel ripristino delle tre sovranit svuotate e perdute: la sovranit statale, la sovranit popolare democratica, la sovranit monetaria.

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2.3. IL SEcOnDO punTO Di ATTAccO DEVE ESSERE A LiVELLO DELL'UniOnE EuROpEA E DELLEuROZOnA Il primo compito strategico degli europei, dei singoli Stati della UE e dellEurozona, della UE e dellEurona, nel loro complesso, quello di combattere contro lattuale finanza globale, lattuale finanzcapitalismo, di cui al punto precedente. Per fare ci occorre avere gli attributi giusti. Al contrario, oggi, la UE, lEurozona, i singoli Stati membri sono completamente disarmati e impotenti nei confronti del dominio della finanza globale sul mondo e sullEuropa stessa. LUnione Europea, lEurozona, in crisi di identit eculturale, economica finanziaria e monetaria, istituzionale e politica. Dopo oltre 50 anni di costruzione europea, e, oltre 10 anni di Eurozona, i nodi sono venuti al pettine. Siamo ad un passaggio fondamentale della storia europea. Siamo di fronte ad una svolta. Scelte alternative e drammatiche si impongono. LUnione Europea, in generale, e lEurozona nello specifico, soffrono di criticit costituzionali, non pi gestibili nel modo tradizionale: - crisi democratica e di legittimit; - crisi istituzionale e politica (governabilit efficiente e trasparente); - crisi economica e di competitivit; - crisi finanziaria, di debito pubblico e monetaria; - crisi per mancato coordinamento e unit delle politiche economiche e fiscali comuni. Una crisi di sovranit, insomma: di democraticit, di legittimazione, di patto sociale di cittadinanza, di spessore costituzionale. In questo quadro esplosa la crisi dellEuro, deflagrata formalmente nellestate del 2011.
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Gli atteggiamenti, e i comportamenti, delle lites, delle leadership, ma anche delle opinioni pubbliche, si suddividono in atteggiamenti/comportamenti di galleggiamento inerziale, affidandosi allo stellone; europeismo retorico e volontaristico; euroscetticismo o antieuropeismo, pi o meno sinceri e coerenti. Un mare enorme di confusione, una babele di equivoci, di incompetenza, di irresponsabilit, di dibattiti risibili e pericolosi. Il punto che lUnione Europea, e al suo interno lEurozona, non uno Stato, n unitario, n federale, tipo gli USA, gli Stati Uniti dEuropa non esistono (non c sovranit statale europea); non democratica e trasparente, tecnocratica e opaca (non c sovranit popolare democratica europea). LEuro una moneta senza Stato. Contrariamente al paradigma storico per cui lo Stato batte moneta, da noi si pretende che una moneta batti/fondi uno Stato. La Banca Centrale Europea (BCE) non una vera banca nazionale statale, com al contrario la Banca centrale americana (la Federal Reserve); non detiene, non governa politiche economiche e fiscali unitarie. Da qui derivano disordine, impotenza, implosione, crisi. La confusione di sistema. Cosa in crisi? LUnione Europea/Eurozona? LEuro? in crisi per prima lUnione europea/Eurozona, o prima lEuro? saggio sottolineare che prima della questione Euro, c la questione dellEuropa, della statualit europea. Della mancata statualit europea. Allora, delle due, luna. O, in tempi ravvicinati, si costruisce il nuovo soggetto politico europeo, gli Stati Uniti dEuropa, con un vero Parlamento, democraticamente rappresentativo e deliberativo,

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non solo consultivo, e impotente; con un vero Governo; europeo. Altro che Commissione europea, che oggi conta pochissimo, sempre di meno! Con una vera Banca centrale statale dello Stato europeo, altro che BCE! Con una vera politica economica e fiscale unitaria. Altro che coordinamento, e balletti e controballetti di summit bini, trini, e plenari! Ricostruendo a livello europeo le tre sovranit svuotate e perdute: la sovranit statale, la sovranit popolare e la sovranit monetaria. E saranno stroncate cos le tentazioni e tendenze, insieme velleitarie e pericolose per tutti verso unEuropa e/o Eurozona germano-centrica; verso unEuropa velleitariamente diarchica franco-tedesca; verso unEuropa del Nord (con Euro-nord) e una del Sud (con Euro-sud). E ciascuna di queste tre alternative intollerabile, negativa, o impraticabile fino in fondo. Oppure, volenti o nolenti, ciascuno Stato membro della UE o dellEurozona costretto, sar costretto, dai fatti, a tutelare il proprio interesse nazionale, con meno o niente Unione Europea, con poco e niente Eurozona, per conto proprio. E anche, ahim, in competizione con gli altri Stati, per tutelare il proprio interesse nazionale, con tutti i crismi: con il pieno ripristino cio delle tre sovranit statale, popolare, monetaria, in ciascuno degli attuali Stati membri. Nel caos attuale non si pu continuare ad andare avanti. LUnione Europea, cos com oggi, non pu pi funzionare. LEurozona, cos com oggi, non pu pi funzionare. LEuro, cos com oggi, non pu pi funzionare. La Banca Centrale Europea, cos com oggi, non pu pi funzionare. Questa lalternativa: o Stati Uniti dEuropa, presto, prestissimo. Con sovranit europea. O ciascuno Stato nazionale costretto a riguadagnare la propria autonomia, la propria

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piena sovranit. Sovranit statale, popolare, monetaria. Tertium non datur. Ovviamente, quando parliamo di Stati Uniti dEuropa, non siamo cos velleitari da pensare di aggregare tutti gli attuali 27 stati membri della UE, n tutti i 17 delleurozona. Questo oggi impossibile. Pensiamo ad un nucleo centrale che comprenda, innanzitutto, Germania, Francia, lItalia, la Spagna e la Polonia. Questo il baricentro equilibrato dei possibili Stati Uniti dEuropa. Se questo percorso ritenuto non praticabile, non resta che la seconda alternativa: tornare alla piena sovranit degli Stati nazionali. Insomma, o leuro diventer presto la moneta sovrana di un vero Stato sovrano, o lattuale sistema destinato a crollare, e comunque a produrre pi danni che benefici. Noi non dobbiamo stare a guardare, o subire, ma dobbiamo pensare, progettare, proporre, agire. Una vera alternativa al caos attuale, un vero progetto alternativo, una vera capacit politica alternativa. Cosa successo, e sta succedendo, in questi mesi, in Europa? Mentre i mercati, la finanza globale, la finanza ombra, gli speculatori, attaccavano e attaccano allarma bianca, questa volta, sul versante dei debiti pubblici, si potrebbe dire: ciascuno per s e Dio per tutti. La Germania ha cercato di salvarsi da sola a scapito degli altri partners, soprattutto quelli dellEuropa mediterranea e dei Paesi pi piccoli. La Francia, obtorto collo, e con qualche furbizia eccessiva, ha cercato di restare attaccata al carro tedesco o almeno far finta. LInghilterra si ulteriormente ritirata e concentrata sul proprio ambito statale nazionale, finanziario e monetario.

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La restante Europa mediterranea andata o stata spinta, invitata bruscamente via via alla deriva o nei paraggi della deriva: la Grecia vicina al completo fallimento; il Portogallo quasi idem; lItalia e la Spagna in grande ambasce, prossime a qualche irreparabile precipizio, sullorlo dellabisso. LIrlanda in un mezzo disastro. I famigerati PIIGS. I porci. LUngheria prossima al fallimento. In questo quadro, sono maturate le note e travagliate manovre di tamponamento, del ciclo 2010-2011. A pezzi e bocconi, in ritardo, nella pi grande confusione. Da una parte, misure draconiane di austerit, inique e fortemente recessive. Dallaltra, misure per tutelare il sistema bancario europeo e per alimentarne la liquidit, tra ritardati e contenuti supporti tedeschi, FMI, e BCE. Infine, la travagliata e contorta maturazione del cosiddetto nuovo sistema di governance delleurozona, da formalizzare nella primavera del 2012: il cosiddetto fondo salvastati; uno schema unitario di rigide politiche fiscali, il nuovo patto fiscale dellEurozona; sullo sfondo, il miraggio degli Eurobond; la riapertura ciclica del dibattito sulla tassazione delle transazioni finanziarie, con la mitica Tobin tax e cos via. questo il gioco disperato, con le regole esistenti, con le tradizionali strategie e strumentazioni, che fanno acqua da tutte le parti, con i rapporti di forza attuali, sic stantibus rebus.15
15. Bibliografia e documentazione di supporto: Limes, Alla guerra dellEuro, n. 6/2011; Enrico Letta e Lucio Caracciolo, LEuropa finita, 2010; Bruno Amoroso, Euro in bilico, 2011; Dimitri Deliolanes, Come la Grecia, 2011; Degli Esposti, Giacomin, Righi, Conversazione con Romano Prodi e Jaques Delors. Dieci anni con leuro in tasca, 2011; Max Otte, Leuro disastro, 2011; Marino Badiale e Fabrizio Trincali, Liberiamoci delleuro. Per unaltra Europa, 2011.

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2.4. IL TERZO punTO Di ATTAccO A LiVELLO nAZiOnALE Lo scenario nazionale si caratterizzato, negli ultimi mesi, per le manovre antideficit estive, per la caduta di Berlusconi, per lavvio del ciclo di Monti con le relative e draconiane misure per il consolidamento della finanza pubblica, dal sicuro effetto recessivo, almeno per limmediato. Per ora, colpiti, innanzitutto, i ceti popolari e medi di massa: IMU, Pensioni, IVA. Scenario sociale e politico: Monti che procede come un treno; ceti popolari bastonati, incazzati e preoccupati; Lega Nord ferocemente e spudoratamente contro; IDV contro; sindacati sul piede di guerra; PDL e PD che abbozzano, borbottano, minacciano; il terzo POLO completamente e opportunisticamente schiacciato su Monti, nella speranza di ereditare una parte dello spazio politico post-berlusconiano. Strategie, visioni, programmi altri, diversi, alternativi: zero. Un vuoto totale di idee, di strategie allaltezza della sfida posta dal dominio della finanza globale, punto di partenza e di arrivo di tutte le battaglie di questa fase storica. Una classe dirigente di nani, falliti, ignoranti, arroganti, opportunisti, bugiardi, corrotti e ladri. Vi sono i sostenitori, pi o meno entusiasti di Monti, per vero o per finta (Terzo Polo, tecnocrazie). Vi sono quelli che sono costretti a sopportare, obtorto collo, Monti (PDL, PD). Vi sono quelli contro Monti, per mestiere, ma pronti a trattare, se legittimati ai tavoli di concertazione e del potere (sindacati e rappresentanze corporative varie). Vi sono quelli ferocemente contro Monti (Lega, IDV, sinistre sindacali e radicali varie). Queste quattro posizioni sono accomunate da una ca-

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ratteristica comune: non hanno un progetto alternativo, non hanno una visione alternativa al dominio della finanza globale (a parte fare quotidiane e generiche sparate contro tutto), non hanno nemmeno capito la portata della sfida globale in corso. Il coro molto molto pi simile ed omogeneo di quanto non appaia. Sono, tutte, posizioni perdenti e devastanti. Noi non intendiamo accodarci a questo coro. Noi lavoriamo per una visione, una strategia, un progetto alternativi. Quel progetto evocato nei punti precedenti. 2.5. LA STRATEGiA nEOMERiDiOnALiSTA VA incARDinATA in QuESTA STRATEGiA GLOBALE. Il movimento neomeridionalista non si deve confondere dentro questa palude di incompetenza, di opportunismo, di ignavia, di miserabile povert di strategie e progetti alternativi, di populismi di destra e di sinistra, di populismi nordisti e sudisti. Finora, ho registrato soltanto tre miserabili gare: tra chi sostiene, alla meglio o alla meno peggio, Monti: noi non siamo tra questi; tra chi cerca di barcamenarsi con Monti, in attesa di liquidarlo e della rivincita (PDL, PD): noi non siamo tra questi; tra chi attacca ferocemente Monti (Lega Nord, IDV, populisti vari destrorsi e sinistrorsi, trib velleitarie di sudisti e nordisti o di sedicenti tali): noi non siamo tra questi. Noi non facciamo parte di questa immonda cagnara. Il progetto neomeridionalista va incardinato nel progetto e nella battaglia per abbattere e riformare lattuale sistema di domino della finanza globale (punto I); nel progetto e nella battaglia per la riforma costituzionale, politica e monetaria

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dellEuropa, perch esistano e vengano ripristinate, o a livello europeo o a livello nazionale statale, le tre sovranit statale, popolare e monetaria (punto II); nel progetto e nella battaglia per ripristinare, per lItalia, le tre suddette sovranit (punto III). Dentro questo scenario analitico e progettuale vanno incardinati e fatti vivere i cinque caposaldi del neomeridionalismo: - identit storico-politica (da Zitara a Pino Aprile); - Repubblica federalista unitaria, alla tedesca, con un Sud unito al suo interno, secondo il progetto di Giorgio Ruffolo; - progetto di sviluppo economico sostenibile del Sud (progetto Grande Mediterraneo, fiscalit di sviluppo, tutela e valorizzazione delle proprie risorse, centralit dellagricoltura, progetto energetico); - autonomia culturale e identitaria; - autonomia politica, anche con la costruzione di un grande Partito dazione neomeridionalista, a partire dallintuizione profetica di Guido Dorso.

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CAPITOLO

LA NuOVA MAPPA ECONOMICA E GEOPOLITICA MONDIALE NELLEPOCA DEL DOMINIO DELLA FINANZA GLOBALE SPECuLATIVA9

9 Schema di lezione, marzo 2012

3.1. SOTTO iL TALLOnE DEL cApiTALiSMO FinAnZiARiO GLOBALE Lo scenario nel quale ci troviamo cacciati quello di una sorta di guerra mondiale, non dichiarata, sotto mentite spoglie, sfuggente e insieme violenta, distruttiva. Una guerra finanziaria globale, economico-finanziaria, che anche guerra politico-finanziaria, guerra politica tout court, guerra sociale, e guerra culturale e mass-mediale. Una delle funzioni preliminari di questo Congresso15 aggiornare e calibrare il Progetto, il Programma e la Strategia del PSUD rispetto allo scenario globale, qui e ora; rispetto al conflitto globale in corso; rispetto alla guerra politico-finanziaria in corso. Provo di seguito a evocare qualche dato e fornire qualche coordinata. 3.2. LA cRiSi DEL 2008-2012 unA cRiSi SiSTEMicA DEL cApiTALiSMO FinAnZiARiO La nuova crisi globale esplosa violentemente nel 2008. Da allora non si pi fermata. Nella tremenda estate del 2011 riesplosa clamorosamente in Europa, nella forma di
15 Congresso Partito del Sud, Napoli, marzo 2012

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attacco dei mercati finanziari ai debiti pubblici europei e soprattutto dei paesi europei mediterranei: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna: i PIIGS, i porci, secondo gli anglosassoni. 3.3 LA RESA DEi cOnTi Di TREnTA Anni Di GLOBALiZZAZiOnE SELVAGGiA Siamo alla resa dei conti di trentanni di globalizzazione sregolata. Di un ciclo di finanziarizzazione estrema delleconomia. Di dominio assoluto della finanza globale sul mondo. Ma, siamo anche alla resa dei conti della fase successiva alla rottura delle regole economico-finanziarie mondiali vigenti nel secondo dopoguerra, regole rotte nel 1971-73, da Nixon, con la non convertibilit del dollaro in oro e la crisi energetica. Fu questo il passaggio che dette la stura definitiva al dominio odierno e allegemonia della finanza globale. Siamo alla resa dei conti degli stessi limiti delle regole, quelle dette di Bretton Woods del 1944, che governarono leconomia e la politica dal 1945 al 1975, in modo abbastanza soddisfacente. Fu il trentennio del welfare state e della quasi piena occupazione, il trentennio doro socialdemocratico. Infine, siamo alla resa dei conti dellintera vicenda di quella forma peculiare di capitalismo, che il capitalismo finanziario, iniziata con la fondazione della Banca dInghilterra nel 1694. da quel punto che ha inizio la sovrapposizione, la confusione, oggi diventata devastante. La confusione tra due realt e concetti diversi: mercato e capitalismo, economia di mercato e capitalismo, economia di mercato e capitalismo finanziario, oggi detto anche supercapitalismo o turbocapitalismo.
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Insomma, cosa accaduto? accaduto che una peculiare forma di capitalismo, il capitalismo finanziario, ha preso il sopravvento su tutto il resto: sulla economia reale; sul mercato e sulleconomia di mercato; sugli stati, sulla forma stato di diritto; sulla politica; sulla democrazia; sui popoli; sulle persone; sul mondo. 3.4. LA FinAnZA GLOBALE DOMinA iL MOnDO Siamo nellepoca, nel mondo del dominio assoluto del capitalismo finanziario globale, della finanza globale. Il punto che la finanza globale domina il mondo. Loligarchia finanziaria globale domina, ed egemonizza il mondo. I mercati finanziari globali dominano il mondo. Che cosa sono i mercati finanziari, chi sono gli attori dei mercati finanziari? Sono le grandi banche globali, soprattutto le banche daffari, dalla famigerata Lehman Brothers (fallita nel crollo del 2008) alla Deutsche Bank; i Fondi di investimento, chiusi o aperti, e i Fondi pensione globali; le grandi societ di assicurazione; i grandi mercati azionari e dei titoli, innanzitutto Wall Street e la City di Londra; alcune centinaia di societ finanziarie globali, completamente sregolate e incontrollate. Rappresentano l1 o 2% dellumanit che detiene oltre il 40% della ricchezza, dagli USA allintero mondo. Una pazzia. I protagonisti di questa economia del casin e dellazzardo non sono le aziende delleconomia reale, le famiglie reali, le persone reali.

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3.5. DERiVATi, TiTOLi TOSSici, LA MOLTipLicAZiOnE DEi pAni E DEi pESci I protagonisti sono i Titoli di debito; i titoli derivati; i titoli virtuali; i titoli tossici; i titoli spazzatura. Economia immaginaria: la liquidit; la Las Vegas universale. I mutui sub-prime. Citiamo il famoso caso dei mutui americani per le case, detti sub-prime, cio di scarso valore. I mercati finanziari USA hanno letteralmente regalato milioni di mutui, per acquisto casa, a mutuatari poveri e non solvibili, non in grado di pagare i mutui. Mutui consistenti, in alcuni casi, quasi al 100% del valore dellimmobile. A tassi, allinizio, relativamente bassi, seppure variabili, tanto il tasso di interesse generale risultava, allora, basso e gestibile. Si poteva rischiare. Le banche intanto acquisivano soldi liquidi dai mutuatari, liquidit. Immediatamente immessa nel mercato. Dopodich, le stesse banche, che hanno dato il mutuo, hanno diviso i mutui rischiosi in pacchetti di titoli, che hanno rivenduto ad altri soggetti del mercato finanziario, incassando altra liquidit. Anchessa immessa nel mercato Gli acquirenti dei titoli derivati, dai mutui insolvibili, a loro volta, hanno rivenduto tali titoli derivati nel mercato, acquisendo liquidit, anchessa reimmessa nel mercato. E cos via. La folle catena di SantAntonio. Il supermiracolo universale dei pani e dei pesci. Per qualche tempo, il gioco ha retto. Anzi lincremento del valore delle case, acquisite in mutuo, ha dato limpressione ai poveri mutuatari di essere ricchi. Ancora, con la garanzia della casa supervalutata, hanno realizzato altri debiti, per lacquisto di auto, anche di lusso,

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o per fornirsi di miracolistiche carte di credito. Debito produce debito. Finta ricchezza produce finta ricchezza. 3.6. IL SiSTEMA DEL BOOM E DELLA cRiSi Qualche tempo dopo, alcune centinaia di migliaia di mutuatari hanno cominciato a non pagare pi le rate del mutuo. scattato il primo allarme: gli immobili mutuati hanno cominciato a perdere valore, quel valore supergonfiato prima. scattato il secondo allarme: alcuni speculatori hanno cominciato a vendere o svendere una parte dei titoli derivati dai mutui. Al terzo allarme partita la rincorsa a svendere. Il castello di carte delle case regalate crollato in pochi mesi. Milioni di americani sono rimasti senza casa. Centinaia di migliaia in roulotte. I titolo sono crollati, riducendo a valore zero miliardi di dollari di finta ricchezza. Infine, il contagio, a cerchi concentrici, si espanso in tutto il mercato finanziario mondiale, e, poi, nella stessa economia reale. Nellinfernale autunno 2008. Risultato finale: milioni di famiglie senza casa; il valore delle case crollato in tutto lOccidente e altrove; milioni di singoli titolari di titoli spazzatura, i risparmiatori onesti che avevano investiti i loro averi, gli utili idioti, deprivati completamente di una ricchezza significativa; centinaia di banche e enti finanziari crollati; centinaia di migliaia di lavoratori bancari e finanziari licenziati in tronco; migliaia di miliardi di dollari andati in fumo; restringimento o blocco dei crediti alle imprese sane delleconomia reale e crisi industriale a catena crollo delloccupazione industriale e terziaria; riduzione radicale dei redditi destinati al consumo e riduzione netta dei consumi globali; ulteriore restringimento della

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base produttiva globale. Il circolo infernale fatto. La crisi globale esplosa. La crisi pi dura della storia contemporanea, per ora, non molto dissimile da quella del 1929. Una crisi che ha gi avuto il costo di una guerra mondiale. 3.7. LA cRiSi, nOn cOME EccEZiOnE, MA cOME REGOLA Ma, la tragedia ben pi grave. Questo tipo di crisi del capitalismo finanziario, negli ultimi trentanni, non pi una eccezione. Una malattia fisiologica e gestibile che interviene ogni tanto. Queste crisi sono diventate una regola, la regola, permanente, strutturale, sistemica. Per capirlo, basta rammentare lintera catena di crisi, che si abbattuta, nellultimo quarto di secolo, su varie parti del mondo e diversi settori e leggere, valutare insieme il complesso di queste crisi come una unica grande crisi. 3.8. LE DiEci cRiSi cHE HAnnO cAMBiATO iL MOnDO Elenco le crisi pi grandi e note: - crisi del Sud-Est asiatico del 1997-98; - crisi del Brasile; - crisi del Messico; - crisi della Russia; - crisi del Giappone; - crisi dellArgentina del 2001 e di altri paesi piccoli del Sudamerica; - crisi della e-economy, leconomia di Internet, agli inizi del 2000: crisi di Dubai; - ripetute crisi di Wall Street e delle altre piazze finanziarie centrali, a partire dal 1987;

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- crisi verticale dellIslanda, 2 anni fa; - crisi globale del 2008, a partire dallepicentro USA, cuore del capitalismo finanziario; - avvio della crisi di una parte dellEuropa, i paesi del mediterraneo del Nord, i PIIGS, noi, a partire dalla Grecia. 3.9. I cinQuE MOViMEnTi DELLiMBROGLiO GLOBALE Sono crisi che hanno la stessa natura, la stessa struttura, la stessa parabola (lancio dei prodotti finanziari, crescita della bolla, crollo della bolla), gli stessi protagonisti, gli stessi disastri (povert, distruzione delleconomia reale), gli stessi carnefici (loligarchia finanziaria globale), le stesse vittime (il Popolo), le stesse impunit, gli stessi vincenti e gli stessi perdenti. Loligarchia finanziaria globale ripete continuamente lo stesso schema di rapina: 1movimento: seduce il mondo con attese mirabolanti di arricchimento, convincendo e costringendo allindebitamento gli Stati, i privati e le imprese. Il miraggio (linganno): tutti ci guadagnano. Eguale primo guadagno per loligarchia; 2 movimento: l'enorme liquidit monetaria monta una illusione di massa, con il meccanismo diabolico dei derivati (la famosa bolla): ad esempio, la panna montata delle belle case a tutti, con i mutui sub-prime. Secondo guadagno per loligarchia; 3 movimento: si delinea la crisi. Gli squali delloligarchia cominciano a ritirarsi dalla palude, che gli stessi hanno suscitato. I protagonisti di secondo piano del gioco, informati, meno rapidi, pi deboli, perfino utili idioti comincia-

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no ad annaspare e pagare. Loligarchia ci lascia meno penne possibile e, in parte, continua a guadagnarci; 4 movimento. Esplode la crisi. E i perdenti perdono. Loligarchia viene ri-finanziata dagli Stati, cio dai Popoli. Con il pretesto virtuoso del rischio del crollo dellintero sistema. quanto successo dal 2008 in poi e sta succedendo sotto i nostri occhi. Loligarchia riceve gratis altra ricchezza dai cittadini contribuenti, mediante gli stati. Un oligarca su diecimila va in galera o paga. Tipo il mitico Madoff; 5 movimento. Gli Stati per rifinanziare i mercati finanziari si indebitano. Ricevono credito dagli stessi mercati finanziari, che stanno rifinanziando gratuitamente. Accumulano enormi debiti pubblici. Lindomani, i mercati finanziari attaccano i debiti pubblici degli Stati, in quanto potenzialmente insolvibili, non in grado di ripagare il debito pubblico. Si ritirano dai titoli pubblici, vendono una parte dei titoli, minacciano di non comprare pi, pretendono laumento degli interessi, pena il fallimento degli Stati (vedi caso Grecia). Ed quello che sta succedendo nella torbida estate del 2011. Infine, il gioco ricomincia daccapo. 3.10. LOLiGARcHiA FinAnZiARiA cOMAnDA SuLLA pOLiTicA E la Politica, gli Stati, la Democrazia? Nellultimo trentennio, passo dopo passo, loligarchia finanziaria globale ha svuotato e sottomesso gli Stati, la Politica, la Democrazia. Ecco il punto. Loligarchia finanziaria comanda sugli Stati, sulla Politica, sulla Democrazia. Ad esempio, il Congresso americano (il Parlamento) completamente succube alloligarchia finanziaria.

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Succube culturalmente, succube finanziariamente, succube politicamente. Le campagne elettorali sono diventate via via pi costose. La finanza paga e si compra la politica. Di destra, di centro, di sinistra. Lexploit del dominio della finanza avvenuta negli anni Novanta, nelle due piazze madri del capitalismo finanziario, gli Usa e lInghilterra: i Presidenti, ahim, erano i progressisti, liberal di sinistra e anche pseudo-laburisti, Bill Clinton e Tony Blair. 3.11. LA FinAnZA GLOBALE EGEMOniZZA LA cuLTuRA, LiMMAGinARiO cOLLETTiVO E i MASS-MEDiA E la libert dinformazione? E la stampa cane da guardia dei cittadini disarmati, contro i padroni, contro il potere? E la rete web libera e libertaria? E la libert di ricerca e insegnamento delle universit e delle scuole? Nelle fauci di Murdock!11 I grandi mass-media tradizionali, i grandi network globali sono tutti in mano alla grande finanza mondiale. A partire dallimpero di Rupert Murdock, come il recentissimo, inquietante, obbrobrioso, scandalo inglese12 ha definitivamente appalesato. Il succo: i partiti e i premier inglesi, conservatori o laburisti, sono in mano al pescecane Murdock. Il padrone di Sky e del Wall Street Journal, il giornale finanziario egemone nel mondo e di centinaia di altre testate. Langosciante situazione italiana nota: economisti, scienziati, universit in mano alla finanza globale; le grandi
11 Luomo pi ricco del mondo, cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Rupert_ Murdoch#Biografia 12 Cfr.: www.wikipedia.org/wiki/News_of_the_ World_%28giornale%29#Lo_scandalo_dello_spionaggio

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universit, i grandi centri di ricerca, le fondazioni miliardarie globali, a partire da quelle americane ed inglesi, sono tutte in mano, o profondamente condizionate o egemonizzate dalla oligarchia finanziaria globale. Soprattutto quelle che si occupano di economia e finanza. Hanno dato perfino il premio Nobel di economia a fior di farabutti, diventati ultramiliardari, che hanno offerto la legittimazione scientifica e ideologica al dominio della finanza globale sul mondo. 3.12. GLi SpAZi Di LiBERT cOnTESi DEL wEB E DEi SOciAL nETwORk Per fortuna che c la rete Web. E recentemente i social network. Rappresentano un vero spazio di libert. Almeno finora. Ma attenzione, i vertici delle maggiori societ del web sono anchessi parte e leaders della finanza globale, o lo stanno diventando velocemente. di questi giorni la notizia che i padroni di Google, Youtube e Facebook si orientano, negli USA, ad appoggiare conservatori e ultraconservatori nella gi aperta campagna elettorale per le presidenziali, quindi a favore dei sostenitori e servi ultr della supercasta finanziaria globale. 3.13. LA nuOVA MAppA GEO-EcOnOMicA MOnDiALE A livello macroeconomico globale, negli anni, si delineata e si va consolidando una nuova mappa. Che anche una nuova possibile mappa geopolitica e geomilitare. Anche, per fortuna, in reazione al dominio rapinoso della finanza globale. Facciamo degli esempi. 3.13.1. Il sud est asiatico

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Dopo lautentico massacro del 1997-98 il Sud Est asiatico ha abbandonato le ricette e gli schemi dominanti ed egemonici della finanza globale e ha trovato una sua via autonoma e propulsiva di sviluppo. Stiamo parlando di paesi enormi e popolosi, e oggi relativamente benestanti, come lIndonesia, la Thailandia e la Corea del Sud. Mentre la Malesia, che gi in quegli anni si rifiut di adottare le regole e il dominio della finanza globale, non solo non ha subito quella crisi tremenda, ma ha perseguito una sua via originale e sostenibile di progresso. 3.13.2. LArgentina e altri paesi sudamericani LArgentina, dopo lo storico disastro, a cavallo degli anni novanta e duemila, dovuto al dominio della finanza globale sul Paese, ha adottato una strategia economica e politica opposta ai dettami della finanza globale. LArgentina si risollevata e ha ripreso una sua marcia autonoma e dignitosa di modernizzazione e sviluppo civile Lo stesso percorso autonomo argentino stato assunto da altri paesi piccoli e medi del Sud-America, a partire dal Venezuela. 3.13.3. Il nuovo Brasile Il Brasile, dopo aver subito le angherie del colonialismo nei secoli passati, del neocolonialismo del 900 americano, del neodominio della finanza locale negli anni ottanta e novanta, ha rifiutato anchesso le ricette e il comando della finanza globale e ha intrapreso un percorso di progresso sbalorditivo per certi versi. 3.13.4. Il dragone cinese e i paesi BRICS Come noto, la Cina la nuova locomotiva mondiale dello sviluppo delleconomia reale. In poco meno di venti anni gi oggi la seconda potenza economica mondiale. E

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gran parte delle previsioni la vedono come la prossima economia mondiale dominante. Ebbene, la ricetta di sviluppo cinese quasi lesatto opposto della ricetta della finanza globale. Anche lIndia, con pi difficolt e incertezze, ha perseguito una via autonoma di progresso. Cos, il Sudafrica di Mandela. Perfino la Russia e il Messico si sono liberati dalle catene pi pesanti della finanza globale. Brasile (B), Russia (R), India (I), Cina (C), Sudafrica (S): sono i nuovi protagonisti delleconomia mondiale, i BRICS, ex secondo e terzo mondo. In un altro scacchiere geopolitico e geoeconomico, sta emergendo il ruolo della Turchia, quale attore leader regionale della ex Asia minore, della viciniore area caucasica e del medio Oriente, di eccezionale rilevanza. 3.13.5. I paesi della finanza islamica Un nuovo protagonista delleconomia mondiale la finanza islamica. Una finanza che esclude tra i suoi principi e strumenti sia lusura che il tasso di interesse. Che partecipa ai processi economici, con una presenza diretta (partecipazioni) nella economia reale, nelle aziende. La finanza islamica una finanza ricca di risorse, derivate dalleconomia petrolifera, innanzitutto. Sta registrando nellultimo decennio un vero e proprio exploit. Riguarda prevalentemente paesi islamici, a partire dalla Malesia allIndonesia, ad altri paesi della Asia meridionale, del sud est asiatico e del golfo. 3.13.6. Lo strabiliante caso recente dellIslanda LIslanda nellultimo ventennio stata una base centrale della finanza globale. Ne ha attuato maniacalmente tutte le ricette. Ha registrato una superbolla di economia finanzia-

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ria. Sembrava, fino a tre-quattro anni fa, ricchissima. Dopodich, la catastrofe. Il crollo finanziario, il crollo economico, il crollo sociale, il crollo politico e istituzionale di un intero Stato, seppure piccolo. Lacrime e sangue. A questo punto i padroni e soloni della finanza globale hanno tentato di imporre a lIslanda la solita ricetta: altre lacrime, altro sangue. Taglio del welfare state, tagli alloccupazione, altro indebitamento pubblico, privatizzazioni e liberalizzazioni selvagge. LIslanda sembrava conquistata. Invece, il popolo islandese, in massa, si ribellato. Ha respinto la conquista militare della nazione da parte della finanza globale, ne ha respinto le ricette suicide e masochistiche, ha cacciato a bastonate la classe politica e finanziaria al comando, ha scelto lucidamente e coraggiosamente il default dello Stato (una esplicita bancarotta, decisa democraticamente e in quanto tale governata), ha ripulito il paese dalla peste finanziaria, ha eletto nuovi rappresentanti e governanti, ha rimesso il sesto il paese, ha avviato la nazione ad una crescita e progresso sostenibili e condivisi. 3.13.7. Gli USA vivono con i prestiti cinesi Come vedete, la mappa geo-economica mondiale cambiata e sta cambiando radicalmente. Gli Usa stanno perdendo il loro primato economico. LEuropa in crisi profonda. Soprattutto lEuropa mediterranea. Il Giappone arranca, allinterno di una sorta di recessione permanete, che dura da molti anni. In particolare, gli USA, ancora per un po, tendono a difendere la loro supremazia con le armi, con il signoraggio del dollaro nel ruolo di moneta mondiale sempre pi eroso, delegittimato e indebolito, con i giganteschi debiti contratti con la Cina e altri Paesi.

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Il paradosso mondiale che i prestiti cinesi consentono ancora agli USA di vivere e consumare al di sopra delle proprie possibilit. Non durer allinfinito. Non pu durare. 3.14. LA nuOVA MAppA GEOpOLiTicA E GEOSTRATEGicA MOnDiALE. IL DEcLinO DEL pREDOMiniO AMERicAnO La nuova era di dominio del capitalismo finanziario globale si imposta soprattutto dopo il 1989, dopo il crollo del Muro di Berlino, dopo il crollo dellassetto bipolare del mondo, dopo la sconfitta di uno dei modelli alternativi di governo delleconomia e della societ. Il capitalismo si sentito storicamente vincente e senza freni. Il capitalismo, nella forma del supercapitalismo finanziario, ha scorrettamente assorbito, sussunto, dentro di s, la realt e il concetto di mercato e di economia di mercato, i quali invece vanno tenuti rigorosamente distinti dal capitalismo, e dal capitalismo finanziario, in specie. Inoltre gli USA, specie dopo il trauma delle Torri Gemelle del 2001, hanno ritenuto definitivamente superato lequilibrio post seconda guerra mondiale, lequilibrio multilaterale; superato le funzioni equilibranti dellONU, superato il ruolo prevalentemente difensivo della NATO, considerato meno rilevante o anche irrilevante il ruolo dellEuropa. Il passaggio stato dal bipolarismo dominante accompagnato dal fluido multipolarismo globale, allunipolarismo: dallimpero soft (il famoso soft power americano), mix di dominio e egemonia, somma dei tre primati inter-dipendenti economico (leconomia di mercato), culturale e politico (il liberalismo, la libert, lo Stato di diritto) e militare (assoluta predominanza militare globale ) gli USA sono passati ad una

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concezione e pratica neoimperialista hard, direttamente militare. Ecco il senso dellottennio di Bush junior e del neoconservatorismo e neo-nazionalismo dassalto USA, negli anni 2000. La parola alle armi, dunque. Laltra faccia del supercapitalismo finanziario. Esportare la democrazia, con le armi. La concezione e luso strumentali della cosiddetta guerra allislamismo terroristico e ad Al Quaeda, la famigerata guerra asimmetrica. Lavventura e lavventurismo delle guerre in Iraq e in Afghanistan. E la cocente sconfitta militare, politica e morale degli USA in Iraq e in Afghanistan, e altrove, e la delegittimazione generale nel mondo alla fine degli anni 2000. 3.15. I pERDEnTi, GLi EScLuSi, GLi inGABBiATi LOccidente in declino, ma regge. Paesi ex secondo e terzo mondo crescono e diventano medie potenze economiche, ma anche, in progress, potenze politiche e militari, a partire dai BRICS. Parti enormi dellAfrica, soprattutto sahariana e sub-sahariana, dellAsia centrale e meridionale, aree della stessa America Latina, parti dei Balcani, della Russia orientale siberiana assumono il ruolo dei perdenti e degli esclusi globali.

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3.16. MOnDO ARABO E MEDiO ORiEnTE Poi, c la realt specifica del mondo arabo (Maghreb e Mashreq del Medio Oriente in generale e del Golfo Persico). Una realt articolata e differenziatissima al proprio interno: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Siria, Libano, Arabia saudita, Emirati arabi, Israele e Palestina, Turchia, Iran e cos via. Un punto centrale che ci preme evidenziare questo: una parte rilevanti di questi paesi stata gestita, per decenni, da dittature feroci e regressive, strutturalmente alleate degli USA e dellOccidente e via via, negli anni, dominate dal capitalismo finanziario globale, soprattutto a partire dagli anni Novanta. questo il caso, soprattutto di Egitto, Tunisia, Libia, Siria, Arabia Saudita e altri paesi. Il capitalismo finanziario globale ha riservato a questi popoli lo stesso trattamento riservato allArgentina o ai Paesi dellAsia meridionale: mandati alla rovina, a cavallo degli anni Novanta e Duemila. A parte la totale illibert, negli ultimi anni, sono aumentate le disuguaglianze sociali, sono saltate le tutele sociali di base, milioni di giovani arabi hanno visto la strada sbarrata ad ogni dignit, futuro, speranza. 3.17. IL nuOVO cicLO Di RiVOLTE SOciALi, DEMOcRATicHE E RiVOLuZiOnARiE nEL MOnDO DEL 2011, A pARTiRE DAL MOnDO ARABO Sono esplose, perci, le rivolte generalizzate e le rivoluzioni del 2011. Che hanno cambiato, per sempre, il volto del mondo arabo e del medio Oriente, al di l delle sorprese che la cronaca quotidiana ci potr riservare. Perch non di effimero si tratta, ma di un processo storico, che si sta sroto-

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lando sotto i nostri occhi. Si tratta di movimenti di Popolo. Un movimento profondissimo di tipo interclassista, plurigenere e plurigenerazionale. Di lavoratori, di giovani, di disoccupati, di donne, di intellettuali, di piccoli imprenditori, di contadini, di professionisti. Ripeto, un movimento di Popolo. Il motore sono i giovani. Anche mediamente acculturati e secolarizzati. Il Popolo si riprende la Piazza e la Politica. Determinante, come noto, il ruolo della rete Web, dei social network, dei telefonini. Gli obiettivi: la libert, la dignit, il lavoro, il reddito, la speranza, il futuro. Anche una titanica rivoluzione democratica. Gli avversari sono le dittature locali, lalleanza tra queste dittature e le oligarchie dominanti dellOccidente, il capitalismo finanziario, loligarchia finanziaria globale. 3.18. UnA SVOLTA EpOcALE: iL cOnTAGiO DELLE RiVOLTE E DELLE RiVOLuZiOni ARABE inVADE LEuROpA E LOcciDEnTE, E ALTRE pARTi DEL MOnDO Dai primi mesi del 2011, ecco il punto, si innescato un processo mai visto, nuovo, inedito, sconvolgente. Una svolta epocale. Piazza Tahir, al Cairo, diventa centro propulsore democratico mondiale. I giovani lesplosivo biologico. A partire da Mohamed Buazizi, la torcia umana della Tunisia, la scintilla di tutto, il 17 dicembre 2010, 27 anni. Le rivolte e le rivoluzioni sviluppatesi, e ancora in corso, in Tunisia, in Egitto, in Libia, in Siria e altrove hanno contagiato il mondo: - il Movimento degli indignados in Spagna, a partire dal movimento 15 maggio, alla Puerta del Sol (2011);

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- il movimento delle tende in piazza, in Israele, a partire dal movimento 14 luglio (2011), iniziato come movimento contro il caro-affitti e il carovita, promotrice iniziale Daphni Leef, 25 anni, regista; - la rivolta e le guerriglie dai quartieri popolari a quelli bene di Londra, diventata la capitale pi diseguale del mondo; - il movimento popolare di massa in India contro la corruzione politica e amministrativa, coagulatosi attorno ad Hanna Hazare; - il movimento universitario cileno, divenuto, in poche settimane, movimento di Popolo, animatrice Camila Vallejo Bowling, 23 anni; - le prime manifestazioni in piazza contro il capitalismo finanziario addirittura negli USA, a Wall Street, a prova che anche le denunce appassionate di Michael Moore (Capitalism: a love story), finora apparentemente isolate, cominciano a penetrare nel popolo americano. Ho parlato gi della rivoluzione in Islanda, mentre pezzi vastissimi del popolo greco sono in lotta da oltre due anni, per essere stati imbrogliati e massacrati dai loro governanti, dalla finanza e dallEuropa; e cos via. una rivolta globale contro le degenerazioni del dominio della finanza globale, che ha sequestrato, sottomesso e svuotato gli stati nazionali e la democrazia. 3.19. RiVOLTA cOnTRO LE OLiGARcHiE pOLiTicHE, LE cASTE E LE cRiccHE AL pOTERE. una proto-rivoluzione, una possibile, vera rivoluzione. Ecco il punto, le rivolte arabe sono vere e di popolo, sono partite prima, fungono da catalizzatore alle rivolte in Oc-

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cidente e altrove, soprattutto fungono da stimolo ai movimenti nei paesi della sponda nord del Mediterraneo. Insomma, le rivolte della sponda sud del Mediterraneo e le rivolte della sponda nord sono due facce della stessa medaglia. Con la novit che sono i giovani della sponda sud che insegnano il che fare a quelli della sponda nord. 3.20. CHE FARE, nELLEpOcA DEL DOMiniO DELLA FinAnZA GLOBALE? LE QuATTRO DiRETTRici GLOBALi DEL nEOMERiDiOnALiSMO. 3.20.1. Cultura Innanzitutto, capire le mutazioni e la natura del conflitto, e attrezzare una visione alternativa, un progetto allaltezza della sfida, soggetti allaltezza della sfida. Il Novecento finito, da tempo. La cultura politica va rinnovata radicalmente. 3.20.2. Economia e stato sociale In secondo luogo: contenere, combattere e battere il dominio della finanza globale; ridurre drasticamente gli spazi di liberalizzazione finanziaria selvaggia imposti in questo trentennio; ricostruire i sistemi di controllo internazionali e nazionali; ricostruire la distinzione tra banche daffari e banche commerciali; tassare, in modo implacabile rigoroso, le transazioni finanziarie; vietare luso di prodotti finanziari derivati e tossici; ridare fiato e centralit alleconomia reale, ri-territorializzare leconomia, a partire dalluniverso delle piccole e medie imprese; ripristinare una sana economia di mercato; ricostruire le reti di protezione sociale ad ogni livello e dimensione: lo Stato sociale del XXI secolo. Dai bambini. Agli anziani, agli esclusi, ai contadini. Senza le degenerazioni clientelari e assistenziali precedenti.

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Senza patti sociali seri, la democrazia degenera e salta. 3.20.3. Politica e Stato democratico di diritto In terzo luogo, combattere frontalmente e sconfiggere loligarchia politica al servizio della finanza globale. Le caste e le cricche. Mandarle a casa al pi presto. Come hanno fatto in Islanda. Ricostruire dalle fondamenta le svuotate ed esauste democrazie occidentali. Costruire nuove comunit politiche e partiti degni di questo nome. Ripristinare la sovranit interna (legalit costituzionale e ordinaria, lotta spietata contro la criminalit organizzata) e la sovranit internazionale degli stati-nazione, a partire dallItalia, la cui Repubblica ha ceduto sia la sovranit interna che quella esterna. 3.20.4. Governance globale e Grande Mediterraneo In quarto luogo, contribuire, il pi possibile, alla buona governance sovranazionale e globale. Per noi la grande questione la costruzione di una vera politica del Grande Mediterraneo, in alleanza con i fratelli arabi in lotta, che lottano, oggi, anche per noi. Questo il livello del conflitto.

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CAPITOLO

IL PROFILO SCONVOLGENTE DEL FINANZCAPITALISMO14

14 Schema di lezione Maggio 2012

4.1. RiccHEZZA REALE E DEnARO in GiRO pER iL MOnDO Il Denaro in giro per il mondo, quello che risulta nei bilanci, esclusa la Finanza Ombra, risulta 4 volte e mezzo la ricchezza annuale, il PIL mondiale. Il Pil mondiale (2009) 60 trilioni. Il denaro ufficiale in giro 240 trilioni. Per 1 dollaro di beni e servizi reali (ricchezza reale) circolano 4 dollari. questo il segreto della bolla finanziaria permanente Del denaro virtuale, della ricchezza finta, delleconomia finanziaria che domina leconomia reale, (imprese, famiglie, servizi pubblici). Chi gestisce questo denaro domina il mondo. 4.2. COMpOnEnTi DELLO SViLuppO pATOLOGicO DEL FinAnZcApiTALiSMO 4.2.1. Il valore degli attivi finanziari mondiali (azioni, obbligazioni, attivi delle banche) Dal 1980 al 2007, in 27 anni, il valore degli attivi finanziari aumentato di 9 volte. Da 27 trilioni del 1980 a 241 trilioni in moneta costante. 4,4 volte il PIL del mondo del 2007. Frattanto il PIL mondiale soltanto raddoppiato, da 27 a 54 trilioni. Il divario enorme e insostenibile.

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4.2.2. Lexploit patologico dei titoli derivati, non trattati in borsa A parte i derivati trattati in Borsa, vi stato lexploit dei derivati non trattati in borsa. Si tratta dei derivati trattati direttamente tra gli operatori privati.Trattati al banco, detti OTC. In 10 anni, lammontare di questi derivati ombra aumentato di 7,5 volte. Da 92 a 682 trilioni. 12,6 volte il PIL mondiale del 2007. 4.2.3. Gli attivi delle banche, in bilancio e soprattutto fuori bilancio Soltanto in 15 anni, dal 1992 al 2007, gli attivi, in bilancio delle banche commerciali USA sono cresciuti del 200%; i capitali fuori bilancio sono aumentati del 1.518%. Nel 2007, le voci fuori bilancio sono aumentate di 16 volte rispetto agli attivi in bilancio: 165 trilioni contro 10,4 trilioni. Nel 1992, vi erano 10,2 trilioni fuori bilancio rispetto a 3,5 trilioni in bilancio. Attenzione, questi dati non comprendono i valori finanziari gestiti dalle SIV e dagli altri veicoli della finanza ombra. Le cifre sono da capogiro, fino allinafferrabilit. In termini di leva finanziaria, il rapporto 185 a 1. Disponendo cio di un miliardo (mld) di denaro reale, si mobilitano 185 mld di risorse virtuali, di denaro inventato. 4.3. LE TRE GRAnDi cOMpOnEnTi DEL FinAnZcApiTALiSMO (FC) 4.3.1. Sistema bancocentrico con banche conglomerate globali, con centinaia di societ aggregate (bank holdings companies).

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4.3.2. Finanza ombra: con Titoli Derivati, fuori bilancio, tramite centinaia di Societ Veicolo incontrollabili. 4.3.3. Investitori Istituzionali (Fondi Pensione, Fondi Comuni, Fondi Speculativi/Hedge Funds/Fondi di Copertura). Nei bilanci ufficiali gestiscono oltre 60 trilioni di dollari (2009), pi del PIL mondiale (2009). 4.4. EccESSO DELLA LEVA FinAnZiARiA Il capitalismo industriale funzionava secondo il seguente schema: Il Denaro (D1) finanzia la produzione di Merci (M), le quali merci producono altro denaro (D2). La formula : D1=M=D2. Il capitalismo finanziario globale funziona invece secondo il seguente: il Denaro (D1) produce direttamente Denaro (D2). La formula D1=D2. Il meccanismo distorto quello delleccesso della leva finanziaria. La leva finanziaria il rapporto tra denaro vero detenuto dalle banche (quanto hai in deposito) e possibilit di prestito e investimento (quanto puoi prestare e investire). Questa possibilit non pu essere infinita. Per norma, la leva USA dovrebbe essere 1 a 10. Se detieni 10 dollari, ne puoi attivare 100, al massimo. La leva UE dovrebbe essere 1 a 8. Invece, gli enti finanziari utilizzano una leva finanziaria assolutamente superiore e incontrollabile.

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4.5. I pRODOTTi FinAnZiARi cOMpLESSi, STRuTTuRATi E SinTETici SOnO pRODOTTi incOnTROLLABiLi E incOnOSciBiLi Vi ignoranza su tali prodotti da parte degli stessi dirigenti bancari e finanziari: sono prodotti inverificabili, nel loro valore, intanto per la loro grandezza quantitativa; i modelli matematici di sostegno sono incontrollabili; i rating delle Agenzie di rating tuttaltro che indipendenti (le pagelle di valore), tipo tripla A, sono attribuiti con facilit, arbitrio e in conflitto dinteresse. 4.6. I pRODOTTi DELLA FinAnZA OMBRA 4.6.1. I derivati ordinari tradizionali, sono in realt erano! contratti di compravendita, anticipati rispetto ad una certa scadenza temporale; 4.6.2. Le Obbligazioni fondate su un debito (CDO). I CDO sono fondati su una massa di titoli, su un canestro si titoli sottostanti incontrollabili, dal valore medio di 1-2 miliardi di dollari; 4.6.3. Le certificazioni per proteggere/assicurare un Debito (CDS). Insomma, questi Titoli Derivati si sono trasformati, negli ultimi 30 anni, da strumenti di assicurazione a strumenti di pura speculazione. Nel giugno 2008, i soggetti finanziari USA detengono CDS per un valore di 17 trilioni. Nel mondo circolano CDS, ricordiamo strumenti presunti di assicurazione contro il rischio di insolvenza, per un valore di 57 trilioni, cio quanto lintero PIL mondiale. Tutto questo folle, perch come spendere 20.000 euro, per assicurare un auto che vale 20.000 euro.

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Da giugno 2007 a giugno 2008, in un solo anno, i CDS, nel mondo, aumentano di valore del 300%. Una grandezza insondabile. Nel 2008, i Derivati OTC (quelli scambiati direttamente tra gli operatori, senza alcun controllo) hanno raggiunto un valore nominale di 683 trilioni, cio, 683.000 miliardi di dollari. Questi derivati scambiati al banco, cio allombra, sono posseduti da Banche, Investitori istituzionali, e Pubbliche amministrazioni. un circolo vizioso, infernale. Ad esempio, nel 2008, le banche USA, con attivi in bilancio di oltre 1 MLD di dollari, hanno registrato attivi, fuori bilancio, con i derivati ombra, del 2000% rispetto ai loro attivi ufficiali in bilancio. 20 volte di pi. Cio, 240 trilioni di Derivati ombra. 4.7. UnA FinAnZiARiZZAZiOnE TOTALiTARiA DEL MOnDO Questo il risultato di un trentennio di exploit e di dominio della finanza globale, e della finanza ombra. Il meccanismo creditizio passato dal Sistema origina e conserva il rischio credito al sistema origina e distribuisci il rischio credito. Soprattutto, con il fuori bilancio, con le SIV, le societ veicolo, figlie in ombra del sistema bancario ufficiale. Lantica regola bancaria della leva finanziaria modesta, chiara, controllabile, veritiera (quella del rapporto 1 a 10 tra depositi di riserva e risorse da prestare e investire) saltata completamente. Tutto andato fuori controllo. Tutto crollato, nel 2008. Lintero sistema. 4.7.1. I Processi della finanziarizzazione globale 4.7.1.1. Laffermazione e lassolutizzazione del principio e della pratica della massimizzazione del valore delle azioni per lazionista;
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4.7.1.2. La finaziarizzazione delle imprese delleconomia reale, che diventano anchesse prevalentemente soggetti finanziari, non interessate principalmente alla dimensione produttiva reale; 4.7.1.3. La prevalenza, e poi il dominio quantitativo e qualitativo dei capitali gestiti dagli investitori istituzionali: da pochi trilioni gestiti nel 1980, a 63/74 trilioni gestiti nel 2007 (rispetto al Pil mondiale di 54 trilioni nel 2007). Gli investitori istituzionali, nel 2007, sono proprietari del 50% delle azioni di tutte le imprese quotate in borsa. 4.7.1.4. Privatizzazione generalizzata e selvaggia dei servizi pubblici, che passano sotto il dominio del finanzcapitalismo. 4.7.1.5. Scatenamento della luttuosa e cannibalistica concorrenza del lavoro, in tutto il mondo. 4.7.1.6. Gigantesca redistribuzione del reddito dal basso in alto, in tutto il mondo. 4.8. REnDiMEnTi pRETESi DAL FinAnZcApiTALiSMO 4.8.1. Investitori Istituzionali (fondi pensione, fondi comuni): negli investimenti per le imprese: 15%. 4.8.2. Fondi per la compravendita delle imprese (Private Equity Founds): 20%. 4.8.3. Le grandi Banche chiedono agli Investitori Istituzionali, per offrire prestiti per lacquisto di Titoli delle Corporation alimentari: 25%. 4.8.4. I fondi gestori dei grandi patrimoni privati: 30%. Vi un divario radicale tra questi rendimenti altissimi pretesi e la dinamica delleconomia reale: tassi di sviluppo, produttivit, tassi di creazione di valore reale. Si tratta di una

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estrazione di valore, di un prelievo, di carattere rapinoso, a danno delleconomia reale. 4.9. COMpEnSi FOLLi pER DiRiGEnTi E OpERATORi DEL SiSTEMA FinAnZiARiO, A pARTiRE DALLE BAncHE DinVESTiMEnTO (STipEnDi, BOnuS, OpZiOni) Il 50% dei ricavi dei soggetti finanziari va ai compensi di dirigenti e operatori; nel 2007, in certi casi, il 100% dei ricavi andato ai compensi. Si tratta di speculazione pura. Si tratta delle megabanche dinvestimento responsabili della grande crisi del 2007-2008. Nel 2008, le 5 pi grandi banche mondiali dinvestimento, tutte degli USA, sono crollate e sparite: Bear Stearn, Lehman Brothers, Merryll Linch, Goldman Sachs fusa con Morgan Stanley. Insomma, il sistema bancario ordinario tuttuno con il sistema finanziario ombra. 4.10. I DiEci MODi Di OpERARE DEL FinAnZcApiTALiSMO 4.10.1. Imprese: il capitalismo finanziario (mercati borsistici ed extraborsistici) finanziano poco e meno di prima le imprese, che in buona parte si autofinanziano. il finanzcapitalismo genera accumulazione di capitale entro se stesso. 4.10.2. Derivati: vi stato lexploit dei titoli Derivati composti, strutturati, sintetici. Nel 2008, gli scambi globali di strumenti Derivati ha raggiunto la cifra di 1.285 trilioni (1,3 quadrilione), cio, 1.285.000 Miliardi di dollari. Il 60% in pi rispetto al 1998 (10 anni prima). 21,4 volte il PIL mondiale del 2008, che di 60 trilioni.

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4.10.3. Le banche dal prestito alla speculazione: le banche sono passate dal ruolo di prestatore al ruolo di speculatore. Con le attivit fuori bilancio. Negli USA, nel periodo 1992/2008 (in soli 16 anni) gli attivi delle maggiori 18 banche, attivi destinati ai prestiti industriali e commerciali, sono scesi dal 20.6% sul totale nel 1992 al 10,9% nel 2008. 4.10.4. Superconcentrazione del capitale delle banche: nel 1992, gli attivi delle prime 18 banche (USA) raggiungevano la percentuale del 23% sul totale (con un numero complessivo di 14.000 banche operanti). Nel 2007, tali attivi raggiungevano il 60% sul totale (in presenza di 7000 banche, essendo sparite frattanto le altre 7000 banche). 4.10.4.1. Investitori istituzionali: pochi grandi gruppi assorbono i 4/5 delle somme investite dalle famiglie, in azioni, obbligazioni e altri titoli. 4.10.4.2. Fondi pensione: nel 2007, i primi 300 Fondi Pensione del mondo (su un totale di 30.000) gestivano il 60% del capitale dei Fondi Pensione. Cio 12 trilioni sul totale di 17,5 trilioni. 4.10.4.3. Fondi dinvestimento: i primi 10 enti finanziari del mondo (di cui 5 grandi banche) nel 2007 avevano in bilancio oltre la met dei Fondi dInvestimento, oltre 13 trilioni su 26. I Fondi pensione e i Fondi dinvestimento sono diventati gli intermediari universali del risparmio. 4.10.5. Gli investitori istituzionali dominano le imprese: nel periodo 1990-2000, gli Investitori Istituzionali (in USA, Francia, Germania e regno Unito) hanno triplicato i loro attivi finanziari, da 9,1 trilioni a 26. Dal 2000 al 2010, hanno raggiunto 60 trilioni di attivi finanziari (2007). Il Pil mondiale del 2008 di 60 trilioni. Gli Investitori istituzionali possiedono il 50% dei capitali delle societ quotate in

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Borsa. Gli Investitori istituzionali sono anche i proprietari universali. 4.10.6. Le banche creano centinaia di fondi di investimento: per competere con gli Investitori istituzionali, le banche hanno creato, a loro volta, centinaia di Fondi di investimento. 4.10.7. Le imprese si finanziarizzano: diventano soggetti/entit finanziari. Lobiettivo strategico non pi la produzione di beni e servizi, ma il profitto per gli azionisti, la massimizzazione del valore delle azioni, a favore degli azionisti. Lo strumento di base la capitalizzazione in Borsa. Il processo di finanziarizzazione delle imprese avvenuto sotto la pressione delle Banche e degli Investitori istituzionali, finalizzata alla massimizzazione del rendimento delle azioni possedute. Un rendimento del 15%, contro un tasso di sviluppo medie delle economie reali 5-6 volte inferiore, del 2-3% annuo. Un folle meccanismo di rapina delle risorse prodotte dagli altri attori delleconomia reale (imprese, famiglie, pubbliche amministrazioni). Il motivo consiste nel fatto che le attivit finanziarie sono molto molto pi redditizie rispetto alle attivit produttive. 4.10.8. Trilioni di azioni in funzione speculativa: l80% delle azioni scambiate, annualmente, in Borsa ha finalit speculativa. Su 110/120 trilioni di azioni totali, l80%, cio, 95 trilioni sono mobilitate per la speculazione. Il tutto con un click automatico del computer. Questa cifra di 95 trilioni di azioni speculative va, poi, sommata alle cifre da capogiro dei derivati, in particolare quelli scambiati direttamente tra operatori privati, al riparo della Finanza Ombra, quelli denominati OTC.

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4.10.9. Lirresponsabilit sistemica degli investimenti: il predomino assoluto, la tirannia dellattivit speculativa, a breve e brevissimo termine, con lattivit automatica dei programmi inseriti nei computer, ha determinato lirresponsabilit sociale degli investimenti e degli investitori, una irresponsabilit di tipo sistemico. 4.10.10. Lexploit dellindebitamento totale rispetto al PIL mondiale: nel 1980, nei paesi sviluppati, il debito complessivo (dei soggetti finanziari, del settore privato non finanziario, delle Pubbliche amministrazioni e delle famiglie) ha portato gli attivi finanziari a superare i 240 trilioni, 4,4 volte il PIL mondiale. Nel 2007, i soggetti finanziari, pur rappresentando il 20% del PIL mondiale, ricavarono il 40% dei profitti, il doppio della ricchezza rappresentata. 4.11. I QuATTRO DiFETTi STRuTTuRALi DELLA nuOVA ARcHiTETTuRA FinAnZiARiA MOnDiALE (NAF) 4.11.1. I fondamenti teorici della NAF sono scadenti e non fondati, a partire dalla teoria per cui i mercati finanziari sono in grado di allocare le risorse, in modo assolutamente efficiente, per forza naturale. 4.11.2. I modelli dei gestione del rischio, anzich contenere, ridurre e spalmare il rischio, in realt, lo diffondono, lo espandono e lo concentrano in forma esplosiva, in modo destabilizzante. 4.11.3. Si determinata una fragilit strutturale e assoluta del sistema finanziario, innanzitutto per lincontrollabilit della massa finanziaria mondiale, perfino per la sua inconoscibilit. 4.11.4. I canali di contagio delle crisi sono incontrollabili.

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4.12. MODELLi TEORici E cuLTuRALi DEL FinAnZcApiTALiSMO Il modello epistemologico sottostante ai teoremi del finanzcapitalismo il modello della natura, quello delle scienze naturali, il mercato che si autoregola, come il sistema naturale. I modelli teorici del mercato sono: 4.12.1. Il mercato si autoregola; 4.12.2. Il rapporto tra Rischio e Prezzo del rischio naturali-stico e autodeterminato: ad ogni livello di rischio, c sempre qualcuno disposto a pagare il prezzo che lo copre. Critiche ai presupposti dei modelli teorici del finanzcapitalismo: 4.12.2.1. Leconomia non un sistema fisico chiuso, in equilibrio. Leconomia un sistema aperto, non in equilibrio. 4.12.2.2. Nelleconomia conta la connaturale complessit; 4.12.2.3. Nelleconomia conta leterogeneit: attori differenti, capacit di informazione disomogenea. Nel finanzcapitalismo, non il modello analitico ad interpretare la realt economica ma il modello che crea la realt. 4.13. pEGGiORATA LA DiSTRiBuZiOnE GLOBALE DEL REDDiTO Sul piano mondiale, dal 1990 al 2007, in 18 anni, loccupazione complessiva aumentata del 30%, tenuto conto dellincremento demografico mondiale. Ma la quota dei salari, il reddito complessivo, diminuita del 13%. Sono questi i numeri sui 73 Stati di cui abbiamo dati precisi. Con meno 10 punti nellAsia del Pacifico e 9 punti in meno nelle economie non avanzate.

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4.13.1. Lexploit delle baraccapoli nel mondo Vi stato, negli anni, lincremento e lexploit delle baraccopoli, in particolare, nelle metropoli mondiali da 15/20 milioni di abitanti. Nel 2005, oltre 1 miliardo di persone, su 7 miliardi di abitanti del pianeta, vivevano nelle baraccopoli. 2,5 miliardi vivevano senza servizi igienico-sanitari di base. Un miliardo viveva soltanto con 5 litri di acqua non potabile al giorno, mentre nella UE, si consumano 300 litri di acqua potabile, pro-capite, al giorno. Aumentano insomma gli affamati assoluti. Erano 840 milioni nel 2006. Sono 1 miliardo nel 2010. Vi un aumento gigantesco della flessibilit e della precarizzazione del lavoro. Un gigantesco crollo delloccupazione, dal 2007. 4.13.2. Consumismo, spreco, insostenibilit Lumanit, le persone sono trasformate in consumatori passivi, eterni adolescenti.15 Troppe merci e pochi consumatori: cannibalizzazione globale, tra le imprese. Esempio, il comparto auto. Spreco intollerabile. Induzione folle al consumo. Nel 2009: 550 miliardi di pubblicit. La civilt del Finanzcapitalismo insostenibile socialmente, ecologicamente, politicamente. 4.14. QuATTRO SpiEGAZiOni DELLA GRAnDE cRiSi DEL 2007-2008 4.14.1. Troppi mutui facili per la casa, in USA. 4.14.2. Il peso insostenibile della Finanza ombra. 4.14.3. Regolazione dei mercati finanziari: regolazione mancata, carente, inattuata. 4.14.4. Si tratta di una crisi sistemica, non un incidente
15 Benjamin R. Barber, Consumati (scritto in corsivo), Einaudi, 2010

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di percorso. Una quinta spiegazione consiste nelleccesso e nellinsostenibilit delle diseguaglianze globali. Ci soffermiamo in particolare sul superiore punto 4.14.1, altrimenti detto debtonation/debito-detonazione. La spiegazione dei mutui facili negli Usa. Mentre nel 1997 lindebitamento delle famiglie Usa eguale al 66,1% del Pil Usa, che di 13 trilioni nel 2007, dieci anni dopo lo stesso salito al 99,9%. Soltanto il debito ipotecario assomma a 11,1 trilioni. Dopo lexploit della bolla delle case (exploit di mutui e del valore delle case), nei primi anni 2000, tra il 2000 e il 2006 il prezzo delle case aument del 120%, gi nel 2006, i mutui Usa insolvibili raggiungevano un valore di 600 ML di dollari, cio, 1/5 (5%) dei mutui delle case. Agli inizi del 2007, la Banca centrale Usa, la Federal Reserve, per contenere la bolla speculativa, dopo averla promossa e alimentata, aument i tassi di interesse del denaro. Ci comport laumento della rata del mutuo del 100%. Mutui prima regalati a tassi bassi, ma variabili. A parte la tempesta di ipoteche e di milioni di americani senza casa, in poco pi di un anno, tra il 2008 e 2009, la crisi dei mutui Usa ha procurato una distruzione di valore nel mondo di oltre 25 trilioni = 25.000 miliardi di dollari di perdite. Quasi la met del Pil mondiale del 2007. A questa distruzione di valori monetari e di ricchezza reale, va aggiunta la gigantesca spesa degli Stati destinata a salvare le istituzioni finanziarie, in primis, banche e assicurazioni, per una somma, agli inizi del l 2011, di 12/14/15 trilioni di risorse statali pubbliche. Ed un calcolo prudenziale, assolutamente per difetto.

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4.15. ALTRi SQuiLiBRi STRuTTuRALi DEL FinAnZcApiTALiSMO. LESEMpiO USA: DEL PiL MOnDiALE. 4.15.1. Gli Usa registrano il pi alto debito pubblico/ privato del mondo. Nel 2000, il debito Usa di 13,5 trilioni, cio, il 90% del Pil Usa, che raggiunge 15 trilioni di dollari. Negli anni settanta, il debito si attestava al 30% del Pil. 4.15.2. Nel 2007, il debito Usa nei confronti dellestero, nel comparto commerciale, era di 11 trilioni. Al contrario, i Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) registrano un gigantesco surplus commerciale esterno. Questo insieme di squilibri strutturali del finanzcapitalismo sta ad indicare che bisogna uscire subito da questa devastante tossicodipendenza da mercati finanziari. Dopo il lungo ciclo di crisi, dagli anni ottanta in poi, del 1987, del 1997, del 2000, del 2001, del 2007-2011, altre e pi devastanti crisi si avvicinano. 4.15.3. Alcuni costi della crisi del 2007-2008: nel primo trimestre del 2009, linsieme delle istituzioni finanziarie hanno subito una cancellazione dai bilanci di 4,4 trilioni di attivi: 2,7 Usa; 1,2 Europa; 0,5 Giappone e altri. A loro volta, gli Stati hanno dovuto fornire alle banche 9 trilioni (primo trimestre 2009). Secondo il calcolo del FMI (Fondo Monetario Internazionale), saranno necessari complessivamente 25 trilioni per rifinanziare le banche e altri soggetti finanziari. 4.16. I cOSTi uMAni DELLA cRiSi GLOBALE DEL 2007-2008 Lo 0,15 % della popolazione mondiale infligge costi insopportabili al 98,85% della restante popolazione. Secondo

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i calcoli del FMI, alla data di agosto 2008, i valori distrutti dalla crisi del 2007-2008 ammontavano a 12-15 trilioni. Cio 1/5 del PIL mondiale del 2008. Altri calcoli prevedono un ammontare di valori distrutti, al 2011, pari a 25-30 trilioni. La distruzione generale di attivi di imprese, famiglie e Stati, distruzione indotta dalla crisi, sui temi medi va da circa 28-30 trilioni a 100 trilioni, cio 1,8 volte il PIL del mondo. Tale distruzione di ricchezza avviene mediante: a) la caduta del valore delle azioni (nel 2009, -25% del valore); b) lazzeramento del valore dei titoli tossici; c) le perdite registrate dai Fondi pensione e dai Fondi comuni; d) la caduta di valore degli impianti industriali. 4.16.1. La catastrofe dei mutui americani: nellanno 2008, 2,3 milioni di famiglie USA hanno perso la casa. Nel primo semestre 2009 vi sono stati 1,9 milioni di sequestri di case. Alla fine del 2009, in totale, 6 milioni di famiglie americane hanno perso la casa. 6 Milioni di famiglie, con 25 milioni di componenti, in strada. I calcoli sul 2010 registrano come insolventi il 50% dei sottoscrittori di mutui. Ci significa altri 4,5 milioni di famiglie che hanno perso la casa. 40-45 Milioni di cittadini americani buttati fuori di casa. Su un totale di 310 milioni di cittadini USA tra 1/6 e 1/7 dellintera popolazione: 1 americano su 7 buttato fuori di casa. 16.2. Incremento della disoccupazione e peggioramento delle condizioni di lavoro A fine 2009, nel mondo, si calcolano 50 milioni di disoccupati in pi, dovuti alla grande crisi del 2007-2008. E nel

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2010 200 milioni di lavoratori ricacciati nella povert Nel 2010, Usa: 25 milioni di occupati in meno; Cina: 23 milioni di occupati in meno; Ue: da 23 milioni di occupati a 30 milioni in meno. Gli effetti: aumento del lavoro nero, dei precari, dei lavoratori poveri. Le previsioni mondiali sul lavoro contrattualizzato e non: rispetto al totale mondiale di 3 lavoratori nel 2010, di cui 1,2 con contratto formale e 1,8 senza, si prevedeva che nel 2020 questi ultimi saliranno a 2 miliardi. Ed ecco i dati riguardanti i lavoratori precari/atipici/a termine (retribuiti mediamente per 8/9 mensilit su 12/13) in due stati fondamentali dellUE: Italia: 7-8 milioni; Germania: 9,8 milioni. 4.16.3. I lavoratori poveri Negli USA vengono classificati come lavoratori poveri quelli con un salario di 490 euro al mese, mentre secondo il criterio di calcolo dellOCSE lavoratore povero quello che ha una paga di meno del 60% della paga mediana. Secondo entrambi i sistemi di calcolo risultano lavoratori poveri in Germania circa 6,5 milioni di individui, con una paga di 800 euro lordi mensili; in Usa il 25% dei lavoratori; nel Regno Unito il 21,7 %; in Olanda: il 17,6 %; in Francia: il 10,1%. In Italia risultano poveri circa 4,5 milioni di lavoratori. Nel Sud essi sono il 28,8%. 4.16.4. Aumento della povert Povert estrema (reddito tra 1-2 dollari al giorno) e povert relativa. Secondo i calcoli della Banca Mondiale, a seguito della crisi, vi stato un aumento della povert estrema, condizione in cui versano le persone che dispongono cio di un solo dollaro al giorno. Il loro numero aumentato di

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55 milioni ma, probabilmente, si tratta di 90 o 140 milioni in pi. E il numero degli esseri umani che sopravvivono con solo due dollari al giorno aumentato nel mondo di 64 milioni. Numeri totali dei poveri estremi, nellautunno 2008: 1,4 MLD (1 dollaro); 2,6 MLD (2 dollari). Cio, 4 MLD di essere umani su 7 MLD. I numeri relativi alla povert nellUnione Europea ci dicono che, secondo il reddito procapite risulta povero il 16% della popolazione, ma in Italia tale percentuale sale al 25%. Se guardiamo poi ai consumi, nellanno 2008 risultano povere l11,3% delle famiglie, cio 2,7 milioni di famiglie, per un totale di 8,1 milioni di cittadini. Negli Usa risulta povero il 15% della popolazione USA, cio 45 milioni di cittadini. 38 Milioni di cittadini statunitensi ricevono il buono cibo (135 dollari al mese). La situazione ancora pi grave per i bambini poveri, che negli Usa dal 18% del 2007 salgono al 27% del 2009, con un ulteriore aggravamento della situazione riguardante i bambini afro-americani, poveri rispettivamente per il 34% nel 2007 e per il 54% nel 2009. 4.16.5. Exploit degli affamati Gli affamati nel mondo nel 1997 erano775 milioni; nel 2007 sono saliti a 840 milioni; nel 2009 erano 1 milardo. Uno dei motivi centrali dellaumento degli affamati nel mondo consiste nellaumento del prezzo degli alimenti, dovuto alla speculazione finanziaria. Ad esempio conviene rammentare che l85% delle granaglie mondiali sono controllate soltanto da sole tre societ nordamericane, che fanno il bello e il cattivo tempo nel settore.

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Il prezzo del grano nel periodo 2005/2008 aumentato del 130%, per mere manovre speculative. 4.16.6. Salute, servizi sanitari e speranza di vita. Pi povert significa meno salute, diminuzione della fruizione dei servizi sanitari. I decessi di bambini sotto i 5 anni sono stati, in un anno, nel 2007, 9 milioni. Nella fase della grande crisi le morti dei bimbi sono aumentate di 200.000/400.000 allanno. aumentato il lavoro minorile nel mondo. Nel 2010, risultavano al lavoro 306 milioni di bimbi. 4.16.7. Exploit della popolazione nelle baraccopoli Nel 1980 risultava abitare nelle baraccopoli il 5% della popolazione delle megalopoli moderne. Negli anni 2000 la percentuale sale al 20%. Un rapporto dellONU del 2003 registra la presenza di 1 miliardo di persone nelle baraccopoli. Nel 2005 risulta allocata nelle baraccopoli il 62% della popolazione dellAfrica sub sahariana, il 43% dellAsia meridionale, il 27% dellAmerica Latina e dellAsia orientale, il 24% dellAsia occidentale. Negli USA, abitano nelle baraccopoli 50 milioni di americani. Previsioni per il futuro: 2 miliardi nelle baraccopoli nel 2030; 3 miliardi nel 2050. Per contrastare il fenomeno, bisognerebbe costruire 90.000 case al giorno, dal 2011 al 2030. 4.16.8. Tagli sostanziali ai sistemi pubblici di protezione sociale Vi sono stati, nel ventennio passato, e continuano ad esservi tagli strutturali ai sistemi pubblici di protezione sociale, in particolare sanit e pensioni. La privatizzazione della sanit, delle pensioni e di altri servizi, perfino le carceri, ha aperto intere praterie di profitto allavidit e al dominio

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del finanzcapitalismo. Trilioni di affari facili. La motivazione formale dei tagli, nella sostanza un pretesto strumentale, consistita nellallarmismo circa laumento del debito pubblico. In effetti, lincremento del debito pubblico c stato eccome, anche con una media annuale del 2-3%. Infatti nel 2010 nella UE il debito pubblico ha raggiunto l80% del PIL: 13,2 trilioni di debito pubblico della UE; rispetto a 16,5 trilioni di PIL della UE. In particolare in Grecia: 120% di debito pubblico rispetto al PIL; in Italia tale percentuale del 117%; in Belgio il 105%; in Usa il 90% del PIL, cio 3,5 trilioni di debito, rispetto a 14,8 trilioni di PIL. I motivi veri dellaumento del debito pubblico stanno nellaffermarsi e nel dominio del finanzcapitalismo, che ha sottratto agli Stati le entrate, con la globalizzazione/ delocalizzazione di una parte delleconomia reale e con la mancata tassazione dellenorme massa monetaria speculativa creata dal finanzcapitalismo stesso. 416.9. Esempi di selvaggi tagli al welfare state Irlanda: tagli dal 12 al 22% dei salari del Pubblico impiego. Grecia: tagli del 20% dei salari del Pubblico impiego; tagli del 10% del costo delle pensioni ed et pensionabile allungata da 60 a 65 anni. Spagna: tagli generalizzati in interi settori. Italia: tagli di 14,5 miliardi nella finanziaria del 2010; ripetuti tagli nel 2011. Chi lascer il lavoro tra 15-20 anni, avr una pensione al 50% dellultimo salario, invece che all80%.

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4.17. LE DiSEGuAGLiAnZE EcOnOMicHE GLOBALi Tra il 1980 e il 2010 vi stata una gigantesca redistribuzione del reddito dal basso verso lalto. Nel 1980 gli Usa, il paese pi ricco del mondo, possedevano una ricchezza pari a 88 volte il Paese pi povero del mondo. Oggi, possiedono una ricchezza pari a 270 volte. Oggi i 1000 ricconi del mondo possiedono un patrimonio netto pari al doppio della ricchezza posseduta dai 2,5 miliardi degli individui pi poveri del mondo. Nel 2007 i 10 milioni di ricchi, (senza considerare le case, i gioielli, patrimonio darte) con una disponibilit, a breve, a fare un investimento superiore a 1 miliardo, possiedono un capitale finanziario pari a 41 trilioni. Lo 0,15% della popolazione mondiale, cio 1/660 della popolazione mondiale, possiede il 17% degli attivi finanziari, 1/6 del totale. Nellultimo trentennio esplosa la differenza tra linsieme dei ceti medio-bassi (il 50-90% della popolazione) e il 10% superiore ricco. Negli Usa il reddito del 10% superiore ricco della popolazione passato dalla quota di reddito del 33% nel 1977 al 50% del 2007. Negli Usa, i guadagni da capitale dell1% dei contribuenti pi ricchi sono aumentati dal 8,9 % al 23,5%. L1% della popolazione detiene del PIL dellintera restante popolazione, cio del 99%. Il 99% della popolazione USA riceve mediamente 30.000 dollari annui di reddito (come trenta anni fa, in termini rea-

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li). Mentre l1% della popolazione introita mediamente 1,1 milioni di dollari di reddito annuo, cio 49 volte in pi rispetto a 30 anni fa. Il 9% della popolazione, quella collocata tra l1% ricchissimo e il restante 90%, riceve un reddito medio annuo di centinaia di migliaia di dollari. Il Regno Unito e lItalia risultano i Paesi pi diseguali della Unione Europea. Nel 2008, il 10% pi ricco delle famiglie, in termini di reddito, ha acquisito una quota del reddito complessivo pari a 10,5 volte alla quota del reddito delle famiglie pi povere. Questo 10% ha ottenuto il 26% del totale del reddito di tutte le famiglie. Le famiglie pi povere hanno ottenuto il 2,5%. In termini di ricchezza il 10% che rappresenta i pi ricchi possiede una ricchezza pari al 44% del totale. Il 50% della popolazione in condizioni pi modeste o povera possiede una ricchezza pari al 10% del totale. Il 10% ricco supera, per ricchezza, per 22 volte la media del 50% pi modesto o povero, che mediamente detiene poco pi del 2% della ricchezza totale. 4.17.1. Quattro evidenze della redistribuzione iniqua del reddito 4.17.1.1. Il calo della quota mondiale del salario sul Pil: dal 1976 al 2006, in 30 anni, la quota del salario sul Pil scesa di 10 punti, dal 68% al 58%. In Italia, Irlanda e Giappone, scesa di 15 punti, dal 68% al 53%. Le risorse sottratte al salario sono andate alle rendite finanziarie e immobiliari e ai managers finanziari. 4.17.1.2. I supercompensi ai managers: nel 1980, il compenso medio dei managers era 40 volte superiore al salario medio lordo. Oggi 350/400 volte superiore al salario

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medio. Ad esempio, Marchionne ottiene un compenso 435 volte superiore al salario di un operaio di Pomigliano. Senza contare bonus, benefit, opzioni. I Bonus di fine anno arrivano ad 1 MLD di dollari. 4.17.1.3. Pil e distribuzione del reddito: nel periodo 1990-2010, in molti Paesi, il Pil cresciuto di 60-70 punti. I tre quarti (75%) di tale crescita sono andati al 5% della popolazione. 4.17.1.4. Pil e attivi finanziari: nel periodo 1980-2007, il Pil mondiale cresciuto di 2 volte, in termini reali. Gli attivi finanziari sono cresciuti di 9 volte, a favore di una minoranza assoluta. Con il meccanismo per cui il Denaro produce Denaro. Vi sono soggetti finanziari con debiti pari a 30-40 volte il capitale proprio. I derivati, tipo OTC, che sono completamente incontrollabili, rappresentano masse di attivi finanziari pari a 1 milione di miliardi (1.000.000 mld), 1 quadrilione di miliardi. 4.17.2. Creazione di denaro dal nulla 4.17.2.1. Massa monetaria eurozona: la Banca Centrale Europea (BCE), nella zona euro, in un decennio, ha raddoppiato la massa monetaria totale in circolazione (detta M3). Nel 2000, tale massa monetaria era pari a 4,5 trilioni di euro. Nel 2009, raggiungeva 9,3 trilioni. In pi, bisogna tener presenti altre diecine di trilioni in circolazione, non conteggiati nei conti ufficiali della massa monetaria in giro. 4.17.2.2. Massa monetaria Usa: la massa monetaria Usa eguale alla massa monetaria delleurozona, detta M2, che conteggia soltanto una parte della reale massa monetaria in circolazione. Tale massa monetaria, nel 2007, pari a 1,9

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trilioni, da 827 Miliardi che erano nel 2005. Lindebitamento totale USA enorme: era 17 trilioni nel 1987; pari a 48 trilioni nel 2007. 4.17.3. I sei effetti del credito facile. I sei movimenti del circolo vizioso. 4.17.3.1. Exploit del debito ipotecario: lexploit della bolla dei mutui facili, ha comportato il raddoppio del valore delle case. Laumento del valore delle case, prese in mutuo, ha indotto le famiglie a fare altri debiti, coperti dal valore incrementato delle case stesse, per via della bolla speculativa. Nel 2007 cos le famiglie statunitensi si sono ritrovate sul collo 17 trilioni di debito ipotecario. 4.17.3.2. Le banche aumentano la liquidit, in modo esponenziale: a partire dalla base di risorse costituita dai mutui facile per le case, le Banche hanno moltiplicato il proprio flusso di cassa, praticamente allinfinito, con la cartolarizzazione dei titoli derivanti dai mutui, mediante lattivazione delle societ veicolo della finanza ombra, fuori bilancio. 4.17.3.3. La moltiplicazione del denaro da parte degli investitori istituzionali: gli Investitori istituzionali prendono denaro a credito dalle banche, acquistano azioni, obbligazioni e altri titoli e ne aumentano il valore. 4.17.3.4. Arriva la cavalleria dei fondi speculativi (hedge funds): i Fondi Speculativi e i Fondi per la compravendita di imprese non quotate in Borsa, acquistano montagne di azioni, ci speculano e ci guadagnano. 4.17.3.5. Si innesca la superconcentrazione di capitali: le Banche dinvestimento e le Grandi Societ procedono ad acquisizioni e fusioni di aziende, determinando una superconcentrazione di capitale e potere, sconosciuto alla storia umana.

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4.17.3.6. Exploit del credito interbancario: aumentano, in modo sproporzionato, le partite di credito e debito tra le banche, il denaro che le banche si prestano tra loro. Negli USA, nel 2007, su un debito totale interno di 48 trilioni, 16 trilioni (1/3) rappresentano il debito interbancario. 4.17.4. Il mondo magico e pericoloso dei derivati Nel giugno del 2008, secondo una stima della Banca dei Regolamenti internazionali, il valore nominale della massa dei titoli derivati in circolazione nel mondo di 765 trilioni di dollari, cio, 765.000 miliardi di dollari. Secondo altre stime attendibili, la massa dei derivati potrebbe arrivare a 1 quadrilione, 1 milione di miliardi. Soltanto il 10% di questi titoli, meno di 80 trilioni, risulta registrato presso le Borse. Il resto, oltre 683 trilioni, sono scambiati al banco (OTC), cio allombra della Finanza Ombra, nellincontrollabilit pi assoluta. Gran parte di questi derivati (515 trilioni) sono senza fondamento nelleconomia reale, non corrispondono a beni e servizi reali. Si tratta di contratti su tassi di interesse (458 trilioni); e Certificati di Assicurazione contro il Rischio Insolvenza (57 trilioni). Miliardi di trilioni fuori bilancio. Citygroup, nel 2007, prima della bancarotta, possedeva una quota di derivati pari a 24 volte i propri attivi in bilancio. Bank of America possedeva una quota pari a 20 volte. Chase: 60 volte. Goldman Sachs: 250 volte (nel 2008) e 330 volte (nel 2009). 4.17.5. I nove effetti della eccessiva creazione di denaro dai mercati finanziari privati 4.17.5.1. Un sistema senza limiti etici, per lassoluta impossibilit di calcolare/controllare la folle massa monetaria
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in circolazione, nel mondo. 4.17.5.2. un sistema che incentiva la speculazione assoluta (commercio di denaro fine a se stesso). 4.17.5.3. Il 40% degli attivi finanziari totali (240 trilioni) sono impiegati soltanto per la speculazione. 4.17.5.4. Il sistema comporta la finanziarizzazione crescente ed integrale delle imprese. 4.17.5.5. Il sistema produce una superconcentrazione di capitali, da capogiro, mai vista nella storia umana. 4.17.5.6. La produttivit del debito fortemente e strutturalmente ridotta (il debito costa pi di quel che rende). 4.17.5.7. Leffetto strutturale linstabilit sistemica dell intero meccanismo. 4.17.5.8. Sono risultati destrutturati e sconvolti tutti i tradizionali e funzionali rapporti tra tutti gli attori del sistema (debitori/banche, management/azionisti, creditori/ debitori in generale). 4.17.5.9. Limpatto diretto sulla vita quotidiana di quasi 7 miliardi di persone devastante. 4.17.6. La trasformazione delle imprese in soggetti/ enti finanziari Gli Investitori Istituzionali collettivi (Fondi Pensione, Fondi comuni) possiedono il 55% del capitale delle Societ, quotate in Borsa. Il principio assoluto e il criterio operativo consistono nel perseguimento della massimizzazione del valore delle azioni, a favore esclusivo degli azionisti. Questo sistema comporta il deterioramento strutturale delle condizioni di lavoro, nel mondo. Il primo indicatore sta nella secca diminuzione della quota reddituale del salario sul Pil. Secondo lOCSE, infatti, nel trentennio 1976/2006, la quota del salario scesa di 10

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punti. In particolare, in Usa dal 70% al 63%; in Germania dal 72% al 64%; in Francia dal 76% al 65%. In Italia dal 68% al 53%. 4.17.7. Fondi pensione Nel 2007, la quota mondiale di risparmio dei lavoratori gestito dai Fondi pensione era pari a 17,5 trilioni (quasi 1/3 del PIL mondiale del 2007). Altri 8,5 trilioni di Contratti Previdenziali sono gestiti da Assicurazioni, Banche e altri enti. Nel 2009, in Italia, operavano 506 Fondi Pensione, con 4,5 milioni di iscritti, con risorse gestite pari a 70 miliardi di euro. I Fondi Pensione Negoziali, per lavoratori dipendenti e rappresentati dai Sindacati, risultavano 39, con un patrimonio di 19 MLD. 4.18. LA RiFORMA DELLE 4-5 DiMEnSiOni cRiTicHE DEL SiSTEMA FinAnZiARiO GLOBALE: DiMEnSiOni, FOnDAMEnTi, cOMpLESSiT, cOnTAGiO/VuLnERABiLiT 4.18.1. Prima criticit: dimensioni globali del sistema finanziario (dimensioni globali, dimensioni delle societ). 4.18.1.1. Nel 1980, il valore degli attivi finanziari globali e il valore del Pil mondiale erano eguali, cio, 27 trilioni ciascuno; nel 2007, gli attivi finanziari globali raggiungono 241 trilioni (4,5 volte il Pil mondiale), il Pil mondiale pari a 54 trilioni. Il Pil del mondo cresciuto ad un tasso annuo del 3%, gli attivi finanziari sono cresciuti ad un tasso annuo dell8%. Insomma, il denaro crea se stesso, non valore duso, cio, merci e servizi. Il valore dei Derivati OTC, in dieci anni (1997-2007)

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salito di 7 volte, da 92 trilioni a 683, cio, 12,6 volte il PIL mondiale. 4.18.1.2. Giganteschi conglomerati finanziari troppo grandi per fallire Nel 2007, i primi 20 gruppi finanziari mondiali registravano i seguenti giganteschi attivi finanziari, quelli in bilancio: Usa: 1,9 trilioni-1,6; 1,6. Ue: 2; 1,9; 1,9; 1,8; 1,7; 1,6; 1,5; 1,3; 1,2; 1,1 (Unicredit); 1,1; 1; 0,7; 0,7. Svizzera: 2,1. Giappone: 1,6. I tre maggiori gruppi USA, con attivi pari a 5,1 trilioni, rappresentano un valore pi del doppio delle entrate dello Stato (2,4 trilioni). Nel Regno Unito: i maggiori gruppi, con 7,5 trilioni di attivi, rappresentano un valore pari a 10 volte il Bilancio statale. In Francia, con 3,7 trilioni, 7 volte il Bilancio dello stato. In Italia Unicredit con 1,1 trilione una volta e mezzo il valore delle entrate dello Stato. In Svizzera, soltanto la banca UBS pari 12 volte alle entrate dello Stato. 4.18.1.3. Superconcentrazione bancaria e finanziaria Tra il 1984 e il 2003 (19 anni), negli USA, il numero delle banche si ridotto drasticamente da 16.000 a 8.000 (-50%). Dal 1997 al 2003 8 (anni), nella UE a 15, da 9000 banche a 7400 (-23%). Dopo il 1998, in Italia, da 922 a 796 (-14%). 4.18.1.4. Gli attivi delle 10 pi grandi banche commerciali negli Usa: la quota sul totale degli attivi finanziari di questi 10 colossi cresciuta dal 22% al 46%. La quota dei depositi cresciuta dal 19% al 41%. Nella UE, le prime 5 istituzioni finanziarie per paese, hanno registrato la seguente crescita dei propri attivi finanziari sul totale. Francia: dal 40% al 47% sul totale; Spagna: dal 32% al 44%; Italia: dal 25% al 27%; Germania: dal

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17% al 22 %. 4.18.2. Seconda criticit: le fondamenta fragili del sistema finanziario 4.18.2.1. Il debito totale pubblico e privato del mondo. Nel 2009, il Debito totale pubblico e privato mondiale assomma a 100 trilioni, a fronte di un PIL mondiale di 60 trilioni. L80% di questo debito appartiene ai Paesi sviluppati. Il Debito pubblico del mondo pari al 50% del Debito totale, cio 50 trilioni, corrispondente all80% del PIL mondiale. Gli Stati pi indebitati sono gli Usa, con 12,1 trilioni di debito pubblico; la UE, con 12,7 trilioni. In tutto entrambi raggiungono 24,8 trilioni, su un totale di 50 trilioni di debito pubblico mondiale. Nel 2009, il debito pubblico mondiale aumentato vertiginosamente, per una cifra pari a 15,3 trilioni, a causa della scelta degli Stati di ri-finanziare le Istituzioni Finanziarie, colpite dalla crisi globale del 2007-2008, che quelle stesse Istituzioni Finanziarie avevano provocato. Questo calcolo sul totale del debito pubblico mondiale molto parziale, perch contiene solo il debito degli Stati centrali e non contiene i debiti dellintero universo delle Istituzione e delle Pubbliche Amministrazioni locali e sanitarie. Manca, in questo calcolo, il Debito Pubblico verso lestero. 4.18.2.2. Il debito totale Usa: nel 2007, il debito delle famiglie Usa pari a 14 trilioni, eguale al 100% del Pil Usa. Soltanto il debito ipotecario pari a 11 trilioni. Il debito pubblico federale pari a 7,2 trilioni. Il debito delle Societ non finanziarie pari a 10,8 trilioni. Il debito totale Usa, nel 2007, pari a 48 trilioni, cio, il 348% del Pil Usa del 2007.

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4.18.2.3. Il debito negli altri paesi sviluppati: il debito degli altri paesi sviluppati oscilla tra il 200% e il 300% del Pil. Nel 2008, in ambito UE, la somma tra Debito pubblico pi quello delle Famiglie oltre il 100% del PIL. Francia: 113%; Germania: 122%; Spagna: 125%; Italia: 134%; Regno Unito: 144%. Nel 2008, negli Usa, le entrate fiscali federali sono state pari a 2,4 trilioni. Il Debito pubblico totale Usa stato pari a 10,7 trilioni. Nel 2009 gli USA impegnano contro la Grande Crisi 19,3 trilioni di soldi pubblici. Si tratta di una enorme quantit di trilioni fiat, creati con un tocco di tastiera del computer. Nel Regno Unito, i soldi pubblici versati alle Banche sono stati pari a 1,3 trilioni. In Germania, 1 trilione. Dopo la Grande Crisi del 2007-2008, tra il settembre 2008 e giugno 2009, lespansione dei Bilanci delle banche centrali UE stata la seguente: BCE: pi 40%; Banca Nazionale Svizzera: pi 80%; Banca dInghilterra: pi 127%. Il 97% del denaro in giro nel mondo, in particolare, mediante i crediti delle banche e, soprattutto, i derivati, esiste soltanto come serie di bit nella memoria dei computer, non in forma di moneta stampigliata. Tali derivati per 9/10 sono OTC, trattati nella Finanza Ombra, in particolare, si tratta di CDS, cio assicurazioni contro il rischio insolvenza, per un valore di 60 trilioni. 4.18.3. Terza criticit: la complessit del sistema finanziario inconoscibile e non regolabile Esistono varie complessit inconoscibili e non regolabili. 4.18.3.1. Vi la complessit non conoscibile e non gestibile delle grandi conglomerate finanziarie. La Lehmann Brothers (2008) risulta costituita da 2.985 enti giuridici

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diversi; la Deutsche Bank (2008) da 1.981 entit differenti; la BNP Paribas da 500 consociate pi gli enti della Fortis assorbita nella BNP. 4.18.3.2. Laltra grande complessit rappresentata dalla erogazione e gestione dei titoli strutturati, i CDO, ciascuno dei quali risulta dalla somma di 100/150 titoli diversissimi tra loro, un canestro di titoli di impossibile decodificazione, dal valore di 1-2 miliardi di dollari. I CDO sono titoli che hanno come fondamento (detto collaterale) titoli di debito, soprattutto titoli su ipoteche su case e immobili commerciali (detti ABS). I titoli strutturati hanno registrato un aumento vertiginoso dal 2000 in poi. Soltanto negli USA, nel 2008, i CDO avevano raggiunto un valore di 7 trilioni. 4.18.4. Quarta criticit: i meccanismi incontrollabili di contagio che comportano la vulnerabilit di sistema. Quella delle perdite e della distruzione di ricchezza, per crisi, una vera e propria catena incontrollabile. Ad esempio, nellestate 2007, le perdite derivanti dalla crisi dei mutui delle case USA sono state pari a 400 MLD di dollari. Ma, nellestate 2008, soltanto un anno dopo, le perdite degli attivi finanziari, nellintero mondo, sono state pari a 40 trilioni, cio, 100 volte le perdite iniziali di 400 MLD. Il contagio si propagato, soprattutto, attraverso due veicoli: i CDO (titoli derivati da debito); e i CDS (contratti di assicurazione contro il rischio credito). Nonostante gli immani disastri provocati dalla Grande Crisi del 2007-2008, uno dei massimi responsabili della crisi stessa, la Goldman Sachs, nellestate 2009, ha attribuito ai propri dipendenti un compenso medio di 700.000 dollari a testa. lallucinante circolo vizioso del finanzcapitalismo.

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4.18.5. Cinque punti di riforma del sistema finanziario globale 4.18.5.1. Riduzione sostanziale delle dimensioni globali del sistema finanziario. 4.18.5.2. Riduzione radicale della finanza ombra. Limitazione degli attivi fuori bilancio e rispetto sostanziale della quota di capitale da tenere in riserva. 4.18.5.3. Regolazione severa del mercato dei derivati. 4.18.5.4. Divieto o limitazione della cartolarizzazione dei crediti. 4.18.5.5. Modificazione del rapporto tra criteri di conces-sione del credito, modelli di gestione del rischio, valutazione delle Agenzie di rating, e innovazione dei prodotti finanziari. 4.18.6. Caratteri e cifre, in sintesi, del dominio del finanzcapitalismo Nel 2007, gli attivi finanziari sono pari a 4,5 volte il Pil mondiale. Il sistema produce e si regge su un eccesso di liquidit, vive sulla ricerca spasmodica di rendimenti altissimi, si sostanzia nella sottrazione di valore (ricchezza) a spesa degli attori delleconomia reale. 4.18.7. Dati sulla quantit di transazioni sui mercati finanziari Nel 1991, la quantit di transazioni sui mercati finanziari risultava 15 volte superiore al PIL del mondo. Nel 2007, risultava 75 volte superiore, per un valore pari a 4.050 trilioni. L80% delle transazioni finalizzata alla speculazione. Nel 2007, i titoli derivati scambiati privatamente, nelle pieghe della Finanza Ombra, hanno raggiunto un valore pari a 12 volte il PIL mondiale. Si tratta di vere e

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proprie scommesse finanziarie. Il debito globale mondiale pari a 100 trilioni. Le obbligazioni di Imprese e Pubbliche amministrazioni assommano a 80 trilioni. Nellipotesi che si debba pagare il 3% di interesse, su tutto il Debito mondiale, il Pil mondiale dovrebbe crescere in media annua del 6-7%, soltanto per poter pagare gli interessi, senza mettere in conto la restituzione delle quote di capitale. Gli attivi mondiali delle Banche, quelli in bilancio, sono pari ai 2/3 del Pil del mondo. Daltra parte, occorre tener presente lenorme massa monetaria fuori bilancio. In particolare, la massa monetaria rappresentata dai titoli derivati. Nel 2007, negli Usa, il valore dei derivati, posseduti dalla Banche, fuori bilancio, corrispondeva al 2000/6000 % dei loro attivi in bilancio. 4.19. IL ciRcOLO ViZiOSO: gli impegni e le spese degli Stati per rifinanziare le istituzioni finanziarie (banche, enti assicurativi, altri enti), soltanto nel triennio 2007-2009, dopo la crisi del 2007: 12/15 trilioni. Nel 2010/2011, gli stessi enti salvati dagli Stati attaccano gli Stati stessi, per eccesso/insostenibilit di Debito pubblico. Debito pubblico che aumentato per salvare gli enti finanziari. un folle circolo vizioso.

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CAPITOLO

NOTE PER uNO SCHEMA DI STRATEGIA E DI PROGRAMMA DI MOVIMENTO

5.1. SOSpEnSiOnE E LiQuiDAZiOnE DELLA pOLiTicA Di AuSTERiT E DEL SiSTEMA EuRO Alla politica di austerit, dopo 7 anni dallo scoppio della crisi, va sostituita una politica espansionistica, di tipo neokeynesiano, con leliminazione della sciagurata politica di tagli senza limiti della spesa pubblica, e, al contrario, con laumento, in funzione anticongiunturale, della spesa pubblica. La storia e la migliore dottrina insegnano che in fase di recessione va aumentata la spesa pubblica, esattamente come fece Roosvelt col New Deal contro la crisi degli anni trenta. Scrive il Premio Nobel Paul Krugman:
Lausterit va praticata nelle fasi di espansione, non in quelle di crisi. Il governo dovrebbe spendere di pi, non di meno. Fino al momento in cui il settore privato non sar nuovamente in condizione di rilanciare leconomia. Purtroppo si sono adottate generalmente politiche di austerit che distruggono posti di lavoro.

La principale argomentazione di Keynes che in uneconomia funestata da una debole domanda aggregata (come nel caso della Grande depressione), con una sentita difficolt a procedere verso la crescita del reddito nazionale, ilgoverno
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o, pi in generale, ilsettore pubblico ha la possibilit di incrementare la domanda aggregata tramite laspesa pubblica per lacquisto di beni e servizi, fattore esogeno e finalizzato allaumento di occupazione. Ci potr essere finanziato anche tramite politiche di deficit di bilancio; lindebitamento pubblico, sotto determinate ipotesi, non aumenter il tasso di interesse al punto di scoraggiare linvestimento privato:
Il momento giusto per lausterit al Tesoro lespansione, non la recessione. (da lettera al Presidente degliStati Uniti Frank Delano Roosvelt, 1937).

Di conseguenza, va attuata in primo luogo una sospensione immediata dellintero sistema di austerit: i criteri di Maastricht, a partire dal tetto del 3% del deficit pubblico annuale; il Patto di Stabilit, a partire dal principio balordo del blocco delle spese per investimento; il pacchetto dei 6 provvedimenti UE del 2011, che consiste nellavocazione di ogni sovranit nella determinazione delle politiche economiche statali; soprattutto, linsensato patto fiscale del 2012 (pareggio di bilancio costituzionalizzato e liquidazione dello stock di debito pubblico a colpi di 45-50 miliardi allanno). Ridurre davvero il nostro debito pubblico nella misura e nei tempi richiesti dal Trattato in questione unoperazione che cos come si presenta oggi ha soltanto degli sbocchi negativi obbligati: una generazione o due di miseria per lintero Paese; aspri conflitti sociali; discesa definitiva della nostra economia in serie D. Oppure bisogna dare atto che il debito ha raggiunto un livello tale da essere semplicemente impagabile, per la ra-

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gione che esso deriva sin dagli anni 60 non da un eccesso di spesa, bens dalla accumulazione di interessi troppo alti. Quindi si dovrebbero trovare altre strade rispetto alle politiche attuate da Monti e riproposte dai suoi successori. Al fine di ripagare un debito a lunga scadenza in rate annuali infatti essenziale una condizione: che il debitore, al netto di quanto spende per il proprio sostentamento, abbia ogni anno delle entrate, per tutta la durata prevista, che siano almeno pari in media a quella di ciascuna rata del debito. Nel caso del debito pubblico italiano tale condizione base non esiste. Il Pil supera i 1650 miliardi, per cui il 60 per cento di esso ne vale circa 1000. Mentre il debito accumulato ha superato i 2000. Al fine di farlo scendere al 60 per cento del Pil come prescrive il Trattato, si dovrebbe quindi ridurre il debito di 50 miliardi lanno per un ventennio. La cifra di per s paurosa, tale da immiserire tre quarti della popolazione. Ma il problema non solo questo. che linteresse sul debito, al tasso medio del 4 per cento, comporta una spesa di 80 miliardi lanno, la quale si somma ogni anno al debito pregresso. Ne segue che questultimo non smette di crescere. Ora, se riduco il debito di 50 miliardi, avr s risparmiato 2 miliardi di interessi; per sui restanti 1950 miliardi dovr pur sempre pagarne 78. Risultato: il debito salito a 2028 miliardi (2000-50+78). Lanno dopo taglio il debito di altri 50 miliardi e gli interessi di 2. Per devo pagarne 76, per cui il debito risulter salito a 2054. Chi vuole pu continuare. Magari inserendo nel calcoletto un dettaglio: lart. 4 del Trattato prescinde del fatto che il debito di un paese potrebbe col tempo aumentare di molto,

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per cui lentit del ventesimo di rientro andrebbe alle stelle. LItalia, per dire, potrebbe ritrovarsi a fine 2015 con un Pil di poco superiore allattuale, ma con un debito che a causa dellaccumulo degli interessi ha raggiunto i 2200 miliardi. Cos i miliardi annui da tagliare passerebbero da 50 a 60. La moratoria deve valere per tutto il tempo necessario a superare la recessione. Frattanto, si lavora per riformare e superare lintero attuale sistema euro. O con il ripristino delle sovranit nazionali (sovranit monetaria, costituzionale, democratica), attraverso le necessarie e concordate tappe intermedie, o con limmediata messa in opera della costruzione degli Stai Uniti dEuropa. Dal punto di vista tecnico-operativo e delliniziativa politica immediata, le priorit possono essere: a) rompere la morsa dellottuso Patto di stabilit, a partire dal ripristino piena della spesa pubblica per investimenti; b) rendere piena e rapida la procedura per pagare tutti i debiti delle Pubbliche Amministrazioni alle imprese (il calcolo approssimativo di circa 100 MLD); c) usare gran parte delle risorse dei Fondi strutturali comunitari del doppio ciclo 2007/2013 e 2014/2020 per finalit anticongiunturali, contro la recessione, snellendone radicalmente le farraginose e inconcludenti procedure di spesa. 5.2. REDDiTO Di ciTTADinAnZA LItalia era gi in declino, prima dello scoppio della crisi globale del 2007 e della successiva crisi del sistema euro nel 2010. Sette anni di doppia crisi lhanno ridotta a pezzi: milioni di disoccupati, inoccupati, precari, poveri, emar-

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ginati. Circa met dellintera popolazione. Senza pi reddito alcuno. Fra poco, liquefatte le residue riserve reddituali e patrimoniali, rese insormontabili le gi scarse possibilit di indebitamento, erose le residue resistenze da welfare familiare, il dolore, la rabbia, il rancore di masse sterminate di cittadini, registrati anche nelle recenti tornate elettorali, potranno trasformarsi in rivolta aperta, che potrebbe mettere a rischio la gi gracile democrazia italiana Non c tempo per attendere i tempi della ripresa e della crescita eventuali. Occorre un intervento sociale di emergenza. E lunica formula adottabile, ottimamente sperimentata e strutturata in altri Paesi, quella del reddito di cittadinanza. Da finanziare con la spesa pubblica in deficit, secondo il modello Roosvelt degli anni Trenta. Prima che sia troppo tardi. Un reddito minimo garantito o di cittadinanza(ininglese Guaranteed Minimum Income, abbreviato GMI) storica-mente un reddito versato da una comunit a tutti i suoi membri su base individuale. Il concetto di massima di reddito di cittadinanza che esso consiste in un reddito versato individualmente a coloro che non hanno un patrimonio sufficiente per soddisfare e coprire i bisogni di base (casa, spese per la casa, istruzione, sanit e cibo) e soprattutto una forma di sostegno del reddito finalizzata alla protezione di chi ha difficolt di inserimento nel tessuto produttivo. In alternativa, invece, si pu o deve essere disponibili di svolgere servizi di volontariato quando possibile. Una garanzia la quale anche uno dei fondamenti almeno teorici del Modello sociale europeo e che l UE cita inoltre nella direttiva 92\411, dove al momento mancano ad aderire solo Grecia ed Italia, i quali

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sono appunto ancora sprovvisti di questo strumento. Un sistema di reddito minimo garantito pu essere composto da diversi elementi, in particolare: un salario minimo, sia fissato dalla legge o derivanti da negoziazioni tra datori di lavoro e sindacati; un calcolo del minimo sociale; una rete di sicurezza, per aiutare i cittadini o le famiglie senza mezzi finanziari sufficienti al minimo sociale per sopravvivere. Questo pu essere un trasferimento ed generalmente subordinata o alla disponibilit di eventuali offerte di lavoro oppure alla scelta di prestazioni di volontariato per servizi per la comunit; mantenimento dei figli da parte dello Stato; prestito di studio e borse di studio; pensione statale per gli anziani a prescindere dai contributi versati. Il Reddito minimo di cittadinanza (o reddito minimo garantito) una forma di sostegno a coloro che, per viarie ragioni, hanno difficolt ad inserirsi nel tessuto lavorativo, quindi una tutela, mai elargita a tutti, ma garantita e concessa soltanto agli individui che si trovano al di sotto di un determinato reddito. Pu essere cumulabile anche con un reddito di lavoro se questultimo non raggiunge la cosiddetta soglia minima. Vi la formula specifica del Reddito Minimo di Cittadinanza Attiva, cos chiamato perch legato ad una soglia di reddito e in caso di stato di disoccupazione legato ad un percorso di semi-volontariato dove il soggetto pu rendersi utile a livello sociale. In Unione Europea la maggior parte dei paesi moderni hanno infatti il reddito minimo garantito (con le uniche eccezioni di Grecia e Italia). Negli stati membri dellUnione Europea, esistono varie forme di reddito minimo garantito o reddito di cittadinanza.

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In Belgio esiste un cosiddetto reddito dintegrazione (revenu dintgration, fino al 2002 chiamato minimex, cio minimum de moyens dexistence), e si configura come un aiuto finanziario sociale soggetto a diverse condizioni, fra cui la disponibilit a lavorare, tranne quando sorge limpossibilit per motivi di salute. In Lussemburgo chiamato Revenue Minimum Guaranti ed un riconoscimento individuale fino al raggiungimento di una migliore condizione personale. In Austria c la Sozialhilfe, un reddito minimo garantito che viene aggiunto al sostegno per il cibo, il riscaldamento, lelettricit e laffitto per la casa. In Norvegia c lo Stnad til livsopphold, letteralmente reddito di esistenza, erogato a titolo individuale a chiunque senza condizione di et. Nei Paesi Bassi ce ne sono due tipi. Il primo il Bijstand, un diritto individuale e si accompagna al sostegno allaffitto, ai trasporti per gli studenti, allaccesso alla cultura. Il secondo il Wik, un reddito destinato agli artisti per permettere loro di avere tempo di fare arte. In Germania vi lo Arbeitslosengeld II, comunemente anche chiamato Hartz IV, ne ha diritto chi ha versato un anno di contributi e chi ha ottenuto un anno di disoccupazione e l Arbeitslosengeld I, anche a chi non trova lavoro dopo la propria formazione scolastica o universitaria. Garantisce una minima per coprire i costi di vita, laffitto e in parte il riscaldamento, per garantire una dignitosa dimora al cittadino. In Gran Bretagna c lo Income Based Jobseekers Allowance, una rendita individuale illimitata nel tempo, rilasciata a titolo individuale a partire dai 18 anni di et a tutti coloro i

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cui risparmi non siano sufficienti per un dignitoso tenore di vita. Viene inoltre garantita la copertura dellaffitto (Housing benefit). In Inghilterra vi anche un incentivo alle famiglie; infatti, esistono assegni familiari per il mantenimento dei figli nel caso ce ne siano. Sempre per quanto riguarda i figli vi un sussidio rilasciato direttamente ai ragazzi per coprire le spese dei loro studi (la Education Maintenance Allowance). Infine vi lIncome Support, un sussidio di durata illimitata, garantito a chi ha un lavoro che ammonta a meno di 16 ore settimanali. In Francia vi il Revenu de solidarit active (RSA). In Italia, malgrado alcune proposte in tal senso, non vi alcuna legge che regoli il reddito minimo garantito. 5.3. RipRiSTinARE E pRATicARE LOBiETTiVO DELLA piEnA OccupAZiOnE E VARARE un piAnO TRAnSiTORiO pER iL LAVORO Nel trentennio doro (1945-75) delle democrazie occidentali, il vero principio costituzionale cardine unificante, sia in termini di costituzione formale (come in Italia) sia di costituzione materiale, stato quello della piena occupazione. questo il principio e lobiettivo operativo da ripristinare. Piena occupazione significa piena crescita e massima ricchezza producibile, massimo Prodotto Interno Lordo possibile. Il governo italiano deve varare e finanziare un piano transitorio per la piena occupazione, operante fino alla completa fuoriuscita dalle recessione. Il modello cognitivo e operativo da ripristinare il seguente: il lavoro si crea aumentando i consumi e gli investimenti pubblici e privati, cio ri-

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attivando la cosiddetta domanda aggregata (di consumi e investimenti). E riattivando, in primis, la spesa pubblica. Il resto aria fritta. Il Piano transitorio per la Piena Occupazione, sotto il profilo dei settori prioritari dintervento, si concentrer su: a) un piano di manutenzione del territorio ordinaria e straordinaria (assetto idrogeologico, ambiente, edilizia scolastica, beni culturali diffusi, qualit della vita nei grandi quartieri popolari urbani, a partire dalle metropoli del Sud). Con un conseguente e poderoso rilancio delledilizia manutentiva e di qualit, che un notorio e sperimentato moltiplicatore economico; b) un piano nazionale di supporto a tutti i servizi sociali gestiti dagli enti locali, a partire da quelli destinati alla terza et e allinfanzia; c) un piano nazionale di promozione diffusa di energie alternative, di risparmio energetico e di bioedilizia. 5.4. RiLAnciARE LO STATO SOciALE Di QuALiT E LA DiGniT DEL LAVORO puBBLicO Il secondo cardine del modello sociale europeo, oltre la Piena Occupazione, consistito nella promozione di un forte e qualificato Stato Sociale: pensioni, scuola, sanit, servizi sociali e assistenza. Lo Stato Sociale italiano, non solo non va ulteriormente ridotto, n degradato, n delegittimato, ma va rilanciato, potenziato e qualificato, non dimenticando in ogni caso che la spesa sociale italiana s superiore, per quan-tit, a quella degli altri paesi pi avanzati, ma il numero dei lavoratori pubblici italiano non superiore a quello degli stessi paesi.

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Il problema non dunque di quantit, ma di qualit. C bisogno di uno stato sociale italiano di qualit. Vi bisogno di correggere gli squilibri e i deficit strutturali, sostituendo ad un cattivo sistema di assistenza un vero sistema di reddito di cittadinanza. Vi bisogno di un investimento strategico sul futuro, e cio sulla scuola, formazione, universit, ricerca, innovazione. Questo il nuovo settore pulsante del welfare state del XXI secolo. Vi bisogno, non di tagliare, ma di efficientare la sanit, a partire dalla sua integrale informatizzazione. Vi bisogno di rimotivare e formare lintera platea del pubblico impiego, attraverso sistemi di formazione continua e di informatizzazione integrale, assorbendo definitivamente e qualificando integralmente tutte le sacche eterne di precariato. Con un settore pubblico, e un lavoro pubblico, da oltre trentanni, delegittimato, degradato, anche criminalizzato, non si va da nessuna parte. Uno Stato sociale di qualit il vero motore dello sviluppo e della competitivit. Soltanto i talebani del neoliberismo pi ottuso e virulento non lo capiscono e non lo vogliono. Vanno combattuti e sconfitti. Il settore pubblico italiano va difeso, rilegittimato, potenziato e, quindi qualificato e modernizzato.In particolare, al lavoro pubblico vanno restituititi tutta la dignita, lonore e il decoro che merita. Contro il paradigma neoliberista stupido, regressivo e sfascista.

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5.5. IITALiA, unA REpuBBLicA FEDERALiSTA, cOESA, cOMpETiTiVA E AuTOREVOLE nEL MOnDO, in EuROpA E nEL MEDiTERRAnEO. LITALiA DELLE GRAnDi AuTOnOMiE 5.5.1. Vi bisogno di Stati forti e autorevoli e di soggetti politici forti e autorevoli. Bisogna dunque: combattere e sconfiggere il finanzcapitalismo (la finanza globale speculativa), ripristinando il controllo sui movimenti globali della finanza, eliminando lesistenza di gran parte della finanza tossica; liquidare la politica di austerit e la morsa delleuro (prima allentare e poi far saltare i criteri pi ottusi di Maastricht, il pareggio di bilancio e limpossibile meccanismo di eliminazione annuale dello stock del debito pubblico) e imporre una politica espansionistica di tipo neokeynesiano, riconquistando agli Stati nazionali le sovranit sottratte; conquistare un necessario e moderno sistema di reddito di cittadinanza; rilanciare uno stato sociale di qualit, riguadagnando il valore sociale e la dignit del lavoro pubblico. Tutto questo richiede lesistenza di istituzioni e di una politica forti, autorevoli, decidenti. 5.5.2. Vi bisogno di un doppio movimento: rispostare, ritraslocare la sovranit dalla indebita appropriazione della finanza globale speculativa e dal sistema fallimentare delleuro ai territori statali, agli stati, e, ai territori regionali e locali (regioni, macroregioni, citt). Insomma, ridislocare la sovranit dai mercati finanziari globali e dalle euroburocrazie ai territori. Riterritorializzare la sovranit: ecco il punto. Perci, vanno ripensati e riclassificati i profili degli Stati e delle Au-

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tonomie.Va ripensata e reimpostata la statualit italiana nella forma di una repubblica federalista forte e autorevole, in grado di gestire il pacchetto di riforme, la vera svolta, sopra evocata. Una Repubblica federalista italiana, forte e autorevole, fondata su un sistema di grandi autonomie: Citt forti e autorevoli, a partire dalle Citt metropolitane; riforma e accorpamento di una parte delle Regioni ordinarie, anche con un sistema di macroregioni; Regioni a statuto speciale a piena sovranit federalista. LItalia sempre stata, anche molto prima dellUnit, della cattiva Unit del 1862, un mondo di autonomie e di differenze. S, lItalia delle mille citt e dei 1000 campanili. Di regioni peculiari e autonome, nella sostanza profonda, in primis quelle insulari e di confine. Storicamente, un assetto federalista dellItalia unitaria, come quello preconizzato da Cattaneo, o in altre formule, sarebbe stato certamente pi adatto, funzionale e fertile a contenere e valorizzare le identit italiane. Rispetto al modello allora vincente, quello sabaudo: coloniale, accentratore e disgregatore, nei fatti. Oggi, quasi a met del secondo decennio del XXI secolo, il modello sabaudo, sostanzialmente adottato e leggermente riclassificato dallItalia repubblicana, non regge pi. LItalia, per ben competere nel mondo dominato dal finanzcapitalismo speculativo e dai Paesi emersi, nellEuropa dellausterit e delleuro spaccata tra Nord e Sud, nel Mediterraneo inquieto e turbolento, ha bisogno, rispetto al passato, di pi autonomia, di pi soggettivit, di pi sovranit, di pi autorevolezza interna ed esterna, di pi integrazione e solidariet interne. Soltanto una moderna e compatta forma

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federalista pu dare allItalia questo di pi di autorevolezza, sovranit, autonomia, vigore. 5.5.3. Oggi, lItalia sola nello scenario globale. Non c pi il vincolo/alleato esterno/patron di supporto. Non pu pi contare, come prima, sia pure in un rapporto subalterno e insieme privilegiato, sugli Stati Uniti dAmerica. Non pu pi contare sullEuropa, sul mito delleuropeismo, sulla Unione Europea e tantomeno sul sistema delleurozona. Anche se folle di ignavi e opportunisti continuano a crederlo o a propalarlo. Non pu pi contare sulla Chiesa, sul Vaticano. LItalia deve farcela da sola, o soccombere da sola. LItalia deve, perci, ripensarsi, ristrutturarsi o rifondarsi. In una forma in grado di contenere e valorizzare le cento citt, i mille campanili, i territori e le regioni peculiari. LItalia per essere tale, deve contenere le Italie. Le differenze. LItalia possibile sta nel concerto delle differenze. E lunica forma possibile quella della repubblica federalista. Perch oggi, per lItalia, lunica unit possibile e utile lunit federalista. Va pensata e promossa una Italia, una grande Italia, autonomista e federalista. LItalia come grande autonomia. Oggi, veramente maturo il tempo di unItalia federalista, fondabile sostanzialmente su due ipotesi di massima, con ulteriori versioni possibili e opportune: a) tre macroregioni (del Nord, del Centro, del Sud continentale) e sulle 5 regioni a statuto speciale (prima ipotesi); b) cinque macroregioni (Nord-ovest, Nord-est, Italia di mezzo, Roma e entroterra, Sud continentale) e due regioni isolane a statuto speciale (seconda ipotesi).

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Questa visione prospetta anche lo snellimento, la riclassificazione delle Regioni ordinarie, in alcuni casi fino allabolizione e allaccorpamento di alcune delle tradizionali Regioni a statuto ordinario; e una contestuale valorizzazione delle citt, a partire dalle Citt metropolitane. Con la contestuale abolizione delle Province o di una loro parte rilevante. 5.6. LE REGiOni A STATuTO SpEciALE: DALLAuTOnOMiA SpEciALE ALLA piEnA SOVRAniT Si pu dire che il potere assoluto conquistato dal finanzcapitalismo consiste, in ambito mondiale, in una titanica deterritorializzazione delle sovranit costituzionale, monetaria e democratica. A sua volta, in ambito europeo. Il sistema euro consiste in una massiccia de-territorializzazione delle sovranit. Di conseguenza, il movimento opposto di riconquista delle sovranit deve consistere nella riterritorializ-zazione delle stesse sovranit. Una doppia riterritorilizzazione: in ambito statale nazionale e in ambito territoriale regionale e macroregionale. Ecco perch, per battere il finanzcapitalismo e la morsa del sistema euro, accanto alla costruzione di una forte e autorevole Repubblica federalista dItalia, vi bisogno tra laltro del rilancio, della vera e propria rifondazione, delle regioni a statuto speciale, a partire da quelle isolane, in pi stringente collasso economico-sociale. La Sicilia, in particolare, si presta alloperazione. Lo Statuto siciliano, pi che uno Statuto speciale, uno statuto eccezionale. La Sicilia riconosciuta come Popolo, perch la Sicilia stata, per otto secoli una Nazione autonoma. Lo Statuto d alla Sicilia un potere di autogoverno alle soglie dellindipendenza. La Sicilia statutariamente detiene

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quasi integralmente i quattro poteri classici: legislativo, esecutivo, giudiziario, economico-finanziario. Soltanto la politica estera e della difesa sono demandati allo Stato italiano. Sebbene, con le leggi voto, da proporre al Parlamento italiano, la Regione pu intervenire anche sui trattati internazionali. Da questa realt incontestabile e da questa interpretazione dello Statuto bisogna ripartire, per condurre, in particolare, la battaglia contro il finanzcapitalismo e contro la morsa delleuro. Il ripristino della sovranit siciliana, al contrario di quello che si pu pensare secondo una lettura superficiale delle sfide in corso, non indebolisce la forza e lautorevolezza dello Stato italiano, della nuova Repubblica federalista dItalia, anzi, le rafforza, ne costituisce una precondizione. La riterritorializzazione delle sovranit, contro la deterritorializzazione delle sovranit: questa la vera partita. Il ripristino integrale della sovranit costituzionale della Sicilia condizione e fattore che contribuir, in maniera determinante, al ripristino delle sovranit dello Stato italiano, contro il finanzcapitalismo e contro la morsa delleuro. Peraltro, il ripristino della piena sovranit siciliana, risulta essere una risorsa, sia per le altre autonomie, sia per lintero Sud continentale e non, come sostenuto, tra gli altri, da Pino Aprile. Pino Aprile affronta il tema del rapporto tra Sud e Sicilia, in particolare, nei capitoli 19, 38 e 52 del suo recente volume Gi al Sud. La Sicilia. La sua lunga storia autonomistica. La sua tensione storica a diventare nazione. La rivisitazione finalmente onesta e fiera del gigantesco e complesso

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movimento rappresentato dal separatismo siciliano della fine degli anni 40 del Novecento. Il valore strategico dello Statuto autonomistico, utile, in prospettiva a tutto il Sud, argomenta con audacia e generosit Pino Aprile. La Sicilia laboratorio storico di innovazione politica. Egli propone una grande riforma costituzionale dellItalia. In particolare, nel gi citato capitolo 19. In sintesi, si tratta di estendere, in modo unificante, la potenza costituzionale contenuta nello Statuto speciale siciliano. Per questa via, Pino giunge alle stesse straordinarie conclusioni di Giorgio Ruffolo, contenute nel libro Un Paese troppo lungo: unificare costituzionalmente le otto Regioni del Sud, superare i difetti del regionalismo autoreferenziale e sprecone, istituire un vero Parlamento del Sud, allinterno di una rifondata Repubblica Federale dItalia, unita, coesa, solidale. questa la parte geniale del libro di Pino:
A norme di legge, la Calabria con il suo gas, la Lucania con il suo petrolio, la Puglia con il gas e il petrolio adriatico e via dicendo, potrebbero chiedere di aggregarsi, previo referendum, alla Sicilia. In tal modo, le norme dello Statuto che tutelano la Sicilia si allargherebbero, come un ombrello, su tutto il Sud, la cui ricchezza smetterebbe di migrare al Nord, in cambio di insulti.

Una prospettiva neomeridionalista. Quindi la strategia : ripristino della piena autodeterminazione siciliana, alle soglie dellindipendenza. E se, per caso sciagurato, lItalia intera e continentale non comprendesse la portata della partita in corso, nel mondo e in Europa, e si acconciasse a subire ulteriormente il dominio distruttivo del finanzcapitalismo e lo stritolamento suicida nella morsa delleuro, i cittadini, le citt, i territori, le Regioni, le Regioni a statuto speciale, il

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Sud, la Sardegna, la Sicilia, per autodifesa, dovrebbero comunque ricercare e perseguire una propria via di salvezza. Per la Sicilia, la via sarebbe quella della piena indipendenza. 5.7. RipORTARE LA SOVRAniT AL pOpOLO SOVRAnO. RiEQuiLiBRARE iL RAppORTO TRA DEMOcRAZiA DELEGATA E DEMOcRAZiA DiRETTA DELiBERATiVA. InTEGRARE GLi SpAZi DELLA wEB-DEMOcRAZiA nELLA DEMOcRAZiA Per affrontare il tornante che la storia ci impone (demolizione del finanzcapitalismo e del sistema euro, contro lausterit, per una politica espansiva neokeynesiana), assieme alla promozione di una forte e autorevole Repubblica dItalia delle grandi autonomie, occorre ripensare e rinnovare la politica e le forme di azione politica, a partire dalla forma partito. Pi in generale, rinnovare i contenuti e le forme della democrazia. Negli ultimi 20-30 anni, nellambito occidentale delle democrazie mature, e, in Italia, in particolare, in corrispondenza del periodo della cosiddetta seconda Repubblica, si appalesato un doppio fenomeno inquietante: da una parte una progressiva crisi/delegittimazione dei partiti di massa, quale strumento principe dellazione politica, e, dallaltra parte, una contestuale crisi/delegittimazione dellintero sistema della democrazia (istituzioni, in primo luogo, il Parlamento; rapporto tra popolo sovrano e rappresentanze). La geografia solida che aveva caratterizzato la lunga fase novecentesca dei partiti si andata a poco a poco decomponendo nella lunga parentesi della seconda repubblica: nel suo falso bipolarismo e nella sua velenosa personalizzazione.

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Ovunque, allantica identificazione con i partiti, tende a sostituirsi un senso di estraneit. Alla militanza la diffidenza: un sentimento misto di frustrazione per limpotenza dei decisori e dinsofferenza per la loro intrusivit. lintera impalcatura politica della cosiddetta seconda repubblica a frantumarsi e sciogliersi. Negli ultimi 4-5 anni, lexploit dellastensionismo, i dati agghiaccianti di tutti i sondaggi sulla sfiducia radicale dei cittadini nei confronti dei partiti e del Parlamento, lelezione di sindaci non espressione diretta dei partiti pi grandi, soprattutto i referendum del 2011, le elezioni regionali siciliane del 2012, fino al terremoto rappresentato dallexploit del Movimento Cinque Stelle nelle elezioni del 2013: tutto questo registra una svolta epocale nella natura della politica e della democrazia in Italia. In particolare, nel voto referendario del 2011 si pu leggere una rivendicazione di riappropriazione di ci che comune, da parte della comunit: dei cittadini che ne rivendicano linalienabilit, al di l di ci che possono decidere i loro rappresentanti politici. Con un recupero di sovranit, da parte dei cittadini. In altre parole una dichiarazione di sovranit limitata al potere politico considerato fino a ieri, appunto, il potere sovrano per definizione. Si tratta, inutile negarlo, di una svolta epocale, perch segna con chiarezza la fine del monopolio del controllo della classe politica sulla sfera pubblica. O, se si preferisce, la separazione tra sfera pubblica e sfera politica fino a ieri strettamente identificate stabilendo che la prima in qualche misura pi ampia della seconda. La quale non pu essere occupata monopolisticamente dal ceto politico, ma che conserva ambiti e spazi in cui lulti-

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ma parola spetta direttamente al cittadino perch l sono in gioco risorse, strutture, entit beni comuni insomma, intendendo con questo termine ci che appartiene allorizzonte dellesistere insieme, indisponibile da parte del decisore politico perch implicati con la vita stessa della comunit che su di essi basa la propria esistenza come tale. Questo principio stato consacrato dalla clamorosa per rilevanza sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del 20/7/2012, laddove, contro il tentativo del governo successivo al referendum di contraddire gli esiti referendari sullacqua, affermava, in termini inequivocabili, lesistenza di una sfera di decisione pubblica protetta dallintrusione della stessa rappresentanza parlamentare (dai protagonisti esclusivi della democrazia rappresentativa) qualora su di essa si fosse manifestata nelle forme costituzionali previste, in questo caso con il referendum, una esplicita volont popolare (del soggetto principe della democrazia diretta). I sondaggi inquietanti, che registrano un crescente e globale ripudio, contro i partiti e il parlamento, delineano limmagine desolante di una democrazia rappresentativa senza popolo e di quello che, in un futuro non troppo lontano, potrebbe diventare un popolo senza democrazia. Vi ricordate il milione duecentomila copie vendute in sei mesi, nella primavera del 2007, prima della grande crisi, del libro La casta di Stella e Rizzo? Aveva rivelato lestensione di massa di disagio e, anzi, di rancore contro la classe politica, che, da allora, rimase inchiodata a quel termine spregiativo casta, appunto simbolo di privilegio odioso, di arrogante superiorit e separatezza, di spreco ostentato e appropriazione indebita di risorse, evocativo di un gruppo chiuso a vocazione oligarchica.

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Come noto, gli analisti, soprattutto i sociologi della politica, hanno fornito molteplici spiegazioni della crisi della politica e della democrazia novecentesche (il salto tecnologico soprattutto nel campo delle comunicazioni e dei media, il salto cognitivo e formativo con la diffusione di elevati livelli di scolarizzazione e dunque di autonomia dei cittadini, le dinamiche economiche legate allo sviluppo e il ruolo del benessere e poi lingresso nella societ dellincertezza, le mutazioni geopolitiche connesse a quella rivoluzione spaziale che va sotto il nome della globalizzazione, soprattutto il passaggio dalla societ fordista legata al modello della grande fabbrica manifatturiera e della Pubblica Amministrazione weberiana uniforme e centralizzata alla societ posfordista flessibile e decentralizzata), ma tutte le spiegazioni convergono sulla denuncia delloligarchia. Crescente lintolleranza dellelettorato di ogni paese per la connotazione oligarchica dei propri sistemi consolidati di rappresentanza; per la separatezza delle proprie classi politiche rispetto alla vita quotidiana nelle rispettive societ civili. Sempre pi scarsa la credibilit dei rappresentanti ovunque eletti e la loro fisiologica incapacit di identificarsi con i sentimenti, i bisogni, persino gli interessi, dei rispettivi rappresentati. Una parte della recente letteratura scientifica ha mostrato come, nel quadro di quella grande rivoluzione spaziale che va sotto il nome di globalizzazione, si sia generata labissale spaccatura delle societ tra alto e basso tra lites cosmopolitiche e masse territorializzate e il clamoroso mutamento di stato del potere che lha sottratto ai tradizionali meccanismi di controllo della democrazia rappresentativa,

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creando lites decidenti irresponsabili, perch collocate ormai su un pianeta diverso da quello abitato dai destinatari di quelle decisioni. Addirittura invisibili da essi. lites titolari di un potere immateriale, capace di agire a distanza, secondo una logica di flusso che attraversa, determina e sottomette i luoghi e chi ad essi incatenato il potere finanziario ne il modello, ma ogni potere finisce per esserne determinato e assoggettato (Stati, Governi, parlamenti, Partiti, Universit, Media) senza essere da questi n identificato n tanto meno condizionato. Un potere definito liquido, anzi ormai gassoso, che rende llite che lo maneggia (o che ne rappresenta il mandatario) tanto onnipotente quanto straniera rispetto al mondo della vita. E mentre, appunto, la rappresentanza evapora, il potere reale si condensa in un altrove inattingibile e inafferrabile, cosicch lintolleranza attuale nei confronti delle oligarchie politiche sarebbe da attribuire alla loro estraneit da super lite e insieme alla loro inutilit per coloro che sono chiamate ad eleggerle. Allappartenenza allo strato dei privilegiati assoluti e, nel contempo, alla categoria deprecata dei parassiti. La crisi dei partiti e della politica tradizionali ha comportato laumento esponenziale dei costi di transazione per acquisire il consenso, non pi dato per macro-appartenenze sociali, ideologiche e di militanza gratuita. Da qui lexploit dei costi della politica e della conseguente riprovazione di massa degli stessi. Un circolo vizioso. Nascono qui linterrogativo, la ricerca, lipotesi, la sperimentazione di una democrazia oltre i partiti. Insomma, il nesso tra la democrazia e la forma partito, cos come essa si strutturata nellultimo sessantennio, non appare pi e

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non cos esclusivo e indissolubile. Il partito politico non scompare istantaneamente in ogni forma e in ogni luogo. Ma si indebolisce, certo. E si modifica. Muta. La forma organizzativa partito si dissipata alla base, allentando il proprio radicamento territoriale e sociale, annacquando i propri legami identitari, e si verticalizzata. Ha accentuato i trasferimenti in alto dei propri centri di comando. Ne ha rafforzato il grado di autonomia rispetto alla tradizionale massa di militanti ed elettori. E ha visto nascere in quello che era il proprio ambiente naturale originario reti pi o meno lunghe di partecipazione parallela o alternativa, culture, soggettivit, aggregazioni che hanno complicato il gioco. Moltiplicato gli attori. Relativizzato i poteri. Dunque la nostra democrazia gi cambiata. Qualche analista di fama ha parlato anche di democrazia del pubblico, invece della democrazia dei partiti: centralit dei media e assorbimento dello spazio politico nello spazio mediale, politica trasmutata in marketing, personalizzazione delle scelte elettorali. Gli eletti nella nuova democrazia del pubblico vivono letteralmente in un altro mondo rispetto ai loro elettori. Fanno parte di un tipo umano diverso rispetto alla gente comune, per stile di vita, frequentazioni, linguaggio, reddito, benefits goduti. La differenza dal modello partitico precedente abissale. in questa brusca crescita delle distanze tra rappresentanti e rappresentati, da una parte; e dallaltra parte, nelle condizioni di questo inedito mercato politico, che potrebbero essere colte le radici di quella che va sotto il nome spregiativo di antipolitica (la quale sembrerebbe essere piuttosto una forma nuova di politica nellambito di un tipo nuovo di democrazia).
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In questo quadro incuba ed esplode il fenomeno Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle (M5S). Che rappresenta un grandioso mix di fenomeni regressivi e populisti, di fenomeni ambivalenti ma creativi (la scommessa sulle potenzialit democratiche della rete) e di fenomeni straordinariamente innovativi: spostare lasse della sovranit il pi possibile dai rappresentanti ai rappresentati, dalle istituzioni al popolo sovrano, per un nuovo e inedito equilibrio tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Guai a non accettare fino in fondo la sfida storica che lexploit del M5S pone a tutti e alla democrazia italiana. Accettare la sfida, s. Con rigore, con vigore, con seriet, con umilt. Perch una grande sfida per il rinnovamento della democrazia e delle forme della democrazia dei moderni irreparabilmente in crisi. Pu essere una crisi di crescita o autodistruttiva. Dipende da noi. Il M5S rappresenta ancora forse prevalentemente una contrapposizione frontale, qualunquista e e populista contro la casta genericamente intesa, facendo obbrobriosamente di ogni erba un fascio. Esso ha incassato clamorosamente la rendita di posizione per gli effetti devastanti di sette anni di crisi globale, compresa la crisi del sistema euro, senza i quali non avrebbe mai raggiunto il 25% dei voti. Il M5S mitologizza ed ideologizza, oltre ogni ragionevolezza, le potenzialit della Rete, e della cosiddetta web- democrazia, quasi che la rete fosse un mondo parallelo- pi reale di quello reale- nel quale ci si pu facilmente emendare dai vecchi vizi e dalle insopportabili pesantezze della politica tradizionale. Ma il M5S pone oggettivamente e soggettivamente il problema storico nel cuore della crisi della democrazia dei moderni: spostare le frontiere il baricentro della sovra135

nit dai rappresentanti, dai delegati, dalle istituzioni al titolare della sovranit stessa, al popolo sovrano, ai deleganti, ai rappresentati, sollecitando un nuovo mix tra democrazia diretta e democrazia delegata. Ecco il punto. Tornando ai difetti strutturali della web democrazia, della democrazia istantanea, al di fuori dalle teoriche pantecnologiche, evidente che il meccanismo della decisione telematica tende a cancellare la fase necessariamente lenta, problematica, riflessiva, della discussione, per selezionare e promuovere invece i fattori emotivi, le sensazioni immediate, le pulsioni istintive. Bisogna fare i conti con uno spazio politico non pi scandito dalle linee di frattura verticali delle appartenenze partitiche, ma attraversato trasversalmente da una frattura orizzontale che separa idealmente rappresentati e rappresentanti. Un popolo relativamente indifferenziato in basso da un quadro istituzionale estenuato e tendenzialmente delegittimato. La linea di frattura principale rappresentata da una sfiducia rancorosa: da un sentimento generalizzato di diffidenza, che insieme segno di stanziamento, di sottrazione, e manifestazione sorda di ostilit. Soprattutto disillusione. Disincanto. La crisi di fiducia. il nucleo essenziale di quella che stata definita contro democrazia, che non la negazione della democrazia non significa antidemocrazia ma una forma diversa di democrazia. E non pu essere ricondotta a semplice antipolitica, ma costituisce una modalit diversa della politica. La natura che essa assume quando il popolo, finita lillusione di potere esercitare il potere direttamente o tramite i propri rappresentanti, ripiega sullesigenza talvolta rancorosa di con-

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trollarlo. Una sorta di democrazia di sorveglianza; una democrazia negativa, nel senso di strutturarsi pi su poteri di interdizione e di sanzione che su quello di decisione. Una democrazia dellinterdizione. Fino ad una democrazia dellimputazione, di tipo aggressivamente giudiziario. Lideale popolare non sembra stare pi nella presa del potere, ma nella trasformazione del potere in un oggetto la cui trasparenza si suppone che consenta un controllo perfetto e integrale. Le conseguenze di queste mutazioni della politica sono diverse e divergenti. Certo, la prima conseguenza il diffondersi dei cosiddetti populismi, cio, una nuda contrapposizione di un popolo-vittima, sano e in s virtuoso, a un quadro politico e istituzionale corrotto e ostile. Il populismo pu essere interpretato come una forma deviante e patologica della contro democrazia, proponendosi innanzitutto come patologia della sorveglianza. Ma i populismi non sono la sola espressione della contro democrazia seguita alla estenuazione della democrazia dei partiti. Vi anche una forma di controdemocrazia virtuosa, che pone riparo alla dissipazione di sovranit decisionale delle sedi istituzionali e delle lites di governo, e che supera la crescente impotenza di tipo sistemico che erode la legittimazione al vertice della piramide, formando appunto un pubblico esigente e partecipante alla sua base. quello che avviene nelle reti orizzontali di mobilitazione e dintervento, nelle molteplici forme di presa di parola, di tutela delle precondizioni essenziali della vita biologica e sociale (nellaffermazione e tutela dei beni comuni). Nei circuiti di riaffermazione di cittadinanza attiva dal basso. Nelle forme sperimentali di politica riterritorializzata e di

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democrazia locale, in territori delimitati ma densi, perch in essi ben visibile limplicazione tra azione collettiva e vita. Come in una sorta di gigantesco gioco di vasi comunicanti, la sovranit verticale che si era concentrata in alto pu rifluire verso il basso, nella massa positiva di microcomunit interrelate che costituiscono una forma di politica basilare, basica, primaria. Certo , comunque, che il controllo monopolistico dello spazio pubblico da parte del partito novecentesco finito. E che quella dellantico moderno principe ormai, necessariamente come daltra parte quella del suo diretto modello ispiratore, lo Stato-nazione una sovranit limitata. Lantica sovranit dei partiti , oggi, contesa da almeno tre soggetti competitivi: - il potere mediatico; - il potere economico-finanziario globale e tecnofinanziario (dallalto); - i cosiddetti movimenti (dal basso). Questi ultimi rappresentano, pi precisamente, quel nuovo popolo informato, competente ed esigente, che rivendica a s spazi crescenti di autodeterminazione e seleziona attentamente i livelli di delega. Questo il nuovo campo competitivo. Lalternativa la seguente. Da un lato il potere politico tradizionale rischia di essere sottomesso e assorbito dal potere mediatico, a sua volta dominato dal potere finanziario globalizzato, riducendosi ad una funzione servile. E daltra parte, nei confronti del potere politico, sar la forza di attrazione dal basso a prevalere, innescando uninterlocuzione dinamica tra le forme di auto-

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organizzazione della societ alimentata dai new media e le forme sempre pi leggere di rappresentanza. Questultima la frontiera, e la sfida, che ci interessano. In particolare: la costruzione di un mix originale di democrazia materiale e di web-democrazia. Insomma, vale la pena ribadire che il sistema politico italiano cos come concepito dai Padri Costituenti e come si poi andato materializzando in oltre sessanta anni di storia repubblicana arrivato al capolinea. lintero modello democratico che viene messo in discussione. Le elezioni del febbraio 2013 hanno fatto nascere, a furor di popolo, nel cuore della vecchia politica, una specie di contro democrazia, di democrazia della sorveglianza e della sfiducia. stata soprattutto lirrefrenabile pulsione allautoreferenzialit del ceto politico, una comune serrata oligarchica, un condiviso e suicida riflesso conservatore, ad innescare la rivolta. Si trattato anche di unabdicazione della politica a favore delle Procure affidando a queste ultime unimpossibile funzione palingenetica come era gi accaduto agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso. Il che, a sua volta, ha innescato (di nuovo come allora) un giustizialismo mediatico votato ad avvelenare il clima mentale e il costume civile del Paese. Ma i giudici non bastano mai neppure a fermare la corruzione, se non se ne rimuovono le cause prime, e per farlo, la ragione morale non mai sufficiente, soprattutto se indotta per via giudiziaria: ci vuole sempre e comunque la buona politica. I tempi sono ormai maturi per la costruzione di una nuova e pi esigente forma della democrazia: la forma democratica della seconda modernit - la modernit dettata dalla

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rivoluzione tecnologica che sta riscrivendo le nostre vite, lorizzonte del nostro vivere insieme. Cosa abbiamo inteso prevalentemente, finora, con il concetto di democrazia? Essenzialmente la tradizionale democrazia delegata. Cio un sistema in cui periodicamente il popolo chiamato a votare senza discriminazioni per decidere come governarsi. Insomma, il popolo, per poter esercitare la propria sovranit, ha dovuto delegare, cedere, la propria sovranit. Tra il popolo e il suo potere di (auto) governarsi fra il popolo e la sua sovranit si istituita la mediazione tutta moderna dei Parlamenti, e con essi il filtro dei Partiti, in quanto organizzatori della rappresentanza. proprio questo sistema che stato messo in discussione ed in crisi. Il tradizionale sistema democratico aggredito da due patologie. Una patologia interna di delegittimazione. E una patologia esterna di espropriazione e di assoggettamento. Per un verso, il carattere statuale (e nazionale) dei diversi ordinamenti democratici, ognuno legato a una cittadinanza e a un territorio, e dunque chiuso nei confini di ciascun paese. Dal lato opposto, laspetto intrinsecamente sopranazionale e globale di quel peculiare meccanismo unitario di mercati, finanza e flussi tecnologici che sempre pi determina lorizzonte e la qualit delle nostre esistenze. Fra i due poli si sta consolidando unasimmetria dei poteri poteri democratici localizzati e poteri tecnofinanziari globali che si risolve in un permanente scacco della democrazia, incapace di assolvere al suo compito primario: mettere in trasparenza e sotto controllo forze e soggetti in grado di condizionare il destino di interi popoli. Profonda la sfiducia che il disposi-

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tivo democratico, con al centro il rapporto fra voto, rappresentanza, Parlamento e partiti, sia ancora in grado davvero di esprimere correttamente, senza stravolgimenti e usurpazioni, lautentica volont collettiva. Quello rivelatosi definitivamente con le elezioni del 2013 un aggressivo movimento di contestazione, non solo rivolto ai dilaganti episodi di malcostume politico, quanto piuttosto indirizzato direttamente contro alcuni pilastri dellordine democratico costituito: e innanzitutto contro il rapporto fra sistema dei partiti e formazione della rappresentanza. Quella che da noi si sta chiamando antipolitica in realt non il rifiuto della politica, che anzi sta diventando loggetto di una rinnovata passione, quanto piuttosto rifiuto della democrazia nei termini in cui ci stata consegnata dalla tradizione costituzionale europea, e in particolare della democrazia italiana. Lesasperazione per la nuova povert si sovrappone all esasperazione per il tradimento e la degenerazione delle istituzioni rappresentative. LItalia rischia di diventare una democrazia che sta perdendo il suo popolo. Torniamo al punto centrale della questione: da una parte, la delega, la rappresentanza, mediante il voto, necessaria per esercitare la sovranit popolare; dallaltra, la delega, soprattutto in alcuni contesti e sistemi, trasferisce ed espropria la sovranit popolare. questa la contraddizione strutturale interna della democrazia dei moderni. In particolare, in Italia, nella nostra Costituzione il ruolo centrale di un Parlamento perfettamente bicamerale esaltava, in misura sconosciuta altrove, proprio la funzione di delega. La storica debolezza del nostro Stato ha poi esaltato oltre misura il ruolo dei partiti. Abbiamo avuto la repub-

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blica dei partiti, invece dello stato repubblicano. Questo sistema ha retto decorosamente per 30-40 anni, poi vi stata la rottura del sistema, a cominciare dai primi scricchiolii alla fine degli anni Settanta. Lo stesso imporsi della questione morale, il dilagare della corruzione quella percepita e quella reale, fu piuttosto la conseguenza che non la causa della rottura di quell equilibrio politico-costituzionale. A rompersi allimprovviso fu il rapporto di massa tra societ e politica, in particolare per la crisi del modello sociale fordista e per la crisi delle grandi appartenenze ideologiche. Per superare questa rottura, uno dei tentativi stato quello di instaurare un rapporto diretto plebiscitario tra la leadership e popolo. Questo tentativo si esaurito. Oggi il centro intorno a cui tutto ruota sempre rimasto il problema concettuale e politico di come combinare la cessione di sovranit, in cui inevitabilmente consiste la rappresentanza, con il mantenimento e lo sviluppo di un livello ampio di partecipazione dei cittadini al governo della comunit, avvertito con sempre maggiore urgenza, in modo da compensare (almeno in parte) leffetto incontrovertibilmente negativo della delega. Dunque, va riequilibrato il rapporto tra democrazia diretta e democrazia delegata. Ogni mandato, delega, quanto pi esso ampio, tanto pi deve incorporare una quota di dialogicit, di dibattito, di formazione dellopinione pubblica, che renda la gestione della delega il risultato di una procedura complessa, con al centro quella idea deliberativa della sovranit che probabilmente la concezione pi avanzata della rappresentanza. Insomma: rappresentanza pi democrazia deliberativa. La rappresentanza non la democrazia tout court, ma lha tuttavia costituita nella modernit. Oggi davvero inscindi142

bile la connessione fra i due momenti? Fra il riconoscimento della volont popolare e delega dei poteri? Una volta lo era, perch solo attraverso il meccanismo elettorale poteva affiorare in modo univoco la volont generale dei cittadini elettori. La tecnica del tempo non consentiva altre possibilit. Adesso, ancora cos? No, evidentemente: perch oggi lespressione del volere popolare pu prescindere dalle procedure legate alla formazione della rappresentanza. Nellattuale societ della conoscenza i flussi di informazioni non si interrompono mai. Siamo immersi in una discorsivit totale che non ha tregua. Consumiamo quotidianamente quantit enormi di informazione di ogni tipo e ne trasmettiamo di continuo su noi stessi. Lo spazio annullato. E il tempo solo quello virtuale e immisurabile delle reti: un lungo, interminabile, onnivoro presente, gremito di messaggi. Eppure, questo accrescersi immenso delle nostre facolt di conoscenza e di contatto, di sviluppo esponenziale delle individualit di sapere e di esserci, fino a far intravedere una nuova dimensione dellumano non siamo riusciti a trasformarlo in un incremento appena significativo di potere politico diffuso, istituzionalmente riconosciuto. La democrazia dei moderni nata incorporando dentro di s una socialit e una tecnologia che erano quelle della Rivoluzione industriale. La loro completa trasformazione il fatto che siamo entrati in un mondo nuovo esige un mutamento altrettanto radicale anche nelle istituzioni della politica. Ma come non capire che ormai il nostro presente richiede qualcosa di profondamente diverso? Che la rappresentanza tradizionale non pi in grado di risolvere le nuove conflittualit postindustriali, ma anzi contribuisce spesso ad aumentare la

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frammentazione e la corporativizzazione della societ? Che abbiamo bisogno di forme qualitativamente pi avanzate di connessione fra sovranit e direzione politica? Ci non vuol dire che dobbiamo inseguire i vagheggiamenti utopistici di una neodemocrazia diretta, una specie di e-democracy, di democrazia digitale o istantanea, come ora si dice, resa possibile dalla rivoluzione informatica, dove tutto si svolgerebbe in modo immediato e trasparente. una pericolosa illusione e un inganno: bisogna essere molto chiari su questo punto. Un reticolo di mediazioni comunque indispensabile. Non si governa senza competenze e saperi, e senza padroneggiare e orientare nello stesso tempo grandi apparati burocratici: il che richiede dosi imponenti di specialismo e di professionalit. N la rete in se stessa democratica per vocazione, come qualcuno ancora ripete, ingenuamente o in malafede. solo un medium, e, come tutti i media, manipolabile e attraversata da gerarchie e disuguaglianze. Offre per possibilit straordinarie di costruzione e di misurazione del consenso, e insieme di dialogo, di interazione, di formazione sociale delle idee e delle opinioni: tutti elementi che attengono alla pratica della cittadinanza e della democrazia, e che non possiamo pi permetterci di escludere dalle istituzioni della politica. Dobbiamo cominciare a pensare a modelli di sovranit esterni anche se non conflittuali rispetto alla delega classica, a una sua amministrazione di prossimit, per cos dire, in tutti i campi dove questo obiettivo realizzabile. La democrazia del terzo millennio la forma politica dellet digitale e del neoindividualismo tecnologico di massa va dunque ricostruita dalle fondamenta. Quel che certo che se non riusciremo a salvare la nostra democrazia dal discredito e

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dallinefficienza, lItalia andr in rovina. Ma la tradizionale rappresentanza non basta pi a legittimare la democrazia. Dobbiamo pensare ad una forma mista di democrazia, che sia insieme rappresentativa e diretta e che connetta in modo ravvicinato autogoverno e delega. Andiamo verso una nuova ibridazione fra schemi diversi, come del resto gi accaduto con le rivoluzioni del Settecento, ma con la differenza che adesso possiamo guardare in una direzione pi avanzata, che affianchi alla rappresentanza classica di tipo inglese, gi modificata dal suffragio universale, efficaci possibilit alternative di espressione diretta della volont popolare. Una direzione nella quale non si usi il voto solo per eleggere ma per decidere e si combini in modo nuovo iniziativa dal basso e presenza nelle istituzioni. Che insomma la delega si inserisca in un diverso contesto comunicativo e deliberativo e venga a perdere il monopolio della rappresentativit di cui ha goduto finora, e di cui non stato fatto in genere buon uso, in particolare in Italia! Occorre dare, tra laltro, un profilo e un rilievo formali alle nuove tecnologie della comunicazione, fino a mutare il rapporto tra sfera pubblica e sovranit. Occorre prevedere una consultazione periodica della cittadinanza su un arco di temi predefiniti, al fine di costruire un modello pi articolato, coinvolgente e diretto di produzione legislativa. E si pu cominciare con il riformare in profondit listituto del referendum, innanzitutto prevedendo per questo tipo di consultazione la possibilit di voto telematico, da raggruppare in alcune sessioni prestabilite. Si potrebbe estendere il referendum confermativo o abrogativo fino a incidere sulla stessa struttura del potere legislativo. E nello stesso tempo, si pu introdurre su alcune mate-

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rie definite il referendum propositivo. Per i partiti, e pi in generale, per i soggetti politici e i movimenti, costruire un buon mix tra democrazia materiale e web-democrazia, rappresenta la nuova frontiera. Lessenza della democrazia non la conservazione, ma la capacit di rivoluzionare se stessa. In una trasformazione permanente delle proprie regole; in una condizione perenne di invenzione democratica. 5.8. IL SuiciDiO DELLA pOLiTicA nELLA SEcOnDA REpuBBLicA: LA GiuSTiZiA SOciALE SOSTiTuiTA DAL GiuSTiZiALiSMO Dobbiamo guardare avanti. Ma, con una adeguata comprensione della storia che abbiamo alle spalle, a partire dalla vicenda della cosiddetta Seconda Repubblica, definitivamente liquidata dalle elezioni del 2013. La Politica, in questi 25 anni, ha commesso, tra gli altri, due errori strategici. Da una parte non ha capito la mutazione globale dei mercati finanziari e laffermarsi del domino del finanzcapitalismo, cio della finanza globale speculativa. Ne diventata succube e dominata. Sconfitta, perdente. Dallaltra parte non ha capito la mutazione sociale post-fordista e la terza rivoluzione tecnologica rappresentata innanzitutto dalla Rete. Si persa letteralmente dentro que-ste mutazioni, subendole passivamente. Al tema dello sviluppo sostenibile, del benessere sostenibile, della giustizia sociale e civile, la politica italiana ha sostituito il giustizialismo. La giustizia sociale sostituita dal giustizialismo. Ecco, unaltra grande voragine, che ha ingoiato parte della democrazia italiana. Invece di combattere insieme contro la dittatura odierna del finanzcapitalismo, i soggetti politici italiani

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hanno scelto di massacrarsi tra loro, di cannibalizzarsi tra loro, scatenando, tra laltro uninfinita lotta tra poveri e perdenti: Nord contro Sud, giovani contro anziani, lavoratori autonomi contro lavoratori dipendenti, lavoratori privati contro lavoratori pubblici, partite Iva contro tutti gli altri, e cos via massacrando e cannibalizzando. Una follia, un suicidio. Lo schema strategico e programmatico sopra delineato vuole essere anche un contributo per fuoriuscire da questa follia suicida. Ripristinando il primato della giustizia contro la titanica manipolazione e automanipolazione della degenerazione giustizialista.

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Daniele Basciu

Postfazione

abbastanza inconsueto e quindi prezioso imbattersi in un documento come questo, che propone unampia e articolata analisi del contesto finanziario mondiale ed europeo seguita da delle Note per uno schema di strategia e di programma di un movimento. La norma oggi per partiti e movimenti far perno sulla narrazione, una sequenza di obiettivi di per s nobili e condivisibili, abbinata per a una totale rimozione dellanalisi della realt con cui ci si deve confrontare per raggiungere quegli stessi obiettivi, che diventano cos irraggiungibili. Il risultato piuttosto evidente che viviamo immersi da anni tra partiti e movimenti che si dichiarano popolari, democratici, nazionalisti ma schizofrenicamente appoggiano politiche economiche che scientificamente massacrano popoli, democrazia, nazioni, diritti e futuro; il tutto a vantaggio di pochi, di un lite. Ci chiaro che la totale assenza dellanalisi del reale in progetti, programmi e obiettivi politici dolosa e premeditata: qualsiasi agenda politica non deve e non pu occuparsi della realt, partire dalla realt, pensare di poter trasformare la realt; questo il certificato di morte della politica, la cui esistenza cessata nel momento in cui ha abdicato

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alla propria missione di immaginare un mondo differente dal presente, diventando semplicemente lufficio legale che traduce in leggi e decreti quanto deciso dai Mercati, entit sovrannaturale nelle cui mani stata consegnata la vita degli Stati. LEuropa e il sistema Euro sono oggi la gabbia in cui siamo imprigionati, che consolida e istituzionalizza questo dramma culminato nella folle e criminale rinuncia alla sovranit monetaria che accomuna tutti gli Stati facenti parte dellEurozona, cardine della sottomissione dei popoli alla grande finanza. Personalmente rilevo, inoltre, le lacunosit in questo caso non dolose ma colpevoli di movimenti e partiti autonomisti e indipendentisti, che non contemplano scenari e sistemi finanziari e monetari nelle proprie analisi in quanto troppo distanti dal locale, quasi fossero un qualcosa che non ci riguarda; come se Meridione, Sicilia, Sardegna, non fossero stati lepicentro del processo di de-industrializzazione forzata e distruzione del modello produttivo misto Stato-mercato che sta colpendo tutta lItalia a favore della Germania. Come se uno Stato che emette la propria valuta fosse nella stessa situazione di uno Stato che non pu farlo. A ci si accompagnano spesso pi prosaicamente speranze di finanziamenti, futuro e democrazia incredibilmente riposte in unUnione Europea che il trionfo della tecnocrazia e del binomio liberismo per i mercati + austerit per gli Stati. stato scritto che la speranza il fondo del male, perch chi spera ignora la triste realt in cui vive anestetizzandosi con lattesa di un sogno. Il valore del documento di Beppe De Santis sta qui, secondo me: non la descrizione di un sogno atteso, anzi.

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Parte dalla realt in cui noi mediterranei siamo inseriti: sistema finanziario mondiale, Europa, Euro e invita il lettore a prenderne atto. Potrei anche non essere daccordo con lui su alcuni punti tecnici o prospettici; personalmente non includo neanche nel novero del possibile che le istituzioni europee possano evolvere in senso democratico, ma ci che conta che Beppe disegni con nettezza il campo di gioco, chiarendo in modo incontestabile che non pu esistere alcun progetto politico sensato che prescinda dal prendere atto del reale, che questo: lEuropa oggi non un sogno, ma un incubo incarnato nel nodo scorsoio dellEuro. Questo libro non evidentemente figlio di un lavoro semplice, tuttaltro: lanalisi della realt odierna richiede impegno, studio, lucidit e libert intellettuale, e la conseguente buona dose di coraggio nel prendere atto che la situazione , appunto, disperata. In questo scenario sta il Mediterraneo, lItalia, noi abitanti delle grandi isole, e con questo scenario i popoli devono fare i conti, qualsiasi sia la strada che sceglieranno e riusciranno a percorrere verso un futuro pi democratico e prospero dellattuale presente. Da qui si parte e senzaltro quanti condividono questa consapevolezza sanno di parlare una lingua comune, che quella parlata da noi che ancora crediamo che le societ non siano fatte solo di rendite finanziarie, ma soprattutto di popoli e civilt.

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Bibliografia minima

Warren Mosler, Le sette innocenti frodi capitali della politica economica, Edizioni Arianna, 2012; Pino Aprile, Gi al Sud, Piemme, 2011; Giorgio Ruffolo, Un Paese troppo lungo, Einaudi, 2011; John Maynard Keynes, Teoria generale delloccupazione, dellinteresse e della moneta, Mondadori, 2009; John Kenneth Galbraith, Leconomia della truffa, Rizzoli, 2004; Paul Krugman, Fuori da questa crisi, adesso!, Garzanti, 2012; Paul Krugman, Il ritorno delleconomia della depressione e la crisi del 2008, Garzanti, 2009; Joseph Stiglitz, Bancarotta, Einaudi, 2010; Joseph Stiglitz, Il prezzo della diseguaglianza, Einaudi, 2013; Joseph Stiglitz, La globalizzazione che funziona, Einaudi, 2006; Joseph Stiglitz, In un mondo imperfetto, Donzelli, 2001; Joseph Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, Einaudi, 2002; Joseph Stiglitz, I ruggenti anni novanta, Einaudi, 2003; Amartya Sen, Etica ed economia, Laterza, 2007; Amartya Sen, Globalizzazione e libert, Mondadori, 2002; Luciano Gallino, Finanzcapitalismo, Einaudi, 2011; Luciano Gallino, La lotta di classe dopo la lotta di classe, Laterza, 2012; Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini, Il film della crisi, Einaudi, 2012; Giorgio Ruffolo, Un paese troppo lungo, Einaudi, 201

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Bruno Amoroso, Euro in bilico, RX Castelvecchi, 2011; Bruno Amoroso e Jesper Jespersen, LEuropa oltre leuro, RX Castelvecchi, 2012; Loretta Napoleoni, Il contagio, Rizzoli, 2011; Loretta Napoleoni, Democrazia vendesi, Rizzoli, 2013; Loretta Napoleoni, Economia canaglia, Saggiatore, 2008; Loretta Napoleoni, La morsa, Chiarelettere, 2009; Emiliano Brancaccio e Marco Passarella, Lausterit di destra, Il Saggiatore, 2012; Mario Pianta, Nove su dieci, Laterza, 2012; Alberto Bagnai, Il tramonto delleuro, Imprimatur editore, 2013; Andrea Baranes, Finanza per indignati, Ponte alle grazie, 2012. Robert B. Reich, Supercapitalismo, Fazi Editore, 2008; Joshua Cooper Ramo, Il secolo imprevedibile, Elliot, 2009; Enrico Letta e Lucio Caracciolo, LEuropa finita?, Add editore, 2010; Lucio Caracciolo, America vs America, Laterza, 2011; Limes, Il grande tsunami, 1/2011; Limes, (Contro) rivoluzioni in corso, 3/2011; Limes, LItalia dopo lItalia, 2/2011; Ulrich Beck, Che cos la globalizzazione, Carocci, 1997; David Held e Anthony McGrew, Globalismo e antiglobalismo, Il Mulino, 2001-2010; Dani Rodrik, La globalizzazione intelligente, Laterza, 2011; Danilo Zolo, Globalizzazione, Laterza, 2004; Nicola Zitara, Linvenzione del Mezzogiorno, Jaca Book, 2010; Franco Rizzi, Mediterraneo in rivolta, Castelvecchi, 2011; AA.VV., LAfrica mediterranea, Donzelli, 2011; Tahar Ben Jelloun, La rivoluzione dei gelsomini, Bompiani, 2011; Massimo Amato e Luca Fantacci, Fine della finanza, Donzelli, 2009; Parag Khanna, I tre imperi, Fazi Editore, 2008; Mario Deaglio [a cura di], La ripresa, il coraggio, la paura, Guerini & Associati, 2010
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Nota biografica dellautore

Beppe De Santis nato a Palata (CB) il 19/5/1952, cresciuto a Montenero di Bisaccia, 15 anni a Roma, residente a Palermo dal 1989. Coniugato con la dottoressa Antonella Compagno. Ha una figlia che si chiama Francesca Ersilia di nove anni. Studi di Giurisprudenza allUniversit "La Sapienza" di Roma. Specializzato in diritto del lavoro e diritto amministrativo, in particolare, nel corso dellattivit sindacale a Roma e in Sicilia. Tra i massimi animatori dei movimenti giovanili negli anni settanta, prima in Abruzzo e in Molise e poi a Roma ed in Italia. Giornalista militante nella met degli anni settanta a Roma. Coordinatore delle Leghe dei disoccupati Cgil-Cisl-Uil (1997-78). Segretario del centro studi Cripes di Roma tra il 1980 e il 1985. Redattore, con F. Giovannini, M. De Meo, F. Clementi, A.M. Guadagni della rivista di cultura e critica Metamorfosi negli anni ottanta. Dirigente sindacale a Roma dal 1979 al 1988 e in Sicilia dal 1989 al 1995. Coordinatore scientifico della Libera Universit della Politica del gesuita padre Ennio Pintacuda (1994-97). questa una fase di intensa lotta civile contro la mafia, a Palermo e in Sicilia. De Santis impegnato in prima linea, tanto da dover essere posto e tutelato sotto scorta per un lungo periodo. Impegnato da sempre nei percorsi di rinnovamento delle forme dellagire politico, nel 1996 contribu allesperienza pioneristica di Noi Siciliani (70-100.000 voti), tra gli altri, con Andrea Piraino ed Erasmo Vecchio, umile seme profetico dei movimenti
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autonomi regionalisti vigorosamente affermatisi in Europa dal 1990 ad oggi e si auspica in grado di decollare presto e bene in Sicilia, nel Mezzogiorno ed in Italia. Tramite questa esperienza De Santis matura un'intensa ed ininterrotta attivit culturale e di militanza neomeridionalistica. Dal 2005 al 2007 svolge un ruolo di primo piano nellanimazione culturale e programmatica del Movimento per lAutonomia, da esserne considerato lideologo. Dal 2008, a seguito dellaggravarsi del rapporto Nord-Sud dItalia e dellemergere dei difetti strategici ed operativi del suddetto Movimento, ritiene esaurita la fase propulsiva del ciclo lombardiano in Sicilia e rivolge la propria attenzione e il proprio impegno alla promozione di un movimento neomeridionalista popolare e di massa, di cui definisce limpianto teorico e progettuale. Animatore dei recenti movimenti di protesta dei contadini, a partire dal Movimento Terra vita con Ciccio Aiello, Giuseppe DAngelo, Santo Bono, Franco Calderone, Mariano Ferro, padre Giuseppe Di Rosa, Giuseppe Scarlata, Franco Crupi, Martino Morsello poi articolatisi nei vari movimenti dei Forconi, in rapporto fecondo con il Movimento dei Pastori Sardi. Membro della Commissione Regionale per lImpiego (19992001). Inizia poi la fase di vita da economista, libero professionista e imprenditore. Presidente di Medea, tra i pi noti e prestigiosi centri studi e di promozione dello sviluppo locale in Sicilia e nel Mezzogiorno (dal 1998 ad oggi), dotato di un originale ed efficiente sistema informativo sulle politiche comunitarie. Animatore e coordinatore - con Alessandro Ficile, Olindo Terrana, Tino Cutugno, Aurelio Bruno, Sebastiano Di Mauro, Turi Zinna, Puccio Dolce, Antonio Rotelli, Andrea Ferrarella e altri generosi esperti dei PIT (Progetti Integrati Territoriali) siciliani, nella fase di promozione e progettazione (1999-2001) e dellintero movimento siciliano per lo sviluppo locale. Consulente esperto delle politiche comunitarie del governo regionale siciliano, di province, agenzie di sviluppo locale e comuni dal 1998 ad oggi, anche nel ruolo di dirigente esterno della
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Regione Siciliana, in vari governi succedutisi nel tempo, a partire da quello di centro-sinistra di Angelo Capodicasa del 1999-2000, a quello di Raffaele Lombardo. Vicepresidente dellassociazione (societ mista tra pubblico e privato) Circuito dei castelli e borghi medievali, che mediante Interreg si esteso allintera Europa mediterranea. Promotore e progettista, con Euromondi di L. Tambuzzo, del progetto REI (Registro delle Eredit Immateriali) di Sicilia, sulla base della convenzione dellUNESCO del patrimonio culturale immateriale dell umanit, nel 2005. Nel corso della sua lunga e poliedrica attivit di studioso, di tecnico e di attore sociale e politico, De Santis ha pubblicato oltre 30 tra saggi e volumi di carattere politico, economico e sociale, il cui filo conduttore il rapporto tra mondi vitali della societ civile e sistema politico, tra movimenti e partiti, tra innovazione e potere. Il filo rosso di questa attivit saggistica la questione meridionale e la progettazione di un nuovo meridionalismo federalista unitario. Tra i volumi pi recenti: Autonomia ambiente di Rossana Interlandi, a cura di (2007), La Sicilia siamo noi. Memorie, percorsi e sfide della Sicilia redimibile del XXI secolo (2008), La Sicilia ai giovani siciliani (2008), La programmazione comunitaria 20072013. Lultimo treno del sud e della Sicilia (2008). Dal 31 agosto 2005 membro del comitato di sorveglianza del POR (Programma operativo regionale 2000-2006) Sicilia, e del POR 2007-2013, in rappresentanza dellURPS (Unione regionale delle province siciliane). Nel 2006 Capo della Segreteria tecnica dellAssessorato Regionale Territorio e Ambiente. Dal luglio 2008 al febbraio 2009 Capo della Segreteria tecnica della Presidenza della Regione Siciliana dalla quale si dimette e poi Esperto della Presidenza alla programmazione comunitaria e strategica. Nel 2012 svolge la funzione di consulente, a titolo gratuito,
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dellAssessore regionale siciliano allAgricoltura, on. Ciccio Aiello. Dagli inizi del 2010 tra i promotori dei Movimenti autonomi degli agricoltori siciliani e meridionali. Dallestate 2010 ad oggi ha lavorato per definire i tre presupposti per la costruzione di un grande movimento neomeridionalista, improntato ad un federalismo unitario sul modello tedesco, anche sulla base delle suggestioni contenute nel volume di Giorgio Ruffolo, Un paese troppo lungo: progetto teorico e strategico, con la relativa strategia e piattaforma economica, profilo organizzativo operativo e comunicativo, leadership. La svolta teorica e strategica, sul versante della strategia economica, maturata nel confronto con i movimenti internazionali degli economisti critici contro il dominante paradigma ultraliberistico, che affida il dominio del mondo alla finanza globale speculativa. De Santis tra i pi attivi animatori del movimento della Moderna Teoria Monetaria (MMT), che ha svolto il proprio meeting italiano, proprio a Rimini, negli stessi giorni del congresso costituente dei Meridionalisti Italiani. Dopo una breve esperienza nellambito e a fianco di alcuni gruppi meridionalisti gi esistenti, risultati troppo tradizionalisti e ristretti, privi del tutto di progetto economico, De Santis, con il Congresso costituente, svoltosi a Rimini, tra il 24 e il 27 febbraio 2012, ha fondato con il contributo determinate di Antonio De Santis e il gruppo WPS e di Alfonso Sciangula il soggetto Meridionalisti Italiani, insieme soggetto culturale, economico e politico, di cui lattuale Presidente nazionale. In Sicilia, negli ultimi mesi, sta contribuendo ad animare un movimento di rinnovamento politico territoriale, una grande Confederazione siciliana di rinnovamento.

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I WARREN MOSLER, Le sette innocenti frodi capitali della politica economica. II MOSLER-FORSTATER-PARGUEZ-BARNARD, Non eravamo i PIIG. Torneremo Italia Programma di salvezza economica del paese. III BEppE DE SANTIS, Salvare l'Unione europea. Liquidare l'euro.

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finito di stampare nel mese di settembre 2013 presso Universal Book s.r.l. Rende (CS), via Botticelli, 22 per conto di