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DIRITTO D’AUTORE E DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA NEL WEB

La storia della diffusione delle idee e della conoscenza è da sempre legata a delle

forme di mediazione che vanno dalla trasmissione orale, alla scrittura e alla sua

evoluzione tecnologica ( quest’ultima rappresentata dall’invenzione della stampa che

ha dato l’impulso decisivo alla nascita dell’editoria moderna), fino a Internet che ha

rivoluzionato in maniera epocale non solo le modalità di produzione e di accesso al

sapere ma anche l’uso e la comunicazione che ruota attorno ad esso.

La validazione del sapere - in rapporto al prestigio dell’autore, al suo contributo

culturalmente innovativo per la conoscenza - si è invece legata ai meccanismi

economici e alle politiche di produzione che hanno caratterizzato le diverse epoche:

dal mecenatismo - che favorì la diffusione del sapere tecnico, scientifico e artistico

soprattutto in era pre-gutemberghiana - alla nascita e allo sviluppo dell’industria

editoriale, il riconoscimento dell’autorialità è stato l’elemento cardine intorno al

quale ha ruotato tanto il principio dell’autorevolezza (e del valore economico legato

alla paternità dell’opera) quanto il lavoro di ricerca, di attribuzione e di

identificazione1 da parte dei filologi.

Ma il campo culturale, così come l’ambito disciplinare, era certamente molto meno

ampio di quello attuale e, se volessimo paragonarlo a quanto accade oggi, nell’era

1
Il riferimento è al cosiddetto “quadrato dell’identificazione bibliografica”, la modalità vigente di identificazione dei
quattro elementi identificativi di una pubblicazione: nome dell’autore, titolo dell’opera, edizione e anno di
pubblicazione, introdotta dalla filologia in seguito al passaggio dai testi chirografici a quelli a stampa.

-1-
digitale, dovremmo dire che in passato esso aveva i suoi confini scientifici netti e

ben delineati rispetto a quanto accade oggi.

Fino all’inizio dell’ultimo decennio del Novecento infatti, l’autorialità (intesa come

proprietà individuale dell’innovazione) e l’esigenza della circolazione pubblica della

nuova conoscenza non sono state in conflitto perché, prima il sistema dei brevetti –

introdotto nel XVIII secolo2 – e poi il diritto di copyright, hanno sempre spinto

l’autore-proprietario del prodotto intellettuale “a favorirne la diffusione, dato che

questa (e questa soltanto) garantisce in effetti la remuneratività (morale o materiale

che sia) dell’opera dell’ingegno”3.

2
Prima del XVIII secolo non esisteva un vero e proprio diritto d'autore, ma privilegi agli autori e soprattutto ai librai,
che per pubblicare dovevano sostenere delle spese. Nel 1709 fu introdotto tramite statuto il copyright in Inghilterra. Con
la Rivoluzione francese il diritto d'autore si diffonde in Francia e nel resto d'Europa.
L'Unione internazionale di Berna, nata nel 1886, coordina i rapporti internazionali in questo campo
3
R. Mordenti, archivi informatici per il patrimonio culturale (p. 99), estratti, Roma, 2006, Bardi Editore.

-2-
La crisi dell’autorialità

Ma quest’assetto, così equilibrato in passato, oggi è contraddetto da una nuova crisi

dell’attribuibilità e dell’identificazione autoriale dovuta all’incertezza che genera la

natura del web, tra accessi anonimi e possibilità di assumere delle identità fittizie,

come sottolineano molti analisti o editori.4

Il web è l’autentico luogo di scambio, della pluriappartenenza e della nuova

stratificazione e definizione del “letterario” in cui circolano non solo informazioni

codificate ma «nuove rappresentazioni di una più ampia e complessiva

riconfigurazione culturale e testuale»5 che possiede direttamente molti strumenti che

permettono la realizzazione e l’incremento della conoscenza in termini di espansione,

accessibilità, reperibilità e interattività. L’intervento sul testo, potenzialmente

collettivo e non limitato alla passività dell’interpretazione, alla trascrizione o al

“contratto di lettura” di echiana memoria, trasforma anche la sua fisionomia

rendendolo un oggetto molto più condivisibile che in passato, non più statico (com’è

nella fissazione a stampa) e soprattutto manipolabile e ampliabile secondo l’uso e le

esigenze espressive, interpretative e conoscitive di ogni fruitore/utilizzatore. Tutto ciò

non può che ridefinire il concetto di “autore".

Parallelamente, in una tale configurazione, è proprio la Rete che progressivamente

va sempre più assumendo le caratteristiche ideali per la ricerca scientifica, grazie


4
Si veda: A. Castelvecchi, morte e resurrezione del diritto d’autore in letterature, biblioteche, ipertesti, F. Pellizzi (a
cura di), Roma 2006, Carocci Editore.
5
Si veda M. Riva, “per una comunità della formazione letteraria” in “Letterature, biblioteche e ipertesti”, F. Pellizzi (a
cura di), p. 43.

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soprattutto al peer review, all’enorme capacità d’archivio dei database, alle diverse

possibilità di interrogare i testi attraverso i software più adatti allo scopo e ai costi di

utilizzo che ci si sforza di rendere sempre più modesti.

Lo stesso discorso vale per altri tipi di produzione testuale, come per esempio libri di

saggistica, narrativa (anche di quelli fuori catalogo) reperibili sul web e accessibili e

scaricabili attraverso download gratuiti o per semplice consultazione (dai portali, siti

web, blog, ecc), nonché a pagamento.

Intanto, la minaccia della pirateria e della censura, i due nemici storici della libera

circolazione dei testi, già da tempo, si è trasferita sul web assumendo nuove forme e

alimentando spesso lotte di principio, anche esasperate, che oppongono i difensori dei

meccanismi tradizionali della produzione editoriale a coloro che vedono

nell’ambiente digitale la possibilità di liberarsi da molti vincoli, legati soprattutto

all’accessibilità e ai costi dei supporti materiali, e quindi un fattore di libertà e di

convenienza.

La possibilità di diffusione in rete dei contenuti testuali oggi ha messo in evidenza il

problema collegandolo proprio alla gestione economica, alla circolazione e alle

modalità di accesso dei contenuti, alla qualità e ai meccanismi di attribuzione di ogni

forma di testo pubblicabile.

Oltre il dibattito ideologico, le possibilità concrete di utilizzo, memorizzazione,

organizzazione e salvaguardia del copyright in rete sono state affidate a diverse forme

di gestione delle licenze e del copyright che riguardano sia i contenuti testuali digitali

-4-
che i software e tutte le applicazioni necessari per crearli, utilizzarli e reperirli.

Queste forme di regolamentazione, com’è noto da tempo

ai navigatori abituali, da un punto di vista economico si possono suddividere in due

macrocategorie corrispondenti a:

- contenuti e applicazioni ad uso gratuito

- files sottoposti a regime di copyright e gestiti dai software proprietari.6

6
Con il termine software proprietario si indica quel software che ha restrizioni sul suo utilizzo, sulla sua modifica,
riproduzione o ridistribuzione, solitamente imposti da un proprietario. Queste restrizioni vengono ottenute tramite mezzi
tecnici ( evitando di rendere pubblico il codice sorgente allo scopo di rendere molto difficile la modifica ) o legali
(attraverso licenze, copyright e brevetti).
.

-5-
L’accessibilità di rete e le fonti testuali

Le forme di accessibilità ai contenuti dipendono dalle caratteristiche e dal formato dei

file e dal tipo di licenza di gestione del copyright da cui sono coperti.

I formati più diffusi che permettono la creazione e l’utilizzazione di testi in edizione

elettronica possono essere schematicamente elencati in quattro tipi:

1) Immagine digitale del documento: utilizzato soprattutto per documenti originali e

manoscritti antichi, questo formato non si può manipolare e rielaborare. Si tratta di

una foto del documento ed è utile per la semplice lettura e soprattutto a fini

conservativi. Ottenuta attraverso una scannerizzazione, riguarda soprattutto fonti

testuali antiche e beni museali che in tal modo possono essere salvaguardati dal

deterioramento del tempo, archiviati e resi disponibili per la consultazione. Anche le

nuove pubblicazioni, con questo sistema, sono diffuse in rete totalmente o

parzialmente (in pre-review), e sono scaricabili o meno, gratuitamente o attraverso

alcune forme di pagamento.

2)File in .Pdf: è un formato molto comune e perciò adatto alla distribuzione del

documento elettronico. Consente anch’esso di conservare l’aspetto originale del

documento indipendentemente dal file di lettura utilizzato. Il Pdf consente una

parziale manipolazione del testo.

3) HTML (HyperText Markup Language), tradotto letteralmente vuol dire

“linguaggio per la codifica degli ipertesti attraverso marcatori”, utilizzato per

-6-
realizzare i documenti ipertestuali del World Wide Web, è composto da marcatori che

forniscono le istruzioni su come visualizzare la pagina al browser che serve appunto

per la lettura. Il formato, non sofisticato, è adatto alla rete perché è standardizzato.

Permette i collegamenti ipertestuali (attraverso dei tags) e quindi la manipolazione e

la ricerca all’interno del testo.

4) SGML/XML ( eXtensible Markup Language): creato dal comitato W3C (World

Wide Web Consortium) guidato da Tim Berners Lee (l'inventore dell'HTML ), è uno

standard di descrizione dei documenti. Permette di creare dei “sotto-linguaggi” (come

l’HTML). Ogni documento XML è anche un documento SGML, dal quale deriva.

Consente la creazione di archivi testuali ma è necessario utilizzare un software

aggiuntivo per la ricerca dei dati.

I documenti così creati (e trattabili anche per mezzo di ulteriori applicazioni che

permettano la ricerca e diversi tipi di trattamento e di analisi testuali) possono essere

a loro volta coperti o liberi da copyright.

La questione non è di poco conto poiché da essa dipende l’accessibilità alle fonti

testuali e la loro disponibilità su larga scala.

E la diffusione del sapere, oggi, è paradossalmente legata a questo vincolo (cioè

all’accessibilità), fino a ieri visto come una garanzia proprio per gli autori e per la

circolazione delle opere intellettuali. Ma l’immissione e la diffusione delle fonti

testuali on line porta i detentori dei diritti d’autore ad una serie di scelte drastiche e di

conseguenze che purtroppo non sono prive di contraddizioni: rinunciare ai diritti in

nome della diffusione del contributo intellettuale (permettendo all’autore di

-7-
conservare i suoi diritti morali e il prestigio legato al suo lavoro) o limitare

(impedendola di fatto) l’espansione della conoscenza in virtù della difesa dei diritti

economici sull’opera.

Scrive R. Mordenti: “L’abbandono del vincolo del copyright sembra naturale nelle

comunità scientifiche”7: e riferendosi a un discorso di Wu Ming, ricorda che il MIT,

per esempio, nel 2003, attraverso il progetto OpenCourseWare, “ha tentato di

riportare l’università al suo scopo originario: rendere universale la cultura piuttosto

che razionarla e rivenderla solo a chi può permettersela”8.

Anche le biblioteche digitali (quelle strutturate e gestite rispettando norme giuridiche

e prassi tradizionali ormai consolidate) e il loro utilizzo da parte degli utenti sono

una realtà che va via via espandendosi in Italia.9

Ma tra il caso del MIT e quest’ultimo esempio delle biblioteche, la sostanziale

differenza sta nel fatto che, mentre la comunità scientifica del Massachussets ha

alienato il diritto di copyright10 facendo perdere lo statuto scientifico alle sue

7
R. Mordenti, archivi informatici per il patrimonio culturale (p. 101), estratti, Roma, 2006, Bardi Editore
8
Ibid. p.101
9
Si vedano i siti:
http://www.griseldaonline.it/repubblica/ciotti.html
http://www3.unibo.it/boll900/convegni/ciottiframe.html
10
Molti dei diritti d'autore e dei brevetti hanno una scadenza determinata. Quando tale scadenza arriva, l'opera ricade
nel pubblico dominio. Nella maggior parte delle nazioni, il brevetto scade 20 anni dopo che è stato depositato.
Un marchio di fabbrica scade subito dopo essere divenuto un termine generico. I diritti d'autore sono molto più
complessi; generalmente essi giungono a scadenza in tutte le nazioni quando tutte le seguenti condizioni sono
soddisfatte:
L'opera è stata creata e pubblicata per la prima volta prima del 1º gennaio 1924, o come minimo 95 anni prima
del 1º gennaio dell'anno corrente; vale la data più recente tra le due.
L'autore o l'ultimo degli autori, è morto almeno 70 anni prima del 1º gennaio dell'anno corrente.
Nessuno dei firmatari della Convenzione di Berna ha passato un diritto d'autore perpetuo sull'opera.
Né gli Stati Uniti né l'Unione Europea hanno accettato l'estensione dei termini sul diritto d'autore da quando
queste condizioni sono state aggiornate. (Questa deve essere una condizione perché i numeri esatti nelle altre
condizioni dipendono dallo stato della legge in ogni dato momento.)

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pubblicazioni, le seconde sono spesso vincolate da un meccanismo di natura

soprattutto economica che, causando forti spese di utilizzazione e di gestione dei

software proprietari, non permette un’ampia circolazione delle fonti, a causa della

mancanza di standardizzazione delle applicazioni necessarie alla lettura, e quindi un

limite all’accesso alle opere dell’ingegno conservate.

Questa è situazione paradossale che attualmente crea delle difficoltà concernenti la

ricerca e la reperibilità dei materiali testuali immessi in rete, i quali sono spesso ad

accesso limitato oppure riservato; e soprattutto, in quei casi (molto frequenti) in cui la

comunicazione tra le varie biblioteche digitali che è ancora piuttosto deficitaria, il

lavoro di ricerca, di analisi e di comparazione tra materiali testuali conservati in

archivi elettronici diversi diventa praticamente impossibile.

Nell'area della multimedialità, dell’elaborazione e dell’ analisi del contenuto

informatica, le biblioteche digitali dovrebbero invece costituire quello che F. Ciotti

definisce come “sistema di biblioteca digitale”:11 un sistema strutturale e

organizzativo costituito da cinque principali sottoinsiemi, corrispondenti a cinque

diversi servizi integrati e soprattutto utilizzabili contemporaneamente:

Queste condizioni sono basate sull'intersezione tra le leggi sui diritti d'autore degli Stati Uniti e dell'Unione Europea,
che sono riconosciute dalla maggior parte degli altri firmatari della Convenzione di Berna. Si noti che i termini di
estensione nella tradizione statunitense non ripristinano l'opera a pubblico dominio (da cui la data del 1924), mentre
nella tradizione europea questo avviene perché la "direttiva sull'armonizzazione dei termini di protezione del diritto
d'autore" si basa sui termini in vigore in Germania, che sono già stati estesi alla vita dell'autore più 70 anni.
Esistono comunque delle eccezioni rilevanti, in particolare in Messico i diritti d'autore giungono a scadenza dopo 100
anni, in Colombia dopo 80 anni ed in Guatemala e Samoa dopo 75 anni. Questi ultimi due paesi, comunque, applicano
la regola del temine minore, a differenza dei primi due. http://it.wikipedia.org
11
Fabio Ciotti,Tecnologia e trasmissione del sapere: verso la biblioteca digitale,
http://www3.unibo.it/boll900/convegni/ciottiframe.html

-9-
1) sistema di archiviazione dei documenti

2) sistema di attribuzione gestione e ricerca dei metadati

3) sistema di distribuzione remota dei documenti

4) sistema di consultazione on-line dei documenti

5) sistemi di ricerca avanzati su contenuto dei documenti

Tali servizi-sistemi faticano ad essere pienamente efficienti e disponibili ovunque e,

nonostante le numerose e felici eccezioni presenti sul territorio nazionale, in molti

casi, sono ancora pura teoria, a causa dei problemi a cui si accennava.

Alla luce di ciò, spesso si innescano dei meccanismi perversi che portano all’accesso

esclusivo (riservato solo al personale impiegato in una determinata area, per esempio

istituzionale o dell’archivio della biblioteca, o reso possibile soltanto a particolari

categorie di utenti muniti di permessi, ecc. ) oppure, ad altre particolari condizioni

come, all’abbandono definitivo del diritto di copyright tradizionale in nome del

diritto ad una maggiore efficienza nelle possibilità di divulgare il proprio lavoro.

Ma tra i due estremi ci sono varie possibilità di accesso alle fonti testuali in genere,

che permettono sia la salvaguardia del diritto dell’autore sull’opera che la sua

diffusione, e che – come è già stato ricordato - sono di natura economica quando

sono esercitate quindi attraverso il download a pagamento, per esempio degli e-book,

o per mezzo di forme di abbonamento, come avviene con alcune parti dei quotidiani

on line o per consultare gli archivi digitali di enti ed istituzioni.

- 10 -
Alla seconda categoria di accesso – quella di natura non economica – appartengono

principalmente quelle opere protette dalle licenze Creative Commons, le quali

permettono la diffusione e l’utilizzazione gratuita dei contenuti attraverso le pagine

web, salvaguardando il diritto di paternità dell’opera degli autori originari, che a loro

volta possono decidere le forme di utilizzo possibili per gli altri utenti dei propri

contenuti e ne impediscono anche lo sfruttamento economico da parte di terzi. A esse

vanno aggiunte le forme di accesso e di utilizzo completamente libere e che, come

spesso accade, sono sostenute dalla pubblicità.

Internet di fatto potrebbe garantire la totale accessibilità alle fonti di conoscenza

disponibili, ma poiché rimette in discussione il meccanismo tradizionale di

produzione, di proprietà e di appropriazione dei contenuti, va a scontrarsi con quelle

barriere di natura economico-giuridica e soprattutto culturale che vedono nella

libera circolazione delle idee un limite per il pieno esercizio del diritto d’autore e per

quel ritorno economico garantito dallo sfruttamento commerciale di ogni copia

venduta.

L’incompatibilità di formati e applicazioni o i costi di utilizzo e di gestione delle

licenze tradizionali causano quindi una frammentarietà dell’accesso, che si fa

ovviamente selettivo, non solo per la necessità di ricorrere a forme di pagamento (

non sempre sostenibili da tutte le fasce di fruitori) e di vendita dei contenuti (per

rientrare dei costi sostenuti dai produttori), ma perché viene di fatto limitato ai soli

iscritti o perché addirittura non è possibile accedere alle fonti via Internet (da casa)

in quei casi in cui gli archivi delle singole biblioteche sono collegati solo a reti locali

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(lan, intranet, ecc): impediscono quindi di ampliare la ricerca sulle fonti riguardanti

magari uno stesso testo o un documento, oppure un manoscritto antico con le sue

varie edizioni.

Tutto ciò, trasferito nella globalità del web crea una sorta di contraddizione tra la

necessità di produrre, promuovere e diffondere la conoscenza liberamente e i mezzi e

le possibilità gestionali che si hanno a disposizione.

E tra problemi di regolamentazione, di inibizioni della produzione e della diffusione

delle opere dell’ ingegno che sono legate ai pregiudizi, alla paura della pirateria, a

limiti di natura oggettiva - tecnica o economico-gestionale - una convinzione molto

diffusa fra autori ed editori fa ritenere che la caccia ai pirati del web sia una sorta di

crociata per il rispetto della legalità ad ogni costo oppure una battaglia persa in

partenza: e ciò alimenta un diffusissimo atteggiamento di chiusura nei confronti di

Internet, poiché la visibilità, la possibilità di diffusione e di distribuzione che la rete

consente vengono viste come un pericolo.

Comunque, secondo Castelvecchi, la lesione dell’integrità autoriale e dell’opera non

sarebbe da imputare alle forme di comunicazione on line: Internet, in sostanza, non

avrebbe innescato quel processo critico che segna – a parere dell’editore – il declino

o la fine della figura dell’autore, poiché le origini di tale processo andrebbero invece

rintracciate nella crisi culturale del Novecento, un secolo che vede nascere e

articolarsi la comunicazione di rete che però si trasforma in un fenomeno di massa

soltanto nell’ultimo decennio. Tuttavia l’on-line avrebbe ad ogni modo spinto in

- 12 -
avanti tale declino, realizzando pienamente e concretamente - attraverso gli usi e le

prassi di utilizzo - l’annullamento dei confini tra autore/editore/fruitore.

L’ambiente creativo si rovescia trasformando i “ciberkids” nei veri utilizzatori-

innovatori, contemporaneamente capaci di inventare qualcosa di nuovo e di tradire

con una naturalezza quasi connaturata i diritti di copyright, infatti:

tendenzialmente, questi cyberkids sono loro i produttori: loro vedono una cosa

(che la vedano in televisione, che l’ascoltino su un disco, che la leggano su

un libro in rete, poco gli interessa) se ne appropriano, se la tagliano, se la

fotocopiano, se la campionano, se la rimontano senza chiedere autorizzazioni a

nessuno!12

Ma quest’uso è quasi sempre distante dall’idea di commettere una violazione degli

altrui diritti di proprietà, mentre è assai più vicino all’intenzione di utilizzare e

migliorare con la tecnologia ciò che la tecnologia stessa è in grado di mettere a

disposizione, e contemporaneamente evidenzia quel limite che è insito nella

concezione “tradizionalistica” di Internet, che è visto come una sorta di neonato

canale distributivo gestibile con le stesse logiche e con le stesse regole sulle quali si

regge da cinque secoli l’industria editoriale.

12
A. Castelvecchi, morte e resurrezione del diritto d’autore in letterature, biblioteche, ipertesti, F. Pellizzi -a cura di-
(p.156), Roma 2006, Carocci Editore.

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“L’estetica del sampling”13 sarebbe quindi il nuovo motore trainante della cultura e,

nonostante il riferimento di Castelvecchi sia rivolto più esplicitamente all’ambito

della testualità musicale,14 tanto da queste affermazioni quanto dalla “vita di rete”, ci

si rende conto di come questa nuova concezione creativa e utilitaristica riguardi

anche i contenuti letterari ed ogni forma di ricerca e di utilizzo, in generale.

13
Ibid, p.157
14
A New York è nata la sampling clearance, una disciplina giuridica che gestisce le opere musicali campionate.

- 14 -
Il fair use

La crisi, o ridefinizione dell’autorialità, passa anche attraverso forme di

regolamentazione e gestione dei contenuti che, come fa l’ambiente web, sconfinano

da vecchie abitudini nazionali: una di queste forme è il “fair use”, una clausola

legislativa della legge sul copyright statunitense che, pur non essendo presente in

molti altri paesi (come l’Italia), si adatta perfettamente a questa logica ormai

consolidata di condivisione, riutilizzazione, fusione dei testi, soprattutto se

multimediali. La clausola stabilisce la lecita citazione non autorizzata o

l'incorporazione di materiale protetto da copyright nell'opera di un altro autore,

purché presente in forma grezza: quindi al nuovo utilizzatore del materiale testuale

spetterebbe il compito di rielaborare a vari livelli sia la forma che i contenuti.15 E

come principio, essa è alla base di alcune scelte e possibilità legali di utilizzo

adottate, per esempio, da Youtube16. Come prassi, domina l’intera vita comunicativa

a livello globale.

15
a condizione che tale libero utilizzo soddisfi le finalità della legge sul copyright, ossia della promozione "del
progresso della scienza e delle arti utili" (I.1.8)
16
Varie leggi sul copyright, inclusa la legge statunitense sul copyright DMCA (Digital Millennium Copyright Act),
proteggono i fornitori di servizi come YouTube da qualsiasi responsabilità legata ai reclami di violazione del copyright
sporti contro i suoi utenti. Per usufruire di questo "porto sicuro", YouTube deve rimuovere dei contenuti se un
proprietario di copyright comunica al sito che, a suo parere, questi violano i suoi diritti. YouTube potrebbe poi
ripristinare il materiale se l'utente che lo ha caricato presenta una contro notifica valida che non viene più contestata. La
procedura di contro notifica permette agli utenti che caricano contenuti di contestare i reclami di violazione del
copyright, difendendosi anche con una dichiarazione di "fair use" (uso lecito) o "fair dealing" (trattamento lecito).
YouTube si impegna a rispondere immediatamente alle notifiche di violazione del copyright, permettendo agli utenti
chiamati in causa di ribattere se ritengono che ci sia un errore.
I proprietari di contenuti possono facilmente ottenere la rimozione dal servizio del materiale presumibilmente illecito
seguendo le istruzioni. http://youtube.com/t/copyright_notice.

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La naturalezza nell’infrangere quelle regole, che sono diverse da stato a stato e che

sono nate e scritte essenzialmente per il mondo dai testi di carta (quello in cui i libri

sono oggetti materiali, pezzi prodotti su scala industriale e beni intellettuali protetti)

deriva quindi innanzitutto da un problema di inadattabilità a un diverso ordine delle

idee quello che, attraverso usi, abitudini e linguaggi propri, ha dato vita a una nuova

cultura, di fatto, collettivamente prodotta e condivisa: un nuovo ambiente – quello

della Rete, appunto - capace di creare contemporaneamente isole di conoscenza libera

e accessibile (wiki, wu ming, google documenti17 per limitarci solo a fare pochissimi

esempi) e cause legali per la nascita di siti e communities del libero scambio “pirata”

o che diventa “irregolare” o no a seconda del tipo di leggi applicate nei singoli paesi

o per le decisioni sull’amministrazione economica dei diritti da parte di autori ed


18
editori - come per esempio è successo anche Scribd.com - se il quadro normativo

vigente non è applicabile alla Rete con chiarezza o se i proprietari delle opere

cambiano idea sul tipo di utilizzo e di distribuzione.

Pur non volendo creare una drastica dicotomia, si potrebbe dedurre che l’attenzione

maggiore data ai contenuti sia tipica del mondo della comunicazione digitale. Che

l’editoria fisica, tradizionale prediligerebbe gli autori. Molto più chiaramente sembra

invece che la convivenza del web con l’editoria tradizionale abbia generato due

concezioni e nature opposte del libro: la prima, libera il testo dalla materialità del

supporto e dalle gabbie tipografiche, gli permette una completa trasportabilità e

17
http://www.google.com/google-d-s/intl/it/tour1.html
18 http://www.scribd.com/ , sito che pubblica le immagini fotografiche delle pagine dei libri di qualunque genere e che
permette di scaricarli gratuitamente in file con estensione .pdf e .txt. i cui creatori – due ex studenti di Harvard – sono
stati recentemente denunciati da autori prestigiosi J. K. Rowling e Ken Follett. Fonte:
http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/tecnologia/scribd/scribd/scribd.html

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indipendenza; la seconda ancorando ogni opera dell’ingegno alla sua consistenza

fisica permette al libro di conservare la sua natura originaria e di rinsaldare il legame

feticistico con il lettore, ma crea degli ostacoli alla diffusione delle idee e della

conoscenza in un mondo che, a differenza di quello rinascimentale – che ha visto la

nascita della stampa e la massima fioritura della civiltà e della cultura - ha superato (

o sta superando) i confini culturali e tecnici di allora, grazie proprio alle reti di

comunicazione.

Ma nonostante le definizioni sulla scrittura e sulle funzioni dell’autore analizzate da

Foucault19 si siano concretizzate e notevolmente ampliate grazie a Internet, tutte le

questioni legate al libero accesso alle fonti culturali, ad una più efficace gestione

delle risorse economiche ed organizzative, restano aperte, soprattutto qui in Italia, a

causa del ritardo col quale si sta provvedendo, per esempio, ad unificare gli standard

e a collegare tra loro, attraverso la rete, biblioteche digitali ed enti culturali o a

superare lacune gestionali e tradizionalismi.

19
Che cos’è un autore?, M. Foucault, 1969

- 17 -
Fonti testuali on line e siti consultati

www.intratext.it

http://www.liberliber.it/servizi/link/italia/biblioteche.htm

http://www.isime.it/

www.testoesenso.it

http://www.google.com/google-d-s/intl/it/tour1.html

http://www2.comune.roma.it/cultura/biblioteche/bd/progetti_italia.htm

http://www.rinascimento-digitale.it/

http://www.iccu.sbn.it/genera.jsp?s=1&l=it

http://www.iwa.it/iniziative/biblioteche-digitali-in-italia-1/

http://www.scribd.com/

http://www.culturaitalia.it/pico/modules/focus/it/focus_0113.html

http://www.copyleftfestival.net/chi-siamo

http://www.interlex.it/copyright/amonti84.htm

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog

=2&ID_articolo=837&ID_sezione=3&sezione=

- 18 -
http://www.microsoft.com/italy/pmi/legale/diritto_autore.mspx

http://www.microsoft.com/italy/pmi/legale/diritto_autore.mspx - EZC

http://www3.unibo.it/boll900/convegni/ciottiframe.html

http://www.griseldaonline.it/repubblica/ciotti.html

http://www.griseldaonline.it/repubblica/index.html

http://www.siae.it/UtilizzaOpere.asp?link_page=Multimedialita_DirittoDAutoreEWe

b.htm&open_menu=yes

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