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only NO means NO

SOLO NO VUOL DIRE NO Ovvero riappropriamoci delle nostre capacit decisionali

Hoka Hey! Edizioni

Hoka Hey! Edizioni presenta: Only NO means NO Solo no vuol dire no Ovvero riappropriamoci delle nostre capacit decisionali

Editing e concetto grafico Hoka Hey! Hoka Hey! un collettivo editoriale e di distribuzione di idee libere e libertarie che tendono ad una sovversione di questo mondo e allabbattimento dellideologia del dominio in tutte le sue forme sia esso capitalismo, antropocentrismo ,specismo, fascismo o sessismo, che traggono origine dallo stesso seme velenoso che la civilizzazione.

Hoka Hey!: Oggi un buon giorno per morire, il grido di battaglia dei guerrieri delle popolazioni native americane e indica laver abbandonato il timore della morte nel momento in cui ci si scaglia contro lavversario. Se non si ha pi paura della morte di che cosa si pu avere paura?

only NO means NO

Prefazione
Il femminismo sempre stato un movimento che ha suscitato molti dibattiti e critiche per lo meno per le finalit che si proponeva: legalitarismo tra i due sessi quando non la superiorit delle donne sugli uomini che nasconde sempre una sorta di misandria latente. Esso non considera le circostanze sociopolitiche in cui si creato e sviluppato il patriarcato e sporadicamente analizza in maniera profonda i rapporti di potere esistenti. Inoltre

raramente si incontra con i bisogni che il movimento lesbo, gay e trans reclama, per quanto limitati essi siano. Molto spesso il femminismo si delinea come sessista in quanto presenta unattitudine ad inquadrare gli uomini in base a stereotipi di genere e relativi pregiudizi generalizzando alcuni comportamenti a tutti gli appartenenti di quel sesso; in ci si pu leggere una semplificazione, necessit implicita del sessismo, di dividere in due tipologie (maschi e femmine) una variet di per s non categorizzabile che comprende anche individui che rifiutano di aderire ad un ruolo a loro assegnato in base al sesso di appartenenza. Questo scritto vuole essere in primo luogo antisessista in quanto rifiuta le discriminazioni tra i sessi (sia esso maschilismo o femminismo) ma non le differenze individuali, sebbene sappiamo che il termine sessismo venne

coniato dalle femministe statunitensi verso la fine degli anni 60 in opposizione al termine misoginia. Laddove il termine misoginia rinvia a

motivazioni

psicologiche

il

termine sessismo (coniato

sulla

falsariga

di razzismo) vuole sottolineare il carattere sociale e politico di questo sistema: gli argomenti di tipo biologico (il sesso per le donne, il colore della pelle per i "non-bianchi") sono stati storicamente usati per giustificare sistemi di discriminazione, subordinazione e devalorizzazione.

Abbiamo l'intenzione, con questo testo, di sottolineare alcune importanti questioni: primo vogliamo chiunque (indipendente dalla sua appartenenza sessuale, di genere o di razza) al nostro fianco durante la lotta e secondo vogliamo ribadire che non deleghiamo a nessuno la comprensione delle nostre stesse volont ma anzi ribadiamo fermamente che nella miseria in cui ci troviamo il minimo che possiamo fare dire NO! ad ogni sopruso e violenza a cui siamo sottoposti.

only NO means NO

SEPARATISMO E SEGREGAZIONE SESSUALE

1. E ormai dalla fine degli anni 60 che limpostazione separatista esiste ma sembra riaffiorare ora un certo interesse in questa pratica che riteniamo controproducente quando non deleteria. Alcuni scritti apparsi recentemente ne cantano le lodi dandone una lettura giustificativa attraverso la riappropriazione di spazi e tempi che gli uomini avrebbero rubato alle donne. Da qui il primo errore di considerare tutti gli uomini come portatori sani di maschilismo, in quanto cresciuti in una cultura maschilista quando non insito geneticamente nel loro dna, e non la societ con la sua riproduzione quotidiana attraverso mass media, agenti di socializzazione e religioni varie. Come dire che tutti gli esseri umani sono antropocentrici e specisti perch cresciuti in una cultura antropocentrica e specista oppure che tutti gli occidentali sono capitalisti e sfruttatori perch educati dalla cultura dominante insomma una sorta di peccato originale che ci si porta dietro fin dalla nascita. Crediamo invece che appunto perch si combatte un sistema maschilista, specista, antropocentrico, capitalista e sfruttatore non si possa essere considerati tali solo perch appartenenti a delle categorie dominanti (maschi, umani, occidentali), anzi proprio combattendo lombra introiettata dentro di noi dal sistema tramite la cultura e la socializzazione (considerata come linsieme di regole e ruoli che dobbiamo apprendere prima attraverso la

famiglia primaria e poi con la scuola e gli amici secondaria ) che compiamo un primo passo verso la liberazione e questa avviene sempre e solo in maniera immediata senza che qualcuna si interponga come mediatrice della liberazione senza la quale questa non sarebbe possibile. Si vuole superare lalienazione attraverso forme alienate. E l'oppresso, che ospita in s l'oppressore, che partecipa all'elaborazione di una pratica tesa alla liberazione dal momento in cui scopre di ospitare in s l'oppressore e solo allora potr prendere parte alla creazione creativa della libert perch la liberazione prima di tutto liberazione delle logiche di dominio che agiscono dentro di noi. Con questa affermazione non si sostiene che gli oppressi non sappiano di essere oppressi ma tuttavia la loro conoscenza di se stessi come oppressi si trova falsata dal fatto che vivono immersi nel mondo degli oppressori. Riconoscersi a questo livello non significa ancora lottare per il superamento della contraddizione. Lessere cresciuti in una cultura maschilista significa portare con s l'ombra di una logica di oppressione, ombra che non consente loro la piena libert, la quale una conquista e non un'elargizione che richiede una continua ricerca. Ricerca permanente che esiste solo nell'atto responsabile di colui/colei che la realizza. Nessuno possiede la libert, come condizione per essere libero; al contrario si lotta per la libert perch non la si possiede. E la libert non un punto ideale. Non un'idea che si fa mito. E' una condizione indispensabile . Si necessita di superare la situazione di oppressione. Ci esige riconoscere criticamente questa situazione e approfondirne le ragioni. La trama della loro lotta si delinea tra l'essere se stessi e l'essere duplici. Tra l'espellere o no l'oppressore che sta dentro di loro. Tra il superare l'alienazione o rimanere alienati. Tra seguire prescrizioni o fare delle scelte. Tra agire o avere l'illusione di agire. Il superamento della contraddizione un essere umano non pi oppressore, non pi oppresso: un essere umano che libera se stesso.1

1 Freire Paulo, La pedagogia degli oppressi, 2002

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Queste parole scritte da Paulo Freire argomentano in modo coinciso e chiaro il perch le donne dovrebbero lottare con gli uomini e non per gli uomini pena ricadere in unavanguardia o peggio ancora in unennesima presa di potere in cui qualcuna crede di sapere cosa meglio per qualcunaltro, stabilendo linee di condotta e lotte senza discuterne il percorso da intraprendere con chi vi partecipa. Lingiustizia ha nomi e indirizzi, come diceva Brecht ma sicuramente non quello degli uomini in quanto tali perch non sono i privilegi maschili la colla che tiene insieme il sistema2 bens i rapporti di potere che vengono mantenuti e si consolidano in nome del capitale e di una cultura millenaria chiamata antropocentrismo; questo dimostra ancora maggiormente quanto superficiale lanalisi fatta da un certo movimento femminista anche se antiautoritario. Dobbiamo finirla con il dominio e non solo con il maschilismo. Sviare l'attenzione verso obiettivi parziali beneficia soltanto i gestori della nostra miseria e quelli che un giorno pretenderanno di gestirla. Il separatismo non fa altro che renderci pi divisi, tante gocce dacqua isolate che non creano nemmeno una pozzanghera. Per questo noi vogliamo lottare insieme ai nostri compagni: perch nei loro petti come nei nostri batte un cuore che arde di passione per la libert e insieme abbiamo deciso di combattere i nostri oppressori e di non esserlo le une per gli altri e viceversa. Proprio perch si cammina sullo stesso sentiero di guerra si possono accompagnare anche nel percorso per combattere la mentalit maschilista che essi stessi dovrebbero aver riconosciuto per primi affiancandosi alle donne.

Evening queer zine inglese

Ritenere che luniverso femminile possa liberarli da un mostro ch li attanaglia sarebbe peccare di superbia, tuttal pi si pu agevolarli a riconoscerlo ma non combatterlo per loro. Nelle discussioni circa il problema della dominazione maschile e del patriarcato, allinterno di un quadro pi generale di distruzione del potere e non in un misero femminismo che tende solo ad una riforma del sistema attuale, utile ed indispensabile la presenza maschile che in quanto individui privilegiati possono meglio aiutare ad analizzare il problema ed insieme a trovare forme di risposta. Un uomo interessato ad unirsi ad un movimento femminista in primo luogo mostra una sensibilit verso tale problema e ci non andrebbe sottovalutato, secondariamente non potrebbe che rendere pi forte tale movimento che dimostra di non applicare criteri maschilisti al contrario. Se, come sostengono alcune femministe, i rapporti li viviamo collettivamente quindi solo insieme che possiamo eventualmente cambiarli salvo poi contraddirsi scrivendo che siano utili le discussioni non miste tra quelle che vengono definiti individui socializzati dominanti e quelli socializzati come dominati. La confusione resta quando si parla di decostruzione del ruolo-uomo o del ruolo-dona, sulla quale siamo pienamente daccordo salvo il fatto che questo tipo di identit viene creato attraverso un processo che prende il nome di socializzazione (v. pag. 5). Non pu e non deve essere la presenza del ruolouomo a produrre il ruolo-donna, sebbene questa sia la pratica implicita in questo sistema il quale va annientato al di l della presenza maschile appunto perch si riconosce che il genere una costruzione sociale quindi legato a doppio filo con questo tipo di societ . Di fatti veniamo socializzati ad un certo ruolo allinterno di un binarismo di genere e se vogliamo abbattere ci dobbiamo attaccare le fondamenta che sostengono tale pratica, ovvero una societ basata sullideologia del dominio (specista, capitalista e patriarcale) e

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non attaccare il sesso o la tendenza sessuale di un individuo che un fatto prettamente personale che non pu essere considerato politico ma esclusivamente una questione di gusto privato. 2. Il separatismo (o settarismo come preferiamo chiamarlo noi) non ha mai portato da nessuna parte se non a rafforzare lo status quo che riesce meglio a controllarci e che riceve risposte blande alla repressione proprio perch ognuno troppo impegnato a pensare al proprio orticello, proprio come ne La Nave dei Folli. Pensare di ribaltare il potere costituito da sole oltre che costituirsi come unavanguardia dimostra immensa arroganza. Presumere di essere le uniche che possono affrontare e abbattere il sistema, perch questo dovrebbe essere lo scopo e non scalfire appena una sua propaggine, significa porsi al di sopra degli altri; certo esistono alcuni momenti di condivisione prettamente femminili (come ad esempio lautoproduzione di assorbenti, i metodi contraccettivi naturali, la critica alla pillola anticoncezionale in quanto medicalizzazione della donna, lautogestione di centri di educazione demografica, lanalisi della 194 come legge in s, etc) ma questo non impedisce che anche un uomo possa essere interessato, magari non al dibattito in s e per s che potrebbe costruirsi quanto allapprendimento di nozioni che fino a quel momento gli erano sconosciute e sulle quali potr riflettere. Il divieto a partecipare su base sessuale o di genere rimanda molto ad un senso di coercizione proprio solo delle dittature (di destra, di sinistra o democratiche) e rappresenta una discriminazione che e rimane sessismo indipendentemente da chi lo attua (uomini, donne, gay, lesbiche o trans). Nello stesso modo la molestia sessuale deve essere percepita come tale al di l

da chi la effettua; a volte capita che gay o trans si sentano liberi di palpeggiare chi desta la loro attenzione giustificando questo atto come costume libertino privo di quella moralit sessuale inculcata da un sistema moralista che reprime la sessualit senza tener conto della volont del malcapitato. In questi casi, a differenza di quanto accade a uomini etero che agiscono nel medesimo modo, si tende ad essere pi indulgenti con questi personaggi perch fanno parte di una categoria discriminata. Ora qui non si vuole certo negare questultima considerazione ma ribadire che non bisognerebbe dare peso al ruolo sociale che ci siamo scelti o ci hanno imposto (uomo, donna, transgender, gay, lesbica, bisessuale o transessuale) ma semplicemente considerare il comportamento individuale. Ci sono uomini irrispettosi della volont di una donna cos come ci sono donne, trangender, gay, lesbiche, bisessuali e transessuali irrispettosi della volont altrui ma questo non deve portarci a fare di tutta lerba un fascio. Ricorrere al fatto che in un mondo egualitario non sarebbero necessari gruppi di discussione non-mista per legittimare lesistenza di tale pratica in quanto inseriti in un contesto iniquo e quindi legato allo stato attuale delle cose non fa che rafforzare suddetta situazione e riprodurre la miseria quotidiana. E giusto tenere conto delle contingenze presenti ma dovremmo trovare un modo per aprire nuove strade e nuovi percorsi creare per noi stess@ nuove possibilit ch ci prospettino al di fuori delle logiche egemoniche. Ci si nasconde dietro un dito con banali motivazioni, come il sostenere che i momenti non-misti non sono contro gli uomini ma contro la dominazione che si portano dietro a causa del ruolo-uomo con il quale il patriarcato li ha cresciuti, per giustificare pregiudizi sessisti diventando da oppresse oppressori; non ci si rende conto che se tutte le categorie di oppressi seguissero questa linea di pensiero al movimento anarchico mancherebbe la sinergia per lottare, almeno in Italia in quanto individui socializzati come bianchi, ricchi e occidentali (quindi dominanti), con i detenuti nei C.I.E e nelle altre carceri o

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con i rom sgomberati, in quanto queste categorie appartengono alle classi oppresse. Questo non significa non accettare, rispettare o comprendere i momenti nonmisti, significa semplicemente non condividerne la motivazione. Non si tratta di imporre a qualcuna di non creare tali occasioni, di esigere una intromissione maschile in queste situazioni, di avere pretese di un qualunque tipo; qui si sta solamente controbattendo a tesi che ci sembrano vogliano dividere pi che unire nella lotta ed essere in antitesi con qualcuna non significa unicamente disprezzare od offendere, il disaccordo che crea spazi di opportunit, il piacere del dibattito in s e non il convincimento ci che ci spinge, metterci in discussione per creare possibilit altre. E tutto ci non pu essere considerato un oltraggio.

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SULLA DELEGA DELLA NOSTRA VOLONTA 1. Ci sono uomini che vanno a prostitute cos come ci sono donne che si avvalgono della compagnia di gigol; ci sono uomini che stuprano cos come ci sono donne che ricorrendo alla loro posizione sociale (soprattutto sul luogo di lavoro) abusano sessualmente dei loro sottoposti e la parit dei sessi in questo caso ampiamente soddisfatta. Quello su cui per ci interessa maggiormente focalizzarci questultimo comportamento. Che cos lo stupro? E la violenza sessuale? Sono la stessa cosa? Non abbiamo intenzione di pescare la definizione legale che porta inevitabilmente ad appellarsi allautorit della giustizia dei codici penali. Poco importa se ci sia differenza tra la violenza sessuale e lo stupro, e quale sia la definizione delluno o dellaltro termine, queste elucubrazioni mentali le lasciamo volentieri a chi si affida alle toghe e alle divise.

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Noi pensiamo che ogni azione che implichi coercizione e che non richieda il libero consenso debba essere riconosciuta come violenza indipendentemente dalla sua natura, per questo motivo dobbiamo sempre esprimere verbalmente la nostra opposizione a tali comportamenti con un chiaro e non malinterpretabile NO. Usare altri miseri mezzucci, come frasi che vorrebbero dire porta solo ad ulteriori incomprensioni; lincapacit a comunicare le nostre intenzioni e desideri che ci porta a vivere relazioni disastrose; il ricorso al silenzio (che a volte vale pi di mille parole mentre altre si sta in silenzio perch non si sa cosa dire) che rende tutto ancora pi fraintendibile, mentre un NO chiaro, impossibile da equivocare, da distorcere. Questo non significa che un NO possa salvare da una situazione tremenda nelle intenzioni di chi lavvia ma pu mettere al riparo da chi, con buone intenzioni stava solo cercando di esprimere una sua aspirazione . Assimilando allo stupro il rimorchiare, la proposta sessuale o lo sguardo che spoglia, si denuncia una situazione in cui la donna ridotta ad un oggetto di consumo. Ma in verit il fatto stesso di desiderare che viene attaccato. Il problema della donna ridotto a quello di non essere importunata; in tal modo i suoi desideri e le sue reazioni eventualmente negative al desiderio dellaltro sono negate. Al rimorchiare bisogna opporre lincontro vero, allo sguardo voglioso lo sguardo del desiderio e della comunicazione. Il nemico non costituito dagli uomini o dai loro desideri. Il rimorchiare il prodotto immediato della citt e dellanonimato, della solitudine e della distruzione della possibilit dincontro 3. Ma anche ammettendo di ricevere sguardi che spogliano, proposte sessuali o essere rimorchiate dalla persona per la quale si ha un certo interesse non farebbe sentire oggetto di consumo la donna. Da qui il problema non deve essere

Miseria del femminismo, E. Karamazov, ed. Anarchismo

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rappresentato dal desiderio o da chi lo esprime piuttosto dal rispetto della nostra volont che ne consegue. Cos come non non vog vog liamo delegare nessuno a prendere decisioni sulla nostra vita o a parlare per noi non non possiamo assolutamente incaricare laltro a comprendere le nostre intenzione implicite in gesti o frasi travisabili, questa delega di intenti non rispecchia assolutamente una capacit di autodeterminazione autodeterminazione tanto cara al movimento femminista. Lautogestione non deve essere solo dei propri corpi ma della propria intera vita. vita Anzi a maggior ragione le donne devono imparare a dire NO: per non ricadere nel vecchio adagio del silenzio assenso e per non lasciare che gli uomini possano permettersi di parlare per loro. Non si pu delegare il silenzio a parlare. Per questo se non si vuole essere toccate da qualcuno gli si tiri un ceffone, gli si levi la mano, ci si allontani o gli si dica NO ma non si resti per vedere come finisce, ci si potrebbe rimettere in salute fisica e mentale. Se ci sono pi uomini nelle diverse sfaccettature del movimento libertario (squat, antispecista, antifascista e chi pi ne ha pi ne metta) o se la maggior parte dei gruppi della una scena musicale D.I.Y composta da uomini non si dovrebbe puntare il dito contro di loro ma spronare la donne ad essere pi partecipative, a prendere in mano le loro vite per farne ci che vogliono e non aiutarle nellautocommiserazione di un mondo maschilista. Se si considerano gli uomini come oppressori alquanto ridicolo aspettarsi dalla categoria sopraffattrice qualcosa e miserabile chiedere unelargizione nella stessa misura in cui lo elemosinare diritti allo Stato. Anche se comprendiamo bene la difficolt nellelaborare, sia verbalmente che con gesti, un rifiuto da parte di chi ha gi subito una violenza propendiamo per incoraggiare chiunque a reagire ad una situazione che non gradisce e non a compatire la miseria in cui si trova, questo ultimo tipo di atteggiamento

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che toglie allindividuo tutta la sua dignit di essere e lo trasforma in un servo incapace di decidere e gestire la propria vita. Sarebbe pi adeguato creare gruppi di discussione e condivisione in questa direzione, cio che favoriscano la presa in carico della propria vita e lopposizione a pratiche di dominazione.

2. Le relazioni si compongono sempre di due livelli: uno manifesto (la comunicazione verbale) ed uno latente (comunicazione non verbale o comportamento), in modo tale che uno confermi laltro. Gli atteggiamenti non dovrebbero dare adito a distorsioni nel momento in cui ci si muove allinterno di un quadro condiviso da entrambi gli attori ma appunto perch travisabili si ha sempre un contenuto (comunicazione verbale) che riporta allinterno della cornice la relazione. Qui non stiamo facendo una lezione di psicologia della comunicazione ma semplicemente stiamo riportando una lettura dellinterazione umana perch fin tanto che viene rispettata la volont della donna, che in un primo momento pu essere espressa con gesti giusto per non incorrere in situazioni imbarazzanti di rifiuto esplicito che deve diventare tale se il segnale manifestato non viene captato, non si dovrebbe urlare allo stupro a meno che non si voglia marciare sullormai famoso Una donna che dice di essere stata stuprata ha sempre ragione. E indubbio che un essere umano possa sentirsi turbato nellintimo da unavance sgradita e sgradevole, da una mano morta o da gesti eccitatori ma restare a guardare fino a che punto di bassezza pu arrivare lindividuo che ci

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si trova di fronte (o dietro) non fa altro che aumentare in questo la sensazione di una nostra accondiscendenza e spingere la nostra dignit fin sotto i piedi. Il silenzio di una donna non fa altro che favorire un sistema maschilista che cresciuto sul mutismo femminile rendendola complice del suo stesso sfruttamento. Ma un gesto secco o un NO deciso rompe questo ciclo che si autoalimenta dimostrando lorgoglio del rifiuto ad una pratica che vorrebbe le donne esseri passivi e oggetti masturbatori. Fin tanto che questo non verr compreso le donne rimarranno schiave del dominio maschile.

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LA DISTRUZIONE DEL DESIDERIO

Non assolutamente uomini si

vogliamo che gli sentano

terrorizzati ad esprimere i loro desideri cos come non lo vogliamo per nessuno, ma purtroppo leggendo alcuni scritti di recente uscita la sensazione che abbiamo avuto che alcuni potrebbero essersi impauriti a tal punto da credere che il solo manifestare le proprie emozioni in maniere non verbale (e non stiamo parlando di gesti rozzi) possa essere considerata una violenza. Desideriamo ancora mani che si accarezzano, labbra che si sfiorano e corpi che lussuriosi si avvinghiano nel silenzio di ansimi e orgasmi. Questo mondo cos pieno di rumore e parole vuote che strapparsi di dosso anche lultimo brandello di selvatichezza ci immerge completamente nella trappola della civilizzazione: lasciamo che siano i nostri corpi a parlare un linguaggio incomprensibile al mondo lessicale. Dover verbalizzare il consenso, perch convinti che il silenzio palesi un no, durante un approccio amoroso significa rovinare limprevedibilit della conclusione, sciupare lattesa distruggere il desiderio. Non vogliamo rompere latmosfera che si crea come preludio di un affiatamento erotico con le parole ma che sia la carne ad esprimere ci che le sole parole non riuscirebbero a fare.

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Finito di stampare nel gennaio 2001

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Molto spesso il femminismo si delinea come sessista in quanto presenta unattitudine ad

inquadrare gli uomini in base a stereotipi di genere e relativi pregiudizi generalizzando alcuni comportamenti a tutti gli

appartenenti di quel sesso; in ci si pu leggere una semplificazione, necessit implicita del sessismo, di dividere in due tipologie (maschi e femmine) una variet di per s non categorizzabile che comprende anche individui che rifiutano di aderire ad un ruolo a loro assegnato in base al sesso di appartenenza. Questo scritto vuole essere in primo luogo antisessista in quanto rifiuta le discriminazioni tra i sessi (sia esso maschilismo o femminismo) ma non le differenze individuali [] Abbiamo l'intenzione, con questo testo, di sottolineare alcune importanti questioni: primo vogliamo chiunque (indipendente dalla sua appartenenza sessuale, di genere o di razza) al nostro fianco durante la lotta e secondo vogliamo ribadire che non deleghiamo a nessuno la comprensione delle nostre stesse volont ma anzi ribadiamo fermamente che nella miseria in cui ci troviamo il minimo che possiamo fare dire NO! ad ogni sopruso e violenza a cui siamo sottoposti.