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I PEANI AD ASCLEPIO E IL PEANA DI MACEDONICO: TRADUZIONE E COMMENTO

Lorenzo Ferrarotti Universit degli Studi di Torino

Tesi di Laurea Triennale - Anno Accademico 2011/2012

Indice
Introduzione Capitolo 1: I peani epigrafici anonimi ad Asclepio 1.1 Caratteri generali e redazioni del Peana ad Asclepio 1.2 Il peana di Eritre: testo e traduzione 1.3 I peani di Tolemaide, Atene, Dio: testo e traduzione 1.4 Commento al Peana ad Asclepio 1.4.1 Metro 1.4.2 Analisi linguistica 1.4.3 Analisi contenutistica 1.5 Il peana a Seleuco in calce al peana di Eritre 1.6 La strofe al Nilo del peana di Tolemaide Capitolo 2: Il Peana di Macedonico 2.1 Contesto e datazione 2.2 Testo e traduzione 2.3 Commento al Peana di Macedonico 2.3.1 Metro 2.3.2 Analisi linguistica 2.3.3 Analisi contenutistica Bibliografia 25 27 29 29 29 29 36 4 6 8 11 11 11 12 23 24 2

Introduzione
Lobiettivo del presente lavoro fornire una prima traduzione italiana e unanalisi di due testi poetici corali legati allambiente cultuale greco di Asclepio, noti solo attraverso fonti epigrafiche: il Peana ad Asclepio, nelle sue quattro varianti giunteci, e il Peana di Macedonico. Il testo critico adottato quello di Furley e Bremer. Lanalisi testuale, di carattere parzialmente compilativo, preceduta da unintroduzione generale e da brevi sintesi sulla metrica e sulla lingua adottata dagli autori e mira a esaminare il testo da un punto di vista linguistico, storico e contenutistico. Particolare rilievo stato dato alla ricerca di echi testuali provenienti da testi letterari; allo stesso modo sono state analizzate fonti letterarie ed epigrafiche sul culto del dio Asclepio per trovare similitudini rilevanti di queste con espressioni usate nei due peani. Infine si cercato di mettere in luce il rapporto tra i due testi in quanto nel Peana di Macedonico si possono trovare consistenti riprese testuali che provengono dal Peana ad Asclepio. Dallanalisi del primo testo, il cui autore non noto, si evinto innanzitutto che sarebbe pi opportuno parlare di Peani ad Asclepio, e non di un singolo Peana, anche se dora in avanti in questa sede ci si riferir ad essi al singolare per economia descrittiva e per coerenza con la critica. Questultima infatti (Kppel, Schrder1) ha sempre considerato questi testi semplici varianti, copie senza nessun apporto di tipo artistico, solo con piccole variazioni di tipo funzionale. Ci in gran parte vero, ma la grande diversit che intercorre tra i luoghi di ritrovamento, le differenze linguistiche tra di essi, le aggiunte a volte anche consistenti di brani poetici aggiuntivi (cfr. la strofe al Nilo nel peana di Tolemaide) e quindi le conseguenti variet performative non consentono di considerare queste creazioni poetiche come se fossero ununit. Allo stesso modo si preferito non usare la denominazione comune di Peana di Eritre, anche solo per il fatto che la citt ionica solo uno dei quattro luoghi di ritrovamento del Peana (cfr. infra, 1.1). Il carattere letterario di questi inni innanzitutto confermato dalluso di una Kunstsprache che assume forme lievemente diverse a seconda delle recensioni: il distacco pi grande si pu individuare tra E e PAD
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Cit. in Kolde 2010, pp. 126-129.

(cfr. infra, 1.4). Consistenti sono i richiami letterari alla tradizione poetica degli Antichi nel testo, in particolare da opere che erano patrimonio comune dei Greci: da Omero e dagli Inni Omerici provengono gran parte delle formule e degli epiteti usati. La questione diversa per il Peana di Macedonico: lautore dimostra di avere interesse sia a inserirsi nel solco della tradizione cultuale tracciato dal Peana ad Asclepio perlomeno dalla variante a lui nota, probabilmente quella di Atene sia ad adoperare suggestioni provenienti dalla letteratura per rendere illustre il suo componimento. La sua composizione prende appunto le mosse dal Peana, di cui condivide essenzialmente la struttura (invocazione al dio, richiamo alla genealogia, richiesta finale di benevolenza) e da cui riprende molte formule ed espressioni. Egli tuttavia d prova di avere conoscenza anche della poesia lirica e della poesia tragica, in particolare di Sofocle, del quale egli sembra conoscere il Peana, molto famoso presso gli Antichi e giuntoci solo frammentariamente (cfr. infra, 1.1). quindi plausibile ipotizzare che egli cercasse di rendere il suo inno pi gradevole alluditorio mediante luso di queste fonti, che, al pari di Omero e degli Inni Omerici, dovevano essere note a gran parte di esso. Allusioni, riprese letterarie pi o meno esplicite, incessanti tentativi di innovazione e adattamento alla propria realt sociale: questi e molti altri i fattori che entrano in gioco nella composizione di questi inni. Il tutto per ha chiaramente un unico obiettivo: cercare rapportarsi nel modo pi efficace a una divinit, Asclepio, sentita come amica e dispensatrice di vita. Il fervore religioso mosso dalla speranza di poter condurre in salute la propria esistenza quindi il motore primo della creazione di questi componimenti. Tutte le traduzioni presenti nel lavoro, ove non diversamente indicato, sono da intendersi mie.

CAPITOLO 1: I PEANI ANONIMI AD ASCLEPIO


1.1 Caratteri generali e redazioni del Peana ad Asclepio
Il Peana ad Asclepio un inno di preghiera a impostazione strofica, in metro lirico, destinato a unesecuzione corale. Esso ci giunto in quattro ritrovamenti epigrafici. Tre sono localizzabili int orno al bacino dellEgeo, e precisamente due nella Grecia continentale (Attica, Tessaglia) e uno in Asia Minore (Ionia); un quarto invece proviene dalla zona fluviale dellAlto Egitto (Tebaide). Cronologicamente, il primo, quello di Eritre, risale alla seconda met del IV secolo a.C.; i restanti sono di et imperiale, in un periodo compreso tra il primo e il secondo secolo d.C. Quindi, la diversit geografica delle singole redazioni e limportante differenza temporale che le separa indicano una notevole diffusione allinterno di un determinato ambiente cultuale, mentre la loro specificit rivela una discreta variet di contesti di esecuzione del canto. Le quattro redazioni dellinno sono: 1. E. Ritrovata nel 1909 a Eritre (, Erythrae, in Asia Minore) nellAsklepieion, su una stele di marmo che reca nel recto istruzioni per il rituale che doveva essere effettuato dai supplici del tempio e sul verso invece presenta il Peana ad Asclepio preceduto da un altro componimento frammentario affine e seguito da un peana a Seleuco (ll. 74-76 dellepigrafe, cfr. infra, 1.5). La prima edizione fu a cura di Wilamowitz, che dat il componimento intorno al 380-360 a.C. e lincipit del peana a Seleuco al 281 a.C. o poco oltre. 2. P. Rinvenuta a Tolemaide Egizia ( , Ptolemais Aegyptia, nellantica Tebaide, presso lattuale Al Manshah). Il testo del peana anticipato da una prescrizione che celebra la restaurazione del tempio di Asclepio e Igiea, con dedica allimperatore Nerva, al governatore Pompeo Planta e al vicer Calpurnio Sabino; queste informazioni hanno permesso di datare liscrizione al 98-100 d.C. In chiusura al peana, ma integrata a esso, si trova unultima strofa con uninvocazione al Nilo.

3. A. Esemplare trovato nellAsklepieion di Atene e datato al I-II sec. d.C.: il suo stato in realt estremamente frammentario, quindi poco atto a considerazioni comparative con le altre recensioni.
4. D. La redazione pi tarda (non prima della fine del II sec. d.C.) stata

ritrovata a Dio (, Dium) in Macedonia, nella Pieria storica.

Fig. 1. Distribuzione geografica dei ritrovamenti dei Peani ad Asclepio.

1.2 Erythrae (E)


[ ] , [ ], , [ ] 5 [ ] , [ ] , [], . 10 [] [] <> , A [] , 15 , , . , <> 20 , , 25 , , . <> , [] [7] []

6 lap., sed lit. N lapicida postea addidit Furley-Bremer (?) 23 lap., Blow: al.

7, 16, 25 McCabe, Kppel :

Il Peane celebre per la sua abilit cantate, giovani, il figlio di Latona lungisaettante, i Paian, che motivo di grande gioia per i mortali fu, quando si un in amore con Coronide nelle terra di Flegias, i Paian, Asclepio, dio gloriosissimo, i Paian. dal quale nacquero Macaone, Podalirio e Iaso, i Paian, Egle dai begli occhi e Panacea: figlie di Epione, con lonoratissima purissima Igiea, i Paian Asclepio, dio gloriosissimo, i Paian.

Salute a te, giungi benevolo nella mia citt dagli ampi spazi, i Paian, concedi a noi che ti onoriamo di vedere la luce gradita del sole, con lonoratissima purissima Igiea, i Paian Asclepio, dio gloriosissimo, i Paian.

Celebrate sulle libagioni, di Apollo dagli scuri riccioli il figlio Seleuco, che Egli dalla lira dorata gener [] non disponete?

1.3 Ptolemais Aegyptia (P), Athenae (A), Dium (D)


(P)
, .

(PAD) , , , 5 , , , , . , 10 , , , , , 15 , . , , , 20 , , , , . (P) , , . , , , .
2 etc. passim Bernand (P) 5 D D 10, 11 et 19 D: vel etiam E 16 D 17 D 19 D (om. adscr. ) D. 6 D 15 A, E

A quae supersunt2
[ [ ], , , ] [, ] [ 5 ] [ ] [][, , ] [, , ] [ ] [ ] [] 10 [, ] [] [ ][ ] [] [ ] , [, ], [, , ] 15 [ ][], [, ] [ ] [ ] . [ , , ] 20 [, ]. vac.

IG II, 4509

(P) Per limperatore Cesare Nerva Traiano Augusto Germanico, il tempio e il recinto sacro ad Asclepio e a Igiea la citt ricostru, sotto il governatore Pompeo Planta e il vicer Calpurnio Sabino. (PAD) Il Peane celebre per la sua abilit cantate, giovani, il figlio di Latona lungisaettante, i o i Paian, che motivo di grande gioia per i mortali fu, quando si un in amore con Coronide nella terra di Flegias, i Paian Asclepio, dio gloriosissimo, i Paian. dal quale nacquero Macaone, Podalirio, Iaso e la molto supplicata Aceso, o i Paian, Egle dai begli occhi e Panacea. figlie di Epione, con lonoratissima purissima Igiea, i Paian Asclepio, dio gloriosissimo, i Paian. Salute a te, giungi benevolo nella nostra citt dagli ampi spazi3, i o i Paian, concedi a noi che ti onoriamo di vedere la luce del sole, stimati degni con lonoratissima purissima Igiea, i Paian Asclepio, dio gloriosissimo, i Paian. (P) Del Nilo possa tu concedere, beato, le correnti eterne e a questa citt un germoglio immortale e dolce gloria a tutto lEgitto. Salute a te, o Peane, con questi miei canti gioiosi, salute a te, o Apollo Pizio.

P; nella citt di Dione dagli ampi spazi D.

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1.4 Commento al Peana ad Asclepio 1.4.1 Metro


Il peana ha un andamento strofico (tre strofe da nove versi luna), anche se a livello epigrafico una suddivisione in qualche modo fedele di esse presente solo in E, mentre tutte le altre redazioni sembrano ignorare la struttura strofica della composizione. Il metro generalmente riconosciuto essere in lirici dattilici, con leccezione del dimetro giambico . importante notare che anche la strofa aggiunta in P segue un suo schema metrico, sempre in dattili lirici. 4

1.4.2 Analisi linguistica


La lingua dei peani ad Asclepio, cos come nel caso della gran parte della poesia greca, una Kunstsprache caratterizzata da una patina dorica che rimanda secondo la tradizione alle convenzioni della lirica corale. Di essa per la critica per non sembra ravvisare e in alcuni casi tende addirittura a ignorare la lieve ma significativa variazione che intercorre tra E e le pi tarde P e D (A dovrebbe essere accomunata a queste ultime, ma a causa della frammentariet del testo non possibile averne certezza). Un piccolo confronto pu essere esemplificativo: E v. 2 5 v. 6 vv. 7, 16, 25 v.13 A P, D (A) v. 2 v. 5 [] , ma D vv. 6, 13, 21 / v. 11

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Per una trattazione estesa v. Furley-Bremer 2001b, pp. 162-164. In realt frutto di congettura sulla base degli altri testi, quindi non accoglibile in tutta sicurezza come dorismo (come in Kolde 2010, p. 138, n. 34).

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v. 23

v. 20 P, ma D

Possiamo evincere da questi dati, pur scarsi e parziali, come la versione di Eritre del componimento sia in realt molto pi dorica delle sue omologhe di et ellenistica e imperiale. Addirittura un elemento fondamentale della preghiera, quale il nome del dio, in E con , mentre in P e D si presenta con , in una forma pi tipica della koin, forse non troppo difficile da giustificare vista la posteriorit dei testi; la critica pi recente appunto sembra non rilevare questa caratteristica appiattendo le diverse recensioni. 6 Si pu altres osservare che a una recenziorit del testo corrisponde una maggiore esiguit della patina dorica convenzionale; al punto che in D, che si data comunemente alla fine del II secolo d. C., essa quasi del tutto assente. Sempre in D, si pu notare un genitivo eolico (cfr. infra, p. 15). In questo tipo di testi inoltre presente un fondo comune di dizione epica (in particolare per quant o riguarda il lessico adoperato) che, unita alluso di un metro dattilico, testimonianza del legame con la poesia epico - genealogica: non a caso il peana celebra in maniera estesa tutta la discendenza di Asclepio.7 Infine possibile rilevare nel caso di E la particolarit di - al posto del pi comune -, chiaro indizio dellorigine ionica dellepigrafe.

1.4.3 Analisi contenutistica


: Ep. , Att., Ion. , originariamente il medico degli di nellIliade: cfr. V 401-402 / [] Versando farmaci che placano il male Peone lo guar e V 899-901 , . / / [] Disse, e a Peone ordin di curarlo. Versando farmaci che
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A titolo esemplificativo vedi: Kolde 2010, Laurot 2001 e Furley-Bremer, 2010b. Questultima edizione diversifica le recensioni, pur stampando anche nel caso di E, senza giustificazione alcuna in apparato. 7 Cfr. Kolde 2010 p. 137.

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leniscono il male, Peone lo guar [] (trad. di Maria Grazia Ciani) . In entrambi i casi la divinit spalma erbe che tolgono il dolore ( ) rispettivamente ad Ade e ad Ares, curandoli ( o). NellIliade il peana per gi considerato un canto, proprio dei che lo intonano in seguito al banchetto in onore di Apollo: I 473 . Inoltre sempre nellIliade Achille, ucciso Ettore, esorta gli Achei a tornare alle navi, mentre i giovani intonano un peana: XXII 391 . NellOdissea la stirpe di (IV 232 [] ) composta interamente da esperti medici, menzionata in riferimento agli abitanti dellEgitto, luogo dorigine dei filtri di Elena. : celebre per il suo senno, per la sua abilit, un termine piuttosto ricercato, che denuncia una certa raffinatezza letteraria nella composizione dellinno. infatti lEfesto degli Inni Omerici (XX v. 1: ). In uniscrizione8 databile intorno al 200 d.C. ritrovata ad Epidauro, luogo cardine del culto di Asclepio, si legge una dedica [] da parte di : non sarebbe pertanto azzardato ipotizzare su di essa linfluenza di questo tipo di innologia. Inoltre, nelle Imagines (XIII) di Filostrato il Giovane, non ben identificato autore convenzionalmente datato al III secolo d.C., nella ekphrasis di un dipinto in cui Sofocle si accinge a scrivere il suo famoso Peana9 presente laggettivo attribuito ad Asclepio, che rivela forse cos la peculiarit di tale attributo nel legame padre-figlio: , , [] . Questo vicino Asclepio, penso, nel momento in cui ti sprona [scil. Sofocle] a scrivere un peana e celebre per la sua abilit, senza disdegnare di ascoltarlo da te; il suo sguardo misto a gioia allude allospitalit ricevuta presso [di te] di poco dopo.

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IG IV,1 471. Noto solo parzialmente in via epigrafica: IG II2 4510.

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: si visto come il canto del peana sia prerogativa di giovani gi nellIliade (cfr. supra, commento a ). La forma del verbo ha chiaramente un sapore epico (cfr. in Esiodo, Teogonia vv. 965, 1021). / et sim.: invocazioni di gioia ( forma abbreviata di ) tipiche del culto di Apollo, gi presente come tale in Aristofane (Pace, v. 453; Tesmoforiazuse vv. 309-310). Si pu constatare come la ripetizione di questa formula prima isolatamente, poi insieme al nome del dio, contribuisca a conferire una struttura tripartita allinno. stato fatto notare10 come la ripetizione del nome di Asclepio, complemento oggetto del verbo della relativa, prolunghi fino alla fine, almeno da un punto di vista formale e sintattico, la parte mitica, dando limpressione di ununica lunga frase con parentesi. Ci sicuramente vero, ma vale la pena ancora di mettere in luce come sia realizzato in modo differente tra E e le recensioni pi tarde. Nella versione di Eritre, infatti possiamo rilevare che il carattere della ripetizione molto pi stringente, in quanto iterato per tre volte , , come gi detto, accusativo retto da : si crea cos un legame sintattico molto lungo e perdurante tutto linno . In PAD invece, solo la prima ricorrenza del nome del dio in accusativo, mentre le altre due sono in vocativo (, ): esse in qualche modo allentano la tenuta sintattica tra le strofe pur mantenendo un effetto di refrain. / : matronimico di Apollo, figlio di Latona (). Luso del matronimico e non del nome del dio una pratica comune degli inni religiosi, diventata poi stilema della lirica corale. 11 : forma accorciata di , attributo gi omerico di Apollo (cfr. Iliade I Iliade VII 83: ; XX 295: ), usato anche in apertura del primo Inno Omerico ad Apollo: III 1 Non mi dimenticher di cantare Apollo arciere (trad. di Giuseppe Zanetto).

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Laurot 2001, p. 159. Cfr. Meillet 1913, p. 262.

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: ripresa letterale dallInno Omerico ad Apollo (III v. 25 ); una locuzione simile usata nellInno Omerico ad Asclepio (XVI v. 4: ). Presente inoltre come attributo di Asclepio in un oracolo pitico citato da Pausania, in un passo cui narra delle varie leggende sulla sua maternit; il Periegeta a favore della leggenda secondo cui Coronide e non Arsinoe sarebbe la madre del dio (cfr. infra, commento a ), in contrasto con la versione esiodea (o pseudo-esiodea) inventata, secondo lautore, solo per accontentare i Messeni: II 26, 7 , / / . O Asclepio, che nascesti quale grande gioia per gli uomini tutti! / Di Flegia la figlia ti gener, a me unitasi in amore, / la desiderabile Coronide, nella rocciosa Epidauro. (trad. di Salvatore Rizzo). . Coronide si unisce ad Apollo anche nellInno Omerico ad Apollo: XVI 2 . Essa era ritenuta comunemente la madre di Asclepio, anche se molte erano le leggende circa la sua seduzione da parte di Apollo; secondo altre, invece, la maternit era da attribuire ad Arsinoe: cfr. supra, commento a per Pausania, e anche Apollodoro, Biblioteca, III, 10, 3, 5-4, 1. E: ; P: ; D: : Flegia era il padre di Coronide, re dei Lapiti, popolo tessalico (cfr. Inno Omerico ad Asclepio, XVI 3: ). La forma , eolica, piuttosto particolare: dato il luogo di ritrovamento dellepigrafe (al confine tra Macedonia e Tessaglia), sarebbe possibile considerarlo un tentativo di accentuare il carattere locale del testo, applicando una coloratura dialettale a un nome di un eroe dellarea, in quanto Flegias era il re dei Lapiti, che, secondo la tradizione, abitavano la valle del Peneo, fiume situato qualche decina di km a sud di Dio. Ci va comunque valutato con cautela, poich il periodo relativamente tardo (II sec. d. C. inoltrato) non consente di comprendere appieno se luso della desinenza rimandi a una tradizione eolico-tessalica o alla lingua omerica. A proposito di

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questo passaggio Furley e Bremer ricordano 12 lipotesi di P. Blow secondo la quale la soppressione della parola terra nelle versioni pi recenti13 sia indice della loro comune discendenza da una recensione ateniese perduta, desiderosa di togliere alla Tessaglia il primato di terra di origine di Asclepio in favore di Epidauro, da cui era stato portato ad Atene il culto del dio nel 420 a.C.. In questo senso da ricordare che nel peana di Isillo 14 lautore lo ritiene nativo di Epidauro. : stato notato15 come la scelta del termine in realt non sia casuale, in quanto Asclepio non pu vantare facolt divine dallet arcaica come la maggior parte degli dei: in Omero il suo status assimilabile a quello dei vari eroi achei. Solo nel corso del V secolo egli inizia ad essere venerato come dio: Pindaro nella Pitica III, databile al 475 a.C., lo considera figlio di Apollo e Coronide, ma ancora mortale; la prima testimonianza della sua condizione divina epigrafica16 e risale al 420 a.C. Il peana di Eritre in questo senso unattestazione molto rilevante circa il culto del dio. Gi presso gli antichi Asclepio era considerato particolare alla stregua di altre divinit: Cicerone lo inserisce tra gli dei che i Greci reputano quasi novos et adscripticios cives in caelum receptos17, ed ancora dello stesso avviso Luciano quasi due secoli dopo, che insieme ad Eracle, Dioniso e Ganimede lo inserisce (scil. ).18 Anche nella teologia pi tarda ci si riferisce ad Asclepio come .19 Tutto ci dovrebbe portare a considerare l Asclepio come divinit non olimpica, un .20 Questo aspetto fondamentale per comprendere il successo del culto del dio, iniziato in et classica (tardivamente, in un certo senso) ma poi quasi esploso in et imperiale e perdurato a lungo, fino a quando il Cristianesimo si afferm completamente e

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Furley-Bremer 2001a, pp. 213-214; Furley-Bremer 2001b, p. 165. P e D, di A invece non possibile affermarlo con certezza in quanto il testo non contiene quella porzione di testo. 14 IG IV 1, 128. 15 Edelstein-Edelstein 1945, II pp. 83-84. 16 IG II2, 4960a, cfr. Edelstein-Edelstein 1945, II p. 66. 17 De Natura Deorum, II 15, 39. 18 Juppiter Tragoedus, 21. 19 Massimo di Tiro, Dissertazioni, IX 7, a-i. 20 Edelstein-Edelstein 1945, I p. 84.

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sostitu le antiche credenze: il dio-medico fu infatti sempre considerato un uomodio, vicino allumanit nonch suo alleato.21 : la forma del verbo significativa, in quanto tipica della dizione epica genealogica, in particolare esiodea (cfr. Teogonia, passim). , : eroi omerici, unici figli di Asclepio a non avere nomi parlanti legati alla sfera della salute. Appaiono in coppia come condottieri di citt tessale, qualificati proprio come figli di Asclepio e medici, : Iliade, II 729-733 , ,/ / / E poi le genti di Tricca, quelle di Itome rocciosa, di Ecalia, la citt di Eurito: li guidano i due figli di Asclepio, Podalirio e Macaone, medici illustri. Schierano trenta navi ricurve. (trad. di Maria Grazia Ciani); e XI 833-836 / / / . Credo che i nostri medici, Macaone e Podalirio, siano luno nella sua tenda, ferito, e bisognoso lui stesso di un buon guaritore, mentre laltro, nella pianura, affronta la battaglia violenta (trad. di Maria Grazia Ciani). Macaone mostra le sue abilit di medico nel IV libro dellIliade, quando chiamato a curare Menelao ferito in battaglia. Qui gi definita anche lorigine dellistruzione di Asclepio (e quindi dei figli), ad opera del Centauro Chirone: topos che sar molto diffuso; presente, ad esempio, nel Peana di Macedonico (cfr. infra, 2.3.3):
, ,
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Fu infatti un temutissimo antagonista di Ges: molti apologeti si scagliarono contro di lui, definendolo ad esempio demoniarches (Lattanzio, Divinae Institutiones, II 7, 13) e periculosa bestia (Tertulliano, Ad Nationes, II 14).

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, , . , , , . , , , , , . , . , , , . , . , , . (Disse, e poi si rivolse a Taltibio, laraldo divino: Presto, Taltibio, va a chiamare Macaone, figlio di Asclepio, medico illustre, che venga a vedere Menelao, il valoroso figlio di Atreo: lha colpito di freccia un guerriero esperto nellarco. Uno dei Lici o dei Teucri, per la sua gloria, per il nostro dolore . Disse cos, gli obbed prontamente laraldo, e si avvi tra gli Achei dalle corazze di bronzo cercando con gli occhi leroe Macaone; lo vide, in piedi, in mezzo alle file di forti guerrieri armati di scudo che da Tricca lo seguirono, terra di cavalli; gli fu accanto e gli rivolse queste parole: Vieni, figlio di Asclepio, ti chiama il potente Agamennone, perch tu venga a vedere Menelao, valoroso duce dei Danai; lha colpito di freccia un guerriero esperto nellarco, uno dei Lici o dei Troiani, per la sua gloria, per il nostro dolore Disse cos, e commosse il suo cuore; si avviarono tra le schiere, attraverso limmensa armata dei Danai, e giunsero l dove il biondo Menelao giaceva ferito; intorno a lui avevano fatto cerchio i guerrieri migliori; si ferm in mezzo a loro, luomo simile a un dio, e subito strapp la freccia dalla salda cintura: si spezzarono gli uncini aguzzi mentre tirava; sciolse poi la variopinta cintura e al di sotto fascia e corsetto, opera di abili fabbri; e come vide la ferita, l dove aveva colpito lamaro dardo, ne succhi il sangue e poi abilmente vi applic i dolci farmaci che un tempo Chirone, con animo amico, aveva donato a suo padre. Iliade, IV 192-219, trad. di Maria Grazia Ciani.) 215 210 205 200

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A Macaone dato pi spazio rispetto al fratello nellIliade: egli anche protagonista di un episodio in cui ferito da Paride in combattimento; ci causa grande turbamento presso gli Achei in quanto la perdita di un medico sarebbe un duro colpo alle loro fila, capace addirittura di mutare le sorti della battaglia:
[] , . . , , . , . , ([] se Alessandro, sposo di Elena dai bei capelli, non avesse fermato Macaone, condottiero di eserciti, colpendolo alla spalla destra con una freccia a tre punte. Tremarono per lui i Danai intrepidi, che non lo uccidessero, mutando le sorti della battaglia. Subito Idomeneo disse a Nestore glorioso: Nestore, figlio di Neleo, gr ande gloria dei Danai, presto, sali sul carro e fa salire Macaone, e poi sprona subito verso le navi i cavalli dai solidi zoccoli; molto pi di altri uomini vale un medico per estrarre le frecce e spalmare sulle ferite farmaci che placano il male. Disse, acconsent il vecchio guidatore di carri; subito sal su suo carro e fece salire Macaone figlio di Asclepio, medico illustre [] Iliade, XI 505-518, trad. di Maria Grazia Ciani. v. anche XI 596654, XIV 1-8.) 515 510 505

I due eroi Achei non hanno un grande spazio nellIliade. Avranno per maggiore importanza in diversi episodi dei Posthomerica di Quinto Smirneo, a testimonianza della loro importanza nel mondo antico. Come gi detto, i loro nomi non sono legati al lessico della guarigione; tuttavia unipotesi sulla possibile origine del nome di Podalirio suggerita da Eustazio di Tessalonica (XII sec. d.C.): [] , , , , , , , . [] Il

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giglio infatti un fiore, da cui la voce candido come il giglio e Podalirio, non solo, come anche affermato altrove, piede di giglio, di fiore non solo a causa della sua fortuna, ma anche in quanto egli aveva studiato attentamente i fiori; come medico infatti per di pi era un raccoglitore derbe. (Commentarii ad Homeri Iliadem, XIII 830); su Macaone invece: [] , . [] (Commentarii ad Homeri Iliadem, IV 202). : congiunzione caratteristica della lingua epica. : figlia di Asclepio, nome parlante da , guarire. Sembra essere, come la sorella Aceso, una divinit gi esistente e poi assimilata come figlia di Asclepio. In particolare, uniscrizione la menziona come figlia di Anfiarao.22 : da , curare. Linserimento di Aceso nelle versioni PAD fece supporre a Blow (v. supra, ) una ascendenza comune delle tre epigrafi a una medesima recensione, riflesso di una politica ateniese degli anni intorno al 350 a. C. che prevedeva laggiunta ufficiale di Aceso al novero dei figli di Asclepio nel culto pubblico di Atene. stato ipotizzato che il suo culto si sia originato a Epidauro e che inizialmente fosse una divinit indipendente. Wilamowitz spiega laggettivo come compensazione per la precedente mancanza di venerazione23; gli Edelstein suppogono che fosse la figlia meno venerata della famiglia. La scelta di un simile attributo conferma la convinzione di Ian Rutherford secondo cui gli epiteti divini generalmente impiegati nei peani sono abbastanza incolori. 24 A / . altra figlia dal nome parlante luce, scintilla di Asclepio o della buona salute.25

22 23

Scholia in Aristophanem ad Plutum, 701. Edelstein-Edelstein 1947, II p. 88, n.45. 24 Rutherford 2001, p. 76. 25 Cfr. Kolde 2010, p.134 nota 22.

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. + , cura a tutti i mali ; attributo di divinit comune in Omero e negli Inni Omerici26, in cui solitamente riferito a una . Per Panacea si supposta unorigine rodiese27. : Epione la moglie di Asclepio. Essi sono legati dalletimo del nome: anche se non vi sono certezze, gli antichi erano convinti che il nome di Asclepio fosse un composto28, la cui seconda parte era sicuramente derivata da , dolce (cfr. gli di Macaone nellIliade). Comunque essa esiste solo in funzione del marito e non ha individualit, come del resto tutta la famiglia ad eccezione di Podalirio e Macaone. : - = - epico. Il prefisso - un rafforzativo tipico della lingua arcaica ed epica 29 equivalente al - di epoca posteriore30 (cfr. lavverbio ). , propriamente che si vede da lontano (cfr. Eschilo, Persiani v. 466). La stessa formula ripetuta poco dopo, in quanto Igiea era comunemente considerata la figlia prediletta di Asclepio: nelle raffigurazioni della sacra famiglia di solito essa era la pi vicina al padre (cfr. infra, Peana di Macedonico ). Essa, insieme a Panacea, menzionata nellincipit del famoso Giuramento di Ippocrate , , , , . . Formula di saluto rispettosa, salute a te (cfr. Iliade, XXIII 19 , e soprattutto nella forma semplice in pressoch tutti gli Inni Omerici). In tutto il testo sono presenti termini legati al campo semantico di (, , i. e. *her, prendere piacere da, scr. hryati, lat. hortor31) che indicano bene quanto il concetto di sia importante nel rapporto con il divino. Essa sia la grazia, il favore del dio che riceve lofferta sia il riconoscimento dellorante che chiede un
26 27

Inno omerico a Demetra, II 333. Edelstein-Edelstein 1947, II p. 88, n. 48. 28 Edelstein-Edelstein 1947, II pp. 80-81. 29 Solitamente attributo di eroi: cfr. Odissea, VIII 502 e XIV 237. 30 DE, s.v. 31 DE, s. v.

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favore. La formula di invocazione invece presenta uno slittamento semantico notevole per cui
[] en grec lusage absolu du mot comme formule de salut rsulte de laffaiblissement dune valeur beaucoup plus concrte. En grec et en vdique, et hryati taient dabord utiliss avec un complment indiquant ce qui rjouit. Ces mots appartenaient au vocabulaire du sacrifice. On demandait aux dieux daccepter avec joie une offrande. Il a t galement employ pour exprimer linvitation accepter des cadeaux dans le contexte de lhospitalit, lhte pouvant ici aussi tre un dieu. Une trace de cet usage se trouve par exemple dans les hymnes homriques o cest le pome lui mme qui constitue loffrande. (DE, s. v. , suppl.)

Tale ricca polisemia rende i rimandi alla sfera semantica della grazia, un lato molto interessante della produzione innologica greca antica. ; . Imperativo presente da : il tempo verbale fa risaltare laspettat iva degli oranti, in quanto presuppone un tempo continuativo (continua a venire, vieni sempre) e quindi una sorta di perpetuit nelle visite del dio. Forma pi rara di presente rispetto a . Si trova anche nel primo Peana Delfico ad Apollo (fr. 1, v. 6 ). E ; P ; D . In questo punto la variazione dimostra che la ricezione di questo tipo di canti non era passiva, ma si tentava in qualche modo di adattarne il contenuto al contesto esecutivo. In E luso del possessivo al singolare forse pi vicino allo Ich-stil della lirica corale, dove l di P forse riflette lesigenza della comunit di Tolemaide di autoidentificarsi (cfr. infra, 1.6). In D letnico degli abitanti di . aggettivo gi omerico usato anche da Saffo (fr. 44 Voigt, v. 12). . Il costrutto + accusativo e infinito (con o senza participio) tipico delle invocazioni: v. Inno Omerico a Dioniso II, XXVI 12 . Il nesso proprio dellepica, in particolare in sede finale di verso.32 Luso dellimperativo aoristo dimostra come in qualche modo la richiesta sia
32

Odissea, IV 540, X 498; Inno Omerico a Afrodite, V 105.

22

circostanziata al rito, come se latto di giungere alla luce fosse concesso istantaneamente, con il totale abbandono degli oranti. 33 E, P: ; D: . Nel primo caso si tratta di un dorismo, nel secondo di una voce epica (anche se una sorta di distractio mantenuta verosimilmente per questioni metriche). E: P, A, D: . Nel caso di E si riferisce alla , la luce del sole, che in senso generale pu essere intesa come eccellente (Erodoto, VII 162: ), vista anche la metafora della luce intesa come vita34 (cfr. Iliade XVIII 61 ; Eschilo, Persiani, v. 299 ). invece potrebbe essere, in un contesto innologico 35, equivalente a , di buona reputazione (cfr. Pindaro, Nemea III v. 11 ), quasi come se la salute dovesse essere approvata dal dio. Laurot riconduce il termine a unispezione medica a cui i giovani che eseguivano linno avrebbero dovuto sottostare.36

1.5 Il peana a Seleuco in calce al peana di Eritre


Gli ultimi due versi di E contengono un frammento dellinizio di un peana in dattilo-epitriti in onore di Seleuco, databile intorno al 281 a.C.37, per celebrare la vittoria di Corupedio contro Lisimaco (il diadoco vincente sarebbe morto poco dopo). Sarebbe dunque stato cantato come ringraziamento a Seleuco, il quale vantava una discendenza apollinea, durante i festeggiamenti per la liberazione delle citt della Ionia dAsia dalloccupazione di Lisimaco. Lassociazione di un diadoco alla figura di Asclepio potrebbe non essere casuale, in quanto stato ipotizzato38 che Alessandro Magno abbia avuto una grande importanza nella diffusione del culto di Asclepio nel bacino del Mediterraneo orientale: i suoi
33 34

Cfr. Basile 2001, p. 467 n. 253. Furley-Bremer 2001b, p. 166. 35 Furley-Bremer 2001b, p. 166. 36 Laurot 2001, p. 159. 37 Furley-Bremer 2001b, p. 166. 38 Edelstein-Edelstein 1945, II pp. 251-252.

23

successori, che imitavano le sue azioni per mantenere il consenso presso le popolazioni dominate, proseguirono la sua politica anche in campo religioso.

1.6 La strofe al Nilo del peana di Tolemaide


Laggiunta in P, insieme a , di una strofa aggiuntiva di invocazione al Nilo indice dellesigenza della comunit di Tolemaide , la cui identit era legata al fiume Nilo, di avere nellinno un riferimento a se stessa. Curiosamente, il peana con questa aggiunta assume una struttura ad anello, iniziando e terminando con uninvocazione ad Apollo ( ). Occorre per notare che questi versi sono pi elaborati sotto laspetto stilistico rispetto al carattere generale del peana: da un punto di vista sintattico infatti, linsistito uso di iperbati ( , ) e anastrofi ( ) rende il testo pi denso, testimoniando la volont di rendere illustre e pi complesso linno, anche mediante aggiunte consistenti. Ci pu essere unulteriore conferma del fatto che questi peani non erano pedisseque ripetizioni di una base comune e soprattutto mostra come si tentasse continuamente di rielaborare il testo per riadattarlo alle circostanze della performance. Il ritrovamento di un inno di questo tipo in Egitto non deve meravigliare: Tolemaide fu fondata da Tolomeo I allinizio del III secolo a.C. e fu un centro di irradiazione dellEllenismo. Pertanto, ledificazione molto precoce del santuario di Asclepio 39 unulteriore conferma della volont dei diadochi di continuare la politica religiosa di Alessandro (cfr. supra, 1.5); scelta che con molta probabilit era favorita dal fatto che in Egitto il dio greco poteva trovare unottima accoglienza grazie alla presenza del culto di Imhotep o , leggendario fondatore della scienza medica egizia antica. Con questultimo il figlio di Apollo si sarebbe poi identificato in un sincretismo, secondo una pratica molto diffusa nellarea (cfr. Zeus Ammone, e, in et imperiale, Serapide).
39

Testimoniata da unepigrafe datata appunto allinizio del III secolo: cit. in Edelstein-Edelstein 1945, I p. 291 n. 3.

24

25

CAPITOLO 2: IL PEANA DI MACEDONICO


2.1 Contesto e datazione
Il Peana di Macedonico40 un inno di preghiera destinato a unesecuzione corale, in metro lirico. stato ritrovato in forma epigrafica presso lAsklepieion di Atene. La pietra divisa in due frammenti ora riuniti41: nonostante il testo sia lacunoso in pi punti, nel complesso si pu considerare integro; le congetture necessarie per il suo completamento sono poche e generalmente richieste a fine verso. Lautore noto in quanto egli dichiara allincipit di aver portato a termine il componimento secondo gli ordini del dio; lo si data comunemente al I secolo d.C., anche se non sono mancate altre proposte di datazione. 42 Peraltro il peana rilevante in quanto si possono riscontrare riprese testuali ed echi contenutistici provenienti dal gi discusso Peana ad Asclepio, in particolare dalle sue varianti pi recenti, cio PAD: non casuale dunque che la redazione A di questultimo condivida il luogo di ritrovamento con il Peana di Macedonico. Le indicazioni deittiche presenti nellinno inoltre permettono di ricostruire le circostanze delle sua performance con una certa precisione. Il canto doveva essere eseguito da giovani, in quanto il coro, rivolgendosi a se stesso, si identifica in un gruppo di ; questi, in qualit di supplici, avrebbero poi dovuto deporre rami dalloro e dolivo come offerta agli di Apollo e Asclepio, augurandosi infine di riuscire a eseguire un perfetto inno. Inoltre, poich essi si identificano come ateniesi e il peana termina co n una richiesta di prosperit per Atene, verosimile che la composizione avvenne sotto commissione delle autorit ateniesi. A ulteriore conferma del contesto cittadino in cui linno si inserisce , opportuno notare che vi sono riprese testuali che potrebbero essere ricondotte al Peana ad Asclepio composto da Sofocle (cfr. infra, , ); molto
40 41

Cfr. Furley Bremer 2001b, p. 230. IG II2 4510, SEG 28:225. 42 Ad esempio, Pardo (cit. in Furley-Bremer, 2001a p. 267) propone dal I a.C al I d.C.; Fairbanks (cit. in Kppel 1992, p. 383) daterebbe addirittura al III secolo a.C.; la datazione pi probabile comunque il I sec. d.C.

26

famoso nellAntichit43 e in unepigrafe di et imperiale 44 risalente al I o al II sec. d.C., possibile che Macedonico potesse averne conoscenza e quindi averne tratto ispirazione, anche se occorre precisare che il testo giunto in uno stato estremamente frammentario e quindi i riscontri di questa imitazione sono molto esigui. La conoscenza generale di Sofocle da parte dellautore sembra comunque sicura a partire da alcune voci peculiari (cfr. infra, commento a e a ).

43 44

Edelstein-Edelstein 1945, II pp. 199-200. SEG, 23:126, IG II 4473.

27

2.2 Il Peana di Macedonico


. [] [ ] , 5 [][] [][] [] [] [ ] [] [][ ]10 , , , []. , [ ] , [ ] 15 , , , vac. [] [ ] , [ ] , [] [] 20 , , .

Tit. lap, Pardo : edd. [][] Pardo. Peek : [][] [...] Woodhead 14 [] Diehl : [ ] al. [] Peek 7 [] Peek : [] Pardo app.

3 suppl. Peek

supp.

Peek

6 [][] Peek 9 [ -] Furley-Bremer : [ -]

12 [ ] Dittenberger : [ ] Kaibel 20 Furley-Bremer :

lap. : Dittenberger : Peek app.

28

Macedonico di Anfipoli compose secondo gli ordini del dio.

Al Delio dalla bella faretra, nato da Zeus, levate un inno, al dio dall'arco d'argento con animo lieto, con voce devota i Paian

dei supplici il ramoscello nel palmo della mano ponete, di nobile olivo e di alloro splendido virgulto, giovani ateniesi, i Paian giovani, un perfetto inno possa cantare il lungisaettante figlio di Latona, delle Muse l'illustre guida, i Paian

il soccorritore che un tempo gener dei malanni e il guaritore dell'umana sventura, il giovane benevolo Asclepio i Paian

colui al quale sulle cime delle di Pelia insegn tutta l'arte segreta il Centauro, antidoto al dolore per i mortali i Paian i Paian.

il figlio di Coronide, mite con gli uomini, il dio molto venerando

da lui nacquero i giovani Podalirio e Macaone, condottieri dei Greci i Paian e Iaso e Aceso e Egle e Panacea, figli di Epione con la molto distinta Igiea i Paian i o i Paian

salute a te, grande ristoro per i mortali, onoratissimo dio

Asclepio, concedi a noi che celebriamo la tua sapienza di essere prosperi per sempre in vita, insieme alla graditissima Igiea, i Paian i Paian

possa tu salvare la citt attica di Cecrope visitandola sempre sii mite, o beato, e scaccia le terribili malattie. i o i Paian

29

2.3 Commento al Peana di Macedonico


2.3.1 Metro
Definito da Martin West45 un miscuglio (jumble) di esametri e altri cola dattilici, il metro del peana non ha ancora trovato uninterpretazione univoca. Qui si segue il testo di Furley e Bremer, a sua volta basato su quello di Peek, che mantiene la suddivisione in versi presente sullepigrafe.

2.3.2 Analisi linguistica


La lingua adoperata da Macedonico pi convenzionale rispetto a quella del Peana ad Asclepio: si tratta essenzialmente di koin. Pur essendo un testo corale, a livello di coloratura dialettale non sono presenti dorismi46. A livello lessicale, il testo si riavvicina invece alla lirica sotto due aspetti: luso di un lessico epicizzante, con forme isolate caratteristiche ( , ); luso di composti (, , , ) rimanda invece agli stilemi della lirica corale.47

2.3.3 Analisi contenutistica


: inizialmente il nome supposto dellautore era (sulla pietra era leggibile solo [ ), tanto da indurre Wilamowitz a identificarlo con un Macedonio autore di epigrammi dellAntologia Palatina48. Il ritrovamento della parte mancante (SEG, 23:126) ha per consentito di integrare il nome in modo appropriato. Letnico inoltre sembrerebbe essere compatibile col

45 46

Cit. in Furley-Bremer 2001b, p. 230. Per lunica eccezione cfr. infra, . 47 Cfr. Meillet 1963, pp. 262-263. 48 Cit. in Furley-Bremer 2001b, p. 230.

30

nome proprio, che dunque avrebbe anchesso un carattere locale in quanto Anfipoli appunto un centro della Macedonia centrale. : lespressione forte, in quanto indica una precisa disposizione del dio data allautore per comporre un inno in suo onore. Asclepio nellimmaginario comune dellAntichit 49 era un dio solito avanzare richieste e richiedere composizioni letterarie manifestandosi soprattutto in sogno. Il caso pi emblematico certo Elio Aristide il quale, tormentato dai suoi noti problemi di salute, riponeva grande fiducia nellazione del dio medico: egli dichiara di aver composto un peana come risultato di un sogno nel Discorso Sacro IV50; a lui si devono anche molti inni in prosa come lInno agli Asclepiadi (or. 38), che egli riconduce allispirazione onirica del dio. 51 Un altro esempio illustre pu essere Socrate, che compose secondo Diogene Laerzio un peana ad Apollo con modalit simili; come nellimmaginario greco il dio avanzasse queste richieste narrato in Platone, Fedone 60e-61b, in cui lo stesso Socrate racconta come pi volte nella sua vita abbia ricevuto ordine in sogno di fare musica.52 , : anche qui il nome di Apollo non direttamente menzionato ma identificato attraverso attributi come la provenienza o la discendenza, come nel caso del Peana ad Asclepio, secondo un modo di procedere tipico degli inni religiosi (cfr. supra, / ). , []: luso dei composti tipico del lessico della lirica corale. In particolare, un termine att estato solo in Sofocle (Trachinie, vv. 205-211: CORO / / , / / / , - / ' ', La casa che attende lo sposo risuoni degli intimi canti; il coro degli uomini celebri Apollo protettore, il dio dalla bella faretra voi fanciulle, innalzate il peana. trad. di Guido Paduano), e poich un dorismo isolato in un testo in cui non vi traccia di una patina

49 50

Per i vari casi v. Edelstein-Edelstein 1945, II p. 338Rutherford 2001 p. 145. 51 V. Berardi 2010, pp. 137-138. 52 Furley-Bremer 2001b, p. 230.

31

dialettale dorica convenzionale, ragionevole supporre che il termine provenga proprio dalla tragedia; invece un epiteto gi omerico di Apollo (cfr. Iliade I 37, 451; XXI 229), passato poi negli Inni Omerici: (Inno Omerico ad Apollo, III 140). : lomeoarco tra e accentua stilisticamente la buona disposizione con cui i sono invitati a indirizzare il canto al dio. Inoltre , usato al v. 8 ( ) come attributo di Asclepio e anche nella strofa al Nilo del Peana ad Asclepio di Tolemaide ( ) , forse una parola che pu rappresentare bene, data lampiezza del suo uso e la sostanziale contemporaneit cronologica dei due inni, il rapporto di benevolenza che doveva legare gli oranti al dio. Per di pi, una locuzione impiegata in svariati contesti di preghiera volta a riprodurre sia lindole di chi si rivolge a una divinit (cfr. Inno Omerico a Gea madre universale XXX v. 14: nei cori ricchi di corone le figlie con cuore gioioso trad. di Giuseppe Zanetto; Oracoli Sibillini VIII v. 496: con menti pure, gioiosi con animo lieto) sia la benevolenza della divinit stessa nellaccogliere le richieste (cfr. Inno Omerico ad Afrodite V v. 102: [] ; Inni Orfici XXXIV v. 10: ascolta me che prego per il popolo, con animo lieto). [ ] : il coro qui si rivolge a se stesso usando la seconda persona plurale, dando indicazioni sul rito da compiere durante la performance dellinno, secondo una pratica usuale della lirica corale. Il verbo usato un imperativo aoristo, stante a indicare la funzione deittica del comando nel contesto della cultuale della deposizione delle fronde. ha un parallelo simile in Sofocle, Edipo Re vv. 143-144: , , / , Ma ora, o figli, su presto, alzatevi da questi gradini, riprendete i vostri supplici rami (trad. di Ettore Romagnoli). [ ] stato integrato da Peek sulla base di luoghi simili (v.

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Furley-Bremer 2001b, p. 231); le piante portate in offerta dai celebranti dunque sarebbero di due tipi, olivo e alloro, perch due sono gli dei da onorare. : anche in questo caso tratto distint ivo del peana lesecuzione da parte di . [][] [] : frutto di integrazione di Pardo53 che raffronta lespressione con Bacchilide, Ditirambo XVII e PMG 851 1, v. 4 . Lespressione dovrebbe significare che le offerte agli dei devono essere irreprensibili al fine di essere accettate: in questo senso lecito un parallelo a livello concettuale con il delle recensioni PAD del Peana ad Asclepio. (cfr. supra, commento al Peana ad Asclepio, ). : locuzione matronimico -attributo identica a quella dellincipit delle varianti PAD del Peana ad Asclepio (cfr. supra, commento al Peana ad Asclepio, ). [] [][]: frutto di integrazione di Peek, sulla base dellInno Omerico ad Apollo (III, vv. 189-206), in cui il dio conduce il coro delle Muse. una parola poco usata e tarda.54 : soccorritore, un termine omerico gi adoperato da Sofocle nel suo Peana, (v. 5 []). [ ] [] : la relativa, unita alliperbato dellaggettivo e al (probabile) enjambement tra i due versi, crea un effetto di aspettativa per la presentazione del nome del dio. Lintegrazione convincente in quanto anche Pindaro nella Pitica III definisce Asclepio (v. 13). [] [ ] : su [ ] qui si segue la congettura di Furley-Bremer tutta
53 54

Cit. in Furley-Bremer 2001b, p. 231 Cfr. Furley-Bremer 2001b, p. 231.

33

larte nascosta anzich quella di Peek [] [ ] larte tutta e la sapienza.55 Il Centauro, anchesso non nominato, Chirone, maestro di Asclepio nellarte medica sin dallIliade (IV 219: [] ). Che larte fosse segreta indice del carattere iniziatico della sua istruzione: in Pindaro (Pitica IV vv. 179-192, 201-205) egli il responsabile delleducazione del giovane Giasone, il quale viene trattenuto in un isolamento ventennale prima di poter ritornare alla societ. Gli Edelstein per ricordano che Chirone nellantichit non era considerato un mero precettore o un patrono di eroi: egli era venerato come primo medico e inventore della medicina erboristica.56 : questo termine, come l precedente, si trova negli esigui frammenti del Peana di Sofocle (v. 1, [] , [][] , cfr. supra, 2.1). : termine ricercato per indicare i mortali. Lattestazione omerica (Iliade, II 285). Letimologia del termine incerta, dai grammatici fatto derivare da + , dividere la voce, cio articolare (cfr. LSJ s.v.). : Macedonico segue la tradizione pi comune sulla maternit di Asclepio, condivisa dal Peana ad Asclepio e dal frammentario Peana di Sofocle (v. incipit, [] , [][] ). : il rapporto di Asclepio con i mortali una delle caratteristiche precipue del suo agire. Pi volte durante linno ribadito in maniera simile il suo effetto salvifico nei confronti dellumanit con costrutti doi aggettivo con dativo di vantaggio ( , ). []: espressione chiarame nte ispirata dal Peana ad Asclepio e ripresa in modo identico poco dopo (cfr. infra commento a ).
55 56

Per la questione, v. Furley-Bremer 2001b, p. 232. Edestein-Edelstein 1945, II p. 4-5.

34

[ ] : Podalirio e Macaone sono associati secondo lusanz a. Il loro attributo omerico (cfr. Iliade I, 36: , ) e ricorda la loro origine militare, differente rispetto a quella degli altri Asclepiadi. , [ ] : lelenco della famiglia di Asclepio quello del le recensioni pi tarde del Peana ad Asclepio. Simile anche il rilievo dato ad Igiea, che nel precedente Peana era isolata rispetto alle altre figlie nellelenco e successivamente ripetuta al momento della richiesta finale di benevolenza al dio, proprio come in questo caso ( ). Il rapporto particolare di Asclepio con Igiea confermato, ad esempio, dalla raffigurazione che d Eroda nel III secolo a.C. della sacra famiglia nel IV Mimiambo, in cui il dio tiene la sua mano destra sulla figlia (vv. 4-5). un hapax legomenon, con sinonimi vicini nellInno Omerico ad Afrodite, V v. 103, ' e in Eschilo, Supplici v. 721 . , : clausola finale di esametro omerica (Odissea, IV 444), ma con un costrutto simile, vale a dire con il dativo di vantaggio di una parola significante mortali, soprattutto esiodea (Teogonia, 871: [] ; Le opere e i giorni, 822: [] ). : probabile ripresa dal Peana ad Asclepio., opportuno notare che solo in PAD lespressione si trova in vocativo. [ ] : il costrutto della richiesta al dio molto simile a quello del Peana ad Asclepio (cfr. supra, .), anche se con limperativo presente laspetto del tempo verbale sottolinea la gradualit de llacquisizione della sapienza segreta del dio. : una personalizzazione a carattere locale dellinno, una richiesta di benevolenza per la comunit locale, che, alla stregua di Apollo, non menzionata con il toponimo (nonostante al v.

35

4), ma mediante due aggettivi. Sulla base di questa invocazione Furley e Bremer suppongono che il peana, nonostante il suo carattere personale, fosse stato commissionato a Macedonico dalle autorit ateniesi. 57 Lottativo esprime bene il valore desiderativo tipico dell; il tempo presente contraddistingue il desiderio come realizzabile.58 []: laspettativa qui di nuovo molto simile a quella del Peana ad Asclepio in quanto il dio atteso in visita presso la citt per sempre; ci confermato dalluso del participio presente (cfr. .). : linvocazione densa, in quanto si prega Asclepio di essere , aggettivo che dagli antichi era sentito comunemente sentito parte del suo nome (cfr. supra, commento al Peana ad Asclepio, ). Inoltre limperativo eolico gi omerico , (Odissea, I 302, III 200) ma soprattutto nel contesto di uninvocazione a un dio considerevole il parallelo con Saffo (fr. 1 Voigt, v. 28). : Furley e Bremer rilevano un problema metrico col testo trasmesso e congetturano , a perfectly acceptable Attic form. 59 In questa sede, senza entrare nel merito della questione, si mantiene perch la lezione dellepigrafe e soprattutto perch la forma con dittongo gi usata in precedenza: .

57 58

Furley-Bremer 2001b, p. 233. Basile 2001, p. 250. 59 Furley-Bremer 2001b, p. 231.

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