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Chichibo27

rivista bimestrale diretta da Anna Baglione, Romano Luperini, Franco Marchese, Cinzia Spingola
Autor.Trib. Civ. di Palermo n.10/99 del 26/4/1999

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ABBOnaMEnTO annUO

CCP 16271900 intestato a G. B.Palumbo & C.Editore S.p.A. Periodici - Palermo

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G.B.Palumbo Editore

Numero 27

anno VI, marzo-aprile 2004

3 4

La Moratti e luniversit
Una riforma al ribasso Guido Baldassarri

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La scuola italiana nel confronto internazionale

Luci e ombre a ridosso della riforma incombente Roberto Fini

8 9

Il freddo dentro: adolescenti senza emozioni?


Escursioni letterarie verso la realt Sandra Tassi

Discorso agli insegnanti sulla educazione e sulla memoria

Introduzione a due poesie di Franco Fortini Romano Luperini

Costituzione a scuola

Educazione civica, ovvero le ragioni della cittadinanza Ugo Basso

Il corpo e lanima

Topoi del canone erotico Anna Spata

Linsegnamento della letteratura


Chichibo condivide le critiche avanzate dalla Sezione Didattica dellADI alle ipotesi di riforma della scuola e sottoscrive il documento politico-culturale approvato dai soci dellADI-SD nel recente Congresso di Bari (25-27 marzo 2004), qui assunto come editoriale. La battaglia in difesa della letteratura per tutti, nella scuola di tutti, da tanti anni anche la nostra e quella delle nostre lettrici e dei nostri lettori: su questo programma siamo certi che potremo creare nuove forme di aggregazione, di collaborazione e di resistenza.

Treni di carta
Remo Ceserani*
1. Da tempo mi sto interessando al problema del rapporto fra sviluppo tecnologico e immaginario letterario, nellepoca della modernit. Fra le innovazioni che hanno influito pi decisamente sulla sensibilit e limmaginazione collettiva, determinando reazioni e mutamenti profondi, mi sono soffermato sullirruzione del treno nella vita pacifica delle comunit premoderne, sulla riproducibilit delle immagini attraverso il processo fotografico, sulle nuove tecniche della comunicazione e sugli sconvolgimenti della percezione visiva, auditiva e mentale determinati dallintroduzione del telegrafo, del telefono, della radiofonia. Al termine di una ricerca durata parecchi anni, ho dato una prima sintesi provvisoria alle indagini sul mondo ferroviario nel volume Treni di carta. Limmaginario in ferrovia: lirruzione del treno nella letteratura moderna (Marietti, Genova 1993; ora Bollati-Boringhieri, Torino 2002). In quel volume, concentrandomi sullimmaginario ferroviario europeo dellOttocento e del primo Novecento, ho studiato uno degli aspetti certamente pi importanti del complesso rapporto intercorso, nellepoca moderna, fra le grandi trasformazioni tecnologiche, i mutamenti nellorganizzazione del lavoro e della produzione e nelle condizioni materiali di vita di intere popolazioni e generazioni e gli enormi cambiamenti avvenuti nei modi di sentire e di vivere e nei modi di pensare e di elaborare idee e concezioni di quelle stesse popolazioni e generazioni (si veda il recente Studi di letterature comparate in onore di Remo Ce-

el quadro di svuotamento culturale e democratico che lattuale governo disegna per la scuola, come insegnanti di Italiano, esprimiamo fermo dissenso per le ipotesi di riforma. Per quanto riguarda la secondaria superiore, in modo particolare, ci preoccupano le seguenti probabili conseguenze dei provvedimenti previsti nei pochi documenti governativi concessi alla discussione collettiva: a. la separazione fra istruzione liceale e formazione professionale: la canalizzazione precoce e il conclamato obiettivo di orientare la formazione professionale alladdestramento richiesto dal mercato del lavoro di fatto toglieranno agli studenti socialmente pi deboli quelle opportunit di crescita culturale, che in una societ complessa andrebbero invece potenziate; b. la riduzione del monte ore complessivo e larticolazione dei programmi curriculari su 2 anni di triennio anzich su 3: se il terzo anno sar riservato ad approfondimenti finalizzati allorientamento universitario, il minor tempo disponibile per linsegnamento delle discipline nel campo umanistico potrebbe mettere a rischio, anche nel caso dellistruzione liceale, da un lato lo studio della contemporaneit, dallaltro un approccio metodologico finalizzato alla storicizzazione e alla problematizzazione. Rischia inoltre di compromettere leducazione linguistico-letteraria di base, nel tentativo possibile da parte di singole scuole di anticipare al biennio precedente il curricolo storico-letterario; c. laccentuazione dellindividualismo e della competizione: i percorsi individualizzati nel curricolo e il portfolio individuale delle competenze, mentre esaltano il ruolo delle famiglie nella costruzione del curricolo scolastico, prospettano una sempre crescente disgregazione del gruppo classe, finora rimasto per gli studenti luogo privilegiato del dialogo e del confronto, in cui far esperienza del conflitto e della solidariet; d. laccentuazione della valutazione attraverso test standardizzati, del tutto inadeguati per verificare conoscenze complesse e durature. evidente che in una scuola cos concepita linsegnamento della Letteratura subir un pesante attacco. Perci, come

insegnanti dItaliano, consapevoli delle molteplici potenzialit formative che la Letteratura contempla in tutte le esperienze scolastiche, ci sembra urgente ribadire alcuni nodi, teorici e didattici, che hanno costituito i fondamenti dellinsegnamento letterario nella scuola della Costituzione e della condivisione, proponendoli come oggetto di riflessione in queste giornate di convegno e ci auguriamo nelle scuole. 1. L e t t e r a t u r a e m e d i a z i o n e culturale. Linsegnamento della Letteratura non pu ridursi alla trasmissione di nozioni tecnico-formali e/o di asettica storia letteraria, ma deve concorrere, con le altre discipline, alla formazione di uomini e donne consapevoli di s e degli altri. Non pu, cio, prescindere dalla funzione dellinsegnante come mediatore fra presente e passato e, nelle societ multietniche, fra diverse culture. 2. Letteratura, storicit e memoria. Nellinsegnamento della Letteratura fondamentale valorizzare la dimensione della storicit e della memoria. Ci non significa come sembra emergere dalle intenzioni ministeriali riproporre un rigido e desueto storicismo, rivisitato a partire dallenfasi posta sulle origini classiche della civilt europea, e nemmeno limitarsi a imporre canoniche liste di autori e di opere. Si tratta piuttosto di lavorare nella prospettiva di una storia letteraria problematica e pluriprospettica che, valorizzando lasse nazionale, sappia fornire indirizzi di significato in un quadro di riferimento europeo, senza mistificanti presunzioni di esaustivit. La Letteratura si offre come un serbatoio di memoria, custode di un comune patrimonio culturale, innanzitutto se non si rinuncia al confronto diretto con i testi e alla loro interpretazione: solo cos possibile far entrare, come diceva Benjamin, le cose del passato nella nostra vita e dunque in quella dei giovani. Linsegnamento letterario , infatti, una conferma continua che la memoria storica viene attivata a partire dal presente. Vale la pena ricordarlo nel momento in cui la ridefinizione dei curriculi (2+1) rischia di escludere

La ferrovia nellimmaginario dellOttocento e del primo Novecento


serani - II Letteratura e tecnologia, a cura di P. Pellini, Manziana, Vecchierelli 2003). Nel corso della ricerca, in particolare, ho cercato di accertare e descrivere il ruolo svolto dalla letteratura in quel complesso e delicato sistema di conoscenze e rappresentazioni. Scopo del lavoro era di stabilire e misurare limportanza dellimpatto avuto dalla locomotiva e dal treno, dai binari 2. Quali sono, sia pur sommariamente, i risultati di quel mio studio condotto su unampia campionatura di testi dellimmaginario ferroviario dellOtto e Novecento? Un primo dato, che si pu ricavare dallanalisi, che una tradizione culturale e letteraria assai consistente, in esplicito contrasto con le ideologie dominanti nei ceti imprenditoriali e borghesi dellEuropa dellOttocento, ha rappresentato la macchina del treno, o locomotiva, i binari diritti della ferrovia, i tunnel, i ponti, le stazioni fumanti come una novit ostile e minacciosa nel nuovo paesaggio sociale, un elemento di squilibrio, di accelerazione forzata, di scombussolamento per la vita esteriore e interiore delluomo. Sono molti i testi che, a partire dai primi decenni dellOttocento, presentano il treno e la ferrovia come una novit perturbante e minacciosa, capace di sconvolgere a fondo il paesaggio sociale e la sensibilit individuale. Furono create allora alcune fortunate immagini e metafore: la locomotiva come mostro infuocato e fumante, che fa tornare in vita il mito antico di Vulcano; il treno che si snoda come un serpente o un drago che emette fumo e fuoco; le linee diritte che tagliano il paesaggio, bucano i monti, fan violenza alla natura; la forza trainante della locomotiva come simbolo del destino; il rotolio e il ritmo monotono delle ruote come espressione di un controllo macchinistico del tempo ancor pi perturbante di quello espresso dal ticchettio dellorologio e dallo scatto delle lancette sul quadrante; i depositi fumanti, le officine delle locomotive, le gallerie delle stazioni come luoghi di desolazione, confusione, perdizione. Ho esaminato, da questo punto di vista, molti testi, a partire da alcuni dei romantici tedeschi, passando attraverso Wordsworth, Thoreau, Musset, Gautier, Flaubert, Vigny, Dickens, Tolstj, Hardy, e

entusiastica della nuova invenzione da una parte, la denuncia preoccupata dei suoi effetti dallaltra

laccettazione

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e dalle stazioni sul mondo sociale della produzione e della comunicazione e su quello dellimmaginario (linguaggio, campi metaforici, invenzioni poetiche e narrative, ampia ristrutturazione delle tematiche letterarie). Seguendo da vicino lesempio di alcuni studi pionieristici, come per esempio quelli di Wolfang Schivelbusch (traduz. ital. di C. Viglione, Storia del viaggio in ferrovia, Einaudi, Torino 1988), mi sono sforzato di collocare le vicende letterarie e dellimmaginario sullo sfondo della pi generale reazione agli sviluppi della rivoluzione industriale da parte della generazione di intellettuali vissuta alla fine del Settecento e allinizio dellOttocento, grosso modo la cosiddetta generazione romantica (con le inevitabili differenze, come era naturale, fra intellettuali inglesi e intellettuali francesi, intellettuali tedeschi e intellettuali italiani). Il dato storico della rivoluzione industriale inglese rimaneva per me la discriminante essenziale.

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Intervista a Piero Brunello

Comunit locale, etnia e popolo. Nuove equazioni dellastronomia popolare


A cura di Stefano Borgarelli

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 Treni di carta CONTINUa Da pagINa 1


poi testi italiani, tedeschi, francesi, inglesi fino a soffermarmi su un racconto fantascientifico di Ray Bradbury, intitolato The Dragon. Ma poi, ho fatto notare, c un altro nucleo di immagini e metafore e unaltra tradizione culturale e letteraria, che si sviluppata in alternativa e contrapposizione (qualche volta, anche, in anticipo) rispetto a quella ostile alla ferrovia. Non pochi sono i testi che rappresentano il treno come simbolo del progresso, del cammino ormai diritto e accelerato delle societ umane, con laiuto della tecnologia, verso le nuove frontiere e conquiste della modernit. Di qui una tradizione culturale e letteraria, anchessa consistente, di connotazioni positive del treno, della ferrovia, della velocit dei viaggi, delle arditezze delle linee che attraversano le pianure e i monti dEuropa e poi di quelle transcontinentali e transiberiane, del lusso e dellavventura esotica dellOrient-Express, delleroica operosit dei macchinisti, dei fuochisti, dei costruttori di massicciate e posatori di binari, dei segnalatori, delle squadre di spalatori antineve. Poesie entusiastiche di scrittori di chiara adesione democratica e progressista, storie e canzoni del West, mitologia futurista, musei della scienza e della tecnica, collezionismo, canzoni sovietiche della rivoluzione intitolate Locomotiva nostra non ti fermar: tutto un patrimonio culturale e testuale che rientra in questa tradizione. Da questo secondo punto di vista ho esaminato i documenti ideologici dei saintsimoniani, di Joseph Meyer, di Carlo Cattaneo e quelli letterari e poetici di Heine, Andersen, Hugo, Carducci, De Amicis, Viktor von Scheffel, Maxime Du Camp, Walt Whitman e, via via, attraverso documenti di poesia popolare, ballate della frontiera americana e russa, railrodiana, fino a una canzone del cantautore italiano Francesco Guccini. 3. Sulla base di questi testi ho costruito un sistema delle strutture semantiche e metaforiche dellimmaginario ferroviario dellOttocento. Esse si presentano, almeno inizialmente, sotto forma di campi semantici nettamente polarizzati e riconducibili a nuclei di significato contrapposti, che vengono di volta in volta attivati nei testi. Fra le polarizzazioni principali di questo sistema semantico ci sono: a) la contrapposizione, nelle descrizioni della locomotiva, fra organismo naturale dotato di forza animale, bello e armonioso, e macchina metallica, dotata di forza artificiale, perturbante e mostruosa, nata nelle profondit della terra delle miniere, che utilizza per i suoi movimenti una via metallica e che spesso dentro la terra ritorna con i suoi tunnel. Da una parte il cavallo, dallaltra la vaporiera: di qui tutta una serie di contrapposizioni, ma anche di immagini metaforiche che si trovano in quasi tutti i testi, sia in positivo che in negativo, e che attribuiscono alla locomotiva le caratteristiche e gli attributi di un cavallo artificiale e mostruoso (il calore e il fuoco interiore, le narici sbuffanti, gli occhi spalancati, la criniera di fumo, ecc.), o di un animale favoloso come il drago o persino di uno esotico come lelefante; b) la contrapposizione fra alcuni strumenti naturali (le ugole degli uccelli, il vento che stormisce fra gli alberi) che emettono un suono bello da ascoltare e funzionale alla comunicazione fra la natura e gli esseri che la popolano, oppure fra alcuni strumenti musicali che emettono suoni assai dolci per lorecchio (larpa, il corno del boscaiolo, quello del postiglione) e lo strumento che viene utilizzato dalle locomotive, stridulo, disumano, minaccioso, che pu ricordare (come ha ricordato a Andersen) lultimo grido del maiale ammazzato, e il rumore sferragliante dei treni stessi, cos nuovo e impressionante che induce alcuni a tentare, come per scommessa, la sua resa onomatopeica, quasi a gara con quelle poesie e musiche che hanno sempre tentato di rendere, onomatopeicamente, i rumori della natura. Ricordo limportanza, e la forte connessione romantica del corno del postiglione in alcuni testi celebri di Eichendorff; c) la contrapposizione fra il movimento naturale, lento, avventuroso e magari anche tortuoso delluomo nel mondo (e in particolare di quella specie di incarnazione delluomo romantico che fu il Wanderer), o anche il movimento agile e veloce degli uccelli, delle nuvole, del vento e per contro il movimento diritto, determinato, obbligato del treno sui binari e del tracciato del treno, fra una stazione e laltra, attraverso le pi varie scene di natura, senza fermarsi davanti a nessun tipo di ostacoli, e quindi anche dei viaggiatori, spettatori immobili, che si vedono passare davanti agli occhi, inquadrati dai finestrini, i paesaggi della natura, con un movimento veloce e un montaggio quasi cinematografico. Questa contrapposizione, che tocca uno degli elementi centrali della mitologia letteraria romantica, mi pare una di quelle pi profonde strutturalmente e pi importanti nella ricognizione dei nuclei centrali e fondamentali dei due diversi mondi culturali. Essa affiora, non a caso, in modo esplicito nei paesi pi direttamente toccati dal movimento romantico: in area svizzera, per esempio, che il tema roussoviano del valore educativo della passeggiata a piedi e ancor pi della camminata alpina ha trovato il suo propagandista convinto nello scrittore ginevrino Rudolph Tppfer, pedagogista, caricaturista, autore di piacevoli e popolarissimi libri, in cui erano raccontati i viaggi compiuti da Tppfer insieme con i ragazzi della sua scuola.

Chichibo

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

Chichibo
Hanno collaborato a questo numero di Chichibo:

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

nella letteratura il tema ferroviario ha una presenza ossessiva e inesauribile

4. In molti dei testi che hanno come sfondo o come soggetto il mondo ferroviario, il tessuto assai complesso dei temi e delle immagini e la partitura retorica e formale segnalano una certa problematicit e ambiguit dei messaggi veicolati. Quel che si pu osservare, dal punto di vista della metodologia e della teoria letteraria, che, con il passare degli anni e il graduale addomesticamento della sensibilit collettiva di fronte al nuovo paesaggio industriale e ferroviario, il lavoro di mediazione svolto dalla letteratura divent predominante. Quella di agire come elemento mediatore e di compromesso , come noto, una delle funzioni pi importanti che svolge la letteratura, anche quella pi alta, produttrice di testi dalla forte pregnanza semantica e dalla pi creativa tensione interna. Agli elementi di scavo e conoscenza del reale si accompagnano sempre, nelluniverso testuale letterario, elementi di sublimazione consolatoria e di addolcimento estetico. Limmaginario culturale e letterario dellOtto e Novecento ha costruito tutta una serie di elaborazioni e pratiche, tematiche e metaforiche, che hanno agito

sostanzialmente da mediazione fra i due estremi in apparenza inconciliabili della reazione ideologica allirruzione del treno e della ferrovia nel mondo sociale e individuale: laccettazione entusiastica e lesaltazione dei valori progressivi della nuova invenzione da una parte, la denuncia preoccupata degli effetti che essa aveva sul paesaggio sociale e sulla sensibilit individuale dallaltra parte. Schematizzando, si possono indicare alcune delle pratiche pi diffuse con cui la letteratura ha elaborato le sue formazioni di compromesso: a) lutilizzo dello sfondo ferroviario e delle immagini legate a treni, ferrovie e stazioni per esprimere i temi del perturbante e dar forma al modo fantastico; b) lassorbimento della tematica dei treni e delle ferrovie, e il superamento dei due poli di connotazione ideologica contrapposti, entro lesplorazione ampia, minuziosa e psicologicamente analitica della nuova realt individuale e sociale e dei nuovi modi della percezione in molta lirica del secondo Ottocento, in opere memorialistiche che colorano i turbamenti e gli avvenimenti scioccanti del passato con il velo del sorriso e della nostalgia e rievocano latmosfera eccitante delle stazioni, lemozionante coinvolgimento dei sensi nellavventura ferroviaria, limportanza dei viaggi infantili nei depositi della memoria, il significato delle visioni fuggevoli di paesi e paesaggi dal finestrino, in opere pi apertamente narrative, sia di tono alto che di tono pi basso e a destinazione popolare, per arrivare al romanzo realista e a quello simbolista; c) laddomesticamento della tematica del treno e dei suoi possibili significati alienanti operato dalla letteratura per linfanzia, con le procedure classiche della miniaturizzazione, della personificazione e conversione teromorfica, della riproduzione di situazioni, vicende e protagonisti sotto forma di gioco; d) luso metaforico e simbolico del viaggio in ferrovia, del sistema degli scambi, dei rituali della partenza e dellarrivo, degli incontri brevi nello scompartimento o nellatrio della stazione per esprimere la condizione esistenziale delluomo moderno.

virgiliana, alle stazioni sul Calvario della narrazione evangelica, alle sale di castelli o piazze di citt della narrazione di Boccaccio e dei suoi imitatori, alla strada e allosteria della narrazione picaresca, alla carrozza, al salotto e al giardino del romanzo sentimentale o davventura, al campo di battaglia, alla sala da ballo, al palco di teatro del romanzo di formazione, ai bassifondi e ai ventri oscuri delle metropoli tentacolari del romanzo naturalista, alle automobili e ai veicoli spaziali di tanto romanzo contemporaneo. Credo che, nellanalizzare un romanzo o un racconto in cui il treno o la ferrovia non si limitino a fornire uno sfondo o a suggerire un tema, ma diventino parte funzionale e strutturante del racconto, vada considerata la particolare costituzione del treno e del sistema ferroviario. Indico solo alcuni di questi elementi strutturali: il carattere seriale, componibile e scomponibile, del convoglio ferroviario; la presenza di una locomotiva che trascina e di una serie di vagoni che vengono trascinati; la presenza di alcuni vagoni specializzati (quindi, la possibilit, da parte del treno, di assorbire in s molte funzioni, e quasi raccogliere, in modo seriale, gli elementi fondamentali di un insediamento umano: la locanda, losteria, la chiesa, ecc.); la divisione interna dei vagoni; la particolare altezza a cui sono posti i finestrini; il rumore ritmico delle ruote determinato dalle connessioni fra i binari; la simbologia complessa della segnaletica e la complicata ritualit cui devono attenersi il personale ferroviario e i viaggiatori stessi; il percorso fisso e predeterminato del treno; la presenza di tappe fisse e predeterminate di ogni viaggio, le stazioni; il rapporto fra treno e telegrafo, i cui pali scorrono lungo la linea ferroviaria. Sono tutti elementi che hanno una potenziale forza strutturante nelle invenzioni narrative della letteratura della modernit. 6. Treni di carta ha stimolato prima me stesso, poi i miei allievi, amici e colleghi, e poi lettori e recensori ad ampliare ulteriormente il ventaglio degli esempi e dei testi in cui il tema ricorre a volte episodicamente a volte in modo pi ampio e sistematico. evidente che la materia amplissima e nella letteratura, specie in quella della modernit e di tutto il Novecento, il tema ha una presenza ossessiva e inesauribile. Nessun libro pu accogliere in s una materia cos ampia e varia. Nessuna pratica interpretativa pu rendere conto di tutti gli aspetti di essa e tuttavia i sistemi semantici ricavati dallampia campionatura e gli strumenti interpretativi a suo tempo elaborati sembrano reggere bene e adattarsi con facilit a ogni nuovo esempio, e traggono, anzi, dalle ricerche pi recenti (cfr. P. Pellini-M. Polacco-P. Zanotti, Binari intrecciati, NistriLischi, Pisa 1995) una loro sostanziale conferma dellimportante funzione svolta dalla letteratura che ha trattato il tema: quella del graduale addomesticamento di un mostro. * Il testo sintetizza lintervento dellautore, del 27 febbraio 2004, allinterno del ciclo di conferenze per gli insegnanti dellarea umanistica Argomenti umani. Leggere, guardare, comprendere nella scuola, organizzato dallADI-SD del Veneto in collaborazione con il Liceo scientifico A. Paleocapa di Rovigo.

Guido Baldassarri, che insegna Letteratura italiana allUniversit di Padova Ugo Basso, che insegna Italiano e Storia in un Liceo psico-pedagogico di Milano Stefano Borgarelli, che insegna Italiano e Storia in un I.T.I. a San Don di Piave (VE) Giorgio Cavadi, che insegna Italiano e Storia in un Liceo delle scienze sociali di Palermo ed supervisore di tirocinio alla SSIS di Palermo Remo Ceserani, che insegna Letterature comparate nellUniversit di Bologna Direttivo dellAssociazione degli Italianisti Italiani-Sezione Didattica (www.italianisti.it) Roberto Fini, che insegna Economia politica nellIIS di Arzignano (VI) e Didattica dellEconomia politica presso lUniversit di Verona Maria Luisa Jori, che ha insegnato Italiano e Storia in un triennio linguistico ed supervisore di tirocinio alla SSIS di Torino Romano Luperini, che insegna Letteratura italiana allUniversit di Siena Anna Manao, che insegna Francese in un Istituto sperimentale di Mestre (VE) Franco Marchese, che insegna Italiano e Latino in un Liceo scientifico a Palermo Pietro Marmiroli, che insegna Storia e Filosofia in un Liceo scientifico a Carpi (MO) Barbara Peroni, che insegna Italiano e Latino in un Liceo scientifico di Milano Anna Spata, che insegna Italiano e Latino in un Liceo scientifico a Rovigo Sandra Tassi, che pedagogista e bibliotecaria scolastica in un ITCS di Modena

Comunit locale,etnia e popolo. Nuove equazioni dellastronomia popolare


Conversazione con lo storico Piero Brunello
a cura di Stefano Borgarelli
Il terreno delle tradizioni popolari scivoloso. Ha perlomeno due versanti. Messo a coltura in modo tendenzioso come fanno molto attivamente certe istituzioni, da qualche tempo riproduce lideologia nazionalista in chiave localistica. Per il Gramsci delle Osservazioni sul folclore per, il folclore controparte popolare della cultura intellettuale. Esprime una visione del mondo Come si muove lo storico su questo terreno, se non vuole scivolare, facendo magari qualche concessione allideologia reazionaria? Alla domanda Come studiare le tradizioni popolari?, risponderei: Studiarle seriamente: ricerca filologica, discussioni sulle fonti e sulla bibliografia. Non aggiungerei altro. Caso mai rifletterei sul ruolo che nella storia stato spesso richiesto agli studiosi di questo ambito disciplinare (ma non solo): essere consiglieri del principe ed educatori del popolo. Nel sito web degli Orsetti padani, gli scout della Lega (www.orsetti padani. org/educazione/scuola. htm) si pu leggere radicata nelle aperture della riforma Moratti lutopia trepidante della presidente dellassociazione: La riforma allarticolo 2 recita: b) sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale anche ispirata ai princpi della Costituzione, e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunit locale, alla comunit nazionale ed alla civilt europea []. Si potr cominciare a parlare in modo serio di etnopedagogia, cio del metodo educativo che parte dalla cultura locale per insegnare ai bambini la storia, la geografia e anche, come nel caso delletnomatematica, le regole scientifiche. Letnomatematica linsieme dei metodi utilizzati per insegnare le regole matematiche utilizzando la cultura locale, partendo ad esempio dalle conte, dalle filastrocche, ma anche metodi utilizzati per i calcoli nella astronomia popolare. Cosa pensi di queste discipline, del loro eventuale impiego nella scuola? Non si capisce cosa siano comunit locale, comunit nazionale, civilt europea. Detto cos, i termini suonano, per esempio: Val Brembana, Padania, Cattolicesimo. In questo brano si stabilisce una equazione tra comunit locale, etnia e popolo (quando si parla di astronomia popolare). Chiederei agli insegnanti se questo che vogliono. Nel Veneto, lAssessorato alle Politiche per la Cultura e lIdentit Veneta destina finanziamenti cospicui a progetti di studio, musei etnografici, corsi di formazione, istituzioni culturali, con lobiettivo di riscoprire, ritrovare e valorizzare radici e identit. Insegnanti per niente reazionari partecipano con le loro classi ai concorsi indetti da questo assessorato ( ormai alla sua terza edizione Cultura e identit veneta). Promuoviamo insomma partecipazione in chiave identitaria, cio radicamento ideologico nella scuola ma anche di questultima nel territorio, vecchia parola dordine, se non sbaglio, anche di tanta sperimentazione di sinistra senza troppi distinguo. Del resto, tu stesso annotavi preoccupato in una lettera al Manifesto di qualche anno fa, mi pare, ladesione di gruppi di ricerca diciamo progressisti a simili iniziative, raccontate non senza qualche entusiasmo da cronisti dello stesso quotidiano Torniamo al terreno scivoloso di cui abbiamo parlato. Che fare? La lettera al Manifesto non fu pubblicata. Ma in generale, su questo tema non c mai stata e non c discussione pubblica. C infatti un assunto largamente condiviso, che si pu riassumere cos: la globalizzazione comporta sradicamento dalla comunit locale, e quindi gli storici devono costruire lappartenenza alla comunit locale. Il convegno di Treviso sulla storia locale del 1995, pur lontano dalle posizioni leghiste, aveva collegato quello che chiamava il diritto alla conoscenza delle storie locali alla preoccupazione per il rischio di minore coesione delle comunit locali (rinvio alle osservazioni critiche sviluppate allora da Luca Pes in Protagonisti. Trimestrale di ricerca e informazione, XVII, n. 65, ottobre-dicembre 1996). Poi ci sono i discorsi etnici, sempre pi frequenti. Nellintroduzione al Sussidiario di cultura veneta, uscito lanno dopo (Neri Pozza, Vicenza 1996) a cura di Manlio Cortelazzo e Tiziana Agostini, Ulderico Bernardi indica per esempio come obiettivo la salvaguardia della propria identit culturale sulla base di un legame tra cultura tradizionale e comunit etniche. Come sempre, i mutamenti culturali sono una questione di tempo e di vocabolario. Ci sono continui slittamenti di significato, grazie anche allesistenza di un assessorato regionale alle politiche per la cultura e lidentit veneta. Dalla storia del Veneto si passa alla storia dei Veneti. Una mobilitazione dallalto appare partecipazione dal basso, in nome dei gruppi esclusi dalla storia, oppressi dalla globalizzazione. E tutto questo in una regione in cui gli industriali tengono i loro congressi in Romania. Nessuno, ripeto, ne discute pubblicamente. La globalizzazione che produce sradicamento dellindividuo dalla comunit locale considerato un dato di fatto empirico e non una affermazione ideologica. (Altri potrebbero dire per esempio che la globalizzazione e limmigrazione producono servizi alle comunit locali, oppure un maggior senso di libert e cos via). Restando alla storiografia, allepoca del convegno Insegnare le storie locali nellet della globalizzazione, nel 2002, lassociazione storiAmestre, e anchio, invitava piuttosto a studiare la storia locale nellet dei localismi. Io resto di questa idea. Non ho titoli per dire cosa devono fare altri, nel caso specifico gli insegnanti, ma vedrei anche qui scambi di mutuo aiuto, basati non sulla contrapposizione alle politiche espresse dallassessorato, bens sulla costruzione di ricerche e di progetti. Piero Brunello (1948) insegna Storia sociale allUniversit di Venezia. Fa parte dellassociazione storiAmestre. Tra i suoi scritti: Ribelli, questuanti e banditi. Proteste contadine in Veneto e in Friuli (1814-1866) , Marsilio, Venezia 1981; Emigranti, in Il Veneto, a cura di S. Lanaro, Einaudi, Torino 1984; Contadini e repetini. Modelli di stratificazione, ibid.; Pionieri. Gli italiani in Brasile e il mito della frontiera, Donzelli, Roma 1994; Lurbanistica del disprezzo. Campi rom e societ italiana (a cura di), Manifestolibri, Roma 1996. Tra i suoi libri pi recenti, ha curato A. Cechov, Senza trama e senza finale. 99 consigli di scrittura, minimumfax, Roma 2002; con Pietro Di Paola ha curato E. Malatesta, Autobiografia mai scritta. Ricordi autobiografici (1853-1932), Edizioni Spartaco, Santa Maria Capua Vetere (CE) 2003.

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DIRETTORI

Chichibo

Autor.Trib. Civ. di Palermo n.10/99 del 26/4/1999

Anna Baglione Romano Luperini Franco Marchese Cinzia Spingola


DIRETTORE RESPONSABILE

Anna Grazia DOria


REDAZIONI
PIEMONTE Maria Luisa Jori

La Moratti e luniversit
Una riforma al ribasso
Guido Baldassarri

isa.jori@tin.it (Torino), Carla Sclarandis sclarandis@tiscalinet.it (Pinerolo)


LIGURIA Sara Cecchini LOMBARDIA Barbara

cecchinis@virgilio.it

Peroni barbaraperoni@ fastwebnet.it (Milano), Luigi Cepparrone luigiceppa@ tele2.it (Bergamo)


VENETO Emanuele

Zinato emanuele.zinato@tin.it (Padova), Anna Spata annaspata@tin.it (Rovigo)


FRIULI Luca

Zorzenon luca.zorzenon@inwind.

it (Udine)
EMILIA ROMAGNA Marisa

Carl (Ferrara), Paola Gibertini gibertini.p@libero.it (Modena)


TOSCANA Lidia UMBRIA Lina

Marchiani lidiamarchiani@tin.it

DAndrea carmdan@tin.it Carini cariniface@tiscalinet.it Martinelli claudio.marilia@tin.it

5. Il mondo dei treni e delle ferrovie non ha suggerito soltanto temi e campi metaforici allimmaginario letterario. Esso ha anche offerto modelli strutturali nuovi ai procedimenti della narrazione. Labbondanza stessa straordinaria di romanzi e racconti prodotti nellOtto e Novecento e aventi come ambientazione il viaggio ferroviario, lincidente ferroviario, lincontro in uno scompartimento, la notte passata in vagone letto, dimostra che linteresse degli scrittori per questo tipo di storie non fu mai casuale ed estrinseco. Credo che esso fornisca anche, al racconto e al romanzo moderno, un nuovo modello di organizzazione narrativa, un supporto per lordinamento formale e seriale (il montaggio) delle vicende e delle situazioni narrative. In questo esso affianca o si sostituisce ad altri modelli di organizzazione narrativa utilizzati dalla tradizione letteraria occidentale. Penso, per esempio, agli spostamenti sul mare delle narrazioni omerica e

LAZIO Enrico

CAMPANIA Marilia PUGLIA A.Maria SICILIA Paola

Bufo annambu1@tin.it

Fertitta paolafertitta@virgilio.it

Le lettere a Chichibo (max 3.000 battute) e gli eventuali contributi (max 6.000 battute) in assenza di redazioni regionali di riferimento possono essere inviati a franco.marchese@libero.it e a spingola@aliceposta.it
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lcune iniziative clamorose, soprattutto allUniversit di Roma La Sapienza, hanno riportato allattenzione di un pubblico pi largo i progetti di riforma del ministro Moratti e lo stato di agitazione del personale universitario. Stranamente i professori non hanno sin qui fatto molto per spiegare la situazione ai non addetti ai lavori, su materie e questioni spesso assai tecniche. Siamo comunque in presenza di decisioni strategiche: quello che si fa oggi avr conseguenze importanti nel medio-lungo periodo per il futuro del nostro Paese. Attualmente lequilibrio del sistema universitario italiano si regge su due pilastri, la legge 382 del 1980, e la legge 537 del 1993, che dette lavvio allautonomia delle universit. Da molti anni si parla poi dello stato giuridico del professore universitario, e parecchi governi hanno nel frattempo dovuto constatare al riguardo difficolt di ogni genere. Intanto, anche in Occidente, le differenze fra i diversi modelli di universit (quello anglosassone e quello tedesco, ad es.) risultano sempre meno percepibili, a fronte di quella che stata dal secondo dopoguerra in poi linnovazione pi vistosa: luniversit di massa, cio, che ha completamente inglobato al suo interno anche la funzione dellistruzione professionale superiore. La contraddizione, che in una certa misura potrebbe

essere feconda, aggravata in Italia dal contrasto tra le fonti del finanziamento del sistema universitario (che si regge in gran parte sul trasferimento consolidato di risorse da parte dello Stato) e lautonomia sancita dalla legge del 93. Per dirla in breve: in Italia, il sistema universitario, pubblico, finanziato ancora in misura assai rilevante dallo Stato, ma, nella sua gestione, vorrebbe emulare le caratteristiche di autonomia gestionale che sono tipiche o di una universit totalmente privata, o di un sistema misto con forte partecipazione dei privati. Tutto ci produce effetti a cascata. La legge del 1980 distingueva fra il ruolo dei professori (ordinari e associati) e il ruolo dei ricercatori, che nella mente del legislatore doveva rappresentare una sorta di vivaio di giovani talenti da avviare in seguito allinsegnamento universitario. Invece, il progresso di carriera in molti casi non c stato, ma laumento degli studenti e la moltiplicazione dei corsi ha comportato praticamente per tutti i ricercatori, non pi giovani, laffidamento di uno o pi insegnamenti, alla pari degli ordinari e degli associati (ma, naturalmente, con diverso stipendio). Cambiato radicalmente anche il modo di assunzione. La 382 prevedeva un complicato sistema di concorsi nazionali. Oggi, lautonomia gestionale (nata in primo luogo per ragioni

di contenimento delle spese) determina una miriade di concorsi locali, in cui la commissione proclama degli idonei (prima tre, ora due) fra cui gli Atenei e le Facolt provvedono a effettuare le chiamate. Tutto ci doveva evitare uneccessiva ingessatura del sistema, ma ha avuto effetti non di rado perversi, a cominciare da una proliferazione di idonei senza posto bandito, e dunque non riconducibili a qualunque logica di programmazione delle Facolt. Completano il quadro la crisi dei tradizionali enti pubblici di ricerca, e soprattutto la riforma degli ordinamenti didattici (le cosiddette lauree triennali, seguite dal biennio delle lauree specialistiche), fortemente voluta nella precedente legislatura dallallora ministro Giovanni Berlinguer, che ha drasticamente mutato (secondo molti, in peggio) gli equilibri del sistema. Lidea del caos che un lettore di buon senso pu ricavare dal panorama che si tentato di tracciare sin qui non corrisponde alla realt. Luniversit italiana, nonostante tutto questo, almeno ai livelli delle universit pubbliche degli altri Paesi occidentali, in molti casi decisamente migliore. Dunque, molti problemi, molte contraddizioni, ma non ancora il fallimento. Il tempo, in definitiva, di una vera riforma. Quella della Moratti non una buona riforma. Non interviene su-

gli elementi di criticit del sistema, e introduce contraddizioni ulteriori. Stato giuridico: la fascia dei ricercatori viene dichiarata a esaurimento, e sostituita da contratti a tempo determinato. Concorsi: per ordinari e associati viene ripristinata la formula della commissione nazionale. Docenza: sono previste 120 ore di didattica frontale (quella insomma ex cathedra): il limite minimo attuale (in genere largamente superato) di 60 ore. Viene abolita la distinzione fra tempo pieno e tempo definito (si pensi a Facolt come medicina, ingegneria, giurisprudenza): la si sostituisce con leventuale dichiarazione di incompatibilit. Stipendi: il vecchio sistema delle retribuzioni per fasce, legate a scatti di anzianit, viene sostituito (ma per i nuovi assunti) da un sistema misto, in parte demandato alla contrattazione con le universit (ma le risorse disponibili sono pi che aleatorie). Certo, i concorsi locali sono stati un fallimento, la presenza di ricercatori ultracinquantenni un controsenso, gli automatismi stipendiali appiattiscono i meriti, le professioni possono costituire un prezioso terreno di confronto Ma tutto ci non fa sistema: non si traduce nella presa datto di ci che preliminare a qualunque riforma, la necessit di investire, non di fare cassa. E invece molte delle soluzioni adottate elevano a norma quelle che gi ora sono le disfunzioni quotidiane: i ricercatori costano di meno degli ordinari, ma i titolari di contratto meno dei ricercatori; se luniversit di massa, ha bisogno non di professori universitari ma di didatti: quindi gli stipendi possono scendere, la didattica frontale crescere, lincertezza sul proprio futuro diventare per le nuove generazioni di studiosi non un incidente ma la norma, il doppio lavoro

(dentro e fuori luniversit) una necessit, come gi adesso in altri Paesi europei. La lotta contro gli sprechi e i privilegi diventa in realt un progetto di declassamento della ricerca e della didattica delluniversit pubblica in Italia; la severit nel nuovo regime dei concorsi ha come premessa il riassorbimento a carico dello Stato (almeno nelle intenzioni) di tutti gli idonei non ancora chiamati, e insomma una sanatoria. Della didattica universitaria per il momento non si parla: non difficile, per il breve-medio periodo, immaginarla non migliore dellattuale, con laggravante della demotivazione del personale docente; la ricerca vorrebbe diventare uno degli indicatori della produttivit del sistema universitario pubblico, ma per il momento le risorse aggiuntive messe in campo sono modeste. Il sistema e resta ingessato, per motivi non solo clientelari ma economici: far vincere il candidato interno costa meno. In compenso, il rischio quello della costruzione per gradi di un sistema parallelo: non solo il privato, che gi c, e pu essere potenziato anche per la via dellinsegnamento a distanza (e-learning), ma anche il pubblico non riconducibile al sistema delle autonomie universitarie (il polo tecnologico di Genova, il metodo della chiamata diretta, senza concorso, presso altre agenzie formative). Che dire: si spostano gli equilibri, ma la confusione della cosiddetta anarchia controllata continua Il sospetto per che stavolta la discontinuit sia pi brusca, con ricadute assai pesanti a breve sulla credibilit del sistemaPaese. Il metodo adottato, quello della legge-delega, in materia cos delicata, per settori strategici come quelli della formazione superiore e della ricerca, non induce davvero allottimismo.

Chichibo

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

Chichibo

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

Discorso agli insegnanti sulla educazione e sulla memoria


Introduzione a due poesie di Franco Fortini
Romano Luperini*
1. Cari colleghi, mi avete chiesto di parlare dei giovani, della memoria e delloblio e io vorrei farlo limitandomi a leggervi e a commentarvi due poesie di Fortini. Ma forse sar meglio che le introduca, partendo un po da lontano e precisamente da un episodio il delitto del Circeo che sembra anticipare altri crimini che in questi ultimi anni hanno avuto a protagonisti dei ragazzi. Aggiungo che quel delitto avvenne in un momento in cui gli intellettuali avevano ancora una funzione sociale e la cultura letteraria godeva di un prestigio oggi impensabile, e perci esso suscit la pubblica riflessione di alcuni fra gli scrittori pi importanti del periodo, come Calvino, Pasolini e Fortini. Cosicch occuparsi di quel delitto anche ricostruire un capitolo della vita intellettuale del nostro paese. Nel settembre 1975 alcuni ragazzi della ricca borghesia romana, fascisti militanti, adescarono in una villa del Circeo due ragazze di borgata: una fu seviziata e uccisa, laltra, pur torturata, riusc a sopravvivere e a denunciare gli assassini. Che la trasformazione antropologica in corso tendesse a omologare i giovani popolani e borghesi sottomettendoli tutti alle leggi del consumismo, convertendoli al permissivismo pi cinico e trasformandoli in criminali potenziali, Pasolini lo andava denunciando da tempo negli articoli di quellanno pubblicati sul Corriere della sera e su Il mondo e poi riuniti in Lettere luterane, e con una insistenza che rivela la percezione di un pericolo imminente, forse anche personale. E infatti lui stesso, poche settimane dopo, sar vittima di uno di questi giovani che lo uccider colpendolo con un bastone e poi passando sopra il suo corpo con lauto allIdroscalo di Ostia nella notte fra il primo e il due novembre. Il delitto del Circeo impose allattenzione nazionale la nuova condizione dei giovani. E poich allora, come ho detto, gli intellettuali avevano ancora una funzione pubblica di primo piano, spett ad alcuni di essi, e soprattutto a Calvino e a Pasolini, commentare e interpretare pubblicamente laccaduto utilizzando le colonne del principale quotidiano italiano, Il Corriere della sera. Allora esisteva ancora una civilt letteraria e gli scrittori non si occupavano solo del s e della sua estetizzazione, come tendono a fare perlopi oggi. La discussione si svolse perci a ogni livello, anche quello privato, e infatti ne resta traccia, come dir, nei carteggi epistolari di quei mesi. Il giorno 8 ottobre Il Corriere della sera ospita larticolo di Calvino Delitto in Europa e una lunga dichiarazione di Pasolini, Il mio Accattone in TV dopo il genocidio. Ma sia Calvino e Pasolini sia Fortini erano gi intervenuti pi volte sulla nuova condizione dei giovani. Nel mese di agosto, per esempio, un articolo di Calvino, Il fischio del merlo , aveva provocato come reazione una risposta di Fortini, I giovani secondo Calvino, che ne contestava la conclusione scettica circa la possibilit di un colloquio fra le generazioni: secondo Calvino infatti padri e figli hanno in comune le esperienze biologiche che restano per incomunicabili, mentre lordine sociale e storico s comunicabile ma rivela solo differenze incolmabili. Nellarticolo dell8 ottobre Calvino coglie subito laspetto nuovo del delitto del Circeo: i responsabili si comportano come se ci che hanno fatto fosse perfettamente naturale, e ci rientra nel clima di permissivit assoluta tipica di strati sociali privilegiati per i quali tutto sempre stato facile. Nella societ si assisterebbe al dilagare canceroso di comportamenti che appartengono a una parte della borghesia italiana, lontana dalla solidit che il sistema borghese mostra invece in altri paesi europei, come la Francia. Nello stesso giorno, sullo stesso giornale, Pasolini, confrontando la situazione dei giovani borgatari nel 1961 (anno di Accattone) e nel 1975, fornisce invece una lettura ben diversa dellepisodio, che, a suo avviso, non riguarda affatto la borghesia o una parte di essa, ma lintero mondo giovanile, in cui ormai non c pi differenza fra ragazzi di borgata e pariolini, fra strati popolani e strati borghesi. Il consumismo ha operato un genocidio culturale, distruggendo costumi e modi di pensare e di agire delle masse popolari e trasformando questultime in masse piccolo-borghesi. Daltronde, gi da mesi, negli interventi poi confluiti nelle Lettere luterane, Pasolini andava descrivendo la infelicit e lalienazione dei giovani, ormai omologati al di l delle differenze sociali, il conformismo del loro anticonformismo, la loro vocazione a trasformarsi in giovani criminali e in giovani mostri. Il giorno dopo Fortini scrive una lettera a Calvino a proposito del tuo articolo sul Corriere, invitandolo polemicamente ad andarsi a rileggere le pagine di La dialettica dellilluminismo in cui Adorno e Horkheimer mostrano il rovescio oscuro del razionalismo illuministico caro a Calvino, un razionalismo strumentale capace di obbedire perfettamente alla logica del dominio applicandolo anche alla ricerca del piacere e allorganizzazione dellorgia. Fortini, insomma, reagisce in termini teorico-filosofici. Il problema non denunciare le colpe di una parte della borghesia (quella ricca e fascisteggiante dei Parioli), ma avverte acutamente e velenosamente Fortini cogliere il nesso fra organizzazione razionale della produzione capitalistica, ragione strumentale che da tale organizzazione si estende a ogni aspetto della vita, compreso quello della ricerca del piacere, e razionalismo europeo di intellettuali come Calvino. In tale modo Fortini riprende quanto scritto nemmeno due mesi prima nellarticolo I giovani secondo Calvino in cui gi aveva denunciato che la chiarezza illuministica del suo interlocutore era in realt un indice di accettazione silenziosa della cosiddetta realt (Essere facilmente comprensibili agli altri significa farsi come gli altri). La chiarezza del razionalismo calviniano sarebbe insomma una forma di complicit. Diversa la reazione di Pasolini, che rivolge a Calvino una appassionata e dura lettera luterana, uscita su Il Mondo il 30 ottobre, accusando il suo interlocutore di non riuscire a dare nessuna spiegazione del fenomeno della nuova condizione giovanile, di non ricordare nemmeno lomologazione messa in atto dal consumismo e di non fare alcun riferimento alle analisi che lui stesso, Pasolini, ne aveva fatto negli ultimi mesi. La controreplica di Calvino usc su Il Corriere della sera il 4 novembre con il titolo Ultima lettera a Pier Paolo Pasolini: Pasolini era stato ucciso due giorni prima. Pur riconoscendogli il merito di avere cercato una morale nuova che inglobi anche le zone del vissuto considerate oscure, Calvino ribadisce la differenza di posizioni: scrive infatti, in implicita polemica, che non possibile pi idealizzare un mondo perduto che portava in s tutti i germi della presente corruzione. Lepisodio di cronaca si trasforma, come si vede, in episodio culturale. Era un tempo, quello, in cui scrittori come Calvino, Pasolini, Fortini, Sciascia avevano ancora una funzione pubblica, e la esercitavano sugli organi di stampa pi diffusi e importanti. Erano loro, e non i sociologi o gli psicoanalisti, a commentare i fatti di cronaca pi clamorosi ed emblematici. Calvino distingue, puntualizza, avanza proposte magari generiche ma ancora civili (Solo una trasformazione di energie dirette verso fini comuni ci salver dalla forza distruttiva della violenza, scrive). In Pasolini c solo la pars destruens, che sottende il rimpianto per un passato ormai cancellato dal rullo compressore della storia. Per il presente egli immagina solo proposte provocatorie e palesemente irrealizzabili: e infatti nel La critica a Pasolini sincentra proprio su questo punto, e riguarda anzitutto proprio il rifiuto della maturit da parte del poeta friulano. La maturit arte della mediazione e della dialettica, coscienza che respinge limmediatezza e la visceralit. A Pasolini, che celebra ladolescenza e aveva scritto in una poesia giovanile Adulto? Mai mai, come lesistenza / che non matura resta sempre acerba, / di splendido giorno in splendido giorno, pronunciandosi a favore dellinespresso e dellorigine, Fortini risponde individuando unomologia di comportamenti che lo rende strumento inconsapevole dellassetto sociale vigente analogamente volto a lasciare i giovani lontani dalla coscienza e dalla responsabilit dellet adulta. Se il razionalismo di Calvino rischiava la complicit nel nome del buon senso riformistico, la visceralit pasoliniana, apparentemente cos radicale, la rischia proprio nel rifiuto della educazione e della maturit. La lotta di Fortini sempre su due fronti. La sua astuzia dialettica consiste nel mostrarne la convergenza al di l dellopposizione che li separa. La presa di posizione di Fortini sul rifiuto della maturit del 1984. In essa si ripercuotono preoccupazioni espresse due anni prima, in due articoli rispettivamente del gennaio e del febbraio 1982, I giovani e lo scherno e Il controllo delloblio, poi raccolti in Insistenze. La polemica contro lo scherno fa parte del registro antiavanguardistico ampiamente frequentato da Fortini. Sono le avanguardie a respingere la mediazione e a privilegiare il riso e lo sberleffo. Nello schernire il mondo degli adulti i giovani difendono la loro inconsapevolezza dei propri padri e di se stessi, dunque la loro volont di restare degli eterni adolescenti. Secondo Fortini, nella ideologia della giovinezza come paradigma, da un lato, sul piano oggettivo, si affermano concrete necessit della produzione economica che nel moratorium vede una occasione di flessibilit della forza-lavoro, dallaltro, sul piano soggettivo, passa una prassi della dimissione dalla responsabilit. Il rifiuto degli adulti nasconde il rifiuto dellapprendimento, della prestazione e del lavoro. Ma apprendimento, prestazione e lavoro non sono solo strumenti di subordinazione allordine capitalistico, sono anche momenti essenziali di qualsiasi attivit umana e del processo di maturazione degli individui. Sforzo, ostacolo, necessit non sono solo nel lavoro mercificato, scrive Fortini, che perci si rifiuta di identificare necessit con ser vit, agonismo con concorrenza, durezza con virilismo, lotta con violenza. A una societ che privilegia i lavori saltuari privi di vera professionalit e vuole avere a che fare solo con fanciulli invecchiati, segnati dalla scomparsa di una tensione verso gli ostacoli veri (e intanto il mercato mondiale ci pensa lui a non far crescere figli e nipoti e a bloccarli in immaturit e impotenza), e alla cultura dello scherno che essa incoraggia, Fortini oppone la ricerca della maturit, vale a dire la capacit di commozione per la grandezza, di stupore, di ammirazione, di giudizio: quella capacit, insomma, che scopo primario, mi pare, delleducazione. 3. La morte un evento biologico che pu apparire intraducibile, non grammaticalizzabile. E tuttavia anche la rielaborazione del lutto e della memoria pu declinarsi fra due estremi opposti: la morte pu essere vissuta, da un lato, come fine singola, assoluta e inconciliabile, come stupefazione e rassegnazione privata; dallaltro come recupero retorico e rituale, astratto, storico, religioso, che inserisce levento luttuoso nellarchivio di tutto lumano. Fra questi due estremi pu esserci, secondo Fortini, una terza via, che attraverso unoperazione di traslazione, trasferimento, trapianto inserisce un caso singolo allinterno di un giudizio storico facendolo diventare oggettualit di tutti. Solo gruppi umani uniti da una comune pratica e da un medesimo fervore riescono a mediare fra il ricordo dellindividuo e la storia come opera collettiva, riducendo cos la morte, grammaticalizzandola. Queste considerazioni fortiniane sono sempre del 1975, lanno del crimine del Circeo, e riconducono di nuovo il motivo del ricordo o delloblio a quello della nuova condizione giovanile, caratterizzata dalla perdita della memoria e dalla estraneit alla coscienza e alla maturit. Linterdetto della memoria ricorda Fortini in Il controllo delloblio daltronde un antico strumento di potere, dagli editti degli imperatori romani alle tecniche massmediologiche di oggi. Lorganizzazione sociale dei nostri tempi tende a ridurre lo spazio della memoria finalizzata o volontaria o pubblica (un tipo di memoria che Fortini chiama ricordo) e a lasciare solo quello della memoria involontaria e privata, sostanzialmente ineffabile, luogo del preconscio e del subliminale, esprimibile soprattutto per via metaforica o letteraria. Le interruzioni del cuore di Proust e le epifanie di Joyce, che allinizio del Novecento erano manifestazioni di intuizioni isolate e di solitari sprofondamenti psichici e artistici, si sono normalizzate, diventando comuni e di massa, a mano a mano che i processi produttivi hanno allontanato lumanit dalla realt dellesperienza sensibile e dalla coscienza dei processi storici. Si diffuso, secondo Fortini, un surrealismo di massa, caratterizzato da automatismi di vita e da stati di minore lucidit e soprattutto dallespropriazione del ricordo e cio della tradizione o, meglio, della possibilit di scegliere e di continuare una tradizione (ognuno si sceglie i propri padri): Il genere di vita quotidiana ormai solidamente costituito nelle societ urbane del moderno universo tecnologico di produzione e consumi ha creato nel giro di un cinquantennio le condizioni perch in masse grandissime di uomini gli episodi della emergenza della memoria involontaria si moltiplichino e si dilatino sino ad occupare una larga parte della vita psichica, di altrettanto riducendo e svalutando la funzione del ricordo. I giovani sono le prime vittime di una societ in cui si tende ormai a vivere per soprassalti, attraversati da pulsioni memoriali e guidati da una serie di automatismi: una situazione di sonnambulismo in cui, come ubriachi, siamo tuttavia abbastanza lucidi per eseguire certe sequenze di comportamenti: Parlo di sonnambulismo ma non una metafora. Di questa permanente produzione di effimeri psichismi in sospensione aveva gi profetizzato e fornito esempi la grande letteratura europea fra il 1915 e il 1935. Quel ventennio aveva cos anticipato modi di esistenza che oggi sono cibo ed escremento quotidiano di masse enormi. Di qui si pu vedere che il presente ragionamento si ricollega al tema delle adolescenze prolungate e del sarcasmo come cultura del nullismo, dunque, della assenza di ricordo, e quindi di storia, per chi vuole sapere qualcosa del proprio passato e di quello del proprio padre. Come si vede, il discorso sui giovani e sul consumismo di Pasolini incisivo perch apodittico, ma anche prodotto di una immaginazione forse eccessivamente semplificatrice viene da Fortini ricondotto a una analisi pi articolata e complessiva della societ moderna. Pasolini stesso, con il suo elogio delladolescenza, sembra poi inclinare verso la dimensione dellestetico e della memoria involontaria che Fortini combatte. Inoltre Fortini non si limita alla pars destruens: indica nella costruzione di una tradizione e di un ricordo, nella tessitura di una memoria volontaria da passare di mano in mano, nel patto fra le generazioni, uno strumento per uscire dal magma dei paradisi e degli inferni solo interiori. La forza della educazione vittoria sul caos dellinteriorit ( il tema della necessit della autorepressione che tanto avvicina Fortini allamato Manzoni) e insieme, e soprattutto, resistenza agli esiti di una colonizzazione che, distruggendo la possibilit del ricordo, mira solo a edificare un mondo di adolescenti e di servi. 4. Educazione responsabilit verso la storia. E cio: da un lato, riduzione e traduzione del momento naturale e biologico in quello storico, civile e politico; dallaltro, costruzione di un legame verticale fra le generazioni e fra passato e futuro e di un legame orizzontale, al presente, fra popoli e individui. Sono questi i due temi, ovviamente intrecciati fra loro, su cui si incentrano alcune delle poesie dellultimo Fortini. Ne scelgo due: E questo il sonno, in Composita solvantur, e Reversibilit, in Poesie inedite. La prima poesia alterna il corsivo della cronaca al presente e della riflessione personale al tondo di una voce fuori campo che interviene dapprima a negare la possibilit della speranza e della storia, poi a riaffermarla proprio grazie al ricordo, quello del commissario politico Klochov e dei ventotto eroi di Panfilov che morendo bloccarono lavanzata nazista verso Mosca nel novembre 1941 (e qui questa memoria volontaria assume un evidente valore allegorico). La negazione (nessun vendicatore sorger / lossa non parleranno e / non fiorir il deserto) e il conseguente nullismo (quello che era anche del poeta da giovane, quando scriveva il primo verso di Foglio di via: Come lo amavano, il niente, / quelle giovani carni!) rientrano nella consapevolezza della inesorabilit dei cicli biologici che si ripetono, espressa dallimmagine dei ghiri dei boschi e della civetta che si abbatte ogni notte affaccendata e zitta. La natura sembra trionfare sulla civilt. Alla fine ritorna limmagine di due ragazzi mesti, quasi eco dei giovani infelici delle Lettere luterane di Pasolini e pendant delle giovani carni che amavano il niente nei due versi iniziali (cosicch il tema

E questo il sonno
E questo il sonno... Come lo amavano, il niente, quelle giovani carni! Era il domani, era dellavvenire il disperato gesto... Al mio custode immaginario ancora osavo pochi anni fa, fatuo vecchio, pregare di risvegliarmi nella santa viva selva. Nessun vendicatore sorger, lossa non parleranno e non fiorir il deserto. Diritte le zampette in posa di piet, manto color focaccia i ghiri gentili dei boschi lo implorano ancora levando alla luna le griffe preumane. Sanno che ogni notte sabbatte la civetta affaccendata e zitta. Tutta la creazione... Carcerate nei regni dei graniti, tradite a gemere fra argille e marne sperano in uno sgorgo le vene delle acque. Tutta la creazione... Ma voi che altro di pi non volete se non sparire e disfarvi, fermatevi. Di bene un attimo ci fu. Una volta per sempre ci mosse. Non per lonore degli antichi di N per il nostro ma difendeteci. Tutto ormai un urlo solo. Anche questo silenzio e il sonno prossimo. Volokolmskaja Chausse, novembre 1941. Non possiamo pi, ci disse ritirarci. Abbiamo Mosca alle spalle. Si chiamava Klochov. Rivolgo col bastone le foglie dei viali. Quei due ragazzi mesti scalciano una bottiglia. Proteggete le nostre verit.
F. Fortini (in Composita solvantur, Einaudi, Torino 1994, pp. 62-63)

del giovane compare a cornice, sia allinizio che alla fine del componimento). Soprattutto a loro rivolto lappello a proteggere le verit affidate al ricordo: a loro che sembrano solo voler sparire e disfarsi nel nichilismo contemporaneo. In un mondo ridotto a un insensato urlo solo la resistenza pu nascere da uno scatto di orgoglio e di risentimento etico che, attraverso un atto di memoria volontaria, collega il passato al presente (anche noi oggi siano arrivati a un punto limite, abbiamo Mosca alle spalle) e ricrea la possibilit del futuro. E

come Calvino, Pasolini, Fortini, Sciascia avevano ancora una funzione pubblica

scrittori

condizione giovanile, caratterizzata dalla perdita della memoria e dalla estraneit alla coscienza e alla maturit

la nuova

crimine del Circeo egli vede solo una conferma della necessit di abolire, o meglio di sospendere, la scuola dellobbligo e la Tv. C un furore in lui, una passione intellettuale lucida e un po convulsa che lo spinge ad accostare fenomeni diversi spiegandoli in modo coerente e unitario e a denunciare cos il nuovo fascismo che ha distrutto la precedente cultura popolare e borghese. Da parte sua Fortini si distanzia sia dal riformismo razionalistico di Calvino, sia dallatteggiamento viscerale e apocalittico di Pasolini leggendo gli avvenimenti in chiave teorico-filosofica, mostrando quanto la produzione ideologica a ogni livello sia organica a quella economica e indicando unalternativa di sistema. 2. Nellarticolo dellagosto 1975 Fortini aveva posto un problema su cui torner poi pi volte: quello del rapporto fra storia e biologia, fra civilt e natura. A suo avviso le esperienze biologiche assumono significato solo allinterno di un contesto sociale e culturale: insomma scrive quanto i giovani ritengono naturale, non lo ; ogni segno umano-storico e quindi pu-deve essere mutato. Pi avanti scriver che lindicibile, proprio del momento vitale o biologico, va ridotto in termini storici, va grammaticalizzato, perch solo cos pu essere guardato in faccia, conosciuto e cambiato. Di qui il rilievo che va riconosciuto alla mediazione civile e alla educazione, cui spetta appunto questo compito di riduzione-traduzione. Sta alleducazione contrastare la tendenza della societ attuale a lasciare i giovani in una sorta di adolescenza prolungata e ad aiutarli nel processo che deve condurli allet adulta e alla maturit.

forse vale la pena aggiungere che il calco da Montale (da Ed ora sono spariti i circoli dansia, in Ossi di seppia, vv. 10-11: un urlo solo, un muglio / di scerpate esistenze) aggiunge senso rinviando precisamente a una condizione umana di scerpate esistenze. La seconda poesia ha un titolo baudelairiano, Reversibilit. Ma in Baudelaire la reversibilit fra bene e male, salute e malattia, gioia e angoscia, bellezza e vecchiaia: riguarda lambito privato ed esistenziale. In Fortini riguarda invece lambito pubblico e storico. Se Baudelaire era, come egli ebbe a scrivere, il poeta della irrimediabile decadenza delluomo nella societ urbana della prima era industriale, e dunque indicava ai posteri la via degli inferni e dei paradisi solo interiori, Fortini vuole rovesciare la situazione privata in una pubblica, e sceglie perci una voce in falsetto, quasi da manuale scolastico rivolto a una classe di adolescenti. La reversibilit qui intreccio e mutuo ribaltamento di passato e presente. Il primo verso ritorna nellultimo capovolto nellordine dei termini, e il passato remoto (giunse) si ormai rovesciato in un presente (entra). Leducazione ha fatto sopravvivere Anassagora, lo ha, per cos dire, reso attuale. Ma se la prima e la terza strofa hanno per oggetto una verticalit, vale a dire una distensione e un capovolgimento temporali fra passato presente e futuro grazie al quale (come si dice alla fine della seconda) gli uomini che furono [] in noi / sono fin dora, la seconda si occupa di una dimensione piuttosto orizzontale, e cio di una distensione spaziale e geografica passando attraverso la quale il lontano e il vicino si sovrappongono

e possono stringersi insieme. Da un lato, la vita dei popoli di cui percepiamo lesistenza attraverso le radio determina la nostra interpretazione del loro e del nostro mondo, e a sua volta questa stessa nostra interpretazione determina la loro vita. Dallaltro, la storia diventa simbolo e figura di ci che biologico, naturale, immutabile (il desiderio o il piacere di leopardiana e materialistica memoria); ma anche il desiderio, il biologico, il vitale-materiale diventa simbolo, figura e voce della storia. Fra i desideri immutabili e la vicenda dei popoli che invece mutano si instaura un rapporto di reversibilit. Il biologico si esprime attraverso lo storico, e lo storico attraverso il biologico. Le due poesie contengono un interrogativo radicale sul senso della vita. In un mondo in cui adolescenza protratta, perdita della memoria collettiva e interruzione del rapporto di trasmissione fra padri e figli sono diventati esperienza comune e in una civilt che non sa pi come rielaborare il lutto, esse costituiscono una risposta al nulla della morte e della ripetitivit dei cicli biologici, unultima testimonianza di fiducia nella mediazione civile e dunque nella educazione. 5. Cari colleghi, Fortini non usa la parola educazione. Lho impiegata io, e dunque me ne assumo la responsabilit. Ma non mi pare di tradire il suo pensiero. Essere educatori significa svolgere proprio una attivit di mediazione o di traduzione: dal passato al presente e dal biologico allo storico. Significa ricostituire una intesa e un patto fra le generazioni. Oggi pi difficile di ieri; ma il compito, mi pare, resta quello. Quanto al mio discorso, avrete capito che, parlando del delitto del Circeo e leggendo le due poesie di Fortini, ho voluto sviluppare una narrazione critica o, se preferite, raccontare una specie di parabola allegorica. Sta a voi ricondurla alla vostra situazione di insegnanti, alla funzione della scuola pubblica e ai rischi che la minacciano. * Lintervento di Romano Luperini stato tenuto il 23 ottobre 2003 a Modena in occasione del Seminario nazionale LEND Spazi della memoria e aperture al futuro nella letteratura europea (23-25.10.2003).

Reversibilit
Anassagora giunse ad Atene che aveva da poco passati i trentanni. Era amico dEuripide e Pericle. Parlava di meteore e arcobaleni. Ne resta memoria nei libri. Si ascolti per quel che ora va detto. Anche la grandissima Unione Sovietica e la Cina esistono, o lAfrica; e le radio ogni notte ne parlano. Ma per noi, per noi che poco da vivere ci resta, che cosa sono lAsia immensa, il tuono dei popoli e i meravigliosi nomi degli eventi, se non figure, simboli dei desideri immutabili dolorosi? Eppure si ascolti ancora i desideri immutabili dolorosi che mordono il cuore nei sonni e del poco da vivere che resta fanno strazio felice, che cosa sono se non figure, simboli, voci, dei popoli che mutano e si inseguono, degli uomini che furono e che in noi sono fin dora? E cos vive ancora, parlando con Euripide e con Pericle di arcobaleni e meteore, il filosofo sparito e una sera destate ansioso fra capre e capanne di schiavi entra ad Atene Anassagora.
F. Fortini (in Poesie inedite, a cura di P. V. Mengaldo, Einaudi, Torino 1997, p. 27)

Chichibo

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

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Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

La scuola italiana nel confronto internazionale


Luci e ombre a ridosso della riforma incombente
Roberto Fini

Costituzione a scuola
Educazione civica, ovvero le ragioni della cittadinanza
Ugo Basso
ValOre meDIO

uando, nellopinione pubblica e nel dibattito politico, si parla di scuola si tende a farlo con toni apocalittici: la scuola allo sbando, i docenti sono poco motivati, le strutture inadeguate, ecc. Che vi sia del vero in simili dichiarazioni del tutto evidente; meno evidente, ma non per questo meno vero, il fatto che esse indulgano spesso ad una preoccupante tendenza allautoflagellazione. Tendenza preoccupante perch, almeno in alcune circostanze, sembra essere immotivata o quanto meno le affermazioni che la supportano dovrebbero essere circostanziate in modo molto pi preciso di come venga fatto. Cos dovrebbe essere, ma cos non , n possiamo illuderci che ricondurre la riflessione su di un piano di stretta razionalit possa servire a farsi meno male; ma daltra parte compito di chi nella scuola opera far sentire la pacata forza che in genere promana dai fatti. Il ruolo del capitale umano nello sviluppo economico. Partiamo da una constatazione banale: oggi viene affidata alla scuola o pi in generale alla formazione un ruolo strategico nello sviluppo del paese. Tutti, ma proprio tutti, ritengono che il futuro si giochi su una scuola efficiente, su cicli di studio ben strutturati ed incardinati in modo intelligente, su una razionale sinergia fra conoscenze e competenze, ecc. Non c che da rallegrarsi di una simile unanimit; tanto pi che, a leggere i dati proposti dallOCSE, sembra che lItalia sia pi avanti su questa strada rispetto agli altri paesi. In effetti, in Italia il contributo fornito dal capitale umano alla crescita del PIL poco meno che triplo rispetto al dato degli altri paesi OCSE. In altri termini: il motore principale della crescita economica dellItalia negli ultimi anni stato linvestimento in capitale umano, cio listruzione. Peraltro, trattandosi di dati riferiti al medio periodo, essi contribuiscono a dimostrare come le agenzie di formazione e dunque, per le caratteristiche che essa ha assunto in Italia, la scuola hanno contribuito in modo probabilmente determinante a spezzare il pericoloso circolo vizioso che secondo gli economisti dello sviluppo collega bassa capacit culturale a bassa produttivit e, quindi, a basso reddito. Per una scuola cos male in arnese, come da pi parti si sente dire, non poi un cattivo risultato. Il tasso di diplomati in Italia e negli altri paesi. Il secondo elemento si presenta come pi problematico; dobbiamo partire da un dato indubitabilmente negativo: il livello di diffusione dellistruzione superiore della popolazione italiana di gran lunga inferiore alla media OCSE ed anche a quello dei paesi leader a livello mondiale (circa il 40% della coorte di et 25-64 anni, contro il 65% dellOCSE). Non si pu onestamente dire nulla che attenui il giudizio negativo sulla gravit oggettiva di un simile dato: il divario rispetto ad altri paesi, ma anche rispetto alla media OCSE impressionante. La presenza di una situazione come questa rende evidente la necessit di interventi urgenti ed intelligenti per cercare di attenuare limpatto che essa pu avere sulla tenuta economica e sociale del paese e sulla sua competitivit internazionale di lungo periodo; quali siano le strade da percorrere

difficile da dirsi, ma ci sembra che indicazioni facili provengano dalla constatazione che lItalia vanta ancora oggi il livello pi basso di istruzione obbligatoria e una quasi totale assenza di strumenti di sostegno alle famiglie. Se per consideriamo il dato dinamico, la situazione italiana migliora sensibilmente: per esempio confrontando la coorte det 55-64 anni (corrispondente alle leve scolastiche degli anni Sessanta) con quella 25-34 (corrispondente alle leve scolastiche Ottanta-Novanta), verifichiamo che i passi in avanti dellItalia sono stati rilevanti perch siamo passati da uno scarno 22% al 57%. In pratica la popolazione scolastica delle scuole superiori aumentata di 35 punti percentuali; nello stesso arco di tempo la percentuale dei diplomati francesi aumentata del 32%, quella tedesca del 9%, mentre la media OCSE non supera il 25%. Questi dati non devono apparire consolatori: resta bassa la percentuale dei diplomati, ma il divario che separa lItalia dagli altri paesi si sta lentamente, forse troppo lentamente colmando. Osserviamo che questi dati non sono quelli caratteristici di un sistema che funziona male (altrimenti il gap sarebbe quello di trenta anni fa), semmai quelli di un sistema che non funziona abbastanza. Si potr osservare non senza ragione che proprio i paesi con livelli di scolarizzazione superiore hanno dovuto mettere in campo politiche che permettessero di ridurre il gap e dunque i buoni risultati sono stati in qualche modo necessitati dalle dimensioni del divario; resta il fatto che questo divario si sensibilmente ridotto. La qualit dellistruzione. Naturalmente i dati che abbiamo fin qui presentato hanno un carattere eminentemente quantitativo; bench interessanti non ci dicono nulla sulla qualit dellistruzione nel nostro paese in rapporto a quella degli altri. Si tratta di un tema spinoso che come non dovrebbe essere fatto viene spesso affrontato in modo ideologico. Certamente cercare di misurare i risultati qualitativi di un sistema scolastico impresa ardua per diverse ragioni: limitandoci al minimo indispensabile sicuramente vero che su tali risultati non influiscono soltanto le variabili endogene al sistema stesso, ma anche alcune rilevanti variabili esogene quali il background familiare ed ambientale entro cui si opera, ecc. Come primo elemento prendiamo in considerazione la performance nella capacit di lettura dei quindicenni scolarizzati nel 2000. Il dato che emerge non certo confortante per lItalia: sia pure leggermente, ma siamo al di sotto della media OCSE e piuttosto lontani da quel che accade in paesi quali Gran Bretagna, Francia, USA; superiamo, sia pure di poco, la Germania ma la circostanza non granch consolante. Senza che una tale osservazione possa indulgerci a consolatori ottimismi, occorre comunque tenere presente che lItalia parte senza dubbio svantaggiata per quanto riguarda il grado medio di istruzione dei genitori che, come sappiamo, ha una notevole incidenza sulle prestazioni scolastiche. Se poi prendiamo in considerazione indicatori sintetici di variabilit quali la deviazione standard, allora il dato italiano risulta essere

meno negativo di quello degli altri paesi. In sostanza, il dato che emerge ci dice che le performances degli studenti italiani sono pi concentrate verso il dato medio e quindi si tratta di risultati pi ugualitari di quanto si riscontra in altri paesi. La tabella che segue conferma questo risultato: in essa messa in evidenzia la variazione nelle abilit letterarie dovuta alla differenza tra le scuole e dentro le scuole. La media della variazione pari a 100: analizzando i dati della tabella possibile osservare come quasi tutti i paesi presentano una media (risultante dalla somma dei due valori) superiore a 100. LItalia , insieme alla Svezia, lunico paese che non supera la media: in sostanza il sistema scolastico assicura performances letterarie abbastanza simili sia per quanto riguarda il grado di variazione dellindicatore tra una scuola e laltra, sia per quanto riguarda il grado di variazione allinterno di ciascuna scuola. I dati peggiori sono quelli del Belgio e della Germania: senza voler introdurre notazioni inutilmente polemiche, sono per i due paesi nei quali maggiore la differenza istituzionale a livello regionale (soprattutto nel caso belga tra le scuole fiamminghe e vallone), sia per quanto riguarda il doppio canale fra istruzione e formazione professionale, particolarmente sviluppato in Germania. (Qui omettiamo, pi per carit di patria che per problemi di spazio, di trattare diffusamente esperienze come le Charter School americane, dove la caratteristica di dualit certificata e considerata in modo positivo: la legge americana prevede che, su richiesta, possa venir rilasciata lautorizzazione a privati di gestire una scuola statale; in pratica, lo stato cede in appalto a strutture private il servizio istruzione. In numerosi casi le minoranze etniche si sono servite di questa possibilit per costituire scuole nelle quali si privilegiasse linsegnamento della cultura del gruppo etnico di appartenenza; in altri casi questa opportunit stata utilizzata da gruppi di famiglie di ceto medio-alto per garantire ai propri figli unistruzione al riparo dai disservizi e tensioni caratterizzanti la scuola tradizionale. In entrambi i casi, per, il risultato raggiunto stato una tendenziale segregazione scolastica: nel caso di scuole etniche con una chiusura autoreferenziale allinterno del gruppo di riferimento; nel secondo caso con la creazione di scuole dlite). Questa osser vazione, bench debba essere supportata da indagini maggiormente approfondite, dovrebbe forse consigliare qualche cautela prima di passare a forme pi o meno latenti di sistemi scolastici duali o prima di spingersi troppo avanti con proposte di federalismo scolastico. La disuguaglianza di risultati nella scuola italiana. Vogliamo ora tornare a concentrare la nostra attenzione sulla questione della disuguaglianza nelle performances scolastiche degli studenti. Possiamo ritenere che i loro risultati scolastici, in particolare per quanto riguarda la capacit di lettura siano condizionati da tre ordini di fattori: a. il talento individuale e limpegno profuso da ciascun allievo; b. lefficacia del sistema scolastico entro cui egli si trova ad agire;

TABELLA

Variazione nelle performances studentesche nellarea letteraria tra e dentro le scuole (espressa come percentuale della variazione media)
VarIaZIONe Tra le scUOle VarIaZIONe DeNTrO la scUOla

Paese

Belgio Germania Italia USA Gran Bretagna Svezia


Fonte: elaborazione su dati PISA - OCSE

76 74,8 50,9 35,1 22,4 8,9

50,9 50,2 43,4 82,6 82,3 83

126,9 125 94,3 107,7 104,7 91,9

TABELLA

Performance letteraria degli studenti secondo lo status socio-economico delle famiglie (2000)
1 QUarTIle 2 QUarTIle 3 QUarTIle 4 QUarTIle

Paese

Francia Germania Gran Bretagna Italia Spagna Usa Media OCSE


Fonte: PISA - OCSE, 2002

469 427 481 457 461 466 463

496 471 513 481 482 507 491

520 513 543 494 507 528 515

552 541 579 525 529 556 545

c. il contesto ambientale e familiare. Possiamo ragionevolmente ritenere che il primo di questi fattori il talento individuale e limpegno profuso sia distribuito in modo egualitario in tutti i paesi e che quindi non generi differenze rilevanti tra un paese ed un altro, mentre le diversit riguardanti i fattori b. e c. dovrebbero incidere in modo determinante sulle performances letterarie degli studenti dei singoli paesi. Per verificare questa ipotesi e il peso che essi hanno si osservi la tabella 2. Nella tabella sono stati riportati i punteggi medi degli studenti suddivisi in quattro gruppi numericamente equivalenti (quartili), in base al livello socio-economico della famiglia di origine. Come evidente, lindice di performances varia concordemente allaccrescimento dello status socio-economico della famiglia: questo non fa che confermare il dato purtroppo noto e non certo positivo secondo il quale il milieu culturale entro cui avviene la crescita dei giovani ha unimportanza notevole sui risultati scolastici. Osser viamo per che le differenze fra i due estremi, cio fra il 4 quartile ed il 1, sono notevoli tra un paese ed un altro. Per quanto riguarda il nostro paese, va messo in evidenza che il campo di variazione dellindice molto pi contenuto di quanto non accada sia rispetto alla media dei paesi OCSE (82 punti), sia rispetto agli altri paesi del campione scelto. Questo significa che, per quanto anche in Italia si determini una notevole diversit di performances causata dalle differenze socio-economiche, essa assume un carattere di minor urgenza sociale rispetto a quanto accade negli altri paesi. Concludiamo questo esame prendendo in considerazione un indicatore particolarmente interessante: lOCSE calcola il rapporto tra la probabilit che uno studente estratto a caso dalla popolazione risulti appartenere al 1 quartile (cio quello relativo alla fascia di popolazione con status socio-economico pi basso) e che lo stesso studente risulti anche inserito nel 1 quartile (cio quello dei risultati pi bassi) riguardo alle competenze letterarie. I dati indicano che nella media dei paesi OCSE uno studente povero ha il doppio delle probabilit rispetto ad uno studente standard di essere anche uno studente dal-

le performances basse; per quanto riguarda lItalia, bench il valore non si discosti molto dal dato medio, questa probabilit minore, mentre risulta molto alta in paesi che pure consideriamo utili punti di riferimento per le politiche scolastiche. Naturalmente, per poterci dire pienamente soddisfatti il valore dovrebbe essere uguale ad 1 o non molto distante da 1, ma essere al di sotto della media pu considerarsi un risultato senza dubbio positivo. Soffermandoci ancora sul rapporto fra il titolo di studio dei genitori e risultati scolastici dei figli, osser viamo che la connessione fra i due fenomeni stata messa in evidenza da numerosi studiosi; bench non si possa contestarne la validit, occorre anche sottolineare che si tratta di un rapporto che ammette numerose eccezioni o che quantomeno pu essere declinato in modo diverso a seconda il paese cui intendiamo fare riferimento. Considerando i paesi OCSE, la relazione tra livello di istruzione dei genitori rappresentato per semplicit dalla percentuale di individui della coorte di et 45-54 anni con titolo di studio secondario o maggiore e performances scolastiche dei figli rappresentata da due rette di regressione i cui coefficienti risultano significativi al 95% in entrambi i casi. Conclusioni. Abbiamo qui ripreso solo alcuni dei dati che lOCSE presenta nel suo rapporto; siamo consapevoli di fare in questo modo torto alla ricchezza e alla complessit dellindagine. Quello che ci interessa mettere in evidenza un ritratto della scuola italiana con molte ombre, ma anche con qualche non irrilevante luce e che ha poco senso continuare in quello che sembra essere lo sport nazionale: ridicolizzare il nostro sistema scolastico. Tanto pi che la questione sembra essere trattata da larga parte dellopinione pubblica in modo lievemente schizofrenico: da una parte la scuola italiana viene considerata un relitto alla deriva, con un comandante, ufficiali e marinai poco esperti e ansiosi solo di aggrapparsi alla prima scialuppa calata in acqua, dallaltra alla scuola si affidano compiti complessivi e la responsabilit di orientare lo sviluppo socio-economico del paese.

on occorre citare statistiche per farsi consapevoli del modesto livello di conoscenza della nostra legge fondamentale: quella costituzione che, da quasi sessanta anni, rappresenta il patto civile che regola la nostra convivenza. Cito due esempi a prova dellignoranza della lettera e dello spirito della costituzione nella gente, ma anche in molti titolari di pubblici incarichi e perfino in molti legislatori, membri del parlamento e del governo: laccettazione della candidatura personale alla presidenza del consiglio e la votazione del parlamento della sospensione dei processi alle pi alte cariche dello stato. La costituzione della repubblica attribuisce il delicato compito della scelta delluomo che governer il paese non al corpo elettorale, ma al capo dello stato (art. 92) e afferma solennemente (art. 3, richiamato anche dalla sentenza della corte costituzionale che appunto riconosce lincostituzionalit di questa legge) luguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Se non si tratta di ignoranza, ma di deliberata consapevole trasgressione, a maggior ragione, dovrebbe crescere lindignazione nei cittadini. La constatazione che simile indignazione non di tutti e che lindifferenza prevale desta preoccupazione per il futuro civile e democratico del paese. Una preoccupazione che dovrebbe essere anche della scuola fornendo informazione qualificata e strumenti di analisi. Le leggi sono nella storia. Ogni legge, anche fondamentale, si colloca nel tempo ed esprime levoluzione del pensiero politico degli anni in cui viene elaborata: nessuna norma giuridica positiva pu pensarsi immutabile, al pi potrebbero esserlo i principi. Ma lo stesso principio della sacralit della vita stato ed riconosciuto con molte varianti nella storia e nelle diverse legislazioni anche attuali: basti pensare alla guerra e alla pena di morte accolte da paesi di indiscutibile democrazia. Cos ogni legge, ben oltre gli strumenti di coercizione che di necessit reca in s, deve godere del consenso reale dei cittadini e, quando il consenso viene meno per le mutate condizioni della societ o perch determinate disposizioni si sono rivelate inapplicabili o inefficaci, deve essere modificata o sostituita. Per il bene della collettivit occorre per che ogni modifica sia pensata e discussa con competenza e attraverso liberi confronti e soprattutto non sia strisciante e occulta. Occorre lo spazio per la discussione non solo da parte degli organi istituzionali a ci preposti, come il parlamento, ma anche nella societ, attraverso la grande comunicazione, perch sia ampiamente possibile una profonda riflessione a partire dai principi alla base delle scelte che si propone di rivedere, ben verificando da quali interessi sono suggerite le modifiche e quali conseguenze comportino anche nel lungo periodo. Un esempio emblematico dellinevitabile evoluzione della legge pu essere lart. 21, dedicato alla libert di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione: evidente che negli anni Quarantasei e Quarantasette in cui questo testo stato elaborato non era neppure lontanamente immaginabile quali canali avrebbe preso la diffusione del pensiero,

neppure si parlava delle frequenze radiotelevisive o degli accessi satellitari. quindi necessario, e urgente, un intervento legislativo sullargomento che tenga conto di tutto questo, ma nello spirito dei costituenti, preoccupati dopo un regime funesto di servit, di assicurare davvero a tutti la possibilit di manifestare le idee e non solo per chi se lo pu permettere con strumenti economici inaccessibili alla grande maggioranza. Il problema reso complesso dagli alti costi dei moderni canali della comunicazione, ma non pu essere ignorato, se il moderno legislatore crede ancora in quei principi di libert che hanno ispirato la carta e dai quali quindi si dovranno far discendere le regole nuove. Urgenza di informazione. Presupposto per difendere la costituzione, curarne lapplicazione, sentirsene difesi e discuterne con competenza le proposte di revisione, cio per essere cittadini e non sudditi, la conoscenza del testo costituzionale, dello spirito che lo anima, del momento storico in cui stato elaborato. La sua pressoch totale assenza dalla nostra prassi didattica quindi e le parole grosse non mi sembrano qui eccessive un vulnus alla nostra democrazia, una deprivazione alla sovranit dei nostri giovani. Gli studenti concludono il ciclo di studi secondari superiori avendo gi votato o nellimminenza di farlo, ma ignorano che cosa siano le elezioni o, quanto meno, che cosa sia un sistema elettorale e che cosa distingue le elezioni amministrative da quelle politiche e europee. Non parliamo dellignoranza dei principi fondamentali e, ancora meno, della struttura dello stato. Se qualcuno che mi legge domani sar in una classe, provi una rapida verifica del mio pessimismo e avr di che meditare. Queste ignoranze favoriscono sia un pericoloso e diffuso astensionismo dal dibattito politico e purtroppo anche dal voto; sia labbandono acritico alle suggestioni emozionali delle diverse propagande oltre che labbassare la guardia rispetto alla progressiva disgregazione della costituzione, fino al suo accantonamento di fatto. Insomma sudditi consumatori, magari un po trasgressivi, piuttosto che cittadini propositivi e responsabili. Purtroppo debbo constatare che nei decenni che ho vissuto da insegnante delle secondarie nella folla di uomini (e donne) che si sono succeduti al dicastero dellistruzione, diversi per posizione politica e temperamento personale, non ho mai trovato nessuno che si sia impegnato a dare un peso adeguato alla presenza della educazione civica, e in particolare della costituzione, nei programmi scolastici, neppure dopo gli sconvolgimenti del Sessantotto; un incentivo indiretto potrebbe essere nella disposizione vigente che prevede tutto

lultimo anno per lo studio del Novecento, ma senza esplicito richiamo alla costituzione. Mi risulta che lo studio della costituzione avviene con relativa sistematicit solo nelle scuole dove previsto linsegnamento del diritto, che significa, in Italia, alcuni istituti tecnici e certe scuole sperimentali. Basterebbe la certezza che ogni anno una delle tracce ministeriali proposte per lesame di stato riguardi la costitu-

queste ignoranze

favoriscono un pericoloso e diffuso astensionismo dal dibattito politico e dal voto

zione per indurre gli insegnanti di storia loro la responsabilit, non certo degli studenti a costruire uninformazione sullargomento. Per esempio, la scuola di Barbiana. Ripenso allinsegnamento di Lorenzo Milani: la Lettera a una professoressa, scritta in collaborazione con i ragazzi della scuola di Barbiana, che nel 1967, con il determinato intento della provocazione, portava il dibattito su alcuni problemi della scuola italiana fuori dagli ambienti specialistici, pi volte richiama ai valori della costituzione e alla sua trascuratezza nella prassi della scuola. Da una parte la formazione scolastica un diritto assicurato ai ragazzi, dallaltra devono essere loro insegnati i diritti, le tutele che la costituzione garantisce nei diversi aspetti della vita sociale. Mi pare la prima volta, giusto alla vigilia del Sessantotto, che la costituzione diviene familiare, se ne parla, anche nel linguaggio dei ragazzi di don Milani, come di uno strumento che pu essere invocato dal singolo, che deve ispirare il comportamento del cittadino e, ovviamente, anche della scuola, perch non solo tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, ma anche compito

della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert e leguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (art. 3). E la scuola strumento principe per rimuovere almeno parte di quegli ostacoli. Sappiamo bene che il modello della scuola di Barbiana non esportabile nel suo complesso, ma molti suggerimenti sono preziosi anche a distanza di tanti anni: in particolare quello di non discriminare i meno avvantaggiati culturalmente e di mettere i giovani nella condizione di utilizzare gli strumenti legali per fare valere i propri diritti e in primo luogo appunto la costituzione. In polemica con una professoressa che non insegna mai la storia contemporanea, che sarebbe finalmente il punto dove la scuola poteva riallacciarsi con la vita, la Lettera racconta che una volta la mamma di Giampiero le disse: Il bambino da che va al doposcuola mi pare migliorato tanto. La sera a casa lo vedo leggere. Leggere? Sa cosa legge?. La COSTITUZIONE! Lanno scorso aveva per il capo le ragazzine, questanno la Costituzione. Leducazione civica obbligatoria. Ma non esiste una disposizione che impone lo studio delleducazione civica? Il DPR 585 del 13 giugno 1958 (quindi cinque anni prima della scuola media unica, nove della Lettera e dieci anni prima dei rivolgimenti sessantottini) impone a partire dallanno scolastico 1958/59 linsegnamento delleducazione civica, e quindi anche della costituzione, in ogni ordine di scuole, allinterno dei programmi di storia, per due ore mensili. interessante pensare alla data: presidente del consiglio un democristiano non fra quelli pi ricordati, Adone Zoli, ministro dellistruzione Aldo Moro, mentre si cominciavano ad avvertire fermenti di apertura verso i socialisti. Leggo nella premessa del decreto, che non mi risulta mai abolito: La scuola a buon diritto si pone come coscienza dei valori spirituali da trasmettere e da promuovere, tra i quali acquistano rilievo quelli sociali, che essa deve accogliere nel suo dominio culturale e critico. [] La scuola giustamente rivendica il diritto di preparare alla vita, ma da chiedersi se, astenendosi dal promuovere la consapevolezza critica della strutturazione civica, non prepari piuttosto solo a una carriera. Indicazioni che sarebbero moderne, come sono disattese, se scritte oggi. La scuola indubbiamente non in grado di accollarsi tutto quello che pu essere utile per la crescita dei ragazzi come talvolta pare le si chieda, dalleducazione sessuale al patentino per i motorini, ma leducazione civica, oltre a essere prevista appunto dal 1958, la struttura portante per la for-

mazione complessiva del cittadino. Molti insegnanti giustificano la rinuncia allinsegnamento di questa materia con la ridondanza dei programmi di storia, per certi aspetti ulteriormente appesantiti dalla disposizione di esaurire lultimo anno con il solo Novecento. Il problema assolutamente reale, soprattutto per tutte le scuole che limitano la storia a due ore settimanali: tuttavia, anche sulla scorta della provocazione di Lorenzo Milani, mi chiedo se non sia il caso di creare una scaletta di priorit e, in questa prospettiva, mi pare che fra qualche ulteriore selezione nel percorso storico e la coscienza critica del nostro tempo non dovrebbero esserci dubbi. Il deplorevole quadro politico del paese, le dichiarazioni dei giovani del tutto disinteressati alla amministrazione pubblica mi paiono efficaci esempi del disastro operato dalla mancanza dellinsegnamento politico, non certo per orientare le scelte, ma per assicurare la comprensione dei meccanismi istituzionali, la decodificazione del linguaggio e la partecipazione alla progettazione del futuro. Una trasversalit non artificiale. Nellistituzione scolastica non si deve solo imparare: un corretto rispetto della legge deve caratterizzare tutta lattivit muovendo dalla condivisione delle regole interne di ciascun istituto fino al funzionamento di tutti i servizi; labitudine al rispetto deve segnare ogni momento della vita comune sia da parte dei ragazzi sia da parte degli insegnanti e del personale non docente. Pi propriamente nel lavoro di classe, labitudine al confronto anche su temi con valenza sociale e politica dovrebbe permeare tutto linsegnamento almeno umanistico, dalla Divina Commedia non solo nel conflitto fra bianchi e neri o fra pontificato e impero, ma nelle osservazioni sulla necessit della legge e sulle responsabilit delle trasgressioni ai Promessi Sposi, romanzo di denuncia del potere corrotto, oltre alle infinite opere italiane e straniere con riferimenti sociali e giuridici pi vicine a noi nel tempo. Leducazione civica una materia tipicamente trasversale e interdisciplinare: pu facilmente costituire lelemento portante di una programmazione sia individuale sia di consiglio di classe, con spunti utilizzabili anche per il colloquio dellesame di stato: ma non possono essere ignorati uno statuto proprio, un linguaggio tecnico, lesigenza di testi specifici. Non mancher quindi un tempo dedicato allillustrazione di alcune leggi, a partire dalla costituzione e allanalisi del linguaggio che i ragazzi trovano sul giornale di oggi o che, pi realisticamente, colgono nei notiziari televisivi che potrebbero essere con molto interesse trascritti e analizzati in esercitazioni in classe per gruppi. Forse talvolta a renderci perplessi su queste scelte pi che la mancanza di tempo o il presunto disinteresse dei ragazzi la nostra preparazione su argomenti meno congeniali agli studi degli insegnanti di materie letterarie: ma non mancano certo strumenti di informazione che saranno anche per noi stimoli a farci cittadini ancora pi informati e pensanti.

Chichibo

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

Chichibo

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

Il freddo dentro: adolescenti senza emozioni?


Escursioni letterarie verso la realt
Sandra Tassi

LEttErE a Chichibo

Il corpo e lanima
T opoi del canone erotico
Anna Spata

ome docente, ho goduto per diversi anni di quella preziosa distanza ravvicinata che permette agli adulti, se lo vogliono, di guardare alluniverso degli adolescenti per via diretta. stata unindagine spesso fruttuosa, che ha prodotto in me non pochi cambiamenti per consentirmi di essere pi credibile nei loro confronti, come adulto e come insegnante. Da una decina danni, in una posizione apparentemente appartata, ma invero per molti aspetti privilegiata langolo della biblioteca le occasioni per intrecciare in modo pi profondo le problematiche del mondo adolescenziale sono divenute pi informali, ma anche via via pi numerose. Il perdersi nella biblioteca di un adolescente spesso il segno esteriore di unoscillazione interiore, il riflesso emblematico duna provvisoria ricerca didentit: quasi che il vagare incerto tra gli scaffali valga a rintracciare frammenti di s attraverso frammenti letterari. Ecco che allora un titolo che occhieggia, una copertina che sporge, un nome che par di aver gi sentito, finalmente lanciano il capo della corda che consente di non naufragare. In questi termini, il libro avvio di una relazione, interlocutore e occasione di dialogo. Se esistono condizioni adeguate, il libro pu anche essere tramite di una fitta rete di rapporti calati nella mediazione con il bibliotecario: rapporti che partono dal libro, senza escludere esiti pi coinvolgenti. In virt di questi rapporti ravvicinati costruiti nel tempo lontano dallaula scolastica, in biblioteca, nella disponibilit allascolto e al dialogo il mio desiderio di non perdere di vista il mondo giovanile e i suoi mutamenti rimasto vivissimo nel corso degli anni. Una sorta di intrusione partecipata, fatta di condivisione di valori e di comprensione di modelli di comportamento, ma ad un tempo mantenuta costantemente allinterno del confronto dialettico delle idee, vivacissimo soprattutto nei momenti della sua proiezione sui comportamenti di massa e la riflessione sulle contraddizioni e sui paradossi giovanili documentati dalla cronaca quotidiana. Dalla posizione privilegiata di chi sollecita una lettura, avvia una conversazione o invita alla scrittura personale, ho trovato ampi e documentati riscontri di quel profilo generazionale che psicologi e sociologici hanno disegnato in questi ultimi anni, di un adolescente connotato nella disorganizzazione intellettuale e nellanalfabetismo affettivo. Due aspetti di un medesimo disagio esistenziale che gli adolescenti incontrano nel capire se stessi e il mondo, nellorientarsi nelluniverso dellesistente, nel dar forma ed espressione alluniverso delle proprie emozioni: unincapacit che per i pi sembra tradursi nella sfiducia di poter rompere quella sorta di membrana di nascondimento e sordit che essi stessi hanno abilmente steso sui propri canali relazionali. Fino ai limiti, a volte, del gesto privo di mediazioni consapevoli. In I vizi capitali e i nuovi vizi, commentando la tragedia, nota, di Novi Ligure, Umberto Galimberti scrive che tragedie (di quel tipo) non possono essere liquidate come casi psichiatrici e quindi relegate e rimosse in questo loro ambito patologico; e si domanda se disponiamo ancora di una psiche capace di elaborare i conflitti e, grazie a questa elaborazione, in grado di

trattenerci dal gesto, dallazione non mediata dalla ragione. Interrogativi rilevanti proprio per la loro dimensione di ordine generale, che accomunano giovani e adulti, e che in ogni caso costringono ad esaminare i comportamenti giovanili allinterno di un contesto adulto, culturale e sociale. Per noi che viviamo nella scuola e a contatto con giovani, quegli interrogativi conducono ad una domanda decisiva: Esistono nella nostra cultura e nelle nostre pratiche di vita, anche scolastiche, modalit o occasioni per uneducazione psicologica che ci consenta di conoscere le nostre emozioni e i nostri sentimenti, fino ad aiutarci a mediare nella razionalit i nostri impulsi?. Perch chiaro che disorganizzazione intellettuale di norme e valori e analfabetismo affettivo si riflettono luna sullaltro, dando ragione del disordine mentale dei ragazzi nei punti di riferimento vitali, dellinstabilit del pensiero e del corto circuito dellirrazionalit dellazione. Galimberti si domanda se non esista in noi un mondo emotivo che vive dentro di noi a nostra insaputa, come un ospite sconosciuto a cui non sappiamo dare neppure un nome. Che come dover riconoscere, neppure nella forma del dubbio, che in questa nostra epoca dellinformazione non sappiamo quasi nulla di noi stessi. E ci potremmo aggiungere anche per responsabilit della scuola, che continua a rivolgersi agli alunni guardandoli dal collo in su, riconducendo tutta la sua attenzione alle loro teste e mai ai loro corpi, e nella quale i contenuti di esperienza vengono come pietrificati nelle classificazioni della scienza e mai ascoltati nelle domande di

una scuola che continua a rivolgersi agli alunni guardandoli dal collo in su, che controlla e verifica il lavoro intellettuale degli alunni, e che non vuole occuparsi daltro

cui sono portatori. Una scuola che controlla e verifica il lavoro intellettuale degli alunni, e che non vuole occuparsi daltro, perch teme di naufragare nelle oscurit di ci che le appare non dominabile in termini di razionalit. Se cerca di fare educazione affettiva, la delega ad altri, agli esperti, relegandola in canali scolastici paralleli. Il passo citato di Galimberti centrale anche nelle riflessioni conclusive di Lidia Ravera nel suo recentissimo saggio Il freddo dentro (Rizzoli, Milano 2003, E 13,50), con il quale la scrittrice ritorna sulla tragedia di Novi Ligure, provocatoriamente, per violare quella consegna del silenzio cui i pi hanno ritenuto di doversi attenere dopo i tanti, troppi flash che le sono stati riservati dalla stampa e dalla televisione. Rivolgendosi direttamente alla protagonista dellorrendo delitto, scrive: Non sono una giornalista, n unesperta, non sono una turista del morboso, non cerco souvenir mediatizzati, sassi comparsi in televisione e per questo sacri e speciali. Ho sostato davanti alla tua casa, (), perch non volevo, e non voglio, allinearmi alla generale risoluzione in favore di un silenzio totale. Un silenzio che allontana il clamore e allevia il fastidio, ma lascia tutte le domande sepolte e insolute, senza il sacramento di una riflessione. Credo che la provocazione della Ravera possa valere anche come provocazione letteraria e pedagogica nel segno di un approfondimento radicale del fondamento emotivo della irresponsabilit adolescenziale, della sua disorganizzazione intellettuale e del suo analfabetismo emotivo nelle relazioni fonda-

Le immagini delle pagine 1, 5, 8 sono di Lorenzo Mattotti (da Tahar Ben Jelloun, La scuola o la scarpa, Bompiani).

mentali che ladolescente istituisce con il proprio S, allinterno della famiglia, nel piccolo gruppo e nella vita di scuola. Il fatto che la pagina scritta, qui, rimandi ad unoggettivit di eventi veri non consente fughe evasive: ci che stato ha la forza di ci che accaduto, ha il peso della cronaca e della storia, e chiede risposte agli interrogativi che pone. Accertata la patologia di un evento umano, restano pur sempre aperte le questioni che ci toccano individualmente nella nostra personale umanit. Ladolescente pu scoprire di mancare di criteri guida capaci di mettere ordine nel mondo delle sue idee e di non possedere il linguaggio richiesto allespressione delle proprie reazioni emotive. Se cos, sapre la strada ad una pedagogia dei sentimenti che opera allinterno della pagina letteraria e, ad un tempo, nel bel mezzo del coinvolgimento della soggettivit del lettore. Adolescenti di due classi del biennio dellITCS Barozzi di Modena leggeranno Il freddo dentro a conclusione di un itinerario di lettura che parla di quel desiderio di morte che protagonista di molti romanzi scritti da giovani autori. In prima istanza ho proposto loro la lettura di A. S. Brasme, La mia migliore amica: una scrittura fredda e lucida che sconcerta, pur senza raccontare nulla di raccapricciante, n fare concessioni allhorror. Un racconto delloggi, una storia vera, una scrittura che ha cercato di razionalizzare quanto non poteva essere in assoluto razionalizzabile. Successivamente il percorso di lettura continuato con un racconto di Bradbury, Delitto senza castigo, e il romanzo dellinverosimile, Gioco da bambini, di Ballard: due scrittori deffetto, che giocano le loro storie sul confine, accattivante, di noir e fantascienza, senza mai lasciarsi andare completamente nelluno o nellaltro. Da ultimo Il freddo dentro, il contatto con le parole della realt e della riflessione sui di essa. Non escluso che il ritratto sociologico delladolescente di oggi richieda di essere confermato. A noi non par dubbio, per, che esso vada ampiamente problematizzato: sia perch una linea di tendenza coglie uno degli aspetti della psicologia degli adolescenti, ma non li esaurisce; sia perch dietro le apparenze difensive della indifferenza, ladolescente nasconde assillanti domande di senso. Nella nostra esperienza accaduto che, attraverso la mediazione letteraria della Ravera, i ragazzi hanno finito per oggettivare una nutrita serie di interrogativi, recuperandoli dal magma massmediologico come degni di interesse perch veri. Vivono unesistenza, anche culturale, quasi integralmente declinata nelluniverso del virtuale, ma sentono il bisogno di misurarsi con la realt, e di trovarne una ragione, soprattutto se la realt sembra priva di senso. La letteratura laltra met della realt. Chi attento alla soggettivit degli alunni non deve trascurare la possibilit che la letteratura tenti qualche escursione realistica. Pu provocare un sussulto emozionale, mettere a soqquadro lordine dellindifferenza, mettere in luce risorse di analisi e di ricostruzione di una direzione di senso e di valore.

Educazione fiscale tra due fuochi


La scuola raramente fa notizia e, se le viene dedicata attenzione, quasi sempre per denunciare i problemi cronici di cui soffre o le nuove, ulteriori magagne. Voglio segnalare invece un interessante progetto che dovrebbe gi essere stato avviato in questi giorni nelle scuole medie del territorio nazionale. Come si pu direttamente verificare connettendosi al sito del Ministero dellIstruzione, in data 9 febbraio 2004 stata indirizzata ai Direttori Regionali Scolastici una comunicazione con la quale si invitano le autorit scolastiche ad assumere uniniziativa di educazione fiscale promossa dal Ministero dellEconomia e delle Finanze. Nella premessa di quella lettera, si dichiara che il Dipartimento per le Politiche Fiscali del Ministero dellEconomia e delle Finanze intende promuovere la educazione fiscale degli studenti favorendone la crescita educativa e culturale. Da ci, la proposta, rivolta ai dirigenti scolastici e ai docenti, dellutilizzo di una video-cassetta contenente un fumetto dal titolo Il pianeta degli egoisti. Il contenuto del filmato chiaramente finalizzato ad illustrare agli allievi i fondamentali principi morali e costituzionali della giustizia e della correttezza fiscale, oltre ai doveri della solidariet economica e sociale che impongono ai cittadini di contribuire alle spese pubbliche secondo la propria capacit economica. Il promotore delliniziativa, inoltre, attribuisce particolare rilievo al ritorno di informazioni relative allutilizzo del video. Concludendo la lettera, infatti, si invitano ancora i Direttori Regionali Scolastici a segnalare alle istituzioni scolastiche interessate la importanza della compilazione del questionario allegato alla video-cassetta, al fine di rendere possibile al Ministero dellEconomia una utile valutazione della iniziativa medesima. Mi chiedo, a questo punto, se liniziativa di cui sopra sia compatibile con la dichiarazione resa dal presidente del consiglio nella conferenza stampa del 17 febbraio scorso: Se si chiedono imposte giuste non si pensa ad evadere, ma se si chiede il 50% e passa di tasse, la richiesta scorretta, e allora mi sento moralmente autorizzato ad evadere. Mi chiedo inoltre se questa affermazione, eticamente inaccettabile, ma forte del rilievo mediatico di cui lautorit politica si avvalsa, non sar di pregiudizio a quanti, nelle scuole, vorranno attuare le direttive dei due ministeri. Anna Manao

educazione sentimentale nella scuola un tab: si parla molto di emozioni, ma come se si parlasse di qualcosaltro. La cultura di massa (cinematografica e televisiva, in particolare) presenta sul tema stereotipi e messaggi certamente diversi da quelli del passato: cogliere le somiglianze, ma soprattutto le differenze, pu permettere di identificare, attraverso il confronto, il nostro codice di identit sentimentale. Quanti ragazzi si chiedono: cos lamore?. Saffo risponderebbe: Eros ha squassato il mio cuore, come raffica che irrompe / sulle querce montane (fr. 47); un sentimento terribile che pu annientare di dolore per lassenza della persona amata: sinceramente vorrei essere morta. Lei mi lasciava / piangendo / a lungo e cos mi disse Ah! Che pene spaventose / soffriamo, o Saffo. Davvero contro il mio volere ti lascio. / Ed io le rispondevo: Va e sii felice, e di me serba / memoria: tutti i momenti e belli che abbiamo vissuto / insieme. / (ch) accanto a me tu ponesti (sul tuo capo molte / corone) di viole e di rose e di crochi / e intorno al collo delicato molte collane conserte fatte di / fiori (incantevoli) / e con unguento floreale e regale ti profumasti / e su morbidi giacigli delicat(amente) placavi il desiderio (fr. 94, trad. F. Ferrari). Dai versi di Saffo si possono cogliere due direttrici danalisi: lambiente in cui inserita lesperienza amorosa e la centralit del corpo femminile; la poetessa greca insiste sullatmosfera e sulle arti seduttive: profumo, suono, sensazioni tattili stimolano limmaginazione nel giardino dellamore; questo luogo edenico, lontano dal mondo umano che turbato da passioni belliche, lisola di Cipro dove Venere approda su una conchiglia. Il soggetto iconografico della Dea emergente dalla spuma del mare di Sandro Botticelli pone al centro della rappresentazione Afrodite in atteggiamento di Venere pudica (copre il seno con la mano destra, e il pube con la sinistra che regge i lunghissimi capelli raccolti in una folta ciocca); uno studio geometrico del documento traccia un ideale triangolo i cui lati sono rappresentati, a sinistra dellosservatore, dal gruppo formato da Zefiro e da Clori, a destra da Ora mentre si accinge a proteggere la nudit di Venere (le porge un mantello); asse centrale Venere: esaltazione della bellezza classica, ma anche della purificazione. La vita donata da Zefiro e la vestizione offerta da Ora sono personificazioni dei principi di fisicit e spiritualit, nellunione dei contrari rappresentata dalla Dea; lambientazione paradisiaca allude alla corte, separata dalla realt, luogo divino non toccato dalla barbarie, dove le forze erotiche divengono essenziale principio di complementarit, nella vita e nellamore, di esperienza fisica e ascesi spirituale; il quadro esemplifica lamore cortese in cui la madonna (mea domina) emblema di dignit regale sia la rappresentazione del desiderio carnale, sia il simbolo della corte. La rappresentazione damore coniugale ha bisogno dessere inserita nello spazio familiare; il dipinto di Tiziano, La Venere di Urbino (1538) rappresenta un soggetto classico: la divina bellezza di Venere che fa dono della sua

nudit allosser vatore; Tiziano, smorzando i contrasti tonali, ricava le atmosfere vaporose di un amore fatto di calore, comunica una sensualit sommessa, facendone veicolo ammaliatore di una volutt dichiarata, eppur velata. Sebbene accolga il dono della bellezza incarnata, losservatore del dipinto attratto dalla semplicit di un nudo, che disarma. Nellatmosfera che circoscrive lattesa si colgono gli elementi del canone dellamore coniugale: nella camera del palazzo due fantesche frugano in una cassapanca, mentre, in primo piano, la donna tiene tra le mani un bouquet di rose (indizio di nuzialit), il cane (simbolo di fedelt) dorme ai piedi della padrona. La stanza luogo simbolico di una conciliazione possibile tra passione e civilt; si tratta del sentimento doveroso, accettato dalla donna-moglie con placida serenit; tale codice sar superato dallamore romantico che insister sulla passione e sullarte seduttiva. A distanza di secoli, nel 1856, Edouard Manet copia agli Uffizi la Venere di Urbino, offrendone nel 1863 una personale versione con la sua Olympia.Losservatore coglie lanalogia, ma avverte anche che limmagine vuole comunicare un messaggio diverso: intenso e allusivo. Lo sfondo cupo e in penombra sono visibili tendaggi che lasciano entrare uno scorcio luminoso: la camera di una casa di appuntamenti; una giovane fanciulla negra, in atto di offerta, guarda inquieta la donna distesa; il letto, sgualcito, presenta, oltre al lenzuolo, un drappeggio che una coperta preziosa; il bouquet, di fiori di diverso tipo e di diversi colori, il pagamento dellamante alla prostituta; ai piedi della ragazza c un gatto nero: simbolo di stregoneria; i monili sono un bracciale e lo strangolino (in voga tra le popolane che non potevano permettersi la gioielli); i piedi sono coperti da pantofoline ricche ed esotiche. Si tratta di un nudo provocante che si pone su un piano di realismo esplicito. Diverso il codice erotico del Novecento. Nel Nudo femminile di Modigliani, ad esempio, limmagine richiama le precedenti, ma sono evidenti le differenze: la modella stesa sul letto in primo piano, ma linterno resta solo accennato, ed buio sullo sfondo (lautore non fornisce al lettore alcun indizio di contestualizzazione). La carica erotica del dipinto costituita dai particolari: la bocca e gli occhi (truccati, chiusi, anche se, nellinsieme, la donna appare vigile e sveglia); le linee sono allungate e angolari: queste caratteristiche rendono limmagine scultorea; il lenzuolo bianco ha lasciato il posto a coperte/indumenti colorati su cui adagiata la donna; ma il particolare di pi evidente diversit lintimit che non viene coperta, ma, anzi, evidenziata nei reali particolari anatomici (cosa che suscit imbarazzo e censura).

Dal nudo integrale tuttavia losservatore non ricava nessuna provocazione, anzi ne ha limpressione di una bellezza algida, che richiama la pittura di Simone Martini. La rappresentazione novecentesca propone una tale nitidezza di immagini che il realismo vince ogni sottile allusione: tutto volutamente esplicito. Avviare in campo letterario un excursus sulla tematica implica studiare anche gli archetipi del canone, cio, rintracciare i topoi nella letteratura latina. Negli affreschi pompeiani i nu-

codice sentimentale sintreccia, indissolubilmente, con quello dei canoni letterari

lo studio del

di femminili sono rappresentati sdraiati su conchiglie, mentre fanno volteggiare sopra il capo un velo (che allude allintimit del talamo) e tengono tra le dita fiori purpurei e un putto cavalca nudo il delfino che guizza dal mare mentre reca il vessillo della militia amoris: la matrona pompeiana una vera cortigiana che trova riscontri letterari nella poesia augustea, tra le figurine femminili che si aggirano nei versi di Orazio: Pirra (ode 1, 5), Leuconoe (ode 1, 11), Cloe (ode 1, 23). Orazio innamorato dellamore: i senhal delle sue donne (tutti svelati attraverso le etimologie greche) rappresentano una realt varia e molteplice delluniverso femminile. Il programma augusteo prevedeva di regolare listituzione familiare attraverso interventi legislativi e unazione di propaganda che proponeva modelli di valori tradizionali: Livio con gli exempla femminili tratteggia lo stereotipo di donna virtuosa, moglie e madre, donna onesta che difende il suo onore, e si comporta secondo

pudor e verecundia; Virgilio condanna lamore come una forza che snerva ed infiamma con dolci lusinghe, una forza incontrollabile e distruttiva (Omnia vincit Amor; et nos cedamus Amoris Buc. 10, 69): una forza negativa dominata dallistinto sessuale che accomuna gli uomini alle bestie; cos Orfeo (Georg. 4, 453-527), quando cede al desiderio di guardare la moglie, vinto damore, la perde per sempre, e Didone, dominata da insana passione, che le fa smarrire la dignit di regina, non pu che andare incontro allinevitabile autodistruzione (Aen. IV). In Virgilio solo lamore coniugale, che eterno (quello di Andromaca Aen. III, 294-355 , che piange sul cenotafio del marito estinto), ha un senso sociale. Nello stesso periodo Ovidio descrive i luoghi dei convegni amorosi, lusinga le donne e suggerisce strategie amorose per le conquiste: la Roma libertina dei simposi, del gioco galante, dominato dalla militia amoris, dallamore passionale che si rifugia nelle alcove, nei banchetti la Roma dannunziana (Roma tardorinascimentale e barocca delle Ville, delle Fontane, delle Chiese, da cui spira un senso di decadenza e di disfacimento) in cui si aggira Andrea Sperelli, propulsore e mediatore della tendenza pi recente e raffinata della cultura decadente europea, lestetismo. Andrea Sperelli ricerca nellamore lequilibrio dei contrasti: la stilizzazione preraffaellita della donna languida e angelicata, e la sensualit raffinata e sottilmente perversa, che ispira limmagine liberty della donna fatale, langelo e il demone; ma la tentata fusione, nellatto damore, diverr sulla scena conflitto, e lio maschile, tra volont dazione e senso dimpotenza, risulter vinto dalla sua Nemica. Nellesplorazione dei misteri del sottosuolo psichico (Gioanola) eros e thanatos si mescolano e portano allannientamento delleroe romantico. Di una diversa morte parla lamore del Novecento: in grigi ambienti di case borghesi si compiono i riti e i drammi amorosi tutti per vasi di cupidigia, bassa sensualit e menzogna, intorno ai quali si annida lindifferenza, la noia, sentimento che nasce da quello dellassurdit di una realt (A. Moravia, La noia). Freud sostiene che lindividuo vive un contrasto lacerante tra le pulsioni conscie (governate da quello che lui chiama principio del piacere) e il richiamo alle regole, allordine e alla consuetudine (principio di realt): tale contrasto insanabile ed pi evidente nelle dissociazioni artistiche dove viene rappresentata la dimensione onirica (il pittore tedesco uno tra i pi importanti esponenti del surrealismo Max Ernst nel quadro La vestizione della sposa , del 1940, d corpo, attraverso elementi simbolici, alle ossessioni che appartengono alla sua nevrosi). Le iniziazioni alla vita e la scoperta del sesso

sono rappresentate come motivi di tormenti interiori, ossessioni e complessi edipici: Agostino (A. Moravia, Agostino), in vacanza con la madre, scopre una realt sconosciuta, vorrebbe dimenticare la rivelazione e ritrovare linnocenza perduta, ma ci che avvenuto irreversibile e la perdita di identit si identifica nella purezza. Alla madre Celestina (donna provata dalla vita abbandonata dal marito , apparentemente fredda) si rivolge Ernesto (U. Saba, Ernesto, romanzo del 1953, pubblicato nel 1975), un giovane introverso e timido che teme la reazione della madre nel confessarle di avere avuto un rapporto omosessuale; questo delicato romanzo di formazione si chiude con un lieto fine, in quanto il protagonista raggiunge una crescita interiore serena, che non intorbidisce la purezza dellanimo e non gli impedisce di avere un futuro con una donna; diversamente da quanto avviene per Agostino e per Arturo (E. Morante, Lisola di Arturo). Si tratta di un nuovo codice dellerotismo che accomuna Modigliani a Saba: la rappresentazione esplicita e artistica che, pur non applicando nessun tipo di censura, rimane naturale e senza offesa. Il canone amoroso si trasforma: il corteggiamento perde ogni connotazione romantica (descritta dagli autori della letteratura libertina tra Settecento e Ottocento); non vi alcun gioco allusivo, tempo e spazio sono privi di caratteristiche evocativo-simboliche, domina lesibizione del corpo e una predominante richiesta di comunicazione immediata, veloce, da divorare come un hot dog. Anche la formazione sentimentale rientra in quelli che A. van Gennep chiama riti di passaggio (I riti di passaggio, Torino 1981; monografia pubblicata dallautore nel 1909) presenti nelle tappe della vita di un uomo. Alex, sedicenne bolognese (E. Brizzi, Jack Frusciante uscito dal gruppo), attraverso lamore di Aidi, vissuto platonicamente per pochi mesi, riesce a trovare la via di fuga dagli schemi e dai luoghi comuni, dai modelli che gli adulti costruiscono intorno agli adolescenti in un mondo inautentico. Aldo Nove (A. Nove, Amore mio infinito), nella descrizione delleducazione sentimentale del nostro tempo, rappresenta litinerario dal disperato amore dei dieci anni, al primo bacio, allesperienza pi matura; le tappe sentimentali di Matteo (in quattro capitoli che corrispondono alle quattro cose da dire) trascorrono, mentre i moduli espressivi subiscono una naturale trasformazione: dallintenso e concreto linguaggio infantile, alla tragica semantica del dramma familiare, allespressione universale nella prima esperienza amorosa, fino a perdersi nella complessit del presente caotico proiettando spazio e tempo nel puro atto damore. Lo studio del codice sentimentale sintreccia, indissolubilmente, con quello dei canoni letterari che rispecchiano non soltanto la cultura dominante di unepoca, ma un sistema di convenzioni condivise che si rivela in una tematica in cui lartista non pu nascondere movimenti dellanima ed emozioni del corpo che cercano la Felicit, in unidea, un luogo, una persona, un nulla.

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Chichibo

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

Chichibo
di 17 mila docenti di educazione tecnica nella scuola media, senza alcuna giustificazione pedagogica, didattica e culturale. Lo ribadiamo ora che vediamo precluso ogni finanziamento per laggiornamento in servizio dei docenti; lo ribadiamo ora che mettiamola come si vuole vediamo una riduzione reale del tempo scuola nella scuola secondaria. Infine una considerazione di natura squisitamente sociale. Crediamo da tempo che il sommovimento della scuola pubblica avviato dal centrodestra nasconda un disegno che, se non nelle intenzioni, va comunque realizzandosi nei fatti. Lequiparazione del sistema pubblico con quello privato sta creando una concorrenza al ribasso nel complesso del sistema formativo italiano. La millantata aziendalizzazione (la I di impresa) della scuola un puro slogan che fra laltro si misura, se non con il generale arretramento del sistema Italia, certamente con i disastri Olivetti, Fiat, Cirio e Parmalat. Rimane allora ununica via per allinearsi al modello della scuola-impresa: lapertura di credito verso la complementariet del mondo delle scuole private, il cui livello va detto con forza generalmente scadente. Questa apertura di credito per sottrae risorse e utenza a un sistema, certamente migliorabile, ma che non ha altri fini se non la formazione di un cittadino competente e responsabile nelle sue scelte di vita. Che esattamente agli antipodi del cittadino-tipo becero e ignorante, propagandato dalle televisioni raimediasettizzate del Signor B., per il quale occorre ricordarlo, la lettura di un buon quotidiano , sprezzantemente, unattivit di massaie. Ecco, anche per riscattare le massaie poco alfabetizzate che si aggirano nellimmaginario di Arcore, occorre fare di tutto perch alcuni pezzi di questa scellerata riforma vengano assolutamente respinti e modificati.

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

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Alfabetizzazione di base e dispersione scolastica


La scuola che non insegna a vivere
Giorgio Cavadi

I soliti sospetti
Pietro Marmiroli

Leducazione tra menzogna, fiducia e trasparenza

Libert e canzoni
Un percorso musicale
Franco Marchese
idea di un percorso attraverso la canzone dautore nata quasi per caso. Gli studenti della mia scuola mi avevano chiesto di intervenire nella loro ultima assemblea mensile dedicata al franchismo e allo stalinismo. Ho detto di no per tanti motivi; per questo no mi pesava. Negli stessi giorni ascoltavo lultimo CD di Francesco Guccini, Ritratti. Ascoltandolo, ho incominciato a pensare che cera un modo per non lasciare inevasa la richiesta senza sentirmi come una macchina in cui inserisci un gettone e viene fuori una conferenzamerendina; per rispondere ai ragazzi senza dover ripercorrere i sentieri delle lezioni mattutine. La quadratura del cerchio poteva essere rovesciare il tema del totalitarismo, parlare di libert; e farlo, in modo scolasticamente poco ortodosso, sul filo delle canzoni. Ho scelto dieci canzoni e le ho cucite insieme. In unoperazione di questo genere la scelta e il montaggio rispondono a criteri molto soggettivi. Di questo alto tasso di soggettivit (se precario il canone letterario, molto di pi lo quello della canzone) bisognava rendere conto agli studenti; avvertirli preliminarmente che tra le mille possibili scelte, questa era la mia: tra le mille possibili costellazioni che si possono vedere in dieci stelle, questa era quella che vedevo io. Le altre novecentonovantanove sarebbero sorte allorizzonte del loro sguardo. Le canzoni che ho scelto sono, nellordine: 1. Odysseus di F. Guccini (Ritratti, 2004); 2. Marika di R. Vecchioni (Rotary club of Malindi, 2004); 3. Shalom di R. Vecchioni (Il lanciatore di coltelli, 2002); 4. Il cuoco di Sal di F. De Gregori (Amore nel pomeriggio, 2001); 5. Qualcuno era comunista di G. Gaber ( La mia generazione ha perso, 2002, prima in Il teatro canzone di Giorgio Gaber , 1992); 6. Piazza Alimonda di F. Guccini (Ritratti, 2004); 7. La libert di G. Gaber (Dialogo tra un impiegato e un non so, 1972); 8. La tua libert di F. Guccini (Ritratti, 2004, ma la canzone del 1971); 9. Il suonatore Jones di F. De Andr (Non al denaro non allamore n al cielo, 1971); 10. Nina ti te ricordi cantata da F. De Gregori e G. Marini (Il fischio del vapore, 2002, ma la canzone di Gualtiero Bertelli del 1967). Si inizia da Odisseo, che larchetipo del viaggiatore, cio delluomo libero. Poco importa se il viaggio stato imposto dagli di: a un certo momento diventato suo e solo suo. In pi, nel viaggio di Odisseo hanno viaggiato in tanti. Due li ho voluti ricordare: Kavafis (Itaca) e Livaditis (Piccola Iliade e Odissea); greci, come Omero. Seguono due canzoni di Vecchioni, su una schiavit e una maledizione speculare: quella israelo-palestinese (Marika una kamikaze che io immagino palestinese, ma potrebbe essere cecena o irachena; chi parla in Shalom un uomo, dire un ebreo troppo poco, che si interroga e dubita). C poi una sezione che si potrebbe intitolare: Qualcuno era

insegnante S. lavora in una delle scuole medie di frontiera di Palermo. Sono quelle che sorgono quasi solitarie a unico presidio dello Stato, in uno dei quartieri periferici fra i pi disagiati. Qui lo spirito di frontiera dei docenti non quello dei colonizzatori dellOvest americano, o del sogno kennediano, ma la consapevolezza della dura fatica quotidiana che spesso raggiunge la rassegnazione, nel dover fronteggiare il disastro sociale con le sole armi spuntate della cultura scolastica. Bene, laltro giorno arrivando a scuola, S. ha trovato Tonino, lo chiameremo cos, affacciato alla finestra della sua classe al secondo piano delledificio, a parlottare con due suoi coetanei in motorino fermi dentro il cortile della scuola, ragazzi che S. ha riconosciuto come due suoi ex alunni dispersi, che perci ha esortato a uscire. La risposta brusca e il giudizio sprezzante sulla scuola in cui non si impara niente (nel carcere minorile, al Malaspina, si impara di pi), non si sono fatti attendere. Lo sguardo di S. ha seguito attonito il motorino allontanarsi dal cortile. Quello della dispersione scolastica uno degli aspetti pi dolorosi della condizione del nostro sistema formativo che, dopo anni di interventi straordinari, non accenna a migliorare: unindagine conoscitiva, avviata in Italia dal ministero dellIstruzione e conclusasi alla fine del 2002, ha fotografato una situazione che vede in aumento labbandono da Nord, dove si passa dal 4,09% al 4,35%, alle Isole, dove si registra un incremento dal 6,38% al 7,14%.

Laltra grande questione della scuola italiana quella dellalfabetizzazione di base, che oggi non significa pi leggere e far di conto, ma sapere leggere e compilare un modulo bancario, leggere e comprendere le istruzioni di un elettrodomestico, organizzare e stendere una domanda presso una qualunque amministrazione pubblica o privata. Qui larretramento della popolazione italiana assai significativo; se non ricordiamo male, una recente indagine ci dice che in Italia circa 22 milioni di persone non posseggono unalfabetizzazione di base di questo tipo; e per molti fra loro lItaliano sta cominciando a essere una lingua secondaria, un po come avviene per gli immigrati di pi recente acquisizione. A proposito di alfabetizzazione e di lotta alla dispersione, nutriamo poca fiducia in un utilizzo massiccio dellinformatica nelle strate-

gie di recupero degli studenti a vario titolo dispersi o a rischio, poich la partita dellinformatica a scuola a nostro avviso al centro di una colossale mistificazione: linsegnamento del governo delle macchine e dei relativi software, per molti docenti (spesso di materie letterarie) divenuto lalibi per allontanarsi dalle attivit primaria dellalfabetizzazione di base, molto pi faticosa e complessa, assai meno ludica e ricca di appeal agli occhi degli studenti. In una parola, si fa prima a mostrare ad un gruppo di studenti come si apre un file e una cartella, che non ad insegnare a costruire e comunicare un pensiero di senso compiuto, da metterci dentro. Certo occorre anche riconoscere che, in alcuni contesti, la lotta alla dispersione scolastica persa in partenza se, nei confronti degli studenti pi in difficolt, tende a proporre unofferta che replica

luniverso concentrazionario della scuola del mattino, per di pi affidando determinate attivit a docenti non specificatamente preparati per questo compito. Su queste due questioni lotta alla dispersione e alfabetizzazione primaria incombe la riforma dellintero sistema formativo italiano, fiore allocchiello del programma del signor B. Diciamo incombe perch a questo punto alcune conclusioni possono essere tratte sui processi messi in atto dal ministro Moratti. La prima che la riforma portata avanti senza contraddittorio con la classe docente; non solo non ci si cura di ricercare la ben che minima condivisione sul progetto, secondo un modo di precedere tipico di questo governo, pi contro una categoria che insieme ad essa (magistratura, pensioni); ma spesso non si conoscono nemmeno gli autori materiali di alcuni pezzi della riforma stessa, come le indicazioni per la scuola media inferiore. Cosicch le uscite pubbliche della Moratti e del suo sottosegretario Aprea (visione in videoconferenza lo scorso anno agli Stati Generali della scuola in Sicilia), si risolvono in striminzite letture di fogliettini e appunti, a cui non lecito replicare (secondo linconfondibile stile del signor B.). A questa considerazione politica, dobbiamo aggiungerne una squisitamente economica: e cio che la scuola serve essenzialmente per fare cassa. Lo abbiamo sostenuto dallinizio, lo ribadiamo ora che vediamo non solo il restringersi di spazi per nuove assunzioni, ma la cancellazione

lla mattina, se non piove forte, preferisco lasciare lauto nel cortile di casa e andare a scuola in bicicletta. Mi infilo la cartella a tracolla e, se proprio fanno due gocce, apro il pieghevole che porto sempre dietro. Pedalare mi risveglia, fa bene alle articolazioni e mi aiuta a mantenermi in forma. Per stare tante ore con i ragazzi ci vuole dellenergia e della prontezza. Tanto vale allora che faccia questo breve riscaldamento: mi permette di partire pi carico. Ma stamattina, nellattraversare il cancello dingresso della scuola, noto qualcosa che smorza il mio entusiasmo. Parcheggiata lateralmente, invisibile dallesterno, nascosta, c appostata lauto della Guardia di Finanza: dietro, nel bagagliaio, la sagoma maestosa di un superbo pastore tedesco, che mi piacerebbe portare al guinzaglio e far correre nel prato del giardino. Ma oggi non giornata; lui qui per lavoro, deve ispezionare. Faccio un po fatica a rassegnarmi allidea che negli ultimi anni anche questa procedura, la perquisizione, sia diventata di norma e tutte le scuole, per tranquillit e prevenzione, debbano applicarla. Ma mi devo rassegnare a vedere irrompere nei corridoi gli agenti di sicurezza e i cani che annusano ogni angolo, sfiorano la cattedra, passano tra i banchi. Qualcuno, che forse non si cambiato la maglietta di ieri sera, stamattina diventa un sospetto. Mi fa tristezza vedere gli studenti nel ruolo di indiziati, di pi se penso a quella loro condizione di giovani che li espone insieme alla fragilit e allo scandalo. Chiss perch si lasciano tentare dalle lusinghe

della trasgressione? Forse sperano di superare pi in fretta le loro difficolt personali, quel disagio di crescere, evadendo dun colpo le responsabilit, scappando altrove. E mi amareggia il fatto che la scuola nello stesso tempo possa trasformarsi in territorio di caccia o in un asilo politico dei ragazzi che sbagliano. Diventa sempre pi difficile per un adulto scegliere tra il condannare e il comprendere, tra educazione e recupero. Ho, per, limpressione che la stessa cultura del sospetto che investe i ragazzi in questi anni si sia estesa fino a includere tra gli indiziati anche gli insegnanti. O almeno sono tentato di pensare cos, se mi interrogo sulle ragioni di quella miriade di provvedimenti di controllo che il Ministero ha messo in atto negli ultimi tempi, per ottenere un rendiconto pi chiaro, trasparente, del nostro operato. Infatti sono notevolmente aumentate le richieste di accessibilit agli atti di ufficio che testimoniano la sfiducia dellutenza nei confronti degli insegnanti. I professori, da parte loro, per difendersi e dimostrare la loro buona fede, hanno accettato, seppur controvoglia, di mettersi a nudo e firmare stampati e protocolli, relazioni e prospetti che attenuino il sospetto. Ora si prospetta allorizzonte di molte scuole unulteriore innovazione che prevede lacquisizione diretta degli esiti scolastici da parte dei genitori, senza la supervisione dei professori. Si prevede infatti uninformazione informatico-telefonica dei voti e delle assenze degli allievi, on line, direttamente dallapparecchio di casa, dopo aver digitato

una password convenuta, nessuno scatto alla risposta, eventualmente integrata da una e-mail. Per chi come me si formato alla cultura del dialogo e, socraticamente, pensa che niente come il confronto diretto accorci le distanze e favorisca le intese, necessarie e indispensabili a gestire qualsiasi progetto pedagogico (che investe la maturazione della persona umana), per quelli sorpassati come me, listituzione di questa singolare forma di consultazione suona strana se non disorientante. Temo fin da ora che questo favorir quei genitori cos indaffarati da non potere mai venire a scuola, mentre non toccher gli altri come il signor G. (operario-meccanico-turnista-dinotte) che approfittava delle mattine a casa per andare a colloquio con gli insegnanti della figlia, ben educata, laboriosa ed ora prossima alla laurea in Medicina. Quanto ai professori dora in poi, dovranno sempre pi abituarsi al trionfo di una tecnologia asettica, ma non neutrale, e accettare, senza battere ciglio, che si infranga anche lultimo tab, quello dellinviolabilit del Registro ( il Giornale del Professore). Come se nella sua segretezza si fosse annidata fino ad oggi quella falsit che, sbugiardata dalla trasparenza, impediva una scuola pi equa. Io penso che la menzogna stia sempre dalle parti dellintenzione e leducazione prosperi, invece, dove abita la fiducia. Tutto questo a dispetto della modernizzazione.

canzonette: ma ci si potrebbe imbastire sopra un corso eretico di storia contemporanea

canzoni,

CONVEGNI E FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI

Milano da leggere
Una citt metafora del mondo
Barbara Peroni

l tema del Convegno tenutosi presso lUniversit Statale di Milano nei giorni 4 e 5 dicembre 2003 grazie ad una iniziativa dellADI-SD, sostenuta dalla Direzione regionale della Lombardia, dimostra come la lettura del passato spieghi il presente e come un luogo possa divenire metafora del mondo. Milano da Leggere (questo lintrigante titolo del convegno), ha offerto spunti interessanti per il lavoro didattico. Se attraverso Milano possibile ripercorrere la storia dellavvento della modernit nella nostra Italia, i tanti percorsi del convegno possono essere considerati esempio per altrettanti infiniti percorsi a dimostrazione che lanalisi di aspetti e problemi di un singolo luogo, ovunque esso sia, possa essere affrontata come paradigma dei problemi del mondo. Si sono alternate voci di molte Universit italiane per delineare una realt letteraria significativa, che, nulla concedendo al campanilismo, rappresenta uno spazio critico da salvaguardare e trasmettere ai giovani. Le relazioni hanno tracciato un interessantissimo e variegato

quadro di taglio pluridisciplinare, presentando anche difficolt diverse nellapproccio alla vastissima fotografia del rapporto Milano-letterati. I lavori si sono aperti con una relazione su uno scrittore milanese doc, unanima lombarda in cui si uniscono una cultura scientifica e positivistica, un risentimento satirico e realistico da far risalire a Porta e a Parini, una severit morale di ascendenza manzoniana, una tensione stilistica che richiama la scapigliatura. Si tratta di Gadda, ma si fa notare con una vivace provocazione la formazione robustosamente nazionale, anzi europea, del nostro milanese da leggere senza lenti lombarde. Forse la lettura di un milanese svincolatosi dal regionalismo rappresenta proprio lo spirito di questo convegno. Milano la citt delle citt per incontri scambi comunicazioni, dove tutto esiste, in un turbinio di esperienze positive e negative per illustri milanesi ed illustri immigrati. Tra questi ultimi Montale. Il poeta aveva scelto Milano razionalmente, ma con Milano ha rapporti spesso da estraneo, quasi da straniero: lavora al Corriere della Sera, vive dal 48 al 51 allHotel Ambasciatori, si sente respinto, ma di Milano lo attira la civilt di massa. interessante il rapporto ambivalente tra la citt e il poeta: Milano rappresenta lincarnazione pi schietta di quel mondo che Montale rifiuta, ma che proprio per questo costituisce una punta di un processo con il

quale necessario confrontarsi. Emblematiche allora le poesie degli anni milanesi, caratterizzate da una solitudine monologante. Emerge nei versi una Milano che non ha la mitica efficienza della produttivit, anzi se ne denuncia linsensatezza. Poteva sembrare forzato il passaggio da Montale a Porta, ma il passo allindietro stato solo cronologico. Senso critico altissimo, disagio sofferto per una Milano traditrice di certi valori, la stessa collocazione nei manuali scolastici spesso discutibile hanno evidenziato un poeta milanese per nascita ma di levatura europea. Una poesia scritta da un Porta giovanissimo dimostra i collegamenti con il mondo della Francia rivoluzionaria. Paricc penser bislach don meneghin repubblican una poesia ingiustamente poco conosciuta, la verve giacobina la rende interessantissima su pi piani didattici E poi il Porta che rifiuta la papa fada (la pappa fatta) delle convinzioni passivamente accettate, il Porta attento al popolo senza essere populista, il Porta deluso per le vicende storiche fino ad approdare a una poetica del negativo, il Porta che supera i confini milanesi. Porta raccontava della Scala, simbolo dellimmaginario urbano, ed ecco spuntare il Duomo. Allinizio del Novecento il Duomo figura della citt che sale. Marinetti vola intorno al Duomo e parla con il nostro monumento in Le monoplan du Pape. Rebora nei versi trasgressivi di Movimenti di poesia vede la Madonnina come

donna da sedurre per dominare la citt e riuscire a salire verso lalto. La Milano futurista, la Milano integrata e funzionale di A. Gatto, la Milano del suicidio di A. Pozzi, la Milano amata da Quasimodo. Negli anni Sessanta la crisi di tutti questi paradigmi: quando Pagliarani fa andare la sua ragazza Carla in centro, il Duomo diventato ostile, il rapporto campagna citt diventato conflittuale. La frattura con le utopie poetiche e la realt crea il Porto di Milano. Assediati dalla periferia brutta e ostile i poeti trovano unalternativa: il mare a Milano. Lo anticipa A. Gatto in Periferia e poi dentro o alle soglie o in citt: Il mare dietro lautostrada, Oceano intorno a Milano. In piazza Cordusio alle dieci di sera C il sole e il mare per Aldo Nove. Milano in questa magica tensione verso il mare vuole tenere aperta una finestra sullutopia. Gadda sembra ritornare a monopolizzare il Convegno come protagonista di uno scambio epistolare con Arbasino nellAnonimo Lombardo. Parlano del Caff, dei suoi animatori, spiriti brillanti dalla testa fredda, del passaggio di quel Moby Dick della valle del Po (Manzoni!). Si afferma che il paradigma assiologico-culturale della modernit letteraria prende avvio a Milano. Si parla degli scrittori che dopo il milanese Stendhal hanno eletto Milano a loro sede di vita, lavoro, affetti. Sono gli ambrosiani dadozione che hanno contribuito alla formazione dellidentit intel-

lettuale della metropoli. Sai che la pi bella citt del mondo scrive Vittorini, La sua forma a ruota la destina a raccogliere e ad accentrare rincara Savinio, Sconciata eppure bellissima la definisce Testori. Moralit e realismo ma anche lavur e dan sigle a definire lo stile lombardo in un vorticoso intreccio di scrittori, giornalisti, editori che criticano, problematizzano, ma continuano ad amarla. S, Milano proprio bella, e credimi che qualche volta c bisogno di una tenace volont per resistere alla sua seduzione scrive Verga, non certo inesperto di citt e di bellezza. Ma il grande siciliano resister alle seduzioni: il dibattito critico sociale della Milano degli anni Ottanta lo porta ai grandi capolavori. Lo scenario di fondo lontano, ma il problema del progresso, della lotta per la vita, nato a Milano. Torna il denaro nelle parole del Bigio di Per le vie. Tutto sta nei denari a questo mondo. Verga per le strade di Milano fa emergere un percorso nuovo, ci ricorda Maupassant, supera la consolazione di De Marchi, prende le distanze dagli Scapigliati. Nasce la modernit stravolgente delle pagine di Tentazione : Verga qui trova la verit storica della condizione umana, dietro la commedia degli umili, dei ricchi corrotti, nel prezzo interiore della lotta per la vita. La citt per Verga luogo non risanabile, pu essere affascinante ma corruttrice. Verga ha cos scoperto la citt del mondo

moderno. Lo scrittore V. Consolo parla a lungo di Verga e di Quasimodo e di Vittorini: tutti illustri siciliani milanesi con il loro bagaglio di cultura e di speranze in un incontro-scontro con la nebbia vera e metaforica della grande citt. Consolo crea grande emozione quando ricorda il suo arrivo a Milano, le sue illusioni e delusioni, la Milano amata perch vi abitavano Quasimodo e Vittorini. Ricorda la Milano degli anni universitari, quando ancora si parlava quasi solo il dialetto, la Milano della piazza dei destini incrociati, la Milano scelta nel 68 come patria immaginaria, e poi la Milano che si degrada conquistata dai proci. Il centro orientamento immigrati, la caserma della celere, luniversit cattolica incrociavano i destini di privilegiati studenti di immigrati e dei celerini di Scelba. Ne Lo spasimo di Palermo c anche lo spasimo di Milano, il protagonista mentre cerca di fuggire dalla violenza siciliana trova a Milano terrorismo e degrado. Anche Bianciardi e Volponi scrivono due romanzi milanesi: La vita agra luno, Il sipario ducale il secondo. Li unisce un tema incandescente della contemporaneit, la bomba, anzi la strategia del terrore. Con loro la letteratura assume un fortissimo ruolo immaginativo-cognitivo, riaprendo il manzoniano dilemma tra storia e invenzione letteraria. Bianciardi bersaglia laziendalismo cultural-editoriale, lambiente

Feltrinelli, la nuova piccola borghesia milanese e tutti i nuovi riti sociali. Il protagonista del suo romanzo arrivato a Milano dopo lo scoppio della miniera maremmana di Ribolla il 4 maggio 1954 per far saltare le sede della direzione delle miniere. Una bomba vera, una bomba utopistica per un progetto dinamitardo che diventer del tutto inutile in una citt alle soglie del postmoderno. Volponi inventa la storia di due vecchi anarchici e li fa muovere nello sfondo tragicamente reale del 12 dicembre del 1969 a Milano. La speranza di avviare una inchiesta per la ricerca della verit non basta a risolvere il dramma della storia e i suoi eterni giochi di potere. I due intellettuali si interrogano davanti a una bomba e al terrorismo e la deflagrazione del tessuto italiano attraverso una citt che diventa allegoria. Bianciardi sceglie lautobiografismo creando una satira dal taglio beffardo, Volponi costruisce un componimento di storia e di invenzione, con eroi, anarchici e uomini del Rinascimento. Dopo le suggestioni della citt letteraria stato presentato un excursus su Milano vista nellimmaginario cinematografico, proprio perch il cinema uno dei modi per leggere e capire il mondo. I film analizzati attraverso gli spezzoni proiettati hanno dimostrato la transizione di Milano da citt europea di fine Ottocento, primi Novecento, a vera e propria metropoli moderna americana,

senza mai mostrare una Milano da cartolina, ma la citt delle grandi trasformazioni non solo urbane ma anche dei rapporti. A conclusione del convegno si sono aperte due finestre singolari: una sulla storia postale, laltra sulla editoria. Lo studio del ser vizio postale offre agli insegnanti uno spaccato culturale che si intreccia con tutti gli avvenimenti della storia italiana, anche letteraria. Leditoria trattata attraverso il vissuto di un protagonista che ha conosciuto i grandi editori milanesi e ne parla da un punto di vista imprenditoriale ma anche umano. La relazione inizia con una pagina onirica dellIguana di A. M. Ortese, a dimostrare che a Milano lindustria si rif limmagine finanziando la letteratura e la letteratura si fa industria. Lepilogo stato significativo del forte nesso tra momento creativo letterario e necessit di un supporto operativo per la sua divulgazione. Dalle relazioni apparsa limmagine di una Milano migliore, pi fiduciosa, ottimista, generosa, tanto da far serpeggiare talora nella sala un senso critico di angoscia, ma pericoloso cadere nella nostalgia. La nostalgia maligna dice Franco Loi e va evitata. Bisogna invece cercare la memoria, perch la memoria lessenza della scrittura e la memoria salva le cose che vanno consegnate.

fascista/qualcuno era comunista. Gli studenti nella loro assemblea avevano discusso di fascismo (franchista) e stalinismo, due totalitarismi. Spagna e Russia. E lItalia? Come li ha vissuti? Nelle canzoni di De Gregori e di Gaber traspare il loro versante italiano. Nella prima c una visione straniata, culinaria e dal basso, di Sal; nella seconda, una rivisitazione ironica e drammatica ilarotragica del nostro comunismo. Canzoni, per qualcuno canzonette: ma ci si potrebbe imbastire sopra un corso eretico di storia contemporanea. Dopo viene Piazza Alimonda. Perch troppo facile e consolatorio pensare che il totalitarismo sia sempre altrove, nel tempo e nello spazio. La tentazione dellautoritarismo, della risposta muscolare, incombe sempre, dovunque. Anche qui, a pochi passi e a pochi mesi da noi. Persino a scuola (nella mia, nella vostra). Quello che conta, dunque, non essere immuni dalla fascinazione della scorciatoia forte, forse nessuno lo , ma riuscire a resisterle. Poi tre canzoni, di Gaber, Guccini e De Andr, che declinano, in modi diversissimi, lidea di libert. E su questo agli studenti non ho detto altro perch, se tutti parlano di libert, vuol dire che davvero arrivato il momento di ascoltare e tacere pi che di parlare; di cambiare la chiassosa casa delle libert con la silenziosa ricerca della libert. Mi sono limitato a ricordare Dante: libert va cercando. La libert si cerca, sempre, per tutta la vita. Non un saldo di fine stagione, n uno spot pubblicitario. Chiude provvisoriamente il percorso Nina ti te ricordi, una canzone damore in dialetto veneziano, in cui amore forse fa rima pi con dolore che con cuore. Apparentemente niente la collega alle altre. Eppure non si pu parlare di schiavit e di libert solo in astratto. La libert ha una sua dimensione quotidiana, umile e fragile, umana, prosastica. E che la vita non sia poesia, ma prosa, anche i nostri studenti hanno incominciato a sospettarlo. Sanno gi, forse confusamente, che libert significa innanzitutto poter fare scelte banali e decisive: amarsi, avere figli, un lavoro, una casa, unidentit. Per questo Nina. Perch la meno eroica e la pi difficile di tutte le canzoni. Prima che si andasse tutti a casa, a fare i compiti per il giorno dopo, avrei voluto fare ascoltare Una canzone, tratta anchessa da Ritratti. In essa Guccini risponde, a modo suo, alla domanda: che cosa una canzone? In realt a questa domanda in una normolezione si dovrebbe rispondere preliminarmente. Per il bello di un percorso sulla libert cantata con quattro accordi cuciti in croce, proprio questo: che si possono infrangere le regole della koin; che si pu decidere di seguirne altre. Allultimo momento Una canzone stata sostituita da Itaca di Dalla. La circolarit Odisseo-Itaca non era premeditata: gli studenti volevano ancora sapere di Ulisse. Buon segno?

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Chichibo

Numero 27 anno VI, marzo-aprile 2004 Riedizione elettronica a cura di Palumbo multimedia

La rappresaglia
Maria Luisa Jori

Linsegnamento della letteratura CONTINUa Da pagINa 1


lo studio del Novecento: al XX secolo, in Letteratura come in Storia, va riconosciuto non solo il posto che merita nella storia complessiva della nostra civilt, ma anche limportante funzione di ponte fra passato e presente. 3. Letteratura e dialogo. Nellinsegnamento della Letteratura la centralit della lettura e del momento interpretativo presuppone il dialogo e il confronto nella comunit-classe. nella classe che lallievo pu porre la propria esperienza (emotiva e culturale) al centro di un processo di attribuzione di significati e di riconoscimento di s: per costruire ipotesi, per confrontare valori allinterno di un sapere comune e modificabile, per interrogarsi sul mondo con nuovi strumenti e prospettive, per scommettere su un suo senso condiviso. Se a favore dello smembramento del gruppo classe vengono invocati i bisogni soggettivi e la valorizzazione delle capacit individuali, come insegnanti dItaliano sappiamo che cos si nega unaltra volta il valore alla costruzione sociale del sapere. Fingendo di valorizzare il singolo, si educa allindividualismo e alla competitivit. In un momento in cui anche la societ italiana deve attrezzarsi culturalmente per riconoscere la diversit etnica e religiosa degli immigrati e inventare nuove forme di solidariet, come insegnanti dItaliano vorremmo che le nostre scuole, sempre pi colorate, diventassero davvero luoghi di dialogo e di rispetto dellaltro. Questo limpegno che il nostro ruolo ci chiede e che linsegnamento della Letteratura ci impone. Valorizzare la pluralit delle esperienze e degli sguardi; accogliere narrazioni e voci discordanti; proporre unidea di identit complessa, aperta e frastagliata: cos si pu sintetizzare oggi leredit pi preziosa dellUmanesimo.

Un altro Novecento nel romanzo di una scrittrice dimenticata

audomia Bonanni (LAquila 1907-Roma 2002) stata un tempo molto conosciuta dapprima per la raccolta di racconti Il fosso , esordio letterario insignito dal premio Strega nel 1948, e poi per il successo di alcuni suoi romanzi degli anni Sessanta e Settanta. Ma alla morte di Valentino Bompiani, suo editore, i suoi libri sono stati cancellati dai cataloghi della casa editrice, bench conosciuta ed apprezzata perfino allestero. Lautrice, maestra dallet di diciassette anni sulle montagne abruzzesi, ha dedicato la propria vita, fin dalla adolescenza, quasi in un laico sacerdozio, alla scrittura. Forse proprio grazie a questa esclusiva dedizione, le sue opere rispecchiano il carattere essenziale della sua personalit, pur evitando ogni racconto di tipo autobiografico, cos frequente invece nelle scrittrici della sua generazione: una intensa e riflessiva osservazione del mondo circostante secondo una interiorit schiva della mondanit intellettuale, delle apparenze, di ogni superficialit conformistica, e sempre spregiudicatamente alla ricerca del vero profondo delle cose e delle persone, soprattutto delle donne, acute e forti protagoniste delle sue narrazioni. La rappresaglia (a cura di Carlo De Matteis, Textus, LAquila,

2003, pp. 148, e 12,50), lultimo romanzo scritto da Laudomia Bonanni tra il 1983 e il 1985, rimasto finora inedito, che narra una strana vicenda ambientata nel clima infuocato della Resistenza, sulle aspre, nevose e solitarie alture dellAppennino abruzzese (il fantomatico, buzzatiano eremo di Acquafredda). Non si tratta di un romanzo storico, bens di un uso allegorico della memoria quale equivalente formale della modernit (per questa chiave interpretativa della letteratura novecentesca cfr. R. Luperini, Lallegoria del moderno, Editori Riuniti, Roma 1990). La narrazione mette in scena la rappresaglia compiuta da un manipolo di uomini fascisti (i neri) condannando alla pena capitale una donna avversaria, evidentemente una partigiana (la rossa), catturata e sorvegliata come prigioniera in quanto responsabile di un attentato incendiario alla casa di un camerata. Lincendio aveva provocato la morte del proprietario e le ustioni del figlioletto, un ragazzino che, reso duro, vendicativo e violento dalle sofferenze subite, di cui porta i segni in rosse cicatrici a fior di pelle, funge da stimolo spavaldo e crudele contro la donna presso il gruppo maschile dei fascisti cui si lega. Ma questi uomini, che si sentono investiti dal ruolo di giustizieri di guerra pi che da un istinto vendicatore, sco-

prendo la rossa in stato avanzato di gravidanza, decidono di aspettare a compierne la fucilazione dopo il parto. Il romanzo quindi si snoda nello spazio di tale attesa, della durata di circa un mese. I commenti dellio narrante costituiscono il contrappunto alle scelte emozionali tipiche di quellepoca, riconsiderate a distanzia di un quarantennio (nel 1984-85). significativo il fatto che lintero ultimo capitolo sia occupato proprio dalle riflessioni conclusive di questo punto di vista memoriale, caratterizzato dal pessimismo inevitabilmente cresciuto nel clima terroristico degli anni di piombo. La narrazione infatti simula lio di un maestro elementare che, ormai anziano, usa la scrittura per ripercorrere attraverso il ricordo lo svolgimento di quellepisodio a cui aveva partecipato, trovandosi dalla parte dei neri quasi fatalmente, da spettatore passivo: percepibile in tutto questo una specie di senso di colpa, un pentimento. La scrittura memoriale promuove soprattutto un realistico, amaro bilancio esistenziale, confermato dal giudizio aspro e disperato sul mancato progresso umano, anzi sullaggravamento maligno del mondo contemporaneo, recidivo dopo lultimo conflitto globale. La violenza sembrerebbe insita nelluomo, messa in atto nelle inestinguibili guerre, dove si ag-

gira vana la retorica missione spirituale, sacerdotesca, della Chiesa (nel romanzo simboleggiata dalla figura del seminarista). Soprattutto difficile considerato il rapporto tra i generi e orripilante il sacrificio dellinnocenza infantile e della stessa infanzia, perpetrato dalla logica mortifera, arida e contraddittoria dei maschi adulti, sordi a tutti gli avvertimenti consapevoli e profetici delle donne (rappresentati nei crudi discorsi della rossa). I personaggi principali, spesso chiamati in un modo indeterminato (soprattutto la rossa o la donna, unica figura priva sempre di un nome proprio, ma anche i neri, il ragazzino, il seminarista o il prete, che pur hanno un nome personale), quasi come i cani neri in Uomini e no di Vittorini, assumono un carattere chiaramente emblematico, scolpiti dallo stile metaforico e fortemente espressionistico della scrittura. La teatralit del racconto ne attualizza cos i significati, in modo originale, offrendo alle nuove generazioni una specifica ottica di genere, riguardo i fatti della resistenza, in cui sono riconoscibili le condizioni delle donne e dei bambini quali si determinano in ogni situazione di guerra, di qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo.

le IDee e le ImmagINI
Q
uesta collana si propone di utilizzare il mezzo audiovisivo come ausilio didattico per lo studio della letteratura italiana. Ogni video contiene una lezione di trentaquaranta minuti dedicata a un autore o a una sua opera o a un gruppo di pi opere o a un tema specifico. Ogni lezione presenta una precisa struttura: 1 un racconto che fornisce gli elementi informativi e critici delineando un quadro unitario del tema affrontato; 2 una visualizzazione delle principali questioni attraverso fotografie, filmati, documenti, schemi critici, sintesi grafiche; 3 interviste ai maggiori studiosi dellargomento trattato.

testi, autori e movimenti della letteratura italiana


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collana a cura di Romano Luperini e Pietro Cataldi Daniela Brogi

a formula scelta permette di affrontare la materia in modo approfondito e problematico, e tuttavia chiaro e piacevole. Infatti il racconto critico non elude nessuna delle difficolt che uno studente pu incontrare nella comprensione e nella interpretazione di un testo o di un autore: traccia un profilo biografico degli autori, descrive le opere fornendone un riassunto e unanalisi degli aspetti stilistici e ideologici, storicizza testi e movimenti letterari, d conto delle principali interpretazioni critiche.

Romano Luperini

PIraNDellO
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LeTTeraTUra e cINema
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Giovanna Taviani

CalvINO
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Romano Luperini

Verga
3

Pietro Cataldi

LeOparDI
8

LeTTeraTUra e mUsIca
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Guglielmo Pianigiani

Pietro Cataldi

MONTale
4

Giovanna Taviani

MargHerita Ganeri

SvevO
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Il NeOrealIsmO: cINema e leTTeraTUra


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POsTmODerNO e leTTeraTUra
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margHerita ganeri

Niva Lorenzini

Isabella Cosentino

romano luperini pietro cataldi

n ov i t

o scopo quello di arricchire la preparazione scolastica presentando le questioni della letteratura in unottica nuova e attraverso uno strumento particolarmente familiare alla sensibilit dei giovani e al loro modo di accostarsi alla conoscenza.

a visualizzazione serve a concentrare lattenzione non solo su dati biografici (luoghi e paesaggi, prime edizioni, ecc.) ma anche su brani significativi recitati da attori o rappresentati in scene teatrali o cinematografiche; mentre appositi accorgimenti grafici hanno la funzione di sottolineare sinteticamente certi passaggi critici e di favorirne la comprensione e la memorizzazione.

DANNUNZIO

LO speTTacOlO TeaTrale

la pOesIa ITalIaNa Del secONDO NOveceNTO

e interviste approfondiscono questioni specifiche e introducono punti di vista ora diversi ora integrativi rispetto al racconto critico principale.

G.B.Palumbo Editore