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Immigrazione in Italia

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Stranieri residenti in Italia nel 2013 per paese di provenienza

L'immigrazione in Italia, se ci si riferisce allo stato unitario, appare come un fenomeno relativamente recente, che ha cominciato a raggiungere dimensioni significative all'incirca nei primi anni settanta, per poi diventare un fenomeno caratterizzante della demografia italiana nei primi anni del XXI secolo[1]. Nel 2010 l'Italiaera il quinto Paese europeo per numero assoluto di stranieri residenti, con 4,2 milioni ovverosia con il 7% della popolazione costituita da stranieri, dopo Germania (7,1 milioni),Francia (6,7 milioni), Spagna (5,7 milioni) e Regno Unito (4,4 milioni). In termini percentuali, tuttavia, si collocava decima[2].
Indice
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1 Storia 2 Caratteristiche
o o o o

2.1 Numero e provenienza 2.2 Distribuzione 2.3 Appartenenza religiosa 2.4 Immigrazione clandestina

3 Minori stranieri in Italia 4 Altre caratteristiche 5 Richiedenti asilo 6 Condizione economica degli stranieri 7 L'immigrazione nel cinema 8 Media Etnici 9 Note 10 Bibliografia

11 Voci correlate 12 Altri progetti 13 Collegamenti esterni

Storia[modifica | modifica sorgente]


L'Italia, per gran parte della sua storia dall'unit in poi, stato un paese di emigrazione e si stima che tra il 1876 e il 1976 partirono oltre 24 milioni di persone[3] (con una punta massima nel 1913 di oltre 870.000 partenze), al punto che oggi si parla di grande emigrazione o diaspora italiana[4]. Per tutto questo periodo, il fenomeno dell'immigrazione era stato invece pressoch inesistente, ove si eccettuino le migrazioni dovute alle conseguenze della seconda guerra mondiale, come l'esodo istriano o il rientro degli italiani dalle ex-colonie d'Africa. Tali fenomeni tuttavia avevano un carattere episodico e non presentavano sostanziali problemi d'integrazione dal punto di vista sociale o culturale. L'Italia rimase tendenzialmente un paese dal saldo migratorio negativo; il fenomeno dell'emigrazione cominci ad affievolirsi decisamente solo a partire dagli anni sessanta, dopo gli anni del miracolo economico[5] In particolare, nel 1973, l'Italia ebbe per la prima volta un leggerissimo saldo migratorio positivo (101 ingressi ogni 100 espatri), caratteristica che sarebbe diventata costante, amplificandosi negli anni a venire. da notare tuttavia che in tale periodo gli ingressi erano ancora in gran parte costituiti da emigranti italiani che rientravano nel Paese, piuttosto che da stranieri[5]. Il flusso di stranieri cominci a prendere consistenza solo verso la fine degli anni settanta, sia per la "politica delle porte aperte" praticata dall'Italia, sia per politiche pi restrittive adottate da altri paesi[5]. Nel 1981, il primo censimento Istat degli stranieri in Italia calcolava la presenza di 321.000 stranieri, di cui circa un terzo "stabili" e il rimanente "temporanei". Un anno dopo, nel 1982 veniva proposto un primo programma di regolarizzazione degli immigrati privi di documenti, mentre nel 1986 fu varata la prima legge in materia (L 943 del 30.12.1986) con cui ci si poneva l'obiettivo di garantire ai lavoratori extracomunitari gli stessi diritti dei lavoratori italiani[5]. Nel 1991 il numero di stranieri residenti era di fatto raddoppiato, passando a 625.000 unit. Negli anni novanta il saldo migratorio ha continuato a crescere e, dal 1993 (anno in cui per la prima volta il saldo naturale diventato negativo), diventato il solo responsabile della crescita della popolazione italiana. Nel 1990 veniva emanata la cosiddetta legge Martelli, che cercava per la prima volta di introdurre una programmazione dei flussi d'ingresso, oltre a costituire una sanatoria per quelli che si trovavano gi nel territorio italiano: allo scadere dei sei mesi previsti vennero regolarizzati circa 200.000 stranieri, provenienti principalmente dal Nordafrica[5]. Nel 1991 l'Italia dovette anche confrontarsi con la prima "immigrazione di massa", dall'Albania (originata dal crollo del blocco comunista), risolta con accordi bilaterali. Negli anni seguenti ulteriori accordi bilaterali verranno stipulati con altri Paesi, principalmente dell'area mediterranea. Secondo dati stimati dalla Caritas, nel 1996 erano presenti in Italia 924.500 stranieri[5].

del 1998 la legge Turco-Napolitano, che cercava di regolamentare ulteriormente i flussi in ingresso, cercando tra l'altro di scoraggiare l'immigrazione clandestina e istituendo, per la prima volta in Italia, i centri di permanenza temporanea per quegli stranieri "sottoposti a provvedimenti di espulsione". La materia sar tuttavia regolamentata nuovamente nel2002, con la cosiddetta legge Bossi-Fini, che prevede, tra l'altro, anche la possibilit dell'espulsione immediata dei clandestini da parte della forza pubblica. Alla data del censimento della popolazione del 2001 risultavano presenti in Italia 1.334.889 stranieri, mentre le comunit maggiormente rappresentate erano quella marocchina(180.103 persone) e albanese (173.064)[6]; tale valore, nel 2005 era giunto a 1.990.159, mentre le comunit albanese e marocchina contavano, rispettivamente 316.000 e 294.000 persone[7].

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]


Numero e provenienza[modifica | mo
difica sorgente]
Stato 2005
[7]

Variazione 2005-2011 (%) 289,3 53,4 52,4 87,9 114,8 62,4 123,0 244,9 70,9 35,9 118,2 114,6 84,8

2011[8]

2013 [9][10]

Romania

248.849

968.576 452.424 482.627 209.934 200.730 134.154 121.036 130.948 90.365 106.291 82.451 109.018 98.630

1.072.342 513.374 497.761 304.768 224.588 158.308 150.462 149.231 123.529 121.483 113.881 111.121 109.374

Marocco 294.945 Albania 316.659 Cina 111.712

Ucraina 93.441 Filippine 82.625 India 54.288 37.971 52.865 78.230 37.785

Moldavia Egitto Tunisia

Bangladesh

Polonia 50.794 Per Serbia Montenegro Kosovo Sri 58.174 53.378

38,1

80.320

106.498

45.572

77,9

81.094

98.679

Secondo i dati Istat relativi al

Lanka bilancio demografico nazionale, 113,2 Pakistan 35.509 75.720 97.921 alla data del 1 gennaio 2011, Senegal 53.941 50,1 80.989 92.371 risultavano residenti in Italia [11] 4.570.317 stranieri , pari al Ecuador 53.220 72,2 91.625 90.300 7,5% della popolazione totale, con un incremento, rispetto 58.460 53,8 89.900 83.448 Macedonia all'anno precedente, del 7,9% Nigeria 31.647 69,4 53.613 66.631 (335 000 persone), in frenata rispetto all'aumento registrato nel Ghana 32.754 43,1 46.890 56.021 corso del2009 (+343.000) ed in 232,6 Bulgaria 15.374 51.134 55.378 generale il pi basso dal 2006. Nota: le comunit sovraelencate costituiscono quasi l'85% L'incremento della popolazione degli stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2011. straniera residente verificatosi nel corso del 2010 dovuto non soltanto a nuovi arrivi ma anche ad un saldo naturale positivo di circa 73 000 unit (risultanti da 78 000 nati contro appena cinquemila morti)[12]. In diminuzione va conteggiata l'acquisizione della cittadinanza italiana di quasi 66 000 stranieri. Il fenomeno dellenaturalizzazioni, seppure in costante aumento negli ultimi anni (+11,1% rispetto al 2009) tuttavia ancora limitato. A titolo di paragone si consideri che in Francia nei soli anni 2005 e 2006 sono state concesse complessivamente 303 000 cittadinanze[12]. da notare tuttavia che il dato complessivo degli stranieri presenti nel territorio nazionale stato corretto al ribasso in seguito al censimento generale ISTAT del 2011 della popolazione italiana, secondo il quale risultavano presenti 4.029.145 stranieri alla data del 9 ottobre di tale anno, valore pressoch triplicato rispetto a quello del precedente censimento dell'ottobre del 2001[13][14]. La differenza rispetto al dato proveniente dalle anagrafi, gi riscontrata per tutti i dati demografici anche nei precedenti censimenti, dipende generalmente da errori o mancanze nell'aggiornamento delle anagrafi comunali nei dieci anni che intercorrono tra un censimento e l'altro[15]. La popolazione straniera presenta un'et media decisamente pi bassa di quella italiana; nel 2009 i minorenni erano 932.675 (il 22% del totale) mentre gli stranieri nati in Italia (le cosiddette seconde generazioni) erano ormai 573 mila[16], cio il 13,5% del totale degli stranieri. In particolare, gli stranieri nati in Italia nel 2010 hanno rappresentato il 14% del totale delle nascite, un'incidenza circa doppia rispetto a quella degli stranieri sul totale della popolazione residente[12]. I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale. La Fondazione Ismu-Iniziative e studi sulla multietnicitcon una sua ricerca del 1 gennaio 2008[17] stima la presenza di un 17,9% in pi di immigrati irregolari presenti sul territorio italiano (circa 650.000). Analizzando le zone di provenienza, si nota come negli ultimi anni ci sia stato un deciso incremento dei flussi provenienti dall'Europa orientale, che hanno superato quelli relativi ai paesi del Nordafrica, molto forti fino agli anni novanta. Ci dovuto in particolare al rapido incremento della comunit rumena che, in particolare nel 2007, all'incirca raddoppiata, passando da 342.000

a 625.000 persone e rappresentando quindi la principale comunit straniera in Italia. Ci dipeso, verosimilmente, dall'ingresso della Romanianell'Unione Europea che ha facilitato i flussi e dall'affinit linguistica. Al 1 gennaio 2011 i romeni, con quasi un milione di residenti, rappresentano la prima comunit straniera (oltre un quinto degli stranieri presenti in Italia) [12]. Accanto ad essi le principali comunit straniere presenti in Italia sono quellaalbanese, marocchina, cinese ed ucraina[12]. Al 1 gennaio 2011, circa la met dei residenti stranieri proviene da Paesi dell'Europa orientale, in particolare un quarto da Paesi di quella regione che hanno aderito all'Unione europea tra il 2004 ed il 2007. Un discorso a parte merita la comunit zingara sul territorio italiano, ripartita tra Rom (pi diffusa al Centro-Sud e con maggiore propensione alla sedentarizzazione) e in minor misura Sinti (soprattutto al Nord, ma con forte tendenza al nomadismo). Stime approssimative riportano 120.000 unit, di cui circa 70.000 di cittadinanza italiana.[18] La tabella a destra riporta il numero di cittadini stranieri residenti in Italia suddivisi per cittadinanza per gli anni 2005 e 2011. Come si pu notare, le comunit che hanno registrato un aumento maggiore provengono dall'Est Europa (in ordine, Romania, Moldavia, Bulgaria, Ucraina e Polonia) e dall'Asia meridionale (rispettivamente, India, Bangladesh ePakistan). Contenuto, invece, stato l'afflusso di nuovi tunisini, serbi e senegalesi. Nel 2012 secondo il 22 Dossier Statistico Immigrazione2012[19] in Italia vi sono 5.011.000 cittadini stranieri regolarmente soggiornanti (pari al 8,2% della popolazione totale). A inizio 2013 secondo i dati l'Istat ed Eurostat[20] (ma anche secondo l'ambasciata rumena a Roma, il Ministero italiano per le Pari Opportunit, la Caritas Italiana e quindi secondo la relazione a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS del 22 marzo 2013[20]) in Italia risiedono 1.072.342 cittadini rumeni (che costituiscono circa il 21% della popolazione straniera inItalia e circa l'1,7% sul totale della popolazione residente in Italia); ci fa si che in Italia risieda quasi il 45% dei circa 2,5 milioni di cittadini della Romania espatriati, residenti nell'Unione Europea. Inoltre secondo i dati dellagenzia di statistica europea Eurostat, tra il 2010 e il 2012 la collettivit romena in Italia aumentata del 20,8%, superando nelle statistiche ufficiali, come gi detto sopra, di gran lunga il milione di presenze (1.072.342).

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]


Anche la distribuzione sul territorio italiano fortemente disomogenea: nel Nord-ovest risiede il 35% degli stranieri, nel Nord-est il 26,3%, nel Centro il 25,2% e nel Mezzogiorno eisole il 13,5%. Nel 2010, tuttavia, come gi nel 2009, l'incremento della popolazione straniera stato pi consistente nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord[12]. All'interno di tale distribuzione si nota inoltre una forte disparit tra i capoluoghi di provincia (con maggiori presenze) e le zone rurali. Tra le province italiane, quella con la comunit straniera pi grande , al 1 gennaio 2011, quella di Milano (407.191), seguita da quella di Roma (405.657), quindi le province di Torino (198.249) e Brescia (160.284)[16]. Nonostante ci, le province che hanno avuto gli incrementi percentuali maggiori rispetto al 2009 sono proprio quelle centro-meridionali e insulari (Taranto: +33,3%; Nuoro: +17,4%;Caltanissetta: +16,3%; Cosenza: +15,7%)[16].

Percentuale di stranieri sul totale della popolazione regionale nel 2011.

I comuni italiani con pi cittadini stranieri residenti, al 1 gennaio 2011, sono nell'ordine[21]:

Roma (294.571 unit) Milano (217.324) Torino (127.717) Genova (50.415) Firenze (50.033) Bologna (48.466) Brescia (36.884) Verona (36.666) Padova (30.933) Napoli (29.428) Venezia (29.281) Reggio nell'Emilia (28.856) Prato (28.402)

I capoluoghi di provincia italiani con la pi alta percentuale di stranieri residenti sul totale della popolazione, al 1 gennaio 2011, sono nell'ordine[21]:

Brescia (19,0 %) Reggio nell'Emilia (17,0 %) Piacenza (16,6 %) Milano (16,4 %) Vicenza (16,0 %) Prato (15,1 %) Bergamo (15,0 %)

Modena (14,7 %) Padova (14,4 %) Parma (14,2 %)

Appartenenza religiosa[modifica | modifica sorgente]

La Moschea di Roma, la pi grande d'Europa. L'islam la religione pi diffusa tra la popolazione straniera dopo il cristianesimo

Secondo l'ultimo dossier statistico presentato da Caritas e Fondazione Migrantes nell'ottobre 2011, al 31/12/2010 i cristiani sono la prima comunit straniera d'Italia, seguiti dai musulmani. I 4.570.317 immigrati censiti in Italia a quella data risultavano infatti cos suddivisi[22]:

Cristiani: 2.465.000, di cui:


Ortodossi: 1.405.000 Cattolici: 876.000 Protestanti: 204.000 Altri: 33.000

Musulmani: 1.505.000 Atei / Non religiosi: 196.000 Induisti: 120.000 Buddisti: 89.000 Animisti: 46.000 Ebrei: 7.000 Altri: 144.000

Immigrazione clandestina[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Immigrazione illegale#L'immigrazione illegale in Italia.

Minori stranieri in Italia[modifica | modifica sorgente]


Alunni con cittadinanza non italiana

nel sistema scolastico italiano Dati Ministero dell'Istruzione[23]

2012-2013

786 630

2011-2012

755 939

2010-2011

710 263

2009-2010

673 800

2008-2009

629 360

2007-2008

574 133

2006-2007

501 420

2005-2006

431 211

2004-2005

370 803

2003-2004

307 141

2002-2003

239 808

2001-2002

196 414

Nel 2010, gli stranieri residenti in Italia risultavano significativamente pi giovani dei cittadini italiani, con un'et mediana di 32,5 anni contro 44,3. Si tratta della quarta comunit straniera pi giovane tra i Paesi dell'Unione europea contro la seconda popolazione nazionale pi vecchia (dopo la Germania).[24] La presenza di allievi privi di cittadinanza italiana in costante aumento nel sistema scolastico italiano, rappresentando oggi il 9%, con punte prossime al 10% nella scuola dell'obbligo. La loro

presenza per concentrata soprattutto nelle regioni settentrionali e in particolare in alcune aree urbane, cosicch in talune scuole la percentuale risulta significativamnte pi elevata. Questi alunni rappresentano oltre 200 paesi, ben il 45% di loro proviene da soli 3 stati (Romania, Marocco e Albania). Circa l'81% di loro proviene da 19 stati (Romania, Albania, Marocco, Cina, Moldavia, Filippine, India, Ucraina, Ecuador, Peru, Tunisia, Pakistan, Macedonia, Egitto, Bangladesh, Senegal, Nigeria, Polonia, Ghana). Occorre tuttavia tenere presente che quasi la met di questi alunni, oltre 371.000, sono nati e cresciuti in Italia, parlano l'italiano come prima lingua e sono comunque bilingui, solo a causa di una legislazione basata esclusivamente sullo ius sanguinis viene loro attribuito lo status di "straniero".[25]

Altre caratteristiche[modifica | modifica sorgente]


La popolazione straniera residente in Italia ha un livello di educazione simile a quello della popolazione Italiana. Fonti Istat e Banca d'Italia riportano come il 39,4% della popolazione italiana abbia un diploma di scuola media superiore a fronte del 38,9% della popolazione straniera. Gli italiani in possesso di laurea invece si attestano intorno al 12,5% contro il 10,2% degli stranieri[26].

Richiedenti asilo[modifica | modifica sorgente]


Da non confondersi con la maggioranza degli stranieri, immigrati in Italia quasi sempre per motivi economici, i richiedenti asilo sono stranieri che hanno chiesto all'Italia protezione ed ospitalit in base alle convenzioni internazionali, perch perseguitati nel loro paese di origine per le loro opinioni, o la loro attivit politica o religiosa, ovvero perch provenienti da zone di guerra totalmente insicure, o ancora oggetto di discriminazioni o persecuzioni per motivi di appartenenza etnica. Se in questa categoria rientravano nel secolo scorso prima persone rimpatriate da ex colonie italiane (accusati di collaborazionismo con i colonizzatori italiani) e poi persone perseguitate nell'Est Europa per l'opposizione ai regimi comunisti ivi allora imperanti, nel nuovo secolo la provenienza prevalentemente da zone di guerra, soprattutto Somalia, Sud Sudan, Eritrea e Siria,[senza fonte] non senza la presenza di perseguitati per motivi politici o religiosi.

Condizione economica degli stranieri[modifica | modifica sorgente]


Un rapporto dell'Istat relativo agli anni 2008/2009 sugli stranieri nati all'estero e residenti in Italia[27] rileva che due terzi sono immigrati per motivi di lavoro. Le condizioni economiche delle famiglie straniere sono in generale peggiori di quelle delle famiglie italiane. Infatti, le prime dispongono di un reddito netto mediano di 14.469,00 eurocontro i 24.631 dei secondi. Le famiglie con un reddito netto pi vicino a quello delle famiglie italiane sono, tra le comunit pi numerose, quelle albanesi (70,1% del reddito medio delle famiglie italiane), filippine (68,3%) e cinesi (67,1%). Al contrario, quelle pi lontane dal tenore di vita degli italiani sono le famiglie ucraine (40,8%), moldave (48,6%) e romene (47,6%). Nel complesso, quasi la met (49,1%) delle famiglie composte da soli stranieri a rischio povert (tale percentuale il 17,4% per le famiglie di soli italiani). Come nel caso degli italiani, tuttavia, il rischio povert considerevolmente pi elevato al Sud che al Centro o al Nord.

Tuttavia, le condizioni economiche degli stranieri migliorano con l'allungarsi della permanenza in Italia. Infatti, il reddito di una famiglia di soli stranieri residente nel Paese da pi di 12 anni in media superiore del 40% rispetto a quello di una famiglia arrivata da soli due anni. Inoltre, le entrate delle famiglie straniere dipendono per oltre il 90% da redditi da lavoro, mentre per le famiglie italiane tale quota si attesta solo al 63,8%. I redditi da capitale incidono appena per l'1,1% (contro il 5,5%) e le pensioni contano solo per l'1,9% (contro quasi il 30% delle famiglie italiane). Da osservare anche che il possesso di una laurea si traduce, in media, in un reddito solo dell'8% pi elevato rispetto a quello di chi possiede la licenza elementare. Gli italiani laureati, al contrario, guadagnano in media il 75% in pi di quelli con una licenza elementare.

L'immigrazione nel cinema[modifica | modifica sorgente]


Negli ultimi anni, l'immigrazione diventata un tema ricorrente nel cinema italiano, fino quasi a rappresentarne un genere a parte[28]. Uno dei primi film ad affrontare le problematiche relative all'immigrazione, in quel caso albanese, stato Lamerica di Gianni Amelio (1994). Nell'ultimo decennio in particolare, tra i film incentranti su tematiche migratorie si trovanoQuando sei nato non puoi pi nasconderti di Marco Tullio Giordana (2005), Le ferie di Licu di Vittorio Moroni (2006), Cover-boy di Carmine Amoroso (2006), Bianco e nero di Cristina Comencini (2008), Cose dell'altro mondo di Francesco Patierno, Il villaggio di cartone di Ermanno Olmi (2011) e Terraferma (2011) di Emanuele Crialese. Il regista veneziano Andrea Segre si spesso concentrato sui temi relativi all'immigrazione nei suoi documentari (tra cui Come un uomo sulla terra, diretto insieme a Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer nel 2008), fino a dirigere e presentare alla 68 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia il suo primo lungometraggio di fiction, Io sono Li (2011). da notare che la maggior parte dei film sull'immigrazione sono realizzati da registi italiani, non essendoci ancora in Italia una generazione di cineasti di seconda generazione[29].

Media Etnici[modifica | modifica sorgente]

Babel, prima canale televisivo dedicato agli stranieri in Italia

I media etnici rappresentano una delle fonti principali di informazione per gli immigrati in Italia: si contano pi di 150 testate, di cui 65 a mezzo stampa, 59 radiofoniche, 24 format televisivi e siti

web tematici dedicati agli stranieri in Italia. Questi i dati[30] elaborati dal Cospe, Cooperazione per i Paesi emergenti, che segnala i casi di Stranieri in Italia, network etnico fondato nel 2000 da Francesco Costa e ISI Media, con 22 testate in lingua diffuse in tutta Europa, Speciale Mondinsieme. Per partecipaRe la citt in allegato a La Gazzetta di Reggio Emilia e Metropoli, edito con la Repubblica. Le principali fonti di informazione online sono rappresentate dal network Ethnoland, rivista bimestrale di informazione e di servizio a cura di Otto Bitjoka e da Edgar Meyer, Stringer.it e il network stranieriinitalia.it, presente sul web con il portale e la rete di siti in lingua[31]. Inoltre, Babel il primo canale televisivo in Italia dedicato ai temi dell'immigrazione e trasmette dalla piattaforma digitale Sky dall'8 novembre 2010.

Note[modifica | modifica sorgente]