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Beginners Guide (Italiano) - ArchWiki

Suggerimento: qui.

Prefazione

June 12, 2011

Arch Linux richiede una certa dose di conoscenze sulla configurazione e sulla metodologia dei sistemi UNIX-like e per questa ragione sono state incluse delle informazioni aggiuntive.

Cosìcome è stata concepita, questa guida concentrerà l'attenzione su alcuni punti ritenuti particolarmente utili; per approfondire si può utilizzare il Wiki di Arch Linux o il forum di Arch Linux. Una lettura interessante è Il metodo Arch, che delinea i principi fondamentali della distribuzione Arch Linux.

Per chi si avvicina per la prima volta a un sistema GNU/Linux si consiglia qualche lettura sul sistema in generale. Il testo più completo in lingua italiana è Appunti di informatica libera. Una buona documentazione sui sistemi GNU/Linux è reperibile sul sito del PLUTO Project in italiano (The Linux Documentation Project in inglese).

Introduzione

Benvenuto! Questa pagina servirà da guida nel processo di installazione di Arch Linux, un sistema operativo UNIX-like (basato su GNU/Linux). Pur essendo indirizzata ai nuovi utenti Arch, questa guida si propone come solido punto di riferimento e fonte di informazioni per chiunque.

Prima di procedere, si consiglia di leggere velocemente le FAQ.

Caratteristiche principali di Arch Linux

Design e filosofia improntati alla semplicità semplicità

Pacchetti precompilati sia per architetture i686 che per architetture x86_64 Pacchetti precompilati sia per architetture i686 che per architetture x86_64

Script di avvio BSD-style , con un file di configurazione centralizzato avvio BSD-style, con un file di configurazione centralizzato

mkinitcpio : un semplice e dinamico generatore di initramfs mkinitcpio: un semplice e dinamico generatore di initramfs

Un gestore di pacchetti, pacman , veloce, scritto in C , leggero e agile, con un uso di memoria pacman, veloce, scritto in C, leggero e agile, con un uso di memoria davvero modesto

Sistema altamente personalizzabile in quanto assemblato pezzo per pezzo dall'utenteC , leggero e agile, con un uso di memoria davvero modesto Modello di aggiornamento Rolling

Modello di aggiornamento Rolling Release Rolling Release

Un sistema di pacchettizzazione ports-like (ABS - Arch Build System ) che rende facile ottenere dal sorgente un pacchetto binario da installare Arch Build System) che rende facile ottenere dal sorgente un pacchetto binario da installare e/o da condividere su AUR

Un repository di script (AUR - Arch User Repository ) per compilare pacchetti, condivisi da utenti Arch Arch User Repository) per compilare pacchetti, condivisi da utenti Arch

Licenza (in inglese)

Arch Linux, pacman, documentation, and scripts are copyright ©2002-2007 by Judd Vinet, ©2007- 2011 by Aaron Griffin and are licensed under the GNU General Public License Version 2.

Il metodo Arch

Il principio su cui Arch si basa è "mantenersi semplice" (KISS, Keep It Simple Stupid).

Da notare che, in questo contesto, "semplice" non significa né "facile" né "amichevole", ma piuttosto "senza inutili aggiunte, modifiche o complicazioni". In breve, un approccio elegante e minimalistico.

"Semplice" è definito da un punto di vista tecnico, non dell'usabilità. È meglio essere tecnicamente eleganti, con un'alta curva di apprendimento, che facili da usare ma tecnicamente grossolani" - Aaron GriffinIn breve, un approccio elegante e minimalistico. Il rasoio di Occam: Entia non sunt multiplicanda praeter

Il rasoio di Occam: Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem cioè "Non moltiplicare gli elementi più del necessario". Il Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem cioè "Non moltiplicare gli elementi più del necessario". Il termine rasoio si riferisce all'atto di raschiare via le assunzioni non strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno.

"La parte straordinaria [del mio metodo] sta nella sua semplicità personale conduce sempre alla semplicità." - Bruce Lee - Bruce Lee

La strada della crescita

Riguardo questa Guida

Il wiki di Arch è una risorsa eccellente, per qualsiasi questione dovrebbe essere consultato per primo. Sono disponibili anche un canale IRC (su irc.azzurra.org #archlinux), e il forum nel caso la risposta non possa essere trovata altrove. Inoltre, assicurarsi di controllare le pagine man di un comando che non si conosce, queste di solito possono essere richiamate con man comando.

Nota: Seguire questa guida è essenziale per installare con successo un sistema Arch Linux ben configurato. Leggere attentamente! Si consiglia vivamente di leggere ogni sezione completamente prima di svolgere i compiti in essa contenuti.

Questa guida è strutturata in quattro parti principali:

Preparare l'installazione

Nota: Se si desidera installare su un'altra partizione all'interno di una distribuzione GNU/Linux esistente o LiveCD, si legga questo articolo wiki per i passaggi adeguati. Ciò può essere utile soprattutto se si prevede di installare Arch Linux tramite VNC o SSH remoto. Di seguito si presuppone l'installazione con mezzi convenzionali.

Ottenere il più recente supporto per l'installazione

Dalla pagina di download è possibile scaricare la versione 2010.05 dell'immagine del sistema live.

Sia l'imagine Core che la Netistall forniscono solamente i pacchetti necessari a creare un sistema Arch Linux Core che la Netistall forniscono solamente i pacchetti necessari a creare un sistema Arch Linux di base. Si noti che il sistema di base non include un'interfaccia grafica ed è composto principalmente da GNU toolchain (compilatore, assembler, linker, librerie, shell e alcuni servizi utili), dal kernel Linux, alcune librerie extra e alcuni moduli.

L'immagine Core facilita l'installazione sia da CD che da Rete.dal kernel Linux, alcune librerie extra e alcuni moduli. L'immagine Netinstall e molto più piccola e

L'immagine Netinstall e molto più piccola e non fornisce tutti i pacchetti necessari, l'intero sistema è recuperato tramite internet.Core facilita l'installazione sia da CD che da Rete. Le domande frequenti su Arch64 possono aiutarvi

Le domande frequenti su Arch64 possono aiutarvi nella scelta tra le versioni 32-, 64-bit e dual. domande frequenti su Arch64 possono aiutarvi nella scelta tra le versioni 32-, 64-bit e dual.

Ricordarsi di scaricare il file di testo checksum in base all'immagine .ISO scelta.aiutarvi nella scelta tra le versioni 32-, 64-bit e dual. Sono disponibili delle Immagini pre-release che

Sono disponibili delle Immagini pre-release che possono essere reperite qui. Queste non sono versioni ufficiali e quindi non sono ufficialmente supportate. Dovrebbero essere utilizzate

solo se le immagini di installazione ufficiali non funzionano con l'hardware del proprio sistema e si sospetta che le immagini più recenti includano dei driver appropriati.

Controllare l'integrità del file ISO scaricato

Tramite il comando cd, portarsi nella directory contenente entrambi i file scaricati e utilizzare il

comando /usr/bin/sha1sum:

$ sha1sum --check nome_del_file_checksum.txt nome_del_file_iso_scaricato.iso

Questo comando deve ritornare un output positivo visualizzando un "OK", tralasciare le altre stringhe di informazione. Se l'esito non dovesse essere positivo riscaricare il file .ISO.

Installazione tramite Rete

Invece di scrivere i supporti di avvio di un'unità ottica o USB, è possibile, in alternativa, avviare un'immagine ISO in rete. Questo funziona bene quando si dispone già di un server configurato. Si prega di consultare questo articolo per ulteriori informazioni e quindi continuare l'avvio di Arch Linux Installer.

Installer su CD

Masterizzare l'immagine .iso su un CD o DVD con il proprio programma preferito, e procedere con Avviare l'installer di Arch Linux.

Note: In generale, per masterizzazioni affidabili è raccomandata una velocità bassa (alcuni utenti consigliano 4x o 2x). Se si verifica un comportamento imprevisto del CD, provare a masterizzarne un altro usando la velocità minima.

Installer su Memoria Flash USB

È possibile consultare il wiki "Installazione da USB e supporti Flash" per maggiori dettagli.

Questo metodo è valido per qualsiasi tipo di supporti flash da cui il proprio BIOS permetta il boot, sia esso un card reader o una porta USB.

Attenzione: Verranno distrutti tutti i dati e le partizioni presenti nel proprio supporto. Prestare molta attenzione al percorso dove si indirizza l'immagine .ISO , il comando dd scriverà su qualsiasi dispositivo si scelga, compreso un intero hard disk.

Metodo su UNIX:

Inserire un dispositivo flash vuoto (ne basta uno da 512MB), determinare il percorso (/dev/sdx), assicurarsi che le partizioni presenti nel dispositivo siano smontate e scrivere l'immagine tramite il comando dd:

# dd if=archlinux-2010.05-''{core|netinstall}''-''{i686|x86_64|dual}''.iso of=/dev/sd''x''

dove if= è il percorso del file immagine (in formato .iso) e of= è il file di dispositivo del proprio supporto flash. Assicurarsi di usare /dev/sdx (l'intero dispositivo) e non /dev/sdx1 (una sua partizione). Si avrà bisogno di un dispositivo di memoria flash grande abbastanza per ospitare l'immagine.

Per verificare che l'immagine sia stata scritta correttamente sul dispositivo flash, annotare il numero

di blocchi letti e scritti, quindi eseguire il seguente controllo:

$ dd if=/dev/sd''<u>x</u>'' count=''<u>number_of_records</u>'' status=noxfer | md5sum

$ [sudo] dd if=archlinux-2010.05-core-i686.iso of=/dev/sdc #Scrive l'immagine .iso sul dispositivo

744973+0 records in 744973+0 records out 381426176 bytes (381 MB) copied, 106.611 s, 3.6 MB/s

$ [sudo] dd if=/dev/sdc count=744973 status=noxfer | md5sum #Verifica l'integrità dell'immagine

4850d533ddd343b80507543536258229 - 744973+0 records in 744973+0 records out

Continuare con Avviare l'installer

Metodo su Windows:

Scaricare Disk Imager da qui. Inserire la memoria. Avviare Disk Imager e selezionare il file immagine (Disk Imager accetta in modo predefinito solo file *.img, assicurarsi di selezionare *.iso nella finestra di dialogo). Selezionare la lettera corrispondente al flash drive. Cliccare su "Write".

Continuare con Avviare l'installer

Avviare l'installer

Suggerimento: Irequisiti minimi per un'installazione di base sono di 64 MB RAM

Suggerimento: Durante questo processo potrebbe capitare che entri in funzione lo screensaver automaticamente, è possibile premere il tasto Alt per tornare ad una visualizzazione normale

Boot da supporti rimovibili

Inserire il CD oppure il supporto flash e avviare il pc. A seconda delle impostazioni del BIOS, il computer potrebbe avviare automaticamente il sistema su CD, USB o card reader, oppure potrebbe essere necessario premere un tasto (generalmente Canc, oppure F1,F2,F11 o F12) durante l'accensione o cambiare direttamente l'ordine di avvio nel bios.

Menù Principale: Il menù principale sarà ora visualizzato e sarà possibile muoversi tra le varie opzioni selezionandole con i tasti freccia della tastiera e confermando la scelta premendo il tasto invio. Il menu di avvio varia leggermente a seconda dell'ISO corrispondente.

Nota: Gli utenti che cercano di percorrere un'installazione di Arch Linux da remoto, tramite una connessione ssh, sono incoraggiati a fare qualche ritocco in questo momento, per attivare le connessioni ssh direttamente nell'ambiente live CD. Se interessati consultare l'articolo Install from

Avvio del Sistema Operativo

Il sistema live si avvierà e presenterà una schermata di login. Eseguire il login come root .

Se si è in possesso di una scheda grafica Intel e lo schermo rimane vuoto durante il processo di boot, il problema è dovuto probabilmente all'impostazione in modalità kernel (kms), vedere il wiki Intel. Quando appare il logo di Arch, premere il tasto Tab per inserire le opzioni del kernel. Alla fine della riga, inserire uno spazio e successivamente

i915.modeset=0

In alternativa aggiungere:

video=SVIDEO-1:d

Che dovrebbe permettere di poter funzionare senza disattivare il kernel mode setting (KMS).

Premere il tasto invio per procedere al boot del sistema.

Consultare l'articolo su Intel per ulteriori informazioni.

Cambio della mappatura della tastiera

Inizialmente è attiva la mappatura dei caratteri per una tastiera inglese. Per impostare la tastiera italiana scrivere:

# km

In alternativa a km, si può usare direttamente il comando

# loadkeys it

dove "it" rappresenta il layout della tastiera italiana.

Documentazione

Questa guida è disponibile in Inglese sul sistema live. Aprire il terminale virtuale 2 (tty2) premendo ALT+ F2 ed utilizzare il comando /usr/bin/less con quanto segue, quando ci si trova al prompt # :

# less /usr/share/aif/docs/official_installation_guide_en

Tramite less si può scorrere all'interno del documento.

Per tornare al terminale virtuale 1 (tty1) e proseguire l'installazione premere ALT+ F1. In qualunque momento dell'installazione si potrà tornare al terminale virtuale 2 (tty2) per consultare la guida.

Suggerimento: Si prega di notare che la guida ufficiale riguarda solo l'installazione e la configurazione del sistema di base. Una volta che è installato, si consiglia vivamente di tornare a consultare il wiki per saperne di più sulla procedura post-installazione e altre questioni connesse.

Installare il sistema Base

Per far partire l'installazione, avviare come root lo script di installazione dalla console virtuale tty1:

# /arch/setup

Apparirà sullo schermo il menu di installazione di Arch Linux.

Selezionare una fonte di installazione

Dopo una schermata di benvenuto, verrà richiesta una fonte da cui installare. Scegliere quella appropriata al tipo di installazione che si sta eseguendo. Se si sta utilizzando la NetInstall, un buon metodo per verificare la velocità relativa dei repository di origine, ed il suo stato di aggiornamento, è quello di consultare la pagina Mirror Status.

Se si sceglie l'installazione da CORE, e si desidera utilizzare i pacchetti sul CD, selezionare CD-ROM come sorgente.è quello di consultare la pagina Mirror Status . Se in alternativa si è scelta la

Se in alternativa si è scelta la versione Netinstall, selezionare NET e continuare a leggere la sezione seguente Configurare la rete Configurare la rete

Configurare la rete (Netinstall)

Sarà richiesto di caricare i driver ethernet manualmente, se lo si desidera. Udev è molto efficace a caricare i moduli necessari, quindi si può presumere che abbia già provveduto a farlo. Nella schermata successiva, selezionare Setup Network. Lo si può verificare premendo Alt+F3 e invocando ip addr. Al termine, ritornare alla tty1 premendo Alt+F1

Verranno mostrate le interfacce disponibili. Se un'interfaccia ed il suo HWaddr (HardWare address) sono elencati, allora il relativo modulo è già stato caricato. Se l'interfaccia non compare nell'elenco si può cercare di testarla ed avviarla tramite l'installer, o manualmente tramite un'altra console virtuale.

La schermata seguente richiederà di Selezionare l'interfaccia, avviarla, oppure di Annullare. Scegliere l'interfaccia appropriata e proseguire.

L'installer richiederà se si desidera utilizzare DHCP. Scegliendo Yes, verrà eseguito dhcpcd, al fine di rilevare un gateway disponibile e richiedere un indirizzo IP; Scegliendo No, verrà richiesto l'inserimento di IP statico, netmask, broadcast, gateway DNS IP, proxy HTTP, e proxy FTP. Infine, verrà visualizzata una schermata riassuntiva per consentire la verifica della correttezza delle informazioni immesse.

Selezionare Choose Mirror e scegliere un mirror FTP/HTTP. Una volta fatto, tornare al menu principale.

Nota: archlinux.org è bloccato alla velocità di 50KB/s

Guida rapida all'(A)DSL per l'ambiente live

(Se si è in possesso di un semplice modem (o di un router in modalità bridged) per connettersi al proprio ISP)

Portarsi in un'altra console virtuale premendo ALT + F2, effettuare il login come utente root ed eseguire

# pppoe-setup

Se tutto è stato correttamente configurato, al termine si sarà in grado di connettersi al proprio ISP tramite

# pppoe-start

Ritornare alla prima console virtuale premendo ALT+ F1. Continuare con Impostazione Orologio

Guida rapida al wireless per l'ambiente live

(Se si necessita di connessione wireless durante l'installazione)

Le utilità ed i driver wireless sono ora disponibili nell'ambiente live del supporto d'installazione. Una buona conoscenza del proprio hardware wireless sarà di importanza fondamentale per una buona riuscita dell'operazione. È da notare che la seguente procedura rapida eseguita a questo punto dell'installazione inizializzerà l'hardware di rete per un utilizzo esclusivamente all'interno dell'ambiente live di installazione. Sarà necessario ripetere questi passaggi (o un qualche altro tipo di gestione della rete wireless) una volta avviato il sistema installato in sul disco.

Da notare anche che questi passaggi sono opzionali se non si ha necessità di connessione wireless durante il processo d'installazione; le funzionalità wireless verranno comunque abilitate in seguito.

Nota: Nell'esempio seguente utilizzeremo wlan0 come interfaccia di rete e linksys per il nome ESSID. Ricordarsi di cambiare questi valori in base alla proprie esigenze.

Il procedimento di base sarà:

Portarsi in una console virtuale libera, ad es.: ALT+ F3base alla proprie esigenze. Il procedimento di base sarà: Effettuare il login da utente root (Opzionale)

Effettuare il login da utente rootPortarsi in una console virtuale libera, ad es.: ALT+ F3 (Opzionale) Identificare l'interfaccia wireless : #

(Opzionale) Identificare l'interfaccia wireless :libera, ad es.: ALT+ F3 Effettuare il login da utente root # lspci | grep -i

# lspci | grep -i net

Assicurarsi che udev abbia caricato il driver, a che il driver abbia creato un'interfaccia del kernel utilizzabile con /usr/sbin/iwconfig:l'interfaccia wireless : # lspci | grep -i net # iwconfig iwconfig lo no wireless extensions.

# iwconfig

iwconfig lo no wireless extensions. eth0 no wireless extensions. wlan0 unassociated ESSID:""

Mode:Managed Channel=0 Access Point: Not-Associated

Bit Rate:0 kb/s Retry limit:7

Power Management:off Link Quality:0 Signal level:0 Noise level:0

Rx invalid nwid:0 Rx invalid crypt:0 Rx invalid frag:0

Tx excessive retries:0 Invalid misc:0

Missed beacon:0

Tx-Power=20 dBm

Sensitivity=8/0

RTS thr:off

Fragment thr:off

wlan0 è l'interfaccia wireless disponibile nell'esempio.

Nota: Se non si vede qualcosa di simile a questo, il driver wireless non è stato caricato. Se questo è il proprio caso, sarà necessario caricare il driver manualmente. Si prega di consultare la pagina wireless Setup per informazioni più dettagliate.

Accendere l'interfaccia con ip link set <interface> up.pagina wireless Setup per informazioni più dettagliate. # ip link set wlan0 up Una piccola percentuale

# ip link set wlan0 up

Una piccola percentuale di chipset wireless richiedono un firmware, oltre al corrispondente driver. Se il proprio chipset wireless richiede un firmware , si dovrebbe ottenere un errore simile:

# ip link set wlan0 up

SIOCSIFFLAGS: No such file or directory

Se non si è sicuri, eseguire /usr/bin/dmesg per interrogare il log del kernel per una richiesta di firmware da parte del chipset wireless:

Esempio di output da un chipset Intel che necessita ed ha richiesto un firware al kernel all'avvio.

$ dmesg | grep firmware

firmware: requesting iwlwifi-5000-1.ucode

Se non vi è output, si può concludere che il chipset wireless del sistema non richiede firmware

Nota: Ipacchetti con i chipset per il wireless (per le schede che lo necessitano) sono preinstallati in /lib/firmware nell'ambiente live, (su CD o supporto USB) ma dovranno essere esplicitamente installati sul sistema definitivo per fornire funzionalità wireless all'avvio! La selezione e installazione dei pacchetti è spiegata in seguito. Accertarsi di aver spuntato sia il modulo sia il firmware durante la selezione dei pacchetti! Consultare Wireless Setup se non si è sicuri riguardo l'installazione del particolare firmware per la propria scheda. Questo è un errore molto comune.

per la propria scheda. Questo è un errore molto comune. Se l'ESSID è stato dimenticato o

Se l'ESSID è stato dimenticato o è sconosciuto, utilizzare /sbin/iwlist <interface> scan per trovare le reti wireless nelle vicinanze.

# iwlist wlan0 scan

Se si utilizza la crittografia WPA:le reti wireless nelle vicinanze. # iwlist wlan0 scan Utilizzare la crittografia WPA richiede che la

Utilizzare la crittografia WPA richiede che la chiave sia crittografata e memorizzata in un file insieme alll'ESSID, da utilizzare successivamente per la connessione tramite wpa_supplicant. Sono quindi necessari dei passaggi in più:

Ai fini della semplificazione e di backup, rinominare il file /etc/wpa_supplicant.conf:

# mv /etc/wpa_supplicant.conf /etc/wpa_supplicant.conf.original

Utilizzando wpa_passphrase, fornire il nome della propria rete wireless e la chiave WPA da criptare, e scriverla nel file /etc/wpa_supplicant.conf.

Nel seguente esempio si utilizzerà come chiave crittografica my_secret_passkey e come nome della rete wireless linksys, e si farà in modo di generare un nuovo file di configurazione /etc/wpa_supplicant.conf, redirezionando su di esso la chiave crittografica. Per far ciò si utilizza il seguente comando:

# wpa_passphrase linksys "my_secret_passkey" > /etc/wpa_supplicant.conf

Consultare la pagina WPA Supplicant per maggiori informazioni e risoluzione dei problemi.

Nota: Il file /etc/wpa_supplicant.conf memorizza i dati in formato di testo semplice. Questo non è rischioso in ambiente di installazione, ma quando si riavvierà il nuovo sistema e si riconfigurerà WPA_supplicant, ricordarsi di cambiare i permessi al file /etc/wpa_supplicant.conf (Es. chmod 0600 /etc/wpa_supplicant.conf per renderlo leggibile solo per root).

per renderlo leggibile solo per root). Associare il dispositivo senza fili con il punto di accesso

Associare il dispositivo senza fili con il punto di accesso che si desidera utilizzare. A seconda della cifratura (nessuna, WEP o WPA), la procedura potrebbe essere diversa. È necessario conoscere il nome della rete wireless scelta per la connessione (ESSID).

Encryption

Command

No Encryption

iwconfig wlan0 essid "linksys"

WEP w/ Hex Key

iwconfig wlan0 essid "linksys" key "0241baf34c"

WEP w/ ASCII passphrase

iwconfig wlan0 essid "linksys" key "s:pass1"

WPA

wpa_supplicant -B -Dwext -i wlan0 -c /etc/wpa_supplicant.conf

Nota: Il processo di connessione di rete può essere automatizzato in seguito usando il demone di rete predefinito di Arch (netcfg), o un altro gestore della rete a propria scelta (come wicd o networkmanager).

rete a propria scelta (come wicd o networkmanager ). Dopo aver utilizzato il metodo appropriato per

Dopo aver utilizzato il metodo appropriato per effettuare un'associazione con il proprio router, attendere qualche secondo e poi digitare il comando:

# iwconfig wlan0

L'output di questo comando dovrebbe indicare i vari parametri della propria rete wireless associata con la propria interfaccia.

Richiedere un indirizzo IP tramite /sbin/dhcpcd <interface>. ad es.:propria rete wireless associata con la propria interfaccia. # dhcpcd wlan0 Assicurarsi il corretto instradamento

# dhcpcd wlan0

/sbin/dhcpcd <interface>. ad es.: # dhcpcd wlan0 Assicurarsi il corretto instradamento all'esterno

Assicurarsi il corretto instradamento all'esterno tramite /bin/ping:

# ping -c 3 www.google.com

Ora si dovrebbe avere a disposizione una connessione funzionante. Per la risoluzione di problemi, controllare la dettagliata pagina Wireless Setup.

Ritornare a tty1 con ALT+ F1. Continuare con Impostare l'Orologio

Impostare l'orologio

Impostare l'orologio hardware. Se questo non coincide con l'impostazione di altri sistemi operativi, l'orologio può essere sovrascritto e causare sfasamenti di orario (che può causare la correzione tempo di deriva dei file per essere ricalibrati).

correzione tempo di deriva dei file per essere ricalibrati). localtime (Altamente Sconsigliato) - utilizzato di default

localtime (Altamente Sconsigliato) - utilizzato di default in Windows, ma su Windows può essere impostato per usare UTC. Se il tempo è impostato su localtime, lo spostamento dell'ora legale non da linux.

Nota: Qualsiasi altro valore comporterà l'uso dell'orologio hardware, lasciandolo inalterato (utile per la virtualizzazione).

Preparare il disco rigido

Attenzione: Partizionare un hard disk è sempre un'operazione rischiosa, e può distruggere i dati presenti in esso. È fortemente consigliato fare prima una copia di sicurezza dei dati importanti.

Nota: Il partizionamento può essere eseguito prima di avviare l'installazione di Arch se lo si desidera, utilizzando gli strumenti disponibili come GParted o altro. Se l'unità di installazione è già stata partizionata con le specifiche desiderate, allora si può continuare consultando continuare con Impostare i filesystem nei punti di montaggio

Verificare le identità dei dischi e delle partizioni correnti invocando il comando /sbin/fdisk con l'opzione -l (è una "L" minuscola). Aprire un'altra console virtuale ALT+F3 e dare il comando:

# fdisk -l

Prendere nota del disco(i)/partizione(i) da utilizzare durante l'installazione di Arch.

Ritornare allo script di installazione con ALT+F1

Selezionare la prima voce del menu 'Prepare Hard Drive'.

OPZIONE 1 : Auto-Prepare (Cancella l'intera partizione del disco rigido.): Auto-Prepare (Cancella l'intera partizione del disco rigido.):

l'opzione Auto-Prepare suddivide il disco nel seguente modo:

partizione /boot con filesystem ext2 da 32MB. Verrà chiesto di modificare la dimensione. /boot con filesystem ext2 da 32MB. Verrà chiesto di modificare la dimensione.

partizione swap da 256MB. Vi verrà chiesto di modificare la dimensione. swap da 256MB. Vi verrà chiesto di modificare la dimensione.

Partizione separata per / e per /home , (la dimensione può anche essere specificata). È possibile scegliere come / e per /home, (la dimensione può anche essere specificata). È possibile scegliere come file system tra: ext2, ext3, ext4, ReiserFS, XFS e JFS, ma si noti che sia / che /home devono condividere lo stesso tipo di filesystem condizione necessaria per usare Auto-Prepare.

Tenere bene in conto che Auto-prepare cancella completamente il disco rigido scelto. Leggere il Warning che si presenta con molta attenzione e assicurarsi di partizionare il dispositivo corretto. Questo metodo potrebbe essere non stabile.

OPZIONE 2 : Manually Partition Hard Drives (Consigliato): Manually Partition Hard Drives (Consigliato):

Questa opzione permette una soluzione più affidabile e personalizzata per partizionare in base alle proprie esigenze.

OPZIONE 3: Manually Configure block devices, filesystems and mountpoints Manually Configure block devices, filesystems and mountpoints

Selezionando questa opzione, il sistema elencherà i filesystem e i punti di mount che ha trovato, e chiederà quali usare tra questi. Se si seleziona "Yes" sarà fornita una scelta per scegliere il metodo desiderato per l'identificazione. Es. by dev, label o uuid.

OPZIONE 4:Rollback last filesystem changes Rollback last filesystem changes

A questo punto, gli utenti GNU/Linux più esperti che hanno familiarità con il partizionamento manuale possono anche saltare a Selezionare i pacchetti.

Partizionare il Disco Rigido

Il Partizionamento

Il partizionamento di un hard disk definisce specifiche aree (le partizioni) all'interno di un disco, ognuna si comporterà e apparirà come fosse un disco separato, sui quali potrà essere creato (formattato) un filesystem.

Esistono 3 tipi di partizione

Le partizioni primarie possono essere avviabili e sono limitate a 4 partizioni per disco o volumi Raid. Se si desidera avere più di 4 partizioni, una partizione primaria deve essere impostata come partizione estesa, capace di contenere al suo interno le partizioni logiche.

Le partizioni estese non sono utilizzabili da sole, ma sono semplicemente un contenitore per le partizioni logiche. Se necessario, un hard disk può contenere soltanto una partizione estesa, che sarà poi suddivisa in partizioni logiche.

Quando si partiziona un disco, si può osservare questo schema di numerazione: con la creazione di partizioni primarie da sda1 fino a sda3, seguito con la creazione di una partizione estesa , sda4,

e

successivamente la creazione di partizioni logiche all'interno della partizione estesa: sda5, sda6,

e

cosìvia

La partizione Swap

Una partizione swap è uno spazio sul disco rigido dove risiede la ram virtuale, e che permette al

kernel di usare facilmente spazio su disco, per dati che non richiedono di essere caricati sulla RAM fisica. Storicamente, la regola generale per le dimensioni della partizione di swap era di 2 volte la quantità di RAM fisica. Nel corso del tempo i computer hanno acquisito capacità di memoria sempre più grandi e questa norma è diventata sempre più obsoleta. In generale, su macchine fino

a 512MB di RAM, una swap grande il doppio della RAM è di solito più che sufficiente. Su

installazioni su macchine che beneficiano di un grande quantitativo di RAM (superiore ai 1024MB),

può essere possibile rinunciare completamente alla partizione di swap, dato che l'opzione per creare un file di swap è sempre disponibile in seguito. In questo esempio verrà utilizzata una partizione swap da 1 GB.

Nota: Se si vuole usare la sospensione su disco (ibernazione) è necessaria una swap pari almeno alla dimensione della RAM più un 10-15% (per evitare problemi legati a possibili settori danneggiati).

Schema di partizionamento e gerarchia di file

Il processo di partizionamento del disco consiste nello scegliere quante partizioni creare, con quali

filesystem formattarle e per quali scopi utilizzarle, in base alle proprie abitudini, alle esigenze e ai requisiti hardware. Se si desidera un sistema dual boot Arch Linux con un sistema operativo Windows si veda Windows and Arch Dual Boot.

Alcune directory che possono risiedere in partizioni separate:

/ (root) Il file system di root è la directory principale da cui tutti gli altri file system derivano; è al vertice della gerarchia. Tutti i file e directory sono visualizzati sotto la directory root "/", anche se sono memorizzati su dispositivi fisici differenti. Il contenuto del filesystem di root deve essere adeguato per l'avvio, il ripristino, il recupero e/o la riparazione del sistema. Pertanto, alcune directory presenti in "/" non sono candidate per essere partizioni separate. (Vedere l'avviso in seguito).

/boot Questa directory contiene i kernel (ed eventuali immagini ramdisk associate) e i file necessari al bootloader per poter avviare il sistema. Contiene anche dati usati prima che il kernel esegua programmi in spazio utente. Questo potrebbe includere settori del MBR salvati e files di mapping dei settori. /boot pur essendo essenziale per l'avvio del sistema, è l'unica che può essere ancora conservata in una partizione separata (se richiesto).

/home Al suo interno è presente una directory per ogni utente, in cui vengono salvati i dati personali e i file di configurazione specifici dell'utente per le varie applicazioni.

/usr Se root è la directory primaria, /usr è la directory secondaria nella gerarchia per i dati di tutti gli utenti del sistema. Contiene la maggior parte delle applicazioni e di utilità multi-utente. /Usr è condivisibile, e il suo contenuto è in sola lettura. Ciò significa che /usr può essere condiviso fra più macchine (host) e non deve essere scritto, tranne in caso di aggiornamento del parco applicazioni. Tutte le informazioni che sono specifiche dell'host o variabili con il tempo è memorizzato altrove.

Attenzione: Utilizzare /usr come una partizione separata potrebbe causare alcuni errori con Udev ed il malfunzionamento di systemd. Fonte.

/tmp É la directory per i programmi che richiedono file temporanei, come i file ". lck", che possono essere usati per prevenire più istanze di un rispettivo programma fino a quando un compito è completato. A questo punto il file ". lck" saranno rimossi. I programmi non devono assumere che il contenuto di /tmp sia conservato tra le chiamate dei programmi poiché i file e directory che si trovano in /tmp saranno generalmente cancellati ogni volta che il sistema viene riavviato.

/var Contiene dati di sistema variabili, come le directory dei file di spool, dati amministrativi e log di sistema, la cache di pacman, l'albero ABS, etc. /var esiste per consentire di montare /usr in sola lettura. Tutto ciò che storicamente è presente in /usr, e che viene scritto durante il funzionamento del sistema (eccezion fatta per l'installazione e la manutenzione del software), deve risiedere in /var.

Attenzione: Oltre a /boot, le directory essenziali per l'avvio sono: '/ bin', '/ etc', '/ lib', e '/ sbin'. Pertanto, esse non devono risiedere su una partizione separata da '/'.

Ci

sono molti vantaggi nel distribuire le directory su più partizioni invece che tenerle tutte

in

una sola:

Sicurezza: i filesystem possono essere configurati in /etc/fstab come 'nosuid', 'nodev', 'noexec', 'readonly', ecc.più partizioni invece che tenerle tutte in una sola: Stabilità: un utente, o un programma malfunzionante,

Stabilità: un utente, o un programma malfunzionante, può riempire completamente il filesystem di spazzatura se ne ha i permessi di scrittura. Programmi critici che risiedono in un filesystem differente non vengono interrotti.'nodev', 'noexec', 'readonly', ecc. Velocità: un filesystem su cui viene scritto di frequente

Velocità: un filesystem su cui viene scritto di frequente può diventare frammentato. (Un buon metodo per evitare la frammentazione è assicurarsi che ogni filesystem non sia mai in pericolo di essere riempito completamente.) Filesystem separati non vengono compromessiin un filesystem differente non vengono interrotti. e possono essere comunque deframmentati separatamente.

e possono essere comunque deframmentati separatamente.

Integrità: Se un filesystem viene danneggiato, filesystem separati non vengono compromessi.e possono essere comunque deframmentati separatamente. Versatilità: Condividere dati fra vari sistemi diventa più

Versatilità: Condividere dati fra vari sistemi diventa più comodo usando filesystem indipendenti. Inoltre possono essere scelti tipi di filesystem differenti in base alla natura dei dati e all'utilizzo.danneggiato, filesystem separati non vengono compromessi. In questo esempio useremo delle partizioni separate per

In questo esempio useremo delle partizioni separate per /,/var,/home e una partizione di swap.

Nota: /Var contiene molti file di piccole dimensioni. Ciò deve essere tenuto in considerazione quando si sceglie un tipo di filesystem per essa, (se si intende creare una partizione separata).

Quanto dovrebbero essere grandi le partizioni?

La risposta è che dipende dalle esigenze personali. Si potrebbe semplicemente creare una partizione per root e una partizione per swap, o solo una per root senza swap oppure prendere spunto dagli esempi che seguono e utilizzarli come uno schema di riferimento:

Il filesystem root (/) nell'esempio contiene la cartella /usr, che può espandersi considerevolmente, dipendendo da quanto software verrà poi installato. 15-20 GB possono essere sufficienti per la maggior parte degli utenti.che seguono e utilizzarli come uno schema di riferimento: Il filesystem /var conterrà, oltre al resto,

Il filesystem /var conterrà, oltre al resto, l'albero ABS e la cache di pacman. Mantenere i ABS e la cache di pacman. Mantenere i

pacchetti di pacman "in salvo" può risultare piuttosto utile, in quanto permette di fare il downgrade dei pacchetti in caso di bisogno futuro. /var tende ad espandersi anche molto con

il passare del tempo, ma è possibile svuotarlo facilmente in qualsiasi momento. Se si usa un

disco SSD, si potrebbe anche installare /var su un HDD mantenendo le partizioni / e /home sull'SSD, limitando cosìil numero di letture e scritture sull'SSD. 6-8 GB su un sistema desktop dovrebbero bastare per /var. Iserver invece, tendono ad avere dei /var estremamente grossi.

Il filesystem /home è tradizionalmente il posto dove vengono conservati dati, downloads, e file di applicazioni multimediali, perciò su un sistema desktop è normalmente il filesystem che richiede le dimensioni più grandi. Da ricordare inoltre, che in caso di reinstallazione di Arch, tutti i dati contenuti in /home non verranno in nessun caso persi con l'utilizzo della partizione separata.Uno spazio extra del 25% aggiunto ad ogni filesystem , fornirà un cuscino di sicurezza

Uno spazio extra del 25% aggiunto ad ogni filesystem , fornirà un cuscino di sicurezza nel caso di imprevisti ed espansioni, oltre a prevenire la frammentazione.caso persi con l'utilizzo della partizione separata. Da quanto descritto sopra, il sistema d'esempio

Da quanto descritto sopra, il sistema d'esempio disporrà di ~15GB come partizione di root (/), ~10GB /var, 1GB swap, e una /home contenente lo spazio di disco rimanente.

Creare le partizioni con cfdisk

Cominciare creando la partizione primaria che conterrà la directory radice "/".

Scegliere New -> Primary e immettere la dimensione desiderata per la partizione di root. Inserire la partizione all'inizio del disco.

Scegliere come tipo di partizione (alla voce Type) '83 Linux'. La partizione creata apparirà come sda1 nell'esempio.

Creare una partizione primaria per /var, dandole ancora come Tipo '83 Linux'. Questa partizione apparirà come sda2.

Creare adesso una partizione per la swap, specificando come Tipo '82 (Linux swap/Solaris)'. Questa partizione apparirà come sda3.

Per ultimo, creare una partizione per la directory /home . Scegliere ancora una partizione primaria di Tipo '83 Linux' e impostare la dimensione desiderata. Questa partizione apparirà come sda4.

Esempio:

Name

-------------------------------------------------------------------------

Flags Part Type

FS Type

[Label]

Size (MB)

sda1

Boot Primary

Linux

15440 #root

sda2

Primary

Linux

10256 #/var

sda3

Primary

Linux swap / Solaris

1024 #swap

sda4

Primary

Linux

140480 #/home

Scegliere Write e digita 'yes'. Attenzione, questa operazione distruggerà i dati sul disco. Scegliere Done per abbandonare questo menù e continuare con Impostare i filesystem nei punti di montaggio

Nota: Dal momento che le ultime versioni del kernel di Linux includono i moduli libata e PATA, tutti i dischi IDE SATA e SCSIhanno adottato lo schema di denominazione sdx. Questo è perfettamente normale e non deve essere una preoccupazione.

Impostare i filesystem nei punti di montaggio

Specificare per ogni partizione il suo punto di montaggio corrispondente alle proprie esigenze. (Si ricordi che le partizioni terminano con un numero (es: sda1). Di conseguenza, sda di per sé non è una partizione, ma piuttosto, indica l'intero disco).

Tipi di Filesystem

Ancora una volta, la scelta del filesystem è una questione soggettiva che dipende molto dalle preferenze personali. Ciascuno ha i propri vantaggi, svantaggi, e idiosincrasie uniche. Qui c'è una panoramica molto breve dei filesystem supportati:

1.ext2 Second Extended Filesystem- È il vecchio filesystem GNU/Linux. Veloce e molto stabile, ma senza supporto al journaling e ai "Barriers", che possono causare la perdita di dati, una

perdita di potenza o un crash di sistema. Può essere sconveniente utilizzarlo per root (/) e la /home,

e ciò è dovuto al suo controllo dell'integrità molto lungo. Un filesystem ext2 può facilmente essere convertito in ext3.

2.ext3 Third Extended Filesystem- Essenzialmente è il sistema ext2, ma con il supporto per il journaling e alla scrittura dei barrier. Ext3 è completamente compatibile con Ext2. Estremamente stabile, maturo.

3.ext4 Fourth Extended Filesystem- Retro-compatibile con le versioni ext2 ed ext3. Introduce il supporto per i volumi con dimensioni fino a 1 exabyte e file con dimensioni fino a 16 terabyte. Aumenta il limite da 32.000 sottodirectory di ext3 a 64.000. Offre capacità di deframmentazione in linea.

4.ReiserFS (V3)- Il file system con journaling ad alte prestazioni di Hans Reiser usa un metodo di manipolazione dati molto interessante, basato su un algoritmo innovativo. ReiserFS è molto veloce

e reattivo, specialmente nella gestione di molti file di piccole dimensioni. È veloce per quanto

riguarda la formattazione, ma relativamente lento nel montaggio. Da considerarsi maturo e stabile, ReiserFS non è più in fase di sviluppo attivo (Reiser4 è il nuovo filesystem Reiser). In genere rappresenta una buona scelta per le partizioni /var/.

5.JFS - è il journaling FS di IBM. JFS è piuttosto ben affermato, veloce e stabile. È stato il primo filesystem ad offrire il journaling, ed è stato impiegato per molti anni nel sistema operativo IBM AIX® prima di accedere a GNU/Linux. JFS è il filesystem che occupa meno risorse CPU tra tutti quelli disponibili per GNU/Linux. Veloce nella formattazione, montaggio e controllo integrità, gode di ottime prestazioni in generale, specialmente in associazione con il "deadline I/O scheduler". (Consultare JFS.) Non cosìlargamente supportato come ext o ReiserFS, ma molto maturo e stabile.

6.XFS - Un altro tra i primi filesystem con journaling, sviluppato originariamente da Silicon Graphics per il sistema operativo IRIX e portato poi su Linux. XFS offre una gestione molto veloce su file e file system di grandi dimensioni, cosìcome una veloce fase di formattazione e montaggio. In generale più lento con molti file di piccole dimensioni, rispetto ad altri filesystem. XFS è molto maturo e supporta servizi di deframmentazione online.

7. 7. Btrfs - Conosciuto anche come "Better FS" è un nuovo filesystem con notevoli e potenti caratteristiche, simili all'eccellente ZFS sviluppato da Sun/Oracle. Questi comprendono la creazione di istantanee (snapshots), lo striping e mirroring multi-disco (RAID software fondamentalmente senza mdadm), checksuming, backup incrementale, e la compressione integrata di alta efficienza (che può dare un impulso significativo delle prestazioni, nonché di risparmiare spazio), e altro ancora. A partire da gennaio 2011 è ancora considerato "instabile", ma

è stato inserito nella ramo principale del kernel in stato sperimentale. Btrfs sembra essere il futuro del filesystem di Linux, e ora è presente come scelta opzionale per il filesystem di root nelle installazioni delle maggiori distribuzioni.

Attenzione: Allo stato attuale Btrfs non ha nessun tool di manutenzione fsck, quindi qualsiasi danneggiamento o corruzione del file system risulta impossibile da riparare.

corruzione del file system risulta impossibile da riparare. JFS e XFS non possono essere ridimensionati completamente

JFS e XFS non possono essere ridimensionati completamente da utilità di partizionamento grafiche quali gparted o parted magic.

Una considerazione sul Journaling

Tutti i filesystem sopra citati, ad eccezione di ext2, utilizzano il journaling. Ifile system con

journaling, utilizzano un "diario" per registrare le modifiche prima che queste siano inviate al file system, per evitare la corruzione dei metadati in caso di crash. Da notare che non tutte le tecniche

di journaling sono uguali: in particolare, solo ext3 ed ext4 si avvalgono della modalità journaling dei

dati (anche se non di default), che annota sia i dati che i meta-dati (con una penalizzazione di velocità significativa). Gli altri supportano unicamente la modalità data-mode-journaling, che registra solo i meta-dati. Dopo un crash (come ad esempio l'interruzione di corrente elettrica), il filesystem verrà ripristinato allo stato precedente senza conseguenze negative, in quanto la modalità journaling offre la massima protezione contro la corruzione del file system e la perdita di dati, anche se può soffrire di un certo degrado nelle prestazioni, dato che tutti i dati vengono scritti due volte (prima al journaling, poi al disco). Quando si sceglie un filesystem anche questo tipo di considerazioni deve essere preso in esame, soprattutto al fine di preservare dati importanti con maggiore sicurezza.

Mettendo in pratica

Scegliere e creare il filesystem (formattare la partizione) per / selezionando yes. Ora verrà chiesto

di aggiungere eventuali altre partizioni. Nell'esempio, rimangono sda2 e sda4. Per sda2, scegliere

un tipo di filesystem e montarlo in /var. Infine, scegliere il tipo di filesystem per sda4, e montarla come /home.

Note: Se non è stata creata o non si ha bisogno di una partizione separata /boot, si può tranquillamente ignorare l'avviso che appare in seguito.

Tornare al menu principale.

Selezionare i Pacchetti

Tutti i pacchetti richiesti durante l'installazione si trovano nel repository [core]. Sono successivamente suddivisi tra Base, e Base-devel. Informazioni sui pacchetti, descrizione e relative istruzioni sono disponibili qui.

La selezione dei pacchetti è suddivisa in due fasi. Per prima cosa, selezionare la categoria del

pacchetto:

Nota: Tutti i pacchetti contenuti in base sono già selezionati in maniera predefinita. Usare la barra spaziatrice per selezionare o deselezionare i pacchetti.

Base: Pacchetti del repo [core] che forniscono un ambiente di base minimale. Selezionarlo in ogni : Pacchetti del repo [core] che forniscono un ambiente di base minimale. Selezionarlo in ogni caso e rimuovere semmai quei pacchetti che si è sicuri non verranno utilizzati.

Base-devel: Pacchetti ed utilità extra da [core] come make , e automake . Sarebbe meglio : Pacchetti ed utilità extra da [core] come make, e automake. Sarebbe meglio selezionarlo, in quanto, anche se non fondamentale in questa fase, sarà comunque molto utile in seguito .

Dopo questa prima selezione delle categorie, saranno visualizzate le liste complete dei pacchetti, che consentiranno di affinare la selezione. Usare la barra spaziatrice per selezionare o deselezionare i pacchetti.

Nota: Se è richiesta una connessione con una rete wireless, il pacchetto wireless_tools e ora già disponibile in modo predefinito nel caso di una installazione CORE. Certe interfacce wireless

richiedono ndiswrapper e/o uno specifico firmware. Se inoltre si avrà bisogno di usare il sistema

di codifica WPA, sarà necessario wpa_supplicant. Il Wireless Setup page aiuterà nella scelta dei

pacchetti necessari per il dispositivo wifi. Altra raccomandabile alternativa è l'installazione di

netcfg, che assisterà nella configurazione della rete e dei suoi profili.

Dopo aver terminato con la selezione dei pacchetti, uscire dalla schermata e continuare con la

seguente fase, cioè installare i pacchetti.

Installare i Pacchetti

Selezionando Install Packages, si installeranno i pacchetti selezionati per il nuovo sistema. Se è stato selezionato un CD/USB come fonte, le versioni dei pacchetti verranno prelevati da essi. Se si è optato per un netinstall, i pacchetti verranno scaricati all'ultima versione disponibile da Internet e installati.

Nota: Verrà chiesto se si vogliono mantenere i pacchetti installati nella cache di pacman. Se si sceglie 'sì', si avrà la flessibilità di effettuare un downgrade a versioni precedenti dei pacchetti in futuro, perciò questa è l'impostazione raccomandata. (Sarà comunque possibile ripulire la cache in futuro).

Dopo che i pacchetti saranno stati scaricati, l'installatore verificherà la loro integrità, successivamente procederà a creare il kernel dai pacchetti scaricati.

Configurazione del sistema

Suggerimento: Seguire da vicino e comprendere questi passaggi è di importanza fondamentale per garantire un sistema configurato correttamente.

In questa fase di installazione, si dovrà configurare i file di configurazione principali del sistema base Arch Linux. Le versioni precedenti del programma di installazione includevano hwdetect per raccogliere le informazioni per la configurazione. Questo è stato deprecato, e udev dovrebbe gestire il caricamento dei moduli appropriati automaticamente al boot.

Ora verrà chiesto quale editor di testo si desidera utilizzare tra Nano, Vim o Joe. <coe>nano</code> è generalmente considerato il più facile dei tre. Per le istruzioni su come usarli, si prega di consultare le pagine wiki relative al programma che si vuole utilizzare. Vi verrà presentato un menu tra i file di configurazione principale per il sistema.

Nota: È molto importante, arrivati a questo punto, modificare, o almeno di verificare, mediante l'apertura, tutti i file di configurazione. Lo script di installazione si basa sull'input per creare questi file sul proprio impianto. Un errore comune è quello di saltare questi passi critici di configurazione.

Il programma di installazione può gestire questa fase automaticamente?

Nascondere il processo di configurazione del sistema è in diretta opposizione con il metodo Arch'. Se è vero che le versioni recenti del kernel e gli strumenti hardware di sondaggio offrono un eccellente supporto hardware e la configurazione automatica, Arch presenta all'utente tutti i file di configurazione pertinenti durante l'installazione per le finalità di trasparenza e di controllo delle risorse di sistema. Modificando questi file in base alle proprie esigenze personali, si sarà imparato il semplice metodo della configurazione manuale di Arch Linux e sarà stata acquisita familiarità con la struttura di base e dimestichezza ad usare e gestire produttivamente il nuovo sistema.

/etc/rc.conf:

Arch Linux utilizza il file /etc/rc.conf come sede principale per la configurazione del sistema. Questo file contiene una vasta gamma di informazioni per la configurazione, usate principalmente all'avvio del sistema. Come il suo nome implica direttamente, contiene anche le impostazioni che richiamano i file provenienti da /etc/rc*.

Sezione LOCALIZATION

Esempio per LOCALIZATION:

LOCALE="it_IT.UTF-8"

HARDWARECLOCK="UTC"

TIMEZONE="Europe/Rome"

KEYMAP="it"

CONSOLEFONT=

CONSOLEMAP=

USECOLOR="yes"

LOCALE Questa voce definisce le impostazioni internazionali del sistema, che saranno utilizzate da tutte le applicazioni, e utilità, che si basano su i18n. È possibile ottenere una lista dei codici di localizzazione eseguendo locale -a da riga di comando. L'impostazione di default va bene per gli Stati Uniti e gli utenti inglesi, per impostare l'italiano immettere "it_IT.UTF-8". Tuttavia, se si verificano problemi come ad esempio alcuni caratteri di stampa risultano errati e sostituiti da diversi simboli, è possibile tornare indietro e sostituire "it_IT.utf8" con "it_IT". HARDWARECLOCK Specifica se l'orologio hardware, che è sincronizzato al boot e allo spegnimento del computer, negozi il tempo come UTC (orario universale), o localtime. UTC è raccomandato poiché semplifica notevolmente il cambiamento del fuso orario e dell'ora legale. Si veda Impostare l'orologio. TIMEZONE Specifica il proprio fuso orario, Es:"Europe/Rome". Ulteriori zone sono reperibili in /usr/share/zoneinfo/. KEYMAP Definisce la mappatura della tstiera, Es:"it". Ulteriori mappature per la tastiera sono reperibili in /usr/share/kbd/keymaps, la mappatura scelta con questo parametro influisce solamente nella console TTY, non assegna la mappatura al proprio gestore di finestre e/o ambiente desktop, compresi i relativi emulatori di terminali lanciati da essi. CONSOLEFONT Ifont per la console si trovano sotto /usr/share/kbd/consolefonts/. Può essere lasciato vuoto. CONSOLEMAP le mappature tasti-caratteri per la console si trovano in /usr/share/kbd/consoletrans. Può essere lasciato vuoto. USECOLOR Impostare su "yes" se si dispone di un monitor a colori e si desidera avere i colori nella console.

Sezione HARDWARE

Esempio per HARDWARE:

# Scan hardware and load required modules at boot MOD_AUTOLOAD="yes" MODULES=(loop)

MOD_AUTOLOAD impostarlo su "yes" per far caricare automaticamente i driver appropriati per l'hardware in uso, tramite udev (scelta raccomandata se si usa il kernel fornito da Arch Linux). Impostandolo su "no" dovranno essere specificati manualmente i moduli da caricare in avvio (utile se si compila un kernel personalizzato). MODULES

forza il caricamento (o il non caricamento "!") di un modulo del kernel. Utile nei casi in cui un modulo non venga caricato automaticamente. Se il sistema dispone di un lettore floppy, aggiungere "floppy". Se si prevede di utilizzare il filesystem loopback, aggiungere "loop".

Sezione NETWORKING

HOSTNAME Impostare un HOSTNAME a proprio piacimento, questo è il nome per il proprio computer. Deve essere impostato anche nel file /etc/hosts.

eth0

"Ethernet, card 0". Se si intende utilizzare un indirizzo IP statico, impostare gli indirizzi IP dell'interfaccia, netmask e broadcast. Impostare su eth0="dhcp", se si vuole utilizzare DHCP per una configurazione automatica e dinamica dell'interfaccia. INTERFACES Specifica qui tutte le interfacce di rete. Interfacce multiple devono essere separate da uno spazio: (eth0 wlan0) gateway Se si utilizza un IP statico, settare l' indirizzo IP del gateway. Se si utilizza DHCP si può ignorare questa variabile, alcuni utenti hanno segnalato la necessità di definirla comunque. ROUTES Se si utilizza un IP statico, rimuovere ! davanti a 'gateway'. Se si utilizza DHCP di solito si può lasciare questa variabile commentata con il punto esclamativo (!), ma anche in questo caso, alcuni utenti hanno segnalato la necessità di impostare sia il 'gateway' che il ROUTES. Se si verificano problemi di rete con pacman, ad esempio, si consiglia di reimpostare queste variabili.

Esempio per un IP dinamico (DHCP) :

HOSTNAME="arch" #eth0="eth0 192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255"

eth0="dhcp"

INTERFACES=(eth0)

gateway="default gw 192.168.0.1" ROUTES=(!gateway)

Esempio per un indirizzo IP Statico :

HOSTNAME="arch" eth0="eth0 192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255"

INTERFACES=(eth0)

gateway="default gw 192.168.0.1" ROUTES=(gateway)

Quando si utilizza un IP statico, si necessita la modifica di /etc/resolv.conf per specificare i server DNS personali. Si prega di consultare la seguente sezione per quanto riguarda la modifica di questo file.

Nota: Si ricorda che una connessione di rete wireless automatica richiede ulteriori procedure per essere impostata, e potrebbe essere richiesto l'utilizzo di programmi di gestione di rete come netcfg, wicd o NetworkManager. Si consulti la pagina relativa alla configurazione delle reti wireless per ulteriori informazioni.

Suggerimento: Se si desidera utilizzare una misura MTU non standard (anche nota come jumbo frames) e l'hardware della macchina lo supporta, consultare l'articolo wiki Jumbo Frames per ulteriori configurazioni.

Sezione DAEMONS

Questo elenco contiene i nomi degli script presenti in /etc/rc.d/, da eseguire all'avvio del sistema, nell'ordine in cui verranno eseguiti. É supportata l'inizializzazione asincrona tramite la modalità background, molto utilizzata per velocizzare la fase di boot.

DAEMONS=(@network syslog-ng netfs crond)

un punto esclamativo ! davanti a uno script ne impedisce l'esecuzione. ! davanti a uno script ne impedisce l'esecuzione.

una chiocciola @ davanti a uno script ne forza l'esecuzione in background, in modo che lo script @ davanti a uno script ne forza l'esecuzione in background, in modo che lo script successivo non ne attende il completamento (utile per migliorare il tempo di avvio, ma da usare con cautela in quanto uno script potrebbe dipendere dalla corretta conclusione di uno script precedente).

è necessario modificare questo elenco ogni volta che viene installato un nuovo servizio di sistema, se si desidera che tale servizio venga attivato all'avvio del sistema.dalla corretta conclusione di uno script precedente). Nota: Questo sistema di inizializzazione in stile BSD è

Nota: Questo sistema di inizializzazione in stile BSD è il metodo Arch di gestire ciò che altre distribuzioni gestiscono con vari link alla directory /etc/init.d.

Una nota sui DEMONI :

La linea relativa ai demoni non deve essere modificata in questo momento, ma è utile spiegare che cosa siano, in quanto questo termine si ritroverà spesso in questa guida.

Un demone (daemons in inglese) è un programma che viene eseguito in background, rimane in attesa di eventi e fornisce servizi. Un buon esempio è un server web che attende una richiesta per fornire una pagina (ad esempio: httpd) o un server SSH in attesa di un login utente (ad esempio:

sshd). Mentre queste sono applicazioni full-optional, ci sono anche demoni il cui lavoro non è facilmente visibile, come ad esempio un demone che scrive messaggi in un file di log (syslog o metalog), e un demone che fornisce un login grafico (es: gdm, kdm). Tutti questi programmi possono essere aggiunti alla riga daemons e verranno eseguiti all'avvio del sistema. Demoni utili saranno presentati nel corso di questa guida.

Storicamente, il termine daemons è stato coniato dai programmatori del progetto MAC del MIT. Hanno preso il nome dal Diavoletto di Maxwell, un essere immaginario di un famoso esperimento mentale che lavora costantemente in background a livello molecolare. Isistemi Unix hanno ereditato questa terminologia e creato l'acronimo disk and execution monitor (monitor dei dischi e dell'esecuzione).

Suggerimento: Tutti i demoni su Arch risiedono in /etc/rc.d/

/etc/fstab

Il file /etc/fstab (che sta per file systems table) permette di specificare regole particolari per il montaggio di dispositivi di memoria. È usato principalmente dal comando mount, il quale rende disponibile il contenuto di un filesystem "montandolo sopra" una directory già presente nel sistema. Il comando mount -a è richiamato dallo script di avvio /etc/rc.sysinit, a circa 3/4 del processo di avvio, e monta tutti i dispositivi presenti in fstab (tranne quelli con l'opzione noauto) usando le relative opzioni e punti di montaggio.

Un file /etc/fstab di esempio

Ecco un file /etc/fstab di esempio:

File: /etc/fstab

# <file system>

<dir>

<type> <options>

 

<dump> <p

devpts

/dev/pts devpts defaults

0

0

shm

/dev/shm tmpfs

nodev,nosuid 0

0

UUID=0ddfbb25-9b00-4143-b458-bc0c45de47a0 /

ext4

defaults

0

1

UUID=da6e64c6-f524-4978-971e-a3f5bd3c2c7b /var

ext4

defaults

0

2

UUID=440b5c2d-9926-49ae-80fd-8d4b129f330b swap

swap

defaults

0

0

UUID=95783956-c4c6-4fe7-9de6-1883a92c2cc8 /home

ext4

defaults

0

2

Nota: Vedere l'articolo fstab per avere informazioni e suggerimenti su come migliorare le prestazioni con le opzioni 'noatime'/'relatime'.

<file system> Descrive il dispositivo a blocchi o file system remoto da montare. Per il montaggio tradizionale, questo campo conterrà un link di un nodo di dispositivo a blocchi (in quanto creato da mknod che è chiamato da udev al boot) per il dispositivo da montare, per esempio, '/dev/cdrom' o '/dev/sda1 '.

Nota: Se il sistema ha più di un disco rigido, il programma d'installazione di default userà come schema di denominazione gli UUID anziché la classica nomenclatura SDX, per la mappatura dei dispositivi compatibili. Utilizzare gli UUID ha diversi vantaggi ed è anche preferito per evitare eventuali problemi se vengono aggiunti dei dischi rigidi in futuro.

A causa del continuo sviluppo attivo del kernel e anche di udev, l'ordine in cui i driver per il

controllo di memoria vengono caricati possono cambiare in modo casuale, ottenendo un sistema non bootabile - kernel panic. Quasi ogni scheda madre ha diversi controller (SATA,IDE) e, a causa degli aggiornamenti di sviluppo di cui sopra elencati, /dev/sda potrebbe diventare /dev/sdb al riavvio successivo. (Vedere questo articolo del wiki per maggiori informazioni sulla denominazione persistente dei dispositivi a blocchi.)

<dir>

Descrive il punto di montaggio del filesystem. Per la partizione di swap bisogna mettere 'swap' (le partizioni swap di fatto non vengono montate sul filesystem).

<type> Descrive il tipo di filesystem. Il kernel Linux supporta molteplici tipi di filesystem. (per una lista dei filesystem supportati dal kernel in uso, dare un occhiata a /proc/filesystems). Per la partizione di swap va usato 'swap'. Il valore 'ignore' invece fa sìche la partizione non venga considerata; è utile per mostrare dischi che non vengono utilizzati.

<options> Descrive le opzioni di montaggio, separate da virgola, per il filesystem di riferimento. Di solito include il tipo di montaggio più altre eventuali opzioni che possono differire in base al tipo di filesystem utilizzato. Per ulteriore documentazione sulle opzioni disponibili per filesystem che non siano di tipo nfs, far riferimento alla pagina man del comando mount(8).

<dump>

Voce utilizza dal comando dump(8) per determinare quali file system devono essere oggetto

di dumping. dump è una utility di backup. Se il quinto campo non è presente, di default gli

verrà assegnato il valore zero e dump assumerà che il filesystem non necessita di backup. Si noti che dump non è installato di default.

<pass> Voce utilizzata dal programma fsck(8) per determinare l'ordine col quale i filesystem devono essere controllati al boot del sistema. Il filesystem di root dovrebbe essere contrassegnato col valore <pass> pari a 1, mentre tutti gli altri dovrebbero avere il valore di <pass> pari a 2 o 0. Ifilesystem presenti su uno stesso disco verranno controllati uno ad uno, mentre filesystem posti su dischi differenti verranno controllati contemporaneamente per sfruttare il parallelismo

disponibile dall'hardware. Se il sesto campo non è presente o è zero, un valore pari a zero viene restituito e fsck, il quale assumerà che il filesystem non ha bisogno di essere controllato.

Ulteriori informazioni sono disponibili nel wiki Fstab dedicato.

Modificare questa configurazione non è necessario a questo punto della installazione: queste informazioni sono fornite qui a titolo di spiegazione.

Questo file permette di configurare a puntino il cosiddetto initial ram filesystem o initrd, cioè un'immagine g-zippata che caricata all'avvio dal kernel, permette di portare il sistema in uno stato dove può correttamente accedere al filesystem di root; ciò significa che l'initrd permette di caricare correttamente i moduli necessari per leggere dalle unità IDE, SCSIo SATA (o anche USB/FW se si sta caricando un sistema da un disco USB). Dopo che initrd ha caricato correttamente i moduli (sia in maniera manuale, sia tramite udev), esso passa il controllo del sistema al kernel vero e proprio, e la fase di boot continua. Per questa ragione, l'initrd necessita solo di contenere i moduli necessari ad accedere al filesystem di root, non necessita di contenere qualsiasi modulo si voglia caricare effettivamente nel sistema. La maggioranza dei moduli generici verranno poi caricati in un momento successivo da udev, durante il caricamento vero e proprio del sistema.

mkinitcpio è la nuova generazione dell'utility per la creazione dell'initramfs. Esso possiede molti vantaggi rispetto ai vecchi scripts mkinitrd e mkinitramfs.

Usa glibc e busybox che sono sviluppati dagli sviluppatori del kernel in maniera da fornire una glibc e busybox che sono sviluppati dagli sviluppatori del kernel in maniera da fornire una piccola e leggera base per l'userspace iniziale.

Può utilizzare udev per il riconoscimento automatico dell'hardware, ciò evita all'utente di dover caricare tonnellate di moduli udev per il riconoscimento automatico dell'hardware, ciò evita all'utente di dover caricare tonnellate di moduli non necessari.

Il suo script di inizializzazione basato sui cosiddetti hooks è facilmente estendibile con degli hooks personalizzati, che possono facilmente essere inclusi i pacchetti hooks è facilmente estendibile con degli hooks personalizzati, che possono facilmente essere inclusi i pacchetti per pacman senza la necessità di modificare lo stesso mkinitcpio.

Fornisce già supporto a lvm2 , dm-crypt per entrambi i volumi legacy e luks, raid , swsusp e suspend2 lvm2, dm-crypt per entrambi i volumi legacy e luks, raid, swsusp e suspend2 riesumazione e boot da periferiche usb mass storage.

Molte caratteristiche possono essere configurate dalla riga di comando del kernel senza dover ricompilarne l'immagine.riesumazione e boot da periferiche usb mass storage . Lo script mkinitcpio rende possibile l'inclusione

Lo script mkinitcpio rende possibile l'inclusione dell'immagine nel kernel stesso, cosìda rendere la creazione di un kernel mkinitcpio rende possibile l'inclusione dell'immagine nel kernel stesso, cosìda rendere la creazione di un kernel incluso in sé stesso (monolitico?) possibile.

La sua flessibilità rende la ricompilazione del kernel in molti casi non necessaria.di un kernel incluso in sé stesso (monolitico?) possibile. Se si utilizza RAID o LVM sul

Se si utilizza RAID o LVM sul filesystem di root, l'HOOKS appropriato deve essere configurato. Consultare le pagine wiki RAID e /etc/mkinitcpio per ulteriori informazioni. Se si utilizza una tastiera non-US, aggiungere l'HOOK"keymap" per caricare la propria mappatura locale all'avvio. Aggiungere l'HOOK "usbinput" se si utilizza una tastiera USB. Ricordarsi di aggiungere il "usb" durante l'installazione di Arch su un disco esterno che viene collegato via USB. Ad esempio:

HOOKS="base udev autodetect pata scsi sata usb filesystems keymap usbinput"

(Altrimenti, se l'avvio fallisse per qualche motivo, sarebbe richiesto l'inserimento della password di root, ma si sarebbe impossibilitati ad effettuarlo.)

Se si ha bisogno del supporto all'avvio da dispositivo USB, Firewire, PCMCIA, condivisione NFS, array software RAID, volumi LVM2, volumi crittografati o supporto al DSDT, configurare i propri

HOOKS coerentemente alle proprie necessità.

/etc/modprobe.d/modprobe.conf

Questo file può essere usato per impostare particolari opzioni di configurazione per i moduli del kernel. Non è necessario modificare questo file per questo esempio.

Nota: Se si utilizza DHCP, è possibile ignorare questo file. Come impostazione predefinita, questo file verrà creato in modo dinamico e distrutto dal demone dhcpcd. È possibile modificare questo comportamento predefinito se lo desideri. Per informazioni più dettagliate consultare le pagine Network e Resolv.conf.

Il resolver è un insieme di routine nella libreria C che forniscono l'accesso ai Domain Name System (DNS). Una delle funzioni principali del DNS è quello di tradurre i nomi di dominio in indirizzi IP, per rendere il Web un posto più amichevole. Il file di configurazione resolver, o /etc/resolv.conf, contiene le informazioni che vengono lette dal resolver routine la prima volta che vengono invocate da un processo.

Se si utilizza un IP statico, impostare i server DNS in /etc/resolv.conf (nameserver <ip-address> ). Si possono avere più indirizzi in base alle proprie esigenze. Un esempio, utilizzando OpenDNS:

nameserver 208.67.222.222 # Server OpenDNS funzionante nameserver 208.67.220.220 # Server OpenDNS funzionante

Se la propria rete e dietro un router, è possibile specificare i server DNS nel router stesso, e semplicemente inserire nel file /etc/resolv.conf l'indirizzo IP del router (che è anche il proprio gateway da /etc/rc.conf), e.g.:

nameserver 192.168.1.1

Se si utilizza DHCP, è possibile anche specificare il server DNS nel router, o consentire l'assegnazione automatica dal proprio ISP, se l'ISP ne prevede l'utilizzo.

/etc/hosts

Questo file mantiene alcune corrispondenze fra indirizzi IP e relativi nomi. Per ogni Host, dovrebbe essere presente una sola riga con le seguenti informazioni:

<IP-address> <hostname> [aliases

]

Aggiungere l'hostname definito prima in rc.conf come nel seguente esempio:

127.0.0.1 localhost.localdomain

localhost miohostname

Attenzione: Questo formato, tra cui il 'localhost' e il nome host effettivo, è richiesto per la compatibilità dei programmi che usano la rete per dialogare con altre parti del sistema operativo. Quindi, se il proprio computer è stato chiamato 'arch', la linea esposta di sopra dovrebbe assomigliare a questa:

127.0.0.1

localhost.localdomain

localhost arch

Errori in questa voce possono causare scarse prestazioni della rete e/o malfunzionamenti di alcuni programmi, lentezza ad avviarsi o addirittura potrebbero non funzionare affatto. Questo è un errore molto comune tra i nuovi utenti.

Nota: Le versioni recenti dell'Installer di Arch Linux aggiungono automaticamente il proprio hostname a questo file una volta che si modifica /etc/rc.conf con tali informazioni. Se, per qualunque motivo, ciò non accade, è possibile aggiungerlo manualmente con le istruzioni fornite.

Se si usa un IP statico in una rete locale, aggiungere una nuova riga <static-ip> <hostname.domainname.org> <hostname>, p. es.

192.168.1.100 miohostname.domain.org miohostname

Suggerimento: È possibile usare degli alias per gli altri host nella propria rete o anche per i siti Internet, per esempio:

64.233.169.103

www.google.com

g

192.168.1.90

media

192.168.1.88

data

è possibile in questo modo scrivere semplicemente g nella barra degli indirizzi del proprio browser per aprire il sito www.google.com, e media o data per accedere ai computer nella propria rete senza doversi ricordare i rispettivi indirizzi ip.

/etc/hosts.deny e /etc/hosts.allow

Modificare questi file di configurazione a seconda delle proprie necessità se si ha intenzione di utilizzare il demone ssh. Le impostazioni predefinite rifiuteranno ogni connessione in entrata, non solo tramite ssh. Modificare il proprio /etc/hosts.allow e aggiungere i parametri corretti:

/etc/hosts.allow e aggiungere i parametri corretti: permettere a chiunque di connettersi al proprio sistema

permettere a chiunque di connettersi al proprio sistema

sshd: ALL

restringere le connessioni a determinati IPa chiunque di connettersi al proprio sistema sshd: ALL sshd: 192.168.0.1 limitare alla rete locale LAN

sshd: 192.168.0.1

le connessioni a determinati IP sshd: 192.168.0.1 limitare alla rete locale LAN (intervallo da 192.168.0.0 a

limitare alla rete locale LAN (intervallo da 192.168.0.0 a 192.168.0.255)

sshd: 192.168.0.

(intervallo da 192.168.0.0 a 192.168.0.255) sshd: 192.168.0. oppure restringere le connessioni a determinati intervalli

oppure restringere le connessioni a determinati intervalli di IP

sshd: 10.0.0.0/255.255.255.0

Se non si ha intenzione di utilizzare il demone ssh lasciare questo file come di default (vuoto), per una maggiore sicurezza.

/etc/locale.gen

Il programma /usr/bin/locale-gen legge il file di configurazione /etc/locale.gen per generare le localizzazioni specifiche. Esse sono utilizzate da glibc per generare i "locale", in modo che tutte le applicazioni che sfruttano questo sistema possano usare la stessa lingua e i simboli specifici della lingua, visualizzare correttamente i valori monetari regionali, ora e formato della data, idiosincrasie alfabetiche, e le altre norme specifiche delle impostazioni internazionali.

Di default /etc/locale.gen è un file vuoto con le voci commentate. Una volta modificato, il file rimane intatto. locale-gen verrà eseguito ad ogni aggiornamento del pacchetto glibc, rigenerando tutte le localizzazioni specificate nel file /etc/locale.gen.

Scegliere i locale che servono, rimuovendo il prefisso # dalla riga desiderata, per esempio:

en_US ISO-8859-1

en_US.UTF-8

it_IT.UTF-8 UTF-8 it_IT ISO-8859-1 it_IT@euro ISO-8859-15

Il programma di installazione eseguirà lo script locale-gen, che genererà le localizzazioni specificate. È possibile modificare le impostazioni internazionali, in futuro, modificando il file /etc/locale.gen e, successivamente, eseguire 'locale-gen' come utente root.

Nota: Sbagliare ad impostare il locale porterà sicuramente ad errori simili al classico "The current

locale is invalid utenti di Arch.

Questo è forse uno dei più comuni errori fatti durante una installazione dai nuovi

".

Pacman-Mirror

Scegliere un mirror per i repository da utilizzare con pacman. Si ricorda che archlinux.org è sconsigliato poiché la velocità di download è limitata a 50KB/s. Consultare la pagina Mirrors per maggiori dettagli su come selezionare un server mirror per pacman.

root password

Per finire, impostare una password per l'utente root e assicurarsi di ricordarla in futuro. Tornare al menu principale e proseguire con l'installazione del bootloader.

Done

Quando si seleziona "Done" , il sistema ricostruisce l'immagine del sistema e riprota nuovamente al menu principale. Questo procedimento potrebbe richiedere del tempo.

Installare un bootloader

Non avendo un sistema operativo secondario in questo esempio, ci sarà bisogno di un bootloader. GRUB è il bootloader consigliato e verrà utilizzato negli esempi che seguono. In alternativa, si può scegliere LILO o Syslinux. Si prega di consultare i wiki connessi e le pagine di documentazione se si sceglie di utilizzare un bootloader diverso da GRUB.

La configurazione di GRUB proposta (/boot/grub/menu.lst) dovrebbe essere sufficiente, ma è utile verificarne il contenuto per controllarne la precisione (in particolare, assicurarsi che la partizione root (/) sia quella specificata dal UUID sulla linea 3). Si può voler modificare la risoluzione della console aggiungendo una vga=<numero> alla prima riga del kernel, corrispondente alla risoluzione della console virtuale desiderata . (Una tavola di risoluzioni, e il numero corrispondente è presente nel file menu.lst.)

Spiegazione:

title

Il titolo della voce visualizzato nel menu di selezione. "Arch Linux (Main)" verrà visualizzato nel menu di selezione.

root

radice di GRUB'; il dispositivo e la partizione nella quale risiede il kernel (/boot), in accordo col BIOS di sistema. (Più precisamente, dove risiede lo stage2 di GRUB). non

necessariamente il file system di root (/), visto che può trovarsi anche su partizioni separate. Lo schema di numerazione di GRUB parte da 0, ed usa un formato hdx,x sia per dispositivi IDE che SATA, racchiusi tra parentesi. L'esempio indica che /boot è la prima partizione sul primo dispositivo, in accordo al BIOS, (hd0,0). kernel Questa riga specifica:

Il percorso ed il nome del kernel relativo alla radice di GRUB . Nell'esempio, /boot è semplicemente una directory situata nella stessa relativo alla radice di GRUB. Nell'esempio, /boot è semplicemente una directory situata nella stessa partizione di / e vmlinuz26 è il nome del file del kernel; /boot/vmlinuz26. Se /boot fosse stato su una partizione separata, il percorso ed il nome del file sarebbero stati semplicemente /vmlinuz26, essendo relativi alla radice di GRUB.

L'argomento root= tra le informazioni del kernel specifica la partizione contenente la directory root (/) nel root= tra le informazioni del kernel specifica la partizione contenente la directory root (/) nel sistema avviato, (più precisamente, la partizione contenente /sbin/init). Un modo semplice per distinguere le due istanze di 'root' all'interno di /boot/grub/menu.lst è di ricordare che la prima specifica a GRUB dove risiede il kernel, mentre il secondo argomento della riga kernel, root=, dice al kernel dove risiede il filesystem di root (/) .

Opzioni del kernel. In questo esempio, ro monta il filesystem in sola lettura all'avvio, (solitamente una preimpostazione di sicurezza; potrebbe rendersi ro monta il filesystem in sola lettura all'avvio, (solitamente una preimpostazione di sicurezza; potrebbe rendersi necessario modificare questa impostazione in caso di problemi all'avvio). Si tenga in considerazione che, a seconda dell'hardware, potrebbe essere necessario aggiungere rootdelay=8 alle opzioni del kernel in modo da poter fare il boot da un disco rigido esterno USB.

initrd

Il percorso ed il nome del filesystem RAM iniziale relativo alla radice di GRUB. Ancora una volta, nell'esempio, /boot è semplicemente una directory residente sulla stessa partizione di / e kernel26.img è il nome del file initrd; /boot/kernel26.img. Se /boot fosse stata su una partizione separata, il percorso ed il nome del file sarebbe stato semplicemente /kernel26.img, essendo relativo allaradice di GRUB.

Esempio

title Arch Linux (Main) root (hd0,0) kernel /boot/vmlinuz26 root=/dev/sda1 ro initrd /boot/kernel26.img

Esempio per una partizione di /boot separata

title Arch Linux (Main) root (hd0,0) kernel /vmlinuz26 root=/dev/sda3 ro initrd /kernel26.img

Installare il bootloader GRUB nel master boot record (/dev/sda nell'esempio).

Attenzione: Assicurarsi di installare GRUB in /dev/sdX e non in /dev/sdX. Questo è un errore molto comune.

Suggerimento: Per ulteriori dettagli, consultare la pagina wiki GRUB .

Riavvio

Questo è tutto! È stato configurato e installato il sistema base di Arch Linux. Uscire dall'installazione

e riavviare il sistema:

# reboot

Suggerimento: Assicurarsi di rimuovere il supporto di installazione e, nel caso, cambiare nel BIOS l'ordine di avvio per avviare dal disco rigido invece che dal CD-ROM, altrimenti si potrebbe avviare nuovamente l'installazione!

Post-Installazione

Congratulazioni, e benvenuti nel sistema base di Arch Linux!

Questa sezione coprirà varie procedure essenziali da effettuare dopo l'installazione, come l'aggiornamento del nuovo sistema e l'aggiunta di un regolare utente non-root.

Aggiornare

Il nuovo sistema di base Arch Linux è ora un funzionale sistema operativo GNU/Linux pronto per essere personalizzato. A partire da questo elegante set di strumenti sarà possibile costruire il sistema più adatto ai propri scopi.

Autenticarsi (login) con l'account root. Si vedrà come configurare 'Pacman e aggiornare il sistema da utente root.

Nota: Le console virtuali 1-6 sono accessibili. È possibile passare da una all'altra con ALT+F1

F6.

Configurazione della rete (se necessario)

Se si ha correttamente configurato il proprio sistema, si dovrebbe avere una connessione funzionante. Provare ad effettuare il ping su un sito ping example.com per verificarlo:

$ ping -c 3 example.com

PING example.com (192.0.43.10) 56(84) bytes of data.

64

bytes from 43-10.any.icann.org (192.0.43.10): icmp_req=1 ttl=248 time=25.6 ms

64

bytes from 43-10.any.icann.org (192.0.43.10): icmp_req=2 ttl=248 time=22.9 ms

64

bytes from 43-10.any.icann.org (192.0.43.10): icmp_req=3 ttl=248 time=23.6 ms

--- example.com ping statistics --- 3 packets transmitted, 3 received, 0% packet loss, time 2003ms rtt min/avg/max/mdev = 22.912/24.062/25.632/1.156 ms

Se, dopo aver provato ad effettuare il ping, si è ricevuto un errore "unknown host", si può

concludere che la rete non è correttamente configurata. Innanzitutto verificare nuovamente l'integrità

e le corrette impostazioni dei seguenti file:

/etc/rc.conf - Verificare sopratutto i valori delle sezioni HOSTNAME e NETWORKING.

/etc/hosts - Controllare la formattazione. (Vedere sopra.)

/etc/resolv.conf - Se si usa un IP statico. Se si utilizza DHCP, questo file verrà creato e distrutto dinamicamente come impostazione predefinita.

Suggerimento: Istruzioni avanzate per la configurazione della rete possono essere rinvenute

nell'articolo Network.

LAN via cavo

Controllare le proprie interfacce ethernet con:

# ip addr

Tutte le interfacce devono essere elencate. Dovrebbe essere presente una voce per eth0, o magari eth1. Come esempio useremo eth0.

IP Statico

Se richiesto, è possibile impostare un nuovo IP statico tramite:

# ifconfig eth0 <indirizzo ip> netmask <netmask> up

ed un gateway predefinito con:

# route add default gw <indirizzo ip del gateway>

verificare che /etc/resolv.conf contenga il proprio server DNS ed aggiungerlo nel caso non fosse presente. Verificare di nuovo la propria configurazione di rete con il ping su www.google.com. Se tutto dovesse funzionare ora, modificare /etc/rc.conf come descritto in precedenza per l'IP statico.

DHCP

Se si ha nella propria rete un server DHCP/router, provare:

# dhcpcd eth0

Se questo dovesse funzionare, modificare /etc/rc.conf come descritto in precedenza per l'IP dinamico.

LAN Wireless

Si prega di consultare la guida rapida al wireless per l'ambiente live per i dettagli sul collegamento a una rete wireless. Anche se non si è più nella fase di installazione, i comandi sono gli stessi fino a quando si è installato tutti i pacchetti relativi wireless durante la selezione dei pacchetti. Si ricordi che il dispositivo wireless può avere bisogno del firmware per funzionare. Per la risoluzione dei problemi, controllare la pagina dettagliata sulla configurazione wireless.

Server Proxy

Se si è dietro ad un server proxy, editare il file /etc/wgetrc ed immettere i dovuti parametri http_proxy e ftp_proxy .

Modem analogico, ISDN e DSL (PPPoE)

Vedere il wiki Internet Access per istruzioni dettagliate.

Aggiornamento, Sincronizzazione e Avanzamento del sistema tramite Pacman

Ora si aggiornerà il sistema utilizzando Pacman. Pacman è il package manager di Arch Linux. Esso gestisce l'intero sistema dei pacchetti, permettendo l'installazione, la disinstallazione, il

ripristino di versioni precedenti dei pacchetti (attraverso la cache), il trattamento dei pacchetti auto- compilati, la risoluzione automatica delle dipendenze, ricerche da remoto e in locale, e molto altro. Pacman verrà ora utilizzato per scaricare i pacchetti software da repository remoti e li installerà sul proprio sistema.

Nota: Se è stato installato il sistema attraverso una netinstall, molti pacchetti, se non tutti, saranno già aggiornati. Tuttavia, è ancora consigliabile eseguire questo processo di aggiornamento.

/etc/pacman.conf

Pacman tenterà di accedere al file /etc/pacman.conf ogni volta che viene eseguito. Questo file di configurazione è diviso in sezioni o repository. Ogni sezione definisce un repository di pacchetti che pacman può utilizzare nel cercare pacchetti. L'eccezione a questa regola è la sezione "Options", che definisce opzioni globali.

Nota: il file fornito di default dovrebbe funzionare correttamente, perciò potrebbe non essere necessario modificarlo a questo punto, ma si raccomanda comunque di verificarlo. Ulteriori informazioni sono disponibili nell'articolo Mirrors.

# nano /etc/pacman.conf

Ivari Repository verranno descritti in seguito. Abilitare tutti i repository desiderati rimuovendo il simbolo cancelletto "#" davanti alle righe 'Include =' e '[repository]').

Nota: Quando si scelgono i repository, assicurarsi di decommentare sia la riga d'intestazione del repository racchiusa tra parentesi quadre, sia la riga 'Include ='. Diversamente, il repository in oggetto sarà omesso. È un errore molto comune.

Package Repositories

Un Repository è un deposito di archiviazione dal quale i pacchetti software possono essere scaricati e installati su un computer. Imanutentori dei pacchetti (sviluppatori e utenti fidati (TU)) di Arch Linux mantengono un certo numero di repository ufficiali contenenti i pacchetti software più essenziali e popolari, facilmente accessibili tramite pacman. Questo articolo delinea i repository ufficialmente supportati. Si veda la pagina sui repository ufficiali per ulteriori informazioni, e sullo scopo di ogni repository.

Molti utenti vorranno utilizzare [core], [extra] e [community]. Se si desidera eseguire applicazioni a 32 bit su Arch x86_64, attivare il repository [multilib] aggiungendo le righe seguenti al file /etc/pacman.conf, o de-commentandole se già presenti:

[multilib] Include = /etc/pacman.d/mirrorlist

AUR (unsupported)

Il repository AUR contiene anche il ramo unsupported, al quale non è possibile accedere direttamente tramite pacman*. AUR [unsupported] non contiene pacchetti binari. Fornisce invece oltre 28000 script PKGBUILD per compilare pacchetti da sorgente, che non sarebbero disponibili tramite gli altri repository. Quando su AUR un pacchetto non supportato acquisisce abbastanza voti, può essere spostato nel repository AUR [community], se un TU decide di adottarlo e mantenerlo.

Mantenuto dai Trusted UserAUR [community], se un TU decide di adottarlo e mantenerlo. Solo script bash di compilazione PKGBUILD

Solo script bash di compilazione PKGBUILDse un TU decide di adottarlo e mantenerlo. Mantenuto dai Trusted User Non accessibile tramite pacman

Non accessibile tramite pacman di default accessibile tramite pacman di default

* Iwrapper di pacman (AUR Helpers) possono aiutare ad accedere ad AUR senza difficoltà.

/etc/pacman.d/mirrorlist

Definisce i mirror dei repository di pacman e le loro priorità.

Nota: Se il supporto di installazione che state utilizzando è vecchio, la vostra lista dei server mirror potrebbe essere superata, ciò potrebbe portare a problemi durante l'aggiornamento di Arch-Linux tramite pacman (Si veda il bug report). Sarebbe utile ottenere versione aggiornata del mirrorlist dal generatore dell'elenco dei mirror di pacman. Copiare l'elenco generato in /etc/pacman.d/mirrorlist prima di continuare.

Aprire il file /etc/pacman.d/mirrorlist con un editor e de-commentare un server (rimuovendo il simbolo '#' davanti ad esso) più vicino a se. Dopodiché procedere con un completo aggiornamento della banca dati dei pacchetti:

# pacman -Syy

Passare due volte il flag --refresh o -y a pacman, lo costringe a rigenerare tutta la lista dei pacchetti anche se quella esistente è considerata aggiornata. Eseguire pacman -Syy ogni volta che si cambia mirror è una buona abitudine ed evita possibili mal di testa.

Controllo dei mirror per pacchetti aggiornati

Poiché rankmirrors non effettua un controllo sull'aggiornamento della lista dei pacchetti di un mirror, è importante notare che alcuni di essi potrebbero contenere pacchetti non più aggiornati, questo perché effettua un controllo sulla velocità dei mirror e non sul loro effettivo ArchLinux MirrorStatus riporta vari aspetti dei mirror tra i quali: quelli su cui sono riscontrati problemi di rete, problemi di database, riporta la data dell'ultima sincronizzazione, etc. Qualcuno potrebbe voler controllare manualmente i mirror in /etc/pacman.d/mirrorlist per assicurarsi che contenga solo mirror aggiornati, se avere software all'ultima versione disponibile è una priorità.

In alternativa, il Mirrorlist Generator può generare automaticamente una lista di mirrors più vicini alla propria posizione prendendo in esame quelli più aggiornati.

Script Bash per aggiornare il proprio mirrorlist con i server più attivi

É possibile automizzare la procedura descritta sopra (che si avvale del mirrorlist generator) tramite uno script scritto in bash.

Creare un file updatemirrors.sh col proprio editor di testi preferito, ed immettere quanto segue:

File: updatemirrors.sh

#!/bin/bash

# Definire un file temporaneo tmpfile=/tmp/mirrorlisttmp

# Determinare il tipo di architettura archtype=$(uname -m)

# Prelevare la lista dei mirror aggiornati e salvarla nel file temporaneo

wget -O $tmpfile "http://www.archlinux.org/mirrorlist/?country=Any&country=France&coun

# Effettuare i dovuti cambiamenti di testo al file salvato

sed -i -e "s/^#Server/Server/g" -e "s/\$arch/"$archtype"/g" $tmpfile

# Creare un backup e rimpiazzarlo con con il file mirrorlist precedentemente creato if [[ ! -f /etc/pacman.d/mirrorlist.orig ]]; then

mv

/etc/pacman.d/mirrorlist /etc/pacman.d/mirrorlist.orig && echo "Successfully bac

cp

$tmpfile /etc/pacman.d/mirrorlist && echo "Successfully applied new mirrorlist!"

else

mv

/etc/pacman.d/mirrorlist /etc/pacman.d/mirrorlist.bak && echo "Successfully backe

cp

$tmpfile /etc/pacman.d/mirrorlist && echo "Successfully applied new mirrorlist!"

fi

exit

Salvare il file e concedergli i permessi di esecuzione tramite il comando chmod +x. Eseguire lo script con i privilegi di root o tramite sudo.

Nota: Questo script utilizzerà il rankmirror in tempo reale al momento di essere lanciato, prendendo come server di riferimento quelli italiani, tedeschi, francesi, svizzeri ed Any, sia con protocollo ftp che http.

Familiarizzare con pacman

Pacman è il miglior amico dell'utente Arch. È fortemente raccomandato studiarne i comandi e poi provarli. Vedere:

man pacman

Per ulteriori informazioni consultare la guida pacman e l'articolo pacman rosetta, che fornisce un confronto tra comandi più utilizzati prendendo in esame i vari gestori di pacchetti.

Aggiornare il sistema

Ora si è pronti per aggiornare l'intero sistema. Prima di effettuare questa operazione, è buona norma leggere le notizie (e facoltativamente il annunci della mailing list). Spesso gli sviluppatori forniscono importanti informazioni su configurazioni richieste e modifiche per problemi noti. É pratica di ogni buon Arciere consultare queste pagine, prima di ogni aggiornamento. Per aggiornare all'ultima versione disponibile tutti i pacchetti installati nel proprio sistema:

# pacman -Syu

oppure con :

# pacman --sync --refresh --sysupgrade

Pacman ora scaricherà una nuova copia aggiornata della lista dei pacchetti dai server definiti in /etc/pacman.conf ed eseguirà tutti gli aggiornamenti disponibili. É possibile che venga proposto di aggiornare pacman stesso in primo luogo. Nel caso, rispondere "yes" e una volta finito l'aggiornamento ridare il comando pacman -Syu.

In caso di aggiornamento del Kernel occorre riavviare il sistema.

Nota: Occasionalmente, le modifiche di configurazione possono richiedere un intervento dell'utente durante un aggiornamento, leggere l'output di pacman per eventuali informazioni pertinenti. Vedere Pacnew and Pacsave Files per maggiori dettagli

Pacman salva l'ouput nel file /var/log/pacman.log.

Consultare le domande frequenti riguardo alla ai problemi di gestione e aggiornamento dei

pacchetti.

Ignorare pacchetti

Dopo l'esecuzione del comando pacman -Syu, l'intero sistema sarà aggiornato. È possibile prevenire l'aggiornamento di un pacchetto. Uno scenario tipico potrebbe essere quello di un pacchetto il cui aggiornamento potrebbe risultare problematico per il sistema. In questo caso, Ci sono due opzioni; indicare il/i pacchetto/i da ignorare direttamente nella riga di comando di pacman utilizzando lo switch --ignore (eseguire pacman -S --help per i dettagli) oppure indicare permanentemente il/i pacchetto/i da ignorare all'interno di /etc/pacman.conf nella array IgnorePkg. Per ulteriori informazioni consultare la guida su Pacman.

L'utente avanzato dovrebbe tenere il sistema costantemente aggiornato tramite pacman -Syu, piuttosto che aggiornare i pacchetti uno per uno. Naturalmente questo non è obbligatorio, ma bisogna tenere presente che un comportamento differente potrebbe comportare un blocco del sistema o un suo malfunzionamento. La maggior parte delle lamentele giungono a causa di aggiornamenti di singoli pacchetti, compilazioni inusuali o installazioni improprie. Anche l'utilizzo di IgnorePkg in /etc/pacman.conf non è affatto incoraggiato, e dovrebbe essere utilizzato solo raramente, quando si è certi di sapere ciò che si sta facendo.

La bellezza di una distribuzione rolling release

Tenere presente che Arch è una distribuzione rolling release. Questo significa che non c'è necessità di eseguire la reinstallazione del sistema per aggiornarlo ad una versione più recente. Dare periodicamente il comando pacman -Syu mantiene aggiornato il sistema alla versione più recente.

Aggiungere un utente

Nota: Prima di aggiungere i propri utenti, considerare di proteggere ulteriormente il sistema passando da una password con hash MD5 a delle password con hash sha512. Vedere l'articolo SHA password hashes per ulteriori informazioni.

Linux è un ambiente multi-utente. Non si dovrebbe fare il lavoro quotidiano (navigare in Internet, scrivere una e-mail, ascoltare musica, ecc.) con l'account di root, perché è un rischio per la sicurezza del sistema. Utilizzare Root per compiti amministrativi. Invece aggiungere un normale account utente non-root utilizzando il programma adduser.

# adduser

Vi verrà richiesto di inserire alcune informazioni in modo interattivo. Nel seguente esempio stiamo creando l'utente archie:

Login name for new user []: archie

User ID ('UID') [ defaults to next available ]:

Initial group [ users ]:

Additional groups (comma separated) []: audio,lp,optical,storage,video,wheel,games,pow

Home directory [ /home/archie ]:

Shell [ /bin/bash ]:

Expiry date (YYYY-MM-DD) []:

Come mostrato nell'esempio, si consiglia di inserire i valori solo per il nome di Login e Additional

groups, e lasciare vuoti tutti gli altri campi.

Nell'esempio, l'elenco dei Additional groups (Gruppi Addizionali), sono una tipica scelta per un sistema Desktop, e sono quindi raccomandati per gli utenti principianti.

audio - per processi che riguardano la scheda audio e il software relativo - per processi che riguardano la scheda audio e il software relativo

lp - per gestire i processi di stampa - per gestire i processi di stampa

optical - per gestire i drive ottici e masterizzare - per gestire i drive ottici e masterizzare

storage - per gestire i dispositivi di archiviazione - per gestire i dispositivi di archiviazione

video - per gestire il video ed usare l'accelerazione 3d - per gestire il video ed usare l'accelerazione 3d

wheel - per usare sudo - per usare sudo

games - necessario per il permesso di scrittura per i giochi nel gruppo giochi - necessario per il permesso di scrittura per i giochi nel gruppo giochi

power - usato per le opzioni di alimentazione (Es: lo spegnimento tramite il tasto di alimentazione) - usato per le opzioni di alimentazione (Es: lo spegnimento tramite il tasto di alimentazione)

scanner - per utilizzare gli scanner - per utilizzare gli scanner

Successivamente vi verrà presentata una anteprima del suo nuovo account, e la possibilità di annullare o continuare le operazioni:

New account will be created as follows:

---------------------------------------

Login name

:

archie

UID

:

[ Next available ]

Initial group

:

users

Additional groups: audio,lp,optical,storage,video,wheel,games,power,scanner

Home directory

:

/home/archie

Shell

:

/bin/bash

Expiry date

:

[ Never ]

This is it

ENTER to go ahead and make the account.

if you want to bail out, hit Control-C. Otherwise press

Dopo aver premuto ENTER verrà creato l'account, e vi verrà richiesto di inserire ulteriori informazioni facoltative per i nuovi utenti:

Creating new account

Changing the user information for archie Enter the new value, or press ENTER for the default Full Name []:

Room Number []:

Work Phone []:

Home Phone []:

Other []:

Infine, vi verrà chiesto di inserire la password per l'account creato:

Enter new UNIX password:

Retype new UNIX password:

passwd: password updated successfully

Account setup complete.

Il nuovo utente non-amministratore è stato ora creato, completo di una directory home ed una password di login.

Si veda il wiki Utenti e Gruppi per ulteriori informazioni. Se si desidera cambiare il nome del proprio utente o di qualsiasi utente esistente, consultare la pagina Cambiare nomeutente. È anche possibile controllare le pagine man di usermod(8) e gpasswd(8).

Cancellare un account utente

In caso di errore, se si volesse cancellare un account utente per utilizzare un nome differente o per qualsiasi altra ragione, utilizzare /usr/sbin/userdel:

# userdel -r [username]

L'opzione -r rimuoverà la directory home dell'utente e il suo contenuto, insieme con lo spool della posta dell'utente.

Installare e configurare Sudo (opzionale)

Per installare Sudo:

# pacman -S sudo

Per aggiungere un utente ai sudo user (sudoer) usare il comando visudo che deve essere impartito da root.

Per impostazione predefinita, il comando visudo utilizza l'editor di vi. Se non si sa come usare vi, è possibile impostare la variabile d'ambiente EDITOR per un editor di propria scelta, come in questo esempio con l'editor 'nano' :

# EDITOR=nano visudo

Nota: Si noti che si sta settando una variabile e si sta dando il comando visudo sulla stessa linea e allo stesso tempo. Questo perché separando i comandi potrebbe non eseguirsi correttamente.

Se si ha dimestichezza con l'utilizzo dell'editor vi, allora si raccomanda l'utilizzo del comando visudo senza l'ausilio della variabile EDITOR=nano :

# visudo

Questo comando aprirà il file /etc/sudoers in una sessione dell'editor nano (è possibile cambiare nano con vi tramite la variabile d'ambiente EDITOR). Visudo copia il file da modificare in un file temporaneo, e successivamente esegue un controllo "sanity check". Se passa, il file temporaneo sovrascrive l' originale con i permessi corretti.

Attenzione: Non modificare /etc/sudoers direttamente con un editor; Errori nelle sintassi possono causare problemi (come rendere l'account di root inutilizzabile). È necessario utilizzare il comando visudo per modificare il file /etc/sudoers.

Nel paragrafo precedente si è aggiunto l'utente al gruppo wheel. Per dare agli utenti del gruppo wheel pieni privilegi di root usano "sudo" prima di un comando decommentare la riga seguente:

%wheel ALL=(ALL) ALL

Ora si può dare a qualsiasi utente l'accesso al comando sudo semplicemente aggiungendolo al gruppo wheel.

Per maggiori informazioni, ad esempio su come settare la bash_completion <TAB>, consultare la guida relativa a sudo.

Ora si dovrebbe avere un sistema completamente funzionante Arch, che fungerà da base adatta per voi di sviluppare, sulla base di esigenze. Tuttavia, molte persone sono interessati ad un sistema desktop completo di suoni e grafica. Questa parte della guida fornisce una breve panoramica sulle procedure per acquisire questi extra.

Audio

Se si desidera attivare l'audio, consultare la pagina Advanced Linux Sound Architecture per le relative istruzioni. In alternativa, procedere alla sezione successiva, e impostare l'audio più tardi.

Nota: ALSA di solito funziona tranquillamente, ha solo bisogno di essere riattivato e controllare che i canali non siano settati come "muti".

L' Advanced Linux Sound Architecture (conosciuto con l'acronimo di ALSA) è una componente del kernel e si consiglia di provare prima questa soluzione. Tuttavia, se non funziona o non si è soddisfatti della qualità, l'Open Sound System è una valida alternativa. OSS4.2 è stato rilasciato sotto una licenza libera ed è generalmente considerato un significativo passo in avanti rispetto alle versioni precedenti. Se si riscontrano problemi con ALSA, o semplicemente si vuole provare un'alternativa, si può scegliere OSS4.2. Maggiori informazioni possono essere reperite alla pagina OSS

Se si dispone di avanzati requisiti di audio, si dia un'occhiata alla pagina Audio per una panoramica dei diversi articoli.

Graphical User Interface (interfaccia grafica utente)

Installare X

L'X Window System (comunemente chiamato X11, o semplicemente X) consente di disegnare su schermo le finestre. Fornisce il toolkit standard per visualizzare interfacce utente grafiche (Graphical User Interface, GUI).

Nota: Se si sta installando Arch Linux come guest su virtualbox, è necessario un modo diverso per completare l'installazione di X. Consultare il viki lanciare Arch Linux come guest, e saltare quanto descritto di seguito.

Adesso installeremo i pacchetti base Xorg usando pacman. Questo è il primo passo per costruire una GUI.

Installare i pacchetti base:

# pacman -S xorg-server xorg-xinit xorg-utils xorg-server-utils

Installare mesa per il supporto 3D:

# pacman -S mesa

Le utility 3d glxgears e glxinfo sono incluse nel pacchetto mesa-demos:

# pacman -S mesa-demos

Installare un driver video

Successivamente, è necessario installare un driver per la scheda grafica. Se non si conosce la scheda grafica in uso è possibile eseguire il comando lspci :

$ lspci

Nota: Il driver vesa è il driver più generico, e dovrebbe funzionare con quasi tutti i chipset video moderni. Se non si riesce a trovare un driver adatto per il proprio chipset video si può ripiegare su vesa, che dovrebbe funzionare con qualsiasi scheda video, ma offre solo uno supporto 2D senza accelerazione grafica.

Se serve una lista di tutti i driver video open-source, utilizzare:

$ pacman -Ss xf86-video | less

Nota: Idriver proprietari NVIDIA e ATIsono contemplati nelle prossime sezioni. Se si ha intenzione di fare pesanti elaborazione 3D come i giochi, considerare l'utilizzo di quest'ultimi

Installare il driver video appropriato per la propria scheda video, ad esempio per il driver Savage:

# pacman -S xf86-video-savage

Suggerimento: Per alcune schede video Intel, è necessaria una ulteriore configurazione per ottenere prestazioni adeguate in ambito 2D e 3D, vedere Intel per ulteriori informazioni.

Scheda grafica Nvidia

Gli utenti di schede video Nvidia hanno la possibilità di poter scegliere tra tre diversi driver video (escludendo i driver vesa):

Idriver open source 'nouveau' , che offrono buon prestazioni, un'ottima accelerazione 2D ed uno sperimentale al 3D che nouveau', che offrono buon prestazioni, un'ottima accelerazione 2D ed uno sperimentale al 3D che includono un supporto per il composite di base (il risparmio energetico non è ancora supportato). Feature Matrix.

Idriver open source 'nv' , oramai non più sviluppato, che offre scarse prestazioni ed il solo supporto al nv', oramai non più sviluppato, che offre scarse prestazioni ed il solo supporto al 2D.

Idriver proprietari 'nvidia' , che offrono buone p restazioni 3D ed hanno il supporto al risparmio energetico. nvidia', che offrono buone prestazioni 3D ed hanno il supporto al risparmio energetico. Vedere la pagina Nvidia per maggiori informazioni. Anche se si pensa di utilizzare i driver proprietari, si consiglia di iniziare con i driver nouveau e poi passare al driver binario, perché nouveau sarà quasi sempre in grado di funzionare, mentre nvidia richiede più configurazione e probabilmente qualche risoluzione di problemi.

Idriver open-source nouveau dovrebbero essere sufficienti per la maggior parte degli utenti ed essere la scelta consigliata, per installarli:

# pacman -S xf86-video-nouveau

Per un supporto 3D sperimentale:

# pacman -S nouveau-dri

Suggerimento: Per maggiori istruzioni consultare la pagina Nouveau.

Schede grafiche ATI

Ipossessori di schede grafiche ATIpossono scegliere tra due tipi di driver (escludendo i driver vesa):

Idriver open source radeon , forniti dal pacchetto xf86-video-ati . Consultare Feature Matrix per maggiori dettagli. radeon, forniti dal pacchetto xf86-video-ati. Consultare Feature Matrix per maggiori dettagli.

Idriver proprietari fglrx , forniti dal pacchetto Catalyst disponibili su AUR . Essi supportano fglrx, forniti dal pacchetto Catalyst disponibili su AUR. Essi supportano

solo le schede più recenti (ossia, dalle HD2xxx in su). Idriver ATICatalyst erano precedentemente un pacchetto precompilato fornito da Arch nei repository extra, ma da marzo 2009 non sono più supportati ufficialmente a causa della non soddisfacente celerità e qualità del loro sviluppo. Consultare il wiki ATICatalyst per maggiori informazioni.

Idriver open-source sono la scelta consigliata. Installare i driver ATIradeon con

# pacman -S xf86-video-ati

Suggerimento: Istruzioni più dettagliate sono reperibili nell'articolo su ATI.

Installare driver di input

Udev devrebbe essere in grado di rilevare l'hardware senza problemi ed evdev (xf86-input-evdev) è il nuovo e moderno driver per l'input hotplugging. Esso è capace di gestire, nella maggior parte dei casi, quasi tutti i dispositivi e l'installazione di driver di input specifici non è più necessaria. Evdev viene già installato come dipendenza di Xorg.

Se evdev non supporta il proprio dispositivo, installare i driver necessari dal gruppo di xorg-input- drivers.

Per una lista completa dei driver disponibili, eseguire una ricerca con pacman:

# pacman -Ss xf86-input | less

Nota: Se si necessita solamente dei driver xf86-input-tastiera o xf86-input-mouse, si consideri di disabilitare hotplugging, altrimenti evdev agirà come il driver di ingresso principale.

Gli utenti notebook (o utilizzatori di un touchscreen) avranno inoltre bisogno del pacchetto synaptics per permettere ad X di configurare il touchpad:

# pacman -S xf86-input-synaptics

Suggerimento: Per maggiori informazioni su particolari configurazioni o riguardo alla risoluzione di problemi nella configurazione del touchpad, consultare il wiki Touchpad Synaptics.

Configurare X (Opzionale)

Attenzione: Idriver proprietari di solito richiedono un riavvio dopo l'installazione e la loro configurazione. Si veda NVIDIA o ATICatalyst per i dettagli.

Il server X ed X.Org contemplano l'auto-configurazione. Pertanto, in molti casi, potrebbe tranquillamente funzionare senza l'ausilio di un file xorg.conf. Se si desidera configurare il Server X, consultare la documentazione di Xorg.

Impostare il layout della tastiera se non si usa quello standard US

Impostare il layout della tastiera nel file /etc/X11/xorg.conf.d/10-evdev.conf (se si usa un layout diverso da quello della tastiera standard US)

Section "InputClass" Identifier "evdev keyboard catchall" MatchIsKeyboard "on" MatchDevicePath "/dev/input/event*" Driver "evdev" Option "XkbLayout" "it" EndSection

Nota: Il valore da inserire in input.xkb.layout può differire dal codice keymap solitamente usato dai comandi km o loadkeys. Ad esempio per ottenere il layout uk il valore da usare sarà: gb.

Aggiungendo l'opzione :

Option "XkbOptions" "terminate:ctrl_alt_bksp"

Si abiliterà la possibilità di riavviare il server X premendo i tasti CTRL+ALT+Backspace.

Testare X

Questa sezione spiegherà come avviare un ambiente grafico di base in modo da testare X. Il quale utilizza in modo predefinito TWM, un semplice e leggero X window manager.

Installare un Ambiente di test predefinito.

# pacman -S xorg-twm xorg-xclock xterm

L'ambiente X di default è piuttosto spoglio. La sezione seguente si occuperà di installare un ambiente desktop oppure un window manager di propria scelta per integrare X.

Se Xorg è stato installato prima della creazione del proprio utente, si avrà un file .Xinitrc vuoto nella propria $HOME che è necessario eliminare o modificare in modo da avviare un ambiente desktop. Semplicemente eliminandolo X avvierà l'esecuzione di un ambiente predefinito (twm, xclock, xterm).

$ rm ~/.xinitrc

Messaggi bus

Nota: dbus è probabilmente necessario per il corretto funzionamento di molte applicazioni, se si è sicuri che sia possibile farne a meno, saltare questa sezione.

Installare dbus:

# pacman -S dbus

Per poter avviarlo automaticamente al boot, si dovrebbe aggiungere dbus alla propria lista DAEMONS in /etc/rc.conf:

DAEMONS=(syslog-ng dbus network crond)

Se si necessita di avviare dbus senza riavviare, eseguire:

# /etc/rc.d/dbus start

Avviare X

Nota: la classica combinazione di tasti CTRL-Alt-Backspace, usata per terminare il server X, è stata deprecata e non funzionerà. Può essere riabilitata modificando modificando xorg.conf, come descritto qui.

Infine, avviare Xorg:

$ startx

oppure

$ xinit -- /usr/bin/X -nolisten tcp

Se lo schermo dovesse diventare nero, si può provare a spostarsi su un'altra console virtuale (CTRL-Alt-F2 ad esempio), ed effettuare un login "cieco" come root, premendo poi Enter, ed immettendo la password di root confermata di nuovo con Enter.

Si può anche provare a terminare la sessione X con /usr/bin/pkill (si noti che è una X maiuscola):

# pkill X

Se pkill non funziona, riavviare alla cieca con:

# reboot

In caso di errori

Se si verificano problemi, controllare il file di log /var/log/Xorg.0.log. Al suo interno si ricerchino le linee che iniziano con (EE) che rappresentano gli errori, ed anche (WW) che sono avvertimenti che potrebbero indicare altri problemi.

# grep EE /var/log/Xorg.0.log

Gli errori possono anche essere ricercati nell'output della console virtuale dove X è stato avviato.

Consultare la sezione Xorg per istruzioni più dettagliate e risoluzione dei problemi.

C'è bisogno di aiuto?

Se dopo aver consultato l'articolo inerente la configurazione di Xorg si hanno ancora dei problemi e

si necessita di richiedere assistenza sul forum di Arch, ci si assicuri di installare e utilizzare

wgetpaste:

# pacman -S wgetpaste

Utilizzare wgetpaste e postare i collegamenti dei seguenti file al momento di chiedere aiuto nel proprio post sul forum:

~/.xinitrcal momento di chiedere aiuto nel proprio post sul forum: /etc/X11/xorg.conf /var/log/Xorg.0.log

/etc/X11/xorg.confdi chiedere aiuto nel proprio post sul forum: ~/.xinitrc /var/log/Xorg.0.log /var/log/Xorg.0.log.old Utilizzare

/var/log/Xorg.0.lognel proprio post sul forum: ~/.xinitrc /etc/X11/xorg.conf /var/log/Xorg.0.log.old Utilizzare wgetpaste in questo modo:

/var/log/Xorg.0.log.oldsul forum: ~/.xinitrc /etc/X11/xorg.conf /var/log/Xorg.0.log Utilizzare wgetpaste in questo modo: $ wgetpaste

Utilizzare wgetpaste in questo modo:

$ wgetpaste </percorso/del/file>

Inviare il link corrispondente nel proprio post sul forum. Assicurarsi di fornire anche adeguate informazioni riguardo il proprio hardware e i driver.

Nota: È estremamente importante fornire più dettagli possibili per la risoluzione dei problemi con X. Quando si chiede aiuto sul forum di Arch, si prega di fornire tutte le informazioni pertinenti come specificato in precedenza.

Installare i font

A questo punto, si potrebbe desiderare di risparmiare tempo installando un set di caratteri

visivamente piacevole prima di passare ad installare un ambiente desktop o un window manager. Dejavu è un insieme di font di alta qualità :

Per installarli :

# pacman -S ttf-dejavu

Fare riferimento a Font Configuration per sapere come configurare il rendering dei font e a Fonts per i suggerimenti sui tipi di caratteri e le istruzioni di installazione.

Scegliere ed installare una interfaccia grafica

Mentre il sistema X Window fornisce il quadro di base per la costruzione di una Graphicals User Interface (GUI).

Nota: La scelta di un DE o WM è una decisione molto soggettiva e personale. Si scelga l'ambiente migliore in base alle proprie esigenze.

Window Manager (WM) Un Window Manager (Gestore delle finestre) controlla il posizionamento e l'aspetto delle finestre dell'applicazione in combinazione con il sistema X Window. Consultare l'articolo Window managers per avere ulteriori informazioni e orientarsi nella scelta di un gestore delle finestre.

Desktop Environment (DE) Un Desktop Environment (Ambiente desktop), lavora in cima e in collaborazione con X, per fornire una completa interfaccia grafica funzionale e dinamica. Un ambiente desktop contiene in genere un gestore di finestre, icone, applets, finestre, barre degli strumenti, cartelle, wallpapers, una suite di applicazioni e capacità come il drag and drop. Consultare l'articolo Desktop environments per avere ulteriori informazioni e orientarsi nella scelta di un ambiente desktop.

Nota: É possibile costruire il proprio ambiente desktop (DE) utilizzando un Window Manager (WM) e le applicazioni di propria scelta.

Dopo l'installazione di un'interfaccia grafica, probabilmente si vorrà continuare con Raccomandazioni generali per le istruzioni post-installazione.

Metodi per avviare un Ambiente Grafico

Manualmente

Si potrebe essere tra coloro che preferiscono avviare X manualmente dal proprio terminale, piuttosto che fare il boot grafico direttamente nel desktop. Per i comandi specifici per un ambiente desktop, consultare il wiki corrispondente al proprio DE scelto. Per comandi più generici utilizzati in X, consultare questa sezione della pagina di Xorg.

Automaticamente

Si potrebbe preferire di avviare il proprio ambiente desktop in modo automatico dopo la fase di boot del sistema, invece che far partire X manualmente. Si veda Display Manager per le istruzioni su come usare un gestore di login o Avviare X al Boot per avere due metodi che non si basano su un display manager.

Appendice

Per un elenco di applicazioni comuni e di applicazioni leggere, consultare i rispettivi articoli.

Si veda anche raccomandazioni generali per consigli post-installazione come la configurazione dello scaling della frequenza CPU o il rendering dei font.