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[Il Sonetto 18 di Shakespeare: traduzioni vecchie e nuove, in Teoria e pratica della traduzione letteraria, a cura di Roberto Puggioni, Roma,

Bulzoni, 2006, pp.23-39. Il testo reso disponibile dallAutrice che si ringrazia nella versione precedente la stampa.]

Il sonetto 18 di Shakespeare: traduzioni vecchie e nuove Romana Zacchi Universit di Bologna

0. Premessa Lintendimento del presente intervento quello di proporre alcune riflessioni intorno alle traduzioni italiane, vecchie e nuove, anzi nuovissime (fino allinedito) di un sonetto shakespeariano, il sonetto 18, selezionandone sei tra le molte esistenti. Le traduzioni italiane dei Sonetti di Shakespeare hanno poco pi di un secolo di vita, a partire dalla prima traduzione in prosa del Canzoniere, compiuta da Angelo Olivieri (1890), e dalla prima traduzione in versi (o meglio, in sonetti italiani, come dichiarato nel sottotitolo del volumetto del 1897) di Ettore Sanfelice. Pi spesso vengono pubblicate, nel corso di questo secolo, delle brevi selezioni di sonetti tradotti, quasi si trattasse di un cimento speciale, da centellinare con prudenza. La sfida lhanno raccolta nel tempo letterati, critici letterari, poeti, come Mario Praz, Gabriele Baldini, Pietro Rebora, Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti. La domanda che scaturisce naturale : perch si sono prodotte e si continuano a produrre tante diverse traduzioni nel tempo? a quale esigenza risponde il ri-tradurre periodicamente lo stesso testo? E indiscutibile che il testo originario sia ontologicamente uno, ed uno soltanto; e tuttavia la presenza di diverse traduzioni postula una intrinseca variabilit delle sue caratteristiche, tale per cui ogni lettore ne individua di nuove ad ogni atto di lettura, che ne richiedono il riversamento in traduzioni ogni volta diverse. Ovviamente, si ri-traduce perch lingua di partenza e lingua darrivo subiscono storicamente dei cambiamenti e, dunque, si vengono a creare nuovi tipi di pertinenze. Non si esclude, poi, che la crescente consapevolezza, teoretica e pratica, maturata negli ultimi decenni intorno allatto del tradurre, abbia acuito la necessit di ri-tradurre alla luce di quelle 1

riflessioni teoriche. Allora, i testi darrivo possono diventare fonti e oggetti di studio in s e per s.1 Indagare sulle scelte operate nel tempo dai traduttori italiani non significa necessariamente esprimere giudizi di valore sui risultati di quelle scelte, e dunque sui prodotti dellattivit traduttiva: non si tratta, cio, di formulare valutazioni come la traduzione X pi bella/pi fedele/pi soddisfacente esteticamente della traduzione Y.2 Si tratta, piuttosto, di osservare pi opportunamente - e con la massima discrezione, direi quali delle caratteristiche del testo vengono di volta in volta messe in luce e soprattutto quale risulta essere leffetto globale conseguito nei prodotti, al tempo stesso ragionando sui processi traduttivi messi in atto e tenendo costantemente in mente, come in compresenza e in giustapposizione, il testo oggetto dellattivit di traduzione. Lobiettivo che mi pare debba essere messo in rilievo in questa prospettiva la consapevole comparazione tra le forme, forme dellespressione e forme del contenuto, di ciascuna traduzione e le forme del testo di partenza. 1. Sul sonetto 18 Loggetto di studio un sonetto che la critica shakespeariana colloca, quanto ai temi, all'immediato margine dei cosiddetti "sonetti matrimoniali" o tra i sonetti dellimmortalit3. Come noto, lepisodicit e disorganicit del canzoniere shakespeariano, cos come si presenta nell'edizione Thorpe 1609 (sopravvissuta in 13 copie), ha indotto molti critici a tentare la ricomposizione dellinsieme dei 154 sonetti entro cornici, come se si trattasse di un insieme, tenuto da una traccia narrativa costituita da fili tematici conduttori, quali linvito alla procreazione, il tema della poesia che rende immortale la persona amata, il mito dellamicizia maschile, la presenza di personae quali il fair youth, la dark lady, il poeta rivale. E molti altri critici stanno da almeno un secolo discutendo non solo sulla sequenza dei sonetti, ma anche sulla presunta azione di "pirateria" (condotta dall'

Come afferm Mallarm, le traduzioni non sono mai finite, solo abbandonate. Si vedr il problema del ri-tradurre anche in altro saggio di questo volume. 2 Negli ultimi due decenni questo atteggiamento stato largamente superato dagli studi teorici in ambito di quella che oggi si chiama traduttologia. 3 Cfr. G. MELCHIORI, a c. di, Sonetti; versione di Alberto Rossi e Giorgio Melchiori., Einaudi, Torino 1966; A. SERPIERI, I sonetti dellimmortalit, Bompiani, Milano 1975.

editor Thorpe) che port alla stampa della raccolta nel 1609, apparentemente senza il consenso, men che meno la revisione, dell'autore4. Non entro nel merito di questi problemi testuali, ma vorrei condurre per il momento l'attenzione sul contenuto denotato dal sonetto: la celebrazione del potere immortalante della poesia. Largomentazione celebrativa procede per comparazione oppositiva tra la bellezza insieme trionfante e precaria dellestate, analoga alla bellezza del destinatario della poesia, e la bellezza eternata dal potere della poesia, e si distribuisce in due blocchi formali: i vv. 1-8 e i vv. 9-14, che delineano due blocchi argomentativi. Nel primo blocco si descrive, infatti, la violenza dellestate, troppo calda e intemperata, intrinsecamente volta al declino; il secondo blocco argomentativo esordisce con il but avversativo che esalter la trionfante bellezza del fair youth attraverso il potere eternante della poesia. Dal punto di vista della connotazione, e cio della produzione di senso supplementare veicolato dalla sostanza dellespressione, il discorso si fa assai pi complesso: individuare i significati connotati uno dei compiti pi ardui del critico letterario, che non potr esimersi da approfondimenti extratestuali, sul corpus intero della raccolta come sul corpus shakespeariano, tout court, fino al pi esteso sistema letterario ed epistemologico epocale. Avvicinandoci al testo e alle sue caratteristiche linguistiche e retoriche, si osserver, in primo luogo, che nel layout del testo nelledizione originale di Thorpe spicca un particolare uso di maiuscole e minuscole: la lettera maiuscola investe i lessemi Sommer e Maie, oltre che linizio dei versi; al contrario, il lessema Death del v. 11, maiuscolato, frutto di un arbitrio degli editors moderni, che pure si spiega in quanto sottolineatura del processo di antropomorfizzazione/allegorizzazione presente nel sonetto. Quanto luso della lettera iniziale maiuscola sia dovuto a convenzioni tipografiche epocali, e quanto sia dipendente da originarie intenzioni di semantizzazione specifica, difficile approfondirlo. Pi semplice appare losservazione del modulo formale adottato: si tratta di un sonetto che, nella sua importazione inglese, si articola nelle familiari tre quartine, a schema rimico predeterminato dalle convenzioni epocali, seguite dal distico finale a rima baciata; il metro adottato fin dai primi esperimenti di sonetto inglese
K. DUNCAN JONES, Was the 1609 Shake-speares Sonnets really unauthorized, The Review of English Studies? 37, 1983, pp.151-171. Larbitrariet degli editors,dopo Thorpe, viene esercitata liberamente e capricciosamente, con spostamento ed omissioni, fino a che, nel 1766, George Stevens non ristampa loriginale in-quarto.
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il decasillabo (pentametro giambico). Unulteriore peculiarit del sonetto inglese, ben ravvisabile anche nel sonetto 18, la compiutezza morfosintattica e semantica di ciascun verso. Perch insistere sul testo del sonetto, prima di ogni cosa? E evidente che questo costituisce il primo passo nel percorso di individuazione delle forme e delle sostanze dellespressione, per riconoscervi la realizzazione di una fenomenologia nei termini di interni equilibri, parallelismi, figure retoriche: in definitiva si tratta di leggere, in primo luogo, l'oggetto di studio con tutti gli strumenti disponibili all'indagine formale, affinch emerga tra laltro ci che caratterizza tutto il canzoniere shakespeariano, e cio la concettosit e lartificio propri della sonettistica elisabettiana. E successivamente, cercare consapevoli possibilit di replicare isomorfismi all'interno del/i testo/i d'arrivo allo scopo di rendere conto al lettore italiano della rete delle funzioni linguistiche comunicative attivate nel testo originario. Nel nostro caso specifico: riconoscere nelle traduzioni tali repliche laddove si trovano realizzate. 2. Arcaicizzare o modernizzare? Il supporto teoretico La lettura delle traduzioni esistenti fa sorgere un dilemma: arcaicizzazione o modernizzazione della traduzione? Una traduzione arcaicizzante aiuta a conservare la distanza epocale, che distanza assiologica e ideologica, essenziale alla comprensione e alla conoscenza del milieu culturale che ha generato loggetto di partenza, mentre la traduzione modernizzante potrebbe efficacemente mimare taluni effetti stranianti degli usi linguistico-metaforici originari riproponendoli con registri moderni. Questo problema stato messo a fuoco da James Holmes, di cui terr presenti le osservazioni, molto sistematiche e tendenti alla tassonomia, e dunque molto utili, anche se lo far con qualche riserva5. Holmes individua un quadro di avvio per la questione generale del tradurre (una delle attivit intorno alla letteratura): dallattivit del critico letterario, che si configura come commentatore-traduttore6; da qui, attraverso il critico di altra lingua e il traduttore in prosa, ci si accosta al traduttore in versi (il meta-poeta, secondo Holmes), per poi discostarsi
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JAMES S. HOLMES, Translated! Papers on Literary Translation and Translation Studies, Amsterdam, Rodopi 1988. 6 Anche se non viene citato, si legge tra le righe il riferimento allattivit endolinguistica o intra-linguistica di Jakobson, cfr. ROMAN JAKOBSON, On Linguistic Aspects of Translation, in REUBEN BROWER, ed., On Translation, Cambridge, Harvard University Press 1959.

gradualmente dallattivit traduttiva in s, a raggiungere limitatore, il poeta che scrive poesia su un altro poeta o si ispira ad un altro poeta7. Il traduttore in versi intende produrre sia meta-letteratura, cio interpretazione e commento della poesia, sia letteratura, cio una poesia che possieda lo stesso statuto estetico della poesia originaria, pur essendo una poesia altra: il traduttore , dunque, un metapoeta e la traduzione una metapoesia. Holmes si dedica poi al fattore diacronico nellattivit traduttiva (in realt viene preferita lespressione cross-temporal factor), individuando un possibile difetto di partenza per il traduttore, cio: la tentazione spesso prassi - di procedere in una dimensione sincronica, come se loggetto da tradurre e la sua traduzione fattuale fossero co-esistenti sincronicamente. E predisponendo elementi correttivi: il primo consiste nel rivalutare adeguatamente la distanza temporale come fattore determinante e, come decisione preliminare al commento e interpretazione delloggetto da tradurre, considerare il dinamismo dei sistemi socio-culturale, linguistico e letterario, e dunque porre la massima attenzione alle condizioni di produzione della poesia, alle forme linguistiche adottate, ai moduli poetici di riferimento. Di qui sostanzialmente discendono le due opzioni praticabili da parte del traduttore: luna storicizzare, se la scelta si orienta sulla conservazione dei tre livelli sistemici (traduzione ritentiva [retentive]); se la scelta si volge invece verso la ricerca di equivalenti che abbiano rilevanza per il lettore contemporaneo, lopzione sar quella di modernizzare i livelli sistemici sopra indicati (traduzione ri-creativa). Sono cos descritte due modalit del tradurre, che tuttavia delineano due estremi dello spettro, e dunque sarebbe semplicistico fermarsi qui: tra i due estremi sta infatti una gamma di scelte intermedie, che possono investire di volta in volta singole componenti delluno o dellaltro dei tre livelli sistemici. Si veda lesempio delle quattro versioni di un rondel di Charles dOrlans descritto da Holmes8, che induce lo studioso a trarre almeno due conclusioni: luna, non possibile adottare semplicemente lopposizione storicizzante/modernizzante; laltra, alla lunga si scopre che i diversi livelli sistemici (linguistico, letterario, socio-culturale) sono soggetti a pressioni diverse; ad esempio, che il sistema socio-culturale oppone una resistenza alla modernizzazione maggiore degli altri. (E questo non vale soltanto per la poesia: che dire delle nostre personali reazioni alle messinscene teatrali di plays shakespeariani in ambientazioni e abiti moderni?).
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Holmes descrive graficamente questa serie di trasmutazioni che gravitano attorno allopera letteraria attraverso un diagramma semi-circolare, cfr. op.cit., p. 24. 8 J.S.HOLMES, op.cit., pp. 38-42.

Una questione che Holmes non esamina (ma che in questa sede diviene interessante) riguarda il testo da usare per tradurre: per i testi letterari "canonizzati" di una cultura possono esistere edizioni moderne che rivedono certi usi arcaici e obsoleti, che "correggono" e normalizzano consuetudini tipografiche cadute in disuso, impiego di maiuscole, minuscole e punteggiatura, divenuto obsoleto, e cos via. In definitiva, certe edizioni moderne sono quasi una traduzione intralinguistica, che precede la traduzione interlinguistica. L'editor diviene un mediatore che precede il mediatore principe, che il traduttore. Un ulteriore problema che Holmes ignora la pi sottile scomposizione dei tre livelli sistemici che invece presente tra i teorici della traduzione di ispirazione hjelmsleviana e investe soprattutto le forme del contenuto e le forme dell'espressione, poich la relazione tra forme del contenuto e dell'espressione a costituire il centro, e permettere la traduzione in quanto processo di trasformazione tra forme9. A questa prospettiva sembra aderire il traduttore-glottologo Edoardo Vineis, che propone nel testo darrivo la ricerca di un equilibrio intertestuale, tramite il quale, pur accettandosi lineluttabile perdita di elementi del testo di partenza, si recuperano effetti evocativi e risonanze che restituiscono al testo tradotto lunit ed unicit delloriginale.10 3. Alcuni versi esemplari del sonetto e le loro traduzioni 3.1 Il primo verso
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Shall I compare thee to a Summers day?

Cfr. STEFANO TRAINI, Connotazione e traduzione in Hjelmslev, VS 82, gennaio-aprile 1999, pp. 153-67; C.CAPUTO, "La traduzione nella teoria del linguaggio di Hjelmslev", in P.CALEFATO, G.P.CAPRETTINI, G.COLAIZZI (eds.), Incontri di culture. La semiotica tra frontiere e traduzioni, UTET, Torino 2001. Le riserve qui avanzate non mi dissuadono, tuttavia, dal procedere su questa linea dindagine, cercando di ravvisare ladeguatezza dei procedimenti di arcacizzazione e/o modernizzazione nei testi darrivo considerati.

Cfr. EDOARDO VINEIS, L'equilibrio intertestuale. Su una traduzione montaliana da W. Blake, in Studi di Linguistica Italiana per Giovanni Nencioni, a cura degli allievi, Luciano Pappagallo, Firenze 1981, pp. 339-349; Edoardo Vineis, Ancora sull'equilibrio intertestuale. Ungaretti, Montale e la traduzione del Sonetto XXXIII di W. Shakespeare, di imminente pubblicazione negli Atti del Convegno di Studi in memoria di Tristano Bolelli (Pisa, 28-29 novembre 2003), a cura di Giovanna Marotta, ETS Edizioni, Pisa 2005.

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E il verso di inizio: si tratta di una forma interrogativa, del tutto insolita per la sonettistica elisabettiana. Il minimo che si possa dire a commento immediato che un esordio in forma interrogativa imprime un movimento dinamico, fatto di urgenza, di attesa della risposta, di verifica della natura della domanda in s (sar una domanda reale o retorica?). E anche un verso che compendia due problemi rilevanti, inerenti nella storia della lingua inglese: gli usi epocali di shall e di thou/thee. Non interessa tanto ai nostri scopi definire come e quando shall ha perduto il suo status di verbo modale che esprime dovere, per trasformarsi ed essere codificato esclusivamente come marcatore di temporalit futura (ma questo avverr soltanto nel 70011), quanto piuttosto la eventuale coesistenza della doppia connotazione di dovere e temporalit futura al tempo di Shakespeare. A proposito del pronome di seconda persona singolare thou (e della sua forma accusativa thee), abbandonato dallinglese moderno a favore di you, si dovr dire che si tratta di un lessema context-oriented, marcato rispetto a you non marcato, che di volta in volta assume connotazione di solennit e formalit (nel linguaggio religioso, ad esempio), di solidariet fino allintimit, ma anche di ira, mancanza di rispetto, disprezzo12. Quello che possiamo dare per certo che thou ci fornisce una connotazione di solidariet e intimit (escludendo l'opposta marcatura di ira, mancanza di rispetto, disprezzo), ma non ci offre un referente denotato, e dunque non possiamo dichiarare nulla del destinatario. Come si potranno risolvere questi problemi che investono il piano della connotazione usando la lingua italiana? Vediamo le traduzioni italiane esaminate in questa sede:
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Te simigliare a estivo d si deve? (Sanfelice) Debbo io paragonarti a una giornata destate? (Rebora) 1 Posso paragonarti ad un giorno d'estate? (Girlanda-Pugliatti) 1 Ti comparer dunque a giornata di estate? (Praz) 1 Dovr paragonarti a un giorno destate? (Serpieri)
Cfr. T. FRANK, Introduzione allo studio della lingua inglese, Il Mulino, Bologna 1989, pp. 229-30. 12 Cfr. R. QUIRK, Shakespeare and the English Language, in K.MUIR, S. SCHOENBAUM, eds., A New Companion to Shakespeare Studies, Cambridge University Press, Cambridge 1971, pp. 67-82 (tr.it. Shakespeare e la lingua inglese, in K. ELAM, a cura di, La grande festa del linguaggio, Il Mulino, Bologna 1986, pp. 23-40); R BROWN & A.GILMAN, The Pronouns of Power and Solidarity, in T.A. SEBEOK, ed., Style in Language, MIT Press, Cambridge, Mass.1960, pp. 253-76.
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Dovr dunque assembrarti al d destate?

(Vineis)13

Mentre evidentemente semplice individuare la situazione di intimit tra lio e il tu, non si pu dire altrettanto per la resa delle due opzioni dovere e modalit futura: dominante appare la scelta che combina le due opzioni, che corrisponde alle due traduzioni, quella di Serpieri e quella di Vineis, che pure si presentano in opposizione tra loro, la prima come traduzione di servizio e la seconda come ri-creazione poetica, come meta-poesia, nellaccezione di Holmes. A proposito della scelta tra arcaicizzare e modernizzare, si noter che delle due versioni arcaicizzanti di Sanfelice e Vineis, la prima pare giustificarsi per la connessione epocale con i sottocodici e gli stilemi propri del suo tempo culturale, mentre per la seconda pare pi opportuno parlare di scelta consapevole del traduttore contemporaneo, che opta per elementi lessicali evocativi di una arcaicit che ben si addice alla sonettistica elisabettiana, mirando a riproporre una struttura metrico-lessicale evocativa del corrispondente originale. Questo avverr indulgendo in aggiunte (il caso di dunque del primo verso), omissioni (i casi di darling al verso 4, sometime e some-time ai versi 5 e 7, il finale gives) e trasformazioni morfologiche e sintattiche (do shake diviene sferzate al verso 4, mentre il thou owst si trasforma nellaggettivo interno nel verso 10). 3.2. I versi 3 e 4 Ai versi 3 e 4 si ripresentano questioni tutte da risolvere attraverso la storia della lingua inglese:
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Rough winds do shake the darling buds of Maie

Vale la pena di menzionare qui un esercizio di traduzione di Massimiliano Morini, il quale mi ha fornito una possibile (e plausibile) traduzione del primo verso che aggira gli ostacoli individuati nel testo-fonte: Paragonarti a un giorno estivo?. Per amore di completezza si riporta lintera traduzione, che - come si vedr - a tratti arditamente modernizzante: Paragonarti a un giorno estivo?/ Sei molto meglio tu, e meno freddo,/ Il vento scuote i fiori di maggio nella culla/ e gi lestate morosa sotto sfratto;/ a volte locchio del cielo l che brilla,/ spesso ha opaco, non dorato, il colorito; /tutte le cose belle dopo un po lo sono meno,/ per caso o per capriccio di natura;/ ma la tua estate eterna non finisce/ e non smarrisce mai la tua bellezza;/ la morte non si vanter di averti preso,/ perch con questi versi eterni freghi il tempo./ Finch gli occhi vedono e gli uomini hanno fiato,/ vive anche questo, e ti d vita.

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Shakespeare assiste nella sua stessa epoca a un incremento delluso di do come ausiliare per costituire la frase interrogativa, quella negativa, e per creare enfasi nelle frasi affermative. In questo caso troviamo una frase affermativa che potrebbe dunque possedere connotazione enfatica (anche se molto probabilmente sono in gioco soltanto questioni metriche). Come connotare in italiano leventuale enfasi? I traduttori italiani tendono a preferire una traduzione servizievole, aliena da forme arcaicizzanti e distorsioni sintattiche, propensa semmai allimpiego della lingua contemporanea pi piana e regolare, ignorando dunque la presenza del do (enfatico? metrico?). Tuttavia, non si pu non restare affascinati dalleleganza arcaicizzante dellendecasillabo perfetto di gemme di maggio dai venti sferzate della traduzione di Vineis, che giocando con il chiasmo fonologico e con la trasformazione sintattica dallattivo al passivo in modalit infinitiva offre al lettore una impreziosita variante alla sequenza di versi semanticamente compiuti allinterno di ciascun pentametro giambico delloriginale.
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And Sommers lease hath all too short a date

Che fare con la forma obsoleta del verbo avere al verso 4? In questo caso sia detto per inciso - appaiono ancora pi evidenti le arbitrariet degli editors moderni, che se si concedono di modernizzare l'uso della punteggiatura o delle maiuscole tuttavia ritengono opportuno conservare un sentore di arcaicit come quello che hath fornisce al lettore contemporaneo. Dovremmo forse assecondare le arbitrariet dei curatori moderni resuscitando il verbo italiano havere e tradurre have? 3.3 Alcuni lessemi Al verso 4 compare il lessema lease, che ha il senso denotato di contratto d'affitto, un lessema che tra fine Cinquecento e Seicento presente nel suo uso figurato: nelle traduzioni dei Salmi, fatte da Mary Herbert, si parla infatti della durata infinita della beatitudine divina; mentre John Milton paragona la durata della vita a un contratto d'affitto stipulato con Dio. Se osserviamo poi il canone shakespeariano, in pi di unoccasione ci imbattiamo nellassimilazione tra durata della vita e contratto daffitto: se ne parla nel sonetto 146, a proposito del corpo e della sua bellezza come di una propriet data in affitto all'uomo dalla Natura (Why so large cost, having so short a lease/Dost thou upon thy fading mansion spend, vv. 5-6; nella traduzione di Serpieri: Perch un prezzo cos alto, avendo un affitto cos breve,/spendi per la tua dimora che si stinge?); ma occorrer citare 9

anche dalla tragedia Macbeth, IV, i, 99: Our high plac'd Macbeth/ Shall live the lease of Nature; nella traduzione di Agostino Lombardo: il nostro altolocato Macbeth/vivr il corso intero della Natura). L'irruzione straniante di un termine legale (o di un'espressione commerciale) nel registro della poesia amorosa non un fenomeno inconsueto in Shakespeare, e ovviamente va tenuto presente nell'interpretazione, cos come nella traduzione.14 Al verso 6 si legge il lessema complexion: il termine denota lincarnato del viso (oggi), ma connota anche temperamento. Nello Early Modern English il termine si riferiva, e forse in via prioritaria, allequilibrio dei quattro umori che governano il funzionamento del corpo umano, cos come appare in The Merchant of Venice, dove si attiva la doppia connotazione di esteriorit e interiorit, (Morocco. Mislike me not for my complexion, II, i, 1), oppure in Othello, dove il lessema viene usato sineddochicamente, in maniera analoga alluso nel sonetto (Turn thy complexion there, IV, ii, 63). Le traduzioni italiane si orientano prevalentemente, pur con varianti (volto, sembiante, immagine, vista) verso il lessema denotativo, salvo che in un caso, la traduzione Girlanda-Pugliatti, dove si omette la denotazione per privilegiare felicemente il colore doro. Il lessema lines al verso 12 (When in eternall lines to time thou growst) polisemico e contiene i sensi: 1. versi; 2. discendenza, progenie; 3. rughe, segni di vecchiaia (che forse possiamo escludere in considerazione della combinatoria sintagmatica con eternall). La polisemia consente almeno due letture del verso 12: a. tu ingigantisci nel tempo grazie ai versi eterni; b. tu rifiorisci nella tua eterna discendenza.15 Fra i traduttori italiani considerati, tutti selezionano la prima lettura, preferendo evidentemente privilegiare il senso della celebrazione della imperitura potenza della poesia, e al contempo la difformit di questo sonetto da quelli precedenti della cosiddetta sequenza matrimoniale. 3.4 Una figura retorica
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The eye of heaven

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Lunica traduzione che - grazie ad un ardito scarto modernizzante - conserva leffetto straniante, forse analogo allo straniamento originario prodotto dalluso del termine commerciale nel contesto della poesia amorosa), quella proposta da Massimiliano Morini: e gi lestate morosa sotto sfratto (vedi supra, nota 9). 15 Cfr. G.MELCHIORI, op.cit., p.76.

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Tutti i traduttori esaminati sono unanimi circa la traduzione dell'espressione con l'italiano "l'occhio del cielo", che crea una lettura isotopica netta e non equivoca all'interno del sonetto. Ma qualche considerazione andrebbe forse fatta a commento dell'espressione originale. Il lessema eye occorre 38 volte nei Sonetti, pi spesso come sineddoche per 'volto', spesso associato a 'heart' , collocato appena prima o appena dopo, e comunque nello stesso verso; una volta appare in un ingegnoso e arguto gioco eufuistico, che sfrutta l'omofonia tra eye (il sostantivo 'occhio') e I (il pronome personale di prima persona) (Son. 104, v. 2: "For as you were when first your eye I ey'd"). Il lessema heaven occorre 13 volte: mentre due occorrenze sono espressioni idiomatiche ("..., by heaven,..."; "..., heaven knows,..."), a volte si parla chiaramente del 'cielo' (Son. 28, v.10); altre volte il riferimento 'paradiso' (reso evidente dalla presenza di hell nel co-testo, cfr, Son. 129, v. 14; Son. 145, v. 12). Non bisognerebbe neppure dimenticare che nel pi esteso contesto del corpus shakespeariano heaven anche il nome che richiama la copertura del palcoscenico nei teatri a cielo aperto dell'et elisabettiana, e che viene usato per sineddoche con riferimento al teatro tutto, come luogo fisico e come luogo di creazione di mondi fittizi. Il sintagma completo produce un evidente effetto di antropomorfizzazione del sole, e non pare sia utilizzato altrove, se non nel celebre Son. 33 Full many a glorious morning con il sintagma celestial face (cui si pu aggiungere il successivo sintagma sovereign eye). La pressoch unanime resa in italiano tramite traduzione letterale delle due parti del sintagma indica la riconosciuta e indiscussa pertinenza della figura retorica rispetto al sottocodice poetico della sonettistica. 3.5 L'ultimo verso
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So long lives this, and this gives life to thee.

Le peculiarit del verso sono molteplici: dalla ricca tessitura fonicoritmica generale dellultimo verso delloriginale alleffetto straniante del this, anaforico-deittico senza referente esplicito (ma implicitamente riferibile a poem, riformulazione di eternal lines del v. 12 (qualora si opti per laccezione versi, e non progenie, n rughe/segni di vecchiaia), alla disposizione chiastica al centro del verso, che al livello fonico investe i fonemi /l/ e // e il gruppo fonemico /is/; al livello morfosintattico investe i due soggetti+verbo separati da and. 11

Per quanto concerne il this i traduttori hanno adottato diverse soluzioni:


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questi versi vivranno ed essi ti daranno vita. (Rebora) Tanto questo vivr, e a te dar vita. (Girlanda-Pugliatti) 14 Di altrettanto vivranno queste rime, e daranno vita a te. (Praz) 14 fin tanto vivr questa poesia, e questa dar vita a te. (Serpieri) 14 tanto vivr il mio verso, a te pur vita. (Vineis) I traduttori esaminati sono orientati, dunque, verso la traduzione di servizio al lettore, preferendo esplicitare il referente del deittico this, ora al singolare, ora al plurale (questi versi, queste rime, questa poesia, il mio verso). Nella traduzione di Girlanda-Pugliatti si sceglie di conservare la deissi pura delloriginale. Su tuttaltra linea di condotta si muove, per contro, la traduzione di Sanfelice, che interviene in maniera radicale tramite inversione e soppressione (versi 13-14: Per tua vita tanto io miro/ Fin che occhi avran luce ed uom respiro.).16 4. Conclusione Il percorso seguito fin qui ha messo in evidenza la necessit di un costante ritorno al testo originario e lesercizio di una vasta gamma di strumenti di indagine testuale ed extratestuale, dalla storia della lingua inglese (e della lingua italiana) alla ricontestualizzazione dei termini da tradurre, al fine di impadronirsi delle forme del contenuto e, andando pi oltre, delle forme della cultura. Lindagine consentir di individuare quegli equilibri interni del componimento poetico dorigine, quella reciproca solidariet conseguita tra il piano dellespressione e il piano del contenuto, e di metterli in evidenza e riattivarli anche nel testo darrivo, fino a produrre un testo autosufficiente, esteticamente rilevante, che lasci percepire al lettore di Shakespeare, nel nostro caso tutta la concettosit del sonetto originario. Il dilemma enunciato in 2. si stempera grazie ad un esercizio traduttivo che tiene conto della conoscenza approfondita delloggetto da tradurre, della distanza temporale esistente tra questo e il testo tradotto, della intenzionalit del traduttore di ri-proporre a diversi gradi quella distanza temporale.17
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Anche la traduzione di Morini adotta la forma della deissi pura: questo. Mi pare che la modesta ammissione di una traduttrice, Maria Antonietta Marelli, sia utile a suggellare il lavorio di scoperta testuale che la traduzione comporta: La poesia di

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IL SONETTO 18 di WILLIAM SHAKESPEARE

Shall I compare thee to a Summers day? Thou art more louely and more temperate: Rough winds do shake the darling buds of Maie, And Sommers lease hath all too short a date: Sometime too hot the eye of heauen shines, And often is his gold complexion dimmd; And euery faire from faire some-time declines, By chance or natures changing course vntrimd; But thy eternall Sommer shall not fade Nor lose possession of that faire thou owst; Nor shall death brag thou wanderst in his shade, When in eternall lines to time thou growst: So long as men can breathe or eyes can see, So long liues this and this giues life to thee.

Shakespeare, come quella di Dante e Michelangelo, cos vasta e risonante, che difficile percepirne la giusta misura e il suono. Io ho cercato di portarne leco, con la speranza che non sia troppo discordante. (W.Shakespeare, Sonetti, Milano, Garzanti, 1986, introduzione di Nemi DAgostino, presentazione di Romana Rutelli).

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LE

TRADUZIONI

Ettore Sanfelice (1898) Te simigliare a estivo d si deve? Tu se amabile pi, tu sei pi mite; strappa il vento le frondi rifiorite, e il durar dellestate troppo breve. Locchio del cielo or troppo ferve e splende, ed or soffusca sua vista divina; ogni beltade di belt declina, o sia caso o sia natura in sue vicende. Ma non cadr lestate tua nel verno, n perderai quella bellezza tua; non avr vanto morte che alla sua ombra tu vaghi, fatto in rime eterno. Per tua vita tanto io miro Fin che occhi avran luce ed uom respiro.

Piero Rebora (1941) Debbo io paragonarti a una giornata destate? Tu sei pi amabile e pi mite: forti venti scrollano i soavi germogli del maggio, e la durata dellestate , purtroppo, ben corta: talvolta troppo ardente locchio del sole sfavilla e spesso la sua dorata immagine si offusca; ogni bellezza di sua belt si va spogliando, dal caso sciupata o dal corso mutevole della natura. Ma la tua estate eterna non appassir mai, n mai perder la bellezza che le propria, e la morte non mener vanto che tu vagoli nellombra sua, quando tu grandeggerai nel futuro in versi eterni. Fin tanto che un uomo respiri o gli occhi vedano, questi versi vivranno ed essi ti daranno vita. 14

Lucia Girlanda e Paola Pugliatti (1960)

Posso paragonarti ad un giorno d'estate? Tu sei pi dolce e pi mite: Aspri venti scuotono i teneri boccioli di maggio E il tempo dell'estate ha un termine troppo breve; Talvolta troppo caldo l'occhio del cielo risplende E spesso impallidisce il suo colore d'oro, E tutte le cose belle perdono di bellezza Per caso, o per il corso di capricciosa natura; Ma la tua estate immortale non passer, N perder il possesso di quella bellezza che hai, N la morte potr vantarsi che tu cammini nella sua ombra Se nei versi immortali vincerai il tempo. Finch gli uomini respireranno e gli occhi vedranno Tanto questo vivr, e a te dar vita.

Mario Praz (1966)

Ti comparer dunque a giornata di estate? Tu sei ben pi leggiadro e meglio temperato: Ruvidi venti sferzano i soavi boccioli di maggio E il termine di estate troppo ha breve durata; Troppo ardente talvolta splende locchio del cielo, E sovente velato il suo aureo sembiante, E ogni bellezza alla fine decade dal suo stato, Spoglia dal caso, o dal mutevole corso di natura: Ma la sua eterna estate non potr mai svanire N perdere il possesso delle tue bellezze, N la Morte vantarsi di averti nellombra sua, Poich tu crescerai nel tempo in versi eterni. Sin che respireranno uomini, e occhi vedranno Di altrettanto vivranno queste rime, e daranno vita a te.

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Alessandro Serpieri (1991)

Dovr paragonarti a un giorno destate? Tu sei pi amabile e pi temperato: rudi venti scuotono i diletti boccioli del maggio e laffitto dellestate ha durata troppo breve; talvolta troppo caldo locchio del cielo splende e spesso loro del suo volto offuscato; e ogni bellezza dalla bellezza prima o poi declina, spogliata dal caso o dal mutevole corso della natura. Ma la tua eterna estate non dovr svanire N perdere possesso di quella bellezza che tua, n la morte si vanter che tu vaghi nella sua ombra, quando in versi eterni tu crescerai nel tempo. Finch uomini respireranno o occhi vedranno, fin tanto vivr questa poesia, e questa dar vita a te.

Edoardo Vineis (inedito)

Dovr dunque assembrarti al d destate? Pi amabile tu sei, pi temperato: gemme di maggio dai venti sferzate, troppo breve lestate in sua durata: splende locchio del cielo troppo ardente, ed il volto suo doro spesso ombrato. Ogni bellezza di bellezza spenta, per natura o per caso intorbidata: ma lestate tua eterna non si adombra, n perder lo splendore tuo interno, n Morte vanter di averti in ombra, crescerai tu nel tempo in versi eterni. Quanto respiro ed occhio umano ha vita, tanto vivr il mio verso, a te pur vita.

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