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Alberto Milli

albertomilli@outlook.com

Ges e Krishna
[Testo pubblicato sulla rivista Hera nel numero di gennaio 2008]

La rimozione dellOriente
LOccidente, considerandosi tale, ovvero un tutto pi o meno omogeneo, necessariamente si identifica con la conditio sine qua non del suo essere occidente, vale a dire identifica se stesso con la propria cultura o almeno con ci che ritiene essere la propria cultura tendendo cos a considerare la cultura occidentale come unentit autonoma, nella sua generalit autogenerata, nel contesto della quale gli apporti esterni vengono inevitabilmente a connotarsi come singolari ed isolati stimoli, innesti minoritari ed ininfluenti. Tali innesti vengono accettati, infatti, riconoscendone una funzione secondaria che, essendo tale, necessariamente incapace di scalfire quel monolite che loccidentalit della cultura dellOccidente, ovvero lidea che lOccidente ha di se stesso. Il particolare esterno viene quindi accettato nella misura in cui lo si sussume, annichilendolo, in un universale gi dato, riconoscendolo nel suo ruolo di accidente secondario, digerendolo e rendendolo innocuo. La fenomenologia dello Spirito, e lo storicismo che ne il cuore pulsante, mostrano come per Hegel lachm del cammino di realizzazione dello Spirito nella storia del mondo (iniziato con la Grecia classica produttrice della primizia filosofica occidentale) sia la Germania del suo tempo, e, nello specifico, la vetta pi alta di questa, cio Hegel stesso. Sorvolando sullelefantiaco ego del filosofo tedesco, della suddetta concezione almeno due sono gli elementi che destano stupore: la riduzione della storia del mondo alla storia dellEuropa, ovvero dellOccidente, e lidentificazione della cultura occidentale con la cultura greca, dalla quale si postula una filiazione diretta e della quale si postula, pur con i dovuti distinguo, una purezza occidentale. Hegel non che uno degli innumerevoli esempi di tale Weltanschauung, e la sua appartenenza al XIX secolo non pu essere considerata come unobiezione al precedente accenno al suo pensiero nella presente analisi, essendo le sue suddette concezioni tuttora fondanti lidentit occidentale. La rimozione dellelemento orientale nella genesi dellidentit occidentale si mostra in maniera evidente nellutilizzo, comune nei vari secoli, del termine generico orientale per andare ad indicare influenze filosofico-teologiche estranee allidea che abbiamo di occidente. Utilizzando genericamente il termine orientale, si evita di connotarlo, lasciandolo cos vago ed in ultima analisi inoffensivo.

Se solo al posto di Oriente si usasse India per riferirci allorigine del popolo etrusco, alla sua cultura, alla sua simbologia, alle platoniche divisione in caste e respirazione yoga, alla pitagorica metempsicosi, alleresia gnostica, alla vita, agli insegnament i e alla natura divina di Ges e a tutti gli elementi che lo accomunano al suo corrispettivo indiano, ovvero Krishna, il monolitismo della concezione che si ha della cultura occidentale verrebbe scalfito o comunque ridimensionato. E probabilmente ci sentiremo meno occidentali e vedremo laltro meno orientale, e ricorderemo, utilizzando - suo malgrado - Ermete Trismegisto, che omnes res fuerunt uno (tutte le cose furono una)1.

Smaragdina Hermetis Tabula (La Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto).

Ges di Nazareth e Krishna


Yeshu ben Yosef di Nazareth detto il Masiach, ovvero Ges figlio di Giuseppe detto il Messia, cio, in greco, il Cristo (Krists), lUnto del Signore, il Consacrato, co-fondatore della religione cristiana - cos come noi la conosciamo - insieme allex persecutore di cristiani Saul (Paolo) di Tarso, risulta una figura almeno parzialmente avulsa dalle tradizioni religiose alle quali si tenta con la forza, oramai da millenni, di ricondurlo. Gli ebrei vedono in Ges il pio ebreo frainteso tanto da coloro che rimasero fedeli alla religione ebraica perseguitandolo, tanto da coloro che vi si allontanarono creando la setta eretica ebraica cristiana, ovvero la religione cristiana. I cristiani lo considerano il primo cristiano, ovvero lebreo che realizza il puro ebraismo. I musulmani lo vedono come un grande profeta, parzialmente frainteso dai propri seguaci. Ebreo, cristiano, profeta, santo, esseno, Dio, Ges diventa tutto e il contrario di tutto. C chi scrive persino di viaggi di Ges in Giappone per studiare lo shintoismo e poi morirvi a 118 anni; si narra di un Ges che dopo la morte sulla croce va in India oppure in America a predicare, di un Ges morto in et avanzata e sepolto in Giappone o nel Kashmir. Nostra intenzione non sostenere una tesi partendo da leggende medievali, n tantomeno ferire la sensibilit dei credenti e il buon senso di tutti. Noi ci atteniamo ad analogie tra libri che abbiamo letto, ipotizzando un contatto tra due culture lontane che hanno prodotto testi tanto simili. La pluralit di interpretazioni della figura di Ges si deve forse non tanto e non solo alle diverse culture, filosofie e religioni da cui tali concezioni scaturirono e scaturiscono, quanto piuttosto al fatto che tutte queste analisi sfiorano, senza toccarlo, il centro della questione, considerando il quale tutto forse pu apparire pi nitido o, comunque, meno confuso. Consideriamo il Vangelo di Giovanni: In principio era il Logos, il Logos era presso Dio e il Logos era Dio.2 Giovanni identifica Ges con il Logos, il Verbo, la Parola di Dio, ovvero con il fiat della Creazione (Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.3), la parola divina, la parola creatrice

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Giovanni 1,1. Genesi 1,3.

(tutto stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente stato fatto di tutto ci che esiste.4). In pratica si assiste allinnesto del concetto filosofico greco di logos nella teologia veterotestamentaria. Il legame di Giovanni con la cultura greca molto stretto: Giovanni parla e scrive in greco e il suo Vangelo ellenizzante, con marcate influenze orientali, lo avvicina alla Gnosi. Gnosi (in greco conoscenza) un termine indicante una corrente religiosa cristiana, di lingua e cultura greca, intrisa di elementi filosofico-teologico-cosmologici orientali. La cultura greca, del resto, si presenta da sempre come fortemente orientalizzata, basti pensare a Platone, alla sua divisione in caste presente nella Repubblica (divisione, per altro, mobile, non fissa, tanto che un individuo poteva passare, in virt delle proprie attitudini personali, da una classe allaltra, come del resto non era ereditaria, ma per attitudine, la divisione in caste nellinduismo originario, cos come testimoniano i Veda e la Bhagavad Gita), al suo riferimento alla respirazione con il controllo razionale del diaframma, ovvero alla respirazione yoga. Pitagora, per esempio, mostra una Weltanschauung tipicamente orientale, come si evince dalla meditazione e dalla metempsicosi (trasmigrazione delle anime, reincarnazione). Tornando a Giovanni, possiamo dire che il suo Vangelo stato indubbiamente accettato dalla Chiesa e perci inserito nel canone neotestamentario, ma il fatto che esso sia canonico e non sia stato reputato apocrifo o gnostico, non ci impedisce di affermare che per la dottrina dellincarnazione della Parola creatrice di Dio, e per altre concezioni da lui esposte, non solo si discosta molto dalla concezione ebraico-cristiana presente nei Vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca), ma al limitare tra la pura ortodossia cattolica e leresia gnostica, nella quale, nel contesto di quello che ormai gi cristianesimo, sono pi profondi gli innesti religiosi orientali. Per cristianesimo va intesa la religione originata da Ges di Nazareth, il quale per, pur con tutti gli sforzi per inquadrarlo come pio ebreo riformatore dellebraismo pre-rabbinico, viene a configurarsi come il punto di congiunzione tra una base ebraica pre-rabbinica, mediata (e questo ormai assodato e ampiamente documentato) dalla teologia e dallideologia essena di matrice pre-gnostica e orientaleggiante, e un innesto orientale in senso stretto.

Giovanni 1,3.

Ges come innesto orientale nel monoteismo del deserto potrebbe apparire un concetto per lo meno singolare, se non si considerasse laspetto pi importante e stupefacente ma, testi alla mano, innegabile: laffinit profonda tra Ges e Krishna. Ges, come abbiamo visto, per Giovanni (e per la Chiesa Cattolica tutta che ne ha accettato il Vangelo) il Logos, la parola creatrice, il fiat della Creazione. Nella Bhagavad Gita Krishna dice: Io sono il padre di questo mondo dei viventi, sua madre, il suo fondatore, il suo avo, loggetto della scienza sacra, il purificatore, la sillaba OM, la stanza, la melodia e la formula sacrificale5. Io sono lintenzione sacrificale, io il sacrificio6, Questi passi della Gita mostrano molti concetti propri del cristianesimo: Dio Padre si incarna nel mondo di cui fondatore e fondamento; Ges la Parola Creatrice, il Logos, ovvero sillaba OM, il suono cosmico creatore; Ges anche la formula sacrificale, lintenzione sacrificale, lAgnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo7 sacrificandosi, ovvero il sacrificio e il purificatore. Egli Dio, quindi loggetto della scienza sacra, e anche lavo (Prima che Abramo fosse, Io Sono 8, dice Ges e Krishna In verit, mai vi fu tempo in cui io non fossi9). Va sottolineato, inoltre, che Krishna, dice di essere non solo il padre, ma a anche la madre del mondo dei viventi. Tale affermazione, che a prima vista pu sembrare antitetica alla concezione cristiana, ne risulta in verit assai affine. Lo Spirito, lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio dellAntico Testamento che nel Nuovo diventa la terza Persona della Trinit, in ebraico Ruach, che un sostantivo di genere, appunto, femminile. Ges e Krishna sono accomunati da molte altre analogie, relative sia al dato biografico sia a quello pi prettamente religioso. Il re Erode, temendo di essere spodestato del proprio trono dal re dei Giudei di cui parlavano i Magi giunti dalloriente, fa uccidere un numero indefinito di neonati maschi, volendo uccidere Ges, che viene per sottratto a questa sorte con la fuga in Egitto, a seguito dellavvertimento fatto in sogno a Giuseppe dallangelo.

Bhagavad Gita 9,17 (trad. it. Bianca Candian, in Bhagavadgita - a cura di Anne-Marie Esnoul Adelphi, Milano, 1996). 6 Bhagavad Gita 9,16. 7 Giovanni 1,29. 8 Giovanni 8,58. 9 Bhagavad Gita 2,12.

Il re Kamsa, a cui era stato predetto che sarebbe stato ucciso da uno dei figli maschi della sorella Devaki, fece uccidere i primi sei figli maschi di lei, mentre il settimo era una femmina, che per questo fu risparmiata. Krishna, lottavo figlio, scamp alla morte per intervento degli dei, che fecero scendere il sonno sulle guardie del palazzo, permettendo cos a Vasudeva, il padre di Krishna, di portare il bambino nel villaggio di Gokul, affidandolo a due pastori (Nanda e Yasoda) e prendendo al suo posto la loro figlia appena nata, che, in quanto femmina, poteva essere portata al palazzo reale senza pericolo. Da notare che Krishna era lottavo figlio di Devaki nonch lottavo avatar (incarnazione) di Vishnu - e lotto il numero di Ges, o, pi precisamente, il numero con il quale, nella tradizione ebraico-cabbalistica, viene indicato il Messia che, essendo al di l della creazione, al di l del numero sette (sette erano infatti i giorni impiegati da Dio per creare il mondo, ricordati simbolicamente nei sette bracci della menorah, il candelabro ebraico). Krishna, vivendo il periodo della fanciullezza presso Nanda e Yasoda, viene designato con i termini Govinda e Gopala, che significano entrambi guardiano di vacche, cio pastore. Krishna era un pastore che amava non solo gli animali che gli venivano affidati, ma tutte le creature viventi che incontrava nelle sue giornate di lavoro. Risulta quindi evidente come Ges sia ancora una volta accomunato a Govinda, il buon pastore che ama tutte le creature. Le vite di Krishna e Ges sono accomunate anche da un altro elemento che, immancabilmente, trascende laspetto biografico: il legame affettivo che lega Krishna a Radha, e Ges a Maria di Magdala. Radha era la gopi (pastorella) prediletta da Krishna ed considerata la sua compagna eterna, come evidenziano il Maha-bharata e liconografia. Maria di Magdala, di cui per altro non compare in alcun versetto del Nuovo Testamento il fatto che fosse una prostituta o una donna di malaffare, viene presentata dagli autori gnostici come la compagna di Ges, come risulta evidente dal Vangelo di Filippo: Tre persone camminavano sempre con il Signore: Maria, sua madre, la sorella di lei e la Maddalena, detta la sua compagna. Maria infatti (si chiamava) sua sorella, sua madre, e sua compagna.10 La Sofia [Sapienza], chiamata sterile, la madre degli angeli; la compagna del Figlio Maria Maddalena. Il Signore amava Maria pi di tutti i discepoli, e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli, vedendolo con Maria, gli domandarono:
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Vangelo di Filippo 59,10 (trad. it. Luigi Moraldi, in I Vangeli gnostici, Adelphi, Milano, 1994).

Perch lami pi di noi tutti?. Il Salvatore rispose e disse loro: Com che io non vi amo quanto lei?11. Maria di Magdala, come Radha, in virt del suo intimo legame con il Signore, viene, per cos dire, divinizzata. Nel passo appena citato, infatti, si fa riferimento alla sofia, alla sapienza, la quale per non che mera sapienza - sterile e perci falsa - alla quale viene contrapposta, appunto, la Maddalena, che rappresenta la sapienza unita al Salvatore, la vera Sapienza. Non bisogna dimenticare, infatti, che Maria depositaria di un sapere altro e pi elevato rispetto a quello degli apostoli: Pietro disse a Maria: Sorella, noi sappiamo che il Salvatore ti amava pi delle altre donne. Comunicaci le parole del Salvatore che ricordi, quelle che tu conosci, (ma) non noi; (quelle) che noi non abbiamo neppure udito . Maria rispose e disse: Quello che a voi nascosto, io ve lo comunicher.12. Ecco allora che come Radha inscindibile da Krishna in virt del suo essere il simbolo universale della gioia e dellamore di - e per - Krishna, cos Maria di Magdala inscindibile da Ges, essendo la vera Sapienza inscindibile dal Salvatore. Ges, il Messia atteso, il Figlio di Dio, rivela la propria natura divina ai discepoli, per mezzo di quella che viene denominata trasfigurazione, mediante la quale gli occhi umani sono resi capaci di cogliere limpercepibile, il divino. Matteo scrive: Sei giorni dopo, Ges prese con s Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brill come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.13. Allo stesso modo, nella Bhagavad Gita, Krishna si trasfigura di fronte ad Arjuna, di cui auriga, permettendogli di vedere linfinit e la divinit del suo essere, di percepire la sua natura divina: Il grande maestro dello yoga mostr al figlio di Prtha la sua forma suprema e sovrana, provvista di una moltitudine di bocche e di occhi, di una moltitudine di aspetti meravigliosi, di una quantit di ornamenti divini, e che brandiva numerose armi divine, adorna di collane e vesti divine, unta di profumi divini, costituita da tutte le meraviglie, dio infinito dai visi rivolti in tutti i sensi.14. Krishna, come Ges, Dio che ha assunto un corpo mortale per impartire insegnamenti religiosi agli uomini e illuminarli sulla natura e sul volere della divinit.

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Vangelo di Filippo 63,30 sgg. Vangelo di Maria, 10. 13 Matteo 17,1-2. 14 Bhagavad Gita 11,9-11.

Dio onnipotente, immutabile ed eterno, esiste da prima dellinizio del tempo, il creatore di tutte le cose, linizio e la fine di tutte le cose, lalfa e lmega: Io sono l'Alfa e l'Omega, dice il Signore Dio, Colui che , che era e che viene, l'Onnipotente!15; Io sono il fine, il sostegno, il signore, il testimone, la dimora, il rifugio, lamico, lorigine, il dissolvimento, la permanenza, il ricettacolo, il germe, limmutabile. Sono io che riscaldo , che trattengo o libero la pioggia; io sono limmortalit e la morte.16; Io sono il principio di tutte le cose; da me che tutto procede.17. Anche nel momento della morte riscontrabile unanalogia tra Ges e Krishna. Entrambi infatti, pur essendo Dio fatto uomo, non ascendono al mondo spirituale nella gloria che loro propria, ma lasciano il corpo fisico semplicemente morendo da uomini, senza che in questo frangente la loro natura divina si manifesti in tutto il suo splendore. Nel caso di Ges, infatti, gli eventi sovrannaturali, (ed ecco il velo del tempio si squarci in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono18), simbolo di tragedia, si verificano a posteriori e non in contemporanea con il distacco dal corpo fisico. Similmente, dopo la morte di Krishna, questo pianeta, privo della presenza personale del Signore, sembra un fiore che abbia perso il suo profumo19. Ecco cosa dicono di Ges i Vangeli: E Ges, emesso un alto grido, spir20. Ma Ges, dando un forte grido, spir21. Ges, gridando a gran voce, disse: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito Detto questo spir22. E dopo aver ricevuto l'aceto, Ges disse: "Tutto compiuto!". E, chinato il capo, spir23. E cosa dice il Maha-Bharata di Krishna: Poi riflett su come avrebbe dovuto lasciare questo mondo. Avrebbe potuto farlo nel ruolo che gli competeva, da essere divino, ma non volle. Gli atei e gli invidiosi non possono capire la natura trascendentale dei miei atti, non mi accettano come il Signore Creatore e Mantenitore di tutto ci che esiste. Se io scomparissi nella mia gloria, come potrebbero

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Apocalisse 1,8. Bhagavad Gita 9, 18-19. 17 Bhagavad Gita 10,8. 18 Matteo 27,51. 19 Maha-Bharata 146. 20 Matteo 27,50. 21 Marco 15,37. 22 Luca 23,46. 23 Giovanni 19,30.

sostenere le loro tesi diaboliche? Come potrebbero rimanere in questa prigione materiale, che la cosa che desiderano pi di tutto? Ebbene, io dar loro l'opportunit di contestare la mia Natura Suprema morendo come un uomo. Intanto che rifletteva si sdrai e si addorment. Durante la notte in quei pressi pass un cacciatore e notando il Signore per terra lo scambi per un cervo addormentato. Immediatamente scagli una grossa freccia che era stata ricavata dal ferro partorito da Samba. Attraverso la pianta del piede, l'arma entr nel corpo di Krishna, che lasciata dietro di s una forma materiale, abbandon la Terra e torn nel suo mondo spirituale.24 Potremmo continuare questa analisi occupandoci, come alcuni fanno, dellaffinit fonetica tra Cristo e Krishna, ma la mancata affinit semantica ce lo impedisce. I termini Khrishna e Cristo, infatti, hanno entrambi accezioni positive, ma il legame tr a loro si limita a questo. Krishna significa infatti affascinante, mentre Krists (Cristo), non altro che la traduzione letterale greca del termine ebraico Masiach (Messia), che significa lUnto, ovvero, come abbiamo detto, il Consacrato. E probabile, per, che Ges (Yeshu in ebraico e Isa nellarabo coranico) detto il Messia (Masiach) abbia compiuto un viaggio in India, o comunque cos pare stando al nono dei diciotto libri chiamati Bhavishya Maha Purana, risalente al 115 d.C. In esso si accenna infatti ad un uomo seduto su una montagna, con la pelle chiara e con addosso indumenti bianchi, che dice al suo interlocutore sono chiamato figlio di Dio, nato da una vergine, per poi proseguire dicendo: attraverso la giustizia, la verit, la meditazione e l'unit di spirito, luomo trover la sua via verso Isa nel cuore della Luce () e io fui chiamato Isa-Masih. Pur essendo in contrasto con il taglio dato al presente lavoro, sia per la sua non documentabilit, sia perch di fatto trascende il rapporto tra Ges e Krishna, vorremmo terminare questa trattazione accennando ai figli di Ges e Maria di Magdala. Valutiamo attendibile la fonte catara che vuole Maria incinta del terzogenito di Ges al momento del suo arrivo in Francia, anche se non consideriamo verosimile che da tale figlio sia discesa la dinastia merovingia. Attuando infatti i Catari unoperazione politica di legittimazione dinastica, paragonabile a quella compiuta da Virgilio con lEneide, potevano dare a tale affabulazione un barlume di verosimiglianza solo partendo da un dato storico vero ed incontrovertibile.
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Maha-Bharata 146.

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Riteniamo quindi che, per quanto sia fantasiosa ed inattendibile la prosecuzione della storia, che vede i Merovingi discendenti diretti di Ges di Nazareth, non possiamo non considerare attendibile lelemento base di tale narrazione, vale a dire lesistenza dei tre figli di Ges e Maria di Magdala, ovvero, Tamar, Ges II il Giusto e Giuseppe il RamaTheo. Il termine Rama-Theo secondo linterpretazione corrente significa altezza divina, ed considerato come un sostantivo misto ebraico-greco (rama in ebraico significa altezza e Theo in greco significa Dio). Noi invece (lieti delleventualit di essere smentiti e consci che il valore di quanto scriviamo stia nelle precedenti analisi e non in unipotesi che ci piace e ci affascina, ma che pu benissimo essere confutata) proponiamo unaltra traduzione: Giuseppe Dio-Rama. Rama, eroe divinizzato, il settimo avatar di Vishnu, di cui Krishna lottavo.

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