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CORSO DI FILOSOFIA PER PROBLEMI

ARGOMENTARE
MANUALE DI FILOSOFIA PER PROBLEMI
PAOLO VIDALI GIOVANNI BONIOLO
EDIZIONE DIGITALE

COS E LA NATURA?

PRESOCRATICI, PLATONE, ARISTOTEL E, STOICISMO

2013

VERSIONE A STAMPA EDITA DA BRUNO MONDADORI, MILANO 2002-2003

A07 COS E LA NATURA?

COS E LA NATURA?
PRESOCRATICI, PLATONE, ARISTOTELE, STOICISMO 1
SOMMARIO

1. Introduzione ............................................................................................................................................. 3 Il problema della filosofia della natura nel mondo antico ........................................................................... 3 2. I Presocratici ............................................................................................................................................. 4 2.1 Gli esiti delle prime ricerche dei Presocratici .................................................................................... 4 2.2 Pluralismo, meccanicismo e teleologia nei Presocratici ................................................................... 5 Testo 1 Anassagora ................................................................................................................................ 5 Testo 2 Democrito................................................................................................................................... 7 3. Platone: la natura come organizzazione razionale ................................................................................... 7 3.1. Premesse teoriche ............................................................................................................................ 7 3.2. La soluzione platonica ..................................................................................................................... 8 Testo 3 Platone ....................................................................................................................................... 9 3.3. Strumenti filosofici presenti nella soluzione platonica..................................................................... 9 4. Aristotele: la natura come principio di vita e movimento ...................................................................... 10 4.1. Premesse teoriche .......................................................................................................................... 10 4.2. La soluzione aristotelica................................................................................................................. 10 Testo 4 Aristotele .................................................................................................................................. 11 5. Lo Stoicismo: la natura come ordine e necessit ................................................................................... 13 5.1. Premesse teoriche .......................................................................................................................... 13 5.2. La soluzione stoica ......................................................................................................................... 13 Testo 5 Lo Stoicismo ............................................................................................................................. 14 5.3. Strumenti filosofici e limiti della soluzione stoica ................................................................................ 15 Laboratorio didattico ...........................................................................................................................16 Sez. A Il problema e il senso comune .................................................................................................. 16 Sez. B Ripercorrere le diverse soluzioni ............................................................................................... 16 Strumenti filosofici ...............................................................................................................................18 Il principio dellempirismo ................................................................................................................ 18 Sez. D Piano di discussione ...................................................................................................................19 Bibliografia minima ..............................................................................................................................19 Scheda didattica ...................................................................................................................................20 Testi a integrazione ..............................................................................................................................21 Democrito .................................................................................................................................................. 21 Anassagora ................................................................................................................................................. 21 Platone ....................................................................................................................................................... 21 La studio della natura come storia verisimile ....................................................................................... 21 La formazione del cosmo ...................................................................................................................... 23 Aristotele .................................................................................................................................................... 24 La natura della fisica............................................................................................................................. 24 Che cos la natura ............................................................................................................................... 24 La natura come causa finale ................................................................................................................. 25 Gli Stoici ...................................................................................................................................................... 26 La razionalit del Lgos ........................................................................................................................ 26 La struttura del cosmo .......................................................................................................................... 27

1 Testo a cura di Mauro Sacchetto

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A07 COS E LA NATURA?

COSE LA NATURA?
PRESOCRATICI, PLATONE, ARISTOTELE, STOICISMO
INTRODUZIONE: IL PROBLEMA DELLA FI LOSOFIA DELLA NATURA NEL MONDO ANTICO Lo sforzo di spiegare che cosa sia la natura e quale la logica del suo comportamento, ancora prima di essere un tema capitale della ricerca filosofica, perseguito gi dal mito nella Grecia arcaica. Diversi miti cercavano infatti di chiarire lorigine del cosmo e per questo sono stati poi detti cosmogonici (dal greco ksmos = cosmo e ggnesthai = nascere): uno, assai celebre, riportato nellIliade di Omero (VIII sec. a.C.) racconta che luniverso era stato generato dal dio fluviale Oceano e dalla sua sposa Teti. Il mito, termine che letteralmente significa parola, discorso e a nche racconto, costituisce dunque gi una spiegazione, ma viene ritenuto dai Greci un sapere immutabile a causa della sua antichit: le spiegazioni mitologiche erano percepite come un insieme di nozioni talmente remote e trasmesse in forma identica per tanti secoli (cosa peraltro non vera, perch nella sua trasmissione orale il mito subiva una serie amplissima di variazioni) che nessuno aveva il diritto di modificarlo. Il mito andava creduto cos comera e non si sentiva il bisogno di sottoporlo a una qualche verifica: insieme alle credenze religiose, esso era parte essenziale di un ampio patrimonio di tradizioni e di nozioni che i greci condividevano. Lirruzione della filosofia, tra il VII e il VI secolo a.C., mantiene la centralit delle tematiche cosmologiche, ma modifica radicalmente latteggiamento intellettuale con cui esse vengono affrontate: la filosofia non si accontenta pi di accogliere per vero quanto narrato dal mito, ma intende analizzare come stiano effettivamente le cose. Allaccoglimento acritico del mito si sostituisce insomma lalleanza di una ricerca empirica e di una riflessione razionale , sebbene poi esso non venga del tutto respinto. In taluni casi il mito stesso sembra confermato dalla ricerca filosofica, ma la novit sta nel fatto che esso ora viene creduto solo perch ha superato lesame della nuova ragione e non pi in base alla sua autorit : quando per esempio Talete trova che la vita presente dove c acqua, gli sembra di ottenere unindiretta conferma del mito omerico che abbiamo citato s opra.

Intorno allorigine del termine "natura" Il termine greco che significa natura, e cio phsis, deriva dalla radice indoeuropea *bhu- che significa spingere, crescere, svilupparsi; in alcune lingue indoeuropee il senso della radice si evoluto nel significato di divenire e infatti essa viene usata in certi casi per completare il sistema del verbo essere come in latino, dove abbiamo est / fuit e dove inoltre tale radice genera il verbo fio = divengo. Se litaliano natura deriva dal latino nascor, il senso etimologico della parola greca phsis del tutto diverso: non si tratta infatti di una nascita, cio dellinsorgenza di qualcosa di assolutamente nuovo o di una creazione dal nulla (teoria questultima detta creazionismo) nozione del resto assente in tutte le culture arcaiche , ma di un processo di trasformazione e di ordinamento di una materia originaria che esiste da sempre e che per sempre esister. Il problema dei Greci allora spiegare in quali modalit e per quali cause esista un insieme organizzato di materia che costituisce per lappunto la natura, ma c una seconda novit: la filosofia cerca di spiegare lintera natura col numero maggiormente preciso ed economico di princpi, di ricondurre leterogenea molteplicit degli oggetti naturali a una spiegazione unitaria, fondata su di un principio detto arch . Bandita la numerosa e pittoresca schiera degli dei, la filosofia presocratica si pu vedere come la sempre pi articolata ricerca di questa arch, materia originaria di cui e da cui tutte le cose sono fatte, ma anche ragione e modo del loro organizzarsi.

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2. I PRESOCRATICI

2.1 GLI ESITI DELLE PRIME RICERCHE DEI PRESOCRATICI Lavvio della filosofia viene convenzionalmente indicato nella scuola ionica: per il suo iniziatore Talete (VII-VI sec. a.C.) tutte le cose sono fatte di acqua (DK 11 A 12), per il suo discepolo Anassimandro (610/609-547/546 a.C.) di una materia indistinta battezzata peiron, che significa illimitato (DK 12 B 1), per laltro suo discepolo Anassimene (568 ca - 528 ca a.C.) di aria (DK 13 A 5); e per tutti gli altri primi presocratici c in ogni caso una e una sola materia da cui tutte le cose der ivano. Essa non solo ci di cui le cose sono fatte, ma anche la causa in virt della quale esse es istono, il principio vivo e vitale del loro ordinamento ; non una sostanza morta, ma un perenne dinamismo universale. I pensatori successivi cercano di trovare delle spiegazioni sempre pi adatte a rendere conto della dinamica concreta e particolare dei fatti empirici. Cos i Pitagorici (movimento sviluppatosi nel corso del V sec. a.C.) ed Eraclito (550 ca - 480 ca a.C.) non si accontentano di identificare in natura un elemento originario, ma si sforzano di coglierne lintrinseco carattere razionale: non solo la materia, ma la legge a cui la materia stessa obbedisce , gli aspetti regolari e costanti che ne regolano il funzionamento. I Pitagorici, riscontrando come i principali eventi naturali, fra cui il giorno e la notte, le stagioni e lapparizione delle costellazioni in cielo, si possano esprimere e conoscere in forma n umerica in quanto periodici, e rilevando che anche la musica sia riconducibile a relazioni numeriche (DK 44 B 6), concludono che il principio delle cose il numero, il quale per secondo loro non solo unastratta formulazione di quantit, ma davvero un elemento dotato di specifiche qualit e di caratteristiche materiali (DK 58 B 4). Allo stesso modo Eraclito individua il principio delle cose in una legge che chiama lgos (DK 22 B 1), anche se poi lo identifica materialmente col fuoco (DK 22 B 30). A seguito della constatazione che nel mondo sono presenti infiniti contrasti (DK 22 B 10) come il giorno e la notte, la vita e la morte, la via allin su e quella allin gi (DK 22 B 60) e tanti altri ancora, egli conclude che la nat ura la perenne lotta di un contrario per sopraffare laltro, strutturalmente lopposizione di contrasti (DK 22 B 53). Ma, a una considerazione pi approfondita, il filosofo si accorge che i contrari hanno un bisogno essenziale luno dellaltro, dal momento che solo grazie alluno che laltro pu suss istere, come senza il caldo non ci sarebbe il freddo, e conclude che la legge pi profonda e basilare quella della complementarit, della armonia nascosta dei contrari stessi (DK 22 B 8 e 51). La par it dei contrari implica che nessuno possa essere considerato solo causa e nessuno solo effetto, o verrebbe introdotta una indesiderata gerarchia di princpi. Tutti questi filosofi gli Ionici come i Pitagorici e come Eraclito assumono un elemento unico come arch (lacqua, lpeiron, laria, il numero, la legge dei contrari) e di conseguenza sono stati definiti monisti (dal greco mnos = uno solo). Ci da cui invece parte Parmenide (prima met del V sec.) la denuncia delle oscurit e delle contraddizioni determinate dallesperienza: esse sono dovute al fatto che i sensi per lo pi ci ingannano, per cui impossibile attribuire qualsiasi validit allosservazione e pi in generale allesperienza sensibile (DK 28 A 25). Conseguenza di questo atteggiamento la negazione dellesistenza stessa della natura, teoria che costituir uno dei grandi temi della scuola eleatica. Il discorso parmenideo sulla natura condotto per intero sul piano logico: come impone il principio di non contraddizione, dellessere si pu dire soltanto che e mai che non , mentre della natura si dicono cose contraddittorie e si pu predicare la negazione; essa infatti il dominio del molteplice (in natura ci sono alberi stelle colline ecc., e gli alberi non sono le stelle, le stelle non sono le colline) e del diveniente (perch in natura tutto diviene, gli alberi mettono le foglie, le uova vengono covate diventando pulcini e via dicendo). Insomma della natura impossibile non predicare in modo contraddittorio, ma dal momento che quanto contraddittorio non esiste, la natura stessa non esiste; di conseguenza per Parmenide non ha alcun senso parlare di uno studio rigoroso della natura , perch non si tratta che di parole prive di valore e di consistenza (DK 28 B 7, vv. 42-45), di semplice opinione (DK 28 B 7, vv. 54-65).

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2.2 PLURALISMO, ME CCANICISMO E TELEOLOGIA NEI PRESOCRATICI 2.2.1 PREMESSE TEORICHE Melisso (fine VI sec. - inizio V sec. a.C.), uno dei due discepoli di Parmenide, modifica lintendimento del principio di non contraddizione come formulato dal suo maestro: egli continua a considerare il divenire come contraddittorio perch se una determinazione cambia non si capisce da dove derivi il nuovo se non da qualcosa che prima non cera e cio dal nulla, o dove vada a finire il vecchio se non nel nulla, il che assurdo. Tuttavia il filosofo non sente pi il molteplice di per s contraddittorio, a patto che non implichi anche il divenire. Di conseguenza sarebbe disposto ad ammettere nellambito dellessere un molteplice che fosse indiveniente (DK 30 A 5): dellessere si pu dire soltanto che , ma di questo essere potrebbe far parte adesso anche un molteplice indiveniente . Anassagora (496 ca - 428 ca a.C.) e Democrito (460 ca - 370 ca a.C.), insieme a Empedocle (484/481 424/421 a.C ca)., si valgono della possibilit logica introdotta da Melisso per conciliare il mantenimento del principio parmenideo di non contraddizione con lammissione della natura. Da un lato essi continuano a non voler mescolare essere e non essere , ma dallaltro esattamente come i primi Presocratici prestano fiducia alle testimonianze dei sensi e ammettono la molteplicit . E poich il mondo naturale ci attesta indubitabilmente il divenire, essi sono costretti a intenderlo non come il semplice sorgere o sparire di entit o determinazioni (che sorgerebbero dal nulla o finirebbero nel nulla), ma come lunirsi e il dividersi in composti da parte di materie che tuttavia in s non cambiano mai. In secondo luogo essi, per dare ragione in modo maggiormente felice della variet degli oggetti empirici, hanno bisogno di assumere diversi elementi come arch e non pi uno solo come invece avevano fatto i monisti: le quattro radici dellessere per Empedocle, le omeomerie per Anassagora, gli atomi per Democrito. Per questo sono stati detti pluralisti.

2.2.2 ANASSAGORA Le premesse teoriche di Anassagora sono le stesse che troveremo in Democrito: giustificare la molteplicit naturale mediante il ricorso a una serie di princpi che di per s continuino a rispettare il principio di non contraddizione di Parmenide. Cos egli identifica larch nelle omeomerie, (termine che probabilmente significa parti uguali; dal greco hmoios = uguale e mira = parte), elementi materiali originari in possesso di specifiche determinazioni qualitative e divisibili allinfinito (DK 59 A 41). Esistono omeomerie di osso, di capello, di carne, di legno e via dicendo, tante quante sono le materie che lesperienza ci attesta. Infatti le materie derivano da omeomerie identiche e non possono essere formate da composti, perch in questo caso una qualit sorgerebbe da due o pi qualit diverse da essa e dunque dal suo non essere (in questa visione il verde non pu derivare dal blu e dal giallo), violando ancora una volta il principio parmenideo di non contraddizione (DK 59 A 45). ( Testo 1). Pre quanto riguarda limpostazione generale della fisica, secondo Anassagora in origine le omeomerie sono tutte mescolate, tanto da non consentire lidentificazione di alcuna qualit specifica, tanto m eno lesistenza di oggetti particolari (DK 59 B 1). Ma poi in questa massa confusa chiamata mgma si attiva un principio attivo, detto Nos (che significa Intelletto): si tratta una forza cosmogonica che organizza il mondo secondo un piano intelligente e prestabilito , che separa le varie materie e costituisce gli oggetti particolari. Questi ultimi sorgono dallintenzione dellIntelletto, che progettando di produrre un determinato risultato seleziona e assume le omeomerie adatte e quindi esercita la sua azione organizzatrice (DK 59 B 12 e 15). La cosmologia di Anassagora finalistica: si tratta di un caso unico nella filosofia presocratica, anche se destinato ad avere un larghissimo seguito nei pensatori successivi. Per tutti gli altri filosofi il principio che metteva in movimento l arch era qualcosa di cieco: dal vortice che traeva le cose dall peiron in Anassimandro allAmore e allOdio di Empedocle, tutte le fisiche erano me ccanicistiche. Qui invece troviamo un principio razionale che agisce progettando, sapendo quali fini perseguire, scegliendo i modi e gli elementi pi adatti per attuare quanto progettato; un modo di concepire la fisica che diventer assolutamente dominante nel mondo greco.

TESTO 1 ANASSAGORA P. Vidali, Argomentare I - Versione digitale Pagina 5

A07 COS E LA NATURA? In questo frammento vengono analizzate alcune caratteristiche fondamentali delle omeomerie e in particolare, dopo aver chiarito come esse sia connotate qualitativamente, il principio per cui c tutto in tutto. Si tratta di unesigenza logica piuttosto che empirica, che serve a garantire il rispetto del principio di non contraddizione di Parmenide. Dal momento che Anassagora pone come princpi le omeomerie, infiniti per numero, [ Aristotele] ci indica anche il motivo per cui Anassagora giunto a tale supposizione e dimostra che lui deve dire che non solo il miscuglio intero infinito per grandezza, ma anche ciascuna omeomeria, in quanto ha allo stesso modo del miscuglio intero tutti i componenti e non solo infiniti, ma infinite volte infiniti. A tale concezione Anassagora giunse perch riteneva che niente si produce dal non ente e che ogni cosa si nutre del simile. Vedeva infatti che tutto viene dal tutto, anche se non immediatamente ma secondo un ordine Perci suppose che fossero nel cibo e che anche nellacqua, se di questa si nutrono gli alberi, ci fosse legno, corteccia, frutta. Quindi diceva che ogni cosa mescolata in ogni cosa e che la nascita avviene per separazione. [] Vedendo dunque che da ciascuna di que lle cose che adesso risultano dalla divisione tutte le cose si separano, per esempio dal pane la carne, lossa e il resto, quasi che in es so pane tutte le cose si trovino nello stesso tempo e mescolate insieme, da ci egli supponeva che tutte le cose fossero mescolate insieme prima della separazione. [DK 59 A 45; trad. it. in I Presocratici, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Roma-Bari 1969, pp. 573-4] Per la comprensione Rispondi alle seguenti domande dopo aver letto il passo: 1. Che cos quello che il testo chiama miscuglio intero? 2. Che cosa significa che niente si produce dal non ente? 3. La logica di Anassagora segue Parmenide o Melisso?

2.2.3 DEMOCRITO Per Democrito la natura costituita da elementi minimi privi di qualit detti atomi (dal greco a- privativo e tmno, taglio) perch non si possono ulteriormente scindere in parti pi piccole (DK 68 A 38). Dal momento che gli atomi sono lessere, proprio come lessere di Parmenide essi devono risultare eterni, indivisibili, incorruttibili, immutabili, assolutamente semplici, ma come lessere di Melisso possono presentare alcune differenze. Gli atomi devono essere in possesso soltanto di quel le caratteristiche che conferiscono loro lessere , senza che tali caratteristiche li determinino come un particolare corpo differenziato qualitativamente da altri: se un atomo avesse una qualit specifica e uno unaltra, allora si reintrodurrebbe una nozione contraddittoria di molteplicit. Ecco perch gli atomi presentano tre sole caratteristiche che li distinguono e che in seguito verranno chiamate qualit oggettive o primarie: la forma (come nellalfabeto A diverso da B), la disposiz ione (cos come io posso rovesciare la lettere A ottenendo o traslare E ed N ottenendo rispettivamente e Z) e lordine (per cui nei composti potr avere ABC oppure BCA e via dicendo). Ma se gli atomi hanno solo questa caratteristiche, come mai noi percepiamo i composti come dotati di molte altre qualit, fra cui il colore, il sapore o lodore? Questi ultimi tratti, che saranno detti qualit soggettive o secondarie, sono in realt il risultato dellazione degli atomi sul nostro sistema percettivo e dunque non esistono propriamente negli oggetti, ma nel soggetto che li percepisce (DK 68 A 129 e 139). Determinati composti atomici produrranno sui sensi delluomo degli effetti gradevoli, e noi percepiremo un suono gradevole, un buon sapore come il dolce e via dicendo; altri invece produrranno effetti sgradevoli, e noi sentiremo suoni disarmonici, gusti cattivi ecc. La formazione dei mondi ha luogo per la casuale aggregazione o disgregazione degli atomi nello spazio vuoto (DK 70 A 64), la cui esistenza viene ammessa come condizione per il loro moto. Gli atomi cadono nel vuoto a velocit infinita, ma non possono farlo semplicemente in linea retta, o non si incontrerebbero mai: di conseguenza Democrito ipotizza che nel vuoto abbia luogo un vortice che imprime agli atomi una confusa rotazione, a seguito della quale hanno luogo incontri e scontri. Alcuni atomi restano impigliati fra loro e laggregato continua a catturare altri atomi in caduta, fi nch i composti diventano grandi abbastanza da costituire i pianeti; poi lo scontro con altri aggregati ne determina la rottura, e il ciclo continua allinfinito (DK 68 A 40). ( Testo 2).

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TESTO 2 DEMOCRITO In questo frammento si descrivono le caratteristiche principali degli atomi, in particolare che essi non possiedono alcuna qualit percepibile dai sensi e che il loro comportamento dipende solta nto dagli urti reciproci e non da forze esterne, non meccaniche e tanto meno razionali. dice Democrito, ritenendo che tutte quante le qualit sensibili, chegli suppone relative a noi che ne abbiamo sensazione, derivino dalla varia aggregazione degli atomi, ma che per natura non esistano affatto bianco, nero, giallo, rosso, dolce, amaro: infatti lespressione per convenzione equivale, per esempio, a secondo lopinione comune e a relativamente a noi, cio non secondo la natura stessa delle cose, la quale egli indica con lespressione secondo verit. il vuoto uno spazio nel quale tali corpuscoli si muovono tutti quanti in alto e in basso eternamente o intrecciandosi in vario modo tra loro o urtandosi e rimbalzando, sicch vanno disgregandosi e aggregandosi a vicenda tra loro in composti siffatti; e in tal modo producono tutte le altre maggiori aggregazioni e i nostri corpi e le loro affezioni e sensazioni. Suppongono, poi, che i corpi primi siano inalterabili [], anzi che neppure possano subire per qualche forza esterna quelle modificazioni a cui tutti gli uomini li credono soggetti. [DK 68 A 49; trad. it. in I Presocratici, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Roma-Bari 1969, pp. 688-9]. Per la comprensione Rispondi alle seguenti domande dopo aver letto il passo: 1. Qual la differenza fra ci che per natura e ci che per convenzione? 2. Descrivi il moto a cui sono soggetti gli atomi. 3. In che senso i corpi primi (gli atomi) non si possono alterare o modificare?

2.2.4 STRUMENTI FILOSOFICI: MECCANICISMO E FINALISMO Quello democriteo e la sua pi tarda ripresa da parte di Epicuro sono le uniche espressioni antiche di determinismo. Si tratta per di una forma assai diversa rispetto a quella che si affermer con la rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento (la cosmologia copernicana, la dinamica di Galilei), perch adesso lidea di fondo che il mondo funzioni in modo totalmente casuale . Ci significa che tutte le cose hanno cause naturali, ma che tali cause non sono poste in vista di un fine o secondo un progetto intelligente. Questo meccanicismo inoltre materialistico , perch ritiene che tutto sia composto di atomi, mentre esclude lesistenza degli dei. Il meccanicismo antico non deriva il suo nome dallanalogia con la macchina, perch le parti delle macchine sono assemblate razionalmente, in vista il fine specifico a cui servono, mentre Democrito non ammette nessuna azione oltre al contatto casuale fra gli atomi. Il suo cosmo un ammasso confuso e irrazionale di materia, dove luomo non ha alcun p osto particolare e nulla ha un senso o una meta. Invece il finalismo, sebbene tra i filosofi presocratici sia presente solo in Anassagora, conoscer una fortuna enorme nella successiva riflessione filosofica greca, perch sar ripreso con importanti modificazioni e ampliamenti da Platone, da Aristotele e dagli Stoici, e in particolare in Aristotele come vedremo diventer limpostazione globale ed esclusiva della fisica. In tal modo si offrir a nche alla ricerca filosofica successiva un modo di pensare lo studio della natura come ricerca di fini che svilupper unottica del tutto diversa da quella che riscontreremo nellelaborazione dellastronomia e della fisica di et moderna e tender a scavare una separazione fra la ricerca scientifica in senso stretto e la riflessione filosofica sulla natura molto evidente gi in et ellenistica.

3. PLATONE: LA NATURA COME ORGANIZZAZIONE RAZIONALE

3.1. PREMESSE TEORICHE Per Platone (427-347 a.C.) il mondo fisico non che limitazione, realizzata in forma materiale, delle idee , e come ogni imitazione non mai perfettamente simile alloriginale e presenta invece unampia serie di incompiutezze e di difetti. Lontologia di Platone (come emerge dalla Repubblica) si dispone cos secondo una gerarchia di entit al cui vertice sta lidea del bene, quindi le P. Vidali, Argomentare I - Versione digitale Pagina 7

A07 COS E LA NATURA? idee-modelli delle cose, le idee matematiche, e infine le cose materiali; ne consegue la svalutazione delle realt naturali e del loro studio, che non si occupa degli oggetti davvero stabili e in possesso di un valore pieno (che poi sono le idee), ma solo di oggetti in possesso di una minore dignit ontologica. Questo spiega perch linteresse naturalistico sia cos scarso in Platone: il tema difatti assente n egli scritti giovanili e viene preso in considerazione solo in quelli della maturit, quando la riflessione platonica affronta tutti i temi dellontologia e non pu pertanto sottrarsi allo studio del mondo naturale. Nei dialoghi centrali, come la Repubblica , il cosmo appare la manifestazione sensibile del principio buono che ha fatto ogni cosa intelligentemente e al meglio , ma lo studio della realt naturale in s non trova mai spazi propri e discipline come la cosmologia e la fisica non vengono affatto riconosciute nella loro autonomia. Se nei dialoghi successivi, a partire dal Fedro e dal Teeteto, Platone tende a ridurre il distacco fra idee e cose, la natura considerata solo allinterno di un globale discorso sullontologia e dovremo aspettare il Timeo per leggere la genuina cosmologia platonica.

3.2. LA SOLUZIONE PL ATONICA Il Timeo, uno degli ultimi dialoghi di Platone, inizia (27de) proponendo la distinzion e fra lessere che sempre e mai diviene (le idee) e il non-essere che mai e sempre diviene (le cose): non si tratta di una valutazione ontologica assoluta, ma relativa ai valori. In altre parole Platone non vuol dire che esiste soltanto lessere, consistente nelle idee, e tanto meno relegare la natura nel campo del non essere, come aveva fatto Parmenide. Vuole invece dire che lessere distinto in due ambiti: quello stabile che possiede un valore elevatissimo (le idee) e quello diveniente che vale molto meno, ma che esiste ugualmente (la natura). Quindi Platone passa ad analizzare la dimensione naturale e propone una cosmologia sotto forma di narrazione mitologica che egli stesso definisce solo verosimile perch non c nessun modo per verificare se le cose siano andate esattamente come egli racconta, perch per esse non si pu addurre alcuna prova, dal momento che non c nessun testimone che abbia assistito a quei fatti primordiali (29cd). Platone d per scontato che la realt empirica esista (dunque aderisce alleleatismo solo per ribadire il maggior valore delle idee e per farne le uniche realt davvero stabili e immutabili) e anche che esista una ampia ed eterogenea molteplicit di materie (assumendo per vera la lezione dei pluralisti). La natura risulta essere cos una realt ordinata, composta da materia e forma . Le materie essenziali sono il fuoco, che serve a rendere visibile la natura, e la terra, che serve perch essa sia tangibile. Ma come in ogni proporzione aritmetica i termini sono quattro, per creare la giusta proporzione fra queste due materie ne serviranno altre due: lacqua e laria (31b -32c). Le materie e le entit particolari che ne derivano sono il risultato della combinazione di questi elementi, e Platone si diffonde a descriverne tutte le caratteristiche fisiche. La materia disponibile interamente impiegata nella formazione del cosmo, che risulta cos unico e pienamente autosufficiente (32c-33b). Gli elementi sono di per s gi dei corpi e possiedono dunque una loro specifica forma: ma poich ogni forma si pu scomporre in triangoli e i triangoli pi perfetti sono quelli equilateri, le materie pi perfette saranno quelle i cui elementi di base possono a loro volta scomporsi in triangoli equilateri. Secondo una transizione dalla geometria piana a quella solida che si riscontra gi nei Pitagorici, i solidi cos nati sono i princpi dei corpi fisici (53c-54d). Al di l della complessa strutturazione delle materie e al tentativo platonico di dedurne le varie caratteristiche dalla loro conformazione geometrica, quello che importa maggiormente il tentativo di considerare le realt fisiche mediante espressioni matematiche : per Platone come gi per i Pitagorici la ricerca naturale ha come obiettivo riprodurre la natura come sistema di relazioni matematiche astratte , rintracciando al di sotto dellaccadere apparentemente disordinato dei fatti (attestato dai sensi) la regolarit della legge (riv elata per contro dallintelletto). La combinazione delle materie, palesemente ordinata e razionale, dipende da unintelligenza superiore che le ha organizzate in vista di un fine : per lappunto creare un cosmo armonico. Questa intelligenza una figura divina, il Demiurgo (termine che in greco significa artigiano). Il Demiurgo contempla le idee e ne ama la perfezione, per cui vuole riprodurla, diffonderla; e allora prende la materia originaria detta Ricettacolo Universale, che in s priva di forma e di razionalit (tanto da essere in s impensabile), e la modella secondo le idee ( Testo 3). Il cosmo vivo perch le realt dotate di anima e di vita sono pi belle di quelle che ne sono prive, e in questo senso Platone lo chiama Animale. Esso inoltre bello per ch lattuazione concreta della bellezza e della bont de lle idee: nel mondo greco era diffusa lidea di questa connessione fra bellezza e bont, per la quale i greci P. Vidali, Argomentare I - Versione digitale Pagina 8

A07 COS E LA NATURA? avevano addirittura coniato un termine apposito, kalokagatha, composto da kals (= bello) ka (= e) agaths (= buono). Si ha insomma una ripresa del modello teleologico di Anassagora, ma con una importante differenza almeno sul piano teorico: Platone vuole che tutto il disegno del c osmo sia retto da intenti finalistici , tanto che imputa al finalismo di Anassagora di essere solo parziale. Nella filosofia del presocratico gli eventi particolari non discenderebbero dallassunzione di un autentico e globale intento finalistico, quanto piuttosto da cause meccaniche; Anassagora infatti attribuiva lintera organizzazione del cosmo allIntelletto, ma poi nella spiegazione dei fenomeni pa rticolari non si rifaceva al generico progetto razionale dellIntelletto, ma al vecchio sistema dei vortici diff uso nei meccanicisti. In realt anche la cosmologia di Platone, a differenza di quanto accadr poco dopo in Aristotele, non esclusivamente finalistica, ma conserva un ampio spazio al meccanicismo. Quando infatti nel Timeo si deve dare ragione di processi specifici, come le interazioni fra corpi, i vari processi di separazione e unione ecc. e anche delle qualit dei corpi, tutto viene spiegato semplicemente in base a urti fra le particelle componenti. E tuttavia in Platone si ha la subordinazione delle cause meccan iche a quelle finali : il meccanicismo, in ultima analisi, risulta essere una serie di strumenti con cui opera lintelligenza del Demiurgo ed bel lungi dallapparire sinonimo di caso, come invece abbiamo constatato in Democrito.

TESTO 3 PLATONE In questo passo Timeo spiega le ragioni per cui lartefice divino, cio il Demiurgo, fu indotto a g enerare il cosmo, ossia a produrre lorganizzazione razionale della materia. TIMEO Diciamo dunque per qual cagione lartefice fece la generazione e questunive rso. Egli era buono, e in uno buono nessuna invidia nasce mai per nessuna cosa. Immune dunque da questa, volle che tutte le cose divenissero simili a lui quanto potevano. prese dunque quanto cera di visibile che non stava quieto, ma si agitava sregolatamente e disordinatamente, e lo ridusse dal disordine allordine, giudicando questo del tutto migliore di quello. Ora n fu mai, n lecito allottimo di far altro se non la cosa pi bella. Ragionando dunque trov che delle cose naturalmente visibili, se si considerano nella loro interezza, nessuna, priva dintelligenza, sarebbe stata mai pi bella di unaltra, che abbia intelligenza, e chera impossibile che alcuna cosa avesse intelligenza senzanima. Cos dunque secondo ragione verosimile si deve dire che questo mondo veramente un animale animato e intelligente generato dalla provvidenza di dio. E dio volendolo rassomigliare al pi bello e al pi compiutamente perfetto degli animali intelligibili, compose un solo animale visibile, che dentro di s raccoglie tutti gli animali che gli sono naturalmente affini. Ma abbiamo detto noi rettamente che uno il cielo oppure era pi retto dire che sono molti e infiniti? Affinch dunque questo mondo, per esser solo, fosse simile allanimale perfetto, per questo il fattore non fece n due n infiniti mondi, ma v questo solo unigenito e generato cielo, e ancora vi sar. (Timeo, 29d-31b; trad. it. in Platone, Opere, Laterza, Roma-Bari 1974, vol. 2, pp. 479-481) Per la comprensione Rispondi alle seguenti domande: 1. Il Demiurgo d forma al cosmo per necessit o liberamente? 2. Perch il mondo animato e intelligente? 3. Perch il cosmo uno solo?

3.3. STRUMENTI FILOSOFICI PRESENTI NELLA SOLUZIONE PLATONICA Quando Platone inizia a darsi alla ricerca filosofica sembrava che un po tutte le soluzioni possibili per una fisica filosofica siano state toccate (monismo e pluralismo, finalismo e teleologia, ammissione e rifiuto dellesistenza del movimento e della natura stessa), e Socrate e i Sofisti avevano spostato il fuoco del dibattito filosofico su altre tematiche, antropologiche etiche e politiche. Ma ci non spiegherebbe da solo il persistente disinteresse di Platone per lo studio della natura. In realt esso viene considerato una materia secondaria, che per importanza viene dopo lindagine sulle idee, sullanima, sullontologia, sulla politica. Ci porta alla scarsa importanza attribuita dal filosofo innanzitutto ai sensi reputati

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A07 COS E LA NATURA? il semplice stimolo per avviare la reminiscenza e quindi, pi in generale, a tutto il mondo sensibile , appunto copia delle idee. Insomma lempirismo per Platone non che uno strumento della ragione, non invece una fonte autonoma di conoscenza, e devessere a bbandonato non appena si possa iniziare a usare il ragionamento. Abbiamo visto come nel Timeo la fisica non possieda alcuna scientificit e resti soltanto verosimile. Che dunque tale narrazione non sia passibile di verifica, di unadeguata conferma empirica cosa che preoccupa assai poco il filosofo: ma, allo stesso modo, a suo avviso non avrebbe alcun senso contestare la liceit delle dimostrazioni aritmetiche obiettando che nel mondo non riusciamo a ottenere figure perfette come quelle, ideali, su cui lavora la geometria. Insomma nella fisica di Platone abbiamo due aspetti contrapposti: da un lato la sottovalutazione dei componenti empirici della c onoscenza, dallaltro la sopravvalutazione di quelli esclusivamente r azionali .

4. ARISTOTELE: LA NA TURA COME PRINCIPIO DI VITA E MOVIMENTO

4.1. PREMESSE TEORICHE Gi nel giovanile trattato Sulle idee Aristotele aveva chiarito alcune delle posizioni che lo manterranno sempre lontano da parecchi atteggiamenti di fondo del platonismo: i difetti strutturali che vengono imputati alla teoria delle idee sfociano in una teoria della conoscenza di taglio nettamente empiristico, dove lavvio della conoscenza risiede nella sensazione e dove le idee non sono che lesito dellopera di astrazione dellintelletto; ad esse non spetta pi alcuna esistenza separata e superiore rispetto alla realt concreta dellesperienza. Questo nuovo, forte senso dellesperienza si traduce nellottica del tutto nuova con cui Aristotele affronta non solo le problematiche fisiche e cosmologiche, ma anche quelle biologiche e politiche (per esempio lo studio delle costituzioni della Grecia), dove il momento iniziale dellaccertamento dei fatti ha uno spessore essenziale e fornisce il materiale senza cui impossibile che lintelletto lavori. In generale, la tesi di Aristotele che ogni ricerca muove dallesperienza e quindi si realizza nel l avoro di organizzazione e interpretazione da parte dellintelletto . Non serve fornire alcuna giustificazione dellevidenza empirica perch essa si attesta da sola, in quanto non c nulla di pi chiaro e indubitabile dellevidenza: i dubbi radicali di Parmenide sullaffidabilit dei sensi vengono dunque subito scartati. In secondo luogo per Aristotele, in netta contrapposizione a Platone, quella sensibile una forma di conoscenza autonoma e di cui non si pu fare a meno e le idee sono una conseguenza delle sensazioni, ottenute mediante il procedimento astrattivo.

4.2. LA SOLUZIONE AR ISTOTELICA 4.2.1 LA NATURA COME DOMINIO DEL MOVIMENTO Per Aristotele la natura il dominio del movimento e gli oggetti naturali sono definiti precisamente quelli che hanno in s il principio del movimento. Questultimo non dipende per tanto dalla mat eria di cui sono composte le cose, quanto piuttosto dalla loro forma; e infatti per capire la struttura e il comportamento dei corpi naturali non si pu guardare semplicemente alla materia di cui sono fatti, com invece possibile per gli oggetti artificiali. La fisica, a sua volta, una scienza teoretica che si occupa degli oggetti generabili e corruttibili (mentre la metafisica di quelli ingenerati e incorruttibili) e in movimento (mentre la matematica di quelli immobili) ( Testo 4). Dal momento che gli oggetti fisici sono sempre in movimento e non sono necessari, la disciplina che li studia non pu pervenire al rigore della matematica; i suoi risultati non godranno di universalit e necessit, ma saranno validi soltanto per la maggior parte dei casi. Ci non toglie che la fis ica possieda per Aristotele i contrassegni generali che lui attribuisce alle scienze in senso pieno, ancora una volta contro la posizione di Platone, che laveva relegata al rango di una narrazione solo verosimile. Sappiamo dalla metafisica che i corpi naturali sono sinoli, e cio individui composti di materia e forma. Da quale di queste due dipende il movimento? Aristotele riporta la considerazione del sofista Antifonte secondo cui se noi seppellissimo un letto di legno e questo, anzich putrefarsi, germinasse, germinerebbe legno e non un letto, provando che la materia a determinare il comportamento di un P. Vidali, Argomentare I - Versione digitale Pagina 10

A07 COS E LA NATURA? corpo, Eppure, obietta Aristotele, luomo non genera carne e basta (e cio materia), ma luomo (e cio forma); infatti la materia tale solo quando in atto, cio quando possiede una forma. Questo prova che allora la forma a determinare il comportamento? Nemmeno, perch in linea con la tesi che la sostanza sinolo egli ritiene che la spiegazione delle dinamiche naturali debba trovare risp osta nella considerazione parallela sia della m ateria sia della forma degli oggetti naturali .

TESTO 4 ARISTOTELE Il passo, tratto dalla Fisica, definisce che cos la natura e ne chiarisce le condizioni, anche in relazione alla teoria della potenza e dellatto. Infine esplicita il carattere sempre finalistico di tutti i movimenti. Poich la natura principio del movimento e del cangiamento e noi stiamo studiando metodicamente la natura, non ci deve rimaner nascosto che cosa sia il movimento. inevitabile, infatti, che, se questo si ignora, si ignori anche la natura. []. Non vi , per, un movimento al di fuori delle cose; infatti, perch vi sia cangiamento, indispensabile la cosa che cangia o per sostanza o per quantit o per qualit o per luogo, n, come noi abbiamo detto, si pu trovare alcunch di comune alle cose soggette al cangiamento, senza che esso sia n essenza determinata n quantit n qualit n alcuna delle altre categorie []. Poich, a proposito di ciascun genere, ci che in atto stato distinto da ci che in potenza, latto di ci che in potenza, in quanto tale, il movimento Una delle ragioni per cui il movimento sembra indeterminato sta nel fatto che esso non si pu porre in senso assoluto n nella potenza degli enti n nel loro atto. Difatti, n la quantit in potenza n la quantit in atto si muovono necessariamente; e il movimento sembra esser, s, un certo atto, ma imperfetto. E la causa sta nel fatto che imperfetto il possibile di cui il movimento , appunto, latto. [] Perci il movimento lentelechia del mobile in quanto mobile, e ci accade per conta tto del motore, sicch nello stesso tempo questultimo patisce anche. E il mo tore apporter sempre qualche forma, cio o lessenza determinata o la qualit o la quantit; e questa forma, quando mu over, sar il principio e la causa del movimento [Fisica, III, 1 e 2; trad. it. Aristotele, Opere, vol. 3, Laterza, Bari 1973, pp. 51-52 e 54-55] Per la comprensione Rispondi alle seguenti domande: Che cos per Aristotele la natura? Quali sono gli enti che appartengono al dominio naturale? Quali sono i tipi di movimento? In che senso il movimento sembra indeterminato? Il movimento ha luogo per necessit naturale o in vista di un fine?

4.2.2 TIPI E CAUSE DEL MOVIMENTO Secondo la definizione aristotelica, inteso nel senso pi generale il movimento passaggio dalla po tenza allatto . Ogni corpo pu infatti subire un movimento, ma esso resta solo una possibilit finch non ci sia un altro corpo che lo attua concretamente; a sua volta il corpo che funge da motore e che prima era motore solo in potenza lo diventato concretamente perch un altro precedente motore lo ha mosso. Ora, sono da escludere sia lipotesi che un corpo muova se stesso sia li potesi di un regresso che proceda allinfinito, o sarebbe impossibile spiegare linsorgenza effettiva del mov imento. Deve allora esistere un primo motore che per muovere non ha bisogno di essere mosso da nessun altro , che Aristotele chiama Motore Immobile e che Dio. Questultimo svolge dunque una funzione esclusivamente cosmologica. Nel cosmo il movimento parte dalla sfera pi esterna, quella delle stelle fisse, che lo comunica con un sistema di altre sfere a quelle dei vari pianeti sino alla pi interna, la sfera della luna. La zona degli astri che va dalla luna alla sfera delle stelle fisse costituita da una materia particolare, diversa da quelle

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A07 COS E LA NATURA? che formano la terra (e che sono aria, acqua, terra e fuoco): letere, una materia pe rfetta e inalterabile che si muove di un moto circolare, regolare e dotato di una perfezione che ne consente il trattamento matematico. Perch non si riproponga un assurdo regresso allinfinito, n ecessario porre un motore che muova senza essere mosso da altro, in cui il movimento non sia mai stato potenziale ma da sempre attuale. Questo primo motore non pu tuttavia muovere il cosmo secondo una modalit fisica, come fanno tutti gli altri motori, perch il movimento fisico implica comunque un passaggio dalla potenza allatto che viene escluso per il primo motore, del tutto privo di potenzialit. Di conseguenza esso muove solo in quanto suscita il movimento del cosmo che tende a esso, che ruota per avvicinarglisi: muove dunque come oggetto di desiderio e non desidera nulla, viene amato e non ama. Questa divinit per diversi aspetti simile al Demiurgo di Platone: entrambi svolgono un ruolo fisico in quanto cause dellordine del cosmo, entrambi incarnano la perfezione e sono in grado di conferire bont e bellezza al loro operato. I tipi di movimento per Aristotele sono quattro: a) locale, b) qualitativo, c) quantitativo, d) sostanziale. Il primo la traslazione, cio lo spostamento di un corpo da un luogo allaltro; il secondo lalterazione, ovvero la modificazione di una q ualche caratteristica del corpo (colore, sapore ecc.); il terzo laccrescimento o la diminuzione (dimensioni, volume ecc.); lultimo la generazione e la corruzione (la nascita e la morte). A loro volta, le cause del movimento sono quattro: a) materiale, b) formale, c) efficiente, d) finale. La prima la materia di cui un oggetto composto (per esempio per una statua di marmo come Il Discobolo di Mirone), la seconda la forma che assume (la statua rappresenta un lanciatore di disco), la terza ci che ha conferito alla materia la forma (nel nostro caso, lo scultore e cio Mirone), lultima lo scopo che ha spinto la causa efficiente a dare quella determinata forma alla materia (lintenzione dello scultore nel mostrare lequilibrio fisico e interiore del gesto sportivo). necessario specificare tutte e quattro queste cause se si vuole comprendere pienamente una cosa, anche se in molti casi almeno due coincidono; per esempio nel caso di una pianta, la causa formale e quella finale coincidono perch lo scopo del seme generare la pianta e la forma, cio la condizione matura e definitiva del seme, appunto lessere pianta. Le ragioni del movimento ci mostrano il carattere finalistico della fisica di Aristotele: ogni corpo si muove infatti per raggiungere un fine, sia pure con una importante distinzione fra corpi inanimati e animati. 1) I corpi inanimati tendono a raggiungere il loro luogo naturale : secondo la fisica aristotelica esistono dei luoghi nel cosmo in cui si raccolgono le materie fondamentali dette corpi semplici, e cio aria acqua terra e fuoco. Gli oggetti fatti di fuoco tendono al luogo naturale del fuoco, che sta in alto, quelli di terra il luogo naturale della terra, che sta in basso e via dicendo: per questo che le cose leggere come le fiamme tendono sempre verso lalto e gli oggetti pesanti come i sassi (fatti prevalentemente di terra) cadono verso il basso; a meno che qualcosa, con violenza, non ne impedisca il movimento. 2) I corpi animati invece tendono a raggiungere la loro d estinazione naturale chiamata entelechia (dal greco en tlei chein = essere nello scopo), e cio a raggiungere la condizione definitiva del loro sviluppo. Il seme tende a diventare pianta, luovo gallina, il bambino uomo, a m eno che, ancora una volta, non intervenga un moto violento che blocca lo sviluppo naturale. Nella natura nulla pertanto dovuto al caso o alla cieca necessit naturale. Ci mostrato in primo luogo dalla grande regolarit che la caratterizza e che indica la presenza di una intrinseca organizzazione razionale, e secondariamente dallevidente comportamento finalistico degli esseri naturali e soprattutto dagli animali, che agiscono sempre per raggiungere un determinato obiettivo.

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4.3. STRUMENTI FILOSOFICI E LIMITI DELLA SOLUZIONE ARISTOTELICA Considerare le entit naturali in termini di sostanze e interpretarne la dinamica alla luce di un generale finalismo mostrano il carattere qualitativo e non quantitativo della fisica di Aristotele; in questo modello fisico c infatti una totale assenza della matematica, a differenza del grande ricorso a essa che troviamo in Platone. In contrasto coi moderni come Copernico e Galilei, Aristotele sembra ritenere che tr adurre in termini matematici l'esperienza ne faccia perdere degli aspetti essenziali. La matematica dei tempi di Aristotele non era sviluppata in forma utile da favorirne lapplicazione alla fisica, e se ne concepiva piuttosto luso a vantaggio dellastronomia; inoltre la visione aristot elica della natura come movimento e i risultati specifici della sua dinamica sono strettamente connessi, e la fisica appare subordinata alla filosofia. Se la strettissima integrazione di fisica e filosofia fu una delle ragioni principali dellattecchimento della fisica di Aristotele e della sua influenza in contrapposizione ai modelli meccanicistici (quelli di Democrito ed Epicuro), il vitalismo che la pervade tutta, e cio lidea per cui il cosmo animato e la natura contiene in s il principio del proprio movimento, non poteva accettare la matematizzazione della natura e costituir un elemento di freno alla ricerca scientifica in questa direzione.

5. LO STOICISMO: LA NATURA COME ORDINE E NECESSIT

5.1. PREMESSE TEORICHE Lo Stoicismo una corrente ampia e differenziata, la cui prima fase, detta Antica Stoa, fu fondata verso il 300 a.C. da Zenone di Cizio (335/3-263 a.C.) e annovera fra i suoi esponenti anche Cleante (304/303223-222 a.C.) e Crisippo (281/278-208/205 a.C.). Come tutte le filosofie sorte in epoca ellenistica, anche questa ha per suo tema centrale il problema etico e di conseguenza il suo interesse nei confronti delle problematiche naturalistiche risulta secondario . In secondo luogo, seguendo la generale teoria per cui tutto quanto esiste materia (anche se poi gli Stoici non riescono a liberarsi completamente dalle entit immateriali), lo Stoicismo una filosofia spiccatamente materialistica, ma con differenze profondissime rispetto allantico atomismo e alla sua ripresa da parte di Epicuro.

5.2. LA SOLUZIONE STOICA Secondo gli Stoici i princpi della natura sono due, uno attivo detto Anima del mondo o Lgos e uno passivo detto Materia . Il primo, che ha una valenza sia religiosa (la Provvidenza) sia cosmologica (il Destino), la causa efficiente immanente e insieme la legge della natu ra; esso viene identificato col fuoco, e il fatto che venga chiamato pr technikn (ovvero qualcosa come fuoco capace di procedere con arte) ci mostra che intrinsecamente razionale . Ladozione del fuoco come principio ha unorigine eraclitea, ma ora esso viene interpretato come unentit razionale piuttosto che fisica: esso non il fuoco di cui luomo si serve, quanto piuttosto un soffio caldo che conse rva e sorregge tutto vivificandolo; esso viene chiamato anche ragione seminale del mondo pe rch grazie ad esso che ogni cosa si genera. Il secondo principio, in base una concezione della materia gi riscontrata in Platone (il Ricettacolo Universale del Timeo) come in Aristotele (la sua materia prima), la mera disponibilit ad assumere qualsiasi forma e appare priva di connotati qualitativi propri . I due princpi ricordano il dualismo aristotelico di forma e materia, ma a differenza di questultima coppia possono essere distinti per s e non solo in base a unoperazione astrattiva dellintelletto, tanto pi che sono entrambi materiali: il Lgos semplicemente costituito da un materia pi sottile rispetto alla Materia Prima. Quando il principio attivo permea il secondo, la materia assume le fondamentali caratteristiche qualitative, e cio caldo, freddo, umido o secco, trasformandosi in una delle materie prime, terra, aria, acqua e fuoco; da queste ultime a loro volta nascono tutti gli altri elementi. Viene dunque rifiutata la quinta materia di Aristotele, letere, perch il cosmo per gli Stoici om ogeneo e non presenta la tipica distinzione aristotelica fra mondo lunare e mondo sublunare. Luniverso nato da un indeb olimento della tonicit del fuoco primordiale, che con un processo simile alla rarefazione di Ana ssimene si

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A07 COS E LA NATURA? trasformato prima in aria e poi in acqua; da un lato sorse allora la terra che si colloc al centro delluniverso e dallaltro le sfere celesti, dove una nuova condensazione produsse i pi aneti. Questo ci mostra che la concezione delluniverso fisico degli Stoici continuista , cio antiatomistica : gli elementi sono infatti le qualit della sostanza fisica, non oggetti chiaramente distinti come gli atomi di Epicuro, e trapassano continuamente gli uni negli altri, scindendosi e poi di nuovo fondendosi. Questo processo ciclico (e assomiglia alla dinamica del cosmo ipotizzata da Empedocle, dove si alternano fasi di prevalenza dellOdio e dellAmore), perch dopo la formazione del cosmo e dopo una fase intera di vita del cosmo (sulla cui durata gli stessi stoici hanno opinioni divergenti, valutandola da 2484 a 3600000 anni) avr luogo la riappropriazione da parte del fuoco di tutto il cosmo mediante un incendio universale, e quindi il processo ricomincer come gi da sempre successo, secondo Zenone in modo esattamente uguale per infinite volte. Sebbene siano state prodotte innumerevoli opinioni sulle modalit di questo processo, come pure su quello della nuova formazione del cosmo, lidea di fondo che accomuna tutti gli stoici che i fen omeni naturali sono intrinsecamente razionali e retti da precise leggi. La fisica stoica, bench materialistica come quella epicurea, nettamente avversa al meccanicismo e si regge sulla convinzione che il Lgos prefiguri e disponga tutti gli eventi senza lasciare nulla al caso, e che la Provvidenza sappia in anticipo del loro accadere e li faccia accadere al momento opportuno ( Testo 5). Tutto ci non affatto privo di rilevanti conseguenze etiche, che vanno dalla possibilit di conoscere il futuro (con la conseguente pratica dellastrologia) allammissione del determinismo universale. Se infatti tutto accadr in modo analogo al passato, se esisteranno persone del tutto uguali a noi che faranno cose del tutto uguali a quelle che abbiamo fatto noi, esse non saranno libere di scegliere ma potranno solo ripetere il gi accaduto e per conseguenza non vi sar libert; per evitare questa conseguenza, implicita nella teoria di Zenone, Crisippo indebol la sua teoria dicendo che le cose si sarebbero ripetute in maniera simile ma non esattamente uguale.

TESTO 5 LO STOICISMO Il passo, bench testimonianza tarda e indiretta, spiega il carattere intelligente della natura, lo giustifica con la virt del principio che il fuoco (cio il Lgos) e infine spiega il carattere finalistico del suo funzionamento. Dunque Zenone definisce la natura cos: dice che essa un fuoco dotato di capacit di produrre artigianalmente, che procede alla produzione con metodo. proprio dellarte, egli ritie ne, il generare e produrre; e ci che la mano compie nelle opere delle nostre arti, con arte molto maggiore sa compierlo la natura Secondo questa argomentazione, tutta quanta la natura dotata di tale capacit, perch ha in s un metodo e una via tracciata da seguire. E non solo essa dotata di capacit artigianale, ma direttamente artefice delluniverso stesso, che contiene e abbraccia tutte quante le cose; e ci ancora secondo la definizione di Zenone, che la dichiara dotata di consiglio e preveggente procuratrice di ogni tipo di utilit e opportunit. Tale dunque essendo la mente del mondo, e potendosi per questa ragione chiamare prudenza o provvidenza (il che in greco si dice prnoia), a questo soprattutto provvede e attende, che in primo luogo che il mondo sia costituito nel modo pi adatto a conservare la sua esistenza, in secondo luogo che non presenti alcun difetto, poi infine che in esso sia bellezza straordinaria e ogni ornamento. (Cicerone, La natura degli dei, II, 22, 57-58; trad. it. in Gli Stoici. Opere e testimonianze, a cura di M. Isnardi Parente, Tea, Milano 1994, pp. 175-176) Per la comprensione Rispondi alle seguenti domande: Che differenza c tra il fuoco degli Stoici e quello di Eraclito? In che senso il fuoco possiede capacit artigianale? Il Lgos stoico una forza meccanica o finalistica?

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5.3. STRUMENTI FILOSOFICI E LIMITI DELLA SOLUZIONE STOICA Come innumerevoli filosofi greci, a cominciare da Platone e Aristotele, ritenevano che i corpi celesti fossero esseri divini o almeno corpi naturali retti per da intelligenze divine e che guidassero in varia misura gli eventi del nostro mondo, cos gli Stoici ritengono il cosmo una organizzazione immutabile, razionale, perfetta e necessaria, che in ultima analisi si identifica con Dio stesso: cosicch la dottrina stoica altro non che una forma di rigoroso panteismo . Daltro canto il continuismo di questa visione si deve pi a ragioni etiche che fisiche: solo istituendo unintegrazione co mpleta di tutto il cosmo si poteva ritrovare il senso del mondo, istituire un nesso forte fra lindivi duo e la totalit cosmica, eliminare il discrimine (tipico in Aristotele) fra sapere ed etica e le stesse disuguaglianze sociali: se tutti siamo risultato del fuoco divino, appaiono infondate le differenze fra liberi e schiavi, fra ricchi e poveri. Allo stesso tempo tuttavia la distanza che separa questa cosmologia dallastronomia matematica de lla stessa epoca del tutto evidente per lesplicita declinazione religiosa che lo Stoicismo intende prendere: cos Cleante volle attribuire una valenza religiosa alla fisica di Zenone ed sempre per ragioni religiose oltre che fisiche (soprattutto la non ammissione della possibilit di scomporre i moti evidenti in moti semplici) che egli stesso si oppose con durezza allipotesi eliocentrica di Aristarco di Samo. Pro prio questa dimensione etico-religiosa rispondeva pienamente alla domanda di senso e di orientamento dei Greci ormai sudditi dellImpero alessandrino e bene spiega perch due opere stoiche, l Inno a Zeus di Cleante e i Fenomeni del poeta Arato (310 ca - 240 ca a.C.), furono tra le opere pi lette dellet ellenistica. Ma la ricerca scientifica perseguiva ormai altre vie, adottava metodologie notevolmente diverse e il suo divorzio dalla filosofia si era consumato con nettezza.

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LABORATORIO DIDATTICO

SEZ. A IL PROBLEMA E IL SENSO COMUNE 1) Mettere in relazione le espressioni sottoelencate con i filosofi che le sottoscriverebbero, e che sono a) Democrito b) Anassagora, c) Platone, d) Aristotele, e) Zenone di Cizio: 1. natura lo suo corso prende | dal divino intelletto e da sua arte; | e se tu ben la tua Fisica note | | che larte vostra quella, quanto pote | segue, come l maestro fa il discente; | s che vostrarte a Dio quasi nepote (Dante, Inferno). 2. Luomo a somiglianza della terra modella se stesso, la terra modella se stessa a somiglianza del cielo, il cielo si modella a somiglianza degli uomini (proverbio cinese). 3. Quelli che risalgono al principio di tutte le cose deducono poi da esso, considerando questo anche causa che abita nelluniverso scorrendo per tutte le cose e non solo causa motrice, ma anche causa produttrice (Plotino, Enneadi). 4. La natura non d una grande idea dellintelletto di chi o fu autore di tale ordine (Leopardi, Zibaldone). 5. Il senso non ci solleva verso linfinito e non favorisce la nostra conoscenza di esso, dal momento che ad esso non compete; ma, solo stoltamente, la molesta turba del Sofista potr ritenere che ci che espresso dai sensi sia la verit (Bruno, Limmenso e gli innumerevoli). 6. Nessuna cosa nasce e muore, ma a partire dalle cose che sono si produce un progresso di composizione e divisione; cos dunque si dovrebbe correttamente chiamare il nascere comporsi e il morire dividersi (Empedocle).

SEZ. B RIPERCORRERE LE DIVE RSE SOLUZIONI (Esercizi per comprendere ed utilizzare le diverse soluzioni proposte ) 2) Individua le affermazioni presocratiche vere tra quelle che seguono: 1. Per Talete larch composto da infinite materie. 2. Secondo i Pitagorici, la natura presenta unorganizzazione di tipo matematico. 3. Secondo Parmenide la conoscenza deve iniziare dai sensi. 4. Gli atomi secondo Democrito possiedono infinite forme, colori, sapori. 5. Nel cosmo democriteo lo spazio interamente riempito dagli atomi. 6. Le omeomerie di Anassagora sono infinitamente divisibili. 7. LIntelletto di Anassagora muove le omeomerie sapendo perch e come. 8. Secondo Platone la natura rivela unorganizzazione razionale e matematica. 9. Il Demiurgo di Platone usa esclusivamente il finalismo nellorganizzare il cosmo. 10. Gli oggetti naturali si dividono secondo Aristotele in mobili e immobili. 11. Per Aristotele solo gli oggetti animati sono retti da un comportamento finalistico 12. La fisica degli Stoici e contemporaneamente sia materialistica sia meccanicistica. 13. Per gli Stoici il Lgos immateriale. 3) Elimina dal seguente passo di Platone le espressioni erronee: Il cosmo stato organizzato da un principio intelligente/in intelligente (1), il Demiurgo. Esso provava amore/invidia (2) per la bellezza del cosmo e quindi ne produsse unimitazione traendo spunto dalla materia/dalle idee (3). Quindi, volendo che tutte le cose fossero buone/cattive (4) e dal momento che di per s la materia era ordinata/disordinata (5), decise di attribuire/non attribuire (6) a questultima lintelligenza. Ne risult un solo cosmo/una molteplicit di cosmi (7) non in possesso di animazione/in possesso di animazione (8).

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4) Dopo aver letto il seguente passo aristotelico, svolgi gli esercizi sotto proposti: Per chi si attiene, invero, agli antichi loggetto della fisica potrebbe risultare essere la materia (in piccola parte, infatti, Empedocle e Democrito si accostano alla forma o al concetto); daltra parte per, se larte imita la natura ed compito della medesima scienza conoscere fino a un certo punto la forma e la materia (come, ad esempio, compito del medico conoscere la salute e la bile e il muco nei quali la salute risiede, e similmente compito del costruttore conoscere la forma della casa e la materia ossia mattoni e legna, e lo stesso discorso vale anche per quelli che praticano le altre arti), certamente sar compito anche della fisica conoscere entrambe le nature. Inoltre compito della medesima conoscere la causa finale e il fine e quante cose sono in virt di questi. La natura infatti fine e causa finale [Fisica, II, 194 a 19-27; trad. it. Aristotele, Opere, vol. 3, Laterza, Bari 1973, pp. 31-32] 1. Individua la distinzione presente in Democrito e in Anassagora fra la materia e il principio della sua animazione. 2. Spiega perch secondo Aristotele un sasso lasciato andare cade. 3. Spiega perch secondo Aristotele un seme nel terreno fa nascere una nuova pianta. 6) Per quanto riguarda gli Stoici, scegli lalternativa corretta fra le seguenti: 1. I principi secondo gli Stoici sono: a) infiniti b) due c) uno solo 2. Il Lgos viene identificato: a) con una natura infinita b) col fuoco c) con lessere 3. Il principio attivo funziona: a) finalisticamente b) meccanicisticamente c) in modo sia meccanico sia finalistico 4. La materia : a) dotata di forma b) impossibilitata ad assumere mai alcuna forma c) priva di forma 5. La materia primordiale si trasforma:: a) grazie a un vortice b) mediante un processo di rarefazione c) per via degli scontri tra le particelle materiali 6. Il divenire del cosmo : a) un progresso continuo b) un regresso rispetto alla condizione originaria c) ciclico, fatto di ripetizioni

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Sez. C

STRUMENTI FILOSOFICI
(Come utilizzare gli strumenti logici e argomentativi del filosofo ) IL PRINCIPIO DELLE MPIRISMO a) I presocratici, ad eccezione degli Eleati, sembrano confidare tutti nella validit dellesperienza immediata, nella rispondenza diretta fra la conoscenza e la realt. Ad esempio Eraclito osservava, a proposito della grandezza del sole, che ha la larghezza di un piede umano (DK 22 B 3), senza preoccuparsi del fatto che le cose lontane ci appaiono pi piccole; per lui insomma le cose erano esattamente uguali alle sensazioni che ce ne derivano. Solo pi tardi ci si accorse che invece le risultanze dei sensi non devono essere ritenute vere senza che siano sottoposte a una riflessione ulteriore: il bastone immerso nellacqua sembra spezzato in due, ma noi sappiamo perfettamente che ci non vero. Rilevi in qualche filosofo presocratico un atteggiamento maggiormente critico verso i sensi?

b) Considera adesso il seguente breve passo di Aristotele: Ridicolo, poi, sarebbe cercar di dimostrare che la natura : evidente, infa tti, che di tali enti ve ne sono molti. E dimostrare le cose evidenti mediante le oscure proprio di chi non sa distinguere ci che conoscibile di per s e ci che non lo . (Fisica, II, 193 a 2-6; trad. it. cit., p. 28) Rispondi adesso alle seguenti domande: 1. Crea qualche esempio di conoscenza empirica che stai effettuando adesso. 2. Tali esempi appartengono tutti al campo dellevidenza? 3. Enuncia qualche esempio di nozioni evidenti ma non empiriche. 4. Tra i filosofi oggetto di questo capitolo, chi ti sembra formulare una teoria della conoscenza dove lesperienza ha un ruolo subordinato? c) Alle lettere a) e b) abbiamo constatato che lesperienza viene ritenuta da molti filosofi greci la fonte privilegiata della conoscenza (e abbiamo altres constatato che non coincide con la nozione di evidenza: levidenza empirica non esaurisce infatti il campo intero dellevidenza). Nel passo che segue, del celebre filosofo della scienza Karl Popper (1902-1994), lesperienza, identificata nel caso specifico con losservazione, viene invece considerata lelemento che decide della validit delle c onoscenza, non necessariamente la loro origine. Sono pronto ad ammettere che soltanto losservazione pu fornirci la conoscenza dei fatti e che (come dice Hahn) possiamo diventare consapevoli dei fatti soltanto in base allosservazione. Ma questa consapevolezza, questa nostra conoscenza, non giustifica, n consolida, la verit di nessunasserzione. Non credo perci che la domanda che lepistemologia deve porsi sia su che cosa riposa la nostra conoscenza? o, piuttosto, pi esattamente, come posso, dopo aver avuto lesperienza S, giustificare la mia descrizione di tale esperienza, e difenderla contro il dubbio?. Secondo me ci che lepistemologia deve chiedersi , piuttosto: in qual modo controlliamo le asserzioni scientifiche? 5 (Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino 1980 , p. 91) Adesso rispondi alle seguenti domande: 1. Che differenza istituisce il passo popperiano fra la pura e semplice conoscenza dei fatti e la loro giustificazione 2. Fai qualche esempio di proposizioni non derivate dirett amente dallesperienza che si possono verificare in modo empirico. d) Considera infine il seguente passo del fisico Werner Heisenberg (1901-1076):

A07 COS E LA NATURA? Lidea di piccolissimi, indivisibili blocchi da costruzione della materia si present dapprima in connessione con lelaborazione dei concetti di materia, essere e divenire, che contraddistin sero la prima epoca della filosofia greca. Questo periodo comincio nel sesto secolo a.C. con Talete, il fondatore della scuola di Mileto, a cui Aristotele attribuisce laffermazione: Lacqua la causa mat eriale di tutte le cose. Questa affermazione, per strana che possa apparirci, esprime, come Nietzsche ha messo in rilievo, tre fondamentali idee filosofiche. Primo, lesistenza di un problema circa la causa materiale di tutte le cose; secondo, lesigenza che a questa domanda si debba rispondere in confor mit alla ragione, senza ricorso ai miti, o al misticismo; terzo, il postulato che in definitiva sia possibile ridurre ogni cosa ad un principio unico. C unenorme differenza fra la scienza m oderna e la filosofia greca ed essa consiste proprio nellatteggiamento empiristico della scienza moderna. alcune determinazioni della filosofia antica sono abbastanza vicine a quelle della scienza moderna. Il che mostra semplicemente quanto lontano si possa arrivare combinando lesperienza ordinaria della natura, che noi abbiamo senza ricorrere ad esperimenti, con linstancabile intento di porre un certo o rdine logico in codesta esperienza per intenderla in base a dei princpi generali. (Fisica e filosofia, Il Saggiatore, Milano 1963, pp. 65 e 78-79). Rispondi adesso alle seguenti domande: 1. Quali sono secondo Heisenberg i tre risultati dellindagine dei presocratici? 2. Quali ne sono a suo avviso i limiti rispetto alla scienza contemporanea? 3. Qual secondo Heisenberg la fondamentale differenza fra la ricerca naturalistica dei Greci e lindagine scientifica dei contemporanei?

SEZ. D PIANO DI DISCUSSIONE 1. Si pu spiegare la natura essendone parte? Se s, come? 2. Si pu spiegare la natura esperendone parte? Se s, come? 3. Si pu spiegare perch spiegare la natura? Se s, come? 4. Immagina un mondo in cui la priorit della vista fosse sostituita con quella dellolfatto o del tatto: si tratta comunque di forme di conoscenza empirica. Potrebbe esserci una scienza basata sullodorazione o sulla palpazione al posto che sullosservazione? Perch? 5. Qualunque sia il modo in cui vengono concepite le leggi di natura e qualunque ne sia il contenuto, esse si accomunano nel rispetto del principio di non contraddizione: il moto terrestre non pu essere e non essere rotatorio. Il principio di non contraddizione dunque una legge di natura? 6. Losservatore altrettanto essenziale alla creazione e sviluppo delluniverso quanto luniverso lo per la creazione dellosservatore? 7. Quale potrebbe essere, rispetto a temi finalistici, il ruolo di Dio nella creazione delluniverso? 8. Essere finalisti compatibile con la scienza?

BIBLIOGRAFIA MINIMA G. Cambiano, Filosofia e scienza nel mondo antico, Loescher, Torino 1986. N. DAnna, Il gioco cosmico, Rusconi, Milano 1999. 2 E. J. Dijksterhuis, Il meccanicismo e limmagine del mondo, Feltrinelli, Milano 1980 . R. French, Gli antichi e la natura, ECIG, Genova 1999. R. Lenoble, Storia dellidea di natura, Guida, Napoli 1975.

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SCHEDA DIDATTICA
SCHEDA DIDATTICA SUL PROBLEMA Sommario inquadramento storico dei filosofi citati capacit di analisi del testo, sapendone individuare i nessi centrali Prerequisiti capacit di riconoscere termini specifici della disciplina capacit elementare di valutare un argomento razionale: distinguere la tesi e i motivi a supporto conoscere la valenza del concetto di esperienza Conoscenza Acquisizione di un lessico specifico relativo alle seguenti nozioni: arch Obiettivi monismo pluralismo meccanicismo finalismo natura materia Competenza Avviare lutilizzo del lessico filosofico Saper collocare storicamente gli autori affrontati Focalizzare i nuclei teorici delle diverse posizioni Capacit Analizzare e confrontare le diverse concezioni che assume il tema della natura nei diversi autori Analizzare le diverse soluzioni proposte al problema Confrontare tra le diverse soluzioni individuandone specificit e premesse Sintetizzare il problema negli aspetti comuni rilevati nei diversi autori Attualizzare il problema Programmazione Tre lezioni Termini illustrati atomo cosmogonia cosmologia entelechia finalismo immanenza luogo naturale materialismo meccanicismo monismo movimento natura omeomeria Pluralismo principio (arch) Lessico filosofico impiegato nellesposizione del problema atto causa creazionismo determinismo esperienza fisica forma idea mito potenza principio di non contraddizione qualit sinolo vitalismo

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TESTI A INTEGRAZIONE

DEMOCRITO Le caratteristiche degli atomi Democrito, che assegna una determinata forma atomica a ciascun sapore, fa derivare il dolce dagli atomi rotondi e di discreta grandezza, lacre dagli atomi di figura grande con asperit e con molti angoli e senza rotondit, lacido o acuto come dice il nome stesso dagli atomi cauti, angolosi, a curve, sottili e non tondeggianti; lagro invece dagli atomi tondeggianti, sottili, ang olosi e a curve; il salato, da quelli angolosi e di discreta grandezza, obliqui e isosceli; lamaro, da quelli tondeggianti, aventi una curvatura uniforme e piccola grandezza; il grasso, da atomi leggeri, rotondi e piccoli). [DK 68 A 129; trad. it. in I Presocratici, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Roma-Bari 1969, p. 713].

ANASSAGORA Dal caos al cosmo Quanti poi fanno gli elementi infiniti [di numero] come Anassagora e Democrito, luno con gli omeomeri, laltro con luniversale riserva seminale di figure, dicono con ci che linfinito continuo per contatto, e luno vuole che ogni parte sia una mescolanza come il tutto, perch vede che ogni cosa viene da ogni cosa: per questo motivo pare chegli affermi che un tempo tutte le cose erano insieme, per ese mpio questa carne e questosso e cos questaltro, sia quel che sia: e i nsomma tutto e lo erano, beninteso, contemporaneamente, perch linizio della separazione non si verific soltanto per ciascuna cosa, ma per tutte. E poich ci che prodotto prodotto da un corpo di determinata natura e di tutte le cose c generazione, solo che non contemporaneamente, anche per tale generazione ci devessere un principio, e un principio unico chegli chiama Intelletto e lIntelletto lavora da un certo inizio pensa ndo: sicch di necessit a un certo momento tutte le cose erano insieme e a un certo momento cominciarono ad essere mosse. Anassagora dice che dapprincipio i corpi stavano immobili e lintelletto di dio li pose in ordine e produsse la generazione di tutte le cose. Anassagora [definisce] dio lintelletto, il facitore del cosmo. Lintelletto dio in ciascuno di noi. [Anassagora dice] che stato, e sar e che su tutti comanda e ha dominio. E che lintelletto ha posto in ordine tutte le cose che sono infinite e mescolate. [DK 59 A 45 e 48; trad. it. in I Presocratici, Laterza, Roma-Bari 1969, pp. 573 e 576-577]

PLATONE

LA STUDIO DELLA NATURA COME STORIA VERISIMILE TIMEO Ma tutti, o Socrate, anche se poco assennati, nei tentare qualsiasi impresa, o piccola o grande, sempre invocano qualche dio. E noi che siamo per parlare delluniverso, com nato o se anche senza nascimento, se proprio non deliriamo, necessario che, invocando gli dei e le dee, li preghiamo che ci facciano dire ogni cosa soprattutto secondo il loro pensiero e anche coerentemente a noi stessi. E cos siano invocati gli dei: ma bisogna invocare anche lopera nostra, affinch molto facilmente voi apprendiate e io pienamente vi dichiari quel che penso degli argomenti proposti. Prima di tutto, secondo la mia opinione, si devono distinguere queste cose. Che quello che sempre e non ha nascimento, e che quello che nasce sempre e mai non ? Luno apprensibile dallintelligenza mediante il ragionamento, perch sempre nello stesso modo; laltro invece opinabile dallopinione mediante la sensazione irrazionale, perch nasce e muore, e non esiste mai veramente. Tutto quello poi che nasce, di necessit nasce da qualche cagione, perch impossibile che alcuna cosa abbia nascimento senza cagione. Ora, quando lartefice, guardando sempre a quello che nello stesso modo e P. Vidali, Argomentare I - Versione digitale Pagina 21

A07 COS E LA NATURA? giovandosi di cos fatto modello, esprime la forma e la virt di qualche opera, questa di necessit riesce tutta bella: non bella, invece, se guarda a quel ch nato, giovandosi dun modello generato. Dunque, intorno a tutto il cielo o mondo o, se voglia chiamarsi con altro nome, si chiami pure cos, conviene prima considerare quel che abbiamo posto che si deve considerare in principio intorno ad ogni cosa, se cio stato sempre, senzavere principio di nascimento, o se nato, cominciando da un principio. Esso nato: perch si pu vedere e toccare ed ha un corpo, e tali cose sono tutte sensibili, e le cose sensibili, che son apprese dallopinione mediante la sensazione, abbia mo veduto che sono in processo di generazione e generate. Noi poi diciamo che quello ch nato deve necessariamente esser nato da qualche cagione. Ma difficile trovare il fattore e padre di questuniverso, e, trovatolo, impossibile indicarlo a tutti. Pertanto questo si deve invece considerare intorno ad esso, secondo qual modello lartefice lo costru: se secondo quello che sempre nello stesso modo e il medesimo, o secondo quello ch nato. Se bello questo mondo, e lartefice buono, chiaro che gua rd al modello eterno: se no, ci che neppure lecito dire, a quello nato. Ma chiaro a tutti che guard a quello eterno: perch il mondo il pi bello dei nati, e dio il pi buono degli autori. Il mondo cos nato stato fatto secondo modello, che si pu apprendere con la ragione e con lintelletto, e che sempre nello stesso modo. E se questo sta cos, assoluta necessit che questo mondo sia immagine di qualche cosa. Ora in ogni questione di grandissima importanza il principiare dal principio naturale: cos dunque conviene distinguere fra limmagine e il suo modello, come se i discorsi abbi ano qualche parentela con le cose, delle quali sono interpreti. Pertanto quelli intorno a cosa stabile e certa e che risplende allintelletto, devono essere stabili e fermi e, per quanto si pu, inconfutabili e immobili, e niente di tutto questo deve mancare. Quelli poi intorno a cosa, che raffigura quel modello ed a sua immagine, devono essere verosimili e in proporzione di quegli altri: perch ci che l essenza alla generazione, la verit alla fede. Se dunque, o Socrate, dopo che molti han detto molte cose intorno agli dei e allorigine delluniverso, non possiamo offrirti ragionamenti in ogni modo seco stessi pienamente concordi ed esatti, non ti meravigliare; ma, purch non ti offriamo discorsi meno verosimili di quelli di qualunque altro, dobbiamo essere contenti, ricordandoci che io che parlo e voi, giudici miei, abbiamo natura umana: sicch intorno a queste cose conviene accettare una favola verosimile, n cercare pi in l. SOCRATE. E ora ufficio tuo, o Timeo, di cominciare, dopo aver invocati, com costume, gli di. TIMEO Ma tutti, o Socrate, anche se poco assennati, nei tentare qualsiasi impresa, o piccola o grande, sempre invocano qualche dio. E noi che siamo per parlare delluniverso, com nato o se anche senza nascimento, se proprio non deliriamo, necessario che, invocando gli dei e le dee, li preghiamo che ci facciano dire ogni cosa soprattutto secondo il loro pensiero e anche coerentemente a noi stessi. E cos siano invocati gli dei: ma bisogna invocare anche lopera nostra, affinch molto facilmente voi apprendiate e io pienamente vi dichiari quel che penso degli argomenti proposti. Prima di tutto, secondo la mia opinione, si devono distinguere queste cose. Che quello che sempre e non ha nascimento, e che quello che nasce sempre e mai non . Luno apprensibile dallintelligenza mediante il ragionamento, perch sempre nello stesso modo; laltro invece opinabile dallopinione mediante la sensazione irrazionale, perch nasce e muore, e non esiste mai veramente. Tutto quello poi che nasce, di necessit nasce da qualche cagione, perch impossibile che alcuna cosa abbia nascimento senza cagione. Ora, quando lartefice, guardand o sempre a quello che nello stesso modo e giovandosi di cos fatto modello, esprime la forma e la virt di qualche opera, questa di necessit riesce tutta bella: non bella, invece, se guarda a quel ch nato, giovandosi dun modello generato. Dunque, intorno a tutto il cielo o mondo o, se voglia chiamarsi con altro nome, si chiami pure cos, conviene prima considerare quel che abbiamo posto che si deve considerare in principio intorno ad ogni cosa, se cio stato sempre, senzavere principio di nascimento, o se nato, cominciando da un principio. Esso nato: perch si pu vedere e toccare ed ha un corpo, e tali cose sono tutte sensibili, e le cose sensibili, che son apprese dallopinione mediante la sensa zione, abbiamo veduto che sono in processo di generazione e generate. Noi poi diciamo che quello ch nato deve necessariamente esser nato da qualche cagione. Ma difficile trovare il fattore e padre di questuniverso, e, tro vatolo, impossibile indicarlo a tutti. Pertanto questo si deve invece considerare intorno ad esso, secondo qual modello lartefice lo costru: se secondo quello che sempre nello stesso modo e il medesimo, o s econdo quello ch nato. Se bello questo mondo, e lartefice buono, chiaro che guard al modello eterno: se no, ci che neppure lecito dire, a quello nato. Ma chiaro a tutti che guard a quello eterno: perch il mondo il pi bello dei nati, e dio il pi buono degli autori. Il mondo cos nato stato fatto secondo modello, che si pu apprendere con la ragione e con lintelletto, e che sempre nello stesso modo. E se questo sta cos, assoluta necessit che questo mondo sia immagine di qualche cosa. Ora in ogni

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A07 COS E LA NATURA? questione di grandissima importanza il principiare dal principio naturale: cos dunque conviene distinguere fra limmagine e il suo modello, come se i discorsi abbiano qualche parentela con le cose, delle quali sono interpreti. Pertanto quelli intorno a cosa stabile e certa e che risplende allintelletto; devono essere stabili e fermi e, per quanto si pu, inconfutabili e immobili, e niente di tutto questo deve mancare. Quelli poi intorno a cosa, che raffigura quel modello ed a sua immagine, devono essere verosimili e in proporzione di quegli altri: perch ci che lessenza alla genera zione, la verit alla fede. Se dunque, o Socrate, dopo che molti han detto molte cose intorno agli dei e allorigine delluniverso, non possiamo offrirti ragionamenti in ogni modo seco stessi pienamente co ncordi ed esatti, non ti meravigliare; ma, purch non ti offriamo discorsi meno verosimili di quelli di qualunque altro, dobbiamo essere contenti, ricordandoci che io che parlo e voi, giudici miei, abbiamo natura umana: sicch intorno a queste cose conviene accettare una favola verosimile, n cercare pi in l. (Timeo, 27c-29d; trad. it. in Platone, Opere, Laterza, Roma-Bari 1974, vol. 2, pp. 476-478)

LA FORMAZIONE DEL CO SMO Quello ch nato deve essere corporeo e visibile e tangibile. Ma niente potrebbe essere visibile, separato dal fuoco, n tangibile senza solidit, n solido senza terra. Sicch dio, cominciando a comporre il corpo delluniverso, lo fece di fuoco e di terra. Ma non possibile che due cose sole si compongano bene senza una terza: bisogna che in mezzo vi sia un legame che le congiunga entrambe. E il pi bello dei legami quello che faccia, per quant possibile, una cosa sola di s e delle cose legate: ora la proporzione compie questo in modo bellissimo. Perch quando di tre numeri o masse o potenze quali si vogliano, il medio sta allultimo come il primo al medio, e daltra parte ancora il medio sta al primo, come lultimo al medio, allora il medio divenendo primo e ultimo, e lultimo e il primo divenendo a lor volta medi ambedue, cos di necessit accadr che tutti siano gli stessi, e divenuti gli stessi fra loro, saranno tutti una cosa sola. Se dunque il corpo delluniverso doveva essere piano e senzalcuna profondit, un solo medio bastava a collegare s e le cose con s congiunte: ma ora, poich conveniva che il corpo delluniverso fosse solido (e i solidi non li congiunge mai un medio solo, ma due ogni volta), perch dio mise acqua e aria fra fuoco e terra, e proporzionati questi elementi fra loro, per quantera possibile, nella medesima ragione, di modo che come stava il fuoco allaria stesse anche laria allacqua, e come laria allacqua lacqua alla terra, colleg e compose il cielo visibile e tangibile. E in questo modo e di cos fatti elementi, quattro di numero, fu generato il corpo del mondo, concorde per proporzione, e per ebbe tale amicizia che riunito con s nello stesso luogo non pu essere disciolto da nessun altro, se non da quello che lha legato. La composizione del mondo ricevette per intero ciascuno di questi quattro elementi. Perch lartefice fece il mondo di tutto il fuoco e lacqua e laria e la terra, senza lasciare fuori nessuna parte o potenza di nessuno di essi, con questo consiglio: prima, che tutto lanimale fosse, quanto pi possibile, perfetto e di parti perfette, e anche fosse uno, in quanto che nientera st ato lasciato, donde potesse farsene un altro simile; e poi che fosse immune da vecchiezza e da morbo, perch dio sapeva che il caldo e il freddo e tutti gli agenti di grande energia, circondando di fuori un corpo composto e importunamente assalendolo, lo sciolgono, vinducono morbi e vecchiezza e lo fanno morire. Per questo motivo e ragionamento fece un unico tutto di tutte le totalit, perfetto e immune da vecchiezza e da morbo. E gli diede una forma conveniente e affine. Ora allanimale, che doveva raccogliere in s tutti gli animali, conveniva una forma, che in s raccogliesse tutte quante le forme. Perci lo arrotonda a mo di sfera, egualmente distante in ogni parte dal centro alle estremit, in orbe circolare, che di tutte le figure la pi perfetta e la pi simile a se stessa, giudicando il simile infinitamente pi bello del dissimile. E lo fece perfettamente liscio tuttintorno di fuori per molte ragioni. Infatti non aveva alcun bisogno docchi, non essendovi rimasto niente da vedere al di fuori, n dorecch i, non essendovi rimasto niente da udire: n vera aria dintorno, che domandasse dessere respirata. E nemmeno aveva bisogno dalcun organo per ricevere in s il nutrimento o per espellere il residuo della digestione, perch niente perdeva e niente gli si aggiungeva di dove che fosse, non essendovi niente. Esso stato fatto ad arte in tal modo che si procura la nutrizione dalla sua corruzione, e tutto in s e da per s patisce e fa. Credette infatti lartefice che migliore sarebbe il mondo se bastasse a s e stesso che se fosse bisognoso daltri. E le mani, con le quali non aveva nessun bisogno di prendere n di respingere alcuna cosa, dio non credette di dovergliele aggiungere invano, e nemmeno i piedi, n quantaltro serve per camminare. Ma gli assegn il movimento adatto al suo corpo, quello dei sette che pi saccosta allintelligenza e al pensiero. E per menandolo intorno nello ste sso modo, nello stesso luogo e in se

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A07 COS E LA NATURA? stesso, lo fece muovere con moto circolare e gli tolse tutti gli altri sei movimenti e lo priv dei loro errori. E non essendovi bisogno di piedi per questa rotazione, lo gener senza gambe n piedi. (Timeo, 31b-34a; trad. it. in Platone, Opere, Laterza, Roma-Bari 1974, vol. 2, pp. 481-483)

ARISTOTELE

LA NATURA DELLA FISI CA Pertanto, da quello che abbiamo detto risulta chiaramente che la fisica una scienza contemplativa; e anche la matematica scienza contemplativa, ma, almeno per ora, non chiaro se essa si occupi di enti immobili e aventi unesistenza separata, sebbene sia chiaro che alcuni settori della matematica studiano i loro enti in quanto immobili e in quanto separabili. Se, daltra parte, esiste qualcosa di eterno e di immobile e di separabile dalla materia, evidente che la conoscenza di ci pertinenza di una scienza teoretica, ma non certo della fisica [giacch questa si occupa solo di alcuni enti mobili], n della matematica, ma di unaltra scienza che ha la precedenza su entrambe. Infatti la fisica si occupa di enti che esistono separatamente ma non sono immobili, e dal canto suo la matematica si occupa di enti che sono, s, immobili, ma che forse non esistono separatamente e sono come presenti in una materia, invece la scienza prima si occupa di cose che esistono separatamente e che sono immobili. E se tutte le cause sono necessariamente eterne, a maggior ragione lo sono quelle di cui si occupa questa scienza, giacch esse sono cause di quelle cose divine che si manifestano ai sensi nostri. Quindi ci saranno tre specie di filosofie teoretiche, cio la matematica, la fisica e la teologia, essendo abbastanza chiaro che, se la divinit presente in qualche luogo, essa presente in una natura siffatta, ed indispensabile che la scienza pi veneranda si occupi del genere pi venerando. Epper, se le scienze contemplative sono preferibili alle altre, questa preferibile alle altre scienze contemplative. Noi potremmo chiederci, in realt, se la filosofia prima sia universale o se essa si occupi di un genere determinato e di una determinata natura (giacch nemmeno le scienze matematiche seguono tutte un medesimo criterio di indagine, ma la geometria e lastronomia si occupano di entit che hanno una determinata natura, mentre la matematica generale studia tutte queste entit insieme); se, pertanto, non si ammette 1esistenza di alcunaltra sostanza al di fuori di quelle che sono naturalmente composte, la fisica, allora, dovrebbe essere la scienza prima; ma se esiste una certa sostanza immobile, la scienza che si occupa di questa deve avere la precedenza e deve essere filosofia prima, e la sua universalit risiede appunto nel fatto che essa prima; e sar compito di questa scienza contemplare lessere-in-quanto-essere, cio lessenza e le propriet che lessere possiede in-quanto-essere. (Metafisica, VI, 1026 a 7-33; trad. it. Aristotele, Opere, vol. 6, Laterza, Roma-Bari 1973, pp. 175-176)

CHE COS LA NATURA Degli enti alcuni sono per natura, altri per altre cause. Sono per natura gli animali e le loro parti e le piante e i corpi semplici, come terra, fuoco, aria e acqua (queste e le altre cose di tal genere noi diciamo che sono per natura), tutte cose che appaiono diverse da quelle che non esistono per natura. Infatti, tutte queste cose mostrano di avere in se stesse il principio del movimento e della quiete, alcune rispetto al luogo, altre rispetto allaccrescimento e alla diminuzione, altre rispetto allalterazione. Invece il letto o il mantello o altra cosa di tal genere, in quanto hanno ciascuno un nome appropriato e una determinazione particolare dovuta allarte, non hanno alcuna innata tendenza al cangiamento, ma lhanno solo in quanto, per accidente, tali cose sono o di pie tra o di legno o una mescolanza di ci; e lhanno solo in quanto la natura un principio e una causa del movimento e della quiete in tutto ci che esiste di per s e non per accidente (dico non per accidente, perch un tale, ad esempio, pur essendo medico, potrebbe essere causa di salute a se stesso; tuttavia non in quanto egli sanato, possiede larte medica, bens capitato accidentalmente che siano lo stesso il medico e il sanato: e perci queste due cose si possono anche separare tra loro). Similmente avviene per ciascuno degli altri oggetti prodotti artificialmente: nessuno di essi, infatti, ha in se stesso il principio della produzione, ma alcuni lo hanno in altre cose e dallesterno, come la casa e ogni altro prodotto manuale; altri in se stessi, ma non per propria essenza, bens in quanto accidentalmente potrebbero diventar causa a se stessi.

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A07 COS E LA NATURA? Dunque, la natura ci che stato detto; ed ha natura ci che ha tale principio. E tutte queste cose sono sostanze perch esse sono un sostrato e la natura sempre in un sostrato. Daltra parte sono per natura non solo queste medesime cose, ma anche tutte quelle che ineriscono ad esse essenzialmente, come al fuoco il portarsi in alto. Ci invero, non natura e non ha natura, ma per natura e secondo natura. Che cosa, dunque, la natura e che cosa per natura e secondo natura, stato detto. Ridicolo, poi, sarebbe cercar di dimostrare che la natura : evidente, infatti, che di tali enti ve ne sono molti. E dimostrare le cose evidenti mediante le oscure proprio di chi non sa distinguere ci che conoscibile di per s e ci che non lo (e non improbabile che una tale malattia possa capitare, giacch un cieco nato potrebbe pur ragionare intorno ai colori) e la necessaria sequenza che questi tali si mettono a discutere di vuoti nomi, ma non pensano affatto. Ad alcuni sembra, poi, che la natura e la sostanza degli esseri naturali siano ci che per prima immanente a ciascun oggetto, ma informe di per s, come la natura del letto , ad esempio, il legno, della statua il bronzo. Una prova di ci ladduce Antifonte, affermando che, se si seppellisse un letto e la putrefazione avesse la potenza di produrre un germoglio, non ne verrebbe fuori letto, ma legno, perch il primo sussiste per accidente (la disposizione, cio, secondo convenzione e arte), mentre la sostanza quella che permane, anche se subisce di continuo tali affezioni. Inoltre, se ciascuno di tali oggetti subisce le medesime affezioni in relazione ad un altro (ad esempio, il bronzo e loro rispetto allacqua, o le ossa e la legna rispetto alla terra, e cos via), secondo Antifonte queste ultime sono la natura e la sostanza delle prime. Perci secondo alcuni il fuoco, secondo altri la terra, secondo altri laria, secondo altri lacqua, secondo altri talune di queste cose, secondo altri, infine, tutte quante queste cose sono la natura degli enti. E chiunque di costoro abbia posto una o pi sostanze di tal genere, dice che questa o queste sono tutta quanta la sostanza, e che tutte le altre cose ne sono affezioni e stati e disposizioni, e che inoltre ciascuna di esse eterna (giacch sostengono che esse non hanno mutamento di per s), mentre le altre cose nascono e periscono allinfinito. In un senso, quindi, la natura viene cos definita: cio, come la materia che per prima fa da sostrato a ciascun oggetto il quale abbia in se stesso il principio del movimento e del cangiamento; ma in un altro senso essa definita come la specie che conforme alla definizione. Come, infatti, si dice arte ci che conforme allarte e allartistico, cos anche si dice natura ci che conforme a natura e al naturale, e, come a proposito dellesempio del letto, noi non potremmo dire n che il letto sia conforme allarte, se esso solo in potenza e non ha affatto la forma del letto, n che vi sia arte, allo stesso modo dovremmo ragionare anche a proposito degli oggetti che risultano dalla natura: la carne , infatti, o losso in potenza non hanno affatto la propria natura n sono per natura prima di prendere la forma specifica, determinando la quale noi diciamo che cosa carne o osso. Sicch, in questo secondo senso, la natura delle cose che hanno in se stesse il movimento, si potrebbe identificare con la forma e con la specie, la quale ultima separabile dalla prima solo per logica astrazione. (Invece il composto di materia e forma non natura, ma per natura; ad esempio, luomo.) E la forma pi natur a che la materia: ciascuna cosa, infatti, allora si dice che , quando sia in atto, piuttosto che quando sia in potenza. Inoltre, luomo viene dalluomo, ma non il letto dal letto: perci, anche, dicono che la natura del letto non la figura, ma il legno, perch se il letto germogliasse, ne verrebbe fuori non un letto, ma legno. Se, per, il legno natura, anche la forma specifica natura, dal momento che dalluomo nasce luomo. Inoltre la natura, intesa come generazione, una via verso la natura vera e propria. Difatti, mentre noi diciamo che la medicazione non una via verso la medicina, ma verso la salute ( ovvio, invero, che la medicazione deriva dalla medicina e non va verso di essa), in modo diverso, invece, son tra loro in relazione questi due aspetti della natura: infatti ci che nasce, in quanto nasce, va da qualcosa verso qualcosa. Ma qual , pertanto, la cosa che nasce? Non certo quella da cui essa nasce, bens quella alla quale, nascendo, essa tende. Si conclude, perci, che forma natura. (Fisica, II, 192 b 8 -193 b 22; trad. it. Aristotele, Opere, vol. 3, Laterza, Roma-Bari 1973, pp. 27-30)

LA NATURA COME CAUSA FINALE Bisogna, ora, in primo luogo dire perch la natura una delle cause finali; poi bisogna trattare del modo come la necessit si inserisca nelle cose naturali, giacch tutti si riportano ad essa come causa e asseriscono che, poich il caldo e il freddo e ciascuna di simili cose sono tali per natura, tutte queste cose esistono e si generano per necessit. E, invero, anche quando adducano unaltra causa, ne fanno

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A07 COS E LA NATURA? cenno appena e poi la lasciano andare, come quelli che parlano dellamore e dellodio ovvero della mente. Ma nasce un dubbio: che cosa vieta che la natura agisca senza alcun fine e non in vista del meglio, bens come piove Zeus, non per far crescere il frumento, ma per necessit (difatti ci ha evaporato, deve raffreddarsi e, una volta raffreddato, diventa acqua e scende gi: e che il frumento cresca quando questo avviene, un fatto accidentale)? E, parimenti, quando il grano, poniamo, si guasta sullaia, non ha piovuto per questo fine, cio affinch esso si guastasse, ma questo accaduto per accidente. E, quindi, nulla vieta che questo stato di cose si verifichi anche nelle parti degli esseri viventi e che, ad esempio, per necessit i denti incisivi nascano acuti e adatti a tagliare, quelli molari, invece, piatti e utili a masticare il cibo; ma che tutto questo avvenga non per tali fini, bens per accidente. E cos pure delle altre parti in cui sembra esserci la causa finale. E, pertanto, quegli esseri, in cui tutto si prodotto accidentalmente, ma allo stesso modo che se si fosse prodotto in vista di un fine, si sono conservati per il fatto che per caso sono risultati costituiti in modo opportuno; quanti altri, invece, non sono in tale situazione, si sono perduti o si van perdendo, come quei buoi dalla faccia umana di cui parla Empedocle. Questo, o su per gi questo, il ragionamento che potrebbe metterci in imbarazzo: ma impossibile che la cosa stia cos. Infatti, le cose ora citate e tutte quelle che sono per natura, si generano in questo modo o sempre o per lo pi, mentre ci non si verifica per le cose fortuite e casuali. Difatti, pare che non fortuitamente n a caso piova spesso durante linverno; ma sotto la canicola, s; n che ci sia calura sotto la canicola; ma in inverno, s. Dal momento che, dunque, tali cose sembrano generarsi o per fortuita coincidenza o in virt di una causa finale, se non possibile che esse avvengano n per fortuita coincidenza n per caso, allora avverranno in vista di un fine. Ma tutte le cose di tal genere sono sempre conformi a natura, come ammettono anche i meccanicisti. Dunque, nelle cose che in natura sono generate ed esistono, c una causa finale. Inoltre, in tutte le cose che hanno un fine, in virt di questo si fanno alcune cose prima, altre dopo. Quindi, come una cosa fatta, cos essa disposta per natura e, per converso, come disposta per natura, cos fatta, purch non vi sia qualche impaccio. Ma essa fatta per un fine; dunque per natura disposta ad un tale fine. Ad esempio: se la casa facesse parte dei prodotti naturali, sarebbe generata con le stesse caratteristiche con le quali ora prodotta dallarte; e se le cose naturali fossero generate non solo per natura, ma anche per arte, esse sarebbero prodotte allo stesso modo di come lo sono per natura. Ch luna cosa ha come fine laltra. Insomma: alcune cose che la natura incapace di effettuare, larte le compie; altre, invece, le imita. E se, dunque, le cose artificiali hanno una causa finale, chiaro che cos anche per le cose naturali: infatti, il prima e il poi si trovano in rapporto reciproco alla stessa guisa tanto nelle cose artificiali quanto in quelle naturali. Ma in particolar modo ci manifesto negli altri animali che non agiscono n per arte n per ricerca n per volont: tanto che alcuni si chiedono se alcuni di essi, come i ragni e le formiche e altri di tal genere, lavorino con la mente o con qualche altro organo. E per chi procede cos gradatamente, anche nelle piante appare che le cose utili sono prodotte per il fine, come le foglie per proteggere il frutto. Se, dunque, secondo natura e in vista di un fine la rondine crea il suo nido, e il ragno la tela, e le piante mettono le foglie per i frutti, e le radici non su ma gi per il nutrimento, evidente che tale causa appunto nelle cose che sono generate ed esistono per natura. E poich la natura duplice, cio come materia e come forma, e poich questultima il fine e tutto il resto in virt del fine, questa sar anche la causa, anzi la causa finale. (Fisica, II, 198 b 10 -199 b 32; trad. it. Aristotele, Opere, vol. 3, Laterza, Roma-Bari 1973, pp. 44-47)

GLI STOICI

LA RAZIONALIT DEL LGOS Dunque Zenone definisce la natura cos: dice che essa un fuoco dotato di capacit di produrre artigianalmente, che procede alla produzione con metodo. proprio dellarte, egli ritie ne, il generare e produrre; e ci che la mano compie nelle opere delle nostre arti, con arte molto maggiore sa compierlo la natura; la quale , come ho detto, un fuoco dotato di capacit artigianale, maestra a tutte le arti. P. Vidali, Argomentare I - Versione digitale Pagina 26

A07 COS E LA NATURA? Secondo questa argomentazione, tutta quanta la natura dotata di tale capacit, perch ha in s un metodo e una via tracciata da seguire. E non solo essa dotata di capacit artigianale, ma direttamente artefice delluniverso stesso, che contiene e abbraccia tutte quante le cose; e ci ancora secondo la definizione di Zenone, che la dichiara dotata di consiglio e preveggente procuratrice di ogni tipo di utilit e opportunit. Cos come tutte le altre nature nascono e crescono in base a certi semi, ciascuna i suoi specifici, e sono gi in essi virtualmente contenute, cos analogamente la natura del mondo intero ha i suoi moti volontari i suoi conati e le sue appetizioni, quelle che i Greci chiamano ormi, ed esplica azioni in coerenza con questi moti cos come facciamo noi pure, noi che ci muoviamo in virt dellanima i dei sensi. Tale dunque essendo la mente del mondo, e potendosi per questa ragione chiamare prudenza o provvidenza (il che in greco si dice prnoia), a questo soprattutto provvede e attende, che in primo luogo che il mondo sia costituito nel modo pi adatto a conservare la sua esistenza, in secondo luogo che non presenti alcun difetto, poi infine che in esso sia bellezza straordinaria e ogni ornamento. (Cicerone, La natura degli dei, II, 22, 57-58; trad. it. in Gli Stoici. Opere e testimonianze, a cura di M. Isnardi Parente, Tea, Milano 1994, pp. 175-1763)

LA STRUTTURA DEL COSMO Sembra loro che vi siano due princpi del tutto, il principio attivo e quello passivo. Quello passivo la sostanza senza propriet, la materia, e quello attivo la ragione che si trova in essa, la divinit; questultima, che eterna, scorrendo per la materia foggia tutte le realt. Sostengono questa dottrina Zenone di Cizio nel Della sostanza, Cleante nel Degli atomi, Crisippo nella Fisica, verso la fine del libro I, Archedemo nel Degli elementi, Posidonio nel libro II della Trattazione fisica. Dicono che sono diversi fra loro princpi ed elementi: i princpi sono ingenerati e indistruttibili, gli elementi si distruggono nella conflagrazione. Inoltre i princpi sono incorporei e privi di forma, mentre gli elementi hanno determinate forme. Un corpo , come dice Apollodoro nella Fisica, una realt che ha tre dimensioni, lunghezza, larghezza, profondit; questo si chiama corpo solido, la superficie invece il limite esteriore del corpo, oppure ci che ha solo lunghezza e larghezza, non profondit; Posidonio, nel libro V del Delle meteore la considera esistente non solo nel pensiero, ma anche nella realt. La linea il limite della superficie, o lunghezza senza larghezza, o ci che ha lunghezza soltanto; il punto il limite della linea, vale a dire il segno minimo. Dicono che una sola cosa la divinit, il destino, Zeus; anche se viene indicato con molti altri appellativi. Originariamente raccolto in s, egli ha fatto poi volgere tutta la realt di aria in acqua; e come nella generazione si effonde il seme, cos anche questo, essendo la ragione seminale delluniverso, resta insito con tale facolt creativa nellumidit, rendendo la materia simile a lui nella potenza generativa in vista della formazione delle cose; in seguito genera poi i quattro elementi, fuoco, acqua, aria, terra. Parla di questi Zenone nel Delluniverso, Crisippo nel libro I della Fisica, Archedemo in qualche libro del Degli elementi. Lelemento ci da cui prende origine ci che si genera, e in cui da ultimo si risolve. I quattro elementi formano nel loro insieme la sostanza senza propriet, la materia: il fuoco il caldo, lacqua lumido, laria il freddo, la terra il secco. E ci non basta, ma nella stessa aria si trova questultimo elemento: infatti nella regione pi alta dellaria c il fuoco che si chiama etere, da cui nasce tutta la prima sfera, quella degli astri immobili, e in secondo luogo quella degli astri erranti; pi in basso viene laria, poi lacqua, poi la terra, sostegno del tutto, e posta nel mezzo dellunive rso. Dicono che cosmo si intende in tre modi: come la divinit stessa, che ha la stessa qualit specifica della sostanza universale; infatti indistruttibile e ingenerato, artigiano dellordine del mondo, portato a risolvere totalmente in s la sua sostanza stessa in determinate fasi e poi a generarla nuovamente da se stesso; tuttavia come cosmo pu essere anche inteso lordinamento proprio degli astri, e in terzo luogo linsieme che risulta dalluno e dallaltro. cosmo ci che ha le propriet specific he della sostanza universale, o, come dice Posidonio negli Elementi di meteorologia, un complesso organico di cielo e terra, e, nellambito di questi, un complesso organico di uomini, di, e cose generate in virt di essi. Il cielo lestrema superficie periferica in cui si colloca tutto ci che divino. Il cosmo governato secondo intelletto e provvidenza, come dice Crisippo nel libro V del Della provvidenza e Posidonio nel libro XIII del Degli dei, poich lintelletto lo percorre tutto quanto, cos come negli individui lanima: tuttavia in alcune parti fa sentire di pi la sua efficacia e in altre meno: per esempio in alcune parti esiste solo come disposizione, cos come nel corpo umano avviene nelle ossa e nei nervi; in altre presente proprio come intelletto, come avviene nella parte direttiva dellanima. Cos lintero cosmo, essendo un P. Vidali, Argomentare I - Versione digitale Pagina 27

A07 COS E LA NATURA? essere vivente, animato, razionale, ha come parte direttiva dellanima letere come dice Ant ipatro di Tiro nel libro VIII del suo Delluniverso; ma Crisippo nel libro I del Della provvidenza e Posidonio nel Degli dei dicono che parte direttiva dellanima delluniverso il cielo, e Cleante il sole. Del resto lo stesso Crisippo poi si differenzia da se stesso e dice nello stesso libro che parte direttiva lelemento pi puro delletere, quello che essi dicono anche essere il primo dio, che insito sensibilmente nelle realt che sono nellaria, e negli esseri viventi, e nelle piante, mentre nella terra si trova come semplice disposizione. [] Luniverso ha la sua nascita quando la sostanza da fuoco trapassa in aria e poi in acqua, e infine la parte pi solida condensandosi viene a formare la terra, mentre la parte pi leggera evapora e, diventando sempre pi tenue, d luogo al fuoco; quindi, in base a mescolanza di questi elementi, si formano le piante, gli esseri viventi e tutte le altre stirpi. Della genesi e della distruzione del cosmo parlano Zenone nel Delluniverso, Crisippo nel libro I della Fisica, Posidonio nel libro I del Delluniverso, Cleante, Antipatro nel libro X del Delluniverso; ma Panezio invece ha affermato che il cosmo indistruttibile. Che il cosmo sia razionale, animato, dotato di intelletto, lo dicono Crisippo nel libro I del Della provvidenza e Apollodoro nella Fisica e Posidonio; ed il cosmo essendo un essere vivente di tal fatta, ci significa che la sostanza animata e dotata di sensazione. Ci che essere vivente migliore di ci che non lo ; ma nulla pu esser migliore del cosmo; e quindi il cosmo un essere vivente. poi dotato di anima, in quanto evidente che la nostra anima una sua emanazione. Tuttavia Boeto dice che il cosmo non un essere vivente. Che esso uno lo dice Zenone nel Delluniverso, e Crisippo e Apollodoro nella Fisica, e Posidonio nel libro 1 della Trattazione fisica. Quanto allespressione il tutto, come dice Apollodoro, essa pu riferirsi o al cosmo ordinato o, secondo unaltra accezione, allinsieme di questo e del vuoto esterno: e di essi luno limitato, laltro, il vuoto, infinito. (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VII, 134-151; trad. it. in Gli Stoici. Opere e testimonianze, a cura di M. Isnardi Parente, Tea, Milano 1994, pp. 782-788)

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