Sei sulla pagina 1di 163

II

. . .
GUIDO BORrrOLOTTO
LO S TATO FASCISTA
E
LA NAZIONE
. (CONTRIBUTO ALLA DOTTRINA GENERALE DELLO STATO)
o
ATHENAEUM
ROMA
- l\'ICMXXXI
'\

~
. .
ALLA MEMORIA
DI
MIA MADRE
Q
PROPR1ET LETTERARIA
Stabliimenti della Casa Ed. Dott. F. Vallardi - Milano'- Appiano Gentile

f
I
I
t
' / -
, I
' t
<,
r
PREMES~A
---~
11.presnte studo va posto in relazione coll'altro mio
lavoro su La.Siat e la Doiirina Corporatiua, che.e apparso
recentemente, nella 'sua' seconda edizione (Bologna, 1931;
due:volumi).
.I due studi sicompletano a vicenda. .
1 frequenti richiami, contenuti nella presente espos-
zione, sono stati atti per evitare inutili ripetizioni.
Nella trattazione che segue viene svolta, Ia dottrina
generale dello Stato e della sovranit, in rapporto coIla
unit morale, economica e politca della Nazione.
1 , 1
l'
,
i
f
Bassano deI Grappa, luglio 1931, IX.
G. B.
~
I
f
Dcllo stesso.Autore
<.:
- ,
Commento aI Testo Unico di legge per gli infortuni degli operai sul
lavoro, Napoli, Pietrocola, 1904.
Nazione eNazionalit in Diesto Italiano, Torino, 1905.
Ilprobation system in Europa in Rioista di diritto penale e sociologia
criminale, Pisa, 1908.
Idelitti accessori in Rioista Penale, 1908.
Polizia d'udienza egiudizio incidente in Rioista Penale, 1909.
La volont dello Stato neI sistema delle giustificanti, Torino,
U.T. E. T., 11)[1.
Il pubblico ministero nel giudizio penale, in Dioesto Italiano, 1909.
La protezione legale deqli operai in Enciclopedia del. diritto pe(l-ale,
Societ Editrice Libra- ia, Milano, 1913. .
La contumacia nel giudizio penale, Roma, Tip. della Camera dei De-
putati, 1924.
Sull'esecuzione penale in Foro penale napoZetano, Napoli, 1927.
Il Parti to NazionaJ e Fascista nell'ordinamento costituziona1e in Uni-
versit fascista, Roma, 1930.
Faschismus und Religion, in Der Ring, Berlino, 1931.
LoStato eIa dottrina corporativa, Zanichelli, Bologna, 1931, li di-
zione, in duevolumi.
INDICE GENERA LE
PA RTE PRIMA
LoStatoeIa societ nazionale.
'.
CA P. r. - LoStatonazionale . pag.
l. LoStatoeIa nazione. - 2.LoStato~Iastoria. - 3.Storia
eantistoria. - - 4. La storia di oggi. - ~. Gli ordinamenti
eIa crisi dell'et moderna. - 6. L'individuo e10 Stato.
- 7. La dottrina corporativa ai suoi principii. - 8. In-
teressi sociali esoggetti collettivi. - 9. La sovranit dello
Statoeil corporativismo. - 10. A utorit elibert. -
11. La liberta democratica. - 12.li problema della libert
el'ordinamento corporativo. - 13. Evoluzioneerivolu-
zione. _ 14. La rivoluzionefascista. - 15. 1 suoi carat- ,
ter i. - 16. La classeeIa nazione... , 17. Universalismo
enazionalismo. - 18. La nazioneitaliana nel .consorzio
internazionale. - 19. L'Italianit del fascismo, - 20. La
universalit della dottrina fascista. - 21.L'idea universal e
dei principio corporativo, - 22. La nazionee10 Stato
fascista. - 23.La societ e10 Stat. - 24.Gli scopi deIlo
S'tatoeleforzesociali. _. 25. I principii dell'organizza-
.zionecorporativa. - 26. Gli individui, i gruppi sociali e
fa nazione.
ln preparazione:
La politica sociale deIlo Stato fascista:
l. La societ eiproblemi sociali.
1I. Leleggi dei lavoro.
11I. La previdenza.
I
~
, CA I'. lI. _ Nazione enazionalit .' . . pago 55
27. LoStatonazionaleei suoi fondamenti. ~ 28. La nazio-
nalit eIa sua dottrina. - ' 29. La letteratura dei dopo
guerra. - 30. La dottrina italiana. - 31.L'evoluzionesto-
rica dei principio. - Grecia. - 32. Roma eI'eta di mezzo.
- 33.Dopoil trattato di Westfalia. - 34. Il principiodi
nazionalit. Leforzenaturali. - 35. Natura evolont, -
36. I principii teorici eI'esistenza poltica. - 37. La razza
.6 lereligioni. - 38. - La lngua eIa cultura. - 39.Gli
interessi eil territorio. - 40. L'economia. - 41. L'idea
della nazionalit eil suovalere. - .42.Realt eprincipii.
- 43. Elementi naziona.li eunit delloStato, - 44. 11
principio unitarioe10 Statonazionale.

CAP. r.
CAPo n.-':
CAPo lll, -
,
CAP.IV.
- x
PARTE SECONDA
L'unit dello Stato.
11 pr-ucpio unitar o e l fine dello Stato . pago
45. La nazione e 10 Stato come unit. - 46. L'intimit tra
nazione eStato. - 4i. La nazione elo Stato come realt.
- 48. La nazione e 10 Stato come organismo.' - 49.
Aspetto statico e dinamieo. - 50. Ifattori' storiei. -
51. 11sentimento eil earattere nazionale. - 52. Lastoriei t
i suoi aspetti. - 53. La dottrina dell'unit .dello Stato.
_ 54. 11 tine dello Stato, - 55. 11 fine seeondo le varie
dottrine. - 56. Aspetti e limiti. - 57. Lo Stato' fascista
e il suo tine. - 58. Il fine unitrio eisuoi aspetti. -
59. Aspetto etieo, economico e politico.
L'unit morale e il fine etico . pago
60. L'unit morale della nazione e dello Stato. - 61. Il fon-
damento etico. - 62. La nostra dottrina e Ia nostra tra-
dizione. - 63. L'attributo etico della personalit umana. -
64. L'individuo e Ia nazione. - 65. L'appartenenza alio
Stato eIa solidariet nazionale. - 66. La coscienza eil
sentimento nazionale. ..:...67. La superiorit della nazione
come realt e come ideologia. - 68. Lo Stato e il fine
etico.
L'unit economica e il suo ordinamento . pago
69. La dottrina delIo Stato e Ia' funzione economica, - iO. 11
regolamento degli interessi eI'ordinamento corporativo. -
71. L'unit economica. -'72. La funzione sociale eil fine
economico dello Stato. - 73. Leformasioni' ele organiz-
zazioni. - i4. Lehasi deJ l'economia corporativa. - 75. Gli
elementi dell'economia pubblca, - i6. nfondamento na-
zionale. -- Ti , Gli sviluppi. - La produzione. - 11capi-
tale. - 78. Il lavara eil salario. - 79. Gli organisui e
il sindacato. - 80. Il sindacalismo fascista e lesueespres-
sioni. - 81. La dottrina della massa eil sindacato nazi 0-
nale. - 8Z. Lacorporazione. - 83. Forrnazioni eordna-'
mento. - 84. La magistratura deI lavoro. - 85. La fun-
zione unitaria degli istituti corporativi ,
L'uut poltica e i suoi scopi . pago
86. Unit morale e nnit poltica. - 87. L'unit' italiana. La
unit politica e le tendenze 'nazionale. - 88. La funzione
politica. - 89. Politica ediritto pubblico. "- 90. L'unit
eil fine politico. -:- 91. Poltica, societ eStato. - 92. Lo
Stato eil potere politico. - 93. Le ideologie politiche e
Iarealt fascista.
r

XI _-
PARTE TERZA
Lasovranit3 deloStato.
I'
1a dottr-na dello Stato . pago 217
94. Lo svluppo storico dello Stato. _ 95. Stato patrimo-
niale. Stato di polizia. - 96. Stato di diritto. - 97. Stato
etico. - 98. Laconcezione poltica dello Stato. - 99. L'en-
tit giuridica dello Stato. - Dottrina oggettiva. _ IDO.
Dottrina delle situazioni giuridiche, - 10!. Dottrina sc;>g-
gettiva. - 102. Forme di governo dello Stato. - 1O~;' I
principii e ledottrine. - 104. Autocrazia. - 105. Libera-
lismo. - 106. Democrazia. - 107. Sindacalismo. - i 0 8 :
- Socialismo. - 10\\. Corporativismo.
Lo Stato sovrano e I'or dnamento corporativo . pago 255
llO. - L'esercizio legittimo della sovranit. _ li!. L'orga-
nismo statuale ei rapporti di diritto pubblico. - 112. La .
costituzionalit dello Stato. Il principio gerarchico e il
principio corporativo. - 1I3. Sovranit e personalit giu-
dica. - 114. Stato etico e Stato giuridico. - 115. Realt,
universalita e unit dello Stato. - 116. L'ordinamento COI'-
porativo e le masse. '-- IIi. La coscienza delle masse e 10
Stato. - lI8. Stato corporativo eStato organico. - 119. Le
varie dottrine. - 120. Critica. - 121. La dottrina corpo-
rativa, - 122. I negatori dello Stato sovrano. - 123. Lo
Stato e i suoi elcmenti. - Il territorio. - 126. 11popolo
come entit politica. - 127. Il potere sovrano. ~ ]28. Sua
giustificazione. - 129. Lo Stato fascista. - ]ao. Le ga-
rantie della sovranit. - 13!. La sovranit dello Stato. '7-
132. Gli attributi dello Stato sovrauo, - 133. Universalit
eresponsabili t.
98
CAPo 11. -
"'
CAPo 1. -
131
150
196
(:
::ye-
PARTE PRIMA
LU. STATO E LA SOCIET NAZIONALE
- CAPITOLO 1.
LO STATO NAZIONALE
L Stato nazione. - 2. Lo Stato e Ia storia.'. - 3. Storia eIlptistoria
-' 4. La storia di oggi. - 5. Gli ordinamenti e Ia crsi dell'et
moderna. - 6. L'individuo elo Stato. - 7. Ladottrina corporativa
e i suoi principii. -- 8. Interessi sociali e soggetti eollettivi. -
9. La sovranit dello Stato e il corporativismo. - 10. Autorita e
. libert. - 11. La liberta democrtica. - 12. II problema della
liberta e l'ordinamento corporativo. - 13. Evoluzione erivoluzione.
- 14. La rivoluzione fascista. - 15. I suoi caratteri. - 16. L
classe eIa nazione.' - 17. Universalismo enazionalismo .. - 18. La
-nazione italiana nel consorzio intemazionale. - 19. L'italianita dei -
fascismo. - 20. L'universalit della dottrina fascista. - 21. L'Idea
universale del principio corporativo. - 22. LIl nazione e'io Stato
fascista. - 23. La soeieta e 10 Stato. - 24. Gli scopi dello Stato
e le forze sociali. - 25. I principii dell' organizzazione eorporatva .
.~ 26'. Gli individui, i grupp sociali e Ia. nazione.
1. -;- Lo Stato, COSI come il Fascismo Iaconcepisce e
'10 ~ttua, eun fatto spirituale e morale, poich concreta
I'organizzzione poltica, giuridica, economica della Nazione
\e tale organizzazione e,.nel suo sorgere enel suo sviluppo,
una manifestazione dello' spirito. Lo Stato e il garante
della sicurezza interna edesterna; ma eanche il custode e
il trasmettitore dello spirito deI popolo, cOSI come fu, nei
secoli, elabbrato nella lingua, neI costume, nella fede. Lo
- Stato non e soltanto presente, ma e anche passato e,
BOltTOLOTTO. - Lo Slalo Fasci sla , Ia Na;;i ol1',
-2-

! f
:(
"
-'3-
soprattutto, avvenire. E 10' Stato, che, trascendendo il li-
mite breve della vita ndividuale, rappresentala coscienza
immanente della Nazione .
Queste precise parole, dette dai Capo deI governo al-
l'Assernblea quinquennale dei regime, nel 1929, segnano
le caratteristiche dello Stato fascista, comerealt morale,
come entit giuridica, come necessit, come potere so-
vrano e come forza immanente, nel suo sviluppo storico,
che vive dello sviluppo e dell'esistenza etic~ e spirituale
della Nazione.
Lo studio dello Stato e'dell~ Nazi one costituisce Ia
base della nostra dottrina generale e dei nostI'O ordina-
mento giuridco attuale (1). Se lo Stato fa-scista. e Stato
nazionale j giusto e, innanzi tutto, prendendo le mosse
della prima dichiarazione della Carta dei Lavoro, esporre
il concetto di nazione. E poi, atraverso l'unit eIarealt
di essa; studiare Ia realt, l'unit, Iasovranit dello Stato.
Fondamentale dottrina e questa, che, alla prova del~
l'applicazione pratica, va affermando a' un tempo Ia pro-
pria originalit eIa propria organct, nonostante che
tutta una vasta schiera di critici, dai competentissimi agli '
incompetenti, si affanni a negarIa :(2).- E questa Ianuova-
dottrina, che comprendee conchiude un perodo ansioso
della nostra esistenza, durante il quale abbiam visto I~
nascita eil tramonto, Ia fortuna e Ia rovina di forme e
di ordinamenti politci, presi nel corso fatale della loro
vicenda.
0\
Le dottrine eisistemi sorgono, si evolvono, si estin-
guono. Altri adessi seguono. Allalor volta si consolidano,
si sviluppano, tramontano (1). Ma ognuno di essi lascia,
il suo contributo d'insegnamento alla scienza e alla vita,
che vedranno talvolta ritornare dalle Iontananze deI pas-
sato vecchi principii, che si rimettono in vigore, dottrine
antiche, che"rngovanscono, norme spperate, che riap-
paiono e si riaffermano comeutili, talvolta 'necesearls, ai
momento attuale dei vivere civile. '
D!J .queste apparizioni sorgeranno dottrine, forme eor-
. dinamenti nuovi, che.s'uniranno agli antichi. E tutto questo
complesso di teorie, di regole, di sistemi s'uvvicender
nella grande eterna scena, dove gli uomini foggiano eri-
foggiano lenorme della vita sociale egli ordinament della
poltica, a seconda delle leggi inesorabili,che presiedono
all'evoluzione e alie sorti della loro cslstenza,
"Cosl le costituziori, gli ordinamenti ele prescrizioni
del diritto si muovono nel vasto, complesso quadro della
storia. Per quanto si voglia negare che aI succedersi
delle forme diStatq presiedano le Ieggi dei ritorni edei
ricorsi (2), l'esperienza dimostra che tali Ieggi governano
anche Ia vita delle soiet politiche (3). Le crisi degli or,
dnamenti, se'pllr sono crisi di decadenza e di morte d'un
regime, sono tutta via crisi d'assetto .e di vsvlluppo della
vita dei popoli (4). Le forme si alternano esi sovrappon-
(1)' Vedi CORSO,Lo Stat~ fasci sta, Roma, 1929, p. 30,
(2) Vedi RIGNANO, Fasci smo e democras i a, Milano, 1924, p. 48. Vedi
anche BONN, pi e Kri si s, cit., p. 58: .' ,
(3) Vedi Roooo, La trasformasi one dello Stato, Roma, 1927, p. 363.
(4) Vedi DE MONTEMA.YOR, Lo Stato fasci sta, Palermo, 1928, p. 102;
SOHEI'::'A.UER, Le i sae de la nouvelle Ameri que, Paris, 1927, pp. 22,23.
Vedi anche BODRERo,Auspi ci d'i mpero, Milano, 1925, P: 99; PELI,IZ7.1
Fasci smo, ari stocrasi a, Mil,p.no, 1925, P: 177.
(1\ Vedi SA.LEMI, Studi di di ri tto corporati oo, Padova, 1928, pp. 14, 15.
(2) Vedi HELLER, Europa und -der Faschi smus, pp. 34, 35, 40;
BONN, Di e l(,-i si s der Europi schen. Demokrati e, Kar1sruhe, 1925, pp. 60,
124; SCHOTTHOFER, II Fasci o, Sinn und Wirklichkeit des i talienisehen Fa-
schismus, Frankfurt a. M. 1924, passi m, e specialmente a p. 97 e segg.
/
-4-
~
gO'nO';isistemi lnvecchiano e decadono; ma l'umanit
perennemente rngovanisce e si rinnova (1).
2: - Si osserva che noi vivamo in un'epoca eminen-
temente- antistorica (2). Si nota, in.no, Ia decadenza del
sentimento storico ; anzi, addirittura, un radicalissimo anti
storlcsmo.
Nel ccngresso delle federazioni dell'Unone intellettuale
europea, tenutosi ad Heidelberg. nell'autunno 1927, si e,
all' unanimit, riaffermata questa debolezza del nostro
tempo (3).
Unnostro filosofo ci insegna .che10'storcsmo e H culto
della storia: e, insieme ad esso, il culto della ragone, della
libert edei principii essenziali, che hanno formato l'du-
cazione di tutto il secolo XIX, che si considera eminente-
. mente storlcistco.
LO'storicismo dovrebbe essere i1 riflesso del princpio
d'universalit, d'ordine, d'armonia: Iafnte dell'eguaglianza,
della libert, della fratellanza, della ragione. Esso d"ovrebbe "
significare ancora cultura, religione e civilt europea. E, .
rispettivamente; l'ntstoriclsmo significherebbe anticul-
tura, antireligione, antieuropa {4}. ,
Il secolo XVII fu antstorlcstco. Il XIXfu storlcistico
per eccellenza. Ora siamo ricaduti nell'antistoria, che, se-
condo icompetenti, avrebbedue manifestaziO'nisalienti:'
il futurismo, che si concreta nel culto della volont arbi-
traria, cO'medisprego d'ogn tradzione e-come espresslone
d'dolatria del futuro senza passato ; l'autorltarismo, che,,:
(1) ROMIER, Nation et ci vi li sati on, Paris, 1926, pp. 164, 168.
(2) CROCE, Anti stori ci smo (LaCritica, vol. XX VIII, 20 novembre 1930,
p. 402 e segg.).
(3) TILGHER, Stori a , e anti stori a, Rieti, 11:128,p. 26.
(4) Vedi CROCE, pp. 408, 409.
'v
-5-
'"
storla, tende adabborrre datutto quanto e
mutevole, per tendere verso l' unO' e
nell'idea della
contingente, vario,
l'assoluto.
Si nega inoltre che, nel movimento detto antstorico
del nostro tempo, s'annidi un rutto d] vero edi bene: una
ricoetruzione ~al di l deI distruggere; una nuova vita spi-
ritual e'; ~na humani tas nova, rettaida p vigoros e fe- ,
condi concetti, E si dice, che, .mentre il cristaneslmo
antistorico porto Ia carit eIafede'; mentre l'illuminismo
antistorico porto l'urnanit e Ia sensibilit; 'mentre 10'
stesso secondo impero, non progreselvo .e,per cio anti-
storico, stato utile alla Franoa: map.c3: invece ogniluce
all'odierno antistorcismo, perche manca ad esso Ia' tre-
pidazione eIa commozione, l'attrazione el'amore : evi ha
invece sfrenatezza, egismo, durezza di comando.al fendo
, dei quali non si trova che il vuoto Iogco (1).
r
,
3: - A tutto questo ragionamento .si pu opporre una
. sem,Plice, precisa, reale constatazione: Tantstcrloismo
comincia quando s'inizia e si costruisce Ia storia '.
Il sentimento dellautorla tramonta, quando s' intra-
prende l'azione. Il razionlismo storicstico si. nasconde,
quando appare quella forma d'Irrazonalsmo aritistorico,
. I- che el'attivit umana. .
. . .
Ma, n perodo di antlstO'ria,si fa Ia.stora, che, da
realt ogge.ttiva, diventa espressone soggettiva vissuta,
creata, provata eprofondamente sentita.
Il razionalismo eIa storia passata; eil culto deI .fatto
computo; ~1;astrattsmo e Ia dottrna. L'irrazionalismo
e , Iastoria, che si sta vivendo ; e il culto .del fatto, .che si
co~pi .. e; eIa concretezza e Ia reaIt.
"
9'
,,'
(I) tROCE, .p~405, 406, 407.
f
\
--6-
~1-' >
L'antitesi nel nostro tempo e questa!
Essa si efatta tragica edeprecipitata nella guerra (1).
Mada questa sorge un altro sentimento; anzi un'altra
proporzione della storia. Infatti 10 storicismo n011pu giu-
stificare che un'azione riformistica, che continua Ia storia
gi creata, ma non crea, essa, nuova storia.
Oggi non c' il tempo di seguire 10storicista, chevuol
esaminare, scrutare, giudicare una storia, che non esiste
ancora, per dar prestigio e vaIore solo a quelle appari-
zioni, che sono care alla sua anima di studioso ealla sua
passione di uomo di parte (2).
E noi non vediamo e siamo convinti che non esiste in
questo periodo, in cui vivamo, tanta decadenza; perch,
se pur mancano gioie (3), esso donaachi 10viveun grande
amore e uninfinito slancio di volere edi propositi; perch
0f;nun sente che, attraverso il proprio tormento di oggi,'
prepara qualche cosa per l'esistenza delle comunioni umane
e un valido contributo al progresso e alio svluppo della
vita universale degli spiriti.
passato, hanno anche una missione, altrettanto storica, che
si proietta verso l'avvenire (1).
Cosi Iavita del mondo si rinnova enon conosce soste..
COSI, ripetiamo, l' umanit ringiovanisce perennemente,
percbe solo una fede. un sentimento, che si proietti nel-
l'assoIu to, crea Ia storia (2). Cosi si vive nel grande ecom-
plesso quadro della vita, e si preparano gli eventi storici.
Storico e l'evento, che assume valere universale. Sotto
questa denominazione di evento , noi comprendiamo
una teoria, un fatto, un ordinamento, un dettato della
scienza, una scoperta, tina conquista, un conflitto, uno
sconvolgimento, un fenomeno naturale, una vittoria, una
nascita od una morte.
Ma si pu chiedere: Quand'e che un evento acquista
valere universale ? Risponderemo pi innanzi, commen-:
tando, non leideologie, maIaverit della nostra esistenza,
Ia forza della nostra ri voIuzione e il vaIore della nostra
dottrina (3),
Nel clima storico maturano dottrine e forme, che ac-
quistano carattere universaIe,come provvidenze necessarie
al momento, che un deterrninato popoIo attraversa.
Per chiarire questo nostro concetto, esponiamo:
1.
0
Vi sono eventi, che noi tutti abbiamo attraversato,
che tuttora attraversiamo e che hanno avuto valore e
influsso generaIe e profondo su tutti ipopoli e su tutti
gli ordinamenti. Tali: Ia guerra,' Ia crisi economica e Ia
\ crisi politica.
2. Detti eventi hanno assunto, in ogni Stato, forme,
"
4. - Ora, comunque si possa concepire Iastoricit o
meno di un'epoca, noi guardiamo eviviamo questa reaIt
"d'oggi, che troppo sovente si rende brutta, sovrapponendo
adessa preconcett epreoccupazioni personalistiche. E vi-
viamo 'Iastora, che noi stessi creiamo (4); questa storia,
che si eumanizzata, perche tutti hanno sentito cheIavita,
Iadottrina, Iasaggezza, il pensiero, il popolo, Ia societ,
Ianazione, 10Stato, come hanno una tradizione storica nel
(1) Vedi ROMANO, Corso di di ri tto casti tuei onale, Padova, 1928,
pago 39. '
(?) TILGHER, op. cit., p. 53; Vedi anche CURCIO, La ri ootuei one ti
la cultura (Universit fascista, 1931, p. 85).
(3) Vedi nn. 19, 20.
(1) TILGHER, op. cit., p. 31.
(2) Vedi CROCE, La stori a i l'Ltali a dal 1871 al 1915, ult. capitolo.
(3) CROCE, Anti sto"i ci smo, cit., p. 406. .
(4) TILGHER, op. eit., p. 34.
.:..-. 8-
attitudini ed aspetti v~ri. Le erisi ~ono state .ri~~lut;eJ ?
eereano Ia loro rlsoluzione, eonmod e eon appariZlOnj dI-
verse, a seeonda dei vari luoghi. 'Tali: il bolscevismo, Ia
repubblica democratica, il fascismo, ecc.
3.
0
Male provvidenze, che hanno determinati i nuovi
ordinamenti ei1 preciso assetto degli Stati, hanno .acqui-
stato valore universale in dottrina. Cos) i principt, daesse
applicati,hanno avuto riconoscimento e considerazione
nell'ordine storico. .
In a1tre parole, Iasituazione creata inogni paese dagli
eventi maturatisi negli ultimi tempi, e uguale -i~ ogni
Iuogo e si compendia nel disagio sociale, neIle difficoIt
economche e nelle incertezze politiche. Ma Il modo di
risalvere le difficolt estato ed ediverso nei vari paesi,
'a seconda delle tendenze, delie disposizioni spirituali e
delle condizioni economiche.
Tuttavia, se non andiamo errati,. pur. a traverso le
grandi variet degli aspetti e' dei risultati, ci sembra che
si siano presentati, nella risoluzione delle varie crisi di
questo tempo, tendenz univoche, gerierali ecomurri, cOSI
alle risoluzioni proletarie, come alle democratiche, come
alle corporative,
Tali tendenze comuni sono:
a) il superamento dell'individuallsmo, per Ia consi-
derazione delle forme collettive, neIla 101'0regolare esta-
bile formazione sociale;
b) Ia tendenza verso lastruttura unitaria, su base
nazionale, come fondamento di solidariet delle energie
produttive;
c) Iatendenza all'affermazione deI princpio d'autorit
e all'esercizio di essa, per il regolare sviluppodell'attivit .
poltica.
I
l
\.
\ Dopo queste premesse, studamo
e ~1i.eventi deI nostro tempo. .
10 Stato, Ia Nazione
-9-
5. - Levicende di tutti gli ordinamenti politici si svol-
gono ora, come si svolsero intutti i tempi, in confronto di
due termini distinti: 10 Stato el'i ndi vi duo; attorno adue
principii in antitesi : l'mdri t eIa'li bert; sulla traccia di
due metodi 'eprocediment contrari: l'evoluzi one eIari co-
Iusione; sulla base di -dueentit contrapposte: Ia classe e
Ia nazi one.
. ,
Vi sono, nella storia, eventi eordinamenti, che si orien-
tano per Ia superiorit dello Stato isull'individuo: ed altri
che fanno prevalere 1'interesse dell'individuo su quello
.dello Stato.
'I'aluni sono per il trionfo eper Ia prevalenza dell'au-
torit slla libert: altri per Ia vittoria di questa in con-
fronto di quella. .
Ve ne sono tal uni, che si esprimono come preponde-
ranza assoluta d'una casta o d'una classe inconfronto della
'totallt; altri,' invece, che presentano, come termine di
preminenza, 1'unit eIatotalit della nazione, aI di sopra
della divisione di parti e di c1assi.
Pr taluni, il passagglo daunregime all'altro edall'uno
all'altro ordinamento s'effettua a traverso una lenta e
.graduale evoluzione; per altri si passa dall'uno all'altro
,
ordinamento con un movimento di carattere prettamente
ri voluzionario. .
Dall'apparizione e dall'evoluzione di queste tendenze
, si esprimono Ievarie, etalora contrastanti, ideologie, che
informano Ie strutture, gli ordinarnenti e le dottrine
degli Stati.
. L'ordinamento attualmente in vigore in Italia rappre
senta I'alfermazione della sovranit dello Stato; l'antepo-
-,

-11-
Lo Stato epotest pubblica ; l'individuo eattivit pri
vata. Lo Stato, cherappresenta il principio universalistico,
si trova di fronte al cittadino, cherappresenta il principio
individualistico. Le posizioni dell'uno rispetto all'altro, pur
avendo il carattere esteriore di rapporti di diritto, si ri-
solvono, inpratica, in un'irreducibile antitesi ein un per-
manente conflitto.
In taluni casi 10 Stato, colla sua autorit, tento e rlusci
a sottomettere ,al suo potere l'individuo. Inaltri casi, per
reazione, l'individuo, collaspinta del suo personale egoismo,
tento erruscrspesso a imporre Ia'pr.opria volont e Ia
prevalenza dei propri interessi individuali in confronto
dello Stato.
Da un lato 1.0Stato si armo di dispotismo, edall'altro,
per strana inversione dei termini e della loglca stessa, ,
l'attivit privata ebbe a dominare Iapotest pubblica, nel-
l'artificiosa considerazione che l'individuo, pur isolatamente
considerato, euna parte, un elemento di quel popolo, che
Ia dottrina poltica ha proclamato sovrano e per Ia vo-
lont delquale esiste e si esprime Ia sovranit dello
Stato (1).
E si verifico daun lato .unarealt statuale, chesi risolse
nel centralismo; dall'altro una realt individualistica, che
si risolse nell'atomismo. Per il centralismo, esiste una
potest assoluta dello Stato (2); per l'atomismo, ogni in-;
dividuo, che faparte dello Stato edella societ, e, rispetto
al suo simile, uguaIe edi eguaIe valore;- ed ognuno eiso
lato eautarca nello sviluppo della propria attivit .
. L dottrinari delle costituzioni autocratiche le hanno co..
.-'10 ...:...
sizrone deI principio di aui ori t, eIa prevalenza delIana
zi one su tutte le forrnazioni e gli aggregati sociali.
La nostra dottrina eil nostro ordinamento si .opppn-
gono a tutta Ia scienza politica e flosofica, che ha/ ispi-
rato Ia forrnazione dello Stato moderno del XIX secolo.
Tale scienza evenuta afferrnando i principii di Iibert,
di eguaglianza, di fraternit edi sovranit di popolo, che, a
poco a poco, hanno fnito per degenerare in tre malattie
gravi, se non addirittura insanabili.
La malattia della libert., che adora il solo dolo
intangibile della libert individuale, di fronte alla.quale .
qualsiasi altra Iibert; fosse pur quell della c.omunite.
dello Stato, deve cedere e scornparire.
La malattia dei parlamentarismo , che hacostituito
Ia eovranit iassoluta della rappresentanza parlamentare,
arbitra, col proprio potere, ma pi spesso col proprio 'ca-
priccio, della vita e delle sorti delle pubbliche funzioni.
La ((malattia dell'individualisrno (1), che haanteposto
l'individuo a qualsiasi altra' unit ~formazione, e che ha
finito per anteporre e contrapporre l'individuo stesso ali
Stato (2).
6. - lnfatti, sino ad ora, in tutti gli ordinamenti,
teocratico o liberale, autocratico o comunista, aristocratico,
democratico o socialista, sindacalista o sovietico, tutti i
rapporti di diritto pubblico si sono svolti unicamente in-
torno a due termini essenziali: 10 Stato, da un lato: l'in-
dividuo, dall'altro (3).
,\
(1) DESCHAMI:'S, Le malai se de la di lmoc,-ati e, Paris" 1899, p. 45
e segg.
(2) Vedi GUARNIERI VENTIMIGLIA, I pri nci pi i gi Ul'i di ci dello Stato
corporati no, -Rorna 1928, p. 25 e segg.
(3) Vedi ROMIER, Qui sera le mai tre], Paris, 1928, pp. 209, 210.
.,
"
(l) Vedi NAVARRA, lntroduci one ai di ri tto c0 1'porati vo, Milano,
1929, p. 35.
(2) Vedi SPANN, Der ui ahre Staai , Lepzlg,' 1921, p. 187.

'- 1~~
13 -
7. - Da questa cri si dell'Indvdualismo sono sorti i
germi della nostra dottrina poltica esociale (1), Iaquale
si oppone decisament ad ambedue letendenze accennate .
Cos] aquella, che fadipendere Iagiustiticazione dello Stato
dalla determinazione .degl stessi soggetti, che vi si deb-
bono sottomettere, considerando ogni apparizione e ogni
attivit in funzione del soggetto singelo: come a quell, .'
che pervienealla forma:zione d'uno Stato strutturalmente
centralista e assolutamente autoritario (2).
lnverit, il mondo esteriore non dev'essere unapura rap-
presentazione del soggetto singelo: come non dev' essere .
esclusva rappresentazione dello Stato epura.funzione della
.'su!t autorit. Il mondo dei valori, come il mondo delle
attivit sociali e delle attivit giuridiche, non dev' essere
racchuso nella volont del soggetto individuale; ne deve.
concepirsi come derivazione della volont dello Stato, quale
soggetto sovrano e dispotico.
Il rapporto, o l'antitesi diretta, fra individu e Stato
J (
dev'essere corretto e temperato dall'esistenza edaI rico-
noscimento di altri elementi, che rappresentno l' inter-
medio, l'aggregato sociale, Ia collettivit. r
Da questo concorso, il trinomio i ndi oi duo, colletti vi t e
. Stato si costituisce nell'unit d'un comJ )I~sso rapporto giu-
ridico (3). Il cOSI detto Stato moderno, per aver distrutto,
.a causa del suo astrattismo sociale, il ricco tessuto corpo-
ratvo degli organi professionali 'edelle societ particolari,

stituite in sovranit, riducendo allacompleta sottomissione.


gli indi vidui egli enti. Lastessa gradazione della.gerarchia
cre una scala di rispettive imposizioni e subordinazioni,
nella qual e gli individui egli enti non ebbero alcun ri-
conoscimento di prerogative e di acolt nel campo deI
diritto pubblico.
1 dottrinari delle costituzioni democratiche le hanno
invece costituite riducendo al minimo l'ingerenza dello
Stato nelIa vita dei cittadini (1), in quella concezione
atomistica della societ; che.faceva dell'individuo un'entit
ase, isolabile apiacere, un piccolo sovrano assolutopieno
di diritti; SI da doversi subordinare alleprerogative indi-
viduali Ia stessa autorit, relativa e condizionale dello
Stato (2). Cosi l'esistenza dello Stato non fu cheun si-
stema di precise' garantie della libert, anzi un sistema di
limitazione, o, per dire una brutta espressione, di relati-
vizzazione (Relati vi erung) dello Stato (3).
In tali condizioni, nel dopo guerra, s'ebbe Iafase acuta
edecisiva dellacrisi dell'indlviduallsmo. Essa, latente anche
prima, e scoppiata con Iaguerra, .. ; 10 Stato, chedispone,
senza eccezione possibile, della vita e dei bni dei citta-:
dini; che pu, senza riguardo a qualsiasi convinzione re-
ligiosa, politica, morale, costringere qualunque cittadino
ad ammazzare e a farsi amrnazzare.irompe coll'individua-
lismo e afferma i diritti assoluti della collettivit sul
singolo " (4).
(1) Vedi NOTO SARDEGN, La dottri na dello Stato e dei si ndacati ,
Palermo, 1930, p. 55 e segg. ,
(2) ORESTANO, Introdusi one alla mi a fi losofi a del di ri tto (in Rivista
internazionale di filosofia del diritto, anno XI, 1931, p. 10 dell' estratto).
(3) SCHMITT, Werfassungslehre, Mnchen, 1928, pp, 126, 182, 200.
(4) ORESTANO, L'ora presente, Roma, 1920, p. 11 e segg. .
..
(1) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la doti ri na corporati va, vol. I,
n.,2 e segg. .
(2) Vedi D'AMBROSIO M: A.,' Economi a polti ca corporati va, Roma,
1930, p. 25.
(3) Vedi CHIARELLI, 1l di ei tto corporati oa e le sue fonti , .Perugia,
1930, p. 11. Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato 11 la dott"i na corporati oa, vol. I,
n.85 e segg. Vedi anche COSTAMAGNA, I pr.i nci pi i generq,li della dottri na
fasci sta dello Stato (Universita fascista, febbraio 1931, P: 17):
14 -
distrusseIe condizioni stesse e lepossibilit di vita dello
Stato, che non e, e non pu essere,' solo sintesi di, indi-
vidui isolati, ma dev'essere sintesi evita unitaria di asso-.
ciazioni (1).
Se pur si' guarda Iavita pratica, l'individuo, ne11aso-
ciet, non e. posto direttamente di fronte allo Stato enon
ein contatto immediato conl'ente supremo, almeno nella
maggior parte delIe oircostanze, 'enelIe crcostanze pi
importanti della sua vita.
Fra l'indiyiduo eIo Stato, vi .ha un numero sempre
crescente di corpi intermedi, che devono essere integrati
nello Stato, perche i. rapporti sociali, che direttamente
interessno il diritto pubblico, non si esauriscono inquelli,
che hanno per termini l'individuo, dauna parte, e10 Stato,
e l~ comunit, dall'altra; enella considerazione dei rap-.
porti vari, che intercorrono, non si pu prescindere dalI e
comunit edalle organizzazioni sociali edeconomiche (2).
8. - J ~nostro ordinamento .guridico riconosce appunto ..
l'esistenza di questi soggetti intermedt, e reintegra nella
complessa vita nazionale i loro mportanti interessi escopi-
Infatti, nellavita sociale, vi sono altri interessi e altri
diritti, diversi da quelli dei singoli, che coi diritti dei
singoli coesistono e gli interessi dei singoli comprendono
e completano.
Lafunzione dello Stato el'esplicazione della sovranit
non debbono essere rivolti solo alla salvaguardia dei dirrtti
ealla tutela e all' incremento degli interessi individuali;
ma bens alla combinata, equilibrata ed armonica coesi-
stenza di tutti gli interessi e alla salvaguardi di tutti i
(1) BENOIST, Les loi s de la poli qu [ranai se, Paris; 1928, pp. 253,254.
(2) ROMA.NO, Lo Stato mode,-no e la suacri si (Rivista di diritto
pubblico, I1HO, p. 110.
..
(1) ROMANO, Lo Stato mode,-no e la sua' cri si , cit, p. 99.
(2) NAVARRA., lni roduai one, cit., pp. 31, 32, 110.
15-
diritti. E poi che questi interessi si son venuti costituendo
atraverso Ia graduale formazione storica degli aggregati
sociali, Ia funzione dello Stato diventa, secondo Iadottrina
fascista, necessaria, unitaria etotalitaria, perche gIi inte-
ressi di tutti gli aggruppamenti compendia etutela.
Cosr 10 Stato, rispetto agli individui che 10 compori-
gono e alle comunit c~evi si cornprendono, eun ente a
se, che riduce a, unit gli svariat elementi, incuiconsta;
ma non si confonde con nessuno di essi, di fronte ai quali
si erge con una personalit propria, dotato di un potere,
che non ripete, se non dalla sua stessa natura edalla sua
forza, che- eIa forza dei diritto ~(1)_
E questa, secondo noi, Iaconcezione dello Stato edei
suoi poteri sovrani, in contrappos to coll'astrattismo delle
dottrine, che sono state finora seguite senza discussione
edapplicate senz critica. Esse avevano fatto della nazione
una formazione statica edinerte; deI popolo una pluralit
di enti- individuali; della sovranit un potere effmero, in
-bala delle contes e, delle fazioni edei parti ti. Per Ianostra
dottrina invece, insieme coll'affermazione della sovranit
delloStato, si costituisce, ne11asua unit e totalit, il
terzo termine, IaNazione, che dello Stato eil presupposto
immediato, nell' ordine naturale e costruttivo della vita
.politica e. giuridica d'un popolo (2).
Esponendo Ia dottrina generale dello Stato, secondoil
nostro ordinamento, avremo occasione di raffrontare le
tre tendenze teoriche, l'i ndi vi duali sti ca, l'unzver'sali sti ca e
Iacorporai i oa ; per esprimerne le distanze eledifferenze.
Assai sovente si usa considerare Ia nostra dottrina dello
:
16 - 17 -
di corpi, i quali, fra gli individui e 19 Stato, realizzano la
fusione delle forze, degli interessi e delle volont (1).
Essi, provvedendo all'organizzazione, alla tutela e alla
rappresentanza, costit'uiscono le .realt permanenti, che
asslcurano Ia stabilit delle formazioni della vita sociale;
e non solo non compromettono l'unit dell'organizzazione
dello Stato (2), maIarinsaldano, perche, colla libert ecol-
l'autonomia, loro concessa, e colla tutela degli interessi,
che rappresentano, curano anche gli interessi dello Stato
e gli scopi di carattere generale, che sugli altri scopi deb-
bono vere Ia prevalenza.
Essenzialmente diversa eInvece Iaconsiderazione degli
aggregati sociali in regime individualistico, dove 10 Stato
non li considera n li disciplina, per modo che essi si
costituiscono eagiscono fuori dello Stato esovente contro
10 Stato (3).
COSI avviene dell'organizzazione sindacale inregime li-
beristico, ohe si presenta come una tutela' sociale di pre-
rogative individuali, sfornita di potere giuridico e la-
sciata .alla vicenda' alterna dei rapporti e dei conflitti
'socali. E quella, che e stata detta l'integrazione dei sin-
dacati nello Stato, non ealtro cheil progressivo cammino
delle organizzazioni professionali verso il depauperamento, .
e l'esautoramento dello Stato medesimo.
Perche il binomio in contrasto e sempre 10 stesso: 10
Stato da un lato, l'individuo dall'altro. 11 fondamento,
Iastruttura eIafunzione di questi ordinamenti sono sempre
individualistici; elepi o meno collettivistiche espressioni
Stato comeuna schietta emanzione di universalismo, cosi
in poltica come in economia, contrapposta aI pieno indi-
vidualismo delle dottrine democratiche (f .).
Ora c non eesatto, perche, tra Ia dottrina individua-
listica, che ci hadato 10 Stato demo-liberale, eIadottrina
universalistica, che, in passato, ci ha dato 10 Stato auto-
craticamente assoluto eche ci d ora, democraticamente,
10 Stato organico (2), vi ha Ia dottrina corporativa, che
ci olfre l'esempio dello Stato fascista.
Sulla base di tle dottrina, ebene precisare quale sia,
secondo noi, Iatesi fondamentale dell'esistenza dello Stato,
come unit. -'
Gli elementi di questa formazione unitaria sono di varia
natura:
a) spirituali ereui osi ; che si esprimono come co-
scienza, fede, e sentimento nazionale;
-b) -soci ali , che si rappresentano come entit collettive,
aggregazioni, e societ nazionale;
c) potici, che si concreta no nell'autorit, nella disci-
plina e nella gerarchia generale;
d) giuridici, che si manifestano costaritemente come
interesse e come volont (3).
9.. - Per giungere, come vuole Ia nostra dottrina, al-
I'affermazione della sovranit dello Stato partendo dal-
l'entit Individuale, bisogna necessariamente passare at-
traverso le formazioni sociali edare adesse il vere valore "
(I) Vedi REUPKE, Das Wi rtschattssystem des Easchi smus, Berlin,
1930, p. 17.
(2j Vedi SPANN, Der wahre Staat, Leipzig, 1921, p. 4 e segg. Vedi
pi innanzi n. 110 e segg.
(3) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottri na corporati oa, vol. I,
n. 15 e segg. Vedi YOLPICELLI, Lo stato e Z'eti ca (Educasione fascista IX,
1931, n. 5). -
(I) Vedi MAGGIORE, L'aspetto pubbli co e p,-i vato 'nel di ri tto e Za
cri si dello Stato mode.-no (Riv. internaz. di fi!. dei diritto, 1922, P: 132
e segg.).
(2) Vedi RANELLETTI, Isti tus i oni , cit., p. 8.
(3) ROMANO, Lo Stato moderno e Zasua cri si , cito p. 104, 105.
RORTOLOT'l"O. - Lo SlalO Pasci eta e Ia Nasione,
2
-18-
e compagini non sono che somme d'interessi individuali,
in contrasto e in antitesi collo Stato. .
Le organizzazioni di lavara e di professione, costituite
secondo Ia nostra dottrina, invece, sono bene adatte a co-
stituire e consolidare l'organismo statuaIe, dopo aver con-
-corso a formare l' aggregato sociale. Questi enti, ricono-
sciuti, disciplinat e compresi nelI'esistenza giuridica dello
Stato, s'avviano a risolvere e comporre aIfine il profondo
dissidio tra l'ente sovrano e l'individuo, creato dalle esposte
dottrne.
Occorre ammettere che un riconoscimento e un ordi-
namento sifatti hanno dato buoni risultati, non ostante
1'avversione di certa dottrina, Iadebolezza di certi contributi
improvvisati e IacolpevoIe contumacia di coloro, che avreb
bero avuto il dovere di fornire l'assistenza delloro sapere
.allo sviluppo degli ordinamenti nuovi. ,
.Ma si pu, anche per questo evento, afferrnare che i
fatti e le oneste passioni dei popoli superano e vanno al
di l delle teorie. Lo Stato fascista, che era stato consi- '~
derato ipotetico e impossibile (1), e una realt valida "e
fattiva. In esse il rapporto fra Stato e individuo, 1'un coritro
.l'altro armato, si distrugge come problema di garanzia
e di limiti, si ricrea come problema di organizzazione e di
fini (2), e trova Ia sua' risoluzione attuale nella dottrina
e nella materia corporativa. . '<,
10. - Ma si tratta, poi, necessariamente, di. risolvere
l' altra antitesi: l'autorit contro Ia libert (3).
(1) Vedi DELLA TORRE, 1l concetto sindacalista dello Stato, cit., pago 279.
(2) REDANO, Sviluppo del principio corporatioo neU' ordine oostttu-
.n'onale (Rivista interno di Filosofia dei diritto, anno X, fase. 1, p. 32
dell'estratto). .
(3) SulJ a materia relativa alie proporzioni e ai rapporti tra autrita
e liberta, vedi BORTOLOl'TO, Lo Stato e la dotirina corporativa, vol; I,
n. 112 e aegg.
-19-
Lo Stato rappresenta I'autori t, l'individuo rappresenta
Ia libert. Chi pone in evidenza 10 Stato, pone l'individuo
al suo servigio. Chi pone in evidenza l'individuo, pone 10"
Stato aI servigio delI'individuo.
Anche Ia rivoluzlone fascista, come tutte le altre.. si e
svolta intorno ai due termini in conflitto, che sono andati
sempre avvicinandosi e sostituendosi l'uno all'altro. ABa
autort segui l' abuso dell' autorit; ad esso segui, per
. reazione, un'alermazione di Iibrt ; m questa corse ben
presto verso gli eccessi, ai quali 'pote porre rimedio sol-
tanto una nuova affermazione d' autorit .. Il ciclo rico-
mincier e segur; a intervalli p o meno lunghi, a tra-
verso forme pi o meno espressive, con trapassi p o
. meno volenti, ricalcando le stesse orme 'eritornando sulle
stesse tracce, Sar questione di nomi, di enunciazioni, di
espressioni, ma Ia sostanza sar sempre Ia stessa .
Si dice all'estero che il fascismo ha instaurato un regime
dittatoriale ,e tirannico. Si pu rispondere che esso ci ha
liberato da una tirannia di pensiero ben pi grave ed umi-
liante. E, se si e inserito, colla sua rivoluzione, entro Ia
vita politica italiana, esso ha porta to, in seno alla nostra
esistenza, dottrine, metodi, sistemi e, sovratutto, un'edu-
cazi~ne spirituale, che sono perfettamente conformi al
.nostro spirito e al nostro carattere.
Dottrine e metodi, che rispondono piuttosto alla verit
dell: esistenza vissuta, che agli astrattismi delle teorie, che
sono state care ai dottrinari della politica e degli ordina-
menti di Stato, costituiti durante il secolo XIX. E Ia realt
di questa dottrin si esprime semplicemente nel senso
che, se qualche cosa si deve sacrificare della propria libert
e del proprio egoistico interesse, occorre tuttavia pensare
che il bene e l'avvenire d'un popolo, che rappresenta una
p alta e immanente necessit, non risiede soltnto e non
. "
- 20-
si costituisce unicamente in uu' orbita piir o meno larga
di libert indi viduale (1).
L' ordinamento giuridico italiano attuale e l'unico che
in questo senso aifermi una concreta ideologia e che Ia
realizzi.
Gli antenati dsmoraticl si' preoccuparono sovratutto
di affermare i diritti e le libert individuali e di creare
l' eguaglianza giuridica e sociale dei cittadini (2). Non si
preoc'cuparono tuttavia di -quello, che sarebbero. divenuti
questi uomini, proclamati eguali dalla legge, ma condan-
nati dal destino. e dalla nascta, non meno che dalle diffe-
renze intellettuali efisiche, aun'inevitabile diseguaglianza.
Essi partirono dal concetto e dalla persuasione che tutti
gli uomini hanno una mente eguale, capace di pensare e / .
di comprendere e un'eguale coscienza, capace di r~golare,
in piena indipendenza, le proprie- azioni. E sernbr che,
. cosi, tutti avessero titolo e capacit per governare e per
g(wernarsi.
Ora questa e astratta ideologia. La. razza, i1colore, Ia
condizione sociale sono elementi necessariamente diffe-
renziatori. Com~sono eleDEmtidifferenziatorila capacit
intellettuale, 10 studio eIacultura. Ed efalsa eguaglianza
quella, che disconosce Ia gerarchia dei valori. ' ,
L'eguaglianza, si diee, J~ garantia d'indipendenza. Ma,
in pratica, 1'eguaglianza di diritto e .dottrma, che serve
alle divagazioni eche e utile soltanto agli sfoghi dei vecchi
rancori politici, alla soddisfazione deibisogni della con-
(1) MLI.ER, Der Faschismus als sosiale Wir'f!schaf.tsmacht, Berlin,
1928, p. 64. "
(2) Vedi GENTILE, Origini e dottrina deZ Fascismo, Roma, 1929,
p. 28e segg.; NAVARRA, lnt1'oduzione al didtto corporativo, Milano,
1929, p. 30; BECKERATH, Wi'Wden und. vVesen des faschistischen Staates,
Berlin, 1927, p. 10 e segg.; ZANGARA, I sindacati e lo Stato, Roma,
H)28, p. 20,
-21-
correnza industriale ealle prime rivendicazioni sociali del
r
proletariato ribelle.
In verit, quest' uguaglianza, non e, infine, nel regime
democratieo, che U11 diritto, per tutti uguale, aI voto (1);
e si risolve in quell' uguaglianza elezionlstica, di cui-si-.
co~oscono orrnai risultati. N,ull'altro esiste nella sfera'
della pretesa uguaglianza democratica, perche Iapura. ugua-
glianza di diritto e alfermazione,. valida fin che si vuole
nella sua portata teoretica ed astratta, ma ch vive tra le
innumerevoli e stridenti diseguaglianze della vita reale.
H. - Cosi e a dire della dottrina della libert.
Inizialmente i filosofi ei dottrinari dissero: ogni uomo,
.nascendo, arriva a questo mondo. libero, .provvisto d' un
cervello che pensa, e armato d'una volont che agisce, La
soggezione d'un individuo al suo simile costituisce uno
stato contro natura.
Si ritenne che Ia piena bert d'afermarsi, concessa
a tutti, potesse portare a rapporti di solidariet e a sen-
.timenti di giustizia sempre maggiori. Ma Ia libert, invo-
cata come difesa contro eventuali soprusi, giustifc anche
-, .coloro, che vevano esercitato soprafazione. E quella li-
bert, che avrebbe dovuto essere buona ed utile per svi-
-luppare il carattere e 1'indipendenza degli individui, ottenne
invece l'effetto contrario.
La libert di riunione e di associazione fu espressione .
deUadebolezzadello Stato dem.oliberale, che, dopo aver vie-
tate erepresse leorganizzazioni, comecontrarie allapropria
dottrina, fu costretto a riconoscerle, come una necessit
della vita e delIa storia. La libert di esprimere le proprie
idee pu essere una forma di collaborazione, ma pu anche
(li SALOMON, Allgemeine Staatslehre, Berlin, 193i; P: 58.
-22-
essere una forma di denigrazione; puo essere un, modo di
segnalazione d'interessi generali, ma pua essere anche un
mezzo di pressione per Ia tutela d'interessi particolari-
stici. La libert di denunciare gli-errori e le colpe dei
governanti pu sssere ridotta a un sistem!;ltico assalto alla
stabilit di coloro, che hanno il dovere eIa responsabilit
, della cosa pubblica; e cio solo per pura tendenza di parte
e per sola ragione poltica. E infine Ia libert di segnal
are
i bisogni e le difficolt pu essere un mezzo per depri-,
mere all'estero Ia nostra esistenza, con quell'autodenigra:'
zione, nella quale occorre dire che Ia democrazia italiana
si e dimostrata peggiore di tutte Ie altre democrazie.
E non si dica' che Ia recente democrazia italiana risaliva
a precedenti e a tradizioni gloriose, PercM, quando Giu-
seppe Mazzini fondava Ia Giovine Italia, creava e seguiva
un credo democratico, ben diverso da quello, che le sinistre
han portato al potere, alla fine del\o stesso secolo, quando
Ia purezza degli spiriti venne annebbiandosi a traverso le '\
non sempre chiare vicende della politica parlamentare; ,e
Ia limpidezza e Ia sincerit degli ideali si snaturarono nel-
l'artificiosa trama delle ideologie.
Giuseppe Mazzini combatteva il liberalismo e, nella sua
virt, vera virtu democratica, adorava Iddio, esaltava il
}lopolo, e proclamava l'interventismo contro l'assenteismo
e Ia neutralit pacifista dei liberali d' allora. La sua de-
mocrazla e Ia democrazia vera, alla quale tende il fascismo,
che reclama dai soggetti quelIe attitudin} e quelle, virtii, '
che l'apostolo predicava e che for~ano veramente Ia base' ','
spirituale d' una nazione e Ia forza di coesione d' un po- .
polo (1).
(1) COSTAMAGN.\, Ii fascismo e la erisi della democra.:ia rapp,'e-
.rentativa [Poltica sociale, 1929, 1, p. 7).
"
f '
\
- 23-
12. - Per questo il principio di libert deve trovare,
il suo correttivo; Ia sua misura e Ia sua disciplina nel
principio di autorit.
Si tratta di armonizzare e dare ssetto ai due termini,
.ehe furono sempre contrapposti, e che debbono invece
compors in unit. ln quest' armonia sta tutto il sistema
della gerarchia nella funzione dello Stato. Il regime di li-
bert rappresenta Ia preminenza e l' anteposizione d' in-
teressi individuali, il regime di gerarchia rappresenta Ia
subordinazione degli interessi particolari all'interesse ge-
nerale e Ia dipendenza delle attivit varie da un potere
superiore. Si raggiunge cosi quelI'armonica unit, che per-
mette a tutt 1e energie il loro sviluppo, ma assicura tut-
tavia Ia loro convergenza verso 10 scopo comune, sotto il
o
controllo dei poteri, che esercitano l'autorit.
Anche per questo tema, i principii, che presiedono al
nostI'O ordinamento politico, si oppongono agli altri due
principii estremi: il principio universalista:,. che considera'
e sostiene l'assoluta prevalenza dell'autorit; e il principio
individualista, che sostiene il riconoscimento e Ia piena
tutela della libert.
I nostri dettami, che in questo tema sono, aun tempo,
gerarchici ecorporativ, pU'non rappresentando Ia formula
della centralit assoIuta, costituiscono Ia prevalenza e Ia
preferenza deIl'unit alla molteplicit, dell' indivisibile al
frazionato, deI permanente al transito rio ; perche cio assi
cura meglio, il principio delI'autorit.
Ma essi possono anche meglio assicurareil possessc e
il godimento della libert, o, piu esattamente delle libert.
ln efetto, Ia libert metaflsica ha fatto molto chiasso
neI mondo col suo nome bandito a grosse lettere e a gran
voee, mentre ha fatto, in conclusione, poco cammino;
perche, a ben considerare, l'uomo Iacangierebbe volontieri
_24-
con quelle libert modeste, ma cosi naturali, come Ia sa-
lute, che circondano Ia vita di serenit, di sicurezza, e di
respiro (1). Mentre Ia libert dottrinale e una voce e un'in,
segna; sotto Ia quaie si cela il nuovo dispotis
mo
; in verit,
l'arbitrio non si attenua di videndosi, benst esso si moltiplica
e si ritrova intero in ciascuno di coloro, che ne detengo
no
una piccola parte (2). ,
Occorre pertanto, ricostituire il principio d'autorit, di
superiorit, di sovranit dello Stato. Perche 1'autorit e
autorit, in quanto e forza rivolta al bene della libert
individuale; e Ia liber~ e libert, in quanto contribuisce a
rendere pi armonice e pfetta l'unit dello Stato (3).
13. _ Nella formazione, nello s'vguppo, nella sostitu-
zione di regimi e di ordinameriti possono aversi due pro-
cessi nettame
nte
distinti: l' evoluzione e Ia rivolt
tz
i9
ne
(4).
J, . '.
11concetto di evoluzio,ne e generalmente ben compreso
ed accetto. Non COsI e il concetto di rivoluzione, che si suol
ritenere come un movimento a carattere e ad andatura.
catastrofica (5), mentre asso e tale solo talvolta, non sem-
pre. ln ogni caso Ia distinzione si ha, piii che nello svol-
gimento, nelle conseguenze rispettoalle idee e agli ordi-
namenti. L'evoluzione e un mutamento lento e graduale,
Iarivoluzione eun mutamento rapido, radical e e tOtalitario.
Non deve per cio far meraviglia se, come e piii ancora
(1) BENOIST,Les lois de Za politique frariaise. Paris, 1928, p.287.
(2) Vedi GIUSSO,Le dittature democraticlJ,e de a 'Italia, Mi1&no, 1\J 28,
pp, 12, 15, 41, 74, 181e segg,
(3) DELLA.TORRE, op. cit., p. 21l.
(4) Vedi SE, Evolution et )'evolution, Paris, 1929, p. 11e segg.,
93 e segg.
(5) Vedi PRINZROHAN, Inventa)' dej' politischen G)'undhalttt'ngen
im modej'nen. Europa (in Sozio1ogische studien Alfred Weber gewidmet,
potsdam, 1930, p. 225). ZEHRER, .Die Revolution der Intelligen% (Die
Tat, 21J ahrgang, 192<;1-1930, u, Band;pp" 486, '487).
- J
\
"
\
-25-
che in altri luoghi (1), l'ordinamento nostro sia sorto da un
movi~ento rivoluzionario (2). ' .
Nonseguiremo i precedenti, i fatti, le conseguenze. Solo
convien notare che questa rivoluzi.one ha avuto un prece-
dmento diverso da quello delle altre rivoluzon. Mentre
nelle altre si nota, in genere, un'ansiosa, vibrante e in-
composta preparazione, segita da un'esplosione violenta
e, pi oltre da un certo assetto, nella rivoluzione fa-
scista s'ebbe una preparazione organica, disciplinata, coe-
rente, poi un'affermazione energica, senza catastrofi, e pi
oltre un prolungamento della rivoluzione nelIa vita delIa
nazione e dello Stato, con Ia sua continuata azione sempre
pi misurata, ma sempre rivoluzionaria, frutto nazonale
. del buon sangue rivoluzionario italiano (3).
14. - La crsi storica e morale della guerra faceva
capo alla crisi.della democrazia. Fra il1919 e il 1920 sem,
br veramente che Ia nazione dovesse far l' esperimento
dell'utopia socialista. Ma il popolo senti. che l'unit nazio-
.nale era cosa sacra e che Ia dernocrazia non era il modo
.J migliore per mantenerla. Si sovrappose alIo Stato; e; dalla
sua nuova coscienza, e nato il fascismo, che, per realizzare
le sue aspirazioni, dovette fare Ia rivoluzione (4).
La rivoluzione fascista si ricongiunge alla rivoluzione '
italiana d' un tempo, non solo per il compimento delle
aspirazioni nazionali, ma ancora per Ia ragione ideale, che
fu presidia di entrambe.
(L) J ELLINEKW., Revolution u. Reich soerfassun (J ahrb. ~es ffentl.
Rechts, IX, 1920, p. 22); vedi ancha BELING, Revolution und Recht,
Augsburg, 1923, pp. 9, 15, 23.
(2) Vedi OLIVETTIA. O., Lineamenti del nuovo Stato italiano, Roma,
1930, p. 19 e segg; ; MAGGIORE,Un reime e un'epoca, Milano, 1929,
p. 24 e segg. '.
(3) CHIMIENTI,L'orani s s asione na:ionale fascista neZ diritto pub,
blico italiano, Torino, 1928, p. 55. .
(4) CORSO,Lo Stato fascista, Roma, 1929, pp. 27, 29.'
"
- 26-
Tutto il sostrato spirituale del nostro risorgim.entoe
rimasto identico, vale a dire schiettamente italiano. Dopo
l'unificazione, Ie dottrine nazionali persistettero durante il
periodo di governo della destra, che poteva rettamente
essere considerata come Ia rivoluzione al potere. Ma nau-
fragarono quando, nel 1876, Ia destra cadde e, clamoro-
samente, si proclamo, coll'avvento delle sinistre, il governo,
della democrazia (1).
Ma allora, l'Italia fu grigia e soialba ; non sapeva ri- .
trovar le proprie idee, ne aveva Ia forza per cacciar lon-
tano quelle degli altri. Scrisse sul suovessillo le parole
di un'altra rivoluzione; sentlla grandezza del proprio pas -
sato, ma Ia porto come un peso; si senti. debole, ma non
Teceun gesto per rafforza-rsi; si senti depressa e avvilita,
ma non fece un passo per riacquistar prestigio; 3 accost
alle alleanze, ma sub) l'avvento delle pr-epotenze e le im-
posizioni delle egemonie (2).
E pure bastava rivolgere 10 sguardo e il pensiero al
passato per rivedere e risentire qual' era l' insegnamento,
che veniva a noi, conforme alla nostra educazione e alle
esigenze del nostro spirito. Vincenzo Cuoco aveva bandito
il carattere etico della funzione statale; i profeti del risor-
gimento avevano serbata intatta Ia spiritualit itallca: e le
stesse dottrine democratiche d' allora vedevano nel pro-
blema politico un' essenza profondamente morale. Coloro;
che vissero il dramma -e Ia pass~one delle ri vendicazioni
e deI risorgimento, sentrono germogliare nei loro spiriti
un'idea religiosa dello Stato e Ia insegnarono e Ia fecero
(1) BODRRO, Auspici d'impero, Milano, Hl25, p. 178; DE MTTEI,
La c'l'itica antiparImenta?'istica in italia dopo l'unifica~ione (Educazione
fascista, 1928, p. 194).
(2) ROD.RERO, op. cit., P: 178; GItNTILE, O"'igini e ottj'ina dil. fa-
scismo, Roma, 1930, P: 20 e segg.
"
- 27
sentire agli altri. E, infine , Gioberti considero, nell' esi-
stenza dei popoli, Iaprotonda influenza dei valori spiritual;
fu tutto suo 10 sforzo, diretto a conciliare l'autorit di-
vina e Ia libert umana; e, nell'azione pratica, l'ortodossa
cattolica e Ia rivoluzione democratica (1).
Eran tutte vive fimme di. emancipazioni spirituali e
nazionali, che animarono e diedero luce a quella rivolu-
zione, come diedero luce eanimarono Ia'ri voluzione attuale,
con caratteristiche prettamente conforrni al nostro spirito
e al nostro temperamento (2). Per una tradizione filosofica,
che sapeva contemperare l'idea dell'umana libert e indi-
pendenza coll' idea teocratica e religiosa, che discendeva
dal pensiero cattolico (3), si ebbe il salutare risveglio degli
spiriti, che, anche in tempi p remoti, avevano superati
elementi discordanti, in forza di un'alta armonia ideale.
-,
15. - Perquesto il fascismo e rivoluzione schietta-
mente italica. Questa sua mpronta si esprime non solo
nella spinta animatrice, ma ancora nelle materiali espres-
sioni del suo sviluppo.
Si suo1 dire che il nostro popolo e dedito alla violenza
e propenso agli atti sanguinari. Ma Ia storia insegna che
nessun popolo, nelle sue agitazioni e nelle sue rivolte, ha
tratto minori vendette e ha compiuto minori atrocit di
queste genti nostre, che, negl stessi atti incomposti e
(1) GIULIANO, La [orma sione storica del fascismo, in Mussolini e
il fascismo, di GUl'KIND, Firenze, 1927, p. 53; MAGGJ RE, Un j'egime e
un'epoca, Milano, 1929, p. 27; MON'rEMA-Y OR,Lo Stato fascista, cit., p. 13;
PANUNZIO, Il sentimento dello Stato, cit., p. 27; GENTILE, Origini e dot-
trina del fascismo, cit., pp. 20, 21.
(2) GI\!LIANO, op. cit., 'p. 121e segg. ,
(3) GENTILE, il pensiero italiano del seco XiX, Milano, 1928, p. 50
e segg.; 10 stesso, Oriine e dottrina dei fascismo, cit., P: 16 e segg.,
30, 31; REDAN, Lo Stato etico, P: 95 e ' segg.
- 28-
nella brutalit necessaria, ebbero~sempre quasi uno spirito
di moderazione e di disciplina e rispecchiarono il carattere
essenziale della nostra intelligenza italiana.
Noi annoveriamo, nel lungo passato, Ia maggior sornma
d'esperienze politiche, che lasciarono nel nostro animo una
specie di civilt ircon!\apevole e profonda ('1). Noi siamo
anime di ribelli a ogni prepotenza e.a ogni soprafazione,
ma abbiamo bisogno d'uno scopo nobile, d'una vrt reden-
trice, d'una verit eterna (2).
Il popolo nostro fa le rivoluzioni, perche le giudica ne-
.cessarie; e, per un intuito felice e poderoso, sa segnare
il momento, in cui esse possono essere utrli e valide. Ed
eschiettamente italica -Ia'bella rivoluzione, che si esprime .
in forma non demolitrice, ma costruttiva, vibrante di en-
tusiasmo per una rivendicazione attuale e nazionale~ di
centro alle rivoluzioni arcigne, brutali, irose, faziose , di-
struttive, condotte. in nome di priricipii e di rivendicazioni
universali.
Ilpopolo italiano, che segue il proprio istinto e il proprio
sentimento, sente Ia necesst della rivoluzi~ne che passa.
Per un senso profondo del tradizionale prestigio, del vaIore'
storico e della dignit della propria razza"cerca di ricon-
giungere questo episodio di oggi Ua cateriadell' enorme
passato, che si chiarna Roma. E tutto questo esso compie
con un senso preciso di vaIutazlone e con una grande
semplicit di termini e di modi (3).
Questa semplicit eql!est'attitudi~e del nostro ~opoIo,
a comprendere e ad apprezzare, e una delle condizioni, che
ha reso possibile 10 sviluppo di questa, come di tutte le
,,'
. (1) BODRERO, op. cit., pp. 167, 176.
(2) GIULlANO, op. cit., p. no.
(3) Vedi BERAUD, Le finetW salari, p. 127.

~,
- 29-
altre rivoIuzioni ltaliane (1): E questa semplicit ecertezza
per il popoIo e per ohi 10 guida; certezza antica, che risiede
nella nostra educazione secolare. -
Qesto invero d il carattere schiettamente italiano alla
nostra rivoIuzione, che completa il ciclo e le aspirazioni deI
Risorgimento, ricongiungendo Ia rivoluzione colla tradi-
zione, il popoIo colla monarchia, come termini indissoluhili
e necessari alla vita e alia prosperit nazionale. italiana
ed eroica, perche sorge dalla guerra, dalla sintesi delle bat-
taglie e della vittoria: e perche in essa si unscono l'anima
deI popolo, il cuore dei giovani, Ia?gloria dei martiri, il
nome immortaIe dei caduti, Ia prestanza degli eroi, -Ia fie-
rezza dei fanh I Ia voce d'un poeta soldato, Ia fede e il
prestgio di un Capo. .
Allora Ia rivoIuzione attuale si anima degli spiriti di
tutte Ie rivcluzioni passate; e qualche cosa di spiritual-
mente imperiaIe appare, a traverso i secoli , a ranimar
Ia prestanza della nostra geneoIogia di ribelli (2).
Ma Ia rivoluzione si conforma neI piano dei principii,
per modo che ne risulta tutto intero il vaIore.
COSIIa ri voluzione fascista e l'esaltazione dei fattori na-
-zlonali cimentat neI mortale conflitto e riusciti vittoriosi;
ed ~Ia'risoluztone della crisi di principii, che Ia guerra
arrecava gi, investendo, colla propria Iogica rivoIuzionaria,
tutto il sistema poltico e giuridico preesistente (3).
(1) DE STEFANI, Die Ve,'Wichlikung der faschistischen ldee Vortrag
gehalten in Mnchen 1930, p. 4. _
(2) Vedi I'interessante esposizione del MAGGIORE, Un regime e una
e?oca, .cit., p. 31e segg. e 131e segg. Per un opportuno raffronto fra Ia
rl~OlUZlOn~ italiana e le altre rivolnzioni vedi AY MARD,Bolcheoisme ou Fa-
SClsme? Paris, 1925, p. 33 e segg., 129 e segg., 187 e segg.; Vedi
BORTOLOTTO,Lo Stato e la dottrina corpoi"ativa, "01. I, p. 10; Vedi anche
Grcsso, Le dittature democratiche dellLtalia, Milano, 1928, p. 262 e segg .
. . (3). ORESTAl'O, Introduzione alta mia. filosofia del diritto (Rivista
lnternaZlOnale di .fl. del dir., 1931, p. 7 dell'estr.),
- 30- - 31-
tendenza interclassista, quello che ha !ler base Ia classe ha
tendenza in ternazionale (1).
Si fa appello all'autorit del Treischke, per asserire
che, come 10Stato non pu sussistere senza Ia divisione
tra governanti e governati, altrettanto Ia societ non pu
sussistere senza Ia distinzione delle classi. Si osserva che
10Stato, circoscritto entro termini e confini ben definiti,
appare come una struttura e come un mezzo destinato a
mantenere l' ordine sociale, a traverso Ia supremazia di
determinate persone o di determinati gruppi. E si so-
stiene che 10Stato e potere, solo in relazione a cotesti
_gruppi dominant e dominati (2).
Ma si pu soggiungere che questi gruppi e queste classi
vanno considerati nel quadro della societ nazionale. Quando
si conferisce vaIore prevalente e imperante ai gruppi
sociali e si sostiene che tale valere prevalente e imperante
dei gruppi non - e che l'agitato contrasto dei loro interessi
e le opposte aspirazioni a vincersi e superarsi I'un l'altro;
quando ancorasi dice che 10Stato e il potere in relazione
coi gruppi prevalent e imperanti, e che Ia lotta per Ia
conquista del potere e il contenuto della storia poltica,
non -si pone n una definizione deI potere, n una carat-
teristica dello Stato.
Bisogna, secondo noi, quando si parIa di societ, con-'
chiuderla, come Ia storia insegna e come 10spirito dei
eopoli desidera, entro il quadro della nazione; e occorre
contrapporre l'unit della nazione al contrasto delle classi.
In tal modo si potr meglio comprendere il valere della
compagine sociale, Ia natura del potere dello Stato e l'equi-
librio funzionale tra governanti e governati.
(I) Vedi FANTINI, La leislasione sociale nell' ltalia corporaiiva,
Roma, 1931, p. 56.
(2) SALOMON,Allgemeine Staatslehre, P: 2.
16. -- Cosi appare spontaneo e necessario il sorgere
d'un nuovo ordine giuridico dalla rivoluzione (1). E Ia rivo-
luzione nostra in tanto ha grande valore, in quanto e stata
fatta nel nome dell'unit nazionale (2),
Si pone il quesito se, ne11'evoluzione e nella riforma
degli ordinamenti politici, debba prevaIere Ia classe ovvero
Ia nazione (3). '
Taluni ordinamenti e talune dottrine dnno Ia preva-
lenza alla classe e ai suoi interessi, in confronto di quelli
della nazione. Altre dnno Iaprevalenza alle sorti, agli inte-
ressi e alle prerogative della nazione, in confronto degli
interessi delle varie cIassi e delle differenti parti sociali.
Ma occorre tuttavia considerare che il movimento, .che
ha per base e per motivo principale Ia nazlone, si raccorda
a tutte Ie condizioni di vita d'una compagine sociale con-
siderata nella sua unit e nella sua totalit. Mentre i1
movimento, che ha per base e per motivo Ia classe, pre-
senta una tendenza caratteristica a valicare i limiti e i
confini degli aggregati nazionali, per spaziare nel campo
piii vasto, che considera bensi l'entit sociale della classe,
ma nell'ampio spazio dell'univ~rsalit e-dell'umanit (4).ln
altre parole il movimento, che ha peI' base Ia nazione, ha
(I) Vedi BELING, Revolution und Recht, pp, 22 e 23;- MANNHARDT,
De" Easchismus, Mnchen, 1925, p. 333,
(2) Sulla nostra ri voluzione, fra Ia vastissima letteratura straniera,
pi avversa che amica, e che in grandissima parte rivela un'assoluta
incomprensione dei motivi e dei valere di essa, vedi: NADEAU,'L'ltalie
[asciste au l'aut,'e danger, Paris, 1927, p. 277; CAMBO,Autou,' du {a-
scisme italien, Paris, 1925; VAUSSARD, Sur la noutielle ltalie, Paris,
, 1928, pp, 98, 99; DOMINIQUE,Les fils de la louve, Paris, 1926, pp- 153-154,;
LOMBARD, Ce qu'il [aut. connaltre d", [ascisme, Paris, 1926, p. 87 e segg,
(3) Sui concetti di nazione e di classe vedi anche BODRER,Auspici,
d'impel'o, Milano, 1925, pp_ 157, 158,
(4) Vedi ROlIIER, Qui sera le maitl'e? Paris, 1928, p. 6; BONN, Die
Krisis der Europischeri Demokraiie, Karlsruhe, 1925, P: 143.
"
'-32-
Quando, da parte di tutte le moderne dottrine demo-
cratiche, s'oppone l' idea di classe all'Idea di nazione, si,
dice che questo dipende dalla realt e dalla nec~ssitstessa
della vita sociale.
Non e vero. E un errore ed un pretesto affermar questo,
perche l'accennata tendenza non e che Ia conseguenza
d'un artificio e di un'astrazione politica. E i1risuftato del-
l'eterna preoccupazione democratica, perpetuamente astrat-

ta e contradi~toria, che, da un lato, non pu negare l'en-


tit di classe; perche questa cosfituisce 1'unit, sulla quale
si e formata Ia dottriria: e, dall' altro, vorrebbe serbare
ossequio all'idea di nazione, ma deve necessariamente tr- -
scurarla e indebolirla, perch al suo rafforzamento con-
trasta col concetto stesso di classe.
Infatti, ripetiamo, le dottrine, che si basany;sull' idea
di casta e sull'idea di classe, vanno necessaria:'J nte verso
l'it.ternazionalismo, superando, pur senza combatterla, ma
r
tuttavia trascurandola, l' idea di nazione. Gli uomini di
affari, gli, economisti, i finanzieri, sovratutto iproletari, e,
sotto qualche punto di vista, anche gli intellettuali, sen-
tono pi profondamente l'attaccamento alia classe, che l't-
taccamento alla nazione. '
li fascismo, che vuole ad ogni costo difendere Ianazione,
ha affermato i1principio nazionale ed ha costituito Ia dot-
trina corporativa. Per essa, ogni classe degli appartenenti
alla nazione ha perduto i caratteri, che si potrebbero dire
- classisti , nel senso che dividevano ciascuna classe e Ia
ponevano in antitesi e in antagonismo con le altre, per
serbare invece i caratteri partlclari propri, che valgono
a fissare Ia distinzione di ciascuna, non Ia separazione di
essa rispetto alle altre.
Coltivando Ia nazione e 1'interclassimo nazionale si
combatte a un tempo I'nternazionalismo, da un lato, e, dal-
l'altro, l'egoismo, sia indi viduale, sia collettivo.
-:;:. . '.
- ~":"'''. ' -
-33-
La forma classista della democrazia, come di tutte le
altre forme ultra- democratiche , e talmente legata agli
sviluppi classsti internazionali, che si e detto che i1
regime democratico, privo d'ogn sostegno d'autorit e
riposando esclusi vamente sovra principii d' ordine morale
ed astratto, ha bisogno, p che qualsiasi altro regime, del-
l'aiuto di un'aristocrazia idealista e disinteressata. E si e
spiegata, con questo, l'influenza, che ~a potuto esercitare,
nelle societ moderne, Ia massoneria (1).
Ora, di fronte alla pretesa vaIorizzazione di questa
forma di vero internazionalismo delle cIassi superiori, che
in ltalia e stata ben liquidata in modo radiale e decisivo,
e il caso di domandarsi se l' idealismo e il disinteresse
della massoneria sia ben compendiato nell'unica sua vera
ed esclusiva caratteristica, che e costantemente rappresen-
tata dalla passione del libero pensiero anticIericale e an-
tireligioso.
In verit, 13: massoneria, in nome d' interessi vari,
non e, come si e palesata e come continua a manifestarsi,
aItro che una forma di supernazionalismo e d'internazio-
nalismo dell'intelligenza, Ed allora, il fascismo si oppone
~d essa eIa combatto, nel nome della nazione.
Per dimostrare ancor meglio come l'idea di classe, nel
senso poltico, sia in preciso e deciso contrasto coll' idea
di' nazione, e il caso di rammentare quattro mutamenti,
tutti a ritmo rivoluzionario, che si sono verificati recen-
temente in Europa, nel dopo guerra, a poca distanza l'uno
dall'altro. La ri voluzione russa, dal regime autocratico aI re-
gime bolscevico. La rivoluzione tedesca, dal regime liberale
irnperiale aI regime democratico sociale. La rivoIuzione
turca, ~al regime imperiale ai regime repubblicano. La
-,
(1) ROMIER, Nation et cioiiisation; p. 176.
BORTOLOTTO. """"":'" Lo Slato Fascista e la Na ~iune.
3
- 34-
rivoluzione italiana,' da! regime liberale democratico costi-
tuzionale al regime monarchico fascista eorporativq.
I due primi mutameuti ebbero carattere schiettamente
olasssta;' i due altri si sono svolti su base nazionale.
Quale delle due tendenze e destinata ad 'avere Ia pre-
valenza nel momento attuale della tormentata vita degli
Stati?
La risposta a tale quesito investirebbe un esame, che
supererebbe i limiti e, le possibilit del presente lavoro. E
sarebbe anche diffcile dare una risposta; perche, se, da
un lato, esiste e si fa sempre pi strada l!- ,'tendenza a
, 4
pensare, ad agire, a ragionare in relazione all' unioersale;
per un insopprimibile bisogno di rinnovare, di rifare e di
riprendere su basi sempre pi vaste di vita e d'attuazione,
al contrario i caratteri, il temperamento, le inclinazioni,
le particolarit dei nuclei nazionali resistono a qualsiasi
tentativo di universalizzazione o d' [ntarnazionalizzazione.
Se vi ha, per cOSI dire, una tendenza a ditfondere in
ampiezza e ad eguagliare al di l ,delle frontiere quello,
che ha attinenza coll'apparato .esterno, tutto quello, che
ha attinenza coll'interiorit degli individui e dei popoli, si
raccoglie nell' orbita. delle caratteristiche nazionali.
Ad esempio, va divulgandosi sempre maggiormente Ia
tendnza a servirsi degli stessi mezzi di produzi6ne, delle
stesse macchine, a seguire 'anche gli stessi indirizzi di
cultura, ad approfittare degli stessiprogressi delle 'scienze
e delle maggiori comodit dell' esistenza. Ma quello, che
si serba intatto, e sempre piu particolarmente espresso,
e , il carattere, 10 spirito, il modo di sentire e d'Inten-
dere, Ia forma di vita interiore e l' educazione dei singoli
popoli.
Ond'e che, ne110 stesso progressivo divenire delle varie
compagini e nelle modificazioni, che ad esse sono inerenti,
-35-
sia a traverso Ia lenta evoluzione, sia per mezzo della tra-
sformazione rapida, vibrante, violenta, rivoluzionaria, si
riscontrano, a ben guardare, i riflessi dell' incancellabile
.indole -delle geOnti. E i caratteri nazionali manifestano in-
confondibile Ia loro fisonomia, anzi, vorremmo dire meglio
ancora, Ia loro autonomia, non solo nel campo delle ideo-
logie, della coscienza e del sentimento, ma ancora nel
earr'4,Po, pi riflessivo e calcolato, dei rapporti economici e
dell' esistenza sociale.
E, se si dice che non sono state le idee, ma piuttosto
i dolori materiali, che hanno determinato le rivoluzioni,
le democrazie, il consolidmento e l'evoluzone dei popoli;
eche i bisogni e Ia miseria economica sono .state le ra-
gioni, che hanno sospinto gli, Stati nazionali ver-so pi
alte forme di ordini e di poteri (1), si deve -opporre che
vi sono, nell'evoiuzione storica, elementi essenziali d'altro
genere, che conducono all'affermazone, ben pi solida,
, dell'unit e della personalit delle nazioni e degli Stati.
17. - Si osserv giustamente che, nell'attitudine della
umanit presente, si trovano di fronte due fatti, anzi due
principii e due forze, che esercitano Ia loro irresistibile
press~one: .l'universalit delle influenze materiali, da un
lato; e' Ia persistenza dei caratteri di nazione o di razza,
dall'altro.
Negli attuali movimenti, si nota il predominio talora~
della prima, talora della seconda forza. ,
Che cosa ci riserba l'avvenire? - si domanda. L'uni-
versalit, ormai accertata, delle influenze materiali, delle
arti tecniche e delle scienze applicate, che porter fatal-
.mente all'uniformit esteriore delle abitudini e degli usi
(1) SUOMON, Allgemeine Staatslehre, p, 61.
- 36-
umani, cagioner essa, nello stesso tempo, Ia morte delle
tradizioni e far nascere, sulla loro rovina, una civilt
nuova, che non avr nulla di comune colle precedenti? (1). .
Noi crediamo, e l'evoluzione delle compagini sociali 10
dimostra e 10 conferma, che Ie influenze materiali non
giungeranno mai, per quanto si ano {OderOSe e decisive
nella vicenda dei popoli, a cancella tutto quanto rap-
presenta materia, forze, condizioni, J _ sono strettamente
legate ai loro 'patrimonio spirituale.
Ogni civilt deve avere due elementi: un elemento di
permanenza e un elemento di adattamento. L'elemento di
adattamento attiene, specalmente , alla parte materia1e,
economica; ma l'elemento di permanenza, senza pur ri-
dursi alIa fissit e allastaticit, edato indubbiamente dalla
vita dello spirito, che crea a se stesso leggi persistenti,
e talora immutabili ed eterne.
L 'uni versalit d'una civilt nuova, unica, generale, so-
stituita alle varie e numerose civilt precedenti, equivar-
rebbe, non si sa in nome di quali principii, ad una stan-
dardizzazione della vita degli spiriti, i quali si ribellano a
questa perequazione, che disconosce I'intimit della loro
evoluzione storica.. Ond'e che ogni popolo serba, come
deve serbare, questo patrimonio solido ed intatto. Non
solo, ma ogni popolo, di fronte lla gravit e a11'urgenza
d'un problema attuale , tende, e deve tendere, a risoIverlo
in conformit colle direttive, che ad esso vengono dalla
forza delle sue tradizioni e della sua storia.
Il fascismo e stato l'esemplare caratteristico di questo
movimento a base nazionale; e l'ideologia, che di esso e
stata posta a fondamento, e Ia dottrina di diritto pub-
blico, che da esso e stata espressa, si differenziano netta-
mente da altre ideologie e da altre dottrine.
(1) Vedi ROM[II:R, Qui sera le mat'J'e? pp. 8, 9 e 20,
-37-
18. - J l fascismo ha trova to questa forza, perche, per
noi, nazione significa, innanzi tutto, urut.
Tuttavia, se esaltar Ia nazione vuol dire precisar Ia
propria individualit storica ed attuale, costituendo un
tutto distinto dagli altri, questo non vuo1dire isolarsi e
disdegnare Ia pacifica convivenza e Ia reale e valida col
laborazione con altre nazioni.

L'isolamento, ne110 stadio attua1e di evoluzione e nel


momento odierno di convivenza deipopoli, non e concepi-
bile. Si poteva forse in passato (ed era sempre un errore)
crede~e alla possibilit d'isolarsi dai resto dei mondoe di
distogliersi dalle reIazione d'oltre confine. .Ma questo non
e pi possibile ora, nemmeno da parte di enti anche ec-.
cezionalmente prosperosi, perche ogni giorno appare mag-
giormente che le sorti di tutto il mondo debbono prece-
cedere collegate insieme,
Rafforzando Ia,nazione, si consolidano' le relazioni in-
ternazionali e si combatte nello stesso tempo l'internazio-
nalismo. Questa e Ia diretti va dell' attuale politica italiana.
E questa e Ia realt vera, nonostante chevoci care alia
polernica politica persistano ad indicare le nostre attitu-
dini e le nostre intenzioni come deliberatamente contrarie
alla pacifica convivenza.
Ad esse s'oppone Ia parola precisa di chi e responsabile
della politica estera ed interna, afermante qnesta volont
'assoluta, coltivat~ per Ia solidariet necessaria dei popoli
,e per una pace di volont e di ricostruzione sociale e mo-
rale. Ma ad essa s'oppone Ia stessa realt dei fatti, che,
dalla fine dell' ultima guerra ad oggi, dimostra e com-
prova questa volont costantemente espressa e mantenuta.
(I) Vedi Messaggio del Capo dei Gove?'no agli Stati Uniti; LOgen-
naio 1931, IX, '
-38-
lnfatti la collaborazione dell'ltalia con gli altri popoli ha
oggi un fondamento sano e onesto di chiarficazione e. di .
consolidazione di Stati pacifici; e l'Italia e stato il primo
grande paese vittorio
t
d'Europa, cheha superato le di-
visioni della guerra el so con dignit Ia mano ai vi~ti (1). .
Quando si parla ell' educazione della giovent, che
si va ripetendo esser fatta per scopi imperialistici e guer-
rieri, si pua rispondere colle parole del Capo, che disse
che Ia preparazione della nostra gioventii e fatta per
ingagliardire Ia razza e darle leattitudini al self-control
e al senso di responsabilit e di disciplina (2).
E quando si ripete all'infinito il tema degli arma menti,
si pua, con sicura coscenza, rispondere chep'ochi Stati
europei possono 'dare, quante ne d all'ltalia, tante prove
positive del.Ia Ioro autentica voIont di pace. La storia
degli arrnamenti d'Europa e di tutte Ie fallite conferenze
per un'intesa internazionale al servizio della pace 10con-
ferma. L'Italia difende 1'equilibrio delle forze. Per cio gli
arma menti d'Italia seguono, non precedono, gli armamenti
degli aItri paesi europei. Sono Iaconseguenza della generale
politica bellica dei paesi vicini ; enonsono atfatto in funzione
d'un programma autonomo della politica italiana (3).
Cost Ia nostra politica, colla difesa de110 Stato, tende
al maggior pres tigio e alla potenza della nazione.
19. - Ma interessa a questo proposito mettere in chiara
evidenza che, nell'ideologia, che sta a .base dello Stato
fascista, al principio di nazionalit si ricongiunge il prin-
cipio corporativo (4)".
(1) GAY DA, La [oraa per la pace (Giornale d'ltalia, 3 gennaio 1931).
(2) Messaggio, cito
(3) GAY DA, La [oraa per la pace, cito .
(4) Per una diffusa trattazine su questo principio, vedi BORToLoTTo,
Lo Stato e la dottrina cO?po1"ativa, vol. li, n. 162esegg.
'\
\
- 39-
Tutto 10 studio, che segue, sar diretto alla di mostra-
zione di questa tesi, che rappresenta Ia realizzazione, nel
campo morale, politico ed economico-sociaIe, dei due prn-
cipii nazionaIe e corporativo.
Essi non sono in contraddizione, ma il secondo e pre- .
sentato gi come intrinseco nel primo ene oostitulsce un
~. adeguato sviluppo. Sono necessit ideali.. avvertite dalla
coscienza del popoIo italiano; si sono trasfusi e tendono
a .trasfondersi negli ordinamenti storici enelle conformi
istituzioni (1).
.Ma, a questo proposito , occorre anche notace che il
fascismo non solo e una dottrina e una struttura di ordina-
mento nazlonale, ma rappresenta una Iormazione caratteri-
sticamente italiana. Si usa infatti chiamare fascismo agni
movimenta si presenti avverso, con carattere nazionale, ai
regimi e' ai sistemi di governo passati, colpiti ed esauto-
rati dalle vicende della guerra e dalle difficolt del .dopo
guerra. E si parla di fascismo spagnolo o., polacco, turco
o ungherese, portoghese o greco, tedesco o francese.
Tutto questo e superficiale ed erroneo. Denominare
fascismo il movimento', che e solo antidemo craco oan
tiparlamentare, .significa confondere l' esteriorit con 'Ia
intimi~ costruttiva della dottrina; o, quanto meno, significa
confondere una sola parte o un solo aspetto con Ia tota
lita d'un movimento vasto e complesso , profondo e vitaIe
che ha portato alla trasformazione dello Stato (2).
11fascismo e stato utile in ltalia. Forse non 10 sarebbe'
in altri luogh, dove .di verse sono le condizioni materiali
e spirituali. E un errore trasportare istituti politici da
(1) DO~A'f1B., Dal princtpio di nazionalit al principio corpora-
tivo .(Lo Stato, 1930, p. 279).
(2) Vedi Rocoo, La trasformazione dello Stato, Roma, 1925, p. 6
e sego
40-
un ambiente all'altro , senza considerare se il nuovo am-
biente sia o meno adatto ad accoglierli e ad applicarl.
La democraza parlamentare, che sta bene in lnghilterra,
si e trovata a disagio altrove (1); il fascismo, che appare
conforme aI nostro spirito latino, anzi p precisamente
italiano, pu non adattarsi ad altri popoIi.
Ma, poi che il fascismo ha corretto, in Italia, errori
e difetti, che ancora perdurano in altri paesi, dev'essere
attentamente considerato all'estero (2), perche rappresenta
un'laborazione, che, neIl'ambiente sprtuale.: economico,
giuridice e poltico, ricongiunge in unit tutti i vaIori in-
dividuali e sociali, per dirigerli verso gli scopi della na- .
zione (3).
20.-In verit, se il fascismo e un fenomeno squisita-
mente italiano, perche ;010presso di noi trova l'atmosfera
e il clima storico del suo sviluppo, Ia dottrina fascista deve
essere considerata come un vaIore universal e e puo ben
insegnare qualche cosa a chi voglia serenamente conside-
rarla e non vedere in essa soltanto una violenza o una
reazione (4).
1problemi post dal Fascismo all'attenzione deI mondo
sono press'a poco comuni a tutti gli Stati. Il fondamento
(1) Vela MJ OELI, Mon. cit., p. 486.
(2) SCHOTTHOFER, II fascio, Sinn uncl Wrrklichkeit des italienischen
Faschismus, Frankfurt a M., p.5; vedi ZANGARA,I sindacaii, e lo Stato,
p. 28: vedi anche DE FELS, La crise du parlamentarisme , (Revue de
Paris, 1929 p. 728).
(3) FRANK, Der' deutsche Faschismus in Internationaler Faschismus,
Karlsruhe 1928, p. 40; Vedi MANNHARDT, Der Faschismus, Mnchen,
1925, p. 387; MJ OHELS, Sosialismus und Fass ismus,>Mnehen 1925,
p. 277.
(4) Vedi HLLER, Europa und der Fascismus, Berlin u. Leipzig 1929,
p. 6 e 138; BONN, Die Kri,sis der Europischen Demohratie, Karlsruhe
1925,p. 60, 142.
41
morale e le idee direttrici deI fascismo possono benissmo
trovare una rispondenza nello sprito degli altri paesi. E
l'esernpio dell'ltalia pu -essere seguito da altri popoli, i
quali debbono, alIa 101'volta, far ricorso ai principii fon-
damentali, che regolano l'ordinamento giuridico-politico
nostro, e applicare il principio dell'autorit di contro agli
eccessi ed agli erro ri della li bert democratica, spinta ai
lmiti dell'arbitrio.
Si dice che l'Europa non pu attendere alcun rirmo-
vamento del contenuto spiritualedello Stato, da parte
deI fascismo (1).
Ma e questione di intendersi. Se per rinnovamento si
intende ricomporre e risanare 10Stato demoliberale colle
stesse medicine.. che si son tentate sinora, e certo che il
fascismo non sa ne pu dare ad esse. efficacia. Ma se rin-
novamento spirituale vuol dire vera ricomposizione f011-
darnentale della vi ta dello Stato, su basi nuove di pensieri
e di atti, con nuoyi meto di e nuovi indirizzi, sotto Ia guida
di nuovi principii, noi crediamo che il fascismo, nel suo
movimento totalitario fondamentale, che pi .o meno ar-
bitrariamente si suol chiamare pseudorinascimento ,
pu aspirare con legittimit a presiedere il rinnovamento
spirltuale degli Stati.
Noi scrivevamo qualche tempo fa, e ripetiamo qui,
perche le ragioni e le circostanze non sono mutate, anzi
hanno meglio confermato il nostro assunto, che il fascismo
e un fenomeno della storia necessario e fatale e rappre-
senta l'episodio dell'autorit, ch, nell'attuale turbatissimo
periodo delle vi te dei popoli, dovr verificarsi dovunque ;
perch cOSI solo 10Stato pu, a u~ tempo, alfermare Ia
propri~ autorit e difendere Ia propria ndipendenza.
1
~
''11,,.
(1) HELLER, op. cit., ultimo capitolo.
42 -
Ma l'autorit ny)' deve significare n assolutismo uni-
versalistico, n vutaespressione verbale; dev'essere bens),
invece, autorit vera, reale, corporativa.
Sta in questo l'universalit deI fascismo. Il Capo del
governo ha di recente riatfermato che il fascismo e una
idea universale. Ed i nostri avversari si sono subito af-
frettati a vedere in quest'affermazione un impeto d'im-
posizione da parte nostra e lapretesa di voler entrare a
discutere Iavita interna degli altri Stati: La verit invece
e tutta diversa: ed e che l'idea fascista comincia ad en- ,
trare nello spirito e nel pensiero degli altri popoli, ad
invadere le coscienze degli individui ead attirare l'atten-
zione degli studiosi (1).
L'universalit del fascisrriovienpalesata.rla un lato, dalla
ampiezza del movimento antifascista e, dall'altro, dall'ap-
parizione sempre maggiore di forme simpatizzanti e di
attivit, che si avvicinano alla nostra dottrina (2). Di pi,
l'universalit istessa si espri me colle sempre maggiori
invocazioni di ordinamenti e di espressioni analoghe al
fascismo, per pqrre rimedio alla crisi degli Stati, per Ia
quale scrittori e uornini politici non sanno. trovare ade-
guati ed efficaci rimedi (3).
DeI resto, si osserva giustamente che questo valore
universale della dottrina e dell'idea fascista era fin dal
principio evidentissimo. Se universale non fosse, non
avrebbe avuto e non avrebbe che un valere limitato ed
(I) Vedi SCHOl'THOFER, II Foscto, cit., p. '5, 192 e segg.; LOMBARD,
Ce qu'il taut cannat"e du [ascisme, Paris 1926, p. 157; DEUl'SCH, Anti-
[aschismus, Wien, 1926, p. 27 e segg.
(2) Vedi FERRETl'I, Unive,'salit' dei fascismo, (Gera"chi,a, feb-
braio 1931, p. 105 e segg.).
(3) Vedi BORTO[.OT'~O, Lo Stato e la dott"ina corporatira, vol. I, n. 2 e .
autori ivi citati. Vedi pure COUDENHOVE-K!.LERGI, Los vom Materialismus,
.Berlin, 193i, specialmente la terza parte.
\l.J
- 43-
effimero; non avrebbe avuto e non avrebhe il potere di'
sollevare, di trasformare e di muovere nemmeno il solo
popolo italiano ; glacch, ipopoli nou sono mai mossi che
dalle idee universali. E universale e il fascismo, perch e
idea italiana e romana, ed e l'idea dell'essenziale spiritua-
lit, dell'ordine spirituale, della gerarchia spirltuale, che,
nella vitanazionale si concreta nello Stato etico, in cui l'indi,
viduo non si annulla, masi supera, si dilata, si esalta (1) ,
ln verit non si pu negare, valere universale alle dot-
trine, che costituiscono lebasi del nostro ordinamento giu-
ridic. Tali sono Iadottrina della massa edellepersone giu-
ridiche pubbliche; Iadottrina dei valori.individuali esociali
e della loro influenza nella formazione degli strati e delle
gerarchie noll'ambito della vita politica economica e so-
ciale: Ia dottrina pi propriamente della gerarchia ,(lhe
noi consideriamo come Ia coordinazione e Ia subordina-
zione delle volont singole e cllettive verso gli. scop dello
Stato; Ia dottrina della corporazione, che e Ia proporzione
degli interessi individuali e collettivi cogli interessi gene-
rali dellanazione; ed e pure Iadottrina dell'accordo e della
collaborazione delle energie nazionali per Ia maggiore at-
tiyit produttiva. Son tutte, queste, idee e dottrine uni-
versali, che reggono le nostre strutture e le nostre for..
mazioni politco-socal.
/
21: -- La dottrina corporati va, infatti, si puo dire il
cardine del fascismo. Essa e l'organizzazione universale di
propulsione nel mondo, edil fascismo ne ha dato lenorme,
ne ha descritto ledirettive, ne ha formato gli istituti; esso
(L) COPPOLA, Idea universale (Resto del Carlino, novembre 1930,
anno XLVI, n. 265); OLlVEl'TI A. O. Italianit e uruoersalit del Fascismo
(Popolo d'Italia 1931, n. 156).
- 44-
ha dato disciplina allacorporazione, perche questa vivenella
atmosfera di questo nostro secolo.:
Il Fascismo ha avuto, nei confronti di tutti i sistemi
politici del mondo, questo merito, di aver creato quell'isti.
tuto, di cui tutte lenazioni etutti i popoli rivelano in questo
momento Ia necessit. Chi si affaccia allo studio delle le-
gisIazioni sociali ed economiche nuove di tutti gli Stati del
mondo, chi si affaccia a studiare tutti i sistemi di governo,
che in questo momento reggono ipopoli, vedr che, sepure
senza il nome di corporazione, senza Ia nostra termino-
logia e senza le nostre idee chiaramente espresse, dap-
pertutto l'ordiriamento corporati vo, quasi misteriosamente,
affiora, si forma e prende consistenza (1).
Questi principii universali sono gi radicati nello spi-
rito delle genti di studio, le quali constatano l' intima
coesione esistente, presso di noi, tra 1'organizzazione delle
forze produttive e10 Stato; e si dice che questa struttura
non potra essere in alcun modo abolita. Potr, forse, in
avvenire, aver luogo un mutamento dell'attuale sistema po-
litico; le organizzazioni potranno mutare daquello chesono
oggi; ma il principio di:ettivo dell' organizzazione delle
masse edell'amministrazione interna non potr mai essere
distrutto (2). . .
, ,E il fatto stesso che le nostre dottrine sono esaminate
e discusse, sia pure con poca obiettivit e talora con ir-
riducibile avversione e con un linguaggio, che appare per
10 meno strano in persone, che appartengono alIa cattedra
(1) BOTTAI,La dottrina .e la pratica corporatica (Corriere della
sera, 10 novembre 1930). Vedi HEINRICH, Stato c{)ntr.attuale o Stato d'au-
torit? (Lo Stato, 1930,' p, 304).
(2) ESCHMANN, Der [ascistiche Staat in Iialien; Breslau, 1930,
p. 118,
~
ti
I
,)
- 45-
e alIa dottrina ufficiale (1), dimostra pure che esse pre-
sentano, per questo solo, interesse e valore.
Le nostre 'materie, le nostre dottrine, il nostro ord-
namento valicano pertanto le frontiere per entrare nel
campo sconfinato della coscienza giuridica e poltica, Di
fronte allavoluta indifferenza e alla persistente incom-
prensione, che si mantiene viva all'estero nei nostri ri-
guardi, le nostre discipline s'affermano e s'impongono.
Lo studioso italiano ha il dovere di esporre, colladot-
trina fondamentale dello Stato, gli elrnenti , che stanno
a base dell'ordinarnento e.dell'esercizio deI potere sovr~no:
10 Stato e Ia Nazione.
22. - C'e, in, altre dottrine costltuzionali, una forma
di democratismo, che antepone Ia Nazione allo Stato e
questo fa servire a quella (2). C'e un presupposto natu-
ralistico, che domina Iaforrnazione nazionale, per far dello
Stato una modesta cosa, creata secondo ragione. E c'e,
'infine, per quel che riguarda Iadottrina, una tendenza, in
. questa materia, verso indagini nuove, vedute individuali,
troppo spesso superficiali, che hanno tutto il sapore del-
l'improvvisazione. '
Noi cerchiamo di, esporre ,con quali aspetti 10 Stato
etico si realizzi ne110Stato sovrano, su base nazionale e
fornito dei due attributi essenziali d' ogni formazione su-
(I) AJ ludiamo ai' BERNHARD, professore ordinario 'nell' Universita di
Berlino, il quale, in una sua conferenza, debitamente elaborata per Ia
pubblicazione (De,' Staatsgedanke des Faschimus, Berlin, 1931), dopo aver
'promesso Ia pi severa obiettivit si rivela oltremodo tendenzioso, e
perfeziona l'aggressivita dei proprio linguaggio, superando eos) Ia forma
e I'intonaziona avversa, usata nel suo precedente volume. (Das System
MussoZinis, Berlin, 1930). '
(2) ROFFESTE1N, ZU1' So:riologie des Nationalismus und der na tiO-
nalen Parteien (J ahrbuch fr Soziologie, Nation und Nationalitt, Karls-
ruhe, 1927, I, 162, 163).
I
'\
l!-
I
- 46--
periore ed unitria: l'organicit e il potere , dai quali ap-
parr giustificata Ia sua struttura gerarchica e corpora-
tiva (1).
Son questi gli elementi dello Stato fascista, dai quali
sono sorte idee e concezioni, principii edottrine, che, tra
molte opposzioni e poche simpatie '(2), segu.ono il loro
cammino; ti, che, nonostante si vogUano relegar nel pas-
sato (3), vedono sempre maggiormente aprirsi dnanzi a
se nuovi orizzonti (4).
Ed ecco che queste dottrine, come i fatti.J a rivoluzione
ed il pensiero, che le hanno create, appaiono nel grande
quadro' della verit nella storiae atfermano il loro inaL
l:?CUSSO valore storico universale (5).
23. '- t:ordinarnento giuridico fascist~' ha aiolito il
dualismo, che esisteva, negli ordinamenti passati, tra 80-
ciet e Stato (6)-.
Da quando 10 Stein, facendo Ia storia dei movimenti
. soeiali, dava Ia nozione di societ come organismo di forze,
ordini e movimenti, distinti dallo Stato (7), l'essenza del-
l'aggregato sociale fu sempre considerata come qualche
(l) Vedi ai riguardo, pel' gli opportuni raffronti SCHMIT'l', Der Huter
der Ve'-tassung, Tubingen 1931, p. 36 e segg.
(2) Vedi BECKERATH,ldee uni Wirklichheit im Faschismus (Schmol-
lers-J ahrbuch, 52 J ahrgang, p. 214). ' .
(3) LOMBARD, Ce qu'il [aut connatre du [ascisme p. 160.
(4) Vedi BECKERATH, Wesen und Werden des taschistischen Staates ;
Berlin, 1927, p. 154.
(5) Vedi pi sopra, n. 4.
(6) Vedi a questo proposito DONATI B., Codificazione e Stato corpo-
rativo (Lo Stato, 1930, p. 649 e segg.); GUARNIERI VENTlMIGLIA, I prin- ,
cip giuridici dello Stato co.rporativo, Roma, 1928, P: 7. Sul concetto
di societ vedi NAVARRA, lntrod,uzione, cit., p. 51, 120 e segg. .
(7) Vedi STEIN, Geschichte der sos ialeri Bewegung in Eranhreich,
Leipzig, 1850, vol. 1, Introduaione ; STE,N, Handbuch de,' Verwaltungsle-
hre, Stuttgart, 1876, p. 738e segg.
47 -
cosa di lontano e di ant.agonistico alla struttura e all'or-
dinamento statuale.
Lo Stato era l'organismo giuridieo., Ia societ era l' or-
ganismo eeonomico-sociale (1). L~ dottrina del XIX se-
colo ci ha fornito le figure d'una societ antistatuale e di
uno St~to antisociale, o, per essere pi esatti, estrasociale.
La societ fu fuori dello Stato, perche .dapprima non
si voIeva che tra individuo e Stato vi fossero elementi, i
'quali spezzassero l'immediatezza del rapporto giuridico tra
.I'uno e l'altro ; e inoltre perche il .sistema assegnava al
dominio delI'individuo e delle sll:e organizzazioni tutta Ia
sfera dei rapporti economici, mentre allo Stato era affidata
Ia sfera dei rapporti giuridici. .
.La divisione tra societ e Stato doveva pertanto ne-
cessariam ente verificarsi ; eCOSI Ia societ divenne il campo
d'esplicazione delle COSI dette libert contro 10' Stato.imen-
tre 10 Stato era il campo d' esplicazion.e della COSI detta
autorit contro l'indlviduo (2) .
Col sorgere e l'affermarsi del terzo stato borghese, Ia
societ si e posta contro e avverso allo Stato, con un
contenuto a se stante di scienza e di dottrina .. La societ
economica ando contro 'Ia societ giuridica; afferm e pre-
tese la propria indipendenza dello Stato (3); ed il contrasto
immanente, che Ia dottrina individualistica ha costituito
tra ndviduo e Stato, riapparve nel contrasto, ancor pi
aspro e irriducibile, tra societ e Stato (4).
Ma se" conforme alla classica d'efinizione dello Stein,
'l.'J
,
(1) Vedi sulla societa nazionaJ e CORRADINI, L'unit e la potensa
delle nazioni, Firenze 1926, p. 85 e' segg., 98e segg.
(2) Vedi pi sopra n. 6; vedi anche pi mnanzi n. 70.
(3) SALOMON,Allgemeine Staatslehre, p.72.
(4) SOMBART,Die A~'fnge der So:riologie '(Erinnerungsg&be fr M.
Weber, H123, 1).
,-48-
Ia societ e uri'unit di vite umane, una partizione di
beni, un organismo produtti vo legato a un sistema di bi-
sogni in continuo sviluppo (1); s.el'esperienza insegna che
una societ civile 110npua vivere e progredire, senza che
sieno soddisfatte tal une esigenze foridamentali, che cor-
rispondono a condizioni essenziali di vita; e se queste non
possorio essere raggiunte, se non coll'ausilio deI diritto,
non e possibile concepire Ia societ disgiunta dallo Stato,
che crea e mette in funzione ]'ordinamento .giuridico.
Non solo, ma, poi che Ia societ ha bisogno di questo
elemento essenziale, di questa realt organizzata, non si
pu concepire una societ civile, che non sia ordinata a
Stato, perch 10Stato, solo eespressione d'energie, di po.-
teri, di garan-tie, di tutela d'Interess e di protezons .d'or-
dinate attivit.
Ond'e che, per Ia stessa ragone, 'per Ia quale non'si
pu Doncepire I'uomo isolato, a se stante, e separato,
di viso e in contrasto coi suoi simili, perch, aI contra~io,
egli tende all'arrnona, all'accordo, per un innato senso di
socialit (~); aItrettanto non e possibile concepire i gruppi
sociali, distinti e divisi 1'uno dall'altro, perche, in realt,
essi, per il senso di socialit, che si completa e si com-
pone in un pi vasto senso di statualit, tendono verso
l'aggruppamento; Ia solidariet, Ia combinazione d~i propri
interessi e Ia subordinazione di essi all' interesse gene-
rale. In tal guisa e ag evolatL> il raggiungimento dei loro
scopi e' sono favorite le condizioni deUe Ioro organizza-
zioni e delle loro attivit (3).
(I) Vedi GRi.iNFELD, Loren~ Von ,~tein und die Dcutsche Gesells-
chaftsleh"e, 1920.
(2) Vedi LUOA DEI SABELLI, Nasion, e mino1'anze etniche, Bologna,
1929, I, p. 25.
(3) ROMANO, L'o1'dinamento gitwidico, Pisa, 1917, p. 37 e segg.
~
, f
- 49-
21. - Questo concorso verso gli s~opi dello Stato pr'e-
cisa tre condizioni reali e pratiche, che sono sempre state
trascurate dalle dottrine giuridico-politlche dello Stato
moderno: .
a) La prima condizione e che Ia compagine sociale si
accosti a110 Stato e si-fonda con esso, costituendo l'unit~
dello Stato, per l'esaurimento degli scopi d'interesse ge-
nerale, che non si limitano alla realizzazione giuridica
della convi venza, ma che si dirigono verso i raggiung-
menti di carattere etico, econornico e poltico.
, . ~ .
b) La seconda condizione eche Ia societ, come realt
della vita, costituisca Ia realt dello Stato, che diviene
complesso organizzato di cittadini e di enti (1), come vero
e proprio cor-pus, con formazione social e e attributi giu-
ridico- politici.
c) La terza condizione e che, per Ia fusione della
societ collo Stato e per Ia valida tendenza di essa verso
gli scopi dello Stato medesimo, si costituisca solidamente
la sovranit dello Stato, come risultante spontanea delle
esigenze di vita e di sviluppo della societ umana, effetto
di naturali tendenze degli uomini, i quali si dirigono verso
raggruppamento, verso l' organizzazione, verso Ia forza,
verso Ia giustizia. V.erso l'aggruppamento, per bisogno di
vita; verso l'organizzazione, per bisogno di armonia e di
concrdia: verso Ia forza, per bisogno di protezione e di
difesa; verso Iagiustizia, per bisogno ditutela edi garantia.
Si. e detto giustamente che il principio, che origina-
riamente d luogo a11'esistenza sociale, si deve ricercare
nell'egoismo umano (2). !\la questo egoismo, che e solo
(1) Vecli KELSEN, Der sosioloische und der jtwistische Staatsbe-
{/I'iff, Tbingen, 1922, lntroduzione.
(2) Vedi BORNHAK, Gruruir iss des Deutscheri Staatsrechte; Leipzig
1926, p. 20. .
BORTOLOTTO ... - Do St ato Fascista e ia Na z ione .
I
I
:1
- 51-
2. L'indivduo, le masse eJ e aggregazioni, .per jl
bisogno istintivo di conseguire i vantaggi, che sono ne-
cessari ano svolgimento della 101'0 esistenza, tendono a
porre i propri beni e le proprie attivit a.~ontatto con
altri beni e .con altre attivit, cercando di mettere in
armonia gli uni cogli altri, .realizzando- cOSI quella coesi-
stenza, che perrnetta i. mig1iori conseguimenti individuali
e collettivi.
>,
~ il bisogno dell'organizzazione,. che crea l'unit d'un
interesse generale sopra gli interessi particolari, indiyi-
duali o collettivi.
Sorge cOSI Ia dottrina corporativa, in. rapporto colla
dottrina dell' interesse e colla doitrina della solidariet,
sociale.
3. L'individuo e le formazioni sociali, per un bisogno
impellente di protezione, tendo no necessariamente verso
Ia forza, che, realizzata in una persona, in un ente o in
tina formazione superiore, costituisce l'autorit, alla quale
gli individui e gli enti, che ne riconoscono Ia superiorit,
volontariamente si sottopongono per'ottenere .la prote-
zione e Ia tutela, di cui hanno bisogno.
E il bisogno della qiusiizia, che, al di sopra deJ Ie vo-
lont slngole e collettive, e come sintesi di esse, crea
l'unit d'una .volont superiore, che e Ia volont dello
Stato.
Da questa tendenza sorge Ia'dotlrina della qerarhia,
in rapporto colla dottrina della uoloni e colla dottrina
della coordinazione e della subordinazione delle forze so-
. .t
cialiall'ente, che e riconosciuto superiore (1).
,
-50-
desiderio d'utilit, costituisce le unit sociali maggiori
e minori, compIesse e semplici per Ia soddisfazione d'in-
teres si e per l'appagamento di bisogni. Sono' le normali
spinte verso Ia socialit.
Tuttavia, per un cornodo ragionamento individua1istico,
si suo1dire che Ia societ tende a porre il potere sovrano
dello Stato al servigio dei propri rrteressi, perche esso
li tuteli. Invec~ Ia realt dimostra il contrario, e co
che Ia societ tende a porre i propri interessi all' obra
del 'potere dello Stato, adattandoli e componendo iin
modo, che possono avere dal diritto Ia giusta protezjone.
Lo Stato d alla societ Ia forza, co l'organizzazione
giuridica e politica,. in cui il complesso sociale acquista
unit e possibilit di azione. Il corpo social e d a110Stato
i1contenuto; e co tutti i problemi; ch~ si presentan e
che debbono essere risoluti, col senso dell' opportunit po
litica e coll'ausilo della giustizia e deI diritto (1).
25. - Si possono infatti fissare i seguenti principii:
1.0 L'individuo, 1e famiglie e le piccole unioni, per
un senso e un orientamer.to istintivo, costituiscono le
masse, ma con cio necessariamente limitano e riducono
Ia propria libert iniziale ; perche questa e J prima e .
indispensabile esigenza della vita comuns.
. E il bisogno della socialit, che costituisce formazioni
unitarie, sopra i particolarismi e le frazioni.
Ma una conseguenza della vita comune ~ anche Ia
formazione e Ia gradazione dei valori, Si forma cOSI Ia
.iottrino. della massa in rapporto colla dottrina della libert
e colla dottrina dei ualori individuali e sociali.
(1) REDANO, Sviluppo del principio' corporatioo nell'ordine costitu-
.ionale dello Stato (Rivista internazionale di Filosofia deI diritto, anno X.
fase. I, p. 5 delI'estratto).
~
(1) Le dottrine, che qui sono appena accennate, sono completamente
svolte in altro studio; vedi BORTOLOT"rO, Lo Stato e la dottrina corpo-
rativa, voI. r, n. 67 e segg.
-
- 52-
26. - Ma, il processo costruttivo deve verificarsl a
traverso Ia formazione organica dei gruppi e degli aggre-
gati sociali.
Se si afferma il principio della sovranit in rapporto
a due soU termini, Stato e individo , e possibile da un
lato il verificarsi d'un assolutismo statua1e '(autocrazia,
dittatura) con sacrificio dell'individuo ; daI1'altfo, e possibile
Ia prepotenza dell'individuo, che, a tra verso le formazioni
collettive, per Ia soddisfazione del proprio puro utilita-
rismo, aggredisco i pote ri e Ia solidit dello Stato.
AI contrario, colla forrrazione delle realt sociali, ordi-
nate e funzionanti nell' rbita dello Stato, non epossibile
n assolutisrno statuale, n prepotenza di indi vidui e di
- 53-
classi, agenti per mezzo delle organizzazioni costituite
fuori dello Stato.
lnfatti l'organica formazione non pu dar luogo a squi-
libri ne a contese. E, d'altro canto, il concorso delle 01'-
ganizzazioni verso gli scopi comuni, colla 101'0attivit e
colla responsabilit ad un tempo, fa SI che 10 Stato, per-
sona giuridica sovrana, in tanto e tale in quanto opera e
1 comanda col concorso B Ia collaborazione di tali organiz-.
'zazioni, che diventano persone giuridiche. Esse non sono
persone sovrane, ma sono fornite di autorit, che loro pro-
viene dal concorso degli interessi e delle volnt degli in- .
dividui, che le compongono e dall e attribuzioni ad esse
conferite dallo Stato. .
E quando le organizzazioni avranno compres o Tatotalit
degli eIementi, che vivono ed operano, colle stesse tendenze,
in un dato territorio, noi troveremo costituita l'entit nazio-
naIe, base e fondamento della formazione giuridico-politica.
Ma sovra questa formazione totalitria deve costi-
tuirsi, energica e precisa, Ia sovranit dello Stato. Incaso
diverso, si pu facilmente verificare il fenomeno di crisi,
che si e presso di noi e altrove verifcato, per il quale si
.assistette al .progressivo organizzar'si. della societ sulla
base di particolari interessi, di fronte alla deficienza dei
,. mezzi giuridici e istituzionali, che Ia societ medesima
. possiede per. far valere Ia sua str~ttura in seno a quella
dello Stato. Per tale deficienza si puo spiegare, .come
osservava il Romano, perche <anche quelle associazioni
e aggruppmenti di individu, che, per Ia 101'0natura e i
101'0interessi, dovrebbero non schierarsi contra 10 Stato,
tendo no tal volta a far causa comune con quelli, che pro-
pugnano una radical e e rivoluzionar ia tr-asformazlone dei
pubblici poter ii (1).
,
Ma Ia forza, di cui si paria, non e, n p o essere, nella
sua sintesi superiore, che 10 Stato. E 1a potest, che a
lui spetta sulla generalit .degli individo e delle aggre-
gazioni, non e che Ia formazione neces~ ria di tutte: le
convergenze di tendenze, di bisogni, d'i teressi e, infine,
di volont dei singoli e dei grupp, che costituiscono cOSI,
per spontanea deterrninazione e non per accordo contrat-
tuaIe (notisi, B questa Ia fondamentale differenza) i poteri,
che son atti a tutelare gli interessi. e a' soddisfare i bi-
. sogni, che sono naturali e istintivi dell'individuo ; Ia eocia-
lit, I'organizzazione, lagiustizia.
Ma questi poteri, che in altre pi ristrette e diversa-
mente organizzate compagini sono auiorii, diventano .
souranit, quan~o una societ sia costituita a unit con
un popolo e sovra un determinato territorio. Per questo
Ia sovranit appartiene allo -Stato e non proviene ad esso
da aIcuna devoluzione, n da investitura divina, n da
volont di popolo,perche proviene alui dalla realt spon-
tanea degli eventi, che costituiscono le compagini social,
_(l)ROMANO, Lo Stato mode"no e la sua crisi, cito p. 110.
I
-51-
Pertanto acostituire Ia societ giuridicamente e po-
liticamente organizzata, concorro no :
1.0 gli uomini, che rappresentano l'entit inizale,
elementare, dalla quale si svolgono tutte le formazioni
successive ;
2. gli aggrupparnenti, che non si possono abolire,
ignorare, annullare, perche si presentano come !10arealt
istintivamente e necessariamente creata dall'uomo ;
3. 10Stato, che si sside in superiorit sopra gli indivi-
dui e gli aggruppamenti, per curare gli interessi di tutti, in
corrispondenza coll'interesse generale; e per disciplinare
Ia vita comune, col eoncorso di tutti i vlori esistenti (1),
COSI la vi ta sociale s'immedesima ne110 Stato, che riu-
nisce tutti gli enti e le formazioni, che vengono con esso
a contatto (2). Ma tutto questo complesso di elementi
compone un'entit storicamente, territorialmente, spiri-
tualmente e sociologicamente importante, che deve, secondo
noi, essere posta .a base d' ogni studio, che consideri le
relazioni sociali tra i vari enti, i quali vivono in societ,
sotto l'ordinamento costituito .da11o Stato: Ia Nazione.
'rale elanostra dottrina, che si distingue esi diff'erenzia
nettamente da quelIa teoria, che e stata detta della vita
nazionale (3); Ia quale, sotto faIse apparenze realistiche,
crea un esponente della sovranit, che e empirico ed
astratto, come pu essere empirica e astratta Ia funzione,
ches'affida all'elettoralismo e al suffragio (4);
(1) Vedi SALEMI,Studi, cit., p. 21.
(2) Vedi CORRADINI, L'unit e la potenaa delle nasioni, p. 97 e"
e segg. Vedi PANUNZIO,Principio e diritto di nasionalit, Roma, 1920,
p. 22,23.
(3) Vedi BENOIS'l',La crise de l'Etat model'ne, p. 31e segg.
(4) Vedi GRAZIANO, Lo Stato giuridico, Torino, 1919, p.. 198.
(.
~~~~~~~-V~V~ ,
\
CAPITOLO II
NAZIONE E NAZIONALI:f
"-
27.-Lo Stato nazionale e i suoi fondamenti. - 28. La nazionalita e Ia
dottrina. - 29:La letteratura dei dopo guerra. -. 30. La dot-
trina italiana. - 31. L'svoluzione storica del principio. Grccia. -
32. Roma e l'et di mezzo, - 33. Dopo il Trattato di VIrestfalia.
_ 34. 11principio dinazionalit. Le forze naturali. - 35. Natura
e volont. - 36. I principi teorici e l'esistenza poltica. - 37. La
razza e Ia religioni. - 38. La lngua e Ia cultura. - 39. Gli in-
teressi e il territorio. - 40. L'economia. - 41. La idea della na-
zionalita e il suo valere. - 42. Realt e principii. - 43. Elementi-
nazionali e unit dello Stato. - 44. Il principio unitario e 10Stato
nazionale.
27. - Lo Stato fascista va concepito come Stato Na-
zionale.
I fondamentali elementi della formazione dello Stato,
il territorio, il popolo e Ia potest sovrana, debbono es-
sere considerati nel quadro dell' esistenza naziooale e
nell'atmosfera creata dal principio di nazionalit.
COSI il territorio diviene l'ambiente necessario alio svi-
luppo delle capacit e delle energie nazionali; il popolo
appare com l'espressione dell'entit personale nazionale,
composta, nella sua formazione giuridico-politica; Ia po-
test. sovranp" esercitata 'ueU' orbita della nazione, pu
essere meglio considerata come un'energia costante verso
Ia composizione unitariae Ia solidariet delle forze sociali.
Se si chiedesse che cosa sia Ia nazione e quale valere
essa presenti rispetto agli altri pi o meno vasti aggrup-
"
pamenti sociali, dovremmo ripetere che essa, secondo Ia
nostra dottrina, rappresenta qualche cosa di p d'una
struttura 'ed'un organo e qualche cosa di pi importante
d'una compagine; perche costituisce, per se stessa, un'entit
costante, persistente e poderosa, che se pur pu, attra-
verso il tempo, modificarsi come reali, deve tuttavia per-
sistere, resistere e continuare come principio (1).
Infatti il primo programma deI partito nazionale fa-
scista, redatto nel 192'1, porta, a guisa di premessa, i [on-
damenti, cosi espressi: La nazione non e Ia.sernplice
somma degli individui viventi, nIo strumento di partitl
per i loro tini; ma un organismo comprendente Ia serie
.indenita delle generazioni, dicui i singoli non sono che
elementi transeunti e'Ia sintesi' suprema di tutti i valori
, materiali e immateriaIi 'della stirpe, LQ Stato e l'incar-
nazione giuridica della nazione. GIi istituti politici sono
forme ,efficaci, in quanto i valori nazionali trovino espres-
sione e-tutela. I valori autonomi dell'individuo e quelli
comuni a pi individui, espressi in persone collettive
organizzate, vanno promossi, sviluppati e difesi, ma sempre
nell'ambito della nzone, cui sono subordinati ,'
Su questi fondamenti si .epoi 'venuto costituendo l'at-
tuale ordinamento giuridico. Il programma, a traversoJ a
prpria evoluzione, ha potuto mutare; ma i fondamenti.
che hanno animato e diretto tutt 10 sforzocostruttivo,
sono rimasti gli stessi. . .
Rrcorre qui l'insegnamento di P. S. Mancini, il quale
diceva che il punto principale si e che, per Ia ~orma-
zione d' uno Stato, e necessara una particolare nazi 0-
(I) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina corporatioa, vol. I,
n. 35, p. ,82.
I .
- 57
nalit; poich vi dev' essere una sola e determinata Na-,
zione, affinch' si formi uno Stato proprio e distinto' (1).
Ma si demanda: E proprio necessari che ciascuna
nazione si componga in uno Stato polltico e che uno
Stato debba avere necessariamente, e soltanto, una base
nazionale? (2).
Il quesito e .senza dubhio importante. Ma noi, che ri-
cerchiamo ,quali siano le basi e leicaratteristiche dell'or-
dinamento positivo attuale, non consideriarno quello che
10 Stato dev'essere, o potrebbe essere, ma quello ehe 10 .
Stato nostro e, conforme aI prprio attuale ordinamento,
do~e si esprimono chiaramente i concetti di Nazione e di '
Stato, nella loro precisa realt attiva.
E, se pur 10 CI. Stato nazionale puo apparire, teorica-
mente .considerato, un.concetto incerto e anche, in qualche
guisa, contraddittorio (3), 10 ~( Stato nazionale italiano at-'"
tuale , si presenta ben definho e ben ordinato nella sua'
. , struttura e nella sua formazione (4). ,
E'bene qui chiarire il pensiero e i concetti. Si suole,
nello studio della nazione, distinguere il mome nto socio-
.logco ,da quello giuridico; ma Ia distinzione deve, secondo
.noi, .precisarsi nel senso; che il momento sociologico della
nazione ,riguarda il suo contenuto storico , tradizionale,
, , culturale e spirituale; e' che il momento giuridico della
nazione ri guarda essenziaime~te il contenuto dello Stato.
(I) MANCINI, 1l principio di nasionalitd, -cit. p. 16.
(2) ORESTANO, Le sintesi na.ionali, Saggio di una valutazione ari-
stocratica delle nazionalita ; (in Conflagrazione spirituale) Roma 1919,
p. 108. ,
. (3) PANUNZIO, Principio e dis-itto di nasionalit, Roma, 1920,
p. 21.
(4) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dott"ina' corpo,-ativa, vol. I,
n. 43 e segg.
. .
.
, ~
-58-
E precisiamo:
a) Ia nazione e un concetto storico e, sociologico; e
uri'entit unitaria, continua e inscindibile; essa e, quindi,
realt ed esistenza normale perfetta; ed e vera persona
sociale o politica autonoma (1);
b) 10 Stato e Ia. realizzazione giuridica della nazione
eper cio assume tutti gi aspetti ed il valere della personalit
guridica, di ventando persona giuridica territoriale sovrana;
c) nello Stato nazonale il concetto giuridico si avvi-
. cina e corrisponde ,aI concettosociologico e storico; e am-
bedue costituiscono unit morale, economica e poltica;
d) 10 Stato .e sovrano: Ia sovranit della nazione, nello
Stato nazionale, non e altro che Ia sovranit dello -Stato,
che, per Ia nostra dottrina, esce dall' orbita dell'ideologia
astratta, per entrare nel campo della verit;
e) Ia nazione e 10 Stato sono realt; Ia prima ~realt
storica e materiale, Ia secondae realt giuridlca; e sOQO,
realt.atti~e e pratiche in continua eVDluzio~e;perche non
si saprebbe concepire una nazione statica, n uno Stato
immobile, inattivo e agnostico,
Sulla base. di queste direttive esaminiamo il concetto
di nazione.
,~8. -- Nessuna materiae stata pi tormentata di questa.
La letteratura offre un'infinita variet di tendenze. Ma da
esse em.ana che i principii e gli elernenti della nazionalit,
dal territorio alIa lingua, dalla tradizione al!a religione,
dalla storia .allo spiritopopolare e al caratter nazionale,
.non sono p sufficienti agli autor! per Ia giustfloazione
del principio di nazionalit.
(I) PANUNZlO, Principio e diritto di na sionaiit, p. 25 e segg. 44
e segg ,
I
!
!
'.
. ,
- 59-
t'
Tutte le questioni, che vi sono inerent, e iproblemi,
che vi si riferiscono, sono da. essi considerati secondo il
101'0 valore politico attuale e con criteri diversi da quell
della dottrina tradizionale.
Mentre prima si studiava Ia nazione sotto l'aspetto
evolutivo, come un'entt naturale e imrnanente, ora Ia si
considera inv~ce sotto l'aspetto politico, per farne un'en-'
tit volontaria :e artificiale (1). Mentre prima Ia si guar-
dava dal punto di vista storico, 'ora Ia si guarda dal punto
di vista Ideolgico, per riunire, sotto Ia bandiera della na-o
zione, elementi, che altriment- sarebbero contrastanti e
che solo possono coesistere in un ambiente di pura ideo-
logia. Mentre prima Ia si riteneva una solida realt , ora
Ia si dice una pura idealit (2). E non e mancato chcon-
sidero Ia nazione come un concetto barbarico, per Ia storia, .
ed empirico p~r Ia dottrina (3}, e Ia nazionalit come una
realt inatferrabile; immateriale, i cui fenomeni deri vati
rilevano solo' incompletamente Ia sua. natura intima e
complessa. Si. disse infine che Ia parte veramente escura
.del_principio di nazionalit e..... Ia nazionalit (4).
Vi ha insomma, prevalentemente nella letteratura del
dopoguerra, una ben precisata propensione a giustificare
dottrinalmentae politicamente gli ordinamenti di Stato,

;." -<:1
(1) Vedi SALOMON, Nation und Nationalitt, Vm'Wol't.(J abrbuch fUI'
Soziologie, Karlsruhe, 192J, p. VII, IX).
(2) ,PRINZ ROHAN, Inoentar de" .politischen Gruruihaltunqen im
\ mode,'nen Europa (Soziologisohe Stdien Alfred .'V\Teber gewidmet,
Potsdam, 1930, p. 225/; HELLER, Rechtsstaat.ode,' Diktatur (Neue Rund-
sehau, Berlin, 1929, XII,' dicembre) .
(3) PELLlZZI, Lo Stato e la nazione (Educazione politica, 1926,
p. 317 e segg.). Vedi anche ORESTANO, Le sintesi nasionali, cito (in Con-
flagrazons spirituale, p. 73). Por Ia critica, vedi MAGGIORE, Un reime e
uri'epoca, Milano, 1929, p. 121e setg. Vedasi anehe PELUZZI, La na;'one
e T'impero (in Fascismo-Aristocrazia, Milano, 1925, p. 163 e segg.).
. (4) Vedi J OHANNT, Le principe des nacionalites, cit., p. 7.
1
':
.J
- 60-
programma. 1 conservatori come i democratici, i liberali
come i socialisti, designano Ia loro politica coi caratteri
della nazionalit. Cio dimostra che, pur a traverso-Ie cri-
tiche, che possono essere fatte (1), il coneetto di nazione,
in una maniera o nell'altra determinato, e cOSI essenzial-
mente proprio e decisivo d'ogni orientamento politico, che
pu dirsi che un orientamento poltico nuovo cisia sol-
tanto quando in esso sia implicita una nuova visione del-
l'organismo nazionale, e che sia vitale soltanto in virtu
dell'elevatezza ideale e della portata' storica di' questa vi-
sione. Il concetto di nazione infatti, anzi il concetto della
particolare nazione, in cui vogliamo agire politicamente..
importa quello dello Stato, che si intende di instaurare,
. . /. .
come forma e organicit viva di essa (2).
29. - I nuovi orientamentl spirituali, i nuovi ordlna-
menti politici e le nuove fcrmazioni.territoriali, sorte dalla
guerra, .hanno richiamato l'attenzione degli studiosi sulle
strutture nazionali e sugli elementi, che le costituiscono.
Vecchie dottrine sono state riesaminate e nuove dottrine
sono state formula te, 1-'e1' Ia giustflcazione delle formazioni
nuove e per Ia spiegazione dei tramonto di strutture
passate (3)e ,
Ma, salve rarissime eccezioni, tutte le trattazioni in ~
materia risentono dell'apparterienza dell'autore a .\111adata
compagine nazionale, cio che non pu non esercitare in-
fluenza sulle sue conclusioni.
-61-
l'igettando tutto quanto ne rappresenta il s.ostrato storico
e spirituale. .
La dottrina liberale e quella democrtica sono, per
concetto, indirizzo e forma di pensiero, avverse al prin-
cipio di nazionnlit, perche credono di vedere in esso una
eccessiva centraJ izzazione, contraria allo sviluppo della li-
bert individuale e contraria anche allo sviluppo d'un pro--:
gt'amma pacifista e universalista di fusione dei popoli. li:
i pi zelanti avversari deI principio di nazionalit arrivan
persino ad affermare, contrariamente ad ogni verit e ad
ogni ragione; che Ia nationalit restreint le sentiment et
le gnie ('1).
Si dice che Ia conoentrazione nazionale e talvolta un
principio attivo, ma nonrnai 'un principio d'ordinamento
e di reggimento (2) .. Ma quando, sovra Ia concentrazione-
nazionale, si assida l' organizzazione dello Stato, co11e sue
. leggi e cai suoi ordinamenti, costrutti conforme agli inte-
ressi del1a nazione, si dovr comprendere che, pur essendo
erroneo parlare di sovranit della nazione, perche Ia so-
vranit risiede nelIo Stato, Ia nazione, per riflesso e per
ragione necessaria, diviene un principio organico di reggi-
mento e di ordinamento unitario.
DeI resto Ia forza della parola nazione e Ia. forza deI
principio di nazionalit sono cOSI .poderose (3), che ogni
partito vorrebbeappropriarsele, per annetterle al propri
(1) PROUDHON,. Nation, Natioruilii (in Larousse Dictionnaire du
XIX sicle). Vedasi al riguardo Ia diffusa trattazione sulla dttrina
nazionalitaria democrtica in J OHANNET, op. cit., p. '67 e segg.; pag.74
e segg.; p. 157 e segg. .
(2) CL.~USS, Erziehung de," Nation sur Reich (Soziolog. Schriften,
cit., p. 221). Vedi ZlEGLER, Zw' Souoernitt der Nation (Soziologische
Schriften, Alfred Weber gewidmet, Potsdam, 1930, p. '247).
(3) Vedi BODRERO, Auspici d'irnpero, eit., p. 168; ORESTANO, La Con-
(l:.tg?azionespirituale, p. 71e segg.
(l ) Vedi HERTZ, Wesen und VVei'deri der Nation (J ahrb. fur So-
ziologie 1927, p. 1). Vedi ORESTA.NO, Le sintesi nazionali, cito pa-
gine 74, 75.
(2) LICl'l'RA, Dalla nazione allo fitato (Educazione politica, 1920,
p. 471). Vedi RODRERO, Auspici d'irnpero, Milano 1925, p. 157.
(3) Vedi ORESTA.NO, Le sintesi nazionali ISaggio di una valuta-
zione aristocratica' della nazionalit), Roma, 1917; MANNf, II problema
della nasionaiita, Modena, 1928. '
-- 62 -
1pubblicisti sono stati sempre ispirati , ne1le loro
teorie, dall'ambiente in cui vissero, mentre credettero
e credono in buona fede di creare, difendendo teorica-
mente i loro nteressi, qualche dottrina di generale ap-
plicazione (1). '
Tutti gli scrittori ebbero Ia preoccupazione di sostenere..
o di combattere Ia dottrina delle nazionalit, ovvero di
creare una dottrina, che_piii si confacesse alie condizioni
del loro paese, alle esigenze della loro storia, alle qualit
della loro raz~a.
Lo scrittore, prima d' essere tale, era individuo d' una
societ, o costituita a nazione o tendente a tal e seopo
cogli sforzi dell'intelletto ~colle impresedelle armi. Troppo
difficile riusciva svestirsi di tale qualit, per esaminar Ia
questione senza passione. E cOSI si ebbero disparit di
tendenze ed effusioni varie d'opinioni, intese a giustiflcare
Ia compagine .giuridica e politica di ciascuna nazionalit,
vecchia o nuova, basata su storia secolare o su avveni-
menti recenti, sul concorso di tutti gli elementi naturali
e tradizionali, ovvero sul semplice fatto dell'unit del go-
verno e dell'insindacabile volere dei popoli.
Non senza ondarnento si e detto e ripetuto che non vi
ha vocabolo di pi difflcile definizione di quello di nazione ..
11Bluntschli diceva che l'intero e complessivo coneetto di
nazione, che muove da un principio spirituale, e vago e
mutevole come, in genere, Ia vita de110 spirito (2); ed il
Bagehot afermava che Ia nazione pu essere sol tanto de-:
finita in forma sommaria e astratta, perch tutte le na-
(1). Y edi PADELL'ETTI, L'Aleasia e Lorena e il diritto deZle gent
(Scritti di diritto pubblico, 1881, p. 367).
(2) BLUNTSCHLI und BRATER, Deutsches Staatsiorterbuch-; Stuttgart,
1862, vol. VII, pp. 154, 155.
- 63-
zioni sono esseri, che hanno una quantit di caratteri e di
. faccie differenti ('l). _
Avviene nelle trattazioni odierne quello che avvenne
nelle discussioni di settant'anni 01' sono.
In Italia Ia dottrina della nazionalit ebbe allora grande
sviluppo. Ma, per noi, in quel momento, essa serviva agli
scopi dell'unit politica e della personalit internazionale.
Pu darsi che, nel processo storico, in ltalia, vi siano
state confusioni e sovrapposizioni di elementi. Ma, allora,
Ia lingua, le tradizioni, Ia storia ci vile -ed artstica, Ia let-
teratura e le scienze davano ragione alla teoria, e Ia na- .
~ .
zione italiana ebbe per noi una mirabile virt d'entusiasmo
idealistico e di realistica sapienza (2).
La dottrina allora non si e soltanto professata; Ia si e
predicata e vissuta. Ora e giunta l'ora .della critica e della
discussione, per impedire che essa acquisti valore assoluto
e universale (3). Ma occorre guardar-si, in questa .materia,
dai due eccessi opposti: l'uno, che consiste nel fare del
puro patriottismo a danno della dottrina; l'altro, che con-
siste nel fare della pura dottrina a scapito della verit
storica.
DeI resto ognuno ha trattato Ia mate ria a seconda che 10
. comportavano le sue tendenze e Ia sua passione nazianale.
Un tempo, come ora, a seconda che il caso 10 com-
portava, si afferrnarono ora l'uno ora l'altro degli elernenti,
ricercati nella storia , nelle abitudini, nell' ndole, nella
.
(1) BAGEHOT, Lois scientifiques des developpements des natons,
Paris, 1873, Il, p. 2. Vedi ai riguardo J OHANNET, Le prncipe des natio-
naZits, Paris, )923, p, XIV e segg.
(2) GIULIANO, La [ormas ioue storica del fascismo (in Mussolini e il
suo fascismo, per cura di Gutkind, Firenze, 1927, p. 97). Vedi PANUN~lO,
Principio e diritto di nazionalita, p. 11.
(3) Vedi ORES'1'A.NO,Le sintesi na;-ionali. cit., p. 76.
.~64-
configurazione geografica O nei precedenti storici. E quando
nessun elemento nazionale o territorile esisteva, si ricerc
Ia ragione della compagiri nazionale nella volont delle
genti, nell' unit di governo, nell' eguaglian~a dei diritti.
E quando battaglie, lotte e conflagrazioni mutarono gli
assetti, si cerco, in omaggio a principii, che necessaria-
mente risultavano diversi ed opposti, o di ritogliere quanto,
da un lato, si era perduto, odi conservare quanto, dall'altro,
era frutto di conquista (1).
AI principio della nazionalit si oppose, infatti, il prin-
cipio della volont. Mentre si sosteneva, da una parte, che
l'elemento della nazlonalit delle masse dovesse servire di
base alla formazione degli Stati, e che le nazioni e non
gli Stati erano soggtti di diritto internazionale,' si so-
stenne, in contrario, che solo I' elemento della volont
delle aggregazioni dovesse presiedere alla formazione degli
Stati e che 10 Stato e non Ia nazione, avesse a consi-
derasi soggetto di diritto iriternazionale.
Per cio l'idea di nazionalit e, come si disse, in stato
di permanente controversia (2). Ma a noi sembra di poter
sostenere che gli e1ementi naturali, storici e culturali, che
costituiscono Ia nazionalit delle masse e l'unit morale
. .
della nazione, si -compongono alla fine, inse,n.sibilmente e
necessariamente, nell' espressione della volont degli ag-
gregati, che costituiscono l'unitpolitica e ~iuridica dello
Stato.
Soggetto di diritto e 10 Stato e non Ia nazione. Ma 10
Stato e lE:igittimo, perche in esso s'incontrano nazionalit
-65-
e volont, vale a dire perch 10 Stato e l' organizzazlons
giuridica della nazione.
I' fattori naturali delle strutture nazionali diventano,
ne11'evoluzione storica, spirito, sentimento; coscienza. L'
cosclenza di venta volont e Ia nazione, costituita per il
concorso d'elementi naturali e spirituali, diviene Stato,
costituito per il concorso della ragione,dell' intelliensa e .
dei oolere. .
Infatti, per Ia saldezza della compagine , formata sugl
elementi della natura, del imolo e dell'interesse, occorre
il concorso della volont (1). Ma Ia volont e, d'altro canto,
sterile e fredda, se none animata dalla tradizione, dal
. sentimento, dalla coscienza.
, ,
30. - Per questo noi seguiamo Ia dotirina italiana della .
nazionalit (2), nella qual e 8fatto posto cOSI alle condizioni
naturali, come ai motivi di sentimento e di coscienza; COSI
alle ragioni intellettuali, come alle vicende dovute al caso,
all'arbitrio ed alla politica. Come pure hanno grande rilievo
1e circostanze provenienti dall'intelligenza e dalla volont,
che conducono verso l' aggregato sociale e l' ordinamento
giuridico (3). Ma non possiamo accogIiere le tendenze e Ie
dottrine, le quali vorrebbero, in via assoluta, sostituire al
sentimento Ia ragione, alle tendenze ed agli impulsi morali
le fredde direttive dell' opportunit, e alla coscienza Ia
politica.
La nostra dottrina italiana resiste aI tempo ed alla
(1) Per una diffusa trattazione sulle tendenze al rig'\lardo veg'g:asi
BORl'OLOTTO, Nasionalit in Diqesto italiano, vol, XVI, pp. 8e segg.,
18e segg.; e, per le vicende europee del secolo XIX, in rapporto alle na-
zionalita, vedi pp. 23 e segg.
(2) Vedi PANUNZlO, Principio e diritto di nazionalit, P: 8.
(l ) Vedi BRUNl.\LTI, Biblioteca di sciense politiche, vol. VII, parte I,
pago CXXIlI; CIMBALI,Della necessit d'un nuovo diritto interna.sionale,
Roma, 1904, pp. 18, 19.
(2) Vedi DONA.TI B" Dal principio di nasionalit ai pri?lcipio cor':
poratioo (Lo Stato, 1930, p. 280). Sull'origine dell'idea e lile! concetto, vedi
MAGGIORE, Op. cit., p. 121e segg.
(3) Vedi SABELLI, Nasioni e mino,an.:re einiche, I, p. 73 e segg.
BORTOLOTTO. - Lo SIMo Fa scista , Ia Na zione. 5
"
j
\
I
-06 -
critica (1). Gli eventi della storia S011 p potenti delle
teorie; e i fatti ci dimostrano che i movimenti, Ie guerre
e Ie rivoIuzioni del secolo scorso e di questo secolo si sono
tutti sviluppati sulla base e per il prestgio di quest'unit
ideale, che e anche una realt poderosa e fattiva.
La nazione italiana, come noi Ia consideriamo secondo
Ia nostra tradizione e Ia nostra storia, pu esser definita,
con Ia prima dichiarazione della Carta deI Lavoro, ~un
org"anismo avente fini, vita, mezzi di azione su-
periori per potenza e du ra ta aq uelli degli indi-,
vidui divisio raggruppati, che Ia compongono; e
un'unit moraIe, poli tica , ec ono mica, che si r ca-:
lizza integralmente 'nello Stato fascista ~).,
31. -;- La nazione trova Ia sua base fondamentaIe nel-
l'evoluzione storica.
A questo proposito non possiamo qui dscutere se nelle
prime compagini, nei primi Stati esistessero delle vere e
proprie nazionaIit. Certo esistevano gli eIementi, che poi
costituirono i requisiti e Ie caratteristiche delle formazioni
, nazionali (2). Perci non e neppure il caso di ricercare,
il che riesce ancor pi difficile, quando una determina ta
nazionalit sia sorta (3). '
Se si considerano i dati delle prime civilt, si rilevano
circostanze, che permettono di classificare le nazionalit,
a seconda della prevalenza degli eIementi, che hanno con-
tribuito a costituir1e.
(1) Vedi per le critiche J OHANNET, Op. oit., p. 8e segg.
(2) Vedi J OHANNET, Le pri,ncipe des nationalits, Paris, 1923, p, 4j
BORTOLOTTO, Nasionalit in Digesto italiano, P: 8, n. 14; PALMA, DeZ
principio di nazionalit nella moderna societ europea, Milano, 1867,
p. 62; ALBlCINI, Della naeionalit, p. 81e segg.; RENAN, Op. cit., pa"-
gine 3 e 4.
(3) Vedi, per Ia Francia, J OHAN~ET, Op. cit., p. 15 e segg.
~67-
.
1 Feoici e i Cartaginesi ebbero nuclei costituiti per
forza d'interessi economici; Ia Grecia riuni Ie compagini
per l' atfermazione della cultura; Roma le compose colla
forza del diritto e dell'elemento poltico.
I Fenici, commercianti e navigatori, pochi .di numero,
abitavano un ristretto territorio dell'Asia. Spinti dal Ioro
genio commerciaIe, si estesero e divennero potenti coi
commerei e coi traffiei; e Ie Ioro citt formarono i grandi
. centr- dei mercati. Un~ certa intimit di rapporti sorgeva
da questo stato di cose fra Ie une e Ie aItre genti. Ma
era geIosamente conservata Ia superiorit e I'individualit
della gente maggiore fenicia sopra 1e altre, alle quali era,
solo' eccezionalmente permesso, sotto condizioni di reei-
procit, il soggiorno nei parti per esercitare il commercio.
Anche i Cartaginesi s'affermarono e s'individuarono col
commercio, che era arma di conquista' e mezzo di, concor-
renza,. mentre.le armi e lebattaglie, talvolta Ia pira:teria
e Ia rapina, assicuravano l'esclusionedelle a1tre genti dag1i
scambi e dai traffiei (1).
Nella Grecia Ia formazione delle compagini, che poi sa-
ranno nazioni, avvenne sulla base morale e spiritua1e. I vi
Ia comunanza della lngua, del genio artstico c scientifico
e de!la religione svilupp iI sentimento dell'unit. E, se ra
le diverse eitt elleniche eranvi tendeoze e ordinamenti
diversi, pur tuttavia intenti comuni riunivano i popoli nelle .
Imprese, sovra tutto per i1bisogno. d'affermare Ia propria
superiorit, sullabase quasi d'un privilegio spirituale, dei
qua1e si sentivano investiti.
I filosofi e g scrittori aiutarono questa tendenza, che
era affermazione di superiorit coscierrte, legata a un
senso di prestgio , che si potrebbe dir nazionale, e che
(1) Vedi Cauaca, Carthae, London, 1874, pp, 116, 118.
r
-68-
non poteva positivamente affermarsl negli intern ordi-
. namenti costituzionali, ma che si'alfermava negativamente
nel concetto del comune .antagonismo cal mondo harbaricc.
Esso aveva poi Ia sua espressione religiosa ed escIusiva
in quelle federazioni con altari e culto comuni, che rap-
presentavano Ia manifestazione pi eloquente d'una co-
mune nazionalit, e in quel culto del Zeus panellenico,
in cui s'impersonava il concetto unitario di tutto il mondo
greco (1). -
Questo concetto unitario, che si pu dir vera coscienza
nazionale , s' espresse in due aspetti diversi e distntl: il
primo, coll'unione fatta per respingere 10 straniero come
brbaro usurpatore; il secando, coll'espansione dell' ellenismo,
. per Ia quale i popoli, che vennero con i Greci contatto,
furono sempre trattati come inferiori.
32. _ Non e il caso di esaminare a lungo il mondo
romano e Ia civi1t latina per di mostrare cheil sentimento '
unitario era forte e potente e che l'elem~nto di coesione
dell'organismo sociale era principalmente poltico (2).
Se un jus _civile si venne perfezionando, per modo da
presentar esempio vivo alle legisIazioni successive, non
meno importante e stata l' evoluzione di quello jus gen-
tium, che eostitu) le basi piu profonde e piu perfette del-
l;ordinamento dello 5tato' e deI riconoscimento degli altri
Stati sottoposti o alleati, tributari o nemici.
I , .
11sentimento d'uniorre della civitas, I'idea di sottomis-
sione del civis agli ordinamenti ealle' leggi, il concetto
dell'eminenza della patria e della superlort spirituale dei
(1) CATELLANI, Op. cit.; vol. I, p. 102.
(2) Vedi CORRADINI, L'unitd e la potenza delle naj'ioni, Firenze,
1926, p. 186 e segg.
- 69-
cittadini su tutti quanti gli altri, rappresentavano, nella
civilt romana, quella coscienza gi evoluta ecomplessa
della nazionalit, che Seneca diceva il oinculum per quod
respublica cohaerei, ovvero 10 spiriius vitalis quem tot milia
trahnt (1); e che Cicerone pi co~cisamente e giuridoa-
mente chiamava iuris consensus (2).
ln verit Ia compagine romana (civ~tas,' reepublica o
imperium) appartiene a uno stado gi inoltrato di sviluppo
della convivenza, perche non solo il prodotto d'un'evo-
luzione naturale e .l'espressione d'un bisogno profunda-
mente sentito; ma e l' opera del volontario accordo dei
cittadini e dei capi, che concorsero alla sua struttura.
Questo elemento poltico nella formazione delle com-
pagini ha importanza, secondo noi, per completare i re-
quisi ti della nazionali t ..
Quando ai fattori naturali ed etnici ed alle ragioni eco-
nomiche, che costituiscono principalmente quelli, che si .
dicono caraiieri nasionali, si unisce l'elemento politico e-
culturaIe, che costituisce quello, che p propriamente si
detinisce sentimento nazionale o coscienza nazionale (3), si
. pu dire che Ia fisionomia della compagine sia ormai com-
pleta. .
L'et di mezzo rec il dissolvimento e Iaricostituzione
delle unit nazionali. Il frazionamento dei territori favori
Ia partizione delle gent e si ebbe. aumento e maggiore
variet di nuclei e di popolazioni, favoriti dalla facilit
della conquista "e dalla certezza di" fissar sedi stabili. A"
questo si aggiunsero i frazionamenti d'interessi e le variet
di tendenze politiche.
).
.1
(I) SENECA, De elemento lib. VII.
(2) CICERONE, De republica, lib. 11.
(3) Veggasi al riguardo BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina corpo-
rativa, Bologna. 193f
1
vol, I, n. 13, p. 23.
-70 -
COSI si videro genti diverse e di diverse razze, ognuna
portando seco i propri costumi, Ia propria lingua e
propri gusti, vincere e sottomettere con varia vicenda, Ie
popoIazioni, che prima occupavano le terre, accogliendo in
parte, in parte sovrapponendo elementi nuovi a quanto
formava Iacaratteristica delle genti, che prima dominavano.
Invano si ricercherebbero principi unitari durante questi
periodi tumultuarl, in questi movi menti di masse domi-
nate e dominanti, le quali alla diversit del costume ac-
coppiavano il principio della personalit delIa legge e della
variet dei diritti, conservati indefinitamente dai _vari ele-
menti di popolazione d'uno stesso territorio, in ragione .
della diversa origine rispetti va.
33. - ntrattato di Westfalia (1648) gitto le basi del-
l'equilibrio politico in Europa (1).
Vi fu Ia lusinga, che i patti conclusi fossero Ia chiave
della giusta delimitazione e della pacifica convivenza, per
Ia quale Ia forza superiore d'una monarchia avrebbe do-
vuto esser controbilanclata dalla potenza riunita di altri
sovrani. Ma fu lusinga vana, perche Ia brama di prepon-
deranza, Ia smania di allargare i territori ele, rivalit
mercantili siespressero in lunghe ed aspre .Iotte, che si
chiudevano con trattati, che solo riaprivano una nuova
era di rivalit e di battaglie.
ndifetto maggiore dell'indirizzo poltico stava nel fatto
che esso s'ispirava unicamente agli interessi speciali dei prin-
cipi, senza tener conto degli interessi dellegenti. Occorreva
invece che gli interessi. dei principi fossero posti in armonia
con quelli dei popoli, risolvendo ~apprima il voto delle aspi-
razioni e il problema delle organizzazioni nazionali (2).
(1) Vedi .TOHA.NNET, Op. cit., p, 18. -
(2) FLORE, Tratuuo di dirttto iruernasionale pubblico, Torino, 1887,
vol. I, p. 32.
- 71-
Che tal e problema sia stato risolto dal Congresso di
Vienna non si pu dire certamente (1). .
Infatti fin d'allora, per por rimedio all'equilibrio politico,
, cosi. ordinato, si senti iI bisogno di affermarequei principi
e qelle tendenze, che diverranno poi dottrina giuridica
e filosofica, diretta a dare giustificazione alle aggregazlon,
alle quali va attribuita personalit secondo il diritto.
Sorse .in tal guisa l'idea che ha animato Ia rivoluzione
francese per il nuovo assetto europeo; che visse durante
il perodo napoleonico, manifestandosi in potente reazione
contro il conquistatore dopo Ia sua caduta; e che ispir e
fu guida di tutte le rivoluzioni europee deI XIX secolo. '
COSIil principio della dottrina, che era stato bandito per
battere in breccia il concetto d'equilibrio poltico instaurato
dal trattato di Westfalia, che si era palesato, negli eventi
successivi, inadeguato ad assicurare Ia pacifica convivenza
degli Stati, non poteva mancar di valore e di prestigio.
Ma, dopo Ia rivoluzione francese, e Ia borghesia che
rappresenta Ia nazione e che vuole assumere, come assume
realmente il potere.
Si corninci allora a pensare che, se pur hanno un
qualche valore Ia giustificazione eil motivo dell' unit . "
della nazione ricercati nella comunione della lingua, della
, storia e' della cultura, in realt l'unione della democrazia
colla nazlone riposa principalmente sull'idea della sovra-
nit popolare e che nei concetti di democrazia, di sovra-
'nit popolare e di autodecisione sta Ia ragione eIa vita
della nazione, Ia quale solo in queste forze e in queste
condizioni puocostiture l'unit dello Stato e Ia solidariet
di tutti i cittadini (2).
(1) Vedi BORTOLOTTO, Nasionalit cit., n, 12.
(2) Vedj S~LOMON, AUf/emei1'fe Sta a tslehre, pp. 30, si,
- 72-
Ora a noi pare che, se si vuol dare vera e solida ra-
gione alla realt nazionale, occorre andarIa a ri cercare
, nelI'evoluzione di elementistoricamente piii saldi di quelIo
che siano una dottrina politica (dernocrazia) una forma
costituzionale (sovranit popolare) o una determinazione
plebiscitaria (autodecisione).
La giustflcazione teorica dell'esistenza delle compaginl
nazionali va, secondo noi, assai meglio ricercata nella loro
formazione naturale, nelloro pregressivo incremento civile
e, nella loro affermazione poltica. COSIprospettato, e solo
cOSI prospettato, il principio di nazionalit era veramente
tal e da attrarreI'attenzione degli studiosi e degli uomini
di Stato, i quali, alle operazioni della diplornazia, arbitra ,
sino allora delle sorti dei popoli, vedevano, se non sosti-
tuita, almeno accompagnata una formula, che, basata sulla
natura e radicata nella coscienza dei popoli, aveva rice-
vutc maggiore saldezza dall'identit degli interessi e dalla
difesa delle sorti comuni.
Ed il concetto, oltre che vincolare l'attenzione degli
studiosi, infiammava Ia fantasia delle genti, che trovavano
in esso Ia giustificazione dei 101'0sforzi e , delle loro aspi-
razioni.
34. - Cosi, se pur le vicende politiche ebbero il 101'0
grande valore, merita tuttavia d'esser considerato il pro-
cesso storico, che sovraintese alla formazione delle com-
pagini nazionali (1).
Il principio di nazionalit, prima d'essere enuncia to,
come tale, dagli studiosi e d' esser posto a base d'una
dottrina di diritto pubblico, esisteva latente, orza occulta
(1) BORTOLOTTO, Nasionalit in Dipesto italiano, vol. XVI, P: 2
e segg,
\'
\
\
-73-
e feconda, ne110 spi~ito degli ind~vi~U~e. ne11a cos~ie~za
\ dei popoli. Esso puo essere meglio lstintivamente sntito ,
che razionalmente spiegato (1). E allorquando vicende
ed eventi vennero a ratforzare quei vincoli, che condiziuni
fislohe, etniche, religiose e Iinguistiche avevano creati, Ia
consapevolezza de11a forza, l' importanza dell' esistenza e
dell'unit, l'aspirazione verso supremi intenti, Ia'difesa di
vitali interessi furono l'espressione d'un sentimento collet
.: tivo, che pi tardi fu rappresentato dalla nazionalit
degli Stati.
Si comprende che Ia nazione non e una formazione
natural e (2); ma conviene pur considerare che anche i fat-
.tori naturali possono presentare il 101'0valore. Lo stesso
Mancini, il quale dice che nazione e una li societ natu-
rale , soggiunge subito che gli uomini, che Iacostituiscono,
debbono essere conformati a comunanza di vita (e qui
e insito il concetto dell'interesse) e a coscienza morale
(e qui e contenuto l'elemento spirituale) da unit di ter-
rito do, di origini, di costumi e di lngua (e qui appare
1'elemento storico) (3).
. Sono adunque complessi e molteplici gli elementi, che
costituisco'no Ia nazionalit; ~di tutti si deve tener conto.
Tuttavia conviene inizialmente precisare che punto di
partenza d'ogni formazione, considerata cosi dal punto di
vista sociologico e storico, come da] punto di vista eco-
nomico o poltico o giuridico, e 1'uomo~
Anche nell'esposizione della dottrina fascista noi par-
tiamoda questa entit iniziale; ma con tendenze, direttive
(1) Vedi PALMA, fl principio di na.zionalit nella moderna societ
europea, Milano, 1867, p. L ,
(2) ORESl'ANO, Le sintesi na.:ionali cit., P: 8L
(3) Vedi pi innanzi, n. 36.
- 74-
e criteri diversi da quelli che hanno ispirate le dottririe
giuridiche e regolate le formazioni del XIX secolo.
E necessario ricercare l' origine della societ e dell
. nazioni nella natura stessa dell'uomo, per il fatto che ta
socievolezza, come attributo essenziale degli individui, di-
scende dalla natura e per il fatto che l'uomo riceve dalla
societ il linguaggio e le idee, che precisano Ia sensazione,
che completano 10 sviluppo dell'organamento cerebrale e
che pongono pure in azione le attitudini intellettive e
morali (1).
35. -- La necessit, forza espansiva della natura, che
aumenta le famiglie eIe fa vi vere insieme per vincolo-di'.
sangue, di affinit, di tradiziorii e di pensieri comuni, ori-
gina Ia necessit dello Stato, che e pur anco un fatto ne-
cessario e spontaneo della natura socievole (2).
Ma, prima di arrivare alla figura dello Stato, che rapo
presenta Ia societ politicamente organizzata e Ia realizza-
zione giuridica della vasta compagine, occorre che Iasociet,
sv.oltasi dalla famiglia, passi a tra verso un'altra forma; che
necessariamente, spontaneamente si manifesta, pur rap-
presentando qualche cosa di evoluto, di complesso, per il
contributo di fattori non soltanto naturali, ma che da questi
ebbero origine e svolgimento, in una consacrazione neces-
saria e logica, nel progresso di tempo e di sviluppo. E
questa Ia nazione. .
Senza indagare quali siano le leggi naturali, che por-
tarono alla necessaria concentrazione degli individui, eda
considerare lanecessit ineluttabile della formazione degli
(1) Vedi MASSABUAU, L'Etat contre la nation, Paris, 1922, p. 86_
e segg.
(2) PIERANTONI, La fam(qlia. la na;-ione, lo Stato, Lezione ineugu-
rale, Napoli, 1871.
~75-
aggregati, che, a poco a poco, a tra verso l' evoluzione
storica, si perfezionarono, sino a costituire Ia societ po-
liticamente organizzata.
La formazione delle nazioni, quantunque rappresenti
un momento abbastanza evoluto della storia dell'umanit,
,
non e, in ultima analisi, che il prodotto 'd' un progredire
spontaneo delle aggregazioni, che si forrnarono per Ia
miglior difesa dei Ioro interessi e per il pi completo sod-
disfacimehtodei loro bisogni.
ta 'vicenda storca palesa che, se Ia considerazione degli
elementi costtuti vi deI moderno Stato nazionale tien conto
d'una forza, che e divenuta potente nei popoli ed e rap-
presentata dalla volont e dal consenso per Ia costituzione
di un'unica personalit nel campo giuridico e poltico, pur
tuttavia le attuali nazioni trovano nella loro storia, anche
remota, i germi della loro vita attuale e 1e vestigia di
quei profondi fattori, che contribuirono alla loro organiz-
zazione e al 101'0 progresso.
Non e senza importanza considerare quale sia il la-
voro spontaneod'accentramento , che dapprima .avviene,
per dare il posto voluto, nella formazione almeno delle
cornpagini .iniziali, all' opera immanente delle forze istin-
tive (1); che poi sararmo profondamente modificate da
quel complesso di bisogni e di tendenze, che costituiranno,
piu innanzi, gli element essenzidi degli aggregati sociali
e della civile .convi venza: l'interesse e Ia volont.
Per queste primitive leggi, che presiedettero alia for-
.mazione degli aggregati, hanno importanza non solo per
quelche riguarda Ia storia dell'umanit, ma ancora per
quel che costituisce il sostrato del diritto. Perch, come
osserva il Bagehot, non soltanto esse hanno riunito gli
: ..
(1) Vedi BORTOLOTTO, Nasione in Diesto italiano, vol. XVI, p. 39.
uomini in gruppi e hanno imposto un insieme d'usi comuni,
ma hanno sovente, almeno in modo indiretto, ispirato L
caratteri nazionali (1).
L'uomo, costituendosi nella sua formazione sociale, per
Ia spinta del suo interesse e per Ia forza delIa sua volont
d il motivo iniziale alla creazione dello Stato, che rap-
presenta Ia perfezione dell'unit sociale, creata dall'in-
dividuo.
A',., -.'
- 76-
36. - La stessa idea della spontanea formazione vien
data dall'etimologia della parola nazione, na tio, dal latino,
nascor, usata, all'inizio, per indicare Ia nascita, I'origine, Ia
famiglia, Ia parentela, il luogo di provenienza, (2).
Anche in questo, anzi pi specialmente in questo pro
cesso, si riconoscono le leggi naturali dello sviluppo, che,
prima evolvendosi dall'lndividuo, passano a presiedere alia
formazione di enti pi perfezionati,
Giambattista Vico, ancor prima che s'iniziasse Ia grande
discussione sulle nazionalit e sui principi ad esse relatvi,
aveva intraveduto ed esposto le traccie della .faticosa vi-
cenda della formazone deUe nazioni, ch'egli vedeva pas-
sare a traverso vari periodi, a volta a volta, eroici, epici,
filosofcl,' sotto alternative fatali di corsi e di ricorsi e per il
volere -della provvidenza divina, che e l'architetta di
questo mondo delle nazioni (3). Ma, posta quest'influenza
superiore, egli ricerava un fattore tangibile e. diretto della
formazione delle nazioni, ed in cio egli sembra aver pre-
corso i tempi ed esposto i principii.: che solo molto pi
- 77-
tardi vennero studiati, in rapporto coi principi fondamen-
tali del diritto pubblico.
Gian Domenico Romagnosi porto un altro prezioso in-
cremento a questi studi, indicando il sentimento nazionale
come forza istigatrice de110Stato moderno (1). E Iadottrina,
alla quale dettero valido contributo Vincenzo Gioberti e
Cesare Balbo, Giuseppe Mazzini e Pellegrino Rossi (2),
ebbe impulso decisivo perl' opera di Pasquale Stanislao
Mancin, il quale diceva che Ia nazionalit euna societ
naturale. di uomini, ela unit di territorio, di origini, di co-
stituzioni, di lngua conformati a comunanza di vita e di
coscienza morale (3).
L' Itlia s' avviava allora verso Ia sua \ redenzione e
segnava nella sua storia una pagina gloriosa, che doveva
chiudere il ricordo d'un passato di vicende varie e fortu- .
nose, per aprire un'epoca nuova, consolidata dal consenso
di tutto un popolo.
Il popolo, che ha dovuto sciogliere a un tempo i due
formidabili problemi della libert e della costituzione po-
litica, dopo averli realizzati con fatica e con passione, si e
ripiegato su se stesso e ha ricercato i mezzi, che gli per-
mettevano di giustificare a un tempo Ia libert e Ia costi-
tuzione. E i mezzi, .che non aveva saputo trovare neIle
astrazioni .della poltica, .ha potuto trovarli nella propria
natura e nella propria istoria (4).
Cosi il movimento d'assegnazione e di segregazione
(1) Vedi PANuNzro, Principio e diritto di naeionalit, p. 32 e segg.
Vedi anche BORTOLOTTO, Naaionalit in Diesto italiano, voL X VI, pa-
gina. 9, n. 19.
(l!.) Vedi BORTOLOTTO, Na rional it cit., p. 10, n. 2\.
(3) MANC!NI, La nazionalit come [orula menio dei di ritto delle
genti, Torino, 1851, p. 20.
(4) Per Ia. critica vedi ORESTANO, Le sintesi na.:rionali cit., p. 8.
(1) BAGEHOT, Lois scientifiques du deooloppement des natons, Paris,
1873, capo I, n. 4.
(2) BORTOLOTTO, . Nasione cit., n. 3.
(3) VICO, Princi pii di una scien sa nuova sulle comun ot'igini
delle na.:ioni, Napoli, 1817, pp. 34, 50, 56.
- 78-
poltica, caratteristico dei tempi recenti, apparve come un
ulteriore svoIgimento deI principio di nazionalit (1); che,
mentre s'aggirava nell'atmosfera comune, sentito gi da
molti, ma osservato da pochi, venne-afferrato, e racchiuso
in una formula e mutato in un'idea-forza, che da una
parte servi a definire Ie personalitdi diri tto internazio-
nale e dette, d'altra parte, vigore e consapevolezza aI sen-
timento nazionale (2).
Cosi il Mancini assunse ridea della nazionalit, che
rimaneva fino a quei ternpi allo stadio d'una vaga aspi-:
razione, d'un generoso. desiderio e tormento d'eletti spiriti,
di misteriosa passione, d'infinito ~quasi poetico sentimento,
di moto istintivo di vergini intelligenze , e, si propose di
innalzarla alla dignit d'un solenne e riconosciuto vero
scientifico, d'un concerto filosofico, d'un predicamento in-
contrastabile della ragione, d'una evidenza, ottenuta per
virtii di rigorose dimostrazioni, SI che forti e tenaci con-
vinzioni ne germogliarono in tutte le coscienze (3).
La nazione comincia dalla famigla. Anzi Ia nazione,
neIla sua primitiva' genesietorica, esser non pote, che Ia
famiglia stessa, Ia quale si -ampli per propaggini e per
generazoni sul territorio, che occupava: o un'associazione.
di famiglie, tra .loro congiunte per Ia religione dei con-
nubi s (4). .
Ed il Mancini studi 10 svoIgersi di questi enti e il per-
.lc.
(1) ZANICHELLf, La cosciensa na~ionale italiana, Bologna, 1890,
pp, 4 e 5. .,
(2) Vedi CARLE, Pasquale Stanislao Mancini e la teoria psicologica
dei sentimento na.ionale, Roma, 1890, p. 3. Vedi sull'idea-forza PANUNZIO,
Principio ti diritto di nazionalit, p.,7. .
(3) MANOINI, Delta na .ionalit come fondamento dei 'di,-itto delle
genti, Torino, 1851, pp. 9, 10.
(4) MANO'Nl, Op. cit., p. 30. Vedi anche MAMIANI, D'un ntwJ:O di-
ritto europeo, Torino, 1861, capo IV, pp. 41, 42,
- 79
fezionamento deIle comunit, che portarono, a traverso una
faticosa elaborazione storica, alla costituzione della societ
moderna. Ed in questo campo, trascurando le influenze
puramente accidentali e di fuggevole contingenza, esamin
le propriet e i fatti costanti, che, superando i limiti delle
zone e dei secoli, ebbero a riscontrarsi presso ciascuna
delle tante nazioni, che vissero e che costituirono Ia natura
propria di ciascun popolo e che ebbero per necessario
effetto di creare Ia comunanza deI diritto.
Comunque si possano considerare e criticar queste dot
trine, conviene riprenderle in esame e ristudiarle. E COme
vi ritroveremo Ia vrt del nostro spirito e della nostra
educazione 'Italica, vi troveremo ancora una qualche buona
giustificazione dei princpl, che son posti a base dei nostri
nuovi ordinamenti.
E non appaia stranose noi riprendiamo in esame tutti
.i tradizionali lernenti della nazionalit, non per eliminarli
ad uno ad uno come inefficienti o inconcludenti, ma per
fissare il contributo, che ognuno di essi h portato alia
formazione deIle compagini nazionali. .
'\
.37. - La razza e il primo grande segno' nella storia
delle divisioni umane (1).
Si dice che Ia teoria della/azza, dal punto divista della
.nazionalit, fallisce completamente, se una razza e divisa
in nazioni distinte e se una nazione pu essere formata,
come Ia Francia, Ia Germania e anche l'ltalia, daIla mesco-
lanza e fusione di razze diverse (2).
Ma, col Mancini, si pu tuttavia rispondere che, dove
(I) Vedi SABELLl, Nasioni e min01'an;-e etniche, I, P: 47 e segg.
(2) HERTZ, Wesen und Wel'den der Natiori (in Nation, u. Nationa-
.Iitat; J ahrb. fr Soziologie, Kar1sruhe, I Ergnzungsband. 1927, pp. 11e 13).
-- 86 -
- 87-
tore; in mezzo a sterili interminate pianure e pastore; in
irrigue e- fertili colline abbraccia Ia vita agricola; sulle
coste del mare. si fa navigante. La sola presenza del carbon
fossile ne11e riserve dei suo'lo basta oggdt a decidere dei
destini industriali della gente che 10abita (1). Da questo
complesso di circostanze ebbe origine Ia comunit d'inte-
ressi, l'eguaglianza di tendenze, e l'uniformit dello sforzo
per Ia realizzazione d'un intento, che riguardava l'interesse
materiale.
II vincolo morale e spirituale fra le genti si completa
cosi dell'altro elemento; dipendente da comunione d'inte-
ressi. L'unit si perfeziona, perche, col sorgere deU'inte-:-
resse, si sente maggiormente il bisogno duna disciplina
reale, e si sente preci-samente Ia necessit dell' esistenza
di quel legame, che i romani chiamarono giuridicamente
uinculum [uris e che i 'tedeschi, chiamarano sociolgica-
mente Zusammengeh01'igkeit.
Quest'importanza decisiva del territorio e autorevol-
mente riconosciuta, perche Ia storia ci mostra che le
genti stanziate in una stessa contrada dalla comunanza
degli interessi e della vita, a lungo andare sono spint a
fondersi o a fondare un nuovo popolo, una nuova lngua
o almeno a comporsi in unit d'affetti e di volont (2).
II territorio diverr ben presto uu elemento essenziale
_della contnuit della nazione e della vita dello Stato (3).
E, su questo territorio, si costituir, nella sua precisa for-
mazione, l'altro elemento essenziale, il popolo, che rinsal-
der a grado a grado Ia propria compagine, coi propri
caratteri e colle proprie tendenze.
Si guardi, ar! esempio, l'Italia _ Qui vi si ebbe lunga
-serie di genti diverse, aborgene, mmigrate, invaditrici o
conqustatrici. Ma, poich si sono stanziate su questa terra,
hanno sentito, formato e adottato Ia comune nazionalit.
E le genti si unirono e si sovrapposero, combatterono e
conquistarono, conqustate e vinte alla lor volta, e variet
d'ordinamenti e di leggi rnperarono su di esse. E pure,
quando Roma le ebbe riunite intorno a se,-si trov mera-
vigliosamente formata la nazionalit italiana (1).
40. - ll-territorio appare quando appare l'interesse.
Si dice, ed e giusto, che l'interesse sorge dal bisogno
~ dall'utilit. Mail bisogno e nornade, l'interesse e stabile,
G. D. Romagnosf dice che il nome di -territorio ha
un doppio significato, come quello di possessione. _Sotto
m aspetto, esso presenta un dato tratto di terreno, in cui
abitualmente risiede e vive un popolo. Sotto altro aspetto,
presenta un dato suolo, posseduto, come proprio, da questo
-popolo. II primo significato e di fatto; il secondo e di di-
ritto (2).
Comunque si possa, nello studio delle forrnazioni nazio-
nali, assegnare scarso valore all'elemento geografico e ter-
ritoriale; anzi, comunque si possa vedere talvolta una specie
<li antitesi tra nazionalit e territorio (3), si deve tuttavia
considerare che l'elemento territorio, ravvisato come 'indce
dell'interesse, rappresenta una progressione importante
nella formazione delle sintesi nazionali, perche nel ter-
(I) MANCINI, op. cit., ]J p. 32, 33.
12) PALMA, op. cit., p. 18. Vedi vV ALDECKgR, Allgemeine Staatslehre,
Berlin, 1927, p. 482 segg. _ .
(3) Vedi J OHANNET, op. cit., p. 383e segg. Vedi, in diverso senso e
in rapporto alia formazione dello Stato, l'importante lavoro del DONA'l'I,
Stato e territorio, Roma, 1924, p. 28 e segg'.
I,
(1) PALMA, op. cit., p. 18.
(2) ROMAGNOSI, Lstiturioni di cioile filosofia, Firenze, 1846, vol. 11,
pago 406.
(:3) Vedi GRAZIANO, Lo Stato giUt'idico, p. 12.
-,
- 82-
-'-
COSI, a seconda della' reJ igione, si dividono e si alfer-
mano tutti i grandi popoli dell'oriente teocratico.
DaI vncclo fondato sul principio religioso sorgeva un
rapporto personale, anzicte territoriale, SI che lanazio-
)
nalt continuava a sussistere, per gli ebrei, come un at-
tributo proprio, per il quale 1'ebreo, -stabilito in Fenica
o n Egitto, non cessava per questo d'essere ebreo; e per-
converso, 10straniero stabilito in Palestina, non cessava
per c solo di essere straniro.
Certo si e che Ia comunit, di credenze religiose rap_
presenta un alto coefficiente d'integrazione nazionale per-
due ragon. La prima che, in realt, le sintes] nazfonali~
che si sono sin qui prodotte, si sono tutte forma te , se
non sempre nel seno d'una medesima confessione; certo-
nell'ambito piu amplo di una comune intuizione religiosa.
o alrnenn etico-religiosa; .... Ia seconda considel''llzione e '
che Ia religione eanch'essa una forma di sintesi sprtualo
dei popol, anzi delIe moItitudini p difformi, Ia quale ha
compiuto neI passato un esperimento di genere afflne alla
integrazione nazionaIe (1). ,
Ma anche il vaIore della reJ igione eandato perdendosi"
perch essa conserva Ia sua importanza neI foro interiore
di ognuno; ma e uscita quasi completamente daI campo.
delle ragon, ehe tracciano rImit tra i popoJ i (2). 'I'ut-
tavia'1'era teocratica fu per Ie nazioni un mirabl1e periodo-
di preparazione .alla vta successiva, quando, nelIa stabilit
delIa vita omune, al cospetto degli dei e sotto Ia guda
dei sacerdoti, Ia ragione ebbe modo di plasmarsi e di per-
feziOllarsi, preparando 10 stadio successivo della filosofia"
della cultura e dells leggi.
(l) ORESTANO, Le sintesi na:ionali, cit., pp. 92, '93.
(2) MANCINJ , op. cit., pp. 32, 33.
- 83--
38. - Con l'accentramento delle popolazioni sorse Ia
lingua (I). ..
Il Mancini, e con lui altri scrittori, Ia considera i 1
piii importante elemento della nazionalit. Fra Ia lingua eil
pensiero d'un popolo vi e un complesso di rapporti orga ..
nici. La lingua acquista un carattere nazionale ed e . come
un secando aspetto della fusione etnica delle gen ti.
La lngua diventa una formazione popolare e ritrae il
modo di sentire e di pensare di tutta una comunanza. Ha
le sue peculiarit, Ia sua ndole, il suo genio inconfondi-
bile e intraducibile. E, p sono grandi i contrasti spiri-
. tuali tra i .popoli, pi le lingue appaiono disparate e tra-
discono indole diversa, maggiormente spiccando le loro
divergenze (2).
Dicel'Orestano . che il problema dell' origine della
nostra lingua letteraria pu essere risolto variamente; ma,
l'ulteriore e attuale ' funzione di essa, unificatrice della
coscienza nazionaIe, e evidente, eattesta un comune, patri-
monio spirituale e una comune vita di pensiero e di cul-
tura, che abbraccia moltitudni disparate al di sopra dei
loro particolarismi psicologici (3). _
.Maanche Ialingua non ha importanza preponderante (4),
perch va combinata cogli altri elementi. DaUe confor-
mit di luogo, di lngua,' di relgione vengono poi ad affer-
marsi tutte le altre, che si esprimono nel costume, nelle
tendenze, nei gusti, neI pensiero.
Un segreto e incessante procedimento d'assimilazione
sviluppa per tal modo un? spirito e una tendenza nazionale ,
(1) Vedi J OHANj:mT, op. cit., p. 389 e segg.
(2) MWELI, Lo Stato e la naJl'ione, Firenze, 1890, pp. 81, 83.
,(3) ORESTANO, Le siniesi nasionali, cit., pp. 90, 91.
'(4) RENAN, op. cit., p. 21.
- 84-
che il tempo fortifica e pi scolpitamente designa, e che
i n due popoli non e mai del tutto somigliante ('1).
Sorgono cOSI'Ia cultura e Ia tradizione.
Il primo assertore della nazione come formazione cul-.
turale fu il Bluntschli, il quale sosteneva che Ia' naziorie,
pur essendo una tappa spontanea enecessria della societ
umana verso l'organizzazione poltica, rappresenta gi un
concetto evoluto di cultura.
Come Ia vita della cultura si sviluppa, cosi si sviluppa
Ia nazione; e come Ia nazione e un solo concetto di cul-
tura, anche i diritti nazionali si debbono ricercare nella
vita della cultura (2).
E Ia comun'it di cultura che costituisce 'Il pi.potente
legame. La coscienza della cultura comune e il senti-
mento di solidariet nei destini costituiscono Ia forza
, . .
principale di coesione in una nazione e diventano una
potenza, che attrae, alla fine, le parti disperse e se-
parate (3). La nazionalit , cos), l legame, che unisce tra
loro gruppi di uomini, i quali hanno ricevuto ineieme i-
lumi della civilt (4).
Se noi guardiamo il contributo che l'arte e 10studio,
Ia letteratura e Ia scienza hanno fornito alla 'nostra esi-
stenza, si potr dire che nessun popolo, nessuna nazione
piu della nostra, e stata formazione di civilt e di cultura.
Soltanto questa, se non ve ne fossero altre, sarebbe
una condizione, che validamente costituirebbe il nostro
principio di vita edi ragione. E quando si vede con quanto
(l) MANOINl, op. cit., pp. 37, 38. Cfr. PALMA, DeZ princtpio di na-
zionalit nella moderna societ europea, Milano, 1867, p. 27.
(2) BLUNTSOHLI und BRATER, Deutsches Staats- Wi),tenbuch, Stuttgart-
Leipzg, [862, vol, lI, pp. 154, 155.
(3) AHRENS, Cours de droit 'natw'eZ, Thorie du droit public et du
droit des gens, lib. Il, capo IlI, 103. .
(4) DLOORE, Du principe des nationalits, Paris, 1860, p. 31.
- 85-
sforzo talora, presso altri popoli, si va cercando Ia giusti-
ficazione storica e cultural e dell'unit nazionale (1), vien
fatto di confrontare quale e quanta dovizia di elementi
noi possediamo per poter sostenere Iavalidit della nostra
esistenza e delle nostre t.radizioni, che invano si insiste a
chiamare velleit nazionalitarie (2).
'39. - Ma Ia formazione culturale della nazione, spe-
cialmente per le nazioni occidentali; e caratterizzata da un
aumento di benessere edalla moltiplicazione degl scambi
e delle relazioni internazional.
E questo il periodo d'evoluzione storica, in cui si ve-
rifica una certa stabilit d' ordinamenti, p che di sedi.
E, pi tardi, coll fissit delle, sedi, il territorio servi a
riunire maggiormente le genti, che prima erano tenute
insierne da altri vincoli e da altri rapporti.
L'azione del suolo sovra i destini degli uomini e l'orien-
tamento dei popoli e importantissima.
ComeIareligione eIalingua stabliroro prima igrandi
tratti differenziali fra i .popoU, oosi il territorio cre una
nuova importante divisione. Per Ia diversit del clima,
per Ia posizione e per i prodotti, esso esercit grande in-
tluenza sulle occupazioni, sui costumi e sulla civilt delle
genti, le quali, in conformit, costituirono i loro ordina-
menti e Ia loro disciplina sociale (3).
La natura deI paese ele' produzioni deI suolo servono
a determinare esse sole il genere di vita e Ia direzione .
dello svluppo nazionale. Nascendo sulle roccie dei monti
o' nella .selvaggia libert delle foreste, un popolo e caccia-
(1) Vedi J OHANNET, op. cit., p. 36 e segg.
(2) J OHANNET, op. cit., pp. 66, 67. .
(3) MONTESQUIEU, L'sprit 'des lois, J ib. 1, capo 1Il; Iib, XVII,
capo VI.
"
-- 86 -
- 87-
tore; in mezzo a sterili interminate pianure e pastore; in
irrigue e- fertili colline abbraccia Ia vita agricola; sulle
coste del mare. si fa navigante. La sola presenza del carbon
fossile ne11e riserve dei suo'lo basta oggdt a decidere dei
destini industriali della gente che 10 abita (1). Da questo
complesso di circostanze ebbe origine Ia comunit d'inte-
ressi, l'eguaglianza di tendenze, e l'uniformit dello sforzo
per Ia realizzazione d'un intento, che riguardava l'interesse
materiale.
II vincolo morale e spirituale fra le genti si completa
cosi dell'altro elemento; dipendente da comunione d'inte-
ressi. L'unit si perfeziona, perche, col sorgere deU'inte-:-
resse, si sente maggiormente il bisogno duna disciplina
reale, e si sente preci-samente Ia necessit dell' esistenza
di quel legame, che i romani chiamarono giuridicamente
uinculum [uris e che i 'tedeschi, chiamarano sociolgica-
mente Zusammengeh01'igkeit.
Quest'importanza decisiva del territorio e autorevol-
mente riconosciuta, perche Ia storia ci mostra che le
genti stanziate in una stessa contrada dalla comunanza
degli interessi e della vita, a lungo andare sono spint a
fondersi o a fondare un nuovo popolo, una nuova lngua
o almeno a comporsi in unit d'affetti e di volont (2).
II territorio diverr ben presto uu elemento essenziale
_della contnuit della nazione e della vita dello Stato (3).
E, su questo territorio, si costituir, nella sua precisa for-
mazione, l'altro elemento essenziale, il popolo, che rinsal-
der a grado a grado Ia propria compagine, coi propri
caratteri e colle proprie tendenze.
Si guardi, ar! esempio, l'Italia _ Qui vi si ebbe lunga
-serie di genti diverse, aborgene, mmigrate, invaditrici o
conqustatrici. Ma, poich si sono stanziate su questa terra,
hanno sentito, formato e adottato Ia comune nazionalit.
E le genti si unirono e si sovrapposero, combatterono e
conquistarono, conqustate e vinte alla lor volta, e variet
d'ordinamenti e di leggi rnperarono su di esse. E pure,
quando Roma le ebbe riunite intorno a se,-si trov mera-
vigliosamente formata la nazionalit italiana (1).
40. - ll- territorio appare quando appare l'interesse.
Si dice, ed e giusto, che l'interesse sorge dal bisogno
~ dall'utilit. Mail bisogno e nornade, l'interesse e stabile,
G. D. Romagnosf dice che il nome di -territorio ha
un doppio significato, come quello di possessione. _Sotto
m aspetto, esso presenta un dato tratto di terreno, in cui
abitualmente risiede e vive un popolo. Sotto altro aspetto,
presenta un dato suolo, posseduto, come proprio, da questo
-popolo. II primo significato e di fatto; il secondo e di di-
ritto (2).
Comunque si possa, nello studio delle forrnazioni nazio-
nali, assegnare scarso valore all'elemento geografico e ter-
ritoriale; anzi, comunque si possa vedere talvolta una specie
<li antitesi tra nazionalit e territorio (3), si deve tuttavia
considerare che l'elemento territorio, ravvisato come 'indce
dell'interesse, rappresenta una progressione importante
nella formazione delle sintesi nazionali, perche nel ter-
(I) MANCINI, op. cit., ]Jp. 32, 33.
12) PALMA, op. cit., p. 18. Vedi vV ALDECKgR, Allgemeine Staatslehre,
Berlin, 1927, p. 482 segg. _ .
(3) Vedi JOHANNET, op. cit., p. 383 e segg. Vedi, in diverso senso e
in rapporto alia formazione dello Stato, l'importante lavoro del DONA'l'I,
Stato e territorio, Roma, 1924, p. 28 e segg'.
I,
(1) PALMA, op. cit., p. 18.
(2) ROMAGNOSI, Lstiturioni di cioile filosofia, Firenze, 1846, vol. 11,
pago 406.
(:3) Vedi GRAZIANO, Lo Stato giUt'idico, p. 12.
-,
......
- 88-
ritorio si concreta no e si obbiettivano tutte le attivit di
un popolo; quivi si accumulano i tesori deI suo lavoro, }
monumenti deI suo genio e della sua storia, le sacre spoglle
delle generazioni passate (1).
Pertanto nazionalit e territorio non sono afatto due
concetti antitetici, ma nvece due concetti, che a vicenda
si completano (2).
Si pu dire ancora, col Romagnosi, che gli uomini
perfezionano Ia terra e Ia terra perfeziona gli uomini (3);
e che, per conseguire le condizion, che possono assicu-
rare, pi ancora che nbenessere, l' esistenza delle gent,
((il territorio dello Stato e l' espansione della nazione
debbono equivalersi: e, dove cio non esista, Ia nazione ha
diritto di stabilire quest'eguaglianza, anche se dovesse
violentare l'equilibrio dell'ordine e i diritti deI popolo (4).
Il List (5), che tu grande per aver fondato un solo
mercato tedesco in Germania, erra quando propone di
fondare I'idea della nazionalitsull'econemia poltica, e solo
sull'economia politica.
Infatti si potr fare, ed e giusto fare, l'economia su base-
nazionale, ma non si pu basare su quest'unico elemento
il principio di nazionalit, perch il Renan diceva che un
Zolluereui n'est pas une patrie ; e Iacomunione d'interessi,
pur essendo un legame potente, non basta a formare una
nazione, perche di essa debbono pur anche far parte Ia.
coscienza e il sentimento (6).
(l) ORESTANO, L~. sintesi na.sionali, cit., p. 94. .
(2) PANUNZ10, Principio e diritto di na,;-ionalit, p. 58.
(3) ROMAGNOSr, op. cit., p. 409.
(4) BLUNTSCHLI U. BRATER, Deutsches Staats- Wa,terbuch, v. Natiom
und Volh, Nationalittsprin.eip, vol. VII, p. 153e segg.
(5) LrST, Das national System de)' politischen Oekonomie, T-
bingen, 1882.
(6) RENAN, op. cit.vp, 26.
'~7
a '\ .,
- " '1
- 89--
..
D'altra parte non si pu disconoscere l'importanza del-
l'econornia pubblica nella formazione dei nuclei nazionali.
Le speciali attitudini economiche, combinate con Ie carat-
teristiche del suoIo e del territorio, furono tra i fattori
originari delle compagini nazionali. Ma, anche in progresso'
di tempi e di epoche, l'interesse economico ha rappresen-
tato Ia ragione di nuovi orientamenti e Ia costituzione di
nuove masse e di nuove compagini, ne11e quali le parti-
colari caratteristlche dei rapporti ej'identit, o 1'affinit,
degli interessi ha creato le collettivit, sulle quali si. e
costituito, piii innanzi, l'ordinamento giuridico.
A noi pare che quest' elemento dovrebbe esser~ con pi
precisione considerato dagli studiosi, perche esso pu dare
. spiegazioni piii precise, pi .profonde e pi esaurienti di
quelle, che altri motivi possono dare.
ln verit, Ia maggior parte degli scrittori considerano
con cura le tendenze, le simpatie (1), I~ volont (2) e
l'accordo delle idee. Ma_nessuno pone in evidenza, come
dev'esser posto, il .motivo dell'interesse, che, combinato con
.altri vincoli, come le tradizioni, Ia storia, le afflnit di pen-
siero e di costume, concorre veramente a formar~ Ia sal-
dezza della compagine nazionale.
Cosi si esprimono i fattori economici nella vita delle
nazioni, allo stesso mo?o che si esprime l'elemento del-
l'interesse nella vita del diritto.
Infatti l'elemento dell'interesse ha una base logica e
pratica, in confronto degli altri elementi, che hanno una
base sentimentale e culturale:'
L'in'teresse non equalche cosa, che ~rimasto latente,
o quasi, nella coscienza degli individtii o dei popoli, perche
(I) Vedi STuART-MrLL, Il governo rappreseraiioo, capo XVI.
(2) LECHY, Democracp and libe,ty, capo V .
..
- 90- - 91-
si son venuti faticosamente formando, a traverso lungo
volger di tempi e d'eventi (1).
Ma, osservavamo allora, Ia volont d'un popolo in che
cosa consiste? Non e forse I' espressione degli elementi,
che contribuirono a unirlo e a cementarne l solida coe- .
sione? Non e il complesso del fattore etnografico eterrito-
riale, del fattore religioso e liuguistico, della storia e delle
imprese guerriere, della civilt e delle leggl, delle glorie
e dei dolori comuni ? Non e r esponente rdella coscienza
nazionale e della tendenza a continuare Ia vita, sotto un
comune regime, cogli stessi cotidiani interrti e negli stessi
scopi di migloramento politico e sociale della patria '?
Si disse da taluni ohe le nazioni, e non gli Stati,
debbono essere i soggetti di diritto internazionale; da altri
1
si sostenne che, invece;: agli Stati dev'essere riconosciuta
talqualit. Con Ia giustapposizione degli Stati alle nazio
nalit si raggiungerebbe il pi completo ideale della so-
.'vranit nternazionale. A tal e intento furono dretti tutti
i fatti, che si presentarono ed ebbero il loro corso durante
il XIX secolo; e, dove gli sforzi dei popoli non raggiun
sero l'intento, questo ideale resto e resta ancora mma-
nente e diuturna aspirazione verso l'assetto nazionale e
l'autonomia politica (2). ' .
Cos avevamo occasione di scrivere nel 1905. Mante -.
niarno gli stessi criteri, nonostante che si sostenga-che Ia
volont s' oppone agli altri elementi (3), e studiamo rora
Ia nazione italiana e 10Stato fascista conforme alla dot-
trina attualmente in vigore.
E, se si chiedesse in che cosa consista il principio di
essa e qualche cosa di controllabile ed attinente piuttosto
alia realt pratica della vi ta comune (1).
Sulla base, e principalmente sulla proporzione, di questi
elementi si potranno pi facilmente distinguere le nazio-
nalit, o le nazioni, che sono costituite colla pienezza dei
loro fattori, vale a dire le nazioni, che alla comunione di
interessi uniscono Ia comuniore storica di senti menti e di
coscienza, da quelle, Ia: cui esistenza e determinata solo,
o principalmente, dal concorso di elernenti d' interesse,
d'utilit o d'opportunit nel campo economico e sociale.
41. - La base della formazione' delle nazioni, come
genesi di singolari valori, non pu essere localzzata, perche
vi partecipano tutti i coefficienti della ~ita di un popolo:
\ ma vi ha di pi, un quid super,. che noi non rusciamo a
cogliere, e fa SI che unpopolo, in una data epoca della sua
storia, sia riccamente produttivo di valori originali, Te..:'
,-
canti un particolare carattere e una impronta di stile na-
zioale (2). '. .
A questo proposito, non pcssiamo che ripetere quello-
che sull'argomento scrivevamo venticinque anni or sono
e che risponde esattamente alla nostra dottrina attuale
dello Stato nazionale.
Scrivevamo allora che certamente il fattore morale :
ha grande importanza ed influenza sui destini .d'una com-
pagine nazionale, ma che non si pu ridurre questo fattore
morale alla pura e rigorosa espressione della volont d'un
. popolo, perche, in tal guisa, si negherebbe il suo passato
e Ia sua. storia, le sue tradizioni e Ia sua coscienza, che
.'
k
(1) Vedi FORTI, Lesioni di diritto amminist"ativo, Napoli, 1928,
1, p. 146.
(2) ORESTANO, Le sintesi na::ionaZi, cit., p. 98.
(1) Vedi a.nche SABELLI, Nasioni e mino,'an:e etniche, J , pp. 40,41.
(2) BoaToLoTTO, Na~ionalit, cit., pp.. 22, 23, n. 43.
(3) Vedi J OHANNET, op. cit., p. 226.
- 92-
nazionalt, si potrebbe, dopo questa breve dissertazione,
che ne d le giustificazioni e i motivi, rispondere colla
nozione ohe stata esposta nel modo piii semplice, rag-
giungendo cOSI Ia p espressi va chiarezza: Il principio
di nazionalt 8 il principio, secondo il quale le porzioni
d'una razza d'uornini tendono a costituirsi in un solo
corpo poltico (1).
.42.- E naturale che l'idea della nazionalit non pu
essere considerata sotto la specie della pUl'aastrazione, se
si vuole da essa ottenere qualche valida applicazione alla
vita de11asociet, della politica e dello stesso diritto.
Lastoria d'un aggregato nazionale rappresenta una realt
COSI poderosa ecomplessa, che i prlncip, che da ess ema-
nano, sono risultamento concreto di vita: passata e. di-
rettiva precisa di vita futura~
Allorquando si dice nazionalit, si esprime concet-
tualmente Ia Nazione, nella sua essenza e nel suo svi-
luppo; e si esprime ancora 10Stato, ne11asua formazione
e nella sua struttura, per quanto Ia differenza fra l'uno
o l'altro concetto debba essere dedott con precisione.
Questo noi diciamo perch, anche quando si vuol dare
Ia defi'nizione di nazionalit nella forma pi astratta, si
finisce per accostarla alta realt.
Cosi ci pare faccia lo J ohannet, quando, dice che una
uazionalit 8 l'idea di una personalit collettiva, variabile
d'ispirazione, di coscienza, d'intensit e di grandezza, re-
lativa a110Stato, sia che essa rappresenti uno -Stato uni-
ficato scomparso, sia che essa coincida con .uno Stato
unificato esistente, sia che essa aspiri o si presti a formare
uno Stato uniticato futuro, eche cerca ne11ecaratteristiche
(1) Definizione dei LIT'l'R. Vedi J OHANNET, op. cit., p. 6.

- 93-
naturali d'origine Iagiustiflcazione, COSIdelIa sua i~entit,-
come delle sue pretese ('1).
Ci pare inoltre che, quando l'autore dice che Ia sua
deflnizione, costrutta su dilferenti termini, presenta~lmeno
il merito di porre in rilievo Ia virtualit dei fenomeni
nazionalitari, esso esprima, al contrario, che Ianazionalit
e il concetto di nazione sono una realt esi compongono
e si completano di elementi vissuti e perfezionati a tra-
verso Ia continuit dell'esistenza e della storia.
E ci pare infine che Ia deflnizione stessa esponga con
felice evidenza che gli Stati sono realt vere e solide,
quando eoincidono collarealt delle nazioni; eche, quando
si dice unit della nasione, si dice anche unit delto Siaio.
Questo principio vale come base fondamentale del-
l'ordinamento dello Stato nazionale fascista .:
La formazione delle compagini nazionali si deve rite-
nere,_ nella sua evoluzione storica gradliaIe, allo stesso
tempo spontanea e necessaria, come elettiva e libera (~).
Gli elementi evolutivi d'origine naturale e culturale si co-
stituiscono come motivi della volont del popoIo, che vuol
vivere nel quadro spirituale della comunit originaria.
E quando Ia nazione, sugli elementi tradizonli, etnici,
culturali e spirituali, ha costituito il suo diritto, essa 8
divenuta 10Stato, persona giuridica sovrana, che riposa
sovra il solido terreno dell'educazione e della storia.
Cosi 8errato dire che 10Stato nazionaIe 8 antigiuridico
o pregiuridico, eche rappresenta semplicemente una con-
venticola di settari, dove Ia coscienza ei diritti de11aco-
scienza opprimono ogni aspetto ed ogni cosa (3); perch8
"
f
I '
\
(1) J OHANNET, Le p?'incipe des nationalits, cit., P: 423,
(2) ORES'l'ANO, Le siritesi nasionali, cito
(3) J OHANNEl', op. cit., p. 432.
I
-
- 94-
esso rappresenta invece Ia coscienza, che si esprime .nel
diritto; l'interesse comune, che si compone nell' organiz-
zazione; Ia storia, che si condensa nella realt poltica at-
tuale; e il sentimento che si concreta nell'unit giurldica.
4R - Possiamo pertanto, in base a queste pre,me3se,
porre in rilievo gli elementi essenziali per Ia formazione
I'
e il mantenimento dell'unit. dello 8tato:
1.
0
eIementi, che sorgono dalla natura e dalla storia;
essi costituiscono il caraitere nazionale;
2. elementi, che sorgono dal pensiero, dalle idee e
dalla cultura; essi costituiscono Ia cosciensa nazionale;
. 3.
0
eleruenti, che sorgono dagli interessi comuni e dal-
l'utilit generale: essi costituiscono l'economia nazionale;
, 4.
0
elementi, che sorgono dalle determinazioni dell'in-
telligenza; essi costituiscono Ia volont nazionale.
Ma questi elementi, nella loro evoIuzione, si orientano
e si compongono nei principi seguenti:
a) il principio delIa continuit, che proviene dalla
realt storica, e che fornisce l'attributo della sforicit dello
8tato;
b) il principio delIa solidariet, che proviene dalla
realt morale, e che fornisce l'attributo dell'eticit dello
Stato ; ,
c) il ptinciplo dell' attivit produttiva, che proviene
dalla ~ealt economica, e che.costituisce l'ordinamento cor,
porativo dello Stato ;
d) il principio dell'unit organica e gerarchica, che
proviene dalla realt poltica, e che costituisce l'attributo
della sovromii dello Stato.
La formazione unitaria e ilprincipio unitrio sono fon-
damentali per il nostro studio,
-, .Tutti gli elementi, che costituiscono Iasociet nazionaIe,
- ,
.;
- 95-
-vanno studiat sotto l'aspetto dell'unit. L'individuo , l'ag-
gregato sociaIe 10 Stato, sono tutti a considerarsi come
espressioni unitarie, che vengono a contatto e istituiscono
i rapporti,che formano Ia rete e Ia:trama delIa comunit
sociale , dell' ordinamento giuridico e della struttura po-
litica.
. 44. - La dottrina individualistica e Ia dottrina demo-
cratica sono contrarie aI principio e al concetto-d'unit,
come noi 10intendiamo e 10ponamo.a base di tutto l'or-
dinamento giuridico e politico; alia stessa guisa che sono
contrarie, teoricamente, al concetto di nazione e di nazio-
nalit.
Infatti Ia teorica atomistica degli aggregati sociali, p
che costituire delle unit, costituisce degli insieme di ele-
menti, i quali serbano il carattere d'una pluralit assoluta,
dove restano intatti e individuati gIi enti vari, che si tro-
vano a contatto l'uno coll'altro, nel corso della coesistenza
sociale.
DeI pari questi elementi, che si associano, serbano in-
tatti e distinti i loro interees; questi si accostanovsi riuni- .
-scono, ma non si fondono. Essi formano solo insieme d~in-
teressi, molteplicii d'interessi, ciascuno dei quali e circo-
scritto entro l'orbita della propria utilit e del proprio
egolsmo, che contrastano coll'utilit e co'egoismo degli
altri (1).
E infine ,queste forrnazioni atomistiche eostituiscono
un compIesso di volonl plurime, che, secondo Ia dottrina
,dei maestri, potranno costituire una volont generale o
una volont di tutti, ma che serbano tuttavia i earatteri
d'una pluralit di voleri e.non d'una formazione unitaria.
(1) Per un'interessante indagine su questo tema, vedi JERUSALEM,
Gemeinschaft und Staat, Tbingen 1930, p. 13 e segg.
.- 96-
Invece il concetto di unit, che sta a base del nostro
studio, implica Iafusione degli elementi, .per costituire un
~orpo unico, che compone gli individui nell'aggregazione,
senza tuttavia eliminarli,
DeI pari implica Ia fusione degli interessi singoli e
colletti vi in un'eniit unica, che sar l"interesse generale,
sintesi e compendio di tutti gti interessi minori e parti-
colari, che tuttavia non sararmo per questo distrutti, ma
che saranno posti nell'ambiente della voIuta proporzione
e collaborazione.
Ed infine il concetto d'unit implica Ia riunione di
tutte Ie volont individuali e collettive in un'espressione
unica, che sar Ia volont swperiore, risultante di tutte le
volont, che pure debbono avere Ia rispetti va evidenza e
solo essere collocate nella sfera della necessaria coordi-
nazione e subordinazione alla volont delto Stato (1).
'Si e per questo che, studiando 10 Stato fascista, vien
fatto di esaminarlo dapprima sotto l'espressione dell'unit,
come' entit sociale enerale; di poi sotto l'espressione del-
l'unit, comepersonalit iuruitca sovrana; ed. infine sotto
l'espressione dell'unit.come costitusione politica unioersale.
Qui, a, conclusione di questa prima parte, si deve OS'-
servare che 10 Stato i Ia realizzazione giuridica della ~\
nazione, che noi siamo venuti illustrando. L'entit Stato e
1'entit Na zione si accostano, si confondono e si identi-
ficano, conforme alla prima dichiarazione della Carta del
Lavoro, che ci fornisce il tema fondamentale dello studio.'
La Nazione e l'unit delle forze morali, economiche,
sociali, politiche, costituite a traverso il processo storico,
(1) Y eggasi 10 svolgimento delle corrispondenti dottrine della massa,
della gerarchia e della corporazione in. BORTOLOTTO, Lo Stato e Ia dottl"ina
COJ'P0'-ativa, n. 67 e segg.: 110 e segg.; 162 e segg.

- 97-
per affinit di caratteri, identit di coscienza e concorso
d'interessi. Lo Stato a questo complesso di fattori fornisce
il corredo del diritto e l'energia della. legge.
La sovranit e il potere, che 10 Stato esercita su tutta
l'unit giuridicamente epoliticamente organizzata sul ter-
ritorio. E 10 Stato nazionale, vale a dire 10 Stato fascista,
e Ia persona guridca territoriale sovrana, neIla quale si'
realizza Ia nazione, costituita in unit morale, economica
e politica (1).
(1) Vedi CORRADINI, L'unit e Ia poten sa delle Na sioni, Firenze,
1922, p.. 182 e segg.
BORTOLOTTO. - Lo Stato Faseisto $Ia Nasione,
7
~~~~
PARTE SECONDA
L'UNIT DELLO STATO
CAPITOLO L
IL PRINCIPIO UNITARIO E IL FINE DELLO STATO
4!'>.La nazione e 10 Stato come unita. - 46. L'intimita tra nazione e
. Stato. - 47; La nazione e 10 Stato come realta. - 48. La nazione e
10 Stato come organismo. - 49. Aspetto statico e dinmico. -
50. I fattori storici. - 51. 11sentimento e il carattere nazionale.
_ 52. La storicita e i suo i aspetti. - 53. La dottrina dell'unita
dello Stato. - 54. li fine dello Stato. - 55. II fine secondo le
varie dottrine . .:..... 56. Aspetti e limiti. - 57. Lo Stato fascista e
il suo fine. - 58. 11fine unitario e i suoi aspetti. - 59. Aspetto
etico, economico e poltico.
45. . - Lo Stato va considerato come reait giuridica.
Esso deve' vivere alla luce del diritto, mentre 1e altre
formazioni, precedenti e diverse, sono da guardarei sotto
il riflesso del sentimento, dell'istinto, della forza, del bi-
sogno e deUe circostanze esterne, naturali e sociali.
Vi ha una tendenza di studio della struttura delIo Stato,
che, movendo daUa considerazione di fatto deU' organismo
statuale, cerca di stabilire quello che 10 Stato e, prima an-
cora di studiare il perche dellasua esistenza, le sue. forme,
gli aspetti vari e le possibilit, in relazione alla sua strut-
tura (1).
(1) Vedi ROMANO, Lo Stato mode1'no e la sua cr~st, (Riv. di di-
ritto pubblico, 1910, p. 101); RANELLETTI, Principii di diritto ammini-
strativo, p. 138e segg.
.-99-
Questa tendenza di metodo, che noi combattiamo nelle
sue evoluzioni e nei suoi risuItati, si dirige tuttavia, colla
sua concezione realistica e positiva, verso una costru-
zione giuridica deUo Stato. Anzi essa ha creato Ia teoria
del realismo in diritto pubblico (1).
Ma, appunto per tale concezione realistica, se pure 10
Stato consolida il proprio organismo ed esprime il prprio
potere sovrano coI :ministero deI diritto, esso non pua
tralasciare tutto queI complesso di antecedenti, che, se
non costituiscono Ia sua essenza, rappresentano altrettanti
. .
suoi presupposti.
E, se questi antecedenti e presupposti dell'entit Stato,
sono elementi essenziali dell'entit Nazione, si comprende
come, in qualche guisa, si possa assegnare, pur mediata-
mente, un valere attivo alla nazione neI campo del diritt(2).
Pertanto, secondo noi, se pur Ia nazione non pu essere
considerata sotto il punto di vista della soggettivit giu-
ridica, essa costituisce 10 Stato, che e personalit e che, .
. per hi sua formazione nazionale, acquista realmente aspetti
vari e complessi. .
Questa realt non cade sotto il dominio dei sensi e non:
appartiene al regno della natura ; ma; tuttavia, e realt
etica, sociale, poltica (3), economica e 'giuridica, lontana
cOSI daUa pura astrazione, come dalla realt fisiologica e
meccanica (4).
(1) Vedi GRAZIANO, Lo Stato giw'idico, p. 202.
(2) Vedi NAVARRA, Irurodus ione, cit., pp. 11,26, 35.
(3) Vedi NOTO SARDEGNA, La dottrina dello Stato e dei sindacati,
Palermo, 1930, pp. 7, 30; Vedi SCHMl'!-'T, Ve1'(assungslehre, Mnchen,
1928, pp. 4~121, 205, 214; Vedi anche How-FERNECK, Ein Kampf' ums
Rechi, J ena, 1927, p. 15.'
(4) COSTAMAGNA,Elementi di diritto costitu::ioilale corporatico f'a-
scista, Firenze, 1929, p. 20; SP'N, De1' wah~'e Staat, Leipzig, 1921
p. 4 esegg.
- 100-
- 101-
Gli elementi che costituiscono Ia nazione come unit
morale concorrono a formare 10 Stato come struttura
, .
etica e come solidariet socia le (1). ; .
46. - Per questo noi abbiamo preso le mosse dalI'entit
individuo, per giungere agli aggregati, alle formazioni so-
ciali, alla societ generale, alla nazione agli elementi
costitutivi della-nazionalit. .
In tal guisa si contribuisce alla dottrina storica e rea-
listica delIo Stato.
Staccarsidalla nazione per costituire 10 Stato sarebbe
metafisica platonica e astrattismo d'altri tempi; poi che 10
Stato ha valore solo, in quanto vive e si afferma entro
Ia realt di fatto delIa nazione e ne costituisce l'anima, Ie
immanenti finalit, le norme di condotta e il centro vitale
e 'propuIsivo (2).
Si e detto che lile nazioni non sono senza gli Stati,
gli Stati non sono senza Ie nazioni e che 10 Stato e Ia
nazione organica e attiva.
( Nello Stato, Ia nazione esprime Ia sua virtii di orga-
nicit, cioe, di trasforrnazione dei suoi elernenti in organi
e delle 101'0 forze in funzione di unit vivente (3).
Per questo processo, Ia nazione diviene Stato; Ia forza
sociale si cambia in potere poli tico; l'unit morale di-
venta solidariet etica; Ia difesa sociale si trasforma in
tutela giuridica; Ia coscienza diventa volont: Ia norma di
convivenza si muta in regola di .diritto o le relazioni so-
ciali assumono Ia veste di rapporti giuridici.
. Quando si studia Ia struttura e Ia ragione causale della
nazione, si esprimono opinioni edirettivediverse ed opposte,
Ma Ia realt dello Stato non avrebbe alcun valore,
anzi non sarebbe possiblle, senza il requisito essenziaIe
delI'unit (1).
La dottrina unitaria e infatti fondamentale, come si
e detto, per ogni ordinamento giuridico (2). Essa v consi-
derata sotto tre -differenti aspetti:
a ) unit dello Stato, come entit etica e formazione
universale (unit nazionaley;
b) unit dell'ordinamento edel diritto (unit giuridica )j
c) unit dei poteri e delle ftmzioni (unit politica e
a mministra tiva ).
11fondamento dell'unit dello Stato sta in cquesto che
I'interesse, per cui agisce, e unico ed inscindibile, come
e unico il fine, cui tende; per quanto esso, come vedremo,
possa presentare diversi aspetti (3).
. Per noi, Ia giustificazione dell'unit e della sovranit
dello Stato si basa sulle stesse ragioni e sugli stessi ele-
menti, che hanno presieduto alla costituzione e all'evolu-
zione storica delle compagine nazionali: Ia tendenza asso-
ciativa, l'interesse, il costume, il carattere, Ia coscienza
e Ia ragione.
Gli elementi che concorrono a formare Ia nazione, come
rea lt e come forza socia le, concorrono a giustflcare 10
esercizio della sovranit, come realt giuridica , unit di
(unzia ni e potest politica .
Gli elementi, che costituiscono Ia nazione come unit
e realt economica, concorro no a gustficare l'esercizio
della sooranit nei confronti delle a ttivit e delle forte
produ ttioe.
(I) Vedi RANELLETTI, Istituaioni, p. 109.
(2) Vedi WALDECKER, Allemeine Staatslehre, Berlin, 1927, p. 257,
(:~) Vedi FORTI, Lesioni, cit., I, p. 171.
(1) NxvARRA, Irrodusione, cit., p. 85.
(2) LICITRA, Mon. cit., p. 476.
(3) CORRADINI, L'unit e Ia potensa delle nazioni, pp. 99, 178, 179.
102-
Si dice, ad esempio: Ia nazione e Ia riunione di tutti
icittadini d'uno Stato, senza riguardo alla lingua e alle
origini, che vivono entro i confini dello Stato, ovvero entro
i confini, che si ritengono necessari per 10Stato dal punto
di vista nazionale e storico. Si d cOSI l'idea della Na-
zione-Stato..
Si dice, ancora: Ia nazione e.la comunit, che si pu
identificare conforme a' caratteri obiettivi, sopra tutto per
la lingua, Ia razza, Ia cultura, il carattere, senza riguardo
ai confini dello Stato. Si d cosi l'idea della Nasione-linqua
'o della Nazione-cuttura.
Si dice, infine: Ia nazione riposa unicamente sopra
l'elemento soggettivo, che si esprime nelIa 'volont d'appar-
tenere 'all'aggregato comuns; ovvero nel sentimento d,ella
comunit. Si d cOSI l'idea della Ncsione-oolont o delIa
Nasione-sentimento (1).
Ma queste opinioni e tendenze espongono, ciascuna,
una parte soltanto, per q,uanto importante, dei requisiti
o degli elementi costitutivi delIa nazionalit.
Ognun e insufficiente a formare esatta e completa
l'idea della nazione, perche occorre che, in proporzione o
misura maggiore o minore, tutti gIi elementi concortano.
Secondo noi, non e chiara, rie completa Ia figura di
nazione per formazion~ statuale; e neppure quelIa di na-
zione per funzione di cultura; e nemmeno quella di ria- /
zione per ragione di lngua, di sentimento- edi volont:
Perche Ia nazione dev'essere costituita di tutti gli elementi,
che storicame~te hanno concorso a forrnarla.
~")
(1) Vedi SOHMIDTHAUSER, Das Schieh.sal dei' Schioeic im Schicksal
de?' Demolcrati e (Schweitzerische Monatshefte fr Politik u. Kultur, feb-
braio, 1930, p, 13 dell'estr.) j HERTZ, Wesen nd. Werden d" Nation,
cit., p, 23.
\
- 103-
Infatti il J ameson, seguendo, in parte, il concerto del
Bluntsehli, dice che le nazioni non possono sbocciare alla
vita in piena fioritura di popolazione, di ricchezza e di
cultura. Si sono sviluppate per rudi principii, a traverso
un periodo di assimilazione, e sono venute crescendo in
modo anlogo alia vita organica (1).
Pi esplicitamente il Fiore dice che Ia nazione e un
ente morale, che risulta da un complesso d'elementi na-
turali, uniti a quelli, che derivano dalla medesimezza dei
bisogni, e che sono i pi efficaci a far nascere e crescere
tra le genti il sentimento dell'unit morale, il quale e
indispensabile per far di essa un popolo (2).
Il- Renan, tenendo conto delIe lotte e delle vicende
politiche, non meno che della coseienza e della volont
'degli individui, dice che Ia nation moderne est un re-
sultat historique, amen par une serie de faits conver-
geants dans le mme sens . Ma, pi oltre, dice che Ia
nation est une rne, U)1principe spirituel e ancora une
grande solidarit, constitue par le sentiment des sacri-
fices, qu'on a faits et de ceux qu'on est dispos faire
encore (3).
Ed ecco l'essenziale unit morale rappresentata dalla
nazione, che appare, nella definizione del Mancini, una
societ -naturale di uomini, da unit di territorio, di ori-
gine,di costumi e di lngua conformati a comunanza di
vi ta e di coscienza sociale (4).
(1) J AMESON,Constitutional convention, p. 33. Confr. BRUS, Del-
l'udierno diritto inte?'nazionale pubblico, Prato, 1875, p. 315; MAMINI,
Dell'ottima conreasione umana e del principio di na; iona litd, eit.,
p, 430.,
, (2) FlORE, Trattato, cit., vol. I, pp. 178, 179.
(3) RENAN, Qu 'est-ce-que c'est une fI.xtion? Paris, 1882, P- g,
(4) MANO/N/,op. cit. p. 41.
104 -
,
47. - Pertanto la nazione non ene una pura idealit,
n una pura realt materiale, ne una pura formazione
natmale.
Non e un'idealit, perche vi sono 'elementi reali for-
matori della nazione, che, per se stessi, escludono che
essa sia un'espressione 'puramente ideale. Non euna pura
realt materiale, perch troppi eIementi spirituali-concor-
rono in essa. Non euna pura formazione naturale, perche
il contributo della storia e della cultura si sovrappone
e modifica profoudarnente il corso degl eventi della
natura.
Sotto .questoaspetto, si pu ben dire che una na-
zione non sorgeche da una societ unificata da. un'dea
. superiore (t).
.' "
Ma gli elementi reali e naturali non bastano a dar il .'
valere vero e completo dell'entit nazionale.
Anzi e stata appunto Ia tendenza naturalistica, che ha
port.ato a considerare i rapporti '.tra Stato e nazione in
modo da porre 10 Stato al servigio della nazione e non
Ia nazione aI servigiodello Stato.
Ora, se 10 Stato e Ia realizzazione gurrdlca della'na-
zione come unit, 10Stato supera e domina Ia nazione,
pur essendo con essa identificato, per gli scopi chevuole-
raggiungere (2).
Nella letteratura del XVIII secolo Ia voce nazione si-
gnifico popolo sovrano (~). Questo concetto domino tutta
Ia vita prerivoluzionaria e rivoluzionaria francese e l'ar-
(1) SABF{-LI, Nasioni e rrinoranze etniche, I, p. 97.
(2) Vedi\\'1 riguardo MWHELs, L'Ldea dello Stato nella stoliog,-afi.a
delle dottrine politiche ed economiche (Lo Stato, 1930, pp. 40, 41).
(3) BLOCK, Dictionnaire gnral de la politique, Paris, 1884, vol. 11,
p. 370. Vedi per Ia Stonia SCHEFFHAUER, Visage de la nouvelle Amerique,
Paris, 1927, p. 19 e segg.
,<
\
\
\ .
- 105 - .
dente propaganda, forse per reazione alle decadute caste
privilegiate, .parlo di dignit, di nobilt, {li aristocrazia e
di maest dei popolo (1).
Secondo Ia dottrina democratica, invece, Ia nazione e
stata ridotta a un'idea individualistica e politica (2), per
la quale si possono rvvisare gli elementi della nazionalit
e il carattere di nazione tanto nell'Itali e nella Francia
come nella Svizzera e n811' Amrica.
Ma si deve dire che Ia composizione, il fondmento e
la base del sentimento e della coscienza nazionale fran-
cese e italiana, sono assai diversi, ad esempio, da quelli
svizzeri e americani.
lnfatti, sepur l'America e una nazione, 10spirito della
nazionalit va ricercato pi nella comunanza d'interessi,
che nella solidariet d'idee; piu nella vita materiale, che
nella vita spirituale. Ond' e che anche il sentimento nazio-
nale americano si riduce auna nozione preconcetta, secondo .
Ia quale si crede profondamente che l'America sia per-
fetta e che tutti gli americani partecipino di questa per-
fezione.
In Svizzera i fattori storici e naturali mal servivano
a giustificare Ia personalit dello Stato. Per cio si defini
Ia nazione una. riunione d'uomini organizzata socialmente,
a fine di realizzare, nella sua miglior espressione, Ia legge
morale.
E piii esattamente,in Amrica, per trvare nella nazio-
.. ' nalit il fondamerito della 'personalit dello Stato, si in-
segn 'che il carattere essenziale della nazione e l'unit
della patria, che significa, intempi modern, una popo-
(1) HE~TZ, Weslln und W~I'den der' Nation, cit., p. 16.
(2) SALOMON, Mon. eit., p. IX. Vedi anche SALOMON, Allgemeine
Siaatslehre, pp. 30 e 61.
...
/
( ,
- 106-
lazione ascendente a un certo' numero e omogenea, uscita
da gran tempo dalla vita nomade, che abita e coltiva in
modo permanente un. territorio continuo, con contorni
geografici ben determinati, che ha un nome che lee prprio,
che parla il suo proprio linguaggio, che ha Ia sua propria
letteratura, le di lei particolari. istituzioni, che si distin
guono nettamente da quelle dei gruppi di popolazioni a
lei vicini: che e soggetta a un governo unitario, qualunque
possano essere le sue .suddivisioni, e che ha il sentimento
della sua unit organica nello stesso tempo che ha Ia
coscienza d'un domnio comune (1).
48: - Per il nostro ordinamento, conforme alla prima
dichiarazione della Carta dei Lavoro, Ia nazione e un or-
ganismo (2). /
Questo termine significa che Ia nazione e costituita
da elementi diversi, ma che tutti debbono contribuire, per
Ia parte che ad ognuno spetta, alla continuit e allo svol-
gimento della vita comune.
Il concetto d' organismo richiama pertanto i concetti
d'ordinamento, di collaborazione, di funzioni reciproche,
d'attivit concorde, di sviluppo disciplinato, d'esistenza
. organizzata. Esistenza, che dev'essere considerata come un
mezzo e nonocome un fine; perche il fine, come e detto
nella stessa Carta dei Lavoro, e rappresentato dal benes-
sere dei singoli e dalla potensa delta nazione.
Data qussta formazione organica, si rigetta qualsiasi ~
pur lontano rifer.imento a concezioni atomistiche e indi- '-
vidualistiche, per riunire intimamente e solidamente tutti
--~\-
(l) LIEBER, Nationalism and internationalism, New York, 1868,
p. 26. Vedi al riguardo RNELLETTI, lstit., p. 10.
(2) Vedi NOTO $AROEGNA, La dottrina dello Stato e dei sindacati,
pp. ue 29,
107-
gli elementi storici, culturali, spirituali, economici e politici,
-che costituiscono Ia nazione.
E sar suprfluo ricercare se Ia nazione sia un fatto
naturale ouna formazione artificiale; dapprima, perche sar
piuttosto difficile distinguere i .singoli elementi; di poi,
perch Ia nazione si deve considerare Ull fatto naturale e
artificiale a un tempo.
. Come Ia nazione e una realt e un organismo sociale,
cOSI 10 Stato e una realt e un organismo politico,' etico
e giuridico (1).
Esso aderisce alla realt nazionale, e quindi da, essa
non pua prescindere. Ma supera a sua volta Ia realt na-
zionale, perene di tutti gli aspetti e di tutte le fisionomie
della societ nazionale esso costituisce altrettante forma-
zioni giuridiche organiche.
E poi che Ia nazione e una realt storica, 10 Stato e
una formazione storica; poi che Ia nazione e una realt
economica, 10 Stato realizza una formazione economica,
senza per ci.divenre Stato economico;poi che Ia nazione
e una realt morale, 10 Stato si costituisce in forma-
zione etica.
Come e stato accennato per Ia nazione, Ia quale deve
Ia sua formazione unitaria ai concorso di tutti gli ele-
menti: che sono stati esposti, cOSI 10 Stato non pu
essere avvisato in una sola delle sue formazioni, ma deve
cornprenderle tutte; perche ognuna di esse costituisce uno
degli attributi e delle caratteristiche fondamentali ,di esso,
considerato nella sua unit e nella sua totalit.
Cosi 10 Stato, come realt etica, rappresenta Ia soli-
e
(1) LCl'l'RA, Mon. cit., p. 476. Vecli 'NA VARRA, Introduaione, cit.,
p. 66 e segg.; J ELLINEK, Sistema dei di ritt publiei subbiettivi, pp. 24
e 39 e segg.; Vedi anche J ELLINEK, Allgemeine Staatslehre, Il ed.,
capo VI.
- 108-
dariet di tutti gli eIementi -sociali e costituisce Ia orza
di coesione, che li riunisce.
to Stato, come realt giuridica, rappresenta il compIesso
degli elementi giuridici, e dei rapporti di diritto, che
corrono tra loro, nell'ordinamento giuridico.
Lo Stato, come realt economica, rappresenta l'orga
nizzazione degli elementi produttiv e dei rapporti cor-
porativi.
Lo Stato, come realt politica, rappresenta Ia colllabo-
razione di tutte Ia energie politiche e ilIoro ordinamento
nei rapporti di gerarchia.
E poi che, sovra tutte le compagini deve costantemente
tunzoriare l'elemento politico-giuridico superiore, con tutte
le sue forme, cOSI 10 Stato deve affermarsi .come neces-
sit, come priorit, come attioit, come uoiioersaltt, come
volont, come autorit e come personalit iuridica.
Naturalmente 10Stato non pu esser considerato. ne
come una cosa, n come una persona, che cada sotto il
dominio dei sensi (1). Ma, se noi consideriamo che 10Stato
si risolve in un sistema giuridico, il quale regola l'esi-
stenza e i rapporti fra i vari elementi degli aggregati
sociali; e che esso si esprime in funzioni ed in attvit
necessarie e valide, si comprender come Ia realt dello
Stato sia certa ed espressiva. .
E pertanto erronea la dottrina, che considera 10Stato
come una finzione, perch 10 Stato e una realt non di-
versamente da quaIsiasi altra, che si esprime nel mondo
delle relazioni sociali, e non e una pura forma ideale n
una pura espressione essenziaIe (2).
(1) Vedi pi sopra n. 45; e, per Ia trattazione riguardanta I'impor-
tante matel'ia della personalit giuridica, vedi BORTOLOTTO, Lo Stato ~ la
dottrina corporatina; voJ . I, n. 01 e segg. .
(2) Vedi HOLD-FRF:NECK, Der Staat als Uebermensali., p.76 e segg.
- 109-
.Solo si deve tener presente che 10Stato va considerato
come una formazione etica, ma non pu esser considerato
solo come. tale; perche, se tale fosse, avrebbe solo un
complesso di precetti morali, per Ia sua funzione e l'ese.r-
cizio dei suoi poteri.
Lo Stato va considerato come una realt giuridica, ma
non pu esser considerato solo come tale; perche gli man-
cherebbe il potere per amministrare Ia legge e Ia forza per
applcarla: e diventerebbe uno Stato amministratore, o
un servizio, o 'insem di servizi.
Lo Stato va considerato come una realt economica,
ma non solo come tale; perch diverrebbe uno Stato in-
dustriaIe e organizzatore. .
Lo Stato va considerato come potere sovrano, ma non
solo come tale ; perche allora sarebbe esclusivo e vieto
assolutsmo. .
Occorre invece che tutti gli aspetti e tutte le forma-
zioni siano chiare e presenti, funzionanti ed attive.
La realt giuridica modera l'assolutezza della funzione
sovrana col prestigio deI diritto; Ia realt dello Stato fa-
scista riassume tutte le forze e tutte le capacit della na-
zione, ad esse da l'impronta della sua attivit giuridica: e
a sua volta riceve da esse l'impulso per l'esplicazione delle
. sue funzioni sovrane (1).
49. - La formazione unitaria dello Stato, sintetizzata
nell'espresaione tu tto ne110 Stato, nulla contro 10
Stato, nulla fuori dello Stato, va esaminata .nella
sua struttura statica e nella sua attivit dinamica e nel
suo svolgimento funzionale.
Nella sua struttura statica, si rappresenta come unit
(I) Vedi PANUNZIO, II sentimento dello Stato, capo III, p. 48 e segg.
;
no - .
di forze morali, economiche e politiche. Nell'attivit dina-
mica e nello svolgimento funzionale, 'si esprime giuridica-
mente come unit di comando e. di direttive, nella coor-
dinazione e subordinazione delle volont: come equilibrio
d'interessi, nella funzione della solidariet sociale; e come
collaborazione d'energie, nello sforzo verso Ia realizzazlone
degli scopi generali.
ln questo senso 10Stato esiste nel sistema delle forze,'
delle quali costituisce Ia suprema sintesi storica e giu-
ridica. E per questo s'impone Ia deterrninazione scien-
tifica del processo, onde 10Stato si costruisce e si forma,
ergendosi sulle forze costruttive, e dei caratter che va
successivamente assumendo (1).
Cosi. si potranno spiegare le basi dell'ordinamento giu-
ridico fascista a struttura -gerarchica e corporativa (2),
nel quale il ppolo, le istituzioni e 10 Stato si fondono
in una formazione strettamente unitaria. ln essa Ia po-
test sovrana (come espressione della volont superiore) e'
il compendio degli interessi (come espressione oggettiva
-dell'esistenza statuale) costituiscono tina realt unica, fun-
zionante per un unico scopo.
Lo Stato viene chiamato l'unit assoluta delle unit
relative. E qualche cosa di superiore, come idea fonda-
mentale nella sua .piena soddisfazione ; ed e unit, non in
quanto e espressione di personalit propria, aI di fuori e
indipendentemente dalle unit, che 10 compongono; ma
appunto perche e il compendio di dette unit, nel loro
mome sto dialettico superiore.
Lo Stato e Ia volont degli uomini, che 10costituiscono
(1) GRAZIANO, Lo Stato giuridico, pp. 37, 38.
(2) Vedi BORTOLOTTO, Lo :Stato e .La dottrin corporatioa, vol. I,
n. 57 e segg.
- 111-
ed e Ia sintesi sovrana delle loro volont, e non gi Ia
potenza pubblica, che le schiaccia eche le domina (1).
Il principio organico, come noi 10 consideriamo nel-
l'ambito riell'ordinamento costituzionale, e coe come unit
. n tutte le parti, che compongono 10Stato, -none, in con-
clusione, che una realt cotidiana della vita dei popoli.
Uno Stato non pu essere che unitario. E come Ia na-
zione e un organismo, che ha vita, fini e mezzi d'azione
superiori a quelli dei cittadini che Ia compongono, cOSI
10 Stato e un organismo, ordinato a diritto, che supera
Ia compagine, e ha tini e scopi, che si rivolgono alle rea-
lizzazioni etiche, economiche e politiche della societ na-
zionale nel suo continuo sviluppo.
Lo Stato fascista e Stato unitario e Stato organico.
Unitario, perch e Ia riunione di tutti gli elementi (inte-
ressi, attivit e volont) che vivono nell'ambito della so-
ciet nazionale. Organico, perche costituisce Ia proporzione,
l'equilibrio e il coordinamento delle volont e degli inte-
ressi, che vivono nello Stato (2). .
Ma per costituire questo ordinamento, 10 Stato deve
apparire e funzionare come realt storica e sociale; come
unit morale, economica e politica; come personalit
giuridica; come universalit e come sovranit.
50. - Lo Stato e una realt storica, perche, le. nazioni
e i popoli sono formazioni della storia (3). .
Tutto quanto abbiamo esposto dianzi dimostra che un
popolo si forma lentamente, per una specie di sviluppo
psicologico, che costituisce a poco a poco, in una moltl-
tudine di uomni, caratteri propri e comunit di vita.
(1) Vedi HEGEL, Lineamenti, 200, 265.
(2) Vedi tuttavia le considerazioni fatte pi innanzi al n. 113.:
(3) BLUNTSCHLI, Die nationale Staatenbildung und das moderne
Deutsche Staat, Berlin, 1870, p. 8, 10.
112-
Un'accozzagli .riunita a caso, non forma un popolo,
. ne 10formano Ia riunione delle parti o l semplce asso-
ciazione. Per crearlo e necessario illento lavorio delle ge-
nerazioni.
In generale, nelle definizioni di questi elementi essen
ziali, si considera l'aspetto puramente orizzontale (1) e si
suol identificare. Ia nazione e il popolo con un gruppo ter-
ritoriale o con un'entit, nella sua ,espressione unilaterale,
attuale, vivente. -Si dimentica che, oltre .che nell'aspetto
orizzontale, questi elementivanno considerati in profon~'
dit ,e che, oltre che nelrespressione attuale, vanno stu-
diati nella continuit storica.
Il vaiore storico della nazione e dello Stato, come strut-
tura, evoluzione e perfezionamento, ci d il termine esatto
della loro stabilit (2), che appare nella serie di genera-
zioni, che sono venute consolidando i earatter ed i sen-
timenti e realizzando gli interesei, che sono Ia base. spi-
rituale e materiale della nazione.
Si dice che il concetto di storicit non si connette,
come un tratto caratteristico, a quello di fatto sociale.
Comunque, esso serve per cogliere un particolare atteg-
giamento, che gli pua e~sere proprio. . .
Vi sono fatti sociali, che appaiono In un determinato
momento dell'evoluzione e succedono una volta tanto,
ovvero a riprese, ma senza un 'rapporto di svolgimento o
di continuit tra le varie apparizioni. Vi sono invece fatti
sociali, che si svolgon per continuit ed abbracciano una
se~ie di ~omeni della stessa natura, chesi susseguono
come altrettante fasi dell'evoluzione sociale.
(1) HERTZ, Wesen und Werden der Nation, cit., p. 2, 3. -
(2) Vedi OLlVETTI A. O., Lineamen del nuovo Stato italiano, Roma
1930, pp. 72 e 75. .
- 113-
Cosi si delinea Ia chiara distinzione tra [enornenr, sociaie
~ formaeione sociale (1), dalla qu~le appa.re che formazi~ne
sociale e storica per eccellenza e Ia nazione, donde deriva
ia storicit dello Stato, che e legato alla sua realt pas-
sata, si presenta nella sua realt attuale s evolve nella
sua realt in formazione. .
La dottrina giuridica tedesca ha sostenuto che si deve
studare 10Stato e Ia sua sovranit nella considerazione
. .
giuridica immediata e presente, senza tener conto delle
derivazioni puramente storiche.
Ma noi perisiamo che il concetto di Stato deve appunto
inqueste radici trovar Ia sua giustificaziQne e le ragioni
<li continuit della sua esstenza. .
La concezione storica si puo opporre alIa concezione
tecnica, che, se pur rivendica una realt propria allo
Stato, si arresta per a intendere questa realt come
una pura realt giuridica, cio come, una flgura di di-
ritto. C'e, Ia personalit, ma non c'e ancora Ia persona;
()'e, sl,'la persona morale come l' intende il diritto,
doe come una persona astratta collettiv; per manca an-
cora il soggetto reale, 10Stato inteso come indivduo storico
vivente, che cornpie certi atti, crea certe situazioni, assume
certe responsabilit (2).
La realt sociale e sempre I' opera incessante e ine-
sauata, nel suo perenne mutars e rinnovarsi, .della storia
uma na. Storia trascorsa e storia avvenre ; quella storia
avvenre, che ha p valore della storia presente, perch
B la meta della storia presente.
(1) DONATI, Interesse e attioit giu"idica, pp. 16, 17. Vedi VANNI,
Sagg,i di filosofia sociale e giuridica, Bo1ogoa, 1906, p. 523 e sego FRA-
GAPANE, Cont}'attualismo e sociologia contemporamea; Bologna, 1892,
p. 122.
(2) REDANo, Lv stato eticv, p. 170.
BORTOLOTTO. - Lo Stato Fascista e Ia Nazone,
8
- 114-
L'oggi, nella vita della nazione, non vale tanto per
quello, che essa significa nella realt attuale, quanto per
quel germe di realt futura che gli e implicito .... Cia-
scuna generazione di viventi e responsabile, assai pi che
deI bene o deI male, che essa procura a se stessa, del-
l'eredit di grandezza o di vergogna, di ricchezza o d1
miseria, che, con le proprie virtu o con i propri errori;
trasmette alle generazioni venture (1 ) .
- 115 ~
sione di coscienza e di sentimento tutti gl aItri fattori
naturali, etnici e cuIturali. Ed il vincolo storico e tradi-
zionale acquista vera importanza, perch il ricordo e Ia
consapevoIezza deI comune passato produce Ia convinzione
nei popoli di dover cooperare per l'avvenire a un compito
comune e costituisce quindi anche il desiderio e I'aspira-
zione d'entrar a far parte d'un medesimo Stato, per poter
bastare aI compito stesso (1).
51. - Con questo ci accostiamo all' insegnamento di
Augusto Comte, che diceva che Ia societ e fatta plus
de morts que de vivants ; eall'insegnamerita pi plastica-
mente espresso dal Renan, il quale diceva che Ia nazione
e formata di due condizioni necessarie, l'una delle quali e
neI passato l'altra e nel presente: l'una e il possesso in co-
mune d'un ricco patrimonio di ricordi; 1'altra eil consenso.
attuale, il desiderio di vivere insierne, Ia volont di con-
tinuare a far valere I'eredit, che si e ricevuta indi visa (2).
Tutti gli elementi,' che concorrono a costituire il sen-
timento nazionale, ossia l'elemento etnografico o di razza,
I' elemento geografico o di territorio e l' elemento sto-
rico e tradizionale non sono, in sostanza, che un ulte-
riore svolgimento di quegl istinti e sentimenti essenzial-
mente umani, che sono il culto per gli ntenati, I'afetto
per il sito, in cui si abita, e il ricordo delle comuni gesta
e azioni, i quali si possono considerare come causa e prin-
cipio di tutte le aggregazioni veramente ci vili ed umane.
Infatti l' elemento storico e tradizionale va tenuto in
gran conto come fattore ultimo e decisivo della figura
della nazione, che, per questo elemento, condensa in espres-
52. - Ifattori storici rappresentano Ia continuit della
nazione e creano il caraitere nazionale.
Le nazionalit, diceva il Thiers, consistono nel carat-
.tere dei popoli. La nostra nazionalit e cio che il tempo
ha fatto di noi, facendoci vivere durante dei secoli . gli
uni cogli altri, imponendoci gli stessi gusti, facendoci attra-
versare le istesse gioie e gIi stessi dolori. Ecco cio che
costituisce una nazionalit (2).
Questo significa considerar Ia nazione come redli sio-
rica, vale a dire nella sua continuit ed in continua, ne-
cessaria, incessante evoluzione.
La nazione segue le leggi di tutti gIi aggregati sociali,
i quali, nella vasta sfera dello spazio e del tempo, subiscono
trasforrnazioni, che, notisi, non sono determinate da eventi
accidentali esterni, ma bens dalla loro intima, necessaria
evoluzione. .
Non si ritiene pertanto che le nazioni siano euti fatti
e conchiusi , perche sono fatti a traverso Ia storia e a
traverso Ia storia necessariamente si trasformano. Una
nazione e perche e, e perche vuol essere, per se e per
(1) ERCOLE, Dal na.:;ionalismo al fascismo, pp. 72, 74, 80.
(2) RENAN, op. cit., p. 26, 27.
(1) CARLI, P. S. Mancini e la teoria psicologica del sentimento na-
zionale, Roma, 1890, pp. 12, 14.
(2) THIERS, Discorso al corpo leqislatioo 14 marzo 1867 (Vedi
FlORE, Trattato, cit., n. 182-183).
.,.
- 116-
tutto il mondo (1). Ma e nazione perche esister nella con-
tinuit necessaria del suo sviluppo e delle sue trasfor-
mazioni.
In questo concetto, che noi chiamiamo sempIicerriente
storico, sono condensate le tendenze di razza, di gusto, di
costume. E vi sar il contributo del pensiero, del senti-
mento, della volont, Ia quale dar vita ai carattere nazio-
nale che, come di ceva il De Mohl, e Ia propriet, che
un popolo: ha realmente, distinto qual' e spirltualmente e
corporeamente dagli altri; propriet espressa, al di fuori,
nella sua figura; e, nell'intimo, prima di tutto, colla lingua,
e, ngenerale poi, con ogni sorta di costumanze; Ia quale.
in fondo in fendo, riposa sulle qualit naturali, innat e
sempre tali e che e pi davvicino determinata e parti-
colarrnente perfezionata anche cogli avvenimenti sto--
~~ ,
II carattere nazionale 'nasce dapprima da una speciedi
predominanza fortuita,' che ne forma il modello e che co-
stringe gli uomini (3), eccettuati i pi forti, ad imitare
cio, che hanno dinanzi agli occhi.
In ogni nazione il tipo, o i tipi di carattere, i quali, in
un determina to luogo o in una determinata epoca, sono
ip attrattivi, tendono ad assumere il predominio; e, in
generale, i caratteri pi attrattivi sono anche i migliori.
Mapoi questo carattere diverr sentimento e il sentimento
,
intelligenza e cultura; e da essa trarra Ia sua origine Ia
scienz, e l'arte del governo deI popolo. Cosi si disse gu-
'stamenfe che Ia politica dev'essere. anch'essa fondata sulla
storia, e il senso storico eIa base clella scienza e.dell'rte
(I)' ORESTANO, Le sintesi nazionali, p. 102.
(2) DE MHL, Die Nationaldtstrage (Staats-Vlkerrecht und Politik,
I, 335).
(3) BAGEHOT-, op. cit., capo I, n. 4.
,- .117-
poltica, come e Ia base dell' unit 'delle nazioni e, della
formazione degli Stati (1).
La storicit dello Stato va considerata sotto due aspetti:
1. il primo, riferito alla sua apparisione, per cui 10
Stato e fenomeno storco, che risulta in un dato momento
-'della vita sociale; mentre, prima dello Stato, Ie esigenze
della coesistenza erano soddisfatte, in forme e limiti pi
ridqtti, da altri. corpi ed aggregati;
2. il secondo, riferito alla sua' eoolusione. per cui 10
Stato vaconsiderato nella sua esistenza storica a traverso Ia
vita e1egenerazioni; una volta formato, 10Stato e elemento
immanente e permanente, ma poderosamente evolutivo.
,Infatti, Ia considerazione dell'ente non e data soltanto
dalla sua formazione puramente storica senza una con-
nessione intima colla vita del popolo, cui aderisce per
Iegge universale e ideale. Occorre infatti che, accanto alla
realt storica, come pura apparizione, vi siaIa realt evo-
Iutiva e formativa, causale ed eziologica, -che determina
l'apparizione come segnata dalla forza di cause e di evnti,
che creano l' ambiente e determinano l' avvenimento del
fatto (2).
Cosi le apparizioni, specialmente quelle che interessano
Ia vita dei popoli, debbono' avere .anche una causalit e
. una determinante etica,- che completa l' entit del' appa-
rizione storica, anzi ne costituisce Ia giustificazione. E,
.mentre d fermezza 'e solidit alla sua costituzione uni-
taria, d ragione nel contempo della sua struttura giuridica.
53. - Possiamo pertanto condensare nelle seguenti
proposizioni Ia dottrina dell'unit dello Stato nazionale:
(1) Vedi MAGGIORE, Un reqime e un'epoca, p. 106.
(2) Vedi RANELLETTI, Istitueioni, cit., p. 6.
. \
118--
1. Lo Stato -unitario fascista, nella sua complessa
unit oranica, tendendo verso il proprio fine unitario,
realizza giuridicamente Ia nazione nelle sue espressioni
unitarie: morale, economica, poli~ie.
2. L' unit morale e I' espressione dello Stato. etico;
tende .aI fine etico, che esso si proporre; e, costituendo i
rapporti fra gIi individui, gli aggregati sociali e 10Stato,
, si compone nella dottrina della personaiit qiuridica deito
Stato e degli altri soggetti individuali e collettivi.
3. L'unit economica si esprime nelle [unsioni eco-
nomico-sociali dello Stato; persegue e realizza il fine eco-
nomico, che esso si propone e che. consiste nel benessere
. dei singoli e nelIa potenza della nazione; e, proporzionando
gli interessi dei singoli e degli enti collettivi alI'interesse .
generale, si compone nella dottrina dei rapporti corpora
tivi fra Stato, collettivit ed individui.
4. L' unil politica e l' espressione della costitusione
dello Stato; persegue e realizza il fine poltico, che esso
si propone; e, coordinando e subordinando le volont dei
cittadini, delle collettivit e dello Stato nell'ambiente dei
rapporti .di diritto pubblico, si compone .nella 'doitrina dei
rapporti di qerarchia fra 10 Stato, gli enti, le istituzioni
e gli individui.
5. Lo Stato unitario fascista rego Ia 10sviluppo delle
varie attivit statuali, mediante un complesso di norme
di diritto, le quali disciplina no l'esercizio dei dirtttt e dei
d~ve1\~ I'attuazione dei seroisi e delle prestazioni e l'adem-
prnento delle [unsioni dello Stato.
Tale e l' ordinamento giuridico a regime qerarchico e
a struttura corporatioa.
L' unit della nazione e dello Stato, nelle sue tipiche
e fondamentali espressioni, morale, econornica, poltica,
presenta le seguenti caratteristiche:
---
\
\
\
\
- 119-
a) I'unit morale significa solidariet di spiriti e di
cosclenze ; .
b) l'unit economica si esprime come organizzazione
di energie e di entit produtti ve; , "-
c) l'unit poltica appare come collaborazione di vo-
lont e' d'istituti (1). -
54. - Dice 10J ellinek che una delle categorie pi
importanti di unit formali, si ottiene applicando l' idea.
di scopo.
E solo in rapporto allo scopo che le azioni degli uomini
:acquistano unit giuridica; come pure le collettivit, nella
pratica della vita, sono ridotte a unit dall'esistenza d'un
unico scopo (2).
Accanto alIo studio dell'essenza dello Stato, si e fatto
luogo allo studio dei suoi fini (3), ovvero, per essere pi
esatti, della sua missione superiore, come organismo iu-
dipendente e vitale (4).
Bene si e detto che, sotto il simbolo deI fine dello
Stato, si agitano i pi fecondi problemi dellascienza po-
Iitica. Ma spesso, a traverso Ia troppo vasta analisi, si per-
dette di vista un criterio unitario e sicuro d'indagine (5).
Un problema di diritto pubblico non pu essere infatti
posto e risolto, se non sotto il profilo dell' interesse, che
-s'intende di conseguire. E un istituto di diritto pubblico
{a parte Ia questione di competenza delle diverse dottrine)
(I) Richiamiamo per tutta questa mate ria, Ie dottrine svolte altrove;
vedi BORTOLOT'l'O, Lo Stato e la dottrina cO']Jo"ativa, specialmcnte Ia
parte V, n. 258 e segg.
(2) J ELLlNEK, Sistema' dei diritti subiettivi pubblici, Milano,
vp. 25, 28.
(3) Vedi WALDECltER, Allgemeine Staatslehre, p. ~47 e segg,
:4) Vedi GNEIST, Lo Stato secondo il diritto, Biblioteca di Scienze
politiche, Torno, vol. VII, p. 1158.
(5) GRAZIANO, Lo Stato .qiUl<idico, p. 175.
- 120-
non pua essere considerato indipendentemente dai fini,
che si propone, poi che, in rapporto col fine, si esprime
la sostanza, l'organizzazione e il funzionamento dell'isti-
tuto medesimo (1). ,
Lo Stato, che e entit fondamentale, giuridica epolitica .-
non pua essere considerato se non con una visione sto-
rica e da un punto di vista finalistico.
Il fine dscende necessariamente dalla realt dello Stato
e si presenta inerente ai problemi morali, economici e
politici, che incombono e hanno illoro peso sullo sviluppo
dell'esistenza sociale.
Esso discende dalle esigenze vitali della societ: esi-
genze, -innanzi alle quali l'iniziativa privata si arresta,
'perche incapace e insufficiente.
E reclamato da certi interessi e da certi bisogni, che
non riguardano questo o quel gruppo o quell'insieme di
gruppi, ma chetoccano l'intero organismo sociale.
,E determinato dalla necessit d' una disposizione. in
rapporto ad una determnata esigenza, che abbia il carat-
tere della legalit e deU'universalit d'osservanza, perche
gli scop.i, ai quali essa '8diretta, comprendono tutti gli scopi
particolari e contngent (2).
55. - I fini dello Statnpratlcamente considerati, al-
l'infuori delle indagini di natura filosofica (3), sono quelli,
che 10 Stato effettivamente pone a se stesso, nei sngoli
(I) BONUCCI, Il fine dello Stato, Roma, 1915, p. 3. Vedi PANUNZIO
t
II sentimento dello Stato, Roma, 1929, p. 20.
(2) REDANb, Realt evita delio Stato (Estr. della Ri, interna s, di
filo del d.ir.; pp. 24, 25). Ved, per il fine dello Stato, anehe MARCHI.
L'istituto giul'idico dell'autarchia, Modena 1904, p. 61 e segg.; e an-
cora FALOH1, 1 fini dello Stato, Sassari, 1923.
(3) Vedi al riguardo 'SALOJ llON, Allgemeine Staaislehre, p. 23.
\
- 121-
tempi, nei singoli luoghi, per attuare icornpiti, a cui la
sua stessa struttura sociale inevitabilmente 10de~tina.
, Sotto questo punto di vista sieoiJ .siderano praticamente
gli scopi dello Stato, prendendo in esame l' attivit e Ia
competenza dei singoli dicasteri, fra 'i quali si rlpartiscono
le funzioni dello Stato (1). ,
Ma, in tal guisa, piu che fare un'indagine sui tini,' si
fa un catalogo delle 'attivit, cbe concorrono, cooperano
tutte, inevitabilmente ~necessariamente, ai fini dello Stato.
L'indagne, sotto il riflesso tecnico e giuridico, va altri-
menti posta e richiederebbe uno sviluppo disforme dalla
natura e dai limiti dl presente studio. De'! resto, secondo
Ia nostra dottrina, un confine o un termine agli scopi dello
Stato si pua difficilmente segnare, perche esso, nella sua
potest d'imperio, pua comprendere Ia disciplina di tutte
le attivit, dominando, colla sua volont, tutto il complesso
della vita esteriore,
lu verit esso deve compiere funzioni sue proprie,
specifiche, che si riassumono nell~ soddisfazloue di tutte
le esigenze fondamentali della vita in societ, vale a dire,
nelle realzzazioni necessarie, perche una societ possa
~ivere e progredire (2) .
Hiesce pertanto arduo fissare preventivamente gli scopi
dello Stato, come ci para azzardato parlare di limitazione
o amplificazione di competenza statuale (3). Perche, am-
messo che il campo finale dell' attivit dello Stato si,
'possa'riguardare sotto il profilo della competenza (noi 10
guardiamo sotto Ia specie della sovranit) ad essa non
possono essere" poste n regole ne confini. Questo non
<, (1) Vedi 'FORTI, Lesioni; cit., 1, pp. 9, 10.
'(2) Ved RANELLETTl, Istitueioni, cit., pp. 5 e 36.
(3) Vedi KELSEN, Allgemeine Staatslehre, p. 41.
- 122 -
toglie tuttavia che Ia sovranita, o la competenza, conside-
rata nel suo aspetto strettamente giuridico, debba innanzj
t utto essere diretta a regolare i ra pporti cogli indi vidui e
cogli enti, che vivono ed operano nella vita sociale, disci-
plinando il sistema dei diritti e dei doveri, nei quali in-
terviene pure il soggetto Stato.
Tale sistema deve svilupparsi in que! giusto equilibria,
nel quale le supreme esigenze dell'esistenza comune ab-
biano il dovuto rilievo, rna dove siano anche riconosciuti
i diritti e le posizioni giuridiche dei singoli e delle col-
letti vita.
La determimizione del fine varia a seconda della dot -
tl'ina dello Stato.
Per la dottrina liberale esso e costituito dalla garantfa
della liberta; per la dottrina giuridica esso rappresenta
l'applicazione della Iegge; per la dottrina sindacale e co-
stituito dall'adempimento di servizi.
Ma la dottrina giuridica, assumendo come fine dello
Stato quello di attuare il diritto, trascura Ia realizzazione
del fine etico ed ogni azione educativa e morale, che vi
si riferisce. La dottrina liberale, che limita H fine dello
Stato alia tutela e alia garantia dell'esercizio delle Hberta
individuali, sottrae all'azione dello Stato qualsiasi attivW.t,
che si connetta col suo fine politico. La dottrina sindacale,
che riduce lo Stato a un'attivita e a un insieme di servizi,
pretende dall'ente superiore di lasciare che le libere con-
correnze si esercitino; e per cio nega qualsiasi, anche in-
diretta, finalita economica dello Stato.
56. -- Si dice, in generale, che lo Stato non ha nessun
fine, al!'infuori di quello di dar vita e di assicurare l'ordine
giuridico.
Ma l'ordinamento giuridico e il contenuto dello Stato; si
H I
( ;\) .
- 123 -
puo anzi dire che esso sia lo Stato medesimo, nella sua at ti-
vita costante. Per cio l'ordinamento non puo rappresentare
lo scopo dello Stato.
Esso e il regolamento dei rapporti vari, che possono in-
tercorrere tra Stato, enti e sudditi; ed e la disciplina delle
attivita col mezzo del diritto, per raggiungere un fine, che
contiene bensl, rna supera la detta disciplina.
La concezione dello Stato come mera costruzione giu-
ridica, come Stato di diritto, come creazione che deve
solo garantire la liberta e assicurare Ia Iibera esplicazione
dei rapporti- giuridici, nella pura considerazione dei mezzi
che pone in essere, e concezione di Stato inerte e ine-
spressivo.
La formazione e l'applicazione del diritto, Ia garantla
della liberta e l'adempimento d'un insieme di servizi non
esprimono Ia realta d'un fine concreto, costruttivo e rea-
Jizzato nella sua continuita storica. La stessa tutela d'in-
teressi e la stessa soddisfazione di bisogni puo avere un
valore attuale e contingente, rna non un valore perma-
nente, costante e generale (1).
La considerazione del fine, alia luce della dottrina sto-
ricistica ed unitaria dello Stato, presenta un aspetto e
un carattere diverso da quello che assume al lume delle
altre dottdne. Diverso da quello della dothina del diritto
divino, che pone come fine dello Stato Ia realizzazione
della dottrina morale e religiosa nella societa degli uomini,
e la preparazione d'uno scopo ultraterreno. Diverso da
quello, che proviene dalla dottrina del diritto naturale e
dalla teoria del contratto sociale, che pone come fine Ull
obiettivo di ragione e di tornaconto, che si compendia nel -
l'utilitaria ed invariata formola della salus pubb!ica. Diverso
(1) Vedi BoNuccr, op. cit., pp. 18, 114, p. 115; Ln Stato
di diritto, cit., p. 152.
i
-
---~--~~--'--'~~-----~-~~-:--:--~"''1rf' ,
F .-
- 124-
. .
da quello della dottrina autocratica, che pone 10Stato come
fine a se stesso, vale a dire considera come suo seopo
ll mantenimento dell'autorit e deI potere politico coll'as- .
soggettamento ecoll'annientamento degli individui. Diverso
da quello della dottrina imperialista, che pone come fine
de110Stato l'assoggettamento, Ia conquista, Ia forza e Ia
guerra, come mezzi per raggiungere il conseguimento vitale
dello Stato dominatore. Di verso daI fine .dello Stato di
polizia, che costituisce solo una rigida imposiziona coat-
tiva. Diverso daI fine de110.Stato di dirtto, che ha per iscopo
solo Ia sal vaguardia della Iegge e'la tutela dell'ordinamento
.giuridico.
57.. -- j.... a finalit dello Stato dev'essere positiva, attiva,
concreta, attuale (1), costruttiva, formatrice d' un conse-
guimento, perfezionatrlos d' una realt. Tale scopo pu es-
sere Ia soddisfazione d'un bisogno general e, il raggiungi-
mento di 'un guadagno, Ia messa in atto d'un progresso
o il raggiungimento d'una utilit concreta. .,
La semplice tutela della sfera giuridica degli indi vidui
non pu essere considerata una finalit dello Stato, perche
e una semplice attitudine de110Stato.
Per questo Ia situazione e Ia vita _dello Stato demoli-
'berale e una pura attitudine e non un'attivit o una fun-
zone positiva. Anzi e una situazione passiva, e non e una
realt atti va; euna VOIOlstatica, e non una volont in
moto, una potest dinamica (2); rappresenta un mezzo e
non un fine; ha un compito, ma non ha un interesse; rea-
lizza una tutela, ma non realizzauno scopo.
Ora 10Stato senza uno scopo non merita n le com-
\1) Vedi PANUNZIO, Lo Stato di diritto, p. 153 e segg.
(2) Vedi BONUCCI, II fine dello Stato, Roma, 1915, p. 5.
- 125- .
.'.)
plesse attribuzioni, n i poteri fondamentali, che gli son
conferiti. Esso rappresenta una palese incongruenza, in
quanto che, se 10Stato crea Ia legge, esprime con cio
solo una manifestazione di voIont superiore, che deve
avere uno scopo aI di l della sua applicazione stessa,
mentre una volont superiore, senza scopo, non pu esi-
stere, come non pu esistere Stato senza interesse, che
. non sia Iegato intimamente all' esistenza e allo sviluppo
'dal corpo sociale, al suo progresso e al suo. miglio-
ramento.
E per questo che 10Stato, quale noi 10consideriamo,'
deve tendere a realizzare i conseguimenti, che sono nel-
l'intresse di tutti.
Nella nostra dottrina dello Stato sovrano, l'interesse
+dello Stato e il compendio e Ia sintesi degli interessi di
tutti i singoli e di tutti igruppi sociali. Ma, poi che l'in-
teresse dello Stato e cOSI costituito, Ia sua realizzazione
-non e che Iasoddisfazione e Ia realizzazione giuridico-po-
litica dei bisogni e delle utilit della nazione.
E questo il punto inziale, essenziale per il nostro studio.
Perche, una volta espressa e spiegata Ia struttura degli
interessi e Ia misura e il concorso delle volont, si pre-
senta spontaneo il problema del fine, cui si tende. Fine
ultimo, che va al di l, non solo della formazione e della
. - applicazione deI diritto, ma anche della formazione e della
struttura dello Stato stesso.
Ci pare portanto di dover distinguere con precisione,
per evitare discussioni di scuola.e di metodo, il contenuto
Clalfine o' scopo dello Stato. E si pu atfermare che Ia
tutela deI diritto e Ia funzione di garantia possono esser
considerate come contenuto dello Stato, ma non come suo
fin~, che noi consideriamo in un ambito ben pi ampio e
I .
complesso.
.c-
- 126-
Queste considerazioni si raccordano colla distinzione
tra interesse. dello Stato e 'fine dello Stato.
L' interesse rappresenta, secondo noi, il contenuto so-
stanziale dell'ttivit dello Stato. Il fine invece e costituito
dalla reassasione dell 'interesse. '
L'interesse proposto e l'entit non ancora realizzata,per
la quale 10 Stato agisce a mezzo del diritto. L'interesse
raggiunto e l'entit realizzata, che costituisce il consegui-
mento dello scopo,verso il quale 10 Stato agisce col mezzo
deI diritto.
Va da se che l'attuazione dell'ordinamento giuridico,
come tale considerato, rappresenta un mezzo afine, nell'or-
bita dell'attivit dello=Sfto.
Lo Stato di diritto e stato detto Ia sintesi storica e.
logica di tutto il diritto moderno (1). Ma 10 Stato di .di-
ritto non rappresenta, ne pua rappresentare, il punto finale
.dell'evoluzione dello Stato. Lo Stato non pua pi essere
soltanto una formazione giuridica. Dev'essere anche questo,
ma non pua essere soltanto questo: perche dev'essere anche
una volont reale; e costituire il coordinamento delle vc-
Iont singole e colletti ve, il- rego lamento degli interessi,
Ia disciplina dei valori e Ia disposizione e Ia proporzione
delle attivit. .
Ecco perche 10 Stato deve espandere Ia prpria azione
aI -di l della pura funzione giuridica, per assumere anche
l'iniziativa e l'attivit concreta.
Jl (in'e dello Stato unitario fascista e il benessere dei
, sinqoli: e la potenza delta nasione nella loro re-g,lt giuri--
dica e nella loro continuit storica.
E,questo l' insegnamento contenuto nella Carta del
Lavoro, che .rappresenta 10 sforzo verso il mantenimento
(1) Vedi PANTJ NZIO, Lo Stato di diritto, p. 53.
\
,'i":~. /
:;~f.;'f-
..
- 127-
della reaIt atti va e produtti va della, nazione, nella sua
unit morale, politica, economica, e verso Ia conservazione
e I'incremento di tutti gli eIementi, che costituiscono Ia
societ nazionale.
Il fine dello Stato sta in rapporto coIl'ampiezza delle
attivit, che allo Stato sono assegnate. Ed, attualmente,
non c'e governo, che non cerchi le finalit della sua azione
nei bisogni nazionali, di qualsiasi :Qatura essi siano.
ln tal senso si pua parlare di fine. o di fini nazionali (1).
58. ~ Ma il fine unitrio dello 'Stato in regime corpo-
rativo, va considerato, da un lato, in via quantitativa, dal-
l'altro, in via qualitativa:
a) In via quantitativa, il fine va considerato in rap-
porto cogli interessi vari, che si esprimono nell' ordina-
mento corporativo. E, come abbiamo distinto e compres o
in esso l'interesse indivduale, l'interesse collettivo e l'in-
, teresse generale (2), cOSI,a questi interessi, corrisponde-
ranno tre tini, che, sararmo inerenti rispettivamente al-
l'orbita di attivit dell'individuo, deUa colIettivit e dello
Stato ; e che sono compresi nel fine unitario, di cui si
disse dianzi (3). ' '
b) Alla stessa guisa, nel fine unitario delloStato sono
, compresi fini diversi, qualitativamente considera ti,. e che
noi 'facciamo corrispondere alle formule unitarie della
nazione, quali risultano dai nostri ordinamenti. Un fine
"
"
(1) Vedi NAVARRA, Introdu::ione, cit., p. 82. Sul fine unitrio dello
Stato, vedi GlESE, Deutsches Staatsrecht, Berlin, 1930, p. 1.
(2) Vedi BORTOL0''TO, Lo Stato e la dottrina corporatipa, vol. 'u,
n. 171.
(3) Vedi PERTlc.ONE, Squardo d' insieme alle ,-ecenti dottrine di
diritto pubblico e sindacale (Riv. lnternaz. di files. del diritto, 1930,
fase. VI, p. 770).
1-
I
I
- 128 -
etico, che corrisponde all'unita morale; un fine economico,
che corrisponde all'unita economica; un fine politico, che
corrisponde all'unita politica.
Il fine dello Stato fascista e quello di realizzare la vita
della nazione italiana nella sua unita e nella sua conti-
nuita. Cosl. la nostra dottrina, in perfetta simmetria, da
giustificazione dell' unita della nazione e del fine uni tario
dello Stato.
Il fine unitario dello Stato, quale noi lo abbiamo con-
siderato, significa la fusione tra politica e morale, tra
politica ed economia, tra politica e forze sociali, fra poli
tica e autorita.
Non esiste pili ne il dualismo tra morale e politica,
come esiste nel regime democratico; ne il dualismo tra
politica ed economia, come esiste nel regime sindacalista;
ne il dualismo tra societa civile e societa politica, come
esiste nei regimi liberali.
59. -- Colla riunione della societa collo Stato, vale a diee
coll'assunzione, da parte dello Stato, della disciplina giuri-
dica di tutte le attivita sociali, anche la dottrina del fine
e essenzialmente, profondamente mutata.
Per la dottlina dello Stato moderno, nella separazione
tra e organismo sociale, erano anche nettamente se-
parate le attivita e le finalita dell' uno e dell'altro ('1).
Allo Stato era riservata la cura della posizione della vita
generale, alia societa era risetvata la cura dello sviluppo
dell'esistenza comune; allo era assegnata la parte
formale e statica, alla societa la parte materiale e dina-
mica; allo Stato l'azione negativa o passiva, alla societa
(1) Vedi piu sopru n. 23.
'

.
.'1
..
I
ll
'if

li.
,:
' I
'I
I
h
1:1
- 129-
l'azione attiva o positiva; allo Stato I' attesa, alla societa
l'iniziativa.
Allo Stato era riseevata quella, che si diceva attivita
giuridica, mentre gli era preclusa ogni attivita detta sociale,
che era invece riservata aHa societa.
Lu Stato doveva provvedere ad esigenze fondamentali
della vita in societa e cioe la garantia della sicurezza, del-
l'ordine,della tranquillita, della liberta, della cooperazione
sociale; e doveva curare l'assistenza agli incapaci e !'adem-
pimento dei servizi. Spettava invece ai gruppi sociali l'at-
tivita inerente all' evoluzione sociale, alia cuitura, al-
l' economia.
In conclusione, il fine dello Stato era limitato all'appli-
caziane del diritto, rna non al funzionamento dell'autorita;
em costituito dalla garantia della liberta, rna non dalla rea-
lizzazione dei miglioramenti e degli sviluppi sociali (1).
Invece vi sono altri fini dello Stato, al di la di quello che
riguaeda la garantia della libeeta e l'applicazione del di--
ritto. Percbe lo Stato, in rapporto al proprio fine unitario,
deve esercitare le pili ampie funzioni col ministero della
forza, della giustizia, dell'organizzazione. Della forza, per la
difesa della sicurezza e del prestigio dello Stato; della
giustizia, per l'affermazione e il dominio del diritto; del-
l'organizzazione per il raggiungimento degli eco-
nomici e per la realizzazione del progresso e del benes-
sere della nazione.
Per questo il fine unitario dello Stato comprende .i tre
tini parziali: etico, economico e politico:
a) il (ine _etico assicura l'unita morale della nazione
(I) Su1 fine unitario dello Stato veggasi Ia perspicua trattazione del
BoNUcCI, ll fine dello Stato, Roma 1915, p. 117 e segg.
BOJITOLO'fTO. - Lo e Ia
ll
I
.1 .
130-
~~~~~, , ~~~~~, , ~~~~
J \
e Ia continuit e Ia conservazione dei valor etici: esso
rappresenta l' aflermazione della moraIe e della giu-
stizia ;
b) il fine economico assicura l' unit economica della
nazione e Ia conservazione e Ia continuit. dei valori ecoe'
nomici e produttivi; 'esso rappresenta il conseguimento
dell'interesse e della rcchezza.
c) il fine politico assicura 1'unit e Ia concordia dei
poteri e Ia continuit delle funzioni costituzionali ; esso
rappresenta Ia reaIizzazione deI prestigio e della po-
tenza.
,.
CAPITOLO lI.
L'UNITA' MORALE E lL FINE ETICO
60. L'unita morale della nazione e dello Stato. - 61.. Il fondamento
etico. - 62. La nostra dottrina e Ia nostra tradizione. - 63.
L'attributo tico della personalit umana. - 64. L' indivduo e Ia
nazione. - 65. L'appartenenza aIlo Stato e Ia solidariet nazionale.
- 66. La coscienza e iI sentimento nazionale. - 67. La superio-
rit delIa nazione come realt e come ideologia, - 68, Lo Stato e
iI fine etico. '
l _
60. - L'unit moraIe della nazione e dello Stato si-
gnifica solidariet di spiriti ti di cosciense (1).
Lo Stato e, prima di tutto e sopra tutto, un'orga-
nizzazione unitaria, con cui un popoIo s'avvia alla con-
quista dei suoi ideali e Iotta e agisce per iI compimento
della sua missione neI mondo. Esso eun'istituzione, se per
istituzione s'intende una forma, in cui l'idea etica si re-
lizza e si concreta e quasi prende corpo (2).
Qui occorre, secondo noi, precisare, Organismo unitario,
prima ancora dello Stato, e Ia societ. Entit etica pura
e, veramente, specie negli ordinamenti nostri attuali, Ia na-
zione. E Ie istituzioni propriamente dette non sono esat-
tamente Ia forma.cin cui l'idea etica si realizza, come tale;
'\
(l jYedi SALE~Il, Studi di diritto c01:pol'ativo, Padova 1928, p. 8 e
srgg. vedi SABELLl,op. cit., I, pp. 66, 67.
(2) Vedi RAV, Lo Stato corne orqanismo etico, p. 4,
- 132-
ma' sono, secondo noi, Ia torrnavin cui l'idea etica si rea--
lizza, coI mezzo deI diritto (1).
Il principio etico, per mezzo deI quale si raggiungono i
fini dello Stato, realizzando l'ordinamento giuridico, e Ia
appartenenza allo Stato, come situazione .dell'individuo e
degli enti privati e pubblici, che sono tutti legati all'ente
speriore sovrano, per l'esercizio dei -propri diritti e per
l'adempimento dei propri. doveri., .
Appartenenza allo Stato rioi consideriamo l' insieme .
delle condizioni, che riguardano l'esistenza giuridica degli
.individui e degli enti. I sociologi chiamano tali condizioni
deslderl i e attitudini ; noi, giuristi, Ie chiamiamo
pretese o diritii e. obbligazioni o doveri .
Cosi, in quest'ambiente morale, etico e giuridico, si
realizzano Ie condizione Indi viduali e sociali, inerent alla
vita comuns. Ma-si realizzano anche le necessit generali,
inerenti all'esistenza dello Stato.
Ed allora e giusto che il principio dell'appartenenza
allo Stato riposi sovra una ragione 'eiica, che e coscienza
e sentimento;' sovra una ragione sociale, che e interesse
e bisogno; sovra una ragione qiuridica, . che e tutela e
garantia. . .
Da queste condizioni s'esprimono tutti i rapporti tra
10 Stato, gli enti, gIi organi e gli individui, e' tutti i-si-
stemi di relazioni sociali e giuridiche, per Ie quali Ia
stessa idea-forza, secondo la quale viene rappresentato 10
Stato, diviene idea-rnoralit e idea-diritto, quando s'ap-
. poggia, da un lato, all'autorit dell o Stato e, dall'altro, al
consenti~ento d~i sudditi.
P~r questo l'idea dell'u:;yt morale dello Stato, che non
si pu concepire se non come un principio supremo' di
(I) Vedi. OUARNIERl VENTlMIGLIA,Op, eit. pp. 18, 20.
- 133
soIidariet sociale e nazionale, trova le sue radici neIla
naturale evoluzione storica di quegli elementi, che, a tra-
verso i tempi e le vicende, sono venuti 'costituendo Ia
coscienza nazionale e il sentimento nazionale. Essi si
espr imono come coscienza etica, che, coU'ordinamentodelIo
Stato, diviene coscienza giuridica.
(.luesto fondamento morale, come e elaborato dalI a
nostra dottrina, ci pu fornire. l'idea. dell'eticit, come
della giuridicit e deUa religosit dello Statofascista (1),
che non sono assolutamente spiegabili col1a scorta delle
dottrine individualistiche.
61. - lu verit l'ideale, che costituisce il criterio della
moralit, non eun grado di perfezione degli individui, ma e
bensi una condizione dell'universo, il cui valore sta nella
atti vit degli uemini.jche 10 hanno prodotto.
.Ma un'etica, ovvero un principio etico, non pu essere
individualistico; e per cio un ordinamento individualistioo
.non pu essere etico (2).
Secorido ia dottrina fascista, Ia nazione e una forma-.
. zione morale, culturale, spirituale (3); e 10Stato e un prin-
cipio d'ordine .un\;ersale e d'efficienza etica (4). .
Perche? Perch Ianazione diventa innanzi tutto un'unit
morale ; e 10 Stato va considerato come un sistema
ideale (5), nel quale si svolgono i processi spirituali di
formazione della Iegge e della sua applicazione; come pure
(I) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina corporativ, vol. I,
'p. 36 e segg., MAG:GIORE, Un reqime e un'epoca, p'. 61 e segg.
(2) Vedi RAV, Lo Stato come organismo etico, Roma, 1916, pa-
gine 13, 14. .
(3) Vedi CORRADlNI, L'unit e poterisa delle 'nazioni, p. 91.
(4) LICITRA, Dalla Naz ione allo Stato (Educazione poltica, 1926,
p. 472).
(6) Vedi KEL~EN, op. cit., pp. 13, 14.
- 134-
si svoIgono Ie relazioni, a fondo giuridlco e morale, della
disciplina e dell'autorit, della libert e della responsabilit ..
Siamo alIo Stato etico di valere assoluto e universale,
che ebbe una prima affermazione teorica nei pensatori
del nostro Risorgimento; e poi, con nuovo rlgoreepecu-
Iativo, in quelli della destra storica.
E in questo Stato, che e struttura di pensiero e d'au-
torit, Iaposizione degli individui e dei soggetti collettvi
si esprime come dipendenza dall'ente sovrano, in regime.
di gerarchia e di solidariet sociale. .
Siamo allo Stato etico, che e il frutto pi maturo deI
pensiero filosofico moderno italiano; e nel qual e le tra-
dizion, che realmente hanno agito e sono rimaste sempre
vive nelIa storia nostra, hanno formato un'anima ita-
liana (1), per costituirla in un ordinaniento ideale, in uno
specifico sistema di norme giuridiche e morali, SI che il
principio unitario ne costituisce Ia forza 'e Ia solidit nella
sua realt storica.
L'unit morale della nazione e condizione fondamentale
della vita dello Stato, perche si ricollega col suo fine' etico.
Infatti vi sono realizzazioni della volont dello Stato,
che trascendono deI tutto il puro campo giuridico, e ope-
rano direttamente sul terreno storico, agendo come po--
tenti fattori di avvenimenti nuovi (2).
Secondo 10 Hegel, 10' spirito, nell'eticit, si presenta
come societ umana concreta, immediata; da questo punto
comincia Ia vera organizzazione sociale e gli individui,
che agiscono per loro fini particolari, sono, in concreto,
Ia stessa vita deI principio universale (3).
(I) LWll'RA, Mon. cit., p. 475. Vedi anche GRAZIANO, Lo Stato gu-
ridico, p. 176.
(2) REDANO, Lo Stato etico, pp. 250, 254.
(3) HEGEL, Lineamenti di fi:losofia del diritto, Bari, 1913, 155.
---
- 135-
Lo Stato pertanto e una realt ideale,. un'unit sprn-
tuale e una formazione etica, prima' ancora d'essere una
realt sociale, un'entit organica e una personalit giuri-
dica sovrana. E questo perch e unit ideale Ia nazione,
che ne forma il sostrato; ed in essa Ia pluralit degli
uomini diviene unit, perche til tti vi vono ne110 scambio
dei vincoli spirituali.'
Vi sono diverso forme, intensit e medi di reciprocit
di vincoli spirituali fra gli elementi, che compongono un
aggregato sociale. Ma 10 Stato e il pi poderoso di questi
vinco li, perch, oltre a rappresentare un cornpendio giu-
ridico e sociale, e Ia pi.u efficace unione di-tutte le energie
spirituali, che l'ente supremo, colla sua potest, .difende,
protegge e tutela.
. Le altre comunit rappresentano unit p ristrette e
meno poderosa, che, alla 101'0 volta, si dirigono e si ricon-..
giungono allo Stato. E, poi che l'unione, per essere vera
e profonda, dev'essere reciproco scambio ed intesa, cOSI
l'esistenza dell'individuo e della societ trova Ia sua spie-
gazione e le sua giustificazione nella superiorevita dello
spirito.
62. - Ritorna adunque ora Ia nostra vecchia dottrina
italiana e riprende il suo prestigio. All' idea umanistica,
Ia quale, a poco a poco, aveva condotto a na concezione
materialistica e. meccanica dell' esistenza, s'oppone un'idea
profondamen te spiritualistica. Dalla conciliazione fra l'in-
.dividuo e il mndo esterno sorge un nuovo fresco e spon-
taneo umanesimo e un pi vero individualismo .
. L'uorno appare, per questa dottrina, sospinto verso Ia
riconq uista della propria liberta spirtuale: e Ia concezione
'dell'umanit come spirito e base fondamentaIe per. una
nuova educazione delle coscienze e per un nuovo assetto
dell'esistenza sociale.
<,
- 136-
E il pensiero di G. B. Vico, che ritorna a traverso gli
sforzi .dei pensatori, che alui seguirono.
.. ' L'individuo si compone nell'unit dello spirito e non
pi solo in quella della natura. La vita siesprime come
attivit s,pirituale e non solo come esponente di momenti
vari d'una materiale soddisfazione. La visione dell'univer-
sale domina Ia sorte degli individui e l'universale verit
si realizza, nella varie t delle manifestazioni.
L logica della dottrina porta a risveglare il senti-
mento religioso. La concezione dell'esistenza, potentemente
improntata a: quest'idea, s'oppone a tutto il complessc
delle dottrine razionaIistiche. Tuttavia Ia stessa Iogica
della dottrna porta considerare gli Ideali eterni della
vita non come forme. astratte, poste fuori della realt
della storia, ma co-me entit, che appartengono intima-
mente a quella grande verit, che e '}' esistenza, che si
evolve e che si esprime a vicenda, come causa e come
effetto, a traverso i 'tempi e Ie generazioni.
63. - Le rinnovate dottrine hanno -ridato alla persona
umana il suo essenziale attrbutoe contenuto etico ehanno
collocato Ia sua esistenza nella realt della storia: perch
Ia vita e Ia storia debbono essere Ia continua progressiva
e ininterrotta realizzazione 'dell'ideaIe (1). .
. Il principio morale si rivoIge verso l'idea e tutto quanto
era utlitarismo cede di fronte a un sentimento e a un'aspi-
\
razione pi alta e pi degna. C'e una morale ai' sacrificio
e di milizia, che supera il bene materiale ed appare come
.volont, devozione e dedizione. C'e una moralita, che si
contrappone alle oppostedottrine, che nell'ottimismo uti-
litaristico e nella libert senza frenipreconizzavano Ia
(1) GruLIANO, op. cit., pp. 87, 88.
- 137_-
realizzazione d'una felicit perfetta per giungere poi alle
pessimistiche conseguenze dei manca ti raggiungimenti.
Viene ancora poderosamente invertita Ia formula solida-
-rstica della societ democratica, che si erigeva sovra il
sistema degli egoismi, mentre il soIidarismo dev'essere
guardato come Ia devozione eIa dedizione d'ogni material e
egoismo (1).
Per questo spirito, l'individuo si rivulge ai valori ideali,
che egli prega e' che, per se soli e per 'se stessi, sono
universali e superiori ad ogni valere contingente: Ia fa-
miglia, Ia patria, Ia ci vilt, 10 spirito umano (2).
II libero sforzo del pensiero va verso le' verit non an-
cora svelate, ma esso ripiega pur anche verso.le realt,
che non sono sopprimibili dali' esistenza stori~~ -" ti che ne
formano il sostegno.
L'individuo e l'elemento, dal quale si sviluppano tutte
Ie forme dell'esistenza; m esso non e pi considerato
materialisticamente, bensi viene rappresenta!o csme il
complesso universale dei valori spirituali. L' universale
non s'intende staccato dalI'individuo, in senso dualistico
ed astratto, ma aderente intimamente e.permanenteruente
ad esso (3); e, come Ia concezione delbumanit come spi-
rito pone al vertice dell'esistenza Ia famiglia, cOSI essa
logicarnente viene adare un valore sacro alla .nazione.
Sorger allora una morale nazionale, che rappresenter
il compendio di tutte le preesistenti moralit ecreer nuovi
stimoli e nuoviimpulsi. E '10' Stato, nel quale Ia nazione
si realizza, avr carattere necessario, aprioristico e quindi
storico di 'uniflcazione dei singoli, dei loro interessi edel
Ioro voleri (4).
(1) GruLlANO, op. cit., p. 83.
(2) GENT1LE, La filosofia dei fascismo, cit., p. 643.
(3) BODRERO, op. cit., pp. 168, 169.
(4) VOLPICELL! in Educas. polit., 1926, p.68.
,
- 138 -'
64. - Come l'individuo e considerato sotto un punto
di vista essenzialmente .diverso da quello della dot-
trina democratica, rispetto alla famiglia, alla classe, alla
massa e all'umanit, altrettanto esso e diversamente con-
siderato, di fronte alIa nazione, alIa patria, allo .Stato. Non
solo, ma Ia dottrina e. l'educazione nuove insegnano a
comporre .diversamente le relazioni fna le realt sensibili
(famigliq, classe, umanita) e le realtideali (nazione, patria,
Stato).
Le dottrine dell'iridividualismo razionalistico infatti,
per fe loro tendenze essenziali, considerano le entit infe-
riori e sensibili come -contrarie, avverse e distanti dalI e .
realt ideali; alla stessa guisa che, mentre queste .entit
sono costituite e composte per realizzaregli interessi del-
l'individuo, sono, rispetto all'individuo stesso, in situazione
e relazione disarmonica espesso antagonistica. .
La dottrina fascista, coltivando le apparizioni essenziali,
come Ia famiglia, Ia classe e l'umanit, tende invece a .
ricondurle e congiungerle ai superiori concetti ideali di
nazione, di patria e di Stato, alla stessa guisa che l'indi-
viduo si trova compreso entro que~te entit, in un ben
inteso sistema di organici rapporti (1).
Tutto questo va contro un abito mentale da troppo
tempo radicato negli studiosi e si comprende come contro
Ia dottrina fascista s'appuntino gli strali degli econo-
misti, come dei politicanti, dei giuristi, come dei filosofi.
Troppo lung sarebbe raccogliere ediscutere tutte le cri-
tiche. Gi noi, ponendo in evidenza i difetti e gli errori dell~
dottrina democratica, rispondemmo a una quantit di os-
servazioni dei teoric della democrazia, che fanno aUa
dottrina fascista il torto di essere puramente nazionale e
139 -
puramente empirica, antintellettllale e 'antirazionalista;
perche, si rileva, non fa alcun tentativo per costituire una
nozione tsoretioa del giusto e dellegittimo, conforme alla
. ragione.
Tale nozione deI giusto e del legittimo, conforme aUa
ragione, e stata abbastanza lumeggiata, perche occorra in-
sistervi. Ma, prossguendo pi oltre ad esporre quali siano
stati itorti dell'indi vidualismo e del razionalismo nell'arn-
o biente sociale, sar meglio sfatata l'accusa d'empirismo,
mossa alla nostra dottrina, che apparr, invece, infor-
mata, assai meglio che Ia dottrina democratica, ai dettami
della giustza, del diritto e delIa ragione (1).
.65. - Lo Stato ha un valore e. un di venire, ehe n
Iadottrina giuridica n Ia dottrina organica riescono a
spiegare. Esso non pu prscindere dal suo valore 'etico e
daUa sua unit spirituale, che si riflette' profondamente
nella realt della sua vita politica. Esso esplica le sue
attivit e Ia sua autorit nello stesso campo, in cui _si
espllcano tutte le energie 'individuali. E tutti i soggetti
sono vincolati da una medesima legge, Ia legge morale,
. per Ia quale 10 Stato, l'individuo e Ia collettivit vengono
a costitiiire un medesimo organismo, con un 8910 fine,
con una vita sola (2).
La concezione eticadella nazione e dello Stato e-sovra-
tutto squisitamente social e, appunto perche inostri primi
doveri sono verso il prossimo. L'individuo nasce in seno
alIa societ, che l'accoglie, che gli d un ambiente, una
educazione, certi 'mezzi," certi ideali; ed esso assume do-
veri verso l'ambiente.
(I) BODRERO, op. cit., p. 149 e segg.
(1) BONN, in Internationaler Faschismus, cit., p. 129. .
(2) Vedi REDAN, Lo Stato etico, p. 272; BONUCCI, Il fine dello
Stato, p. 254.
140 -
indispensabile, dice G. Mazzini, un centro di vita
sociale, un 'centro di tutte le individualit, che s'agitano
in essa, un centro a tutti i raggi diffusi in direzioni con-
trarie e dai quali quindi non escono Iuce e calore che
basti. Per trovare un centro agli interessi molteplici e
necessario nnalzars a una regione suprema 'su tutti, in-
dipendente da tutti; per metter fine alla condizione prov-
visoria e ordinare un avvenire pacifico, e necessario ri-
mettere quer centro a tal cosa, che sia eterna come il
vero e progressiva come il suo svoIgersi nella sfera dei
fatti. Per impedire l'urtarsi delle .indivdualit, e neces-
sario scoprire un fine comune a tutte e dirigerle verso
quello (1).
Per questo noi abbiamo considerato e consideriamo
I' appartenenza allo Stato, come fondamento etico dello
Stato (2). Ma tuttavia si noti che noi dicarno apparte-
nenza e non subiezione od organico assorbimento. Poi
che nell'ente superiore non si deve fendere e cancellare il
suddito; anzi, se e fine etico dello Stato conseguire Ia
solidariet e Ia fusione dei valori, e pure suo fine etico
quello di affermare ed esprimere, nel suo seno, l'entit
reale dei vari valori individuali e collettiv.
~utte le societ umane, dalle primitiva alle pi pro-
gredite, hanno bisogno, per assi curare Ia prpria unit,
dun ideale di nobilt e d'unu ideologia di disinteresse. In
mancanza di questo, -i vincoli si dissolvono e l socet
viene a sgretolarsi. Ogni individuovsenza di questo, non
sarebbe che il ministro del proprio particolare- egosmo,
che non saprebbe piegare ad alcun calcolo colIettivo.
l,,11
(I) MAZZINI, Interessi e principii, 1836.
(2) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e ia' dottrina corporatioa, v. I, n. 8
e 131.
- 141--
"
Si e afermato che i principii, che determinano questo
ideal e e che si debbono difendere, sono Ia supremazia
dello spirito, Ia famiglia, l'umanit (1). Aggiungiamo a
questi Ia nazione (2). Edallora noi vedremo che il prin-
cipio etico d'appartenenza alio Stato, come noi to abbiamo
'prospettato, assume un particolare aspetto e un profondo
signiflcato, dal momento che esso si esprime 'come un
ideale di 'hobilt, una prof onda intimit di coscienza, un
valre ed un'espressione costante di sentimento.
In verit, l'unit morale della nazione e Ia realt della
coscienza e del sentimento nazionale, che crea Ia solida-
riet di tutti gli elementi, per il raggiungimento degli
scopi di cornune interesse. Abbiarno 1nfatti posto in rilievo,
riportando le definizioni di .nazione 'e i caratteri distintivi
di essa dalle altre strutture, Ia sua caratteristica forma-
zione unitaria, che e, prima di tutto, il compendio di tutti
'gli elementi, che, nelle origini, nell storiae nelle tradi-
zioni, costituiscono 10 spirito, il carattere, il sentimento
, e Ia coscienza nazionale (3),
Sotto questo aspetto noi riteniamo che Ia nazione e
'Un'idea. Come pure riteniamo che il processo di unifica-
zione nazionale contiene e supera quella funzione poltica
e pedagogica.che imprime e mntiene un medesimo ca-
rattere personale e colletti vo (4), perche essa ha natura
spirituale e procedimento spontaneo nel campo delIa co-
.scienza, del sentimento e dell'evoluzione storica. La quale \
ha tuttavia una' sua propria profonda logica, che viene
!
(1) RoinER, Qui sera le maitre l P' 235 e segg. ,
(2) Vedi BNOIST'j LeS Lois de la politique f,oanaise,. Paris, 1928,
pago 48.
(3) Vedi DONATI B., Dai principio di na.:ional,it al principio cor-
p01oativo (Lo Stato, 1930, p. 280 e segg.). ., '
(4) Vedi ORESTANO, Le sintesi nasionali, cit., p. 99.
"
l42 -
~
tal volta sopraffatta dalla passione, ma che, come/ pua
fornir il sostrato alla funzione politica, pua anche servir
, di base alIa struttura dei diritto (1).
- 143-
che accende gli animi e vi suscita delle nobili e generose
aspirazioni e quello spirito di abnegazione e di sacriflco,
'Senza deI quale sono pressoch impossibili le grandi im-.
prese. Da ultimo perviene ancho all' intelligenz., Ia quale
cerca di darsene ragione, ma investlga le cause e il fon-
damento, che natura pone, ne analizza i componenti e
cerca cOSI di cambiarlo in un principio scientifico, che e'
posto a base dell' organizzazione- politica -della societ
umana.
11 sentimento nazionale vien cOSI investendo gradata-
mente tutta Ia collettivit sociale; ne persuade Ia mente;
ne infiamma il cuore, ne fortifica il braccio; eun istinto
per le moltitudini, un sentimento per gli eserciti e per
gli uomini politici, un principio scientifico per gli uomini
di scienza e di ragionamento, finche giunge l'epoca, in cui
l'opera viene ad essere matura e alIora tutte le energie
natnrali e sociali sembrano cospirare concordi e unite. per
tradurre nel fatto quell'ideale della nazione, che ormai co-
stituisce l'aspirazione comune di tutti (1).
Se s,i domanda come si pua riconoscere un'individualit
nazionale, si deverispondere che essa si pua, riconoscere
.unicamente dalI a coscienza, Ia quale sorge dall' esistenza
personale, per il bisogno di realizzare i beni della vita
comune. Ogni popolo, che si componga di milioni o solo
/ di migliaia d'individui, sia esso indipendente ovvero sotto-
. rriesso a un altro popolo, si sentir veramente unit na-
zionale, solo quando si sar svegliata in 'lui questa co-
scienza (2), questo spirito (3), che da ch l'uomo e uomo,
e sempre esistito ed esiste comesentimento dell'unit mo-
66. -- I popoli si sono formata una coscienza nazionale,
ai cui dettarni unicamente informano le loro azioni; e
questa coscienza e germinata, ad un tempo, daIla piu esatta
conoscenza di se stessi, e della propria storia, e da una pi
completa percezione dei diritti, dei doveri, delle difflcolt
e dei pericoli e sopra tutto delle responsabilit, che in-
combono ai cittadini in uno Stato libero (2).
E questo Ia spirito vitale, dei quale iI Mancini preci-
sava il valere, come Ia face di Prometeo, che sveglia a
vita propria e indipendente I' argilla onde creasi un po-
poro. Essa e ' i1 penso dunque esisto deifilosofi, appli-
cato. alla nazionalit. Finoh questa sorgente di vi ta non
inonda e compenetra delIa sua prcdigiosa virtu tutta Ia
massa informe' degli altri elementi, Ia loro multipla va-
riet manca di unit, le atti ve potenze nonhanno un
centro di moto e si consumano in disordinati e sterili
sforzi; esiste bensl un corpo inanimato,. ma incapace di
funzionare come una personalit nazionale, e di sottostare
ai rapporti morali e psicologic d'ogni distinta organzza-
zione sociale 1> (3).
Il sentimento nazionale, dice il Carle, comincia a ma-
nifestarsi come un sentimento pressoche inconsapevole e
istintivo, che serpeggia per tutto un paese, vi suscita dei
movimenti e delle agitazioni non sempre ben compresi da
quelli che vi prendono parte. Poi si cambia in un afetto,
(1)' Vedi PANUNZIO,' Principio e diritto di na;ionalit, p, 8.
(2) ZANICHELLI, La coscienxa nazionale italiana, Bologna, 1890,
pago 4. .
(3) MANCINI, op, ct., p. 39.
(L). CARLE, La vita dei diritto nei rapporti cO'n la vita sociale,
Torino, 1890, p. 287. Vedi REDANb, Lo Stato etico, Firenze, 1927, p. 119.
(2) EOTWOS, Die Nationalitatenfrae, Pest, 1865, P: 17,
(3) HERTZ, Mon. cit., p. 102 e segg
..: . ~
,
144-
rale e sociale, della famiglia prima, poi della citt, succes-
sivamente di quelle grandi organizzazioni territoriali de_o
mografiche ed economiche, basate sull'economia di/produ-o
zione e di scambio, sulla divisione del lavoro sociale in
professioni ed in classi e sull' interdipendenza d( queste,
che sono, in senso tecnico, gli Stati moderni (1).
Le masse, osserva il Bluntschli, le quali cornprendono
tutte le altre cure, a poco a poco entrano anche ~ello. spi- .
rito della politica e quasi istintivamente intuiscono tutta
l'importanu dello spirito nazionale,che ha esperimentato
la sua potenza fino in et antiche. NeU'epoca moderna Ia
coscienza nazionale, per mezzo della letteratura e dei capi
politici, radicata .nelle masse piii di quanto non fosse per
10 passato,'rappresenta una forza potente per l'unit delle
nazioni (2).
Unit morale e profonda, viva e forte, come Ia vedeva
e Ia sentiva Vincenzo' Gioberti: 10 mi immagino Ia mia
bella Patria, una di lingue, di lsttere, di religlone, di genio
nazionale, di pensiero scientifico, di costume cittadino, di
accordo pubblico e privato fra i vari Stati ed abitanti, che
Ia compongono. Me Ia immagino poderosa e unanime per
l'unit stabile e perpetua dei suoi principi, Ia quale, ac-
crescendo le forze di ciascuno col concorso di quelle di
tutti, far dei loro eserciti una sola milizia italiana (3).
67.. ~ Da queste formazioni e da questi spiriti. sorge .
(I) PANUNZIO, 1l sentimento ello Stato, pp. 79, 80. Veggasi anche
l'efficace trattazione fatts dallo stesso A. sulla nascita 'del sentimento
dello Stato in rapporto alia, guerra (ivi, p. 59 e segg., 102 e &eg,g.);
dello stesso, Principio e d'itto di nasicnalit, Roma, La Sintesi,.J 920,
p. ge segg.
(2) BLNTSCHLI, Die nationale Staatenbildung und das moderne
deutsche Staat, Berlin, 1870, p. 8.
(3) GIOBERTI,ll primato degli italiani, 1843, parte 11, capo lI. Vedi
MAGGIORE, op. cit., p. 73,
r
- 145-
e si compone Ia superiorit della nazione, come realt ,e '-
cojne ideologia.
Anzi, per essere piu esatti, .quello, che, 'nella realt,
e nazione, diventa, nel campo ideologico, patra (1). Ma
questa ideologia sorge da una verit, consolidata a' tra- .
verso secoli e generazioni.
A questo proposito conviene distinguere fra ideologia
e ideologia. Quella, che si cr_ea nel crogio~o della sapienza
teorica e che preventivamente si esprime e si bandisce
per adeguare ed intonare ad 'essa -i f~tti; e quella, che
sorge dal palpito operoso della vita vissuta e che si esprime
come" un risultamento ad un tempo ed un principio. Un
risultamento, che si compone sulla verit dei fatti; e un
principio,che si deve seguire e che bisogna seguire, perch
edeterrninato dai fatti e ano stesso tempo composto nella
coscienza e nel sentimento delle collettivit,
Cost e Ia nazione, considerata come ideologia: i fat-
tori naturali e jstorici diventano sentimento' e coscienza ;
Ia coscienza si compone in ideologia; ma l' ideologia ha
radici nella verit vissuta. COSl, quando si dice che.l'tdeo-
logia nazionale e Ia forza istigatrice dello Stato moderno,
si dice cosa perfettamente esatta e storicamente provata.
E cosi scompare H dissidio tra morale e poltica (2).
((La nazione attinge dallo Stato Ia sua forma ideale e
Ia coscienza di se, in cui e ogni principio della sua interna
. unit e del suo sviluppo storico e il criterio di discrimi-"
nazione e di disciplina e di gerarchia delle forze reali (3).
Lo Stato, senza un fondamento etico, perde ia sua au-
(1) Vedi.SALOMoN, Mon. cit., p. IX; ROMIER, Nation et cioilisation,
Par'is, 1926, p. 83. Vedi J OHANNET,. Le principe des nationalits, p. 20
e srgg: '
(2) Vedi ERCOLE, Dal naaionaiismo al fascismo, Roma, 1928, p. 49.
(3) LIOITRA, Mon. cit., p. 476. .
BORTOLOTTO. - Lp Stato Fascista e ia Naeione; 10
146 -
torit e quindi il suo essere ;10 Stato senza un fine etico
perde Iasua ragione d'essere morale e sente anche incerta'
Ia sua ragone giuridica.
Il fine etico dello Statoe Ia realt delleg:'Lme organico
/ fra Ia nazione e 10 Stato .. L'unit morale, che costituisce
Ia nazione, coincide coll'unit poltica, che e Iabase dello
Stato; Ia norma giuridica e anche norma etica; elo Stato,
oltre che persona giuridica, e entit ideale. Fra i suoi fin
e principale il .fine etico,. come unit spirituale degli 'ele
menti, che 10 compongop.o.
L'unit morale della nazione e il fondamento etico dello
Stato, esprimendosiin una diversa proporzione di rapporti
fra individuo e collettivit, si compongono praticamente
nella dottrina della personalit giuridica e dell'istituzione;
vale a dire dei rapporti di diritto fra l'indi viduo, l'aggre-
gato, Ia collettivit e 10 Stato. Ed jn detta teoria, che si
e ' altrove sviluppata (1), non si e rnancato di riscontrare,
fondamentale, il principio etico dell' esistenza dello Stato
e dell'unit deIla nazione (2}.
Lo Stato, come organismo etico, e qualche cosa di pi
di tutti gl elementi materali, di cui risuIta. Equalche
cosa di. piu di una figura di diritto o d'una formula
astratta. Esso e, per se stesso, .valore, anteriormente a - .
ogni presupposto materiale o formale: assoluto valor e, in
cui si assomma Ia vita della nazione. E se 10 Stato, cOSI
inteso, cessa d'essere n'astratta figura o una ingiustfl-
cabile prepotenza, accoglie nel suo essere il sangue
stesso ehe circola ne'ua nazione, d'altra parte /e . esso, che
(1) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina corpo,-ativa, vol. 1,
n. 85 e segg.
(2J Vedi.BEcKERATH, Wesen Uend Werden des faschistischen Staates,
Berlin, 1927, p. 92.
'I
.-:: 147 -
d alla vita deI~nazione una personalit consapevols, che
e appunto Ia personalit dello Stato ) (1).. .
. 68. - Il conseguimento deI fine etico e Ia realizza-
zione giuridica della nazione come unit morale (2).' E
questo il primo scopo, che 10 Stato deverealizzare, ai fini
costruttivi e progressivi dell'esistenza e della societ civile.
.La dottrina dello Stato didritto dice che 10 Stato deve'
attuare il diritto e per conseguenza negail suo fine etico,
come svolgimento d'attivit..dirette a curare Ie convin-
zioni, 10 spirito dei cittadini, con Ie opportune iniziative
di carattere educativo e. morale. M ognun vede che questo
compito ha invece importanza fondamentale per Ia saldezza
. dell'unit morale e per Ia continuit delle forze spirituali, .
che formano Ia coscienza eil sentimento della nazione.
Rispetto al fine etioo.T'individuo e l'uomo, I'aggregato:
e l'ente, l'organsmo sociale. L'uomo e valore morale eso-
ciale .individuale ; l' aggregato e valore morale sociale
collettivo; 10 Stato e valere etico sovrano. Questo suo
. valere, per Ia nostra dottrina, deve avere rilevanza impor-
tantissima, perche soltanto attingendo nelle profonde ine-
sauribilicorrenti ,della vi ta reale d' un popolo, 'che e Ia
vita morale, l' attivit dello Stato, Ia volont deHo Stato,
cio Ia sovranit, cessa d'esse'e un'astratta figura giuridca
. o un gravoso estraneo potere, ed entra nella concretezza
storica, si impegna in fini determinati, sente in se circo~
lar
y
10 stesso sangue, che pulsa nelle. arterie della na-
zione (3).
_ '(1) REDANO: pp. 172, 173. Vedi WEBER MAX, Vate?land und Valer
tandspartei, in Sammelte politische Schriften, Mnehen, 1921, p. 269.
(2)' Sull'attivita dello Stato ai tini' etici, .in rapporto aI problema
della liberta dei cittadini vedi KELSEN, Allgemeine Staatslehre, p. 44.'
(3) REDANO, pp. 112, 250.
'.
r-
148 -'
11conseguimento del fine etico dello Stato si raggiunge
col culto dei principii etici fondamentali, Ia re~igione, Ia
patria, Ia cultura l' educazione civile e spirituale ; si p<':lr-
feziona colla difesa dei valori sociali, che formano il. so
strato e chegarantiscono Ia continuit della vi ta della
nazione, Iafamiglia, Ia prole; e si completa amministrando
i principii di solidariet e di dovere nell' ambiente sociale,
i quali sono espressioni della posizione etica del suddito nel
rapporto di gerarchia generale, checostituisce Ia sua con-
dizione di appartenenza allo Stato. \
In realt, I'espressione etica dello Stato fascista e Ia ga
ranzia del ragglunglmento del suo fine etico sono date dal le
I game organico della nazone collo Stato in un'it morale, nel .
senso che tutte le forze morali debbono concorrere in so-
Iidariet agli scopi dello Stato, e sono date dall'abolizione
avvenuta, nel nostro regime e nella nostra dottrina, del
dualismo tra morale e poltica (1). E Ia caratteristica che
il Panunzo .chiame ecclesiastcit (2). e che sirealizza
per l'opera del partito, sul quale abbiamo gi trattato al-
trove (3).
. . .
, Una delle ragioni della crisi attuale degli 'ordinamenti
politici e Ia rovina e Ia morte dello Stato come sostanza
, " /
spirituale. La crisi del dopo ~uerra. e infatti stata carat-
terizzata dall'accrescimento degli appar~ti amministrativi
e delle soprastrutture d'organismi economici, mentre de-
cadeva il centro ideale dello Stato. Era tutto un avven-
tarsi contro Ia compagine socale di forze disgregatrici ed
(1) Vedi ERCOLE, Dai nasionalismo ai fascismo, p. 48; BORl'OLOl'l'O
Lo Stato e Ia dottrina corporatioa, vol, I, n. 8. -' .
(2) PANUNZIO, 11 sentimento dello Stato, P- 226 e segg.
(3) Vedi BORTOLOTl'O, 11partito na z ionale fascista nell'ordinamento
costituzionaZe (Universita Fascista, 1930, settembre); BORl'OLOrro, Lo Stato
4 la dottrina corporativa, vol. I, n. 156 e segg.
1,
- l49-
avverse di centro a quelle accentratrici ed organizza-:
trici (1).
Ora tutto 10sforzo e tutto 10studio sta nel ricondurre
-queste energie nell' orbita d~llo Stato, perch abbiano a
cooperare ai suoi fini con unit di animi e con solidariet
di forze morali. E tale sforzo sar tanto pii; agevole e
avr tnto maggior frutto, quando ,venga esercitato sovra
una compagine, che, presenti comuni gli spiriti, Ia storia
e" le tradizioni.
Cosl il principio di nazionalit .si unisce al principio
corporativo, perche 'l'uno e l'altro discendono da una realt,
che eIa cosciensa nazionale (2); si esprimono i'u.un vincolo
di solidariet che si manifesta come appartenenza allo
Stato; e si sviluppano nel propsito di conseguire gl scopi
comuni enella volont di mantenere Ia[ormazione unaria.
(1) Vedi PANUNZIO, 11 sentimento dello Stato, pp. 31 e 34.
(2). Vedi DONA1'1 B., Dai principio di nazionalit ai, principio COr-
poratioo (Lo Stato, 1930, p. 283).
<,
~~~~~~~-'~~-''-~-''-~-''-''~'-''~'-,,~'-~~r~
CAPITOLOIII
L'UNIT ECONOMICA E 1L SUO ORDINAMENTO
. -
~9. La dottrina dello Stato e Ia funzione economica, - 70. Ir reg'ola-
mento degli interessi e l'ordinamento eorporativo. - 71. L' unita
economica. - 72. La funzione sociale e il fine economico dello
Stato. - 73. Le formazioni e le organizzazioni. - 74. Le basi del-
l'economia corporativa, - 75. Gli elementi dell' economia pubblica. -
79. II fondamento nazionale. - 77. Gli sviluppi. La produzione. II
capitale. - 78. II lavoro e il salario. - 79. Gli organismi e il
sindacato. - 80. 11sindcalismo fascista e le sue espressioni. -
81. La dottrina della massa e il sindacato nazionale. - 82.. La
corporazione. - 83. Forrnazioni e ordinamento. - 84. La magistra-
tura dei lavoro. - 85. La funzione unitaria degli istituti corporativi.
69. - L'unit economica della nazione e dello Stato si
esprime come oramiz sazione di energie e di entit pro-
duttioe.
A questa definizione noi annettiamo importanza fon-
damentale, per Ia giusta. comprensione deI nostro ordi-
. , .
. namento corporativo.
Perche, mentre tutte le altre scuole econorniche hanno
studiato il problema della miqliore distribusione della ?'ic-
chesza, Ia' nostra studia il problema della maggiore e m i-
qliore prodzione della ricchessa, o, pi esattamente, deI
-milior 'modo di produxione della ricchesza.
Ora, p che mai, si sente che il punto essenziale del1a
vita dello Stato e rappresentato dalla produzione e dal-
l'equilibrio delle attivit produttive. E;, mentre 10 Stato
demoliberale, occupato solo nella tutela giuridica dei di-
- 151-
ritti e nell'affermazione di libert e di sovranit dei po-
poli, non si e reso conto che una saggia poltica della
produzione e una ben intesa poltica sociale sono utili com-
piti dello Stato, 10 Stato fascista si occupa invece attiva-
mente cOSI delIa poltica della produzione, che ~costituita
dall' insieme delle provvidenze riguardanti l' attivit e 10
sviluppo delIe forze dirette all'incremento della ricchezza;
come della poltica sociale, che e I' insieme delle provvi-
denze, che curano l'efficienza e Ia conservazione delle forze
stesse (1).
Si dice che Ia politica della produzione, come e stata
organizzata daI fascismo, rimane ancora, per ora, all'om-
bra (2). Si pu rispondere che nessuna poltica della pro-
,duzione, neI suo sviluppo pratico, pu avere evidenza nel
momento attuale. Ma Ia nostra politica ha tuttavia il me-
rito principale di svolgersl- col concorso unitrio di tutte
le forze attive e produttive della nazione.
La dottrina socialista, che ha preteso di raggiungere
l'interpretazione fondamentale del fenomeno delle masse,
- studiandole su base classista, ha disconosciuto Ia veraca-
ratteristica, anzi l'essenziale prerogativa della massa, che
e rappresentata dalla profonda e indistruttibile solidariet
econornica, agente e persistente pur a traverso le lotte e
i conflitti d' interessi opposti.
. Invece Ia dottrina economica corporativa, interpretando
nella massa il principio fondamentale della solidariet ge-
nerale e applicandolo nella funzione economica, avvia il
problema verso Ia sua soIuzione, realizzando Ia poltica
della produzione col concorso e Ia collaborazione di tutte
ti) FAN nxr, La leislaeione socialc netl'ltalia cor-poratux: e negli
. alt,-i Stati, Roma 1931, .p. II e segg.
(1) Vedi REuPKE, op. cit., pp. 111, 112.
(1) Vedi per una diffusa jrattasione in matria, FANTINI, La poltica
economica del fascismo, ROII!a, 1929, p. 5 esegg.; FLORA, La politica
economica e jinanziarid del fascismo, Milano, 1923, p. 144. ARIAS,
L'economia nasionale corpolativa, Roma; 1929, .p, 13e segg. -
(2) Vedi COSTAMAGNA,Politica ed economia (Lo Stato; 1930, p. 562
e 565). .
(3) Vedi MICELI G. D., Lo Stato corporatioo (in Concessioni e costru-
zioni, 1930, p. 95 e segg.).
(4) LIST, op. cit., loco cito Sul fattore eeonomico in rapporto col-
I'unita nazionaJ e vedi ROFFENSTEIN, Ziw Sosioloie des Naiionalismus,
cit., p.' 167. PALMA, 1l principio di nacionalit nella ?nodel'na societ
europca, p. 111.
)
~53
propriet privata; costituendo COSI 'Un'economia capitalista.
e un orientamento schiettamente classista degli elementi
costitutivi delLo Stato.
Si formo pertanto il dualismo fra Stato e societ ci-
vile (1). li mondo dei produttori fu di viso dal mondo dei
cittadini (2). Lo Stato aveva per sovrano il popolo, mentre
Ia societ .aveva per sovrano il capitalista; 10 Stato era
10 Stato di tutti, Ia societ era 10 Stato degli abbienti: 10
Stato diventava 'iI limite della sovranit economica della
classe proprietria, come Ia classe proprietaria diventava,
essa stessa, il limite della sovranit popo [are..
Si formarono cosi tre elementi e tre posizioni ' spiri-
tuali, in lotta tra loro: 10 Stato, puro Stato di diritto, a
difesa delle potest giuridiche di tutti; Ia classe proprie-
taria, arbitra d'una situazione economica; Ia classe prole-
taria, irrequieta e ribelle nelle aspirazioni verso il proprio
afrancamento (3).
Ma, in questo conflitto di posizioni spirituali e giuri-
diche, mentre le classi economiche contendevano aspra-
mente, chi riport il maggior danno fu 10 Stato, che vide
diminuita, Ia propria autorit e compromesso il proprio
prestigio, appunto perche il campo, che avrebbe dovuto
essere da lui disci plinato, era invaso dalle incomposte lotte:
e perc~e 10' Stato medesimo, in omaggio H. un mal inteso
principio di libert, aveva lasciato senza organizzazione,
in preda alla pi grave anarchia, appunto quei rapporti
economici, che avevan bisogno della maggiore disciplina.
Infatti appare ovvio che, se' un ordinamento giuridico
esiste, esso deve comprendere anche il campo del lavoro
152 -
le energie, che debbono cooperare' alla produzione
stessa (1).
Cosi si precisano, nelle nostre dottrine, i rapporti tra
politica ed economia, che rappresentano, come giustamente'
si e osservato, il punto centraIe d'ogni dottrina dello Stato.
Il liberalismo costituisce l'autonomia della politica ri-
spetto all' economia; il socialismo subordina Ia politica
all'econoniia: il corporativismo tende a coordinare l'eco-
uornia colla poltica, ma l'una e l'altra sottopone alla dot-
trina generaIe dello Stato (2),' che rappresenta il regola-
mento superiore di tutte le attivit costituite in unit, col
mezzo dei diritto (3): ..
70. -=- La nazione va considerata non soltanto come
, I
unit morale, ma ancora come unit economica,realiziata
sulla base di quei due importanti element della forma-
zionedelle nazioni, che sono 'I'utilit e l'interesse (4).
La 'dottrina dello Stato moderno, quello nato dalla r-
voluzione francese, che pur fu la rivoluzione delle nazio-
nalit, 10 ha portato a disinteressarsi completamente dei
problemi economioi, perch si' tenne il diritto staccato dal-
l'economia e si pose, come unico elemento associatvo e 01'-
ganizzativo delle forze economiche, il diritto naturale della
.
(I)" Vedi pi sopra n. 23.
(2) DELLA TORRE, Il concetto sindacalista dello Stato, Firenze, 1925,
pago 24. . ,-
(3) DELLA TORRE, op. cit., pp, 21, 22.
-;...
154-
e dell' economia (1); o, -per meglio dire, il campo delle
energie produttive, costituite e organizzate in unit (~).
" Di questa materia abbiamo largamente trattato (3), di-
scutendo Ia censura, fatta al nostro ordinamento econo-
- . I. .
mico, di seguire Ia concezione nazionalistica, identificando
sempre pi Ia classe, che dirige l'economia, colla classe
che dirige 10 Stato (4).
La censura einfondata, perche, ove si consideri ilnostro
organismo corporativo, si potra agevolmente rilevare che
l'allegata preponderanza dell' elemento capitalistico e insus- '
sistente; e che, per cio, 10 Stato fascista e ben diverso
da1I6 Stato liberale. Dapprima, perch, quando interviene,
quale arbitro nei conflitti tra capitale e lavoro, esercita
funzione caratteristicamente corporatica; di poi, perche, a
differenza dello Stato liberal , vieta categoricamente, ,dato
che ad esse ha sostituito il regolamento giuridico, quelIe
armi economiche, che 10 Stato liberale ammette in nome
della libert; ed infine, perche 10 Stato liberale, di fronte
al prestigio delle prerogative individuali e alla realizza-
zione degli interessi dei singol, impone alla prpria autorit
e alla propria sovranit limitazioni cOSI grandi e' oos)
gra vi, che 10Stato fascista non ammette ne pu ammettere,
perch contraddieono al concetto, alle prerogative e alla
vitalit dello Stato medesimo.
Se 10 Stato dev'essere superorit, organizzazone edi-
sciplina generale, esso non pu disinteressarsi di nessuna
<.i'(
155 -
manifestazione si presenti nella vita sociale (1.); e se 10
Stato e il diritto debbono essere unit e totalit, essi non
debbono subire ostacoli, per ci che riguarda l'esplicazione
delIa 101'0attivit, ne- dalla pretesa intangibilit di libert
individuali, n dalla pretesa indipendenza di esigenze eco-
nomiche (2).
Si osserva che, in tal modo, si arriva a .unacostitti-
zione organicistic, collo Stato elevato a potenza sovrana
su tutto iI movimento economico (3). Ma questasovranit
non crea tuttavia Iafigura delIo Stato economico odello Stato
amministratore, perche rappresenta solo Ia disciplina, eser-'
citata dall o Stato a mezzo del diritto, d' una quantit di
rapporti, che prima erano estranei all'ordinamento giuridico.
Ed ecco che allora, mentre, negli altri ordinamenti, Ia
vita r!~ individui e divisa tra due mondi: 10 Stato rap-
presentante il diritto e Ia societ rappresentante l'eco-
" nomia: mentre fra i. due mondi si 8 creata un' antitesi,
per cui gIi interessi economici e i Ioro conflitti gravano
" sulI'ordinamento giuriclico e le prescrizioni deI diritto non
seguono, n~ posson seguire, .gli sviluppi e le esigenze deHe "
attivit produttive, l' orclinamento nostro attuale, facendo
coincidere l'esistenza sociale colla realt dello Stato, toglie
Ia separazione fra l vita giuridica e Ia vita aeonomioa, Ie
compone in unit e regola anche l' esistenza economica
della nazione. ' .
Cosi l'unit delIe forze produttive contribuisce a costi-
tuire Ia forza e l' universalit deI domnio del diritto e
. dello Stato.

(f) Vedi MAGGIORE, Un reqime e un'epoca, Milano, 1929, p. 51


e seg-g-.
(2) Vedi ROMANO, Lo Stato moder-no e la sua crisi (Riv. di diritto
pubblico, 1910, p. 101), '
(3) BORTOLOTTO, Lo Stato e La dotts-ina cor'po"ativa, vol. 1, n. 22'
e segg.
(4) DELLA TORRE, op. eit., p. 182.
(1) ROMANO, L'o,'dinamento giU/ridico, Pisa, 1911, p, 101.
(2-) DEL VEOOHIO, Moderne concesioni dei di,itto (Riv. internaz. della
filosofia del diritto, 1921, p. 202). '
(3) Vedi DELLA TORRE, op. cit. p.281.
,
..ti
155 -
manifestazione si presenti nella vita sociale (1); e se 10
Stato e il diritto debbono essere unit e totalit, essi non
debbono subire ostacoli, per cio che riguarda l'espllcazione
della loro attivit, n- dalla pretesa intangibilit di libert
individuali, ne dalla pretesa indipendenza di esigenze eco-
nomiche (2).
Si osserva che, in tal modo, si arriva a ,unacostitu-
zione organicistic, collo Stato elevato a potenza sovrana
su tutto il movimento economico (3). Ma questasovranit
non crea tuttavia Iafigura dello Stato economico odello Stato
amministratore, perche rappresenta solo Ia disciplina, eser-
citata dallo Stato a mezzo del diritto, d' una quantit di
rapporti, che prima erano estranei all'ordinamento giuridico.
Ed ecco che allora, mentre, negli altri ordinamenti, Ia
vita r?:~ individui e divisa tra due mondi: 10 Stato rap-
presentante il diritto e Ia societ rappresentante l'eco-
-nomia; mentre fra i. due mondi si e creata un' antitesi,
per cui gli interessi economici e i loro conflitti gravano
'sull'ordinamento giuriclico e le prescrizioni del diritto non
seguono, ne posson seguire, .gli sviluppi e le esigenze delle "
attivit produttive, l' ordinamento nostro attuale, facendo
eoincidere l'esistenza sociale colla realt dello Stato, toglie
Ia separazione fra lavita giuridica e Ia vita aconomica, le
compone in unit e regola anche l' esistenza economica
della nazione. '
Cosi l'unit delle forze produttive contribuisce a costi-
tuire Ia forza e l' universalit del domnio del diritto e
. dello Stato.
154-
e dell' economia (1); o, 'per meglio dire, il campo delle
energie produttive, costituite e organizzate in unit (~).
" Di questa materia abbiamo largamente trattato (3), di-
scutendo Ia censura, fatta al nostro ordinamento econo-
o I. .
mico, di seguire Ia concezione nazionalistica, identificando
sempre pi Ia classe, che dirige l'economia, colla classe,
che dirige 10 Stato (4).
La censura einfondata, perche, ove si consideri il nostro
organismo corporativo, si potr agevolmente rilevare che
l'allegata preponderanza dell'elemento capitalistico e inSus-'
sistente; e che, per cio, 10 Stato fascista e ben diverso
dallo Stato liberale. Dapprima, perche, quando interviene,
quale arbitro nei conflitti tra capital e e lavoro, esercita
funzione caratteristicamente corporativa; di poi, perche, a
differenza dello Stato liberal , vieta categoricamente, _dato
che ad esse ha sostituito il regolamento giuridico, queUe
armi economiche, che 10 Stato liberale ammette in nome
della libert; ed infine, perche 10 Stato liberale, di fronte
al prestigio delle prerogative individuali e alla realizza-
zione degli interess dei singoli, impone alla prpria autorit
e aUa propria sovranit limitazioni cOSI grandi e' cost
gra vi, che 10 Stato fascista non ammette n pu ammettere,
perch contraddisono al concetto, alle pi'erogative e alla
vitalit dello Stato medesimo. '
Se 10 Stato dev.'essere superorit, organizzazione edi-
sciplina generale, esso non pu disinteressarsi di nessuna
(I) Vedi MAGGIORE, Un reqime e un'epoca, Milano, 1929,. p. 51
e segg.
(2) Vedi ROMANO, Lo Stato mode"no e Ia sua crisi (Riv. di diritto /
pubblico, 1910, P: 107), '
(3) BORTOLOTTO,Lo Stato e La dotts-ina co,-po"ativa, vol. 1, n. 22'
e segg.
(4) DELLA TORRE, op. .cit., p. 182.
(I) ROMANO, L'ord.inamento gi~widico, Pisa, 1917, P: 101.
(2) DEL VEOOHIO, Moderne concezioni del diritto (Riv. internaz. della
filosofia dei diritto, 1921, p. 202)_ .
(3) Vedi DELLA TORRE, op. cit. p.281.
i.f ..;: l~F r---~-'---~ ~._~--.-,.~
- 156-
71. - L'unit economca d'una nazione va considerata
sotto tre aspetti:
1. Unit delle [orze prodt<ttive, che vene r.ealizzata
. coll' organizzdzione corporativa.
2. Unit deiIe funzioni produttive, che e espressa dal-
l'economia eorporaoa.
3. Unit dello scopo produttio, che si compone ne]
fine corporatioo, com' vprecsato dalI a seconda dichiara-'
zione della Carta. del Lavoro: il benessere dei singoli e la
potenza delta nazione.
Ritorna qui Ia dottrina deI fine, come I'abbiamo esposta
dianzi (1). Il fine economico rappresenta il consegumento
dell'interesse e della ricchezza. Esso e Ia realizzazione
guridica della. nazione, come unit economica.. e si con-~
segue applicando Ia dottrina corporativa, Ia quale regola
Ia proporzione degli interessi Indlviduall .e colletti vi, in
relazione coll 'interesse generale dello Stato, ed assicura il
concorso (non il conflitto) degli interessi medesimi e Ia
collaborazione (non il contrasto) delle energie e dei va-
Iori (2).
Ilfine economico e Ia' realt del legame organico tra
Ia produzione e 10 Stato, nel senso' chetuttele forze attive
e produttive debbono concorrere in solidariet agli scopi
comuni (3). Se il fine etico ha per fondamento una realt .
morale e una solidariet spirituale, il fine economico dello
Stato fascista ha per contenuto una realt fJ una solida-
riet economica.
Se non che anche qui il fine pu riguardare, da un
lato, la risulianie, vale a dire Ia realizzazone dei vanta~gi
(1) Vedi pi sopra 11. 54 e segg. .
(2) Vedi NOTo ~ARDEGNA, La dottrina dello Stato e dei sindacati ,
cit., p. 88 e segg.
(3) Vedi PANUNZIO, n sentimento dello Stato, pp. 129, 141, 143.
- 157-
e del benessere, che pu provenire alta nazione dall'atti-
vit economica; epu riguardare, dall'altro lato, il [unsiona-
.-menio, vale a dre l' organizzazione delle forze attive e
,produttive, nella loro solidariet verso gli intenti di co-
mune interesse (1).
La dottrina manchesteriana nega il fine economicv dello
Stato, perch essa vuole che, dal libero corso delle con-
correnze, si crei l'equilibrio, dal quale sorgerebbe Ia mag-
giore solidariet e il maggiore benessere della nazione.
Per ci essa d risposta recisamente negativa all'ingerenza
dello Stato iI1materia economica. . .
Ma I'attivit economica e il fine economico dello Stato
debbono essere affermati come innegabilmente necessari
alla vita, allo sviluppo e al perfezionamento delle attivit
produttrici; e, allo stesso tempo, della potenza della na-
zione, considerata come .un cornplesso di forze aventi
10 scopo d'incrementare Ia ricchezza e il benessere del
popolo (2).
Si e fatta distinzione tra attivit qiuridica e atlioit
sociale nell'ambiente della vita comune (3); e si. e asse-
gnata allo Stato l'attivit giuridica, riservando I'attivit
. .
sociale agli enti e agli aggregati, che svolsero Ia 101'0 atti-
vit accanto allo Stato, fuori di esso e centro di esso,
'creando un'insanabile dualismo. Infatti i corpi intermedi,
tessuti intersociali, espressi in regime di polizia, hanno
funzionato arrogando si poteri e prerogative, usurpati ai
poteri e alie prerogative dello Stato, esautorato cOSI dal-
l
I
(I) .Vedi FArtTINI, La politica econom.ica del fascismo, 'Roma, 1929,
p. 16 e segg.; NAPOLITANO, Principii, cit., p. 162 e segg.
(2). Vedi REUPKE, Das Wirtschattssystem des Faschismus, Berlin,
1930, p. 115.
(3) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e Ia dottrina corporatioa, vol. lI,
11. 180 e segg.
1" "'ilF .--- ---
- 156-
71. - L'unit economca d'una nazione va considerata
sotto tre aspetti:
1. Unit delle [orze prodt(ttive, che vene realizzata
. coll' organizzazione corporativa.
2. Unit deiIe funzioni produttive, che e espressa dal-
l'ecOnomia corporativa.
3. Unit dello scopo prouitioo, che si compone nel
fine corporatioo, com'e vprecsato dalla seconda dchara>
zione della Carta. del Lavoro: il benessere tiei singoli e la
potenza delta nazione. .
Ritorna qui Ia dottrina deI fine, come l'abbiamo .esposta
dianzi (1). Il fine economico rappresenta il consegumento
dell'interesse e della ricchezza. Esso e Ia realizzazione
guridica della nazione, come unit econornica.. e si con-~
segue applicando Ia dottrina corporativa, Ia quale rego Ia
Ia proporzione degli nteressi individuali'e colletti vi, in
relazione coll 'interesse generale dello Stato, ed assicura il
concorso (non il confiitto) degli interessi medesimi e Ia
collaborazione (non il contrasto) delle energie e dei va-
Ior (2).
Ilfine economico e Ia realt del legame organico tra
Ia produzione e 10Stato, nel senso' chetuttele forze attive
e produttive debbono concorrr insolidariet agli scopi
comuni (3). Se il fine etico ha per fondamento una realt .
morale e una solidariet spirituale, il fine economico dello
Stato fascista ha per contenuto una realt IJ una solida-
riet economica.
Se non che anche qui il " fine pu riguardare, da un
lato, Ia risultante, vale a dire Ia realizzazione dei vanta~gi
(I) Vedi pi sopra n. 54 e segg. .
(2) Vedi NOTO i::)ARDEGNA, La dottrina dello Stato e dei sindacati,
cit., p. 88 e segg.
(3) Vedi PANUNZIO, Jl sentimento dello Stato, pp. 129, 141, 143.
- 1!J 7 -
e del benessere, che pu provenire alta nazione dall'atti-
vit economica; epu riguardare, dall'altro lato, il [urcziona-
.-menio, vale a dire. l' organzzazione delle forze attive e
.produttive, nella loro solidariet verso gl intenti di co-
mune interesse (1).
La dottrina manchesteriana nega il fine economico dello
Stato, perche essa vuole che, dal libero corso delle con-
correnze, 'si crei l'equilibrio, dal quale sorgerebbe Ia mag-
giore solidariet e il maggiore benessere della nazione.
Per cio essa d risposta reoisamente negativa all'ingerenza
de110 Stato iI1materia economica. .' . '
Ma l'attivit economica e il fine economico 9,13110 Stato
debbono essere affermati come innegabilmente necessari
alla vita, allo sviluppo e ai perfezionamento delle attivit
produttrici; e, allo stesso tempo, della potenza della na-
zione, considerata come .un complesso di forze aventi
10 scopo d'incrementare Ia ricchezza e il benessere del
popolo (2).
Si e fatta distinzione tra attivit qiuridica e attidit
sociale nell'ambiente della vita comune (3); e si. e asse-
gnata allo Stato l'atiiuii giuridica, riservando l'attivit
sociale agl enti e agli aggregati, che svolsero Ia loro atti-
vit accanto allo Stato, fuori di esso e centro di esso,
'creando un'insanabile dualismo. Infatti i corpi intermedi,
tessuti intersociali, espressi in regime di polizia, hanno
funzionato arrogando si poteri e prerogative, usurpati ai
poteri e alle prerogati ve dello Stato, esautorato cOSI dal-
I}
(I) .Vedi FA~TINI, La poltica econom.ica del fascismo, 'Roma, 1929,
p. 16 e segg.; NAPoLlTANo, Principii, cit., p. 162 e segg.
(2). Vedi REUPKE, Das Wirtschaftssvstem des Faschiemus, Berlin,
1930, p. 115.
(3) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e ia dottrina corporatioa, vol. li,
n. 180 e segg.
1-
158-
ti
l'opera degli aggregati, come dalle pretese e dalle,esigenz
degli indi vidui.
Occorre pertanto che 10 Stato, rialfermando Ia prpria
aut~rit ed esprimendo Ia forza della .prpria organizza-
zione, porti Ia prpria azione nel campo sociale, costituendo,
nella sua realt fattiva, il concorso di tutte le forze e di
tutti i vlor, che svolgono Ialoro attivit nella ~ita comune.
72. - Il contenuto di quest'attivitveramente positiva
dello Stato e profondamente diverso da quello della fun-
zione giuridica.
NelIa funzione giridica, 10 Stato ha un compito di
pura garantia; nella funzions sociale esperisce provvedi _ '
menti e prende nziative, che servono, al pi valido svi-
Iuppo della vi ta collettiva.
Ma, Se Ia funzione giuridica e esclusiva dello Stato, Ia
funzione sociale non 10 e . Se Ia funzione giuridica deve
essere disimpegnata direttamente dalIo Stato, coI mezzo'
dei suoi organi, Ia funzione sociale pu essere disimpe-
gnata cosicol mezzo degli organi dello Stato direttarriente,
come coI mezzo di enti ausiliari, i quali esprimono ed
amminstrann bens! l' interesse dello Stato, ma altres)
I'interesse proprio e dei' propri 'consociati.
Quest funzione e ausiliaria, ad un tempo, della funzione
dello Stato .o dell'attivit privata (1); e pu essere realiz-
zata mediante, Ia forrnazione, Ia conservazione e I'Inore-
mento delle ene:rgie e dei vlori, che collaborano alIa pro-
duzione, per il miglior conseguimento degli scop, che for-
mano il compendio dell'economia produttiva (2).
. Queste funzioni rguardano pertanto:
Ir.,
(1) Vedi SOL!>!!, Storia deZ diritto italiano, Milano, 1908, p. 905.
(2) RA/ilELLETTI,' lstituzioni, cit., p. 39.
- 159-
a) le [orze produitive; e a questo intento sonodirette
tutte le forme di assistenza sociale, preventiva e ripa-
ratoria;
b) Ia funzione produttiva; e a questo scopo sono di-
rette tutte le provvidenze relative all'aumento della pro-
duzione e al rafforzamento dell'industria ;
c) .10 scopo produttivo e cio il benessere dei singoli e
Ia potenza della na.zione; e a questo fine sono inerenti tutte
le varie e importanti maniestazioni di funzionesociIe
deUo Stato, che rappresentano l'attuazione deUe condi-
zioni . esterne, necessarie per 10 svolgimnto deUa .vita
comune, attiva e produttiva.
Ma, per il raggiungimento d'un fine economico cOSI pro-
spettato, occorre che, fra l'individuo e 10 Stato, esistano e
siano chiamati ad operare, in funzione corporativa, gli enti
ausiliari e gli organi dello Stato.
Cosi, neI campo economico, il cittadino acquista Ia veste
.deI produttore; l'ente ausiliario e l'organizzazione professio-
nale dei produttori costituita in sindacato; l'organodr3llo
Stato e l'organizzazione unitaria dei produttori formata
in corporazione; 10 Stato costituisce Ia sintesi di tutte le
forze e organizzazioni produttive in un'unit qenerale.
ln questo campo, il. produttore rappresenta un valore
economico individuale, n sindacato rappresentaun ualore
economico professionale di primo grado; Ia corporazione
costituisce un valore economico uni tario ; 10 Stato rappre-
senta il valore economico qenerale g sovrano. '
Cosi, per raggiungere il fine economico, si compongono
l'unit dello scopo, Ia disciplina delle forze e delle attivit, .
e Ia solidariet degli eIemen ti individuali e colIettivi.
C0l!- queste premesse e coUa scorta di questi princip
si debbono esaminare l'unit economica e il fine economico
della nazione e dello Stato.
160 - ,~ 16
Lo Stato fascista non e basato ne sulla dottrina indivi-
dualista, che significa Stato demoliberale, ne sulla dottrina
universalista, chesignificaStato assoluto o Stato organico.
lViae basato sulla dottrina eorporativa, che significaparte-
cipazione di tutti gli elementi individuali e collettivi alIa
vita cornune.
_Esso non e ne Stato capitalista, il che significa pre-
dominio della classe proprietria; n Stato socialista, il
che significa predominio della classe proletaria; maStato
corporativo.Il chesignificacollaborazione di tutte leclassi l ).
Il principio corporativo, che avversa Ia lotta di classe,
non ignora tuttavia le classi, in quanto esse si esprimono
nelle categorie professionali. Ma, in antitesi coI socialismo,
esso e unitario, nazionale, ed ammette l'iniziativaprivata
in economia, esercitata tuttavia sotto il controlIo dello
Stato, col preciso intento d'ottenere Iamaggior produzione,
nell'interesse di tutti.
Tra l'economia deI capitalismo e l'economia deI prole-
tariato si pone l'economia dsllo Stato corporativo, che
na le sue basi giuridiche nella Carta deI Lavoro, 13di-
cembre 1928, n. 2832 e nella legge per Ia disciplina giu-
ri dica dei contratti collettivi di lavoro in data'3aprile 1926,
n.563.
Fissando i raffront tra .le varie scuole economiche, da-
. remo brevissimo cenno sui temi seguenti:
. L Natura e'valore dell'economia corporativa.
lI. Principl fondamentali della dottrina edell'economia
corporativa.
III. Forme ed aspetti dell'economia corporati va.
IV.. Organismi dell'ordinamento corporativo.
73. - Quare Ia base dell'unit economica?
Si pu rispondere, in via generale, che Ia base del-
l'unit economica e data dall'ordinamento economico corpo-
rativo (1). ,
assai ,diffuso il convincimento, o in buona fede.o
interessato, che'l'eeonoma dello Stato fascista sia essen-
zialmente un'economia capitalista (2); anzi, peggio ancora,
che sia una specie di neomercantilismo (3), una truccatura
del capitalismo e un inganno per Ia classe, dei lavoratori.
I patroni deI. proletariato ripetono senza fine questa
critica, gli stessi socialisti di Stato e i sOcialdem,ocratici,
i quali, in fin dei. conti, sono p servi deI capitalismo di
qualsiasi altro partito, agitano incessantemente quest'arma,
e si trovano cOSI in pieno accordo coll'altra vocedella cri
.tica politica, che pone il fascismo tra i fenomeni netta-
mente reazionar.
"'" ~
Non indugiererno .molto su questo punto, tanto pi che
i fatti, che sono assai- p eloquenti delle discussioni, di.
mostrano che, se vi e stato un movimento economico, che
. I .
ha fatto l'interesse, non deI proletrio malcontento e riot-
toso, legato al cano della sua tirannica organizzazione
economica e condotto avverso all'ordine e allo Stato, ma
deI prestatore d'opera, deI produttore organizzato nelle sue
assocazion r!conosciute,ammesse e incoraggiate dallo
. Stato, e stato veramente il movimento corporativo.
E qui ci rifacciamo alla distinzione, gi fatta pi volte,
di tendenze e di scuole.
(1) Vedi MWHELS, Sosiaiismus und Fassismus, Mnchen, 1925,
p. 277 e segg.
(2) Vedi DEUTSCH, Antifaschismus, Wien, 1926, p. 65 e segg. Vedi
REUPKE, Das .Wi..tschatftssystem des Faschismus, Berlin, 1930, 'pp. 3.9,115,
(3) SCHMlD, Die Arbeiteroranisationeri in Italien, .Zurich, 1" 927,
pago 159.
(4) Vedi ai riguardo MLLER, Der Faschismus als sasiale Wirt-
schaftsmachi, Berlin, 1928, p. ~2; Vedi NAPOLITANO, Principii, cit" , p. 55.
BOR~'OLOTl'O - Lo Mato Faseista e Ia Naxione. 11
,..
- 162-
'.
74. - 1. Natura e valore deU'economia corpo-
ra ti va. - Non intendiamo qui trattare del fondamentale
problema dell'esistenza o meno d'una scienza conomica
corporativa, contrapposta alla seienza economica liberale
e alla scienza economica socialista.
Ma Ia contrapposizione, che siamo venuti costantemente
facendo, della dottrina e del principio corporativo alle dot-
trine e ai principi universalistico e individualistico, porta
. come conseguenza che esso debba tenersi ben presente
anche neI campo econornico, in quella forma di proporzione
d'interessi, che costituisce, secondo noi, il fondamento e
il contenuto della dottrina corporativa, e che deve trovare
applicazione nel campo della produzione, p ancora che
negli altri carnpi della vita della nazione (1):
DeI resto quest'indagiile esula da:l campo e dall'indole
dei presente studio.
Piuttosto, una volta ammessa Ia funzione dello .Stato
nelle varie attivit della vita sociale, trattiamo, a questo
punto, della misura e dei modi, coi quali, nel nostro ordina-
mento, si perviene all'applicazone deI principio dell'inter-
vento dello Stato in materia ecoriomica, senza per questo
giungere ad una forma di economia controllata ostatizzata.
E questo risulter con. maggiore evidenza, considerando
gli elementi fondamentali della.vita economica colla scorta
delle varie dottrine, per porre ll.rilievo i dati differen-
ziali della dottrina nostra attuale (2).
- 163-
1n rea1t, quando si studi Ia posizione delle 'forze eco-
nomiche in confronto del potere pubblico, possono pre-
santarsi tre distinte situazioni o soluzioni:
A) Le forze economiche sono ignorate dal potere pub-.
blico, che permette Ia pi ampla libert. E il potere pub-
blico considera Ia libert come condizione essenziale e
indispensabile della vita economica .. E il regime liberale.
B) Le forze economiche dominano e premono sul
potere pubblico. Esse impongono una situazione di vita
economica, che h Ia sua influenza e Ia sua ripercussione
sulla vita e sul regime poltico. E il regime marxista O.
sovietico, che porta alla formazione dello Stato econo-
mico (1).
C) Le forze economiche sono regolate dai potere pub-
.blico, che le costituisce in unit. Esse, a traverso le loro
organizzazioni, sono chiamate a partecipare alle unzioni
di governo. E i1regime corporativo, che afferma il prin-
.cipio dell'autorit dello Stato in materia economica, e Il
sistema .dell'crganizzazione economic~ e giuridica della so-
ciet nazionale (2).
75. - AI lume delle tre accennate dottrine, si debbono
esaminare gli elementi economici. dell'utilit, dell'iniziati va
e della situazione reciproca delle forze produttive.
a) Iluiilit. - La dottrina economica liberale, che e
Ia dottrina dello Stato assente, sostiene che dai libero
gioco, come dalla libera lotta, delle forze economiche ri-
sulta un ordine naturale, che d luogo alla pi grande
utilit e aI massimo di prosperit sociale.
La dottrina sovietica o bolscevica, che e Ia dottrina
.'
(1) Veggasi in, materia. Rosaoca, La conces ione fascista dell'eco-.
nomia, Milano, 1930; FovEL, Economia e corporatioismo, Ferrara, 1929;
ARIAS, Economia nas ionale corporatiea, Roma, 1930; SPIR1TO, La critica
dell 'economia liberale, Milano, '1930, p. 130 e segg:.; D'A!VII3ROSIOM.,
Economia .pol itica corporativa, Roma, 1930, p. 43 e segg.; SERPIERf,
Problemi della terra nell'economia corporatica; Roma, 1929, pp. 58,59;
NAPOL1TANO,Pl'incipii di economia corporatina, Roma, 1930, p. 93e segg.
(2) Vedi FovEL, Economia e corporatioismo, pp. 6,.7; ARfAS, Eco-
nomia na::ionale corporatioa, Roma, 1930, p. 17 e segg,
1
I
(l) Vedi Rosnooa, La conce%ione fascista dell' economia, Milano, 1930,
p. 14e seg-g. '
(2) Vedi D'AMBROfsIOM., Economia potitlca cor-poratioa, p. 1-43e segg.
z
164 -
dello Stato assorbente e dominatore, afferma che il mas.
simo d'utilit e il massimo di benessere sociale sono rea-
lizzati, affidando allo Stato Ia funzione di produttore diretto
e di libero distributore dei beni.
La dottrina corporativa, che e.Ia dottrina dello Stato,
che, senza essere ne assente ne assorbente, e regolatore
della vita economica, dice che il massimo d'utilit e di
prosperit social e pua. essere conseguito colla disciplina
unitaria delle atti vit produtti ve, messe in armonia e in
.correlazione cogli interessi superiori della nazione,
. b) L'iniziativa. - Secondo l'economia liberale, I'ini-
ziativa spetta all'individuo e 10 Stato non pua avere alcun~
ingerenza.
Secondo l'economia socialista, Ia scelta spetta allo Stato
e l'individuo non esiste.
Secondo l'economia corporativa, Ia scelta spetta allo
Stato e all'individuo nello stesso contesto, a traverso un
procedimento logico di collaborazione, perch l'iniziativa e
riservata al produttore sotto Ia sorveglianza dello Stato (1).
c) La situazione reciproca delle enerqie produttive. --;:
L'economia corporativa pone sullo stesso piano il capital e
e' il lavoro: mentre, nell'economia liberale, il capitale do,
. mina il lavoro; e, nell'economia marxista, illavoro domina
il capitale.
Per realizzare l' eguaglianza o Ia parit tra capitale e
lavoro, l'economia corporativa organizza gli aggruppamenti
professionaJ i, in modo da costituire ta rappresentanza le-
gittirna degli. interessi di categoria. Dall'atti vit di questi
enti s'esprime Ia collaborazione, pi che il conflitto, degli
(1) Rosaoca, La concez ione fascista dell'economia cit., p. 55 e segg.
Vedi ARIAS, L'economia na::ionale corporatioa, p. 23 e segg. Vedi pi
innanzi n. 77.
"
- 165 -.
interessi medesimi, che tendono a proporzionarsi eci a
fondersi sotto l'intlusso dell 'interesse superiore.
, Ecco pertanto che Ia COSI: detta questione sociale viene
considerata in modo e con spirito essenzialmente dilferente
dalle diverse dottrine.
La dottrina liberale, che crede all'esistenza d'un ordine
naturale, alferrna di poter risolvere Ia questione .sociale,
affidandola alia libert e alla forza degli avvenimenti.
La dottrina socialista tende a risolvere Ia questione
sociale, affidando allo Stato tutti i fattori della produzione,
e distribuendo Ia ricchezza prodotta fra i lavoratori, che
hanno direttamente- contribuito e produrla.
La dottrina corporat.iva riconosce il valore di. tutti gli
. elementi, che agiscono come produttori nella vita sociale,
e costituisce .una giustizia di Stato, che e chiamata a de-
terminare quello, c?e si deve a ciascun individuo e acia-
scuna organizzazione, in proporzione e in corrispondenza
di quello, che ognuno ha dato come partecipazione alla
produzione (1).
COSI si tende alla risoluzione dei conlitt sulla base
della conciliazione, senza vinctor n vinti, conforme agli
avvertimenti e all'educazione del nostro spirito, diretto a
sostituire alle condizioni avverse e disgregatrici, che por-
tano an divisione degli elementi e alia lotta delle forze
sociali, le condizioni concordi e ricostruttive, che portano
alla loro fusione, alia loro armonia, alia loro collaborazione.
E il principio dell'unit, che viene applicato anche in
regime economico,. e che, come in tutte le manifestazioni
dello Stato fascista, riposa sui tre princlp fondamentali:
I;auiorii, l'orcline, Ia giustizia.
L' autorit, che presiede all'organizzazione delle forze
(1) NAPOI,ITANO, Economia corporativa, Roma, 1930, P: ll8 e segg.
- 166-
\\
l
\
- 167
Per Ia risoluzione di tali problemi bisogna tener conto
d'un importante elemento. Infatti, mentre nelle altre dot-
trine, sono stati considerati, in economia, due soli termini,
10 Stato, da un lato, el'indi viduo, dalI'altro, Ia dottrina cor-
porativa considera, accanto allo Stato, Ia societ nazianale,
della quale 10 Stato el~realizzazione giuridica; e, accanto
all'individuo, il lavara, che esso deve sempre fornire, per
assumere il proprio carattere di valore produttivo.
Di questi element essenziali abbiamo gi largamente
trattato in altro studio eper questo ad esso rimandiamo (1).
Qui accenniamo -solo-che l'individuo produttore e organiz
zato nelle associazioni professionali, che sono riconosciut~
dallo Stato e sono portatrici degli interessi collettivi, co-
stituiti nelI'ambiente della produzione.
11cittadino e . una formazione della dernocrazia. For-
mazione astratta e sovratutto estrasociale, perche Ia' dot-
trina democratica dice che l'uomo, per il 'solo fatto che
esiste, deve partecipare alla vita pubblica.
La dottrina corpo.rativa crea invece il produttore.
L'espressione non eoriginale, ma e originale invece Ia
. Iormazione; perche, secondo Ianostra dottrina, produttore e
colui che, senza alcuna distinzione di rango, di professione
o di categoria, sia esso imprenditore od operaio, tecnico
od impiegato, fornisce il proprio contributo alla produzione.
La dottrina democrtica ha creduto di aver dato il
maggior prestgio al lavara elevandolo, sotto tutte le sue
forme, aI medesimo grado del sapere e della ricchezza, in
attesa che esso sia eonsiderato come Ia piii potente sor-
gente di valere per l'individuo.
La dottrina corporativa .ha portato il lavoro alla di-
(I) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la datt+in corporativa, vol. I,
" n, 22 e egg., vol, 11, n, 162 e segg.
'-
sociali; l'ordine, a traverso il quale le iniziative possono
svilupparsi; Ia giustizia, che si esprime nell'eguaglianza
tra gli elementi, che agiscono nel campo della produzione
e nell' equilbrio del loro funzionamento.
76. -lI. Principi fondamentali della dottrina e
dell'economia corporativa. - Si pu dire che il prin
cipio veramente fondamentale e rappresentato dalla na-
zione, base' storica e spirituale dello Stato fascista.
.La dottrina marxista ri vela Ia contradizione del mondo

moderno tra il regno deIl'economia, che e quello delle


relazioni internazionalizzate, e il regno deIla politica, che
e.quello organizzato secondo le strutture nazionali.
Essa prevede che l'econornia, che non pu adattarsi
a restar chiusa tra Ie frontiere, trover il modo di per-.
correre il so cammino, spezzando le catene, che sono rap-
presentate dali a costituzione tradizionale degli Stati.
Ecco perche esiste una corrente della dottrina econo-
mica moderna, che .sostlene che il principio di nazionalit,
dal punto di vista economico, costituisce un mito una
fantasia, perche l'eeonomia el'uomo economico sono senza
patria (1).
Ora, se pur quest'aff'ermazlone pu apparire teorica-
mente esatta, nel senso che i problemi economici possono
essere posti in forma general e presso tutti i popoli, senza
distinzione di nazionalit, e altrettanto vero che Ia loro
risoluzione, o, quanto meno, il modo di raggiungere Ia
loro risoluzione va considera to in modo differente a se-
conda dello stadio di evoluzione sociale e, sovra tutto, a
seconda del grado di potenza economica di ciascun popolo.
(1) Vedi ROMIER, Qui sera le mat"e? Paris, 1926; DELA.lSI, Les
contradictions du monde mode"ne, Paris, 1928.
- 168-
gnit di dovere sociale e di energia necessaria allo syi-
luppo della potenza .nazionale.
Cost si possono precisare i seguenti postulati dell'or- \
.dinamento economico corporatvo:
1.0 l'individuo produttore viene organizzato nelle asso-
ciazioni professionali, che 10 Stato riconosce giuridicamente;
2. Ia societ e considerata come unit nazionale;
3. 10 Stato e Ia reaizzazione . giuridica della societ
nazionale.
Da questi elementi derivano 1e seguenti principali con-
siderazioni: .
a) l'individuo vive nella societ e, in essa sviluppa Ia
propria attivit sociale ed economica;
b) questa attivt si svolge a traverso gli aggregati
professionali, che costituiscono, nella loro totalit e nella
loro unit, Ia societ nazionale;
c) Ia vita social e presenta motivi spiritual, social e
sovratutto economici, che debbono essere organizzati,
avendo di mira uno scopo d'intersse superiore;
d) Ia nazione e un'unit economica, nellaquale gli
individui lavorano per il loro benessere; ma il benessere'
degli individui non si puconcepre disgiunto dalla pro-
'spcrit e dalla potenza della nazione;
e) 10 Stato deve provvedere alla direzione della vita
economica e all'amministrazione d'una giustizia sociale tra
le classi, alla stessa guisa che deve provvedere alle altre
forme di giustizia;
f) l'economa corporativa presenta i caratteri d'una
economia nazionale, che e tuttavia ben lungi daI presen-
tare i caratteri di un'economia di Stato (1).
(1) Vedi NAPOLI1'ANO, Principi di economia corporatioa, p. 48 e segog;.;.
vedi anche FAN1,'INI, La poltica economica del fascismo, Roma, H129,
p. 23e lIegB"
169-
77. - Ill. Forme ed aspetti dell'economia corpo-
ra tiva. - Per trattare delle forme edegli aspetti, nei quali
si sviluppa l'econornia corporativa, si deve innaazi tutto .
porre iI quesito: Come considera l'economia corporativa
gli elementi, che rappresentano Ia ?ase della funzione eco- .
nomica?
Dovranno pertanto prendersi in considerazione Ia P?'O.
duzione in generale, il capitale, il lavoro, il salario, e Ia
proiezione dezZe energie produiiiue e della produeione me-
desima, tenendo presenti le tendenze delle varie accennate
dottrine economiche. .
a) La produeione. :.....La seconda dicharazione della
Carta del Lavoro dice che Ia produzione e unitaria dal
punto di vista nazionale, che i suoi scopi sono unitari e
che si riassumono nel.benessere degli individui e nello svi-
luppo _della potenza nazionale.
L'economia liberale ha per solo seopo il benessere dei
singoli. L'economia 'statizzata ha per solo scopo Ia potenza
dello Stato. L'economia corporativa ricongiunge il benessere
di ciascuno colla potenza della nazione.
Senza il benessere dei singoli non e possibile Ia potenza
'della nazione: senza prosperit e potenza della nazione, il
benessere dei cittadini non pu essere realizzato. Ed ecco
che Ia coordinazione di tutte 1e forze produttive della na-
zione assicura il massimo della produzione, nell'interesse
. di tutti (1).
La Carta deI Lavoro, nella sua IV dichiarazione, dice
che nel contratto colletti vo di Iavaro trova Ia sua espres-
sione concreta Ia solidariet tra tutti i fattori deUa pro-
duzione, mediante Ia conciliazione degli interessi opposti, .
degli imprenditori da un lato e degli operai dall'altro, e
li.
',-
(1) Vedi ARIAS, L'~conomiq nasionale corporatioa cit., p. 47.
I
i
- 170 - - l
mediante Ia 101'0 subordinazione agli interessi superiori
della -prod uzione.
E Ia Carta del Lavoro continua esprimendo che dalla
colIaborazione delle forze produttive deriva reciprocit di
diritti e di doveri. L'operaio, il tecnico, l'impiegato sono
tutti considerati collaboratori dell'industria, cooperatori
attivi delI'impresa economica, Ia cui direzione e riservata .
all'imprenditre, il quale deve assumerne le responsabi-
lit (dich: VII).
ln tal guisa Ia propriet, il capitale, l'iniziativa econo-
mica e illavoro, 'sono, in dottrina corporativa, consderati
come funzioni indispensabili delIa produzione e come stru-
menti della prosperit generale.
b) Il capitale. - Abbiamo accennato che Ia Carta deI
Lavoro (dich. VII) considera l'iniziativa privata nel campo
della produzione come 10 strumento pi efficace epiii utile
nell'interesse della nazione. E, poi che l'organizzazione pri-
vata della produzione e una funzione d'interesse nazionale,
l'organizzatoredell'impresa viene ritenuto responsabile,
verso 10 Stato, delle diretti ve della produzione. .
.Pertanto il capitale rappresenta un elemento dell'in-
dustria, al quale sono affdati compiti, che apparteugono,'
in parte, aI campo delle pubbliche attivit, coi doveri e .
'colle'respimsabit, che ad esse sono inerenti; ed il di-:
ritto di propriet riceve un' altr ben precisata defini-
zione, cosl nel campo economico, come nel campo giuri-
dico (1).
(I i Vedi BORTOLOTTO,. Lo Stato e la doitrina cO>'jiO"ativa, vol. lI,
n. 228; BODRERO, Eoolu xione fascista dei diritto di propriet (Lo Stato,
1930, p'. 130 e segg.); ROSBOCH, La concesione fascista dell'economia cit.,
p. 21e segg.; FANTINI, La politica economica del [ascisrno , p. 46 e segg.;
D'AMBROSIO M., Economia politica corporatica, pp. 150, 169; NAPOLITANO,
Principii cit., p. 110 e segg.
'\
I
L'economia liberale considera Ia propriet come un :
diritto, che conerisce Ia disponibilit completa e i~discuss~
della cosa o del capitale. L'economia socialista nega Ia
prcpriet..e permette agli ndividui solo unprofitto, mentre
Ia propriet come diritto, e'riservata allo Stato. L'economia
. corporati va considera la propriet come diritto, come di-
sposizione e come profitto, ma sempre subordinata agli
lnteressi superiori della produzione e della nazione.
, Equesta una concezione profondamente etica, che eleva
ia propriet ~lla dignit di funzione sociale.: mantenendo
ad essa i1carattere di diritto individuale. Per tal e prin-
cipio, ir massimo di benessere collettivo dev'essere canse-
guito, subordinando 'Ia ricchezza e il diritto di propriet
alle finalit nazionali, che devono tuttavia essere poste in
armonia colle finalit e colle utilit indi viduli e col-
lettive.
Superati iconflitti di tendenza e di classe, Ia propriet
assume, inregme corporativo, una funzione importante
e obbligatoria.
Il capital e dev'essere produttivo. lnfatti, in un regime,
dove 'Ia propriet ed i1lavoro, l'Imprenditore e l'operaio
sono ugualmente considerati produttori: dove i1lavoro e ' .
un dovere sociale e si reclama il grande storzo per aumen-
tare Iaproduzione, non si potrebbe ammettere, l'ozio, l'inat-
tivit, l'assenza, Ia contumacia del capitale.
La propriet nattiva tradisce Ia sua funzione econo-
mica, E non e concepibile in regime corporatvo, perche
Ia propriet rappresenta un servizio. .
AI capitaIe e alla propriet deve corrispondere l'ini-
,ziativa, di cui si e fatto cenno, e che, nel nostI'O ordina-
mente, viene considerata come 10 strumento piu efficace
e pi utile nell'interesse della nazione. E, se l'iniziati va
manca, interviene 10 Stato.
- 171-
- 170- - l
mediante Ia loro subordinazione agli interessi superiori
della .prod uzione.
, E Ia Carta del Lavoro continua esprimendo che dalla
colIaborazione delle forze produttive deriva reciprocit di
diritti e di doveri. L'operaio, il tecnico, l'impiegato sono
tutti considerati collaboratori dell'industria, cooperatori
attivi dell'impresa economica, Ia cui direzione e riservat .
all'imprenditre, il quale deve assumerne le responsabi-
lit (dich. VII).
ln tal guisa Ia propriet, il capitale, l'iniziativa econo-.
mica e illavoro, 'sono, in dottrina corporativa, considerati
come funzioni indispensabili della produzione e come stru-
menti della prosperit generale.
b) Il capitale. - Abbiamo accennato che Ia Carta deI
Lavoro (dich. VII) considera l'iniziativa privata nel campo
della produzione come 10 strumento pi efficace epi utile
nell'interesse della nazione. E, poi che l'organizzazione pri-
vata della produzione e una funzione d'interesse nazionale,
l'organizzatoredell'impresa viene ritenuto responsabile,
verso 10 Stato, delle diretti ve della produzione. .
,Pertanto il capitale rappresenta un elemento dell'in-
dustria, al quale sono affidati compiti, che apparteugono,'
in parte, aI campo dellepubbliche attivit, coi doveri e
'colle'J 'esponsabit, che ad esse sono inerenti; ed il di-:
ritto di propriet riceve un' altr ben precisata defini-
zione, cosi nel campo econornico, come nel campo giuri-
dico (1).
(I) Vedi BORTOLOTTO" Lo Stato e Ia dottr ina cO>'liol'ativa, vol. lI,
n. 228; BODRERO, Etoluaione fascista dei diritto di propriet (Lo Stato,
1930, p., 130 e segg.i; ROSBOCH, La conces ione fascista dell 'economia cit.,
p. ,21e segg.; FANTINI, La politica economica dei fascism o, p. 46 e segg.;
D'AMBROSIO M., Economia poltica corpoi'atva, pp. 150, 169; NAPOLITANO,
Principii cit., p. 110 e segg.
. ;:
./
- 171-
L'economia liberale considera Ia propriet come un :
diritto, che conerisce Ia disponibilit completa e i~discuss~
della cosa o del capitale. L'economia socialista nega Ia
propriet, ,e.permette agli individui solo unprofitto, mentre
Ia propriet come diritto, erlservata allo Stato. L'econornia
. corporati va considera Ia propriet come diritto, come di-
sposizione e come profitto, ma sempre subordinata agli
lnteressi superiori della produzione e deHa nazione.
. Equesta una concezione profondamente etica, che eleva
Ia propriet ~lla dignit di funzione sociale, mantenendo
ad essa il carattere di diritto individuale. Per tal e prin-
cipio, irmassimo di benessere collettivo dev'essere conse-
guito, subordinando 'Ia ricchezza e il diritto di propriet
alle finalit nazionali, che devono tuttavia essere poste in
armonia colle finalit e colle utilit indi viduli e col-
lettive.
Superati iconflitti di tendenza e di classe, Ia propriet
assume, inf-egime corporativo, una funzione importante
e obbligatoria.
Il capital e dev'essere produttivo. lnfatti, in un regime,
dove Ia propriet ed il lavoro, l'imprenditore e l'operaio
sono ugualmente considerati produttori: dove il lavoro e .
un dovere sociale e si reclama il grande sforzo per aumen-
tare Iaproduzione, non si potrebbe ammettere, l'ozio, l'inat-
tivit, l'assenza, Ia contumacia deI capitale.
La propriet nattiva tradisce Ia sua funzione econo-
mica, Eno'n e eoncepibile in regime corporatvo, perche
Ia propriet rappresenta un servizio. .
AI capitale e alla propriet deve corrispondre l'ini-
ziativa, di cui si e fatto cenno, e che, nel nostro ordina-
mente, viene considerata come 10 strumento piii efficace
e pHI utile nell'interesse della nazione. E, se l'iniziati va
manca, interviene 10 Stato.
- 172-
In regime di economia liberais si ha l'iniziati va libera,
vale a dire sviluppata dai privati, senza alcun intervento
o controllo o disciplina da" -parte dello Stato. In regirns
socialista, si ha l'ihiziativa pubblica o collettiva, vale a
' dire l'iniziativa dello Stato, mentre I'inziatva dei privati
e completamente Soppressa; i privati sono 'soltanto in-
caricat di eseguire materialmente l'iniziativa dello Stato,
che ha preso su di se ogni forma di attivit economica e
produttiva. ln regime corporativo, l'inziativa viene eser-
ctata direttamenu, dai prvat sotto Ia Ioro responsabilit;
ma essa e delimitara, sorvegliata, coordnata indiretta-
~ente dallo Stato, che deve conciliara I'attivit dei pri-'
vati coll'interes~ di tutti.
Ecco che allora si spiega Ia portata della dichiara-
zione IX della Carta deI Lavorn, secondo Ia quaIe l'inter
vento dello Stato nella prodtizione economica ha luogo
soltanto quando sia insufficiente o mancante I'iniziativa
privata; e che esso pu assumere Ia veste e il carattere
di controllo, d'incoraggiamento e di gestione diretta (1),
78. - c) lllavoro. - Noi abbiarno piii volte rpetuto che
illavoro, in regime corporativo; e considerato un devere
sociaIe..
Il principio delle gi uridica eguaglianza tra i produttori,
da un lato idatori di lavoro .e dall'altro i prestatori d'o-
pera, viene tutelato mediante Ie organizzazioni sindacali,
gli organi corporativi e il magistrato deI Iavoro. E vi ha
perfetta eguaglianza tra imprenditore e operaio, perche, se
l'imprendtore ha l'iniziativa e Iaresponsabilit dell'azends,
produttiva, l'operaio e di essa il coIlaboratore attivo.
(1) Vedi D'AMBllOSIO M., Economia politica corporatiea, p. 180
e segg, Vedi pi sopra n, 75.
,
- 173-
E cOSI che, come ogni attivit diretta verso gli scopi
della produzione, e dallo Stato tutelata e incoraggiata,
altrettanto 10 Stato vieta ogni attivit, che venga svolta
contra gli interessi della produzione, che sono Interessl
generali dello Stato. Qualsiasi interruzione del lavara,
sia dovuta all'imprenditore (serrata) sia dovuta all'operaio
(sciopero), vietata e punita come delitto; e coloro, che
contravvengono al divieto, sono ritenuti parimente respon-
sabili verso Ia pubblica economia e verso Ia legge pe-
nale (1). .
Si dice che l'impiego delle cOSI dette armi economiche
.rappresenta un diritto e un dovere, allo stesso tempo, dei
lavoratori, Ma Ia. pratica ha dimostrato e continua a di-
mostrare' che l'impiego di tali armi si risolve contra l'in-
teresse stesso di chi le adopera e che esse non hanno
mai portato grandi vantaggi. Anzi, i Ioro danni sono, in
definitiva, assai maggiori dei benefici.
Se le disposizioni .sull'arbitrato obbligatorio, che tut-
tavia non possono essere applicate regolarmente, perch
manca una sanzione per Ia loro inosservanza, esistono in
tutte le legislazioni, questo significa che vi ha la tendenza
ad abolire, come dannose, le cOSI dette armi eono~iche.
J !:. se questa e una constatazicne precisa as'soluta, non
pu .nori. far meraviglia chevenga considerata con diffi-
denza Ia magistratura del lavoro, istituita dalla Iegislazlone
nostra attuale, che veramente realizza Iaforma ohbligatoria
della risoluzione gurdlca delle controversie del lavoro.
Si dice che si deve ricorrere alle armi economiche
.In nome della libert. Ma si pu rispondere che si deb-
bano invece vietare in nome d'ell'equit, della giustizia,
(I) Vedi BORTOLOTTP, Lo Stato e la dottrina corporativa, vol. 11,
D. 230.
-174-- 175 ~
dei benessere e della pace sociale ;ed anche in nome della
libert stessa.
d) Il salario. - E questo il tema, sul quale si sono
agitati i maggiori dissidie i piu gravi problerni (1). Noi
qui accenniamo, assai brevemente, solo alla disciplina deI
salario, costituita dal nostro ordinamentocorporativo.
Secando " l'economa liberale, il salario non rappresenta
che il prezzo dei lavoro, che deve formarsi sul mercato
industriale, ronforrrie alIe leggi delIa concorrenza, della
domanda e delI'offerta. Ogni intervento, secondo Ia dottrina
in parola, non potrebbe che turbare quelIa, che viene defi-.
nita Ia formazione naturale del salario.
Secondo l'economia socialista il salario viene conside-
rato come una tappa nel camrriino delIavoratore, che, dopo
essere passato a tra verso Ia servitii del lavoro, deve pas-
sare ttraverso il regime del salariat, per poter diventare
il padrone dei mezzi di produzione. E, dato il suo carat-
tere, il salario del lavoratore dev' essere, in regime socia-
lista, il migliore possible.. ,
La dottrina corporativa considera il salario come' Ia
retribuzione di colui, che fornisce Ia propria opera alla
produzione. Ma, poi che il lavoratore e un collaboratore
dell'impresa e dell'industr-la, e, poi che Ia produzione deve
essere considerata nella sua unit, deve esistere una giusta
risporrdenza tra le condizioni della produzione e l'ernolu-
mento di colui che lavora.
Cosi il salario, secondo quanto e disposto dalIa Carta
del Lavoro (dich. XIi), dev'esserecommisurato alIe condi-
zioni seguenti: le necessit uorrnali della.vita; le .possi-
bilit della produzione; il .renclimentodel Iavoro. Inoltre
Ia determinazione dei salari0e e dev'essere sottratta a
qualsia~i norma di carat,tere general e, per essere solo affi-
data all'accordo delle parti (1). '
Ma, quando si dice che il salario dev'essere commi-
surato nel modo prescritto dalI a Carta dei Lavoro non si
fa, in definitiva, che applicare i1principio sindacalista tra-
dizionale della relativit dei salario. E quando si dice che .
la fissazione dei salario dev'essere sottratta a qualsiasi
norma di carattere fisso e generale, per essere affidata
all'accordo delle parti, non si fa che dar modo allo stesso
operaio, attra verso le proprie organizzazioni professionali,
di fissare l'ammontare dei proprio salario, m,antene[ldo al
salariato, a qualsiasi categoria esso appartenga, i1carattere
di collaboratore dell'industria (2). .
Vi ha, in queste determinazioni, l'applicazione precisa
dei principio corporativo, secondo il quale tutte le _neces,
sit inerenti alla produzione devono essere fissate nel
concorso e nella conciliazione dei rispettivi interessi, sulla
base della considerazorie dei dati obiettivi, che debbono
'essere tenuti presenti nella determinazione.
Infatti Ia Carta del Lavoro non manca di dare le diret-
ti vegenerali, per Ia determinazione delle retribuzioni dei
lavoratori. E tali direttive sono rappresentate dai dati delle
amministrazioni pubbliche, dell' istituto centrale di stati-
stica e delle associazioni professionali sulle condizioni delia
produzione e dellavoro, sulIe situazioni dei mercato finan-
ziario e sulle variazioni nelle condizioni di vita degli operai.
(I) Vedi REuPKE, DFJ.S Wi1'tscha(tssystem des Faschismus, Berlin,
1930, p. 27 e segg.
(1) Vedi D'AMROSIO M" Economia politica cOl-pOI'ativa, n. 257 e
segg.; NAPOLITANO, Principii cit., pp. 126, 131e segl3:.
(2) Veggasi ai rigurdo RIVA SANSEVERINO, Salario minimo e salario
corporatiso, Roma, 1931, p. 40 e segg.j ARfAS, L'economia nas ionale
corporatioa, pp. 81e segg., 95 e s,egg.j ARIAS, Verso il salario cO"poI'a-
tioo (1.l Popolo d'Italia, 1931, n. 157).
I
~176-
e) La protezione dei produttori deUa prodiczione. -
La IegisIazione dello Stato fascista sta all'avanguardia di
tutte per Ia protezione Iegale degli operai.
Lo Stato controlla il fenomeno dell'occupazione e della
disoccupazione e gli uffiei di collocamento sono cstituiti
sotto Ia vigilan:za degli organi corporati vi, che vigilano sul-
l'applicazione della legge. Gli uffici di collocamento sono
costituiti a base paritetica; i datori di lvoro hanno 1'6b-
bligo di assumere i prestatori. d'opera per il tramite dei -- ,:
detti uffici. Ma le associazioni professionali di lavoratori
hanno l'obbligo di esercitare un'azione selettiva fra i lavo-
ratori stessi, diretta a elevarne sempre di pi Ia capacit
tecnica ri il valore morale. .
La Carta deI Lavoro precisa poi come debbano essere
curate tutte Je disposizioni relative alIa protezione degli
operai, sia per cio che riguarda Ia prevenzione degli in-
fortuni eIa polizia deI lavoro, sia per tutte le altre norme
da osservarsi aI rguardo.
Di pi Ialegislazione assistenziale fascista, animata dall~
spirito corporativo e collaborazionistico, che domina su
tutto l'ordinamento e che piii specialmente si esprime in
questo campo, riaffrma che Ia previdenza e un'alta ma-
,nifestazione deI principio di collaborazione.
Il datore di 'lavoro e il prestatore d'opera debbono
concorrere proporzionalmente negli oneri di essa, E 10Stato,
mediante gli organi corporativi e le associazioni profes-
sionali, coordina e unifica gli istituti di previdenza. Per
tal guisa esso ha per prineipale obiettvo, inquesto campo,
il perfezionamento della legge sugli infortuni, i1 miglio-
ramento e l'estensione dell'assicurazione sulla maternit,
l'assicurazione delle maIattie professiorrali, come avviamento
all'assicurazione generaIe contro tutte '1e maIattie, il per-
fezionamento dell'assicurazione contro Ia disoccupazione
- 177 ~
involontaria, l'adozione di forme speciali assicuratve per
giovani Iavoratori ('1).
Riguardo ancora alla parte assistenziale, rientra fra i
cornpiti delle associazioni dei lavoratori la tutela dei 101'0
rappresentati nelle pratiche amministrative egiudiziarie, re-
lative alle assicurazioni infortuni ealle assicurazioni sociali.
Inoltre nei contratti collettivi di lavoro debbono essere
prsdisposte casse mutue per malattia, col contributo dei
datori di lavoro e dei prestatori d'opera, da amministrarsi
da rappresentanti degli uni e degli altri, sotto Ia vigilanza
degli organi corporativi.
L'assistenza dei propri rappresentati, soei e non soei,
e un diritto e un dovere delle associazioni professionali,
che debbono esercitare direttamente le relative funzioni.
E infine uno dei principali doveri delle associazioni stesse
e quello di curare l'educazione e l'istruzlone, specie pro-
fessionale, dei propri rappresentati, soei enon soei, com-
pletando cOSI l'azione delle opere nazionali relative al
. dopolavoro e alle altre iniziative di educazio~e (2),
79. '- IV. Organismi del I'o r-d ina men to corpora-
ti vo. - Tali sono i1sindacato, Iacorporasione eil magistrato
del lavoro.
Di questi tre elementi noi tracceremo brevemente Ie
caratteristiche funzioni neI campo dell'ecouomia corpora-
tiva, rimandando ad altra sede 10 studio della 101'0defini-
zione e della 101'0 attivit giuridica.
A) Il sindaca to. - Il sindacato e l'organizzazione
delle forze protluttive, secondo le categorie della produ-
(I) Vedi dichiarazioni XXIl a xxVII della Carta del Lavoro.
(2) Vedi diohiarazioni XXVIII, XXIX e XXX della Carta del Lavoro.
Per un'ampia esposizione al riguardo vedi BORTOLOTl'O, La poiitica sociale
dello Stato fascista (in preparazione).
BORTOr,OTTO. - 1:,0 SIat9 Fa~cisla e Ia Naxione, l~
"
-178 -
zione. Esso e Ia formazione riconosciuta dallo Stato e
f~rnita di capacit, d'attribuzioni e dI poteri, per il rag-
giungimento degli scopi, che sono inerenti agli interessi
professionali, messi in correlazione cogli interessi generali
della nazione.
11sindacalismo fascista differisce essenzialmente da
tutte le altre forme e organizzazioni sindacali. Esso, anzi,
e stato considerato come uno di quegli avvenimenti (e 10
e realmente), che spezzano il corso edisturbano 10 sviluppo
del sindacalismo internazionale, e che sono rappresentati,
da un lato, come una forma di neo-capitalismo, edall'altro,
come un'infiltrazione; che si dice dannosa, del principio
di nazionalit nella stessa classe opraia, votata, dalle dot- '
trine marxiste, all'internazionalismo.
In verit questo nostro sindacalismo non solo disturba,
ma combatte strenuamente il sindacalismo internazionale,
in base a quella dottrina economica corporativa, che av-
versa Ia -dottrina marxista e in base a quelle considera-
zioni, che .verremo esponendo, sulla formazione, sulla strut-
tura e~sulla funzione giuridica dello Stato, che e essenzial-
mente diversa da quella dello Stato sindacale (1).
Quanto aI preteso neo-capitalismo, noi non facciamo
che richiamare quanto e stato dianzi esposto riguardo
alia propriet e al capitale .in regime corporativo, per
. chiarire come Ia considerazione delle forze produttive,
delle iniziative economiche e dei mezzi, che per esse sono
indispensabilmente necessari, e assai diversa in dottrina
corporativa di quello, che non sia in dottrina hberale ca-
.pitalista (2).
(I) Vedi D'ECHANT, Der Berufsoerein al Staatsorpan? Wien !931,
p, 15 e segg.
(2) Vedi pi sopra H. tt.
- 179-
Ri uardo all'infiltrazione dei principii di nazionalit
g .' . f .
nel campo dell' organizz.az.lOne oper.a1a, n01 con errmamo
che Ia nazione, come S1Rmo venut esponendo durante
tutto intero il corso di questa trattazione, e veramente il
fulcro e il fondamento di tutta Ia struttura morale eco-
nomica e poltica.
Si tratta adunque di ben piii che un'infiltrazione. Essa
, rappresenta un principio ispiratore e dminatore di tutta
l' esistenza. E se, esponendo i dati e le caratteristiche del
sindacalismo italiano, noi sentiremo, di quando in quando,
ricorrere talune analogie ed afflnit cclsndacalismo mon~
diale, noi troveremo tuttavia che, al di sopra di tutti gli
altri elementi differenziatori, vi' ha, nel nostro ordina-
mento, questo spirito e questo carattere nazionale, che e
una realt, e, a un tempo, un ideale morale; ed esso e forte
come l'esstenza, e profondo e persistente come Ia storia.
I principii fondamentali dell'organizzazione sindacale
italiana sono:
a) le associazioni professional sono entrate nella vita
dello Stato, per portare il contributo dei loro ordinamenti
giuridici particolari entro alI'ordinamento giuridico ge-
nerale;
b) lo Stato riconosce giuridicamente i sindacati pro-
fessionali, che hanno il compito di rappresentare gli or-
ganizzati e di tutelarne gli interessi professlonal, ponen-
doli in armonia cogli lnteressi generali della nazione;
c) i sindacati fascisti comprendono tutte le forze pro-
duttive della nazione e sono costituiti conforme ai dilfe-
renti interessi: da un lato i datori di lavoro, dall'altro i pre
statori d'opera; essi costituiscono i sindacati di categoria;
d) i sindacati di categoria d'ogni Industria assicurano
l'eguaglianza giuridica tra i fattori dellaproduzione e
mantengono Ia.disciplina della produzione e delle attivit
,produttive,
-- 180 .,',
e) i sindacati di categoria, (per i datori di lavoro daun
lato eper i prestatori d'opera dall'altro) stipulano contratti
collettivi, che sono obbligatori per tutti gli appartenenti
aUe categorie;
f) nel contratto collettivo di lavoro trova Iasua con-
creta ~spressione Ia solidariet tra i vari fattori della
. produzione, mediante Ia conciliazione degli interessi op:
posti (degli imprenditori e degli operai) e Ia subordina-
zione degli uni e degli altri agli interessi superiori della
produzione nazionale;
g) i sindacati sono riuniti in corporazioni, delle quali
diremo piii innanzi.
ln questo modo il sindacato fascista diventa un ele-
mento essenziale della vita dello Stato (1); perch oltre a
funzioni disciplinatrici e normati ve nei riguardi dell'atti-:
vit produttiva, le organizzazoni professionali propongono
le persone, che sono destinate a costituire Ia rappresen-
. tanza politica della Camera dei deputati, come spetta ad
esse scegliere Ie persone, che sono destinate' a costiture
Ia rappresentanza corporativa del Consiglio nazonale delle
corporazioni.
COSI,mentre, sino a questo momento, tutta l'economia
sociale era compresa esi sviluppava attorno a due termini
uffioialmente riconosciuti, l'individuo e 10 Stato, nella dot-
trina fascista ecorporativa noi abbiamo un terzo elemento,
che erappresentato dall'associazione professionale, giuridi-
camente riconosciuta dallo Stato.
L'economia liberal econsidera l'uomo come un elemento
economicamente isolato, che deve, per suo conto, procu-
rarsi i maggiori e migliori vantaggi. calcolati dal punto
di vista individuale. L'economia corporativa considera nu-
(I) Vedi riu innanzi n, 1O~.
- 181 _.
dividuo in collaborazione sempre p stretta coi suoi si-
mili e come parte deI gruppo sociale, aI quale esso ap-
partiene. Per cio, mentre l'economia liberal e. ignora Ia
esistenza dei sindacati e mentre queUa socialista costi-
tuisce le organi~zazioni e le dirige contro 10 Stato, l'eco-
nomia corporativa costituisce i sindacati ne110Stato e li
. fa collaborare alle funzioni pubblche.
. 80. --- 11sindacalismo fascista e I'applicazione pratica
della dottrina, che riconduce tutte le forze professionali
e'produttive entro l'orbita e l'organlzzazione deUo Stato,
che ne fa deUe energie concordemente dirette verso Ia
produzione della ricchezza, verso il benessere degli indi-
vidui e del popoIo e verso Ia realizzazione deUa potenza
nazionale.
In verit, il principale difetto deUe dottrine liberali e
democratiche consiste appunto ne11'insufficiente conside-
razione dei valori, deUe forze sociali e dei gruppi sociali,
'che vivono neUa nazione.
Una parte assai importante di questi gruppi sociali ha,
in effetto, Iatendenza acostituire una propria sfera d'atti-
vit, formulando un proprio ordinamento giuridico, che,
essendo fuori dell'ordinamento giuridico generaIe dello
Stato, rappresenta un pericolo e un danno.
Ma questo stato di cose e tutta via Iaconseguenza ne-
cessaria della dottrina liberal eedella dottrina democratica,
che hanno doruinato tutta Ia vita economica del XIX se-
colo, e che hanno non soltanto ignorato, ma vietato il co-
stituirsi deUe associazioni professionali, precludendo COSI
l'esistenza collettiva a potenti valori economici e ad im-
portanti forze sociali; senza considerare (lhe Ia loro ten-
denza associativa era ed e una vera necessit di vita e
di sviluppo.
- 182'-
Fu cOSI che i gruppi economici, come in altri momenti
della storia i gruppi confessionali e intellettuali, hanno
costituito Ia Ioro 'eslstenza al di fuori e aI di l dei divieti
ufficiali; eche il sindacalismo ebbeIa suaorigine come una
'manifestazione d'indipendenza .di fronte a quella stessa
dottrina, che predicava le prerogative naturali dell'indi-
viduo e il dono prezioso e intangibile della' lbert.
La classe degli operai, cbe saranno piu tardi i pro-
letari, ha costituito le rganizzazioni, che, per Ia loro na-
tura, e per Ia loro stessa origine, dov.evano essere anti-
liberali eantid~mocratiche. Antillberali, perche Ia dottrina
liberale, nel suo persistente e unico proposito di prote-
zione della libert, non aveva atto nulla per Ia pr.otezione
e per l'elevazione del popolo lavoratore Antidemocratiche,
perch Ia democrazia, pur avendoemanate leggi sociali im-
portanti, aveva costituita Ia sua organizzazione e svilup-
pata Ia propria attivit econornicosociale secondo una di-
rettiva nettamente capitalista, e per cio contraria agli in-
teressi .delle masse meno ornite di mezzi economici e di
vantaggi sociali,
Ed ecco che, allora, il sindacalismo eapparso a forma,
zione di classe e a carattere rivoluzionario. A forrnazione
di classe, perche ha riunito i proletareacrcat', malcon-
tenti e riottosi. A carattere ri voluzionario, perche l'atti-
vit del sindacalismo si e svilllppata uori dello Stato, so-
vente contro 10 Stato, cercando di sottometterlo ai' propri
interessi di classe, nel cpnvincimento che Ia conquista.
della funzione giuridica sarebbe stato il miglior mezzo per
raggiungere i propri scopi.
La dottrina deU'economia corporativa, che ha per base
10 Stato come persona giuridica sovraua, costituisce i sin-
dacati nello Stato e su base nazionale, e riunisce, come
in un fascio armonico, in un solo insieme le forze dellapro-
\
--- .Sg ---
duzone(1). Maoccorre che, corrispondentemente, 10 Stato
costituisca Ia struttura giuridica, nella quale le associa-
zioni sindacali, cometutti gli aggruppamenti sociali, poso
sano trovare l'ambiente pi adatto, cOSI per 10 sviluppo
de" ne101'0 attivit, come per Ia tutela giuridica dei 101'0
interessi (2). '
81. - A questo proposito presenta vera importanza
e grande valore Ia dottrina della massa nella ormazione
degli ggregati sociali e delle isti~uzioni giuridiche, che
noi altrove sviluppiarno largamente, conforme alle diret-
tive, che regolano, in Italia, Ia.formazione delle organizo
zazioni professionali (3). .
Infatti Ia dottrina corporativa. e veramente Ia dottrina
della massa, considerata al di l della classe, dellafazione,
del partito, della categoria edell'organizzazione, per costi-
tuire il grande complesso di tutti gli interessi e di tutti
gliindividui: Ia societ, che si ricongiunge alla nazione.
Con questa dottrina econ queste direttive, Ia nostra
organizzazione delle forze produttive eIanostra economia
hanno realizzato quello che, in teoria, si, vuol realizzare
, da' lungo tempo da altre scuole e da altre dottrine.
La dottrina della massa, in materia corporativa, po-
trebbe rivelare molti gravi difetti ed errori, -COSIdelle
dottrine democratiche, come delledottrine sindacaliste
internazionali e rivoluzionarie. .
Ci rivelerebbe l'irrealit, l'ideologismo iastratto della
dottrina democratica, che pretende che l'uomo, nascendo
(1) Vedi DUGUIT, Trait de droit constitutionnel, vol. Il, p. 9.
(2) Vedi STALINSKY, Die Grundlaen der fasch.istischen. Staatslehre,
Mnchon, 1930, parte L
(3) Vedi BORl'OLOTTO, Lo Stato e Ia dottrina corporatioa, vol. 1,
n. 67 e segg.
- 184-
libero, ha i1diritto e Ia capacit di governarsi da solo;
mentre l'uomo ha i1dovere e sente il bisogno di essere
governato. Ri velerebbe Ia contraddizione deIla scuola so-
ciale, che si stupisce perche in regime corporativo le forze
sociali si organizzano in seno deIlo Stato; mentre vorrebbe
organizzarle fuor delIo Stato e per conseguenza contro
10 Stato. Rivelerebbe infine l'incongruenza dei sindacalismo,
che vorrebbe sottrarre le forze .socali aIla cOSI detta ti-
rannia del~o Stato, vale a dire all'autorit delIo Stato,
per sottometterle, in nome della libert, aIl'autorit, vale
a dire aIla tirannia, deI dirigente de] sindacato.
Perch, per quanto si' parli di popolo, di massa, di
gruppi, di proletariato, si avverteche, a traverso i gruppi,
appaiono i capi; a traverso Ia massa, si sentono gli orga-
nizzatori; a travers i1proletariato, si trovano gli apostoli,
che spesso sono falsi e interessati; a traverso iI popolo, si,
costituiscono le oligarchie.
Tutta Ia storia della repubblica democratica, come
tutta Ia storia della rivoluzione sociale, non e che Ia for-
mazione, l'apparizione, l'evoluzione, Ia modificazione delle
oligarchie, Ia quali, sotto i1manto dell'umanit e della
tutela degli interessi di classe, hanno esercitato sempre
d~lle dure imposizioni. E, di fronte ai sacrifici, che esse
.' hanno reclamat, ben lievi sono stati i conseguimenti, 'Ie
conquiste, i vantaggi, che hanno potuto offrire agli 01'-
ganizzati.
Secando Ia.dottrina corporativa, Ia massa non rappre-
senta pi un assieme, composto di class in contrasto, ma
essa e Ia fusione d'interessi differenti. E Ia, massa non e
pi dannosa, perch l'individuo non porta pi dentro di
essa Ia finalita deIle proprie aspirazioni e' Ia brutalit dei
propri egoismi, ma ad essa, fornisce invece ucontributo
delIe proprie energie e delIe proprie atti vit.
\
\ ':-- 185 -
\
\ Vi ha in effetto, Ia proporzione e Ia concorde direzione
degli int~ressi e Ia coordinazione e 10sforzo. deIle.volont
verso l'unit. Ma occorre che una forza supertore disponga
,I' organizzazione e coordini le attivit. Tale forza non
pu essere che 10 Stato, il quale ha il potere di realizzare
l'unit e di costituire i rapporti giuridici tra gli individui
e le colIetti vit. Esso pu intervenire in tali rapporti di di-
ritto colla propria personalit giuridica, senza per questo
rinunciare ad alcuna delle prerogative della propria so-
'vranit. J
Ed ecco che appare Ia grande, fondamentale differenza,
esistente tra 10 Stato, costituito secondo Ia dottrina sin-
dacale, e 10 Stato, ordinato a struttura corporativa, secondo
Ia nostra dottrina.
La dottrina sindacale esige che 10 Stato, di fronte alIe
,organizzazioni sindacali, limiti le proprie funzioni e ri-
nunci alle proprie attribuzioni e alIa propria autorit, a
,solo vantaggio delle organizzazioni. Lo Stato sindacalista,
che ne risulta e, sotto qualche punto di vista, subordinato
al sindacato. A. poco a poco si spoglia della sua sovra-
, nit, della sua personalit giuridica e deI suo potere
pubblico, per rappresentare puramente un insieme di ser-
vizi e di Istituzioni. I sindacati funzionano ne110 Stato;
ma, lontano daIlo Stato, essi organizzano e dispongono le
loro attivit, che sono spesso contrarie alle direttive e
alla vita delJ o Stato. E i sindacati rappresentano e costi-
tuiscono un ordinamento giuridioo particolare, contrario
alI'ordinamento giuridico generale. .
Nel regime corporativo, attuaImente istituito in Italia,
questo dualismo non e possibile. Lo Stato fascista con-
serva Ia sua piena superiorit e riunisce tutte le forze deIla
nazione; cio che risponde alle necessit delIa vita sociale
e all'equilibrio dell'eslstenza giuridica. L'ordinamento giu-
" - '186-
ridco general e dello Stato corporativo non e, n potrebbe
essere, in contraddizione e in antagonismo coIle organz-
zazioni giuridiche particolari, che sono neIlo Stato e dnno
il loro contributo alle funzioni de110 Stato.
Unoproblema fondamentaIe riceve COSI Ia sua risolu-
zione. La dottrln~' corporativa cancella l'antagonismo tra
sindacato e Stato e fa dell'organizzazioue professionale un
elemento essenziale per Ia struttura giuridica ed econo-
mica delIa nazione.
.La Carta del Lavoro dice, alladichiarazione II!, che Ia
organlzzazione sindacale e professionaIe e libera. Ma spetta
soltanto al sindaca to regolarmente costituito, riconosciuto
e sottomesso aI controllo dello Stato, il dritto di rappre
sentare legalmente tutta Ia categoria professionale degli
imprenditori e degli operai, per Ia quale e stato costituito.
Alui spetta proteggerne gli interessi, di fronte allo Stato
e alie altre organizzazioni professionali; e deve inflne
stipulare i contratti colletti vi di Iavoro.
Il sindacato professionale sviluppa Ia prpria attivit
sotto il controllo dello Stato, che 10 ha giuridicamente ri,
conosciuto, e che gli affida attribuzioni e poteri.per l'eser-
cizio della propria attivit. ,
Le attribuzioni deI sindacatoprofessionale sono in ge-
nere le segunti:
a) amministrazione dei beni del sindacato, che sono,
allo stesso tempo, beni degli organizzati;
,b) organizzzione e disciplina dei produttori, appar-
tenenti alla categoria, per Ia quale il sindacato e stato
costituito;
c) rappresentanza e tutela giuridica degli organizzati,
di fronte alIo Stato e alle, altre assocazioni professionali;
,d) perfezionamento della produzione e del lavoro;
e) assistenza, istruzione ed educazione morale e pro-
fessionale dei produttori;
- 181-
f) regolamento dei contratti collettivi di Iavoro (1).
I poteri affidati al sindacato professionale, si possono
raggruppare nelle quattro categorie seguenti:
a) disciplinari;
b) tributari; .
c) discrezlonali;
d) regolamentari.
Di tutti i poteri, il p importante e, senz~dubbio, quello
regolamentare, in forza dei quale, sull'accordo di due
sindacati professionali, si proyvede aIla disciplina giuridica
dei rapporti collettivi di lavoro, che diviene obbligatoria
_ per le associazioni contraenti e per gli organizzati, che le
compongono (2). '
82. - B) La corporazione. - I sindacati, nelle loro
formazioni primarie e superiori, sono riuniti tra di loro,
(sindacati di datori di lavoro, da un lato, e sindacati di
prestatori d'opera, dall'altro) da un organo di collegamento,
. od organo corporativo, per regolare in accordo i rispettivi
interessi e le materie relativo alIa branca speciale dell'in-
dustria, alla qual e appartengono. Vale a dire, le modalit
delia produzione, le retribuzioni, Ia disciplina del lavoro,
il mercato dei prodotto, l'assistenza e Ia protezione dei
lavoratori, ecc.
, Questa formazione costituisce Ia corporazione, che e
un'istituzione fondamentale delI' economia corporati va e
dello Stato fascista; perche, se essa realizza Ia concilia-
zione el'armonia nell' economia, nazionale, essa realizza
(1) Per un'ampia esposizione in materia, che qui non necessrio
ripetere, vedi: BORTOLOTl'O, Lo Stato e la dott+ina co,po,atlva, vol. I,
n. 64 e segg. e vol. lI, n. 195 e segg.
(~) Vedi BOR'l'OLO'l''l'O, Op. cit., vol, lI, n. 201 ensegg.
- 188-
[,
pure un' importante funzione nell' ambiente giuridico e
politico (1).
Nella sua funzione economica , Ia corporazione e una
formazione unitaria, composta dei seguenti elementi:
a) il sindacato dei datoridi lavoro, che rappresenta
gli interessi dell 'industria;
b) il sindacato dei prestatori d'opera, che rappresenta
gli interessi del lavoro;
c) l'organo dello Stato, che rappresenta gli interessi
superiori della produzione e che costituisce l'unit corpo
rativa col collegamento dei due 'accennati elementi,
La .corporazione, cOSI costituita, forrnazione complessa
per il concorso dei tre elementi e per Ia coincidenza dei
tre dilferenti interessi, svolge un'attivit verso Ia concilia-
zione degli interessi medesimi e verso Ia risoluzione dei
conflitti, che vi si riferiscono.
Conflitti, che non rappresentano piii una lotta tra il
capitale e il lavoro,: per 'la risoluzione delle questioui
relative alla produzione, attraverso l'impiego delle armi
economiche; ma che, pur serbando l'aspetto di conflitti
ideali d'Interessi, sono risoluti in seno alla corporazione,
che ha il dovere di conciliare le esigenze opposte. E,
quando tale conciliazione non sia possibile, ogni decisione
. dev' essere devoluta alIa magistratura deI lavoro.
La funzione economica della corporazione appare
adunque, conforme alia V. dichiarazione della Carta del
Lavoro, come l'organizzazione unitaria delle forze delIa
produzione e Ia rappresentazione integrale dei loro inte-.
ressi. E, poi che gli interessi della produzione sono degli
interessi nazionali, le corporazioni devono essere conside-
rate come organi dello Stato.
(1) Vedi PA.VESI, Economia corporativa e dottrine realiste, Bologna,
11:)29,p. 129 e 8egg.
- 189-
Riesce cOSI facile esprimere l'idea e Ia funzione della
corporazione, dal punto di vista ~ell'utilit e.conomica. E
se come si e accennato, Ia scuola liberale sostiene che dal
,
libero gioco delle forze economiche si compone un ordine
naturale, che produce Ia maggiore utilit e il massimo di
prosperit sociale; se Ia scuola socialista aferrna che Ia
pi grande utilit e il massimo di benessere social e si
possono solo realizzare confidando allo Stato Ia funzione
di produttore diretto e di distributore di beni, Ia dott,rina
corporativa dice che il massimo d'utilit e di prosperit
social e pu essere realizzato a traverso Ia disciplina uni-
taria delle attivit pubbliche e priva te, in accordo colle
utilit superiori della nazione, vale a dire attraverso Ia
funzione economica J ella corporazione.
Ma Ia realizzazione pratica di tale scopo reclama che
gli organi corporativi siano distribuiti nei differenti centri,
dove le organizzazioni professionali si sono costituite.
Si hanno cOSI Ia corporazioni provinciali, le corpora-
zioni regionali, Ia corporazione nazionale.
La corporazione nazionale e costituita dal Consigliv
Nazionale delle corporazioni, sul quale abbiamo largamente
trattato in altro lavoro ed al quale rimandiamo per non
incorrere in ripetizioni, che noi desideriamo assolutamente
evitare (1).
Vi ha, quando si parla di corporazione, una considera-
zione importante, fondamentale da farsi, per quello che
riguarda f valere della nazione e Ia portata dell'interesse
nazionale nell'esercizio della funzione economica.
J l concetto di nazione, il concetto di unit e di. produ-
(1) Per Ia organizzazione e funzione della corporazione vedi BORTO-
LOTTO, Lo Stato e la dottrina corpo"ativa, vol. II n. 211 e segg.; e, per
il Consiglio Nazionale delle corporazioni, vi, n. 287 e segg.
- 190--
zione unitaria appaiono qui colla figura dell'organismo
corporati vo, che tiene le sue radici nel terreno sindacale
delle categorie, 'proprio perche ogni interesse economico
nasce come interesse di c3:,tegoria; delIe categorie che
costituiscono Iaprima sintesi degli egoismi individuali; ma
pone il suo fine fuori delle categorie, nell'interesse uni-
tario delIa produzlone, che coincide coll'interesse generale
della colletti vit delIa nazione, da dove po si ri verber~
nuovamente sulle categorie e sugli individui (1).
84. - C) La magistrat'ura deIlavoro. - Qualora Ia
conciliazione dei rispettivi interessi eIa tutela di essi non
possa essere raggiunta ne' a mezzo degli accordi tra as-
sociazioni professionali, n col ministero dell'organo cor-
porativo; e qualora divergenze intervengano, sia sui patti
intercorsi, sia su nuove circostanze del rapporto di lavoro,
l'istituto, chiamato a risolvere Ie controversie, e Ia magi-
stratura deI lavoro (2).
La magistratura del lavoro, creata colla legge 3aprile
1926, n. 563, e istituto fondamentale del nostro ordi-
naniento giuridico.
La portata economico-sociale di questo istituto, che e
apparso in corrispondenza col divieto sanzionato dell'au-
todifesa, pua dar giustificazione elimite a nuove pi ampie
attribuzioni affidate al terzo potere pubblico, in confronto
delI'attivit degli altri due poteri delIo Stato (3).
La divisione dei poteri dispone cheIa-legielazone crea
(1) MARAVIGLIA, La fase dell 'economia corporativa (Tribuna, mag-
gio 1931). '
(2) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina corporatica, vol. Il,
n. 221 e segg., n. 325 e segg.
(3) Vedi RrsPoLI" La [ums ione del giudice e il nuovQ regime (gior
nale 11Tevere, 12 setternbre 1929).
- 191-
Ia norma di diritto, l'amministrazione Ia attua in via nor-
male, Ia giurisdizione Ia attua in concreto in caso di con-
troverss-
Il processo e il mezzo, 'di cui Ia giurisdizione si serve,
per interpretare Ia legge e renderia alla fine obbligatoria,
non per Ia generalit dei cittadini, ma per i soggetti,"
verso i quali I'atto giurisdizionale si dirige, per quanto
concerne il caso speciale, che viene portato in discussione
e che forma oggetto delIa controversia. ,
Cost Ia sentenza deI magistrato rappresenta Ia Iegge,
che si attua fra le parti eche non ha valore generale nel
senso vero e proprio delIa paroIa.
In ordinamento corporativo, come aI potereesecutivo
e stata data facolt d'emanare norme giuridiche dcstinate
a regolare speciali rapporti, cosi anche alIa giurisdizione
e stato assegnato un compito, che supera Iasua norrnale
funzione d' interpretazione deI diritto e di regolamento
d'una controversia attuale, nell'orbita del diritto oggettivo
esistente.
La dichiarazione V della Carta del Lavoro e l'art. 13
della Iegge 3aprile 1926, n. 563stabilisconoche Ia ma-
gistratura deI lavoro e l'organo, con cui 10 Stato nter-
viene a regolare le controversie deI lavoro, sia che ver-
tano sull'osservanza dei patti e delle norme esistenti, sia
che vertono sulIa determinazione di nuove condzion di
lavoro.
1due casi sono essenzialmente diversi. La magistra-
tura del lavoro e chiamata, da un lato, a risolvere le con-
troversie dipendenti dall'applicazione di norme e~isten'ti,
vale a dire a esercitare Ia funzione normalmente affidata
alla magistratura, che e quella d'interpretare e d'appli-
care nella giusta forma e misura una disposizione norma-
Uva o un patto contrattuale. Ma, d'altro lato, essa e ancha
- 192-
chiamata a dirimere controversie, che vertono 'sulla de-
terminazione di nuove condizioni di lavoro, il ehe signi-
fica che il magistrato deve regolare rapporti giuridici
nuovi, non contemplati da norme e non definiti da prece-
denti accordi di volont. Per ci egli deve fissare Ia re-
gola e formulare Ia norma giuridica, che presieda allo
svolgimento di detti rapporti.
Vi ha sempre maggiore tendenza a fornire l' organo
giurisdizionale di poteri, che vanno al di l della pura in-
terpretazione e della rigida applicazione della legge, per
definire atti, regolare rapporti, emettere rnanifestazioni di
volont, che hanno vaIore pi vasto della sentenza inter-
pretativa eche assumono l'espressione d'una norma valida
rispetto ad una-generalit d'interessati (1).
ln verit le leggi non provvedono a tutti i casi, che
possono presentarsi, perch si limitano a dettare le linee
generali e il piano generico, su cui debbono istituirsi e
svolgersi i -rapporti giuridici.
11magistrato colloca sul piano generale della legge Ia
situazione, che pu desumere dai dati, che gli vengono
esposti sui rapporti esistnti; e'sul piano stesso considera
e valuta le pretese avanzate dai portatori di opposti inte-
ressi. Dalla considerazione di questi elementi, trae Iamateria
per Ia formazione della norma regolatrice, che egli deve
creare, e che dovr presiedere allo svolgimento dei rap-
porti in esame.
Si profila qui Ia figura d' un potere discrezionale del-
l'attivit giurisdizionale ben p ampio e diverso di quello,
che le e stato finora consentito nell'ambito delle attivit
processuali. Perche questo esce dal campo formale, per inve-
stire importanti interessi nel campo deI diritto sostanti vo..
(1) Vedi RISPOLI Mon. cit,
- 193-
Per questo meritano attenta considerazione, oltre che
11valere giuridico, anche il valore politico-sociale e quello
economico della funzione giurisdizionale.
Sotto l'aspetto politico--sociale, Ia giustizia d l'idea di
un'attivit che, oltre che mezzo di tranquillit, 1 3 anche
mezzo di educazione. Ma altrettanto; e maggiormente,
forse, sotto l'aspetto economico, Ia giustizia pu presentare
-i caratteri d'una funzione potentemente equilibratrice ed
,educativa, se i problemi, che riguardano l'organizzazione
.e Ia collaborazione delle forze sociali e produttive, anzich
essere lasciati alle libere e incomposte forze delle aggre-
.gazioni, sono affidate alla disciplina deI diritto.
111regime corporativo, questo aspetto economico della
.giurisdizione e fondamentale ed e conforme ai principi
-dello Stato sovrano, che solo ai suoi poteri affida Il pre-
- -sidio dei valori e delle forze nazionali, cancellando i resti
-di quell'economia liberale, che in ltalia aveva perrnesso l
sostituzione della volont deI p forte e della prepotenza
-del pi audace all'ordine ed alla Iegge (1).
85, - Sono questi gli organismi dell' ordinamento e
-dell' economia corporativa, a mezzo dei quali si realizza
I'unit di disciplina delle forze e l'unit di, tutela' degli
interessi, inerenti alla produzone.
Unit, perch gli istituti sono tutti fondamentali, es-
-senziali, necessari, e formano parte d'un sistema cosi inti-
mamente connesso, che, se uno degli elementi manca, tutto
J .l sistema cade. Ed e unit anche perche qui, veramente,
(1) Per una diffusa esposizione in matria vedi PERGOLESI,Il diritto
lJ>'ocessuale dei lavoro, Roma, 1929, I, p. 147 e segg. Per quanto ri guarda
1a. formazions e Ia natura della decisione corporativa, vedi BORTOLO'l'TO,
Lo Stato e Ia dottrina corporativa, vol. lI, n. 238 e segg.
RORTOr.o"TO - Lo Stalo .fascista e Ia Naeione,
13
- 194-
un sentimento di solidariet sociale presiede ano svolgi-
mento dei rapporti corporativi.
In verit tutti gli interessi, che ciascun ente od organo
, tutela, se pur hanno un peculiare profilo, si ricongiungono
ad una comune entit superiore. Gli interessi particolari,
che sono in gioco, quello, da un lato, dei datori di lavoro
e, dall'altro, quello dei lavoratori, si ricongiungono a due
interessi superiori: quello della produzione e dellapotenza.
della nazione, e quello dell'equit e della giustizia.
Se il sindacato tutela gli interessi della categoria pro-
fessionale, esso 10 fa solonell'orbita dell'interesse nazio-
nale, dei quale l'interesse di categoria costituisce un ele-
mento. Se Iacorporazione tutela gli interessi generali della
produzione, essa tutela anche gli interessi della categoria.
che negli interessi generali sono compresi. Se Ia magistra~,
tura dellavoro tutela i principi dell'equit edellagiustizia,
li tutela inquanto regolano gli interessi dei datori di Iavoro
e dei lavoratori ad un tempo.
La differenza e di forma e di mezzi, ma 10 scopo\ e
unico ed identico, Vi ha unit di funzioni, m!! vi ha diffe-
renza di proporzioni, nella tutela degli interessi vari, in
relazione collo scopo finale.
Colla scorta di tali considerazioni, possiamo dare Ia
definizione degli istituti fondamentali dell'ordinamento cor-
porativo, il sindacato, Iacorporazione, Ia magistratura del
lavoro.
a) Il Sindacato e l'associazione dei produttori, appar-
, '
tenenti ad una stessa categoria professionale, per Ia tutela
dell'iuteresse professionale collettivo, nell'arnbiente creato
dagli interessi superiori della produzionee dalle ragioni
della equit. ,
b) La Corporazione e Iaformazione unitaria delle asso-
ciazioni professionali di categoria,per Iatutela degli interessi
"
- 195-
superiori delta produzione nazionale, neU'ambiente creato
dagli interessi professionali e dalle ragioni dell'equita.
c) Il Magistrato del lavoro e l'organo, con cui 10 Stato
interviene aregolare lecontroversie dellavoro, per Iatutela
delle l'agioni dell' equit, 'nell'ambiente creato dagli inte-
resi3i superiori della produzione nazionale e da quelli della
categoria professionale (
1
),
(1) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dott"ina co
r
porati1 ;a, vol. I,
n. 26.
. )
-
~' ~~~~~~~~~~~~~V=~~~~~
CAPITOLO IV.
L'UNIT'POLITICA E I SUOI SCOPI
86. Unit morale e unit politica. - 87. L'unita italiana. ,_ L'unita
politica e le tendenze nazionali. - 88. La funzione poltica. - 89. Po-
litica e diritto pubblieo. - 90. L'unit e il fine poltico. _ 91. Po-
litica, societ e Stato. - ~2. Lo Stato e il potere poltico. - 93. Lo
ideologie politiche e l realt fascista.
86. -- La nazione, oltre ehe unit morale ed economlca,
e anche unit poltica.
Unit poltica significa unit costitusionale, ed appare
come collaborazione di olont e d'istituti, verso gli scopi
dello Stato, sotto Ia disciplina del diritto.
IllftF Ia nazione, come unita poltica e guridica, e 10
Stato. Se 10 Stato venne definito un determnato status
d'un popolo, esso e veramente 10 status dell'unit pol-
tica, che si esprime e si attua col mezzo dell'ordinamen.to
.giuridieo.
Qui, a ben ehiarire le caratteristiche dei vari aspetti
unitar della nazione e degli elementi preeipui, ehe Iacom.
pongono, occorre precisare:
a) l'unit morale e costituita da elernenti storici e spi-
rituali: dalla cosciensa e daI seniimenio; .
b) l'unit economica e formata da elernent materiali:
dal bisono e dall'interesse;
-
- 197-
c) l'unit politica e costituita daelementi intellettuali:
dalla ragione, daU'intelligenza e daUa volont (1 ).
Non e esatto dire che l'unit morale si trova sempre
ne11egenti, che s' aggregano per volont propria a vta
comune. La volont e un elemento essenziale deU' unit
politica, mentre l'unit morale e il complesso dei fattori
spontanei, naturali e storici, sui quali si compone quella
volont, che e come Ia risultante dei fattori stessi.
Cosl, quando si ammette ehe le eondizioni naturali e
storiche esereitino un'influenza sullaformazione di ciascuna
aggregazione, ma si nega che si possa trovare un principio
giuridico dell'associazione Iegittima, fuori della volont e
libert degli associati (2), si esprime, .90nquesto, chenella
nazione deve esistere un' unit morale, come risuItante
degl etementi storici e spirituali; chedeve esistere un'unit
economica, come risultante e oompendio degli inieressi;
e che deve esistere un'unit politica,. come compendio e
sintesi delle volont.
Da queste volont sorge quella realt- giuridica, che si
chiama Stato, e che e soggetto di diritto pubblico.
L'unit morale si trasforma in unit politica, quando
ilsentimento e Ia coscienza' nazionale si. trasforrnano in
uolont dei singoli e delle masse, chesi pua dire volont
collettioa dell'aggruppamento poltico (3 ) .
II sentimento collettivo dell'aggruppamento diventa 1 '0-
lont collettiva di appartenenza allo Stato.
Il sentirr.ento e Ia eoscienza rappresentano Ia lendenza
(1) Per Ie formazioni nazionai in rapporto alla volonta dei compo-
nenti.: vedi PRINZ ROHAN, Inventm., cit., p. 225; SALOMON, mono cit.,
p. X; ROFFENSTEIN, Zttl" Soxioloqie des Nationalasmus, 'p. 165.
(2) FlORE, Trattato di diritto inte"nazionale,pubblico, Torino, 1887,
vol, I~pp. 180, 181, 18&.
(3) Per un ampio svolgimento al riguardo vedi BORTOLOTTO, Lo Stato
e la. dottrina corporatiea, vol. I, n. 16.

- 198-
e Yaepirazione, Ia volont rappresenta l'affe'rmazione e Ia
determinazione (1).
'Si e creduto di sovrapporre Ia volont alle disposizioni,
alle tendenze naturali e alla coscienza degli individui. Ma,
quando Ia coscienza nazionale diventa volont, l'unit mo-
'rale diventa quell' unita politica, per cui le dilferenze si
eliminano, gli antagonismi scompaiono, i diversi caratteri,
le varie aspirazioni si armonizzano nel sentimento di soli
darieta e di patria e gli aggregati organici, costituiti da
differenze etniche, si trasformano negli aggregati sociali,
di classi e di corporazioni (2).
. Appare qui l'insegnamento di 'I'erenzio Mamiani, il quale
scriveva che Ia prima virtu costitutrice degli Stati e
certa permanente unitamorale, e il concorso spontaneo e
assiduo delle menti e delle volonta, nell' intendimento
comune di comporre e mantenere a se stessi Ia forma di
societa, che Aristotele demando pi perfetta, perche vi si
desidera e cerca l'unone intima e meglio ordinata, che
una congregazioIie possa contrarre per Ia sicurezza, l'uti-
lita e il perfezionamento scambievole (3) .
Ed, altrove, 10 stesso Mamiani seriveva: La natura
non pone pi che il fondamento delle nazioni; sul quale,
Hpiu delle volte, sorge, coI tempo, una societ civile per-
fetta; non raramente per e mutato dall'arte; e il fermo
costante proposito umano 10 fabbrica a sua posta (4) .
,
87. - La nazione italiana, all' epoca del congresso di
(1) Vedi quanto dicevamo pi sopra ai 11. 41.
(2) BRUNIALTI, Bibl. di se. polit., vol, VII, parte I, p. CXXIll.
(3) MAMIANI, D'u nuovo diritto europeo, capo IV, p, 52.
(4) MAMIANI, Dell'ottima conpreasione umana e dei principio di
na,sionalit (Appendice all'opera, Di un rlUOVO di+itto europeo, Torino,
1861, p. 423).
- 199--
Vien
na
, era gi un'unit morale, ma non un'unita territo-
f'iale e politica, .
11Congresso di Vienna aveva regolate le sorti d'Italia-
.operandone 10 s.me.mbramento. li ~apa rientrava in. pos:
sesS
O
dei suoi Statl. La casa Savota ebbe Ia Savoia, 11
Piemo
nte
, Genova e Nizza. L'Austria ebbe Ia Lornbardia
e IaVenezia; ebbe inoltre Ia '['oscana e Modena per uno dei
suoiprincipi, l'arciduca Ferdinalldo; e Parma, per l'impe-
ratrice Maria Luisa. Ferdinando IV, il cui regno, nel 1806,
era stato ristretto alla Sicilia, rientrava in possesso di
NapoUe prendeva il nome di Ferdinando 1.
Lo smembramento non poteva essere operato con mag-
gior arte, collo seopo di distruggere ogni proposito nitario.
Ma, . nonostante questa ripartizione,' l' unita morale
esisteva: il principio di nazionalit, il sentimento, Ia co-
scienza della comune origine e della forza collettiva, di-
retti verso il medesimo intento, furono efficace spinta e
e presdio al compiersi degli avvenimenti.
L'Italia, nella sua configurazione geografica, nella lngua
e nelle tendenze, nella letteratura e nell'indole delle genti,
nella religione e nella storia comune, rappresentava, gi
prima d'iniziare Ia lotta per l'indipendenza, una compa-
gine, che doveva vivere e correre i propri destini, uni ta
nella stessa vicenda politica.
'I'ale bisogno venne profondamente sentito dai popoli,
che aspirarono non solo all'indipendenza civile, ma ancora
all'unita politica, per ribadire quei vincoli, che Ia comune
origine e Ia storia avevano posti tra loro. In questo campo,
gli scritti del Gioberti, del Mazzini e del Mancini corri-
spondono all'opera di Vittorio Emanuele e del Conte di
?avour. E si pua ben dire che Ia nostra storia, appianati
1 dissidi inevitabili e i eontrasti naturali nell'azione, pre-
senti un'unita piena, una fusione completa tra il pensiero

- 200-
e il fatto, tra il filosofo politico e 10 statista, tra 10 stu-
dioso e il cospiratore. E cio perch tutti, pur mossi da.
intenti e da scopi diversi, interpretarono e dettero attua-
zione a un unico comune sentimento: Ia coscienza nazionale .
italiana (1).
Ora, se pur Ia nazione e l'idea politica del sec. XIX (2)~
essa e frutto degli eventi, che maturarono in Europa, pia
come necessit storica, che come formazione dottrinale..'
E tali eventi, indipendentemente da qualsiasi precetto di
dottrina, ebbero per unico intento Ia formazione dei nuclei
nazionali, alcuni dei quali, ra:ggiunto il limite delle loro
asprazioni, entrarono, come personalita legittime, a far
parte della famiglia internazionale (3). Cosi si son formati
gli Stati nazionali. .
Notisi che Ia nazione va qui considerata come unit
poltica e non solamente come entit o idea politica. La
nazione, come idea politica, non che una derivazione
naturalistica e, come tale, essa subordina ase stessa 10 Stato,
La concezione naturalistca della nazione non fa che
rappresentarJ a come il compendio di quanto l' indivduo
presenta, venendo al mondo, come suoi attributi naturali:
razza, lingua, tendenze, gusti, costumi.
La nazione, secondo tale dottrina, ha come aspirazione
e presenta come scopo Ia realzzazione di quelle preroga-
tive, che sono insite nell'individuo; e .coe Ia liberta, l'u-
dipendenza, il governo.
Essa el'ambiente, dove debbono liberamente svolgersi .i
dati naturali delle indi vidualit; per cio Ia nazione, nella
(I) hANIHELLI. La na:;ionalt italiana, Bologna, 1901, pp. 10, 11.
Vedi CROSA, II [attore poltico e le costituaioni (in .Studi di diritto
pubblico, in onore di O. RANELLETTI,' vol. I, p. 151e segg).
(2) SALOMON, Mon. eit., p. -IX, X.
(3) LAURENT, Droit ivil intevnational, t, I, n. 328.
.. -,
- 201-
visione democrtica, non e che una realt naturale, una
forza naturalmente organca., La sua missione dev' essere
conforme al dirtto di natura e Ia sua realizzazione ne110
Stato non 8 che diretta a interpretare e garantire i na-
turali dirrtti e le naturali esigenze insite di [atto ne1la
r~alt nazionale (1) .
Ma bisogna ben distinguere Ia nazione, come evoluzione
naturale, tradizionale, necessaria espontanea, dalla nazione,
come formazione filosofica del giusnaturalismo.
L'una e un processo storico, l'altra e un pretesto dot-
trinale; Ia prima prepara Ia formazione logica e organic
dello Stato, nella sua unit politica; l'altra subordina 10
Stato al\a nazione, portando necessariamente al suo esau-
toramento e alla sua debolezza.
Nel nostro ordinamento, si costituisce l'identit tra Ia
nazione ~10 Stato; e Ia scienza politica .fa voto che tutte
J ~'genti s'orientino nella vita poltica, aggregandosise-
-;condo le loro naturali e spontanee tendenze nazionali (2).
Cos 10 Stato non i, ne dev'essere, p una creazione
arbitraria della dottrina e della pratica' politica, perche Ia
poltica stessa e governata da un' energia operosa, che
prende appunto il nome di sentimento nazionale (3).
Ana preponderanza della forza e della nuda volonta dei'
governi nella ripartizione dei popoli, si sostituisce il con-
cetto dell'inviolabilita delle forme organiche e necessarie
dell'umana convivenza. E, negli Stati, si sosttuisce un'or-
.dinamento stabile e ben inteso, fondato sulla coscienza e
(I) LICrrRA, Dalla na,;-ione allo Stato (Educazione poltica, 1926,
415, 4,71). .
(2) Vedi CONTUZZI, voce Stato in Digesto italiano, p. 19, n. 6.
(3) CA.RLE, Pasquale Stanislao Mancini e la teoria psicologica del
sentt1 nento na.:ionale, Roma, 1890, pp. 8, 12.
-
- 202-
sul sentimento di tutta Ia popolazione, Ia quale e concorde
neli'unione e nell' esercizio dei diritti (1).
Lo Stato dev'essere definito I'o rd in am en to .giur i-
dico del la com pagine nazionale . Esso, mentre rappre-
senta un'energia ordinatrice dei rapporti sociali, cestituisce
un ulteriore vincolo unitario di quella cotnpagine, nella
qual e i detti rapporti si svolgono, e che era gi riunita
.da vinco li etici, culturali, storici e tradizionali (2).
Ma, per quanto 10 Stato si:a regolato necessariamente
dal diritto, solo Ia poltica pua determinare quei criteri di,
suprema necessita, che debbono prevalere in un dato mo-
mento, a seconda della situazione e delle circostanze. ,
La funzione della politica si esprime in forma saliente,
quando si tratta di mantenere I'unita della crnpagne, di
supplire il diritto, Ia deve esso manca, e di completare il
diritto, ne11eemergenze, in cui questo eoncorso possa pre-
sentarsi necessario; in relazione anche, e principalmente,
coll'indole, l'educazione, le tradizioni, 10 spirito d'un popolo.
Se Ia funzoneguridlca dello Stato e l'operameditata
di tecnici e discienziati, Ia funzione poltica discende dalle
qualit eminenti dell'uomo di governo; qualita, che sono
fornite dalla natura e dall'educazione di lui alla vita pub-
blica, e che tal volta le occasioni determina no e rivelano (3).,
88. -- Giustamente Ia politica e stata concepita come
una funzione integratrice, anzi biologica, dell' attivit d
conservazione e di miglioramento, cui gli uomini danno
. (1) Vedi PIERANTONI, Trattaio di diritto costitus ionale, vel, I,
pp. 260, 261.
(2) Veggasi l'importante trattazione fatta in matria dal KELSEN,
Allgemeine Staatslehre, p.1)5 e segg.
(3) Vedi BRUNIALTI, II di ritto costituaionale e Za politica nella
sciensa e nelle istitus ioni j in Biblioteca di sciense politiche e ammi-
1 1 ist"ati>;e, 2' srie, vol. Vil, parte I, Introduzione, p. 3L
,
- 203-
svill1Pl'0' Essa caratterizza principalmente Ia funzione e il
potere dello Stato, ma e anche precipua degli stessi cit-
tadini, i quali sentono che debbono fornire alio Stato e
alla comunit, quello che ciascuno pua dare della propria
energia, della propria volont e della propria attivit (1).
Se I'idea della politica presuppone 10 Stato, richiama
anche un'idea necessaria di compartecipazione e di colla-
borazione degli individui. E se l'idea di poltica si collega:
alla figura dello Stato di diritto, essa, meglio e'pi espres-
sivamente ancora, richiama Ia figura dello Stato, che, ordi-
nando ad unita le forze attivee produttive della nazione,
le ta convergere 'concordi, sotto Ia propria disciplina e
colla guida della propria autorit, verso il conseguimento
degl scopi, che stanno nel comune interesse. E questa e
funzione dello Stato corporativo.
Tale e, secondo noi, Ia grande mportanza della poli-
tica, che va considerata come arte e come scienza di go-
verno degli Stati.
Senza risalire ad Aristotile e senza discutere Ugo Gro-
zio, rammentiamo che presso di noi Antonio Rosmini iden-,
fc Ia poltica colla filosofia, deducendone le ragion
somme dal fine della civile societ, dalla sua naturale
, '
costruzione e costituzione, dalle forze, che Ia muovono, e
dalie Ieggi, secondo le quali essa si muove. La poltica
cOSI esprime Ia funzione di misurare il valere relativo
dei mezzi, che possono essere adatti al governe degli Stati
e si costituisce come una scienza, che insegna il modo di
adoperare i detti mezzi, perche possa no raggiungere il
fine sociale (2) ).
1) SANTANGELO SPOTO, voce Politica in Digesto Italiano, p. 943,
vol- XVlII, parte lI, n. 11. '
(2) ROSMINr, Filosofia della poltica, Milano, 1858, Introdu7.one,
- 204-
Non altrimenti, il Romagnnsi ebbe .a considerare Ia
poltica come arte e come scienza, Ia qual e deve trovare,
in tutte le manifestazioni della -vita dello Stato, applicazioni
e ragioni, ispirando COSIi rapporti di diritto ne110 stretto
senso considerati, ma entrando a contatto anche colle altre
relazioni della vita socale, specialmente per quello che
ha tiferimento ai fattori economie (1).
pertanto vasto e comrlesso il compito della politica,
che, come sfugge, per se stessa, ad tina precisa definizione,
altrettanto, per il suo amhito d' azione, non pu essere
precisata entro giusti ed esatti confini.
Perche Ia politica non ha solo per oggetto l'ordinamento
interno della societ, ma bisogna che regol singolarmente
tutti i mutui rapporti, che esiston tra ~vari aggregati
socali, legati reciprocamente gl uni con gli altri. E inoltre,
per il principio dell'unit, che deve imprescindibilmente
animare Ia costituzione degli Stati e delle nazioni, unitaria
devoessere Ia direttiva, per modo che unica sia Ia' disci-
plina giuridca, come unica dev'essere Ia norma, che regola
1;1situazione delle varie parti nella complessa variet della
vi ta comune.
.Va da se, poi.iche Ia poltica, come arte e come scienza,
deve uniformarsi alIe variabili e tal volta difficili necesst
deI momentoattuale della vita degli Stati. Per cio, come,
arte, viene diversamente plasmata, secondo Ia diversa ab(-
lit dell'artefice; e, come scienza, viene di versam ente con-
cepita, a seconda dei tempi e delle forme, che Ia -societ
stessa viene assumendo, quale organizzazione giuridica (2).
,\
(I) ROMmo,sl, La scien sa delle costituiioni, Milano, 1838, 1, p. 57
e segg,
(2) SANTANGELO SPOTO, Mon. cito p. 939, n, 6. Per un' ampia inte-
ressante esposizione in materia vedi GRAZIANO, Lo Stato giuridico, To-
ri no, 1919, p. 42e segg. '
- 205-
Occorre tuttavia considerare che Ia poltica, come
scienza e come arte, deve presentare un contenuto poten-
temente realistico e serbare contatto coll' esistenza, cOSI
come essa si svolge in un determinato momento storico
d'un popolo. Pertanto Ia poltica 110nsara ne dovra essere
Ia scienza dello Stato vero o dello Stato futuro, nei suoi
fondamenti e nei suoi scopiuprituali, ma dovr essere
Ia considerazione dello Stato nella sua verita sociale. Cosr
che Ia eorrelazione tra idea e azione debba costituire il
presupposto necessario delle direttive e dell'attivit poli"
tica (1).
89. - Per ci sono evidenti ilegami tra poltca , e
diritto pubblico.
Scriveva il Bluntschli (2) che sono ambedue dottrine
dello Stato; ma ciascuna di esse 10 considera da un diffe-
rente aspetto e segue diversa direzione.
La scienza del diritto pubblico considera 10 Stato nella
sua rego lata esistenza, nel suo legittimo ordinamento; Ia
scienza della politica, 10 considera nella .sua vi ta e nel suo
svolgimento. La prima mostra l'organizzazione dello Stato
e Ia stabile condizione fondamentale della sua vita, le re-
gole della sua esistenza e Ia necessita 'delle sue relazioni;
Ia seconda addita i fini, verso i quali si muove Ia vita
pubblica e indica Ia via,' che vi conduce; esamina i mezzi,
coi quali si possono conseguire gli scopi dello Stato; indaga
l'efficacia deI diritto sull stato sociale; e considera come
si debbano scansare gli effetti dannosie togliere I vizi
delle costituzioni esistenti.
I) SALOMON, Allgemeine Staatslehre, p. 155.
(2) Vedi BLUNTSCHL, Diritto pubbiico unirersale, Tbingen.. 1889,
vol, 1, capo I, BLUNTSCHI,I, Poiitih. als Wissensobaft, lib. 1, capo 11.
I
-
- 206--'::
\
Pertanto 10 Stato, in quanto esso esiste e svolge le sue
relazioni, e diritto pubblico. Invece Ia vita de110 Stato, Ia
vita pubblica, nel senso p vasto e comprensivo, e poli-
tica (1).
Ma un. pi 'preciso e pi elevato concetto della poltica,
come funzione di governo degli Stati, si pu trovare ne11a
trattazione dello Hltzendorff (2), il quale Ia concepisce
come un'azione cosciente nelI'interesse de110 Stato e degli
, uffiei, che ad esso incombono.
La scienza del diritto mostra il governo come una vo- ,
lonta collettiva sovrana, cio suprema e indipendente; Ia
poltica 10 presenta come una volonta attiva, limitata 'e
determinata, nelIe sue risoluzioni, dalle circostanze d'am-
biente e dai precedenti della storia e de11a tradizione.
Lapolitica nou deve dominare nel campo'proprio deI diritto,
sebbene con essa abbiano un' intima connessione le qua-
.lita, le forme e i meto di de11a legisIazione; ma Ia poltica
ha l'ufficio di conciliare con le circostanze e ibisogni deI
momento gli atti tendenti a compiere gli uffiei dello Stato.
Di qui viene Ia conseguenza che non si pu concepire
una' teoria poltica universal e, pereh qualsiasi -dottrina'
poltica dev'essere subordinata alle presenti condizioni dello
Stato, della societa, della pubblca opinione. E, mentre si
possono pO,rre principii generali alla dottrina dello Stato, '
questi non sono possibili, quando si, tratti de11a poltica
in un determinato momento sto.rico (3).
Pertanto Ia poltica va ben distinta da11ealtre dottrine.'
I, nostri vecchi scrittori e trattatisti hanno confuso colla
(1) Per le relazioni tra dottrina general e dello Stato e politica vedi
BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina corporatioa, vol, I, n. 46,
(2) HOLTZENDORFF, Prins ipien der Politih; 'Amburgo, 1887, p. 19,
27 e segg. ".
(3)' Vedi SANTANGELO SPOTO, Op. cit., p. 941, n. 7.
- 207-
politica l'ordinamento dello Stato (1), mentre Ia moderna'
dottrina esprime che Ia scienza deI diritto costituzionale
deve studiare dell'ordinamento dello Stato solo ilrapporto
giuridico; e, per conseguenza, dev'essere lasciato alla poli-
tica 10 studio dei rapprti conseguenti alla sua funzione,
di qualsiasi natura o specie essi sieno (2).
Secondo noi, per non indugiare su questo punto, che
e completamente accessorio per Ia nostra esposizione, con-
fermiamo che Ia scienza del di.ritto ha per oggetto l'ordi-
namento giuridico dello Stato e che Ia politica si occupa
dello Stato stesso o, per meglio dire, della societa orga-
nizzata a Stato nel suodivenire e neI suo sviluppo, di-
sponendo quelle provvidenze, che possono essere reclamate
e determinate dalla necessita attuale e da11e evenienze,
che, qualche volta, possono sfuggire alla previsione del di-
ritto e che hanno bisogno d'un solIecito e valido regola-
mente.
Vi sono tuttavia queste salienti differenze: diritto e
fatto di precisione e di giustizia, Ia poltica e fatta di
opportunita; il diritto e assoluto, Ia poltica e ispirata a
sensi di relati vita; il diritto e rigido, Ia politica e adattabile.
Ma l'una completa, quando .non si sostituisce all'altro,
per Ia p precisa ed esauriente funzione dello Stato, c,
, sovratutto, per realizzare Ia completa unita, che, in tali
condizioni, acquista l'aspetto d'unit poltica.
9Q. - ln questo senso noi consideriamo l'unit politica
(1) Vedi SAREDO, Principii di diritto costitu sionale, Par-ma, 1863;
PIERANTONI, Trattato 'di diritto costitucionale, Napoli, 1873, I, P: 35 e
segg,; PALMA, Corso di diritto costitueionale, Firenze, 1877.
(2) Vedi ORLANDO, Principii di diritto eastitueionale, Firenze,
lib. 1, capo Ill, n. 35 37; ARCOLEO, Diritto cosutueionale, Napoli, 1907;
ROMANO, Corso di diritto costitu.:rionale, Padva, 1928, p. 145 e segg.
-
- 208-
della nazione, alia stessa guisa che abbiamo . considera to
Ia sua unit morale ed economica.
Ma, conformemente agli .altri aspetti dell'unit nazio-
nale, no qui, inrapporto all'unit poltica, dobbiamo con-
siderare Ia finalit politica dello Stato, qual' espressa dal
nostro ordinamento.
A questo proposito 'dobbiamo allontanarci, come per
altre concezioni e conclusioni, dalle formole tradizionali e
dalle dottrine imperanti, che usano assegnare aUo Stato
una modestissima finalit poltica. Noi rivendichiamo ad
esso, neU'ordinamento nostro deI momento attuaIe, un fine
politico.: che ,rappresenta e deve rappresentare una manife-
stazione, un obiettivo e un'aspirazione di prestigio 'e di
potenza.
Cosi, se Ia missione lela. poltica consiste nel dirigere
l'energia sociale d'un poplo per il raggiungimento dei
suoi scopi e Ia soddisfazione dei suoi bsogni; se deve in-
terpretare il presente storico d'una nazione, essa dev'essere
attiva e precisa, solerte e. operosa, imperatva e ordina- '
trice, poi che rappresenta uno degli aspetti pi impor-
tanti dell'attivit deUo Stato (1).
Il fine poltico delIo .Stato fascista e Ia realizzazione
giuridica delIa nazione come unit poltica. Tale fine si
consegue coll'applicazione della dottrina della gerarcha,
Ia quale, regolando Ia, coordinazione e Ia subordinaione
della voIont alla voIont sovrana delloStato, assicura Ia
collaborazione di tutte le energie, per=la continuit del-.
I' ordinamento costituzionale.
(I) Vedi CHlMIENTI, La vita polittca e 1 0., pratica del reime pa'j'-
lamentare, Prefazione, p. XI. Riguardo ai fine politico in, rapporto ai
cornplesso dogmatico e ai sistema costituzionale, vedi CROSA, 11 [attore
politico e le costitu sioni (Studi di dir, pubbl, in ono/'e di O. RANi:L-
LETTI, I, p. 153e segg.).
- 209-
11fine poltico si raggiunge mediante l'unit e Ia cano
tnuit delle forze direttive. L'impiego dell'autorit e della
forza e il mezzo, col qual e si .consegue il fine poltico;
realizzando nnanz tutto l'unione della voIont per il pre-
stigio e per Ia potenza della nazione.
Si dice infatti che 10 Stato ha, da un lato, un compito
di potenza, dall'altro, un compito di cultura (1), Questo
.attiene ad un campo di sviluppo etico, l'aItro ad un campo
di atfermazione politc. Lo scopo culturale importa l'im-
piego dei mezzi etici e spirituali; 10 scopo poltico importa
I'impiego della supremazia e del potere.
La difesa della scienza, Ia 'dfesa armata .di fronte al-.
l'estero, Ia difesa dei propri cittadini e compito essenziale
deilo Stato, di natura schiettamente politica.
Ma Ia poltica non e qui soltanto; perche, se essa deve
sentire e interpretare la vita della nazione e tendere alla
soddisfazione . delle necessit essenziali, essa deve pur
anche drigersi verso l'economia ela funzione economica;
deve regolare l'andamento delle forze produttive e curare
Ia risoIuzione dei problemi, che vi sono inerenti, collabo-
rando col diritto e coll'ordinamento giuridico.
E parimente Ia poltica deve rendersi conto d'una quan-
tit d'altre necessit d'ordine culturale, sociale, etico, per
avviarle verso Ia soluzione, che per esse appare meglio
adatta, in un determinato momento della storia e della
vita comune (2).
La dottrina giuri.dica a formazione liberale, nega il fine
. poltico dello Stato, poi che ritiene che unico fine dello
(1) KELSEN, op. cit., p. 42.
(2) Vedi ROMIER, Nation. et civilisation, Paris, I1;l26, pp, 158, 159;
DJ NGRAWE, Wa,'um sind die Studenten s01 (Die Tat, 21J ahrgang, 1929-
1930, II Band, p. 841).
BORTOLOTTO. -'- Lo Stato Fa.cista e Ia Naeione .
u
-
- 210-
Stato sia quello d'assicurare l'esercisio delle libert e Ia
tutela giuridica dei diritti.e degli interessi riconosciuti.
Ma 10 Stato deve avere una finalit politica ampia, pro-
fenda, costruttiva, se vuol essere Ia realt fattiva delIa vita
nazionale, e non una semplice funzione o una pura finzione,
che vive attorno all'esistenza, alIe contes e, alle passioni
degli individui (1). E non ha nome e non pu avere valore
di Stato quello che rimane inerte, anche se scoppino nel
suo seno i piii gravi conflitti economici, intelIettuali e reli-
giosi, o se i partiti si strazino sul terreno politico, prepa-
rando Ia sua dissoluzione.
'Per questo il nostro ordinamento non ritiene piu suf-
iiciente Ia finalita, assegnata alIa politica da1la dottrina tra-
dizionale nella vita dello Stato.
Infatti Ia formola della flnalit della po1itica, se~ondo Ia
dottrina tradizionale viene condensata nei termini seguenti:
Ia poltica supplisce al diritto, dove essa manca; temper
Ia rigidit dei diritto; riconosce Ia relativit dei diritto ed
assimila gli elementi dissimili, che, per ragioni diverse e
con tendenze opposte, tendono a permanere nella societ
l'uno contro l'altro armati.
Ora noi affermiamo che, per il raggiungimento della
prpria finalit poltica, 10 Stato deve esercitare Iapropria
.autorit, assidersi come ente sovrano al .di sopra delIe
contese, che si agitano nella vita sociaIe, e regolarIe con
l'ausilio delIa disciplina giuridica e col ministero deI po-
tere. poltico.
91. - Il fine poltico dello Stato fascista si oompendia
nella rea1t deI legame organico, che deve esistere tra Ia
societ e 10 Stato, nel senso che tutte le forze sociali
(I) Vedi pi sopra. n. 58 e segg.
- 211-
-debbono concorrere in solidarlet alIe funzioni e al go-
verno dello Stato.
Per questo Ia finalit politica si lega intimamente
ai concetti fondamentali, che stanno a base dello Stato
nostro, ordinato secondo il diritto. Esse si rconducono ai
principi di sovranit, di libert, di sudditanza, di governo,
di organizzazione, di giustizia e di diritto (1).
Osservando gli elementi essenziali del nostro ordina-
mento (individuo, ente collettivo, Stato), non p, come
~bbiamo fatto dianzi, sotto il riflesso delIa finalit morale
od 'economica, ma sotto quello della finalit poltica; tro-
veremo che l'individuo non si presenta pi n in veste
di cittadino, ne in veste di produttore, ma essenzialmente
in veste di suddito delIo Stato.
L' ente collettivo non e piu un'organizzazione profes-
sionale, diretta a scopi di economia e di produzione, ma
e una persona giuridica pubblica, un'istituzione, che svolge
Ia propria attivit in un campo ben definito e per gli scopi,
che SOIlO inerenti alla funzione di governo. Lo .Stato e
1'ente poltico superiore, Ia persona giuridica sovrana.
Sotto l'aspetto della loro entit, il suddito e il valore
giuridico -politico- individuale, l' aggregato rappresenta 'il
valore giuridoo-politico istituzionale e eostituzionale, 10
Stato rappresenta u valere gluridco-polltico, nazionale,
supremo.
L'atti vit poltica e costituita dalla partecipazione alle
funzioni di governo. Il suddito collabora atraverso gli enti,
ai quali esso appartiene. L'aggregato sociale opera mediante
l'esercizio delegato delle attribuzioni edei poteri, che sono
dallo Stato ad esso affidati. Lo Stato agisce col mezzo dei
suoi organi, mediante l'esercizio diretto dei poteri sovrani.
(I) Vedi PANuNZIO, II sentimento dello Staio, pp. 84, 87.
-
\
- 212-
COSI, neI campo poltico, Ia posizione dello Stato e dei
cittadini riesce perfettamente invertita rispetto alla posi-
zione creata dalla. dottrina demoliberale. Non si pu p
dire, se si guardi il nostro ordinamento, che 10 Stato,
nella sua essenza, sia soItanto Ia cosciente organizzazione
'giuridica deI popolo e che .spetti aI popolo Ia sovranit,
mentre ailo Stato compete solo attuarne Ie determina-
zioni. E altrettanto non si pu p affermare che spetti alle
libere determinazioni deI popoIo, espresse nella forma della
Iegge e per mezzo -della rappresentanza nazionaIe, Ia sta-
tuizione dei freni, che debbono contenere l'azione dei po-
teri costituiti (1).
Avviene infatt. completamente l'nverso. Sono i poteri'
dello Stato, che pongono limiti, freno e disciplina alle
attivit deI popolo, contenendole, conforme alle norme, che
stabiliscono in quali modi eforme e sovra tutto verso quali
scopi esse possono svluppars. In,questaguisa'soItanto, ad
essere logici, si potr considerare 10 Stato 'come Ia per-
sonificazione di tutto un popolo; perch, altrimenti, esso
avrebbe l'aspetto e il carattere d'uno Stato costituito ed
agente, secondo uno spirito di parte, che esprime Ia propria
volont magg-ioritaria a traverso Ia rappresentanza par-
lamentare.
Solo quando 1'0 Stato appare dotato dell e prerogative
sovrane, cosi che possa esercitarle in piena libert e in-
dipendenza, si potr ben .dire che esso e l'integrazione
giuridica della coscienza deI popolo, maturo a provvedere
aI proprio governo, perch segue 10 Stato<e J o appoggia
col proprio consenso non solo, ma ancora colla propria
collaborazions. .

(I) Vedi MINGHETTI, Dei partiti politici e della loro irigm-en:;a


nelta giustia e nell'omministroaione, Bologna, 1881, p. 146.,
- 213-
Anora Ia sovranit dello Stato, come daI nostro diritto
viene considerata, non potr mancare di avere Ie sue
precise e chiare espressioni:' '.. .
, a) espressione soggettiva, come espresslOne.dl penslero,
affermazione cosciente della societ giuridicamente e po-
liticarnente organizzata; e cio nel momento, in ?ui ha Ia
capacit funzionale per regolare Ie proprie attivit;
b) espressione oggettiva, come espressione d'azione,
manifestazione del mondo esterno degli uomini e delle
collettivit, che continuamente nella societ agiscono e
reagiscono, modificando, permutando, innovando l'ordine
dei rapporti reciproci (1).
92. -e--" Ecco perche 10 Stato deve avere poteri ed
esercitar funzioni, che non sono n-affidate n controllate,
nei loro limiti e freni, dal popolo sovrano. Ecco perche
10 Stato, qual'e espresso nel nostro ordinamento, regola
Ia posizione propria e quella dei cittadini, degli enti e
degli,organi, che partecipano alla vita della societ nazio-
nale, in sistema di gerarchia, a traverso Ia qual e soltanto
puo realizzarsi l'unit delle direttive e Ia coordinazione
della volont, Ed ecco ancora perch 10 Stato deI nostro
momento attuale si costituisce in organizzazione corpora-
tiva, dove tutti gli interessi concorrono per cercare Ia
via del Ioro soddisfacimento, senza ledere gli altri inte-
ressi, che possono essere con loro in concorso o in con-
flitto. Mentre tutte le attivit, sotto Ia disciplina segnata
dal diritto, cooperano al conseguimento degli scopi comuni,
realizzando quell'unit caratteristica dello Stato edel nostro .
ordinamento, che si verifica in tutti i .campi dell'attivit
sociale e poltica.
'"
(l) Vedi SANTANGELO Ssoro, Mon. cit., p. 942, n. 9.
~
- 214-
Quando si parla della posizione giuridica e politica del
cittadino nei confronti dello Stato in regime fascista,' si
pu dire che essa e veramente, Ia posizione, che spetta
all'indi viduo di fronte a un ente sovranoj vale a dire Ia
posizione del suddito, nella condizione di appartenenza,
di sUbol'dinazione e di gerarchia. E, se si chiede quali
siano, politicamente, i caratteri dello Stato fascista, si pu
rispondere che, esso e Stato, gerarchico e corporativo,
Stato nazionaIe, Stato idealista e spiritualista. Esso 10
Stato, che vive, de1!a sua reaIt storica e delIa sua esistenza
profondamente etica, nelIa qual e si e tolta l'antitesi tra
,moraIe e politica e si e saputo trovare Ia composizione del-
l'eterno dissidio tra autorit e libert. Perch, tra Ia
sovranit dello Stato e iI consenso dei sudditi, si e com-
posta quell'organizzazione e coordinaz.ione di forze, che
si esprime in unit poltica.
La dottrina della democrazia parla dei diritt; di ciascun
cittadino. La dottrina del fascismo tratta dei diritt; di tutti
icittadini; anzi, p espressivamente, dei diritti deita na-
zione.
La dottrina democratica parla di facolt e di libert.
La dottrina fascista tratta di autorit e di disciplina. Auto-
rit, ehe non significa ne dittatura, n tranna. disciplina,
che non significa n servit, n ceca sottomissione.
Ma questi principi vogliono esprimere che, se e ne-
cessario limitare un poco 10 sconfinato dornno dei diritti
per dare maggior evidenza aI campo dei doveri, questo
non pua essere dannoso, anzi pu, in qualche guisa, portar
vantaggio alI'individuo, alla societ. e alla compagine na-
zonale. .
\
93. - Si pu comprendere che un perfetto democra-'
tico, legato ai propr diritti, che esso considera intangi-
- 215-
'1" erche donati dalla natura, pretenda di conservarli e
bll, p M . , h
di difenderli a qualunque prezzo. a SI puo -anc e com-
rendere che si possa rinunciare, senza alcun grave sa-
p co a qualcuna delle proprie prerogative individuali.
cl'l Iv , '
Si puo dire da un lato: Ia liberta e un dono prezioso
ed essa merita d' essere dilesa ad ogni costo, perche non
si pu ad essa rinunciare neppure in piecolissima parte.
Ma si puo anche dire: Ia libert un dono talmente pre-
zioso, che si pu, in un determinato momento, rinunciare
liuna parte di essa per poterla poi piii tardi godere nella
sua pienezza.' ,
E Ia stessa attitudine per Ia quale noi sentiamo di
potere rinunciare a buona parte della nostra personalita
e di dovere assoggetarci a una disciplina, ehe -B tal volta
assai penosa e pesante, perche riteniamo che le necessita
10 reclamino. Ed e 10 stesso prodigioso illogismo, per il
quale si rinuncia alla propria esistenza e si dona volentieri '
Ia.vita, perche i propri figli possano, p tardi, godere libe-
ramente della loro.
Da questo nasce Ia nostra solidariet nazionale, sulla
quale si stende sovente .tanto malinteso e tanta incom-
prensione. E da questo nasce Ia realt etica non solo, ma
anche Ia realt politica dello Stato fascista, il quale aequista
.talora, per noi, il valore e l carattere d' un superbo ri-
sveglio e, viene guardato con curiosita e con ammirazione,
anche dagli stranieri, che prima erano verso di esso i
}>iuscettici e i p avversi. .
Ci si stava addormentando agli eterni ritorni .delle
ideologie tradizionali, che continua vano a parlare di li-
bert, di missione del popolo, di profezie politiche ed eco-
nomiche, di prognosi sociali, di umanita, di universalismo.
I canti della promessa nascondevano i dsinganni: e le
eterne divagazioni continuavano; senza conseguire mai
nulla delle decantate conquiste.
~
- 216-
Da 'no, a un dato momento, si e creduto di potere,
anzi di devere realizzare qualche cosa. Si e rea1izzato 10
Stato fascista.
Le a1tre dottrine . hanno, di fronte 'a realt ormai
vecchie, costruito programmi, ed astratte teorie, cheat-
tendono e attenderanno Ia loro attuazione. No abbiamo
posto in atto quaIche Cosa di vero e di concreto, che,
al vag1io dell'esperienza, ha dimostrato di .poter condurre
verso Ia risoIuzione di probIemi, che hanno atfaticato e
affaticano le menti degl studiosi e dei reggitori.
Gli altr rappresentano I'eterna speranza, noi rappre-
sentiamo un conseguimento. G1i altri sono I'idea, noi
siamo l'app1icazione pratica. Essi vivono tra Ie pure ideo-
logie, noi viviamo nella vita. Essi sono dottrina, noi ma-
nifestazione conCreta. Essi sono progr:amma, noi realt.
Essi sono il disegno e l'architettura, noi siamo Ia strut. . ,
tura e Ia costruzione.
Ma, per raggiungere Ie proprie realizzazioni e per
.poter continuare neI proprio cammino, Ia nostra dottrina
ha dovuto smentire postulati e principii, che si credevanQ
intangibi1i; ha dovuto sconvoIgere idee, che si ritenevano
crate sotto Ia specie delIjfmmutabilit; ~ha dovuto ab-
battere idoli, ches credevano consacrati perla yita eterna.
Ma, po che avevamo bisogno dI' trovare entro a noi
stess Iaforza e le energie necessarie alI'esistenza, abbiamo
cercato il nostro ideaIe in UIIa realt concreta e mma.,
nente: Ia nazione. E dalla .nazions, costituita in unit, e
sorto. 10 Stato fascista.
\
I
" . . . , ..,-"
~'"""" ..,-.. "~-~._,,
PARTE TERZA
LA SOVRANIT DELLO STATO
CAPITOLO L
LA DOTTINA DELLO STATO
I
94. Lo sviluppo storico dello Stato. - 95. Stato patrimonia1e. Stato di
polizia. - 96. Stato di diritto. - 97. Stato etico. - 98. La conc!l-
zione politica dello Stato. - 99. L'entit giuridica dello Stato. Dot-
trina oggettiva. - 100. Dottrina delle situazioni giuridiche. '~
101. Dottrina soggettiva. - 102. Forme di governo dello Stato. -
103. I principii e le dottrine. - 104. Autocrazia, - 105. Libera-
lismo. - 106. Democrazia, - 107. Sindacalismo. '-- '108. Socia-
lismo. - 109. Corporativismo.
94. -:- Si parla moIto, ancora, di Stato moderno;
ma si parla pi ancora di crisi dello Stato moderno .
Il concetto di Stato moderno e stato posto in chiaro
e pportuno rilievo e ad esso si risale, come a tipo
astratto di ordinamenti politici, e ben si pu dire co-
stituisca il modello, cui si uniformano, nei loro principii
fondamentali, governi dei popoli diversi in un'epoca de-
-' terminata (1). .
Questo Stato moderno, assunto come tipo proprio ed
autonomo d' organizzazione statuale, ha costituito Ia no-
(1) ORL.lNDO, Trattato di diritto amministl'ativo, vol, 1, lntrodu-
zione, p. 24.
;. "
\
- 218-
210ne centrale di tutto il diritto pubblico di recente for-
mazione (1).
Ma si parla pi ancora di criei dello Stato moderno,
segnalandone i pericol e i danni (2). Ond' e che si pre-
senta necessaria IfJ ,revisione delle uottrins, per studiarne
Ie modificazioni.
Alla scienza poltica e alIa scienza giuridica si sono,
post.i i quesit seguenti: 1, Qual'e 10 sviluppostorico dello
Stato? 2. Qual' il concetto poltico dello Stato? 3.0 Qual'
l'entit guridica dello Stato? 4. Quali sono le forme di .
governo delIo Stato?
. A questi temi dedichiam breve indagine, a Iguisa. di
commento e di studio della cri si delIo Stato moderno.
I. CONCETTO STORICO. - Si e'risposto aI primo que-
sito, esponendo che l'idea delIo Stato s' sviluppata a
traverso tre periodl storic ben precisati e distinti: 10
Stato patrimoniale, 10 Stato (ti plizia, 10 Stato di diritto; ai
quali ora deve aggiungersi un quarto aspetto: 10 Stato etico,
11primo ebbe Ia sua affermazione nel secolo XVI e
XVII~il secondo ebbe il suo prestigio nel XVIII secolo: il
terzo ebbe Ia sua struttura nel XIX (3); il quarto e un
aspetto, che si sta sviluppando ora, con gli ordinamenti,
che sono determinati non solo dalla scienza giuridica e
poltica, ma ancora dalle necessit della vita economca e
sociale dei popoli.
95. - 1. Stato patrimoniale. - In_questo regime 10
(1) 'G:aAZIANO, Lo Stato giuridico, p. 17.
(2) Vedi BOR'rOLOl'TO, Lo Stato e Ia dottrina corporatiea, vol. 1,
n. 1 e nota iV; GRAZIANO, op. cit., p. 25 e nota' ivi.
(3) Per l'evolllzione storica vedi BORNHAK, Grund'l'iss des deutschen .
Staats?-echts, Leipzig, 1926, p. 24 e segg., 50 e segg. Vedi anche SALO-
MON, Al(qerneme Staatsleh"e, p. 10 e segg.
"
- 219-
Stato e spettanza esclusiva del sovrano. Vi ha i1rapporto
diretto e dispotico tra il principe e i sudditi. E nelsovrano
sono concentrati tutti i poteri. .
Il prncipe deve procurare l'ordine e Il benessere; ~per
ci e'fornito di potest e di diritti in confronto di tutti.
Le esigenze ele. pretese, che il principe e autorizzato a
far valere, non soffrono limiti ne controlIo per parte di
akuoo. c
Il fatto storico del dominio, che si sovrappone alIa
unita natural e del popolo, trova il suo legittimo comple-
mento nell'idea patrimoniale, vale a dire nel principio di
propriet applicato allo Stato. Dominio e proprieta isono
stati, per lungo ordine di secoli, termini identici, e 'ildi-
ritto pubblico .mantiene le nozioni e i caratteri propri del
diritto privato.
Lo Stato e conoesso dal principe. E come un oggetto
sottoposto al suo domnio personale; ed egli ne dispone
. come d'una ~ua propriet privata, 'in. forza d'un diritto
proprio. Cosi pu, aproprio beneplacito, mutare disposi-
zione ed assetto al territorio, alle formazioni, alle strut-
ture e agli organisrni, che vivono ne11' interno dello
Stato (1). Ogni particolarismo, fosse puresso espressione
.di persona, di feudo o di raggruppamento sociale, e vie-
tato e abolito.
.Il governo epertanto personale ed 'autocratico, perche Ia
"coatituzione dello Stato patrimoniale considera Ia sovra-
nit territoriale dal punto di vista della propriet pri-
vata. E il diritto di superiorita del principe, il quale
appare come l'unico soggetto di diritti, che egli esercita
sulla massa indistinta dei suddlti e dello Stato.
'I'ale forma appartiene alle epoche, in cui vi ha scarsa
(I) GRAZIANO, Lo Stato giw'idico, pp. 15, 16, 130 e segg.
- 220
certezza del diritto, ci che sospinge alla costituzione di
poteri personaIi concentrati neI sovrano (1).
2. Stat o di polizia. - Questa forma di Stato trae
Ia sua espressions autoritaria dal concetto di personaIit
ideale, .che esso rappresenta.
Lo Stato, pur impersonato. nel principe, non e p un
oggetto di sua prop'riet, posto solto il suo domnio: ma
e veraments un'organizzazione sociale, della quale ilprin-
oipe e rappresentante ed organo. . .
Si assiste alla formazione di entit organiche, le qua1i
.. non possono essere modificate, alterats o distrutts per il
volere o l'arbitrio di un'unica persona. Ma si affacca, nel-
l'orbita delIa vita pubblica, Ia figura d'un interesse gene-
rale, che e attinente alla comunit e agIi scopi, che essa
si propone.
Oomnca a profilarsi un'individua1it, anzi una persona
Iita dello Stato nella sfera dei pubblici poteri. Ed nesso si
scorgono .due entita ben -dstnts: il fisco, che e persona
di diritto civile, o societ d'interessiparticolari; 10 Stato
propriamente detto, che e persona di diritto pubblico. o
associazione politica.
Lo Stato solamente ha Ia pubblica potest, che si
esprime come comando e come impiego della pubblica
forza (2). Ma Ia forma di governo e assolutista ed e es-
pressione di signoria di fatto. '\
,\
l
.
96. - 3. Stato di diritto. - Si sono considerate e ri.
dotte le due forme dello Stato patrimt>niale e dello Stato
di polizia sotto Ia comprensiva e sintetica espressione di
,
(I) GRAZIANO, op, cit., p. 15. Vedi anche DONATl D., Stato e terr+-
torio, pago 94 e 288.
(2) Vedi PANUN7.IO, Lo Siato di d-itto, Citt di Castello, 1922,
p. 49e sogg. .
- 221-
precedenti dello Stato moderno (1). Infatti essi, pi
che veri tipi storc di Stato, sono Ia preparazione del
tipo di Stato moderno, che ha assunto, come espressioni
caratteristiche, la forma costituzonale e il dominio del di-
ritto (2). Cosl 10 Stato moderno si identifica, in tutto o
in parte, colla nozione di Stato giuridico.
Qui 10 Stato e il rappresentante della potest sovrana,
che l.cquista i segni caratteristici del diritto. Spariscono
le antiche formazioni, come ilfisco, che eamministrazione
senza Iegge. La disciplina della vita comune si esercita
col mezzo d'un ordinamento giuridico, nel quale sono ben
distinte ed espresse le sfere del diritto pubblico e del
diritto privato. I tribunali sono obbligati ad applicare il
diritto, e l'amministrazione e sottoposta alla Iegge. ,
Lo Stato acquista una personalita, ma acquista una
prsonalita anche il cittadino (3).
Lo Stato si mette in diretto contatto coll'individuo ...
Ma l'individuo, reso pi forte dall'affermata coscienza gu-
ridica e dall'aumentata potenza economica, si contrappone
allo Stato, accampando Ie dottrine deI diritto naturale,
vantando diritti innati e costituendo 'strutture e forme
politiche, unicamente dirette a tutelare Ia libert indivi-
duale nel campo dell'attivit economica, patrimoniale, mo;
rale, intellettuale e politica.
Tale dottrina, costruendo una forma di Stato sovra basi
essenzialmente individualistiche, ridusse Ia funzione di
questo a un'attivit puramente negativa. E mentre, teo-
. (I) RANELLETTI, Principii di diritto amministraiwo, Napoli, 1912,
vol, I, p. 162.
(2) GRAZIANO,' Lo Stto giu,-idico, p. 15.
(3) Vedi CROSA, Sulla teoria delle [os-me di Stato (Riv. interno di.
filo deZ dir. 1931, fase. 1, p. 25 dell'estr.).
- 222- .,
ricamente, si dichiarava che 10 Stato era tutto, in pratica
10 si riduceva, nelle sue funzioni, al mnimo indispensabile.
La dottrina dello Stato di diritto si e prestata alle pi-
varie trasformazioni e deformazioni. Per Stato di diritto
s'intese indifferentemente 10 Stato come formazione stret-
tamentegiuridica, 10 Stato come organismo, 10 Stato come
teocrazia (1). ~a sovratutto, poi che 10 si volle soltanto
assduo tutore delIa libert giuridica, esso divenne Stato
sornito dei suoi attributi di -autorit e di sovranita: ed e
quello Stato moderno, il quale attraversa ora Ia sua crisi,
che dovunque si presenta nelle forme piii acute (2).
Da questa crisi sorge una quarta espressione della'
evoluzione storica dello Stato. Essa si presenta cogl aspetti
dello Stato etico.
97. - 4. Sta to etico. - L6 Stato ha per principaIe
caratteristica l'autorit e Ia. [orza, intese come mezzo per
far osservare le norme del vivere cvile. Ma ha ancora per
caratteristica il consenso, come espressione spirituale di
volontaria appartenenza alIo Stato.
Questa formazione etica .non e accetta alla dottrina
individualistica e democratica.
Si dice che ((il concetto dello Stato fuori e sopra Ia so-
cieta, se e movente, nella stor, per Ia realizzazione del-
l'idea etica, e metafsico e tirannico: metafisico perch 10
Stato e un'unita concreta, che puo risolversi e si risolve,
a intervalli, nei suoi elementi costitutiv ; tirannico, perche
sopprime l'autonomia storica dell'individuo, cui 10 Stato
deve Ia sua ragion d'essere (3):
(l) Vedi VON KRIEKEN, Sul cosidetto Stato orqanico (Biblioteca di
seienze politiche del BRUNIALTI, voI. VII, p. 1356).
(2) Vedi WEDER A., Die Krise des moder'nen Staatsgedanken in
EU"opa, Stuttgart, 1925, pp. l l , 21.
(3) GRAZIANO, Lo Stato giw'idico, p. 177.
- 223-
Ma qui, nel nostro ordinamento, non si tratta di co-
stituire uno Stato secondo i principii hegeliani, come
unit fuori e ~opra Ia societ ; perche il pregio della
struttura nostra sta appunto nel costituire 10 Stato come
Ia societ nazionale politicamente e gnrldlcamente or-
ganizzata .. '
Ed allora si comprender come questa intimit fra
'Stato e societa generale possa darei Ia norma e Ia misura
d'una funzione etica dello Stato,' che risponda alle finalit
della vita sociale. Lo Stato, cOSI, non ci appare pi come
l'autorit stessa tirannica, ma come l'organo dell'autorit,
che non si esprime, ne si svluppa in tirannia.
Lo Stato, come organo d' autorit,e necessario alla
vita sociale. Ma 10 Stato etico e quello, che fa prevalere
sulla necessite del principio autoritario, Ia tendenza spon-
tanea delI'aggregato, ad aggrupparsi e a mantenersi sotto
l'autorit del potere superiore.
Lo Stato etico meno coercitivo e piii spontaneo; e
quello, nel quale il sentimento deI10 Stato O) costituisce.
Iaforza della solidarieta e 10 spirito dell'unit (2).
COSl, dallo Stato di diritto, inespressivo, insufflciente
ed agnostico. rispetto .alle pi importanti manifestazioni
della vita comune, si passa a una forma di Stato, che cura
Ia disciplina giuridica delle attivit sociali ed ec'onoIiche,
considerando gli individui e lecollettvita, non come
estranei alla vita e al compito dello Stato, ma come reali
forze, che debbono essere, per illoro valore sociale e per
Ia loro attivit produttiva, inquadrate e condotte, in forma
organica, verso gli nteressi generali egli scopi dello Stato.
(L] Vedi PANUSlZIO, 11 sentimento dello Stato, Roma, 1930, p. 19-
e segg.
(2) VIEsTr, Stato e diritto fascista, Perugia, 1929, pp. 22, 23.
.';
- 224_
Si dice che 10 Stato giuridico e anche Stato etico. Pu
essere, ma non sempre. Occorre infatti che esso sia una
organizzazione ben regolaza di soggetti etici; e che con
essa venganopromossi tutti i fln dell' ordinata convi-
venza (1), avendo tuttavia presente Ia prevalenza dell'i~-
teresse superiore. .
Ma giustamente si ,osserva che una elassificazione delle . ,
forme tipiche di Stato non pu ridursi e solars a pochi
caratteri storici, i quali, deI resto, non hanno ancora com-
piuto il loro processo di disintegrazione.
Tale clasSificazione, nfatt, ha il vizio di accoppiare Ia
ragione storica e l' esigenza logca della dilferenziazione
dello Stato,: per Ia serie dei ca'ratteri tpici, di guisa che
.non riesce a penE)trare Ia realt dei momenti storioi, n
ad abbracciare e comprendere Ia sintesi dei caratteri dif-
ferenzial, sulla quals pua poggiarsi soltanto una clas.
sificazione scientifica (2).
Pertanto occorre tener conto dell' elemento poltico e
di quello giuridico ..
98, ~ lI. CONCETTO POLITICO-.-:- Si erisposto al secondo
quesito, riguardante Ia concezione P?litica dello Stato,
esponendo che 10 Stato pu essere concepito come pura
torsa, come puro diritto, ovvero come forsa e diritto.
1. La forza .. - Le dottrine delIa pura forza sono
quelle, che credono di poter affermare che 10 Stato esiste
sempre, quand'anche non si possa concepirlo nella sua
unit come ordinamento giuridico, perch negli atti dello
(1) Vedi PERTICONE, Mori. ct., p. 771.
(2) GRAZIANO, Lo Stato giur:idico, pp. 20, 21. Vedi aI1cheCROSA, SuUa
teoria delle (arme di Stato (Riv, imter-n; di fiZ, deZ dir, 1931, fase. I,
p, 5, 19e 32clelI'estr,),
- 225-
Stato vedono unicamente il valore e l' attributo impera-
tivo della forza.
E -Ia forma <li Stato, che e stato designato come
:Stato subiettivo o poltico, che si costituisce dall'alto e
che comprende itipi di Stato patrimoniale e di Stato di
polizia, dove, in genere, I'assolutismo di governo conquista
-sugli individui una signo ria di fatto, chegiunge sino ano
:annientamento della personalit (1).
La dottrina della forza e il contrapposto naturalistico
-della dottrina teologica dello Stato. Ma, con questo, si di-
-sconosce cio, che costituisce veramente l' attributo essen-
ziale dello Stato, vale a dire i1diritto, l'ordinamento giu-
tI'idico.
Si atferma cOSI un puro dato di fatto. Ma, poi che 10 Stato
non si pu concepire dsgiunto dal diritto, identificando
10 Stato colla forza, si dice qualche cosa, che tutto di-
'verso dallo Stato.
2. H diritto. - Le dottrine del diritto sono. quelle,
che cereano Ia giustificazione dello Stato nel puro ordi-
namento giuridieo, senza far rcorso alia forza. ed al
potere.
E questa, in opposto all'altra, Ia dottrina, ehe e stata
-detta obiettiva o giuridica, per Ia quale l Stato si eo-
-struisce daI basso, perohe agli individui, ai gruppi sociali
-eallo unit territoriali minori spetta il carattere di centri
-costruttivi del diritto e dello Stato (2).
Ma questi vari elementi rieseono a costituire uno Stato
-senza vita e senza energia; sovratutto, uno' Stato senza .
verit. , "..
Lo -Stato diviene oggetto del diritto, e si presenta
{2) GRAZIANO, Lo Stato giuridico, pp. 21, 120 e segg.
(3) GR.-.ZIANO, Lo Stato gitwidico, p. 22.
BORTOLOTTO. - Lo Stoto Fascista e la Na sione, 15
~
- 226-
questa contraddizione: che 10 Stato, pur apparendo come
unordinamento giuridico, manca dei mezzi e dell'energia
per mettere in atto l'ordinamento stesso.
3. La forza e il diritto. - Ia dottrina, che pu
dare Ia piu precisa giustificazione dello Stato, come realta
e come potere giuridico.
Poi che 10 Stato, come specifica unit sociale, si deve
conccpire come ordinamento e cioecome sistema di norme,
.si deve far ricorso al diritto per giustificare il potere e
l'autorit dello Stato. Ma, d'altro canto, si deve far ricorso
all'autorit e al potere, per mantener l'ordinamento eper-
applicare le norme.
Lo Stato, cOSI considerato, non e un arbitro o un auto-
crate , ma SI uniforma all'ordinamento, che esso stesso ha
creato.
Vi ha un solo ordinamento giuridico, quello generale
creato dllo Stato; gli altri ordinamenti, quelli particolari,.
sono possibili a condizione .che si uniforrnino all'ordina-'
mento generaIe ..
Tutti gli interessi sono coordinati, tutte le volont sono-
riconosciute; ma debbono subire Ia disciplina costituita
dall'autorita dello Stato (1).
99. - Ill. ENTIT GIURIDICA. - Si e risposto al terzo
quesito, che chiedeva come si dovesse pensare giuridica-
mente 10 Stato, precisando tre ben distinte tendenze, che
si raccordano a quelle gi dianzi accennate: Ia dottrina
giuridica oggettiva; Ia dottrina delle relazioni o delle situa-
zioni giu?"idiche; Ia dottrina giuridica soggettiva (2).
-,
(1) BORTOLOTTO, Lo Stato e la dott"ina corpomtiva, voI. I, n. 36
e segg.
(2) Sulle dottrine giuridiche vedi GIESE, Deutsches Staastrecht ;
pp. 2e 3.
- 227-
1. Dottrina oggettiva. - La dottrina giuridica og-
gettiva consiclera 10 Stato come oggetto del diritto.
Lo Stato e l'espressione della Iegge, perch, al di sopra
di tutti i soggetti, sta un sistema di norme, le quali de-
terminano certe situazioni legali, .
Si crea cOSI una situazione giuridica, per Ia cui giu-
stificazione si sono escogitate varie teorie, le quali tutte
presentano debolezze e difetti, che veramente costituiscono
un pericoIo e un danno per l'unit e per Ia sovranit dello
Stato.
Son queste le teorie del contralto sociale e della so-
ranit popolare, che, in genere, sono state designate come
teorie atomistiche, o meccaniche, o empiriche (1) .
.a) La teoria contrattualistica. - E Ia teoria, che si pu
chiamare delloStato (inzione, come espressione del pi
schietto individualismo (2). .
Ilcittadino dichiara che l'ordinamento giuridico, anzi
Ia costituzione dello Stato, come ordinamento sociale, ha
valere perche e fin tanto che egli stesso, che e pur sotto
messo all'ordine sociale, 10 ammetta e 10 voglia. Vale a
dire fln tanto che esso prescri va il suo contenuto e aI suo
contenuto dia Ia forza della sua volont.
Sorge COSIilprincipio della minor ingerenza possibile
delIo Stato neIla vita della nazione e il restringersi delle
sue funzioni alla pura garantia della coesistenza dei citta-
dini e alla tutela dell'ordine pubblico.
Ne risulta, in pratica, quello che si e chiamato 10
Stato-gendarme (3).
(1) Vcdi GRAZIANO, Lo Stato giuridico, p. 186 e segg. 196 e segg.
(2) Per una chiara esposizione sulIa contesa fra Ia dottrina indi-
vidualistica e Ia dottrina ad essa contraria, vedi J ERUSALEM, Gemeinsc ha]
und Staat, Tbingen, p. 12e segg.
(3) Vedi REOANO, Lo Stato etico, Firenze, 1927; p. 65.
".
- 228-
Ma l'ordinamento giuridico positivo non pu avere na-
tura n formazione contrattuale. La comunit, costituita.
a mezzo d'un contratto, non e, ne pu essere solidale; e,
in tal guisa, l'ordinamento .non pu essere detto, in vero
senso, ordinamento giuridico. . ,
Questa teoria della volont e del contratto sbocca alia
confusione del dovere col volere, nel senso che il soggetto
giuridico finisce per essere persuaso che egli deve sol tanto
cio che vuole.
La dottrina del dovere subisce, pertanto, una com-
, pleta inversione, perche si pu dire che non p il citta-
dino e obbligato verso 10 Stato, ma che 10 Stato e obbli-
gato verso il cittadino. Sta in questo, principalmente, Ia
debolzza della teoria del contratto, che, aI pari delle ideo-
logie dei giusnaturalisti, e ormai completamente sor-
passata.
Da questa concezione sorse 10 Stato liberale, Ia cui ato
tivit e limitata e circoscritta alia difesa cont.ro gli assalti
dall'esterno e alla difesa della vita e degli averi del citta-
dino all'interno. Mentre non e ammessa alcuna attitudine
positiva, per il benessere ed il progresso dei cittadini. E
speoialment nessuna iniziatva e permessa in rapporto
alia vita economica, spirituale, culturale, che si crede dover
lasciareal libero gioco delle attivit sociali (1).
b) La teoria della sopranit popoiare. - Si e creduto
di rimediare all' incertezza della teoria contrattuale ri-
correndo alIa teoria della volont popolare.
Ma anche questa dottrina si risolve in una finzione e in
un astrattismo individualistico e democratico, Invealt, la
potest d'imperio non pu risiedere nella massa dei popolo,
(1) Vedi KELSEN, All.'lemeine 'Staatslehre, pp, 31; 35.
<,
- 229-
dato che sorge solo quando il popolo e organizzato a Stato
e per cio risiede solo ne110 Stato (
1
).
1..0 Stato democratico significa self-governemeni e au-
todeterminazione, Per cio 10 Stato, pi che essere conside-
rato una forma indifferente e agnostica, e considerato una
intrusione e un male necessario. '
fi; l' espressione della dottrina utilitaristica inglese, 'che
considera lalibert come Ia possibilit,da parte dell' indi-
viduo, di compiere tutte le azioni secondo il suo talento,
pur che non Ieda o invada il campo altrui.
Oosi il potere non e un'essenza o funzione realizzatrice
di libert, ma un limite e un termine.
li principio e Ia dottrina della sovranit popolare sono
,ancora aecettabili come puro principio teorico. Dove essi
cedono e nell'applcazione pratica, come abbiamo esposto
altrove (2) e come diremo pi innanzi (3).
100. - 2. Dottrina del Ie si tuazioni giuridiche.
_ Questa dottrina si riporta, in conclusione, alla precedente.
Cercando' di risol vere l'inerte oggetti vit dello Stato, in
una concezione, che pi giuridicamente Ia spieghi, finisce
per sostituire all' oggetto Ia relazione, rendendo COSI pi
astratta ancora l'idea dello Stato (4).
A questa concezione si ricongiunge quella dottrina dei
realismo poltico (5), che, pur nel suo proposito di romperia
coi dogmi giuridici, filosofici o politici, finisce per ricadere
(1) RANELLETTI, lstitu .ioni, cit., p. 32. Vedi anche ai ri guardo SCIlMITT,
Der Hte,' de,' Ver(assung, Tbingen, 1931p. 9.
(2) Vedi BORTOLOT'fO, Lo Stato e la dott"ina cOI'pO"ativa, vol. I1,
D. 283e segg.
(3) Vedi pi innanzi, n. 101.
(4) Vedi REDANO, Lo Stato etico, p. 206.
(5) Vedi DUGUIT, L'Etat le d,'oit objecti] et la loi positi1 ;e, p. 1.
.,

/
(Stato:-servizio) o come una mera creazione giuridica (Stato
{li di ri tto).
a) Stato-servizio. - La dottrina dello Stato-servizio e
-dottfina emnentemente sindacalista, Ia qual e sostituisce
Ia .nozione di servizio pubblico alla nozione di sovranit e
<li potere statuale. ,
1..0 Stato e il diritto oggettivo dei servizi pubblici; ed
esso diviene una pura attivit ammirristrativa, senza realt,
senza iniziativa e senza vita ('1). --
Di questa dottrinasindacalista delIo Stato-servizio di-
. remo pi innanzi (2).
o) Stato di diritto. - Non ripeteremo quanto ,e stato
esposto dianzia proposito dello Stato di diritto. Esso non
ha altro scopo, all'infuori di quello della tutela del diritto
-e della libert dell'individuo (3).
Il concetto di Stato e solo espresso -sotto il punto di
vista della libert civile, che determina Ia misura e Ia pro-
porzione di tutte 1e manifestazioni di autorit.
Lo Stato di diritto rappresenta l'antitesi piena e per-
fetta dello Stato sovrano. L'espressione assolutamerite in-
dividualistica delI'ordinamento porta alla preva1enza dei
diritti del singolo e deg1i interessi partico1ari sugli inte-
ressi generali e sui diritti dello Stato (4).
00S1, con lievi variazioni, a seconda delle particolari
- 231-
- 2.30 -
inevitabilmente nelle concezioni dogmatiche; alla stessa
guisa che, per allontanarsi dalle direttive individualistiche,
ritorna sempre ai principii del pi schietto individualismo.
Infatti tutte 1ecostruzioni in materia non fanno che con-
fermare, nella realt della vita pubblica, l'esistenza, da un
lato, d'una incoordinata, .amorfa, atomistica compagine di
governati, e, dall'altro, d'una concreta e ristretta oligar-
chia di governanti (1). .
E Ia dottrina giuridica di quelle tendenze, che, piu che
considerar l'individuo, considera no Ia societ e gli aggre-
gati sociali; e che si riso1vono, praticamente,ne1 colletti-
vismo. nel socialismo, nel sindaca1ismo, iquali sorgono dai
medesimi presupposti individualistlcl, daiquali sorgono il
liberalismo e Ia democrazia.
L'indi viduo non pu pi negare Ia realt, che si chiama
Stato. Ma, poi che egli non fa che pretendere qua1che cosa
da questo ente, che trova di fronte a se, 10 riduce a un
insieme di servizi o a una mera rea1t giuridica.
L'individuo etuttavia iltermine, intorno aI qua1e e per
il quale tutte le attivit si svolgono. Le organizzazioni e
gli aggregati sono pluralite non unit. Essi rappresen-:-
. tano ordinamenti giuridici autonomi e particolari, che sono
messi .in funzione per Ia soddsfazione degli interessi in-
dividuali o di classe.' La 101'0attitudine particolaristica fa
SI che Ia collettivit e contro 10 Stato, perche 10 Stato rapo
presenta il diritto e Ia' collettivit rappresenta Ia vita
sociale. Ed e sempre esistito e si e sempre mantenuto
, vivo il dualismo fra Stato e societ, fra diritto evita
economca,
00S1'10 Stato econsiderato da queste forze attive, che
ad esso sono estranee ed avverse, o come una funsione
'(1) Vedi LEROY, Les traneformations de la puissance publiq1 ~e,
Paris, 1907, p.79 e sego
(2) Vedi pi avanti, n. 102.
(3) Vedi PANUNZIO,Lo Stato di diritto, Citt di Castello, 1922,
pp. 33, 68. Sulla espressione Stato di diritto :. e sul suo valore veggasi
PANuNzro,op. cit., p. 19e segg. Vedi anche NAVARRA, Introduzione, cit.,
p" 118 e segg. .
(4) Vedi SCHMI'l"l',Vel'rassungsleh~'e, Mnchen,1928, p. 129e segg.
Vedi HELLER, Recktstaat od~?' Diktatur (Neue Rundschau, dicembre,
1929).
"
( I) Vedi GRAZIANO, Lo Statogiw'idico, p. 207.
- 282-
-233-'
(I) .vedi pi innanzi, n. 127.
un morale organismo, concepito comepersona (1), si deve
considerare che anche il problema della sovranit e pro-
blema di volont.
Ma, come tale, considerato 10 Stato pel' 10 studio che.
ci interess, si deve dire che 10Stato in tanto sovrano,
in quanto e persona giuridica COl), piena capacit di volere.
E, in tanto e persona giuridica, in quanto e sovrano, poi
che Ia capacit .di voiere dello Stato non e concepibile, se
non sotto Ia specie della sovranit.
Pertanto non si pua risolvere il problema della sovra-
nit, se non si risolve quello della personalit di diritto.
E Ia dottrina fondamentale della personalit dello Stato
ce 10esprime come il soggetto, che crea il diritto, che cura
l'applicazione deI diritto che sottomette s~stesso all'im-
pero del diritto.
Da queste attitudini appaiono tre momenti principali
dell'attivit dello Stato:
a) il momento dellaformazione -del diritto, che relizza
il principio della statualit 'deZ diritto, come espressione di
personalit edi .supremasia dello Stato in reqime giuridico;
, b) il momento dell'applicazione del diritto, che realizza
il principio del1a disciplina obbligatoria del diritto, come
espressione di sooran dello Statoin regime di gerarchia;
, c) il momento dell' autosubiezione deIlo Stato al di-
ritto, che realizza il principio dell'autodeternina.Z'ione dello
Stato som'ano, come espressione della personalii dello
Stato in regime corporatioo (2).
Infatti, delle tre tendenze, che sono state forrnolate :
dalla dottrina giuridica dello Stato per rispondere al que-
tendenze, si nega a110Statola prerogativa e Ia potest
sovrana, Ed, affermando Ia sua pura realt giuridica, s~
nega anche l personalit dello Stato.
Lo Stato amministratore, o giudice, o lgislatore e 10>
Siato-istituto. Il che significa' che 10 Stato e una forma-
zione che si fa agire secondo il diritto ein base alla norma
giuridica; ma che non agisce. secondo il diritto e in base
aUa norma giuridica.
Esso e un rneccanismo, ma n011un orqanismo giuridico;
101. ..:.... 3. Dottrina soggettiva. - Secondo questa dot-
trina, 10 Stato possiede vera f> propria soggettivit gilll'i-
dica" con capacit di volere e di compiere atti aventi va-
lore giuridico.
Ma non basta che 10Stato sia provvisto della funzione
giuridica; occorre che, oltre del diritto, esso sia fornito de}
potere per attuarlo.
In altre parole, fa d'uopo che 10 Stato sia soggetto di
diritto non solo, mache sia anche Stato sovrano, nel senso
d'vere apropria disposizio,nel'energia per dar vita pratica
alla Iegge e per mantenere l'ordinamento giuridico.
La dottrina dello Stato giuridico in tanto e concepibile,
in quanto accetti, come suo presupposto principale, Ia
realt dello Stato; non come realt determinata dall'esi-
stenza dei diritti individuali o dal diritto oggettivo pree-
sistente,ma come personalit determnata dall'esistenza di
diritti superiori dello Stato. Essa e solo concepibile in
, quanto accolga un complesso di diritti spettanti allo Stato,
come veri e concreti diritti di supremazia (1).
Prendendo le mosse dalla classica definizione dei Ger-,_
ber, il quale defini Ia sovranit Ia potest di volere h) (1) GERBER, G1 'und~iige e deutschen Siaatsrechts, Leipzig, 1880,
7. '
(2) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina cO'']Jo''ativa, '"01. l,
'n. 48 e segg. - '
(l) Veggasi al riguardo GIESE', Deutsches Staatsrecht, p, 22esegg.;
SALOMON, Allgemeine Staatslehre, p. 44 e segg. Per Ia distinzione tra
forme di Stato e forme di governo vedi CROSA, 'Mon, eit., P: 12e 31
dell'estr.
(2) Vedi KELSEN, AUgemeine Staatslehre, p. 320.
~235-
Si suol porre il problema del governo dello Stato sulla
base del principio, di autorit, in tre forme: autorit di uno
(monw-chia); autorit di pochi (aristocrazia); autoritdi
molti o di tutti (democrazia) (1).
, Ma a noi pare che, pi che esaminare Ia direttiva e 10
spirito, che sopraintendono all'assegnazione dell'autorit,
convenga piuttosto porre Ia forma di governo, in rapporto
, eolla direttiva, che presiede al suo esercizio.
Avremo cosi tre principii:
a) liprincipio unioersalistico, che rappresenta l'affer:-
mazione di preponderanza, dautorit e di, sovranit dello
Stato, o dei sovrano, o di pochi. Esso determina le forme
autocratiche o aristocratiche;
b) Il principio individuali'stico, che e l' affermazione
della libert e della sovranit dei popolo. Essa determina
le forme liberali, democratich, soei aliste e eindacalieteC);
, '
c) II principio corporativo, che rappresenta Ia solida-
. riet di tutti gli elementi nell'orbita dello Stato sovrano.
Esso determina le forme organizzate nel coordinamento
delle- volont.e nella proporzione degli interessi, come
struttura dello Stato fascista.
Secando 1e dottrine fllosofiche e pubblicistiche correnti,
una nazione e libera quando non e assoggettata a uessuna
dominazione straniera; e un popolo e libero, quando tutti
i cittadini possono partecipare, in certa misura, alla .dire-
zione e all'esercizio degli atfari pubblici (3). .
Si tratta solo di vedere Gome possa avvenire, come
\
- 234-
sito proposto ad esprimere come debba pensarsi giuridi-
camente 10 Stato, .quest'ultima, che noi" professiamo, ri-
. sponde esattamente alla concezione e alla realt dello Stato
sovrano, in ordinamento gerarchico e corporativo.
102. - IV. FORME DI GOVERNO. -- Si e risposto ai quarto
quesito, che noi abbiamo proposto, riguardante le forme di'
governo, esponendo i vari tipi di ordfuamenti di Stato (1).
Si dice che il problema. della forma dello Stato e un
problema di contenuto giuridico (2). Crediamo piuttosto
che esso sia un problema di forma giuridica, ma di con-
tenuto profondamente poltico. .
Certo Ia matria ri veste grande, importanza, perche 10
studio deUa forma di gov.erno rivela Ia stessa intima natura
dello Stato medesimo. Ma e altrettanto certo, comunque si
voglia considerare e svolgere n problema delle forme di
Stato, che l'indagine dovr essere, in via generale, con- '
dotta, da un lato, sotto il punto di vista politico, come
studio dell'organizzazione e dell'autorit, che esercita il
potere pubblico; e, dall'altro, sotto il punto di vista giu-
ridico, come studio delle espressioni della volont statuale
e dei' rapporti di diritto pubblico.
Etutto questo, .politicamente egiuridicamente, 10 studio,
dpprima delle proporzioni fra volont e deterrninazioi
dei singoli e degli ent; dipoi, del concorso dei vari inte-
ressi, che si perseguono nella varia espressione della vita
sociale; e, influe, della coesistenza deI principio di libert
#
e del principio d'autorit nll'ambito dei, rapporti politici
e' giuridici.
(1) Vedi BOR'l'OLOTTO, Lo Stato e Ia dotirina corpomtiva, vol. lI,
n. 162e segg.
(2) Vedi .fERUS.\LEM, Gemeinschaft ttnd Staat, Tbingen , 1930,
p. 2~ e segg.
(3) Vedi BLOCl~, Dictionnaire gene1 'al de Ia poli tique, Paris,
vol, lI, p. 370 j PALMA, Diritto costituaionale, vol. I, capo IV, pp. 133, 134,
- 236-
avvenga questa partecipazione e come si realizzi l'esercizio
,delle funzioni pubbliche, che pu verificarsi solo per mezzo
di' delega, perch l'universalit dei cittadini e sovrana solo
'nel senso, che nessun indi viduo, nessuna frazione, nessuna
associazione 'parziale pu arrogars Ia sovranit o il potere
pubblico, se essa non e stato regularmente delegat, o con-
fidato, o riconosciuto (1). .,
103. - Allo scopo di precisare le diverse posizioni dei
soggetti rispetto a110 Stato, riteniamo di esporre, nelle loro
essenziali caratteristiche, i principali ordinamenti di Stato,
per fissare, in base ad essi, le varieforme dei rapporti gu-
ridici e politici.
1 . L'-ordinarnento autocratico, nel quale vanno com-
, presi tutti gli aspetti dell'assolutsmo. Qui Ia massa di co-
101'0, che sono soggetti all'ordinarnento giuridico, non ha
parte alcuna, ne dirett 'ne indiretta, nella formazione del-
I'ordinameuto medesimo.
2, L' ordinamento libera te, nel quale sono comprese
tutte le apparizioni delladottrina naturalistia e individua-
.listca. Qu~Ia massa di coloro, chesono soggett all'ordi-
namento gluridico, esige che le norme di. diritto costtui-
scano soltanto Ia sfera di protezione dei diritti individuali,
riducendo 10 Stato a ,una pura forma di garantia modera-
trice, fndifferente ed agnostica.
3 . L'ordinamento democratico, nelquale sono com,
prese tutte le forme e le gradazioni della democrazia. Qui
Ia massa di coloro, che sono soggetti all'ordinamento giu..
ridico, partecipa, direttamente o indirettamente, alia for-
mazione dell'ordinamento stesso col mezzo del suffragio.
4. L'ordinarnento sindacalista; neliquals si corri~ren-
..
(I) Vedi COSTAN'J ', C07'SO di politica costttueionale, appendice capo 1.
\
, - 237 -
dono le strutture organizzate, che vivono fuori di ogni
riconoscimento dello Stato nell'ambiente sociale. Qui esse
sono arbitre della funzione politica e costituiscono l'ordi-
namento- giuridico ed economico ad un tempo, a prezzo
'nell'esautoramento dello Stato, che viene ridotto ad una,',
semplice formola giuridica o all'aspetto d' un .insieme di
servizi. ,
, 5. L'ordinamento socialista, nel quale vanno comprese
. tutte le forme derivafe dalla dottrina marxista. Qui le
masse costituiscono l'ordinamento giurdco colla .subordi-
nazione' della politica all' economia pubblica.' Ma, pi ch~
, affermare ed esprimere Il principio della sovranit del po
polo, tendono ad affermare e stabilire, nel governo ge-
nerale, Ia dittatura d' una classe. La funzione giuridica e
politica e sopraffatta da1la ragione e dalla necessit eco-
nomica. E Ia funzione e il potere sono di spettanza della
classe proletria, preponderante nell'ambiente economico
e produttivo.
. G. L'orclinarnento corporaiioo, .nel quale vanno consi-
derati tutti gli aspetti del corporativismo. Qui si, ha i 1
concorso di tutte 1e energie, organizzate sotto Ia disci-
plina dello Stato, alle funzioni costituzionali. La massa di
coloro, che sono soggetti all'ordinamento giurdico, parte,
cipa all'attuazione dell' ordinamento medesimo, indiretta- ,
mente col mezzo delsuffragio, e direttamente, col me7;ZO
delle proprie organizzazioni, riconosciute dallo Stato, for-
, nite di personalit giuridica e dotate d' attribuzioni e di
poteri, per il conseguimento degli scopi d' interesse ge-
neraIe.
104. - '1. Or dl na ment o au to cr atic o. - Era forma
dello Stato assoluto, dove unico soggetto di diritti e un
indi viduo, ovvero un ent,e, che si costituisce e s'impone di
contro e al disopra di tutti gli altri soggetti.
~'
-
,- 238- - 239-
AI principe solo spetta Ia potest d'imperio ; esso riu-.
nisce in 'se tutti i poteri : legislativo, amministrati vo, giu-
risdizionale. Agli indi vidui non spetta alcun diritto poli-
tico e, per conseguenza, Ia loro posizione non quella di
soggetti giuridiGi, mabensi quella di oggetti deI diritto e
della potest sovrana (1).
Manca qui, a rigore, Ia nozione d'unit dello Stato,
Ia quale abbracci, in una compiuta sintesi, tutti gli ele-.
menti sociali e poltc, considerati come, forze costrut-
tive (2).
Questa dottrina e frutto della sconfinata concezione
universallstlca delIo Stato. Per essal'organismo dello Stato
e l'espressione di un'originaria superiore entit spirituale;
esi comprende come, di conseguenza, Iapotest d'imperio
non possa spettare ne atutti n a molti, ma bens solo ai
rappresentanti del superiore spirito, vale a dire ai migliori.
Questi possono essere ipi forti, i pi -intellgenti, i
p autorevo1i; possono rappresentare il ceto sacerdotale,
icondottieri, i principi; assumono il potere per volere,
determinazione e investitura divina, e dei loro atti deb-
'bono rispondere solo innanzf aDio.
Si dice che, alIa stessa guisa che ia teologia giustifica
l'imperio, Ia metafisica giustifica 10 Stato. Dio e 10 Stato
vengono identificati 1:1e.11' assolutismo. Monoteismo e mo-
narchia, come rappresentanza, appaiono come causa e fon-
damento del diritto. L'unit e data unicamente dalla per-
sona e Ia persona assoluta' e l' autorit legittima (3).
Ma, per quanto questi principii abbiano avuto per lungo
tempo valere (1), occorre osservare che non si riesce a
dare aiustificazione dello Stato e della sua sovranit ri-
o '
correndo alIa divinit o ad altra entit metafisica. Se si dice
che Dio, o il volere superiore, vuole 10 Stato, non si dice,
in verit, nulla; esi costituisce soltanto una finzione ouna
astrazione.
Infatti non si esprime n si manifesta Ia realt d'una
forza creatrice, ma si conferisce solo alIo Stato una forma
divina, soprannaturale, fatalmente necessaria.
Una giustiticazione metafisica dello.Stato edell'ordina-
mento gluridico non puessere che relativa; e non assoluta.
Di pi, non si giustifica l'esistenza d'uno Stato, costituen-
dolo come oggetto della potest d'un principe, creato-per
volont divina, poi che Ia vita non puo essere determinata
e fissata, nei suoi limiti, nelIe sue attivit e nelIa sua fun-
zione, se non dana vita istessa.
La vita e le sorti dei popoli debbono governarsi con
concetti umani e non risalendo a principii superiori, che
possono dar solo Ia spiegazione dell'intelligeriza e della li-
bera coscienza degli uomini, i quali, alla lor volta, possono
creare le loro realt sociali e i 101'0 ordinamenti politici.
Nona torto Marsilio da Padova diceva che, in ogni
forma di governo, il potere ha per causa remota Iddio e
per causa prossima il popolo (2). Oos il diritto divino della
'sovranit si ripiega e si compone in una piir precisa realt
umana, perche 10 Stato e Ia' sua autorit appaiono come
un prodotto e un esplicamento natural e,e progressivo della
volont, della ragione edell'intelligenza umana, che sI tra-
(1) Cfr. STA.HL, Die Philosophie des Rechts , Leipzig, 1878, vol, lI,
p, 12'; KELSEN, op. cit, p. 152; DE MA.ISTRE, Sul principio qeneratore
delle costitu sior politiche e delle altre istitu:rioni, Napoli, 1850, pp. 10,
14, 17; Or.rVETT! A. O., Lineamenti del nuovo Stato italiano, p. 68
e segg.
(2) GRAZIANO, Lo Stato giuridico, p" 18.
(3) Vedi SALOMON, Allgemeine Staatslehre, p. 48.
(I) Per una vasta trattazione vedi GRAZIANO, Lo Stato giuridico,
p. 95 e segg.
(2) MARSILlO da PADOVA, Defensor pacis, ediz. del 1824, p. 47.
"
- 240-
duce nelle forme della sovranit, liberam ente accettata e
acconsentita dagli uomini.
Son queste le debolezze e gli errori della dottrina dello
Stato assoluto. Essa ha tuttavia l'unico pre.gio d'aver creato
una forma di Stato essenzialmente untaria.:
Unit, che non fu affatto empirica (1) e che fu caratte-
ristica e forza dello Stato romano. Disgregatasi durante
i1medio evo, fu p tardi, per opera della tendenza auto-
cratica e assoluta, ricomposta per il concorso dei tre ele-
menti essenziali della struttura statuale: popolo, territorio
e potest d'imprio (2).
105. - 2. Ordiriamen to l ber ale. - L'individuo, co-
stituito sotto gli ordinamenti' autocratici come oggetto
della potest dei sovrano, ha, a poco a poco, acquistato Ia
. coscienza della prpria forza e dei propri diritti.
La personalit dell'individuo, assumendo i caratteri e
Ia funzione di potenza pubblica, diventa una forzaneces-
saria all'esistenza stessa dello Stato ... , 10 Stato moderno
inizia e compie Ia sua evoluzione in virt di un'ascensione
lenta e graduale dell'individuo verso 10 Stato e per mezzo
di un'azione di carattere economioo-sociale, cui segue una
affermazione di carattere poltico ) (3).
Ma Ia stessa posizione dell'individuo 10 porto a prender
posizione in contrasto colIo Stato, che, secondo questo
ordinamento, e Stato di raione ...
Lo Stato viene considerato come libert etica esociet
umana di ragione e non come potenza pubblica. E deve solo
svolgere le funzioni, che sono inerenti alla sua posizione
(1) Vedi GRAZIANO, i Stato giw;idico; .p. 183.
(2). RANELLEIT1, lstituzioni; p. 55;' B'oRNHAK, Grundriss,
Vedi anche RAV, Lo Stato come organismo etico; p. 30.
(3) GRAZlANO, Lo Stato giuridico, p. 18. .
p, 13.
. /
- 241
di tutore in via positiva. o negativa, delle libert indivi-
'. .
duali.
Ma, in questa guisa, 10 Stato viene considerato come una
pura finzione e da un punto di v.istapuramente negativo {1}
ln verit, esso rivela una specie di srnisurato compro-.
messo fra tanti interessi singoli e tanti gruppi d'interessi,
realizzando il massimo d'utilit fra gli individui, col mi-
nimo di pregiudizio e di svantaggio particolare (2). Ma ad
esso consegue i1massimo di svantaggio per Ia realt e per
l'eslstenza dello Stato, che, nella tutela della libert, nella
garantia dell' ordine e nella protezione degli interessi, trova
l'ambiente della propria p~ssivit ed inerzia. . .
La dottrina dei diritto naturale, se pure, ai suoi 111lZ1,
haavuto il merito di porre in evidenza il valore delle spon-
tanee formazioni el'importanza dei libero .assenso di cntro
alla volont divina, al rescritto dei sovrano e alla coazione
dell'autorit, pi tardi, armonizzata e adattata alle esigenze
rigidamente individualistiche deUa dottrina democratica, ha
perduto gran parte del suo valore, per dare mportanza solo
a talune prerogative deU'individuo e per trascurarne altre,
che pur hanno interesse e importanza di grande rilievo
Cosi si coltiva Ia tendenza deU'individuo verso Ia li-
bert, e si d ad essa il maggiore valere. Ma si trascura
.Ia tendenza dell'indivduo stesso verso Ia socialit e verso
l'organizzazione di quelle strutture sociali, che rappresen-
tano a un tempo affermazione, tutela e presidio dei suoi
interessi individuall. E si trascura del pari Ia sua tendenza
verso Ia giustizia e verso Ia forza, peI' Ia quaIe esso pra-
tica Ia sua sottomissione ai poteri dello Stato. .
Sulla base dell'individualisrno si e pure considerato il
[I] Vedi KELSEN, AUgemeine Staatslehre, p. 31.
(2) Vedi REDAN, Lo Stato etico, P: 138; PANUNZIO, Il sentimento
dello Stato, P: 48.
BuI\TOLOTTO . - Lo Slalo Fascista e Ia Nazione.
16
~
- 242-
parlamentarismo come un'applicazione dellateoria liberale.
E si dice che, alla stessa guisa che, dalla libera concor-
renza di privati nteressi nel campo economico, deve uscire
un equilbrio. e un'armona utile, per Iavita sociale, cOSI,.'
dal conflitto delle idee, deve risultare l'utilit della vita
poltica (1).
Secondo Ia dottrina indi vidualistica, 10 Stato e una for-
mazione volontaria eIa sovranit dello Stato e conside-
rata derivazione della sovranit deI popolo.
Ma'l'aatrattismo di questa dottrina e dimostratc e com-
provato eosi dallapratica degl ordinamenti statual come
dai corso della storia. II principio umanistico determino
l'assolutismo statuale deI XVII secolo eIaformazione dello
Stato di polizia deI XVIlI. Contro di essi reagi l'enciclo-
pedia esi svolse Ia rivoluzione, dalla :quale risorse puri-
ficato il .giusnaturalismo, mentre Ia sovranit del popolo
apparve convesti schiettamente individualistiche, sulle basi
dell'assoluta libert e delIa volont individuale.
106. - 3. Ordinamento democratico. - La demo-
crazia e, pi ancora del liberalismo, Ialogica forma poltica.
dell'individualismo e deI giusnaturalismo.
I' postulati fondamentali di tale formazione sono:
a) i cittadini sono forniti di .eguali diritti, perch sono.
entrati a costituire 10 Stato per sociale contratto ;
. b) i cittadini sono forniti di ugual poteri, perche
chiamati ad esercitare lasovranit coI mezzo del voto (2).
II principio giuridico epoltico della dernocrazia edefi-
nito Ia identit tra sovrani e sudditi, tra governanti e
governati, tra superiori einferiori (3).
(1) Vedi SALOMON, Allgemeine Staatslehre, p. 55.
(2) Vedi SPANN, De?' uiahre Staat, p. 108.
(3) Vedi SCHMITT, op. cit., p. 234, p. 258 e segg.

- 243-
- ,
Maquesto e puro astrattismo, perch il principio, cosl
alfermato, non pu negare Ia gerarchia eper ciocontradice
a se stesso; mentre il suo ordinamento manca persino di
quel principio di autorit, che pur si d,eve ravvisare ne-
cessario in qp.alsias forma di governo.
Di queste contradizion e piena Iadottrina democratica.
La democrazia, che, in fatto di religione, efatta di com-
plete . negazioni (2), senza essere religiosa e mstica; alIa
stessa guisa che, per non voler essere demagogica, esercita
il demagogismo; e, per combattere le oligarchie, di venta
potentemente oligarchica. .
Infatti Ia democrazia ha cominciato col bandire le sue
dottrine a!fermando che Ia voce del popolo e voce di Dio.
Ha detto che il popolo agisce per impulso di potenze su-
periori, ohegli individui non sanno spiegare.,,:Ha sostenuto
cheil popolo e saggio e gilisto, perch contiene ed ssprime,
nella sua intimit originaria, tutta Ia saggezza e tutta Ia
giustizia della nazione. E non avvertiva Ia contradizione,
in cui cadeva, quando, combattendo il diritto divino dei
troni e dei reggitori, creava tuttavia un'investitura mistica
sulle prerogative naturali dell'uomo e matava l'antico di-
ritto divino dei monarchi nelIa maest onnipotente enel
diritto divino del popolo (3).
Ne si dica che questo e artificio polemico, perche ne
troviamo conferma negli scritti democratici, dove e detto
che il democratismo e originariamente eostituito in
forma cosl trascendentale, comel'assoIutismo . E, altrove,
che Ia democrazia e ilmoderno Stato assoluto, l'onni-
(1) Vedi BORTOLOTTO, Faschismus und Religion (Der Ring, Berlin,
1931).
(2) BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina corporativa, vol. 11n. 12.
Vedi anche GRAZIANO, Lo Stato giuridico, p. 197.
"
r
- 244-
potenza creata a traverso lapotenza di tutti, sotto l'ideo-
logia o l'ideale della libert e dell'eguaglianza (1).
L'attuazione dell'ordnamento guridico si realizza, in
regime. di democraea, in due modi:
, a) La formazione delle Ieggi avviene direttamente per
/' mezzo di coloro, per i quali Ie norme stesse hanno valere
d'imperativo, costituendo dei doveri giurdici pubblici: E
il popolo ha il diritto d'interloquire direttamente, in sede
di formazione delle Ieggi: E questa Ia forma di democrazia
diretta (2).
b) La formazione delle leggi avviene per mezzo della
( .
rappreeentanza scelta daI popolo coI suffragio. E questa Ia
forma di democrazia indiretta, che Ia piu frequente (3).
Cosi, secondo Ia dottrina democratica (4), Ia naziona
self-governement e 10 Stato e rappresentativo e 'parlamen~
tare (5).
Ma l'eIezione e il vero, l'unico esercizio della sovranit
popolare, mentre i diversi poteri, non eccettuato il potere
regio, sono, per cosi dre, gli organ ristretti e-delegati di
questa sovranit (6).
L'elezione diventa elettoralismo e' parlamentarismo,
con tutti i difetti e i danni, che esso ha prodotto esta
producendo (7). E non si pua certo dire, come l'esperienza
(I) SALOMON, Allgemeine Siaatslehre, pp. 48 e 59.
t2) Vedi KELSEN, Allgemeine Staatslehre, pp. 328-329.
(3) Vedi CROSA, Mon. cit., p.J O dell'estr.
(4) Vedi ROIlfAGNOSr, 6iw'isprudenza teorica, parte I, lb, V, capo Il,
3; vedi anche ESMEIN, Elements de' droit costitutionnel [ranais et
compal'; Paris, 1899, p. 1. , .. .
(5) PrERANl'ONr, Trattato di diritto costitu sionale, Napoli, 1873, l,
p. 271. ' ,
(6) ROLIN J ACQUEMYNS, in Revue de droit internationat de Gand,
1870, p. 523.
(7) Vedi BORTOLOl'TO, Lo Stato e ta dottrina corporatioa, vol. 11,
n, 268 e segg., 275 e segg.

- 245-
c'insegna, che 10 Stato moderno abbia compiuto Ia propria
funzione storica e segua.la prpria evoluzione attuale, ri-
spondendo alle esigenze ed assolvendo alle necessit, che
si presentano nella vita dei popol.
107. - 4. Ordinamento s nd acal is ta. - Se 1'0rdL
namento democratico porta progressivamente e necessa-
riamente all'indebolimento dello Stto,l'ordinamento .sino
dacalista porta a:anegazione dello Stato, che, come. si e
visto, e ridotto a un insieme di servizi.
II Dugit, riprendendo Ia dottrina demoliberale, c~m.-
sidera 10 Stato come contratto e ne fa una' mera creazione
giuridica sfornita cOSI di' personalit come di sovranit.
Esso nega Ia: volont generaIe deI Rousseau e colloca al
suo posto una pluralit di volont, che contrattano tra
loro, per creare una situazione di diritto, che si chiama
Stato (1).
Ma questo Stato e il nulla. E un complesso di servizi,
organizzati e controllati dai governanti, i quali hanno per
loro compito essenziale quello di curare le pubbliche atti-
vit.
La gerarchia dello Stato sindacalista costituisce, alla
sommit, i funzionari, che sono rappresentanti della mag-
gioranza effettiva degli individui, e costituiscono i gruppi
sociali. Ma aquesti rappresentanti non eaccordata ne rico-
nosciuta alcuna potest o potenza pubblica, perche es~i
hanno soltanto il dovere d'impiegare Ia' maggior energia
'nella realizzazione del diritto; ed il loro compito si riduce
ad una funzione di sorveglianza e di controllo dei gruppi
sindacali fortemente organizzati, federati per professione
e aventi una rappresentanza poltica.
'.- -
(I) DUGulT, Trait de droit constitutionnel, J ; P: 128.
,
- 246-
- 247-
Invece 10 Stato sindacaIe significa Ia reale esistenza di
due Stati: uno Stato aconomico, complesso di organizza
zioni, che costituiscono l'insieme della societ e Ia sua
forza; uno Stato politico, piccolo, evanescente, debole, senza
personalit e senza poteri. .
. La coscienza economica, professionale e di classe riesce
superiore e preponderante a quella nazionale, politica e
statuaIe, con dannose conseguenze per l'unit e per il
composto ordinamento <:1.e11o Stato (1).
j
Si dice che il sndacallsmo non si pone come nega-
zione dello Stato moderno, ne come concezioneastratt~
d'un uomo ideale, ma come 10 stesso svolgimento della
storia dello Stato verso una maggiore universalit (2)-
Ma questo non e che un puro compromesso filosoo
. '
che contradice a tutta Ia realt giuridica e politica, perche
il sindacalismo, com'e stato finora concepito ed espresso,
o rivoluzionario, o libertario, o assolutista, non fa che ri-
durre, impoverire, negare il concetto e Ia realt de110 Stato.
108. - 5. Ordinamento socialista. - In ordina-
mente socialista, 10 Stato si ritiene superfluo di fronte
all'avvento futuro della giustizia economica. Ma frattanto
10 si atferma, per costituire le condizioni, che renderanno
possibile Ia realizzazione dell'orclinamento nuovo.
11socialismo, che ha messo a base della sua dottrina
una dittatura di classe, che non riconosce altro popoIo
che il proletariato rivoluzionario e ribelle, e, per sua na-
tura, teoreticamente anarchico.
Tuttavia esso ammette l'esistenza dello Stato come
un'apparizione transitoria ; e, mentre il liberalismo consi-
I servizi pubblici sono attuati da corporazioni di fun-
zionari, poste sotto Ia vigilanza dei governanti. Ma colla
rappresentanza e coll'organizzazione sindacale, si realizza,
COSI almeno si atferma, una garantia potente e una forte
limitazone al prepotere dei governanti (1). Perch, infatti,
si sostiene di dover fare dei sindacati _uno Stato, vale
a dire di dovere svuotare il pi possibile 10 Stato delle
sue funzioni Iegislative e politiche per attrbuirle ai sn-
dacati.
. Il sindacalismo pertanto si pone nella situazione di
antistato. Gli interessi generali sono attuati dalla fede-
razione _dei cittadini e dalle 101'0 associazioni economiche.
Lo Stato si abbassa aI valere di mezzo ; le funzioni di go-
verno diventano funzioni arnministrative (2); l'organizza-
zione centrale, che altrove assume l'aspetto e le funzioni
di Stato, acquista puramente i caratteri di un'organizza-
zione tecnica; e Ia sovranit vera deve stare nelle mani
delle masse e delle organizzazioni economiche (3).
~, de}' resto, anche questa l'espressione d'un principio
individualistico, per il quale il potere d'imperio e di co-
mando trova Ia sua origine e Ia sua giustificazione in tutti
i cittadini organizzati, perche tutti, in egual forma, parte-
cipano alla direzione dello Stato.
LoStato sindacale parrebbe significare Ia fusione tra
politica ed economia, cOSI da comprendere, entro Ia sua
compagine e far funzionare, per gli intenti della poltica
e dell'ordinamento costituzionale, tutte le energie dirette
aU'incremento della produzione.
(1) Vedi P ANUNZIO,Il sentimento dello Stato cito p. 83, 84.
(2) DELLA TORRE, op. cit., p. 27Q.
(1 ) DUGUIT, Le droit social, le droit individuel et les transforma-
tions de l'Etat, Paris, 1910, p. 154 e segg. .
(2) Vedi, per una diffusa trattazione, a.l rigua.rdo PANUNZIO,II senti-
mento dello Stato;' pp_ 38, ::19,41, 98, 169, 170, 214.
(3) DELLA TORRE, op. cit., p. 192.
- 248-
- 249-
l'aCfermazione e il trionfo delle classiinferiori, a traverso
le classi pt elevate, per costituire poi uno Stato di classe.
Oosi, s~mpre cogli stessi tondamenti di ragione indi-
vidualistica o di classe, il socialismo, come ideologia po-
ltica di movimento delle classi proletarie, va dalI'an3:r~
chismo sino allo statisroo relativo ed assoluto (1).
Dall'anarchismo, in quanto nega 10' Stato e si rivolge a
quell'ottimistica ed utopistica ideologia, che forma il so--
o strato delIa tendenza dottrinale anarchica. '
llostatismo moderato, quando, nel compromesso tra
borghe.siae proletariato ammette l'avvento di quelIo Stato
socialdemocratico, nel . quale l'apparato autoritario e al-
quanto limitato e Ia sovranit e modestamente ricondotta
a una line mediana, nella quale tuttavia entra anche'
un'attivit economica, culturale e poltico -socle (2).
Allo statismo assoluto, quando si esprime nella forma
dittatoriale, dovel'apparato economico, eostituito con strut-'
tura autoritaria, si precisa colla prevaleriza assoluta del
potere dello Stato.
Questo si verific, perch il socialismo, nelle sue due
_principali concezioni di eollettivismoe di comunismo, manca.
,d'una finalit di valere morale e, generale, 'ed ha come
contenuto soltanto Ia soddisfazione d'intressi materiali e
particolari.
Non c'e una realt etica, come fine ultimo dello Stato;
ma vi ha solo unafinalit, che si compendia nel raggiun-
gimento della giustizia distributiva e della soddisfazione
equanime del benessere individuale..
o La dottrna socialista, sia collettivista, sia comunista,
e figlia, come I~democrazia, dell'individualismo stesso.
I
dera 10 Stato un male, ma necessario.ul socialismo 10 con]
sidera un male, che, prima o dopo, si manifesta su-
perfluo (1). '
La repubblica dei sovieti, instaurata in Russia colla dit-
tatura dei proletariato, appare, secondo Ia concezione del
suo costruttore, come uno Stato dittatoriale di transizone-
perche il raggiungimento dellagiustizia economica rappre-
\
senta Ia meta da raggungere, chedeterminer Ia morte
dello Stato (2). " .
Ma, frattanto, 10 Stato si afferma in un universalismo
tirannico ed assoluto, nel quale le masse costituiscono
un'unit ndifferenziata, dove l'individuo scompare nello
sforzo 'di ridurre a totalit Ia folla e a meccanismo l'at-
tivit umana (3).
, Ma,Iacontradizione sta in questo che, mentre si afferma
che 10 Stato esiste temporaneamente, e invece da esclu-
dersi che Iasua inflessibile funzione cessi. Com'e, del pari,
da escludersi che si possa raggiungere la mta della giu-
stizia economica, a traverso l'esercizio d'una dittatura di
classe.
Nella struttura dello Stato socialista si assiste a questa
'parabola teorica, strana e contradittoria: l'ordinamento,
che si frma sulla base d'un principio' individualistico
. (classismo), si solleva e s' afferma coll'espressione d'asso-
Iutismo universalistico (dittatura), 'per poi ritornare al culto
eall'applicazione dei prncipt individualistici (Stato classista).
Lo Stato viene infatti definito d~llo stesso Marx, come
un ordinamento coattivo, che permetta Ia valorizzaaione
(J ) Vedi KELSEN, Allemeine Staatslehre, p. 33.
(2) Vedi LENIN, Stato e r iooiics ione, Problemi della ?'ivolu;rione,
MiJ ano, 1919, ' "
(3) Vedi SPANN, Die Hauptthcorien. de", Yolhsunrtschaftslehre,
Leipzig, 1930, p. 29,
(I) Vedi in proposito v. WIESE, Staatssosiotismws, Berlin, 1916,
p. 28.
(2) KELSEN, op, cit, p. 33.
- 250-
Le masse e le forme collettive non son altro che plu-
ralit di atomi; ed il comunismo ci appare infatti come
un atomismo .mascherato, .alla stessa guisa che rappre-
senta una forma utopistica d'economia (1).
L'errore delIadottrina indi vidualistica antiunitaria esiste
in Carlo Marx, come 10 ''Si trova in G. G. Rousseau,
Carlo Marx critica Ia volont generale del Rousseau, come
determinata da una formula o da una norma giuridica o
morale, per sostture ad essa una volont generale con-
ereta, in quanto che agsce nel campo economico. ,
Ma l'errore di Carlo Marx e 10 stesso errore di G. G
Rousseau, perch il mondo, per l'uno e per l'altro, e tina
somma d'individui e lo Stato non e che Ia disciplina di-
retta aI benessere individuale e particolaristico (2).
La lotta di classe, nelIa quale sbocca tutta Ia costru-
zione economica, non e che lotta d'interessi particolari ed
e destinta a rimanere eternamente tale, senza raggiun-
gere comunque una soluzione. Perche Ia soluzione d'un
problema, in un determinato 'momento, non rappresenta
che Ia ripreparazione dei contrasto e del dissido per i
momenti successivi.
Quando si parla, nell'ordinamento marxista, della con-
centrazione economica per raggiungere ,un ideale di giu.
stizia, si ravvisa che tale concentrazione e impossibile,
appunto per l'originaria formazione indvdualstica della
( -
dottrina.
Cos1vi ha non soloincertezza, ma contradzione e con-
fusione di concetti individualistici e universalstc, che,
se pur possono apparir validi per Iaformazione d'una dot-
(I) ERCOLE,' op. cit., p. 57. Vedi GUARNIERI VENTIMIGLlA, I p7'incipt
giU7'idici dello Stato corporatioo, p. 18,
(2) Vedi DELLA TORRE, op, oit., p. 184. Vedi KELSEN, Sostaltsmu
und Staat, Leipzig, 1920; LENZ, Sos ialismus und Staat, Stuttgart, 1921.
- 251-
trina economica, non risultano tali per Ia formazione d'una
dottrina poltica e d'un ordinamento giuridico (1.).
ln conclusio:o.e, l'errore fondamentale della dottrina
marXista el'equiparazione, l'eguaglianza, l'atomismo. Quella
:stessa considerazione, che Ia dottrina dernocratica fa tra
individui, quali cittadini, Ia dottrina socialista' fa .tra in-
dividui, quali elementi economici. Ma ambedue ritornano
al punto di partenza, l'individualismo, che poi viene com-
binato econfuso coi concetti, profondamente universalistici,
di collettivit e di Stato.
109. - 6. Ordinamento corporativo. - Fra il prin-
cipio universalistlco, che ha ispirato le forme autocratiche
ed aristocratiche di governo, eil principio individualistico,
che ha ispirato le forme democratiche, socialdemocratiche
e sindacaliste, noi abbiamo espresso e studiato il-principio
corporativo, che compone e regola l'ordinamento dello
Stato fascista (2).
Nell'ordinarriento corporativo 10 Stato esercita Iapropria .
autorit e Ia pone ai sommo della' formazione sociale,
esprimendo 'i propri attributi sovrani.. .
M esso riconosce Iapersonalit degli ndivdui e degli
aggregati sociali, i quali, nella loro capacit di diritto,
assumono le attivit varie, che sono dirette alIa realizza-
zione degli interessi degli individui, delIecollettivit e'della
nazione, considerata nella sua unit e neasua superiorit,
rispetto' alle altre entita ed agli altri organismi.
Ed e pregio che lo Stato sia, nella sua formazione,
fornito degli attributi della corporativit e dellagerarchia,
1
(1.) Vedi SPANN, Der ioahre Staat, pp. 146, 147, 159, 160.
(2) Per una larga ssposizione vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e 'la dot-
tj"ina corporativa, vol, 1, n. 40 e segg,
"o .
- 252-
perch 1'uno e l'altro conferiscono un particoIare valore
alla sua struttura.
La corporativit si esprime -comeorganiz-zazione, nella
quale tuttavia i singoli eIementi, che compongono l'unit
totale, vivono della Ioro individualit e operano corlforme.
ai Ioro ,propri interessi, nell'orbita dello Stato e in coordi-
nazione, e taIvolta in subordinazione, agli interessi generali.
La gerarchia si esprime come unit e aut01 'it, a tra-
verso "Ia quaIe Ia preminenza dello Stato viene affermata;
mentrs 10 Stato medesimo cura che Ia proporzione dei
singoli interessi indi viduali e collettivi abbia a mantenersi
in costante equilibrio.
'Un ordinamento puramente corporativo avrebbe avuto,
come espressione precisa ed indiscussa, l'affermazione delIa
personalit delle orll,aniizazioni, Ie qua1i avrebbero princi-
palmente, per non dire esclusivamente, perseguto i loro
interessi di categoria o di' classe, ponendosi sovente l'una
ris petto all'altra in antitesi ed in conflitto.
Ne sarebbe risultata Ia formazione, che abbiamo avuto
occasione di criticare,' delIo Stato sindaca1, aI quaIe spetta
solo 10 svolgimerto della funzione amministrativa e l'adem-
pimento dei serviz pubblici, senza nessuna ingerenza su
tutto quanto si riferisce alla vita e allo sviluppo delJ e
attivit sociali, in una perfetta eeparazions, anzi in una
' ,- "
costante antitesi, fra societ e Stato.
D'altro lato, un ordinamento puramente gerarchico
avrebbe presentato i difetti e gli inconveienti oppost a
quelli dell'ordinamento puramente corporativo. Lo Stato
sarebbe diventato un'autorit assorbenta e dspotca, ri-
spetto a tutte Ie formazioni della .vita socia1e e rispetto
agli individui, che ne fanno parte. .
Tale formazione puramente gerarchica avrebbe ridotto
il cittadno alla conct'izione di vero funzionario dello Stato.
- 253-
Elo Stato si sarebbe-costituito coll'ordinamento, coll'aspetto
e colla funzione d'un organismo biologico e .corporale: si
.. che tutte le formazioni sarebbero diventate organi dello
Stato.
Nell'ordinamento corporativo e gerarchco, invece, le
organizzazioni sono riconosciute a titoIo giuridico. Mentre
non sono' lasciate completamente libere e incontrollate
nella loro attivit, ai margini dello Stato, come avviene -
nelI'ordinamento sindacale, non sono neppure poste, ri-
spetto allo Stato, in una condizione di dipendenza e di"
rapporto organico.
Per Ia giusta proporzione degli interessi vari, che non
debbono tutti essere sottoposti e sacrificati a un oppri-
mente dispotico interesse dello Stato, si costitulsce 'un
ordinamento, che e benst gerarchicamente rego1ato, ma
che e corporativamente costrutto; per modo che ogni forma,
ogni struttura, ogni ente, ogni individuo va assumendo
quella specificazione, che e p.er ognuno necessaria nella
realt della vita civile.
ln quest'organizzazione, 10 Stato non e pi un gestore
diretto delle funzioni inerenti all'esistenza comune; perch
tutti vi partecipano. Ma i compiti assegnati allo Stato assu-
mono consistenza e significati diversi da quell deIl'ordi-
namento liberale e dell'ordinamento democratico.
Lo Stato .non si riserva piu Ia pura giuridica tutela del
diritto, ma assume dallo stesso corpo social,e un complesso
di prob1emi etiei, economiei, politici, culturali da impostare,
sviluppare e risolvere, a vantaggio della eomunit stessa (1),
colla seorta dei mezzi giuridici, che sono Ia sua potest
e la sua energia. sovrana.
(I) REDANO, Sviluppo del principio cOl-pomtivo nell'ortne costc-
tu;;ionale dello Stato cit., pp. 5 e 11dell'estratto.
~'
.
- 254-
Portanto l'ordinamento giuridico attuale e a regime
gerarchico e a struttura corporativa.
Per il principio gerarchio 10 Stato costituisce tutti
gli individui etutti i corpi sociali in unit gerarchica, vale
adire nell'unit ove10 Stato fa prevalere gli attributi della
propria volont sovrana, che tuttavia coordina colle volont
degli individui e degli enti sociali.
- Per il principio corporativo tutti gli interessi sono con-
siderati e posti nella giusta proporzione, per il raggiungi-'
mento degli scopi di comune vntaggio.
E poi che, pur ammettendosi l'esistenza d'altri interessi
>
vari e complessi nella compagine 'della societ nazionale,
gli interessi maggiori si svolgono econtendono nel campo
ecnomico e produttivo, COSI, in questo campo, l'organiz-
zazione delle forze e Iadisciplina delle attivit si'precisano
nel modo seguente:
a) formazione delle organizzazioni sindacali e delle
categorie professionali su base nazionale;
b) riconoscimento giuridico dei sindacati professionali
e loro attivit riconosciuta nell'orbita dello Stato;
c) riunione dei sindacati di categoria in corporazoni;
d) divieto delIe arrni economiche e costituzione della
magistratura del lavoro.
- Cosi gli elementi, che, come abbiamo visto p innanzi,
.costituiscono l'unit economica (1), concorrono ,alla for-
mazione dell' unit politica dell' ordinamento costitu-
zionale.
(1) Vedi pi sopra n. 85.
~~~-..,---v
..,.,.- v~- "'" ~ ,,-v..,..-""""" ~
CAPITOLO u
LO STATO SOVRANO E L'ORDINAMENTO
CORPORATIVO
110. L'esercizio legittimo della sovranit. - 111. L'rganismo statuale e
i rapprti di diritto pubblic. - 112. La costituzinalit dello Stato.
liprincipio gerarchic e ilprincipio corpo1'ativo. - 113. Svranit ..
e personalit giuridica. '- 114. Stat etico e Stato giuridic. -
115. Realt, universalit e unit dello Stato. - 116. L'rdinamento
crporativ e le masse. _ 117. La cscienza delle masse e 10.Stato.
_ 118. Stat corprativ e Stato organico. - 119. Le varie dot-
trine. _ 120. Critica. - 121. -L3o dottrina .crprativa. - 122. I
negatori dello Stato sv1'an. - 123. Lo Stato e i suoi elementi. 11
territorio- _ 124. 11ppol. - 125. Sciet, nazione e popl. -
126. 11poplo come entit poltica. - 127. Il potere sv1'an. -
128. Sua giustificazine. - 129.. Lo Stato fascista. - 130. Le ga-
rantie della. svranit. - 131. La svranit dello Stato. - 132. Gli
attributi dello Stato sovra.n. - 133. Universalit e responsabilit.
110. _ La sovranit, nella sua 'definizione astratta,
lie un potere originario, assoluto, illimitato euniversale sul
80gg
etto
individuale e su tutte le associazioni di sog-
getti (1).
Maquesto potere deve esprimersi e realizzarsi in con-
creto, per 'l'esercizio delle funzioni statuali e per Ia conti-
nuita dell'ordinamento giuridico.
Inoltre esso deve avere la sua' giustificazione, senza Ia
quale o e una realt pratica incerta, e in qualche guisa
Vedi
1887;
(1) Vedi ESMEIN,Elements de droit co';'stitutionnel, p. 46.
anche.MlOELI, Saggio di una nuova teorica della sovranit, Firen'l,e,
MINGUZZI,II concetto di sow'anit, Bo1ogna, 1891, p. 14 e segg.
,
....:.....256 -
arbitraria, ovvero un puro principio teorico, sterile e inef-
ficiente.
ln rapporto colla sovranit, due tendenze estreme si
sono sempre praticate ed espresse. O Ia sovranita si fa
cadere dall'alto, come nflusso, ispirazione o imposizione
autocratica ~divina; ed allora ne subisce quasi oppressione
B sacrificio Ia compagine dei soggetti. Ovvero Ia si fa
montare dal basso; ed allora si fa dello Stato un bIocco
di elementi confusi e disordinati, deIla sovranita un dogma,
e del popolo, per una generalzzazione empirica, il soggetto
d'un diritto, senza un oggetto determinato (1) :
Il dogma della sovranit popolare e apparso un astrat-
tismo poltico privo di qualsiasi giustificazione giuridica,
perch Ia cOSI detta-sovranta non pu essere detenuta dal
popolo. Ma essa non e del pari giustifica ta, quando Ia Isi
assgna al principe o al governo per diritto o investitura
superiore, metafisica o' divina.
Pertanto occorre riesaminare e ristudiare il problema
sott'altri riflessi e con altre direttiva, per vedere qual sia
Ia sede della sovranit, come e in quali forme essa si co.
stituisca e si giustifichi giuridicamente. Antica questione,
che sempre si rinnova, perch ogni nuovo principio di
dottrina, se non crea una nuova teoria, determina una
discussione nuova.
La nostra dottrina esprime che Ia sovranit spetta alIo
Stato e da esso e esercitata nell' orbita dell' ordinamento
.giuridco.
Ma qual'e l'orgine e Ia giustificazione di questa sovra-
nit dello Stato?
Per dare Ia giustificazone dottrinaIe della struttura
giuridica e filosofica dello Stato, oltre a sert studi e teorie
(2) GRAZIANO, Lo Stato giU?'idico, pp, 197, 198,
- 257-
:altamente apprezzabili, per Ia severa condotta. scientfica
er Ia precisione, degli eIementi e delle deduzioni, sono
:p~arse anche, nella Ietteratura, Ie pi ingegnose e Ie pi
-strane concezioni.
Ed e apparsa: Ia figura fenomenale deI macr an-
+r opo , Ia figura trascendentaIe del ((superuo~o )l, Ia
figura quasi bblica dell' ((i po sta ~i . Tutte idee ed espres-
sioni, che, compiacendosi dell'immaginoso e del fanta- .
-stico, sono appunto quelle, che allontanano dalla verit
d'una retta e logica costruzione giuridica.
Dalla nostra dottrina ci sembra debba sorgere una
visione dello Stato, improntata a piii precisa realt. E Ia -
realt, nel presente stadio d' evoluziorie della vita e della
dottrina poltica, reclama che 10 Stato sia veramente Stato
e sia veramente sovrano.
Tale necessit eapparsa evidente a tutti, specialmente
nel momento attuaIe, .incui noi riteniamo debba verificar si
veramente l' episodio indispensabile dell'autorit e della di-
-sciplina.
Alto Stato spetta l' esercizio della sovranit, che deve
-essere legittima, dal punto di vista storico, politico, (un-
zionale, costituzionale.
La Iegittimit storica della sovranit risiede nella con-
tinuit della nazione, Ia quaIe ha radici nel passato di
cultura, di pensiero, di tradizioni; e si protende verso
l'avvenire, con i propositi, Ie voIont e Ie aspirazioni,
La Iegittimit poliiica della sovranitk risiede nella vo-
lont e nel consenso delle masse e deI popolo, poi che
l'organismo della societ plitica si forma per opera della
volont e dell'intelligenza umana e si sviluppa coll' evol-
versi dell'intelligenza stessa, che, a sua volta, prepara e
crea Ia formazione giuridica.
Per questo si puo dire che l'unit poltica e frutto del-
'BORTOLOTTO, - Lo Stalo Fascista e Ia NluiolM. 11

- 258-
l'intelligenza umana (1), dalla quale sorge l'ordinamento
dello Stato, comecaratteristica attivit di governo e, come
.complesso d' organismi e di funzioni.
La Iegittimit funstonale, che si potrebbe dire anche
legittimit giuridica, sta appunto nella disciplina dell e li-
berta, nella proporzione degli interessi e nella coordina-
zione,e subordinazlone delle volonta (2).
Considerato '10 Stato nella.sua essenza, il suo attributo
principale e dato dal potere, vale . dire dalla possibilit
di compiere atti di comando con assoluta indipendenza da
quaIsiasi altra volont. Questa forza statuaIe e forza etica,
perche 10 Stato e innanzi tutto depositrio dell'imperativo-
etico.
Ma non bisogna dimenticare .che Io Stato e anche per-
sona giuridica. E la legittimita funzionale, come noi Ia
chiamiamo, deriva dall' abolizione (1' ogni antitesi fra po-
tere e diritto, nel senso che non si deve perseguire il rag-
giungimento d'un fine di potenza in contrasto col finegiur-
dico; m bens] che si deve ,perseguire il raggiungimento.
d'un finedi potenza, a traverso Iagiustificazione del drtto..
.La forza dello Stato consiste, in effetto, nell' esercizio
della sovranit col mezzo della legge. Ogni atto dello Stato-
concreta il suo potere imperativo a traverso il diritto. La
sovranita dello Stato e sovranita giuridica; tutti gli atti
dello Stato sono atti guridici e nello stesso tempo atti
di potenza e Id,imperio. L' ordinamento giuridico e disci-
plina, che .giustiflca egualmente, oostltuendoli in armonia
e in proporzione, cOSI Ia supremazia dello Stato come i1
(1) Vedi SUOMON, Nation und Nationaliu, eit., p. IX, Vedi anche-
GARELLI della MOREA, Stato, in Digesto italiano, vol. XXII, parte Il,
P: 2, n. 5,
(2) Veggasi per una larga esposizione al riguardo BORTOLOTTO, Lo-
Stato e la dottl'na corporativa, vol. Il, parte Y, n. 258 e'eegg,
- 259-
sistema dei diritti e dei doveri, che esso riconosce ed
impone.
COSI quello, che, in politica, e forza, diventa legge;
quello che, n.ell'ordinamentopoliti,co, e sovranit, diventa
diritto soggettivo di supremazia dello Stato ; quello, che,
in poltica, e comando, diviene norma; il potere diventa
volont, e i rapporti di gerarchia assumono il carattere
di rapporti di diritto.
'1'1'1. _ . Ma Ia rete di questi rapporti di diritto pub-
blico assicura Ia partecipazione di tutti all'esistenza orga-.
nizzata e alle funzonl dello Stato.
Cosi si costituisce il complesso di, tutte ,1~. regolate
. attvita, sovra ognuna delle quali viene esercitato il po-
tere' Iegittimo per Ia conservazione dell'ordinamento giu-
.r : ridico. .
A questo proposito eopportuna una distinzione fra or-
dinamento giuridico e ordinamentocostituzionale. Va da
se che anche I'ordinamento costituzionale ~ ordinamento
'giuridico, perche e, e dev' essere, regolato daI diritto: e
che l'ordinamento giuridico e anche ordinamento ,ostitu-
zionale, perch dev'essere conforme ai motivi fondarnentali
di formazione dello Stato.
Ma Ia distinzione va, a nostro avviso, fatta nel senso
che l' ordinamento giuridico riguarda il complesso e Ia
vicenda dei rapporti regolati dal diritto, che intercedono
tra i vari soggetti giuridici, cosi nella sfera privata come
nella sfera pubblica; mentre l'ordinamento costituzionale
riguarda iI valore, l'efficacia, la riveIanza di detti rapporti
e il valere della disciplina giuridica, che li regola, nel
campo di governo dello Stato; come pure riguarda il fun-
zionamento e l'attivita dei poteri pubblici e leatt'ribuzioni
degli organi, che sono espressione concreta e attuale dei
detti poteri.
"
.. - 260 -
Se Ia costituzione d'uno Stato viene considerata come
il complesso dell'unita poltica e dell'ordifie sociale (1), i
concetti fondamentali d'unita ed'ordinamento si esprimono
come attributi dello Stato, anzi come 10 Stato stesso nella
sua esistenza :e nel suo funzionamento.
Mal'unita riguarda Ia politica e Ia formazione costitu-
zionale: mentre l'ordinament~ riguarda il diritto e i rap-
porti giuridici.
E, come l'intimita e Ia reciproca' influenza d'una parte
sull'altra si palesano in ogni .momento dell'attivit dello
Stato, cOSI sara a.vedersi quanto Ia ragione politica in-
fluisca sull' ordinamento giuridico e quanto, a sua volta,
l' ordinamento giuridico abbia vaIore, nei riguardi de11a
funzione costituziona1e. .
Ad esempio, il principio politico ha dato vita a una
dottrina de11agerar chia e ad un compIesso di rapporti
gerarchici, come relazione tra i soggetti giuridici vari e
come subordinazione e coordinazione de11evolonta, che
. essi esprimono. Ques.ta materia appartiene a11'ordina- .
mento giuridico propriamente detto. Ma si dovr poi ve-
dere come equanto questo principio di gerarchia si realizzi .
nell' ambiente degli organi e degli enti istituzionali, che
concorronodirettamente al conseguimento degli scopi dello
Stato. E questo haattinenza coll'ordinamento costituzionale.
Parimente, }'ordinamento giuridico ci dar Ia dottrina
della corporazione e dei rapporti corporativi, come pro-
porzione d' interessi tra gli individui, gli enti e 10 Stto,
nell'ampia zona dei rapporti di diritto, che cotidianamente
intervengono, principalmente nell' ambiente economico e
(l) Vdi su questo tema SCHJ lH'fT, Yerfassunqslehre, Mnchen, 1928,
pp. 3, 5 e segg. Vedi SCHIA.T'fA.RELLA, La missione dello Stato nella storia,
Napoli, 1813, p. 461. '
- 261-
sociale. Questo attiene all'ordinamento giuridico. Ma come
questa dottrina venga a contatto cogli organi e cogli enti,
i quali amministra.no gli interessi generali della nazione e
come essa si svolga e si.applichi in confronto delle .atti-...
vit statuali, intimamente legate alIe sorti della compagine
nazionale, e tema che riguarda direttamente l'ordinarneuto
costituzionale.
112, - Il concorso di tutti questi elementi, posti a base
ea giustificazione dell' esercizio dei poteri sovrani, ornisce
i termini della legittimit costituzionale della sovrdnit.
Questa e rappresentata dalla proporzione poltica e giu-,
. ridica fra gli atti d'esercizio dei poteri sovrani, cOSI nel
campo. della creazione, come nel campo deU'applicazione
delle leggi e dei diritto.
Per questo il requisito della legittimit costituzionale,
che rappresenta Iagiustificazione vera ecostante dell'eser-
cizio dei poteri sovrani, potrebbe esser considerato come
Ia risultante e il compendio -di tutti gli a1tri accennati
requisiti.
Ma esso, pi particolarmente, si riferisce a tre posi-
zioni eattivit dello Stato sovrano," che si possono classi-
ficare nel modo seguente:
1 .
0
Rappresentanza generale e integrale, da parte dello
Stato, di tutte le masse, gruppi, valori ed energie e di
tutte le categorie di cittadini e di produttori, che vivono
nella nazione.
2.
0
Tutela giuridica e protezione yenerale, spettanti
allo Stato, degli interessi vari, che si presentano nella com-
pagine sociale, eche tendono allo sviluppo eall'incremento
della nazione.
3 .
0
Esercizio delle potest giuridiche, le quali costitui-
scono autorita e imperio; e, perch tali, debbono spettare
~
- 262-
allo Stato, il quale le amministra come affermazione della
propria' supremazia, per il conseguimento della disciplina,
delI'ordine e della solidarie t sociale.
Le due primeposizioni e attivita, quella relativa alia
rappresentanza e quella relativa alla tutela giuridica, co-
stituiscono applcazione dei principio corporativo, in quanto
in esse sono in gioco gli interessi vari e. molteplici e Ia
loro soddisfazione, nell'orbita degli interessi generali dello
Stato. ta terza posizione, quella che si riferisce all' eser-.
cizio delta potest d' imperio, attiene aI principio gerar-
chico, in quanto in essa e .in gioco Ia posizione della.
volont dello Stato, rispetto alia volont degli indi vidui,
delle masse e delle aggregazioni.
Ma Ia potest d'imperio e ondata sovra Ia realta e Ia
disciplina del diritto; come, del resto, tutta I' attuazione
dell' ordinamen to giuridico (vale a dire Ia realizzazione co-
stante edorganica del diritto) non e altro che l'applica-
zione e 'il funzionamento d'un vasto .principio gerarchico,
per il quale il concetto deI potere e della supremazia dello
Statonon si realizza nel senso che un individuo sia sog-
getto a un altro indviduo o ad altri individui, ma bens)
che tutti gli individui, glienti e 10 Stato medesimo siano
soggetti alle norme del diritto, anche se essi stessi le
MUno costituite.
Da queste premesse .emananoprincipii ondamentali:
A) Lo Stato e persona giuridica' sovr'ana. E Ia persona
giuridica per eccellenza, che comprende e riunisce tutti
gli altri soggetti, persone tisiche e persone colIettive, enti
.. e formazioni, forniti di capacita- di diritto, coi quali viene
a'contatto e istituisce rapporti. "
Questa materia forma oggetto della dottrina delta pe?'-
sona giuridica.
B) Lo Stato e Vespressionedella volor di tutt: icon-
.~. . .~263..:.... ,...
.sociatz, che hanno costituito Ia forrnazione unitara. Dalla
1!Omma di tutte queste voIont, si compone Iavolont dello
;$tato, come potere di determinazione della persona giu-
ridica dotata di supremazia, e .che si esprime, sovra le
altre volont individuali e collettive, come un potereordi-
natore, moderatore e regolatore. .:
Questa materia forma -oggetto della dottrina delta e-
rarchia ..
C) Lo Stato e il compendio degli interessi di tutti icon
.sociati, individui e collettivit. Dalla somma di tutti gli
.interessi si compone un interesse superiore, che tutti
gli altri .supera e comprende, come interesse ge~efale
della nazione,al quale debbo~o rivoIgersi e ridursi, in
giusta proporzione, tutti gli altri lnteresal Tndividuali e
cllettivi.
Questa ma~eria forma oggetto della dottrina delta cor-
porazione (1 ).
113.' ~ Si osserva giustamente che sarebbe impos-
-sbile parIare dell'ordinamento gerarchico delIo Stato, senza
tener conto' del concetto di sovranit: efermarsi a' questo ,
.... . . .
senza toccare della personalit giuridica dello Stato me-
desimo (2).
Pertanto Ia prima dichiarazione della Carta del Lavoro.
dalla quale si desume che 10 Stato e Ia 'realizzazione giu-
ridica aella nazione, come unit morale, politica, ed eco-
nomica, va posta in relazione colla classica definizione del
Bluntschli, che definiva 10 Stato Ia persona politicamente
organzzata della. nazione in un paese determinato (3) e
c
(1) Per. una diffusa esposizione di queste dottrine vedi BORTOLOT'l'O,
Lo Stato e la dottrina COI'por'ativa, vol. I, n. 85, e segg., 110 e segg.;
vol, 1f, 162e segg.
(2) NAVARRA, Introdusione, cit., p. 7. .
(3) BLUN'l'SCHLI, Die nationale .$.taatenildung fl(nd der model'ne
Deutsche Staat, Berlin, 1870, pp. 8.-10.
\
,
'- 264 -
con Ia precisa sintetica definizione del Romano, che dice
che 10 Stato e persona giuridioa territoriale sovrana (1).
Si avr cOSI l'esatta nozione dello Stato fascista. Ente
supremo, dotato di personalit di diritto e di poteri sovrani,
che costituisce il diritto, compone l'ordinamento giuridico
e 10 attua nforza delle potest che gli spettano (2).
Si esprimono, con questi enuncia ti, problemi fonda-
mentali. '
Persona e concetto essenzialmente giuridico e significa
capacit di esercizio di diritti e di doveri da parte deI sog-
getto. Lo Stato, che e il potere sovrano sovra il popolo
e sovra il territorio, dev'essere considerato 'come soggetto
di questo potere; e,', per ci, va studiato come persona.
, " .
Il concetto di persona giuridica e il cardine d'ogni
ordinamento. Senza di questo concetto nessun utile studo
pu . essere svolto, poi che esso e .il fondamento d' ogni
edificio giuridico ed elemento essenziale della dottrina del
diritto e dello Stato.
Cosi anche il concetto di sovranit dev'essere studiato
sotto l' aspetto della capacit di' diritto (3). Se, neI di-
ritto priva to, tutti idiritti soggettivi della persona sono.
racchiusi nell'sttuto della capacit giuridica, non altri-
menti avviene per il grande organismo che e 10 Stato. E. '
quindi egusto considerare lasovranit come I'atlermarsi
dello Stato come giuridica persona (4).
Se Ia sovranit,ln regime giurdcq; ee dev'essere con-
siderata esercizio di diritti, tale esercizio non pu essere
avvisato che in relazione colla personalit giuridica.
(1) ROMANO, COl'SO di diritto eostitu sionale, pp. 45 c 52.
(2) Vedi BORNHAK,' op. cit., p. 7.
(3) Vedi RANELLETTI, Istitwsioni, pp, 54, 485.
(4) ORLANDO, Principie di. diritto costituzionale, Firenze, 1889,
~.~W .
- 265-
E, poi che Ia personalt giuridica non pu, essere rico-
nosciuta n ai popolo.ne alla nazione, e'evidente che non
pu essere attribuita ad essi Ia sovranit come esercizio di
diritti.
Le recent dottrine riconoscono in forma precisa' tale
personalit ano Stato e quindi ad esso e assegnata Ia so-
vranit .come suo attributo essenziale. E l' attuazione di
essa assume l'aspetto d'esercizio attvo ecostante di diritti,
sotto Ia disciplina e Ia tutela delIa Iegge.
, 1~4. - Si e negato che 10 Stato sia un ente giuridico,
per affermare che- esso e un organismo etico (1).
Il problema si riconnette alla distinzione fra il conte-
nuto e '10 scopo dello Stato. Ma e certo che il diritto
va considerato come 10 Stato istesso nella sua essenza,
.nella sua struttura, neI suo principio di vita (2)'; J ?er cio.
10 Stato e soprattutto un ente giuridico.
Per 10' Stato e una formazionecomplessa. 11merito .
dell nostra dottrina e stato quello di averlo considerato..
senza viete preoccupazioni di limitazioni d' indagine o di
delimitazione di sfera e di confini di discipline, nell' unit
dei suoi aspetti vari. Ma Ia nostra dottrina ha .anche il
rnerito d'aver solidamente ,accostato alia disciplina giuri-
dica tutto quanto costituisce I' insieme . delle funzioni e
sovratutto l'unit degli scopi dello Stato, nelIe varie espres-
sioni etiche, economiche, politiche. .
Lo Stato ha, come suo attributo e come sua preroga-
tiva, Ia sovranita, ed ha, come suo fondamento, il diritto.
Ma noi vorremmo dire che 10 Stato e qualche cosa di
(1) Vedi RAV, Lo Stato (:ome orqani smo etico, pp. 3, 4.Vedi anche
GRAZIANO, Lo Stato giu"idico, p. 176.'
(2) ROMANO, L'ordinamento giuridico, Pisa, 1918, ~. 45.
~
..
- 266-
.pi: esso rente che, secondo 10 Hegel, si costituisce in
funzione ideal e per Ia formazione della 'socet civile (1); ed,
appunto per questa sua realt etica, reclama l'appartenenza
dei sudditi, ai quali crea Ia posizione giuridica nell' ambito
dell' esistenza sociale.
Lo Stato realizza Iadifesa 'dei 101'0 interessi, ma questi
debbono essere in armonia coll' interesse' generale. E '10
Stato pone a. se stesso determinati compiti, i quali rap!'
presentano sue costanti funzion e suoi precisi doveri; ma
costituiscono tuttavia altrettanti attributi essenziali della
sua sovranit.
Cosi, e non altrimenti, ci sembra debba essere consi-
derata Ia dott~ina giuricca dello Stato, siaquando si parli
d'interessi general e di volont dellu Stato, sia quando
si parli di creazione' del diritto, di struttura dell' ordina-
mente giuridicoe di autosubieorie de110 Stato al dominio
e all'impero della legge. ' J
E, piu che tutto, si' avra l'affermazione della persona-
,
lit sovrana de110 Stato, quando si tratti degli scopi e dei
fini, che esso si propone di raggiungere e deve raggiun-
gere, ai di l della stessa creazionee della stessa attua-
zione dei diritto.
115. - La: prima dchiarazione della Carta dei Lavoro
compendia in brevi termini i problemi fondamentali delle
relazioni tra 10 Stato e il diritto.> .
La nazione, anche costituita in unit morale, politica,
economica, non e ancora n pu essere ancora- Stato,
perch manca ad essa Ia realt qiuridu:, il prestigo e Ia
disciplina del diritto. ,
f~questo elemento essenziale, che distingue l'entit na.
(I) HEGEL, Li neamenti di filoiofia .del diriuo, 260.
~267-
zioue dall' entit Stato. Per cio, tutte quelle prescrizioni,
che posso no, in sede di vita puramente sociale e nazio-
nale, essere qualificate regole morali, direttive di condotta
poltica, disposizioni per le realizzazioni economiche, diven-.
tano, per opera de110 Stato, reulae [uris, norrne giuri-
diche, le quali sono 'univocamente dirette ai fini etici,
economici e politici. ,
In altre parole, al di l di tutto quanto rapp~esenta
unione spirituale, sociale, psichica, sentimentale, econo-
mica, nazionale ed etica, si avr 10 Stato- solo, quando
quest'unione e questi rapporti, si esprimano come unit,
in forza d'un altro vincolo, che e costituito da una norma
, '
glurdica o da un complesso di normegiuridiche.
Ma l norma giuridica riunisce gli individui solo impo-
nendo ad essi dei dooeri. Una norma, che riconosce dei
- . .
diritti e tutela determinati interessi, non riunisce CS1
. fortemente come quella, che ordini comportamenti e co- .
mandi determinati atti. lnfatti solo in questo momento
imperativo Ia norma giuridica s' eleva e si sovrappone
alla generalit, colle speciee nelle attitudini d'un ordina-
mento.
Sono queste tutte considerazioni, che si connettono in-
timamente coll'esercizio de11apotest sovrana delIo Stato.
Sarebbe invero fuor di luogo, n sarebbe possibile consi-
derare Ia capacita giuridica dello Stato, alIa stessa 'stregua
della capacita giuridica degli altri soggetti. Perch, nello
Stato, einsito quell'attributo di unioersalit, che rende pos,
sibile l'esplicazione della sovranit in forma uguale e gene-
rale. Parimente non si pu concepire 10 Stato alla stessa
guisa degl altri soggetti, dato che l'unit de110 Stato e
diversa dall' unit deJ le altre persone giuridiche.
L'unita dello Stato e invero precisata dalla sua posizione
rispetto ai singoli e ai gruppi sociali e dalla disciplina di
,

,~
268-

tutte le libert. E determinata da un unico interesse, che


risulta dal concorso e dalla proporzione di tutti gli inte-
ressi particolari; e da un'unica volonta, che risulta dalle
-volont singole, che si unificano nella volont superiore.' E
costituita da un unico ordinamento giuridico generale, al
quale cnvergono tutti gli ordinamenti giurdlc particolari.
E, infine, e rappresentata daI potere d'imperio, che si pu
definire il potere superiore, che, colla disciplina delleli-
bert, collaproporzione degli interess ecollacoordinazione
delle volont, consegue, in ordinamento giurdico, i fini
dello Stato .
Cosl Ia' sovranit va considerata come realt iuridica
soggettiv.a, e non oggettiva, dello Stato; e come realt giu-
ridica operanie e creatrice, e non risultante e creata.
La stessa sovranita che, come tale, e assoluta, posta
acontatto colla personalit giuridica dello Stato, 10 costi-
tuisce e 10 fa funzionare nell'orbita della vita del diritto e
nella stessa sfera d'attivita, regolata dall'ordinamento giu-
ridico, che esso ha creato (1):
La formazione della sovranita, vale a dire Iacreazione,
per opera dei cittadini e delle collettivita d'un ente uni-
oersale, che si chiama Stato, non pu avvenire n com-
pletarsi che in forza d' una dottrina giuridica, Ia qual e,
accanto al requisito essenzialmente etico dell'univet'salit,'
ponga il requisito pi precisamente giuridico della per-
sonalit.
Solo a questo patto si giustifica l' esercizio di quel
potere, che, non appartenendo pi ne all' indivduo ne ai
gruppi, come tali, ma appartenendo piuttosto alla ragion
generale, ei fa valere in nome della stessa universalita
l
-I
(1) GARELLI della 1IoREA, op. cit., p. 4, n. 8. Vedi CROSA, Mon. cit.,
p. 16, 20 e 23dell'estr.; MrcELI, Saggio, cit., p. 53e segg.
~
\
L.~. ti __ a' - - - - _. --14
- 269-
dello Stato, il quale, tuttavia, in tanto pu esercitare il suo
potere, in quanto esso sia giustificato dalle ragioni del
diritto.
ln tal guisa 10 Stato e, edeve essere, superiore a qual.
siasi ragione di parte, arbitrio di gruppi o tirannia d'in-
t~ressi (1). .
116. - Lo Stato, che e costituito dalle singole parziali
aggregazioni e organizzasionl, compone in unit giuridica
Ia societ nazionale efornisce di riconoscimento e valore
gli aggregati sociali, costituendli in unit singole e or-'
nendoli di capacit giuridica (2).
Comel'uomo, nelle sue naturali tendenze, presenta una
disposizione, che 10 guida verso Iaforza, e prova un sen-
timento, che 10 porta verso Ia giustizia, altrettanto e a
dire degli aggregati sociali, i quali, essendo composti di
uornini, hanno necessariamente le medesime tendenze ei
medesimi sentimenti.
Cos) gli enti collettivi, le masse, vanno verso Ia forza,
che non vuol dire n prepotenza, n imposizione, ne so-
praITazione; ma bens! equilbrio e autorit, per il conse-
guimento dei comuni interessi. E vanno verso Ia giustizia,
. /
che significa equa earmonica distribuzione di complti edi
benefici, sotto l' egida della ragione sociale e sotto il ri-
flesso delle necessita nazionali.
Vi ha, si dice, una dupliee incapacit delle masse. Da
un lato l'incapacit a salvaguardare e preservare le sor-
genti .intellettuall e morali, che alimentano l' energia
...
(1) REDANO, Lo Stato etico, p. 201. Vsggasi, per una interessante
rassegna storica e dottrinale, SALOMON, Allgemeine Staatslehre, p. 130
_e segg.; ed anche HELLER, Die Souverdnitdt, Berlin, 1927.
(2) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dott"ina corpo"ativa, vol, 1,
p. 85 e segg.; BELING, Revo~"tftion und Recht, cit., p. 28.
,
........ ,. -
- 270 --
umana; dall'altro l'incapacit di prevedere le uecessit
dello Stato a lunga scadenza. La tradizione e Ia previsione,
vale a. dire il senso dell' alta politlca, sfuggono alla com-
petenza e alla capacit delIe masse (1).
Ma, appunto pr questo, Ie naturali tendenze delle massa
sono in pieno contrasto colIe tendenze, che ad esse si vo-
gliono demagogicamente attribuire, facendole apparire
come antistatuali, pericoloss e violente.'
. Non sono antistatuali, peroh esse vanno, per natura
e tendenza, verso 10 Stato, che rappresen ta Ia previsione
e Ia tradizione, Ia forza e Ia, giustizia. Non sono n peri-'
colose n violente, perche esse, al contrario, quando siano
avviate e condotto, cercno l'armonia.e il pacifico raggiun-
gimento, dei loro scopi. .
. Osservava, al riguardo, acutmente il Bottai che bisogna
rifiutare Ia concezione della pericolosit delle masse, per
riconoscere ad esse parit di valere, di funzioni, di di-
gnit, con le altre classi, nell'ambito e per i fini dello
Stato ..
Bisogna, co, riconoscere alIe masse parit di si- <.
tuazone giuridica, morale e poltica con le altre classi, per
modo che Ia funzione, che esse esplicano nelIa vita nazio-
nale (utile, anzi indispensabile, .eorpe quella delle altre
cIassi) sia riconosciuta e garantita. ,
Le masse, insomma, non hanno nessuna ragione di
proporsi di r.aggiungere, in quanto masse , I'inutile e
irraggiungibile meta costituita dalIa funzione di altre
classi, perch hanno gi, proprio per quello che esse sono
e fanno nelIo Stato, il Ioro posto in parit con le altre
cIassi. La meta da raggiungere e dunque, per ogni olasse,
Ia preparazions necessaria e sufficiente per essere ottima
(1) ROMIER, Qui sera: le matre? p: 55.
- 271-
in ci -che essa fa, onde assolvere nel miglior, modo' pos-
sibile Ia propria funzione. Perci, mentre Ia vera cultura
e necessaria alI'lite~ alIe masse occorre invece un'adeguata
preparazione tecnica e un'educazione morale,che dia loro
coscienza della posizione, occupata nelIo Stato con i rela-
tivi doveri e diritti. Concezione, questa, che non contiene
niente di menomante per le masse, perche, invece, - e vera-
mente realistica eantidemaqoqica, e presuppone, anzi, una
concezione pro<fo~damente democraticadeIlo Stato,inquanto
.. tiene conto di tutte le classi e a ciascuna riconosceIa sua
funzione (1).
A questo proposito e 'bene ramrnentare che e merito
dell'ordinamento giuridico fascista aver fissato le funzioni
e icompiti, che Ie grandi masse popolari hanno nello
Stato e nella societ fascista.
Funzioni, che sono di diretta partecipazione alla vita -
delIo Stato e di collaborazione gerarchica nella societ. Per
questa concezione, che si viene ogni giorno attuando per
strati sempre pi profondi, l'Italia s'avvia a ris 01vere un
problema nazionale che le e proprio, ma anche un pro-
blema, che e di carattere universale.
117. - ln altro nostro studio, esponendo Ia dottrina del-
l'interesse, abbiamo sviluppato illato oggettivo deU' ordina-
mento corporativo (2). Qui, trattando delIa coscienza e delIe
tendenze della massa e degl aggregati sociali, esprimiamo
realmente ir lato soggettivo delI'ordinamento corporativo.
E questo lato soggettvo, espressione delIa volont, deI
sentimento e deIla natura, pu fornir Ia misura.e il valore
(1) BOl'TAI, La cultura delle masse (Conferenza all'Unione interna-
zionale-degli intellettuali, Barcellona, ottobre 1929).
(2) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottr ina corporatica, vol. 1, ,
n, 169e segg.

- 272-
della determinazione del soggetto giuridico edei suo com-
portamento per Ia realizzazione del proprio interesse.
La,massa, come l'individuo, ha bisogno di protezione
e di tutela, ha bsogno di organlzzazione e di gerar'chia,
per avere libero il campo per l'esplicazione delle proprie
attivit. Come l'uomo, disse Aristotele, e, per sua natura,
un animale politico, altrettanto si pua dire che Ia massa
e, per sua natura, una formazione dotata di tendenza e di
istinto politico, e cio d'impulso verso Iaformazione dello '
Stato (1)
Cost noi consideriamo Iamassa, sia nell'aspetto sociale,
operante per 10 sviluppo della convivnza: sianell'aspetto
economco, operante per 10 sviluppo della produzione; sia
nell'aspetto poltico, operante per il governo dello.Stato.
Quando noi parliamo di tendenze della massa e di co~
scienza della massa, come aggregato sociale, intendiamo
esporre quello che abbiamo accennato essere l'aspetto etco
della nostra dottrina, per Ia quale Ia coUettivit non ha
un valore statico, ma un valore dinarnico, Non euna somma
d'individui, ma e un valore spirituale; non e il prodotto
pi o meno arbitra rio d'un piu o meno convenzionale ac-
cordo delle volont di pii; individui a porla in essere, ma
e il prodotto necessario della storia, di' cui gli individui '
non sono che gli strumenti attivi o passivi, volenti o
nolenti,
Quando si accenna al requisito di solidariet della
massa, si esprime un enunciato profondamente etico, se-
condo il quale gli aggregati perseguono il bene comune,
come una necessit precedente a quella, che fa perseguire
il bene proprio.
I regimi democratici e le dottrine individualiste, che
(1) Vedi RANELLETTI, Istituaioni; p. 53,
- 273-
'abbiamo pi volte criticato, pongono gli individui nella
situazione di perseguire, in realt, anche se Ia 101'0inten-
zione iniziale e quella di perseguire il bene della colletti-
vit, solo il bene d'uno, di pochi, di molti, di tutti ancha,
ma non il bene della collettivit,' come quello che tra-
scende e supera, annullandolo in se stesso, ogni bene di
determina ti individui (1).
In diversa guisa e considerato, in funzione etica, il rap-
porto dell'individuo colla collettivit in regime fascista e
corporativo, per il qua1e si costituiscono i principii e i
dettami della vita morale; ecioe della subordinazione del-
l'interesse e deI Iibito individuale ai dover verso Ia c01-
letti vit (2).
In tal guisa si forma il vero organismo e, insieme,
l'ordinamento dello Stato, che non sorge ne per Ia devo-
luzione del popolo, che vierr ritenuto il depositario unico
dei poteri sovrani, ne per concorso di volont dei singoli
individui, che si riuniscono nella corrvergenza .d'un ac-
corda' contrattuale; ma bensi, secando Ia nostra teoria,
sorge per l'impulso spontaneo degli individui edelle masse,
le quali, per Iaforza delle 101'0tendenze istintive eper Ia
realizzazione de) 101'0bisogni, costituiscono l'unit sociale,
che, col presidio del diritto, diverr Stato, come ordina-
mento e come organismo.
118. - Ma-considerare 10 Stato come organismo, alla
stessa guisa che IaCarta del Lavoro considera organismo
Ia nazione, non significa accogliere e seguire Ia dottrna
dello Stato organico (3). '
_(1) ERCOLE, Dal nasionalismo al fascismo, pp, 47, 71, 259, 266.
(2) ERCOLE, op. cit., p. 267,
(3) Vedi BOItTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina corporatioa, vol. I,
n. 43e seg-g.
BORTOL01'TO. - Lo Stato Fascista e la Nas ione,
13
- 274-
La dottrina dello Stato organico risale, se si deve se-
guir gli insegnamenti, che a tale proposito ci son dati, a
tempi assai remoti, ed ha subito varie manipolazioni, ri-
velando -costantemente erro ri e debolezze (1).
Si e, a volta a volta, considerato 10 Stato come un or-
ganismo biologico, come un uomo colletti vo naturale (2);
ovvero come un organismo psicoloico: ovvero come una
cotlettioit etico-oranica, basata sulla spiritualit della
consociazione umana.
Per queste strutture ricorreva il riferimento e Ia ter-
mino~ogia della scienza naturale (3); e si parlava di svol-
gimento vegetativo del sistema nervoso sociale , e di evo-,
Iuzione a guisa dei corpi umani '1>. Perche come i corpi
organici crescono e perdurano nella successione riprodut-.
tiva delle cellule, cOSI il corpo sociale permane nella sue-
cessione enella tradizione delle generazioni famigliari (4).
Si considero pi tardi 10 Stato come un organismo sto-
rico-sociale, ne istintivo n riflesso, ma emanante, come
idea, dal suo passato e dal suo presente e dalla direzione
speciale di tutta Ia sua storia (5).,
Ora Ia dottrina ritorna alle espressioni dello Stato or-
ganico, colle forme e gli aspetti dell' esistenza biologica (6).
(1) Vedi VAN KRIEKEN, Delta cosidetta teoria organica dello Stato
(in Biblioteca di scienze politiche, Torino, 1891, voJ . VIII, pp. 1357,
1364, 1388).
(2) Vedi HAECKL, Die natrliche SchOpfungsgeschichte, 'Leipzig, 1868,
pp. 172, 194. Per Ia critica vedi COSTAMII.GNA,I primcipii generali delta
dottrina fascista dello Stato (Universit fascista, ebbraio 1931, p. 15).
(3) Vedi BLUNTSCHLI, Diritto pubblico universalt1 , 4." ediz., 1868,
p. 276. BLUNTSCHLT, Studi psicologici, Prefaz., p. XI e segg.
(4) SCHAFFLE, Ba und Leberi des sosialen Krpers, parte I, capo IV.
(5) STAHL, Rechtsphilosophie, voJ . lI, capo II Staatstheorie. Vedi
anche in argomento GIESE, Deutsches Staatrechi, p. 2; SALOMON, AUge-
meine Staatslehre, p. 142e segg.
(6) Vedi SPANN, Der wah,-e Staat, p. 11; SPANN, Die Haupuheoricn
der Yoiksioirtschaftslehre, p. 30.
- 275-
Noi distinguiam o nettamente Ia nostra dottrina dello
Stato corporativo da quella dello Stato organico. che pu
aver avuto in passato un certo vaIore, in confronto, anzi in
antitesi, colla struttura meccanica dello Stato di poliz.a.
Ma che, ora, essendo quest'antitesi ormai superata, non ha
pi alcuna ragion d'essere (1).
Infatti i rapporti fra Stato, collettivit e individui, in
conformit alle norme di diritto, non sono n di natura
fisica ne di natura psichica (2); ma, pur accostandosi
all'una e all'altra, acquistano rilievo prettamente e schiet-
tamente giuridico.
119. - ln verit, non si tratta, quando si crea uno
Stato, di costituire una struttura o un corpo organico, ma
si deve invece formare un'organizzazione eun ordinamento,
dove l'unit e lindividualit dei singoli componenti dev'es-
sere mantenuta.
Tale necessit e indispensabile, senon 'si vuole cancel-
lare il principio essenziale d'ogni formazione socale. Ed essa'
etalmente sentita dagli stessi sostenitori della teoria or-
gan:ica, che si dice che 10 Stato e un organismo composto
di tanti organismi minori (3).
Pertanto, come Ia nostr dottrina corporativa s'oppone
all'individualismo e aI classismo, perche sostiene che 10
Stato non deve esistere n per l'interesse degli individui
n per I'interesse d' una classe, altrettanto combatte l'uni-
versalismo, perche 10 Stato non pu assorbire tutta Ia vita
di un popolo, n condensare e assommare in s stesso
tutta intera Ia societ, costituendola come unosistema di
organi di nervi e di muscoli.
(1) Vedi BORNHAK, op. cit., p. 7.
(2) Vedi HOLD-FERNECK, De,- Staat ais Uebermensch, cit., p. 71.
(3) SPANN, op. cit., p. 231.
'.
"
- 216-
La vita sociale non pu~ sparire nello Stato, perche
nessun individuo pua vivere unicamente p.er 10 Stato, e
nello Stato esaurire Ia propria finalit. Lo Stato e. solo
l'ordinatore, il tutore, il propulsore della vita del popolo,
il presupposto dell'esistenzae dell'utilita della vita sociale,
in quanto nella socie.t pon tutte le condizioni esterne -
necessarie, perche quella vita sia possibile e profittevole r
Cosi tutte leclassi, come tutti gliindividui, devono trovare
nell'azione dello Stato l'eguale tutela e Ia soddisfazione dei
propri interessi, nei limiti e in armonia coll'Interesse ge-
nerale. E, quanto pi il potere statale e organizzato in
modo da essere indipendente da. qualsiasi classe socale.,
tanto pi e' capace di esercitare Ia sua giustizia verso tutte
le classi sociali (1).
La dottrina individualista ha creato uno Stato liberale,
atomistico e molecolare (2), dove 10 Stato e i suoi inte-
ressi scompaiono e cedono di fronte all' individuo e agli
interessi particolari. La dottrina universalistica ha costi-
tuito uno Stato organico nel senso biologico, dove ogn
parte perde qualsiasi individualit ed ogni anche lontano
residuo d'autonomia, per essere, ne 'suoi movimenti, le-
gata biologicamente al tutto (3). La dottrina corporativa
costituisce uno Stato, che .rappresenta un ordinamento,
dove le singole parti 'non SOI.O membra d'un corpo, ma
elementi di un'~nit (4).
La dottrina organica riprende l' ormai superata ten-
denza dei Bluntschli, il quale tuttavia osservava che 10
(1) RANELLETTI, Isiituaioni, p. 53.
(2) Vedi OLIVETTI A. 0., Lineamenii , dei nuovo 'Stato italiano,
pago 78. .
{3) Vedi MLI.ER, Vermischte Schriften, n. I, p. 145; Sprn, Der
-ioahs-e Staat, p. 197.
(4) Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato :e la dottrina corporatioa, voI. 1,
n. 40 e segg.
- 277 - .
Stato, come organismo, non deve ratfrontarsi agli organism
inferiori delle piante e degli animali, ma va ravvisato come
organismo etico e spirituale, capace di. assumere i senti-
menti e i pensieri dei popol, di esprimerli come leggi e
di realizzarli come azioni.
Tale dottrina fornisce allo Stato una personalit com-
posta di corpo e di spirito e dotata d' una propria vo-
lont (1). Ma ha il difetto di non conferire ad esso quel-
l'ordinamento, che allo stesso tempo 10 identifichi e 10 di-
stingua dagli elementi, che 10 compongono ..
Difetto ed errore comune a tutte le dottrine basate
sulla concezione organica (2)~sia che diano importanza
all'aspetto biolgico, sia che considerino il puro aspetto
spirituale (3). '
DeI resto vi ha una fondam entale differenza tra il regno .
animale e vegetale, e l'organismo sociale e statuale. Nelle
piante e negli animali, le cellule, checompongono Ia for-
mazione organica, sono unite insieme in uno stretto vin-
colo organico reciproco, per modo che non si possono se-
gnar limiti fra l'una e l'altra e non vi ha fra l'una e l'altra
soluzione di contnuit. Ed e inscindibile Ia comunione,
pi che connessione, di tutte le parti, per modo che nes- '
suna cellula pua, di propria iniziativa, mutare o modificare
Ia prpria funzione.
AI contrario, quando si considera I'organsmo Stato, esso
non pua essere paragonato, 0, meglio, equiparato, ad un
.organismo biologico, animale o vegetale, perch ogni sin-
gelo individuo mantiene, nella compagine, Ia propria per-
sonalit, per modo da costituire, a sua volta, un corpo se-
(1) Vedi BI.UNSTCHLI, Allgemeine Staatslehre, V ed., 1875, parte I,
pago 22.' , ..
(2) KJ ELI.EN, Der Staat als Lebensform, IV ediz. 1924, p. 31.
(3) GIF,RKE, Das Wesen der menschlichen Vel'band, 1902, pp. 15, IR.
..,
..
- 278-
parato, per quanto intimamente connesso e unito cogli
altri corpi o individui e coll' entit superiore, che ne fi-
sulta, e che e la societa, e, pi oItre, 10 Stato (1):
"
120. - Son queste le ragioni del nostro dissenso dalla
dottrina organica, sia biologica sia spirituale.
Comepure dissentiamodall'altra dottrina organica, che,
passando neI campo strutturale o strumentale, costituisce
lo Stato come organismo, dove si svoIge un complesso
meccanico di organi, di funzioni e d'attivit (2); e dove
l'individuo, che pur possiede tutto quanto ha valore per
l'affermazione dlla propria umanit spirituale e intellet-
tuale, non pu costituire completa Iapropria attivit colla .
propria impronta, perch i vincoli, i' richiami e Ie im-
. . .
posizioni associative fanno dell'individuo un organo del-
l'organsmo, per modo che Ia personalita, I'iniziativa e Ia
liberta appartengono all'associazione e all'organizzazione, e
non all'individuo,
Questa tendenza vuol riconoscere, nella vita statuale,
. una sola personalit giuridica, un solo interesse e una sola
volont imperativa: quelli dello Stato .(3).
1..0 Stato, in tal guisa, diventa quasi il Leviatano dello
Hobbes (4), di fronte al quale nulla esiste ,e tutto deve
scomparire e. cedere, perche ogni entit diventa organo,
.avente collo Stato un rapporto di parte a tutto, in una
funzione di dipendenza e di dedizione schematica e fun-
zionale (5),
Cosi concepito; 10 Stato si deve porre necessariamente
(I) HERTWIG, Der Staat ais, Organismus, J ena, 1922, p. 11.
(2) Vedi SPANN, De,' uiahre Staat, p. 96.
(3) Vedi COS'l'AMAGNA, Elementi, cit., pp. 62, 70.
(4) HOBBES, LtJ Stato, Torino, 1925, p. 53e segg..
(5) REDANO, Lo Stato etico, p. -228.
- 279-
come uno Stato di polizia senza limiti; l'uomo e mezzo
verso iI fine dello Stato, e Ia polizia non e pi funzione
negativa, ma coazione positiva per adempiere idovere
verso 10 Stato. Il cittadino e milite dello Stato e 10 Stato
e potenza pubblica ed impero (1).
Ci sembra che, in tal guisa, si finisce. per negare Ia
stessa funzione corporativa dello Stato, che, in tanto pu
svoIgersi, in quanto, di fronte alla personalit dello Stato,
. esistano e siano riconosciute le personalit minori degli
aggregati sociali e degli individui. "
Se Ia dottrina, che si applica attualmente in Italia,
fosse quella organica, vale a dire costruttrice di un mec-
canismo di funzioni e di poter (2), sarebbe giustificata Ia
critica corrente all'estero sul nostro .ordinamento gi uridico
attuale, per iI quale, si osserva, iI cittadino e divenuto un
funzionario dello Stato (3).
Ma cOSI non e, parch 10 Stato fascista non e una rete
d'organi; e il cittadino fascista e bensi un suddito, ma
non un funzionario dello Stato. E ancora, perche Ia nostra
. dottrina sostiene l' unit piena e correlativa di tutti gli
elementi, che concorrono a costituire 10 Stato, che e la
unita suprema e sovrana, ma vuole mantenere distinta e
libera,nell'orbita dell'ordinamento giuridico, I'esistenza e
l' esplicazone dell' a.ttivit degli individui e degli enti, in
rapporto coll'esistenza e coll'attivit dello Stato.
Si e raffigurato 10 Stato, od iI popolo, come ~n orga-
nismo,. che vive con pi cuori (4). Noi 10 consideriamo
(1) DELLA TORRE, op. cit., p. 166.
(2) Vedi GIERKE, Labands Staatsrecht u:nd die Detsche Rechtwis-
senschaft (Sehmoller J ahrbuch, 1,883, p. 1149).
(:5) Vedi pi sopra n. 109.
(4) Vedi ESCHMANN, Der Faschistische Staat in Italien, Breslau,
1930, pp. 116, 117.
..
- 280-
<,
piuttosto come un ente, che, nel tempo e nello spazio, si
compone e si sviluppa in differenti strutture, che sono
tutte coordinate a formare il tutto, potendo tuttavia es-
sere considerate nella loro separata individualit e nelloro
singolo aspetto.
, La dottrina corporativa trova Ia sua giustificazione e
il suo fondamento giuridico nelIa personalit dello Stato,
degli enti colIettivi e degli individui, che costituscono Ia
compagine sociale.
. Questi tre elementi, che sono ben definiti nella loro
soggettivit, son.o i portatori degli interessi rispettivi, ed
esprimono Ia loro volonta, assumendo iniziative per l'eser-
cizio dei diritti, per l'adempimen to dei doveri e per 10 svol-.
"gimento dei rapporti, che tra di loro necessariamants
debbono intervenire. "
Ci sembra che questa concezione e questa struttura
giuridica realizzi in forma completa le relazioni tra gli in-
dividui e 10 Stato, nella loro concreta realt sociale.
Si e detto che 10 Stato esiste, rispetto alI' individuo,
come organizzazione, prima ancora che come funzione; e
che il vincolo di causalit tra individuo e Stato non si pu
perdere n cancelIare mai (1). '
.Secondo Ia nostra dottrina, colla complessa organizza-
zione statuale, che si distribuisce e si completa nelle or-
ganizzazioni minori, si rinsalda il vncolo causale fra 10
-Stato e gli elementi sociali, che 10 costituiscono, per espri-
mersi, sotto Ia disciplina dell' ordinamento giuridico, come
il cornplesso dei rapporti di diritto, ai centro dei quali sta
e deve stare necessariamente 10 Stato.
121. - La dottrina corporativa e Ia dottrina del-,
(I) Vedi GRAZIANO, Lo Stato giu.hdico, p, 225.
- 281-
l'unit organica degli elementi, che compongono Ia cornpa-
gine sociale, ed e allo stesso tempo Ia dottrina della pro-
porzio
ne
degli interessi edella gerarchia delle voIont.
Essa considera gli individui e gli enti collettivi come
liberi soggetti di diritti, capaci d' iniziativa e di volont
propria, aventi interessi propri, che debbono essere rico-
nosciuti e tutelati. Con questo si mantiene contatto colla
realt giuridica, ma non si-considera 'solo Ia reaIt giuri-
dica. Si conferisce importanza all'organizzazione, ma non
si fa dello Stato so~tanto un complesso di organi desti-
nati "ediretti verso '10 scopo ultimo e generale dello Stato.
E, se si pu dire che vi sia un solo diritto eun solo ordi-
namento giuridico nella nostra vita statuale (1), non si
,pu altrettanto dire che esista una sola organizzazione,
perche le organizzazioni sono tante, quanti "sono i fini e le
attivit dello Stato, e sono tutte coordinate e unite dalla
direttiva generale e suprema, che emana dalla sovranit
dello Stato. ' .
Il principio corporati vo e Ia dottrina corporati va non
ricavano il loro pregio da un accentramento e da un'as-
soluta prevalenza dell'autorit dello Stato. Ma bensi essi
hanno valere perche ~sotto l' autorit regolatrice dello
Stato, fanno vivere tante volont, alle quali rieonoscono
'valore e rilevanza giuridica. E, accanto alla personalit
dello Stato, sono riconosciute personalit individuali e coi-
lettive, che concorrono alla vita dello Stato e collaboranc
. assiduamente ai suoi fini.
E quando si pensa che, in dottrina corporativa, gli enti
istituzionali sono chiamati a dettare regole di generale
osservanza, costituendo particolari disposizioni di carattere
norrnativo, per Ia disciplina d'una determinata attivit, si
(1) COSTAMAGNA, Elementi, cit., p. 71.
- 282-
comprender come il principio corporativo sia Ia misura
e Ia ragione dell' autonomia e della libera volont delle as-
sociazioni e delle collettivit.
Noi .crediamo che l'unica vaga rassomglanza tra l'or-
ganismo statuale e-l'organismo biolgico (1) consista nella ~
capacita di sviluppo degli indi vidui, dei gruppi e, delle ca-
tegorie, che 10 compongono (2). ToIto questo Iontano ter-
mine di simiglianza, Ia dottrina organica deno Stato non
presenta alcun apprezzabile valore, perche manca sovra-
tutto di contenuto politico e giuridico, dato che nessuna,
fra tutte le varie trasformazioni ed evoluzioni della teoria
organica pu fornire un ben costrutto sistema di diritto
statuale,
. E, come quarant'anni or sono si diceva essere desde-
rabile che, anche in Germania, fosse finalmente. abban-
donata Ia credenza nella cOSI detta teoria organica dello
Stato, perche tal e teoria non esistevaaffatto e il sup-
poria aveva nociuto allo sviluppo della dottrina dello
Stato (3), altrettanto noi crediamo di poter dir ora, oppo-
nendo alla dottrina dello Stato organco ta dottrina dello
Stato corporativo, Ia cui concezione, mentre esprime I'in-
sieme di diversi elementi, tutti coordinati a un fine (4), si
compone inuna complessa realta di rapporti di.'diritto.
122. - Per questo Ia dottrina corporativa sostiene il
principio della sovranit e della personaTit dello Stato di
fronte a coloro, che negano 10 Stato, come entit reale e
giuridca, e come sovranit costituita .e imperante.
(1) CORRDINI, L'unit dello Staio e degli individui (Gerarchia., 1928,
pp. 186, 187), Vedi Creu, La concesione organica dello Stato (Poltica,
auno I, p. 321 e segg.).
(2) vos K RIECK EN, op. cit., p. 1430.
(3) VON K RreK E~, op. cit., p. 1445.
(4) Vedi RDAN, Lo Stato etico, p.228; vedi anoh BONUCur, II fine
dello Stato, p. 121.
..,
- 283-
Ma Ia dottrina corporativa sostiene ancora Ia plena
'personalita gi~ridica dell'individuo, e degli aggregati so-
dali, che 10 Stato costituisce, realizzando, in regime gera:-
chico e corporativo, un sistema di rapporti giuridici, che
formano, a un tempo, Iarete e Iabase deU'ordinamento sta-:
tuale e il sistema di garantia degli interessi .degli individui.
Cosi l'organizzazione sociale non e ne una formazione
costituita dall'alto, in una forma inflessibilmente gerarchica
e organica, n un' organizzazione costituita in forma, e
struttura atomistica dal basso, per opera e nel solo inte-
resse degli iridivldui.
Vi ha qui ancora precisata Ia posizione della dottrina
corporativa, fra Ia dottrina universalistica e queUa indivi-
dualistica. Come pure, in relazione aI concetto di sovra-
nita, Ia dottrina corporativa, distante cOSI 'dall'una come
dall' aItra dottrina .estrema, non considera Ia sovranit n
discendente dall'alto per ispirazione oimposizione autocra-
tica o divina, ne proveniente dal basso per univoca desi-
gnazione di elettoralismo e di voto; ma Ia considera forma-
.. 'zione omogenea e armonica, risuItante dalla collaborazione
delle volont, nella. proporzione dei' rispettivi interessi in-:
dividuali e collettivi.
In tal guisa crediamo -di giustificare, colla nostra dot-
trina, "Ia sovranit come potest d'imperio e capacita giu-
ridica ad un tempo; di contro alle tendenze, che negano
Ia realt e Ia sovranit dello Stato.:
Vi ha infatti chi nega 10 Stato nella sua sovranit e
neI suo momento costitutivo e coatti vo; e vi ha chi 10
afferma nel suo momento coattivo, ma 10 nega nella sua
funzione equilibratrice. E vi ha Ia tendenza ad affer-
mare, con molta semplicita e con moIta chiarezza, che
l' idea dello . Stato, neI senso di costituire una vo-
lont unitaria di contro agli interessi particolari, di creare
,
- 284-
l'unit d' una societa generale e di costituire un potere
sovrano, a traverso Ia rappresentanza e Ia cooperazione
delle forze del popolo, e ormai vinta e sconfessata (1) .
La negazione della sovranit, ovvero Ianegazione dello
Stato come ordine costituito, e propria deU' anarchismo,
il quale segue il principio del piii perfetto indivldualisrao.
Per tale principio l'uomo, originariamente buono e retto-
deve poter trovare, nella vita sociale, il. suo posto e le
condzoni' adatte per il suo' sviluppo.
Questa dottrina, che si riduce e una pura esemplice
forma di. estetica e di letteratura, si risolve in UI~afor-
mula ottimistica, astratta, utopistica, che qui non eil caso
neppure dl discutere.
L'anarchismo crede di poter negare 10 Stato, perche
non 10 concepisce, n puo concepirlo. Esso vede in ogni
atto imperativo solo un::t forza, anzi, p ancora, un freddo
potere e una nuda violenza, perche non conferisce valere
a quell'ordinamento giuridico, a traverso il quale soItanto,
gli atti, che competono allo Stato, possono essere concepiti
come atti suffragati dal dritto.
Contro l'anarchismo, che e Ia negazione dello Stato
\
nel suo, momento coattivo, si oppone 10 statismo o il po-
litismo, che ammette 10 Stato nel suo momento coattivo
ma 10 nega nella sua funzione equilibratice.
Ma i veri avversari dello Stato, nella sua entit giu-
ridica unitaria e sovrana, sono stati i costruttori delle
dottrine e degli ordinamenti politici demoliberali (2),
Per quanto essi partano, senza eccezione, dal riconosci-
mente d'un ente Stato superiore e permanente, peI' far
discendere da quest'arnmissione preliminare tutto quanto
(l) SALOMON, Allgemeine Staatslehre, p. 30.
(2) Vedi HAURIOU, La souverainet nationale, Paris, 1912, p. 3.
- 285-
e materia d'attributi sovrani, giungono tuttavia alla con-
clusione, per' se stessa apertam ente contradittoria, che Ia
sovranit spetta al popolo, o al sovrano, o al dittatore.
Cosi l' universalit dello Stato si rimpiccioIisce e si
particolarizza nella sovranita d'un governo o d'un monarca,
o si diluisce a traverso un'indefinita sovranit di popoIo,
deIla quale non e possibile n IareaIizzazione n I'esercizio.
123. - Lo Stato, come ordinamento, e fatto di popolo,
di ierritorio, e di potest d'im.perio; che, sott'altro aspetto,
viene considerata come coscienza poltica (1).
Anche su questi elementi, che, di per se stessi, do-
vrehbere essere semplci e di giusta comprensione, si sono
esposte Ie dottrine -p complicate e confuse (2).
Ma, pi che tutto, l'errore costruttivo e apparso dal
considerare gli accennati elementi come i diversi e distinti
materiali d'una costruzione, senza tener conto del nesso
intimo enecessario, che deve maritenerli uniti. Ad esempio,
si e deito che 10 Stato e una formazione unica, un tutto
organico, che costituito dai tre elementi, ma che si iden-
tifica con ognuno di essi, preso separatamente (3).
Ora, e vero che 10 Stato si prende talvolta nel senso
, d'una determinata estensione di territorio, come entita geo-
grafica~ ovvero come un'unita personale, nel senso di po-
polo, ovvero ancora come potere sovrano. Ma bisogna guar-
darsi aI ragguagliare 10 Stato a uno solo' degli elementi,
perche Ia sua figura ne risulterebbe alsata esvalutata. Lo
, Stato eterritorio, 'popolo e potere sovrano, uniti e intima-
(1) Vedi RANELLETTI, Istitu+ioni, oit., pp. 53,54; K ELSEN, Allgemeine
Staatslehre, p. 96, )2. '149 e segg.
(2). Vedi WALDECK ER, Allgemeine Staatslehre, Berlin, 1927, p. 201 e
segg., 213 e segg,
(3) K F-LSEN, op. cit., p. 96.
- 286-'
mente legati. Esso rimane uno in tutti i suoi elementi e
in tutte Ie sue istituzioni (1).
Abbiamo accennato dianzi quale importanza presenti
il territorio nella formazione delle compagini nazionali (2).
Qui occorre esaminare quale valere abbia il territorio nella
struttura dello Stafo (3). Infatti 10 Stato' deve avere un
territrio. Le popolazioni nomadi possono darsi un'orga-
nizzazione e possedere taluni elementi, che poi costi-
tuiranno 10 -Stato, ma non rappresentano ancora 10 Stato
neI senso generalmente accetto.
. .
Il territorio e Ia base della sovranit nello spazio, sulla
popolazione ivi esistente, con esclusione di quaisiasi altra
autorit. Rispetto aI territorio, Ia. sovranit dello Stato e
giuridicamente negativa verso l'esterno, nei confronti degli
altri organismi statuali, con esclusione di qualsiasi infram-
mettenza di poteri sovrani; ed e positiva verso l'interno,.
nei confronti dei sudditi, come atfermazione ed esercizio
delle potest giuridiche, che sono proprie dello Stato, per
i1 regolamento delle attivita, che si sviluppano nell'ambito
geograficamente segnato.
. T~Ie e il valore dell'elemento fisico, materiale, 'che e
costituito dal territorio. nvecchio concetto, per il quale
10 Stato, o il sovrano, era .prpretario deI territorio, e
stato superato, perche il territorio e-:- Ia sede ,e il limite
materiale dell'esercizio della sovranita, alla stessa .guisa
che il popolo , e Ia sede e i1 limite personale dell'esercizio
stesso (4).
(1) RANELLETTI,Principii di diritto amministrativ, Napoli, 1912,
pago 163: .
(2) Vedi pi sopra n. 40. Veggasiin argomento Ia trattazione dei
DONA'!I D., Stato e territorio, Roma, 1924, p, 12e autori ivi citati.
(3) Vedi GIE8E, Deutsches Staatsrechi, p. 4. Riguardo alia sovranit
territoriale vedi GRAZIANO, Lo Stato giuridico, p. 129 e segg.
(4) Vedi K ELSEN,op. cit., p: 138 e segg. j BORNHA:K , op. cit., pp. 49,50.
"
.><'
- 287-
Vi ha Ia tendenza, ben chiararnente espressa e valida-
mente sostenuta,. a negare al territorio il carattere di ele-
mento essenziale dello Stato. Si dice infatti che esso non
pu esser considerato elemento essenziale, se 10' Statopu'
sussistere nel consorzio internazionale, anche senza questo
. . ~ "
elemento. '
Infatti si osserva che e Stato anche 10 Stato nomade,
il qual e, se pur presenta temporaneamente una sede un
territorio, non ha territrio fisso e stabile ; e, inoltre, 10
Stato puuepararsi, o essere separata, daI prprio. terri-
. torio, senza per questo cessare o venir meuo.
. Si sostiene pertanto che il territorio, Iungi dall'essere
un elemento essenziale dello Stato, e un suo oggetto este-
riore, ovvero una cosa, attribuita al suo diritto di do-
minio (1).
Sarebbe senza dubbio interessante 10 studio dell'esatta
posizione giuridica del territorio rispetto allo Stato. Ma noi
non possiamo che accennare qui alla questione senza di-
scuterla. Dobbiamo tutta via riaffermare che, dal punto di
, . .
vista pratico, indipendentem ente dalla questione se il
territorio sia elemento essenziale, noi 10 consideriamo ele-
mento Indispensabile all'eeistenza e alla normale evolu-
zione dell'ente Stato, poi che esso corrisponde alla stabi-
lit delle sedi della .nazione, alla comunanza degl inte-
. ressi, aI conseguimentodei bisogni, e alla continuita di.
sviluppo delpopolo.
124. -Il popolo e l'elemento personale e morale,
.rspetto aI quale trovano rispondenza i bisogni e gli inte-
ressi, ehe 10 Stato protegge, e le manifestazioni di volonta,
(I) DONATID., Stato e territorio, pp. ?9; 32, 43, 53 e segg.
- 288-
che 10 Stato esprirne per il raggiungimento degli scopi,
che gli son propri (1).
Il territorio, senza il popolo, non P1l0 costituire 10
Stato. L'elemento materiale, senza l'elemento personale,
e cosa inerte e senzavita attiva; alla stessa guisa che Ia
casa e nulla senza Ia famiglia, come, del resto, Ia fa-
miglia e un ente incerto e sperduto senza Ia casa (2).
Lo Stato fu definito una corporazione territoriale (3).
Pertanto ir popolo deve realmente rappresentare Ia massa
degli individui, i quali vivono sul territorio e sono sotto
posti all'ordinamento giuridico. Ma esso, nelle sue varie
formazioni interne, dev' essere in tal guisa organizzato e
ordinato, da rappresentare altrettanti enti ,giuridicamente
operanti, per Ia realizzazione degli interessi particolari e
di, quell generali allo stesso tempo (4). '
Per cio l'esercizio dell'autorita sovrana, che costituisce
il terzo elemento fondamentale dello Stato, si esprime in
una forma particolarmente interessante nel nostro ordi-
namento, dove ne 10 Stato vuol sopraffare ilpopolo con
l'assolutismo dei, suoi poter sovrani, ne il popolo vuol
esautorare 10 Stato colle esigenze delle sue Iibert.
. Anz! Ia caratteristica del nostro ordinarnento sta nel-
l'avere, da un lato, dinamizzato Ia concezione statica, mec-
canica, fissa e astratta del popolo, ponendogli accanto un
suo attributo essenziale, il Iavoro, e rendendolo cOSI' un
elemento attivo in piena e continua evoluzone,: che contri-:
\
(I) Vedi RANLLETTI, Istituzioni cit., p. 8.
, (2) Vedi PANUNZIO, principio e diritto di nasionatit, p. 54.
(3) Vedi GEFFOK EN, Die Verfassung des Detschen Reichs, Leipzig, .
1901, p, 21..
,(4)'Vedi BORTOLOTTO, Lo Stato e la dottrina corporativa, vol. r,
n. 12. Vedi BORNHAK , G"'nd,-iss des deutschen Staatsrechts , Leipzig,
1926, p. 6.
- 289 - .
buisce a formare l'unita dello Stato. E nell'avere, dall'altro
tato, fornito il popolo d' attributi e d' attivit, nel campo
del diritto pubblico, cOSI da porlo in condizione di colla-
borare in forma costante al governo dello Stato.
'125. - Vi e stata preoccupazione, nella dottrina, di
distinguere il semplice aggregato, come agglomeramento
o moltitudine, dalla sccieta organizzata; di distinguere,
ulteriormente, questa societ dalla nazione unitaria; e;
.alla sua volta, ancora, Ia nazione;: come unita, dal popolo
come massa ordinata, in senso giuridico e poltico (1).
Questi sono, d'altronde, concetti fondamentali, che deb-
bono essere convenientemente preclsati (2).
La societ e combinazione d'individui, i quli, natu-
ralmente, si sentono attratti verso il nucleo collettivo,
per Ia spinta dei bisogno. La nazione rappresenta qualche
cosa di pi evoluto, perche e riunita. da pi solidi vincoli
d'interesse, di storia, di cultura, di tradizioni. Infine il
popolo e l'insieme personale della nazione organizzata a
Stato (3).
La societ, in determinate condizioni costituita, e 10
mizio delle piii complesse formazioni. Posto infatti, diceva
il Romagnosi, che sol tanto per mezzo della societ le fa-
colt morali d'un individuo si possono sviluppare ed esten-
-,
-
(I} Vedi IESE, Deutsches Staatsrecht, p. 7. ~
(2) Per Ia nozione di societ e le relazioni tra societa e Stato vedi
:SOHMITT, DeI' Huter de" Ve,-fassung, Tbingen, 1931, P: 73 e segg. E,
per una vecchia trattazione, vedi HELD, Staat und Gesellschat( vom
Staruipunhie der Geschichte, 1861, vol. J , p. 112e segg. Per Ia distin-
zione tra nazione e popolo, oltre a quanto detto pi sopra sulla nazione
Ia nazionalita, vedi FICHTE, Vom Beg"iff der Nation, p. 139; NEUM:ANN,Yolk.
'und Nation, 1888, p. 50; GUMPLOVICZ,Recht de" Naiionalitdsen, p. 198.
(3) ROMAGNOSI, Diritto pubblico ttniver'sale, Trattato lI, parte I,
, lib. I, capo 11. Vedi anche MAJ ORANA, DeZ principio sOV/'ano nella costi-
zwsione degli Stati, Roma, 1886.
BORTOLOTT'O. - Lo Slalo Fascista e Ia Na slon. e. 19
- 290-
dere, a tanto non pu corrispondere una societa qualuuque;:
ma bensi una tal esocieta, in cui concorrano esi verifichino
le cagioni apportanti precognizione, interessi, liberta, con-
formi alle direzioni teoriclie e al fine'dell' ordine morale i(1).
Ma una nazone,. dice il Bluntschli, non sara molto si-
cura, se non riposer sul popolo. Il che e quanto dire che-
una nazione non avr validit d'esistenza, se n011' si sara
dato un saldo e completo ordlnamento giuridico.
Cosi i popoli sono Ia risultante dell'azione concorrente-
di molte forze, di molti fattori propri e adatti a incul-
care nelle masse uno spirito comune, interessi uguali, co-
stumi analoghi, separandoli da altriuomini, ,e distinguen-
doli da comunit d'altro genere (2).
Per spiegare i concetti di nazione e di popolo, occorre,
secondo noi, prendere le mosse dalIe entita colIettive,. che
vengono a forrnarsi per il bisogno di socialita degli indi-
vidui e per Iasoddisfazione dei Ioro interessi. E dallo svi-
luppo di queste formazioni si possono cogliere le principal}
caratteristiche d'ognnna e si pu dar, insieme ragione e-
fondamento della' formazione dello Stato, in relazione
colla compagine sociale (3).
Nazione e popolo sono sovente presi come sinonimi (4).
Ma essi devono andare concettualmerrte e praticamente-
distinti (5).'
(1) ROMAGNOSI, Istitu siowi di civile filosofia, 1824, parte I,li&. VI..
ap. 1lI, pp. 1450, 1451; ROMAGNOSI, La scienea delle costituaioni ;
vol. VIII, p. lO. .
(2) BLUNTSCHLI, Die nationale Staatenbldung und. der moderne
deutsche Staat, Berlin, 1870, pp. 8, lO. .
(3) Vedi CONTUZZI, Trattato di diritto costitu stonale, Napoli, 1895,
pago 126. .
(4) Vedi FICHTE, Vom Begri(r der Nation s. p. 140 e segg. Vedi
al riguardo anche K OPPE, vou. als Begrift und ldee, Beelin, 1930,
p. 24 e segg. e i'ichiami ivi fatti. , .
(5) Vedi BINDER, Rechtsbeg"iff und liechtsiee, p. 294; SPANN, Vom
Wesen des Yolkstums, lP22, p. 516.
- 291'-
Nazione, da 'nasci, si riferisce a un concetto di forma-
zione e di razza'; popolo, da 7rOI.I, esprime meglio l'esistenza
.eollettva pnbblica (1).
La parola nazione indica l'associazione civile, considerata
[n rapporto colla comunanza d'origine dei suoi c:omponenti;
Ia paro Ia popolo .deslgna questa societ, considerata in
rapporto col territorio e eolla costituzione dello Stato.
S~comprende come Ia parola nazione sia stata espressa
coi significati p vario Essa fu, 'secondo Cicerone, Ia con-
stitutio populi (2). Fu secondo altri Ia gens latina e fu Ia
casta .sacerdotale e culturale. Si sentt pi. tardi parlare
d'una nazione feudale. Montesquieu Ieee cenno d.una
nazione aristocra tica e nobile e. d'una nazione borghese,
alla stessa guisa che, piii innanzi, s'ebbe a parlare d'una
nazione classsta (3).
Ma ognun vede, e Ia trattazione passata 10' di mostra,
come il concetto di nazione esprima qualche cosa di pi
. .
solido e storicamente pi forte e persistente di queste .
formazioni aventi carattere particolaristico. Infatti una
........ nazione pu bensi costituire un popolo, ma una formazione
costituita sulla base d'una casta o d'una classe non 'pu
ma costituire ~n .popolo intero ed unito ..
126. - Il poplo e il corpo politico, che Ia comunita
delle leggi fa nascere e che con esse muore.. mentre Ia
nazione e il corpo morale, indipendente dal~e rivoluzioni
e dai mutamenti politici, perche e ' costituita dalle qualit
innate, che Ia rendono indissolnbile.
Per giungere al concetto di nazione e di popolo, .si
(1) BLUNTSCHLI und BRATER, Deutsches Staatswrterbuch, Stuttgart.
und Leipzig, 1862, vol, VII, Nation und Volk, p. '154.
(2) ClCERONE, De Republica, lib 11.
(3) HERTZ, Mon. cit., pp. H, 17, 18.
- ~92-
passa a traverso Ie graduali formazioni degli aggregati
. socali, i quali hanno le caratterstche costanti della per-
manenza, deU'organicit, dell'unit, deIla totalit (1).
Sono pertanto unit reali.oosi Ia nazione come il po-
polo; ma l'unita della nazione si ha in forza degli elementi
storici, trdizonali 'e culturali, mentre l'unit del popolo
si ha esclusivamente per Ia forza dell'ordinamento fondato
sul diritto (2).
La dottrina della nazione, rispetto allo Stato, e eminen-
temente dottrina storica e sociologica; Ia dottrina deI
popolo, rispetto alIo Stato, .e dottrina eminentemente gu-
ridica e politica. _
I fattori naturali creana I'aggregazione; quelli territo-
dali ed economici creano Ia societ; quelli spirituali e cul-
turali creano Ia nazione; quelli politici creano iI popolo.
L'aggregato, formazione naturale, comprende tutte le
pi ristrette composizioni naturali, come Ia famiglia, Ie
formazioni parentali, igruppi affini, le trib, La societa,
formazione ecoriomco-soclalc, comprende in se tutto le
formazioni minori, le qual si costituiscono, a motivo del-
I'Interesse, in gruppi ditferenziati. .
L~ nazione, basatasul fattor tradizionale, spirituale,
culturale, comprende Ia societa intera, COR tutti gli ag-
gregati minori, basati sulle tendenze istintive e funzionali;
e Ia societa, costituita 3. nazione, viene riunita dai vincoli,
che della nazione sono propri, vale dire le tradizioni, Ia
I
storia, Ia coscienza, il sentirnento.
II popoIo, formazione dei diritto e della legge, com-
.prende in se, nelIa nostra costituzione attuale, come in
(l),Per una completa dottrina della massa, vedi BORTOLOTTO, Lo
Stato e Ia dott"'ina corporatioa; vol. I, n. 67 e segg. '.
(2) Vedi MAGGIORE, Op. cit., p. l35'e segg.
- 293-
quelle di tanti altri reggimenti, tutta intera Ia nazione
-coi s.uoi vincoli spirituali e culturali; tutta Ia societa cogl
1
interessi e le professioni; tutti i mino ri aggregati natural]
colle loro imita istintlve; e tutti questi elementi riuni~c~
eregola coi vincoli deU'ordinamento giuridico e. cOll'energi,
sovrana dello Stato (1); .
Solo cOSI si giustifica .il concorso e Ia composizion~
unitaria degli elementi essenziali dello Stato: il popoh,
(elemento. personale), il territorio (elemento materiale) ~
Ia potest sovrana (elemento spirituale).
Infatti di popolo non si pu pa,rlare, se esso non abbi~
sedi fisse, .sovra un det~rminato territorio, e se non si
lt
legato ad Ul1 potere sovrano. Solo cOSI si pu dire che ~l
popolo e l'insieme dei cittadini, peroh Ia sua evoluzionl'J
si verifica unicamente a traverso Ia modifcazione e 1\
trasformazione delle forme politiche, che rappresentan~
altrettanti momenti d'evoluzione dell'esistenza dei popoI\,
.Ma Ia ragione, che garantisce Ia maggiore solidit dell'or~
dinamento giuridico-politco, sta nel1a condizione che I~
nasione diventi popolo e, come tale, costituisca 10 Statr::.
E infatti pregio fondamentale deIla dottrina fascist~'
aver eliminata Ia distanza e tolta .l'antites tra Stato ~
popolo, come tra Stato e societ civile.
li popolo fuori dello Stato e cornplesso di atomi; ti
popolo nello Stato e unit politicamente e giuridicament~
ordinata. .
::\Ia OCC01'1'eanche dire che, neIla nostra formazione, ~'
e tolta Ia disgiunzione tra popoIo e nazione e che non \
. ~
esatto afermare che quello, che pone il fascismo, e h
concetto di Stato-popaIo, nella perennit e neIla trascel\.
denza delta nozione organica dei popoIo e non gi il co(

(l) Yedi J OHANNET, Le principe des nationalits cit., p. 2.


-,

,
- 29. 4 -
cetto di Stato-nazione (1). Perche Ia nostra dottrina pone
cOSI l'uno come 1'altro conoetto,
ln verit non ci sembra ben inteso, dopo aver consi-
derato il popolo come 'elementotcostitutivo dello Stato,
porre in evidenza e andar rcercando gli elernenti, che
possono rappresentare Ia distanza e Ia tensione tra popolo
. e Stato, iquali non sono che espressioni delle complica-
zioni politiche della vita comune, piuttosto che cal'atteri.
stiche giuridiche o sociologiche degli elementi costitutivi
dello .Stato (2).
E pi esatta Ia .tendenza, che considera 10 Stato ,e il
popolo sotto gli ' aspetti dell'unit. Inftti fra il potere,. che
spetta allo Stato e che si esprime e si Identifica ad un.
tempo nel popolo, e l'elemento personale, sul quale il po-
tere deve esercitarsi, non si pua disconoscere che deb-
bano esistere Ie caratteristiche 'd' una formazione uni":
taria (3). '
127. ~ Il popolo e il territorio sono Ia nazione. Ma
Ia potest sovrana e Iarealt e Ia forza attuale dello Stato
nelIa suavra realizzazione.
Anz gli elementi costitutivi dello Stato, nella loro com-
posizioue poltica, non sono, in effetto, che le basi e i pre
supposti per l'esercizio del potere sovranovche e stato ben
definito come ' l'energia, che costituisce in unit i1popolo
sul territrio e che appare come l'anima nel corpo dello
Stato, Ia forza nell'organismo dello Stato, Ia. volont e
l'azione nella persona de110 Stato (4).
(I) COSTAMAGNA, I p"incipii g~nerali delta dottrina fascita deito
Stato (Universit fascista, febbraio 1931-IX, p. 16).
(2) Vedi SALOMON, Allgemeine Staatslehre, p. . 30,
(3) Vedi GIESE, Deutsches Staatsrecht, p. 7.
(4) GIESE, Deutsches Staatsrecht, P: 7.
- 295-
Quando noi parliamo di sovranita dello Stato, com' e
intesa dalla nostra attuale dottrina di diritto pubblico, colo
-suo ordinamento gerarchico e corporativo, e colla realizza-
:zione di tutti gli Interessi; che ricorrono nella vita sq-
ciale, sulla base della nazione come unit moraIe, poltica
ed economica, si pone in rilievo 1,0 stretto rapporto esi=
stente fra il concetto di sovranit e il concetto di popolo.
Infatti-Il popolo ha bisogno d'un goyerno ereclama. e
demanda, esso medesimo, un' ente ' un potere, che regoli
Ia propria esistenza. Ma, quando si considera, il regime de-
mocratico nella sua realt pratica, non si comprende come
possa solidamente costituirsi questo potere ; e si.affaccia.la
. demanda, che altri si son posti e alIa quale non hanno sa-
puto dare risposta: dove c' democrazia pua esserci un
governo? (1). "
In verit, 'bsogna superare tutti i postulati della dot-
trina democratca per poter giungere a far corrispondere
iconcetti di popolo ~ di ooerno con i concetti di Stato
e di sooranit, come termini correlati vi; questi, nella loro
formazione teorica, quelli nella loro esistenza e attiv~t~
.pratica. .
Infatti Ia' vera realt de110 Stato ha Ia sua sintesi
nell'esercizio del potere sovrano (2); ha Ia sua espressione
pratica nella funzione di governo rispetto al popolo; ed
ha Ia sua manifestazione giuridica nella costituzione dei
rapporti di gerarchia fra lo Stato e i sudditi.
La funzione sovrana, ovvero Ia potest d'imperio sta
tuttavia in intima connessione col territorio, che, anche
considerato come requisito non essenziale' dello Stato, e
un elemento, chestabilisce ed esprime il carattere essen-
(1) BENOIST, Les lois de la politique f"anaise, Paris, 1928, p. 241-
(2) Vedi DONA'!'I D" Stato e territorio, p. 95e segg,
- 296'-
zialmente territoriale dellapotest d'imperio, Ia quale, da
un lato, ,elimitata al territorio, dall'altro, ecorrisponden-
temente, e esclusiva nell'ambito deI medesimo (1).
Le dottrine attuali dello Stato sono concordi nel riget-
tare i1principio eI'assunto dellasovranit territoriale, come
derivazione del potere dal territorio; ma sonoaltrettanto
concordi nell'affermare Ia territorialit de11a sovranlt,
come definizione e determinazions del potere, nell'ambito
fsico dello spazio (2):
Per l'attributo della sovranta.Io Stato si differenzia ~ ;
si distingue da tutte Ie aItre organizzazioni e formazioni '. ':
d'individui,: in quanto non ammette sovradi sealcun'altra ...,'-::',., .
autorit. E Ia sovranit si potrebbe definire il requsito ~:{~:~~~~i.
essenziale, spettante allo Stato, enon ad altri,' di esercitare" ," .
il potere .
Gli ordinamenti dei singoli Stati possono variare e
variano .l'uno dall'altro, perche in ognuno 'e diversamente
organizzato il potere d'imperio ne11asua funzione positiva
ed attuale. Ma in tutti gliordinamenti si esprime I:~:~'..; .:':
senza di questa sovranita, come requisito fondamentale
dello Stato, che e intimamente, unito e connesso collo
scopo, che10 Stato medesimo si propone.
Chi autorevolmente ha sostenuto il principio della so
vranit dello Stato fu il Bluntschl, il quale disse che I(}
Stato trae bensi il ~uo potere dall'elemento personale e
morale, chee il popolo; macheesso, tttavia, si costituisce
in organismo e quindi ha Ieggi sue proprie, collequali si
regge, .possiede autonomia e sovranita, per modo che gU
ordinamenti e le norme, colle quali si regolano i, rap-
porti sociali, debbono essere, in ogni caso, sottratti alla
volont dei cittadiui.
(I) DONA'!'J , Op, cit., p. 96.
(~) Vedi GERBER, Grunee cit., P: 66 e segg.
,-
- 297-
ln quanto che 10 Stato si appaIesa come persona, in-
tanto gli spettano, senza dubbio, 'indipendenza, pienezza
'di potere, suprema autorita, unit; cio gli spetta sovra-
nit. Lo Stato come persona e soorano. Per cio noi di-
ciamo questa ' sovranit, sooranit dello Stato.
, La sovranit non e innanzi alIo Stato, n ai di fuori
o'aI di sopra di esso; ma e Ia,potest eIasupremazia delIo
Stato stesso, Essa e il diritto deI tutto; e come, certa-
mente, n tutto e pi forte che alcuna delle sue parti, cOSI
e deI pari indubitatamente Ia sovranit di tutto 10 Stato,
da metter sopra a un particolare membro, od organo, od
elemento dello Stato (1).
-,
]28. - E questo il principio della sovranit, deI quaIe
tuttavia noi intendiamo ricercare Ia giustificazione e' il
fondamento non in un'investitura divina n in una volon-
.taria devoIuzione popoIare, ma ne111;\considerazione rea-
listica e storica degli elementi, che, costituendo gli aggre-
gati sociali, costituiscono anche gli interessi, chestanno a
base dello Stato, e le forze, che formano il potere sovrano.
Non diremo qual e sia il momento evolutvo del potere
sovrano come attributo essenziale dello Stato. Anche qui
va distinta Ia considerazione socologica da quella poltica,
~sovratutto dalla considerazione giuridica delia potest
d'impero (2). .
Solo occorre premettere che noi riconduciamo ed acco-
stiamo, come gi abbiamo accennato pi sopra, 'il concetto
di potere sovrano a quello di diritto di supremazia -dello
Stato, costituendo cOSIIagiustificazione politica e giuridica
-,
(I) BWN'1'SOHLI, Dir itto pubblico universale, Torino, 1821, lib, VI,
capo lI, n. 6; BLUNTSCHLI, Souoerdnitt iDet, Staatsiorterbuchs.
(2) Vedi SALOMON, Allgemeine Staatskehre, p. 4.
298-
a un tempo delle facolt spettant~ alIo Stto, per l'attua-
zione e Ia garantia dell'ordinarnento giuridico.
Ma, per quanto riguarda Ia giustificazione sociale o so-
ciologica del potere conferito alio Stato, si pu anche dire
che Ia sovranit ha le sue basi nella ragione e nella giu-
stizia, non meno che negli interessi e nelle- volont dei
sudditi e degli aggregati sodali.. E Ia sua giustificazione
risiede inoltre in quel complesso di bisogni, che sono in.
nati e inl?~enti all'individuo ealle compagini sociali, e che
non possono essere ordinatamente realizzati, se non col
ministero dell'autorita supe~iore.
Da queste formazioni sorgono Ia figura e Ia potesta
dello Stato, il quale e-sovrano per queI complesso di attri-
buzioni e di poteri, che gli provengono dalla neces.sit delle
forrnazioni sociali e nazionali, e alle quali si compongono
le volonta degli individui e degli aggregati sociali. '
Secondo Ia nostra dottrina, Ia giustificazione deIlo Stato
e il fondamento della sua sovranita hanno, nei loro inizi,
una formazione .spontanea 'e necessaria, e sotto questo
aspetto, il potere dello Stato avrebbe Ia sua base in una
forza naturale.
Ma su questo punto (1), conviene precisare che 10 Stato si
costituisce 'per le ragioni, che sono inevitabilmente inerenti
all'evoluzioue e al perezionamento degl aggregati sociali;
e che Ia sovranit dello Stato appare c0IT!euna creazione
politico-giuridica, che non dipende da una specie d'accordo
contrattuale tra gli individui, ma che si costituisce per
I'orientamento degli interess e per Ia convergenza dei
valori. Circostanze spontanee, che, pi oltre, in periodi p
sviluppati, ottengono conferma dai consenso degli individui
e delle colletti vita.
<'
(1) Vedi KELSEN, Op. cit., p. W,
- 299-
Per cio Ia sovranit dello Stato, in tal guisa costituita,
non pu essere che Ia sovranit voluta del popolo, perch e
lasovranit, che risponde ai suoi bisogni, ai suoi interessi
e alle sue tendenze ..
Ed allora e l'intelligenza delle masse e dello Stato ~un
tempo, che s'afferma e si manifesta, coll'espressione della
sua personalit poltica e della sua autorit effettiva. Cio
che e assai differente dai concetto di sovranit del- popolo,
che, di volta in volta, Ia assegnerebbe allo Stato.
La sovranit del popolo e un'astrazione, che si risolve
in un artificio: il voto. InveceIa volont dei popolo, espressa
in regime gerarchco e corporativo, e una realt, che, par-
tendo dall'indivduo a traverso i corpi sociali, diviene vo-
Iont superiore dello Stato, come sintesi delle volont
singole e colletti ve.
129. - In questi principii e in queste dottrine noi tro-
viamo Ia giustificazione dello Stato fascista.
Come Ia dottrina dei diritti pubblici soggettivi ha dato
Ia giustificazione dello Stato giuridico ; come Ia dottrina
contrattuale ha dato Ia giustiflcazione dello Stato libe-
rale: come Ia dottrina della sovranit popolare ha dato Ia
giustificazione allo Stato democratico ; cOSI Ia dottrina
della massa e Ia dottrina gerarchica e corporativa dnno
Ia giustificazione dello Stato fascista.
Per, se pur queste dottrine si raccordano ad un prin-
cipio autoritario, vanno principalmente intese come ragione
dei potere giuridico, che e Ia forza della<sovran" ani-
mata dal diritto.
Con questa guida si pu anche fornir di regola Ia pre-
tesa illimitatezza delle potest assegnate allo Stato (1);
1) Vedi KELSEN, op. cit., p. 34.
- 300 '--
perene tale illimitatezza non significa assolutismo, ma solo
superiorit delIo 'Stato, che e posto al vertice dei poteri-
eche li esercita senza controllo, ma sotto Ia disciplillu
della legge. Cosi Ia sovranit ist,essa trova Ia sua misura
e il suo limite entro l'orbita del diritto (1). .
Si e detto che, oltre alla sovranit, della quale 10 Stato
dispone come aggruppamento, spetta allo Stato anche un
imperio, quale organo regolatore e quale capo. supremo di
tutte ie categorie, che gli sono sottoposte. A questa du-
plice sovranit corrisponderebbe un duplice ordine ,di
compiti, come espressione della sovral~it propriamente'
detta, da un lato,' e come espressione delI'imperio, del-
l'altro (2).
Ci pare che questo sdoppiamento non abbia alcuna
giusticazione, ne teorica, ne funzionale. Anzi noi riteniamo
che Ia sovranit e tale, in quanto sia unica e indivisibile,
non solo tra diversi poteri, ma anche come manifestazione
esteriore d'uno stesso potere. In altre parole, si potranno
avere diverse -forme e diversi aspetti d'esercizio della so-
vranit, ma Ia sovranit dev'essere una sola. E noi rite-
niamo che il COSI detto imperio, o, piii esattamente, il po-
tere d'imperio non sia altro che un attributo della so~
vranit 0, meglio, Ia sovranit istessa nella sua espressione
dinamica.
130. - Infatti sono garantia della sovranit Ia [orza e il
potere (3); e sono giustificazione della sovranit Ia giustizia
e il dirttto.
(I) Vedi ai riguardo COS'l'AMAGNA, 1 principii gene"ali della doi-
trina fascista dello Stato (Universita fascista, febbraio 1931, p. 17).
(2) Vedi SPANN, Hawptpwnk: . der unicersalistischen. Staatsauffas=
sung (Nationalwirtschaft, I Heft, 1929, p. 10).
(3) Vedi KELSEN,. p. 17 e 96.
- 301
I prim due elementi riguardano le funzioni e le atti-
vit dei poteri pubblici; i secondi riguardano l' equilbrio
e Ia disciplina dei 1'appor.ti giuridici.
1 primi hanno un contenuto essenzialmente politico; i
secondi sono l'espressione pi schiettamente giuridica della
sovranit dello Stato.
I primi costituiscono 10 Stato come unit costitustonale;
i secondi presentano 10 Stato come persona giuridica
sovrana.
Ma, tanto' nel campo poltico, quanto nel campogiu-
ridico, intervengono due elementi prirnordiali necessari,
indispensabili all' esercizio dei poteri e alla realizzazione
delle fnalit dello Stato: Ia raqione e l'equi.t. Il principio
di ragione informa pi strettamente l' attivit poltica;
quello di equit informa pi strettamente l'attivit giuridica.
Per questo fra i tre elementi dello Stato assume grande
importanza il potere d'imperio, che costituisce l'essenza
, vera dello Stato, il quale, pi che avere come attributo il
potere e Ia forza, e il potere e Ia forza istessi.
Ma etolto tutta via il dualismo tra forza e giustizia e
tra potere e diritto. Perche, nel nostro sistema special-
mente, gli elementi, che attengono alla ragione politica si
fondono con quelli attinenti al1a ragione giuridica, per
.condurre alla giustificazione della potest sovrna.
11potere d'imperio, fornito dei suoi attributi di forza, di
coazione, di energia edi sanzione, si costituisce come potere
giuridico, 'dal momento che 10 Stato s'identifica col diritto.
Ma il potere spetta originariamente all' Stato, che 10
amministra col mezzo dei suoi organi; e solo in forma se-
condaria spetta ad altri enti, iquali 10 ricevono e 10 eser-
citano, come potere derivato e delegato dall o Stato (1).
1
)
,
,
(1) Vedi RANELLE'l''1'I, Istitu.:ioni, p. 493.
- 302-
Pertanto Ia svranit, come Ia personalit giuridica, se-
condo i nostri principii di diritto pubblico, appartiene allo
Stato e non ad altri che alIo Stato.
Non spetta alla dinastia,' ne al potere religioso, ne al
popolo e neppure alla nazione (1). 'Infatti, costituito il po-
tere dello Stato, non e possibile che 'Ia sovranit resti al
monarca o al governo; formato 10 Stato, non e possibile
che Ia sovranit resti al popolo (2); organizzata Ia nazione
a Stato, non e possibile che Ia sovranit rest alla na-
zon (3). .
'Su questo punto appare esatta Ia teoria deI Mamiani (4),
pi che quella del Mancini (5). Ma, poi che, nella costi-
tuzione nostra attuale, 10 Stato fascista e Ia realizzazione
giuridica della societ nzionale, i due termini si identi-
ficano e si sovrappongono e Ia persona di diritto pubblico
e a un tempo, Ia nazione e 10 Stato.
'13'1. - Per cio, quando si parIa di personalit giur-
dica e di sovranit della nazione, devesi intendere che,
solo allorquando Ia nazione e diventata Stato, si pu par-
.lare di personalit e di volont. Perche Ia nazione co-
scienza, sentimento, cultura, pensiero ; ma solo 10 Stato e
personalit; volont, sovranit, autorit, ordinamento.
La nazione e Ia struttura, 10 Stato ~il soggetto; Ia
nazione e l'energia operosa, 10 Stato e Ia forza deI diritto ;
Ia nazione e unit morale, loStato e' autorit epersonalit.
Data Ia formazione giuridico-politica attuale , l'idea
(I) Vedi al riguardo SISMONDI, Etudes su,' les constitutions des
peioples Libres, Bruxelles, 1839, p. 66 e 67.
(2) Vedi HERTZ, Mon .. cit., p. 21, 22.
(3) Vedi REDANO, Lo Stato etico, p. 167.
(4) MAlIIlANI, Dell'ottima conqreqaeione umana, cit., p. 427.
(5) MANOINI, op. cit., p. 49, 50.
- 303 -
madre della scienza e Ianazionali t (1); ma solo perche 'essa
e Ia base della formazione giuridica e dell'ordinaniento.
La coscienza nazionale e il sentimento nazionale diventano
Ia volont dei cittadini di far parte delI'ente superiore
sovrano, che si chiama Stato, che e veramente il soggtto
di diritti. Pertanto Ia sovranit spetta alui, che com-
pendia tutti i valori. E sovranit significa. che 10 Stato e
ordinamento supremo e che sopra ai essa nessun altro
ordinamento pua aver vaIore e applicazione (2).
Se invece si considera il popoIo come portatore deI
potere sovrano, si compie un' inversione di concetti, pi
che un giro di paroIe; perche il popoIo e solo soggetto
passivo, quando non e vero e proprio -oggetto della sovra-
nit (3). .
Parimente non si pu dire che Ia sovranit spetti alia
costituzone (4), se questa e solo un prodotto dello Stato
e un' espressione della sua sovranit (5). La costituzione
e Ia disciplina generaIe e l'ordinamento di tutti gli or-
gani delIo Stato, ed e superiore a tutti, daI capo supremo
insino alI'ultimo funzionario e aI cittadino. Ma non si pu
dire che alla costituzione spetti Ia sovranit, dapprima
perche Ia sovranit dev'essere ravvisata come una potest
giuridica, e pai perch Ia costituzione non pu.essere con-
siderata soggetto di diritti, perche essa e piuttosto il
diritto oggettivo fondamentaIe per l'esistenza e per 10 svi-
luppo dello Stato.
(1) MANOINI, op. cit., p. 58, 59.
(2) Vedi KELSEN, op. cit., p. 102.
(3) Vedi BORl'IHAK,op. eit., p. 7.
(4) Vedi a questo proposito BARTHELEMY , lntroduction du' -eqime
pu"zementaire en France, Paris, 1904, p. 20 e segg.; SOHMITT, op. cit.,
p. 8.
.; (5) Vedi al riguardo BOI}TOLO'fTO,Lo Stato e la dott,-ina corpora-
1100, vol. Il, n. 266 e segg. Veggasi anche PANUNZIO, Principio e di-
ritto di na:ionalitd, p. 35e segg.
- 304 --
E, se' e 10 Stto che costituisce, nella sua unit on-
damentals, il dirtto, anche Ia costituzions e espressione
della sovranit dello Stato.
ln questo senso si spiegano i requisiti di priorit, di ne.
cessit e di autortt dello Stato (1). '
'La priorit e Ia stessa priorit della nazione, Ia quale
ha fini evita superiori a quelli degli individui, che Ia com-
pongono.
Infatt, virtualmente, se non materialmente, 10 Stato
eantecedente agli individui, li supera neI domnio deI tempo
e della storia, e rappresenta un concetto e uno scopo .
distinti da. quelli dei singoli suoi componenti; un fine co-
mune a tutti Ioro, che si armonizza e si adatta ai fini
particoIari "di ciascuno, ma che ha Ia sua propria direzione
ed e da quelli affatto indipendente (2).
DeI resto 10 Stato fu detto eterno, assoluto e neces-
sario, nella sua essenza spirituale e deale (3). Esso non
esiste piu in forza delJ e volont individuali, che 10 creano:
perch, a sua volta, esso crea e costtuisce il cittadino
quale membro della comunit giuridica (4).
132. - Lo Stato e una necessit, che si pu discutere,
ma non abolire; alla stessa "guisa' che e una necessit Ia
famglia.
Esso e una forza indispensabile,' che deve costituirsi e
funzionare, se si vuole che gli scopi della compagine so-
ciale siano raggiunti e gli interessi degli indi'vidui e delle
aggregazoni siano validam ente realizzati.
(1) Vedi COSTAMAGNA, I principii generali delta dottrlna fascista
dello Stato (Universita Fascista, febbraio 1931, p. 17).
(2) GARELLI della MOREA, op. eit., p. 3, n. '8.
(3) PANUNZIO, II sentim,mto dello Stato, p. 79.
(4) REflANO, op. cit., p. 272.
f
- 305-
Senza 10 Stato, una societ non sarebbe possibile,
polche si dissolverebbe nella lotta di tutti contro tutti e
l'umanit non potrebbe raggiungere t fini delIa sua esi-
stenza. D'altra parte un'umanit senza Stato non, trva
alcuna base nell'esperenza storica e ripugna alla stessa
natura umana, di cui e prprio I'istinto politico, l'impulso
cioe alla formazione dello Stato (1).
Lo Stato fascista non si costituisce per Ia soddisfazione
di un'esigenza o per Ia realizzazione d'uri bisogno dei sin-
goli o delle categorie o delle classi: ma per Ia realizzazione
d'uno scopo generale e per Ia soddisfazione d'un interesse
superiore.
Per questo esso dev'essere dotato dell' autorit, senza
Ia quale 10 Stato sarebbe povera cosa, in bana delle pas-
sioni degli uomini e delle coritese delle fazioni.
Lo Stato, come abbiam detto, ripete Ia sua autorit. non
da un'in vestitura spirituale superiore, ne da un affidamento
del popolo, ne da un contratto, n da un'assegnazione: ma
" -dalla .necessit di realizzare gli scopi, che sono inerenti
alla vita della nazione.
Ma l'autort, alui spettante, fornisce alIo Stato il po-
tere di regolare Ie attivit, di limitare Ie libert, di rico-
noscere idiritti degli individui e della collettivit.
Con questi attributi si consolida il principio della so-
vranit dello Stato e si spiegano anche gli altri attributi
dello ,Stato, come noi 10 consideriamo; e cioe: l'uni-t, nel
senso che esso deve rappresentare Ia sintesi eil compendio
delle forze e degli interessi, non nel loro contrasto, ma
ne1la Ioro fusione e colIaborazione costante; Ia totalit, nel
senso che 10 Stato deve entrare sempre pi profondamente
nel ritmo della esistenza materiale e spirituale, Industriale
(1) RANELLETTI, 1st itu:;ion i, p. 53.
BORTOLOTTO. - Lo Stato .Pasetsta e la Nastone, 23
- 306-
e culturale, per regolario, .moderarlo, farlo convergere in
. equilibrio verso gli scopi di comune interesse.
Ma si osserva che questo ritorno a un sistema organico
accentrato, che obbedisce a un'autorit suprema, sia pur
modellata sul piano della nazione, e reazione, p, statismo,
e assolutismo statale.
Ora e bene far Ia. dovuta dstinzione fra assoluiismo
statale, che e Ia forma inflessibile delia sovranit, gusti-
ficata da un nderogabile potere superiore, e il alore as-
soluto 'della sooranit, vale a dire il valere, che supera
ogni valere particolare, che supera 10 stesso valore dei.
monarca, e che supera 10 stesso valore dello St3tO.
Per l'assolutismo, 10 Stato e rente autocratico, che do,
mina, come un mostro, gli aggregati; per Ia nostra dottrina
~l'ente superiore, che ordina e coordina. Per l'assolutismo,
. Ia sovranit e imposizione; per noi e il sommo d'un ordi-
namento gerarchico. Per l'assolutismo 10 Stato e l'unico
organo della sovranit; per noi Ia sovranit e un potere,
che si esercita dallo Stato, solo in quanto esso e l'espres-
sione e Iarisultante degli interessi e delle volont degli
individui e degli aggregati sociali. Per l'assolutismo, 10
Stato e un potere sovrano illimitato e incontrollato ; per
noi 10 Stato e potere som"ano, ma eanche persona giuridica.
Come sovrano, crea il diritto e costituisce l'ordina-
mento giuridico ; come persona giuridica sottopone se stesso
all'ordinamento, che ha costituito e al diritto che ha creato,
per entrare in rapporti giuridici coi soggetti singoli ecoi
soggetti collettivi (1).
. 133. - Allora Ia sovranit dello Stato, e particolarmente
Ia sovranit dello Stato fascista, acquista un'espressione
(I) Vedi MIOELI, Sag.gio di una nuova teorica deita sov1'anit, Fi-
renze, 1887, p. 8 e s~g-g.
- 307-
ben di versa e una ben, diversa giustificazione da quella,
coe generalmente s'intende e si crede.
Perche i concetti di esclusioit e di unioersalu dello
Stato edei suoi poteri vengono considerati, non nella forma
ricrida e assoluta della dottrina universalistica, ma nella
o .
forma logica e arrnonica della dottrina corporativa.
Infatti, per noi, l'universalit dello Stato deriva bens
dall'originario ed illimitato esercizio del potere sovrano;
ma solo lllmitato, nel senso di cura e proporzione di tutte
le attivit e di tutti gli nteress concorrenti.
Cosi l'universalit si esprime nel potere funzionale ge-
rarchico, come gradazione e disciplina dei poteri e dei
comandi: e nel potere funzionale corporativo, come forza
organizzatrice e regolatri:ce di tutte le energie, che vanno
dirette verso il conseguimento degli scopi di comune in-
teresse (1).
Come si vede, l'unversalit .dello Stato, come noi Ia
consideramo, e assai diversa dal concetto universalistico,
secondo il quale si considerano i poteri dello Stato e i
suoi rapporti cogli individui e cogli enti sociali in una
struttura organica e biologica. Perche l'universalit gerar-
chica e corporativa e assai diversa dall'universalit della
dottrina organica (2).
E questo risulta anche perche Ia' potest d'imperio, che
viene espressa ed amministrata dall o Stato fascista, se pur
e originaria, indipendente, esclusiva, incondizionata e coat-
tiva, uella sua formazione e nella sua attuazione, e tuttavia
fornita d'un attributo fondamentale, profondo e rigoroso,
pu che in tutti gli altri 'ordinamenti: Ia responsabilii .
(l) Vedi KELSEN, op. cit., p. 105, 109; RANI!:LLET'l'I,1stituzioni, p. 29;
ORLANDO, Principii di di, costitu sionale, Firenze, 1889, p. 28 e segg.
(2) Vedi REDANO, La realt e Ia vita dello Stato, cit., p. 23. Vedi
BORJ 'OLOT,TO, Lo Stato e l~ dottrina cOI'poI'ativa, vol. I, n. 41 e segg.
- 308-
Solo colla scorta di questo attributo si potr dire che
Ia sovranit e originaria, in quanto si costituisce col for-
marsi dello Stato e tale rimane come potest e preroga-
tiva, che pu, in ogni momento, mutare Ia struttura dei
propri ordinamenti.
. E si potr dire che Ia sovranit e veramente indipen-
dente ed esclusioa, poi che ,e sottratta all'influsso d'ogni
altro potere e agli arbitri di passione e di parte.
Oosi solo I'ordinamento giuridico generale acquista ca-
rattere di unit edi unicit ad un tempo, sotto l'egida del-
l'ente sovrano garante e responsabile.
La sovranit importa libert di agire, ma importa anche
responsabilit, perch ad ogni atto corrisponde un valere,
secondo ragione e secondo glustzia.
Cio che 10 Stato ha voluto c imputabile soltanto alio
Stato; 10 Stato e soggetto responsabile; eIaresponsabilit
e, come Ia sovranit, insostituibile ed indivisibile come
principio, se pur e divisibile come attivit funzionale.
Lo Stato, come persona, e a considerarsi il punto e il
termine finaledella responsabilit, nel senso che Iavolont
ecomp1etamente libera esovrana e non e determinata n
pu essere determinata da alcun altro potere.
Baesano el Grappa, luglio t 931, IX,
-.
: J