Sei sulla pagina 1di 44

❑ Introduzione

L’argomento della tossicità in aromaterapia, e quindi della miglior pratica aromaterapica


basata sull’evidenza scientifica, riguarda tutte le possibili interazioni del soggetto con l'OE
che viene somministrato, e i problemi correlati come: vie di somministrazione (massag-
gio/orale/inalazione), avvelenamento accidentale, allergie, metabolismo delle componenti
dell’OE, dosaggi e tossicità acuta, subcronica e cronica, carcinogenicità, tossicologia ri-
produttiva, ecc.
Dalle considerazioni di tossicologia dovrebbero poi derivare delle scelte da parte dei tera-
peuti e delle associazioni di categoria riguardo punti fondamentali come: codice di condot-
ta, liste positive e negative di materiale aromatico, rispetto delle norme internazionali sulla
gestione del materiale aromatico (vedi IFRA), conoscenza e presa di posizione su istanze
come chemiotipi, ecotipi e adulterazione.
Non è possibile coprire in questo capitolo tutti gli argomenti correlati alla tossicologia degli
OE, verranno quindi presi in considerazione i problemi più fortemente legati alla prassi del-
l’aromaterapia e agli OE comunemente utilizzati. Per approfondire l’argomento si rimanda
il lettore ai testi indicati in bibliografia.

❑Definizione dei termini


Pericoloso: oggetto o condizione in gradi di causare danni Pericolo: la condizione
di essere a rischio
Rischio: il combinato disposto di probabilità e severità del danno o lesione risul-
tante. Il termine rischio si intende comprendente gli elementi di probabilità ed im-
patto, mentre considerare solo la dimensione della probabilità è fuorviante
Magnitudine del rischio: il numero di persone colpite e le conseguenze per la
salute

❑Identificazione del rischio


Per identificare il rischio relativo ad una pratica dobbiamo tenere in conto alcuni fattori:
esposizione (per quanto tempo ed a quali quantità di olio essenziale il cliente/terapeuta/o-
peratore sono esposti? Come si traduce questa esposizione in termini tossicologici?) e
modalità di utilizzo/vendita/somministrazione.
La valutazione dell'esposizione in una analisi del rischio comprende:
• Tossicità della sostanza
• Concentrazione della sostanza
• Quantità totale usata (ad es. in massaggio)
• Durata e frequenza della applicazione
• Area totale del corpo esposta
• Modalità di esposizione:
★ Inalazione
★ Cutanea
★ Orale
★ Vaginale
★ Rettale
❑Le fonti informative da utilizzare per una valutazione del rischio:
• Material Safety Data Sheet (MSDS - Schede tecniche di sicurezza)
• Database su internet
• Pubblicazioni specialistiche sulla sicurezza, testi scientifici e articoli pubblicati su
riviste scientifiche peer-reviewed.

Ricordiamo però che le schede di sicurezza:


Schede tecniche di sicurezza
Gli MSDS erano in origine documenti molto tecnici richiesti per legge per accompagnare
sostanze chimiche (tra le quali gli OE). Di recente il linguaggio adottato è diventato più
comprensibile e le informazioni contenute dovrebbero (ma non è obbligatorio) compren-
dere:
• Sez 1. Informazioni sul prodotto e sulla compagnia.
• Sez 2. Composizione
• Sez 3. Identificazione del pericolo
• Sez 4. Primo soccorso
• Sez 5. Misure in caso di incendio
• Sez 6. Misure in caso di rilascio accidentale nell'ambiente
• Sez 7. Stoccaggio e avvertenze su come gestire il materiale
• Sez 8. Controlli sull'esposizione la materiale e protezione personale
• Sez 9. Proprietà fisicho-chimiche
• Sez 10. Stabilità e reattività
• Sez 11. Informazioni tossicologiche
• Sez 12. Informazioni ecologiche
• Sez 13. Considerazioni sullo smaltimento
• Sez 14. Informazioni sul trasporto
• Sez 15. Informazioni sulla regolamentazione
• Sez 16. Altre informazioni
• So-
no costruite a partire da un modello unico, e le informazioni sul singolo olio sono
minime
• Il lavoro di compilare le schede è spesso responsabilità di un amministratico e
non di un tecnico, ed è una bassa priorità in una azienda
• Le schede sono spesso errate, in particolare per quanto riguarda i numeri CAS, i
nomi scientifici dele piante, le informazioni tossicologiche spesso incomprensibi-
li, ecc. Non fidatevi mai completamente di queste informazioni e informatevi da
fonti indipendenti.
Seppure non sia legalmente obbligatorio, un terapeuta dovrebbe sempre avere a
disposizione del pubblico le informazioni di sicurezza, che possono essere compi-
late:
1. Raccogliendo le schede tecniche di sicurezza.
2. Seguire i riferimenti bibliografici e costruire una scheda più completa.
3. Eventualmente chiedendo informazioni a personale qualificato in tossicologia

Data base in internet


• NAHA (www.naha.org).
• Botanical Dermatology Database bodd.cf.ac.uk—all_bodd
• Medline www.nlm.nih.gov—medlineplus
• IFRA Guidelines: www.ifraorg.org—GuideLines.asp.
• ToxLine: toxnet.nlm.nih.gov—htmlgen
• Dialog OneSearch library.dialog.com—4002-3.html

Letteratura scientifica
RIFM: Research Institute for Fragrance Materials, nasce nel 1966 dalla American
Fragrance Manufacturers Association, è una organizzazione non profit internazionale
indipendente, che raccoglie, produce e pubblica dati sui materiali aromatici, e produ-
ce una valutazione del rischio e delel raccomandazioni di uso per ogni materiale.
Test RIFM:
• Test di irritazione e sensibilizzazione cutanea.
• Test LD50 orali e cutanei
• Foto-tossicità
• Foto-sensibilizzazione
• Sensibilizzazione: agli inizi test di Kligman (1966) con solvente petrolato
• Inoltre test su effetti cronici e metabolismo delle molecole se necessario
IFRA: International Fragrance Research Association (1973), riceve e considera le
raccomandazioni RIFM e produce delle linee guida sui materiali per i suoi associati. Il
RIFM ha testato ca. 1300 sostanze e 50 sono state bandite (non raccomandate) per
l'uso in profumi, e altre 58 hanno ricevuto dei limiti di utilizzo. I risultati sono pubblicati
nello Food & Chemical Toxicity Journal e su www.ifraorg.org—GuideLines.asp.
❑ Tossicologia: nozioni di base
Tipi di tossicità
• Effetti topici: pelle, mucose, occhi, fototossicità, sensibilizzazione cutanea e fotosensibilizza-
zione
• Effetti sistemici: mutagenicità, carcinogenicità, embriotossicità, tossicità riproduttiva, effetti su
organi specifici.
★ Carcinogenicità (ad esempi OE di Acorus calamus)
★ Mutagenicità
★ Teratogenicità (OE di Juniperus sabina).
★ Pericolosità (OE di Mentha pulegium & Hedeoma pulegoides)
★ Irritante (OE di Satureia montana)
★ Sensibilizzazione (OE di Inula helenium)
★ Fototossicità (OE di Ruta graveolens)
★ Tossicità riproduttiva (OE di Melaleuca bracteata genotossico a causa del contenuto in
metileugenolo)
★ Tossine ambientali (OE di Gaultheria procumbens)

La tossicità di un composto può modificarsi a causa di varie interazioni:


• Modificazione chimica
• Influenza sulla biodisponibilità
• Biotrasformazione:
1. Metabolismo a sostanza più polare
2. Aumento peso e dimensione molecolare
3. Facilitazione dell'escrezione

Conseguenze della biotrasformazione:


• Diminuzione emivita
• Diminuzione esposizione dell'organismo
• Diminuzione della bioaccumulazione
• Modificazione attività biologica
• Modificazione dell'esposizione all'attività biologica

La maggior parte di queste ossidazioni sono operate dal P450 (isoenzimi caratterizzati
dalla presenza di emoproteine) presente nel reticolo endoplasmatico lischio di tutte le
cellule, ma in particolare presente nel fegato. L'azione del P450 permette la trasfor-
mazione di varie molecole lipofiliche degli OE (monoterpeni ed alcoli monoterpenici ad
esempio) in metaboliti più idrofilici e facilmente eliminabili

Anche nella pelle esistono enzimi detossificanti, in particolare delle esterasi o il P450. An-
che se l'attività del P450 nella pelle è solo del 10% di quella epatica, l'estensione dell'or-
gano (2 m quadrati) significa che l'effetto finale può essere significativo.
Metabolismo
Fase 1 Alterazione della molecola: funzionalizzazione, di solito tramite ossidazione
da parte degli isoenzimi microsomiali della famiglia P450
Ossidazione microsomiale:
• Idrossilazione aromatica
• Idrossilazione aciclica
• Idrossilazione eterociclica
• N-, S- e O-dealchilazione
• N-ossidazione
• N-idrossilazione
• S-ossidazione
• Desulfurazione
• Deaminazione
• Dealogenazione
Fase 2 Coniugazione. Per esempio la coniugazione del linalolo da parte dell'acido
glucuronico.
Fase 3 Biotrasformazione.

Ossidazione non microsomiale:


• Ossidazione ammine
• Ossidazione alcoli ed aldeidi
• Aromatizzazione
• Ossidazione purine
❑ Tossicità acuta
• ❑Introduzione
Se tralasciamo le possibili irritazioni gastriche, a seguito dell'ingestione di un OE esso
verrà solubilizzato dagli acidi biliari nell'intestino ed una percentuale di esso verrà as-
sorbita e metabolizzata da fegato, prima attraverso reazioni di Fase 1 P450 e qualche
conversione ad alcoli o acidi carbossilici. Abbastanza comune sarà la coniugazione
con la glicina per quei metaboliti contenenti acidi carbossilici, o con il glucoronato per i
composti contenenti alcoli. L'eliminazione può avvenire attraverso la bile o le urine.

LD50
Il più comune test di tossicologia potenziale per l’uomo è il cosiddetto test LD50, o do-
se mediana letale. Il test viene applicato di routine ad animali di laboratorio, cui viene
somministrata la sostanza a dosi crescenti fino a che metà della popolazione non muo-
re. L’unità di misura utilizzata è il rapporto tra grammi di sostanza e peso corporeo in
Kg.
Quindi una LD50 = 1,0 significa che il 50%,degli animali sono deceduti ad un dosaggio
di 1 gr di sostanza per ogni Kg di peso corporeo.
Questa è una misura di tossicità acuta orale, vale a dire la tossicità della sostanza
quando viene resa biodisponibile tutta in un sol colpo. Sono state studiate anche la
tossicità intraperitoneale, la tossicità cutanea (applicazioni di dosi elevate a livello to-
pico su animali), che dà risultati contrastanti, non correlati con i dati sulla applicazione
topica nell’uomo, e quella cronica, che risulta sempre in dosi letali inferiori a quella
acuta.
La determinazione dei valori LD50 varia da fonte a fonte, ma è comunque possibile
costruire una graduatoria generica che va da OE con LD50 < a 1k/Kg (ad esempio il
Peumus boldus a 0.3mg/Kg) ad OE con LD50 > 5 g/kg (ad esempio OE di Rosa a >
5g/Kg). Alcuni degli OE con valore < a 1 g/Kg o considerati pericolosi dal National In-
stitute of Occupational Safety and Health sono:
• Brassica nigra
• Peumus boldus fol
• Acorus calamus
• Chenopodium abrosioides
• Mentha pulegium
• Satureja spp.
• Thuja spp

I valori LD50 derivati da studi su animali possono essere una guida, uno strumento
euristico, quando stiamo considerando la tossicità acuta di un OE, ma anche in que-
sto caso non sono necessariamente attendibili. Ad esempio l’OE di Gaultheria pro-
cumbens (98% salicilato di metile) ha LD50 nei ratti pari a 1,2 gr/kg. In un uomo di 70
Kg questo si tradurrebbe inuna dose di 84 gr. In realtà l’OE appare essere più tossico
negli esseri umani, e i dati empirici ci consentono di dire che la LD50 umana è di 0,3
gr/kg, cioè di 18 gr in un uomo adulto (NDPSC 1998). Naturalmente questo livello di
tossicità si riferisce all’uso orale. Se noi applicassimo con un massaggio 10 ml di una
soluzione al 2.5% di Gaultheria spp. otterremmo:
10mL x 2.5% = circa 0.25 gr di salicilato di metile (supponendo un contenuto del
100% di salicilato di metile ed un assorbimento cutaneo del 100%) che costitui-
sce lo 1.39% della LD50 (0.25 gr / 18 gr (dose LD50) = 0.0139 o 1,39%)
Quindi, supponendo un assorbimento del 100%, la dose applicata sarebbe pari soltan-
to allo 1.39% della dose letale acuta. D’altro canto sarebbe probabilmente una quan-
tità simile a quella di un’aspirina, quindi con un chiaro effetto farmacologico, possibili
interazioni con farmaci anticoagulanti e con un potenziale di tossicità cronica (Le-
Bourhis e Soenen 1973).
D’altro canto questa soluzione presenterebbe lo stesso livello di rischio di un qualsiasi
unguento sportivo al salicilato di metile in libera vendita. In mancanza di modelli
appropriati e validati si possono trarre delle conclusioni sulla tossicità partendo dai ca-
si di avvelenamento stimando la dose letale, o meglio partendo da dati clinici sui sub-
strati negli organi target cercando poi di derivare la tossicità relativa uomo-animale
come un rapporto.

LD50 cutaneo (coniglio).


Le LD50 cutanee misurano la mortalità dipendente dall'applicazione di una tossina alla
cute. L'abilità di penetrare la pelle ed il destino metabolico delle sostanze cambiano da
sostanza a sostanza, alcune, come la cumarina, penetrano molto facilmente e senza
subire trasformazioni (Yourick J.J. 1997), altre, come gli esteri, possono essere modifi-
cati radicalmente. I dati derivati dall'applicazione al derma dei conigli sono probabil-
mente molto difficile da generalizzare alla pelle degli esseri umani, a causa della radi-
cale differenza in densità di bulbi piliferi. D'altro canto la LD50 cutanea è certamente il
test più simile alla classica applicazione in aromaterapia, il massaggio con olii essen-
ziali.
Ci sono certamente degli olii che sappiamo avere la possibilità di causare lesioni alla
pelle, ad esempio gli olii fototossici, ma anche olii direttamente tossici per la pelle, co-
me gli OE di Gaultheria spp., Prunus amigdala, Chenopodium ambrosioides. La pe-
netrazione di sostanze attraverso il derma, in particolare attraverso lo strato corneo, è
un processo a diffusione controllata, con l'assorbimento delle singole sostanze è colle-
gato alla lipofilicità (rappresentata dal coefficiente di ripartizione per la miscela ottano-
lo/acqua) e il volume (o peso) molecolare. Entrano inoltre nell'equazione gli effetti di
altre sostanze carrier (ad esempio la cumarina penetra più facilmente quando miscela-
ta in una emulsione olio-in-acqua piuttosto che in una soluzione etanolica.
Certamente la modalità di applicazione modifica di molto i parametri di assorbimento
(Weyers W 1989). Ad esempio l'occlusione altera i parametri perché: riduce la perdita
tramite evaporazione; aumenta l'idratazione della pelle; aumenta la temperatura della
pelle.
E' probabile che le molecole a peso molecolare più basso e a maggior lipofilicità pene-
treranno più facilmente, e forse raggiungeranno la circolazione sistemica, altre moleco-
le più polari e più voluminose non riusciranno a passare o passeranno molto lentamen-
te. Inoltre va ricordato che molecole piccole e volatili evaporeranno più velocemente
dalla pelle, causando quello che si chiama assorbimento frazionale degli olii essenziali.
Fattori implicati nell'asssorbimento cutaneo
• Idratazione della pelle
• Temperatura della pelle
• Veicolo applicativo,
• Fattori idiosincratici,
• Lipofilicità dei materiali,
• Volatilità dei materiali
• Tempo di contatto.
• Dose e concentrazione di applicazione (la relazione tra dose applicata ed assorbimento è
composita e specifica della sostanza)
• Area e regione di applicazione
• Occlusione o non occlusione
• Livello di compromissione della barriera dermica a causa di lesioni, malattie, ecc.
• Numero e concentrazione dei follicoli.
• Metabolismo cutaneo delle sostanze

Esempi di composti e loro assorbimento


• Cumarina (Cassia spp. ecc.): assorbimento rapido fino al 46% (pelle umana non occlu-
sa)
• b-Feniletanolo: assorbimento del 64% (pelle di ratto non occlusa)
• Benzil acetato: assorbimento del 12% (pelle umana non occlusa)
• Cinnamaldeide: assorbimento del 24% (pelle umana non occlusa)

Secondo Hewitt P.G. et al (1993) alcune componenti possono rimanere "intrappolate" nello
strato corneo ricco in lipidi, altre penetrano lentamente fino ad essere biotrasformate dal
P450; probabilmente queste componenti modificate e no possono lentamente penetrare
nella circolazione sistemica, formando una specie di "riserva cutaneas" di sostanze che
possono continuare a penetrare nella circolazione sistemica anche molto tempo dopo
l'applicazione (ma con un flusso molto ridotto).
❑ Tossicità cronica
Gli effetti di tossicità cronica difficilmente vengono notati o riconosciuti, perché sono meno
correlabili con l’assunzione e sono meno ovvi (cefalea, malessere, inappetenza, eruzioni
cutanee, nausea, letargia, ecc.) Gli effetti avversi relativi all'utilizzo ripetuto degli olii es-
senziali possono essere quantificati in termini di TD50 (risposta tossica nel 50% dei casi
trattati), di LD50 o di MTD (maximum tolerated dose= massima dose somministrata che
non causa lesioni), ovvero il test più vicino ad un LD50 per la tossicità cronica. Il rapporto
LD50/MTD varia da 5 a 10, ma un valore che dia un buon margine di sicurezza sarebbe di
100. Anche la comparazione tra valori LD50 da una idea dell'accumulo. Se il test di tossi-
cità cronica viene effettuato in 90 giorni, il fattore di cronicità è dato dal rapporto LD50
giorno 1/LD50 giorno 90. Se il rapporto è pari a 90 il materiale è assolutamente accumula-
tivo, se è > di 2 è relativamente accumulativo, se < a 2 è relativamente non accumulativo.
Ci sono pochi studi sull'accumulo cronico, ma un vecchio studio (Von Skramlik’s 1959) in-
dica per un ventaglio di OE un fattore di cronicità da 5 a 10.

❑ Dosi e modalità di somministrazione


Come si è visto, il dosaggio è estremamente rilevante per determinare il livello di tossicità.
Allo stesso tempo anche il metodo d’applicazione è importante. Se ad esempio possiamo
dire che l’assunzione orale permette un assorbimento quasi totale e molto rapido degli
OE, tutti gli altri tipi d’applicazione permettono una minore biodisponibilità e rapidità d’as-
sorbimento. Questo sia perché esistono delle barriere che riducono la disponibilità, sia
perché le dosi utilizzate nelle applicazioni cutanee, inalative, rettali, ecc. sono di norma
molto minori rispetto a quelle orali.
Secondo Franchomme, e Pénöel (1990) possiamo dire che le quantità d’OE assorbito nel-
le varie applicazioni è potenzialmente massima per l’ingestione orale, molto minore per la
somministrazione rettale, minore ancora anche se di poco per la somministrazione vagina-
le, che si può supporre pari a quella cutanea senza occlusione (nota Da notare che quan-
do l’applicazione cutanea è normale l’assorbimento può valutarsi intorno al 4%, quando la
pelle viene occlusa esso può aumentare fino al 75% (Bronaugh et al). Per una discussio-
ne più approfondita sull’argomento della penetrazione transdermica si rimanda il lettore al
capitolo Penetrazione transdermica.), che è ancora maggiore di quella per inalazione (nota
La quantità d’OE assorbita per inalazione si suppone minima perché, nonostante le muco-
se delle vie respiratorie siano probabilmente più permeabili della pelle, le dosi usate sono
generalmente molto ridotte.).
Riassumendo: ingestione orale >> rettale > vaginale = cutanea > inalazioni.
E’ chiaro che nella costruzione di questa graduatoria non si è tenuto conto di pratiche par-
ticolari, che sicuramente possono portare ad assorbimenti differenti. Ad esempio, la nebu-
lizzazione continua di un OE in una stanza senza ricambio d’aria può facilmente innalzare
di molto i livelli d’assorbimento (Falk-Filipsson et al 1993). Inoltre quando nebulizziamo un
OE non abbiamo solo la presenza di una fase gassosa, ma anche di goccioline sospese
nell’aria, e sappiamo molto poco ancora sugli effetti che esse hanno sulle mucose delle
vie respiratorie e degli occhi, e quante verranno assorbite dai materiali della stanza per
venire rilasciate a poco a poco.
Come tutte le sostanze farmacologicamente attive, anche gli OE hanno il potenziale di
causare effetti tossici seri e potenzialmente fatali se ingeriti in quantità molto elevate.
Vi sono molti casi riportati nella letteratura tossicologica riguardo agli effetti sia gravi (non
fatali) che fatali dell’ingestione d’OE, sia in adulti sia in bambini. Questi casi sono gene-
ralmente dovuti ad ingestione accidentale da parte di bambini, a tentativi di causare un
aborto ed a tentativi di suicidio. Sono più rari i casi nei quali l’intossicazione è dovuta al-
l’ingestione di grosse quantità di OE autoprescritte o prescritte da terapeuti mal informati.

❑Molecole pericolose
Safrolo
Il safrolo è un carcinogeno di categoria 2 (carcinogeno per l'uomo) secondo la 22a diretti-
va della commissione, paragrafo 1.7.2 della guida per l'etichettatura (annesso VI alla Diret-
tiva della Commissione 93/21/EEC). Il metabolismo del safrolo nei ratti e nei topi procede
attraverso la idrossilazione (via P450) e la formazione di 1'-idrossisafrolo, che è stato in-
dicato cme il possibile carcinogeno (anche se il lavoro di Primedetti ha mostrato che il
principale metabolita è il 4-allil catecolo. OE che contengono safrolo: Myristica fragrans,
Cinnamomum camphora frazione marrone, Canananga odorata, Cabralea cangerana.

ß-asarone. Acorus calamus var. tripolide e tetraploide contengono ß-asarone, che dan-
neggia i linfociti, ha effetti mutageni su batteri e carcinogeni sui ratti. Anche se in teoria le
varietà diploidi dovrebbero avere un contenuto ridotto o nulla in ß-asarone, l'olio di calamo
aromatico non dovrebbe essere usato in aromaterapia.

Citrale. Il citrale è un allergene a contatto. Si trova negli OE di Backhousia citriodora,


Cymbopogon citratus, Litsea cubeba e Melissa officinalis.

Metil cavicolo (estragolo)


Il composto principale (95%) degli OE di Persea americana fol. messicano, Ocimum basi-
licum, Artemisia dracunculus, Foeniculum vulgaris.
Il metil cavicolo causa carcinoma epatocellulare nei topi (Drinkwater et al. 1976), ma gli
OE di basilico non hanno mostrato alcuna tendenza alla genotossicità, al contrario dell'OE
di Artemisia dracunculus Tateo (1989). L'autore conclude che altri fattori entrano io gioco
nella tossicità degli OE di basilico; un campione di metil cavicolo altamente purificato non
ha mostrato effetto mutagenico su Salmonella T100, mentre il 96% è risultato positivo su
Salmonella TA100 TA 1535, TA98 e TA1537 (test di Ames)(Sekizawa 1982). E' probabile
che non abbiamo abbastanza dati per predirre gli effetti carcinogeni degli OE di basilico e
finocchio ma per lo meno nell'utilizzarli con bambini la cautela è d'obbligo. OE di Artemisia
dracunculus e di Ocimum basilicum CT metil cavicolo non si devono usare in aromatera-
pia.

Metil eugenolo. Composto genotossico e carcinogeno nei ratti (Chan V.S.W. et al 1992)
probabilmente a causa di reazioni di legame forte con il DNA. E' il composto principale del-
l'OE di Lagarostrobos franklinii e Melaleuca bracteata (95% metil eugenolo ) ed un com-
posto minore di molti altri (Myristica fragrans, Artemisia dracunculus russa, Rosa spp.,
Cananga odorata subsp. genuina, Laurus nobilis fol. ecc.). Non usare in aromaterapia
quando in elevate concentrazioni.
Eugenolo.
Composto importante di Syzygium aromaticum e Thymus spp. Può causare reazioni aller-
giche (valore soglia 14.5%) Loveless et al (1996)

R-(+)-pulegone.
Epatotossico. Composto principale degli OE di Hedeoma pulegioides, Mentha pulegium,
Agothosma crenulata. Presente anche in Mentha spicata, Nepeta cataria, Mentha xpiperi-
ta, Mentha arvensis ecc. L'LD50 orale acuto per i ratti è di 0.5g/Kg. Il pulegone è proba-
bilmente un deplettore del glutatione.

Mentofurano
Epatotossico e tossico per i polmoni. Presente negli OE di Mentha aquatica e molte altre
mente selvatiche.
E' un metabolita della detossificazione del pulegone nel fegato e contribuisce alla tossicità
di questa sostanza.

Anetolo.
Il trans-anetolo è presente fino al 95% nell'OE di Pimpinella anisum . si discute molto sulla
sua tossicità. Si sa che la sua forma cis- (che si può naturalmente formare con l'invec-
chiamento in presenza di luce) è molto più tossica. L'OE di Illicium verum può contenere
anche un 5-6% di metil cavicolo, In mancanza di dati certi, è preferibile usare solo OE
fresco, con cautela, e non nei bambini.

Molecole tossiche

Molecola Azione Entità botanica


Allil isotiocianato Tossico ed irritante Brassica nigra, Armoracia rusticana
Apiolo Epatotossico, tossico renale, irritan- Petroselinum crispum, Anethum
te gastrointestinale graveolens
β-asarone Genotossico, carcinogeno Acorus calamus
Ascaridiolo Tossico Chenopodium ambrosioides, Peu-
mus boldus
Bergaptene (5-metossipsoralene) Fototossico Citrus spp (bergamia ed altri)
Canfora* Tossica, epilettogena Cinnamomum camphora, Lavandu-
la stoechas, L. spica, Rosmarinus
officinalis CT canfora, Salvia offici-
nalis
Cinnamaldeide Irritante, sensibilizzante, riduce li- Cinnamomum cassia, C. zeylani-
velli di glutatione epatico cum
Estragolo (metil cavicolo) Genotossico, carcinogeno Ocimum basilicum CT estragolo,
Artemisia dracunculus Francia, Ra-
vensara aromatica, (Pimpinella ani-
sum, Foeniculum vulgare var ama-
ra, Illicium verum
Metil eugenolo Genotossico, carcinogeno Artemisia dracunculus Russia, Me-
laleuca bracteata
Salicilato di metile Tossico Gaultheria procumbens/ fragrantis-
sima, Betula alba
Molecola Azione Entità botanica
Pinocanfone/iso-pinocanfone Neurotossico, epilettogeno Hyssopus officinalis
d-Pulegone Epatotossico Mentha pulegium, Hedoma pule-
gioides
Sabilil acetato Embriotossico, fetotossico, terato- Juniperus sabina
geno
Safrolo Epatotossico, carcinogeno Sassafras albidum; Cinnamomum
camphora CT safrolo
α-Tujone Epatotossico, epilettogeno Artemisia arborescens, Thuja occi-
dentalis, Salvia officinalis, Artemisia
absinthium
*Gli OE con elevato contenuto in canfora non sono solitamente usati in aromaterapia, ma l’OE di Salvia officinalis può
contenere fino al 30% di canfora, e Tisserand e balacs (1995) sconsigliano il suo utilizzo. Vale la pena ricordare che la
FDA statunitense nel 1980 ha limitato i livelli di canfora in prodotti al consumatore all’11% per le lozioni topiche e repel-
le3nti pe insetti, ed ha completamente vietato la vendita di olio canforato, OE di canfora e linimenti di canfora.
❑ Olii tossici
Ciò che sappiamo sulla tossicità degli OE si basa quasi totalmente sui risultati dei test
operati dal RIFM sulla tossicità acuta (dose singola) e sui limiti cutanei. Sappiamo molto
poco sulla tossicità cronica (6-30 mesi), sub-cronica (fino a 90 giorni), inalatoria, e sull’im-
munotossicità.
La maggior parte dei composti degli OE ha un effetto tossico non specifico, dovuto ad un
generale effetto destabilizzante sulla membrana cellulare da parte dei composti lipofilici.
La conseguenza principale di questa destabilizzazione è la disfunzione grave dei canali
calcio nelle cellule nervose, fatto che influisce pesantemente prima sul miocardio e poi sul
sistema nervoso centrale con disfunzioni cardiache e respiratorie (Henry, Cassidy 1998).
Questi effetti sono però rilevabili solitamente a dosaggi superiori ai 30 ml.
Certi composti degli OE mostrano anche una tossicità specifica a dosaggi molto inferiori,
ed, infatti, sono proprio questi composti ad essere implicati nella maggioranza dei casi
d’incidenti seri o fatali in bambini ed adulti (NDPSC 1998).
I dati in letteratura sui casi di avvelenamento di esseri umani riguardano vari OE, che sono
elencati di seguito
E’ molto probabile che tutti gli OE, se ingeriti in quantità sufficiente, siano molto pericolosi,
e questa lista riflette gli OE più utilizzati, sui quali esistono più dati, e non necessariamente
i più pericolosi.

1. Canforo (Cinnamomum camphora).


Sono riportati molto casi di avvelenamento casuale da parte di bambini, con eccitazione
del SNC, delirio, convulsioni, depressione, coma. Un report parla anche di 500 persone
intossicate da olio di canforo in un anno negli USA (Tisserand and Balacs, 1995). In realtà
i molteplici casi d’avvelenamento riguardano olio canforato, vale a dire olio di semi di coto-
ne con il 20% di canfora (composto chimico) aggiunto. Sono però ugualmente indicativi
della tossicità degli OE ricchi in canfora. L’ingestione di un cucchiaino di olio canforato ha
causato il decesso di un bambino di 16 mesi, con convulsioni, costrizione pupillare, polso
rapido e ritmo respiratorio elevato; evidenti danni al SNC all’autopsia (Smith A. & Margolis
G 1954)
Sessanta grammi d’olio canforato hanno causato l’intossicazione di una donna incinta e la
morte del suo feto; evidente passaggio placentare con danni ai polmoni, fegato, cervello e
reni del feto. A seguito di questi casi la FDA negli anni 80 ha limitato la presenza di canfo-
ra nei prodotti (unguenti sportivi e repellenti per tarme) all'11% ed ha vietato la vendita di
prodotti quali olio canforato, olio di canfora, linimento canforato e linimento di canfora. La
canfora si assorbe molto velocemente per via transdermica e transmucosa.

2. Cannella (Cinnamomum zeylanicum).


Avvelenamento di un bambino di sette anni dopo l’ingestione di 70 ml: bruciore alla bocca,
petto e stomaco, vertigine, diplopia e nausea, emesi e collasso. Grazie alla reazione del
vomito il bambino si è salvato.

3. Citronella (Cymbopogon spp.).


Un bambino di 21 mesi è morto dopo l’ingestione di 15 ml d’OE, con vomito, shock, saliva-
zione eccessiva, piressia, ritmo respiratorio profondo e rapido, cianosi e convulsioni.

4. Chiodi di garofano (Syzygium aromaticum).


Due casi di avvelenamento non fatale: un bambino di sette mesi dopo l’ingestione di 1
cucchiaino di OE si presentava con acidosi severa, depressione del SNC e chetoni urinari;
lavaggio gastrico e cure intensive hanno salvato il bambino. Il secondo caso è un bambi-
no di due anni che ha ingerito 5-10 ml d’OE; si è presentato con acidosi, funzioni epatiche
deteriorate, coma profondo, crisi epilettiche e glicemia cosi bassa da non essere registra-
ta. Il trattamento intensivo con eparina (per evitare coagulazione intravascolare dissemi-
nata) e sei giorni di terapia intensiva hanno salvato il bambino.

5. Eucalipto (Eucalyptus spp.).


Vi sono molti casi riportati di avvelenamento e decesso da uso di OE di eucalipto. Il de-
cesso avviene solitamente dopo l’ingestione di 30 ml, anche se si riporta il caso (incerto) di
un decesso dopo l’ingestione di 5 ml d’OE. E’ probabile che la maggior parte degli OE re-
sponsabili di questi casi fossero OE d’eucalipto ricchi in cineolo (il tipo più comune a livello
commerciale). L’ingestione di una quantità non specificata d’OE d’eucalipto (sic), da parte
di un bambino di tre anni, ha provocato una profonda depressione del sistema nervoso
centrale in 30 minuti, ma il bambino ha recuperato velocemente dopo la lavanda gastrica
(Patel e Wiggins 1980). Una bambina di sei anni mostrava atassia, debolezza muscolare e
disturbi della parola dopo l’applicazione su tutto il corpo di un rimedio contenente OE di
eucalipto; gli effetti sono spariti entro le sei ore dopo la rimozione del rimedio, senza altre
conseguenze (Darben, Cominos e Lee 1998). Un’indagine su 109 casi d’avvelenamento di
bambini con OE d’eucalipto (Day et al 1997) ha mostrato che nel 74% dei casi i bimbi ave-
vano avuto accesso all'OE tramite vaporizzatori (areosol) casalighi spesso piazzati a livel-
lo del pavimento, e che le quantità ingerite erano nella maggior parte dei casi tra 5 e 10 ml
(ricordiamo che l’ingestione di questo prodotto causa una morbidità significativa, e che la
tossicità orale dell'Eucalipto è molto maggiore della tossicità cutanea - orale- bambino
TDLo=218 mg/Kg; orale-adulto TDLo= 375 mg/Kg NIOSH 1975). Lo studio conclude che
dopo l’ingestione di >5 ml d’OE puro ci si può aspettare una depressione significativa della
coscienza. Si può osservare una depressione minore dopo l’ingestione di 2-3 ml (Tibballs
1995).
D’altro canto, un’indagine ad ampio spettro tra il 1984 e il 1991, che ha riscontrato 42 casi
di avvelenamento di bambini da ingestione di OE di eucalipto, ha mostrato che l’80% dei
soggetti era asintomatico, anche dopo assunzione di dosi elevate (> 30 ml in quattro casi).
Nessuno dei soggetti ha avuto bisogno di terapia intensiva. Secondo gli autori ciò potreb-
be indicare una tossicità minore rispetto a quanto ipotizzato in anni precedenti (Webb e
Pitt 1993).
Tipici segni d’avvelenamento sono depressione, respirazione anormale e costrizione pupil-
lare. Con avvelenamento grave si ha rapidamente stato di confusione e stupore, e perdita
di coscienza. Altri sintomi possono manifestarsi: dolore epigastrico, debolezza agli arti in-
feriori, sudorazione fredda e mal di testa.

6. Issopo (Hyssopus officinalis).


Solo pochi casi riportati di probabile neurotossicità, con convulsioni epilettiformi. Il compo-
sto probabilmente responsabile è il chetone pinocanfone. In uno studio sperimentale del
1981 Millet Y et al (1981) hanno riscontrato una maggior tossicità dell'OE di Issopo rispetto
all'OE di Salvia. La dose alla quale l'issopo ha iniziato a influenzare in maniera sub-clinica
gli eventi corticali è stata di 0.08g/Kg (0.3g Kg per Salvia), cioè 0.8 g per un animale di 10
Kg. Le convulsioni sono iniziate alla dose di 0.13g/Kg (0.5g/Kg per Salvia); la dose letale
era > 1.25/Kg (3.25g/Kg per Salvia). Questo è il primo studio ha rivelare gli effetti neuro-
tossici di tujone & pinocanfone, ma indica anche che gli effetti tossici si possono avere a
dosi molto più basse della dose letale (fino al 6.4% della dose letale) se ripetute in manie-
ra cronica, a causa di un effetto cumulativo.

7. Noce moscata (Myristica fragrans).


Nessun caso riportato d’avvelenamento da OE, ma vi sono casi d’intossicazione severa da
ingestione di noce moscata, con narcosi, collasso e polso debole. Anche se non vi sono
dati diretti che leghino quest’effetto della droga intera all’OE, la cautela è d’obbligo.

8. Prezzemolo (Petroselinum crispum)


I dati di tossicità dell’OE di prezzemolo vengono ricavati dai casi di avvelenamento da
apiolo, una componente importante dell’OE usata per molto tempo, insieme al prezzemo-
lo, come rimedio abortivo illegale in Italia. Quest’utilizzo ha causato molti decessi. Le dosi
letali: 8 g in una dose; 2,1 g al giorno per due giorni; 0,77 g al giorno per 14 giorni
L’apiolo causa danni irreversibili a reni e fegato, infiammazione gastrointestinale e a volte
danno cardiaco.
Sintomi dell’avvelenamento sono febbre, dolore addominale acuto, perdite vaginali, emesi
e diarrea.

9. Puleggio (Mentha pulegium).


Anche in questo caso, come per il prezzemolo, molti dei casi di intossicazione e avvele-
namento sono stati causati da tentativi di aborto.
I segni e sintomi più tipici: nausea e vomito, dolore addominale, parestesia, confusione,
tremori, febbre, lesioni ai tubuli renali, lesioni epatiche. Difficile dar dei dosaggi viste le
incertezze in molti dei casi riportati, ma casi d’intossicazione non letale si sono avuto con
ingestione di quantità intorno ai 10-15 ml d’OE.

10. Salvia officinalis e Thuia spp.


Entrambi questi OE hanno causato rari casi di neurotossicità (convulsioni epilettiformi), in
maniera simile ai casi d’intossicazione da Issopo. Il composto responsabile sembrerebbe
essere il chetone tujone.

11. Sassafrassa (Sassfrass albidum)


L’ingestione di dosi molto variabili (da 5 a 60 ml) di OE ha causato intossicazioni e avvele-
namenti che in almeno un caso sono stati letali. Gli effetti sono depressione del SNC, con
riduzione della respirazione e della circolazione sanguigna; sintomatologia simile a quella
da avvelenamento da eucalipto, con sintomi addominali più probabili e severi, e senza co-
strizione pupillare.

12. Wintergreen (Gaultheria spp.).


Svariate centinaia casi di intossicazione, avvelenamento e decessi, non solo per ingestio-
ne ma anche per assorbimento transdermico L’assorbimento dei salicilati per via
transdermica può essere, infatti, molto rapido (Brown e Scott 1934; Levine 1984) e i livelli
ematici sono massimi 20-30 minuti dopo la prima applicazione (Davidson ?). E’ probabile
che un’intossicazione da Wintergreen mostrerebbe un quadro sintomatologico simile a
quello da aspirina (disturbi del SNC con disorientamento, stupore, allucinazioni, ecc.)
(Pribble et al 1988). Visti gli effetti tossici dell’utilizzo cronico orale dei salicilati in gravi-
danza ed allattamento (Turner et al. 1975), le donne in gravidanza ed allattamento do-
vrebbero evitare l’OE di Wintergreen.
Vi sono vari studi sugli effetti avversi dell’utilizzo d’unguenti al salicilato di metile. In un
caso un soggetto di 62 anni ha sviluppato intossicazione da salicilati e acidosi metabolica
dopo l’applicazione di un unguento al salicilato di metile da banco, due volte al giorno per
tre giorni. In un altro caso un paziente ha sviluppato una necrosi a pelle e muscoli dopo
l’applicazione di un unguento al salicilato di metile e al mentolo e l’utilizzo di una fascia ri-
scaldante (Novikov et al. 1992; Heng 1987). Uno studio specifico ha confermato l’embrio-
tossicità del salicilato di metile, ma ha anche sottolineato che fino ad una certa concentra-
zione l’applicazione può essere considerata sicura (Infurna et al. 1990).
Segni d’intossicazione: emesi, febbre, respirazione rapida e problematica, tachicardia ed
alcalosi respiratoria. Congestione polmonare, cardiomegalia, iperplasia renale, epatica e
linfoide generalizzata. Almeno un caso di necrosi topica e lesioni renali a seguito di appli-
cazioni topiche di un unguento contenente Wintergreen/salicilato di metile.

13. Chenopodio (Chenopodium abrosioides).


L’OE di questa pianta è uno dei più tossici esistenti, anche se ormai quasi mai utilizzato e
sparito dal commercio.
Le dosi necessarie per causare intossicazioni, avvelenamenti e decessi sono estrema-
mente basse se comparate a quelle fino ad ora discusse. Si parla cioè di dosi misurate in
gocce e non in millilitri. I vari decessi riscontrati in bambini sono stati causati da dosi da 8
a 48 gocce. In adulti una dose tra i 10 e i 12 ml ha causato un avvelenamento che avreb-
be portato quasi sicuramente al decesso sena il pronto utilizzo di una lavanda gastrica po-
chi minuti dopo l’ingestione. Il soggetto rimase comunque in pericolo per sei mesi, e per-
manentemente segnato nelle sue capacità mentali, a riprova della forte neurotossicità del-
l’OE.

OE particolarmente tossici
Fonte botanica Composti significatici Tossicità
Acorus calamus tipo β-Asarone β-Asarone Carcinogeno
(CAS No. 84775-39-3)***
Armoracia rusticana (CAS No. Allil e feniletil isotiocianati Severamente tossico ed irritante
84775-62-2)
Artemisia absinthium (CAS No. Tujoni Severamente tossico e neurotossico
84929-19-1 )
Artemisia afra *** Tujoni Severamente tossico e neurotossico
Artemisia herba-alba (CAS No. Tujoni Severamente tossico e neurotossico
84775-45-1)
Betula alba Salicilato di metile Tossico
Brassica spp. special. B. nigra & B. Allil isotiocianato Severamente tossico ed irritante
juncea (CAS No 90064-15-6)
Chenopodium ambrosioides (CAS Ascaridiolo Severamente tossico e neurotossico
No. 89997-48-8)
Cinnamomum camphora frazioni Safrolo Carcinogeno, neurotossico
marrone e gialla oppure non rettifi-
Canfora
cata
Croton tiglium & C. oblongifolius Vari problemi tossicologici

Gaultheria fragrantissima/procum- Salicilato di metile Tossico


bens (CAS No 90045-28-6)***
Juniperus sabina (CAS No. 68916- Acetato di sabinile Embriotossico, forse tossico, forse
94-9) abortifacente
Mentha pulegium (CAS No. 90064- Pulegone Severamente tossico
00-9)***
Petroselinum crispum herba (CAS Dill-apiolo Epatotossico, abortifacente
No. (USA) 8000-68-8)
Peumus boldus (CAS No. 84649- Ascaridolo Severamente tossico e neurotossico
96-7)
Prunus amygdalus (CAS No. Acido prussico Tossicità acuta
90320-35-7)*/***
Sassafras albidum (CAS No. Safrolo Carcinogeno
84787-72-4)**
Tanacetum vulgare (CAS No. Tujone canfora Tossico, neurotossico
84961-64-8)
Thuja occidentalis Tujone Severamente tossico, neurotossica

*In commercio si trova normalmente l’OE di mandorla FFPA = OE di mandorle amare Free From Prussic Acid.
** L’OE di sassafrasso (come safrolo) è controllato in UE dal Controlled Drugs (Scheduled Substances used in Manufac-
ture)(Intra-Community Trade) Regulations (1993) e dalla successiva Direttiva Europea 3677/90 emendata dal Regola-
mento 900/92, ed è considerato di Categoria 1. In altre parole l’OE di Sassafrasso non può essere acquistato o com-
merciato senza registrazione del ministero competente in materia.
*** In UE sono sostanze etichettate come R22: pericolose se ingerite.
❑ Apparato respiratorio
Effetti sugli asmatici
La dispersione di limonene nell’atmosfera contribuisce alla dose di particolati, non partico-
larmente salutari per l’apparato respiratorio. Profumi e fragranze in genere sono ricono-
sciuti come possibili fattori scatenanti dell'asma. Molti degli OE sono potenzialmente irri-
tanti ed alcuni sono dei sensibilizzanti respiratori. Pochi sono gli OE i cui effetti sul tronco
respiratorio siano stati valutati. L'inalazione di sostanze irritanti può portare a maggior su-
scettibilità a lesioni e ad allergeni, può scatenare ed esacerbare condizioni asmatiche, al-
lergie, sinusiti ecc.
Vi è un sottoinsieme dei soggetti asmatici i cui attacchi di asma sono scatenati in maniera
specifica dagli aromi (Shim and Williams, 1986; Bell et al., 1993; Baldwin et al., 1999),
suggerendo un ruolo non solo scatenante ma causale per gli aromi (Millqvist and Lowha-
gen, 1996).

Tossicità da inalazione
Vi è una certa evidenza scientifica che la sensazione di irritazione dopo l’inalazione di OE
sia una percezione individuale legata all’intensità dell’aroma (Arts et al. 2002) e non ad un
effetto diretto. In uno studio sulla tossicità dei VOC (Volatile Organic Compouds - compo-
sti organici voltili), Cooper SD et al (1995) hanno raccolto molti dati interessanti su alcuni
composti presenti negli OE: benzaldeide, acetato di benzile, alfa-terpineolo, tutti tossici a
9-14mg/Kg. Gli autori concludono che gli effetti sulla salute di tali composti non è chiara,
anche se i dosaggi rilevati sono estremamente elevati e poco rilevanti per la pratica aro-
materapica. Pappas G.P. et al (2000) hanno concluso che per assicurare un ambiente di
lavoro "non irritante" è necessario portare al di sotto di 25 mg/m3 i livelli di olii essenziali
dispersi nell'atmosfera. Per dare un esempio di possibili condizioni di lavoro, da uno stu-
dio Svedese risulta che in una segheria i livelli di alfa- e beta-pinene e delta-3-carene era-
no di 80-550mg/m3, valori piuttosto alti se teniamo conto che l'esposizione a terpeni da
lavoro in segheria è legata in maniera significativa a tumori del tratto respiratorio dopo 5
anni di esposizione (Kauppinen TP et al 1986), anche se secondo lo studio di Falk AA et
al. 1990 una esposizione di breve durata (20 minuti) a 10-450mg/m3 non ha mostrato di
causare modificazioni nelle funzioni polmonari acute.
Per comprendere la rilevanza di questi dati per la pratica aromaterapica è necessario cal-
colare i possibili livelli di esposizione in un ambiente terapeutico. Se prendiamo come
esempio una quantità di 0.25g di OE di eucalipto disperso in un ambiente di 4mx4mx4m in
una ora otterremmo, ipotizzando una evaporazione istantanea, una concentrazione di
3.91mg/m3.
Ipotizzando un contenuto in 1,8-cineolo dell'80%, e una sessione di 5 minuti di inalazione
con il 100% di assorbimento polmonare, avremmo inalazione ed assorbimento di 20.8 mg
di OE di eucalipto e 16.6mg di1,8-cineolo (la dose realisticamente assorbita sarebbe in
realtà molto minore).
Gli studi di farmacocinetica su inalazione prolungata di olii essenziali sono pochi. Uno stu-
dio rilevante sull'eucalipto è Jaeger W. (1996) che mostra come l'1,8-cineolo viene assor-
bito velocemente, con il picco di concentrazione plasmatica dopo 18 minuti. L'eliminazione
dal flusso ematico è di tipo bifasico, con una emivita media di distribuzione di 6,7 minuti e
una emivita di eliminazione di 104.6 minuti.
Dati i limiti imposti dal Concilio Europeo per l'uso dell'OE di eucalipto come additivo ali-
mentare a 15 ppm, l'assorbimento calcolato qui come sopra per una sessione di 5-15 mi-
nuti sarebbe superiore ai limiti raccomandati. D'altro canto c'è da far rilevare che i dati
suggeriscono che l'OE di eucalipto sia solo relativamente tossico in assunzione orale.
In conclusione, a fronte di un grande utilizzo di OE dispersi nell’atmosfera, mancano anco-
ra studi seri sull’effetto dell’inalazione dell’areosol a lungo termine; vi sono dati sparsi ma
niente di comparabile ai dati come MEL (Maximum Exposure Limits), OES (Occupational
Exposure Standards) o TLV (Threshold Limit Value) disponibili per altri inquinanti ambien-
tali.
Inalazione e allergie
Forse più preoccupante degli effetti acuto tossici da inalazione sono gli effetti a lungo ter-
mine di tipo allergico, su cui abbiamo alcuni dati relativi all'inalazione. Una donna di 53
anni che soffriva di eczema recidivante ha mostrato una sensibilizzazione ad OE con i
quali la donna era già entrata in contatto (lavanda, gelsomino, Aniba rosaeodora), e ad OE
per i quali la donna non aveva storia di contatto (alloro, eucalipto e Pomerance???),
(Schaller, Korting 1995) sensibilizzazione causata dalla continua inalazione di questi olii.
Kumar P. et al (1995) hanno trovato che il 36%,17% e 8% di 29 pazienti con asma severa,
moderata e lieve hanno sofferto di esacerbazione dei sintomi ed ostruzione delle vie respi-
ratorie dopo test di challenge con strisce profumate. Millqvist (1996) ha approfondito l'ar-
gomento testando 9 pazienti con sintomi respiratori, ed ha mostrato che l'ipereattività del
tratto respiratorio era causata dal profumo, in maniera però indipendente dal nervo olfatti-
vo, forse legata al riflesso del trigemino.
Fukayama MY et al (1999) ha dichiarato che per i soggetti del suo studio l'inalazione sub-
cronica di profumi, anche a dosi molto elevate, non costituiva un rischio.
Nel contesto della pratica dell'aromaterapia, ipotizzando un massaggio di tutto il corpo
con 25 ml di olio da massaggio alla concentrazione massima di 2.5%, avremmo 0.625 g di
OE applicati al corpo. Ipotizzando una volatilizzazione istantanea e totale in una stanza di
8 m3 avremmo una concentrazione 78.1 mg/litro (elevatissima, ma non realistica). Usando
un modello più vicino alla realtà, tenendo presente l'assorbimento da parte della cute si
arriva ad un valore più ragionevole della concentrazione di 2.93 mg/litro, con evaporazione
istantanea. Aggiungendo il dato della evaporazione lenta, la concentrazione sarebbe molto
più bassa.

Rischio aspirazione(R65)
Esiste un teorico rischio di aspirazione degli olii essenziali in particolare quando siamo a
bassa viscosità, ovvero quando contengano > 10% di idrocarburi alifatici, aliciclici e aro-
matici.
OE con contenuto in idrocarburi > 10%, esempi:
• Angelica archangelica 95%
• Citrus bergamia 55%
• Melaleuca cajuput 40%
• Daucus carota semen 50%
• Cascarilla 30%
• Cedrus deodara lignum 60%
• Apium graveolens semen 80%
• Cistus spp. 10%
• Matricaria chamomilla 15%
• Cymbopogon nardus 15%
• Syzygium aromaticum fol 15%
• Syzygium aromaticum 15%
• Costus spp. 30%
• Piper cubeba 70%
• Cuminum cyminum 50%
• Cupressus sempervirens 70%

Conclusioni
Le dosi di OE inalate momento per momento da parte del cliente e del terapista sembrano
troppo basse per rappresentare un problema, ma in caso di utilizzo continuativo e prolun-
gato di OE ci potrebbe essere un accumulo di certe molecole, e questo potrebbe portare a
tossicità cronica in caso ad esempio di OE neurotossici, situazione che è però francamen-
te improbabile. Più probabile, e un rischio più realistico, è lo svilupparsi di reazioni allergi-
che da inalazione in soggetti predisposti.
❑ Sistema riproduttivo
L’uso d’OE in gravidanza è un soggetto molto dibattuto e le opinioni al riguardo sono molto
differenziate.
Sappiamo ancora molto poco sull’azione degli OE sulla fisiologia della donna incinta e sul
feto per potere dare delle indicazioni scientificamente fondate. Ciò che è certa è la relati-
va mancanza di dati, e la possibilità alquanto reale che gli OE o loro componenti possano
passare la barriera della placenta. Dato l'intimo (ma non diretto) contatto tra sangue ma-
terno e sangue fetale o embrionico, le sostanze lipofiliche possono migrare per diffusione
passiva, e se vengono biotrasformate in composti polari, possono accumularsi nel feto. In
più, l'elevato rapporto acqua/lipidi nel feto, i ridotti livelli di proteine plasmatiche per legare
i composti xenobiotici, e il ridotto ritmo di filtrazione glomerulare, sono tutti fattori che ridu-
cono la clearance delle tossine nei neonati. Infine, data l’incertezza sui percorsi di detos-
sificazione fetali, sembra all’autore assolutamente fondato l’avvertimento di evitare l’utiliz-
zo orale degli OE in gravidanza, soprattutto nei primi tre mesi e/o in caso di gravidanze a
rischio (nota Quest’avvertenza può essere mitigata in caso di situazioni che devono però
essere valutate da un professionista medico che conosca bene la tossicologia degli OE e i
loro benefici. E’ chiaro infatti che non vi è una controindicazione assoluta all’ingestione
degli OE, quanto una controindicazione relativa che va riferita in particolare alla quantità di
OE assunto. Ridotte quantità di OE (presenti come additivi negli alimenti, nelle caramelle,
nei dentifrici, ecc.) vengono giornalmente ingerite dalla maggior parte della popolazione
senza che questo abbia causato situazioni di rischio, tant’è che i vari organismi internazio-
nali di controllo permettono la presenza di queste quantità di OE. )

Nello specifico, le tre preoccupazioni principali sono che:


• Alcuni OE potrebbero causare un danno al feto (OE teratogeni).
• Alcuni OE potrebbero causare aborti o parti prematuri.
• Alcuni OE con possibili “effetti ormonali” potrebbero disturbare la fertilità o modificare il
corso di una gravidanza “normale”.

Embriotossicità e teratogenicità
Un teratogeno è una sostanza che interferisce con il normale sviluppo dell'embrione o del
feto in utero, causando anormalità nel neonato. L’unico composto degli OE che abbia mo-
strato un forte effetto teratogeno, embriotossico, fetotossico, teratogeno ed abortifaciente
in modelli animali è l’acetato di sabinile, presente nei seguenti OE che non dovrebbero es-
sere utilizzati:
• Plectranthus fruticosus (> 60% secondo Tisserand e Balacs 1995)
• Juniperus sabina (20-53%) (CAS No. 90046-03-0)
• Juniperus pfitzeriana
• Salvia lavandulaefolia, solitamente < 10%, ma a volte fino al 24%) (CAS No. 90106-49-
3)

L’OE di Juniperus sabina (Pages N. et al 1989) e l'OE di Salvia lavandulaefolia (Fournier


G et al 1993) hanno anche mostrato d’avere effetti abortifacenti ed embriotossici su feti
d’animali da laboratorio Tisserand e Balacs 1995)
Gli OE ricchi in safrolo (Ocotea pretiosa; la frazione ricca in safrolo della Cinnamomum
camphora) non hanno un potenziale teratogeno di per se, ma hanno indotto tumori ai reni
e al fegato nella progenie di animali a cui gli OE erano stati somministrati durante la gravi-
danza (Vesselinovitch, et al 1979). E’ però molto difficile valutare la validità esterna di
questi studi (se e quanto cioè essi siano indicativi di un medesimo effetto in esseri umani),
sia per motivi intrinseci alla metodologia utilizzata (l’uso cioè di modelli analogici che sono
metodologicamente sempre molto deboli), sia per i dosaggi molto elevati utilizzati, sia per
il fatto che il sistema enzimatico umano sembra produrre metaboliti non carcinogeni, al
contrario dei topi utilizzati come cavie (Heinerman, 1980). .

Abortivi
Ci sono, in effetti, in letteratura molti casi d’effetti tossici o decessi del feto causati da dosi
orali elevate d’OE (Tisserand e Balacs 1995). Solitamente si tratta di donne incinte che,
sperando di causare un aborto, assumono dosi molto elevate, tossiche, d’OE, soprattutto
di Mentha pulegium (ricco in pulegone, metabolizzato poi dai sistemi enzimatici epatici per
dare un epossido furanico altamente tossico, il mentofurano) e di pianta, foglie e semi di
Petroselinum crispum (ricco in apiolo, un dimetil etere epatotossico).
Questi OE (ed altri similmente usati come abortifacenti come Juniperus officinalis, Juni-
perus sabina, Ruta spp, e Tanacetum vulgare) non sono di per sé abortifacenti, nel senso
che non agiscono in maniera specifica sulla muscolatura uterina stimolando contrazioni
(semmai il contrario) (Gunn 1921) né sembrano possedere una tossicità specifica per il
feto (a parte Juniperus sabina e gli altri OE contenenti acetato di sabinile) (Tisserand e Ba-
lacs 1995), bensì sono dei composti tossici che a dosi elevate possono causare il decesso
della donna a volte senza farle abortire il bambino. L'apiolo (studiato nell'OE di Anethum
graveolens) studiato nei modelli animali (Patoir et al., 1936) alle dosi massime (non espli-
citate) ha causato emorragie ed epatonefrite come anche aborto (si tratta cioè di un vele-
no puro e semplice). Negli anni 50 è stato registrato il caso di una donna che presentava
anemia acuta emolitica, purpura trombocitopenica, nefrosi ed epatite, e che aveva assunto
per tre mesi una dose elevata di un prodotto contenente apiolo per la sua amenorrea. Altri
casi di overdose di apiolo sono risultati in effetti sul SNC (Lowenstein and Ballew, 1958).
La Mentha pulegium causa epatotossicità acuta e impossibilità a continuare la gravidanza
a dosi elevate (dosi di 7.5-10 ml non hanno causato aborto - Tisserand e Balacs 1995).
La dose necessaria di OE di prezzemolo per causare un aborto è stata di 1.5-6 ml al gior-
no per otto giorni consecutivi (Tisserand e Balacs 1995). In un caso una donna, per indur-
re l'aborto, assunse dosi così elevate di OE di Mentha pulegium da causarne il decesso
(Gold and Cates, 1980). L'olio canforato (da non confondere con l'OE di canforo) assun-
to per errore al posto dell'olio di ricino durante una gravidanza ha causato un decesso di
un bambino alla nascita in quattro casi di ingestione (Weiss and Catalano, 1973).
Per quanto riguarda l’utilizzo esterno degli OE, vi sono solo due OE che possiedono po-
tenzialità tossiche per il feto (utilizzati in applicazioni “normali”, cioè in massaggi con dilui-
zione dell’ordine dell’1-5%). Il primo OE è quello ottenuto dalla Salvia sclarea, perché al-
cuni dati sembrano indicare un’azione stimolante delle contrazioni, il secondo è quello del
Juniperus sabina (comunque difficilmente ottenibile) perché contiene l’acetato di sabinile,
un composto certamente fetotossico.
Ma l’utilizzo topico ad alte diluizioni d’altri OE non allergicizzanti o dermocaustici sembra
assolutamente sicuro dato che l’assorbimento transdermico è molto ridotto.
Effetti ormonali
Alcuni autori d’aromaterapia hanno proposto che alcuni OE possiedano delle attività
“estrogeni-simili”, o “estrogeno stimolanti” (Battaglia 1995; Franchomme et Pénoel 1990),
e per questa ragione siano da evitare in gravidanza (Fawcett, M. 1993). Gli OE sono di
solito Juniperus virginiana, Salvia sclarea, Jasminum grandiflorum, Origanum majorana,
Mentha xpiperita, Rosa damascena, Rosmarinus officinalis, Pimpinella anisum, Foenicu-
lum vulgare, Ocimum basilicum.
Questa affermazione non sembra essere sostenuta dalla letteratura scientifica. Infatti non
ci sono dati conclusivi sull’effetto estrogenico di fenol metil eteri come l’anetolo (trans-a-
netolo), proposto da Franchomme e Pénöel (1990) e che interesserebbe gli OE di Pimpi-
nella anisum, Foeniculum vulgare, Illicium verum e Ravensara anisata. E’ vero che l'aneto-
lo è strutturalmente legato a estrone e estradiolo metil eteri, ma ha minime proprietà
estrogeniche (molto minore di quella dell'estrone) e l'OE di aneto è inattivo (Zondek,
Bergman, 1938; Albert-Puleo, 1980). Ci potrebbe essere un rischio remoto, in caso di
somministrazione, di una aumento di estrogeni endogeni. Il trans-anetolo (Zondek and
Bergman, 1938).
Qualche altro autore ha proposto che un numero limitato d’OE come Salvia sclarea, Salvia
officinalis, Levisticum officinalis, Angelica archangelica e Cupressus sempervirens possie-
dano un effetto ormonale indiretto attraverso la stimolazione dell’asse pituitaria-gonadi
(Guba 1996).
Anche per quest’affermazione non esistono solide basi d’evidenza, a parte forse per la
Salvia sclarea. Ma anche se questi OE agissero sugli equilibri ormonali attraverso la sti-
molazione della pituitaria a produrre maggiori quantità di FSH, quest’azione non sussiste-
rebbe nella donna incinta, dato che non esistono follicoli Graafiani da stimolare e il norma-
le ciclo mestruale viene “bloccato” sia fisiologicamente con la crescita del corpo luteo che
ormonalmente.
L’OE di bacca di Vitex agnus-castus potrebbe rappresentare un materiale con attività or-
monale, di tipo indiretto (azione sulla pituitaria con modulazione delle secrezioni di FSH,
LH e prolattina). Dato che questa attività potrebbe essere associata ai diterpeni, poco
presenti negli OE, il rischio appare ridotto, ma l’OE dovrebbe essere usato solo sotto mo-
nitoraggio medico.
Il mircene, a dosi superiori a 0.25g/kg, è stato di detrimento alla fertilità e alla progenie dei
ratti se somministrato durante la gravidanza (Delgado et al., 1993).
L'alcol ß-feniletilco (PEA), il maggior costituente dell'OE di Rosa, ha mostrato effetti sul
sistema riproduttivo a dosi elevate in modelli animali per via orale (Mankes et al 1983;
Ford 1990). E' stato mostrato che l'assorbimento per via cutanea sottopone il PEA al me-
tabolismo e alla veloce biotrasformazione in acido fenilacetico, un composto normalmente
presente nel sangue e che non presenta un profilo tossicologico preoccupante.
In definitiva possiamo riassumere dicendo che, in gravidanza, sono sicuramente da evitare:
• OE tossici, soprattutto con apiolo e acetato di sabinile (Petroselinum crispum, Juniperus sabina, Sal-
via lavandulifolia, ecc.)
• OE a % elevata di anetolo, canfora e tujone
• Uso orale, vaginale e rettale
• Uso esterno di OE a salicilato di metile
• Uso esterno a % superiore al 2%
E in genere sarebbe preferibile evitare ogni OE a meno che non sia strettamente necessario.
❑ Sistema urogenitale
Per molti anni l’OE di galbuli di ginepro (Juniperus vulgaris) ha sofferto di cattiva pubblici-
tà, ed è stato sospettato di causare tossicità renale. In realtà studi moderni su modelli
animali non hanno riscontrato questa tossicità., e gli autori hanno ipotizzato che ciò fosse
dovuta alla bassa percentuale di α- e β-pinene (supposti irritanti renali - Heil e Schilcher
1993). Quest’ipotesi non resiste ad un’analisi più stringente. Infatti, anche l’OE di ramo-
scelli di ginepro (non sospettato di tossicità renale) contiene percentuali elevate di mono-
terpeni, comparabili a quelle dell’OE di galbulo. Inoltre vari dati in letteratura riferiti all’in-
gestione di massicce quantità d’OE di Pino (fino a 500 ml) non hanno mostrato alcun’evi-
denza di danno o disfunzione renale (Koppel, et al 1981).
Di tutti i composti degli OE solo l’apiolo ha mostrato la possibilità di portare a lesioni renali,
ed anche in questo caso solo in dosi massicce (da 6,3 a 19 grammi di apiolo - Tisserand e
Balacs 1995).
Le quantità d’OE normalmente utilizzate in aromaterapia, sia in applicazioni topiche sia
oralmente, non sembrano comportare rischi di danno renale. E’ chiaro che in caso di pa-
tologie infiammatorie renali (glomerulonefrite, pielonefrite) o patologie croniche che richie-
dano la dialisi l’approccio sarà radicalmente diverso (per gli OE come per altri farmaci).

❑ Sistema cardiovascolare
Nonostante in molti testi popolari (Battaglia 1995; Davis 1988) gli OE di Hyssopus officina-
lis, Rosmarinus officinalis, Salvia officinalis e Thymus officinalis siano spesso etichettati
come ipertensivi, non esiste assolutamente alcun dato in letteratura scientifica che suppor-
ti queste dichiarazioni (Weiss 1985; Wichtl 1994; Willard1990) a parte uno studio su Salvia
sclarea che ha mostrato un effetto ipertensivo leggero su pressione sistolica e diastolica
(Tisserand e Balacs 1995), che si è però evidenziato solo a dosaggi massicci: 1 grammo
per chilo di peso corporeo.
Alcuni OE hanno mostrato effetti ipotensivi in animali da laboratorio (Allium sativum, Tage-
tes patula, Pelargonium spp, Lavandula vera - Tisserand e Balacs 1995), ma mancano
conferme più valide.
Al momento non esiste quindi nessun’evidenza che gli OE possano influire in maniera ne-
gativa sulla pressione arteriosa.

❑ Sistema nervoso
Molti OE e molecole in essi contenute hanno un effetto diretto sul SNC. Particolarmente
importanti sono i chetoni monoterpenici, in particolare pinocanfone, alfa- e beta-tujone,
canfora e pulegone, che possono causare crisi epilettiformi in animali ed esseri umani
(NDPSC 1998). Gli OE ricchi in questi chetoni sono: Foeniculum vulgare var. amara,
Hyssopus officinalis, Salvia officinalis, Artemisia absinthium, Thuja occidentalis. Possiamo
allora dire che questi OE possono essere rischiosi per persone epilettiche o con febbre
molto elevata, ed in genere in soggetti con una soglia di eccitabilità del SNC più bassa e
più sensibile agli effetti stimolanti dei chetoni. In questi casi si sconsiglia l’utilizzo anche a
livello topico. Dosi molto elevate e croniche potrebbero causare un danno irreversibile al
SNC.
Gli OE di Foeniculum vulgare var. amara, Hyssopus officinalis, Salvia officinalis, Artemisia
absinthium, Thuja occidentalis, Chaemocyparis thyroides, e le componenti tujone e pino-
canfone sono stati investigati in 65 ratti maschi e femmine, con iniezione intraperitoneale
a dosi progressivamente più elevate (Millet et al., 1981). Per Hyssopus officinalis la dose
massima senza effetti convulsivi è stata di 0.08g/kg; la dose convulsiva è stata di s
0.13g/kg e quella letale di 1.25 g/kg. Per Salvia officinalis i dati sono stati rispettivamente
di: 0.3, 0.5 e 3.2g/kg. Una dose subclinica giornaliera di OE di issopo di 0.02g/kg ripetuta
per 15 giorni ha precipitato le convulsioni dopo solo 5 giorni, ma le stesse sono cessate
dopo la cessazione della somministrazione
Le convulsioni sono state causate anche da tujone e pinocanfone a dosi rispettivamente
di: 0.2g/kg e 0.05g/kg. Questo dato suggerisce che anche dosi molto ridotte giornaliere
per poco tempo potrebbero causare delle convulsioni.
Millet e collaboratori (1981) riportano 8 casi di avvelenamento dagli OE succitati, con un
periododi latenza dall'ingestione che andava da pochi minuti a due ore, con vomito e con-
vulsioni. In sei casi gli OE erano stati utilizzati a scopo terapeutico (ad esempio 10mL di
tuja; 30 gocce di issopo). Una bambina di sei anni asmatica ricevette dosi ripetute di 2–3
gocce al giorno, ma con una dose di mezzo cucchiaino da te durante una crisi di dispnea.
In un altro caso 10 gocce di issopo furono assunte per due giorni di seguito per curare un
raffreddore, con le convulsioni che iniziarono il secondo giorno. Una donna con acne fac-
ciale ha assunto 20 gocce di Tuja non diluita a pranzo e cena per 5 giorni; dopo la decima
dose iniziarono le convulsioni (Millet et al., 1981). Va d’altro canto ricordato come pa-
zienti con epilessia completamente controllata dalle medicazioni non appaiano più sensibi-
li a questi OE di quanto non siano le persone non affette da epilessia (Tisserand e Balacs
1995). Va altresì ricordato come questa sia una precauzione dedotta da studi su molecole
isolate, e che mancano studi seri sull’incidenza di crisi epilettiche in caso d’uso d’OE totali.
In un recente articolo, Burkhard e collaboratori (1999) riportano tre casi di crisi epilettiche
ed utilizzo di OE, ma il contesto e le quantità rendono i risultati poco rilevanti: in un caso
una donna di 54 anni ha assunto una cucchiaiata di OE di salvia alla settimana per molti
anni ed ha sofferto di una crisi epilettica che l'ha lasciata incosciente per un’ora dopo una
dose più elevata del solito; il secondo caso riportato è più interessante, un uomo di 53 an-
ni ha assunto circa 15 gtt di OE di salvia ed è caduto in coma per 15 minuti. Purtroppo lo
studio rivela pochi dati però sul contesto generale. Nel terzo caso un bambino di un anno
è stato messo a bagno cinque volte in quattro giorni in una vasca contenente acqua e una
quantità non conosciuta di OE di eucalipto, pino e timo. Il risultato è stata una crisi epilet-
tica, respirazione irregolare, e altri sintomi di tossicità.
I sintomi si sono occasionalmente ripresentati fino all’età di cinque anni. E’ possibile che il
bambino fosse predisposto all’epilessia. Rimane comunque consigliabile nel caso di questi
OE non affidarsi, quando esistano, ai dati di LD50, ma a dati organizzati secondo concetti
di esposizione cronica, quali il No Observable Adverse Effect Level (NOEAL - livello mas-
simo al quale non si osservano effetti avversi), l'Acceptable Daily Intake (ADI - assunzione
giornaliera accettabile) o il Threshold Limit Values (TLV - valori di limite soglia), molto più
rilevanti per il contesto aromaterapico.
❑Cute
❑Irritazione diretta (reazione non di tipo immunitario)
Una reazione infiammatoria della pelle può essere prodotta da un irritante primario. Gli
irritanti primari agiscono alla prima esposizione, la reazione è rapida e la severità dipende
dalla concentrazione dell’irritante; il danno diretto è di solito più importante della risposta
infiammatoria. La lesione causa comunque il rilascio di mediatori chimici (istamina, chini-
ne, prostaglandine) che danno origine alla tipica costellazione d’arrossamento (rubor), ri-
scaldamento (calor), sensazione di dolore (dolor) e in certi casi la diminuzione della fun-
zionalità (functio laesa). La rimozione dell’agente irritante causa la diminuzione della rea-
zione.
OE ad alto tasso di fenoli causano irritazione, ma non sono controindicati in linea di princi-
pio.
Bisogna sottolineare però come l’irritazione non sia sempre un effetto indesiderato o colla-
terale; in alcuni casi è l’obiettivo della terapia, come per esempio nel caso di cattiva circo-
lazione venosa periferica, infiammazioni croniche, dolori articolari e muscolari, ecc. In
questo caso l’attenzione deve spostarsi sul corretto utilizzo e dosaggio degli OE irritanti, di
modo che l’effetto non sia maggiore di quello desiderato.
Come regola generale si può dire che in una applicazione topica non bisognerebbe mai
superare la concentrazione totale dell’1% per OE fenolici o dermocaustici. Caso a parte
sono la corteccia di cannella e di cassia, che contengono aldeide cinnamica, un composto
particolarmente aggressivo ed allergenico. In questo caso non è consigliabile l’utilizzo del-
l’OE.
Percentuali maggiori si possono utilizzare con cautela nel caso d’applicazioni molto loca-
lizzate, nelle quali s’interviene su gruppi muscolari o articolazioni dolenti per aumentare la
perfusione sanguigna e per diminuire la produzione di prostaglandine proinfiammatorie.
Nota Bene
L'applicazione d’OE puri su pelli infiammate o lesionate aumenta l'assorbimento, le proba-
bilità di allergia e peggiora le condizioni della cute
Materiale irritante
Nome botanico Nome ita- Grado di peri- Note
liano colosità
Abies alba Abete pi- Mod irritante
gne
Armoracia rusticana Cren Tossico ed irri- Data l’elevata pericolosità, si raccomanda di non
tante utilizzare questo materiale in nessun’applicazione
topica (massaggio, creme, unguenti), né come ne-
bulizzato, né in bruciatori, né in inalazioni.
Brassica nigra Senape Tossico ed irri- Data l’elevata pericolosità, si raccomanda di non
tante utilizzare questo materiale in nessun’applicazione
topica (massaggio, creme, unguenti), né come ne-
bulizzato, né in bruciatori, né in inalazioni.
Cinnamomum cassia Cassia Fortemente irri- Usare sotto allo 0.1%
tante
Cinnamomum zeylani- Cannella Fortemente irri- Usare sotto allo 0.1%
cum corteccia tante
Cinnamomum zeylani- Cannella Mod irritante
cum. fol foglie
Citrus limonum Limone Mod irritante Non usare sopra al 2%
Cryptocaria massoia Criptocaria Fortemente irri- Materiale aromatico sospetto o da utilizzarsi solo da
tante personale esperto
Cymbopogon flexuo- Lemon- Mod irritante
sus/citratus grass
Cymbopogon nardus / Citronella Mod irritante
winterianus
Gaultheria procum- Wintergre- Fortemente irri- Quasi sempre un falso. Contiene il 95% di salicilato
bens/fragrantissima en tante di metile, un composto tossico e facilmente assorbi-
to a livello transcutaneo). Materiale aromatico so-
spetto o da utilizzarsi solo da personale esperto
Mentha x piperita Menta pi- Mod irritante
perita
Origanum dubium/hir- Origano Mod irritante
tum/vulgaris (CAS No.
(USA) 8007-11-2)
Pinaceae ossidate [10 Pinaceae Tossico ed irri- Data l’elevata pericolosità, si raccomanda di non
mlM/litro di perossidi] tante utilizzare questo materiale in nessun’applicazione
(CAS No. (USA) 9000- topica (massaggio, creme, unguenti), né come ne-
64-) bulizzato, né in bruciatori, né in inalazioni.
Satureja montana Santoreg- Mod irritante
(CAS No. (USA) 8016- gia
68-0)
S. hortensis (CAS No.
84775-98-4)
Syzygium aromaticum Chiodi di Mod irritante
flos (CAS No. 84961- garofano
50-2)
Syzygium aromaticum Chiodi di Mod irritante
fol (CAS No. 84961-50- garofano
2)
Thymus mastichina Maggiora- Mod irritante
(CAS No. 84929-51-5) na spagno-
la
Thymus vulgaris CT Timo Mod irritante
timolo (CAS No.
84929-51-5)
Thymus vulgaris/zygis Timo Mod irritante
(CAS No. 84929-51-5)
Pimenta racemosa Pimiento Mod irritante
(CAS No. 85085-61-6)
Litsea cubeba (CAS Ma chang Mod irritante
No. 90063-59-5)
Melissa officinalis Melissa Mod irritante
(CAS No. 840082-61-
1)
Pimenta officinalis All-spice Mod irritante
(CAS No. 84929-57-7)
Tagete spp. (CAS No. Tagete Mod. irritante
91770-75-1)

Ipersensibilità (reazione di tipo immunitario)


L’ipersensibilità è una reazione che coinvolge il sistema immunitario. Nel nostro caso
dobbiamo essere coscienti del pericolo di due tipi di reazione, la reazione allergica IgE
mediata (o tipo I) e le reazioni cellulo-mediate (o tipo IV).
L’argomento della sensibilizzazione agli OE è di particolare rilevanza proprio per i profes-
sionisti che utilizzano spesso nella loro pratica gli OE. E’ chiaro che i soggetti più a rischio
sensibilizzazione sono proprio gli aromaterapeuti, perché sono in contatto con il materiale
aromatico vari giorni la settimana per lunghi periodi dell’anno. Negli ultimi anni la letteratu-
ra scientifica si è occupata più spesso delle allergie occupazionali o croniche, ed anche se
spesso gli articoli sono di cattiva qualità per quanto riguarda gli standard identificativi (mol-
to spesso non sono indicati i chemiotipi o le caratteristiche chimiche dell’OE), é importante
mantenersi informati per diminuire i rischi. Tra gli articoli più significativi troviamo i pionie-
ristici James (1930); Tulipan (1938); Hjorth (1961); Rudzki, Grzywa, Bruno (1976); e i più
recenti Van Ketel (1987); Selvaag, Holm & Thune (1995); Schaller & Korting (1995);
Cockayne & Gawkrodger (1997); De Groot & Frosch (1997).
Apteni: gli OE possono contenere allergeni a basso peso molecolare (detti apteni) che
possono essere eliminati in fase post-produttiva per rendere maggiormente sicuri gli OE
(anche se non viene fatto di solito per motivi economici). Essi possono essere classificati
secondo i gruppi funzionali presenti sulla molecola. Un gruppo funzionale tipico è quello
degli epossidi, fatto che potrebbe spiegare la ragione per cui i terpeni ossidati (arancio
amaro, trementina) hanno un elevato potenziale di sensibilizzazione. Difatti l'ossidazione
del d-limonene (96% arancio amaro) porta alla formazione di cis- e trans-limonene ossidi,
limonene idroperossido, carveolo e l-carvone, ecc. tutti (a parte il carveolo) sensibilizzanti.

Reazione allergica IgE mediata.


Possiamo definirle come qualsiasi risposta caratterizzata da alterata reattività o disregola-
zione del sistema immunitario, con un unico denominatore patogenico iniziale: l’interazio-
ne tra antigene e immunoglobuline della classe IgE sulla superficie delle cellule responsa-
bili della liberazione di mediatori vasoattivi e flogogeni, vale a dire i mastociti e i granulociti
basofili.
Queste reazioni comprendono l’anafilassi e l’atopia. La prima si può verificare virtualmen-
te in ogni individuo in seguito alla introduzione, di solito per via parenterale, di particolari
antigeni; come tale non c’interessa. La seconda è conseguente invece alla inalazione o
all’ingestione di antigeni comunemente presenti nell’ambiente, ed ha la tendenza a segre-
garsi in particolari gruppi familiari, e c’interessa di più.

Meccanismo generale della flogosi allergica nella atopia.


Il fattore scatenante iniziale è rappresentato dal riconoscimento dell’allergene (in questo
caso il composto dell’OE, da solo o in congiunzione con una proteina) da parte delle cellu-
le Th specifiche. Queste si attivano e stimolano le cellule B a produrre IgE. Questi si le-
gano alla superficie dei mastociti. A questo punto può non essere avvertita alcuna reazio-
ne infiammatoria. Ad un successivo incontro con l’allergene, esso si lega però con le IgE
già presenti sulla superficie dei mastociti, causando una drammatica produzione e secre-
zione di sostanze vasoattive e flogogene, che danno origine a varie manifestazioni, dal
semplice prurito, all’orticaria e angioedema, asma, dermatite atopica, ecc.
Nel caso della pratica dell’aromaterapia, la situazione più comune è quella della dermatite
atopica, di tipo orticaria/angioedema. E’ possibile cioè che un componente dell’OE venga
adsorbito per via percutanea, si leghi ad una proteina della pelle oppure venga captato
dalle cellule di Langerhans dell’epidermide e trasferito ai linfonodi associati alla cute. In
questa sede essi vengono presentati ai linfociti Th che causano la catena di eventi illustrati
più sopra.

Reazioni cellulo-mediate (o tipo IV).


Queste reazioni, a differenza di quelle allergiche, non comportano l’attivazione d’IgE, ben-
sì dipendono dalla presenza di linfociti T killer che si combinano con l’antigene. Vengono
anche chiamate reazioni a ipersensibilità ritardata, perché la risposta infiammatoria appare
dopo 12-24 ore ed è di tipo eczematoso, dermatitico.
La situazione più tipica nel caso degli OE è la dermatite da contatto. Vi sono almeno cinque fasi im-
plicate:
• Penetrazione dell’aptene.
• Biochemiotrasformazione da parte degli enzimi cutanei, oppure modificazione tramite radiazioni UV, o
nessuna modificazione.
• Formazione dell’antigene completo (legame con le proteine cutanee). Gli apteni sono spesso elettrofilici
e possono legarsi covalentemente con gruppi NH2 e SH sulle proteine, gruppi che una volta presentati al
sistema immunitario reagiranno con le cellule presentanti l'antigene del derma
• Captazione e processazione del complesso aptene-proteina da parte delle cellule di Langerhans, mi-
grazione nel timo e presentazione ai linfociti T.
• Proliferazione ed espansione dei linfociti T.
• Fase effettrice. Un nuovo contatto con lo stesso aptene induce una serie di eventi sovrapponibili a quelli
appena descritti (1-4), ma la presenza di linfociti T memoria consente una risposta più rapida ed intensa:
produzione e rilascio di sostanze vasoattive e flogogene.

Composti e meccanismi responsabili.


I composti più comunemente responsabili per gli episodi di sensibilizzazione sono i lattoni
sesquiterpenici (costuslattone in Costus e alantolattone in Inula helenium), l’aldeide cin-
namica (corteccia di Cinnamomum zeylanicum e C. cassia), i terpeni ossidati (d-limonene
negli agrumi; ∂-3-carene, α e β-pinene nei vari Pinus ssp.) ed ultimamente il linalolo ossi-
dato. Quest’ultimo dato è particolarmente recente e vale la pena esaminarlo in maggior
dettaglio. Il 38° Emendamento agli Standard IFRA (Novembre 2003) dichiara che “il linalo-
lo ed altri prodotti naturali ricchi in linalolo, come il legno di rosa (Aniba roseodora), corian-
dolo (Coriandrum sativum) e legno di Ho (Cinnamomum camphora subsp. linaloolifera/
glavescens), dovrebbero essere utilizzati soltanto quando il livello di perossidi sia mante-
nuto al minimo livello praticamente possibile. Si raccomanda di aggiungere antiossidanti
al momento della produzione dal materiale grezzo. L’aggiunta di 0.1% BHT o α-tocoferolo
ha dimostrato grande efficienza. Il massimo livello di perossidi per un prodotto in uso do-
vrebbe essere di 20mmol/l.” Studi recenti hanno mostrato che durante lo stoccaggio il lina-
lolo si auto-ossida e produce vari derivati tra i quali idroperossidi come
7-idroperossi-3,7-dimetil-otta-1,5-diene-3-olo (Skold M. et al. 2002).
Il linalolo è considerato un allergene anche secondo il 7° Emendamento al Cosmetics Act.
Le precauzioni indicate per gli OE contenenti linalolo (l’aggiunta di antiossidanti e l’utilizzo
solo in presenza di bassi livelli di perossidi) valgono per tutti gli OE contenenti composti
che si ossidano facilmente (tutti gli OE contenenti livelli significativi di linalolo e di mono-
terpeni).
Anche se le reazioni allergiche possono svilupparsi in ogni individuo, è chiaro che gli indi-
vidui con una storia personale o familiare d’atopia sono maggiormente a rischio. Il com-
portamento più prudente per i soggetti a rischio o con allergie conclamate è di evitare con
cura tutti gli OE con attività allergenica anche solo sospetta.
Nota Bene
Gli OE ossidati aumentalo le probabilità d’allergia.

Materiale sensibilizzante
Nome botanico Nome italiano Grado di perico- Note
losità
Acorus calamus Calamo aromatico Altamente peri- Bandito dall’IFRA; non utilizzare in
coloso nessun’applicazione topica (massag-
gio, creme, unguenti), né come nebu-
lizzati, né in bruciatori, né in inalazioni.

Aniba rosaeodora var. Legno di rosa Il linalolo (pre- Secondo l’IFRA da usarsi solo con un
amazonica foglia e legno* sente al 60-90%) livello di perossidi inferiore alle 20mml/
ossidato è un litro. Consigliabile l’aggiunta di antios-
allergene. sidanti al momento della produzione.

Bursera aloexylon, B. sima- Linaloe Il linalolo (pre- Secondo l’IFRA da usarsi solo con un
ruba, B. delpechiana et al. sente al 30-70%) livello di perossidi inferiore alle 20mml/
ossidato è un litro. Consigliabile l’aggiunta di antios-
allergene. sidanti al momento della produzione.

Camellia sinensis assoluta Tè Altamente peri- Bandito dall’IFRA; non utilizzare in


CAS No. (USA) 84650-73-4 coloso nessun’applicazione topica (massag-
gio, creme, unguenti), né come nebu-
lizzati, né in bruciatori, né in inalazioni.

Cananga odorata var ge- Ylang Ylang Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o
nuina to allergici a cosmetici e profumi.

Cinnamomum camphora Legno e foglia di Ho Il linalolo (presen- Secondo l’IFRA da usarsi solo con un
var. linaloolifera, C. cam- te al 80-90%) os- livello di perossidi inferiore alle 20mml/
phora var. glavescens et al. sidato è un aller- litro. Consigliabile l’aggiunta di antios-
gene. sidanti al momento della produzione.

Cinnamomum cassia CAS Cassia o Cannella Fortemente sen- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA;
No. 84961-46-6 cinese sibilizzante meglio evitare su pelle e mucose. Non
usare se non diluito sotto allo 0.1%.

Cinnamomum zeylanicum Cannella corteccia Fortemente sen- Sottoposto a restrizioni di uso dall’IFRA
cortex CAS No. 84649-98-9 sibilizzante meglio evitare su pelle e mucose. Non
usare se non diluito sotto allo 0.1%.
Cinnamomum zeylanicum Cannella foglia Fortemente so- Utilizzabile solo da personale esperto e
fol spetto non su soggetti ipersensibili o allergici
a cosmetici e profumi.

Citrus aurantium subsp. Petitgrain deterpenato Il linalolo (pre- Secondo l’IFRA da usarsi solo con un
aurantium sente al 20-30%) livello di perossidi inferiore alle 20mml/
ossidato è un litro. Consigliabile l’aggiunta di antios-
allergene. sidanti al momento della produzione.

Citrus limon Limone Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o


to allergici a cosmetici e profumi.

Citrus sinensis Arancio Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o


to allergici a cosmetici e profumi.

Commiphora erithrea var. Opopanax Fortemente sen- Sottoposto a restrizioni di uso dall’I-
glabrescens CAS No. sibilizzante FRA; meglio evitare su pelle e mucose.
(USA) 9000-78-6 Non usare se non diluito sotto allo
0.6%.
Coriandrum sativum Coriandolo Il linalolo (pre- Secondo l’IFRA da usarsi solo con un
sente al 60-80%) livello di perossidi inferiore alle 20mml/
ossidato è un litro. Consigliabile l’aggiunta di antios-
allergene. sidanti al momento della produzione.

Cymbopogon nardus Citronella Materiale sospet-


to
Elettaria cardamomum Cardamomo Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o
to allergici a cosmetici e profumi

Evernia furfuracea Muschio Fortemente sen- Sottoposto a restrizioni di uso dall’I-


sibilizzante FRA; meglio evitare su pelle e mucose.
Non usare se non diluito alla concen-
trazione indicata. Usare sotto allo
0.6%
Evernia prunastri CAS No. Muschio Fortemente sen- Sottoposto a restrizioni di uso dall’ifra
90028-68-4 sibilizzante meglio evitare su pelle e mucose. Non
usare se non diluito sotto allo 0.1%.

Ficus carica assoluta CAS Fico Altamente peri- Bandito dall’IFRA; non utilizzare in
No. 90028-74-3 coloso nessun’applicazione topica (massag-
gio, creme, unguenti), né come nebu-
lizzati, né in bruciatori, né in inalazioni.

Foeniculum vulgaris var. Finocchio amaro Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o
amara to allergici a cosmetici e profumi.

Inula helenium CAS Enula Altamente peri- Bandito dall’IFRA; non utilizzare in
No.(USA) 1397-83-7 coloso nessun’applicazione topica (massag-
gio, creme, unguenti), né come nebu-
lizzati, né in bruciatori, né in inalazioni.

Jasminum grandiflorum as- Gelsomino Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o
soluta to allergici a cosmetici e profumi.
Juniperus communis Ginepro Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o
to allergici a cosmetici e profumi.

Laurus nobilis Alloro Fortemente so- Utilizzabile solo da personale esperto e


spetto non su soggetti ipersensibili o allergici
a cosmetici e profumi.

Lippia citriodora CAS No. Verbena odorosa Altamente peri- Bandito dall’IFRA; non utilizzare in
85116-63-8 coloso nessun’applicazione topica (massag-
gio, creme, unguenti), né come nebu-
lizzati, né in bruciatori, né in inalazioni.

Liquidamber orientalis e Styrax Altamente peri- Bandito dall’IFRA; non utilizzare in


altre specie CAS No: 232- coloso nessuna applicazione topica (massag-
458-4 gio, creme, unguenti), né come nebu-
resinoid: lizzati, né in bruciatori, né in inalazioni.
CAS No. (USA) 8046-19-3;
Nota Bene: Può essere usata la L. sty-
oil: 8024-01-9
raciflua var. macrophylla prodotta con
metodi che diano prodotti non sensibi-
lizzanti: distillazione in corrente di va-
pore; distillazione sottovuoto; estratti
con esano o etanolo; neutralizzazione
con alcali acquosi seguita da estrazio-
ne con solventi

Litsea cubeba Cubeba Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o


to allergici a cosmetici e profumi.

Melissa officinalis CAS No. Melissa (vera) Fortemente so- Utilizzabile solo da personale esperto e
840082-61-1 spetto non su soggetti ipersensibili o allergici
a cosmetici e profumi.

Myroxylon balsamum var. Balsamo del Tolu Fortemente so- Utilizzabile solo da personale esperto e
balsamum spetto non su soggetti ipersensibili o allergici
a cosmetici e profumi.
Nota Bene: l’uso dell’OE distillato è
sicuro.

Myroxylon balsamum var. Balsamo del Peru Altamente peri- Bandito dall’IFRA; non utilizzare in
pereira CAS No. (USA) coloso nessun’applicazione topica (massag-
8007-00-9 gio, creme, unguenti), né come nebu-
lizzati, né in bruciatori, né in inalazioni..
Nota bene: l’uso dell’OE distillato è
permesso

Pimenta racemosa Bay Materiale aller- Non usare a concentrazioni maggiori


genico a causa dello 0,03%
dell’estragolo

Pimpinella anisum Anice Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o


to allergici a cosmetici e profumi

Pinus palustris Trementina non rettifi- Fortemente so- Utilizzabile solo da personale esperto e
cata spetto non su soggetti ipersensibili o allergici
a cosmetici e profumi
Pinus spp., Abies spp., ecc. Pinaceae ossidati Fortemente sen- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA;
sibilizzante meglio evitare su pelle e mucose. Usa-
re solo se il livello di perossidi non su-
pera le 10 mlm/litro. Consigliabile l’ag-
giunta di antiossidanti al momento della
produzione.

Salvia sclarea Salvia sclarea Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o
to allergici a cosmetici e profumi

Saussurrea lappa/ costus Costui OE, assoluta e Materiale sospet- Da non usarsi su individui ipersensibili o
radix CAS No. 90106-55-1 concreta to allergici a cosmetici e profumi

Styrax benzoin Benzoino Fortemente so- Utilizzabile solo da personale esperto e


spetto non su soggetti ipersensibili o allergici
a cosmetici e profumi

Cryptocarya massoia (CAS OE di corteccia di


No.(USA) 85085-26-3) Massoia

Pseudoevernia furfuracea Muschio Fortemente sen- Sottoposto a restrizioni di uso dall’I-


(CAS No. 84696-53-7) sibilizzante FRA; meglio evitare su pelle e mucose.
Non usare se non diluito alla concen-
trazione indicata. Usare sotto allo
0.6%

OE che danno origine a sensibilizzazioni crociate.


A) Resina di colofonia (Pinus spp) X Balsamo del Peru X Benzoino X Trementina (Pina-
ceae) X Menta piperita
B) Pimenta racemosa X Saussurrea costus radice X Cannella corteccia
Fototossicità
La radiazione solare, in particolare negli UVA e UVB, è responsabile di molte patologie cu-
tanee, incluse la fototossicità e la fotocarcinogenesi.
La fototossicità è un’irritazione cutanea legata alla radiazione solare dovuta alla penetra-
zione percutanea di un composto chimico fotoattivato (l’agente fototossico). Non è un
evento di tipo immunologico, e risulta in una veloce abbronzatura della pelle. I composti
fotosensibilizzanti più conosciuti e studiati sono le furanocumarine o psoraleni (presenti
soprattutto in OE da spremitura di Bergamotto e Lime e in OE di Tagete, Cumino e Angeli-
ca radice; meno in OE da spremitura d’Arancio amaro, Limone e Pompelmo). Sono mo-
lecole policicliche la cui struttura le rende capaci di assorbire fotoni UV innalzando il livello
energetico dei propri elettroni del guscio esterno, di mantenerli per un certo periodo in
questo stato eccitato, e di scaricare l’energia di eccitazione tutta in un sol colpo verso l’in-
terno. Quest’evento può causare una brutta scottatura solare o, in casi più gravi, ustioni
anche estese di secondo grado. Un altro effetto possibile è quello della dermatite berlo-
que, con formazione di macchie iperpigmentate che possono perdurare anche per anni.

Un dato molto interessante è che su 161 sostanze studiate (Forbes 1977), 21 danno risul-
tato positivo ai test di fototossicità, e 20 su 21 appartengono o alle Rutaceae o alle Apia-
ceae.
Fattori che influenzano il potenziale di fototossicità.
• Intensità della radiazione UV.
• Tempo passato dall'esposizione alla sostanza chimica e l'esposizione alle radiazioni solari (risposta
massima dopo 1 ora)
• Temperatura.
• Umidità.
• Variazioni genetiche determinanti i tipi di pelle.
❑Fotoallergia
La fotoallergia è invece una forma di dermatite dovuta ad una reazione di ipersensibilità
nella quale l’agente induttore (presente nell’OE) è un proallergene o un proaptene che
viene convertito in allergene o aptene dalla radiazione solare. Molti fotoallergeni sono al-
lergeni da contatto, anche se si conoscono meno fotoallergeni. Un buon esempio è la 6-
metilcoumarina.

❑Fotocarcinogenesi
La fotocarcinogenesi è la stimolazione di crescita cancerosa causata dalla luce UV, o da
un composto chimico in presenza di luce UV. Solo pochi composti degli OE sono o sem-
brano essere fotocarcinogeni; uno di questi è il bergaptene, contenuto in (in ordine decre-
scente di percentuale) Citrus bergamia, Citrus medica, Citrus limon, Citrus aurantium var.
amara, Citrus x paradisi, Ruta graveolens.
I dati di supporto all’ipotesi che il Citrus bergamia (bergamotto) possa promuovere i mela-
nomi in caso di ripetuta esposizione al sole non sembrano essere preoccupanti. Infatti l’ef-
fetto è stato notato su ratti dopo una esposizione elevatissima: cinque giorni alla settimana
per 75 settimane. Inoltre è risaputo che i ratti non sembrano avere la stessa capacità di
riparazione del DNA degli esseri umani (Sambuco et al 1987).
Lo stesso studio mostra anche che l’utilizzo di bergamotto unito ad una protezione solare
appropriata risulta in una protezione dal danno indotto da raggi UV migliore rispetto a
quella della protezione solare isolata (Sambuco et al 1987).
Al momento vi è un certo grado di confusione circa gli OE che causano fototossicità. Se
si sostiene che gli agenti responsabili della fototossicità sono le furocumarine, che non so-
no distillabili, allora sembrano incongruenti i dati del RIFM che mostrano come alcuni OE
distillati (Ruta e Tagetes) siano fototossici. E’ possibile che i test siano stati effettuati su
materiale non genuino, ad esempio su estratti “venduti” come OE distillati (non sarebbe la
prima volta nel mondo dell’aromaterapia).
Nota Bene
• Molecole fototossiche: bergaptene, xantossina, bergamottina, criptoptene, bergaptolo
• Gli OE fototossici deterpenati sono più pericolosi perché più concentrati
• Usare più OE fototossici allo stesso tempo riduce la percentuale massima applicabile dei singoli
OE.
• Dopo l’utilizzo di OE fototossici non esporre alla luce per almeno 12 ore
• Gli OE fototossici possono essere fotocarcinogeni
• In caso di melanoma, premelanoma, tumori della pelle, evitare OE fototossici, OE di Calamo e
❑Materiale fototossico
Nome botanico Nome italiano Grado di pericolo- Note
sità
Amni visnaga OE di Visnaga Non sottoposto a restrizioni ma materiale sospetto

Angelica archan- Angelica radice Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
gelica radix (CAS sensibilizzante al di sopra dello 0.78%. La pelle non deve essere
No. 84775-71-7) comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
12 ore dopo l’utilizzo.

Carum carvi Carvi Moderatamente


fotosensibilizzante
Citrus aurantifolia Lime Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
(CAS No. 90063- sensibilizzante al di sopra dello 0.7%. La pelle non deve essere
52-8) comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
12 ore dopo l’utilizzo.
Citrus aurantium Arancio amaro Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
var. amara (CAS sensibilizzante al di sopra dello 1,4%. La pelle non deve essere
No USA: 68916- comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
04-1) 12 ore dopo l’utilizzo.
Citrus bergamia Bergamotto Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
(CAS No. 89957- sensibilizzante al di sopra dello 0.4%. La pelle non deve essere
91-5) comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
12 ore dopo l’utilizzo.
Citrus limonum Limone Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
(CAS No. 84929- sensibilizzante al di sopra del 2%. La pelle non deve essere in
31-7) ogni caso esposta al sole o a raggi UV per almeno
12 ore dopo l’utilizzo.
Citrus reticulata Petitgrain di Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
(C. nobilis var. Mandarino sensibilizzante al di sopra dello 0.168%. La pelle non deve essere
deliciosa) (CAS comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
No: 84929-38-4) 12 ore dopo l’utilizzo.
Citrus reticulata OE di mandarino Contiene metil N- Non sottoposto a restrizioni ma materiale sospetto
var. mandarin metil antranilato
(CAS No: 72968-
50-4)
Citrus x paradisi Pompelmo Fotosensibilizzante Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
(CAS No 90045- al di sopra dello 0.4%. La pelle non deve essere
43-5) comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
12 ore dopo l’utilizzo.
Commiphora OE, assoluta e Non sottoposto a restrizioni ma materiale sospetto
erythrea (CAS resinoide di
No. USA 9000-78- Opopanax
6)
Cuminum cymi- Cumino Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
num (CAS No. sensibilizzante al di sopra dello 0.4%. La pelle non deve essere
84775-51-9) comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
12 ore dopo l’utilizzo.
Ficus carica Assoluta di fico Non sottoposto a restrizioni ma materiale sospetto
(CAS No. 90028-
74-3°)
Lippia citriodora Verbena odorata Moderatamente
(CAS No. 85116- fotosensibilizzante
63-8)
Petroselinum cri- OE di prezzemo- Non sottoposto a restrizioni ma materiale sospetto
spum (CAS No. lo
USA 8000-68-8)
Ruta graveolens Ruta Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
(CAS No. 84929- sensibilizzante al di sopra dello 0.15%. La pelle non deve essere
47-5) comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
12 ore dopo l’utilizzo.
Tagetes erecta e OE di “Calendu- Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
T. glandifera (CAS la” sensibilizzante al di sopra dello 0.01%. La pelle non deve essere
No. 91770-75-1) comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
12 ore dopo l’utilizzo.
Tagetes minuta e “Calendula” as- Fortemente foto- Sottoposto a restrizioni d’uso dall’IFRA. Non usare
T. glandifera (CAS soluta sensibilizzante: al di sopra dello 0.01%. La pelle non deve essere
No. 91770-75-1) contiene tiofene comunque esposta al sole o a raggi UV per almeno
12 ore dopo l’utilizzo.
❑Carcinogenesi
Un carcinogeno è una sostanza chimica che può portare allo sviluppo di un tumore. I test
per la carcinogenicità sono di solito in vivo e comportano la somministrazione del carcino-
geno ad animali che vengono poi sacrificati ed esaminati per evidenziare effetti tumorige-
nici. I più etici e moderni test in vitro comportano problemi di generalizzabilità (che esi-
styevano comunque anche per i test su modelli animali) e devono essere supportati da
modellazione di Quantitative Structure-Activity Relationship (QSAR - rapporto quantitativo
struttura attività).
Alcuni OE contengono delle molecole che, forse a seguito di una biotrasformazione a li-
vello del sistema enzimatico P450 dermico, possono indurre o promuovere la carcinoge-
nesi. Questi OE sono il Sassafrasso e l’Acorus calamus. Il loro utilizzo è quindi controin-
dicato. Gli stessi OE insieme con quelli da buccia d’agrumi sono controindicati in persone
con melanoma, premelanoma, discolorazioni senili, nei di grosse dimensioni e ogni tipo di
tumore della pelle (Watt 1995).
Vi sono state preoccupazioni circa l’utilizzo di OE ad estragolo (sin. metil cavicolo), un ri-
conosciuto carcinogeno genotossico con una tossicità per il DNA simile a quella del safro-
lo. Una dichiarazione del Working Party on Herbal Medicinal Products (www.emea.eu.int—
033803en.pdf) dichiara che non esistono dati sull’esposizione cronica, acuta e sub-acuta
alla molecola, che i limiti alimentari sono stati fissati a 0.5mg/Kg, e concludono che l’espo-
sizione da piante medicinali non comporta rischi di cancro significativi, ma che si dovrebbe
evitare di esporre all’estragolo i bambini e le donne in gravidanza ed allattamento.
L’esposizione continuata ad OE ricchi in estragolo da parte di aromaterapeuti, massaggia-
tori, estetiste ed ogni professionista che lavori a contatto con tale materiale, rappresenta
un rischio di carcinogenesi al momento non quantificabile.
Il metil eugenolo è un potente carcinogeno per i roditori, e alcuni autori suggeriscono di
evitare contatti cronici con OE ad alto contenuto in questa sostanza.
Alcuni degli OE contenenti metil eugenolo sono:
• Pimenta racemosa (CAS No. 85085-61-6) eugenolo fino al 12.6%
• Ocimum spp. (CAS No. 84775-71-3) in alcuni chemiotipi eugenolo fino al 65%
• Alcune Melaleuca spp (Melaleuca bracteata) eugenolo fino al 50%
• Myristica fragrans (CAS No. 84082-68-8) eugenolo fino al 1.2%
• Pimenta officinalis (CAS No. 84929-57-7) eugenolo fino al 15%
• Rosa spp. (CAS No. 90106-38-0) eugenolo fino al 3.0%

Un genotossico è una sostanza con la capacità di iindurre modificazioni all’interno della


sequenza nucleotidica o della struttura a doppia elica del DNA di un organismo vivente. E'
un mutageno quando può causare difetti ereditabili a causa della sua azione sulle cellule
germinali dei mammiferi; il tumore è uno dei possibili effetti dell'azione di un mutageno. In
effetti molti mutageni sono carcinogeni, ma non tutti i carcinogeni sono mutageni. I test sui
mutageni valutano l'azione della sostanza sul DNA cromosomico (tipico l'Ames test su
Salmonella typhimurium e Escherichia coli), ma proprio per quanto detto sopra sulla non
coincidenza tra carcinogeni e mutageni questo tipo di test e problematico e complesso da
valutare.
Gli OE di Anthum gravelens, Mentha xpiperita e Pinus spp. hanno mostrato potenziale ge-
notossico e citotossico nei test di aberrazione cromosomica e scambio di cromatidi sorelle
in linfociti umani in vitro e in test sulla mutazione somatica nel test in vivo sulla Drosophila
melanogaster (Lazutka et al., 2001). Altri OE o sostanze con effetto citotossico sono risul-
tati: metil eugenolo (Burkey et al., 2000), menta (Franzios et al., 1997), canfora, 1,8-cineo-
lo, citrale, citronellale, mentolo e terpineolo (Nogueira et al., 1995; Gomes-Carneiro et al.,
1998), origano (Karpouhtsis et al.,1998), allill benzene, estragolo, basilico, trans- anetolo,
D-limonene (Whysner and Williams, 1996). D'altro canto l'eugenolo ha dato risultati nega-
tivi per effetti di lesione al DNA, mutagenicità e effetti cromosomici (Maura et al., 1989;
Abraham, 2001).
OE e molecole sospetti
• Juniperus oxycedrus da distillazione distruttiva (CAS No. 8013-10-3): idrocarburi polinucleari - ben-
zopireni
• Betulla pendula da distillazione distruttiva (CAS No. 85940-29-0): idrocarburi polinucleari - benzopi-
reni
• Sassafras albidum (CAS No. 84787-72-4): safrolo
• Ocimum basilicum CT estragolo
• Artemisia dracunculus: estragolo
• Acorus calamus tipo β-asarone (CAS No. 84775-39-3): β-asarone
• Melaleuca bracteata: metileugenolo
• Canfora frazione gialla e marrone: safrolo
• Croton spp. (C. tiglium & C. oblongifolius)
• Ocotea cymbarum Brasile (CAS No. 91770-39-7)
• Cinnamomum porrectum Cina
❑Tossicità derivante da adulteranti del materiale aromatico
Ftalati
Alcuni ftalati come il DEP si ritrovano ancora saltuariamente come adulteranti degli OE
(vedi capitolo su Purezza e controllo). Gli esteri degli ftalati sono stati ritirati come ingre-
dienti dei prodotti cosmetici da parte di molte case produttrici sulla scorta di dati tossicolo-
gici. Alcuni ftalati specifici (DEHP e DBP) sono classificati dall’UE come intossicanti ripro-
duttivi. I due punti di vista contrastanti su quest’argomento possono essere visionati pres-
so www.nottoopretty.org e cms.phthalates.com/index.asp?page=3.
Solventi organici
OE ed assolute possono contenere tracce di solventi organici residui (come esano e ci-
cloesano) a causa di pratiche di estrazione o coestrazione non dichiarate.

Pesticidi
Buchbauer (1998) denuncia la presenza di pesticidi in OE usati in cosmesi come un pro-
blema serio per la salute del cittadino. Tisserand e Balacs (1995) argomentano però che il
rischio reale derivante dall'uso in aromaterapia o cosmesi è molto ridotto.
Esistono circa 400 sostanze chimiche che possono essere utilizzate sulle piante aromati-
che. La maggior parte passa all’OE durante la distillazione, ed una percentuale ancora
maggiore passa negli OE ottenuti per spremitura e negli assoluti.
E’ possibile che alcune delle reazioni allergiche riportate nell’uso di OE siano dovute ai
contaminanti e non all’OE stesso. D’altro canto, perché si abbia una reazione allergica
deve esserci penetrazione della pelle, e i biocidi sono generalmente poco assorbibili (<
10%).
I biocidi, come si intuisce dal nome, sono tossici, ed è chiaro che il loro contenuto deve
essere ridotto del più possibile. E’ necessario però ricordare come i biocidi siano presenti
in buona parte dei nostri cibi, in percentuali simili o maggiori che quelle trovate negli OE.

❑Tossicità di altri materiali aromatici


Assolute e concrete
Assolute e concrete sono potenzialmente pericolose perché spesso non sono state for-
malmente testate sulla pelle (Lis-Balchin,
1999a). Molti degli estratti con solventi sono dei sensibilizzanti (IFRA) vengono ustai a
percentuali ridotte (4%) in profumi e cosmetici (ISA, 1993) (eccezione fanno neroli, lavan-
da, giacinto, benzoino, mirra, olibano che si usano all'8%, la ginestra odorosa - Spartium
junceum - usata al 12% e la vaniglia al 10%, la verbena usata al 2% e il tabacco all'1%).
Foglia di viola, caprifoglio, orris, narciso, mimosa non sono stati testati ma si usano all' 1-
2% nei profumi.
Fitoli
Nome dato a particolari estratti con solventi che producono delle concrete e delle assolute
(Wilde, 1994), e sembrano simili ad estratti a CO2. Il rischio è legato alla mancanza di dati
sulla tossicità.
❑Interazioni farmacologiche
I dati rilevanti all'utilizzo in massaggio sono scarsissimi. Esiste un report sulle reazioni av-
verse causate da un massaggio con olio di wintergreen (98% salicilato di metile) su un pa-
ziente che assumeva warfarin. Il paziente ha sofferto di emorragie interne (Yeo et al.,
1994). Dati teorici tendono a sconsigliare l'uso di Pimenta racemosa, Areca catechu leaf,
Cinnamomum zeylanicum folia, Syzygium aromaticum, Allium sativum, Ocimum gratissi-
mum, Allium cepa, Pimenta dioica, Cinnamomum tamala folia, insieme ad anticoagulanti
(aspirina, eparina e warfarin).

❑Materiale aromatico classificato per livello di pericolosità


1. Elenco materiale aromatico naturale bandito dall’IFRA
Data l’elevata pericolosità, si raccomanda di non utilizzare questi materiali in nessuna ap-
plicazione topica (massaggio, creme, unguenti), né come nebulizzati, né in bruciatori, né in
inalazioni.
Nome botanico Nome com- Materiale Pericolosità Composto responsabile
merciale
Acorus calamus Calamo aro- OE Carcinogeno β-asarone (alcune varietà)
matico
*Armoracia rusti- Cren o Rafa- OE Tossico e irritante Allil isotiocianato
cana no
Artemisia ab- Assenzio OE Neurotossico Tujone
sinthium
Brassica nigra Senape OE Tossico e irritante Allil isotiocianato
Chenopodium am- Chenopodio OE Tossicità orale acu- Ascaridiolo
brosoides ta
Ficus carica Fico Assoluta Potente fototossi- Furanocumarine?
co, sensibilizzante
ed irritante
Inula helenium Enula OE Potente sensibiliz- Lattoni
zante
Juniperus oxyce- Cade OE Carcinogeno Benzo-pireni
drus
Nota: non è un vero OE; distillazione
distruttiva
Juniperus sabina Sabina OE Tossico ed embrio- Acetato di sabinile
tossico
Nota: L’OE della specie J. Phoenicea è
permesso
Lippia citriodora Verbena OE Sensibilizzante Fotocitrali
Liquidamber orien- Styrax Gomma e Sensibilizzante Nota: usare solo L. Styraciflua var. Ma-
talis e altre spp resina crophylla prodotta con i seguenti metod:
distillazione in corrente di vapore; distil-
lazione sottovuoto; estratti con esano o
etanolo; neutralizzazione con alcali ac-
quosi seguita da estrazione con solventi
Myroxylon pereirae Balsamo Pe- Gomma e Sensibilizzante Nota: l’uso dell’OE distillato è permesso
ruviano resina
*Sassafras albidum Sassafrassa OE Carcinogeno Safrolo
Saussurrea costus Costus OE, concreta Sensibilizzante Costus lattoni
radix e assoluta
Thea sinensis Tè Assoluta Sensibilizzante ?

[* in questi casi non è l’OE a essere stato bandito, ma il composto responsabile per la tossicità. Dato che gli
OE ne contengono altissime percentuali, sono banditi a tutti gli effetti pratici]
2. Materiale aromatico sottoposto a restrizioni di uso dall’IFRA.
Nome botanico Nome commerciale Materiale Pericolosità Limite di uti-
lizzo
Angelica archangelica radix Arcangelica radice OE Fototossico 0.78%
Cinnamomum cassia Cannella cinese OE Sensibilizzante 0.2%
Cinnamomum zeylanicum cor- Cannella corteccia OE Sensibilizzante 0.2%
tex
Citrus aurantifolia Lime epicarpo spremuto OE Fototossico 0.7%
Citrus aurantium Arancio amaro epicarpo OE Fototossico 1.4%
spremuto
Citrus aurantium ssp. berga- Bergamotto epicarpo spremu- OE Fototossico 0.4%
mia to
Citrus limonum Limone epicarpo spr. A freddo OE Fototossico 2%
Citrus reticulata (C. nobilis var. Petitgrain di Mandarino fol OE Fototossico 0.168%
deliciosa) distillata
Citrus x paradisi Pompelmo epicarpo spremuto OE Fototossico 4%
Commiphora erithrea var. gla- Opopanax Estratto o Sensibilizzante 0.6%
brescens distillato
della gom-
ma
Cuminum cyminum Cumino OE Fototossico 0.4%
Evernia furfuracea Muschio Ass. Sensibilizzante 0.6%
Evernia prunastri Muschio Ass. E resi- Sensibilizzante 0.1%
noide
Lippia citriodora Verbena Ass. Sensibilizzante 0.2%
Pinaceae (vari generi: Pinus, Pino, Abete, ecc. OE Sensibilizzanti se Perossidi < 10
Abies, ecc.:) ossidati mlmo/litro
Ruta graveolens Ruta OE Fototossico 0.15% (era
0.78%)
Tagetes minuta e T. Patula Calendula OE e Ass. Fototossico 0.01% (era
0.05%)

3. Materiale aromatico sospetto o da utilizzarsi solo da personale esperto


Nome botanico Nome commerciale Pericolosità Note
Myroxylon balsamum Balsamo del Tolu Allergenico L’OE distillato è
permesso
Betula alba Betulla Alti livelli di salicilato di metile, tossico Non è un OE ed è
e di veloce assorbimento transcutaneo quasi sempre un
falso.
Cinnamomum campho- Canfora frazioni mar- Neurotossiche
ra rone e gialla oppure
canfora non rettificata
Cryptocaria massoia Forte irritante
Gaultheria fragrantissim/Wintergreen Contiene il 95% di salicilato di metile, Quasi sempre un
procumbens un composto tossico e facilmente as- falso
sorbito a livello transcutaneo
Laurus nobilis Alloro Sensibilizzante
Melaleuca bracteata Contiene il 95% di metil eugenolo, un
composto carcinogenico
Mentha pulegium Neurotossiche a causa dell’alto conte-
nuto in pulegone
Hedoma pulegioides
Micromeria spp
Petroselinum crispum Prezzemolo Epatotossico
seme e foglia
Peumus boldus Boldo Tossicità orale acuta
Styrax benzoin Benzoino Sensibilizzante
Tanacetum vulgare Neurotossico
Thuja occidentalis Tuja Neurotossica