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VALUTAZIONE EX-ANTE AMBIENTALE POR SICILIA 2000-2006

Dicembre 2002

A cura di ASSESSORATO REGIONALE DEL TERRITORIO E DELLAMBIENTE DIPARTIMENTO REGIONALE TERRITORIO E AMBIENTE AUTORIT AMBIENTALE SICILIASERVIZIO 10 - VAS ARPA SICILIA In collaborazione con MINISTERO DELLAMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO DIREZIONE GENERALE SVILUPPO SOSTENIBILE TASK FORCE AMBIENTE SICILIA

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Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006

Premessa
Cos come previsto al paragrafo 2.4 del POR Sicilia 2000/2006, si provveduto a redigere una nuova valutazione ambientale ex ante dellintero Programma Operativo. La prima stesura della valutazione ex ante, come noto, aveva messo in luce un non sufficiente livello di conoscenze e una carenza di informazioni, rispetto alle pressioni esercitate sullambiente e allo stato di qualit delle risorse (vedi anche quanto rilevato nel QCS). Rispetto al lavoro effettuato precedentemente, lavvenuta istituzione ed avvio dellARPA Sicilia ha consentito il monitoraggio e la sistemizzazione dei principali dati ambientali LAgenzia in particolare, stata impegnata a redigere le parti preliminari o di base, ovvero, lanalisi della situazione ambientale e la metainformazione; inoltre, ha fornito il proprio contributo nella selezione e nel popolamento dei sistemi di indicatori utili per la stima dellimpatto atteso per settori e per misure. Lorganizzazione della struttura dellAutorit Ambientale ha poi consentito la trattazione dei dati per una pi puntuale verifica del rispetto dei criteri di sostenibilit insiti nel Programma. E stato cos possibile effettuare una nuova valutazione dellimpatto atteso della strategia, proponendo, accanto allanalisi delle singole misure, una lettura a scala di asse o di settore, pervenendo cos ad una valutazione di tipo pi globale. Il lavoro stato compiuto con il sostanziale contributo fornito dal Ministero dellAmbiente tramite lapporto della specifica Task Force Ambiente, costituita da un esperto senior e da diciotto esperti junior, che ha lavorato a supporto sia dellAutorit Ambientale che dellArpa. In conclusione in aderenza a quanto previsto dai regolamenti comunitari sui fondi strutturali, si cercato di costruire uno strumento che non fosse soltanto utile alla valutazione ambientale del Programma, ma che potesse fornire significative indicazioni per una programmazione futura sempre pi indirizzata al perseguimento di uno sviluppo realmente sostenibile.

Valutazione Ex-ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006

INDICE
Pagina

PREMESSA

1.

ANALISI DELLA SITUAZIONE AMBIENTALE Introduzione 1.1 1.1.1 1.1.2 1.1.3 1.2 1.2.1 ACQUA Stato quali-quantitativo delle acque interne superficiali e sotterranee Qualit delle acque superficiali Qualit delle acque sotterranee e potabili ARIA Qualit dellaria in area industriale Qualit dellaria in ambiente urbano Emissioni in atmosfera

1 3 4 4 7 13 18 18 18 30 38 40 42 46 47 47 55 57 57

1.2.1.1 1.2.1.2 1.2.2 1.2.3 1.2.4 1.2.5 1.2.6

Emissioni e scarichi nei corpi idrici Il settore fognario La depurazione I fanghi di depurazione Ambiente marino e costiero Qualit delle acque dellambiente marino e costiero Pesca e acquacoltura

1.2.6.1 1.2.6.2 1.2.7

Ambiti territoriali ottimali La situazione regionale

1.2.7.1

II

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1.2.7.2 1.2.8

Osservazioni finali

58 59 59 60 61 62 62 63 65 66 67 68 68 68 68 69 71 73 73 78 81 85 85 87 88

Il ciclo integrato Le risorse idriche disponibili Lapprovvigionamento idropotabile in Sicilia Le fonti Trasporto e distribuzione dellacqua Sistemi di gestione degli acquedotti Risorse e sistemi idrici gestiti dallEAS I sistemi idrici interconnessi Le ragioni della criticit Aspetti gestionali

1.2.8.1 1.2.8.2 1.2.8.3 1.2.8.4 1.2.8.5 1.2.8.6 1.2.8.7 1.2.8.8 1.2.8.9 1.3 1.3.1 1.3.1.1 1.3.1.2 1.3.1.3 1.3.1.4 1.3.1.5

SUOLO Suolo e Sottosuolo I suoli in Sicilia Uso del Suolo Qualit dei suoli Desertificazione Degradazione fisica e biologica dei suoli Attivit estrattive

1.3.1.5.1 Attivit estrattive di II categoria (cave) 1.3.1.5.2 Attivit estrattive di I categoria (miniere) 1.3.1.6 1.3.2 1.3.2.1 Erosione costiera Eventi naturali e scenari di rischio Rischio idrogeologico

1.3.2.1.1 Frane 1.3.2.1.2 Piene

III

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1.3.2.1.3 Aree a rischio 1.3.2.1.4 Strumenti di pianificazione e regime vincolistico 1.3.2.2 Rischio sismico Classificazione sismica della Sicilia Valutazione del rischio sismico per Comune

89 90 93 94 94 96 97 99 104 103 103 104 105 108 110 110 112 113 115 119 124 126 126 126 127

1.3.2.2.1 1.3.2.2.2 1.3.2.3

Rischio vulcanico Pericolosit vulcanica dellEtna Pericolosit vulcanica di Stromboli Pericolosit vulcanica di Vulcano

1.3.2.3.1 1.3.2.3.2 1.3.2.3.3 1.3.3 1.3.3.1 1.3.3.2 1.3.3.3 1.3.3.4 1.3.4 1.3.4.1 1.3.4.2 1.3.4.3 1.3.4.4 1.3.4.5 1.4 1.5 1.5.1

Siti contaminati Siti potenzialmente contaminati Siti effettivamente contaminati Siti industriali dimessi Siti bonificati e messi in sicurezza Ambiente rurale e contaminazione dei suoli da fonti diffuse Le produzioni agricole Il tipo dutilizzazione della superficie agricola Il patrimonio zootecnico e la sua pressione sullambiente I fattori di pressione del settore agricolo Le coltivazioni a basso impatto ambientale

RIFIUTI ECOSISTEMI NATURALI Natura e biodiversit Habitat Patrimonio forestale

1.5.1.1 1.5.1.2

IV

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1.5.1.3 1.5.1.4 1.5.2 1.6 1.6.1 1.6.2 1.7 1.7.1 1.7.2 1.7.3 1.7.4 1.8

Flora e vegetazione Fauna Il sistema delle aree protette

130 133 137 141 141 143 146 146 148 151 153 156

RISCHIO TECNOLOGICO Aree ad elevato rischio di crisi ambientale Attivit a rischio di incidente rilevante AMBIENTE URBANO Ambiente urbano Inquinamento acustico Trasporto pubblico Radiazioni non ionizzanti: inquinamento elettromagnetico

PATRIMONIO STORICO-ARCHITETTONICO, ARCHEOLOGICO E PAESAGGISTICO

2 2.1 2.2 2.3 2.4 2.5 2.6

STATO DELLE CONOSCENZE E ADEGUATEZZA DEI SISTEMI DI MONITORAGGIO ESISTENTI Aria Acque Suolo Ecosistemi Inquinamento acustico Le radiazioni non ionizzanti: linquinamento elettromagnetico

171 173 173 175 175 176 176

Bibliografia

177

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3 3.1 3.2

STATO DI RECEPIMENTO E ATTUAZIONE DELLA NORMATIVA AMBIENTALE Il rispetto dei principi comunitari Stato di recepimento e attuazione delle direttive comunitarie in materia ambientale Aria Rumore Acque Suolo Patrimonio culturale ed ecosistemi Rifiuti Radiazioni non ionizzanti Rischio tecnologico Valutazione dImpatto Ambientale

181 183 190 191 192 193 196 198 200 203 206 218

3.2.1 3.2.2 3.2.3 3.2.4 3.2.5 3.2.6 3.2.7 3.7.8 3.2.9

EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI Introduzione 4.1 ANALISI DELLA SOSTENIBILIT AMBIENTALE Asse I Risorse naturali Asse II Risorse culturali Asse IV Sistemi locali di sviluppo Asse V Citt Asse VI Reti e nodi di servizio 4.2 TABELLE DEGLI EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI PER LINTEGRAZIONE AMBIENTALE NEI SINGOLI INTERVENTI Asse I Risorse naturali

211 213

215 230 233 248 251 253

VI

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Settore risorse idriche Settore difesa suolo Settore rete ecologica Settore gestione rifiuti Settore energia Asse II Risorse culturali Settore risorse culturali Asse IV Sistemi locali di sviluppo Settore sistemi produttivi industriali artigianali e commerciali Settore agricoltura Settore pesca e acquicoltura Settore sistemi produttivi turistici Asse V Citt Settore citt Asse VI Reti e nodi di servizio Settore trasporti SCHEDE DELLE MISURE

253 256 259 261 263

264

266 271 276 279

281

283 286

ALLEGATI I II TABELLE STATISTICHE, GRAFICI E CARTOGRAFIE MAPPA DELLA METAINFORMAZIONE

VII

Capitolo 1 ANALISI DELLA SITUAZIONE AMBIENTALE

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1. ASA

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1. ASA

Introduzione La prima stesura della valutazione ex ante del P.O.R. Sicilia 2000-2006, come noto, ha messo in luce un non sufficiente livello di conoscenze e una carenza di informazioni, rispetto alle pressioni esercitate sullambiente e allo stato di qualit delle risorse (vedi QCS), generalmente insoddisfacente per quantit e qualit dei dati. La carenza di reti di monitoraggio, la frammentazione delle conoscenze tra diversi soggetti e le carenze di sistemi informativi ambientali regionali, unitamente al ritardo con cui si proceduto in Sicilia alla istituzione dellAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente (ARPA), sono certamente tra le lacune principali che la Comunit Europea tramite lutilizzo dei fondi strutturali vuole colmare. Lazione strategica compiuta per la redazione della nuova Analisi sullo Stato dellAmbiente stata finalizzata alla verifica, alla raccolta ed allelaborazione dei dati di base, anche per quanto riguarda linformazione non direttamente prodotta dal Sistema Agenziale ANPA-ARPA-APPA ma derivante da altre fonti. Tali informazioni risultano infatti fondamentali per la costruzione degli indicatori necessari alla Valutazione ex-ante e parzialmente utilizzabili anche per la Relazione sullo Stato dellAmbiente (RSA). Grazie allorganizzazione ed al raggiungimento dellinformazione preesistente, si sono cos in parte colmati i deficit dellinformazione di base sullambiente, anche se il presente documento costantemente oggetto di aggiornamento per effetto dei dati che continuativamente pervengono. Lanalisi si riferisce sostanzialmente ad un periodo di riferimento che termina nel 1999. Nondimeno si sono aggiunte informazioni ambientali aggiornate ad oggi, nel caso in cui le serie storiche non sono state un supporto esaustivo allanalisi ambientale. La metodologia utilizzata per la stesura di questo documento tiene conto degli indirizzi per la stesura dellintegrazione della VEA fornite dal Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio. Per la scelta degli indicatori si tenuto conto della loro disponibilit ed aggiornabilit nel tempo, tenendo come punti di riferimento: Gli indicatori dellallegato A del QCS; Gli indicatori individuati nel CdP; Gli indicatori delle linee guida VAS; Gli indicatori della rete ANPA-ARPA-APPA (SINAnet) Gli Indicatori relativi al paesaggio ed ai beni culturali, finora sottovalutati.

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1.1 ARIA
1.1.1 QUALITA DELLARIA IN AREA INDUSTRIALE La qualit dellaria in Sicilia monitorata da reti fisse e mezzi mobili di rilevamento dellinquinamento atmosferico di propriet delle Province e da reti private a queste interconnesse, ubicate nelle principali zone industriali. Le aree industriali nelle quali sono presenti reti di rilevamento sono: - Area Industriale di Agrigento; - Area Industriale di Gela (Cl); - Area Industriale di Milazzo (Me); - Area Industriale di Siracusa; - Area Industriale di Termini Imerese (Pa). Specificatamente, nellarea di Agrigento presente una rete di rilevamento provinciale, costituita da un laboratorio mobile e da 9 stazioni fisse; di tali stazioni, 3 sono collocate nel territorio comunale e le restanti 6 sono operanti nellarea industriale. Nella stessa zona presente una rete privata gestita dalla ITALCEMENTI, costituita da 3 stazioni fisse. Larea industriale di Gela monitorata da una rete di propriet della Provincia e da una rete gestita dalla Raffineria AGIP Petroli s.p.a.. Entrambe le reti sono costituite da 8 stazioni chimiche e da 1 stazione meteo. Con D. A. n.66/17 del 13 febbraio 1998 stata disposta linterconnessione di tali reti, e sono state dettate le modalit per la realizzazione dellinterconnessione. Il comprensorio di Milazzo monitorato dalle reti di rilevamento della CTE EUROGEN, costituita da 5 stazioni chimiche e da 1 metereologica, e dalla rete di rilevamento della Provincia Regionale di Messina, costituita da 9 stazioni chimiche. Con il D.A. n. 67/17 del 13 febbraio 1998, modificato dal successivo D. A. n. 298/17 del 26 giugno 1998, si provveduto alla interconnessione delle due reti di rilevamento e allapprovazione delle norme di comportamento per le industrie ricadenti nellarea di Milazzo. Nellarea industriale di Siracusa operano una rete provinciale, costituita da 7 stazioni chimiche e da 3 stazioni metereologiche; e da 2 reti private. La prima gestita dallENEL s.p.a., e comprende 6 stazioni chimiche ed 1 metereologica; la seconda gestita dal CIPA (Consorzio Industriale Protezione Ambientale di Siracusa) ed costituita da 11 stazioni chimiche e 3 metereologiche. Con D. A. n. 888/17 del 18 novembre 1993 si provveduto allinterconnessione di tali reti e allindividuazione delle norme di comportamento per le limitazioni delle emissioni. Larea industriale di Palermo, nella zona di Termini Imerese, monitorata da una rete dellENEL s.p.a., costituita da 5 stazioni chimiche. Inoltre la Provincia Regionale di Palermo dispone di due mezzi mobili, recentemente aggiornati, per il rilevamento dellinquinamento atmosferico. Si riporta in allegato la tabella (Tabella I.1.1.1) che individua, per ciascuna rete, le singole centraline, la localit dove sono site e gli inquinanti monitorati dalle stesse. Analizzando globalmente la situazione regionale, si pu notare, riferendoci alle concentrazioni medie di SO2, un andamento tendenzialmente decrescente nel tempo. Assumendo come riferimento il valore guida pari a 40 60 ug/mc (D.P.R. 203/1988), gli unici superamenti monitorati riguardano il comprensorio di Milazzo (rilevamenti della rete provinciale) e la zona di Porto Empedocle, presso Agrigento (rilevamenti della rete ITALCEMENTI). Esaminando i valori riferiti al 98 percentile delle concentrazioni medie giornaliere di SO2 e rapportandoli al valore limite pari a 250 ug/mc (D.P.R. 203/1988), non risultano superamenti. Ci nonostante il comprensorio di Milazzo presenta, nuovamente, valori superiori alla media regionale. 4

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Situazione analoga alla precedente, si rileva esaminando i valori riferiti al 98 percentile delle concentrazioni medie giornaliere di NO2 e rapportandoli al valore guida pari a 135 ug/mc (D.P.R. 203/1988). La serie storica considerata (1995 - 2000) mostra infatti, una inequivocabile tendenza decrescente; si rilevano superamenti, esclusivamente, nel comprensorio milazzese e riferiti al solo 1995. Esaminando i dati rilevati dalla rete ITALCEMENTI, sita a Porto Empedocle (Ag), i valori delle massime concentrazioni orarie giornaliere di NO2, misurate nel periodo compreso dal 14 dicembre 2001 al 5 marzo 2002, mostrano lassenza di superamenti del livello dattenzione pari a 200 ug/m3 (D.M. 15/4/94 e D.M. 25/11/94). Per quanto riguarda le concentrazioni medie giornaliera delle Polveri Totali Sospese (PTS), rapportando i dati raccolti al valore limite pari a 150 u/mc (D.P.C.M. 28 marzo 1983), non si rilevano superamenti. Analogamente, riferendoci al 95 percentile delle concentrazioni medie giornaliere non risultano, nellarea industriale di Gela (Cl) e di Milazzo (Me), superamenti del valore limite pari a 300 ug/mc (D.P.C.M. 28 marzo 1983). Si riportano in allegato le tabelle e i grafici indicativi della concentrazione degli inquinanti considerati (Concentrazioni medie di SO2: Tabella I.1.1.2, Figura I.1.1.1, SO2 - 98 percentile: Tabella I.1.1.3, Figura I.1.1.2, NO2 - 98 percentile: Tabella I.1.1.4, Figura I.1.1.3, Concentrazioni medie di PTS: Tabella I.1.1.5, Figura I.1.1.4, PTS - 95 percentile: Tabella I.1.1.6, Figura I.1.1.5). Considerando la qualit dellaria nella zona industriale di Siracusa, e specificatamente riferendoci alla media aritmetica delle concentrazioni medie giornaliere di SO2 e PTS non risultano superamenti del valore guida pari a 40 60 ugmc (D.P.R. 203/1988), come si evince dalle tabelle seguenti.
Tabella 1.1.1.1 - Area industriale di Siracusa: concentrazioni medie giornaliere di SO2 Rete Provincia Regionale di Siracusa Controllo superamenti di soglia annuale della Media Aritmetica delle Concentrazioni medie giornaliere di SO2 (40-60 ug/m3) Valore Guida secondo D.P.R. 203/88 Stazioni di monitoraggio Periodo di osservazione: 01/04/2000-31/03/2001 SO2 Sc.Greca Augusta Ciapi Priolo Melilli S.Cusumano Belvedere Valori medi girnalieri Media annuale G.G.oltre la soglia di 40

346 6

268 3

324 1

364 7

328 19

346 23

332 14

46

71

22

G.G.oltre la soglia di 60 0 0 Fonte: Provincia Regionale di Siracusa

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Tabella 1.1.1.2 - Area industriale di Siracusa: concentrazioni medie giornaliere di PTS Rete Provincia Regionale di Siracusa Controllo superamenti di soglia annuale della Media Aritmetica delle Concentrazioni medie giornaliere di PTS (40-60 ug/m3) Valore Guida secondo D.P.R. 203/88 Stazioni di monitoraggio Periodo di osservazione: 01/04/2000-31/03/2001 PTS Sc.Greca Augusta Ciapi Priolo Melilli S.Cusumano Belvedere Valori medi girnalieri Media annuale G.G.oltre la soglia di 40 340 27 47 3 0 0 264 55 205 269 27 13 321 26 24 283 25 19 276 42 138

G.G.oltre 3 0 103 la soglia di 60 Fonte: Provincia Regionale di Siracusa

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10

Nella stessa zona, non sono stati rilevati superamenti del valore limite del 98 percentile delle concentrazioni medie giornaliere di NO2. Il D.A. n.888/17 del 12 luglio 1991, oltre a decretare linterconnessione tra le reti nellarea industriale di Siracusa, ha definito tre livelli di riferimento (preallarme, allarme ed emergenza) al cui verificarsi si attuano specifici interventi da effettuare, pressoch in tempo reale, da parte dei gestori degli stabilimenti e volti ad impedire, mediante il contenimento delle emissioni, che il valore della media giornaliera dei valori medi orari superi il valore guida fissato per la media su 24 ore.

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1.1.2 QUALITA DELLARIA IN AMBIENTE URBANO Linquinamento delle aree urbane costituisce motivo di grande attenzione e preoccupazione per la tutela della salute. Problemi di inquinamento atmosferico sono presenti nelle aree urbane medie e grandi della Sicilia e sono associate allaumento del traffico veicolare. Specificatamente stata analizzata la situazione esistente nei comuni di Palermo, Catania e Messina, ritenuti i pi rappresentativi rispetto al problema esaminato. Al riguardo, si provveduto a descrivere la rete di monitoraggio esistente nel territorio comunale e la qualit dellaria urbana, prestando particolare attenzione ai superamenti dei limiti previsti dalla normativa vigente. QUALITA DELLARIA IN AMBIENTE URBANO: PALERMO La qualit dellaria nella citt di Palermo monitorata da 7 stazioni di rilevamento distribuite allinterno del centro urbano, la cui manutenzione e rilevamento dati stata affidata allAMIA Azienda Speciale Palermo. Ulteriori 3 stazioni (Di Blasi, CEP, Bellolampo) sono state aggiunte ad integrazione della rete, con i finanziamenti del Progetto del Ministero dellAmbiente DISIA II, la cui strumentazione in corso di installazione. La tabella I.1.2.1, riportata in allegato, individua per le singole stazioni, lubicazione, e i singoli parametri rilevati. La qualit dellaria a Palermo presenta un andamento costante nel tempo, come risulta dalla 3Relazione redatta dallAMIA, Azienda Speciale (Il rilevamento dellinquinamento acustico ed atmosferico nel comune di Palermo, AMIA, 2000). Analizzando i dati ottenuti dal monitoraggio, riferiti al quinquennio 1997 2000 e riportati nella tabella I.1.2.2 riportata in allegato, si nota come le zone a pi alta densit di traffico siano quelle che presentano maggiori concentrazioni delle specie inquinanti. In tal senso la zona maggiormente critica nei pressi di Piazza Giulio Cesare. Osservando landamento annuo dei parametri monitorati, considerando per esempio i valori medi, si nota un andamento costante del monossido di carbonio (CO). Landamento dellNO2, invece, altamente discontinuo, manca una tendenza netta nel tempo, sia in diminuzione sia in aumento. LSO2 manifesta, dopo un generale leggero aumento nel 1997 ed il 1998, una tendenza al ribasso; spiegabile, probabilmente, con lincremento dellutilizzo di combustibili pi poveri in contenuto di zolfo (D.P.C.M. 14 novembre 1995). invece riscontrabile un aumento delle emissioni di PTS. Si riportano di seguito i superamenti dei limiti previsti dalla normativa, registrati dal 1997 al 2000 e riferiti allintera rete.
Figura 1.1.2.1 Superamenti dei limiti di legge riferiti a: CO, NO2, PTS, O3
Superamenti CO
70 60
n. superamenti

65 59 Livello di attenzione 38 27 18 4 1996 2 1997 6 1998 CO 5 1999 2000 29 24 Livello di allarme Soglia media 8h

50 40 30 20 10 0

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1. ASA

Superamenti NO2
120
n.superamenti

112 Livello di attenzione 51 37 4 1996 4 1997 3 1998 0 1999 49 35 1 2000

100 80 60 40 20 0

Livello di allarme

Superamenti PTS
160 140 120 100 80 60 40 20 0

n.superamenti

135 Livello di attenzione 59 11 4 1997 49 1 1999 5 2000 Livello di allarme

6 1 1996

1 1998

Superamenti O3 30
n.superamenti

25 20 15 10 5 0 5 1 1996 13 15

24 15 Livello di attenzione Livello di allarme

0 1997

0 1998

0 1999

0 2000

Fonte: AMIA Azienda speciale Palermo, 2000

QUALITA DELLARIA URBANA: CATANIA La rete di monitoraggio del comune di Catania costituita da 17 centraline di monitoraggio, nella tabella in allegato (Tabella I.1.2.4), a cui si rimanda, si individuano per le singole stazioni, lubicazione, e i singoli parametri rilevati. Lo stato di qualit dellaria a Catania, come risulta dal rapporto annuale redatto dal Comune di Catania Direzione Tutela Ambientale, ha presentato un andamento pi o meno costante. Infatti non sono stati rilevati sostanziali mutamenti nel biennio considerato 2000 2001. Specificatamente, si evidenzia un andamento costante per il CO e il PM10. La concentrazione di NO2 ha un andamento crescente; invece le concentrazioni relative ad SO2 presentano una diminuzione sensibile, imputabile probabilmente al minor tenore di zolfo contenuto nei combustibili liquidi, secondo quanto previsto dal D.P.C.M. 14 novembre 1995 (tabella I.1.2.5).

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1. ASA

Il livello di concentrazione dei diversi inquinanti risulta essere generalmente al di sotto dei limiti fissati dalla normativa attualmente vigente. Gli unici superamenti del livello di attenzione riguardano il CO e il NO2 e manifestano, nel biennio considerato, una tendenza alla riduzione, come risulta dalla tabella che segue. opportuno sottolineare lassenza di superamenti del livello di attenzione e del livello di allarme per lozono.
Tabella 1.1.2.1 - Superamenti dei limiti di legge

SUPERAMENTI - CATANIA Inquinanti CO (15 mg/m3) 2000 2001 23 10 NO2(200 g/m3) 2000 2001 12 14

Livello di attenzione

Fonte: Comune di Catania, Direzione tutela Ambientale, 2001

QUALITA DELLARIA URBANA: MESSINA La qualit dellaria nel comune di Messina monitorata da una rete di monitoraggio, costituita da 5 postazioni fisse e da un laboratorio mobile, gestita dalla Provincia Regionale. La tabella in allegato (Tabella I.1.2.6) individua per le singole stazioni, lubicazione, e i singoli parametri rilevati. Secondo quanto risulta dalla Relazione redatta annualmente dalla Provincia Regionale, la qualit dellaria a Messina, nel biennio 1999 2000, mostra un andamento costante. Nonostante il traffico veicolare incida pesantemente in alcune arterie cittadine, la qualit dellaria non viene sensibilmente compromessa, ci imputabile alle favorevoli condizioni meteoclimatiche di cui gode la citt, a questo va aggiunta la posizione, lungo il mare, che favorisce la dispersione degli inquinanti per diffusione (trasporto spontaneo degli inquinanti da una zona a pi elevata concentrazione verso una a pi bassa concentrazione) anche in assenza di vento. Si riportano in allegato (Tabella I.1.2.7) le concentrazioni medie degli inquinanti monitorati nel biennio 1999 2000. Nel 1999 sono stati registrati superamenti del livello di attenzione limitatamente al CO e limitatamente alla postazione Archimede. Tali superamenti - di seguito riportati - si sono ulteriormente verificati, con maggiore frequenza, nel 2000.
Tabella 1.1.2.2 Superamenti dei limiti di legge

SUPERAMENTI MESSINA Inquinanti CO (15 mg/m3) Livello di 1999 2000 attenzione 2 9


Fonte: Provincia regionale di Messina, 1999 2000

Si invece verificata, tra i 1999 e il 2000, una riduzione delle concentrazioni di PM10, che sono rientrate allinterno dellobiettivo di qualit.

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1. ASA

QUALITA DELLARIA URBANA IN ALTRI CENTRI URBANI Gli altri grandi comuni dellisola sono privi di reti fisse di monitoraggio della qualit dellaria. Il comune di Trapani si avvale di un laboratorio mobile di propriet della Provincia Regionale di Trapani. Mentre il comune di Siracusa ha provveduto utilizzando saltuariamente cabine rilocabili della Provincia Regionale di Siracusa; tuttavia in fase di installazione una rete di rilevamento urbano costituita da 6 cabine gi posizionate ma non ancora attive. La mancanza di una rete fissa di monitoraggio impedisce di valutare la verifica del rispetto dei limiti di legge, per i quali necessario effettuare cicli di misure molto lunghi.

CONCENTRAZIONI MEDIE DI BENZENE NEI PRINCIPALI COMUNI SICILIANI Le legislazioni comunitaria e nazionale hanno riservato notevole attenzione agli inquinanti prodotti dal traffico veicolare. Ci considerato, si ritenuto opportuno analizzare nel dettaglio landamento dellinquinamento da benzene, che assume valenze significative sotto gli aspetti di natura sanitaria. Come noto, il D.M. A. del 25 novembre 1994 fissa, dal 1 gennaio 1999, lobiettivo di qualit per il benzene in 10 ug/m3. Si riportano di seguito le concentrazioni medie di benzene rilevate nei principali comuni della regione. Il comune di Palermo ha condotto varie campagne di rilevamento del benzene nel biennio 1999 2000. Il grafico che segue indica le concentrazioni risultanti dalle 3 fasi temporali costituenti lultima campagna di rilevamento condotta, secondo quanto risulta dalla sopra menzionata Relazione AMIA.
Figura 1.1.2.2 Concentrazioni medie di benzene: Palermo

Concentrazioni medie di Benzene - Palermo 2000


40 35 30 25 20 15 10 5 0 0 10 20 30 40
Postazioni

fase 1 fase 2 Fase 3 Obiettivo di qualit

50

60

70

80

Fonte: AMIA Azienda speciale Palermo, 2000

Nel comune di Catania, come risulta dal grafico, la concentrazione del Benzene ha subito, nel biennio 2000 2001, una leggera diminuzione, rientrando dentro i limiti dellobiettivo di qualit di 10 g/m3. La diminuzione connessa alle adottate limitazioni del traffico (Rapporto annuale sulla qualit dellaria, Comune di Catania, 2000 2001).

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1. ASA

Figura 1.1.2.3 Concentrazioni medie di benzene: Catania

Concentrazioni medie di Benzene - Catania


12 10 8
g/mc

11,48 10 10 9,76 10

6 4 2 0 Librino P. Stesicoro 1,94 1,86

6 5,55

2000 2001 Obiettivo di qualit

V. Giuffrida

Postazioni

Fonte: Comune di Catania, Direzione tutela Ambientale, 2001

Come risulta dalla relazione della Provincia Regionale sulla qualit dellaria, il comune di Messina ha provveduto a spostare lanalizzatore di Benzene dalla postazione fissa Archimede, dove era allocato nel 1999, al laboratorio mobile situato presso i cantieri navali. In entrambi i casi, come risulta dal grafico, i valori misurati risultano essere inferiori ai limiti previsti dalla normativa vigente.
Figura 1.1.2.4 Concentrazioni medie di benzene: Messina

Concentrazioni medie di Benzene - Messina


12 10 8 6
4,8 1999 Archimede 2000 - Zona Falcata 3,3 3,2 3,1
1 ,21 1 ,35 0,78

4 2 0

3,6

3,5

3,3

3,4

Obiettivo di qualit
0,35

Fonte: Provincia Regionale di Messina, 1999 2000

Analogamente, a Siracusa, dalla campagna di rilevamento condotta dal LIP Chimico, ora Dipartimento ARPA Provinciale, non risultano superamenti del valore obiettivo (Rapporto 2001 sulla qualit dellaria, DAP di Siracusa).

M ar zo Ap rile M ag gio Gi ug no Lu gli o Ag o Se sto tte m br e Ot tob No re ve m br e Di ce m br e

Ge nn ai Fe o bb ra io

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1. ASA

Figura 1.1.2.5 Concentrazioni medie di benzene: Siracusa

Concentrazioni medie di Benzene - Siracusa 2001


12 10 8 6 4 2 0
Scala Greca Viale Zecchino Corso Gelone Via Arsenale L.go XXV luglio V.le Orsi Obiettivo di qualit

10 8,02

10 7,23

10

10

10

10 8,59

6,44 5,54

6,23

Concentrazi oni medie

Postazioni

Fonte: DAP Siracusa, 2001

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1.1.3 EMISSIONI IN ATMOSFERA Il controllo delle emissioni rappresenta un aspetto basilare per individuare le principali cause che determinano linquinamento atmosferico. Linventario delle emissioni, volto ad individuare le principali fonti inquinanti, si configura, quindi, come lo strumento essenziale per la definizione delle politiche di risanamento dellaria. La realizzazione dell'inventario nazionale delle emissioni in atmosfera (art.3 del D.P.R. 203/88) rientra nei compiti istituzionali dell'ANPA, che, al riguardo, ha provveduto alla raccolta e allorganizzazione delle informazioni tramite il progetto CORINAIR (COoRdination Information AIR). Si riportano di seguito i valori delle emissioni di gas inquinanti o a effetto serra espresse in tonnellate/anno, riferite al 1990 e suddivise per provincia; secondo quanto risulta dalla banca dati del sistema SINAnet. Come risulta chiaramente, il contributo maggiore alle emissioni inquinanti fornito dalle province di Palermo, Catania e Messina, che, come noto, sono le pi popolate.
Tabella 1.1.3.1 Totale valori di emissioni Sicilia - 1990
VALORI DI EMISSIONE - 1990 Agrigento Caltanissetta METANO (t) CO (t) CO2 (t) COVNM (t) N2O (t) NH3 (t) NOx (t) SOx (t)
19.914,50 74.336,50 2132564,7 14.579,30 1.106,30 1.659,10 11.990,40 6.441,70 13.710,00 50.951,10 5880371,8 17.927,40 1.245,50 3.750,60 17.062,70 95.364,80

Catania
43.326,80 135.769,00 3.214.788,80 37.091,80 1.140,40 3.232,80 22.393,70 2.768.558,00

Enna
20.512,10 37.242,20 619.447,60 6.744,50 844,2 3.650,10 5.848,90 5.848,90

Messina
40.058,90 84.389,80 9.791.148,90 29.405,30 2.447,90 4.687,00 37.843,20 74.106,60

Palermo
53.145,00 189791,4 7302325,3 44.109,80 2.325,50 4.527,10 41.176,40 23.846,30

Ragusa
19.074,30 40.817,60 1.428.319,50 11.244,10 643,5 3.106,00 6.127,30 2.569,90

Siracusa
19.724,10 61.356,20 11.521.780,10 37.331,60 1.822,30 6.252,90 35.237,80 113.856,00

Trapani
17.872,20 79.967,50 1.721.104,50 17.470,60 918,2 1.451,30 16.507,80 2.280,70

Totale regionale 247.337,90 754.621,60 43611851,2 215.904,40 12.493,80 32.316,90 194.188,20 3.087.926,80

Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990

Riferendoci alle singole emissioni prodotte, si distinguono varie sorgenti inquinanti. Specificatamente: le emissioni di metano sono prodotte essenzialmente dai processi di digestione anaerobica, ad esempio quelli che avvengono nelle discariche, e dalle attivit connesse allallevamento del bestiame. Avendo un tempo di vita molto breve, la stabilizzazione del metano gioca un importante ruolo nelle politiche di riduzione delleffetto serra. Il contributo maggiore fornito dalle Province di Palermo, Catania e Messina, che, come noto sono le pi popolate.

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Figura 1.1.3.1 Valori di emissione: Metano

Valori di Emissione di Metano (t) - SICILIA -1990


Estrazione, distribuzione combili fossili Macrosettori Natura Agricoltura Trattamento Smaltimento Rifiuti
0 20.000 40.000 60.000 80.000 T o nnellate 1 00.000 1 20.000 1 40.000 1 60.000

Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990

le emissioni di monossido di carbonio sono causate, principalmente, dai trasporti su gomma; ulteriore rilevante causa lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti;

Figura 1.1.3.2 Valori di emissione: monossido di carbonio (CO)

Valori di Emissione di CO (t) - SICILIA - 1990


A ltre So rgenti M o bili

Macrosettori

Rifiuti

Traspo rti

1 00.000

200.000

300.000

400.000

500.000

600.000

Tonnellate

Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990

le emissioni di CO2 sono generate da processi di combustione in ambito industriale, dalla produzione energetica e dal trasporto su gomma;

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Figura 1.1.3.3 Valori di emissione: CO2

Valori di emissione di CO2 (t) - SICILIA -1990


Trasporti Stradali

Centrali Elettriche, Cogenerazinone Teleriscaldamento

Combustione Industria

2.000.000

4.000.000

6.000.000

8.000.000

10.000.000

12.000.000

14.000.000

16.000.000

18.000.000

Tonnellate

Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990

le emissioni di composti organici volatili non metanici hanno come fonte principale il trasporto su gomma; rilievo assume anche lutilizzo di solventi (verniciatura, manifattura e lavorazione di prodotti chimici);

Figura 1.1.3.4 Valori di emissione: composti organici volatili (COV)

Valori di Emissione di COVNM (t) - SICILIA - 1990


Processi Produttivi
Macrosettori

Combustibili fossili Solventi Trasporti Stradali


0 1 0.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 90.000 1 00.000

Tonnellate

Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990

il contributo principale alle emissioni di protossido di azoto rappresentato, invece, dallattivit agricola (utilizzo di fertilizzanti in agricoltura), cui segue la combustione in ambito industriale;

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Figura 1.1.3.5 Valori di emissione: protossido di azoto (N2O)

Valori di Emissione di N2O - SICILIA - 1990


Centrali Elettriche, Cogenerazione Teleriscaldamneto

Combustione - Industria

Agricoltura

1 .000

2.000

3.000

4.000

5.000

6.000

7.000

Tonnellate

Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990

le emissioni di ammoniaca sono imputabili innanzitutto agli escrementi prodotti dal bestiame e ai fertilizzanti utilizzati nelle coltivazioni agricole;

Figura 1.1.3.6 Valori di emissione: ammoniaca (NH3)

Valori di Emissione di NH3 (t) - SICILIA -1990


Trattamento Smaltimento Rifiuti Processi Produttivi

Macrosettori

Agricoltura 0 5.000 10.000 15.000 Tonnellate 20.000 25.000 30.000

Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990

le fonti principali di emissione di ossidi di azoto sono, invece, rappresentate dal traffico (ossidazione dellazoto presente in atmosfera in condizioni di non completa combustione nei motori veicolari) e dalle centrali per le produzione elettrica e dagli impianti di cogenerazione e teleriscaldamento;

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Figura 1.1.3.7 Valori di emissione: ossidi di azoto (NOx)

Valori di Emissione di NOx (t) - SICILIA - 1990

Combustione - Industria

Centrali Elettriche, Cogenerazione e Teleriscaldamento

Trasporti Stradali

1 0.000

20.000

30.000

40.000

50.000

60.000

70.000

80.000

90.000

Tonnellate

Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990

le emissioni di ossido di zolfo sono concentrate quasi esclusivamente nella zona di Catania, essendo principalmente imputabili alla rilevante attivit vulcanica esistente nellEtna.
Figura 1.1.3.8 Valori di emissione: ossidi di zolfo (SOx)

Valori di Emissione di SOx (t) - SICILIA -1990

Combustione - Industria

Natura

0,00

500.000,00

1 .000.000,00

1 .500.000,00 T o nnellate

2.000.000,00

2.500.000,00

3.000.000,00

Fonte: banca dati ANPA, CORINAIR, 1990

LAgenzia Nazionale Protezione Ambientale, inoltre, sta provvedendo alla realizzazione dellinventario delle emissioni a livello provinciale riferito al 1995. Sono gi disponibili le elaborazioni ANPA sulle emissioni regionali di alcuni inquinanti (CO2, NOx e SO2), calcolate sulla base dei consumi dei combustibili, riferite al 1999 e suddivise per tipologia di attivit. Tali valori di emissione, riportati in allegato (Tabella I.1.3.1), concordano con i valori sopra riportati e riferiti al 1990. LARPA Sicilia, nellespletamento delle proprie attivit, ha provveduto a calcolare lammontare delle emissioni in atmosfera di alcuni inquinanti, prodotte dagli impianti termoelettrici, sulla base delle dichiarazioni loro rese ai fini della redazione delle relazioni presentate annualmente al Ministero dellAmbiente e della Sanit (art.2 del D.M. 10 marzo 1987 n.105). Tali valori, sono riportati in allegato (Tabella I.1.3.2). LAgenzia si riserva in futuro, con la completa attivazione dei catasti provinciali delle emissioni, di specificare i dati in questione. In tal senso si ricorda che lart. 5 del D.P.R. 203 del 1988 attribuisce alle province la competenza per la redazione e tenuta dellinventario delle emissioni atmosferiche. Ci nonostante soltanto poche province hanno provveduto ad ottemperare tale obbligo. 17

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1.2. ACQUA
1.2.1 STATO QUALITATIVO DELLE ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE 1.2.1.1 QUALIT DELLE ACQUE SUPERFICIALI Per la classificazione delle acque gli indirizzi del mondo scientifico, della Comunit Europea con la direttiva sulle Acque, e della nuova normativa italiana (D.Lgs. 152/99) con le successive modifiche (D.Lgs. 258/2000) tendono ormai a privilegiare la definizione di stato ambientale dei corpi idrici, vale a dire lo stato di salute dellecosistema acquatico a prescindere dalla destinazione e dall'uso della risorsa (potabile e civile, balneazione, irriguo, ecc.). Il D.Lgs. 152/99, infatti, stabilisce criteri articolati di classificazione attraverso sia indicatori chimico-fisici ed ecologici di qualit delle acque sia informazioni sul bacino idrografico (ad esempio portate, regime pluviometrico, distribuzione e tipologia degli scarichi, uso del suolo e dell'acqua) A fronte della mole di informazioni richieste dal decreto per la valutazione di qualit, considerato che finora in Sicilia non c stato un organismo unico che in maniera organica abbia coordinato le attivit di controllo e monitoraggio i monitoraggi qualitativi sinora effettuati risultano rari e i dati disponibili insufficienti e disomogenei. Si ritenuto opportuno focalizzare lattenzione sulla ricognizione delle informazioni esistenti seppure disaggregate, con particolare attenzione ai parametri necessari allapplicazione del D.Lgs. e successive modifiche per quanto riguarda, in particolare, la classificazione dei corpi idrici di cui sopra, al fine di costruire sulla base dei dati ad oggi esistenti un quadro della situazione. In particolare verranno analizzati dapprima i dati che riassumono lo stato dellarte dellintera regione, poi andremo ad osservare quelli a dettaglio provinciale. Nelle prime tabelle (I.2.1.1.1, 2 e 3) dellallegato sono riportati i dati relativi al monitoraggio qualitativo svolto dalla Regione Siciliana riguardanti le caratteristiche generali e il grado di eutrofizzazione dei corsi dacqua e dei laghi e invasi artificiali siciliani ed i dati sui prelievi e le analisi qualitative effettuate tra il 1998 e il 1999 (tabella I.2.1.1.4). Altres sono riportati i grafici che descrivono la salute dei Fiumi Siciliani attraverso taluni parametri quali il COD, BOD5, i nitrati (NO3), lOssigeno disciolto (O2) (figure I.2.1.1.1a-4d), e dei laghi e degli invasi tramite parametri quali il BOD (Kg/giorno), e il quantitativo di Fosforo (kg/anno) (figure I.2.1.1.5 e 6). da considerare, per, che i rilevamenti sono stati svolti sporadicamente nellarco di due anni, in particolare nel luglio del 98, poi nel settembre e nellottobre del 98, e infine nellagosto del 99. Come si pu osservare in tabella I.2.1.1.4, la frequenza delle analisi , nel migliore dei casi, semestrale, con campionamenti effettuati spesso su tratti diversi di corsi dacqua. Inoltre i parametri rilevati sono relativi alla presenza di sostanza organica e ossigeno, mentre non c alcuna informazione sulle sostanze chimiche pericolose, tantomeno sui parametri microbiologici, n sulla qualit biologica delle acque, parametri, questi, invece, riportati nei diversi grafici costruiti sui dati acquisiti dallARPA tramite i propri Dipartimenti Provinciali (DAP) e in qualche caso dalle Province Regionali. Nellambito di una vasta gamma di problemi connessi all'esercizio di un bacino lacustre, naturale o artificiale, l'eutrofizzazione certamente il pi indesiderato e frequente tra quelli di ordine biologico. I processi eutrofici, infatti, in relazione alla loro intensit e velocit di sviluppo, possono ripercuotersi, direttamente o indirettamente, sulla qualit delle acque e sulla manutenzione degli impianti. In una situazione caratterizzata da carenza idrica come quella siciliana una simile evenienza pu anche assumere risvolti drammatici, rappresentando le acque interne dell'Isola strutture vitali 18

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sotto l'aspetto economico e sociale, in funzione del loro fondamentale contributo sia allo sviluppo agricolo ed industriale che allapprovvigionamento idrico dei centri urbani. Prima di mostrare i dati relativi al grado di eutrofizzazione delle acque lacustri si tenga presente che ogni ecosistema acquatico presenta un livello trofico naturale il quale pu essere definito come uno stato stazionario attorno al quale, peraltro, si stabilisce, in funzione delle interazioni tra componente biotica ed abiotica, una caratteristica situazione dinamica. Tale equilibrio dinamico viene alterato quando si ha un improvviso arricchimento di nutrienti allinterno dellecosistema, in tal caso leutrofizzazione viene detta antropogenica perch causata dallattivit antropica. I vari livelli trofici finora utilizzati fanno riferimento ad un criterio di classificazione delle acque lacustri proposto dallOECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) nel 1982, a conclusione dei lavori volti al controllo delle acque continentali ed alla lotta contro leutrofizzazione. Si riconoscono cinque diverse categorie trofiche mostrate in tabella 1.2.1.1.1.
Tabella 1.2.1.1.1 - Classificazione trofica proposta dallO.E.C.D. per le acque lacustri (1982) CATEGORIA [Pm]a [Chlm]a Max [Chl]a [Tm]a [m] Min [T]a [m] [mgP/mc] [mg/mc] [mg/mc] < 4.0 < 1.0 < 2.5 > 12.0 > 6.0 Ultra-oligotrofica < 10.0 < 2.5 < 8.0 > 6.0 > 3.0 Oligotrofica 10-35 2.5-8 8-25 6-3 3-1.5 Mesotrofica 35-100 8-25 25-75 3-1.5 1.5-0.7 Eutrofica > 100 > 25 > 75 < 1.5 < 0.7 Iper-eutrofica o Ipertrofica

dove lo stato di ultra-oligotrofia quello caratterizzato dal pi basso contenuto di nutrienti, mentre lipertrofia ne rappresenta il pi elevato.

Qui di seguito , invece, il significato dei simboli in tabella: [Pm]a la concentrazione media annuale del fosforo totale; [Chlm]a la concentrazione media annuale della clorofilla a; Max [Chl]a la concentrazione massima annua della clorofilla a (valore di picco annuale); [Tm]a la trasparenza media annuale determinata mediante il disco di Secchi; Min [T]a la trasparenza minima annuale determinata mediante il disco di Secchi,

Con i dati mostrati in tabella I.2.1.1.2 dellallegato e quelli riportati nellindagine effettuata dal Laboratorio di Ecologia Acquatica del Dipartimento di Botanica dellUniversit di Palermo, commissionata dallAssessorato regionale Territorio ed Ambiente (1987-88), stato possibile costruire la tabella 1.2.1.1.2 ed il grafico mostrato nella figura 1.2.1.1.1, i quali individuano il numero percentuale dei laghi naturali ed artificiali relativo ai diversi livelli trofici, alla categoria trofica reale e alla variazione di questa nel corso del tempo.

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Tabella 1.2.1.1.2 Comparazione tra gli anni 1987-88 e 1998-99 del numero percentuale dei laghi naturali ed artificiali relativo ai diversi livelli trofici e della loro categoria trofica reale. Anni 1987-881 Anni 1998-992 Classificazione trofica (in percentuale) 0,00 3,45 48,27 27,59 20,69

Livello trofico Classificazione Livello trofico naturale trofica naturale (in percentuale) (in percentuale) (in percentuale) 51,72 0,00 51,72 OLIGOMESOTROFICO 41,38 6,90 44,83 MESOTROFICO 3,45 44,83 0,00 MESOEUTROFICO 3,45 27,59 3,45 EUTROFICO 0,00 20,69 0,00 IPEREUTROFICO Fonte: Assessorato Territorio ed Ambiente - Regione Siciliana, 1988-1999

Figura 1.2.1.1.1 - Comparazione tra gli anni 1987-88 e 1998-99 del numero percentuale dei laghi naturali ed artificiali relativo ai diversi livelli trofici e della loro categoria trofica reale.

Livello trofico naturale e categoria trofica attuale dei laghi Siciliani (Comparazione anni 1987-88 e 1998-99)
51,72

60,00 50,00

51,72

44,83

41,38

44,83

48,27

Oligomesotrofico Mesotrofico

Valori percentuali

40,00
27,59 27,59

Mesoeutrofico
20,69

20,69

30,00 20,00
3,45 3,45 0,00 0,00 6,90

Eutrofico Ipereutrofico

0,00

0,00 Livello trofico naturale 1987-88 Livello trofico naturale 1998-99 Classificazione trofica 1987-88 Classificazione trofica 1998-99

0,00

10,00

0,00 3,45

3,45

Totale: 29

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati della Regione Siciliana, 1988-1999

Il grafico sopra riportato pone subito in evidenza come su un totale di 29 laghi Siciliani, in assenza di alterazioni antropiche, il 93,1% dei laghi negli anni 1987-88 si collocava tra loligotrofia e la mesotrofia (il 51,72% oligo-mesotrofico e il 41,38 % mesotrofico), il 6,9% risultava tra il livello mesoeutrofico (3,45%) e leutrofico (3,45%), mentre nessuno presentava un livello trofico naturale di ipereutrofia. La situazione appare simile anche negli anni 1998-99 con qualche lieve cambiamento (nessuno dei laghi presenta il livello di mesoeutrofia contro il 3,84% degli anni 8788).
1 2

Elaborazione INEA su dati forniti dalla Regione Siciliana Elaborazione Task Force Ambiente dei dati riportati sullIndagine sullo stato trofico dei laghi Siciliani finalizzata alla loro caratterizzazione, alla elaborazione di piani di risanamento ed alla indicazione di linee generali per una razionale utilizzazione delle acque, effettuata dal laboratorio di Ecologia acquatica Dipartimento di Scienze Botaniche Universit di Palermo, per convenzione dellAssessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia (anni 1987-88)

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Per contro la caratterizzazione trofica reale, rispetto alla condizione naturale, evidenzia il grado di alterazione, prevalentemente di natura antropica, che presentano i laghi siciliani ponendolattenzione sul fatto che dagli anni 87-88 della prima indagine la situazione non sia cambiata di molto: nel 1987 il 72,42% dei laghi esaminati si poneva tra la mesoeutrofia (44,83%) e leutrofia (27,59%), e ben il 20,69% risultava ipereutrofico; nel 1998 il 20,69% dei laghi si colloca ancora nella categoria degli ipereutrofici, una lieve diminuzione caratterizza i mesotrofici ed un lieve aumento si ha tra i mesoeutrofici. Riguardo ai corsi dacqua, rifacendosi alle tabelle I.2.1.1.3 e 4, con i limiti conoscitivi ed interpretativi detti, non si osservano livelli di inquinamento particolarmente preoccupanti rispetto agli indicatori di inquinamento organico, anche se alcune situazioni potrebbero essere considerate a rischio. In particolare, rispetto ai parametri BOD e COD, livelli elevati con valori di qualit scadenti si riscontrano sul fiume Freddo in prossimit di Alcamo, sul fiume Imera meridionale presso Drasi, le Miniere Trabia e Resuttano, sul fiume Platani lungo tutto il suo corso, sul San Leonardo a Ponterotto e sul Tellaro, lIppari e il Verdura alla foce. Decisamente preoccupanti, invece, sembrerebbero essere i livelli di qualit organica delle acque dei fiume Nocella, che, alla foce, mostrano valori pessimi sia nel 98 sia nel 99. I livelli di ossigeno disciolto e di saturazione dellossigeno nelle acque sembrano mostrare una buona capacit di ricambio in quasi tutti i corsi d'acqua, con l'eccezione del fiume Freddo presso Alcamo e di alcuni corsi minori, come il Ciane e lEleuterio, per il quale, nelle note tecniche allegate alle schede della Regione, si parla di acqua quasi stagnante alla foce. I valori della concentrazione di nitrati, invece, oscillano tra livelli buoni e sufficienti, con punte di qualit scadente sul fiume Imera meridionale presso Drasi, sul Nocella alla foce, e sul San Leonardo subito a monte della diga di Rosamarina. Ancora i nitrati risultano in concentrazione abbastanza elevata lungo tutto il corso del fiume Simeto, che mostra, invece, in base agli altri parametri, una buona capacit autodepurativa delle acque (BOD, COD bassi, buona saturazione di ossigeno). Infine, per il livello di salinit delle acque, che viene misurato attraverso la conducibilit elettrica dei campione d'acqua i valori riscontrati nei corsi d'acqua nel monitoraggio della Regione confermano lalto grado di salinit delle acque, con valori quasi sempre nelle classi di salinit medio-alta o molto alta, in particolare sul Platani e sullImera meridionale. Nei casi in cui stato possibile, ovvero i dati rilevati risultano sufficienti grazie allattivit dei DAP, sono stati utilizzati alcuni degli indicatori menzionati nel D.Lgs 152/99 e successive modifiche per effettuare una prima classificazione delle acque interne. In particolare sono stati scelti: ?? lIndice Biotico Esteso (IBE). una misura degli indici biologici e come tutti gli indici biologici mostra il grado del danno ecologico. Valuta la comunit degli invertebrati bentonici (che vivono almeno una parte del loro ciclo biologico a contatto con substrati di un corso dacqua). Questo indice consente di avere una immagine complessiva della situazione ecologica di un corso dacqua, anche in relazione ad eventi inquinanti avvenuti in passato. I valori dellindice I.B.E. sono rappresentabili in 5 classi di qualit riportate in tabella 1.2.1.1.3 ed in altrettanti giudizi di qualit riportati nella tabella medesima; ?? il Livello di Inquinamento da Macrodescrittori (LIM), che un indice sintetico di inquinamento introdotto dal DLgs 152/99, e mette in relazione nutrienti, sostanze organiche biodegradabili, ciclo dellOssigeno e inquinamento microbiologico ed rappresentabile secondo una scala di qualit decrescente dal primo livello al quinto. ?? lo Stato Ecologico dei Corsi dAcqua (SECA). Per elaborare questo indice sintetico sono necessari i parametri macrodescrittori (Ossigeno disciolto, BOD5, COD, Azoto 21

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ammoniacale, azoto nitrico, fosforo totale, ed Escherichia coli) e i valori dellindice Biotico Esteso (IBE). Si riconoscono 5 classi di qualit ecologica: 1, la pi buona, 5 la peggiore.
Tabella 1.2.1.1.3 - Criteri di conversione dei valori di IBE in Classi di Qualit CLASSI DI QUALITA VALORI DI I.B.E. GIUDIZIO DI QUALITA Ambiente non inquinato o comunque non alterato in modo Classe I 10-14 sensibile Ambiente con moderati sintomi di inquinamento o di Classe II 8-9 alterazione Classe III Classe IV Classe V 6-7 4-5 1,2,3 Ambiente inquinato o comunque alterato Ambiente molto inquinato o molto alterato Ambiente fortemente inquinato o fortemente alterato

La tabella 1.2.1.1.4 mostra i vari livelli dellIndice LIM relativi ad un punteggio risultante dalla somma dei diversi livelli ottenuti dai parametri chimico-fisici e microbiologici (D.Lgs.152/99).
Tabella 1.2.1.1.4 - Valori del livello di inquinamento dai macrodescrittori (LIM) Livello 1 Somma dei livelli ottenuti dai diversi parametri chimico-fisici e microbiologici 480-560 Livello 2 240-475 Livello 3 120-235 Livello 4 60-115 Livello 5 < 60

I dati riferiti ai macrodescrittori non sono, in genere, immediatamente utilizzabili per il calcolo del L.I.M., per il numero spesso insufficiente sia dei parametri analizzati che dei campioni raccolti annualmente. Per tentare, comunque, una prima stima di questo indicatore, sono stati utilizzati solo le indagini che presentavano: - 7 o al massimo 6 macrodescrittori, indipendentemente dal tipo mancante; - almeno 9 (su 12) repliche mensili per calcolare il 75 percentile; - tra 9 e 4 repliche mensili, calcolando la media e non il 75 percentile

PALERMO Nella provincia di Palermo il monitoraggio dei corpi idrici viene effettuato a tuttoggi ancora ai sensi del DPR 515/82 (acque destinate alla potabilizzazione) dal DAP. I corpi idrici interessati sono 5 fiumi (Eleuterio, Imera, Jato, Oreto e Salso) e 5 invasi artificiali (Malvello, Scanzano, PomaJato, Piana, Garcia) ognuno dei quali presenta un singolo punto di campionamento, ad eccezione dei fiumi Eleuterio, Imera e Jato che ne presentano 2. Ricordando che, secondo la normativa, tutti i corpi idrici destinati alla potabilizzazione appartenenti alla categoria A1 necessitano di trattamento fisico semplice e disinfezione, quelli della categoria A2 richiedono un trattamento fisico e chimico normale e disinfezione e per quelli invece ricadenti nella categoria A3 necessario un trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione, nessuno dei suddetti corpi idrici rientra attualmente nella categoria A1, l85 % rientra nella categoria A2 e la restante percentuale nella A3, ad eccezione del Fiume Oreto. Purtroppo i dati disponibili riguardanti i parametri chimico-fisici previsti dal DPR 515/82 per la provincia di Palermo, sono scarsi e ci comporta limpossibilit della loro elaborazione, al fine di individuare una evoluzione sia temporale che spaziale. stato possibile, comunque, costruire 22

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la tabella 1.2.1.1.5 ed il relativo grafico (figura 1.2.1.1.2), che mostra il numero di campioni per categoria che risultano regolari o meno alle analisi. I dati si riferiscono allanno 2001.
Tabella 1.2.1.1.5: Numero di campioni e valori percentuali per categoria di potabilizzazione risultati secondo le analisi regolari e non. Campioni regolari per classe A1 Campioni regolari per classe A2 Campioni regolari per classe A3 Campioni non regolari Totale di campioni analizzati Fonte: DAP di Palermo, 2001 Figura 1.2.1.1.2 N 0 53 8 4 65 % 0 81,54 12,31 6,15

Valori Percentuali di campioni regolari e non secondo il D.P.R. 515/82 per classe di potabilit
100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 Campioni regolari per classe A1 Campioni regolari per classe A2 Campioni regolari per classe A3 Campioni non regolari

Fonte: DAP di Palermo, 2001

Per ci che riguarda i parametri microbiologici possibile osservare lo stato dellarte attraverso la tabella I.2.1.1.5 riportata in allegato.

CATANIA Nella Provincia di Catania il controllo delle acque interne viene effettuato grazie allattivit del Dipartimento ARPA Provinciale: la tabella qui di seguito mostra lattivit di monitoraggio negli ultimi 5 anni.
Tabella 1.2.1.1.6 - Attivit di monitoraggio del DAP nella provincia di Catania 1997 1998 1999 2000 Nessun Nessun Nessun N di sopralluoghi 47 monitoraggio monitoraggio monitoraggio secondo il D.Lgs 152/99 Nessun Nessun Nessun 38 N di campioni analizzati monitoraggio monitoraggio monitoraggio Fonte: DAP Catania, 1997-2001 2001 58 55 totale 105 93

Valori percentuali

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Come si pu notare, il controllo delle acque superficiali stato attivato nellanno 2000. A tuttoggi i corpi idrici monitorati sono il Fiume Simeto, il Fiume Alcantara e il Torrente Saracena sui quali vengono analizzati lindice IBE, i parametri fisici, i macrodescrittori, ed in pi lN totale, nitroso, organico, lortofosfato ed ancora i Silicati, Sodio, Potassio, Calcio, Magnesio, Cloruri e Solfati. Nella tabella 1.2.1.1.7.sono riportati i valori degli indici IBE, con relativa classe di qualit, LIM e SECA dei fiumi nella provincia di Catania per gli anni 2001-2002.
Tabella 1.2.1.1.7 - Valutazione degli indici IBE, LIM e SECA nella provincia di Catania durante il monitoraggio (anni 2001-2002) Corso d'acqua Stazione Ponte Passo Martino Localit Passopaglia Ponte di Pietralunga Grottabadia Passofico Ritornella Masseria Facchini Cut* Ponte Bolo* Ponte dei Saraceni* Ponte Giarretta* Ponte Impero* Randazzo S. Marco Valori di IBE 4/5 6/7 5 5/4 4 2 2/3 10 9 8 5 3 9 5 IBE: classe di qualit IV III IV IV IV V V I II II IV V II IV LIM Livello 3 Livello 3 Livello 3 / / / / / / / / / Livello 2 Livello 3 SECA Classe IV Classe III Classe IV / / / / / / / / / Classe II Classe IV

Fiume Simeto (CT)

Fiume Alcantara (CT) Torrente 9 II / / Torrente Saracena Saracena (CT) Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Catania e del Ministero dellAmbiente (*), 2001-2002

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MESSINA Le acque interne nella provincia di Messina sono monitorate a partire dal 2001 dal Dipartimento ARPA Provinciale e dalla Provincia Regionale. I parametri analizzati oltre quelli fisici, sono i classici macrodescrittori ed in pi gli ioni Calcio, Magnesio, Cloruri, Solfati e Silicati. Nellattivit di monitoraggio rientrano i fiumi Alcantara e Simeto e i laghi Trearie, Biviere di Cesar, Porto Vecchio, Mergolo della Tonnara, Marinello, Verde, Ganzirri e Faro. La provincia Regionale di Messina analizza, oltre ai pi classici parametri chimico-fisici di base, anche lindice IBE sul F. Alcantara, sui Torrenti Fiumedinisi, Rosmarino, Patr, Timeto, Inganno e la fiumara Zappulla. Qui di si seguito si riportano i valori degli indici LIM e IBE per i corsi dacqua sopra citati.
Tabella 1.2.1.1.8 - Valori del Livello di Inquinamento dai Macrodescrittori (LIM) Somma dei livelli ottenuti dai diversi parametri chimico-fisici e microbiologici ** 420

Corso d'acqua

Stazione

LIM: livello

F. Alcantara Sito 1 - Mojo Alcantara Sito 2 - Motta Camastra Torr. Fiumedinisi Sito 1 - Parte alta bacino - Fiumara della Santissima Sito 2 - A Valle del Comune di Fiumedinisi Torr. Inganno Sito 1 - A Monte del Comune di S. Fratello Sito 1 - A Valle del Comune di S. Fratello Fiumara Zappulla Sito 1 - Torrente Tortorici Sito 2 - Fiumara di Longi Sito 3 - Asta Principale Torr Rosmarino Sito 1 - A monte dell'abitato di Alcara Li Fusi, Torrente Scavioli Sito 2 - A valle dell'abitato di Alcara Li Fusi Torr. Patr Sito 1 - A valle dell'abitato di Fondachelli Fantina Torr. Timeto Sito 1-A monte dell'abitato di S. Piero Patti 1 Sito 2 - A valle dell'abitato di Librizzi * * non stato possibile effettuare alcuna elaborazione per insufficienza dei campionamenti ** campionamenti non effettuati per alveo in secca Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente sui dati della Provincia Regionale di Messina, 2001 520 * 2 460 2 2 440 250 2 2 * 280 400 * 2 2 420 340 2 2 440 270 ** 2

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Tabella 1.2.1.1.9 - Valori dellindice IBE e relative classi di qualit (CQ) per i corsi dacqua della provincia di Messina CORSO STAZ. MONITORAGGIO 2001 D'ACQUA PRIMAVERA ESTATE AUTUNNO INVERNO Valore Valore Valore Valore CQ CQ CQ CQ IBE IBE IBE IBE F. Alcantara Sito 1 - Mojo Alcantara Non Non 8 II /// /// effettuabile effettuabile Sito 2 - Motta Camastra 7 III 8/9 II 8 II Torr. Fiumedinisi Sito 1 - Parte alta Bacino - Fiumara della Santissima Non 8 II /// 7 III effettuabile Sito 2 a valle del Comune di Fiumedinisi Non 7/8 III 7 III /// effettuabile Torr. Inganno Sito 1 - A Monte del Comune di S. Fratello Non 9 II 9 II /// effettuabile Sito 1 - A Valle del Comune di S. Fratello Non 9 II 9/8 II /// effettuabile Fiumara Zappulla Sito 1 - Torrente Tortorici Non /// 8/7 II 7 III determinato Sito 2 - Fiumara di Longi Non /// 10 I 9 II determinato Sito 3 - Asta principale Non Non /// 10 I /// /// determinato effettuabile Torr Rosmarino Sito 1 - A monte dell'abitato di Alcara Li Fusi, Torrente Scavioli Non Non /// /// 9/8 II effettuabile effettuabile Sito 2 - A valle dell'abitato di Alcara Li Fusi Non /// 7/6 III 9 II determinato Torr. Patr Sito 1 - A valle dell'abitato di Fondachelli Fantina Non Non Non /// /// /// effettuabile effettuabile effettuabile Torr. Timeto Sito 1-A monte dell'abitato di S. Piero Patti Non /// 9/8 II 8/9 II determinato Sito 2 - A valle dell'abitato di Librizzi Non Non Non /// /// /// determinato effettuabile effettuabile Fonte: Provincia Regionale di Messina, 2001

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Dai dati sopra esposti si pu notare che il 34% circa dei campioni indicano lappartenenza alla II classe di Qualit, il 12,3% alla III ed il 5% circa alla I classe. Dalla tabella emerge anche che una buona percentuale dei campionamenti (circa il 48,7%) non era effettuabile per svariati motivi. In allegato sono mostrati alcuni dei parametri analizzati dal DAP di Messina nel periodo luglio-ottobre 2001 (tabella I.2.1.1.6) e i grafici relativi ai nutrienti (N ammoniacale, nitroso, nitrico e Fosforo totale) (figure I.2.1.1.7-10) sui corpi idrici pi significativi della provincia, ossia il Fiume Alcantara, i Laghi Trearie, Biviere di Cesar, Porto Vecchio, Mergolo della Tonnara, Marinello, Ganzirri e Faro) secondo il D.Lgs 152/99.

SIRACUSA Anche per la provincia di Siracusa, seppure non per tutti i corpi idrici, stato possibile costruire lindice LIM avendo a disposizione tutti i 7 macrodescrittori necessari, tenendo comunque presente che il monitoraggio delle acque superficiali viene svolto dal DAP soltanto dallanno 2000 sul fiume Manghisi-Cassibile, mentre nell'anno 2001 stato avviato quello dei fiumi Anapo, Tellaro, S. Leonardo e Ciane.
Tabella 1.2.1.1.10 - Valori dellindice LIM nella provincia di Siracusa SOMMA DEI LIVELLI CORSO D'ACQUA ANNO STAZIONE LIM:
LIVELLO OTTENUTI DAI DIVERSI PARAMETRI CHIMICO-FISICI E MICROBIOLOGICI

Staz 1 * Staz 2 * Staz 1 2 2001 F. Anapo Staz 2 2 Staz 3 2 Staz 1 * Staz 2- Castelluccio * 2001 F Tellaro Staz 3 3 Staz. 1 - Foce 3 2001 F. S. Leonardo Staz.2 - Ponte rotto * Staz 1 * 2001 F. Ciane Staz 2 * Staz 3 * * il calcolo non effettuabile per insufficienza di campionamenti o di parametri analizzati Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Siracusa Fiume Manghisi Cassibile 2000

* * 290 370 235 * * 160 180 * * * *

Lattivit di monitoraggio si sviluppata attraverso le seguenti fasi: 1) sopralluoghi conoscitivi per stabilire le stazioni di campionamento; 2) prelievi di campioni d'acqua; 3) analisi chimiche dei campioni; 4) analisi batteriologiche e biologiche dei campioni d'acqua; 5) mappaggio biologico di qualit. Per il fiume Ciane nell'anno 1995, stato effettuato, a cura del personale della Provincia Regionale, il biomonitoraggio di alcune piante di papiro, per verificarne la crescita. I risultati ottenuti per il fiume Ciane dimostrano che in questo corpo idrico non esistono rilevanti cause inquinanti che possano inficiarne la qualit dal punto di vista chimico e batteriologico. Il mappaggio biologico di qualit consiste nell'applicazione dellI.B.E. tramite l'analisi delle comunit di macroinvertebrati bentonici (larve d'insetti) presenti nel corso d'acqua, in base alla cui 27

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struttura possibile desumere lo stato di salute del fiume. Cos facendo si potuto accertare che il fiume Ciane, nella zona che va dalle sorgenti fino a 420 metri dal ponte sul Ciane della Strada Regionale 1, risulta in II classe di qualit, alla quale corrisponde un giudizio di ambiente poco alterato (visualizzato in cartina dal colore verde) dopo di che vi una zona intermedia compresa tra la II e la III classe di qualit (zona tratteggiata in verde-giallo) per passare nel tratto finale in III classe di qualit, cui corrisponde un giudizio di ambiente alterato (visualizzato in cartina dal colore giallo). Relativamente al biomonitoraggio delle piante di papiro questo ha permesso di verificarne il buono stato di salute, in quanto sono stati ottenuti accrescimenti soddisfacenti sia del caule, sia dellombrella. Il monitoraggio effettuato ha dato il giudizio di stato ecologico buono per il fiume Ciane, per tutti i parametri esaminati. Anche per il fiume Manghisi i risultati delle analisi chimiche e batteriologiche, effettuate nelle 3 stazioni di campionamento nellanno 2000 hanno permesso di caratterizzare l'ambiente fluviale come stato ecologico buono. Il mappaggio biologico di qualit ha individuato una I classe di qualit, corrispondente ad un ambiente non alterato.

Figura 1.2.1.1.3: Classi IBE sul fiume Ciane

I II III IV V

Ambiente non inquinato Ambiente poco inquinato Ambiente inquinato Ambiente molto inquinato Ambiente fortemente inquinato Condizioni intermedie

Fonte: DAP Siracusa, 2001

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RAGUSA I valori dellIndice LIM per le acque superficiali della Provincia di Ragusa, sono descritti nella sottostante tabella (Tab. 1.2.1.1.11). I corsi dacqua controllati risultano i seguenti:
Tabella 1.2.1.1.11 - Valori dellindice LIM nella provincia di Ragusa Corso d'acqua Periodo del monitoraggio Lug-Dic 2001 "" Stazione Foce Stazione ferroviaria Foce Somma dei livelli LIM: ottenuti dai diversi livello parametri chimico-fisici e microbiologici 3 215 2 310 3 200

Irminio Ippari

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente sui dati del DAP di Ragusa

Dal 1997 sui Fiumi Irminio, Ippari e Dirillo (a carattere torrentizio) sono stati eseguiti i seguenti controlli:
Tabella 1.2.1.1.12 - Attivit di controllo del DAP di Ragusa sui fiumi Irminio, Ippari e Dirillo Parametri Anno Test di tossicit IBE Totale Microbiologici 1997 no no no no 1998 si no no 72 1999 si si no 72 2000 si si no 15 2001 si si si (4 indagini) 41 Fonte: DAP di Ragusa, 2001

CALTANISSETTA Il monitoraggio dei corpi idrici della provincia di Caltanissetta stato avviato nel luglio del 2001. Gli ultimi dati raccolti appartengono al marzo del 2002 e riguardano il F. Gela, il L. Biviere, le dighe Cimia, Comunelli e Disueri. I dati comprendono parametri quali: pH, trasparenza, temperatura, Conducibilit, Ossigeno disciolto, Alcalinit, Azoto totale, Azoto ammoniacale, Azoto Nitroso, Azoto nitrico, Ortofosfati, Fosforo totale, Clorofilla "a", Silicati, Sodio, Potassio, Calcio, Magnesio, Cloruri e Solfati. In allegato (Figure I.2.1.1.11-14b) sono riportati i grafici che mostrano i valori delle concentrazioni di nutrienti (Azoto totale, Ammoniacale, Nitroso e Nitrico, Fosforo totale) e clorofilla a rispetto ai punti di prelievo, nonch alla loro variazione nel tempo. Dai grafici, inoltre, risulta immediatamente evidente lelevato grado di eutrofizzazione del F. Gela rispetto agli altri corpi idrici rappresentati.

TRAPANI Nella Provincia di Trapani per le acque superficiali di dighe e laghi vengono eseguiti controlli occasionali solo nei casi di eventuali problemi dovuti ad inquinamento. I controlli sulle acque superficiali di fiume sono anchessi occasionali e mirati a valutare limpatto ambientale proveniente dallo sversamento di scarichi di impianti di depurazione comunali o di scarichi non autorizzati. Di seguito si riporta il grafico che mostra lattivit di controllo sulle acque superficiali e potabili costruito sulla base dei dati forniti dal DAP.

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Figura 1.2.1.1.4: Percentuali di campioni analizzati presso il DAP di Trapani dal 1997 al 2001

Percentuali di campioni di acque analizzati presso il DAP di Trapani nel periodo 1997/2001
2001

A. superficiali A. potabili A. superficiali A. potabili A. superficiali A. potabili A. superficiali A. potabili A. superficiali A. potabili Percentuali 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 60,00 70,00 80,00 90,00 100,00 Campioni non conformi a legge Campioni conformi a legge

Fonte: DAP di Trapani, 2001

In allegato (Figure I.2.1.1.15-17c) sono presenti i grafici per i nutrienti nel Fiume Freddo e Belice analizzati nel periodo maggio-luglio 2001 e nello Stagnone di Marsala le cui analisi si riferiscono al luglio e ottobre del 2001. Enna I dati delle acque superficiali disponibili, per questa provincia, sono a tuttoggi ancora scarsi, , comunque in corso un adeguamento della strumentazione e del personale del Dipartimento ARPA Provinciale. Nellanno 2001 sono stati effettuati solo sporadici controlli sui Fiumi Salso, Cerami, Imera Meridionale e sugli invasi artificiali Morello, Nicoletti, Pozzillo, Ancipa, Ogliastro, Olivo (2 prelievi) e Sciaguana (2 prelievi). Il allegato (Figure I.2.1.1.18-20) si riportano i grafici relativi ai Nitrati, Ammoniaca e COD, scelti fra tutti i parametri di base indicati nel D.Lgs.152/99, tenendo presente, per, ancora una volta, che i dati si riferiscono a campionamenti sporadici.

1.2.1.2. QUALIT DELLE ACQUE SOTTERRANEE E POTABILI Una preziosa Fonte di informazione sulla qualit della risorsa rappresentata dal monitoraggio delle acque superficiali a specifica destinazione. In particolare le acque destinate alla potabilizzazione forniscono dati utili per la qualit delle acque sotterranee, che coprono l85% dei volumi prelevati a tale scopo. La qualit delle acque destinate al consumo umano regolamentata da una legge, il D.P.R. (Decreto del Presidente della Repubblica) 24 maggio 1988, n. 236, che fissa dei requisiti di qualit stabilendo il V.G. (Valore Guida) che costituisce lobiettivo al cui raggiungimento lattivit amministrativa deve tendere, e la C.M.A. (Concentrazione Massima Ammissibile), valore che non pu essere superato, per determinate classi di parametri. In altre parole, le acque distribuite con reti

1997

1998

1999

2000

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pubbliche per poter essere destinate al consumo umano devono possedere determinati requisiti organolettici, fisici, chimici, chimico-fisici e microbiologici individuati dai parametri che seguono: ?? organolettici: colore odore, sapore ?? chimico-fisici (in relazione con le caratteristiche naturali delle acque): temperatura, cloruri, calcio, magnesio, sodio, potassio, durezza totale; ?? sostanze indesiderabili (causa di inconvenienti qualora si superino i limiti): nitrati, nitriti, ammoniaca, idrocarburi, fenoli, ferro, manganese, cobalto, rame; ?? sostanze tossiche (causa di inconvenienti gravi nel caso di superamento dei limiti): arsenico, cadmio, cromo, mercurio, piombo, antiparassitari; ?? parametri microbiologici: coliformi totali, coliformi fecali, streptococchi fecali, spore di clostridi solfitoriduttori, colonie su agar. La pubblicazione del D.Lgs. 2 Febbraio 2001 n31, recante Attuazione della direttiva 981831CE relativa alla qualit delle acque destinate al consumo umano, ha dato l'avvio allennesima rivoluzione normativa che prevede, nel giro di pochi anni, la progressiva integrazione del D.P.R. 236/88, fino alla completa sostituzione. comunque opportuno segnalare che la gestione delle acque destinate al consumo umano rientra ampiamente all'interno della cosiddetta legge Galli, nuovo indirizzo normativo che ha per obiettivo la gestione integrata delle risorse idriche, dal prelievo fino alla depurazione finale. Come gi sottolineato nel paragrafo precedente il D.Lgs. 152/99 allart.7 definisce la classificazione delle acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile in tre categorie, A1 (trattamenti fisico semplice e disinfezione), A2 (trattamento chimico e fisico normale e disinfezione), A3 (trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione) secondo le caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche elencate nellallegato 2, tabella 1/A della Legge. E previsto, inoltre, un impiego per uso potabile di quei corpi idrici che pur qualitativamente inferiori ai valori imperativi della categoria A3, rappresentano lunica Fonte di approvvigionamento idro-potabile. Dai dati del Ministero della Salute (VII schema di questionario relativo alla Direttiva 80/778/CEE, Ministero della Salute, 2000) si evince che, in Sicilia, per i comuni al di sopra dei 5.000 abitanti, i punti di captazione da corpi idrici sono 15. Nessuno classificato come A1, 10 sono classificati come A2 e 5 come A3

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Tabella 1.2.1.2.1 - Numero di punti di captazione di acque dolci destinate alla produzione di acqua potabile distinti per tipologia di trattamento in comuni siciliani con pi di 5.000 abitanti (1999). Corpi idrici soggetti a Programmi dazione (progetti A1 A2 A3 Totale miglioramento presentati) 0 10 5 15 4 6 Fonte: Ministero della Salute 2000

In tabella 1.2.1.2.1 rappresentata la suddivisione del numero dei punti di captazione per categoria delle acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, i corpi idrici soggetti a miglioramento e il numero dei progetti presentati per il miglioramento. Percentualmente la tipologia di classe A2, che prevede un trattamento fisico e chimico normale seguito da disinfezione, risulta prevalente. I programmi dazione per il miglioramento della qualit delle acque dolci superficiali destinate ad uso potabile, presentati dalle Regioni, e previsti dalla Direttiva 75/440/CEE allart. 4 comma 2, riguardano 6 corpi idrici su 15. Come per la precedente anche per questa sezione verr analizzata la situazione per singola provincia, laddove, ovviamente, i dati siano disponibili.

PALERMO In aggiunta a quanto detto nel paragrafo dedicato alla qualit delle acque superficiali della provincia di Palermo si riporta in allegato la tabella I.2.1.1.5 contenente le percentuali dei parametri microbiologici relative alla classificazione anzidetta nei campioni analizzati nei controlli del periodo 1997-2001.

CATANIA Qui di seguito sono riportati i dati disponibili acquisiti nel corso del periodo 1997-2001 per le acque della provincia di Catania adibite al consumo umano nonch alla loro qualit per i parametri: Coliformi totali, Coliformi fecali, Streptococchi fecali, Carica batterica a 36C, Carica batterica a 22C, Clostridi solfito-riduttori, Pseudomonas aerofila.
Tabella 1.2.1.2.2 - Riepilogo dei dati disponibili acquisiti nel corso degli anni 1997-2001 relativamente alle acque adibite al consumo umano (potabile). Anno N di impianti di potabilizzazione delle N punti di captazione pubblici e N totale di campioni acque controllati privati controllati analizzati 5 38 60 1997 4 49 88 1998 4 49 88 1999 6 55 89 2000 3 49 88 2001 Fonte: DAP di Catania

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Tabella 1.2.1.2.3 - Riepilogo dei dati disponibili acquisiti nel corso degli anni 1997-2001 relativamente alla qualit delle acque adibite al consumo umano (potabile). NCampioni prelevati dai punti di captazione fuori norma per i N N totale di seguenti parametri: Punti di Campioni Parametri StreptoCarica Carica Clostridi Pseudomocaptazione Anno Colifor- Coliforanalizzati analizzati cocchi batt. a batt. a solfitonas mi totali mi fecali fecali 36C 22C riduttori aerofila 60 38 221 21 11 5 10 1 0 4 1997 88 49 339 15 8 5 13 12 0 1 1998 94 55 700 12 8 3 12 12 1 2 1999 89 55 493 12 10 6 19 16 1 1 2000 138 73 593 23 11 4 17 9 3 3 2001 Fonte: DAP di Catania, 2001

Per il giudizio di qualit dalle analisi dei campioni prelevati dai punti di captazione si rileva che la maggior parte di essi rientrano nei limiti microbiologici fissati dal DPR 236/88. Per i campioni prelevati dai punti di controllo nelle reti di distribuzione la segnalazione di difformit dei parametri analitici dalla 236/88 ha portato in alcuni comuni alla ricerca delle cause e correzione di esse anche mediante riparazione delle condotte o miglioramento dei sistemi di potabilizzazione.

MESSINA Qui di seguito si riportano i dati disponibili acquisiti nel corso degli anni 1992-2002 relativamente alle acque adibite al consumo umano (potabile), nella provincia di Messina, nonch la concentrazione di Nitrati rispetto alla percentuale delle fonti di approvvigionamento idrico.
Tabella 1.2.1.2.4 - Riepilogo dei dati disponibili acquisiti nel corso dellanno 2001 relativamente alle acque adibite al consumo umano (potabile). N punti di captazione pubblici e privati N punti di captazione pubblici e controllati privati totale 410 520 Fonte: DAP Messina, 2002

Su un totale di 362 fonti di approvvigionamento idrico controllate negli ultimi dieci anni (anni 1992-2002), i dati relativi alla concentrazione di Nitrati sono stati i seguenti:
Tabella 1.2.1.2.5 - Concentrazione di nitrati rispetto al numero ed alla percentuale delle fonti di approvvigionamento idrico (anni 1992-2002) Concentrazione di Nitrati compresa tra: 0 e 10 mg/l 10 e 30 mg/l 30 e 50 mg/l Oltre i 50 mg/l Fonte: DAP Messina, 2002 N di fonti: 281 52 18 11 % di Fonti 77,62 14,36 4,98 3,04

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Figura 1.2.1.2.1 - Concentrazione di Nitrati rispetto alla percentuale delle fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Messina (1992-2002)

Concentrazioni di Nitrati nelle fonti di approvvigionamento idrico della Provincia di Messina

100 90
Percentuali di Fonti relative alla concentrazione di Nitrati

80 70 60 50 40 30 20 10 0
Concentrazione di Nitrati 0 - 10 mg/l 10 - 30 mg/l 30 - 50 mg/l Oltre i 50 mg/l

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Messina, 2001

Le fonti di Approvvigionamento le cui concentrazioni di NO3 hanno superato nel corso degli anni 1992-2002 il valore di 50 mg/l sono stati:

Tabella 1.2.1.2.6 - Fonti di approvvigionamento idrico le cui concentrazioni di Nitrati hanno superato il valore di 50 mg/l COMUNE NOME DELLA FONTE CONCENTRAZIONE DI NO3 in mg/l Barcellona Pozzo di Gotto Pozzo Petraro n3 70 Caronia "" Giardini Naxos "" "" Limina S. Agata Militello Milazzo "" "" Fonte: DAP di Messina, 2001 Pozzo Piana-Tortorella Pozzo Piana Pozzo Pigno n1 Pozzo Pigno n2 Pozzo Porticato Sorgente Gebbia Pozzo Papa Pozzo Raffineria n23 Pozzo Raffineria n17 Contura n3 91 59 60 60 55 62 52 74 64,4 50,4

SIRACUSA L'approvvigionamento idrico della citt di Siracusa avviene con prelievi da pozzi trivellati ubicati in tre localit diverse: ?? Contrada San Nicolan. 13 pozzi 34

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?? Contrada Dammusi n. 4 pozzi ?? Contrada Case bianche n. 3 pozzi Le frazioni di Belvedere e Cassibile si approvvigionano in maniera autonoma: ?? Pozzo Grottone Belvedere ?? Pozzo (Trappeto Vecchio e Spinagallo) Cassibile La quantit emunta dal sottosuolo su base annuale, secondo stime della SOGEAS, di circa 18 milioni di metri cubi che vengono immessi alla distribuzione tramite cinque serbatoi, secondo lo schema riepilogativo mostrato in tabella 1.2.1.2.7.
Tabella 1.2.1.2.7 Capacit dei serbatoi nella provincia di Siracusa Serbatoio Capacit (mc) Teracati 4.800 Bufalaro vecchio 2.400 Bufalaro nuovo 10.000 Cassibile 800 Belvedere 8 Fonte: DAP di Siracusa, 2001

La quantit dacqua erogata a Siracusa e la disponibilit sono pi che sufficienti, un po meno la qualit sia alle fonti di approvvigionamento, sia alla distribuzione. Tranne qualche eccezione le acque prelevate dal sottosuolo presentano uneccessiva concentrazione di Sali (sotto forma di cloruri, sodio, calcio e magnesio) che rendono il gusto poco gradevole. Sul fronte dei parametri microbiologici, indicatori di forme di inquinamento, i valori sono generalmente nella norma. Nella tabella sottostante sono mostrate le caratteristiche chimico-fisiche delle acque delle fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Siracusa.
Tabella 1.2.1.2.8 Caratteristiche chimico-fisiche delle provincia di Siracusa Residuo Acqua Cloruri fisso Serbatoio Teracati 1716 523 Serbatoio Bufalaro Alto 1327 342 Serbatoio Bufalaro Basso 1487 465 Pozzo Grottone (Belvedere) 399 32 Pozzo Trappeto 460 38 vecchio+Spinagallo (Cassibile) Pozzo Reimann 1 (anno 1995) 459 68 Fonte: DAP di Siracusa, 2001 acque delle fonti di approvvigionamento idrico della Sodio 228 149 174 22 24 28 Durezza 53 48 52 27 28 30 Calcio 129 125 128 67 96 84 Magnesio 51 43 49 25 16 23 Solfati 57 57 61 11 36 14 Nitrati 26 31 28 10 37 18

Nelle tabelle 1.2.1.2.9-10 sono riportati, invece, i dati riguardanti la concentrazione di Nitrati rispetto al numero di campioni analizzati nelle fonti di approvvigionamento idrico (anni 1997-2001). Inoltre sono mostrati il numero e la percentuale dei campioni analizzati la cui concentrazione di Nitrati risultata superiore a 50 mg/l (anni 1997-2001) e la relativa rappresentazione grafica.

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Tabella 1.2.1.2.9 - Concentrazione di Nitrati rispetto al numero di campioni analizzati nelle fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Siracusa (anni 1997-2001) concentrazione di N di campioni N totale di Anno nitrati compresa analizzati: campioni analizzati tra: 0 e 10 mg/l 101 10 e 30 mg/l 72 194 1997 30 e 50 mg/l 14 Oltre i 50 mg/l 7 0 e 10 mg/l 129 10 e 30 mg/l 90 231 1998 30 e 50 mg/l 6 Oltre i 50 mg/l 6 0 e 10 mg/l 119 10 e 30 mg/l 98 231 1999 30 e 50 mg/l 13 Oltre i 50 mg/l 1 0 e 10 mg/l 100 10 e 30 mg/l 93 204 2000 30 e 50 mg/l 8 Oltre i 50 mg/l 3 0 e 10 mg/l 106 10 e 30 mg/l 145 259 2001 30 e 50 mg/l 7 Oltre i 50 mg/l 1 Fonte: DAP Siracusa, 2001 Tabella 1.2.1.2.10 - Numero e percentuali di campioni analizzati delle fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Siracusa la cui concentrazione di Nitrati risultata superiore a 50 mg/l (anni 1997-2001) Anno N di campioni analizzati con concentrazioni di Nitrati > 50 mg/l: 7 6 1 3 1 % di campioni analizzati con concentrazioni di Nitrati > 50 mg/l: 3,61 2,60 0,43 1,47 0,39

1997 1998 1999 2000 2001 Fonte: DAP Siracusa, 2001

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Figura 1.2.1.2.2: Percentuali di campioni analizzati la cui concentrazione di Nitrati risultata superiore a 50 mg/l (anni 1997-2001)

Concentrazioni di Nitrati nelle fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Siracusa


55,84 52,06

Percentuale di campioni analizzati

49,02

60,00 50,00 40,00 30,00 20,00

51,52

42,42

45,59

37,11

38,96

40,93

55,98

Concentrazione di Nitrati: 0-10 mg/l Concentrazione di Nitrati: 1030 mg/l Concentrazione di Nitrati: 3050 mg/l

7,22 3,61

5,63 0,43

3,92 1,47

2,6 2,6

0,00 1997 1998 1999 2000 2001

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Siracusa, 2002

In particolare le fonti di Approvvigionamento in cui le concentrazioni dei Nitrati hanno superato il valore di 50 mg/l sono stati:
Tabella 1.2.1.2.11 - Fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Siracusa le cui concentrazioni di nitrati hanno superato il valore di 50 mg/l Anno Comune Pachino Rosolini Noto Noto C/da Magrentino Siracusa Siracusa Siracusa Siracusa Siracusa Cassibile Siracusa Noto Sortino Nome della Fonte Sorgente Scala Arangio Pozzo Miceli Pozzo Nasi Pozzo Nasi Pozzo Trivellato Pozzo Archimede Pozzo Archimede Pozzo Spinagallo Pozzo Spinagallo Pozzo Spinagallo Pozzo Vasques Pozzo Spinagallo Pozzo Nasi Pozzo Trivellato Pozzo Nasi Pozzo Spinagallo Pozzo Nasi Pozzo N 58 Concentrazione di NO3 in mg/l 66 77 82,4 94 99 239 239 51 53 53 64 72 73 80 67 68 86 152

1997

1998

1999 2000

Noto Siracusa Noto 2001 Melilli Fonte: DAP Siracusa, 2001

37

2,7 0,39

10,00

Concentrazione di Nitrati: oltre i 50 mg/l

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ENNA Su un totale di 23 fonti di approvvigionamento idrico controllate nel 2002 (fino al mese di giugno) in tutta la provincia di Enna, i dati relativi alla concentrazione di Nitrati sono stati i seguenti:

Tabella 1.2.1.2.12 - Concentrazione di Nitrati rispetto al numero ed alla percentuale delle fonti di approvvigionamento idrico (gennaio-giugno 2002) Concentrazione di Nitrati compresa tra: N di fonti: % di Fonti 0 e 10 mg/l 10 e 30 mg/l 30 e 50 mg/l Oltre i 50 mg/l Fonte: DAP Enna, 2002 Figura 1.2.1.2.3 - Concentrazione di Nitrati rispetto alla percentuale delle fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Enna (2002) 9 9 3 2 39,13 39,13 13,04 8,7

Concentrazioni di Nitrati nelle fonti di approvvigionamento idrico della Provincia di Enna

100 90
Percentuali di Fonti relative alla concentrazione di Nitrati

80 70 60 50 40 30 20 10 0
Concentrazione di Nitrati 0 - 10 mg/l 10 - 30 mg/l 30 - 50 mg/l Oltre i 50 mg/l

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati del DAP di Enna

Le fonti di Approvvigionamento la cui concentrazione di Nitrati ha superato il valore di 50 mg/l sono stati:
Tabella 1.2.1.2.13 - Fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Enna le cui concentrazioni di Nitrati hanno superato il valore di 50 mg/l NOME DELLA FONTE Sorgente: Campo sportivo Pozzo Pantano Fonte: DAP Enna, 2002 CONCENTRAZIONE DI NO3 in mg/l 94,05 95,36

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1.2.2 EMISSIONI E SCARICHI NEI CORPI IDRICI Le pressioni cui sono sottoposti i corpi idrici si presentano sotto due diverse forme: gli scarichi come fonti di inquinamento puntuali (scarichi da attivit produttive, da pubbliche fognature o da impianti di depurazione), e le fonti diffuse (reflui di tipo zootecnico o derivanti da pratiche agricole). Poter disporre di un adeguato sistema di catasto degli scarichi, che consentano una valutazione della quantificazione dei volumi e delle concentrazioni dei carichi inquinanti immessi nei corpi recettori, permetter di migliorare il loro trattamento a beneficio della qualit dellambiente idrico. In particolare i corpi ricettori degli scarichi degli impianti di depurazione della Sicilia sono costituiti per un terzo da torrenti, per un terzo da valloni e per il restante terzo da fiumi, mare e due laghi. Un inventario di recente avviato dallANPA, esteso a tutte la province, potr fornire informazioni circa gli aspetti strutturali e organizzativi, quelli geografico-amministrativi e quelli analitici sulla qualit delle emissioni. La difficolt di poter ottenere un quadro della situazione il pi possibile completo ed esaustivo sicuramente determinato dalla ritardata istituzione dellAgenzia Regionale per la Protezione Ambientale. Il ruolo ed i compiti dellAgenzia tramite il rilevamento delle strutture del Laboratoi Igiene e Profilassi consentiranno finalmente di mettere in rete lintero sistema dei controlli adeguandolo per riparare alle nuove e pi importanti esigenze di monitoraggio ambientale e superando lattuale disarticolazione strutturale. Lattuale disomogeneit nellinformazione di base non aiuta certo a disegnare oggi un immagine chiara sulla situazione degli scarichi e in generale delle infrastrutture fognarie e depurative in Sicilia. Il quadro complessivo della realt siciliana, non esaustivo di tutte le realt territoriali, comunque significativo in quanto riguarda il 55 % delle province. Il totale degli scarichi censiti ammonta a 692: di questi quasi i due terzi sono rappresentati da scarichi di origine civile e un terzo da scarichi di origine industriale. Una suddivisione degli scarichi censiti per bacino idrografico permetter di vedere la potenzialit degli effetti negativi che codesti scarichi provocano nei corpi ricettori quali valloni, torrenti, fiumi che costituiscono la rete di corpi idrici dei diversi bacini idrografici individuati (Tabelle I.2.2.1 e I.2.2.2 in allegato). Le informazioni che continuamente pervengono alla struttura centrale dellAgenzia dai Dipartimenti Provinciali (ex LIP) hanno sicuramente arricchito questo patrimonio di informazioni. Unulteriore attivit di ricognizione stata recentemente avviata dallARPA Sicilia attraverso le richieste fatte pervenire alle Capitanerie di Porto di Augusta, Catania, Messina, Mazara, Palermo, Porto Empedocle, Siracusa, Trapani e alle CPTA (Commissioni Provinciali per la Tutela dellAmbiente) delle nove province siciliane. In particolare con questa attivit si sono ricercate tutte le informazioni riguardanti i pareri rilasciati ai Comuni per lautorizzazione allo scarico delle acque reflue provenienti dalle attivit agro-alimentare che si immettono in acque superficiali con un numero dabitanti equivalenti (a.e..) > 4000 .

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1.2.3 IL SETTORE FOGNARIO Nonostante lAgenzia ha gi da pi di un anno avviato la ricognizione dei dati concernenti tutte le tematiche ambientali e in particolare quelle riferibili alla gestione degli scarichi idrici (caratteristiche quali-quantitativi dei reflui convogliati attraverso sistemi di fognatura, dei reflui in entrata e in uscita agli impianti di depurazione e dei reflui riutilizzati per scopi irrigui, industriali o civili), per disegnare lo stato di fatto della realt siciliana sulle infrastrutture fognario-depurative, che consente di effettuare la valutazione ex-ante al 1999 del POR Sicilia 2000-2006 nel presente documento ci si esclusivamente riferiti ai dati del Progetto obiettivo 1999 "Raccolta ed elaborazione dati sui sistemi depurativi e fognari dei Comuni della Sicilia finalizzati alla programmazione dei fondi comunitari 2000-2006 ed alla definizione della valutazione ambientale strategica e alla relazione sullo stato dellambiente della Regione", dellAssessorato Territorio Ambiente della Regione Sicilia del 1999 (SI.DE.R.S.). Alla data odierna si in possesso di n. 282 schede pervenute da parte di altrettanti Comuni e 1 Consorzio ASI, su un totale di 392 Comuni, corrispondenti al 72% del totale. Le suddette schede sono relative ad una popolazione residente complessiva di 3.227.153 abitanti su un totale di 5.100.000 circa, corrispondente al 63% della popolazione dellIsola. La popolazione non servita dalla rete fognante risultata di 792.841 abitanti, mentre quella servita risultata di 2.553.056 abitanti. Per i 282 Comuni oggetto del campione in esame, risultano ancora da realizzare: Km 2009 di fognatura nera e Km 1347 di fognatura mista (vedi Fig. 1.2.3.2)3. Nella Fig. 1.2.3.1 vengono riportati i dati relativi alla rete fognaria realizzata.
FIG. 1.2.3.1 Rete fognaria realizzata

5.000 4.500 4.000 3.500 3.000 Nera 2.500 2.000 1.500 1.000 500 AG CL CT EN ME PA RG SR TP Regione Mist a

Province e Regione

Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione Sicilia, 1999

I sistemi di drenaggio urbano sono usualmente classificati in sistemi unitari (fognatura MISTA) e sistemi separati (fognatura NERA). Nei primi i collettori convogliano sia le acque reflue, sia le acque meteoriche. Nei sistemi separati, invece, le acque reflue sono convogliate in collettori distinti da quelli destinati alle acque meteoriche. E evidente che luso delle reti fognarie unitarie causer disfunzionamenti degli impianti di depurazione dovuti a un sovraccarico idraulico, allorch la costruzione di sistemi separati rappresenta un tipo di finanziamento pi importante.

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1. ASA

FIG. 1.2.3.2 Rete fognaria da realizzare

2.500

2.000

1.500 Ner a Mista 1.000

500

AG CL CT EN ME PA RG SR TP Regione

P r ovi nce e Regi one

Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione Sicilia, 1999

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1. ASA

1.2.4 LA DEPURAZIONE I dati riportati nel presente paragrafo si riferiscono al campione di n. 282 Comuni di cui si dispone delle schede ricognitive (popolazione complessiva 3.227.153). Meno della met della popolazione siciliana campionata servita da un impianto di depurazione; il resto non ancora servito. Questa situazione si ripete a livello provinciale eccetto pochi casi (Messina, Ragusa e Trapani).
FIG. 1.2.4.1 - Abitanti equivalenti (ae) serviti e non allacciati

2.000.000

1.800.000

1.600.000

1.400.000

1.200.000 AE in atto ser viti 1.000.000 AE non al l acciati

800.000

600.000

400.000

200.000

AG CL CT EN ME PA RG SR TP Regione

P r ovi nce e Regi one

Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione Sicilia, 1999

Per quanto riguarda gli impianti di depurazione la popolazione non ancora servita risulta pari a 1.465.949 abitanti, mentre quella gi servita pari a 1.858.042. Il n. degli impianti di depurazione da realizzare di 112 e 37 sono quelli in corso di realizzazione.
Tabella 1.2.4.2 - Impianti di depurazione previsti, esistenti, in corso di realizzazione, da realizzare

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450

400

350

300 Previsti dal PARF 250 Esist ent i In corso di realizzazione 200 Da realizzare

150

100

50

AG CL CT EN ME PA RG SR TP Regione

P r ovince e Regione

Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione Sicilia, 1999

Nella Fig. 1.2.4.2 riportata la situazione complessiva degli impianti di depurazione previsti dal Piano di Risanamento delle Acque (allegato alla L.R. 27/86): dei 400 impianti previsti dal piano circa 150 sono in corso di realizzazione o da realizzare. La valutazione di alcune significative esperienze regionali indica come gli interventi sulla depurazione, pur necessari a contenere gli impatti negativi specie per alcune categorie di inquinanti chimici e microbiologici, non garantiscono adeguatamente la qualit ecologica complessiva dei corpi idrici. Tuttavia, la disponibilit di un efficiente sistema integrato di collettamento e depurazione resta uno strumento essenziale per la tutela delle risorse e la pianificazione degli interventi, per conseguire gli obiettivi delle politiche ambientali. Il recepimento della Direttiva 91/271/CEE sulle acque reflue urbane, avvenuto contestualmente allemanazione del DLgs 152/99 sulla tutela delle acque, fornisce lopportunit di completare ed ottimizzare il sistema di collettamento e depurazione di reflui urbani. Per ottemperare agli obblighi comunitari sono richiesti interventi urgenti e scadenzati con termini temporali precisi. Gli scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15.000 abitanti equivalenti dovranno essere sottoposti, entro il 2000, ad un trattamento secondario o equivalente. Entro il 2005 gli scarichi provenienti da agglomerati tra 10.000 e 15.000 e quelli tra 2.000 e 10.000, che recapitano in acque dolci e di transizione, dovranno essere analogamente trattati. Sono inoltre definiti precisi obiettivi di abbattimento che, nelle zone sensibili, per la tutela delle risorse destinate alla produzione di acqua potabile, richiedono labbattimento dell80% per il fosforo totale e del 70-80 % per lazoto totale.

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Fig. 1.2.4.3 - Popolazione residente, fluttuante e presente

1.800.000

1.600.000

1.400.000

1.200.000

1.000.000

resident e f lut t uant e

800.000

present e

600.000

400.000

200.000

AG CL CT EN ME Province PA RG SR TP

Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione Sicilia, 1999

Per il rispetto dei limiti di emissioni di materiale inquinante ci si attenuti fino ad oggi alle tabelle 2, 3, 4, 5, 6 della Legge Regionale del 15 maggio 1986, n. 27 che disciplina gli scarichi delle pubbliche fognature e degli scarichi degli insediamenti civili che non recapitano nelle pubbliche fognature. Dalla Fig. 1.2.4.4 Impianti secondo L.R. 27/86 si possono distinguere il numero di impianti che depurano il refluo secondo le diverse tabelle fissanti i limiti di emissione delle concentrazioni dei parametri inquinanti.
FIG. 1.2.4.4 - Impianti di depurazione secondo la legge regionale 27/86
Impianti secondo L.R. 27/86
140

120

100

80

60

40

20

Tabella 2 L.R. 27/86 Tabella 3 L.R. 27/86 Tabella 4 L.R. 27/86 Tabella 5 L.R. 27/86 Tabella 6 L.R. 27/86

AG CL CT EN ME PA RG SR TP Regione P r o v i nce e R e g i o ne

Fonte: Elaborazioni dati del Progetto Obiettivo 1999 - Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Regione Sicilia, 1999

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Per quanto riguarda gli scarichi provenienti da agglomerati con oltre 10000 a.e. (abitanti equivalenti) recapitanti in aree sensibili si fa presente tuttavia che la legge regionale n 27 del 15 maggio 1986 in materia di tutela delle acque contiene unapposita tabella (n 6) concernente i limiti di accettabilit per i suddetti scarichi recapitanti in laghi o invasi nonch corsi dacqua sversanti in laghi e invasi entro 5 km dal punto di confluenza; inoltre la sopraccitata legge regionale fa divieto di scarico nelle zone di foce, lagune e stagni salmastri. Solo quattro Comuni della provincia di Agrigento, uno della Provincia di Catania e uno della Provincia di Palermo, sono autorizzati nei limiti della predetta tabella 6 della legge regionale 27/86. Allo stato attuale fornire un quadro preciso e sufficientemente aggiornato della situazione del servizio di raccolta e depurazione delle acque reflue urbane non facile, nonostante il notevole lavoro di indagine portato a termine negli ultimi anni (ISTAT 1993, ARTA 1998). Un altro elemento importante il gi citato grave ritardo nellapplicazione della Legge 5 gennaio 1994, n. 36 che mantiene leccessiva frammentazione del sistema di gestione delle infrastrutture operanti nel complesso del ciclo idrico. Le attivit fondamentali attraverso cui attuare questa profonda riforma sono gli Ambiti Territoriali Ottimali (A.T.O.) e la disciplina delle forme e i modi della cooperazione tra gli Enti Locali.

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1.2.5 FANGHI DI DEPURAZIONE Uno degli aspetti della depurazione delle acque pi rilevanti dal punto di vista ambientale rappresentato dalla produzione di fango e dal recapito finale dello stesso. Infatti, se da un lato lattivit di depurazione contribuisce ad attenuare limpatto ambientale connesso agli inquinanti presenti nelle acque reflue, dallaltro essa determina a sua volta un impatto attraverso i sottoprodotti della depurazione quali, per lappunto, il fango. La considerazione delle diverse destinazioni finali dei fanghi prodotti permette in alcuni casi di verificare in che misura viene operato una sorta di trasferimento di impatto da un aspetto ambientale ad un altro: in particolare, attraverso lattenuazione dellinquinamento idrico conseguita per effetto della depurazione si pu determinare un minore impatto sulla qualit delle risorse idriche a fronte di un impatto determinato, ad esempio, sullaria a seguito dellincenerimento dei fanghi, o sul suolo a seguito dello stoccaggio del fango in loco e in discarica oppure attraverso il suo impiego in agricoltura; proseguendo nellultimo esempio, limpatto sul suolo, a sua volta, pu avere ripercussioni sulla qualit della produzione agricola o, restando nel campo delle risorse idriche, sulla qualit delle acque di falda. Oggi sono poche le attivit industriali agro-alimentari che utilizzano i fanghi di depurazione per la crescita di colture specifiche quali cereali, vigneti, uliveti etc. In allegato viene presentato il quadro sulluso dei fanghi di depurazione in agricoltura secondo il Decreto Legislativo 99/92: i dati riportati nella scheda sono aggiornati al 1998.

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1.2.6 AMBIENTE MARINO E COSTIERO 1.2.6.1 QUALIT DELLE ACQUE DELLAMBIENTE MARINO-COSTIERO Il tema delle acque costiere rappresenta uno dei settori pi importanti della Regione Sicilia visto che la costa di questa regione si estende per ben 1483,9 Km. Sino ad oggi, nonostante linteresse di molti enti di ricerca (CNR, ICRAM, Universit degli Studi), che a vario titolo si occupano di ambiente marino e costiero, non stato possibile attuare un vero e proprio monitoraggio se non il controllo di alcuni segmenti isolati di litorale di dimensioni limitate dellordine, al massimo, di poche centinaia di metri. Lultimo studio sullintera costa fu commissionato negli anni 1984-85 dalla Regione Siciliana - Assessorato Territorio ed Ambiente - al Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia Marina, Universit degli Studi di Messina. [AAVV (1984-85), Indagine oceanografica e correntometrica nelle acque costiere della Sicilia]. I dati, dunque, sono numerosi ma disaggregati e puntuali. Per quanto riguarda gli Enti territoriali solo una provincia, quella di Ragusa ed in particolare il Laboratorio di Igiene sez. medica, e la Provincia Regionale di Ragusa-Ass.to Territorio ed Ambiente settore Ecologia, ha presentato nel 2001 uno studio sistematico delle acque marine finalizzato al rilevamento di zone particolarmente sensibili allinquinamento e per le quali doverosa una maggiore protezione. Gli indicatori adottati nella ricerca sono tutti i macrodescrittori ed alcuni parametri addizionali enunciati nel D.Lgs. 152/99, nonch la risposta specifica di unalga monocellulare (Dunaliella Tertiolecta) particolarmente sensibile alla presenza di nutrienti e naturalmente anche delle sostanze tossiche nelle acque marine. I risultati dello studio hanno visto, per quanto riguarda i macrodescrittori, un peggioramento delle condizioni nei tratti di mare pi antropizzati: in particolare lazoto ammoniacale come anche quello nitrico ha raggiunto valori molto elevati nelle stazioni vicine alle condotte sottomarine, in prossimit del Golfo di Gela e al porto di Scoglitti; lazoto nitroso risulta pi alto in prossimit del porto di Pozzallo e della condotta sottomarina di S. Croce. Il fosforo ha presentato concentrazioni quasi uniformi con punte di innalzamento nel porto di Pozzallo e in prossimit della condotta sottomarina di S. Croce. Al contrario la distribuzione della clorofilla non presenta grandi variazioni cos come le ricerche batteriologiche, limitate ai parametri del D.Lgs. 152/99 e successive modifiche, cio alla ricerca degli streptococchi fecali che hanno dato tutte esito negativo ad eccezione della stazione del porto di Scoglitti. A causa dello stato di notevole disaggregazione dei dati riguardanti tutte le altre province, per dare unidea sullo stato di salute delle acque marino-costiere siciliane sono stati scelti gli indicatori balneabilit e controllo della balneazione. Lindicatore balneabilit , attualmente, un indicatore valido, sebbene il livello di definizione normalmente messo a disposizione dal Ministero della Salute con i suoi rapporti annuali non sia soddisfacente; il controllo della balneazione, daltro canto, un indicatore di risposta valido in quanto tutte le Province attuano un controllo pressoch completo, pur non essendo standardizzato il criterio con cui viene determinata la costa da controllare. La balneabilit ha come finalit quella di valutare il rapporto percentuale tra i Km di costa non balneabile ed i km di costa controllata o i km di costa totale ed esprime, sia il rapporto percentuale tra la lunghezza (in km) della costa dichiarata balneabile e quella effettivamente controllata, sia tra la costa vietata (per motivi dipendenti o indipendenti dallinquinamento) ed il totale della costa. La diversa interpretazione dei due rapporti consiste nel fatto che mentre il primo (costa balneabile/controllata) dipende esclusivamente dall'inquinamento delle acque, dovuto soprattutto a scarichi urbani, ed sensibile anche per una scala temporale limitata all'anno, il secondo (costa vietata/totale) significativo per un impatto anche di tipo potenziale (antropizzazio47

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ne della costa) e solo su scala temporale pi ampia (i divieti permanenti mostrano variazioni significative solo considerando periodi di 5-10 anni). Il controllo della qualit delle acque di balneazione essenzialmente regolamentato dal DPR 470/82 (attuazione della Direttiva 76/160/CEE), come modificato dall'art. 18 della Legge 422/2000. In base a questa norma sono stati individuati i seguenti parametri da analizzare:

Coliformi totali Coliformi fecali Streptococchi fecali Salmonelle

Colorazione pH Temperatura Fenoli

Oli minerali Ossigeno disciolto Sostanze tensioattive

Il campionamento, per le analisi necessarie per dare un giudizio di idoneit alla balneazione o all'opposto, per porre i divieti temporanei e/o permanenti, effettuato con frequenza quindicinale da aprile a settembre. Secondo il DPR 470/82 sono considerate acque di balneazione le acque dolci, correnti o di lago e le acque marine nelle quali la balneazione espressamente autorizzata ovvero non vietata. Tutte le zone permanentemente vietate alla balneazione, indicate dalle Regioni, vengono escluse dal sistema di controllo, sia che si tratti di divieti per motivi indipendenti dall'inquinamento, per esempio a causa della presenza di porti, zone militari, zone di tutela integrale, ecc., sia per motivi di inquinamento, risultanti dalle analisi. Inoltre, nel rapporto che ogni anno il Ministero della Salute pubblica sulla qualit delle acque di balneazione, sono considerate non balneabili anche tutte quelle zone dove non sono stati effettuati i controlli in numero conforme alla normativa ovvero non sono state per nulla controllate. Si tratta, in gran parte, di litorali difficilmente raggiungibili delle isole minori. In definitiva, sono stati ricavati due rapporti, espressi come percentuale di costa balneabile e come variazione nellultimo quinquennio: - il primo dato dalla costa balneabile, cio tutta la costa dove non sia vietata, permanentemente o temporaneamente e per motivi dipendenti o indipendenti dall'inquinamento, la balneazione e dove vi sia stato un campionamento sufficiente, in rapporto alla costa effettivamente controllata, intesa come differenza tra quella teoricamente da controllare e quella poco o nulla campionata; - il secondo risulta dalla lunghezza della costa vietata alla balneazione, permanentemente o temporaneamente per motivi dipendenti o indipendenti dall'inquinamento, esclusa quella sottoposta a protezione o tutela ambientale di qualsiasi tipo per la quale risulti interdetta alla balneazione (riserve marine, parchi,ecc.), rispetto alla costa provinciale totale. Tutti i dati sono ricavati dalla pubblicazione dei Ministero della Salute, Sistema Informativo Sanitario, Dipartimento della Prevenzione, Qualit delle acque di balneazione - Sintesi dei risultati della stagione 1995 dell'analoga del 1999 e del 2000. I parametri controllati per definire la balneabilit servono, essenzialmente, per valutare eventuale rischi igienico-sanitari derivanti da inquinamenti diretti dovuti a scarichi urbani o similari.

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Analizzando, quindi, in tabella 1.2.6.1.1 i dati della costa balneabile si osserva come la percentuale sia generalmente molto elevata in tutta lisola, con una media complessiva superiore al 95% con un incremento generale nel 2000 tranne che per le province di Agrigento e Caltanissetta. Dal confronto, inoltre, tra i dati del 1995 e quelli del 1999, emerge un miglioramento della condizione rispetto al passato, ci a fronte, evidentemente, di uno sforzo in atto per superare la precedente situazione. Infatti, nella maggior parte delle province, ad eccezione di Catania, Messina e Ragusa, la variazione 1995-99 sempre positiva. Per quanto riguarda il secondo rapporto (% di costa vietata/costa totale) si evidenzia l'importanza dei fattori di pressione specifici, cio quelli dovuti ad una diffusa antropizzazione delle coste e che non necessariamente hanno riflessi immediati sulla qualit delle acque di balneazione, ma possono essere sicuramente importanti per un impatto sugli ecosistemi acquatici a medio e lungo termine. Infatti, i valori elevati di costa vietata sono relativi a tutte quelle zone in cui si ha una elevata concentrazione delle attivit umane (grandi centri urbani, porti, poli industriali, ecc.) come nel caso di tutta la costa di Palermo e Siracusa. Il dato della Provincia di Trapani potrebbe essere attribuibile al notevole incremento del controllo di tutta la costa. Comunque in tutti i casi, a parziale compensazione di queste situazioni e di altre gi risolte, ci sono i dati della tendenza nel quinquennio, dai quali si evidenziano sostanziali e diffusi miglioramenti. A questa generale diminuzione dei divieti fanno eccezione la provincia di Catania e Trapani.
Tabella 1.2.6.1.1 - Percentuale di costa balneabile (su quella controllata) e di costa vietata (sul totale) delle province Siciliane nel 1999, variazione 1995-1999 e del 2000. Percentuale di Costa balneabile / costa controllata 1999 Palermo Catania Messina Siracusa 94,6 98,9 97,3 98,9 Variaz 1995-1999 2,6 -0,4 -1,8 0,6 2000 98,8 98,7 99,8 99,2 Percentuale di Costa vietata / costa totale 1999 32,3 22,6 9,9 40,4 4,3 20,5 3,4 6,8 Variaz. 1995-1999 -4,2 8,4 -5,6 -3,6 -12,3 -25,1 -1,1 2,9 2000 47,3 30,1 40,9 47,5 11,5 23,9 43,4 56,3

97,5 99,5 Ragusa -2,5 95,2 91,2 Caltanissetta 9,6 100,0 99,6 Agrigento 3,2 46,4 100,0 Trapani 1,2 Fonte: Elaborazione su dati Ministero della Salute, 1995-2000

Da cui si pu costruire i grafici della pagina seguente:

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Figura 1.2.6.1.1 - Percentuale di costa balneabile su quella controllata (anni 1999-2000) delle province Siciliane.

Percentuale di costa balneabile / costa controllata (anni 1999-2000)


Trapani Palermo Messina Agrigento Caltanissetta Catania Ragusa Siracusa
86,0 88,0 90,0 92,0 94,0 96,0 98,0
97,5 99,2 98,9 91,2 95,2 98,7 98,9 99,5 94,6 99,8 97,3 99,6 100 100 97,4 98,8

2000 1999

100,0

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 1999-2000 Figura 1.2.6.1.2 - Percentuale di costa vietata (sul totale) (anni 1999-2000) delle province Siciliane.

Percentuale di costa vietata / costa totale (anni 1999-2000)


Trapani Palermo Messina Agrigento Caltanissetta Catania Ragusa Siracusa
0,0 20,0
11,5 4,3 47,5 40,4 3,4 23,9 20,5 30,1 22,6 9,9 43,4 56,3 6,8 47,3 32,3 40,9

2000 1999

40,0

60,0

80,0

100,0

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 1999-2000

Il controllo della balneazione, invece, valuta il rapporto percentuale tra i km di costa sottoposti a controllo e quelli che ciascun soggetto tenuto a controllare, cio mette in evidenza la risposta delle diverse amministrazioni per adeguare i propri programmi di monitoraggio alle prescrizioni della normativa. In particolare rappresenta la percentuale di coste controllate in relazione alla costa totale comprendente anche tutte quelle zone che per caratteristiche morfologiche, idrologiche e geografiche si possono considerare, in gran parte, esenti da fenomeni di inquinamento antropico diretto, salvo casi sporadici, e comunque poco o nulla utilizzate dai bagnanti (coste alte e rocciose o difficilmente raggiungibili via terra). Tali zone, che anche teoricamente non sarebbero da controllare, vengono ugualmente inserite dal Ministero della Salute, 50

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nel computo dei km di costa da controllare, dal quale sono esclusi solo quei tratti espressamente sottoposti a divieto di balneazione. Tutti i dati, come per i precedenti indicatori, sono ricavati dalla pubblicazione del Ministero della Salute, Sistema Informativo Sanitario, Dipartimento della Prevenzione, Qualit delle acque di balneazione - Sintesi dei risultati della stagione 1995 e analoga del 1999, ovvero dagli esiti delle analisi eseguite con frequenza bimensile dai DAP e trasmessi al Ministero della Sanit il cui Ministro della Salute riferisce i risultati del programma di sorveglianza al Parlamento il 31 marzo di ogni anno.
Tabella 1.2.6.1.2 - Percentuale di costa controllata sul totale della costa da controllare delle province Siciliane nel 1999, variazione 1995-1999 e nel 2000 Percentuale di Costa controllata / costa da controllare 1999 Variaz. 1995-1999 2000 79,7 5,0 79,3 Palermo 93,7 18,2 90,6 Catania 93,4 11,3 65,3 Messina 94,5 8,6 97,3 Siracusa 58,8 20,9 90,9 Ragusa 100 11,3 100,0 Caltanissetta 58,8 20,9 58,8 Agrigento 45,9 1,0 46,4 Trapani Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 1995-2000

Dallesame dei dati del 2000 possiamo osservare che, per il 50% delle province, viene controllata tutta la costa o quasi. La provincia di Caltanissetta presenta una percentuale del 100% ed in 3 province (Catania, Siracusa e Ragusa) la percentuale di costa sottoposta a controllo compresa tra il 90 e il 97%.
Figura 1.2.6.1.3 - Percentuale di costa controllata su quella da controllare delle province Siciliane (anni 19992000)

Percentuale di costa controllata / costa da controllare (anni 1999-2000)


Trapani Palermo Messina Agrigento Caltanissetta Catania Ragusa Siracusa
0 20 40 60 80
58,8 97,3 94,5 90,6 93,7 90,9 58,8 58,8 100 100 65,3 46,4 45,9 79,3 79,7 93,4

2000 1999

100

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 1999-2000

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Ecco come appare la situazione delle acque di balneazione in Sicilia nellanno 2000:
Figura 1.2.6.1.4 - Qualit delle acque di balneazione della Sicilia stagione 2000

Qualit delle acque di Balneazione Regione Sicilia (Stagione 2000)


Costa balneabile 56,34% Costa insufficientemente campionata 6,84%

Costa vietata per motivi indipendenti dall'inquinamento 11,77%

Costa vietata permanentemente per inquinamento 4,04%

Costa non controllata 20,59%

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati Ministero della Salute, 2000

La tabelle che seguono consentono di valutare la mole di lavoro svolto, nel 2000, dai vari DAP; essa evidenzia che il numero medio di campioni prelevati per punto nel 2000 presenta contenuti scostamenti rispetto al valore di legge (12 campioni per punto). Taluni sensibili discostamenti da detto valore dipendono per taluni laboratori dallapplicazione, per determinate zone della facolt di cui alla nota (1) dellallegato 1 al D.P.R. 470/82 che consente di ridurre di un fattore 2 la frequenza dei campionamenti quando le analisi effettuate negli ultimi due periodi di campionamento hanno dato costantemente risultati favorevoli per tutti i parametri dellallegato stesso e quando non sia pervenuto alcun fattore di deterioramento della qualit delle acque. Nelle tabelle che seguono sono stati elaborati i risultati relativi ai punti campionati almeno 11 volte. In tabella 1.2.6.1.3 si riportano i dati riguardanti il n dei punti di campionamento, il n dei campionamenti effettuati, il n medio di campioni per punto di prelievo, la percentuale di campioni favorevoli rispetto ai punti fissati dalla normativa per singola provincia. Il relativo grafico (Fig. 1.2.6.5) mostra la percentuale di campioni favorevoli per singola provincia.

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Tabella 1.2.6.1.3 - N punti di campionamento, n campioni effettuati, n medio di campioni per punto di prelievo, percentuale di campioni favorevoli rispetto ai punti fissati dalla normativa per singola provincia. Punti fissati N punti di campionamento N campioni effettuati 989 1232 1789 857 264 502 720 1564 N medio di campioni per punto di prelievo 11,9 10,2 6,8 12,1 12 9,7 12 12 Percentuale di Campioni favorevoli: 100 92,3 98,4 98,9 91,6 88,8 99 97,4

83 83 Trapani 121 121 Palermo 263 263 Messina 71 71 Agrigento 22 22 Caltanissetta 52 52 Catania 60 60 Ragusa 130 130 Siracusa Fonte: Ministero della Salute, 2000

Figura 1.2.6.1.5 - Percentuale di campioni favorevoli per singola provincia secondo il D.P.R. 470/82 e successive modifiche

Percentuale di Campioni favorevoli per Provincia secondo il D.P.R. 470/82 (anno 2000)
ani Trap rmo Pale sina Mes ento Agrig tta nisse Calta nia Cata usa Rag usa Sirac
82 84 86 88 90 92 94 96
97,4 88,8 92,3 100

98,4

98,9

91,6

99

98

100

Fonte: Ministero della Salute, 2000

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Nella tabella 1.2.6.1.4. e relativo grafico (Figura 1.2.6.1.6) si riportano i dati sulla ripartizione percentuale dellinquinamento secondo i parametri citati dal D.P.R. 470/82 per singola provincia.

Tabella 1.2.6.1.4 - Ripartizione percentuale dellinquinamento secondo i parametri citati dal D.P.R. 470/82 RIPARTIZIONE PERCENTUALE DELL'INQUINAMENTO SECONDO I PARAMETRI: TP PA ME AG CL CT RG SR 0 7,9 16,4 0 23,6 13,5 0 26,4 Coliformi totali 0 51,6 32,8 81,9 23,6 43,3 45,6 39,6 Coliformi fecali 0 35,6 14,6 18,1 5,8 28,8 36,4 29,7 Streptococchi fecali 0 0 0 0 0 0 0 0 Salmonelle 0 0 0 0 0 0 0 0 Enterovirus 0 0 0 0 0 0 9 0 pH 0 0 14,5 0 0 0 0 0 Colorazione 0 0 10,9 0 0 0 0 0 Trasparenza 0 0 0 0 0 0 0 0 Oli minerali 0 0 3,6 0 47 0 0 0 Sostanze tensioattive 0 0 0 0 0 0 0 0 Fenoli 0 4,9 7,2 0 0 14,4 9 4,3 Ossigeno disciolto Fonte: Ministero della Salute, 2000

Figura 1.2.6.1.6 - Ripartizione percentuale dellinquinamento secondo alcuni parametri del D.P.R. 470/82

Ripartizione percentuale dell'inquinamento secondo alcuni parametri del D.P.R.470/82 (anno 2000)
100 90 80

Valori Percentuali

70 60 50 40 30 20 10 0
Pa ler mo Ca tan ia Me ssi na Ra gu sa Tra pa ni a Ag rig en to Ca lta nis set t Sir acu sa

Coliformi totali Colorazione

Coliformi fecali Trasparenza

Streptococchi fecali Sostanze tensioattive

pH Ossigeno disciolto

Fonte: Ministero della Salute, 2000

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1.2.6.2 PESCA E ACQUACULTURA La diminuizione della pesca marittima e lagunare in misura del 50 % dal 1997 al 1999 (dati Istat in allegato) dimostra che leccessivo sforzo di pesca nei mari siciliani sta incidendo negativamente sulla fauna ittica presente. Anche il trend degli ultimi venti anni manifesta una crescente depauperazione delle specie ittiche (dati Istat in allegato). In termini di prodotto pescato, pesci , molluschi e crostacei nei mari della Regione Sicilia stanno tra loro in un rapporto 4:1:1, in termini di peso (dati Istat in allegato). La consistenza della flotta da pesca siciliana rappresenta un quarto di quella nazionale in termini di numero di battelli e un terzo per quanto riguarda la tonnellate di stazza lorda] [TSL] (t.): inoltre le tecniche di pesca pi impattanti per lecosistema marino (in particolare la tecnica a strascico) sono in dotazione circa del 10% del numero dei battelli della flotta siciliana.
Fig. 1.2.6.2.1 Numero dei battelli per sistemi di pesca utilizzati (1996-2000)
N Battelli 1996-2000
5.000 4.500 4.000 3.500 3.000 2.500 2.000 1.500 1.000 500 1996 1997 1998 Anni 1999 2000 St r ascico Volant e Circuizione Draghe Piccola pesca Polivalent i TOTALE

Fonte: MIPAF - Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana

Tabella 1.2.6.2.3 : Produzione media nazionale e regionale di specie marine; numero di impianti - anni 1998, 1999

PRODUZ. ANNUALE (t)

IMPIANTI DI SPECIE MARINE 1998 1999


N impianti di cui gabbie in mare N impianti di cui gabbie in mare

PRODUZIONE GLOBALE MEDIA (t/n impianti)

REGIONE
Sicilia

1998

1999

1998

1999

2.000 Italia

2.300

11 79

5 19

11 80

5 22

182 128

209 146

11.660 10.100 Fonte: Associazione Piscicoltori Italiani API

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Unimportante alternativa allimpatto dello sforzo di pesca in mare lo sviluppo di impianti di acquacoltura e di maricoltura. La produzione oggi rappresenta solamente circa il 3 % del pescato marittimo e lagunare; difficilmente questo dato aumenter nonostante gli sforzi finanziari del governo siciliano per promuoverla. Allo scopo di disegnare in modo trasparente le realt produttive secondo filiere ittiche ben controllate, importante rilevare la scarsit di aziende certificate ISO 9000 (solo due) e lassenza di aziende certificate EMAS (vedi Tabella I.2.6.2.2). Dai tre consorzi di ripopolamento ittico (Patti, Catania, Castellammare del Golfo) si sono desunti il numero ed il tipo di barriere artificiali (vedi Tabella I.2.6.2.3).

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1.2.7 AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI La legge 5 gennaio 1994, n. 36 Disposizioni in materia di risorse idriche ha lo scopo di riorganizzare il sistema dei servizi idrici in Italia stabilendo una netta separazione di ruoli tra lattivit di indirizzo e controllo e quella pi propriamente gestionale; tale normativa definisce inoltre come servizio idrico integrato linsieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. In attesa della piena applicazione della legge, i servizi idrici cos definiti appaiono ancora molto frammentati sotto il profilo territoriale e gestionale. Ci spiega in parte linsufficiente attenzione di cui soffrono sul piano statistico, come evidenziato dal fatto che lultimo quadro completo relativo al 1996. Un indicazione pi illuminante, anche se soggettiva, in merito alla variegata situazione reale fornita dal sondaggio campionario dellISTAT sulla percezione della qualit del servizio da parte degli utenti. Risulta che il 14% degli italiani denuncia irregolarit nellerogazione dellacqua. Il fenomeno inversamente correlato alla dimensione dei Comuni; inoltre peggiora da Nord a Sud. Grave, pur senza raggiungere i picchi della Calabria, risulta la situazione in Sicilia ( 29,7%). Lo scenario sopra descritto non mutato molto da quello che indusse il legislatore ad avviare una radicale riforma del settore con la legge 36/94. LA RIFORMA Con la 36/94 infatti, per superare la frammentazione che caratterizza la gestione attuale delle acque, stato previsto la costituzione di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) individuati attraverso l'integrazione territoriale (definizione di bacini di utenza minimi) e l'integrazione funzionale delle diverse attivit del ciclo. Dopo avere costituito a livello centrale il Comitato come organo di vigilanza indipendente dalla pubblica amministrazione, la legge ha cos configurato il percorso applicativo: - le Regioni: approvano le norme di applicazione; definiscono la delimitazione territoriale e la forma istituzionale degli ATO; adottano una convenzione tipo e relativo disciplinare per regolare i rapporti fra gli enti locali e i soggetti gestori; - i Comuni e le Province: organizzano il servizio idrico integrato, procedendo alla costituzione degli ambiti; - lAmbito: definisce il Piano per ladeguamento delle infrastrutture e il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento del servizio; affida il servizio idrico integrato al gestore, sulla base di una convenzione/contratto; effettua lattivit di controllo sul gestore rispetto alla realizzazione del Piano.

1.2.7.1 LA SITUAZIONE REGIONALE A livello periferico, tutte le Regioni si sono dotate della prevista legge attuativa, tranne la Regione Trentino-Alto Adige che, per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale, ne risulta esentata. Risultano cos configurati 89 ATO; e il dato basta da solo a indicare la portata della riforma, ricordando le oltre 8.000 gestioni esistenti. In Sicilia la legge regionale attuativa della 36/94 e la l.r. 27/04/1999 n. 10 A livello locale la legge attribuisce alle Regioni il compito di emanare disposizioni per l individuazione e delimitazione degli ATO (art.8) e di adottare una convenzione tipo, mentre a 57

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Province e Comuni spettano lorganizzazione e laffidamento della gestione del servizio idrico, secondo forme e modi di cooperazione previsti da leggi nazionali e regionali. Le stesse leggi contengono scelte e indicazioni applicative in parte omogenee ed in parte diverse: - per la perimetrazione degli ATO, la Sicilia ha delimitato gli stessi coincidenti coi confini provinciali ; - la forma di cooperazione fra Comuni varia da Regione a Regione: in alcuni casi si scelta la forma del consorzio (art. 31 decreto legislativo 267/00), con la realizzazione di una vera e propria struttura tecnica e amministrativa (Consiglio di Amministrazione, Assemblea dei Sindaci), in altri si individuato la convenzione fra enti (art. 30 decreto legislativo 267/00), affidando di solito alla Provincia il ruolo di coordinamento, in altri ancora si lasciata libera scelta fra le due forme; A livello locale la legge attribuisce alle Regioni il compito di emanare disposizioni per l individuazione e delimitazione degli ATO (art.8) e di adottare una convenzione tipo, mentre a Province e Comuni spettano lorganizzazione e laffidamento della gestione del servizio idrico, secondo forme e modi di cooperazione previsti da leggi nazionali e regionali. Una volta insediati, gli Ambiti definiscono il Piano per ladeguamento delle infrastrutture e il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento del servizio; procedono allaffidamento del servizio idrico integrato al gestore, sulla base di una convenzione/contratto; effettuano poi lattivit di controllo sul gestore per verificarne la corrispondenza agli obiettivi e ai livelli di servizio stabiliti nel piano e nella convenzione. In Sicilia nessun Ambito si ancora insediato e non si sono neanche definite le forme associative previste. Una volta insediatosi, lAmbito deve compiere la ricognizione delle opere di acquedotto, fognatura e depurazione, secondo quanto previsto dallart. 11, c. 3 della legge 36/94. In alcuni casi, tuttavia, la ricognizione stata avviata prima, ad opera di organi regionali o centrali. In particolare ci avvenuto al Sud, attraverso la Sogesid S.p.A.. E il caso anche dei 4 ATO siciliani non ancora insediati, ma nei quali le ricognizioni sono terminate. Il confronto tra la situazione esistente e gli obiettivi consente allATO di individuare il piano degli investimenti che costituisce parte determinante del Piano dAmbito. LAmbito deve poi scegliere la forma di gestione del servizio idrico integrato fra la concessione a terzi o laffidamento diretto a societ miste a maggioranza pubblica (a determinate condizioni).

1.2.7.2 OSSERVAZIONI FINALI Alla fine ti tali considerazioni, il risultato potrebbe a buon diritto essere giudicato sconfortante, tanto pi se si pensa che la legge prevedeva 12 mesi, tra adempimenti regionali e locali, per lorganizzazione del servizio idrico integrato. Ma il giudizio cambia se si considera la dinamica degli eventi nellarco temporale considerato. Ci si avvede, allora, che lultimo biennio mostra unaccelerazione confortante. Altri elementi soggettivi, raccolti nei contatti con la autorit regionali, confermano che la volont di procedere nella riforma diffuso, anche se non generalizzato. Molto determinata, poi, appare la volont del nuovo Governo che nel DPEF 2002-2006 (par. III.2.8) ha preso limpegno di studiare le forme pi opportune per promuovere la privatizzazione dei servizi pubblici locali, attuando il principio della netta separazione tra funzioni di indirizzo e controllo e funzioni di gestione, principio che, come si visto, alla base della legge 36/94. 58

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1.2.8 IL CICLO INTEGRATO La situazione di emergenza idrica divenuta ormai ordinaria in Sicilia non certo la prova che questa sia una regione arida, dove le piogge non sono sufficienti a soddisfare il locale fabbisogno idropotabile, irriguo ed industriale, ma la dimostrazione della scarsa efficacia con cui il problema dellacqua stato affrontato da tutti gli enti preposti. Anche se negli ultimi 50 anni le precipitazioni meteoriche sono diminuite di circa il 10-15%, lapporto che ne deriva largamente sufficiente rispetto alle esigenze dellisola. lo stato dei servizi idrici, piuttosto, ad apparire molto carente in tutte e tre le fasi relative del ciclo dellacqua: adduzione e distribuzione, trasporto delle acque reflue e trattamento degli scarichi. Le principali criticit sono: - approvvigionamento insufficiente rispetto al fabbisogno dellisola; - acquedotti insufficienti e non idonei al servizio; - elevata percentuale di acqua dispersa nella fase che va dalladduzione alla erogazione agli utenti; - mancanza di un unico ente regionale in grado di pianificare la risorsa idrica disponibile; - utilizzo in agricoltura di sistemi di irrigazione poco compatibili con le attuali disponibilit idriche; - mancata utilizzazione delle acque derivanti dagli impianti di depurazione; - mancata gestione integrata della risorsa idrica disponibile; Se in parte tali deficit possono essere attribuiti alle inefficienze gestionali, sicuramente essi testimoniano anche unelevata carenza di infrastrutture idriche, la mancanza di adeguamento di quelle esistenti e una scarsa manutenzione ordinaria e straordinaria.

1.2.8.1 LE RISORSE IDRICHE DISPONIBILI Riferendosi allintera superficie siciliana, che di 25.708 km2, per una precipitazione media annua di circa 679 mm (calcolata su 174 stazioni per il periodo 1951-1994), si ottiene un volume idrico annuo disponibile, al netto dellevapotraspirazione, di circa 7,5 miliardi di m3 (238.000 l/sec). Questo volume dacqua defluisce in superficie, attraverso i corsi dacqua, o si infiltra nel sottosuolo alimentando le falde idriche sotterranee. Considerato che una stima, anche piuttosto larga, del fabbisogno globale dellisola di circa 3,2 miliardi di m3 (100.000 l/sec) ci si rende subito conto di come le risorse idriche disponibili siano pi del doppio rispetto al fabbisogno. Valutazioni effettuate agli inizi degli anni 90, ancora attendibili, dimostrano che la risorsa idrica annualmente disponibile per le varie esigenze il 73% del fabbisogno totale. Ci vuol dire che in condizioni di ordinariet, il sistema di approvvigionamento non riesce a coprire il fabbisogno; questo si verifica perch mancano le opere in grado di immagazzinare o rendere disponibili almeno i volumi dacqua necessari. In tale situazione, gi di per se emergenziale, il sistema entra in crisi quando, per ragioni assolutamente fisiologiche nellambito della variabilit annuale del regime pluviometrico, si verificano diminuzioni delle precipitazioni (20-40%). 59

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Le precipitazioni, liquide e solide, che si verificano durante un anno idrologico medio, pur non essendo abbondanti, sono quindi pi che sufficienti a coprire le varie necessit idriche della regione, lunico problema la loro distribuzione durante dellanno. L80% delle precipitazioni si verifica in un arco di tempo che va da ottobre a marzo, mentre nel periodo aprile settembre lapporto meteorico estremamente ridotto ed in particolare nei tre mesi estivi quasi nullo.

1.2.8.2 LAPPROVVIGIONAMENTO IDRO-POTABILE IN SICILIA Lacqua utilizzata per il servizio idropotabile in Sicilia proviene in larga misura dai corsi dacqua superficiali, le cui portate, fortemente variabili da stagione a stagione e da anno ad anno, sono regolate da invasi artificiali e solo in piccola parte derivate con impianti ad acqua fluente. Unaliquota non piccola della risorsa utilizzata proviene anche dalla dissalazione dellacqua marina mentre attingimenti alquanto cospicui da falde sotterranee si hanno in prevalenza nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa. Un quadro dei fabbisogni delle risorse disponibili e dei conseguenti sbilanciamenti tra le seconde ed i primi (quasi sempre si tratta di deficit) evidenziato dalla tabella riportata di seguito, nella quale i dati sono aggregati per sub-aree secondo la suddivisione che tradizionalmente viene considerata nellanalisi di queste problematiche. Da una lettura della tabella sotto riportata sembrerebbe che il deficit tra fabbisogni e risorse disponibili sia accettabile, almeno per buona parte della Regione. In realt , come ben noto, la situazione dellidropotabile in gran parte del territorio siciliano insostenibile.
Tabella 1.2.8.2.1 Fabbisogni e risorse disponibili in Sicilia suddivisi per aree
AREA SISTEMI
SISTEMA AGGREGATO PALERMO E COMUNI COSTIERI SISTEMA MONTESCURO EST SISTEMA FAVARA MONTEDORO COMUNI APPROVVIGGIONATI DA ACQUEDOTTI AUTONOMI SISTEMA MONTESCURO OVEST SISTEMA AGGREGATO TRAPANI E COMUNI COSTIERI

FABBISOGNI 6 ANNUI (10 mc)

RISORSE 6 DISPONIBILI (10 mc)

DEFFICIT O 6 SURPLUS (10 mc)

109,3 3 4,1 29,8 14,5 16,1

107,9 2,2 4 16,1 10,5 14,7

-1,4 -0,8 -0,1 -13,7 -4 -1,4

NORD OCCIDENTALE

SUD OCCIDENTALE

COMUNI APPROVVIGGIONATI DA ACQUEDOTTI AUTONOMI

22,4 10,5 4,3 5,8 35,4

13,6 9,2 7 5,8 34,3

-8,8 -1,3 2,7 0 -0,8

SISTEMA FONACO E MADONIE OVEST MADONIE EST BLUFI SISTEMA DEGLI ACQUEDOTTI INTERCONNESSI TRE SORGENTI-

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INTERCONNESSI TRE SORGENTIVOLTANO-GELA-AGRIGENTO CENTRO MERIDIONALE

SISTEMA DEGLI ACQUEDOTTI INTERCONNESSI CASALE E FAVARA DI BURGIO SISTEMA CITTA' DI AGRIGENTO SISTEMA CITTA' DI CALTANISSETTA COMUNI APPROVVIGGIONATI DA ACQUEDOTTI AUTONOMI

12,1 6,8 7,4 4,3 175 109 62 40

14,5 2,4 3,7 2,5 150,4 182 74 -

2,4 -4,4 -3,7 -1,8 24,6 73 12 -

CENTRO ORINTALE

SISTEMA SIMETO LENTINI SISTEMA ACQUEDOTTI ETNEI SISTEMA MESSINESE IONICO

NORD ORINTALE

APPROVVIGIONAMENTO SOLO DA FONTI LOCALI AUTONOME

Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.);

1.2.8.3 LE FONTI Il totale delle fonti di approvvigionamento attualmente disponibili (sorgenti, pozzi, gallerie drenanti, invasi, dissalatori, acqua di risulta dei depuratori) non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno attuale della regione. Il grado di utilizzazione delle risorse idriche superficiali fortemente condizionato dalla realizzazione di grandi strutture di raccolta, una soluzione estremamente semplice che consente di immagazzinare lacqua durante le stagioni piovose per poi poterla utilizzare durante la stagione secca. La natura ci fornisce gia un simile sistema che costituito dalle falde idriche sotterranee, mentre per le acque superficiali gli invasi artificiali sono in grado di assolvere pienamente questo compito. La quantit dacqua disponibile negli invasi artificiali non per sufficiente rispetto alle esigenze da soddisfare. Questo volume verr inoltre progressivamente diminuito in quanto le condizioni di sicurezza delle dighe non sono mantenute nel tempo, poich non esiste un piano per la loro manutenzione ordinaria straordinaria. La situazione si prospetta sempre pi drammatica, dal momento che, il servizio dighe, limiter sempre di pi le autorizzazioni dei volumi dacqua che potranno essere invasati. Gi oggi nelle 5 province interessate dallemergenza idrica, rispetto ad una potenzialit massima di invaso di 933.5 milioni di m3, quella autorizzata dal Servizio Nazionale Dighe (SND) di solo 533.98 milioni di m3, con una penalizzazione di 399.52 milioni di m3. Si cos verificato che in alcuni invasi, una volta raggiunto il volume autorizzato, il resto dellacqua disponibile stata messa a discarica. Sarebbe necessario dotare le dighe di sistemi di sicurezza e di controllo per la loro normale utenza e collegare, con una rete di condotte, gli invasi stessi al fine di convogliare le acque in eccesso dove vi carenza. La situazione delle acque sotterranee non pi confortante, in quanto attualmente bisogna confrontarsi con una conoscenza insufficiente degli acquiferi presenti sullIsola.

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In molti casi, non esiste una stima delle potenzialit delle falde e dei volumi dacqua che possono essere prelevati e vi inoltre una diffusa presenza di pozzi abusivi che prelevano dalle falde idriche quantit non controllate di acqua. Il pi delle volte, questi prelievi, intaccano le riserve geologiche dellacquifero e in alcuni casi, leccessivo emungimento provoca la contaminazione marina degli acquiferi costieri. Esiste poi il grosso problema delle sorgenti che si perdono in mare che potrebbero permettere, attraverso il loro recupero, un miglioramento della disponibilit idrica totale senza intaccare le riserve attualmente disponibili. Questa situazione rende impossibile una gestione razionale delle acque sotterranee.

1.2.8.4 TRASPORTO E DISTRIBUZIONE DELLACQUA Le opere di trasporto delle acque in Sicilia possono essere cos classificate: - acquedotti con limitata rete di adduzione in ragione della disponibilit locale della risorsa necessaria (province di Siracusa, Ragusa, Catania e fascia tirrenica del messinese) - acquedotti con estese e diffuse opere di trasporto dellacqua (province di Agrigento, Caltanissetta, Enna e Trapani) con risorse idriche distanti dai centri di consumo ed in parte invasate. Gli impianti a ci destinati sono complessi anche perch presentano un elevato livello di interconnessione. La gestione di questi acquedotti non agevole e la relativa gestione affidata allE.A.S. - acquedotti metropolitani (citt di Palermo, Catania e Messina) con impianti che provvedono sia alla produzione che alla distribuzione. Il numero complessivo di acquedotti di circa 450 con una erogazione di 370 Mmc/anno. Riassumendo nelle province di Enna, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e nelle aree metropolitane di Messina e Palermo, lapprovvigionamento idropotabile dipende da grandi acquedotti, mentre nelle restanti province gli acquedotti servono singoli centri di consumo. Quanto alle isole ci si limita a segnalare che lapprovvigionamento avviene in alcuni casi (Favignana e Marittimo) con trasporto della risorsa necessaria (o parte di essa) tramite acquedotto sottomarino, in altre (Ustica, Lipari, Lampedusa) con acqua dissalata e negli altri con trasporto dacqua con navi a ci adibite.

1.2.8.5 SISTEMI DI GESTIONE DEGLI ACQUEDOTTI Le infrastrutture acquedottistiche della Sicilia presentano delle gravi carenze dovute allinadeguatezza delle strutture. Diversi sono i progetti proposti dai vari enti gestori per migliorare le reti di distribuzione nellarea siciliana, ma sicuramente sar necessario introdurre nuovi collegamenti per servire le aree maggiormente interessate dallemergenza (Agrigentino e Nisseno), anche alla luce di nuove risorse. Le principali reti di distribuzione dellacqua in Sicilia sono: - rete idrica Ente Acquedotti Siciliani (E.A.S.); - rete idrica AMAP. La vetustit delle reti di distribuzione che sono anche inadeguate rispetto alle esigenze gestionali risulta evidente in due circostanze:

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- la prima riguarda, in prevalenza, le reti cittadine che hanno perdite che in alcuni casi raggiungono il 50% dellacqua immessa in rete. Un tipico caso era quello della rete idrica di Palermo attualmente in rifacimento che, specialmente nel centro storico, aveva perdite che superavano il 50%; ci significava immettere in rete oltre 2000 l/sec per distribuirne circa 1000. Chiaramente questo problema, considerato che lacqua non viene erogata in maniera continua, ha anche aspetti igienico sanitari non indifferenti; - la seconda riguarda invece gli acquedotti che veicolano le acque delle zone di approvvigionamento a quelle di utenza. Tali reti solo in pochi casi sono interconnesse in maniera da indirizzare lacqua che in alcune zone pu essere in eccesso verso zone dove invece pu esistere un deficit, problema acuito dalle reti che sono costituite da singoli enti solo per soddisfare le proprie esigenze tenendo conto delle possibili integrazioni delle risorse. Si far ora riferimento allE.A.S. che lEnte che gestisce le grandi opere di trasporto in Sicilia: le conclusioni possono essere estese agevolmente allintero servizio idrico siciliano. LEnte Acquedotti Siciliani (E.A.S.) un ente di diritto pubblico a carattere regionale, istituito con R.D. n.24 del 19.01.1943 per provvedere: - alla costruzione di acquedotti a servizi di centri abitati; - al completamento di quelli in corso di costruzione a cura di Stato, Comuni e Consorzi; - alla sistemazione di quelli esistenti per aumentarne lefficienza; - alla manutenzione ed esercizio degli acquedotti. LEnte Acquedotti Siciliani effettua lapprovvigionamento idropotabile su gran parte del territorio siciliano, attraverso grandi reti di distribuzione esterna ed acquedotti locali, secondo due livelli di servizio (adduzione ai serbatoi e distribuzione in rete interna direttamente gestita). I comuni in cui lEAS effettua almeno uno dei due servizi di adduzione o distribuzione finale sono 174 per una popolazione complessiva di 1.898.000 abitanti (dati ISTAT 1999). La presenza dellEnte marginale nellarea centrale e sud-orientale dellisola (province di Catania, Ragusa e Siracusa) mentre diventa pi consistente nellarea centro e sud-occidentale della regione fino a diventare predominante se non esclusiva, dal punto di vista dellapprovvigionamento e della distribuzione, nella provincia di Caltanissetta. Larea del territorio siciliano dove gli squilibri tra domanda ed offerta idrica sono pi forti, certamente quella costituita dallinsieme delle province di Enna, Caltanissetta, Palermo, Agrigento e Trapani ovvero dalla porzione centro occidentale dellIsola. In questarea insistono diversi sistemi acquedottistici variamente interconnessi che, a parte qualche rara eccezione relativa ad utenze ubicate nella sola provincia di Agrigento, sono gestiti dallEAS. La popolazione residente nellarea pari a poco pi di 2,6 milioni di abitanti, cio quasi il 52% dellintera popolazione isolana. La superficie complessiva dellarea in parola pari a 15.188 Kmq. cio il 59% dellintera superficie regionale. Larea ha una densit di popolazione pari a 171 ab/Kmq, di poco inferiore a quella ragionale.

1.2.8.6 RISORSE E SCHEMI IDRICI GESTITI DALLEAS La domanda attuale e quella prevedibile da soddisfare (Tabella 1.2.8.6.1) sono state determinate sommando i relativi contributi riferiti agli ambiti provinciali, a loro volta ricavati considerando le sole utenze approvvigionate totalmente o parzialmente dallEAS. Il calcolo dei volumi medi annui richiesti si effettuato valutando le dotazioni per ogni sotto-area. A tale riguardo, si sono ritenute congrue le dotazioni pro-capite ricavate dal P.R.G.A., 63

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mentre, per la valutazione della domanda idropotabile prevista a medio termine, si fatta ricorso alla dotazione fissata dal P.S. 30.
Tabella 1.2.8.6.1 Domanda attuale e prevedibile per le utenze servite dallEAS
Provincie NComuni Popolazione serviti Residente Dotazione attuale (PRGA) Dotazione prevedibile (P.S.30) Domanda attuale (Mm3) Dotazione prevedibile (Mm3)

Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani

27 21 4 16 39 42 3 3 19

356240 276616 62138 156646 409413 196233 96988 55972 287322

200 171 183 207 204 172 178 172 173

310 282 295 307 310 291 285 275 307

26 17,3 4,2 11,8 30,5 12,3 6,3 3,5 18,1 130

40,3 28,5 6,7 17,5 46,3 20,8 10,1 5,6 32,2 208

Totale 174 1897568 Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.);

Nellarea in esame si sono valutate anche le disponibilit attuali, sia in riferimento alle fonti pertinenti ai grandi sistemi idrici che relative ad approvvigionamenti locali. Le fonti di approvvigionamento sono distinte (Tabella 1.2.8.6.2) in convenzionali ( superficiali e sotterranee) e non convenzionali.
Tabella 1.2.8.6.2 Offerta attuale e prevedibile per le utenze servite dallEAS ATTUALE (Mm3) Fonti convenzionali Fonti non convenzionali Superf. Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani 2,3 9,2 0 17,3 0 30 0 0 4,7 Sott. 18,1 1,4 2,3 2,5 27,3 19,5 2,1 4,1 18,5 9,9 (1)(3) 8,8 (1) 0 0 0 0 0 0 11,1 (2) 29,8 FUTURA (Mm3) Fonti convenzionali Fonti non convenzionali Superf. 12,5 25,3 0 42,9 0 20 0 0 5,2 105,9 Sott. 19,3 1,6 3,1 2,6 27,3 19,5 2,1 4,1 18,5 98,1 4,7 (1)(3) 4,4 (1) 0 0 0 0 0 0 11,1 (2) 20,2

Totale 63,5 95,8 Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.); (1)Dissalatore AGIP Gela (2)Dissalatore di Nubia (3)Dissalatore di Porto Empedocle

Dallesame della tabella 1.2.8.6.2 e dal confronto di questa con la precedente tabella 1.2.8.6.3 discendono le seguenti considerazioni:

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a) lofferta attuale complessiva per larea in studio (186,6 Mm3) superiore alla domanda complessiva attuale ma inferiore a quella prevedibile a medio termine; b) lofferta comunque notevolmente sperequata territorialmente: infatti buona parte delle disponibilit ricadono nel territorio provinciale di Palermo (39,3 Mm3) a fronte di una domanda da soddisfare molto pi bassa (12,3 Mm3), in contrasto con la situazione relativa alla provincia di Agrigento, dove lallocazione delle risorse (20,4 Mm3) risulta inferiore alla domanda (26,0 Mm3). Ci detto implicito che nella fase distributiva, realizzata attraverso i collegamenti acquedottistici e potenziata grazie alle interconnessioni tra essi, tale divario tende a minimizzarsi (anche se non ad annullarsi); c) risulta molto consistente lapporto dei dissalatori (circa il 16% dellofferta complessiva), con notevoli ricadute negative sia sul prezzo medio della risorsa che sulla qualit complessiva della stessa; d) nelle valutazioni a medio termine, che hanno condotto alla stima dellofferta prevedibile, si sono considerati, oltre ad un pi razionale ed efficace sfruttamento delle risorse sotterranee, gli interventi di miglioramento degli invasi in esercizio, di completamento delle opere avviate (la realizzazione dellinvaso Blufi triplicherebbe lofferta complessiva delle risorse superficiali nella provincia di Caltanissetta), ed il progressivo abbandono delle risorse di tipo non convenzionale (dissalatori); e) il radicale cambio di strategia gestionale, privilegiando luso di fonti convenzionali nellapprovvigionamento idropotabile, non comporterebbe una riduzione dellofferta a medio termine, ma anzi un aumento stimato del 17%, a patto che si realizzino gli interventi di cui al punto d).

1.2.8.7 I SISTEMI IDRICI INTERCONNESSI Il raccordo tra i centri dofferta della risorsa e gli utenti garantito da alcuni grandi sistemi idrici per lo pi interconnessi tra loro. Tutti i maggiori acquedotti siciliani, molti dei quali di impatto interprovinciale, sono gestiti dallEAS. Lalimentazione delle infrastrutture acquedottistiche principali e minori assicurata, in gran parte, da fonti idriche di tipo convenzionale. Questi schemi acquedottistici sono andati progressivamente caratterizzandosi per una forte interconnessione che ha riguardato anche fonti di approvvigionamento ad originaria destinazione diversa da quella idropotabile.
Tabella 1.2.8.7.1 Schemi interconnessi gestiti dallEAS
Schema acquedottistico Provincia Abitanti serviti (ISTAT1999)

Montescuro Ovest Favara di Burgio Dissalata Gela-Aragona Madonie Ovest-fonaco Madonie Est Blufi Ancipa Montescuro Est Alcantara

PA-TP-AG AG AG-CL PA-AG-CL PA-CL CL-EN EN-ME ME PA

63977 105655 306384 162146 43249 52256 129668 311421 24084

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Totale Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.);

1198840

Il cuore del sistema complessivo di approvvigionamento rappresentato dalla rete di acquedotti interconnessi che insiste nellarea delle province di Enna, Caltanissetta, Palermo, Agrigento e Trapani. Taluni di questi sistemi (Fanaco, Dissalata da Gela, Favara di Bugio) si interconnettono, nel territorio provinciale di Agrigento, con 2 altri sistemi non gestiti dallEAS (Voltano e Tre Sorgenti). Il grado di efficienza delle arterie di macro-distribuzione EAS si evince dallesame della successiva tabella.
Tabella 1.2.8.7.2 Efficienza delle grandi arterie di adduzione esterna EAS nella Sicilia C.O.
SISTEMA Volume medio annuo entrante nello schema (Mm3) Volume medio annuo uscente dallo schema (Mm3) Perdita idrica media annua del sistema di adduzione (%)

Ancipa Alcantara Blufi Bresciana Dissalata da Nubia Dissalata da Gela Fanaco-Madonie Ovest Favara di Burgio Garcia Casale Madonie Est

17,3 18,6 7,1 3,3 8,2 17,7 12 9,8 5,2 0,6 5,5

16,1 16,7 6,5 3 7,8 16,2 11,1 8,9 5 0,57 5,1 2,1 5

7 10 9 10 5 9 9 9 5 5 7 9 21

Montescuro EST 2,3 Montescuto Ovest 6,3 Fonte: Ente Acquedotti siciliani (E.A.S.);

LEAS gestisce inoltre: circa 1200 km di rete di adduzione; 40 Km di gallerie; 210 serbatoi; circa 140 impianti di sollevamento; 3 invasi artificiali (Scansano, Franco e Piano di Leone); 4 grandi potabilizzatori (per oltre 300 l/sec).

1.2.8.8 LE RAGIONI DELLA CRITICIT Lo stato di precariet in cui versano molte delle opere che costituiscono il sistema idropotabile in Sicilia una delle ragioni di maggiore criticit nellapprovvigionamento idrico in Sicilia. Altre rilevanti criticit, sono da ricercare nel sistema gestionale che non solo non consente ladeguamento costante delle opere alla dinamiche dei fabbisogni ma non neppure in grado di assicurare le indispensabili attivit di manutenzione ordinaria e straordinaria e di provvedere alla 66

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riscossione dei canoni delle utenze. Si segnala con riferimento a quastultimo punto come alcune grosse utenze (Caltanissetta, Gela, etc.) si rifiutano di pagare il dovuto perch non soddisfatte del servizio, mentre altre non vengono neppure raggiunte dalle bollette per mancata misurazione dei consumi, a volte dovute allassenza di contatori, altre alle andate fuori servizio degli stessi e altre ancora alla insufficienza del personale destinato a questa attivit. Oltre queste carenze strutturali vi sono alcune incomprensibili difficolt gestionali stratificatesi nel corso del tempo che aggravano una situazione gi di per s molto critica. Nel caso dell EAS ad esempio, uno dei fattori maggiormente influenti sulla crisi dellEnte rappresentato dal fallimentare bilancio esistente tra il costo di acquisto dellacqua da alcuni produttori (vedi AMAP, AGIP) e quello di vendita allutenza, che tenuto conto anche delle spese di gestione, di molto inferiore; con laggravante che, a causa delle forti perdite, la quantit di acqua venduta molto inferiore a quella acquistata (ad esempio, dal dissalatore dellAgip di Gela, lE.A.S. deriva, 15-16 milioni di metri cubi/anno e ne distribuisce meno della met).

1.2.8.9 ASPETTI GESTIONALI Uno dei grandi mali che contribuisce allinefficienza del sistema idrico regionale la frammentazione della gestione della risorsa idrica in una miriade di organismi che non dialogano tra loro e che non hanno ununica logica operativa, anzi spesso agiscono in competizione. Paradossalmente possono esistere comuni con abbondanza dacqua che non hanno la voglia n le strutture per dissetare paesi vicini che soffrono la sete. Ununica gestione della risorsa idrica consentirebbe di programmare la costruzione di ununica rete di distribuzione in grado di utilizzare risorse in eccesso nelle aree meno fornite. Attualmente in alcuni casi le acque in eccesso in alcuni comuni vengono immesse in discarica. Altro grande problema lutilizzo in agricoltura di sistemi di irrigazione non pi compatibili con lattuale disponibilit idrica siciliana. Andrebbero utilizzati metodi che siano in grado di avere il miglior rapporto possibile tra efficacia di irrigazione e volumi idrici impiegati. Le acque di risulta degli impianti di depurazione dovrebbero essere utilizzate per usi compatibili con la qualit di tali acque (agricoltura, industria, ecc.). La gestione ideale di un sistema idrico in perenne deficit come quello siciliano, presupporrebbe una gestione integrata delle risorse disponibili. Un simile sistema dovrebbe essere congeniato in maniera da: - assegnare lutilizzo delle acque (idropotabile, industria, ecc.).in funzione della loro qualit; - utilizzare tutte le possibili fonti di approvvigionamento (sorgenti, pozzi, gallerie drenanti, invasi, dissalatori, acqua di risulta dei depuratori, ecc.); - essere dotato di ununica rete di distribuzione in grado di supportare il trasferimento delle acque nelle zone maggiormente sofferenti; - disporre di sistemi di monitoraggio e rilevamento idrografico, meteorologico, ambientale, chimicofisico e biologico delle acque.

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1.3 SUOLO

1.3.1 SUOLO E SOTTOSUOLO 1.3.1.1 I SUOLI IN SICILIA La genesi del suolo dipende dalle dinamiche interazioni del clima, del parent material, della geomorfologia, della vegetazione, della fauna e dellazione antropica. La pedogenesi siciliana risulta molto complessa, profondamente influenzata dal clima che caratterizzato da un marcato periodo arido con alte temperature in estate che si contrappone alle temperature miti ed alle elevate precipitazioni del periodo invernale. La stagione arida facilita i processi di lisciviazione e la conseguente formazione di un orizzonte diagnostico Bt. Nelle aree molto aride il processo di lisciviazione decresce sino ad annullarsi ed avere concentrazioni di carbonati ed altri sali solubili. Altri parametri ambientali che influenza la complessa pedogenesi siciliana sono rappresentati dalla svariata morfologia del territorio e dalla differente natura dei substrati litologici, che, in taluni casi, agisce in maniera prevalente sulla formazione del suolo. In Sicilia, sono presenti pi del 50% dei totali ordini previsti dalla Soil Taxonomy, che vanno dai suoli meno evoluti (Entisuoli) ai pi evoluti (Alfisuoli). Prevalenti sono gli Ordini degli Entisuoli (38%), con i regosuoli ed i litosuoli, degli Inceptisuoli (34%) con i vari suoli bruni, dei Vertisuoli (8%) e degli Alfisuoli (8%) (G. Fierotti, 1988).

1.3.1.2 USO DEL SUOLO Dall'elaborazione dei dati tratti dalla Carta dell'Uso del Suolo4 (Assessorato Territorio e Ambiente, 1994), si ha che la maggiore parte della superficie (70%) investita dal territorio agricolo (per luso del suolo agricolo si fa riferimento al paragrafo Ambiente rurale e montano), seguono i territori boscati (prevalentemente boschi degradati e di latifoglie) e gli ambienti seminaturali (in maggior parte pascolo, incolto e macchia a cespuglietto), che ricoprono il 25.93% della totale superficie regionale. Le zone umide, i corpi idrici e le aree modellate artificialmente, si estendono rispettivamente per lo 0.10%, lo 0.19% e il 4% della complessiva superficie (Tabella I.3.1.2.1). Per poter valutare le cause che determinano pressioni sullo stato dellambiente necessario un esame delle trasformazioni delluso del suolo nello spazio e nel tempo.

La Carta dellUso del Suolo (anno 1994) stata realizzata dallAssessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana con dati del 1989 a stampa, alla scala 1:250.000, ma la fotointerpretazione delle immagini da satellite stata eseguita alla scala 1:100.000 con relativo archivio numerico. La legenda costituita da 39 classi duso del suolo, a tre livelli, sulla base della nomenclatura del progetto comunitario CORINE Land Cover, introducendo inoltre gli opportuni adattamenti alle caratteristiche specifiche del territorio. Lunit minima cartografabile di 25 ha, in coerenza con la normativa del progetto comunitario.

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Figura 1.3.1.2.1 Uso del Suolo


4,06%

25,93% Territori modellati artificialmente

Territori agricoli

69,72%

Zone umide

Corpi idrici

Fonte: Assessorato Territorio e Ambiente, 1994

Tale analisi sar condotta con lausilio dei dati forniti dalla redazione della nuova carta delluso del suolo della Sicilia5 ed attraverso lelaborazione di dati dellISTAT in merito alle variazioni delluso del suolo agricolo e forestale. Da questi ultimi elaborati si evince che dal 198082 al 1998 si avuta una contrazione della superficie agricola utilizzata (8%) e della superficie agricola totale (13%), ed un basso incremento del coefficiente di boscosit (superficie forestale/ superficie totale regionale), pari allo 0,5%. Per un maggior dettaglio sullargomento si rimanda ai seguenti paragrafi: Tipo dutilizzazione della superficie agricola per la tematica Suolo; Habitat e Patrimonio forestale per la tematica Ecosistemi.

1.3.1.3 QUALIT DEI SUOLI La qualit di un suolo rappresentata dallinsieme delle sue caratteristiche chimico-fisiche e pedologiche: capacit di scambio cationico, contenuto in sostanza organica, pH, tessitura, struttura, permeabilit, drenaggio, profondit utile alle radici, ecc La maggior parte di questi dati, da tempo, stata raccolta nellambito di specifiche ricerche ed indagini pedologiche condotte da vari Enti (Universit, CCR, Assessorato Agricoltura e Foreste, SOAT, ecc.) che hanno dato origine a carte dei suoli con copertura geografica regionale e subregionale, a studi sui suoli irrigui, sullerodibilit e sulla salinit dei suoli, ecc Studi finalizzati non al monitoraggio del suolo a livello regionale, e per questo motivo di non corretto utilizzo per altri scopi che non siano quelli per cui sono stati pianificati ed eseguiti. LAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente della Regione Siciliana spera di poter attivare al pi presto una rete di monitoraggio diretta alla conoscenza dello stato del suolo, attraverso la partecipazione dei maggiori esperti del settore, alfine di evidenziare gli impatti, le pressioni sullecosistema suolo e indirizzare la pianificazione verso un pi idoneo uso sostenibile del territorio.

La nuova Carta dellUso del Suolo della Sicilia sar pubblicata in questi successivi anni e vede la partecipazione attiva dellAssessorato Territorio e Ambiente e dellAssessorato Agricoltura e Foreste. Questultimo, attraverso le SOAT, ha gi prodotto con copertura geografica sub-regionale varie carte delluso del suolo e del suolo in scala 1:25.000.

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Un secondo gruppo di indicatori della qualit del suolo definisce il livello di presenza di elementi chimici che possono essere accumulati nel suolo con un eventuale grado di contaminazione. Alcuni di questi, come quelli dovuti allimpiego di fitofarmaci e fertilizzanti, sono trattati nei fattori di pressione del settore agricolo. Altri, come il contenuto di metalli pesanti e il bilancio di nutriente sono invece esplicati nelle pagine seguenti. Un altro aspetto importante per valutare limpatto sul suolo, dato dai contenuti di fitofarmaci e nitrati nelle acque sotterranee ed i contenuti di fosforo nelle acque superficiali, che verranno trattati nella tematica Acqua. Per metalli pesanti si intendono gli elementi inorganici con carica positiva singola o doppia ed elevato peso atomico. La concentrazione dei metalli pesanti nel suolo funzione del substrato pedogenetico (inquinamento geochimica), dellattivit agricola e zootecnica attraverso lutilizzo di mangimi, prodotti fitosanitari e fertilizzanti che contengono metalli pesanti, delle emissioni in atmosfera da attivit civile (riscaldamento, inceneritori, traffico veicolare) e industriale (fonderie, raffinerie, ecc.) e dei fanghi di depurazione delle acque reflue sia civili che industriali. Dallanalisi dei dati sul contenuto di metalli pesanti rilevati durante una campagna di monitoraggio dei suoli e muschi del territorio regionale (R.M. Cenci et al., anno 2001) emerge che di 33 punti campionati (Tabella I.3.1.3.1), 25 presentano valori superiori ai valori limiti previsti dal D.M. 25 ottobre 1999 n. 471 per i siti di tipo A (verde pubblico, privato e residenziale), mentre, in due punti si sono trovati valori superiori ai limiti previsti per i siti di tipo B (siti ad uso commerciale e industriale). Questi ultimi interessano esclusivamente lArsenico (As) che presenta un valore medio non molto distante (16 mg/Kg) dal limite dei siti A (20 mg/Kg) superandoli in 4 punti campionati. Lo Zinco ha un valore medio, pari a 120 mg/Kg, prossimo al limite previsto per i siti A (150 mg/Kg) e lo supera in 10 siti. Altri elementi che superano i limiti previsti per i siti di tipo A sono: cobalto (4 siti); nichel (3 siti); cadmio (2 siti); cromo e rame (1 sito). Il bilancio di nutrienti nel suolo stato calcolato tramite il modello Elba, studiato dal DIPROVAL della Facolt di Agraria dellUniversit di Bologna. Esso si riferisce allazoto (N) e al fosforo (P) di origine organico ed inorganico, definendo la situazione di deficit o surplus per differenza tra input (apporti meteorici, concimazioni, ecc.) ed output (asporto colturale, volatilizzazione) dei nutrienti. Dallesame dei dati (Tabella I.3.1.3.2 e Tabella I.3.1.3.3) si evince che il surplus di fosforo tra i pi bassi della nazione ed inferiore ai valori medi del nord, del centro e del sud Italia. Il surplus maggiore di azoto si ha nei territori provinciali di Messina, Ragusa ed Enna (Figura 1.3.1.3.1), con valori sempre pi bassi rispetto alla media nazionale (48.17 Kg/ettaro).

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Figura 1.3.1.3.1 Surplus di azoto per provincia (Kg/ha)


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surplus azoto (Kg/ha)

26,5 20,1

26,7 23,4

26,6 20,8

25 20 15 10 5 0
En na Ag rig en to

17,2

19

12,4

Pa ler m o

Ra gu sa

Ca ta nia

Fonte: Modello ELBA (Environmental Liveliness and Blent Agriculture) Universit di Bologna. Anno 1996

Anche per lazoto come per il fosforo i maggiori surplus si hanno nei territori della pianura padana, ove si sono riscontrati valori sino a 206.5 Kg/ha contro il dato pi alto stimato in Sicilia, nella provincia di Messina, che pari a 26.7 Kg/ha.

1.3.1.4 DESERTIFICAZIONE - DEGRADAZIONE FISICA E BIOLOGICA DEI SUOLI Il fenomeno della desertificazione nella Convenzione delle Nazioni Unite ufficialmente definito come degrado dei terreni coltivabili in aree aride, semi-aride e asciutte sub-umide in conseguenza di numerosi fattori, comprese variazioni climatiche e attivit umane. La Convenzione delle Nazioni Unite adottata il 17 giugno 1994 ed entrata in vigore il 29 dicembre 1996, ratificata in Italia con la legge n. 170 del 04 giugno 1997, ha potere esecutivo e comporta impegni nazionali precisi. LItalia rientra tra i Paesi colpiti da questa forma di degrado del territorio, che riguarda soprattutto le regioni meridionali, tra le quali la Sicilia, dove il fenomeno della desertificazione rappresenta una vera e propria emergenza ambientale. Elemento comune che associa le aree soggette a desertificazione la progressiva riduzione dello strato superficiale del suolo e della sua capacit produttiva, fattore questo che influisce sullo sviluppo socio-economico della regione. Il processo di degradazione del suolo causato da un insieme di fattori quali lerosione favorita indirettamente dalle pratiche agronomiche intensive; leccessivo sfruttamento delle aree montane e boschive per il pascolo; lirregolarit del regime pluviometrico; la salinizzazione, che per le piane costiere da imputarsi all'eccessivo emungimento degli acquiferi con conseguente ingressione del cuneo di acqua marina. Infine, tra le cause di desertificazione citiamo anche gli incendi boschivi; in Sicilia, nel ventennio 1978-1998, il numero di incendi notevolmente aumentato, interessando una superficie di 35.000 ettari nel 1998 contro i 6.000 ettari del 1978, una diminuzione nel numero di incendi si riscontrata nel 1999, con 16.000 ettari di superficie interessata dagli incendi. Al fine di potere pianificare gli interventi di tutela del territorio e di indirizzare le scelte politiche e socio-economiche verso uno sviluppo sostenibile, necessario avere una conoscenza approfondita delle aree vulnerabili a rischio di desertificazione presenti nella regione.

Ca lta nis se tta

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Si ra cu sa

M es sin a

Tr ap an i

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La Regione Siciliana in seno al progetto RETELAB6 (Rete sovranazionale di laboratori ambientali) ha realizzato, grazie al lavoro degli Assessorati Territorio e Ambiente ed Agricoltura e Foreste con la collaborazione del Centro di Telerilevamento Mediterraneo di Palermo, una Carta delle aree vulnerabili al rischio di desertificazione in Sicilia. La metodologia scelta per realizzare la carta in scala 1:250.000, basata sulla combinazione di tre indici differenti, ciascuno dei quali riflette specifici aspetti legati al fenomeno della desertificazione: - le condizioni di aridit - indice di aridit - le condizioni di siccit - indice di siccit - la perdita di suolo in relazione al suo uso, tipologia, ed erosivit delle piogge - indice di perdita del suolo. Per ciascuno di questi indici stata realizzata una carta, che li rappresenta, avremo dunque una carta dell indice di aridit, una carta dellindice di siccit ed infine una carta dellindice della perdita di suolo. La carta delle aree vulnerabili al rischio di desertificazione il risultato della somma dei valori, relativi alle singole carte, dei tre indici di base. La tabella 1.3.1.4.1 riporta il quadro di sintesi delle aree regionali vulnerabili al rischio di desertificazione, nella tabella il territorio regionale appare classificato in quattro classi di rischio. La classe di rischio medio-alta quella che interessa quasi il 50% dellintero territorio regionale, questo dato sottolinea limportanza di adottare un programma di salvaguardia del territorio siciliano, nei confronti di questa emergenza ambientale.
Tabella 1.3.1.4.1 - Quadro di sintesi sulla vulnerabilit al rischio di desertificazione in Sicilia

Classe di rischio Basso Medio-Basso Medio-Alto Elevato Totale

Ettari 152.653 969.600 1.230.115 191.655 2.544.023

% 6.0 38.1 48.4 7.5 100

Fonte: Regione siciliana Gruppo di lavoro Desertificazione.

Rete sovranazionale di laboratori ambientali e multifunzionali Nata con lo scopo di realizzare una rete sovranazionale di laboratori ambientali per favorire un flusso dinformazioni continuo con gli Organismi istituzionali dellUnione Europea.

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Figura 1.3.1.4.1 Carta dellaree vulnerabili al rischio della desertificazione

Fonte: Regione Siciliana Gruppo di Lavoro Desertificazione. Anno 2002

Successivamente sar necessario realizzare carte a scale di maggiore dettaglio (1:100.000), introducendo altri indici rappresentativi del fenomeno attualmente non considerati.

1.3.1.5 ATTIVIT ESTRATTIVE Le formazioni geologiche che offrono litotipi di interesse economico sono numerose ed eterogeneamente distribuite sul territorio siciliano. I principali giacimenti minerari sono ubicati in corrispondenza delle catene montuose della Sicilia settentrionale ed occidentale (Peloritani, Nebrodi, Madonie, Monti di Palermo, Monti di Trapani e Sicani), dove si rinvengono calcari e dolomie e, nel messinese, mineralizzazioni a solfuri e feldspati; nella Sicilia centro-meridionale (Graben di Caltanissetta), dove si rinvengono i giacimenti di zolfo, salgemma e sali potassici della Serie Gessoso-Solfifera; nellAltopiano Ibleo, dove sono presenti mineralizzazioni ad asfalto e bitumi; nelle zone vulcaniche (Etna, Vulcano e Lipari), dove si trovano giacimenti di pomice, pietra lavica e minerali metallici. Di seguito viene descritto lo stato delle attivit estrattive in Sicilia, riferito a1 1999 o al 2000 a seconda della copertura temporale dei dati, analizzate su base provinciale e per categoria (I e II) dei giacimenti, secondo la classificazione indicata nella normativa di settore (R.D. n. 1443/27 e L.R. n. 54/56). 1.3.1.5.1 ATTIVIT ESTRATTIVE DI SECONDA CATEGORIA (CAVE) Lanalisi del settore estrattivo dei materiali di cava si basa sui dati dellAss. Reg. Industria Corpo Regionale delle Miniere, riguardanti il numero di cave autorizzate in esercizio per comune e per tipologia di materiale estratto. Il livello di aggregazione dei dati utilizzato per lanalisi quello provinciale. Nelle Figg. 1.3.1.5.1.1, 1.3.1.5.1.2 e 1.3.1.5.1.3 riportato rispettivamente il quadro di sintesi, relativo allanno 1999, per i 3 Distretti Minerari dellAss. Reg. Industria (D.M. di Caltanissetta, Catania e Palermo), che rilasciano lautorizzazione alle cave ricadenti nelle province 73

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di cui sono territorialmente competenti. I dati sono espressi in termini di incidenza percentuale del numero di cave per litotipo estratto in ciascuna provincia. Dallanalisi della Fig. 1.3.1.5.1.1 si evidenzia la prevalenza nei territori delle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna di cave di inerti (calcare, marna, sabbia e ghiaia), con percentuali comprese tra il 64 ed il 71%, seguite dalle cave di rosticci di zolfo (materiale di scarto delle vecchie lavorazioni dello zolfo, con percentuali comprese tra il 7 ed il 15%) e da quelle di calcarenite (610%) ed argilla (4-6%). Nelle province di Agrigento e Caltanissetta si rinvengono inoltre alcune cave attive di gesso (4 e 8% rispettivamente), mentre nella provincia di Enna (comuni di Nicosia, Agira, Cerami, Gagliano Castelferrato, Troina, Nissoria) viene estratta anche la quarzarenite (11%).

Figura 1.3.1.5.1.1 Numero di cave attive per tipologia di materiale estratto nelle Province del Distretto Minerario di Caltanissetta
Provincia di Agrigento calcare e marna
4,5%

Provincia di Caltanissetta calcare e marna argilla


6,1% 8,2% 49,0%

argilla rosticci di zolfo


50,7%

10,4% 13,4%

rosticci di zolfo sabbia e ghiaia arenaria e calcarenite gesso

sabbia e ghiaia arenaria e calcarenite gesso

22,4% 10,2% 4,1%

14,9% 6,0%

Provincia di Enna calcare e marna


10,9% 9,1% 23,6%

argilla rosticci di zolfo

5,5% 7,3% 43,6%

sabbia e ghiaia arenaria e calcarenite quarz-arenite

Fonte: Ass. Reg. Industria - Corpo Regionale Miniere, 1999

Il Distretto Minerario di Catania (Fig. 1.3.1.5.1.2) il pi eterogeneo sotto il profilo delle variet merceologiche ricavabili dalle attivit di cava. Nella provincia di Catania vengono estratte prevalentemente vulcaniti (nel 51% delle cave attive si estrae pietra lavica, nell11% tufo vulcanico), secondariamente gesso (10%), argilla (8%) e calcare (8%). La provincia di Messina ospita uno dei maggiori bacini marmiferi della Sicilia, dove si estraggono alcune variet pregiate della pietra ornamentale (cave di San Marco DAlunzio e Frazzan, che incidono per il 10% sul numero provinciale totale); le cave pi numerose sono per quelle di inerti (40% di calcare, sabbia e ghiaia), seguite da quelle di argilla (27%) e quarzarenite (10%). Nellisola di Lipari sono inoltre attive 3 cave di pomice. 74

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1. ASA

Nelle province di Siracusa e Ragusa predominano le cave di inerti (comprese tra il 69 ed il 79% del totale), seguite da quelle di calcarenite nel siracusano (25%) e da quelle di marmo (8%) e di argilla (8%) nel ragusano.

Figura 1.3.1.5.1.2 Numero di cave attive per tipologia di materiale estratto nelle province del Distretto Minerario di Catania
Provincia di Catania Provincia di Messina calcare e marna calcare e marna
8,9% 3,3% 11,1% 51,1% 10,0% 7,8% 7,8%

argilla
3,8% 9,6% 13,5% 3,8% 9,6% 26,9%

argilla lava tufo vulcanico sabbia e ghiaia arenaria e calcarenite gesso


5,8% 26,9%

pomice marmo metamorfiti sabbia e ghiaia arenaria e calcarenite quarz-arenite

Provincia di Ragusa

Provincia di Siracusa

calcare e marna
4,2% 25,0%

calcare e marna
2,1% 25,0%

argilla marmo
54,2%

argilla lava

sabbia e ghiaia arenaria e calcarenite

2,1% 2,1%

8,3% 8,3%

68,8%

arenaria e calcarenite gesso

Fonte: Ass. Reg. Industria -Corpo Regionale Miniere, 1999

Nel Distretto Minerario di Palermo (Fig. 1.3.1.5.1.3) ricadono gli altri due bacini marmiferi principali della Sicilia, oltre a quello messinese gi menzionato: il bacino palermitano (Monte Kumeta, Pizzo Marabito, Rocca Busambra, etc..) e quello trapanese (Monte S. Giuliano, Monte Sparagio, Monte Cofano, etc..). Allo stato attuale le cave di marmo nel palermitano incidono per l10% sul totale delle cave attive della provincia, mentre nel trapanese costituiscono la quasi totalit delle attivit estrattive della provincia (86%). Queste cave sono caratteristiche per il valore merceologico del prodotto che viene messo in commercio, in massima parte allestero, sotto forma di prodotti semilavorati e prodotti finiti pregiati. Tra i materiali lapidei di pregio sono state incluse dalla L.R. n. 127/80 anche le calcareniti di Trapani (2% del n. di cave attive nella provincia). Nel palermitano sono molto diffuse anche le cave di inerti (calcare, sabbia e ghiaia) che costituiscono il 79% del totale.

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Figura 1.3.1.5.1.3 Numero di cave attive per tipologia di materiale estratto nelle province del Distretto Minerario di Palermo
Provincia di Palermo
Provincia di Trapani calcare e marna
1,0% 1,9% 1,0% 9,6%

calcare e marna
3,3% 9,8% 3,3% 9,8% 4,9% 68,9%

argilla marmo sabbia e ghiaia

marmo lava arenaria e calcarenite gesso

86,5%

quarz-arenite gesso

Fonte: Ass. Reg. Industria -Corpo Regionale Miniere, 1999

Il dato relativo al numero di cave in esercizio mette in evidenza per alcune tipologie merceologiche lestrema diffusione delle attivit estrattive, come nel caso delle cave di inerti (calcare, marne, sabbie e ghiaie), praticamente ubiquitarie e capillarmente distribuite sul territorio regionale con numeri sempre piuttosto elevati in tutte le province, mentre per altre tipologie, come nel caso delle cave di gesso, indica una concentrazione delle attivit estrattive in poche cave di medie-grandi dimensioni, dove il maggiore grado di innovazione tecnologica consente agli esercenti di essere competitivi sul mercato e di sopravvivere rispetto alle piccole cave a conduzione artigianale. Per avere uninformazione completa sullentit della pressione esercitata al suolo dalle attivit estrattive in esercizio in Sicilia nel 1999, bisognerebbe disporre anche del dato relativo alla superficie occupata dalle cave, che renderebbe conto della reale distribuzione territoriale delle attivit e dellentit del loro impatto. Ad oggi tale dato disponibile solo per lanno 1996, anno in cui lAss. Reg. Territorio e Ambiente ha effettuato un Censimento delle attivit estrattive in Sicilia. Linformazione desunta da questo studio, pur avendo carattere occasionale, lunica ad oggi disponibile sulle superfici occupate dalle attivit estrattive suddivise per tipologia di materiale estratto e per provincia. In Fig. 1.3.1.5.1.4 riportato il dato aggregato a livello regionale: esso evidenzia come su un totale di quasi 9,1 milioni di m2, le cave di inerti (calcare, marna, sabbia e ghiaia) occupino la superficie pi estesa, con quasi 4,4 milioni di m2 per calcare e marna ed 1,8 milioni di m2 per sabbia e ghiaia, risultando le attivit estrattive a maggiore impatto a scala regionale, in quanto le pi estese e le pi diffuse sul territorio siciliano (v. figure precedenti).

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Figura 1.3.1.5.1.4 - Superficie occupata da cave attive in Sicilia per tipologia di materiale estratto (m2)

TOTALE SUPERFICIE gesso quarzarenite arenaria e calcarenite sabbia e ghiaia rosticci di zolfo tufo vulcanico lava metamorfiti marmo argilla calcare e marna

2.0 00 .00 0

5.0 00 .00 0

8.0 00 .00 0

9.0 00 .00 0

6.0 00 .00 0

1.0 00 .00 0

3.0 00 .00 0

4.0 00 .00 0

7.0 00 .00 0

Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 1996

Nellanalisi del problema va tuttavia tenuto conto del limite delle informazioni fino ad oggi disponibili su un settore, quale quello delle attivit estrattive in Sicilia, in cui i dati accessibili sono talora incompleti, non georeferenziati e la mancanza di un sistema informativo di gestione delle informazioni rende difficile la loro disponibilit ed il loro aggiornamento nel tempo. Tali difficolt dovrebbero essere almeno parzialmente superate con lapprovazione del Piano Regionale dei Materiali di Cava, lo strumento di pianificazione regionale delle attivit estrattive previsto dalla L.R. n. 127/80, che solo recentemente stato ultimato e di cui ancora in corso liter di approvazione. Loperativit di questo strumento dovrebbe garantire a partire dai prossimi anni, oltre allo sfruttamento sostenibile delle risorse del sottosuolo, la disponibilit di un archivio di informazioni completo, informatizzato e periodicamente aggiornato sulle attivit estrattive siciliane. Allo stato attuale il dato relativo alle superfici occupate dalle cave attive in Sicilia nel 1996, seppure utile a fornire delle indicazioni di massima sullimpatto per tipologia di materiale estratto, risulta un dato parziale, come appare dal confronto tra il numero di cave in esercizio nel 1988, nel 1996 e nel 1999 riportato in Fig. 1.3.1.5.1.5. I dati del 1988 e del 1999 provengono dallAss. Reg. Industria - Corpo Regionale delle Miniere (elenchi delle cave autorizzate in esercizio); quelli del 1996 dallAss. Reg. Territorio e Ambiente (Censimento delle attivit estrattive). Nel grafico il numero di cave in esercizio nel 1996 appare, per le varie tipologie di materiale estratto, sistematicamente pi basso rispetto a quello del 1988 e del 1999, verosimilmente per effetto della parzialit delle informazioni disponibili presso lAss. Reg. Territorio e Ambiente, in merito al numero di autorizzazioni rilasciate dai Distretti Minerari. Il confronto tra il numero di cave in esercizio nel 1988 e nel 1999 mostra una sostanziale costanza, nel decennio considerato, del numero di attivit estrattive di calcare, marna, argilla, gesso e pietra lavica (ivi compreso il basalto dellEtna, incluso tra i materiali lapidei di pregio dal D.A. del 16/06/86); una tendenza allaumento del numero di cave di marmo, tufo vulcanico, rosticci di zolfo, quarzarenite e depositi di sabbia e ghiaia; una tendenza alla diminuzione del numero di cave di 77

10 .00 0.0 00

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arenarie, calcareniti, sabbie e ceneri vulcaniche. Da segnalare inoltre la scomparsa di cave di inerti fluviali e di spiaggia (da 20 cave nel 1988 a 0 cave nel 1999), in seguito alla emanazione della L.R. n. 24/91, di modifica della L.R. n. 127/80, che vietava il prelievo di materiali dagli alvei fluviali e dalle fasce costiere marine.

Figura 1.3.1.5.1.5 - Variazione temporale delle attivit di cava in Sicilia per tipologia di materiale estratto
n. cave attive in Sicilia 200 180 160 140 120 100 80 60 40 20 0
arg illa po m ice m arm o me tam orf iti tuf lav ov a sa ulc bb a nic ie el o ap illi vu ros lc. tic ci di zo ine lfo sa rti bb flu i a via eg li e hi aia d is ar pia en ari gg ia ae ca lca ren ite qu arz -a re nit e ca lca re em ala arn ba a str oc alc are o tra ve rtin o ge sso

1988 1996 1999

Fonte: Ass. Reg. Industria, 1988 e 1999. Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 1996

1.3.1.5.2 ATTIVIT ESTRATTIVE DI PRIMA CATEGORIA (MINIERE) Lattivit mineraria siciliana fino ad alcuni decenni fa aveva come suo riferimento principale lo sfruttamento degli orizzonti mineralizzati a Zolfo della Serie Gessoso-Solfifera, che ha costituito, almeno fino ai primi decenni del XX secolo, un settore produttivo importante per leconomia dellintera regione e che andato lentamente spegnendosi fino alla sua definitiva cessazione, in seguito allemanazione della L.R. n. 34/88, con la quale sono state chiuse le ultime solfare ancora in esercizio. Le miniere di zolfo dismesse delle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna costituiscono ad oggi dei siti di notevole valenza culturale e storica del territorio, essendo gli unici luoghi che conservano la memoria di unattivit industriale che ha caratterizzato non solo leconomia, ma anche la storia recente della Sicilia. Al fine di tutelare e valorizzare questi siti, che versavano in stato di abbandono e di degrado, sono stati istituiti, con L.R. n. 17/91, il museo regionale delle miniere in Caltanissetta (miniere Gessolungo, La Grasta e Trabia - Tallarita di Riesi), il museo regionale delle miniere di Agrigento (miniere di Ciavolotta, Cozzodisi) e l'ente parco minerario Floristella Grottacalda (Enna). Per quanto riguarda la coltivazione di altri minerali di I categoria presenti in Sicilia, quali il salgemma e le rocce asfaltiche, negli ultimi 15 anni si avuta una diminuzione del numero di concessioni in vigore (Ass. Reg. Industria, 1990), per accorpamento di pi concessioni o per 78

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dismissione di alcune miniere e conseguente concentrazione delle attivit estrattive in quelle residue. Le miniere dismesse di salgemma presentano, tra laltro, in alcuni casi, gravi problemi di dissesto strutturale (crolli, frane) dovuti agli effetti di dissoluzione delle acque meteoriche sulle porzioni saline residue del giacimento ormai abbandonato. I dati sulle attivit minerarie dismesse in Sicilia (n. miniere e loro ubicazione sul territorio) sono allo stato attuale di difficile reperimento, in quanto si tratta di informazioni in possesso di vari soggetti ed enti regionali (Distretti Minerari, EMS, ISPEA, RESAIS, etc..). Attualmente lARPA Sicilia sta effettuando una ricognizione delle informazioni e dei dati relativi ai siti minerari dismessi di Pasquasia e Bosco S. Cataldo, attivit propedeutica alla stesura del Piano di Caratterizzazione dei siti, dal momento che per essi sussiste una situazione di pericolo concreto e reale di inquinamento del suolo e del sottosuolo. I siti minerari dismessi infatti, in quanto siti potenzialmente contaminati ai sensi del D.M. n. 471/99, diventano oggetto di accertamenti e di eventuali azioni di bonifica secondo liter procedurale previsto dal D.Lgs, 22/97 e dal D.M. 471/99 e secondo le competenze stabilite dallordinanza di commissariamento per lemergenza rifiuti in Sicilia (O.P.C.M. n. 2983/99 e successive modifiche ed integrazioni). Per quanto riguarda invece le miniere attive, lanalisi della situazione regionale si basa sui dati forniti dallAss. Reg. Industria - Corpo Regionale delle Miniere, relativamente al numero di titoli minerari (concessioni per la coltivazione e permessi per la ricerca dei minerali) vigenti al 2000. Tali dati sono stati integrati, per quanto riguarda i titoli relativi agli idrocarburi liquidi e gassosi, con quelli pubblicati da Assomineraria nel 2000 (Paini G., 2000). Nelle Figg. 1.3.1.5.1.6, 1.3.1.5.1.7 ed 1.3.1.5.1.8 viene riportato il quadro di sintesi sui titoli minerari vigenti sul territorio regionale nellanno 2000, suddivisi in numero di concessioni e numero di permessi per tipologia di minerale estratto in Sicilia. Lanalisi dei dati evidenzia un elevato numero di siti per la coltivazione delle acque minerali e termominerali (21 concessioni diffuse sui territori delle province di Catania, Messina, Palermo, Trapani, Agrigento), seguite da quelli per la coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi (11 concessioni concentrate per lo pi nelle province di Ragusa, Enna e Caltanissetta). Nel ragusano sono inoltre presenti 4 concessioni per la coltivazione di rocce asfaltiche e bituminose; nel palermitano e nellagrigentino 3 per il salgemma; in provincia di Caltanissetta ed Agrigento, 2 per sali alcalini misti (kainite) ed infine, in provincia di Caltanissetta 1 per la coltivazione di bentonite.
Figura 1.3.1.5.1.6 - Numero di concessioni minerarie per tipologia di minerale estratto in Sicilia

TOTALE acque minerali e termomin. anidride carbonica bentonite feldspato silicati idrati di alluminio idrocarburi liquidi e gassosi rocce asfaltiche e bituminose sali alcalini misti salgemma

10

15

20

25

30

35

40

45

Fonte: Ass. Reg. Industria - Corpo Regionale Miniere, 2000. Assomineraria, 2000

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Per quanto riguarda invece la ricerca mineraria, prevale il numero di permessi rilasciati per la ricerca di idrocarburi (n = 7), che ricoprono ampie porzioni del territorio della Sicilia centrooccidentale (province di Enna, Trapani ed Agrigento) e meridionale (provincia di Ragusa), seguito da quelli per la ricerca di acque minerali e termominerali (n = 5), presenti nelle province di Catania e Messina e secondariamente in quelle di Palermo e Siracusa.

Figura 1.3.1.5.1.7 - Numero di permessi di ricerca per tipologia di minerale estratto in Sicilia

TOTALE acque minerali e termomin. anidride carbonica bentonite feldspato silicati idrati di alluminio idrocarburi liquidi e gassosi rocce asfaltiche e bituminose sali alcalini misti salgemma 0 2 4 6 8 10 12

Fonte: Ass. Reg. Industria, 2000. Assomineraria, 2000

Figura 1.3.1.5.1.8 - Numero di titoli minerari totali in Sicilia

TOTALE acque minerali e termomin. anidride carbonica bentonite feldspato silicati idrati di alluminio idrocarburi liquidi e gassosi rocce asfaltiche e bituminose sali alcalini misti salgemma

10

20

30

40

50

60

Fonte:Ass. Reg. Industria, 2000. Assomineraria, 2000

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1.3.1.6 EROSIONE COSTIERA Le coste siciliane hanno uno sviluppo complessivo di 1152 km, se si escludono le isole minori (Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002) e presentano una grande variabilit di caratteristiche fisiografiche, ambientali, infrastrutturali e meteomarine. I morfotipi fondamentali che la costituiscono sono riassumibili come segue: 1) coste basse a pianura di fiumara diffuse nel messinese, spesso sottoposte a fenomeni di erosione accelerata; 2) coste basse alluvionali, generalmente situate alla foce dei fiumi e normalmente in avanzamento, in assenza di interventi antropici di regimazione fluviale; 3) coste basse con saline, diffuse nel trapanese e piuttosto stabili; 4) coste basse orlate da spiagge munite di sistemi dunali, soggette ad arretramento nei tratti in cui lurbanizzazione abbia ridotto o eliminato le dune sabbiose interne; 5) coste impostate su terrazzi marini, con spiagge poste al piede delle scarpate litoranee, soggette ad intensa erosione laddove costituite da strati a differente coesione, particolarmente frequenti nellagrigentino (coste basse rocciose); 6) coste alte non interessate da fenomeni di vero e proprio arretramento, ma comunque soggette spesso a pericolosi eventi di distacco e crollo di blocchi (coste alte rocciose). Lincidenza percentuale, in termini di estensione lineare, dei tipi morfologici costieri presenti in Sicilia, con la suddivisione relativa ai differenti tipi di costa bassa (spiaggiosa e rocciosa) riportata in Tab. 1.3.1.6.1. Il dato, fornito dallAss. Reg. Territorio e Ambiente, stato ottenuto nellambito di uno studio inedito condotto dal Gruppo Tecnico del Demanio Marittimo dellAssessorato nel 1998.
Tabella 1.3.1.6.1 - Suddivisione tipologica dei litorali siciliani Tipologia di litorale Spiagge sabbiose Spiagge sabbiose ciottolose Spiagge ghiaiose Coste basse rocciose Coste alte rocciose Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 1998 Lunghezza/ Lunghezza totale dei litorali siciliani 34,8 % 11,2 % 3,4 % 30,3 % 20,3 %

I tratti di litorale soggetti ad una maggiore velocit di arretramento, per effetto combinato dellazione antropica nellentroterra (interventi sui bacini idrografici alimentatori) e lungo la fascia costiera (porti, insediamenti urbani costieri, infrastrutture lineari lungo costa, etc) sono localizzati in corrispondenza del litorale tirrenico messinese, del litorale ionico compreso tra Riposto ad Al Terme, del litorale Ibleo e della fascia costiera dellagrigentino compresa tra Capo Granitola e Licata. La valutazione dellerosione delle coste, di cui di seguito si riportano i risultati, si basa su uno studio di fattibilit commissionato nel 2000 dallAss. Reg. Territorio e Ambiente per lindividuazione di un servizio integrato di interventi per la protezione delle coste, la difesa dei litorali dallerosione ed il ripristino del trasporto solido fluviale litoraneo nel territorio della regione Sicilia. Lo studio, acquisito dallAssessorato nel 2002, si posto come obiettivo lindividuazione delle aree costiere maggiormente critiche sotto il profilo della tendenza allerosione e della relativa vulnerabilit a subire un danno, per la valutazione degli interventi di protezione pi idonei da realizzare. 81

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1. ASA

Lindividuazione delle aree critiche stata effettuata, sulla base dei principi guida della Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC) sanciti dalla Comunit Europea, mediante la valutazione integrata di differenti fattori (morfologia, erodibilit, uso del suolo, vulnerabilit rispetto allerosione, esposizione al moto ondoso) che caratterizzano le coste siciliane, e scegliendo come livello territoriale di analisi quello dellunit costiera, ossia il tratto di litorale entro cui i movimenti dei sedimenti risultano confinati e gli scambi con le unit adiacenti sono nulli o quasi nulli. Tale scala consente infatti di analizzare in modo adeguato gli effetti evolutivi della dinamica costiera. In Tab. 1.3.1.6.2 sono riportate le 21 unit costiere nelle quali stato suddiviso il litorale siciliano, con lindicazione degli elementi morfologici naturali o artificiali che separano tra loro le singole unit.

Tabella 1.3.1.6.2 - Suddivisione delle coste siciliane in unit costiere 1 Milazzo - Capo Peloro 8 Punta Braccetto - Licata 2 3 4 Capo Peloro - Scaletta Zanglea Scaletta Zanglea - Giardini Giardini - Porto di Catania 9 Licata - Punta Bianca 10 Punta Bianca - Capo Rossello 11 Capo Rossello - Capo San Marco

15 Capo San Vito - Capo Rama 16 Capo Rama - Capo Gallo 17 Capo Gallo - Capo Mongerbino 18 Capo Mongerbino Cefal 19 Cefal - Capo D'Orlando 20 Capo D'Orlando - Capo Calav 21 Capo Calav - Milazzo

5 6 7

Porto di Catania - Punta Castelluzzo Punta Castelluzzo - I. delle Correnti

12 Capo San Marco - Punta Granitola 13 Punta Granitola - Capo Feto

I. delle Correnti - Punta 14 Capo Feto - Capo San Vito Braccetto Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002

Allinterno di ciascuna unit costiera sono state individuate, secondo i criteri su esposti, le aree critiche, cio quelle aree che in una scala di priorit di intervento occupano il primo posto. In Fig. 1.3.1.6.1 riportata lestensione lineare delle aree critiche per singola unit costiera, mentre in Fig. 1.3.1.6.2 riportata lestensione in termini percentuali rispetto alla lunghezza totale di ciascuna unit costiera. Lanalisi dei dati mette in evidenza come le unit costiere maggiormente soggette allerosione sono quelle comprese tra Punta Castelluzzo e Licata (unit costiere 6, 7 e 8), nel litorale sud-orientale della Sicilia, dove le aree critiche raggiungono rispettivamente 30, 31 e 44 km circa di estensione, corrispondenti al 17%, 39% e 63% della lunghezza delle unit costiere in cui ricadono, interessando sia costa bassa che alta. Alcune di queste aree critiche ricadono nei territori dei comuni di Siracusa, Avola e Noto, oltre che nella zona industriale di Gela. Segue lunit costiera 1, compresa tra Milazzo e Capo Peloro, dove il tratto critico per lerosione (23 km) interessa la costa bassa e costituisce il 46% dellestensione totale dellunit. Tale tratto ricade in parte nel territorio del comprensorio industriale di Milazzo. Nellunit 15 (da Capo S. Vito a Capo Rama) il 34% del litorale soggetto ad erosione, per un totale di 20 km ricadenti in costa alta (scogliera).

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1. ASA

Nel litorale compreso tra Capo S. Marco e Capo Feto (unit costiere 12 e 13) le aree critiche si estendono rispettivamente per 18.2 e 11.7 km, interessando in parte coste basse, in parte scogliere erodibili. Uno di questi tratti ricade nel litorale del comune di Mazzara Del Vallo. In generale il fenomeno erosivo interessa quasi tutte le unit costiere, sia in costa bassa che alta, con percentuali medie del 29% (Fig. 1.3.1.6.2). Fanno eccezione le unit 2, 5, 9, 11 e la 17, interessate in misura minore dal fenomeno di arretramento delle coste. Va sottolineato comunque che la Regione non dispone allo stato attuale del riferimento prioritario per la programmazione degli interventi nelle fasce litoranee, e cio del Piano Regionale di Difesa dei Litorali previsto dalla L.R. n. 65/81, il quale, consegnato in forma di bozza nel 1988, non ha ricevuto lapprovazione da parte dellAss. Reg. Territorio e Ambiente. In assenza di tale strumento pertanto lavvio di unorganica gestione del settore delle coste in Sicilia risulta alquanto problematica e di difficile attuazione.
Figura 1.3.1.6.1 - Estensione delle aree critiche per lerosione per unit costiera

350 300 250 200 150 100 50 0


1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 TO 2 TA 1 LE
Lunghezza area critica (km)

Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002

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1. ASA

Figura 1.3.1.6.2 - Incidenza delle aree critiche per unit costiera

100% 80% 60% 40% 20% 0%


1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 TO 2 TA 1 LE
Lunghezza area critica/ lunghezza totale unit costiera (%)

Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002

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1. ASA

1.3.2 EVENTI NATURALI E SCENARI DI RISCHIO Il territorio siciliano subisce gli effetti di unintensa attivit geodinamica di tipo endogeno ed esogeno che ne determinano la sua evoluzione geomorfologica e paesaggistica nel breve e medio periodo e, nel caso di eventi di particolare intensit (eventi calamitosi) che investono le aree antropizzate del territorio, pongono una situazione di rischio per lincolumit pubblica o per i beni materiali. La vulnerabilit intrinseca del territorio regionale in relazione alla calamit naturali fondamentalmente legata alla suscettivit propria al dissesto idrogeologico dei litotipi affioranti, alla attivit sismogenetica di alcuni settori crostali dellisola che si ripercuotono diffusamente in superficie con fagliazioni e dislocazioni del terreno, le cui relazioni causa-effetto non sempre sono facilmente individuabili e modellizzabili, ed infine allattivit eruttiva di diversi apparati vulcanici la cui concentrazione sul territorio regionale non trova uguali nel resto del territorio nazionale. La concomitante presenza di attivit antropiche in porzioni di territorio soggette a tali fattori naturali concorre al configurarsi di situazioni di rischio, agendo in alcuni casi da innesco al fenomeno (ad es. nel caso di alcuni fenomeni franosi) ed in altri casi da concause primarie (ad es. nel caso di molti eventi alluvionali). Di seguito viene analizzata la situazione regionale in merito agli scenari di rischio presenti ed alle calamit naturali che investono la Sicilia.

1.3.2.1 RISCHIO IDROGEOLOGICO Il rischio idrogeologico , tra i rischi naturali, il pi ricorrente, diffusamente presente su tutto il territorio regionale e di estrema gravit per l'azione devastante che in grado di svolgere sul territorio antropizzato. Il rischio idrogeologico del territorio siciliano determinato dalla concomitanza dei seguenti fattori principali: ?? assetto geomorfologico (Tab. 1.3.2.1.1 e Fig. 1.3.2.1.1): il 62% della superficie territoriale presenta una morfologia collinare, il 24% montana e solo il 14 % pianeggiante, con clivometria varia (la provincia con clinometria minore Ragusa, con l86% della superficie avente pendenza < 20%, mentre quella con clinometria maggiore la provincia di Messina con l82% del territorio avente pendenza > 20%); ?? suscettivit al dissesto dei terreni affioranti: i litotipi con propensione al dissesto pi elevata (terreni argillosi, complessi argilloso-arenacei e litotipi filladici) affiorano prevalentemente nelle province di Palermo, Enna e Messina, che presentano il numero pi elevato di eventi franosi sul territorio regionale (466, 213, 279 eventi rispettivamente cfr. Fig. 1.3.2.1.2); i litotipi con propensione medio-elevata al dissesto (terreni argilloso-marnosi e argilloso-gessosi con intercalazioni sabbiose) affiorano prevalentemente nelle province di Agrigento (173 eventi franosi), Caltanissetta (141), Enna e Catania (133), dove danno luogo a fenomeni franosi ed a forme di degrado di tipo calanchivo; ?? regime pluviometrico e condizioni climatiche: prolungata siccit durante il periodo primaverile-estivo (20-25% delle precipitazioni annue), precipitazioni concentrate durante il periodo autunno-inverno (75-80% delle piogge annue), che in ottobre-novembre assumono spesso carattere temporalesco (forte intensit e breve durata), dando origine ad onde di piena ed a gravi fenomeni di erosione, specie nei terreni argillosi collinari (INEA, 2001);

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1. ASA

??copertura vegetale: le annuali devastazioni della copertura boschiva a causa di incendi (cfr. 1.5.1.2.) espongono al degrado e alla erosione superfici sempre pi ampie del territorio regionale; ??interventi antropici: lurbanizzazione e linfrastrutturazione irregolare e le attivit di modificazione del paesaggio e dei sistemi idrografici avvenute dei decenni passati (disboscamenti, regimazioni idrauliche improprie, bonifiche delle zone umide) hanno determinato il configurarsi delle attuali condizioni di rischio idrogeologico (inteso come il prodotto della pericolosit per il danno atteso) del territorio regionale ed in molti casi costituiscono i fattori di innesco dei fenomeni di dissesto. Le aree a rischio idrogeologico presenti sul territorio regionale sono distinguibili in aree a rischio di frana ed aree a rischio idraulico. Poich i fenomeni di dissesto sono spesso dei fenomeni ciclici che tendono a ripetersi con le stesse modalit anche dopo lunghi periodi di quiescenza, lanalisi degli eventi del passato (frane e piene) riveste un ruolo fondamentale ai fini dellindividuazione delle aree a rischio idrogeologico (adempimento del D.L. n. 180/98), e per la prevenzione degli effetti calamitosi sul territorio. A tal fine vengono di seguito analizzati gli indicatori relativi alla distribuzione sul territorio regionale degli eventi di frana e di piena e alla loro serie storica, cos come desunta dallarchivio AVI (Aree Vulnerate Italiane) del CNR-GNDCI.
Tabella 1.3.2.1.1 - Morfologia del territorio siciliano Superficie territoriale Montagna Collina Pianura totale Fonte: ISTAT, 1991

Estensione (km2) 6.286,17 15.779,86 3.641,08 25.707,11

Estensione (%) 24,00 62,00 14,00 100,00

Figura 1.3.2.1.1 Suddivisione della superficie regionale in base alle classi di pendenza del terreno (% sulla superficie totale)

8% 28% 24%

Classi di pendenza del terreno: < 5% 5-20% 20 - 40%

40%

> 40%

Fonte: I suoli della Sicilia con elementi di genesi, classificazione, cartografia e valutazione dei suoli G. Fierotti. Anno 1997

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1. ASA

1.3.2.1.1 FRANE I fenomeni franosi sono estesamente diffusi sul territorio regionale, con un numero complessivo di 1592 eventi verificatisi in 938 differenti siti negli ultimi 500 anni (Fig. 1.3.2.1.1.1). Il numero elevato di eventi rispetto a quello dei siti interessati sta ad indicare la capillare diffusione di fenomeni franosi di piccola scala che, se pur registrati come eventi distinti, si verificano in siti tra loro vicini e sono pertanto attribuiti ad una stessa localit. Ci sta ad indicare come a scala regionale incida molto la presenza di un dissesto diffuso e leffetto ciclico delle frane. A scala provinciale leffetto di tali fenomeni ancora visibile nelle province di Palermo (466 eventi in 170 siti), Agrigento (173 eventi in 89 siti) e Caltanissetta (141 eventi in 75 siti). Le province maggiormente dissestate appaiono quella di Palermo, Messina (279 eventi), Enna (213 eventi), Agrigento (173 eventi).

Figura 1.3.2.1.1.1 - Numero di eventi e siti di frana per provincia

1600 1400 1200 1000 800 600 400 200 0


Ra gu sa Sir ac us a Tr ap an i En na Ag rig en to Ca lta nis se tta SI CI LI A M ess ina Ca tan ia Pa ler mo

n. totale eventi n. totale siti

Fonte: CNR-GNDCI, 2000

Lanalisi della serie storica dei dati dellarchivio AVI (Fig. 1.3.2.1.1.2), relativamente ai fenomeni di frana verificatisi negli ultimi 40 anni (4 serie decennali di dati dal 1958 al 1997), indica un incremento generalizzato, nellarco di tempo considerato, dei dissesti nel territorio regionale, con un trend di crescita nellultimo decennio maggiore nella provincia di Enna e pi contenuto in quelle di Caltanissetta, Siracusa e Ragusa. Nei territori di Palermo e Catania si osserva una tendenza generale allincremento, con un massimo di eventi franosi nel decennio 1978-1987; nel territorio di Messina e di Agrigento il numero di dissesti aumenta dal 1958 al 1997, con un numero minimo di eventi registrato nel decennio 1978-1987. Nella provincia di Trapani non si osservano variazioni temporali sostanziali. Il trend di crescita del numero dei fenomeni franosi confermato da un analogo trend del dato di superficie soggetta a dissesti franosi, che da 34.000 Ha nel 1964 (Ministero dei Lavori Pubblici, 1964) passato a 386.000 Ha nel 1976 (Ministero Agricoltura e Foreste, 1976).

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1. ASA

Figura 1.3.2.1.1.2 - Variazione temporale del numero di eventi di frana dal 1958 al 1997 (serie decennali di dati)

n. eventi di frana
450 400 350 300 250 200 150 100 50 0 1958-1967 1968-1977 1978-1987 1988-1997 Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani SICILIA

Fonte: CNR-GNDCI. Anni 1958-1997

1.3.2.1.2 PIENE Gli eventi di piena registrati in Sicilia negli ultimi 500 anni sono 244, ed hanno interessato in totale 481 localit (Fig. 1.3.2.1.2.1). I fenomeni alluvionali, che si verificano in corrispondenza di eventi pluviometrici di particolare intensit, investono il territorio a scala pi ampia (scala di bacino) e con una frequenza minore rispetto ai fenomeni franosi; la loro azione tuttavia, talora devastante, raggiunge localit poste anche a notevole distanza tra loro: ci visibile dal confronto tra il numero di eventi di piena fluviale ed il numero di siti dissestati (questi ultimi sempre pi elevati) sia a scala provinciale che regionale. La provincia che presenta il maggior numero di dissesti idraulici Catania (112 eventi), seguita da Messina (41), Siracusa (38), Palermo (34), Agrigento (30).
Figura 1.3.2.1.2.1 - Numero di eventi e siti di piena per provincia

500 450 400 350 300 250 200 150 100 50 0


Ra gu sa Sir ac us a Tr ap an i Ca tan ia En na Ag rig en to Ca lta nis se tta SI CI LI A M ess ina Pa ler mo

n. totale eventi n. totale siti

Fonte: CNR-GNDCI, 2000

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1. ASA

Lanalisi della serie storica dei dati dellarchivio AVI (Fig. 1.3.2.1.2.2), relativamente ai fenomeni alluvionali verificatisi negli ultimi 40 anni (4 serie decennali di dati dal 1956 al 1996), mostra una diminuzione del numero di eventi nella provincia di Catania ed una tendenza generale allaumento per le altre province, con un minimo registrato nel decennio 1976-1985 nelle province di Palermo, Messina ed Enna.
Figura 1.3.2.1.2.2 - Variazione temporale del numero di eventi di piena dal 1956 al 1996 (serie decennali di dati)
n. eventi di piena
45 40 35 30 25 20 15 10 5 0 1956-1965 1966-1975 1976-1985 1986-1996 T rapani SICILIA Palermo Ragusa Siracusa Catania Enna Messina Agrigento Caltanissetta

Fonte: CNR-GNDCI. Anni 1956-1996

1.3.2.1.3 AREE A RISCHIO Il numero di aree a rischio idrogeologico molto elevato, individuate e perimetrate sulla base delle situazioni di dissesto rappresentate nel Piano Straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato ex D.L. 180/98, ha fornito come numero totale di aree 443, suddivise in 391 aree a rischio di frana e 52 aree a rischio di alluvione (Fig. 1.3.2.1.3.1). In Fig. 1.3.2.1.7 riportato, per provincia, il numero di comuni con aree a rischio. La provincia con lo scenario di rischio pi allarmante quella di Messina, che presenta il pi elevato n. di aree a rischio di frana (160) distribuite su quasi la totalit del suo territorio (l85% dei comuni interessato da aree a rischio). Scenari di rischio abbastanza elevati si rinvengono nella provincia di Palermo, in cui il 54% dei comuni interessato da 67 aree a rischio di frana e 28 aree a rischio di alluvione, in quella di Agrigento, in cui l81% dei comuni interessato prevalentemente da aree a rischio di frana (59).

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1. ASA

Figura 1.3.2.1.3.1 - Aree a rischio idrogeologico molto elevato ex D.L. 180/98

450 400 350 300 250 200 150 100 50 0


En na Ag rig en to Ca lta nis se tta Ra gu sa Si rac us a Tr ap an i SI CI LI A Ca tan ia M ess ina Pa ler mo
n. aree a rischio di frana n. aree a rischio di alluvione TOTALE AREE A RISCHIO

Fonte: Ministero Ambiente, 2002

Figura 1.3.2.1.3.2 - Comuni con aree a rischio idrogeologico molto elevato ex D.L. 180/98

100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Ag rig en Ca to lta nis se tta Ca tan ia En na M ess ina Pa ler mo Ra gu sa Si rac us a Tr ap an SI i CI LI A
% Comuni con aree a rischio per provincia

Fonte: Ministero Ambiente, 2002

1.3.2.1.4 STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE E REGIME VINCOLISTICO Per raggiungere lobiettivo della difesa del suolo, con particolare riferimento alla eliminazione delle condizioni di rischio idrogeologico, necessaria una pianificazione territoriale che programmi luso del suolo in modo coerente con le sue reali possibilit di trasformazione. A tal fine, oltre alla specifica pianificazione di bacino (Piano per lAssetto Idrogeologico, Piano Straordinario per le Aree a Rischio Idrogeologico Molto Elevato), un ruolo importante rivestito 90

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1. ASA

dalla pianificazione territoriale provinciale e comunale, la prima come strumento di recepimento ed integrazione di prescrizioni settoriali (in materia di difesa del suolo) allinterno della pianificazione territoriale, i secondi come strumenti di recepimento ed attuazione della pianificazione provinciale, condizioni essenziali per lefficacia delle azioni pianificate per la difesa dal rischio idrogeologico. A tal fine, nellambito della valutazione ambientale del POR Sicilia, si scelto di monitorare gli indicatori strumenti di pianificazione provinciale, strumenti di pianificazione comunale e strumenti di pianificazione di bacino, di cui si riporta di seguito lo stato attuale. In merito alla pianificazione provinciale, lo stato di attuazione in Sicilia mette in evidenza il ritardo nellelaborazione dei relativi strumenti. Solo la Provincia di Ragusa ha elaborato ed adottato nel 2000 il proprio Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), in adempimento delle L.R. n. 9/1986 e n. 48/1991. Le altre province sono in forte ritardo rispetto alle disposizioni regionali, anche se il processo di pianificazione territoriale iniziato ed ad uno stadio preliminare di elaborazione, tranne nelle province di Messina, Palermo e Siracusa, dove in corso di elaborazione il Piano Definitivo (Tab. 1.3.2.1.4.1).

Tabella 1.3.2.1.4.1 - Stato di attuazione della pianificazione provinciale in Sicilia Provincia Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Fonte: Ministero Ambiente, 2002 Stato di attuazione dei Piani in elaborazione - Piano Preliminare in elaborazione - Piano Preliminare in elaborazione - Piano Preliminare in elaborazione - Piano Preliminare in elaborazione - Piano Definitivo in elaborazione - Piano Definitivo elaborato ed adottato in elaborazione - Piano Preliminare in elaborazione - Piano Definitivo

In merito allo stato di attuazione della pianificazione comunale in Sicilia, la maggior parte dei comuni (81%) al 1987 risultava dotata di un proprio strumento urbanistico (Piano Regolatore Generale, Programma di Fabbricazione o Piano Comprensoriale), mentre i comuni ancora sprovvisti provvedevano a dotarsi di strumento urbanistico negli anni successivi fino al 1997 (Tab. 1.3.2.1.4.2). Allo stato attuale in corso laggiornamento da parte delle amministrazioni comunali degli strumenti di pianificazione precedentemente adottati e per i quali sono ormai decaduti i vincoli di esproprio. Laggiornamento, effettuato secondo le disposizioni contenute nella L.R. n. 71/78, cos come modificata dalla L.R. n. 66/84, nella L.R. n. 19/72 e nella Legge Nazionale n.1150/42, e la conseguente approvazione da parte dellAss. Reg. Territorio Ambiente, nellanno 2000 risulta portato a termine dal 19% dei comuni. Per le restanti amministrazioni comunali (l81%), in forte ritardo nelladozione dei nuovi strumenti urbanistici, lelaborazione dei Piani nella maggior parte dei casi stata commissariata (nomina di un Commissario Ad Acta in sostituzione del sindaco). La carenza di strumenti urbanistici vigenti risulta particolarmente preoccupante in quelle province (Messina, Palermo, Agrigento, Caltanissetta) nelle quali presente il pi alto numero di comuni soggetti a consolidamento o a trasferimento parziale o totale ai sensi della L. n.445/08.

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Tabella 1.3.2.1.4.2 - Strumenti urbanistici e rischio idrogeologico per comune Strumenti urbanistici n. P.d.F. e n. P.d.F., P.C. n. P.R.G. P.R.G. con e P.R.G. approvati nel vincoli n. comuni approvati fino decennio vigenti nel al 1987 1987-1997 2000 43 22 58 20 108 82 12 21 24 390 100 35 18 44 17 91 65 9 13 22 314 81 8 4 14 3 18 16 3 8 2 76 19 8 6 9 3 18 16 2 7 7 76 19 Rischio idrogeologico

n. comuni soggetti a: Consolidamento 17 13 6 9 44 22 3 1 5 120 30,8 Trasferimento totale 0 0 0 0 1 0 0 0 0 1 0,3 Trasferimento parziale 0 1 0 3 1 1 0 1 0 7 1,8

Province

AG CL CT EN ME PA RG SR TP Totale n. Totale %

Fonte: Valutazione ex-ante ambientale del POR Sicilia 2000-2006 - Ass. Reg. Territorio e Ambiente

Per quanto riguarda lattuazione della pianificazione specialistica in materia di difesa del suolo, la Regione Siciliana - Ass. Reg. Territorio e Ambiente ha approvato nel 2000 il Piano Straordinario per lassetto idrogeologico con cui vengono individuate le aree del territorio regionale soggette a rischio idrogeologico "Molto Elevato" ed "Elevato", in adempimento dellart. 1, comma 1 bis del D.L. n. 180/98, cos come integrato dalla L. n. 226/99. Tale documento costituisce il Piano Straordinario diretto a rimuovere le situazioni a rischio pi elevato, richiesto alle Regioni dal succitato articolo del D.L. n. 180/98 e contiene la cartografia con la perimetrazione delle aree a maggiore rischio e la relativa valutazione delle misure di salvaguardia da adottare. Con il Piano Straordinario stato dato lavvio da parte della Regione Siciliana all elaborazione del Piano Stralcio di Bacino per lAssetto Idrogeologico (PAI), previsto dallart. 1, comma 1 del D.L n. 180/98 e da redigere ai sensi della L.n. 183/89, e che costituisce il vero strumento di pianificazione in materia di difesa del suolo in relazione al rischio idrogeologico, finalizzato a regolamentare luso del suolo nelle aree a rischio molto elevato, elevato, moderato e basso. Allo stato attuale il PAI della Regione Sicilia non stato ancora elaborato. Per quanto riguarda il Vincolo Idrogeologico vigente sul territorio regionale il quadro di sintesi rappresentato nelle Figure 1.3.2.1.4.1 e 1.3.2.1.4.2. Il 48% della superficie regionale soggetta a vincolo idrogeologico, per un totale di 12.357 km2: le province che contribuiscono maggiormente a tale assetto sono quelle di Palermo e di Messina, che incidono rispettivamente per il 26% e per il 21% sulla superficie regionale vincolata; quelle che incidono meno sono quella di Ragusa (2%), Siracusa (4%) e Trapani (5%).

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Figura 1.3.2.1.4.1 - Superficie soggetta a vincolo idrogeologico

100% 80% 60% 40% 20% 0%


En na Ag rig Ca ento lta nis se tta Ra gu sa Si rac us a Tr ap an i SI CI LI A Ca tan ia M ess ina Pa ler mo

Sup.vinco lata / Sup. totale (%)

Fonte: Valutazione ex-ante ambientale del POR Sicilia 2000-2006 - Ass. Reg. Territorio e Ambiente

Figura 1.3.2.1.4.2 - Incidenza provinciale sulla superficie regionale soggetta a vincolo idrogeologico (%)

Agrigento 2% 4% 26% 12% 11% 21% 5% 12% 7% Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani

Fonte: Valutazione ex-ante ambientale del POR Sicilia 2000-2006 - Ass. Reg. Territorio e Ambiente

1.3.2.2 RISCHIO SISMICO La Sicilia una regione da sempre esposta ai terremoti che, in alcuni casi, hanno prodotto notevoli danni alle costruzioni e perdite di vite umane. Il verificarsi di eventi quali quelli del 1693 nella Val di Noto e 1908 a Messina indica in maniera inequivocabile come questa regione sia esposta al potenziale pericolo di vere e proprie catastrofi sismiche e rende conto del fatto che l'areale siciliano, specie nel suo settore orientale, sia considerato a ragion veduta l'area maggiormente sismica dell'intero territorio nazionale. La consapevolezza di questo stato deve rappresentare uno stimolo ad orientare il governo del territorio, attraverso opportune iniziative di

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pianificazione territoriale e di prevenzione, verso forme di gestione che consentano di minimizzare i rischi e di mitigare gli effetti dei terremoti.

1.3.2.2.1 CLASSIFICAZIONE SISMICA DELLA SICILIA La classificazione sismica di un territorio e la contestuale applicazione alle costruzioni, nuove o esistenti, della normativa sismica costituiscono le uniche azioni sistematiche di prevenzione ad oggi disponibili da parte dello Stato. Sulla base della frequenza ed intensit dei terremoti del passato, il territorio nazionale, con lemanazione del R.D. n. 193/1909 ed in seguito con lemanazione di una serie di norme statali in risposta agli eventi sismici maggiori verificatisi nellultimo secolo, stata classificato in tre categorie sismiche, alle quali corrispondono livelli crescenti di protezione richiesti per le costruzioni (livello massimo per la 1a categoria). La Sicilia vede classificata in 2a categoria sismica (S=9) la maggior parte del proprio territorio, con 335 comuni su 390, che corrispondono all83% della superficie regionale, mentre 18 comuni sono stati classificati in 1a categoria (S=12) e 37 comuni risultano non classificati (Fig. 1.3.2.2.1.1).

Figura 1.3.2.2.1.1 - Classificazione sismica del territorio regionale

350 300 250 200 150 100 50 0


n. comuni in I Categoria (S=12) n. comuni in II Categoria (S=9) n. comuni non classificati

AG

CL

CT

EN

ME

PA

RG

SR

TP SICILIA

Fonte: Valutazione ex-ante ambientale del POR Sicilia 2000-2006 - Ass. Reg. Territorio e Ambiente

1.3.2.2.2 VALUTAZIONE DEL RISCHIO SISMICO PER COMUNE Con il termine rischio sismico si indica una stima delle perdite complessive causate dai terremoti che potranno interessare in un determinato periodo una determinata area. Lanalisi del rischio sismico in Sicilia, effettuata dal Dipt. Protezione Civile - Servizio Sismico Nazionale, dal CNR-GNDT e dal ING nel 1996, si basa sui dati e sui modelli del GNDT (Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti) per quanto riguarda la pericolosit sismica del territorio e sui dati del censimento ISTAT 91 per quanto riguarda il patrimonio abitativo e la distribuzione della popolazione (vulnerabilit degli edifici ed esposizione della popolazione). I risultati dellanalisi sono riportati in Fig. 1.3.2.2.1.1. e 1.3.2.2.1.2 e rappresentano rispettivamente per ciascun comune e su base annua, 94

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l'ammontare atteso dei danni relativi al solo patrimonio abitativo (espresso come percentuale della superficie abitativa) ed il numero medio delle persone coinvolte nei crolli di abitazioni (espresso come percentuale della popolazione del comune dato del censimento ISTAT 91). Lanalisi del rischio evidenzia come i comuni a maggiore rischio per il patrimonio abitativo ricadono nella provincia di Messina (Fiumedinisi ed Al sono soggetti ad un danno totale annuo atteso compreso tra 0,8 e 1,5% della superficie abitativa comunale) e secondariamente in quella di Siracusa e Catania. Sotto il profilo dellesposizione della popolazione, il rischio maggiore localizzato nella provincia di Siracusa (i comuni di Siracusa, Augusta, Buscemi e Ferla presentano la pi alta percentuale annua attesa di popolazione coinvolta in crolli del territorio regionale, compresa tra lo 0,05 e lo 0,2% della popolazione comunale del 1991); le province di Ragusa, Catania e Messina presentano valori inferiori, ma significativi del rischio sismico per la popolazione residente.
Figura 1.3.2.2.1.1. - Danno totale annuo atteso per comune espresso in percentuale della superficie abitativa

Fonte: Servizio Sismico Nazionale, 1996

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Figura 1.3.2.2.1.2- Percentuale annua attesa di popolazione del comune coinvolta in crolli abitativa

Fonte: Servizio Sismico Nazionale, 1996

1.3.2.3 RISCHIO VULCANICO Il territorio regionale comprende due vulcani, lEtna e lo Stromboli, con elevatissime frequenze di eruzioni, un'area dove si sono recentemente manifestati fenomeni di potenziale riattivazione, Vulcano, ed altre aree potenzialmente pericolose come Lipari, Panarea e Pantelleria, che, per il tipo di vulcanismo attualmente presente (manifestazioni fumaroliche ed idrotermali) e per lattivit di sorveglianza in corso da parte dellIstituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV (monitoraggio geodetico, sismologico e geochimico delle aree vulcaniche) pongono rischi estremamente bassi nei confronti della popolazione e del territorio. La pericolosit vulcanica in Sicilia dunque esclusivamente dovuta allattivit eruttiva dellEtna, delledificio attivo del Cono di La Fossa (Isola di Vulcano) e di Stromboli. Di seguito vengono riportati gli scenari di pericolosit vulcanica di questi edifici attivi, con la relativa cartografia, realizzati nellambito della Convenzione Regione Siciliana Ass. Reg. Territorio e Ambiente e Dipt. di Scienze della Terra dellUniversit degli Studi di Messina del 1999 finalizzata allelaborazione del Piano Territoriale Regionale della Sicilia.

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1.3.2.3.1 PERICOLOSIT VULCANICA DELLETNA Il rischio vulcanico posto dallattivit eruttiva dellEtna essenzialmente legato alla propagazione dei flussi lavici nella zona antropizzata del vulcano, generati da fessure emissive di fianco. Lanalisi della pericolosit vulcanica da invasioni laviche stata dunque incentrata sulle aree maggiormente antropizzate, e cio le pendici etnee al di sotto della quota limite di tale area, compresa tra i 1000 ed i 1400 m s.l.m. (Fig. 1.3.2.3.1). La zonizzazione, sulla base della suscettivit allinvasione lavica, del settore antropizzato del vulcano si basa su 6 livelli differeni: molto alta, alta, media, bassa, molto bassa e distretti topograficamente protetti. Lanalisi della carta di pericolosit evidenzia come evento atteso di massimo rischio una eruzione laterale effusiva, con fronte lavico propagante fino alle basse quote, nel basso versante orientale del vulcano. I livelli di rischio pi elevati si rinvengono nel sistema territoriale di Catania (citt ed hinterland), negli abitati di Pedara, Nicolosi e Trecastagni, nelle aree immediatamente a monte degli abitati di Zafferana e Milo e secondariamente negli abitati di Bronte ed Adrano. Tra i rischi indiretti legati alle invasioni laviche del settore orientale del vulcano, va menzionata la possibile interruzione del sistema dei collegamenti viari, ferroviari ed elettrici a servizio della citt di Catania e di tutto il comparto ibleo, con gravi conseguenze per lintera economia di questi settori dellisola.

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Figura 1.3.2.3.1 Carta della Suscettivit allinvasione lavica delle aree antropizzate del Monte Etna

Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente e Univ. Messina, 2000

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1.3.2.3.2 PERICOLOSIT VULCANICA DI STROMBOLI Il vulcano Stromboli (Isole Eolie) presenta unattivit sommitale persistente caratterizzata dallespulsione ritmica di brandelli di lava, causati da continue esplosioni magmatiche, e da una costante emissione di gas e vapori. Questa attivit, nota come normale attivit stromboliana ad elevatissima frequenza di accadimento, viene interrotta da crisi eruttive particolarmente intense di alta frequenza (2 eventi/anno), che determinano un brusco aumento delle emissioni gassose e delle espulsioni balistiche di blocchi litici, e di media frequenza (1 evento ogni 5 - 15 anni), che determinano la formazioni di flussi piroclastici e sporadicamente di valanghe ardenti, in particolare lungo la sciara del Fuoco. La pericolosit vulcanica di Stromboli quindi determinata principalmente dagli eventi esplosivi ad elevata intensit e con alta e media frequenza di accadimento, che comportano rischi per le aree abitate dellisola (caduta balistica di blocchi incandescenti, valanghe ardenti, e rischi indotti quali processi gravitativi di versante e tsunami) e rischi per la vegetazione e per le colture (pericolo di incendi da espulsioni balistiche di blocchi incandescenti e rischi indotti quali piogge acide da emissioni di vapori sulfurei). Il territorio dellisola, sulla base dei rischi individuati, risulta pertanto zonizzato in 5 settori, cui corrispondono differenti livelli di pericolosit relativa (Fig. 1.3.2.3.2). Dallanalisi della carta si evidenzia come, ad eccezione della Sciara del Fuoco, la pericolosit vulcanica decresce complessivamente dal settore sommitale verso la periferia, e che il rischio maggiore posto dalla possibile invasione degli abitati di Stromboli e Ginostra da parte di valanghe ardenti canalizzate in occasione di eventi eruttivi violenti.

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Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006 Figura 1.3.2.3.2 Carta della pericolosit vulcanica di Stromboli

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Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente e Univ. Messina, 2000

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1.3.2.3.3 PERICOLOSIT VULCANICA DI VULCANO Ledificio vulcanico attivo dellisola di Vulcano (Isole Eolie) il Cono di La Fossa, un vulcano di tipo esplosivo, il cui stile eruttivo pi recente caratterizzato da violente esplosioni, con formazione di flussi piroclastici (emulsioni gas-particellato fine incandescente) che scorrono ad alta velocit lungo i fianchi del cono con notevole potere distruttivo (attivit vulcaniana). Nella storia eruttiva di Vulcano sono stati tuttavia registrati, in epoca preistorica, episodi attribuibili ad un altro stile eruttivo, con crisi esplosive di ben maggiore magnitudo rispetto a quelle pi recenti: si tratta di eruzioni idromagmatiche caratterizzate dallinterazione, con effetti esplosivi devastanti, tra il magma e lacqua della falda sottostante ledificio vulcanico. Questo tipo di attivit idromagmatica comporta un rischio da flussi piroclastici molto energetici, capaci di superare la barriera morfologica della Caldera della Fossa e di invadere, con effetti distruttivi, la zona di Vulcano Piano. Lo scenario di massima pericolosit potrebbe verificarsi in seguito ad un forte evento sismico, che potrebbe fungere da innesco per un tale tipo di fenomeno, favorendo il contatto tra il magma in risalita ed il sistema idrotermale adiacente, determinando cos linizio di una crisi esplosiva parossistica. In Fig. 1.3.2.3.3 riportata la carta della pericolosit vulcanica di Vulcano, redatta sulla base degli scenari eruttivi attesi sia nel breve-medio periodo (eruzione vulcaniana a bassa energia), che nel lungo periodo (eruzione idromagmatica ad alta energia). Dallanalisi della carta si evidenzia come la zona a maggiore urbanizzazione dellisola (Vulcano Porto ed aree limitrofe) estremamente vulnerabile ad entrambi i tipi di eruzione. In caso di evento eruttivo anche di bassa energia labitato verrebbe distrutto, ed in caso di evento estremo linvasione di flussi piroclastici coinvolgerebbe gran parte dellisola, con ripercussioni anche nella vicina isola di Lipari.

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Figura 1.3.2.3.3 Carta della pericolosit vulcanica di Vulcano

Fonte: Ass. Reg. Territorio e Ambiente e Univ. Messina, 2000

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1.3.3 SITI CONTAMINATI Largomento trattato in questa sezione riguarda la problematica della contaminazione puntiforme del suolo e del sottosuolo in Sicilia, ossia della contaminazione localizzata, derivante da attivit di smaltimento e stoccaggio di rifiuti (discariche e depositi), da attivit industriali attive o dismesse e da eventi occasionali o cronici di perdite di sostanze inquinanti da reti e sottoservizi. La contaminazione da fonti diffuse, legate prevalentemente alle pratiche agricole utilizzate (uso di fertilizzanti e pesticidi) trattata nella sezione 1.3.4. La problematica della contaminazione dei suoli e le relative azioni di bonifica e ripristino ambientale sono disciplinate da un insieme di norme nazionali tecniche e procedurali, che nella Regione Sicilia si integrano con le disposizioni contenute nellordinanza di commissariamento in materia di rifiuti e bonifiche (O.P.C.M. n. 2983/1999 e successive modiche ed integrazioni). Le attivit di bonifica delle aree inquinate sono state regolamentate per la prima volta in Italia dalla L. n. 441/87 che imponeva alle Regioni di elaborare i Piani Regionali di Bonifica. Il D. lgs. n. 22/97 ha costituito il primo vero tentativo nazionale di affrontare il problema del ripristino dei siti contaminati, dedicando specificatamente gli art. 17-18-19-20-21 a tale questione ed alla definizione delle competenze di Stato, Regioni, Province e Comuni. Le norme tecniche attuative relative alla disciplina dei siti contaminati sono contenute nel D.M. n. 471/99. Tale decreto prevede che le Regioni, ai fini della predisposizione dei Piani Regionali per la Bonifica delle Aree Inquinate, provvedano ad aggiornare i Censimenti dei Siti Potenzialmente Contaminati di cui al D.M. n. 185/89 ed inoltre stabilisce che le regioni, sulla base dei criteri definiti dall'A.N.P.A., predispongano l'Anagrafe dei Siti da Bonificare, comprendente i siti effettivamente contaminati ed i siti sottoposti ad intervento di bonifica. In Sicilia il Commissario delegato per lemergenza rifiuti, cui lO.P.C.M. 2983/1999 attribuisce il compito di redigere il Piano Regionale di Bonifica dei Siti Inquinati, ha avviato nel 2000 la procedura per il Censimento dei Siti Potenzialmente Contaminati, con particolare riferimento alle discariche autorizzate e non pi attive, alle discariche abusive ed ai siti contaminati da amianto (art. 6 della citata ordinanza); lAnagrafe dei Siti da Bonificare, che di competenza dellAssessorato Regionale Territorio e Ambiente, non stata ancora predisposta, ma la procedura stata avviata. Lanalisi della situazione di riferimento in materia si basa pertanto sul popolamento degli indicatori siti potenzialmente contaminati, siti effettivamente contaminati e siti bonificati e messi in sicurezza in Sicilia.

1.3.3.1 SITI POTENZIALMENTE CONTAMINATI I dati per il popolamento dellindicatore provengono principalmente dallUfficio del Commissario Rifiuti e sono tratti dalle schede di censimento dei siti potenzialmente inquinati compilate dalle Amministrazioni locali (Province e Comuni), in risposta alla richiesta inoltrata dal Commissario (circolare commissariale n. 4144/00). Le informazioni cos censite riguardano principalmente discariche di RSU, autorizzate e non, ed in misura minore abbandoni e depositi di rifiuti speciali ed inerti, oltre a qualche segnalazione relativa a siti industriali dismessi. Per avere un quadro pi completo sulla presenza di siti potenzialmente contaminati in Sicilia, i dati del Commissario Rifiuti sono stati integrati con le notifiche e comunicazioni pervenute allAss. Reg. Territorio e Ambiente - Servizio Rifiuti. Il risultato del popolamento mostrato in Fig. 1.3.3.1.1, dove riportato il numero di siti potenzialmente contaminati presenti in ciascuna provincia, per tipologia di sito. 103

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Figura 1.3.3.1.1 Numero di siti potenzialmente contaminati per provincia e per tipologia

250 200 150 100 50 0


En na Ag rig en to Ca lta nis set ta Ra gu sa Si rac us a Tr ap an i SI CI LI A Ca tan ia M ess ina Pa ler mo

n. discariche controllate n. discariche abusive n. abbandoni e depositi n. aree industriali e sottoservizi

Fonte: Uff. Commissario Rifiuti Sicilia e Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002

Lanalisi dei dati mostra la presenza sul territorio regionale di un elevato numero di siti potenzialmente contaminati, ossia di siti, in prevalenza discariche controllate ed abusive (n = 304), in misura minore abbandoni e depositi di rifiuti (n = 112), che necessitano di accertamenti analitici per verificare leffettivo superamento dei limiti di concentrazione imposti dal D.M. 471/99, All.1, per le matrici suolo ed acqua. Solo in seguito a questa fase di accertamento, che sar predisposta dal Commissario Rifiuti, i siti potranno essere inseriti tra quelli realmente contaminati e quindi essere soggetti alla procedura di bonifica o messa in sicurezza permanente, ai sensi del D. lgs. 22/97 e del D.M. 471/99.

1.3.3.2 SITI EFFETTIVAMENTE CONTAMINATI I dati utilizzati per il popolamento dellindicatore provengono in prevalenza dallAss. Reg. Territorio e Ambiente - Servizio Rifiuti e sono tratti dalle notifiche ex art. 7, ordinanze ex art. 8 e comunicazioni ex art. 9 del D.M. 471/99, pervenute presso tale Amministrazione e relative a siti in cui la contaminazione stata accertata, o risulta comunque evidente, ed a siti contaminati per i quali la procedura di bonifica stata gi avviata. I dati sono stati inoltre integrati con quelli del Commissario Rifiuti, relativamente ai siti industriali dismessi con particolari evidenze di contaminazione. In Fig. 1.3.3.2.1 mostrato il numero di siti effettivamente contaminati, per tipologia, presenti in ciascuna provincia. Dallanalisi dei dati risulta evidente la prevalenza delle aree industriali tra i siti effettivamente contaminati (n = 76), ivi comprese le aree di estrazione mineraria (specie quella petrolifera) e le reti (oleodotti) e aree di servizio (impianti di distribuzione di carburante). Si osserva inoltre l'assenza di discariche controllate tra i siti effettivamente contaminati: ci pu essere dovuto in parte alla efficace impermeabilizzazione di queste discariche, che ne riduce limpatto inquinante, in parte alla mancanza di controlli nel suolo e nella falda che ne verifichino leventuale contaminazione. 104

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Figura 1.3.3.2.1 Numero di siti effettivamente contaminati per provincia e per tipologia

80 70 60 50 40 30 20 10 0
En na Ag rig en to Ca lta nis se tta Ra gu sa Sir ac us a Tr ap an i SI CI LI A M ess ina Pa ler mo Ca tan ia

n. discariche abusive n. abbandoni e depositi n. aree industriali minerarie e sottoservizi

Fonte: Uff. Commissario Rifiuti Sicilia e Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002

1.3.3.2.1 POLI INDUSTRIALI E SITI DI INTERESSE NAZIONALE Per quanto riguarda la pressione esercitata dai siti industriali sul territorio regionale, questa si esercita con maggiore intensit in corrispondenza degli addensamenti industriali, ossia di quei poli che concentrano un maggior numero di insediamenti produttivi e dove alto il rischio di inquinamento del suolo e del sottosuolo da rifiuti e sostanze pericolose legate al ciclo di produzione delle singole attivit. A tal proposito va osservato che con la L. n. 426/98 sono stati individuati sul territorio regionale come primi interventi di bonifica di interesse nazionale quelli compresi allinterno delle aree industriali di Priolo e Gela, perimetrate con decreto del Ministero dellAmbiente del 10/01/2000. Larea perimetrata del sito Priolo ubicata allinterno dei territori dei comuni di Augusta, Priolo, Melilli, Siracusa, Floridia e Solarino. Al suo interno comprende un polo industriale di rilevanti dimensioni costituito prevalentemente da raffinerie, stabilimenti petrolchimici e cementerie, cui sono associate produzioni di composti chimici di base, derivati di raffinazione del petrolio e cemento, tra cui il cemento-amianto dello stabilimento Eternit di Siracusa, presente anche nei numerosi depositi incontrollati di rifiuti disseminati un po in tutta larea in esame. Oltre alla porzione privata, il sito comprende anche una porzione costiera pubblica compresa tra Augusta e Siracusa. Allo stato attuale nelle aree private sono gi iniziate le attivit di caratterizzazione dei terreni e delle acque superficiali e sotterranee. Larea perimetrata del sito Gela ospita uno dei pi importanti poli industriali siciliani, costituito prevalentemente da raffinerie e stabilimenti petrolchimici, la cui produzione comprende composti chimici di base, polimeri, fertilizzanti e derivati della raffinazione del petrolio. Larea perimetrata, ricacente nel territorio del Comune di Gela, comprende una porzione privata, estesa circa 470 ettari ed occupata sia da impianti attivi che dismessi, ed una porzione pubblica, in cui ricade anche il Biviere di Gela. Allo stato attuale sono stati approvati i Piani di Caratterizzazione di alcune delle aziende interessate, tra cui lAGIP Petroli. Nel 2001 sono stati effettuati i primi 105

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interventi per la caratterizzazione dellarea industriale AGIP Petroli Raffineria di Gela. I risultati delle analisi di controllo, effettuate dallARPA Toscana nella misura del 10% dei campioni analizzati dallAGIP Petroli, limitatamente alla concentrazione di metalli pesanti nel suolo e nel sottosuolo (carotaggi fino alla profondit di -20 m) non hanno evidenziato superamenti dei limiti previsti dallAllegato 1 del D.M. 471/99 per siti destinati ad un uso industriale, come quello della Raffineria AGIP (cfr. la Tabella I.3.3.2.1.1 in Allegato). In un altro sito contaminato, ricadente nellarea di un altro importante polo industriale, quello di Milazzo, la qualit dei suoli stata desunta da uno studio, avente carattere occasionale, effettuato nellambito del Programma Operativo ENVIREG del 1999, per finalit connesse alla realizzazione di un sistema di controllo e sorveglianza per la prevenzione di inquinamenti e rischi nelle aree industriali della regione Sicilia (Ministero dellAmbiente, 1999). I risultati delle analisi effettuate, nellambito di questo studio, nel 1997 dal CCR di Ispra sui metalli pesanti contenuti nei suoli dellarea di Milazzo, hanno invece evidenziato il superamento, in alcuni campioni e per alcuni dei metalli analizzati (Cr, Co, Cu, Zn) dei limiti di concentrazione previsti dallAllegato 1 del D.M. 471/99 per siti destinati ad un uso residenziale, quale quello in esame (area a basso livello di urbanizzazione ed industrializzazione). In Fig. 1.3.3.2.2 sono riportate le statistiche dei dati analitici per ciascuno dei metalli analizzati nei 32 campioni di topsoil (primi 5-10 cm di suolo), confrontate con il relativo limite di concentrazione. Lanalisi dei dati mette in evidenza la contaminazione dei suoli milazzesi in relazione ad un potenziale uso residenziale del territorio e pone quindi la necessit di un intervento di bonifica o lapplicazione di misure di sicurezza (quali una diversa destinazione urbanistica dellarea).

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Figura 1.3.3.2.1.1 Contenuto in metalli pesanti nel suolo del comprensorio industriale di Milazzo
Cr (mg/kg) 200 150 100 50 0 Media Mediana Max
Co (mg/kg) 30 25 20 15 10 5 0 Media Mediana Max Min Dev. St. Limite D.M. 471/99

Mn (mg/kg) 1600 1400 1200 1000 800 600 400 200 0 Media Mediana Max Min Dev. St.

Limite D.M. 471/99

Min

Dev. St.

Ni (mg/kg) 140 120 100 80 60 40 20 0 Media Mediana Max Min Dev. St. Limite D.M. 471/99

Cu (mg/kg) 180 150 120 90 60 30 0 Media Mediana Max Min Dev. St. Limite D.M. 350 300 250 200 150 100 50 0 Media Mediana

Zn (mg/kg)

Limite D.M. 471/99 Max


Hg (mg/kg)

Min

Dev. St.

As (mg/kg) 40 30 20 10 0 Media Mediana Max Min Dev. St. Limite D.M. 471/99
2 3

Limite D.M. 471/99

0 Media Mediana Max Min Dev. St.

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1. ASA

Pb (mg/kg) 120 100 80 60 40 20 0 Media Mediana Max Min Dev. St. 0 Media Mediana Limite D.M. 471/99 4 3 2 1

Cd (mg/kg)

Limite D.M. 471/99

Max

Min

Dev. St.

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente ARPA Sicilia su dati CCR Ispra,,1997

Va infine ricordato che recentemente, con D.M. n. 468/2001, stato inserito tra i siti di interesse nazionale di cui alla L. n. 426/98, il sito di Biancavilla (CT), costituito da una cava ubicata a Monte Calvario, in prossimit del centro abitato di Biancavilla, dalla quale fino al 1999 si estraeva pietrisco lavico contaminato da materiali fibrosi della famiglia dellamianto, e da molti edifici del centro storico di Biancavilla costruiti con malte ed intonaci contenenti il materiale fibroso estratto dalla cava. Allo stato attuale stato elaborato un progetto per la messa in sicurezza provvisoria della cava di Monte Calvario e per la sistemazione del materiale di scavo nellabitato.

1.3.3.3 SITI BONIFICATI E MESSI IN SICUREZZA I dati per il popolamento dellindicatore provengono in parte dal censimento della struttura commissariale, ed in parte dalle notifiche, ordinanze e comunicazioni pervenute allAss. Reg. Territorio e Ambiente e riguardano i siti bonificati, nei quali cio sono stati portati a termine degli interventi di rimozione delle sostanze contaminanti dal sito, e siti messi in sicurezza, i quali hanno subto interventi volti ad isolare definitivamente la fonte inquinante rispetto alle matrici ambientali circostanti. In Fig. 1.3.3.3.1 riportato il numero di siti bonificati presenti in ciascuna provincia, per tipologia di sito, mentre in Fig. 1.3.3.3.2 il numero di siti messi in sicurezza per provincia e per tipologia di sito. Le figure mostrano che la maggior parte degli interventi sono stati realizzati sulle discariche controllate, con 128 discariche sottoposte a bonifica, e 37 messe in sicurezza e che le province con il maggior numero di interventi di bonifica realizzati sono Messina, Palermo e Agrigento (34, 30 e 26 rispettivamente), mentre quelle con il maggior numero di siti messi in sicurezza sono Messina, Catania e Palermo (12, 8 e 6 rispettivamente).

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Figura 1.3.3.3.1 Numero di siti bonificati per provincia e per tipologia

120 100 80 60 40 20 0
En na Ag rig en Ca to lta nis set ta Ca tan ia Ra gu sa Si rac us a Tr ap an i SI CI LI A M ess ina Pa ler mo

n. discariche controllate n. discariche abusive

n. abbandoni e depositi n. aree industriali e sottoservizi

Fonte: Uff. Commissario Rifiuti Sicilia e Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002

Figura 1.3.3.3.2 Numero di siti messi in sicurezza per provincia e per tipologia
40 35 30 25
n. discariche abusive n. discariche controllate

20 15 10 5 0
En na Ag rig en to Ca lta nis se tta Ca tan ia Ra gu sa Si rac us a Tr ap an i SI CI LI A M ess ina Pa ler mo

n. abbandoni e depositi n. aree industriali e sottoservizi

Fonte: Uff. Commissario Rifiuti Sicilia e Ass. Reg. Territorio e Ambiente, 2002

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1.3.4 AMBIENTE RURALE E CONTAMINAZIONE DEI SUOLI DA FONTI DIFFUSE Pi della met del territorio regionale destinato al settore agricolo che da sempre ha avuto un notevole impatto sociale, economico ed ambientale. Lagricoltura , nel suo complesso, anche attivit di tutela del territorio e della fertilit del suolo. I metodi di coltivazione contribuiscono ad una buona gestione del territorio se recuperano e utilizzano al meglio le risorse disponibili. Dal secondo dopoguerra ad oggi si sviluppato un processo di progressiva industrializzazione dellagricoltura che si concretizzato, tra laltro, in una semplificazione degli agroecosistemi. Semplificazione legata alla specializzazione colturale, alla frattura tra attivit zootecniche e produzioni vegetali, alla rarefazione del germoplasma autoctono, alla meccanizzazione ed al ricorso ad input esterni, in grado di sostenere il sistema cos semplificato, primi fra tutti i fitofarmaci ed i concimi inorganici e lacqua ad uso irriguo che oggi interessa la quasi totalit dei sistemi agrari, fatta eccezione per i cereali a ciclo autunno-primaverile. Il complesso degli input menzionati ha avuto ed ha certamente un impatto sulla qualit del suolo e delle falde acquifere (crescente concentrazione di nitrati ed altri sali, ivi compreso il cloruro di sodio). La meccanizzazione, associata al controllo della flora spontanea nei vigneti o negli arboreti stata ed spesso causa di perdita di suolo agrario, dovuta ad erosione superficiale o, nel caso di coincidenza con intensi eventi piovosi, ad erosione profonda. A tutto ci collegato anche il problema ambientale ed economico dello smaltimento, trattamento dei reflui, dovuto al mutato rapporto tra agricoltura e zootecnia. Un tempo le deiezioni animali venivano conservate e utilizzate oggi sono state sostituite dai prodotti chimici.

1.3.4.1 LE PRODUZIONI AGRICOLE La produzione agricola della Sicilia nel 1999 ammonta a 7.066 miliardi di vecchie lire, compresa la silvicoltura, si giunge a 7.080 miliardi (Assessorato Agricoltura e Foreste, 1999). Le imprese attive in Sicilia nel 99 del settore agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca, secondo i dati delle Camere di Commercio (banca dati Movimprese) rappresentano il 32% del totale delle imprese attive della regione ed incidono per l11% sulle totali imprese attive in Italia del settore. Il valore aggiunto in agricoltura presenta un andamento crescente dal 1982 al 1991 per poi decrescere sino al 1996 (Tabella I.3.4.1.1). Nel 1996 il valore aggiunto del settore agricolo era pari al 3.8% di quello totale nazionale e 6,6% della totale regionale, con una diminuzione dal 1980 rispetto al valore nazionale, al mezzogiorno e al totale regionale (Tabella I.3.4.1.2 e Figura 1.3.4.1.1).

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Figura 1.3.4.1.1 Valore Aggiunto in agricoltura

9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 1982

VA agricoltura / VA totale Sicilia VA agricoltura / VA totale Mezzogiorno VA agricoltura / VA totale Italia

percentuale

1990

1996

Fonte: ISTAT Figura 1.3.4.1.2 Principali produzioni agricole in Sicilia. Anno 1991-1997
50.000.000
produzione raccolta (quintali)

45.000.000 40.000.000 35.000.000 30.000.000 25.000.000 20.000.000 15.000.000 10.000.000 5.000.000 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997

Cereali Orticole Legnose

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT

I principali comparti agricoli sono: lorticolo, lagrumicolo ed il vitivinicolo. La quantit di prodotto agricolo raccolto dal 1991 al 1997 presenta in linea generale un andamento decrescente (Tabella I.3.4.1.3 e Figura 1.3.4.1.2), cosi come il numero di aziende agricole, che dal 1982 al 1998 diminuito del 26% (Tabella I.3.4.2.1).

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Figura 1.3.4.1.3 Variazione % principali produzioni agricole raccolte in Sicilia rispetto al 1991
10,0%

Variazione % rispetto al 1991

0,0% 1992 -10,0% Cereali -20,0% Orticole Legnose -30,0% 1993 1994 1995 1996 1997

-40,0%

-50,0%

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente- ARPA Sicilia su dati ISTAT

Solamente la produzione dei cereali, dopo una diminuzione che ha raggiunto il culmine nel 1995, presenta un valore maggiore rispetto al 1991, con 9.8 milioni di quintali ed una variazione positiva dell1% (Figura 1.3.4.1.3).

1.3.4.2 TIPO DUTILIZZAZIONE DELLA SUPERFICIE AGRICOLA La Superficie Agricola Totale7 (SAT), nel 1998, costituita per il 44% da colture erbacee (prevalentemente frumento duro), ed in ordine decrescente da colture arboree (28%), dai prati e pascoli permanenti (18%), da altre superfici (6%) e dai boschi (4%). Dal 1982 al 1998 si avuta una contrazione della Superficie Agricola Totale, pari al 13%, passando dal 78% della copertura dellintero territorio regionale al 68% (Tabella I.3.4.2.1 e Figura 1.3.4.2.1).
Figura 1.3.4.2.1 Superficie agricola regionale per tipo dutilizzazione
1.000.000 900.000 800.000 superficie (ettari) 700.000 600.000 500.000 400.000 300.000 200.000 100.000 0 1982 Colture erbacee 1991 Colture arboree 1995 Prati pascoli permanenti 1996 BOSCHI 1997 1998 ALTRE SUPERFICI

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT

La ripartizione utilizzata scompone la Superficie Agricola Totale in: Superficie Agricola Utilizzata (SAU), boschi e superficie destinata ad altre utilizzazioni. La SAU inoltre suddivisa in tre categorie duso: colture erbacee, colture arboree, prati e pascoli permanenti.

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Tale diminuzione ha investito prevalentemente la superficie boscata, con una riduzione del 64% rispetto al 1982. La SAU (Superficie Agricola Utilizzata) ha avuto una variazione negativa dell8%, dovuta quasi esclusivamente alle coltivazioni erbacee ed in particolare alla coltivazione cerealicola (Figura 1.3.4.2.2).
Figura 1.3.4.2.2 Superficie agricola regionale per tipo d'utilizzazione (1982=100)

140 120 100 80 60 40 20 0 1982


Colture erbacee

1991
Colture arboree

1995

1996
BOSCHI

1997

1998
ALTRE SUPERFICI

Prati pascoli permanenti

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT

Incrociando questi dati con quelli della produzione delle principali colture agricole si pu notare come la Politica Agricola Comunitaria (PAC), incentivando prima la massimizzazione delle produzioni e poi unagricoltura di qualit e rispettosa dellambiente (biologica, integrata, estensiva), ha prodotto in genere: una diminuzione della superficie a cereali; un aumento della superficie a colture arboree; un innalzamento della produzione di cereali che nel 1997 ha superaro la quota dellanno 1991, con conseguente aumento delle rese; una riduzione della produzione delle coltivazioni legnose fruttifere con conseguente abbassamento delle rese.

1.3.4.3 IL PATRIMONIO ZOOTECNICO E LA SUA PRESSIONE SULLAMBIENTE Il patrimonio zootecnico stato caratterizzato da un forte aumento del numero di capi ovini e caprini, e una diminuzione dellallevamento equino ed avicolo dal 1982 al 1991. Dal 1991 al 1998 si registrato un aumento solamente per il numero di capi caprini ed avicoli (21% e 8%), ed un forte decremento del numero di conigli, equini, suini, rispettivamente del 60%, 38% e 33%; mentre pi o meno costante si mantenuto la consistenza dellallevamento bovino ed ovino (Tabella I.3.4.3.1 e Figura 1.3.4.3.1).

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Figura 1.3.4.3.1 Numero di capi per tipologia di allevamento


3.500.000 3.000.000
numero capi

Bovino Conigli

Suini Equini

Ovini Avicoli

Caprini

2.500.000 2.000.000 1.500.000 1.000.000 500.000 0 1982 1991 1995 1996 1997 1998

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT

Il numero delle aziende zootecniche, rispetto al 1991, generalmente in diminuzione per tutte le tipologie di allevamento (Tabella I.3.4.3.2 e Figura 1.3.4.3.2).
Figura 1.3.4.3.2 Numero aziende per tipologia di allevamento
18.000 16.000 14.000 numero aziende 12.000 10.000 8.000 6.000 4.000 2.000 0 1991 1995 1996 1997 1998

Bovino

Suini

Ovini

Caprini

Equini

Avicoli

Conigli

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT

Utilizzando i dati del modello ELBA (Environmental Liveliness and Blend agricolture) realizzato dal DIPROVAL della Facolt di Agraria di Bologna, si ha che il patrimonio zootecnico ovi-caprino, calcolato in Unit Bovine Adulte (UBA) relativamente allanno 1996, prevale nelle province di Caltanissetta. Nelle restanti province, il carico maggiore dato dallallevamento bovino, ed una certa consistenza della specie suina si registra nelle province di Ragusa e Messina. Il maggior numero di unit bovine adulte si ha nelle province di Ragusa, Messina, Trapani e Siracusa. Analizzando la produzione di azoto, si nota come sia dovuta principalmente alla specie bovina, e il valore pi alto si ha nella provincia di Messina. Per le province di Caltanissetta, Trapani, e secondariamente, Agrigento e Catania, rimarchevole lazoto di origine ovi-caprina (Tabella I.3.4.3.3 e Figura 1.3.4.3.3).

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Figura 1.3.4.3.3 Numero UBA e produzione di azoto da allevamenti per SAU trattabile. Anno 1996
Quantit di azoto/SAU trattabile (Kg/ha)

60,0
kg/ha SAU

50,0 40,0 30,0 20,0 10,0

UBA (.000)

Ragusa

Agrigento

Caltanissetta

SAU trattabile: somma delle superfici dei seminativi (al netto dei terreni a riposo), delle coltivazioni arboree agrarie (al netto dei canneti), delle coltivazioni foraggere permanenti (al netto dei pascoli) escludendo le coltivazioni orticole. Fonte: Modello ELBA Universit di Bologna DIPROVAL

1.3.4.4 I FATTORI DI PRESSIONE DEL SETTORE AGRICOLO Fra gli impatti generati dallagricoltura sullambiente, limpiego dei prodotti fitosanitari rappresenta una delle possibili cause di contaminazione diffusa del suolo.
Figura 1.3.4.4.1 Utilizzo di fitofarmaci in Kg/ha SAU

12

10

Kg/SAU

Piemonte e Valle dAosta

Trentino Alto Adige

Emilia Romagna

Friuli V. Giulia

Siracusa

Catania

Messina

Palermo

Lombardia

Campania

Basilicata

Umbria

Toscana

Abruzzo

Veneto

Molise

Puglia

Trapani

Enna

0,0

160 140 120 100 80 60 40 20 0

Calabria

Lazio

Marche

Liguria

Sicilia

numero UBA (migliaia)


Sardegna

1996

1997

Fonte: ISTAT

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Lanalisi dei dati rilevati dallISTAT (Figura 1.3.4.4.1), espressi in principi attivi rapportati alla SAU, permette di evidenziare le aree a maggior consumo, tra le quali oltre le regioni della pianura padana seguono la Campania ed in minor misura la Sicilia. Il dato si basa su indagini di mercato e non possibile avere dati diretti sullapplicato alle colture. Un apposito gruppo di lavoro costituito dal sistema ANPA-ARPA-APPA ha sviluppato un modello di studio sulla vendita dei fitofarmaci utilizzando dati ISTAT relativi agli anni 1996, 1997 e 1998, dati forniti dal SIAN (Sistema Agricolo Informativo Nazionale) e AGROFARMA. Dallanalisi dei dati (da Tabella I.3.4.4.1 a Tabella I.3.4.4.3) emerge un crescente uso di insetticidi e diserbanti dal 1996 al 1998. I principi attivi pi impiegati sono quelli applicati come insetticidi (circa 75%) che assieme ai fungicidi (circa 24%) ricoprono il 98% del totale prodotti fitosanitari venduti (Figura 1.3.4.4.2). In particola, solamente il bromuro di metile costituisce, dal 1996 al 1998, rispettivamente il 59% e il 64% del totale prodotti fitosanitari. La vendita del bromuro di metile esclusivamente legata alla provincia di Ragusa per limpiego in orticoltura (carote, carciofi, patate, pomodori, ecc.), dove si raggiungono valori medi pari a 43 chilogrammi per ettaro di SAU provinciale (Tabella I.3.4.4.3). Lorticoltura, sia da pieno campo che in ambiente protetto, rappresenta una componente fondamentale e tradizionale dellintero sistema agricolo ragusano, tuttavia, assume particolare rilievo in alcuni comuni come Ispica, Ragusa, Vittoria, Scicli ed Acate. Lorticoltura in serra presente prevalentemente lungo tutta la fascia costiera meridionale siciliana (Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Ragusa), ma larea che ricade nella provincia di Ragusa tra le pi significative (7.482 ettari su 10.459 ettari investiti da colture in serra dellintera isola dati dalla carta dellUso del Suolo dellAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente, anno 1994) e largamente interessata, anche in sede comunitaria, allesercizio delle colture protette.
Figura 1.3.4.4.2 Quantit di prodotti fitosanitari venduti
70.000
Quantit di prodotto (quintali)

60.000 50.000 40.000 30.000 20.000 10.000 -

Altri

1996

Diserbanti

1997

Fungicidi

1998

Insetticidi

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia dal Gdl ANPA-ARPA-APPA su dati ISTAT, SIAN e AGROFARMA

Nellarea di Ragusa ricade anche lunico impianto sperimentale di PGM (Piante Geneticamente Modificate) presente in Sicilia. Lavvio si avuto nellanno 2000 su una superficie di 1800 metri quadri di vite che insiste nel territorio comunale di Comiso. La finalit della sperimentazione quella di ottenere piante pi produttive attraverso una maggiore resistenza agli antibiotici.

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Figura 1.3.4.4.3 Luoghi di emissione effettivi nellanno 1999

Fonte: ANPA

Per quanto concerne limpiego di fertilizzanti inorganici, in termini di quantit vendute, la Sicilia segue la Lombardia, il Veneto, lEmilia Romagna, Puglia e Piemonte, con 114.502 tonnellate, di cui 51445 di azoto, 44036 di anidride fosforica e 19021 tonnellate di ossido di potassio (Tabella I.3.4.4.4 e Figura 1.3.4.4.4 ).

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Figura 1.3.4.4.4 - Quantit di fertilizzanti (N, P, K) venduti (Kg) per superficie concimabile. Anno 1997
Quantit di ferilizzanti (N, P, K) venduti (Kg)/sup. concimabile

350 300 250 200 150 100 50 0

Azoto

Anidride fosforica

Ossido di potassio

Fonte: ISTAT

Analizzando le quantit per ettaro concimabile8, si ha che la Sicilia presenta un valore sotto la media nazionale e segue la media del Mezzogiorno, pur avendo un valore della SAU regionale investita da una agricoltura intensiva pi alta rispetto alla media nazionale e pari al 75% (seminativi + coltivazioni legnose agrarie Agricoltura biologica) (Tabella I.3.4.4.5). Da una stima dellagricoltura intensiva9, si ha che dal 1995 al 1998 in costante diminuzione ed scesa dal 76% della SAU regionale al 67% (Tabella I.3.4.4.6 e Figura 1.3.4.4.5), per una crescente coltivazione integrata, estensiva e biologica, incentivata dalla maggior parte delle misure del Reg. 2078/92 e che risultano le pi applicate nel territorio siciliano (Tabella I.3.4.5.2).
Figura 1.3.4.4.5 Agricoltura intensiva in Sicilia

Superficie agricoltura intensiva/SAU (%)

78% 76% 74% 72% 70% 68% 66% 64% 62% 60% 1995 1996 1997 1998 Agricoltura intensiva/SAU

Fonte: ISTAT e Elaborazioni INEA, su fonti AIMA e Amministrazioni regionali provinciali


8

Per superficie concimabile si intende la somma delle superfici dei seminativi (al netto dei terreni a riposo) delle coltivazioni arboree agrarie, (al netto dei canneti) delle coltivazioni foraggiere permanenti (al netto dei pascoli) escludendo le coltivazioni orticole. 9 Lagricoltura intensiva oltre al dato riportato dallANPA per lanno 1998 stata calcolata, alfine di avere un andamento nel tempo, come superficie a seminativi pi superficie a coltivazioni legnose agrarie meno la superficie sottoposta a Reg. 2078/92.

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1. ASA

Si pu notare come nonostante una diminuzione dellagricoltura intensiva, legata allapplicazione del Reg. 2078/92 che nel complesso porta verso una agricoltura pi estensiva con ridotto o nullo impiego di prodotti fitosanitari, in generale si ha un aumento della quantit di prodotti fitosanitari venduti. Per stimare un possibile effetto del Reg. 2078/92 sullimpiego dei fertilizzanti, si pu incentrare lattenzione esclusivamente sullattuazione della misura A2 agricoltura biologica e della misura F ritiro dei seminativi dalla produzione per venti anni, non considerando le misure rivolte allabbattimento dei prodotti fitosantari ed allagricoltura estensiva. In tal caso lagricoltura intensiva, calcolata come: seminativi + coltivazioni legnose agrarie sup. misure A2+F, continua ad avere sempre una tendenza decrescente dal 1995 al 1998, pari al 78.2% e al 73.6% della SAU regionale (Tabella I.3.4.4.7).

1.3.4.5 LE COLTIVAZIONI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE Dagli anni novanta si assistito ad un cambiamento radicale della Politica Agricola Comunitaria (PAC) che dal perseguire le massime rese attraverso aiuti sulle quantit prodotte passa a incoraggiare un'agricoltura estensiva, usi alternativi del suolo agricola, quali larboricoltura da legno e la selvicoltura, alfine di ridurre le produzioni eccedentarie con impatti positivi sullambiente e sulle attivit produttive agricole ed extra-agricole. La PAC incentiva produzioni di qualit per il benessere del territorio e della salute umana, e per una competitivit ed efficienza dellagricoltura a livello globale. Il salto di qualit dato, da prima, con lemanazione del Reg. 2092/91 che detta le norme per la produzione biologica, attribuendo a tale metodo di produzione un ruolo di equilibrio armonioso tra lofferta e domanda di prodotti agricoli, tutela dellambiente e conservazione dellaree rurali, in definitiva di sviluppo sostenibile. Esso vede la partecipazione, allanno 1998, di circa 9598 aziende, per una superficie complessiva di circa 129000 ettari (8% della totale SAU regionale) (Tabella I.3.4.5.1). Al Reg. 2092/91 seguono le misure di accompagnamento della riforma della PAC che prevedevano lattuazioni di interventi a favore dellagricoltura ecocompatibile, del prepensionamento e della selvicoltura, attraverso contributi diretti a sostenere il reddito agricolo. Le misure sono rappresentate dai regolamenti CEE 2078/92, 2079/92 e 2080/92. In Italia il recepimento della normativa comunitaria per lincentivazione del prepensionamento (Reg. 2079/92) si avuto con un certo ritardo. Tale ritardo, assieme ad alcuni fattori di ordine sociale, economico e giuridico ha causato la scarsa applicazione della misura nellisola con solamente 16 richieste finanziate, per un totale di 412 ettari, pari allo 0.02% della SAU regionale. Le difficolt maggiori possono essere riassunte, cos come riportate nella valutazione del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2000-2006 (Assessorato Agricoltura e Foreste, 1999), in: - obbligo cessazione definitiva attivit; - richiesto possesso della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale che in un contesto caratterizzato da una notevole frammentazione della propriet agricola risulta difficile dedicare allattivit parte predominante del tempo e trarne pi del 50% del reddito complessivo; - mancanza di incentivi per il rilevatore; - limiti minimi di superficie richiesta troppo elevati. Il Reg. CEE 2078/92 comprendeva varie misure per lestensivizzazione e limpiego di mezzi di produzione e tecniche produttive meno inquinanti, per la conservazione e la valorizzazione dellambiente naturale, per la gestione delle terre abbandonate e per il set-aside. La sua applicazione avvenuta con notevole successo, coinvolgendo 36547 aziende, per un totale di 221.815 ettari, pari 119

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1. ASA

al 14% della complessiva SAU. Le misure rivolte al biologico e alla riduzione dei fitofarmaci (A2 e A1) rappresentano pi del 66% dellintera superficie coinvolta dal regolamento. Seguono le misure dellestensivizzazione dei vigneti e la riconversione in pascolo dei seminativi (B1), e del mantenimento delle basse rese relativamente alle colture gi avviate di cappero, nocciolo, pistacchio, mandorlo, carubbo e frassino da manna (B2), che nellinsieme ricoprono il 22% della totale superficie sottoposta al Reg. 2078/92 (Tabella I.3.4.5.2 e Figura 1.3.4.5.1).
Figura 1.3.4.5.1 Superficie sottoposta alle misure del Reg. CEE 2078/92

100.000 superficie Reg. 2078/92 (ettari) 90.000 80.000 70.000 60.000 50.000 40.000 30.000 20.000 10.000 A1 A2 B1 B2 D AD BD E F C
14.898 5.544 4.289 7.055 888 9.879 7 32.904 58.360 87.998

A1 - Sensibile riduzione o mantenimento delle riduzioni dellimpiego dei concimi e dei prodotti fitosanitari; A2 - Introduzione o mantenimento dei metodi dellagricoltura biologica; B1 - Estensivizzazione; B2 - Mantenimento della produzione estensiva gi avviata; C - Riduzione della densit del patrimonio bovino o ovicaprino; D1 - Impiego di altri metodi ecocompatibili e cura dello spazio rurale e del paesaggio; D2 - Allevamento di specie animali in via di estinzione; E - Cura dei terreni agricoli e forestali abbandonati; F - Messa a riposo ventennale per scopi di carattere ambientale.

Fonte: Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana

Il Reg. CEE 2080/92 prevedeva premi per lo sviluppo dellarboricoltura da legno ed incentivi per lampliamento ed il miglioramento delle superfici boscate. Per quanto concerne la sua applicazione, allanno 1998, delle 1131 pratiche istruite ne sono state collaudate 444 (39%), per una superficie complessiva impiantata di circa 4000 ettari, pari allo 0.26% della totale SAU regionale (36% della totale superficie istruita per gli impianti), e 2300 ettari di bosco migliorato (1.02% della totale superficie forestale e 31% della totale superficie istruita per il miglioramento) (Tabelle I.3.4.5.3, I.3.4.5.4 e I.3.4.5.5). La provincia di Messina ha presentato la maggiore superficie impiantata e migliorata, rispettivamente pari a 1070 e 1562 ettari (Figure 1.3.4.5.2 e 1.3.4.5.3).

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Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006

1. ASA

Figura 1.3.4.5.2 - Superficie impianti decretati e collaudati allanno 1998

2.500
superficie impianti (ettari)

2.000 1.500 1.000 500 0


Ca ta nia En na Ra gu sa Ag rig en to Pa ler m o Ca lta nis se tta Si ra cu sa M es sin a Tr ap an i
Tr ap an i

Impianti decretati (ha)

Impianti Collaudata (ha)

Fonte: Tesi di laurea Primi risultati sullapplicazione del Regolamento CEE 2080/92 in Sicilia Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni Arboree Facolt di Agraria. Universit di Palermo - anno 1998, su dati dellAssessorato Agricoltura e Foreste, Direzione Foreste

Figura 1.3.4.5.3 - Superficie boschi migliorati decretati e collaudati allanno 1998

superficie boscata migliorata (ettari)

5000 4500 4000 3500 3000 2500 2000 1500 1000 500 0
En na Ag rig en to Pa ler m o Ra gu sa Ca ta nia Ca lta nis se tta Si ra cu sa M es sin a

Miglioramenti decretati (ha)

Miglioramenti collaudati (ha)

Fonte: Tesi di laurea Primi risultati sullapplicazione del Regolamento CEE 2080/92 in Sicilia Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni Arboree Facolt di Agraria. Universit di Palermo - anno 1998, su dati dellAssessorato Agricoltura e Foreste, Direzione Foreste

La misura che ha riscosso maggior successo rappresentata dalla realizzazione di impianti con latifoglie o specie miste. La specie maggiormente impiegata per gli impianti su terreni agricoli il noce (Juglans regia L.) che copre il 18.69% della totale superficie degli impianti realizzati, seguono, in ordine decrescente, il castagno, il pino (pi che altro pino daleppo), il carrubo, il ciliegio, la roverella, il leccio, il frassino e lacero, che assieme al noce coprono l80,92% della superficie impiantata. Gli impianti hanno sostituito 1.989 ettari di seminativi, 1.703 ettari di prati e pascoli e 392 ettari di colture permanenti (Tabella 1.3.4.5.1). 121

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1. ASA

Tabella 1.3.4.5.1 - Tipologie di colture sostituite dagli impianti di arboricoltura da legno, per provincia (in ettari). Anno 1998

Provincia Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale

Seminativi 324,63 275,62 246,75 259,50 231,65 242,55 110,09 161,51 136,24 1.988,57

Prati e pascoli 215,10 5,63 70,71 180,47 699,77 338,01 51,74 47,20 94,05 1.702,69

Colture permanenti 35,87 32,76 20,64 5,27 161,89 82,77 32,48 3,08 17,04 391,80

Fonte: Tesi di laurea Primi risultati sullapplicazione del Regolamento CEE 2080/92 in Sicilia Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni Arboree Facolt di Agraria. Universit di Palermo - anno 1998, su dati dellAssessorato Agricoltura e Foreste, Direzione Foreste

I miglioramenti hanno interessato prevalentemente boschi di latifoglie (79% della totale superficie collaudata per il miglioramento). Dal confronto tra la superficie agricola utilizzata, la superficie forestale e le rispettive superfici degli impianti realizzati e dei boschi migliorati, si sono ricavati degli indici di impianto in terreni agricoli e di miglioramento dei boschi (Figura 1.3.4.5.4). Dal confronto degli indici di impianto e di miglioramento delle varie regioni italiani emerge che la Sicilia presenta elevati valori (L. Colletti, anno 2001). Si presume che al pi presto vengano attivati, o qualora gi esistano divulgati i risultati, dei piani di monitoraggio per individuare i modelli colturali pi idonei ad uno sviluppo economicoambientale dellarboricoltura da legno e dei boschi, nellottica di una gestione sostenibile. Si andrebbe incontro ad una perdita di risorse economiche e soprattutto ad una mancata possibilit di valorizzare e tutelare il territorio, se tutto ci che si realizzato in questi anni a fine turno sparisse per cedere il posto alle precedenti colture.

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1. ASA

Figura 1.3.4.5.4 Incidenza impianti realizzati e superficie boscata migliorata rispetto alla SAU e alla superficie forestale regionale

2,50% 2,00% 1,50% 1,00% 0,50% 0,00%


En na Pa ler mo Ra gu sa Ca tan ia M es sin a Ag rig en to Ca lta nis se tta Si ra cu sa Tr ap an i

Incidenza impianti collaudati (%)

incidenza miglioramenti collaudati (%)

Fonte: Tesi di laurea Primi risultati sullapplicazione del Regolamento CEE 2080/92 in Sicilia Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni Arboree Facolt di Agraria. Universit di Palermo - anno 1998, su dati dellAssessorato Agricoltura e Foreste, Direzione Foreste

Le misure di accompagnamento sono state attivate in due periodi. Per la campagna 1998/2000 il Reg. 2080 ha introdotto una misura per la costituzione di boschi con specie autoctone e variazione della destinazione delluso del suolo da agricolo a forestale. In questo periodo, le loro azioni sono state ereditate, con opportune modifiche ed integrazioni, dal Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006 (Reg. 1257/99).

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1. ASA

1.4 RIFIUTI La gestione dei rifiuti in Sicilia al momento disciplinata da una normativa emergenziale costituita da diverse ordinanze della Presidenza del Consiglio Dipartimento della Protezione Civile-. Tali Ordinanze nominano Commissario Delegato per lEmergenza Rifiuti in Sicilia, il Presidente della Regione Sicilia, per la predisposizione di un piano di interventi di emergenza nel settore della gestione dei rifiuti e per la realizzazione delle opere necessarie per far fronte alla situazione di emergenza. Si tratta di provvedimenti scaturiti dalla grave crisi determinatasi nel settore dello smaltimento dei R.S.U. avendo assunto la stessa carattere di emergenza igienico-sanitaria con risvolti anche di ordine pubblico; Tali provvedimenti imponevano, anche la predisposizione del piano di gestione rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate di cui allart.22 D.lvo 22/97 e di un piano degli interventi di emergenza per la realizzazione degli interventi necessari a far fronte alla situazione di emergenza. Con Ordinanza n 3072, viene imposta l individuazione e la localizzazione degli impianti a carattere prioritario nonch la definizione degli ambiti e dei sub-ambiti territoriali ottimali di cui gli impianti dovranno essere al servizio. Trattasi prevalentemente di impianti per la produzione di C.D.R (combustibile da rifiuti) Con Decreto commissariale 25/07/2000 n.150 stato approvato il documento delle priorit degli interventi in materia di rifiuti in Sicilia (P.I.E.R.), tale provvedimento suddivide il territorio regionale in A.T.O. e sub-A.T.O. al fine di ottemperare alle prescrizioni di cui al D.L.vo 22/97. Al momento per non esiste una gestione dei rifiuti in ambito ATO o sub-ATO. Lultimo provvedimento di proroga dello stato di emergenza rifiuti costituito dallO.P.C.M. n.3190 (marzo 2002). La gestione dei dati in materia, al momento di competenza della struttura commissariale emergenza rifiuti, tale ente anche Amministrazione responsabile delle misure1.14 e 1.15 del P.O.R (infrastrutture e strutture per la gestione integrata dei rifiuti; riduzione della compromissione ambientale da rifiuti). Si sottolinea che mancano delle serie storiche di lungo periodo riguardo alla produzione dei rifiuti ed alla gestione degli stessi. Lunico dato che pu essere assunto come certo quello relativo ad uno smaltimento dei RSU nella quasi totalit (98% della produzione totale) in discarica, in quanto non sono stati raggiunti gli obiettivi della raccolta differenziata previsti dal decreto 22/97.
Tabella 1.4.1 % Rifiuti avviati alle diverse modalit di smaltimento PROVINCIA RSU prodotti (Ton.) Discarica % Raccolta diff.% Compostaggio% TP 199657,82 99,04 0,96 0,00 PA 670275,89 95,19 1,76 3,05 ME 300521,48 98,08 1,28 0,65 AG 197403,07 99,62 0,38 0,00 CL 140254,64 99,62 0,38 0,00 EN 62725,10 99,46 0,47 0,07 CT 618628,94 99,51 0,49 0,00 RG 166856,69 99,66 0,34 0,00 SR 191927,45 99,81 0,19 0,00 Totale 2548251,08 98,21 0,91 0,88 Fonte:Elaborazione Task Force Ambiente ARPA Sicilia su dati Struttura commissariale emergenza rifiuti;

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A fronte di tali quantit il totale della raccolta differenziata (raccolta diff. e compostaggio), tappa essenziale ed irrinunciabile nella strategia gestionale dei rifiuti, ad oggi, supera di poco il 2%. Particolare rilevanza assume nellambito della raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio la convenzione stipulata con il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), in data 7 ottobre 1999 che richiama laccordo quadro sottoscritto in data 8 luglio 1999 tra lo stesso CONAI e lANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), in forza della quale lo stesso (tramite i Consorzi di filiera) si impegnato al ritiro del materiale proveniente dallattivit di raccolta differenziata, secondo le modalit stabilite negli allegati tecnici dellaccordo quadro dell 8 luglio, dove sono previsti anche i corrispettivi da versare ai Comuni come contributo ai costi sostenuti per la raccolta differenziata.
Tabella 1.4.2 Raccolta differenziata % diversi materiali Prov. Tot.diff.(Ton.) %ACCIAIO %ALLUMINIO %CARTA %LEGNO %PLASTICA %VETRO %ORGANICO TP 1907,15 1,16 0,92 59,95 0,00 10,55 27,41 0,00 PA 32222,12 0,97 0,04 17,77 0,00 2,53 15,33 63,36 ME 5782,97 2,69 0,34 35,71 0,01 2,87 24,87 33,52 AG 747,25 5,45 0,40 23,95 0,00 48,87 20,73 0,60 CL 530,46 0,58 0,00 39,15 0,00 12,86 46,74 0,67 EN 291,77 2,23 0,09 10,85 0,00 5,21 81,62 0,00 CT 3104,09 5,52 0,23 35,07 0,18 15,76 41,83 1,42 RG 563,13 0,00 0,03 70,73 0,00 6,36 22,89 0,00 SR 362,05 0,00 0,21 41,00 0,00 18,53 40,26 0,00 Tot. 45511,00 1,56 0,13 24,14 0,01 4,88 20,03 49,23 Fonte:Elaborazione Task Force Ambiente ARPA Sicilia su dati Struttura commissariale emergenza rifiuti;

I dati relativi ai rifiuti speciali di provenienza industriale ad oggi disponibili non sono sufficienti a fornire una rappresentazione completa e quindi soddisfacente della produzione di tale categoria di rifiuti, causa anche una non piena operativit del catasto regionale dei rifiuti quale articolazione regionale del catasto nazionale, competente alla raccolta, elaborazione ed omogeneizzazione dei MUD. Riguardo ai sistemi di gestione dei rifiuti, -considerando gli RSU- essendo gli stessi al momento gestiti in maniera indifferenziata con relativo smaltimento in discarica, risultano marginali i sistemi di gestione virtuosi dei rifiuti. La raccolta differenziata dei RSU viene effettuata prevalentemente con il sistema di raccolta tramite campane o cassonetti monomateriali in aggiunta al sistema porta a porta di raccolta degli imballaggi, modalit di raccolta questultima, ancora poco diffusa. Nellambito delle competenze attribuite al Commissario delegato E.R. sono stati finanziati dalla struttura commissariale in tutto il territorio regionale delle isole ecologiche, per i comuni inferiori a diecimila abitanti e dei C.C.R.(centri comunali di raccolta) per i comuni con pi di diecimila abitanti. Si tratta di aree attrezzate e custodite (C.C.R.), dove confluiscono i materiali provenienti dalla R.D. (raccolta differenziata), sia da parte del servizio pubblico che direttamente dai privati, destinati allo stoccaggio provvisorio, per il successivo trasferimento alle piattaforme di conferimento e/o riciclaggio). Le province siciliane pi virtuose nella raccolta differenziata risultano essere in ordine decrescente quelle di Catania, Palermo, Trapani, Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento, Enna. Sono presenti in tutte le province siciliane impianti, per la selezione e valorizzazione dei rifiuti raccolti in maniera differenziata, gestiti dai privati. Non risultano in esercizio nel territorio regionale impianti di termovalorizzazione dei rifiuti, necessari e peraltro previsti, in una logica di gestione integrata dei rifiuti, dalle politiche ambientali nazionali e comunitarie. 125

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1. ASA

1.5 ECOSISTEMI

1.5.1 NATURA E BIODIVERSIT 1.5.1.1 HABITAT Gli habitat che conservano un certo grado di naturalit sono rappresentati prevalentemente dai territori boscati, dagli ambienti seminaturali, dalle zone umide e dai corpi idrici. Habitat che dallanalisi della Carta dellUso del Suolo (Assessorato Territorio e Ambiente, anno 1994) ricoprono nel complesso il 26.22% del totale territorio regionale (Tabella I.3.1.2.1). Dallo studio dei dati ISTAT sulla struttura agricola e sul patrimonio forestale (di seguito riportati), si evince che dagli anni 80 al 1998 lindice di boscosit cresciuto solamente di mezzo punto percentuale. Nello stesso tempo la superficie agricola utilizzata (SAU) e la superficie agricola totale (SAT) sono diminuite dell8% e del 13%, rispettivamente pari al 5% e al 10% della copertura territoriale regionale (SAU/ST e SAT/ST). Dal 1990 al 1998, lammontare delle superfici destinate a pascoli, prati permanenti, sistemi agroforestali ed a altre superfici agricole, insieme alla superficie forestale decresciuto, passando dal 33% al 28% della superficie territoriale. Tutto ci comporta una presumibile espansione dei terreni modellati artificialmente (Figura 1.5.1.1.1).
Figura 1.5.1.1.1 - % superficie per tipo di uso
90% 80%
% uso del suolo

70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 1980-1982


Sup. fores tale/ST S AT/ST

1990

1998

(Sup. fores tale/ST)+Boschi e altre superfici+P rati pascoli permanenti

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT

1.5.1.2 PATRIMONIO FORESTALE Tra gli ecosistemi terrestri, i boschi, ed in particolare i boschi naturali disetanei, rappresentano in termini di articolazione del flusso di energia, numero e lunghezza delle catene alimentari, gli habitat con maggiore biodiversit. Senza nessuna azione di disturbo da parte delluomo (urbanizzazione, infrastrutture, agricoltura, pascolo, incendi, ecc.), in natura ogni ecosistema tende, attraverso una serie di successioni, a raggiungere lo stadio di massima produttivit possibile per le date condizioni ambientali, che nei nostri climi fatta eccezione per le montagne pi elevate, dato da formazioni forestali. Una descrizione dei boschi presenti in Sicilia, suddivisi per origine (naturali e artificiali) e per specie dominante viene riportata, di seguito, nella tematica Paesaggio e Patrimonio culturale. Lanalisi del patrimonio forestale stata basata su dati dellISTAT, sia perch risultano i pi aggiornati sia perch consentono di eseguire una serie storica e studiare il fenomeno nel tempo. Si 126

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1. ASA

preferito non utilizzare anche i dati dellInventario Nazionale (IFN, 1985) perch oramai obsoleti e non confrontabili con i dati ISTAT per una diversa definizione di bosco. A questo riguardo occorre rilevare che l'Annuario Forestale ISTAT, considera come boscata "un'area non inferiore a 0,5 ha con copertura arborea e/o arbustiva a maturit pari almeno al 50% della superficie". Nel primo IFN si considera bosco una "superficie estesa almeno 2.000 m2, larga non meno di 20 m, con copertura pari almeno al 20%". Al pi presto sar possibile utilizzare i dati prodotti dal primo inventario forestale regionale, che rappresenta lo strumento fondamentale per la pianificazione, gestione e monitoraggio dei boschi della Sicilia. Attualmente, la Regione sta sviluppando lo studio di fattibilit per il primo inventario forestale10. A livello nazionale, stato prodotto lo studio di fattibilit (anno 1998) dallISAFA per il MIPAF per la realizzazione del secondo IFN. In Sicilia, dal 1948 al 1998, la superficie forestale passata dal 3.4% all8.6% dellintero territorio regionale, con una crescita del 156%. Una riduzione (-11.495 ettari, pari al 55%) si registrato solamente per i boschi governati e trattati a ceduo composto (da Tabella I.5.1.2.1 a Tabella I.5.1.2.3). Lespansione si avuta in maniera pi che proporzionale dal 1948 al 1970, in seguito allintensa attivit di rimboschimento post-bellico. Dal 1970 al 1998, si avuto un lento sviluppo della superficie forestale con piccole variazioni positive pari al 2% ed al 4% rispettivamente dal 1980 al 1990 e dal 1990 al 1998 (Figura 1.5.1.2.1).
Figura 1.5.1.2.1 Superficie forestale regionale e variazione % quasi decennale

60%
variazione % sup. forestale

250.000
46% 48%

50% 40% 30% 20% 10% 0%


0

200.000 150.000 100.000


11% 2% 4%

50.000 0

1948

1960/1948 1970/1960 1980/1970 1990/1980 1998/1990 Variazione sup. forestale superficie forestale

Fonte: ISTAT

Si nota che, in contrasto con la dinamica espansiva delle superfici a bosco, la superficie agro-forestale attivamente gestita in progressiva diminuzione come si desume dai dati riportati nei Censimenti Generali dellAgricoltura e altre pubblicazioni dellISTAT sulla struttura agricola (Tabella I.3.4.2.1), con una contrazione del 64% dal 1982 al 199811. Fra gli interventi effettuati ai fini della gestione dei boschi per i quali sono disponibili dati statistici, troviamo il fenomeno delle tagliate, vale a dire, la superficie forestale nella quale stata eseguita, senza soluzione di continuit, unutilizzazione totale o parziale del soprassuolo.

Linventario Forestale Regionale doveva essere predisposto secondo la L.R. 16/1996 Riordino della legislazione in materia forestale e di tutela della vegetazione. 11 LISTAT nei censimenti e nelle pubblicazioni sulla struttura agricola riporta solamente la superficie a bosco che costituisce un'azienda agro-forestale ove la sua produzione legnosa utilizzata o se ne prevede l'utilizzazione. La superficie forestale analizzata invece nelle statistiche forestali dellISTAT.

10

127

superficie forestale (ettari)

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1. ASA

La superficie delle tagliate dal 1995 al 1997 in costante diminuzione, con eccezione delle province di Messina, Catania e Ragusa dove il fenomeno in aumento (Tabella I.5.1.2.4). La superficie utilizzata molto esigua, pari mediamente allo 0,86% della complessiva superficie forestale regionale. I valori pi alti si hanno nella provincia di Catania e nella provincia di Ragusa, con valori mai superiori al 2% della superficie forestale provinciale (Tabella I.5.1.2.4 e Figura 1.5.1.2.2).
Figura 1.5.1.2.2 % Sup. forestale tagliate provinciale e regionale della totale superficie forestale provinciale e Regionale

0,82% Siracusa 0,31% 1,55% Catania 0,64% Caltanissetta 0,17% Messina 0,19% Trapani 0,00% 0,20% 0,40% 0,60% 0,80% 1,00% 1,20% 1,40% 1,60% 1,80% 2,00% 2,20% 0,98% 0,64% 1,91%

0,00%

% sup. for. tagliate/sup. forestale totale

1995
Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT

1996

1997

Se consideriamo un incremento medio corrente annuo pari a 3,9 m3, come rilevato dal primo Inventario Forestale Nazionale, e lo rapportiamo in percentuale alla massa legnosa prelevata per ettaro, si ha che la quantit di legname utilizzato molto pi bassa rispetto la massa legnosa annua prodotta dal bosco, generalmente si attesta sotto al 10% della crescita annuale, con eccezione per la provincia di Catania che nel 1997 ha raggiunto il 22% (Tabella I.5.1.2.5 e Figura 1.5.1.2.3).
Figura 1.5.1.2.3 Stima % crescita annua tagliata

Sic ilia Siracusa Ragusa Catania Enna Caltanissetta Agrigento Messina Palermo Trapani

0,00%

2,00%

4,00%

6,00%

8,00%

10,00% 12,00% 14,00% 16,00% 18,00% 20,00% 22,00% 24,00% 1995 1996 1997 Valori medi

le g n a me p re le v a t o a d e t t a ro/incremento corrente (%)

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati ISTAT

128

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1. ASA

In definitiva, in Sicilia le utilizzazioni costituiscono una pressione relativamente marginale per le foreste. Daltro canto, lassenza di una gestione spesso costituisce una minaccia per la maggior parte degli impianti realizzati dalluomo, che risultano deperienti per la mancanza di interventi colturali e di una qualsiasi forma di utilizzazione forestale, ecc Attraverso lattuazione di piani di gestione, piani di assestamento dei popolamenti forestali si pu agevolare: lingresso e lo sviluppo di specie autoctone; la rinnovazione naturale, la resilienza allavversit biotiche e abiotiche, come gli incendi; e non per ultimo, la produttivit dellintero ecosistema. Tra i principali fattori di degrado e di distruzione del patrimonio forestale vi sono gli incendi. Gli incendi causano danni diretti e indiretti allecosistema bosco e alle sue utili e complesse funzioni (protettive, igienico-sanitarie, produttive, paesaggistico-ricreative, ecc.). L'entit del fenomeno andata progressivamente aumentando negli ultimi anni (Tabella I.5.1.2.6, Tabella I.5.1.2.7 e Figura 1.5.1.2.4).
Figura 1.5.1.2.4 Andamento degli incendi in Sicilia
superficie percorsa da incendio (ettari)

40000 35000 30000 25000 20000 15000 10000 5000 0


19 86 19 87 19 88 19 89 19 90 19 91 19 92 19 93 19 94 19 95 19 96 19 97 19 98 19 99

1000
numero incendi

800 600 400 200 0

Sup. percorsa da fuoco

n. incendi

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati del Servizio Antincendi Boschivi (SAB) - Corpo Forestale

Figura 1.5.1.2.5 Andamento mensile degli incendi


Sup. media mensile incendiata dal 1986 al 1999 (ettari)

5000 4000 3000 2000 1000 0


Ge nn aio Fe bb ra io Ap rile M ag gio M ar zo Lu gli o Se tte m br e Ot to br e No ve m br e Di ce m br e Gi ug no Ag os to

sup. media incendiata

% sup. media incendiata

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati del Servizio Antincendi Boschivi (SAB) - Corpo Forestale

129

% sup. media mensile incendiata

6000

45% 40% 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0%

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1. ASA

Il fenomeno presenta una fluttuazione stagionale, con l85% della totale superficie annua distrutta dal fuoco solamente durante la stagione estiva (Figura 1.5.1.2.5). I boschi maggiormente colpiti dagli incendi sono le fustaie che nel complesso interessano il 64% della superficie boscata distrutta dal fuoco. Anche la macchia mediterranea soggetta allazione del fuoco (23% della totale superficie boscata incendiata) che in diversi casi ne ha pregiudicato la stessa sopravvivenza, favorendo la formazione di garighe e praterie secondarie (Tabella I.5.1.2.7). Dal 1990 il fenomeno ha interessato sempre pi le aree protette (Figura 1.5.1.2.6), ricoprendo dal 7% al 41% della totale superficie regionale annua incendiata, con una valore medio dal 1990 al 1999 pari al 28% (tabella I.5.1.2.8).
Figura 1.5.1.2.6 Gli incendi nellaree protette
superficie incendiata in aree protette

250
numero incendi in aree protette

12000 10000 8000 6000

200 150 100 50 0 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999
numero incendi Sup. percorsa da fuoco

4000 2000 0

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati del Servizio Antincendi Boschivi (SAB) - Corpo Forestale

Il numero medio annuo di incendi maggiore nei parchi rispetto alle riserve, mentre la superficie media annua bruciata nelle riserve leggermente superiore, con un valore di 1.622 ettari contro i 1.116 ettari dei parchi. Si tratta, solitamente, di incendi di origine antropica, dolosi e/o colposi.

1.5.1.3 FLORA E VEGETAZIONE La flora data dallinsieme delle specie vegetali presenti in una determinata area geografica. Si tratta pertanto di unanalisi di tipo qualitativo che comporta il censimento delle entit specifiche ed infraspecifiche (taxa). Essa rappresenta la diversit floristica di un territorio. La flora dItalia, secondo le stime pi recenti (S. Pignatti, 1982), risulta costituita da 5599 specie. Se si considerano anche le pi diffuse specie coltivate e naturalizzate, il valore ammonta a 5811 specie, pari a pi del 50% della totale flora Europea. Alla Sicilia, con 2488 specie (Tabella I.5.1.3.1 e Figura 1.5.1.3.1), viene attribuito un valore di biodiversit vegetale fra i pi elevati dellintera regione mediterranea.

130

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1. ASA

Figura 1.5.1.3.1 Diversit floristica nelle regioni italiane


3500 3000
numero specie vegetali
12

2500 2000 1500 1000 500 0

Fonte: Flora dItalia S. Pignatti, 1982

Quando si vogliono paragonare le flore di due aree ci si trova davanti ad un elevato numero di variabili e per semplificazione conviene raggruppare le specie in categorie. Vi sono vari criteri di raggruppamento, il pi comune quello fondato sul modo di difendere le gemme durante la stagione avversa che permette di giungere alla definizione di forme biologiche. Le forme biologiche largamente diffuse in Sicilia sono le terofite (erbe annuali) che costituiscono il 38.5% della flora regionale, seguono lemicriptofite (28.1%), le geofite (12.3%), le camefite (8.2%), le fanerofite (6.7%), le nanofanerofite (3.6), lidrofite (2.4%) e lelofite (0.4%) (S. Pignatti, 1994). La distribuzione geografica delle forme biologiche dipende essenzialmente dal fattore climatico, cos, al crescere delle temperature si ha una maggiore diffusione delle terofite ed una diminuzione delle emicriptofite. Ci spiega il maggior numero di terofite in Sicilia rispetto alle regioni del Nord Italia (S. Pignatti, 1994). La distribuzione delle geofite legata alla presenza di boschi caducifogli, faggete e quindi sono pi abbondanti nelle zone montane. Analizzando i corotipi12 della flora, la Sicilia presenta una notevole componente endemica (7.6%) mostrando il valore pi elevato di tutte le atre regioni italiane (Figura 1.5.1.3.2). La flora maggiormente diffusa presenta unareale di distribuzione stenomediterraneo (29.4%) Anche come numero di specie esotiche, secondo Pignatti e Sauli (1976), la Sicilia, dopo la Lombardia, raggiunge il valore pi alto.

Ogni specie occupa un determinato territorio e in funzione della loro distribuzione possono essere accorpati in gruppi (endemiche, stenomediterranee, ecc.)

131

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1. ASA

Figura 1.5.1.3.2 Percentuale dei corotipi nella flora della regione Siciliana
35 30
% dei corotipi

29,4

25 20 15 10 5 0
Orofite sudeuropee Stenomediterranee Eurimediterranee MediterraneoMontane Settentrionali Cosmopolite
10 11 660
600

14,8 7,6 5,4

16,8

15,9

4,2 1,1

3,7

Endemiche

Eurasiatiche

Fonte: Ecologia del Paesaggio -S. Pignatti, 1994

Ma la flora, come insieme di specie vegetali presenti in un determinato territorio, non fornisce nessuna notizia sullabbondanza o rarit di una determinata specie. Inoltre, una maggiore diversit floristica non indica necessariamente un migliore stato dellambiente ed una pi alta naturalit. Il manto vegetale potenziale dei Paesi mediterranei senza alcun disturbo da parte delluomo (pascolo, incendio, ecc.) sarebbe formato prevalentemente da foreste sempreverdi (Quercetum ilicis), floristicamente abbastanza povere rispetto alle diffuse comunit, meno evolute e pi semplici, della gariga (cisteti, rosmarineti, brachipodieti) che hanno una flora ricchissima. Se per ogni specie viene misurata la quantit di materia organica presente si ottiene, oltre ad una informazione qualitativa (taxa), unanalisi quantitativa (frequenza per taxa) della copertura vegetale che permette di definire il tipo di vegetazione (comunit, fitocenosi o associazioni vegetali). La vegetazione trattata per la tematica Paesaggio e Patrimonio culturale a cui si rimanda. Dallanalisi dei dati riportati sulla lista rossa regionale delle piante (WWF e Societ Botanica Italiana, 1997) si ha che 660 taxa specifici e intraspecifici ricadono allinterno delle categorie di minaccia IUCN, pari al 27% della totale flora siciliana, di cui: 6 estinti; 29 estinti in natura; 74 gravemente minacciati; 123 minacciati; 122 vulnerabili; 270 a minor rischio e 36 presentano dati insufficienti per la valutazione del grado di minaccia (Tabella I.5.1.3.2 e Figura 1.5.1.3.3).
Figura 1.5.1.3.3 Ripartizione per categoria IUCN delle piante in Sicilia e in Italia
1200

1000

Sicilia

Atlantiche

Italia

numero entit

800

406
400

275
200

270

12 8 6 7 29 2 2 Estinto in natura (EW) 74

123 14 9

122 36 2 4 0 0 Totale

Estinto (EX)

Gravemente minac c iato (CR)

Minacciato (EN)

Vulnerabile A minor rischio Dati (VU) (LR) insufficienti (DD)

Non valutato (NE)

Fonte: WWF - Societ Botanica Italiana, 1997

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Delle specie considerate a rischio, la maggior parte sono endemiche e tra le pi significative si annoverano lAbies nebrodensis, Zelkova sicula, Rhamnus lojaconoi, Petagnaea gussonei, Limonium todaroanum, L. optimae, Bassia saxicola, Genista cilentina, Bupleurum dianthifolium, B. elatum, Carex pallescens, C. parnomitana, Brassica macrocarpa, Pseudoscabiosa limonifolia, Cytisus aeolicus.

1.5.1.4 FAUNA La fauna definita, da La Greca (1993), come linsieme di specie e sottospecie di vertebrati e invertebrati, ciascuna ripartita in una o pi popolazioni, viventi in un dato territorio non in cattivit n allevate ma inserite in ecosistemi naturali, la presenza delle quali in quel territorio dovuta ad eventi storici (paleogeografici e paleoclimatici), o a processi evolutivi in situ (specie o sottospecie autoctone), o per lindiginazione di specie esotiche. INVERTEBRATI Lo stato di conoscenza della fauna invertebrata risulta insufficiente sia su scala nazionale sia a livello regionale. Questo nonostante la grande importanza che la cosiddetta "fauna minore" riveste per la sopravvivenza ed il mantenimento degli ecosistemi naturali. Importanza avvalorata dal fatto che essi rappresentano il 95% del milione e mezzo di specie animali conosciute nellintero pianeta. Da questo dato appare evidente come essi rappresentano la maggior parte della biodiversit animale, per tale motivo andrebbero maggiormente considerati nelle convenzioni e nelle normativa internazionale, attualmente rivolte essenzialmente alla tutela dei vertebrati. Sono disponibili numerosi studi circoscritti ad aree ben delimitate, come le isole circumsiciliane, rivolte a specifici gruppi tassonomici come gli Ortotteri e i Coleotteri in particolare appartenenti alla famiglia dei carabidi. importante ricordare l'alto tasso di specie endemiche anche locali. PESCI I Pesci tra i vertebrati sono quelli pi difficilmente censibili e quantificabili. Tra le specie di pesci presenti nelle acque interne importante citare la presenza di popolazioni relitte di Trota macrostigma, specie un tempo presente in tutto il versante tirrenico, in Sicilia ed in Sardegna ed oggi presente solo in piccoli gruppi di ridotte dimensioni ed a rischio di estinzione. Tra i principali fattori di minaccia citiamo: il degrado ambientale dei corsi dacqua, gli interventi di bonifica degli habitat dacqua dolce, il bracconaggio. ERPETOFAUNA Lerpetofauna siciliana rappresentata da sei specie di Anfibi e 22 di Rettili, pari al 32,5% delle 83 specie note per lItalia. Il rilevante contributo della Sicilia alla biodiversit erpetologia, non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo evidenziata dal fatto che alcune specie sono riportate negli allegati della Convenzione di Berna sulla protezione della natura in Europa, e nellAllegato II della Direttiva CEE 92/43. importante tra gli Anfibi citare il Tritone la cui presenza nellisola stata accertata fino al secolo scorso, ma che ormai considerato estinto o quantomeno raro e localizzato. Delle sei specie di Anfibi presenti una endemica il Discoglosso dipinto (Discoglossus pictus), esso presente in buona parte dellisola. 133

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1. ASA

Delle 22 specie di Rettili, 16 vivono nellIsola, mentre le restanti 6 specie sono presenti solo in alcune piccole isole circumsiciliane. Sono endemiche ed esclusive della Sicilia tre specie appartenenti al genere Podarcis, precisamente: Podarcis waglerianus, Podarcis raffonei, Podarcis filfolensis laurentiimulleri. Numerose sono le specie sottoposte a tutela e dunque citate nella lista rossa nazionale. UCCELLI La Sicilia per la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo, riveste unimportanza strategica per le migrazioni degli uccelli provenienti e diretti verso lAfrica. Anche le isole circumsiciliane rappresentano un importante sito di sosta per gli uccelli migratori, inoltre ospitano colonie consistenti di specie dimportanza comunitaria tra le quali citiamo: le Berte a Linosa, lUccello delle tempeste a Marettimo, il Falco della regina alle Eolie e a Lampedusa. Il numero delle specie nidificanti presenti in Sicilia stato rilevato da studi condotte dai ricercatori dellUniversit di Palermo (M. Lo Valvo et al., 1993). Il numero delle specie di uccelli nidificanti in Sicilia secondo la fonte sopraccitata pari a 139. Numerose sono le specie di uccelli dimportanza internazionale, tra queste citiamo come rappresentante la Coturnice siciliana (Alectoris graeca ssp. Whitakeri). MAMMIFERI I dati relativi alla mammallofauna siciliana, qui riportati sono quelli della Check-list delle specie della fauna italiana (AA. Vari, 1993), che conta per la Sicilia 42 specie di mammiferi terrestri. Storica lestinzione dei grandi mammiferi erbivori e carnivori presenti nel resto dItalia. Attualmente linteresse degli studiosi concentrato sui micromammiferi che comprendono numerose specie endemiche come: Microtus savii (sottospecie nebrodensis) e Erinaceus europeus (sottospecie consolei). Particolarmente ricca di specie la Chirotterofauna rappresentata dai generi: Rinolophus, Myotis, Nyctalus, e Pipistrellus molte specie appartenenti a questi generi sono inseriti nellAllegato II della Direttiva CEE 92/43, in qualit di specie animali dinteresse comunitario. Altra specie inserita nella Direttiva Habitat 92/43 lIstrice (Hystrix cristata).
Tabella 1.5.1.4.1 - Numero di Vertebrati presenti in Sicilia

Classe

Numero specie

Anno di riferimento

Pesci Anfibi 6 1998 Rettili 22 1998 Uccelli nidificanti 139 1993 Mammiferi 42 1993 Fonte: F. Lo Valvo, 1998. B. Massa e M. Sar, 1993. Ministero dell'Ambiente, 1993

Il libro rosso degli animali d'Italia, edito nel 1998 a cura del WWF, prende in esame sei classi di vertebrati, per un totale di 338 specie ripartite per classe e presentando una serie di elementi, concorrenti a formare un quadro generale poco ottimistico, sicuramente valido sia su scala nazionale che per la Sicilia. Nella tabella I.5.1.4.1 presente in allegato indicato il numero di vertebrati siciliani ripartiti per categorie di minaccia. Su 494 specie di vertebrati, 338 ovvero il 68% della fauna vertebrata presente sul territorio nazionale presentano condizioni tali da avere reso necessaria linclusione nella lista rossa redatta utilizzando le categorie IUCN. 134

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L'analisi dei fattori di minaccia ha invece mostrato come la causa di gran lunga pi frequente del decremento delle popolazioni, sia da imputare alle modifiche indotte agli habitat naturali ad opera dell'uomo, alla caccia, al bracconaggio, al vandalismo e ai rapporti sfavorevoli con specie alloctone introdotte. Le categorie di minaccia IUCN sono: Estinto(Ex) Estinto allo stato libero(EW) In pericolo in modo critico (CR) In pericolo (EN) Vulnerabile (VU) A pi basso rischio (LR) Carenza di informazioni (DD) Non valutato (NE)
Figura 1.5.1.4.1 - Numero di vertebrati distinti per classe e per categoria di minaccia

60

Non valutato (NE)


50

Carenza di informazioni (DD) A pi basso rischio (LR)


40 numero specie

In pericolo (EN) Vulnerabile (VU)


30

In pericolo in modo critico (CR)


20

10

0 Pesci Anfibi Rettili Uccelli nidificanti Mammiferi

Fonte: Libro Rosso degli Animali d'Italia - WWF Italia, anno 1998

Per completare il quadro conoscitivo relativo allo stato della fauna siciliana, bisogna citare le specie estinte e quelle oggetto di reintroduzione (Tabella 1.5.1.4.2 e Tabella 1.5.1.4.3).

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1. ASA

Tabella 1.5.1.4.2 - Principali specie dUccelli e Mammiferi estintesi in Sicilia

Specie
Gyps fulvus (Grifone) Pandion haliaetus (Falco pescatore) Bubo bubo (Gufo reale) Dendrocopos minor (Picchio rosso minore) Panurus biarmicus (Basettino) Bonasa bonaria (Francolino) Turnix selvatica (Quaglia tridattila) Tetrax tetrax (Gallina prataiola) Porphyrio porphyrio (Pollo sultano) Netta rufina (Fistione turco) Arvicola terrestre (Arvicola terrestris) Lutra lutra (Lontra) Canis lupus (Lupo) Sus scrofa (Cinghiale) Cervus elaphus (Cervo nobile) Dama dama (Daino) Capreoleus capreoleus (Capriolo) Fonte: Italia Nostra sez. Caltanissetta, 1999

Periodo
1965 Circa 1970 1955-65 1920-30 1945-50 1869-74 1910-20 Circa 1960 1945-50 1945-50 1800-1950? 1945-50 1920-30 1860-80 Circa 1800 Circa 1850 Circa 1840

Principali cause
Avvelenamento, bracconaggio Sconosciute Caccia, distruzione habitat boschivi Distruzione habitat boschivi Distruzione habitat umidi Caccia e bracconaggio Caccia, distruzione habitat Caccia e bracconaggio Distruzione habitat umidi Distruzione habitat umidi Sconosciute Distruzione habitat umidi Caccia e bracconaggio Caccia e bracconaggio Caccia e bracconaggio Caccia e bracconaggio Caccia e bracconaggio

Tabella 1.5.1.4.3 - Specie reintrodotte in Sicilia

Specie Gyps fulvus (Grifone) Porphyrio porphyrio (Pollo sultano) Sus scrofa (Cinghiale) Dama dama (Daino)
Fonte: M. Sar, 1998

Periodo 2000 2000 1960-70 1960-70

Il progetto di reintroduzione del Grifone stato realizzato grazie alla collaborazione nata tra la LIPU e gli Enti Parco Regionali delle Madonie e dei Nebrodi. I primi sei individui sono stati rilasciati nel maggio del 2000 nel territorio delle Madonie, gli animali, importati dalla Spagna, sono tenuti per brevi periodi in voliere dacclimatamento, prima di essere liberati. Il progetto di reintroduzione del Pollo sultano ha visto coinvolti la Regione Siciliana, il Ministero dellAmbiente in collaborazione con la LIPU (Lega italiana per la protezione degli uccelli), gli Enti gestori delle riserve naturali dove gli animali vengono liberati, e lIstituto nazionale per la fauna selvatica. I primi 14 individui tutti giovani, det compresa tra i 3 e i 5 mesi, sono stati rilasciati nellottobre 2000, nella Riserva Naturale del Biviere di Gela. Per entrambi i progetti di reintroduzione, previsto il monitoraggio degli individui reintrodotti, alfine di verificarne lambientamento e linterazione con le altre specie presenti nellarea. LAzienda Foreste Demaniali, ha curato i progetti di reintroduzione del Cinghiale e del Daino. Attualmente, a causa dellassenza di un programma di monitoraggio non si conosce ne il numero e ne la distribuzione degli individui, di entrambe le specie, presenti nel territorio. Questa mancanza di controllo nel caso del cinghiale, genera non pochi problemi, infatti, essendo molto prolifico e in assenza di predatori diretti che ne controllino la popolazione, si riprodotto in modo eccessivo causando non pochi danni allambiente.

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1. ASA

1.5.2 IL SISTEMA DELLE AREE PROTETTE Il problema della conservazione della natura in Sicilia stato affrontato fin dal 1981 con lemanazione della legge regionale n.98, modificata integrata dalla legge regionale n.14 del 9 agosto 1988, con la quale la Regione Siciliana ha continuato a perseguire la sua politica conservazionistica. Dal 1981 al 1999 le aree istituite dalle due leggi ammontano a 61, per una superficie complessiva di 245.410 pari al 9.6% del territorio regionale (Tabella I.5.2.1 e Figura 1.5.2.1).
Figura 1.5.2.1 Evoluzione nel tempo della superficie protetta (parchi e riserve)
crescita superficie protetta rispetto alla superficie regionale(%) 12% 10% 8% 6% 4% 2% 0% 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999

Fonte: Assessorato Territorio e Ambiente

Si tratta di tre Parchi regionali, Madonie, Nebrodi ed Etna, questultimo di conclamata rilevanza nazionale, che ricoprono il 74.82 % della complessiva superficie regionale protetta, e di cinquantotto riserve regionali, pari al restante 25.18%. I parchi regionali ricadono nelle province di Catania, Enna, Messina e Palermo. Le riserve naturali regionali ricoprono prevalentemente i territori delle province di Palermo e Messina, rispettivamente con circa 17.766 e 12.104 ettari, pari al 28.75% e al 19.59% della totale superficie occupata dalle riserve (Figura 1.5.2.2).

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1. ASA

Figura 1.5.2.2 - Superficie occupata dalle riserve naturali regionali per provincia allanno 1999

18.000

17.765,63

superficie riserve naturali regionali (ettari), anno 1999

16.000

14.000
12.103,81

12.000

10.000
8.797,68

8.000
6.566,06 6.490,90

6.000

5.026,37

4.000

3.055,95

2.000
833,01

1.146,50

0
Agrigento Caltnissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani

Fonte: Assessorato Territorio e Ambiente

Inoltre la legge 98/81, con lart. 3, ha dato origine al Consiglio Regionale per la Protezione del Patrimonio Naturale (C.R.P.P.N.) il quale ha predisposto il Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali. Il Piano modificato dalla legge 14/88 prevede listituzione di 79 riserve naturali per una superficie complessiva protetta pari al 12.78% della totale regionale. Sino allanno 1999, nessun Parco o Riserva Naturale ha attivato un piano di gestione (piano territoriale, piano di sistemazione e di utilizzazione). Mancano, cos, gli strumenti essenziali per una razionale pianificazione e gestione delle aree da tutelare, valorizzare e sviluppare nellottica di una sostenibilit economica-ambientale. In Sicilia sono presenti tre aree marine protette, istituite ai sensi della legge 394/91, per una superficie totale di 70566 ettari. Esse ricadono nelle province di Palermo, Catania e Trapani, e si estendono su una fascia costiera di 94903 metri, pari al 6.4% della complessiva linea di costa della Regione (Tabella 1.5.2.1).
Tabella 1.5.2.1 Aree marine protette in Sicilia Superficie (ettari) 15951 623 53992 70566 % linea di costa Linea di costa provinciale e (metri) regionale 14452 6529 73922 94903 7,8% 10,4% 22,2% 6.4%

Denominazione (Prov.)

Anno d'istituzione

Isola di Ustica (Pa) 12/11/1986 Isole Ciclopi (Ct) 07/12/1989 Isole Egadi (Tp) 27/12/1991 Totale Regionale Fonte: Ministero dellAmbiente, 2002

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La salvaguardia ed il miglioramento della qualit dellambiente naturale, attuati anche attraverso la conservazione degli habitat, della flora e della fauna selvatica, rappresentano un obiettivo di primario interesse perseguito dallUnione Europea. A tal fine stata adottata da parte del Consiglio delle Comunit Europee, la Direttiva 92/43/CEE denominata Habitat. Lo scopo di tale direttiva quello di contribuire a salvaguardare la biodiversit mediante la conservazione degli habitat naturali: gli stati membri hanno provveduto ad individuare i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) intesi come aree che aiutano a mantenere o ripristinare un tipo di habitat naturale o una specie di flora o di fauna selvatica in uno stato di conservazione soddisfacente e che concorrono pertanto alla conservazione della biodiversit nelle regioni biogeografiche di appartenenza. Ciascuno stato membro ha redatto una scheda finalizzata allinserimento dei siti nellelenco della rete ecologica europea Natura 2000 che comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS). In Sicilia, nellambito del progetto BIOITALY del Ministero dellAmbiente, sono stati censiti duecentodiciotto siti di importanza comunitaria (Direttiva 92/43/CEE Habitat) di cui quarantasette rappresentano anche delle zone di protezione speciale per lavifauna (Direttiva 79/409/ CEE Uccelli). I siti dinteresse comunitario (SIC) e le zone di protezione speciale (ZPS) ricoprono rispettivamente una superficie di 8.92% e 3.62% del territorio regionale, per un totale del 12.54% (Tabella I.5.2.2 e Tabella I.5.2.3). Le ZPS sono state selezionate dallelenco dei SIC in base ai seguenti criteri: a) Biodiversit del sito (numero di specie incluse nellallegato I comunque presenti nel sito); b) Numero di specie (indice di densit) nidificanti, residenti, di tappa; c) Numerosit delle popolazioni; d) Presenza di singole specie, con attenzione al grado di vulnerabilit, per le quali il sito prescelto costituisce sito di riproduzione o svernamento oppure ospita colonie di notevole consistenza numerica: ? ? Berta maggiore (Calonectris diomedea) ? ? Aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus) ? ? Capovaccaio (Neophron percnopterus) ? ? Falco della Regina (Falco eleonorae) ? ? Aquila reale (Aquila chrysaetos) ? ? Coturnice ssp siciliana (Alectoris graeca whitakeri). e) Importanza geografica del sito per le rotte migratorie In base ai criteri sopraddetti, sono state selezionate aree geograficamente ascrivibili ai seguenti sistemi: Zone umide della Sicilia Nordoccidentale Zone umide della Sicilia Sudorientale Aree interne Isole circumsiciliane. Le 47 ZPS comprendono le due zone storiche, di Vendicari (1450 ettari) e del Biviere di Gela (256 ettari), che sono state denominate aree umide dinteresse internazionale in base alla convenzione di Ramsar (Tabella I.5.2.4). La convenzione stata firmata il 2 febbraio 1971, e riconosce limportanza delle zone umide soprattutto come habitat degli uccelli acquatici e delle specie migratrici non menzionati dallAllegato I della Direttiva Uccelli. In Sicilia non ci si ancora dotati di un reale Sistema regionale delle aree protette che crei le necessarie interconnessioni sia ecologiche che gestionali tra Parchi e riserve naturali, mettendo anche in relazione le attivit dei vari Enti gestori che operano sul territorio.

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Nellimmediato futuro sar pertanto necessario puntare alla costruzione di una connettivit secondaria attraverso la progettazione e la realizzazione di zone cuscinetto e corridoi ecologici che mettano in relazione le varie aree protette, costituendo cos dei sottosistemi, funzionali anche al loro sviluppo. La principale caratteristica di aree cuscinetto e corridoi ecologici dovr essere la loro capacit di mantenere certe funzioni ecologiche relative a fenomeni come le migrazioni stagionali, la dispersione delle specie dei vari stadi successionali degli ecosistemi, il flusso genico tra popolazioni diverse. Il risultato dovr essere quello di realizzare una rete di aree naturali a vario grado di protezione ed individuare cos le Bioregioni che avranno anche la funzione di assicurare lintegrit demografica e genetica di quelle specie che richiedono gli areali maggiori.

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1.6 RISCHIO TECNOLOGICO

1.6.1 AREE AD ELEVATO RISCHIO DI CRISI AMBIENTALE Secondo quanto statuito dallart.7 della legge 8 luglio 1986 n.349, come modificato dalla legge 28 agosto 1989 n.305, gli ambiti territoriali e gli eventuali tratti marittimi prospicienti caratterizzati da una grave alterazione degli equilibri ambientali e che comportano rischio per lambiente e la popolazione possono essere dichiarati, con delibera del Consiglio dei Ministri, aree ad elevato rischio di crisi ambientale. Il D.L.gs. 31 marzo 1998 n.112, allart.74, ha trasferito tale competenza alle Regioni. Complessivamente, sono presenti, sullintero territorio nazionale, 14 aree dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale. Il grafico che segue indica la distribuzione in percentuale di queste sul territorio.
Figura 1.6.1.1 Percentuale di distribuzione delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale sul territorio nazionale

Percentuale di distribuzione delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale sul territorio nazionale
Nord 14% Isole 21% Centro 29% Nord Centro Sud Isole Sud 36%

Fonte: Ministero dellAmbiente, 2001

LA SITUAZIONE IN SICILIA Il Consiglio dei Ministri, con la delibera del 30 novembre 1990, ha dichiarato il territorio della provincia di Caltanissetta (zona denominata Gela) e il territorio della provincia di Siracusa (zona denominata Priolo Augusta) aree ad elevato rischio di crisi ambientale. Con il successivo D.P.R. 17 gennaio 1995 si provveduto allemanazione dei piani di disinquinamento per il risanamento, destinando a tale fine alla provincia di Siracusa un finanziamento di 100 miliardi, e alla provincia di Caltanissetta un finanziamento di 40 miliardi. Gli investimenti complessivi previsti dal Piano per larea di Gela sono di 620 miliardi, per larea di Siracusa-Priolo-Augusta di 1100 miliardi di vecchie lire (Valutazione ex-ante del Piano di Sviluppo del Mezzogiorno, ANPA, RTI AMB-NET 1/2000). La tabella che segue individua, per le due aree, lestensione, la popolazione coinvolta, i comuni interessati, e le principali attivit industriali che vi hanno sede e alle quali si attribuisce il maggiore effetto impattante.

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Tabella 1.6.1.1 Piani di risanamento: superficie, popolazione, comuni ed attivit coinvolte ATTIVITA' INDUSTRIALI SUPERFICIE POPOLAZIONE PRINCIPALI Raffineria, 3 (Gela, Butera, produzione 676 Km2 110.822 Niscemi) prodotti chimici GELA 6 (Priolo, Augusta, Melilli, Petrolchimico, Solarino, Floridia, raffineria, attivit 569 Km2 212.796 Siracusa) portuali PRIOLO Fonte: Ministero dellAmbiente e Piani di risanamento, 1999 COMUNI INTERESSATI

I piani di risanamento, redatti dal Ministero dellAmbiente, constano di due parti. La prima contiene un dettagliato studio conoscitivo dello stato dinquinamento delle zone interessate. La seconda , invece, un documento propositivo dove si definiscono gli obiettivi principali che si intendono perseguire, le strategie operative, lidentificazione degli interventi necessari e delle modalit di attuazione e gestione (G.U. n. 100 del 2 maggio 1995, supplemento ordinario alla serie generale n. 51). Lattuazione del piano, oltre il coinvolgimento diretto di Stato, Regione ed Enti Locali, prevede che le industrie operanti in zona siano tenute a rispettare gli indirizzi dettati e a realizzare le ristrutturazioni ambientali. Con Decreto del Presidente della Regione Siciliana del 23 gennaio 1996 (G.U.R.S. n.18 del 13 aprile 1996) sono stati approvati Accordi di programma per le due aree, finalizzati a una gestione unitaria e integrata dei Piani, e sono stati istituiti i rispettivi Comitati di Coordinamento. Questi ultimi hanno il compito fondamentale di rilasciare un parere preliminare su qualsiasi iniziativa, riferita allarea, attinente alle problematiche ambientali. Allo stato attuale, in entrambe le aree, i progetti a titolarit privata sono stati quasi integralmente realizzati; i progetti a titolarit pubblica, invece, sono rimasti inattuati a causa del mancato trasferimento dei fondi da parte della regione Siciliana. Per far fronte a tale ritardo, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha provveduto a nominare Commissari delegati per lattuazione degli interventi di risanamento i Prefetti di Caltanissetta e di Siracusa (ordinanza n.3072 del 21 luglio 2000, art.12, c.1). Inoltre, sono stati recentemente convocati tavoli tecnici per verificare lo stato di attuazione e di attualit dei piani di risanamento. In questa sede si puntualizzato che le schede degli interventi ambientali possono essere riviste, revisionate ed aggiornate, purch siano adeguate dal punto di vista della normativa e finanziabili. Nellarea industriale di Augusta Priolo Melilli, i gestori degli stabilimenti soggetti agli obblighi di notifica (art.6) e di redazione del Rapporto di Sicurezza (art.8)si sono organizzati tramite lAssindustria di Siracusa, creando un apposito Comitato Tecnico deputato allelaborazione del Rapporti di Sicurezza Integrati dArea RSIA (lart. 13 del D.Lgs n.334 del 1999), nonch di raccogliere i dati necessari allo studio. Il Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio ha, inoltre, istituito una Commissione per il monitoraggio dellelaborazione del RSIA e per la successiva valutazione. Si ricorda, inoltre, che attualmente in corso di discussione, in sede regionale, il riconoscimento al comprensorio di Milazzo della qualifica di area ad elevato rischio di crisi ambientale.

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1.6.2 INDUSTRIE A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE Il D.Lgs. 334 del 17 agosto 1999, che recepisce la direttiva 96/82/CE, conosciuta come "Seveso 2", ha lo scopo di assicurare una maggiore protezione dell'ambiente e della salute umana attraverso un sistema pi coerente di prevenzione degli incidenti rilevanti. In tal senso, vari adempimenti sono richiesti ai gestori degli stabilimenti in cui siano presenti sostanze pericolose. Specificatamente, il D.Lgs. 334/99 introduce: - un obbligo generico di individuazione dei rischi di incidenti rilevanti e di adozione di tutte le misure necessarie per la prevenzione degli incidenti, da parte dei gestori di stabilimenti di cui allallegato A in cui siano presenti sostanze pericolose in quantit inferiori a quelle indicate nellallegato I. - lobbligo di relazione semplice (art.5) In tal senso, i gestori di stabilimenti di cui allallegato A in cui sono presenti sostanze pericolose in quantit superiori ai valori soglia di cui al punto 3 dellallegato B e per le sostanze e categorie elencate nellallegato I sono tenuti a presentare una relazione che contiene informazioni relative al procedimento produttivo, alle sostanze presenti, alla valutazione dei rischi e ladozione di misura di sicurezza, allinformazione, formazione, addestramento ed equipaggiamento di coloro che lavorano in situ; - lobbligo di notifica (art.6). Consiste in una autocertificazione a cui tenuto il gestore di stabilimenti dove sono presenti sostanze pericolose uguali o superiori a quelle indicate in allegato I. Contiene informazioni sulle sostanze pericolose presenti, le attivit in corso o previste, sullo stabilimento e sullambiente circostante. Inoltre, il gestore tenuto allobbligo di notifica deve predisporre un documento (art. 7), che definisce la politica di prevenzione degli incidenti rilevanti adottata. Il documento di prevenzione non va inviato, ma tenuto a disposizione delle autorit competenti. - lobbligo di redazione del Rapporto di Sicurezza (art.8). Consiste in un obbligo ulteriore rispetto alla notifica e al documento di prevenzione, a cui tenuto il gestore degli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantit uguali o superiori a quelle indicate nellallegato I, parte 1 e 2, colonna 3 del D.Lgs.. E volto ad approfondire l'analisi di rischio degli impianti, evidenziando il sistema di gestione della sicurezza adottato, i pericoli di incidente rilevante individuati e le misure di prevenzione, i piani di sicurezza interni. LA SITUAZIONE IN SICILIA In Sicilia, esiste un discreto numero di aziende che, in ottemperanza alla nuova normativa, sono soggette agli adempimenti sopra menzionati. Specificatamente, le tabelle e i grafici che seguono individuano le aziende soggette allobbligo di relazione semplice (art.5), di notifica (art.6) e di redazione del Rapporto di Sicurezza (art.8); la loro distribuzione sul territorio della regione e le varie tipologie produttive. Risulta chiaramente che il maggior numero di aziende a rischio di incidente rilevante concentrato nei poli industriali di Palermo, Catania, Ragusa e Siracusa.

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Figura 1.6.2.1 Distribuzione degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante per tipologia di adempimento
Distribuzione delle aziende per tipologia di adempimento

44%

Art.5 Dichiarazioni Art.6 Notifica

51% 5%

Art.8 RdS

Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE ARPA Sicilia su dati Assessorato Regionale Territorio e Ambiente,2002 Ministero dell Ambiente IAR - aprile 2002

Figura 1.6.2.2 Distribuzione provinciale degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante


Distribuzione provinciale degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante
AG

18 16
20

CL CT

12
15

EN

10 6 4 4

10

ME PA RG SR TP

10 5 0

Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE ARPA Sicilia su dati Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, Ministero dellAmbiente IAR - 2002

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Figura 1.6.2.3 Distribuzione degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante per tipologia produttiva
Distribuzione delle aziende per tipologia produttiva
31% 17% 11%

8%

3%

5%

9%

3% 5%

4% 4%

Distillazione Deposito gas liquefatti Deposito fitofarmaci Produzione e/o deposito gas tecnici Depositi tossici Altro

Deposito di olii minerali Stabilimento chimico e/o petrolchimico Produzione e/o deposito esplosivi Centrale termoelettrica Raffinazione petrolio

Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE ARPA Sicilia su dati Ministero Ambiente IAR ottobre 2001

INCIDENTI AMBIENTALI Gli incidenti ambientali nellindustria sono comunemente divisi nelle seguenti tipologie: incendio o principio dincendio, esplosioni, emissione fumi e emissione di tossico o corrosivo. La quasi totalit degli incidenti verificatisi in Sicilia, negli ultimi anni, concentrata nel grande polo industriale di Siracusa. La mancanza di altri grandi insediamenti industriali nel resto del territorio esclude leventualit di gravi incidenti, cos come confermato dalle Prefetture delle nove Province e dalla Protezione Civile Regionale. La tabella che segue individua gli incidenti industriali verificatisi, dal giugno 2000 ad oggi.
Tipologie di incidenti industriali Sicilia Incendio o principio dincendio esplosioni Emissione fumi Emissione di tossico o corrosivo Incendio o esplosione TOTALE 12 2 5 3 7 29

Fonte: Dipartimento Regionale della protezione Civile,2002

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1.7 AMBIENTE URBANO

1.7.1 AMBIENTE URBANO Nellambito di una corretta analisi territoriale e ambientale della Sicilia una importanza preminente rivestono i centri urbani. Essi infatti, oltre a costituire gli elementi artificiali di pi complesso funzionamento, sono i nuclei da cui traggono origine quasi tutti i fenomeni di trasformazione dinamica dellintero territorio. La sopravvivenza e lo sviluppo delle citt sono infatti ovviamente legati allo sfruttamento e al consumo di risorse che il territorio non urbanizzato deve produrre. Inoltre gli scambi e i rapporti delle citt definiscono in maniera preponderante la rete dei collegamenti che disegna e molto spesso caratterizza interi territori, influenzando lo sviluppo o il degrado dellambiente. Riguardo una distinzione per classi di ampiezza demografica (Tabella I.7.1.1) possibile distinguere 27 centri urbani medi con numero di abitanti compresi tra 30.000 e 250.000 e 3 aree metropolitane (Palermo, Catania e Messina). La grande maggioranza dei comuni siciliani, pari a 360, classificabile tra i centri minori con popolazione compresa cio tra 500 e 30.000 abitanti. Su un totale di 5.108.067 abitanti in Sicilia (dato 1997) 1.292.816, pari al 25,29%, risiede nei centri medi. I 2.445.163, pari al 47,8%, risiedono nei centri minori; i restanti 1.370.088 nelle suddette aree metropolitane. Dal punto di vista della quantit di suolo urbanizzato esso risulta pari a 104.383 ha, equivalenti al 4,06% del totale della superficie della Sicilia. Al 2000, quasi il 50% dei comuni siciliani dotato di un P.R.G. (Piano Regolatore Generale); il 40% ha attuato un programma di fabbricazione (P.d.F.) e il resto dei comuni hanno predisposto un piano comprensoriale e, in un solo caso, un piano di ricostruzione. In tre comuni non esiste, invece, nessun strumento urbanistico.
Tabella 1.7.1.1 Strumenti urbanistici N. Piani TOTALE COMUNI AG CL CT EN ME PA RG SR TP TOTALE 43 22 58 20 108 82 12 21 24 390 Regolatori Generali - P.R.G. 15 18 31 8 48 35 8 18 5 186 12 43 7 11 N. Piani Comprensoriali P.C. 13 N. Programmi di Fabricazione P.d.F. 15 4 26 11 53 35 4 3 6 157 1 1 3 1 1 1 Piani di ricostruzione Nessuno strumento urbanistico

Fonte: Assessorato Territorio e Ambiente - Direzione Urbanistica, 2000

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Tra gli indicatori di risposta analizzati per definire lo stato di qualit dellambiente urbano, si ritenuto opportuno considerare la quota di verde pubblico pro capite esistente. A livello urbano, considerando i tre centri urbani pi popolati del territorio siciliano, si pu notare come Palermo possegga il doppio della superficie di verde per abitante rispetto agli altri due grandi centri abitati della Sicilia.
Tabella 1.7.1.2 Quota di verde pubblico pro capite

QUOTA DI VERDE PUBBLICO PRO CAPITE (mq) CATANIA MESSINA PALERMO 4,5 4,32 7,98

Fonte: Comuni di Catania, Messina e Palermo, 2002

Come noto, il Programma Agenda 21 Locale, approvato a Rio de Janeiro nel 1992 e sottoscritto da oltre 170 nazioni, un catalogo delle politiche e delle azioni mirate allo Sviluppo Sostenibile. L'Agenda 21 il processo di partnership attraverso il quale gli Enti Locali operano in collaborazione con tutti i settori della comunit locale per definire piani di azione per perseguire la sostenibilit. In Italia, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio sostiene il processo di Agenda 21 locale, coofinanziando numerosi progetti. In Sicilia finora sono 11 in totale, le amministrazioni che hanno avviato un processo di Agenda 21 locale (Cnel: Consiglio Nazionale dellEconomia e del Lavoro, 2000): tra i Comuni ritroviamo Caltagirone (CT), Catania, Francofonte (SR), Marsala (TP), Messina, Palermo, Ravanusa (AG), Trecastagni (CT); tra le province quella di Enna e Catania; ed infine il Parco dellEtna.

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1.7.2 INQUINAMENTO ACUSTICO Linquinamento acustico un fenomeno riscontrabile essenzialmente nelle zone urbanizzate del territorio ed, in maniera minore, in zone extraurbane e rurali che interagiscono prevalentemente con infrastrutture di trasporto e con attivit produttive. Solo recentemente alla lotta contro il rumore stata riconosciuta limportanza assegnata ad altri problemi ambientali ad esempio alla riduzione dellinquinamento atmosferico, (la prima norma nazionale che tenta di affrontare organicamente il problema il D.P.C.M. 1 marzo 1991). In una relazione dellOMS del 1996 su rumore ambiente e salute, vengono individuati gli effetti principali di questo inquinante, in particolare disturbi del sonno, danni uditivi o fisiologici (prevalentemente di tipo cardiovascolare) e difficolt di comunicazione. Si stima che circa il 20 % della popolazione dellEuropa occidentale sia sottoposta a livelli di inquinamento acustico considerati inaccettabili. A livello europeo nel 1995, in occasione del riesame del programma di azione a favore dellambiente, la Commissione ha annunciato ladozione di una politica di riduzione del rumore, con proposte e raccomandazioni contenute nel libro verde del 1996; inoltre con la recentissima direttiva del Parlamento Europeo n. 49 del 25 giugno 2002 ha definito le linee relative alla determinazione e gestione del rumore ambientale. La legge quadro sullinquinamento acustico, assegna alle regioni competenze specifiche di indirizzo e coordinamento delle attivit di tutela dallinquinamento acustico, che ancora non sono state per tradotte in legge. Il principale effetto della mancanza della norma regionale si pu constatare nella quasi assenza di comuni che allo stato attuale abbiano proceduto alla zonizzazione acustica del territorio. SORGENTI Le principali sorgenti responsabili dellinquinamento da rumore risultano essere in ambito urbano: - il traffico veicolare che sicuramente fornisce il contributo maggiore; - gli impianti fissi di refrigerazione e condizionamento; - i cantieri edili e stradali; - lutilizzo (molto spesso notturno) di motorini per lapprovvigionamento idrico; - le attivit notturne di esercizi pubblici a scopo ricreativo. La valutazione complessiva degli esposti per rumore evidenzia che la popolazione considera, in genere, anche a causa della facile individuabilit del soggetto titolare della fonte, linquinamento da sorgenti fisse come quello maggiormente rilevante. In realt, il traffico veicolare costituisce la sorgente pi importante sia per i livelli sonori ad esso associati sia perch a causa della sua diffusione, interessa la totalit delle aree urbane e quindi coinvolge vastissimi strati della popolazione. LATTIVITA DI CONTROLLO Lattivit di controllo sul territorio garantita dai nove Dipartimenti Arpa Provinciali (ex Laboratori di Igiene e Profilassi), che sulla base di richieste effettuate da pubbliche Amministrazioni, privati cittadini, Autorit giudiziaria, provvedono a verificare il rispetto dei limiti massimi assoluti e differenziali di livello sonoro previsti dalla normativa. A questo proposito si rileva che in assenza di classificazione acustica del territorio comunale non possono essere applicati i limiti di cui al D.M 14 novembre 1997 ma si possono utilizzare solamente i limiti transitori di cui al D.P.C.M. 1 marzo 1991 che suddivide il territorio nazionale in quattro zone secondo quanto previsto dal D.M. 02 aprile 1968. 148

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L ATTIVITA DI MONITORAGGIO SUL TERRITORIO Lattivit di monitoraggio svolta a Palermo e a Catania, le due maggiori citt siciliane, si pu sintetizzare con le attivit sottoelencate. Il Comune di Palermo ha dotato 6 delle 7 stazioni di monitoraggio della qualit dellaria di strumentazione per il costante monitoraggio del rumore. Il Comune di Catania ha, invece, provveduto a realizzare campagne di monitoraggio. A seguito di quanto rilevato, possibile individuare il Livello equivalente di pressione sonora allinterno del territorio comunale, il Leq. Questo esprime, in decibel, con un unico valore, le variazioni di pressione sonora esercitate in un determinato intervallo di tempo. La tabella che segue riporta le medie annue rilevate.
Tabella 1.7.2.1 Livello equivalente di pressione sonora: Palermo 1999 2000

Leq Leq Leq Leq Leq Notturno Giornaliero Leq Diurno Notturno Giornaliero Diurno Boccadifalco 56,8 57,6 54,5 56,7 57,5 54,4 Giulio Cesare 72,5 73,6 68,6 73,2 74,3 69,4 Castelnuovo 68,1 69,3 64,1 69 70,1 64,7 Unit d'Italia 66,5 67,8 61,2 65,1 66,4 59,8 Torrelunga 69,1 70,1 65,4 68,5 69,7 64,3 Belgio 69,6 70,7 65,6 69,1 70,2 65,1 Fonte: 3 Relazione sullo Stato dell'Ambiente, AMIA Azienda Speciale Palermo, 1999 2000

Palermo

Tabella 1.7.2.2 Livello equivalente di pressione sonora: Catania

Leq - Catania
2001 69,5 (dB) Fonte: Comune di Catania - Direzione Tutela Ambientale, 2002

Si riportano di seguito i limiti assoluti di immissione previsti dal D.P.C.M. 14 novembre 1997 determinazione dei valori limiti delle sorgenti sonore che saranno applicabili dopo la classificazione acustica del territorio comunale.
Tabella 1.7.2.3 Valori limite assoluti di immissione Leq in dB(A) Classi di destinazione duso del Tempi di riferimento territorio Diurno (06.00-22.00) Notturno (22.00-06.00) 50 40 Classe I Aree particolarmente protette 55 45 Classe II Aree prevalentemente residenziali 60 50 Classe III Aree di tipo misto 65 55 Classe IV Aree di intensa attivit umana 70 60 Classe V Aree prevalentemente industriali 70 70 Classe VI Aree esclusivamente industriali

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1. ASA

Come gi accennato, a causa della mancanza della norma regionale che fissi i criteri per la classificazione acustica, pochissimi Comuni hanno provveduto alla suddivisone in classi del territorio. La tabella che segue sintetizza lo stato di avanzamento delle zonizzazioni acustiche nella regione Sicilia.
Tabella 1.7.2.4 Stato di avanzamento della Zonizzazione acustica in Sicilia

Comuni con zonizzazione approvata


Pace del Mela (ME) Caltanissetta

Comuni con zonizzazione iniziata


Floridia (SR) Leni (ME) Messina Nicolosi (CT) Palermo Scicli (RG)

6 Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE ARPA Sicilia su dati Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, 2000

Totale

E da rilevare che la suddivisione in classi del territorio, che si potr attuare compiutamente solo con lemanazione della normativa regionale, di fondamentale importanza nella gestione dello stesso, in quanto pone le basi alla redazione del piano di risanamento acustico. Tale strumento, fondamentale per procedere alla riduzione dei livelli di inquinamento acustico, dovr essere coordinato con gli strumenti di pianificazione urbanistica comunale ma anche con i regolamenti locali (regolamento di igiene, regolamento edilizio).

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1.7.3 TRASPORTO PUBBLICO Lanalisi del trasporto locale il conseguente aggiornamento della situazione Regionale consentir di mettere in relazione tale argomento con le diverse matrici ambientali coinvolte, fornendo gli strumenti per una valutazione del carico ambientale attualmente prodotto. Come evidenziato dai risultati di unindagine svolta dalla sezione del controllo per la Regione siciliana della Corte dei Conti, attivata con la delibera n.9 del 22 maggio 2001, limitatamente al trasporto su gomma, la situazione siciliana si pu cos sintetizzare: assenza di una politica regionale di settore; mancanza di una legislazione organica; insufficienza qualitativa e quantitativa dellorganico del competente Assessorato regionale; discrasie nel finanziamento pubblico e mancanza di trasparenza nella determinazione dei contributi di esercizio; mancanza sia di un Piano Regionale dei Trasporti, che delle iniziative dirette allacquisizione degli elementi propedeutici alla redazione del Piano stesso; inerzia legislativa ed amministrativa nellattuazione della riforma disposta dalle normative comunitarie e statali. Fino ad oggi quindi mancata nel settore una qualsiasi forma di regolamentazione programmata ovvero una visione strategica e razionale del problema, che non ha di certo favorito la mobilit dei cittadini. Nel 2000 le aziende operanti in Sicilia nel settore del trasporto urbano ed extraurbano su gomma erano 140, di cui 130 private e 10 pubbliche. Tali cifre, sicuramente elevate, costituiscono un ostacolo alla revisione e al riordino della rete. La tabella seguente riporta, per gli anni e per le province indicate, il numero dei passeggeri trasportati e la situazione dei mezzi utilizzati dalle aziende pubbliche siciliane.
Tabella 1.7.4.1 Situazione passeggeri e mezzi per provincia N.PASSEGGERI/ANNO
Aziende A.S.T. AMAT-Palermo AMT-Catania ATM-Messina SAU-Trapani ASM-Taormina CITIS-Salina SMA-Marsala Autoparco-Pantelleria Autoparco-Ustica 1998 24290637 72701864 44802727 26056000 1999 22540627 69183187 46452905 25771000 2000 20603411 71315065 44802171 25914000 1411000 110000 2127408 135000 67161

N.MEZZI UTILIZZATI
1998 550 331 210 130 6 1999 550 317 187 110 6 2000 550 323 184 110 40 6 7 16 4 4 1244

N.MEZZI BASSO IMP. (2000)


Eco Ibridi Elettrici Metano Diesel 2 21 7 38 30 236

135000 48326

135000 57330

4 4 1235

4 4 1178

TOTALE 168034554 164140049 166485216

21

68

236

Fonte: Elaborazione TASK FORCE AMBIENTE ARPA Sicilia su dati Corte dei Conti-Sezione di controllo per la Regione siciliana, 2001;

Si pu vedere come solo tre delle dieci Aziende pubbliche siciliane si siano attivate al fine di limitare limpatto ambientale dei veicoli adibiti a trasporto urbano. LAST, non potendo usufruire dei finanziamenti che i Comuni concedono a tal fine alle municipalizzate, sta provvedendo alla graduale trasformazione di alcuni autobus da gasolio ad alimentazione mista, gasolio o metano. Il Comune di Palermo ha stanziato per lA.M.A.T. circa 67 miliardi, nellambito della realizzazione del programma pluriennale degli investimenti, che consentiranno limmatricolazione di 133 nuovi autobus e labbassamento dellet media del parco veicoli a 7.4 anni. 151

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Durante tale fase di rinnovo verranno effettuate delle valutazioni sullimpatto ambientale degli autobus, al fine di determinare le caratteristiche di cui devono essere dotati i mezzi aziendali. Anche lAMT di Catania, ha adeguato lintero parco vetture alle normative in materia di emissione di gas e fumi di scarico (il bollino blu), effettuando altres un continuo controllo programmato sugli scarichi medesimi. Sempre per lAMT, si evidenzia inoltre che la situazione dei mezzi presentata in tabella evolver a breve grazie ad un finanziamento parziale del Ministero dellAmbiente, arriveranno infatti 22 veicoli sussidiari a trazione elettrica e ulteriori 6 bus a Metano.

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1.7.4 LE RADIAZIONI NON IONIZZANTI: LINQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO Il tema dellinquinamento da campi elettromagnetici ha acquistato risalto negli ultimi tempi a causa di una proliferazione senza precedenti di sorgenti di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici dovuta allo sviluppo di tecnologie che hanno sicuramente migliorato la qualit della vita, ma contemporaneamente contribuito a destare nellopinione pubblica una crescente preoccupazione per i possibili rischi che potrebbero derivare alla popolazione. Bisogna distinguere i tipi di onda dalla frequenza secondo cui si propagano disponendosi in maniera diversa lungo lo spettro elettromagnetico: - le onde a bassa frequenza, ELF, extremely low frequency, 0 Hz 300 Hz, (linee elettriche, elettrodomestici); - le onde in radiofrequenza RF, radio frequency, 300 Hz 300 GHz, (telefonia cellulare, ripetitori radio Tv,). Sulla possibilit che lesposizione a radiazioni non ionizzanti possa essere pericolosa per luomo vi un dibattito molto acceso, non adeguatamente supportato per dalla ricerca scientifica. Tutte le istituzioni che si occupano del problema, ISS (Istituto Superiore di Sanit), OMS (Organizzazione Mondiale della Sanit), ICNIRP (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti), NIEHS (National Institute of Environmental Healt Sciencens, USA) concordano sul fatto che gli studi, per vari motivi, (es. dati non confrontabili perch ottenuti con differenti procedure di valutazione dellesposizione), non hanno raggiunto un approfondimento tale da potere correlare senza ombra di dubbio lesposizione ai campi elettromagnetici con linizio del processo di cancerogenesi. Daltra parte le conoscenze finora acquisite non possono escludere questa eventualit, infatti il NIEHS ha considerato i campi ELF un possibile cancerogeno per luomo ovvero la pi bassa delle tre categorie usate dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro per classificare levidenza scientifica relativa ad agenti potenzialmente cancerogeni, e lOMS nellambito del progetto internazionale CEM (campi elettromagnetici), cita uno studio che dimostra che campi RF simili a quelli usati nelle comunicazioni aumentano lincidenza di cancro in cavie esposte in vicinanza. IL QUADRO NORMATIVO La Legge quadro 22 febbraio 2001 n. 36 norma le azioni necessarie alla tutela dai campi elettromagnetici per le frequenze da 0 Hz a 300 GHz e prevede un DPCM che dovrebbe fissare i limiti di esposizione per la popolazione, decreto che non stato ancora emanato. In assenza di tale strumento, si utilizzano transitoriamente, per le basse frequenze, il DPCM 23 aprile 1992, che fissa limiti e distanze di rispetto dagli elettrodotti. Tali limiti comunque sono abbastanza elevati e si riferiscono alla protezione dagli effetti acuti ma non da quelli a lungo termine. Il DPCM 28 settembre 1995 inoltre, stabilisce le norme tecniche procedurali di attuazione del suddetto DPCM. Per le frequenze comprese tra 0,1 MHz e 300.000 MHz si applica il D.M. 381 del 10 settembre 1998 che fissa i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici e individua, in unottica cautelativa, valori pi bassi nel caso di luoghi in cui si prevede la presenza di attivit umane per pi di quattro ore quotidiane. La legge quadro prevede anche lemanazione di una legge regionale con la quale dovranno essere stabiliti criteri e competenze relativi a: - lesercizio delle funzioni relative allindividuazione dei siti di trasmissione degli impianti per telefonia mobile, radioelettrici e per radiodiffusione; - la definizione dei tracciati degli elettrodotti con tensione fino a 150 kW; - modalit per il rilascio delle autorizzazioni alla installazione degli impianti; 153

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realizzazione di un catasto regionale delle sorgenti fisse dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici; individuazione degli strumenti e delle azioni per il raggiungimento degli obiettivi di qualit; concorso allapprofondimento delle conoscenze scientifiche relative agli effetti per la salute.

CAMPI GENERATI DA BASSE FREQUENZE Le onde ELF sono generate dalle linee elettriche per il trasporto di energia e da tutte quelle unit che consentono il passaggio della stessa (cabine di trasformazione, elettrodotti in generale). La tabella che segue individua la lunghezza topografica delle linee elettriche esistenti in Sicilia.
Tabella 1.7.5.1 Lunghezza delle linee elettriche

Lunghezza topografica 380 kV [km] Terna 252

Lunghezza topografica 220 kV [km] Terna 814

Lunghezza topografica 40150 kV [km] Terna ENEL 1706 1218

Fonte: ENEL Terna s.p.a, 2002

CAMPI GENERATI DA RADIOFREQUENZE Diversamente, le sorgenti delle onde RF sono rappresentate dagli impianti Radio, TV e SRB (stazioni radio base per i telefoni cellulari ). Queste costituiscono un pericolo crescente per la salute dei cittadini dovuto al fatto che proprio la maggior parte di questi impianti si trova allinterno dei centri urbani. I grafici che seguono individuano la collocazione provinciale di tali impianti.
Figura 1.7.5.1 Numero di impianti RTV per provincia

N. di impianti RTV per provincia


600 500 412 400 300 200 109 100 0 AG CL CT EN ME PA RG SR TP 126 332 273 262 276 544 494

Fonte: Ispettorato territoriale alle comunicazioni - Ministero delle comunicazioni, 2002

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Figura 1.7.5.2 Numero di impianti SRB per provincia

Numero di SRB per provincia


500 400 322 300 200 100 0 AG CL CT EN ME PA RG SR TP 106 68 32 58 80 138 308 471

Fonte: Enti gestori, 2002

Come noto, nei tratti di linee elettriche esistenti dove non risultano rispettati i limiti di cui allart.4 e le condizioni di cui allart.5 del D.P.C.M. 23 aprile 1992 devono essere adottate azioni di risanamento. In tal senso lENEL ha condotto negli anni 1994 1995 campagne di rilievo per lindividuazione dei casi in cui la vicinanza di linee elettriche con fabbricati adibiti ad abitazione ha causato il superamento dei limiti di legge, ed ha formulato un programma generale di risanamento. Il programma prevede 17 interventi, dei quali 12 sono stati approvati e 5 attuati. La tabella in allegato individua nello specifico il contenuto del programma di risanamento (Tabella I.7.5.3 Programma risanamenti ex DPCM 23.4.1992 e DPCM 28.9. 95). In relazione alle onde RF, la tabella in allegato, a cui si rinvia (Tabella I.7.5.4), individua i siti dove si sono verificati i superamenti dei limiti previsti dagli artt.3 e 4 del D.M. del 10 settembre 1998 n.381, e le consequenziali azioni di risanamento in corso.

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1.8 PAESAGGIO E PATRIMONIO CULTURALE Forman e Godron identificano il paesaggio come unarea territoriale eterogenea, composta da un gruppo di sistemi interagenti, che si ripete in forma simile in zone contigue. Il paesaggio non dato dalla semplice somma dei singoli elementi che lo originano (geosfera, biosfera, nonch, atmosfera ed idrosfera), ma qualcosa di pi in quanto queste interagiscono tra loro. Si tratta quindi di una nozione complessa che va studiata con un approccio olistico, altrimenti, selezionando le singole variabile del sistema, sfugge lo stato di integrazione, lunit di ordine superiore, vale a dire lo stesso paesaggio (S. Pignatti, 1994). LAssessorato dei Beni Culturali e Ambientali al fine di dotare la Regione Siciliana di uno strumento volto a stabilire le appropriate strategie per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale ha elaborato le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale (anno 1996), dividendo la regione in ambiti paesistici. Per ciascun ambito si condotta unanalisi dei fattori che formano il paesaggio (complessi litologici, geomorfologia, vegetazione reale e potenziale, biotopi, agricoltura, archeologia, centri e nuclei storici, beni isolati, viabilit storica, crescita urbana, infrastrutture, vincoli paesaggistici e istituzionali), cercando di evidenziare lintegrazione tra ambiente e beni culturali. L'estrema variet dei paesaggi siciliani ha permesso di identificare, nelle Linee guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale (P.T.P.R.), ben 17 ambiti territoriali con caratteristiche peculiari: 1) Area dei rilievi del trapanese; 2) Area della pianura costiera occidentale; 3) Area delle colline del trapanese; 4) Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano; 5) Area dei rilievi dei monti Sicani; 6) Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo; 7) Area della catena settentrionale (monti delle Madonie); 8) Area della catena settentrionale (monti Nebrodi); 9) Area della catena settentrionale (monti Peloritani); 10) Area delle colline della Sicilia centro-meridionale; 11) Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina; 12) Area delle colline dell'ennese; 13) Area del cono vulcanico etneo; 14) Area della pianura alluvionale catanese; 15) Area delle pianure costiere di Licata e Gela; 16) Area delle colline di Caltagirone e Vittoria; 17) Area dei rilievi e del tavolato ibleo. Ai su detti ambiti paesistici vanno aggiunte le isole minori, che non sono state prese in considerazione nelle Linee guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale dellanno 1996. L'aspetto orografico del territorio mostra le maggiori differenze tra la parte settentrionale dell'isola, prevalentemente montuosa, larea centro-occidentale ove prevale una morfologia collinare, quella sud-orientale, caratterizzata dagli altopiani, e infine larea vulcanica dellEtna. Lo studio del paesaggio stato realizzato sulla base della cartografia allegata alle Linee guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale e dei relativi dati digitali, pubblicate dallAssessorato dei Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale nel 1996 e approvate con D.A. n 6080 del 21 maggio 1999.

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Il paesaggio prevalente in Sicilia quello agrario che ricopre circa il 66% dellintero territorio13. In particolare, dominano le componenti delle colture erbacee, delle colture arboree, dei mosaici colturali, del vigneto e dellagrumeto (Tabella 1.8.1). Da notare limpatto delle colture in serra, presenti su tutta la fascia costiera meridionale siciliana (Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Ragusa) ed in particolare nellarea della provincia di Ragusa, che contribuiscono notevolmente sulle vendite dei prodotti fitosanitari (vedi I fattori di pressione del settore agricola per la tematica Suolo). La carta del paesaggio agrario (Figura 1.8.1) prende in considerazione i vari tipi di copertura riferiti al paesaggio delle colture agrarie che sulla base della Carta delluso del suolo (Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, anno 1994), sono state raggruppate in 7 componenti, e successivamente cartografate in scala 1:250000.
Tabella 1.8.1 Paesaggio agrario in Sicilia Superficie Superficie Paesaggio agrario (ettari) (%) dellagrumeto 126.900 4,99% dei mosaici colturali 262.890 10,33% tradizionali (colture arboree) 405.396 15,94% dei seminativi (colture erbacee) 718.179 28,23% dei seminativi arborati 28.713 1,13% delle colture in serra 7.661 0,30% vigneto 141.117 5,55% aree boscate, veget. ridotta o assen. 853.195 33,54% Totale complessivo 2.544.050 100,00% Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996 Figura 1.8.1 Carta del paesaggio agrario

Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996

13

I dati delle Linee Guida del P.T.P.R. (anno 1996) si riferiscono alla superficie regionale escluso le isole minori.

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Il paesaggio forestale, anche di origine antropica, viene trattato insieme al paesaggio vegetale naturale e seminaturale che nel complesso segue per estensione quello agrario, con una copertura pari al 26% come anche riportato nella carta delluso del suolo dellAssessorato Territorio e Ambiente (anno 1994). La vegetazione reale rientra prevalentemente nei paesaggi delle praterie termo-xerofile e meso-xerofile che investono il 13% della superficie regionale, seguono i paesaggi di boscaglia e prateria arbustata (3%), e i paesaggi forestali che nel complesso occupano pi dell8% della superficie regionale (Tabella 1.8.2 e Figura 1.8.2). La carta della vegetazione reale allegata alle linee guida del P.T.P.R stata prodotta in scala 1:250000 dalla sintesi delle attuali informazioni sulla copertura vegetale in Sicilia. Tali conoscenze si basano fondamentalmente sulle carte dellutilizzazione del suolo realizzate da E.S.A., T.C.I., ISTAT, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, sulla Carta della vegetazione dItalia in scala 1:1000000 e su numerose analisi cartografiche e indagini specifiche della flora e della vegetazione siciliana disponibili in letteratura. La carta include anche le formazioni forestali artificiali, per la loro rilevanza dal punto di vista idrogeologico e paesaggistico.
Tabella 1.8.2 I paesaggi vegetali in Sicilia Superficie Superficie (ettari) (%) Paesaggi Vegetali Paesaggi forestali 75.077 2,95% Paesaggi forestali aperti o degradati 50.563 1,99% Paesaggi forestali artificiali 47.109 1,85% Paesaggi forestali artificiali aperti o degradati 35.016 1,38% Paesaggi di macchia 5.889 0,23% Paesaggi di boscaglia e prateria arbustata 81.158 3,19% Paesaggi degli arbusteti spinosi dell'Etna 9.026 0,35% Paesaggi delle praterie termo-xerofile e delle rupi di bassa quota 203.959 8,01% Paesaggi delle praterie meso-xerofile e delle rupi di alta quota 95.753 3,76% Paesaggi delle lave con vegetazione pioniera 29.540 1,16% Paesaggi delle formazioni ripariali dei letti fluviali ampi 7.170 0,28% Paesaggi dei laghi naturali e degli invasi artificiali 5.615 0,22% Paesaggi delle saline 1.956 0,08% Paesaggi delle zone umide e dei pantani costieri 847 0,03% Paesaggi di laguna 2.005 0,08% Paesaggi rurali 1.893.265 74,35% Paesaggi con vegetazione ridotta o assente 2.640 0,10% Totale complessivo 2.546.590 100,00% Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996

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Figura 1.8.2 - Carta dei paesaggi vegetali

Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996

La vegetazione pi frequente rappresentata dalla classe fitosociologica del TheroBrachypodietea, dagli ordini del Cisto-Ericetalia e del Lygeo-Stipetalia, e dallalleanza del Diathion rupicolae (Tabella 1.8.3 e Figura 1.8.3), che complessivamente investono l8% del territorio. In ambiente montano e sub-montano prevale la vegetazione meso-xerofila afferente allordine Erysimo-Jurinetalia bocconei ed allalleanza Saxifragion australis che ricoprono il 4% della superficie regionale. Superfici un tempo ricoperte, generalmente, da macchia sempreverde, foreste di leccio (Quercus ilex) e formazioni a roverella (Quercus pubescens s.l.) (Tabella 1.8.4 e Figura 1.8.4) e che inseguito alle attivit antropiche (agricoltura, pascolo, ecc) e agli incendi, sono regressi in garighe, praterie secondarie, vegetazione rupestre. La vegetazione forestale, che abbraccia le specie pi complesse della flora, ricopre nel complesso circa l8% del territorio, di cui il 5% costituita da formazioni naturali e semi-naturali e la restante parte da formazioni artificiali. Tra le formazioni forestali naturali spiccano le associazioni del Teucrio Siculi-Quercetum ilicis, Thalictro-Quercetum pubescentis e lalleanza del Geranio-Fagion, con dominanza rispettivamente di leccio, roverella e cerro (Quercus cerris). Seguono le formazioni a prevalenza di Quercus suber (Genisto Aristatae-Quercetum suberis), e le faggete (Aquifolio-Fagetum) che edificano i rilievi delle Madonie, Nebrodi e dellEtna in una fascia altitudinale compresa fra 1.100 e 2.200 m.s.l.m. Tra i popolamenti relitti si ha il bosco misto di rovere ed agrifoglio (Ilici-Quercetum petraeae) che si sviluppato in maniera ottimale sulle Madonie, nella zona di Castelbuono e Geraci Siculo (S. Pignatti, 1998). I boschi naturali di conifere sono costituiti prevalentemente da formazioni a Pinus laricio (Pino-Juniperetea), frequenti sullEtna (1000-2000 metri), e da popolamenti rari di pino marittimo 159

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(Pinus pinaster) e pino daleppo (Pinus halepensis), che si rilevano in due sole stazioni site rispettivamente nel territorio di Pantelleria e di Vittoria. Apprezzabile per la sua peculiarit la formazione atlantica a tasso (Taxus baccata), presente nel Parco naturale dei Nebrodi. Di notevole importanza la popolazione relitta di Abies nebrodensis, insediata con gli ultimi 30 esemplari sul versante settentrionale di Monte S. Salvatore, allinterno del Parco naturale delle Madonie. Nellanno 2000 stato pubblicato il terzo inventario della popolazione relitta di Abies nebrodensis su dati rilevati nel 1999. I precedenti inventari, eseguiti nel 1968 e nel 1992, segnalavano rispettivamente lesistenza di 21 e 29 esemplari. La trentesima pianta ritrovata nel 1999, rispetto allindagine condotta nel 1992, il risultato di un processo di rinnovazione naturale (F. Virgilio et al., 2000). Le formazioni forestali artificiali ricoprono pi del 3% del territorio regionale, e sono costituite in ordine decrescente dalle seguenti specie dominanti: Pinus halepensis, Pinus pinea, Eucalyptus ssp. e dal Pinus nigra. Da una indagine svolta dallAmministrazione Forestale Regionale nel 1985 (Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, 1998), si ha che la superficie per ciascun popolamento artificiale, puro e misto, ammonta a: Pino dAleppo: 39.898 ettari; Pino domestico: 36.187 ettari; Eucalitto: 35.664 ettari; Pino nero: 16.414 ettari;

Da rilevare lelevato impiego di specie esotiche del genere Eucalyptus (E. camaldulensis, E. globulus, E. occidentalis, E. gonphocephala) per le opere dimboschimento. Scelta dettata dallesigenza, in quegli anni (50-70), di impiantare specie a rapido accrescimento per scopi produttivi (produzione di cellulosa) e per scopi protettivi, al fine di avere una pronta copertura del terreno contro il dissesto idrogeologico. Gli impianti realizzati, spesso per limitazioni di carattere ambientale e selvicolturale, si presentano deperienti, stramaturi, danneggiati da incendi e da attacchi del coleottero cerambicide Phoracanta semipunctata Fabr. (Gemignani, 1981) per i quali sarebbero opportuni degli interventi selvicolturali diretti alla sostituzione degli eucalitti con altre specie, come i pini mediterranei. Fanno eccezione alcuni popolamenti ricadenti nei territori delle province di Enna e di Caltanissetta che oltre a presentare buoni incrementi hanno dato origine a fenomeni evoluti, quali lintroduzione di specie autoctone (roverella, pino daleppo, ecc.) per rinnovazione naturale (L. Saporito, 1998 e G. Barbera et al, 2000).

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Tabella 1.8.3 Componenti vegetali in Sicilia Componenti vegetali Formazioni forestali a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni forestali a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni forestali a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni forestali a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni aperte o degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni forestali a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni forestali a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) e sugherete rimboschite Formazioni aperte o degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni forestali naturali a prevalenza di Pinus halepensis Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani dell'Etna (Rumici-Astragaletalia) Formazioni termo-xerofile di gariga, prateria e vegetazione rupestre (Thero-Brachypodietea, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Diathion rupicolae) Formazioni meso-xerofile di prateria e vegetazione rupestre (Erysimo-Jurinetalia bocconei e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave dell'Etna (stadi pionieri a Sedum coeruleum e S. aetnense, arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureaea, Tamaricetalia, ecc.) Formazioni idro-igrofitiche di laghie e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo delle saline (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo delle lagune (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia, ecc.) Coltivi con aspetti di vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali (boschi di Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali aperte o degradate Aree con vegetazione ridotta o assente Superficie (ettari) 12.201 4.236 12.373 19.572 1.327 1.936 32.240 17.250 3.620 3.509 13.317 3.734 327 5.323 81.724 9.026 203.959 95.753 29.540 7.170 6.462 1.956 2.005 1.893.265 47.109 35.016 2.640 Superficie (%) 0,48% 0,17% 0,49% 0,77% 0,05% 0,08% 1,27% 0,68% 0,14% 0,14% 0,52% 0,15% 0,01% 0,21% 3,21% 0,35% 8,01% 3,76% 1,16% 0,28% 0,25% 0,08% 0,08% 74,35% 1,85% 1,38% 0,10%

Totale complessivo 2.546.590 100,00% Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996

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Figura 1.8.3 Carta delle componenti vegetali

Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996

La Sicilia senza alcuna azione antropica sarebbe coperta per pi del 50% dalle varie rappresentazioni della macchia mediterranea che comprende prevalentemente arbusti sclerofilli termofili dellOleo-Ceratonion (olivastro, carrubo, lentisco, palma nana, ecc.), seguono la macchiaforesta a leccio (Quercus ilex ) e le formazioni forestali a roverella (Q. pubescens s.l.) (Tabella 1.8.4 e Figura 1.8.4).

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Tabella 1.8.4 Vegetazione potenziale in Sicilia Superficie (%) macchia sempreverde di olivastro 1.305.211 51,30% macchia e foreste di leccio 679.120 26,69% formazioni forestali di roverella 446.090 17,53% formazioni forestali di cerro 54.130 2,13% formazioni forestali di faggio 54.427 2,14% aggruppamenti altomontani 5.090 0,20% Totale complessivo 2.544.069 100,00% Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996 Vegetazione potenziale Superficie (ettari) Figura 1.8.4 Carta della vegetazione potenziale

Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996

Il paesaggio agrario in forte diminuzione, dal 1980 (ISTAT) si assistito ad una contrazione della superficie agricola utilizzata e della superficie agricola totale rispettivamente dell8% e del 13%, inoltre, in tale periodo lindice di boscosit (rapporto superficie forestale e superficie regionale) ha avuto un basso incremento, pari allo 0.5%. Ci porta a pensare ad una espansione dei territori modellati artificialmente. Infatti, la carta dellUso del Suolo (Assessorato Territorio e Ambiente, 1994) riporta un valore per le zone urbanizzate pari al 3% del territorio che con laree occupate da attivit produttive, da infrastrutture e dalle zone in trasformazione, raggiunge il 4% dellintero territorio siciliano. Una successiva analisi della copertura del suolo (ISTAT, 1990) e della rete di comunicazione (strade anno 1996, ferrovie anno 1997 Ufficio Statistica Ministero Trasporti e Navigazione), riporta una

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superficie urbanizzata pari al 4.2% che assieme a quella occupata dalle infrastrutture raggiunge il 6% della totale superficie regionale (Tabella I.8.1 e Figura 1.8.5).
Figura 1.8.5 Percentuale superficie urbanizzata e occupata da infrastrutture rispetto il totale territorio regionale
% sup. urbana e infrastrutture

12 10 8 6 4 6,3 2 1,7 0
Pie Va mon lle te dA os Tr en Lom ta tin o A bard ia lto Ad ige V Fr iul ene to iV .G iul ia Em L ilia ig Ro uria m ag na To sc an a Um br ia M ar ch e La zi Ab o ru zz o M oli Ca se m pa nia Pu g Ba lia sil ica ta Ca lab ria Si c Sa ilia rd eg na

11,1 8,1 2,8 8,9 7,7 7,4 5,4 4,3 5,3 7,9 5 3,9 9,4 6,2 2,9 6 6 3,1

Fonte: ANPA su dati ISTAT copertura suolo (1990); strade(1996) e ferrovie (1997); Ufficio Statistica Ministero Trasporti e Navigazione (1997).

Risultano maggiormente degradate da questo punto di vista le vaste aree che intorno agli anni sessanta e settanta sono state interessate da forti fenomeni di industrializzazione (vedi i poli produttivi di Gela e Siracusa). Altri fattori che hanno fortemente caratterizzato il mutare del paesaggio dell'isola sono quelle derivanti dal fenomeno dell'abusivismo edilizio, del dissesto idrogeologico, del mutare delle pratiche agricole e delle colture in serra. Per una maggior conoscenza dei fattori di trasformazione del paesaggio si rimanda alla tematica Suolo. Al fine di garantire migliori condizioni di tutela del patrimonio paesistico ed ambientale, lAmministrazione dei beni culturali con la legge regionale del 30 aprile 1991, n. 15, ha facolt di individuare aree di particolare pregio paesistico nelle quali pu essere negata qualsiasi attivit di trasformazione fino alla approvazione dei piani territoriali paesistici. La legge ribadisce lobbligatoria adozione del Piano Territoriale Paesistico gi introdotto dalle legge 431 del 1985. Rispetto alla legge 431/85, la L.R. 15/91 introduce il divieto de quo anche in altre zone non elencate nellart.1 della suddetta legge, genericamente definite di interesse paesistico, indipendentemente dalla dichiarazione di pubblico interesse ai sensi della legge n. 1497 del 1939. Dallentrata in vigore della legge regionale del 1991, lAssessorato dei Beni Culturali e Ambientali ha emanato 37 provvedimenti di immodificabilit temporanea (Tabella 1.8.5), di cui 7 interessano le isole minori, ed in particolare i territori comunali, ad esclusione dei centri urbani, delle isole Pelagie (Ag), delle Eolie (Me), di Ustica (Pa), di Pantelleria e di Favignana (Tp) (Assessorato Territorio ed Ambiente, anno 2000).

164

Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006

1. ASA

Tabella 1.8.5 Numero provvedimenti di immodificabilit temporanea


Province

Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale

Aree vincolate ai sensi dellart. 5 della L.R. 15/91 5 0 13 0 2 1 3 5* 1 30

Isole vincolate ai sensi dellart. 5 della L.R. 15/91 1

3 1

2 7

Fonte: Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale Assessorato Beni Culturali e Ambientali, anno 1996 * due provvedimenti interessano anche la provincia di Ragusa

Queste aree vanno ad aggiungersi ai territori tutelati dalla 431/85 ed in parte a sovrapporsi ai territori gi sottoposti a vincolo secondo la legge 1497/39 (Tabella 1.8.6 e Figura 1.8.6).
Tabella 1.8.6 Territorio soggetto a vincolo paesaggistico ai sensi della Legge 1947/39, della Legge 431/85 e della Legge Regionale 15/91 Sicilia Superficie vincolata Leggi Zona (ettari) percentuale* L.431/85 territori costieri 1,26% 31.933,10 territori contermini ai laghi 0,34% 8.574,50 fiumi, torrenti e corsi d'acqua 13,84% 352.142,57 montagne oltre 1200 m 3,09% 78.555,10 foreste e boschi 8,37% 212.949,08 vulcani 4,99% 126.835,35 zone d'interesse archeologico 2,10% 53.323,79 Parchi 7,18% 182.746,91 Riserve 3,35% 85.278,57 L. 1497/39 13,79% 350.913,72 L.R. 15/91 0,75% 18.963,12 Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996 * La percentuale riferita al territorio regionale con esclusione delle isole minori

165

Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006 Figura 1.8.6 Carta dei vincoli paesaggistici

1. ASA

N W E S

Territori vincolati ai sensi della L. 1497/39 Territori vincolati ai sensi della L.R. 15/91 Parchi regionali (L. 431/85) Riserve regionali (L. 431/85) Montagne (L.431/85) Territori costieri (L. 431/85) Territori contermini ai laghi (L. 431/85) Corsi d'acqua (L.431/85) Territori coperi da foreste e boschi (L. 431/85) Aree di interesse archeologico (L.431/85) Vulcano (L. 431/85)

Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996

166

Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006

1. ASA

Per individuare la complessiva superficie sottoposta a vincolo paesaggistico, non si pu eseguire una somma delle varie tipologie di aree tutelate secondo le tre leggi, poich spesso si sovrappongono (esempio: montagna e boschi, boschi e riserve, ecc.), avendo cos una sovrastima dellarea vincolata. Nei territori dichiarati di interesse pubblico ai sensi della leggi 1497/39 e 431/85, e nelle aree sottoposte a vincolo di inedificabilit temporanea secondo la legge regionale 15/91 si dovranno tradurre le linee guida del P.T.P.R. in Piani Territoriali. Tra il 1995 e il 1997 nelle isole di Ustica, di Favignana e Pantelleria sono decaduti i provvedimenti di immodificabilit temporanea in quanto sono operanti i Piani Territoriali Paesistici (Tabella I.8.2). Nellanno 2000, i comuni di Calatabiano, Sperlinga e Santa Flavia, ricadenti rispettivamente nei territori provinciali di Catania, Enna e Palermo non presentano nessun strumento urbanistico, mentre, il 48% dei comuni siciliani dotato di un Piano Regolatore Generale (P.R.G.) ed il 40% ha attuato un programma di fabbricazione (P.d.F.) (Tabella I.8.3). Oltre al patrimonio paesaggistico anche quello culturale pu essere considerato unico per la sua ricchezza e variet. Basti ricordare che oltre il 10% dei beni culturali, attualmente fruibili in Italia, concentrato nella sola Sicilia (stima T.C.I.) e che, dall' anno 1997, quattro dei totali 35 siti italiani iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale14 (Unisco Italia, anno 2002) ricadono nellisola (area archeologica di Agrigento, Villa romana del Casale di Piazza Armerina, Isole Eolie, citt Barocche del Val di Noto). In seguito all'emanazione dei D.P.R. n. 635/75 e 637/75, la Regione Siciliana ha assunto competenze primarie in materia di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Per lanalisi dei beni culturali si sono adoperati nuovamente i dati e la cartografia delle Linee guida del P.T.P.R.. La redazione della carta dei siti archeologici stata effettuata utilizzando dati, perimetrazione compresa, forniti e vagliati dalle Soprintendenze BB.CC.AA., sezioni Beni Archeologici, competenti per territorio. I dati relativi alle aree, perimetrate sui fogli I.G.M.I. in scala 1:25000, sono state digitalizzate sia come punti (baricentro dellarea), sia come perimetri (Tabella 1.8.7 e Figura 1.8.7). Dallanalisi si ha che il maggior numero di siti archeologici ricadono nei territori provinciali di Siracusa, Catania, Ragusa, Agrigento e Palermo, pari al 70% del complessivo numero di siti archeologici. Le necropoli costituiscono il patrimonio pi diffuso (Figura 1.8.8). I siti archeologici nel complesso ricoprono unarea di 53382 ettari con un totale di 2348 siti.

14

Nella Lista del Patrimonio Mondiale vengono iscritti i beni che hanno "un valore universale eccezionale" dal punto di vista storico, artistico o scientifico.

167

Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006 Tabella 1.8.7 Elenco siti archeologici
TIPO Agrigento Caltanissetta Catania Enna siti archeologici in genere 1 2 7 2 aree complesse: citt 9 3 10 5 aree complesse di entit minore 49 33 35 43 insediamenti: grotte e ripari 9 1 14 6 insediamenti: necropoli 97 17 73 46 insediamenti: abitazioni in 3 4 7 grotta insediamenti: ville e casali 18 6 16 9 insediamenti: frequentazioni 21 3 50 33 insediamenti: cave 4 9 4 manufatti isolati 6 9 27 20 manufatti per lacqua 6 viabilit 1 1 strutture marine sottomarine, relitti resti paleontologici e paletnologici 76 61 40 interesse archeologico 1 22 segnalazioni 3 1 14 29 Totale complessivo 297 76 327 266 Messina 3 15 16 9 58 Palermo 1 8 52 36 44 Ragusa 2 1 57 6 73 Siracusa Trapani 8 9 44 23 115 7 26 18 30 Totale complessivo 26 67 355 122 553

1. ASA

2 13 58 5 17 1 1 28 46 2 8 1 1

14 42 35 3 33

19 12 104 14 56 8 9 42 2 1 1

49 153 392 43 177 17 19

13

33 4 4 237

40

26 1

285 28

2 271 306

4 431 137

57 2348

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996

168

Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006 Figura 1.8.7 Carta dei siti archeologici

1. ASA

Fonte: Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996 Figura 1.8.8 Numero siti archeologici per tipologia
600
numero siti archeologici

500 400 300 200 100 0


sit ar ar ig ee ee en co co er m m ici ple ple ss ss e e: di cit ins en t ed tit iam m ino en ti: re gr o ins tte ins ed er ed iam ipa iam ri e en nt i: n ti: ab ec ita ro po zio ins li ni ed in iam gr ot en ins ta ti: ed vil iam le ec en as ti: fre ali qu en taz ins ion ed i iam en ti: ca m ve an uf at m an ti i so uf at lat str ti p i utt e r ur la em cq ar ua re ine sti so pa tto via leo m bil nt ar olo it ine gic ,r eli ie tti pa let int no er log es ici se ar ch eo log ico se gn ala zio ni

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente - ARPA Sicilia su dati delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale, anno 1996

169

Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006

1. ASA

Nellisola sono presenti 54 aree archeologiche e antiquaria e 29 istituzioni museali (Tabella I.8.4), gestiti con o senza tassa dingresso. Tra i beni del patrimonio artistico, i beni preistorici ed archeologici risultano i meno utilizzati con un tasso di deposito superiore al 70% (Tabella I.8.5). Unanalisi della domanda turistica mostra che pi del 50% delle presenze turistiche affluiscono nelle sole province di Messina e Palermo, seguono con un forte distacco le province di Catania e Agrigento (Tabella I.8.6 e Figure 1.8.9). Laffluenza turistica molto bassa nellentroterra siciliano (province di Enna e di Caltanissetta) e in tutte le province il turismo si concentra prevalentemente nella stagione estiva (Figura 1.8.10).
Figura 1.8.9 Numero presenze turistiche per provincia dal 1991 al 1999
3.500.000

3.000.000
n. presenze negli esercizi recettivi

2.500.000

Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani

2.000.000

1.500.000

1.000.000

500.000

1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999

Fonte: ISTAT Figura 1.8.10 Presenze turistiche per stagione e per provincia. Anno 1997
800.000 700.000
n. presenze italiane

600.000 500.000 400.000 300.000 200.000 100.000 -

AGRIGENTO CALTANISSETTA CATANIA ENNA MESSINA PALERMO RAGUSA SIRACUSA TRAPANI

Fe bb ra io

M ar zo

Lu gli o

Ap rile

No ve m br e

Ge nn aio

Gi ug no

Ot to br e

M ag gio

Ag os to

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente ARPA Sicilia su dati dellAssessorato Turismo

Ci evidenzia lesistenza di un turismo, legato principalmente ai comuni costieri, capace di innescare pressioni sullambiente visto anche la sua scarsa distribuzione spazio-temporale. 170

Se tte m br e

Di ce m bre

Capitolo 2 STATO DELLE CONOSCENZE E ADEGUATEZZA DEI SISTEMI DI MONITORAGGIO ESISTENTI

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

2. STATO DELLE CONOSCENZE

172

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

2. STATO DELLE CONOSCENZE

Ai fini della seconda stesura della VEA, si predisposta una sintesi delle conoscenze in campo ambientale realmente disponibili e si effettuata una descrizione delle reti di monitoraggio esistenti, con lobiettivo di mettere il luce le carenze. Inoltre, si provveduto a realizzare una mappa della metainformazione, secondo lo schema riportato nelle tabelle in Allegato II, finalizzata ad evidenziare la differenza esistente tra il reale fabbisogno informativo e quello ritenuto effettivamente utile. Specificatamente, una volta individuato il set di indicatori considerati utili per la descrizione delle componenti ambientali del territorio e dopo aver verificato la loro popolabilit, lo stato delle conoscenze ambientali stato adeguatamente mappato. Si cosi costituito un quadro qualitativo della situazione, ancorch non esaustivo. In particolare, lanalisi della mappa della metainformazione suddiviso nei seguenti campi: ?? nome dellindicatore e codice, per una rapida identificazione dello stesso; ?? unit di misura con cui viene riportato lindicatore; ?? classificazione in base al modello DPSR; ?? dettaglio territoriale e periodo di riferimento utilizzati per lelaborazione; ?? condizioni di aggiornabilit e di disponibilit; ?? tipo di impiego dellindicatore allinterno della Valutazione ex Ante; ?? origine dellindicatore; ?? fonte del dato.

2.1 ARIA La qualit dellaria in Sicilia monitorata da un complesso articolato di reti fisse e mezzi mobili di rilevamento dellinquinamento atmosferico. Specificatamente, nelle principali zone industriali - area industriale di Agrigento, Gela (Cl), Milazzo (Me), Siracusa, Termini Imerese (Pa) - sono presenti reti di rilevamento di propriet delle Province e reti private, appartenenti ai gestori dei principali impianti industriali esistenti, a queste interconnesse. In ambito urbano, i principali comuni dellisola sono dotati di reti di monitoraggio fisse, gestite o dal comune, come a Palermo e Catania, o dalla Provincia, come a Messina. Gli altri grandi comuni dellisola sono privi di reti fisse di monitoraggio della qualit dellaria. In tal senso, sono saltuariamente utilizzati laboratori mobili o cabine rilocabili di propriet della Provincia (Provincia di Trapani e Provincia di Siracusa). Periodicamente, i vari gestori delle reti di monitoraggio provvedono a pubblicare i risultati delle campagne, nei tempi e nei modi stabiliti dalla normativa vigente.

2.2 ACQUE Acque superficiali Il monitoraggio dei corpi idrici in talune province viene effettuato a tuttoggi ancora ai sensi del DPR 515/82 (acque destinate alla potabilizzazione) anche se nella quasi totalit delle province dallanno 2000 viene effettuato secondo le direttive del D.Lgs. 152/99 da parte dei DAP (Dipartimenti Arpa Provinciali) in collaborazione, in qualche caso, con le Provincie Regionali. 173

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

2. STATO DELLE CONOSCENZE

Per ciascuna stazione, con frequenza di campionamento mensile, vengono determinati i parametri i base (Tabella 4 dellAllegato 1 del D.Lgs. 152/99) a cui si aggiungono temperatura dellaria, N-NO2, Coliformi fecali, Salmonelle e Streptococchi fecali e quei parametri tra quelli addizionali (Tabella 1 Allegato 1 D.Lgs. 152/99) che i sigoli Dipartimenti ARPA, ritengono necessari e rappresentativi della realt locale e di criticit presenti nei singoli territori. Sulla rete effettuato ma solo per qualche provincia (Catania, Messina e Siracusa) il monitoraggio biologico dei corsi dacqua con metodo I.B.E. e prelievo eseguito o stagionalmente o in corrispondenza dei regimi idrologici di morbida e di magra. Qui di seguito si riporta la Tabella........ con il numero dei corpi idrici, punti di campionamento e il N dei corpi idrici in cui viene fatto il monitoraggio biologico, in dettaglio provinciale e regionale.
Tabella 2.2.1 N dei corpi idrici, dei punti di campionamento e N dei corpi idrici in cui viene fatto il monitoraggio biologico, in dettaglio provinciale e regionale. PA N corpi idrici N punti di campionamento 10 12 CT 3 15 ME 16 26 SR 5 13 RG 2 3 CL 5 9 AG N.P. N.P. TP 3 9 0 EN 10 11 0 TOT. 54 98 11

N di corpi idrici interessati dal 0 3 7 1 0 0 N.P. monitoraggio biologico (IBE) Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente ARPA Sicilia su dati dei DAP, 2001.

Acque potabili Una preziosa Fonte di informazione sulla qualit della risorsa rappresentata dal monitoraggio delle acque superficiali a specifica destinazione. In particolare le acque destinate alla potabilizzazione forniscono dati utili per la qualit delle acque sotterranee, che coprono l85% dei volumi prelevati a tale scopo. Anche in questo caso il monitoraggio delle acque adibite al consumo umano comprende pozzi e sorgenti, ed il controllo viene effettuato periodicamente dai DAP. Qui di seguito mostrata la tabella che riporta il N dei pozzi e di sorgenti controllati dai Dipartimenti gi menzionati per singola provincia ed il numero totale.
Tabella 2.2.2 N di pozzi e sorgenti in dettaglio provinciale e regionale.

PA N pozzi N sorgenti 45 26

CT 48 6

ME 98 73

SR 83 15

RG 86 25

CL 6 8

AG N.P. N.P.

TP 26 32

EN 41 3

TOT. 433 188

Fonte: Elaborazioni Task Force Ambiente ARPA Sicilia su dati dei DAP, 2001.

Ambiente marino e costiero Il controllo della qualit delle acque marino-costiere, tranne che per qualche eccezione, comprende solo, nella totalit delle province siciliane, il monitoraggio delle acque di balneazione ed essenzialmente regolamentato dal DPR 470/82 (attuazione della Direttiva 76/160/CEE), come modificato dall'art. 18 della Legge 422/2000. Il campionamento, per le analisi necessarie per dare un giudizio di idoneit alla balneazione o all'opposto, per porre i divieti temporanei e/o permanenti, effettuato con frequenza quindicinale da aprile a settembre. Qui di seguito si riporta la tabella che mostra il n totale di punti fissati dalla Regione e campionati, il n totale dei campioni analizzati e la media dei campioni per punto.

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2. STATO DELLE CONOSCENZE

Tabella 2.2.3 N totale di punti fissati dalla Regione e campionati, il n totale dei campioni analizzati e la media dei campioni per punto.
PUNTI PROVINCIA AGRIGENTO CALTANISSFTTA CATANIA MESSINA PALERMO RAGUSA SIRACUSA TRAPANI FISSATI CAMPIONATI CAMPIONI EFFETTUATI MEDIA CAMPIONI PER PUNTO

71 22 52 263 121 60 130 83

71 22 52 263 121 60 130 83

857 264 502 1789 1232 720 1564 989

12,1 12,0 9,7 6,8 10,2 12,0 12,0 11,9

Fonte: Ministero della Salute, 2000.

2.3 SUOLO La conoscenza ad oggi disponibile sullo stato di qualit dei suoli siciliani deriva da indagini e ricerche specifiche condotte negli ultimi decenni sul territorio regionale da Istituti di Ricerca ed Enti Pubblici che, attraverso studi a carattere occasionale, hanno dato origine a carte dei suoli, con copertura geografica regionale e sub-regionale, o a monografie specialistiche, quali quelle sui suoli irrigui, sullerodibilit, sulla salinit dei suoli e sul contenuto in metalli pesanti di alcuni siti. Sul territorio regionale non si dispone attualmente di un sistema di monitoraggio della matrice suolo, che tenga sotto controllo levoluzione nel tempo delle caratteristiche pedologiche in risposta alle pressioni e renda possibile prevedere gli scenari futuri, quali levoluzione della sostanza organica o limpatto dellinquinamento diffuso. La Regione Siciliana si recentemente attivata per colmare tale lacuna conoscitiva, predisponendo, nellambito della misura 1.01 del CdP del POR Sicilia 2000-2006, la realizzazione di una rete di monitoraggio del suolo che si integri nella rete nazionale, secondo i criteri proposti da ANPA e da EEA. In attuazione dellazione b.2 della misura 1.01 (Attivit di controllo e monitoraggio ambientale), stato approvato nellagosto 2002 lAccordo di Programma tra lAssessorato Reg. Territorio e Ambiente e lARPA Sicilia, che, per quanto riguarda la rete di monitoraggio del suolo, prevede lindividuazione dei siti di monitoraggio regionali da inserire nella rete nazionale (siti chiave nazionale e siti di riferimento) e di eventuali siti addizionali per monitorare situazioni di interesse locale o regionale sul suolo (siti specialistici), nonch la validazione e la trasmissione dei dati raccolti al SIRA e poi al SINA.

2.4 ECOSISTEMI Lo stato delle conoscenze relative alle specie vegetali, animali ed ai relativi habitat presenti in Sicilia documentato da un notevole numero di pubblicazioni scientifiche. Infatti, vari Enti, prime fra tutti le Universit, hanno realizzato numerose ricerche aventi per oggetto determinate categorie sistematiche e specifici ambiti territoriali. Ci che, fino ad oggi, venuto a mancare unefficace organizzazione e gestione della notevole quantit dinformazioni disponibili, che consenta di possedere un quadro completo dello stato della biodiversit in Sicilia, alfine di attuare le idonee politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio naturale. 175

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2. STATO DELLE CONOSCENZE

Lacuna che verr al pi presto colmata grazie alla predisposizione della Carta della Natura, prevista dalla Legge Quadro 394/91. La Carta della Natura verr realizzata attraverso il Complemento di Programmazione del POR Sicilia 2000-2006, con il compito dindividuare lo stato dellambiente naturale, integrando, coordinando ed utilizzando i dati disponibili nel territorio, evidenziandone i valori naturali ed i profili di vulnerabilit. La Carta della Natura rappresenta lo strumento territoriale a cui dovranno subordinarsi tutti gli altri interventi di pianificazione e di programmazione previsti dalla normativa ed operanti sul territorio. Un possibile contributo per la creazione di una rete volta alla raccolta, omogeneizzazione e gestione dei dati disponibili verr apportato dal neo Centro Tematico Nazionale Conservazione della Natura dellAgenzia per la Protezione dellAmbiente della Regione Sicilia. La rete di monitoraggio dovr poter fornire anche un supporto tecnico agli enti gestori delle aree protette per l'integrazione dei programmi e/o progetti previsti per la salvaguardia delle risorse ambientali e le azioni connesse ad altre aree della politica quali, ad esempio, l'agricoltura e la pesca al fine di conciliare una migliore qualit della vita ed uno sviluppo sostenibile.

2.5 INQUINAMENTO ACUSTICO In Sicilia, non esistono attualmente reti di monitoraggio del rumore strutturate a scala regionale. E presente una rete di monitoraggio del rumore da traffico veicolare nella citt di Palermo gestita dallAMIA Azienda Speciale - e costituita da 6 stazioni; il Comune di Catania ha realizzato periodiche campagne di rilevamento del rumore. Inoltre, nei vari centri urbani dellisola, i nove Dipartimenti Arpa Provinciali (ex Laboratori di Igiene e Profilassi) garantiscono lattivit di controllo, a mezzo di misurazioni isolate, al seguito di esposti pubbliche Amministrazioni, privati cittadini, Autorit giudiziaria. La mancanza di una normativa regionale attuativa della legge quadro impedisce la realizzazione di una pianificazione territoriale, presupposto imprescindibile per la prevenzione, la tutela e il risanamento.

2.6 LE RADIAZIONI NON IONIZZANTI: LINQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO Attualmente, mancano in Sicilia reti di monitoraggio dellinquinamento elettromagnetico strutturate a scala regionale. A livello comunale, nel corso del 2000, il Comune di Catania, in collaborazione con lUniversit degli Studi di Catania e con OMNITEL S.p.A., ha realizzato, nellambito del progetto denominato Cassiopea, una rete di monitoraggio locale costituita da 15 stazioni fisse, di cui 10 di tipo indoor e 5 di tipo outdoor. Unulteriore attivit di controllo garantita dai rilievi eseguiti dai 9 Dipartimenti Arpa Provinciali (ex Laboratori dIgiene e Profilassi), a seguito delle istanze avanzate.

176

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2. STATO DELLE CONOSCENZE

BIBLIOGRAFIA 1.1 Aria Agenzia Nazionale Protezione Ambientale (1999): Emissioni in atmosfera e qualit dellaria in Italia Agenzia Nazionale Protezione Ambientale (1990): Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera Agenzia Nazionale per la Protezione dellAmbiente (2002): Verso lAnnuario dei Dati Ambientali, primo popolamento degli indicatori SINAnet AMIA Azienda Speciale Palermo (2000): Il rilevamento dellinquinamento acustico ed atmosferico nel comune di Palermo Comune di Catania Direzione Tutela Ambientale (2000 2001): Rapporto annuale sulla qualit dellaria Dipartimento ARPA Provinciale, Siracusa (2001): Rapporto 2001 sulla qualit dellaria a Siracusa Provincia Regionale di Agrigento Assessorato Territorio e Ambiente (1998 1999): La qualit dellaria nella provincia di Agrigento Provincia Regionale di Messina Settore Ambiente (1992 2000): Rapporto annuale sulla qualit dellaria Provincia Regionale di Messina (1999 2000): Relazione annuale sulla qualit dellaria nellarea urbana di Messina Provincia Regionale di Trapani (1999 2000): Relazione sulle campagne di monitoraggio della qualit dellaria 1.2 Acqua Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia, laboratorio di Ecologia acquatica Dipartimento di Scienze Botaniche Universit di Palermo (1988): Indagine sullo stato trofico dei laghi Siciliani finalizzata alla loro caratterizzazione, alla elaborazione di piani di risanamento ed alla indicazione di linee generali per una razionale utilizzazione delle acque. INEA (Istituto Nazionale dellEconomia Agraria) (2001), Stato dellirrigazione della Sicilia. Ass.to Territorio ed Ambiente settore Ecologia, Laboratorio di Igiene sez. medica, Provincia Regionale di Ragusa (2001): Monitoraggio delle acque marino-costiere della provincia di Ragusa. Ministero della Sanit Sistema Informativo Sanitario (2000): Qualit delle acque di balneazione, Rapporto Numerico, (D.P.R. 8 giugno 1982 N. 470). Ministero della Sanit Sistema Informativo Sanitario (2000): Qualit delle acque di Balneazione, Sintesi dei risultati della stagione 2000. ISTAT (1993): Il processo di depurazione e la qualit delle acque reflue urbane. Indagine sugli impianti di depurazione delle acque reflue urbane. ANPA (2001): Verso lannuario dei dati ambientali primo popolamento degli indicatori sinanet. Serie: Stato dellAmbiente 5/2001. ISTAT (1997): Statistiche sulla pesca e la zootecnia. ISTAT (1999): Statistiche sulla pesca e la zootecnia. ARPAT (2001): Rapporto sulla depurazione delle acque reflue urbane in Toscana. Ministero dellambiente (2000): Atti della prima Conferenza Nazionale sulla Tutela delle Acque. Italia, 1999. Decreto Legislativo 11 maggio 1999 n.152: Disposizioni sulla tutela delle acque dallinquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque 177

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2. STATO DELLE CONOSCENZE

reflue urbane e della direttiva 91/271/CEE relativa alla protezione delle acque dallinquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole. Gazzetta Ufficiale n. 101/L. Ministero dellAmbiente (2001): Relazione sullo stato dellambiente, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma. Provincia di Siracusa (2002): Rapporto Ambiente. 1.3 Suolo Agenzia Nazionale per la Protezione dellAmbiente (2002): Verso lAnnuario dei Dati Ambientali, primo popolamento degli indicatori SINAnet.. Assessorato Agricoltura e Foreste (1999): Piano di Sviluppo Rurale Regione Sicilia.. Assessorato Agricoltura e Foreste (1999): Valutazione ex-ante del Piano Regionale di Sviluppo Rurale. Assessorato Agricoltura e Foreste (1999): Monitoraggio e valutazione dellapplicazione in Sicilia del Regolamento CE 2078/92. Assessorato Industria - Corpo Regionale delle Miniere (1990): Bollettino Regionale Minerario. Dicembre 1990. Assessorato Territorio e Ambiente (1994): Carta dellUso del Suolo (scala 1:250000). Assessorato Territorio e Ambiente (1996): Censimento delle attivit estrattive in Sicilia. Dicembre 1996. Assessorato Territorio e Ambiente (2002): Studio di Fattibilit per lindividuazione di un servizio integrato di interventi per la protezione delle coste, la difesa dei litorali dallerosione ed il ripristino del trasporto solido fluviale litoraneo nel territorio della Regione Sicilia. Anno 2002. Assessorato Territorio e Ambiente Dipartimento di Scienze della Terra dellUniversit di Messina (1999): Vulnerabilit geologica del territorio siciliano e primo censimento dei geotopi esistenti. Anno 1999. Cenci R.M., Trincherini P.R., Leva F. e Galanti F. (2001): Distribuzione di metalli pesanti in suoli e muschi della Sicilia. Convegno del Cinquantenario SISS 1952-2001. l'emergenza suolo. Erice(Sicilia). Colletti L. (2001): Risultati dellapplicazione del Reg. CEE 2080/92 in Italia. Sherwood, n. 70, pp. 23-31. Fierotti G. (1988) - Carta dei Suoli della Sicilia (scala 1:250000). Regione Siciliana: Assessorato Territorio e Ambiente, Universit di Palermo - Facolt di Agraria - Cattedra di Pedologia. Palermo. Fierotti G. (1997): I suoli della Sicilia con elementi di genesi, classificazione, cartografia e valutazione dei suoli. Palermo INEA (Istituto Nazionale dellEconomia Agraria, 2001): Stato dellirrigazione della Sicilia. ISTAT (1982 e 1991): Censimenti Generali dell'Agricoltura. ISTAT (anni 1995, 1996 e 1997): Coltivazioni agricole e foreste ISTAT (1997): Statistiche dellagricoltura. ISTAT (1998): Struttura e produzioni delle aziende agricole. Ministero dellAmbiente Programma Operativo ENVIREG Regione Caratterizzazione Ambientale dellArea Industriale di Milazzo. Volume I, 1999. 178 Siciliana:

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2. STATO DELLE CONOSCENZE

Ministero dellAmbiente - Unione delle Province dItalia: Pianificazione territoriale provinciale e rischio idrogeologico, previsione e tutela. Report Gennaio 2002. Ministero dellAgricoltura e delle Foreste Direzione Generale per lEconomia Montana e per le Foreste (1976): Carta della Montagna, II, Monografie Regionali, 19, Sicilia, Geotecneco. Ministero dei Lavori Pubblici Consiglio Superiore dei LL.PP., Direzione Generale dellANAS (1964): Movimenti franosi in Italia. Edigraf. Roma. Paini G. (2000): Risorse e prospettive degli investimenti in Sicilia. In: Atti del Convegno Sviluppo del Settore Idrocarburi e Geotermia di Assomineraria, Siracusa 2000. Regione Siciliana e Centro di Telerilevamento Mediterraneo Gruppo di lavoro Desertificazione (2002): Metodologia per la redazione di una carta in scala 1:250.000 delle aree vulnerabili al rischio di desertificazione in Sicilia. Scalzo G. (1998): Tesi di laurea Primi risultati sullapplicazione del Regolamento CEE 2080/92 in Sicilia Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali ed Istituto di Coltivazioni Arboree - Facolt di Agraria. Universit di Palermo. 1.5 Ecosistemi Agenzia Nazionale per la Protezione dellAmbiente (2002): Verso lAnnuario dei Dati Ambientali, primo popolamento degli indicatori SINAnet.. Amori G., Angelici F.M., Frugis S., Gandolfi G., Groppali R., Lanza B., Relini G. & Vicini G., (1993): Checklist delle specie della Fauna d'Italia. Vol.110. Vertebrata. Ministero dell'Ambiente & Comitato Scientifico per la Fauna d'Italia. Ed. Calderini, Bologna. Assessorato Agricoltura e Foreste (1999): Piano di Sviluppo Rurale Regione Sicilia.. Assessorato Territorio e Ambiente (1994): Carta dellUso del Suolo (scala 1:250000). Assessorato Territorio e Ambiente (1999): Relazione sullo Stato dellAmbiente. ISTAT (1982 e 1991): Censimenti Generali dell'Agricoltura. ISTAT (anni 1995, 1996 e 1997): Coltivazioni agricole e foreste. ISTAT (1997): Statistiche dellagricoltura. ISTAT (1998): Struttura e produzioni delle aziende agricole. Lo Valvo F. (1998): Status e conservazione dellErpetofauna siciliana. Naturalista siciliano., S. IV, XXII (1-2). PP. 53-71. Lo Valvo M., Massa B., Sar M., (1993): Uccelli e paesaggio in Sicilia alle soglie del terzo millennio. Naturalista sicil., 17 (suppl.): 1-376. Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e Istituto Sperimentale per lAssestamento Forestale e lAlpicoltura (1985): Inventario Forestale Nazionale. Pignatti S. & Sauli M.L. (1976): I tipi corologici della flora italiana e la loro distribuzione regionale. Arch. Bot. Biogeogr. Ital., 52, pp. 117-134. Pignatti S. (1982): Flora dItalia. Ed agricole. Bologna. Pignatti S. (1994): Ecologia del Paesaggio.UTET. WWF Italia e Societ Botanica Italiana (1997): Liste Rosse Regionali delle Piante dItalia. Camerino. WWF Italia (1998): Libro Rosso degli Animali d'Italia Vertebrati.Roma. 1.6 Rischio tecnologico Agenzia Nazionale Protezione Ambientale: Valutazione ex ante del Piano di sviluppo del Mezzogiorno 179

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2. STATO DELLE CONOSCENZE

Comitato di Coordinamento Provincia di Siracusa (2002): Piano di risanamento ambientale Ficco P.: Il nuovo Dlgs 17 agosto 1999, n. 334 ('Seveso bis'): come funziona la nuova prevenzione contro i rischi di incidenti rilevanti

1.7 Ambiente Urbano Agenzia Nazionale Protezione Ambientale: Linquinamento elettromagnetico evoluzione normativa Agenzia Nazionale per la Protezione dellAmbiente (2002): Verso lAnnuario dei Dati Ambientali, primo popolamento degli indicatori SINAnet AMIA Azienda Speciale Palermo (2000): Il rilevamento dellinquinamento acustico ed atmosferico nel comune di Palermo ARPA Emilia Romagna (2001): Analisi e progettazione delle reti di monitoraggio ambientale su scala regionale e subregionale Assessorato Territorio e Ambiente (1994): Carta dellUso del Suolo (scala 1:250000). Assessorato Territorio e Ambiente Direzione Urbanistica (2000): Strumenti Urbanistici e Vincoli Operanti sui Territori Comunali della Regione Siciliana

1.8 Paesaggio e Patrimonio culturale Agenzia Nazionale per la Protezione dellAmbiente (2002): Verso lAnnuario dei Dati Ambientali, primo popolamento degli indicatori SINAnet.. Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Piano Paesistico Regionale (1996): Linee guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale e relative cartografie digitali allegate. Azienda Foresta Demaniali della Regione Siciliana (1998): Conservazione e miglioramento dei boschi in Sicilia. Atti del secondo congresso nazionale di selvicoltura. Assessorato Territorio e Ambiente (1994): Carta dellUso del Suolo (scala 1:250000). Assessorato Territorio e Ambiente (1999): Relazione sullo Stato dellAmbiente. Assessorato Territorio e Ambiente Direzione Urbanistica (2000): Strumenti Urbanistici e Vincoli Operanti sui Territori Comunali della Regione Siciliana. Barbera G., La Mantia T., La Mela S. D., Marchetti M., Scalzo G. (2000): Productivity of Eucalyptus spp. in different environmental condition and silvicultural systems in Sicily - An updating description. Atti dell International Conference Eucalyptus in the Mediterranean Basin: Perspectives and new Utilisations. Taormina e Crotone. Fierotti G., (1988): Carta dei suoli della Sicilia., Universit degli studi di Palermo, Assessorato territorio ed ambiente della Regione Siciliana. Palermo. Gemignani G., (1981): Ipotesi di intervento negli eucalitteti delle aziende Sicilfor-Siace. Quaderni Forestali, n. 2, pp.1-36. Pignatti S. (1994): Ecologia del Paesaggio. UTET Pignatti S. (1998): I boschi dItalia, sinecologia e biodiversit. UTET Saporito, L., (1998): Stato attuale e problematiche selvicolturali dei rimboschimenti di eucalipto in Sicilia. Sherwood, n. 38, pp.23-30. Virgilio F., Schicchi R. & La Mela Veca D.S., (2000): Aggiornamento dellinventario della popolazione relitta di Abies nebrodensis (Lojac.) Mattei. Naturalista siciliano, S. IV, XXIV (1-2)

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CAPITOLO 3 STATO DI RECEPIMENTO E ATTUAZIONE DELLA NORMATIVA AMBIENTALE

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3. NORMATIVA AMBIENTALE

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3. NORMATIVA AMBIENTALE

3.1 IL RISPETTO DEI PRINCIPI COMUNITARI Tra gli obiettivi principali dellUnione europea particolare importanza riveste la promozione di uno sviluppo equilibrato e sostenibile1. A tale scopo, prevista lintegrazione delle esigenze connesse alla tutela dellambiente nella definizione e nella attuazione di tutte le politiche e azioni comunitarie2. Questa disposizione si applica anche agli interventi dei fondi strutturali tramite i quali si attua la politica di coesione economica e sociale: essi, in particolare, devono essere conformi alle disposizioni dei trattati3 nonch alla legislazione comunitaria in materia ambientale e compatibili con la politica comunitaria di tutela e miglioramento dellambiente4. Lo strumento generale utilizzato al fine di stimare lefficacia degli interventi strutturali rispetto ai loro obiettivi (compreso quello trasversale dello sviluppo sostenibile) la valutazione che si articola in diverse fasi corrispondenti alliter della programmazione ed attuazione degli interventi stessi (ex ante, intermedia ed ex post)5. In particolare, per quanto riguarda lobiettivo trasversale della tutela e miglioramento dellambiente, gli strumenti di programmazione di settore vengono redatti sulla base di unapposita valutazione ex ante della situazione ambientale della regione considerata, segnatamente per i settori ambientali sui quali presumibilmente l'intervento avr un impatto notevole; delle disposizioni volte ad integrare l'aspetto ambientale nell'intervento, nonch della coerenza fra le prime e gli obiettivi a breve e lungo termine fissati a livello nazionale, regionale e locale (ad esempio, piani di gestione dell'ambiente); delle disposizioni intese ad assicurare il rispetto della normativa comunitaria in materia di ambiente. La valutazione ex ante fornisce una descrizione, quantificata nella misura del possibile, della situazione ambientale attuale e una stima dell'impatto atteso della strategia e degli interventi sulla situazione ambientale6. La valutazione ex ante (VEA) ambientale relativa al Quadro Comunitario di Sostegno 20002006 per le regioni italiane dellobiettivo 1 e al Programma Operativo Regionale per la Regione Sicilia ha messo in luce gravi carenze dei dati di base sulla situazione ambientale rendendo necessario predisporre entro il 31.12.2002 una nuova e pi completa stesura del documento. Per quel che attiene in particolare alla rassegna sullo stato di applicazione delle direttive comunitarie, la Commissione ha richiesto alla Regione Siciliana maggiori informazioni su due punti in particolare: ?? il recepimento nell'ordinamento regionale delle direttive VIA, Acque reflue e Rifiuti;

Art. 2 del Trattato sullUE: L'Unione si prefigge i seguenti obiettivi: - promuovere un progresso economico e sociale e un elevato livello di occupazione e pervenire a uno sviluppo equilibrato e sostenibile, in particolare mediante la creazione di uno spazio senza frontiere interne, il rafforzamento della coesione economica e sociale e l'instaurazione di un'unione economica e monetaria che comporti a termine una moneta unica, in conformit delle disposizioni del presente trattato.
2

Art. 6 Trattato CE: Le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente devono essere integrate nella definizione e nell'attuazione delle politiche e azioni comunitarie di cui all'articolo 3, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile.
3

Articoli 174-176 Trattato CE.

Articoli 1 ult. comma, 2 punto 5 secondo cpv, e 12 del Regolamento (CE) N. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999 recante disposizioni generali sui Fondi strutturali.
5 Articolo 40 del Regolamento (CE) N. 1260/1999 Disposizioni generali : Per valutare l'efficacia degli interventi strutturali, l'azione comunitaria oggetto di una valutazione ex ante, di una valutazione intermedia e di una valutazione ex post, volte a determinarne l'impatto rispetto agli obiettivi di cui all'articolo 1 e ad analizzarne le incidenze su problemi strutturali specifici. 6

Art. 41 comma 2 lett. b) del Regolamento (CE) N. 1260/1999.

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?? le modalit tramite le quali gli interventi previsti dal POR assicurano il rispetto della normativa e della politica comunitaria in materia di ambiente e, con riferimento ai siti NATURA 2000, sulle disposizioni prese per assicurare il rispetto della Direttiva 92/43/CEE. Limportanza della revisione ed aggiornamento della parte normativa della VEA ambientale deriva, inoltre, dal fatto che le azioni finanziate dai fondi strutturali devono comunque rispettare la normativa comunitaria in materia di ambiente anche nel caso in cui essa non sia esplicitamente recepita da leggi di settore. Anzi, il QCS individua nellattuazione dei PO loccasione per una rapida attuazione del quadro tecnico, amministrativo e legislativo, indispensabile per colmare le lacune di conoscenza, pianificazione e programmazione e per un profondo rinnovamento degli attuali sistemi di governo e di gestione dellambiente (cfr. 2.6.1). Il presente capitolo ha, quindi, ad oggetto lintegrazione della parte della VEA ambientale del POR Sicilia 2000-2006 che riguarda le disposizioni intese ad assicurare il rispetto della normativa comunitaria in materia di ambiente. In primo luogo, stata elaborata una tabella che evidenzia la coerenza del POR con i temi ambientali prioritari della politica comunitaria e con le disposizioni di diritto comunitario ambientale. Tale strumento consente di incrociare e confrontare le informazioni e i dati relativi a tre settori analitici: Componenti ambientali: aria, acqua, suolo (rischio idrogeologico, siti contaminati, agricoltura), rifiuti, ecosistemi (biodiversit, aree protette, foreste), ambiente urbano (qualit dellaria, rumore, radiazioni non ionizzanti), patrimonio culturale, rischio tecnologico; aspetti integrati: Valutazione di impatto ambientale (VIA), Prevenzione e riduzione integrate dellinquinamento (IPPC) e EMAS; Principali atti legislativi e strumenti di politica ambientale comunitari in materia ambientale; Assi e settori del POR interessate dai temi ambientali, che costituiscono anche implementazione delle norme comunitarie ad esse relative.

In secondo luogo, viene analizzato lo stato di recepimento e attuazione della normativa comunitaria ambientale a livello regionale. Allo scopo di rendere pi immediato e leggibile il dato, sono state elaborate delle tabelle riassuntive delle informazioni contenute nel paragrafo. Nelle prime tre colonne sono riportate, rispettivamente, la normativa comunitaria, nazionale e regionale attualmente vigente. Una norma nazionale che recepisce una norma comunitaria viene riportata nella stessa riga di questultima; analogamente avviene nel caso di una norma regionale attraverso cui si recepisce una norma quadro nazionale. La tabella riporta inoltre indicazioni sintetiche sullo stato di attuazione delle norme e sugli adempimenti che la legislazione comunitaria e nazionale impone alle regioni . Infine, stata analizzata la situazione relativa allo stato di attuazione di accordi istituzionali, strumenti di pianificazione esistenti riguardanti i settori di intervento del POR e progettazione integrata territoriale.

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Tabella 1: ANALISI DI COERENZA ESTERNA - IL RISPETTO DEI PRINCIPI COMUNITARI

TEMI AMBIENTALI

PRINCIPALI ATTI LEGISLATIVI COMUNITARI IN MATERIA AMBIENTALE E STRUMENTI DI POLITICA AMBIENTALE

ASSI E SETTORI INTERESSATI ASSE 1: - Rifiuti;

a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce) b. Prevenzione e riduzione integrate dellinquinamento 96/61/ Ce c. Direttiva Seveso Aria d. V Programma comunitario di politica e di azione a favore dellambiente e di uno sviluppo sostenibile Per uno sviluppo durevole e Sostenibile e. VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta

- Difesa del suolo; - Energia.

ASSE 4: - Sistemi produttivi industriali, artigianali e commerciali. ASSE 5. ASSE 6: - Trasporti.

a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce) b. Rifiuti - 91/156/Cee c. Rifiuti pericolosi - 91/689/Cee Acqua d. Nitrati - 91/676/Cee e. Prevenzione e riduzione integrate dellinquinamento 96/61/ Ce f. Acque reflue urbane - 91/271/Cee

ASSE 1: - Risorse idriche; - Rifiuti; - Difesa del suolo.

ASSE 4: - Sistemi produttivi industriali, artigianali e commerciali;

g. Direttiva Seveso h. V Programma comunitario di politica e di azione a favore dellambiente e di uno


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sviluppo sostenibile Per uno sviluppo durevole e Sostenibile i. VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta

- Sistemi agricolo e rurale; - Sistema produttivo turistico; - Sistema della pesca e dellacquacoltura. ASSE 5 ASSE 1:

a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce) b. Rifiuti - 91/156/Cee c. Rifiuti pericolosi - 91/689/Cee Suolo (Rischio idrogeologico, Siti contaminati, Agricoltura ) d. Nitrati - 91/676/Cee e. Habitat e specie - 92/43/Cee f. Uccelli selvatici - 79/409/Cee

- Rifiuti; - Difesa del suolo; - Risorse idriche.

ASSE 4: - Sistemi produttivi industriali, artigianali e commerciali; - Sistemi agricolo e rurale; - Sistema produttivo turistico; - Sistema della pesca e dellacquacoltura

g. Prevenzione e riduzione integrate dellinquinamento 96/61/ Ce h. Acque reflue - 91/271/Cee i. j. Direttiva Seveso V Programma comunitario di politica e di azione a favore dellambiente e di uno sviluppo sostenibile Per uno sviluppo durevole e Sostenibile

k. VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta

ASSE 5 ASSE 6: Trasporti

Ambiente urbano (Qualit dellaria, Rumore,

a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce) b. Rifiuti - 91/156/Cee c. Rifiuti pericolosi - 91/689/Cee d. Nitrati - 91/676/Cee

ASSE 1: - Risorse idriche; - Rifiuti; - Energia.

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3. NORMATIVA AMBIENTALE

Radiazioni non ionizzanti)

e. Prevenzione e riduzione integrate dellinquinamento 96/61/ Ce f. Acque reflue urbane - 91/271/Cee ASSE 4: - Sistemi produttivi industriali, artigianali e commerciali.

g. Direttiva Seveso h. V Programma comunitario di politica e di azione a favore dellambiente e di uno sviluppo sostenibile Per uno sviluppo durevole e Sostenibile i. VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta

ASSE 5

ASSE 6: - Trasporti. ASSE 1: - Rete ecologica; - Difesa del suolo; a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce) b. Nitrati - 91/676/Cee Ecosistemi (Biodiversi t, Aree Protette, Foreste) c. Habitat e specie - 92/43/Cee d. Uccelli selvatici - 79/409/Cee e. Prevenzione e riduzione integrate dellinquinamento 96/61/ Ce f. V Programma comunitario di politica e di azione a favore dellambiente e di uno sviluppo sostenibile Per uno sviluppo durevole e Sostenibile ASSE 4: - Sistemi agricolo e rurale; - Sistema produttivo turistico; - Sistema della pesca e dellacquacoltura. ASSE 2. - Risorse idriche.

g. VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta

ASSE 5

ASSE 6:
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Trasporti ASSE 1: - Rifiuti. a. VIA - 85/337/ Cee (97/11/Ce) b. Rifiuti - 91/156/Cee c. Rifiuti pericolosi - 91/689/Cee d. Nitrati - 91/676/Cee e. Prevenzione e riduzione integrate dellinquinamento 96/61/ Ce Rifiuti f. Acque reflue - 91/271/Cee ASSE 4: - Sistemi produttivi industriali, artigianali e commerciali; - Sistemi agricolo e rurale; - Sistema produttivo turistico; - Sistema della pesca e dellacquacoltura.

g. Direttiva Seveso h. V Programma comunitario di politica e di azione a favore dellambiente e di uno sviluppo sostenibile Per uno sviluppo durevole e Sostenibile i. VI Programma di azione per l'ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta ASSE 5

ASSE 6: - Trasporti

ASSE 1: - Rifiuti Rischio tecnologico . Direttiva 96/82 CEE ASSE 4

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ASPETTI INTEGRATI

SETTORE

PRINCIPALI ATTI LEGISLATIVI COMUNITARI IN MATERIA AMBIENTALE E STRUMENTI DI POLITICA AMBIENTALE Regolamento n. 761 del 19/03/2001 Sulladesione volontaria delle organizzazioni ad un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS II DIR 96/61

ASSI E SETTORI INTERESSATI

EMAS

ASSE 4

IPPC

Prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC Integrated Pollution Prevention and Control)

ASSE 4

ASSE 1 DIR 85/337 modificata dalla DIR 97/11 VIA Concernente la valutazione dell' impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati ASSE 4 ASSE 5 ASSE 6 ASSE 1 ASSE 2 Valutazione dincidenza Art. 6 DIR. 92/43/CEE ASSE 4 ASSE 5 ASSE 6

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3.2 STATO DI RECEPIMENTO E ATTUAZIONE DELLE DIRETTIVE COMUNITARIE IN MATERIA AMBIENTALE

La legislazione ambientale del nostro Paese maturata in un contesto caratterizzato da un progressivo trasferimento di quote sempre maggiori della sovranit statale in due direzioni. Da un lato, infatti, si verificato un ampliamento di poteri e competenze dellUnione Europea che si dotata di una propria politica ambientale. Dallaltro, sul piano interno, andato sempre pi crescendo il ruolo degli Enti Locali e, in particolare, delle Regioni che si sono viste attribuire funzioni prima riservate allo Stato anche in materia ambientale, tanto in termini di pianificazione di settore, quanto in termini di controllo e implementazione della politica ambientale che esse stesse definiscono (v. D Lgs 31.3.98, n. 112, Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni e agli Enti Locali, in attuazione del capo I della Legge 15 marzo 1997, n. 59). In particolare la Regione Siciliana dotata di pi ampi margini di autonomia normativa. Infatti lo Statuto della regione Siciliana7, allart.14 prevede che: L'Assemblea, nell'ambito della Regione e nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato, senza pregiudizio delle riforme agrarie e industriali deliberate dalla Costituente del popolo italiano, ha la legislazione esclusiva sulle seguenti materie: a) agricoltura e foreste; b) bonifica; .. f) urbanistica; g) lavori pubblici, eccettuate le grandi opere pubbliche di interesse prevalentemente nazionale; h) miniere, cave, torbiere, saline; i) acque pubbliche, in quanto non siano oggetto di opere pubbliche d'interesse nazionale; l) pesca e caccia; n) turismo, vigilanza alberghiera e tutela del paesaggio; conservazione delle antichit e delle opere artistiche; . r) istruzione elementare, musei, biblioteche, accademie; . Ci implica che nei settori in cui gode di competenza legislativa esclusiva, la Regione pu assumere iniziative legislative anche in assenza di normativa nazionale; questo ad esempio il caso del nulla osta allimpianto previsto dallart. 5 della Legge regionale n. 181/81 che ha anticipato listituto della Valutazione dimpatto ambientale (vedi paragrafo 2.8). Ai fini della revisione della VEA ambientale del Programma Operativo Regionale per la Regione Sicilia 2000-2006, si fornisce di seguito una panoramica di sintesi dellattuale quadro normativo in materia ambientale, con particolare attenzione alla ripartizione delle competenze in materia fra i livelli di governo nazionale e regionale, evidenziando al tempo stesso il ruolo dellUnione Europea nel definire gli indirizzi e le strategie generali di questo settore. Allinterno di

Statuto speciale della Regione Siciliana approvato con R.D.L. 15 maggio 1946, n. 455 (pubblicato nella G.U. del Regno d'Italia n. 133-3 del 10 giugno 1946), convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2 (pubblicata nella GURI n. 58 del 9 marzo 1948), modificato dalle leggi costituzionali 23 febbraio 1972, n. 1 (pubblicata nella GURI n. 63 del 7 marzo 1972), 12 aprile 1989, n. 3 (pubblicata nella GURI n. 87 del 14 aprile 1989) e 31 gennaio 2001, n. 2 (pubblicata nella GURI n. 26 dell'1 febbraio 2001).

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ogni paragrafo viene, quindi, fornita una rassegna della legislazione comunitaria, nazionale e regionale di settore corredata di una tabella che registra lo stato di attuazione della normativa rispetto agli adempimenti di competenza regionale. La presenza di spazi bianchi accanto agli adempimenti regionali evidenzia che la Regione non ha ancora provveduto a mettere in atto quanto di sua competenza. Il quadro normativo stato definito con riferimento alle componenti ambientali: aria, acqua, suolo, rifiuti, ecosistemi e patrimonio culturale, ambiente urbano (qualit dellaria, rumore, radiazioni non ionizzanti) e rischio tecnologico. Viene fornita, inoltre, una panoramica della normativa vigente in materia di Valutazione di impatto ambientale (VIA). Allo scopo di rendere pi immediato e leggibile il dato, sono state elaborate delle tabelle riassuntive (riportate in allegato).

3.2.1 ARIA Lattuale quadro di riferimento normativo in materia di qualit dellaria e controllo dellinquinamento atmosferico il risultato di una serie di provvedimenti di settore emanati in fasi successive. Tali provvedimenti sono in alcuni casi ispirati ad approcci ed esigenze diversi, principalmente riconducibili al controllo degli impianti termici, degli impianti industriali e dei mezzi motorizzati, al raggiungimento degli obiettivi di qualit dellaria, allassunzione di provvedimenti urgenti e contingenti nelle aree urbane in relazione allinquinamento da traffico, alla promozione di forme alternative di mobilit. Tale contesto normativo stato peraltro profondamente innovato con il recepimento della Direttiva Quadro 96/62/CE del 27 settembre 1996 relativa alla valutazione e gestione della qualit dellaria ambiente, che ha definito (ed aggiorner periodicamente) gli obiettivi di qualit dellaria e i criteri generali di monitoraggio ed intervento per la tutela ed il risanamento. Linnovazione concettuale e di approccio destinata a riflettersi sulla normativa nazionale, che verr progressivamente sostituita dalle disposizioni attuative della Direttiva, come previsto allart. 13 del Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 351, di attuazione della Direttiva 96/62/CE . Sotto il profilo dellarticolazione delle competenze, diverse novit sono state introdotte rispetto allordinamento preesistente, oltre che dalla nuova Direttiva Europea, dal DLgs 112/98 che specifica le competenze statali, sostanzialmente coincidenti con quelle gi previste dal DPR 24 maggio 1988 n. 203 emanato in attuazione delle direttive CEE 80/779, 84/360 e 85/203, concernenti norme in materia di qualit dellaria e di inquinamento prodotto dagli impianti industriali. Pi in particolare, nellambito di un quadro comunitario nel quale i valori limite e gli indirizzi generali delle politiche di tutela sono ormai definiti dallUnione Europea attraverso la Direttiva 96/62/CE e le Direttive che ad essa seguiranno: - lo Stato esercita le funzioni di indirizzo, per le Regioni e gli Enti Locali, definendo i criteri generali per il monitoraggio, per le analisi dei dati rilevati e per lelaborazione dei diversi piani e interviene direttamente, da una parte, fissando i valori limite, i valori guida, i livelli di attenzione e i livelli di allarme e dallaltra redigendo il piano di azione per raggiungere i livelli fissati dallUnione Europea; - la Regione ha competenze in materia di programmazione degli interventi e di introduzione di misure e limiti pi restrittivi rispetto a quelli nazionali, che sono esercitate tramite il Piano di tutela e risanamento dellinquinamento atmosferico; essa esercita inoltre diverse funzioni amministrative ed, in particolare, quelle inerenti il rilascio delle autorizzazioni (attivit industriali) e svolge attivit di coordinamento per il sistema di monitoraggio e di controllo sul rispetto della normativa.

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La Regione Siciliana, nellesercizio delle funzioni di elaborazione dei Piani regionali di rilevamento, prevenzione, conservazione e risanamento della qualit dellaria, ha adottato tre diversi provvedimenti relativi alle aree industriali del territorio regionale maggiormente inquinate: Gela, Milazzo e Siracusa (vedi tabella). Per completezza e opportuno infine segnalare che il 20 Settembre 2002 stato emanato un Decreto Ministeriale di attuazione dell'art. 5 della legge 28 dicembre 1993, n. 549, recante misure a tutela dell'ozono stratosferico, norme tecniche e modalit per la prevenzione delle emissioni in atmosfera delle sostanze lesive durante le operazioni di recupero dalle apparecchiature fuori uso. Con lo stesso Decreto inoltre sono state dettate le modalit per garantire la qualit del sistema delle misure di inquinamento atmosferico, ai sensi del decreto legislativo n. 351/1999 con riferimento alla disciplina in materia di valutazione e di gestione della qualit dell'aria ambiente.

Tab. 3.1. Aria STRUMENTI OPERATIVI DI RISANAMENTO E DI TUTELA DI COMPETENZA DELLE REGIONI Elaborazione dei Piani regionali di rilevamento, prevenzione, conservazione e risanamento della qualit dellaria. (DPR 203/88, DM 20/05/91, DM 27/03/98). Individuazione delle zone che, per condizioni metereologiche e presenza di sorgenti fisse o mobili di rilevante potenzialit emissiva, possono essere interessate da episodi acuti di inquinamento. (DM 20/05/91) Individuazione delle autorit competenti alla gestione delle situazioni di allerta per le zone potenzialmente interessate da episodi acuti di inquinamento atmosferico. (DPR 10/01/92) Elaborazione - per le zone in cui i livelli superano i valori limite - di Piani dazione contenenti le misure da attuare nel breve periodo (D.Lgs. 351/99, Dir. CEE 96/62). Adozione di piani e programmi, anche integrati, per il raggiungimento dei valori limite. (D.Lgs. 351/99, Dir. CEE 96/62). STATO DI ATTUAZIONE

DA n. 67/17 del 13/02/98 modificato dal DA n. 298/17 del 26/06/98 (Direttive per il contenimento dellinquinamento atmosferico nellarea industriale di Milazzo). DA n. 66/17 del 13/02/98 (Direttive per il contenimento dellinquinamento atmosferico nellarea industriale di Gela) DA n. 888/17 del 12/07/91 (Modifiche del DA 12/07/91 concernente norme di comportamento per la limitazione delle emissioni nocive nellarea industriale di Siracusa)

3.2.2

RUMORE

Il quadro di riferimento normativo costituito essenzialmente dalla L 447/95, Legge quadro sullinquinamento acustico, che ordina la materia stabilendo le competenze regionali e locali, distinguendo le sorgenti sonore in due categorie: quelle fisse e quelle mobili e introducendo, quali termini di riferimento per il conseguimento degli obiettivi generali di prevenzione e tutela,diversi valori (limite di emissione, limite di immissione assoluto o differenziale, di attenzione, di qualit). Oltre a tale Legge si devono considerare i decreti applicativi: il DPCM 18.9.97 (luoghi di
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intrattenimento danzante o di pubblico spettacolo), il DM 31.10.97 (rumore aeroportuale e aree di rispetto), il DPCM 14.11.97 (valori limite di immissione, valori di attenzione, valori di qualit), il DPCM del 5.12.97 (requisiti acustici), il DPR 11.12.97, n. 496, (attivit aeroportuali). La ripartizione delle competenze tra lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali definita dalla normativa di settore citata, ma anche dalla legislazione inerente il riordinamento delle funzioni della pubblica amministrazione ed, in particolare, dal DLgs 112/98 che conferisce, alle Regioni ed agli Enti Locali, tutte le funzioni amministrative non classificate come di rilievo nazionale dallo stesso decreto. Il quadro risulta essere il seguente: - lo Stato fissa i valori limite, i livelli di qualit e i requisiti acustici da rispettare e determina i criteri generali relativi al monitoraggio del rumore ed alla progettazione finalizzata alla tutela dallinquinamento. Oltre al ruolo di coordinamento e indirizzo lo Stato esercita un potere di programmazione e di intervento diretto nel caso di particolari situazioni di necessit e per garantire il contenimento delle emissioni generate dalle grandi infrastrutture di trasporto; - la Regione esercita funzioni di indirizzo, attraverso la predisposizione di Direttive e criteri da osservare nella predisposizione dei diversi piani, funzioni di programmazione, attraverso il Piano triennale di bonifica dellinquinamento acustico, ed eventualmente esercita anche i poteri sostitutivi nel caso di inerzia degli Enti Locali nelladempimento delle competenze assegnate. La legge quadro sullinquinamento acustico (L. 447/95) assegna alle Regioni competenze specifiche di indirizzo e coordinamento delle attivit di tutela dallinquinamento acustico ma la Regione Siciliana non ha ancora tradotto in legge i principi dettati dalla legge nazionale. Il principale effetto della mancanza della norma regionale comporta che, allo stato attuale, la maggior parte dei comuni siciliani non hanno proceduto alla zonizzazione acustica del territorio.

Tab. 3.2 Rumore STRUMENTI OPERATIVI DI RISANAMENTO E DI TUTELA DI COMPETENZA DELLE REGIONI Esercizio dei poteri sostitutivi in caso di inadempienza dei Comuni (riguardanti anche il Piano di risanamento acustico) o di conflitto tra i Comuni. (L. 447/95) Definizione di criteri per la redazione e approvazione dei Piani di risanamento acustico. (L. 447/95) Predisposizione del Piano triennale per la bonifica dellinquinamento acustico. (L. 447/95) Approvazione del Piano di risanamento acustico in caso di inerzia del Comune o nei casi di gravi e particolari problemi di inquinamento acustico. (L. 447/95) STATO DI ATTUAZIONE

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3.2.3 ACQUE Il quadro di riferimento normativo in materia di acque stato recentemente ridefinito sia per quanto riguarda laspetto della gestione delle risorse idriche, a seguito della Legge 19 Dicembre 1994 n.36, sia per quanto attiene alla tutela delle acque, a seguito del D.Lvo 11 maggio 1999 n. 152 come modificato ed integrato dal D.Lgs. n.258 del 18 Agosto 200, che costituiscono i principali riferimenti in materia di acque. In particolare, questultimo provvedimento di settore, che si raccorda con la complessiva ripartizione delle competenze tra le amministrazioni pubbliche, avviata con la Legge 59/97 (cosiddetta Legge Bassanini) e attuata, in questo caso, con il successivo Decreto Legislativo n. 112/98, si configura come un testo unico che introduce importanti modifiche e riordina il sistema delle norme in materia di qualit delle acque e di scarichi nei corpi idrici e nel suolo. Il Titolo III del D.Lgs. 112/98 sul decentramento amministrativo contempla il conferimento alle Regioni e agli enti locali delle funzioni e dei compiti in materia di ambiente, territorio e infrastrutture. - lo Stato mantiene le funzioni inerenti la redazione dei piani di livello nazionale, la definizione di criteri e metodologie generali per lattuazione dei piani di livello inferiore, la fissazione di specifici limiti, obiettivi e divieti inerenti la qualit delle acque e gli scarichi, lelaborazione dei dati e delle informazioni in riferimento al territorio nazionale, la vigilanza e lintervento per le acque marine. Per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche, lo Stato emana le Direttive per il censimento e il monitoraggio, per la protezione dallinquinamento, per la programmazione del loro uso razionale, per la gestione del servizio idrico integrato, per il risparmio idrico. Lo Stato, inoltre, esercita i poteri sostitutivi in caso di inadempienza agli obblighi comunitari delle Regioni e degli Enti Locali, nonch i poteri di ordinanza in caso di urgente necessit (D.Lgs 11.5.1999, n. 152 e 18 agosto 2000 n. 258); - la Regione esercita in via generale tutte le funzioni amministrative non specificatamente riservate allo Stato ed, in particolare, individua gli Ambiti Territoriali Ottimali (previsti dalla L. n 36/94) ed i criteri generali rivolti alle Province e ai Comuni. Per quanto attiene alla tutela delle acque, le principali competenze comprendono: la definizione delle classi e delle destinazioni duso delle acque e delle correlate misure necessarie a mantenere o raggiungere gli obiettivi di qualit; lindividuazione e delimitazione delle zone vulnerabili o da salvaguardare e la elaborazione dei relativi programmi di intervento o attivazione di strumenti di controllo; la formulazione di misure e Direttive volte a favorire il risparmio idrico e ridurre i consumi. Le competenze sono altres definite, in base al DLgs 258/00, da successivi provvedimenti dello Stato e da quelli che devono essere adottati dalle Regioni; fino alla emanazione dei citati provvedimenti le Amministrazioni Pubbliche, compresa lANPA, le ARPA e le Autorit di bacino, esercitano le competenze gi spettanti. La Regione Sicilia ha recepito la Legge 19 dicembre 1994, n. 36 (nota anche come legge Galli) con la L.R. 27 aprile 1999 n. 10 Misure di finanza regionale e norme in materia di programmazione, contabilit e controllo. Disposizioni varie aventi riflessi di natura finanziaria, e solo successivamente ha delimitato gli Ambiti territoriali ottimali. Infatti con decreto presidenziale n. 114/Gr. IV/S.G. del 16 maggio 2000, pubblicato sulla GURS n. 26 del 2 giugno 2000 e successivo decreto presidenziale 7 agosto 2001, su proposta degli Assessori regionali per il territorio e l'ambiente e per i lavori pubblici, sono stati determinati gli ambiti territoriali ottimali per la gestione e l'utilizzazione delle risorse idriche nella Regione siciliana, ai sensi dell'art. 69, comma 1, lett. b, della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10. Nella Regione Siciliana, come chiarito dalla circolare assessoriale prot. 19906 del 04/04/02, quanto compiutamente disciplinato in materia di acque dalla normativa regionale continua ad essere valido se non risulta in contrasto con il D.lvo 152/99 e successive modifiche ed integrazioni

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ovvero nei casi non contemplati dallo stesso. Inoltre trova diretta applicazione la parte normativa relativa alle sanzioni penali prevista dal suddetto decreto legislativo. In atto la situazione determinatasi nella Regione Siciliana in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione, ha indotto il Governo nazionale a dichiarare, lo stato d'emergenza. In particolare, con lordinanza n.3052/2000 del 31 marzo 2000 (Interventi per il superamento dell'emergenza idrica nella Regione Siciliana) il Ministero dellInterno ha nominato il presidente della Regione siciliana Commissario Delegato per realizzare le azioni e gli interventi necessari al superamento della emergenza idrica nel territorio della Regione. Il Commissario delegato ai sensi dell'art. 2 dell'O.M. n.3052/2000 provvede al completamento dei programmi degli interventi gi finanziati e in corso o da approntare e realizzare per fronteggiare la situazione di emergenza nei settori dell'approvvigionamento, adduzione, potabilizzazione e distribuzione delle acque, delle fognature e della depurazione delle acque reflue, del riutilizzo e recapito delle acque depurate, provvedendo, altres, ad individuare i soggetti attuatori degli interventi. L'art. 9 dell'Ordinanza n. 3052/2000, modificato dall'art. 11 dellordinanza n.3072/2000, dispone che il Commissario provveda all'utilizzazione delle risorse comunitarie, nazionali, regionali e locali destinate alla realizzazione di opere di fognatura, collettamento, depurazione e riutilizzo. Con ordinanza n.3136 del 25 maggio 2001 al Commissario delegato sono state attribuite alcune competenze previste dal Lgs. 152/99. In particolare per quanto il settore risorsa idrica il Commissario delegato ? ? predispone ed approva il piano di tutela di cui allart. 44 del d.lgs. 152/99; ? ? elabora ed attua il programma di rilevamento di cui allart. 42 del d.lgs. 152/99; ? ? attua il monitoraggio richiesto dalle direttive comunitarie in materia di acque destinate al consumo umano, di acque di balneazione, di acque idonee alla vita dei pesci e dei molluschi; ? ? predispone ed attua il programma per la conoscenza e la verifica dello stato qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e sotterranee dellintero territorio regionale, ai sensi dellart. 43 del d.lgs 152/99; ? ? individua ogni possibilit di riutilizzo delle acque reflue depurate nonch di risorse idriche non potabili ed attua un programma stroordinario di interventi per la loro utilizzazione; ? ? individua, progetta e realizza gli interventi di tutela della qualit delle acque, di risanamento ambientale ed igienico-sanitari previsti dagli artt. 27, 31 e 32 del d.lgs. 152/99, e successive modifiche ed integrazioni, in forma integrata con gli interventi per il riutilizzo agricolo delle acque depurate. II Commissario per la tutela dell'emergenza (circolare commissariale n 1177 del 4 febbraio 2002) assicura, altres, la continuit dell'utilizzo delle acque provenienti dagli impianti di trattamento. II POR Sicilia 2000 2006 si pone come obbiettivo la tutela e la salvaguardia dei corpi idrici superficiali e sotterranei attraverso la realizzazione delle seguenti infrastrutture: ? ? Realizzazione e/o potenziamento impianti di depurazione reflui civili; ? ? Adeguamenti degli scarichi degli impianti di depurazione ai parametri del D. L. 152/99 e successive modifiche ed integrazioni; ? ? Realizzazione di collettori di adduzione all'impianto di depurazione esistente; ? ? Realizzazione di reti fognarie in zone sprovviste con nuovo apporto di refluo trattato dall'esistente I.D. di accertata capacit ricettiva. In relazione a quanto sopra, il Commissario delegato per l'emergenza idrica in Sicilia, con propri provvedimenti, ha finanziato interventi di spesa gi individuati dal Ministero dell'Ambiente
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finalizzati alla realizzazione di opere per la salvaguardia delle acque superficiali e cicli di depurazione previsti nella misura 1.041 del POR Sicilia 2000/2006. Con ordinanza n. 1008 del 26.11.2001 i progetti previsti in tale programma di spesa sono stati ritenuti coerenti con gli interventi previsti dal POR Sicilia 2000 2006 e pertanto cofinanziabili ;dalla U. E. Tabella 3.3. Acque STRUMENTI DI TUTELA E GESTIONE DI COMPETENZA REGIONALE Delimitazione degli Ambiti Territoriali Ottimali dei servizi idrici integrati. (L. 36/94) Rilevamento delle caratteristiche del bacino idrografico ; Rilevamento dello stato di qualit dei corpi idrici; Piani di tutela (artt. 42,43 e 44 d.lgs.152/99) Individuazione ed attuazione delle misure necessarie a conseguire o mantenere gli obiettivi di qualit ambientale buono o elevato per i corpi idrici rilevanti. (D Lgs. 152/99) Elaborazione ed attuazione di Programmi dazione obbligatori per la tutela e il risanamento delle acque dallinquinamento causato da nitrati di origine agricola, sulla base delle misure e indicazioni definiti a livello nazionale. (D Lgs. 152/99) Formulazione delle indicazioni per la delimitazione delle zone di protezione delle risorse idriche e individuazione, al loro interno, di tre tipologie di aree di cui detta la disciplina. (D Lgs. 152/99) Norme e misure per la riduzione dei consumi e leliminazione degli sprechi di acqua e per il risparmio idrico in agricoltura. (D Lgs. 152/99) Predisposizione ed attuazione di un programma di controllo delle concentrazioni dei nitrati nelle acque dolci, sulla base dei criteri fissati a livello nazionale. (D Lgs. 152/99) STATO DI ATTUAZIONE Decreto presidenziale n. 114/Gr. IV/S.G. del 16 maggio 2000 e D.P. 7 agosto 2001 OPCM n. 3136 del 25 maggio 2001

OPCM n. 3136 del 25 maggio 2001

3.2.4 SUOLO La normativa di settore relativa alle tematiche della difesa del suolo (dissesto e rischio idraulico e geologico), della bonifica dei siti inquinati, delle attivit estrattive, del rischio sismico, della vulnerabilit idrogeologica. I riferimenti normativi che principalmente concorrono a definire organicamente i soggetti competenti e gli strumenti di programmazione e intervento, sono:

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- la Legge 183/89, riguardante la difesa del suolo, che istituisce le Autorit di bacino e individua nel Piano di bacino lo strumento di studio e di programmazione mediante il quale definire i criteri di gestione unitaria dei bacini idrografici di rilievo nazionale, interregionale e regionale. La Legge prevede inoltre che le Autorit dei bacini di rilievo nazionale elaborino e adottino uno schema previsionale e programmatico per definire le linee fondamentali di assetto del territorio con riferimento alla difesa del suolo e predispongano un programma per lo sviluppo, coordinamento e gestione delle basi conoscitive di supporto alla pianificazione di bacino; - il DLgs 258/00, che detta norme sulla tutela dei corpi idrici sotterranei ed in particolare individua gli interventi da attuare nel caso delle aree sensibili, delle aree vulnerabili da nitrati di origine agricola o da prodotti fitosanitari, delle aree soggette a processi di desertificazione. Tale Decreto apporta inoltre modifiche al DPR 236/88, ridefinendo le norme relative alle aree di salvaguardia ed alle zone di protezione delle risorse idriche sotterranee; - il DLgs 22/97, sulla gestione dei rifiuti, che detta anche norme inerenti la messa in sicurezza, la bonifica e il recupero dei siti inquinati, stabilendo le diverse competenze in materia e gli strumenti idonei per intervenire. La ripartizione delle competenze definita dalle Leggi di settore e da quelle di riforma della pubblica amministrazione, la L 142/90 e il DLgs 112/98. La Legge 142/90, assegna alla Provincia, in via generica, le competenze amministrative nel settore della difesa del suolo ed in modo puntuale stabilisce che, nellambito della redazione del Piano territoriale di coordinamento, la Provincia deve approfondire tale tematica e indicare le linee di intervento in materia di difesa del suolo. Il DLgs 112/98, indica le funzioni di rilievo nazionale che restano di competenza dello Stato e attribuisce le rimanenti e quelle gi specificatamente indicate dalla normativa di settore alle Regioni e agli Enti Locali. Le competenze risultano cos suddivise: - lo Stato, in materia di difesa del suolo, svolge (tramite le Autorit di bacino nazionali) una attivit di pianificazione e intervento diretto (Programmi di intervento), esercita funzioni di programmazione e di indirizzo generale nonch forme di coordinamento per le amministrazioni regionali e locali ed ancora ricorre ai poteri sostitutivi in caso di inadempienza di queste ultime. Nel caso delle cave le competenze sono limitate a definire i requisiti dei ripristini ambientali ammissibili a finanziamento, mentre per quanto attiene alle bonifiche lo Stato interviene direttamente, individuando i siti inquinati di rilevanza nazionale e relative priorit e progetti, ed indirettamente fissando i criteri generali e gli indirizzi, rivolti alle Regioni e agli Enti Locali, per leffettuazione dei rilievi, la redazione dei Piani e la predisposizione dei progetti di bonifica. Lo Stato identifica, inoltre, per quanto riguarda gli aspetti della vulnerabilit del sottosuolo, le aree sensibili e le zone vulnerabili sottoposte a specifica disciplina. Tra le azioni avviate per contrastare il fenomeno della desertificazione c il Programma dAzione Nazionale (PAN) approvato con Delibera CIPE nel 1999, finalizzato allo sviluppo sostenibile, con lobiettivo di ridurre le perdite di suolo per gli effetti dei cambiamenti climatici o delle attivit antropiche. Presso il Ministero dellAmbiente con DPCM del 26/9/97 stato a tal fine istituito il Comitato Nazionale per la Lotta alla Siccit e alla Desertificazione, con lobiettivo di seguire la predisposizione del PAN e del Programma regionale della lotta alla siccit, in applicazione del punto 2 della suddetta Delibera e art. 20 del D.L. 152/99. La Regione, per quanto attiene alla difesa del suolo, oltre allattivit di pianificazione di bacino e di programmazione degli interventi idraulici, idrogeologici e forestali, esercita le funzioni amministrative riguardanti il vincolo idrogeologico. La Regione Siciliana, in attuazione delle disposizioni emanate dallo Stato con D.L. 180/98 (convertito con legge 267/98) e successive modifiche ed integrazioni, con D.A. 298/41 del 4/7/00 ha adottato il Piano Straordinario per lassetto idrogeologico con cui vengono individuate le aree del territorio regionale soggette a rischio molto elevato o elevato, mentre con D.A. 176/S9 del 04/04/2002 ha individuato i bacini prioritari per la redazione del PAI (Piano assetto Idrogeologico) in attuazione dellart. 130 della L.R 3maggio 2001 n. 6. Il Piano straordinario per lassetto
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idrogeologico stato aggiornato con successivo D.A. 543 del 25/07/02 relativamente ad alcuni comuni della Regione Siciliana. Con il Piano Straordinario del rischio idrogeologico si da lavvio alla individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico di cui alla legge 183/89. In materia di attivit estrattive la Regione Siciliana, a norma dellart. 14 dello Statuto, ha competenza esclusiva in materia di miniere, cave, torbiere e saline. In ragione di tale competenza ha emanato la L.R. 9 dicembre 1980 n. 127 Disposizioni per la coltivazione dei giacimenti minerari da cava e provvedimenti per il rilancio e lo sviluppo del comparto lapideo di pregio nel territorio della Regione Siciliana. Detta legge, seppur in alcune parti modificata ed integrata da successive norme regionali costituisce la normativa base per lattivit estrattiva in Sicilia. Per quanto concerne gli aspetti ambientali tale normativa dispone, per il recupero ambientale dei siti interessati da attivit estrattiva, la presentazione anche di uno studio di fattibilit e progetto di massima delle opere di recupero ambientale della zona da porre in essere nel corso o a termine dellattivit. Detta attivit prima soggetta a preventivo nulla osta di impatto ambientale previsto dalla L.R 181/81, attualmente soggetta a procedura di verifia o di impatto ambientale regionale previsti dalla L.R.6/2000. In tema di desertificazione, in conformit al PAN (Programma di Azione Nazionale) la Regione Siciliana ha istituito con D.P.Reg. 171 del 20/7/00 un apposito Comitato di Coordinamento per la definizione del Programma Regionale per la lotta alla desertificazione. Per quanto concerne la conoscenza del territorio, con legge finanziaria n. 67/88 e successiva Delibera CIPE, il Ministero dellAmbiente ha finanziato 42 fogli geologici in scala 1:50.000 e successivamente con Legge 305/89 (PTTA) sono stati finanziati un primo stralcio di 7 fogli e uno geomorfologico. Con successiva legge n. 438/95 sono stati finanziati altri 3 fogli, e infine con legge 226/99 ulteriori 9 fogli. La prima legge della Regione Siciliana che tratta di cartografia geologica la L.R. 30 novembre 1949, n. 54. Con la L.R. 65/81 viene disposto che la formazione degli strumenti urbanistici generali ed esecutivi deve essere compatibile con gli studi geologici che i comuni sono tenuti ad effettuare nel territorio interessato. Per quanto attiene il tema della difesa dei litorali, con lart. 13 della legge regionale 65/81 stata prevista la redazione del Piano Regionale di Difesa dei Litorali, che ad oggi non comunque stato adottato. Con lart. 21 della legge 31 luglio 2002 n.179 Disposizioni in materia ambientale, sono state assegnate alla regione le competenze di cui allart. 35 del D.lvo 152/99 inmateria di movimentazioni materiali di scavo di fondali marini. Tabella 3.4 Suolo STRUMENTI DI TUTELA E GESTIONE DI COMPETENZA REGIONALE Perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico e relative misure di salvaguardia. (D. L. 180/98, L. 267/98) STATO DI ATTUAZIONE D. A. n. 298/41 del 4/7/00 Adozione del Piano Straordinario per lassetto idrogeologico con cui vengono individuate le aree del territorio regionale soggette a rischio "Molto Elevato" o "Elevato". D.A. 543 del 25.07.02 Aggiornamento al piano straordinario per l'assetto idrogeologico di alcuni comuni della Regione siciliana. gi adottato con 298/41 del 4/7/00. D.A. 176/S9 del 04.04.02 Individuazione dei
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Adozione di Piani stralcio per lassetto

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idrogeologico. (D. L. 180/98, L. 267/98) Elaborazione, approvazione e attuazione dei Piani di bacino idrografico di rilievo regionale. (L. 183/89) Adozione, tramite i Piano di bacino, di specifiche misure di tutela per le aree vulnerabili alla desertificazione. (D. Lgs. 152/99)

bacini prioritari per la redazione del PAI. (art. 130 Lr 3 maggio 2001 n. 6)

Progetto Integrato Regionale (PIR) Desertificazione in corso di predisposizione. D.P.Reg. 171 del 20/7/00 Istituzione di un apposito Comitato di Coordinamento per la definizione del Programma Regionale per la lotta alla desertificazione.

3.2.5 PATRIMONIO CULTURALE ED ECOSISTEMI Il quadro di riferimento normativo in materia di tutela del patrimonio culturale ed in materia di tutela e pianificazione della natura del paesaggio (con particolare riferimento al suo significato ecologico) articolato a livello nazionale in un certo senso in modo settoriale. Di seguito si elenca la normativa nazionale di maggiore rilievo: - Legge 874/75 sulle specie animali e vegetali in via di estinzione; - Legge 812/78 e Legge 42/83 relative alla protezione degli uccelli e delle specie migratorie; - Legge 979/82 del 31/12/82 (Disposizioni per la difesa del mare), in applicazione della convenzione di Barcellona; - Legge 127/85 sulle aree protette nel Mediterraneo; - DPR 448/76 inerente le zone umide (Convenzione di Ramsar del 1971); - Legge 503/85 sulla conservazione della vita selvatica e dellambiente naturale in Europa; - Legge 394/91 che definisce i criteri generali inerenti listituzione e gestione delle aree protette, stabilendo i soggetti competenti e le relative funzioni nonch gli strumenti di pianificazione territoriale e di programmazione socio economica; - DPR 357/97 che detta norme per la conservazione degli habitat naturali o seminaturali e listituzione dei siti di interesse comunitario nonch introduce divieti e limiti per la tutela della flora e della fauna selvatica in applicazione delle Direttive 79/409/CE e 92/43/CE; - Legge 157/92 inerente la protezione della fauna e lesercizio della caccia e prevede altres lindividuazione e listituzione di aree finalizzate alla riproduzione e ripopolamento delle specie faunistiche nonch listituzione di zone di protezione allinterno o contigue alle rotte migratorie dellavifauna; - DLgs 490/99, testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali ed ambientali, ai sensi dellart. 1 della legge 8 ottobre n. 352. Relativamente al settore delle aree naturali protette la Regione Siciliana si dotata di una normativa di settore con notevole anticipo sulla normativa nazionale. Infatti il primo atto normativo sulle aree protette risale al allanno 1981 con la legge n. 98 del 6 maggio recante disposizioni per la istituzione di parchi e riserve naturali nel territorio regionale. La legge n 98 stata successivamente modificata ed integrato dalle seguenti leggi: - Lr. 6 maggio 1981, n. 98; - Lr. 9 agosto 1988 , n. 14; - Lr. 3 ottobre 1995, n. 71; - Lr. 6 aprile 1996 , n. 16;
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3. NORMATIVA AMBIENTALE

Lr. 18 maggio 1996, n. 34. Importante strumento di pianificazione introdotto dalla LR 98/81 il Piano regionale dei parchi e delle riserve naturali, approvato con DA 970/91 che contiene le indicazioni per ciascuna area protetta della delimitazione di massima e del regime di protezione da adottare anche nelle aree adiacenti. Tale piano individua 79 riserve naturali ricadenti nei territori delle 9 province siciliane e rappresenta un campionario assai vasto di ambienti naturali che ammontano ad una superficie complessiva 2.570.840 ettari pari al 12.87% di territorio regionale protetto. In attuazione al sopraccitato piano dallanno 1991 ad oggi sono stati emanati i decreti istitutivi di quasi tutte le riserve naturali e di due parchi regionali. Attualmente il patrimonio naturale protetto regionale comprende quattro parchi regionali (Madonie, Etna, Nebrodi e Alcantara) e 78 riserve. Ai fini della direttiva Habitat (92/43/CEE) sono stati indicati 222 Siti di Interesse Comunitario (SIC) e 47 ZPS per linclusione nella rete Natura 2000. Il POR Sicilia 2000-2006, allinterno dellAsse I (Risorse naturali) contiene una misura specificamente dedicata alla creazione della rete ecologica siciliana (misura 1.11 del CdP Sistemi territoriali integrati ad alta naturalit) per lattuazione della quale in corso di redazione un Progetto Integrato Regionale (PIR) Rete Ecologica. Con specifico riferimento al settore del patrimonio culturale, la Regione Siciliana a norma dellart 14 lett. n) dello Statuto gode di competenza legislativa esclusiva (tutela del paesaggio; conservazione delle antichit e delle opere artistiche). Nellesercizio di queste competenze, la Regione si dotata di una legge (L.R. 80/1977) che (art. 3) stabilisce che tutte le attribuzioni di competenze della Regione in materia di beni culturali e ambientali sono esercitate dallAssessorato dei Beni culturali e ambientali e della Pubblica Istruzione. Successivamente, la L.R. 15/1991 (art. 5) ha attribuito il compito di porre i vincoli previsti dallart. 1 ter della l. 431/1985 allAssessorato dei Beni culturali e ambientali. Con L.R. 30 aprile 1991, n. 15, Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71, in materia di urbanistica e proroga di vincoli in materia di parchi e riserve naturali sono state adottate le Linee guida del Piano territoriale paesistico regionale.

Tabella 3.5. Patrimonio culturale ed ecosistemi STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE E DI TUTELA DI COMPETENZA REGIONALE Individuazione dei siti con habitat naturali e habitat di specie da proporre come siti di interesse comunitario. (DPR 357/97) Istituzione delle zone di protezione allinterno o contigue alle rotte migratorie dellavifauna (L.157/92) Redazione del Piano faunistico venatorio regionale e coordinamento dei Piani provinciali. (L. 157/92) Redazione ed approvazione di Piani territoriali paesistici o di Piani urbanistico territoriali (aventi finalit di salvaguardia dei valori paesistici e ambientali), relativi ai beni di interesse paesaggistico ( D.Lgs. 490/99) STATO DI ATTUAZIONE

Individuati 222 S.I.C. Istituite n. 47 Z.P.S.

Piano regionale faunistico-venatorio 1998/2002 (D.P.Reg. 08.10.1998). Linee guida del Piano territoriale paesistico regionale (L.R. 30 aprile 1991, n. 15, Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71, in materia di urbanistica e proroga di vincoli in materia di parchi e riserve naturali).

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3. NORMATIVA AMBIENTALE

3.2.6 RIFIUTI La disciplina nazionale in materia di gestione dei rifiuti risulta caratterizzata dal progressivo adeguamento al sistema normativo comunitario. Questo incentrato e costruito sulle due Direttive Quadro 91/156/CEE e 91/689/CEE relative rispettivamente ai rifiuti ed ai rifiuti pericolosi, le quali sono e saranno ulteriormente integrate da direttive relative a particolari categorie di rifiuti e a specifiche operazioni di smaltimento, recupero e trasporto di rifiuti. A livello nazionale il nucleo normativo generale in materia di gestione dei rifiuti costituito dal DLgs 22/97 che ha recepito le due Direttive Quadro 91/156 e 91/689 e la Direttiva 94/62. In attuazione del DLgs 22/97 sono state inoltre adottate numerose norme regolamentari e tecniche. Il Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, nel definire una nuova strategia di gestione dei rifiuti, introduce lordine gerarchico dei principi secondo il quale assoluta priorit viene assegnata alla prevenzione della produzione di rifiuti, seguita dal recupero ed infine dallo smaltimento in condizioni di sicurezza. Lo smaltimento viene quindi a costituire una fase residuale della gestione dei rifiuti. Allo smaltimento vero e proprio saranno destinati solamente i rifiuti non valorizzabili. Per quanto riguarda larticolazione delle competenze tra le pubbliche amministrazioni, in base alle norme di settore ed ai provvedimenti di riforma generale, risulta il seguente quadro: - allo Stato spettano principalmente: a) le funzioni di indirizzo e coordinamento; b) la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti; c) lindividuazione delle iniziative e delle misure per prevenire e limitare la produzione dei rifiuti; d) lindividuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti con pi elevato impatto ambientale.; e) la definizione dei piani di settore per la riduzione, il riciclaggio, il recupero e lottimizzazione dei flussi di rifiuti; i) la determinazione dei criteri generali per lelaborazione dei piani regionali di gestione dei rifiuti ed il coordinamento dei piani stessi. - Sono di competenza delle Regioni principalmente: a) la predisposizione, ladozione e laggiornamento dei piani regionali di gestione dei rifiuti; b) la regolamentazione delle attivit di gestione dei rifiuti; c) lelaborazione, lapprovazione e laggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate; d) lapprovazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti, anche pericolosi, e lautorizzazione alle modifiche degli impianti esistenti; e) lautorizzazione allesercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, anche pericolosi f) la delimitazione, in deroga allambito provinciale, degli ambiti ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati; g) emanazione, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del D.lgs. 22/97, di norme affinch gli uffici pubblici coprano il fabbisogno annuale di carta con una quota di carta riciclata pari almeno al 40 % di detto fabbisogno.

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3. NORMATIVA AMBIENTALE

La gestione dei rifiuti in Sicilia al momento disciplinata da una normativa emergenziale costituita da diverse ordinanze della Presidenza del Consiglio, Dipartimento della Protezione Civile. Tali Ordinanze nominano Commissario Delegato per lEmergenza Rifiuti in Sicilia, il Presidente della Regione Siciliana, per la predisposizione di un piano di interventi di emergenza nel settore della gestione dei rifiuti e per la realizzazione delle opere necessarie per far fronte alla situazione di emergenza. Si tratta di provvedimenti scaturiti dalla grave crisi determinatasi nel settore dello smaltimento dei R.S.U. avendo assunto la stessa carattere di emergenza igienico-sanitaria con risvolti anche di ordine pubblico. In particolare con O.P.C.M. n 2983 del 31 maggio 1999 la regione Sicilia veniva posta sotto regime di commissariamento. La stessa Ordinanza di Commissariamento dava i poteri di intervento di cui allart.13 D.lgs. 22/97, ai Prefetti delle varie Province , per lindividuazione e lattivazione di discariche demergenza. Con nota n 1287 del 3 dicembre 1999 il Commissario Delegato chiedeva la proroga dellOrdinanza di Commissariamento di almeno 1 anno. La stessa proroga stata concessa con LOrdinanza n 3048 del 31 marzo 2000, estendendo i poteri del Commissario Delegato anche ai rifiuti speciali e pericolosi, fino al 31 dicembre 2001 ed imponendo allart.1 la predisposizione del piano di gestione rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate di cui allart.22 D.lvo 22/97 e di un piano degli interventi di emergenza per la realizzazione degli interventi necessari a far fronte alla situazione di emergenza. Il 21 Luglio 2000 stata emanata una nuova Ordinanza, la n 3072, in cui viene imposta l individuazione e la localizzazione degli impianti a carattere prioritario nonch la definizione degli ambiti e dei sub-ambiti territoriali ottimali di cui gli impianti dovranno essere al servizio. Trattasi prevalentemente di impianti per la produzione di C.D.R (combustibile da rifiuti) Con Decreto commissariale 25/07/2000 n.150 stato approvato il documento delle priorit degli interventi in materia di rifiuti in Sicilia (P.I.E.R.). Con tale provvedimento viene approvata la suddivisione del territorio siciliano negli Ambiti e Sub Ambiti concernenti gli impianti di produzione di CDR e relative stazioni di trasferenza. La successiva Ordinanza Ministeriale n. 3190 del 2 marzo 2002 modifica ed integra in modo sostanziale le precedenti ordinanze. Con Ordinanza Commissariale dell11 giugno 2002 sono state approvate le Linee guida per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Al momento per non esiste ancora una gestione dei rifiuti on ambito ATO o sub-ATO Lultimo provvedimento di proroga dello stato di emergenza rifiuti costituito dallO.P.C.M. n.3190 (marzo 2002). La gestione dei dati in materia, al momento di competenza della struttura commissariale emergenza rifiuti, tale ente anche Amministrazione responsabile delle misure1.14 e 1.15 del P.O.R (infrastrutture e strutture per la gestione integrata dei rifiuti; riduzione della compromissione ambientale da rifiuti). Lunico dato che pu essere assunto come certo quello relativo ad uno smaltimento dei RSU nella quasi totalit (98% della produzione totale) in discarica, in quanto non sono stati raggiunti gli obiettivi della raccolta differenziata previsti dal decreto 22/97. A fronte di tali quantit la raccolta differenziata, tappa essenziale ed irrinunciabile nella strategia gestionale dei rifiuti, ad oggi, supera di poco il 2%.

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3. NORMATIVA AMBIENTALE

Non risultano in esercizio nel territorio regionale impianti di termovalorizzazione dei rifiuti, necessari e peraltro previsti, in una logica di gestione integrata dei rifiuti, dalle politiche ambientali nazionali e comunitarie. Con lOrdinanza commissariale del 29/05/02 sono state dettate le Linee guida per la progettazione, costruzione e gestione degli impianti di compostaggio. Con l Ordinanza commissariale del 29/05/02 stato adottato il Piano Stralcio per il settore dei rifiuti inerti. Con lOrdinanza commissariale 11/06/02 sono state dettate le Linee guida per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. L Ordinanza Commissariale N. 734 del 22 agosto 2002 ha prorogato il termine previsto dal D.L. 286/2001 in merito alla autorizzazione allo smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati. Ai sensi dell'art. 5 comma 6 D.Lgs 22/97, infatti, a partire dal 1 gennaio 2000 consentito smaltire in discarica solo i rifiuti inerti, i rifiuti individuati da specifiche norme tecniche ed i rifiuti che residuano dalle operazioni di riciclaggio, di recupero e di smaltimento di cui ai punti D2, D8, D9, D10 e D11 dell'Allegato B dal medesimo D.Lgs.. Tale termine del 1 gennaio 2000 per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati in discarica era stato prorogato (Decreto Legge 286/2001) sino all'adozione di specifiche norme tecniche e regolamentari in materia e comunque non oltre il 22 agosto 2002. Non essendo state emanate tali norme tecniche e regolamentari, il Commissario, di concerto con il Ministero dellambiente e del Territorio (nota Gab. N. 2002/8758809 del 22 agosto 2002), ha disposto la prosecuzione dello smaltimento dei rifiuti in discarica, secondo quanto previsto nei singoli provvedimenti prefettizi autorizzativi, in deroga a quanto previsto dall'art. 5, comma 6, del D.Lgs. n. 22/97, come prorogato dal D.L. n. 186/2001, fino all'entrata in vigore del decreto legislativo per l'attuazione della direttiva comunitaria sulle discariche e comunque per un periodo non superiore a tre mesi eventualmente rinnovabile. Tabella 3.6. Rifiuti STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE E DI TUTELA DI COMPETENZA REGIONALE Predisposizione, adozione e aggiornamento dei piani regionali di gestione dei rifiuti (D.Lgs. 22/97) Elaborazione, approvazione e aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate (D.Lgs. 22/97) Delimitazione, in deroga allambito provinciale, degli ambiti ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati (D.Lgs. 22/97) Regolamentazione delle attivit di gestione dei rifiuti (D.Lgs. 22/97) STATO DI ATTUAZIONE

Decreto commissariale 25/07/2000 n.150 (Piano Interventi Emergenza Rifiuti P.I.E.R.) Ordinanza commissariale del 29/05/02: Piano Stralcio per il settore dei rifiuti inerti.

Decreto commissariale 25/07/2000 n.150 (Piano Interventi Emergenza Rifiuti P.I.E.R.) Ordinanza commissariale del 29/05/02: linee guida per la progettazione, costruzione e gestione degli impianti di compostaggio Ordinanza commissariale 11/06/02: linee guida per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani

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3.2.7 RADIAZIONI NON IONIZZANTI In materia di tutela dallinquinamento elettromagnetico lUnione Europea ha emanato varie direttive, risoluzioni e raccomandazioni che hanno fissato alcune linee di indirizzo e di principio che sono state in parte recepite dagli stati membri. In particolare, con la Raccomandazione del Consiglio del 12 Luglio 1999 - relativa alla limitazione dellesposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz - stato sottolineato il principio di precauzione ed stato attribuito agli stati membri la facolt di fissare un livello di protezione pi elevato rispetto a quello contenuto nella stessa Raccomandazione. Partendo dai principi contenuti nella predetta raccomandazione comunitaria, il legislatore nazionale ha recentemente sottoposto la pregressa normativa in materia ad una significativo aggiornamento e revisione, con la emanazione di una Legge Quadro (Legge n. 36/2001), che ha definito i principi fondamentali e le competenze specifiche ai fini della tutela dell'ambiente e della salute della popolazione e dei lavoratori. Alcuni aspetti legati alla tutela dai campi elettromagnetici, erano comunque gi contenuti nella legislazione precedente, a partire dalle norme tecniche relative alla costruzione degli elettrodotti. La normativa italiana in questo settore, come gran parte delle analoghe disposizioni vigenti a livello europeo ed internazionale, ha carattere esplicitamente protezionistico ambientale e si ispira a principi di precauzione e di minimizzazione dei rischi. Nellinsieme i limiti fissati dalla normativa nazionale, tengono conto sia dei rischi connessi agli effetti acuti, sia dei possibili effetti per i quali non risulta ancora stabilito un nesso causale fra esposizione ed insorgenza di patologie, con riferimento anche agli effetti a lungo termine. Con lemanazione della legge quadro risulta confermata lattenzione del legislatore nazionale anche rispetto agli indirizzi europei ed internazionali - nei riguardi dei possibili rischi connessi allesposizione alle radiazioni non ionizzanti. La legge quadro, nel ricondurre ad una disciplina unitaria le norme nel tempo emanate per la tutela da differenti tipologie di sorgenti, ha inoltre fissato le competenze dello Stato e quelle demandate alle Regioni ed agli altri enti locali, nonch le procedure per gli interventi di risanamento degli impianti non conformi alla nuova disciplina. La piena attuazione della legge resta comunque legata alla emanazione di decreti di attuazione mediante i quali dovranno essere fissati nuovi limiti. In attesa dellemanazione dei decreti previsti dalla legge quadro prima richiamata, restano pienamente operativi, i limiti precedentemente fissati per la tutela dai campi a frequenza estremamente bassa e pi recentemente per le radio- frequenze.

CAMPI A FREQUENZA ESTREMAMENTE BASSA Per le sorgenti di campi generati dalle frequenze industriali a 50 Hz, le norme fondamentali sono quelle emanate con il DPCM 23 aprile 1992 e successive modifiche ed integrazioni. In particolare, il decreto fissa dei limiti (differenti a seconda che si possa prevedere una esposizione a carico di individui della popolazione per una parte significativa della giornata o una esposizione limitate a poche ore al giorno) in funzione dei valori di campo elettrico e di induzione magnetica. Lo stesso decreto fissa anche distanze di rispetto dei conduttori delle linee aree esterne superiori a 132 KV dai fabbricati adibiti ad abitazione (o ad altra attivit che comporta tempi di permanenza prolungati), in funzione della tensione della linea elettrica e lobbligo di avviare le azioni di risanamento.

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3. NORMATIVA AMBIENTALE

CAMPI A FREQUENZA ELEVATA (RADIOFREQUENZE) Per quanto riguarda le radiofrequenze, i limiti di emissioni sono attualmente quelli fissati dal DM 10 settembre 1998 n. 381. Tale decreto ha stabilito i limiti di esposizione per il campo elettrico, il campo magnetico e la densit di potenza, in base alla frequenza della radiazione considerata in ambiente libero, nellintervallo di frequenza 100 kHz - 300 GHz Il DM 381/98 ha prescritto inoltre che la progettazione e la realizzazione dei nuovi apparati, nonch l'adeguamento di quelli preesistenti, deve avvenire in maniera da minimizzare l'esposizione della popolazione al campo elettromagnetico. Per tali motivi, "in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore" i limiti sono stati ulteriormente ridotti e sono stati introdotti valori di cautela indipendenti dalla frequenza. Il decreto ha inoltre stabilito i compiti della Regione in materia di disciplina della installazione degli impianti, di raggiungimento di obiettivio di qualit e di vigilanza. In materia di radiazioni non ionizzanti lo Stato esercita le funzioni relative: a) alla determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit, b) alla promozione di attivit di ricerca e di sperimentazione tecnico-scientifica, c) allistituzione del catasto nazionale delle sorgenti fisse e mobili dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e delle zone territoriali interessate, al fine di rilevare i livelli di campo presenti nellambiente; d) alla determinazione dei criteri di elaborazione dei piani di risanamento di competenza delle regioni; e) allindividuazione delle tecniche di misurazione e di rilevamento dellinquinamento elettromagnetico; f) alla realizzazione di accordi di programma con i gestori di elettrodotti; h) alla determinazione dei parametri per la previsione di fasce di rispetto per gli elettrodotti. Le Regioni esercitano le funzioni relative: a) allindividuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile, degli impianti radioelettrici e degli impianti per radiodiffusione; b) alla definizione dei tracciati degli elettrodotti con tensione non superiore a 150 kV, con la previsione di fasce di rispetto; c) alla definizione delle modalit per il rilascio delle autorizzazioni alla installazione degli impianti; d) alla realizzazione e la gestione, in coordinamento con il catasto nazionale di un catasto delle sorgenti fisse dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici; e) alla adozione su proposta dei soggetti gestori, di un Piano di risanamento al fine di adeguare, in modo graduale, e comunque entro il termine di 24 mesi, gli impianti radioelettrici gi esistenti ai limiti di esposizione, ai valori di attenzione ed agli obiettivi di qualit stabiliti. La Regione dotata di poteri sostitutivi che esercita nel caso in cui il gestore dellelettrodotto non presenti, nei termini previsti dallart. 9, comma 2 della legge quadro, la proposta di Piano di risanamento al fine di assicurare la tutela della salute e dellambiente. In questa ipotesi, il Piano viene redatto dalla Regione nei tre mesi successivi alla scadenza dei termini richiamati. Le regioni, inoltre, definiscono le competenze che spettano alle province ed ai comuni, nel rispetto di quanto previsto dalla legge 31 luglio 1997, n. 249.
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Ulteriori disposizioni in materia di trasferimento e risanamento di impianti radiotelevisivi che superano o concorrono a superare in modo ricorrente i limiti e i valori stabiliti in attuazione dellart. 1 comma 6, lett. a) n 15 l. n 249/97 sono state dettate dal D.L. n 5/2001 convertito nella legge n. 66/2001. Lart. 2 ha stabilito che la Regione, in attesa del Piano di assegnazione delle frequenze di cui allart. 1 del medesimo decreto legge, individua, i siti nei quali devono essere trasferiti gli impianti. La Regione, inoltre, a norma del dellart. 1 comma 2 del decreto legge citato, deve disporre le azioni di risanamento previste dal DM. 381/98 a carico dei titolari degli impianti, irrogando le sanzioni previste ed eventualmente - nel caso di reiterazione delle violazioni richiedendo al Ministero delle Comunicazioni la disattivazione degli impianti non a norma. In materia di impianti per le telecomunicazioni, pi recentemente, stato emanato il Decreto Legislativo 4 settembre 2002, n.198 recante Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21 dicembre 2001, n. 443. Tale provvedimento ha detta nuovi principi in materia di installazione e modifica di impianti rientranti nelle categorie di infrastrutture di telecomunicazioni - considerate strategiche ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Legge obiettivo) al fine di accelerare la realizzazione delle suddette infrastrutture. Secondo quanto previsto dal suddetto decreto, l'installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi autorizzata dagli enti locali, previo accertamento, da parte dellARPA, della compatibilit del progetto con le prescrizioni fissate dalle legge quadro n. 36/2001, e relativi provvedimenti di attuazione. Il decreto prevede inoltre che la Regione dovr provvedere alle finalit fissate dal decreto, nell'ambito delle competenze ad essa spettante ai sensi dello statuto regionale e delle relative norme di attuazione, secondo quanto disposto dallordinamento regionale.

LA NORMATIVA REGIONALE La Regione Siciliana non ha ancora provveduto all'emanazione di una apposita disciplina in materia di tutela dai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Tra le iniziative attuate dalla Regione si segnala comunque: ?? la circolare dellAssessorato regionale alla Sanit, di prot. n. 1004 del 12/8/1999, con la quale sono stati indicati i criteri organizzativi degli uffici appartenenti alle A.S.L. preposti ai controlli in materia di tutela dalle esposizioni alle radiazioni non ionizzanti; ?? la circolare dellAssessorato regionale al Territorio e Ambiente di prot. n. 2818 del 17/4/2000 con la quale sono state divulgate nellambito della Regione le Linee guida applicative del predetto D.M. 381/98, predisposte a cura dellANPA. Tabella 3.7 Radiazioni non ionizzanti Principali strumenti operativi di risanamento e di tutela di competenza della Regione Individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile, degli impianti radioelettrici e degli impianti per radiodiffusione (Legge Quadro n.36 del 22.02.01, DM 381/98) Definizione dei tracciati degli elettrodotti con tensione non superiore a 150 kV, con la previsione di fasce di rispetto(Legge Quadro n. Stato di attuazione

In attesa dellemanazione del regolamento previsto dallart. 5 della L. 36/2001

In attesa dellemanazione del regolamento previsto dallart. 5 della L. 36/2001


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36 del 22.02.01, D.M. 381/98) Definizione delle modalit per il rilascio delle autorizzazioni alla installazione degli impianti; (Legge Quadro n.36 del 22.02.01, D.M. 381/98) Realizzazione della gestione, in coordinamento con il catasto nazionale di un catasto delle sorgenti fisse dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. (Legge Quadro n. 36 del 22.02.01, D.M. 381/98) Individuazione degli strumenti e delle azioni per il raggiungimento degli obiettivi di qualit (Legge Quadro n. 36 del 22.02.01, D.M. 381/98,). Adozione, entro dodici mesi e su proposta degli enti gestori degli impianti radioelettrici e sentiti i Comuni interessati, di un piano di risanamento al fine di adeguare gradualmente gli impianti non a norma (Legge Quadro n.36 del 22.02.01) Approvazione, su proposta dei soggetti gestori, di un Piano di risanamento degli elettrodotti con tensione non superiore a 150 KV al fine di adeguare, in modo graduale, gli impianti non a norma (Legge Quadro n.36 del 22.02.01) Definizione delle competenze che spettano alle Province ed ai Comuni nelle materie di cui al comma 1, art. 8 della Legge Quadro n. 36 del 22.02.2001 Disciplina dellinstallazione e della modifica degli impianti di radiocomunicazione al fine di garantire il rispetto dei limiti previsti dallart. 3 del D.M. 381/98, il raggiungimento di obiettivi di qualit e delle attivit di controllo e vigilanza (Art. 5 D.M. 381/98) Individuazione dei siti dove trasferire, su iniziativa della Regione, gli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva che superano o concorrano a superare in modo ricorrente i limiti previsti dalla normativa vigente (L. n. 66 del 20/3/2001) Avvio delle azioni di risanamento degli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva che superano o concorrano a superare in modo ricorrente i limiti previsti dalla normativa vigente (D.M. 381/98 e L. n. 66 del 20/3/2001) Irrogazione delle sanzioni a carico degli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva che non ottemperino allordine di riduzione a conformit (L. n. 66 del 20/3/2001) Segnalazione al Ministero dellAmbiente degli Per gli impianti di telecomunicazioni, il rilascio delle autorizzazioni ora disciplinato dal decreto legislativo 4/9/2002 n. 198, nel rispetto delle competenze delle Regioni

Il catasto nazionale in via di costituzione

In attesa dellemanazione del decreto previsto dallart. 4, c.2, lett. a) della L. 36/2001

In attesa dellemanazione del decreto previsto dallart. 4, c.2, lett. a) della L. 36/2001

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impianti di radiodiffusione sonora e televisiva che non ottemperino allordine di riduzione a conformit (L. n. 66 del 20/3/2001)

3.2.8 RISCHIO TECNOLOGICO

La disciplina in materia di industrie a rischio di incidente rilevante stata per la prima volta dettata dalla direttiva 82/501 CEE recepita con D.P.R. 175/88. Lincidente rilevante viene definito come un avvenimento quale unemissione, un incendio, unesplosione di rilievo connessi ad uno sviluppo incontrollato di unattivit industriale che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per luomo, allinterno o allesterno dello stabilimento, e per lambiente e che comporti luso di una o pi sostanze pericolose. Successivamente intervenuta la direttiva 96/82 CEE che ha abrogato la direttiva 82/501 CEE. Il D.lgs. n 334 del 1999, ha recepito la direttiva 96/82 e ha abrogato il D.P.R. 175/88, stabilendo al contempo che fino alla emanazione dei decreti attuativi, restano in vigore le norme tecniche previgenti. Da ultimo con decreto del Ministero dellInterno 19.03.2001 sono state introdotte norme specifiche in materia di Procedure di prevenzione incendi relative ad attivit a rischio di incidente rilevante. La disciplina di settore mira a prevenire gli incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose e a limitarne le conseguenze per luomo e per lambiente. La responsabilit viene posta in capo al gestore, cio la persona fisica o giuridica che gestisce o detiene lo stabilimento. Questultimo costituito da tutta larea sottoposta al controllo del gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose allinterno di uno o pi impianti o depositi, comprese le infrastrutture o le attivit comuni o connesse. Le sostanze pericolose sono quelle indicate o individuate in base ai criteri dettati dagli allegati tecnici del decreto. Per presenza di sostanze inquinanti si intende la presenza, reale o prevista, nello stabilimento di sostanze pericolose, ovvero quelle che si reputa possano essere generate, in caso di perdita di controllo di un processo industriale, in quantit eguale o superiore a quelle indicate dagli allegati tecnici. Per quanto riguarda larticolazione delle competenze tra le pubbliche amministrazioni: - allo Stato spetta: a) comunicare agli altri Stati membri dellUE lelenco degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante con possibili effetti transfrontalieri; b) informare tempestivamente la Commissione sugli incidenti rilevanti verificatisi sul territorio nazionale; c) predisporre e aggiornare linventario degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti. - alle Regioni (art 72 D.lg. 112/98) compete disciplinare lesercizio delle competenze amministrative in materia di incidenti rilevanti; in particolare: a) individuare le autorit competenti titolari delle funzioni amministrative e dei provvedimenti discendenti dallistruttoria tecnica e stabilire le modalit di adozione degli stessi; b) definire le modalit per il coordinamento dei soggetti che procedono allistruttoria tecnica; c) definire le procedure per ladozione degli interventi di salvaguardia dellambiente e del territorio in relazione alla presenza di stabilimenti a rischio di incidente rilevante; d) rendere accessibili alla popolazione interessata le informazioni relative ai rischi di incidenti rilevanti;
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e) effettuare i controlli sulla base dei criteri stabiliti con decreto ministeriale di attuazione. Fino alla emanazione della disciplina descritta da parte delle Regioni, le funzioni istruttorie sono svolte dal Comitato Tecnico regionale di cui allart. 20 del DPR 577/82.

Tabella 3.8 Rischio tecnologico Principali strumenti operativi di risanamento e di tutela di competenza della Regione Individuazione delle autorit competenti titolari delle funzioni amministrative e dei provvedimenti in materia di incidenti rilevanti discendenti dallistruttoria tecnica e delle modalit di adozione degli stessi (D.lgs. n 334 del 1999). Definizione delle procedure per ladozione degli interventi di salvaguardia dellambiente e del territorio in relazione alla presenza di stabilimenti a rischio di incidente rilevante (D.lgs. n 334 del 1999). Stato di attuazione

3.2.9 LA VALUTAZIONE DIMPATTO AMBIENTALE La regolamentazione delle pronunce di compatibilit ambientale di cui allart. 6 della legge 08.07.1986 n 249, recante listituzione del Ministero dellAmbiente e norme in materia di danno ambientale, in applicazione della direttiva 85/337/CEE del 27.06.1985 in ambito nazionale disciplinata dal DPCM 10.08.1988 n 377 e dal DPCM 27.12.1988 Norme tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e la formulazione del giudizio di compatibilit ambientale di cui allart. 6 della legge sopracitata. Queste norme tecniche sono state integrate successivamente dai seguenti DPR: 11 febbraio 1998, 2 settembre 1999 n. 348. La Direttiva 97/11/CEE ha modificato la precedente Direttiva 85/337CEE prendendo atto degli elementi critici evidenziati in oltre 10 anni di sperimentazione. Le innovazioni pi significative riguardano il campo di applicazione, le modalit di scoping e di screening (DPR 12.04.1996 Atto di indirizzo e di coordinamento per lattuazione dellart. 40. comma 1 della l. 22.02.1994 n 146, concernente disposizione in materia di impatto ambientale) e la valutazione dei progetti suscettibili di avere effetti in paesi confinanti. Inoltre la Direttiva 97/11/CEE ha dato lopportunit agli Stati membri di raccordare la VIA ad altre Direttive comunitarie, come ad esempio la Direttiva per la prevenzione e riduzione integrata dellinquinamento (IPPC), al fine di conseguire una semplificazione delle procedure e una loro maggiore efficacia. Il recepimento di tale Direttiva in Italia ancora parzialmente incompiuto. La Regione Siciliana con lart. 5 L.R. n 181/81 si dotava di uno strumento, il nulla osta allimpianto, relativo alle attivit produttive, che anticipava di fatto listituto della Valutazione dimpatto ambientale introdotto per la prima volta dalla direttiva 85/337 CEE. Successivamente stato introdotto il nulla osta in materia di impatto ambientale (art. 30 L.R. n 10/93) riguardante essenzialmente le opere infrastrutturali.

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Valutazione Ex-Ante Ambientale POR Sicilia 2000-2006

3. NORMATIVA AMBIENTALE

Con D.P.Reg. del 14.11.2000 si provveduto allemanazione della deliberazione della Giunta regionale n 255 del 13.10.2000 relativa al recepimento del DPR 12.04.1996, che modifica, a sua volta, le deliberazioni n 4 e 20 del gennaio 1999 e 115 del 11.05.1999. Lart. 91 L.R.03.05.201 n 6 ha completato il recepimento del D.P.R. 12.04.1996 e del D.P.C.M. del 3 settembre 1999 individuando lautorit competente in materia di VIA nellAssessorato del territorio e dellambiente che si avvale, a tal fine, di un apposito ufficio. Lambito di applicazione della disciplina definito dal comma 4: Le procedure di verifica previste dall'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 si applicano alle proposte di modifica o ampliamento di progetti gi autorizzati, o realizzati o in fase di realizzazione, che rientrano nell'elenco delle tipologie progettuali di cui agli allegati A e B del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 e successive modifiche8. Lart. 91 semplifica e razionalizza la materia in quanto stabilisce che il giudizio di compatibilit ambientale sostitutivo di ogni ulteriore parere, nulla osta, autorizzazione di natura ambientale di competenza dell'Assessorato Regionale del Territorio e dell'Ambiente in forza di leggi o regolamenti regionali. Larticolo inoltre prevede che, con regolamento, siano individuate le tipologie progettuali per le quali i giudizi di compatibilit ambientali sono delegate alle province regionali. Nonostante sia decorso il termine previsto di 180 giorni dallentrata in vigore della stessa legge finanziaria, il regolamento non stato ancora emanato. Lart. 132 della L.R. 03.05.2001 individua nellAssessorato Regionale del Territorio e dellAmbiente lautorit competente al rilascio dellAutorizzazione integrata ambientale. Con successivo Decreto Assessoriale n 633 del 07.08.2002 lAssessorato ha stabilito il calendario per la presentazione delle istanze di autorizzazione ambientale integrata ai sensi del D. Lgvo 372/99. La L.R. n. 2 del 26/03/02, infine, ha abrogato gli artt. 5 L.R. 181/81 e 30 L.R. 10/93, semplificando ulteriormente le procedure in materia di valutazione di impatto ambientale.

Tabella 3.9 La Valutazione dImpatto Ambientale Adempimenti di competenza regionale DPR 12.04.1996 Atto di indirizzo e di coordinamento per lattuazione dellart. 40. comma 1 della l. 22.02.1994 n 146, concernente disposizione in materia di impatto ambientale D.P.C.M. del 3 settembre 1999 Regolamento recante norme tecniche concernenti gli studi di impatto ambientale per talune categorie di opere. D. Lg.vo 372/99 Stato di attuazione

D.P.Reg. del 14.11.2000 Deliberazione della Giunta regionale n 255 del 13.10.2000. L.R.03.05.201 n 6, art. 91 (legge finanziaria).

L.R. 03.05.2001 n 6, art. 132 Decreto Assessoriale n 633 del 07.08.2002

DPCM 03.09.1999.

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Capitolo 4 EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Introduzione Una maggiore conoscenza dello stato dellambiente, rispetto a quanto le informazioni disponibili nel 1999 concedevano di fare, ha consentito la predisposizione di questa nuova e pi completa valutazione ambientale ex ante del POR Sicilia 2000/2006, permettendo cos una pi puntuale verifica del rispetto dei criteri di sostenibilit insiti nel Programma. Nella ridefinizione della Valutazione ex ante si fatto riferimento alle linee guida emanate dal Ministero dellAmbiente, nonch al documento Indirizzi tecnici e metodologici per la valutazione ambientale dei Programmi Operativi, predisposto dal Gruppo di lavoro 2 della Rete Nazionale delle Autorit Ambientali e delle Autorit della Programmazione dei fondi strutturali comunitari 2000-2006. Nel lavoro di analisi particolare attenzione stata posta nella verifica dellintegrazione dei principi di sostenibilit per ogni singola misura del POR. Si inoltre effettuata una nuova valutazione dellimpatto atteso della strategia, proponendo, accanto allanalisi delle singole misure, una lettura a scala di asse o di settore, al fine di pervenire ad una valutazione di tipo pi globale. In tal senso, per ogni settore dintervento sono stati focalizzati gli obiettivi di sostenibilit insiti nella strategia e successivamente individuati degli indicatori popolati e/o popolabili nel brevemedio periodo, che partendo da un valore di riferimento, potranno fornire quelle informazioni necessarie a monitorare, durante lattuazione del programma, il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilit presenti nel settore. Accanto alla scelta degli indicatori chiave si parallelamente proceduto ad evidenziare quali risultati di sostenibilit ambientale lecito attendersi dalla realizzazione delle azioni di settore programmate. I risultati attesi, quando possibile, sono stati inquadrati rispetto agli ambiti territoriali di realizzazione degli interventi, tenendo conto anche dellincrocio tra tipologie di azione e problematiche ambientali connesse al territorio di riferimento. La valutazione si completa con lelaborazione di due serie di tabelle relative alla valutazione degli effetti e delle disposizioni ambientali, sia per singolo settore, che per singola misura, cui sono stati associati adeguati indicatori di sostenibilit. Rispetto alla precedente versione maggiori e pi dettagliate informazioni sono state attinte dal Complemento di Programmazione. Non poteva infatti disconoscersi lesistenza di tale documento che con maggiore precisione, rispetto al POR, descrive gli interventi del programma. Tuttavia quando le informazioni trattate sono state attinte da tale documento si opportunamente provveduto a segnalarlo nel testo. Il rifacimento della valutazione ha ovviamente comportato una ridefinizione degli indicatori precedentemente individuati. Questi sono stati selezionati in base, oltre che alla loro pertinenza con lobiettivo da monitorare, alla effettiva disponibilit dei dati. Pertanto alcuni indicatori, probabilmente pi adatti allo scopo sono stati, al momento, messi da parte, per essere eventualmente ripresi non appena i sistemi di monitoraggio consentiranno una rilevazione pi attendibile dei dati. Anche la parte relativa allinquadramento normativo stata interamente rivista. Considerate le particolari competenze legislative di cui gode la Regione autonoma Siciliana, stata posta particolare attenzione alla ripartizione delle competenze in materia fra i livelli di governo nazionale e regionale, rilevando i legami tra leggi regionali, statali e direttive comunitarie.

213

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

In conclusione, si cercato di ridefinire la Valutazione ambientale ex ante, in aderenza alla definizione contenuta nel regolamento comunitario 1260/99: Una valutazione ex ante della situazione ambientale della regione considerata, segnatamente per i settori ambientali sui quali presumibilmente l'intervento avr un impatto notevole; delle disposizioni volte ad integrare l'aspetto ambientale nell'intervento, nonch della coerenza fra le prime e gli obiettivi a breve e lungo termine fissati a livello nazionale, regionale e locale (ad esempio, piani di gestione dell'ambiente); delle disposizioni intese ad assicurare il rispetto della normativa comunitaria in materia di ambiente. La valutazione ex ante fornisce una descrizione, quantificata nella misura del possibile, della situazione ambientale attuale e una stima dell'impatto atteso della strategia e degli interventi sulla situazione ambientale.

214

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

4.1 ANALISI DELLA SOSTENIBILIT AMBIENTALE

ASSE I RISORSE NATURALI Rispetto a questo primo Asse, gli obiettivi di sviluppo e i concetti di sostenibilit ad essi relazionati sono cos sintetizzabili:
Risorse Idriche Difesa del suolo e protezione della fascia costiera Rete ecologica Gestione rifiuti Energia Garantire adeguatamente la disponibilit idrica aumentando l'efficienza nella gestione e nel risparmio della risorsa. tutelare le acque marine. Previsione e prevenzione del rischio attraverso la pianificazione di bacino, il recupero e la tutela idrogeologica del territorio Incentivare lo sviluppo ecocompatibile nelle aree della rete migliorando la qualit del patrimonio naturalistico e culturale Migliorare il sistema di gestione integrata, anche su scala ATO; prevenzione dell'inquinamento e risanamento delle aree contaminate Stimolare limpiego di fonti di energia rinnovabili; promuovere il risparmio energetico ed il miglioramento dellefficienza gestionale

LAsse ovviamente pensato per agire direttamente in campo ambientale, lo sviluppo proposto quindi spesso coincide direttamente con lobiettivo di sostenibilit.

Risorse Idriche
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Garantire adeguatamente la disponibilit idrica aumentando l'efficienza nella gestione e nel risparmio della risorsa. Tutelare le acque marine.

Il Programma, in coerenza con quanto previsto dalla normativa di settore, promuove luso sostenibile delle risorse idriche attraverso lattuazione del ciclo integrato delle acque e la tutela e il risanamento delle acque marine, superficiali e sotterranee. Tali obiettivi sono in parte perseguiti da una serie di azioni volte alla riqualificazione e al completamento dei sistemi di captazione, di accumulo e di adduzione delle risorse idriche regionali per consentirne lottimizzazione dei rendimenti e lefficace utilizzazione. Al fine di garantire disponibilit idriche adeguata, sia in termini quantitativi che qualitativi e promuovere una corretta gestione della risorsa, sono previsti interventi per il miglioramento della funzionalit degli impianti di distribuzione primaria e la creazione di competenze specifiche in grado di sviluppare sistemi gestionali improntati ai criteri dellefficienza, dellefficacia e delleconomicit. La strategia si propone, inoltre, di avviare un sistema regionale informativo e di monitoraggio delle acque e del servizio idrico integrato, il riefficientamento e la razionalizzazione delle reti idriche urbane ed interventi nel settore depurativo e fognario.

PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME CODICE INDICATORE PARAMETRO ULTIMO DATO DISPONIBILE ANNO DI RIFERIMENTO

Qualit delle acque superficiali 1


AQC-07 AQC-08 AQC-10

indice SECA indice LIM indice IBE

2000-2001 2000-2001 2000-2001

215

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

AQC-18 COS-01 ACQ-14

Qualit delle acque sotterranee 2 concentrazione di nitrati; % di costa balneabile/costa controllata


3

2001 % % Mm3 + 1,6% 48 Risorsa Totale 717.550.351 1995 - 1999 1999 1999

Perdite in rete: volumi immessi/volumi fatturati Approvvigionamento idropotabile: Risorsa idrica distinta per tipologia di fonte e per ATO (o provincia): corsi d'acqua, laghi e invasi, sorgenti, pozzi, totale4

ACQ-19

Pei i valori di questi indicatori e per ulteriori informazioni rispetto a quanto descritto in questo paragrafo si rimanda allASA e ai relativi allegati. 3 Il valore dellindicatore relativo ad una rilevazione e distribuzione del dato su scala provinciale per la quale si rimanda allASA e ai relativi allegati.
4

1-2

Per la distinzione delle singole tipologie di approvvigionamento vedere la tabelle riportata nel testo seguente.

216

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

La rete di captazione, adduzione e distribuzione serve prioritariamente i settori irriguo e civile, che fanno registrare i maggiori consumi, nonch il settore industriale ed energetico. Lo stato e la gestione della rete di distribuzione in lento miglioramento, anche se persistono ancora percentuali di perdite di risorsa idropotabile molto elevate, testimoniata da un rapporto Volumi fatturati/Volumi immessi in rete del 48%, ed una erogazione dellacqua che risulta per il 33,7% delle famiglie irregolare (fonte SOGESID, 1999; ISTAT, Aspetti della vita quotidiana, 2000). Riguardo la consistenza delle risorse idropotabili, disponibili nellanno 1999, queste sono state calcolate complessivamente in 717.550.351 Mm3.. Nella tabella seguente si fornisce la distribuzione delle risorse per tipologia e per ATO:
Provincia Dissalatori Laghi o serbatoi
4.700.000 0 0 15.322.000 0 56.588.037 354.780 1.500.000 0 78.464.817

Derivazioni da corsi d'acqua


0 0 0 0 315.360 19.654.603 0 2.100.000 0 22.069.963

Pozzi

Sorgenti

TOTALE

Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani totale

1.263.359 17.723.232 0 0 1.113.738 119.206 0 0 9.339.720 29.559.255

13.829.577 2.097.144 188.021.969 4.467.256 32.970.598 42.812.415 43.779.692 55.525.610 28.341.000 411.845.261

7.319.813 425.736 48.762.272 1.745.966 29.266.510 64.486.103 11.873.618 11.150.185 580.852 175.611.055

27.112.749 20.246.112 236.784.241 21.535.222 63.666.206 183.660.364 56.008.090 70.275.795 38.261.572 717.550.351

Fonte SOGESID 1999

La qualit ambientale dei principali laghi e invasi, rilevata su dati del 1998-1999 e confrontata con i valori registrati tra il 1987 e il 1988, sebbene non presenti rilevanti variazioni nelle distribuzioni percentuali per classi di qualit, vede aumentare le acque di qualit medio-bassa a discapito delle acque di media qualit. In particolare il 48,28 % delle acque analizzate di bassa e bassissima qualit, il 48,27% di medio-bassa qualit e il 3,45% di media qualit. La rilevazione dello stato di salute delle acque interne risulta discontinua e poco organizzata. I dati sui corsi dacqua sono per lo pi relativi agli anni 2000-2001. Essi in generale testimoniano una qualit delle acque medio-bassa e bassa, soprattutto in corrispondenza del tratto fluviale finale; tali dati sono per accompagnati da parziali aumenti nel numero di campioni risultati conformi ai parametri di legge. La qualit delle acque marine nel complesso sembra in via di miglioramento, da una percentuale del 10,4% (1995) di coste non balenabili per inquinamento, sul totale delle coste siciliane, si passati nel 1999 al 4,9 % (fonte ISTAT).
12 Km di costa non balneabili 10 8 6 4 2 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 7,49 10,44

4,73

4,60

4,86

4,46

Fonte ISTAT

Il settore fognario e della depurazione fa registrare ancora delle difficolt sia nella gestione dei servizi che nella mancata realizzazione e completamento della rete di allacci alle utenze. Tali mancanze potranno essere affrontate, in osservanza della L. n. 36/94, con lattivazione dei 9 Ambiti Territoriali Ottimali, 5 dei quali risultano essersi insediati (Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici - Anno 2001; giugno 2002). 217

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Risultati attesi Attraverso la prevista progressiva riorganizzazione del settore, nonch attraverso ladeguamento, la messa in sicurezza, il riefficientamento, il completamento delle opere di captazione e accumulo, si attende un pi efficace ed efficiente approviggionamento di risorsa. Sono previsti miglioramenti anche nei sistemi di erogazione e distribuzione, con effetti diretti sulla qualit della vita della popolazione e sulla riduzione degli sprechi e delle perdite in rete. In particolare tali risultati si dovrebbero riscontrare nei territori delle province di Agrigento, Caltanissetta e Palermo, individuati come prioritari per la realizzazione degli interventi. Come dato di riferimento, per le tre province si rileva che la percentuale di perdite in rete sono: per lATO 1 di Palermo circa il 47%, per lATO 7 di Agrigento circa il 43%, per lATO 8 di Caltanissetta circa il 28%(Relazione al Parlamento sullo stato dei servizi idrici, anno 2001). La realizzazione degli interventi ed il raggiungimento degli obiettivi sopra evidenziati risulta di particolare rilevanza per tutto il territorio regionale ed in particolare per le province sopra citate, in quanto le stesse ricadono in aree del territorio siciliano individuate con alta e medio-alta vulnerabilit alla desertificazione; a questo va aggiunto per la provincia di Palermo il preoccupante fenomeno di insalinamento delle falde acquifere provocato dal loro sovrasfruttamento (Metodologia per la redazione di una carta in scala 1:250.000 delle aree vulnerabili al rischio di desertificazione in Sicilia; Rapporto inedito dell'Enea sullo stato degli acquiferi italiani; N. Colonna, F. Zarlenga, 1997) Parallelamente a quanto sopra esposto, attraverso lattuazione delle reti di monitoraggio, dovrebbero migliorare le conoscenze sulle reali disponibilit idriche dellisola e sui parametri di qualit delle acque, sia costiere che interne, con particolare riferimento per quei corpi idrici con situazioni di degrado e vulnerabilit ambientale e/o ricadenti in aree a rilevante impatto antropico. La qualit della risorsa idrica dovrebbe migliorare anche grazie allottimizzazione e al completamento dei sistemi di collettamento fognario e di depurazione. Tali interventi favoriranno una diminuzione dei principali fattori di inquinamento della risorsa soprattutto in aree a maggiore sensibilit ambientale, come per i territori dellATO di Catania nei quali il grado di copertura del servizio di fognatura pari al 32%, valore risultato il pi basso rispetto agli altri ATO della regione e delle altre regioni italiane (Relazione al Parlamento sullo stato dei servizi idrici, anno 2001).

218

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Difesa del suolo e protezione della fascia costiera


OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Previsione e prevenzione del rischio attraverso la pianificazione di bacino, il recupero e la tutela idrogeologica del territorio

Le linee strategiche del settore attribuiscono particolare rilievo alla necessit di conferire un efficace livello di protezione e sicurezza al territorio e in particolare alle zone a maggior rischio (gi individuate nel Piano Straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato), dando priorit alle aree interessate da insediamenti civili e produttivi, oltre che ai litorali con accertata criticit ambientale. Sono previsti interventi di prevenzione anche nelle aree a minor rischio, la realizzazione di reti di monitoraggio delle frane, di un Sistema Informativo Territoriale per la prevenzione dei disastri naturali e degli incendi, e una serie di azioni per il recupero delle funzioni idrogeologiche e del potenziale silvicolo danneggiato attraverso interventi eco-compatibili. Il programma disegna una strategia integrata di prevenzione, ripristino e tutela delle condizioni di stabilit idrogeologica che potranno influire anche sul riequilibrio delle dinamiche che agiscono sul sistema costiero. Nellattuazione della strategia dintervento occorrer comunque porre attenzione (nellambito della valutazione in-itinere delle singole misure) alla scelta delle azioni pi opportune per raggiungere le finalit proposte, verificando che gli interventi siano indirizzati al rispetto delle componenti ambientali e degli equilibri dei sistemi naturali. In questo contesto danalisi lattenzione verr posta, in particolare, sul complessivo stato di salute idrogeologico del territorio, per poter successivamente valutarne levoluzione in funzione della risposta del sistema alle azioni realizzate.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME ULTIMO DATO DISPONIBILE ANNO DI RIFERIMENTO

CODICE

INDICATORE

PARAMETRO

SUO-21 SUO-16

Popolazione beneficiaria di misure di salvaguardia dal rischio R4-R3, d.lgs 180/981 Entit degli incendi boschivi Numero e superfici delle aree soggette a rischio idrogeologico

% N.; ha N.; m2
Lunghezza aree critiche (km e % sul totale)

684; 7075.01
Si rimanda alla tabella sotto riportata

1999 2002 2002

SUO-27

Aree critiche per lerosione costiera

27%; 316 Km

Rispetto ai dati oggi disponibili il 39,7% dei Comuni della regione classificato con livello di attenzione per il rischio idrogeologico molto elevato, il totale di aree soggette a rischio pari a 443 e landamento del numero delle frane dall1987 al 1997 si mostra in costante crescita (Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio, Classificazione dei Comuni Italiani in base al livello di attenzione per il Rischi Idrogeologico, Monografie, Roma, 2000; Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio, Unione Provincie dItalia, Pianificazione territoriale provinciale e rischio idrogeologico - previsione e tutela, Roma, 2000; CNR-GNDCI, 1998) . In tale quadro da inserire anche il preoccupante aumento del numero di incendi e delle superfici boscate percorse dal fuoco; da un valore medio (riferito agli anni 1990-1995) di 9501 ha si infatti passati, nellarco dei successivi 4 anni (1996-1999), ad un valore medio di 18305 ha (dati Corpo forestale Servizio Antincendi Boschivi).
1

Si tratta di un indicatore di risultato che sar popolato in base allavanzamento del Programma.

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Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Le problematiche di dissesto idrogeologico si riflettono anche sul sistema costiero regionale, lungo il quale si registrano diffusi fenomeni di erosione e arretramento della linea di costa. In media il 29% delle coste dellisola soggetto a fenomeni di arretramento, con picchi di particolare rilievo per i litorali Messinese, Siracusano e Agrigentino.

N. incendi e tipologia di superficie percorsa da incendi (ettari) Sup. percorsa da fuoco (ha) Valore Medio (anni) Valore Medio (90-95) Valore Medio (96-99) n. incendi 428 694 Boscata 5305 8793 Non boscata 4196 9512 Totale 9501 18305

Superficie totale = Sup. boscata + sup. agraria+ sup. pascoliva Fonte: Ass. Agricoltura e Foreste - Direzione Foreste e *SAB

Percentuale superficie boscata regionale percorsa dal fuoco

8,0% 6,0% 4,0% 2,0% 0,0% 1980 1990 1995 1996 1997 1998

Superficie delle aree soggette a rischio idrogeologico


(dato parziale: riferito solo a 138 comuni)

R1* R2* R3* R4* R1* R2* R3* R4*

Superficie totale (m2) 26.877.146 98.678.125 34.438.731 15.533.935 590.140 6.686.702 26.494.666 9.110.945 209.299.445

n. aree a rischio 301 261 269 172 9 49 24 35 1120

* R1: rischio moderato, R2: rischio medio, R3: rischio elevato, R4: rischio molto elevato Definizioni di cui allAtto di Indirizzo e Coordinamento adottato con DPCM del 29/09/98

Fonte: ARTA Sicilia, 2002

Aree a Aree a rischio di rischio di piena frana totali

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Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Risultati attesi Dallattuazione delle azioni programmatiche del settore ci si attende un generale miglioramento nel controllo e nella gestione delle situazioni di maggiore rischio idrogeologico, con priorit per i territori pi coinvolti quali quelli delle province di Messina, Palermo, Agrigento,Catania e Caltanissetta. Gli interventi previsti dovrebbero portare ad un consequenziale aumento della popolazione beneficiaria di misure di salvaguardia e ad una diminuzione delle situazioni di rischio (frane, incendi, alluvioni), anche grazie alla corretta realizzazione di interventi eco-compatibili, finalizzati al recupero dei versanti ed al ripristino delle condizioni di naturalit. Il patrimonio boschivo regionale, in particolare, dovrebbe nei prossimi anni consolidarsi; lattuazione degli interventi di ripiantumazione di specie forestali autoctone concorreranno infatti a ripristinare gli ecosistemi distrutti da incendi e a contrastare fenomeni di erosione e desertificazione. Le azioni previste per prevenire e mitigare i danni ambientali causati dagli incendi dovrebbero fare registrare una diminuzione in numero ed entit degli stessi, soprattutto nelle aree boscate a maggiore rischio, per lo pi concentrate allinterno del territorio regionale protetto. La scelta di efficaci interventi di protezione idrogeologica che favoriscano il ripristino di naturali condizioni di stabilit di versanti e sponde fluviali, nel rispetto degli equilibri dei sistemi coinvolti, potrebbe avere riflessi positivi anche a valle delle aree di bacino oggetto degli interventi. Il processo di erosione in atto lungo le coste dellisola, in particolare sabbiose, infatti da imputare in buona parte a fattori antropici remoti, quali lirrigidimento del sistema idrografico e il prelievo in alveo di materiali inerti che hanno comportato la drastica riduzione del materiale trasportato. Il riequilibrio negli apporti di sedimento a valle quindi un fattore di importanza prioritaria per rallentare levoluzione del fenomeno, aggravato ulteriormente da cause locali, quali l urbanizzazione diffusa del litorale, la costruzione di grosse strutture aggettanti in mare, ecc. In considerazione di ci, la realizzazione di ripascimenti, di pennelli o barriere sommerse prevista dal programma nelle aree pi a rischio, con priorit per i litorali ionico e tirrenico di Messina e quelli sud-orientali di Siracusa ed Agrigento (in cui per altro si trovano coinvolte anche aree ad alta criticit ambientale come i poli industriali di Gela e Milazzo), potr quindi raggiungere gli obiettivi di sicurezza prefissati programmandoli sulla base di conoscenze approfondite sulle dinamiche dei sistemi costieri, ponendo particolare attenzione a relazioni ed equilibri caratterizzanti le singole unit costiere coinvolte.

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Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Rete Ecologica
Rete ecologica Incentivare lo sviluppo ecocompatibile nelle aree della rete migliorando la qualit del patrimonio naturalistico e culturale

Lattuazione della Rete Ecologica, quale strumento di programmazione in grado di orientare la nuova politica di governo del territorio, in cui gli aspetti della tutela e della conservazione delle risorse si integrano con gli aspetti della valorizzazione del patrimonio locale, permette la realizzazione di nuovi modelli di sviluppo socio-economico divenendo, nel contempo, strumento efficace per il raggiungimento delle politiche internazionali e nazionali di tutela ambientale. In linea con quanto previsto per le regioni obiettivo 1 dal Rapporto interinale del tavolo settoriale Rete ecologica nazionale, la Regione Siciliana si propone, quindi, di promuovere nei territori interessati dalla rete ecologica, con particolare riferimento a quelli in cui esistono maggiori condizioni di criticit, un modello di sviluppo che porti alla realizzazione di sistemi locali in cui le finalit della conservazione si intreccino fortemente con le esigenze socio-economiche espresse dal territorio, attuando cos forme di sviluppo congruenti e durevoli. In tale ottica si proiettano nuove forme di programmazione e pianificazione del territorio, integrate, che si basano sulle specificit delle aree di riferimento e delle comunit presenti in esse. Larea protetta e le sue aree di connessione, originariamente improntate alla tutela e alla conservazione delle risorse naturali presenti, si aprono alla comunit, divenendo opportunit di sviluppo di iniziative di riqualificazione del territorio, promuovendo forme di sensibilizzazione verso i temi ambientali e di incentivazione dello sviluppo locale, quale valorizzazione e promozione del patrimonio endogeno; ci viene inoltre sostenuto dalla crescita di interesse da parte di alcuni settori del turismo, anche internazionale, nei confronti delle aree ad elevata valenza naturalistica, con risvolti non indifferenti anche nellambito occupazionale. Limportanza dellattuazione della rete ecologica non legata solo alla gestione e allo sviluppo del territorio protetto; in tal senso la strategia regionale prevede il recupero e la valorizzazione degli ambiti territoriali marginali con condizioni di sottoutilizzazione delle risorse e la conservazione delle peculiarit del patrimonio ambientale frazionato e sovrautilizzato negli ambiti territoriali soggetti ad uneccessiva pressione antropica. La strategia prevede, inoltre, di valorizzare forme di aggregazione sociale per il mantenimento dellidentit locale, allo scopo di realizzare modelli di sviluppo sostenibile che arricchiscano il territorio di capacit professionali nel campo della progettazione e gestione di interventi di tutela e recupero, di promozione delle attivit locali, di valorizzazione e commercializzazione dei prodotti tipici, di organizzazione della fruizione, di sviluppo della capacit ricettiva. Per lanalisi del possibile sviluppo dei territori interessati dalla rete ecologica e per la loro identificazione la Regione Siciliana ha previsto la realizzazione di quegli strumenti di conoscenza del territorio protetto, quali la Carta della Natura e il Sistema Informativo Territoriale (SIT) delle aree protette, finalizzati alla creazione, allo sviluppo ed al continuo aggiornamento del quadro conoscitivo del territorio sottoposto a tutela e conservazione e di un Programma per lEducazione Ambientale, che supporta e completa la realizzazione della Rete per lInformazione Formazione ed Educazione Ambientale definita al tavolo regionale INFEA. La valorizzazione delle risorse endogene dei territori della RES, per il pieno sviluppo sociale ed economico, si attuer anche attraverso la realizzazione di progetti integrati territoriali, che risponderanno alla valorizzazione delle peculiarit e al superamento delle criticit dei singoli territori, individuando modelli di sviluppo improntati alla sostenibilit dei territori stessi e innalzando gli standard qualitativi della vita delle comunit interessate e delle imprese agricole, artigianali, turistiche locali, incentivando i processi di audit e certificazione ambientale delle PMI. Lattuazione della Rete Ecologica Siciliana non si esaurisce con le misure dellasse risorse naturali, ma coinvolge trasversalmente assi e misure di intervento diversificati, con iniziative nel campo del turismo (rurale e diffuso), del sistema dellospitalit e della fruizione dei territori 222

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

protetti, dello sviluppo delle attivit economiche tradizionali e della promozione di prodotti tipici, della creazione di imprese locali nel campo dei servizi ambientali. Particolare riguardo si avr anche per lapplicazione delle azioni per la riduzione della compromissione ambientale da rifiuti nei territori della RES e delle iniziative attinenti alla diversificazione della produzione energetica.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

CODICE ECO-01

INDICATORE Superficie totale aree naturali protette rispetto alla superficie regionale (legge 394/91, legge regionale 98/81e l.regionale 14/88) N. di specie minacciate flora N. di specie minacciate fauna % sup. agricola intensiva/sup. agricola totale % di aree naturali protette dotate di piani di gestione/ utilizzazione e sistemazione

PARAMETRO Ha; % n. n. % %

ULTIMO DATO DISPONIBILE 245.410 Ha; 9,55 % 660 109 75 0


2

ANNO DI RIFERIMENTO 1998; 1999 1997 1998 1998 1999

ECO-06
ECO-06 BIS ECO-14 ECO-02

Negli ultimi anni per la Regione Siciliana si assistito ad un incremento della percentuale di territorio tutelato dovuto al sensibile aumento del numero delle aree protette regionali e locali; si precisa che da tale analisi escluso il considerevole numero di aree per le quali, allanno 1999, risulta avviata la procedura per listituzione di riserva. Nel 1999 il territorio regionale protetto risulta essere di 245.410 Ha, pari al 9,6% della superficie regionale totale (fonte Regione Siciliana-Assessorato Territorio ed Ambiente). E importante sottolineare come la regione si avvicini notevolmente alla percentuale del 10%, valore considerato soglia minima di territorio protetto a livello internazionale. Tuttavia si segnala la quasi totale assenza di piani di gestione delle aree protette, strumento indispensabile per una corretta utilizzazione delle risorse naturali. Per quanto riguarda le coltivazioni intensive si registra una percentuale pari al 75% rispetto alla superficie agricola totale, valore che risulta essere maggiore della media nazionale (64.9 %)(fonte ANPA su dati ISTAT 1998). Di notevole interesse risulta lanalisi della superficie destinata a coltura biologica; la Regione Siciliana presenta, infatti, unapprezzabile percentuale di territorio soggetto a tale tipo di coltivazione, che risulta pari a circa 129.000 Ha, valore secondo solo a quello relativo alla Regione Sardegna, che ammonta a circa 250.000 Ha (fonte ANPA su dati ISTAT 1998). Lanalisi dei dati relativi alla fauna siciliana riportata nel libro rosso del WWF indica che le specie ammontano in totale a 109; si evidenzia come per i mammiferi e per gli uccelli nidificanti, organismi strettamente legati al loro habitat, e quindi, sensibili ad eventuali cambiamenti chimicofisici dellambiente, le categorie con il pi elevato numero di specie siano quella delle cosiddette vulnerabili, cio specie ad alto rischio di estinzione nel futuro a medio termine, e a pi basso rischio, cio specie non minacciate ma con elementi che inducono a considerare la categoria in uno stato di conservazione non privo di rischi. Altro dato importante quello riferito alle specie in pericolo e in pericolo in modo critico, poich se non si prevede alcun intervento di tutela e conservazione di tali specie e dei loro habitat si render pi veritiero un loro possibile passaggio nella categoria delle specie estinte. Analizzando i dati concernenti la flora siciliana della Lista rossa del WWF si pu notare come, in generale, per il territorio regionale, le quote delle categorie di specie pi o meno minacciate siano superiori rispetto ai valori riportati per singola regione dItalia, anche se questi valori rimangono al di sotto del rispettivo valore nazionale. Anche se il numero di specie a minor rischio, in pratica specie non minacciate ma con elementi che inducono a considerare la categoria in uno stato di conservazione non privo di rischi, risulta
2

Dato in corso di verifica.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

essere pi alto di quello relativo alle specie minacciate e vulnerabili, il dato non pi confortante, in quanto parliamo sempre di specie pi o meno soggette alla pressione antropica e che in conseguenza di ci possono rispondere modificando la loro distribuzione nel territorio o addirittura diminuendo il numero di individui per specie, con alte probabilit di estinzione.

Risultati attesi Lattuazione delle misure del POR deputate alla realizzazione della rete ecologica siciliana (RES) contribuiranno ad instaurare, nei territori interessati, un modello di sviluppo socioeconomico improntato sulla coniugazione della valorizzazione delle risorse culturali e della tradizione locale con la protezione e conservazione del patrimonio naturale e paesistico. Le azioni delineate rafforzeranno, inoltre, le iniziative imprenditoriali esistenti e ne sosterranno di nuove improntate sulla riappropriazione e reinterpretazione delle identit locali, determinando linnalzamento degli standard qualitativi dei territori, delle imprese, dei visitatori e della vita dei residenti. Tale obiettivo sar raggiunto integrando gli strumenti volti alla tutela con il miglioramento del quadro delle conoscenze e una corretta pianificazione e programmazione delle aree protette. La realizzazione della Carta della Natura e del SIT permetter lindividuazione delle zone di vulnerabilit, perimetrando anche quelle aree di connessione (come ad esempio i corridoi ecologici necessari per il mantenimento e recupero delle vie di comunicazione in habitat frammentati) e cuscinetto (zone contigue e aree di rispetto adiacenti le aree di maggiore interesse naturalistico) in cui necessario attuare una politica di corretta gestione dei fattori abiotici e biotici, e la predisposizione di sistemi innovativi per la pianificazione territoriale delle aree. La definizione di tali aree propedeutica allindividuazione dei territori della Rete Ecologica nei quali attuare le politiche di sviluppo e conservazione, portando a compimento le politiche di sviluppo definite dalla programmazione regionale nelle misure del POR Sicilia e nelle varie fasi di attuazione del programma. Inoltre, per verificare il raggiungimento dellobiettivo di sostenibilit ambientale definito, si ritiene opportuno integrare, in un momento successivo, lanalisi degli indicatori ambientali con lanalisi degli indicatori socio-economici.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Gestione dei Rifiuti


OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Migliorare il sistema di gestione integrata, anche su scala ATO; prevenzione dell'inquinamento e risanamento delle aree contaminate

Rispetto al settore Rifiuti la Regione Siciliana pone come obiettivi prioritari da perseguire il miglioramento della gestione integrata del ciclo dei rifiuti e lattuazione della normativa nazionale e comunitaria vigente, grazie alla promozione della pianificazione del settore su scala di Ambiti Territoriali Ottimali. Al fine di superare il periodo di emergenza dichiarata nel territorio regionale con le Ordinanze n. 2983 del 31.5.99, n.3048 del 31.3.2000 e n.3072 del 21.7.2000, nonch di creare le condizioni per la completa attuazione dell'art. 22 del D.Lgs.22/97 di fondamentale importanza la promozione della redazione di piani che, come previsto dal POR ed in accordo con le disposizioni comunitarie del settore, promuovano la prevenzione dalla produzione dei rifiuti, il riutilizzo, il riciclo e, per la frazione restante, lincenerimento con recupero energetico, e infine lo smaltimento in discarica controllata. Con la pubblicazione del Decreto Commissariale del 25 luglio 2000 (Suppl. Ord.GURS n.36 del 4.8.2000) stato approvato, d'intesa con il ministero dell'ambiente, il PIER, un piano che definisce gli interventi prioritari da attuare per lo stato di emergenza dei rifiuti, realizzato in attesa della stesura del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. Tale documento delle priorit prevede la promozione di interventi in materia di raccolta differenziata, riciclo, valorizzazione, recupero dei rifiuti urbani, produzione di compost di qualit e di combustibile derivato dai rifiuti. Le stesse tipologie dintervento vengono riprese dal POR che definisce come obiettivo specifico il miglioramento del sistema di gestione dei rifiuti. Il POR prevede, inoltre, il risanamento delle aree contaminate presenti nel territorio. Il censimento effettuato dallUfficio del Commissario per lEmergenza Rifiuti della Regione Siciliana ha permesso una pi completa conoscenza e la caratterizzazione di tali aree; sono stati identificati, infatti, i siti per i quali stata gi effettuata una bonifica totale o parziale, e quelli messi in sicurezza. Gli interventi previsti per tali aree degradate prevedono, come fine ultimo, il completamento delle opere di bonifica allo scopo di ridurre la compromissione ambientale e di renderle disponibili, quindi, a nuovi utilizzi economici, residenziali e naturalistici.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

CODICE

INDICATORE % rifiuti smaltiti in discarica 1

UNIT di misura Quantit raccolta diff./ RSU prodotti Quantit riciclata/ RSU prodotti n.

ULTIMO DATO DISPONIBILE 97,85 2,15 188

ANNO DI RIFERIMENTO 2000 2000 2002

RIF-01 SIT-03

% materiali riciclati Siti bonificati e in sicurezza

NOTE 1: tale informazione stata estrapolata dallindicatore % di rifiuti avviati alle diverse modalit di smaltimento (in ambito Prov. e regionale), codice: RIF-03 utilizzato per lanalisi della situazione ambientale (ASA).

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Analizzando i dati disponibili sui rifiuti solidi urbani (RSU), dati forniti dallUfficio del Commissario per lEmergenza Rifiuti, si pu notare come per la Regione Siciliana si assista ad un aumento delle tonnellate prodotte tra il 1997 ed il 1999 e ad una parziale diminuzione per il 2000. % rifiuti smaltiti in discarica N. Abitanti RSU Anno di Regione prodotti riferimento (Ton.) 1997 1998 1999 2000 5.159.943 5.151.056 5.155.338 5.088.590 2.298.095 2.320.981 2.548.251 2.494.949 Produzione rifiuti pro % Discarica capite 445,37 450,58 494,29 490,03 98,21 97,85

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati dellufficio del Commissario per lemergenza rifiuti della Regione Siciliana

Se il dato relativo al 2000, in valore assoluto, risulta correlabile alla diminuzione del numero totale di abitanti della regione, il valore pro capite evidenzia la tendenza ad una minore produzione dei rifiuti urbani; infatti per tale anno si registra un decremento del 3,99 %. Analizzando gli ultimi due anni si pu notare una diminuzione della percentuale dei rifiuti smaltiti in discarica.
3,00 2,00 1,00 0,00 1999 % materiali riciclati 1,79 2000 2,15

Quantit Anno di raccolta riferimento differenziata (Ton.) 1999 2000 45.511,00 53.665,70

Fonte: Elaborazione Task Force Ambiente su dati dellufficio del Commissario per lemergenza rifiuti della Regione Siciliana

Relativamente agli anni sopra riportati in tabella, laumento della percentuale dei materiali riciclati da imputare principalmente alla frazione del materiale proveniente dalla raccolta differenziata che nel 2000 aumenta raggiungendo il 2,15 %; per questultima si passa, infatti, dalle 45.511 tonnellate del 1999 alle 53.665,7 dellanno successivo. I dati disponibili sui siti bonificati e sui siti messi in sicurezza sono stati forniti dallUfficio del Commissario per lEmergenza Rifiuti e si riferiscono allanno 2002; i siti censiti ammontano a 196, di cui 23 risultano discariche controllate attive (escludendo tre siti per i quali non stato specificato lo stato sulla scheda), mentre 20 risultano i siti non autorizzati. La bonifica totale stata effettuata solo per 6 siti, mentre per i restanti stata condotta in modo parziale.

Risultati Attesi Lattuazione degli interventi previsti dal programma concernenti la gestione dei rifiuti dovrebbe determinare un netto miglioramento della gestione stessa, traguardo raggiungibile grazie 226

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

allattivazione degli Ambiti Territoriali Ottimali e dei relativi Piani di Gestione. E importante, comunque, sottolineare la presenza di segnali positivi riguardo la produzione dei RSU pro capite e la quota dei rifiuti smaltiti in discarica, che per lanno 2000 risultano diminuiti; si registra, inoltre, un aumento della quota di materiale recuperato dalla raccolta differenziata. La realizzazione degli interventi del POR, contribuir certamente ad integrare le informazioni gi raccolte dallUfficio del Commissario per lEmergenza Rifiuti sulle aree con degrado ambientale imputabile ai rifiuti, secondo cui Messina risulta la provincia con il pi alto numero di discariche controllate (55) mentre Palermo la provincia con il numero pi alto di discariche abusive (44). Si provveder, infatti, allindividuazione e alla caratterizzazione, alla costituzione di un sistema di rilevamento e monitoraggio dei numerosi siti inquinati presenti sul territorio, e al loro totale risanamento con opere di bonifica, realizzate attraverso l'adozione di sistemi e tecnologie a basso impatto ambientale.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Energia
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Stimolare limpiego di fonti di energia rinnovabili; promuovere il risparmio energetico ed il miglioramento dellefficienza gestionale

La strategia dazione regionale ha come finalit la riqualificazione del sistema energetico regionale, promuovendo fonti di produzione e trasformazione che coniughino rendimenti economici e sostenibilit ambientale. In particolare sono favoriti progetti che prevedano il risparmio energetico e limpiego di fonti rinnovabili (biomasse, energia solare, eolica e geotermica) capillarmente diffuse su tutto il territorio regionale. Queste ultime, infatti, potrebbero concorrere ad una riduzione delle ripercussioni ambientali derivanti dai cicli produttivi convenzionali (emissioni di gas serra ed emissioni di sostanze inquinanti per lambiente e tossiche per luomo). A complemento di quanto sopra esposto sono previsti anche interventi che garantiscano efficienza, economicit e compatibilit alle infrastrutture energetiche della regione, attraverso il completamento delle reti di distribuzione di gas metano e il potenziamento e miglioramento della distribuzione di energia elettrica nei poli industriali e/o artigianali per eliminare le interruzioni di elettricit nei processi di lavorazione e cercare di raggiungere gli standard europei.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

CODICE *

INDICATORE Frequenza delle interruzioni accidentali lunghe del servizio elettrico (numero medio per utente) Quantit di energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto al totale di energia prodotta (per tipologia di fonte)

UNIT DI MISURA Numero medio per utente %

ULTIMO DATO DISPONIBILE 5,4 3,18 (relativa allenergia idroelettrica)

ANNO DI RIFERIMENTO 1998

ENE 05

2000

**

N. allacci metano/utenze tot per settore

Vedi tabella sotto riportata

1997

* Dati ISTAT ** Elaborazione ufficio statistiche territoriali ARTA su dati SNAM

1997 1998 % energia prodotta da fonti 4,11% 4,16% rinnovabili/ produzione totale
Elaborazione ARTA Sicilia su dati GRTN

1999 3,98%

La regione Siciliana ha come principali fonti di approvvigionamento di energia elettrica centrali termoelettriche ed idroelettriche. Negli anni che vanno dal 1997 al 2000 il numero di impianti non ha subito modifiche (30 gli impianti termoelettrici e 18 quelli idroelettrici) mentre aumentata la produzione di energia, per buona parte di origine termoelettrica. Parallelamente anche landamento dei consumi in crescita, con una variazione percentuale totale, dal 1996 al 2000, del 13,7 %. Esiste anche una percentuale molto ridotta di impianti eolici e fotovoltaici che ha registrato negli anni un incoraggiante incremento, passando da 2 impianti nel 1997 a 4 nel 2000. Tale aumento 228

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

nel numero di impianti non si per ancora tradotto in una effettiva maggiore produzione di energia rinnovabile che anzi passata da 1 MW di potenza efficiente lorda (1997) a 0,8 MW (2000) (dati su fonte GRTN). Nella tabella che segue indicata la produzione in GWh di energia prodotta in Sicilia da fonti rinnovabili e la produzione netta totale. Come si vede la produzione da fonti rinnovabili lentamente salita dal 1997 al 1998, tuttavia rispetto alla produzione netta totale essa percentualmente scesa. Con gli interventi previsti nel POR stata preventivata linstallazione di centrali di produzione di energia rinnovabile, per una potenza complessiva pari ai 267 MW.

Energia da fonti rinnovabili Energia totale


Fonte dati GRTN

1997 870 21133

1998 904 21695

1999 904 22711

Sicilia

1996 8,6

1997 7,0

1998 5,4

Dati ISTAT - Frequenza delle interruzioni accidentali lunghe del servizio elettrico (numero medio per utente)
Utenti serviti usi industriali: Grandi imprese piccole imprese 197

Sicilia

Utenti serviti per usi domestici 167.465

Utenti serviti per uso riscaldamento

Utenti serviti per usi industriali: Grandi imprese 39

Utenti serviti per usi industriali: piccole imprese 158

Utenti serviti usi artigianali

Utenti serviti usi commerciali

Tot. Utenti serviti per uso produttivo 10.051

Complessi ospedalieri

227.946

1.607

8.247

10

Elaborazione ufficio statistiche territoriali ARTA su dati SNAM

Risultati Attesi La quantit totale di energia prodotta dovrebbe vedere aumentare la quota di produzione fornita da fonti rinnovabili, in particolare da Eolico, da Biomassa, da Solare fotovoltaico, da Solare termico e da Geotermia. Tale incremento dovrebbe tendere a coprire la crescente richiesta di energia, con un costo ambientale e sociale, a livello di emissioni inquinanti e clima alteranti, assai inferiore rispetto alle classiche fonti termoelettriche. Parallelamente dovrebbe continuare a diminuire la frequenza e la durata delle interruzioni di corrente elettrica e ad aumentare il numero di allacci alla rete metanifera dellisola.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

ASSE II RISORSE CULTURALI


OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Recupero e fruizione del patrimonio culturale e ambientale per una migliore fruizione culturale e turistica meno concentrata geograficamente e stagionalmente

LAsse II Risorse culturali riveste un ruolo di primaria importanza in relazione alle opportunit di integrazione delle politiche di sostenibilit ambientale nella programmazione dei Fondi Strutturali. Ci vero in assoluto ma in particolar modo nel caso della Regione Siciliana, per la quale il settore dei beni culturali e del paesaggio rappresenta da sempre un punto di forza rispetto alle opportunit di sviluppo sostenibile del territorio. Lofferta di patrimonio culturale in Sicilia rappresenta infatti il 10% dei beni culturali attualmente fruibili in Italia, e la percentuale sale al 30% se si limita la stima alle sole aree archeologiche (elaborazione su fonte Touring Club Italiano) Inoltre quattro dei totali 35 siti italiani iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale3 (anno 2002) ricadono nellisola (area archeologica di Agrigento, Villa romana del Casale di Piazza Armerina, Isole Eolie, Ville Barocche del Val di Noto) per una percentuale pari all11,42%. Sul territorio regionale localizzato il 27,9% dei musei del Mezzogiorno (6,2% dei musei italiani) che conservano il 24,6% del materiale raccolto dai musei meridionali. Occorre sottolineare inoltre come nel precedente periodo di programmazione (POP 94) tale settore abbia dimostrato una capacit di spesa superiore agli altri, confermando lattenzione degli operatori economici e sociali e linteresse degli attori locali al tema. Le caratteristiche del sistema dei beni culturali siciliani hanno importanti connessioni con le principali tematiche territoriali. A fronte di una fitta rete di beni architettonici, artistici ed archeologici, diffusa e ramificata su tutto il territorio regionale, le presenze turistiche in Sicilia risultano estremamente concentrate sia sul piano stagionale che su quello territoriale: laffluenza turistica cresce infatti nei mesi estivi e le mete privilegiate dei flussi sono costituite da poche localit concentrate in aree ben delimitate del territorio regionale. Si tratta in generale delle aree costiere ed in particolare dei distretti turistici di Taormina e delle isole Eolie, cui da attribuire laltissima percentuale di presenze nella provincia di Messina, e le citt di Palermo ed Agrigento. Ben collocata anche la provincia di Siracusa, a conferma del rilievo che i beni archeologici hanno nel panorama della domanda. Le province di Enna e Caltanissetta presentano, al contrario, incrementi delle presenze quasi irrilevanti in relazione alle altre province, che testimoniano una situazione di assoluta marginalit rispetto agli attuali circuiti di fruizione turistica. LAsse II, teso alla salvaguardia ed alla valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, risulta meno problematico dal punto di vista dei potenziali impatti diretti sullambiente; occorre tuttavia non sottovalutare gli effetti indiretti legati allo sviluppo dei settori ad esso direttamente correlati, come quello del turismo che, come si evidenziato, tende a svilupparsi con trend pi alti nelle aree gi caratterizzate da alti livelli di urbanizzazione e da criticit ambientali (impatti legati allurbanizzazione, alla presenza di attivit produttive, a fenomeni di abusivismo edilizio). Bisogner, inoltre, porre attenzione soprattutto alle nuove pressioni che possono essere generate a seguito della riqualificazione e del rilancio di parti del territorio di particolare pregio storico, culturale, architettonico e naturalistico finora rimaste marginali rispetto ai circuiti tradizionali. Lanalisi deve quindi monitorare le relazioni con il settore turistico e le azioni volte a modificare fisicamente il territorio, in particolare alle opere di infrastrutturazione collegate
3

Nella Lista del Patrimonio Mondiale vengono iscritti i beni che hanno "un valore universale eccezionale" da punto di vista storico, artistico o scientifico.

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Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

allattivit turistica e alla localizzazione di nuove strutture ricettive, per garantire la tutela e la salvaguardia del patrimonio paesaggistico e ambientale.
INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

CODICE PAR-11 PAR-13

INDICATORE % di territorio coperto da Piano Paesistico Territoriale.

PARAMETRO Ettari e n. comuni Ettari e %

ULTIMO DATO DISPONIBILE 0,50%

ANNO DI RIFERIMENTO 2002 1996

% Aree soggette a vincolo 431/85 PAR-09 n.

Vedi tabella ASA Vedi grafico ASA

n. di presenze turistiche divise per stagione PAR-12 n. e variazione delle presenze turistiche divise per provincia n. di musei, gallerie ed aree archeologiche gestite n. e % Totale regionale 11.958.751 26% (1999) 54

1999-2000 (dato regionale) 1997 (dato provinciale) Dal 1991 al 1999 2002

PAR-08

n.

Rispetto ai rapporti con il settore turistico si segnala un aumento del 26% delle presenze dal 1991 al 1999 con un massimo del 96% per la provincia di Agrigento e del solo 3% per Enna. Gli aumenti pi significativi sono segnalati dunque nelle aree dove sono presenti beni culturali di maggior richiamo. Il 45,21 delle presenze segnalato nellambito della stagione estiva. Dalla politica di sviluppo del settore ci si attende un ulteriore incremento della pressione turistica, ci si aspetta, tuttavia, che questa venga pi equamente suddivisa nel corso di tutte le stagioni. La politica di valorizzazione dei beni culturali minori attraverso la creazione di circuiti di fruizione che colleghino i beni maggiormente attrattori ad altre emergenze diffuse sul territorio dovrebbe, inoltre, contribuire a ridurre lo squilibrio fra aree congestionate ed aree marginali soggette a spopolamento e degrado. A questo scopo sono stati selezionati gli indicatori delle presenze turistiche suddivise per stagione e per provincia. Essi dovrebbero consentire di verificare attraverso lanalisi degli incrementi di presenze nelle aree interne e al di fuori della stagione estiva, la reale efficacia delle politiche di Asse basate sulla creazione di circuiti di area vasta, sul rilancio dei beni e dei centri minori, sullintegrazione e sulla diversificazione dellofferta. Il dato relativo alla percentuale coperta da Piano Paesistico riguarda i Piani dAmbito in attuazione degli indirizzi individuati dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale relative allintero territorio regionale (approvate con Decreto 21/05/99 n. 6080).

Risultati Attesi I risultati attesi sono correlati alle problematiche ambientali di maggiore rilievo. In primo luogo il tema della congestione delle aree costiere e dei rischi che un incremento della fruizione comporta sul piano della qualit dellambiente marino e costiero, dallaltro il tema dello spopolamento delle aree marginali e del degrado del ricco patrimonio culturale dellinterno della Sicilia e del paesaggio agrario a causa dellabbandono delle tradizionali attivit rurali. Su questo piano la valorizzazione di questo patrimonio prevista dal POR Sicilia attraverso lAsse II, potrebbe, in sinergia con la programmazione in altri settori ed in particolare con lAsse IV (FEOGA), portare 231

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

ad una diversificazione delle attivit agricole attraverso lintegrazione delle attivit tradizionali con progetti di turismo sostenibile, contribuendo al mantenimento ed alla valorizzazione del paesaggio. Un ulteriore problematica costituita dal carattere stagionale dei flussi turistici che aggrava i danni ambientali legati alla concentrazione geografica nelle aree costiere, in particolare in relazione al turismo di tipo esclusivamente balneare che determina la formazione stagionale di popolose conurbazioni costiere stagionali con costi di gestione a carico delle amministrazioni locali a fronte di densit abitative raddoppiate o triplicate nei mesi estivi. Il rilancio del turismo culturale, coniugato con la valorizzazione dei beni ambientali e delle aree protette attraverso la progettazione di circuiti di fruizione e la diversificazione dellofferta, ha come obiettivo di sostenibilit la destagionalizzazione dei flussi attraverso una migliore distribuzione delle presenze lungo tutto larco dellanno. Occorre sottolineare che la quota di risorse a valere sullAsse II del POR Sicilia assegnata attraverso Progetti Integrati Territoriali consistente. Sul piano della sostenibilit ambientale questa scelta del programmatore ha conseguenze positive perch consente la realizzazione di circuiti intercomunali su area vasta. Le aree PIT spesso comprendono, infatti, comuni costieri e comuni montani, aree protette ed aree ad alta fruizione turistica di tipo balneare. Inoltre interventi a valere sullAsse II si integrano spesso, nei PIT, con interventi specifici di riqualificazione ambientale a valere su misure dellAsse I, secondo la logica per cui al rilancio del bene culturale (architettonico, archeologico, ecc.) deve accompagnarsi la riqualificazione ambientale e paesaggistica dellintorno.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

ASSE IV SISTEMI LOCALI DI SVILUPPO


Circa lAsse IV Sistemi locali di sviluppo, gli obiettivi di sviluppo e i concetti di sostenibilit ad essi relazionati per i diversi settori interessati sono sinteticamente i seguenti: INDUSTRIA, ARTIGIANATO, Favorire lo sviluppo e la produttivit garantendo la sostenibilit COMMERCIO ambientale Sostenere lo sviluppo dei territori rurali e valorizzare le risorse AGRICOLTURA agricole, forestali, ambientali e storico-culturali. Rafforzare la competitivit nel settore prevenendo i danni PESCA E ACQUICOLTURA derivanti da uno sfruttamento non equilibrato della risorsa Accrescere e qualificare le presenze turistiche in un'ottica di TURISMO sostenibilit ambientale; migliorare l'efficienza delle attivit turistiche garantendo gli aspetti di compatibilit ambientale Le strategie di sviluppo che caratterizzano lasse in argomento rivestono, sotto il profilo della sostenibilit ambientale, particolare importanza e delicatezza. Turismo, sviluppo imprenditoriale, crescita produttiva devono essere adeguatamente inquadrati e mirati in un contesto che sia finalizzato al miglioramento dei servizi ambientali e alla loro gestione oltre che alla difesa e allincremento della qualit ambientale.

Industria, Artigianato, Commercio


OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Favorire lo sviluppo e la produttivit garantendo la sostenibilit ambientale

Il POR sviluppa una strategia generale volta al potenziamento, allirrobustimento e al completamento e qualificazione dellintero sistema produttivo. In coerenza con gli obiettivi specifici nel QCS, con il programma si punta a : ?? favorire lo sviluppo di produzione e competitivit per i settori che hanno gi dimostrato buona capacit di sviluppo; ?? migliorare la dotazione di infrastrutture di servizio; ?? favorire la nascita di nuove imprese nei settori con maggiori prospettive di crescita; ?? creare e rafforzare i servizi destinate alle imprese ?? sostenere linnovazione tecnologica, la compatibilit ambientale, innovazione tecnologica, la formazione professionale. Particolare rilevanza assume, in tale contesto, luso delle migliori tecnologie, ladozione di sistemi di certificazione ed audit ambientale e di programmi di ristrutturazione finalizzati al risparmio energetico e alla riduzione della quantit e pericolosit dei rifiuti provenienti dal ciclo produttivo. Verranno inoltre sostenuti quegli interventi di ristrutturazione che riguardano attivit produttive site in ambiti territoriali degradati, sia urbani che rurali, a maggiore densit di popolazione e/o interessati da programmi di riqualificazione. Per il settore in argomento occorrer porre particolare attenzione sugli interventi che potrebbero avere riflessi negativi in tema di corretto utilizzo delle risorse naturali, assicurando il

233

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

mantenimento dellequilibrio generale del sistema e la conservazione delle risorse nel contesto ambientale interessato.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME ULTIMO DATO DISPONIBILE

CODICE

INDICATORE

PARAMETRO

ANNO DI RIFERIMENTO

Emas
IND-03 IND-04 IND-01 IND-02
1

1; 1999 1999 1998

N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO Consumi di energia elettrica Consumi idrici nei diversi settori Produzione rifiuti per settore 2
1

N. GWh Mm3 t/anno

ISO 9000 652; ISO 14001 8 7142,5

97,7 1.033.848

Lindicatore non allo stato attuale popolabile, esso stato tuttavia ugualmente inserito in quanto si ritiene che possa essere popolato a breve. 2 Dati riportati nellordinanza commissariale 7/12/01 Piano stralcio per il settore dello stoccaggio provvisorio dei rifiuti. Si riporta il dato totale; per i quantitativi relativi alle singole macro categorie CER si rimanda alla tabella allegata al suddetto Piano stralcio.

I consumi elettrici nel campo dellindustria e del commercio negli ultimi anni hanno avuto l andamento di crescita descritto nelle tabelle che seguono. Anche per i rifiuti speciali si avuto un aumento di produzione. Le aziende con certificazioni di qualit nel 1999 ammontavano a 652 per la ISO 9000 e 8 per la ISO 14001. Una soltanto vantava la certificazione EMAS. Anno 1997 1998 1999
Consumi espressi inGWh

Industria 6496,0 6591,5 7142,5

Terziario 3204,0 3371,4 3617,8

Totale 9700,0 9962,9 10760,3

Anno

Produzione rifiuti speciali 603739 710851

Quota Produzione rifiuti speciali pericolosi

1997 1998

47339 100037

Produzione in t/an

La stima del fabbisogno idrico per il settore industriale, valutata per le aree ASI, nel 1998 risultava pari a 97,7 Mm3 ( Fonte Sogesid 2000).

Risultati Attesi

234

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Lo sviluppo programmato dovrebbe nei prossimi anni perseguire, allinterno del sistema produttivo regionale, lintegrazione fra sviluppo economico e componenti ambientali, favorendo per il settore migliori condizioni competitive. In particolare, attraverso gli interventi relativi al comparto industriale, da realizzare nelle 33 principali aree industriali dellisola e nelle PMI industriali, si attende uno sviluppo nellottica della sostenibilit ambientale tanto pi auspicabile in considerazione del fatto che gran parte degli impianti sono localizzati lungo il sistema costiero, in vicinanza di corsi dacqua e in aree limitrofe alle zone urbane. I poli industriali di Palermo, Catania, Ragusa, Siracusa, Milazzo, con il maggior numero di aziende a rischio di incidente rilevante e i comprensori di Gela e Priolo, dichiarate aree ad elevato rischio di crisi ambientale, sono tra le realt regionali che potrebbero migliorare le loro performance ambientali. Tale effettiva integrazione potr essere testimoniata da un aumento delle certificazioni ambientali, da un pi accorto uso delle risorse naturali, in particolare della risorsa idrica, e da un contenimento nella produzione di rifiuti e nel consumo di energia, obiettivi perseguibili attraverso ladozione di tecnologie innovative per la razionalizzazione ed ottimizzazione dei cicli produttivi.

Agricoltura
OBIETTIVI DI SVILUPPO E I CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Sostenere lo sviluppo dei territori rurali e valorizzare le risorse agricole, forestali, ambientali e storico-culturali.

Riguardo il settore Agricoltura si evidenzia come, nel programmare lo sviluppo della filiera agricola e zootecnica si prevedano forme di sostegno legate alla promozione di innovazione tecnologica e alla riduzione di emissione di sostanze inquinanti, favorendo anche lo sviluppo dei territori rurali attraverso la valorizzazione delle attivit artigianali, turistiche e di salvaguardia ambientale. Altro rilevante obiettivo del settore legato alla rinaturalizzazione di aree di particolare interesse ambientale (tramite la lotta alla desertificazione, luso delle risorse energetiche rinnovabili ecc.), in ci correlandosi con le azioni del POR volte alla salvaguardia delle risorse naturali attraverso interventi finalizzati al contenimento del rischio idrogeologico. Inoltre, lampliamento del quadro delle conoscenze effettuato attraverso la realizzazione, completamento ed adeguamento di reti di monitoraggio ambientale comporter un miglioramento delle conoscenze degli impatti ambientali anche sugli agroecosistemi delle colture protette e sulle influenze delle pratiche agricole pi impattanti (come la geodisinfestazione) nei confronti del sistema suolo pianta atmosfera. Il POR Sicilia punta al rilancio delle attivit rurali anche attraverso la strategia dei progetti integrati destinando una quota consistente delle risorse ai PIT. Le misure dellAsse 4 FEOGA presentano molte potenzialit di integrazione con le misure dellasse I relative al settore rete ecologica e con le misure dellAsse II destinate alla creazione di circuiti di fruizione turistica culturali ed ambientali. La strategia regionale mira, in tal modo, a promuovere veri e propri modelli di sviluppo sostenibile alternativi a quelli tradizionali, e finalizzati principalmente alla valorizzazione delle aree marginali. La strategia del POR Sicilia per quanto concerne il settore agricoltura , altres, coerente con il Piano di Svliluppo Rurale (P.S.R.) e lIniziativa Comunitaria Leader+ Le priorit del PSR si collocano nellambito di una politica di incentivazione della competitivit delle aree rurali dellisola, compatibilmente con lesigenza di tutela e salvaguardia del territorio, del paesaggio e dellagroecosistema in genere. 235

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

LIniziativa Comunitaria Leader+ completa la strategia complessiva del settore agricolo attraverso il PLR ed il relativo C.d.P. . Anchessa mira ad incentivare lo sviluppo socio-economico dei territori rurali attraverso lattuazione di strategie originali di sviluppo sostenibile integrate, fondate sul territorio, di elevata qualit, che riguardano la sperimentazione di nuove forme di: ? ? valorizzazione del patrimonio naturale e culturale; ?? potenziamento dellambiente economico al fine di contribuire a creare nuovi posti di lavoro; ?? miglioramento della capacit organizzativa delle rispettive comunit. La classificazione del territorio siciliano in 5 zone agricole omogenee del Programma Regionale Leader+, operata nel PLR al fine di indirizzare e calibrare lintensit delle misure e delle azioni, sulla scorta di unadeguata base conoscitiva, utile, in questa sede, per territorializzare gli obiettivi del settore agricolo anche relativamente al POR Sicilia. Infatti, attraverso la contestualizzazione degli stessi, si denota come POR PSR e PRL+ concorrono in maniera sinergica e specifica al rilancio del settore agricolo (c.f.r. schede del settore). Rispetto a tale settore lindagine dovr riguardare il rispetto e la qualit delle risorse agricole-forestali a fronte di uno sviluppo dei territori rurali
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

CODICE

AGR-06

AGR-20

AGR-14 AGR 18

INDICATO RE N aziende con certificazion i ambientali (EMAS e ISO) % sup. agricola intensiva/su p. agricola totale Utilizzo di fitofarmaci Aziende biologiche

PARAMET RO
n. di certificati UNI-EN-ISO 14001 o EMAS

ULTIMO DATO DISPONIBILE

ANNO DI RIFERIMENTO

3 Aziende ISO 9002

2002

75%

1998

Kg/ha n. e superficie aziende idonee al Reg. 2092/91 e/o finanziate con la misura A2 del Reg. 2078/92

6,2%

1998

> 9500 per 128.000 ha


1998 S.A.U. (ha) Reg.2080/92. Applicazione del Reg. 2078/92 1997 (Reg. 2080/92) 1998 (Reg. 2078/92);

AGR 19

AGR-13

Aziende e superfici adibite a coltivazioni a basso impatto ambientale Elementi fertilizzanti (azoto, ossido di potassio, fosforo) contenuto

n. aziende ed ettari sottoposti a reg. 2078/92 e reg. 2080/92

1.598.916

n. aziende 36.547

sup. (ettari) 221.815

tonnellate
tonnellate e Kg/ha

1997 Azoto Anidride fosforica Ossido di potassio Totale

236

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

nei concimi chimici per ha di SAU.

51.445

44.036

19.021

114.502

kg per ettaro di superficie concimabile (a)

Azoto 45,5

Anidride fosforica 39

Ossido di potassio 16,8

Totale 101,3

Sostanzialmente stabile lutilizzo negli ultimi anni di elementi fertilizzanti (azoto, anidride fosforica, ossido di potassio) contenuti nei concimi chimici per ettaro di SAU (dati in quintali). In particolare, il dato relativo allutilizzo di concimi azotati/Ha SAU (45,5 Kg/ha) inferiore alla media nazionale e non sembra tale da determinare particolari impatti negativi sullagroecosistema (Fonte: ISTAT). In crescita luso dei fitofarmaci che dal 5,1% del 1996 sono passati al 6,2% totale di Kg/Ha di SAU, contro una media nazionale di 4,8. Da notare come la variazione sia pi sostanziale(+37,5%) per i fungicidi che passano da 1,5 a 2,4 Kg/ha (Fonte: elaborazioni ANPA su dati ISTAT). Solo tre le aziende agricole certificate ISO 9002 entro il 2000 (Fonte: SINCERT, anno 2002). Nessuna ISO 14001. In crescita sono le coltivazioni intensive: 75% della SAU contro il 64,9 della media nazionale (Fonte: elaborazioni ANPA su dati ISTAT). Il numero di aziende biologiche il pi alto fra le regioni italiane (pi di 9500 che si estendono per 128.000 ha), con una SAU Biologica del 16,4%, seconda soltanto alla Sardegna (Fonte: INEA). Utile il contributo allo sviluppo dellagricoltura ecocompatibile dato dallapplicazione del Reg. 2078/92, rispetto al quale gli interventi riguardanti la Sensibile riduzione dei prodotti fitosanitari, Introduzione o mantenimento dei metodi dellagricoltura biologica; e la Estensivizzazione sono quelli che hanno interessato una maggiore superficie aziendale (Fonte: Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana).

Risultati attesi Attraverso il recepimento degli indirizzi di PAC e di sviluppo rurale si auspica il raggiungimento di una maggiore competitivit del settore agricolo in termini di una migliore qualit dellofferta, di una migliore salubrit delle produzioni agricole, di una maggiore valorizzazione delle produzioni agricole tipiche, nonch di una maggiore attenzione al territorio rurale ed alle sue potenzialit attrattive. Lincentivazione allagricoltura sostenibile, ampliamente supportata dal 237

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

PSR con le relative azioni volte alla diffusione ed al consolidamento di unattivit agricola ecocompatibile. Quanto al comparto delle produzioni biologiche, necessaria una maggiore diffusione fra gli agricoltori delle tematiche relative alla sostenibilit delle pratiche agricole, fra gli operatori della P.A. di ulteriori notizie riguardanti le aziende biologiche e gli organismi che certificano tali aziende e fra i consumatori dei sistemi di controllo effettuati a garanzia del prodotto certificato. Attraverso le politiche di integrazione fra diversi assi e misure, ci si attende una maggiore diversificazione delle attivit dei distretti rurali ed un rilancio delle zone marginali ad agricoltura estensiva ed a scarso valore aggiunto.

Pesca e acquicoltura
OBIETTIVI DI SVILUPPO E I CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Rafforzare la competitivit nel settore prevenendo i danni derivanti da uno sfruttamento non equilibrato della risorsa

Per il settore Pesca e acquicoltura, il POR propone una strategia dintervento che prevede ladeguamento strutturale, la diversificazione e modernizzazione del settore e la commercializzazione dei prodotti ittici, attraverso logiche di sviluppo integrato, in unottica di sostenibilit ambientale dellosfruttamento della risorsa. La strategia regionale, in coerenza con quanto previsto a livello comunitario in materia di pesca e con lobiettivo generale del QCS, prevede di rafforzare la competitivit dei sistemi locali della pesca in unottica di sviluppo sostenibile, al fine di ridurre il differenziale socio-economico nel settore della pesca, valorizzando in particolare la produzione ittica di allevamento sia a terra che off-shore. La Regione Siciliana intende inoltre favorire la riconversione degli addetti al settore, con il sostegno della ricerca, di strutture di servizio e di assistenza e prevenire i danni derivanti da uno sfruttamento non equilibrato delle risorse biologiche. Le linee dintervento del POR riguardano, in particolare, interventi volti alla protezione e allo sviluppo delle risorse naturali, al potenziamento del settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca, attraverso lutilizzo di tecniche a basso impatto ambientale ed al miglioramento della qualit dei prodotti e delle condizioni igieniche e sanitarie. Infine previsto il potenziamento e adeguamento del settore dellacquicoltura e maricoltura, azioni rivolte agli operatori del settore ed azioni di informazione sulle problematiche della pesca e dellacquicoltura.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

CODICE PES-03 PES-06 PES-04

INDICATORE N impianti di maricoltura e acquicoltura con certificazioni di qualit N natanti e anzianit della flotta ( 1) Quantit di pescato per gruppo di specie ( 2)

PARAMETRO n. n. Tonn.

ULTIMO DATO DISPONIBILE 2 impianti 4600 battelli -------

ANNO DI RIFERIMENTO 2001 2000 2000

( 1 ) Disponibilit parziale in quanto non disponibile il dato sullanzianit della flotta. ( 2 ) Per lanalisi dellindicatore si rimanda al relativo paragrafo dellASA (Analisi Situazione Ambientale) e a quanto descritto nel presente paragrafo.

Considerando i dati degli ultimi anni relativi alla 238

pesca, si rileva la crisi del settore,

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

principalmente connessa con leffettiva diminuzione del volume del pescato. Secondo dati ISTAT si registra, infatti, dal 1997 al 1999, un decremento della pesca marittima e lagunare in misura del 50 % (passando dalle 621.091 tonn. del 1997 alle 365.993 del 1999). Per quanto riguarda il mercato nei mari della Regione Siciliana, pesci, molluschi e crostacei stanno tra loro in un rapporto 4 : 1 : 1, in termini di peso (dati Istat ). La consistenza della flotta peschereccia siciliana, al 1998 rappresentava un quarto di quella nazionale per numero di battelli e un terzo per quanto riguarda le tonnellate di stazza lorda(TSL). Dalla distribuzione della flotta siciliana per sistemi di pesca dal 1996 al 2000 ,si evince che la piccola pesca il sistema pi rappresentativo e che in totale il numero dei battelli dal 1996 aumentato. Inoltre, le tecniche di pesca pi impattanti per lecosistema marino (in particolare la tecnica a strascico) sono in dotazione circa del 10% del numero dei battelli della flotta siciliana.(Fonte: MIPAF Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana). Dal trend delle catture per sistemi di pesca dal 1996 al 2000 si rileva che la tecnica maggiormente produttiva, negli anni stata quella da pesca polivalente(36%), che ha fatto per registrare una nettissima diminuzione, delle catture(-73%). Seguono lo strascico (27%), piccola pesca (21%) e circuizione (16%). Si assistito ad un incremento delle catture da piccola pesca (121%), che sono aumentate notevolmente dal 1997 al 1998, anno in cui si avuto un picco massimo dei valori relativi a tale sistema di pesca. I dati riferiti alla pesca a circuizione sono rimasti pressoch invariati, per lo strascico si denota, invece, un aumento (22%) tra il 1999 ed il 2000 (Fonte: MIPAF Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana). Dai dati sulle catture del pescato per gruppi di specie dal 1996 al 2000, tra crostacei, molluschi, sarde e alici, si rileva che la quota maggiormente rappresentativa data da crostacei (38%) ed alici (28%), seguiti da molluschi (19%) e sarde(16%). Si evince, inoltre, una diminuzione delle catture sia dei crostacei (-8%), che dei molluschi (-52%). Le catture di sarde e alici restano invece pressoch invariate (Fonte: MIPAF Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana). Unimportante alternativa per ridurre la pressione esercitata sulle risorse, a causa delleccessivo sforzo di pesca in mare lo sviluppo di impianti di acquicoltura e di maricoltura. Secondo dati ANPA, gli impianti di allevamento di specie marine, in Sicilia, tra il 1998 ed il 1999 erano in totale 11, di cui 5 rappresentati da impianti di allevamento off-shore(dotati di gabbia a mare), su un totale di 79 impianti presenti su tutto il territorio nazionale nel 1998 e 80 nel 1999. La produzione regionale nel 1998, stata di 2.000 tonnellate di prodotto, su 10.100 tonnellate prodotte a livello nazionale. Nel 1999 si avuta una lieve crescita della produzione sia a livello regionale che nazionale. E importante rilevare la scarsit di aziende certificate ISO 9000 e 14001 , ad oggi solo due e lassenza di aziende certificate EMAS. I consorzi di ripopolamento ittico con statuto approvato in Sicilia sono tre, situati in localit Patti, Catania e Castellammare del Golfo (Approvazione statuto-tipo dei consorzi di ripopolamento_Decreto 4 Aprile 1997). Attualmente in Sicilia sono presenti 9 barriere artificiali utilizzate per il ripopolamento, 8 isole di ripopolamento, 4 scogli/secche artificiali (costituiti da scogli naturali), 1scoglio/secca artificiale (costituita da tetrapodi), tutte presso il Consorzio di Patti e 6 barriere artificiali fisse presso il Consorzio di Castellammare.

239

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Trend degli ultim i 20 anni


4.500.000 4.000.000 3.500.000 3.000.000 2.500.000 2.000.000 1.500.000 1.000.000 500.000 0 1975 1980 1985 Anno 1990 1995 2000

Fonte dei dati:Istat, 1999

Consistenza della flotta da pesca, 1998 Sistemi Battelli - (n.) Sicilia 4.600 Regioni obiettivo 1 11.532 Italia 19.608

TSL (t.) 72.784 137.652 228.517 378.251 848.559 1.522.056

KW

Fonte: elaborazioni Irepa su dati Archivio Licenza di Pesca Fonte secondaria: Allegato 2 - Analisi del settore della pesca e dellacquacoltura, POR Sicilia 2000-2006

N Battelli 1996-2000
5.000 4.500 4.000 3.500 Strascico 3.000 2.500 2.000 1.500 1.000 500 1996 1997 1998 A nni 1999 2000 Volante Circuizione Draghe Piccola pesca Polivalenti TOTALE

Fonte dei dati: MIPAF - Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana.

240

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Catture per sistemi di pesca 1996-2000


60.000 50.000
Catture [t]

40.000 30.000 20.000 10.000 1996 1997 1998 Anni 1999 2000

Strascico Circuizione Piccola pesca Polivalenti

Fonte dei dati: Elaborazione TF Ambiente su dati MIPAF- Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana.

Trend catture per gruppi di specie 1996-2000


25.000 20.000
Catture [t]

Alici 15.000 10.000 5.000 1996 1997 1998 Anni 1999 2000 Sarde Molluschi Crostacei

Fonte dei dati: Elaborazione TF Ambiente su dati MIPAF- Osservatorio IREPA sulle strutture produttive della flotta da pesca italiana.

Produzione media nazionale e regionale di specie marine; numero di impianti - anni 1998, 1999
PRODUZ. ANNUALE (t) REGIONE IMPIANTI DI SPECIE MARINE PRODUZIONE GLOBALE MEDIA (t/n impianti)

1998 1998 1999


2.300 11.660

1999 1998
182 128

Sicilia Italia

2.000 10.100

di cui di cui N N gabbie gabbie impianti impianti in mare in mare 11 5 11 5 79 19 80 22

1999
209 146

241

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

N impianti di maricoltura e acquacoltura con certificazioni di qualit Unit operativa Azienda


SICILY FISH FARM SRL SICILY FISH FARM SRL Unit Operativa - C.DA S. ANTONINO 92013 MENFI (AG) Sicilia Sede Operativa - VIA EINAUDI 2 92019 SCIACCA (AG) - Sicilia

Fonte: www.sincert.it

Risultati Attesi Sulla base delle strategie della strategia del POR Sicilia i risultati attesi riguardano lintegrazione tra lo sviluppo economico del settore e la protezione della risorsa ittica; in particolare si attende un aumento delle certificazioni EMAS ed ISO e dellutilizzo delle tecniche a basso impatto ambientale sia per gli impianti di acquicoltura e maricoltura che per quelli di trasformazione e commercializzazione del prodotto ittico.

Turismo
OBIETTIVI DI SVILUPPO E I CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Accrescere e qualificare le presenze turistiche in un'ottica di sostenibilit ambientale; migliorare l'efficienza delle attivit turistiche garantendo gli aspetti di compatibilit ambientale

Il settore turismo stato indicato dal POR come canale strategico prioritario per lo sviluppo e la promozione socioeconomica generale. Le condizioni per sostanziare e per assicurare la durata nel tempo di tale sviluppo risiedono nella capacit di proteggere lambiente dalla pressione esercitata dal settore. Da qualche anno, infatti, si sta diffondendo la concezione di un Turismo del tutto nuova, che poco ha in comune con i tradizionali modelli di Sviluppo e di Crescita spesso miopi e poco consapevoli delle ripercussioni sullAmbiente e sulla salute dellUomo. Il POR, a tal proposito, indica come obiettivo strategico per il settore Turismo quello della destagionalizzazione del flusso turistico, ossia un insieme di interventi miranti a diluire nel tempo, a decomprimere la pressione antropica turistica su un determinato territorio (con particolare attenzione alle aree protette). Riqualificazione e potenziamento delle strutture ricettive (privilegiando il recupero e il riutilizzo dei manufatti tradizionali esistenti), ed estensione della stagione turistica verso periodi attualmente meno inflazionati, costituiscono solo alcuni esempi di come si intende porre in atto la strategia di destagionalizzazione contribuendo anche al riequilibrio, sul territorio, della presenza turistica attraverso il coinvolgimento delle aree rimaste ai margini del sistema. Si segnale, inoltre, che la strategia dintervento prevede che le azioni di riqualificazione e potenziamento dei servizi turistici avvengano privilegiando gli investimenti finalizzati alla riduzione dei consumi energetici e alla riduzione degli impatti ambientali. Indicatori particolarmente sensibili della pressione e della compromissione ambientale causata dal settore turistico sono basati sui dati sui Rifiuti Solidi Urbani e, ovviamente, sulle presenze turistiche.

242

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

La Programmazione Regionale ha posto, inoltre, particolare attenzione sulla questione dei Porti Turistici. La realizzazione di tali infrastrutture al servizio del sistema turistico, al fine di non gravare pesantemente sui siti interessati contribuendo allaccrescimento del degrado ambientale delle coste, dovr avvenire prevedendo adeguate misure per il contenimento degli impatti. Il CdP rimanda ad un programma di interventi che recepir le risultanze degli studi di settore in corso di esecuzione. Il programma, nellindividuare gli interventi, il loro costo presunto, le modalit di realizzazione (misure per lo smaltimento dei rifiuti e per le per il recupero delle acque di sentina) , terr conto dellesistenza degli strumenti di pianificazione portuale, della possibilit di realizzazione di un itinerario nautico con approdi sicuri per la navigazione costiera, della presenza nellentroterra di attrattori turistici ed infrastrutture ricettive, e del grado di avanzamento della realizzazione degli interventi portuali in modo da stabilire dei rigidi criteri per lassegnazione dei fondi POR destinati alla costruzione e al completamento dei porticcioli turistici regionali. La Regione Siciliana ha approvato il suddetto programma che stato pubblicato con il titolo Piano di sviluppo della nautica da diporto della Regione Sicilia. Sembra opportuno, infine, citare unimportante iniziativa a livello internazionale comunitario - nazionale: Agenda XXI Locale. Questo documento mira a implementare nelle strategie di Sviluppo Locale (bene aderisce, quindi, con i caratteri del settore turistico) i fondamenti dello Sviluppo Sostenibile cos come concepiti e riconosciuti alla Conferenza di Rio del 1992. Lauspicio che in Sicilia si verifichi unadesione convinta e diffusa a questo sistema in vista della creazione di un turismo Sostenibile e Responsabile.

INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

CODICE COS-01 TUR-01

INDICATORE % acque balenabili/tot. coste controllate Consumi energetici nel settore turistico N aziende turistiche con certificazioni di qualit ambientali

PARAMETRO % % n.

ULTIMO DATO DISPONIBILE + 1,6% + 22% 4

ANNO DI RIFERIMENTO 1995 - 1999 1996- 2001 2001

Per il turismo come gi rilevato si segnala un aumento del 26% delle presenze dal 1991 al 1999 (fig.1). Parallelamente, per il medesimo periodo di riferimento, sono cresciuti del 12% i posti letto (fig.2). Si registra, nel periodo 1995 1999, un incremento delle coste balenabili sul totale delle coste controllate del 1,6%. I consumi di energia elettrica nel settore sono aumentati del 22% tra il 1996 e il 2001: in ciascun anno il consumo delle aziende risulta superiore alla media dei consumi nel settore terziario (fig.3). Solo unazienda Turistico ricettiva ha conseguito la Certificazione ISO 9000; nel 2001 se ne sono aggiunte altre 3.

243

Valutazione Ex-ante Ambientale POR 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

14.000.000

12.000.000

10.000.000

8.000.000

6.000.000

4.000.000

2.000.000

1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999

Figura 1 - Presenze turistiche in Sicilia dal 1991 al 1999 - FONTE: ISTAT

125.000

120.000

n. posti letto presso gli esercizi recettivi in Sicilia

115.000

110.000

105.000

100.000

95.000 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999

Figura 2 - n. posti letto presso gli esercizi recettivi in Sicilia - FONTE: ISTAT

244

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Tabella 1 - percentuale coste balneabili su totale coste controllate (1995 - 1999) Percentuale di Costa balneabile / costa controllata (1995 1999) 2,6 -0,4 -1,8 0,6 -2,5 9,6 3,2 1,2 1,6

Provincia Palermo Catania Messina Siracusa Ragusa Caltanissetta Agrigento Trapani Sicilia

Fonte: Elaborazione della Task Force Ambiente Sicilia su dati del Ministero dellAmbiente

25%

20%
variazione consumi di energia elettrica (%)

15%

10%
Consumi di energia elettrica nel terziario Consumi di energia elettrica per alberghi, ristoranti e bar

5%

0% 1996 1997 1998 1999 2000

Figura 3 - Confronto consumi di energia elettrica tra il settore per alberghi e altre strutture turistiche e il settore terziario - Fonte: ISTAT

Risultati attesi Lo sviluppo del sistema turistico siciliano, supportato dalle misure 4.18, 4.19 e 4.20 del POR, si accompagner a una maggiore attenzione verso lambiente e alladozione di strategie e 245

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

strumenti tesi a ridurre la pressione esercitata dal settore su tutto il territorio. Tra gli obiettivi delle misure vi quello di destagionalizzare il flusso turistico migliorando la ricettivit e prolungando la stagione turistica. Unanalisi della domanda turistica mostra che pi del 50% delle presenze turistiche affluiscono nelle sole province di Messina e Palermo, seguite con valori assi inferiori dalle province di Catania e Agrigento. Laffluenza turistica molto bassa nellentroterra siciliano (province di Enna e di Caltanissetta) e in tutte le province il turismo si concentra prevalentemente nella stagione estiva. Lobiettivo , allora, quello di estendere linteresse del turista anche verso le zone meno gettonate e di stimolare il flusso in entrata anche in periodi attualmente considerati di bassa stagione. Si prevede un rapido incremento anche nelladozione degli strumenti per qualificare dal punto di vista ambientale lofferta turistica; tra questi sicuramente spicca la certificazione del sistema di gestione ambientale (Regolamento CE n1836/93 EMAS oppure ISO 14001). A breve, inoltre, con lestensione della disciplina del marchio di qualit ecologica (Ecolabel) anche ai servizi, molti operatori del settore potranno fregiarsi del Bollino Ecolabel. Infine, i finanziamenti destinati alla realizzazione di nuovi porti turistici e al completamento degli esistenti, secondo i criteri stabiliti nel Piano di sviluppo della nautica da diporto della Regione Sicilia, dovrebbero schiodare la Sicilia da una situazione che non prevede alcun porto turistico dotato di strumenti per la riduzione dellinquinamento delle zone costiere interessate e dellentroterra ad esse limitrofo. La qualit delle acque costiere (misurabile con lindicatore Balneabilit) un aspetto fondamentale del turismo regionale che va difeso dalle minacce di inquinamento, in larga parte legato alla diffusa antropizzazione delle coste. Nonostante, infatti, nellultimo quinquennio si sia registrato un trend positivo (che non ha per coinvolto le province di Catania e Trapani), sono ancora presenti valori elevati di costa vietata alla balneazione nelle province di Palermo e Siracusa (che hanno, peraltro, presentato progetti per la realizzazione dei porti turistici in seno al porto principale).

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Asse V CITT
OBIETTIVI DI SVILUPPO E CONCETTI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Aumentare la qualit degli spazi urbani e la vivibilit; riduzione dell'inquinamento urbano.

Nella valutazione del territorio siciliano, una grande importanza va assegnata ai sistemi urbanimetropolitani in quanto essi costituiscono le strutture fisicamente pi complesse presenti nel territorio e che comprendono/influenzano numerose realt urbane minori. Essi rappresentano i generatori e i nodi delle dinamiche di trasformazione e influenzano la strutturazione fisica del territorio globalmente considerato. A partire da queste considerazioni infatti, il POR per lAsse V Citt pone in evidenza, in coerenza con il QCS, una chiara strategia fortemente connessa con gli altri Assi (risorse naturali, risorse culturali, reti e nodi di servizio, internazionalizzazioni e politiche sociali) e volta a: ? ? migliorare il ruolo e le funzioni delle citt nel proprio contesto territoriale, e in particolare: per le citt metropolitane, allo scopo di rafforzare la disponibilit di funzioni rare e innovative e lofferta di servizi urbani e metropolitani; per i medi centri, allo scopo di promuovere la costruzione di reti di citt affinch diventino luogo di attrazione di funzioni e servizi specializzati e luoghi di connessione e di servizio per i processi di sviluppo del territorio; ? ? migliorare la qualit urbana per laccrescimento della competitivit, il rafforzamento della coesione sociale, il miglioramento del sistema della mobilit interna ed esterna ai centri urbani (con particolare attenzione ai bisogni dellinfanzia, allintegrazione sociale e alla lotta alla marginalit), la riqualificazione, il rinnovamento e la rifunzionalizzazione del tessuto edilizio urbano (nel rispetto delle tradizioni culturali e storiche con particolare attenzione al recupero dei centri storici e dei centri minori). ? ? Rafforzare il capitale sociale mediante il soddisfacimento dei bisogni di base, la riduzione del tasso di esclusione, la promozione delleconomia sociale, la qualificazione dei servizi, la definizione di nuove figure professionali in ambito sociale, anche attraverso la qualificazione della Pubblica Amministrazione. Questa strategia dovr garantire, in fase di attuazione, il rispetto dei principi di concentrazione al fine di evitare la dispersione dei finanziamenti, e di integrazione per attuare le strategie in modo sinergico (anche relativamente agli APQ e agli eventuali progetti di Agenda 21 Locale) attraverso la progettazione integrata. Inoltre, dovr concentrarsi principalmente sui contesti insediativi maggiormente rilevanti che fungono da elemento ordinatore dellintero territorio: il perimetro urbano costiero occidentale (Palermo) e orientale (Catania e Messina), la grande conurbazione raguso-modicana, le aree a vocazione turistica (Taormina e costa Sud) e le regioni cerniera (pettini pedemontani maronita, nebrodense e peloritano). In tal senso, si ritiene possano valutarsi positivamente le seguenti linee di intervento: ?? per le citt metropolitane, il potenziamento, la qualificazione e la riorganizzazione funzionale e gestionale di attivit innovative e di livello elevato (connesse alle vocazioni territoriali), con particolare riferimento a quelle finalizzate allaccesso alle reti globali e transregionali. Questo tipo di interventi potrebbe avere impatti positivi per la rigenerazione ambientale e il riuso delle aree urbanizzate. ?? per i medi centri, il potenziamento e la specializzazione delle infrastrutture di servizio ai sistemi produttivi locali e loro messa in rete, il recupero dei centri storici e la riorganizzazione del tessuto commerciale ed artigianale, la qualificazione e/o riqualificazione del personale per la realizzazione e la gestione degli interventi. Questo tipo di interventi potrebbe avere impatti 247

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

positivi per la valorizzazione delle risorse culturali, il contenimento dellespansione incontrollata degli ambiti metropolitani, la riduzione della dipendenza dei centri minori nei confronti di quelli maggiori con il conseguente riequilibrio nelluso del territorio regionale. ?? miglioramento della qualit della vita e dellorganizzazione strutturale delle citt nelle aree urbane attraverso la riqualificazione e il recupero integrato dei tessuti edilizi storici, la riqualificazione e rinnovamento del tessuto edilizio ed urbanistico delle aree degradate e delle aree dimesse, il potenziamento dei sistemi di trasporto di massa a guida vincolata per le citt di Palermo (anello metropolitano), Catania (Circumetnea) e Messina (tramvia) con un conseguente miglioramento dellefficienza energetica dei trasporti pubblici, gli interventi di razionalizzazione del traffico urbano. Questo tipo di interventi potrebbe avere impatti positivi per la riduzione delle emissioni inquinanti (atmosferiche e acustiche), per un pi corretto uso delle risorse non rinnovabili e del suolo e per la rigenerazione ambientale dei centri urbani. ?? il soddisfacimento dei bisogni sociali di base; il potenziamento e riqualificazione delle infrastrutture e dei servizi di assistenza per i soggetti deboli e a rischio di emarginazione; la creazione di reti territoriali di sostegno/sviluppo della coesione e della integrazione sociale; la generazione di eventi artistici, culturali, didattici per promuovere lintegrazione sociale, culturale, etnica; la modernizzazione delle modalit di gestione ed erogazione dei servizi ai cittadini attraverso azioni formative. Questo tipo di interventi potrebbe avere impatti positivi sul miglioramento della qualit della vita di ogni cittadino in ambito urbano in unottica di pari opportunit e qualificazione professionale. Il tipo di valutazione proposto si riferisce al rapporto tra le attivit previste per migliorare gli spazi e la qualit urbana, e la riduzione dellinquinamento urbano. Saranno dunque analizzati i processi di sviluppo qualitativo urbano e gli indicatori relativi ai principali fattori di inquinamento. Si sottolinea che lanalisi degli indicatori individuati, per avere una visione pi completa del settore, deve essere necessariamente relazionata anche alla lettura dei dati inerenti gli indicatori socioeconomici.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI DEL SETTORE IN ESAME ULTIMO DATO CODICE INDICATORE PARAMETRO DISPONIBILE ARI-08 Qualit dell'aria urbana v. Allegati ASA RUM-01 Inquinamento acustico in ambiente urbano dB (A) v. ASA V-05 Utenti di mezzi pubblici sul totale delle persone % 7,3% (ISTAT) che si sono spostate per motivi di lavoro SOSTENIBILIT ANNO DI RIFERIMENTO 2000/2001 2000/2001 2000

INQUINAMENTO ATMOSFERICO QUALIT DELLARIA I dati disponibili sono relativi alle citt metropolitane di Palermo, Catania e Messina. La situazione pi allarmante quella di Palermo, con numerosi superamenti dei livelli di attenzione per CO, O3 per cui comunque si rileva un andamento discendente dal 1996 al 2000. Sono, invece, in aumento i livelli di allarme per PTS e NO2 cos come le variazioni di benzene, sempre decisamente superiori rispetto agli obiettivi di qualit. Periodicamente, si sono verificati episodi tali da rendere necessaria ladozione di provvedimenti limitativi del traffico veicolare privato. Anche a Catania si segnalano superamenti di soglia per CO e NO2, ma anche in questo caso il loro andamento discendente il che fa sperare nella stabilizzazione delle concentrazioni inquinanti. Problematica la situazione del benzene in alcune zone, mentre in altre si al di sotto della soglia dellobiettivo di qualit. Non si sono verificati episodi tali da rendere necessaria ladozione di provvedimenti limitativi del traffico veicolare privato. Pi tranquilla la situazione a Messina, dove grazie alle favorevoli condizioni 248

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

meteoclimatiche, le emissioni mostrano un andamento costante: limitatamente al CO2, si segnalano superamenti di soglia crescenti dal 1999. In tutte le aree metropolitane, la causa principale dellinquinamento atmosferico dovuta al traffico veicolare, agevolata dalle elevate temperature caratteristiche della nostra Regione. INQUINAMENTO ACUSTICO RUMORE Il traffico veicolare costituisce la sorgente di inquinamento acustico pi importante sia per i livelli sonori ad esso associati sia perch, a causa della sua diffusione, interessa la totalit delle aree urbane e quindi coinvolge vastissimi strati della popolazione. Il Comune di Palermo si dotato di stazioni di monitoraggio del rumore e il Comune di Catania ha provveduto a realizzare campagne di monitoraggio periodiche puntuali.

Risultati Attesi In coerenza con quanto perseguito dalle strategie Comunitarie e nazionali per la qualit degli ambiti urbani e la qualit della vita (dal momento che la maggior parte della popolazione mondiale vive in territori urbanizzati), i risultati attesi per questo Asse riguardano in particolare la diminuzione delle emissioni inquinanti provocate dal traffico veicolare e un pi corretto uso del suolo. Si tende dunque ad una riduzione della quantit di vetture private circolanti soprattutto nelle grandi aree metropolitane, allutilizzo di mezzi di trasporto alternativi e allintroduzione di sistemi di gestione innovativi per il settore. Lobiettivo del rafforzamento della competitivit del settore viene dunque perseguito nellottica della sostenibilit, al fine di ottenere un utilizzo delle risorse compatibile e di incrementare ladozione di tecniche a basso impatto ambientale e certificazioni di qualit. A lungo termine, ci si attende una sostanziale diminuzione delle emissioni atmosferiche e acustiche nel rispetto degli accordi comunitari e internazionali sottoscritti. Pi in generale, dalle linee dintervento del POR ci si attende anche un miglioramento della complessiva qualit della vita in ambito urbano, riferita quindi al potenziamento dellofferta di citt. Questo attraverso lintroduzione di servizi rari e innovativi, gli interventi di rigenerazione ambientale e di recupero/riuso delle aree depresse per migliorare e riqualificare il paesaggio urbano, soprattutto nelle sue aree degradate, riqualificando, rinnovando e rifunzionalizzando il tessuto edilizio, con particolare attenzione ai centri storici.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

ASSE VI RETI E NODI DI SERVIZIO La strategia generale dellAsse si propone la riorganizzazione, il completamento e la modernizzazione dei collegamenti materiali del settore trasportistico e lo sviluppo della Societ dellinformazione, garantendo quelle condizioni di legalit e sicurezza necessarie per rilanciare lo sviluppo dellimpresa locale e incoraggiare gli investimenti dallestero. Per tale Asse si ritiene pi opportuno limitare lanalisi al settore dei Trasporti, essendo le azioni previste negli altri settori generalmente immateriali e di conseguenza di non rilevante significato rispetto ad una valutazione globale sulla sostenibilit ambientale.

Trasporti
PRINCIPALI OBIETTIVI DI SVILUPPO E DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

Rafforzare i collegamenti nel rispetto degli standard di sicurezza e dell'ambiente, riducendo gli inquinamenti.

Lanalisi dellattuale situazione siciliana evidenzia delle generali carenze nel settore delle infrastrutture viarie, ferroviarie, aeroportuali e portuali e dei relativi nodi di interscambio. Il Programma si propone, pertanto, il completamento della rete autostradale regionale, il miglioramento e la riqualificazione della viabilit minore a servizio delle aree interne, il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie, portuali e aeroportuali e un generale miglioramento del sistema intermodale. In particolare nel settore del trasporto ferroviario evidente la necessit di pervenire al raddoppio ed alla elettrificazione delle linee di interesse nazionale e regionale, garantendo cos una reale e valida alternativa al trasporto gommato, finora privilegiato, e fornendo un contributo alla riduzione delle emissioni in atmosfera che esso comporta. Anche nel settore navale ed aeroportuale le strategie di sviluppo prevedono azioni di riqualificazione del sistema coerenti con gli obiettivi di sostenibilit ambientale, promuovendo interventi per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti provenienti da navi, la riduzione dellinquinamento acustico e delle emissioni inquinanti in atmosfera. Nonostante la sostenibilit ambientale degli interventi programmati e laccrescimento degli standard di qualit e di sicurezza siano obiettivi trasversali a tutte le azioni programmatiche previste, il settore in esame presenta, per sua natura, delle potenziali criticit nei confronti dei sistemi naturali, pertanto lattuazione degli interventi dovr essere monitorata con particolare attenzione.
PRINCIPALI INDICATORI CONSIDERATI PER LA VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILIT DEL SETTORE IN ESAME

CODICE ARI-02 TRA-03 TRA-01 RUM-03 TRA-02

INDICATORE Emissione totale gas serra Estensione sistema ferroviario Consumo di combustibile per i trasporti Inquinamento acustico in ambito aeroportuale Contributi % dei trasporti alle emissioni di CO

unit di misura t/anno Km Tep/veicolo dB (A) t/ab

ULTIMO DATO DISPONIBILE 46.666.332 1448,0 0,58 v. ASA 1,93

ANNO DI RIFERIMENTO 1990 1997 1998 2000 1999

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Appare utile nel contesto degli obiettivi prefissati porre lattenzione sul contributo dei trasporti alle emissioni di CO2 che in Sicilia dal 1996 al 1999 sono aumentate, passando da 1,80 t per ab. a 1,93 t per ab. (Italia 1,95, regioni ob. 1 1,82) - fonte ISTAT su dati ANPA. Si rileva inoltre un sempre minore uso del sistema ferroviario, sia in termini di trasporto passeggeri che di trasporto merci (27,8 t per 100 ab. nel 1998, contro una media nazionale di 52,4 e del 68,1 per le regioni ob. 1) Secondo i dati del 1997 la rete ferroviaria in esercizio ammontava in Sicilia ad un totale di 1448,0 Km, dei quali 753,2 elettrificati, di questi solo 106,6 a doppio binario. Contestualmente si rileva, tuttavia, che scende anche il dato relativo al trasporto merci su strada (da 864 t per 100 ab. nel 1995 a 650 nel 1999). In crescita invece il trasporto navale e quello aereo. Circa luso dei combustibili per i trasporti (cons. unitario per auto eq. tep/veic.), si registra un aumento del consumo di benzina da 0,47 del 1990 a 0,58 nel 1998, il consumo comunque, rispetto al dato delle altre regioni italiane, tra i pi bassi. Per il gasolio si registra, invece, una tendenza verso la diminuzione del consumo, passando da 1,20 del 1990 a 0,87 del 1998 (fonte ENEA).

Risultati Attesi Gli interventi previsti nel settore riguardano, essenzialmente, il completamento di opere gi avviate. In generale gli interventi sono stati individuati in coerenza con quanto contenuto negli APQ Trasporti. In particolare, si ritiene che gli interventi nel settore delle infrastrutture stradali siano quelli da seguire con maggiore attenzione a causa dei potenziali rilevanti impatti ambientali che questo tipo di infrastrutture pu comportare. Tuttavia, ladempimento delle procedure di compatibilit ambientale, il perseguimento di elevati standard di sicurezza, la scelta di completare arterie ormai riconosciute come strategicamente essenziali per il funzionamento dellintero sistema trasportistico regionale (quali la PalermoMessina o la CaltanissettaGela), dovrebbero consentire un generale miglioramento del sistema di trasporto su gomma, eliminando alcune situazioni di criticit ambientali quali quelle relative allattraversamento dei centri abitati da parte di grossi flussi veicolari. Gli interventi ferroviari relativi al miglioramento del tratto FiumetortoAgrigento (vedi CdP) potranno portare unutile diminuzione dei flussi veicolari tra Palermo e Agrigento. Anche il potenziamento dei nodi di interscambio marittimo potr portare ad un pi efficace riequilibrio dellintero sistema trasportistico. Per il settore aeroportuale sono previsti interventi relativi agli impianti di Trapani e Comiso. Lammodernamento delle infrastrutture aeroportuali, secondo quanto descritto nel CdP, sar finalizzato anche alla riduzione dellinquinamento acustico e delle emissioni.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

4.2 - TABELLE DEGLI EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI PER LINTEGRAZIONE AMBIENTALE NEI SINGOLI INTERVENTI

NOTE E SPECIFICHE PER UNA MIGLIORE COMPRENSIONE DEL TESTO Testo in corsivo, nella colonna Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure: indica ulteriori proposte dellAutorit Ambientale per migliorare lintegrazione della componente ambientale allinterno delle misure. Incidenza Negativa, nella colonna Principali problematiche, stima incidenza sullambiente: tale sottoparagrafo assente nelle schede relative a misure che per loro natura non presentano interventi potenzialmente impattanti per lambiente e nelle schede delle misure che non forniscono sufficienti informazioni per la stima dellimpatto sulle diverse componenti ambientali. Obiettivi Specifici: sono stati considerati gli obiettivi specifici descritti nel POR per ciascun settore ambientale.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

ASSE I - RISORSE NATURALI Settore Risorse Idriche


Integrazione della dimensione ambientale Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento Adeguamento delle infrastrutture di collettamento e depurazione agli obblighi di legge: potenziamento sistemi di depurazione sia industriali che civili. Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale) Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Obiettivi specifici

Indicatori

Garantire disponibilit idriche adeguate (quantit, qualit e costi), per la popolazione civile e le attivit produttive in accordo con le priorit definite dalla politica comunitaria in materia di acque, creando le condizioni per aumentare lefficienza di acquedotti, fognature e depuratori in unottica di tutela della risorsa idrica e di economicit di gestione; favorire un pi ampio ingresso di imprese e capitali nel settore ed un pi esteso ruolo dei meccanismi di mercato; dare compiuta applicazione alla legge Galli e al decreto legislativo n. 152/99.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Mancata realizzazione e completamento dei principali sistemi di approvvigionamento Mancata attivazione degli A.T.O. e del servizio idrico integrato Carenza di risorse idriche adeguate Sovrasfruttamento delle acque sotterranee con fenomeni di salinizzazione delle falde Bassa qualit delle acque superficiali e di falda Bassa capacit di trattamento, scarsa qualit delle acque depurate e limitata capacit di riciclo delle acque nei cicli produttivi Migliorare le condizioni di Ridotta capacit di integrare la fornitura delle infrastrutture gestione della qualit e della incoraggiando il risparmio, quantit della risorsa idrica risanamento e riuso della risorsa Mancanza di una adeguata base idrica, introducendo e sviluppando informativa sullo stato delle tecnologie appropriate e acque. migliorando le tecniche di gestione del settore. Promuovere INCIDENZA POSITIVA la tuteed il risanamento delle Razionalizzazione dei prelievi e acque marine. delluso della risorsa Conoscenza e aggiornamento dello stato quali-quantitativo della risorsa al fine di poterne meglio individuare le criticit e prevenire situazioni di grave crisi ambientale Risparmio idrico e riuso delle acque trattate per agricoltura e industria per disimpegnare risorse idropotabili

Misura 1.01 -La misura finalizzata al raggiungimento di uno standard nelle informazioni relative agli indicatori di stato e di pressione necessari ai fini della valutazione ambientale strategica Miglioramenti dei livelli di qualit degli strumenti di programmazione regionale e alla dei corpi idrici. costituzione ed avvio operativo Riduzione dei consumi idrici con dellAgenzia Regionale per innovazioni di processo, riuso, lAmbiente (ARPA). riutilizzo, miglioramento rete Si prevedono interventi per approvvigionamento, riduzione ladeguamento e potenziamento di delle perdite. laboratori e strutture tecniche Creazione di un sistema di addette ai controlli ambientali e monitoraggio stabile sui principali reti di rilevamento dati, la temi ambientali, finalizzato alla costituzione di un sistema creazione, allo sviluppo ed informativo regionale ambientale, allaggiornamento del quadro linformatizzazione delle strutture conoscitivo sullo stato tecniche addette al rilevamento dei dellambiente. dati ed ai controlli ambientali, lassistenza tecnica e programmi di ricerca su tematiche specifiche e la realizzazione di un sistema integrato di cartografia e monitoraggio a supporto delle azioni di pianificazione della pubblica amministrazione. Misura 1.02 Si prevedono interventi finalizzati alla piena utilizzazione delle risorse idriche esistenti attraverso miglioramenti dei sistemi di captazione, il completamento e il riefficientamento degli schemi acquedottistici, lottimizzazione dei sistemi idrici attraverso Misura 1.02 Gli interventi dovranno rispettare il principio della sostenibilit duso della risorsa idrica, rispettando le caratteristiche qualitative e quantitative della risorsa, razionalizzando i prelievi e riducendo le perdite. Approvvigionamento idropotabile: risorsa idrica distinta per tipologia di fonte e per ATO (o provincia): corsi d'acqua, laghi e invasi, sorgenti, pozzi, totale Perdite in rete: vol immessso/vol. fatturato

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INCIDENZA NEGATIVA Potenziali impatti negativi : sul flusso idrico delle acque superficiali e sotterranee; sul suolo e sottosuolo; sul paesaggio dei sistemi idrici attraverso interconnessioni tra ambiti con diverse disponibilit idriche. Si mira dunque ad aumentare lefficienza degli acquedotti tutelando la risorsa idrica e migliorandone la gestione. Misura 1.03 Si prevede la realizzazione di interventi volti al monitoraggio delle acque e del servizio idrico integrato. La misura fornir un utile supporto conoscitivo per le attivit di pianificazione degli ATO e per una corretta realizzazione delle opere programmate. sottomisura a) la realizzazione di interventi volti al monitoraggio della qualit delle acque superficiali interne,acque marino costiere; acque di transizione; acque sotterranee; sottomisura b) potenziamento del sistema di monitoraggio idrologico del Servizio Tecnico Idrografico Regionale per garantire lespletamento dei compiti di supporto nellapplicazione del D.L.vo 152/99 Misura 1.04 La sottomisura a) riguarda la realizzazione di interventi di riefficientamento, riqualificazione, e razionalizzazione di reti idriche urbane, al fine di garantire disponibilit idropotabili adeguate in un ottica di tutela, di efficienza e di economicit della gestione. In una prima fase, nelle more della costituzione degli A.T.O. la sottomisura riguarder interventi volti alla individuazione e al recupero delle perdite in sistemi di distribuzione idropotabile esistenti, e alla riqualificazione e razionalizzazione. Dopo la costituzione degli A.T.O., la sottomisura sar finalizzata ad attuare la pianificazione dambito relativa ai sistemi di distribuzione idropotabile.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Misura 1.03 La misura ha finalit di tutela ambientale, nei criteri di selezione si prevede priorit per le azioni di monitoraggio concentrate nelle aree a particolare criticit ambientale (CdP).

N piani di ambito approvati su totale di A.T.O.

La sottomisura 1.04.b) nel primo triennio riguarder le zone a maggiore sensibilit ambientale. In particolare le aree ritenute prioritarie in quanto suscettibili degli effetti di inquinamento pi rilevanti saranno: bacini idrografici principali; zone costiere ad elevata densit abitativa (aree metropolitane); zone interessate da rilevanti insediamenti industriali; zone di notevole interesse turistico e ambientale (CdP).

Perdite in rete: vol. immesso/vol. fatturato; Qualit delle acque superficiali; Qualit delle acque sotterranee. Popolazione servita da impianti di depurazione/popolazione tot.; Depuratori non funzionanti su totale depuratori;

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idropotabile. La sottomisura b) riguarda la realizzazione di interventi nel settore fognario e depurativo. Si articoler, in azioni mirate a tutelare e mantenere lo stato ecologico delle acque e a favorire il risparmio idrico. Gli interventi saranno finalizzati alla tutela ed il risanamento delle acque marine, di quelle superficiali e sotterranee, attraverso ladeguamento dei sistemi depurativi al D.Lgs. 152/99. Misura 1.05 Gli interventi sono rivolti allammodernamento e rifunzionalizzazione delle reti di adduzione e distribuzione delle acque per uso irriguo, anche attraverso il riuso delle acque reflue depurate. Misura 1.06 Nella misura si prevedono azioni di formazione (rivolte sia al personale dipendente della P.A. che a giovani disoccupati) miranti a fornire ai beneficiari conoscenze e competenze tecniche per: avviare una efficace politica di gestione delle acque volta alla salvaguardia e valorizzazione delle risorse; costruire proposte per la valorizzazione del territorio, prevenendo forme di abuso delle risorse; approfondire le strategie di marketing e di comunicazione per promuovere iniziative di sviluppo sostenibile.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Misura 1.05 Sar data priorit alle aree interessate dallemergenza idrica e a quelle a rischio di desertificazione (CdP).

Perdite in rete (vol. immessso/vol. fatturato); Acque reflue riutilizzate su totale di acque reflue trattate.

Misura 1.06 Oltre allattivit formativa in aula, sono previsti stage presso strutture che operano nei servizi di gestione ambientale. E inoltre prevista una campagna di diffusione e sensibilizzazione sui temi del risparmio e delluso consapevole della risorsa idrica.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Settore Difesa del Suolo


Integrazione della dimensione ambientale Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento PRINCIPALI PROBLEMATICHE Elevato rischio idraulico e idrogeologico Elevato rischio sismico Diffusi processi di degrado del suolo causati da attivit agricole e industriali non sostenibili Diffusi fenomeni di abusivismo in aree a rischio Problematiche connesse alla siccit con conseguente rischio di innesco di fenomeni di desertificazione Distruzione del potenziale silvicolo a causa di incendi Diffusi fenomeni di erosione costiera e degrado delle coste. Presenza di difese rigide con effetti erosivi di sottoflusso Irrigidimento del sistema idrografico Presenza di strutture lineari sul retrospiaggia Diffusi fenomeni di abusivismo lungo la costa e in aree a rischio che influiscono negativamente sulle funzioni idrogeologiche e luso originario del suolo(erosione). INCIDENZA NEGATIVA Alterazioni morfologiche e del Pianificazione nelluso del suolo: minimizzazione impatti, particolare attenzione zone sensibili, di pregio e/o soggette a rischio idrogeologico. Razionalizzazione delluso del suolo e recupero aree degradate e identifcazione aree a rischio. Diffusione delle tecniche di naturalizzazione e tutela degli habitat naturali. Diffusione della cultura della prevenzione del rischio territoriale ed ambientale, sviluppare le conoscenze sulla vulnerabilit del territorio e sulla gestione delle procedure di emergenza Prevenzione dei disastri naturali e degli incendi per la salvaguardia del suolo e del patrimonio silvicolo in ambiti forestali Ricostituzione del potenziale produttivo silvicolo danneggiato da incendi. Recupero delle funzioni idrogeologiche ed ecologiche dei sistemi forestali e ripristino di condizioni di stabilit e di sicurezza Recupero di suolo e delle aree a rischio e degradate Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Obiettivi specifici

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Migliorare il livello di competitivit territoriali garantendo un adeguato livello di sicurezza fisica delle funzioni insediativi, turistica, produttiva ed infrastrutturale esistente attraverso la pianificazione di bacino, di un sistema di governo e presidio idrogeologico diffuso ed efficiente e di una pianificazione territoriale compatibile con la tutela delle risorse naturali. Perseguire il recupero delle funzioni idrogeologiche dei sistemi naturali forestali e delle aree agricole a scala di bacino anche attraverso lindividuazione di fasce fluviali. promovendo la manutenzione programmata del suolo e ricercando condizioni di equilibrio tra ambienti fluviali ed ambienti urbani. Accrescere la sicurezza attraverso la previsione e prevenzione di eventi calamitosi nelle aree soggette a rischio idrogeologico incombente ed elevato (con prioritaria attenzione per i centri urbani, le infrastrutture e le aree produttive) e nelle aree soggette a rischio sismico.

Misura 1.07 Con la misura si punta a raggiungere un adeguato livello di sicurezza dal rischio idrogeologico del territorio siciliano. Il sistema di interventi proposti riguardano la messa in sicurezza di aree gi interessate da fenomeni di dissesto, la protezione attiva ed il monitoraggio delle aree a minore rischio, ma comunque vulnerabili, la corretta gestione del trasporto solido dei corsi dacqua. In particolare si prevedono: - interventi risolutori, per la messa in sicurezza di aree gi interessate da fenomeni di dissesto; - interventi di prevenzione del dissesto, al fine di evitare fenomeni di erosione superficiale, infiltrazione eccessiva, denudamento; - interventi di monitoraggio di aree in frana, al fine di verificare levoluzione dei fenomeni e prevenire situazioni di rischio. Misura 1.08 Nellambito della misura si prevede di formare i soggetti preposti alla programmazione delle attivit di protezione civile e di tutela ed emergenza ambientale, oltre che il personale ed il volontariato addetto alla protezione civile alla salvaguardia dellambiente ed a

Misura 1.07 Si prevede che gli Popolazione benef. Di misure di interventi per la messa in salvaguardia dal rischio R4-R3, sicurezza delle aree gi d.lgs 180/98; interessate da fenomeni di dissesto debbano essere quelli a minor impatto ambientale. Nellambito degli interventi da Numero e superfici delle aree realizzare non debbono essere trascurati quelli di manutenzione soggette a rischio idrogeologico idraulica ordinaria e straordinaria, che associati agli interventi di rinaturalizzazione, possono essere risolutivi ai fini del ripristino della funzionalit idraulica dei corsi dacqua e della loro messa in sicurezza.

Misura 1.08 Nellambito delle attivit di formazione devono prevedersi programmi volti alla diffusione delle conoscenze teoriche e tecniche proprie dellingegneria naturalistica.

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deflusso dei corsi dacqua a causa di interventi di regimazione delle acque (briglie, canalizzazioni, argini) Potenziali alterazioni morfologiche e potenziale peggioramento della qualit dei fondali e delle acque di balneazione a causa di interventi di protezione della costa quali pennelli, barriere sommerse, ripascimenti. salvaguardia dellambiente ed a realizzare azioni dimostrative e di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, nellambito di attivit di educazione ambientale e prevenzione integrata su tutto il territorio dei rischi ambientali di origine naturale ed antropica.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

INCIDENZA POSITIVA Interventi per la sicurezza idrogeologica e per il recupero delle aree costiere degradate e protezione dei litorali. Interventi mirati alla tutela del suolo da incendi ed altri disastri naturali . Crescita delle competenze specifiche di quanti sono impegnati nelle attivit di protezione civile, di gestione delle emergenze ambientali, di tutela e salvaguardia dellambiente Sensibilizzazione della cittadinanza sui rischi ambientali di origine naturale ed antropica Ricostituzione degli ecosistemi boschivi danneggiati da incendi o da eventi naturali nelle aree silvicole dellintero territorio regionale utilizzando specie forestali autoctone, adatte alle condizioni locali e compatibili con lambiente. Interventi che concorrono alla prevenzione del dissesto idrogeologico e dei fenomeni di desertificazione realizzati nelle aree silvicole a maggiore rischio idrogeologico dellintero territorio regionale.

Misura 1.09 Nella misura si prevedono impegni per la ricostituzione e la salvaguardia del potenziale produttivo silvicolo danneggiato da incendi e altri disastri naturali e al mantenimento dell'equilibrio ecologico e della difesa dell'ambiente in un contesto gi fortemente interessato da fenomeni di dissesto e da avanzati processi di desertificazione e di forte degrado territoriale. In particolare si prevedono tre tipi di interventi e cio: - Ricostituzione dei boschi e degli ecosistemi danneggiati da incendi con interventi sostenibili ed ecocompatibili; - Investimenti per la prevenzione degli incendi; - azioni di carattere silvo-colturale per ridurre lerosione e la desertificazione.

Misura 1.09 Gli interventi da realizzare dovranno avere tra i requisiti quello della compatibilit ambientale, rispettando e rafforzando le caratteristiche tipiche dellecosistema in cui si opera. Le opere devono essere inoltre concentrate in territori con forte compromissione ambientale, dove possibile conseguire, in tempi certi e brevi, il pieno recupero delle funzioni idrogeologiche dei sistemi naturali e forestali ed il ripristino di condizioni di stabilit e di sicurezza. (CdP)

Entit degli incendi boschivi Superficie forestale esistente; Variazioni annuali di foresta;; Superficie imboschita/superficie boscata regionale; Superficie boscata ricostituita/superficie boscata regionale;

Misura 1.10 Obiettivo della misura il recupero delle aree costiere degradate, la protezione dei litorali in erosione e la loro successiva manutenzione e controllo. La priorit di intervento riguarder in particolare le aree ad elevato rischio di erosione come il litorale messinese tirrenico e ionico (CdP). Nella prima fase si prevede la realizzazione di opere per la protezione delle coste in erosione

Misura 1.10 E previsto che sia data priorit a interventi su aree a maggior criticit ambientale accertata dalle strutture pubbliche competenti , sulle aree di elevato interesse naturalistico facenti parte della rete ecologica, nelle aree dinteresse turistico e culturale (CdP)

Aree critiche per lerosione costiera

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


Interventi mirati alla prevenzione e tutela del suolo da incendi, anche attraverso la costituzione di un Sistema Informativo Territoriale, nelle aree boscate dell intero territorio regionale a maggiore rischio di incendio. quali ripascimenti, pennelli o barre sommerse e azioni di manutenzione costante dei litorali. Nella seconda fase si prevede la realizzazione di interventi di manutenzione e di gestione dei versanti che ne favoriscano la naturale evoluzione; il recupero e la rinaturalizzazione degli alvei torrentizi e fluviali; il ripristino del trasporto solido.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Settore Rete ecologica


Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione) Misura 1.11 Per la selezione dei progetti costituir criterio prioritario il recupero e la conservazione di Habitat e specie prioritari, e la rispondenza a obiettivi determinati da direttive e convenzioni internazionali o la realizzazione di fini istitutivi delle aree protette. (CdP)

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Negli ambiti marginali con sottoutilizzazione delle risorse: migliorare la qualit del patrimonio naturalistico e culturale riducendone il degrado abbandono e accrescendone lintegrazione con le comunit locali in unottica di tutela, sviluppo compatibile, migliore fruizione e promozione delle attivit connesse, come fattore di mobilitazione e stimolo allo sviluppo locale. Negli ambiti con sovrautilizzo delle risorse: recuperare gli ambiti compromessi a seguito di usi impropri e conflittuali; regolare gli usi e la pressione sulle risorse (anche attraverso sistemi di certificazione dellequilibrio nelluso delle risorse stesse); accrescere lofferta di beni e servizi finalizzati alla qualit ambientale ed alla corretta fruizione ambientale delle risorse in unottica di promozione dello sviluppo compatibile. In generale: promuovere la capacit della Pubblica amministrazione di intervenire per la conservazione e lo sviluppo; promuovere la rete ecologica come infrastruttura di sostegno dello sviluppo compatibile e come sistema di offerta di beni, risorse e valori.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Difficolt nellassicurare la conservazione e la tutela della biodiversit e del patrimonio ambientale ed una soddisfacente fruizione allinterno delle aree protette. Mancata realizzazione di interrelazioni funzionali tra le aree protette e le zone ad elevata biodensit (corridoi ecologici e cuscinetti). INCIDENZA POSITIVA Valorizzazione e conservazione delle risorse ambientali nelle aree protette. INCIDENZA NEGATIVA Pressione incontrollata in aree particolarmente sensibili in relazione ad un possibile considerevole aumento dellafflusso turistico.

Tutela degli habitat e delle specie. Sviluppo infrastrutture compatibile (aree tampone). Aumento e valorizzazione delle aree verdi o protette.

Misura 1.11 Con la misura si vuole favorire la conservazione e la valorizzazione delle risorse ambientali nelle aree protette e di alto valore naturalistico.

Si prevedono interventi volti al rafforzamento dei nodi della rete Attivazione di efficaci sistemi di esistente, (parchi e riserve gestione e manutenzione e di istituiti), alla programmazione dei ripristino degli ambienti e dei beni primi interventi in ambiti SIC e in condizioni di degrado. ZPS, alla connessione delle aree naturali protette, al fine di creare Sensibilizzazione e sistemi territoriali integrati ad alta coinvolgimento delle comunit naturalit. locali nelle azioni di conservazione e gestione del patrimonio naturale. Incremento delle opportunit educative, di ricreazione e di ricerca. Gli interventi riguarderanno in particolare: la realizzazione della carta della natura e del SIT delle aree protette; La stesura di un programma regionale di educazione ambientale nelle aree protette; Azioni per la infrastrutturazione della Rete Ecologica, al fine della conservazione, recupero, ricostruzione, restauro, valorizzazione e fruizione delle aree protette.

Superficie totale aree naturali protette (parchi regionali, riserve) legge 394/91 e successive modifiche e legge regionale 98/81e l.regionale 14/88 rispetto alla superficie regionale; % di aree naturali protette dotate di piani di gestione/ utilizzazione e sistemazione.

Sar favorita la concentrazione e N. di specie minacciate integrazione di linee dintervento e/o di azioni previste in pi misure Biodiversit (n. di specie vegetali al fine di incentivare soggetti e habitat). istituzionali e operatori economici alla costruzione di Patti ambientali attenti alla tutela dell'ambiente tramite l'abbattimento di detrattori ambientali, valorizzando l'uso di energie rinnovabili, promovendo processi produttivi ecosostenibili e prodotti di qualit e tipici. (Cdp)

Misura 1.12 Scopo della misura salvaguardare e conservare il patrimonio genetico di specie vegetali di interesse agrario e forestale comprese quelle in

N. di specie minacciate

Biodiversit (n. di specie vegetali e habitat).

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


pericolo di estinzione, mantenere e favorire la biodiversit degli ecosistemi. Gli obiettivi sono quindi quelli di: ?? migliorare la stabilit degli ecosistemi; ?? favorire uno sviluppo equilibrato ed indurre la valorizzazione e la crescita economica negli ambiti territoriali dintervento; ?? incentivare lo sviluppo di percorsi divulgativoeducativi e la fruizione pubblica del bene ambiente accrescendone nel contempo la consapevolezza pubblica.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


e habitat).

Misura 1.13 La misura finalizzata a supportare la realizzazione della rete ecologica siciliana dando impulso allo sviluppo della gestione imprenditoriale del territoriodella rete ecologica tramite iniziative che incentivino e sostengano lofferta dei servizi di promozione e fruizione dei territori nonch di promozione dei prodotti tipici.

Misura 1.13 - Tra i criteri di selezione spiccano quelli relativi alla valorizzazione del patrimonio naturale e creazione di valore aggiunto nei territori della RES. (CdP). Dovr essere accompagnata dalla capacit di canalizzare i flussi turistici a favore di processi di destagionalizzazione delle presenze.

N visitatori nelle aree protette con ingresso controllato

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Settore Gestione dei rifiuti


Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Migliorare il sistema di gestione dei rifiuti, promuovendo la raccolta differenziata, il riciclaggio, il recupero, nonch elevando la sicurezza dei siti per lo smaltimento e favorendo lo sviluppo di un efficiente sistema di imprese; dare attuazione alla normativa di settore attraverso la pianificazione integrata della gestione dei rifiuti su scala di Ambito Territoriali Ottimali. Risanare le aree contaminate, rendendole disponibili a nuovi utilizzi economici, residenziali o naturalistici e migliorare le conoscenze, le tecnologie, la capacit di intervento dei soggetti pubblici e privati, nonch la capacit di valutazione e controllo della Pubblica Amministrazione per la bonifica dei siti inquinati. Promuovere la riduzione della quantit e della pericolosit dei rifiuti prodotti anche mediante campagne informative, favorendo il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero ed introducendo innovazioni di processo nei sistemi di gestione dei rifiuti. Sviluppare sistemi di monitoraggio e prevenzione dellinquinamento.

Risanare le aree contaminate rendendole disponibili a nuovi Mancanza di adeguati strumenti di utilizzi migliorando nel contempo pianificazione previsti dai le conoscenze e le tecnologie di regolamenti comunitari. bonifica. Regime di emergenza che favorisce situazioni di illegalit nello smaltimento. Inquinamento del suolo delle falde idriche connesso allo smaltimento non controllato dei rifiuti. Mancanza di impianti di trattamento, smaltimento e/o riciclaggio a norma. Promuovere la riduzione della quantit e della pericolosit dei rifiuti favorendo il riciclaggio, riutilizzo, recupero e introducendo innovazioni di processo nei sistemi di gestione dei rifiuti.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE

Misura 1.14 La misura si propone di superare la condizione di emergenza dichiarata nel territorio regionale per il settore dei rifiuti, nonch di redigere il piano di gestione previsto dall'art. 22 del D.Lgs.22/97. Gli obiettivi specifici del Piano di gestione, consisteranno nell'incorporare la gerarchia degli obiettivi comunitari e nazionali per il settore e le conseguenti azioni tese a ridurre la quantit di rifiuti prodotta, a recuperarne e riutilizzarne quote sempre pi consistenti, ricorrendo per le frazioni residuali alla produzione di combustibile da rifiuto (C.D.R.) da inviare al trattamento termico per il recupero energetico e allo smaltimento in discarica.

% materiali riciclati Rifiuti smaltiti all'interno degli A.T.O % rifiuti avviati alle diverse modalit di smaltimento (in ambito Prov. e regionale)

INCIDENZA POSITIVA Miglioramento dei sistemi di gestione dei rifiuti. Riduzione della quantit di rifiuti prodotta. Aumento della quota di rifiuti recuperati e riutilizzati. Interventi di bonifica, ripristino e risanamento ambientale e messa in sicurezza dei siti inquinati.

Misura 1.15 Gli interventi previsti nella misura mirano alla riduzione dell'inquinamento provocato dallo smaltimento dei rifiuti. Gli interventi saranno quindi finalizzati alla riduzione delle cause di inquinamento ambientale e a rendere nuovamente disponibili, sicuri e salubri i territori inquinati, a migliorare il controllo sullo stato del territorio. Si prevede dunque:

Misura 1.15 Sar data priorit alla messa in sicurezza e alla bonifica dei siti che costituisono minaccia imminente alla pubblica incolumit, dei siti che inquinano la falda acquifera utilizzata a fini idropotabili e le falde acquifere in generale. Sar inoltre data priorit anche ai siti collocati nelle aree sensibili e prossime ai centri abitati. (CdP)

Siti bonificati e in sicurezza.

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


- la costituzione di un sistema di rilevamento e monitoraggio dei siti inquinati e delle aree degradate dalla presenza di discariche abusive, di valutazione della compromissione degli ambienti e delle relative correlazioni epidemiologiche. - il censimento delle aree interessate da smaltimento di rifiuti e caratterizzazione dei siti inquinati a supporto della redazione dei progetti di bonifica. - interventi di bonifica, ripristino e risanamento ambientale, messa in sicurezza dei siti inquinati.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Settore Energia
Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione) Misura 1.16 Gli interventi per la realizzazione delle reti di distribuzione del gas metano e dellenergia elettrica, dovranno rispettare i criteri di compatibilit ambientale, prevedendo, in particolare, precise misure per la salvaguardia del paesaggio e per il ripristino dei luoghi interessati dai lavori.

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Stimolare l'impiego di fonti di energia rinnovabili; Promuovere il risparmio energetico ed il miglioramento dell'efficienza gestionale.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Inquinamento atmosferico associato alla produzione di energia termoelettrica e al consumo di energia in generale Modesto sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. INCIDENZA NEGATIVA Potenziali impatti negativi per il paesaggio e per alcune specie faunistiche Potenziale impatto sulle aree protette allinterno delle quali insistono i comuni individuati come prioritari per la realizzazione della rete metanifera. Aumento dei consumi e conseguenti emissioni di gas serra. INCIDENZA POSITIVA Completamento ed estensione della rete metano che determina minore emissione di inquinanti legato allutilizzo del gas metano rispetto ad altri combustibili (carbone, petrolio, oli minerali) Opportunit di servire zone della regione difficilmente raggiungibili dalle reti tradizionali Promozione e diffusione di forme di energia pulita a servizio delle industrie e delle PMI

Riduzione del ricorso a fonti non rinnovabili e parallelo sviluppo dellimpiego delle fonti rinnovabili. Risparmio ed efficienza energetica. Controllo e riduzione delle emissioni in atmosfera di gas a effetto serra e dannose per la fascia di ozono. Contenimento dellimpatto ambientale delle reti di distribuzione.

Misura 1.16 La misura mira a completare la rete metanifera dellisola e a potenziare le reti di distribuzione dellenergia elettrica nei poli industriali e/o artigianali. Si vuole inoltre permettere la diffusione di stazioni per la distribuzione di gas metano per autotrazione, acquisendo cos benefici ambientali a seguito del minore inquinamento del metano rispetto a tradizionali combustibili.

Consumo di combustibile per i trasporti; % metano per usi civili sul totale fonti energetiche fossili; N. di interruzioni di corrente N. allacci metano/utenze tot. per settore Quantit di energia prodotta suddivisa per tipologia di fonte Consumi di gas naturale

Misura 1.17 Le linee che con la misura si inetndono perseguire sono connesse alla realizzazione di interventi finalizzati alla produzione di energia per uso produttivo da fonti alternative ad alto indice di risparmio energetico (biomasse, energia solare, eolica e geotermica).

Misura 1.17 Nellambito dei criteri di selezione individuati si segnalano: Il maggiore risparmio energetico conseguibile annualmente dallimpianto, in termini di energia primaria. Il rapporto tra emissioni evitate di CO2/costo totale intervento. (CdP)

Quantit di energia prodotta da fonti rinnovabilirispetto al totale di energia prodotta (per tipologia di fonte).

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Asse II RISORSE CULTURALI Settore Risorse Culturali


Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione) Misura 2.01 - Tra i criteri di selezione prevista la valutazione di elementi relative alla adozione di di tecniche e strumenti innovativi in particolare di bioarchitettura e di gestione ecologica. (CdP)

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Recupero e fruizione del patrimonio culturale ed ambientale con particolare riferimento a: sistema delle biblioteche e degli archivi, circuiti museali, circuito delle aree archeologiche, circuito monumentale. Promozione e sistematizzazione delle conoscenze e miglioramento della loro diffusione finalizzata alla tutela fruizione e valorizzazione turistica; miglioramento della accessibilit dei beni attraverso il sostegno ad applicazioni tecnologiche e servizi avanzati di informazione e di comunicazione. Miglioramento della qualit dellofferta di servizi ed attivit culturali, per moltiplicare, qualificare e diversificare lofferta di strutture e servizi per i consumi culturali. Introduzione di modelli gestionali innovativi. Sviluppo della formazione mirata ed imprenditorialit legate alla valorizzazione del patrimonio e sostegno alla crescita delle organizzazioni nel settore culturale incentivando forme di cooperazione e la creazione di reti fra operatori.

Contenimento dellimpatto relativo alla pressione antropica Gestione della Programmazione legata alla fruizione dei beni, Integrata Territoriale secondo anche attraverso il perseguimento modalit coerenti con la della destagionalizzazione delle pianificazione negli altri settori (in presenze turistiche. particolare turismo e trasporti), al fine di condividere strategie e modalit. PRINCIPALI PROBLEMATICHE Uso del suolo su cui insistono i Beni Culturali e Paesaggistici. Modalit di realizzazione degli investimenti produttivi in particolare nel settore delledilizia, collegati al recupero di immobili e beni monumentali. Concessione in gestione a privati. INCIDENZA POSITIVA La realizzazione di servizi e infrastrutture correlate alla fruizione sostenibile del patrimonio culturale ed ambientale pu contribuire a minimizzare la pressione delle presenze turistiche. La messa in sicurezza del patrimonio storio-culturalemonumentale-paesaggistico pu contribuire a proteggerne la qualit. La valorizzazione dei beni culturali pu contribuite al rilancio di territori marginali soggetti a fenomeni di abbandono e spopolamento, incidendo

Misura 2.01 - La misura finalizzata a riconnettere il vasto e diversificato patrimonio regionale in un unico sistema organico, strutturato in reti circuiti ed itinerari. Nellambito della misura sono previsti interventi legati alla sicurezza.

n. di presenze turistiche divise per stagione

Misura 2.02 - La misura si articola in azioni volte allo sviluppo e sistematizzazione delle conoscenze per una pi efficace tutela paesaggistica, patrimoniale e culturale attraverso una fruizione compatibile dei beni.

% di territorio coperto da Piano Paesistico Territoriale.

Misura 2.03 - La misura prevede il miglioramento della qualit dellofferta integrata tra valorizzazione dei beni e dinamica del turismo culturale. La gestione innovativa di beni e servizi sar avviata anche tramite il recupero e la valorizzazione di immobili vincolati, ovvero di alto valore storico-artistico o di pregio ambientale, di propriet pubblica o privata in atto poco fruibili ed in stato di degrado.

Misura 2.03 - Tra i criteri di selezione degli interventi si terr in considerazione limpatto sullo sviluppo locale ed il grado di integrazione con altri interventi/progetti riguardanti lo sviluppo del territorio e la valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale. (CdP)

n. di presenze turistiche divise per stagione

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


positivamente sul mantenimento delle pratiche agricole tradizionali e della loro funzione di manutenzione e presidio del territorio La valorizzazione del patrimonio culturale dei centri minori pu comportare il rilancio delle attivit artigianali tipiche a basso impatto e la diffusione di modelli di sviluppo sostenibili Gli interventi formativi e di sostegno allimprenditorialit potrebbero consentire una migliore gestione del patrimonio e il miglioramento della sua fruibilit da parte del pubblico. INCIDENZA NEGATIVA Aumento della pressione antropica, dovuta al turismo e ai servizi ad esso correlati, nei siti ad alta valenza ambientale e paesaggistica. Eccessivo ricorso ad interventi di infrastrutturazione (strade, parcheggi) e creazione di attrezzature con complessivo impatto negativo sulla qualit del paesaggio e dellambiente.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

ASSE IV - SISTEMI LOCALI DI SVILUPPO Settore Sistemi produttivi Industriali Artigianali e Commerciali
Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Favorire lo sviluppo, laumento di competitivit e di produttivit, di iniziative imprenditoriali nei settori gi presenti che hanno dimostrato buone capacit di sviluppo favorendo la promozione delle migliori tecnologie disponibili dal punto di vista ambientale, degli schemi EMAS ed Ecolabel, di innovazioni di processo/prodotto, prevedendo la formazione, riducendo le quantit e la pericolosit dei rifiuti generati dal ciclo produttivo nonch la possibilit di riutilizzo, riciclaggio e recupero dei prodotti. Migliorare la dotazione e la funzionalit delle infrastrutture per la localizzazione e la logistica delle imprese e delle infrastrutture di servizio e supporto per la forza lavoro, in particolare per il lavoro femminile. Favorire la nascita e la localizzazione di nuove attivit e nuove imprese specie di iniziative che assicurino buone prospettive di crescita e di integrazione con il territorio e lambiente, in unottica di valorizzazione dei cluster e delle filiere produttive anche attraverso attivit di animazione permanente.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Scarsa offerta di servizi e competenze per la promozione dellefficienza ambientale e ladesione a sistemi ambientali di gestione Non equilibrata localizzazione e sviluppo sul territorio delle realt produttive Controllo delle normative ambientali non attuabile per i settori sommersi Elevato utilizzo risorse naturali

Riduzione della produzione e pericolosit dei rifiuti del ciclo produttivo, nonch riqualificazione di strutture produttive e/o distribuite nellambito di programmi per specifici contesti territoriali degradati. Impiego delle risorse rinnovabili nei limiti della capacit di rigenerazione. Ridurre al minimo limpiego delle risorse energetiche non rinnovabili. Promuovere la riqualificazione ambientale dei cicli produttivi.

Misura 4.01 - La misura finalizzata a rafforzare il sistema produttivo esistente attraverso la competitivit favorendo la creazione di nuova impresa e le PMI, industriali e artigianali, che intendono realizzare nuove iniziative produttive. Ovvero incrementare e/o consolidare la propria base produttiva attraverso lavvio di programmi di innovazione di prodotto, di risparmio e diversificazione energetica e di riduzione della produzione e pericolosit dei rifiuti del ciclo produttivo. In sede di bando si dovranno specificare, tra i criteri di selezione, i parametri correlati alla sostenibilit ambientale delliniziativa proposta 4.01 a - La sottomisura mira a favorire lo sviluppo delle PMI esistenti e creare nuova imprenditorialit, con riferimento alle iniziative connesse allutilizzazione ottimale delle risorse naturali e culturali e alla promozione delle migliori tecnologie disponibili per ridurre limpatto sullambiente. (CdP). 4.01 a - Con la sottomisura si tende prioritariamente favorire, come descritto nel CdP, le iniziative connesse con lutilizzazione ottimale delle risorse naturali, anche mediante limpiego delle migliori tecnologie dirette alla diminuzione dellimpatto sullambiente e puntando soprattutto sulluso delle risorse naturali e culturali locali. . Sono finanziabili prestazioni per lottenimento di certificazioni di qualit e ambientali Produzione rifiuti per settore; N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia

INCIDENZA NEGATIVA Rischi puntuali e localizzati di eccessivo depauperamento delle risorse naturali Aumento produzione rifiuti Incremento di utilizzo di risorse energetiche Potenziali impatti su habitat e ambienti naturali

Rilocalizzare le attivit produttive a maggior impatto su aree industriali attrezzate. Sostenere lindustria ambientalmente compatibile. Sostenere lo sviluppo e la diffusione di tecnologie di processo per ridurre le emissioni di gas serra.

Favorire la creazione e il

Promuovere ladesione a sistemi di gestione ambientale normata Reperimento di nuove risorse idriche non supportato da adeguata (EMAS). pianificazione Costituzione di consorzi di imprese che prevedono investimenti per la realizzazione di INCIDENZA POSITIVA infrastrutture ambientali (depuratori, impianti di stoccaggio Possibile contributo positivo rifiuti, impianti per il recupero di

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


rafforzamento dei servizi alle imprese ed in particolare la loro connessione allinterno delle logiche di filiere, focalizzando gli interventi sul lato della domanda (anche al fine di ridurre il potenziale inquinante, il quantitativo dei rifiuti da smaltire, luso delle risorse naturali). derivante dalle infrastrutture finalizzate ad una migliore gestione e controllo dei rifiuti Rilocalizzazione delle imprese produttive in aree industriali attrezzate . Innovazione di processo e prodotto con miglioramento delle performances ambientali dei cicli produttivi Incremento di utilizzo di risorse energetiche Miglioramento dei processi e delle tecnologie di gestione per una riduzione degli input energetici, della produzione dei rifiuti ed emissioni inquinanti Aumento delle imprese titolari di certificazione ambientale di prodotto e/o di processo Promozione di forme associative tra imprese e tra gruppi di imprese certificate Incremento delle attivit produttive che operano in una logica di filiera certificata rifiuti, impianti per il recupero di materiali, etc.); Servizi ambientali alle imprese; 4.01 b - Vengono sostenute le PMI esistenti che avviano programmi di ristrutturazione Iniziative di riutilizzo degli scarti finalizzati al risparmio e alla di lavorazione; diversificazione energetica, nonch alla riduzione della Sostenere le iniziative di produzione e pericolosit dei informazione e sensibilizzazione rifiuti. Si prevedono poi interventi degli operatori economici rispetto per linnovazione di prodotto e alle migliori tecnologie disponibili per ladeguamento alla vigente finalizzate al miglioramento delle normativa in materia di performace ambientali; salvaguardia dellambiente. Sostenere i programmi finalizzati alla riduzione della quantit della risorsa idrica utilizzata; Sostenere gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualit della risorsa idrica; Sostenere la riduzione degli imballaggi e gli interventi di riduzione delle emissioni in atmosfera e del consumo energetico.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


4.01. b - La sottomisura prevede il sostegno alle PMI artigiane che intendono realizzare nuove iniziative produttive e, prioritariamente, a quelle che attiveranno iniziative finalizzate alla riduzione della quantit e pericolosit dei rifiuti del ciclo produttivo. Tra i criteri di selezione del CdP data priorit agli investimenti che prevedono nuova occupazione, innovazione di processo e di prodotto, risparmio e diversificazione energetica , tutela dellambiente e rispetto della normativa ambientale nazionale e comunitaria. Gli impianti ammessi alle agevolazioni dovranno, nel rispetto delle regole comunitarie, nazionali e regionali fornirsi di autorizzazione e/o nulla osta di impatto ambientale ove ricorrano le motivazione previste dalle specifiche normative di settore (CdP) Sono finanziabili prestazioni per lottenimento di certificazioni di qualit e ambientali 4.01c - La sottomisura prevede specifico sostegno in particolare alle PMI che intendano avviare programmi e/o iniziative per il riuso e il riciclaggio dei rifiuti provenienti dai cicli produttivi. % materiali riciclati; 4.01 c - Saranno privilegiati gli interventi che consentono di garantire un sistema sostenibile, efficiente e sicuro per lo sviluppo di tecnologie atte a ridurre la quantit e pericolosit dei rifiuti generati dai cicli produttivi (CdP). % rifiuti avviati alle diverse modalit di smaltimento; Produzione rifiuti per settore; N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia

Sostenere le imprese in modo organico e articolato, rispondendo ai loro bisogni reali, con particolare riguardo allinnovazione tecnologica, allaccesso al credito alla compatibilit ambientale, allinformazione tecnologica, alla formazione professionale.

4.01 d - Il sostegno destinato alle PMI, artigianali e/o commerciali, che in forma associata intendono avviare progetti di riqualificazione e valorizzazione delle proprie strutture produttive, nellambito di

Quantit di rifiuti speciali 4.01 d -In sede di emissione del pericolosi bando il CdP prevede che dovranno essere specificati tra i Quantit di rifiuti speciali non criteri di selezione i parametri pericolosi correlati alla sostenibilit ambientale delliniziativa proposta .

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strutture produttive, nellambito di . programmi di riqualificazione di contesti territoriali specifici, in aree urbane o rurali svantaggiate e/o degradate.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Misura 4.02 - La sottomisura, rivolta ai consorzi ASI, mira a proseguire il completamento delle infrastrutture industriali gi iniziate con altri programmi comunitari e regionali, nelle aree di sviluppo industriale. (CdP) La sottomisura finalizzata ad attenuare il complesso delle diseconomie esterne che gravano sul tessuto imprenditoriale regionale nel rispetto dei principi della sostenibilit ambientale

Misura 4.02 - Tra i criteri di selezione del CdP sono privilegiati le tipologie dei lavori di reperimento delle risorse idriche per fini industriali anche attraverso il recupero degli scarichi fognari e delle acque reflue nonch il trattamento delle stesse Privilegio per progetti che adottano tecniche a basso impatto ambientale

Depuratori non funzionanti su totale depuratori Acque reflue riutilizzate su totale di acque reflue trattate;

4.02 b - La sottomisura si propone di procedere al completamento e alla riqualificazione della dotazione di aree per insediamenti produttivi esistenti. (CdP)

4.02 b - Tra i criteri di selezione del CdP previsto di privilegiare le tipologie di interventi che prevedono lutilizzo di tecniche finalizzate a ridurre limpatto ambientale. Privilegio per progetti che adottano tecniche a basso impatto ambientale Lintervento potr riguardar e anche impianti comuni per il trattamento acque derivanti da attrezzature di imprese insediate nellarea (depuratore), impianti comuni ed imprese finalizzate al risparmio energetico.

Depuratori non funzionanti su totale depuratori Acque reflue riutilizzate su totale di acque reflue trattate;

Misura 4.03 - Con la misura si vuole sostenere la nascita di piccole imprese locali che intendano avviare iniziative nellambito dei settori compresi nei nuovi giacimenti occupazionali ed in particolare anche quelli dei servizi culturali e dei servizi ambientali.

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4.03 a - La misura interverr nel campo dei servizi ambientali e sostiene la creazione di piccole imprese che intendano avviare iniziative anche nellambito dei settori dei beni culturali ed ambientali

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


4.03 a - Il CdP prevede che per la formazione della graduatoria si tenga conto, mediante lattribuzione di appositi punteggi, anche delleventuale impatto sullambiente delliniziativa proposta.

4.03 b - La sottomisura interverr nel campo dei servizi ambientali e sostiene la creazione di piccole imprese che intendano avviare iniziative anche nellambito dei settori dei beni culturali ed ambientali

4.03 b - Il CdP prevede che per la formazione della graduatoria si tenga conto, mediante lattribuzione di appositi punteggi, anche delleventuale impatto sullambiente delliniziativa proposta Sono valorizzate, in sede di graduatoria, le iniziative che prevedono ladozione di tecnologie a basso impatto ambientale

Misura 4.04 - La linea di intervento sostiene la domanda di servizi innovativi alle PMI, tra cui: la diffusione di tecnologie pi pulite, la diffusione di informazioni ambientali, di tecniche di gestione ambientale e delle procedure di certificazione ed audit ambientale (EMAS), ed etichettatura ecologica (Ecolabel); Verr sostenuta anche la riduzione di quantit e pericolosit di rifiuti generati dal ciclo produttivo. 4.04 a - La sottomisura prevede investimenti per sostenere la domanda di servizi innovativi delle PMI, industriali e artigianali, singole o associate tra cui certificazione di qualit, diffusione di tecnologie pi pulite, riduzione di quantit e pericolosit dei rifiuti generati dal ciclo produttivo, servizi ambientali , certificazione ambientale (EMAS). 4.04 a - Tra i criteri di selezione del CdP vi sono le iniziative rispondenti ai parametri di innovazione di sistemi di qualit dei processi e dei prodotti e di miglioramento in termini di impatto ambientale, di risparmio di energia e di materie prime, nonch di adozione di sistemi di audit ambientale. N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia.

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4.04 b - Il regime ha come finalit quella di sostenere le PMI che intendono avviare programmi di internazionalizzazione. Verranno sostenute le iniziative che prevedono: la realizzazione di progetti finalizzati alla presenza stabile in un Paese estero; contributi alle PMI per spese di consulenza e servizi resi per attivit di export; assunzione di manager, nonch contributi per la costituzione e il funzionamento di consorzi o associazioni tra piccole e medie imprese finalizzati alla attuazione di progetti di cooperazione intrapresi anche dalla Regione e/o da altre Istituzioni locali. Non si ritiene necessario predisporre una scheda di misura dal momento che non presente alcuna pertinenza ambientale 4.04 c - interventi a titolarit pubblica indirizzati agli Enti istituzionali promotori o attuatori di Progetti Integrati Territoriali, al fine di fornire un adeguato supporto finanziario alle attivit di redazione definitiva delle proposte progettuali ed alle attivit di attuazione dei PIT (CdP) Non si ritiene necessario predisporre una scheda di misura dal momento che non presente alcuna pertinenza ambientale

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Misura 4.05 - Prevede tra le azioni formative anche quelle relative ai temi inerenti la sostenibilit ambientalee delle micro e macro tecnologie ecocompatibili. Non si ritiene necessario predisporre una scheda di misura dal momento che non presente alcuna pertinenza ambientale

Misura 4.05 - Il CdP indica tra le condizioni di premialit nellattribuzione dei parametri di valutazione anche gli interventi rivolti alle PMI che adottano sistemi produttivi a basso impatto ambientale.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Settore Agricoltura
Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione) Misura 4.06 - Prevede priorit per aziende che praticano agricoltura biologica e integrata, ed investimenti per lacquisto di macchine ed attrezzature finalizzate al miglioramento della qualit delle acque e allutilizzo di tecnologie che riducano limpatto ambientale delle produzioni intensive. E altres prevista lerogazione di un contributo aggiuntivo (con fondi regionali, ) per azioni finalizzate allintroduzione di sistemi di gestione ambientale e per interventi situati nei territori della rete ecologica (meccanismo premiale).

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Migliorare la competitivit dei sistemi agricoli e agro-industriali in un contesto di filiera. Sostenere lo sviluppo dei territori rurali e valorizzare le risorse agricole, ambientali e storicoculturali.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Elevato rilascio di sostanze chimiche e nutrienti nel terreno e nelle falde (pesticidi, composti organici persistenti) Riduzione del contenuto organico e di fertilit dei suoli con conseguenti fenomeni di inaridimento. Fenomeni di abbandono di forme colturali che costituivano elemento di presidio del territorio con conseguente accentuazione dei fenomeni di dissesto idrogeologico INCIDENZA NEGATIVA Eccessivo consumo di risorse idriche Sfruttamento eccessivo della risorsa forestale Trasformazione del paesaggio agrario INCIDENZA POSITIVA Azioni finalizzate al risparmio energetico, tutela e miglioramento dellambiente naturale, e introduzione di sistemi di qualit ambientale Miglioramento della qualit dei prodotti e delle condizioni sanitarie

Razionalizzazione e riduzione delluso di fertilizzanti e pesticidi. Incremento delle pratiche agroambientali. Miglioramento nella gestione dei rifiuti: riduzione e loro riutilizzo ambientalmente compatibile (compost o fanghi). Inserimento di reti, infrastrutture etc. compatibilmente con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche delle zone interessate. Incremento delle aree forestali. Gestione sostenibile delle foreste.

Misura 4.06 - Prevede azioni finalizzate al risparmio energetico, alla tutela ed al miglioramento dellambiente naturale e lintroduzione di sistemi di qualit e di gestione ambientale. Verranno incentivati gli investimenti legati al miglioramento delle condizioni di vita, di lavoro e di produzione, con particolare riferimento allintroduzione di sistemi di qualit e di gestione ambientale (HACCP, SGA, ISO 14000, ISO 9002, ecc.). Si perseguirann, in particolare, il conseguimento di certificazioni di qualit per i prodotti tipici e tradizionali..

N aziende con certificazioni ambientali (EMAS e ISO). Utilizzo di fertilizzanti organici (compost, fanghi) riutilizzati in agricoltura Elementi fertilizzanti (azoto, ossido di Potassio, Fosforo); contenuto nei concimi chimici per ha di SAU %sup. agricoltura intensiva/sup. agricola totale Carico di Azoto e Fosforo Carico da bestiame

E previsto lespianto di impianti agrumicoli dalle zone non vocate e Una valenza prioritaria potr Mantenimento della vitalit delle il reimpianto con specie essere assegnata agli investimenti aree rurali. tradizionalmente coltivate. strettamente connessi ad unottica di filiera e/o che puntano a Miglioramento della qualit delle Saranno incentivati gli produzioni di qualit, come acque. investimenti: definiti e riconosciuti a livello comunitario. Migliore utilizzazione delle risorse a. per il miglioramento delle idriche e risparmio energetico. condizioni digiene e benessere Per lacquisto di nuove macchine degli animali; e attrezzature si dar priorit agli Diffusione informazione e investimenti finalizzati alla tutela tecnologia certificazioni b. per la realizzazione della rete dellambiente, con particolare prodotto. ecologica . riferimento alla riduzione di input energetici e chimici inquinanti, tra Indurre comportamenti sostenibili Si prevedono investimenti cui il bromuro di metile. Una e sviluppare specifiche materiali per: particolare attenzione sar rivolta competenze in campo ambientale. alla qualit delle acque e a. la tutela e la conservazione allutilizzo di tecnologie che Promozione delle tecnologie che della biodiversit anche riducono limpatto ambientale favoriscono la biodiversit; attraverso la realizzazione di delle produzioni intensive, con nuovi impianti di specie Difendere il suolo dai processi di riferimento anche alle nuove vegetali a fini non produttivi; erosione e di desertificazione.

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Riutilizzo dei reflui provenienti dai processi di trasformazione con riduzione di consumi idrici da fonti non rinnovabili Riqualificazione di aree nude o abbandonate in zone ricadenti in parchi e riserve naturali o comunque vincolate per scopi paesaggistici o idrogeologici Realizzazione di strade interpoderali e costruzione di strutture per laccumulo, captazione e distribuzione di acque per uso irriguo, opere di elettrificazione Interventi per la ricostituzione e difesa da calamit naturali Diffusione di forme di accoglienza turistica compatibili con il mantenimento delle attivit rurali tradizionali a presidio del territorio Creazione di alternative a forme non sostenibili di ricettivit turistica in particolare nelle aree classificate come Zona 4 a prevalente vocazione turistica di cui al PRL+. erosione e di desertificazione. vegetali a fini non produttivi; b. la conservazione e il recupero del paesaggio agrario, compresi i manufatti tradizionali a fini di pubblica fruizione; c. il restauro ambientale e opere di salvaguardia delle risorse naturali; d. la tutela dei siti di Natura 2000 (tabellazioni,recinzioni, opere di protezione).

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


tecniche di produzione fuori suolo. Tra i requisiti il CdP prevede che le aziende dovranno assicurare gi al momento di presentazione della domanda il rispetto della normativa igienico-ambientale.

Misura 4.07 - Lazione rivolta al primo insediamento ed alla permanenza in azienda di giovani imprenditori. Lincentivo potr riguardare il raggiungimento di obiettivi anche in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali.

Misura 4.07 - Verranno stabilite le condizioni per garantire limpegno degli imprenditori alladeguamento delle proprie aziende ai fini del rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente.

Misura 4.08 - Prevede la formazione degli imprenditori agricoli-forestali ai fini dellacquisizione di conoscenze e competenze professionali, tra cui quelle connesse allattuazione delle misure agroambientali nonch alla diffusione di sistemi di certificazione di qualit e dei sistemi di gestione ambientale.

Misura 4.08 - Il CdP prevede che lazione formativa favorisca anche la conoscenza di tecniche e processi innovativi per un miglioramento qualitativo della produzione agricola e forestale, lapplicazione di metodiche produttive rispettose dellambiente e delligiene e benessere degli animali, la tutela dello spazio naturale, dei parchi e delle aree protette. Eprevisto inoltre lattribuzione di punteggio ad imprenditori con difficolt specifica nella conduzione di aziende biologiche.

Misura 4.09 - Con questa linea di intervento si vogliono favorire investimenti materiali e immateriali per il miglioramento e la razionalizzazione delle condizioni di lavorazione, trasformazione e commercializzazione di prodotti

Misura 4.09 - Il CdP prevede che saranno finanziati anche investimenti finalizzati ad implementare sistemi di etichettatura delle carni e ad adeguare gli impianti ai sistemi di gestione qualit e di gestione ambientale (ISO 9000 e ISO 14000 o EMAS)

Numero di aziende biologiche Aziende e superfici adibite a coltivazioni a basso impatto ambientale N aziende con certificazioni

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


commercializzazione di prodotti 14000 o EMAS) agricoli. Gli investimenti per macchine ed attrezzature potranno essere finalizzati anche al riutilizzo dei reflui provenienti dai processi di trasformazione agroalimentare e alla riduzione dei consumi energetici e idrici. Misura 4.10 - Gli interventi previsti nella misura saranno realizzati nelle aree silvicole dellintero territorio regionale, ma con priorit per quelle situate in zone protette di parco o riserva naturale . Prevede interventi che, senza aumenti di capacit produttiva, serviranno a tutelare e migliorare lambiente anche attraverso una serie di disposizioni che possono salvaguardare la competitivit con lambiente e lequilibrio tra silvicoltura e fauna selvatica Ai fini della selezione ed ammissibilit il CdP prevede il riferimentp alla riqualificazione dellesistente, alla tutela dellambiente e delle risorse naturali, alla valorizzazione a scopi produttivi delle risorse immobili locali. ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia. N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia

Misura 4.10 - Prevede la riduzione della presenza di aree nude effettuando rimboschimento con specie adatte alle condizioni locali e compatibili con lambiente. Con tale linea di intervento si vuole ridurre la presenza di aree nude o abbandonate alla coltivazione in zone ricadenti parchi o riserve naturali o che comunque siano vincolate a fini paesaggistici o idrogeologici. La misura mira a garantire la perpetuit del bosco, favorendo il latifogliamento degli impianti artificiali e la progressiva conversione da ceduo a fustaia, nonch la forestazione sostenibile. Sono previste tre linee di intervento: imboschimenti di superfici non agricole e/o con evidenti e perduranti condizioni di abbandono; investimenti in foreste finalizzati ad accrescerne il valore economico, ecologico e sociale; intervento a sostegno dellutilizzazione boschiva, prime trasformazioni e commercializzazione delle produzioni silvane.

Superficie boscata ricostituita/superficie boscata regionale. Superficie imboschita/superficie boscata regionale Ha di foresta esistenti; Variazioni annuali di foresta; N e superficie delle tagliate

Misura 4.11 - La misura orientata a favorire un processo di ristrutturazione e di ampliamento

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della dimensione media delle aziende regionali attraverso la riduzione della frammentazione e polverizzazione aziendale. La misura, pertanto, non ha diretta finalit ambientale. Misura 4.12 - Favorire la competitivit delle imprese, attraverso il supporto alle scelte imprenditoriali ed alla gestione amministrativa e tecnica delle imprese agricole, finanziando l'avvio di imprese e societ di servizi per l'assistenza alla gestione delle aziende agricole. La misura, pertanto, non ha diretta finalit ambientale. Misura 4.13 - La misura orientata a favorire la commercializzazione di prodotti di qualit nel settore agricolo. 4.13 a Prevede azioni a sostegno dei prodotti regionali di qualit, attraverso la predisposizione di unenoteca regionale, di Osservatori di filiera , dellOsservatorio Vitivinicolo Siciliano 4.13 b - Si prevedono investimenti per la costituzione dellavviamento di consorzi di tutela e commercializzazione di prodotti agricoli di qualit. Tra le spese ammissibili vi la implementazione di sistemi di qualit e di sistemi di gestione ambientale (norme ISO 9000, ISO 14.000 e sistemi HACCP).

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Misura 4.13 b - Tra i criteri selezione individuati nel CdP previsto: il riconoscimento UE delle denominazioni dorigine; il riconoscimento UE del biologico; la percentuale di associati al consorzio che hanno attivato i processi di implementazione di qualit Particolare attenzione sar dedicata alle caratteristiche delle zone di produzione ricadenti in aree naturali protette o in territori riferiti alla costituenda Rete ecologica siciliana (Mis. 1.11).

N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia

Misura 4.14 - Verr data priorit

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


agli ambiti territoriali individuati nella misura 4.2.6 del POR in Misura 4.14 - La misura prevede relazione al programma di riordino investimenti per il potenziamento fondiario predisposto dalla delle infrastrutture agricole. Il CdP Regione Siciliana prevede che nellambito delle opere rurali irrigue possano essere realizzate opere di distribuzione delle risorse idriche accumulate o derivate da pozzi e sorgenti, di oper di presa e di distribuzione delle acque reflue provenienti dai depuratori esistenti. Misura 4.15 - Tra le tipologie di investimenti che si prevede di attivare il CdP indica la Misura 4.15 - Sono previsti regimazione delle acque Acque reflue riutilizzate su totale interventi per la ricostituzione e superficiali mediante realizzazione di acque reflue trattate. difesa dalle calamit naturali con e manutenzione straordinaria della luso di sistemi per la rete idraulica minore e dei laghetti ricostituzione del patrimonio interaziendali esistenti. agricolo danneggiato pesantemente da calamit naturali.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Settore Pesca e Acquacoltura


Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Rafforzare la competitivit dei sistemi locali della pesca in un ottica di sviluppo sostenibile, valorizzando in particolare la produzione ittica di allevamento in acqua marina, salmastra e dolce (anche attraverso attivit di riconversione degli addetti al settore con il sostegno della ricerca, di strutture di servizio e di assistenza). Prevenire i danni derivati da uno sfruttamento non equilibrato delle risorse biologiche. Ridurre il differenziale socioeconomico nel settore della pesca.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Scarsa valorizzazione delle produzioni locali. Depauperamento delle risorse ittiche. Problemi di smaltimento di rifiuti e reflui. INCIDENZA POSITIVA - Riduzione della pressione sulla risorsa biologica lungo la fascia costiera -Favorire il ripopolamento naturale della risorsa ittica. -Garantire un ritorno economico duraturo per tutti gli operatori del settore -Protezione dei fondali dalle attivit di pesca a strascico effettuate illegalmente allinterno delle tre miglia dalla costa o allinterno dellisobata dei 50 metri. Adeguamento e modernizzazione di impianti mirati a: - ridurre luso di energie non rinnovabili e ad incentivare il riciclo dei rifiuti e delle acque - garantire il rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti. -Miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie del prodotto

Qualit delle acque, miglioramento verso i valori guida: direttiva nitrati. Ottimizzazione sistemi di riciclo dellacqua e rimozione rifiuti solidi. Spostamento degli impatti di acquacoltura in mare aperto. Procedura di VIA per siti di acquacoltura. Riduzione dello sforzo di pesca e adeguamento della capacit alle disposizioni comunitarie. Riqualificazione addetti del settore della pesca, anche al fine di garantire il rispetto degli ecosistemi marini e un uso sostenibile delle specie marine. Sostegno alla innovazione dei sistemi di pesca locali a scopo di difesa degli ecosistemi marini. Incrementare offerta servizi, consulenze e servizi alle imprese, diffusione delle informazioni e tecnologie, aumentare comportamenti sostenibili e sviluppare specifiche competenze in campo ambientale. Attento monitoraggio specie.

Misura 4.16 a - Si prevedono investimenti volti alla protezione e allo sviluppo delle risorse acquatiche attraverso linstallazione di barriere sottomarine artificiali fisse o mobili

Quantit di pescato per gruppo di specie N barriere artificiali fisse o mobili Quantit di pescato per gruppo di specie

Misura 4.16 b - Gli interventi riguardano la costruzione di nuove unit e/o estensioni di unit esistenti al fine di incrementare le risorse ittiche

N impianti di maricoltura e Misura 4.16 b - Tutte le iniziative acquicoltura con certificazioni di dovranno essere corredate da qualit idoneo studio di impatto ambientale atto a verificare la n impianti di maricoltura compatibilit dellintervento. N allevamenti d'acquacoltura Tra i criteri di selezione il CdP intensivi, semintensivi, estensivi individua progetti che prevedono lutilizzo di tecniche finalizzate a ridurre limpatto ambientale e ladozione di tecniche di miglioramento della qualit dei prodotti e delle condizioni igieniche e sanitarie.

Misura 4.16 c - Interventi volti al potenziamento ed adeguamento degli impianti esistenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici o per nuove unit produttive secondo criteri di sostenibilit volti a ridurre luso di energie non rinnovabili ed a incentivare il riciclo dei rifiuti e delle acque.

Misura 4.16 c - Tra i criteri di N impianti di maricoltura e selezione il CdP individua acquicoltura con certificazioni di progetti finalizzati al qualit miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie dei mercati ittici e/o alla loro modernizzazione facendo riferimento in particolare alla loro informatizzazione e messa in rete, lutilizzo di tecniche a basso impatto ambientale e lammodernamento degli impianti esistenti.

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


sbarcato e delle operazioni di sbarco. Misura 4.16 d Riduzione pressione esercitata su specie ittiche maggiormente sfruttate Adeguamento e modernizzazione di impianti mirati a: - utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale - ridurre luso di energie non rinnovabili , - incentivare il riciclo dei rifiuti e delle acque , -miglioramento della qualit dei prodotti e delle condizioni igieniche e sanitarie - adeguamento degli impianti alla normativa UE - innovazione tecnologica - diversificazione delle produzioni - La ricerca di nuove possibilit di mercato dei prodotti della pesca e dellacquacoltura in unottica di valorizzazione delle produzioni locali pu incrementare il consumo dei prodotti ittici autoctoni, pescati cio dall'armamento locale. - Favorire una maggiore conoscenza e divulgazione delle problematiche del settore ittico. INCIDENZA NEGATIVA La realizzazione di nuove unit produttive pu portare al problema delle scorie in acquicoltura, rappresentate da: - sostanze legate al cibo non ingerito; - sostanze legate alle pratiche di allevamento. Interventi volti all 'adeguamento delle infrastrutture portuali orientato al miglioramento delle condizioni sanitarie del prodotto sbarcato e delle operazioni di sbarco

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


Misura 4.16 d - Gli interventi ammissibili ai sensi del Secondo il Regolamento (CE) N. 2792/1999 del consiglio del 17 dicembre 1999 citato nella scheda di misura ;riguardano sostanzialmente impianti ed attrezzature destinati a migliorare le condizioni di sbarco, di trattamento e di magazzinaggio dei prodotti della pesca nei porti; a coadiuvare le attivit delle navi da pesca e a sistemare le banchine per garantire condizioni di sicurezza al momento dellimbarco o dello sbarco dei prodotti.

Misura 4.17 a - Azioni mirate ad una maggiore conoscenza e divulgazione delle problematiche del settore ittico con particolare riferimento alla valorizzazione delle produzioni locali.

Misura 4.17 b - Finanziamento di azioni di interesse collettivo che rientrano tra quelle previste dalla normativa comunitaria con particolare riguardo a quelle concernenti lelaborazione di modelli di gestione ambientale riguardanti la pesca e lacquacoltura.

Misura 4.17 b - Tra i criteri di N impianti di maricoltura e selezione il CdP individua la acquicoltura con certificazioni di promozione di misure tecniche di qualit conservazione delle risorse, il miglioramento delle condizioni di lavoro, il miglioramento delle condizioni sanitarie dei prodotti, il controllo di patologie presenti in allevamenti o in bacini idrografici o in ecosistemi litoranei e la predisposizione di modelli di gestione ambientale.

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


Le scorie che producono un impatto diretto sulla colonna dacqua sono rappresentate da: - composti solubili di azoto e fosforo, che possono portare a condizioni di eutrofizzazione delle acque; - sostanza organica disciolta e in sospensione che pu contribuire ad abbassare i livelli di ossigeno disciolto e aumentare la torbidit - Interventi di sistemazione delle banchine potrebbero incidere negativamente sulla natura dei fondali marini.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Settore Sistemi produttivi turistici


Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Accrescere e qualificare le presenze turistiche in Sicilia (attraverso azioni di marketing dei sistemi turistici, rafforzando gli strumenti di pianificazione territorial, in unottica di sostenibilit ambientale e diversificazione produttiva). Accrescere larticolazione, lefficienza e la compatibilit ambientale delle imprese turistiche attraverso la promozione di innovazione di prodotto, di processo ed organizzativa, nonch agendo sulle condizioni di base, disponibilit di infrastrutture, quali reti di approdo, servizi, tecnologie, informazione del territorio.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Forte reciprocit della relazione turismo-ambiente Rapida crescita del settore negli ultimi decenni con incrementi significativi degli impatti sullambiente

Contenimento uso del suolo. Valorizzazione aree protette. Risparmio idrico, risparmio energetico e aumento dellefficienza energetica. Riduzione della produzione rifiuti e incentivazione riciclo.

Misura 4.18 - Sostiene le attivit di promozione del sistema turistico finalizzate alla destagionalizzazione in modo anche da ridurre la pressione turistica ed ambientale sulle aree particolarmente sensibili. Misura 4.19 a - Sono privilegiati tra gli interventi di riqualificazione, quelli che prevedono luso di tecnologie a basso impatto ambientale e con riduzione dei consumi energetici, idrici e dei rifiuti, e rispetto delle capacit di carico dellambiente Il Cdp prevede che ladesione ai sistemi internazionali riconosciuti di certificazione ambientale ISO 14001, comporter lattribuzione di un punteggio aggiuntivo nella procedura valutativa per lammissione a finanziamento dei progetti.

Numero presenze turistiche divise per stagione.

Eccessivo sviluppo turistico di aree definite a scapito della qualit Riduzione impatto trasporti. delle risorse ambientali costiere Adeguata considerazione delle capacit di carico del territorio e Elevati squilibri nella distribuzione territoriale dei flussi delle caratteristiche paesaggistiche nel pianificare e organizzare la turistici ed elevata stagionalit nuova offerta turistica e nel delle presenze riqualificare lesistente Carenza o assenza di adeguata Diversificazione del prodotto pianificazione dei nuovi Accrescere lintegrazione turistico al fine di evitare il insediamenti turistici produttiva del sistema del turismo fenomeno di appiattimento in un ottica di filiera (anche al INCIDENZA NEGATIVA dell'offerta su uno standard fine di ridurre il quantitativo di monotematico perch orientato su Rischio di eccessivo sfruttamento un target uniforme, con rifiuti prodotti, luso delle risorse delle risorse naturali ed il potenziale conseguente mortificazione delle inquinante). specificit ambientali, Modificazione degli ambienti economiche, culturali e sociali Favorire la crescita di nuove realt naturali ed alterazione ecosistemi delle realt in questione produttive locali intorno alla Eccessivo uso del suolo valorizzazione innovativa di . risorse e prodotti turistici Emissioni legate ai trasporti per tradizionali ed al recupero di fini turistici identit e culture locali, nonch la diversificazione e la Consumi energetici nel settore destagionalizzazione di prodotti turistico turistici maturi in aree gi sviluppate. Aumento potenziale della produzione dei rifiuti

Misura 4.19 a - Vengono sostenuti gli operatori turistici che intraprendono azioni finalizzate alla acquisizione di certificazione di turismo sostenibile.(EMAS).

N aziende con certificazioni ambientali (EMAS e ISO).

Misura 4.19 b - La sottomisura prevede azioni a sostegno della commercializzazione, da parte di associazioni o consorzi di gestori, dellofferta turistica locale, anche attraverso sistemi di teleprenotazione centralizzata dellofferta ricettiva e per la nautica da diporto Non si ritiene necessario predisporre una scheda di misura

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


Pressione incontrollata in aree particolarmente sensibili in relazione ad un possibile considerevole aumento dellaffllusso turistico INCIDENZA POSITIVA Destagionalizzazione del flusso turistico Migliore gestione del settore acqua e rifiuti quale risultato della riqualificazione degli insediamenti turistici Diversificazione prodotto turistico dal momento che non presente alcuna pertinenza ambientale

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Misura 4.20 - Con la misura si vuole concorrere al prolungamento della stagione turistica ed al miglioramento della competitivit del sistema turistico regionale, da perseguire attraverso una pi efficace articolazione dellofferta ed un incremento della disponibilit di infrastrutture e servizi complementari allofferta di ricettivit.

Misura 4.20 - Nellambito degli interventi di completamento e qualificazione delle infrastrutture portuali esistenti saranno privilegiati gli inserimenti mirati a creare infrastrutture per lo smaltimento e la gestione dei rifiuti. Impianti per il trattamento delle acque di sentina e delle acque nere delle imbarcazioni con manichetta di aspirazione e pompa centrifuga con eiettore, limpianto di depurazione e ossidazione totale, previa separazione degli oli minerali da inviare al Consorzio obbligatorio per lo smaltimento. (CdP)

N porti attrezzati per la gestione e lo smaltimento dei rifuti

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

ASSE V - CITTA Settore Citt


Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione) Misura 5.01 - Tra i criteri di selezione, individuati nel CdP relativamente agli interventi per le infrastrutture, prevista la valutazione degli aspetti legati allanalisi alla sostenibilit ambientale. Saranno inoltre valutati le capacit di contribuire allabbattimento del degrado ambientale e dellinquinamento atmosferico ed acustico

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Rafforzare, per le citt metropolitane siciliane, la disponibilit di funzioni rare e innovative e lofferta di servizi urbani e metropolitani. Promuovere, per i centri medi, la costruzione di reti di citt, quali infrastrutture di supporto alla affermazione dei processi di sviluppo e al territorio diffuso; migliorare lefficienza dellAmministrazione, dei suoi processi decisionali e delle sue procedure. Aumentare la fruizione dello spazio urbano da parte dei cittadini, sia per laccrescimento della competitivit dei sistemi urbani sia per il rafforzamento della coesione sociale. Migliorare il sistema della mobilit interna ed esterna ai centri urbani, riducendo la congestione, linquinamento acustico e atmosferico. Migliorare la qualit della vita nelle aree urbane, in particolare nelle aree periferiche e in quelle dismesse con particolare attenzione ai bisogni dellinfanzia, allintegrazione sociale e alla lotta alla marginalit. Riqualificare, rinnovare e rifunzionalizzare il tessuto edilizio urbano, nel rispetto delle tradizioniculturali e storiche con

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Difficolt nellassicurare un adeguata ed equa offerta di servizi a tutti i cittadini, in particolar modo nei centri di minore dimensione e nelle periferie urbane. Livelli insoddisfacenti di salubrit ambientale, qualit della vita, sicurezza nelle aree urbane sorte abusivamente o cresciute in modo disordinato, carenti o prive di infrastrutture. INCIDENZA POSITIVA: Riduzione dellinquinamento atmosferico acustico e riduzione della congestione da eccesso di traffico quale risultante di una migliore gestione dei servizi (messa in rete dei servizi ecc.). Creazione e/o riqualificazione delle aree degradate. Dei centri storici e degli spazi verdi, specialmente nelle grandi e medie aree metropolitane.

Misura 5.01 - La misura finalizzata ad obiettivi che convergono verso il miglioramento della qualit Ampliamento della disponibilit di dellambiente urbano. zone pedonalizzate e spazi verdi. Nellambito della misura Incentivazione alluso di trasporti previsto, nel CdP, la pubblici e bicicletta. realizzazione di infrastrutture per attivit legate allarte Infrastrutture (tangenziali, contemporanea e produzione di parcheggi intermodali, eventi collegati allistituzione metropolitane) per il delle sedi dellarte contemporanea. miglioramento della mobilit I centri darte saranno ubicati in urbana contenitori da rifunzionalizzare nel contesto di aree degradate, Miglioramento/Riqualificazione contribuendo cos alla dei paesaggi urbani. riqualificazione fisica della citt. Conservazione e mantenimento del patrimonio storico e culturale, risanamento dei centri storici. Misura 5.02 - La misura mira Riduzione dellinquinamento idrico, da rifiuti, acustico e atmosferico. Risparmio idrico e riduzione sprechi. Risparmio energetico: riduzione e razionalizzazione dei consumi domestici, miglioramento efficienza energetica degli edifici, ricorso a fonti energetiche rinnovabili. Riqualificazione del paesaggio nelle aree degradate. Interventi di rigenerazione ambientale e di riuso delle aree urbanizzate. Riqualificazione, rinnovamento e rifunzionalizzazione del tessuto Misura 5.04 - Gli interventi sono finalizzati allaumento degli standard qualitativi di vivibilit delle aree urbane, in stretta connessione con altri interventi infrastrutturali e rivolti anche al alla riqualificazione delle aree degradate e delle aree dismesse, attraverso il miglioramento della dotazione di urbanizzazioni primarie e secondarie, la riqualificazione degli spazi pubblici, la messa in sicurezza del patrimonio edilizio, urbanistico ed ambientale ed il recupero dei centri storici.

Qualit dellaria urbana

Misura 5.02 - Nelle proposte progettuali sar data priorit agli interventi di infrastrutture di servizi che prevedono la dotazione di impianti atti a ridurre i consumi energetici, migliorando lefficienza energetica degli edifici, privilegiando luso di fonti alternative e lefficienza idrica.

Zone pedonali Quota di verde pubblico procapite in ambiente urbano. Parcheggi

Misura 5.04 - In conformit con i criteri e gli indirizzi di attuazione previsti al capitolo III del POR settore trasporti, gli interventi devono strategicamente operare in Mezzi pubblici a basso impatto modo da minimizzare lincidenza

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tradizioniculturali e storiche con particolare attenzione al recupero dei centri storici e dei centri minori. Rafforzare il capitale sociale in ambito urbano mediante il soddisfacimento dei bisogni sociali di base, la riduzione del tasso di esclusione, la promozione delleconomia sociale, la qualificazione dei servizi, la definizione di nuove figure professionali in ambito sociale, anche attraverso la qualificazione della Pubblica Amministrazione . rifunzionalizzazione del tessuto edilizio urbano, con particolare attenzione al recupero dei centri storici e minori. Riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e mantenimento delle concentrazioni inquinanti al di sotto di limiti che escludano danni alla salute umana, agli ecosistemi ed al patrimonio monumentale. Contenimento della mobilit a maggiore impatto ambientale. infrastrutturali e rivolti anche al miglioramento dellefficienza energetica e al rispetto dellambiente. Prevede il miglioramento della mobilit interna con riduzione del trasporto privato e della congestione del traffico, la riduzione dei livelli di inquinamento acustico ed atmosferico, con conseguente riduzione duso di prodotti derivati dal petrolio, la riduzione delle patologie respiratorie legate allemissione di gas nocivi.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


modo da minimizzare lincidenza dei sistemi e delle infrastrutture di trasporto sul consumo dellenergia e sul degrado degli ecosistemi e dei paesaggi, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni inquinanti. ambientale. Qualit dellaria urbana utilizzo mezzi pubblici - n passeggeri/anno;

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

ASSE VI - RETI E NODI DI SERVIZIO Settore Trasporti


Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Obiettivi specifici

Obiettivi ambientali e di Principali problematiche. Stima sostenibilit ambientale da incidenza sullambiente (positiva perseguire in relazione al settore negativa) dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Rafforzare i collegamenti di nodi e terminali a livello locale con le reti nazionali, al fine di agevolare, i flussi di merci, al legame fra dotazione e articolazione delle infrastrutture (reti e nodi) e qualit e articolazione dei servizi erogabili, nel rispetto degli standard di sicurezza e, in materia di inquinamento atmosferico e acustico, degli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (accordi di Kyoto) e dei criteri di minimizzazione degli impatti sulle aree naturali e sul paesaggio.

Aumentare la sicurezza dei trasporti marittimi, degli standard Forte aumento del volume di dei porti, introdurre strutture per la emissioni di CO2, gas serra e gestione dei rifiuti provenienti da inquinamento causato dal continuo navi. aumento del trasporto su gomma. Promozione di standard di Crescita dellinquinamento sicurezza e ambientali pi elevati acustico derivante da attivit ed adeguamento a questi ultimi aeroportuali e da traffico veicolare delle infrastrutture esistenti. e ferroviario in prossimit delle aree metropolitane produttive Ottimizzazione intermodale fra diversi sistemi di trasporto e INCIDENZA NEGATIVA riequilibrio a favore del trasporto ferroviario e marittimo. Crescita dellinquinamento acustico derivante da attivit Limitare il traffico e le aeroportuali e da traffico veicolare infrastrutture nei siti di rilevanza Rafforzare e migliorare e ferroviario in prossimit delle ambientale. linterconnessione delle reti a aree metropolitane produttive. livello locale, elevando la qualit Riduzione dellinquinamento dei servizi, aumentando lutilizzo Costi umani e sociali derivanti acustico e delle emissioni legate al delle strutture diportistiche dallincremento degli incidenti settore aereo. esistenti, generando effetti dovuti al trasporto su strada. benefici per le famiglie e le Limitare le emissioni di gas a Impatti in fase di cantiere (rifiuti, effetto serra e le emissioni acide in imprese, in modo soprattutto da soddisfare la domanda proveniente inquinamento acustico, sottrazione atmosfera. suolo). dalle attivit economiche. Trasferire il trasporto passeggeri e Inquinamento delle acque merci da strada a (sversamento idrocarburi, e ferrovia/cabotaggio Perseguire linnovazione dei scarichi navali) metodi gestionali delle reti Ottimizzare la rete autostradale Accrescimento del carico materiali e immateriali, esistente. ambientale conseguente alla ottimizzare luso delle realizzazione di infrastrutture, in Promuovere programmi di infrastrutture disponibili e particolare, in aree ad elevata intervento finalizzati alla massimizzare gli effetti derivanti sensibilit naturalisticoriduzione dellinquinamento dal loro potenziamento, paesaggistica o di rischio acustico. elevandone qualit, efficienza e ambientale. sicurezza in un contesto generale Realizzazione di snodi di traffico di trasparenza.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE

Misura 6.01 - La misura tende al riassetto e al miglioramento dei livelli di servizio, mediante interventi di completamento e ammodernamento. Ci al fine di incrementare il livello di connettivit della rete stradale, velocizzando, inoltre, i collegamenti tra nodi urbani, e tra aree costiere ed entroterra.

Misura 6.01 - Per la sostenibilit Percentuale incidenti e loro entit. ambientale, in conformit con i criteri ed indirizzi di attuazione previsti al capitolo III del POR settore trasporti, gli interventi devono operare in modo da minimizzare lincidenza dei sistemi e delle infrastrutture di trasporto sul consumo dellenergia e sul degrado degli ecosistemi e dei paesaggi. Non saranno ammessi interventi isolati, relativi a singola tratta o lotti, per i quali non si dimostrata la capacit di incidere sulla complessiva funzionalit dellitinerario o del nodo prescelto, in termini anche di impatto ambientale

Misura 6.02 - La misura tende al riassetto e miglioramento dei livelli di servizio mediante interventi di ammodernamento e potenziamento delle reti ferroviarie, anche mediante lelettrificazione delle linee, perseguendo cos lobiettivo della riduzione delle emissioni .

Consumo di combustibile per i Misura 6.02 - In conformit con i trasporti; criteri ed indirizzi di attuazione Emissioni Gas serra previsti al capitolo III del POR settore trasporti, gli interventi Estensione sistema ferroviario. devono operare in moda da minimizzare lincidenza dei sistemi e delle infrastrutture di trasporto sul consumo dellenergia e sul degrado degli ecosistemi e dei paesaggi. Non saranno ammessi interventi isolati relativi a singole tratte o lotti, per i quali non sia dimostrata la capacit di incidere sulla complessiva funzionalit dellitinerario o del nodo

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di trasparenza. Rete stradale: impatto paesaggistico, occupazione ed erosione del suolo, perdita o frammentazione di habitat naturali, inquinamento acustico e atmosferico. INCIDENZA POSITIVA Potenziale impatto positivo derivante dal completamento e ristrutturazione delle infrastrutture esistenti, dovuto al decongestionamento della rete e, in particolare, dei centri urbani attraversati da flussi veicolari in transito. Il potenziamento della rete ferroviaria e delle infrastrutture portuali avr positivi effetti nella riduzione del traffico su gomma. La realizzazione dei sistemi di informazione telematica per il controllo delle merci e del traffico navale aumenta la sicurezza dei trasporti con benefici effetti indiretti anche per lambiente. Misura 6.04 - Prevede interventi di recupero e ammodernamento di infrastrutture aeroportuali per marginalit di alcune aree, migliorandone laccessibilit, favorendone la mobilit di merci e innalzando standard di qualit dei servizi. (porti, ecc.) integrati al territorio. Potenziamento di infrastrutture e attrezzature finalizzate al miglioramento delle condizioni di sicurezza generale dei porti e della navigazione. Potenziamento dei servizi delle infrastrutture aeroportuali e aumento della sicurezza. Necessit di una integrazione tra la pianificazione dei trasporti e quella territoriale (problematica)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


prescelto, in termini di miglioramento della sicurezza, dei tempi di percorribilit, dellimpatto ambientale . Misura 6.03 - La misura finalizzata al potenziamento e ammodernamento dei porti regionali al fine di elevarne la qualit, lefficienza e la crescita del trasporto combinato con particolare riferimento al cabotaggio. Sono previste e ritenute prioritarie le infrastrutture in ambito portuale per la gestione lo smaltimento dei rifiuti provenienti da navi. N di porti attrezzati per la Misura 6.03 - In conformit con i gestione e lo smaltimento dei rifiuti. criteri ed indirizzi di attuazione previsti al capitolo III del POR Trasporto merci per modalit. settore trasporti, gli interventi devono operare in moda da minimizzare lincidenza dei sistemi e delle infrastrutture di trasporto sul consumo dellenergia e sul degrado degli ecosistemi e dei paesaggi. Non saranno ammessi interventi isolati relativi a singole tratte o lotti, per i quali non sia dimostrata la capacit di incidere sulla complessiva funzionalit dellitinerario o del nodo prescelto, in termini di miglioramento della sicurezza, dei tempi di percorribilit, dellimpatto ambientale . Inquinamento acustico in ambito Misura 6.04 - In conformit con i aeroportuale. criteri ed indirizzi di attuazione previsti al capitolo III del POR settore trasporti, gli interventi devono operare in moda da minimizzare lincidenza dei sistemi e delle infrastrutture di trasporto sul consumo dellenergia e sul degrado degli ecosistemi e dei paesaggi. Tra le tipologie di intervento che vengono ritenute prioritarie previsto lammodernamento delle infrastrutture aeroportuali finalizzato alla riduzione dellinquinamento acustico e delle emissioni provenienti dal trasporto aereo.

Realizzare il riequilibrio modale sul versante urbano e metropolitano (infrastrutture per il trasporto di massa in sede fissa), sia sul versante del trasporto merci (ferroviario, nella definizione degli itinerari e dei nodi di interscambio; marittimo , con particolare riferimento alle infrastrutture necessarie per dare impulso al cabotaggio).

Misura 6.05 Prevede la

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promozione e lo sviluppo della Societ dellInformazione, da realizzare mediante la diffusione delle reti e dei collegamenti fra le PPAA e lerogazione di servizi telematici finalizzati a migliorare i rapporti fra le istituzioni, anche a vantaggio delle imprese e dei cittadini. Trattandosi di reti immateriali, la misura non destinata ad avere impatti diretti sullambiente. Misura 6.06 La misura prevede lo sviluppo dellinternazionalizzazione della Sicilia nel campo economico (in particolare crescita delle esportazioni e degli investimenti esteri) ed anche in quello culturale. Si tratta, quindi, di interventi senza impatto diretto sullambiente.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

SCHEDE DELLE MISURE


MISURA 1.02 INFRASTRUTTURE DI CAPTAZIONE E ADDUZIONE A SCALA SOVRAMBITO (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e Descrizione sintetica della Misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Mancata realizzazione e completamento dei principali sistemi di approvvigionamento Mancata attivazione degli A.T.O. e del servizio idrico integrato Garantire la piena utilizzazione delle infrastrutture di captazione, accumulo e adduzione a scala di sovrambito ottimizzandone il rendimento. Gli interventi saranno mirati a massimizzare i risultati ottenibili attraverso azioni di ripristino della piena funzionalit e di ottimizzazione della gestione del patrimonio infrastrutturale esistente. Carenza di risorse idriche adeguate. Sovrasfruttamento delle acque sotterranee con fenomeni di salinizzazione delle falde Bassa qualit delle acque superficiali e di falda. Bassa capacit di trattamento, scarsa qualit delle acque depurate e limitata capacit di riciclo delle acque nei cicli produttivi. Ridotta capacit di integrare la gestione della qualit e della quantit della risorsa idrica Mancanza di una adeguata base informativa sullo stato delle acque INCIDENZA POSITIVA Completamento ed

Razionalizzare ed ottimizzare luso della risorsa idrica; riduzione delle perdite in rete.

Interventi finalizzati alla piena utilizzazione delle risorse idriche esistenti attraverso miglioramenti dei sistemi di captazione, il completamento e il riefficientamento degli schemi acquedottistici, lottimizzazione dei sistemi idrici attraverso interconnessioni tra ambiti con diverse disponibilit idriche. Aumentare lefficienza degli acquedotti tutelando la risorsa idrica e migliorandone la gestione.

Gli interventi dovranno rispettare il principio della sostenibilit duso della risorsa idrica, rispettandone le caratteristiche qualitative e quantitative, razionalizzando i prelievi e riducendo le perdite.

Perdite in rete: vol immessso/vol. fatturato

Approvvigionamento idropotabile: risorsa idrica distinta per tipologia di fonte e per ATO (o provincia): corsi d'acqua, laghi e invasi, sorgenti, pozzi, totale

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riefficentamento dei sistemi acquedottistici, con riduzione delle perdite ed incremento della dotazione idrica dei centri serviti, con particolare riferimento allo schema idrico di sovrambito delle prov. di Agrigento, Caltanissetta e Palermo, inserito nel programma di superamento e prevenzione dellemergenza idrica in corso, (individuato dallOrdinanza del Ministero dellInterno n. 3052 del 31/03/2000) INCIDENZA NEGATIVA Potenziali impatti negativi : a. sul flusso idrico delle acque superficiali e sotterranee; b. sul suolo e sottosuolo; c. sul paesaggio

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.03 SISTEMA INFORMATIVO E DI MONITORAGGIO ACQUE E SERVIZI IDRICI (FESR) - SOTTOMISURE A E B Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Mancata attivazione degli A.T.O. e del servizio idrico integrato Mancanza di una adeguata base informativa sullo stato delle acque. INCIDENZA POSITIVA Conoscenza quali-quantitativa e della distribuzione della risorsa sul territorio, con finalit di tutela e prevenzione, in particolare per aree con situazioni di maggiore degrado, vulnerabilit ambientale e/o con rilevante impatto antropico Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e Descrizione sintetica della Misura

Indicatori

Realizzazione di interventi diretti ad avviare il sistema regionale di monitoraggio delle acque e del servizio idrico integrato, la creazione di un primo nucleo operativo per listituenda Agenzia regionale per la protezione ambientale e il Sistema Informativo Regionale Ambientale (SIRA).

Individuazione delle condizione di vulnerabilit dei corpi idrici (CdP). Tutela della qualit delle acque: superficiali interne,acque marino costiere; acque di transizione; acque sotterranee (CdP). Supporto per lattivit di pianificazione e gestione dei costituendi Ambiti territoriali ottimali e per la redazione del Piano di tutela delle acque (CdP).

Si prevede: A) la realizzazione di interventi volti al monitoraggio della qualit delle acque superficiali interne,acque marino costiere; acque di transizione; acque sotterranee (CdP); B) il potenziamento del sistema di monitoraggio idrologico del Servizio Tecnico Idrografico Regionale al fine di garantire lespletamento dei compiti di supporto nellapplicazione del D.L.vo 152/99 (CdP).

La misura ha finalit di tutela ambientale, nei criteri di selezione si prevede priorit per le azioni di monitoraggio concentrate nelle aree a particolare criticit ambientale (CdP).

N piani di ambito approvati su totale di A.T.O.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.04 PROGRAMMI DI AMBITO LOCALE (FESR) - SOTTOMISURA 1.04 A RETI IDRICHE URBANE Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e Descrizione sintetica della Misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Dare piena attuazione alla L.36/94 e al D. Lgs. 152/99 attraverso interventi di riefficientamento e razionalizzazione delle reti idriche urbane al fine di garantire disponibilit idropotabili adeguate in un ottica di tutela, di efficienza e di economicit della gestione.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE:

Controllo dei consumi

Ricerca e recupero delle perdite puntuali in sistemi di Mancata realizzazione e distribuzione idropotabile completamento dei principali sistemi di approvvigionamento esistenti (CdP) Perdite in rete INCIDENZA POSITIVA Recupero di risorsa Garantire disponibilit idropotabili adeguate in un ottica di tutela, di efficienza e di economicit della gestione (CdP).

In una prima fase, nelle more della costituzione degli A.T.O. la sottomisura riguarder interventi volti alla individuazione e al recupero delle perdite in sistemi di distribuzione idropotabile esistenti, e alla riqualificazione e razionalizzazione. Dopo la costituzione degli A.T.O., la sottomisura sar finalizzata ad attuare la pianificazione dambito relativa ai sistemi di distribuzione idropotabile.

Perdite in rete: vol immessso/vol. fatturato

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.04 PROGRAMMI DI AMBITO LOCALE (FESR) - SOTTOMISURA 1.04B SETTORE FOGNARIO E DEPURATIVO Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e Descrizione sintetica della Misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Bassa capacit di trattamento, scarsa qualit delle acque depurate e limitata capacit di riciclo delle acque nei cicli produttivi INCIDENZA POSITIVA Tutela e risanamento della risorsa attraverso il completamento e ladeguamento dei sistemi fogniario e della depurazione, con priorit per le aree a maggiore sensibilit ambientale Risparmio idrico attraverso il riuso in agricoltura e industria delle acque reflue depurate Azioni mirate a tutelare e mantenere lo stato ecologico delle acque e a favorire il riutilizzo di acque reflue depurate in agricoltura o per usi industriali. Gli interventi saranno finalizzati alla tutela ed il risanamento delle acque marine, di quelle superficiali e sotterranee, attraverso ladeguamento dei sistemi depurativi al D.Lgs. 152/99. Depuratori non funzionanti/ tot. depuratori Realizzazione di interventi che saranno valutati necessari per risolvere particolari situazioni di emergenza e che siano individuati in quelle zone a maggior sensibilit ambientale per la riduzione dellinquinamento. Popolazione servita da impianti di depurazione/popolazione tot. Qualit delle acque superficiali: indice SECA; indice IBE; indice LIM Qualit delle acque sotterranee: concentrazione di nitrati. % di costa balneabile/costa controllata

Dare piena attuazione alla L.36/94 e al D. Lgs. 152/99 attraverso la realizzazione di interventi nel settore fognario e depurativo che contribuiscano a realizzare gli elementi strutturali necessari per lespletamento del servizio idrico integrato, nel rispetto dei livelli minimi che questo deve garantire nel settore dello smaltimento reflui.

Adeguamento delle infrastrutture di depurazione agli obblighi di legge: potenziamento sistemi di depurazione sia industriali che civili. Riduzione dei consumi idrici con innovazioni di processo, riuso, riutilizzo, miglioramento rete approvvigionamento, riduzione delle perdite.

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MISURA 1.05 PROGRAMMI DI AMBITO LOCALE (FEOGA)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e Descrizione sintetica della Misura

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Mancata realizzazione e Ottimizzazione della completamento dei principali funzionalit degli impianti di sistemi di approvvigionamento accumulo e distribuzione primaria al fine di garantire Carenza di risorse idriche adeguata disponibilit qualiadeguate quantitativa della risorsa idrica Sovrasfruttamento delle acque per uso irriguo. sotterranee con fenomeni di La misura prevede salinizzazione delle falde investimenti per : Bassa capacit di trattamento, lammodernamento e la scarsa qualit delle acque rifunzionalizzazione, ivi depurate e limitata capacit di compresi i completamenti, riciclo delle acque nei cicli delle reti di adduzione e produttivi distribuzione consortili; laccumulo e la distribuzione INCIDENZA NEGATIVA delle acque reflue e depurate Potenziali modifiche dei flussi anche attraverso la idrici preesistenti realizzazione di sistemi di automazione e controllo. INCIDENZA POSITIVA la predisposizione di studi, Disponibilit idrica adeguata piani e programmi volti ad in termini quantitativi e approfondire la conoscenza qualitativi della risorsa idrica del sistema delle risorse per uso irriguo idriche ad uso irriguo. Risparmio idrico e riuso in agricoltura delle acque reflue e depurate

Adeguamento delle infrastrutture di collettamento e depurazione agli obblighi di legge: potenziamento sistemi di depurazione sia industriali che civili. Miglioramenti dei livelli di qualit dei corpi idrici. Riduzione dei consumi idrici con innovazioni di processo, riuso, riutilizzo, miglioramento rete approvvigionamento, riduzione delle perdite.

Gli interventi sono rivolti allammodernamento e rifunzionalizzazione delle reti di adduzione e distribuzione delle acque per uso irriguo, anche attraverso il riuso delle acque reflue depurate.

Sar data priorit alle aree interessate dallemergenza idrica e a quelle a rischio di desertificazione (CdP).

Perdite in rete: vol immessso/vol. fatturato Acque reflue riutilizzate su totale di acque reflue trattate.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.07 PROTEZIONE CONSOLIDAMENTO VERSANTI, CENTRI ABITATI E INFRASTRUTTURE (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e Descrizione sintetica della Misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Elevato rischio idraulico e idrogeologico Realizzazione di interventi di messa in sicurezza di aree gi interessate da dissesto, di protezione attiva e di prevenzione di aree a minore rischio, di monitoraggio di aree in frana. Elevato rischio sismico. Diffusi processi di degrado del suolo causati da attivit agricole e industriali non sostenibili. Diffusi fenomeni di abusivismo in aree a rischio. Pianificazione nelluso del suolo: minimizzazione impatti, particolare attenzione zone sensibili, di pregio e/o soggette a rischio idrogeologico. Razionalizzazione delluso del suolo e recupero aree degradate e identifcazione aree a rischio.

Con la misura si punta a raggiungere un adeguato livello di sicurezza dal rischio idrogeologico con priorit nelle aree individuate dal piano stralcio di bacino per lassetto idrogeologico, in particolare nelle province di Messina Palermo, Agrigento, Catania e Caltanissetta (CdP).

Si prevede che gli interventi per la messa in sicurezza delle aree gi interessate da fenomeni di dissesto debbano essere quelli a minor impatto ambientale. Popolazione benef. Di misure di salvaguardia dal rischio R4-R3, d.lgs 180/98;

Le azioni verranno individuate - Rafforzamento degli sulla base delle indicazioni strumenti di pianificazione Problematiche connesse alla degli strumenti di del territorio e del siccit con conseguente pianificazione previsti dalla coordinamento delle rischio di innesco di fenomeni normativa vigente ( Piano politiche di difesa del suolo di desertificazione. stralcio di bacino per lassetto con le politiche settoriali. INCIDENZA NEGATIVA idrogeologico, Piano - Rafforzamento straordinario di bacino) Gli interventi saranno dellapproccio preventivo realizzati con priorit nelle nella programmazione degli aree individuate dal piano interventi e riduzione della stralcio di bacino per lassetto pressione delle attivit idrogeologico, in particolare antropiche. nelle province di Messina Palermo, Agrigento, Catania e - Diffusione delle tecniche di naturalizzazione e tutela Caltanissetta. degli habitat naturali. I Potenziali impatti negativi riguardano alterazioni morfologiche e del deflusso

In particolare il sistema di interventi proposti riguardano:

Nellambito degli interventi da realizzare non debbono essere trascurati quelli di manutenzione - la messa in sicurezza di aree idraulica ordinaria e Numero e superfici delle gi interessate da fenomeni di straordinaria, che associati agli aree soggette a rischio interventi di rinaturalizzazione, idrogeologico dissesto, la protezione attiva ed il monitoraggio delle aree a possono essere risolutivi ai fini minore rischio, ma comunque del ripristino della funzionalit vulnerabili, la corretta gestione idraulica dei corsi dacqua e della loro messa in sicurezza. del trasporto solido dei corsi dacqua. Si prevedono: - interventi di consolidamento e di difesa idrogeologica e/o di difesa idraulica nelle aree a rischio di esondazione o di frana individuate nel piano straordinario dellassetto

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


dei corsi dacqua a causa di interventi di regimazione delle acque (briglie, canalizzazioni, argini) e di interventi di stabilizzazione dei versanti. INCIDENZA POSITIVA Tutela del suolo attraverso la messa in sicurezza di aree a rischio e prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico, con priorit per le province di Messina Palermo, Agrigento, Catania e Caltanissetta. idrogeologico (CdP); - Interventi di monitoraggio di aree in frana, al fine di verificare levoluzione dei fenomeni e prevenire situazioni di rischio

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.09 MANTENIMENTO DELLORIGINARIO USO DEL SUOLO (FEAOG) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e Descrizione sintetica della Misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Elevato rischio idrogeologico Ricostituzione del patrimonio silvicolo danneggiato da eventi naturali e in particolare da incendi; Prevenzione degli incendi boschivi e riduzione del rischio da innesco e propagazione del fuoco; Riduzione dei fenomeni di erosione e desertificazione attraverso investimenti silvocolturali Prevenzione dei disastri naturali e salvaguardia del suolo e del patrimonio silvicolo attraverso la Costituzione del Sistema informativo Territoriale Diffusi processi di degrado del suolo causati da attivit agricole e industriali non sostenibili
Diffusi fenomeni di abusivismo in aree a rischio che influiscono negativamente sulle funzioni idrogeologiche e luso originario del suolo(erosione)

Distruzione del potenziale silvicolo danneggiato da incendi. Problematiche connesse alla siccit con conseguente rischio di innesco di fenomeni di desertificazione. INCIDENZA POSITIVA Ricostituzione degli ecosistemi boschivi danneggiati da incendi o da eventi naturali nelle aree silvicole dellintero territorio regionale utilizzando specie forestali autoctone, adatte alle condizioni locali e compatibili con lambiente.

Prevenzione dei disastri naturali e degli incendi per la salvaguardia del suolo e del patrimonio silvicolo in ambiti forestali
Ricostituzione del potenziale produttivo silvicolo danneggiato da incendi.

Ricostituzione e salvaguardia del potenziale produttivo silvicolo danneggiato da incendi e altri disastri naturali, mantenimento dell'equilibrio ecologico e della difesa dell'ambiente in un contesto gi fortemente interessato da fenomeni di dissesto e da avanzati processi di desertificazione e di forte degrado territoriale.

Gli interventi da realizzare dovranno avere tra i requisiti quello della compatibilit ambientale, rispettando e rafforzando le caratteristiche tipiche dellecosistema in cui si opera.

Entit degli incendi boschivi Variazioni annuali di foresta Superficie forestale esistente; Superficie imboschita/superficie boscata regionale; Superficie boscata ricostituita/superficie boscata regionale;

Recupero delle funzioni idrogeologiche ed ecologiche dei sistemi forestali e ripristino di condizioni di stabilit e di sicurezza.

In particolare si prevedono Le opere devono essere inoltre quattro tipi di interventi e cio: concentrate in territori con forte compromissione - Ricostituzione dei boschi e ambientale, dove possibile degli ecosistemi danneggiati conseguire, in tempi certi e da incendi con interventi brevi, il pieno recupero delle sostenibili ed eco-compatibili; funzioni idrogeologiche dei sistemi naturali e forestali ed il - Investimenti per la ripristino di condizioni di prevenzione degli incendi; stabilit e di sicurezza. (CdP) - azioni di carattere silvocolturale per ridurre lerosione e la desertificazione. - Costituzione del sistema informativo territoriale (s.i.t) finalizzato alla prevenzione dei disastri naturali e degli

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


Interventi che concorrono alla prevenzione del dissesto idrogeologico e dei fenomeni di desertificazione realizzati nelle aree silvicole a maggiore rischio idrogeologico dellintero territorio regionale. Interventi mirati alla prevenzione e tutela del suolo da incendi, anche attraverso la costituzione di un Sistema Informativo Territoriale, nelle aree boscate dell intero territorio regionale a maggiore rischio di incendio. incendi per la salvaguardia del suolo e del patrimonio silvicolo in ambiti forestali (CdP)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.10 TUTELA INTEGRATA DELLE AREE COSTIERE (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e Descrizione sintetica della Misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Diffusi fenomeni di erosione costiera e degrado delle coste. Presenza di difese rigide con effetti erosivi di sottoflusso Irrigidimento del sistema idrografico Presenza di strutture lineari sul retrospiaggia Realizzare interventi integrati tesi a rimuovere le cause del degrado e/o dell'erosione delle aree costiere, a proteggere i litorali in erosione e a garantirne la successiva manutenzione e monitoraggio. Diffusi fenomeni di abusivismo lungo la costa e in aree a rischio che influiscono negativamente sulle funzioni idrogeologiche e luso originario del suolo(erosione). Elevato rischio idraulico e idrogeologico INCIDENZA NEGATIVA Potenziali alterazioni morfologiche e potenziale peggioramento della qualit dei fondali e delle acque di balneazione a causa di interventi di protezione della costa quali pennelli, barriere sommerse, ripascimenti.

Obiettivo della misura la messa in sucurezza ed il recupero delle aree costiere degradate, la protezione dei litorali in erosione e la loro successiva manutenzione e controllo. Le aree di accertata priorit ambientale che saranno inizialmente oggetto di intervento riguardano il litorale messinese tirrenico e ionico. Nella prima fase si prevede Recupero di suolo e di aree a rischio e degradate. - il ripascimento e la protezione delle coste in erosione con barre sommerse o pennelli nelle aree a maggiore criticit (CdP) Nella seconda fase sono previsti: - interventi coerenti con previsioni, indicazioni e criteri fissati nel piano stralcio di bacino per lassetto idrogeologico (CdP).

E previsto che sia data priorit a interventi su aree a maggior criticit ambientale accertata dalle strutture Aree critiche per lerosione pubbliche competenti , sulle costiera aree di elevato interesse naturalistico facenti parte della rete ecologica, nelle aree dinteresse turistico e culturale

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


Gli interventi saranno realizzati con priorit lungo il litorale messinese (ionico e tirrenico) e con priorit decrescente gli altri litorali (siracusano, ragusano, agrigentino, trapanese, palermitano, catanese). INCIDENZA POSITIVA Recupero e protezione dei litorali e delle aree costiere degradate con priorit per il litorale messinese (ionico e tirrenico) e con priorit decrescente gli altri litorali (siracusano, ragusano, agrigentino, trapanese, palermitano, catanese). Miglioramento delle condizioni di fruibilit della costa sabbiosa , con priorit per le aree a maggior criticit ambientale, ad elevato interesse naturalistico facenti parte della rete ecologica e dinteresse turistico e culturale, privileggiando interventi ed azioni che concorrano al recupero ambientale e alla destagionalizzazione dei flussi turistici.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.11 - SISTEMI TERRITORIALI INTEGRATI AD ALTA NATURALIT (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione sintetica della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

Con la misura si vuole favorire la conservazione e la valorizzazione delle risorse Per la selezione dei progetti Difficolt nellassicurare la ambientali nelle aree protette e costituir criterio prioritario il Valorizzazione e conservazione e la tutela della di alto valore naturalistico. recupero e la conservazione di conservazione delle risorse La misura finalizzata a dare biodiversit e del patrimonio Habitat e specie prioritari, e la biologiche, ambientali vita a sistemi territoriali ad ambientale Si prevedono interventi volti al rispondenza a obiettivi ,culturali nelle aree protette. alta naturalit, che connettano rafforzamento dei nodi della determinati da direttive e Difficolt nel garantire la le aree naturali protette gi rete esistente, (parchi e riserve convenzioni internazionali o la Recupero di ambito territoriali (soddisfacente) fruizione istituite con la Rete natura ambientalmente compromessi. istituiti), alla programmazione realizzazione di fini istitutivi sostenibile allinterno delle 2000 e che riguardano tutti i dei primi interventi in ambiti delle aree protette. (CdP) aree protette contesti territoriali definiti Programmazione delle risorse SIC e ZPS, alla connessione prioritari dal QCS. Si svolger finanziarie destinate ad azioni delle aree naturali protette, al Mancata realizzazione di lungo tutta la filiera della di strutturazione di eventuali fine di creare sistemi interconnessioni biologicosistematizzazione delle Sar favorita la aree naturali protette che territoriali integrati ad alta conoscenze, della definizione funzionali tra le aree protette e verranno istituite nei prossimi concentrazione e integrazione naturalita. le zone ad elevata biodensit degli specifici strumenti di di linee dintervento e/o di anni (messa a punto delle (corridoi ecologici e pianificazione e gestione dei Gli interventi riguarderanno in azioni previste in pi misure al RES) cuscinetti) territori interessati, del particolare: fine di incentivare soggetti recupero e potenziamento Attivazione di efficaci sistemi istituzionali e operatori INCIDENZE POSITIVE la realizzazine della carta della economici alla costruzione di della naturalit, dei processi di di gestione e manutenzione e natura e del SIT delle aree sensibilizzazione sui valori di ripristino degli ambienti e Valorizzazione e Patti ambientali attenti alla protette; ambientali e riguarder sia dei beni in condizioni di conservazione delle risorse tutela dell'ambiente tramite interventi che potenzino i degrado. biologiche, ambientali l'abbattimento di detrattori la stesura di un programma sistemi gi definiti, sia ,culturali nelle aree protette. ambientali, valorizzando l'uso regionale di educazione Sensibilizzazione e interventi di realizzazione di di energie rinnovabili, coinvolgimento delle comunit ambientale nelle aree protette; Promozione e valorizzazione nuovi sistemi ad alta promovendo processi locali nelle azioni di di Sic e Zps esterni alle aree naturalit. produttivi ecosostenibili e conservazione e gestione del protette. prodotti di qualit e tipici. patrimonio naturale. Azioni per la (Cdp) Recupero di ambiti territoriali infrastrutturazione della Rete ambientalmente compromessi. Incremento delle opportunit Ecologica, al fine della educative, di ricreazione e di conservazione, recupero, Miglioramento delle ricerca. valorizzazione, ricostruzione, Tutela degli habitat e delle specie.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE

Superficie totale aree naturali protette (parchi regionali, riserve) legge 394/91 e successive modifiche e legge regionale 98/81e l.regionale 14/88 rispetto alla superficie regionale; % di aree naturali protette dotate di piani di gestione/ utilizzazione e sistemazione. Biodiversit (n. di specie vegetali e habitat). N di specie minacciate

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conoscenze in campo ambientale. Utilizzo di strumenti di gestione e pianificazione dei territori protetti. Miglioramento delle possibilit di fruizione sostenibile nelle aree protette . INCIDENZA NEGATIVA Pressione incontrollata in aree particolarmente sensibili in relazione ad un possibile considerevole aumento dellafflusso turistico. ricerca. Miglioramento delle possibilit di fruizione sostenibile nelle aree protette . valorizzazione, ricostruzione, restauro e fruizione delle aree protette.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.12 SISTEMI TERRITORIALI INTEGRATI AD ALTA NATURALIT (FEAOG) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione sintetica della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

La misura mira a porre rimedio al grave depauperamento della diversit biologica del patrimonio genetico vegetale della Sicilia, con riferimento alle specie di interesse agrario e forestale. Scopo della misura , pertanto, la creazione di una banca del germoplasma vegetale, diffusa nei territori ad alta naturalit della rete ecologica siciliana, in grado di conservare il patrimonio genetico di specie ed ecotipi di interesse agrario e forestale che determinano il paesaggio storico e tradizionale del territorio della Sicilia e, anche, caratterizzanti ambienti naturali di particolare interesse conservazionistico. Gli interventi riguardano la realizzazione, la ristrutturazione e ladeguamento di centri pubblici per la raccolta, conservazione e moltiplicazione di germoplasma delle specie vegetali autoctone di interesse agrario e forestale nonch

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Difficolt nellassicurare la conservazione e la tutela del patrimonio genetico autoctono e di specie ed ecotipi di interesse agrario e forestale Tutela degli habitat e delle che determinano il paesaggio specie. storico e tradizionale del territorio della Sicilia . Conservazione del patrimonio genetico di specie ed ecotipi di INCIDENZA POSITIVA interesse agrario e forestale che determinano il paesaggio Valorizzazione e storico e tradizionale del conservazione delle risorse ambientali nelle aree protette . territorio della Sicilia Garantire la conservazione del patrimonio genetico di specie ed ecotipi di interesse agrario e forestale che determinano il paesaggio storico e tradizionale del territorio della Sicilia e, anche, caratterizzanti ambienti naturali di particolare interesse conservazionistico. Costituzione di una Banca del germoplasma diffusa nei territori ad alta naturalit della rete ecologica siciliana

Scopo della misura salvaguardare e conservare il patrimonio genetico di specie vegetali di interesse agrario e forestale comprese quelle in pericolo di estinzione, mantenere e favorire la biodiversit degli ecosistemi. Gli obiettivi sono quindi quelli di: - migliorare la stabilit degli ecosistemi; - favorire uno sviluppo equilibrato ed indurre la valorizzazione e la crescita economica negli ambiti territoriali dintervento; incentivare lo sviluppo di percorsi divulgativoeducativi e la fruizione pubblica del bene ambiente accrescendone nel contempo la consapevolezza pubblica.

Progetti che prevedono il recupero e/o il potenziamento di interventi per la conservazione del germoplasma gi avviati.

Progetti che riguardano la conservazione del N di specie minacciate germoplasma di specie ed Biodiversit (n. di specie ecotipi maggiormente vegetali e habitat). rappresenativi del paesaggio agrario e forestale tradizionale.

Sar data inoltre priorit agli interventi di recupero di manufatti esistenti.

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lacquisto degli impianti delle macchine del materiale e delle attrezzature necessarie per lattuazione della misura.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.13 SVILUPPO IMPRENDITORIALE DEL TERRITORIO DELLA RETE ECOLOGICA (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione sintetica della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

La misura mira a sviluppare nuove imprese sia nei settori produttivi legati alle attivit e ai mestieri tradizionali e alla fruizione turistica dei luoghi, sia nei servizi connessi alla promozione e valorizzazione dei territori e delle relative produzioni. La misura pertanto promuover nuova imprenditorialit nei seguenti campi specifici: - Organizzazione della promozione e fruizione delle aree, organizzazione di percorsi turistici e conoscitivi e di pacchetti integrati per la valorizzazione e fruizione della RES

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Presenza di aree a rischio di marginalit (aree montane ed isole minori), di processi di impoverimento di risorse umane (nuova emigrazione) e di decadimento di centri storici minori. Carenza di servizi connessi alla promozione e valorizzazione del territorio.

Incremento delle opportunit educative, di ricreazione ,comunicazione ed informazione

La misura finalizzata a supportare la realizzazione della rete ecologica siciliana

dando impulso allo sviluppo Intervenire a favore della valorizzazione e fruizione della della gestione imprenditoriale INCIDENZA NEGATIVA del territorio tramite iniziative RES e del territorio. che incentivino e sostengano Pressione incontrollata in lofferta dei servizi di aree particolarmente sensibili promozione e fruizione dei in relazione ad un possibile Valorizzazione e promozione territori, nonch di considerevole aumento delle produzioni tipiche locali promozione dei prodotti tipici. (ad esclusione dei prodotti - Valorizzazione e promozione dellafflusso turistico. compresi nellallegato I del delle produzioni tipiche locali. INCIDENZA POSITIVA Trattato). - Utilizzo di tecnologie Promozione e valorizzazione informatiche per lo sviluppo dei territori. dellofferta di pacchetti turistici, informazioni e Interventi a favore della prenotazioni nel territorio valorizzazione e fruizione della RES della RES. - Azioni di marketing e promozione turistica della

Tra i criteri di selezione spiccano quelli relativi alla valorizzazione del patrimonio naturale e creazione di valore aggiunto nei territori della RES. (CdP) N visitatori nelle aree protette Dovr essere accompagnata con ingresso controllato dalla capacit di canalizzare i flussi turistici a favore di processi di destagionalizzazione delle presenze.

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RES coerenti con quelle previste dalla Societ dellInformazione.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.14 - INFRASTRUTTURE E STRUTTURE PER LA GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

La misura si propone di superare la condizione di emergenza dichiarata nel territorio regionale per il settore dei rifiuti con le Ordinanze n. 2983 del 31.5.99, n.3048 del 31.3.2000 e n.3072 del 21.7.2000, nonch di creare le condizioni per la completa attuazione dell'art. 22 del D.Lgs.22/97. inoltre stato approvato, d'intesa con il ministero dell'ambiente, il piano di emergenza rifiuti (PIER) con la pubblicazione del Decreto Commissariale del 25.luglio 2000 (Suppl. Ord.GURS n.36 del 4.8.2000) e su questo si articola la presente scheda di misura. La realizzazione di questa misura prevede anche ladozione del Piano di gestione La realizzazione della misura si articola in due fasi: la prima: in questa fase verranno finanziate opere in particolare piazzole per la raccolta differenziata e

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Mancanza di adeguati strumenti di pianificazione previsti dai regolamenti comunitari Regime di emergenza che favorisce situazioni di illegalit nello smaltimento Inquinamento del suolo delle falde idriche connesso allo smaltimento non controllato dei rifiuti Mancanza di impianti di trattamento, smaltimento e/o riciclaggio a norma INCIDENZE POSITIVE Miglioramento dei sistemi di gestione dei rifiuti Riduzione della quantit di rifiuti prodotta Aumento della quota di rifiuti recuperati e riutilizzati Risanare le aree contaminate rendendole disponibili a nuovi utilizzi migliorando nel contempo le conoscenze e le tecnologie di bonifica. Promuovere la riduzione della quantit e della pericolosit dei rifiuti favorendo il riciclaggio, riutilizzo, recupero e introducendo innovazioni di processo nei sistemi di gestione dei rifiuti. La misura si propone di superare la condizione di emergenza dichiarata nel territorio regionale per il settore dei rifiuti, nonch di redigere il piano di gestione previsto dall'art. 22 del D.Lgs.22/97. % materiali riciclati Gli obiettivi specifici del Piano di gestione, consisteranno nell'incorporare la gerarchia degli obiettivi comunitari e nazionali per il settore e le conseguenti azioni tese a ridurre la quantit di rifiuti prodotta, a recuperarne e riutilizzarne quote sempre pi consistenti, ricorrendo per le frazioni residuali alla produzione di combustibile da rifiuto (C.D.R.) da inviare al trattamento termico per il recupero energetico e allo smaltimento in discarica. Rifiuti smaltiti all'interno degli A.T.O % rifiuti avviati alle diverse modalit di smaltimento (in ambito Prov. e regionale)

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


impianti per la produzione compost la seconda: si attiver a seguito delladozione del Piano di gestione e riguarder la realizzazione degli interventi infrastrutturali previsti nello stesso e relativi sia alla definizione del ciclo della raccolta differenziata sia al trattamento finale dei rifiuti

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.15 - RIDUZIONE DELLA COMPROMISSIONE AMBIENTALE DA RIFIUTI (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

Finalit della misura la riduzione dell'inquinamento ambientale provocato dallo smaltimento dei rifiuti. La misura si articoler prevalentemente nelle seguenti azioni: - costituzione di un sistema di rilevamento e monitoraggio dei siti inquinati e delle aree degradate dalla presenza di discariche abusive, di valutazione della compromissione degli ambienti e delle relative correlazioni epidemiologiche. PRINCIPALI PROBLEMATICHE Mancanza di adeguati strumenti di pianificazione previsti dai regolamenti comunitari Regime di emergenza che favorisce situazioni di illegalit nello smaltimento

La misura a diretta finalit ambientale; gli interventi previsti mirano alla riduzione dell'inquinamento provocato dallo smaltimento dei rifiuti. Gli interventi saranno, quindi, finalizzati alla riduzione delle cause di inquinamento ambientale e a rendere nuovamente disponibili, sicuri e salubri i Sviluppare sistemi di territori inquinati, a monitoraggio e prevenzione dellinquinamento ambientale migliorare il controllo sullo provocato dallo smaltimento stato del territorio. dei rifiuti e promuovere Si prevede dunque: azioni di recupero e bonifica dei siti inquinati e delle aree - la costituzione di un degradate. sistema di rilevamento e monitoraggio dei siti inquinati e delle aree degradate dalla presenza di discariche abusive, di valutazione della compromissione degli ambienti e delle relative correlazioni epidemiologiche. - il censimento delle aree interessate da smaltimento di rifiuti e caratterizzazione

Inquinamento del suolo delle falde idriche connesso allo -censimento dei siti potenzialmente smaltimento non controllato dei inquinati; rifiuti - l'individuazione dei criteri generali per gli interventi di messa in sicurezza, per la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati; - anagrafe dei siti da bonificare e delle aree degradate dalla presenza di discariche abusive. - interventi di bonifica e di ripristino ambientale dei siti inquinati INCIDENZA POSITIVA Interventi di bonifica, ripristino e risanamento ambientale e messa in sicurezza dei siti inquinati.

Criteri di selezione: sar data priorit alla messa in sicurezza e alla bonifica dei siti che costituisono minaccia imminente alla pubblica incolumit, dei siti che inquinano la falda acquifera utilizzata a fini idropotabili e le falde acquifere in generale. Sar inoltre data priorit anche ai siti collocati nelle aree sensibili e prossime ai centri abitati.

Siti bonificati e in sicurezza

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


inquinati dei siti inquinati a supporto della redazione dei progetti di bonifica. - interventi di bonifica, ripristino e risanamento ambientale, messa in sicurezza dei siti inquinati.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 1.16 - RETI ENERGETICHE (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione degli obiettivi

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Inquinamento atmosferico associato alla produzione di energia termoelettrica e al consumo di energia in generale Modesto sviluppo delle fonti rinnovabili di energia

Completare la rete metanifera dellisola attraverso interventi di distribuzione del gas metano nei centri urbani e negli agglomerati industriali, a INCIDENZA NEGATIVA partire dai punti di consegna della SNAM. Possibile impatto sulle aree protette allinterno delle quali Consentire ai Comuni, per le insistono i comuni individuati aree agricole intensive, la come prioritari per la possibilit di usufruire dei realizzazione delle reti benefici del gas metano. metanifere. Possibile aumento Potenziare le reti di dei consumi e conseguenti distribuzione dellenergia emissioni di gas serra elettrica nei poli industriali e/o INCIDENZA POSITIVA artigianali per eliminare e/o ridurre agli standard europei le Completamento ed estensione interruzioni di elettricit nei della rete metano che processi di lavorazione. determina minore emissione di inquinanti legato allutilizzo del gas metano rispetto ad altri combustibili (carbone, petrolio, oli minerali)

Riduzione del ricorso a fonti non rinnovabili e parallelo sviluppo dellimpiego delle fonti rinnovabili

La misura mira a completare la rete metanifera dellisola e a potenziare le reti di distribuzione dellenergia Ottimizzare lutilizzo degli elettrica nei poli industriali e/o impianti riducendo notevolmente le perdite in rete artigianali. Si vuole inoltre permettere la diffusione di stazioni per la distribuzione di gas metano Controllo e riduzione delle per autotrazione, acquisendo emissioni in atmosfera di gas a cos benefici ambientali a effetto serra e dannose per la seguito del minore fascia di ozono inquinamento del metano rispetto a tradizionali Contenimento dellimpatto combustibili ambientale delle reti di distribuzione. Risparmio ed efficienza energetica

% metano per usi civili sul totale fonti energetiche fossili; Gli interventi per la realizzazione delle reti di distribuzione del gas metano e dellenergia elettrica, dovranno rispettare i criteri di compatibilit ambientale, prevedendo, in particolare, precise misure per la salvaguardia del paesaggio e per il ripristino dei luoghi interessati dai lavori. N. allacci metano/utenze tot per settore Quantit di energia prodotta suddivisa per tipo di fonte Percentuale di produzione di energia elettrica da combustibili fossili sul totale di energia elettrica Consumi di combustibili per trasporti N. interruzioni di corrente

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


MISURA 1.17 - DIVERSIFICAZIONE DELLA PRODUZIONE ENERGETICA (FESR)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione degli obiettivi

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Inquinamento atmosferico associato alla produzione di energia termoelettrica e al Le linee operative della misura consumo di energia in generale sono connesse alla realizzazione di interventi Modesto sviluppo delle fonti finalizzati alla produzione di rinnovabili di energia energia da fonti rinnovabili ad alto indice di risparmio INCIDENZA POSITIVA energetico e basso livello di Opportunit di servire zone emissioni inquinanti e della regione difficilmente climalteranti (biomasse, servibili dalle reti energia solare, eolica e tradizionali geotermica). Si tratta di valorizzare le risorse energetiche naturali abbondantemente presenti in Sicilia, consentendo uno sviluppo locale sostenibile. Promozione e diffusione di forme di energia pulita a servizio dellindustria e delle PMI INCIDENZA NEGATIVA Potenziali impatti negativi per il paesaggio e per alcune specie faunistiche

Riduzione del ricorso a fonti non rinnovabili e parallelo sviluppo dellimpiego delle fonti rinnovabili. Risparmio ed efficienza energetica. Controllo e riduzione delle emissioni in atmosfera di gas a effetto serra e dannose per la fascia di ozono. Contenimento dellimpatto ambientale delle reti di distribuzione

Le linee che con la misura si intendono perseguire sono connesse alla realizzazione di interventi finalizzati alla produzione di energia per uso produttivo da fonti alternative ad alto indice di risparmio energetico (biomasse, energia solare, eolica e geotermica).

Nellambito dei criteri di selezione individuati si segnalano: - il maggiore risparmio energetico conseguibile annualmente dallimpianto, in termini di energia primaria. - il rapporto tra emissioni evitate di CO2/costo totale intervento. (CdP) Quantit di energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto al totale di energia prodotta (per tipologia di fonte)

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 2.01 - RECUPERO E FRUIZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE ED AMBIENTALE (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione) La misura finalizzata a riconnettere il vasto e diversificato patrimonio regionale in un unico sistema organico, strutturato in reti circuiti ed itinerari. Nellambito della misura sono previsti interventi legati alla sicurezza. Lazione C (Circuito monumentale) prevede azioni di recupero, restauro paesistico e valorizzazione, estese anche ai pi ampi contesti paesaggistici di appartenenza del bene culturale riqualificato (CdP) Particolare rilievo ha litinerario C3 Itinerario del verde storico e del paesaggio nellambito del quale si prevedono interventi non solo nelle aree di maggiore pregio, ma anche nei territori in cui le notevoli valenze storicoculturali ed ambientali sono minacciate dagli effetti negativi di una consistente antropizzazione. Si prevedono anche azioni per contenere le vulnerabilit e fronteggiare le

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

La misura finalizzata alla connessione del vasto e diversificato patrimonio regionale in un unico sistema organico, strutturato in reti, circuiti e itinerari e al recupero dei contesti e delle identit culturali locali in una prospettiva di valorizzazione turistica. Si intende sostenere il potenziamento delle attivit di recupero e fruizione del patrimonio culturale regionale attraverso la realizzazione dei circuiti museali, monumentale, delle aree archeologiche e del sistema delle biblioteche e degli archivi, colmando le carenze risultanti dalle analisi effettuate, con particolare riferimento ai servizi aggiuntivi e alle infrastrutture per la valorizzazione turistica.

Miglioramento della qualit ambientale delle aree interessate dai beni culturali e Gestione della potenziamento in senso Programmazione Integrata sostenibile delle attivit Territoriale secondo modalit economiche correlate coerenti con la pianificazione attraverso il restauro e negli altri settori (in ristrutturazione di edifici, particolare turismo e trasporti), ladeguamento impiantistico e al fine di condividere strategie funzionale dei beni e modalit. monumentali, la realizzazione o sistemazione di parcheggi, di Uso del suolo su cui insistono percorsi e/o viabilit minore di i Beni Culturali e accesso ai beni, delle aree Paesaggistici. attrezzate, degli impianti di illuminazione esterna artistica. INCIDENZA POSITIVA: PRINCIPALI PROBLEMATICHE: La realizzazione di servizi e infrastrutture correlate alla fruizione sostenibile del patrimonio culturale ed ambientale pu contribuire a minimizzare la pressione delle presenze turistiche. La messa in sicurezza del patrimonio storio-culturalemonumentale-paesaggistico pu contribuire a proteggerne la qualit. Contenimento dellimpatto relativo alla pressione antropica legata alla fruizione dei beni attraverso la diversificazione dei flussi turistici. Restauro del paesaggio, valorizzazione di parchi e giardini storici, riqualificazione dei paesaggi circostanti i SIC attraverso azioni di recupero, restauro paesistico e valorizzazione, estese anche ai pi ampi contesti paesaggistici di

Tra i criteri di selezione prevista la valutazione di elementi relative alla adozione di tecniche e strumenti innovativi in particolare di bioarchitettura e di gestione ecologica. (CdP)

n. di presenze turistiche divise per stagione

La misura si attua prioritariamente tramite progetti integrati e si fonda su un approccio di sistema territoriale, secondo due livelli La valorizzazione dei beni di articolazione: culturali pu contribuite al

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


?? Livello regionale (Progetti Integrati Regionali) Livello locale (valorizzazione di contesti locali) rilancio di territori marginali soggetti a fenomeni di abbandono e spopolamento, incidendo positivamente sul mantenimento delle pratiche agricole tradizionali e della loro funzione di manutenzione e presidio del territorio La valorizzazione del patrimonio culturale dei centri minori pu comportare il rilancio delle attivit artigianali tipiche a basso impatto e la diffusione di modelli di sviluppo sostenibili INCIDENZA NEGATIVA: Aumento della pressione antropica, dovuta al turismo e ai servizi ad esso correlati, nei siti ad alta valenza ambientale e paesaggistica. Eccessivo ricorso ad interventi di infrastrutturazione (strade, parcheggi) e creazione di attrezzature con complessivo impatto negativo sulla qualit del paesaggio e dellambiente. appartenenza puntando prioritariamente ai paesaggi associati alle grandi mete dei turismo archeologico e storico-culturale, nonch ai parchi o itinerari letterari. situazioni di rischio. Lazione F (Interventi di infrastrutturazione minore) prevede realizzazione o sistemazione a verde ed il recupero del paesaggio delle aree limitrofe

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

??

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 2.02 - SISTEMATIZZAZIONE E DIVULGAZIONE DELLE CONOSCENZE (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione) La misura si rivolge in particolare ad aree interessate da progetti integrati di sviluppo turistico o che si configurano come potenziali distretti culturali e ambientali Fra i criteri di selezione previsto il grado di integrazione con altri interventi/progetti riguardanti il sostegno alla tutela e alla valorizzazione a fini turistici % di territorio coperto da del patrimonio naturalistico e Piano Paesistico Territoriale. ambientale;

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

INCIDENZA POSITIVA: La catalogazione di tutto il patrimonio regionale e la Finalit della misura il realizzazione della carta del rafforzamento delle azioni rischio consentiranno di volte allaumento, conoscere la distribuzione e le sistematizzazione e caratteristiche del patrimonio informatizzazione delle culturale, lentit e la conoscenze, per migliorare i distribuzione dei fenomeni collegamenti tra Istituzioni della pericolosit e pubbliche per scopi di tutela, vulnerabilit, la definizione di promozione e dei parametri di rischio; valorizzazione turistica. inoltre, permetteranno di Lobiettivo operativo consiste indirizzare e calibrare i futuri nella creazione di un unico interventi sul bene rivolti a Sistema informativo e rimuovere o ridurre i informatizzato integrato potenziali ostacoli alla sua evoluzione conservativa, regionale dei Beni culturali, fruibile via Internet, costituito risanando la situazione di da diverse banche dati pericolo ambientale, riguardanti tutte le tipologie di modificando le modalit di fruizione del bene o dellintera beni culturali esistenti nellisola per ricondurre ad area di riferimento. unit la realizzazione di tutti Gli interventi potrebbero gli interventi aventi analoga consentire la finalit previsti nel P.O.R destagionalizzazione turistica grazie ad iniziative volte alla valorizzazione dei Beni e alla promozione delle Attivit Culturali della Sicilia.

Miglioramento della qualit ambientale delle aree interessate dai beni culturali e potenziamento in senso sostenibile delle attivit economiche correlate attraverso la conoscenza completa del patrimonio regionale. Contenimento dellimpatto relativo alla pressione antropica legata alla fruizione dei beni attraverso la destagionalizzazione dei flussi turistici.

La misura si articola in azioni volte allo sviluppo e sistematizzazione delle conoscenze per una pi efficace tutela paesaggistica, patrimoniale e culturale attraverso una fruizione compatibile dei beni. Il POR prevede la formazione di banche dati per la gestione di informazioni su tematiche paesaggistiche con riferimento esplicito alla realizzazione di Piani paesaggistici dAmbito come approfondimento in dettaglio del lavoro di analisi e di indirizzo progettuale contenuto nelle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale.

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 2.03 - GESTIONE INNOVATIVA E FRUIZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

La misura finalizzata al miglioramento della qualit dellofferta integrata tra valorizzazione dei beni e dinamiche del turismo culturale, nellambito degli itinerari tematici o integrati, allo sviluppo di una maggiore integrazione fra imprenditorialit turistica nei diversi territori e le relative risorse culturali, nonch alla promozione delle attivit di spettacolo e di animazione in stretto raccordo con le identit storico- culturali locali. Si propone, altres lo sviluppo dellimprenditorialit in attivit connesse alla fruizione culturale, quali la gestione innovativa di beni e servizi, valorizzando le risorse umane presenti sul territorio, in particolare quelle giovanili e femminili. Le tipologie dintervento sono quelle proprie degli aiuti allo sviluppo locale per il sostegno agli investimenti finalizzati al rafforzamento del tessuto imprenditoriale e delle reti di

PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Modalit di realizzazione degli investimenti produttivi in particolare nel settore delledilizia, collegati al recupero di immobili e beni Contenimento dellimpatto monumentali. Concessione in relativo alla pressione gestione a privati. antropica legata alla fruizione dei beni attraverso una INCIDENZA POSITIVA: differente gestione dei beni stessi. Gli interventi potrebbero consentire una migliore Miglioramento della qualit gestione del patrimonio e il ambientale delle aree miglioramento della sua fruibilit da parte del pubblico interessate dai beni culturali e potenziamento delle attivit grazie alle iniziative imprenditoriali di gestione dei economiche correlate BBCC e alla promozione delle attraverso nuove attivit imprenditoriali. attivit turistiche in Sicilia. INCIDENZA NEGATIVA: Aumento della pressione antropica, dovuta alla crescita turismo, in particolare nei siti ad alta valenza ambientale e paesaggistica.

La misura prevede il miglioramento della qualit dellofferta integrata tra valorizzazione dei beni e dinamica del turismo culturale. La gestione innovativa di beni e servizi sar avviata anche tramite il recupero e la valorizzazione di immobili vincolati, ovvero di alto valore storico-artistico o di pregio ambientale, di propriet pubblica o privata in atto poco fruibili ed in stato di degrado.

La misura privilegia gli ambiti n. di presenze turistiche divise territoriali interessati dai circuiti e dagli itinerari previsti per stagione dalla misura 2.01.

Fra i criteri di selezione sar considerato il grado di integrazione con altri interventi/progetti riguardanti lo sviluppo del territorio e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale

visitatori per beni con e senza tassa di ingresso

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


imprese collegate alle filiere di attivit connesse ai beni e alle attivit culturali (artigianato di restauro, edilizia per il recupero, produzioni multimediali , editoriali, teatrali e musicali, servizi per la gestione dei siti culturali e per lofferta per il turismo culturale ). Si intende altres sostenere la qualificazione e la specializzazione produttiva delle imprese finalizzata alla tipicizzazione delle lavorazioni e dei prodotti.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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MISURA 4.01 A POTENZIAMENTO DELLE PMI ESISTENTI (FESR)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Scarsa offerta di servizi e competenze per la promozione dellefficienza ambientale e ladesione a sistemi ambientali di gestione Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

La sottomisura ha come obiettivo quello di favorire la nuova imprenditorialit nonch lo sviluppo e laumento di competitivit delle P.M.I. esistenti e lintroduzione di innovazioni di processo e di prodotto.

Con la sottomisura si tende prioritariamente favorire, come descritto nel CdP, le Riduzione della produzione e Non equilibrata localizzazione iniziative connesse con pericolosit dei rifiuti del ciclo e sviluppo sul territorio delle lutilizzazione ottimale delle produttivo, nonch realt produttive riqualificazione di strutture La sottomisura mira a favorire risorse naturali, anche Controllo delle normative produttive e/o distribuite lo sviluppo delle PMI esistenti mediante limpiego delle ambientali non attuabile per i nellambito di programmi per e creare nuova migliori tecnologie dirette alla settori sommersi diminuzione dellimpatto specifici contesti territoriali imprenditorialit, con sullambiente e puntando degradati. riferimento alle iniziative INCIDENZA NEGATIVA soprattutto sulluso delle connesse allutilizzazione Impiego delle risorse Aumento produzione rifiuti risorse naturali e culturali ottimale delle risorse naturali e rinnovabili nei limiti della locali Rischi puntuali e localizzati di capacit di rigenerazione. culturali e alla promozione eccessivo depauperamento delle migliori tecnologie Ridurre al minimo limpiego delle risorse naturali disponibili per ridurre Sono finanaziabili delle risorse energetiche non limpatto sullambiente. prestazioni per lottenimento Incremento di utilizzo di rinnovabili. (CdP). di certificazioni di qualit e risorse energetiche Sostenere lindustria ambientali Potenziali impatti su habitat e ambientalmente compatibile. In sede di bando si dovranno ambienti naturali Promuovere ladesione a specificare, tra i criteri di INCIDENZA POSITIVA sistemi di gestione ambientale selezione, i parametri Possibile contributo positivo normata (EMAS). correlati alla sostenibilit derivante dalle infrastrutture ambientale delliniziativa finalizzate ad una migliore proposta gestione e controllo dei rifiuti Innovazione di processo e prodotto con miglioramento delle performance ambientali dei cicli produttivi

Produzione rifiuti per settore N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


Aumento delle imprese titolari di certificazione ambientale di prodotto e/o di processo

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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MISURA 4.01 B AIUTI ALLARTIGIANATO (FESR)

Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


Integrazione della dimensione ambientale

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE:

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Indicatori

Il regime di aiuto rivolto al sostegno delle PMI artigiane singole o associate e alla nascita di nuove imprese. Saranno sostenuti gli interventi realizzati dalle imprese che operano nell'artigianato di produzione, secondo i criteri di selezione previsti dalla presente scheda di misura, e prioritariamente quelli volti alla riduzione della quantit e pericolosit dei rifiuti del ciclo produttivo e di quelli finalizzati allavvio di programmi di innovazione di processo e di prodotto.

Scarsa offerta di servizi e competenze per la promozione dellefficienza ambientale e ladesione a sistemi ambientali Riduzione della produzione e di gestione. pericolosit dei rifiuti del ciclo Non equilibrata localizzazione produttivo, nonch riqualificazione di strutture e sviluppo sul territorio delle produttive e/o distribuite realt produttive. nellambito di programmi per Controllo delle normative specifici contesti territoriali ambientali non attuabile per i degradati. settori sommersi. Impiego delle risorse INCIDENZA NEGATIVA rinnovabili nei limiti della capacit di rigenerazione. Aumento produzione rifiuti

Vengono sostenute le PMI esistenti che avviano programmi di ristrutturazione finalizzati al risparmio e alla diversificazione energetica, Rischi puntuali e localizzati di Ridurre al minimo limpiego nonch alla riduzione della delle risorse energetiche non eccessivo depauperamento produzione e pericolosit dei rinnovabili. delle risorse naturali . rifiuti. Si prevedono poi Potenziali impatti su habitat e Promuovere la riqualificazione interventi per linnovazione di ambientale dei cicli produttivi. prodotto e per ladeguamento ambienti naturali alla vigente normativa in Rilocalizzare le attivit INCIDENZA POSITIVA materia di salvaguardia produttive a maggior impatto dellambiente Rilocalizzazione delle imprese su aree industriali attrezzate. produttive in aree industriali Sostenere lindustria attrezzate ambientalmente compatibile. Innovazione di processo e Sostenere lo sviluppo e la prodotto con miglioramento delle performances ambientali diffusione di tecnologie di processo per ridurre le dei cicli produttivi emissioni di gas serra. Incremento di utilizzo di Promuovere ladesione a risorse energetiche sistemi di gestione ambientale Miglioramento dei processi e normata (EMAS). delle tecnologie di gestione Iniziative di riutilizzo degli per una riduzione degli input scarti di lavorazione. energetici, della produzione dei rifiuti ed emissioni 318 inquinanti Aumento delle imprese titolari di certificazione ambientale di

La sottomisura prevede il sostegno alle PMI artigiane che intendono realizzare nuove iniziative produttive e, prioritariamente, a quelle che attiveranno iniziative finalizzate alla riduzione della quantit e pericolosit dei rifiuti del ciclo produttivo. Tra i criteri di selezione del CdP data priorit agli investimenti che prevedono nuova occupazione, innovazione di processo e di prodotto, risparmio e diversificazione energetica , tutela dellambiente e rispetto della normativa ambientale nazionale e comunitaria. Gli impianti ammessi alle agevolazioni dovranno, nel rispetto delle regole comunitarie, nazionali e regionali fornirsi di autorizzazione e/o nulla osta di impatto ambientale ove ricorrano le motivazione previste dalle specifiche normative di settore (CdP) Sono finanaziabili prestazioni per lottenimento di certificazioni di qualit e ambientali

N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.01 C - TRATTAMENTO RIFIUTI (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE: La Misura intende favorire la nascita di nuove PMI che utilizzino e/o riciclino gli scarti e i rifiuti secondo la seguente linea di intervento: finanziamento di imprese che curino la raccolta, la selezione e lavvio dei rifiuti e scarti di produzione a processi di trasformazione finalizzati al riciclaggio e al recupero tramite lapplicazione di sistemi e tecnologie pi adeguate, favorendo a tal fine lo sviluppo di tecnologie pulite, che ottimizzino il recupero di materia dai rifiuti limitando lo sfruttamento delle risorse naturali. Controllo delle normative ambientali non attuabile per i settori sommersi. INCIDENZA NEGATIVA Potenziali impatti su habitat e ambienti naturali. Incremento di utilizzo di risorse energetiche. INCIDENZA POSITIVA Possibile contributo positivo derivante dalle infrastrutture finalizzate ad una migliore gestione e controllo dei rifiuti. Miglioramento dei processi e delle tecnologie di gestione per una riduzione degli input energetici, della produzione dei rifiuti ed emissioni inquinanti.

Riduzione della produzione e pericolosit dei rifiuti del ciclo produttivo, nonch riqualificazione di strutture produttive e/o distribuite nellambito di programmi per specifici contesti territoriali degradati. Ridurre al minimo limpiego delle risorse energetiche non rinnovabili. Produzione rifiuti per settore % materiali riciclati; % rifiuti avviati alle diverse modalit di smaltimento Quantit di rifiuti speciali pericolosi Quantit di rifiuti speciali non pericolosi

La sottomisura prevede specifico sostegno in particolare alle PMI che intendano avviare Promuovere la programmi e/o iniziative per il riqualificazione ambientale riuso e il riciclaggio dei rifiuti dei cicli produttivi. provenienti dai cicli produttivi. Sostenere lindustria ambientalmente compatibile. Servizi ambientali alle imprese. Iniziative di riutilizzo degli scarti di lavorazione. Sostenere la riduzione degli imballaggi e gli interventi di riduzione delle emissioni in atmosfera e del consumo energetico.

Saranno privilegiati gli interventi che consentono di garantire un sistema sostenibile, efficiente e sicuro per lo sviluppo di tecnologie atte a ridurre la quantit e pericolosit dei rifiuti generati dai cicli produttivi (CdP)

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.01.D AIUTO AL COMMERCIO ED ALL'ARTIGIANATO (FESR) Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Riduzione della produzione e pericolosit dei rifiuti del ciclo produttivo, nonch riqualificazione di strutture produttive e/o distribuite nellambito di programmi per specifici contesti territoriali degradati. Impiego delle risorse rinnovabili nei limiti della capacit di rigenerazione. Promuovere la riqualificazione ambientale dei cicli produttivi. Rilocalizzare le attivit produttive a maggior impatto su aree industriali attrezzate. Sostenere lindustria ambientalmente compatibile. Promuovere ladesione a sistemi di gestione ambientale normata (EMAS). Costituzione di consorzi di imprese che prevedono investimenti per la realizzazione di infrastrutture ambientali (depuratori, impianti di stoccaggio rifiuti, impianti per il recupero di materiali, etc.); Servizi ambientali alle imprese; Iniziative di riutilizzo degli scarti 321 di lavorazione; Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale) Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Scarsa offerta di servizi e competenze per la promozione dellefficienza ambientale e ladesione a sistemi ambientali di gestione. Non equilibrata localizzazione e sviluppo sul territorio delle realt produttive Controllo delle normative ambientali non attuabile per i settori sommersi INCIDENZA NEGATIVA Aumento produzione rifiuti Rischi puntuali e localizzati di eccessivo depauperamento delle risorse naturali Potenziali impatti su habitat e ambienti naturali INCIDENZA POSITIVA Promozione di forme associative tra imprese e tra gruppi di imprese certificate Incremento delle attivit produttive che operano in una logica di filiera certificata

La sottomisura mira alla riqualificazione e alla valorizzazione delle strutture produttive e/o distributive nell'ambito di programmi di riqualificazione di contesti territoriali specifici anche gi realizzati (aree urbane o rurali svantaggiate e/o degradate) attraverso l'incentivazione all'associazione di PMI commerciali ed artigianali esercenti la loro attivit in ambiti territoriali comuni, al fine di conseguire una migliore offerta dei servizi con l'ottimizzazione della rete commerciale e la possibilit di usufruire di economie di scala dovute all'utilizzazione dei servizi comuni.

Il sostegno destinato alle PMI, artigianali e/o commerciali, che in forma associata intendono avviare progetti di riqualificazione e valorizzazione delle proprie strutture produttive, nellambito di programmi di riqualificazione di contesti territoriali specifici, in aree urbane o rurali svantaggiate e/o degradate .

In sede di emissione del bando il CdP prevede che dovranno essere specificati tra i criteri di selezione i parametri correlati alla sostenibilit ambientale delliniziativa proposta .

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MISURA 4.02 A RIQUALIFICAZIONE INFRASTRUTTURE A SERVIZIO DELLE PMI INDUSTRIALI (FESR)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Controllo delle normative ambientali non attuabile per i settori sommersi Elevato utilizzo risorse naturali Compatibilmente con lassegnazione finanziaria, si ritiene di proseguire il completamento delle infrastrutture industriali gi iniziato con altri programmi comunitari e regionali nelle Aree di sviluppo industriale, ci necessario per lincremento dellinsediamento delle aziende industriali nelle AA.II (CdP) INCIDENZE NEGATIVE Rischi puntuali e localizzati di eccessivo depauperamento delle risorse naturali Potenziali impatti su habitat e ambienti naturali Incremento di utilizzo di risorse energetiche Reperimento di nuove risorse idriche non supportato da adeguata pianificazione INCIDENZE POSITIVE Promuovere la riqualificazione ambientale dei cicli produttivi La sottomisura, rivolta ai Rilocalizzare le attivit consorzi ASI, mira a proseguire il completamento produttive a maggior impatto delle infrastrutture industriali su aree industriali attrezzate gi iniziate con altri Costituzione di consorzi di programmi comunitari e imprese che prevedono regionali, nelle aree di investimenti per la realizzazione di infrastrutture sviluppo industriale. (CdP) ambientali (depuratori, impianti di stoccaggio rifiuti, impianti per il recupero di materiali, etc.) Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

Sostenere i programmi finalizzati alla riduzione della Rilocalizzazione delle imprese quantit della risorsa idrica utilizzata produttive in aree industriali attrezzate Incremento delle attivit produttive che operano in una logica di filiera certificata

Tra i criteri di selezione del CdP sono privilegiati le tipologie dei lavori di reperimento delle risorse idriche per fini industriali anche attraverso il recupero degli scarichi fognari e delle La sottomisura finalizzata ad acque reflue nonch il attenuare il complesso delle trattamento delle stesse diseconomie esterne che Privilegio per progetti che gravano sul tessuto adottano tecniche a basso imprenditoriale regionale nel impatto ambientale rispetto dei principi della sostenibilit ambientale (POR)

Depuratori non funzionanti su totale depuratori

Acque reflue riutilizzate su totale di acque reflue trattate;

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


MISURA 4.02 B RIQUALIFICAZIONE INFRASTRUTTURE A SERVIZIO DELLE PMI ARTIGIANALI (FESR)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Ridurre limpiego delle risorse energetiche non rinnovabili. Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

La sottomisura si propone di procedere al completamento e riqualificazione della dotazione di aree per insediamenti produttivi esistenti nel territorio regionale, privilegiando gli ambiti territoriali dove si riscontra una elevata capacit di impresa e/o dove l'insediamento gi realizzato potrebbe favorire la nascita di nuove realt produttive anche attraverso la realizzazione di strutture espositive e di vendita a servizio delle PMI insediate nell'area artigianale. (CdP)

Non equilibrata localizzazione Promuovere la riqualificazione ambientale dei cicli produttivi. e sviluppo sul territorio delle realt produttive Rilocalizzare le attivit produttive a maggior impatto Controllo delle normative ambientali non attuabile per i su aree industriali attrezzate. settori sommersi Sostenere lindustria ambientalmente compatibile. Elevato utilizzo risorse naturali Costituzione di consorzi di imprese che prevedono INCIDENZE NEGATIVE investimenti per la Rischi puntuali e localizzati di realizzazione di infrastrutture eccessivo depauperamento ambientali (depuratori, delle risorse naturali impianti di stoccaggio rifiuti, Potenziali impatti su habitat e impianti per il recupero di ambienti naturali materiali, etc.); Incremento di utilizzo di risorse energetiche Reperimento di nuove risorse idriche non supportato da adeguata pianificazione INCIDENZE POSITIVE Sostenere i programmi finalizzati alla riduzione della quantit della risorsa idrica utilizzata;

La sottomisura si propone di procedere al completamento e alla riqualificazione della dotazione di aree per insediamenti produttivi esistenti. (CdP) La misura finalizzata ad attenuare il complesso delle diseconomie esterne che gravano sul tessuto imprenditoriale regionale nel rispetto dei principi della sostenibilit ambientale (POR)

Tra i criteri di selezione del CdP sono privilegiati le tipologie dei lavori di reperimento delle risorse idriche per fini industriali anche attraverso il recupero degli scarichi fognari e delle acque reflue nonch il trattamento delle stesse Privilegio per progetti che adottano tecniche a basso impatto ambientale Lintervento potr riguardar e anche impianti comuni per il trattamento acque derivanti da attrezzature di imprese insediate nellarea (depuratore), impianti comuni ed imprese finalizzate al risparmio energetico.

Depuratori non funzionanti su totale depuratori Acque reflue riutilizzate su totale di acque reflue trattate;

Sostenere gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualit della risorsa Rilocalizzazione delle imprese idrica; produttive in aree industriali Sostenere la riduzione degli attrezzate imballaggi e gli interventi di Incremento delle attivit riduzione delle emissioni in produttive che operano in una atmosfera e del consumo logica di filiera certificata energetico.

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


MISURA 4.03 A AIUTI AL TERZO SETTORE (FESR)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


Integrazione della dimensione ambientale

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE:

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Azioni e/o sottomisure a finalit ambientale (es. temi ambientali nel settore o nelle misure)

Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Indicatori

Riduzione della produzione e pericolosit dei rifiuti del ciclo produttivo, nonch Scarsa offerta di servizi e competenze per la promozione riqualificazione di strutture produttive e/o distribuite dellefficienza ambientale e ladesione a sistemi ambientali nellambito di programmi per specifici contesti territoriali di gestione Non equilibrata localizzazione degradati. Impiego delle risorse e sviluppo sul territorio delle rinnovabili nei limiti della realt produttive Con la misura si vuole capacit di rigenerazione. Controllo delle normative sostenere la nascita di piccole La sottomisura interverr nel ambientali non attuabile per i Ridurre al minimo limpiego imprese locali che intendano campo dei servizi della vita delle risorse energetiche non avviare iniziative nellambito quotidiana, di quelli finalizzati settori sommersi rinnovabili. dei settori compresi nei nuovi a migliorare la qualit della INCIDENZA NEGATIVA giacimenti occupazionali ed in vita, dei servizi culturali, del Promuovere la riqualificazione Rischi puntuali e localizzati di tempo libero e dei servizi ambientale dei cicli produttivi. particolare quelli dei servizi eccessivo depauperamento culturali e ambientali. ambientali. Sostenere lindustria delle risorse naturali Saranno concessi, attraverso Potenziali impatti su habitat e ambientalmente compatibile. La sottomisura interverr nel una procedura a bando, Sostenere lo sviluppo e la ambienti naturali campo dei servizi ambientali contributi in conto capitale, diffusione di tecnologie di e sostiene la creazione di INCIDENZA POSITIVA nellambito della regola de processo per ridurre le piccole imprese che intendano minimis, in favore di piccole Rilocalizzazione delle imprese emissioni di gas serra. avviare iniziative anche imprese locali operanti nel produttive in aree industriali nellambito dei settori dei Promuovere ladesione a terzo settore. attrezzate sistemi di gestione ambientale beni culturali ed ambientali Innovazione di processo e normata (EMAS). prodotto con miglioramento delle performances ambientali Servizi ambientali alle imprese; dei cicli produttivi Iniziative di riutilizzo degli Incremento di utilizzo di scarti di lavorazione; risorse energetiche Miglioramento dei processi e delle tecnologie di gestione per una riduzione degli input energetici, della produzione Sostenere le iniziative di informazione e sensibilizzazione degli operatori economici rispetto alle migliori tecnologie

Il CdP prevede che per la formazione della graduatoria si tenga conto, mediante lattribuzione di appositi punteggi, anche delleventuale impatto sullambiente delliniziativa proposta

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


dei rifiuti ed emissioni inquinanti alle migliori tecnologie disponibili finalizzate al Aumento delle imprese titolari miglioramento delle di certificazione ambientale di performace ambientali; prodotto e/o di processo Sostenere la riduzione degli imballaggi e gli interventi di riduzione delle emissioni in atmosfera e del consumo energetico.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.03 B AIUTI ALLA NUOVA IMPRENDITORIALIT GIOVANILE E FEMMINILE (FESR)


Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE: Scarsa offerta di servizi e competenze per la promozione dellefficienza ambientale e ladesione a sistemi ambientali di gestione Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Azioni e/o sottomisure a finalit ambientale (es. temi ambientali nel settore o nelle misure) Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

Riduzione della produzione e pericolosit dei rifiuti del ciclo produttivo, nonch riqualificazione di strutture produttive e/o distribuite nellambito di programmi per specifici contesti territoriali Non equilibrata localizzazione degradati. e sviluppo sul territorio delle Impiego delle risorse realt produttive Si mira a sostenere le rinnovabili nei limiti della iniziative, realizzate nel capacit di rigenerazione. Controllo delle normative territorio regionale, che ambientali non attuabile per i Ridurre al minimo limpiego prevedano lo sviluppo di settori sommersi delle risorse energetiche non attivit ad alto contenuto rinnovabili. tecnologico con riguardo allo INCIDENZA NEGATIVA sviluppo di nuovi canali di Rischi puntuali e localizzati di Promuovere la riqualificazione ambientale dei cicli produttivi. distribuzione dei prodotti eccessivo depauperamento mediante tecnologie delle risorse naturali Sostenere lindustria telematiche, ai settori dello Potenziali impatti su habitat e ambientalmente compatibile. sport, dello spettacolo, ambienti naturali Sostenere lo sviluppo e la delleditoria e pi in generale diffusione di tecnologie di INCIDENZA POSITIVA a quelli individuati nellambito processo per ridurre le dei nuovi giacimenti Rilocalizzazione delle imprese emissioni di gas serra. occupazionali. Sono previste produttive in aree industriali anche azioni di affiancamento, attrezzate Promuovere ladesione a orientamento e consulenza. sistemi di gestione ambientale Innovazione di processo e normata (EMAS). prodotto con miglioramento delle performances ambientali Servizi ambientali alle imprese; dei cicli produttivi Incremento di utilizzo di risorse energetiche Miglioramento dei processi e delle tecnologie di gestione per una riduzione degli input Iniziative di riutilizzo degli scarti di lavorazione; Sostenere le iniziative di informazione e sensibilizzazione degli operatori economici rispetto

La sottomisura interverr nel campo dei servizi ambientali e sostiene la creazione di piccole imprese che intendano avviare iniziative anche nellambito dei settori dei beni culturali ed ambientali

Il CdP prevede che per la formazione della graduatoria si tenga conto, mediante lattribuzione di appositi punteggi, anche delleventuale impatto sullambiente delliniziativa proposta Sono valorizzate, in sede di graduatoria, le iniziative che prevedono ladozione di tecnologie a basso impatto ambientale

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


energetici, della produzione dei rifiuti ed emissioni inquinanti operatori economici rispetto alle migliori tecnologie disponibili finalizzate al Aumento delle imprese titolari miglioramento delle di certificazione ambientale di performace ambientali; prodotto e/o di processo Sostenere la riduzione degli imballaggi e gli interventi di riduzione delle emissioni in atmosfera e del consumo energetico.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.04 A - SERVIZI INNOVATIVI DI RETE (FESR)


Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE: La misura prevede, attraverso una procedura valutativa a sportello (art. 187 della L.R. n. 32/2000), la concessione di contributi in conto capitale in favore di piccole e medie imprese industriali e artigianali che realizzino nel territorio siciliano investimenti per l'adozione di sistemi di qualit dei processi e dei prodotti, di sistemi obbligatori di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro e di sistemi di audit ambientale, ivi comprese le spese per l'adozione di nuove tecnologie, per l'uso di sistemi avanzati di comunicazione e di commercializzazione, per l'informatizzazione dei processi produttivi, l'introduzione di tecnologie pulite e per altri investimenti utili alla sicurezza e qualit dei processi produttivi e dei prodotti, nonch per aumentare la compatibilit ambientale. Scarsa offerta di servizi e competenze per la promozione dellefficienza ambientale e ladesione a sistemi ambientali di gestione Controllo delle normative ambientali non attuabile per i settori sommersi INCIDENZA POSITIVA Innovazione di processo e prodotto con miglioramento delle performances ambientali dei cicli produttivi Miglioramento dei processi e delle tecnologie di gestione per una riduzione degli input energetici, della produzione dei rifiuti ed emissioni inquinanti Servizi ambientali alle imprese Sostenere le iniziative di informazione e sensibilizzazione degli operatori economici rispetto alle migliori tecnologie disponibili finalizzate al miglioramento delle performace ambientali Promuovere ladesione a sistemi di gestione ambientale normata (EMAS). Sostenere lindustria ambientalmente compatibile La sottomisura prevede investimenti per sostenere la domanda di servizi innovativi delle PMI, industriali e artigianali, singole o associate tra cui certificazione di qualit, diffusione di tecnologie pi pulite, riduzione di quantit e pericolosit dei rifiuti generati dal ciclo produttivo, servizi ambientali , certificazione ambientale (EMAS). Tra i criteri di selezione del CdP vi sono le iniziative rispondenti ai parametri di innovazione di sistemi di qualit dei processi e dei prodotti e di miglioramento in termini di impatto ambientale, di risparmio di energia e di materie prime, nonch di adozione di sistemi di audit ambientale. Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia.

Aumento delle imprese titolari Promuovere la riqualificazione di certificazione ambientale di ambientale dei cicli produttivi. prodotto e/o di processo Promozione di forme associative tra imprese e tra gruppi di imprese certificate Incremento delle attivit produttive che operano in una logica di filiera certificata

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.06 INVESTIMENTI AZIENDALI PER LIRROBUSTIMENTO DELLE FILIERE AGRICOLE E ZOOTECNICA (FEAOG) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione) Prevede azioni finalizzate al risparmio energetico, alla tutela ed al miglioramento dellambiente naturale e lintroduzione di sistemi di qualit e di gestione ambientale. Verranno incentivati gli investimenti legati al miglioramento delle condizioni di vita, di lavoro e di produzione, con particolare riferimento allintroduzione di sistemi di qualit e di gestione ambientale (HACCP, SGA, ISO 14000, ISO 9002, ecc.). Si perseguiranno, in particolare, il conseguimento di certificazioni di qualit per i prodotti tipici e tradizionali.. E previsto lespianto di impianti agrumicoli dalle zone non vocate e il reimpianto con specie tradizionalmente coltivate. Saranno incentivati gli investimenti: per il miglioramento delle condizioni digiene e benessere degli animali; per la realizzazione della rete ecologica . Prevede priorit per aziende che praticano agricoltura biologica e integrata, ed investimenti per lacquisto di macchine ed attrezzature finalizzate al miglioramento della qualit delle acque e allutilizzo di tecnologie che riducano limpatto ambientale delle produzioni intensive. E altres prevista lerogazione di un contributo aggiuntivo (con fondi regionali, ) per azioni finalizzate allintroduzione di sistemi di gestione ambientale e per interventi situati nei territori della rete ecologica (meccanismo premiale). Una valenza prioritaria potr essere assegnata agli investimenti strettamente connessi ad unottica di filiera e/o che puntano a produzioni di qualit, come definiti e riconosciuti a livello comunitario. Per lacquisto di nuove macchine e attrezzature si dar priorit agli investimenti finalizzati alla tutela dellambiente, con particolare riferimento alla riduzione di

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

Prevede azioni finalizzate: -a garantire la competitivit dei diversi comparti attraverso investimenti aziendali attinenti i vari segmenti della filiera del settore primario e la riduzione dei costi di produzione; -alla diversificazione delle attivit agricole nellazienda esclusivamente attraverso altre attivit legate ai prodotti dellagricoltura (prodotti di cui allallegato I del Trattato); -al miglioramento e alla riconversione produttiva, alla tutela ed al miglioramento dellambiente naturale e delle condizioni digiene e benessere degli animali, al miglioramento della qualit.

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Elevato rilascio di sostanze chimiche e nutrienti nel terreno e nelle falde (pesticidi, composti organici persistenti) con particolare riferimento alle aree classificate come Zona 1 ad agricoltura intensiva di cui al PLR+ Riduzione del contenuto organico e di fertilit dei suoli con conseguenti fenomeni di inaridimento

Inserimento di reti, infrastrutture etc. compatibilmente con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche delle zone interessate. Mantenimento della vitalit delle aree rurali. Diffusione informazione e tecnologia certificazioni prodotto. Indurre comportamenti sostenibili e sviluppare specifiche competenze in campo ambientale. Promozione delle tecnologie che favoriscono la biodiversit.

N aziende con certificazioni ambientali (EMAS e ISO). Utilizzo di fertilizzanti organici (compost, fanghi) riutilizzati in agricoltura Elementi fertilizzanti (azoto, ossido di Potassio, Fosforo); contenuto nei concimi chimici per ha di SAU %sup. agricoltura intensiva/sup. agricola totale Carico di Azoto e Fosforo Carico da bestiame

Fenomeni di abbandono di forme colturali che costituivano elemento di presidio del territorio con conseguente accentuazione dei fenomeni di dissesto idrogeologico con particolare riferimento alle aree La misura ha anche lo scopo di classificate come Zona 2 ad favorire lampliamento delle agricoltura povera ed estensiva dimensioni delle aziende, per ed a degrado demografico di conseguire vantaggi sul lato cui al PLR+ dei costi di produzione ed aumentare la capacit INCIDENZA NEGATIVA dinnovazione di processo e di Eccessivo consumo di risorse prodotto delle imprese. idriche

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


INCIDENZA POSITIVA Azioni finalizzate al risparmio energetico, tutela e miglioramento dellambiente naturale, e introduzione di sistemi di qualit ambientale Riutilizzo dei reflui provenienti dai processi di trasformazione con riduzione di consumi idrici da fonti non rinnovabili Rilancio delle attivit rurali nelle aree a rischio di spopolamento Mantenimento della attivit agricola a presidio del territorio nelle aree a rischio di degrado ecologica . Si prevedono investimenti materiali per: la tutela e la conservazione della biodiversit anche attraverso la realizzazione di nuovi impianti di specie vegetali a fini non produttivi; la conservazione e il recupero del paesaggio agrario, compresi i manufatti tradizionali a fini di pubblica fruizione; il restauro ambientale e opere di salvaguardia delle risorse naturali; la tutela dei siti di Natura 2000 (tabellazioni,recinzioni, opere di protezione).

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI


input energetici e chimici inquinanti, tra cui il bromuro di metile. Una particolare attenzione sar rivolta alla qualit delle acque e allutilizzo di tecnologie che riducono limpatto ambientale delle produzioni intensive, con riferimento anche alle nuove tecniche di produzione fuori suolo. Tra i requisiti il CdP prevede che le aziende dovranno assicurare gi al momento di presentazione della domanda il rispetto della normativa igienico-ambientale.

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.07 INSEDIAMENTO DEI GIOVANI AGRICOLTORI (FEAOG) Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

Con la misura si intende proseguire nel processo di ringiovanimento degli imprenditori operanti nel settore agricolo, attraverso lerogazione di un premio unico e di un abbuono di interessi per i prestiti contratti a copertura delle eventuali giustificate spese derivanti dallinsediamento.

PRINCIPALI PROBLEMATICA Fenomeni di abbandono di forme colturali che costituivano elemento di presidio del territorio con conseguente accentuazione dei fenomeni di dissesto Incremento delle pratiche idrogeologico agroambientali. Mantenimento della vitalit delle aree rurali. INCIDENZA POSITIVA Azioni finalizzate al risparmio Indurre comportamenti sostenibili e sviluppare energetico, tutela e specifiche competenze in miglioramento dellambiente campo ambientale. naturale, e introduzione di sistemi di qualit ambientale Riqualificazione di aree nude o abbandonate in zone ricadenti in parchi e riserve naturali o comunque vincolate per scopi paesaggistici o idrogeologici

Lazione rivolta al primo insediamento ed alla permanenza in azienda di giovani imprenditori. Lincentivo potr riguardare il raggiungimento di obiettivi anche in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali.

Verranno stabilite le condizioni per garantire limpegno degli imprenditori alladeguamento delle proprie aziende ai fini del rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente.

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.08 FORMAZIONE NEL SETTORE AGRICOLO/FORESTALE (FEOGA) Integrazione della dimensione ambientale Finalit e descrizione della misura Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Elevato rilascio di sostanze chimiche e nutrienti nel terreno e nelle falde (pesticidi, composti organici persistenti) Fenomeni di abbandono di forme colturali che costituivano elemento di presidio del territorio con conseguente accentuazione dei fenomeni di dissesto idrogeologico INCIDENZA NEGATIVA Eccessivo consumo di risorse idriche Sfruttamento eccessivo della risorsa forestale INCIDENZA POSITIVA Azioni finalizzate al risparmio energetico, tutela e miglioramento dellambiente naturale, e introduzione di sistemi di qualit ambientale Incremento delle pratiche agroambientali. Incremento delle aree forestali. Gestione sostenibile delle foreste. Mantenimento della vitalit delle aree rurali. Diffusione informazione e tecnologia certificazioni prodotto. Indurre comportamenti sostenibili e sviluppare specifiche competenze in campo ambientale. Promozione delle tecnologie che favoriscono la biodiversit;

Realizzare servizi di formazione professionale che permettano una formazione ed un aggiornamento sulle tematiche tecniche, gestionali, qualitative e ambientali legate allo sviluppo delle aree rurali siciliane.

Il CdP prevede che lazione formativa favorisca anche la conoscenza di tecniche e processi innovativi per un Prevede la formazione degli miglioramento qualitativo imprenditori agricoli-forestali della produzione agricola e ai fini dellacquisizione di forestale, lapplicazione di conoscenze e competenze metodiche produttive professionali, tra cui quelle rispettose dellambiente e connesse allattuazione delle delligiene e benessere degli misure agroambientali nonch animali, la tutela dello spazio alla diffusione di sistemi di naturale, dei parchi e delle certificazione di qualit e dei aree protette. Eprevisto sistemi di gestione ambientale. inoltre lattribuzione di punteggio ad imprenditori con difficolt specifica nella conduzione di aziende biologiche.

Numero di aziende biologiche Aziende e superfici adibite a coltivazioni a basso impatto ambientale N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO disaggregate per tipologia.

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4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.09 MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI TRASFORMAZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE (FEAOG) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Elevato rilascio di sostanze chimiche derivanti dalle La misura finanzia azioni volte attivit di trasformazione dei alla realizzazione, prodotti agricoli e zootecnici allammodernamento ed al con particolare riferimento alle potenziamento di impianti per aree classificate come Zona 1 la lavorazione, la ad attivit economica trasformazione, il diversificata, agricoltura ricca confezionamento e la e diffuso benessere di cui al commercializzazione dei PLR+ prodotti agricoli e zootecnici. Trasformazione del paesaggio agrario Lobiettivo della misura il miglioramento delle strutture di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli che si inserisce nel contesto pi ampio di Migliorare la competitivit dei sistemi agricoli ed agroindustriali in un contesto di filiera . INCIDENZA NEGATIVA Consumo di risorse energetiche ed idriche INCIDENZA POSITIVA Azioni finalizzate al risparmio energetico e introduzione di sistemi di qualit ambientale Miglioramento della qualit dei prodotti e delle condizioni sanitarie Razionalizzazione e riduzione delluso di fertilizzanti e pesticidi. Incremento delle pratiche agroambientali. Miglioramento nella gestione dei rifiuti: riduzione e loro riutilizzo ambientalmente compatibile (compost o fanghi). Mantenimento della vitalit delle aree rurali. Miglioramento della qualit delle acque. Migliore utilizzazione delle risorse idriche e risparmio energetico. Diffusione informazione e tecnologia certificazioni prodotto. Con questa linea di intervento si vogliono favorire investimenti materiali e immateriali per il miglioramento e la razionalizzazione delle condizioni di lavorazione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli. Gli investimenti per macchine ed attrezzature potranno essere finalizzati anche al riutilizzo dei reflui provenienti dai processi di trasformazione agroalimentare e alla riduzione dei consumi energetici e idrici.

Il CdP prevede che saranno finanziati anche investimenti finalizzati ad implementare N aziende con certificazioni sistemi di etichettatura delle carni e ad adeguare gli ambientali EMAS e ISO impianti ai sistemi di gestione disaggregate per tipologia qualit e di gestione ambientale (ISO 9000 e ISO 14000 o EMAS)

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


MISURA 4.10 SOSTEGNO E TUTELA DELLE ATTIVIT FORESTALI (FEAOG)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Integrazione della dimensione ambientale Finalit e descrizione della misura Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Indicatori

Prevede la riduzione della presenza di aree nude effettuando rimboschimento con specie adatte alle condizioni locali e compatibili con lambiente. Con tale linea PRINCIPALI PROBLEMATICHE di intervento si vuole ridurre la presenza di aree nude o Fenomeni di abbandono di abbandonate alla coltivazione forme colturali che in zone ricadenti parchi o costituivano elemento di riserve naturali o che presidio del territorio con comunque siano vincolate a conseguente accentuazione dei fini paesaggistici o fenomeni di dissesto La misura persegue gli Incremento delle aree forestali. idrogeologici. idrogeologico con particolare obiettivi di mantenimento e Gestione sostenibile delle La misura mira a garantire la riferimento alle aree sviluppo delle funzioni foreste. perpetuit del bosco, classificate come Zona 2 ad economiche, ecologiche e favorendo il latifogliamento sociali delle foreste nelle zone agricoltura povera ed estensiva Promozione delle tecnologie degli impianti artificiali e la rurali, attraverso la gestione di ed a degrado demografico di che favoriscono la progressiva conversione da uno sviluppo sostenibile della cui al PLR+ biodiversit. ceduo a fustaia, nonch la selvicoltura, il mantenimento e Difendere il suolo dai processi forestazione sostenibile. la valorizzazione delle sue di erosione e di INCIDENZA POSITIVA risorse e lestensione delle Sono previste tre linee di desertificazione. superfici boschive. Riqualificazione di aree nude intervento: o abbandonate in zone imboschimenti di superfici ricadenti in parchi e riserve non agricole e/o con evidenti e naturali o comunque vincolate perduranti condizioni di per scopi paesaggistici o abbandono; idrogeologici . investimenti in foreste Interventi per la ricostituzione finalizzati ad accrescerne il e difesa da calamit naturali valore economico, ecologico e sociale; intervento a sostegno dellutilizzazione boschiva, prime trasformazioni e

Gli interventi previsti nella misura saranno realizzati nelle aree silvicole dellintero territorio regionale, ma con priorit per quelle situate in zone protette di parco o riserva naturale . Prevede interventi che, senza aumenti di capacit produttiva, serviranno a tutelare e migliorare lambiente anche attraverso una serie di disposizioni che possono salvaguardare la competitivit con lambiente e lequilibrio tra silvicoltura e fauna selvatica Ai fini della selezione ed ammissibilit il CdP prevede il riferimento alla riqualificazione dellesistente, alla tutela dellambiente e delle risorse naturali, alla valorizzazione a scopi produttivi delle risorse immobili locali Superficie boscata ricostituita/superficie boscata regionale. Superficie imboschita/superficie boscata regionale Ha di foresta esistenti; Variazioni annuali di foresta; N e superficie delle tagliate

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


commercializzazione delle produzioni silvane.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


MISURA 4.13 b COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI AGRICOLI DI QUALIT (FEAOG)

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE Elevato rilascio di sostanze chimiche derivanti dalle attivit di trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici con particolare riferimento alle aree classificate come Zona 1 ad attivit economica diversificata, agricoltura ricca e diffuso benessere di cui al PLR+ INCIDENZA NEGATIVA Consumo di risorse energetiche ed idriche INCIDENZA POSITIVA Azioni finalizzate al risparmio energetico, tutela e miglioramento dellambiente naturale, e introduzione di sistemi di qualit ambientale Miglioramento della qualit dei prodotti e delle condizioni sanitarie Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

Si prefigge di valorizzare le produzioni di qualit attraverso una serie di iniziative per il controllo della qualit in tutte le fasi della filiera, al fine di fornire alle imprese agroalimentari gli strumenti necessari per una corretta applicazione dei manuali della qualit. Con questa misura vengono incentivate le iniziative finalizzate allottenimento della tracciabilit delle produzioni agro alimentari, della sicurezza igienicosanitaria, e del controllo qualitativo delle produzioni.

Razionalizzazione e riduzione delluso di fertilizzanti e pesticidi. Incremento delle pratiche agroambientali. Miglioramento nella gestione dei rifiuti: riduzione e loro riutilizzo ambientalmente compatibile (compost o fanghi). Mantenimento della vitalit delle aree rurali. Miglioramento della qualit delle acque. Diffusione informazione e tecnologia certificazioni prodotto. Indurre comportamenti sostenibili e sviluppare specifiche competenze in campo ambientale. Promozione delle tecnologie che favoriscono la biodiversit;

Tra i criteri selezione individuati nel CdP - La misura orientata a previsto: favorire la il riconoscimento UE delle commercializzazione di denominazioni dorigine; prodotti di qualit nel settore agricolo. il riconoscimento UE del biologico; Si prevedono investimenti per la percentuale di associati al la costituzione e lavviamento consorzio che hanno attivato i N aziende con certificazioni ambientali EMAS e ISO processi di implementazione di consorzi di tutela e disaggregate per tipologia di qualit commercializzazione di prodotti agricoli di qualit. Tra le spese ammissibili vi la Particolare attenzione sar implementazione di sistemi di dedicata alle caratteristiche qualit e di sistemi di gestione delle zone di produzione ambientale (norme ISO 9000, ricadenti in aree naturali ISO 14.000 e sistemi protette o in territori riferiti HACCP). alla costituenda Rete ecologica siciliana (Mis. 1.11).

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.14 SVILUPPO E MIGLIORAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE RURALI CONNESSE ALLO SVILUPPO DELLAGRICOLTURA (FEAOG) Integrazione della dimensione ambientale Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE Fenomeni di abbandono di forme colturali che costituivano elemento di presidio del territorio con conseguente accentuazione dei fenomeni di dissesto idrogeologico INCIDENZA NEGATIVA Eccessivo consumo di risorse idriche Possibili impatti negativi derivanti da uneccessiva infrastrutturazione rurale (strade interpoderali, strutture per laccumulo, captazione e distribuzione di acque per uso irriguo, opere di elettrificazione) con particolare riguardo alle aree naturali protette ed ai territori riferiti alla costituenda Rete ecologica siciliana (Mis. 1.11). INCIDENZA POSITIVA Riqualificazione di aree nude o abbandonate in zone ricadenti in parchi e riserve naturali o comunque vincolate per scopi paesaggistici o idrogeologici La misura prevede investimenti per il potenziamento delle infrastrutture agricole. Il CdP prevede che nellambito delle opere rurali irrigue possano essere realizzate opere di distribuzione delle risorse idriche accumulate o derivate da pozzi e sorgenti, di opere di presa e di distribuzione delle acque reflue provenienti dai depuratori esistenti. Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Indicatori

Si prevedono investimenti per il potenziamento delle infrastrutture agricole a servizio di una pluralit di aziende. Per tale finalit sono previste tre distinte azioni: costruzioni, riattamento ed adeguamento di strade interpoderali; adeguamento e/o costruzione di strutture per laccumulo, captazione e distribuzione di acque per uso irriguo; adeguamento e/o costruzione di opere di elettrificazione rural.

Inserimento di reti, infrastrutture etc. compatibilmente con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche delle zone interessate. Mantenimento della vitalit delle aree rurali. Migliore utilizzazione delle risorse idriche e risparmio energetico.

Verr data priorit agli ambiti territoriali individuati nella misura 4.2.6 del POR in relazione al programma di riordino fondiario predisposto dalla Regione Siciliana

Acque reflue riutilizzate su totale di acque reflue trattate.

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


Riutilizzo dei reflui provenienti dai processi di trasformazione con riduzione di consumi idrici da fonti non rinnovabili (Incidenza positiva).

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.15 PROMOZIONE DELLADEGUAMENTO E DELLO SVILUPPO DELLE AREE RURALI (FEAOG) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o nelle misure (criteri di selezione, meccanismi premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa) PRINCIPALI PROBLEMATICHE Fenomeni di abbandono di forme colturali che costituivano elemento di presidio del territorio con conseguente accentuazione dei fenomeni di dissesto idrogeologico con particolare riferimento alle aree classificate come Zona 2 ad agricoltura povera ed estensiva ed a degrado demografico di cui al PLR+ INCIDENZA POSITIVA Diffusione di forme di accoglienza turistica compatibili con il mantenimento delle attivit rurali tradizionali a presidio del territorio Creazione di alternative a forme non sostenibili di ricettivit turistica in particolare nelle aree classificate come Zona 4 a prevalente vocazione turistica di cui al PRL+. Interventi per la ricostituzione e difesa da calamit naturali

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Temi ambientali nel settore o nelle misure (es. azioni e/o misure a finalit ambientale)

Indicatori

La misura punta a creare condizioni di vita accettabili nelle aree rurali regionali e cercare di tamponare il fenomeno dellesodo delle popolazioni delle aree interne e marginali verso i centri urbani. La misura articolata in tre azioni: a) Investimenti per la diversificazione delle attivit al fine di sviluppare attivit plurime o fonti alternative di reddito; b) Investimenti per attivit turistiche ed artigianali; c) Interventi per la ricostituzione e la difesa dalle calamit naturali.

Incremento delle pratiche agroambientali. Mantenimento della vitalit delle aree rurali. Indurre comportamenti sostenibili attraverso lintegrazione di attivit agricola tradizionale e sviluppo turistico. Difendere il suolo dai processi di erosione e di desertificazione. Sono previsti interventi per la ricostituzione e difesa dalle calamit naturali con luso di sistemi per la ricostituzione del patrimonio agricolo danneggiato pesantemente da calamit naturali. Tra le tipologie di investimenti che si prevede di attivare il CdP indica la regimazione delle acque superficiali mediante realizzazione e manutenzione straordinaria della rete idraulica minore e dei laghetti interaziendali esistenti.

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.16 a INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA PESCA E DELLACQUACOLTURA, INVESTIMENTI PRODUTTIVI (SFOP) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Depauperamento delle risorse ittiche. La finalit della misura e quella di incentivare gli investimenti volti alla protezione e allo sviluppo delle risorse acquatiche al fine di migliorare le condizioni di operativit a lungo termine degli operatori del settore; saranno finanziati gli investimenti volti allinstallazione di barriere artificiali fisse o mobili. INCIDENZA POSITIVA

Riduzione della pressione sulla risorsa biologica lungo la Riduzione dello sforzo di fascia costiera pesca a lungo termine, per Favorire il ripopolamento effetto del possibile naturale della risorsa ittica. ripopolamento naturale lungo le zone di barriera . Garantire un ritorno economico duraturo per tutti gli operatori del settore. Protezione dei fondali dalle attivit di pesca a strascico effettuate illegalmente allinterno delle tre miglia dalla costa o allinterno dellisobata dei 50 metri. Garantire il rispetto degli ecosistemi marini e un uso sostenibile delle specie marine.

Prevenire i danni derivanti da uno sfruttamento non equilibrato delle risorse biologiche

Si prevedono investimenti volti alla protezione e allo sviluppo delle risorse acquatiche attraverso linstallazione di barriere sottomarine artificiali fisse o mobili.

Quantit di pescato per gruppo di specie n. barriere artificiali fisse o mobili

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.16 b - INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA PESCA E DELLACQUACOLTURA, INVESTIMENTI PRODUTTIVI (SFOP) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

PRINCIPALI PROBLEMATICHE Depauperamento delle risorse ittiche. INCIDENZA NEGATIVA La misura riguarda la costruzione di nuove unit e/o estensioni di unit esistenti al fine di incrementare le risorse ittiche di allevamento. La realizzazione di nuove unit produttive pu portare al Attuazione della Direttiva problema delle scorie in Nitrati per il miglioramento acquicoltura, rappresentate da: della qualit delle acque. Ottimizzazione sistemi di riciclo dellacqua e rimozione rifiuti solidi. Spostamento degli impatti di acquacoltura in mare aperto. Procedura di VIA per siti di acquacoltura. Riduzione della pressione sulle specie ittiche commerciabili Gli interventi riguardano la costruzione di nuove unit e/o estensioni di unit esistenti al fine di incrementare le risorse ittiche di allevamento.Favorire lutilizzo di specie alternative cercando di ridurre la pressione esercitata sulle specie commerciabili maggiormente sfruttate.

- sostanze legate al cibo non Particolare attenzione rivolta ingerito; agli interventi che prevedono: - sostanze legate alle pratiche lavvio di impianti di di allevamento. maricoltura, lutilizzo di tecniche a basso impatto Le scorie che producono un ambientale, il miglioramento impatto diretto sulla colonna della qualit dei prodotti e dacqua sono rappresentate da: delle condizioni igieniche e sanitarie, ladeguamento degli - composti solubili di azoto e impianti alla normativa UE, fosforo, che possono portare a linnovazione tecnologica, la condizioni di eutrofizzazione diversificazione delle delle acque; produzioni. - sostanza organica disciolta e in sospensione che pu contribuire ad abbassare i livelli di ossigeno disciolto e aumentare la torbidit Incidenza positiva

Tutte le iniziative dovranno essere corredate da idoneo studio di impatto ambientale atto a verificare la compatibilit dellintervento. Tra i criteri di selezione il CdP individua progetti che prevedono lutilizzo di tecniche finalizzate a ridurre limpatto ambientale e ladozione di tecniche di miglioramento della qualit dei prodotti e delle condizioni igieniche e sanitarie.

Quantit di pescato per gruppo specie N impianti di maricoltura e acquicoltura con certificazioni di qualit n impianti di maricoltura N allevamenti d'acquacoltura intensivi, semintensivi, estensivi

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006


Riduzione pressione esercitata su specie ittiche maggiormente sfruttate Adeguamento e modernizzazione di impianti mirati a: - utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale - ridurre luso di energie non rinnovabili , - incentivare il riciclo dei rifiuti e delle acque , -miglioramento della qualit dei prodotti e delle condizioni igieniche e sanitarie, - adeguamento degli impianti alla normativa UE, - innovazione tecnologica, - diversificazione delle produzioni.

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

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Valutazione Ex-ante ambientale POR Sicilia 2000-2006

4. EFFETTI ATTESI E DISPOSIZIONI AMBIENTALI

MISURA 4.16 c - INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA PESCA E DELLACQUACOLTURA, INVESTIMENTI PRODUTTIVI (SFOP) Integrazione della dimensione ambientale Disposizioni per lintegrazione nel settore o Temi ambientali nel settore o nelle misure (criteri di nelle misure (es. azioni e/o selezione, meccanismi misure a finalit ambientale) premiali, specifiche modalit di attuazione)

Finalit e descrizione della misura

Principali problematiche. Stima incidenza sullambiente (positiva negativa)

Obiettivi ambientali e di sostenibilit ambientale da perseguire in relazione al settore dintervento

Indicatori

La misura prevede interventi vo