Sei sulla pagina 1di 18

Atenagora di Atene Della risurrezione dei morti Trattato

CAPO I Si d ragione del procedimento seguito in questopera: prima, dissipare i pregiudizi e gli errori intorno alla risurrezione, e poi dimostrare questo dogma con argomenti positivi. 1. In ogni opinione e dottrina, accanto a quella verit chessa contiene, si vede nascere qualche parte di falso; la quale nasce non gi sorgendo per legge di natura da un qualche principio obiettivo o dalla causa costitutiva e propria di ciascun essere, a per opera di coloro che, preferendo la se ente spuria nellintento di soffocare la verit, deliberata ente coltivano lerrore. !. "uesto fatto si pu# riscontrare an$itutto in coloro che nel passato si occuparono di queste ricerche e nelle loro discrepan$e sia coi precedenti sia coi conte poranei, a anche, e non eno, nella stessa confusione di discordanti opinioni a cui noi assistia o. %on c& infatti verit a cui questi tali abbiano rispar iato i loro ingiusti attacchi' non lessen$a di (io, non la sua scien$a, non la sua attivit, non le conseguen$e che logica ente derivano da tali no$ioni e costituiscono la nor a della nostra vita religiosa. Alcuni disperano sen$altro di poter ai raggiungere la verit su questi argo enti; altri li travolgono secondo le loro opinioni soggettive; altri ettono deliberata ente in dubbio anche ci# che & evidente. ). Perci# io penso che chi vuole occuparsi di tali aterie debba proporsi una duplice tratta$ione' luna per la verit, laltra intorno alla verit . "uella per la verit gli & necessaria nel rivolgersi agli increduli e ai dubbiosi; quella intorno alla verit, con chi ha ani o retto ed & ben disposto ad accogliere la verit. Per tal ragione conviene che chi vuole esa inare questi proble i osservi volta per volta la necessit che si presenta e ad essa co isuri i suoi ragiona enti, adattando al bisogno lordine della tratta$ione; e non deve, per far vedere che si attiene costante ente al etodo con cui ha inco inciato, trascurare quel che conviene e il luogo appropriato a ciascun argo ento. *. Ora, se si guarda allesigen$a della di ostra$ione e del concatena ento logico, se pre i ragiona enti intorno alla verit precedono quelli per la verit; a tenendo conto della aggior convenien$a, questi ulti i, viceversa, precedono i pri i. +n agricoltore non potrebbe util ente affidare al suolo i se i sen$a aver pri a dissodato il terreno incolto, togliendo tutto ci# che possa nuocere alla se ente buona; n, un edico potrebbe so inistrare a un organis o bisognoso di cura un far aco salutare sen$a pri a averlo purgato dal ale che vi allignava o sen$a aver arrestato quello che lo inacciava. Cos- chi voglia insegnare la verit non potrebbe, parlando della verit, persuadere alcuno finch, nella ente degli uditori ri anga latente qualche erronea opinione che si opponga ai suoi ragiona enti. .. Perci# anche noi, avendo di ira quel che & pi/ utile, pre ettia o talvolta la tratta$ione per la verit a quella intorno alla verit' e appunto ora, nel discorrere della risurre$ione, non se bra fuor di posto fare a questo odo, chi guardi alla necessit che si presenta. Poich, anche su questo punto trovia o chi & affatto incredulo, altri che dubita, e anche fra quelli che a ettono le verit fonda entali alcuni sono incerti al pari d- coloro che ne dubitano; e, ci# che costituisce il col o dogni assurdit, sono in questa disposi$ione dani o sen$a avere dalla cosa in s, alcun otivo dincredulit, n, sanno allegare una ragione plausibile perch, sono increduli o incerti. CAPO II Chi nega la risurrezione, se ammette Dio come causa delluniverso, deve provare che Dio non pu o non vuole attuarla. Se non pu, perch non ne ha o la conoscenza o la forza necessaria. a certo !ddio, che prima di creare luomo conosceva gli elementi del suo corpo, conosce la natura dei corpi che hanno da risorgere. 1

1. 0agionia o a questo unopinione inconsiderata,

odo. 1incredulit non deve ai ingenerarsi nellani o te eraria ente e per a solo per un otivo forte e con

sicure$$a di essere nel vero; essa & ragionevole solo quando la cosa a cui non si crede appare incredibile; il non credere a ci# che non & incredibile & da uo ini che non giudicano con sano criterio della verit. !. "uindi coloro che negano fede alla risurre$ione o ne dubitano non devono espri ere il loro giudi$io su di essa secondo che pare a loro di pri o acchito o secondo che aggrada al capriccio altrui; a bisogna che o non riconoscano alcuna causa dellorigine delluo o 2ci# che si pu# confutare con tutta facilit3, oppure, se riferiscono a (io la causa degli esseri, che, prendendo questo dog a particolare co e soggetto di discussione, partendo da esso di ostrino non esservi della risurre$ione alcun argo ento valido. ). 4 ci# faranno se potranno di ostrare che (io o non pu# o non vuole di nuovo riunire e ettere insie e, in odo da costituire i edesi i uo ini, i corpi orti o anche gi andati in co pleto sfacelo. Che se a ci# non riescono, cessino da codesta e pia incredulit, desistano dal beste iare ci# che non & lecito beste iare. 4 che non dicano il vero affer ando che ci# (io non possa o non voglia, apparir anifesto da quello che sto per dire. *. "uanto allessere i possibile, una cosa si presenta tale vera ente, o perch, non si conosce ci# che sarebbe da fare, o perch,, pur conoscendolo, non si ha for$a abbastan$a per farlo a dovere. Poich, chi non conosce una cosa che & da fare non potr assoluta ente n, tentare n, eseguire ci# che non conosce; chi poi conosce bene ci# che & da fare, e con quale e$$o, e in qual odo si pu# fare, a non ha punto for$a per fare quello che conosce, o non lha sufficiente, costui, se ha fior di senno e se pone ente alle sue for$e, non si accinger allopera; e se vi si fosse accinto avventata ente, non potr portare a co pi ento il suo proposito. .. Ora non & possibile che (io ignori n, la natura dei corpi che hanno da risorgere sia quanto alle e bra intere sia quanto alle loro parti, n, dove vada ciascun corpo quando si discioglie e qual parte degli ele enti accolga il corpo che s& disciolto per raggiungere quello che gli & affine, anche se una sostan$a, riunita di nuovo col tutto secondo la tenden$a della sua natura, se bra agli uo ini affatto indistinta. Colui infatti al quale, pri a che ciascun essere fosse in s, costituito, non era ignota n, la natura degli ele enti futuri da cui risultano i corpi degli uo ini, n, le parti degli ele enti stessi da cui avrebbe preso a suo beneplacito ci# che doveva costituire il corpo u ano, & ben chiaro che anche dopo il dissolvi ento del corpo intero non ignorer dove sono andate le singole parti chegli ha prese per costituire co pleta ente ciascun corpo. 5. 6iacch,, nellordine delle cose che si osserva fra noi uo ini e per quanto si pu# giudicare dal resto, & cosa di aggior rilievo prevedere ci# che non & ancor avvenuto; a per quanto riguarda la aest e la sapien$a di (io, entra be le cose sono a lui connaturali, e gli & ugual ente facile conoscere una cosa andata in dissolu$ione co e prevedere ci# che ancor non & avvenuto. CAPO III "a potenza di risuscitare il corpo umano, qualunque teoria si segua intorno alla sua costituzione, non manca a Dio che da principio lha creato. 1. "uanto alla poten$a, che essa basti per la risurre$ione dei corpi lo di ostra lorigine dei edesi i. Infatti se nel pri o atto creativo (io fece dal nulla i corpi degli uo ini coi loro principi costitutivi, una volta disciolti, non i porta in qual odo, li risusciter con pari facilit; ch, anche questo gli & ugual ente possibile. !. 4 questo ragiona ento non riceve alcun pregiudi$io, sia che i pri i principi si riconoscano dalla ateria , sia che i corpi degli uo ini si facciano derivare dagli ele enti, co e pri i , o da se i . "uella poten$a che & in grado di dare una for a alla ateria, co e quelli pensano, infor e , disporla in olte, differenti e ornate figure quandera sen$a figura e sen$a orna ento, radunare insie e le parti degli ele enti, oltiplicare e distinguere quel se e che era uno e se plice, sviluppare un organis o da uninco posta congerie, dar la vita allessere non vivente, quella edesi a poten$a sar in grado anche di riunire ci# chera disciolto, rial$are ci# che giaceva, vivificare di nuovo ci# chera orto e ci# chera corrotto rendere incorruttibile . !

). 7ar opera del edesi o Iddio e della edesi a poten$a e sapien$a anche il separare quello che & stato dilaniato e diviso fra una oltitudine di ani ali dogni specie, quanti sono soliti a gettarsi su questi corpi e sa$iarsene, e il riunirli di nuovo alle proprie e bra e parti , anche se quel corpo u ano fosse andato a finire in uno di quegli ani ali, anche se in olti, anche se dai pri i in altri, anche se insie e con essi disfatto fosse ritornato ai pri i principi dissolvendosi natural ente in essi. 4 questa appunto parve essere la causa di aggior turba ento per alcuni, anche fra quelli a irati per sapien$a, i quali, non so co e, giudicarono forti i dubbi diffusi fra il volgo. CAPO I8 Si espone uno#iezione: $uando un cadavere, insepolto, vien divorato da animali, come potr esserne separato per risorgere% "a difficolt si fa pi& grave quando questi animali diventano a loro volta nutrimento degli uomini' lo stesso avviene nei casi di antropofagia. 1. (icono dunque costoro' 9olti uo ini sono periti isera ente nei naufragi e nei fiu i e il loro corpo & divenuto cibo dei pesci; altri olti sono caduti in battaglia o per qualche altra causa violenta o per cala it di vario genere, ri anendo privi di sepoltura, esposti a essere divorati dalla pri a bestia che capita. !. Ora, quando un cadavere viene cos- distrutto e le e bra e le parti di cui risultava sono dilaniate e disperse da una gran oltitudine di ani ali e per via della nutri$ione vengono a costituire una cosa sola coi corpi che se ne nutrono, allora an$itutto diventa i possibile separarli; c& poi unaltra difficolt, secondo loro, ancor pi/ insor ontabile. ) 8i sono olti a ali che servono di nutri ento agli uo ini. Ora quando essi si sono cibati di corpi u ani, questi passano per lo sto aco delluo o e fanno una cosa sola col corpo di chi li angia; in tal caso tutte quelle e bra degli uo ini che furono gi nutri ento degli ani ali che le angiarono, necessaria ente debbono tras igrare in altri corpi di uo ini, poich, gli ani ali che frattanto se ne sono nutriti trasferiscono quel nutri ento che hanno ricevuto in quegli uo ini di cui san divenuti nutri ento. *. (i pi/ portano sulla scena i tragici casi di figli che i genitori osarono divorare per fa e o per pa$$ia, e di altri figli che furono angiati dai genitori per insidia di ne ici, e quella fa osa tavola dei 9edi e le tragiche cene di :ieste e vi aggiungono tutta una serie di si ili fatti sciagurati e strani perpetrati fra i 6reci e fra i barbari. Con questo apparato essi pensano di di ostrare li possibilit della risurre$ione, in quanto non potrebbero le edesi e e bra risuscitare con corpi diversi; a o non potrebbero pi/ sussistere i corpi dei pri i, per essere igrate in altri individui le e bra che li costituivano, oppure, posto che queste e bra vengano restituite ai pri i possessori, i corpi degli ulti i ne resterebbero utili e inco pleti. CAPO 8 Si risponde: !ddio, che ha disposto per ogni animale il nutrimento adatto a lui, potr #en separare i vari elementi coadunati' e non tutti i ci#i che un animale ingerisce diventano suo nutrimento assimilandosi a lui. 1. Or se bra a e che chi ragiona in tal guisa pri a di tutto ignori la poten$a e la sapien$a di Colui che ha creato e governa questo universo. Per ciascun ani ale egli, ha disposto il nutri ento confacente e propor$ionato alla sua natura e alla sua specie, e non & suo disegno che un organis o di qualsiasi specie debba unirsi e ischiarsi con qualsiasi altro corpo; n, egli si trova in difficolt per separare gli ele enti coadunati; a piuttosto alla natura di ciascun essere creato egli per ette di fare e patire ci# che ad essa & confor e, i pedendole ci# che non & tale, e le concede tutto quello che vuole e per il fine che vuole, o ne la distoglie e rivolge altrove. 9i pare, inoltre, che costoro non abbiano considerato il potere e la natura di ognuno degli esseri che nutriscono o si nutriscono. !. In tal caso avrebbero certo co preso co e non tutto quello che uno ingerisce cedendo alla necessit esteriore diventa nutri ento confacente allani ale' alcuni cibi, appena entrati nei eandri della cavit addo inale, )

debbono corro persi, venendo eli inati o per vo ito o per escre$ione o in altra guisa; sicch,, lungi dallassi ilarsi col corpo che si nutre, non resistono ne eno per breve te po alla pri a naturale digestione. ) Cos- pure non tutti gli ali enti che sono stati digeriti e hanno sub-to la pri a trasfor a$ione si assi ilano sen$altro con le parti che si nutrono; poich, alcuni vengono a perdere la for$a nutritiva quando sono nello sto aco, altri vengono secreti in for$a della seconda trasfor a$ione che ha luogo nel fegato e si tra utano in qualche altro ele ento gi spoglio della for$a nutritiva. Infine, quella stessa trasfor a$ione che avviene nel fegato non finisce tutta in nutri ento delluo o, a qualche parte della sostan$a cos- trasfor ata si eli ina natural ente negli u ori superflui; e quello stesso nutri ento che ancor ri ane, giunto alle e bra e alle parti da nutrire, subisce talvolta qualche altra trasfor a$ione, a cagione del prevalere di quellele ento ridondante o predo inante che suole corro pere e convertire in s, quello con cui viene a contatto.

CAPO 8I "e sostanze non confacenti allanimale che le ingerisce, anzich assimilarsi, si eliminano. o si corrompono, come dimostra il dolore, la malattia o la morte provocata da ci#i velenosi. 1. Pertanto, essendovi una grande variet di natura fra tutti gli ani ali, e trasfor andosi il edesi o nutri ento naturale secondo le varie specie di ani ali e il corpo che se ne nutre; distinguendosi poi nella nutri$ione di ciascun ani ale un triplice processo di purifica$ione e di secre$ione, ne consegue necessaria ente che qualsiasi cibo non appropriato alla nutri$ione di un dato ani ale, non potendo essere da questo assi ilato, si corro pe e se ne va per la sua via naturale o si trasfor a in qualche altro ele ento. "uindi anche ci devessere una corrisponden$a naturale fra il valore dali ento del corpo che nutre e le facolt dellani ale che viene nutrito, cosicch, il pri o, passando per suoi filtri appropriati e sottoposto a quel rigoroso processo naturale di purifica$ione, possa apportare alla sostan$a dellani ale un accresci ento perfetta ente o ogeneo. !. 4 questa sola chi voglia dare alle cose il loro vero no e chia er nutri$ione, in quanto eli ina tutto ci# che & estraneo e nocivo alla costitu$ione dellani ale da nutrire e lo libera di quel gran peso di cui fu caricato solo per ri pin$are lo sto aco e soddisfare lappetito. ). "uesto ali ento nessuno dubita che si assi ili al corpo nutrito, conglutinandosi e i pastandosi con tutte le sue e bra e parti; al contrario, quello che si co porta diversa ente e contro la natura, si corro pe ben presto, se sincontra con una for$a pi/ robusta; e quella cui riesce a vincere facil ente corro pe, convertendosi in succhi aligni e in qualit velenose, perch, non porta al corpo da nutrire alcun ele ento affine o a ico. *. +na prova decisiva di questaffer a$ione & nel fatto che in olti ani ali, quando, nel nutrirsi, cedendo a una fa e violenta, ingoiano qualche sostan$a velenosa e contraria alla loro natura, ne consegue spasi # o pericolo o anche la orte; ci# appunto non pu# non essere rovinoso per lorganis o che si nutre, se & vero che esso vien nutrito dai cibi che gli sono propri e confor i a natura e rovinato da quelli contrari. .. Adunque il nutri ento naturale si distingue secondo la differen$a degli ani ali per natura differenti; di pi/, anche nella bito dei cibi naturali, non ogni sostan$a che lani ale ha ingerito si assi ila, o in tutto o in qualsiasi sua parte, al corpo da nutrire, a solo ci# che & stato filtrato attraverso tutto il processo della digestione e trasfor ato e liberato da ogni scoria cos- da potersi assi ilare con quel dato corpo, ed & in ar onia con le e bra che, deve nutrire. (i qui & chiaro co e nessun cibo di natura diversa si assi iler ai con quegli organis i per i quali non & nutri ento conveniente e propor$ionato; a o sen$a essere digerito viene espulso alterato dallintestino, pri a di produrre un qualche altro succo, oppure, se vi si fer a pi/ a lungo, provoca sofferen$a o infer it di difficile guarigione, corro pendo insie e anche il nutri ento confacente alla natura, o persino la stessa carne che di nutri ento abbisogna. 5. 9a se anche capita che venga scacciato per e$$o di edica enti o duna dieta igliore o sconfitto dalle risorse naturali dellorganis o, non se ne va sen$a notevole danno, giacch, nulla esso porta di a ichevole agli ele enti confor i a natura, per la sua inettitudine ad a alga arsi con la natura. *

CAPO 8II $uandanche tali ci#i venissero digeriti, trasformandosi in quelle varie sostanze che nutrono lorganismo, non avre##ero perci( a risorgere, poich non costituire##ero delle parti vere e proprie del corpo' e quandanche diventassero carne, questa potre##e, come spesso avviene, a##andonare, a causa di varie alterazioni, lorganismo a cui s) unita' tanto pi& quando questo si nutre di alimenti eterogenei. 1. 4 se anche si volesse a ettere che un nutri ento 2chia ia olo pur cos-, co e si usa3 di tal fatta, una volta ingerito, pur essendo contrario alla natura, venga digerito e si ca bi in qualcuna delle varie sostan$e u ide o secche, calde o fredde, essi non avrebbero da tale concessione alcun vantaggio. (ifatti, i corpi che risorgeranno saranno nuova ente co posti delle loro parti vere e proprie, entre nessuna delle dette sostan$e , parte del corpo, e non ha propriet o fun$ione di parte; an$i neppure ri ane se pre nelle parti del corpo che se ne nutrono, n, risorger con quelle che risorgeranno; ch, allora non recheranno pi/ nessun contributo alla vita n, il sangue n, la bile n, il fiato. Allora i corpi non abbisogneranno pi/ di ci# di cui abbisognavano una volta per nutrirsi, perch, insie e col bisogno e con la corru$ione degli organis i che nutrivano sco parir anche lutilit delle cose di cui si nutrivano. !. Ancora' se pure si volesse a ettere che un tal nutri ento nel processo di trasfor a$ione giungesse sino a divenire carne, ne eno in tal caso avverr necessaria ente che la carne divenuta recente ente tale per la uta$ione dun nutri ento siffatto, quando venga in contatto col corpo dun altro uo o, si faccia parte integrante del edesi o. 4 ci# perch, n, la carne che si & assi ilata altra carne conserva se pre quella che ha assi ilata, n, quella che le & stata unita ha tale stabilit da ri anere con quella a cui s& congiunta. Invece essa subisce profonde trasfor a$ioni, e in due sensi' talvolta sono le fatiche e le preoccupa$ioni che la fanno deperire, talaltra le affli$ioni, gli strapa$$i e le alattie la consu ano; e ancora per il sopravvenire delle altera$ioni causate da riscalda ento o da raffredda ento, quando quelle parti, che ricevono il nutri ento ri anendo quali sono, non si utano insie e con la carne e con ladipe. ). Che se tali vicende subisce gi ordinaria ente la carne, si pu; ben pensare che olto pi/ ancora ci vada soggetta quando si nutre di ali enti eterogenei. Ora i pingua fino a scoppiare, convertendo in adipe tutto quello che angia, ora invece in un odo o nellaltro se ne libera e quindi si assottiglia per una o pi/ delle cause gi dette pri a; e solo quel cibo che & stato prescelto dalla natura e che si conglutina con quelle e bra con cui conduce una vita confor e a natura sostenendone insie e i travagli, ri ane congiunto a quelle parti, che & natural ente destinato a collegare, proteggere e riscaldare. *. 9a poich, non si pu# di ostrare, n, dallattento esa e delle questioni ora studiate, n, accettando in via di concessione le ragioni recate da coloro e3, la verit del loro asserto, ri ane assodato che i corpi degli uo ini non vengono ai a confondersi con altri della edesi a natura, quandanche accada che o per ignoran$a gustino dun tal corpo, vitti e dun tranello teso da qualcun altro ai loro sensi, o che da s,, spinti da necessit o da pa$$ia, si conta inino toccando il corpo dun loro si ile' sebbene non ignoria o che vi sono belve in figura duo ini o con natura co posta duo ini e di belve, secondo la rappresenta$ione che ne sogliono fare i poeti pi/ audaci. CAPO 8III Se neppure gli animali si mangiano lun laltro, molto meno la carne umana sar ci#o naturale delluomo' quindi non potr assimilarsi con gli organismi umani che se ne ci#assero' ma se anche vi si unisse temporaneamente, ne verre##e poi separata dalla potenza e sapienza di Dio. 1. 9a occorre proprio dire che il corpo u ano non # destinato a divenir nutri ento dalcun ani ale e che la sua sorte , sola ente dessere seppellito nella terra a onore della natura, dal o ento che neppure degli altri viventi nessuno il Creatore destin# a nutri ento dei suoi si ili, sebbene il nutrirsi di altri ani ali di specie diversa sia cosa naturale< !. 7e dunque riescono a di ostrare che la carne u ana , destinata ad esser pasto di uo ini, niente i pedir che il divorarsi a vicenda sia cosa naturale, al pari delle altre cose da natura per esse; e chi osa affer are cose si ili .

potr angiarsi co e cibo prelibato e il pi/ confacente per lui il corpo dei suoi pi/ cari a ici, o anche i bandirne ai suoi pi/ inti i. ). 9a se questa & une piet anche solo a enunciarla, se per luo o il toccare carne u ana & atroce scellerate$$a, pi/ esecranda dogni cibo od a$ione cri inale e contro natura; se ci# che & contro natura non si far ai nutri ento per le e bra e le parti che ne hanno bisogno; se ci# che non si fa nutri ento non si assi ila alle parti che non pu# nutrire; ne eno i corpi u ani si edesi eranno coi corpi si ili ai quali portano un nutri ento contro natura, anche se, per unatroce sciagura, dovessero passare attraverso il loro sto aco. *. In tal caso, queste carni, private della loro for$a nutritiva e disperse di nuovo fra quegli ele enti dai quali ebbero il pri o loro essere, si uniscono a questi ciascuna per un te po deter inato, a poi, nuova ente separate dalla sapien$a e poten$a di colui che ogni natura di ani ale colleg# con i principi a lei convenienti, si uniscono luna allaltra in aniera naturale, anche se incenerite dal fuoco o arcite nellacqua o divorate dalle fiere o da qualsiasi ani ale, anche se una parte, staccata dal corpo intero, si fosse deco posta pri a delle altre; e, una volta riunite fra loro, occupano il edesi o luogo; cos- si ha lar onica co posi$ione di quellidentico corpo, e quel corpo, chera orto o anche andato tutto in sfacelo, risorge e vive . .. 9a dilungarci oltre su questargo ento non sarebbe opportuno; ch, su questo sono tutti daccordo, quanti al eno non sono pi/ bestie che uo ini. CAPO I= *ltra o#iezione: Come luomo non pu rifare le opere delle sue mani quando sono rovinate, cos+ Dio non vuole n pu risuscitare un corpo morto e decomposto. ,#iezione ridicola, perch a##assa la potenza di Dio al livello delluomo. - dunque dimostrato che la risurrezione non ) impossi#ile a Dio. 1. Ora poi, dacch, vi sono olti altri argo enti di aggior utilit per la nostra questione, non intendo occupar i di coloro che ricorrono alle opere u ane e agli uo ini loro artefici, i quali, una volta che le loro opere sono andate in pe$$i o sono logorate dal te po o in altro odo rovinate, sono incapaci di rifarle nuove; poi tentano di di ostrare, sullanalogia dei vasai e degli altri artefici, che Iddio n, vuole n,, volendo, potrebbe risuscitare un corpo orto e gi deco posto. 4ssi non riflettono che con queste asser$ioni fanno a (io ingiuria gravissi a, ettendo a pari la poten$a di esseri infinita ente distanti, o, eglio, gli esseri stessi che la possiedono, e uguagliando i prodotti dellarte a quelli della natura. !. Il prendere sul serio tali obie$ioni non andrebbe esente da biasi o, ch, sarebbe vera stolte$$a confutare delle affer a$ioni superficiali e sciocche. > olto pi/ sensata e corrisponde piena ente al vero quella spiega$ione' Ci# che agli uo ini & i possibile, & possibile a (io. Che se appunto da questi stessi argo enti, che hanno buon fonda ento, e da tutta lindagine fatta poco sopra la ragione di ostra che la cosa & possibile, evidente ente non & i possibile. 9a neanche & aliena dalla volont di (io. CAPO = Si dir che Dio non vuole la risurrezione% Ci sare##e perch essa cosa ingiusta o ,indegna di lui. a ingiusta non , n rispetto agli esseri diversi dalluomo, siano essi intelligenti o no, n rispetto alluomo che ha da risorgere, sia guardando al corpo sia guardando allanima di lui. . cosa indegna di Dio risuscitare allincorruzione quel corpo chegli ha creato corrutti#ile. 1. Infatti, quel che (io non vuole, non lo vuole o perch, & cosa ingiusta o perch, & cosa indegna di lui. 1ingiusti$ia poi potrebbe ravvisarsi o riguardo a colui stesso che ha da risorgere o riguardo a qualcun altro fuori di lui. Ora, che nessuna delle cose esteriori alluo o, quante se ne annoverano fra gli esseri, ne soffra ingiusti$ia, & evidente.

!. 1a risurre$ione degli uo ini non pu# far torto n, alle nature intelligenti , poich, essa non & per nulla di pedi ento alla loro esisten$a, n, di danno, n, dingiuria; e neppure alle nature degli esseri privi di ragione e di ani a, poich, essi non esisteranno pi/ dopo la risurre$ione; e a quello che non esiste non si fa ingiusti$ia. ). 9a, supposto pure che dovessero esistere per se pre, le creature non riceverebbero alcun torto dal rinnovarsi dei corpi u ani. 7e infatti ora, entre servono alla natura delluo o e alle sue necessit, avendone egli bisogno, e van curve sotto il giogo e sotto ogni for a di servit/, non ne ricevono torto, a pi/ forte ragione, una volta divenuti gli uo ini incorruttibili ed esenti da necessit, in odo da non aver pi/ bisogno dei loro servigi, esse, liberate da ogni servit/, non ne riceveranno alcun torto. *. 4 neppure, se avessero la parola, accuserebbero il Creatore daverle ingiusta ente esse al di sotto degli uo ini, per non aver parte con loro alla edesi a risurre$ione. Infatti, agli esseri che non hanno natura uguale colui che & giusto non assegna un fine uguale. A parte ci#, chi non ha alcun discerni ento del giusto non pu# neanche biasi are lingiusti$ia. .. %e eno si pu# dire che si ravvisi una qualche ingiusti$ia verso luo o che ha da risorgere. 4gli & co posto dani a e di corpo' ora con la risurre$ione non gli si fa torto n, nellani a n, nel corpo. Che si faccia torto allani a non dir chiunque abbia senno, perch, in tal caso verrebbe ad escludere, sen$a accorgersi, insie e con la risurre$ione anche la vita presente. Poich, se ora, di orando in un corpo passibile e corruttibile, non ne riceve alcun torto, olto eno ne ricever unita a un corpo incorruttibile e i passibile. 9a ne eno al corpo si fa ingiusti$ia' poich, se ora, corruttibile congiunto con unani a incorruttibile, non patisce ingiusti$ia, non la patir quando, incorruttibile, sar congiunto con unani a incorruttibile . 5. 4 neppure si potr dire che sia cosa indegna di (io risuscitare e rico porre il corpo andato in sfacelo. Infatti, se non & indegno il peggio, fare cio& il corpo corruttibile e passibile, a pi/ forte ragione non sar indegno il eglio, ossia farlo incorruttibile e i passibile.

CAPO =I *dunque, la risurrezione possi#ile a Dio e da Dio voluta. ,ra, con richiamo al duplice procedimento indicato da principio, si rileva che la dimostrazione positiva della verit primeggia, per natura, per ordine, per utilit, sulla confutazione dellerrore, con la quale intimamente connessa, mirando a un unico scopo' tuttavia questultima ha spesso praticamente maggior importanza. Si passer ora alla dimostrazione, considerando il fine delluomo, la sua natura, il suo giudizio. 1. Ora, se dai pri i principi naturali e dalle loro conseguen$e sono stati di ostrati i singoli punti della nostra indagine, risulta evidente che la risurre$ione dei corpi disfatti & opera possibile al Creatore, voluta da lui, degna di lui' quanto fu detto ha di ostrato co e sia falsa lopinione contraria e lassurdo ragiona ento deglincreduli. !. > forse necessario rilevare che tali argo enti sono fra loro convertibili e inti a ente connessi luno con laltro< 7e pure si pu# parlare di connessione, co e se fossero separati da qualche differen$a e non si dovesse dire piuttosto che quanto & possibile si pu# volere e che quanto Iddio pu# volere gli & sen$altro possibile e degno di chi lo vuole. ). Precedente ente si & parlato a sufficien$a della duplice tratta$ione, luna intorno alla verit, laltra per la verit, dicendo anche qual differen$a vi sia fra le due e quando e con chi convenga adoperarle. 9a nulla vieta, io penso, che, per procedere insie e con aggior sicure$$a e tenendo conto della connessione delle cose dette con quelle che restano a dire, ci rifaccia o da capo a quei edesi i principi e alle conseguen$e che ne derivano. Ora, di questi due etodi, alluno spetta per sua natura il pri ato, allaltro tocca servire al pri o, preparargli la strada, e ri uovere qualsiasi i pedi ento od ostacolo. *. Infatti la tratta$ione intorno alla verit, essendo necessaria a tutti gli uo ini per la sicure$$a e la salute, pri eggia e per natura e per ordine e per utilit. Per natura, in quanto procura la conoscen$a delle cose quali ?

sono; per ordine, in quanto sacco pagna con gli argo enti che espone e vi si addentra; per utilit, in quanto con la conoscen$a procaccia sicure$$a e salute. .. 1a tratta$ione per la verit, invece, & inferiore sia per natura che per efficacia, essendo inor cosa confutare il falso che di ostrare il vero; anche per ordine viene dopo, perch, esplica la sua for$a contro chi , nel falso; ora la falsa opinione , ger oglio duna se en$a sovrapposta e corrotta. 9a, pure stando cos- le cose, spesse volte questulti a via di di ostra$ione passa al pri o posto e diviene talora pi/ utile, co e quella che toglie di e$$o la difficolt che certuni hanno a credere e sgo bra in chi , appena ai pri i passi il dubbio e lerrore. 5. 1una e laltra si riferiscono a un unico scopo, ch, tanto chi confuta il falso quanto chi di ostra il vero ha in ira la vera piet; tuttavia non fanno sen$altro una cosa sola, essendo luna necessaria, co e ho detto, a tutti quelli che credono e hanno a cuore la sicure$$a e salute propria, laltra, invece, pi/ utile a certuni e contro certuni. ?. "uesto sia detto per so i capi, a o di proe io, per ricordare le cose gi esposte. Ora occorre venire al nostro assunto e di ostrare la verit della dottrina sulla risurre$ione, sia considerando quella causa secondo cui e per cui fu fatto il pri o uo o e quelli che vennero dopo 2sebbene non siano stati fatti nella edesi a aniera3, sia riflettendo alla co une natura di tutti gli uo ini, in quanto uo ini, e infine ancora al giudi$io che il Creatore far di essi per tutto il te po della vita di ciascuno secondo la condotta da lui tenuta; giudi$io della cui giusti$ia nessuno vorr dubitare. CAPO =II $uanto alfine, si osservi la condotta degli uomini: essi non agiscono senza uno scopo, ma o per lutile proprio, o per qualcuno che sta loro a cuore, o per lessere stesso che viene prodotto. Cos+ !ddio non pot creare luomo senza uno scopo, n per lutilit propria, n per il vantaggio di altri esseri, siano immateriali siano irragionevoli. Dunque lo fece avendo in mira lessere delluomo stesso, composto danima e di corpo' e poich il suo essere, fine della sua creazione, non potre##e durare senza la risurrezione, luomo dovr risorgere. 1. 1argo ento desunto dalla causa consiste nel considerare se luo o sia venuto al ondo a caso e sen$a uno scopo, oppure per qualche scopo; e, in questo caso, se per vivere, una volta creato, e sussistere secondo la natura in cui fu creato, o se per lutilit di qualcun altro. 7e in vista di tale utilit, o sintende quella del Creatore stesso o di qualche altro essere a lui vicino e che gli sta a cuore pi/ delluo o.

!. Certo, considerando anche pi/ in generale la cosa, trovia o che chiunque abbia senno e saccinga a una$ione con ragionevole discerni ento, nulla di ci# che opera per deliberato consiglio fa sen$a uno scopo' egli agisce o in vista dellutile proprio, o per vantaggio di qualcun altro che gli sta a cuore, o per lessere stesso che viene fatto, osso a produrlo da una naturale inclina$ione ed affetto. Cos-, per usare uni agine che renda chiaro il nostro concetto, luo o costruisce una casa per lutilit propria; costruisce pure per i buoi e i ca elli e gli altri ani ali di cui ha bisogno un ricovero adatto per ciascuno; e ci#, allapparen$a, non per lutilit propria; a, se si guarda al fine, proprio per questo, e se si guarda alloggetto i ediato, per la cura delle cose che gli stanno a cuore. 4gli procrea anche dei figli, non per lutilit propria n, di qualche altra cosa che lo riguardi, a perch, quelli chegli genera esistano e perdurino quanto pi/ lunga ente & possibile, per consolarsi con la successione dei figli e dei nipoti della sua orte e pensando con essa di rendere i ortale quel ch& ortale. ). Cos- fanno gli uo ini. "uanto poi a (io, egli non cre# gli uo ini sen$a uno scopo, perch, & sapiente, e nessuna opera di sapien$a & vana; n, per lutilit propria, perch, egli non ha bisogno di nulla, e a uno che di nulla assoluta ente abbisogna nessuna delle cose da lui fatte potr giovare alla propria utilit. 9a neppure cre# luo o in vista di qualcuna delle opere da lui prodotte. Infatti nessuna fra le creature dotate di ragione e di discerni ento, siano aggiori siano inferiori, non fu n, & fatta per lutilit daltri esseri, a per la vita e la perpetuit propria di essa creatura.

*. 1a ragione invero non trova alcuna utilit che possa esser causa dellorigine delluo o' se si guarda agli esseri i ortali, sono esenti da necessit e per la loro esisten$a non abbisognano assoluta ente di alcun apporto da parte degli uo ini; se agli esseri irragionevoli, sono per loro natura soggetti e contribuiscono ciascuno secondo la sua naturale destina$ione allutilit degli uo ini, non gi che essi debbano servirsi degli uo ini. Poich, non poteva e non pu# essere giusto far servire lessere che co anda e presiede allutilit degli esseri inferiori n, sotto ettere lessere ragionevole agli irragionevoli, i quali sono incapaci di co andare. .. Pertanto, se luo o non fu fatto sen$a causa e sen$a scopo 2ch, nessuna delle cose fatte da (io & sen$a scopo, al eno secondo linten$ione del Creatore3, n, per lutilit del Creatore stesso o di qualche altra creatura di (io, & evidente che, guardando alla ragione pri a e pi/ generale, (io fece luo o per se stesso, per quella bont e sapien$a che si ravvisa in tutta la crea$ione; guardando poi pi/ da vicino alle creature, per la vita degli stessi uo ini creati, e non perch, saccendesse per breve te po, destinata poi a spegnersi del tutto. 5. :ale ,, io penso, la vita assegnata da (io ai rettili, ai volatili, ai pesci, e, per parlar pi/ general ente, a tutti gli esseri irragionevoli; a quelli che portano in se stessi li agine del Creatore, che sono dotati dintelligen$a e godono del giudi$io di ragione colui che li cre# li destin# a durare per se pre, affinch,, conoscendo il loro Creatore e la sua poten$a e sapien$a, seguendo la legge e la giusti$ia, conservino in eterno, esenti da ogni travaglio, quei doni con cui seppero do inare la vita antecedente , pur essendo in corpi corruttibili e terreni. ?. :utti gli esseri che furono fatti in gra$ia di qualche altro, ove cessino di esistere quelli per cui furono fatti, anchessi cesseranno di esistere, e non dureranno invano 2ch, nulla dinutile trova posto fra le cose fatte da (io3; a quanto a quelli che furono fatti precisa ente per esistere e per condurre la vita loro connaturale, essendo l loro causa collegata con la loro stessa natura e ravvisandosi essa precisa ente nella sola esisten$a, non vi sar ai alcuna causa che possa distruggere co pleta ente la loro esisten$a. @. 4 poich, la loro causa tutta si esaurisce nel loro esistere, necessaria ente lani ale creato deve durare agendo e patendo quanto conviene alla sua natura; e ciascuna delle due parti di cui risulta deve contribuire per ci# che le spetta' lani a esister e durer se pre uguale nella natura in cui fu fatta e co pir lufficio a lei connaturale, che consiste nel governare gli pulsi del corpo e giudicare e isurare, con giudi$io e isura conveniente, quanto le capita; il corpo si uover secondo natura verso ci# che lo riguarda e sar suscettibile dei ca bia enti a cui & destinato, cio&, fra gli altri, relativi allet, allaspetto, alla statura, anche della risurre$ione. q. 1a risurre$ione & appunto una specie di ca bia ento, lulti o di tutti' il ca bia ento in eglio di tutto ci# che in quel te po ri arr ancora. CAPO =III !l disegno del Creatore nel formare luomo ci d la confortante e sicura speranza della risurrezione, poich luomo fu fatto perch durasse per sempre. 1. Aiduciosi e certi di questi eventi futuri non eno che di quelli gi accaduti, e considerando la nostra natura noi a ia o la vita soggetta al bisogno e alla corru$ione, co e conveniente allesisten$a presente, e fer a ente speria o quella che durer nellincorru$ione. %on & una fisi a che abbia o appresa dagli uo ini, pascendoci di speran$e fallaci; noi prestia o fede a un allevadore infallibile, cio& al disegno del Creatore. 4gli fece luo o co posto dani a i ortale e di corpo, lo dot# dintelligen$a, gli scolpi nel cuore una legge perch, fossero custoditi e salvi i suoi doni, convenienti a unesisten$a saggia e a una vita ragionevole. Ora noi ben sappia o che (io non avrebbe for ato luo o qual & n, lavrebbe fornito di tutte le doti ordinate a unesisten$a perenne, se non avesse voluto la perpetuit della sua creatura. !. 7e pertanto il Creatore di questuniverso fece luo o perch, fosse partecipe duna vita ragionevole e, divenuto conte platore della agnificen$a di lui e della sua sapien$a, che in ogni cosa risplende, ne facesse oggetto duna conte pla$ione sen$a fine, secondo il consiglio di lui, in confor it alla natura che ebbe in sorte, ne viene che la causa del nascere & argo ento della perpetua durata, e la durata della risurre$ione, sen$a la quale non potrebbe luo o durare. (a quanto s& detto & evidente co e dalla causa della nostra origine e dal disegno del Creatore si di ostra chiara ente la risurre$ione. B

). Ora, se tale & la causa per cui luo o & venuto in questo ondo, segue che consideria o ora quegli argo enti che di loro natura o per nesso logico succedono a quelli esposti. In questa indagine, studiata la causa dellorigine degli uo ini, & da ricercare la loro natura; dopo la natura, il giusto giudi$io che il Creatore pronuncer sugli uo ini da lui for ati; e, dopo tutti questi argo enti, il ter ine della vita. 4 poich, abbia o studiato le questioni precedenti , dobbia o considerare, procedendo con ordine, la natura degli uo ini. CAPO =I8 Si richiama lordine degli argomenti, suggerito dalle esigenze della dimostrazione: prima il fine delluomo, poi, in intima connessione, la sua natura, infine la provvidenza di Dio quale si manifesta nel giudizio delluomo' errano dunque coloro che si fondano sul solo giudizio per dimostrare la risurrezione. 1. Per giungere a una di ostra$ione dei dog i della verit o di qualsiasi argo ento proposto alla nostra investiga$ione, che provi con indubbia certe$$a ci# che si dice, bisogna partire non da princ-pi estranei alla ateria, che si tratta n, dalle opinioni che taluno ha o ebbe, a dai dati del senso co une e naturale o dalla concatena$ione di quel che segue con quel che precede. !. Infatti, o si tratta dei pri i principi, e allora basta un richia o che etta in eserci$io la naturale capacit di pensare; o delle conseguen$e derivanti natural ente dai pri i principi e della loro naturale successione, e allora bisogna seguire lordine proprio di questi argo enti, facendo vedere quali sono le conseguen$e che scaturiscono obiettiva ente dai pri i princ-pi o dalle pre esse stabilite, al fine di non trascurare la verit e la sua sicura di ostra$ione, n, confondere gli argo enti che per natura sono ordinati e distinti, n, spe$$are la naturale concatena$ione. ). Perci#, io penso, chi si applichi a studiare con giusto etodo la questione proposta e voglia giudicare da uo o prudente se vi sia o no la risurre$ione dei corpi u ani, deve an$itutto rendersi ben conto della for$a degli argo enti che concorrono alla di ostra$ione di questo asserto e qual posto spetti a ciascuno, quale di essi sia il pri o, il secondo, il ter$o, quale infine lulti o. *. %ello stabilire questordine bisogna ettere al pri o posto la causa dellorigine delluo o, cio& il disegno secondo cui il Creatore fece luo o, per collegarvi in stretta rela$ione la natura delluo o fatto. %on che questargo ento venga, secondo nellordine, a per li possibilit di esa inarli tutte due insie e, sebbene in realt essi siano inti a ente connessi fra loro ed entra bi di uguale i portan$a per il nostro assunto. .. +na volta di ostrata la risurre$ione con questi argo enti, che sono i pri i e ripetono il loro principio dallopera creatrice, tale verit si pu# non eno valida ente confer are con ragioni che si riferiscono alla provviden$a di (io' voglio dire argo entando sul pre io o sulla pena che spetta a ciascun uo o secondo il giusto giudi$io e sul fine proprio della vita u ana. 5. 9olti, vera ente, prendendo a trattare della risurre$ione, si appoggiano solo sul ter$o argo ento co e sulla causa totale, pensando che la risurre$ione avvenga solo in gra$ia del giudi$io. Ora questo si di ostra anifesta ente falso da ci#, che tutti gli uo ini che uoiono risorgono, a non tutti quelli che risorgono sono giudicati. Infatti, se sola ente la giusti$ia da esercitarsi nel giudi$io fosse causa della risurre$ione, evidente ente coloro che non hanno fatto alcun ale n, alcun bene, co e i teneri infanti, non dovrebbero risorgere . 9a poich, essi pure a ettono che tutti risorgeranno, anche quelli che orirono nella pri a et co e tutti gli altri, la risurre$ione non avviene in vista del giudi$io co e pri a ragione, a per il disegno del Creatore e la natura degli esseri creati. CAPO =8 *nche dalla natura delluomo si argomenta la risurrezione. "uomo infatti un vivente unico, composto di anima e di corpo cospiranti in perfetta armonia' e non potre##e sussistere nella sua reale identit se le sue parti, separate dalla morte, non si riunissero nuovamente. *nche le facolt spirituali hanno per soggetto non lanima separata, ma il composto. 1C

1. Dasterebbe considerare anche solo la causa che presiede alla genera$ione delluo o per di ostrare, con rigore logico, che allo sfacelo del corpo tiene dietro la risurre$ione; tuttavia , giusto, io penso, che non si trascuri alcuno degli argo enti proposti e che, in confor it a quanto fu detto, si faccia vedere a chi non pu# rendersene conto da s, qual sia il valore di ciascuna delle ragioni che seguono; e, pri a di tutto, si studi la natura degli uo ini creati, che conduce alla edesi a considera$ione e confer a la risurre$ione in odo altrettanto efficace. !. Infatti, se la natura u ana universal ente considerata , in tutti costituita da unani a i ortale e da un corpo che fu congiunto a lei nellorigine, se Iddio stabili tale origine e la vita e tutto il corso dellesisten$a non per la natura dellani a da s, sola n, per la natura del corpo separato, a per gli uo ini quali risultano dalluno e dallaltra, affinch, essi, trascorsa la loro vita con quegli ele enti da cui hanno origine e vivono, pervengano a un fine unico e co une; ne consegue necessaria ente che, unico essendo il vivente co posto delle due parti che , soggetto di tutte le passioni dellani a. e di tutte quelle del corpo, che opera e co pie tutte le a$ioni che sono dovute al giudi$io cos- dei sensi co e della ragione, tutta la concatena$ione di questi feno eni si riferisce a un fine unico' cos- tutto in tutto cospira ad un unico e ar onico consenso' lorigine delluo o, la natura delluo o, la vita delluo o, le a$ioni e le passioni, le vicende dellesisten$a e il fine propor$ionato alla natura. ). Che se nellintero vivente do ina un tale ar onico consenso e di ci# che proviene dallani a e di ci# che si co pie ediante il corpo, unico devessere anche il fine a cui tutti questi ele enti cospirano; e il fine sar unico vera ente, se il vivente, di cui questo fine , proprio, ri arr il edesi o nella sua propria costitu$ione; e il vivente sar vera ente il edesi o se tutti gli ele enti di cui il vivente consta, co e di parti, saranno i edesi i; e questi saranno i edesi i secondo lunione loro propria, se le parti che sono state separate di nuovo si riuniranno a costituire il vivente. *. 4bbene, questo ricostituirsi dei edesi i uo ini di ostra co e necessaria ente debba seguire la risurre$ione dei corpi caduti nello sfacelo della orte; sen$a di essa, infatti, non si riunirebbero fra loro le e bra secondo natura n, si ricostituirebbe la natura dei edesi i uo ini. .. Ancora' se alluo o fu data la ente e la ragione per poter discernere le cose intelligibili, non le sostan$e sola ente, a anche la bont, la sapien$a e la giusti$ia del (atore, necessaria ente, perdurando gli oggetti per i quali fu dato il discerni ento della ragione, dovr perdurare anche quello stesso potere di discerni ento che fu dato in vista dei edesi i. Or questo non potrebbe perdurare se non perdurasse quella. natura che ricevette tale potere e quelle facolt in cui esso risiede. 5. Orbene, chi ha ricevuto la ente e la ragione , luo o, non lani a per s, stante. Disogna dunque che luo o co posto di entra bi gli ele enti duri per se pre. ?. 9a & i possibile chegli duri se non risorge' ch,, non avvenendo la risurre$ione, non durerebbe la natura delluo o in quanto uo o; e se la natura delluo o non dura, inutil ente lani a & associata allindigen$a e ai pati enti del corpo; inutil ente il corpo, i brigliato e tenuto a freno dallani a, s ania per non poter soddisfare i suoi istinti; inutile & la ente, inutile la pruden$a, losservan$a della giusti$ia e di qualsiasi virt/, inutile stabilire Eun corpo di leggi; in una parola, tutto ci# che vi ha di bello fra gli uo ini e per gli uo ini, an$i la stessa crea$ione e natura degli uo ini, non ha pi/ uno scopo. @. 9a se in tutte le opere di (io e in tutti i doni da lui concessi non pu# esservi ai nulla dinutile, bisogna assoluta ente che alla perennit dellani a corrisponda anche il perdurare per se pre del corpo secondo la propria natura.

CAPO =8I "uomo adunque perdura nella sua vita, ma in modo diverso dagli esseri incorrutti#ili e corrispondente alla propria natura, nonostante linterruzione causata dalla morte, come perdura la vita del senso nonostante la sospensione del sonno. 11

1. %essuno faccia le eraviglie se quella vita che viene interrotta dalla orte e dalla corru$ione noi chia ia o un perdurare; si rifletta che non & uno solo il significato di questo ter ine, non uno solo & il odo della durata, perch, anche la natura delle cose che perdurano non & una sola. !. Infatti, se ognuno degli esseri che perdurano ha il suo perdurare secondo la propria natura, non si trover il edesi o perdurare negli esseri piena ente incorruttibili e i ortali, perch, non si possono ettere sullo stesso piano le sostan$e superiori e quelle che ne differiscono per linferiorit; n, sar giusto ricercare presso gli uo ini quel perdurare se pre uguale e i utabile "uelle furono fatte fin da principio i ortali per la sola volont del Creatore e destinate a durare sen$a fine; gli uo ini, invece, quanto allani a hanno fin dallorigine una durata i utabile, a quanto al corpo conseguono li ortalit attraverso la uta$ione. ). "uesto appunto & il concetto della risurre$ione' alla quale irando, noi ci aspettia o la dissolu$ione del corpo co e quella che segue alla vita soggetta allindigen$a e alla corru$ione; e, dopo questa, speria o in una perennit esente da corru$ione. Cosi non faccia o la nostra fine uguale a quella degli esseri irragionevoli, n, il perdurare degli uo ini uguale a quello degli esseri i ortali, per non cadere nellerrore di porre la natura e la vita degli uo ini allo stesso livello con esseri ben diversi. *. %on & adunque il caso di ado brarsi se nel perdurare degli uo ini si scorga qualche disuguaglian$a; n, per il fatto che la separa$ione dellani a dal corpo e la dissolu$ione delle e bra e parti del edesi o inter ro pe la continuit della vita & da negate la risurre$ione. .. %ella. vita sensitiva, sopravvengono natural ente nel sonno delle sospensioni dei sensi e delle facolt naturali, perch, gli uo ini dor ono per certi regolari intervalli di te po e poi ritornano in certo odo a vivere' eppure quella non ricusia o di chia arla vita. Per questo otivo, io penso, c& chi chia a il sonno fratello della orte, non per farli proprio discendere dai edesi i antenati e genitori, a perch, e i orti e i dor ienti vengono a trovarsi in condi$ioni si ili, quanto alla tranquillit e al non avvertire nulla di ci# che avviene intorno, fino an$i a non accorgersi del proprio essere e della propria vita. 5. Pertanto, se la vita delluo o, soggetta a tanti sbal$i dalla nascita fino alla dissolu$ione e interrotta in tutti i odi che abbia o detto, non ricusia o di chia arla vita, neppure dobbia o rifiutare di a ettere la vita che succeder alla dissolu$ione, vita che conduce con s, la risurre$ione, anche se venga per qualche te po interrotta per la separa$ione dellani a dal corpo. CAPO =8II "e mutazioni che porta con s la risurrezione non meravigliano pi& che le mutazioni e gli sviluppi propri della vita delluomo nelle varie et, che non si potre##ero prevedere allinizio della sua vita. 1. Infatti la stessa natura delluo o, avendo sortita fin da principio e per volont del Creatore lineguaglian$a, ha ineguale la vita e la durata, per le interru$ioni causate ora dal sonno, ora dalla orte, co e anche per le uta$ioni corrispondenti a ciascuna et; cosicch, nella condi$ione presente non si anifesta chiaro ci# che sopravverr pi/ tardi. !. Chi ai, non edotto dallesperien$a, crederebbe che in uno sper a o ogeneo e infor e fosse riposto il principio di facolt cos- nu erose e i portanti, o tanta variet di asse che poi si riuniscono e si saldano, voglio dire di ossa, di nervi e di cartilagini, e ancora di uscoli, di carni, di visceri e delle altre parti del corpo< Certo nulla di tutto ci# si pu# scorgere nellu ido sper a , co e non appaiono nei ba bini le propriet che sopravverranno nei giovani aturi n, in questa et quelle degli adulti n, in questi le qualit dei vecchi. ). 4ppure, per quanto nei feno eni di cui s& detto la naturale successione degli eventi e le trasfor a$ioni che sopravvengono alla natura delluo o non appaiano affatto o soltanto in confuso, tuttavia quanti non son ciechi, per cattiva volont o per indolen$a, nel giudicar di queste cose, sanno che pri a deve avvenire li issione dello sper a, poi, articolandosi questo nelle varie e bra e parti e uscendo alla luce il feto, sopravviene la crescita propria della pri a et, crescendo si perviene allet adulta, e dopo let adulta si ha il declino delle facolt naturali fino alla vecchiaia, e in fine lo sfacelo del corpo or ai logoro. 1!

*. In questi fatti adunque, sebbene non si possa leggere nello sper a la figura o la for a delluo o, n, nella vita il dissolvi ento e il ritorno ai pri i principi, pure la concatena$ione naturale degli eventi fa fede di ci# che non si potrebbe argo entare da quanto appare ; olto pi/ la ragione, investigando la verit col naturale procedi ento logico, confer a la risurre$ione, avendo la ragione aggior sicure$$a ed efficacia nel provare la, verit che non lesperien$a. CAPO =8III /sposte le ragioni riferentisi allorigine e alla natura delluomo, si passa ora a quelle desunte dalla provvidenza di Dio, alla quale non si sottrae alcuna creatura, e in primo luogo allargomento del giudizio. !l giudizio deve portarsi sulluomo tutto intero, anima e corpo, cooperando le due parti a tutte le sue azioni. 0oich ci non avviene in questa vita, n pu avvenire nello stato di separazione dellanima dal corpo, questo dovr ricongiungersi a quella nella risurrezione. 1. 1e ragioni fin qui proposte al nostro esa e per provare la risurre$ione sono tutte del edesi o genere e provenienti dal edesi o principio 2e il principio da cui derivano & lorigine dei pri i uo ini per crea$ione3; a alcune di tali ragioni desu ono la loro for$a dallo stesso pri o principio da cui derivano; altre, seguendo da vicino la natura e la vita delluo o, prendono valore probativo dalla provviden$a di (io verso di noi. Infatti largo ento della causa secondo cui e per cui furono fatti tutti gli uo ini, connesso con la natura degli uo ini, ha la sua for$a dalla crea$ione; entre largo ento della giusti$ia, che cio& (io giudica gli uo ini che hanno vissuto bene o ale, desu e lefficacia dal fine delluo o. :ali ragioni hanno di l la loro origine, a dipendono soprattutto dalla provviden$a. !. Ora che abbia o esso in eviden$a, co e ci fu possibile, le pri e ragioni, sar opportuno che anche dalle ri anenti di ostria o il nostro assunto' voglio dire dal pre io o dal castigo, che spetta secondo giusto giudi$io a ciascun uo o, e dal fine proprio della vita u ana; e fra queste considera$ioni dobbia o andare innan$i quella che per sua natura pri eggia, e studiare an$itutto largo ento che si riferisce al giudi$io. +nosserva$ione soltanto desidero pre ettere, per chiarire il punto di parten$a e lordine conveniente alla ateria che si tratta. Chi a ette (io co e creatore di questo universo deve, se vuol esser coerente ai suoi propri principi, attribuire alla sua sapien$a e giusti$ia la custodia e la provviden$a di tutte quante le creature; e, in questa retta persuasione, deve ritenere che nulla n, sulla terra n, nel cielo sfugge a tale governo e provviden$a, e riconoscere che a tutte le cose, le occulte cos- co e le palesi, le piccole co e le grandi, arriva la cura del Creatore. ). Infatti tutte le creature hanno bisogno della cura del Creatore e ciascuna a suo odo secondo la propria natura e il proprio fine. 9a credo sarebbe inutile pedanteria distinguere ora le varie specie o elencare quel che conviene a ciascuna natura. *. Per quanto riguarda luo o, del quale ora sha a parlare, egli, co e bisognoso, abbisogna di nutri ento; co e ortale, di successione; co e ragionevole, di giudi$io. Che se ciascuna delle cose dette & per luo o confor e a natura, ed egli abbisogna del nutri ento per la vita, abbisogna della successione per il durare della stirpe, abbisogna di giudi$io per la legge che deve regolare il nutri ento e la successione, evidente ente & necessario che, riferendosi il nutri ento e la successione a tutto il co posto, a questo si riferisca anche il giudi$io 2intendo per co posto luo o fatto dani a e di corpo3; e che luo o cosi inteso renda conto di tutte le sue a$ioni e ne riceva il pre io o il castigo. .. Per il co posto adunque il giusto giudi$io stabilisce la rico pensa delle a$ioni, e la ercede delle a$ioni co piute insie e col corpo non spetta n, allani a sola 2ch, essa per s, non sente lattrattiva per i peccati che si co ettono coi piaceri, i cibi e le cure usate al corpo3, n, al corpo solo 2ch, questo per s, non ha discerni ento di legge e di giusti$ia3, a & luo o, co posto di queste due parti, che subisce il giudi$io per ciascuna delle sue a$ioni. (altra parte la ragione trova che ci# non avviene n, in questa vita 2difatti nella vita presente non si avvera un tratta ento corrispondente al erito, poich, olti e pi, se pre intenti alliniquit e al ale, durano sino alla fine al riparo da ogni sventura, e, al contrario, coloro che enano una vita sotto ogni rispetto virtuosa ed ese plare vivono nei travagli, esposti a insulti, a calunnie, a tor enti e a cala it dogni sorta3, n, dopo orte 2poich, non esiste pi/ il co posto, essendo lani a separata dal corpo, e il corpo stesso disperso di nuovo in quegli ele enti da cui era stato esso insie e, sen$a pi/ nulla conservare della figura e for a pri itiva, e tanto eno la e oria delle sue a$ioni3. > evidente a ognuno la conseguen$a' che, deve rivestirsi 1)

dincorruttibilit affinch,, vivificato per la risurre$ione quel chera orto e riunite di nuovo le parti separate o anche del tutto disciolte, ciascuno riporti la giusta ercede di ci# che ha fatto ediante il corpo sia di bene sia di ale CAPO =I= * chi poi du#ita della provvidenza di Dio, e quindi del giudizio, si osserva che se questo non vi fosse la condizione degli uomini sare##e peggiore che quella delle #estie' e se giudizio c), non avviene nella vita presente, dove non c) corrispondenza fra virt& e premio, e dove i pi& scellerati non potre##ero pagare il fio adeguato dei loro delitti. 1. :ali i ragiona enti che si possono fare e olti altri ancora, chi voglia a pliare ci# che s& detto in co pendio e di corsa con coloro che riconoscono la provviden$a e a ettono i edesi i princ-pi che noi, e poi ripudiano, non so co e, i presupposti che hanno accolto. !. 9a con quelli che discutono sui proble i fonda entali sar forse bene stabilire un altro principio ancor anteriore a quelli. 8oglia o cio& condividere i loro dubbi su ci# che for a oggetto delle loro opinioni e insie e con loro porre cos- la questione' Disogna davvero a ettere che tutta la vita e lesisten$a degli uo ini sia tenuta in nessun conto e che una densa caligine avvolga in certo odo tutta la terra, nascondendo nellignoran$a e nel silen$io tanto gli uo ini quanto le loro a$ioni< oppure non & olto pi/ sicuro pensare che il Creatore presieda alle sue creature per sorvegliare tutte quante le cose che sono o divengono e giudicare cos- le opere co e i pensieri< ). Infatti, se non vi fosse giudi$io di sorta per le a$ioni co piute dagli uo ini, gli uo ini non avrebbero nulla di pi/ che gli esseri irragionevoli; an$i la loro condi$ione sarebbe ancor pi/ isera, pur tenendo soggette le passioni e praticando piet e giusti$ia e ogni altra virt/. Allora la vita igliore sarebbe quella dei giu enti e delle belve, la virt/ una pa$$ia, la inaccia del giudi$io cosa affatto ridicola, supre o dei beni darsi in braccio a ogni piacere, e assi a co une di tutti quanti costoro e unica legge diverrebbe quel detto caro alla gente licen$iosa e sen$a freno' 9angia o e ch, do ani si uore ; poich, secondo alcuni il fine duna vita siffatta non sarebbe neppure il piacere , a lassoluta insensibilit. *. 7e invece colui che ha creato gli uo ini ha qualche pensiero delle proprie creature e in qualche luogo si avvera il giusto giudi$io di chi visse bene e di chi visse ale, ci# avviene o nella vita presente, entre vivono tuttora coloro che seguirono la virt/ o il vi$io, oppure dopo orte, quando gli uo ini sono in stato di separa$ione e dissolu$ione. .. 9a non & possibile trovare che si avveri il giusto giudi$io n, nellun caso n, nellaltro; ch, n, i buoni nella vita presente ricevono la rico pensa della virt/ n, i cattivi quella della alvagit. 5. :ralascio di dire che, entre sussiste la natura in cui ora sia o, la natura ortale non & ne subire il castigo corrispondente e propor$ionato ai peccati pi/ nu erosi e pi/ gravi. eno in grado di

?. 1assassino, il principe, il tiranno che ha ucciso ingiusta ente igliaia e igliaia di persone, con una sola orte non ne sconterebbe la pena. Cos- ponia o uno che non ha pensato di (io secondo verit a. lha in ogni odo oltraggiato e beste iato, spre$$ando le cose divine, calpestando le leggi, facendo violen$a cos- a fanciulli co e a donne, distruggendo citt ingiusta ente, bruciando case con gli abitatori, devastando regioni e insie e annientandone stirpi e popoli e anche tutta quanta una na$ione' co e potr costui pagare il fio corrispondente a questi isfatti nel corpo corruttibile, la orte prevenendo questa espia$ione eritata e non bastando la natura ortale ne eno per uno di tali delitti< %on appare dunque il giudi$io corrispondente ai eriti n, nella vita presente n, dopo orte. CAPO == . giudizio potr avvenire, senza la risurrezione, dopo la morte, sia che lanima si estingua col corpo sia che permanga da sola, perch un giudizio che cadesse solo sullanima, mentre le azioni furono compiute da tutto luomo, sare##e ingiusto. 1*

1. Infatti, o la orte & estin$ione totale della vita, dissolvendosi e corro pendosi insie e col corpo anche lani a, o lani a ri ane in se stessa sen$a dissolversi n, corro persi, entre si corro pe e dissolve il corpo, sen$a conservare pi/ alcuna e oria n, senti ento di quanto ha fatto o patito in for$a dellani a. !. Ora, estinta total ente la vita degli uo ini, pi/ non si vedr alcuna provviden$a per gli uo ini, che pi/ non vivranno, n,. alcun giudi$io per chi ha vissuto nella virt/ o nel vi$io; riaffioreranno allora tutti glinconvenienti duna vita sen$a legge e tutta la serie di assurdit che lacco pagnano e, col o di questa perversit, le pia nega$ione di (io. ). 7e poi il corpo si corro pe e le parti disciolte ritornano ciascuna allele ento affine e lani a ri ane da s,, in quanto incorruttibile, ne eno in tal caso avr luogo il giudi$io sullani a, perch, esso ancherebbe di giusti$ia, e non & lecito supporre che da (io o per ordine di (io sia fatto un giudi$io che anchi di giusti$ia' ci# che avverrebbe nel caso nostro, non durando colui che ha praticato la giusti$ia o lingiusti$ia. Invero chi ha co piuto le varie a$ioni della vita a cui si riferisce il giudi$io & luo o, non lani a da sola. Per dir tutto in breve, un procedi ento di tal fatta non sarebbe in alcun odo confor e al giusto.

CAPO ==I !nfatti sare##e ingiusto che il corpo non condividesse con lanima il premio del #ene che ha operato con lei, e che lanima sola dovesse su#ire il castigo delle colpe commesse per istigazione del corpo, mentre di questo son proprie le passioni che inducono luomo al male. 1. %ella rico pensa delle buone a$ioni il corpo subir evidente ente un tratta ento ingiusto, perch,, entre divide con lani a i travagli per operare il bene, non condivide il pre io del bene co piuto; entre lani a spesso ottiene il perdono di talune colpe in considera$ione dellindigen$a e del bisogno del corpo, il corpo non ha alcuna parte nelle opere buone per le quali ha sostenuto insie e i travagli della vita. !. Cos- pure nel giudi$io dei peccati non & osservata la giusti$ia riguardo allani a, se essa sola deve pagare il fio dei anca enti co essi per istiga$ione del corpo che la trascina ai propri appetiti e ovi enti, ora afferrandola di sorpresa, ora trascinandola con una specie di violen$a, talvolta anche andando daccordo con lei che vuol co piacere e accontentare il corpo nelle sue naturali tenden$e. ). O non sar ingiusto che lani a, sia giudicata da sola di quei vi$i per i quali non ha, secondo la sua natura, alcuna tenden$a o ovi ento o i pulso, co e la lussuria, la violen$a, lavari$ia e delle ingiusti$ie che ne derivano< *. 7iffatti ali nascono per lo pi/ dal non saper gli uo ini frenare il tu ultuare delle passioni, che a sua volta ha origine dalli perfe$ione e dal bisogno del corpo e dalle cure sollecite che a questo si dedicano' per questo infatti ha luogo ogni acquisto e, pi/ ancora, ogni uso; cos- pure le no$$e e tutte quelle a$ioni della vita che in s, e nelle circostan$e vengono considerate colpevoli o no. 7ar adunque giusto che l dove il pri o a sentire & il corpo ed esso trascina lani a a consentire e prendere parte a quelle a$ioni a cui & spinto, lani a sola sia giudicata< che, entre gli appetiti e i piaceri, co e pure i ti ori e i dolori, di cui si deve rendere conto quando siano s oderati, hanno i pulso dal corpo, i peccati che da essi provengono e le pene corrispondenti siano addossate soltanto allani a, la quale non ha affatto tali bisogni o tenden$e o ti ori, n, & soggetta per se stessa a tali passioni naturali alluo o< .. 9a a ettia o pure che le passioni appartengano non al corpo a alluo o, osservando giusta ente che dai due ele enti risulta una vita sola, quella delluo o' tuttavia non dire o che tali passioni convengano allani a, solo che consideria o obiettiva ente la natura propria di essa. 5. 7e lani a non ha assoluta ente bisogno dalcun nutri ento, non si sentir gia ai attratta verso un oggetto di cui non abbisogna affatto per esistere, n, portata verso qualche cosa di cui non pu# natural ente usare in alcun odo, e neppure si rattrister per la penuria di denaro o di possessioni che non la riguardano per nulla. 1.

?. 7e & inoltre superiore alla corru$ione, nulla assoluta ente te e che la possa corro pere' non paventa n, fa e n, orte n, utila$ione n, lesione n, fuoco n, ferro, poich, da tutto ci# non pu# soffrire danno o dolore, dal o ento che non la toccano affatto n, i corpi n, le facolt corporee. @. 4 se & assurdo attribuire le passioni allani a co e cosa propria, il riferire allani a sola i peccati che dalle passioni scaturiscono e le pene relative & cosa supre a ente ingiusta e indegna del giudi$io di (io. CAPO ==II "a virt& e il vizio non si possono attri#uire allanima disgiunta dal corpo: cos+ la fortezza e la costanza, la continenza e la temperanza, la prudenza, la giustizia. 1. Ancora' non & assurdo che, entre la virt/ e il vi$io non si possono neppur pensare in rela$ione allani a disgiunta ente dal corpo 2poich, le virt/ noi le riconoscia o co e virt/ delluo o, e cos- anche il vi$io loro opposto, non dellani a separata dal corpo e per s, esistente3, il pre io o la pena relativa venga assegnata allani a sola<

!. Co e si potrebbe riferire la forte$$a e la costan$a allani a sola, che non ha ti ore n, di orte n, di ferita n, di utila$ione n, di danno n, di altratta ento n, dei dolori e delle sofferen$e che ne derivano. ). Co e la continen$a e la te peran$a, entre nessuna concupiscen$a trascina lani a al nutri ento o allunione sessuale o agli altri piaceri e volutt, nulla la turba allinterno n, la sti ola dallesterno< *.. Co e la. pruden$a, entre da lei non dipende ci# che & da farsi o non farsi, da scegliersi o fuggirsi, an$i non le & insito alcun ovi ento naturale a cosa alcuna da fare< .. 4 co e potrebbe la giusti$ia essere vera ente connaturale alle ani e, sia fra di loro, sia in rapporto con gli esseri della edesi a o di altra specie< 4sse non hanno n, loggetto n, il e$$o n, il odo di dare ad ognuno equa ente secondo il erito o la debita propor$ione, eccettuato lonore dovuto a (io; non hanno, daltra parte, i pulso o ovi ento ad usare delle cose proprie o ad astenersi dalle altrui, giacch, luso delle cose confor i a natura o lastinen$a. si ravvisa solo in chi & fatto in odo da poterne usare; ora lani a non ha bisogno di nulla, non & natural ente cos- fatta da poter usare di questa o di quella cosa, e perci# neppur si pu# trovare nellani a cos- costituita lattitudine a operare per proprio interesse. CAPO ==III olte leggi, come quelle che prescrivono donorare i genitori o vietano ladulterio, il furto, il desiderio della ro#a altrui, sono fatte per tutto luomo' assurdo che lanima sola ne su#isca la sanzione. 1asti al nostro proposito ci che s) detto per sommi capi. 1. 4d ecco unaltra conseguen$a, la pi/ illogica di tutte' nel pro ulgare le leggi rivolgersi agli uo ini, e applicare la san$ione di ci# che fu fatto secondo o contro le leggi soltanto alle ani e. !. Infatti, se & giusto che chi ricevette le leggi debba pur ricevere il castigo della loro viola$ione, e se le leggi le ricevette luo o, non lani a per se stessa, luo o pure dovr subire il castigo delle colpe, non lani a per se stessa. %on per le ani e legifer# Iddio dover astenersi da ci# che non le riguarda affatto, co e ladulterio lo icidio, il furto, la rapina, lirriveren$a verso i genitori, e in generale da ogni concupiscen$a che torni a ingiusti$ia e danno del prossi o. ). Il co anda ento' Onora tuo padre e tua adre , non si adatta alle ani e sole, alle quali non convengono tali no i, poich, la deno ina$ione di padre e adre non pu# appropriarsi alle ani e, quasi generassero altre ani e, a agli uo ini, in quanto generano uo ini. 15

*. Cos- pure il co anda ento' %on co ettere adulterio , non si potrebbe conveniente ente dire o pensare riferito alle ani e, non essendovi in esse differen$a di aschio e di fe ina, n, alcuna attitudine o tenden$a allaccoppia ento. 4 non essendovi tale tenden$a, non & possibile che laccoppia ento avvenga. 4 dove non c& accoppia ento affatto, non c& neppure un accoppia ento legitti o, qual & il atri onio. 4 dove non c& accoppia ento confor e alla legge, non & neppur possibile la tenden$a o laccoppia ento contrario alla legge, cio& con la donna altrui, nel che appunto consiste ladulterio. .. %e eno il divieto del furto o di desiderare la roba del prossi o & fatto per le ani e' ch, esse non abbisognano di quello che per naturale bisogn# o vantaggio si suole rubare o predare, co e loro, largento, gli ani ali o altra cosa utile per il nutri ento, il vestito o luso. > inutile per lani a i ortale tutto quanto , oggetto di appetito, in quanto, utile, da parte di chi ne ha bisogno. 5. 9a una tratta$ione pi/ co pleta di questargo ento lascia ola a chi vuole spingere la sua ricerca a tutti i particolari, o prende gusto nel co battere con gli avversari. A noi bastano le considera$ioni ora svolte e quelle che in ar onia con queste confer ano la risurre$ione; lindugiare pi/ a lungo sugli stessi argo enti sarebbe or ai inte pestivo. %on ci sia o gi proposti di non tralasciare nulla di quanto si potrebbe dire, a di far vedere per so i capi ai convenuti che cosa bisogna pensare della risurre$ione, adattando alla capacit dei presenti le prove che adducono a questa verit. CAPO ==I8 2esta da esaminare largomento desunto dal fine. Come ogni essere, anche luomo deve avere un fine corrispondente alla sua natura, che non pu essere n lesenzione dal dolore n il godimento corporeo. 1. 4sa inati co e che sia gli argo enti proposti, resterebbe a studiare quello che si desu e dal fine. 8era ente esso gi appare dalle cose dette, a occorrer prenderlo in esa e aggiungendo solo quanto , necessario perch, non se bri che abbia trascurato di ricordare qualche punto di quelli enu erati poco innan$i, con pregiudi$io della ateria presa a trattare o della divisione posta da principio.

!. Per questa ragione dunque e per prevenire le altre obie$ioni che si potrebbero fare, sar bene aggiungere soltanto questa osserva$ione' che cio& e le cose risultanti da natura e quelle prodotte dallarte debbono avere ciascuna un fine proprio. Ce linsegna il senso co une di tutti, ce lattesta quanto avviene sotto i nostri occhi. ). %on vedia o infatti che altro & il fine che si propongono gli agricoltori, altro i edici; cos- pure, altro il fine dei viventi che nascono dalla terra, altro il fine degli ani ali che su di essa crescono e hanno origine per una serie naturale di genera$ioni < *. Che se ci# & evidente, e se alle for$e della natura o dellarte e alle rispettive opera$ioni deve di necessit corrispondere il fine ad esse connaturale, ne consegue assoluta ente che anche il fine degli uo ini, in quanto fine duna natura propria e singolare, deve distinguersi dal fine co une degli altri esseri. Certo non sarebbe giusto assegnare il edesi o fine agli esseri privi del giudi$io di ragione e a quelli che operano secondo una legge e una ragione innata in loro e son capaci di pruden$a e di giusti$ia. .. Aine proprio delluo o non pu# dunque essere lesen$ione dal dolore, ch, questa gli sarebbe co une anche con gli esseri privi affatto di senso; e neppure il godi ento di ci# che ali enta o diletta il corpo e labbondan$a dei piaceri; se cos- fosse, alla vita delle bestie spetterebbe necessaria ente il pri ato e la vita virtuosa non raggiungerebbe il suo fine. "uesto & fine proprio, io penso, di greggi e di ar enti, non di uo ini dotati dani a i ortale e di discerni ento ragionevole. CAPO ==8 .emmeno pu essere fine ne delluomo la felicit dellanima separata dal corpo, dovendo il fine riguardare tutto luomo. !l che esige la risurrezione, senza la quale non pu ricostituirsi lunit del composto umano 1?

interrotta dalla morte' solo tosi luomo pu raggiungere il proprio fine, che ) godere per sempre della contemplazione di Dio e dei suoi decreti. 1. %eppur & fine delluo o la felicit dellani a separata dal corpo' ch,, co e si diceva, noi consideria o la vita o il fine della vita non nelluna o nellaltra di queste parti di cui consta luo o, a nel co posto che risulta da entra be; tale infatti & ogni uo o che ha sortito questa vita, e questa vita deve avere un fine suo proprio. !. Che se il fine & del co posto, e non pub aver luogo entre le due parti delluo o vivono in questa vita, per le ragioni gi dette pi/ volte, n, nella condi$ione dellani a separata 2poich,, quando il corpo sia disciolto o anche del tutto disperso, pi/ non sussiste luo o co e tale, sebbene lani a continui ad esistere in se stessa3, necessaria ente il fine delluo o dovr ravvisarsi in qualche altro stato del co posto e del edesi o vivente. ). A essa questa necessaria conseguen$a, deve assoluta ente esservi una resurre$ione dei corpi orti o anche andati in pieno sfacelo e debbono rico porsi i edesi i uo ini; poich, il fine non & stabilito indeter inata ente n, la legge di natura & fatta per gli uo ini presi in astratto, a proprio per quelli stessi che vissero nella vita precedente. :l rico porsi poi dei edesi i uo ini & i possibile, se non vengono restituiti i edesi i corpi alle edesi e ani e; daltra parte & i possibile che il edesi o corpo riceva di nuovo la edesi a ani a se non ediante la risurre$ione; avvenuta questa, si raggiunge pure il fine corrispondente alla natura delluo o. *. Aine poi duna vita capace di pruden$a e di discerni ento ra$ionale si potr giusta ente definire il ri anere in eterno indissolubil ente unito a ci# a cui la ragione naturale saccorda co e suo pri o e supre o oggetto, lesultare cio& incessante ente nella conte pla$ione del (atore e dei suoi decreti; sebbene i pi/ degli uo ini, per lattacca ento troppo forte e passionale alle cose di quaggi/, non raggiungano questo fine. .. Poich, non vale la oltitudine di coloro che falliscono il fine loro conveniente a rendere vano il destino co une' ciascun uo o sar esa inato a questo riguardo e a ciascuno sar co isurato il pre io o la pena eritata con la vita buona o cattiva.

1@