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FEDERICO GUIGLIA

SULLA PUNTA DELLA LINGUA

COME IL FRANCESE, LINGLESE, IL PORTOGHESE, LO SPAGNOLO E IL TEDESCO AFFRONTANO LA SFIDA DEL MONDO. E LITALIANO?

INDICE

Sulla punta della lingua Il francese, non solo per orgoglio Contributi della Francia allAlliance franaise Stati in cui il francese lingua ufficiale Francofonia Sulla lingua francese Linglese, lingua regina senza pi corona Contributi della Gran Bretagna al British Council Stati in cui linglese lingua ufficiale Commonwealth Linglese dei non inglesi Il portoghese, la lingua come unavventura Contributi del Portogallo allInstituto Cames Stati in cui il portoghese lingua ufficiale Comunit Paesi Lingua Portoghese (Cplp)

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III

Promozione della lingua portoghese Lo spagnolo, la lunga marcia Contributi della Spagna allInstituto Cervantes Stati in cui lo spagnolo lingua ufficiale Diritti e doveri della lingua spagnola Congresso Internazionale della lingua spagnola Il tedesco, la carica dei 101 Contributi della Germania al Goethe Institut Stati in cui il tedesco lingua ufficiale Capitali in cui presente il Goethe Institut La pi bella parola tedesca, concorso internazionale Il mondo in italiano, litaliano nel mondo Contributi dellItalia per la lingua italiana allestero Stati in cui litaliano lingua ufficiale Stati in cui litaliano diffuso o considerato utile/necessario

pag. 45 pag. 47 pag. 53 pag. 55 pag. 57 pag. 59 pag. 61 pag. 67 pag. 69 pag. 71 pag. 73 pag. 77 pag. 83 pag. 85 pag. 87

IV

SULLA PUNTA DELLA LINGUA

Stati in cui sono radicate comunit italiane consistenti e conclusioni Cittadini dorigine italiana nei Paesi di maggiore presenza Numero di parlamentari dorigine italiana nel mondo Classifica della lingua italiana nel mondo La rete italiana nel mondo Litaliano in Europa Il futuro della memoria

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Alla lingua italiana

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E stato il mio primo direttore. Alla memoria di Indro Montanelli, maestro di lingua e di libert. Con nostalgia .

Federico Guiglia

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uando, da bambino, non volevo farmi capire dai compagni di gioco in Uruguay, dove sono nato e cresciuto, cambiavo lingua allimprovviso e passavo dallo spagnolo allitaliano: ma quelli capivano lo stesso. Linfanzia mi ha cos insegnato che la lingua non mai un rifugio dellanimo. Al contrario, la parola apre la porta, la parola tende la mano. Negli anni ho perci imparato a coltivare linglese con gli inglesi a Londra e il tedesco coi tedeschi a Berlino. E a rinverdire quel po di francese scolastico per cogliere certe sfumature di Parigi. E a risentire leco del portoghese per tornare, almeno con la mente, alla mia terra latino-americana tutta intera. Con questa confessione voglio solo rivelare una cosa al lettore: ho provato piacere, prima ancora che curiosit, nello scrivere di lingue, di queste mie lingue. E mi auguro dessere riuscito a trasmetterlo, il piacere della conoscenza. Scavando fra dati e date, interpellando i responsabili di tutti i principali istituti culturali in Europa, cercando di comprendere in che modo vengano oggi valorizzate cinque tra le pi diffuse lingue nel mondo, io sto, in realt, scuotendo la lingua italiana. Svegliati!, sto dicendo alla Bella Lingua, perch altrove tutti si danno un gran daffare per accompagnare la loro Dama nei viaggi senza frontiere. E allitaliano nulla manca per navigare gli Oceani, n i milioni di parlanti n le ragioni per parlarlo n, tanto meno, il patrimonio storico per reggere allimpatto delle onde della modernit. Manca solo laccompagnatore: lItalia lunico Paese a non aver ancora promosso una politica della lingua perch duri nel tempo oltre i mari, le mode e i governi. Beatrice sola. Calmi, gi sentiamo le giustificazioni dei novelli guelfi e ghibellini, i quali addosseranno la responsabilit del grave ritardo a quel bruto di Tizio o a quello smemorato di Sempronio, e alle loro immancabili fazioni. E sempre colpa di qualcun altro. Nossignori: questo lavoro non si propone di piangere su quel che non si fatto nel passato, ma di dare, se potr e sapr, qualche piccolo spunto per fare nel futuro.

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Sognare pi importante che polemizzare. Ed arrivato, credo, il momento di discutere dove sar e quale sar la nuova frontiera per la lingua di Dante. Le ragioni di domani prevalgono sui torti di ieri. Il lettore trover anche -ma mi stava scappando persino-, quanti soldi ogni Paese spende in un anno per diffondere la sua lingua allestero. Vuole essere un bagno di umile realismo. Come mostrano le esperienze della Francia, della Germania, della Gran Bretagna, del Portogallo e della Spagna, la strategia culturale non pu fare a meno di investimenti. Anche lItalia, daltronde, lo sa bene. La rete mondiale della lingua, che si estende lungo centinaia di sedi della Societ Dante Alighieri e degli Istituti Italiani di Cultura, e che in patria gode del sostegno dellAccademia della Crusca, ha ormai acquisito da tempo un ruolo istituzionale, e non soltanto una tradizione organizzativa. Ma la lingua italiana dovrebbe essere considerata lespressione pi importante del made in Italy, il primo biglietto da visita della Nazione, comunicativo per espressione e definizione. Invece cos non . Voglio dire: della lingua italiana dovrebbero occuparsi e preoccuparsi prima di tutto i suoi distratti parlanti. Invece sembra suscitare pi interesse in chi a lei savvicina da straniero, piuttosto che in quanti, da italiani, la maltrattano. Welfare State: ma si pu? Guardando a quello che hanno combinato gli altri europei, le previsioni sono, comunque, incoraggianti. Prima o poi anche noi assisteremo a qualche bel dibattito in tv sulla lingua italiana, semplicemente. Prima o poi anche gli intellettuali dItalia incroceranno le loro penne sui giornali in nome della lingua, di quale lingua affidare al mondo che ce la richiede. Prima o poi anche la classe dirigente italiana saccorger di quanto triste sarebbe il pianeta senza la lingua che dice, felicemente, di s. Nellattesa forse vale la pena di ascoltare il punto di vista di chi dibatte da tempo. Cos parlano i francesi, gli inglesi, i portoghesi, gli spagnoli e i tedeschi col resto delluniverso. Io ho solo raccolto le loro testimonianze. Se qualche dato pu sembrare eccessivo, per esempio il numero dei parlanti -essendo ovvio che ogni istituto tenda a magnificare le potenzialit della propria lingua-, leccesso rigorosamente uguale per tutti. Ma non hanno esagerato, e comunque esagerare nellamore per le lingue, proprie e altrui, fa solo bene agli innamorati. Ecco svelato lultimo segreto: la passione per la lingua italiana, lorgoglio per la lingua italiana li ho sempre concepiti accanto e mai al posto dei sentimenti provati per le altre lingue qui raccontate nella loro vita quotidiana, anzi, annuale. C posto per tutti nel cuore e nel mondo. Litaliano o lingua delluniverso o non . Questo mera rimasto sulla punta della lingua.

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IL FRANCESE, NON SOLO PER ORGOGLIO


Oui, jai une patrie: la langue franaise.* e le lingue hanno una funzione, il francese s dato anche una missione: favorire la diversit culturale fra i popoli. Compito ambizioso, in un mondo che tende al globale, cio alla lingua unica, e insieme al locale, ossia alla Babele delle parlate. Ma il punto di vista da cui il proposito prende le mosse, orgoglioso e antico al tempo stesso. Lo testimoniano i 123 compleanni dellAlliance franaise, anno di nascita 1883: la prima fra le associazioni europee sorte, nei decenni, per diffondere la lingua del proprio Paese anche fuori. Un punto di vista antico e moderno, sostenuto vigorosamente da una nazione consapevole dessere tale. Ma anche conscia del fatto che il ruolo internazionale di oggi non pu pi essere quello di ieri.

Alla forza della lingua la Francia crede da sempre. Gi nel secondo articolo della sua Costituzione scritto: La lingua della Repubblica il francese. Nel 1994 stata approvata una legge sulluso della lingua nazionale, detta legge-Toubon dal nome dellallora Ministro della Cultura che lispir (ma tra i firmatari appaiono i seguenti uomini di governo: Balladur, Pasqua, Jupp, Sarkozy; presidente dellepoca Franois Mitterrand). Al primo articolo del testo sono state scolpite queste parole: Lingua della Repubblica in virt della Costituzione, la lingua francese un elemento fondamentale della personalit e del patrimonio della Francia. Essa la lingua dellinsegnamento, del lavoro, degli scambi e dei servizi pubblici. Essa il vincolo privilegiato degli Stati che costituiscono la comunit della francofonia. Scelta didentit e scelta istituzionale. Ma per essere convincente, il progetto della diversit deve volare oltre frontiera. Deve potersi presentare solenne e potente, meglio ancora: popolare. E deve insinuarsi non pi contro ma accanto ad altre

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lingue, senza sciovinismi. Aprirsi invece che chiudersi. Cos si spiega liniziativa delle biblioteche franco-tedesche che sorgono ovunque possibile. Oppure la collaborazione culturale che Francia e Germania hanno avviato nelle sede lontana di La Paz (Bolivia), in quella vicina di Palermo (Italia) o significativa di Ramalla (Cisgiordania): un direttore francese e uno tedesco, e che listituto in condominio lavori. Del resto, negli organismi internazionali il francese ha un ruolo riconosciuto. E una delle lingue ufficiali delle Nazioni unite, dellUnione europea, dellUnesco, della Fao e dei Giochi olimpici. E lo anche di organizzazioni non governative come Medici senza frontiere ed Emergency. Ma lautentico e fresco bacino a cui attingere costituito dai 53 Paesi -49 effettivi pi 4 associati; altri 10 sono osservatori- che compongono lOrganizzazione internazionale della francofonia, e che in maggioranza si trovano in Africa, il Continente linguistico di riferimento. Di fatto, la lingua francese accarezza un quarto degli Stati del pianeta. Lingua, peraltro, dalla consolidata radice europea, se si pensa che tre dei sei Paesi fondatori dellUnione parlano francese: oltre alla Francia, il Belgio e il Lussemburgo. Secondo i dati delle istituzioni preposte alla diffusione della lingua nel mondo, circa 180 milioni di persone parlano il francese come lingua-madre o seconda lingua. Fra questi e in aggiunta a questi sono moltissimi i giovani che lo seguono come lingua di studio: ottantadue milioni nel complesso. Ma tutto comincia e finisce a Parigi, dove sorgono le due piramidi dellidentit: quella trasparente davanti allevocativo museo del Louvre e la meno conosciuta che svetta, invisibile, al Ministero degli Esteri, direzione generale per la cooperazione. Se la lingua un motore, la chiave per avviarlo si trova e si gira qui. La previsione per il 2006, che peraltro non si discosta dagli stanziamenti dei tre anni precedenti, indica la cifra di 1 miliardo e 420 milioni di euro destinati alla promozione allestero. Spulciando il capitolo di bilancio per voci: cooperazione culturale e lingua francese 334 milioni (quasi il 25 per cento del totale), licei e scuole francesi allestero 338 (altro 25 per cento), audiovisivi e tecnica di comunicazione -comprese le tv e radio Tv5 e Rfi- 178,5 (intorno al 13 per cento), cooperazione universitaria e ricerca 152,9 (poco meno dell11 per cento). Preminente il ruolo linguistico di Tv5, che rivendica una missione mondiale del servizio pubblico francese, e cita i 165 milioni di telespettatori che ne seguirebbero le trasmissioni in pi di duecento Paesi (e con otto programmazioni differenziate, 24 ore su 24, fra i cinque continenti). Le altre destinazioni dei finanziamenti riguardano lo sviluppo della cooperazione tecnica, la cooperazione non governativa, i fondi di solidariet prioritaria, i pro-

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getti specifici e cos via. In sostanza, i tre quarti dellimporto complessivo sono stati investiti per sostenere specificamente la lingua in tutti i suoi aspetti, culturali, scolastici, comunicativi e di ricerca, mentre buona parte del rimanente ne ha comunque fornito un appoggio indiretto e complementare. Altrettanto significativa la scelta dinvestimento. Oltre la met delle risorse stata impiegata nellAfrica sub-sahariana (46 per cento) e nel Magreb (12 per cento), mentre nellEuropa orientale andato l11 per cento degli stanziamenti. E poi, a scalare, il 7 per cento nellAsia del Sud e del Sudest, di nuovo il 7 nellAmerica meridionale, il 6 nel Medio e lontano Oriente, il 5 fra lEuropa del Nord e dOccidente, il 4 nellEstremo Oriente e in Oceania e appena il 2 per cento nellAmerica del Nord. Ben pi di un Oceano, allora, la distanza che separa lAfrica dagli Stati Uniti, il mondo delle lacrime da quello dei consumi: nella valorizzazione della sua lingua, la Francia prevede per lAfrica uno sforzo trenta volte superiore rispetto a quello profuso per lAmerica. E forse anche in questa opzione sintravede un po della strategia adottata per favorire la diversit culturale. Una strategia che si fonda su delle campagne culturali piuttosto mirate. Il piano pluriennale lanciato nel 2004 si prefigge di conquistare un pubblico nuovo, facendo leva sulla storica area di diffusione del francese con tre priorit geografiche: lEuropa delle molte lingue, nella quale la Francia punta al bilinguismo col francese nel ruolo di seconda lingua (contando sul fatto che una delle due ufficiali dellUnione a Bruxelles). Poi c il mondo arabo con lipotesi del trilinguismo arabo/francese/inglese. Questipotesi ha un trampolino tutto per s, offerto dalle aree in cui il francese si lancia da tempo (Libano, Siria, Giordania, Egitto, Paesi del Magreb). Infine lobiettivo dellAmerica latina puntando, pi che alla difficile divulgazione linguistica fra le popolazioni, alla formazione culturale delle loro classi dirigenti con allettanti borse di studio e periodi di specializzazione in Francia (previsti anche per i docenti di francese in Sud America). Se Buenos Aires la Parigi latino-americana, Parigi val bene una mossa. Sono due, in particolare, le istituzioni che diffondono e difendono la lingua nel mondo, certificandone inoltre la formale conoscenza: gli Istituti culturali francesi (151) e le pi conosciute e frequentate Alliances franaises sparpagliate per il globo, e che sono 283. Queste ultime contano su un totale di 1072 sedi in 130 Paesi. Tra gli uni e le altre c una discreta collaborazione linguistica. Spesso la divisione puramente logistica: se in un Paese c lIstituto di cultura, non detto che ci sia anche una sede dellAlliane (e viceversa). Almeno in teoria lo Stato francese spinge per diversificare invece che raddoppiare gli sforzi. Non la regola, ma

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lintenzione. LAlliance ha avuto un aiutino istituzionale pure nel passato, essendo stata fondata da ambasciatori francesi e concepita come associazione nazionale per la diffusione della lingua francese nelle colonie e allestero. Sera, allora, negli ultimi ventanni dellOttocento, e la politica internazionale gi sapeva di forte connotato nazionale: la lingua proiettava pure una certa idea della Francia nel mondo. Oggi lAlliance franaise unassociazione autonoma senza fini di lucro e convenzionata con il Ministero degli Esteri. Secondo i dati resi pubblici, ai suoi corsi s registrato un aumento complessivo fra il cinque e il sei per cento di iscritti lanno per ognuno degli ultimi due. Gli studenti sono 420.708 al mondo, di cui 128.434 in America latina (il massimo) e 9.529 in Oceania (il minimo). Ma lincremento in percentuale pi basso s avuto alle Antille, mentre le sorprese pi alte si sono viste fra Canada e Stati Uniti. Una paradossale controtendenza rispetto ai pochi fondi che la Francia destina, in proporzione, allAmerica del Nord. Le ragioni dello studio da parte dei giovani sono riassumibili in tre verbi: conoscere (la Francia e la sua cultura), lavorare (in ambiti specializzati) e viaggiare. Le prime dieci sedi per numero di iscritti si trovano a Parigi, Lima, Bogot, Citt del Messico, Bruxelles, San Paolo, Toronto, Antanarivo, Hong Kong e Rio de Janeiro. Di nuovo affiora una curiosit: met delle citt classificate appartiene allAmerica latina, che pure non rappresenta lobiettivo linguistico-istituzionale prioritario per i francesi. Solo una piccolissima parte dei direttori dellIstituito proviene dalla Francia: allincirca il dieci per cento. Gli altri sono quasi sempre dirigenti che si sono formati sul posto. Il Presidente della Repubblica in Francia il presidente onorario dellAlliance franaise a Parigi. Ma il presidente operativo -per esempio- un belga. Una tradizione che peraltro rispecchia o forse addirittura deriva da quella in voga presso la Comunit dei 53 Paesi francofoni: un turno di guida tocc, si ricorder, pure al diplomatico egiziano Boutros Boutros-Gahli, gi segretario generale dellOnu. Francesi per scelta, non per nascita la filosofia generale. Diplomatico, daltronde, fu lapproccio internazionale con cui nel 1880 un geografo della Francia (Onsisme Reclus) inventava la parola francofonia per indicare linsieme di Paesi e di persone che a vario titolo utilizzavano la lingua francese. Settantanni dopo, nel 1950, la vecchia intuizione acquisiva un aspetto pi comunicativo, con la nascita dellUnione internazionale dei giornalisti e della stampa di lingua francese. Ma la prima pietra fu posta nel 1960 da personalit africane come Lopold Sdar Senghor, Habib Bourghiba, Hamani Diori. Svilupparono lidea di mettere insieme i Paesi ormai indipendenti ma desiderosi di coltivare rapporti speciali con la Francia

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per affinit di lingua e di cultura. Da l sar un susseguirsi di nascite, anno dopo anno, di associazioni internazionali di Universit, di parlamentari, di ministri uniti tutti dalla lingua francese. Fino al battesimo del primo organismo inter-governativo della francofonia nel 1970. Un cammino molto lungo e molto lento, come si vede, e che sfocer nel primo vertice a Parigi del 1986. Vi partecipano quarantuno Paesi e governi; si gettano le basi dellistituzione e degli incontri a cadenza biennale. Nellordine, gli appuntamenti della svolta si svolgeranno in Canada (Quebec), nel Senegal (Dakar), di nuovo a Parigi, allisola Maurizio (Grande Baia), nel Benin (Cotonou), in Vietnam (Hanoi), ancora in Canada (Moncton), nel Libano (Beirut) e, lultimo, nel Burkina Faso (Ouagadougou, un paio danni fa). Dieci riunioni per discutere di politica e di comunicazione, di cooperazione Nord-Sud e di giovani, di dialogo multi-culturale e di sviluppo solidale. Ma al centro c sempre la Francia. Perch non c lingua senza nazione e non c nazione senza lingua. Di nuovo lispirata Costituzione ci aiuta a comprendere lo spirito con cui la Francia di oggi affronta il suo futuro. Nellarticolo che stabilisce il primato della lingua, sono indicati altri quattro emblemi sovrani: la bandiera nazionale, il tricolore blu, bianco e rosso, linno nazionale, che la Marsigliese, il motto della Repubblica che libert, eguaglianza e fraternit e il principio fondante del governo del popolo, dal popolo e per il popolo. La lingua, dunque, appare come lo strumento comunicativo di questi valori che sono a un tempo francesi e internazionali. Valori di ieri e di sempre, valori esibiti con ogni mezzo. Al punto che perfino sul lato nazionale della moneta da 2 euro coniata dalla Francia compare la scritta libert, galit, fraternit. Quasi una sintesi tra lidealismo dellistituzione e lespressione della lingua. Come se la storia dovesse vivere di presente e non viceversa. Come se la lingua fosse il lascito pi rivoluzionario del 1789.

* (S, ho una patria: la lingua francese. Albert Camus, 1913/1960, premio Nobel per la letteratura nel 1957).

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CONTRIBUTI DELLA FRANCIA ALL ALLIANCE F R A N A I S E


Anno Alliance franaise
(270 sedi)

Istituti e centri culturali francesi


(148 sedi)

Totale
(418 sedi)

Percentuale
(rispetto anno prima)

2004 2003 2002 2001 2000

10,6 milioni di euro 10,9 11,8 11,4 11,6

68,1 milioni di euro 72 70 69 71

78,7 milioni di euro 82,9 81,8 80,4 82,6

-5% + 1,4 % + 1,8 % -2,6 %

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S TAT I I N C U I I L F R A N C E S E E LINGUA UFFICIALE


Belgio (con fiammingo e tedesco) Benin Burkina Faso (con idiomi locali) Burundi (con kirundi) Camerun (con inglese) Canada (con inglese) Repubblica Centrafricana (con sango) Ciad Comore (con arabo) Congo (con dialetti del luogo) Costa dAvorio Francia Gibuti (con arabo) Gabon Guinea Guinea equatoriale (con spagnolo) Haiti (con creolo haitiano) Laos (con lao) Lussemburgo (col lussemburghese e il tedesco) Madagascar (con malgascio) Mali Monaco Principato Niger Repubblica democratica del Congo (con quattro lingue nazionali) Ruanda (con kina-rwanda) Senegal Svizzera (con tedesco, italiano e romancio) Togo (con dialetti sudanesi) Vanuatu (con inglese) 29 20 5 1 1 1 1

Totale: di cui, Africa Europa America Nord America Centrale Asia Oceania

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STATI IN CUI SI PARLA ANCHE IL FRANCESE Andorra Principato Cambogia Dominica Libano Marocco Maurizio Saint Lucia Seychelles Tunisia Totale: di cui, Africa America Centrale Asia Europa 9 4 2 2 1

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FRANCOFONIA
Stati e governi membri (49) Belgio Comunit francese del Belgio Benin Bulgaria Burkina Faso Burundi Cambogia Camerun Canada Nouveau-Brunswick (Canada) Qubec (Canada) Capo Verde Ciad Comore Congo Repubblica democratica del Congo Costa dAvorio Gibuti Dominica Egitto Francia Gabon Guinea Guinea-Bissau Guinea equatoriale Haiti Laos Libano Lussemburgo Madagascar Mali Marocco Mauritania Maurizio Moldavia Monaco Niger Repubblica Centrafricana Romania Ruanda Saint Lucia So Tom e Principe Senegal Seychelles Svizzera Togo Tunisia Vanuatu Vietnam

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Stati associati (4) Albania Andorra Grecia Macedonia Stati osservatori (10) Armenia Austria Croazia Georgia Lituania Polonia Repubblica Ceca Repubblica Slovacca Slovenia Ungheria

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SULLA LINGUA F R A N C E S E
GIOCO TEST PER MISURARE LA FRANCOFONIA DELL AMICO STRANIERO

1) Perch ha imparato il francese? (ammesse pi risposte). a) b) c) d) e) f) g) h) i) j) per essere chic; per trovare un impiego; per leggere i classici della letteratura francese nelloriginale; per insegnare; per venire a vivere a Parigi; per viaggiare in Francia e nei Paesi francofoni; per viaggiare nel mondo; per tradizione familiare; per amore delle lingue; per amore della lingua francese.

2) Come ha imparato il francese? a) b) c) d) e) f) g) h) i) j) a scuola; allUniversit; al liceo francese; allAlliance franaise (o allIstituto o a un Centro culturale francese); in un centro linguistico privato; con mio padre (o madre o nonna o un parente); in Francia; in un Paese francofono; tutto e solo attraverso internet; tutto e solo con un metodo francese;

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3) La Francia : a) il Paese dei mille formaggi, della baguette e della ptanque (caratteristico gioco delle bocce nda); b) il Paese dei diritti dellUomo e dei grandi uomini; c) tv 5; d) il Paese natale della nonna o del nonno; o del padre; o della madre; o di un parente; e) Parigi, la capitale della moda e del lusso; f) un mercato per la sua impresa; g) Saint-Germain-des-Prs e zazous (fenomeno anticonformista nato negli anni Quaranta nda); h) il festival di Cannes (o dAvignone, o il Salone dellagricoltura o la Fiac -Fiera internazionale darte contemporanea nda). 4) E gi stato in Francia o in un Paese francofono. Se s, perch? S. a) b) c) d) per i miei studi; per soggiorno turistico; nel quadro del mio lavoro; per cercare di incontrare Catherine Deneuve o Johnny Hallyday o Julien Lepers o Jacques Derrida; e) per far pratica di francese coi nativi; f) per altre ragioni (da precisare)

No. 5) Quale di queste formule le sembrano meglio corrispondere alla sua percezione della lingua francese? a) b) c) d) e) f) il francese, una chiave per il mondo; il francese, una porta sullEuropa; il francese, un ascensore per la vita; il francese, una sfida personale; vuole parlare francese con me? noi siamo tutti francofoni felici.

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6) A parte il francese, quante altre lingue materne e straniere parla? a) una (la mia lingua materna); b) due (la mia lingua materna e unaltra straniera); c) tre e pi. Quali? 7) Pu citare i nomi di cinque cantanti o registi o film, francesi o francofoni attuali? Se s, quali? S. No. 8) Pu precisare se ha facile accesso a uno o a pi media francofoni? Se s, quali? S. a) libri e manuali; b) giornali; c) televisione/radio; d) cinema. No. Il risultato, che si ottiene sommando una maggioranza di rettangoli rossi o di pallini verdi o di triangoli azzurri a seconda delle risposte date e il cui meccanismo qui non stato riportato, delinea tre identikit: quello del francofono convinto, quello dellinnamorato della lingua francese (che per la trascura un po) e quello di chi la studia per puro interesse. A tutti e tre viene comunque consigliato di partecipare alla vita culturale delle istituzioni francesi.

(Da La langue franaise dans le monde, Ministre des affaires trangres, Paris, 2003. La traduzione in italiano di F.G.)

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LINGLESE, LINGUA REGINA SENZA PIU CORONA


The English language is nobodys special property. It is the property of the immagination: it is the property of the language itself . * la lingua numero uno per tutti, perch la lingua numero due per molti: al mondo ci sono pi persone che parlano inglese come seconda lingua che non come madre-lingua. Ma il fatto che sia tanto diffusa, non la mette al riparo da alcune insidie. Linglese, per cominciare, ha ormai perso la sua originalit. Linglese di Cambridge non lo stesso di Canberra, n quello che si pu ascoltare a Mombasa risuonerebbe lungo Ocean Drive, la pi celebrata strada-passeggio di Miami Beach. A volte lingua aulica e antica, pi spesso lingua tagliata, quasi da sigla e da slogan. Inglese uno e plurimo. Anche la lingua scolastica, che sapprende in tanti Paesi, risente del grande cambiamento dovuto alla grande espansione, e perci si presenta diversa per pronuncia, per accentazione, per vocabolario. A ciascuno il suo inglese: non c un insegnamento uguale per tutti. Un altro rischio legato allimpossibile modello unico. Se la lingua non pi linglese degli inglesi, pu ancora dirsi inglese? Non manca, infine, un ultimo pericolo che riguarda unicamente e proprio i popoli di lingua inglese. I quali potrebbero rafforzare la loro tendenza a non studiare le lingue degli altri, dato che gli altri, bene o male, parlano linglese. Impoverirsi a causa della propria ricchezza: il paradosso della lingua dominante.

Certo, erano altri i problemi della comunicazione quando, nel 1934, in Gran Bretagna sorgeva il British Committee for Relations with Other Countries. Il Council fu ideato due anni dopo in sostituzione del Committee; e ancora due anni dopo, nel 38, nasceva la prima sede oltremare al Cairo. Come svela il lungo nome poi accorciatosi in British Council, scopo del-

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liniziativa era il dar vita o il migliorare le relazioni con altri Paesi. Settantanni dopo, lobiettivo non cambiato, per diventato pi esteso: ai governanti dei Paesi sono subentrati i loro cittadini come interlocutori prediletti. Oggi lente un organismo indipendente e senza fine di lucro (not-for-profit organisation), unorganizzazione non governativa che opera come servizio pubblico. Tant che riceve un contributo annuale dal Ministero degli Esteri per promuovere la cultura britannica, cominciando dalla lingua, nelle 220 citt dei 110 Paesi in cui presente. Per lannata 2005/2006 limporto stato stabilito in 188,1 milioni di sterline (intorno ai 274 milioni di euro). Una cifra di poco inferiore (164 milioni di sterline, cio 239 di euro) arriver e si sommer dallattivit svolta, e che consiste in corsi ed esami, nellutilizzo delle biblioteche, nella realizzazione di progetti particolari. Circa met dallo Stato, quindi, e met da se stessi: lIstituto si finanzia cos. Ma negli ultimi nove anni e nonostante i tagli che hanno riguardato istituzioni come la Bbc, i fondi pubblici per il British sono aumentati costantemente e mediamente del 9 per cento di anno in anno (con punte massime del 31,9 e minime del 3,3 per cento). Investire nella lingua, cio nel dialogo, sembra anche una risposta alla sfida fondamentalista del nostro tempo. Raro il sostegno economico dei privati. E quando lIstituto ricorre allaiuto dello sponsor per lappoggio a una sua iniziativa, di solito punta allazienda britannica o con partecipazione britannica (partnership) nel Paese in cui s ideata la manifestazione. La regina Elisabetta e suo figlio Carlo, principe di Galles, sono i patrocinatori onorari dellorganizzazione. Un paio di rappresentanti del Ministero degli Esteri fanno parte del Consiglio direttivo, che per agisce come istituzione autonoma dalla politica partitica, e con criteri manageriali. I suoi membri restano in carica tre anni. Arte e letteratura, scienza e spettacolo, musica, teatro: lIstituto si occupa di tutto un po. Ma evidente che al British si rivolge soprattutto chi cerca il passaporto della lingua. Tant che a Londra e a Manchester gli uffici pubblici preposti al controllo della qualit sullinsegnamento scolastico dellinglese spesso ricorrono a questente certificatore. Ispezionato dal British Council considerato un marchio di garanzia linguistica. E tutto lascia pensare che tali funzione e compito saranno destinati a svilupparsi per accertare la conoscenza dellinglese dei molti stranieri residenti nel Regno Unito. Si coniuga, cos, uno stile old fashion, da vecchia Inghilterra fiera della sua lingua come del t, con la societ aperta del presente. Gi oggi si parlano pi lingue a Londra -oltre cento- che a New York. Il multi-linguismo ha per linglese in comune. Ma c un modo, esiste forse una formula che il British adotta per insegnare la sua lingua internazionale? S. I criteri sono quattro, i seguenti: utilizzo di insegnanti di madre-lingua solamente; scelta didattica e organizzativa di piccoli gruppi di studenti; ulteriore divisione dei gruppi in sottogruppi da due o tre persone per volta, in modo da consentire loro di parlare in libert senza essere ascoltati (cio giudicati) dallintera classe. Infine grande rilievo viene dato allaspetto orale. Linglese prima si parla, e poi si scrive. Lingua di comunicazione, innanzitutto. Ma quanti comunicano nel mondo? Linglese gode di un ruolo ufficiale o almeno speciale in 75 Paesi dove vivono, complessivamente, due miliardi di persone. Secondo lIstituto, linglese madre-lingua per 375 milioni di cittadini e seconda lingua almeno per altrettanti.

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In pi, altri 750 milioni di persone la parlano come lingua straniera. In sostanza, un cittadino su quattro del pianeta, in media, avrebbe una qualche conoscenza -elementare, discreta, buona o eccellente- della lingua inglese (e uno su due nella sola Unione europea, mentre fra gli europei non parlanti linglese due su tre sarebbero interessati a conoscerlo). Intendiamoci, non facile, in realt, stabilire che cosa significhi conoscere la lingua. C ormai una fascia molto estesa di cittadini capace di usare delle espressioni di base, e che pertanto fa numero e statistica. Ma chiedere uninformazione al passante, magari agitando anche la guida turistica, oltre che le mani, non conversare in inglese. Stando alle stime del British risalenti al 2000, pi di un miliardo di persone si dedicava, poco o tanto, allo studio della lingua. Fra questi, oltre 130 mila nei soli centri dellIstituto. Ma il dato un dato senza tempo, nel senso che 130 mila sono sempre, mediamente, gli interessati ai corsi del British secondo i programmi e i periodi di studio previsti. Gli iscritti in Italia sono quasi il dodici per cento del totale, 15 mila studenti fra i quattro centri di Roma, Milano, Napoli e Bologna. Sede, questultima, in chiusura, perch lIstituto ha deciso di investire un po di pi nei Paesi in via di sviluppo e un po meno in quelli gi sviluppati. Ogni anno, inoltre, almeno 700 mila persone vanno in Gran Bretagna per imparare linglese. Il che procura unentrata economica per il Paese valutata in oltre 800 milioni di sterline allanno (circa 1168 milioni di euro). Senza dimenticare i benefici a lungo termine e di valore inestimabile: per tutta la vita molti di quegli studenti vorranno poi mantenere rapporti umani, culturali ed economici con la nazione che ha dato loro la (nuova) lingua. Sono diverse le motivazioni che spingono i non inglesi ad avvicinarsi allidioma degli inglesi. Ma su tutte prevarrebbe il desiderio della pura e semplice conoscenza sia a livello minimo che intensivo. Linglese infatti la lingua pi usata tanto dai giornali -dunque lingua popolare-, quanto dalle pubblicazioni scientifiche, e pertanto lingua di specializzazione: due terzi degli studiosi legge in inglese, e il 35 per cento di chi usa internet, ricorre a questa lingua per esprimersi. Di nuovo alta comunicazione da una parte e divulgazione dallaltra: lingua dlite e lingua di massa. Del resto, tecnologia e diplomazia, sport e musica pop, pubblicit e affari (business), accademie e aeroporti, finanza: molti e molto differenti sono gli ambiti in cui linglese esercita il ruolo del principe. Poi ci sono le ragioni, per cos dire, indotte. Con linglese, il turista incoraggiato a viaggiare di pi, limprenditore a investire allestero, lappassionato di spettacolo a guardare film e tv, insomma Hollywood e Cnn (o laltra americana Fox o la britannica Bbc) senza mediazioni n traduzioni. La ricerca del piacere, e non solo lopportunit di lavoro. Linglese si studia per mille motivi, quindi, per sempre pi per poterlo aggiungere nel curriculum. Rende competitivi. Ma quali sono le aree del mondo che offrono maggiori possibilit per la diffusione della lingua, e quali invece le pi ostiche? La risposta che danno i responsabili del British secca: Dappertutto si pu. Dappertutto sperano di farla conoscere e riconoscere. Tuttavia, scavando un po, si scopre che forti aspirazioni vengono riposte nellAsia come Continente, nella Russia come Paese e nellEst europeo come crocevia delle tante e nuove nazioni. Daltronde, in altri luoghi immensi e solari come lAfrica spesso linglese gi una seconda lingua. Molte luci, ma non mancano le ombre. Le maggiori difficolt forse arriveranno dalla Cina, dove linglese non di casa e probabilmente far fatica non tanto a entrarvi, quanto a

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penetrare in un sistema cos chiuso e in un territorio cos ampio. Difficile anche poter contare sulleventuale aiuto linguistico dei britannici allestero, i quali risultano essere solo 13.155.540. Compresi i circa tre milioni di cittadini di Hong Kong. Dalla sua, comunque, la lingua ha il baluardo geo-politico del Commonwealth, la tradizionale associazione intercontinentale di Paesi anglofoni raccolti sotto la corona britannica. Sono 53 nazioni, nove delle quali neppure abitate da cittadini di madre-lingua inglese, a dimostrazione dellammodernamento dellistituzione, che oggi si batte per lo sviluppo, la democrazia e la pace. Si va da nazioni minuscole come lo Stato del Tuvalu (Oceania) con i suoi scarsi diecimila residenti a quelle sovrappopolate tipo lIndia con pi di un miliardo di persone. E una Comunit di comuni interessi, passi il bisticcio. I vincoli sono informali, prevalentemente economici e culturali, comunque molto autonomi rispetto al tipo di rapporto che la Gran Bretagna aveva instaurato coi suoi Paesi nel primo dopoguerra. Anche se una delle pi importanti misure, il cosiddetto regime tariffario preferenziale fra questi Stati, era successiva, risalendo al 1932. Quel rapporto di scambi nel frattempo molto mutato. Ma ha permesso ai britannici di conservare delle relazioni dirette e utili con le loro ex colonie. Linglese, cos, li mette semplicemente in comunicazione. Ma semplicemente non sminuisca la novit: forse la comunicazione non tutto nellera globale? In ciascuno di questi Stati sovrani c un ufficio di collegamento con la Gran Bretagna. E non a caso il Ministero degli Esteri britannico fin dalla sua denominazione lascia intravedere il compito che si preposto: Foreign and Commonwealth Office. Tuttavia, nessuna legge o norma si preoccupa di sostenere la lingua. Pi che limpulso alla diffusione, che naturale, il problema degli ultimi anni quello di salvaguardare la qualit della lingua. Una qualit sempre pi differenziata, oltretutto, perch nella stessa Gran Bretagna ormai esiste un inglese anche letterario che attinge al patrimonio di autori stranieri od originariamente stranieri che si sono fermati, formati e affermati nel Paese. E poi c la grande scommessa della nostra epoca, che pu dare allinglese lultima modulazione per interpretare la sintonia del tempo: lingua della pace. Nelle missioni internazionali delle Nazioni Unite, della Nato e dellUnione europea linglese mette a contatto soldati di tutto il mondo con popolazioni di tutto il mondo. Da dieci anni il British coinvolto nel progetto di un linguaggio internazionale per il mantenimento della pace. Risvolti umanitari e a volte solo umani, umanissimi, com successo in occasione del settantesimo anniversario dellIstituto. Per festeggiarlo, stato chiesto a pi di settemila alunni in 46 Paesi di indicare le settanta parole pi belle della lingua inglese. Queste sono state sottoposte a una sorta di referendum in rete. E cos oltre 35 mila persone di cento Paesi in gara hanno scelto le settanta most beautiful words tra le finaliste. Ha vinto mother, mamma. Ma sul podio sono salite anche passion, la passione seconda classificata, e smile, il sorriso da terzo posto. Fuori dun soffio love, lamato quarto posto. C poco da fare: anche in inglese la mamma sempre la mamma.

* (Linglese non propriet speciale di nessuno. E la propriet dellimmaginazione: la propriet della lingua stessa. Derek Walcott, 1930, premio Nobel per la letteratura nel 1992).

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CONTRIBUTI DELLA GRAN BRETAGNA AL BRITISH COUNCIL


Dal 2005/2006 al 1996/1995 (la tabella in sterline; cambio: 1 sterlina = 1,46 euro circa)
Anno 2005/2006 2004/2005 2003/2004 2002/2003 2001/2002 2000/2001 1999/2000 1998/1999 1997/1998 1996/1997 1995/1996 Totale 188,1 milioni 172,1 milioni 166,4 milioni 153,7 milioni 145,0 milioni 137,7 milioni 133,3 milioni 126,9 milioni 96,2 milioni 102,4 milioni 102,7 milioni Differenza annata precedente + 9,3% + 3,4% + 8,3% + 6% + 5,3% + 3,3% + 5,1% + 31,9% - 6% - 0,3%

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S TAT I I N C U I L I N G L E S E E LINGUA UFFICIALE


Antigua e Barbuda Australia Bahama Barbados Belize (parlato anche spagnolo) Botswana Brunei (con malese e cinese) Camerun (con francese) Canada (con francese) Dominica Figi Isole Gambia Ghana Giamaica Gran Bretagna Grenada Guyana Kenia (con swahili) Kiribati Lesotho (con sesotho) Malawi Malta (con maltese, il solo dialetto arabo scritto con caratteri latini e pieno di espressioni e parole italiane) Maurizio Namibia (con tedesco e africaans) Nauru (con naurano) Nuova Zelanda (con maori) Nigeria Pakistan (con urdu) Papua Nuova Guinea Saint Cristopher e Nevis Saint Lucia Saint Vincent e Grenadine Salomone Isole Samoa (con samoano) Sierra Leone (con idiomi sudanesi locali e krio) Singapore (con malese, cinese e tamil) Stati Uniti Sudafrica (con africaans e idiomi bant) Swaziland (con siswati) Tonga (con tongonano) Trinidad e Tobago Tuvalu Uganda (con swahili) Vanuatu (con francese) Zambia

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Totale:

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di cui,

Africa Oceania America centrale Asia America del Nord America del Sud Europa

15 11 10 3 3 2 2

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COMMONWEALTH
Stati membri (53) Antigua e Barbuda Australia Bahama Bangladesh Barbados Belize Botswana Brunei Camerun Canada Cipro Dominica Figi Isole Gambia Ghana Giamaica Gran Bretagna Grenada Guyana India Kenia Kiribati Lesotho Malawi Malesia Maldive Malta Maurizio Mozambico Namibia Nauru Nuova Zelanda Nigeria Pakistan Papua Nuova Guinea Saint Cristopher e Nevis Saint Lucia Saint Vincent e Grenadine Samoa Seychelles Sierra Leone Singapore Salomone Isole Sri Lanka Sudafrica Swaziland Tanzania Tonga Trinidad e Tobago Tuvalu Uganda Vanuatu Zambia

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LINGLESE DEI NON I N G L E S I


(CARO AMICO TI SCRIVO...)

Conosco Wael da dieci anni. Lho incontrato in riva al mare a Maratea durante le mie vacanze estive. Wael lavora in spiaggia come barman. Viene dalla Giordania ed un tipico medio-orientale. Trentenne, piuttosto alto e un po robusto. Non molto ambizioso; vuole solo sposare la fidanzata e continuare a fare lo stesso lavoro nello stesso luogo. Ci piace il calcio e tifiamo Juventus. Spesso giochiamo cinque contro cinque. Di solito lui fa lattaccante, ma io sono un buon portiere e cos quando giochiamo luno contro laltro lui non fa molti gol. (Antonio) Tania, la russa corre sul filo (del telefono) La mia migliore amica Tania. Lho incontrata quando vivevo a Mosca. Ha trentanni ed laureata in legge. Lho incontrata quando cercavo un appartamento e ne abbiamo condiviso uno per due anni. Amiamo la stessa musica, film e scrittori. Tre anni fa s sposata e per questo abbiamo dovuto separarci. Il marito un dottore intorno ai trentacinque. E un uomo meraviglioso e ora ci teniamo in contatto per telefono. Quando sono molto stanca e delusa io posso confidarle tutti i miei problemi e lei mi capisce. (Lyudmyla) Mia cugina belga, la chiacchierona La conosco da sedici anni. La conosco perch mia cugina. Vive a Bruxelles, perch mio zio ha sposato una belga. Ha grandi occhi verdi e un grande, grande naso. Parla molto. E piena di amici in tutto il mondo, perch il padre viaggia molto per lavoro. Parla correntemente quattro lingue: inglese, francese, fiammingo e natural-

ael, il giordano della Juve

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mente italiano. Passiamo tutto il tempo ad ascoltare ogni genere di musica, e ci piace andare in discoteca e nei pub. Le voglio veramente bene. (Giselda) Jossy, il danese in festa Vorrei parlare di Jossy, il mio buon amico danese. Lho incontrato a casa mia quando ho dato una festa per i miei venticinque anni. Charlie, amico di entrambi, e che era stato invitato, lo port con s. Jossy nato a Copenaghen nel 75 e l vissuto per la maggior parte della vita. La sua famiglia viene dallArgentina e per questo parlano tra loro in spagnolo. E piuttosto piccolo e magro, ha capelli biondi, corti e ondulati e occhi azzurri. E ambizioso, competitivo e grande lavoratore, ma sa anche essere molto amorevole e socievole. E avvocato. Purtroppo ci vediamo una volta ogni quattro mesi, ma restiamo continuamente in contatto per telefono e per e-mail. (Michaela) Sara, la spagnola unica La mia amica Sara spagnola ed nata a Madrid nel 1982. E vissuta a Roma dal 94 e ci conosciamo da nove anni. Lho incontrata il primo giorno di liceo, perch era in classe con me. Ha occhi scuri e un viso molto particolare, perch somiglia alla nonna, che etiope. Non per niente aggressiva o prepotente, ma molto gelosa del suo ragazzo. Sara figlia unica e credo che questo rappresenti un problema per lei, perch non molto indipendente. Il sabato sera ci piace andare a ballare o a cenare con amici. A volte andiamo alle mostre darte, perch lei studia arte allUniversit. (Chiara) Kayo, la giapponese che sembra una giapponese Amo viaggiare allestero e ogni volta incontro gente nuova. Per i miei studi sono stata due volte in Giappone e la prima ho incontrato una persona che una delle mie pi care amiche: Kayo. Ci conosciamo da tre anni e ci siamo incontrati per caso in un Kissaten (tipico bar giapponese) dovero andata per bere il t. Le ho chiesto delle informazioni, mentre leggeva un libro accanto a me. E stata molto gentile e abbiamo parlato tutto il pomeriggio. Kayo sui trentanni ma ne dimostra venticinque. Usa gli occhiali solo per studiare e io credo che somigli a tutte le altre ragazze giapponesi. E socievole ma abbastanza insicura, e cos sempre mi chiede che fare. Posso parlarle di tutto e quando ho un problema mi aiuta sempre. Kayo vissuta a Roma per un anno. Spero che torni presto, perch mi manca molto. (Melissa)

(Estratti da Our friends, The Web, 19/2005, magazine for and by students of the British Council, Rome. Titoli e traduzione in italiano sono di F.G.).

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IL PORTOGHESE, LA LINGUA COME U N AV V E N T U R A


Da minha lngua v-se o mar*. er presentarsi alla curiosit del mondo, la lingua portoghese ha pescato dal Cinquecento il suo pi celebre poeta: Lus Vaz de Cames. A lui sintitola ma anche si richiama listituto nato nel 1992 per dare un respiro internazionale alla terza lingua europea, dopo linglese e lo spagnolo, pi diffusa fuori dEuropa. Come Cames, emblema della diaspora, anche il portoghese ha lasciato la nazione madre per navigare verso lAfrica e lIndia, e poi anche Macao, dove il letterato e allepoca uomo darmi sbarc. Per poi tornare in patria e lasciare stampato per sempre il suo capolavoro, I Lusiadi (1572), che canta lepopea di Vasco Da Gama - il primo ad aver compiuto il periplo dellAfrica -, e decanta il coraggio dei portoghesi. Con lo stesso spirito davventura, la lingua portoghese continua a circumnavigare la modernit. Non mancano gli incoraggiamenti, non mancano le difficolt. Il portoghese lingua ufficiale in otto Paesi ed parlato da centottanta milioni di persone; lingua viva dal Portogallo al Brasile, al Mozambico al Capo Verde, alla Guinea Bissau, allAngola, al So Tom e Prncipe e a Timor Est. Ma la maggior parte dei parlanti concentrata in un solo, grande Stato, il Brasile, sedici volte pi popolato dello stesso e piccolo Portogallo (dieci milioni dabitanti circa): il figlio partito dalla terra dei padri per crescere altrove, e non tornare pi.

Sorgendo, lIstituto Cames ha raccolto unambizione culturale che gi negli anni Venti cercava di dare forma, e soprattutto sistema, allinsegnamento della lingua, e che nel corso dei decenni ha dato vita a diverse associazioni per divulgarla. Le prime iniziative per diffondere il portoghese sono nate a Roma, Parigi, Berlino, Londra e

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Santiago de Compostela (Spagna) con delle cattedre allUniversit. Le ultime e meglio distribuite organizzazioni a cui lIstituto spesso ricorre si chiamano Centri culturali del Portogallo e Centri di lingua portoghese. Oggi il Cames diventato il punto di riferimento dello Stato, contribuendo o coordinando lapprendimento del portoghese in cinquantacinque Paesi e con quasi duecento istituzioni, per la maggior parte, ancora, universitarie. Dunque, lIstituto ha fatto una scelta precisa e strategica: non quella dessere presente massicciamente con sedi proprie allestero, ma dincentivare e favorire linsegnamento appoggiandosi ad altre strutture e scommettendo soprattutto sul livello pi alto possibile di approfondimento. Sovrintende, cos, a una rete di lettorati e di cattedre in rinomate Universit straniere. Il perfezionismo considerato quasi un volano per la popolarit. Per valorizzare la lingua, il Portogallo punta, allora, sugli accordi bilaterali: progetti di cooperazione con i ministeri e gli enti interessati degli altri Paesi e intese con le associazioni dellemigrazione. La dipendenza dal Ministero degli Affari esteri ma lautonomia amministrativa e patrimoniale di cui gode, consentono al Cames, che giuridicamente parlando un soggetto collettivo di diritto pubblico, di muoversi allo stesso tempo in modo incisivo e flessibile. Sono ben cinque i dicasteri coinvolti nellattivit: quelli dellEducazione, della Scienza, della Tecnologia e Insegnamento Superiore e della Cultura, oltre agli Esteri. A Lisbona, la capitale, si trova la sede dellIstituto che suddiviso in tre ambiti dintervento: promozione e insegnamento della lingua portoghese, promozione culturale e gestione delle risorse (umane e finanziarie). Un presidente, due vice e tre direttori generali -uno per ogni area- ne assicurano lindirizzo unitario. Anche i privati e le imprese private possono, in astratto, sostenere questistituzione. Ma il loro un contributo ancora da definire rispetto a quello quasi totale e comunque decisivo che viene dallo Stato e solo dallo Stato, non da altri enti minori o decentrati. Ogni anno, da dieci anni, il denaro pubblico destinato allIstituto di tredici milioni deuro. E il fatto che limporto sia rimasto sostanzialmente invariato nel corso del tempo, rivela la continuit dello sforzo istituzionale, prescindendo dalle condizioni economiche del momento. Pi che un investimento, sembra una forma di risparmio, sicuro e immancabile, per assicurare un futuro alla lingua, e la lingua al futuro. Sono soprattutto due le zone del mondo che pi si prestano alla diffusione del portoghese: lAmerica latina e alcune regioni dellAfrica. Lattenzione va di pari passo col ruolo della lingua, che lingua di lavoro nel Mercosur (larea di libero scambio promossa da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), nellUnione africana e, come succede per tutti i venticinque Stati-membri, nellUnione europea. Il resto pu arrivare sullonda della prorompente globalizzazione, che vede affacciarsi sulla scena internazionale non solo la Cina e lIndia ma pure il Brasile. Tra laltro, que-

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stultimo si batte anche per ottenere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. LAustralia rappresenta invece larea pi difficile per lespansione della lingua. Ma che cosa rappresenta, oggi, per i portoghesi la lingua-madre? Prima di tutto costituisce un valore fondante e fondamentale dellidentit. E poi una risorsa nella comunicazione. Secondo il Cames, la forza del portoghese sta nel fatto dessere lingua della diplomazia, del diritto, della scienza, del lavoro e della multi-culturalit negli otto Paesi che la coltivano. Lingua per parlare e per parlarsi. Diverse sono le motivazioni per gli stranieri, che la scelgono a volte per praticit, a volte per amore. Pratico il desiderio di intendersi e di lavorare nellarea delle nazioni in cui diffusa. Politicamente, inoltre, il Portogallo cerca di promuovere la sua lingua come lingua del dialogo fra Nord e Sud, fra Occidente e Oriente. Viceversa, sono di gran lunga sentimentali le ragioni che animano la seconda e terza generazione di oriundi portoghesi nel mondo. I quali si rivolgono alla lingua per affermare con lei una diversit culturale: il portoghese come lingua delle memorie, come mezzo per recuperare unidentit lontana. Unoperazione-nostalgia che pu tuttavia approdare, e spesso approda, anche sul terreno squisitamente letterario e artistico, portando alla scoperta dei tanti autori e scrittori portoghesi. Questo sanno i cinquantamila studenti delle superiori che sapplicano alla lingua nel contesto della rete straniera di docenti coordinata dallIstituto. A met fra le ragioni della concretezza e quella dellaffetto si colloca la comunit di quasi cinque milioni di portoghesi allestero. A cui bisogna aggiungere i brasiliani, i mozambicani e gli altri abitanti dei Paesi di lingua portoghese che non vivono pi in patria. E che alimentano, da emigranti di ultima generazione, la necessit di mantenere in uso la lingua anche in ambienti che non lo richiederebbero. Probabilmente si deve a questa realt a due facce -la convenienza e la convinzione nellavvicinarsi al mondo portoghese; chi lo fa perch deve e chi lo fa perch vuole,- la nascita della Comunit dei Paesi di Lingua Portoghese (detta Cplp). E unorganizzazione internazionale relativamente giovane, essendo sorta il 17 luglio 1996. La sua sede a Lisbona. Per meglio svolgere il suo compito geo-politico, s data un organismo incaricato di promuovere, difendere, arricchire e diffondere la lingua portoghese come veicolo di cultura, educazione, informazione e accesso alla conoscenza scientifica, tecnologica, e di uso ufficiale nei fori internazionali. Tale organismo, denominato Istituto Internazionale della Lingua Portoghese (Iilp), ha creato a sua volta un Osservatorio della lingua portoghese. Altra invenzione recente, risalendo al 2004. La lingua e addirittura il monitoraggio della lingua, ecco la chiave prescelta per esprimere gli interessi della Comunit: la politica portoghese deve anche saper parlare in portoghese. E questo non mentalit del passato ma riflessione del presente.

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Basta sfogliare la moderna Costituzione del Portogallo (1976) per accorgersi dellimportanza attribuita, oggi, alla lingua. Nei principi fondamentali, larticolo 9 elenca i compiti basilari dello Stato. Tra i quali figura lassicurare linsegnamento e la valorizzazione permanente, difendere luso e promuovere la diffusione internazionale della Lingua Portoghese. Non il primo n il solo riferimento esplicito. Gi allarticolo 7 nellambito dei rapporti internazionali, la Costituzione precisa: Il Portogallo mantiene vincoli privilegiati di amicizia e cooperazione con i Paesi di lingua portoghese. E ancora allarticolo 78, nel quale si stabilisce che dovere dello Stato sviluppare le relazioni culturali con tutti i popoli, specialmente quelli di lingua portoghese, e assicurare la difesa e la promozione della cultura portoghese allestero. Si notino il taglio e la prospettiva sempre internazionale delle prescrizioni. La legislazione non si occupa n preoccupa di tutelare luso della lingua in patria, contando sul fatto che il portoghese identifica lintera nazione: soltanto in una piccola zona del Nord-est si parla anche il mirandese, lingua minoritaria. Esiste, per, un organo consultivo del governo per i problemi posti dalla lingua nazionale: lAccademia delle Scienze. E lortografia regolata perfino da un trattato, il Trattato del Brasile firmato nel 1945: il portoghese non appartiene al Portogallo ma al mondo lusitano. Non a caso ogni due anni si tengono dei congressi internazionali sulla lingua che coinvolgono associazioni e personalit impegnate nella sua diffusione attraverso la Comunit preposta e oltre. Tuttavia non stato codificato n un modo n un metodo per insegnare il portoghese. Si calcola che per un apprendimento minimo occorrano fra le centottanta e duecento ore di corso. E per raggiungere il livello massimo, ottenendo il relativo Certificato internazionale di portoghese lingua straniera, sono necessarie pi di settecento ore di lezione. Tra la prima e lultima fascia esistono altri e differenti gradi di studio e diplomi coordinati e concessi sia dallUniversit di Lisbona sia dallo stesso Cames. Nei prossimi anni lattivit dellIstituto sintegrer pi di ieri con quella di analoghe associazioni di altre nazioni. In particolare col Cervantes e con le Accademie delle lingue basca, galiziana, catalana e valenziana della vicina Spagna, assieme ai quali creer la Casa delle lingue iberiche con sede allUniversit di Alcal di Henares (provincia di Madrid). Singolare ma significativo il nome dato alliniziativa: Casa. Anche la lingua s guadagnata il diritto a un tetto. Sullo sfondo delle convivenze regge il rapporto matrimoniale col Brasile, il colosso dallaltra parte dellOceano. Un rapporto solido e preferenziale, che prevede persino dei laboratori di studi afro-lusitano-brasiliani presso le Universit dello Stato sudamericano. Tre radici, le tre radici alla cui fonte sgorga la lingua portoghese. Non mancano le forme di collaborazione con i Paesi africani di lingua portoghese e con Timor Est (Asia). In questo caso, pi che alla specializzazione, si guarda alla

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scolarit e alla formazione dei giovani. Nei progetti di cooperazione la parola pi ricorrente sviluppo. Eppure anche in questopera sinveste molto sugli insegnanti, coinvogendoli e preparandoli per i cicli primario e secondario. Notevole limportanza assegnata al professore sul posto, che perci devessere istruito al meglio perch possa a sua volta, poi, istruire. E in questa filosofia c, in fondo, la sintesi della strategia del Portogallo, un Paese dalle medie dimensioni ma dalle forti ambizioni, che deve perci moltiplicare allestero il suo impegno linguistico senza poter n voler troppo agitarsi fuori della sua casa europea. La testa pensante sta quindi a Lisbona -il Cames dallantico e avventuroso richiamo-, ma i pezzi della scacchiera si sposatano, li sposta altrove, dal Brasile al Mozambico. E la dimostrazione che, quando si spinti da idee chiare e da sogni intramontabili, non c bisogno dessere un Paese grande per giocare il ruolo di un grande Paese.

* (Dalla mia lingua si vede il mare. Virglio Ferreira, 1916/1996).

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CONTRIBUTI DEL PORTOGALLO ALL INSTITUTO CAMES


Dal 2005 al 1996 *

2005:

13 milioni di euro

* Limporto rimasto sostanzialmente invariato per ciascuno dei dieci anni nel periodo indicato.

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STATI IN CUI IL PORTOGHESE E LINGUA UFFICIALE


Angola Brasile Capo Verde Guinea Bissau Totale: di cui, Africa Europa America del Sud Asia Mozambico Portogallo So Tom e Prncipe Timor Est (con tetum) 8 5 1 1 1

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COMUNITA PAESI LINGUA PORTOGHESE (CPLP)


Stati menbri Angola Brasile Capo Verde Guinea Bissau Mozambico Portogallo So Tom e Prncipe Timor Est

Aree non aderenti ma di tradizionale influsso portoghese Cabinda (enclave tra il Congo e la Repubblica del Congo) Casamance (Senegal) Galizia (Spagna) Macao (Cina)

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PROMOZIONI DELLA LINGUA PORTOGHESE


(I SEDICI COMANDAMENTI DEL CAMES)
1. Sviluppare programmi adeguati alla diffusione della lingua e della cultura portoghesi; 2. Promuovere il portoghese come lingua di comunicazione internazionale; 3. Ideare, sviluppare e gestire la rete di formatori e lettori di lingua e di cultura portoghesi; 4. Sviluppare iniziative culturali, dintesa con gli altri servizi esterni del Ministero degli Affari esteri; 5. Promuovere e sostenere la partecipazione portoghese in iniziative culturali allestero; 6. Diffondere allestero iniziative culturali promosse in Portogallo, cooperando col Ministero della Cultura; 7. Sovrintendere allattivit dei Centri Culturali Portoghesi allestero, in collaborazione con altri servizi esterni del Ministero degli Affari esteri; 8. Preparare incontri internazionali con lo scopo dellinsegnamento della lingua e la diffusione della cultura portoghesi; 9. Promuovere, preparare e coordinare il negoziato di accordi di cooperazione riguardanti linsegnamento della lingua e la diffusione della cultura portoghesi; 10. Promuovere e portare a compimento gli accordi di cooperazione riguardanti linsegnamento della lingua e la diffusione della cultura portoghesi; 11. Ideare, sviluppare e attuare accordi, progetti e programmi di cooperazione riguardanti linsegnamento della lingua e la diffusione della cultura portoghesi, senza pregiudizio delle attribuzione proprie di altre istanze dello Stato, in particolare dei Ministeri dellEducazione e della Cultura; 12. Preparare e coordinare le commissioni miste risultanti dagli accordi culturali bilaterali;

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13. Collaborare e portare a compimento accordi, progetti e programmi di cooperazione riguardanti linsegnamento della lingua e la diffusione della cultura portoghesi, promossi da organi dello Stato e dai servizi pubblici; 14. Concedere sostegno finanziario a cittadini ed enti portoghesi e stranieri che si dedicano allo studio e allindagine della lingua e della cultura portoghesi, curandosi della relativa diffusione esterna; 15. Promuovere e sostenere la produzione di opere di divulgazione della lingua e della cultura portoghesi allestero; 16. Partecipare nellattivit di organizzazioni nazionali, straniere e internazionali, nellambito delle proprie attribuzioni.

(Tratto da www.instituto-cames.pt Atribuies. La traduzione in italiano di F.G.).

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L O S P A G N O L O, LA LUNGA MARCIA
La lengua espaola, por su riqueza, sonoridad y flexibilidad, es en s misma como una especie de verso libre.* u capitare che al torneo di tennis Roland Garros, Parigi, i discorsi della premiazione non si facciano in francese (o in inglese) ma in spagnolo. E capitato. Nell edizione 2005 i due finalisti erano Rafael Nadal, il vincitore, e Mariano Puerta, lo sconfitto: Spagna contro Argentina. Al momento della pubblica intervista di rito ai giocatori dopo la partita, la madre-lingua in campo diventata lingua internazionale in mondovisione. In Francia, il francese era lingua di traduzione delle risposte date in spagnolo, a turno, da Nadal e da Puerta. Per la gioia di Re Juan Carlos, presente e gongolante in tribuna, e per il divertito stupore degli spettatori. Dieci anni fa non sarebbe successo: era impossibile sentire la lingua spagnola in Europa fuori della Spagna. Ventanni fa non sarebbe accaduto neanche in America del Nord, dove lemigrazione latino-americana non aveva ancora dato vita al fenomeno dei latinos. Ma dove oggi siede alla Casa Bianca lultimo presidente non bilingue degli Stati Uniti, George W. Bush. Il prossimo dovr masticare anche un po di spagnolo, se vorr accattivarsi il loro voto. Ma trentanni fa persino in Sudamerica, dove lo spagnolo di casa, nessuno avrebbe scommesso un peso, anzi, un dollaro sul risvolto continentale della lingua, percepita come la lingua del Messico, del Per o del Cile, non per dellAmerica latina in quanto tale. Ecco, lo spagnolo ha fatto il grande salto e oggi si presenta, secondo le stime degli studiosi, come la quarta lingua pi parlata al mondo dopo il cinese, linglese e lhindi. Poich il cinese e lhindi sono diffusi ma circoscritti a due pur grandi Paesi -Cina e India-, ne discende che lo spagnolo sia la seconda lingua di comunicazione a livello internazionale. Ma soprattutto una lingua in marcia, che ha superato le

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due frontiere della timidezza: quelle della Spagna in Europa e dellAmerica latina nel pianeta. Basti un dato singolare e significativo: ormai si parla pi spagnolo negli Stati Uniti che non in Spagna. E in Messico, Colombia e Argentina lo spagnolo oggi pi diffuso per quantit di abitanti/parlanti che non, di nuovo, in Spagna dove la lingua nata. Cinquecento anni dopo la scoperta dellAmerica questa lunica conquista pacifica e condivisa che resista. Lunica che si rivolga al futuro invece che al passato. Con la stessa ambizione di guardare al domani, senza torcicolli, sorto lIstituto Cervantes nel 1991; tra i pi giovani di tutti gli analoghi istituti dEuropa. Sorge alla vigilia di importanti appuntamenti mondiali, e non per caso: le Olimpiadi di Barcellona, lEsposizione Universale di Siviglia, la proclamazione di Madrid capitale culturale dEuropa per lanno e le celebrazioni per il mezzo millennio dello sbarco di Cristoforo Colombo (Cristbal Coln) in America, il 12 ottobre 1492. Part da Palos con i suoi marinai, la Santa Mara, la Nia e la Pinta. Attraversarono per la prima volta lOceano. E videro lalba del Nuovo Mondo. La sfida impone al Paese di mostrarsi agli altri in modo nuovo, pronto a riflettere sul suo passato, avendo nel frattempo chiuso i conti dellisolamento provocato dalla dittatura di Francisco Franco (1938-75). Per rinascere, la Spagna moderna punta dunque sulla lingua, lelemento pi adatto per congiungere memoria e avvenire, e per associare il Paese al resto delluniverso; tanto pi che, sulla base delle prime ricerche, si scopre che allestero si richiede lo spagnolo come mai era successo in precedenza. Promuovere e insegnare la lingua e diffondere la cultura della Spagna e dei Paesi di lingua spagnola, sar pertanto la finalit. Il Cervantes lemblema della nazione che vuole rinnovarsi. La sede centrale si trova a Madrid, la capitale, e nella citt madrilena di nascita dello scrittore Miguel de Cervantes: Alcal de Henares. Simboli, appunto. Allinizio lIstituto cerca di conglobare o coordinare i molti, a volte piccoli e spesso frammentari enti che si occupavano di lingua e cultura spagnola nel globo: Casa di Spagna, Casa di Goya, Istituto di lingua e letteratura spagnola, Istituto spagnolo di cultura, Istituto di cultura ispanica e via classicheggiando. Il Cervantes viene alla luce nei panni di ente pubblico che appartiene a pap-Stato e fa riferimento al Ministero degli Esteri. Presidente onorario il Re di Spagna, che partecipa a riunioni e inaugurazioni: non una figura solamente decorativa. Presidente di diritto il Primo Ministro in carica. E nel Consiglio damministrazione siedono i Ministri dellEducazione, della Cultura e degli Esteri. Ma a promuoverne le iniziative (circa 4.000 appuntamenti allanno) e a guidarne lattivit culturale sono chiamati degli specialisti del ramo.

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Vale la pena di conoscerli. Il direttore che ha cominciato limpresa stato un demografo e cattedratico in Usa, dovera finito in esilio, Nicols Snchez-Albornoz. Poi toccato a un diplomatico esperto della lingua, Santiago de Mora-Figueroa y Williams, pi noto come el Marqus de Tamarn. Ha pubblicato El peso de la lengua espaola en el mundo, lavoro antesignano nel settore. In successione arrivato uno studioso dellopera di Jorge Luis Borges, di nome Fernando Rodrguez Lafuente, ora responsabile di uno dei pi accreditati supplementi letterari del Paese; gli succeduto un altro cattedratico e gi direttore della Biblioteca nazionale, Jon Juaristi, nominato poi commissario delle celebrazioni nazionali per il Don Chisciotte. E infine Csar Antonio Molina, scrittore e poeta. Tutte scelte mirate, che rivelano la volont istituzionale di affidare la lingua a chi sa di lingua. Ma quanto diffusa? Lo spagnolo lingua ufficiale in una ventina di Paesi. Il suo baricentro lAmerica latina. Nel mondo circa 400 milioni di persone lo parlano: come lingua materna ha superato linglese. E diventata, di fatto, la lingua del Continente americano, visto che anche negli Stati Uniti una quarantina di milioni di persone si specchia nella cultura latino-americana. E visto che il Brasile, il Paese pi popoloso del Sud, la sta adottando come seconda lingua dopo il portoghese (c un discreto interesse pure in Canada, dove si dice, scherzando ma non troppo che, nelle zone in cui si parla o inglese o francese, per non litigare pi i canadesi potranno un giorno dialogare tra loro in spagnolo). Nel complesso la stima di mezzo miliardo di persone quelle per cui, oggi o pi probabilmente domani, la lingua spagnola o sar lingua familiare, ossia non straniera. DallAtlantico lo spagnolo spera di approdare al Pacifico: Cina, Giappone, Corea e India sono i luoghi pi interessati alla lingua, e ai quali la lingua pi interessata. Si va dalle migliaia di studenti della Corea alle decine di migliaia di giapponesi curiosi dello spagnolo. Questa lingua precede (o insegue) leconomia, comunque laccompagna: lAsia rappresenta la nuova frontiera per lo sviluppo del Sud America e il sogno di un Pacifico ispanico ne costituirebbe il naturale anche se lontano -per spazio e per tempo- coronamento. Minore ma non inesistente linteresse in diversi Paesi arabi, i cui cittadini ricorrono allo spagnolo spesso per commerciare o per affari con imprenditori negli Stati Uniti. Succede, per esempio, in Giordania. Lingua utile, quindi, lingua per meglio competere. La struttura dellIstituto dispone di quarantadue centri in venticinque Paesi non di cultura ispanica. Quasi la met delle sedi si trova in Europa (e ben tre in Italia: a Roma, a Milano e a Napoli). Oltre ad esse esistono anche delle aule Cervantes, cio dei piccoli centri presso alcune Universit, in particolare nel Sudest asiatico. Nel 2004 la Spagna ha speso 60 milioni e 77 mila euro per il Cervantes,

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aumentando del sette per cento lo stanziamento che aveva previsto lanno precedente. Ma rispetto allanno della fondazione il finanziamento, quattordici anni dopo, triplicato. Una parte dellimporto, che pu oscillare tra il venti e il trenta per cento, deriva dagli introiti incamerati per i corsi di lingua e per lattivit svolta dai centri. A volte lauto-finanziamento copre la met delle spese locali. Il sessanta per cento dellimporto totale destinato al mantenimento del personale: 745 donne e uomini che lavorano, in gran parte, nelle sedi allestero. E a cui saggiunge la collaborazione di altro personale, costituito soprattutto da docenti. Nelle lezioni si segue un piano di studi (plan curricular) e ai docenti si chiede una certa omogeneit nellorganizzazione dellinsegnamento, secondo le lineeguida che riguardano le maggiori lingue europee. Ma poi in ogni Paese il metodo subisce delle varianti, e non soltanto sulla base del grado di conoscenza che il corso offre agli interessati. I quali sono stati 81.980 nellultimo anno analizzato. Forse pi indicativo il numero degli insegnanti formati al Cervantes, e che sono stati 11.067 nello stesso periodo. Questo secondo aspetto, linsegnare agli insegnanti, una caratteristica alla quale lIstituto tiene molto, perch rende pi facile e penetrante la diffusione della lingua. Potenzialmente 11.067 professori sarebbero in grado di raddoppiare il numero degli studenti iscritti, se ognuno di essi -essi professori, non studenti- diventasse un nuovo alfiere della rete internazionale del Cervantes. Il problema diventato molto attuale in Brasile, dove a fronte di una notevole domanda di spagnolo per poter comunicare, cio lavorare con tutti i Paesi limitrofi, scarseggiano gli insegnanti. Di pi: non si trovano proprio. Della qualit della lingua discutono, da pi di dieci anni, degli appositi congressi internazionali. Lultimo s svolto nel 2004 a Rosario (Argentina), il primo a Zacatecas (Messico). Tra luno e laltro stato il turno di Valladolid (Spagna) e il prossimo toccher organizzarlo alla Colombia. Lidea di dare alle relazioni della politica anche il conforto della lingua era venuta al vertice dei Paesi ibero-americani che si teneva a Siviglia nel 1992. Perch non convocare, a cadenza fissa, anche un congresso internazionale della lingua spagnola?, propose il Presidente messicano dellepoca. Detto e da allora fatto, col ricorso ai massimi esperti della Real Academia Espaola, dellAssociazione delle varie accademie della lingua e naturalmente del Cervantes. Ogni appuntamento vede, cos, la presenza dei pi grandi linguisti, scrittori, artisti, registi, e responsabili dei mezzi di comunicazione in spagnolo nel mondo. Ogni incontro non si limita ad accogliere dibattiti sui mille vocaboli (su 84 mila) pi utilizzati dalla maggioranza delle persone che parlano la lingua, ma fa discutere soprat-

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tutto su come renderla universale, con quali strumenti tecnologici e con quali aspirazioni culturali. Lo spagnolo internazionale e linternazionalizzazione dello spagnolo, Identit linguistica e globalizzazione sono due dei temi affrontati alle ultime assisi, riservate a centosessanta studiosi (n poteva mancare lapprofondimento su Lidentit e la lingua nella creazione letteraria). Ai congressi, che offrono alte e forti motivazioni alla strategia per diffondere lo spagnolo, saccompagnano iniziative pubbliche e popolari, come la celebrazione del giorno della lingua (il 12 ottobre, festa nazionale non solo in Spagna per la scoperta dellAmerica). E poi c la consegna del premio letterario Cervantes, che un po il Nobel in lingua spagnola nato trentanni fa, dunque ben prima dellomonimo Istituto. I premiati acquisiscono anche il diritto dentrare a far parte dellIstituto alla stregua di veri e propri patrocinatori accanto agli accademici e ai rappresentanti di istituzioni che vengono eletti e/o nominati: una trentina di componenti in tutto. Basta sfogliare lelenco dei personaggi insigniti per capire leffetto della scelta: Ernesto Sabato, Carlos Fuentes, Augusto Roa Bastos, Francisco Ayala, Miguel Delibes, Mario Vargas Llosa, Guillermo Cabrera Infante, Jorge Edwards, Francisco Umbral, lvaro Mutis, Jos Jimnez Lozano. Tutti diventano del Cervantes, e il Cervantes pu mostrare quel fiore, e che fiore, allocchiello. Del resto, anche questa una delle ragioni del perch i non spagnoli desiderino conoscere lo spagnolo, lingua colta e allo stesso tempo alla moda, la lingua di Gabriel Garca Mrquez e di Pedro Almodvar, di Federico Garca Lorca e di Fernando Alonso. E insomma una lingua che per molti esprime il sentimento del nostro tempo, dai ritmi del Caribe ai sogni infranti del Che, ai palleggi di Maradona. Lo spagnolo esiste senza che abbiamo fatto nulla perch ci accadesse. Oggi potrebbe dirlo chiunque.

* (La lingua spagnola, per la sua ricchezza, sonorit e flessibilit, in se stessa come una specie di verso libero. Richard Ford, 1796/1858).

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CONTRIBUTI DELLA SPAGNA ALL ISTITUTO C E R VA N T E S


Dal 2005 al 1996 * Anno 2004 2003 2002 2001 2000 1999 1998 1997 1996 1995 1994 1993 1992 1991 Totale 60 milioni 077 mila 55 milioni 964 mila 54 milioni 474 mila 48 milioni 219 mila 41 milioni 524 mila 34 milioni 967 mila 32 milioni 587 mila 28 milioni 785 mila 26 milioni 510 mila 26 milioni 510 mila 25 milioni 206 mila 22 milioni 801 mila 25 milioni 358 mila 21 milioni 144 mila Differenza annata precedente + 7% + 3% + 13% + 16% + 19% + 6% + 14% + 7% = + 6% + 10% - 10% + 20%

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STATI IN CUI LO SPAGNOLO E LINGUA UFFICIALE


Argentina Bolivia Cile Colombia Costa Rica Cuba Ecuador El Salvador Guatemala Guinea Equatoriale (col francese) Honduras
Totale:

Messico Nicaragua Panama Paraguay Per Portorico Repubblica Dominicana Spagna Uruguay Venezuela

21

di cui,

America latina Europa

20 1

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Stati in cui si parla anche spagnolo per la presenza di comunit di lingua spagnola o per tradizione storica

Filippine Stati Uniti Totale: America del Nord Asia 2 1 1

di cui,

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DIRITTI E DOVERI DELLA LINGUA S P A G N O L A


Il castigliano la lingua spagnola ufficiale dello Stato. Tutti gli spagnoli hanno il dovere di conoscerla e il diritto di usarla. Le altre lingue spagnole saranno anche ufficiali nelle relative Comunit autonome, secondo i loro statuti. La ricchezza delle diverse espressioni linguistiche della Spagna un patrimonio culturale che sar oggetto di speciale rispetto e protezione.
(Articolo 3 della Costituzione della Spagna)

Rapporti con lAmerica latina* Lo Stato potr stipulare trattati di doppia nazionalit con i Paesi iberoamericani o con quelli che abbiano avuto o abbiano un vincolo particolare con la Spagna. In questi stessi Paesi, anche quando non riconoscano ai loro cittadini un diritto reciproco, gli spagnoli potranno naturalizzarsi senza perdere la loro nazionalit dorigine.
(Dallarticolo 11 della Costituzione della Spagna).

Il Re il Capo dello Stato, simbolo della sua unit e stabilit, arbitra e modera il regolare funzionamento delle istituzioni, assume la pi alta rappresentanza dello Stato spagnolo nelle relazioni internazionali, specialmente con le Nazioni della sua comunit storica, ed esercita le funzioni che gli attribuiscono espressamente la Costituzione e le leggi.
(Dallarticolo 56 della Costituzione della Spagna)

* (I titoli e la traduzione in italiano sono di F.G.).

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C O N G R E S S O INTERNAZIONALE DELLA LINGUA S P A G N O L A


(OTTOBRE 2001, VALLADOLID, SPAGNA)

(2004). Organizzazione: Istituto Cervantes e Reale Accademia Spagnola dintesa col segretariato dellEducazione Pubblica in Messico e delle 21 Accademie della lingua in America latina, Stati Uniti e Filippine. Patrocinio: Iberia, Telefnica e Caja Duero (pi altri). Segretario generale: direttore accademico dellIstituto Cervantes. Comitato scientifico: tutti i direttori delle Accademie della lingua spagnola, delle scuole e degli istituti partecipanti. Inaugurazione: presenti i sovrani di Spagna, quattro presidenti di Repubblica, un primo ministro, ministri, un premio Nobel per la letteratura, scrittori, storici, linguisti e giornalisti. Temi principali (quattro sessioni). La prima: Il potenziale economico dello spagnolo. Seconda: Lo spagnolo nella societ dellinformazione. Terza: Nuove frontiere dello spagnolo. Quarta: Unit e diversit dello spagnolo. Svolgimento prima sessione (potenziale economico): a) Lindustria dello spagnolo come lingua straniera; b) leditoria in spagnolo; c) la diffusione della musica in spagnolo; d) la pubblicit in spagnolo. Seconda (societ dinformazione): a) La radio in spagnolo; b) il cinema in spagno-

residenti onorari: il Re di Spagna e i Presidenti del Messico e dellArgentina, ossia dei Paesi promotori dei congressi precedente (1997) e successivo

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lo; c) la televisione in spagnolo; d) internet e lo spagnolo; e) la stampa in spagnolo. Terza (nuove frontiere): a) La traduzione in spagnolo; b) lo spagnolo della scienza e della tecnica; c) lUniversit e le nuove tecnologie; d) tre decadi di redazione: lingua e scrittura in internet. Quarta (unit e diversit): a) Lo spagnolo a contatto con altre lingue; b) lo spagnolo in America; c) la regola ispanica; d) lo spagnolo negli Stati Uniti; e) spagnolo e portoghese: elementi culturali e socio-economici. Note: ai quattro giorni del congresso (dal 16 al 19 ottobre) sono intervenuti pi di trecento esperti, tra cui imprenditori, editori, traduttori, professori e artisti provenienti sia da Paesi di lingua spagnola che non. Sono state anche allestite delle mostre sul tema. Pi di 450 sono stati i giornalisti accreditati per seguire i lavori, trasmessi in tempo reale su internet e con ampi e ripetuti servizi radio-televisivi delle principali emittenti nazionali e internazionali della Spagna (oltre che di altri Paesi). Antecedente curioso: nel 1892 sempre in Spagna, a Madrid, sera svolto un Congresso Letterario Ispanoamericano col compito di dar vita a una confederazione fra tutti i popoli che al di qua e al di l dei mari parlano il castigliano.

(Dal Centro Virtual Cervantes, anuario 2002. www.cvc.cervantes.es - La traduzione in italiano di F.G.).

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IL TEDESCO, LA CARICA DEI 101


Die deutsche Sprache ist die Orgel unter den Sprachen.* la prima economia dEuropa e la terza del pianeta. Ha il conforto di un Papa (Joseph Ratzinger) e la consacrazione di un Mondiale di calcio. Ma tra sacro e profano alla potenza industriale della Germania manca una cosa per farsi capire dal mondo: la lingua. Perch la sua antica e possente, ma non universale. Il compito di diffonderla cresciuto solo negli ultimi anni. Un tempo il GoetheInstitut, che ha superato il mezzo secolo di vita -essendo stato fondato nel 1951-, si limitava a formare gli insegnanti di tedesco non residenti nel Paese. Adesso ha come scopo la diffusione della lingua tedesca allestero e la promozione degli scambi culturali internazionali. Adesso il Goethe diventato il punto di riferimento per quanti aspirano a imparare una lingua non pi ostica, come veniva percepita in passato da non pochi stranieri: anche il mondo, oggi, vuole capire la Germania. La moderna Germania riunificata dal 1989.

Il giovane Istituto in realt la pi vecchia organizzazione dello Stato nellinsegnamento della lingua. Svolge pure la funzione di ente certificatore riconosciuto internazionalmente secondo i sei parametri indicati dal Consiglio dEuropa. E con laggiunta del Groes Deutsches Sprachdiplom, il grande diploma della lingua che ne attesta una piena conoscenza come di madre-lingua. Sotto il profilo formale il Goethe unassociazione riconosciuta (eingretragener Verein) senza fine di lucro, che ha la sua casa a Monaco di Baviera e un ufficio a Berlino, la capitale. Sedici sono le sedi in Germania, mentre fuori sappoggia sulla rete di 128 Istituti di Cultura presenti in 79 Paesi. Lassociazione composta da membri ordinari, straordinari e dufficio. Tra i primi figurano la Repubblica federale della Germania e diverse personalit del mondo culturale, scientifico e sociale eletti dallassemblea su proposta del direttivo. Straordinari sono invece considerati un deputato per ogni gruppo parlamentare nel

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Bundestag -la Camera tedesca-, e due rappresentanti dei governi dei Lnder, le Regioni, eletti dalla corrispettiva Conferenza dei ministri della Pubblica Istruzione per un periodo di quattro anni. Infine sono membri dufficio quelli in virt della propria carica, ossia il presidente e sei componenti del direttivo scelti dallassemblea. Oltre ai funzionari a ci preposti, del direttivo fanno parte un delegato del Ministero degli Esteri e uno di quello delle Finanze. Lo Stato dentro, quindi, non fuori. Il sistema dei membri a tre fasce cementate tra loro offre un paio di vantaggi: la presenza istituzionale di esponenti sia nazionali che regionali, e la rotazione degli stessi. Aria fresca e di livello in continuazione. Tocca soprattutto alla Repubblica farsi carico dellattivit dellIstituto. L82,6 per cento del finanziamento pubblico proviene dal Ministero degli Esteri. I corsi di lingua incidono per un altro 14,6. Il resto arriva anche dalle sponsorizzazioni di imprese private. Il contributo complessivo per il 2005 di quasi 153 milioni e 758 mila euro; il 7,2 in meno rispetto allanno precedente. Ma il taglio sarebbe del 13,2 per cento, se il confronto lo si facesse col contributo ricevuto nel 2002, 177 milioni di euro. Di pi. Limporto inferiore a quello erogato nel 1994. La recessione delleconomia ha colpito pure la cultura, undici anni dopo. Ma che cosa ha indotto la Germania a investire nella lingua? Intanto la scoperta di un discreto bacino. Parlare in tedesco significa poter rivolgersi a 101 milioni di persone, quasi tutte concentrate in Europa. Tra i Paesi dellUnione la lingua tedesca la lingua-madre pi diffusa. Ha un ruolo ufficiale in Germania, Austria, Svizzera, Liechtenstein e Lussemburgo. E presente nel Belgio e nellEst della Francia, in piccole parti dellItalia del Nord (Alto Adige), e della Danimarca. Ed in espansione come lingua del lavoro tra le popolazioni e nei Paesi dellEst europeo. E proprio il lavoro la ragione principale nello sviluppo continentale del tedesco. Nazione che esporta prodotti e marchi industriali, la lingua segue, o meglio, insegue questa naturale propensione della Germania, le cui aziende conquistano mercati in Europa, in Asia e in America. Bayer e Siemens, Deutsche Bank e Bmw, MercedesBenz e Volkswagen: tanti sono i nomi ormai globali che sono diventati familiari a molti, e che hanno portato alla necessit dimpostare una strategia della lingua. Una lingua da partner grande, visti il numero e soprattutto la dimensione delle imprese tedesche che allestero sassociano con imprese del luogo. E che hanno decine di migliaia di lavoratori alle loro dipendenze; pertanto anche lesigenza di un pi rassicurante veicolo comunicativo fra casa-madre e personale, specialmente a livello direttivo e semi-direttivo. Sono due, in particolare, le aree in cui il Goethe ha rafforzato la sua struttura: il Medio Oriente e lAsia, dove non mancano le sedi a Pechino, Hong Kong e Hanoi. Cultura ed economia allombra della Cina, innanzitutto. Ma con un interesse crescente nellEuropa dellEst, a cominciare dalla Russia (quasi cinque milioni quelli che savvicinano alla lingua) e dalla Polonia (oltre due milioni). Cos come esiste una buona attenzione scolastica pure in Ucraina, Uzbekistan e Kazakistan. In Occidente, invece, la graduatoria dellattrazione verso il tedesco aperta dalla Francia (pi di

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un milione e seicentomila studenti vi si applicano), dalla Repubblica Ceca e dai Paesi Bassi. Mezzo milione e oltre sono coloro che hanno scelto di imparare la lingua negli Stati Uniti. Curiosa, in Africa, leccezione della Namibia, unica nazione che fino a quindici anni fa riconoscesse al tedesco un ruolo ufficiale. E il frutto di una presenza che risale ai primi dellOttocento, quando dei missionari tedeschi si trasferirono da quelle parti. E ancora oggi, duecento anni dopo, la lingua viene insegnata in pi di trenta scuole a oltre quarantamila allievi. Ma da lingua del ricordo diventata lingua della speranza; la speranza per tanti giovani africani di trovare un altro futuro in Germania. Anche nel campo dellattivit commerciale conoscere il tedesco vuol dire partecipare in modo attivo alle importanti fiere internazionali che si svolgono a Berlino, Amburgo, Francoforte e dintorni. E in quello tecnologico di internet significa piazzarsi al secondo posto tra le pagine in rete largamente dominate dallinglese. Unaltra spinta verso il tedesco arriva dallambiente pi esclusivo della scienza. Dalla filosofia alla medicina, dalla sociologia allarcheologia, alla scienza politica, lapporto della lingua al patrimonio occidentale innegabile. Basterebbe ricordare che quasi ottanta degli oltre novanta premi Nobel assegnati a tedeschi sono stati riconosciuti in tre materie: chimica, fisica e medicina. Insomma, per leggere in originale i lavori di Einstein e di Freud o i testi di Marx e di Nietzsche il tedesco indispensabile. Lingua dei moderni classici. Ma ancora oggi una non trascurabile percentuale di opere scientifiche, per esempio nel campo della filologia, pubblicata in tedesco. Per quantit di libri il tedesco figurerebbe come terza lingua molto dopo linglese e alle spalle del cinese. Non meno attuale il contributo nellambito della musica e della letteratura, testimoniato dalla semplice citazione di pochi nomi, da Mozart a Beethoven, da Goethe a Thomas Mann. Non devessere un caso se, per centanni, met di coloro che frequentava unUniversit allestero, la sceglieva tedesca. Un po per tradizione, se si pensa che a Heidelberg lateneo pi antico stato fondato nel 1386. Un po per le opportunit che lo studiare in Germania finiva e finisce per offrire agli allievi stranieri, suggestionati dai grandi pensatori tedeschi del passato e spinti dalla ricerca di un lavoro dopo gli studi. Tutto ci, coniugato al proverbiale spirito organizzativo dei tedeschi, ha prodotto una struttura del sapere competitiva ai pi alti livelli di specializzazione. Parlare tedesco, allora, per molti vuol dire attingere a una risorsa in pi. Non soltanto la possibilit di conoscere meglio laltrui cultura e di convivere con la complessa identit tedesca, ma anche un modo per raggiungere singolarmente il proprio obiettivo. Pi di duecentomila stranieri hanno deciso di affinare i loro studi superiori in Germania. E nei nuovi Paesi dellUnione europea la lingua tedesca la pi insegnata nelle scuole secondarie dopo linglese. Secondo i dati dellIstituto, fino a dieci anni fa intorno ai venti milioni di cittadini nel mondo imparavano il tedesco come lingua straniera. Anche se poi a sottoporsi alle prove formali e finali di conoscenza sono migliaia e non milioni di stu-

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denti. Sulla base dellesperienza acquisita si va da un minimo di otto settimane di intense lezioni a sei mesi per avvicinarsi almeno un po alla lingua tedesca. Ma a quale lingua? Dopo dieci anni di discussioni ormai dovrebbe essere in vigore la controversa riforma decisa da una commissione formata da esperti dei Paesi interessati (con rappresentanti di minoranze di lingua tedesca in Europa) per rendere lortografia pi simile alla pronuncia. Non si dovrebbe pi scrivere spaghetti, allitaliana, ma spagetti secondo la neo-invenzione, dato che in tedesco la g non ha bisogno dellh per suonare gutturale. Ma le innovazioni puriste e talora comiche hanno spaccato i linguisti, diviso i giornali, scaldato lopinione pubblica e fatto infuriare persino i Lnder, due dei quali, e popolosissimi -la Baviera e la Renania-Westfalia- ne hanno contestata lapplicazione: da loro la riforma non partita quando sarebbe dovuta partire. Un bel pasticcio che a suo modo rispecchia il carattere linguistico dei tedeschi, sempre alla ricerca della perfezione, macerandosi. Un pasticcio che molto probabilmente provocher lopposto del cervellotico obiettivo prefisso: alla fine ognuno scriver come vuole. Lo stesso Goethe si barcamena fra lautorevolezza delle vecchie regole e lautoritarismo delle novit. Del resto, i conoscitori della lingua tedesca sono rimasti ancorati al fascino dellantico. Il concorso internazionale sulla pi bella parola tedesca (das schnste deutsche Wort) coordinato dallIstituto, in soli tre mesi ha prodotto 22.838 proposte arrivate da 111 Paesi. Ma la prescelta stata Habseligkeiten, che diventato un vocabolo triste e sorprendente, perch quasi in disuso e intraducibile: gli averi di poco conto, significherebbe, le poche cose possedute. Oggi evoca, non senza un pizzico dironia o auto-ironia, gli ultimi averi (Hab, appunto) a cui si pu essere legati in un modo particolare (Seligkeit vuol dire beatitudine). Un termine composto e quindi tipicamente tedesco, con parole paradossalmente dallopposto concetto -lavere terreno e il sentimento celestiale di felicit-, e il cui senso risulterebbe incomprensibile per chi non conoscesse la lingua a dovere. Come se i partecipanti al gioco avessero voluto trovare un rifugio linguistico tutto per s, a costo di dar valore a beni di scarsa o nessuna importanza. Nella classifica sulla parola-regina seguono, nellordine, altri termini meno rompicapo: Geborgenheit (sicurezza, sentimento di protezione), Lieben (amare) e Augenblick (attimo). Ai bambini piaciuta Libelle (libellula). Sondaggi che pescano nella memoria e iniziative per non vivere solo di ricordi nel futuro. Come altri istituti anche il Goethe scommette molto sui progetti pluri-lingue. Lasse preferenziale col francese, secondo un indirizzo culturale pi generale che negli ultimi tempi ha portato anche alla nascita di un canale televisivo francotedesco (Arte: met programmazione in una lingua, met nellaltra; il tutto visibile in entrambi i Paesi), e a unintesa politica molto stretta fra i governi dei due Stati. Al

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punto da prevedere riunioni congiunte dei Consigli dei ministri. Ma perfino la collaborazione a due pu rivelarsi insufficiente nellera senza confini. Tant che, su proposta della direzione dellIstituto in Italia, gi quattro anni fa nata a Roma unassociazione che raccoglie diversi enti culturali del Continente. Con ci lasciando intravedere qual forse il sogno di questa lingua: far parlare una Germania un po pi europea con unEuropa un po pi tedesca.

* (La lingua tedesca lorgano (musicale nda) tra le lingue. Jean Paul, 1763-1825).

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CONTRIBUTI DELLA GERMANIA AL GOETHE INSTITUT


Dal 2005 al 1994 (euro) Anno 2005 2004 2003 2002 2001 2000 1999 1998 1997 1996 1995 1994 Totale 153 milioni 758 mila 165 milioni 705 mila 168 milioni 966 mila 177 milioni 024 mila 171 milioni 592 mila 154 milioni 876 mila 156 milioni 523 mila 153 milioni 580 mila 155 milioni 055 mila 157 milioni 044 mila 155 milioni 961 mila 154 milioni 140 mila Di cui: spese di gestione 111 milioni 288 111 milioni 946 116 milioni 465 118 milioni 689 115 milioni 278 113 milioni 800 120 milioni 784 121 milioni 106 121 milioni 385 121 milioni 679 119 milioni 983 120 milioni 735 Investimenti 2 milioni 328 2 milioni 303 2 milioni 672 2 milioni 748 2 milioni 219 2 milioni 331 2 milioni 454 2 milioni 454 2 milioni 433 2 milioni 697 1 milione 764 = Programmi partic. Su anno prec. 40 milioni 142 51 milioni 456 49 milioni 829 55 milioni 587 54 milioni 095 38 milioni 745 33 milioni 285 30 milioni 020 31 milioni 237 32 milioni 668 34 milioni 214 33 milioni 405 - 7,2 % - 1,9 % - 4,6 % + 3,2 % + 10,8 % - 1,1 % + 1,9 % - 0,9 % - 1,3 % + 0,7 % + 1,2 %

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STATI IN CUI IL TEDESCO E LINGUA UFFICIALE


Germania Austria Liechtenstein Svizzera (col francese, italiano e romancio) Lussemburgo (col lussemburghese e francese)
Totale: 5

di cui,

Europa

Stati in cui si parla pure tedesco in parti, anche piccole, di territori Belgio (Eupen-Malmedy, Sankt Vith e Arel) Danimarca (Snderjylland) Francia (Alsazia e Lorena dellEst) Italia (lingua ufficiale parificata allitaliano in Alto Adige) Namibia (lingua ufficiale fino al 1990)
Totale: 5

di cui,

Europa Africa

4 1

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C I T T I N C U I E PRESENTE IL GOETHE INSTITUT


(SOLO CAPITALI)
Abidjan (Costa dAvorio) Accra (Ghana) Addis Abeba (Etiopia) Algeri (Algeria) Amman (Giordania) Amsterdam (Olanda) Ankara (Turchia) Antananaribo (Madagascar) Asuncin (Paraguay) Atene (Grecia) Bangkok (Thailandia) Beirut (Libano) Belgrado (Serbia e Montenegro) Berlino (Germania) Bogot (Colombia) Brasilia (Brasile) Bratislava (Repubblica Slovacca) Bruxelles (Belgio) Budapest (Ungheria) Buenos Aires (Argentina) Bucarest (Romania) Caracas (Venezuela) Citt del Capo (Sudafrica) Citt del Messico (Messico) Colombo (Sri Lanka) Copenhagen (Danimarca) Dakar (Senegal) Damasco (Siria) Dhaka (Bangladesh) Dublino (Irlanda) Giakarta (Indonesia) Hanoi (Vietnam) Harare (Zimbabwe) Helsinki (Finlandia) Il Cairo (Egitto) Kabul (Afghanistan) Katmand (Nepal) Kiev (Ucraina) Kuala Lumpur (Malesia) La Paz (Bolivia) Lima (Per) Lisbona (Portogallo) Lubiana (Slovenia) Lom (Togo) Londra (Inghilterra) Lussemburgo (Lussemburgo)

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Madrid (Spagna) Manila (Filippine) Minsk (Bielorussia) Montevideo (Uruguay) Mosca (Russia) Nairobi (Kenia) Nuova Delhi (India) Oslo (Norvegia) Ottawa (Canada) Parigi (Francia) Pechino (Cina) Praga (Repubblica Ceca) Quito (Ecuador) Rabat (Marocco) Reykjavik (Islanda) Riga (Lettonia) Roma (Italia) Santiago del Cile (Cile)

Sarajevo (Bosnia-Erzegovina) Seul (Corea del Sud) Singapore (Singapore) Sofia (Bulgaria) Stoccolma (Svezia) Taipei (Taiwan) Tallin (Estonia) Taskent (Uzbekistan) Tbilisi (Georgia) Tel Aviv (Israele) Tokio (Giappone) Tunisi (Tunisia) Vilnius (Lituania) Varsavia (Polonia) Washington (Stati Uniti) Windhoek (Namibia) Yaound (Camerun) Zagabria (Croazia)

Totale Capitali di cui, Europa Asia Africa America Latina Nord America

82 31 23 15 11 2

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LA PIU BELLA PAROLA TEDESCA, CONCORSO INTERNAZIONALE


(ESEMPI DEI VOCABOLI SEGNALATI DA TUTTO IL MONDO)

Kunterbunt (alla rinfusa). Suona bene. Quando lascolto, non ho pi paura del caos. Alexander Hickox, Stati Uniti. Heimat (terra natia). La terra natia un dono. La terra natia fortuna! E fortuna (Glck nda) la mia seconda parola pi bella. Wolfgang Joop, stilista, Germania. Dankeschn (grazie). Ha tutto ci di cui ha bisogno una parola tedesca: composta (danke e schn nda) e ha due punti erotici. (si riferisce all Umlaut, cio ai due punti sulla o nda). Thomas Busse, Germania. Himmelszelt (volta celeste). Suscita un sentimento di protezione. Pia Kottwitz, Sudafrica. lieben (amare). E la parola pi bella, perch solo una i la separa da Leben (vita nda). Gloria Bosch, Spagna. also (cos). Naturalmente io posso vivere senza il cos. Julia Franck, scrittrice, Germania. Augenblick (attimo). Perch d spazio a idee sovversive per quel che significa, e si percepisce meglio di momento (Moment nda). Sabine Brenner, Svizzera.

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nochmal (ancora una volta). Quando si dice ancora una volta, il pap pu leggere ancora una volta una storia. Alena Kappe, 11 anni, Germania. Streichholzschaechtelchen (scatoletta di fiammiferi). Quando la si pu pronunciare da straniero, allora si pu pronunciare tutto. Amelia Hartney, Australia. wahrscheinlich (probabilmente). Perch nella nostra vita niente assolutamente inequivocabile. Ludmilla Seikowa, Russia. Libelle (libellula). E la parola pi amichevole che io conosca. Sylwan Wiese, 9 anni, Germania. oder (oppure). E la mia pi bella, perch si ha sempre unalternativa. Falk Mlle, Germania. Geborgenheit (sicurezza, senso di protezione). Nella mia lingua (io vengo dalla Slovacchia) non si pu rendere con una parola il senso della sicurezza. Annamaria Musakowa, Repubblica Slovacca. doch (pure). Rispecchia tutta una filosofia: non un semplice s. Anke Reiss, Kenia. akkommodabel (accomodabile). Io non sono accomodabile: come suona bene. Brbel Ziegler, Austria. Mensch (uomo, essere umano). Solo il tedesco ha il calore, la flessibilit, la versatilit e la neutralit di questa parola. E un monumento alla lingua. Paul Holmes, Germania. vielleicht (forse). Alza il velo del futuro e ci fa sperare. Coralie Gerout-Levy, Francia. Kichererbse (cece). Perch semplicemente cos divertente, se si pensa a quel che realmente significa. Da quando i piselli (Erbsen nda) possono ridacchiare (kichern nda)? Karl Schneider, Stati Uniti.

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Wehmut (malinconia). La parola suona molto dolce. Turja Turenius, Finlandia. und (e). Offre e non chiude prospettive, continuazione, dalla base delle cose passate guarda al futuro. Teresa Jonathan, Austria. Unendlichkeit (infinito). Ha solo tredici lettere, ma non finisce mai!. Bettina Kehle, Germania.

(Estratti da Das schnste deutsche Wort, Max Hueber Verlag, 2005, Ismaning, Germania. La traduzione in italiano di F.G.).

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IL MONDO IN ITALIANO, L ITALIANO N E L M O N D O


del bel paese l dove l s suona .* u sembrar strano, ma di tutti i suoi beni tanto amati nel mondo, lItalia non s mai curata desportarne il pi prezioso e leggero: il bene della lingua. Nel corso dei decenni -e dei secoli- ad accompagnare navigatori ed emigranti, artisti ed esuli, imprenditori e lavoratori sono stati la cucina e la cultura italiane, la moda e lo spirito dintraprendenza italiani, il culto della famiglia e, per molti, perfino quello della religione. Mai, per, la compagnia della lingua, che rimasta in Italia accanto ai ricordi e ai rimpianti dei tanti che partivano: non stata preservata, non stata diffusa allestero. Succede ancora oggi ma, a pensarci, succedeva gi cinquecento anni fa. Che si parli di Cristoforo Colombo o dellultimo, cio del prossimo, ricercatore italiano negli Stati Uniti, nessuno di loro lascer scolpito in lingua italiana le pur straordinarie scoperte fatte nel mondo. Il risultato del paradosso che, a fronte degli ottanta milioni (almeno) di cittadini discendenti da italiani nei Paesi di maggiore presenza, neanche il dieci per cento di loro conosce, bene o male, la lingua degli avi; e pi male che bene. A questa realt se ne aggiunge e sovrappone unaltra. Secondo svariate ricerche condotte a vari livelli -comunque dalluniversitario in gi-, da qualche tempo la lingua italiana una delle cinque pi studiate allestero. Da alcuni anni, i pi recenti, c una richiesta continua ma largamente insoddisfatta di voler imparare o migliorare lapprendimento dellitaliano da parte dei non italiani. Siamo negli anni del boom, della primavera per la lingua italiana; se si sapr cogliere la nuova stagione. Il solo bacino del Mediterraneo e delle popolazioni geograficamente vicine

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allItalia, cio un bacino in cui la nostra lingua spesso capita o perfino parlata grazie anche alle trasmissioni della Rai e alle pi moderne forme di comunicazione che lhanno resa popolare, rappresenta un totale di quasi duecentocinquanta milioni di persone. Un numero altissimo di potenziali interessati dallAlbania alla Tunisia passando per Malta, pi altri quattordici Stati dellarea. Fosse anche e soltanto un cittadino su dieci il discreto conoscitore della bella lingua, se ne ricaverebbe una cifra tre volte superiore a quella della conoscenza media degli italiani e oriundi italiani sparsi per il pianeta. Questo per dire che ormai la lingua italiana non pi monopolio esclusivo degli italiani n dei loro figli allestero, ma ha una possibilit di estensione internazionale come mai lha avuta in passato. Litaliano ha finalmente loccasione di diventare una vera e propria lingua franca per far parlare popoli diversi, ma accomunati da un interesse economico, geografico, storico o politico nei confronti dellItalia, lattrattivo denominatore comune. A questa fresca novit si somma quella pi antica degli italianisti, che danno qualit alla quantit. In maggioranza stranieri e in gran parte affascinati dallItalia, a cui si sono avvicinati e che frequentano per le opere darte, di storia e di letteratura, essi costituiscono il ponte pi solido -perch ponte damore-, fra le ragioni culturali di ieri e quelle comunicative di oggi. Il ponte ideale per contribuire al respiro internazionale della lingua nazionale: dalla cultura alla coltura, la semina dellitaliano nel mondo. Si prendano, allora, per spiegare con un esempio, i governi dellUnione europea, ossia una delle pi rilevanti e pubbliche espressioni della classe dirigente di un Paese, oltre che della sua volont popolare. Ebbene, in ogni esecutivo dEuropa si trover almeno un presidente, un ministro, un sottosegretario capace di parlare italiano. Spesso un eccellente e forbito italiano, perch appreso per scelta. Magari la libera scelta di una specializzazione in Italia negli anni giovanili. Oppure di un corso ditaliano per colta passione nel tempo della maturit. O di viaggi lungo la Penisola, dove trascorrere lunghi o ripetuti periodi di istruttiva vacanza. Non sarebbe difficile dare forma istituzionale e peso organizzativo a questo italianismo che si nasconde al vertice degli Stati europei e non solo in ambito politico. Basterebbe scoprirlo e saperlo coordinare. Del resto, gi nel 2000 unindagine del Parlamento aveva rivelato un altro dato significativo: lindividuazione di 342 parlamentari stranieri dorigine italiana in ventisette Paesi, di cui un terzo nel Vecchio Continente. Ma se lindagine avesse preso in considerazione pure altri livelli di rappresentanza politica, dai ministri ai sindaci, lesito sarebbe stato ancor pi sorprendente. E se si fosse concentrata sulla conoscenza della lingua italiana a prescindere dallorigine familiare, di nuovo un diverso risultato sarebbe stato raggiunto. Pi si approfondisce, pi si comprende quanto possa estendersi la rete di italia-

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nit, e in quante direzioni parallele: italiani, discendenti da italiani, italianisti stranieri, stranieri italiani. Una cosa li pu tutti unire, la lingua italiana. E la vera convergenza delle parallele. Ne fa prova e soprattutto fede, va da s, la Chiesa di Roma. Come il messaggio che annuncia, anche lorganizzazione esprime luniversalit dellintento, essendo essa radicata dappertutto e con sacerdoti dogni frontiera e cultura. Ma litaliano la lingua franca. E gli ultimi due Papi, polacco e tedesco, hanno rafforzato questa propensione mondiale della lingua nazionale. Se regge nella Chiesa, e sulle fondamenta di un latino bi-millenario, perch la prospettiva non potrebbe o non dovrebbe reggere anche in una libera e laica convenzione fra personalit e Stati sovrani? Se litaliano lingua almeno evocativa per oltre un miliardo di credenti sulla Terra, perch non potrebbe essere anche lingua comunicativa per duecento milioni di attratti dallo spirito italiano, la cifra che viene generalmente indicata come bacino potenziale di quanti, nel mondo, si identificano nellItalia, nei suoi valori, nel suo stile di vita? Se la lingua italiana si specchia e rispecchia San Pietro nei cinque Continenti, perch non dovrebbe essere in grado di riflettere anche la Roma capitale dItalia che gi gode, oltretutto, di incanto universale? Siamo cos arrivati al punto, dolente, della svolta necessaria. Come lesperienza di tutte le principali lingue europee dimostra, non c espansione possibile senza una politica della lingua. Dalla Gran Bretagna alla Francia, dalla Spagna al Portogallo, alla Germania, non c Paese che non si sia dato un indirizzo moderno e duraturo per ispirare, almeno ispirare lo sviluppo della propria lingua nel mondo. Indipendentemente dalla diffusione della stessa, dalla quantit di Stati in cui ufficiale o no, dalla concorrenza di altre lingue, dallimporto finanziario destinato allo scopo. Ma soprattutto indipendentemente dal governo che in carica: un interesse nazionale per tutti, il risvolto internazionale della propria lingua. A costo di dar vita a delle istituzioni extra-nazionali col compito, dichiarato e principale, di valorizzare e divulgare la lingua-madre fra popolazioni e Paesi fratelli o neppure imparentati, per interessati ad acquisirne o perfezionarne la conoscenza per i pi svariati motivi. Che si chiami Commonwealth o Francofonia, che si parli di cumbre ibero-americana, cio di vertice latino-americano o di lusitanit, che alla lingua si ricolleghi larea tedesca nella Mittel-Europa (concetto che vuol dire, e proprio dal tedesco, Europa di mezzo), il risultato non cambia: tutti si muovono. Nessuna nazione lascia al puro caso la sorte della propria lingua. Nessuna. E lItalia? Gi nel dicembre del 2000 alla prima conferenza degli italiani nel mondo che si svolgeva a Roma, lallora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, questo diceva alla platea: E giunta anche per voi, cos come da tempo lo per inglesi, fran-

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cesi, spagnoli che si riconoscono in una pi vasta solidariet anglofona, francofona o ispanica, la possibilit di dare fisionomia a una soggettivit di lingua e di cultura. Alimentata dalla fiducia, dal rispetto, dalla solidariet, proseguiva Ciampi, litalianit, perch di questo si tratta, costituisce e si dimostrer uno straordinario patrimonio umano e sociale, capace di aggregare e arricchire le collettivit italiane nel mondo, capaci sempre pi di diffondere la nostra civilt e la nostra cultura. E nel marzo successivo, parlando allaffollato teatro Coliseo di Buenos Aires (Argentina) in occasione dei 140 anni dellunit politica dItalia, Ciampi tornava sulla necessit distituire una sorta di Comunit Italiana nel mondo. Penso che sia ormai tempo di dare sistematicit maggiore a questa presenza italiana nellAmerica latina, che comunit di cultura, comunit di lingua, intreccio di interessi economici, sottolineava. Occorre rendere visibile e operare una rete aperta a tutti coloro, italiani e non, che si riconoscono nella cultura, nello stile, nel modello di vita italiano. Una comunit fondata sulla consapevolezza che la cultura, loperosit, i valori della libert e della democrazia, il senso della famiglia, sono la principale ricchezza della nostra Nazione. Anche la conclusione del presidente della Repubblica insisteva sullimportanza del nuovo corso: Noi non abbiamo ceneri dimperi da ravvivare; abbiamo per una cultura che affascina non solo coloro che hanno legami di sangue, ma tutti quelli che avvertono con il nostro Paese una consonanza, unaffinit elettiva nei modi di concepire lesistenza, di realizzare le relazioni fra le genti, di sentire e praticare i valori che danno dignit allessere umano. Siamo, dunque, allo spartiacque. Di qua c il volontarismo dei singoli e delle tante private associazioni, che nel corso di oltre un secolo con le scuole da loro fondate, con i corsi da loro tenuti, con le migliaia e migliaia di iniziative da loro promosse in ogni parte del pianeta, hanno consentito che non si spegnesse la lingua di Dante. Ma di l non manchi la professionalit con cui listituzione pubblica deve oggi intervenire per riaccendere il grande progetto dellitaliano come seconda o terza lingua della societ globale. Intervenire sia per dare conforto allimpegno, quasi sempre silenzioso e quasi mai riconosciuto, dei volontari ditalianit, sia per costruire e coordinare il differente cammino a cui chiamata la lingua rispetto al passato. Non pi soltanto lantico sentiero dellidentit familiare da riscoprire, ma anche e soprattutto la nuova autostrada per consentire a chiunque di avvicinarsi allItalia, e allItalia di spiegarsi e dispiegarsi meglio nel mondo. La politica della lingua come investimento del made in Italy concepito nella sua pi ampia accezione creativa, ben oltre la mera dimensione economica. N occorre inventare lautorit istituzionale preposta allobiettivo. Per Costituzione e durata del mandato (sette anni), c gi il Quirinale che pu dare ogni garanzia al riguardo. La figura del capo dello Stato sembra la pi adatta al ruolo unitario e sopra le parti con cui stimolare e seguire la grande e nuova iniziativa per lita-

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liano nel mondo. Anche qui pu aiutare lesperienza altrui: tutti i principali istituti di lingua in Europa sono presieduti, a volte simbolicamente, a volte anche operativamente, dal primo cittadino del Paese. I numeri, poi, e non solo i precedenti sperimentati con successo dalle altre lingue da tempo in movimento, indicano quanto sia realistico il disegno della Comunit Italiana . A parte i piccoli Stati -Svizzera e San Marino- e il piccolo grande come il Vaticano nei quali litaliano di casa, e con lItalia fanno quattro, in altri diciotto la nostra lingua diffusa o gode di alta considerazione comunicativa, perch percepita come utile o addirittura necessaria: vedi lAlbania o Malta. Inoltre, in altri diciassette Stati risiedono forti e integrate comunit italiane e dorigine italiana. Una risorsa che nessun altro grande Paese ha a disposizione in queste proporzioni. Unopportunit per trasmettere litaliano che, se valorizzata con competenza e lungimiranza, pu rivelarsi straordinaria: vedi lArgentina o gli Stati Uniti. Complessivamente, quindi, esistono almeno trentanove Paesi nel mondo di preminente interesse italiano, e distribuiti in tutti i continenti: venti in Europa, dieci nelle Americhe, sette in Africa, uno in Asia e uno nellOceania. Si tratta, fra laltro, di nazioni molto diverse fra loro, che vanno dal ricco Canada, dove vive una consistente e inserita comunit italiana, alla povera Eritrea, nella quale il ruolo dellItalia, come in altri Paesi del Corno dAfrica, addirittura sollecitato. Storia e geografia ormai parlano al presente. Anche sotto il profilo della quantit di cittadini parlanti, che un profilo decisivo per capire la possibile portata della rete edificabile, le previsioni sono solo incoraggianti. Fra i duecento milioni di cittadini attirati dal mondo in italiano -per restare a una stima accettata e attendibile-, ci sono due pilastri della lingua: i quasi sessanta milioni di italiani dItalia, ovviamente, e che fanno del Paese il secondo per numero di parlanti una madre-lingua dellintera Unione europea, a pari merito con la Francia e la Gran Bretagna (e dietro la Germania riunificata). Laltra colonna costituita dagli almeno ottanta milioni di italiani dorigine che risiedono in undici Paesi; cinque dei quali, oltretutto, facenti parte del gruppo del G8. E vero che il novanta per cento di questi oriundi ha scarsa o nessuna dimestichezza con la lingua degli antenati. Ma la loro predisposizione per acquisirla o riacquisirla un fatto cos naturale, proprio perch familiare, che servirebbe davvero poco per solleticarla. Minimo sforzo, massimo risultato. Fino a ieri ci si poteva lamentare della realt: il novanta per cento dei figli dellemigrazione italiana non parla italiano. Oggi si pu invece sperare grazie alla realt: il novanta per cento dei figli dellemigrazione italiana potrebbe un giorno non lontano parlare italiano. Il bicchiere che era mezzo vuoto ora, a causa della globalizzazione, diventato mezzo pieno. E se una volta chi lasciava lItalia faticava a mante-

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nere luso della lingua nella nuova patria -anche perch spesso conosceva solo o soprattutto il dialetto, e comunque doveva e voleva integrarsi dimenticando il pi in fretta possibile la povert dellorigine-, se una volta, si diceva, era molto difficile continuare a parlare italiano allestero, oggi la prospettiva dei discendenti s rovesciata. Litaliano visto come lingua in aggiunta alla propria, come il marchio della quinta o sesta economia del pianeta, come il logo della nazione col pi vasto patrimonio storico e artistico dellumanit. Ma pure -perch no?- come lidioma dei campioni del mondo di calcio, parola italiana e universale. In tanti anni il notevole apporto di stelle straniere al torneo nazionale ha contribuito a creare una novit bella e importante: litaliano diventato lingua di comunicazione internazionale nello sport pi popolare del pianeta. Non cera squadra al Mondiale tedesco 2006 che non avesse giocatori, allenatori o tecnici capaci di esprimersi benissimo in italiano. E tutto ci rende le ragioni del recupero della lingua da parte di milioni di oriundi molto simili, ormai, a quelle di riavvicinamento da parte di milioni di stranieri, creando unoccasione unica e probabilmente irripetibile per consentire allItalia di valorizzare il suo tesoro pi lucente e trascurato: la lingua italiana nel mondo.

* (Dante Alighieri, Inferno, canto XXXIII, terzina 27, dal testo e commento di Niccol Tommaseo, Aldo Martello Editore 1965).

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CONTRIBUTI DELLITALIA P E R LA LINGUA ITALIAN A A L L E S T E R O


(INSEGNAMENTO E PROMOZIONE)

Anno 2006: La cifra comprende stanziamenti per:

117 milioni di euro

a) Gli istituti scolastici pubblici e privati, il trattamento economico degli insegnanti e dei lettori presso le Universit, il costo del personale preposto presso il Ministero degli Esteri. Il tutto rappresenta l80,5 per cento circa del totale (94.132.000) b) lattivit degli Istituti Italiani di Cultura, circa il 15 per cento del bilancio previsto (17.642.000); c) lacquisto di libri e materiale audiovisivo, il finanziamento di eventi, intorno al 3 per cento (3.587.243.). d) lattivit della Societ Dante Alighieri, l 1,2 per cento circa del totale (1.340.000)

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S TAT I I N C U I L I T A L I A N O E LINGUA UFFICIALE


Italia Svizzera (con tedesco, francese e romancio) San Marino Citt del Vaticano
Totale: 4

di cui,

Europa

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STATI IN CUI LITALIANO E DIFFUSO O C O N S I D E R AT O UTILE / NECESSARIO


Albania Bosnia Croazia Egitto Eritrea Etiopia Israele Libia Liechtenstein
Totale:

Lussemburgo Malta Montenegro Polonia Romania Serbia Slovenia Somalia Tunisia


18

di cui,

Europa Africa Asia

11 6 1

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STATI IN CUI SONO RADICATE COMUNITA ITALIANE CONSISTENTI


Argentina Australia Belgio Brasile Canada Cile Colombia Francia Germania Gran Bretagna Per Principato di Monaco Repubblica Dominicana Stati Uniti Sudafrica Uruguay Venezuela

Totale:

17

di cui,

America Latina Europa America del Nord Africa Oceania

8 1 1
5 2

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CONCLUSIONI:

Stati in cui litaliano lingua ufficiale Stati in cui litaliano diffuso o considerato utile/necessario Stati in cui sono radicate comunit italiane consistenti Totale Stati di preminente interesse italiano di cui,
Europa Americhe Africa Oceania Asia

4 18 17 39

20 10 7 1 1

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CITTADINI DORIGINE I T A L I A N A
(STIME NEI PAESI DI MAGGIORE PRESENZA)
Argentina Australia Belgio Brasile Canada Francia Germania Gran Bretagna Stati Uniti Uruguay Venezuela
Totale:

18.000.000 2.000.000 350.000 25.000.000 1.500.000 4.000.000 700.000 200.000 25.000.000 1.300.000 1.500.000
79.550.000

SULLA PUNTA DELLA LINGUA

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N U M E R O D I PA R L A M E N TA R I DORIGINE ITALIANA NEL MONDO


(PRIMA INDAGINE, ANNO 2000)*
Argentina Australia Belgio Bolivia Brasile Canada Cile Cipro Colombia Croazia Cuba Ecuador Francia Gran Bretagna Honduras Lussemburgo Panama Paraguay Per Principato di Monaco 84 5 2 2 38 18 20 1 14 2 1 5 17 2 2 3 4 12 10 3

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Repubblica Dominicana Romania Slovenia Stati Uniti Svizzera Uruguay Venezuela

1 1 3 31 5 44 12

Totale Parlamentari Totale Paesi:

342 27

di cui,

America Latina Europa America del Nord Oceania

14 10 2 1

* (A cura della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica Italiana in occasione della prima conferenza dei parlamentari dorigine italiana nel mondo, svoltasi a Roma il 20 e 21 novembre 2000. I nomi dei parlamentari, qui non riportati, sono stati individuati e indicati dalle Ambasciate dItalia, prendendo in considerazione chi ricopriva un mandato al 30 giugno 2000 (e ad agosto per il solo Venezuela). Il risultato della ricerca molto significativo ma per forza di cose non esaustivo di tutti i Paesi e livelli di rappresentanza politica -presidenti, ministri, sottosegretari, eletti di assemblee regionali, sindaci e cos via- in cui sono presenti oriundi italiani).

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CLASSIFICA DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO


(STIME)

er milioni di parlanti:

Al quattordicesimo posto (dopo cinese, inglese, hindi, spagnolo, arabo, bengalese, portoghese, francese, russo, giapponese, tedesco, coreano e vietnamita). Per uso nei rapporti economici: Al nono posto (dopo inglese, giapponese, tedesco, russo, spagnolo, francese, cinese, arabo). Per uso nelle relazioni commerciali: Al settimo posto (dopo inglese, francese, spagnolo, tedesco, arabo, portoghese). Per studio come lingua straniera nelle scuole pubbliche, includendo le Universit: Al quinto posto (dopo inglese, francese, tedesco e spagnolo).

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LA RETE ITALIANA NEL MONDO


(ISTITUTI PI DIFFUSI E/O CON COMPITI ISTITUZIONALI; IN ESTREMA SINTESI)

Societ Dante Alighieri

Anno di nascita:

1889

inalit: Tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali allestero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri lamore e il culto per la civilt italiana. Organizzazione: pi di 500 comitati, di cui 400 allestero fra Europa, America, Africa, Asia e Oceania. Sede centrale a Roma. Attivit: corsi di lingua con certificazione Plida -Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri- secondo i parametri europei e col riconoscimento del Ministero degli Esteri. Eventi culturali, istituzione e sussidio di scuole, biblioteche e circoli allestero.

Istituti Italiani di Cultura Finalit: Valorizzazione della lingua italiana nel mondo. Organizzazione: 89 sedi fra Europa, America, Africa, Asia e Oceania. Punto di riferimento: Ministero degli Esteri, Roma. Attivit: corsi di lingua, eventi culturali e promozione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo alla fine di ottobre.

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Accademia della Crusca Anno di nascita: 1583

Finalit: La salvaguardia e lo studio della lingua italiana. Organizzazione: la sede a Firenze. Attivit: ricerca di carattere linguistico, informazione bibliotecaria e con archivio anche digitale, collaborazione culturale con gli istituti affini allestero e con le principali Universit in Italia e nel mondo.

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SULLA PUNTA DELLA LINGUA

L I TA L I A N O I N E U R O P A
(QUANDO LA LINGUA NON UGUALE PER TUTTI)
ellUnione europea dovrebbe valere il principio della parit nelluso di tutte le lingue (una ventina) dei 25 Stati che la compongono. Ma linglese e il francese svolgono anche la funzione di lingue di lavoro. Negli ultimi tempi, e non senza polemiche da parte degli esclusi, alle due lingue un po pi ufficiali delle altre s affiancato, sempre pi spesso, luso della sola lingua tedesca. Nel maggio 2005 lItalia ha presentato un ricorso davanti alla Corte di Giustizia delle Comunit Europee proprio per violazione del principio di parit delle lingue dellUnione sancito nei trattati. Era successo che la Commissione europea avesse bandito concorsi per assumere personale di livello superiore con annunci pubblicati solamente in inglese, in francese e, appunto, in tedesco. Ma in precedenza chi scrive aveva raccontato sulla stampa il caso di un altro concorso per un posto di direttore delle pubblicazioni e della diffusione in cui ai candidati europei si richiedeva di inviare il curriculum e le motivazioni per la partecipazione allo stesso non nella loro madre-lingua, bens in inglese, in francese o in tedesco (vedi Gazzetta Ufficiale dellUnione europea C 237 A del 24.9.2004). Eppure, la Costituzione europea, ossia lultimo dei documenti formulati e il pi importante di tutti, stabilisce che i cittadini dellUnione hanno il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo, di rivolgersi al mediatore europeo, di scrivere alle istituzioni e agli organi consultivi dellUnione in una delle lingue della Costituzione e di ricevere una risposta nella stessa lingua . E la Carta dei diritti fondamentali ribadisce: Ogni individuo pu rivolgersi alle istituzioni dellUnione in una delle lingue della Costituzione e deve ricevere una risposta nella stessa lingua. Parole inequivocabili. Ma la questione tuttaltro che risolta. Invocando la necessit di tagliare le

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spese, di recente lIstituzione ha deciso di ridimensionare il servizio delle traduzioni, penalizzando cos luso delle lingue spagnola, italiana e portoghese; il che ha sollevato una nuova protesta da parte dei Paesi che si considerano colpiti dal provvedimento. Anche nella sala delle conferenze-stampa di Bruxelles luso della lingua italiana (e di altre) era stato ridotto a un giorno solo alla settimana, rispetto alluso rimasto invece permanente dellinglese, del francese e del tedesco. Ma la reazione di Roma, stavolta, ha indotto la Commissione a ripensarci, ripristinando luso dellitaliano oltre il mercoled. E chiaro che, con lallargamento dellUnione da quindici a venticinque nazioni, il problema della comunicazione s appesantito e complicato: impossibile assicurare, anche per intuibili ragioni di efficienza nei lavori, la parit assoluta fra tutte le venti lingue. Ma la lingua un diritto fondamentale della persona, prima ancora che degli Stati. Tant che gode della rigorosa tutela costituzionale. E se per praticit e buonsenso si vuole adottare -come s adottato o si sta adottando- il criterio di privilegiare delle lingue di lavoro, sarebbe ragionevole e a nostro parere doveroso che nella rosa delle poche lingue cosiddette ausiliarie o procedurali figurasse anche litaliano. Per due motivi molto semplici (tralasciando tutto il resto, e sarebbe molto): perch litaliano la lingua di un Paese fondatore dellIstituzione europea. E perch, insieme con linglese e col francese, litaliano oggi rappresenta la seconda lingua pi parlata nellUnione europea. La prima il tedesco.

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I L F U T U R O DELLA MEMORIA
Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. So che quelle terre, per quei confini che qui contiene, le possedette per trentanni la parte di San Benedetto. Anno 960 d.C., seconda met del mese di marzo, Capua (oggi provincia di Caserta, in Campania). E il primo documento ufficiale in forma volgare italiana. Si riferisce alla lite fra tale Rodelgrimo, un signore di Aquino, attuale provincia di Frosinone, nel Lazio, e i monaci di Montecassino (ora frazione di Cassino sempre in provincia di Frosinone) sulla propriet di un terreno. La contesa fu portata davanti a un giudice, certo Arechisi. A quellepoca trentanni erano il tempo necessario per poter attribuire un possedimento. La dichiarazione in tal senso (so che quelle terre) pronunciata da testimoni a favore dellabate che rappresentava il monastero, costituisce il primo atto formale della lingua italiana scritta. Un atto pubblico che risale, quindi, a pi di mille anni fa. E la certificazione quasi anagrafica della nascita della lingua italiana scritta, che nel 2006 ha perci festeggiato i suoi 1046 anni di vita, a primavera

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ALLA LINGUA I T A L I A N A
italiano non si parla, si canta. Sar per questo che la musica lirica parla italiano. Con dolcezza. Andante. Allegro con brio. Non saprei immaginare un acuto di Pavarotti senza limpeto. O la melodia di Dante senza la divina Beatrice. Oppure un crescendo della Ferrari senza il rombo. La lingua italiana accelera sempre. Fa le curve su due ruote, ch su quattro sarebbe troppo semplice per i suoi creativi guidatori e suonatori. Sorpassa con le doppie, autentico tormento per chi non nato nella patria delle mamme, appunto con due emme. Come soprattutto, la madre di tutti i tormenti. Se dovessi scegliere un elemento per descriverla, la lingua, sceglierei il fuoco. Non lacqua, che evoca mansuetudine, mentre litaliano incita alla passione. Non laria, che offre solo respiro: la lingua del s soffia invece lontano come il vento. Non la terra, perch litaliano lingua delluniverso. Tant che ha lasciato ai dialetti la consolazione del campanile. Ma comunque la terra proprio no, perch litaliano non un fiore al quale occorra un posto per crescere, ma il profumo di quel fiore. Perci si pu sentire ovunque come un concerto che si propaga senza confini. Non forse Volare la canzone italiana pi conosciuta oltre lItalia, canzone che peraltro si chiama come nessuno infatti la chiama, Nel blu dipinto di blu? Se dovessi usare un colore per dipingerla, la lingua, userei il rosso. Come lamore. Come la Ferrari. Come il cielo azzurro quando simpunta col sole che vuole testardo! - albeggiare. Litaliano dolce e furente. Dolce vita non forse espressione soltanto italiana? Impossibile, allora, cercare dimbrigliare una lingua che non si nutre di parole ma di sogni, che solare e solitaria. Litaliano sfugge ai richiami quanto la libert, che incontenibile: bisogna soltanto inseguirne la corsa di metafore ricche e di punteggiatura austera, e di accenti lievi, e di gesti con la mano che accompagnano i voca-

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boli come la bacchetta di un direttore il suono dellorchestra per portarlo non si sa mai dove. Litaliano una lingua che comincia ma non finisce. Infinita e rotonda come il globo a cui paternamente si rivolge e da cui maternamente proviene. Come un canto che dura da mille anni e che da altri mille ancora disceso dai vicoli di Roma per poi rinascere e poi risorgere. E oggi salire alto come lacuto di una nota e il volo di un gabbiano, dando al mondo una scala di umanit e un senso di bellezza.

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SULLA PUNTA DELLA LINGUA

Grazie
esidero ringraziare quanti mi hanno aperto gli archivi dei loro Istituti, fornendo ogni informazione richiesta e rispondendo con amabilit ai molti quesiti che ho posto, a volta anche da impertinente, lo so. In particolare e seguendo lordine del primo dei numerosi incontri avuti (oltre che indicando il ruolo dei miei interlocutori al momento dei colloqui): Luis Javier Ruiz Sierra, direttore dellInstituto Cervantes; Gabriele Scheel, primo segretario per gli Affari culturali dellAmbasciata della Germania e Kai Boeckmann, responsabile dellufficio stampa, insieme con la dottoressa Soledad Ugolinelli del Goethe Institut; Mehdi Drissi, responsabile della cooperazione linguistica dellAmbasciata di Francia e lassistente Hlne Gautier; Amanda Thursfield, responsabile per le informazioni del British Council; Carla Saragoa, primo segretario diplomatico dellambasciata del Portogallo. Grazie anche al professor Carlo Alberto Mastrelli per le osservazioni sempre puntuali. E a Daniela, Francesco e Riccardo, da tempo abituati ai sublimi trambusti dello scrivere. (F.G.)

Impaginazione e stampa Eurocart - Roma (Luglio 2006)