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er fortuna si trov a passar di l un contadino che li salv. (BERLIOZ, Souvenirs de v oyages). 1171. Berlioz doveva dare un concerto a Praga.

Qualche sera prima, egli assistet te con alcuni amici a un altro concerto in cui si eseguiva Beethoven, e fu molto stupito nell'osservare che, dopo ogni pezzo, eseguito del resto meravigliosamen te, il pubblico taceva e si mostrava quasi freddo. Ne domand ragione a una signor a sua vicina. - Oh! -,,gli rispose questa -,,voi v'ingannate: il pubblico ammira anzi moltissi mo questa musica, e se non applaudisce, unicamente per rispetto. Berlioz confessa d'essersi sentito venire i brividi addosso, per paura che anche lui fosse rispettato a quel modo nel concerto che doveva dare. - Per fortuna -,,disse poi Berlioz -,,non fu cos; e la sera del mio concerto il p ubblico invece di dimostrarmi il rispetto, pel quale probabilmente non avevo tit oli sufficienti, mi tratt secondo l'uso volgare, applaudendomi nel modo pi irrispe ttoso possibile. (BERLIOZ, Souvenirs de voyages). 1172. A Lipsia diede un concerto che fu un immenso successo; e pi di ogni altra c osa piacque l'Offertorio della sua Messa di Requiem. Essendo, caduto malato, fu curato con ogni diligenza da uno dei pi bravi medici della citt, e quando, guarito , domand al medico che cosa doveva dargli per le sue, cure, questi gli rispose: - Scrivete per me su questo pezzo di carta il tema del vostro Offertorio con la vostra firma, e mi avrete pi che pagato. Berlioz non voleva sdebitarsi in un modo cos semplice, ma quello insistette tanto che dovette accontentarlo. Prese dunque il foglio, vi scrisse il brano musicale e poi ci mise su la dedica: Al dottor Caro. - No Caro, ma Claro il nome; avete dimenticato la elle. Berlioz corresse: ,,Al signor dottor Caro ai malati, ma Claro tra i dottori. (BERL IOZ, Souvenirs de voyages). 1173. Ad Amburgo diede un'audizione della sua musica con molto successo. Il musi cista Krebbs, complimentandolo, disse: - Caro mio, tra qualche anno la vostra musica far il giro della Germania. Essa vi diventer popolare, e questa sar una gran disgrazia. Quante imitazioni se ne faran no! Che diluvio di follie! Oh, per l'arte sarebbe meglio che voi non foste nato! - Speriamo -gli rispose Berlioz -,,che le mie povere sinfonie non siano cos conta giose come voi dite! (BERLIOZ, Souvenirs de voyages). 1174. In un concerto in Russia, Berlioz esegu la cantata Romeo e Giulietta. Tra gli spettatori c'era una signora che si dava l'aria di divertirsi molto e di comprendere perfettamente la musica che si eseguiva. Terminato il concerto, ell a si avvicin a Berlioz ,e gli fece i suoi complimenti. - Alcuni dicono che la vostra musica inintelligibile. Io debbo dire invece che l 'ho trovata facile e divertente. Nel preludio per esempio ho. capito subito che cosa avete voluto significare con la musica, e cio Romeo che arriva all'appuntame nto sul suo carrozzino! , Immaginate gli occhi sgranati di Berlioz, che non di sognato mai s'era ',, s concepire un Romeo in carrozzino. (BERLIOZ, Souvenirs de voyages). 1175. Quando fu a Mosca per dar. un concerto, gli avvenne che la sera prima, qua ndo tutto era ormai pronto, il governatore lo mand a chiamare avvertendolo che, s econdo l'uso inderogabile di quella citt, chiunque dava un concerto in un pubblic o teatro, doveva poi offrire gratuitamente uno spettacolo al Casino dei nobili, suonando qualche strumento. - Ma io non so suonar nessuno strumento -,,esclam, maravigliato, Berlioz. -,,E allora non potete dar nessun concerto nemmeno a teatro -,,rispose l'infless ibile governatore. Le cose si mettevano male per il povero Berlioz. Che fare? Rinunciare al concert o non era possibile. D'altra parte che diamine poteva suonare, se non conosceva la tecnica di nessuno strumento? Per fortuna, venne a salvar la situazione un co lonnello, che, entrato per caso nella sala e saputa la causa della vertenza, si accost a Berlioz e gli disse piano di accettare ogni cosa, che poi avrebbe provve duto lui a disimpegnarlo.

- E fu bene -,,concludeva Berlioz, raccontando questo aneddoto -,,perch, per pote r dare il mio concerto, avrei finito per suonare anche il tamburo! (BERLIOZ, Sou venirs de voyages). 1176. Al ritorno dal suo viaggio in Russia, Berlioz fu molto festeggiato in Prus sia. A Sans-Souci il re volle dargli un pranzo intimo; e dopo pranzo, lo chiam in disparte e gli domand notizie dei suoi concerti in Russia e del favore che aveva no avuto. Alla fine gli domand: - E avete imparato il russo? - Qualche parola, Sire. So dire per esempio na prava e na leva, che vogliono dir e ,,a destra, a sinistra,,e mi servivano per guidare il conduttore della troika. S o anche la parola ,,durack. - E che cosa significa durack? - Imbecille, Sire. Il re di Prussia a questo punto si mise a ridere, a ridere. - Grazioso! Impecille sire! Imbecille sire! E continu a ridere per un pezzo. (BERLIOZ, Souvenirs de voyages). 1177. Nel passare per Magdeburgo, Berlioz dovette andare a far registrare il suo bagaglio alla dogana. Quando disse il suo nome, l'impiegato gli domand: - Chi Berlioz? Il compositore? - Appunto. Allora l'impiegato diede in escandescenze, gridando: - Impertinente! Osate farvi passare per Berlioz, voi che non siete degno nemmeno di legargli le scarpe? Evidentemente l'impiegato s'era immaginato che un compositore come Berlioz doves se viaggiare in ippogrifo e non in diligenza, o che per lo meno dovesse esser se guito da un codazzo di servi e di discepoli. Berlioz confessava che pi quello lo strapazzava e pi lui ne godeva, e che se lo avesse bastonato, egli in compenso l' avrebbe abbracciato. - E pensare - concludeva Berlioz - che, se fossi stato milionario e non avessi v iaggiato modestamente in diligenza, mi sarei privato di questo immenso piacere! (BERLIOZ, Souvenirs de voyages). 1178. Un giovane musicista and a trovare Ettore Berlioz per fargli sentire al pia no un pezzo di sua composizione ed avere il parere del grande maestro. Quand'ebbe finito di suonare, Berlioz gli disse: - Debbo essere franco con voi. Voi non avete nessuna attitudine per la musica. V e lo dico- subito, perch possiate scegliere un'altra professione. Si pu immaginare come rest il povero giovane a quell'aspro giudizio. Berlioz non c erc nemmeno di consolarlo. Ma, quando il giovane fu in istrada, Berlioz lo richia m dalla finestra e gli disse: - Per scrupolo di coscienza vi debbo dire che non ho cambiato affatto parere sul la vostra musica, ma che, quando ero giovane io, i maestri di allora mi dissero ci che io ho detto a voi. (Les nouvelles littraires, 1 gennaio 1927). 1179. Nel 1854, sua moglie mor, o meglio fin di morire: perch la povera donna era p aralizzata da quattro anni. Davanti alla fine pietosa di colei ch'egli aveva tan to amato, Berlioz si sent straziato di dolore e di rimorsi. Il suo amico Listz, richiamandolo ai diritti della vita, gli mandava queste dure condoglianze: Ella ti ha ispirato, tu l'hai amata e cantata: il suo compito era finito!. (MASSON, Berlioz). O 1180. La prima stesura dei Troiani era in otto atti interminabili. L'impresari o Carvalho, direttore del Teatro lirico, a cui Berlioz aveva fatto ascoltare al piano la sua opera, cercava inutilmente di persuaderlo a tagliarla. - Capirete! Sono sei ore di musica. - A me non sembrano troppe - rispondeva ostinato Berlioz. - Ma bisogna contare che a teatro ci debbono esser pur gli intermezzi tra un att o e l'altro. - Si possono abbreviare. Carvalho, che era psicologo, si appigli allora all'argomento che poteva lusingare di pi il maestro. - E i pezzi che bisogner bissare non li contate? Dinanzi a tale argomento, Berlioz si convinse e ridusse l'opera a tre atti soli.

(Manuel gnral, 3 febbraio 1934). 1181. Berlioz ebbe una polemica intorno alla musica con Scudo, che -era allora u no dei critici pi reputati di Parigi. Scudo non capiva nulla della musica rivoluz ionaria di Berlioz e la considerava men che mediocre. Berlioz stimava Scudo un c ritico musicale barbogio e inconsistente. La polemica si trascin per parecchi mes i; e fin con questa spiritosa battuta di Scudo: Ho discusso assai con Berlioz. Ora basta. Ma, se egli volesse continuarla, badi b ene, che io, servendomi delle alte aderenze che ho presso i direttori dell'Opera , far in modo che siano rappresentati i suoi Troiani. La minaccia consegu il suo scopo. Berlioz non rispose. (Revue de Paris, '1 marzo 1896). 1182. La cantante Adelina Patti, giovanissima allora, insisteva da pi -tempo pres so Berlioz per aver da lui un autografo. Una sera gli disse: - Questa sera voglio proprio il vostro autografo, e, se me lo date, vi faccio un regalo a vostra scelta: o vi do un bacio o invece una fetta di pasticc io. Berlioz sorrise e si fece porgere l'album. Quando l'ebbe vi scrisse: Oportet pat. La Patti domand che cosa volesse dire quell'iscrizione latina. E Berlioz ridendo: - Vuol dire: Portate il pasticcio. La Patti rest molto mortificata che fosse stato preferito il pasticcio al -suo ba cio. (Minerva, 30 dicembre 1932). 1183. Berlioz aveva assistito a un concerto dato in suo onore nel teatro del Pri ncipe Imperiale, e se ne tornava triste e solo a casa, quando incontr un amico ch e, informatosi di dove veniva, gli domand se l'esecuzione dei suoi pezzi era stat a buona. - Oh! esclam Berlioz - stata una vera esecuzione capitale, e mi hanno trattato co me un delinquente! (E. GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). 1184. Un giorno, mentre stava lavorando a casa sua, a Parigi, irruppe nella sua stanza uno sconosciuto che gli disse a bruciapelo: - Signore, ho fatto un'eredit. - Me ne congratulo con voi. Ma sedete. - No, non importa. Solo due parole. Che cosa mi consigliereste? Potrei, ora che ho i denari, mettermi a fare il compositore? - Bisognerebbe vedere qualche vostro lavoro... che so?... un frammento di sinfon ia... una cantata... - Ma io non ho mai fatto n sinfonie ne cantate. Ma, vedrete, lavorer tanto! - Va bene, ma sapete almeno i principii dell'armonia, del contrappunto? - Non so nemmeno che roba sia questa che voi dite. Ma lavorer, studier, prender da voi due lezioni al giorno... Berlioz gli fece allora un quadro poco lusinghiero delle difficolt che doveva sup erare, delle fatiche inumane che doveva compiere per poter riuscire un giorno a scrivere della pessima musica. Niente valeva a distoglierlo dal suo pazzo propos ito e, quando cap che Berlioz non lo incoraggiava troppo a darsi alla composizione, part in cerca di un maestro meno esigente. (BERLIOZ, Souvenirs de voyages). 1185. Era gelosissimo del successo dei suoi colleghi, ma lo confessava poi cos ca ndidamente, che gli si pu perdonare anche questa gelosia, giustificata del resto dall'indifferenza con cui musicisti e pubblico accoglievano i suoi capolavori.. Aveva assistito una sera al Barbiere di Siviglia e, uscendo dal teatro, disse: - Se avessi potuto mettere un barile di polvere sotto il teatro Louvois per farl o saltare in aria con tutto il pubblico, durante la rappresentazione del Barbier e di Rossini, affermo sinceramente che lo avrei fatto volentieri. (SCARLATTI, Et ab hic et ab hoc). 1186. Si lamentava un giorno coi suoi amici d'essere in preda alla filosofia ner a. - Ma insomma - dicevano gli amici - si pu sapere in fin dei conti che cosa questa tua filosofia nera? - Oh! - rispondeva Berlioz - il rovescio della magia bianca. Con la filosofia ne ra si dubita di tutto; si vedono a rovescio le immagini belle e nel loro vero se nso quelle brutte e schifose. Si mormora tutto, si bestemmia la vita, si maledic

e la morte. Ci s'indigna, quando la cenere di Giulio Cesare serve per intonacare un muro; ma ci si indignerebbe assai di pi, se a quest'uso si adoperasse soltant o la cenere dei farabutti e degli imbecilli. (BERLIOZ, Souvenirs de voyages). 1187. Stanco dell'ostilit del pubblico che non voleva sentir nemmeno una nota di lui, Berlioz pens di ricorrere a una piccola soperchieria musicale e diede un gio rno al pubblico un suo oratorio, l'Infanzia di Cristo, attribuendone sul manifes to la paternit a un musicista ignoto del secolo XVIII, un tal Pietro Ducr. Furono applausi sino al delirio, e l'oratorio venne dichiarato un capolavoro: la critic a ne era entusiasta. Che semplicit, che stile, che melodia! Come questa musica sup eriore alla musica di Berlioz! esclamavano i critici nei loro articoli. Se non che, sul pi bello, Berlioz venne fuori a rivelare che la musica era sua. ( Gazzette anecdotique). 1188. Era cos avvezzo, povero Berlioz, alle critiche e alle denigrazioni, che, qu ando sentiva qualche parola d'elogio per la sua musica, diceva con aria rassenata: - Che volete, non si pu mica scontentar tutti! (BRANCOUR, Massenet). 1189. Negli ultimi tempi della sua vita, finalmente il pubblico francese cominci ad apprezzare e ad eseguire la sua musica. - Vengono, vengono! - gli diceva un amico, per indicare che il pubblico veniva a lui. - S - rispose Berlioz con un sorriso - essi vengono, e io me ne vado! (BERLIOZ, S ouvenirs de voyages). 1190. Berlioz era sul letto di morte. Un suo amico era venuto a trovarlo. Il gra n musicista gli disse: - Ed ecco finalmente che ora cominceranno ad eseguire anche la mia musica! (E. G UERARD, Dictionnaire d'anecdotes). BERNADOTTE Giambattista nato a Pau il 26 gennaio 1764, morto a Stoccolma nel 1844; generale francese, po i maresciallo dell'impero napoleonico, finalmente re di Svezia e Norvegia, sotto il nome di Carlo XIV. 1191. Willy racconta il seguente aneddoto sul suo avo Domenico Villars, che era medico. Quando era primario all'ospedale di Grenoble, si ferm un giorno presso il letto di un soldato che era stato allora allora portato ferito e che non dava segni di v ita. - Non c' nulla da fare per questo qui - disse il direttore della corsia; - baster un confessore. - No, no, vediamolo, - rispose Willars; ed esaminato che l'ebbe, ordin: - Portatelo subito in sala di operazione. Sei settimane dopo, perfettamente guarito, il soldato raggiungeva l'esercito vit torioso del generale Bonaparte. Era un eroe: si chiamava Bernadotte e regn col no me di Carlo XIV. Sono sicuro aggiungeva scherzosamente Willy che se il sovrano attuale di Svezia con oscer questa storia, non mancher di mandare una pensione al discendente di Domenic o Villars. Ma il povero Willy mor invece nella pi squallida miseria, in un ospedale del Belgi o, e gli amici dovettero fare una colletta per seppellirlo. (WILLY, Souvenirs). 1192. Nel 1789, Bernadotte era semplice sergente del reggimento Marina Reale e d ai commilitoni gli era stato affibbiato il nomignolo di sergente Bellagamba per le sue molte fortune amorose. Quando il reggimento venne trasferito a Marsiglia, i l sergente Bellagamba si present, con un regolare biglietto di alloggio, in casa del signor Clary, ricco commerciante della citt. Il signor Clary, che non aveva n essuna voglia di veder compromessa la tranquillit della casa alloggiando un serge nte, lo mise bellamente alla porta, pregand il sergente di dire al suo colonnello che, in ogni caso, avrebbe preferito alloggiare un ufficiale. Il Bernadotte si rassegn. Clary doveva pi tardi diventare suo suocero: allora la sua futura moglie, Desiderata, era appena una bimbetta di undici anni! (NABONNE, Bernadotte). 1193. Bernadotte era sin da allora un fascinatone di folle. Nel 1789, egli non e ra ancora quel tremendo rivoluzionario che poi divent. Una volta, per le vie di M arsiglia, fu circondato da una folla malintenzionata che pretendeva ch'egli camb

iasse sul cappello la coccarda bianca del Re con una coccarda tricolore. Bernado tte, col suo pi bel sorriso, prese la coccarda tricolore e la mise sulla guardia della spada; poi, rivolto al popolo, esclam: - In quanto a quest'altra coccarda - e indicava, cos dicendo quella che portava s ul cappello - essa deve restar l, al suo posto, fin che i miei superiori non mi o rdineranno di cambiarla. Un soldato non libero, come voi, di fare quel che vorre bbe: egli deve obbedire alla disciplina. E ci nel vostro stesso interesse, perch i soldati difendono la vostra libert. La folla, che poco prima era cos maldisposta contro di lui, scoppi in un applauso. (NABONNE, Bernadotte). 1194. Nel 1791, Bernadotte era gi generale di brigata nell'esercito del Nord. Dur ante una battaglia, i suoi soldati, incalzati dal nemico, superiore di numero, s i diedero a una fuga scompigliata. Bernadotte cerc con tutti i mezzi di fermarli: inutilmente! Allora, indispettito, si stacc di dosso le spalline dor ate e, gettandole tra i soldati, grid: - Non voglio esser pi il comandante di un esercito di vigliacchi! Quel grido fece una certa impressione sui fuggiaschi, e buona parte di essi si f ermarono. In quel mentre Bernadotte si accorse che, nella fuga disordinata, i su oi soldati avevano abbandonato i carriaggi, su cui erano alcuni barili di acquav ite. Allora, rivolto ai soldati, url a squarciagola: - E non vi vergognate di lasciare agli Austriaci la vostra acquavite? Quell'urlo che veniva dal cuore fu ascoltato e decise della sorte della battagli a. I soldati fecero un rapido dietrofronte e affrontarono il nemico, animosament e per riprendere l'acquavite... e gli Austriaci, sorpresi da questo voltafaccia che non si aspettavano, si sbandarono. (NABONNE, Bernadotte). 1195. Bernadotte era sospetto ai Comitato di Salute Pubblica, forse per qualche lettera anonima di qualche altro ufficiale, invidioso della sua brillante carrie ra. Fatto sta che il Comitato di Salute Pubblica, che non andava troppo pel sott ile, spicc contro di lui un mandato di cattura e mand, per arrestarlo, il rapprese ntante Goupilleau e un agente di polizia. Costoro giunsero al campo alla vigilia di una battaglia campale, e, consultatisi, stabilirono di soprassedere all'arre sto fin che la battaglia non fosse terminata. La battaglia fin con una vittoria, dovuta specialmente a Bernadotte, che si prodig e comp atti di grande valore. I du e agenti del Comitato di Salute Pubblica ne furono scossi e maravigliati: sosper o ancora l'arresto, e mandarono al Comitato una particolareggiata relazione del fatto d'armi, domandando istruzioni. Il Comitato rispose che il mandato di cattu ra venisse sostituito con un brevetto di promozione a generale di divisione. (NA BONNE, Bernadotte). 1196. Bernadotte era generoso e disinteressato. Il borgomastro di una citt tedesc a da lui conquistata, per ingraziarsi il vincitore, gli offr in regalo due magnif ici cavalli da sella. Bernadotte li rifiut, dicendo: - Noi siamo qui per combattervi e non per ricevere da voi dei regali! Un suo ufficiale di Stato Maggiore, tale Sarrazin, che era stato presente al col loquio, si rec pi tardi dal borgomastro e si fece regalare i due cavalli. Quando B ernadotte lo riseppe, and su tutte le furie e diede gli arresti di rigore al Sarr azin. (NABONNE, Bernadotte). 1197. Quando Bernadotte venne nominato ambasciatore a Vienna, il Ministro degli Esteri dell'Austria, che non era molto soddisfatto di lui, per via della sua nas cita oscura e soprattutto per esser egli provenuto dalla bassa forza, volle un g iorno umiliarlo, e in presenza di tutta la Corte gli disse: - Noi abbiamo qui a Vienna un ex-ufficiale francese, oggi emigrato politico, che dice di avervi conosciuto in altri tempi. - E chi costui? - domand Bernadotte. - Il signor De Bthisy - rispose il ministro. - Sfido io che mi conosce! - esclam, con semplicit, l'ambasciatore. -Egli era il m io colonnello, ed io ho avuto l'onore di servire ai suoi ordini, quando ero serg ente. E debbo a lui quel che di buono ho imparato nell'esercito. Mi dispiace che , essendo emigrato, e perci nemico, del mio governo, io non possa riceverlo; ma d itegli pure da parte mia che serbo il pi grato ricordo del tempo passato sotto di lui.

Il Ministro degli Esteri, che sperava di vederlo arrossire, fu deluso. (NABONNE, Bernadotte). 1198. Il giorno che Napoleone fece il suo colpo di Stato aveva convocato in casa sua Bernadotte, che sapeva ostile ai suoi disegni, e dopo aver cercato invano d i renderselo favorevole con promesse e con belle parole, si mise ausare le manie re forti. - Voi non uscirete da casa mia - gli disse - fin che tutto non sar finito. A ques te parole, Bernadotte divenne furioso: sguain la sciabola e, con occhi terribili, si mise a urlare come un indemoniato: - Voi potete assassinarmi, ma io non sono uomo da tollerare che mi si trattenga per forza. Difender contro chiunque il mio onor militare. Napoleone indietreggi spaventato: Bernadotte era troppo pi vigoroso di lui! - Vedo che c' un equivoco - riprese, cambiando tono. - Io mi guarderei bene dal t rattenervi vostro malgrado. Siete liberissimo di andare dove vorrete. E cos Bernadotte pot uscire dalla casa di Napoleone. (NABONNE, Bernadotte). 1199. Quando fu governatore di Hannover, si accattiv le simpatie dei suoi sudditi per le buone maniere e per la sua grande generosit. Un giorno, durante una rivis ta militare, avvenne che i cavalli della carrozza di una bella dama, a pochi pas si da lui, si spaventarono per i colpi di cannone che venivano sparati a salve i n segno di giubilo: ne nacque un parapiglia e per poco la carrozza veniva ribalt ata. Bernadotte, senza por tempo in mezzo, spron il suo cavallo e corse di galopp o a dar ordine agli artiglieri di cessare il fuoco. (NABONNE, Bernadotte). 1200. Un'altra volta, mentre passava in carrozza per la citt, si precipitarono ve rso di lui due graziose signorine. Egli diede subito al cocchiere l'ordine di fe rmarsi. Erano le figlie di un certo Heidmann, un cittadino di Hannover imputato di complotto contro le truppe francesi. Le due fanciulle presentarono a Bernadot te una supplica in favore del padre e scoppiarono a piangere. Il governatore fec e alle due ragazze una cordiale accoglienza, cerc di consolarle e, senza nemmeno legger la supplica, disse loro: - Vostro padre certamente colpevole; ma l'esercito francese invincibile e non te me cospirazioni. Perci oggi stesso vostro padre sar rimesso in libert. E mantenne la promessa. (NABONNE, Bernadotte). 1201. Quando conquist Lubecca, disse al borgomastro della citt: - Non siamo venuti qui per farvi del bene; ma cercher di farvi meno male che potr. E fu cos. Diede ordini severissimi perch finisse il saccheggio che i soldati aveva no gi cominciato; e fu tanta la sua generosit verso i vinti, che un capitano pruss iano, tal Kllner, commosso della sua bont, giur di non combattere pi contro la Franc ia. (NABONNE, Bernadotte). 1202. Un nobile francese emigrato, certo De Bonald, si era rifugiato ad Amburgo, e per campar la vita s'era messo a dar lezioni di francese. Pubblic anche una gr ammatichetta di quella lingua, dove, tra gli altri esempi, aveva messo il seguen te: Si dice che Bonaparte sia un grande generale, ma non che un brigante fortunat o. Quando Napoleone divenne padrone della Germania, De Bonald si affrett a pubblicare una seconda edizione della sua gramma tica, riveduta e corretta, e nell'esempio sostitu al nome di Bonaparte quello di Bernadotte, che sapeva malvisto da Napoleone. Ma poco dopo gli avvenne che Berna dotte fu nominato governatore proprio di Amburgo. Bernadotte, saputa la storia d i quella disgraziata grammatica, mand a chiamare r il suo autore, il quale natualmente arriv pi morto che vivo e, appena alla sua pre senza, si gett in ginocchio domandando perdono. Bernadotte lo rialz premurosamente e si limit a chiedere al De Bonald che gli mandasse tutte le copie della grammat ica. Immaginate la consolazione del poveretto, che si vedeva gi fucilato, quando cap che se la cavava a cos buon mercato. Ma la sua sorpresa aument il giorno dopo, quando vide arrivare a casa sua una lettera del governatore che gli accludeva il prezzo di tutti quei libri! (NABONNE, Bernadotte). 1203. Il Senato di Amburgo aveva messo a disposizione del governatore un palazzo abbastanza vasto, ma malissimo ammobiliato. Un giorno un Senatore si rec a far v isita a Bernadotte per chiedergli una grazia che gli stava molto a cuore; e supp licandolo, ebbe a dirgli:

- Non partir di qui fin che non mi avrete accontentato. Bernadotte, che voleva dargli una lezione, gli rispose sorridendo: - Oh, per me restate, restate pure quanto volete! Soltanto fatemi il favore di d irmi in quale appartamento desiderate abitare, perch io ve lo far ammobiliare conv enientemente. Questi mobili vanno bene per un soldataccio come me, ma non potrei mai permettere che un Senatore, una persona di riguardo, alloggi cos male! Il Senatore se lo tenne per detto, e il giorno dopo arriv in casa del Governatore un esercito di tappezzieri, di ebanisti, di mobilieri, che in quattro e quattr' otto resero bella e lussuosa la casa, degna ormai di accogliere un governatore v ittorioso. (NABONNE, Bernadotte). 1204. Bernadotte aveva una visione sempre chiara ed esatta degli avvenimenti mil itari e della loro portata. Quando Napoleone cominci la campagna di Russia, Berna dotte, in un colloquio che ebbe con lo zar Alessandro, gli disse: - Napoleone vincer la prima, la seconda e anche la terza battaglia; la quarta res ter indecisa e la quinta la vincerete voi. In tal modo egli prevedeva con esattezza matematica Witebsk, Smolensk, la Moscov a, Malo-Jaroslavetz e Krasnoe. Pi tardi, quando Napoleone entr a Mosca e tutti credevano alla sua vittoria defini tiva sulla Russia, Bernadotte fu il solo in Europa che cap la vera situazione e d isse: - Napoleone perduto! (NABONNE, Bernadotte). 1205. Bernadotte, quando era ancora principe reale di Svezia, parlava un giorno del modo di governare i Francesi, e pronunci questa massima, che fu poi pi tardi r ipetuta anche da altri: - Per governare i Francesi, occorre una mano di ferro coperta di un guanto di ve lluto. (BEUGNOT, Mmoires). 1206. Quando divenne Re di Svezia, soleva dire al figlio che doveva succedergli sul trono: - Vedi? Bisogna che uno Stato sia economo tutti i giorni, per essere magnifico n elle circostanze straordinarie. (NABONNE, Bernadotte). 1207. I Norvegesi e gli Svedesi hanno fama di terribili miangiatori. Si narra ch e, quando vi fu la festa dell'incoronazione di Bernadotte a re di Svezia e Norve gia sotto il nome di Carlo XIV, il vescovo che celebrava la funzione religiosa t enne un discorso che fin col rito: - Ora re Carlo XIV, egli e nessun altro! Dopo di che i funzionari e le autorit presenti andarono frettolosamente -a tavola . Il re presiedeva il banchetto; ma non era trascorsa ancora mezz'ora ,da quando erano a tavola, che egli diede segno di alzarsi da tavola. Vi fu un grande malc ontento tra i dignitari per quel pranzo troppo sollecito. E nel silenzio della s ala si udirono le parole: - Ora sazio Carlo XIV, egli e nessun altro! (Nuova Antologia, 1898). 1208. Nel gran consiglio del 31 marzo 1814, quando la restaurazione dei Borboni era ormai quasi decisa, lo zar Alessandro, che aveva promesso a Bernadotte il su o appoggio per farlo proclamare re di Francia, intervenne in favore del suo racc omandato, ma lo fece in verit assai debolmente, come per compiere un dovere a cui non teneva molto, in fondo, neanche lui. Ad ogni modo fece la proposta. Talleyrand gli rispose: - Come! Vorreste prendere ancora un soldato, quando abbiamo mandato via il primo soldato del mondo? Lo zar non seppe che cosa rispondere a questa giusta obiezione. (Revue de Paris, 15 novembre 1899). 1209. Nel 1793, quando era repubblicano, Bernadotte si era fatto tatuare un brac cio. Divenuto re di Svezia e ammalatosi, fu dal medico dichiarato in pericolo di vita: soltanto un salasso avrebbe potuto salvarlo. . Ma il re si opponeva recisamente. Infine, alle insistenze del dottore, un po' stupito per tale diniego di un uomo il cui valore era ben noto, acconsenti. - Ma voi dovete giurarmi - disse al medico - di non rivelare ad anima viva ci che vedrete. Denudato il braccio, apparve un bellissimo berretto frigio, con sotGSPLIT:uPalazzi -Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm 3t