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Lingua e stile di Cicerone

Tappa fondamentale nella storia della lingua latina costituita dallopera di Cicerone. Uno dei problemi maggiori riguardava la scelta delle parole: oltre agli arcaismi e ai volgarismi, ritenuti non idonei alloratoria, vengono da lui evitati i grecismi, in nome di una purezza della lingua che non va riguardata come una forma di chiusura, ma come unesigenza dettata dalla necessit di costruire un lessico scientifico-filosofico adatto a esprimere i dati culturali che in quel tempo Roma derivava dalla civilt greca. I termini greci vengono cos tradotti e sono introdotte molte parole nuove (in particolare termini esprimenti concetti astratti). La perfetta padronanza della lingua viene mostrata da Cicerone non solo nella ricchezza del lessico, ma anche nellarchitettura della frase che riflette ordine e equilibrio interiore. I periodi che costruisce risultano fluidi e chiari grazie a una disposizione simmetrica delle parole (concinnitas), sottolineata spesso da endiadi, e grazie a passaggi logici messi in evidenza da nessi quali autem, nam, vero, sed che ne legano le varie parti; contribuisce a tale complesso armonioso labbondante uso di figure retoriche. Egli si serv della lingua cos da soddisfare le pi varie esigenze espressive: per Cicerone il fine di ogni scrittore il persuadere e ci si pu ottenere con luso di tre livelli di stile: umile, medio ed alto, a seconda che egli scelga di docere, delectare o movere il suo pubblico. Di conseguenza nelle orazioni si trovano preminentemente gli stili atti a impressionare favorevolmente gli ascoltatori (delectare) e a muovere i loro affetti attraverso il pathos (movere); nelle opere filosofiche, il cui scopo precipuo il docere, lo stile umile. Nelle orazioni risulter dunque particolarmente abbondante, pur se sapiente, luso degli artifici retorici e curata la musicalit del periodo che doveva suscitare e lasciare un determinato effetto in chi ascoltava (si ricordi che nell Orator studi le clausole ritmiche); nelle opere filosofiche e retoriche, poi, il periodare ampio e ben organizzato, rispondente alla logica del pensiero, ottenuto con il prevalere della subordinazione, in cui la complessit tuttavia sempre sostenuta da lucidit e coerenza del pensiero. Stile di Cicerone. La gerarchia linguistica riflette la concezione della realt. Tramite lessico e sintassi la lingua indica la visione che un popolo ha del mondo. La perfezione classica indica sottomissione dellindividuo, sottomissione di parola a frase, di frase a pagina, di pagina a opera. Cesare e Cicerone sono agli antipodi per stile, ma la loro prosa letteraria ha un carattere comune, retta da pochi grandi centri sintattici ed unificata da una fitta trama di nessi logici. Questo riflette un equilibrio di valori morali, religiosi, etici. C una fede comune nel concetto del bene come bene non di uno ma di tutti. La limpidezza della lingua ciceroniana, che nasce dagli elementi correlati, dalluso delle subordinate, riflette la concezione della societ da parte dellautore. La struttura gerarchica delle istituzioni, della religione e del diritto si riflettono nella struttura. La struttura sintattica cambia con le modificazioni politiche; quando si disgrega lequilibrio, si disgrega anche la lingua, si rompe anche lequilibrio sintattico. Lavvento dellimpero fa s che individuo e cosmo sono di fronte, riaffiora la solitudine esistenziale e sintatticamente abbiamo una prosa con tanti centri (Seneca, Tacito); la prosa si smaglia. Nei discorsi di Cicerone c lattenzione ai rapporti, allanteriorit; linguisticamente si sottolinea ci che avviene prima e ci che avviene dopo. Quindi regola dellanteriorit, importanza dei rapporti temporali.