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PLATONE, CRATILO 395c, 408b: DUE PRESUNTE INTERPOLAZIONI


*


Francesco Ademollo


395c

ooxri or oi xoi te Hroai to ovoo rrte xrio0oi ogoivri yo
touto to ovoo tov to ryyu oevto [oiov rivoi toutg tg raevuio].
Il passo presenta l'etimologia del nome Hro come colui che vede vicino, da
aro + la radice oa- (cfr. oaeao, oi ecc.). Le parole oiov rivoi toutg tg
raevuio furono espunte da Hermann, seguito da Burnet, Mridier, Duke-
Nicoll
1
. Questi ultimi, addirittura relegano il testo espunto in apparato, secondo
il loro uso peculiare e difficilmente giustificabile. Critici precedenti, come
riporta Stallbaum
2
, cercarono invece di migliorare il testo per congettura, p.e.
postulando una lacuna dopo oevto (e.g. oioi or tov Hroao), o
inserendovi un eotr, o cercando di sfruttare la variante xoi oiov offerta in
luogo di oiov da alcuni MSS (cio il Vind. suppl. gr. 7 = W e altri della
famiglia !)
3
. Altri conservano il testo: lo stesso Stallbaum, Hirschig, Fowler
4
.
Anch'io credo che il testo debba essere difeso. A tal fine, per, sar utile
richiamare brevemente alcuni punti fondamentali della discussione del Cratilo.
Il dialogo presenta e discute a lungo una certa concezione (esposta
inizialmente da Cratilo, poi sviluppata da Socrate) del rapporto fra un nome e la
cosa da esso nominata. Secondo tale concezione, la correttezza (o0otg) di

*
Ringrazio Enrico Rebuffat per una lettura attenta e critica, che mi ha salvato da diversi
errori.
1
Vedi rispettivamente: Platonis Dialogi ex recognitione C.F. Hermanni, I, Lipsiae, 1861;
Platonis Opera recognovit I. Burnet, I, Oxonii 1900; Platon, Oeuvres compltes, tome V - 2
e

partie: Cratyle, texte tabli et traduit par L. Mridier, Paris1931; Platonis Opera, tomus I,
recognoverunt E.A. Duke, W.F. Hicken, W.S.M. Nicoll, D.B. Robinson, J.C.G. Strachan,
Oxonii 1995.
2
Platonis Opera omnia, recensuit et commentariis instruxit G. Stallbaum. Vol. V sect. II
continens Cratylum, Gothae et Erfordiae 1835, p. 75.
3
Cfr. C. Dalimier (Platon: Cratyle, Paris 1998), che traduce Plops signifie en effet
celui-qui-ne-voit-pas-bien-loin et il mritait, me semble-t-il, ce surnom. Ma la Dalimier
non segnala di tradurre qui un testo diverso da quello di Duke-Nicoll.
4
Platonis Opera ex recensione R.B. Hirschigii, grce et latine, I, Parisiis 1873; H.N.
Fowler, Plato (vol. VI): Cratylus, Parmenides, Greater and Lesser Hippias, London-
Cambridge (Mass.) 1926.
2
un nome di tipo naturale (uori) e consiste nel fatto che il nome deve rivelare,
tramite l'etimologia, la natura della cosa nominata (390de, 393ce; cfr. pi oltre
422cd). Se questo non accade, se cio non c' corrispondenza fra l'etimologia di
un dato nome e la natura di una data cosa, allora quel nome non , in realt,
affatto nome di quella cosa, indipendentemente da qualsiasi convenzione in
vigore fra i parlanti. Cos p.e. in base al criterio naturale, e a dispetto della
convenzione, risulta che Eoyrvg non nome di Ermogene (383ab). Il
risultato o quello che Cratilo giudica essere il risultato sconfortante:
chiamare Ermogene Eoyrvg equivale a emettere suoni privi di senso (429b -
430a)
5
.
Dopo questa breve premessa torniamo al passo da cui siamo partiti, 395c. Il
senso delle parole ogoivri yo tg raevuio , alla lettera, il seguente:
[1] Questo nome significa che colui che vede le cose vicine degno di questa
denominazione.
Ora, quel che sappiamo sulla discussione in corso nel dialogo rende plausibile la
seguente ipotesi: dire, di una cosa, che degna di un certo nome equivale qui
a dire che quel nome naturalmente appropriato a quella cosa, ovvero un
nome naturalmente corretto di quella cosa. Ma se questo vero, allora la
traduzione letterale del nostro testo potrebbe essere cos parafrasata:
[2] Questo nome significa che colui che vede le cose vicine il suo portatore
naturale.
Questo, per, non che un modo ridondante e un po' complicato
6
per dire
qualcosa di perfettamente sensato:
[3] Questo nome, in base al criterio naturale, significa colui che vede le cose
vicino.
Invece il senso del testo senza oiov rivoi toutg tg raevuio, stampato
nelle edizioni recenti, semplicemente:
[4] Questo nome significa colui che vede le cose vicino.
Ma se il mio ragionamento corretto, ed legittimo interpretare [1] come [3],
allora non affatto necessario intervenire sul testo per ottenere [4].

5
Per una prima discussione delle principali questioni relative al Cratilo vedi F.
Ademollo, Un'introduzione al Cratilo di Platone, in V. Celluprica (ed.), La logica nel
pensiero antico, Napoli (di prossima pubblicazione).
6
Non male ricordare che nel Cratilo le etimologie vengono comunque introdotte in una
quantit di modi diversi oltre all'ovvio il nome x deriva dal nome y: vedi p.e. 411d - 412c,
413d - 414a, 419b - 420c, 437ac.
3
Uno degli aspetti della ridondanza del testo trdito il fatto che l'espressione
del significato del nome contenga un riferimento al nome stesso (toutg tg
raevuio). Questa ridondanza non risolta nella parafrasi [2], dove il pronome
suo fa sempre riferimento al nome, e scompare invece in [3] nonch,
ovviamente, in [4]. Ma essa del tutto veniale. Per fugare ogni perplessit
possiamo confrontare 393a:
o yo 'ovo' xoi o 'rxte' oroov ti toutov ogoivri, ooiixo
ootro rivoi to ovooto,
ovo e rxte significano pi o meno la stessa cosa, cio che entrambi
sono nomi di re.
Anche qui ci che due nomi significano espresso da una proposizione
infinitiva contenente un riferimento ai nomi stessi. Anche 393a parso illogico
agli interpreti, che hanno tentato variamente di correggerlo, finch Stallbaum
propose addirittura di espungerlo (curiosamente, visto che egli stesso difendeva
la genuinit di 395c)
7
. Le edizioni del XX secolo hanno lasciato queste parole al
loro posto, ma l'imbarazzo degli interpreti rivelato dal fatto che diverse
traduzioni alterino la sintassi del testo
8
. In realt sembra chiaro che i due passi si
sostengono a vicenda e sono entrambi sani.


408b

EO. !Ao gv touto yr roixr ari oyov ti rivoi o 'Eg' to yo
rgvro rivoi xoi to oyyrov xoi to xoaixov tr xoi to oaotgov rv
oyoi xoi to oyoootixov, ari oyou ouvoiv rotiv aooo outg g
aoyotrio oar ouv xoi rv toi aoo0rv rryorv, to 'ririv' oyou
rio roti, to or, oiov xoi Ogo aooou ryri, "rgooto" goiv,
touto or govgooo0oi rotiv. r ootrev ouv toutev tov to ryriv tr
xoi tov oyov goorvov [to or ryriv og rotiv ririv]
9
, toutov tov

7
Stallbaum (op. cit., p. 68) segnala vari tentativi di correzione ad opera di filologi
precedenti.
8
E.g. C.D.C. Reeve (Plato: Cratylus, Indianapolis-Cambridge 1998) since both are
names for a king; L. Minio-Paluello (Platone, Opere complete, II, Roma-Bari 1991
5
) e sono
ambedue nomi regali (come se fosse una proposizione indipendente).
9
to or ryriv og rotiv ririv (a7) viene espunto da Cornarius con il consenso pi o
meno vivo di tutti gli editori, tranne Burnet e Fowler. L'espunzione ha dalla sua il fatto che la
precisazione lessicale suona superflua, perch in a3-4 gi stato detto che to 'ririv' oyou
4
0rov eoarri raitottri giv o voo0rtg "'O ov0eaoi, o to ei[rein
ejmhvsato, oixoie ov xooito uao uev Eirg" vuv or gri, e
oior0o, xoeaiovtr to ovoo 'Egv' xoourv. [xoi g yr 'Ii oao
tou ririv roixrv xrxgrvg, oti oyyro gv.]
EPM. Ng tov Aio, ru oo oi ooxri Kotuo ryriv to rr g rivoi
Eoyrvg ouxouv rugovo yr rii oyou.
Abbiamo qui l'etimologia del nome di Hermes, che occupa le linee 407e5 -
408b6. Eg viene fatto derivare da un ipotetico Eirg, e cio o to ei[rein
ejmhvsato (b1), alla lettera colui che escogit il dire. In risposta Ermogene
commenta che allora Cratilo ha ragione di sostenere che il suo nome non sia
Ermogene (cio stirpe di Hermes: vedi 383b), poich in effetti egli non ha
facilit di parola. Secondo il testo dei manoscritti, fra questo commento e
l'etimologia cui si riferisce c' per un'altra etimologia, che Socrate aggiunge
come coda di quella di Eg: l'etimologia del nome di Iris (b3):
Anche Iris sembra esser stata chiamata [cos] con riferimento al dire
[oao tou ririv], perch era messaggera.
Queste parole sono state espunte da Heindorf
10
, seguito da Hirschig, Burnet,
Mridier, Duke-Nicoll. Stallbaum cos commenta: Haec quoque verba ab
Heindorfio et Schleiermachero in glossematis suspicionem vocata sunt. Et
profecto vix ea poterunt defendi aliter, nisi sic, ut a Socrate ludibundo ex
abundanti addita putentur. Codices tamen nullunt faciunt fraudis indicium.
Non mi chiaro perch la spiegazione suggerita da Stallbaum sia stata
trascurata dagli editori successivi. Sembra possibile che Socrate alla fine
dell'etimologia su Hermes accenni brevemente al fatto che l'origine da ririv
condivisa dal nome di Iris, e che tuttavia Ermogene, nella sua replica, ignori
questo suggerimento e si riferisca all'etimologia di Hermes, che lo riguarda
personalmente. Insomma, in assenza di una prova del contrario mi pare sensato
assumere che il testo sia sano.
Un pregiudizio favorevole al testo tradito tanto pi ragionevole in quanto
come gli stessi Duke e Nicoll ci informano in apparato Proclo dimostra di
leggere le parole espunte nel suo commento alla Repubblica, II p. 255.22-24
Kroll:
xoi Hotev rv Kotue tov Egv xoi tgv 'Iiv 0rev oyyrou rivoi
goiv, xoi aoo to ririv outev to ovooto yrvro0oi ryri ooe.

rio roti , e poi in b1 o to ei[rein ejmhvsato riprende e spiega tov to ryriv tr xoi tov
oyov goorvov.
10
Platonis Dialogi selecti, cura Lud. Frid. Heindorfii, I-IV, Lipsiae 1892-10.
5

Altri testi documentano o suggeriscono, in un'et successiva, un'etimologia
di 'Ii da rie, senza che ci a mio avviso costituisca un argomento
favorevole o contrario alla presenza dell'etimologia gi nel Cratilo. In
particolare, in Eraclito, Quaestiones Homericae 28, leggiamo che
Koi tgv oaootrorvgv 'Iiv oyyrov tou Aio tov riovto oyov
uiototoi [scil. il poeta], eoar Egv tov rgvruovto. ouo yo
oyyroi 0rev, ouorvo oou agv raevuoi tg xoto tov oyov
rgvrio,
dove interessante vedere Iris e Hermes associati nell'etimologia, come nel
Cratilo (cfr. Cornuto, De natura deorum 22 Lang)
11
.



Universit di Firenze


11
Cfr. anche Orion 77.9 Sturz; Etym. Magn. 475.37-38 Gaisford; Etym. Gudianum
282.4-6 Sturz. L'etimologia 'Ii < rie non esplicitamente avanzata, ma sembra
presupposta, negli scholia vetera a Hes. Theog. 266, p. 53 Di Gregorio, che spiegando la
generazione di Iris da Taumante interpretano Iris come o aooixo oyo. Peraltro
nell'edizione Flach degli stessi scolii (Osnabrck 1876, 1970) si legge una derivazione del
nome oao tou rie to rye che Di Gregorio non riporta. Lo scolio inserito da von Arnim
come fr. 137 di Crisippo negli Stoicorum veterum fragmenta e da Hlser come fr. 535 nei
Fragmente zur Dialektik der Stoiker (Stuttgart-Bad Cannstatt 1987); ma mentre von Arnim
segue Flach, Hlser stampa il testo di Di Gregorio. Una spiegazione diversa e non etimologica
pure offerta dagli scolii: g 'Ii 0ouoto rotiv oio oevtr yo outgv 0ouoorv.
Una variante sul tema in Platone, Teeteto 155d: la filosofia nasce dalla meraviglia, xoi
roixrv o tgv 'Iiv Oouovto rxyovov goo ou xoxe yrvrooyriv (vedi M. Burnyeat,
The Theaetetus of Plato, Indianapolis-Cambridge 1990, p. 277 n. 12).