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Ugo Volli Una rimediazione mancata Religione forse etimologicamente "legame" (re-ligo).

. Ma forse piuttosto "separazione" (relego), secondo il valore originario di "sacro". Sul piano del senso le religioni sono spesso definite come "culto" o "rituale", e per anc e come "fedi", credenze nel trascendente, il c e spesso implica l!idea di "storie sacre". Si propongono sempre come "via", vale a dire cammini di vita, regole del fare, e insieme come "verit"", sapere sulle cose ultime# ma si presentano spesso anc e come "sottomissione" ($uesto il significato di "%slam", per esempio, ma in altre tradizioni troviamo l!enfasi sulla "regola" o addirittura l!idea di un "giogo" divino), insegnano come ottenere "salvezza" eterna, e costituiscono "comunit"" di credenti. %n $uesto &reve elenco aperto e parziale di caratteristic e estratte senza troppo rigore dal modo in cui le principali religioni sono state intese dai loro fedeli, si possono vedere facilmente le ragioni di vicinanza e di opposizione fra vita religiosa e consumo televisivo' due am&iti evidentemente molto lontani per funzione e definizione sociale, ma c e anno degli elementi comuni c e val la pena di sottolineare, senza alcuna intenzione &lasfema, solo dal punto di vista tutto terreno delle scienze sociali. (er essere pi) precisi, possi&ile ritrovare in molti fenomeni del consumo televisivo dei tratti c e originalmente sono stati dedicati alla sfera religiosa# il c e non deve sorprendere, per le somiglianze strutturali c e c iarir, ma innanzitutto perc * in moltissimi aspetti della vita sociale si possono ritrovare calc i, copie, sostituzioni e imitazioni di
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fenomeni originariamente religiosi. (er citare solo un esempio, uno dei pi) importanti politologi del ,ovecento, il tedesco -arl Sc mitt, sosteneva la necessit" di in$uadrare tutta la vita politica contemporanea nel $uadro di una "teologia politica"' ".utti i concetti pi) pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati" (Le categorie del politico, %l mulino +/01, p. +2). 3!altro canto, come vedremo, sulla religione contemporanea la televisione a avuto un certo influsso. -ominciamo dalla dimensione "religiosa" della televisione. 4nc e alla televisione infatti capita e talvolta essa esplicitamente si propone di legare i propri utenti fra di loro, in casi estremi costituendo comunit virtuali di fan# ma spesso di fatto li separa allo stesso tempo gli uni dagli altri, segmentando accuratamente la sua offerta a seconda delle caratteristic e del target, sicc * vi sono fedeli o fan di $uesta o $uella trasmissione o rete, come ce n! delle diverse religioni. 4nc !essa conosce fenomeni di culto, come o mostrato $ualc e anno fa in un li&ro pu&&licato proprio da 5in6 (Tv di culto, a cura di Ugo Volli, Sperling e 7upfer). 8ssa pure racconta storie e propone sapere. (eraltro le sue storie non sono in genere comprese come realmente vere, o comun$ue non come realmente influenti al di fuori del loro dominio, se&&ene possano suscitare grandi passioni dentro il loro perimetro ( il caso dello sport). 4nc e $uando si parla di "reality s o9" si tratta per lo pi) di una realt" autoreferenziale, c e produce i suoi effetti solamente nel circuito mediatico. 5!affida&ilit" dei contenuti c e sono invece proposti con forza in $uanto veri : c e si tratti di telegiornali, di divulgazione scientifica o di "informazione di approfondimento" per lo pi) demandata ad altre agenzie sociali, dalla scienza alla giustizia al
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giornalismo. Si tratta comun$ue di verit" terrene, c e non aspirano a un senso metafisico. 3ifficile poi trovare una televisione : salvo c e non sia gi" sovraimpressa da una missione religiosa (o politica, in certi casi) ; ric iedere sottomissione e promettere salvezza. -! dun$ue una rete complessa di somiglianze e differenze fra televisione e religione, c e rende sempre pro&lematico il loro rapporto e c e si tratta di provare a dipanare un po!. - e la relazione non sia facile si vede &ene considerando i diversi generi di televisione c e appaiono specificamente deputati a svolgere il discorso religioso. (ossiamo considerarne molto &revemente tre' la narrazione, la predica<conversazione, la ripresa di riti. 5!ultimo caso in apparenza il meno pro&lematico, almeno per le religioni c e ammettono le telecamere alle loro funzioni (com! il caso della c iesa cattolica, ma non per esempio dell!e&raismo c e proi&isce l!uso di strumenti elettronici ; fra gli altri ; nelle giornate festive in cui anno luogo i servizi pi) importanti). Ma anc e dove sia permessa la ripresa e sia perfino dic iarata una $ualc e e$uivalenza sul piano religioso fra assistere al rito dal telesc ermo e parteciparvi di persona ($ualcosa del genere stato sta&ilito per la messa cattolica, almeno nel caso di persone impossi&ilitate ad assistervi fisicamente), vi sono almeno due profonde differenze. 5a prima c e il dispositivo religioso in genere funziona secondo una modalit pubblica e sociale, cio si fonda, almeno nelle grandi cerimonie, sulla compresenza dei fedeli, sul loro costituirsi in "popolo". 5o si vede molto &ene considerando gli edifici religiosi c e nelle fedi pi) diverse sono comun$ue
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costruiti in modo da raccogliere masse di fedeli intenti al rito, dando loro orientamento comune ed evidente compresenza. 5!aspetto pubblico della preg iera produce effetti di fervore, di rassicurazione, di appoggio reciproco c e non possono essere sottovalutati. %nsomma esiste una "sfera pu&&lica religiosa" c e la televisione pu in certi casi riprendere e far vedere al fedele spettatore, ma come oggetto di sguardo, non come contesto reale, dun$ue senza la possi&ilit" di immergervelo. >acendo un paragone naturalmente rispettoso, $ualcosa del genere accade con i fenomeni sportivi e con il teatro, c e non sono pi) la stessa cosa una volta trasferiti in televisione' il tifo non a la sua originale ragione d!essere ; l!incoraggiamento agli atleti ; e manca la seduzione personale della compresenza reale con gli attori in scena c e caratterizza cos? fortemente l!esperienza del teatro rispetto a $uella di altri media. Sennonc * lo sport e il teatro in televisione "si vedono meglio" con la possi&ilit" di cogliere dettagli c e dal vivo non sono possi&ili# al contrario una messa in televisione non mostra niente di pi) (perc * $uel c e conta "non da vedere"), mentre risc ia di distrarre i fedeli, perc * la grammatica della ripresa impone di cercare dettagli e costruire immagini interessanti. 5a seconda ragione connessa alla prima' il meccanismo religioso investe sempre, in maniera pi) o meno intensa il corpo. 3urante le funzioni di tutte le religioni ci si alza, ci si siede, ci si inginocc ia, ci si prosterna, ci si segna, si compiono gesti antic i, caratteristici di ogni singola religione# in certi casi si introduce in &occa $ualcosa (l!8ucarestia, il 7iddus e&raico ecc.), in altre si odorano dei profumi (l!incenso), si accendono candele si gettano pietre, ci si colpisce il corpo. .utto $uesto perde senso e certe
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volte non neppure materialmente o religiosamente possi&ile $uando la partecipazione alla cerimonia deve superare la &arriera dello sc ermo. 3un$ue non solo la dimensione sociale, ma anc e $uella personale, corporale dell!esperienza religiosa oggettivata e allontanata dalla mediazione dell!apparato televisivo. Una seconda modalit" $uella narrativa. -ome accennavo sopra, una delle dimensioni pi) centrali della religione $uella mitica, o se vogliamo usare un termine meno risc ioso, narrativa. ,on intendo sollevare $ui la $uestione assai fre$uentata delle differenze e delle somiglianze delle religioni vere e proprie con i "miti" di varie popolazioni e neppure se vi sia la possi&ilit" di una religione non mitica o di miti non religiosi# mi accontento di notare c e nelle pi) diffuse religioni vi sono sempre almeno tre grandi oggetti narrativi' in primo luogo $uelli c e riguardano le circostanze della rivelazione (le storie c e riguardano le persone di Mos, Aes), Budd a, Maometto ecc.)# poi $uelle c e sono i contenuti delle loro predic e e rivelazioni, in particolare sulle origini del mondo e gli eventi passati e sul suo senso, sulla grande cornice metafisica in cui si colloca l!esistenza umana e il suo significato. 4 $ueste narrazioni delle origini si devono infine aggiungere $uelle successive c e potremmo caratterizzare come appartenenti alla storia della fede' vicende di santi e di martiri, di miracoli e di conversioni, di dottori e di leader religiosi c e si sono attenuti alle indicazioni di partenza. .utte $ueste vicende costituiscono certamente grandi narrazioni, storie affascinanti, c e anno ispirato nei secoli pittori e letterati da 3ante a Milton, da Aiotto fino a - agall : e anc e $ualc e autore cinematografico come (asolini, per fare solo un nome. Storie c e
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anno unito nella memoria comunit", c e anno caratterizzato la cultura materiale di popolazioni, ispirato pellegrinaggi e feste, c e sono state ripetute e variate per generazioni e generazioni. Vi stato anc e un forte impegno televisivo in $uesta direzione, con produzioni molto ricc e, come $uelle c e si sono condotte anc e in %talia intorno alle storie &i&lic e. 8 per il loro successo stato certamente parziale. 5e ragioni sono diverse. %ntanto si tratta di temi c e contrastano in partenza con l!idea di un intrattenimento leggero c e caratterizza ormai $uasi per definizione l!offerta televisiva. 8! difficile raccontare in televisione dei profeti e dei santi ancor pi) dei generali e degli inventori, perc e $uesti possono almeno essere romanzati, mentre $uelli devono restare fedeli alle loro fonti, perc e $uesti possono almeno essere romanzati, mentre $uelli devono restare fedeli alle loro fonti per non risc iare di offendere $ualcuno# sono comun$ue temi c e risc iano, secondo gli addetti ai lavori, di provocare la noia del pu&&lico. 8 naturalmente ric iedono un grande impegno produttivo, set esotici, grandi interpreti, grandi effetti speciali' cose c e si prestere&&ero pi) alla dimensione (e al mar6eting) del cinema c e alla televisione. Bisogna aggiungere infine c e si tratta di temi c e naturalmente risc iano di dividere il pu&&lico secondo demarcazioni religiose c e non sono $uelle secondo cui si articola naturalmente la scansione dei pu&&lici della televisione, almeno della grande televisione generalista. 3al punto di vista di un pu&&lico religioso, invece, vi il risc io spesso avvertito dalle autorit" religiose di una &analizzazione, di un!omologazione, di una perdita di fede, di un eccesso di normalizzazione della narrazione su moduli linguistici
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troppo $uotidiani e sconsacrati. Bisogna tenere in conto le o&iezioni di alcune religioni (per l!e&raismo e l!islamismo il divino strettamente irrappresenta&ile# per $uest!ultima religione anc e il profeta Mu ammad non deve essere rappresentato)# e comun$ue, come dare un volto o una voce al divino senza creare cortocircuiti e identificazioni sgradevoliD -ome rappresentare miracoli e prodigi senza produrre un effetto fantasED Sono $uestioni c e naturalmente si possono affrontare, ma pi) facilmente con iniziative cinematografic e c e televisive, per ragioni di apparati e di presenza istituzionale di fronte al pu&&lico. Una terza dimensione di presenza televisiva la pi) fre$uentata fra tutti. Si tratta del discorso c e la religione fa esplicitamente attraverso la televisione' predic e, conversazioni, omelie, conversazioni con gli spettatori, commenti, annunci, tal6 s o9. 5a televisione diventa un pulpito, da cui parla una fede nella persona dei suoi sacerdoti, predicatori, esperti, dignitari. 8! la prosecuzione di un modo molto antico di uscir fuori dai luog i di culto e di parlare alla popolazione generale' un modello c e risale al Medioevo, $uando, come a mostrato in un &el li&ro Maria Aiuseppina Muzzarelli, le piazze delle citt" e in particolare dei dei -omuni italiani erano &attute da Pescatori d'uomini (%l Mulino, Bologna 1FF2), predicatori itineranti, vere e proprie star internazionali di un sistema mediatico certamente primitivo nelle sue strutture tecnic e $uanto efficace nei suoi effetti. %l sistema dei telepredicatori a notoriamente origine e massimo successo negli Stati Uniti e si esteso con $ualc e facilit" in Sudamerica e in certe zone dell!4sia, ma incontra
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notevoli difficolt" in 8uropa e in particolare in %talia. 5e ragioni sono diverse, dalla secolarizzazione delle societ" europee, al rapporto pi) sociale c e intimo con la religione c e si costruito nell!8uropa meridionale dalla -ontroriforma in poi, alla resistenza della - iesa -attolica ai contenuti e anc e alle modalit" comunicative di tipo neo;protestante c e caratterizzano $ueste forme di discorso religioso. Resta il fatto c e anc e nel nostro paese vi sono state delle efficaci presenze religiose in video, per lo pi) con modalit" meno comizianti e spettacolari e forme di interlocuzione pi) personale (si pensi al classico (adre Mariano) comunit" o culturale (come nel caso di delle ottimo ru&ric e livello "(rotestantesimo" o in "Sorgente di vita" a cura dell!Unione delle e&raic e d!%talia, entram&e giornalistico). Bisogna dire comun$ue c e sia per $ueste forma di cauta presenza televisiva secondo il modello europeo, sia per $uelle pi) sfrenate secondo l!esperienza americana, la comunicazione televisiva resta un!"esternazione" del momento religioso, cio $ualcosa c e non tocca la sua vera essenza comunitaria o individuale. Vi sono s? i telepredicatori, ma non una vera e propria telereligione. % due mondi del sacro e del video si sono a&&racciati, ma non confusi e identificati. -on $uesta considerazioni arriviamo al punto pi) fondamentale c e caratterizza i rapporti fra televisione e religioni. %l fatto c e le religioni sono, fra le molte altre cose c e o citato all!inizio di $uesto articolo e le altre c e si aggiungere, essenzialmente strumenti di potre&&ero

conservazione e di diffusione di una memoria condivisa' memoria di eventi del passato, eventualmente# memoria di riti, di
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idee teologic e, di cammini di salvezza# memoria delle vicissitudini del gruppo religioso ecc. -ome sostiene Han 4ssmann (La memoria culturale, .orino, 8inaudi, +//0) $uesto dispositivo di memoria e riproduzione determinante per l?!esistenza stessa dei fenomeni religiosi. 3un$ue, sia nel caso di religioni fortemente orientate al proselitismo e $uindi alla loro diffusione, secondo $uell!o&&ligo espresso dalla congregazione "de propaganda fide" fondata nel +C11 dal papa Aregorio IV, da cui non a caso a tratto il nome la moderna "propaganda"# sia nel caso di religioni c e rifiutano il proselitismo, come l!8&raismo, il Aiainismo ecc., la dimensione mediatica caratteristica della vita religiosa. -ome dispositivi di comunicazione e di memoria si possono analizzare le cerimonie religiose, ma anc e gli edifici, i costumi, i testi sacri, insomma il cuore della vita religiosa. 5a religione dun$ue (anc e) un mezzo di comunicazione' un mezzo potente, c e costituito in modo di porre tutta le realt" sociale e individuale, perfino $uella naturale, al proprio interno, come un proprio contenuto e insieme uno strumento della sua missione. 8 anc e la televisione, come sappiamo molto &ene a partire dalle riflessioni di 8co e -asetti sulla neotv, cerca di includere il mondo al suo interno. (er $uesta ragione i rapporti fra religione e televisione non possono essere compresi solo come $uelli fra un mezzo (la tv) e un contenuto o un genere# ma anc e come i rapporti fra due media particolarmente potenti e am&iziosi, l!uno pi) o meno universale e coestensivo alle societ" degli uomini, l!altro caratteristico della fase culturale nata dopo la Seconda Auerra Mondiale e c e ancora perdura nonostante %nternet e tutti gli altri sviluppi mediatici. %n $uesto periodo la televisione non a
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assor&ito la religione n* accaduto l!inverso' vi sono stati degli incroci e dei contatti, ma tutto sommato cauti e superficiali, in certi casi americani molto spettacolari e perfino pacc iani, ma non una vera e propria i&ridazione. (er esprimersi nei termini di Bolter e Arousin (Remediation, Auerini e 4ssiciati, Milano, 1FF=) non vi stata una ri;mediazione televisiva della religione, com! accaduto per tante parti della nostra cultura. ,on unfatto senza significato. Ugo Volli

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