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Un manoscritto anonimo di esperienze idrauliche

FILIPPO NIEDDU

Un manoscritto anonimo di esperienze idrauliche


Introduzione Un quaderno manoscritto, di dimensioni cm 15,8 x 11,9 x 1,8, legato con una copertina semirigida in pergamena, che reca sul dorso il titolo: Compendio della pratica per misurare le acque correnti conservato nei fondi archivistici del CEMED, il Centro Museo e Documentazione Storica del Politecnico di Torino. Mancano notazioni evidenti che possano fare risalire in maniera esplicita al compilatore; tuttavia, da considerazioni desunte dal contenuto del quaderno, si pu qui anticipare che lautore pu verosimilmente essere individuato in Prospero Richelmy, professore di Meccanica e Idraulica, nonch direttore della Scuola di applicazione per gli ingegneri di Torino. La misura delle acque correnti Lacqua da sempre risorsa preziosa, sia per il suo utilizzo a fini igienicosanitari, sia come fonte di energia; nacque perci molto presto (sin dal XV secolo in maniera strutturata) la ricerca di metodi1. utili alla quantificazione della portata dei flussi dacqua, affinch tecnici, amministratori ed utilizzatori potessero attribuire valore economico alle partizioni dei corsi dacqua. Le esigenze pratiche che portarono a questo fiorire di metodi si avvertirono sin dalla fine del Trecento, come chiarisce Escobar2: lItalia dei comuni ad estendere lopera degli uomini dingegno dal mero controllo dellacqua alla sua misurazione, ci che richiede un approccio di tipo quasi-scientifico. E daltra parte, lo stesso Engels chiarisce: tutta lidrostatica uscita dal bisogno di regolare i torrenti in Italia nei secoli XVI e XVII.3 La sperimentazione sempre stata parte integrante dello studio dellidrodinamica, dai primi trattati di dinamica dellacqua, elaborati durante il Medioevo in Veneto e Lombardia, e basati in parte sullesperienza diretta ed in parte sullassimilazione di trattati derivanti dal mondo antico, sino alle elaboratissime trattazioni matematiche della scuola torinese di idraulica di met Ottocento. Fu Leonardo il primo a dotare di una certa sistematicit lo studio della foronomia (la scienza dellefflusso dei liquidi attraverso orifizi posti nelle pareti di un serbatoio o di una canalizzazione) e della dinamica delle correnti. Le intuizioni del grande scienziato riguardarono soprattutto le luci a battente, ossia le aperture praticate sulle pareti laterali di recipienti, e linfluenza della resistenza al moto da parte delle pareti bagnate. Per quanto riguarda le prime, accurati e precisi disegni descrivono landamento delle correnti in uscita dai fori sulle pareti laterali di recipienti; riguardo al flusso dellacqua in presenza di sponde,

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nellopera Sul moto e la misura delle acque egli diede prova di aver compreso con buona approssimazione la distribuzione delle velocit nella sezione retta di una corrente. Proprio in funzione delle osservazioni si arriv gi allora a determinare come il massimo della velocit della corrente sia localizzato in superficie, e il minimo in prossimit del fondo, a causa dellattrito del flusso con le pareti. Indicativa la massima che Leonardo pose a proposito di questi studi, quando si tratta del flusso dellacqua occorre prima fare ricorso allesperienza e solo successivamente alla ragione4, e che si lega idealmente allo stesso titolo del quaderno. Per quanto concerne gli studi di dinamica delle correnti, si devono agli studiosi appena citati la determinazione quantitativa dei coefficienti di contrazione della vena (pari a 1/2), di propor-zionalit tra velocit di efflusso e radice quadrata del carico (pari a 2g) e - con Newton - della portata di efflusso (Q = b2gh). Parallelamente, nel XVII secolo importanti apporti furono quelli dellabate Castelli e di Edme Mariotte per quanto riguarda la teoria della continuit delle correnti permanenti, ma soprattutto quello di Domenico Guglielmini, che comprese la legge della distribuzione delle velocit superficiali in una luce di fondo verso un canale inclinato. Il secondo passo di Guglielmini fu quello di capire che, dopo un primo tratto, ha luogo un equilibrio fra laccelerazione dovuta allinclinazione del fondo e la decelerazione causata dalle pareti: ne risulta un

moto uniforme, caratterizzato da velocit costante. In seguito a questi risultati egli tent di arrivare alla determinazione quantitativa delle leggi di resistenza, che sar il fondamentale problema dellidraulica sperimentale dei cento anni a venire. Il suo risultato, pur affetto da basi errate, fu in prima approssimazione corretto, legando proporzionalmente la portata in un canale a sezione rettangolare alla profondit della corrente elevata a una potenza di 3/2. Bernard Forest de Blidor per primo applic luso del calcolo integrale alla risoluzione di problemi di idraulica pratica, nella sua Architecture hydraulique, e tale fu limportanza della sua opera che lultima edizione francese fu quella del 1830, 93 anni successiva alla prima. Per lestensore del Compendio questa era lopera pi avanzata in materia. Altra parola chiave presente nel titolo del Compendio misura: concetto fondamentale, come ha gi chiarito la citazione di Escobar, legato alla regolamentazione delluso di un bene che ha da sempre avuto grande importanza economica e che sar al centro della prima industrializzazione. A misura e a quantit corrispondono quantificazione monetaria, turnazione dei rifornimenti, di divisione della portata. Prospero Richelmy, che resse la cattedra di Meccanica applicata e Idraulica pratica della Scuola di Applicazione per ingegneri di Torino per ventanni dalla sua costituzione avvenuta nel 1860, non tralascia di chiarire i diversi tipi di suddivisione della quantit di acqua a disposizione5:

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La distribuzione della portata di un canale pu farsi in varii modi. Pu ciascun utente aver diritto ad una quota parte della portata, pu taluno dessi essere tassato per una quantit dacqua fissa rimanendo ad esclusivo profitto o danno degli altri ogni aumento o diminuzione della portata. Dicesi la prima divisione proporzionale, la seconda concessione a bocca tassata. Le divisioni proporzionali si fanno in due modi, periodico e continuo. Periodico quando ogni utente gode tutta la portata del canale per un certo numero dore ogni tanti giorni; continuo quando ha continuamente una parte soltanto dellintiera portata. Nella divisione periodica si stabilisce anzitutto la durata del torno, e quella della competenza di ciascun utente, cio dicesi stabillire un orario. La durata totale del torno dicesi ruota; il tempo per cui un utente si serve della portata del canale, chiamasi la sua competenza oraria. La quantit dacqua che riceve in tal tempo, diremo la sua competenza assoluta. Dicasi: R la ruota; Q la portata del canale; H la competenza oraria di un utente; C la sua competenza assoluta; si avr: C = Q * H / R. Infine, sempre nel titolo del Compendio, si parla di acque correnti. Attributo non secondario, poich obbliga chiunque voglia addentrarsi nello studio della materia ad utilizzare fini strumenti teorici. Se infatti sin dallAntichit si erano sviluppati metodi precisi ed efficace-

mente utilizzabili per misurare le quantit dacqua immota, la misura delle acque correnti sar uno dei motivi della stretta connessione tra matematica (specialmente analisi differenziale) e idrodinamica. La piena presa di coscienza della necessit di questa stretta unione avverr soltanto nella seconda met del XVIII secolo, ma gi in nuce nellopera di Frontino si pu cogliere la necessit di considerare non solamente la forma del corso dacqua, ma anche limpeto con il quale essa scorre. Lo stesso Escobar afferma in ogni modo come lapplicazione generalizzata delle formulazioni teoriche dovr ancora attendere epoche successive: Effettivamente considerazioni, anche se approssimative, sullincidenza della terza dimensione dellacqua corrente - la velocit - nel determinare variazioni nella portata di un alveo pur di dimensioni costanti, entrarono nella tradizione empirica per lirrigazione in Lombardia e nel Veneto tra i secoli XV e XVI, prima di aver raggiunto una chiara formulazione teorica. Anche quando, circa due secoli pi tardi con lopera del Castelli, questo risultato teorico fu raggiunto in modo concettualmente pressoch compiuto, continu a lungo a prevalere nella prassi lapplicazione di approssimazioni alla teoria accumulate in questa tradizione parallela a quella scientifica.6 Occorrer unevoluzione degli strumenti (legata, evidentemente, alla comparsa e allutilizzo dei nuovi metodi matematici) perch avvenga lappropriazione di quella terza dimensione.

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La scuola piemontese Guardando alle maggiori figure che punteggiano la storia della idrodinamica piemontese, si evince sempre un forte legame con le matematiche, anche se spesso sono sufficienti per la pratica nozioni elementari ancora lontane dalla analisi sublime di Luigi Lagrange e di Giorgio Bidone. Le operazioni in questo compendio descritte sono per la maggior parte dimostrate dalli scrittori di questa materia suo luogo cittati, nel resto dove non siano cose di per se evidenti, se ne rende ragione; si suppone per che chi dovr praticarle sia per lo meno esercitato nellaritmetica, e geometria pratica, e che non passi alle cose seguenti prima davere ben apposte le precedenti.7 Domenico Guglielmini, citato frequentemente nel Compendio, fu docente di matematica e idraulica fluviale a Bologna, ed autore di un trattato fisico matematico della natura dei fiumi8; Francesco Domenico Michelotti, il primo responsabile dello Stabilimento della Parella9, fu professore di matematica presso lUniversit di Torino; Giovanni Plana, importante figura della scuola di idraulica piemontese, mise anche a punto, in qualit di astronomo regio, una teoria completa del moto della Luna; infine, Giorgio Bidone, forse la figura di maggior spicco in questo ambito, si laure in matematica e ingegneria nel 1803: la sua opera cos sintetizzata da Redondi: Le indagini di Bidone dovevano infatti tenere conto di un complesso in-

sieme di dati osservativi perch si aveva a che fare con un fenomeno reale e non con una sua idealizzazione. Cos, dopo aver verificato per via sperimentale che la propagazione a monte del rigurgito si accompagnava a un aumento del livello dellacqua, Bidone riscontrava la forma convessa della superficie liquida e otteneva per via puramente matematica le equazioni per descrivere lestensione e laltezza del rigurgito. Le equazioni ottenute in tal modo si dimostravano poi estendibili anche allo studio teorico della propagazione del rigurgito in casi particolari.10 Per gli scienziati torinesi i fondamenti della meccanica newtoniana si affinano alla scuola francese. Eccettuato il Plana, ammesso allcole Polytechnique gi nel 1800 per aver frequentato unEcole Centrale creata dal Direttorio a Grenoble, a partire dal 1802 fu possibile anche per gli studenti piemontesi iscriversi al prestigioso istituto parigino. La colonia piemontese fu una delle pi numerose, con 22 ammessi tra il 1804 ed il 1813 (a fronte di tre genovesi ed un allievo proveniente da Amsterdam). Lo stabilimento della Parella Le analisi compiute dalla scuola piemontese di idraulica non sarebbero state possibili senza la disponibilit di uno stabilimento dove svolgere le necessarie attivit sperimentali. Nel 1765, sotto il regno di Carlo Emanuele III, fondato lo Stabilimento per le sperienze idrauliche presso la cascina della Parella, situata ad ovest della citt. Fran-

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cesco Domenico Michelotti sovrintende alla costruzione della torre idraulica, e descrive il complesso puntando laccento sulle caratteristiche innovative e uniche della struttura.11 Anche Jean-Nicolas-Pierre Hachette12, quando si trover a descrivere la Parella compir unopera di pura traduzione, appoggiandosi completamente alla relazione di Michelotti. Nello scritto di Hachette, tuttavia, si pu individuare lentusiasmo per un laboratorio di valore europeo, che lo stesso accademico avrebbe visto come modello per un analogo da situarsi nei pressi di Parigi, servito dalle acque del canale dellOurc, al fine di contribuire al progresso di una scienza, come lidraulica, cos importante per un paese di grande tradizione agricola come la Francia. La funzione dello stabilimento della Parella cesser solamente dal 1869, quando per opera dello stesso Prospero Richelmy si inizier la costruzione di un nuovo stabilimento per gli esperimenti idraulici, questa volta situato presso la sede della Scuola di applicazione per ingegneri, al Castello del Valentino. Il Compendio Il Compendio si divide in due parti principali: una prima scritta ad inchiostro comprende sia il Compendio propriamente detto, sia alcuni metodi di calcolo seguiti da alcune applicazioni pratiche. Sebbene la seconda di queste due sezioni tratti di argomenti affrontati anche nella prima, la cesura tra le due netta per la presenza al termine della prima di un indice degli argomenti

affrontati.La seconda parte scritta a matita, e sebbene non presenti spunti di rilievo dal punto di vista teorico, essenziale per lidentificazione dellautore del Compendio. Oltre ad alcuni schemi di calcolo e ad altri paragrafi di importanza secondaria, sono presenti i resoconti di esercitazioni svolte nellambito del corso di Meccanica applicata alle macchine e Idraulica pratica. Passati i due primi Capi nei quali lautore, sulla base per lo pi di riferimenti a Guglielmini, analizza prima i principi generali della misura delle acque, quindi quelli della dinamica dei solidi soggetti alla forza di gravit, i capitoli seguenti (Capi 36) riguardano pi propriamente lanalisi del movimento e della quantizzazione dei volumi dacqua che si trovano nei corsi naturali o nei canali. Il tutto corredato dalla descrizione degli strumenti utili per la determinazione della velocit dellacqua: due versioni di un archipendolo per la misurazione della velocit dellacqua, ed il tubo di Pitt. Il Compendio prosegue con due capitoli pienamente inseriti nella struttura classica delle opere didraulica edite da un secolo e mezzo a quella parte. Il Capo Settimo, Dellaccrescimento, o scemamento delle altezze cagionate dallunione, o diramazione dei Fiumi, tratta degli argomenti spiegati sino a quel segno, ma questa volta applicati al caso pi complesso dovuto allinterferenza delle correnti di due corsi dacqua. Il Capo Ottavo tratta invece della distribuzione delle Acque.

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Secondo lo schema delle opere classiche dellidraulica, lautore avrebbe dovuto esporre i principi dellarchitettura idraulica, tanto pi che, avendo di fronte a s, tra le altre, lomonima opera di Blidor, la prosecuzione sarebbe stata naturale. Un indice ben compilato segna invece la fine del Compendio propriamente detto. Si dimostra cos linteresse eminentemente teorico di chi scrive nei confronti della misura delle acque. La seconda parte del quaderno Le pagine vergate a inchiostro terminano a pag. [74], e gi la numerazione si interrompe a quello numerato con la cifra 71. la pag. [75] bianca e dal seguente si iniziano le pagine scritte col lapis. Esse costituiscono senza dubbio unaggiunta, una sorta di compendio al Compendio, una serie di note e di appunti che il proprietario (autore?) del volumetto redasse certamente in un tempo successivo. La ricerca dei coefficienti del reometro il tema delle note con cui si avviano queste pagine ricche di formule, ma anche di calcoli e soprattutto delle tabelle in cui sono raccolte le misurazioni effettuate da studenti. Si tratta dei risultati di esperimenti effettuati a mezzo di un reometro (strumento per misurare la velocit dellacqua) da studenti, che da controlli effettuati nei registri degli iscritti alla Scuola di applicazione per glingegneri si rivelano essere tutti immatricolati nellanno accademico 1863/64. Poich a pag. [88] appare lunica data presente nel quaderno (21

Maggio 1864), facile intuire che colui che scrive le note il docente o un assistente di un corso di Idraulica. Nel periodo in questione lunico corso della Scuola di applicazione che trattasse materia di idraulica era il corso di Meccanica applicata alle macchine e Idraulica pratica, e tale corso fu tenuto dal professor Prospero Richelmy dalla fondazione della Scuola (avvenuta nel 1860) sino al 1880. La calligrafia del redattore del Compendio la medesima con cui scritta la seconda parte, e un confronto con uno scritto autografo e firmato del Richelmy13 non lascia ulteriori dubbi al fatto che lautore e redattore del Compendio sia proprio il Direttore della Scuola. Il professor Prospero Richelmy: alcuni cenni biografici Prospero Richelmy nacque a Torino il 28 luglio 1813. Intraprese gli studi universitari dedicandosi alla matematica, e le sue capacit furono da subito notate da Plana, Giulio e Bidone. Consegu giovanissimo (20 luglio 1833) il diploma in Ingegneria e Matematica. Il 5 luglio del 1838 divenne dottore aggregato alla facolt di Scienze Fisiche e Matematiche; divenne professore sostituito di Idraulica nellanno scolastico 1848-1849, e due anni dopo acquist la qualifica di titolare, insieme a quella di direttore delledifizio idraulico della Parella. Tenne quella cattedra sino al 1860. Con il Real Decreto del 3 novembre 1860 divenne infine professore di Meccanica Applicata e di Idraulica Pratica

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presso la Scuola di Applicazione del Valentino, oltre che Direttore della stessa (sino al 1880). Nel 1869, appoggiando una proposta di Quintino Sella, fece

costruire al Valentino un nuovo edificio sperimentale idraulico - la Torre Idraulica di Richelmy o Torre degli efflussi. Mor il 13 luglio del 1884.

1 Tra le pi importanti opere in questo senso si hanno: B. CASTELLI, Della misura delle acque correnti, Roma, 1629; G.B. BARATTIERI, Architettura dacque, Piacenza 1656; D. GUGLIELMINI, Aquarum fluentium mensura, Bononiae : ex Typographia Pisariana, 1690; C. FONTANA, Utilissimo trattato delle acque correnti, Roma : Giovan Francesco Buagni, 1696; D. GUGLIELMINI, Aquarum fluentium mensura nova et inquisita, Bologna : Eredi dAntonio Pisarri, 1692; ID., Epistolae duoe hydrostaticae, Bologna : Eredi dAntonio Pisarri, 1692; ID., Della natura de fiumi - Trattato fisicomatematico, Bologna : Eredi dAntonio Pisarri, 1697; P. VARIGNON, Trattato del moto e della misura delle acque correnti, Bologna : Dalla Volpe, Lelio, 1736; B. ZENDRINI, Leggi e fenomeni, regolazioni ed usi delle acque correnti, Venezia : Giambatista Pasquali, 1741; F. M. DE REGI, Uso della tavola parabolica nella misura delle acque correnti..., Milano : Giuseppe Richino Malatesta, 1764; F. D. MICHELOTTI, Sperimenti idraulici principalmente diretti a confermare la teorica, e facilitare la pratica del misurare le acque correnti, Torino : Stamperia Reale, 1765; G. A. ALBERTI, Istruzioni pratiche per lingegnero civile..., Venezia : Savioni, 1782; D. COCOLI, Dissertazione sopra il quesito stabilire la vera teoria delle acque uscenti da fori aperti ne vasi, e mostrare in quai circostanze possa ella applicarsi alle acque, Mantova : Pazzoni Alberto erede, 1783; B. FERRARI, Delle corrosioni dei fiumi, Milano : presso Giuseppe Galeazzi, 1792, e Dissertazioni idrauliche, Milano : presso Giuseppe Galeazzi, 1793; F. MENGOTTI, Saggio sulle acque correnti, Milano, 1810; A. TADINI, Del movimento e della misura delle acque correnti: memoria idraulica, Milano, 1816.

Idraulica come controllo delle acque significa, date le caratteristiche geografiche italiane innanzitutto, capacit di opporre alla prepotenza dei fiumi lastuzia della previsione, ma anche una pi precisa necessit di conoscere e controllare la disponibilit di questo elemento prezioso per leconomia e la vita sociale, secondo criteri quanto pi possibile precisi e univoci [] Ai tecnici si chiedeva dunque non solo di porre rimedio ai danni delle inondazioni o delle acque stagnanti o troppo rapide per la navigazione, ma anche di elaborare concreti dispositivi per calcolare con la maggiore esattezza la portata dei corsi dacqua e per distinguere il tempo e la quantit dovuta alle ragioni di ciascheduno secondo una distinzione di finalizzazioni diverse delle risorse idriche. S.ESCOBAR, Il controllo delle acque, in Storia dItalia - Annali, vol. 3, Torino : Einaudi, 1980, pp. 8990. F. ENGELS, 50 lettere: gennaio 1893-luglio 1895, Roma : Editori Riuniti, 1977 (lettera a Starkenburg 25 gennaio 1894), cit. in S. ESCOBAR, Il controllo delle acque, op. cit., p. 93.
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L. DA VINCI, Del moto e misura dellacqua, Libri nove ordinati da F. Luigi Maria Arconati. Editi sul codice archetipo barberiniano a cura di E. Carusi ed A. Favaro [Pubblicazioni dellIstituto vinciano in Roma, diretto da Mario Cermenati; nuova serie: Testi Vinciani, I], Bologna : Zanichelli, 1923, p. 164.

5 P. RICHELMY, Programmi, ossieno Sunti delle lezioni di meccanica applicata alle macchine e di idraulica pratica, dette nella Reale Scuola di applicazione di Torino, Torino : Derossi e Dusso, 1863, p. 167 (ARTICOLO CINQUANTATREESIMO). Cfr. anche S. ESCOBAR, Il controllo delle acque, op. cit.

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S. ESCOBAR, Il controllo delle acque, op. cit., p. 101. Pag. [1] del Compendio. V. MARCHIS, Storia delle macchine, Roma-Bari : Laterza, 1994, p. 182. Si veda successivamente il paragrafo 3.3.

10

P. REDONDI, Cultura e scienza dallilluminismo al positivismo, in Storia dItalia - Annali - vol. 3", Torino : Einaudi, 1980, p. 773.

F. D. MICHELOTTI, Sperimenti idraulici principalmente diretti a confermare la teorica, e facilitare la pratica del misurare le acque correnti, Torino : Stamperia Reale, 1765, pp. 1-4.
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J.-N.-P. Hachette (Mzires 1769 - Parigi 1834), nel 1794 fu assistente di Gaspard Monge allEcole Polytechnique di Parigi, e successivamente fu professore alla facolt di scienze (cfr. A. CONTE, L. GIACARDI, op. cit., p. 292n).

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P. RICHELMY, Prospero Richelmy, da Torino, per essere dichiarato ingegnere idraulico della Regia Universit di Torino, lanno 1833 add 20 luglio - Tema proposto al Candidato per pubblico esame darchitettura idraulica, Torino : Cassone, Marzorati, Vercellotti, 1833.

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