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Induismo

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Induismo Fondatore Divinit Tipologia Nome dei seguaci e numero degli stessi Testo sacro Nato in Terra Santa Primo paese che ha adottato l'Induismo Paese con pi seguaci Rami Simbolo Comunit Edifici religiosi Primo tempio ind Tempio ind pi grande del Mondo Clero Religioni relazionate Nessuno in particolare, vedi la Civilt della valle dell'Indo Dei quali Brahma, Shiva, Vishnu e vari avatar di Dei, oltre al Brahman impersonale Enoteismo, Dharmica Induisti, 1.000 milioni Veda, Itihasa, Purana Civilt della valle dell'Indo Valle del Gange e citt di Allahabad, Haridwar, Varanasi e Vrindavan India India Giavanesimo, Lingayatismo, Saktismo, Sivaismo, Smartismo, Visnuismo Aum Societ ind, divisa in caste Tempio e monastero ind Nessuno in particolare, vedi la Civilt della valle dell'Indo India Tempio Akshardham, Nuova Delhi Brahmana, Guru, Asceta, Monaco Ayyavalismo, Buddismo, Jainismo e Sikhismo

L'Induismo (o, secondo alcuni orientalisti italiani, pi correttamente Hindismo[1] ) tradizionalmente denominato Sanatana dharma (sanscrito , IAST Santana dharma, Insegnamento eterno), una tra le pi antiche delle principali religioni del mondo e, con circa 1 miliardo di fedeli, di cui 900 milioni in India[2] , attualmente la terza pi praticata, dopo il Cristianesimo e l'Islam. Dare una definizione unitaria dell'Induismo difficile, poich esso pi che una singola religione in senso stretto si pu considerare una serie di correnti religiose, devozionali e/o metafisiche e/o filosofico-speculative eterogenee, aventi s un comune nucleo di valori e credenze, ma differenti tra loro a seconda del modo in cui interpretano la tradizione, e a seconda di quale aspetto diviene oggetto di focalizzazione per le singole correnti.

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Origine del termine e definizione dell'Induismo


Il termine italiano induismo, cos come tutti i termini correlati al subcontinente indiano con cui condivide la radice, si fa derivare dall'antica parola utilizzata, fin dall'epoca Achemenide, per indicare il fiume Indo. Inizialmente il termine Hind, prettamente geografico, non faceva quindi alcun riferimento a un sistema di credenze religiose: l'allargamento del suo significato ebbe origine all'epoca della [ per designare gli indiani non convertiti, ovvero coloro che abitavano al di l del fiume Indo, nei territori ancora non sottomessi all'Islam. Dopo la colonizzazione britannica, il termine inglese Hinduism fu impiegato per indicare un insieme variabile di fatti religiosi e tradotto nelle principali lingue europee. Nel 1966 la Corte suprema dell'India ha definito il quadro dell'induismo sui seguenti principi: 1. l'accettazione rispettosa dei Veda come la pi alta autorit riguardo agli argomenti religiosi e filosofici, e l'accettazione rispettosa dei Veda da parte dei pensatori e filosofi induisti come base unica della filosofia induista; 2. lo spirito di tolleranza e di buona volont per comprendere e apprezzare il punto di vista dell'avversario, basato sulla rivelazione che la verit possiede molteplici apparenze; 3. l'accettazione, da parte di ciascuno dei sei sistemi di filosofia induista, di un ritmo dell'esistenza cosmica che conosce periodi di creazione, di conservazione e di distruzione, periodi, o Yuga che si succedono senza fine;

4. l'accettazione da parte di tutti i sistemi filosofici induisti della fede nella rinascita e preesistenza degli esseri. 5. il riconoscimento del fatto che i mezzi o i modi di raggiungere la salvezza sono molteplici; 6. la comprensione della verit che, per quanto grande possa essere il numero delle divinit da adorare, si pu essere induisti e non credere che sia necessario adorare le murti (rappresentazioni) delle divinit; 7. a differenza di altre religioni o fedi, la religione induista non legata a un insieme definito di concetti filosofici. L'induismo, tradizionalmente denominato "Insegnamento eterno" in quanto non proveniente dall'esperienza umana), peraltro pi un modo di vivere, di pensare e di organizzare la stessa societ in modo religioso, che una religione organizzata. Il riferimento tana Dharma indica che un "induista" colui che crede alle credenze religiose riportate nei Veda (devangar , "sapere", "conoscere" riferito al sacro)[3] . I Veda sono tra le scritture religiose pi antiche del mondo e il loro insegnamento complessivo indica nella natura dell'uomo una realt sacra. Il divino presente in ogni essere vivente. La religione induista dunque una ricerca e una conoscenza di s, una ricerca del sacro presente in ogni individualit. Tuttavia va riconosciuto il carattere profondamente etnico di questa fede religiosa. Tale base etnica inequivocabilmente dimostrata dal fatto che presso i principali santuari dell'induismo [4] , appartenenti a differenti darana, possono avere ingresso solo gli indiani appartenenti ad un vara, a prescindere dalla loro fede religiosa, e non i non-indiani, anche se professanti una fede induista. Il pi tardo Vednta riconosce che ci sono molti approcci diversi a Dio, e tutti sono validi. Non importa quale genere di pratica spirituale si conduca, poich ognuna conduce al medesimo stato di realizzazione del S. Cos i Vednta insegnano il rispetto di tutte le credenze e si distinguono dalla maggior parte delle altre fedi maggiori per il loro forte incoraggiamento alla tolleranza verso questi diversi sistemi di fede. In sanscrito, il termine Sindhu indica in senso generale una distesa d'acqua (un mare, o un lago), ed in particolare il fiume Indo. Gli Arya chiamavano il proprio territorio Sapta Sindhu, la terra dei sette fiumi (tra i quali appunto

Un uomo esegue abluzioni nel Gange a Varanasi (Benares), India.

Induismo l'Indo), con un'espressione attestata numerose volte nel Rig-veda. Il suono /s/ (iniziale e intervocalico) in persiano antico diventa /h/, e cos nell'Avesta Sapta Sindhu diventa Hapta Hindhu. La regione a est del fiume Indo diventa cos l'Hindustan, e i suoi abitanti sono chiamati "hindu" (ind) dai Persiani e, pi tardi, da Greci e Romani. L'utilizzo del termine hindu nell'accezione di "abitanti dell'India", probabilmente per influenza iranica, attestato in alcuni testi medioevali in sanscrito, quali Bhavishya Purna, Klik Purna, Merutantra, Rmakosha, Hemantakavikosha ed Adbhutarpakosha. L'induismo definito anche "arya dharma", la religione degli Arya (e quindi nobile) e "Vaidika Dharma", la religione dei Veda.

La tradizione induista
Dare una definizione veritiera di induismo sembra un'impresa azzardata, tanto il concetto complesso e multiforme. dunque preferibile passare in rassegna l'induismo attraverso le sue idee e le sue pratiche. L'induismo esiste attualmente su due piani differenti, il primo basato puramente sulla fede e il secondo basato sulla filosofia, anche se spesso i due piani si incrociano.
Approfondimento Si pu tracciare un parallelo interessante tra la trinit cristiana e le tre divinit principali del Pantheon induista, che prendono il nome di Trimurti: Brahma, Vishnu e Shiva. Sono i tre aspetti fondamentali del Divino, cos come l'onda e il fotone sono due aspetti della luce. Brahma rappresenta il creatore, Vishnu il conservatore e Shiva il distruttore all'interno del ciclo dell'esistenza. Spesso la Trimurti venerata come un'unica deit, cos come nella tradizione cristiana si parla di Dio "Uno e Trino" al tempo stesso.

Il piano filosofico: Si contano tradizionalmente sei antiche astika o scuole di filosofia ortodosse (ortodosse perch accettano l'autorit dei Veda), dette Darshana o Shad Dharshana (le Sei Darshana): Nyaya, Vaisheshika, Samkhya, Yoga, Purva Mimamsa (o semplicemente Mimamsa) e Uttara Mimamsa (o Vednta). Le nastika, o scuole non ortodosse, che non sono qui trattate, sono il giainismo, il buddhismo, il chrvka, e l'ateismo antico classico dell'India che confuta l'esistenza dell'anima o tman. Il piano della fede: Contrariamente all'opinione popolare, il vero induismo non n politeista n monoteista, ma propriamente una religione enoteista. Le diverse divinit e avatara adorati dagli ind sono considerati come diverse forme dell'Uno, il Dio Supremo, o Brahman, che egli adotta per rendersi accessibile all'uomo ( attenzione a non confondere Brahman, l'Essere Supremo e fonte ultima di ogni energia divina, con Brahma, il creatore del nostro universo particolare). Il Brahmanesimo, che la forma moderna della religione vedica si divide in rami, essi stessi divisi in varie correnti: il Visnuismo, o vaishnavismo, che si rapporta all'Uno in quanto Vishnu, o tramite uno dei suoi avatar. I libri sacri sono il Bhgavata-Purna spesso chiamato Shrmad-bhghavatam, e la Bhagavad-Gt. lo Shivaismo, o shaivismo, che si rif principalmente al culto di Shiva, divinit pre-vedica adorata inizialmente con il nome di Rudra, a cui dedicato lo Shiva Purana. il Tantrismo che si suddivide in due o tre filoni secondo le classificazioni e il cui scopo la realizzazione della shakti, l'energia vitale spesso associata a una forma di Dev, la Dea madre dai molti nomi (Kali, Durga, ecc.) Ciascuno di questi culti si pratica con i medesimi mezzi filosofici o di yoga, sono solo i loro metodi che differiscono. Questi culti non devono essere considerati come delle "chiese", perch non esiste alcun dogma, e perch le credenze individuali sono sempre rispettate. La maggior parte degli ind si considera non appartenente a nessuna "setta" in particolare. Ci sono altres numerose organizzazioni riformatrici, come l'Arya Samaj ("Societ degli Arya") che adottano il monoteismo e la fede nei Veda, ma respingono l'idolatria.

Induismo I Vaishnava, che costituiscono approssimativamente l'80% degli ind di oggi, adorano uno dei tre pi recenti avatar - o incarnazioni terrestri - di Vishnu come divinit principale. Il settimo avatar di Vishnu Rama, l'ottavo Krishna, e il nono cambia secondo le fonti: identificato con Buddha nella grande maggioranza delle scuole, ma anche, pi raramente e meno seriamente, con Ges Cristo. L'integrazione di Buddha nel pantheon ind comparsa tardi, probabilmente nell'VIII secolo; questo procedimento - in fin dei conti abbastanza ardito - l'espressione della controriforma brahmanica al Buddhismo, iniziata nel II secolo a.C. Alcuni riconoscono tutti i personaggi menzionati come veri avatar, aumentando cos il numero tradizionale di dieci avatar (incluso Kalki, che apparir alla fine dell'era presente, il Kali Yuga) fino a 27. La maggior parte degli ind restanti (il 20% del totale) sono Shivaiti; il resto si consacra a Shakti, o Ishvari, una delle cui forme la dea Kali, una divinit benefica e terrifica al tempo stesso. Tuttavia, solitamente, il credente induista possiede nella propria dimora le rappresentazioni (murti) di molte di queste (ed altre) forme di Dio (vara).

Credenze e pratiche comuni all'induismo


Bench l'induismo sia il nome comune di un insieme di culti diversi, ogni ind condivide un nucleo di valori comuni. La somma di questi valori identifica il credente ind.

Credenze di base e culto


Nella estrema variet dell'induismo si trovano dei valori comuni a tutti i credenti, ovvero: la fede nel Dharma (Legge Cosmica, il modo in cui tutte le cose sono) Samsra (Reincarnazione, rinascita) Karma (azione, il ciclo di causa-effetto) il Moksha (liberazione, trascendenza) di ogni anima attraverso dei percorsi spirituali quali:

Bhakti (devozione) Karma (inteso come azione personale) Jna (Illuminazione, Conoscenza) e naturalmente con la fede in Dio (vara). La trasmigrazione dell'anima regolata dal Karma: la filosofia del Karma basata sulle azioni compiute dal soggetto, che resteranno impresse sulla sua anima (tman) dell'essere individuale (jva), attraverso un ciclo di nascita e morte fino alla liberazione definitiva (moka) La teoria secondo la quale ci si possa convertire all'Induismo contestabile. Infatti l'Induismo non una fede evangelica come il Cristianesimo o l'Islam essendo totalmente assente dagli scritti induisti il momento della conversione religiosa, per uno straniero l'essere o meno ind dipende dalla sua accettazione come parte della comunit induista. L'Induismo, infatti, riconosce come egualmente validi numerosi cammini spirituali. Peculiare anche il fatto che, bench la mitologia indiana riconosca l'esistenza di esseri demoniaci (asura o rakshasa), opposti ai deva, la filosofia indiana non crede all'esistenza di un Diavolo, causa di tutto il male.

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AUM, il suono primordiale


Aum, solitamente translitterato in Om (), il simbolo pi sacro dell'Induismo, il suono primordiale, sintesi di ogni preghiera, rituale o formula sacra. un segno carico di un messaggio simbolico profondo: considerato come la vibrazione divina primitiva (Pranava) da cui ha avuto origine l'universo manifesto; rappresenta quindi la base metafisica di tutte le esistenze, l'abbraccio e fusione di tutta la natura nella Verit Ultima. Viene utilizzato come prefisso (e talvolta come suffisso) nei mantra, e in quasi tutte le preghiere della tradizione induista.
Om, il pi importante simbolo religioso dell'induismo.

Il Dio multi-forme ed il Dio "senza forme"


Secondo alcuni non corretto parlare di "Dio" in un contesto induista. Questo pu essere vero solo in seguito ad un'analisi superficiale, poich tale termine, nella cultura ind, pu riferirsi tanto alla totalit del Divino quanto ai Suoi singoli aspetti: ad esempio, l'aspetto personale o quello impersonale, l'aspetto creativo o quello distruttivo, l'aspetto femminile o quello maschile, l'aspetto dolce o quello austero, l'aspetto trascendente o quello immanente, e cos via. Questa tendenza a racchiudere in simbologie aspetti tra loro opposti e complementari spiega l'apparente contraddizione tra le varie forme di Dio venerate nell'Induismo. Ci si riflette nel sistema delle murti (raffigurazioni di Dio o dei Suoi aspetti): per fare alcuni esempi, Devi (ossia l'aspetto materno/femminile di Dio), a seconda dell'aspetto che si vuole considerare, viene chiamata Kali (aspetto terrifico della Madre Divina che, per amore del devoto, distrugge i demoni) oppure Bhavani (aspetto creativo della Madre Divina, lett. "Colei che d la vita"); e, allo stesso modo, Shiva (l'aspetto paterno/maschile di Dio) viene chiamato a seconda dei casi Hara (lett. Distruttore) o Shankara (lett. Benefico). I Veda descrivono il Brahman (/brh mn/) come la Realt Ultima, l'Anima Assoluta ed Universale. Il Brahman, un panteistico Spirito Cosmico, indescrivibile, incorporeo, originale, infinito, assoluto, trascendente ed immanente, eterno. il principio ultimo che non ha avuto inizio, non ha una fine, nascosto in tutte le cose ed la causa, la fonte, la materia e l'effetto di tutta la creazione conosciuta e sconosciuta. Esso l'origine di tutti i Deva (esseri celesti), e rappresenta la base del manifesto e dell'immanifesto, uno stato indifferenziato di puro essere, eternit e beatitudine, situato al di l di qualsiasi speculazione filosofica o moto devozionale. Solitamente, con "Dio" in un contesto induista ci si riferisce al Dio-persona (generalmente chiamato vara, che significa "il Signore Supremo"), o il Dio con una Sua individualit, con degli attributi, con Nomi e Forme (in sanscrito, nama-rupa), il Dio dotato di tutti i poteri, al tempo stesso immanente e trascendente, il Dio che per amore dell'uomo si incarna ed impartisce gli insegnamenti necessari per ottenere la realizzazione spirituale. Ishvara (nelle sue innumerevoli forme e nomi) costituisce l'aspetto supremo di Dio presso i principali culti devozionali (Bhakti o Bhakti Yoga) monoteisti, ovvero Shivaismo (monoteismo di Shiva), Vaishnavismo (monoteismo di Vishnu / Krishna) e Shaktismo (monoteismo di Devi, la Madre Divina, chiamata anche Shakti). importante sottolineare, tuttavia, che nessuno di questi culti nega l'esistenza o la validit delle altre forme/nomi divini; ci che varia in ognuno di essi soltanto l'aspetto peculiare (di Dio) su cui ci si vuole focalizzare, per farne oggetto di devozione. Secondo la scuola di pensiero del Vednta, in particolare secondo la filosofia Advaita (filosofia della non dualit), esiste un substrato metafisico di tutto ci che esiste - su tutti i piani, grossolano, sottile e causale - un vero e proprio supporto situato al di l di ogni individualit, sia che essa riguardi l'anima individuale (detta Jva) o quella universale (Ishvara, o Dio-persona). Questo substrato si trova oltre il mondo dei nomi e delle forme, ed appunto il Brahman.

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Il ciclo della vita


Come ogni religione, l'induismo ha fondato la sua fede su un rituale funebre particolare e su una originale concezione della morte. L'induista crede nella reincarnazione e nella vita dopo la morte, dal momento che il corpo considerato un mero involucro materiale temporaneo (samsara). Quando giunge il momento di lasciare la vita, l'anima o tman abbandona il corpo. Se ha accumulato karma attraverso troppe azioni negative, l'anima si incarna in un nuovo corpo su un pianeta come la terra o inferiore, come l'inferno (Naraka), per subire il peso delle sue malvagie azioni. Se il suo karma positivo, vivr come un essere divino, o deva, su uno dei mondi celesti (superiori alla terra, come il paradiso o Svarga) nei quali sperimenter grandi piaceri spirituali, fino al momento in cui il suo karma positivo non sar esaurito; allora l'anima ritorner in un altro corpo sulla terra, facendo parte di una casta (o classe sociale) spiritualmente elevata. Questo ciclo chiamato Sasra. Quando il karma viene completamente assolto, l'anima abbandona definitivamente il mondo fisico (fatto di sofferenza, poich soggetto a malattia, vecchiaia e morte) e pu infine raggiungere la liberazione, Moksha, ovvero l'unione con Dio. Ma per realizzare questo obiettivo e spezzare il ciclo perpetuo di morte e rinascita, l'ind deve vivere in maniera che il suo karma non sia n negativo n positivo, ovvero agendo solo per dovere (Dharma), senza scopi egoistici, ed offrendo a Dio il frutto delle proprie azioni, cos come prescrive la Bhagavad Gita; quest'ultima insegna vari metodi, detti Yoga, tramite cui giungere a questo risultato, lasciando all'individuo la scelta del metodo che gli si addice di pi, secondo le diverse scuole di filosofia indiana. Oggi, il credente ind, dal momento che vive in un'epoca estremamente materialista, chiamata Kali Yuga (lett. era delle tenebre, l'era attuale, caratterizzata da una diffusa ignoranza spirituale), preferisce scegliere sentieri spirituali semplici ed efficaci, come ad esempio quello del Bhakti Yoga (la via della devozione) o del Karma Yoga.

I quattro stadi della vita


Secondo la tradizione vedica, l'uomo deve attraversare quattro stadi della vita o ashram (l'altro significato di questa parola designa un eremo di sannyasi). Questi quattro periodi della vita sono: 1. Il brhmcrya: il giovane, sotto la guida del suo maestro o guru, osserva un periodo di castit e di formazione, tanto profana quanto spirituale, durante la quale svilupper il suo sapere e la sua virt. 2. Il grihastha: il giovane, divenuto adulto, entra nella vita mondana, si sposa e fonda una famiglia, che anche un dovere religioso. Durante questo periodo, ha il diritto di godere della vita, contemporaneamente imparando ad avere dominio di s. 3. Il vnaprasthya: dopo aver compiuto il suo dovere sociale, lascia la sua famiglia, a cui ha lasciato mezzi di sussistenza, e va a vivere un periodo di studio delle scritture sacre nel "soggiorno nella foresta", praticandovi la meditazione e il digiuno. 4. Il samnysa: ormai anziano, raggiunge lo stato di rinuncia, disinteressandosi dei beni materiali, e diviene un sannyasi. Distaccato dal mondo, pu ritornare tra i suoi poich non teme pi le tentazioni materiali e potr far partecipi coloro che lo circondano della sua esperienza e del suo sapere.

I quattro scopi della vita


In parallelo ai quattro periodi della vita ind, l'induismo ritiene che esistano quattro scopi all'esistenza o purushrtha. Poich i desideri umani sono naturali, ciascuno di questi scopi serve a perfezionare la conoscenza dell'uomo dal momento che, tramite il risveglio dei sensi e la sua partecipazione al mondo, ne scopre i princpi. Ci nonostante, l'ind deve guardarsi dall'essere affascinato da questi scopi, sotto la pena di errare senza fine nel ciclo del Sasra. Gli scopi sono: 1. Artha o la ricchezza: l'uomo deve partecipare alla societ creandosi un patrimonio e delle relazioni che saranno il frutto del suo lavoro. Deve fare attenzione per a non farsi ingannare dal fascino di una vita agiata, la quale deve venire usata per trarne un insegnamento. Il periodo del Grihastha propizio al perseguimento di questo fine.

Induismo 2. Kma o il piacere: il piacere non percepito come un male, anzi un dono della divinit. Nella mitologia induista, il dio Amore, Kma, la sorgente della creazione. Il Kama Sutra espone i mezzi per esaltare i sensi e far fiorire la vita di coppia. Grazie ai piaceri, il campo della conoscenza si allarga e l'atto amoroso ne il culmine, in cui l'uomo e la donna non si distinguono pi, ma formano un tutt'uno che ricrea l'unit divina. Il piacere deve essere diretto allo scopo di conoscere e non deve diventare uno stile di vita che condurrebbe a commettere degli atti immorali o contro il dharma. 3. Dharma o il dovere: il dharma deve dirigere tutti i quattro periodi della vita. Il dovere permette all'uomo di proseguire la propria vita sul retto cammino, conformandosi al diritto e alla morale che sono trascritti nel Dharma Stra o nel Manu-Samhit detto anche Legge di Manu. 4. Moksha o la liberazione: durante i due ultimi periodi della vita dell'ind, questo ricerca Moksha. Si tratta in realt dello scopo ultimo della vita, che pu essere raggiunto attraverso mezzi differenti, come ad esempio il Bhakti Yoga. La svastik, pi conosciuta con il nome di croce uncinata, il simbolo stesso dei quattro periodi e scopi della vita. Questo segno, di origine molto antica, si ritrova in molte civilt e simboleggia la rivoluzione del sole e le forze cosmiche. I quattro bracci simboleggiano gli oggetti e le stagioni della vita che convergono verso il medesimo centro, chiamato bindu. Questo punto centrale, che rappresenta l'etere, il quinto elemento, si irradia sugli altri quattro, cos come sui punti cardinali, sugli scopi e sulle stagioni della vita umana. Comprendere questo simbolo e meditarvi permette di realizzare l'unit dell'universo e di Dio.

La vita sociale-Le quattro classi della societ


La societ ind tradizionalmente divisa in quattro grandi classi o caste, basati sulle professioni e sul guna da cui sono influenzati: Brahmana, sacerdoti ed insegnanti (Sattva guna) Kshatrya, re, guerrieri ed amministratori (Rajas) Vaishya, agricoltori, mercanti, uomini d'affari (Rajas e Tamas) Shudra, servitori ed operai (Tamas)

Queste classi sono chiamate varna, ed il sistema sociale il Varna Vyavastha In India si ritiene che la societ sia organizzata secondo l'equilibrio del dharma. Questa organizzazione permette l'armonizzazione dei rapporti tra gli uomini e la definizione dei doveri che spettano loro. Questa preoccupazione per l'equilibrio ha un'origine dottrinale, perch essa corrisponde, di fatto, al simbolismo dei Guna, o qualit/sapori. Ai tre Guna corrispondono i tre colori che sono ciascuno associato ad una casta. All'origine, l'ind non nasce in una casta: acquister la sua casta in funzione del ruolo e delle responsabilit Un devoto di Shiva esegue la Puja al Lingam, che ne il simbolo. che sar condotto a ricoprire. Molti testi mitologici denunciano l'usurpazione del titolo di brahmino da parte di certi personaggi che, sotto la copertura della nascita, approfittano di uno status importante senza compiere i propri doveri. Non chiaro se il sistema delle caste sia o meno parte integrante dell'induismo: i testi Shruti ne fanno raramente menzione, il sistema invece regolato dai testi Smriti. In precedenza, il sistema era basato esclusivamente sulla professione, e vi sono decine di esempi di matrimoni tra differenti varna e di cambi di professione. Pi tardi (sembra

Induismo intorno al 900 a.C., ma gli storici avanzano differenti ipotesi), invece, il sistema divent rigido e basato sullo status acquisito per nascita. Successivamente, con lo sviluppo di numerose sotto-caste e di una casta di intoccabili (Dalit) al di fuori del Varna Vyavastha, nato il sistema delle caste cos come lo conosciamo oggi. In seguito alle invasioni e alla colonizzazione britannica, la regola si fatta ancora pi stretta a vantaggio delle caste superiori, relegando i shudra alla posizione di dominati. Dopo l'indipendenza del 1947, anche grazie all'opera di Gandhi, vengono emanate molte leggi per sradicare il sistema delle caste, ma ancora oggi esistono diversi pregiudizi, soprattutto nei confronti degli "intoccabili".

I Templi
I templi indiani (i Mandir) hanno ereditato dei riti e delle tradizioni antiche e molto elaborate, ed occupano uno spazio speciale all'interno della societ indiana. Normalmente sono dedicati ad una divinit principale e a delle divinit subalterne, associate alla divinit principale. Alcuni templi sono tuttavia dedicati a divinit multiple. Quasi tutti i templi maggiori sono costruiti in accordo con gli agama shastra, e sono meta di pellegrinaggio. Per molti induisti, i quattro Shankaracharya (i responsabili dei monasteri di Badrinath, Puri, Sringeri e Dwarka quattro tra i monasteri pi sacri- e per alcuni anche un quinto, quello di Kanchi) sono considerati come i principali "patriarchi" dell'induismo. Il tempio un luogo per ricevere il darshan (la visione della divinit), per la puja, per la meditazione e per altre attivit religiose. La puja, o adorazione, generalmente rivolta ad una murti (statua o icona nella quale si invoca la presenza divina), congiuntamente a canti e preghiere sotto forma di mantra. L'adorazione delle murti fatta quotidianamente all'interno dei templi, e fa parte integrante della bhakti. La maggior parte delle case ind ha una stanza o uno spazio consacrato per l'adorazione quotidiana e la meditazione religiosa.

La non-violenza e la dieta vegetariana


Ahims un concetto che raccomanda la non-violenza e il rispetto per tutte le forme di vita. [6] Il termine ahims compare per la prima volta nelle Upaniad e nel Raja Yoga, la prima delle cinque yama, o voti eterni, le restrizioni dello Yoga. Molti induisti praticano il vegetarismo come una forma di rispetto per ogni forma di vita senziente. Esso inoltre raccomandato per le sue virt purificatrici (sattva) come un modus vivendi sano e igienico. Il 40% della popolazione indiana (ed il 55% dei brahmana) adotta una dieta vegetariana, soprattutto nel Rajasthan (63%), Haryana (62%), Punjab (48%)[7] . Questa dieta basata principalmente su latte e vegetali; qualcuno evita anche l'aglio e la cipolla poich si crede abbiano propriet rajasiche, vale a dire passionali.[8] Gli induisti che mangiano la carne per lo pi si astengono dal consumo di carne bovina e dall'utilizzo di prodotti come il cuoio. La maggior parte Krishna insieme a Radha e una vacca [5] degli ind considera infatti la mucca come il miglior esempio della benevolenza degli animali e, poich l'animale pi apprezzato per il latte, riverito e rispettato come una madre. Di conseguenza nella maggior parte delle citt sante indiane vietata la vendita di carne di mucca (spesso di qualsiasi tipo di carne) ed esistono divieti sull'abbattimento delle mucche in quasi tutti gli Stati dell'India. La pratica di sacrificare delle capre o altri animali nei templi della Dea madre scomparsa a causa delle critiche.

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La religione vedica: le origini dell'Induismo


Restano pochissime informazioni sull'Induismo primitivo. I documenti pi antichi conosciuti sono i Veda, che si ritiene siano stati codificati nella loro forma attuale secoli prima delle prime versioni scritte note e trasmessi con esattezza per tradizione orale. I testi pi antichi sono scritti in una variante arcaica di sanscrito, e presentano delle somiglianze con i testi dello Zoroastrismo. Di fatto, il sanscrito e l'avestico, la lingua dello Zoroastrismo, sono lingue molto vicine. L'et dei Veda e l'origine dei loro autori sono dei soggetti controversi, sebbene appaia chiaro che la religione vedica avesse tratti molto arcaici, strettamente connessi con l'arcaica societ indoeuropea.

Le scritture sacre
Le scritture sacre dell'India antica si classificano in tre categorie: i Veda, le scritture della religione vedica, da cui deriva l'induismo moderno, le scritture induiste post-vediche, e le scritture dei movimenti dissidenti come il jainismo ed il buddhismo. Questi ultimi testi costituiscono una reazione ai Veda, ma vi restano fortemente legati in termini di insegnamenti e di concezione generale della vita. Qui verranno esaminate solo le prime due categorie.

La Shruti: I Veda
I Veda sono considerati i testi religiosi pi antichi del mondo, e vengono definiti in sascrito "ruti" o "Shruti" (ci che stato ascoltato/rivelato). Si dice infatti che siano stati rivelati dallo Spirito Supremo (Brahman) o da Dio ai rishi, durante uno stato di meditazione profonda. I Veda sono stati tradizionalmente trasmessi oralmente da padre in figlio, da maestro (guru) a discepolo. Successivamente vennero trascritti da un saggio chiamato Vysa o Vysadeva, il compilatore. Sulla base di vari indizi e riferimenti interni ed esterni ai testi, i ricercatori hanno avanzato ipotesi molto diverse sulla datazione dei Veda, dal 5000 al 1500 a.C. Secondo la visione induista tradizionale, i Veda sono senza inizio n fine, e le verit in essi contenute sono eterne, e non sono creazioni umane, a differenza degli insegnamenti di Buddhismo e Giainismo. La tradizione vuole che i Veda siano stati suddivisi in quattro parti dal grande rishi di nome Vyasa, ovvero Rig Veda, Yajur Veda, Sama Veda e Atharva Veda. Il Rig-Veda contiene dei mantra per invocare i deva per il rito del sacrificio del fuoco (Yaja); il Sama-Veda contiene dei canti per lo stesso sacrificio; lo Yajur-Veda contiene delle istruzioni per la celebrazione di riti; l'Atharva-Veda comprende dei carmi filosofici e semi-magici (contro i nemici, le malattie, e gli errori commessi durante i riti). Ciascuno diviso in quattro sezioni: Samhit: mantra e inni Brhmana: testi liturgici e rituali ranyaka: la sezione teologica Upaniad: la sezione speculativa I Veda sono testi pieni di misticismo e di allegorie. Molte scuole filosofiche come l'Advaitismo incoraggiano ad interpretarli filosoficamente e metaforicamente, ma a non prenderli troppo alla lettera. Il suono dei mantra considerato purificante, e per tale motivo c' un'attenzione rigorosa per l'erudizione e la pronuncia corretta. La religione vedica, in particolare durante il suo periodo arcaico, era differente dall'induismo attuale per numerosi aspetti, tra i quali, ad esempio, il riferirsi alle donne come autorit religiose (con l'esistenza di donne rishi),
Una pagina del Rig Veda

Induismo l'apparente mancanza della credenza nella reincarnazione, ed un pantheon differente (con Indra a capo degli Dei).

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La Smriti: Le scritture post-vediche


I testi sacri pi recenti dell'induismo sono denominati "Smiti" o "Smriti" (ci che ricordato, memoria, tradizione). Mentre la letteratura "Shruti" scritta in sanscrito vedico, la Smriti scritta in sanscrito classico, pi semplice e comprensibile, o in prkrit, la "lingua comune". Maggiormente accessibile a tutti, la letteratura Smriti ha conosciuto una grande popolarit all'interno di tutta la societ indiana sin dalle origini. Anche oggi la maggior parte del mondo induista ha pi familiarit con la Smriti, divulgata anche attraverso telefilm, film, rappresentazioni, balletti, dipinti, sculture, racconti, ed altre forme artistiche, a differenza di una Shruti divenuta di esclusiva pertinenza dei brahmana. La Smriti, con le sue storie di re, eroi e Dei, corrisponde dunque alla letteratura popolare, ed assolve ad una funzione didattica e divulgativa, malgrado, in caso di apparente contraddizione, la Shruti venga riconosciuta come prioritaria. La letteratura Smriti comprende: Gli Itihasa: le epopee del Rmyana e del Mahbhrata, che racchiude al suo interno la famosa Bhagavad-Gita I Purna: diciotto maggiori (Maha Purana) e diciotto minori (Upa Purana) Gli gama: 28 trattati teologici, completati dagli Upgama (gama minori) e dai Darshana, testi filosofici. Anche i Dharmashstra (Libri della legge) fanno parte della Smriti.

La filosofia dell'induismo
Peculiare dell'induismo il suo intimo legame con la filosofia e con la scienza in generale (sia scienze sociali che fisiche). Contrariamente all'Occidente, in cui infatti numerosi furono i conflitti ed i punti di attrito tra Scienza e Religione, l'induismo accetta e digerisce ogni nuova scoperta, inglobandola nel proprio sistema filosofico. In un testo di mitologia sono cos presenti informazioni di teologia, astronomia, filosofia e molto altro ancora: leggere un Pura (ad es. il Bhgavata Pura) prima di tutto leggere un'enciclopedia. Gli studiosi distinguono due filoni filosofici principali: le filosofie astika, che riconoscono l'autorit dei Veda (ossia le sei darshana: Samkhya, Nyaya, Vaisheshika, Purva Mimamsa, Yoga e Vednta), e le filosofie nastika, che invece li respingono (Giainismo, Buddhismo, Chrvka ed Ateismo).

Purva-Mimamsa
L'obiettivo principale della scuola del Purva Mimamsa quello di stabilire con forza l'autorit dei Veda. Il contributo pi rilevante della scuola, di conseguenza, quello di avere formulato delle regole d'interpretazione dei Veda. I suoi aderenti hanno creduto fermamente che la vera conoscenza fosse provata con evidenza, ed hanno cercato di scoprire la base del ritualismo vedico attraverso la ragione. La Mimansa forma la base del ritualismo nell'induismo contemporaneo, che appare spesso affatto politeista.

Yoga
Nell'induismo lo Yoga una disciplina sia fisica che psicologica che spirituale. La parola yoga significa unione, ed generalmente interpretata come l'unione con Dio,con l'assoluto, l'integrazione tra corpo, spirito e anima, ma il significato letterale "unione tramite soggiogamento", in quanto la radice sanscrita yug indica il "soggiogare", per cui viene anche interpretato come l'unione dovuta allo spirito che soggioga la materia, ovvero il corpo, la manifestazione materiale.

Induismo

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Scopo dello yoga il Moka, la liberazione dal (samsara), la ruota eterna delle rinascite, e quindi dalla reincarnazione stessa, come conseguenza dell'annullamento del (karma) accumulato in vita. La liberazione, a sua volta, conseguenza diretta del raggiungimento del samadhi assoluto (senza seme, senza oggetto), ovvero l'ultimo passo di tutto il cammino dello yoga. Lo yoga cerca di raggiungere la liberazione attraverso il distacco dello spirito (purusa) dalla natura materiale (prakti), ovvero attraverso la liberazione dello spirito dall'inganno di identificarsi con la manifestazione materiale, considerata la causa prima di tutte le sofferenze umane infatti proprio l'ignoranza, da leggersi come ignoranza ontologica, chiamata (avidya). Gli strumenti messi a disposizione, secondo la codifica di (Patanjali) contenuta nello (Yoga Sutra), il pi antico trattato scritto di yoga, sono la meditazione, gli esercizi fisici e respiratri e spirituali. In tutto vengono elencati otto passi della disciplina, che pende il nome di (astanga yoga) (yoga in otto parti): (yama) e (niyama), le pratiche etiche(asana), le posture Statua di uno yogi in Padmasana, la posizione del loto fisiche (pranayama), la scienza del respiro e dell'energia (prana), (pratyahara) ovvero il ritiro dei sensi, che compongono lo yoga cosiddetto esterno, e poi le tre membra dello yoga interno (antar yoga), ovvero (dharana) il mantenimento della concentrazione, (dhyana) la meditazione, e il (samadhi), la beatitudine (ananda) che pu differenziarsi in 'con seme', ovvero in cui c'e' ancora una traccia di manifestazione materiale nella coscienza, o 'senza seme', dove lo stato di beatitudine assoluto, perch il tutto oggetto stesso e insieme soggetto del momento meditativo.

Uttara-Mimamsa o Vednta
La scuola dell'Uttara-Mimamsa (sanscrito "Uttara", posteriore), chiamata anche Vednta, probabilmente il pilastro centrale dll'induismo, ed stata certamente responsabile di un nuovo insegnamento filosofico e meditativo, del rinnovamento e della rinascita dell'induismo e della filosofia indiana. Esistono sei sotto-scuole del vednta, la pi celebre delle quali l'Advaita vednta fondata da Adi Shankara. I Vaishnava, adoratori di Krishna, seguono un'altra scuola del vednta, l'"Acintya Bhedabheda", fondata da Caitanya Mahaprabhu, in forte disaccordo con l'Advaita Vednta.

L'induismo nel mondo


L'India, Mauritius ed il Nepal sono nazioni a maggioranza induista. Il Nepal fino all'avvento della repubblica stata l'unica nazione in cui l'induismo era la religione ufficiale. L'Asia del Sud Est diventata in larga parte induista dopo il III secolo, e fece parte dell'Impero Chola intorno all'XI secolo. Quest'influenza ha lasciato numerose tracce architettoniche, come

Diffusione dell'Induismo nel mondo

Induismo la famosa citt-tempio di Angkor Vat o tracce culturali come le danze del Bharata Natyam e del Kathakali. L'isola di Bali a maggioranza induista, nel mezzo dell'arcipelago indonesiano, a maggioranza islamica. La stessa Indonesia ha conservato come proprio simbolo nazionale Garuda, il gigantesco uccello che trasporta Vishnu. Si trovano altres minoranze induiste in molti paesi: Bangladesh (11 milioni), Myanmar (2,1 milioni), Sri Lanka (2,5 milioni), Stati Uniti (1,7 milioni), Pakistan (1,3 milioni), Sud Africa (1,2 milioni), Gran Bretagna (1,2 milioni), Malesia (1,1 milioni), Canada (0,7 milioni), Fiji (0,5 milioni), Trinidad e Tobago (0,5 milioni), Italia (0,5 milioni) cfr. Induismo in Italia -, Guyana (0,4 milioni), Paesi Bassi (0,4 milioni) e Suriname (0,2 milioni).

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Personalit legate all'Induismo


(in ordine alfabetico)

A.C. BhaktiVednta Swami Prabhupada Adi Shankara Sri Aurobindo e Mirra Alfassa Babaji Caitanya Mahaprabhu Gurumayi Chidvilasananda Jay Kali Brahma Mahi Tara Mahakala Vinasini di Samsa Bonomali, Bengala Occidentale Jiddu Krishnamurti Kirpal Singh Lahiri Mahasaya Langta Baba M Ananda Moy Mahatma Gandhi Mata Amritanandamayi Devi Paramahamsa Yogananda Patanjali Ramakrishna Rmana Maharshi Rmds Sri Yukteswar Sri Sathya Sai Baba Sri Swami Sivananda Swami Muktananda Vivekananda

Note
[1] Sulla grafia da ritenere corretta in italiano per questo termine sono recentemente intervenuti i pi autorevoli studiosi italiani della materia. In Hinduismo, edito nel 2007 dalla Editori Laterza (Bari), i professori Giovanni Filoramo, Mario Piantelli, Stefano Piano e Carlo della Casa hanno adottato la grafia Hindismo. In particolar modo, Mario Piantelli ha espresso dure critiche ad alcuni lessicografi, lamentando l'assenza dell'h aspirata nel termine comune italiano. Cos Mario Piantelli a pag.6 e 7 della predetta opera: La stessa cosa successa da noi, dove purtroppo invalso, con l'improvvido avallo dei lessicografi, l'idiotismo Ind - tra l'altro immotivatamente tronco, tanto da far rima con il ridicolo zul (per zlu...) L'aspirazione conservata per il nostro termine e i suoi derivati in tutte le altre lingue impieganti l'alfabeto occidentale, incluso il latino del Concilio Vaticano II: ovunque si ha Hindu, salvo che in francese che adotta Hindou giusta le leggi della peculiare grafia vocalica transalpina. Cos come stanno le cose, la versione italiana di testi stranieri, e viceversa, comporta una faticosa messa a punto degli indici e della bibliografia per titoli, a tacere delle difficolt nell'impiego da parte degli indotti dei "motori di ricerca" del web, ove la parola-chiave italiana difforme da quella universalmente impiegata. Vale la pena, per inciso, notare come l'erronea voce Induismo, a voler essere filologicamente rigorosi, dovrebbe designare una - inesistente! - "religione" indiana della Luna (ndu in lingua sanscrita). Tale malvezzo si pu correggere: ad es. Himlaya reso ormai con l'aspirazione iniziale da tutti, salvo gli ultimi decrepiti avanzi del "purismo"

Induismo
degli Stenterelli.... Da notare infine che l'ultima edizione datata 2006 della prestigiosa "Enciclopedia filosofica" edita dalla casa editrice Bompiani rimanda, nel volume 6, il termine "Induismo" al termine "Hindismo" con la rispettiva voce a firma di Gianluca Magi. Reportonline - L'induismo ha oltre un miliardo di credenti ma in Italia ai pi sconosciuto (http:/ / www. reportonline. it/ article5416. html) Va precisato che per Veda non si intende solo la raccolta dei quattro Veda: gveda, Yajurveda, Smaveda e Atharvaveda; ma anche i Brhmaa, loro commentari, gli rayaka e le Upaniad. Ad esempio il Tempio di Ka a Puri (Orissa) o quello di iva a Kathmandu in Nepal, cit. In Hinduismo, Storia delle religioni a cura di Giovanni Filoramo, Bari, Editori Laterza, 2007 pag. 7. http:/ / members. tripod. com/ Hindu_web_graphics/ krishna. htm http:/ / www. britannica. com/ EBchecked/ topic/ 10041/ ahimsa http:/ / www. hinduonnet. com/ 2006/ 08/ 14/ stories/ 2006081403771200. htm http:/ / www. unipi. it/ athenet/ 26-27/ art_11. htm

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Bibliografia
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Voci correlate
Veda Le sei Darshana, o scuole di pensiero vediche. Elenco di divinit, archetipi e personaggi mitologici della religione induista Unione Induista Italiana e Induismo in Italia Moksha

Collegamenti esterni
Induismo (http://www.dmoz.org/World/Italiano/Societ/Religione_e_Spiritualit/Induismo/) su Open Directory Project ( Segnala (http://www.dmoz.org/cgi-bin/add.cgi?where=World/Italiano/Societ/ Religione_e_Spiritualit/Induismo/) su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Induismo") Unione Induista Italiana (http://www.hinduism.it/) Filosofie e culture dell'India (http://www.vedanta.it/) Introduzione all'Induismo (http://www.corsodireligione.it/religioni/induismo/indu_50.htm) I Testi Sacri dell'Induismo (http://www.visionaire.org/) Advaita Vedanta, Yoga e Tradizione Vedica (http://www.yogicjournal.it/) Articoli sull'Induismo (http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/Induismo/INDUISMO.html) Bhagavad gita on line (http://www.harekrsna.it/libri_on_line/la_bhagavad_gita/la_bhagavadgita.asp)

Induismo http://www.vedantavidya.it/ (http://www.vedantavidya.it/) (EN) Le quattro scuole devozionali (http://www.hinduism-today.com/archives/2003/10-12/44-49_four_sects. shtml) (FR) Presentazione dei maestri spirituali ind e dei loro testi (http://supervielle.univers.free.fr/spiritualite/ gourous.htm) (FR) Sito universitario di storia delle religioni sull'induismo (http://stehly.chez.tiscali.fr/hindouis.htm); (FR) I segnalibri della Biblioteca nazionale di Francia sull'induismo (http://www.bnf.fr/pages/liens/d1/ religion-hindouisme-d1.html) (FR) La religione Vedica (http://www.systerofnight.net/religion/html/veda.html) (FR) Le prime dottrine della salvezza indiane (http://www.systerofnight.net/religion/html/salut-inde.html): Identit Brahman-Atman, Sasra, Darsana e Samkhya-Yoga

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Fonti e autori delle voci

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Fonti e autori delle voci


Induismo Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=29604745 Autori:: .anaconda, .snoopy., Alearr, Alec, Alessandro Selli, Alfreddo, Archenzo, Barone Birra, Beta16, BlackMew9z, Blakwolf, Bob4, Brambilla Marcello, Calabash, Cloj, Codicorumus, Cypsel, Dans, Dedda71, Django, Dwdp, Ediedi, Elenwe, Elwood, Fenice, Filippof, Formica rufa, FraF, Frieda, Gac, Gemini1980, Gianluca91, Giovannigobbin, Giuseppet, Glauco92, Govoch, Guidomac, Helios, Hill, Ignlig, Io', Jalo, Joana, Kal-El, Katxijasotzaile, Kiado, Kibira, Kirmet, Klemen Kocjancic, Lala, Lilesvara, Lombardelli, Lucio Di Madaura, Luisa, Lusum, M7, MapiVanPelt, Marc.soave, Marcok, Marcol-it, Mircko, Mob, Moroboshi, Mtt, Nyo, Oks, Orric, Orso della campagna, Orso80, Osk, Phantomas, Rachele-rebecca, Rael, RanZag, Riccardov, Ripepette, Rl89, Roberto Mura, Rojelio, Sbazzone, Senpai, Sevadar, Snowdog, Taliesin, Template namespace initialisation script, Tener, Timendum, Tinette, Tommaso77, Trikke, Truman Burbank, Turgon, Twice25, Valepert, Vermondo, Vmoscarda, Wallabystefano, Xinstalker, Yocoandra, Yuma, 197 Modifiche anonime

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