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Philologus

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Leyla Ozbek LECCIDIO DEGLI UOMINI A LEMNO: IL MODELLO DELLE ARGONAUTICHE DI APOLLONIO RODIO E LA SUA RIFUNZIONALIZZAZIONE IN QUINTO SMIRNEO POSTHOMERICA 9, 338352*

1. Introduzione Lepica greca tarda uno dei banchi di prova privilegiati per saggiare come il fondamentale modello-genere dei testi omerici sia stato ripreso nei secoli successivi attraverso un continuo gioco di avvicinamento e scarto. Quinto Smirneo uno degli autori che meglio si prestano a testimoniare questa continua allusione in particolare al testo omerico, e persino la continua epicizzazione di miti o modelli ricavati da opere appartenenti ad altri generi letterari: nel caso specifico dei Posthomerica, sarebbe anzi pi esatto parlare di omerizzazione, visto che nella maggior parte dei casi Quinto costruisce il proprio testo rifacendosi, dal punto di vista linguistico, tematico e narratologico, non solo e non tanto alla dizione epica tout court, intesa come evoluzione del genere nei secoli precedenti, quanto specificamente a quella omerica, in particolare iliadica. La preminenza del modello iliadico che resta indiscutibile sul piano generale conosce tuttavia entro i Posthomerica alcune significative eccezioni che permettono di capire meglio come Quinto utilizzi e modifichi, rifunzionalizzandoli al proprio scopo, i modelli offerti dalla tradizione epica1. Vale dunque la pena, per comprendere pi a fondo le tecniche di allusione e rifunzionalizzazione del nostro autore, di esaminare la ripresa nel testo smirneico di un epos tra i pi lontani e innovativi rispetto allopera omerica, le Argonautiche di Apollonio Rodio, esempio per eccellenza di ribaltamento delle regole del genere. In alcuni casi, infatti, Quinto utilizza come modello intertestuale la narrazione apolloniana ma, come si vedr, sempre allo scopo di perseguire le cifre pi proprie della sua visione del genere epico 2.

* Questo contributo sviluppa un tema toccato nella stesura della mia tesi di Perfezionamento, che consiste in un commento al libro IX dei Posthomerica, ed stato parzialmente presentato al Seminario italo-francese di Ricerche dottorali in Letteratura Greca (Pisa, 20/21-11-2008). Ringrazio il Seminario di Ricerca di Filologia Greca della Scuola Normale Superiore di Pisa e il Klassisch-Philologisches Seminar dellUniversit di Zurigo; sono grata in particolare a Manuel Baumbach e a Glenn W. Most per i preziosi suggerimenti. 1 Sulla ripresa dei modelli epici omerici (ma non solo) in Quinto, cf. Baumbach Br (2007). 2 Si veda il regesto di riprese apolloniane in Quinto offerto da Vian (2001), che si limita soprattutto a riprese verbali microscopiche e cita cursoriamente anche il nostro caso, senza per analizzarlo a fondo dal

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Un caso di allusione intertestuale alle Argonautiche adatto a mettere in luce la tecnica smirneica di ripresa e rifunzionalizzazione del modello senzaltro quello della narrazione, nel nono libro, delleccidio perpetrato dalle donne di Lemno ai danni della popolazione maschile dellisola, ricordato nel momento in cui sullisola sbarca lambasciata che deve portare Filottete a Troia (9, 338352). Il passo riprende un brano delle Argonautiche di Apollonio Rodio in cui si allude allo stesso evento, anche in quel caso non appena la nave Argo approda sullisola (1, 609632; la ripresa anzi non semplicemente di un passo, quanto piuttosto di un passo raddoppiato in maniera speculare e modificato dallautore, dal momento che la storia ripetuta, con variazioni sapienti e utili a veicolare un effetto particolare, anche poco dopo, per bocca della regina Ipsipile che si rivolge a un ignaro Giasone, in 1, 793826). Come si vedr, Quinto prende a modello sotto diversi punti di vista da quello lessicale a quello tematico il racconto apolloniano rifunzionalizzandolo tuttavia in senso tradizionalista, ossia riaccostandolo in parte alla versione maggioritaria del mito, che lautore delle Argonautiche aveva modificato. Questa rifunzionalizzazione operata da Quinto in modo sapiente, lavorando sul taglio narrativo del testo e su alcune parole chiave del racconto apolloniano, riprese e variate per veicolare il nuovo (o per meglio dire vecchio) punto di vista sulla vicenda. Considerata alla luce di questo ipotesto, la narrazione smirneica assume un senso pi compiuto nelleconomia dellopera e allo stesso tempo un significato pi chiaro al suo interno, tanto che possibile per esempio mettere meglio in luce la tecnica di costruzione del brano e interpretare in maniera pi esatta alcuni passaggi che in passato sono stati oggetto di dissenso tra gli studiosi, e che invece assumono un pieno e chiaro significato se si legge il passo smirneico in chiave intertestuale. Il mito conosciuto almeno in parte fin dai tempi dellIliade 3: le donne di Lemno, a causa di un affronto che hanno compiuto nei confronti di Afrodite, o per la gelosia
punto di vista intertestuale, n comprendendo limportanza, in questo brano, non solo della ripresa del modello, quanto soprattutto del suo rovesciamento funzionale (un accenno al locus parallelus, notato di passata gi da studiosi precedenti come Spitzner, si trova anche in Vian 1959, 112, 169 e 1966, 193). La ripresa da parte di Quinto delle Argonautiche, sebbene risulti secondaria rispetto agli intertesti omerici e spesso non sia marcata da un dialogo stretto e verbale tra le due opere in questione, presente e pervasiva nellopera smirneica a un livello di lettura erudito. Da questo punto di vista, lallusione smirneica allopera apolloniana risulta paradigmatica per comprendere il gioco di richiamo alle conoscenze letterarie del fruitore colto, attento, secondo lapproccio ai testi proprio della seconda sofistica, a ricercare nel testo allusioni ad altre opere letterarie, dal momento che il richiamo alla memoria poetica apolloniana pervade il testo smirneico a pi livelli fin dallinizio, dal primo libro, con riprese di lessico e di formule anche in un punto della storia abbastanza lontano dalla narrazione apolloniana (in merito a tali riprese cf. Br 2009, 3669). 3 Sulle fonti letterarie, mitografiche e iconografiche del mito, cf. Klgmann (18861890); Seeliger (1890 1894) in part. 7374; Immisch (19161924) in part. 808814; Jessen (1914); Dumzil (1924); Gantz (1993) 345347 e anche Wilamowitz (1924) 232248 e Burkert (2000) 235236. La vicenda ha avuto molto successo anche nellepica latina, dove, a parte la breve menzione in Ov. Met. 13, 399401, stata ripresa estesamente da Valerio Flacco (2, 98310, per i cui rapporti con Apollonio Rodio e la mediazione di Virgilio cf. Bornmann 1970) e Stazio (Theb. 5, 49334, per le cui relazioni intertestuali con Virgilio e Valerio Flacco cf. Aric 1991). Sulla comparazione di questi brani e sul trattamento della vicenda del massacro di Lemno nellepica latina,

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provata da Medea, vengono punite con lallontanamento dal talamo dei loro legittimi mariti, che tornati da una spedizione di guerra in Tracia preferiscono alle mogli le prigioniere portate da quella regione. Secondo le versioni pi dettagliate del mito, lallontanamento dei mariti causato dalla cosiddetta duswda delle donne, un cattivo odore determinato direttamente dallazione della dea o dalle arti magiche di Medea, quindi per una colpa da attribuire in entrambi i casi alle donne lemnie 4. Queste ultime, spinte dalla rabbia e dalla gelosia dato fondamentale nei racconti letterari del mito nel giro di una sola notte uccidono i propri mariti e tutta la popolazione maschile dellisola, fatto che provoca il completo capovolgimento, necessario per il mito, della societ di Lemno 5. Come nel mito gemello delle Danaidi, secondo alcune versioni anche a Lemno un uomo si salva grazie alla piet di una donna: si tratta in questo caso di Toante, re dellisola e padre di Ipsipile, salvato con laiuto di Dioniso, dopo che la figlia lo aveva nascosto nel tempio del dio e poi, vestito come questultimo, portato sulla riva del mare e mandato alla deriva dentro una cassa 6. Entrando pi specificamente nella narrazione smirneica, si nota come lanalessi sulleccidio di Lemno sia inserita e come si vedr non si tratta di un caso subito dopo la menzione dello sbarco sullisola dellambasciata guidata da Odisseo e Diomede, che ha come scopo portare Filottete a Troia. Appena dopo la menzione del nome dellisola su cui lambasciata sta sbarcando, il narratore inserisce un resoconto parentetico del Lmnion an pi famoso: le donne dellisola, in una sola notte (351) per gelosia (344, cf. anche lesplicitazione tanto cara allo stile dellautore di 347349), uccidono i propri mariti, colpevoli di averle tradite con le prigioniere portate dalla Tracia (341343), e oltre ai propri sposi massacrano tutta la popolazione maschile della citt (351 [ed. Vian]):

cf. anche Vessey (1970) e in generale Bahrenfuss (1951), mentre per un excursus bibliografico sul trattamento della vicenda da parte di Valerio Flacco, cf. in particolare Scaffai (1986) 24172418. Dettagli pi specifici legati a particolari versioni del mito verranno discusse, ove necessario, ad locum. 4 Per la versione secondo cui sarebbe stata Afrodite a causare la duswda (che si lega anche al rituale dellisola, per cui cf. p. es. Burkert 2000, 240242), cf. FGrHist 38 F 2 (in Phot. l 271 Theodoridis = Sud. l 451 Adler = Paus. l 16 Erbse); Apollod. 1, 9, 17; schol. A. R. 1, 609619a, e Wendel; D. Chr. 33, 50; mentre secondo lo storico Mirsilo (FGrHist 477 F 1, in 1. schol. A. R. 1, 609619e Wendel; 2. Ps. Antig. Mir. 118 Giannini; 3. Phot. l 271 Theodoridis per cui cf. supra) la duswda sarebbe dovuta a un incantesimo di Medea, che stando a quella che sembra la versione pi antica del mito era giunta a Lemno insieme agli Argonauti sulla via del ritorno dalla Colchide (cf. Pi. P. 4, 250254). 5 In merito, cf. Burkert (2000) e Cusset (2004). 6 Il salvataggio di Toante e le sue implicazioni riguardanti il mito dionisiaco richiederebbero una discussione troppo ampia per essere affrontati in questa sede: per il legame tra Toante e Dioniso, che secondo parte del mito ne sarebbe il padre, e il suo salvataggio, cf. p. es. Modrze (1936); Jessen (1914) e Burkert (2000) 236237. Secondo alcune versioni Ipsipile, a causa della piet avuta per il padre, viene catturata dalle Lemnie e venduta come schiava, oppure costretta a fuggire di nascosto, salvo poi essere intercettata dai pirati e subire la medesima sorte: cf. p. es. E. fr. 759a, 15931608 Kn e Apollod. 3, 6, 4.

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Lmnon ev ampelessan, oph prov ain n oleqron andrsi ouridoisin emhtsanto gunaev 340 e paglon otousai, epe sfeav ou ti teson, all dmwidessi pareunzonto gunaix Qrhihv tv dour a hnorh tetissan prqontev tte gaan arhiflwn Qrhwn ai d mga zloio per radhsi pesntov 345 qumn anoidsanto, flouv d an dmat aotav tenon anhlegwv up ceresin, oud elhsan ouridouv per entav epe r apananetai htor anrov hd gunaiv, ote zhlmoni nosw amfipsh ratera gr epotrnousin anai. 350 all ai mn sfetroisin ep andrsi pm eblonto nut mi a psan echrsanto plha parqmenai fres qumn atarba a mga rtov. La versione del mito qui narrata, come si vedr, volutamente quella pi sintetica e truce, che, per motivi importanti al fine della rifunzionalizzazione, si concentra solo sullepisodio fondamentale senza addentrarsi nelle cause della vicenda e nelle sue ramificazioni secondarie, come il salvataggio di Toante. 2. La narrazione apolloniana e lallontanamento dalla versione tradizionale del mito Lanalessi riguardante le donne di Lemno richiama, a livello lessicale ma anche narratologico e tematico, la digressione sullo stesso argomento presente nel primo libro delle Argonautiche di Apollonio Rodio, che rappresenta il modello-codice per questo passo dei Posthomerica. Se si considera pi da vicino il brano delle Argonautiche, si possono valutare bene i suoi elementi di innovazione rispetto al mito tradizionale e la sapiente costruzione narratologica dellanalessi. Leccidio di Lemno narrato non appena la nave Argo si avvicina allisola: il mito raccontato dallo stesso narratore attraverso unanalessi omodiegetica che si riallaccia nellultima parte al racconto principale 7. Anche in questo caso lexcursus nasce dalla prima menzione dellisola su cui sta per approdare la nave Argo: il narratore ricorda come lanno precedente sia avvenuto leccidio di tutti gli uomini dellisola, massacrati dalla popolazione femminile (609610). Vengono poi spiegate la motivazione del gesto, ossia lodio che gli uomini provavano per le proprie legittime aggettivo cruciale consorti e lamore per le prigioniere tracie (611614), e la motivazione della motivazione, il risentimento di Afrodite dovuto al mancato adempimento degli onori
Per unanalisi dettagliata del brano dal punto di vista narratologico ma non solo, cf. in particolare Fusillo (1985) 3841, 170171, 217229.
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nei suoi confronti da parte degli uomini (614615). Segue unapostrofe contro le sventurate che, accecate dalla gelosia (616) e timorose di una vendetta, hanno massacrato tutta la popolazione maschile (617619 [ed. Vian]): en q amudiv pv dmov u perbashsi gunain 610 nhleiv ddmhto paroicomnw lubanti. d gr ouridav mn aphnnanto gunaav anrev ecqrantev e c on d ep lhidessi trhcn e r on, av auto agneon antiprhqen Qrhihn dhiontev, epe clov ai n v opaze 615 Kpridov, oune min gerwn ep dhrn atissan. w mleai zloi t epismugerv arhtoi, ou oion sn tsin eov e r raisan aotav amf eun, pn d arsen omo gnov, w v en opssw m tina leugaloio fnou tseian amoibn. Lanalessi prosegue con il salvataggio di Toante da parte di Ipsipile e con lapprodo del re sullisola chiamata prima Enoe e poi Sicino, dal nome del figlio che Toante avr dalla naiade Enoe (620626). Alla fine dellexcursus il focus si concentra di nuovo sulle Lemnie, che si trovano spesso a fissare il mare, nel terrore che i Traci giungano a vendicarsi (627632; proprio questo il sapiente aggancio con la narrazione principale, dal momento che un giorno vedono avvicinarsi la nave Argo). Poco dopo, nello stesso libro, con un procedimento del tutto originale, la narrazione del fatto ripetuta da un differente punto di vista, per bocca di Ipsipile che racconta a Giasone gli avvenimenti dellanno precedente (793826). Questa ripetizione delleccidio non rappresenta una semplice reduplicazione, ma permette allautore di riprendere lo stesso episodio dopo averlo messo a conoscenza del lettore tramite il resoconto solo apparentemente neutrale del narratore attraverso uno specchio deformante, ossia quello del punto di vista di Ipsipile, personaggio coinvolto direttamente nella vicenda, dal momento che sta cercando di convincere Giasone a sostare sullisola facendo leva su motivazioni e punti di vista del tutto personali 8.

8 Non ci si soffermer su questa duplicazione deformata del racconto, dal momento che il modello intertestuale di Quinto rappresentato dallexcursus del narratore; basti notare che dal punto di vista narrativo questo racconto rappresenta un modo per ribadire le linee conduttrici dellepisodio di Lemno (e dellintera opera) che sono gi state delineate nellexcursus precedente, e rappresenta un espediente narrativo originale per la focalizzazione della vicenda. Il dato centrale di questa nuova narrazione, che permetter anche di comprendere meglio lo scopo dellexcursus e il filo narrativo della storia, che Ipsipile, volendo evitare di impressionare in modo negativo Giasone, oblitera intenzionalmente il massacro degli uomini per mano delle proprie consorti, alludendo invece a un loro volontario allontanamento per recarsi presso la patria delle prigioniere che li avevano stregati (794796; 824826). Sullabile tecnica oratoria, che si giova di espedienti canonizzati e riconoscibili, che Ipsipile sfoggia in tutto questo discorso, cf. Berardi (2003) con bibliografia precedente (per altre considerazioni sullepisodio, cf. anche Fusillo 1985, 3839, 222).

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Consideriamo ora meglio il taglio innovativo conferito al primo excursus sul massacro a Lemno: come nota Fusillo, Apollonio sposta il focus di tutta la narrazione sulle donne stesse, le rende uniche protagoniste della vicenda, le solleva in parte dalla colpa commessa e ne legge le azioni dal loro personale punto di vista, concedendo anche uno spazio ulteriore alla reduplicazione della storia dal punto di vista di Ipsipile e, tra gli avvenimenti successivi, dedicando maggiore spazio a quelli che riguardano le donne (discorsi, assemblee, decisioni, mentre il punto di vista maschile solitamente relegato a brevi summaries). Le variazioni del mito finalizzate ad attenuare la colpa delle donne si collocano su pi piani, e alcuni dettagli verranno ripresi puntualmente da Quinto Smirneo, per essere ribaltati e rifunzionalizzati in senso fortemente tradizionale. Apollonio modifica in primo luogo la causa divina della perdita di interesse da parte degli uomini nei confronti delle mogli: elimina infatti la duswda, superflua per i suoi scopi e implicitamente allusiva a unoriginaria colpa femminile, e soprattutto attribuisce la colpa dei mancati onori ad Afrodite non alle donne, come voleva la parte maggioritaria della tradizione, ma agli uomini stessi (614615) 9: la narrazione simpatetica nei confronti delle Lemnie comincia quindi, come nota Vian (1974) 2628, con lattribuzione della prima colpa, la causa scatenante di tutta la vicenda, agli uomini (la sfrontatezza degli uomini e lira della dea sono allo stesso modo ribadite ai vv. 799803 anche da Ipsipile, il cui salvataggio del padre, citato nellexcursus, concorre a sua volta ad attenuare lorrore della vicenda). Ma anche dal punto di vista micronarrativo, a livello lessicale, il narratore appena pu piega la vicenda dalla parte delle donne: sono gli uomini che con unespressione molto forte che verr infatti considerata da Quinto fondamentale per rifunzionalizzare la vicenda ouridav [] aphnnanto gunaav / [] ecqrantev (611612), letteralmente rifiutarono le legittime spose / avendole prese in odio, poich nutrivano invece per le prigioniere tracie un amore violento e irrefrenabile (il nesso trhcn eron, 613, sottolinea il carattere spiccatamente sessuale sia del rifiuto sia della nuova attrazione) 10. Dalla narrazione apolloniana le donne di Lemno escono, quindi, secondo

9 Oltre che nelle Argonautiche, tracce di questa attribuzione agli uomini di Lemno dei mancati onori ad Afrodite si trovano con un certo grado di sicurezza solo nei Tragodoumena di Asclepiade di Tragilo, FGrHist 12 F 14, in schol. D Il. 7, 467 van Thiel (in part. Lmnioi, tv ex e q ouv t Afrodth qusav m apodidntev, aq autn qnaton enomoqthsan). Che a questa versione del mito sia legata anche la trama della tragedia di Eschilo ambientata a Lemno, se il titolo fosse al maschile (quindi Lmnioi), ipotesi dubitativa di Vian (1974) 27. In effetti, nonostante largomento dellopera di Asclepiade porti a supporre che questa versione del mito fosse legata anche a una trama tragica, non solo i frammenti del dramma eschileo sono troppo esigui per supportare questa ipotesi (loscillazione del titolo tra maschile e femminile peraltro abbastanza comune nelle testimonianze di titoli di tragedie frammentarie, e propende in questo caso per il femminile), ma lo stesso frammento di Asclepiade non consente di comprendere se lautore riporti una vera e propria upqesiv oppure riassuma semplicemente largomento del mito. 10 Per tracv cf. LSJ s. v. 4 of persons, their acts, feelings, or conditions, rough, harsh, savage. La centralit dellespressione, volutamente icastica, nel passo delle Argonautiche dimostrata dal fatto che Apollonio solitamente usa laggettivo non con valore figurato, come in questo caso, ma in contesti pi letterali: laggettivo infatti non mai riferito a termini astratti, ma varia da un uso strettamente letterale (2, 375; 2, 550;

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George (1972) 53, more wretched than culpable, e meritano al massimo unapostrofe empatica in cui ci si dolga della loro gelosia (616), fondata e inevitabile, sulla quale Apollonio per primo mette un accento molto importante e che torner nellintertesto smirneico; una gelosia che deriva ovviamente in tutta la sua violenza dalloffesa degli uomini, i quali le hanno respinte sessualmente e affettivamente e le hanno private del loro ruolo legittimato davanti alla legge e agli dei 11. I fili del discorso del narratore vengono quindi mossi in modo molto abile per ottenere uno scopo decisivo, ossia quello di mettere in luce il rapporto fuorviante, ingannevole e privo di comunicazione che esiste tra i due sessi, allinterno di una vicenda, quella di Lemno, che come nota Fusillo prefigura allinverso lepisodio centrale in Colchide 12, ma che, si potrebbe aggiungere, rappresenta anche una parte essenziale di quel fil rouge che collega il passato macchiato di sangue delleccidio degli uomini di Lemno alla fine, tragica, del rapporto Medea-Giasone. Il massacro degli uomini di Lemno da parte delle mogli, che pervade tutta la vicenda dello sbarco degli Argonauti sullisola, allunga infatti la sua ombra sul futuro di Giasone anche al di fuori della storia narrata dalle Argonautiche stesse, fino alla conclusione efferata del suo rapporto con Medea e del suo nuovo matrimonio, rappresentata nel dramma di Euripide 13.

3. La ripresa smirneica 3.1 Lutilizzo del modello apolloniano Diversamente da Apollonio, la narrazione smirneica dellepisodio non inserita allinterno di un racconto coerente, e tale elemento rappresenta un importante

2, 568), a un grado minimo di metaforicit (1, 1078 = 2, 1125; 2, 33; 2, 71), a eccezione del nostro caso, che rappresenta il massimo allontanamento dellautore dal suo usus e quindi pare una scelta tesa a far spiccare lespressione. Il nesso trhcv e rwv, oltre che in questo punto delle Argonautiche, compare in tutta la letteratura greca solo nei Cynegetica di Oppiano, in cui si sottolinea sempre il violento significato sessuale dellespressione, associata ad altre che definiscono in questo senso il contorno del campo semantico (2, 187188 trhcv d aut elfoisin e r wv poll t Afrodth, / a qumv pot ltron anaiqmenov prpan hmar). 11 In merito cf. anche Levin (1971) 62. 12 A Lemno infatti sar Ipsipile a ingannare Giasone non raccontando tutta la vicenda delleccidio e a sfruttare lamore degli Argonauti per ottenere il suo scopo di ripopolamento dellisola, mentre in Colchide sar Giasone ad averla vinta su Medea e a sfruttare il suo amore per la conquista del vello. 13 Cf. in merito lanalisi di Hunter (1993) 4752, che cita il rapporto di questo brano non solo con il resto del testo apolloniano ma anche con la Medea di Euripide. A fare da commentatore involontario della vicenda inoltre Eracle, personaggio dalla caratterizzazione sfaccettata (cf. Hunter 1993, 2536), il quale, esortando i compagni a non procrastinare la partenza comportandosi per le donne di Lemno di fatto come dei mariti e disprezzando dunque le proprie mogli lasciate in patria (865874, in part. 866867), rende esplicito il paragone tra gli Argonauti e gli uomini di Lemno.

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alerting signal a livello intertestuale 14: i versi di Quinto offrono piuttosto la puntuale ripresa di un modello-codice, quello dellexcursus apolloniano, che viene seguito fedelmente e, proprio facendo perno sui suoi punti di maggiore innovazione, viene rifunzionalizzato in senso tradizionale. Questa rifunzionalizzazione del modello apolloniano viene condotta secondo un sistema abbastanza sofisticato di ripresa e scarto, di eco distorsiva dei punti chiave del racconto delle Argonautiche. Analizzando pi da vicino il rapporto intertestuale tra i due passi, si pu notare come il brano dei Posthomerica segua nel proprio procedere gli stessi snodi macrotestuali presenti nel brano delle Argonautiche. In questultimo, infatti, dopo aver citato Lemno il narratore ricorda immediatamente come poco tempo prima (A. R. 1, 610 paroicomnw lubanti Q. S. 9, 338 prov) 15, in questo luogo (A. R. 1, 609 en qa Q. S. 9, 338 oph) 16, le donne abbiano commesso un crimine orribile contro gli uomini trucidandoli (A. R. 1, 609610 Q. S. 9, 338339). Il racconto a questo punto viene approfondito, ricordando in entrambi i casi come gli uomini avessero iniziato a sdegnare le proprie spose (A. R. 1, 611612 Q. S. 9, 340) a favore delle prigioniere portate dalla Tracia dopo una spedizione militare andata a buon fine (A. R. 1, 612614 Q. S. 9, 341343). In nessuno dei due brani si fa menzione della duswda delle donne, che, eliminata per diverse ragioni da unopera epica come le Argonautiche, non compare di conseguenza neppure nei Posthomerica, dal momento che non solo rappresenta un elemento narrativo secondario, ma soprattutto risulterebbe sconveniente allinterno di un genere rigidamente codificato e di registro alto come quello epico. In entrambi i testi, dunque, linteresse della narrazione passa a questo punto dagli avvenimenti esteriori a quelli interiori, alla conseguenza psicologica che questa situazione sviluppa nelle donne di Lemno, ossia la gelosia che le pervade in maniera incontrollabile, e che infonde loro tanta forza danimo da uccidere non solo i mariti, ma tutti gli uomini dellisola (A. R. 1, 616619, a cui segue la menzione della piet di Ipsipile per il padre: versi ripresi in maniera leggermente pi estesa in Q. S. 9, 344352, presumibilmente allo scopo di chiudere linciso senza la parte riguardante Ipsipile e Toante). Oltre a questi snodi essenziali della narrazione, i due racconti si concentrano anche su alcuni dati non cos necessari per lo sviluppo della vicenda ma tuttavia imprescindibili per la sua caratterizzazione, punti focali che sono i medesimi: basti

14 Un indizio del carattere letterario allusivo dellexcursus fornito dalla sua totale superfluit narrativa, dal momento che non ha nessun legame n con i fatti precedenti n con quelli successivi (e ci resta vero anche se gli si attribuisse limprobabile scopo di procrastinare linizio dellazione a Lemno: pessimo espediente narrativo in questo snodo, dal momento che la narrazione ha appena cambiato focus e lazione sullisola non ancora di fatto neppure cominciata). Il brano ha quindi ragione di esistere solo sul livello diacronico della memoria poetica, in quanto ripresa erudita, e non su quello, in certo senso sincronico, della narrazione. 15 In questo punto Quinto, non essendo pi interessato allesatta cronologia degli eventi al contrario di quanto accade in Apollonio, si serve dunque di un indicatore temporale generico. 16 In questo secondo caso la differenza puramente sintattica: Apollonio introduce la frase con un avverbio di luogo, mentre Quinto costruisce una subordinata relativa.

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pensare allodio che le donne di Lemno sviluppano non tanto per le prigioniere, quanto per i mariti (A. R. 1, 612 Q. S. 9, 340), allassoluta efferatezza del massacro perpetrato senza alcuna piet (A. R. 1, 609610 Q. S. 9, 346347), allaudacia e alla forza danimo che pervade le Lemnie (A. R. 1, 820, questa volta nel racconto di Ipsipile Q. S. 9, 352), e soprattutto alla profondissima gelosia che queste provano (A. R. 1, 616 w mleai zloi t epismugerv arhtoi Q. S. 9, 344345 ai d mga zloio per radhsi pesntov / qumn anoidsanto e 348 zhlmoni nosw). La gelosia delle donne un tema fondamentale su cui entrambi i narratori pongono pi volte laccento. Si tratta nel passo di Quinto, come in quello di Apollonio, di una gelosia affettiva intesa in un senso abbastanza vicino alla definizione psicologica moderna di questo sentimento17. La gelosia delle Lemnie non quindi riducibile a una semplice forma di invidia o di orgoglio, come ritiene Konstan 18, ma rappresenta un sentimento dalle implicazioni affettive forti, che compare nella caratterizzazione psicologica di alcune figure femminili della letteratura greca tra cui le Lemnie e che si presenter poi in Medea stessa 19. La ripresa del passo apolloniano come modello-codice da parte di Quinto si lega anche strettamente ad alcuni punti chiave lessicali, che saranno in parte ripresi e modificati da Quinto per veicolare il cambiamento di prospettiva nella narrazione della vicenda (cos, come si vedr, per laggettivo ourdiov, A. R. 1, 611 e 804 Q. S. 9, 339 e 347, centrale in entrambi i testi), e che possono anche richiamare, nelle stesse sedi metriche, la memoria dellipotesto. Ci accade per esempio per la menzione delle donne in due punti chiave dellesplicitazione inversa della legittimit del rapporto coniugale (A. R. 1, 611612 Q. S. 9, 338339, sulla cui costruzione speculare si vedr infra), oppure per loccorrenza del termine centrale aotav in

17 Con il termine gelosia si intende infatti per la letteratura classica una gamma di sentimenti pi ampia rispetto al concetto attuale: ci non implica naturalmente ladesione alla tesi estrema di Konstan, secondo il quale, dato che la cultura greca non attribuisce a zlov o zhlotupa un significato esattamente coincidente con quello che i moderni attribuiscono al termine gelosia,the very concept [sc. di gelosia] [] may have been lacking in classical antiquity (Konstan 2003, 8; contro questa tesi cf. gi Most 2003, 126127); sulla diffusione e luso del termine zhlotupa, cf. Fantham (1986). 18 Secondo cui, dal momento che non se ne fa esplicita menzione, la gelosia delle Lemnie non riguarderebbe una forma di alienation of affections, quanto semplicemente the dishonour (ou tieskon, 340), which roused them to anger (thumon, 345) (Konstan 2003, 230 n. 4). 19 Si trovano infatti nella letteratura antica casi di gelosia femminile con un importante ingrediente amoroso-erotico. Si pensi allEra epica, archetipo di zhlotupa, per la quale gli esempi portati da Konstan (2003) allo scopo di sminuirne la pertinenza risultano in realt i pi calzanti a descriverne proprio la gelosia. Ma a giustificare la presenza di un sentimento amoroso del genere in alcune figure femminili della letteratura greca contribuiscono in particolare due esempi tragici, quello di Deianira e soprattutto di Medea, che in parte il modello per la caratterizzazione psicologica della Medea delle Argonautiche: su questo ultimo punto cf. Paduano (1972). Scettico sulla presenza di rivalrous emotions come la gelosia nella letteratura tragica si mostra Goldhill (2003), con la parziale eccezione del personaggio di Deianira (p. 167): ma si vedano le considerazioni di segno opposto svolte fin da subito da Aronoff (2003).

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A. R. 1, 617 Q. S. 9, 345, in entrambi i casi in sede metrica privilegiata, ossia a fine di verso 20. Dal punto di vista lessicale (ma non solo) lipotesto apolloniano risulta anche imprescindibile per la comprensione e linterpretazione di alcuni punti poco chiari del passo dei Posthomerica, che invece assumono un significato compiuto quando vengono letti alla luce della relazione intertestuale. Il caso pi evidente di miglioramento della lettura del brano smirneico rappresentato dallinterpretazione di apananetai al v. 347, ritenuto in passato cos problematico da essere stato oggetto di vari emendamenti 21, del tutto superflui se si legge il testo tenendo ben presente il modello apolloniano. Non migliori in passato sono stati i tentativi di interpretazione del passo senza emendare il verbo 22: si per esempio supposto che apananetai, che ha come soggetto htor ma retto logicamente da un soggetto doppio 23, reggesse uninfinitiva o un oggetto sottointesi, da integrare sulla base del concetto espresso in 346347 (oud elhsan / ouridouv per entav), con un significato che quindi pressappoco ,luomo e la donna rifiutano <la piet, di provare piet> quando si ammalano di gelosia (cos Heyne). Tuttavia, come nota Vian (1959) 169 (sulla base soprattutto di LSJ s. v.), il verbo assume spesso un significato diverso, pi specifico, legato alla sfera semantica della sessualit, ossia rifiutare contatti o favori sessuali, nel senso pi ampio di rifiutare in questo ambito anche un coniuge 24. Per linterpretazione del passo smirneico soccorre per in maniera decisiva lipotesto apolloniano: nel brano delle Argonautiche infatti il narratore, nella prima esposizione dedicata al massacro, indica che gli uomini rifiutarono, aphnnanto (611), le loro legittime spose a favore invece delle schiave tracie. proprio luso, in un punto chiave della narrazione di Quinto, di un termine centrale del pervasivo ipotesto di Apollonio Rodio che permette di comprendere il valore da attribuire al verbo nel passo smirneico, legato appunto al rifiuto reciproco, dal punto di vista sessuale (e qui forse anche affettivo), che si ha tra uomo e donna quando la gelosia si instaura nel rapporto. Il senso del passo smirneico, quindi, sotto questa luce intertestuale non risulta pi problematico, e anzi assume una perspicuit maggiore: luso assoluto e reciproco del verbo rappre-

Riguardo alluso, per attivare la memoria del lettore, degli stessi materiali lessicali in sede metrica privilegiata (anche in questo caso a fine di verso), questa volta per con uno shift nelloggetto dellespressione allo scopo di veicolare il cambiamento smirneico del punto di vista, cf. infra la discussione relativa a tw (A. R. 1, 615 Q. S. 9, 340). 21 Cf. p. es. epe r agrianetai (Pauw), epe mga manetai (Kchly), epe mla manetai (Spitzner). 22 Un regesto dei tentativi di interpretazione del brano si trova in Vian (1959) 169. 23 Per un uso simile di htor, come nota gi Vian (1959) 169, cf. Q. S. 8, 443. 24 A favore del significato di allontanamento, rifiuto dei due coniugi si era mosso in maniera embrionale gi Bonitz (1836) 1226 (respuit animus viri et mulieris, ubi in zelotypiam incidit [sc. eos]), che per non aveva considerato il doppio soggetto della frase e il senso assoluto e reciproco del verbo, e quindi aveva dovuto postulare lintegrazione delloggetto (cf. Spitzner 1837, 1182). Tra le traduzioni-interpretazioni del passo precedenti allanalisi di Vian, merita di essere segnalata almeno anche la versione libera di Rhodomann, che cerca di rendere il significato del verbo sebbene in modo molto problematico (quia alienissimus redditur animus viri et mulieris, quando in zelotypiae morbum inciderit).
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senta una forzatura sintattica di Quinto per veicolare il senso legato al campo semantico presente nellipotesto, e va dunque inteso cos: dal momento che luomo e la donna si rifiutano, si allontanano, quando si ammalano di gelosia 25.

3.2 Lallontanamento dal modello e il ritorno al punto di vista tradizionale sulla vicenda Consideriamo ora meglio come Quinto Smirneo rifunzionalizzi il proprio modello per rovesciarlo e veicolare nuovamente una visione tradizionale del mito in un passo va ricordato che non parte di un contesto unitario, come nel caso delle Argonautiche, ma risulta del tutto separato dalla narrazione e ha valore solo in quanto ripresa erudita e modificata: in questo senso, come si noter, si comprende meglio la tecnica di modifica di Quinto, che nella maggior parte dei casi lavora per eliminazione e non per aggiunta, data la natura di excursus fine a s stesso del brano. A livello macronarrativo, in primo luogo scompare nella narrazione smirneica laggiunta innovativa di Apollonio riguardo a chi risulta colpevole di non aver offerto gli onori dovuti ad Afrodite: Apollonio aveva esplicitato che si fosse trattato degli uomini (614615), mentre Quinto omette il passaggio, evitando di menzionare la colpa nei confronti della dea. Lexcursus dei Posthomerica presenta anche unaltra fondamentale modifica che di nuovo gioca a favore della rifunzionalizzazione in senso tradizionale dellepisodio, ossia lomissione del salvataggio di Toante da parte di Ipsipile. A tal proposito, Keydell (1931) 63, sulla base del testo di Apollonio, si era addirittura spinto a ipotizzare che il brano smirneico contenesse una lacuna dopo il v. 352, l dove in origine si sarebbe dovuta trovare lallusione a Ipsipile e Toante. Tuttavia, la mancanza di questo episodio del mito appare del tutto giustificata dalla natura e dagli scopi del brano smirneico: linserimento di questo elemento attenuante della colpa delle donne, che Apollonio riporta in quanto utile ai suoi scopi, risulterebbe infatti controproducente per lo scopo di Quinto, che quello di riaffermare la colpa originaria delle Lemnie 26. La rifunzionalizzazione dellipotesto non si limita per al livello macrotestuale, ma riguarda anche quello pi specifico del lessico. Quinto riprende infatti una delle
Senza prendere di fatto posizione, Vian (1959) 169 propone in coda allipotesi di Bonitz, citando il locus parallelus apolloniano, la lettura, che si avvicina a quella sopra offerta, lhomme et la femme se refusent, ma la chiosa con una evidente forzatura aggiungendo le divorce spare lhomme et la femme. In tal modo il valore del verbo viene parzialmente offuscato e si avvicina troppo alla sfera giuridica e legale (ancora diversa, ma non perfettamente centrata, la traduzione in Vian 1966, 193, in cui lo studioso propone homme et femme se renient). 26 Oltretutto, come nota Vian (1966) 193, che la digressione si concluda ai vv. 350352 dimostrato anche dalla presenza a inizio di frase del nesso all ai mn (350), che insieme al correlativo oi d (353) ne marca chiaramente la fine (per questo uso nei Posthomerica, in particolare a indicare la fine di una digressione, cf. 1, 305307; 6, 491492; 10, 361362): tale elemento consente di capire ancora meglio che la chiusura del passo in questo punto rientra negli scopi narrativi e non dovuta a perdite meccaniche successive.
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parole chiave del resoconto apolloniano, un termine necessario a inquadrare la vicenda secondo il punto di vista innovativo che Apollonio voleva veicolare, e la utilizza pi volte invertendone il valore, in modo che questa possa ora risultare allo stesso tempo una delle spie della ripresa intertestuale e uno dei perni del mutato punto di vista. Si tratta dellaggettivo ourdiov, legittimo, attribuito a una delle due parti di un matrimonio, del quale rileva la sacralit e la legalit. In entrambi i brani delle Argonautiche, Apollonio usa in momenti chiave il termine ourdiov, riferendolo sempre alle Lemnie (secondo luso pi comune del termine, legato in maniera pi frequente proprio alle donne, cf. LSJ s. v.), spose legittime eppure bistrattate dai mariti: nella prima esplicitazione del ripudio delle mogli da parte dei mariti, infatti, il narratore usa appunto laggettivo (611 ouridav mn aphnnanto gunaav), ripetuto poi anche dalla stessa Ipsipile per sottolineare lodio che gli uomini ormai provavano per le mogli (804805 d gr ouridav mn apstugon e te melqrwn / h math ei x antev apesseonto gunaav). In entrambi i casi, dunque, lutilizzo di questo aggettivo riferito alle spose rafforza la colpa dei mariti nei confronti delle donne, offese doppiamente in quanto allinterno di un legame legittimo e riconosciuto. Quinto riprende due volte lo stesso aggettivo, ma ne varia decisamente la funzione: in queste due occorrenze, infatti, il termine ricorre nella sua accezione pi rara, riferito non alle mogli bens ai mariti, secondo un uso proprio delle opere omeriche, modello-codice pervasivo dei Posthomerica 27. In questo punto della narrazione Quinto allude quindi chiaramente allipotesto apolloniano, ma ne modifica completamente il punto di vista. Non si tratta pi infatti di una visione della vicenda solidale con le donne, ma di un punto di vista solidale con gli uomini, trucidati barbaramente dalle mogli che non hanno avuto piet di loro nonostante si trattasse dei legittimi mariti. Laggettivo infatti compare non appena si accenna alla vicenda di Lemno insieme al riferimento alla crudelt del gesto (338339): le donne che compaiono, con unallusione estremamente raffinata, nella stessa sede metrica di A. R. 1, 611 ma questa volta come soggetto e non come oggetto hanno macchinato a danno dei propri legittimi mariti quello che descritto dal narratore senza mezzi termini come un ain n oleqron, una morte terribile (ai nn oleqron / andrsi ouridoisin emhtsanto gunaev) 28. Laccento che si d alla colpa delle donne, velata in questo primo caso

27 Nel caso di persone infatti il termine riferito a uomini solo raramente, e in prevalenza nei poemi omerici (che sono i soli testi, con gli Inni omerici, ad attestare luso dellaggettivo in riferimento sia a uomini che a donne, cf. LSJ e LfgrE s. v.): per il riferimento dellaggettivo a uomini, cf. p. es. Il. 5, 414; Od. 11, 430; 15, 22; 19, 265266; 23, 150; 24, 196; 24, 200; h. Cer. 136. Una delle poche eccezioni a questa regola rappresentatata da Apollonio Rodio, che ununica volta lo riferisce con un nesso originale ad aothv (4, 1072, dopo averlo usato per aoitiv in 3, 243). 28 Da notare che il passo smirneico ricalca lipotesto apolloniano anche allinizio del verso successivo, in cui in entrambi i casi si allude allodio reciproco tra i due sessi: Apollonio ovviamente si concentra su quello degli uomini nei confronti delle mogli, mentre Quinto su quello delle donne nei confronti dei mariti (A. R. 1, 612 anrev ecqrantev Q. S. 9, 340 e paglon otousai).

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attraverso un uso modificato rispetto al modello del termine in questione, successivamente si fa invece esplicito, come proprio dellusus smirneico. Nella sua seconda occorrenza, infatti, laggettivo compare allinterno di un chiarimento da parte del narratore, che dopo aver descritto la crudelt (anhlegwv) del massacro perpetrato dalle donne con le proprie mani (345346), aggiunge come tutto ci sia avvenuto senza la minima piet, nonostante le donne stessero massacrando uomini a cui erano legate da un rapporto di matrimonio legittimo (346347 oud elhsan / ouridouv per entav). In questultimo punto, quindi, secondo lusus pi spiccatamente smirneico, il narratore esplicita quello che era gi stato veicolato in maniera implicita: la ripresa intertestuale e la modificazione nelluso del termine presente nel brano apolloniano vengono quindi sottolineate chiaramente dallammissione della doppia colpa delle donne lemnie, che non solo hanno ucciso, ma hanno infierito su persone legate a loro da un legame giuridico e sacrale. Unaltra ripresa modificata di materiali lessicali riconoscibili attinti dallipotesto apolloniano si ha infine nel caso di un verbo che caratterizza fortemente tutta la vicenda: si tratta di tw, che compare in entrambi i brani nellesplicitazione di due concetti focali della storia, resi per opposti in virt della modificazione smirneica del racconto. Apollonio sottolinea infatti come la causa scatenante della vicenda sia la mancanza di onori nei confronti di Afrodite, che gli uomini gerwn ep dhrn atissan (615), ponendo il verbo in sede metrica privilegiata, ossia a fine di verso, per rilevarne la centralit allinterno del racconto 29. Sempre di mancanza di rispetto si parla anche nelloccorrenza dello stesso verbo nei Posthomerica: Quinto, per sottolineare la ripresa del modello apolloniano, pone il verbo nella stessa sede metrica, a fine di verso, richiamando quindi a beneficio del lettore colto il modello, ma opera un cambiamento significativo nelluso del termine, mantenendo lo stesso soggetto e modificandone per loggetto. Questa volta infatti non ci si riferisce ai mancati onori nei confronti della dea, ma allaltro principale oggetto della mancanza di interesse e del disprezzo degli uomini di Lemno, ossia le loro mogli (340 epe sfeav ou ti teson, ora tramite la negazione del verbo nel suo significato positivo). In questo modo, Quinto richiama il modello apolloniano, ma lo modifica fortemente, avvicendando nella memoria del lettore i due grandi oggetti della mancanza di rispetto degli uomini, e quindi i principali agenti delleccidio efferato nei loro confronti: la dea (nella versione apolloniana) e le donne dellisola (nella versione colpevolista smirneica). A tutti i livelli, quindi, da quello macrotestuale a quello lessicale, si pu notare come Quinto torca in maniera abile lipotesto apolloniano privandolo del suo tratto pi specifico, ossia linnovativo punto di vista solidale con le donne, lavorando sui punti chiave della narrazione delle Argonautiche, riuscendo ad attribuire a questa ripresa il punto di vista opposto, pi tradizionale, del mito. Lesempio che abbiamo illustrato dunque paradigmatico del lavoro di riscrittura e scarto osservabile nei

Sulla particolarit dellattribuzione della colpa dei mancati onori alla dea agli uomini e non alle donne, cf. supra e in part. n. 9.
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Posthomerica, e rivela come meglio non si potrebbe una tecnica ben precisa: Quinto riprende il modello in maniera evidente sul piano formale (ne sfrutta infatti riconoscibili peculiarit strutturali e lessicali), ma lo modifica platealmente sul piano della sostanza, allo scopo di perseguire quel ritorno alla tradizione, alla versione maggioritaria letteraria e mitica, che contraddistingue sempre le scelte narrative della sua opera.

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Scuola Normale Superiore 56126 Pisa Italy l.ozbek@sns.it

Abstract
Quintus Smyrnaeus Posthomerica 9, 338352 deals with the most famous Lmnion an of the ancient myths: the women of Lemnos, jealous of the relationships between their husbands and some Thracian slaves, killed all the male population of the island. Quintus story uses as an intertextual model Apollonius Rhodius Argonautica 1, 609632, dealing with the same episode (which is partly repeated, with some differences, in 1, 793826). The aim of this paper is not only to show the intertextual relationship between Quintus and Apollonius texts, but also to show how Quintus changes the innovative point of view of Apollonius (who reduces the womens guilt, blaming the husbands) in order to come back to the traditional masculinist point of view. In doing so Quintus inserts in his text some fundamental details (both lexical and narrative) of Apollonius version, but he ingeniously modifies their functions or meanings in order to remind the readers both of Apollonius version and of the changes he made to it. Keywords: Quintus Smyrnaeus, Apollonius Rhodius, Lemnian women, intertextuality