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Conditio humana: gli individui, le storie, gli di in Mara Zambrano Gianni ferracuti

FILOSOFIA E POESIA

In Filosofa y poesa Mara Zambrano descrive il conflitto tra il metodo dindagine del filosofo e il contatto del poeta con la realt, auspicando che questi due approcci cos diversi possano trovare una loro articolazione o collaborazione:
Oggi poesia e pensiero ci appaiono come due forme insufficienti, e ci si presentano due met delluomo: il filosofo e il poeta. Non si trova luomo intero nella filosofia; non si trova la totalit dellumano nella poesia. Nella poesia troviamo direttamente luomo concreto, individuale. Nella filosofia luomo nella sua storia universale, nel suo voler essere. La poesia incontro, dono, scoperta per gra!ia. La filosofia ricerca, indagine guidata da un metodo".i

uesto modo di impostare il problema dei rapporti tra poesia e filosofia ! estremamente radicale e molto forte" #ire che nella poesia si trova direttamente luomo concreto, significa automaticamente che la poesia ha competenze in un ambito precluso alla filosofia: essendo, a suo modo, scientifica e metodica, la filosofia non giunge allindividuo, alla concretezza del
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Mara Zambrano, Filosofa y poesa, $ondo de %ultura &con'mica, M()ico *++,, *-"

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singolo, ma si muove con concetti e leggi generali. definisce ci# c$e umano, ma non %uesto uomo particolare nellunicit e irripeti&ilit della sua persona. #i conseguenza la poesia non viene presentata come qualcosa di arbitrario e soggettivo, dove non c! verit: pu/ esserlo, ovviamente, perch( non tutti i poeti si occupano della sapienza e della ricerca della verit sulluomo. ma si dice, piuttosto, che la poesia ha gli strumenti per presentare direttamente lindividualit, la personalit, e dunque ha, per cos dire, una sua valen!a sapien!iale. Ma nello stesso momento in cui alla poesia sembra essere riconosciuto il diritto di competere con la filosofia, il possibile conflitto tra le due viene decisamente sconfessato: nessuna delle due prospettive coglie la persona umana nella sua completezza" 0e, evidentemente, alla filosofia manca la concretezza individuale della singola persona, alla poesia manca laspetto generale, la rete concettuale della teoria, la struttura costruita dalla razionalit, lordine, in una parola, del pensiero" #unque luna disciplina ha bisogno dellaltra, che lo si voglia o no" uesta necessit di tenere collegate, e non in conflitto, poesia e filosofia ! a sua volta unesigenza nuova, perch( nella cultura occidentale, fin dal tempo di 1latone, la poesia ! stata cacciata dalla cittadella del sapere, con laccusa di consistere solo in menzogne e finzioni: nel tempo, tutto ci/ che non era strettamente razionale ! stato escluso dal sapere" 2 probabile che in questa convinzione di Mara Zambrano si possa anche vedere un modo di riproporre una questione cara al suo maestro riconosciuto, 3os( 4rtega 5 6asset, che laveva affrontata gi nelle 'editaciones del (ui)ote 7*+*89, descrivendo le differenze tra il concetto e la sensa!ione, e auspicando la loro articolazione in uninterpretazione corretta della realt" Il mondo, diceva 4rtega, ci si presenta, grazie alla sensazione, attraverso impressioni che, di per s( e senza alcuna interpretazione, sarebbero una fantasmagoria incomprensibile di luci e colori:
Le impressioni formano un ara!!o superficiale, dove sem&rano sfociare cammini ideali c$e conducono verso unaltra realt pi* profonda. La medita!ione il movimento con cui a&&andoniamo le superfici, come coste della terraferma, e ci sentiamo lanciati verso un elemento pi* tenue, dove non ci sono punti materiali di appoggio. +van!iamo attenendoci a noi stessi ,...-".ii

:a meditazione ! il tentativo di estrarre intellettualmente la struttura delle cose:


Nella medita!ione ci andiamo aprendo un cammino tra masse di pensieri, separiamo i concetti gli uni dagli altri, facciamo penetrare il nostro sguardo attraverso limpercetti&ile intersti!io c$e resta tra %uelli pi* 3" 4rtega 5 6asset, 'editaciones del (ui)ote, in O&ras completas, 7sigla: 4%9 ;lianza, Madrid *+<=, *> voll", I, -**?8@@, -A@"
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vicini e, una volta collocatili ciascuno al suo posto, vi lasciamo tese delle molle ideali c$e gli impediscano di confondersi di nuovo".iii

#irei che si tratta di unoperazione che si compie sulle percezioni, per andare alla ricerca di chiarezza" %hiarezza vuol dire infatti collegare le nozioni, che sono concetti, e le sensazioni, che sono una carnale esperienza della realt, in ununica formula chiara" Insomma, ci si tiene il punto di vista percettivo e quello sensibile, non perch( siano due punti di vista da collegare in base a una teoria, ma perch( nellesperienza reale c! una sola operazione con cui la persona percepisce e sente:
.e limpressione di una cosa ci d la sua materia, la sua carne, il concetto contiene tutto ci# c$e %uesta cosa in rela!ione con le altre, tutto %uel tesoro superiore con cui un oggetto risulta arricc$ito %uando entra a far parte di una struttura. /i# c$e c tra le cose il contenuto del concetto. Or&ene, tra le cose intanto ci sono i loro limiti". iv

Il problema dei limiti delle cose ! limmediato sviluppo di quanto si stava dicendo: se tra lalbero e il terreno c! continuit di realt, dove sta il limite che li separaB Cella realt non c! separazione. piuttosto
i limiti sono nuove cose virtuali interpolate e iniettate tra %uelle materiali, nature sc$ematic$e la cui missione consiste nel marcare i confini degli esseri, avvicinarli perc$0 convivano e nello stesso tempo distan!iarli perc$0 non si confondano n0 si annullino".v

Il concetto si presenta come lespressione di una realt 7nel caso in questione della realt? bosco, nella nota meditazione sul bosco che rappresenta il nucleo piD importante delle 'editaciones del (ui)ote9 attraverso uno schema ideale che non contiene la sensazione: il concetto di &osco non ! di legno e, rispetto al bosco reale, ! una specie di spettro che non potr mai soppiantare la materialit, quasi considerandosi unalternativa alla sensazione" E1un%ue la missione del concetto non consiste nello sfrattare lintui!ione, limpressione reale. La ragione non pu#, non deve aspirare a sostituire la vitaF"vi Gn concetto ! uno schema che delinea i limiti ideali delle cose, le loro relazioni:

i&idem. i&id., -A*" v i&id., -A>" vi i&id., -A-"


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.en!a il concetto non sapremmo &ene dove comincia e dove finisce una cosa. ,...- 2l concetto non ci dar mai %uello c$e ci d limpressione, vale a dire la carne delle cose. 'a %uesto non o&&edisce a uninsufficien!a del concetto, &ens3 al fatto c$e il concetto non pretende un tale ufficio. 'ai limpressione ci dar %uello c$e ci d il concetto, vale a dire la forma, il significato fisico e morale delle cose. 1imodoc$0, se restituiamo alla parola perce!ione il suo valore etimologico 4 dove si allude a prendere, afferrare 4 il concetto sar il vero strumento o organo della perce!ione e della presa delle cose".vii

0ensazione e concetto insieme ci dnno la cosa concreta e sono gli strumenti del salvataggio delle cose stesse" :opera di salvataggio, detto in maniera sintetica, ! quelloperazione intellettuale con cui riusciamo a dare alle cose il loro significato, cio! un senso fermo e stabile, che non cambi ad ogni momento della nostra vita: il salvataggio delle cose ! la cultura" %ultura E il fermo contro il vacillante, il fisso contro lo sfuggente, il c$iaro contro lo scuro. /ultura non lintera vita, ma solo un momento di sicure!!a, di ferme!!a, di c$iare!!a F"viii :a cultura parte dalla realt, perch( per noi la realt ! un mistero, un problema, e abbiamo bisogno di sapere a cosa attenerci per poter fare la nostra vita:
/$iare!!a significa tran%uillo possesso spirituale, sufficiente dominio della nostra coscien!a sulle immagini, un soffrire din%uietudine davanti alla minaccia c$e loggetto preso ci sfugga. 5&&ene, %uesta c$iare!!a ci data dal concetto. (uesta c$iare!!a, %uesta sicure!!a, %uesta piene!!a di possesso emanano in noi dalle opere continentali e mancano di solito nellarte, nella scien!a, nella politica spagnole. Ogni attivit di cultura uninterpreta!ione 4 c$iarimento, esplica!ione o esegesi 4 della vita. La vita il testo esterno, la ginestra ardente sul &ordo del cammino dove 1io manda la sua voce. La cultura 4 arte, scien!a, o politica 4 il commento, %uel modo della vita in cui essa, rifrangendo su se stessa, ac%uista splendore e ordine".i6

$in qui 4rtega" #unque, la ragione non pu# aspirare a sostituire la vita , ovvero il logos filosofico non pu/ pretendere di parlarne in modo esauriente e definitivo" 0erve un
i&idem. i&id., -AA" i) i&id., -A="
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nuovo logos: 4rtega lo cercher prima attraverso la formula del ra!iovitalismo, poi come ragion vitale, ma nel concreto si tratter di unanalisi rigorosa della realt radicale c$e 7la mia vita, la vita di ciascuno8. Celle 'editaciones del (ui)ote 4rtega scrive la famosa frase che sintetizza, come una formula, il suo pensiero: H 2o sono io e la mia circostan!aI" uesta frase ha tanti significati, ma a livello elementare vuol indicare intanto una interazione tra il soggetto e il mondo in cui vive" 2o e mondo interagiscono e in questo consiste la vita umana" 4ra, il fatto di vivere ! il presupposto radicale di ogni conoscenza, perch(, evidentemente, se io non esistessi, nulla potrei conoscere" ;l tempo stesso, se posso conoscere una cosa qualunque solo nel momento in cui si presenta nella mia vita, allora questa mia conoscenza sar condizionata dal modo in cui ! fatta appunto questa vita: per esempio, non conosco gli ultrasuoni perch( non li sento" In linea generale, si pu/ dire, piD come spunto di conversazione che come definizione formale, che 4rtega ! molto interessato a vedere il modo in cui le cose si presentano dentro la vita umana , per poter cogliere la verit, o almeno solo le strutture del mondo. invece Mara Zambrano sembra piD interessata ad analizzare, e a comunicare, il modo in cui lio, nella sua intimit, reagisce alla presen!a delle cose : cerca quindi, piD che le strutture della realt esterna alluomo, le voci che risuonano in lui interiormente ? voci che, si badi bene, sono comunque dei dati, degli elementi di realt che, se non chiariscono gli oggetti, permettono di capire i soggetti: lemozione che pu/ causarci uno spettacolo naturale forse non ! un dato che permette di conoscere la natura, ma ! un elemento che permette di conoscere noi stessi come persone che hanno emozioni" 0eguendo questa suggestione, provo a descrivere alcuni temi del complesso pensiero di Mara Zambrano" 1iD che un saggio 7per il quale a queste pagine mancano i requisiti minimi e indispensabili9, metto insieme degli appunti, nati con uno scopo didattico, sperando che rappresentino un invito alla lettura dei testi originali" %ome dicevo, Mara Zambrano sembra sviluppare la tematica orteghiana del rapporto tra sensazione e concetto in direzione del contrasto tra il metodo filosofico e la scrittura poetica" #i fronte allimmediatezza del reale, il filosofo si comporta in maniera strana, perch( cerca di catturare qualcosa che non c in quellimmediatezza, ma necessaria" #unque si stacca dal presente per cercare qualcosa di permanente: lIdea, lessere, il concetto" Il poeta invece non compie questo passaggio, o questa lacerazione, perch(, sia pure in modo diverso da quello del filosofo, ! gi riuscito a catturare il senso o laspetto permanente del reale" Il poeta E aveva intanto ci# c$e gli appariva davanti, davanti ai suoi occ$i, alle orecc$ie e al tatto; aveva ci# c$e guardava e ascoltava, ci# c$e toccava, ma anc$e ci# c$e appariva in sognoF") :a filosofia rinuncia al carattere molteplice ed eterogeneo delle cose, mentre il poeta le coglie una ad una, senza poter rinunciare a nulla: qui sta il punto delicato, nel rapporto tra unit ed eterogeneit:
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Filosofa y poesa, cit", *<"

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Lessere era stato definito an!itutto come unit, e perci# era occulto ,...-. Le apparen!e si distruggono le une nelle altre, sono in una perpetua guerra, c$i vive in loro, muore. 9 necessario :salvarsi dalle apparen!e, prima, e salvare poi le apparen!e stesse: risolverle, renderle coerenti con %uesta invisi&ile unit. 5 c$i $a raggiunto lunit, $a raggiunto anc$e tutte le cose c$e sono, perc$0 in %uanto sono, partecipano di essa, o, in %uanto sono, sono unite".6i

Jisogna per/ dire che anche la poesia ha una sua unit: se si trattasse solo di restare dispersi nella molteplicit delle cose, non esisterebbe poesia, non esisterebbe neppure la possibilit di parlare delle cose, che implica una distanza da loro e una contemplazione: non ci sarebbero nemmeno le HcoseI, se dominasse un passivo perdersi in loro" 0i pu/ chiarire che tipo di unit sia ottenuta dal poeta, prendendo in considerazione la musica: E Ogni &rano musicale una unit, e tuttavia composto solo di fugaci istantiF")ii Con ! la stessa unit cercata dal filosofo, ma ! ununit di creazione: si ! costruito qualcosa di unitario e di eterno con ci/ che ! disperso e passeggero:
/os3 il poeta crea nella sua poesia ununit con la parola, le parole c$e cercano di dare concrete!!a a ci# c$e pi* tenue, alato e distinto di ciascuna cosa, di ciascun istante. La poesia lunit non occulta, &ens3 presente, lunit reali!!ata, %uasi incarnata. 2l poeta non $a esercitato alcuna violen!a sulle apparen!e eterogenee, e sen!a alcuna violen!a $a ottenuto lunit".6iii

Ma lunit del poeta ! sempre incompleta e sempre gratuita" 2 lunit di una cosa" :a cosa del poeta non ! mai la cosa concettuale del pensiero, ma la cosa complessissima e reale, quella fantasmagorica e sognata, quella inventata, quella che c! stata e quella che non ci sar piD" Il poeta vuole la realt, ma Ela realt poetica non solo %uella c$e c , %uella c$e ; &ens3 %uella c$e non ; a&&raccia lessere e il non essere in unammirevole giusti!ia caritativa, perc$0 tutto, tutto $a diritto ad essere, anc$e ci# c$e non $a potuto essere maiF")iv

i&id., >@" i&id., >*" )iii i&id., >>" )iv i&idem.


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SUL CONFINE DEL DIVINO

Mara Zambrano ha cercato una scrittura che fosse nello stesso tempo poetica e filosofica: una scrittura che, senza rinunciare al rigore dellanalisi e alla chiarezza concettuale, cercasse anche la bellezza, il gioco delle allusioni metaforiche e la ricreazione poetica delle esperienze vissute" Gno dei migliori esempi di questa scrittura ! /laros del &os%ue, opera complessa e di non facile interpretazione, ma anche affascinante e profonda" /laro del &os%ue significa semplicemente HraduraI" Kedremo il senso metaforico dellimmagine della radura, ma occorre prima soffermarsi sulla parola claro" 2 una parola che ha molte accezioni, abbastanza coerenti, quasi fatte apposta per suscitare sensi metaforici, e Mara Zambrano la usa in modo complesso, facendo riferimento allintera gamma dei suoi possibili significati" Il 1iccionario de la ;eal +cademia fornisce, tra gli altri, questi significati alla voce claro: a9 come aggettivo: *" &a<ado de lu!; >" %ue se distingue &ien; -" limpio, puro; 8" transparente; b9 come sostantivo 7come appunto nellespressione claro del &os%ue9: *" a&ertura, a modo de clara&oya LMabbainoN, por donde entra la lu!: insomma unapertura che fa entrare la luce dallalto. >" espacio sin =r&oles en el interior de un &os%ue. -" espacio %ue media de pala&ra a pala&ra en lo escrito. 8" pausa, spazio, apertura, intermezzo, in qualcosa" Insomma, il claro ! uninterruzione: nel caso positivo, ! unapertura" 0e in 5l $om&re y lo divino, come vedremo piD avanti, il sacrificio consente la manifestazione del divino, cio! la sospensione del tempo ordinario e lirruzione delleterogeneo nel mondo quotidiano, nel caso del claro si potrebbe pensare ad un movimento opposto, di ingresso dellumano in una sfera superiore, in un vuoto, in uno spazio dove lumano finisce e inizia il divino in tutta la sua purezza" :importanza della dimensione simbolica del testo ! chiara gi allinizio:

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2l claro del bosque un centro in cui non sempre possi&ile entrare; lo si guarda dal confine e la comparsa di %ualc$e orma di animali non aiuta a fare %uel passo. 9 un altro regno a&itato e custodito da unanima. (ualc$e uccello avvisa e invita ad andare fin dove indica la sua voce. 5 le si o&&edisce; poi non si trova niente, niente c$e non sia un luogo intatto c$e sem&ra essersi aperto solo in %uesto istante e c$e mai pi* si dar cos3. Non &isogna cercarlo. Non &isogna cercare. 9 la le!ione immediata delle radure: non &isogna andare a cercarle, e neppure cercare nulla di loro. Niente di determinato, prefigurato, consaputo. 5 lanalogia della radura con il tempio pu# sviare latten!ione".6v

Il bosco ! qui, come nelle 'editaciones del (ui)ote di 4rtega, una chiara metafora della vita umana, o almeno di una certa condizione umana: il muoversi nel mistero e nellignoto" :a mente corre subito alla selva selvaggia di #ante ;lighieri, e in effetti il poeta ! citato poco dopo, per/ non ! necessario che la selva di cui parliamo ora sia selvaggia" #ante esprime la condizione di chi ha perso un orientamento, che precedentemente aveva: si ritrova nella selva, di colpo e senza saper come, nel &el me!!o del cammino della sua vita" ;llude #ante a un momento di crisi che, dopo aver agito e deviato la persona dal suo cammino naturale, viene finalmente percepito e ci si rende conto, con sconcerto, che non si sa piD dove si !, da quanto tempo ci si ! persi, e per quale via si pu/ tornare alla normalit: nel &el me!!o del cammino, il trovarsi nella selva e riconoscerla come selvaggia ! gi un risveglio, altro che le banalit erudite, che leggono nell incipit della /ommedia lindicazione dei trentacinque anni di vita media delluomo, citando un ;ristotele del tutto fuori luogo" 4rbene, il bosco di cui parliamo ora, a proposito di Mara Zambrano, non ! necessariamente il bosco di un risveglio: va sdrammatizzato, e allora otteniamo la condizione normale dellesistenza umana, in un mondo evidentemente gestibile e, altrettanto evidentemente, misterioso nella sua essenza stessa, e problematico quanto al suo significato" 2 utile un confronto con il bosco di cui parla 4rtega 5 6asset, maestro a cui Zambrano fa costantemente riferimento, nella prima meditazione delle 'editaciones del (ui)ote" 0crive 4rtega:
La selva e la citt sono cose essen!ialmente profonde, e la profondit fatalmente condannata a convertirsi in superficie, se vuole manifestarsi. 2ntorno a me ora io $o una do!!ina circa di %uerce austere e frassini gentili. 9 un &osco %uesto> /ertamente no: %uesti sono gli al&eri c$e vedo di un &osco. 2l &osco vero composto dagli al&eri c$e non vedo. 2l &osco
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Mara Zambrano, /laros del &os%ue, 0ei) Jarral, Jarcelona *++@, **"

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una natura invisi&ile 4per %uesto in tutte le lingue il suo nome conserva un alone di mistero".6vi

#unque la prima connotazione del bosco, per 4rtega, ! la profondit: si ! nel bosco quando ci si accorge che gli alberi circostanti non sono tutto ci/ che abbiamo intorno, ma soltanto una parte della nostra circostanza concreta: c! unaltra parte, che non possiamo vedere proprio perch( gli alberi in primo piano ce lo impediscono, che ! composta di altri alberi""" sicch(, stando dentro un bosco, non riusciamo mai a vederlo tutto, ma sappiamo che c!, che ci circonda:
2o posso ora al!armi e prendere uno di %uesti vag$i sentieri, lungo i %uali vedo i merli mentre li attraversano. ?li al&eri c$e vedevo prima saranno sostituiti da altri analog$i. 2l &osco si andr scomponendo, sgranando in una serie di frammenti successivamente visi&ili. 'a non lo trover# mai nello stesso punto in cui mi trover# io. 2l &osco fugge gli occ$i".6vii

Il bosco ! la realt completa, mentre, standovi dentro, noi abbiamo notizia solo di una realt parziale" #a qui il carattere misterioso di questa realt, che sempre ci sfugge, sempre appare inesauribile e inafferrabile in una griglia di concetti definitiva e affidabile" 4rtega svolge la metafora de bosco, come rappresentazione della condizione umana, in direzione della conoscenza" Il suo problema !: se ci si ritrova dentro un bosco, caotico e misterioso, come si comincia a mettere ordine, o meglio, per usare unespressione piD appropriata allatteggiamento fenomenologico di 4rtega: come fare chiarezzaB Zambrano, invece, permane nella descrizione dei vissuti immediati suscitati dalla presenza del bosco e dalle analogie: si trova su un livello filosofico in cui ! stato conquistato il superamento della fenomenologia astratta di Ousserl 7tra laltro proprio grazie alle 'editaciones del (ui)ote di 4rtega9, e dunque pu/ permettersi il lusso di restare in quellatteggiamento che Ousserl aveva chiamato naturale, spontaneo, ingenuo, e da cui si staccava per adottare la prospettiva lucida e riflessiva dellanalisi fenomenologica" In questa condizione, per Zambrano, lanalogia tra la radura del bosco e il tempio si presenta in modo immediato e spontaneo, ma richiede precisazioni: E @n tempio, ma fatto da s0, da :ui, da :ei o da &sso, anc$e se luomo col suo lavoro o il suo semplice passo o $a progressivamente aperto o allargatoF" :a radura presenta i caratteri del centro, cio! di un punto a partire dal quale si irradia qualcosa che, in questo contesto, non ha un carattere umano, e per questo rimane misterioso, non definibile"
)vi )vii

'editaciones del (ui)ote, cit", --@ i&id., --*"

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%ome si diceva, dal punto di vista semantico, la caratteristica principale del claro sembra essere la pausa, linterruzione, insomma una specie di buco o di vuoto, che per/ ha un valore altamente positivo: lo spazio tra le parole permette di leggerle. lapertura in un soffitto permette di far entrare la luce. perci/ non si tratta della mera mancanza di mattoni o tegole, ma di una positiva apertura, di uno squarcio" uando passiamo allimmagine della radura, questa positivit del claro resta ovviamente nel claro del &os%ue: non si tratta semplicemente della mancanza di alcuni alberi, ma dellapertura che permette lirruzione di qualcosa" 0olo che ora non sappiamo di cosa, perch( ci/ che si irradia ! il divino, cio! una realt di cui non possiamo avere esperienza diretta come di una singola cosa" #io non ha problemi a capire luomo, perch(, come creatore, pu/ essere intrinseco a ogni realt, pur restando trascendente. luomo invece ! nellimpossibilit di capire #io, perch( non pu/ sottrarsi ai suoi limiti creaturali, a meno che #io non decida di manifestarsi, e quindi di adottare forme sensibili che lo rendono visibile o percepibile in qualche modo" :uomo ! relativamente assoluto, mentre #io ! assolutamente assoluto, secondo la suggestiva espressione di Zubiri" 4rtega diceva che, proprio per questa eterogeneit, #io si d da fare per manifestarsi: ad esempio, bruciando in forma di ginestra ai bordi del cammino" Cel caso della radura, noi abbiamo una manifestazione particolare ? e tuttavia ! forse la piD ovvia ? della presenza del divino: il divino si presenta non con la mediazione di una forma che possiamo percepire, ma come una realt differente da tutto ci/ che ! creato e mondano. e siccome noi possiamo capire e percepire solo ci/ che ! creato e mondano, limpressione che abbiamo di fronte a questa manifestazione ! che ci si presenti un vuoto: non c! niente" 0e ci si riflette un momento, questo non esserci niente ! singolare, perch( allinterno del reale mondano c! sempre qualcosa" #unque sentire un assen!a significa essere su una linea di confine, su un punto in cui il mondo umano raggiunge un limite e si manifesta leterogeneo come tale" Coi lo percepiamo come la mancan!a di %ualcosa, e diciamo volgarmente che non c! niente, anche se una mancan!a non equivale al nulla" 1erci/ dice Zambrano, descrivendo la situazione delluomo sul limitare della radura: E 5 rimane il nulla e il vuoto c$e la radura d come risposta a ci# c$e si cerca F" & aggiunge: E'a se non si cerca niente, lofferta sar imprevedi&ile, illimitata F")viii uesta idea del divino come assenza non ! una novit e appartiene alla tradizione mistica occidentale, oltre che a quella orientale, a cui si pensa immediatamente leggendo il termine HvuotoI" 4rtega aveva appunto parlato di #io come di un grande assente, in questo senso positivo" 1arlando della filosofia, intesa come unattivit consistente nel dire la verit delle cose, afferma che non si tratta di un dire qualunque,

)viii

/laros del &os%ue, cit", **"

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ma del pi* solenne grave dire, un dire religioso, in cui poniamo 1io come testimone del nostro parlare, insomma, il giuramento. 'a la peculiarit di 1io c$e, al citarlo come testimone in %uesta nostra rela!ione con la realt consistente nel dirla, cio nel dire ci# c$e realmente, 1io non rappresenta un ter!o. 2nfatti, la sua presen!a fatta di essen!iale assen!a; 1io colui c$e presente precisamente come assente, limmenso assente c$e &rilla in ogni presente 4 &rilla per la sua assen!a 4 e il suo ruolo, in %uesta c$iamata a testimone, c$e il giuramento, consiste nel lasciarci soli con la realt delle cose, in modo c$e tra %ueste e noi non c nulla e nessuno c$e le veli, copra, alteri od occulti; e il non esserci nulla tra le cose e noi la verit. 'aestro 5cA$art, il pi* geniale dei mistici europei, c$iama %uesto 1io :il silente deserto c$e 1io".6i6

Il divino, dunque, per Zambrano, si presenta nellumano come mancan!a: ci/ vuol dire che non si presenta come certezza, ma come possibilit che non ci sia nulla, e come bisogno personale che, invece, ci sia un fondamento che salvi la vita e il suo significato oltre la morte" Ma perch(, se non si cerca niente, si avr una rispostaB Coi possiamo cercare #io prefigurandocelo in qualche modo: ! ci/ che avviene nelle religioni. tuttavia, nel caso dellincontro improvviso con lapertura, con il claro che manifesta il vuoto, prefigurare significherebbe dare una forma e una limitazione, e dunque ottenere come risposta una forma e una limitazione che non sono il volto di #io, ma la nostra immagine del divino" 0i deve procedere piuttosto in un modo paradossale: per eliminare la presenza del nulla e del vuoto, che minacciano di divorare la vita umana, bisogna creare il vuoto in se stessi, non immaginare e non domandare, fermandosi ad ascoltare ci/ che viene:
.e non si cerca nulla, lofferta sar imprevedi&ile, illimitata. ?iacc$0 sem&ra c$e il nulla e il vuoto Bo il nulla o il vuotoC de&&ano essere presenti o latenti di continuo nella vita umana. 5 ,sem&ra c$e- per non essere divorati dal nulla o dal vuoto li si de&&a creare in se stessi , ha5a que hacerlos en uno mismo-, si de&&a per lo meno fermarsi, restare in sospeso, nel negativo dellestasi. .ospendere la domanda c$e crediamo costitutiva dellumano".66

0ospensione della domanda non ! perdita di coscienza o disinteresse, ma sospensione 7nulla di piD9 della fretta con cui lattivit mentale e la coscienza vogliono sapere: fretta che risulta dostacolo laddove loggetto dindagine 7il divino9 non pu/ essere colto dalla ragione umana,
)i) ))

5l $om&re y la gente, 4%, KII, ,+?>=>, *8A" /laros del &os%ue, cit., **?*>

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se non in misura limitata e, spesso, fuorviante" Jisogna sospendere lattivit razionale E per concepire silen!iosamente, ed anc$e oscuramente F"))i %ome il vuoto simboleggiato dalla radura non ! un nulla, ma ! positiva e attiva rappresentazione dell;lterit, cos il vuoto di razionalit creato nellanima, sospendendo la domanda, non ! una perdita di coscienza, ma ! la positiva apertura di uno spazio che pu/ essere occupato da altre voci" :a radura ! Ec$iare!!a viventeF, una chiarezza non abituale e altra, che pu/ suscitare E il timore dellestasiF: se questa paura vince, quella chiarezza non pu/ piD manifestarsi, e ci si ritrova ad essere intrusi, estranei" 2 quanto succede normalmente: la paura di aprirsi in risposta allirruzione del divino, fa perdere il momento del contatto: la radura ! stata, in qualche modo, ricondotta allinterno della realt mondana e di quellirruzione dellalterit le rimane solo lallusione, il rimando simbolico: E 5 tutto allude, tutto allusione, e tutto o&li%uoF"))ii :occasione del contatto mancato ha prodotto paura e turbamento" %ome a #ante, quando alfine pu/ vedere Jeatrice e non regge la visione" ;llora la visione non dispone piD della chiarezza, ma ! incerta, tremolante, ! uno sguardo al tempo stesso sveglio e addormentato, che coglie le cose come segni: ad esempio larcobaleno, che porta i colori del cielo fino in basso, Eentre lo oscuro y la espesura" e qui crea Eun imprevisi&ile claro propicio". o il cielo, Eun cielo discontinuo, 0l mismo un claro tam&i0n". ))iii %os si insegue la divinit appena fuggita, da claro in claro:
Disogna proseguire di radura in radura, di centro in centro, sen!a c$e nessuno di essi perda o neg$i nulla. Eutto si d inscritto in un movimento circolare, in circoli c$e si succedono sempre pi* aperti, finc$0 si arriva l dove non c altro c$e ori!!onte".66iv

In 'editaciones del (ui)ote 4rtega scriveva:


(uando arriviamo in una di %ueste piccole radure lasciate dal verde, ci sem&ra come se vi fosse stato un uomo seduto su una pietra, i gomiti sulle ginocc$ia, le mani sulle tempie, c$e proprio mentre stavamo per arrivare s al!ato e se n andato. .ospettiamo c$e %uestuomo, fatto un &reve giro, sia andato a mettersi nella stessa posi!ione non lontano da noi. .e cediamo al desiderio di sorprenderlo 4sorprendere %uesto potere di attra!ione c$e il i&id., *> i&idem. ))iii i&id.,*-" ))iv i&idem.
))i ))ii

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centro dei &osc$i $a su c$i vi penetra4 la scena si ripeter allinfinito. 2l &osco sempre un po oltre il punto in cui stiamo noi. 1a dove noi siamo appena andato via e ne rimane la traccia ancora fresca. ?li antic$i, c$e proiettavano in forme corporee e viventi le sagome delle loro emo!ioni, popolarono le selve di ninfe fuggitive. Nulla di pi* esatto ed espressivo. 'entre camminate, volgete rapidamente lo sguardo a una radura nella macc$ia, e troverete un tremito nellaria, come se si apprestasse a riempire il vuoto lasciato fuggendo da un leggiadro corpo nudo".66v

%ome se commentasse questa bella immagine orteghiana, Zambrano dice di questa corsa allinseguimento del divino sfuggente:
2n lontanan!a una figura sul punto di mostrarsi sul confine della corporeit, o meglio al di l di essa, sen!a essere uno sc$ema n0 un semplice segno. Figure c$e la visione desidera nella sua cecit mai vinta dalla visione di una figura luminosa o da uno splendore. (ualc$e animale sen!a favola osserva da %uesta lontanan!a. (ualc$e &randello si stacca da una &ianc$e!!a non vista, %ualcosa, %ualcosa c$e non un segno". 66vi

2 come intravedere un regno dove significante e significato coincidono, dove nulla ! un rimando o un simbolo 7i simboli servono nel nostro mondo umano, come allusione allaltro mondo, divino9, un regno dove lamore non ha bisogno di sostegni, la natura non ! perduta, e il tempo non trascorre: ! quel centro vero, che in certi istanti viene riflesso dalle radure del bosco" E'a ci# c$e intravisto, scorto, o c$e sul punto di vedersi, e anc$e ci# c$e si riesce a vedere, si dnno %ui nella discontinuit. /i# c$e si presenta immediatamente si accende o svanisce o cessa. 'a non per %uesto passa semplicemente sen!a lasciare tracciaF"))vii %i/ che viene intravisto pu/ diventare come la nota o notizia di un Eordine remotoF, che offre un percorso E a coloro c$e confidano nella passivit dellintelletto, accettandone lirrimedia&ile discontinuit, in cam&io dellimmediate!!a della conoscen!a passiva, con il suo conseguente e continuo patireF"))viii :a passivit dellintelletto ! la disponibilit massima a cogliere ogni comunicazione, voce, evocazione: rendere questo atteggiamento metodico, cio! farne un metodo, un cammino di
'editaciones del (ui)ote, cit", --* /laros del &os%ue, cit", *))vii i&id., *8" ))viii i&idem.
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conoscenza ! certamente difficile, forse impossibile, perch( si darebbe il caso di un metodo discontinuo, il che ! quasi una contraddizione. tuttavia sarebbe lunico modo di farsi carico dellintera vita, senza lasciarne fuori nessuna zona" :a cosa avrebbe un carattere mistico, cosa che il pensiero occidentale considera negativo, o quantomeno poetico" Ma queste esclusioni o scomuniche riguardano piuttosto le aule universitarie che la manifestazione della vita" 0i va di aula in aula, come da una radura allaltra, sperimentando unanaloga discontinuit del pensiero e dellattenzione, nella quale lintravisto e il presentito si perdono, si sottraggono negli spazi tra le parole, nelle pause del tempo, nelle radure""" uesto non fa sorgere la domanda sullessere delle cose, ma un grido Edestato dallinvisi&ile c$e passa solo sfiorando: 1ove ti sei nascosto> Nelle radure non si va, come non va nelle aule il &ravo studente, a domandareF"))i)

GUARDARSI DALL INTERNO

Cella prefazione alla seconda edizione de 5l $om&re y lo divino, Mara Zambrano ricorda la centralit del rapporto tra umano e divino nella sua opera: dice che non ! certamente nel suo pensiero Efare de luomo e il divino il titolo generale dei li&ri da me dati alle stampe, n0 di %uelli c$e verranno stampati. 'a non credo c$e ve ne sare&&e un altro pi* adattoF"))) uesto generale tema del rapporto tra umano e divino ! difficile da analizzare e richiede per Zambrano una scrittura che nasca dallinterno, cio! che si alimenti della propria vita interiore, che sia Edesde adentroF, anche se bisogna confessare che la visione desde adentro non ! n( facile n( conseguibile in forma pura e piena, perch( E il vedere dallinterno, se riuscisse, non sare&&e una visione soggettiva, ma una visione prodotta da uno sguardo c$e unifica, trascendendo linteriorit e lesteriorit F")))i Gna tale visione richiama in qualche modo un elemento mistico: la sua caratteristica ! infatti il superamento della scissione tra soggetto e oggetto e la riconquista di una loro superiore unit, che tuttavia non significa una confusione: E Oggetto e soggetto, dun%ue, verre&&ero a&oliti nella loro opposi!ione e nel loro procedere sempre separati, sen!a conoscersi mutuamenteF")))ii

i&id., *=" Mara Zambrano, 5l $om&re y lo divino, $ondo de %ultura &con'mica, M()ico *++-, +" )))i i&idem. )))ii i&id., +?*@"
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1er cercare di avvicinarsi a questa visione unificante e colta desde adentro, una strada ! la scrittura, intesa come descrizione di ci/ che intanto vediamo e proviamo, sapendo che in questa descrizione entrano comun%ue in gioco il pensiero e lanalisi" 1oich( questa loro intromissione ! nota, si pu/ tentare di scrivere cercando di evitare, per quanto ! possibile, linterferenza della Ecoscienza di star scrivendoF" uesto significa sia una scrittura che fluisce in modo quasi spontaneo e irriflesso, sia soprattutto, labbandono di una posizione di astratta analisi fenomenologica" :a coscienza di stare scrivendo ! infatti una coscienza fenomenologica, che si analizza e, come se si collocasse dallesterno, osserva la situazione del soggetto" 1iD probabilmente, questo tipo di osservazione Hcome seI ci si trovasse allesterno ! il punto di nascita del soggetto, o meglio della sua separazione da un continuum, della produzione di s( come soggetto e del resto del mondo come oggetto" ;bbandonare la coscienza di star scrivendo equivale ad immergersi nellattivit vissuta dello scrivere, senza pensare ad altro che a scrivere, in una condizione di unificazione con se stessi, di immersione completa nella propria attivit" #i questa condizione si pu/ dire che avviene nel tempo, perch( il tempo non ci abbandona mai:
Ferc$0 il tempo , in modo cos3 dissimile da %uanto si ripete a&itualmente, %uello c$e non ci a&&andona. /i sostiene, ci avvolge. 5 finc$0 sostiene, il tempo al!a ed eleva lessere umano al di sopra della morte c$e sta sempre, lei prima c$e il nulla, lei e non il nulla, l3".666iii

:a persona umana, dunque, si confronta con la prospettiva della morte, non con il nulla: una morte che, in qualche modo, ! anticipata e portata allattenzione dal tempo, ma che, insieme, sembra essere esorcizzata proprio dal tempo che E innal!a lessere umano sopra la morte". 2l tempo media tra la morte e lessere umano c$e ancora deve vivere F: E2l tempo lori!!onte c$e presenta la morte, perdendosi in essaF")))iv 0embra di leggere tra le righe una presa di distanza dal pensiero di Oeidegger e di un certo esistenzialismo che ne deriva, ad esempio 0artre, nella definizione di un rapporto tra il tempo e la morte piD complesso di quello, astrattamente teoretico, di Oeidegger" Il tempo presenta la morte, innalza sopra la morte 7frase non facile da intendere: non ! un portare al di l della morte, e non ! solo un sostenere in vita, ma anche un alzare, quasi fisicamente, la persona portandola su un punto di osservazione elevato, da cui scorgere un panorama che va oltre limmediatezza: qui si vede, appunto, la morte9, media tra la morte e la vita che ancora va vissuta, ma contemporaneamente il tempo si perde nella morte, mostrando che questultima va oltre la temporalit" & siccome la morte non ! identificabile con il nulla, ma con qualcosa che Hsta lI, ! presente prima e invece del nulla, questa sua dimensione metatemporale !, in fondo,
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i&id., **" i&idem.

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un accesso nel mondo del divino: la morte va E oltre loceano del tempo, come un fiore inimmagina&ile c$e si aprisse dal calice del tempoF")))v Caturalmente, il calice del tempo offre sempre e solo il presente, lora: il futuro 7sia esso la morte, o qualunque altra cosa9 Ese non ora, non maiF")))vi 1erci/ la scrittura solitaria, che avviene nel tempo, pu/ attingere profondit abissali:
Lo scrivere da soli, sen!a finalit, sen!a progetto, perc$0 s3, perc$0 cos3, pu# presentare il carattere di una!ione trascendentale, c$e non c$iamiamo sacra solo perc$0 si tratta di una!ione umanissima. 'a $a %ualcosa del rito, dellevoca!ione ,conPuro- e, pi* ancora, dellaccetta!ione dellinelutta&ile presente temporale e del transitare nel tempo". 666vii

IL DIVINO E LA NASCITA DELL UMANO

;nche se a noi sembra normale, in realt ! da poco tempo che luomo si pone dinanzi alla storia senza tener conto di #io o degli d!i. nondimeno siamo talmente abituati alla nostra prospettiva che non riusciamo piD a metterci nei panni delluomo di altre epoche: sappiamo intellettualmente che in altri tempi il divino ha fatto parte intimamente della vita umana" Ma ! chiaro che questa intimit
non pu# essere percepita a partire dalla coscien!a attuale. +ccettiamo la creden!a 4 il :fatto della creden!a4, ma difficile rivivere la vita in cui la creden!a non era una formula cristalli!!ata, ma era lispira!ione vivente c$e in molteplici forme indefini&ili, inafferra&ili per la ragione, innal!ava la vita umana, la incendiava o laddormentava, portandola per luog$i segreti, generando :vissuti, la cui eco troviamo nelle arti e nella poesia, e la cui replica, forse $a dato origine ad attivit della mente cos3 essen!iali come la filosofia e la stessa scien!a".666viii

%i/ che viene messo in evidenza ! il fatto che nel nostro tempo ! vigente la creden!a che gli d!i non intervengono normalmente nelle vicende storiche, mentre in altre epoche era vigente la credenza che tale intervento fosse normale" /reden!a ! qui un termine tecnico
i&idem. i&idem. )))vii i&idem. )))viii i&id., *-"
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molto importante del pensiero orteghiano, che Mara Zambrano fa proprio" 4rtega 5 6asset distingue nettamente due fenomeni che, pur avendo luogo nella mente umana, sono molto diversi: le idee, e le creden!e" Idee sono i pensieri che ci vengono in mente, le teorie scientifiche, le valutazioni che si originano nella nostra mente o che prendiamo da altri" Invece le creden!e non sono la conclusione di un ragionamento o unattivit intellettuale, bens sono proprio ci/ da cui partiamo, ci/ che per noi ! cos certo e radicato che non solo non lo mettiamo in discussione, ma lo confondiamo con la realt stessa" Gn esempio molto semplice pu/ chiarire che cos! una credenza: nel momento di uscire di casa, non ci viene il dubbio che fuori dalla porta non esista la strada, o che sia possibile passare attraverso la parete anzich( attraverso la porta: non ci viene questo dubbio perch( crediamo che esista la strada e che non si passi attraverso le pareti" Con si tratta di movimenti inconsci: se uno ci domandasse, saremmo pronti a spiegare che non possiamo passare attraverso la parete. ma neppure possiamo dire di pensare, in ogni momento e con piena coscienza: Hecco, ora io mi dirigo verso la porta e la apro, perch( se non facessi cos sbatterei la testa contro il muroI" :a credenza 7che pu/ essere giusta o sbagliata9 ! comunque un contenuto mentale, ma evidentemente lo ! in modo diverso da un teorema di geometria: sta nella nostra mente in un altro modo e svolge unaltra funzione" Cellesempio che ho portato ho volutamente preso un caso in cui la credenza ! assolutamente vera e non vale la pena di provare a dare testate sul muro per smentirla. ma non tutte le credenze sono cos: la nostra vita ! costruita su una miriade di credenze basiche che non mettiamo in discussione, perch( per noi sono la struttura stessa della realt ? cose che crediamo con la stessa forza con cui siamo convinti che fuori della finestra c! una strada, anche se al momento non la vediamo. cose tuttavia che non sono affatto cos certe e affidabili" 1er esempio, la nostra creden!a che non esistano gli d!i" #ove sta scrittoB chi lo pu/ dimostrareB #ice 4rtega: le credenze Enon sono idee c$e a&&iamo, ma idee c$e siamo. Fi* ancora: proprio perc$0 sono idee radicalissime, si confondono per noi con la realt stessa 4 sono il nostro mondo e il nostro modo di essere F")))i) 4ra, tornando a Mara Zambrano, noi abbiamo testimonianza storica del fatto che le popolazioni pre?moderne credessero in un rapporto con il divino allinterno della storia, per/ per noi questo rapporto ! semplicemente unidea, qualcosa che veniamo a sapere e giudichiamo a partire dalle nostre creden!e, molto diverse: ad esempio la credenza a cui alludevo prima: che per noi non esistono gli d!i" & non abbiamo nessuna possibilit di rivivere lesperienza interiore, lo stato di certezza e di evidenza che aveva luomo premoderno, quando affrontava la sua vita quotidiana sapendo che gli d!i interagivano con lui, e contando su questo" Gn simile vissuto 7vivencia9 produceva forme di vita, emozioni, percorsi esistenziali e scoperte, tra cui forse la stessa cultura razionalista che ha tolto gli d!i dalla vita umana: la filosofia e la scienza"
)))i)

3" 4rtega 5 6asset, 2deas y creencias, 4%, K, -==?8@+, -<8"

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0i noti che queste considerazioni di Mara Zambrano non intendono sostenere la tesi che esistono gli d!i e che sia, conseguentemente, falsa la visione moderna che considera la storia un terreno in cui luomo agisce in totale autonomia dalle potenze ultraterrene: ci/ che si ! detto finora resta infatti sul mero piano descrittivo" 2 vero che da poco tempo luomo vive senza contare sugli d!i e che non ! possibile per lui rivivere le stesse credenze degli uomini di altri tempi" %i/ che dobbiamo fare, per/, ! renderci conto che anche noi, con la nostra cultura, partiamo da credenze previe, che andrebbero esplicitate e criticate" Con sarebbe giusto pensare, ad esempio, che il primitivo si affidava alle credenze, e per questo era primitivo, mentre noi ci affidiamo alla scienza, e per questo siamo civilizzati: la scienza ! una credenza come unaltra, e se da un lato ci consente di risolvere migliaia di problemi, dallaltro ci impedisce di cogliere cause che non siano compatibili con la sua metodologia" #ice Zambrano: noi sorvoliamo su fenomeni che sono profondi, e cerchiamo spiegazioni E nelle cause c$e la nostra mente attuale considera le unic$e reali, le unic$e capaci di produrre cam&iamentiF")l %io!, parlando di storia, le cause economiche o specificamente storiche" #i fatto, per/, il vuoto lasciato dal divino, una volta espulso dalla storia, ! stato occupato da altre entit" &semplare ! il caso di Oegel, per cui a rivelarsi nella storia ! lo 0pirito, rispetto al quale lindividuo concreto ! solo un attore, una maschera contingente" :o spirito di Oegel non ! il divino, ma !, paradossalmente, la realt umana, distinta per/ dalla realt individuale e personale di ciascuno: una umanit astratta e, per cos dire, semi?divina" #ice Zambrano: la filosofia della storia di Oegel
era la rivela!ione delluomo. 5 essendosi verificata %uesta rivela!ione delluomo nellori!!onte della divinit, luomo c$e aveva assor&ito il divino, si credeva, anc$e sen!a volerlo, divino. .i deificava. 'a, deificandosi, perdeva di vista la sua condi!ione di individuo. Non era :ciascuno, %uel :ciascuno c$e il cristianesimo aveva rivelato come sede della verit, ma luomo nella sua storia e, pi* ancora delluomo, lumano. Nac%ue cos3 %uesta divinit strana, umana e divina nello stesso tempo: la storia divina, ma fatta alla fine dalluomo con le sue a!ioni e i suoi patimenti". 6li

%on Oegel lessere umano si emancipa dal divino, HereditandoloI, vale a dire divinizzando unastratta umanit e perdendosi lui stesso, come individuo, nei meandri di questa astrazione" In altri termini, secondo Zambrano, lallontanamento del divino dalla storia coincide con la perdita del valore della concreta e individuale persona vivente, che proprio nel divino, soprattutto nel #io del cristianesimo, aveva raggiunto il possesso di una sua unit, di un suo Hse
)l )li

5l $om&re y lo divino, cit", *i&id., *="

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stessoI" #unque la riscoperta del divino !, al tempo stesso, un ritrovamento dellumano nella sua concretezza personale" %ome nasce la relazione tra luomo e il divinoB ;lle origini, per Mara Zambrano sta un sentimento umano che definisce Edelirio di persecuzioneF: gli d!i si occupano delluomo, gli si rivelano, lo condizionano, lo HperseguitanoI" Cella sua condizione iniziale luomo non si sente solo: al contrario, ! circondato dalla pienezza della natura e degli altri esseri" Il mondo pieno di cose, ma non si sa di c$e ! pieno" :a necessit primaria delluomo ! dunque vedere: nel senso della visione intellettuale che identifica le cose, le connette, le individua allinterno del traboccante flusso di impressioni in cui sembra consistere una vita adamitica" 0i ! detto che gli d!i omerici fossero personificazioni delle forze naturali, ma E perc$0 fosse cos3 sare&&e stato necessario c$e %ueste for!e venissero sentite come tali. 9 stato piuttosto certo il contrario: le for!e naturali, la 7natura8, stata vista soltanto dopo c$e gli d i nella loro perfetta raffigura!ione lavevano resa visi&ileF")lii E?iacc$0 in principio era il delirio; il delirio visionario del /aos e della cieca notte. La realt angoscia e non si conosce il suo nome. 9 continua, giacc$0 riempie tuttoF")liii 6li d!i sono la prima identificazione che luomo scopre nella realt. sono Elimmagine prima c$e luomo capace di formarsi, cio unimmagine sacra, c$e riapparir sempre nel delirio dellamoreF")liv Caturalmente, a partire dal nostro laicismo, ci domandiamo: perch( la prima forma della relazione con la realt, le prime identificazioni operate nella pienezza della natura, debbono essere gli d!iB 2 per/ piuttosto strano che noi sentiamo il bisogno di giustificare un fatto cos abissale che definisce la stessa condizione umana, dato che dovunque, in tutte le epoche e le civilt, troviamo d!i" E2n principio era il delirio; vale a dire c$e luomo si sentiva osservato sen!a vedere. ,...- 'a come in tutti i deliri umani presente la )lv speran!a, in %uesto forse pi* c$e mai, trattandosi del primo delirioF" Cella sua forma primaria la realt si presenta alluomo in un completo occultamento: luomo stesso ! nascosto a se stesso, deve rivelarsi vivendo, deve conoscersi diventando, e anche se non ci fosse nessuno che pu/ osservarlo,
egli proiettere&&e %uesto sguardo; lo sguardo di cui dotato e c$e a mala pena pu# esercitare. /os3 lui stesso, c$e non pu# ancora guardarsi, si guarda a partire da ci# c$e lo circonda. 5 tutto lo guarda: gli al&eri, le i&id., >+" i&id., >+?-@" )liv i&id., -@" )lv i&idem.
)lii )liii

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pietre, e soprattutto ci# c$e sta sopra la sua testa e permane fisso sui suoi passi, come una volta da cui non pu# fuggire: il firmamento e i suoi ospiti splendenti. 5 da ci# da cui non pu# fuggire, spera". 6lvi

Qivolge la sua speranza a quellistanza superiore e non umana che avvolge luomo ? istanza che lui non inventa, ma che ha trovato nella sua vita" uesta istanza ! il sostrato da cui nascono gli d!i:
?li d i sono stati, possono essere stati inventati, ma non lo la matrice da cui sono sorti un giorno, non lo %uesto fondo ultimo della realt, c$e poi stato pensato e tradotto nel mondo del pensiero come ens realissimus. La somma realt da cui emana il carattere di tutto ci# c$e reale".6lvii

Cello stato piD originale possibile, la realt non ! la qualit principale di ciascuna cosa, ma ! Euna irradia!ione della vita c$e emana da un fondo di mistero; la realt occulta, nascosta; corrisponde, insomma, a ci# c$e oggi c$iamiamo 7sacro8F")lviii #alla speranza deriva la trasformazione del rapporto con la realt: per luomo che spera, il mondo non ! piD incubo e persecuzione, ma ha un aspetto benefico e positivo: ! ci/ che, successivamente, verr chiamato grazia" Il terrore e la grazia sono le due forme primarie di persecuzione che corrispondono a due manifestazioni del sacro" :a comparsa di un dio significa che ! finita una lunga fase di rielaborazione del delirio: un dio ! qualcuno a cui si pu/ chiedere una spiegazione, come 6iobbe nell;ntico Restamento o loracolo a #elfi. il dio apre la possibilit della domanda" Con ! una domanda filosofica:
La comparsa di d i come +pollo, e la rivela!ione di Ga$v , indicano la comparsa di ci# c$e pi* umano nelluomo: il domandare, il farsi %uestione delle cose. 'a non sono certamente le cose inanimate a suggerire la domanda. Fer %uanto ne sappiamo, a nessun dio sono mai state presentate %uestioni c$e riguardano la conoscen!a. Lansia di sapere non si mai trasformata in domanda agli d i: 7dimmi dio, c$e cosa sono le cose>8... La domanda rivolta alla divinit, rivelata o svelata poeticamente, stata langosciosa domanda sulla propria vita umana". 6li6

i&id., ->" i&idem. )lviii i&id., ->?--" )li) i&id., -A"


)lvi )lvii

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Gn modo universalmente attestato di mettersi in relazione con gli dei ! il sacrificio:


+ttraverso il sacrificio luomo entra a far parte della natura, dellordine delluniverso e si riconcilia o si rende amico degli d i. 'a intendere cos3 il sacrificio non significa affrontarlo a partire dalla nostra situa!ione attuale> Foic$0 la situa!ione delluomo moderno %uella della solitudine, lisolamento, conseguen!a del vivere secondo la propria coscien!a, ci figuriamo c$e il sacrificio sia un ingresso nellordine della realt. 'a luomo c$e scopr3 il rituale di un %ualun%ue sacrificio, non aveva &isogna di entrare nella realt, &ens3 di uscirne; ci# c$e doveva con%uistarsi era la solitudine, la li&ert".l

#a qui lidea del sacrificio come creazione di uno spazio vitale destinato alluomo: affidare agli d!i qualcosa, perch( essi gli lasciassero tutto il resto" In secondo luogo, il sacrificio aspira a far manifestare gli d!i" 6li d!i sono sempre presenti, ma non si fanno vedere" :a manifestazione del divino, quando avviene, ! istantanea: listante ! Eun tempo in cui il tempo si annullato, in cui si annullato il suo scorrere, il suo passareF"li :a manifestazione del divino ! qualcosa che, nellistante, cancella limmediatezza, qualunque essa sia, e fa nascere al suo posto una realt qualitativamente diversa" uesta realt, in seguito, quando le religioni si sono saranno formate, verr riconosciuta come la realt vera, la realt in senso eminente" uesto per/ richiede che nella mente umana funzioni lidea della verit, il che non avviene nelle fasi originarie, arcaiche, della vita umana. tuttavia la percezione della diversa qualit dellistante, nel momento della manifestazione del divino, ! netta" Il sacrificio ! latto, o serie di atti, che fa sorgere listante in cui il divino si rende presente" uesti istanti legati al rito sono un modo diverso di sentire il tempo, o meglio sono un modo di sentire lannullamento del tempo:
+ %uesti :istanti nati dal sacrificio corrisponderanno sempre le a!ioni in cui la realt si rivela in modo originaleHoriginario ,originalmente-. ;appresentano atti originari della comparsa della realt, ivi compresa la stessa realt della vita umana, nella sua massima piene!!a". lii

0enza la manifestazione del divino, in qualunque forma sia avvenuta, luomo non avrebbe potuto conseguire nessuna forma di indipendenza, perch( luomo ha bisogno non solo delle
i&id., -<?-+" i&id., 8@" lii i&id., 8*"
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singole cose, ma anche di essere sicuro della realt, cio! del carattere di realt di ogni singola cosa" uesta certezza, ovviamente non pu/ venire da una cosa qualunque, ma da unentit che sia in grado di garantire per tutto intero luniverso e per ciascuna cosa o elemento al suo interno" uesta appunto la certezza che viene dal divino, istanza superiore che E configura la realt ,...-. La presen!a degli d i delinea con una certa c$iare!!a la diversit tra la realt esistente attualmente e il mondo sacro pi* primitivo, e paradossalmente permetta c$e vada sorgendo il mondo profano F"liii In sostanza, se non interpreto male, lapparizione del divino crea una certa distinzione 7che non ! necessariamente una separazione o una trascendenza9 tra il mondo in cui si vive e si opera il sacrificio, e la sfera del divino: proprio perch( il divino vi irrompe e svuota lattualit riempiendola con la sua presenza, si delinea una distinzione e lattualit, anche quando il divino non si manifesta, risulta dipendente o subordinata al divino stesso" 2 chiaro che dobbiamo sfumare queste affermazioni, riportandoci idealmente a un periodo in cui non esiste la concettualizzazione precisa di nozioni come trascendenza, dualismo e via dicendo: inizialmente, il rapporto tra il divino e il mondo ! un problema che viene affrontato senza laiuto 7o lostacolo9 di soluzioni tradizionali elaborate da generazioni di studiosi" 1er/ ! evidente che il rito mette in contatto con qualcosa di superiore 7il divino9 e che questo divino, apparendo indipendente dalla natura, testimonia al tempo stesso che la natura ! relativamente indipendente da lui, anche se subordinata e animata dagli d!i stessi" &cco in che senso la scoperta del divino, dando un fondamento alla realt delle cose reali, permette la comparsa, lenta e graduale, di un mondo umano"

LO SVILUPPO DELL UMANO: LA COSCIENZA STORICA

E+vere la cosiddetta 7coscien!a storica8 la caratteristica delluomo odierno. Luomo sempre stato un essere storico. 'a finora la storia la facevano solo alcuni: gli altri la su&ivano soltanto. Ora, per diverse cause, la storia la facciamo tutti insieme; la su&iamo anc$e tutti, e tutti ne siamo diventati i protagonistiF"liv :uomo, per Zambrano, pu/ porsi davanti alla storia in un duplice atteggiamento: attivo o passivo" :a differenza, ci/ che caratterizza lattivit, sta nellaccettare la responsabilit, ovvero nel vivere la storia moralmente" &ssere passivi, essere trasportati o guidati da altri 7il destino,
i&id., 8>" Mara Zambrano, Fersona y democracia: la $istoria sacrificial, ;nthropos, Jarcelona *+<< **"
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gli d!i, il potere"""9 ! forse un atteggiamento spontaneo e naturale, che ha termine quando si arriva allestremo della sopportazione" ;llora per luomo si manifesta la nuda realt delle cose, le cose come veramente sono: per luomo E la realt in %uanto tale visi&ile solo dopo c$e l$a su&ita a lungo e come in sogno; in una sorta di incu&o. Iedere la realt come realt sempre un risvegliarsi ad essa. 5 accade in un istante F"lv %on la realt che ! la storia ! accaduta la stessa cosa: per moltissimo tempo, la maggioranza delle persone lha subita, senza poter decidere, agire, essere responsabile degli eventi" %! sempre stato, in alcuni, il tentativo di contare attraverso la ribellione, ma la ribellione non d garanzia di miglioramento delle condizioni storiche, perch( ribellarsi pu/ equivalere ad annullarsi, a far precipitare una situazione" :unica possibilit, dunque, ! allargare progressivamente la coscienza storica, attribuendo ad ogni persona le sue prerogative e riconoscendo le sue responsabilit: E1isporsi veramente a creare una societ umani!!ataF, che non deve tributare alla storia, quasi fosse unantica divinit, alcun sacrificio" uesto movimento di allargamento della coscienza storica, cio! del numero di persone che partecipano ai processi decisionali e si assumono le responsabilit, ! E lesatto contrario di una 7;ivolu!ione8F"lvi :a rivoluzione ! stato il modo in cui luomo occidentale ha cercato di liberarsi della storia come incubo, della storia subita e imposta da minoranze: si ! creduto che questo fosse possibile in modo istantaneo, con un atto rivoluzionario, perch( ci si ! illusi che il semplice risveglio alla realt fosse di per s( sufficiente a cambiare il corso delle cose" 1er/, di fronte alla storia, come di fronte a qualunque realt, il momento del risveglio ! quello piD pericoloso, perch( se da un lato si esce dalla passivit e dallessere trasportato, trascinato, orientato dallesterno, dallaltro si entra nella responsabilit, e allora bisogna decidere cosa fare della propria vita, e chi essere:
(uesto istante, il primo del risveglio, il pi* carico di pericoli, perc$0 si passa dal sentire il peso del mostro dellincu&o al vuoto. 9 listante della perplessit c$e precede la coscien!a e la o&&liga a nascere. 5 ,listantedella confusione, giacc$0 nulla tur&a tanto %uanto il ritrovarsi con se stessi".lvii

In sostanza, nella vita di condizione passiva, nella quale si subiscono gli eventi senza rendersi conto pienamente della realt stessa, ad un certo momento ci si rende conto di qualcosa. prima di tutto ci si rende conto che latteggiamento precedente, di passivit, era sbagliato. al tempo stesso, per/, mentre quellatteggiamento cade, ci si ritrova di fronte a una
i&idem. i&id., *-" lvii i&idem.
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realt problematica senza avere un piano o unidea per affrontarla, e senza, in fondo, saper bene neanche cosa siamo noi stessi" ui sta la condizione di perplessit, che costringe a fare lunica cosa con cui la persona pu/ affrontare un simile frangente: pensare, riflettere" %on la perplessit nasce dunque la consapevolezza ? e nasce come consapevolezza di un problema, cio!: la coscienza e la confusione nello stesso tempo" 1robabilmente il presupposto di questa riflessione di Zambrano ! lo schema teorico delineato da 4rtega in 5nsimismamiento y alteraciJn e in 'editaciJn de la t0cnica" &saminiamo la prospettiva di 4rtega riguardo a questi punti, che implicano anche una certa concezione della storia" 4rtega parte da un paragone rapido tra luomo e lanimale, e attribuisce a questultimo, come condizione naturale, e pertanto inevitabile, qualcosa di simile alla Hvita passivaI di cui parla Mara Zambrano" 0crive infatti 4rtega:
La &estia, in effetti, vive nella perpetua paura del mondo e, contemporaneamente, nellinsa!ia&ile appetito delle cose c$e vi sono e c$e vi appaiono. 2n entram&i i casi, gli oggetti e gli avvenimenti dellam&iente circostante governano la vita dellanimale, attirandolo e conducendolo come una marionetta. Non lui a governare la sua esisten!a, non vive a partire da se stesso, ma sempre attento a ci# c$e accade fuori di lui, allaltro da lui".lviii

uesto vivere a partire dallaltro da s( !, nella terminologia usata da 4rtega, lalterazione, dal latino alter, ed ! un carattere costitutivo della vita animale" ; pensarci bene, anche luomo si trova immerso nel mondo, circondato da cose che lo spaventano e lo incantano e delle quali si deve per forza occupare" Ki ! per/ una differenza essenziale:
/$e luomo pu# di %uanto in %uanto, sospendere la sua occupa!ione diretta con le cose, staccarsi dal suo contorno, non preoccuparsene e, sottomettendo la sua facolt dellatten!ione ad una torsione radicale, incomprensi&ile !oologicamente, voltare le spalle al mondo e mettersi dentro di s0 attendere alla sua propria intimit ovvero occuparsi di se stesso e non dellaltro da s0 delle cose".li6

uesto ! appunto il pensare o meditare: E 2l potere di ritirarsi virtualmente e provvisoriamente dal mondo e mettersi dentro di s0 o, detto con uno splendido
lviii li)

3" 4rtega 5 6asset, 5nsimismamiento y alteraciJn, 4%, K, ><+?-*A >++" i&id., -@@"

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voca&olo c$e, esiste solo nella nostra lingua castigliana, c$e luomo pu# ensimismarseFl)" uesto immedesimarsi 7passi la traduzione9 implica in primo luogo che ci si possa allontanare dal mondo senza rischio. e in secondo luogo, che si abbia un posto in cui stare una volta che si ! virtualmente usciti dal mondo" E Fer# il mondo la totale esteriorit lassoluto fuori c$e non consente nessun altro fuori. Lunico fuori da %uesto fuori c$e possi&ile, precisamente un dentro, un intus, lintimit delluomo, il suo se stesso, c$e costituito principalmente da idee F"l)i 4vviamente non si tratta di un luogo fisico, bens di una dimensione trascendente presente nella persona umana, ! una HparteI delluomo che non coincide con il mondo naturale e fisico" %i/ che luomo fa, una volta immerso, concentrato in se stesso, ! elaborare piani dazione e dintervento sulla circostanza in cui vive, tentativi per modificarla, che sono ci/ che 4rtega chiama tecnica" 1oniamo per esempio che un uomo stia sentendo freddo" :a realt del freddo minaccia lesistenza delluomo, ed ! dunque evidente che, per vivere, questi abbia bisogno di una linea di attivit di un repertorio di azioni che possiede e che mette in opera: scaldarsi, mangiare, camminare, ecc" 0i tratta di necessit naturali, oggettive, della vita, che luomo riconosce e, proprio per questo, sente soggettivamente come necessit" 1er/ si pu/ dire che non si tratta di una necessit assoluta" Mentre una pietra, lasciata nellaria, cade necessariamente, luomo pu/ benissimo evitare di alimentarsi ed impegnarsi in un sciopero della fame fino alla morte" :e necessit oggettive e naturali, dunque, non sono la vita, bens sono quanto ! necessario per vivere, ed ! da riconoscere che luomo vive perch( vuole vivere" 4rbene, luomo pone un impegno cos grande per vivere, che quando non pu/ soddisfare le necessit della vita non si rassegna in alcun modo" 0e la natura non gli fornisce i mezzi immediati per soddisfare una sua necessit, allora luomo pone in movimento una seconda linea di attivit: se deve scaldarsi e non c! fuoco a portata di mano, produce fuoco o costruisce un edificio, ecc" E.i noti c$e fare fuoco un fare &en distinto dallo scaldarsi, coltivare un campo un fare &en distinto dallalimentarsi, e fare unautomo&ile non si identifica col correre F"l)ii uestazione mirante a modificare la circostanza, questo impegno con cui luomo si sforza di vivere anche in assenza di condizioni favorevoli, indica che le necessit oggettive sono per lui Hnecessit perI la vita e non si identificano affatto con la vita" ;nzi, nel momento in cui luomo ha pienamente risolto le sue necessit biologiche, si trova di fronte un grande ambito vitale composto da attivit non necessitate fisiologicamente,

i&idem. i&idem. l)ii 3" 4rtega 5 6asset, 'editaciJn de la t0cnica, 4%, K, -*,?-=A ->>"
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ma appunto Ele attivit e la vita c$e egli considera come %ualcosa di autenticamente suo: come la sua autentica vitaF"l)iii 2 evidente che luomo non possa fare a meno di occuparsi delle sue necessit oggettive. non gli ! dato di disinteressarsene completamente" 1er/ egli non coincide completamente con la natura, non si identifica del tutto con essa:
(uesto c$iarisce un poco il fatto c$e luomo possa cessare provvisoriamente di occuparsi di %ueste necessit le sospenda e, distan!iandosene, possa passare ad altre occupa!ioni c$e non consistono nella loro immediata soddisfa!ione. Lanimale non pu# ritirarsi dal suo repertorio di atti naturali, dalla natura, perc$0 coincide con essa, e non avr al distan!iarsene, un posto dove mettersi. Fer# luomo non la sua circostan!a, ma e soltanto sommerso in essa, e in certi momenti pu# uscirne, mettersi dentro di s0 e raccogliersi, immedesimarsi. 2n %uesti momenti e6tra o sovrannaturali di concentra!ione, inventa ed esegue %uel secondo repertorio di atti: fa fuoco, fa una casa, coltiva i campi, costruisce lautomo&ile".l6iv

:insieme di questi atti con cui luomo interviene nellambiente che lo circonda, la tecnica, ! esattamente il contrario delladattamento del soggetto allambiente: questo fatto, secondo 4rtega, ! gi sufficiente a far sospettare che si tratta di un movimento che segue una direzione diversa da quella dei movimenti biologici e istintuali" :a tecnica, da questo punto di vista, pu/ essere considerata come il tentativo che luomo compie di liberarsi, in un certo modo, dalle sue necessit biologiche, per potersi dedicare a ci/ che ritiene specificamente umano, per conquistare spazi vitali da occupare con la realizzazione della propria personalit" In effetti la condizione stessa delluomo sulla terra richiede un intervento, perch( lessere nel mondo non ! un passivo stare, ma ! un fare o dover fare" :a nostra esistenza nel mondo consiste nellessere circondati tanto da facilitazioni quanto da difficolt:
2nfatti, se non incontrassimo nessuna facilita!ione, lo stare nel mondo ci sare&&e impossi&ile, vale a dire c$e luomo non esistere&&e, e non vi sare&&e pro&lema. 1al momento c$e incontra facilita!ioni alle %uali appoggiarsi, risulta c$e gli possi&ile esistere. Fer# siccome trova anc$e delle difficolt %uesta possi&ilit di esistere costantemente ostacolata, impedita, posta in pericolo. Ne deriva c$e lesisten!a delluomo, il suo
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trovarsi nel mondo, non un passivo stare: costantemente e per for!a egli deve lottare contro le difficolt c$e si oppongono a c$e il suo essere vi alloggi. ,...- 1iremmo dun%ue c$e alluomo data lastratta possi&ilit di esistere, per# non gliene data la realt. (uesta deve con%uistarsela lui, attimo per attimo: luomo, non solo economicamente, ma anc$e metafisicamente, deve guadagnarsi la vita".l6v

In sostanza lessere delluomo e lessere degli animali 7o del mondo9 sono assolutamente diversi tra loro, tanto che la parola HessereI finisce col risultare equivoca e insignificante" :uomo, indubbiamente, esiste, per/ non allo stesso modo di una pietra, la quale possiede una esistenza gi fatta e non deve far nulla per stare nel mondo" :uomo se non fa nulla muore.
Lessere delluomo e lessere della natura non coincidono pienamente. /ome si visto, lessere delluomo, possiede la strana condi!ione per cui in parte risulta affine alla natura, ma in parte no, nello stesso tempo naturale ed e6tranaturale, una sorta di centauro ontologico, nel %uale una por!ione immersa nella natura e laltra me!!a la trascende".l6vi

4rbene, questa porzione e)tranaturale, a differenza di quella naturale che tende a realizzarsi da s(, non ! affatto realizzata, ma consiste in una pretesa di essere, in un progetto di vita che sentiamo come il nostro vero io, la nostra autentica vita, la nostra personalit piD vera" Cella radice stessa della sua essenza, luomo si trova nella situazione del tecnico: per lui vivere ! soprattutto sforzarsi perch( vi sia ci/ che ancora non c!: lui stesso" Insomma, in 4rtega, tecnica ! ogni sforzo che luomo compie per esistere pienamente: questo ! il senso primo e radicale dal quale gli altri significati e gli altri usi della tecnica derivano per sviluppo o per corruzione" In assoluto, tecnica ! la combinazione strana, drammatica, di due realt eterogenee, luomo e il mondo, obbligate ad unificarsi perch( luomo possa insertare nel mondo il suo essere e)tramondano" 2 evidente per/ che, se la tecnica serve per realizzare un programma di vita, tale programma ! pre?tecnico: la tecnica non ! vita, ma si situa sempre su un secondo piano e presuppone un uomo col suo progetto vitale"

L UOMO COME ENTE STORICO

4gni persona vivente agisce, vive la sua vita, in un tempo e uno spazio rigorosamente precisabili, e questo dato, bench( ovvio, ha delle conseguenze importanti" In primo luogo,
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ciascuno soggetto, protagonista della propria intrasferi&ile vita. Nessuno pu# vivermi la mia vita; de&&o io, per mio proprio ed esclusivo conto andar vivendomela, assor&endo le sue gioie, soffrendo fino allultimo le sue triste!!e, sopportando i suoi dolori, fervendo nei suoi entusiasmi". l6vii

In secondo luogo,
evidente c$e tutto %uanto ci capita e a&&iamo da vivere, capita e lo $a da vivere la persona dentro la sua vita e si converte ipso facto in un fatto della vita umana; cio il vero essere, lautentica realt di %uesto fatto non %uello c$e esso sem&ra avere di per s0 come evento &ruto e isolato, &ens3 ci# c$e esso significa nella vita della persona. @no stesso fatto materiale possiede le realt pi* diverse, inserito in vite umane differenti".l6viii

1er luomo, vivere significa essere sempre in una circostanza, ritrovarsi immediatamente, e senza sapere come, immerso in un contorno che ! il mondo ora presente, e nel quale, per reggersi in piedi, ! necessario dover fare sempre qualcosa" 1er/ il dover fare 7 %ue$acer9 non ! imposto dalla circostanza nello stesso modo in cui, ad esempio, al grammofono ! imposto un repertorio di dischi da suonare" %iascun uomo deve decidere, in ciascun istante, ci/ che va a fare, ci/ che va ad essere nellistante successivo, con una decisione che ! intrasferibile e nella quale nessuno pu/ farsi sostituire" Il rapporto tra la vita umana e la circostanza oggettiva ! indissolubile ed ! la chiave di volta dellantropologia di 4rtega" :a circostanza entra, come tale, nel novero degli elementi che costituiscono la realt della persona:
Nella sua dimensione primaria, vivere consiste nel trovarmi io 4 lio di ciascuno 4 nella circostan!a, e non avere altro rimedio c$e vedermela con %uesta. Fer# %uesto impone alla vita una seconda dimensione consistente nel non fatto c$e non esiste altro rimedio c$e accettare ci# c$e la circostan!a . Nella prima dimensione, ci# c$e a&&iamo al vivere un puro pro&lema. Nella seconda a&&iamo uno sfor!o o tentativo di risolvere il pro&lema. ;iflettiamo sulla circostan!a e %uesta riflessione ci fa&&rica unidea, piano o arc$itettura del puro pro&lema, del caos c$e di per s0 e primariamente la circostan!a. (uesta arc$itettura c$e il pensiero pone sul
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3" 4rtega 5 6asset, 5n torno a ?alileo, 4%, K, +?*,8, *-" i&id., *<"

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nostro contorno interpretandolo la c$iamiamo mondo o universo. 5sso, dun%ue, non ci dato, non %ui, &ens3 fa&&ricato dalle nostre convin!ioni. Non c maniera di illuminare un poco la realt della vita umana, se non si tiene conto del fatto c$e il mondo o universo la solu!ione intellettuale con cui luomo reagisce ai pro&lemi dati, inesora&ili, inevita&ili, posti dalla circostan!a".l6i6

uesto si ricollega allidea che luomo non coincide con la natura 7per questo la circostanza gli ! problematica9, e lazione con cui egli forgia costantemente un orizzonte di interpretazioni per intervenire sulla struttura della circostanza ! strettamente legata alla sua ansia di essere, al dramma con cui mette in gioco la sua personalit e)tranaturale" Cella circostanza, per/, ! da includere anche la dimensione del tempo" :uomo non solo ! ascritto ad un luogo delluniverso geografico, ma anche ad un momento del tempo storico, ! sostanzialmente un ente storico:
La vita il contrario dellutopismo e dellucronismo; dover stare in un certo %ui e in un insostitui&ile ed unico ora. ,...- 2l presente del destino umano, presente nel %uale stiamo vivendo, Bo meglio, presente c$e siamo noi, sintende le nostre vite individualiC %uello c$e perc$0 su di esso gravitano tutti gli altri presenti, tutte le altre genera!ioni. .e %uesti presenti ormai passati, se la struttura della vita in %ueste genera!ioni, fosse stata diversa, anc$e la nostra attuale situa!ione sare&&e diversa".l66

:a vita ci ! stata data, ma non ci ! stata data fatta, non ! prefissata, non ne siamo semplici spettatori, non possiamo delegarla ad altri" #a un lato, vivere ! per noi una fatalit dallaltro siamo forzati ad esercitare la nostra libert questa vita che ! il nostro essere consiste nel trovarsi forzati a decidere precisamente ci/ che andiamo ad essere nel momento successivo" uesto essenziale paradosso significa che E nella radice stessa della vita c un attri&uto temporale: decidere ci# c$e andiamo ad essere; pertanto: il futuro F"l))i uesta apertura al futuro, per/ non ! possibile se non si tiene presente che luomo, per decidere, deve comunque possedere qualche credenza e comunque segue un suo progetto: vale a dire che linserimento della dimensione del futuro tra le caratteristiche della persona umana ! parallelo allinserimento anche del passato" Il passato E passato non perc$0 avvenuto ad altri, ma perc$0 fa parte del nostro presente, di ci# c$e siamo in forma di esserlo stati, insomma perc$0 il

i&id., >8" i&id., 8A? l))i 3" 4rtega 5 6asset, K(u0 es filosofa>, 4%, KII, >=-?8-<, 8>@"
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nostro passatoF"l))ii :a vita ! costitutivamente Eesperien!a della vitaF, la nostra personale esperienza, ! leredit che agisce attraverso di noi, come sostegno o come riferimento negativo" :uomo va elaborando i suoi progetti e i programmi, e poi li prova nella vita, ne saggia il valore e i difetti, torna ad elaborare, lungo lintero arco della sua storia, secondo una dialettica che non ! la ragione logica, ma la ragione vitale o storica:
Fer comprendere una vita umana, personale o collettiva, necessario raccontare una storia. (uestuomo o %uesta na!ione, fa la tal cosa, perc$0 prima $a fatto la tal altra e in tal altro modo".l66iii

Il presente non pu/ essere compreso senza il passato, perch( lindividuo umano non esaurisce in s( tutta lumanit, non realizza da solo tutto il progresso possibile, non si esaurisce in un repertorio di comportamenti identico in tutti gli altri individui di tutti i tempi:
La sua umanit, %uella c$e in lui comincia a svilupparsi, parte da unaltra c$e gi si era sviluppata ed era arrivata al suo culmine; insomma, lindividuo aggiunge alla sua umanit un modo di essere uomo gi forgiato, c$e egli non deve inventare, dovendo semplicemente installarsi in esso, partirne per il suo sviluppo individuale".l66iv

%on questa essenziale storicit e con la conseguente visione sistematica della storia, il pensiero di 4rtega si apre ad una dimensione metafisica, da non intendersi come una riflessione su un ipotetico e separato mondo HoltreI il reale, bens come il significato profondo, e se vogliamo assoluto, di questo mondo e di questa vita umana" 4gni sforzo conoscitivo parte da due presupposti: *9 che nellinsieme dei fenomeni vi sia un qualcosa che permette di conoscere i fenomeni singoli 7esempio, le leggi fisiche9. >9 che questo qualcosa possieda una consistenza razionale" %i/ equivale a dire che la conoscenza razionale parte da una opinione previa alla ragione stessa, rappresentando uno E stato di convin!ione al %uale luomo pervenutoF"l))v :uomo ! arrivato a credere alla nozione di un essere delle cose,
per un cammino determinato, per il cammino unico c$e conduce a %uesta opinione e solo a %uesta, cio in virt* di una serie di esperien!e vitali, di tentativi e di corre!ioni successive, c$e luomo aveva fatto da solo 3" 4rtega 5 6asset, Listoria como sistema, 4%, KI, *-?A@ -+" i&id., 8@ l))iv i&id., 8-" l))v 3" 4rtega 5 6asset, +puntes so&re el pensamiento, 4%, K, A*=?A8=, -A>"
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e con la colla&ora!ione delle genera!ioni anteriori, nella cui tradi!ione, conservata dalla comunit nato e si educato".l66vi

Gn cammino unico esiste ogni qualvolta luomo, nella storia, arriva a qualcosa, vale a dire che il cammino storico che porta a qualcosa ! unico, ! immutabile, ! quel che ! stato, ed ! stato tale che non ! concesso a noi di modificarlo o immaginarlo diverso" uesta unicit ha una sua giustificazione metafisica, la quale, per/ non consiste in una forma di storicismo, ma contempla lessenziale libert umana, la caratteristica che luomo possiede di essere artefice della storia, e di esserlo inevitabilmente" 1er/ vivendo in un contesto, in circostanze storiche che ci sono date, che non siamo noi a scegliere, e che sono il punto attualmente presente di una linea storica immutabile che conduce a noi, cio! conduce a questo presente, semplicemente perch( ! stata come ! stata" 4gni epoca storica ! inserita in una serie che, nel suo insieme, ! il destino umano. E il destino umano costituisce una melodia in cui ciascuna nota possiede il suo significato musicale collocata nel suo posto tra le altre F"l))vii uesto destino non ! soltanto una somma degli eventi storici, ma possiede nella sua globalit un senso che evidentemente trascende i singoli eventi storici che lo realizzano" :a storia !
la melodia del destino universale umano, 4 il dramma delluomo c$e rigorosamente parlando, un auto sacramental, un mistero nel senso calderoniano, vale a dire un accadimento trascendente".l66viii

2 esattamente questo che d un valore particolare al fatto che il cammino storico, la serie degli eventi, siano unici: perch( quella linea che si ! verificata, e non altre, delinea la sacra rappresentazione della vicenda umana, levento che, pur essendo storia, non si esaurisce nellambito del puro accadere, ma, come un HmisteroI di %alder'n, ! lo svolgersi di unazione, una trama, le cui radici sono trascendenti" Il senso complessivo che queste radici trascendenti forniscono alla storia, non solo si aggiunge al senso relativo posseduto da ogni singolo evento, ma addirittura, per 4rtega, il senso pieno dellevento ! nella sua dimensione di trascendenza" 0i tratta di un senso rigorosamente metafisico, per/ di una metafisica che ha una caratteristica particolare" Con si tratta di una regione metafisica concepita in forma statica, ma di una azione che si fa storia, una trascendenza che non si studia con i sillogismi" &ssa ! eminentemente la ragione storica degli eventi, e dunque, relativamente a ci/ che ! gi accaduto, la si conosce raccontando, anzich( ragionando in astratto" 0i tratta, inoltre, di una metafisica nella quale luomo svolge un ruolo di primo piano, essendo co?autore della storia, in quanto agisce nelle

i&idem. 5n torno a ?alileo, cit", +A" l))viii i&id., +A


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circostanze concrete per adattarle alle sue esigenze e per conseguire gli obiettivi fissati nei suoi piani dazione:
La realt storica, il destino umano, avan!a dialetticamente, anc$e se %uesta essen!iale dialettica della vita non , come credeva Legel, una dialettica concettuale di ragione pura, ma precisamente la dialettica di una ragione molto pi* ampia, profonda e ricca di %uella pura: %uella della vita, della ragione vivente".l66i6

LA TRASCENDENZA NELL UOMO

:a ragione vivente da un lato sembra presentarsi con caratteri di necessit, dallaltro appare perfettamente compatibile con la libert umana" ;nzi, proprio questa ne sembra la forza motrice" uesta apparente bizzarria si spiega con il fatto che la dimensione metafisica presente nella storia fa da pendant con la dimensione della trascendenza nelluomo" 2 stato Zubiri a parlare formalmente di una Qealt che ! trascendente nelle cose e non trascendente rispetto alle cose, ma questa espressione si adatta perfettamente anche alla posizione di 4rtega" uesti affront/ il tema del rapporto tra luomo e la trascendenza in un saggio del *+>8, Iitalidad, alma, espritu che ! la premessa per comprendere il rapporto tra luomo e la storia" In esso, 4rtega riprende, pur con una sua interpretazione personale, la tradizionale tripartizione della persona in tre zone ? il corpo, lanima, lo spirito" 1er quanto riguarda il corpo, non lo considera alla stregua di un complesso biologico legato a determinismi e automatismi, cio! al puro funzionamento di una materia inerte o ad organi dati" :o vede invece come manifestazione concreta di una vitalit certamente da definire, ma che non si esaurisce in ci/ che grossolanamente viene considerato mondo fisico" In altri scritti del periodo, 4rtega si ricollega a ricerche di laboratorio, notando come il funzionamento di organi presupponga la creazione e la conservazione degli organi stessi, e affermando che E la vita organi!!ata, la vita come uso di organi, secondaria e derivata, vita di l))) seconda classe. La vita organi!!ante primaria e radicaleF" Cella vitalit Esi fondono 4 radicalmente il somatico e lo psic$ico, il corporeo e lo spirituale, e non solo si fondono, ma da essa emanano e di essa si nutronoF"l)))i &ssa ! una EsorgenteF un Eocculto tesoro di energia viventeF, il Efondo dellessereF che alimenta e anima la nostra realt personale" 0i tratta, insomma, di una realt
i&id., *-A" 3" 4rtega 5 6asset, 5nsayos filosJficos, 4%, II, >=-?-*8 ><>" l)))i 3" 4rtega 5 6asset, Iitalidad, alma, espritu, 4%, II, 8A*?8<@, 8A+"
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psicofisica, che comprende sia la sostanza materiale del nostro organismo, sia energie biologiche, processi impersonali della vita, meccanismi che sono il sostegno, lossatura della persona nella totalit delle sue dimensioni" Caturalmente, questa dimensione ! la base, la radice, la periferia della personalit, E la cima della persona, o meglio, il suo centro ultimo e superiore, lelemento pi* propriamente personale della persona, lo spiritoF"l)))ii :o spirito ! indissolubilmente legato allautocoscienza, ed ! definito come linsieme degli atti intimi di cui ciascuno si sente vero autore e protagonista, come avviene, per esempio, quando diciamo: Hio voglioI" In tali casi, E %uesto risolvere e decidere ci appare come emanato da un punto centrale in noi, c$e ci# c$e strettamente parlando deve essere c$iamato 7io8F"l)))iii Rra lautocoscienza che caratterizza lo spirito, e lenergia esuberante della vitalit si situa una zona intermedia,
pi* c$iara della vitalit, meno illuminata dello spirito, e c$e possiede uno strano carattere atmosferico. 9 la regione dei sentimenti e delle emo!ioni, dei desideri, degli impulsi e degli appetiti: ci# c$e andiamo a c$iamare, in senso ristretto, anima. Lo spirito, lio, non lanima: si potre&&e dire c$e esso si trova come un naufrago immerso in %uesta, c$e lo avvolge e lo alimenta".l666iv

uesta tripartizione, per 4rtega, non ! unipotesi teorica, ma un concetto descrittivo, ! la denominazione di effettive realt dellessere personale, come risultano allosservazione, indipendentemente da idee previe" :e tre dimensioni sono distinguibili, ma non separabili. la loro ferrea articolazione costituisce la struttura intima di quella realt unitaria e non frazionabile che ! luomo" 6razie allo spirito, siamo partecipi di un mondo di verit:
2l nostro spirito non ci differen!ia gli uni dagli altri ,...-. Nel pensare o nel volere a&&andoniamo la sfera dellindividualit ed entriamo a partecipare ad un or&e universale, in cui tutti gli altri spiriti s&occano e partecipano come il nostro. 2n tal maniera, pur essendo %uanto di pi* personale vi in noi 4 se per persona si intende essere origine dei propri 4 atti lo spirito, di rigore, non vive di se stesso, ma della Ierit, della i&id., 8,* i&idem. l)))iv i&id., 8,>"
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Norma, ecc., di un mondo oggettivo al %uale si appoggia, dal %uale riceve la sua peculiare costitu!ione".l666v

Gna verit, in effetti, ! pensata da ciascun uomo allo stesso modo, prescindendo dalle caratteristiche propriamente individuali e uniche della persona" :o spirito ! la facolt con cui penetriamo nella Kerit e nella Corma, in tutti i campi della vita umana" 0e questa sua oggettivit non distrugge la persona, ci/ accade perch( lo spirito !, come si diceva, quasi immerso nellanima, cio! nel soggettivo per eccellenza, la quale
forma un recinto privato di fronte al resto delluniverso c$e , per cos3 dire, lam&ito del pu&&lico. Lanima dimora B moradaC, stan!a, luogo riservato allindividuo, c$e in tal modo vive a partire da se stesso e sopra se stesso 4 e non a partire dalla logica o dal dovere 4 appoggiandosi sopra la Ierit eterna e leterna Norma".l666vi

%ome spesso avviene, Mara Zambrano sviluppa il pensiero di 4rtega in direzione dellinteriorit, cio! dellanalisi delle proprie emozioni piD che dellanalisi delle realt esteriori" 4rtega coglie la perplessit come un momento con cui luomo progetta il suo intervento nel mondo. Zambrano la coglie come un momento di incontro con se stessi, con il proprio essere: E/osa fare col mio stesso essere %uando mi viene incontro> F"l)))vii Celluomo che viene incontro a se stesso c! un condannato, che ha patito la passivit del passato e si ! traviato, si ritrova in una situazione negativa, in una selva oscura. ma c! anche uno sconosciuto, che reclama il suo diritto di esistere e il suo diritto al futuro:
Fassato e futuro si uniscono in %uesto enigma. Non poteva essere altrimenti, dato c$e luomo si trova sempre cos3: venendo da un passato verso un futuro. 5 a tutte le condanne e gli errori del passato d rimedio solo il futuro, se si fa in modo c$e %uesto futuro non sia una ripeti!ione, reitera!ione del passato, se si fa in modo c$e sia veramente futuro ,porvenir-. (ualcosa di inedito, ma necessario; %ualcosa di nuovo, ma c$e emana da tutto ci# c$e stato". l666viii

%ome si diceva, oggi si ! ampliata la coscienza storica: oggi i conflitti e i processi si presentano come problemi, cio! abbiamo coscienza della realt nella sua storicit e luomo pretende di dirigere la sua storia"
i&id., 8,,?8,=" i&id., 8,=" l)))vii Fersona y democracia, cit", *-" l)))viii i&id., *8"
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Il primo carattere della situazione storica odierna, di cui abbiamo appunto coscienza, ! la sua complessit" Mai si era presentato prima dora un elemento che caratterizza il nostro tempo e che, usando una terminologia che non esisteva ai tempi di Mara Zambrano, possiamo chiamare globalizzazione" :intero mondo, oggi, o ! un sistema, E o un tipo di unit tale c$e &isogna tener conto della totalit per risolvere i pro&lemi c$e possono presentarsi in ciascun paeseF"l)))i) uesta interdipendenza globale non esisteva prima, o non se ne ! mai avuta notizia o consapevolezza"
Iiviamo in stato di allerta, sentendoci parte di tutto ci# c$e accade, sia pure come minuscoli attori nella trama della storia e nella trama della vita di tutti gli uomini. Non il destino, ma semplicemente la comunit 4 la conviven!a 4 ci# da cui sentiamo di essere avvolti: sappiamo di convivere con tutti coloro c$e vivono %ui ed anc$e con %uelli c$e sono vissuti. Lintero pianeta la nostra casa".6c

Rutto ci/ che accade ha qualche ripercussione e la stessa vita appare sistematica: facciamo intanto parte del sistema chiamato genere umano" %ertamente, ci/ che costituisce ciascuna persona umana ! lavere un se stesso, una interiorit, una solitudine:
Nel fondo ultimo della nostra solitudine risiede un punto, %ualcosa di semplice, ma solitario rispetto al resto, e da %uesto stesso luogo non ci sentiamo mai interamente soli. .appiamo c$e esistono altri 7%ualcuno8 come noi, altri 7uno8 come noi. ,...- 5&&ene, %uesto punto a cui riferiamo il nostro essere, l3 dove ci rifugiamo, il nostro 7io8 invulnera&ile, si trova in un am&iente in cui si muove, circondato dallanima e avvolto nel corpo 4strumento e muraglia. 9 in un am&iente c$e il tempo. 2l tempo, am&iente di tutta la vita".6ci

Il tempo ci avvolge, ci mette in comunicazione, e ci separa" 4gni uomo coabita con gli altri in una zona del tempo"
'a il tempo continuit, eredit, conseguen!a. Fassa sen!a passare del tutto, passa trasformandosi. 2l tempo non $a una struttura semplice, ad una sola dimensione, diremmo. Fassa e resta. Fassando , al pasar, c$e i&id., *," i&idem. )ci i&id., *="
l)))i) )c

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significa anc$e: accadendo- diventa passato, non scompare. .e scomparisse del tutto, non avremmo storia. 'a neppure avremmo storia se il futuro non stesse gi agendo, se il futuro fosse semplicemente 7non esserci ancora8". 6cii

Caturalmente, vi sono diverse forme di convivenza: la famiglia, ad es", ! una convivenza diversa dalla scuola. e in ciascuna di esse abbiamo un diverso modo di vivere il tempo: i momenti dellamicizia, dellamore, dei doveri sociali, non sono identici, non sono lo stesso tempo, o passare il tempo allo stesso modo" Rempo storico ! propriamente il tempo della convivenza sociale" Il tempo della vita sociale ! discontinuo, ! marcato da ritmi: ad esempio il calendario delle feste religiose nelle comunit antiche" 2 tempo programmato, a differenza del tempo della solitudine e dellintimit, che ! tempo sottratto alla vita sociale, e dunque conquistato anticamente solo da pochi individui o privilegio di classi agiate" 2 il tempo dell otium, che per il mondo latino era qualitativamente superiore allaltro, al tempo sociale, che apparteneva al negotium, cio! nec4otium" Il tempo dellintimit, cui ! legato il pensiero, E %ualcosa c$e lindividuo $a reali!!ato appartandosi, con%uistando distan!a, allontanandosi da tutto %uanto lo circondava per trovare, nella solitudine, un istante pre!ioso, c$e %uello del pensieroF")ciii #isporre del proprio tempo ! stato inizialmente un privilegio, poi una conquista che, nella cultura occidentale, si ! generalizzata" Gn momento chiave in questo cammino si ! avuto sul finire del mondo antico, grosso modo allepoca dellellenismo, quando si manifesta una forma molto acuta di coscienza storica, e viene in primo piano la convinzione dellunit del genere umano" %ompaiono allora con chiarezza i tre tempi fondamentali della vita umana: la convivenza familiare, la convivenza sociale, legata al tipo di societ a cui si apparteneva, e la convivenza di tutti gli uomini in quanto individui" 0otto questi tre modi del tempo e della convivenza sta la solitudine della persona, il nucleo irriducibile del Hse stessoI, che ha la responsabilit di decidere della propria vita" In effetti, anche se stiamo sempre venendo da un passato e andando verso un futuro, questo muoversi nel tempo non ! sempre uguale, perch( ci si pu/ muovere restando quanto piD possibili aderenti al passato, oppure, nelle epoche di crisi, staccandosene il piD possibile" In ogni caso, per/, la coscienza di compiere questo movimento ci fa capire che la formazione, le caratteristiche del futuro dipendono dalle nostre scelte e rientrano nella nostra responsabilit" %ome si diceva, questa assunzione di responsabilit, questa consapevolezza, finalmente raggiunta, che si ! responsabili della storia, ! la caratteristica essenziale del momento, ed ! ci/ che rende possibile, infine, sperare in una storia etica" %i/ significa, intanto, una storia in cui si mostri lo $umano, la realt umana" Il concetto di $umanidad in Zambrano ! complesso" %on ogni evidenza non si fa riferimento a caratteristiche biologiche ma ad una dimensione profonda, costitutiva, le cui
)cii )ciii

i&id., *<" i&id., >@"

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manifestazioni sono ci/ che chiamiamo cultura" :e culture umane manifestano l $umanidad, cio! il fatto che nella stessa costituzione dellindividuo c! qualcosa che si manifesta producendo religione, arte, economia, complessit di vita sociale" #al punto di vista strettamente biologico, di ci/ che ! propriamente natura, le differenze tra noi e un uomo della pietra sono irrilevanti. ma luomo della pietra iniziava a costruire mondi e vite, cio! iniziava a manifestare le sue potenzialit, e proprio per questo non poteva manifestarle tutte insieme" 1erci/ dice Zambrano che E la storia non avre&&e senso se non fosse la rivela!ione progressiva delluomo. .e luomo non fosse un essere nascosto c$e deve andarsi rivelando. 5d egli stesso $a dovuto scoprirlo un giornoF")civ ENon facile dire ci# c$e intendiamo per 7umano8F")cv :uomo stesso ha dovuto scoprirlo, attraverso due modi principali" ;nzitutto rispetto a #io o agli d!i, quando ha osato porre domande sulla sua sorte e sulla sua condizione 7ad esempio nel :ibro di 6iobbe9" In secondo luogo, quando si pone in cammino luomo stesso, con le sue forze: Juddha, :ao?tze, i sette sapienti in 6recia 7tra cui Ralete e 1itagora9. in questo caso non compare allorizzonte un dio, come quello biblico che scende a parlare con 6iobbe, ma un cammino 7 tao9" E+prire una strada la!ione pi* umana di tutte, ci# c$e proprio delluomo, %ualcosa di simile al mettere in fun!ione il suo essere e al tempo stesso manifestarlo F")cvi & questa azione ! contemporaneamente azione e conoscenza, decisione e speranza: ! unazione morale:
(ualun%ue sia %uesto cammino, sempre pensiero. 9 il pensiero c$e nasce dalle%uili&rio tra fiducia e sfiducia. @na!ione, infine, in cui si raccoglie un lungo passato di esperien!e negative in un istante di illumina!ione. 2n %uesta c$iare!!a istantanea come un lampo, diventa visi&ile una situa!ione, la situa!ione di %ualcuno c$e, muovendosi nellerroneo, si muove anc$e come errante. ,...- (ualcuno dice: 7Non possi&ile continuare cos38. 9 il primo passo: la perce!ione del negativo, di %uanto sia impossi&ile la situa!ione. 'a non sorger solo da %uesto momento la!ione c$e apre la via. La via si apre %uando si c$iarisce lori!!onte. Lori!!onte creatore dello spa!io4tempo. /$i cammina errante non ce l$a, per %uesto non $a dire!ione. 5 lori!!onte, a sua volta, si scopre solo per la!ione di %ualcosa, una sorta di punto focale vivente c$e, per la sua lontanan!a e inaccessi&ilit, attrae e fa una specie di vuoto". 6cvii

i&id., >+?-@" i&id., -@" )cvi i&id., -*" )cvii i&id., -*?->"
)civ )cv

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Il mondo era pieno di d!i quando Juddha ebbe la sua illuminazione, trovando un senso che quegli d!i non gli davano piD" &ra pieno di idee, quando %artesio ebbe la sua illuminazione, trovando lidea che dava un senso alle altre, il principio" Ma questo punto focale, quello in cui si radica il raggio che illumina, ! distante, E al di del fine di ogni vitaF")cviii 0olo dopo viene lazione, perch( quando si ! mostrato un fine lontano appaiono anche le finalit immediate, che dnno chiarezza alla circostanza" ueste scoperte creano le culture, interpretazioni del mondo al cui interno si vive come se non ci fosse altro da scoprire. ma non ! cos, perch( il passare del tempo mostra le crepe di quella cultura che si credeva definitiva, e si hanno momenti di crisi, in cui questa cultura non appare piD in grado di risolvere i problemi umani" & occorre aprire una strada nuova" Ruttavia, in questo succedersi di fasi c! un senso, c! nonostante tutto la progressiva rivelazione dellumano" Con si tratta di pensare, nei termini del progressismo ottocentesco, che comunque la situazione delluomo migliora sempre, perch( la storia sta l a dimostrare che non ! vero affatto" 0i tratta invece di capire che, anche attraverso gli errori e le tragedie, ci/ che appare nella storia progressivamente ! lumano delluomo: nei suoi a spetti belli e generosi, ma anche nei suoi aspetti tragici e maligni" 1er questo la storia !, non pu/ non essere, responsabilit ed etica:
La storia non un semplice accadere di eventi, ma $a una sua trama, proprio perc$0 dramma; ne deriva c$e il suo scorrere non sia solo continuit, ed esistono passaggi, situa!ioni limite in cui il conflitto non pu# restare, e il conflitto pi* minaccioso di tutto %uello c$e proviene da una societ non sufficientemente umani!!ata, non adatta a c$e luomo prosegua la sua al&a intermina&ile. 9 stato visto sen!a du&&io, e il crimine, i crimini, sono gi stati commessi. 1un%ue lora della conoscen!a. 2l c$e implica la conversione della storia tragica in storia etica %ui in Occidente".6ci6

:umanizzazione della storia, che ! anche lumanizzazione della societ, ha un nome ben preciso: ! la democrazia" & della democrazia Mara Zambrano d una definizione bellissima, forse la piD bella in assoluto: E 9 la societ in cui non solo permesso, ma anc$e ric$iesto, lessere personaF"c Rutto dipende, dunque, da cosa significhi realmente questa parola: persona"

i&id., ->" i&id., -<" c i&id., *--"


)cviii )ci)

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LA PERSONA

;nche per la definizione della persona ! utile ricordare un tema particolarmente caro a 4rtega 5 6asset: la vocazione o progetto vitale" 4rtega parla del tema della vocazione in molte pagine. ad esempio, nel FrJlogo a una ediciJn de sus o&ras, del *+->:
2n ogni istante, c$e lo vogliamo o no, do&&iamo decidere ci# c$e saremo, cio %uello c$e faremo nellistante successivo. Nel far %ualcosa, ci# c$e veramente facciamo la nostra stessa vita, dato c$e la facciamo consistere in %uesta occupa!ione. Ne deriva c$e luomo si ritrova sempre sollecitato dalle pi* varie possi&ilit di fare, di essere occupato. 1i rigore, si ritrova sperduto in esse e costretto a scegliere ,...- @no sceglie se stesso tra molti possi&ili 7se stesso8". ci

#a questa possibilit di scelta deriva il problema dellautenticit, che ! sentita come una necessit reale e inderogabile, e non come un problema intellettuale formulato a posteriori" 0emplificando: se io posso concretamente diventare tanto farmacista quanto carabiniere, ho evidentemente il problema di sapere chi sono: se sono colui al quale piace fare il farmacista, o colui al quale piace fare il carabiniere, o piace fare una terza cosa, o ! indifferente fare luna o laltra. in tutti i casi sono Hcolui al quale piace fare"""I, e non posso prescindere dal sapere chi sono:
/orriamo sempre il risc$io di preferire un 7se stesso8 c$e non %uello autentico o il pi* autentico, e in tal caso la nostra decisione e%uivarre&&e a un suicidio, a una falsifica!ione. Era i molti fare possi&ili, luomo deve trovare il suo e decidersi, risoluto, tra ci# c$e si pu# fare, per ci# c$e &isogna fare. (uesto espresso nella profonda parola spagnola quehacer ,daffare-. 2n ultima analisi siamo il nostro daffare. Euttavia, la maggior parte degli uomini allegramente occupata a fuggirlo, falsificando la propria vita, non ottenendo c$e il proprio fare coincida con il proprio daffare".cii

In questa fuga, luomo si smarrisce, diventa eterodiretto e si mette in balia di elementi estranei al suo vero essere" 4ra ecco il punto chiave:

ci cii

3" 4rtega 5 6asset, FrJlogo a una ediciJn de sus o&ras, 4%, KI, -8>?-A8, -8<" i&id., -8+"

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Luomo li&ero, lo voglia o no, perc$0 lo voglia o no costretto a decidere in ogni istante ci# c$e sar. 'a, in secondo luogo, la li&ert non pu# consistere nello scegliere tra possi&ilit e%uivalenti, cio nel fatto c$e esse 4le possi&ilit4 sono ugualmente li&ere. No. La li&ert ac%uista il suo carattere peculiare %uando si li&eri di contro a %ualcosa di necessario; la capacit di non accettare una necessit. (ui tocc$iamo la radice tragicomica della nostra esisten!a, la situa!ione paradossale in cui si trova luomo, c$e luomo , a differen!a di tutte le altre creature".ciii

:a libert non pu/ essere ontologicamente connotata come indifferenza tra le scelte possibili: nessuno ! indifferente di fronte allalternativa tra vivere a casa sua ed essere portato in campo di concentramento" 4ltre a scegliere, luomo deve compiere la scelta che faccia coincidere la sua libert con ci/ che realizzerebbe la sua autenticit, cio! con il suo destino" :a libert ! un perenne tentativo di divenire ci/ che si !" 4gni persona
deve scoprire %ual la sua propria autentica necessit; deve trovare se stessa e poi risolversi ad essere se stessa. 1a %ui la sua consustan!iale perplessit. 1a %ui anc$e il fatto c$e solo luomo a&&ia un :destino. Ferc$0 il destino una fatalit c$e si pu# accettare o no, e luomo, anc$e nella situa!ione pi* difficile, $a sempre un margine per scegliere tra accettarla o cessare di essere, e %uesto margine la li&ert. La perplessit il modo in cui nelluomo si presenta la coscien!a c$e davanti a lui si erge sempre un imperativo inesora&ile. .empre si ritrova con un daffare latente, c$e il suo destino. Euttavia, non mai sicuro in concreto di cosa sia ci# c$e deve fare".civ Disogna fare il nostro daffare. 2l suo profilo sorge nel confronto della voca!ione di ciascuno con la circostan!a. La nostra voca!ione preme sulla circostan!a, tentando di reali!!arsi in essa. 'a %uesta risponde ponendo condi!ioni alla nostra voca!ione. .i tratta dun%ue di un dinamismo e di una lotta permanenti tra il contorno e il nostro io necessario". cv

i&idem. i&id., -A@" cv i&idem.


ciii civ

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&d ! in questa concretissima lotta che luomo ! spinto ad attivare le sue facolt mentali: E 2l pensiero lunico tentativo di dominio sulla vita c$e $o possi&ilit o necessit di fareF"cvi :autenticit e il progetto vitale non sono elementi riducibili ad altri o derivati da qualcosa: sono elementi originari, che non si costituiscono nella storia, anche se si mostrano nel corso dellesistenza storica" 4rtega dice di piD: il fare con cui realizzo la mia autenticit ! lunico fare metafisico concesso alluomo" ;llora, se metafisica ! lambito del fondamento, cio! del divino, la realizzazione come fare metafisico ! unesperienza del sacro" & siccome la realizzazione ! un processo concreto nel tempo e nello spazio, risulta che latto storico umano ! inquadrato a sua volta in un significato metafisico della storia, in una metastoria, in un progetto globale che la storia realizza" ;lla fine, la storia risulter unoperazione teandrica" Con ! semplice comprendere come dalla vocazione, o dalla storia e dalla societ, si passi alla metafisica, per giunta a una metafisica nuova, senza che nel passaggio vi sia alcunch( di mistico, come 4rtega si preoccupa spesso di avvertire" Intanto possiamo notare che il progetto vitale, la missione che ci ritroviamo addosso, implica due termini: uno, colui che realizza la vocazione. laltro, colui che progetta o chiama: il gi citato $ondamento" uesto permette il tentativo di vedere la vocazione dalla sua radice" Il termine EmissioneF compare in uno di quei saggi tipicamente orteghiani in cui il Costro, dovendo trattare un tema specifico, ne approfitta e lo usa come supporto per considerazioni di piD vasta portata: 'isiJn del &i&liotecario, del *+-A" 4rtega vi usa il termine missione come sinonimo di progetto vitale:
'issione, intanto, significa ci# c$e un uomo deve fare nella sua vita. 2n tal senso, la missione %ualcosa di esclusivo delluomo. .en!a uomo non c missione. 'a %uesta necessit, a cui lespressione :dover fare allude, una condi!ione molto strana e non assomiglia affatto alla costri!ione con cui la pietra gravita verso il centro della terra. La pietra non pu# evitare di gravitare, ma luomo pu# &enissimo non fare ci# c$e deve fare. Non curioso %uesto> (ui la necessit %uanto di pi* opposto a una costri!ione: un invito. 9 possi&ile %ualcosa di pi* galante> Luomo si sente invitato a prestare il suo assenso al necessario... /i# c$e luomo deve fare, ci# c$e luomo deve essere, non gli imposto ma proposto".cvii

Caturalmente, luomo deve giustificare a se stesso la scelta, deve scoprire quale tra le sue azioni possibili in quellistante d piD realt alla sua vita, possiede piD significato, ! piD sua" 0e non sceglie questa, sa che ha ingannato se stesso, che ha falsificato la sua stessa realt, che ha annullato un istante del suo tempo vitale" 4gni volta che prendiamo una decisione,
cvi cvii

i&id., -A>" 3" 4rtega 5 6asset, 'isiJn del &i&liotecario, 4%, K, >@8?>-8, >*@"

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vedremo sorgere davanti a noi limmagine di ci# c$e do&&iamo fare %uesta sera, c$e a sua volta dipende da %uello c$e do&&iamo fare domani, e tutto %uesto, in definitiva, dipende dalla figura generale della vita c$e ci sem&ra essere la pi* nostra, %uella c$e do&&iamo vivere per essere pi* autenticamente c$i siamo. 2n tal modo, ogni nostra a!ione esige da noi c$e la facciamo scaturire dallanticipa!ione totale del nostro destino, e derivare da un programma generale per la nostra esisten!a". cviii

:uomo deve realizzare il suo essere, che sceglie col meccanismo gi descritto: rappresentandosi immaginativamente molti tipi di vita e sentendosi chiamato per uno di essi:
(uesta c$iamata c$e sentiamo verso un tipo di vita, %uesta voce o grido imperativo c$e ascende dal nostro fondo pi* radicale, la voca!ione. 2n essa alluomo non imposto, &ens3 proposto ci# c$e deve fare. 5 per %uesto la vita ac%uista il carattere di reali!!a!ione di un imperativo. 9 in mano nostra il volerlo reali!!are o no, essere fedeli o essere infedeli alla nostra voca!ione. 'a essa, ci# c$e do&&iamo veramente fare, non nelle nostre mani. /i viene inesora&ilmente proposta. 5cco perc$0 ogni vita umana $a una missione. 'issione %uesto: la coscien!a c$e ogni uomo $a del suo pi* autentico essere c$e c$iamato a reali!!are. 1un%ue, lidea di missione un ingrediente costitutivo della condi!ione umana, e poic$0 prima dicevo: sen!a uomo non c missione, ora possiamo aggiungere: sen!a missione non c luomo".ci6

#unque non siamo noi a produrre la vocazione. piuttosto, ontologicamente, noi siamo progettati, ciascuno secondo il suo personalissimo disegno" ;leggia, in qualche modo, il problema della realt progettante, cio! del fondamento delluomo:
Non ci siamo dati la vita, ma piuttosto essa ci data; ci ritroviamo in essa sen!a sapere come n0 perc$0; ma %uesta realt c$e ci data 4 la vita 4 risulta c$e do&&iamo farcela noi stessi, ognuno la sua". c6

uesta frase, tra le piD frequenti nellopera di 4rtega, indica il luogo in cui si radica il %ue$acer umano, come ovvia caratteristica di una realt data ma non compiuta"
i&idem. i&id., >*>" c) i&idem.
cviii ci)

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Metafisicamente, luomo non ! autosufficiente, ma indigente. non ! in grado di fondarsi su se stesso, e perci/ implica la realt dante" Il maggior daffare umano ! proprio la ricerca dellautenticit in mezzo a un mare di possibili tentazioni, alterazioni, distrazioni" E La vita d un gran daffare e il pi* grande di tutti %uello di riuscire a fare ci# c$e &isogna fareF"c)i
La tigre odierna deve essere tigre come se non fosse esistita nessuna tigre prima di lei; non si giova delle esperien!e millenarie fatte dai suoi simili nel fondo sonoro della foresta. Ogni tigre una prima tigre, deve ini!iare dal principio il suo mestiere di tigre. 'a luomo odierno non ini!ia ad essere uomo, &ens3 eredita gi le forme di esisten!a, le idee, le esperien!e vitali dei suoi predecessori, e parte dun%ue dal livello rappresentato dal passato umano accumulato sotto i suoi piedi. 1i fronte a un pro&lema %ualun%ue, luomo non si ritrova solo con la sua personale rea!ione, con ci# c$e alla &uona gli passa per la testa, ma con tutte o molte rea!ioni, idee, inven!ioni dei suoi predecessori".c6ii

uesto implica naturalmente un modo dessere non parmenideo: luomo ! per essenza cambiamento" 0crive 4rtega in un articolo dedicato a Iives 7*+8@9 che, se prendiamo il termine HnaturaI nel senso positivista, allora luomo non ha una natura:
;isulta c$e luomo non $a natura 4nulla in lui invaria&ile. +l posto della natura $a la storia, cosa c$e non possiede nessunaltra creatura. La storia il modo di essere proprio di una realt la cui sostan!a , precisamente, la varia!ione; pertanto il contrario di ogni sostan!a. Luomo insostan!iale".c6iii

Cel pensiero greco, il cambiamento avviene sullo sfondo di una sostanza, substrato che permane sempre identico a se stesso" Ce deriva una frattura ontologica, per cui ogni realt ! composta da una parte invariabile e una parte variabile o accidentale" uesto ! inapplicabile alla persona umana:
Luomo li&ero... per for!a. +ltrimenti, dovendo fare un passo, restere&&e parali!!ato perc$0 nessuno $a deciso per lui in %uale dire!ione

i&idem. i&id., >>>" c)iii 3" 4rtega 5 6asset, Iives, 4%, K, 8+-?A@=, 8+A"
c)i c)ii

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fare il passo successivo. /on eccessiva fre%uen!a luomo non mai lasino di Duridano".c6iv

un asino, ma

Il fatto basico ! che luomo non coincide con la natura" %i/ che ! naturale, ha gi il suo essere: dovr al massimo attuarlo, sviluppandone le potenzialit, ma possiede gi il repertorio delle sue potenze, o poteri fin dal momento della sua nascita" Il caso di un animale ! chiarissimo: appena nasce ha gi tutti i suoi istinti ed ! pienamente inserito nel meccanismo stimolo?risposta" :uomo non ha questa definizione o delimitazione, ed ! dunque, in senso positivo, in?finito: qualcosa in lui, la parte piD importante, sfugge alla natura, alla storia, alla vita sociale" 0crive Mara Zambrano: E(ualcosa nellessere umano sfugge e trascende la societ in cui vive. .e non fosse cos3, ci sare&&e stata una sola ,forma disocietF,c)v come ad esempio avviene nel mondo animale, con le api, le scimmie, ecc" 1aradossalmente, esiste la storia perch( ! luomo che la produce, e la produce perch(, non identificandosi mai con la circostanza in cui vive, con lambiente, produce ci/ che gli manca per realizzare se stesso" ELanimale e la pianta non producono la natura c$e li circonda, lam&iente in cui vivono. Lo modificano e trasformano, certamente, giacc$0 l3 dove appare la vita si produce una trasforma!ione F:c)vi anche la vita animale trascende in qualche modo lambiente, nel senso che lo usa per conservarsi, per/, come dice Mara Zambrano richiamando 5nsimismamiento y alteraciJn di 4rtega, solo nelluomo si d pienamente la dimensione non naturale dellinteriorit, dello spazio in cui ! solo:
5ssere uomo essere persona, e persona dentro la conviven!a".c6vii solitudine. @na solitudine

2l posto della persona uno spa!io intimo. 5 in esso, s3, risiede un assoluto. Non in un altro posto della realt umana. Nulla c$e in noi sia stato o sia un nostro prodotto n0 pu# essere assoluto. Lo soltanto %uesta cosa sconosciuta e sen!a nome, c$e solitudine e li&ert". c6viii

6razie a questa dimensione dellinteriorit luomo si sottrarre alla natura, ma anche alla storia e alla societ 7e per questo pu/ produrre storia e societ, pu/ produrre cambiamenti9" #i
i&idem. Fersona y sociedad, cit", **8" c)vi i&idem. c)vii i&id., *>8" c)viii i&idem.
c)iv c)v

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conseguenza, tutto ci/ che ! naturale, storico, sociale ha, rispetto alla persona, un rango inferiore:
?ra!ie a %uesta solitudine non ancora rivelata, si dissente da ci# c$e ci accade e c$e vediamo; l3 nascono il no e il s3 davanti a %uanto ci circonda, e %uesto s3 e %uesto no possono implicare la morte. O la vita, tutta la vita. 5d essendo solitudine, vi nasce la responsa&ilit, il farsi carico di ci# c$e si decide e c$e si fa".c6i6

:e persone concrete che vediamo intorno a noi sono il risultato, il prodotto di questa attivit silenziosa svolta nel mondo interiore e unico di ciascuno" :a persona ! imprevedibile: E Non si conosce mai del tutto una persona, nemmeno la propria ,...-. La persona si rivela a se stessaF"c)) &ssere persona significa realizzarsi, costruire pian piano se stessi, scoprirsi, e cos, anche se pu/ apparire paradossale, E per essere persona &isogna volerlo essereFc))i, cio! accettare di costruire la propria vita scegliendo a partire dal proprio centro, dalla propria solitudine" ;llora il rapporto con la societ diventa cruciale, perch( nel costruire la propria vita partendo da se stessi, ! possibile che si entri in conflitto con le forme della convivenza che, fatalmente, sono lincarnazione del passato" Con sta scritto da nessuna parte che luomo sapr gestire questo conflitto e sapr costruire una societ in cui ciascuno sia effettivamente persona, libera e responsabile. per/ c! stata una storia proprio perch( la dimensione personale delluomo, la sua interiorit, ! reale e si ! manifestata: che lo si voglia o no, questa manifestazione ? il raggiungimento della coscienza storia, la progettazione di una vita sociale centrata sul riconoscimento della dimensione personale ? ! il senso della storia" Ma, naturalmente, linteriorit, lo spazio della solitudine, ! quello in cui luomo si incontra con se stesso 7scopre la sua dimensione personale9 e si incontra anche con il divino, dando a questa parola, intanto, un significato minimo: siccome c! qualcosa che non ! naturale 7la personalit9, evidentemente l dove finisce la natura non finisce la realt: l dove finisce la natura comincia il territorio del divino" & siccome il divino, se esiste, sostiene e governa il mondo, ci sar anche una linea di confine, uno spazio, una radura, in cui ci/ che sta al di qua del limite 7la natura9 ! come sospeso e accantonato, e ci/ che sta oltre il limite pu/ risonare nellintimit personale"

i&idem. i&id., *>A" c))i i&id., *A>"


c)i) c))

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TESTI CITATI
A) OPERE DI

JOS ORTEGA Y GASSET

3" 4rtega 5 6asset, O&ras completas, 7sigla: 4%9 ;lianza, Madrid *+<=, *> voll" +puntes so&re el pensamiento, 4%, K, A*=?A8=," 5l $om&re y la gente, 4%, KII, ,+?>=>. 5nsayos filosJficos, 4%, II, >=-?-*8" 5nsimismamiento y alteraciJn, 4%, K, ><+?-*A" 5n torno a ?alileo, 4%, K, +?*,8" Listoria como sistema, 4%, KI, *-?A@" 2deas y creencias, 4%, K, -==?8@+" 'editaciJn de la t0cnica, 4%, K, -*,?-=A" 'editaciones del (ui)ote, 4%, I, -**?8@@" 'isiJn del &i&liotecario, 4%, K, >@8?>-8" FrJlogo a una ediciJn de sus o&ras, 4%, KI, -8>?-A8" K(u0 es filosofa>, 4%, KII, >=-?8-<" Iitalidad, alma, espritu, 4%, II, 8A*?8<@" Iives, 4%, K, 8+-?A@="
OPERE DI MARA ZAMBRANO:

/laros del &os%ue, 0ei) Jarral, Jarcelona *++@" 5l $om&re y lo divino, $ondo de %ultura &con'mica, M()ico *++-" Filosofa y poesa, $ondo de %ultura &con'mica, M()ico *++," Fersona y democracia: la $istoria sacrificial, ;nthropos, Jarcelona *+<<"