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Qualche appunto sulle Logische Untersuchungen di Husserl

A cura di Jonathan Fanesi





* Con queste poche pagine non ho intenzione di offrire unesposizione sistematica delle
problematiche teoretiche interne alle Logische Untersuchungen, impresa questa che
sarebbe al di fuori della mia attuale portata, bens fornire a qualsivoglia lettore,
quellinsieme di appunti che io stesso ho avuto modo di scrivere durante lo studio dell
opera. Nonostante siano solo appunti, ho pensato di far parlare lo stesso Husserl,
introducendo una serie di citazioni tratte dalle stesse Logische Untersuchungen con
tanto di note a fondo pagina, in modo tale che da rimediare, nel caso fosse necessario,
a una mia possibile nebulosit espressiva e, nello stesso tempo, far s che queste carte
siano solo l occasione, con la benedizione di Malebranche, di ritornare alle cose
stesse , al testo di Husserl. I diagrammi che qui compaiono, sono esemplificazioni
visive o nella maggior parte dei casi, riassuntive, di alcune articolazioni concettuali che
ho rinvenuto nell opera. Le Logische Untersuchungen, come ogni grande scritto,
sollevano questioni che non trovano una loro contestualizzazione critica all interno
dell orizzonte filosofico speculativo in cui si stagliano, bens hanno il fortunato
destino di trascendere il contesto operativo funzionale, quel contesto in cui
compaiono e si esplicitano, per trovare la loro vera patria nella teoresi in senso lato.
Il precetto husserliano della chiarezza e dell evidenza, mai come nella nostra epoca,
risulta fondamentale; eppure, molti procedono come se l unica legge fosse
larbitrariet assoluta, altri invece, affilano le punte di frecce che non scoccheranno mai
contro il bersaglio e, altri ancora infine, spolverano i fossili all interno del museo della
Filosofia, facendo passare il loro faticoso catalogare, il loro accurato spolverare, per un
creativo e critico operare. ]





Le problematiche trattate nelle Ricerche logiche (Logische Untersuchungen) come
lo stesso Husserl afferma all interno della Prefazione alla prima edizione dell
opera ( 1900 ) , sono sorte nel tentativo di operare una chiarificazione filosofica
della matematica pura, chiarificazione che, nel procedere delle analisi, ha dischiuso
il pi vasto orizzonte della teoria in generale e del rapporto che intercorre tra la
forma e la materia della conoscenza.
Limpostazione adottata nella Philosophie der Arithmetik ( 1891 ) si rivelata
inefficace nel momento in cui si passava dal piano dei nessi psicologici del pensiero
allunit logica del contenuto del pensiero: le nuove esigenze teoretiche riguardanti
il problema della teoria e della conoscenza in generale unite al fallimentare
tentativo di costruire una fondazione psicologia dell aritmetica, hanno portato
Husserl a studiare analiticamente il rapporto tra la soggettivit del conoscere e
l oggettivit del contenuto della conoscenza.
In questo modo le Logische Untersuchungen rappresentano un opera di rottura, e
quindi non un punto darrivo, ma un inizio
[1]
: si tratta di realizzare un vero
proprio Fundamentalarbeit che, pur sorgendo dalle macerie della fondazione
psicologista ( psicologismo sui generis ) prima adottata, sappia coniugare la
dimensione soggettiva con quella oggettiva.
Se lo psicologismo, almeno nell accezione naturalistica e non in quella attualistica
come nota Melandri , in s da rifiutare, non per questo va cancellata la
dimensione della soggettivit, destinata quindi ad essere ripensata su base diversa.
Le Logische Untersuchungen sono procedute dai Prolegomeni a una logica pura, un
testo nato dalla rielaborazione di due serie complementari di lezioni tenute ad Halle
nell estate e nell inverno del 1896.
In questo breve testo, Husserl argomenta in maniera sistematica l impossibilit di
pervenire ad una fondazione psicologica per la logica e l aritmetica, ponendo cos le
premesse per lo sviluppo delle successive ricerche finalizzate alla costituzione di una
vera e propria logica pura.
La logica pura come si vedr inseguito , intesa come disciplina nomologica volta
alla chiarificazione fenomenologica dei concetti primitivi che costituiscono l idea
dell unit teoretica di ogni scienza, rappresenta, in maniera inequivocabile,
quel Fundamentalarbeit di cui gli scienziati non hanno bisogno nel loro procedere,
incuranti di penetrare negli ultimi fondamenti del loro fare
[2]
.
Al filosofo scrive Husserl , non interessa la mera operativit funzionale di una
determinata teoria scientifica e i risultati a cui essa pu approdare sul piano tecnico
pratico, egli, ha a cuore la chiarezza gnoseologica dei costituenti essenziali della
teoria in generale, delle forme connettive attraverso le quali i concetti atomici si
coordinano in un unit sistematica: si viene a delineare cos una distinzione
ineludibile tra la sfera della scienza ingenuamente positiva e la filosofia, il cui tlos
primario la chiarificazione teoretica dell essenza dei concetti di cui la prima fa uso.
Egli inizia distinguendo i tre fondamentali indirizzi della logica del tempo
( psicologista, formale e metafisico ), affermando che quello psicologista, sotto l
influsso di Stuart Mill, si pu considerare, sia per il numero che per l importanza dei
suoi adepti, l indirizzo prevalente.
Se in Sigwart lo psicologismo una concezione fondamentale che tiranneggia in
maniera assoluta, in Erdmann viene confusa l impossibilit logica come assurdit
del contenuto giudicativo ideale con l impossibilit psicologica, intesa come
ineffettuabilit dell atto giudicativo.
Nella folta schiera dei logici psicologisti, al di l delle divergenze teoriche, Husserl
annovera Stuart Mill, Bain, Wundt, Sigwart, Erdmann e Lipps.
Sia la teoria di Cornelius che il principio Mach Avenarius, sono da ritenere forme
pi o meno esplicite di psicologismo, quest ultimo pu solo risultare fecondo nel
momento in cui viene assunto all interno della logica come tecnologia.
A differenza degli autori pocanzi citati, Leibniz, Kant ed Herbart, al di l dei limiti
teorici presenti nelle loro opere, hanno compiuto, seppur in maniere diverse, delle
svolte nella trattazione di queste problematiche: se a Kant, bisogna tributare il
merito di aver distinto la logica pura dalla logica applicata ( al di l della
discutibilissima divisione tra intelletto e ragione ), a Herbart, si deve la separazione,
con tutte le riserve del caso, della psicologia dalla logica, infine a Leibniz, la tesi dell
idealit della logica.
Dopo questa distinzione storico teoretica, Husserl nota che proprio la confusione
tra i campi, ha ostacolato il progresso nella conoscenza logica.

Tuttavia, ben pi pericolosa un altra deficienza nella delimitazione del campo,
vale a dire la confusione tra i campi, la fusione di elementi eterogenei in modo tale
da formare una presunta unit di campo, specialmente quando si fonda su un
interpretazione del tutto erronea degli oggetti in questione che la scienza deve
indagare.
[3]


Come si evincer dal procedere successivo delle analisi, il rifiuto dello psicologismo
da parte di Husserl, va valutato non solo in relazione alla cattiva fondazione a cui era
approdato nell opera del 1891, ma da precise esigenze metodologico teoretiche.
La psicologia, che vuole avere un ruolo fondazionale per la logica fondata su leggi
che, lungi dall essere esatte e autentiche, sono vaghe generalizzazioni dell
esperienza: essa, quindi una scienza basata sullesperienza, i cui enuncianti non
sono altro che regolarit approssimative della coesistenza o successione dei
fenomeni psichici.
Le leggi psicologiche, in quanto leggi naturali, non hanno un evidenza apodittica ed,
essendo fondate attraverso un processo induttivo, si stagliano in un orizzonte di
mera probabilit. Lo psicologismo in questo senso racchiude in s tutti quegli errori
che possono scaturire dalla confusione tra i campi: non distingue
la legge come membro della causazione dalla legge come regola della causazione,
confonde le leggi naturali con le leggi logiche, igiudizi stessi con le leggi come
contenuti giudicativi.
I logici psicologisti non distinguono il piano reale da quello ideale,
la regolamentazione causale da quella normativa, la necessit reale dallanecessit
logica, il fondamento reale dal fondamento logico.
Tutte queste coppie di concetti antitetici vanno riportate in seno all epistemologia
in senso lato, facendo scaturire una fondamentale distinzione tra le scienze ideali e
le scienze reali: le prime, totalmente a priori, sono costituite da leggi generali ed
ideali fondate con evidenza in concetti generali, le seconde invece, sono empiriche
e, in quanto dotate di proposizioni fattuali, formulano leggi che hanno un
universalit reale.
Si delinea cos una netta separazione tra la dimensione reale e quella ideale, tra la
sfera fattuale a cui inerisce la temporalit e la sfera della verit a temporale, tale
da rendere impossibile l utilizzo di una legge logica come legge della fattualit della
vita psichica: mentre nella scienza dei fatti la legalit autentica un semplice ideale,
nella conoscenza puramente concettuale si trova realizzata.
Se gli errori dello psicologismo sono dovuti ad una prima e fondamentale
confusione, quella tra psicologia e logica, una nuova fondazione deve nascere
attraverso un processo di chiarificazione concettuale linguistica; se la psicologia si
occupa dei nessi psichici di coesistenza e successione dei fenomeni psichici, questi
sono da distinguere dai rapporti oggettivi di premessa e conseguenza, oggetto della
logica.
L importanza di queste argomentazioni, non deve essere valutata solo in un ottica
critico demolitoria, bens anche da un punto di vista costruttivo: la par
destruens nel suo procedere ha posto le basi per la par costruens vera e propria.
La logica pura di cui si parla nei Prolegomeni, avendo un ruolo fondazionale
teoretico di primo piano, si occupa delle condizioni evidenti della possibilit di una
teoria in generale; tali condizioni sono sia soggettive che oggettive: soggettive (
noetiche ), in quanto condizioni ideali radicate nella soggettivit e nel rapporto che
questa nutre in relazione alla conoscenza; oggettive, nel momento in cui non
concernono lunit soggettiva della conoscenza, bens l unit oggettiva di
proposizioni o verit, l unit teoretica.
Una teoria sopprime se stessa se contravviene nel suo contenuto alle leggi senza le
quali una teoria non avrebbe alcuno senso: contravviene alle condizioni soggettive
se e solo se, nega ogni preminenza al giudizio evidente rispetto a quello cieco.
Da questo punto di vista, le teorie possono essere assurde, false, logicamente o
poeticamente assurde e scettiche: se lo scetticismo in senso assoluto
intrinsecamente assurdo, non lo lo scetticismo metafisico.
Questa breve parentesi sullo scetticismo e il relativismo, serve a mostrare come lo
psicologico in tutte le sue varianti, non altro che relativismo, soltanto che non
sempre lo si riconosce e lo si ammette apertamente
[4]
.
Tra le forme di relativismo, Husserl annovera anche quelle teorie che riconducono la
logica alle modalit funzionali dell intelletto care agli aprioristi ( non Kant, ma
coloro che pur rifacendosi a Kant trascurano le leggi logiche fondamentali ).
Alla luce dellimperativo metodologico di non confondere i campi, Husserl afferma
che, in unultima analisi, tutte le posizioni relativistiche, scettiche e psicologiste, si
possono ricondurre a profonde equivocazioni all interno della sfera terminologica
della logica.
Molti problemi nascano a causa dellambigua terminologia adottata che, in tal modo
si pu prestare ad una duplice interpretazione: il termine giudizio ad esempio,
nella visione psicologia della logica come tecnologia, un assunzione di verit,
mentre nella logica pura ununit ideale di significato.
L insostenibilit dello psicologismo nel campo della logica, non spinge per Husserl
verso posizioni rigide e radicali care a chi, come a Frege, aveva bollato la
Philosophie der Arithmetik , come un opera tout court psicologista: Nella
controversia sulla fondazione psicologica oppure oggettiva della logica, io assumo
una posizione intermedia
[5]
.
Gli stessi antipsicologisti cadono in errore nella misura in cui radicalizzano la
funzione regolativa della conoscenza, in quanto sussiste una profonda differenza tra
lo statuto autonomo delle proposizioni della logica e la loro applicazione pratica: in
principi logici fondamentali sentenzia Husserl , bench possano fungere da
norme, non sono essi stessi norme.
Nella scienza, necessario distinguere un piano metodologico, che costituisce l
apparato funzionale per avere conoscenze, dal suo contenuto teoretico ( idealiter ),
indipendente dalla dimensione soggettiva: in questo modo la logica
pura rappresenta quel nucleo fondamentale in cui le leggi sono puramente ideali,
mentre la logica metodologica, non altro che l insieme degli apparati per ottenere
conoscenze in un determinato campo di verit.

La logica pura il primo e pi essenziale fondamento della logica metodologica.
Ma naturalmente quest ultima ha fondamenti del tutto diversi da quelli che le offre
la psicologia.
[6]


Gli esponenti dell antipsicologismo hanno attributo alla logica le leggi normali
contrapposte alle leggi naturali di cui si occuperebbe la psicologia, quando invece l
opposto della legge naturale la legge ideale, la cui estensione costituita da
concetti puramente generali.
Da questo punto di vista, sia aritmetica che la logica pura, non dicono nulla sulla
realt, essendo scienze delle singolarit ideali di certi concetti generali.
Lo psicologismo, oltre a confondere il rapporto tra ideale e
reale, misconosce la relazione essenziale che intercorre tra verit ed evidenza.
Al tal proposito, Husserl afferma che l evidenza non altro che l accordo
tra il senso dell enunciato e lo stato di cose, mentre l idea di tale accordo la verit.


La psicologia vuole chiarire con evidenza come si formano le rappresentazioni del
mondo: la scienza del mondo ( come concetto comprensivo della diverse scienze
reali ) vuole conoscere ci che realiter come mondo vero ed effettivo; la teoria
della conoscenza vuole invece comprendere con evidenza che cosa costituisca la
possibilit di una conoscenza evidente del reale e la possibilit, dal punto di vista
oggettivo ideale, di una scienza e di una conoscenza in generale.
[7]



Una volta dimostrata l inefficacia della fondazione psicologica ( nel senso prima
precisato ) per la logica, Husserl si domanda quale sia la caratteristica peculiare della
scienza: non trattandosi del nesso psicologico reale, si evince che la scienza sar
tale in base allunit del nesso obbiettivo ideale di fondazione.
Tale nesso , al tempo stesso, nesso delle cose e nesso delle verit; tra i due piani
sussiste un rapporto di coodipendenza a - priori, con la conseguenza che possono
essere pensati in maniera indipendente solo da un punto di vista astratto. Se al
nesso delle cose spetta l essere in s, al nesso delle verit la verit in s.
Questa distinzione ( astratta o metodologica ) tra nesso delle cose e nesso delle
verit interno alla scienza, permette a Husserl di procedere in quel cammino di
chiarificazione metodologica che innerva i Prolegomeni.
Se ogni nesso esplicativo un nesso deduttivo, non ogni nesso deduttivo
esplicativo; se tutti i fondamenti sono premesse, non tutte le premesse sono
fondamenti; infine, c differenza tra una conclusione che segue da leggi e da una
che segue secondo leggi.
Dopo aver realizzato lo status quaestionis, chiarito le differenze fondamentali tra la
dimensione della logica e quella della psicologia, si tratta ora di sviluppare quell
orizzonte puramente fondazionale che la logica pura.






La logica pura deve chiarire e accertare scientificamente i concetti primitivi che
costituiscono l idea dell unit teoretica della scienza in generalee che sono
indipendenti rispetto alla particolarit di qualsiasi materia della conoscenza,
le forme connettive elementari ( ad esempio la connessione disgiuntiva ),
le categorie oggettuali pure ( formali ), le categorie pure del significato e infine
le leggi di complicazione delle categorie pure secondo una legge.
La logica pura non si esaurisce nel processo di chiarificazione, ma deve risalire
all origine fenomenologica dei concetti primitivi stessi, operare quindi una
presentificazione intuitiva dell essenza in un intuizione adeguata
[8]
.
Il secondo gruppo di problemi di cui si occupa la logica pura, concernono la
validit obbiettiva delle forme costruttive risultanti dalle categorie di significato e
dalla categorie oggettuali pure: le leggi che ineriscono a tali forme risultanti hanno
una generalit logico categoriale, essendo dirette ai significati e agli oggetti.
In questo modo la logica pura diviene la scienza delle condizioni di possibilit di una
teoria in generale, il cui oggetto di studio sono i concetti fondamentali, le forme
connettive elementari e le leggi di complicazione.
La logica pura non opera una spiegazione ( Erklrung ) dei costituenti atomici della
teoria in generale, bens una loro chiarificazione ( Aufklrung): ci significa che, a
differenza delle discipline matematiche, la logica pura non costruisce un insieme di
proposizioni che si sviluppano nella loro validit ingenuamente positiva.
Tra Erklrung e Aufklrung c lo scarto che compare tra il normale procedere degli
scienziati che come Husserl scriver nella Krisis , sono nel migliori dei casi geniali
tecnici del metodo, e i filosofi che, rispetto a i primi, sono dotati di un autocoscienza
teoretica e hanno di mira i fondamentiche rimangono latenti al di sotto della mera
operativit funzionale della scienza.
Come si detto in precedenza, la logica pura si fonda su due istanze: la prima,
concerne la chiarificazione dei concetti atomici e delle leggi di complicazione, la
seconda invece, riguarda la riconduzione fenomenologica di tali concetti.
quindi necessario, addentrarci all interno della seconda istanza, offrendo una
delucidazione critica ai fini della nostra esposizione.
La fenomenologia, deve analizzare e dischiudere nella loro generalit essenziale i
vissuti rappresentazionali giudicativi e conoscitivi e le fonti dalle quali scaturiscono i
concetti fondamentali e leggi logiche della logica pura.
Al logico puro, non interessa il giudizio psicologico concreto, ma il giudizio logico,
ossia lenunciato identico, che unico in rapporto ai molteplici vissuti di giudizio.


Pertanto questo esser dato delle idee logiche e delle leggi pure che si
costituiscono insieme ad esse non pu bastare. Sorge cos il grande compito di
portare le idee logiche, i concetti e leggi, alla chiarezza e distinzione dal punto di
vista gnoseologico. E a questo punto interviene lanalisifenomenologica
[9]
.


Anticipando le ricerche successive, Husserl scrive che i concetti logici hanno origine
nell intuizione, sorgendo dall astrazione ideante sul fondamento di certi vissuti, e
proprio per questo, debbono trovare nuova verifica ed essere ricompresi nella loro
identit con se stessi ogni volta che questa astrazione ripetuta
[10]
.
Si cominciano a delineare le peculiarit di questa fenomenologia interna
alle Ricerche logiche: non possibile accontentarsi di pure e semplici parole,
bisogna ritornare alle cose stesse, ossia rendere evidente sulla base di intuizioni
pienamente sviluppate che ci che stato dato nell astrazione effettuata
corrisponde al significato delle parole: mantenere i significati nella loro invariabile
identit ( ), mediante un intuizione riproducibile
[11]
.
La fenomenologia oltre ad assumere una funzione distruttiva nei confronti
dell equivocazione linguistica, esige un orientamento innaturale del
pensiero e dellintuizione, in quanto bisogna rendere oggetti questi stessi atti e il loro
contenuto immanente, ma nel far ci, ricade nel linguaggio che cerca di chiarire.

Non assolutamente possibile descrivere gli atti intenzionali senza ricorrere nell
esposizione alle cose intenzionate
[12]
.

In questo arduo cammino di chiarificazione gnoseologica, il fenomenologo
incontrer difficolt nel suo tentativo di pervenire a risultati evidenti, ma anche
nellesporli e trasmetterli ad altri.
Solo attraverso la fenomenologia pura, totalmente diversa dalla psicologia come
scienza empirica delle propriet e degli stati psicologici, davvero possibile superare
lo psicologismo.
Con le Ricerche logiche Husserl non intende offrire un sistema di logica, ma
preparare il terreno a una logica filosofica, chiarificata a partire dalle fonti
originarie della fenomenologia
[13]
.
La fenomenologia intensa come conditio sine qua non della logica pura, non volta a
spiegare, ma a chiarificare l idea della conoscenza nei suoi elementi costitutivi e
nelle sue leggi
[14]
.
Husserl subito dopo, afferma che fenomenologia si caratterizza per un assenza
totale di presupposti metafisici, scientifico naturalistici e psicologici.
Dopo aver concluso questa breve ricognizione sui Prolegomeni, giunto il momento
di passare in rassegna alle ricerche logiche vere e proprie, di cui la prima dedicata a
Espressione e significato , la conditio prima per una autentica comprensione
delle successive, ragione per cui ci soffermeremo in maniera approfondita sulle
problematiche teoretiche esplicitate da Husserl in questa ricerca.
Husserl esordisce dicendo che se ogni segno ( das Anzeichen ) sempre segno di
qualcosa, non ogni segno ha un significato, un senso che in esso si esprime: i segnali
non esprimono nulla, a meno che, oltre alla funzione dell indicare, non assolvano
anche a una funzione significante.






Posta la non identit tra segni indicativi e segni significativi, Husserl afferma che
quest ultimi non perdono il loro valore di significazione nella vita psichica isolata: la
sfera del significato, non pu identificarsi con la mera funzione informativa del
segno stesso.

L espressione pi che un mero complesso fonetico.
Esso intende qualcosa, riferendosi al tempo stesso all oggettualit
[15]
.

All interno dellespressione Husserl distingue a livello metodologico gli atti che
conferiscono il senso ( senso = significato ) o intenzioni significantidagli atti
che riempiono intuitivamente il significato ( non essenziali nell espressione ).
Ci che un espressione esprime si articola in: a) informazione; b) contenuti ( =
significati ); c) riferimento agli oggetti.









Non appena la vuota intenzione significante si riempie, i riferimento all oggetto si
realizza, la denominazione diventa una relazione attualmente presente alla
coscienza tra nome e oggetto nominato
[16]
.

La distinzione husserliana tra l intenzione significante e l intuizione riempiente,
una distinzione astratta, funzionale alle analisi; lo stesso Husserl scriver infatti:
Per il momento questi cenni possono bastare; il loro nesso soltanto quelli di
prevenire fini dall inizio l errore di considerare ovviamente distinguibili nell atto
donatore di senso due aspetti, uno dei quali conferirebbe all espressione il
significato, laltro la determinatezza della direzione verso l oggetto
[17]
.
Husserl parla di significato anche a proposito degli atti di riempimento e quindi non
solo per quanto concerne l intenzione significante; nell unit di riempimento il
contenuto riempiente coincide con il contenuto significante, affinch la dimensione
oggettuale non si scinda in intenzionata e data.
Lanalisi fenomenologica prende in esame il tessuto degli atti intenzionali; la sua
complessit si rivela non appena ci si rende conto che tutti gli oggetti ed
i riferimenti all oggetto sono per noi ci che sono solo in virt degli atti dell
intenzionare ( )
[18]
.
Non difficile accorgersi di come Husserl abbia distinto la dimensione
della significazione a cui spetta il novero delle intenzioni significanti da, quella
del riferimento oggettuale: significazione e riempimento, trovano una loro fusione,
solo all interno della conoscenza.
La semantica che Husserl sviluppa all interno delle Logische Untersuchungen
una semantica intensionale che, a differenza di quella fregeana di
stampo estensionale, s interessa al problema del significato, non facendo coincidere
quest ultimo con il riferimento oggettuale.
Nel nome scrive l Autore bisogna distinguere l equivocit che inerisce al piano
del significato, dalla pluriestensionalit o plurivalenza; inoltre, se l essenza dell
espressione coincide con il significato, la stessa intuizione pu riempire diverse
espressioni.
Il vincitore di Jena e il vincitore di Waterloo hanno il medesimo riferimento all
oggetto, ma due differenti significati ( Frege avrebbe invece parlato di identico
significato, ma di sensi diversi ).
Se la significativit non coincide con l intuizione, il linguaggio privo dintuizioni non
per questo privo didee, con la conseguenza che nel pensiero aritmetico -
simbolico, non si opera con segni privi di significato.
Un ulteriore distinzione che compare all interno della prima ricerca, quella che
riguarda lespressione soggettivo occasionale, in cui solo le circostanze
determinano, tra un gruppo concettualmente unitario di significati possibili, quale
significato possieda attualmente e le espressioniobbiettive che, a differenza delle
prime, sono indipendenti dalla persona e dalle circostanze in cui vengono
pronunciate.
Questa differenza non va intesa come se le prime fossero immerse nel flusso dei
vissuti psichici, mentre le seconde, fossero avulse dal continuo susseguirsi delle
rappresentazioni soggettive: per essere precisi, necessario parlare non di
fluttuazione del significato, ma di fluttuazione del significare.

Cio, fluttuano gli atti soggettivi che conferiscono significato all espressioni ( ).
Ma non si mutano i significati stessi ( )
[19]
.

Alla classe delle soggettive - occasionali apparteranno l espressioni relative
alla percezione, al dubbio, alla speranza, al desiderio, mentre, tutte le espressioni
teoretiche rientrano nella classe di quelle obbiettive.
La distinzione appena summenzionata, sintreccia con altrettante distinzioni interne
all espressione. Al tal proposito, basti ricordare l espressioniincomplete e complete,
quelle anomale e quelle normali, quelle vaghe e quelle esatte.
Alla fine di Espressione e significato, alla luce delle problematiche trattate in questa
ricerca, Husserl afferma che logica pura si occupa dei significati intesi come unit
ideali e dei rapporti a - priori che intercorrerono tra questi: svolgendo questo
compito, la logica pura una disciplina nomologica che si rivolge all essenza ideale
della scienza come tale.
L idealit del significato unidealit non in senso normativo, ma in un
senso specifico, opponendosi cos sia all individualit che alla realt.
Nella seconda ricerca logica intitolata L unit delle specie e le teorie moderne dell
astrazione , l Autore, richiamandosi agli ultimi paragrafi della ricerca precedente,
analizza il rapporto che intercorre tra il significato inteso come specie ( o specifico )
e l espressione significante; nel procedere dell argomentazione, verranno prese in
considerazione alcune delle teorie dell astrazione, al fine di evidenziarne limiti e
pregi, in un ottica funzionale al cammino di questa fenomenologia analitica.
Il significato come specie, emerge sullo sfondo dell espressione significante
mediante l astrazione; tra il significato e l espressione significante, intercorre lo
stesso rapporto che si realizza tra la specie rosso e il pezzo di carta rosso.
Nella fondazione fenomenologica della logica pura il problema dell astrazione
duplice: da un lato, riguarda nella classe categoriale dei significati, gli oggetti
generali e gli oggettivi individuali, dall altro, concerne i significati in quanto unit
specifiche.
Come facile intuire, Husserl sviluppa l analisi dell astrazione sul piano degli atti
della coscienza, ponendo una distinzione tra l atto individuale e l atto
specializzante.
Per quanto concerne la teoria degli oggetti generali, sono state elaborate
poliedriche teorie dell astrazione, ma tra queste, due in particolar modo, si
presentano come completamente erronee: la prima, operando un ipostatizzazione
metafisica del generale, assume l esistenza reale della specie al di fuori del
pensiero ( realismo platonico ); la seconda invece, ipostatizza psicologicamente il
generale, assumendo l esistenza reale della specie nel pensiero ( psicologia lockeana
).
Tra il realismo platonico e la psicologia lockeana, c stato il nominalismo che ha
avuto la pretesa di risolvere il generale nel particolare, con la conseguenza che la
generalit concerne la funzione associativa dei segni ( funzione psicologica ).
La teoria nominalistica dell astrazione cade in errore perch: 1) trascura le forme di
coscienza nelle loro propriet irriducibili; 2) confonde i diversi piani della generalit;
3) privilegia in maniera unilaterale la generalit propria dei concetti nella loro
funzione predicativa.
Alla fenomenologia interessa esclusivamente il contenuto delle stesso vissuto di
significato e di riempimento e quindi, la generalit non intesa come funzione
psicologica, ma inerente al contenuto intenzionale degli stessi vissuti logici.
Per spiegare la profonda differenza che intercorre tra la generalit della funzione
psicologica e la generalit in senso fenomenologico, Husserl ricorre ad una serie di
esempi: mentre in un A il termine un esprime una forma logica primitiva, in
tutti gli A la generalit appartiene alla forma dell atto stesso, infine, in A in
generale siamo di fronte ad una generalit specifica.
La teoria dell astrazione di marca fenomenologica ha il compito di fare
emergere lessenza intuitiva della differenza tra i significati individuali e generali: l
astrazione, quindi l atto in cui si realizza la coscienza della generalit come
riempimento dellintenzione del nome generale.

Fuorviati dalla confusione tra oggetto e contenuto psichico, si dimentica che gli
oggetti di cui diventiamo coscienti non sono semplicemente dentro la coscienza,
come in una scatola, in modo tale che noi li possiamo reperire ed afferrare in essa;
ma essi si costituiscono in primo luogo in ci che essi sono e per ci che essi valgono
per noi, in diverse forme dintenzioni oggettuali
[20]
.


La terza ricerca sintitola Sulla teoria degli interi e delle parti . Husserl dichiara sin
dall inizio, che non si sta lavorando ad unesposizione sistematica della logica, ma
alla sua chiarificazione critico conoscitiva.
In questa ricerca, vengono trattati problemi che hanno come minimo comune
denominatore l indipendenza o la non indipendenza: oggetti indipendenti non
indipendenti,concreto e astratto, contenuti indipendenti non indipendenti.
Husserl afferma che la non indipendenza dovuta ad una legalit essenziale.

Gli oggetti non indipendenti sono di specie pure in rapporto a cui vi una legge
essenziale secondo la quale essi esistono, quando esisterono, soltanto come parti un
interi pi comprensivi di una certa specie corrispondente
[21]
.

Al fine di chiarire il concetto di non indipendenza, ci serviremo di una
rappresentazione grafica.
















Gli oggetti t1, t2, t3 sono non indipendenti nella misura in cui esistono, secondo
una legge essenziale, solo come parti di un intero pi comprensivo T.
bene notare che per Husserl anche l incompatibilit una forma di non
indipendenza.
Espressioni come t1 ha bisogno dintegrazione o t1 fondato in un certo
momento equivalgono a t1 non indipendente .
La differenza tra oggetti indipendenti e non indipendenti una differenza
oggettiva ( basata sullessenza pura ), quella invece che compare tra contenuti
intuitivamente distinti e fusi non pu gettare luce sulla differenza degli oggetti prima
summenzionata.
Alla non indipendenza del contenuto appartiene sempre una legge a priori (
necessit oggettivo ideale ), questa che determina il modo in cui loggetto non
indipendente parte ( o momento ) di un intero comprensivo, varia a seconda dei
casi; ci significa che le leggi che definiscono una qualsiasi classi di oggetti si
fondano sulla particolarit essenziale dei contenuti.
Il concetto di non indipendenza equivalente a quello di legalit ideale dei
contesti puri: Se una parte si trova in un contesto idealmente regolato da una
legge un contesto non quindi meramente fattuale essa allora non
indipendente.
[22]
.
Dopo aver definito la non indipendenza come una legalit ideale che regola i
momenti ( contenuti ) di un contesto ( intero ) relazionale in base alla particolarit
essenziale dei contenuti stessi, Husserl distingue le discipline sintetiche a priori che
appartengono alla sfera materiale, dalle disciplineanalitiche a priori che invece
ineriscono alla sfera formale.
Le proposizioni analiticamente necessarie ( formalizzabili completamente ) hanno
una verit pienamente indipendente dalla natura intrinseca della lorooggettualit.
Alle discipline sintetiche a priori spettano leggi che includono concetti materiali in
modo tale da non consentire la loro formalizzazione salva veritate.
Se le leggi della non indipendenza si basano ( = dipendono = non sono
indipendenti dalla natura intrinseca della loro oggettualit ) sulla particolarit
essenziale dei contenuti, saranno incluse nella sfera dell a priori sintetico e non
dell a priori analitico.
La non indipendenza e l indipendenza possono essere assunti o in
maniera assoluta o in maniera relativa; inoltre, per quanto concerne le parti di un
intero, se c un rapporto di fondazione ( = nesso ), pu essere duplice:
o bilaterale o unilaterale.
La fondazione pu essere, oltre che bilaterale e unilaterale, immediata o mediata: in
u (G), u parte immediata di G ; in u2 | u1 (G) |, u2 parte
mediata di G .
Accanto a queste diverse tipologie di fondazione, ne compare una ulteriore che
riguarda la parte: Husserl infatti, distingue la parte in quanto frazione ( in senso
stretto ) e la parte in quanto momento ( astratta dell intero ).

Chiamiamo frazione ogni parte indipendente relativamente ad un intero
G, momento di questo stesso intero G ogni parte non indipendenterelativamente
ad esso
[23]
.






L intero non un mero sistema di contenuteti qualsiasi ( un mero essere insieme ),
ma un sistema di contenuti che vengono abbracciati da unafondazione unitaria.
Vi sono possono essere due tipologie di interi: la prima tipologia si basa su una
fondazione per compenetrazione, la seconda tipologia invece, gode di una
fondazione per concatenazione ( legge ).
Nella quarta ricerca intitolata La differenza tra significati indipendenti e non
indipendenti e lidea di una grammatica pura , Husserl analizza la differenza
tra espressioni categorematiche e i sincategorematiche, concluse e in - concluse.
Si tratta di applicare la distinzione tra indipendenza e non indipendenza al campo
del significato, ottenendo in questo modo il fondamento necessario per accertare
le categorie essenziali del significato nelle quali sono radicate una molteplicit
di leggi a priori del significato, che fanno astrazione dalla validit obiettiva dei
significati.
Le leggi a priori del significato, che separano il senso dal non senso, danno alla
logica pura le forme possibili di significato; tali leggi, inerenti alla comprensione dei
significati offrono solide basi alla grammatica a priori, premessa fondamentale
alla morfologia pura dei significati.
Husserl distingue la morfologia pura dei significati ( complessione del significato )
dalla teoria pura delle validit ( logica in senso stretto ).
bene sottolineare come non si possa spiegare il carattere composto dei significati
come un puro riflesso del carattere composto degli oggetti.
Mantenendo ferma l idea che il significato proprio sia semplice, Husserl sostiene:

Il nome proprio E denomina l oggetto, per cos dire, in un solo raggio che in s
uniforme e quindi non pu differenziarsi in rapporto al medesimo oggetto
intenzionale
[24]
.

La distinzione tra espressioni categorematiche e sincategorematiche valida, ma
non nella forma di Bolzano.
L interpretazione puramente estrinseca ( Bolzano ) relativa alla distinzione tra
sincategoremi e categoremi, pone sullo stesso piano dei sincategoremi, le sillabe, i
suoni e le lettere alfabetiche.
L integrazione necessaria a un sincategorema all interno del contesto espressivo,
ad esempio ma , diversa dall integrazione di un frammento espressivo come
bi che, per esprimere un pensiero, deve prima diventare espressione tout court.

Con la formazione di strutture linguistiche complesse si costruisce, di grado in
grado, il significato complessivo, nella formazione progressiva della parola, e
soltanto dalla parola compiuta prende l avvio un pensiero
[25]
.

Lespressione sincategorematica in quanto necessita dintegrazione incompleta:
unincompletezza da non confondere con un altro tipo di incompletezza, quello
relativo allespressioni lacunose.
La distinzione nel campo dei significati una distinzione originaria e fondamentale,
le articolazioni sintattiche possono essere fissate partendo solo dal piano semantico.
Il significato indipendente tale se costituisce il pieno ed intero significato di un
concreto atto significante; inoltre, la non indipendenza si gioca sia sul piano del
significato intenzionato che riempito.
Husserl, si domanda come sia possibile comprendere un sincategorema isolato? Egli
risponde dicendo:

La non indipendenza del significato riempiente che, nell effettuazione di ogni
riempimento, funge necessariamente come componente di un significato
riempiente di pi ampia portata fa s che si parli, per trasposizione, di non
indipendenza del significato intenzionate.
[26]



Come per gli oggetti non indipendenti, ad ogni significato non indipendente
appartiene una certa legge essenziale che regola l integrazionemediante nuovi
significati di cui ha bisogno, indicando cos le specie e le forme dei contesti in cui
deve essere inserito
[27]
.
In precedenza, si era detto che le leggi a priori del significato, separano il senso dal
non senso; Husserl, ora distingue il non senso di cui si occupano tali leggi, dal
controsenso.
Nell espressione un quadrato rotondo siamo dinanzi ad un controsenso, in
quanto pur avendo un significato, non c nessun oggetto evidente che gli
corrisponda; nel caso di un quadrato o , non si tratta di un controsenso, ma di
un non senso, poich levidenza apodittica svela la mancanza di un significato
unitario.
Husserl distingue un controsenso materiale ( sintetico ) come nel caso del quadrato
rotondo, da un controsenso formale, in cui vi unincompatibilit obbiettiva (
formale ), fondata sullessenza pura delle categorie pure del significato.
La morfologia pura dei significati si occupa: a) della distinzione fondamentale
tra significati indipendenti e non indipendenti, dove la non indipendenza una
certa legalit essenzialit che regola l integrazione mediante nuovi significati di cui
ha bisogno, indicando cos le specie e le forme dei contesti puri in cui devessere
inserito
[28]
( nel connettere significati, noi non siamo liberi; l impossibilit di
connettere arbitrariamente i significati, non inserisce alla singolarit specifica di
questi, ma alle categorie del significato ); b) delle leggi inerenti alla
trasformazione del significato che riguardano i mutamenti del significare; queste
leggi a priori fanno s che i significati si trasformino in nuovi significati mantenendo
il loro nucleo essenziale ( Husserl fa l esempio della nominalizzazione
dellaggettivo e della suppositio materialis. Trasformazione intesa come passaggio
dal significato originario a quello nominalizzato, che mantiene un abstractum
comune, un nucleo che ha forme nucleari diverse. ).
La logica pura fissa in questo modo le forme primitive dei significati indipendenti,
delle proposizioni complete, con le loro articolazioni immanenti e le strutture di
queste articolazioni; questa fissazione, non riguarda solo le forme primitive ma
anche le leggi a priori della complicazione e della modificazione di ogni forma
primitiva: viene costituito cos il campo a priori del significato in rapporto a tutte
quelle forme che hanno la loro origine a priori nelle forme elementari.
Le leggi della morfologia pura dei significati, funzionali alla preclusione del non
senso, sono diverse da quelle leggi riguardanti la possibilit oggettuale ( che
sanciscono se via un oggetto o no ), la verit e il senso formalmente coerente dal
senso formalmente incoerente ( controsenso formale ).
All interno delle leggi analitiche, Husserl distingue quelle leggi della validit
obbiettiva fondate sulle categorie pure del significato ( PDNC ), da quelle
ontologiche, fondate invece sull analiticit apofantica.
Le ricerche condotte fin qui scrive l Autore riconoscono l indubbia legittimit
dell idea di una grammatica universale, prospettata dal razionalismo del XVII e del
XVIII secolo.
La morfologia pura, intesa come sfera fondamentale e in se stessa prima, opera con
entit assolutamente a priori
[29]
e mette a nudo unimpalcatura
ideale
[30]
che ogni lingua fattuale riempie e riveste in modi diversi, anche se, la
stessa grammatica pura non abbraccia tutte le lingue particolari.
Poich la morfologia pura dei significati non tratta dei problemi relativi alla verit,
alloggettualit e alla possibilit obbiettiva, pu essere definita una grammatica
puramente logica
[31]
.
La quinta ricerca intitolata Sui vissuti intenzionali e i loro contenuti l orizzonte
operativo in cui Husserl, comincia ad analizzare il problema della coscienza e dei
vissuti intenzionali, in relazione alle problematiche trattate in precedenza.
L analisi fenomenologica distingue il carattere d atto ( l atto un vissuto
intenzionale ) dal contenuto dell atto.
Per quanto riguarda la coscienza, lAutore individua tre diverse concezioni: a) la
prima intende la coscienza come una compagine fenomenologica reale dell io; b) la
seconda, come un interno rendersi conto dei propri vissuti psichici; c) l ultima infine,
come un insieme di vissuti intenzionali.
Il concetto fenomenologico di vissuto diverso da quello comune; inoltre, la
coscienza che ha espressioni vissute ( nellaccezione fenomenologica ), ha in s solo
gli atti correlativi del percepire, del giudicare, con il loro variabile materiale
sensoriale.

L io fenomenologicamente ridotto non nulla di peculiare che si trovi sospeso al
di sopra dei molteplici vissuti, ma sidentifica semplicemente con la loro propria
unit di connessione
[32]
.

Nelle Ricerche logiche Husserl diversamente che nelle Ideen ritiene
incomprensibile ammettere un autonomo principio egologico portatore di tutti i
contenuti
[33]
, poich l io fenomenologico non altro che l unit di coscienza, l
unit di connessione dei molteplici vissuti: con il termine atto non sindica nessuna
attivit delle coscienza.

Debbo dunque confessare che non riesco affatto a scoprire questo io primitivo
come un necessario punto di riferimento
[34]
.

Al fine di giungere fenomenologicamente alla coscienza ( complessione di vissuti

[35]
), bisogna attuare un processo di neutralizzazione ( die Ausschaltung ) di
qualsiasi riferimento all esserci empirico reale.
Per quanto concerne l intenzione si deve distinguere tra un concetto pi ristretto ed
uno pi ampio d intenzione ( gli atti riempimenti o adempienti non sono atti in
senso stretto ).
Il vissuto intenzionale ( che non mai una sensazione ) inteso come atto, l
intendere il mondo mentre, il mondo l oggetto inteso
[36]
( distinzione questa,
anteriore a ogni metafisica ).

In rapporto a questa distinzione indifferente vogliamo sottolinearlo ancora una
volta in che modo si ponga il problema di sapere che cosa costituisca l essere
oggettivo, il vero ed effettivo essere in s- s o di un altro oggetto qualsiasi
[37]
.

Tutte le differenze logiche ed in particolar modo tutte le differenze di forma
categoriale, si costituiscono negli atti logici ( = intenzioni ).
Husserl distingue il contenuto reale dell atto dal suo contenuto fenomenologico: il
contenuto reale il sistema dei vissuti parziali di cui esso realmente costituito ( l
analisi di questa dimensione spetta alla psicologia descrittiva ); il contenuto
intenzionale invece, si articola in : a) oggetto intenzionale dell atto; b) materia
intenzionale; c) essenza intenzionale.
Il contenuto come materia una componente del vissuto atto che quest ultimo
pu avere in comune con atti di qualit completamente diversa; Husserl afferma che
la materia non si limita a far s che l atto apprende l oggettualit, ma determina in
che modo esso l apprende.
Ci che distingue un giudizio da un alto giudizio la materia, ci che conferisce
allatto il suo riferimento determinato all oggetto
[38]
.
Husserl definisce la rappresentazione qualsiasi atto in cui qualcosa si oggettualizza
per noi in senso lato; inoltre, ogni atto esso stesso una rappresentazione, oppure
fondato in una o pi rappresentazione.
Lultima ricerca logica sintitola Elementi di una chiarificazione fenomenologica
della coscienza , in questa ricerca Husserl sviluppa in maniera sistematica tutto quel
novero di risultati a cui era giunto attraverso le analisi precedenti.
Tutto il pensiero e in particolare la conoscenza teoretica si effettua in certi atti che
intervengono all interno del discorso espressivo
[39]
; gli atti vanno inteso come la
fonte di tutte le unit di validit, delle idee generali e pure.
Il significato dellespressione insito nell essenza intenzionale dell atto
corrispondente.
Nel momento in cui ci chiediamo se vi siano atti specifici assegnati alla significazione,
ci imbattiamo nella distinzione tra intenzione significante eintuizione riempiente.
Nel discutere del rapporto tra significazione e intuizione, Husserl dichiara la
necessit di estendere il concetto di intuizione, tanto da distinguere un intuizione
semplice ( sensibilit ), da un intuizione categoriale ( fondata ).
Tutte le specie di atti possono fungere come veicoli di significato? Se tutti gli atti
sono esprimibili, questo non ci porta a concludere che possano fungere da veicoli di
significato ( la loro esprimibilit irrilevante ).
Gli atti significanti possono presentarsi anche al di fuori dellespressione? A questa
domanda, Husserl risponde che gli atti significanti si presentano al di fuori
dellespressione, nel caso delle conoscenze senza le parole.
L Autore distingue all intero dell espressione tre elementi: a) percezione; b) atto;
c) complesso fonetico.
L atto tra la percezione e il complesso fonetico essenziale: Deve essere questo
atto di mediazione che opera propriamente come donatore di senso, esso
appartiene allespressione sensata come la sua componente essenziale, facendo s
che il senso resti identico, sia che si associ ad una percezione che lo confermi o no

[40]
.
La non essenzialit della percezione nella fissazione del significato, va valutata con
pi attenzione; infatti, se la percezione non contiene il significato, lo determina.
A tal proposito, Husserl prende in considerazione gli asserti il merlo e questo
merlo , mostrando come nel secondo asserto il pronome dimostrativo ponga in
evidenza il ruolo della percezione.

La percezione realizza dunque la possibilit per il dispiegamento dell intendere
questo con il suo riferimento determinato all oggetto, ad esempio, a questo foglio
di carta di fronte ai miei occhi; ma essa stessa non costituisce, a nostro avviso, il
significato e neppure una sua parte
[41]
.


Il conoscere viene a delinearsi come l atto che media tra il complesso fonetico
animato da un senso e l intuizione della cosa; attraverso il carattere d atto del
conoscere, la parola deve il proprio riferimento di senso all oggettualit dell
intuizione.
Parlando del riempimento Husserl distingue un riempimento statico da
uno dinamico: nel riempimento statico, i membri del rapporto si trovano in
unacoincidenza temporale ed intrinseca, nel riempimento dinamico invece, i membri
del rapporto sono temporalmente separati.
L unit della conoscenza si articola in: a) espressione verbale; b) atto del significare;
c) atto dell intuire; d) unit del riempimento.
L opposto esclusivo del riempimento l elusione.
L elusione o non riempimento non indica un mera privazione di riempimento, ma
un fatto descrittivo nuovo, una forma peculiare di sintesi: una sorta di sintesi di
diversificazione, in cui lintenzione non concorda con l elusione.
Oltre al riempimento e allelusione, sussiste l inclusione: in questo caso, l
intenzione si riempie in un atto che contiene pi di quanto sia necessario al suo
riempimento.
L unit dell identificazione e quindi qualsiasi unit conoscitiva in senso stretto, ha il
suo luogo dorigine negli atti oggettivanti; questi, possono trovarsi in una possibile
funzione conoscitiva, sia come atti intenzionanti, che come atti di riempimento o di
elusione.

In generale possiamo affermare che tutte le differenze fenomenologiche degli atti
oggettivanti possono essere ricondotte alle intenzioni elementari ed ai riempimenti
di cui essi sono costituiti, entrambi unificati dalla sintesi del riempimento
[42]
.


Husserl, dopo aver detto che in ogni riempimento si realizza una pi o meno
traduzione intuitiva * la traduzione intuitiva si realizza nel momento in cui c
coincidenza tra l oggetto nell intenzione e nel riempimento +, scrive:

Ci che l intenzione appunto intende, ma che porta a rappresentazione in modo
pi o meno indiretto o inadeguato, viene presentato di fronte a noi o almeno in
modo relativamente pi diretto dal riempimento, offre all intenzione la sua
pienezza .
[43]


Se le intenzioni signitive sono vuote o bisognose di pienezza, attraverso
l intuizione loggetto a cui l intenzione signitiva rinvia, viene reso presente in senso
pregnante.
Lintenzione significante possono essere o possibili o impossibili; questa distinzione
vale per tutti gli atti nella loro essenza conoscitiva.
L atto riempiente ha un vantaggio che manca alla mera intenzione, conducendo l
intenzione almeno pi direttamente in prossima della cosa stessa.







Quale rapporto intercorre tra il riempimento e la traduzione intuitiva? Se la
traduzione intuitiva non esaurisce il riempimento, bisogna precisare che questa pu
essere propria o impropria.
Non ad ogni intenzione signitiva possono appartenere degli atti intuitivi nella
modalit della traduzione oggettivamente completa.
Tra il piano del signitivo e quello dell intuitivo, esiste un gap: Ma il campo del
significato molto ampio di quello dell intuizione, cio del campo complessivo dei
riempimenti possibili. Infatti nella sfera dei significati si aggiunge quella molteplicit
illimitata di significati complessi, che sono privi di << realt >> o di << possibilit >>,
si tratta di formazioni di significati che confluiscono bens in significati unitari, ma a
questi non pu tuttavia corrispondere alcun correlato possibile ed unitario di
riempimento.
[44]

Husserl, a proposito del rapporto tra intuitivo e signitivo, ammette due casi limiti: il
primo, in cui il valore dell intuizione 0 e quello signitivo 1; il secondo, invece, che
presenta l intuizione con valore 1 e il signitivo con valore 0.

i + s = 1

- a) [ ( i = 0 ) . ( s = 1 ) ]

- b) [ ( i = 1 ) . ( s = 0 ) ]


Nel caso b non c nessun contenuto signitivo, in quanto tutto pienezza.
Proprio in queste pagine Husserl espone un assioma riguardante il rapporto tra l
intenzione e il riempimento: Ogni intenzione mediata richiede un riempimento
mediato, che ovviamente termina dopo un numero finito di passi in unintuizione
immediata.

Non ogni volta che il riempimento d un intenzione signitiva si compie sulla base di
un intuizione, le materie dei due atti si trovano, come prima si era presupposto, in
un rapporto di coincidenza, in modo tale che l oggetto che si manifesta
intuitivamente sussiste in se stesso in quanto oggetto inteso nel significato. Ma solo
quando ci accade, si pu parlare veramente di traduzione intuitiva, solo allora il
pensiero realizzato nel modo della percezione oppure illustrato nel modo dell
immaginazione
[45]
.


In precedenza, a proposito degli atti intuitivi, Husserl aveva distinto la percezione
dall immaginazione, si tratta ora di spiegare questa differenza.
Se la percezione intesa come una presentazione , l immaginazione assunta
come una riproduzione analogizzante.
Nel caso dell atto, bisogna distinguere lo statuto puramente intuitivo dallo statuto
signitivo: se il primo il sistema delle determinazioni dell oggetto che cadono nella
manifestazione, il secondo il sistema di tutte quelle determinazioni che non cadono
nella manifestazione.
Per quanto riguarda la pienezza del contenuto intuitivo, si pu distinguere: a)
l estensione o ricchezza della pienezza; b) vivacit della pienezza; c)portata di realt
della pienezza.
Dopo aver trattato del rapporto tra intenzione e intuizione, si giunge ad uno dei
capitoli ( Sensibilit e intelletto ) pi importanti della sesta ricerca logica.
Husserl si domanda se per parole come il , ma , con , alcuni , due e
, sia possibile il riempimento.
Essendo chiaro il riempimento dei significati nominali, bisogna chiedersi in che
modo venga a riempirsi l intero enunciato.
Al fine di rispondere a questa domanda, necessario non ridurre ( assolutizzare )
il rapporto tra significare e intuire sul modello significato proprio percezione;
asserzioni come
[46]
l intenzione significante trova perci nella mera percezione l
atto in cui si riempie in modo completamente adeguato ( ) possono essere
soggette a fraintendimenti.

Cos, ad esempio, quando parliamo del colore come genere o della specie rosso, il
manifestarsi di una cosa rossa singola pu eventualmente offrire l intuizione di
conferma.
[47]


Posto che lespressione non un rispecchiamento in immagine della percezione, la
situazione si fa critica, se si pensa che anche nella sfera delle generalit si parla di
conoscenza, facendo riferimento agli atti intellettuali intuitivamente fondati.
In che misura si pu parlare di riempimento riguardo alle forme integrative di
significato?
Husserl compie una distinzione interna all enunciato, che estende al piano stesso
degli atti oggettivanti, tra gli elementi sostanziali, che trovano riempimento nell
intuizione, e le forme integrative le quali, bench abbiamo bisogno di un
riempimento, non lo trovano nella percezione o in atti similari.


Io posso vedere il colore, non l esser colorato. Posso avere la sensazione
levigatezza, ma non dellesser levigato. Posso udire il suono ma non lesser
sonoro. Nell oggetto l essere non nulla, non una sua parte, non un momento
insito in esso: non una qualit o un carattere d intensit, e neppure una figura,
una forma interna in generale, una propriet costitutiva comunque intesa. Ma l
essere non nemmeno qualcosa che si aggiunga all oggetto, come non una
propriet reale esterna: per questo, in senso reale, non in generale una propriet.

[48]



L origine del concetto di essere e delle altre categorie, non insita nella percezione
( n interna n esterna ).

Un e il, e ed o, se e allora, tutti e nessuno, qualcosa e nulla, le forme della
quantit e le determinazioni numeriche ecc. tutti questi sono elementi
proposizionali significanti, ma cercheremo invano i loro correlati oggettuali ( se in
generale possiamo attribuire ad essi dei correlati oggettuali ) nella sfera degli oggetti
reali, espressione che non vuol dire altro se non: oggetti di una percezione possibile.

[49]



Deve esserci quindi un atto che svolga rispetto agli elementi significanti, la stessa
funzione assolta dalla percezione sensibile nei riguardi degli elementi sostanziali.
Quando diciamo che i significati categorialmente formati trovano un riempimento,
vuol dire che tali significati sono riferiti all oggetto stesso nella suamessa in forma
categoriale.
Husserl distingue gli oggetti sensibili o reali, oggetti del grado inferiore di un
intuizione possibile, dagli oggetti categorial ideale, di grado invece superiore.
I primi si presentano nella percezione in un atto di un solo grado, non sottostando
alla necessit di una costituzione a pi raggi.
La complessione di atti della semplicemente percezione fa sorgere atti ( fondati )
che costituiscono nuove oggettivit ( negli atti fondati risiede la categoralit dell
intuire ).
Al di l delle varie propriet costitutive della cosa, l unit della percezione si realizza
come unit semplice, fusione immediata delle intenzioni parziali e senza l
intervento di nuovi atti intenzionali
[50]
.
Interrogandosi sul rapporto tra gli oggetti del grado inferiori e quelli di grado
superiore, l Autore si domanda in che modo le percezioni singole costituiscano o
fondino la percezione continua, essendo possibile osservare una cosa in un decorso
percettivo continuo.
Nel caso di P = ,p1, p2, p3pn}, dove P la percezione continua e p1, p2,
p3pn sono le singole percezioni, il rapporto di fondazione di p1, p2, p3pn in P,
una situazione fenomenologicamente diversa, rispetto a quella che concerne gli atti
( fondati ) che costituiscono le nuove oggettivit ( oggetti d ordine superiore ).
P fondata nel senso in cui un intero fondato dalle sue parti ( l oggetto
intenzionato sempre lo stesso ), ma non nel senso in cui l atto fondato deve
produrre un nuovo carattere d atto.
L oggetto intenzionato nella percezione continua esclusivamente l oggetto
sensibile, non la sua identit con se stesso; inoltre, vi una profonda differenza tra
l unit didentificazione, che riguarda la stessit dell oggetto intenzionato nella
percezione continua e l unit di un atto d identificazione, che concerne invece gli
atti del secondo gruppo, essendo una nuova coscienza d oggettivit, che porta a
manifestazione un nuovo oggetto ( )
[51]
( in questo caso la sensibilit fondante d
la sostanza agli atti di forma categoriale ).
La funzione intellettivo categoriale di una forma nuova fa rimanere immutato lo
statuto sensibile dell oggetto; Husserl infatti scrive che le forme categoriali lasciano
intatti i loro oggetti primari, realizzando cos una ristrutturazione oggettiva di ci che
primariamente intuito.
Gli atti categoriali, distinti dagli atti sensibili intesi come atti dell intuizione
semplice, si distinguono in puramente categoriali ( atti dell intelletto puro ),
e misti ( affetti dalla sensibilit ).
Laritmetica pura, la logica pura e la teoria pura delle variet sono costituiti da
concetti puramente categoriali.
Nel momento in cui gli atti categoriali fungono da oggetti fondanti, il riempimento si
effettua in una catena di atti attraverso cui regrediamo ai livelli inferiori della
successione delle fondazioni.
Dalla percezione sensibile alla percezione categoriale, si passa dall oggetto colto in
maniera semplice, alloggetto colto come membro relazionale: in questo modo, non
difficile capire come l astrazione sia un processo relazionale ( vedi p. 459 ).
L astrazione unapprensione che costituisce la generalit, dividendosi
in: astrazione sensibile ( colore, cosa, virt ) e, astrazione categoriale ( unit,
pluralit, identit ).

L intenzione diretta al generale non decide ora sull essere ed il non essere,
bens sulla possibilit e impossibilit del generale e della sua datiti nel modo dell
astrazione adeguata.
[52]



Poich riguardo agli atti fondati vi pu essere una complicazione potenzialmente in
infinitum, alla morfologia pura dei significati, una morfologia pura delle intuizioni
in cui si dovrebbe dimostrare, attraverso una generalizzazione intuitiva, la possibilit
dei tipi primitivi delle intuizioni semplici e complesse e definire le leggi della loro
successiva complicazioni in intuizioni sempre nuove e pi complicate
[53]
.