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Prima di tutto vorrei specificare che yoga etimologicamente e originariamente ha un significato che si ricongiunge alla radice indiana yuj,

quindi aggiogare, sottomettere, cio c questa idea che effettivamente lo yoga implichi una fatica, unascesi, un dominio di s che va contro a quella che sarebbe la mia naturale predisposizione, va verso un trascendimento delle mie capacit. Dico questo perch spesso si indica come significato della parola yoga il termine unione, ma se questo vero, lo quando lo yoga, nella sua storia, stato concepito come una pratica da parte di chi si poneva o si pone come obiettivo ununione con un assoluto, una divinit. Quindi in questo senso yoga viene a significare appunto lunione con il divino. Ma sottolineiamo che un particolare momento e tipo di yoga. Una classica tesi che stata avanzata quella secondo cui lo yoga avrebbe le sue pi antiche origini nello sciamanesimo. Lo sciamanesimo lo sappiamo mette al centro del suo mondo lo sciamano che colui che ha la capacit di mettere in rapporto mondo umano e mondo degli spiriti, e lo fa attraverso la sua capacit di uscire fuori di s e farsi possedere, farsi visitare dagli esseri dellaltro mondo, grazie alle sue tecniche destasi. Tutto ci vicino al mondo degli yogin? Un po s e un po no. Lo yogin padrone del suo s, non colui che ne spossessato; difficilmente immaginabile come un essere con una condizione interiore e con atteggiamenti agitati, frenetici, concitati come spesso la fenomenologia del carattere sciamanico. Ma questo giudizio va anche attutito se pensiamo a forme di yoga meno sobrie, pi vicine alla dimensione popolare, magica, in cui a volte c effettivamente questo rapporto eccitato con il mondo degli spiriti. Allora qui lo yoga sembra avere come sostrato una qualche base di natura sciamanica o pseudo tale. E sempre riguardo a un eventuale origine arcaica dello yoga, si pensato anche ai Vratya, che erano un gruppo di asceti, che si davano a austerit e pratica ascetiche (soprattutto sappiamo del loro stare in piedi fermi a lungo) e di cui ci parlano gi i testi vedici pi antichi (ricordiamo che quindi parliamo del II millennio avanti Cristo). Ma soprattutto dobbiamo spostarci alla fine del periodo della letteratura vedica. Qui finalmente ci sono espliciti riferimenti allo yoga. Soprattutto in due upanisad. Le fonti delle upanisad in questo senso sono estremamente importanti: troviamo (siamo pi o meno a partire dal VIII-VII-VI sec. a. C.) un ambiente culturale, spirituale diverso, in cui emergono questioni pi intimistiche, pi filosofiche e dove ritroviamo le nozioni principali di un po tutta la tradizione spirituale indiana successiva. Ecco, abbiamo soprattutto due upanisad estremamente importanti per il nostro discorso. C prima di tutto la Katha upanisad (siamo dopo il V secolo a.C.). Ecco, in questa upanisad si parla dello yogin come di colui che ritirato, nascosto, fa la sua pratica ascetica yogica che lo conduce al di l del piacere e del dolore. E c anche questa immagine che ci fa ricordare molto da vicino il Fedro di Platone, dove lo spirito il padrone e il carro il corpo. Alla mente controllata si arriva attraverso la consapevolezza, che fa s che il padrone del carro abbia i cavalli obbedienti. E poi si parla del sentiero supremo come quello di chi ha sia la mente che le cinque facolt percettive completamente vuote di attivit e quindi si presenta lo yoga come un controllo totale dei sensi, uno stato di assoluta assenza di distrazioni. Ovviamente tutto questo lo ritroviamo in pressoch tutta la storia dello yoga. E poi si va al tema dei desideri che la pratica yogica deve fare cessare, pratica che quindi condurr allimmortalit, cio la ricongiunzione con il brahman. Anche questo lo ritroveremo nei vari yoga dei secoli successivi. E poi segnalerei anche, sempre in questa upanisad, il riferimento alla presenza di un corpo sottile (si parla di 101 vene, tra cui una di esse evidentemente la sushumna - va fino alla testa e salendo la quale, cio facendo s che una certa potenza divina presente in stato addormentato salga dalla sua radice fino a tutta la sua lunghezza, si perviene alla realizzazione. La qual cosa, come sappiamo, sar motivo di intensissima riflessione da parte della tradizione tantrica). E poi abbiamo unaltra upanisad che va citata, che la Svetasvatara upanisad (qui siamo tra il V sec. a.C. e il II d.C.). Anche qui c un riferimento al luogo dove praticare, che deve essere pulito, lontano da fonti di rumore, piacevole da vedere, riparato dal vento; e poi si associa la pratica dello yoga, la quale fortifica il corpo, allo stato di salute fisica, fino ad arrivare a una condizione potremmo dire sovraumana di protezione da non solo le malattie, ma anche dalla vecchiaia e dalla sofferenza. Ma lo yoga viene associato anche allassenza di avidit, a una voce piacevole, a un buon odore della pelle, Insomma: viene presentato uno yoga che produce dei radicali effetti fisici, psichici, spirituali. E poi sempre, si conclude in questa upanisad, lo yoga come strumento per raggiungere, attraverso il controllo, la natura dellatman, per esperire il brahman, liberando cos lo yogin da tutti i vincoli.

Poi abbiamo, chiuso il periodo dellinduismo vedico, un altro importante capitolo della storia dello yoga e cio la teoria che troviamo nella Bhagavadgita, la cui prima versione sembra risalire al III-II sec. a.C., che un breve poemetto incastonato allinterno di una delle due epiche indiane, il Mahabharata, un breve testo ma estremamente denso e importantissimo (potremmo tranquillamente dire che il testo della tradizione spirituale indiana pi famoso in tutto il mondo), in cui Krsna compendia il succo dellinsegnamento al guerriero Arjuna. Qui si presentano una pluralit di vie di perfezione, che sono chiamate yoga. Qui yoga appunto sinonimo di pratica spirituale. C la via della conoscenza (lo jnana yoga), che in sostanza quello di cui parlavano gi le upanisad, cio una via in qualche modo gnostico-conoscitiva in cui latman delluomo perveniva allidentificazione con il brhaman universale. Poi abbiamo altre due vie, che sono un po la novit della bhagavadgita. C la via dellazione ( karma yoga), che il compiere il proprio dovere (soprattutto in riferimento alla propria casta di appartenenza) con tutta lattenzione rivolta a quello che si sta facendo, allazione stessa, sciogliendo qualsiasi coinvolgimento personale, soprattutto qualsiasi ricerca di un risultato dellazione stessa. Potremmo dire che uno yoga in cui si realizza una sorta di essere nel mondo ma non del mondo: agisci, ma non secondo le motivazioni ordinarie dellagire, sei al di l di qualsiasi interesse egoico. Agisci solo perch tuo compito fare o non fare certe cose. Questo anche per un motivo un po pi tecnico: perch lagire motivato da un obiettivo (anche pur positivo) secondo lottica indiana di cui stiamo parlando produce karma, mentre invece scopo dellasceta sarebbe il bruciare completamente il proprio karma. Lo stato di liberazione completa proprio questo: lannullamento del proprio karma. In ultimo abbiamo la via della devozione, il bhakti yoga, che la via dellabbandono fiducioso alla divinit. Qualcosa di vicino a certe forme devozionali anche presenti in una certa mistica dei sentimenti propria di un certo cristianesimo. Prima di tutto parlando di tantrismo (siamo pi o meno a partire dal V sec. d.C., o almeno i tantra buddhisti cominciano a essere documentati da questo periodo, pi o meno), ricordiamo che c qui una particolare rilevanza data alla pratica. Questa pratica poi diciamo cos un serbatoio che ha al suo interno tante cose: i riti, che nel tantrismo tornano a ricoprire un ruolo fondamentale rispetto per esempio a un approccio tipico delle upanisad o della bhagavad gita o anche degli yoga sutra, ma poi abbiamo tanto altro: pratiche di visualizzazioni, usi di mandala o yantra, uso di formule sacre, uso di gesti simbolici e appunto lo yoga che contempla anche tutto ci. A parte che dobbiamo specificare che anche qui abbiamo a che fare con tanti tipi di yoga tantrici, a seconda delle diverse scuole tantriche, dei diversi indirizzi, comunque qualcosa che caratterizza questo tipo di yoga in generale rispetto agli yoga diciamo cos pi ortodossi sicuramente che qui non c una visione ascetica di rinuncia alle cose del mondo, alle sensazioni, ma invece il contrario, uno yoga della come si dice fruizione (bhoga), ovviamente una fruizione di cui si dovr godere in un modo tutto particolare, ma che comunque porta con s una rivalutazione di tutta la dimensione emotiva-passionale-istintiva delluomo. Quindi uno yoga che contempla anche pratiche solitamente non accettate dallascetica canonica induista, viste come troppo vergognose, legate al mondo dellistintualit. Nellottica per dello yoga tantrico tutto perfettamente coerente, perch qui non si tratta di fuggire dal mondo, ma di pervenire a una libert tale da fruire totalmente del mondo, nel mondo e cos esserne signori. Un altro elemento molto forte la necessit della presenza di un guru allinizio del proprio percorso e anche per valutare le varie tappe attraverso le quali il tantrika passer. Ed necessario che in questo percorso si entri attraverso una consacrazione (diksa), nella quale si viene inseriti allinterno di una catena di maestro allievo che garantisca lautenticit dellinsegnamento. Ripeto: abbiamo a che fare in realt con una pluralit di yoga. Ci sono per esempio yoga che si basano sulla ripetizione recitata (esteriormente o interiormente) di suoni sacri che vengono rivelati dal proprio maestro (il mantra yoga); ci sono yoga che hanno come scopo il risvegliare quella potenza che avevamo gi incontrato nella katha upanisad, la kundalini, questo serpente di natura femminile che dorme arrotolato su se stesso alla base della spina dorsale e la cui risalita significa un accedere a sempre pi alti livelli di coscienza (il kundalini yoga); il laya yoga (lo yoga della dissoluzione), che ha come scopo la dissoluzione dello spirito individuale nellassoluto e che spesso identificato con il kundalini yoga; insomma vari tipi di yoga ma soprattutto va ricordato lhatayoga, cos famoso anche dalle nostre parti, e che come forse

tutti sanno pone al centro della propria disciplina il corpo, il suo dominio, fino ad arrivare a scardinare i suoi limiti ordinari. Dicevamo prima della kundalini. Ecco, nel tantrismo c molto questa idea del corpo sottile (sukshmasarira), interno al corpo fisico, che cos come il corpo fisico percorso da vene, arterie - percorso anchesso da canali (le nadi), numerosissimi, ma i cui pi importanti sono tre: ida, pingala (che originano tra i genitali e lano, attraversano varie volte lasse centrale, e sfociano nelle narici una alla destra e laltra alla sinistra) e shusumna, che percorre tutta lasse centrale. Alla base dellasse sottile c appunto la kundalini, che addormentata, che va fatta svegliare e salire lungo la shusumna. proprio questo lo scopo delle pratiche yogiche di questo tipo. Cos la kundalini salir e via via passer attraverso i vari cakra, questi centri di energia che sono posti lungo lasse centrale e che corrispondono ognuno a livelli di coscienza e di potere diversi, sempre pi alti. Sono sette cakra, ognuno con le sue qualit, le sue caratteristiche, dal muladhara, che posto tra lano e i genitali, fino al settimo (il sahasrara cacka) che alla sommit della testa. A questo livello la kundalini femminile incontra il Siva assoluto e si realizza il fine supremo. Ma abbiamo detto anche che il tantra d importanza anche ai suoni. Ci sono delle sillabe-seme (bija), che sono mantra, sono cio delle formule sacre compresse (diciamo cos): cio sono suoni che in realt non hanno nessun significato, ma che contengono in s grandi poteri, perch sono concentrazioni di energia, e hanno una forte simbologia per chi, come liniziato, li sa comprendere e se si concentra su di essi, sulle forze che rappresentano, nelle quali forze il praticante fa un vero e proprio percorso. Sicuramente il pi famoso dei bija lom (almeno ricordiamolo) da cui tutto il resto procede. Poi, a proposito di suoni, abbiamo anche i japa, che sono delle preghiere, delle formule sacre, oppure dei nomi divini, che vengono usati nel mantra yoga, vengono ripetuti. E poi, come dicevamo, lhatha yoga, che un vero e proprio yoga tantrico, quindi. E lo capiamo subito da questo elemento centralissimo: il corpo, che nellhatha yoga il luogo centrale del lavoro, l dove negli altri tipi di yoga solitamente qualcosa da superare, da cui disidentificarsi. Lhatha yoga ha le sue prime origini (mitiche origini) nellXI-XII secolo, con Matsyendranath e con il suo allievo Goraksanath, a cui sono attribuite diverse opere, ma soprattutto dopo il XV secolo, fino al XVIII, che si sono prodotti quei testi famosi anche tra i cultori di yoga (lHatha yoga pradipika, la Gheranda Samhita, la Siva Samhita) che costituiscono la base dello hatha yoga cos come noi oggi lo conosciamo. Quindi si potrebbe dire che lhatha yoga ha tutto tranne che delle origini particolarmente antiche, almeno per i documenti di cui noi disponiamo. E si tratta di uno yoga molto distante dallapproccio di Patanjali, anche se a volte viene connesso ad esso, cio viene interpretato come necessaria premessa, preparazione allo yoga classico. E anche se pi volte viene citato il suo nome, il nome di Patanjali, come il suo fondatore mitico. Ma questo qualcosa tipico della mentalit indiana (e non solo): il tentare di riportare tutto alle origini pi arcaiche, pi nobili, pi famose, per attestare la propria nobilt, la propria antichit, il proprio prestigio. Ma tra lo yoga di Patanjali e lhatha yoga c molta distanza in realt: la dimensione del corpo e del lavoro del corpo ripetiamolo cos al centro di tutto nellhatha yoga, un corpo che deve essere trasformato, in Patanjali non c minimamente. In Patanjali non si fa riferimento a tutte quelle asana (quelle posizioni del corpo) che si devono assumere nel lavoro yogico, ma c solo lindicazione che la posizione debba essere stabile e felice, il testo sanscrito dice sthira-sukham-asana (ricordo che sukham, il contrario in sanscrito di dukha, che la sofferenza), qualcosa di poco accostabile a quellinsieme di posture dellhatha yoga, che spesso necessitano di sforzo, fatica, tensione, grande addestramento. Del resto hatha yoga gi nella sua etimologia yoga dello sforzo, della forza, al di l dellinterpretazione tradizionale che divide hatha in ha (sole) e tha (luna). Invece nellhatha yoga abbiamo a che fare con una miriade di asana, di posizioni del corpo. Nella Gheranda samitha si parla addirittura di 8.400.000 posizioni. Anche per quanto riguarda il pranayama, il lavoro sul respiro, negli yoga sutra non abbiamo quasi nessuna indicazione, si dice solo che con lespirazione e la sospensione del respiro si pu ottenere la quiete dalle distrazioni, ma non si dice minimamente in quali modi, non si fa assolutamente riferimento alla variet degli esercizi di controllo del respiro che incontriamo nellhatha yoga. Nellhatha yoga invece si parla della fase di inspirazione, lenta, in cui i polmoni devono essere pienamente riempiti, la fase di stasi prima della espirazione e poi appunto lespirazione, da far durare di pi rispetto al tempo dellinspirazione. E con il

tempo, con la pratica, la fase della pausa tra inspirazione ed espirazione si potr allungare progressivamente. E a volte si arriva a quei casi, che abbiamo visto anche in televisione, di yogin particolarmente esperti che riescono a far durare il periodo di pausa cos tanto che producono degli stati di morte apparente. Poi abbiamo i bandha (anche qui letimologia particolarmente guerriera: prendere, afferrare), sempre importantissimi nellhatha yoga, cio quegli esercizi, quelle pratiche in cui si lavora alla contrazio ne di particolari muscoli per favorire il passaggio della kundalini dal basso verso lalto; si tratta di un rafforzamento particolarmente duro di asana, ma soprattutto del pranayama. Ricordo il pi importante, che il mula bandha (= il bandha della radice, della base), che lavora sui primi due chakra inferirori (il muladhara e il svadhishthana) e nel quale lombelico viene fatto ritrarre con forza indietro contro la spina dorsale, producendo cos una costrizione del soffio vitale discendente, per farlo ricongiungere con il prana ascendente. E poi ricordiamo, a proposito di bandha, anche le mudra (sigillo), che sono anchesse pratiche di costrizione del prana, in un certo modo. Ricordo solo la mudra che estremamente importante anche in tantissima alchimia interiore tantrica, che la kechari mudra, la cui metafisica soggiacente un po complicata e non ne parliamo, ma nella quale, a livello fisico, bisogna rovesciare la punta della lingua completamente allindietro fino a farla penetrare nella cavit interna dietro il palato, e si arriva a far toccare con la punta della lingua fino allinizio del palato molle, cio praticamente lugola. Gli occhi invece guarderanno verso la radice del naso. E qui, concludiamo con una nota un po splatter, si rende necessario, perch la lingua riesca a fare questo completo rivolgimento su se stessa, il taglio progressivo del frenulo sotto la lingua, se la persona fin dallet pi giovane non ha addestrato la sua lingua in questo movimento.