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Panorama sovrannazionale

Sintesi

Osservatorio di diritto internazionale privato e comunitario


a cura di Elena Falletti
listanza alle corti civili non trov sbocco perch la maggioranza dei giudici della Corte affermarono di non avere giurisdizione su un caso gi pendente e di competenza dei giudici penali. I giudici amministrativi, presso i quali la ricorrente impugn il provvedimento della NTA, mantennero un analogo orientamento. La donna ricorse alla Corte Suprema che invece autorizz il prelievo e obblig il NTA a trasferire i 16 embrioni in una clinica rumena ovvero allestero. Nella motivazione, la Corte Suprema afferm che le competenze del NTA riguardavano il solo coordinamento delle attivit di approvvigionamento, trattamento, conservazione, distribuzione di cellule e tessuti umani e non aveva alcuna autorit di intromettersi nella decisione della procura di restituire gli embrioni. Citando il precedente di Strasburgo Ternovszky v. Ungheria, lAlta Corte Rumena afferm che il NTA aveva violato il diritto della ricorrente alla vita privata e alla vita dei suoi embrioni in quanto lautorit non era stata in grado di bilanciare appropriatamente gli interessi pubblici con quelli della ricorrente. A questo punto il NTA autorizz il trasferimento degli embrioni, tuttavia si presentarono ulteriori complicanze burocratiche e alla fine gli embrioni vennero trasferiti, allinsaputa della ricorrente, presso unaltra clinica di Bucarest dove la donna per ebbe in precedenza esperienze fallite di trapianto embrionale in utero, pertanto non si fidava pi della loro capacit professionale del personale medico di quella clinica. E quindi riprese daccapo la procedura per il trasferimento degli embrioni in altra clinica di sua fiducia, tuttavia negata per il rischio di danneggiamento degli embrioni. Nel giugno 2012 la vicenda ancora non si era ancora chiusa. La donna ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti umani per violazione dellart. 8 CEDU per averla privata del suo diritto di diventare genitore.

GIURISPRUDENZA GENITORIALIT,
RESTITUZIONE DEGLI EMBRIONI E PROTEZIONE DELLA VITA PRIVATA E FAMILIARE

Corte europea dei diritti umani 2 ottobre 2012, Knecht v. Romania, App. n. 10048/10 - Pres. J. Casadevall

Fatto

La ricorrente, di nazionalit tedesca e americana, nata nel 1967, fece numerosi tentativi di diventare madre attraverso la fecondazione in vitro di gameti donati. Nel 2008 a Bucarest le vennero impiantati in utero tre embrioni dei diciannove prodotti. I sedici rimanenti vennero congelati fino al momento in cui la ricorrente non fosse considerata pronta per una nuova gravidanza. A questo proposito, la ricorrente e la clinica privata S. firmarono un protocollo sul consenso informato. Successivamente vi fu una controversia penale sullautorizzazione della clinica alla conservazione degli embrioni. Nel frattempo gli embrioni della ricorrente erano stati requisiti dalle autorit nazionali rumene e depositati presso listituto di medicina forense che per non poteva operare come banca genetica. Questa decisione non stata impugnata davanti alle autorit giudiziarie. Nellagosto 2009 la Procura rumena chiuse dimperio la clinica S. e nel mese successivo la ricorrente venne informata dalla medesima Procura che gli embrioni non potevano essere identificati per carenza di strumenti scientifici adatti alluopo. Di seguito la signora tent di contattare un embrionologo da una lista di esperti fornitale dalle autorit rumene ai fini dellidentificazione dei suoi embrioni, ma al contempo il Ministero della salute la inform di non poter supportare la sua istanza a causa del rapporto contrattuale tra lei e la clinica. Dal novembre 2009 la donna reclam i suoi embrioni senza successo poich il NTA (Agenzia nazionale dei trapianti rumena) non autorizz mai il trasporto n poteva garantire la conservazione di materiali ai sensi delle normative rumene vigenti. La ricorrente inst presso tutte le autorit coinvolte richieste da un lato della garanzia di conservazione dei suoi embrioni, dallaltro la riconsegna una volta ottenuto il permesso di trasferimento alla nuova clinica. Tuttavia, ogni suo tentativo risult vano, nonostante la donna rimarcasse il rischio di gravi ripercussioni sul diritto alla vita dei suoi embrioni e sul suo diritto alla vita privata e famigliare, per non ottenne lautorizzazione alla riconsegna. In conseguenza di ci la ricorrente si rivolse alle autorit giudiziarie, gi interessate da un procedimento penale proprio in merito alloperato della clinica di Bucarest con la quale la donna aveva sottoscritto il protocollo e prodotto gli embrioni. Tuttavia,

Diritto

La Corte europea dei diritti umani dichiara il ricorso ammissibile in quanto stato impossibile per la ricorrente rientrare nella disponibilit degli embrioni a lei riconducibili, tuttavia afferma che non vi sia stata violazione dellart 8 CEDU in merito al diritto di diventare genitore. A questo proposito, la Corte di Strasburgo richiama la sua giurisprudenza in materia di procreazione medicalmente assistita, in particolare i casi Evans contro Regno Unito, A, B, C contro Irlanda a e S. H. e altri contro Austria, affermando che lart. 8 CEDU include non solo un obbligo di astensione dallinterferenza nella decisione del singolo, ma anche lobbligo positivo di adottare le misure necessarie a garantire un rispetto effettivo della vita privata e familiare. Inoltre, in materia di procreazione medicalmente assistita, la Corte ribadisce la necessit di un ampio margine di apprezzamento in merito allintervento legislativo

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poich si tratta di questioni etiche e morali particolarmente sensibili e caratterizzate da un continuo sviluppo scientifico e medico. In merito al caso di specie, la Corte di Strasburgo afferma che la decisione della Corte Suprema rumena relativamente al ruolo e agli obblighi del NTA ristabilisce il corretto equilibrio tra i diritti riconosciuti alla ricorrente dallart. 8 CEDU. Tuttavia la Corte riconosce che la ricorrente non ha prodotto sufficienti prove in merito alla violazione dei sui diritti ex art. 8 CEDU sullasserita impossibilit della nuova clinica di Bucarest, presso la quale erano stati trasferiti gli embrioni, di completare le procedure di procreazione medicalmente assistita e che quindi le autorit rumene abbiano del tutto fallito il bilanciamento tra gli interessi concorrenti e quindi sia avvenuta lillegittima interferenza nella sua vita privata e familiare.

INDETERMINATA
ASSISTITO

LA LEGGE SVIZZERA SUL SUICIDIO

Corte Europea dei diritti umani 14 maggio 2013, Gross contro Svizzera, App. n. 67810/10 - Pres. G. Raimondi

Fatto

Il caso riguarda una cittadina svizzera nata nel 1931 che, nel corso degli anni, ha pi volte espresso il suo desiderio di porre fine alla sua vita nel caso diventasse invalida psicologicamente ovvero fisicamente. Gi in passato la ricorrente aveva subito ricoveri in ospedale psichiatrico a seguito di un tentativo di suicidio, senza che ci avesse fatto mutare avviso la donna, la cui qualit della vita si stava progressivamente deteriorando. Inoltre, la donna aveva contattato lassociazione EXIT, nota per il supporto conferito alle persone che intendono accedere al suicidio assistito, che per non accolse la richiesta della ricorrente di pentobarbital, farmaco letale utilizzato nelle procedure di suicidio assistito. Durante una ulteriore visita specialistica, la ricorrente risultata non affetta da particolari patologie ed in grado di formarsi una propria opinione, seppure le sue capacit cognitive e psicologiche fossero decrescenti. Lo specialista consultato afferm che non vi erano ostacoli legali per la somministrazione del barbiturico letale alla ricorrente, tuttavia si oppose alla sua richiesta eccependo lincompatibilit del suo ruolo di psicoterapeuta con quello di medico assistente alla procedura. La donna riformul la richiesta ad altri specialisti ottenendo altrettanti rifiuti, mentre uno di essi dichiar per iscritto di trovare la sua richiesta incomprensibile. In seguito la donna si rivolse alle autorit amministrative, che rifiutarono la somministrazione del farmaco in quanto ai sensi dellart. 8 della Convenzione europea dei diritti umani, nonch della Costituzione svizzera, lo Stato non poteva essere vincolato a obbligazioni positive di accesso al suicidio assistito. Anche le autorit giudiziarie svizzere, alla quale la ricorrente si rivolta fino allesaurimento dei gradi di giudizio davanti alla Corte Suprema Federale Svizzera, hanno rigettato listanza della donna sulla base del noto precedente giurisprudenziale della Corte Europea dei diritti umani, Pretty contro Regno Unito di Gran Bretagna. A questo punto la ricorrente ha presentato ricorso alla Corte di Strasburgo per lamentare la violazione dellart. 8 CEDU poich rifiutandole la dose di pentobarbital, le autorit svizzere hanno interferito con il suo diritto di decidere quando e con quali mezzi essa avrebbe potuto togliersi la vita.

Diritto

Dopo una sommaria ricostruzione della normativa svizzera e di diritto comparato in materia, la Corte europea dei diritti

umani analizza le argomentazioni di parte ricorrente e governative. Da un lato la ricorrente afferma che il rifiuto reiterato di diversi professionisti medici di somministrarle il pentobarbital ha reso laccesso alla procedura di suicidio assistito previsto dalla legge svizzera meramente ipotetico e illusorio. Inoltre la decisione della Corte Suprema Federale Svizzera sul suo caso contraddittoria, in quanto la Corte partita dal presupposto che la richiesta di aiuto al suicidio della ricorrente dovesse essere giustificata sotto un profilo medico, mentre questo punto di vista incompatibile con il presupposto legislativo, il quale afferma che ogni persona capace di intendere e volere ha il diritto di decidere quando e in che modo morire suicidandosi, senza alcun bisogno di giustificazione medica. La ricorrente afferma inoltre che il ricorso argomentativo alletica medica non possiede alcuna valenza nella gerarchia delle fonti, n stato adottato attraverso un procedimento di consultazione democratica. Il Governo svizzero si rif esplicitamente alla decisione Pretty contro Regno Unito e osserva che la somministrazione di pentobarbital non rappresenta lunica modalit di suicidio efficace e indolore e quindi difende la sua politica di rigore nellaccesso al pentobarbital al fine di prevenirne abusi e ostacolare il c.d. fenomeno del turismo da suicidio assistito, a causa delle leggi pi liberali che regolano questa materia rispetto al resto dei Paesi Europei. La Corte europea dei diritti umani cita e adatta al caso in questione i suoi precedenti Pretty e Haas. A questo proposito osserva che lart. 115 del codice penale il quale afferma che incitare e assistere al suicidio punibile solo dove lagente guidato da motivi propri. Inoltre, la Corte europea dei diritti umani osserva che la giurisprudenza della Corte Suprema Federale Svizzera in materia di suicidio assistito fa riferimento alle linee guida etico-mediche sulla cura dei pazienti alla fine della loro vita. Tuttavia queste sono state emanate da una organizzazione non governativa e non hanno la veste formale di un atto legislativo. Inoltre, la Corte osserva che codeste linee guida, in accordo con il loro scopo, si applicano solo ai pazienti ai quali il medico giunto alla conclusione che il processo di suicidio assistito possa concludersi entro pochi giorni ovvero poche settimane. Siccome la ricorrente non soffre di una malattia terminale, evidente che il suo caso non cade nellorbita di applicazione delle suddette linee guida. La Corte di Strasburgo altres osserva che il Governo svizzero non ha sottoposto alla sua attenzione altri materiali contenenti principi o standard che possano agevolare i medici nella prescrizione del pentobarbital a pazienti che, come la ricorrente, non soffrano di malattie terminali. La Corte considera che questa carenza di chiarezza in materia di linee guida ha un effetto congelante sui medici alle prese con la richiesta di prescrizioni come quelle della ricorrente, come infatti avvenuto nella realt con i medici da lei consultati, i quali temevano effetti negativi sulla loro carriera professionale nel caso avessero prescritto il pentobarbital a una paziente non terminale. La Corte considera che lincertezza provocata dal risultato delle sue richiesta ha provocato una situazione di grave ansia nella ricorrente relativamente a un particolare aspetto della sua vita. La ricorrente non stata posta in grado di prendere una decisione libera sul termine della sua vita a causa dellincertezza delle linee guida poich la sua morte non era considerabile quale imminente e provocata da specifiche condizioni mediche. La Corte riconosce che possono essere riscontrate delle difficolt al fine di trovare il consenso politico necessario su siffatte controverse questioni con un profondo impatto morale e etico, tuttavia tali difficolt sono inerenti ad ogni processo democratico e non possono assolve-

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Sintesi

re le autorit dal compimento del loro dovere. In conclusione la Corte di Strasburgo afferma che la legge svizzera, non provvedendo a garantire linee guida chiare in merito alla somministrazione di pentobarbital, configura una violazione dellart. 8 CEDU. Tuttavia va rilevato che lo Stato svizzero ha presentato una richiesta di riesame della causa alla Grande Chambre.

PROTEZIONE

DELLA RISERVATEZZA DEI DATI SANITARI

E LIBERT DI ESPRESSIONE RELIGIOSA

Corte europea dei diritti umani 6 giugno 2013, Avilkina e altri v. Russia, App., n. 1585/09 - Pres. Berro-Lefvre

Fatto

Il caso riguarda alcune adepte della setta dei Testimoni di Geova, afferenti alla comunit di San Pietroburgo, che lamentano la violazione dellart. 8 CEDU. Nel 2004 il Comitato per la Salvezza della Giovent dai Culti Distruttivi ha iniziato una campagna contro lorganizzazione dei Testimoni di Geova accusandoli di estremismo e chiedendo lapertura di uninchiesta sulle attivit dellorganizzazione, richiesta accolta dalla Procura Generale della Federazione Russa. In ossequio alle direttive ricevute dal superiore gerarchico, lufficio inquirente presso San Pietroburgo ha aperto uninchiesta senza tuttavia riscontrare illegalit nelle attivit dellorganizzazione. Tuttavia, il Comitato denunciante non ha desistito inviando ulteriori richieste alle autorit competenti alle indagini, le quali hanno intrapreso attivit investigative coinvolgendo altri enti governativi. Le attivit contestate riguardano in particolare lanalisi di documenti medici dei membri della comunit. Infatti, nel biennio 2006-2007 lautorit investigativa di S. Pietroburgo ha richiesto laccesso a tutte le autorit sanitarie della citt di relazionare su ogni rifiuto di trasfusione di sangue e di emoderivati effettuate dai componenti dei Testimoni di Geova e dei loro familiari, senza aver richiesto alcun consenso ai diretti interessati. A questo proposito, la congregazione insieme ad alcuni testimoni di Geova hanno presentato ricorso alle Corti russe chiedendo la dichiarazione di illegittimit della raccolta dei loro dati sanitari e la cessazione di siffatte interferenze. La Corte distrettuale di San Pietroburgo ha di fatto rigettato le richieste, acconsentendo solo la possibilit alle parti di accedere agli atti dellinchiesta. La decisione stata confermata in appello, mentre lufficio del procuratore ha consentito ai ricorrenti di accedere solo a una minima parte dei materiali raccolti durante linchiesta. Di fronte alla Corte europea dei diritti umani, i ricorrenti lamentano la violazione dellart. 8 CEDU in combinato disposto con lart. 14 CEDU in merito al fatto che la Procura ha richiesto ai sanitari laccesso alle informazioni mediche loro pertinenti senza il loro consenso e in assenza di garanzie difensive processuali e di aver subito un trattamento discriminatorio per il solo fatto di appartenere alla congregazione dei Testimoni di Geova. La Corte di Strasburgo ha dichiarato il ricorso ricevibile.

ranzia del riserbo cruciale non solo per la riservatezza, altres per il mantenimento della fiducia dei pazienti nella professione medica e nei servizi sanitari in generale. Tuttavia, linteresse di un paziente pu essere contrapposto allinteresse delle indagini criminali e la pubblicit delle procedure giudiziarie, dove questi interessi si dimostrino di maggiore importanza. La Corte afferma che in questi casi il margine di apprezzamento disponibile alle autorit nazionali deve essere sottoposto a una supervisione europea caso per caso. Nel caso di specie, la Corte osserva che i ricorrenti non erano accusati o sospettati in nessun procedimento penale, infatti il procuratore ha condotto una mera inchiesta relativa alle attivit religiose della congregazione e neppure i rapporti medici hanno evidenziato comportamenti criminali. In ogni caso il procuratore ha proceduto alle richieste senza informare in ogni modo gli interessati. La Corte osserva che linterpretazione della legislazione russa applicabile da parte delle Corti russe al momento della causa consentiva al procuratore di accedere alle informazioni personali, senza informare gli interessati, non solo in caso di indagini penali, ma in caso di qualsiasi indagine iniziata dallufficio del procuratore. Il Governo non ha negato che la legge allora vigente non prevedesse limiti legali ovvero indicazioni sulle procedure formali da adottare. Tuttavia era consentito agli indagati di verificare la legalit dellordine del procuratore di fronte ad una autorit gerarchicamente superiore ovvero a una corte, dopo che listruttoria fosse stata conclusa. I ricorrenti hanno sfruttato questa opportunit e le loro rimostranze sono state ascoltate per due gradi di giudizio. In relazione al potere illimitato del procuratore di richiedere la produzione di informazioni sanitarie riservate, le corti avevano giudicato la richiesta congrua rispetto alla legge e rigettarono le istanze delle parti. La Corte di Strasburgo osserva che nel testo delle decisioni nazionali non si rileva alcuno sforzo effettuato dalle autorit nazionali russe di bilanciare equamente i diritti dei ricorrenti alla protezione della loro vita privata e le attivit della procura a tutela della salute pubblica in tale ambito, n le autorit hanno addotto ragioni sufficienti al fine di giustificare lo svelamento delle informazioni confidenziali. Ne consegue, che secondo la Corte di Strasburgo, le attivit di raccolta dati della procura hanno violato lart. 8 CEDU. Per quel che concerne le doglianze relative allart. 14 CEDU, sulla subita discriminazione dei ricorrenti in quanto afferenti alla Congregazione dei Testimoni di Geova, la Corte afferma che la violazione, rilevabile in combinato disposto con lart. 8 CEDU, ricevibile, ma assorbita relativamente alle argomentazioni pertinenti allart. 8 CEDU.

CONGEDO

PARENTALE, LICENZIAMENTO

DI PUBBLICO DIPENDENTE E DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE INDIRETTA

Diritto

Corte Giustizia Unione Europea 20 giugno 2013, C-7/12, Nadeda Rieniece c. Zemkop bas ministrija, Lauku atbalsta dienests - Pres. Bay Larsen - Est. Safjan - Avv. Gen. Bot

LA Corte di Strasburgo ricorda che la protezione dei dati personali sanitari di fondamentale importanza ai sensi dellart. 8 CEDU e la riservatezza sui dati relativi ai trattamenti medici un principio vitale nellordinamento giuridico stabilito tra gli Stati aderenti alla CEDU. La diffusione di questi dati pu seriamente minacciare la vita privata e familiare di una persona, come lo svolgimento della sua vita sociale, professionale, inoltre espone la persona al rischio di ostracismo. La ga-

Fatto

La ricorrente era dipendente in ruolo di una pubblica amministrazione e nel 2006 stata sottoposta a una valutazione annuale sulla qualit del suo lavoro. Il questionario, complesso, attribuiva un voto globale. A partire dal novembre 2007 fino al maggio 2009 la ricorrente ha usufruito di un congedo parentale. Nel corso del 2009 il ruolo stato soppresso nel-

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lambito di una riorganizzazione strutturale dellintero ufficio. Per individuare la persona coinvolta nella soppressione sono stati valutati tre dipendenti, con criteri aggiuntivi e differenti rispetto a quelli del 2006. La ricorrente risultata allultimo posto nella valutazione con un risultato inferiore a quello del 2006, mentre altre due colleghe, delle quali una usufru di analogo congedo parentale, risultarono con il voto pi alto pari merito. Dopo uno trasferimento dovuto alla soppressione del suo ruolo, la ricorrente stata definitivamente licenziata per unaltra ristrutturazione con provvedimento confermato dai superiori gerarchici ed impugnato dalla ricorrente di fronte al giudice amministrativo nazionale. Questo aveva giudicato obiettiva la procedura cui era stata sottoposta limpiegata licenziata, sottolineando che al momento del primo trasferimento il datore di lavoro non poteva prevedere la soppressione dellufficio cui la donna era destinata. Tuttavia, la ricorrente ha appellato la decisione alla Corte Suprema affermando che in base al diritto dellUE, i lavoratori che prendono un congedo parentale hanno diritto, finito il congedo, a essere reintegrati sul proprio posto di lavoro o su un posto equivalente. Per questo motivo, stato commesso un errore nel considerare che lufficio avesse la facolt di estinguere il rapporto giuridico della ricorrente con lamministrazione pubblica o di trasferirla su un altro posto. Inoltre, il giudice avrebbe erroneamente interpretato il divieto di discriminazione ritenendo possibile valutare lavoratori in servizio e lavoratori in congedo parentale in base a criteri diversi. Pertanto, la Corte Suprema ha sospeso il giudizio, sottoponendo alla Corte di Giustizia dellUnione Europea due questioni pregiudiziali in merito allinterpretazione della normativa in materia di congedo parentale, in particolare se la riorganizzazione degli uffici amministrativi non osti ai licenziamenti dei dipendenti che ne abbiano usufruito negli anni precedenti.

Diritto

Innanzitutto, la Corte di Giustizia UE esamina la valutazione del procedimento di valutazione del lavoratore che ha goduto di un congedo parentale in un contesto di soppressione del posto di lavoro. A questo proposito, la Corte afferma che laccordo quadro sul congedo parentale (clausola 2, punto 4) non vieta il comportamento messo in atto dallautorit amministrativa lettone. Successivamente, la Corte procede allanalisi se nel contesto della soppressione di un posto di lavoro, la valutazione di un lavoratore di sesso femminile che ha fruito di un congedo parentale possa integrare la violazione del divieto di discriminazione. Da un lato la Corte ricorda che larticolo 3, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 76/207 vieta le discriminazioni fondate sul sesso per quanto riguarda le condizioni di lavoro, tra cui rientrano le condizioni applicabili alla reintegrazione nel posto di lavoro di un lavoratore che ha fruito di un congedo parentale. Dallaltro sottolinea che nella usa costante giurisprudenza risulta che vi discriminazione indiretta quando lapplicazione di un provvedimento nazionale, pur formulato in modo neutro, di fatto sfavorisce un numero molto pi alto di donne che di uomini. In materia di congedo parentale, la Corte sottolinea come siano le donne a ricorrere pi spesso del congedo parentale rispetto agli uomini, risultando pi esposte a provvedimenti come quello di causa. Seppure la valutazione dei lavoratori su periodi differenti costituisca una soluzione imperfetta, essa costituisce comunque un metodo appropriato, purch i criteri di valutazione utilizzati non sfavoriscano i lavoratori che abbiano intrapreso un periodo di congedo parentale nel periodo immediatamente antecedente la valutazione. Ne consegue che la valutazione debba rispettare un certo numero di criteri. Nello

specifico, essa deve riguardare linsieme dei lavoratori potenzialmente coinvolti dalla misura della soppressione del posto di lavoro. Una valutazione del genere deve anche fondarsi su criteri rigorosamente identici a quelli che si applicano ai lavoratori in servizio attivo. Inoltre, per adottare tali criteri non deve essere necessaria la presenza fisica dei lavoratori, condizione che il lavoratore in congedo parentale non pu soddisfare. Nelle valutazioni in esame emerge che i criteri delle due valutazioni e gli obiettivi sono differenti in quanto la prima era volta a valutare la qualit del lavoro e a promuovere lo sviluppo professionale, mentre la seconda avveniva nel contesto della soppressione di un posto di lavoro. Pertanto era necessario tener presente la circostanza che la ricorrente non poteva essere sottoposta a criteri che non era in grado di soddisfare poich assente dal lavoro e che i risultati della sua valutazione del 2006 erano stati utilizzati ai fini della valutazione del 2009. Pertanto, ai fini della valutazione dei lavoratori nel contesto della soppressione di posti di dipendenti pubblici per difficolt economiche a livello nazionale, un lavoratore che ha fruito di un congedo parentale sia valutato in sua assenza sulla base di principi e criteri di valutazione che lo pongano in una situazione svantaggiosa rispetto ai lavoratori che non hanno fruito di un congedo del genere. Ai fini di verificare che ci non sia avvenuto, il giudice nazionale deve sincerarsi in particolare del fatto che la valutazione riguardi linsieme dei lavoratori potenzialmente coinvolti dalla misura della soppressione del posto di lavoro, che essa sia fondata su criteri rigorosamente identici a quelli che si applicano ai lavoratori in servizio attivo e che per lapplicazione di tali criteri non sia necessaria la presenza fisica dei lavoratori in congedo parentale. Ne consegue che se una lavoratrice, che stata trasferita su un altro posto di lavoro al termine del suo congedo parentale e in esito a tale valutazione, viene licenziata perch questo nuovo posto di lavoro viene soppresso, tale licenziamento costituisce discriminazione indiretta qualora per il datore di lavoro non fosse impossibile farla tornare sul suo precedente posto di lavoro o qualora il lavoro assegnatole non fosse equivalente o analogo e corrispondente al suo contratto o al suo rapporto di lavoro. In particolare, per il fatto che, al momento del trasferimento, il datore di lavoro sapeva che il nuovo posto di lavoro era destinato a essere soppresso, circostanza che spetta al giudice nazionale appurare.

DIRITTO

INTERNAZIONALE PRIVATO, DIVORZIO

E RISOLUZIONE ALTERNATIVA DELLE CONTROVERSIE

England and Wales High Court (Family Division), AI v MT [2013] EWHC 100 (Fam), Justice Baker 30 January 2013

Fatto

Le parti in causa appartengono a famiglie ebraiche ortodosse benestanti: il padre cittadino canadese, la madre cittadina britannica. La coppia ha vissuto in Israele e in molti altri Paesi. Nel 2007 nacque il loro primo figlio a Londra, successivamente la coppia si trasfer dal Canada in Israele, mentre la madre torn a Londra per dare alla luce il secondo figlio. Dopo la nascita di questo il padre ritorn in Canada, dove la moglie e i figli avrebbero dovuto raggiungerlo. Tuttavia la madre non lo fece rimanendo a Londra. Il padre rientr a Londra per stare con i figli, ma prima di tornare in Canada inizi una causa per laffidamento dei medesimi ai sensi della Convenzione dellAia del 1980, mentre la madre si costitu in giudizio affermando che il padre e la suocera hanno tentato di portare con s il figlio maggiore. La causa apparsa di fronte alla

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Family Division della Family Court per stabilire quale fosse la residenza abituale dei minori, nel frattempo le parti negoziarono tra loro accordandosi di rivolgersi a un mediatore familiare e lo individuarono concordemente nel sistema alternativo di risoluzione delle controversie predisposto dal Beth Din di New York, una corte arbitrale rabbinica specializzata nella gestione della rottura del rapporto matrimoniale, compresi, mantenimento e gestione delle questioni economiche, affidamento e riconoscimento del diritto di visita ai figli. Il punto critico sotto il profilo del diritto ebraico riguardarebbe lemanazione del get, cio il divorzio ebraico, mentre sotto il profilo del diritto inglese concerne la protezione del miglior interesse dei figli minori della coppia.

distinguere formalmente la transessualit (propria delle persone che non sentono di appartenere ai loro caratteri sessuali) dallintersessualit (propria delle persone alle quali stato attribuito al momento della nascita un apparente sesso che non corrisponde quello biologico). Tuttavia vi chi paventa il verificarsi di problemi in relazione a quelle situazioni proprie del diritto delle persone e della famiglia dove la qualificazione sessuale essenziale, come ad esempio in riferimento alla disciplina inerente al matrimonio, alle Lebenspartnerschaften ovvero al godimento di benefici e diritti per le persone dello stesso sesso, pertanto auspicabile in tali casi un intervento del Bundesverfassungsgericht.

Diritto

RAPPORTO 2012

DELLEUROBAROMETRO

Nel corso della motivazione della sua decisione, Justice Baker d conto delle fonti dottrinali e giurisprudenziali ebraiche alle quali si rivolto per comprendere come e in che misura la procedura di divorzio di fronte al Beth Din possa rappresentare una garanzia per la tutela del best interest dei minori nel caso di specie. Seppure il Justice Baker abbia dismesso la causa instaurata dal padre e autorizzi la mediazione di fronte al Beth Din di New York egli stabilisce nella sua decisione alcuni punti fondamentali. Innanzitutto, che nonostante sia preferibile risolvere le controversie familiari attraverso metodi alternativi di composizione delle controversie rispetto al contenzioso, gli interessi e dei minori e la soluzione delle questioni finanziarie che li riguardano sono sempre prioritari, n la Corte obbligata a mettersi da parte e n le parti possono spodestare la giurisdizione ordinaria con un accordo. Inoltre, il Justice Baker afferma che il welfare principle comunque adattabile ai principi religiosi, comunque senza interferenze da parte dello Stato come stabilito tanto dal Children Act 1989 quanto dallart. 8 CEDU, a meno che non sia uno dei genitori, o entrambi, o i minori a rivolgersi nuovamente alle corti. Infine, Justice Baker evidenzia come quanto affermato in questo processo non sia accettabile in altri casi, ma una analoga eccezione alla giurisdizione ordinaria vada valutata caso per caso.

SULLA DISCRIMINAZIONE NELLUNIONE EUROPEA

Eurobarometer - Report n. 393, Discrimination in the EU in 2012 Nel novembre 2012 stato pubblicato il rapporto speciale n. 393 dellEurobarometro, listituto europeo di analisi degli orientamenti dellopinione pubblica europea. Lindagine, svolta nel giugno del 2012, ha avuto quale oggetto le tendenze in materia di discriminazione. In particolare, gli ambiti di ricerca riguardavano possibili fattori discriminanti quali lorigine etnica, il genere e lidentit di genere, lorientamento sessuale, let, giovane o anziana, delle persone, il loro orientamento religioso, la disabilit. Il Rapporto suddiviso in cinque parti, oltre ai gi citati ambiti di ricerca, si occupa delle esperienze di discriminazine subita e delle conoscenze della legge, analizza le politiche pubbliche antidiscriminatorie da realizzare e dedica due specifici capitoli alla discriminazione sul lavoro e alla discriminazione contro le persone di etnia Rom.

PROPOSTA

DI RACCOMANDAZIONE

DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER MISURE DI INTEGRAZIONE EFFETTIVA DELLA POPOLAZIONE ROM NELLUNIONE EUROPEA

DOCUMENTI APPROVATA
LA LEGGE TEDESCA SULLA REGISTRAZIONE ANAGRAFICA DEL NATO INTERSESSUALE

Brussels 26.6.2013 COM(2013) 460 final 2013/0229 (NLE) Lo scopo della proposta di Raccomandazione in analisi di migliorare le condizioni di integrazione economico-sociali delle persone di etnia Rom in Europa, censite in pi di 10 milioni di individui. Essa contiene la previsione sia di azioni positive di natura verticale, sia misure politiche di natura orizzontale. Agli Stati membri sono dati due anni per implementare siffatte politiche. Tra esse si ricordano, per quel che concerne le azioni positive: laccesso allistruzione, al lavoro, alle cure mediche, allabitazione. In tema di misure di natura politica si sottolineano la protezione di donne e bambini, la riduzione della povert e linclusione sociale. Infine, per quel che concerne le misure strutturali, la Commissione ritiene necessario il monitoraggio costante e la valutazione della realizzazione di siffatte politiche, anche attraverso la cooperazione internazionale.

Gesetz zur nderung personenstandsrechtlicher Vorschriften (Personenstandsrechts-nderungsgesetz PstRndG) G. v. 07.05.2013 BGBl. I S. 1122 stata approvata dal Parlamento tedesco la Personenstandsrechts-nderungsgesetz - PstRndG che modifica della Personenstandsgesetz che consentir dal 1 novembre 2013 la registrazione allanagrafe del terzo sesso, ovvero lidentificazione del neonato come intersessuale, cio n maschio, n femmina, ma di genere X. Tale identificazione sar possibile per quei neonati che al momento della nascita non presentino chiari o prevalenti segni distintivi della loro sessualit. Siffatta modifica legislativa stata approvata dopo un ampio dibattito che ha visto lintervento delle forze politiche e dellopinione pubblica specializzata e che ha prodotto pubblicazioni approfondite. Tanto la comunit scientifica quanto quella giuridica evidenziano che la nuova legge consente di

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