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Paradossi

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Indice
Voci
Paradosso Elenco di paradossi Algebra di Boole Antinomie kantiane Aristotele Autoriferimento incrociato Beni di Giffen Calcolo combinatorio Combinazione Dismutazione (matematica) Disposizione Effetto Mpemba Effetto Venturi Esperimento immaginato Esperimento mentale Ex falso sequitur quodlibet Giovanni Buridano Guglielmo di Ockham Indipendenza stocastica Insieme sfocato Insieme sfumato Asino di Buridano Logica fuzzy Logica polivalente Oggetto impossibile Paradossi dell'infinito Paradossi di Zenone Paradosso asiatico (cardiologia) Paradosso dei corvi Paradosso dei due bambini Paradosso dei gemelli Paradosso del bibliotecario Paradosso del Comma 22 Paradosso del compleanno 1 5 9 19 22 41 42 43 46 53 55 57 58 60 63 66 67 69 75 76 78 80 81 88 90 91 92 96 97 98 100 104 105 106

Paradosso del gatto di Schrdinger Paradosso del gatto imburrato Paradosso del Grand Hotel di Hilbert Paradosso del mentitore Paradosso del nonno Paradosso del quiz Paradosso del sorite Paradosso dell'Alabama Paradosso dell'amico di Wigner Paradosso dell'area scomparsa Paradosso dell'avvocato Paradosso dell'edonismo Paradosso dell'impiccagione imprevedibile Paradosso dell'informazione del buco nero Paradosso dell'ipergioco Paradosso dell'onnipotenza Paradosso dell'onniscienza Paradosso dell'uovo e della gallina Paradosso della linea scomparsa Paradosso della nave di Teseo Paradosso della votazione Paradosso delle due buste Paradosso delle tre carte Paradosso di Abilene Paradosso di Achille e la tartaruga Paradosso di Berry Paradosso di Bertrand Paradosso di Buridano Paradosso di Condorcet Paradosso di Curry Paradosso di D'Alembert Paradosso di Easterlin Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen Paradosso di Epimenide Paradosso di Fermi Paradosso di Gibbs Paradosso di Hempel Paradosso di Moore

107 112 114 115 118 119 120 121 122 123 124 125 125 127 130 132 133 136 139 140 141 145 151 153 154 155 156 159 160 162 163 165 168 175 178 182 187 188

Paradosso di Newcomb Paradosso di Olbers Paradosso di Protagora Paradosso di Richard Paradosso di Russell Paradosso di San Pietroburgo Paradosso di Simpson Paradosso di Smale Paradosso di Stein Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen Paradosso idrostatico Paradosso temporale Paradosso teologico Permutazione Principio dei cassetti Principio di non contraddizione Probabilit Probabilit condizionata Probabilit congiunta Problema di Monty Hall Questione ipotetica (teologia) Teorema dell'impossibilit di Arrow Teorema della probabilit composta Teorema di Duggan-Schwartz Teoria della probabilit Tertium non datur Valore atteso condizionato

189 193 196 197 198 201 207 209 210 210 217 218 219 223 226 228 230 237 239 239 248 249 253 253 254 256 257

Note
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Licenze della voce


Licenza 265

Paradosso

Paradosso
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Il titolo di questo box evidenzia il Paradosso dell'introduzione di David Makinson: se il testo seguente fosse totalmente corretto, quanto (falsamente) affermato sarebbe comunque vero, poich l'errore consisterebbe nell'affermazione stessa. Cio l'affermazione falsa sarebbe vera... A scanso di equivoci, l'errore non sussiste nel testo presente nella voce. Ma se quest'ultima affermazione ("l'errore non sussiste nel testo presente nella voce") fosse l'errore, allora l'articolo conterrebbe un errore. Quindi non credete ciecamente a quello che leggete, a meno che l'errore non sia questo consiglio (e cos via...). Un paradosso, dal greco (contro) e (opinione), un ragionamento che appare contraddittorio, ma che deve essere accettato, oppure un ragionamento che appare corretto, ma che porta ad una contraddizione: si tratta, secondo la definizione che ne d Mark Sainsbury, di "una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile". In filosofia ed economia il termine paradosso usato spesso come sinonimo di antinomia. In matematica invece si distinguono i due termini: il paradosso consiste in una proposizione eventualmente dimostrata e logicamente coerente, ma lontana dall'intuizione; l'antinomia, invece, consiste in una vera e propria contraddizione logica. Il paradosso un potente stimolo per la riflessione. Ci rivela sia la debolezza della nostra capacit di discernimento sia i limiti di alcuni strumenti intellettuali per il ragionamento. stato cos che paradossi basati su concetti semplici hanno spesso portato a grandi progressi intellettuali. Talvolta si trattato di scoprire nuove regole matematiche o nuove leggi fisiche per rendere accettabili le conclusioni che all'inizio erano "apparentemente inaccettabili". Altre volte si sono individuati i sottili motivi per cui erano fallaci le premesse o i ragionamenti "apparentemente accettabili". Sin dall'inizio della storia scritta si hanno riferimenti ai paradossi: dai paradossi di Zenone alle antinomie di Immanuel Kant, fino a giungere ai paradossi della meccanica quantistica e della teoria della relativit generale, l'umanit si sempre interessata ai paradossi. Un'intera corrente filosofico-religiosa, il buddhismo zen, affida l'insegnamento della sua dottrina ai koan, indovinelli paradossali.

Paradossi nella vita comune


Molti sono i paradossi in senso letterale, ossia contro l'opinione comune. Ad esempio, si parla molto del riscaldamento globale e dell'effetto serra. Secondo i modelli climatologici accettati, il riscaldamento dell'Artico, con il conseguente scioglimento dei ghiacci, causa il raffreddamento dell'Europa. Quindi l'aumento della temperatura a livello globale genera una diminuzione della stessa a livello locale. Questo noto come paradosso dell'Artico. Molti paradossi sono alla base di trame di film famosi, ad esempio nel secondo Terminator, scopriamo che le macchine hanno origine dai resti del primo terminator inviato, una versione del classico paradosso del nonno. Meno noto il paradosso del Comma 22 del codice di guerra dei Klingon, desunto quasi letteralmente dal romanzo Comma 22.

I paradossi dei sensi


Nelle neuroscienze sono noti molti paradossi dovuti all'imperfezione dei sensi, o all'elaborazione dei dati da parte della mente. Ad esempio, possibile creare un suono che sembra crescere sempre, mentre in realt ciclico. Per il tatto, basta provare con un compasso a due punte: sul polpastrello si percepiscono due punte separate di pochi millimetri, mentre sulla schiena se ne percepisce solo una anche a qualche centimetro. Oppure si immergono le mani in due bacinelle di acqua una calda e una fredda; dopo un paio di minuti si immergono entrambe in una bacinella

Paradosso tiepida, e si avranno sensazioni contrastanti: fredda e calda. Le illusioni ottiche sono un altro esempio di paradossi sensoriali.

Paradossi statistici
In statistica uno dei fenomeni pi strani che si hanno il paradosso di Simpson, di cui si fa un esempio: su una certa malattia, l'ospedale X ha il 55% di successi, l'ospedale Y il 60%. Quindi converrebbe operarsi in Y. Se scomponiamo, a X sono 90% casi gravi, di cui il 50% risolto (45% del totale), mentre i restanti 10% lievi hanno il 100% (10% sul totale) di successo. A Y il 40% sono casi lievi, di cui risolvono il 90%, (36%) e nel 60% di casi gravi il successo del 40% (24%). Quindi in realt conviene sempre operarsi in X. In pratica, l'interpretazione dei dati falsata da parametri non considerati.

I paradossi pi antichi
Il pi antico paradosso si ritiene essere il paradosso di Epimenide, in cui il Cretese Epimenide afferma: "Tutti i cretesi sono bugiardi". Poich Epimenide era originario di Creta, la frase paradossale. A rigor di logica, moderna ovviamente, questo non un vero paradosso: detta p la frase di Epimenide, o vera p o vera non p. Il contrario di p Non tutti i cretesi sono bugiardi, ossia Qualche cretese dice la verit, Epimenide non uno di quelli, e la frase falsa. Tuttavia la negazione dei quantificatori non era ben chiara nella logica degli antichi greci. Subito dopo troviamo i paradossi di Zenone. Un altro famoso paradosso dell'antichit, questo s irresolubile, il paradosso di Protagora, pi o meno contemporaneo di Zenone di Elea. Alcuni paradossi, poi, hanno preceduto di secoli la loro risoluzione: prendiamo ad esempio il paradosso di Zenone della freccia: "Il terzo argomento quello della freccia. Essa infatti appare in movimento ma, in realt, immobile: in ogni istante difatti occuper solo uno spazio che pari a quello della sua lunghezza; e poich il tempo in cui la freccia si muove fatta di infiniti istanti, essa sar immobile in ognuno di essi." Come si pu distinguere la freccia in movimento da quella ferma, e smentire il paradosso? Oggi, ovvero pi di due millenni dopo Zenone, sappiamo che, secondo il principio della relativit ristretta, una freccia in moto rispetto all'osservatore appare a questi pi corta della stessa freccia ferma rispetto all'osservatore.

Classificazione dei paradossi logici


Esistono varie forme di classificazione dei paradossi. Secondo le loro implicazioni, i paradossi si dividono in: Positivi a cui si arriva: un esempio ne la teoria della relativit ristretta. Un paradosso nullo o retorico deriva dal tipico ragionamento sofista, che dimostra una cosa e il suo contrario, come i gi citati paradossi di Zenone. Infine, i paradossi negativi portano il ragionamento a partire da un'ipotesi alla negazione della stessa, e sono in pratica una dimostrazione per assurdo della falsit dell'ipotesi di partenza. Di quest'ultimo tipo sono molti teoremi matematici e fisici, come ad esempio il teorema dell'infinit dei numeri primi o il teorema di Church. Se invece categorizziamo che cosa ci appare paradossale secondo i nostri sensi, abbiamo i paradossi visivi, auditivi, tattili, gustativi e olfattivi, pi spesso indicati come anomalie o ambiguit, e i paradossi logici e matematici che sono categoria a s.

Paradosso

Paradossi dell'induzione
Molti ritengono David Hume responsabile di aver introdotto il problema dell'induzione. In realt, nella versione del paradosso del sorite, tale problema era noto sin dai tempi di Zenone, vero padre del pensiero paradossale. Il paradosso del sorite afferma: "Un granello di sabbia che cade non fa rumore, quindi nemmeno due, e nemmeno tre, e cos via. Quindi nemmeno un mucchio di sabbia che cade fa rumore". Oppure il suo inverso: se tolgo un granello di sabbia ad un mucchio, ancora un mucchio, cos se ne tolgo due e cos via. Tuttavia 10 granelli non fanno un mucchio. Qual allora il granello che fa passare da un mucchio ad un non-mucchio? Anche se questo problema pu essere risolto con la logica fuzzy, ponendo una funzione che al variare dei granelli restituisca un valore compreso tra 0 e 1, ben pi difficile la risoluzione del seguente paradosso: 1 un numero piccolo se n un numero piccolo, allora anche n+1 un numero piccolo allora, per l'assioma dell'induzione, ogni numero naturale piccolo Questi problemi sono i principali argomenti di discussione dell'epistemologia moderna, che fondamentalmente si riassumono nella domanda: Quando si pu definire vera una teoria?

Non tutto vero quello che sembra (solito)


A volte il buon senso, anche il buon senso matematico, pu farci prendere degli abbagli. Un esempio lo troviamo nella storiella del tacchino induttivista: un tacchino (americano) aveva imparato che ogni mattina, pi o meno alla stessa ora, il padrone gli portava da mangiare. Diligentemente memorizzava tutte le piccole differenze, finch, dopo giorni e giorni, pot essere soddisfatto di aver trovato una regola infallibile: tra le nove e le dieci di mattina arrivava inevitabilmente il cibo. Al passare delle settimane e dei mesi la regola trov sempre conferme... fino al giorno del Ringraziamento, quando il tacchino fu calorosamente invitato sulla tavola della famiglia, come protagonista dell'arrosto tradizionale. Esempi pi matematici, li troviamo nella teoria dei numeri, nello studio della distribuzione dei numeri primi. Dopo la sconfitta dell'ultimo teorema di Fermat, resta aperta la Congettura di Riemann sulla sua funzione zeta, che collega la distribuzione dei numeri primi con gli zeri di tale funzione. Finora se ne sono trovati miliardi (letteralmente) che giacciono sulla retta x=1/2, e la congettura che tutti gli zeri giacciano su questa linea potrebbe essere dunque accettata come vera. Ma smentite di quello che sembrerebbe evidente sono famose in matematica, e una riguarda proprio i numeri primi. La quantit di numeri primi inferiori ad un certo numero, diciamo n, solitamente indicata con approssimata dalla funzione logaritmo integrale, o Li(n), di Gauss, definita come: , pu essere .

Questo valore sembra essere sempre maggiore della vera distribuzione dei numeri primi, fino a numeri di centinaia di cifre. Tuttavia nel 1914 John Littlewood ha dimostrato invece che per x intero cambia di segno infinite volte. Nel 1986 Herman te Riele ha dimostrato addirittura che esistono pi 10180 interi consecutivi per cui non mai minore di 6,6210370. Quindi, nonostante miliardi di esempi a favore, la verit o falsit della congettura (o ipotesi, visto che si pensa generalmente che sia vera) di Riemann tuttora in discussione. Altra paradossale situazione il teorema di Goodstein: si definisce una particolare funzione iterativa su numeri interi che inizialmente presenta una crescita esponenziale ma, venendo ridotta ad ogni iterazione di un semplice 1, dopo innumerevoli iterazioni ritorna a 0. Tornando al teorema, esso ha la caratteristica di non poter essere provato all'interno degli assiomi di base della teoria dei numeri (Assiomi di Zermelo - Fraenkel), e come previsto dal teorema

Paradosso di incompletezza di Gdel, per la sua dimostrazione occorre aggiungere un assioma: l'esistenza dei cardinali transfiniti.

Il paradosso della chiaroveggenza


Uno dei paradossi pi intriganti della teoria dei giochi il paradosso di Newcomb, che riguarda il principio di dominanza, ed il seguente. Supponiamo che esista un oracolo, che sostenga di sapere in anticipo quali saranno le mie decisioni. Egli mette in una busta 1.000.000 , ma solo se sceglier solo questa, altrimenti la lascia vuota. Poi mi vengono presentate due buste, una con sicuramente 1.000 , e l'altra quella dell'oracolo. Posso scegliere se prendere una sola busta o tutte e due. Se applico il principio di massima utilit, mi conviene prendere solo la seconda, e mi fido dell'oracolo. Se applico il principio di minima perdita, mi conviene sceglierle entrambe: se l'oracolo ha ragione, prendo almeno 1.000 , se sbaglia 1.001.000 . Il paradosso nasce dalla visione delle cose: se la scelta dell'oracolo si considera gi effettuata al momento della scelta (ovvero l'oracolo un ciarlatano che tira ad indovinare), applichiamo il principio di dominanza, e conviene prendere sempre entrambe le buste. Se invece ammettiamo che il comportamento dell'oracolo sia influenzato dalla nostra scelta, (ovvero che l'oracolo sia realmente preveggente) ammettiamo il principio di utilit e conviene prendere solo la prima. Uno dei due principi non quindi razionale, oppure non esiste la preveggenza. Si possono trovare argomenti a favore di tutte e due le ipotesi. Tra l'altro, basta che l'oracolo indovini pi del 50% delle volte. Diversamente, la chiaroveggenza potrebbe anche essere dannosa: supponiamo che ci sia una gara automobilistica in cui valga la regola "Perde chi sterza per primo". Due macchine sono lanciate l'una contro l'altra: se uno dei due chiaroveggente, la strategia migliore per l'altro non sterzare: il veggente lo sa, e quindi per evitare l'impatto sterzer per primo.

Lista dei paradossi pi noti


Questi sono alcuni paradossi fondamentali: Paradossi di Zenone (esiste il movimento? : Achille e la tartaruga - La freccia) Paradosso del mentitore (che cosa la "verit"?) Paradosso di Moore (che cosa significa "sapere"?) Paradossi dell'infinito Paradosso dell'ipergioco Paradosso dei gemelli (dalla teoria della relativit) Paradosso di Russell (o del barbiere) Antinomie kantiane Paradosso di d'Alembert

Bibliografia
Casati, R. e Varzi, A. C., Semplicit insormontabili - 39 storie filosofiche, Roma-Bari, Laterza, 2004. Clark, M., I paradossi dalla A alla Z, Milano, Cortina, 2004. Sorensen, R., A Brief History of the Paradox, Oxford, Oxford University Press, 2003. Rescher, N., Paradoxes: Their Roots, Range, and Resolution, La Salle (IL), Open Court, 2001. Odifreddi, P., C'era una volta un paradosso - Storie di illusioni e verit rovesciate, Torino, Einaudi, 2001. Falletta, N., Il libro dei paradossi, Milano, Longanesi & C., 2001. Sainsbury, R. M., Paradoxes, Cambridge, Cambridge University Press, 1988. te Riele, H.J.J., On the sign of the difference pi(x) - li(x), Math. Comp. 48, 1987 pp. 323-328

Paradosso

Voci correlate
Antinomia Dilemma Logica Matematica Ossimoro Sillogismo

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Paradossi [1]

Note
[1] http:/ / ulisse. sissa. it/ biblioteca/ saggio/ 2004/ Ubib040301s001/ at_download/ file/ Ubib040301s001. pdf

Elenco di paradossi
Questa pagina contiene un elenco di paradossi.

A
Paradosso di Abilene Paradosso di Achille e la tartaruga Paradosso dell'Alabama Paradosso dell'area scomparsa Teorema dell'impossibilit di Arrow Paradosso dell'ascensore Paradosso asiatico Paradosso dell'avvocato

B
Paradosso di Banach-Tarski Paradosso del barbiere Paradosso della bella addormentata Paradosso di Berry Paradosso di Bertrand Paradosso del bibliotecario Paradosso di Borel Paradosso di Braess Paradosso di Burali-Forti

Elenco di paradossi Paradosso di Buridano Paradosso delle due buste

C
Paradossi dei cavalli Paradosso del Comma 22 Paradosso del compleanno Paradosso di Condorcet Paradosso del controllo Paradosso dei corvi Paradosso di Curry

D
Paradosso di D'Alembert Paradosso Downs-Thomson

E
Paradosso dell'edonismo Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen Paradosso di Epicuro Paradosso di Epimenide (Paradosso del mentitore) Esperimento immaginato

F
Paradosso di Fermi

G
Paradosso dei due gelatai Paradosso di Galileo Paradosso del gatto di Schrdinger Paradosso dei gemelli Paradosso di Gibbs Paradosso di Giffen Limite di Greisen-Zatsepin-Kuzmin Paradosso dell'eterologicit di Grelling-Nelson

Elenco di paradossi

H
Paradosso di Hausdorff Paradosso del Grand Hotel di Hilbert

I
Paradosso dell'impiccagione imprevedibile Paradosso dell'introduzione Paradosso idrodinamico Paradosso idrostatico

K
Rompicapo della tossina di Kavka

L
Paradosso della linea scomparsa Paradosso di Loschmidt Paradosso dei neonati sottopeso

M
Paradosso del mentitore (Paradosso di Epimenide) Problema di Monty Hall Paradosso di Moore Effetto Mpemba Paradosso del mucchio (Paradosso del sorite) Paradosso della mera

N
Paradosso di Newcomb Paradosso del nonno Paradosso dei numeri interessanti Paradosso della negazione applicata a s stessa

O
Paradosso di Olbers Paradosso dell'onnipotenza Paradosso dell'onniscienza

Elenco di paradossi

P
Paradosso di Pigou-Knight-Downs Paradosso delle premesse inconsistenti Paradosso della predestinazione Paradosso di Protagora

Q
Paradosso di Quine

R
Paradosso di Richard Paradosso di Russell

S
Paradosso di San Pietroburgo Paradosso di Sen Paradosso di Simpson Paradosso di Smale Paradosso del sorite (paradosso del mucchio) Paradosso della spartizione Paradosso di Smiraglia

T
Paradosso della nave di Teseo Paradosso teologico Paradosso della tromba di Torricelli Paradosso delle tre carte

V
Paradosso della votazione

Elenco di paradossi

U
Paradosso dell'uovo e della gallina

W
Fenomeno di Will Rogers

Z
Paradossi di Zenone

Voci correlate
Indici per la matematica Categoria:Paradossi

Algebra di Boole
In matematica, informatica ed elettronica, l'algebra di Boole, anche detta algebra booleana o reticolo booleano, un ramo dell'algebra astratta che comprende tutte le algebre che operano con i soli valori di verit 0 o 1, detti variabili booleane o logiche. La struttura algebrica studiata dall'algebra booleana finalizzata all'elaborazione di espressioni nell'ambito del calcolo proposizionale. Essendo un reticolo dotato di particolari propriet, l'algebra booleana risulta criptomorfa, cio associata biunivocamente e in modo da risultare logicamente equivalente, ad un insieme parzialmente ordinato reticolato. Ogni algebra booleana risulta criptomorfa ad un particolare tipo di anello, chiamato anello booleano. Tale algebra permette di definire gli operatori logici AND, OR e NOT, la cui combinazione permette di sviluppare qualsiasi funzione logica e consente di trattare in termini esclusivamente algebrici le operazioni insiemistiche dell'intersezione, dell'unione e della complementazione, oltre a questioni riguardanti singoli bit 0 e 1, sequenze binarie, matrici binarie e diverse altre funzioni binarie. L'algebra di Boole, sviluppata nel 1854 da George Boole, un matematico inglese dell'University College di Cork, assume un ruolo importante in vari ambiti, in particolare nella logica matematica e nell'elettronica digitale, dove nella progettazione dei circuiti elettronici riveste grande importanza il teorema di Shannon, introdotto da Claude Shannon intorno al 1940 e utilizzato per scomporre una funzione booleana complessa in funzioni pi semplici, o per ottenere un'espressione canonica da una tabella della verit o da un'espressione non canonica.

Definizione
L'algebra di Boole tratta l'algebra universale dell'algebra a due stati e dei modelli di tale teoria, detti algebre booleane. L'algebra universale la famiglia di operazioni su un insieme, detto insieme fondamentale della famiglia algebrica, che nel caso della struttura algebrica booleana contiene i soli valori 0 e 1. Il numero degli argomenti che richiede una funzione sull'insieme fondamentale detto ariet: un'operazione su {0,1} di ariet n pu essere applicata ad ognuno dei 2n possibili valori dei suoi n argomenti. Per ogni scelta di argomenti l'operazione pu produrre i soli risultati 0 e 1, donde ci sono 22n operazioni di n argomenti. L'algebra a due stati possiede due operazioni con nessun argomento, i valori 0 e 1, e quattro operazioni con un solo argomento: due operazioni costanti, l'identit e la negazione, ques'tultima da come risultato 0 se l'argomento 1 e viceversa. Vi sono poi sedici operazioni binarie: due costanti, due che danno come risultato rispettivamente solo il primo argomento e solo il secondo, la congiunzione, che produce 1 se entrambi gli argomenti sono 1 e d 0

Algebra di Boole altrimenti; la disgiunzione, che produce 0 se entrambi gli argomenti sono 0 e d 1 altrimenti; e cos via. Il numero di operazioni con n+1 argomenti il quadrato del numero delle operazioni con n argomenti, sicch vi sono 162 = 256 operazioni ternarie, 2562 = 65.536 operazioni quaterniarie e cos via. Una famiglia, detta anche indice, indicizzata da un insieme di indici, che nel caso di una famiglia di operazioni costituenti un'algebra sono detti simboli dell'operazione e costituiscono il linguaggio dell'algebra in oggetto. L'operazione indicizzata da un dato simbolo detta interpretazione di tale simbolo, ed ogni simbolo definisce il numero univoco di argomenti delle rispettive interpretazioni possibili. Nel caso considerato vi una corrispondenza biunivoca tra simbolo e interpretazione. L'algebra di Boole ha 22n simboli, e dunque lo stesso numero di operazioni, detti simboli di operazione booleana; anche se poche operazioni hanno simboli convenzionali, quali per la negazione, per la congiunzione e per la disugiunzione. In generale si indica con nfi l'i-esimo simbolo di n argomenti.

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Basi
Una base un insieme di operazioni la cui composizione permette di ottenere tutte le operazioni appartenenti all'algebra. Le tre principali basi usate nell'algebra booleana sono: Il reticolo, una base logica introdotta nel diciannovesimo secolo da George Boole, Charles Sanders Peirce e altri matematici che cercavano una formalizzazione algebrica dei processi logici. L'anello booleano, una base aritmetica introdotta nel ventesimo secolo da Ivan Ivanovich Zhegalkin e Marshall Stone che proviene dall'algebra astratta. La base NAND, originata dal fatto che tramite l'operazione di NAND possibile ottenere tutte le operazioni sull'insieme {0,1}. Tale base utilizzata in particolare nella configurazione dei circuiti logici in elettronica digitale. Gli elementi comuni a reticolo e anello sono le costanti 0 e 1 ed un'operazione binaria associativa e commutativa, che nella base del reticolo detta incontro, dal termine inglese meet, e denotata tra due elementi x e y dal simbolo xy, mentre nella base dell'anello detta moltiplicazione e denotata xy. La base del reticolo ha inoltre le operazioni algebriche di unione xy e complemento x, mentre la base dell'anello ha l'ulteriore operazione aritmetica di addizione xy o x+y.

Reticolo
Nella base del reticolo ad un'algebra booleana (A, definendo: , ) si associa un insieme parzialmente ordinato (A, ),

che anche equivalente a

possibile anche associare un'algebra booleana ad un reticolo distributivo (A,

), considerato come insieme

parzialmente ordinato, dotato di elemento minimo 0 e di elemento massimo 1, in cui ogni elemento x ha un complementare tale che

Qui

sono usati per denotare l'inf ed il sup di due elementi. Se i complementi esistono, allora sono unici.

Algebra di Boole

11

Anello
La base dell'anello della generica algebra booleana (A, , ) definita come (A, +, *), definendo a + b := (a b) (b a ). In tale anello l'elemento neutro per la somma coincide con lo 0 dell'algebra booleana, mentre l'elemento neutro della moltiplicazione l'elemento 1 dell'algebra booleana. Questo anello ha la propriet che a * a = a per ogni a in A; gli anelli con questa propriet sono chiamati anelli booleani. Viceversa, assegnato un anello booleano A, possiamo trasformarlo in un'algebra booleana definendo x y=x+y x yex y = x y. Poich queste due operazioni sono l'una l'inversa dell'altra, possiamo affermare che ogni anello booleano criptomorfo di un'algebra booleana e viceversa. Inoltre, una funzione f : A B un omomorfismo tra algebre booleane se e soltanto se un omomorfismo tra anelli booleani. La categoria degli anelli booleani e delle algebre booleane sono equivalenti. Un anello ideale dell'algebra booleana A un sottoinsieme I tale che per ogni x, y in I si ha x y in I e per ogni a in Aa x in I. Questa nozione di ideale coincide con la nozione di anello ideale negli anelli booleani. Un ideale I di A detto primo se I A e se a b in I implica sempre a in I o b in I. Un ideale I di A detto massimale se I Ae se l'unico ideale proprio contenente I A stesso. Questa notazione coincide con la notazione teorica del ideale primo e ideale massimale nell'anello booleano A. Il duale di un ideale un filtro. Un filtro dell'algebra booleana A un sottoinsieme F tale che per ogni x, y in F si ha x y in F e per ogni a in A se a x = a allora a in F. L'operazione di complementazione * applicata ai sottoinsiemi manda dunque gli ideali in filtri e viceversa: se B un'algebra booleana e un suo ideale (proprio), allora il filtro (proprio) duale di I. Se invece un filtro (proprio), l'ideale (proprio) duale di F.

Sheffer stroke
La base Sheffer stroke o NAND si basa sulle operazioni NOT e AND, tramite le quali possibile ottenere tutte le operazioni booleane. Un'algebra booleana pu essere definita sia da NOT e AND che da NOT e OR, essendo possibile definire OR attraverso NOT e AND cos come AND attraverso NOT e OR:

La collezione di tutti i sottoinsiemi di un dato insieme, ovvero l'insieme delle parti o insieme ambiente, munita delle operazioni di unione, intersezione e complementazione di insiemi, che giocano rispettivamente il ruolo di OR, AND e NOT, costituisce un'algebra booleana. Pi formalmente, se B un insieme formato da almeno 2 elementi, l'algebra booleana avente B come supporto la struttura algebrica costituita da B, da due operazioni binarie su B, OR e AND, da un'operazione unaria NOT su B e dall'elemento 0 di B, i quali godono delle seguenti propriet: Simmetria di AND: Simmetria di OR: Involuzione di NOT: Leggi di De Morgan: L'insieme B inoltre limitato inferiormente, essendo:

L'elemento 1 definito come la negazione, o il complementare, dello 0: 1 := NOT(0). L'insieme B dunque limitato superiormente, essendo:

ed in particolare 0 AND 1 = 0 ; 0 OR 1 = 1

Algebra di Boole Si definisce inoltre, come operazione derivata dalle precedenti, l'operatore binario OR esclusivo, denotato XOR:

12

In questa algebra all'operatore XOR corrisponde la differenza simmetrica:

In elettronica la porta logica NAND costituita da n ingressi e un'uscita che si porta a livello 0 solo se gli n ingressi si portano a livello 1. corrispondente alla connessione in serie di una porta AND e di una NOT.

Operatori booleani
Gli operatori dell'algebra booleana possono essere rappresentati in vari modi. Spesso sono scritti semplicemente come AND, OR e NOT. Nella descrizione dei circuiti, possono anche essere usati NAND (NOT AND), NOR (NOT OR) e XOR (OR esclusivo). Esistono diverse simbologie per rappresentare gli operatori, scelte in base al campo in cui si lavora: i matematici usano spesso il simbolo + per l'OR, e per l'AND, in quanto per alcuni versi questi operatori lavorano in modo analogo alla somma e alla moltiplicazione. La negazione NOT viene rappresentata spesso da una linea disegnata sopra l'argomento della negazione, cio dell'espressione che deve essere negata. Oppure in informatica si utilizza il simbolo | o || per l'OR, & o && per l'AND, e ~ per NOT (es. A OR B AND NOT C equivale a A|B & ~C). Nella progettazione di circuiti elettronici, vengono utilizzati anche gli operatori brevi NAND (AND negato), NOR (OR negato) e XNOR (XOR negato): questi operatori, come XOR, sono delle combinazioni dei tre operatori base e vengono usati solo per rendere la notazione pi semplice. Operatori: NOT - simboli alternativi: x, ~, , ! AND - simboli alternativi: *, , &, BUT (usato nella logica booleana insieme al NOT) OR - simboli alternativi: +, |, XOR - simboli alternativi: , +, , , ^, EOR, orr NAND - simbolo alternativo: NOR - simbolo alternativo: XNOR

Valori: vero - simboli alternativi: true, 1, ON, SI (YES) falso - simboli alternativi: false, 0, OFF, NO In elettronica digitale viene definito vero un bit 1, sia in Input che in Output, che di solito assume il valore di 5 V, mentre viene definito falso un bit 0, sia in Input che in Output, che assume il valore di 0 V. Di seguito sono indicati gli operatori pi comuni e le rispettive porte logiche:

NOT
L'operatore NOT restituisce il valore inverso a quello in entrata. Una concatenazione di NOT semplificabile con un solo NOT in caso di dispari ripetizioni o con nessuno nel caso di pari.

Algebra di Boole

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A NOT A 0 1 1 0

Spesso, al fine di semplificare espressioni complesse, si usano operatori brevi che uniscono l'operazione di NOT ad altre: questi operatori sono NOR (OR + NOT), NAND (AND + NOT), XNOR (XOR + NOT). La negazione, in questi casi, viene applicata dopo il risultato dell'operatore principale (OR, AND, XOR). Il simbolo di una porta NOT

OR
L'operazione logica OR restituisce 1 se almeno uno degli elementi 1, mentre restituisce 0 in tutti gli altri casi. Tale operazione anche detta somma logica.
A B A OR B 0 0 0 1 1 0 1 1 0 1 1 1

Nella teoria degli insiemi corrisponde all'unione. Il simbolo di una porta OR :

AND
L'operazione AND d come valore 1 se tutti gli operandi hanno valore 1, mentre restituisce 0 in tutti gli altri casi. Tale operazione anche detta prodotto logico.
A B A AND B 0 0 0 1 1 0 1 1 0 0 0 1

possibile realizzare un'operazione logica AND con un numero di proposizioni arbitrarie concatenando varie AND a due ingressi, per esempio:

Nei circuiti digitali, la porta logica AND un meccanismo comune per avere un segnale di vero se un certo numero di altri segnali sono tutti veri. Nella teoria degli insiemi corrisponde all'intersezione. Il simbolo di una porta AND :

Algebra di Boole

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XOR
L'operatore XOR, detto anche EX-OR, OR esclusivo o somma modulo 2, restituisce 1 se e solo se la somma degli operandi uguali ad 1 dispari, mentre restituisce 0 in tutti gli altri casi.
A B A XOR B 0 0 0 1 1 0 1 1 0 1 1 0

Nella teoria degli insiemi corrisponde alla differenza simmetrica. Per passare nella forma canonica SP (somma di prodotti) basta applicare la regola: AB dove il simbolo di XOR. Il simbolo di una porta XOR :

Buffer
Buffer la negazione del risultato dell'operazione NOT; restituisce il valore uguale a quello in entrata. Il Buffer non un vero e proprio operatore, poich in realt non manipola l'informazione che riceve, bens la lascia passare invariata; il Buffer dunque semplificabile con un collegamento privo di operatori.
A Buffer A 0 1 0 1

Il simbolo di una porta Buffer :

composta da un NOT in serie ad un altro NOT.

NOR
L'operatore NOR, la negazione del risultato dell'operazione OR, restituisce 1 se e solo se tutti gli elementi sono 0, mentre restituisce 0 in tutti gli altri casi.

Algebra di Boole

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A B A NOR B 0 0 0 1 1 0 1 1 1 0 0 0

Il simbolo di una porta NOR :

composta da un NOT in serie ad un OR.

NAND
L'operatore NAND, la negazione del risultato dell'operazione AND, restituisce 0 se e solo se tutti gli elementi sono 1, mentre restituisce 1 in tutti gli altri casi.
A B A NAND B 0 0 0 1 1 0 1 1 1 1 1 0

Il simbolo di una porta NAND :

composta da un NOT in serie ad un AND.

XNOR
L'operatore XNOR, detto anche EX-NOR, la negazione del risultato dell'operazione XOR; nella sua versione a due elementi restituisce 1 se tutti gli elementi sono uguali a 1 oppure se tutti gli elementi sono uguali a 0.
A B A XNOR B 0 0 0 1 1 0 1 1 1 0 0 1

Il simbolo di una porta XNOR :

composta da un NOT in serie ad un XOR.

Algebra di Boole

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Esempi
Questa algebra ha applicazioni nella logica, dove 0 interpretato come "falso", 1 come vero, OR, AND e "NOT". Le espressioni che coinvolgono le variabili e le operazioni booleane rappresentano forme dichiarative; due espressioni possono essere equivalenti utilizzando i suddetti assiomi se e soltanto se le forme dichiarative corrispondenti sono logicamente equivalenti. L'algebra booleana binaria, inoltre, usata per il disegno di circuiti nell'ingegneria elettronica; qui 0 e 1 rappresentano le due condizioni differenti di un bit in un circuito digitale, in genere bassa e alta tensione. I circuiti sono descritti da espressioni che contengono delle variabili e due espressioni sono uguali per tutti i valori delle variabili se e soltanto se i circuiti corrispondenti hanno la stessa funzione di trasferimento. Ogni combinazione dei segnali in ingresso in uscita dal componente pu essere rappresentata da un'adeguata espressione booleana L'algebra booleana a due stati inoltre importante nella teoria generale delle algebre booleane, perch un'equazione che coinvolge parecchie variabili generalmente vera in ogni algebra booleana se e soltanto se vera nell'algebra booleana a due stati. Ci pu, per esempio, essere usato per indicare che le seguenti leggi ( teoremi di consenso ) sono generalmente valide in ogni algebra booleana:

Il raggruppamento di un generico insieme S, forma un'algebra booleana con le due operazioni = unione e intersezione. Il pi piccolo elemento 0 l'insieme vuoto ed il pi grande elemento 1 l'insieme S stesso. L'insieme di tutti i sottoinsiemi di un insieme S che sono limitati un'algebra booleana. Per ogni numero naturale n, l'insieme di tutti i divisori positivi di n forma un reticolo distributivo se scriviamo per a divide b. Questo reticolo un'algebra booleana se e soltanto se per ogni n non vi sono divisori quadrati. Il pi piccolo elemento,che in generale indichiamo con lo 0, in questa algebra booleana il numero naturale 1; mentre l'elemento che usualmente indichiamo con l'1 in questi insiemi l'elemento "n".

Altri esempi di algebre booleane sono dati dagli spazi topologici: se X uno spazio topologico, allora l'insieme di tutti i sottoinsiemi di X che siano aperti o chiusi formano un'algebra booleana con le operazioni = unione e = intersezione. Se R un anello arbitrario dove definito un insieme idempotente tipo: A = { a in R : a2 = a e a x = x a per ogni x in R } L'insieme A diventa un'algebra booleana con le operazioni a b = a + b a b ed a b = a b.

Omomorfismi ed isomorfismi
Un omomorfismo tra due algebre booleane A e B una funzione f: A 1. 2. 3. 4. f( a b ) = f( a ) f( a b ) = f( a ) f(0) = 0 f(1) = 1 f( b ) f( b ) B tale che per ogni a, b in A:

Da queste propriet segue anche f( a) = f(a) per ogni a in A. Ogni algebra booleana, con la definizione di omomorfismo, forma una categoria. Un isomorfismo da A su B un omomorfismo da A su B che biiettivo. L'inverso di un isomorfismo ancora un isomorfismo, e le due algebre booleane A e B si dicono isomorfe. Dal punto di vista della teoria dell'algebra booleana, due algebre booleane isomorfe non sono distinguibili, ma differiscono soltanto nella notazione dei loro elementi.

Algebra di Boole

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Espressioni booleane
All'interno di ciascuna algebra di Boole, dato un insieme di variabili e le operazioni correlate, possibile definire delle espressioni che vengono ad assumere un determinato valore ottenibile anche sotto forme diverse. Possono esistere cio delle espressioni che, pur essendo differenti, si rivelino equivalenti. Oltre al fatto che le espressioni booleane assumono una particolare importanza per quanto riguarda il calcolo proposizionale, in cui le variabili sono proposizioni legate tramite congiunzioni, disgiunzioni, negazioni ed altre operazioni pi complesse, possono esistere moltissime altre espressioni, accomunate sempre dalle propriet e dagli assiomi booleani, nelle quali si sostituisce spesso l'operazione + (comunemente detta somma) con e * (comunemente detta prodotto) con e in cui la complementazione indicata col simbolo ' . Per poter presentare nel modo pi efficiente una espressione booleana, la si riduce in somma di prodotti fondamentali o forma normale disgiuntiva. Un prodotto fondamentale un prodotto in cui ciascuna variabile, o il suo complemento, appaia una sola volta e rigorosamente fuori da parentesi o complementazioni complesse. Ad esempio, date le variabili x, y, z all'interno di un'algebra di Boole, sono prodotti fondamentali P(x,y,z) = xy P(x,y,z) = x'yz' Mentre non sono prodotti fondamentali yyz yy'z (xy)' cos possibile avere una somma di prodotti fondamentali, forma in cui ogni espressione pu essere ridotta, ma che non unica. Un esempio : xy + xz + z'. Nel momento in cui ogni singola variabile, o il suo complemento, siano contenuti in tutti i prodotti fondamentali della forma normale disgiuntiva, si ha allora una somma di prodotti fondamentali completa o forma normale disgiuntiva completa. Tale scrittura unica, pertanto se due espressioni sono equivalenti avranno la stessa forma normale disgiuntiva completa. Se si desidera invece che un'espressione sia scritta nel modo pi corto possibile, allora la si esprime in somma di implicanti prime o minimali (Minimizzazione di Quine-McQluskey). Un'implicante prima (o minimale) rispetto a un'espressione un prodotto fondamentale che non altera l'espressione se sommato per intero ad essa, cio restituisce un risultato equivalente a quella iniziale; sommando un prodotto strettamente contenuto nell'implicante, tuttavia, non si ottiene un'equivalenza. Per individuare tutte le implicanti prime, esistono varie tecniche, tra cui il metodo del consenso, che si basa sull'applicazione ciclica delle propriet di assorbimento, idempotenza, involuttivit e di De Morgan accompagnate ad ogni passo dall'opportuna addizione di un consenso. Dati due prodotti fondamentali, se solo e solo se una variabile appare in uno di essi non negata e nell'altro negata chiamiamo consenso il risultato della moltiplicazione delle restanti variabili. Ad esempio: dati P = xyz, Q = x'z il consenso sar C = yzz = yz dati P = xy' Q= xy il consenso sar C = xx = x dati P = xyz e Q = x'yz' non esiste consenso, in quanto due diverse variabili appaiono una volta negate e una volta no. La somma di implicanti prime unica, pertanto due espressioni equivalenti avranno la stessa. Nel momento in cui, completando ogni singola implicante prima, l'apporto all'espressione di una o pi di esse inutile in quanto contenuta nelle altre, la si pu eliminare ottenendo la pi essenziale delle scritture, la forma minimale. Essa, pur essendo comoda, ha l'inconveniente di non essere unica, e dunque di non consentire l'individuazione di equivalenze tra pi espressioni.

Algebra di Boole

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Rappresentazione delle algebre booleane


Si pu dimostrare che ogni reticolo booleano finito isomorfo al reticolo booleano di tutti i sottoinsiemi di un insieme finito. Di conseguenza, il numero di elementi di ogni reticolo booleano finito ha un sostegno che contiene un numero di elementi uguale ad una potenza di 2. Marshall Stone ha enunciato il celebre teorema di rappresentazione per le algebre booleane dimostrando che ogni algebra booleana "A" isomorfa a tutte le algebre booleane aperte-chiuse in un certo spazio topologico, detto compatto non connesso di Hausdorff

Voci correlate
06-XX, sezione primaria dello schema di classificazione MSC 2000 Algebra di insiemi Diagramma di Venn Forma canonica Funzione booleana Mappa di Karnaugh Porta logica Sistema formale Sistema numerico binario Tabella della verit Teorema dell'assorbimento Teorema di Shannon (elettronica) Teoremi di De Morgan Progetto:Matematica/Elenco di voci sull'algebra booleana

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:XNOR gates

Collegamenti esterni
Panoramica ed esempi sulle Operazioni Booleane [1]

Note
[1] http:/ / portalesapere. altervista. org/ viewtopic. php?topic=Algebra-di-Boole

Antinomie kantiane

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Antinomie kantiane
Le antinomie kantiane si riferiscono ad "antinomia" (dal greco , preposizione che indica una contrapposizione, e , legge), un particolare tipo di ragionamento che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ciascuna delle quali in confronto all'altra potrebbe esser vera o falsa. In questa situazione non ovviamente possibile applicare il principio di non-contraddizione. Kant stato il primo ad applicare la parola "antinomia" nel linguaggio filosofico.[1]

La Dialettica trascendentale
Kant tratta delle antinomie [2] nella Critica della ragion pura e pi precisamente nella critica della "Cosmologia razionale" [3] contenuta nella Dialettica trascendentale dove il filosofo tedesco intende motivare la necessit profonda che spinge l'uomo ad indagare su argomenti che vanno oltre l'esperienza tramite ragionamenti fallaci. Ci infatti dovuto al desiderio innato della mente umana che la spinge a voler trovare un sapere totale della realt mentre la sua conoscenza non pu andare oltre i limiti della contingente esperienza sensibile. Questo esigenza di totalit si esprime in tre idee che non hanno un reale contenuto empirico ma che esprimono soltanto un bisogno metafisico di totalit che non potr essere soddisfatto. idea dell'anima: intesa come una totalit dei fenomeni interni; idea del mondo (o cosmo): inteso come totalit dei fenomeni esterni; idea di Dio: come totalit di tutte le totalit e fondamento di ogni cosa. A ciascuna di queste tre idee viene associata una presunta scienza che, procedendo erroneamente oltre il limiti del pensiero, giunge a conclusioni sbagliate. L'anima studiata dalla psicologia razionale dove si dimostra l'impossibilit di conoscerla scientificamente; Dio invece l'oggetto di studio della teologia razionale che non potr mai dimostrarlo razionalmente; la cosmologia razionale.

La cosmologia razionale
Il mondo infine, come la totalit dei fenomeni esterni, studiato dalla cosmologia razionale che pretende di riuscire a spiegare il cosmo nella sua totalit, cosa impossibile a partire dal fatto che impossibile avere un'esperienza di tutti i fenomeni. Pertanto i metafisici, quando tentano di spiegare l'universo, cadono in procedimenti razionali contraddittori in se stessi: le antinomie, cio due ragionamenti egualmente veri e falsi poich, mancando un criterio valido basato sull'esperienza, impossibile operare una scelta. Prima antinomia Finito <--> Infinito Tesi: il mondo ha un inizio nel tempo e, nello spazio, chiuso dentro limiti. Antitesi: Il mondo infinito sia nel tempo che nello spazio. Nella dimostrazione Kant fa riferimento alla categoria della qualit.[4] Seconda antinomia. Divisibilit <--> Indivisibilit Tesi: ciascuna cosa composta da parti semplici che costituiscono altre cose composte da parti semplici. Antitesi: non esiste nulla di semplice, ogni cosa complessa. Nella dimostrazione Kant fa riferimento alla categoria della quantit.

Antinomie kantiane Terza antinomia Libert <--> Causalit Tesi: La causalit secondo le leggi della natura non la sola da cui possono essere derivati tutti i fenomeni del mondo. necessario ammettere per la spiegazione di essi anche una causalit per la libert. Antitesi: Nel mondo non c' nessuna libert, ma tutto accade unicamente secondo leggi della natura. Nella dimostrazione Kant fa riferimento alla categoria della relazione Quarta antinomia Dio causa prima <--> Natura Tesi: esiste un essere necessario che causa del mondo. Antitesi: non esiste alcun essere necessario, n nel mondo n fuori dal mondo che sia causa di esso. Nella dimostrazione Kant fa riferimento alla categoria della modalit.

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Le antinomie rapportate al pensiero scientifico moderno


Prima antinomia
La moderna cosmologia si ritrova nella tesi della prima antinomia con la teoria del Big Bang che ipotizza la formazione iniziale dell'universo dal nulla. Invece l'antitesi vale in alcune altre ipotesi cosmologiche, ad esempio nel modello inflazionario o nella teoria dello stato stazionario che sono alternativi alle ipotesi che assumono un Big Bang nell'origine dell'universo. La sua base filosofica il cosiddetto Principio cosmologico perfetto, che afferma che il nostro punto di osservazione dell'Universo non sarebbe per nulla particolare, non solo dal punto di vista della posizione, ma anche da quello temporale: non solo l'uomo, la Terra, il Sole o la Via Lattea non sono al centro dell'Universo (n in alcun'altra posizione privilegiata), ma su scala cosmologica anche l'epoca in cui viviamo non sarebbe significativamente differente da ogni altra. L'universo su grande scala sarebbe quindi eterno ed immutabile.

Seconda antinomia
La fisica delle particelle ancora alla ricerca dei costituenti ultimi della materia, e tuttavia anche questi, per via delle propriet della meccanica quantistica, possono essere interpretati come sovrapposizioni di pi stati o particelle. Altri modelli, come la teoria delle stringhe ritornano alla teoria del continuo, ritenendo le particelle "proiezioni" in 3 dimensioni delle stringhe, definite continue, che ne hanno invece 10 o 11. Altre teorie ancora, come la gravitazione quantistica a loop, ritengono invece che esistano granelli indivisibili (quanti) persino dello spaziotempo.

Terza antinomia
Sebbene la teoria delle variabili nascoste nella meccanica quantistica sia ormai screditata, e quindi varrebbe la tesi della terza antinomia, esistono dimostrazioni di come il comportamento quantistico possa emergere da sistemi complessi e non lineari, anche se nessuno sa come darne prova sperimentale.

Quarta antinomia
I lavori di John Conway sui numeri surreali e la prova ontologica di Kurt Gdel sono esempi di come sia possibile "inserire matematicamente" una causa prima a conferma della tesi della quarta antinomia.

Antinomie kantiane

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Note
[1] In Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente. [2] Fonti primarie in S. Caramella, Commentari alla ragion pura, Palumbo, Palermo 1956 e C. Luporini, Spazio e materia in Kant, Sansoni, Firenze 1961 [3] Il termine "razionale" in Kant rimanda alla "ragione" in senso stretto da lui intesa in questa occasione come organo della metafisica. [4] Posso sostenere che l'universo sia finito poich posso riferirmi a tutte le mie precedenti esperienze che sono finite. Ma, poich ogni limite implica l'esistenza di qualcosa posta al di l del limite stesso, posso invece sostenere che l'universo sia infinito. Ma nessuno pu dire di avere empiricamente raggiunto il limite estremo, il confine ultimo dell'universo. Lo stesso schema di ragionamento (finito <--> infinito) si applica alle altre antinomie utilizzando diverse categorie usate qui impropriamente perch esse valgono solo per l'intelletto che si applica all'esperienza limitata.

Bibliografia
Nicola Abbagnano; Giovanni Fornero, Itinerari di filosofia, Torino, Paravia, 2003. C. Cantoni, Emanuele Kant, Hoepli, Milano, 1879-1884, 3 voll. F. Paulsen, I.Kant, trad. it. a cura di A. B. Sesta, Sandron, Milano 1920 G. Simmel, Kant, trad.it. Cedam, Padova, 1920 E. P. Lamanna, Kant, Milano 1925

Voci correlate
Critica della ragion pura Immanuel Kant

Aristotele

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Aristotele
Aristotele (in greco: , Aristotles; Stagira, 384 a.C. o 383 a.C.[1] Calcide, 322 a.C.) stato uno scienziato e filosofo greco antico, noto come il "filosofo dell'immanenza". considerato una delle menti filosofiche pi innovative, prolifiche e influenti del mondo antico occidentale, dove era stimato come l'emblema dell'uomo sapiente per la vastit dei suoi campi di conoscenza, di cui fu un precursore di scoperte.

Aristotele. Dettaglio dalla Scuola di Atene di Raffaello Sanzio (1509).

Biografia
Aristotele nacque nel 384/3 a.C. a Stagira, l'attuale Stavro, citt macedone nella penisola Calcidica, situata sulla costa nord-orientale della Grecia. Si dice che il padre, Nicomaco, sia vissuto presso Aminta, re dei Macedoni, prestandogli i servigi di medico e di amico. Aristotele, come figlio del medico reale, doveva pertanto risiedere nella capitale del Regno di Macedonia, Pella. Fu probabilmente per l'attivit di assistenza al lavoro del padre che Aristotele fu avviato alla conoscenza della fisica e della biologia, aiutandolo nelle dissezioni anatomiche.[2]
Resti delle mura di Stagira Secondo gli studiosi la biografia di Aristotele pu essere [3] suddivisa in tre periodi. Il primo periodo ebbe inizio quando, rimasto orfano in tenera et, dovette trasferirsi dal tutore Prosseno ad Atarneo,

cittadina dell'Asia Minore nella regione della Misia situata nel nord-ovest dell'attuale Turchia, di fronte all'isola di Lesbo. Prosseno, verso il 367 a.C., lo mand ad Atene per studiare nell'Accademia fondata da Platone circa vent'anni

Aristotele prima, dove rimarr fino alla morte del suo maestro. Aristotele non fu dunque mai un cittadino di Atene, ma un meteco. Quando il diciassettenne Aristotele entra nell'Accademia, Platone a Siracusa da un anno, su invito di Dione, parente di Dionigi I, e torner ad Atene solo nel 364 a.C.; in questi anni, secondo l'impostazione didattica dell'Accademia, Aristotele dovette iniziare con lo studio della matematica, per passare tre anni dopo alla dialettica. A reggere la scuola Eudosso di Cnido, uno scienziato che dovette molto influenzare il giovane studente che, molti anni dopo, nell'Etica Nicomachea scriver che i ragionamenti di Eudosso avean acquistato fede pi per la virt dei suoi costumi che per se stessi: appariva di un'insolita temperanza, sembrando ragionare, nell'identificare il bene col piacere, non perch amante del piacere, ma perch pensava che la cosa stesse veramente cos.

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L'abbandono dell'Accademia
Il secondo periodo ha inizio quando nel 347 a.C. muore Platone e alla direzione dell'Accademia, pi per motivi economici che per meriti riconosciuti, viene chiamato Speusippo, nipote del grande filosofo ateniese. Aristotele, che evidentemente doveva ritenersi pi degno di costui, lascia la scuola insieme con Senocrate, altro pretendente alla guida dell'Accademia, per ritornare ad Atarneo, dove aveva trascorso l'adolescenza, invitato da Ermia, allora tiranno della citt. Ermia era stato gi da lui conosciuto ai tempi dell'Accademia, ed era poi riuscito con un rovesciamento politico a diventare successore di Eubulo, signore di Atarneo, e ad impossessarsi di Asso. Nella corte di Ermia Aristotele ritrova altri due ex allievi di Platone, Erasto e Coristo. Nello stesso anno tutti e quattro si trasferiscono ad Asso, divenuta intanto la nuova sede della corte, dove fondano una scuola che Aristotele battezza come unica vera scuola platonica. Ad essa aderiscono anche il figlio di Coristo, Neleo, e il futuro successore di Aristotele nella scuola di Atene, Teofrasto, suo brillante allievo. Nel 344 a.C., su invito dello stesso Teofrasto, Aristotele va a Mitilene, sull'isola di Lesbo, dove fonda un'altra scuola, anch'essa battezzata come la sola aderente ai canoni platonici. V'insegna fino al 342, anno in cui chiamato a Pella, in Macedonia dal re Filippo II perch faccia da precettore al figlio Alessandro Magno. Aristotele svolger questo incarico per circa tre anni, fino a quando Alessandro non sar chiamato a partecipare alle spedizioni militari del padre. Non sappiamo molto dell'educazione che Aristotele impartisce ad Alessandro ma si suppone che le lezioni si basassero prevalentemente sui fondamenti della cultura greca (a partire da Omero) facendo cos di Alessandro un uomo greco per gli ideali trasmessigli, ma anche soprattutto sulla politica, dato il destino che attendeva Alessandro. inoltre possibile che durante questo incarico Aristotele abbia concepito il progetto di una grande raccolta di Costituzioni.
Aristotele precettore di Alessandro Magno

La fondazione del Peripato


Quando nel 340 a.C. Alessandro diviene reggente del regno di Macedonia, cominciando anche ad avvicinarsi alla cultura orientale, il suo maestro Aristotele, che intanto rimasto vedovo e convive con la giovane Erpillide da cui ha avuto il figlio Nicomaco,[4] nell'ultimo periodo della sua vita torna forse a Stagira e, intorno al 335 a.C., si trasferisce ad Atene, dove in un pubblico ginnasio, detto Liceo perch sacro ad Apollo Licio, fonda una sua famosissima e celebrata scuola, chiamata Peripato - passeggiata, dall'uso istituito dallo Stagirita di insegnare passeggiando nel giardino che la circonda. Probabilmente non Aristotele ad acquistare la scuola; egli l'affitta perch per la citt di Atene egli era uno straniero e non aveva diritto di propriet. La scuola viene inoltre finanziata dallo stesso

Aristotele Alessandro. Aristotele promuove attivit di ricerca nella citt di Atene soprattutto per quanto riguarda materie scientifiche quali zoologia, botanica, astronomia.[5] Riguardo alla scuola abbiamo notizie vaghe; comunque sappiamo per certo che gli alunni erano chiamati per dieci giorni a dirigere la scuola in prima persona: Aristotele ci teneva a istruire i suoi allievi a questo ruolo. Inoltre i pasti venivano consumati in comune secondo un'usanza dei pitagorici e ogni mese si organizzava un simposio filosofico con giudizio (iudicio) guidato dalla saggezza del maestro. Le lezioni si svolgevano di mattina; di pomeriggio e di sera invece Aristotele teneva, sempre nella scuola, delle conferenze aperte al pubblico; le materie erano appunto di interesse pubblico quindi politica e retorica, ad esempio, ma non materie astratte come la metafisica e la logica. Nel 323 a.C. muore Alessandro Magno e ad Atene si manifestano i mai sopiti odii antimacedoni; Aristotele, guardato con ostilit per il suo legame con la corte macedone, accusato di empiet: lascia allora Atene e con la famiglia si rifugia a Calcide, la citt materna, dove muore l'anno dopo.

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Il testamento
Diogene Laerzio riporta il testamento di Aristotele: Andr senz'altro bene, ma qualora capitasse qualcosa, Aristotele ha steso le seguenti disposizioni: tutore di tutti, sotto ogni aspetto, dev'essere Antipatro; per, Aristomene, Timarco, Ipparco, Diotele e Teofrasto, se possibile, si prendano cura dei figli, di Erpillide [la sua convivente] e delle cose da me lasciate, fino all'arrivo di Nicanore. E al momento giusto, mia figlia [Piziade] sia data in sposa a Nicanore [...] Se invece Teofrasto vorr prendersi cura di mia figlia, allora sia padrone lui [...] I tutori e Nicanore, ricordandosi di me, si prendano cura anche di Erpillide, sotto ogni aspetto e anche se vorr risposarsi, in modo che non sia data in sposa indegnamente, visto che stata premurosa con me. In particolare, le vengano dati, oltre a quello che ha gi ottenuto, anche un Statua di Aristotele a Calcide tallero d'argento e tre schiave, quelle che vuole, la schiava che gi ha e lo schiavo Pirro. E se vorr abitare a Calcide, le sia data la casa per gli ospiti vicino al giardino; se invece vorr stare a Stagira, le sia data la mia casa paterna [...] Sia libera Ambracide e le si diano, alle nozze di mia figlia, cinquecento dracme e la giovane serva che gi possiede [...] Sia liberato Ticone quando mi figlia si dovesse sposare, e cos anche Filone, Olimpione e il suo ragazzino. Non vendano nessuno dei giovani schiavi che attualmente mi servono, ma siano impiegati; una volta dell'et giusta, siano liberati, se lo meritano [...] Ovunque sia costruita la mia tomba, l siano portate e deposte le ossa di Piziade, come lei stessa ordin; dedichino poi anche da parte di Nicanore, se sar ancora vivo - come ho pregato a suo favore - statue di pietra alte quattro cubiti a Zeus Salvatore e ad Atena Salvatrice a Stagira.[6]

Aristotele

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Le opere
Degli scritti di Aristotele si sogliono distinguere le opere giovanili, a cui egli cominci a lavorare gi nel 364 a.C., da quelle della maturit.

Gli scritti giovanili


A questo gruppo appartengono le seguenti opere: Grillo, Sulle idee, Sul Bene, Eudemo, Protreptico e De philosophia. Il Grillo o Sulla retorica Intorno al 360 a.C. il giovane Aristotele scrive la sua prima opera intitolata Grillo o Sulla retorica; in reazione a una serie di scritti di elogio - composti da alcuni retori ateniesi, fra i quali Isocrate, per celebrare Grillo, figlio di Senofonte, morto nel 362 a.C. nella battaglia di Mantinea - lo Stagirita polemizzava contro la retorica come mezzo per agire sugli affetti, sulla parte irrazionale dell'anima. Gi Platone, nel Gorgia, aveva sostenuto che la retorica non era un'arte, n una scienza, ma semplicemente una (empeira), una pratica persuasiva che pu avere successo solo sugli ignoranti. Il successo del Grillo nell'Accademia procur ad Aristotele l'incarico di tenere un corso di retorica, nel quale, seguendo il Fedro platonico, sostenne che la retorica doveva fondarsi sulla dialettica. A tal proposito si tramandato negli anni che egli esord nella prima lezione con la frase: cosa turpe tacere e lasciar parlare Isocrate. Sulle Idee Scritto poco dopo il Grillo, il trattato Sulle Idee andato perduto tranne pochi frammenti, trasmessi da Alessandro d'Afrodisia. Vi si affrontava la difficolt di intendere il rapporto tra idee e cose, concepito da Platone come partecipazione delle cose alle idee, che da esse sono tuttavia separate. Eudosso sosteneva che tra le idee e le cose non ci fosse n separazione, n partecipazione, bens mixis, mescolanza: le idee e le cose sono mescolate tra loro. Aristotele non accetta la teoria eudossiana, che non risolve il problema, ma critica anche la teoria platonica della separazione, delle cui aporie lo stesso Platone era del resto ben consapevole, come mostra il suo dialogo Parmenide. Per Aristotele il principio di tutte le cose non risiede nelle idee trascendenti, ma nelle loro "forme" immanenti.

Aristotele Sul Bene Nel tentativo di superare un'altra difficolt contenuta nella teoria delle idee, le quali, essendo molteplici, hanno bisogno secondo Platone di essere giustificate da un principio unitario, Platone introdusse i principi dell'Uno (identificato con il Bene) e della Diade (il grande e il piccolo); il primo ha la funzione di principio formale e il secondo ha la funzione di principio materiale. probabile che le conclusioni del trattato aristotelico Sul Bene, scritto intorno al 358 a.C. e del quale rimangono pochi frammenti, fossero quelle esposte nella matura Metafisica:[7] Platone chiam idee gli esseri diversi da quelli sensibili e disse che di tutte le cose sensibili si parla in dipendenza dalle idee e secondo le idee: infatti le cose molteplici che hanno lo stesso nome delle idee esistono per partecipazione [...] ma che cosa fosse la partecipazione o l'imitazione delle idee un problema che Platone e i pitagorici lasciarono aperto. Inoltre Platone dice che oltre alle cose sensibili Platone e Aristotele, particolare della formella del Campanile di Giotto di Luca della Robbia, 1437-1439, e alle idee esistono le cose matematiche, che sono intermedie e Firenze differiscono dalle cose sensibili perch sono eterne e immobili, e differiscono dalle idee per il fatto che ce ne sono molte simili tra loro, mentre ciascuna idea unica in s [...]. Come principi, Platone poneva la Diade, cio il grande e il piccolo, come materia, e poneva l'Uno come sostanza; dal grande e dal piccolo, per partecipazione all'Uno, si costituiscono le idee, che sono i numeri che nascono da quei principi [...] Platone sosteneva una tesi vicina a quella dei Pitagorici, e si poneva sulle loro posizioni, quando diceva che i numeri sono la causa della sostanza delle altre cose [...] egli ricorre soltanto a due cause, l'essenza e la causa materiale, perch le idee sono la causa dell'essenza delle altre cose, mentre l'Uno causa dell'essenza delle idee. Aristotele respinse dunque gi nel primo periodo della sua formazione la teoria delle idee nella lunga elaborazione fatta da Platone, ma dalla meditazione su di essa trasse la personale dottrina della causa formale e della causa materiale. L'Eudemo o Sull'anima Nel 354 a.C., alla morte in guerra, presso Siracusa, dell'amico e compagno di studi Eudemo di Cipro, Aristotele scrisse, in forma consolatoria e non speculativa, un altro dialogo, pervenuto in frammenti, l'Eudemo o Sull'anima, nel quale, prendendo a modello il Fedone platonico, sosterrebbe la tesi dell'immortalit dell'anima razionale, come indicato nella forma pur problematica della posteriore Metafisica: Se rimanga qualche cosa dopo l'individuo, una questione ancora da esaminare. In alcuni casi, nulla impedisce che qualcosa rimanga: per esempio, l'anima pu essere una cosa di questo genere, non tutta, ma solo la parte intellettuale; perch forse impossibile che tutta l'anima sussista anche dopo.[8] Per l'Aristotele maturo, l'anima non un'idea ma una sostanza informante il corpo: nell'Eudemo invece netta l'opposizione fra anima e corpo, sicch lo Jaeger la considerava dimostrazione dell'adesione completa del giovane Aristotele al platonismo; i sostenitori della precoce presa di distanza dello Stagirita da Platone intendono invece questa dichiarata opposizione come dipendente dall'intento consolatorio del dialogo, nel quale Aristotele avrebbe volutamente accentuato il destino ultraterreno dell'anima. In ogni caso, i frammenti dell'Eudemo non permettono di dedurre un'adesione alle dottrine platoniche delle idee separate dagli oggetti sensibili e della conoscenza fondata sulla reminiscenza.

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Aristotele Il Protreptico Il Protreptico o Esortazione alla filosofia, conosciuto dalle numerose citazioni contenute nell'opera di eguale titolo di Giamblico, dedicato a Temisone, re di una citt di Cipro, dovette essere scritto intorno al 350 a.C. Il Protreptico un'esortazione alla filosofia, essendo questa il pi grande dei beni, dal momento che ha per scopo se stessa, mentre le altre scienze hanno per fine qualcosa di diverso da s. Aristotele individua nell'essere umano la divisione fra anima e corpo: una parte di noi l'anima e una parte il corpo, l'una comanda e l'altra comandata, l'una si serve dell'altra e l'altra sottost come uno strumento [...] Nell'anima ci che comanda e giudica per noi la ragione, mentre il resto ubbidisce e per natura comandato [...] dunque l'anima migliore del corpo, essendo pi adatta al comando, e di questa migliore la parte che possiede ragione e pensiero, una divisione non vista come opposizione, come nell'Eudemo, ma come collaborazione: il corpo lo strumento dell'agire dell'anima, della parte razionale dell'anima. Delle cose che sono generate, alcune sono generate dall'intelligenza e dall'arte, per esempio, la casa e la nave; altre sono generate non per arte ma per natura: degli esseri viventi e delle piante, infatti, la causa la natura e per natura sono generate tutte le cose di tal specie; altre per sono generate anche per caso, e sono tutte quelle non generate n per arte, n per natura, n da necessit, e tutte queste cose, molto numerose, noi diciamo che sono generate per caso. Non vi finalit nel caso ma vi nell'arte e nella natura: la natura l'ordine tendente a un fine, e il fine dell'uomo la conoscenza. La filosofia sia buona che utile, ma la bont va privilegiata rispetto all'utilit: alcune cose, senza le quali impossibile vivere, le amiamo in vista di qualcosa di diverso da esse: e queste bisogna chiamarle necessarie e cause concomitanti; altre invece le amiamo per se stesse, anche se non ne consegua nulla di diverso, e queste dobbiamo chiamarle propriamente beni [...] Sarebbe quindi del tutto ridicolo cercare di ogni cosa un'utilit diversa dalla cosa stessa, e domandare: "Che cosa ci giovevole? Che cosa ci utile?". Colui che ponesse queste domande non assomiglierebbe in nulla a uno che conosce ci che bello e buono n a uno che sappia riconoscere che cosa causa e che cosa concomitante. una polemica, questa, contro le posizioni di Isocrate che, nel suo Antidosis, scritto contro l'Aristotele del Grillo, attaccava una conoscenza che fosse priva di utilit pratica. Inoltre quest'opera, essendo certamente datata, fondamentale per gli studi storiografici in quanto ci consente di creare un abbozzo cronologico di alcuni libri della Metafisica in base alla presenza (o meno) in essi di temi gi trattati nel Protreptico. Del resto, che fare filosofia sia per Aristotele comunque necessario lo dimostra il fatto che chi pensa sia necessario filosofare, deve filosofare e chi pensa che non si debba filosofare, deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poich tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloquio.

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Aristotele Il De philosophia Il De Philosophia, pervenuto in frammenti, fu scritto intorno al 355 a.C. e si divide in tre libri: nel primo Aristotele definisce filosofia la conoscenza dei principi della realt; nel secondo critica la dottrina platonica delle idee e delle idee-numeri; nel terzo espone la sua teologia. Ribadisce la non trascendenza delle idee e nega le idee-numero o numeri ideali, introdotti dal tardo Platone: se le idee sono un'altra specie di numero, non matematico, non potremmo averne alcuna comprensione; chi, fra noi, comprende un tipo di numero diverso?. Cicerone a citare, criticamente, il terzo libro del De philosophia: Aristotele nel terzo libro della sua opera Della filosofia confonde molte cose dissentendo dal suo maestro Platone. Ora infatti attribuisce tutta la divinit a una mente, ora dice che il mondo stesso dio, ora prepone al mondo un altro essere e gli affida il compito di reggere e governare il moto del mondo per mezzo di certe rivoluzioni e moti retrogradi, talora dice che dio l'etere, non comprendendo che il cielo una parte di quel mondo che altrove ha designato come potere divino.[9] La dimostrazione della necessit e dell'immutabilit di Dio fornita dalla testimonianza di Simplicio: dove c' un meglio, c' anche un ottimo: poich, fra ci che esiste, c' una realt superiore a un'altra, esister di conseguenza una realt perfetta, che dovr essere la potenza divina [...] e ne deduce la sua immutabilit.[10] Puro pensiero e immutabile, Dio non pu creare il mondo, che anch'esso eterno, come riporta Cicerone:[11] il mondo non ha mai avuto origine, poich non vi stato alcun inizio, per il sopravvenire di una nuova decisione, di un'opera cos eccellente e attesta anche la concezione della divinit degli astri: Le stelle poi occupano la zona eterea. E poich questa la pi sottile di tutte ed sempre in movimento e sempre mantiene la sua forza vitale, necessario che quell'essere vivente che vi nasca sia di prontissima sensibilit e di prontissimo movimento. Per la qual cosa, dal momento che sono gli astri a nascere nell'etere, logico che in essi siano insite sensibilit e intelligenza. Dal che risulta che gli astri devono essere ritenuti nel numero delle divinit.
Busto di Cicerone

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Le opere della maturit


Della produzione filosofica aristotelica pi matura ci sono giunti solo gli scritti composti per il suo insegnamento nel Peripato, detti libri acroamatici (in greco: "ci che si ascolta") o esoterici; oltre a questi, come esposto in precedenza, Aristotele aveva scritto e pubblicato, durante la sua precedente permanenza nell'Accademia di Platone, anche dei dialoghi destinati al pubblico, per questo motivo detti essoterici, che sono per pervenuti in frammenti. Questi dialoghi giovanili furono letti e discussi dai commentatori fino al VI secolo d.C. A seguito della chiusura dell'Accademia ateniese ordinata nel 529 da Giustiniano e alla diaspora di quegli accademici, queste opere si dispersero e furono dimenticate, mentre di Aristotele rimasero solo i trattati esoterici; questi, a loro volta, erano stati dimenticati a lungo dopo la morte del Maestro fino ad essere ritrovati, alla fine del II secolo a.C., da un bibliofilo ateniese, Apellicone di Teo, in una cantina appartenente agli eredi di Neleo, figlio di Corisco, entrambi seguaci di Aristotele nella scuola di Asso. Apellicone li acquist, portandoli ad Atene, e qui Silla li sequestr nel saccheggio di Atene dell'84 a.C., portandoli quindi a Roma, dove furono ordinati e pubblicati da Andronico da Rodi. L'insieme di queste opere pu essere ordinato per argomenti omogenei: Logica,[12] scritti raccolti nel titolo complessivo di Organon - in greco, "strumento" - comprendenti: 1. Le categorie (un libro) 2. Sull'interpretazione (un libro) 3. Analitici primi (due libri) 4. Analitici secondi (due libri)

Aristotele 5. Topici (otto libri) 6. Elenchi sofistici (un libro) Metafisica[13] (quattordici libri) Fisica (otto libri) con scritti correlati: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Sul cielo (quattro libri) Sulla generazione e corruzione (due libri) Sulle meteore (quattro libri) Storia degli animali (un libro) Sulle parti degli animali (un libro) Sulla generazione degli animali (un libro) Sulle migrazioni degli animali (un libro) Sul movimento degli animali (un libro)

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Sull'anima (tre libri) con scritti correlati: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Sensazione e sensibile (un libro) Memoria e reminiscenza (un libro) Il sonno (un libro) I sogni (un libro) La divinazione mediante i sogni (un libro) Lunghezza e brevit della vita (un libro) Giovinezza e vecchiaia (un libro) La respirazione (un libro)

Etica, comprendente 1. Etica Nicomachea (dieci libri) 2. Etica Eudemia (sei libri) 3. Grande etica (due libri) Politica (otto libri) correlata alla 1. Costituzione degli Ateniesi Retorica (tre libri) Poetica, incompiuta.

Apocrifi
Ad Aristotele sono anche attribuiti i Problemi e Le Audizioni Meravigliose; la filologia moderna sostiene che non sono suoi, contro l'opinione dell'antica. Nei Problemi il Filosofo si chiede: come mai sedendosi vicino al fuoco viene da fare pip? La sua risposta , come al solito, acutissima: perch il fuoco scioglie le cose solide. chiaro che, se avesse ragione, allontanandosi dal fuoco dovrebbe anche passare la voglia.[14] Un altro dei Problemi : come mai soffiando sulle mani queste si scaldano, mentre soffiando sulla zuppa questa si raffredda? Anche qui la risposta magistrale: Perch quando soffi sulla minestra, tieni la bocca quasi chiusa, in modo tale che il calore dell'aria rimane dentro la bocca e quel poco che esce fuori evapora subito per la violenza del soffio.[15] Le Audizioni Maravigliose contengono fatti che ancora oggi la scienza non sa spiegare: ad esempio, sull'isola di Creta, le capre ferite dai cacciatori si cibano di un'erba, chiamata Dittamo, che subito fa uscire la freccia e sana la ferita[16].

Aristotele

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La filosofia: scienza delle cause e ricerca delle essenze


La filosofia di Aristotele muove dalla stessa esigenza platonica di ricercare un princpio eterno e immutabile che spieghi il modo in cui avvengono i mutamenti della natura. Come il suo maestro Platone, Aristotele ha ben presente la contrapposizione filosofica venutasi a creare tra Parmenide ed Eraclito; anche lui pertanto si propone di conciliare le loro rispettive posizioni di pensiero: l'Essere statico del primo con l'incessante divenire del secondo. Per cui tutto muta in natura, tutto scorre, ma non a caso: seguendo sempre certi schemi o regole fisse. A differenza di Platone, tuttavia, Aristotele ritiene che le forme in grado di guidare la materia non si trovino al di fuori di essa: non ha senso secondo lui sdoppiare gli enti per cercare poi di riconciliarli in qualche modo; ogni realt invece deve avere in se stessa, e non in cielo, le leggi del proprio costituirsi. Il fatto che tutti i fenomeni naturali siano soggetti a costante mutamento significa per Aristotele che nella materia sempre insita la possibilit di raggiungere una Aristotele forma precisa. Compito della filosofia proprio quello di scoprire le cause che determinano il perch un oggetto tenda ad evolversi in un certo modo e non diversamente. Aristotele parla in proposito di quattro cause, che sono le seguenti: 1. 2. 3. 4. causa formale: consiste nelle qualit specifiche dell'oggetto stesso, nella sua essenza; causa materiale: la materia il sostrato senza cui l'oggetto non esisterebbe; causa efficiente: l'agente che determina operativamente il mutamento; causa finale: la pi importante di tutte, in virt della quale esiste un'intenzionalit nella natura; lo scopo per cui una certa realt esiste.

La scienza delle cause consente di affrontare in maniera pi sistematica e razionale il problema dell'Essere e delle sue possibili determinazioni, sorto la prima volta con Parmenide. Quest'ultimo aveva detto dell'Essere soltanto che , e non pu non essere, ma non aveva aggiunto cosa esso sia, lasciandolo senza un predicato. Ne risultava un concetto evanescente, che rischiava di venir confuso col non-essere. Aristotele con la sua ontologia si propone allora di mostrare che l'essere determinato in una molteplicit di attributi, che lo rendono multilaterale pur nella sua unit.

Ontologia e metafisica
L'ontologia, in quanto metafisica (secondo la terminologia introdotta da Andronico di Rodi), la "filosofia prima" aristotelica, che ha come suo primario oggetto di indagine l'essere in quanto tale, e solo in via subordinata l'ente (dal greco , genitivo di , essente). "In quanto tale" significa a prescindere dai suoi aspetti accidentali, e quindi in maniera scientifica. Solo di ci che permane come sostrato fisso e immutabile, infatti, si pu avere una conoscenza sempre valida e universale, a differenza degli enti soggetti a generazione e corruzione, ragion per cui del particolare non si d scienza.[17] Per conoscere gli enti occorrer dunque fare sempre riferimento all'Essere; Aristotele intende per ente tutto ci che esiste (da ex-sistentia, essere da), a differenza dell'Essere che invece in s e per s: mentre l'Essere uno, gli enti

Aristotele non sono tutti uguali. Per il filosofo essi hanno vari significati: l'ente un "pllachos legmenon" (dal greco ), ossia si pu dire in molti modi. Ente sar ad esempio un uomo, cos come il suo colore della pelle. Introducendo gli enti, Aristotele cerca di risolvere il problema ontologico di conciliare l'essere parmenideo col divenire di Eraclito, facendo dell'ente un sinolo indivisibile di materia e forma: come gi accennato, infatti, la materia possiede un suo modo specifico di evolversi, ha in s una possibilit che essa tende a mettere in atto. Ogni mutamento della natura quindi un passaggio dalla potenza alla realt, in virt di un'entelechia, di una ragione interna che struttura e fa evolvere ogni organismo secondo leggi sue proprie. Cercando di superare il dualismo di Platone in seno all'essere, Aristotele sostiene cos l'immanenza dell'universale. La sua soluzione tuttavia risente fortemente dell'impostazione platonica, perch, come gi il suo predecessore, anche lui concepisce l'essere in forma gerarchica:[18] per cui da un lato vi l'Essere eterno e immutabile, identificato con la vera realt, che basta a se stesso in quanto perfettamente realizzato; dall'altro vi l'essere in potenza, proprio degli enti, che per costoro soltanto la possibilit di attuare se stessi, di realizzare la loro forma in atto, la loro essenza. Anche il non-essere quindi in qualche modo , almeno come poter-essere. E il divenire consiste propriamente in questo perenne passaggio verso l'essere in atto.[19]
La Sostanza: prima e seconda

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Il genere sommo di cui il filosofo si occupa maggiormente quello di sostanza, classificata in sostanza prima e sostanza seconda. La prima relativa ad un singolo essere, un determinato uomo, un certo animale o una pianta, ossia tutto ci che ha sussistenza autonoma. La sostanza seconda invece costituita da sostantivi generici che determinano un oggetto in un certo modo, la risposta a "che cos'" quell'oggetto, ti est (dal greco ), specificando meglio la sostanza prima. Nella frase il Sole un astro ad esempio, Sole, nome proprio e specifico di una stella, sostanza prima, mentre astro, nome generico che ne specifica l'essenza o la natura, sostanza seconda. Di fatto, se si prescinde dall'aspetto materiale, la sostanza sinonimo di essenza (, usa).[20] Ogni realt pu essere detta che "" in quanto esprime la sostanza. Un altro termine utilizzato per indicarla sinolo di materia e forma. Nonostante le molteplici valenze che assumono gli enti, tutti richiamano inevitabilmente in un modo o nell'altro il concetto di sostanza, termine introdotto da Aristotele per indicare ci che in s e per s, e che per essere non ha bisogno di esistere. La sostanza uno dei dieci predicamenti dell'essere, ossia di quelle dieci categorie entro cui classificare gli enti sulla base della loro differenza. Esse sono: sostanza, qualit, quantit, dove, quando, relazione, agire, subire, avere, giacere. Le dieci categorie possono anche essere definite generi massimi, poich permettono la completa classificazione degli enti. Non vanno confuse con i cinque generi sommi platonici, perch se Platone cercava categorie universali cui partecipassero tutte le idee, Aristotele cerca categorie cui gli enti partecipino in base alla loro diversit: non esiste infatti una categoria a cui tutti gli enti tangibili partecipino, proprio perch il suo scopo non quello della reductio ad unum (l'omologazione, il confluire di tutti gli oggetti di studio in un unico grande calderone). A differenza della sostanza, le nove rimanenti categorie si devono invece definire "accidenti" in quanto non hanno vita indipendente, ma esistono solo nel momento in cui ineriscono alla sostanza. Il giallo, per esempio, non un ente autonomo come un uomo. Perci nella frase il Sole giallo, Sole sempre sostanza prima, mentre giallo accidente della sostanza, appartenente alla categoria della qualit. Lo stesso filosofo afferma quanto sia inutile ogni scienza che si occupi di enti dotati delle medesime caratteristiche: la matematica studia gli enti astratti deducibili solo con l'astrazione (in numeri), la fisica gli elementi naturali della physis (greco ), l'ontologia, invece, studia gli enti. Ma in base a che cosa gli enti sono accomunati? Non certo il fatto di esistere, perch, come gi detto, il filosofo nega a priori l'esistenza di una categoria che collochi in se tutti gli enti (la categoria dell'essere che, infatti, li accomunerebbe tutti). Il termine ente comunque una parola ambigua, proprio come "salutare". Esso vuol dire sano o indicare l'azione del cordiale saluto, tutto comunque richiama allo stesso concetto di salute.

Aristotele Teologia Soltanto l'essere in atto fa s che un ente in potenza possa evolversi; l'argomento ontologico diventa cos teologico per passare alla dimostrazione della necessit dell'essere in atto.[21] Si visto come il movimento sia originato dalle quattro cause. Ogni oggetto mosso da un altro, questo da un altro ancora, e cos via a ritroso, ma alla fine della catena deve esistere un motore immobile, cio Dio: "motore" perch la meta finale a cui tutto tende, "immobile" perch causa incausata, essendo gi realizzato in se stesso come atto puro.[22] Tutti gli enti risentono della sua forza d'attrazione perch l'essenza, che in costoro ancora qualcosa di potenziale, in Lui giunge a coincidere con l'esistenza, cio tradotta definitivamente in atto: il Suo essere non pi una possibilit, ma una necessit. In Lui tutto compiuto perfettamente, e non v' nessuna traccia del divenire, perch questo appunto solo un passaggio. Non vi neppure l'imperfezione della materia che continua invece a sussistere negli enti inferiori, i quali sono ancora una mescolanza, un insieme non coincidente di essenza ed esistenza, di potenza ed atto, di materia e forma.

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Il primo motore dunque un essere necessariamente esistente, e in quanto la sua esistenza necessaria si identifica col
bene, e sotto tale profilo principio. [] Se, pertanto, Dio sempre in uno stato di beatitudine, che noi conosciamo solo qualche volta, un tale stato meraviglioso; e se la beatitudine di Dio ancora maggiore essa deve essere oggetto di meraviglia ancora pi grande. Ma Dio, appunto, in tale stato! (Aristotele, Metafisica XII (), 1072, b 9-30)

Come nell'Essere di Parmenide, Dio pienezza della sostanza e quindi pensiero puro. Per Aristotele infatti la migliore delle azioni quella legata all'attivit noetica, non essendo soggetta alla corruzione del divenire.[23] Ma cosa pensa Dio? Evidentemente il pensiero pi alto e cio se stesso. La sua caratteristica principale dunque la contemplazione autocosciente, fine a se stessa, intesa come pensiero di pensiero.

Gnoseologia
Nell'ambito della filosofia della conoscenza, Aristotele sembra rivalutare l'importanza dell'esperienza sensibile, e tuttavia, al pari di Platone, mantiene fermo il presupposto secondo cui l'intelletto umano non si limita a recepire passivamente le impressioni sensoriali, ma svolge un ruolo attivo che gli consente di andare oltre le particolarit transitorie degli oggetti e di coglierne le cause.[24] Esistono vari gradi del conoscere: secondo Aristotele all'inizio non ci sono idee innate nella nostra mente; questa rimane vuota se non percepiamo qualcosa attraverso i sensi. Ci tuttavia non vuol dire che l'essere umano non abbia delle capacit innate di ordinare le conoscenze, raggruppandole in diverse classi e riuscendo a penetrare l'essenza propria di ciascuna di esse, con le quali stabilisce una corrispondenza. Al livello pi basso c' la sensazione, che ha per oggetto entit particolari. La sensazione in potenza pu sentire di tutto, ma solo nel momento in cui mette in atto una percezione specifica avviene il sentire di sentire, che appartiene al cosiddetto senso comune. La sensazione in atto rende attuale lo stesso oggetto percepito, ad esempio l'udito a dare vita al suono, facendolo passare all'essere. Al grado successivo interviene la fantasia, facolt dell'anima, che ha la capacit di rappresentare gli oggetti non pi presenti ai sensi, producendo le immagini:[25] queste vengono ricevute dall'intelletto potenziale, per essere poi, in seguito a vari filtri, conservate dalla memoria, da cui nasce la generalizzazione dell'esperienza. Anche l'intelletto potenziale ha bisogno a sua volta di una realt gi in atto per potersi attivare. Ecco dunque che la conoscenza deve culminare infine con un trascendente intelletto attivo, che superando la potenza sappia vedere l'essenza in atto, ossia la forma. Questo passaggio supremo reso possibile dall'intuizione (nous), la quale presuppone che la mente umana sia capace di pensare se stessa, ovvero sia dotata di consapevolezza e libert; solo cos essa pu riuscire ad "astrarre" l'universale dalle realt empiriche. L'approdo dal particolare all'universale, inizialmente avviato tramite i sensi dall'epagogh (termine traducibile impropriamente con induzione) non possiede infatti nessun carattere di necessit o di conseguenzialit logica, dato che la logica di Aristotele, a differenza di quella moderna, solo deduttiva.[26] L'induzione per lui funge unicamente da stimolo, o

Aristotele sollecitazione, di un processo definitorio che comporta alla fine un'esperienza di tipo contemplativo:[27]

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Non si pu dire che il definire qualcosa consista nello sviluppare un'induzione attraverso i singoli casi manifesti,
stabilendo cio che l'oggetto nella sua totalit deve comportarsi in un certo modo [] Chi sviluppa un'induzione, infatti, non prova cos' un oggetto, ma mostra che esso , oppure che non . In realt, non si prover certo l'essenza con la sensazione, n la si mostrer con un dito. (Aristotele, Analitici secondi II, 7, 92a-92b)

La conoscenza noetica che ne risulter consiste quindi nella corrispondenza tra realt e intelletto: come la sensazione si identifica con ci che sentito, cos l'intelletto attivo o agente (indicato col termine ns poietiks)[28] coincide con la verit del suo stesso oggetto,[29] implicando una componente divina in grado di farlo passare all'atto, per cui ad esempio un libro un oggetto in potenza, che diventa un libro in atto solo quando viene pensato.[30] Logica Distinta dall'intelletto la Logica (dinoia, o ragione), che Aristotele teorizza nella forma rigorosamente deduttiva del sillogismo. Le leggi che la guidano, non dimostrabili ma intuibili con un atto immediato, sono il principio di identit, per il quale A = A, e quello di non-contraddizione, per cui A non-A. Il sillogismo un ragionamento concatenato che, partendo da due premesse di carattere generale, una "maggiore" e una "minore", giunge ad una conclusione coerente su un piano particolare. Sia le premesse che la conclusione sono proposizioni espresse nella forma soggetto-predicato. Un esempio di sillogismo il seguente: 1. Tutti gli uomini sono mortali; 2. Socrate uomo; 3. dunque Socrate mortale.
Schema esemplificativo del sillogismo

Attraverso il sillogismo, la logica permette di ordinare in gruppi o categorie tutto ci che si trova in natura, a condizione per di partire da premesse vere e certe:[31] i sillogismi infatti di per s non danno nessuna garanzia di verit. Questo perch i princpi primi, da cui il ragionamento prende le mosse, non possono essere a loro volta dimostrati, dato che proprio da essi deve scaturire la dimostrazione; solo l'intuizione intellettuale, opera dell'intelletto attivo, pu dare loro un fondamento oggettivo e universale,[32] tramite quel processo conoscitivo sovra-razionale, che partendo come si visto dall'epagogh, culmina nell'astrazione dell'essenza.[33] Da questa poi la logica trarr soltanto delle conseguenze coerenti da un punto di vista formale, facendo ricorso ai giudizi predicativi che corrispondono alle dieci categorie dell'essere. Dialettica Mentre la logica o analitica studia la deduzione a partire da premesse vere, la dialettica in Aristotele semplicemente la tecnica con la quale uscire vittoriosi da una discussione. Questo successo, che non esclude comunque un effettivo raggiungimento della verit,[34] deriva dal prevalere con la propria tesi su quella sostenuta dall'avversario, nel rispetto di premesse su cui ci si messi d'accordo prima dell'inizio del confronto: difatti la confutazione, l'aver ottenuto ragione e quindi l'aver vinto, si basava proprio sul portare l'interlocutore ad autocontraddirsi, mostrando dunque come la sua tesi, se sviluppata, avrebbe condotto a risultati illogici nei confronti delle premesse iniziali, considerate vere da entrambi. Certo era necessario che le premesse fossero considerate vere dal pubblico che assisteva al confronto, pertanto non di rado si sceglieva di accordarsi su premesse che fossero ritenute vere dai membri pi influenti della societ, cos che essi potessero influenzare anche l'opinione altrui. La tecnica dialettica necessitava di un'ottima conoscenza delle parole e dei modi di unirle in proposizioni e, ancora, in periodi, pertanto il filosofo postula alcune teorie, quali quella della proposizione e quella del sillogismo, che permettono di capire come

Aristotele debba funzionare nei vari casi la parola. Prima di queste teorie, si sofferma sulla spiegazione dell'esistenza di parole univoche ed equivoche, ovvero da uno o pi significato: deve essere la loro conoscenza accurata il primo necessario requisito per l'esperto di dialettica. Teoria della proposizione Una proposizione un insieme di termini (o parole) i quali danno vita a un'affermazione, un giudizio. Questo pu essere vero o falso, in base al riscontro con la realt, mentre i singoli termini di per s non possono essere veri o falsi se considerati da soli. Neppure tutte le proposizioni per rientrano nella dimensione del vero o falso: preghiere, invocazioni, ordini, sono destinati all'ambito poetico e di questi Aristotele non si occupa. Egli invece si occupa delle frasi a cui sole pu essere riconosciuta la possibilit di essere vere o false, chiamandole categoriche, o dichiarative, o apofantiche. Le proposizioni categoriche possono avere qualit affermativa o negativa, e quantit universale (quando il soggetto un genere e vi sono inclusi tutti gli appartenenti) particolare (si fa riferimento solo a una parte degli enti di un genere) o singolari (il soggetto un individuo singolo), in base alla maggiore o minore generalit del soggetto. Aristotele non si preoccupa delle proposizioni singolari, soffermandosi solo sulle proposizioni affermative e negative, universali e particolari. Combinando questi tipi di proposizioni, risultano esserci quattro tipi di proposizioni-modello per il filosofo: universale affermativa, universale negativa, particolare affermativa, particolare negativa.

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L'Etica

La dignit non consiste nel possedere onori ma nella coscienza di meritarli.


(Aristotele
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L'etica di cui tratta Aristotele attiene alla sfera del comportamento (dal greco ethos), ossia alla condotta da tenere per poter vivere un'esistenza felice. Coerentemente con la sua impostazione filosofica, l'atteggiamento pi corretto quello che realizza l'essenza di ognuno. Ne consegue l'identificazione di essere e valore: quanto pi un ente realizza la propria ragion d'essere, tanto pi esso vale. L'uomo in particolare realizza se stesso praticando tre forme di vita: quella edonistica, incentrata sulla cura del corpo, quella politica, basata sul rapporto sociale con gli altri, e infine la via teoretica, situata al di sopra delle altre, che ha come scopo la conoscenza contemplativa della verit. Le tre modalit di condotta vanno comunque integrate fra loro, senza privilegiare l'una a discapito dell'altra. L'uomo infatti deve saper sviluppare e assecondare armonicamente tutte e tre le potenzialit dell'anima che contraddistinguono il proprio essere o entelechia, e da Aristotele identificate con: l'anima vegetativa, comune anche alle piante e agli animali, che attiene ai processi nutritivi e riproduttivi; l'anima sensitiva, comune agli animali, che attiene alle passioni e ai desideri; l'anima razionale, che appartiene soltanto all'uomo, e consiste nell'esercizio dell'intelletto. Sulla base di questa tripartizione, Aristotele individua il piacere e la salute come scopo finale dell'anima vegetativa, risultante dall'equilibrio tra gli eccessi opposti, evitando ad esempio di mangiare troppo, o troppo poco. All'anima sensitiva egli assegna invece le cosiddette virt etiche, che sono abitudini di comportamento acquisite allenando la ragione a dominare sugli impulsi, attraverso la ricerca del giusto mezzo fra estreme passioni:[36] ad esempio il coraggio l'atteggiamento mediano da preferire tra la vilt e la temerariet. Essendo l'uomo un animale sociale, l'equilibrio ci che deve guidare i suoi rapporti con gli altri; questi devono essere improntati al giusto riconoscimento degli onori e del prestigio derivanti dall'esercizio delle cariche pubbliche. Le diverse virt etiche sono quindi tutte riassunte dalla virt della giustizia.

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Virt etiche Giustizia Virt dianoetiche Virt calcolative Arte Prudenza

Coraggio Temperanza Liberalit Magnificenza Magnanimit Mansuetudine

Virt scientifiche Sapienza Scienza Intelligenza

All'anima razionale infine Aristotele assegna le cosiddette virt dianoetiche, suddivise in calcolative e scientifiche. Le facolt calcolative hanno una finalit pratica, sono strumenti in vista di qualcos'altro: l'arte (tchne) ha un fine produttivo, la saggezza o prudenza (phrnesis) serve a dirigere le virt etiche, oltre a guidare l'azione politica. Se queste virt vanno perseguite in vista di un bene pi alto, alla fine tuttavia deve pur sussistere un bene da perseguire per se stesso. Le facolt scientifiche, mirando alla conoscenza disinteressata della verit, non si prefiggono appunto nessun altro obiettivo al di fuori della sapienza in s (sopha). A questa virt suprema concorrono le due facolt conoscitive della gnoseologia: la scienza (epistme), che la capacit della logica di compiere dimostrazioni; e l'intelligenza (ns), che fornisce i princpi primi da cui scaturiscono quelle dimostrazioni. Aristotele introduce cos una concezione della sapienza intesa come "stile di vita" slegato da ogni finalit pratica, e che pur rappresentando l'inclinazione naturale di tutti gli uomini solo i filosofi realizzano a pieno, mettendo in atto un sapere che non serve a nulla, ma proprio per questo non dovr piegarsi a nessuna servit: un sapere assolutamente libero. La contemplazione della verit quindi un'attivit fine a se stessa, nella quale consiste propriamente la felicit (eudaimona), ed quella che distingue l'uomo dagli altri animali rendendolo pi simile a Dio, gi definito da Aristotele come pensiero di pensiero, pura riflessione autosufficiente che nulla deve ricercare al di fuori di s.

Se in verit l'intelletto qualcosa di divino in confronto all'uomo, anche la vita secondo esso divina in confronto alla vita umana.
(Aristotele, Etica Nicomachea, X.7, 1177 b30-31)

L'etica di Aristotele, che pone l'accento sul giusto mezzo come via maestra per diventare persone felici e armoniche, segue da vicino i dettami della scienza medica greca, basata similmente sull'equilibrio e la moderazione. Allo stesso modo, le tre possibili forme politiche dello Stato (monarchia, aristocrazia, e democrazia) devono guardarsi dall'estemismo delle loro rispettive degenerazioni: tirannide, oligarchia e oclocrazia.[37] Il concetto di Philia Nell'ottavo e nel nono libro dell'Etica Nicomachea Aristotele tratta anche del concetto d'amicizia (in greco phila, ). Il filosofo comincia facendo l'analisi dei diversi fondamenti dell'amicizia: l'utile, il piacere e il bene; da questi derivano le tre tipologie d'amicizia: quella di utilit, di piacere, e di virt. L'amicizia di utilit tipica dei vecchi, quella di piacere degli uomini maturi e dei giovani; gli amici in queste due tipologie non si amano di per se stessi ma solamente per i vantaggi che traggono dal loro legame: per tale motivo questi tipi di amicizia, basandosi sui bisogni e desideri umani, che sono volubili, si creano e si dissolvono con facilit. L'unica vera amicizia quella di virt, stabile perch si fonda sul bene, caratteristica degli uomini buoni. L'amicizia di virt presuppone due condizioni fondamentali: l'uguaglianza fra gli amici (a livello di intelligenza, ricchezza, educazione ecc.) e la consuetudine di vita. L'amicizia si distingue dalla benevolenza, che pu non essere corrisposta, e dall'amore, perch nell'amore entrano in gioco fattori istintuali. Aristotele tuttavia non esclude che un rapporto d'amore possa trasformarsi poi in una vera e propria amicizia. La philia aristotelica esprime quindi il legame tra amicizia e reciprocit, fondato sul riconoscimento dei meriti e sul reciproco desiderio del bene per l'altro.

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Astronomia
Aristotele tratta nelle sue opere (in particolare nella Fisica) della conformazione dell'universo. Aristotele propone un modello geocentrico, che pone cio la Terra al centro dell'universo. Secondo Aristotele, la Terra formata da quattro elementi: la terra, l'aria, il fuoco e l'acqua. Le varie composizioni degli elementi costituiscono tutto ci che si trova nel mondo. Ogni elemento possiede due delle quattro qualit (o attributi) della materia: il secco (terra e fuoco), l'umido (aria ed acqua), il freddo (acqua e terra), il caldo (fuoco e aria).
I quattro elementi e le loro relazioni Ogni elemento ha la tendenza a rimanere o a tornare nel proprio luogo naturale, che per la terra e l'acqua il basso, mentre per l'aria e il fuoco l'alto. La Terra come pianeta, quindi, non pu che stare al centro dell'universo, poich formata dai due elementi tendenti al basso, e il "basso assoluto" proprio il centro dell'universo.

Riguardo a ci che si trova oltre la Terra, Aristotele lo riteneva composto di un quinto elemento (o essenza): l'etere. L'etere, che non esiste sulla Terra, sarebbe privo di massa, invisibile e, soprattutto, eterno ed inalterabile: queste due ultime caratteristiche sanciscono un confine tra i luoghi sub-lunari del mutamento (la Terra) e i luoghi immutabili (il cosmo). Aristotele riteneva che i corpi celesti si muovessero su sfere concentriche (in numero di cinquantacinque, ventidue in pi delle 33 di Callippo). Oltre la Terra per lui vi erano, in ordine, la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove, Saturno, il cielo delle stelle fisse e, infine, il primo mobile, che metteva tutte le altre sfere in movimento, e della cui natura peraltro Aristotele ebbe qualche difficolt a dare una definizione precisa. Esso risulta mosso direttamente dalla causa prima, identificabile con la divinit suprema (mentre le altre divinit risiedevano all'interno del cosmo), in una maniera tuttavia non meccanica o causale, dato che Dio, essendo atto puro, assolutamente immobile, oltre ad essere privo di materia e quindi non localizzabile da nessuna parte. Il primo mobile piuttosto si muove per un desiderio di natura intellettiva, cio tende a Dio come propria causa finale. Cercando dunque di imitare la sua perfetta immobilit, esso contraddistinto dal moto pi regolare e uniforme che ci sia: quello circolare.[38] Aristotele era convinto dell'unicit e della finitezza dell'universo: l'unicit perch se esistesse un altro universo sarebbe composto sostanzialmente dei medesimi elementi del nostro, i quali tenderebbero, per i luoghi naturali, ad avvicinarsi al nostro fino a ricongiungersi completamente con esso, ci che prova l'unicit del nostro universo; la finitezza perch in uno spazio infinito non potrebbe esistere alcun centro, ci che contravverrebbe alla teoria dei luoghi naturali.

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Biologia
Aristotele ha fondato la biologia come scienza empirica, compiendo un importante salto di qualit (almeno stando alle fonti che ci sono rimaste) nell'accuratezza e nella completezza descrittiva delle forme viventi, e soprattutto introducendo importanti schemi concettuali che si sono conservati nei secoli successivi. L'Historia animalium contiene la descrizione di 581 specie diverse, osservate per lo pi durante la permanenza in Asia Minore e a Lesbo. Questi dati biologici vengono organizzati e classificati nel De partibus animalium, nel quale vengono introdotti concetti fondamentali come quello di viviparit e oviparit, e sono impiegati criteri di classificazione delle specie in base all'habitat o a precise caratteristiche anatomiche, che sono in gran parte rimasti inalterati fino a Linneo. Un altrettanto importante conquista intellettuale lo studio sistematico di quella che oggi chiamiamo anatomia comparata, che permette ad esempio ad Aristotele di classificare Delfini e Balene tra i mammiferi (essendo essi dotati di polmoni e non di branchie come i pesci). Il De generatione animalium si occupa del modo in cui gli animali si riproducono. In quest'opera la generazione viene interpretata come trasmissione della forma (di cui portatore il seme maschile) alla materia (rappresentata dal sangue mestruale femminile). Secondo Aristotele le specie sono eterne ed immutabili, e la riproduzione non determina mai cambiamenti nella sostanza, ma solo negli accidenti dei nuovi individui. Molto interessante lo studio che Aristotele compie sugli embrioni, grazie al quale egli comprende che essi non si sviluppano attraverso la crescita di organi gi tutti presenti fin dal concepimento, ma con la progressiva aggiunta di nuove strutture vitali. Alcuni limiti della biologia aristotelica (come la generale sottovalutazione del ruolo del cervello, che Aristotele credeva destinato a raffreddare il sangue) furono superati con la scoperta, avvenuta in epoca ellenistica, del sistema nervoso, in molti altri casi un superamento della biologia aristotelica si avuto solo nel Settecento. Alcune delle sue osservazioni in ambito zoologico tuttavia sono state confermate solo nel XIX secolo.

La fortuna di Aristotele
La fortuna di Aristotele in Occidente si deve, tra le altre cose, al fatto che stato lui a fondare e ordinare le diverse forme di conoscenza, creando i presupposti e i paradigmi dei linguaggi specialistici che vengono usati ancora oggi in campo scientifico. Mirando a creare un sistema globale del pensiero, furono di importanza basilare le sue formulazioni sulla fisica e sulla metafisica, sulla teologia, sull'ontologia, sulla matematica, sulla poetica, sul teatro, sull'arte, sulla musica, sulla logica, sulla retorica, sulla politica e sui governi, sull'etica, sulla grammatica, sull'oratoria e sulla dialettica, sulla linguistica, sulla biologia e sulla zoologia. Come pochi altri filosofi Aristotele ha avuto larga influenza su diversi pensatori delle epoche successive, che ammirarono il suo genio e analizzarono profondamente i suoi concetti: auctoritas metafisica nella Scolastica di Tommaso d'Aquino, oltre che nella tradizione islamica ed ebraica del Medioevo, il pensiero di Aristotele venne spesso ripreso nel Rinascimento. Anche Dante Alighieri lo ricorda nella Divina Commedia:

Poi ch'innalzai un poco pi le ciglia,


vidi 'l maestro di color che sanno seder tra filosofica famiglia. [39] Tutti lo miran, tutti onor li fanno.

Giungendo a influenzare gli studi di molti grandi filosofi del Novecento, gli elementi dell'aristotelismo sono oggetto di studio attivo ancora oggi, continuando a improntare di s diversi aspetti della teologia cristiana. La filosofia del secondo Novecento ha inoltre sottolineato, con autori come Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe, Alasdair MacIntyre o Philippa Ruth Foot, l'importanza per il dibattito odierno dell'impostazione etica di Aristotele, soprattutto per gli sviluppi che le furono dati da Tommaso d'Aquino.

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Note
[1] La data di nascita (384/383 a.C.) e la data di morte (322 a.C.) sono state calcolate con ragionevole certezza da August Boeckh (kleine schriften VI 195); per maggiori discussioni vedi Felix Jacoby su FGrHiSt 244 F 38. Ingermar Dring, Aristotle in the Ancient Biographical Tradition, Gteborg, 1957, p. 253. [2] W.D.Ross, Aristotele, Feltrinelli, 1976. [3] Cfr. G. Reale, Introduzione a Aristotele, Laterza, 1991. [4] Non risulta chiaro se Erpillide sia stata semplicemente una compagna oppure la seconda moglie di Aristotele, dopo la morte di Pizia: cfr. Enrico Berti, Guida ad Aristotele, Laterza, Roma-Bari 1997, p. 11. [5] Cfr. M. De Bartolomeo - V. Magni, Filosofia. [6] Diogene Laerzio, Vite, V, 11-16. [7] Metafisica, A 6, 987 b 6 e segg. [8] Metafisica, 3, 1070 a 24-26. [9] Cicerone, De natura deorum, 1, 13. [10] Simplicio, De Coelo, 228. [11] Cicerone, Tuscolane, 15, 42. [12] E' da tenere presente tuttavia che il termine "logica" non mai stato utilizzato da Aristotele essendo questo termine successivo ed attribuibile per la prima volta probabilmente alla scuola stoica. Il termine utilizzato da Aristostele per le sue ricerche sulla predicazione "analitica". [13] Occorre tener presente che Aristotele non ha mai denominato il suo libro "Metafisica", dato che egli non conosceva questo termine, non essendo ancora stato coniato. Il suo libro "Metafisica" fu cos titolato successivamente dai curatori delle sue opere, che assemblarono sotto tale titolo dei papiri autonomi di cui si sconosce la data di compilazione. L'attribuzione di tale nome e il suo reale significato non sono chiari. Esso potrebbe infatti significare due cose: "ci che va oltre la fisica" in senso assiologico, oppure ci che nella collocazione dei libri andava inserito dopo la Fisica. Cfr. ad esempio:

Pi tardi sono stati raccolti in un libro che stranamente stato chiamato "Metafisica" in effetti il nome pu essere
interpretato in due modi cos come stato fatto: da una parte ci che oltre la fisica in senso assiologico o gerarchico, e dall'altra semplicemente ci che viene dopo la Fisica cio che dal punto di vista della collocazione dei libri andava inserito dopo la Fisica. (Andreas Kamp. In Aristotele teoretico: interviste a Gabriele Giannantoni, Andreas Kamp, Wolfang Kullmann, Emilio Lled. Le radici del pensiero filosofico. Istituto dell'Enciclopedia Italiana)
[14] Aulo Gellio, Noctes Atticae, 19,4, formula la questione in questi termini: Aristotelis libri sunt, qui Problemata Physica inscribuntur, lepidissimi et elegantiarum omnium repleti. [...] Item querit, cur accidat, ut eum, qui propter ignem diutius stetit, libido urinare lacessat. [...] De urina celebri ex igne proximo facta verba haec posuit: Quia ignis solida solvit. [15] Erasmo, Adagia, 1-8-29, Ex eodem ore calidum et frigidum efflare: At huisce rei, quam satyrus admirabatur, causam reddit Aristoteles in Problematis, sectione XXXIV, problemate septimo, idque eo fieri putat, quod qui vehementius efflat, is non moveat universum aerem, sed ore contractiore paululum venti expiret ut calor ex ore profecto a reliquo aere, quem ob impetum plurimum movet, continuo evanescat atque in frigus abeat. [16] Paradoxographorum Graecorum Reliquiae, a cura di A. Giannini, Istituto Editoriale Italiano, 1966. [17] Aristotele, Opere, Metafisica, Laterza, Bari 1973, p. 323. [18] Cfr. G. Reale, La metafisica aristotelica come prosecuzione delle istanze di fondo della metafisica platonica, in Pensamiento, n. 35 (1979), pagg. 133-143. [19] Come si pu notare, la difficolt di Aristotele nel cercare di risolvere la questione dell'essere, una delle pi difficili che la filosofia greca si trov ad affrontare, si presenta rovesciata rispetto a Platone; costui aveva il problema di conciliare le idee con le realt sensibili, Aristotele all'opposto di come salvaguardare l'essenza eterna e universale del singolo ente in seguito alla sua distruzione. [20] Metafisica, Z 3, 1028 b 33. [21] La teologia come scienza del divino per Aristotele la filosofia nel senso pi alto, essendo scienza dell'essere in quanto essere (Metafisica, VI, 1, 1026 a, 2-21). [22] La caratteristica del suo essere "puro" dipende dal fatto che in Dio, come atto finale compiuto, non vi la minima presenza della materia, la quale soggetta a continue trasformazioni e quindi a corruzione. [23] Riguardo al pensiero [] sembra che esso solo possa esser separato, come l'eterno dal corruttibile (Aristotele, Dell'anima, II, 1, 413b). [24] L'esperienza conoscenza del particolare, mentre l'arte conoscenza dell'universale. [] Gli empirici, infatti, sanno il che, non il perch [] Noi riteniamo che l'arte, pi che l'esperienza, possa accostarsi alla scienza. [] Le sensazioni, da parte loro, sono indubbiamente fondamentali per l'acquisizione di conoscenze particolari, ma non ci spiegano le cause (Aristotele, Metafisica I, 1, 981a - 981b). [25] Tutto quanto si pensa, si pensa necessariamente per immagini (Aristotele, De anima, III, 7, 432 a). [26] Cos il professor Reale: Aristotele sottolinea che l'induzione non propriamente un ragionamento, bens un esser condotto dal particolare all'universale (Storia della filosofia antica, vol. V, Vita e pensiero, 1983, pag. 142). [27] Attribuendo a Socrate la scoperta dell'epagogh come metodo di ricerca volto alla definizione delle essenze (espresso nella formula "t est;", che cos'?), Aristotele tuttavia riteneva che l'induzione conducesse a un'enumerazione incompleta di casi (cfr. Topici I, 12, 105 a

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11-16). La generalizzazione a cui essa approda non ha fondamento alcuno se non sopravviene a darglielo l'intuizione noetica. [28] De anima, III, 4. [29] La scienza in atto identica con il suo oggetto (De anima, III, 431 a, 1), o ancora l'anima , in un certo senso, tutti gli enti (ibid., 431 h, 20). [30] C' un intelletto analogo alla materia perch diviene tutte le realt, ed un altro che corrisponde alla causa efficiente perch le produce tutte, come una disposizione del tipo della luce, poich in certo modo anche la luce rende i colori che sono in potenza colori in atto (Aristotele, Sull'anima, libro III, in F. Volpi, Dizionario delle opere filosofiche, pag. 92, Mondadori, Milano 2000). Se questo intelletto produttivo e separato si identifichi col pensiero stesso di Dio, avente gi in s tutte le forme, questione poco chiara che sar a lungo dibattuta dalla filosofia araba e scolastica. [31] Per dimostrazione intendo il sillogismo scientifico [...] Sar pure necessario che la scienza dimostrativa si costituisca sulla base di premesse vere, prime, immediate (Aristotele, Analitici Secondi, I, 2, 71b). [32] Poich non pu sussistere nulla di pi verace della scienza, se non l'intuizione, sar l'intuizione ad avere come oggetto i principi (Analitici Secondi, II, 19, l00b). [33] Il professor Reale cos commenta l'importanza attribuita all'intuizione da Aristotele negli Analitici Secondi: Una pagina, come si vede, che d ragione alla istanza di fondo del platonismo: la conoscenza discorsiva suppone a monte una conoscenza non discorsiva, la possibilit del sapere mediato suppone di necessit un sapere immediato (G. Reale, Introduzione a Aristotele, Laterza, 1977, pag. 159). [34] Topici, I, 2; Topici, I, 12. [35] Citazione in Marcello Marino, Leadership filosofica, Morlacchi editore, Perugia 2008, pag. 56. [36] La virt una disposizione abitudinaria riguardante la scelta, e consiste in una mediet in relazione a noi, determinata secondo un criterio, e precisamente il criterio in base al quale la determinerebbe l'uomo saggio. Mediet tra due vizi, quello per eccesso e quello per difetto (Aristotele, Etica Nicomachea, II, 6). [37] Oclocrazia, dal greco = moltitudine, massa, e = potere, una forma di governo in cui le decisioni sono prese dalle masse. [38] Aristotele, Fisica, libro VIII. [39] Dante, Inferno, IV, 130-133.

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Bibliografia
Traduzioni italiane
L'Anima, introduzione, traduzione, note e apparati di G. Movia, testo greco a fronte, Milano 1996, pp.379; 1998 (II ed.). Metafisica, a cura di C. A. Viano, Torino, 2005 ISBN 88-02-07171-3

Studi
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Aristotele metafisica&source=bl&ots=CZ30XPSZy-&sig=djkZD05QkmkQ2GNB2IwNPH7Kmrk&hl=it& ei=DoDkSrbQNZPymQP0poGjCw&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1& ved=0CAgQ6AEwAA#v=onepage&q=&f=false), Vita e Pensiero, Milano 1994 ISBN 88-343-0554-X Giovanni Reale, Introduzione a Aristotele, Laterza, Roma-Bari 1991 Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei pi celebri filosofi, Bompiani, Milano 2006 ISBN 88-452-3301-4 M. Frede, G. Patzig, Il libro Z della Metafisica di Aristotele, Milano 2001 ISBN 978-88-343-0738-0 William David Ross, Aristotle, Oxford, 1923 William David Ross, Aristotle's Metaphysics, Oxford, 1924 Giuseppe Cambiano e Luciana Repici (a cura di), Aristotele e la conoscenza, LED Edizioni Universitarie, Milano 1993 ISBN 88-7916-035-4 AA.VV., Aristotele, a cura di G. Reale e A. Bausola, Vita e Pensiero, Milano 1994 Terence Irwin, I principi primi di Aristotele, Vita e Pensiero, Milano 1996 Armando Girotti, La filosofia di Aristotele, dal platonismo all'autonomia, Polaris, Faenza 1996 Annalisa Arci, L'orizzonte del vivente. Individui, parti e sostanze in Aristotele, Tangram Edizioni Scientifiche, Trento, 2011 ISBN 9788864580302

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Voci correlate
Aristotelismo Essenza Horror vacui Metafisica aristotelica Questioni meccaniche Secretum Secretorum Etica (Aristotele) Fisica (Aristotele) Logica (Aristotele) Metafisica (Aristotele) Poetica (Aristotele) Sull'anima (Aristotele)

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Collegamenti esterni
Aristotele, il maestro dei sapienti (http://www.mediatime.net/aristotele/) Intervista a Wolfgang Kullmann, per una panoramica completa del pensiero di Aristotele (http://www. conoscenza.rai.it/site/it-IT/?ContentID=846&Guid=d4b83fc09001463b863faac45f882737) L'Etica Nicomachea di Aristotele (http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiHTML/ Aristotele/EticaNicomachea/Etica Nicomachea.htm) Induzione, ragione e intuizione intellettuale in Aristotele (http://www.ariannaeditrice.it/articolo. php?id_articolo=1732) (FR) Aristotele Opere (Francese) (http://remacle.org/bloodwolf/philosophes/Aristote/table.htm) (EN) Averroes' commentary (http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k58717k/f2.pagination) on the Metaphysics, in Latin, together with the 'old'(Arabic) and new translation based on Moerbeke. Digitized at Gallica.

Autoriferimento incrociato

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Autoriferimento incrociato
Si ha un autoriferimento incrociato fra due o pi enunciati quando ciascuno di essi si riferisce direttamente o indirettamente ad un altro. Ecco due esempi celebri:

Il paradosso del foglio di Jordan


Su i due lati di un foglio sono riportate le seguenti frasi: sul davanti scritto: 'la frase sul retro vera', sul retro scritto: 'l'altra frase falsa'. Supponiamo che la prima frase sia vera. Allora la frase sul retro anch'essa vera. Essa per afferma che la frase sul davanti falsa, contrariamente a quanto ipotizzato. Supponiamo invece che la frase sul davanti sia falsa. Questo implica che la frase sul retro falsa. Poich per essa afferma che la frase sul davanti falsa, dobbiamo concludere che quest'ultima vera ottenendo nuovamente una contraddizione. Questo paradosso una variante del paradosso del mentitore. Nell'isola dei cavalieri e furfanti di Smullyan il paradosso del foglio di Jordan avrebbe come analogo il seguente dialogo fra due abitanti A e B dell'isola: A dice di B che un cavaliere, B dice di A che un mentitore (furfante).

Raddoppiamenti
Questa idea dovuta al logico Raymond Smullyan. Cominciamo col definire: Il raddoppiato di: qualcosa : 'qualcosa qualcosa' cio viene semplicemente raddoppiato tutto ci che contenuto di seguito all'espressione 'Il raddoppiato di:' ed contenuto nella stessa riga. Se per prima dell'espressione 'Il raddoppiato di:' compare un'altra istruzione, il raddoppiamento non viene effettuato. Con questa convenzione le due frasi che seguono creano un autoriferimento incrociato. L'altra frase : L'altra frase Il raddoppiato di: L'altra frase : L'altra frase Il raddoppiato di: L'altra frase Il raddoppiato di: L'altra frase : L'altra frase Il raddoppiato di:

Voci correlate
Paradosso del mentitore

Beni di Giffen

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Beni di Giffen
I beni di Giffen sono quei beni per i quali la domanda aumenta all'aumentare del prezzo; costituiscono quindi un'eccezione rispetto al caso generale, nel quale la domanda varia in senso inverso rispetto al prezzo.

Paradosso di Giffen
Nei suoi Principi di economia, l'economista inglese Alfred Marshall forn una prima dimostrazione della pendenza negativa della curva di domanda, insieme ad una chiara definizione della elasticit della domanda rispetto al prezzo, normalmente negativa.[1] Nella terza edizione della sua opera (1895), tuttavia, sottopose all'attenzione alcune eccezioni rilevate dallo statistico scozzese Robert Giffen. In particolare, Marshall faceva riferimento ad alcuni studi di Giffen sul consumo del pane: un aumento del prezzo del pane aveva un effetto cos pesante sulle risorse dei lavoratori pi poveri, che essi erano costretti a rinunciare alla carne e ad altri cereali pi costosi; ne risultava quindi un aumento del consumo di pane nonostante l'aumento del prezzo.[2] Sembra, in realt, che Giffen si riferisse alle patate, non al pane. Nel 1845 vi era stata in Irlanda una carestia che aveva aumentato il prezzo delle patate al punto che le famiglie povere dovettero aumentare il loro consumo non potendosi pi permettere altri alimenti pi costosi.[3] Tuttavia, non sono stati trovati riferimenti simili n al pane n alle patate irlandesi nelle opere di Giffen.[4] Tale fenomeno divenne comunque in seguito noto come paradosso di Giffen. Va notato che Marshall propose il paradosso (aumento della domanda all'aumentare del prezzo) nell'ambito di un'analisi della domanda che, limitata espressamente a beni che costituissero una quota trascurabile della spesa totale di un individuo, considerava unicamente l'effetto sostituzione.[5] In tal caso, un bene di Giffen in primo luogo un bene per il quale non esistano sostituti. I successivi sviluppi della teoria del consumatore, dovuti a Slutsky, hanno introdotto la distinzione tra effetto sostituzione ed effetto reddito. Da tale punto di vista, la relazione positiva tra domanda e prezzo viene spiegata facendo riferimento alla diminuzione del reddito conseguente ad un aumento del prezzo di beni di prima necessit;[6] i beni di Giffen costituiscono quindi un caso particolare dei beni cosiddetti inferiori, che presentano una elasticit rispetto al reddito minore di uno (il loro consumo, secondo la legge di Engel, aumenta via via pi lentamente al crescere del reddito, al contrario dei beni di lusso).

Note
[1] Cfr. Giovanni Pavanelli, Valore, distribuzione, moneta. Un profilo di storia del pensiero economico, Franco Angeli, Milano, 2003, pp. 207, 211. [2] Cfr. Alfred Marshall, Principles of Economics (http:/ / www. econlib. org/ library/ Marshall/ marP14. html#Bk. III,Ch. VI), 8- edizione, Macmillan, Londra, 1920, Libro III, Capitolo VI, 4. [3] Cfr. Gerald P. Dwyer Jr. e Cotton M. Lindsay, Robert Giffen and the Irish Potato (http:/ / www. jstor. org/ pss/ 1803318), The American Economic Review, 1984, vol. 74, n. 1, pp. 188-192. [4] Cfr. George J. Stigler, Notes on the History of the Giffen Paradox (http:/ / www. jstor. org/ stable/ 1825304), The Journal of Political Economy, 1947, vol. 55, n. 2, pp. 152-156. [5] Cfr. Mark Blaug, Storia e critica della teoria economica, Boringhieri, Torino, 1977, pp. 431-439. [6] Cfr. Andreu Mas-Colell, Michael D. Whinston e Jerry R. Green, Microeconomic Theory, Oxford University Press, New York, 1995, pp. 25-26, 29.

Beni di Giffen

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Bibliografia
G.Rodano e E. Saltari, Lineamenti di teoria economica, Roma, Carocci, 2006

Voci correlate
Robert Giffen Domanda e offerta

Calcolo combinatorio
Il calcolo combinatorio il termine che denota tradizionalmente la branca della matematica che studia i modi per raggruppare e/o ordinare secondo date regole gli elementi di un insieme finito di oggetti. Il calcolo combinatorio si interessa soprattutto di contare tali modi, ovvero le configurazioni e solitamente risponde a domande quali "Quanti sono...", "In quanti modi...", "Quante possibili combinazioni..." eccetera. Pi formalmente, dato un insieme S di n oggetti si vuole contare le configurazioni che possono assumere k oggetti tratti da questo insieme. Prima di affrontare un problema combinatorio bisogna precisare due punti importanti: Se l'ordinamento importante, ovvero se due configurazioni sono le stesse a meno di un riordinamento ({x,y,z} uguale a {z,x,y}?) Se si possono avere pi ripetizioni di uno stesso oggetto, ovvero se uno stesso oggetto dell'insieme pu o meno essere riusato pi volte all'interno di una stessa configurazione.

Permutazioni
Permutazioni semplici (senza ripetizioni)
Una permutazione di un insieme di oggetti una presentazione ordinata, cio una sequenza, dei suoi elementi nella quale ogni oggetto viene presentato una ed una sola volta. Per contare quante siano le permutazioni di un insieme con n oggetti, si osservi che il primo elemento della configurazione pu essere scelto in n modi diversi, il secondo in (n-1), il terzo in (n-2) e cos via sino all'ultimo che potr essere preso in un solo modo essendo l'ultimo rimasto. Dunque, indicando con Pn il numero delle possibili permutazioni di un insieme di n elementi, si ottiene che esse sono esattamente n! (n fattoriale):

Ad esempio le permutazioni degli elementi dell'insieme {a,b,c} sono 3! = 6: abc, bac ,bca, cab, cba, acb. Un altro esempio pu essere il seguente: In quanti modi possibili possiamo anagrammare la parola -ATRIO-, contando anche le parole prive di significato: ATRIO n=5; P5= 5 * 4 * 3 * 2 * 1 = 120 modi di anagrammare la parola ATRIO. N.B: nella parola ATRIO nessuna lettera si ripete. Per completare meglio la definizione di fattoriale fissiamo anche i valori seguenti: 1! = 1 e 0! = 1.

Calcolo combinatorio

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Permutazioni con ripetizioni


In alcuni casi un insieme pu contenere elementi che si ripetono. In questo caso alcune permutazioni di tali elementi saranno uguali tra loro. Indicando con k1, k2 fino a kr il numero di volte che si ripetono rispettivamente gli elementi 1, 2 fino a r, dove r n, le permutazioni uniche (non ripetute) divengono:

Si tratta, infatti, di dividere il numero delle distinte permutazioni di n oggetti per il numero delle permutazioni di k1! presenze di uno stesso elemento, tutte uguali tra loro, poi per il numero delle permutazioni di k2! presenze di uno stesso elemento, ecc. La formula vale in realt per qualsiasi permutazione, anche senza ripetizioni di elementi. Infatti, se assumiamo k1, k2 fino a kr uguali ad 1 (cio gli elementi si ripetono una sola volta), otteniamo esattamente la formula delle permutazioni semplici, perch si ha: c

Dismutazioni
Sono dette dismutazioni le permutazioni prive di punti fissi, con formula:

Disposizioni
Disposizioni semplici (senza ripetizioni)
Una disposizione semplice di lunghezza k di elementi di un insieme S di n oggetti, con k n, una presentazione ordinata di k elementi di S nella quale non si possono avere ripetizioni di uno stesso oggetto. Per avere il numero di queste configurazioni si considera che il primo componente di una tale sequenza pu essere scelto in n modi diversi, il secondo in (n-1) e cos via, sino al k-esimo che pu essere scelto in (n-k+1) modi diversi. Pertanto il numero Dn,k di disposizioni semplici di k oggetti estratti da un insieme di n oggetti dato da:

Ad esempio le disposizioni semplici di lunghezza 2 degli elementi dell'insieme {1,2,3,4,5} sono 5!/(5-2)! = 5!/3! = 120/6 = 20: 12, 13, 14, 15, 21, 23, 24, 25, 31, 32, 34, 35, 41, 42, 43, 45, 51, 52, 53, 54. Si osserva che le permutazioni sono casi particolari delle disposizioni semplici: le permutazioni di un insieme di n oggetti sono le disposizioni semplici di tali oggetti di lunghezza n. In effetti per il loro numero:

Disposizioni con ripetizioni


Una presentazione ordinata di elementi di un insieme nella quale si possono avere ripetizioni di uno stesso elemento si dice disposizione con ripetizioni. Cerchiamo il numero delle possibili sequenze di k oggetti estratti dagli elementi di un insieme di n oggetti, ognuno dei quali pu essere preso pi volte. Si hanno n possibilit per scegliere il primo componente, n per il secondo, altrettante per il terzo e cos via, sino al k-esimo che completa la configurazione. Il numero cercato pertanto:

Calcolo combinatorio Ad esempio le disposizioni con ripetizione di lunghezza 2 degli elementi di {1,2,3,4,5} sono 52 = 25: Si osserva che pu anche essere k > n

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Combinazioni
Combinazioni semplici (senza ripetizioni)
Si chiama combinazione semplice una presentazione di elementi di un insieme nella quale non ha importanza l'ordine dei componenti e non si pu ripetere lo stesso elemento pi volte. La collezione delle combinazioni di k elementi estratti da un insieme S di n oggetti distinti si pu considerare ottenuta dalla collezione delle disposizioni semplici di lunghezza k degli elementi di S ripartendo tali sequenze nelle classi delle sequenze che presentano lo stesso sottoinsieme di S e scegliendo una sola sequenza da ciascuna di queste classi. Ciascuna delle suddette classi di sequenza di lunghezza k contiene k! sequenze, in quanto accanto a una sequenza si hanno tutte e sole quelle ottenibili permutando i componenti della . Quindi il numero delle combinazioni semplici di n elementi di lunghezza k si ottiene dividendo per k! il numero delle disposizioni semplici di n elementi di lunghezza k:

Di solito tra le diverse disposizioni semplici di una classe si sceglie come combinazione rappresentativa la sequenza nella quale i componenti compaiono in ordine crescente (tutti gli insiemi finiti possono avere gli elementi ordinati totalmente, ovvero associati biunivocamente ai primi interi positivi). Ad esempio le combinazioni semplici di lunghezza 4 degli elementi di {1,2,3,4,5,6} sono 6!/(4!2!) = 15: 1234, 1235, 1236, 1245, 1246, 1256, 1345, 1346, 1356, 1456, 2345, 2346, 2356, 2456, 3456.

Combinazioni con ripetizioni


Quando l'ordine non importante ma possibile avere componenti ripetute si parla di combinazioni con ripetizione. Il numero di combinazioni con ripetizione di n oggetti di classe k uguale a quello delle combinazioni senza ripetizione di n+k-1 oggetti di classe k ed quindi uguale a: . Ad esempio, vi sono modi di distribuire a 2 bambini distinguibili 4 caramelle indistinguibili,

contando anche i casi in cui uno dei bambini non riceve nessuna caramella: 0-4, 1-3, 2-2, 3-1, 4-0. Equivalentemente, le combinazioni con ripetizioni informano sul numero di possibili n-ple di addendi non negativi la cui somma sia k (considerando diverse n-ple in cui eguali addendi compaiano in ordine differente); nel suddetto esempio, sono mostrate le cinque diverse duple di somma 4. Inoltre, le combinazioni con ripetizioni per n oggetti di classe k rappresentano il numero delle derivate parziali di ordine k calcolabili per una funzione a n variabili.

Calcolo combinatorio

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Voci correlate
Combinatoria Permutazione Disposizione Combinazione Dismutazione (matematica) Binomio di Newton

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Combinazione
Nel calcolo combinatorio, se n e k sono due interi positivi, si definisce combinazione di n elementi presi k alla volta (oppure di n elementi di classe k) ogni sottoinsieme di k oggetti estratti da un insieme di n oggetti. Se si impone la condizione che una combinazione non pu avere un elemento ripetuto si parla di combinazioni semplici, altrimenti di combinazioni con ripetizione. Nel primo caso deve essere ovviamente k n. In entrambi i casi i sottoinsiemi si considerano indipendenti dall'ordine degli elementi. Ad esempio, se siamo in presenza dell'insieme {p,q,r,s,t} e prendiamo in esame le combinazioni di classe 3, non fa alcuna differenza considerare i gruppi prs, psr, rps, spr, rsp ed srp in quanto essi sono formati dagli stessi elementi, mentre prs ed srq sono considerate due combinazioni distinte in quanto differiscono in alcuni degli elementi.

Combinazioni semplici
Dato un insieme A di cardinalit n, il numero dei sottoinsiemi di A di cardinalit k n si ottiene calcolando prima il numero delle funzioni da un generico sottoinsieme di cardinalit k in A, che il numero delle disposizioni di n elementi di classe k, poi, dal momento che si prescinde dall'ordine, si divide tale numero per quello delle permutazioni di k elementi:

Il simbolo

viene detto coefficiente binomiale.

Giustificazione della formula


Facciamo riferimento al numero dei sottoinsiemi di cardinalit 4 dell'insieme {a,b,c,d,e,f}; per la definizione data, abbiamo:

Nella fattispecie, i 15 gruppi sono: abcd, abce, abcf, abde, abdf, abef, acde, acdf, acef, adef bcde, bcdf, bcef, bdef cdef

Combinazione Il risultato pu essere ottenuto col seguente ragionamento. Immaginiamo di mettere in un sacchetto le 6 lettere a,b,c,d,e,f ed estraiamo a caso la prima, che pu essere indifferentemente una delle 6: abbiamo quindi 6 possibilit di estrazione. Ora passiamo ad estrarre la seconda lettera: poich nel sacchetto ne sono rimaste 5, abbiamo 5 possibilit di estrazione. A questo punto nel sacchetto ne sono rimaste 4: quando estrarremo la terza lettera avremo 4 possibilit di estrazione. Infine, essendone rimaste 3, quando estrarremo la quarta lettera avremo 3 possibilit di estrazione. Se moltiplichiamo tutte le possibilit fra loro, avremo 6543 = 360 possibili gruppi. Il valore ottenuto di 360 , in realt, il numero delle disposizioni semplici di 6 oggetti di classe 4, nelle quali l'ordine rilevante. Ad esempio, le lettere successivamente estratte potrebbero essere a,b,c,d, ma anche d,c,b,a. Le due sequenze differiscono nell'ordine, ma comprendono entrambe gli stessi elementi di un unico sottoinsieme dell'insieme dato. In generale, le quattro lettere a,b,c,d possono presentarsi in 24 modi diversi, da considerarsi per equivalenti ai fini delle combinazioni: abcd abdc acbd acdb adbc adcb bacd badc bcad bcda bdac bdca cabd cadb cbad cbda cdab cdba dabc dacb dbac dbca dcab dcba Poich nelle combinazioni non siamo interessati all'ordine di estrazione, dobbiamo dividere 360 per il numero di tutte le diverse sequenze che si possono formare con le stesse 4 lettere, cio per il numero delle permutazioni di 4 elementi, dato da 4! = 24. Il risultato finale :

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Generalizzando, se abbiamo n elementi da raggruppare a k a k, dobbiamo effettuare il seguente rapporto

Se moltiplichiamo numeratore e denominatore per (n-k)! otteniamo, come volevasi dimostrare,

Ad esempio, se si vuole conoscere il numero di comitati di 3 membri che si possono formare scegliendo tra 6 persone, interessa solo sapere in quanti modi si possono scegliere i membri del comitato e non importa quale venga scelto per primo o quale per ultimo: in tal caso, il numero dei comitati possibili C6,3 = 20. Se invece volessimo sapere in quanti modi possono presentarsi i primi 3 classificati tra 6 concorrenti, l'ordine sarebbe rilevante e, quindi, le possibili classifiche sarebbero D6,3 = 120.

Ordine lessicografico
Al fine di evitare di considerare erroneamente come valida una combinazione semplice che in realt gi stata precedentemente presa in considerazione con un altro ordine, si pu ricorrere a quest'altra definizione di combinazione. Si consideri un insieme S di n elementi, preventivamente ordinati e si consideri un intero naturale k tale che 0kn. Si dice combinazione di elementi di S di lunghezza k ogni sequenza di k elementi di S che sia crescente in base all'ordine preventivamente prefissato. Ad esempio, le combinazioni di lunghezza 4 degli elementi di {a,b,c,d,e,f}, preventivamente ordinati secondo il tradizionale ordine alfabetico, sono le seguenti 15: abcd abce abcf abde abdf abef acde acdf acef adef bcde bcdf bcef bdef cdef

Combinazione Si pu notare come le combinazioni rispettino l'ordine lessicografico, in conformit con l'ultima definizione data. Attenendosi all'ordine, si evita di fare confusione considerando come diverse due combinazioni che in realt non lo sono, tratti in inganno dall'ordine diverso con il quale si presentano i suoi elementi.

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Criptomorfismo
Rifacendoci all'esempio di prima, si possono codificare le combinazioni semplici che abbiamo ottenuto con delle sequenze binarie. Nel nostro caso particolare. tali sequenze binarie sono di lunghezza 6 e peso 4 e presentano lo stesso contenuto informativo delle combinazioni indicate nell'esempio. Nella fattispecie, usando numeri binari di 6 cifre, di cui la prima sia 1 se compare la a e zero in caso contrario, la seconda sia 1 o 0 secondo che compaia o meno la b ecc., abbiamo: 111100 111010 111001 110110 110101 110011 101110 101101 101011 100111 011110 011101 011011 010111 001111 Si noti come queste sequenze siano presentate in ordine antilessicografico. In generale, quindi, tra le combinazioni semplici di n elementi di lunghezza k e le sequenze binarie di lunghezza n e peso k si ha un criptomorfismo e risulta equivalente operare con le combinazioni o con le sequenze binarie. Poter operare in modo equivalente con le sequenze binarie si rivela molto utile in ambito informatico.

Combinazioni con ripetizione


Nelle combinazioni con ripetizione di lunghezza k, ogni elemento pu essere ripetuto fino a k volte. Il loro numero :

Tale risultato pu essere dimostrato in diversi modi.

Prima dimostrazione
Dato un qualsiasi insieme finito di n elementi, questo pu essere posto in corrispondenza biunivoca con l'insieme {1,2,...,n}; ci si pu quindi chiedere quanti sono i sottoinsiemi di cardinalit k di questo. A tal fine, si considerano le sequenze non decrescenti, di lunghezza k, di interi appartenenti a {1,2,...,n}. Consideriamo una di queste sequenze:

e associamole la sequenza:

La nuova sequenza strettamente crescente, non presenta ripetizioni e quindi individua una combinazione semplice di lunghezza k degli interi in {1, 2, ..., n+k1}. La precedente associazione pone in corrispondenza biunivoca le combinazioni con ripetizioni di lunghezza k degli elementi di {1, 2, ..., n} con le combinazioni semplici di lunghezza k degli interi in {1, 2, ..., n+k-1}. Quindi il numero delle combinazioni con ripetizioni di lunghezza k dei primi n interi positivi coincide con il numero delle combinazioni semplici di lunghezza k dei primi n+k-1 interi positivi:

Un esempio pu aiutare a comprendere meglio la dimostrazione. Dato l'insieme {1,2}, associamo a ciascuna delle sue combinazioni con ripetizione di classe 3 una sequenza definita come sopra: 1,1,1 1, 1+1, 1+2 1,2,3 1,1,2 1, 1+1, 2+2 1,2,4

Combinazione 1,2,2 1, 2+1, 2+2 1,3,4 2,2,2 2, 2+1, 2+2 2,3,4 A ciascuna delle combinazioni con ripetizione corrisponde una ed una sola delle combinazioni semplici di classe 3 dell'insieme {1,...,(2+3-1)} = {1,2,3,4} e viceversa. Il numero delle prime quindi uguale al numero delle seconde, che C2+31,3.

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Seconda dimostrazione
Il numero delle combinazioni di n elementi di classe k uguale al numero delle funzioni crescenti da un insieme A di cardinalit k in un insieme B di cardinalit n. Una qualsiasi di tali funzioni un insieme di coppie (ai,bj), in cui ai un elemento di A (con i = 1,2,...,k) e bj un elemento di B (con j = 1,2,...,n). In tale insieme, vi sono tante coppie quanti sono gli elementi di A e nessun elemento di A compare in pi di una coppia. Gli elementi di B, inoltre, possono ciascuno comparire in nessuna o pi coppie. Si considerano rilevanti, in una prima fase, le sequenze di coppie; ad esempio, individuate due coppie in cui sia presente a secondo membro un dato elemento b, la sequenza (a1, b), (a2, b) diversa dalla sequenza (a2, b), (a1, b). Si indicano inoltre con Fk l'insieme delle funzioni da A in B, con Fk-1 l'insieme delle funzioni da un sottoinsieme di cardinalit k1 di A in B, in entrambi i casi considerando distinte, provvisoriamente, funzioni diverse solo per la sequenza delle coppie che condividono il secondo membro. Sia |Fk-1| il numero delle funzioni dell'ultimo tipo. Vi sono n+k1 modi di estendere ciascuna di tali funzioni a tutto A. Infatti, scelto un qualsiasi elemento bj di B, se questo gi presente in altre mj coppie (quelle, appunto, il cui secondo membro bj), la nuova coppia (ak, bj) potr essere posta in sequenza con le altre in mj+1 modi diversi: prima della prima, oppure dopo una qualsiasi delle m. Considerando che:

e che la nuova coppia pu avere a secondo membro un qualsiasi elemento di B, si ha:

La cardinalit dell'insieme Fk pu quindi essere calcolata per ricorrenza:

Si pu osservare che si tratta del numero di disposizioni semplici di (n+k1) elementi di classe k. Per ottenere il numero delle funzioni crescenti, sufficiente eliminare la distinzione prima introdotta tra funzioni diverse solo per la sequenza delle coppie, quindi scegliere una sola delle k! permutazioni delle coppie (che sono tante quante gli elementi di A). Si ottiene cos:

Anche qui pu essere utile un esempio. Siano A = {a1,a2,a3} e B = {b1,b2}. L'insieme F1 contiene solo due funzioni: (a1,b1) e (a1,b2). Aggiungiamo ora le coppie che hanno a2 come primo elemento e consideriamo distinte le funzioni con diverse sequenze delle coppie che condividono il secondo membro. Otteniamo le funzioni in F2:

Combinazione

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da (a1,b1)

da (a1,b2)

(a2,b1), (a1,b1) (a2,b1), (a1,b2) (a1,b1), (a2,b1) (a2,b2), (a1,b2) (a1,b1), (a2,b2) (a1,b2), (a2,b2)

Si ha quindi:

Si tratta delle 6 disposizioni semplici di (2+2-1) = 3 elementi di classe 2. I tre elementi sono i due elementi di A finora considerati ed un "elemento di separazione" che consenta di distinguere quali sono associati a b1 e quali a b2. Indicando tale elemento con una barra verticale, le sei funzioni sono: 1. 2. 3. 4. 5. 6. a1 a2 | (entrambi associati a b1) a2 a1 | (entrambi associati a b1) a1 | a2 (a1 associato a b1, a2 associato a b2) a2 | a1 (a2 associato a b1, a1 associato a b2) | a1 a2 (entrambi associati a b2) | a2 a1 (entrambi associati a b2)

Per ottenere il numero delle funzioni crescenti, quelle cio tali che se i < j allora f(ai) f(aj), basta dividere per il numero delle permutazioni dei due elementi di A, che sono 2! = 2. Si ottiene cos che le funzioni crescenti sono 6/2 = 3 (sono quelle al primo, terzo e quinto posto dell'elenco). Per estendere le funzioni a tutto A, aggiungiamo le coppie che hanno a3 come primo elemento:
da (a2,b1), (a1,b1) da (a1,b1), (a2,b1) da (a1,b1), (a2,b2) da (a2,b1), (a1,b2) da (a2,b2), (a1,b2) da (a1,b2), (a2,b2)

(a3,b1),(a2,b1),(a1,b1) (a3,b1),(a1,b1),(a2,b1) (a3,b1),(a1,b1),(a2,b2) (a3,b1),(a2,b1),(a1,b2) (a3,b1),(a2,b2),(a1,b2) (a3,b1),(a1,b2),(a2,b2) (a2,b1),(a3,b1),(a1,b1) (a1,b1),(a3,b1),(a2,b1) (a1,b1),(a3,b1),(a2,b2) (a2,b1),(a3,b1),(a1,b2) (a3,b2),(a2,b2),(a1,b2) (a3,b2),(a1,b2),(a2,b2) (a2,b1),(a1,b1),(a3,b1) (a1,b1),(a2,b1),(a3,b1) (a1,b1),(a3,b2),(a2,b2) (a2,b1),(a3,b2),(a1,b2) (a2,b2),(a3,b2),(a1,b2) (a1,b2),(a3,b2),(a2,b2) (a2,b1),(a1,b1),(a3,b2) (a1,b1),(a2,b1),(a3,b2) (a1,b1),(a2,b2),(a3,b2) (a2,b1),(a1,b2),(a3,b2) (a2,b2),(a1,b2),(a3,b2) (a1,b2),(a2,b2),(a3,b2)

per un totale di 24 coppie. Si ha quindi:

Questo il numero delle disposizioni semplici di (2+3-1) = 4 elementi di classe 3, dove i quattro elementi sono a1, a2, a3 e l'"elemento separatore" che consente di distinguere se sono associati a b1 oppure a b2. Il numero delle funzioni crescenti si ottiene dividendo per il numero delle permutazioni dei tre elementi di A: 24/3! = 24/6 = 4. Le funzioni crescenti sono, infatti: 1. 2. 3. 4. a1 a2 a3 | ovvero (a1,b1),(a2,b1),(a3,b1) a1 a2 | a3 ovvero (a1,b1),(a2,b1),(a3,b2) a1 | a2 a3 ovvero (a1,b1),(a2,b2),(a3,b2) | a1 a2 a3 ovvero (a1,b2),(a2,b2),(a3,b2)

Combinazione

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Terza dimostrazione
La precedente dimostrazione pu essere semplificata come segue. Dato un insieme A di k elementi, vogliamo ripartire i suoi elementi in n gruppi, ciascuno contenente da 0 a k elementi di A. Rappresentiamo gli elementi di A con asterischi, i gruppi con n1 barre verticali; ad esempio, se n = 4 e k = 6, possiamo avere ripartizioni come le seguenti (tra parentesi il numero di elementi in ciascun gruppo): | | | (2,2,1,1) | | | (0,3,1,2) oppure: | | | (2,0,0,4) o anche: | | | (6,0,0,0) In ciascuna rappresentazione abbiamo una sequenza di n+k1 simboli. Dal momento che non interessa l'ordine, si tratta solo di vedere in quanti modi si possono scegliere n1 di tali simboli per farne delle barre. Si ha quindi, per una propriet del coefficiente binomiale:

Esempi
Le combinazioni con ripetizione di lunghezza 2 dei primi 5 interi positivi sono:

e precisamente: 11, 12, 13, 14, 15, 22, 23, 24, 25, 33, 34, 35, 44, 45, 55. Si pu per anche avere k > n: ad esempio, le combinazioni di lunghezza 5 dei primi 2 interi positivi sono:

ovvero: 11111, 11112, 11122, 11222, 12222, 22222.

Numero di soluzioni intere di un'equazione


Il calcolo delle combinazioni con ripetizione consente di trovare il numero delle soluzioni intere non negative di un'equazione in n variabili del tipo:

In questo caso k pu essere visto come il numero delle unit che si possono ripartire in n gruppi diversi, anche vuoti, quindi come il numero degli asterischi della terza dimostrazione, svolgendo i "+" il ruolo delle barre. Ad esempio, l'equazione:

ammette, tra le altre, le seguenti soluzioni (tra parentesi la rappresentazioni con sequenze di "1" e "+"):

Trovare il loro numero equivale a trovare il numero delle combinazioni con ripetizione di n elementi di classe k. Nel caso dell'equazione data, il numero :

Combinazione

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Per un caso pi semplice, le soluzioni intere non negative dell'equazione:

sono:

ovvero le quattro coppie (0,3), (1,2), (2,1), (3,0). Si pu anche calcolare il numero delle soluzioni intere positive di un'equazione (detto "numero delle composizioni di k in n parti"). Data un'equazione del tipo:

basta trasformarla in:

ponendo yi = xi1. Si ottiene cos:

Nel caso dell'equazione x1+x2 = 3, il numero delle soluzioni intere positive (il numero delle composizioni di 3 in 2 parti) :

ovvero le due coppie (1,2) e (2,1).

Multinsiemi
Il numero delle combinazioni con ripetizione di n elementi di classe k viene anche detto numero dei multinsiemi di cardinalit k di un insieme di cardinalit n. Si usa, al riguardo, la definizione di multinsieme come funzione mU: U {0,1,2,...}. Ad esempio, dato l'insieme U = {a,b,c}, un multinsieme di cardinalit 3 {(a,0), (b,2), (c,1)}, ovvero, nella notazione esponenziale, a0 b2 c1. La sua cardinalit la somma dei secondi membri delle coppie, o degli esponenti nella seconda notazione. Tale multinsieme pu essere rappresentato come una delle possibili combinazioni con ripetizione di classe 3 dei 3 elementi di U: bbc. Il numero delle combinazioni con ripetizione di classe 3 dei 3 elementi di U (3+31)!/(2!3!) = 10; le combinazioni sono: aaa, aab, aac, abb, abc, acc, bbb, bbc, bcc, ccc Questo anche il numero dei multinsiemi di cardinalit 3 di U, che sono: a3b0c0, a2b1c0, a2b0c1, a1b2c0, a1b1c1, a1b0c2, a0b3c0, a0b2c1, a0b1c2, a0b0c3 Si pu notare che il loro numero anche uguale a quello delle soluzioni intere non negative dell'equazione:

Combinazione

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Voci correlate
Calcolo combinatorio Disposizione Multinsieme Permutazione Reticolo booleano Triangolo di Tartaglia

Bibliografia
Mauro Cerasuoli, Franco Eugeni e Marco Protasi, Elementi di matematica discreta, Zanichelli, Bologna, 1988. Sheldon M. Ross, Calcolo delle probabilit, Apogeo, Milano, 2004.

Dismutazione (matematica)
In combinatoria vengono dette dismutazioni (o sconvolgimenti, o permutazioni complete) le permutazioni di un insieme che non fissano alcun elemento, ovvero nessuno degli elementi dell'insieme iniziale compare nella sua posizione originaria. Formalmente, se le permutazioni di un insieme X sono le funzioni biiettive le funzioni biiettive tali che . , le dismutazioni di X sono

Si verifica facilmente che non esiste alcuna dismutazione per un insieme di un solo elemento, ne esiste 1 per un insieme di 2 elementi, 2 per un insieme di 3 elementi, 9 per uno di 4 elementi... Ad esempio, le 9 dismutazioni possibili della parola "ABCD" sono: BADC BCDA BDAC CADB CDAB CDBA DABC DCAB DCBA

Contare le dismutazioni
Il numero di dismutazioni di un insieme di n elementi .

La dimostrazione di questo fatto un esempio di applicazione del principio di inclusione ed esclusione. Dato un insieme di elementi, siano rispettivamente l'insieme delle sue permutazioni e quello delle sue dismutazioni. Sia evidentemente l'insieme delle permutazioni che fissano l' -esimo elemento. La sua cardinalit sar , perch gli altri elementi possono muoversi liberamente. , vorremmo sottrarre dal numero totale delle permutazioni il . Sia .

Per calcolare la cardinalit di

numero di quelle che fissano (almeno) 1 elemento. Cerchiamo quindi Osserviamo che precisamente, , perch in , dove le intersezioni del tipo .

saranno contate 2 volte. Pi

Dismutazione (matematica)

54

In

generale,

definiti .

abbiamo che In particolare ne ricaviamo Calcolare la cardinalit di

non difficile: i modi di scegliere

elementi (quelli da fissare) sono

, e per

ognuno di questi gli altri elementi possono permutare liberamente, quindi in . A questo punto sappiamo che il numero di permutazioni che fissano almeno un elemento Quindi quelle che non ne fissano nessuno sono Questa espressione viene talvolta chiamata subfattoriale di e denotata con .

modi. Ne segue che

. .

Comportamento asintotico
Per conoscere il comportamento asintotico del numero di dismutazioni di un insieme di succede per ) possiamo notare che (dove il simbolo elementi (ovvero cosa , e che quindi proprio la serie di Taylor di

significa asintoticamente equivalente a). sufficiente grande, la probabilit che una permutazione scelta

Un altro modo di vedere questo risultato che, dato a caso di un insieme di

elementi sia una dismutazione circa

Generalizzazioni
Talora servono dismutazioni che, oltre a non ammettere punti fissi, soddisfano restrizioni ulteriori. Le dismutazioni costituiscono un esempio della ampia collezione degli insiemi di permutazioni soggette a vincoli. Ad esempio il problema dei mnages chiede per n coppie di coniugi, in quanti modi possono essere sistemati ad un tavolo rotondo in modo che si alternino uomini e donne e in modo che nessuno si trovi di fianco al coniuge. Su un piano pi formale, dati due insiemi A ed S e date due collezioni U e V di suriezioni da A in S, ci si pu chiedere il numero delle coppie di funzioni (f,g) con f in U e g in V, tali che per tutti gli a in A si abbia f(a) g(a); in altre parole ci si chiede quando per ogni f e g esiste una dismutazione di S tale che f(a) = (g(a)).

Dismutazione (matematica)

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Voci correlate
Combinatoria Combinazione Permutazione

Collegamenti esterni
Sequenza A000166 [1] della OEIS di Neil Sloane Derangements and applications [2] di Mehdi Hassani Non-sexist solution of the mnage problem [3] di Kenneth P. Bogart, Peter G. Doyle Derangement [4] in MathWorld di Eric Weisstein

Note
[1] [2] [3] [4] http:/ / www. research. att. com/ ~njas/ sequences/ A000166?language=italian http:/ / www. cs. uwaterloo. ca/ journals/ JIS/ VOL6/ Hassani/ hassani5. pdf http:/ / www. math. dartmouth. edu/ ~doyle/ docs/ menage/ menage/ menage. html http:/ / mathworld. wolfram. com/ Derangement. html

Disposizione
Nel calcolo combinatorio, se n e k sono due interi positivi, si definisce disposizione di n elementi k a k (oppure di n elementi di classe k, oppure di n elementi presi k alla volta) ogni sottoinsieme ordinato di k oggetti estratti da un insieme di n oggetti, in cui i sottoinsiemi differiscono se presentano qualche elemento diverso o se presentano gli stessi elementi ma in ordine diverso. Talvolta, k viene chiamato numero di posti e la disposizione di n oggetti in k posti viene chiamata k-disposizione. Se si impone la condizione che in ogni sottoinsieme non sono ammessi elementi ripetuti si parla di disposizioni semplici altrimenti di disposizioni con ripetizione. Nel primo caso deve essere ovviamente k n.

Disposizioni semplici
Siano A un insieme finito di cardinalit k e B un insieme finito di cardinalit n, con 0 k n. Sia inoltre Fk l'insieme delle funzioni iniettive f: A B. Sia Fk-1 l'insieme delle funzioni iniettive da un sottoinsieme di A di cardinalit k1 in B. Ciascuna di tali funzioni un insieme di k-1 coppie (a,b), con a appartenente al sottoinsieme di A e b appartenente a B, tali che ciascun a e ciascun b compaiano in una sola di esse. Sia |Fk-1| il numero di tali funzioni. Il numero delle funzioni iniettive da A in B si ottiene aggiungendo, per ciascuna funzione, il numero delle coppie (a,b) in cui a e b non siano gi presenti in alcuna coppia. Vi un solo a, ma vi sono n (k-1) elementi b, ovvero n (k-1) nuove coppie. Si ha quindi la ricorrenza:

essendo |F1| = n, in quanto vi sono n coppie (a,b) in cui a sia fissato e b sia scelto tra gli n elementi di B. Il numero delle funzioni iniettive da un insieme di cardinalit k in uno di cardinalit n si indica anche col simbolo:

Disposizione Nella terminologia combinatoria classica, il numero delle applicazioni iniettive da un insieme di cardinalit k in un insieme di cardinalit n viene detto numero delle disposizioni semplici di n oggetti presi k alla volta, o di classe k, e si indica con Dn,k. Ad esempio, se n=5 e k=3 e come oggetti consideriamo le lettere A, B, C, D ed E, allora le disposizioni possibili sono le seguenti 5!/(5-3)! = 120/2 = 60: ABC ABD ABE ACB ACD ACE ADB ADC ADE AEB AEC AED BAC BAD BAE BCA BCD BCE BDA BDC BDE BEA BEC BED CAB CAD CAE CBA CBD CBE CDA CDB CDE CEA CEB CED DAB DAC DAE DBA DBC DBE DCA DCB DCE DEA DEB DEC EAB EAC EAD EBA EBC EBD ECA ECB ECD EDA EDB EDC Il risultato pu essere ottenuto col seguente ragionamento: supponiamo di mettere in un sacchetto le lettere A, B, C, D ed E e di estrarne una a caso. La prima lettera estratta pu essere indifferentemente una delle 5 e quindi abbiamo 5 possibilit di estrazione. Ora passiamo ad estrarre la seconda lettera: poich nel sacchetto ne sono rimaste 4, abbiamo 4 possibilit di estrazione. A questo punto, nel sacchetto ne sono rimaste 3 ed avremo quindi, per la terza lettera, 3 possibilit di estrazione. Se moltiplichiamo tutte le possibilit fra loro, avremo 543 = 60 possibili gruppi. Generalizzando, ogni volta che si estrae una lettera, il numero delle lettere che si possono estrarre diminuisce di uno; se nel sacchetto ci sono n lettere e vogliamo estrarne k avremo:

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ovvero un prodotto di k fattori pari a n diminuito di 0, 1, ..., (k-1). Moltiplicando e dividendo tale prodotto per (n-k)!, si ottiene la formula data sopra:

Infine si pu notare che c' una relazione tra le disposizioni e le permutazioni; infatti nel caso in cui k sia uguale a n si avrebbe:

cio le permutazioni di n elementi.

Disposizioni con ripetizione


Una funzione da un insieme A in un insieme B pu essere vista come un insieme di coppie (a,b) tale che vi siano tante coppie quante sono gli elementi a di A e che non vi sia alcun a presente in pi di una coppia. Possono invece esservi nessuna o pi coppie aventi, come secondo membro, un dato elemento b di B. Dati un insieme A di cardinalit k ed un insieme B di cardinalit n, con n e k interi positivi, il numero delle funzioni da A in B dato da nk, in quanto ciascuna delle k coppie pu avere come secondo membro uno qualsiasi degli n elementi di B. Ad esempio, il numero delle funzioni da un insieme di 2 elementi {a, b} in un insieme di 10 elementi {1,...,10} 102, in quanto si hanno 10 coppie del tipo (a, x), dove x = 1,2,...,10, e per ciascuna di esse 10 coppie del tipo (b, x). Ciascuna delle funzioni cercate costituita da una delle dieci coppie il cui primo elemento sia a e da una delle dieci il cui primo elemento sia b; il numero di tali funzioni quindi dato dalla cardinalit del prodotto cartesiano dei due insiemi di dieci coppie: 1010=102.

Disposizione Nella terminologia combinatoria classica, il numero delle funzioni da un insieme di cardinalit k in uno di cardinalit n viene detto numero delle disposizioni con ripetizione di n oggetti k a k, o di classe k; a differenza delle disposizioni semplici, k pu essere maggiore di n. L'esempio sopra proposto pu essere reintepretato come segue. Dati 10 oggetti distinti, il numero delle presentazioni di 2 di tali elementi, anche non diversi tra loro, 102; in particolare, con le 10 cifre da 0 a 9 si possono comporre 100 numeri di due cifre: 00, 01, ..., 09, 10, 11, ..., 19, 20, 21, 22, ...., 99. Analogamente, il numero delle possibili colonne del totocalcio, composte da tredici pronostici scelti tra tre (1, X o 2), pari a: 313 = 1.594.323.

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Voci correlate
Calcolo combinatorio Permutazione Combinazione

Effetto Mpemba
L'effetto Mpemba un effetto riscoperto casualmente nel 1969 dallo studente tanzaniano Erasto Mpemba, ma in realt gi descritto nel IV secolo a.C. da Aristotele ( , I, 12). Ponendo in freezer due bicchieri d'acqua, identici tra loro tranne che per la temperatura iniziale del liquido, il bicchiere contenente acqua calda congela prima di quello contenente acqua a temperatura ambiente. Un revisore del Physics World ha recentemente scritto, "Sebbene l'effetto Mpemba sia reale, non chiaro se la spiegazione sia banale o illuminante."[1] Sono state proposte molte teorie per giustificare questo comportamento anti intuitivo. Fattori certamente significativi sono: 1) Il bicchiere caldo scioglie il leggero strato di ghiaccio che di norma ricopre i ripiani di un congelatore, e pone a contatto diretto il bicchiere col metallo freddo. Il bicchiere con l'acqua a temperatura ambiente, invece, resta poggiato su uno straterello di brina che conduce il calore peggio del metallo, ed , sia pure in minima misura, isolato dal ripiano del congelatore. Quindi si ha una minore dispersione di calore per conduzione. 2) Se si pone in freezer un liquido molto caldo, la massa di liquido nel bicchiere diminuisce per evaporazione. Vi sono altri effetti secondari (come il precipitare di soluti) che contribuiscono all'effetto quando non si utilizzi semplice acqua ma soluzioni. Tuttavia l'effetto stato studiato soprattutto con semplice acqua. Si noti che eseguendo l'esperimento in condizioni stringenti, come usare acqua bollita perch non contenga gas, contenitori identici, massa d'acqua misurata con precisione, e asciugando con cura i ripiani del freezer, o ponendo i bicchieri su un ripiano all'aperto quando la temperatura abbondantemente sottozero, il fenomeno non si verifica. L'effetto, indubbiamente non intuitivo, dimostra la necessit di considerare tutti i parametri di possibile rilevanza e l'uso dei migliori strumenti teorici nello studio di un problema fisico.

Effetto Mpemba

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Note
[1] Ball, P. (aprile 2006). Does hot water freeze first? (http:/ / physicsweb. org/ articles/ world/ 19/ 4/ 4). Physics World 19(4): 1921.

Bibliografia
Monwhea Jeng, The Mpemba effect: When can hot water freeze faster than cold? in American Journal of Physics, volume 74, 2006, numero 6, pagina 514.

Collegamenti esterni
(EN) The Mpemba Effect: Hot Water Freezes before Cold (http://www.school-for-champions.com/science/ mpemba.htm) (EN) Why water freezes faster after heating (http://www.eurekalert.org/pub_releases/2006-05/ns-wwf053106. php) (New Scientist)

Effetto Venturi
L'effetto Venturi (o paradosso idrodinamico) il fenomeno fisico, scoperto e studiato dal fisico Giovanni Battista Venturi, per cui la pressione di una corrente fluida aumenta con il diminuire della velocit.

Descrizione
possibile studiare la variazione di pressione di un liquido in un condotto, inserendo dei tubi manometrici. L'esperimento dimostra che il liquido raggiunge nei tubi altezze diverse: minore dove la sezione si rimpicciolisce (in cui aumenta la velocit) e maggiore quando la sezione si allarga (ovvero quando la velocit diminuisce). Dato che la pressione del liquido aumenta all'aumentare dell'altezza raggiunta dal liquido nei tubi manometrici, possibile dire che ad un aumento della velocit corrisponde una diminuzione della pressione e viceversa, cio all'aumento della pressione corrisponde una diminuzione della velocit. Con esperimenti appropriati, possibile notare lo stesso fenomeno nei gas.

Effetto venturi su una massa liquida

In "1" - dove la velocit del fluido minore che in "2" essendo maggiore la sua sezione - si osserva che la pressione maggiore che in "2".

Effetto Venturi

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Formula
Consideriamo una generica condotta che presenti una diminuzione della sua sezione e chiamiamo l'area maggiore e l'area minore. Dall'equazione di continuit applicata alla fluidodinamica sappiamo che la portata entrante nella prima sezione deve essere esattamente uguale a quella passante per la seconda. Da ci, poich la portata pu essere espressa come prodotto della velocit del fluido per la sezione in cui passa, sappiamo che c' un aumento di velocit nella sezione rispetto a quella in ( <

Esempio di diminuzione della pressione in un tratto di condotta che presenta una strozzatura

).

Sulla base di queste considerazioni, supponendo che non esista una differenza di quota tra le due sezioni, possibile utilizzare come sistema di riferimento per le altezze l'asse della condotta, eliminando in questo modo un termine nell'equazione di Bernoulli, che si presenter in questa forma:

con densit, p pressione e v velocit del flusso. Si pu notare, quindi, che all'aumentare della velocit del fluido si crea necessariamente una diminuzione della pressione interna al fluido stesso. Nel caso del nostro esempio, cio, la pressione risulter essere minore della pressione .

Paradosso idrodinamico
L'effetto Venturi viene anche chiamato paradosso idrodinamico poich si pu pensare che la pressione aumenti in corrispondenza delle strozzature; tuttavia, per la legge della portata, la velocit aumenta in corrispondenza delle strozzature. Quindi se abbiamo un tubo che finisce contro una piastra come in figura e il fluido ha una pressione leggermente superiore alla pressione atmosferica, l'aumento di velocit che la strozzatura crea tra tubo e piastra far aumentare la velocit a scapito della pressione del fluido. Se la pressione scende al di sotto della pressione atmosferica, la piastra tender a chiudere il tubo anzich volare via. Da questo nasce il paradosso idrodinamico che una conseguenza della Legge di Bernoulli.
Effetto Venturi

Il tubo di Venturi
Il tubo di Venturi sfrutta l'effetto Venturi per misurare la portata. Sia Q la portata volumetrica, nell'esempio precedente. Siccome

Effetto Venturi conoscendo le sezioni e le pressioni nei punti del tubo e la densit del fluido possibile ricavare la portata

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Voci correlate
Equazione di Bernoulli Giovanni Battista Venturi Legge di Torricelli Linea di flusso Tubo di Venturi Ugello di scarico

Altri progetti
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Esperimento immaginato
Un esperimento mentale o esperimento concettuale (in tedesco Gedankenexperiment, termine coniato dal fisico e chimico danese Hans Christian rsted) un esperimento che non si intende realizzare praticamente, ma viene solo immaginato: i suoi risultati non vengono quindi misurati, ma calcolati teoricamente in base alle leggi della fisica.

Descrizione
L'esperimento mentale un'operazione di analisi operativa delle esperienze di misura effettivamente eseguibili nel mondo reale, almeno come esperienze concettualmente possibili. Parte di queste esperienze non sempre realizzabile al momento presente per limiti non della fisica, ma della tecnologia e della tecnica note. Il carattere puramente mentale dell'esperimento permette di considerare situazioni non realizzabili praticamente (ad esempio oggetti che si muovono a velocit relativistiche) e di esaminare l'esperimento in forma molto semplificata, tralasciando gli aspetti non pertinenti. Lo scopo di questo esercizio mettere sotto esame una teoria fisica esaminandone le previsioni, e in particolare mettendone in luce le conseguenze sorprendenti o paradossali. Il concetto di esperimento concettuale stato introdotto da Albert Einstein, che se ne serv per illustrare la sua Teoria della relativit; ma anche alcuni paradossi classici, come quello di Achille e la tartaruga, si possono considerare esperimenti mentali. Anche alcuni ragionamenti di Galileo Galilei rientrano sotto questa categoria. A titolo di esempio si descrive qui l'esperimento del treno, usato da Einstein per mostrare come, secondo la teoria della relativit, eventi che sono simultanei in un sistema di riferimento inerziale non lo sono in un altro. Un altro celebre esperimento concettuale applicato alla teoria della relativit il cosiddetto paradosso dei gemelli.

Esperimento immaginato

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Esempio
Consideriamo un treno che viaggi alla velocit di 30 000 km/s, cio un decimo della velocit della luce. Un osservatore si pone al centro di un vagone lungo 20 m, con due torce elettriche in mano; le punta verso le due estremit del vagone, una nella direzione del moto del treno e l'altra in direzione contraria, e le accende simultaneamente. Ora, uno dei postulati della teoria della relativit afferma che la velocit della luce costante e uguale in tutti i sistemi di riferimento inerziali: perci l'osservatore a bordo del treno, rispetto al quale il vagone immobile, vede la luce delle due torce percorrere 10 m in entrambe le direzioni, e arrivare simultaneamente alle due estremit del vagone in un tempo t = 0,0333 microsecondi. Ma per un osservatore situato a terra, che vede il vagone in movimento, il raggio di luce diretto verso la coda del treno raggiunge dopo soltanto 9,0909 metri l'estremit del vagone, che nel frattempo gli venuta incontro di 0,9091 metri; mentre il raggio diretto verso la testa del treno deve percorrere 11,1111 metri per raggiungere l'altra estremit che si allontanata di 1,1111 metri. Il primo raggio arriva quindi dopo 0,0303 microsecondi, il secondo invece dopo 0,0370 microsecondi: in questo sistema di riferimento i due eventi non sono simultanei!

Bibliografia
Marco Buzzoni, Esperimento ed esperimento mentale, Franco Angeli, 2004 ISBN 978-88-464-5868-1 Karl Popper, Logica della scoperta scientifica [1934], Einaudi, Torino, 1970.

Libri in lingua inglese


Adams, Scott, God's Debris: A Thought Experiment, Andrews McMeel Publishing, (USA), 2001 Brown, J.R., The Laboratory of the Mind: Thought Experiments in the Natural Sciences, Routledge, (London), 1993. Browning, K.A. (ed.), Nowcasting, Academic Press, (London), 1982. Marco Buzzoni, Thought Experiment in the Natural Sciences, Koenigshausen+Neumann, Wuerzburg 2008 Cohen, Martin, "Wittgenstein's Beetle and Other Classic Thought Experiments", Blackwell (Oxford) 2005 Cohnitz, D., Gedankenexperimente in der Philosophie, Mentis Publ., (Paderborn, Germany), 2006. Craik, K.J.W., The Nature of Explanation, Cambridge University Press, (Cambridge), 1943. Cushing, J.T., Philosophical Concepts in Physics: The Historical Relation Between Philosophy and Scientific Theories, Cambridge University Press, (Cambridge), 1998. DePaul, M. & Ramsey, W. (eds.), Rethinking Intuition: The Psychology of Intuition and Its Role in Philosophical Inquiry, Rowman & Littlefield Publishers, (Lanham), 1998. Gendler, T.S., Thought Experiment: On the Powers and Limits of Imaginary Cases, Garland, (New York), 2000. Gendler, T.S. & Hawthorne, J., Conceivability and Possibility, Oxford University Press, (Oxford), 2002. Hggqvist, S., Thought Experiments in Philosophy, Almqvist & Wiksell International, (Stockholm), 1996. Hanson, N.R., Patterns of Discovery: An Inquiry into the Conceptual Foundations of Science, Cambridge University Press, (Cambridge), 1962. Harper, W.L., Stalnaker, R. & Pearce, G. (eds.), Ifs: Conditionals, Belief, Decision, Chance, and Time, D. Reidel Publishing Co., (Dordrecht), 1981. Hesse, M.B., Models and Analogies in Science, Sheed and Ward, (London), 1963. Holyoak, K.J. & Thagard, P., Mental Leaps: Analogy in Creative Thought, A Bradford Book, The MIT Press, (Cambridge), 1995. Horowitz, T. & Massey, G.J. (eds.), Thought Experiments in Science and Philosophy [1], Rowman & Littlefield, (Savage), 1991. Kahn, H., Thinking About the Unthinkable, Discus Books, (New York), 1971. Kuhne, U., Die Methode des Gedankenexperiments, Suhrkamp Publ., (Frankfurt/M, Germany), 2005.

Esperimento immaginato Leatherdale, W.H., The Role of Analogy, Model and Metaphor in Science, North-Holland Publishing Company, (Amsterdam), 1974. rsted, Hans Christian (1997) Selected Scientific Works of Hans Christian rsted.. Translated to English by Karen Jelved, Andrew D. Jackson, and Ole Knudsen, (translators 1997). Roese, N.J. & Olson, J.M. (eds.), What Might Have Been: The Social Psychology of Counterfactual Thinking, Lawrence Erlbaum Associates, (Mahwah), 1995. Shanks, N. (ed.), Idealization IX: Idealization in Contemporary Physics (Poznan Studies in the Philosophy of the Sciences and the Humanities, Volume 63), Rodopi, (Amsterdam), 1998. Shick, T. & Vaugn, L., Doing Philosophy: An Introduction through Thought Experiments (Second Edition), McGraw Hill, (New York), 2003. Sorensen, R.A., Thought Experiments, Oxford University Press, (Oxford), 1992. Tetlock, P.E. & Belkin, A. (eds.), Counterfactual Thought Experiments in World Politics, Princeton University Press, (Princeton), 1996. Thomson, J.J. {Parent, W. (ed.)}, Rights, Restitution, and Risks: Essays in Moral Theory, Harvard University Press, (Cambridge), 1986 . Vosniadou, S. & Ortony. A. (eds.), Similarity and Analogical Reasoning, Cambridge University Press, (Cambridge), 1989. Wilkes, K.V., Real People: Personal Identity without Thought Experiments, Oxford University Press, (Oxford), 1988.

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Articoli di riviste (in lingua inglese)


Dennett, D.C., "Intuition Pumps", pp.180-197 in Brockman, J., The Third Culture: Beyond the Scientific Revolution, Simon & Schuster, (New York), 1995. Galton, F., "Statistics of Mental Imagery", Mind, Vol.5, No.19, (July 1880), pp.301-318. Hempel, C.G., "Typological Methods in the Natural and Social Sciences", pp.155-171 in Hempel, C.G. (ed.), Aspects of Scientific Explanation and Other Essays in the Philosophy of Science, The Free Press, (New York), 1965. Kuhn, T. "A Function for Thought Experiments", in The Essential Tension (Chicago: University of Chicago Press, 1979), pp.240- Mach, E., "On Thought Experiments", pp.134-147 in Mach, E., Knowledge and Error: Sketches on the Psychology of Enquiry, D. Reidel Publishing Co., (Dordrecht), 1976. [Translation of Erkenntnis und Irrtum (5th edition, 1926.]. Popper, K., "On the Use and Misuse of Imaginary Experiments, Especially in Quantum Theory", pp.442-456, in Popper, K., The Logic of Scientific Discovery, Harper Torchbooks, (New York), 1968. Rescher, N., "Thought Experiment in Pre-Socratic Philosophy", pp.31-41 in Horowitz, T. & Massey, G.J. (eds.), Thought Experiments in Science and Philosophy [1], Rowman & Littlefield, (Savage), 1991. Witt-Hansen, J., "H.C. rsted, Immanuel Kant and the Thought Experiment", Danish Yearbook of Philosophy, Vol.13, (1976), pp.48-65. Jacques, V., Wu, E., Grosshans, F., Treussart, F., Grangier, P. Aspect, A., & Roch, J. (2007). Experimental Realization of Wheeler's Delayed-Choice Gedanken Experiment, Science, 315, p.966-968. [2]

Esperimento immaginato

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Altri progetti
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Note
[1] http:/ / philsci-archive. pitt. edu/ archive/ 00003190/ [2] http:/ / www. sciencemag. org/ cgi/ content/ abstract/ 315/ 5814/ 966

Esperimento mentale
Un esperimento mentale o esperimento concettuale (in tedesco Gedankenexperiment, termine coniato dal fisico e chimico danese Hans Christian rsted) un esperimento che non si intende realizzare praticamente, ma viene solo immaginato: i suoi risultati non vengono quindi misurati, ma calcolati teoricamente in base alle leggi della fisica.

Descrizione
L'esperimento mentale un'operazione di analisi operativa delle esperienze di misura effettivamente eseguibili nel mondo reale, almeno come esperienze concettualmente possibili. Parte di queste esperienze non sempre realizzabile al momento presente per limiti non della fisica, ma della tecnologia e della tecnica note. Il carattere puramente mentale dell'esperimento permette di considerare situazioni non realizzabili praticamente (ad esempio oggetti che si muovono a velocit relativistiche) e di esaminare l'esperimento in forma molto semplificata, tralasciando gli aspetti non pertinenti. Lo scopo di questo esercizio mettere sotto esame una teoria fisica esaminandone le previsioni, e in particolare mettendone in luce le conseguenze sorprendenti o paradossali. Il concetto di esperimento concettuale stato introdotto da Albert Einstein, che se ne serv per illustrare la sua Teoria della relativit; ma anche alcuni paradossi classici, come quello di Achille e la tartaruga, si possono considerare esperimenti mentali. Anche alcuni ragionamenti di Galileo Galilei rientrano sotto questa categoria. A titolo di esempio si descrive qui l'esperimento del treno, usato da Einstein per mostrare come, secondo la teoria della relativit, eventi che sono simultanei in un sistema di riferimento inerziale non lo sono in un altro. Un altro celebre esperimento concettuale applicato alla teoria della relativit il cosiddetto paradosso dei gemelli.

Esempio
Consideriamo un treno che viaggi alla velocit di 30 000 km/s, cio un decimo della velocit della luce. Un osservatore si pone al centro di un vagone lungo 20 m, con due torce elettriche in mano; le punta verso le due estremit del vagone, una nella direzione del moto del treno e l'altra in direzione contraria, e le accende simultaneamente. Ora, uno dei postulati della teoria della relativit afferma che la velocit della luce costante e uguale in tutti i sistemi di riferimento inerziali: perci l'osservatore a bordo del treno, rispetto al quale il vagone immobile, vede la luce delle due torce percorrere 10 m in entrambe le direzioni, e arrivare simultaneamente alle due estremit del vagone in un tempo t = 0,0333 microsecondi. Ma per un osservatore situato a terra, che vede il vagone in movimento, il raggio di luce diretto verso la coda del treno raggiunge dopo soltanto 9,0909 metri l'estremit del vagone, che nel frattempo gli venuta incontro di 0,9091 metri; mentre il raggio diretto verso la testa del treno deve percorrere 11,1111 metri per raggiungere l'altra estremit che si allontanata di 1,1111 metri. Il primo raggio arriva quindi dopo 0,0303 microsecondi, il secondo invece dopo 0,0370 microsecondi: in questo sistema di riferimento i due eventi non sono simultanei!

Esperimento mentale

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Bibliografia
Marco Buzzoni, Esperimento ed esperimento mentale, Franco Angeli, 2004 ISBN 978-88-464-5868-1 Karl Popper, Logica della scoperta scientifica [1934], Einaudi, Torino, 1970.

Libri in lingua inglese


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Articoli di riviste (in lingua inglese)


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Ex falso sequitur quodlibet

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Ex falso sequitur quodlibet


La locuzione latina ex falso (sequitur) quodlibet (ossia: "dal falso (segue una) qualsiasi cosa (scelta) a piacere") indica nella logica classica (valido anche per la logica intuizionista) un principio logico che stabilisce come da un enunciato contraddittorio consegue logicamente qualsiasi altro enunciato. La definizione ex falso quodlibet per questo teorema tradizionalmente attribuita a Duns Scoto, sebbene in realt sia opera di un autore sconosciuto[1], pertanto a volte ci si riferisce ad esso anche come teorema dello pseudo Scoto. Nel linguaggio della logica proposizionale possiamo esprimere il principio con la formula:

Tale principio stato utilizzato nella scolastica anche come pretesa di spiegazione di come Dio abbia creato l'Universo a partire dalla negazione del principio di non contraddizione. Ma ai sostenitori di questa teoria spesso veniva ribattuto che, invece, in base alla consequentia mirabilis, si poteva creare anche a partire dal nulla proprio grazie al principio di non contraddizione.

Dimostrazione
Siano A e B due affermazioni, e A l'opposto di A. Si ha allora

Ossia "A e NON A" vera, Posso allora inserire "(A e NON A) O B" essendo vera la prima, vera anche questa.

Per la propriet distributiva

Ricordando che

equivale a

cio, applicando le leggi di De Morgan e negando

Dato che abbiamo supposto vero

, B deve essere vero a prescindere dalla verit di A e del suo contrario.

Per questa propriet, viene anche detto principio di esplosione.

Dimostrazione alternativa
Una dimostrazione alternativa la seguente: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. (ipotesi)

per la 2 De Morgan per la 3 per la doppia negazione.

interessante osservare che una contraddizione, implicando qualsiasi affermazione, implica anche qualsiasi contraddizione. Si pu quindi sostenere l'equivalenza e quindi la banalit, in senso matematico, delle contraddizioni

Ex falso sequitur quodlibet e dei sistemi che le contengono. Va comunque ricordato che, dal secondo teorema di incompletezza di Gdel, deriva che dato un sistema formale che includa almeno l'aritmetica di Robinson, o esso incompleto, non potendo dimostrare almeno la propria coerenza, o contraddittorio.

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Esempio di Bertrand Russell


Possiamo ricordare un ironico esempio a suo tempo proposto da Bertrand Russell. Supponiamo che sia vera una affermazione falsa come 4=5 (l'affermazione A nella notazione vista sopra pu essere : "4 diverso da 5" e non-A: "4 uguale a 5" ), allora sottraendo 3 da entrambi i membri otteniamo: 2=1. Ora, io e il Papa siamo due, ma 2=1 quindi io e il Papa siamo uno, quindi io sono il Papa.

Note
[1] Piergiorgio Odifreddi, Il diavolo in cattedra. La logica da Aristotele a Gdel. Torino, Einaudi, 2003. ISBN 8806167219.

Bibliografia
Smullyan, R., "Qual il titolo di questo libro? L'enigma di Dracula e altri indovinelli logici", ISBN 8808054225, Zanichelli, 1981

Voci correlate
Consequentia mirabilis Principio di non-contraddizione

Giovanni Buridano
Giovanni Buridano, conosciuto anche come Jean Buridan o in latino Iohannes Buridanus (Bthune?, 1290 circa 1358 circa), stato un filosofo e logico francese, maestro delle arti a Parigi e Magnifico Rettore dell'Universit di Parigi. Allievo di Guglielmo di Ockham, si stacc dal suo pensiero e intorno al 1340 lo attacc pubblicamente. In seguito gli occamisti ottennero che le sue opere fossero proibite dal 1474 al 1481. Fu convinto nominalista e fu perseguitato dai realisti, che lo indussero a lasciare Parigi per la Germania e ad insegnare a Vienna. considerato un filosofo della Scolastica.

Dottrine fisiche
Buridano fu uno dei sostenitori della teoria dell'impeto, secondo la quale un corpo in moto possiede un impeto che lo porta a proseguire il moto anche in assenza di forze esterne. Questa teoria, la cui origine rintracciabile negli scritti di Giovanni Filopono, del VI secolo, precorre in parte il principio d'inerzia che sar enunciato nella prima et moderna. La teoria dell'impeto permise a Buridano di considerare superflue le Intelligenze Motrici che nella fisica d'ispirazione aristotelica risultavano necessarie per mantenere in moto i cieli, anche perch lo spazio esterno era da lui concepito vuoto e non pieno di materia trasparente come aveva pensato Aristotele. Gli impeti cui sono soggetti i corpi celesti non s'indebolivano n si corrompevano, non essendo nei corpi celesti inclinazione ad altri moti n essendo in essi una resistenza corruttiva o repressiva di quell'impeto. Per questo viene considerato uno dei pensatori che hanno contribuito alla ripresa dello scetticismo filosofico. Quanto alla forma della Terra, Giovanni Buridano fu uno dei pensatori medievali che ne sostenevano la sfericit e che dovesse ruotare sul proprio asse.

Giovanni Buridano

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L'intelletto umano e la volont


Buridano si occup dell'analisi della volont umana, che ritenne seguire le valutazioni dell'intelletto. In particolare la volont che dovesse decidere quale scegliere tra due beni considerati equivalenti dall'intelletto si troverebbe in imbarazzo. Un esempio della sua tesi, che tuttavia non dovuto a Buridano e ne banalizza pesantemente il pensiero, il famoso paradosso dell'asino che posto tra due cumuli di fieno perfettamente uguali e alla stessa distanza non sa scegliere quale iniziare a mangiare morendo di fame nell'incertezza.

Opere: Edizioni antiche


Summulae de Dialectica Parigi, 1487 (prima edizione edita da Thomas Bricot) Quaestiones super decem libros Ethicorum Aristotelis ad Nicomachum Parigi, 1489 Sophismata Parigi, 1489 Consequentiae Parigi, 1493 Perutile compendium totius logicae, com Io. Dorp expositione Venezia, 1499 (con il commento di John Dorp, ristampa anastatica: Frankfurt am main, Minerva, 1965) Subtilissimae Quaestiones super octo Physicorum libros Aristotelis Parigi, 1509 In Metaphysicen Aristotelis Questiones argutissimae Parigi, 1518 (ristampa anastatica: Frankfurt am main, Minerva, 1965)

Bibliografia
Bibliografia di Fabienne Pironet [1] (fino al 2001) Bibliografia delle opere logiche e metafisiche di Buridano [2] elenco delle opere edite ed inedite Bibliografia degli studi sulle opere logiche e metafisiche [3] aggiorna la bibliografia della Pironet al 2010 Marcello Landi, Un contributo allo studio della scienza nel Medio Evo. Il trattato Il cielo e il mondo di Giovanni Buridano e un confronto con alcune posizioni di Tommaso d'Aquino, in Divus Thomas 110/2 (2007) 151-185.

Note
[1] http:/ / www. ontology-2. com/ essays/ buridan-bibliographie. pdff [2] http:/ / www. ontology. co/ buridan-editions. htm [3] http:/ / www. ontology. co/ buridan-biblio-one. htm

Guglielmo di Ockham

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Guglielmo di Ockham
Guglielmo di Ockham, o Occam (Ockham, 1288 Monaco di Baviera, 1349), stato un religioso, teologo, filosofo e francescano inglese.

Biografia
Detto il dottore invincibile e il venerabile iniziatore, entr nell'ordine francescano in giovane et, studi all'Universit di Oxford fra il 1307 e il 1318, intraprendendo l'insegnamento, in seguito, nella medesima universit. Accusato di eresia, sub un processo da parte dell'Inquisizione ad Avignone nel 1324, a seguito del quale cinquantuno sue enunciazioni teologiche vennero condannate dal pontefice Giovanni XXII. Fu successivamente assolto da Papa Clemente VI l'8 giugno 1349. Ad Avignone, dove soggiorn per quattro anni, conobbe Michele da Cesena, il ministro generale dell'ordine francescano, che condivideva con lui l'idea che le comunit cristiane potessero avere in uso dei beni ma mai possederli, secondo la dottrina della povert evangelica, contrariamente a quanto sosteneva il papato. Nel maggio 1328 Guglielmo e i suoi confratelli, timorosi di entrare in conflitto col papa, si ritirarono a Pisa, dove entr al seguito dell'imperatore Ludovico il Bavaro con cui si era schierato nella controversia tra l'Impero ed il Papato. L arriv la scomunica da parte del papa, dopo la quale Guglielmo decise di seguire l'imperatore andando con lui a Monaco di Baviera, seguito anche da Michele da Cesena, con il quale continu la polemica contro la Chiesa. Morto l'imperatore e il generale francescano, Guglielmo cerc di riavvicinare le sue posizioni a quelle della Chiesa, ma mor nel 1349 prima che questo riavvicinamento si compisse[1].

Il pensiero
Oxford, la Avignone dei papi, Monaco: sono i luoghi in cui Ockham vive il travaglio delle proprie esperienze, animato da un profondo bisogno di libert, cifra del suo pensiero. Sullo sfondo si colloca la grande questione che appassiona i teologi: sono compatibili la filosofia greca e la concezione giudaico-cristiana, incardinata sulla verit di Dio trascendente, che liberamente crea ex nihilo? Ockham non ha dubbi. L'ebraismo e il cristianesimo hanno un'originalit (metafisica, teologica e morale) che li sottrae ad ogni contaminazione; il loro creazionismo modifica alle radici la sapienza classica e ne segna il declino. La rigida mentalit medievale, incentrata sul principio di autorit, non appaga le istanze di uno spirito critico. Ockham rivendica il diritto di controllare le verit religiose con la forza dell'esperienza e col rigore della ragione. La fede, in lui, solida, ma non cancella l'esigenza di dare il giusto riconoscimento al "profano". Tutelando l'autonoma dignit della ricerca, egli prepara il terreno in cui nasce e si consolida la cultura moderna.

Guglielmo di Ockham

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Etica e teologia
Centro del pensiero di Ockham il volontarismo, la concezione secondo cui Dio non avrebbe creato il mondo per "intelletto e volont" (come direbbe Tommaso d'Aquino), ma per sola volont, e dunque in modo arbitrario, senza n regole n leggi, che ne limiterebbero, secondo Ockham, la libert d'azione. Ne consegue che anche l'essere umano del tutto libero, e solo questa libert pu fondare la moralit dell'uomo, i cui meriti o demeriti non possono in alcun modo influenzare la libert di Dio. La salvezza dell'uomo non quindi frutto della predestinazione, n delle opere dell'uomo; soltanto la volont di Dio che determina, in modo del tutto inconoscibile, il destino del singolo essere umano. Questa posizione di Ockham, che riprende e porta alle estreme conseguenze la concezione volontaristica gi propria di Duns Scoto, anticipa per alcuni aspetti la riforma protestante di Lutero; conseguenza Guglielmo d'Ockham del pensiero di Ockham, infatti, la negazione del ruolo di mediazione fra Dio e l'uomo che la Chiesa si attribuita. Il Papa infatti fallibile, secondo Guglielmo, e non pu attribuirsi alcun potere, n temporale (l'Impero, del resto, esiste da tempo pi remoto, rispetto alla Chiesa, e non discende dal Papa ma direttamente da Dio), n spirituale, giacch la sola possibilit per l'uomo di salvarsi deriva dalla grazia divina. Nel Dialogus sostenne come l'imperatore era superiore alle leggi, ma sottoposto al proprio popolo, che era autorizzato a disubbidirgli nel caso in cui egli non rispettasse il principio dell'"equit naturale". La delega che il popolo dava all'imperatore nell'esercitare il potere era quindi vincolata al suo buon operato e non assoluta. Con Marsilio da Padova queste tesi furono tra i fondamenti del potere statale inteso in senso moderno.

Il rasoio di Ockham e la logica


Sulla base di questa premesse, Ockham applica il tradizionale principio medievale di semplicit della natura per eliminare tutto ci che contrasta col volontarismo: vanno quindi superati, perch superflui e astratti, concetti come "essenza", "legge naturale", ecc. Si tratta dell'applicazione del principio economico dell'eliminazione dei concetti superflui per spiegare una realt intesa volontaristicamente: mediante questo procedimento, sinteticamente definito il Rasoio di Ockham, che l'intelletto umano pu e deve liberarsi di tutte quelle astrazioni che erano state ideate dalla scolastica medievale. Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora, ma anche (sebbene non reperibile in tale forma negli scritti di Ockham) entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem, sono le massime che costituiscono l'espressione lapidaria del cosiddetto Rasoio di Ockham che riassume, semplificando il concetto al massimo, il principio del valore della spiegazione pi semplice, che infine si riduce al primato dell'individuo, come unica realt su cui poggia tutto il sistema della conoscenza.

Guglielmo di Ockham Coerente con queste conclusioni anche la sua posizione nella disputa sugli universali, all'interno della quale considerato il pi importante esponente piuttosto del terminismo che del concettualismo e del nominalismo, dottrina contrapposta al tomismo e allo scotismo. Applicando la dottrina della suppositio, secondo cui i termini hanno l'unico scopo di indicare qualcosa di reale, ma esterno e differente da loro (essi cio sono segni del tutto convenzionali, che stanno in luogo delle cose), Ockham conclude che l'universale altro non che un termine, e quindi la sua unica realt nella condivisione universale nell'uso di quel certo termine anzich altri (ovvero post-rem). I termini possono essere quindi categorematici, cio esprimere predicati come uomo, animale, ecc., o sincategorematici, cio utili per svolgere connessioni (es.: ogni, ciascuno, ecc.); oppure assoluti, o connotativi; essi in ogni caso sono intentiones, cio atti intenzionali della coscienza con cui essa adopera un segno per indicare una determinata cosa di cui accertata l'esistenza. Ne consegue la falsit di tutti quei termini che stanno a indicare cose inesistenti; la logica terministica di Ockham assume quindi il ruolo, in quanto logica formale, di assicurare la validit delle proposizioni, ma solo la conoscenza empirica potr poi verificare le stesse alla prova dei fatti e assicurare il collegamento fra i nomi e la realt cui essi fanno segni. All'applicazione rigorosa della logica terministica e dell'empirismo consegue la critica di Ockham ai concetti di causa e sostanza, elementi basilari della metafisica tradizionale. Anche in questo caso si tratta di termini apparentemente universali, che per stanno in luogo di realt inesistenti: empiricamente infatti l'ente consiste di molteplici qualit, ma non nulla di diverso dalle qualit stesse; non esiste un sostrato, una sostanza, al di fuori di ci che di quell'ente si pu predicare. Ugualmente, seppure empiricamente ci sembra che una certa successione di fatti ci permetta di concludere l'esistenza di una causa distinta dai suoi effetti, in realt non c' alcuna certezza che questa causa sia unica e universale.

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La gnoseologia
Empirismo e conoscenza intuitiva Il nuovo tema di indagine la conoscenza; Ockham se ne occupa in modo coerente col suo empirismo. Alla base c' la critica delle autorit filosofiche, Platone e Aristotele. La dottrina delle forme (gli archetipi delle cose) non regge alla prova dei fatti; l'uomo conosce il reale in via diretta, senza dover fare ricorso a modelli trascendenti. La deduzione, tipica del razionalismo aristotelico, astratta. Il procedimento deduttivo si rivela sterile. Le sue conclusioni non offrono novit rispetto alle premesse: esplicano, non ampliano, il sapere. Il soggetto conosce le cose individuali, servendosi dell'esperienza. Questa costituisce, ad un tempo, l'esordio, la fonte e il metro del sapere. Non ci sono due modalit di conoscenza: quella degli organi sensoriali, che percepirebbero le qualit esteriori della res; quella dell'intelletto, che fisserebbe, nel concetto, l'universale di ogni specie di cose. La conoscenza intellettiva propriamente lo sviluppo della "sensoriale". Il loro comune contenuto la molteplicit dei dati forniti dall'esperienza e riferiti alle cose singole: una medesima cosa, il singolare, sentita dal senso e, sotto il medesimo rispetto, intuitivamente compresa dall'intelletto (Ockham, Commento) L'esistenza attuale e l'evidenza fattuale di una cosa si colgono mediante la sensazione e l'intuizione. L'intelletto se ne serve per elaborare il giudizio, la nozione (notitia abstractiva) che accerta l'esistenza della res. Nella sua teoria della conoscenza Ockham sostiene, ispirandosi a Giovanni Duns Scoto, che si possa parlare di due forme di conoscenza: intuitiva ed astrattiva. La prima pu essere: perfetta: perch si rif all'esperienza, la quale ha sempre per oggetto una realt attuale e presente; imperfetta: perch si pu rifare ad una realt del passato; la conoscenza intuitiva imperfetta deriva comunque da una esperienza; sensibile: perch si rif all'esperienza sensibile; intellettuale: perch l'intelletto per formare un'opinione sugli oggetti della conoscenza sensibile ha anche bisogno dell'intuizione.

Guglielmo di Ockham La seconda non vuole definire l'esistenza o meno di una cosa, poich essa si limita a dirci come una cosa sia. Inoltre questo tipo di conoscenza deriva dalla conoscenza intuitiva, visto che impossibile avere una conoscenza astratta di qualcosa se prima non se ne abbia avuta l'intuizione. La realt, pertanto, secondo Ockham, viene conosciuta empiricamente, attraverso la conoscenza intuitiva immediata, mentre gli universali vengono conosciuti attraverso la conoscenza astratta ovvero attraverso la rappresentazione che di essi fa la mente, ma non hanno esistenza reale. Per la sua scarsa fiducia nella ragione umana, e per l'esaltazione della conoscenza sensibile, egli si presenta come principale esponente della crisi del pensiero scolastico medievale, caratterizzato, invece, da una grande fiducia nella capacit dell'uomo di comprendere la realt mediante l'uso della facolt razionale[2]

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Il pensiero politico
Il nostro " Venerabilis Inceptor viae modernae " (venerato iniziatore del nuovo modo di fare filosofia e teologia) ha esteso le proprie concezioni anche alla politica, suo ultimo campo di ricerca. Il suo pensiero era basato su tre grandi principi applicabili sia alla filosofia e all'etica, sia alla teologia ed all'ecclesiologia: - Contingenza: la situazione come punto di partenza di qualsiasi analisi, giudizio e opzione politici, in luogo di un ordine metafisico prestabilito con il quale misurare la realt; - Immediatezza: eliminare le istanze intermedie inutili, se diritto esiste che esso venga rispettato senza ingerenze e che venga garantito da una teoria del potere temporale confacente; - Individualit: non in senso metafisico, bens intesa come l'affermarsi in campo politico dell'individuo (imperatore, re, principe) con una propria creativit e volont politiche e sociali, si prospetta l'autonomia dell' "homo politicus" dall' "homo christianus". Capiamo ora il perch del titolo completo dello scritto che stiamo commentando: " Breviloquium de principatu tyrannico ", dove " tyrannicus " riferito al principato papale irrispettoso dei diritti dell'imperatore, i cui poteri sono stati concessi da Dio e non semplicemente permessi. Pi precisamente Ockham individua due modalit di concessione dei poteri temporali all'Impero: - per consenso libero e spontaneo dei popoli, in forza dell'equit naturale e della "potestas constituendi principem" ; - attraverso la guerra giusta in caso di difesa, di ingiustizia o di crimine, trasformandosi da tirannico in giusto. Con questo garantita l'autonomia del potere temporale nei confronti di quello spirituale. Sul piano biblico viene pi volte ricordato il fatto che n Ges, n gli apostoli hanno mai accusato Erode, Ponzio Pilato o Nerone di usurpazione di giurisdizione, Cristo non venuto per abolire o diminuire i potenti del suo tempo, pur essendo egli stesso re (cfr. Gv 18,36). Forse che questo entrare in difesa dei diritti altrui, diritti garantiti dall'amore indiscriminato di Dio per tutti gli uomini e tutte le creature, e dalle leggi assiomatiche della libert, della povert e della semplicit evangeliche costituisce il fondamento francescano su cui poggiano le teorie ockhamiste? Senz'altro motivano la sua lotta contro le teorie di una papale "plenitudo potestatis": anche la famosa allegoria sole-papa / luna-imperatore viene contraddetta dal Nostro, il quale, pur ammettendo la contrapposizione maggiore / minore (Ockham ha un'altissima considerazione del potere spirituale e delle funzioni proprie della Chiesa; in questo senso, e solo in questo senso, li considera d'importanza maggiore), non concede ai curialisti, difensori della pienezza del potere papale, l'argomento secondo il quale la luna avrebbe origine dal sole. Diritti dell'Impero All' Impero viene riconosciuta piena autonomia nel campo temporale e Ockham lo difende a "penna tratta" dall'ingerenza del potere spirituale. Alla "plenitudo potestatis" dei curialisti di Avignone viene contrapposta la legge della libert evangelica, la quale sola basta a legittimare il potere imperiale. Dio stesso gi nell' AT (cfr. Gen 14,22-23, 2 Cron 36,22-23) rispetta i diritti di re e faraoni (diritto di propriet e autorit legittima) e concede aiuti e benefici anche agli infedeli (cfr. Gen 3,16: validit e liceit del matrimonio fra infedeli). Centrale nell'argomentazione ockhamista la teoria della concessione per diritto divino e per estensione a tutto il genere umano del dominio comune (cfr. Gen 1,27-29) sulle cose inanimate, le piante e gli animali. Questo dominio "in communi" garantisce il diritto alla sopravvivenza e ad una vita dignitosa e pu essere ristretto solo in caso di necessit. A questo dominio, a loro volta, sono ancorate due "potestates", o diritti fondamentali: - potestas

Guglielmo di Ockham appropriandi res temporales tam rationales, (diritto al possesso delle cose); - potestas instituendi rectores iurisdictionem habendi, (diritto di istituire governanti godenti di giurisdizione). Vi sono per anche altre concessioni divine quali la vita, la salute, la moglie, i figli e l'uso della ragione. Come premesso questi diritti sono divini e conferiti a tutti gli uomini, fedeli o infedeli, e quindi inalienabili, "sine necessitate". La clausola di necessit si riferisce sempre a gravi crimini o alla tirannia. L'uomo pu dunque far uso dei beni temporali a proprio vantaggio e istituire "rectores" che lo governino in base al retto uso della ragione. Su questa concezione del diritto imperiale si fonda la pari dignit dell'Impero nei confronti della Chiesa e la loro complementariet nella gestione e salvaguardia, all'interno di un'autonomia funzionale, del bene comune temporale e spirituale, scopo di entrambe le istituzioni. Ockham non abbraccia per la teoria di un Marsilio da Padova sulla suddivisione dei poteri, bens vede un Impero autosufficiente, ma in relazione con la Chiesa. La Chiesa, quindi, gode unicamente di un diritto casuale (non regolare) d'ingerenza (per esempio per richiedere da parte dei fedeli il proprio sostentamento); l'Impero dal canto suo potr vigilare (anche qui per solo per diritto casuale) a che la Chiesa svolga la propria missione di salvezza. Il "rasoio politico" di Ockham L'ormai famoso rasoio di Ockham "Non sunt moltiplicanda entia sine necessitate" non lo troviamo in questa formulazione nei suoi scritti, bens nella seguente "Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora" (si fa inutilmente con molte cose ci che si pu fare con poche cose)[3], pi precisa se dalla pura speculazione ci rivolgiamo anche alle sue applicazioni ecclesiologiche o politiche. Ockham parte da un profondo rispetto del "dominium in communi" concesso da Dio a tutti gli uomini, dal quale procedono le "potestates" e gli altri diritti di cui sopra. Costruendo le proprie teorie politiche su questa base non ritiene possibile un'estensione del potere papale a detrimento di quanto Dio ha concesso agli uomini. Estensione significa moltiplicazione dei privilegi e delle eccezioni, delle leggi e delle istanze intermediarie tra Dio e gli uomini, in modo da poter interferire maggiormente negli affari imperiali. Ockham preferisce ai molti i pochi diritti della Chiesa in campo politico e accusa apertamente il papa e i curialisti di quattro eresie: - prima eresia: uguagliare il potere petrino a quello divino, permettendo al papa di intromettersi ordinariamente nella gestione dell'Impero; - seconda eresia: affermare che il papa pu comandare quanto Dio chiese ad Abramo Gen 22,2 (consegue dalla prima); - terza eresia: conferire al papa il potere di istituire nuovi sacramenti; - quarta eresia: concedere al papa il diritto di privare i re dei loro regni. Se il rasoio taglia i poteri papali, rinforza quelli imperiali garantendone l'autonomia nei confronti dell'arbitrio papale. Occorre dunque correlare di eccezioni il contestatissimo versetto di Mt 16,19 "Quodcumque ligaveris super terram, etc.", infatti questo enunciato, pur essendo stato profferito "generaliter", non possiamo in alcun modo intenderlo "generaliter sine omnia exceptione". Le eccezioni o limitazioni al potere papale nei confronti dell'Impero sono perlomeno tre, tre nuove incisioni apportate alla "plenitudo potestatis": - il diritto legittimo dei re, degli imperatori e di altri (cfr. Mt 22,21 e Gv 18,36); - le libert concesse ai mortali da Dio e dalla natura (cfr. Lc 11,46 e Mt 23,4), eccezione derogabile solo in caso di necessit urgente e utilit manifesta; - il "modus nimis onerosus et gravis in ordinando", affinch non risulti impossibile ai sudditi del papa, ci che era loro possibile nella libert evangelica. Quel "modus nimis onerosus et gravis in ordinando" la formulazione che troviamo nel Breviloquium e che meglio esprime ci che qui abbiamo definito "rasoio politico di Ockham": rispettare il diritto prestabilito da Dio, limitare il proprio potere allo stretto necessario, trovare le modalit giuste per esprimere il potere legittimo. Si ribadisce comunque il diritto-dovere all'obiezione ed alla critica, quando diritti e libert di terzi vengono calpestati con le parole del Salmo 23, "proiciamus a nobis iugum ipsorum".

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Guglielmo di Ockham

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Opere
Filosofia
Summa logicae (prima del 1327). Quaestiones in octo libros physicorum, (prima del 1327). Summulae in octo libros physicorum, (prima del 1327). Quodlibeta septem (prima del 1327). Expositio aurea super totam artem veterem: quaestiones in quattuor libros sententiarum. Major summa logices. Quaestiones in quattuor libros sententiarum. Centilogium theologicum.

Religione
Questiones earumque decisiones. Quodlibeta septem. Centiloquium. De sacramento altaris e De corpore christi.

Tractatus de sacramento allans.

Politica
Opus nonaginta dierum (1330-1332). DialogusXXII. Epstola defensoria. Decisiones octo qustionum (dal 1339). Dialogus in tres partes diatinctus (1342-43). De jurisdictione imperatoris in causis matrimonialibus. De dogmatibus papae Johannis XXII. Compendium errorum papae Johannis XXII. Breviloquium de principatu tyrannico. De imperatorum et pontificum potestate. Tractatus contra Benedictum XII De electione Caroli IV (ultima opera).

Note
[1] Tutta la biografia e le date sono state prese dal libro Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Universit, 2006. ISBN 8800204740, pag. 361. [2] N.Abbagnano-G.Fornero, Protagonisti e testi della filosofia, Volume A, Tomo 2, Paravia Bruno Mondadori Editori, Torino 1999,pp. 678-679. [3] cfr. Ghisalberti, 1991, pp. 28-30

Bibliografia
Beckmann, Jan (ed.). - Ockham-Bibliographie 1900-1990 - Hamburg, Felix Meiner, 1992 Gl, Gedeon, 1982. William of Ockham Died Impenitent in April 1347. Franciscan Studies 42, pp.9095 Ghisalberti, Alessandro. Guglielmo di Ockham. Milano: Vita e Pensiero 1972 id., Guglielmo di Ockham - Scritti filosofici, Firenze 1991

Spade, Paul Vincent (ed.). The Cambridge Companion to Ockham Cambridge: Cambridge University Press 1999 Todisco, Orlando. Guglielmo d'Occam filosofo della contingenza Padova: Messaggero 1998

Guglielmo di Ockham Nicola Abbagnano-Giovanni Fornero, Protagonisti e testi della filosofia, Volume A, Tomo 2, Paravia Bruno Mondadori Editori, Torino, 1999. ISBN 88-395-3311-7

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Voci correlate
Rasoio di Occam Marsilio da Padova Disputa sulla povert apostolica

Collegamenti esterni
Guglielmo di Ockham, scheda di [[Marcello Landi (filosofo)|Marcello Landi (http://lgxserver.uniba.it/lei/ filosofi/autori/occam-scheda.htm)]] Summa logicae in latino su wikisource (http://la.wikisource.org/wiki/Summa_logicae) Stanford Encyclopedia of Philosophy: William of Ockham (http://plato.stanford.edu/entries/ockham/) Internet Encyclopedia of Philosophy: William of Ockham (http://www.utm.edu/research/iep/o/ockham.htm) William Ockham Nominalist Ontology (http://www.ontology.co/william-ockham.htm) con ampia bibliografia degli studi su Ockham

Indipendenza stocastica
Nell'ambito del calcolo delle probabilit, l'indipendenza stocastica di due eventi A e B si ha quando il verificarsi di uno non modifica la probabilit di verificarsi dell'altro, ovvero quando la probabilit condizionata P(A | B) oppure P(B | A) pari rispettivamente a P(A) e P(B) P(A | B) = P(A) P(B | A) = P(B) queste due condizioni si possono sintetizzare con la formula P(A B) = P(A) P(B). In altre parole, dire che due eventi sono indipendenti tra loro significa dire che il fatto di sapere che uno di essi si verificato non modifica la valutazione di probabilit sul secondo. Per esempio, il fatto di ottenere "1" quando viene lanciato un dado ed il fatto di ottenere ancora un "1" la seconda volta che il dado viene lanciato, sono indipendenti. Analogamente, quando si afferma che due variabili casuali X e Y definite sullo stesso spazio campionario H sono indipendenti si afferma che conoscere qualcosa riguardo al valore di una di esse non apporta alcuna informazione circa il valore dell'altra. Per esempio, il numero che appare sulla faccia superiore di un dado la prima volta che viene lanciato e il numero che appare la seconda volta sono indipendenti. Formalmente, questo si verifica quando per ogni coppia di eventi B, B' risulta P(X B Y B' ) = P(X B) P (Y B' ) Equivalentemente ci si verifica se, detta F la funzione di ripartizione della variabile congiunta (X,Y) e fX, fY le due funzioni di ripartizione marginali, allora per ogni x,y vale che F(x,y)=fX(x) fY(y) Condizioni analoghe si trovano per la funzione di densit di probabilit e la funzione di probabilit, se X rispettivamente una variabile casuale continua o una variabile casuale discreta: f(x,y)=fX(x) fY(y) e p(x,y)=pX(x) pY(y)

Indipendenza stocastica

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Generalizzazioni
Nell'ambito della teoria della probabilit, la nozione di indipendenza stocastica pu essere generalizzata ampiamente. Sia uno spazio di probabilit, e sia una famiglia arbitraria (finita o non finita) di -algebre contenute in : di . Esse si dicono indipendenti rispetto a , e per ogni sottoinsieme . Questa nozione si riduce alla precedente nel caso in cui la famiglia di -algebre sia formata da due soli elementi e , dove, dato un insieme misurabile , la -algebra da esso generata: . Questa estensione, ampiamente usata nella teoria dei processi stocastici, trova la sua motivazione nel fatto che l'indipendenza stocastica di una famiglia di -algebre, non in generale equivalente all'indipendenza dei suoi elementi a due a due. Ad esempio, dati tre insiemi , sapendo che e , e , e sono indipendenti, non se ne pu dedurre che: . , accade: se, per ogni sottoinsieme finito

Voci correlate
probabilit probabilit condizionata Mark Kac Hugo Steinhaus Paradosso del compleanno

Insieme sfocato
Un insieme sfocato o insieme sfumato (in inglese fuzzy set) un insieme che rientra in un'estensione della teoria classica degli insiemi. Il concetto stato introdotto da Lotfi A. Zadeh, nel 1965, come estensione della classica definizione di insieme. Un insieme sfocato caratterizzato da una funzione di grado di appartenenza, che mappa gli elementi di un universo in un intervallo reale continuo [0;1]. Il valore 0 (zero) indica che l'elemento non per niente incluso nell'insieme sfocato, il valore 1 (uno) indica che l'elemento certamente incluso nell'insieme (questi due valori corrispondono alla teoria classica degli insiemi), mentre i valori tra zero e uno indicano il grado di appartenenza dell'elemento all'insieme sfocato in questione. Per un universo X e una data funzione del grado di appartenenza f:X[0;1], l'insieme sfocato A definito come A = { ( x, f(x) ) | x X }.

Insieme sfocato

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Esempio
Un esempio di insieme fuzzy il seguente: U = {6, 2, 0, 10} A = Numeri in U vicini a 2 A = {(6,0.4), (2,1), (0,0.8), (10,0.1)} In questo caso un insieme "classico", che trattiamo come insieme universo della nostra insiemistica fuzzy: , il suo grado di appartenenza (espresso dal definire un insieme fuzzy equivale a definire, per ogni elemento di secondo numero entro ciascuna parentesi).

Propriet degli insiemi sfocati


Gli insiemi fuzzy non godono di relazioni di univocit e biunivocit fra gli elementi di insiemi diversi. Pertanto, gli insiemi fuzzy sono un'estensione, ma non una generalizzazione degli insiemi della teoria classica; ovvero sono una teoria che allarga ed inclusa in quella degli insiemi, piuttosto che includerla in una teoria nuova e pi vasta. Un semplice passaggio di notazione da un discreto fra 0 e 1 a un intervallo continuo di appartenenza fra gli stessi due estremi rappresenta un notevole salto concettuale ed un esempio dell'importanza di disporre di una notazione matematica sintetica e potente. Sugli insiemi fuzzy valgono gli operatori insiemistici: unione, intersezione e complementare. Valgono inoltre le leggi di De Morgan; non valgono invece il principio del terzo escluso (per cui l'unione di un insieme con il suo complementare ha somma pari a 1) e il principio di non-contraddizione (l'intersezione di un insieme con il suo complementare un insieme vuoto). Il discorso ovviamente valido in quanto la complementarit definita indipendentemente da questi principi fondamentali di logica (e da tutti gli altri, che ne sono una derivazione) come propriet di un singolo insieme e non di due o pi insiemi in relazione tra loro. Vi sono vari modi possibili di generalizzare gli operatori della logica classica. L'operazione di unione su due insiemi fuzzy A e B si esegue applicando ad ogni elemento x di A e y di B una funzione chiamata s-norm; tipicamente si prende il massimo tra i due valori:

Grado di appartenenza ad A B di 1 = Max(1 - 0,2 ) = 1 AB={ 1/1 + 0,3/2 + 0,7/3 + 0,6/4 + 0,4/5 } L'operazione di intersezione invece viene effettuata utilizzando funzioni t-norm, tipicamente la funzione minimo; per definire invece il complementare di un insieme, si calcola il nuovo grado di appartenenza di un elemento al nuovo insieme B come 1-Grado di appartenenza ad A, come nel seguente esempio:

Insieme sfocato

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Utilizzo
La validit degli operatori booleani (con cui lavora l'algebra relazionale) consente di interrogare basi di dati fuzzy con il FSQL (Fuzzy SQL), un linguaggio nato nel 1998 come estensione dell'SQL.

Voci correlate
Teoria degli insiemi Logica fuzzy

Insieme sfumato
Un insieme sfocato o insieme sfumato (in inglese fuzzy set) un insieme che rientra in un'estensione della teoria classica degli insiemi. Il concetto stato introdotto da Lotfi A. Zadeh, nel 1965, come estensione della classica definizione di insieme. Un insieme sfocato caratterizzato da una funzione di grado di appartenenza, che mappa gli elementi di un universo in un intervallo reale continuo [0;1]. Il valore 0 (zero) indica che l'elemento non per niente incluso nell'insieme sfocato, il valore 1 (uno) indica che l'elemento certamente incluso nell'insieme (questi due valori corrispondono alla teoria classica degli insiemi), mentre i valori tra zero e uno indicano il grado di appartenenza dell'elemento all'insieme sfocato in questione. Per un universo X e una data funzione del grado di appartenenza f:X[0;1], l'insieme sfocato A definito come A = { ( x, f(x) ) | x X }.

Esempio
Un esempio di insieme fuzzy il seguente: U = {6, 2, 0, 10} A = Numeri in U vicini a 2 A = {(6,0.4), (2,1), (0,0.8), (10,0.1)} In questo caso un insieme "classico", che trattiamo come insieme universo della nostra insiemistica fuzzy: , il suo grado di appartenenza (espresso dal definire un insieme fuzzy equivale a definire, per ogni elemento di secondo numero entro ciascuna parentesi).

Propriet degli insiemi sfocati


Gli insiemi fuzzy non godono di relazioni di univocit e biunivocit fra gli elementi di insiemi diversi. Pertanto, gli insiemi fuzzy sono un'estensione, ma non una generalizzazione degli insiemi della teoria classica; ovvero sono una teoria che allarga ed inclusa in quella degli insiemi, piuttosto che includerla in una teoria nuova e pi vasta. Un semplice passaggio di notazione da un discreto fra 0 e 1 a un intervallo continuo di appartenenza fra gli stessi due estremi rappresenta un notevole salto concettuale ed un esempio dell'importanza di disporre di una notazione matematica sintetica e potente. Sugli insiemi fuzzy valgono gli operatori insiemistici: unione, intersezione e complementare. Valgono inoltre le leggi di De Morgan; non valgono invece il principio del terzo escluso (per cui l'unione di un insieme con il suo complementare ha somma pari a 1) e il principio di non-contraddizione (l'intersezione di un insieme con il suo complementare un insieme vuoto). Il discorso ovviamente valido in quanto la complementarit definita indipendentemente da questi principi fondamentali di logica (e da tutti gli altri, che ne sono una derivazione) come

Insieme sfumato propriet di un singolo insieme e non di due o pi insiemi in relazione tra loro. Vi sono vari modi possibili di generalizzare gli operatori della logica classica. L'operazione di unione su due insiemi fuzzy A e B si esegue applicando ad ogni elemento x di A e y di B una funzione chiamata s-norm; tipicamente si prende il massimo tra i due valori:

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Grado di appartenenza ad A B di 1 = Max(1 - 0,2 ) = 1 AB={ 1/1 + 0,3/2 + 0,7/3 + 0,6/4 + 0,4/5 } L'operazione di intersezione invece viene effettuata utilizzando funzioni t-norm, tipicamente la funzione minimo; per definire invece il complementare di un insieme, si calcola il nuovo grado di appartenenza di un elemento al nuovo insieme B come 1-Grado di appartenenza ad A, come nel seguente esempio:

Utilizzo
La validit degli operatori booleani (con cui lavora l'algebra relazionale) consente di interrogare basi di dati fuzzy con il FSQL (Fuzzy SQL), un linguaggio nato nel 1998 come estensione dell'SQL.

Voci correlate
Teoria degli insiemi Logica fuzzy

Asino di Buridano

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Asino di Buridano

Cartello del 1900, che mostra il Congresso degli Stati Uniti come asino di Buridano, incerto nella scelta tra il canale di Panama o quello per il Nicaragua.

Un asino affamato e assetato accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino a ognuno, un secchio d'acqua, ma non c' niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall'altra. Perci, resta fermo e muore.
L'asino di Buridano (o Paradosso dell'asino) un paradosso erroneamente attribuito a Giovanni Buridano. Questo paradosso prova a confutare il determinismo causalistico, per cui tutte le azioni sono predeterminate causalmente. Se il determinismo causalistico vale per gli animali, ci si dovrebbe aspettare che sia valido anche per gli uomini, ma se ci trovassimo in una situazione identica, supponendo di trovarsi affamati ed assetati esattamente a met tra due tavoli imbanditi non propenderemmo sicuramente per un tavolo? Leibniz discusse di questo paradosso nei Saggi di teodicea[1].

Note
[1] http:/ / www. filosofico. net/ Antologia_file/ AntologiaL/ LEIBNIZ_%20L%20ASINO%20DI%20BURIDANO. htm

Bibliografia
2002 M. Clark, Paradoxes from A to Z

Logica fuzzy

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Logica fuzzy
Finch le leggi della matematica si riferiscono alla realt, non sono certe, e finch sono certe, non si riferiscono alla realt.
(Albert Einstein, da Sidelights on Relativity, Dover, pag. 12)

La logica fuzzy o logica sfumata o logica sfocata una logica in cui si pu attribuire a ciascuna proposizione un grado di verit compreso tra 0 e 1. una logica polivalente, e pertanto un'estensione della logica booleana. fortemente legata alla teoria degli insiemi sfocati e, gi intuita da Cartesio, Bertrand Russell, Albert Einstein, Werner Karl Heisenberg, Jan ukasiewicz e Max Black, venne concretizzata da Lotfi Zadeh. Con grado di verit o valore di appartenenza si intende quanto vera una propriet: questa pu essere, oltre che vera (= a valore 1) o falsa (= a valore 0) come nella logica classica, anche pari a valori intermedi. Si pu ad esempio dire che: un neonato "giovane" di valore 1 un diciottenne "giovane" di valore 0,8 un sessantacinquenne "giovane" di valore 0,15 Solitamente il valore di appartenenza si indica con ; il valore di appartenenza ad un insieme fuzzy F di un predicato p si indica con F(p).

Storia
Nei primi anni sessanta, Lotfi A. Zadeh, professore all'Universit della California di Berkeley, molto noto per i suoi contributi alla teoria dei sistemi, cominci ad avvertire che le tecniche tradizionali di analisi dei sistemi erano eccessivamente ed inutilmente accurate per molti dei problemi tipici del mondo reale. L'idea di grado d'appartenenza, il concetto divenuto poi la spina dorsale della teoria degli insiemi sfumati, fu da lui introdotta nel 1964, e ci port in seguito, nel 1965, alla pubblicazione di un primo articolo, ed alla nascita della logica sfumata. Il concetto di insieme sfumato (o insieme sfocato), e di logica sfumata, attir le aspre critiche della comunit accademica; nonostante ci, studiosi e scienziati di tutto il mondo - dei campi pi diversi, dalla psicologia alla sociologia, dalla filosofia all'economia, dalle scienze naturali all'ingegneria - divennero seguaci di Zadeh. In Giappone la ricerca sulla logica sfumata cominci con due piccoli gruppi universitari fondati sul finire degli anni settanta: il primo era guidato, a Tokyo, da T. Terano e H. Shibata, mentre l'altro si stabil a Kanasai sotto la guida di K. Tanaka e Kiyoji Asai. Al pari dei ricercatori americani, questi studiosi si scontrarono, nei primi tempi, con un'atmosfera fortemente avversa alla logica fuzzy. E tuttavia, la loro tenacia e il duro lavoro si sarebbero dimostrati estremamente fruttuosi gi dopo un decennio: i ricercatori giapponesi, i loro studenti e gli studenti di questi ultimi produssero molti importanti contributi sia alla teoria che alle applicazioni della logica fuzzy. Nel 1974, Seto Assilian ed Ebrahim H. Mamdani svilupparono, in Gran Bretagna, il primo sistema di controllo di un generatore di vapore, basato sulla logica fuzzy. Nel 1976, la Blue Circle Cement e il SIRA idearono la prima applicazione industriale della logica fuzzy, per il controllo di una fornace per la produzione di cemento. Il sistema divenne operativo nel 1982. Nel corso degli anni ottanta, diverse importanti applicazioni industriali della logica fuzzy furono lanciate con pieno successo in Giappone. Dopo otto anni di costante ricerca, sviluppo e sforzi di messa a punto, nel 1987 Seiji Yasunobu ed i suoi colleghi della Hitachi realizzarono un sistema automatizzato per il controllo operativo dei treni metropolitani della citt di Sendai. Un'altra delle prime applicazioni di successo della logica fuzzy un sistema per il trattamento delle acque di scarico sviluppato dalla Fuji Electric. Queste ed altre applicazioni motivarono molti ingegneri giapponesi ad approfondire un ampio spettro di applicazioni inedite: ci ha poi condotto ad un vero boom

Logica fuzzy della logica fuzzy. Una tale esplosione era peraltro il risultato di una stretta collaborazione, e del trasferimento tecnologico, tra Universit ed Industria. Due progetti di ricerca nazionali su larga scala furono decisi da agenzie governative giapponesi nel 1987, il pi noto dei quali sarebbe stato il Laboratory for International Fuzzy Engineering Research (LIFE). Alla fine di gennaio del 1990, la Matsushita Electric Industrial Co. diede il nome di "Asai-go (moglie adorata) Day Fuzzy" alla sua nuova lavatrice a controllo automatico, e lanci una campagna pubblicitaria in grande stile per il prodotto "fuzzy". Tale campagna si rivelata essere un successo commerciale non solo per il prodotto, ma anche per la tecnologia stessa. Il termine d'origine estera "fuzzy" fu introdotto nella lingua giapponese con un nuovo e diverso significato: intelligente. Molte altre aziende elettroniche seguirono le orme della Panasonic e lanciarono sul mercato, tra l'altro, aspirapolvere, fornelletti per la cottura del riso, frigoriferi, videocamere (per stabilizzare l'inquadratura sottoposta ai bruschi movimenti della mano) e macchine fotografiche (con un autofocus pi efficace). Ci ebbe come risultato l'esplodere di una vera mania per tutto quanto era etichettato come fuzzy: tutti i consumatori giapponesi impararono a conoscere la parola "fuzzy", che vinse il premio per il neologismo dell'anno nel 1990. I successi giapponesi stimolarono un vasto e serio interesse per questa tecnologia in Corea, in Europa e, in misura minore, negli Stati Uniti, dove pure la logica fuzzy aveva visto la luce. La logica fuzzy ha trovato parimenti applicazione in campo finanziario. Il primo sistema per le compravendite azionarie ad usare la logica sfumata stato lo Yamaichi Fuzzy Fund. Esso viene usato in 65 aziende e tratta la maggioranza dei titoli quotati dell'indice Nikkei Dow, e consiste approssimativamente in 800 regole. Tali regole sono determinate con cadenza mensile da un gruppo di esperti e, se necessario, modificate da analisti finanziari di provata esperienza. Il sistema stato testato per un periodo di due anni e le sue prestazioni in termini di rendimento hanno superato l'indice Nikkei Average di oltre il 20%. Durante il periodo di prova, il sistema consigli "sell", ossia "vendere", ben 18 giorni prima del Luned Nero (19 ottobre 1987): nel corso di quel solo giorno l'indice Dow Jones Industrial Average diminu del 23%. Il sistema divenuto operativo nel 1988. Il primo chip VLSI (Very Large Scale Integration) dedicato alla computazione d'inferenze fuzzy fu sviluppato da Masaki Togai e H. Watanabe nel 1986: chip di tal genere sono in grado di migliorare le prestazioni dei sistemi fuzzy per tutte le applicazioni in tempo reale. Diverse imprese (per esempio, Togai Infralogic[1], Aptronix[2], Inform GmbH[3]) sono state costituite allo scopo di commercializzare strumenti hardware e software per lo sviluppo di sistemi a logica sfumata. Allo stesso tempo, anche i produttori di software, nel campo della teoria convenzionale del controllo, cominciarono ad introdurre pacchetti supplementari di progettazione dei sistemi fuzzy. Il Fuzzy Logic Toolbox per MATLAB, ad esempio, stato presentato quale componente integrativo nel 1994.

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Fuzzy logic: concetti fondamentali


Nel 1994 Zadeh scriveva:

Il termine logica fuzzy viene in realt usato in due significati diversi. In senso stretto un sistema logico, estensione della
logica a valori multipli, che dovrebbe servire come logica del ragionamento approssimato. Ma in senso pi ampio logica fuzzy pi o meno sinonimo di teoria degli insiemi fuzzy cio una teoria di classi con contorni indistinti. Ci che importante riconoscere che oggi il termine logica fuzzy usato principalmente in questo significato pi vasto

La teoria degli insiemi fuzzy costituisce un'estensione della teoria classica degli insiemi poich per essa non valgono i principi aristotelici di non-contraddizione e del terzo escluso (detto anche "tertium non datur"). Si ricorda che, dati due insiemi A e !A (non-A), il principio di non-contraddizione stabilisce che ogni elemento appartenente all'insieme A non pu contemporaneamente appartenere anche a non-A; secondo il principio del terzo escluso, d'altro canto, l'unione di un insieme A e del suo complemento non-A costituisce l'universo del discorso. In altri termini, se un qualunque elemento non appartiene all'insieme A, esso necessariamente deve appartenere al suo complemento non-A.

Logica fuzzy Tali principi logici conferiscono un carattere di rigida bivalenza all'intera costruzione aristotelica, carattere che ritroviamo, sostanzialmente immutato ed indiscusso, sino alla prima met del XX secolo, quando l'opera di alcuni precursori di Zadeh (in primis Max Black e Jan ukasiewicz) permette di dissolvere la lunga serie di paradossi cui la bivalenza della logica classica aveva dato luogo e che essa non era in grado di chiarire. Il pi antico e forse celebre di tali paradossi quello attribuito ad Eubulide di Mileto (IV secolo a.C.), noto anche come paradosso del mentitore, il quale, nella sua forma pi semplice, recita: "Il cretese Epimenide afferma che il cretese bugiardo" In tale forma, suggerita dalla logica proposizionale, ogni affermazione esprime una descrizione di tipo dicotomico. Al contrario, nella logica predicativa ogni proposizione esprime un insieme di descrizioni simili o di fatti atomici, come nella frase tutti i cretesi sono bugiardi. Si noti che, a rigor di logica (bivalente), una formulazione del paradosso contenente tale frase falsa, in quanto vera la sua negazione: la negazione di tutti non nessuno, ma non tutti, quindi non tutti i cretesi sono bugiardi, Eubulide un bugiardo, ed essendo vera la sua negazione, l'affermazione di Eubulide risulterebbe falsa. Ad ogni modo, il paradosso del mentitore nella sua forma proposizionale appartiene alla classe dei paradossi di autoriferimento. Ogni membro di questa classe presenta una struttura del tipo: "La frase seguente vera La frase precedente falsa" o in maniera pi sintetica: "Questa frase falsa" Orbene, la logica aristotelica si dimostra incapace di stabilire se queste proposizioni siano vere o false. Essa strutturalmente incapace di dare una risposta proprio in quanto bivalente, cio proprio perch ammette due soli valori di verit: vero o falso, bianco o nero, tutto o niente; ma giacch il paradosso contiene un riferimento a se stesso, non pu assumere un valore che sia ben definito (o vero o falso) senza autocontraddirsi: ci implica che ogni tentativo di risolvere la questione posta si traduce in un'oscillazione senza fine tra due estremi opposti. Il vero implica il falso, e viceversa. Secondo Bart Kosko, uno dei pi brillanti allievi di Zadeh, infatti, se quanto afferma Epimenide vero, allora il cretese mente: pertanto, poich Epimenide cretese, quindi mente, dobbiamo concludere che egli dice il vero. Viceversa, se l'affermazione di Epimenide falsa, allora il cretese Epimenide non mente, e pertanto si deduce che egli mente. In termini simbolici, indicato con V l'enunciato del paradosso di Eubulide, e con v = 0/1 il suo valore di verit binario, si ha, analizzando separatamente i due casi possibili: 1. 2. e tenendo presente che, come mostrato in precedenza, il valore di verit di V coincide con quello della sua negazione !V, vale a dire: v=!v, si perviene all'equazione logica che esprime tale contraddizione:

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la cui soluzione banalmente data da:

Da ci si deduce finalmente che l'enunciato del paradosso non n vero n falso, ma semplicemente una mezza verit o, in maniera equivalente, una mezza falsit. Le due possibili conclusioni del paradosso si presentano nella forma contraddittoria A e non-A, e questa sola contraddizione sufficiente ad inficiare la logica bivalente. Ci al contrario non pone alcun problema alla logica fuzzy, poich, quando il cretese mente e non mente allo stesso tempo, lo fa solo al 50%. Quanto esposto conferma la sua validit in tutti i paradossi di autoriferimento. interessante notare come, ammettendo esplicitamente l'esistenza di una contraddizione, la condizione che la traduce venga poi impiegata per determinare l'unica soluzione contraddittoria tra le infinite possibili (sfumate, cio a

Logica fuzzy valori di verit frazionari) per la questione posta: ci conferma l'insussistenza dei principi di non contraddizione e del terzo escluso nella logica anche se ovviamente rimangono validi parlando di Razionalit Interne Oggettive. Infatti, nella logica fuzzy l'esistenza di circostanze paradossali, vale a dire di situazioni in cui un certo enunciato contemporaneamente vero e falso allo stesso grado, evidenziata da ciascuno dei punti d'intersezione tra una generica funzione d'appartenenza e il suo complemento, avendo necessariamente tali punti ordinata pari a . Ci in quanto il valore di verit della proposizione in questione coincide con il valore di verit della sua negazione. Gli operatori logici AND, OR e NOT della logica booleana sono definiti di solito, nell'ambito della fuzzy logic, come operatori di minimo, massimo e complemento; in questo caso, sono anche detti operatori di Zadeh, in quanto introdotti per la prima volta nei lavori originali dello stesso Zadeh. Pertanto, per le variabili fuzzy x e y si ha, ad esempio:

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Si detto che la teoria degli insiemi sfumati generalizza la teoria convenzionale degli insiemi; pertanto, anche le sue basi assiomatiche sono inevitabilmente diverse. A causa del fatto che il principio del terzo escluso non costituisce un assioma della teoria degli insiemi fuzzy, non tutte le espressioni e le identit, logicamente equivalenti, dell'algebra booleana mantengono la loro validit anche nell'ambito della logica fuzzy. Recentemente si sono sviluppati rigorosi studi della logica fuzzy "in senso stretto", studi che si inseriscono nell'antico filone delle logiche a pi valori inaugurato da Jan ukasiewicz (si veda ad esempio il libro di Petr Hjek). Tuttavia la logica sfumata, oltre ad avere ereditato le motivazioni filosofiche che hanno dato origine alle logiche a pi valori, si inquadra nel contesto pi ampio delle metodologie che hanno consentito un marcato rinnovamento dell'intelligenza artificiale classica, dando vita al cosiddetto soft computing che ha tra i suoi costituenti principali le reti neurali artificiali, gli algoritmi genetici ed il controllo fuzzy.

Applicare la Fuzzy Logic a situazioni reali


Una semplice applicazione potrebbe essere la categorizzazione in sotto ranghi di una variabile continua. Per esempio, la misura di una temperatura per un sistema anti-blocco di un impianto frenante potrebbe avere diverse funzionalit a secondo di particolari range di temperature per controllare i freni nella maniera corretta. Ogni funzione mappa un certo range di temperatura, come valori booleani 0 o 1 a seconda che la temperatura sia o meno nel range specifico. Questi valori booleani possono essere utilizzati per determinare la maniera in cui i freni devono essere controllati.

Logica fuzzy In questa immagine le tre funzioni, cold (freddo in blu), warm (tiepido in arancio), e hot (caldo in rosso) sono rappresentate nel diagramma riferite alla comune variabile, la temperatura. Una particolare temperatura assunta dal sistema anti-blocco (linea verticale in grigio) ha tre valori logici, uno per ciascuna delle tre funzioni. Finch la freccia rossa punta a zero, la funzione hot non vera (temperatura non calda, con operatori matematici: "NOT hot"). La freccia arancione (che punta a 0,2) indica che la funzione warm vera solo in piccola parte (si pu descrivere a parole come "un po' tiepido"); al contrario la freccia blu (che punta a 0,8) indica che la funzione cold abbastanza vera ("abbastanza cold").

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Fuzzy e probabilit
Per capire la differenza tra logica fuzzy e teoria della probabilit, facciamo questo esempio: un lotto di 100 bottiglie d'acqua ne contiene 5 di veleno. Secondo la teoria della probabilit, diremo allora che la probabilit di prendere una bottiglia di acqua potabile 0,95. Tuttavia una volta presa una bottiglia, o potabile, o non lo : le probabilit collassano a 0 od 1. Se impostiamo il nostro pensiero in logica fuzzy, invece, prendendo una bottiglia b contenente una miscela di acqua e veleno, al 95% di acqua, allora avremo . I valori fuzzy possono variare da 0 ad 1 (come le probabilit) ma, diversamente da queste, descrivono eventi che si verificano in una certa misura mentre non si applicano ad eventi casuali bivalenti (che si verificano oppure no, senza valori intermedi). I rapporti tra logica sfumata e teoria della probabilit sono estremamente controversi e hanno dato luogo a polemiche aspre e spesso non costruttive tra i seguaci di ambedue gli orientamenti. Da una parte, infatti, i probabilisti, forti di una tradizione secolare e di una posizione consolidata, hanno tentato di difendere il monopolio storicamente detenuto in materia di casualit ed incertezza, asserendo che la logica sfumata null'altro che una probabilit sotto mentite spoglie, sostenuti in tale convinzione dalla circostanza, da ritenersi puramente accidentale, che le misure di probabilit, al pari dei gradi d'appartenenza agli insiemi fuzzy, sono espresse da valori numerici inclusi nell'intervallo reale [0, 1]. Gli studiosi di parte fuzzy, al contrario, hanno mostrato che anche la teoria probabilistica, nelle sue varie formulazioni (basate, secondo i casi, sugli assiomi di Kolmogorov, su osservazioni concernenti la frequenza relativa d'accadimento di determinati eventi, oppure sulla concezione bayesiana soggettivista, secondo cui la probabilit la traduzione, in forma numerica, di uno stato di conoscenza contingente), in definitiva una teoria del caso ancora saldamente ancorata ad una weltanschauung dicotomica e bivalente. A questo proposito, Bart Kosko si spinto fino a ridiscutere il concetto di probabilit cos come emerso finora nel corso dell'evoluzione storica, sottolineando la mancanza di solidit di tutti i tentativi intesi a fondare la teoria della probabilit su basi diverse da quelle puramente assiomatiche, empiriche o soggettive, e ritenendola un puro stato mentale, una raffigurazione artificiosa destinata a compensare l'ignoranza delle cause reali di un evento: la probabilit sarebbe in realt mero istinto di probabilit. Al contrario, secondo l'interpretazione dello stesso Kosko, la probabilit l'intero nella parte, ossia la misura di quanto la parte contiene l'intero. La parte pu, in effetti, contenere l'intero nella misura in cui la sua estensione pu sovrapporsi a quella dell'insieme universale. Questa concezione comporta un'affermazione apparentemente singolare, quella per cui la parte pu contenere l'intero, non soltanto nel caso banale in cui la parte coincide con l'intero; infatti, l'operatore di contenimento non pi bivalente, ma esso stesso fuzzy e pu pertanto assumere un qualunque valore reale compreso tra 0 (non contenimento) e 1 (contenimento completo o, al limite, coincidenza). Su questa base, egli pu finalmente concludere che la teoria degli insiemi sfumati contiene e comprende quella della probabilit come suo caso particolare; la realt sarebbe pertanto deterministica, ma sfumata: la teoria del caos ne ha evidenziato la componente determinista, mentre la teoria fuzzy ha mostrato l'importanza del principio dell'homo mensura gi espresso da Protagora.[4]

Logica fuzzy

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Bibliografia
Testi divulgativi Bart Kosko, Il fuzzy-pensiero. Teoria e applicazioni della logica fuzzy, 4a ed., Collana: Tascabili Baldini & Castoldi, I nani. Vita matematica; trad. di Agostino Lupoli, Milano, Baldini & Castoldi, 2000, Pagg. 365. ISBN 88-8089-193-6 Gerla, Giangiacomo (1999). Logica fuzzy e paradossi. Lettera Matematica Pristem (32): Pagg. 31-39. ISSN: 1593-5884 [5]. Testi in lingua inglese Roberto Leonardo Oscar Cignoli; Itala Maria Loffredo D'Ottaviano, Daniele Mundici, Algebraic Foundations of Many-valued Reasoning (in inglese), Collana: Trends in Logic - Studia logica library[6], Dordrecht, Kluwer Academic Publishers, 1999, Pagg. 244. ISBN 0-7923-6009-5 Petr Hjek, Metamathematics of fuzzy logic (in inglese), Collana: Trends in logic, vol. 4[7], Dordrecht, Kluwer Academic Publishers, 1998, Pagg. 297. ISBN 0-7923-5238-6 George Jiri Klir; Ute H. St. Clair, Bo Yuan, Set Theory Foundations and Applications (in inglese), Upper Saddle River (New Jersey), Prentice Hall PTR, 27, Pagg. 245. ISBN 0-13-341058-7 George Jiri Klir; Bo Yuan, Fuzzy Sets and Fuzzy Logic (in inglese), Sottotitolo: Theory and Applications[8], Upper Saddle River (New Jersey), Prentice Hall PTR, 1995, Pagg. 592. ISBN 0-13-101171-5 Giangiacomo Gerla, Fuzzy logic: mathematical tools for approximate reasoning (in inglese), Collana: Trends in logic, vol. 11[9], Dordrecht, Kluwer Academic Publishers, 2001, Pagg. 269. ISBN 0-7923-6941-6 Hans-Jrgen Zimmermann, Fuzzy Set Theory and its Applications (in inglese), Dordrecht, Kluwer Academic Publishers, 2001, Pagg. 514. ISBN 0-7923-7435-5 Jerry M. Mendel, Uncertain Rule-Based Fuzzy Logic Systems: Introduction and New Directions (in inglese), Upper Saddle River, Prentice Hall (New Jersey), 2000, Pag. 576. ISBN 0-13-040969-3 Guanrong Chen; Trung Tat Pham, Introduction to Fuzzy Sets, Fuzzy Logic, and Fuzzy Control Systems (in inglese), Lincoln, United States, CRC Press, 2000, Pagg. 328. ISBN 0-8493-1658-8 Marco Russo; Lakhmi C. Jain, Fuzzy Learning and Applications (in inglese), Boca Raton, Florida, CRC Press, 2000, Pagg. 400. ISBN 0-8493-2269-3 Timothy J. Ross, Fuzzy Logic with Engineering Applications (in inglese), Chichester (Regno Unito), John Wiley & Sons Ltd, 2004-06-25, Pagg. 628. ISBN 0-470-86075-8 Testi di valore storico Zadeh, Lotfi Asker (1968). Fuzzy algorithms. Information and Control (5): Pagg. 94-102. Zadeh, Lotfi Asker (1965). Fuzzy Sets. Information and Control (8): Pagg. 338-353.

Note
[1] [2] [3] [4] (EN) Togai InfraLogic; The World's Source For Fuzzy Logic Solutions (http:/ / www. ortech-engr. com/ fuzzy/ togai. html) (EN) Welcome to Aptronix, Inc.: the Fuzzy Logic Company in the Silicon Valley (http:/ / www. aptronix. com/ ) (EN) Inform (fuzzytech) (http:/ / www. fuzzytech. com/ ) Protagora dice: L'uomo la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono (Protagora, fr.1, in Platone, Teeteto, 151d-152e). [5] http:/ / worldcat. org/ issn/ 1593-5884 [6] (EN) Su Nebis indice dei contenuti di: Algebraic Foundations of Many-valued Reasoning (http:/ / opac. nebis. ch:80/ F/ MMQ6UXYGQVX9UH99FR4Y8HAPKKQ17Y4PTIY5KVMSJGPKMQPJ7C-64277?func=service& doc_library=EBI01& doc_number=003851926& line_number=0001& func_code=WEB-FULL& service_type=MEDIA) [7] (EN) Su Nebis indice dei contenuti di Metamathematics of fuzzy logic (http:/ / opac. nebis. ch:80/ F/ C9YGMMNCBK2UXR29HSIF9339A5NQHLYFAKRIBKKQ21L5I65BGX-64624?func=service& doc_library=EBI01& doc_number=002026599& line_number=0001& func_code=WEB-FULL& service_type=MEDIA)

Logica fuzzy
[8] (EN) Su Deastore.com indice dei contenuti di: Fuzzy Sets and Fuzzy Logic (http:/ / www. deastore. com/ book/ fuzzy-sets-and-fuzzy-logic-george-j-klir-bo-yuan-prentice-hall-ptr/ 9780131011717. html) [9] (EN) Su Nebis indice dei contenuti di: Fuzzy logic: mathematical tools for approximate reasoning (http:/ / opac. nebis. ch:80/ F/ HJY2ARPUSBKG6PDXNAMAVE3VL31G149CX11RJLN82I7S91SK8P-60530?func=service& doc_library=EBI01& doc_number=004182120& line_number=0001& func_code=WEB-FULL& service_type=MEDIA)

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Software
DotFuzzy: Open Source Fuzzy Logic Library (http://www.havana7.com/dotfuzzy) JFuzzyLogic: Open Source Fuzzy Logic Package + FCL (sourceforge, java) (http://jfuzzylogic.sourceforge.net/ ) pyFuzzyLib: Open Source Library (Python) (http://sourceforge.net/projects/pyfuzzylib) RockOn Fuzzy: Open Source Fuzzy Control And Simulation Tool (Java) (http://www.timtomtam.de/ rockonfuzzy) Free Educational Software and Application Notes (http://www.fuzzytech.com) InrecoLAN FuzzyMath: Fuzzy logic add-in for OpenOffice.org Calc (http://www.openfuzzymath.org) Open fuzzy logic based inference engine and data mining web service based on Metarule (http://www.metarule. com) mbFuzzIT: Open Source Software (Java) (http://mbfuzzit.sourceforge.net)

Voci correlate
Informazione parziale linearizzata Insiemi sfocati Logica Matematica Reti neurali

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Fuzzy logic

Collegamenti esterni
Sintetica guida introduttiva di Antonio Visioli (Universit degli Studi di Brescia) (http://bsing.ing.unibs.it/ ~visioli/didattica/parte5.pdf) Logica Fuzzy: i paradossi della vaghezza, di Giangiacomo Gerla (http://www.dmi.unisa.it/people/gerla/ www/Down/Light logica fuzzy.pdf)

Logica polivalente

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Logica polivalente
Le logiche polivalenti sono estensioni della logica classica in cui sono presenti pi valori di verit rispetto ai canonici vero, falso e pertanto in esse non vale il principio del terzo escluso. Le prime logiche polivalenti furono proposte negli anni 1920 da Emil Post e da Jan ukasiewicz e in esse erano presenti tre valori di verit: vero, falso, problematico.

Logiche ad infiniti valori di verit


Successivamente si giunti a proporre logiche ad infiniti valori di verit quali: la logica ad infiniti valori di Lukasiewicz; la cosiddetta logica fuzzy di Zadeh; la logica (fuzzy) polivalente di Gdel; la logica (fuzzy) prodotto.

Logica polivalente di Gdel


In tale formulazione si hanno le seguenti::

se

altrimenti.

Logica polivalente prodotto


In tale formulazione si hanno le seguenti::

se

altrimenti.

Logiche polivalenti e doppia negazione


interessante osservare come nelle logiche "fuzzy" di Gdel e "fuzzy" prodotto si neghi il principio della doppia negazione, come anche nella logica intuizionista, al fine di mantenere vera la forma standard del principio di non-contraddizione. In particolare, a causa della particolare definizione dell'operatore NOT si hanno: P P un teorema P P non teorema. P P un teorema. P P un teorema.

Logica polivalente

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Logiche generiche. T-norma


Una T-norma o norma triangolare o AND generalizzato una applicazione T: [0,1] [0,1] [0,1] che soddisfa i seguenti requisiti: Commutativit: T(a, b) = T(b, a); Monotonia: T(a, b) T(c, d) se a c e b d; Associativit: T(a, T(b, c)) = T(T(a, b), c); Elemento nullo: T(a, 0) = 0; 1 agisce come elemento identit: T(a, 1) = a.

Le t-norme sono state utilizzate per interpretare il connettivo di congiunzione. Esempi di t-norme sono il minimo, il prodotto e la t-norma di Lukasiewicz definita da T(x,y)=max(0,x+y-1). Se la t-norma una funzione continua a sinistra, allora possibile definire la funzione x y = max { z: T(x,z) y } che pu essere utilizzata per interpretare in connettivo di implicazione. Avendo a disposizione l'implicazione si pu definire la negazione come x = x 0. Nel caso in cui si parte dalla t-norma di Lukasiewicz, si ottiene: x y = min{ 1, 1-x+y} (implicazione di Lukasiewicz) e x = 1-x (negazione involutiva). Nota che la negazione involutiva tale che x=x.

Voci correlate
Logica fuzzy principio del terzo escluso principio di bivalenza

Su web
Stanford Encyclopedia of Philosophy: Fuzzy logic [1] Stanford Encyclopedia of Philosophy:logica polivalente [2]

Note
[1] http:/ / plato. stanford. edu/ entries/ logic-fuzzy/ [2] http:/ / plato. stanford. edu/ entries/ logic-manyvalued/

Oggetto impossibile

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Oggetto impossibile
Un oggetto impossibile un oggetto che non pu essere costruito nella realt tridimensionale perch in contrasto con le leggi della geometria, sebbene sia possibile disegnarne una rappresentazione bidimensionale. La percezione dell'immagine bidimensionale come oggetto verosimile rappresenta un paradosso ed per questo una illusione ottica di tipo cognitivo. In realt diversi oggetti impossibili possono essere approssimativamente costruiti in tre dimensioni impiegando qualche trucco prospettico, come nell'esempio del cubo impossibile. L'artista olandese Maurits Cornelis Escher ha prodotto diverse opere in cui oggetti impossibili sono alla base dell'architettura di edifici e paesaggi fantastici. Nel romanzo di Andrea Camilleri La scomparsa di Pat viene chiaramente citata la Scala di Penrose ed i suoi micidiali effetti.

Esempi di oggetti impossibili

Cubo impossibile

Triangolo impossibile o triangolo di Penrose

Blivet / Poiuyt

Scala di Penrose

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/ Category:Impossible objects

Collegamenti esterni
(EN) Realizzazione di oggetti impossibili [1]

Note
[1] http:/ / www. cs. technion. ac. il/ ~gershon/ BeyondEscherForReal/

Paradossi dell'infinito

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Paradossi dell'infinito
I paradossi dell'infinito sono connaturati con la sua stessa definizione. Per meglio dire, la definizione matematica di infinito stata costruita proprio per tener conto di quei comportamenti delle grandezze infinite che non sono conciliabili con le regole normali delle grandezze limitate. Un certo numero di paradossi logico-matematici si fondano su situazioni che hanno a che fare con grandezze esplicitamente o implicitamente infinite, sottolineandone contraddizioni, antinomie, paradossi, che non ci si aspetterebbe dalle normali grandezze finite di uso corrente. I matematici hanno definito delle regole per dominare valori infinitamente grandi o infinitamente piccoli, in modo da descriverne il comportamento in modo coerente. Ci ha prodotto lo sviluppo del calcolo infinitesimale e dell'analisi matematica ma, nel parlare comune, in alcuni casi difficile liberarsi dalla sensazione di paradosso quando si tratta di grandezze infinite. Due esempi semplici: Quanti sono i numeri pari rispetto al totale dei numeri naturali? In una qualunque successione (limitata) di numeri naturali consecutivi, si alternano un numero pari e uno dispari. Quindi i pari sono esattamente la met del totale. Considerando invece la totalit (infinita) dei numeri naturali, i pari devono essere in quantit esattamente uguale al totale dei numeri. Infatti per ogni numero esiste il suo doppio, che pari! Quanti sono i punti di un segmento di lunghezza doppia di un altro? Un segmento di lunghezza doppia rispetto ad un altro dovrebbe contenere intuitivamente un numero doppio di punti.

In realt, come si vede dal disegno, anche se il segmento A'B' di lunghezza doppia rispetto ad AB, per ciascuno dei suoi punti (es. C') si pu stabilire una corrispondenza biunivoca con un punto sul segmento AB (es. C). Quindi un segmento, per quanto sia corto, contiene sempre un numero infinito di punti, e questi si possono mettere in corrispondenza diretta con quelli di un qualunque altro segmento, lungo a piacere.

Paradossi dell'infinito

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Voci correlate
Paradosso di Alberto di Sassonia - Il volume di una trave di lunghezza infinita uguale al volume di tutto lo spazio. Paradosso di Galileo - I quadrati perfetti, pur essendo una minima parte degli interi, sono altrettanto numerosi che questi. Paradosso di San Pietroburgo - Ha senso aspettarsi di vincere una somma mediamente infinita, dopo un numero infinito di giocate?. Paradosso del Grand Hotel - In un albergo con infiniti posti, c' sempre posto per tutti, anche quando l'albergo completamente pieno. Paradosso di Bertrand - In un cerchio, le corde di lunghezza maggiore di volte il raggio sono 1/2, 1/3 o 1/4 del totale? Paradossi di Zenone - In un tempo finito, si possono percorrere infiniti tratti (di lunghezza infinitesima)? Paradosso di Burali-Forti - Esiste "l'insieme di tutti i numeri ordinali" ? Argomento diagonale di Cantor - Per non dimenticare che esistono infiniti di potenza (cardinalit) diversa Paradosso dell'ipergioco - L' ipergioco sembra essere contemporaneamente un gioco finito e infinito

Paradossi di Zenone
I paradossi di Zenone ci sono stati tramandati attraverso la citazione che ne fa Aristotele nella sua Fisica. Zenone di Elea, discepolo ed amico di Parmenide, per sostenere l'idea del maestro, che la realt costituita da un Essere unico e immutabile, propose alcuni paradossi che dimostrano, a rigor di logica, l'impossibilit della molteplicit e del moto, nonostante le apparenze della vita quotidiana. Le argomentazioni di Zenone costituiscono forse i primi esempi del metodo di dimostrazione noto come reductio ad absurdum o dimostrazione per assurdo. Sono anche considerate un primo esempio del metodo dialettico, usato in seguito dai sofisti e da Socrate ed inoltre furono il primo strumento che mise in difficolt l'ambizione dei pitagorici di ridurre tutta la realt in numeri. Oggi non si attribuisce valore fisico alle argomentazioni di Zenone, ma la loro influenza stata molto importante nella storia del pensiero filosofico e matematico. I paradossi di Zenone restano anche un utile esercizio di logica, per riflettere sulla modalit di costruzione dei ragionamenti umani. Si ricordano due paradossi contro il pluralismo e quattro contro il movimento.

Paradossi contro il pluralismo


Primo paradosso
Il primo paradosso, contro la pluralit delle cose, sostiene che se le cose sono molte, esse sono allo stesso tempo un numero finito e un numero infinito: sono finite in quanto esse sono n pi n meno di quante sono, e infinite poich tra la prima e la seconda ce n' una terza e cos via.

Secondo paradosso
Il secondo paradosso invece sostiene che se queste unit non hanno grandezza, le cose da esse composte non avranno grandezza, mentre se le unit hanno una certa grandezza, le cose composte da infinite unit avranno una grandezza infinita.

Paradossi di Zenone

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Paradossi contro il movimento


Primo paradosso (lo stadio)
Il primo argomento contro il movimento quello sullo stadio. Esso afferma che non si pu giungere all'estremit di uno stadio senza prima aver raggiunto la met di esso, ma prima di raggiungerla si dovr raggiungere la met della met e cos via senza quindi mai riuscire nemmeno ad iniziare la corsa. Secondo Giorgio Colli, sono due le versioni tramandate del paradosso (una quella citata sopra), e andrebbe preferita la seguente espressione: Non si pu giungere all'estremit di uno stadio senza prima aver raggiunto la met di esso, ma una volta raggiunta la met si dovr raggiungere la met della met rimanente e cos via, senza quindi mai riuscire a raggiungere l'estremit dello stadio. Il paradosso sarebbe dunque analogo a quello di Achille e la tartaruga (che una formulazione pi suggestiva della dicotomia all'infinito) e del tutto indipendente da quello della freccia, che mette in dubbio l'inizio stesso del movimento.

Secondo paradosso (Achille e la tartaruga)


Il Paradosso di Achille e la tartaruga - uno dei paradossi di Zenone pi famosi - afferma invece che se Achille (detto "pie' veloce") venisse sfidato da una tartaruga nella corsa e concedesse alla tartaruga un piede di vantaggio, egli non riuscirebbe mai a raggiungerla, dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sar avanzata raggiungendo una nuova posizione che la far essere ancora in vantaggio; quando poi Achille raggiunger quella posizione nuovamente la tartaruga sar avanzata precedendolo ancora. Questo stesso discorso si pu ripetere per tutte le posizioni successivamente occupate dalla tartaruga e cos la distanza tra Achille e la lenta tartaruga pur riducendosi verso l'infinitamente piccolo non arriver mai ad essere pari a zero. In pratica, posto che la velocit di Achille ( ) sia N volte quella della tartaruga ( ) le cose avvengono cos:

dopo un certo tempo Achille arriva dove era la tartaruga alla partenza ( ). nel frattempo la tartaruga ha compiuto un pezzo di strada e si trova nel punto . occorre un ulteriore tempo per giungere in . ma nel frattempo la tartaruga giunta nel punto ... e cos via.

Quindi per raggiungere la tartaruga Achille impiega un tempo

e quindi non la raggiunger mai.

Terzo paradosso (la freccia)


Il terzo argomento quello della freccia, che appare in movimento ma, in realt, immobile. In ogni istante difatti essa occuper solo uno spazio che pari a quello della sua lunghezza; e poich il tempo in cui la freccia si muove fatto di singoli istanti, essa sar immobile in ognuno di essi. Il concetto di questo terzo paradosso in fondo opposto a quello del secondo: l'esistenza di punti e istanti indivisibili. Ma anche in questo caso il movimento risulta impossibile, in quanto dalla somma di istanti immobili non pu risultare un movimento.

Paradossi di Zenone

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Quarto paradosso (due masse nello stadio)


Zenone afferma che se due masse in uno stadio si vengono incontro, risulter l'assurdo logico che la met del tempo equivale al doppio. Consideriamo infatti tre segmenti (A, B, C) uguali e paralleli, che si trovino allineati. Supponiamo poi che il segmento in alto (A) si muova verso destra, rispetto a quello situato nel centro (B) che resta fermo, e che per ogni istante elementare avanzi di un intervallo (elementare). Il segmento in basso (C) faccia invece la stessa cosa verso sinistra. Dopo il primo istante avremo che i punti iniziali di A e C si saranno allontanati di due intervalli. Ma ci assurdo perch allora il tempo che avrebbero impiegato per allontanarsi di un solo intervallo sarebbe di "mezzo istante", contraddicendo l'ipotesi che stiamo analizzando la situazione al primo istante (indivisibile).

Proposte di soluzioni ai paradossi del moto


Non difficile immaginare che anche un greco, ignaro dei rudimenti del calcolo infinitesimale, "vedesse" altrettanto bene che ogni somma: un segmento + mezzo segmento + un quarto di segmento + etc. rimane sempre all'interno del segmento doppio. Tale critica alle moderne "pseudoconfutazioni" stata ampiamente sviluppata, su basi kantiane, dal matematico Umberto Bartocci, il quale invita invece a riflettere sulla circostanza che i paradossi di Zenone sul movimento vanno considerati sempre attuali e "non risolubili", in quanto puntano l'attenzione sulle dicotomie reale/pensato e spazio(continuo)/tempo(discreto)[1]. I paradossi in realt, se correttamente intesi, non possono essere confutati. Essi non mirano a confutare il moto in s, ma la sua formalizzazione matematica, constatando l'inadeguatezza di un sistema formale (nel caso specifico quella di un insieme numerico denso come R) nel descrivere la realt fisica (il tempo e lo spazio). Infatti anche al giorno d'oggi con l'analisi infinitesimale non possiamo che confermare che prima che Achille raggiunga la tartaruga dovranno passare infiniti istanti. Nel caso specifico di Achille e della tartaruga la serie dei tempi converge a

Sia infatti

il tempo che Achille impiega a raggiungere la posizione iniziale occupata dalla tartaruga, la distanza percorsa dalla tartaruga in tale tempo pari a

che Achille ricoprir in un tempo . Iterando il procedimento n volte si giunge a scrivere

e ; pertanto il tempo totale T e la distanza totale L percorsa sono dati rispettivamente da

Paradossi di Zenone

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con l'ovvio vincolo di convergenza

Una prima dimostrazione di convergenza delle serie infinite non geometriche stata data, nel solo caso particolare di

solo nel XIV secolo da Richard Suiseth. Il caso generale venne dimostrato nel XVII secolo, mentre Zenone espose i suoi paradossi nel V secolo a.C. La tecnica mostrata da Zenone nella suddivisione infinitesimale va sotto il nome di dicotomia. Si pu aggiungere che la precedente spiegazione, che fa ricorso alla teoria delle serie convergenti, alquanto diffusa nell'ambiente dei matematici[2], ma lo forse perch assai "comoda", in quanto permette di non riflettere pi a fondo su una questione che si presume facilmente superabile grazie ai successivi progressi avvenuti nel campo della disciplina. Nel paradosso delle masse dello stadio, Zenone dimostra che uno spazio e un tempo assoluti non corrispondono alla realt. Oggi infatti sappiamo, per la relativit ristretta, che le velocit possibili di un corpo non sono illimitate superiormente. L'errore di fondo sta nel considerare lo spazio e il tempo come entit separate. Anche in quello della freccia, egli suppone che un corpo in moto sia indistinguibile da uno in quiete. Sono trascorsi 2500 anni prima di raggiungere le conoscenze necessarie a confermare il paradosso. Lo spazio e il tempo infatti non sono da considerarsi assoluti. In genere si sempre osservato che gli argomenti di Zenone si basano sul concetto di infinito. Per il paradosso della freccia, ad esempio, Bertrand Russell ha osservato che il cinematografo crea il movimento utilizzando una successione di immagini ferme. Ma questa soltanto una disputa sul significato di moto, secondo la quale il moto sarebbe un'illusione cinematografica. Esiste un'altra visione dei paradossi di Zenone: un atto "semplice" viene scomposto e descritto attraverso una successione infinita di atti.

Effetto Zenone quantistico


Come si pu vedere, questi paradossi sono stati utili per sviluppare molti concetti alla base della matematica e della fisica moderne, e non si dovrebbe liquidarli banalmente. Persino nella meccanica quantistica riecheggia il nome di Zenone nel cosiddetto "effetto Zenone quantistico", che, riprendendo metaforicamente il paradosso della freccia, afferma che un sistema, che decadrebbe spontaneamente, inibito o addirittura non decade affatto se sottoposto ad una serie infinita di osservazioni (o misure). Di recente vari esperimenti: l'esperimento di Itano et al.(1990), basatosi sull'idea di Cook (1988), quello di Kwiat et al. (1995) sulla polarizzazione dei fotoni, e quello di Fischer et al. (2001), hanno dato verifica sperimentale di questo effetto.

Paradossi di Zenone

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Il paradosso di Achille e la tartaruga in letteratura


Il Paradosso di Achille e la tartaruga ha ispirato diversi scrittori. Lewis Carroll ha pensato ad un immaginario dialogo tra Achille e la tartaruga, posto alla fine dell'interminabile corsa. I due discutono di geometria, ma la tartaruga rifiuta sempre di arrivare alla conclusione finale di Achille, semplicemente perch rifiuta la logica (in particolare il modus ponens). In Gdel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter i vari capitoli sono intervallati da dialoghi tra Achille e la tartaruga, ispirati allopera di Carroll. Lo scrittore argentino Borges ha ripreso pi volte i paradossi di Zenone, discutendo del loro rapporto con l'infinito. Borges li ha anche utilizzati come metafora per alcune situazioni descritte da Kafka. Il poeta francese Paul Valry cita Zenone d'Elea e fa riferimento ai paradossi di Achille e della freccia nel suo poema Le Cimetire Marin.

Voci correlate
Zenone di Elea

Note
[1] Umberto Bartocci, "I paradossi di Zenone sul movimento e il dualismo spazio-tempo", "Episteme, Physis e Sophia nel III millennio", Perugia, N. 8, 2004 (http:/ / www. cartesio-episteme. net/ ep8/ ep8-zeno. htm), con un'appendice "Sulle definizioni matematiche di discreto e continuo". (http:/ / www. cartesio-episteme. net/ ep8/ ep8-zeno-app. htm) [2] Ne sono lampante esempio i versi di Hubert Cremer de:Hubert Cremer: "Oh, Zenon, Zenon, alter Wicht, kennst du den Kowalewski nicht?"pt:Gerhard Kowalewski, in "Carmina mathematica und andere poetische Jugendsnden", Mathematische Scherzgedichte, erste Auflage 1927.

Paradosso asiatico (cardiologia)


Con paradosso asiatico ci si riferisce al basso tasso di cardiopatie e tumori che si registra in Asia, nonostante lalto numero di forti fumatori.

La ricerca di Yale
Nel maggio 2006 alcuni ricercatori della Facolt di Medicina dell'Universit Yale pubblicarono un articolo relativo a oltre 100 studi condotti sui benefici arrecati alla salute dal t verde. Essi teorizzarono che i 1,2 litri di tale bevanda che molti asiatici consumano in media al giorno, forniscono al fisico un alto tasso di polifenoli ed altre sostanze antiossidanti. Queste molecole agiscono in molti modi nel migliorare le funzionalit cardiovascolari, prevenendo laggregazione piastrinica, e migliorando i livelli del colesterolo. Questo effetto anticoagulante alla base della preoccupazione, da parte di molti medici, che i loro pazienti evitino lassunzione di t verde prima di procedure correlate alla capacit di coagulazione. I risultati dello studio sono apparsi nel numero di maggio del Journal of the American College of Surgeons [1]. Nello specifico il t verde in grado di prevenire lossidazione del colesterolo trasportato dalle lipoproteine a bassa densit, il cosiddetto "colesterolo cattivo", contribuendo quindi a ridurre la formazione di placche nelle arterie.

Paradosso asiatico (cardiologia)

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Voci correlate
T verde

Collegamenti esterni
(EN) Green Tea and the Asian Paradox [2] T verde: pi forte anche del fumo [3]

Note
[1] http:/ / www. facs. org/ [2] http:/ / www. yale. edu/ opa/ newsr/ 06-06-01-01. all. html [3] http:/ / it. health. yahoo. net/ c_news. asp?id=15858& c=13& s=1

Paradosso dei corvi


Il paradosso dei corvi (anche detto paradosso dei corvi neri, paradosso di Hempel o i corvi di Hempel) un paradosso logico sviluppato negli anni '40 da Carl Gustav Hempel per dimostrare i limiti del procedimento logico induttivo. Osservando come per il principio induttivo l'acquisizione di un nuovo riscontro empirico di una teoria renda pi probabile che questa teoria sia vera, cio la teoria della confermabilit, Hempel prese ad esempio la teoria che tutti i corvi siano neri per trarne conclusioni di paradosso. Esaminando ad uno ad uno un milione di corvi, notiamo infallibilmente ed invariabilmente che essi sono tutti neri. Dopo ogni osservazione, perci, la teoria che tutti i corvi siano neri diviene ai nostri occhi sempre pi probabilmente vera, coerentemente col principio induttivo. Pare ogni volta sempre pi corretto registrare l'assunto come probabilmente vero: tutti i corvi sono neri.

Un corvo nero

Ma l'assunto "i corvi sono tutti neri" logicamente equivalente all'assunto "tutte le cose che non sono nere, non sono corvi". In base al principio induttivo, d'altra parte, questo secondo enunciato diventerebbe pi probabilmente vero in seguito all'osservazione di una mela rossa: osserveremmo, infatti, una cosa non nera che non un corvo. Perci, l'osservazione di una mela rossa renderebbe pi probabilmente vero anche l'assunto che "tutti i corvi sono neri". Una delle soluzioni pi famose fra quelle proposte consiste nellaccettare che losservazione di una mela verde costituisce una prova che tutti i corvi sono neri, ma aggiungendo che leffettiva conferma che questa prova fornisce molto piccola, vista la grande differenza fra il numero di corvi e il numero di oggetti non neri. Secondo questa risoluzione, la conclusione appare paradossale perch viene intuitivamente stimato in zero il valore della prova nellosservare una mela verde, mentre in realt molto piccolo. Questa argomentazione stata presentata da I. J. Good nel 1960 ed probabilmente la pi conosciuta, anche alcune varianti sono state presentate nel 1958 e forme precedenti dellargomentazione risalgono al 1940.

Paradosso dei due bambini

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Paradosso dei due bambini


Viene detto paradosso dei due bambini un celebre quesito della teoria della probabilit, apparentemente semplice ma in realt ambiguo e il cui studio porta ad una risposta controintuitiva. Esso spesso citato per mettere in evidenza la facilit con la quale nell'ambito della probabilit pu nascere confusione anche in contesti che a prima vista sembrano nient'affatto complicati da analizzare. Il nome con cui viene chiamato comunemente questo problema viene dall'inglese "Boy or Girl paradox"; tuttavia il termine italiano "paradosso" ha un senso pi preciso e restrittivo del "paradox" inglese, e non designa problemi come questo, che tecnicamente piuttosto un sofisma.

Quesito
Il quesito in questione , in una delle prime formulazioni (proposta da Martin Gardner sulle pagine del Scientific American): "Il signor Smith ha due bambini. Almeno uno dei due un maschio. Qual la probabilit che entrambi i bambini siano maschi?" La risposta intuitiva che se, poniamo, maschio il primo bambino, la probabilit che anche l'altro lo sia 1/2=50%. In realt, come riconosciuto da Gardner stesso, la domanda posta in modo ambiguo ( facile pensare che con "almeno uno" si intenda "sicuramente uno che ho chiaramente individuato - ed eventualmente anche l'altro"), e una possibile riformulazione - intuitivamente equivalente - che non dia adito ad ambiguit la seguente: "Il signor Smith ha due bambini. Non sono due femmine. Qual la probabilit che entrambi i bambini siano maschi?" Non difficile, utilizzando semplici strumenti di probabilit classica, scoprire che la risposta allora 1/3=33,3%. Di seguito le possibili combinazioni dei figli che rispettano le condizioni date:
Figlio maggiore Figlio minore Femmina Femmina Maschio Maschio Femmina Maschio Femmina Maschio

Si osservi che questo cosiddetto paradosso non ha nulla a che vedere con il fatto che in natura nella grande maggioranza dei paesi nascano leggermente pi maschi che femmine[1]; si assume invece che la probabilit di un figlio maschio sia a priori uguale a quella di una figlia femmina: 1/2.

Dimostrazione assiomatica o frequentista


Su 100 famiglie che hanno esattamente due figli, si osserveranno in media le seguenti quattro combinazioni: 1. 2. 3. 4. 25 famiglie il cui primo figlio maschio e il secondo pure 25 famiglie il cui primo figlio maschio e il secondo invece femmina 25 famiglie il cui primo figlio femmina e il secondo invece maschio 25 famiglie il cui primo figlio femmina e il secondo pure

La domanda prende in considerazione i primi tre casi, ovvero non quello in cui ci sono due femmine: si tratta di 75 famiglie. Nelle 25 famiglie del primo caso entrambi i figli sono maschi, mentre nelle 25+25=50 famiglie del secondo e terzo caso ci sono un maschio ed una femmina. Pertanto la probabilit che entrambi siano maschi pari a 25/75=1/3.

Paradosso dei due bambini

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Una domanda simile con risposta corretta pari a 1/2


L'ambiguit del "paradosso" nasce dal fatto che lo si potrebbe voler riformulare come, ad esempio: sapendo che una famiglia ha esattamente due bambini, dei quali il primo un maschio, quant' la probabilit che l'altro bambino sia una femmina? In questo caso la risposta intuitiva (1/2=50%) corretta. Infatti in met delle famiglie (casi 1 e 2) il primo figlio maschio e di queste nella met dei casi (caso 1) anche il secondo maschio. Di seguito le possibili combinazioni dei figli che rispettano le diverse condizioni poste:
Figlio maggiore Figlio minore Femmina Femmina Maschio Maschio Femmina Maschio Femmina Maschio

Il problema che con le parole "almeno un bambino", non stiamo individuando uno dei due figli in particolare (cio se il primo o il secondo). Le parole "l'altro bambino" invece ci portano spontaneamente ad immaginare che l'"almeno uno" indichi un bambino specifico (ad esempio che chi ci pone la domanda ne abbia chiaro in mente il volto e se il primo o il secondo) ed a forzare quindi il significato della prima parte della domanda.

Un'altra domanda simile con risposta corretta pari a 1/2


Un'altra domanda simile la seguente: "In un mondo nel quale tutte le famiglie hanno esattamente due bambini (p.es. nell'associazione "Famiglie con due figli"), incontrando un maschietto, quant' la probabilit che abbia una sorella?" Anche in questo caso la risposta intuitiva (1/2=50%) anche quella corretta. Infatti analizzando in modo leggermente diverso l'elenco di cui sopra 1. 2. 3. 4. 25 famiglie il cui primo figlio (gruppo A1) maschio e il secondo (gruppo A2) pure 25 famiglie il cui primo figlio (gruppo B1) maschio e il secondo (gruppo B2) invece femmina 25 famiglie il cui primo figlio (gruppo C1) femmina e il secondo (gruppo C2) invece maschio 25 famiglie il cui primo figlio (gruppo D1) femmina e il secondo (gruppo D2) pure

si osserva che incontrando un maschietto questo deve appartenere ad uno dei seguenti quattro gruppi: 25 (primogeniti) del gruppo A1, che non hanno sorelle 25 (secondogeniti) del gruppo A2, che non hanno sorelle (si tratta dei fratelli di bambini del gruppo A1) 25 (primogeniti) B1, che hanno una sorella (minore) 25 (secondogeniti) C2, che hanno una sorella (maggiore)

In totale ci sono dunque 100 maschietti, dei quali 25+25=50 hanno una sorella, di conseguenza la probabilit cercata effettivamente pari a 50/100=1/2=50%.

Paradosso dei due bambini

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Studio scientifico
Fox & Levav nel 2004 hanno sottoposto ad un test alcuni volontari, ponendo loro una delle seguenti due domande: Il signor Smith dice: "Ho due bambini ed almeno uno un maschio." Considerando questa informazione, qual la probabilit che l'altro bambino sia un maschio? Il signor Smith dice: "Ho due bambini e non sono entrambi femmine." Considerando questa informazione, qual la probabilit che entrambi i bambini siano maschi? I due studiosi hanno riportato che l'85% delle persone che hanno risposto alla prima domanda, hanno fornito come risposta 1/2 considerando solo 2 possibili combinazioni, ingannati dalle parole " l'altro bambino ". Alla seconda domanda, solamente il 39% ha risposto 1/2. Gli studiosi hanno cos dimostrato che pur essendo (a livello di calcolo delle probabilit) la stessa domanda con gli stessi casi da considerare, la diversa formulazione ha ridotto l'ambiguit e di conseguenza le risposte errate del 46%.

Note
[1] Tabella Istat (http:/ / demo. istat. it/ altridati/ natid1d2/ tavole/ Tavola 1. 2 - 1994-1998. pdf) sulla natalit in Italia tra il 1994 ed il 1998

Voci correlate
Probabilit condizionata Paradosso delle tre carte Problema di Monty Hall

Paradosso dei gemelli


Il paradosso dei gemelli un esperimento mentale che sembra rivelare una contraddizione nella teoria della relativit ristretta. L'analisi che porta a tale conclusione per scorretta: un'analisi corretta mostra che non vi alcuna contraddizione.

Storia
Principale sostenitore della questione fu Herbert Dingle, filosofo inglese. Pur avendo ricevuto numerose confutazioni logiche da Einstein e Bohr, egli continu a scrivere ai giornali, e quando questi ultimi cominciarono a rifiutare le pubblicazioni, parl di un complotto ai suoi danni. Risolvendo il paradosso dei gemelli, Einstein ammise la possibilit teorica di un viaggio nel futuro, ferma restando l'impossibilit di superare la velocit della luce. La prima costruzione teorica per la quale risultava possibile un viaggio nel passato, fu elaborata pi tardi dallo stesso Einstein insieme a Nathan Rosen.

Enunciato del paradosso


Consideriamo un'astronave che parta dalla Terra nell'anno 3000; che mantenendo una velocit costante v raggiunga la stella Wolf 359, distante 8 anni luce dal nostro pianeta; e che appena arrivata, inverta la rotta e ritorni sulla Terra, sempre a velocit v. Di una coppia di fratelli gemelli, l'uno salga sull'astronave, mentre l'altro rimanga a Terra. Volutamente, nei calcoli trascuriamo per semplicit l'accelerazione e la decelerazione della navetta, anche se, per portarsi a velocit relativistiche in tempi brevi, occorrerebbero accelerazioni insostenibili per l'uomo e per la nave. Supponiamo che v sia di 240.000 km/s, cio v = 0,8 c. Per questa velocit si ha:

Paradosso dei gemelli per cui, secondo la teoria della relativit ristretta, nel sistema in movimento il tempo scorre al 60% del tempo nel sistema in quiete. Quindi: Nel sistema di riferimento della Terra, l'astronave percorre 8 anni luce in 10 anni nel viaggio di andata, e ne impiega altrettanti nel viaggio di ritorno: essa quindi ritorna sulla Terra nel 3020. Sull'astronave, per, il tempo scorre al 60% del tempo della Terra, quindi secondo l'orologio dell'astronauta il viaggio dura 6 anni per l'andata e altrettanti per il ritorno: all'arrivo, quindi, il calendario dell'astronave segna l'anno 3012. Il fratello rimasto sulla Terra perci, dopo il viaggio, di otto anni pi vecchio del suo gemello. Nel sistema di riferimento dell'astronave, per effetto della contrazione relativistica delle lunghezze, la distanza fra la Terra e Wolf 359 si accorcia al 60%, cio a 4,8 anni luce: alla velocit di 0,8 c, si impiegano quindi, secondo l'orologio dell'astronave, 6 anni per l'andata e 6 per il ritorno, coerentemente con quanto calcolato nel sistema di riferimento della Terra. Ma, poich in questo sistema di riferimento la Terra a muoversi, il suo orologio che va al 60% del tempo dell'astronave: quando l'astronave fa ritorno, sulla Terra sono trascorsi solo 7,2 anni, perci non l'anno 3020, ma il 3007, ed il fratello a bordo dell'astronave ad essere di 4,8 anni pi vecchio.

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Soluzione (nella relativit speciale)


L'apparente contraddizione si risolve osservando che, mentre quello della Terra un sistema di riferimento inerziale, quello dell'astronave non lo . L'astronave non mantiene infatti una velocit costante per tutta la durata del viaggio, ma prima accelera fino alla velocit di crociera, poi frena, inverte la rotta e riaccelera per tornare indietro, e poi frena di nuovo. Si devono quindi considerare non due, ma tre sistemi di riferimento inerziali: quello della Terra, quello dell'astronave nel viaggio di andata, che si muove rispetto alla Terra di velocit v, e quello dell'astronave nel viaggio di ritorno, che si muove rispetto alla Terra di velocit -v (cio v nella direzione opposta), tralasciando i tempi di accelerazione/decelerazione, che per velocit cos elevate sarebbero comunque significativi. Nella figura tracciato il diagramma di Minkowski per questi tre sistemi di riferimento (disegnati rispettivamente in nero, blu e rosso). I tre eventi indicati con le lettere A, B, C sono rispettivamente: la partenza dell'astronave dalla Terra l'arrivo dell'astronave a Wolf 359 e sua ripartenza il ritorno dell'astronave sulla Terra I tre sistemi di riferimento non sono in accordo su quale sia, sulla Terra, l'evento simultaneo all'evento B: nel sistema di riferimento della Terra, esso l'evento D; in quello del viaggio d'andata l'evento D; e in quello del viaggio di ritorno l'evento D (relativit della simultaneit). Cos, quando l'osservatore a bordo dell'astronave calcola il tempo trascorso sulla Terra "dalla sua partenza al suo arrivo a Wolf 359", egli effettua il calcolo nel
Diagramma di Minkowski

Paradosso dei gemelli sistema di riferimento del viaggio di andata, e quindi calcola il tempo trascorso dall'evento A all'evento D, che in quel sistema di riferimento simultaneo a B; ma quando calcola il tempo trascorso "dalla sua ripartenza al suo arrivo sulla Terra", egli effettua il calcolo nel sistema di riferimento del viaggio di ritorno, nel quale D ad essere simultaneo a B. Perci il tempo da lui calcolato non uguale al tempo totale trascorso sulla Terra, ma soltanto alla somma dei due intervalli A-D e D-C, mentre l'intervallo D-D non viene conteggiato. Per l'osservatore sulla Terra, invece, l'evento simultaneo a B sempre D, sia per il viaggio di andata sia per quello di ritorno: la somma dei due intervalli A-D e D-C pari al tempo totale trascorso sulla Terra. Il calcolo di questo osservatore quindi quello corretto: dopo il viaggio, il gemello rimasto sulla Terra pi vecchio (di 8 anni) di quello salito sull'astronave.

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Analisi dettagliata
Indicando con x, t le coordinate spaziale e temporale nel sistema di riferimento della Terra; con x, t quelle nel sistema di riferimento dell'astronave nel viaggio di andata; e con x, t quelle nel viaggio di ritorno, valgono le trasformazioni di Lorentz:

dove il termine appare nelle equazioni (3) e (4) in quanto i due sistemi di riferimento non hanno la stessa origine. Usando l'anno come unit di tempo e l'anno luce come unit di lunghezza, le costanti numeriche hanno i seguenti valori: v = 0.8, c = 1, = 16 (quest'ultimo valore scelto in modo da avere x = 0 per l'astronave nel viaggio di ritorno). Nel sistema di riferimento della Terra, le coordinate (x, t) degli eventi A, B, C, D sono rispettivamente: (0, 0), (8, 10), (0, 20), (0, 10). Le coordinate dell'evento D si possono calcolare in quanto detto evento avviene sulla Terra, per cui x=0, e simultaneamente a B nel sistema di riferimento del viaggio di andata, per cui t=6: sostituendo tali valori nell'equazione (2) si ottiene t=3.6. Analogamente, le coordinate di D si ottengono imponendo x=0 e t=6: dall'equazione (4) si ricava t=16.4. Gli intervalli di tempo tra questi eventi, secondo l'orologio della Terra, sono quindi i seguenti: A-D = 3.6 anni, D-D = 6.4 anni, D-D = 6.4 anni, D-C = 3.6 anni (totale 20 anni). Ora, applicando le trasformazioni (1) e (2), possiamo calcolare le coordinate di questi eventi nel sistema di riferimento dell'andata: A = (0, 0), B = (0, 6), C = (-26.6667, 33.3333), D = (-13.3333, 16.6667), D = (-4.8, 6), D = (-21.8667, 27.3333). Come si pu vedere, in questo sistema di riferimento D non simultaneo a B, mentre lo D. Gli intervalli di tempo sono quindi: A-D = 6 anni, D-D = 10.6667 anni, D-D = 10.6667 anni, D-C = 6 anni (totale 33.3333 anni). Ma l'orologio sulla Terra, in questo sistema di riferimento, va al 60% del tempo sull'astronave. Esso quindi misura: A-D = 3.6 anni, D-D = 6.4 anni, D-D = 6.4 anni, D-C = 3.6 anni (totale 20 anni), esattamente come si era calcolato in precedenza. Allo stesso modo, applicando le trasformazioni (3) e (4), le coordinate nel sistema di riferimento del ritorno sono: A = (-26.6667, -21.3333), B = (0, 6), C = (0, 12), D = (-13.3333, -4.6667), D = (-21.8667, -15.3333), D = (-4.8, 6). Gli intervalli di tempo sono: A-D = 6 anni, D-D = 10.6667 anni, D-D = 10.6667 anni, D-C = 6 anni (totale 33.3333 anni); e secondo l'orologio sulla Terra: A-D = 3.6 anni, D-D = 6.4 anni, D-D = 6.4 anni, D-C = 3.6 anni (totale 20 anni). In tutti e tre i sistemi di riferimento, quindi, si ottiene lo stesso risultato: durante il viaggio, sulla Terra trascorrono 20 anni.

Paradosso dei gemelli

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Cosa vede l'astronauta


Alcuni, per spiegare il paradosso dei gemelli, sostengono che per l'astronauta, nel viaggio di andata, l'orologio della Terra va pi lentamente, ma nel viaggio di ritorno va pi velocemente, e in questo modo "recupera" il tempo perso e si avvantaggia. Questo vero soltanto da un certo punto di vista. Come spiegato sopra, sia nel viaggio di andata che in quello di ritorno, l'astronauta calcola che l'orologio della Terra va al 60% del tempo del suo. Tuttavia, quello che l'astronauta calcola differente da quello che vede. Nel secondo caso, infatti, occorre considerare anche il tragitto che la luce compie dalla Terra all'astronave. Infatti, quando l'astronauta raggiunge Wolf 359, per il suo orologio sono trascorsi 6 anni, ed egli calcola che sulla Terra siano trascorsi 3.6 anni; ma in quel momento, egli viene raggiunto dalla luce partita dalla Terra solo 2 anni dopo di lui, secondo l'orologio della Terra, o 1.2 anni dopo secondo il suo (infatti, nel sistema di riferimento della Terra, l'astronave impiega 10 anni per percorrere 8 anni luce, mentre la luce ne impiega 8; nel sistema dell'astronauta la distanza si contrae a 4.8 anni luce, e i tempi si riducono in proporzione). Perci l'astronauta vede l'orologio sulla Terra andare non al 60% del suo, ma 3 volte pi lento, cio al 33.3333%. Questo ulteriore rallentamento non un effetto relativistico, ma lo si osserverebbe anche se valesse la sola fisica classica (seppur la sua entit risulterebbe diversa). Per una trattazione di questo fenomeno si veda l'articolo effetto Doppler relativistico. Nel viaggio di ritorno, l'astronauta va incontro alla luce proveniente dalla Terra, invece di allontanarsene: l'effetto quindi opposto, per cui egli vede l'orologio della Terra andare pi rapido. Precisamente, nei 6 anni (secondo il suo orologio) del viaggio di ritorno, egli vede trascorrere 18 anni sulla Terra (dal 3002 al 3020), per cui vede l'orologio della Terra andare 3 volte pi rapido del suo. In questo senso, l'affermazione riportata sopra vera. Allo stesso modo, l'osservatore sulla Terra vede l'orologio sull'astronave andare 3 volte pi lento del suo nel viaggio di andata, e 3 volte pi veloce nel viaggio di ritorno; ma al contrario dell'astronauta, egli vede il viaggio di andata durare 18 anni e quello di ritorno solo 2 (in entrambi i casi l'orologio dell'astronave misura 6 anni), perch la luce emessa da Wolf 359 nell'anno 3010 raggiunge la Terra soltanto nel 3018.

Soluzione (nella relativit generale)


Nella teoria della relativit generale, tutti i sistemi di riferimento, non solo quelli inerziali, sono ugualmente validi. La situazione, a prima vista, appare quindi simmetrica: non sembra esservi una ragione per cui l'orologio della Terra debba andare pi veloce di quello dell'astronave, e non il contrario. A ben guardare, per, una differenza esiste: un osservatore sull'astronave, nel momento in cui essa inverte la rotta, avverte un'accelerazione. Nel sistema di riferimento della Terra, si tratta dell'accelerazione che l'astronave sperimenta nel mutare la sua velocit da v a -v; nel sistema di riferimento dell'astronave, essa viene avvertita come un'accelerazione di gravit. Ora, la relativit generale prevede che quanto pi intensa l'accelerazione che un osservatore avverte, tanto pi il suo orologio rallenta (red-shift gravitazionale). Durante la fase di accelerazione, quindi, l'osservatore sull'astronave vede l'orologio sulla Terra andare molto pi veloce del suo: si pu calcolare che in questo tratto l'osservatore "recupera" il tempo perso nei tratti di moto uniforme, e il tempo totale corrisponde a quello calcolato nell'altro sistema di riferimento.

Paradosso dei gemelli

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Voci correlate
Dilatazione del tempo Viaggio nel tempo

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Il paradosso dei gemelli | Astronomia.com [1] Il paradosso dei gemelli [2] L'articolo della soluzione del paradosso dei gemelli di Subhash Kak [3]

Note
[1] http:/ / www. astronomia. com/ 2008/ 06/ 19/ il-paradosso-dei-gemelli-parte-1/ [2] http:/ / www. webalice. it/ ugerco/ autorivari/ gemelliweb. htm [3] http:/ / www. springerlink. com/ content/ e4670q159464473r/ ?p=9724bdccded240a59c384dcdefcded98& pi=1

Paradosso del bibliotecario


Il paradosso del bibliotecario un'altra versione del paradosso di Russell dovuta al logico matematico norvegese Thoralf Skolem. Essa pu essere cos raccontata. Al responsabile di una grande biblioteca viene affidato il compito di produrre gli opportuni cataloghi. Egli compie una prima catalogazione per titoli, poi per autori, poi per argomenti, poi per numero di pagine e cos via. Poich i cataloghi si moltiplicano, il nostro bibliotecario provvede a stendere il catalogo di tutti i cataloghi. A questo punto nasce una constatazione. La maggior parte dei cataloghi non riportano s stessi, ma ve ne sono alcuni (quali il catalogo di tutti i volumi con meno di 5000 pagine, il catalogo di tutti i cataloghi, ecc.) che riportano s stessi. Per eccesso di zelo, lo scrupoloso bibliotecario decide, a questo punto, di costruire il catalogo di tutti cataloghi che non includono s stessi. Il giorno seguente, dopo una notte insonne passata nel dubbio se tale nuovo catalogo dovesse o non dovesse includere s stesso, il nostro bibliotecario chiede di essere dispensato dall'incarico. Si pu notare come la prima traduzione scherzosa dell'antinomia di Russell, quella del cos detto paradosso del barbiere, non dia origine ad un vero paradosso logico: il fatto che la relazione "fare la barba a..." sia definita per tutti gli abitanti dell'isola meno che per il barbiere, non diversa dal fatto che, nei numeri reali la propriet "avere un numero inverso" valga per tutti tranne lo zero. Osserva E.W. Beth: "Il dilemma [del barbiere] non costituisce un dilemma per la logica. Infatti l'ipotesi che l'una o laltra regola di diritto abbia delle conseguenze assurde, non in s assurda. Un siffatto avvenimento pu sollevare gravi questioni di diritto [...] ma non d luogo a problemi logici". La traduzione scherzosa di Skolem conserva meglio il carattere delloriginaria antinomia di Russell. Un'altra versione del paradosso quello della biblioteca infinita, nella quale sono presenti anche i volumi mai scritti su cose mai pensate, o mai esistite, e che include, ancor pi paradossalmente, anche il catalogo di tutti cataloghi che non includono s stessi. Incidentalmente, si ricorda che sul paradosso del bibliotecario scrissero sia Jorge Luis Borges sia Umberto Eco. Il primo nel racconto La biblioteca di Babele, contenuto nel volume Finzioni, e con varie allusioni nei testi su Uqbar, il

Paradosso del bibliotecario secondo citando il primo nel De Bibliotheca.

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Paradossi simili
Paradosso di Russell Paradosso del barbiere Paradosso dell'eterologicit di Grelling-Nelson

Bibliografia
Jorge Luis Borges, Finzioni, 1944, Adelphi, ISBN 8845914275 Umberto Eco, De Bibliotheca [1], Bompiani, 1995 ISBN 8885262228

Note
[1] http:/ / www. liberliber. it/ biblioteca/ e/ eco/

Paradosso del Comma 22


Il paradosso del Comma 22 un paradosso contenuto nel libro Catch 22 (letteralmente "Tranello 22" ma normalmente tradotto come "Comma 22") di Joseph Heller. Il paradosso riguarda un'apparente possibilit di scelta in una regola o in una procedura, dove in realt, per motivi logici nascosti o poco evidenti, non possibile alcuna scelta ma vi solo un'unica possibilit. Nella lingua inglese viene infatti comunemente citato con il significato di circolo vizioso. Il libro, edito nel 1961, rappresent una feroce critica alla struttura militare e alla guerra narrando le avventure di un gruppo di aviatori statunitensi dediti ai bombardamenti in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Riportava i regolamenti cui i piloti erano soggetti, e fra questi due articoli contraddittori: Articolo 12, Comma 21 L'unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte la pazzia. Articolo 12, Comma 22 Chiunque chieda il congedo dal fronte non pazzo. In realt la norma sopra riportata non mai esistita e, se lo fosse, sarebbe stata all'evidenza autocontraddittoria. una versione del paradosso di Jourdain (a sua volta derivato dall'antico paradosso di Epimenide) con le seguenti due frasi: La frase seguente falsa. La frase precedente vera. Gli articoli furono poi copiati in Star Trek nel cosiddetto Codice Militare Spaziale del Pianeta dei Klingon (fonte non canonica con la serie televisiva). Questo paradosso stato utilizzato anche in una striscia del fumetto Sturmtruppen di Bonvi. Nel fumetto, la soluzione di questo paradosso "vietato impazzire".

Paradosso del Comma 22

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Riferimenti culturali
Nel romanzo La storia infinita di Michael Ende Atreiu, ad un certo punto della sua ricerca, si trova davanti a tre porte per giungere all'Oracolo che gli avrebbe rivelato il modo di salvare Fantasia. Una di queste porte si pu aprire solo non desiderando di aprirla. Nella sitcom italiana Camera Caf vi un episodio, chiamato "Comma 22", dove il Comma 21 del nuovo regolamento aziendale dice che quando un impiegato non riesce a svolgere il proprio lavoro pu chiedere cinque giorni di ferie anticipate, ma il Comma 22 dice che per una segretaria, la semplice compilazione corretta del modulo di richiesta delle ferie una dimostrazione di saper svolgere il proprio lavoro. Nel Videogioco Sam & Max: The Mole, the Mob, and the Meatball vi una citazione del Comma 22, quando i personaggi chiedono di entrare in un luogo protetto da Parola d'Ordine, mentre a dare la Parola una persona che si trova oltre la porta.

Voci correlate
Paradosso Antimilitarismo

Paradosso del compleanno


Il paradosso[1] del compleanno (o problema del compleanno) un paradosso di teoria della probabilit definito nel 1939 da Richard von Mises. Il paradosso afferma che la probabilit che almeno due persone in un gruppo compiano gli anni lo stesso giorno largamente superiore a quanto potrebbe dire l'intuito: infatti gi in un gruppo di 23 persone la probabilit circa 0,51; con 30 persone essa supera 0,70, con 50 persone tocca addirittura 0,97, anche se per arrivare all'evento certo occorre considerare un gruppo di almeno 367 persone (per il principio dei cassetti e la possibilit di anni bisestili).

Il grafico mostra l'andamento di P(p) al crescere del numero di persone

Per effettuare il calcolo, si ricorre alla formula per la probabilit degli eventi indipendenti: per rendere pi semplice il calcolo si assume che gli anni siano tutti di 365 giorni e che i compleanni siano equiprobabili, anche se ci non esatto[2]. Aggiungere il giorno bisestile peggiora leggermente la probabilit, ma in compenso il fatto che i compleanni non siano equiprobabili la alza. Il modo pi semplice per calcolare la probabilit P(p) che ci siano almeno due persone appartenenti ad un gruppo di p persone che compiano gli anni lo stesso giorno calcolare dapprima la probabilit P1(p) che ci non accada. Il ragionamento questo: data una qualunque persona del gruppo (indipendentemente dalla data del suo compleanno), vi sono 364 casi su 365 in cui il compleanno di una seconda persona avvenga in un giorno diverso; se si considera una terza persona, ci sono 363 casi su 365 in cui compie gli anni in un giorno diverso dalle prime due persone e via dicendo. Esprimendo in formule quanto sopra, la probabilit che tutti i compleanni cadano in date diverse :

Paradosso del compleanno

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e dunque la probabilit del suo evento complementare, cio che esistano almeno due compleanni uguali,

Questo paradosso ha importanti ricadute nella crittografia e nel dimensionamento del blocco da cifrare. In particolare nell'ambito della crittografia si utilizza il paradosso del compleanno per indicare che le funzioni hash crittografiche abbiano la propriet di "resistenza forte alle collisioni". Ad esempio una funzione di hash che produce un risultato su N bit sar reputata insicura quando verranno generati risultati in quanto si ha la probabilit di oltre il 50% di aver trovato una collisione, il risultato evidentemente ben al di sotto dei elementi necessari suggeriti dall'intuito.

Note
[1] Il termine paradosso non da intendersi nel senso di una contraddizione logica, ma viene chiamato in questo modo poich la verit matematica contraddice l'intuizione naturale: molte persone stimano che questa probabilit sia decisamente inferiore al 50%. [2] (EN) Leap Day -- from Eric Weisstein's World of Astronomy (http:/ / scienceworld. wolfram. com/ astronomy/ LeapDay. html).URL consultato il 22-04-2009.

Collegamenti esterni
Il paradosso del compleanno (http://www.teacherlink.org/content/math/interactive/probability/lessonplans/ birthday/home.html)

Paradosso del gatto di Schrdinger


Il paradosso del gatto di Schrdinger un esperimento mentale ideato da Erwin Schrdinger allo scopo di dimostrare come l'interpretazione classica della meccanica quantistica (Interpretazione di Copenaghen) risulta incompleta quando deve descrivere sistemi fisici in cui il livello subatomico interagisce con il livello macroscopico.

La struttura dell'apparato sperimentale. Si vede come il gatto sia contemporaneamente sia vivo che morto.

Fondamenti
Si possono anche costruire casi del tutto burleschi. Si rinchiuda un gatto in una scatola dacciaio insieme alla seguente
macchina infernale (che occorre proteggere dalla possibilit dessere afferrata direttamente dal gatto): in un contatore Geiger si trova una minuscola porzione di sostanza radioattiva, cos poca che nel corso di unora forse uno dei suoi atomi si disintegrer, ma anche, in modo parimenti probabile, nessuno; se l'evento si verifica il contatore lo segnala e aziona un relais di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per unora, si direbbe che il gatto ancora vivo se nel frattempo nessun atomo si fosse disintegrato, mentre la prima disintegrazione atomica lo avrebbe avvelenato. La funzione dellintero sistema porta ad affermare che in essa il gatto [1] vivo e il gatto morto non sono stati puri, ma miscelati con uguale peso.

Paradosso del gatto di Schrdinger

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(Erwin Schrdinger)

Dopo un certo periodo di tempo il gatto ha la stessa probabilit di essere morto quanto l'atomo di essere decaduto. Visto che fino al momento dell'osservazione l'atomo esiste nei due stati sovrapposti, anche il gatto resta sia vivo sia morto fino a quando non si apre la scatola, ossia non si compie un'osservazione. In pratica una particella elementare possiede la capacit di collocarsi in diverse posizioni e anche di esser dotata di quantit d'energia diverse al medesimo istante. Per quanto "assurde" secondo il nostro modo di pensare, queste strane propriet della materia e dell'energia corrispondono alla realt del mondo dei quanti. Le particelle subatomiche sono "delocalizzate" nello spazio e nel moto, per cui, fra un'osservazione e l'altra, si comportano come se stessero in pi luoghi contemporaneamente. Solo quando una particella delocalizzata viene osservata con un esperimento che, inevitabilmente, ne modifica il livello energetico, la quantit di moto e la posizione, essa verr individuata con determinati valori delle proprie variabili tra i vari possibili. Ritornando al caso del gatto, fino a quando l'atomo non si disintegra (e questo evento dipende unicamente dalla natura dell'atomo radioattivo scelto, quindi un evento unicamente probabilistico), emettendo la particella che aziona il marchingegno letale, il gatto sicuramente vivo; viceversa, al decadimento dell'atomo, il gatto va certamente incontro alla morte. Ma lo stato quantico dell'atomo determinato dall'osservazione, e pertanto, se non si apre il contenitore, non risulta determinato neppure il destino dell'animale, che di conseguenza pu essere considerato al contempo sia vivo sia morto. Il paradosso, solo apparente, sta proprio qui: soltanto l'osservazione diretta che, alterando i parametri basali del sistema e determinando, come detto, lo stato quantico dell'atomo, attribuir anche al gatto uno stato "coerente" con la nostra consueta realt (si vedr successivamente a proposito dell'interpretazione del paradosso che, secondo una corrente di pensiero, pur essendo valido in linea generale tale concetto, l'interazione di un elemento "quantistico" come l'atomo radioattivo con un apparato macroscopico come il contatore Geiger modifica fin dall'inizio la situazione). sempre stato cos, solamente non ce ne siamo accorti fino al secolo scorso: nel mondo microscopico, ogni singola particella si comporta individualmente come delocalizzata. Viceversa, nel nostro universo macroscopico, le particelle singole, una volta aggregate in un insieme macroscopico, azzerano le singole posizioni individuali, ovvero un corpo macroscopico ha una risultante nulla delle singole propriet delle particelle componenti, il che gli conferisce le "consuete propriet". L'interazione reciproca delle singole particelle in una realt macroscopica che ne annulla le propriet quantistiche prende il nome di Decoerenza quantistica. Senza di essa nessuno potrebbe vedere, afferrare, pensare: in una parola il mondo cos come lo conosciamo non esisterebbe.

Il paradosso del gatto nella realt


L'esperimento del gatto, cos come proposto da Schrdinger, non mai stato messo in pratica. Tuttavia un esperimento analogo, egualmente basato sull'interazione tra un "oggetto" quantistico e un corpo macroscopico, stato attuato immettendo un fotone in un cavo a fibra ottica. Il fotone gode di due stati quantici contemporaneamente, esattamente come la sostanza radioattiva citata da Schrdinger. Inserendo un secondo cavo a met del primo perch intercetti il fotone e ne registri lo stato, avviene ci che, come nel paradosso di Schrdinger, si chiama "compiere un'osservazione", e da quel momento la luce si trover in uno solo dei due stati. L'esperimento ha permesso tra l'altro di dimostrare che l'osservazione non deve necessariamente essere compiuta da un essere umano: in questo caso l'osservazione stata compiuta dal secondo cavo e gi in quel momento la realt macroscopica ha interagito con quella quantica, obbligando quest'ultima a incanalarsi in uno dei due stati. Se l'uomo gi sapesse che l'intercettazione avvenuta, ma non ne avesse ancora letto il risultato, dovrebbe comunque concludere che in quel momento il fotone si trova gi in uno dei due stati, anche se non sa ancora in quale dei due.

Paradosso del gatto di Schrdinger

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Interpretazione del paradosso


Come per l'interazione fra i due cavi descritta sopra, cos, anche per l'esempio del gatto, diversamente da come era stato ipotizzato da Schrdinger, gi l'interazione con il contatore Geiger obbligherebbe la sostanza radioattiva ad assumere uno solo dei due stati: il gatto, in quanto parte del mondo macroscopico, sarebbe quindi sempre o solo vivo o solo morto, anche se ovviamente l'osservazione umana necessaria perch l'uomo sappia quale di questi due casi si sia effettivamente verificato. Il paradosso del gatto fu inventato da Schroedinger per evidenziare che linterpretazione di Copenhagen, proposta dal fisico danese Niels Bohr, aveva conseguenze insostenibili. La maggioranza dei fisici, per, continu a seguire lorientamento concettuale di Bohr. Si pu persino vedere lesempio del gatto come unottima illustrazione degli aspetti peculiari della meccanica quantistica, e usare anche in altri ambiti la visione filosofica sottostante allinterpretazione di Copenhagen.[2]

Il paradosso del gatto nella cultura popolare


Schrodinger's Cat il titolo di una canzone del gruppo inglese Tears for Fears appartenente all'album Saturnine Martial & Lunatic. Il gatto di Schrdinger era il nome di una trasmissione radiofonica della Radiotelevisione Svizzera in lingua italiana a cura di Vincenzo Masotti, che prendeva il paradosso come simbolo delle incertezze date dalla ricerca scientifica. Al gatto di Schrdinger si riferisce il titolo del romanzo di fantascienza Il gatto che attraversa i muri di Robert A. Heinlein. Nel romanzo stesso presente un gatto "delocalizzato" in grado di passare dall'una all'altra parte del muro grazie a un balzo quantico. Una situazione del tutto simile accade al protagonista del libro Il risveglio di Endymion di Dan Simmons, rinchiuso in una navicella e condannato a morte. Il paradosso citato nel romanzo Sabato di Ian McEwan, per descrivere una situazione di incertezza vissuta dal protagonista. Paradosso del gatto di Schrdinger il titolo di un romanzo del pittore Lodovico Mancusi, edizioni Il Filo, 2008. Il gatto di Schroedinger il titolo di un racconto contenuto nella raccolta di Ursula K. Le Guin La rosa dei venti (Editrice Nord, 1984). Il paradosso del gatto trova applicazione nel racconto Il gattino di Schrdinger (Schrdinger's Kitten) di George Alec Effinger (in Cuori elettrici Einaudi Stile Libero 1996) che ha vinto nel 1988 i premi pi importanti della fantascienza: Hugo e Nebula. Il paradosso del gatto citato nel film A Serious Man dei fratelli Coen. Il paradosso del gatto di Schrdinger citato in una puntata di Star Trek: Voyager per dare un esempio della fisica quantistica ad un'altra forma di vita (questa forma di vita la definisce fisica "errata" per il fatto che nel nostro universo una forma di vita non pu essere sia viva che morta in uno stesso punto dello spazio-tempo, anche se viene comunque studiata da questa forma di vita). Il paradosso del gatto di Schrdinger citato nell'episodio 17 della prima stagione di The Big Bang Theory da Sheldon per spiegare come il primo appuntamento possa essere una situazione positiva e negativa. Il paradosso del gatto di Schrdinger citato in una vignetta di Cyanide and Happiness disegnata da Matt Melvin e pubblicata il 7 luglio 2007. Il paradosso del gatto di Schrdinger citato in alcuni episodi della serie animata giapponese Noein; in uno in particolare Amamiku spiega alla protagonista Haruka come lei in quel momento sia l'osservatore che definisce l'esistenza in vita o meno del suo amico Yu Goto, trascinandola fuori dalla stanza. Il paradosso del gatto di Schrdinger citato da McGee nella puntata n. 19 della quarta serie di NCIS, dal titolo Scrupoli. Infatti, in quella puntata, un terrorista suicida si credeva che non fosse morto. Per questo motivo, McGee, che il cervellone della squadra, cita questo paradosso spiegandolo a Ziva, anche se lei ovviamente non

Paradosso del gatto di Schrdinger riusc a comprenderlo. Il paradosso del gatto di Schrdinger citato nel numero 125 di Dylan Dog intitolato Tre per Zero e nel numero 240 intitolato Ucronia da uno scienziato che dice di aver scoperto che tre per zero fa tre e non zero per poter spiegare la sovrapposizione di due mondi. Il paradosso citato nel 9 Viaggio di Capitan Harlock Amico Mio, alla fine dei meandri oscuri dell'anima durante una dettagliata anche se breve descrizione della nascita dell'universo. Il paradosso citato all'inizio del fantathriller Repo Men (2010) di Miguel Sapochnik. Il paradosso citato nel libro Avanti nel tempo (Flashforward) di Robert J. Sawyer (e anche in un episodio dell'omonima serie televisiva): il fisico Simon Campos ne utilizza l'esempio per spiegare come due eventi futuri siano ugualmente probabili a un dato momento. Il paradosso citato nella serie televisiva Numb3rs, prima stagione, ottava puntata. Il paradosso citato nel 10 volume del manga giapponese Hellsing; presente un personaggio chiamato Schrdinger, in grado di essere, allo stesso tempo, ovunque e in nessun posto.

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Il paradosso citato nella serie televisiva del 2009 Defying Gravity - Le galassie del cuore, prima ed unica stagione, ottava puntata, quando l'astronauta Wassenfelder, fisico, durante un'emergenza a bordo dell'astronave (una tempesta solare radioattiva), che costringe l'equipaggio in un rifugio, descrive ai suoi compagni che per il controllo missione, situato a milioni di chilometri di distanza (sulla terra), in mancanza di comunicazioni dovuta alla tempesta solare stessa, l'equipaggio sia per loro contemporaneamente vivo e morto. Il paradosso citato in una puntata di Stargate SG-1 per spiegare la meccanica quantistica ad un extraterrestre, il quale risponde di aver studiato l'argomento in un corso elementare riguardante i concetti fisici errati. La loro civilt, infatti, ha gi superato la meccanica quantistica ma egli non pu rivelare nulla, in quanto, disponendo di tali conoscenze, potremmo fare del male a noi stessi o ad altri. Nel videogioco BioShock 2, nel livello Dionysus Park presente un gatto, chiamato appunto Schrdinger, congelato all'interno di un blocco di ghiaccio. Il paradosso citato nel telefilm Six Feet Under nella prima puntata della terza serie, viene nominato in un telefilm che sta guardando uno dei protagonisti Nathaniel Samuel Fisher Jr. Nell'episodio Il viaggiatore del manga di Oh! Mia Dea (volume 18) il paradosso da spunto alla creazione della "Balena di Schroedinger". Il paradosso viene citato su The Amazing Spider-Man (vol 2) 58 del novembre 2003 nella storia Buon Compleanno parte 2 mentre l'Uomo Ragno parla con il Dr. Strange. Il paradosso viene citato da Scarlett Thomas in Che fine ha fatto Mr Y. Schrdinger's Cat una carta creatura del gioco online Elements. La sua abilit principale "Dead and Alive", se attivata, scatena tutti gli effetti correlati alla morte d'una creatura ma "Schrdinger's Cat" non muore realmente. Il paradosso viene citato nella visual novel Umineko no naku koro ni. Nei fumetti viene citato anche nell'edizione italiana di Spider-Man 549. Il Gatto di Schrdinger anche citato due volte nell'anime To aru majutsu no index. Il Gatto di Schrdinger anche citato nel romanzo Limit di Frank Schtzing. Nel romanzo Dirk Gently. Agenzia di investigazione olistica di Douglas Adams, l'investigatore racconta di essere stato ingaggiato dallo stesso Schrdinger per ritrovarne il gatto che, all'apertura della scatola, risultava n vivo n morto ma scomparso. Citazione nel commento di Dr. Who 6- stagione episodio 2: "Il giorno della luna" [3]. Il gatto di Schrdinger viene citato anche in una delle prime puntate dei telefilm della serie Flash Forward. Il fisico Simon Campus, interpretato da Dominic Monaghan, spiega una variante del paradosso ad un'avvenente donna incontrata casualmente in treno allo scopo di conquistarla. Il gatto di Schrdinger uno spettacolo teatrale rappresentato dalla compagnia Foravia, tratto dal romanzo di L. Licalzi "Cosa ti aspetti da me". Il paradosso citato in Bones III stagione ep.15

Paradosso del gatto di Schrdinger Nel videogioco di esplorazione del sottosuolo (dungeon crawling) NetHack un particolare tipo di mostro, il Quantum mechanic, pu trasportare una scatola grande. Se il giocatore ottiene questo oggetto e lo apre, viene generato un gatto domestico di nome "Schroedinger's Cat", che ha un 50% di probabilit di essere vivo o morto. Lo stato del gatto non determinato fin quando non aperta la scatola. L'esperimento condotto dal fisico e matematico austriaco ripreso da J. Michael Straczynski nel fumetto Thor, quando Donald Blake viene catapultato fuori dal corpo del suo alter ego, il dio norreno.

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Note Voci correlate


Interpretazioni della meccanica quantistica Collasso della funzione d'onda Paradosso dell'amico di Wigner

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Il problema della macro-oggettivazione (http:/ / scientiaemunus. provincia. parma. it/ page. asp?IDCategoria=44& IDSezione=201&IDOggetto=122&Tipo=GENERICO)

Paradosso del gatto imburrato

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Paradosso del gatto imburrato


Il paradosso del gatto imburrato (in inglese Buttered cat paradox) un falso paradosso, inventato dall'americano John Frazee a scopo goliardico, per un concorso organizzato nel 1993 dalla rivista OMNI[1], il quale dimostrerebbe come sia possibile arrivare al moto perpetuo. Tuttavia l'applicazione delle due leggi sulle quali si basa il paradosso non ha validit scientifica, ed stata inventata a scopo umoristico: il paradosso quindi non tale[2].

Enunciato
Il paradosso basato sulla combinazioni di due "leggi": Un gatto cade sempre sulle zampe, ossia cade sempre in piedi e mai sulla schiena Una fetta di pane imburrata cade sempre dalla parte del burro (derivata dalla Legge di Murphy)[3] Assunte queste due leggi come valide, basterebbe prendere un gatto e legare una fetta di pane imburrato sul suo dorso. Lanciando il gatto da un'altezza ipoteticamente infinita, il gatto tenderebbe ad atterrare sulle zampe, mentre la fetta di pane imburrato tenderebbe a cadere dalla parte del burro; si creerebbe quindi un moto perpetuo in cui sia il gatto sia la fetta di pane continuerebbero a ruotare all'infinito.[4] Se invece il gatto venisse fatto cadere da un'altezza finita, per la stessa ragione sarebbe impossibile che tocchi terra sulle zampe o sulla schiena, e quindi rimarrebbe a mezz'aria, opponendosi alla forza di gravit.[5]

Vignetta umoristica sul paradosso del gatto imburrato.

Il punto di vista scientifico sul "paradosso"


Il fatto che un gatto riesca, con buona frequenza e purch lo spazio di caduta sia sufficiente, a girarsi in modo da cadere sulle zampe un fatto scientificamente attestato. Il fenomeno secondo cui la fetta di pane cadrebbe sempre dalla parte imburrata viene spesso fatto risalire alle Leggi di Murphy: questo porterebbe a credere che si tratti di un mero luogo comune. Tuttavia, dal punto di vista fisico la caduta di una fetta di pane imburrato non assimilabile al lancio di una moneta, che produce risultati mediamente equiripartiti fra "testa" e "croce". La fetta di pane imburrato, infatti, non "equilibrata"[6], ha un momento d'inerzia molto maggiore e soprattutto non viene "lanciata" come una moneta. Se la fetta cade dal bordo di un tavolo, ad esempio, la presenza o meno del burro sostanzialmente irrilevante: quando la fetta viene fatta scivolare sul piano del tavolo finch il baricentro oltrepassa l'orlo del tavolo, la parte della fetta che ha gi superato l'orlo inizia a cadere prima della parte che ancora tocca il tavolo, e questo imprime alla fetta una rotazione iniziale; facile verificare direttamente che il tempo che la fetta impiega a toccare terra non sufficiente a farle compiere una rotazione completa, ma sufficiente a compierne mezza: quindi, la faccia superiore della fetta di pane sar rivolta verso il pavimento (e, dal momento che quando la fetta sul tavolo il lato imburrato quello superiore, sar quel lato a toccare terra). Si calcolato che perch la fetta possa compiere un giro completo, atterrando quindi sul lato non imburrato, dovrebbe cadere da un'altezza da terra superiore ai 3 metri.[7]

Paradosso del gatto imburrato In conclusione, il comportamento "non casuale" del gatto[8] e quello della fetta imburrata, separatamente, sono fatti reali e non leggende metropolitane. Tuttavia, falso che un gatto cada sempre sulle zampe, ed falso che una fetta di pane cada sempre dal lato imburrato (si noti che il "paradosso" si basa proprio sull'assunzione assiomatica che le due circostanze si verifichino sempre). Oltre a questo, evidente che quando si attacca la fetta al gatto il comportamento che avrebbe la stessa fetta imburrata "in caduta libera" diventa del tutto irrilevante, dato che la massa del gatto molto maggiore ed il moto del gatto a determinare quello della fetta, non viceversa.[9] La "sovrapposizione" dei due comportamenti ipotizzata nel "paradosso" non ha quindi nulla a che fare con ci che si verifica in realt.

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Esperimenti
Alcune persone sostengono scherzosamente che l'esperimento produrrebbe un effetto antigravitazionale. Dicono, inoltre, che il gatto, una volta lasciato cadere, rallenterebbe ed inizierebbe a ruotare fino a raggiungere una situazione stazionaria: la rotazione ad alta velocit ad una piccolissima distanza dal suolo durante la quale sia il lato imburrato del pane, sia le zampe tentano di toccare terra senza riuscirci.[10] Nel giugno del 2003, Kimberly Miner ha vinto uno Student Academy Award per il film da lei prodotto ed intitolato Il moto perpetuo.[11] Miner ha basato il film su un testo scritto da un suo amico del liceo che rifletteva sulle potenziali conseguenze che avrebbe comportato l'effettuazione dell'esperimento del gatto imburrato.[12][13]

Note
[1] [2] [3] [4] (EN)Morris, Scot (July, 1993). I have a theory... (http:/ / www. aps. org/ publications/ apsnews/ 200111/ letters. cfm). Omni 15 (9). Donald E. Simanek, Science Askew: A Light-hearted look at the scientific world, Taylor and Francis, 2001, p.200-201 http:/ / www. butteredcat. com/ index. php?module=pagemaster& PAGE_user_op=view_page& PAGE_id=2& MMN_position=30:30 Planet Cat: A CAT-alog (http:/ / books. google. com/ books?id=shAHJQwXslYC& pg=PA215), Houghton Mifflin Harcourt, 3 ottobre 2007, 215. ISBN 9780618812592 URL consultato il 30 maggio $6. [5] http:/ / bibi. org/ 2007/ 02/ buttered_cat_paradox/ [6] La maggiore densit del burro rispetto al pane fa s che il baricentro del sistema non coincida con il centro geometrico del sistema fetta+burro; la spinta fluidostatica che si esercita sulla fetta, quindi, non ha momento nullo nel baricentro, e pu determinare una rotazione della fetta in modo da portare il baricentro al di sotto del centro di spinta fluidostatica (in altre parole, girare la fetta con la parte imburrata sotto). [7] Robert A.J. Matthews "La scienza della Legge di Murphy"- Le Scienze n 346 - giugno 1997 [8] Sandra Choron et al., op. cit., p. 216, 2007. [9] Ian Stewart, op. cit., p. 52, 2010. [10] UoWaikato newsletter (http:/ / www. waikato. ac. nz/ fmd/ newsletter/ Newsletter_No14. pdf) [11] Il film disponibile al link: http:/ / www. kminer. net/ files/ movies/ miner-perpetualmotion_480_360. mov [12] Perpetual motion (Il moto perpetuo) (http:/ / www. physics. leeds. ac. uk/ for-schools/ fun-physics/ perpetual-motion/ ).URL consultato il 30 maggio 2011. [13] A Look at the Oscar-Nominated Animated Shorts for 2003 (Uno sguardo ai film animati nominati all'Oscar 2003) (http:/ / www. scifidimensions. com/ Apr04/ oscaranimation. htm).URL consultato il 30 maggio 2011.

Bibliografia
Ian Stewart, The Buttered cat paradox (http://books.google.com/books?id=MHTOWvv5kvYC&pg=PT49) in Professor Stewarts Hoard of Mathematical Treasures, Profile Books Limited, 2010, pp. 4953. ISBN 9781846683466 URL consultato il 12 gennaio 2012. Alexander Kozintsev, The Mirror of Laughter (http://books.google.com/books?id=jNudE7Kd8kQC& pg=PA72), Transaction Publishers, 1 maggio $6, 72. ISBN 9781412810999 Sue McGrath, Science Magic: Fun Guaranteed! (http://books.google.com/books?id=g8xF9iE7yX8C& pg=PA92), AuthorHouse, August 2007, 92. ISBN 9781425970611 Simon Potter, The Perfect Face for Radio (http://books.google.com/books?id=hbKedAeZzbIC&pg=PA8), MY Books, 28 gennaio 2011, 8. ISBN 9781844269990 Sergio M. Dutra, Cavity quantum electrodynamics: the strange theory of light in a box (http://books.google. com/books?id=AS1xvUlxyIwC&pg=PR11), John Wiley and Sons, 2005, 11. ISBN 9780471443384

Paradosso del gatto imburrato Sandra Choron; Harry Choron, Arden Moore, Planet Cat: A CAT-alog (http://books.google.com/ books?id=shAHJQwXslYC&pg=PA215), Houghton Mifflin Harcourt, 11 gennaio 2012, 215. ISBN 9780618812592

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Voci correlate
Moto perpetuo Legge di Murphy Gravit

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Collegamenti esterni
ww.physics.leeds.ac.uk/ (http://www.physics.leeds.ac.uk/for-schools/fun-physics/perpetual-motion/) hScience Jokes 2 (http://jcdverha.home.xs4all.nl/scijokes/2_21.html#subindex)

Paradosso del Grand Hotel di Hilbert


Il Paradosso del Grand Hotel un celebre paradosso inventato dal matematico David Hilbert per mostrare alcune caratteristiche del concetto di infinito, e le differenze fra operazioni con insiemi finiti ed infiniti. Hilbert immagina un hotel con infinite stanze, tutte occupate, ed afferma che qualsiasi sia il numero di altri ospiti che sopraggiungano, sar sempre possibile ospitarli tutti, anche se il loro numero infinito. Nel caso semplice, arriva un singolo nuovo ospite. Il furbo albergatore sposter tutti i clienti nella camera successiva (l'ospite della 1 alla 2, quello della 2 alla 3, etc.); in questo modo, bench l'albergo fosse pieno comunque, essendo infinito, possibile sistemare il nuovo ospite. Un caso meno intuitivo si ha quando arrivano infiniti nuovi ospiti. Sarebbe possibile procedere nel modo visto in precedenza, ma solo scomodando infinite volte gli ospiti (gi spazientiti dal precedente spostamento): sostiene allora Hilbert che la soluzione sta semplicemente nello spostare ogni ospite nella stanza con numero doppio rispetto a quello attuale (dalla 1 alla 2, dalla 2 alla 4,etc.), lasciando ai nuovi ospiti tutte le camere con i numeri dispari, che sono essi stessi infiniti, risolvendo dunque il problema. Gli ospiti sono tutti dunque sistemati, bench l'albergo fosse pieno. Ancora pi difficile: ci sono infiniti alberghi con infinite stanze tutti al completo. Tutti gli alberghi chiudono, tranne uno. Tutti gli ospiti vogliono alloggiare nell'unico albergo rimasto aperto. Sarebbe possibile procedere come prima, ma solo scomodando infinite volte gli ospiti. Un modo alternativo, invece, di assegnare ad ogni persona una coppia di numeri in cui indica l'albergo di provenienza, e la relativa stanza. Gli ospiti sono quindi etichettati in questo modo:

A questo punto basta assegnare le nuove stanze agli ospiti secondo un criterio ordinato, ad esempio per diagonali:

Paradosso del Grand Hotel di Hilbert Questo paradosso, nonostante sia piuttosto elementare, ha contribuito, all'epoca ai matematici, ed oggi ai profani, a far comprendere la differenza profonda e sostanziale tra gli insiemi finiti e infiniti, aprendo le porte a gran parte delle moderne branche dell'aritmetica moderna: analisi non-standard e transfinita su tutte.

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Racconti
Esistono alcuni racconti che ripropongono una versione narrativa del paradosso. Uno di questi "L'hotel straordinario" di Stanislaw Lem. Esiste anche una versione di Ian Stewart. Nel racconto di S. Lem, si propone di sistemare gli ospiti secondo i quadrati della matrice sopra descritta cio nella stanza 1 si mette l'ospite con n=1 e m=1 (cio l'ospite rimane dov') ; nella stanza 2, l'ospite dell'hotel 1 e che sta nella stanza 2 (m=1 e n=2) e poi nella stanza 3 l'ospite m=2 e n=2 (hotel 2 stanza 2), nella stanza 4 l'ospite del hotel=2 e stanza 1 cio m=2, n=1 e poi si continua a contare associando i numeri 5, 6, 7, 8 e 9 con le coppie (m,n) rispettivamente in questo ordine (1,3), (2,3), (3,3), (3,2) e (3,1) e cos via con i quadrati successivi (per i numeri 10, 11 ecc.). Nel racconto Lem propone quindi per calcolare il numero della stanza le seguenti formule: se m<n, allora il numero della stanza n2-m+1 mentre se mn, allora il numero della stanza (m-1)2+n. In questo modo nel racconto riesce a sistemare infiniti ospiti di infiniti hotel in un solo hotel di infinite stanze gi tutte occupate! Il Paradosso dell'albergo infinito si trova anche nel libro "L'infinito" di John David Barrow al capitolo III intitolato "Benvenuti all'Albergo Infinito".

Paradosso del mentitore


Nella logica il paradosso del mentitore descritto come: data una proposizione autonegante come "Questa frase falsa", nessuno riuscir mai a dimostrare se tale affermazione sia vera o falsa; se infatti fosse vera, allora la frase non sarebbe veramente falsa (la verit della proposizione non invalida la falsit espressa nel contenuto della proposizione). se invece la proposizione fosse falsa, allora il contenuto si capovolgerebbe ( come se dicesse "Questa frase vera") quando abbiamo appena affermato il contrario.

Il paradosso del mentitore: versione originale


Secondo alcuni, quello che oggi chiamiamo paradosso nacque con una nota affermazione di Epimenide di Creta (VI secolo a.C.), il quale, cretese egli stesso, ebbe a dire che i Cretesi sono bugiardi; essendo come detto egli medesimo fra questi, anch'egli sarebbe dovuto conseguentemente essere bugiardo e perci l'affermazione sarebbe dovuta essere falsa poich proveniente da un bugiardo. Ma se cos non fosse stato, se cio Epimenide fosse stato un cretese che, almeno in questa occasione, non diceva il falso, l'affermazione sarebbe risultata ugualmente falsa poich non tutti i cretesi erano bugiardi. Non tuttavia noto se l'affermazione di Epimenide fosse intesa come un paradosso del mentitore. Inoltre, la proposizione, cos come formulata, non un paradosso, per l'assenza del quantificatore universale (tutti o nessuno): se infatti esiste almeno un cretese che dice la verit, allora l'affermazione di Epimenide falsa senza portare ad alcuna contraddizione. Non si conosce il contesto in cui Epimenide fece questa affermazione; fu solo pi tardi che questa fu di nuovo citata (per esempio nella Lettera a Tito 1,12-13) e presentata come un paradosso del mentitore. Diogene Laerzio[1] ha attribuito l'ideazione del paradosso ad Eubulide di Mileto (IV secolo a.C.), il quale riformul l'affermazione di Epimenide dicendo (pseudmenos), io sto mentendo. Da notare in primo luogo che la frase io sto mentendo, e non io sono bugiardo, nel senso che quello che sto dicendo in questo momento una menzogna.

Paradosso del mentitore Con Eubulide si ripropone lo stesso dilemma di Epimenide: pu essere vera la frase di uno che afferma io sto dicendo il falso? La frase di Eubulide non pu essere vera, ma non pu essere neanche falsa, perch c' un elemento nuovo rispetto a tutti i Cretesi mentono. L'elemento nuovo l'autoriferimento: Eubulide sta parlando di se stesso, cio sta affermando di se stesso che mente, e questo non pu essere n vero n falso.

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Il paradosso del mentitore: elaborazioni successive


Dal paradosso del mentitore sono derivate elaborazioni diversificate di molti autori attraverso tutti i secoli, ed anche attualmente l'argomento assai discusso. Tra le pi note riformulazioni del paradosso del mentitore vi sono: quella di Aristotele (Confutazioni sofistiche (XXV)), il quale propose due quesiti di analoga contraddittoriet: possibile giurare di rompere il giuramento che si sta prestando? possibile ordinare di disobbedire all'ordine che si sta impartendo? quella di Diogene Laerzio (II secolo d.C.): un coccodrillo ghermisce un bambino che gioca sulle rive del Nilo; la madre del piccolo implora il coccodrillo di restituirle il figlio, ma il coccodrillo fa la seguente proposta: "Se indovini quello che far, ti restituir il bambino". La madre allora dice al coccodrillo: "Credo che mangerai il piccolo". Se la madre ha detto il vero, se ha cio indovinato che il coccodrillo vuole mangiare il bambino, allora in questo caso il coccodrillo ha promesso di restituire il bimbo. Ma se il coccodrillo restituisce il bimbo, significherebbe che non lo ha mangiato, e quindi la donna non avrebbe indovinato e non potrebbe salvare la vita del figlio. Risultato: in tutti i casi, se la madre dice "tu lo mangerai", non potr mai riavere il figlio e il coccodrillo non potr mai mantenere la promessa di restituirlo. quella di Giovanni Buridano, o meglio Jean Buridan, filosofo francese morto di peste a Parigi nel 1358 o 1360. Fino a quell'epoca, durante la Scolastica, si era sempre pensato che i problemi logici derivanti dal paradosso del mentitore derivassero dal carattere di autoreferenza. Buridano dimostr che il problema non era l'autoreferenza, elaborando un paradosso nel quale l'autoriferimento era per cos dire spezzato in due. Egli immagin due protagonisti, Socrate e Platone, ciascuno dei quali pronuncia una sola frase. Socrate dice "Platone dice il falso"; Platone dice "Socrate dice il vero". Vista isolatamente, ciascuna delle due frasi non affatto paradossale, ma la loro congiunzione lo diventa. Se Socrate dice effettivamente il vero, allora Platone mente davvero e di conseguenza (contraddicendo alla premessa) Socrate dice il falso. Non possible che la frase di Socrate sia vera e poi arrivare alla conclusione che falsa. quella elaborata da Miguel de Cervantes nel Don Chisciotte (1615), dove si narrava di Sancho Panza che divenne governatore di Barataria e si trov a dover decidere sul caso accaduto ad un militare, messo di guardia su un ponte con l'ordine di impiccare tutti coloro che mentivano circa il motivo per cui volevano oltrepassare il ponte stesso. Il militare raccontava che un giorno era arrivato un tale cui fu chiesto perch voleva passare il ponte. A questa domanda, il tale rispose: "voglio attraversare il ponte solo per essere impiccato in base alla legge". Se fosse vero che costui voleva farsi impiccare, allora aveva detto la verit e quindi non doveva essere impiccato. Se stesse mentendo, e poi fosse stato impiccato, avrebbe detto la verit e avrebbe dovuto essere lasciato libero. quella di Philip Jourdain, che nel 1913 riformul il paradosso di Buridano eliminando il riferimento a personaggi celebri, ponendo semplicemente due affermazioni: "la frase seguente falsa" e "la frase precedente vera".

Paradosso del mentitore

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Soluzioni del paradosso del mentitore


La soluzione data da Crisippo dice semplicemente che il paradosso il rovesciamento del buon senso: ci sono frasi delle quali non si deve dire che esse dicono il vero e (neppure) il falso; n si deve congetturare in un altro modo, cio che lo stesso (enunciato) esprima simultaneamente il vero e il falso, bens che esse sono completamente prive di significato. La soluzione prospettata da Aristotele la seguente: le frasi paradossali si fondano sulla confusione tra uso e menzione. Quando si dice "io sto mentendo", si sta usando la frase, nel senso che si tratta di un paradosso di tipo autoreferenziale, catalogato tra gli insolubilia; chi enuncia una frase insolubile, non dice letteralmente nulla e pertanto la proposizione (o meglio, la pseudoproposizione) deve essere semplicemente cassata. Nel Medioevo, una proposta di soluzione fu avanzata da Guglielmo di Ockham (1285-1350). Dal momento che la cassatio di Aristotele non forniva una soluzione concreta, egli introdusse la distinzione tra linguaggio e metalinguaggio. Solo le frasi autoreferenziali mescolano i due livelli in uno solo, perch dire "io sto mentendo" una frase che si pone nel metalinguaggio (per quanto riguarda il verbo mentire, il cui concetto trova spiegazione non nella frase stessa ma in un altro livello), ma espressa mediante il linguaggio. La proposta di soluzione di Buridano fu dettata dall'intuizione della logica temporale: un'affermazione non vera o falsa in assoluto, ma solo relativamente ad un certo momento storico. Mentre non possibile che una frase possa essere vera o falsa nello stesso tempo, essa pu esserlo in tempi diversi: Basterebbe dire "Platone dir il falso quando pronuncer la prossima frase" e "Socrate disse il vero quando pronunci la frase precedente". Nelle logiche non classiche in cui non vale il principio di non-contraddizione, le proposizioni come quelle del mentitore non generano alcun paradosso. Per esempio nella logica fuzzy, dove il valore di verit pu variare tra 0 e 1, tali frasi hanno un valore di verit pari a 0,5.

Note
[1] II, 108.

Bibliografia
Piergiorgio Odifreddi, Le menzogne di Ulisse: l'avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen, Milano, Saggistica TEA, 2003. ISBN 9788850211913

Voci correlate
Antinomia Logica Filosofia Paradosso Verit

Paradosso del nonno

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Paradosso del nonno


Il paradosso del nonno un paradosso sul viaggio nel tempo. Il primo a descriverlo fu Ren Barjavel, uno scrittore di libri di fantascienza, nel suo libro Il viaggiatore imprudente (Le voyageur imprudent, 1943). Il paradosso suppone che un nipote torni indietro nel tempo e uccida suo nonno prima che incontri sua nonna, dunque prima che potessero sposarsi ed avere discendenza. Se ci fosse possibile, il nipote non sarebbe mai potuto nascere, dunque non sarebbe mai potuto tornare a ritroso nel tempo ed uccidere suo nonno. Il nipote ha viaggiato indietro nel tempo o no? Il paradosso del nonno stato molto utilizzato, in letteratura e nel cinema, per dimostrare che i viaggi nel tempo sono impossibili. Sono state proposte alcune ipotesi per risolvere la contraddizione non solo di questo paradosso, ma di tutti quelli derivanti da viaggi nel tempo; ecco le pi importanti: Secondo la teoria del multiverso questo paradosso non una contraddizione, perch ogni "interferenza" col passato produrrebbe le sue conseguenze solo in un universo parallelo nel quale la storia si evolve in maniera diversa. un universo parallelo viene generato istantaneamente ad ogni singola "interferenza", un viaggio nel passato comporterebbe la creazione di infiniti universi con infinite linee temporali. Se invece si assume che l'universo esistente sia unico (o che i vari universi siano totalmente isolati, il che equivalente), allora il paradosso una vera e propria antinomia, perci deve in qualche modo essere impossibile che il fatto paradossale avvenga: Secondo la Congettura di protezione cronologica (formulata da Stephen Hawking) deve in qualche modo essere impossibile ogni forma di viaggio indietro nel tempo, per motivi da noi ancora sconosciuti. Secondo invece il Principio di auto consistenza di Novikov, il viaggio nel tempo non impossibile, ma le conseguenze che esso produce dal passato verso il futuro sono proprio quelle che hanno reso possibile quel viaggio dal futuro verso il passato: in altri termini possibile andare indietro nel tempo, ma impossibile modificare la storia tramite un viaggio indietro nel tempo, poich esso gi avvenuto nel passato, e doveva avvenire nel presente.

Letteratura e cinema
Questo paradosso stato ripreso anche in una puntata del cartone animato Futurama creato da Matt Groening (Il Nonno di se stesso), quando il protagonista, viaggiando indietro nel tempo, uccide suo nonno, continua a vivere perch ha messo incinta sua nonna, scoprendo cos di essere sempre stato il nonno di se stesso. Questa storia un esempio di Principio di auto consistenza di Novikov. Altro esempio cinematografico sull'argomento Ritorno al futuro e Ritorno al futuro 2, film famosissimi nei quali il viaggio a ritroso nel tempo dei protagonisti ha come conseguenza il cambiamento di carattere dei protagonisti coevi. Il Principio di auto consistenza di Novikov stato utilizzato come fondamento anche serie della ABC Lost, telefilm che ad un certo punto della quarta serie comincia a contemplare i viaggi nel tempo, mostrando come siano stati gli stessi protagonisti a causare gli eventi che nel futuro (il presente delle prime stagioni) hanno portato il loro aereo a cadere sull'isola, e il fato di certi personaggi era stato guidato da consigli dati da altri protagonisti nel passato, alcune volte da loro stessi ad una controparte pi giovane. Nel romanzo Rabbia, Chuck Palahniuk rivede il "paradosso del nonno" e ne propone una soluzione alternativa. Il protagonista torna ripetutamente indietro nel tempo, sostituendosi al padre per concepire s stesso con la madre, e creare una versione migliorata di s.

Paradosso del nonno Nel romanzo breve Palinsesto, Charles Stross immagina che l'esame di ammissione per gli agenti della Stasi, un'agenzia segreta temporale, consista nell'uccisione del proprio nonno.

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Voci correlate
Viaggi nel tempo Dimensione parallela

Paradosso del quiz


Il paradosso del quiz una miscela del paradosso delle due buste e del paradosso dell'impiccagione imprevedibile.

Situazione
Una emittente televisiva vuole indire un gioco a premi, nel quale ad un certo punto al concorrente vengono presentate due buste chiuse, ciascuna contenente l'indicazione di un premio in denaro, che il concorrente ricever, se la sceglie. Le due buste sono esternamente indistinguibili, il valore di una esattamente il doppio dell'altra. Dopo che il concorrente ha scelto una busta, questa viene aperta ed una volta saputo il valore contenuto il concorrente ha la possibilit di cambiare la propria decisione. La scelta dei premi viene affidata ad un team composto da un Manager e due impiegati A e B. I valori dei premi devono essere tali da soddisfare il seguente criterio: 1. il premio minore esattamente la met del premio maggiore; 2. la conoscenza del valore del premio contenuto nella prima busta non aggiunge informazioni alla domanda se questo sia maggiore o minore dell'altro;

Paradosso
Il team si mette al lavoro e l'impiegato A osserva: il valore in centesimi del premio minore non pu essere dispari, altrimenti si capirebbe che il premio minore. Ottima osservazione - replica il Manager soddisfatto. L'impiegato B aggiunge: se il premio minore deve essere pari il premio maggiore sicuramente multiplo di 4. Per renderli indistinguibili si devono scegliere solo premi minori multipli di 4. Hai ragione - risponde il Manager. L'impiegato A aggiunge ancora: allora, se il premio minore deve essere multiplo di 4 il premio maggiore sicuramente multiplo di 8. Quindi per renderli indistinguibili si devono scegliere solo premi minori multipli di 8. Beh sembra di si - rispose il Manager, un po' dubbioso. Continuarono cos per un po', finch giunsero alla conclusione che non era possibile scegliere una coppia di premi senza che si potesse capire con un ragionamento quale era il minore ed il maggiore.

Paradosso del quiz

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Soluzione
Il manager allora si comport da manager e prese una decisione: un premio sar di 16000 euro e poi tireremo una moneta per stabilire se l'altro premio di 8000 o 32000 euro.

Approfondimenti matematici
Soffermiamoci sulle regole derivate dal ragionamento: 1. 2. 3. 4. i premi minori devono essere pari i premi minori devono essere multipli di 4 i premi minori devono essere multipli di 8 i premi minori devono essere multipli di 16

In realt l'applicazione di queste regole non deve essere considerata come certa ma solo probabile. Consideriamo che: la regola (1) sia applicata con probabilit 1, la regola (2) pu essere applicata o meno con una probabilit che chiameremo , la regola (3) pu essere applicata o meno con una probabilit , la regola (4) pu essere applicata o meno con una probabilit ...

Se consideriamo la possibilit di applicare o meno una certa regola otteniamo di nuovo una non determinazione del risultato. Si pu giocare opportunamente sul parametro per ottenere la "massima incertezza".

Paradosso del sorite


Il paradosso del sorite (dal greco antico srits aggettivo di sros, che significa "mucchio") un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubulide di Mileto, noto anche per una formulazione del paradosso del mentitore. Dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventer sempre pi piccolo, finch rimarr un solo granello di sabbia. ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non pi un mucchio? Questo paradosso utilizzato per analogia quando si parla di definizione della morte dell'individuo, dell'organismo e delle sue parti che, notoriamente, non muoiono tutte simultaneamente e puntualmente. Ci si pu domandare: in quale momento il "mucchio" iniziale non pi un "mucchio"? Cio quale il momento preciso in cui un individuo si pu definire morto? E ancora: un corpo senza una sua parte (es. un amputato di gamba) ancora un organismo (= mucchio)? Che cosa differenzia un organismo da un mucchio di sabbia?

Paradosso dell'Alabama

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Paradosso dell'Alabama
Il paradosso dell'Alabama un paradosso scoperto negli Stati Uniti dopo il censimento del 1880. C. W. Seaton, funzionario capo dell'ufficio del censimento, calcol il numero di rappresentanti che ogni stato avrebbe mandato al parlamento, ipotizzando un numero totale di parlamentari da 275 a 350. Scopr durante il calcolo che un parlamento di 299 rappresentanti avrebbe dato all'Alabama 8 seggi, ma aumentando di uno il numero di rappresentanti a 300 l'Alabama avrebbe perso un seggio, invece di mantenere la sua quota invariata o vederla aumentare. Questo risultato, conosciuto come Paradosso dell'Alabama, la diretta conseguenza del sistema di calcolo utilizzato per assegnare i seggi, che utilizzava il conteggio proporzionale (numero elettori/numero dei seggi) e l'attribuzione dei seggi residui a coloro che avevano ottenuto i resti maggiori. Si dimostra, con questo metodo di calcolo, che l'aumento di un seggio disponibile pu causare la perdita di un seggio ad una delle liste, dando quindi origine al paradosso. Per mitigare l'effetto del paradosso, si utilizzano oggi sistemi di calcolo a "proporzionale corretto". Tuttavia, nel 1982 Balinsky e Young hanno mostrato come con qualunque metodo di suddivisione con almeno sette seggi e 4 partizioni, il paradosso sia inevitabile. Inoltre, lo stesso teorema mostra come ci sia un insieme di tre paradossi, quello dell'Alabama, il paradosso della popolazione e il paradosso del nuovo stato, di cui almeno uno presente in ogni sistema di suddivisione.

Esempio numerico
Ecco un esempio semplificato del paradosso dell'Alabama, dove ci sono solamente tre stati e dieci seggi a disposizione.
Stato Dimens. Proporzione Seggi A B C 6 6 2 4.286 4.286 1.429 4 4 2

Se i seggi passano a 11:


Stato Dimens. Proporzione Seggi A B C 6 6 2 4.714 4.714 1.571 5 5 1

Mentre A e B guadagnano ciascuno un seggio, la quota attribuita a C decresce da 2 a 1. Ci accade perch col crescere del numero di seggi la quota proporzionale cresce pi velocemente per gli stati pi grandi rispetto a quelli pi piccoli; in questo caso, la parte frazionaria di A e B cresce pi velocemente di quella di C, e a un certo punto la parte decimale di quest'ultimo diventa minore rispetto a quella degli altri due.

Paradosso dell'Alabama

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Bibliografia e riferimenti
Balinsky, M. e Young, P. "Fair Representation." Yale University Press, New Haven, 1982

Paradosso dell'amico di Wigner


Il paradosso dell'amico di Wigner un esperimento mentale proposto dal fisico Eugene Wigner come estensione del paradosso del gatto di Schrdinger a partire dal quale introdurre il problema mente-corpo in meccanica quantistica.

L'esperimento mentale
In questo esperimento mentale, Wigner immagina che, in sua assenza, un amico compia l'esperimento del gatto di Schrdinger; Wigner, poi, verr a sapere se il gatto sia vivo o morto solo al proprio ritorno al laboratorio. Ci sono, dunque, due sistemi differenti: il sistema "scatola", che contiene il gatto di Schrdinger e la fiala di veleno, e il sistema "laboratorio", all'interno del quale c' l'amico di Wigner. Il punto cruciale dell'esperimento mentale nella seguente domanda: al ritorno di Wigner, lo stato del sistema "laboratorio" sar di sovrapposizione tra gatto morto/amico triste e gatto vivo/amico felice e si determiner su una delle due possibilit solo quando il fisico verr a conoscenza del risultato (diventando, quindi, un osservatore), oppure Wigner trover che la sovrapposizione stata dissolta gi da prima a causa della presenza dell'amico? Nel celebre paradosso del gatto, si afferma che la scatola non si trovi in uno stato definito, almeno dal punto di vista di un osservatore esterno, finch non viene aperta. Analogamente dovrebbe essere per il laboratorio (osservatore esterno del quale, Wigner), visto che, concettualmente, non c' alcun motivo per supporre diversamente; questo vuol dire che, finch Wigner lontano, deve valere la sovrapposizione tra i due stati del laboratorio, quelli di cui sopra si fatto menzione: "gatto vivo/amico felice" e "gatto morto/amico triste". Il punto che nel laboratorio c' l'amico del fisico, che, aprendo la scatola mentre quest'ultimo lontano, svolge il ruolo di osservatore del sistema "scatola" e fa "collassare" lo stato di quest'ultima su uno dei due possibili ("gatto vivo" e "gatto morto"); per logica, allora, poich l'indeterminazione dello stato del sistema "laboratorio" dovuta solo all'indeterminazione del sistema "scatola", si ha che anche lo stato del sistema "laboratorio" dovrebbe collassare gi prima che Wigner ritorni, in contraddizione con quanto appena affermato. Qui sta il paradosso.

Coscienza e misurazione
Wigner ide questo esperimento mentale per illustrare la sua convinzione che la coscienza sia necessaria per il processo di misurazione in meccanica quantistica. Se si sostituisce alla coscienza dell'amico uno strumento materiale, la linearit della funzione d'onda implica che lo stato del sistema sia in una somma lineare di stati possibili. in sostanza un sistema indeterminato pi ampio. Wigner present questo paradosso in un suo articolo riguardante il problema mente-corpo alla luce della meccanica quantistica, e lo integr successivamente nel suo libro Simmetrie e riflessioni, del 1967. Attualmente questa sua interpretazione della meccanica quantistica nota come coscienza causa del collasso.

Paradosso dell'amico di Wigner

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Bibliografia
Eugene Wigner, Simmetrie e riflessioni, 1967 Roger Penrose, La strada che porta alla realt. Le leggi fondamentali dell'universo, 2006

Voci correlate
Coscienza causa del collasso Eugene Wigner Interpretazione della meccanica quantistica Paradosso del gatto di Schrdinger

Paradosso dell'area scomparsa


Il paradosso dell'area scomparsa un paradosso geometrico in cui la ridisposizione di una serie di tessere per semplice traslazione e rotazione sembra modificare la superficie totale delle tessere. Esistono diverse varianti di questo paradosso. Un esempio classico il paradosso del cuneo. Si osservi l'immagine: Le due figure sono composte dalle stesse tessere di uguale superficie, come si pu constatare contando i quadrati della griglia. Due triangoli con base ed altezza identiche hanno la stessa area. Ci si trova nella situazione paradossale in cui la somma di quantit uguali d risultati differenti. Secondo Martin Gardner il rompicapo espresso in questa forma fu inventato nel 1953 da Paul Curry, un prestigiatore di New York City, universalmente noto per essere l'autore di uno dei pi semplici e straordinari giochi di prestigio con le carte, il celebre Out of this world. Nonostante questo, il principio delle evanescenze geometriche conosciuto almeno fino dal 1860 circa.

Soluzione
Il paradosso viene a cadere quando si constata che le due figure rappresentate non sono triangoli ma quadrilateri. Il quarto angolo, quasi piatto, si trova su quella che si riteneva essere l'ipotenusa, tra la tessera azzurra e la tessera rossa. Utilizzando un righello si pu constatare che nella prima costruzione l'angolo leggermente maggiore di 180 e la figura concava.

Animazione del paradosso del cuneo.

Paradosso dell'area scomparsa Nella seconda disposizione l'angolo minore di 180 e la figura convessa. L'area pari alla differenza tra i due casi equivale all'area del quadrato vuoto.

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Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Missing square puzzle

Collegamenti esterni
(EN) Curry's Paradox: How Is It Possible? [1] (EN) Triangoli e Paradossi [2]

Note
[1] http:/ / www. cut-the-knot. org/ Curriculum/ Fallacies/ CurryParadox. shtml [2] http:/ / www. archimedes-lab. org/ page3b. html

Paradosso dell'avvocato
Il paradosso dell'avvocato (anche detto paradosso di Protagora) un paradosso citato da Aulo Gellio e secondo la tradizione riferito ad elaborazioni della scuola stoica. Secondo questa versione, Protagora avrebbe formato agli studi di legge, come istitutore, un giovane promettente, Evatlo (Euathlus), dal quale ebbe solo la met di quanto richiesto per le lezioni e col quale stabil che il resto sarebbe stato saldato dopo che questi avesse vinto la sua prima causa. Ma Evatlo non cominci la professione di avvocato, anzi si diede alla politica, e non avendo vinto la sua prima causa poich non ne aveva mai fatte, Protagora non veniva pagato; quest'ultimo lo convenne dunque in giudizio per essere saldato del prezzo delle sue lezioni. Il giovane decise di difendersi da solo, divenendo perci avvocato di s medesimo, e creando questa situazione di indeterminatezza: secondo Protagora: se Evatlo avesse vinto, avrebbe dovuto pagarlo in base all'accordo, perch avrebbe vinto la sua prima causa; se Evatlo avesse perso, avrebbe dovuto pagarlo comunque per effetto della sentenza. secondo Evatlo: se Evatlo avesse vinto, non avrebbe dovuto pagare Protagora per effetto della sentenza; se Evatlo avesse perso, non avrebbe dovuto pagare Protagora perch in base all'accordo non aveva vinto la sua prima causa. Il paradosso spesso citato a fini umoristici per segnalare la "gara di speciosit" sempre corrente fra le categorie forensi e quelle della politica.

Paradosso dell'avvocato

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Collegamenti esterni
Testo in originale, traduzione e commenti [1]

Note
[1] http:/ / utenti. quipo. it/ base5/ logica/ protagora. htm

Paradosso dell'edonismo
Il paradosso dell'edonismo un paradosso di carattere filosofico e psicologico, ed affonda i suoi principi nella Grecia classica del 400 a.C.,con la nascente corrente dell'Edonismo, cio il riconoscimento del piacere (edon) come fine ultimo dell'uomo. L'analisi del paradosso fu poi ripresa in Europa di fine Ottocento, dal britannico Henry Sidgwick, e quindi successivamente sviluppato nei discorsi "The Experience Machine", dentro l'opera "Anarchia, Stato e utopia" del filosofo americano Robert Nozick (1974). Il paradosso si basa su premesse di filosofia etica. Si pu sintetizzare sul fatto che limpulso al piacere, se eccessivo, viene a vanificare il suo stesso fine. Ci porta ad una limitazione intrinseca dell'egoismo intrinseco dell'essere, una limitazione allo stesso Edonismo e, pi in particolare, una limitazione al pensiero dell'Utilitarismo. Alcuni piaceri, come quelli intellettuali e creativi, verrebbero negati all'essere. Ne consegue che, per raggiungerli in misura accettabile, essi richiedono la preesistenza di un desiderio intrinseco all'essere di fare del bene agli altri, ma non per il solo obiettivo di provocare il proprio esclusivo piacere.

Paradosso dell'impiccagione imprevedibile


Il paradosso dell'impiccagione imprevedibile, noto pi semplicemente come paradosso dell'impiccagione, un celebre paradosso logico concepito dal matematico Martin Gardner.

Il paradosso
Un tale fu condannato dal giudice. In considerazione dell'efferatezza dei delitti commessi il giudice proclam una singolare sentenza: "... il colpevole sar impiccato un giorno della prossima settimana, ma egli non dovr sapere quale sar il giorno dell'esecuzione, che dovr arrivargli completamente inaspettata!" Il condannato non fu per nulla turbato dalla sentenza perch dopo un breve ragionamento concluse: "Allora non mi impiccheranno mai! Dato che la mia sentenza deve essere eseguita entro la settimana, l'esecuzione non potr essere sabato poich venerd lo capirei, e non potr essere venerd perch gioved lo saprei, e cos a ritroso per lo stesso motivo non potr essere nessuno dei giorni precedenti. Per questo motivo non mi giustizieranno mai, in quanto l'impiccagione non sarebbe inaspettata." Il giorno seguente il condannato venne impiccato. La sentenza del giudice si avver, a dispetto della convinzione del condannato, in quanto questa gli arriv appunto in un giorno inaspettato.

Paradosso dell'impiccagione imprevedibile

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Analisi del paradosso


Molto stato scritto sulla struttura di questo paradosso, che conosciuto anche in diverse forme. Infatti un'altra enunciazione fa riferimento all'interrogazione (o esame) "a sorpresa", in cui un professore annuncia che far una interrogazione a sorpresa nella settimana successiva, ma in un giorno completamente imprevedibile, e gli studenti concludono che non ci sar nessuna interrogazione. In entrambi gli enunciati, la sostanza la stessa: si fissa un periodo di tempo per un certo evento e si dichiara che il momento esatto dell'evento imprevedibile. Nell'analisi di questo paradosso coinvolta sia la logica che l'epistemologia, cio sia il nostro modo di ragionare che il nostro modo di stabilire che cosa si sa o non si sa. Dal punto di vista logico la sentenza del giudice vagamente contraddittoria e potrebbe essere analizzata con maggior successo inquadrandola nella logica sfumata (logica fuzzy). In ogni caso, se ci si pensa, evidente che per far eseguire la sentenza in modo completamente inaspettato, bisognerebbe non comunicare del tutto la sentenza all'imputato. Altrettanto evidente che tanto pi breve il periodo assegnato all'esecuzione, tanto pi contraddittoria la sentenza. Al limite, se il periodo si riducesse ad un giorno, la sentenza potrebbe essere parafrasata nella seguente autocontraddizione: "Domani sarai impiccato, ma tu non puoi prevedere che domani sarai impiccato". Dal punto di vista epistemologico la contraddizione sopra enunciata corrisponde al cosiddetto paradosso di Moore, in cui uno afferma: "So che fuori piove, ma non ci credo", ed problematico capire che cosa uno sa o non sa. Dal punto di vista del prigioniero, comunque, azzardato trarre conclusioni certe da una sentenza vagamente contraddittoria. A maggior ragione, se egli la considera completamente contraddittoria (e quindi irrealizzabile), dovrebbe tenere conto che ci sono infiniti modi per non eseguire la sentenza. Ad esempio: Lasciar vivere il condannato Eseguire la sentenza oltre il limite fissato Comunicare al condannato il giorno e l'ora dell'esecuzione. Quindi il condannato dovrebbe aspettarsi di essere impiccato in qualunque momento, anche l'ultimo giorno della settimana, senza poter essere certo di quale sia questo momento. In altre parole, la sentenza del giudice non pu essere pienamente rispettata, perch l'esecuzione non completamente inattesa, ma ottiene lo scopo di lasciare nell'incertezza il condannato.

Bibliografia
Enigmi e giochi matematici. Vol. 4 (The Unexpected Hanging and other Mathematical Diversions), Sansoni, Firenze, 1979, VIII-228p. Michael Clark - I Paradossi dalla A alla Z. - Edizione Mondolibri S.p.A.,Milano, 2005, su licenza Raffaello Cortina Editore - L'esame inaspettato, pag. 93.

Paradosso dell'informazione del buco nero

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Paradosso dell'informazione del buco nero


Il paradosso dell'informazione del buco nero (in inglese black hole information paradox) risulta dalla combinazione della meccanica quantistica e relativit generale. Implica che l'informazione fisica potrebbe "sparire" in un buco nero, permettendo a molti stati fisici di evolvere nello stesso identico stato. Questo un argomento controverso poich esso viola una dottrina comunemente accettata che in linea di principio l'informazione totale riguardo a un sistema fisico in un punto temporale determinerebbe il suo stato in ogni altro tempo. [1]
Rappresentazione di un buco nero (XMM-Newton, ESA, NASA)

Radiazione di Hawking
Nel 1975, Stephen William Hawking e Jacob Bekenstein mostrarono che i buchi neri irraggerebbero lentamente energia, e ci pose un problema. Dal teorema dell'essenzialit, ci si aspetterebbe che la radiazione di Hawking fosse completamente indipendente dal materiale entrante nel buco nero. Ci nondimeno, se il materiale entrante nel buco nero fosse uno stato quantistico puro, la trasformazione di questo stato nello stato eterogeneo della radiazione di Hawking distruggerebbe l'informazione riguardante lo stato quantico originale. Questo viola il teorema di Liouville e presenta un paradosso fisico. Pi precisamente, se c' uno stato puro correlato, e una parte del sistema correlato viene gettata nel buco nero mentre l'altra parte viene tenuta all'esterno, il risultato dopo che la traccia parziale stata portata all'interno del buco nero uno stato misto. Ma poich ogni cosa all'interno del buco nero urter la singolarit in un tempo fissato, la parte che vi viene tracciata parzialmente potrebbe "sparire", per non ricomparire pi. Naturalmente, non realmente noto cosa succede nelle singolarit una volta che sono stati presi in considerazione gli effetti quantistici, ragion per cui questa teoria congetturale controversa. Hawking, comunque, era convinto a causa della semplice eleganza dell'equazione risultante la quale "unificava" termodinamica, relativit, gravit, e il lavoro di Hawking stesso sul Big Bang. Questo infastid molti fisici e in particolare John Preskill, il quale nel 1997 scommise con Hawking e Kip Thorne che l'informazione non veniva persa nei buchi neri. Ci sono diverse idee riguardo a come il paradosso possa essere risolto. Fin dalla proposta, nel 1997, della corrispondenza AdS/CFT, la convinzione predominante tra i fisici che l'informazione viene preservata e che la radiazione di Hawking non precisamente termica, ma riceva correzioni quantiche. Altre possibilit includono il fatto che l'informazione sia contenuta in un residuo planckiano rimasto alla fine della radiazione di Hawking o a una modificazione delle leggi della meccanica quantistica che permetta un'evoluzione del tempo non-unitario. Nel luglio del 2005, Stephen Hawking pubblic un articolo con una teoria secondo la quale perturbazioni quantistiche dell'orizzonte degli eventi potrebbero permettere all'informazione di sfuggire dal buco nero, e ci risolverebbe il paradosso dell'informazione. La sua argomentazione suppone l'unitariet della corrispondenza AdS/CFT la quale implica che un buco nero AdS, che duale per la teoria del campo conforme termico, sia unitario. Quando annunci il suo risultato, Hawking ammise anche di aver perso la scommessa del 1997, pagando Preskill con l'enciclopedia del baseball (ISBN 1-894963-27-X) 'dalla quale si estrae informazione a volont'. Comunque, Thorne rimane scettico riguardo alla dimostrazione di Hawking e rifiut di contribuire alla ricompensa.

Paradosso dell'informazione del buco nero

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Principali approcci alla soluzione del paradosso


L'informazione va irrimediabilmente persa: Vantaggio: Sembra essere una diretta conseguenza di calcoli relativamente non controversi basati sulla gravit semiclassica. Svantaggio: Viola l'unitariet (uno dei principi base della meccanica quantistica), nonch la conservazione dell'energia o causalit. L'informazione filtra fuori gradualmente durante l'evaporazione del buco nero: Vantaggio: Intuitivamente attraente perch somiglia qualitativamente al recupero delle informazioni in un processo classico di combustione. Svantaggio: Richiede una grossa deviazione dalla gravit classica e semiclassica (che non consentono la fuoriuscita di informazioni dal buco nero) anche per buchi neri macroscopici per i quali ci si aspetta che tali teorie siano buone approssimazioni. L'informazione sfugge improvvisamente nello stadio finale dell'evaporazione del buco nero: Vantaggio: necessaria una deviazione significativa dalla gravit classica e semiclassica solo nel regime in cui ci si aspetta che dominino gli effetti della gravit quantistica. Svantaggio: Poco prima dell'improvvisa fuga di informazioni, un buco nero molto piccolo deve essere in grado di immagazzinare una quantit arbitraria di informazione, il che viola pesantemente il limite di Bekenstein. L'informazione immagazzinata in un resto di dimensioni controntabili con la lunghezza di Plank: Vantaggio: Non necessario alcun meccanismo per la fuga di informazioni. Svantaggio: un oggetto molto piccolo deve essere in grado di immagazzinare una quantit arbitraria di informazione, il che viola pesantemente il limite di Bekenstein. L'informazione immagazzinata in un resto massivo: Vantaggio: Non necessario alcun meccanismo per la fuga di informazioni e non necessario immagazzinare una grande quantit di informazioni in un piccolo oggetto. Svantaggio: Non noto alcun meccanismo attraente che potrebbe fermare l'evaporazione di Hawking di un buco nero macroscopico. L'informazione immagazzinata in un universo neonato che si separa dal nostro: Vantaggio: Non necessaria alcuna violazione di principi generali della fisica noti. Svantaggio: difficile trovare una teoria concreta attraente che predirrebbe tale scenario. L'informazione codificata nella correlazione tra futuro e passato: [2][3] Vantaggio: La gravit semiclassica sufficiente, ovvero la soluzione non dipende dai dettagli della (non ancora ben compresa) gravit quantistica. Svantaggio: Contraddice la visione intuitiva della natura come entit che evolve nel tempo.

L'equazione
L'entropia di un buco nero data dall'equazione:

dove S l'entropia, c la velocit della luce, k la costante di Boltzmann, A l'area dell'orizzonte degli eventi, (h tagliato) la costante di Planck ridotta (o costante di Dirac) e G la costante gravitazionale.

Paradosso dell'informazione del buco nero

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Voci correlate
Termodinamica dei buchi neri Principio olografico Demone di Maxwell (nel quale l'informazione non pu essere distrutta)

Note
[1] (EN)Stephen Hawking. . Discovery, Inc., Discovery Channel, The, 2006 [2] (EN)Hartle, James B. (1998). Generalized Quantum Theory in Evaporating Black Hole Spacetimes (http:/ / xxx. lanl. gov/ abs/ gr-qc/ 9705022). Black Holes and Relativistic Stars. [3] (EN)Nikolic, Hrvoje (2009). Resolving the black-hole information paradox by treating time on an equal footing with space (http:/ / lanl. arxiv. org/ abs/ 0905. 0538) 678: 218221.

Collegamenti esterni
(EN) Black Hole Information Loss Problem (http://math.ucr.edu/home/baez/physics/Relativity/BlackHoles/ info_loss.html), una pagina USENET di domande frequenti di fisica. (EN) " Do black holes destroy information? (http://xxx.lanl.gov/abs/hep-th/9209058)", John Preskill (1992), hep-th/9209058 (http://xxx.lanl.gov/abs/hep-th/9209058). Discute metodi di risoluzione del problema e le loro conseguenze apparenti. (EN) Report (http://www.newscientist.com/news/news.jsp?id=ns99996193) on Hawking's 2004 theory at New Scientist (EN) Report (http://www.nature.com/news/2004/040715/full/news040712-12.html) on Hawking's 2004 theory at Nature (EN) Hawking, S. W. (July 2005), Information Loss in Black Holes, arxiv:hep-th/0507171 (http://arxiv.org/abs/ hep-th/0507171). La presunta soluzione di Stephen Hawking al paradosso dell'unitariet del buco nero. (EN) Hawking and unitarity (http://motls.blogspot.com/2005/07/hawking-and-unitarity.html): Una discussione aggiornata del paradosso della perdita di informazione e del contributo di Stephen Hawking. (EN) The Hawking Paradox - BBC Horizon documentary (2005) (http://www.trilulilu.ro/hekateros/ 18cd80c910c7fa?video_google_com=)

Paradosso dell'ipergioco

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Paradosso dell'ipergioco
Il paradosso dell'ipergioco un paradosso dovuto al matematico William Zwicker; esso strettamente legato con il teorema di Cantor, di cui in effetti costituisce una dimostrazione alternativa. L'ipergioco viene definito come un particolare gioco in cui il primo giocatore sceglie il gioco a cui giocare, e il secondo inizia il gioco. Questa definizione, apparentemente semplice, nasconde tuttavia delle propriet contraddittorie, che nascono dall'ambiguit della definizione di gioco.

Formulazione del paradosso


Definizioni preliminari
Considerando l'insieme dei giochi a due giocatori, un gioco viene definito finito se termina necessariamente in un numero finito di mosse, con la vittoria di uno dei due giocatori o con il pareggio; un esempio semplice il gioco del tris, che pu durare al massimo nove mosse. Un gioco infinito un gioco non finito, ovvero un gioco per il quale esiste almeno una strategia che porta a non concludere mai la partita, anche in presenza di un'altra strategia che la concluderebbe in un numero finito di mosse. Ad esempio infinito il seguente gioco: il primo giocatore sceglie un numero naturale non primo, e i giocatori sommano alternativamente 1 o 2 al numero dell'avversario fino a quando non si ottiene un numero primo; se il primo giocatore sceglie un numero pari diverso da 2 ed entrambi continuano a sommare 2, il gioco non termina mai. da notare che questa strategia non ottimale, e qualunque giocatore potrebbe facilmente interromperla a suo vantaggio; la sua esistenza comporta comunque la non finitezza del gioco.

L'ipergioco e il paradosso
L'ipergioco definito come il gioco in cui alla prima mossa un giocatore sceglie un gioco finito e lo comunica all'altro giocatore; alla seconda mossa questi inizia il gioco scelto dal primo giocatore. Il paradosso si genera nel momento in cui si cerca di determinare se l'ipergioco o no un gioco finito. Infatti se l'ipergioco infinito, il primo giocatore pu scegliere un gioco finito, che dovr terminare in mosse; quindi l'ipergioco termina in mosse ed finito. Se invece l'ipergioco finito, allora il primo giocatore pu scegliere di giocare all'ipergioco, e cos pu fare a sua volta il secondo giocatore, e cos via; se entrambi continuano a scegliere l'ipergioco, la partita non termina mai e l'ipergioco infinito. Il paradosso nasce dall'ambiguit insita nella definizione di gioco: se infatti si decide a priori un insieme di giochi , ben definiti (finiti e non finiti), e si limita il secondo giocatore a scegliere all'interno dei giochi finiti dell'insieme

si pu applicare lo stesso ragionamento fatto, ma la conclusione in questo caso semplicemente che l'ipergioco non fa parte dell'insieme , perch non pu essere n un suo elemento finito n un suo elemento infinito, in analogia col paradosso di Russell riguardo agli insiemi e alle classi.

Paradosso dell'ipergioco

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Legame con il teorema di Cantor


Il teorema di Cantor afferma che non esiste una corrispondenza biunivoca tra gli elementi di un insieme elementi del suo insieme delle parti costruzione di un sottoinsieme di che non pu essere messo in corrispondenza con alcun elemento di . e gli (ovvero i suoi sottoinsiemi); la dimostrazione del teorema basata sulla

Il ragionamento di Zwicker corrisponde in effetti alla costruzione di un tale sottoinsieme, diverso da quello originale utilizzato da Cantor. Data infatti una corrispondenza

definiamo sentiero una qualsiasi sequenza finita o infinita

tale che per ogni termine

,o

l'ultimo termine, o il termine successivo appartiene a aggiungendo un elemento di

; in generale , a meno che

sempre possibile prolungare una sequenza finita

questo non sia l'insieme vuoto. Un elemento detto normale se ogni sequenza che inizia con ogni , . per cui ed finito; se

finita. Si dimostra allora che l'insieme , ovvero per . Se

degli elementi normali non pu essere messo in corrispondenza biuniovoca con nessun elemento di Infatti, supponendo per assurdo che esista vuoto, il sentiero formato dal solo elemento normale, e tutti i sentieri che iniziano con

, costruiamo un sentiero che parte da contiene almeno un elemento

, questo

sono finiti; allora sono finiti anche tutti i sentieri che iniziano con

, quindi normale anche in questo caso. Questa parte di dimostrazione corrisponde alla considerazione per cui l'ipergioco un gioco finito, perch dopo la prima mossa viene scelto un gioco finito. Tuttavia, se normale, allora deve appartenere a , quindi possibile costruire il sentiero infinito , il che renderebbe non normale, generando una contraddizione. In maniera analoga, se l'ipergioco finito, allora i due giocatori possono continuare all'infinito a scegliere di giocare all'ipergioco.

Bibliografia
Raymond Smullyan, Satana, Cantor e l'infinito, Milano, Bompiani, 1994. ISBN 8845222624

Voci correlate
Autoreferenza Paradossi dell'infinito Teorema di Cantor Teoria degli insiemi

Paradosso dell'onnipotenza

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Paradosso dell'onnipotenza
Il paradosso dell'onnipotenza un noto paradosso teologico e filosofico formulato in diverse forme: si chiede se un ente onnipotente possa creare un oggetto (un masso inamovibile, una costruzione indistruttibile) dotato di una caratteristica tale da mettere in crisi la sua stessa onnipotenza. La risposta che se ne ricava la non esistenza dell'onnipotenza (si tratta quindi di un paradosso negativo o logico) perch se l'ente non in grado di creare tale oggetto non sarebbe onnipotente, mentre se lo creasse avrebbe creato un qualcosa che di fatto limita la sua onnipotenza sconfessandola come tale; nel corso dei secoli sono state date diverse risposte e confutazioni.

Interpretazioni logiche del paradosso


Per la consistenza logica, non pu esistere nello stesso universo un oggetto inamovibile ed una forza irresistibile. Ovvero nella stessa "struttura logica" non possono essere vere contemporaneamente una certa affermazione (A) e la sua negazione (non A).

Possibili confutazioni
Seguendo l'indicazione di Cartesio, Dio pu creare qualcosa che non pu spostare e, nonostante tutto, spostarla. In realt si comprende bene, come anche stato osservato in letteratura, che questa non veramente una risposta, dal momento che se si rinuncia alla logica non ha neanche senso parlare di paradossi, consistenza o verit. Una semplice confutazione consiste nell'osservare che se l'agire di Dio dovesse obbedire alle leggi della logica, Dio non sarebbe "onnipotente". Dio quindi al di sopra della logica stessa e non si possono applicare le "misure" della logica umana alla sua natura; questo ragionamento che sposta il concetto di Dio definitamente oltre la logica per, se esteso, lo rende anche un oggetto totalmente insondabile dalla ragione umana e quindi anche da qualunque pretesa di voler parlare di esso in termini oggettivi e quindi validi per tutti gli uomini. Dio potrebbe limitarsi a non creare ci che poi non pu spostare, cos il paradosso anzich essere risolto verrebbe semplicemente aggirato. In effetti il fatto di essere onnipotenti significa poter fare ci che si vuole e non necessariamente doverlo fare. Se si pensa all'onnipotenza come alla possibilit di fare tutto ci che si vuole, visto che Dio pu non voler compiere certi atti (es: Dio non pu mentire, Dio non pu compiere azioni contro la sua natura), un Dio che sceglie di non andare contro la logica comunque onnipotente[1], tuttavia non viene risposta alla domanda posta nel paradosso circa alla possibilit di dio di create tale oggetto. Un'altra possibile confutazione che il dilemma si fonda su un concetto traviato di onnipotenza: se a Dio manca il potere di autodistruggersi allora non onnipotente. Per il potere di autodistruggersi non veramente un potere ma quasi una debolezza quindi si ricade di nuovo nella definizione di Dio per cui dato che Dio non ha debolezze non ha nemmeno il potere di autodistruggersi come nemmeno quello di rinnegare se stesso. Questo non un di meno quindi ma anzi prova maggiore di onnipotenza. Se per il paradosso non fosse menomativo ma accrescitivo ricadremmo comunque nello stesso assurdo. Infatti pu Dio creare un altro Dio suo pari? Questa domanda andrebbe contro il presupposto che Dio eterno e che unico.

Paradosso dell'onnipotenza

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Note
[1] (EN) Godandscience.org: Can god truly be omnipotent? (http:/ / www. godandscience. org/ apologetics/ rock. html)

Bibliografia
Cesare Cat, La Croce e l'Inconcepibile. Il pensiero di Nicola Cusano tra filosofia e predicazione, Macerata, 2009, cap. 1

Voci correlate
Paradosso dell'onniscienza Tzimtzum

Paradosso dell'onniscienza
I paradossi teologici sono una famiglia di paradossi relativi a una data teologia, che manifestano una reale o apparente incongruit circa le asserzioni teologiche di una determinata religione. I paradossi possono vertere sia sugli attributi divini che sulle verit dogmatiche di quella determinata fede religione, ma possono a loro volta appartenere anche ad altre categorie di paradossi, come i paradossi filosofici. L'uso pi frequente di questi paradossi quello di mettere in crisi le convinzioni religiose o dei dubbi sulla divinit oggetto fede, mettendo in luce le possibili carenze logiche dell'impianto dogmatico sottostante; premessa maggiore per cui tali paradossi trovino fondamento che tale impianto teologico, ovviamente, si rifaccia nella sua formulazione alle leggi della logica.

Paradosso dell'onnipotenza
Enunciato: essendo dio onnipotente, pu fare ogni cosa. Paradosso: pu dio creare qualcosa che non pu spostare? Sia che si risponda s alla domanda, sia che si risponda no, si dimostrerebbe che dio non onnipotente, o perch non in grado di creare un simile oggetto, o perch non in grado di spostarlo. Questo paradosso vuole mostrare la contraddittoriet della qualit "onnipotenza" attribuita a dio.

Paradosso dell'onniscienza
Enunciato: in quanto onnisciente dio conosce ogni cosa. Paradosso: nessuno, nemmeno una divinit, pu sapere ogni cosa. Supponiamo, infatti, che esista un insieme non vuoto "V" di tutte le possibili verit. Per ogni sottoinsieme S di V, e per un fissato elemento v di V, una delle due seguenti affermazioni deve essere vera: L'elemento v appartiene ad S. L'elemento v non appartiene ad S. Dunque, per ogni sottoinsieme S di V abbiamo definito una verit (la quale afferma appunto che v appartiene -oppure non appartiene- a S). Evidentemente, la famiglia di tutte queste verit in corrispondenza biunivoca con l'insieme delle parti di V, e pertanto ne ha la stessa cardinalit. Inoltre, in quanto appunto costituita di verit, questa famiglia dovrebbe essere contenuta in V (poich tale insieme per definizione contiene tutte le verit). Tuttavia, un noto risultato della teoria degli insiemi asserisce che l'insieme delle parti di un qualunque insieme V ha sempre cardinalit strettamente maggiore a quella di V. Ne segue in particolare che pure la famiglia di verit appena costruita avr cardinalit maggiore di V, e dunque non potr essere contenuta in esso. Perci "V" non pu essere l'insieme di tutte

Paradosso dell'onniscienza le verit. In modo analogo al precedente paradosso, il paradosso dell'onniscienza mostra la non-consistenza di un'attribuzione fondamentale di dio.

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Possibili confutazioni
Ci che in verit dimostra questo paradosso, che la nostra idea mentale di "tutte le verit" ha una consistenza logica poco solida. Ovvero, in termini matematicamente pi corretti, l'ente di tutte le verit non propriamente un insieme, nel senso che per esso non sono validi gli assiomi di Zermelo - Fraenkel. Questo paradosso, dunque, non fornisce una contraddizione, bens la dimostrazione del fatto che, appunto, l'oggetto formato da tutte le verit non un insieme, infatti una classe propria[1].

Paradosso dell'onnipotenza unita all'onniscienza


Enunciato: in quanto onnipotente dio pu fare ogni cosa e in quanto onnisciente Dio conosce ogni cosa. Paradosso: pu dio fare qualcosa di diverso di quello che gi sa che far? In quanto onnisciente, dio conosce il futuro, quindi sa che far una certa azione tra, poniamo, mille anni. Passato quel lasso di tempo, dio non pu decidere di non fare quella azione o di compierne un'altra differente, quindi non onnipotente. Questo paradosso vuole confutare la possibilit di un intervento arbitrario sull'universo, tramite l'onnipotenza, di un dio che sia dotato anche dell'onniscienza.

Paradosso del Bene e del Male


Enunciato: Essendo Dio "infinitamente buono" o puro bene, non potr mai causare o essere il male; essendo Dio "onnipresente" presente in ogni cosa, in ogni momento, e in ogni luogo; essendo dio "onnipotente" pu vincere contro ogni forza antagonista. Paradosso: Assumendo l'esistenza del male in senso cristiano, o Dio non onnipresente (altrimenti il diavolo sarebbe una sua parte), o Dio non onnipotente (in quanto il diavolo esiste), o Dio non infinitamente buono (poich il diavolo sarebbe una creazione di Dio). L'argomento del paradosso costituisce l'oggetto della disciplina teologica tradizionale chiamata teodicea. Il paradosso - o questione dell'esistenza del Male - si pu enunciare anche come la contraddizione stretta tra due soli principi: quello di onnipotenza e di bont di Dio, senza attribuire alcuna rilevanza alla questione della "presenza". In tal caso la contraddizione ha solo due termini. Il diavolo (o il male) e Dio vengono cos presi in considerazione solo in quanto "princpi causali" indipendentemente da altre loro eventuali caratteristiche. In quest'ultimo caso le considerazioni o confutazioni centrate sulla questione della "onnipresenza" non sono valide. Una proposta di confutazione comune di questo paradosso riguarda la definizione del "male". la questione che occupa pi di frequente il dibattito teologico. L'obiezione pi frequente che il male legato al "libero arbitrio" e non sarebbe possibile senza questo. Il libero arbitrio sarebbe la propriet per cui la volont di certe creature dipende solo da s stessa, e non da dio. facile riconoscere in questa idea una riformulazione del paradosso stesso piuttosto che una vera risposta. In senso logico causale, infatti: 1) Ha un significato affermare che una cosa, bench creata da dio, in nessun modo dipende da dio? 2) Il fatto di creare un essere dotato di capacit intrinseca di fare il male, e che quindi potrebbe dannarsi, non potrebbe essere di per s essere gi considerata una azione malvagia? (In quanto deliberatamente pericolosa e gratuita). In generale: il libero arbitrio il concetto che viene pi spesso portato a confutazione del paradosso, ma questo stesso concetto opinabile e paradossale. L'idea che il "libero arbitrio" esista, o che la sua esistenza sia "buona", costituiscono assiomi indimostrabili, e non sono accettati da tutti.

Paradosso dell'onniscienza Infine, si osserva che la definizione di "male" dovrebbe essere consistente con la pratica (per esempio, tutti cercano di curare le malattie o di difendersi dalle catastrofi naturali, non considerano "male" solo le azioni prodotte da esseri umani) perci comunque difficile trovare una definizione di "male" che racchiude solo cose generate dal libero arbitrio, tralasciando per esempio il caso o la natura, che si assume creata da dio stesso, e mantenere allo stesso tempo una coerenza di discorso.

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Possibili confutazioni
Relative all'onnipresenza di dio. L'onnipresenza di dio non limita la sua dimensione all'universo: un dio potrebbe esistere in un numero maggiore di dimensioni spaziali rispetto all'universo e quindi essere onnipresente senza che il Diavolo ne sia una sua parte.[2] Inoltre non detto che dio sia onnipresente; ad esempio nel cristianesimo dio inteso come omni-agente, ma non onnipresente, cio la creazione non parte di dio. Relative all'esistenza o definizione di male. Un altro problema del paradosso la definizione di male: supponendo come definizione di male il risultato delle azioni delle creature (comprendendo sia l'uomo che il diavolo) dirette contro Dio, allora Dio non responsabile del male, bens lo sono le sue creature. Se il male non "creato da Dio", ma manifestato da esseri dotati di libero arbitrio, il paradosso non pi tale. Per quanto detto nei paragrafi sopra, per, i sostenitori del paradosso non considerano il concetto di "libero arbitrio" come risposta al problema, dal momento che l'onnipotenza troppo "forte" come principio logico-causale, mentre la condizione di "libert" di un'altra creatura vista come contraddittoria.

Paradosso della salvezza


Enunciato: San Paolo nella Lettera ai Romani scriveva "Il giusto sar salvato per la sua fede". Questa frase, secondo la Chiesa, specifica che l'uomo pu salvarsi e raggiungere la salvezza grazie alle buone opere compiute in vita, il Giudizio Universale sar il momento in cui Dio assegner grazia o dannazione a seconda delle gesta. Paradosso: Se la salvezza del soggetto dipende dalla possibilit di scegliere autonomamente se essere dannato o no (scegliendo di compiere opere di bene), Dio non avrebbe alcuna possibilit di esercitare la sua potenza sugli uomini e gli uomini stessi sarebbero padroni esclusivi del proprio destino grazie al libero arbitrio. Tutto ci ridurrebbe Dio a mero esecutore di una Legge superiore, ma nessuna forza o legge dovrebbe esser superiore a Dio, a meno che egli sia non onnipotente.

Possibili confutazioni
Un dio che esista in due dimensioni temporali pu essere a conoscenza di ci che ciascuno far e portarsi ovunque nella nostra linea temporale per raggiungere i propri scopi. Il completo libero arbitrio e la completa predestinazione possibile in due dimensioni temporali, bench questo concetto possa essere di difficile comprensione. [3] In realt tale paradosso, secondo i suoi detrattori, nascerebbe principalmente da un'erronea interpretazione del passo citato. Lo stesso San Paolo scrive nella Lettera ai Romani (3, 23-24) Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virt della redenzione realizzata da Ges Cristo. Questo passo potrebbe far pensare che tutti gli uomini saranno salvati, come ipotizzato da Hans Urs von Balthasar e Karl Rahner. La concezione di salvezza della Chiesa, a partire dalle lettere di San Paolo, non dipende dalle opere, infatti in virt delle opere della legge nessun uomo sar giustificato davanti a lui (Rm 3, 20), ma viene concessa gratuitamente, e sta al libero arbitrio dell'uomo accettarla o respingerla. Martin Lutero risolse questo paradosso affermando la predestinazione assoluta e l'inesistenza del libero arbitrio. Comunque non assolutamente detto che Dio, avendo lasciato il libero arbitrio, diventi il freddo esecutore di una legge "superiore a lui stesso", dal momento che quella legge stata decisa da lui medesimo. In effetti la formulazione stessa del paradosso non sembra in questo senso molto chiara. Piuttosto l'esistenza del libero arbitrio pu mettere in luce la mancata onnipotenza di Dio, che cos decide volontariamente di non influire sulle azioni umane.

Paradosso dell'onniscienza

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Note
[1] Una classe propria pu contenere altre classi o insiemi, ma non pu essere contenuta da classi o insiemi [2] (EN) Godandscience.org: The theodice problem (http:/ / www. godandscience. org/ apologetics/ nogod. html#theodice) [3] (EN) Godandscience.org: God cannot be almighty and allow free will simultaneously (http:/ / www. godandscience. org/ apologetics/ nogod. html#almighty)

Bibliografia
Michael Clark. I paradossi dalla A alla Z, Raffaello Cortina Editore, 2004, ISBN 8870789241.

Collegamenti esterni
(http://www.godandscience.org/apologetics/nogod.html) Un elenco di paradossi con tentativi di confutazione, in lingua inglese. (http://www.uaar.it/ateismo/inesistenza-di-dio/argomenti-non-credenti.html) Un altro elenco in italiano.

Voci correlate
Elenco di paradossi Logica Paradosso Teoria degli insiemi Questione ipotetica Noncognitivismo teologico

Paradosso dell'uovo e della gallina


Il paradosso retorico dell'uovo e della gallina pu essere riassunto nella domanda retorica: " nato prima l'uovo o la gallina?", che esemplifica la difficolt insite nella formulazione di spiegazioni semplici a questioni inerenti alla cosmogonia e l'origine della vita. L'illogicit del paradosso si basa sulla semplice constatazione comune che le galline depongono le uova: quindi l'uovo non pu esistere senza la gallina che l'ha deposto. Dalle stesse uova nascono altre galline, che a loro volta non possono perci esistere senza presupporre l'uovo. Sono apparse prima queste uova o la gallina che Ripetendo il ragionamento all'infinito, si giunge all'impossibilit di le ha deposte? stabilire chi possa aver avuto origine per primo tra l'uovo e la gallina, poich nessuno dei due soggetti pu esistere in assenza dell'altro. Sebbene a questa apparente illogicit la scienza abbia da lungo tempo trovato una risposta, il paradosso rimane ancora valido per alcune delle questioni pi interessanti della biologia moderna, e che concernono i rapporti tra DNA e proteine. Tale frase, pi in generale, divenuta proverbiale ed entrata nell'immaginario collettivo, viene anche utilizzata, per estensione, come esempio di rompicapo logico o di ragionamento circolare. La frase viene inoltre utilizzata per enfatizzare l'inutilit o la futilit di un discorso o di una discussione, o in alternativa, l'incapacit di giungere a una conclusione concreta.

Paradosso dell'uovo e della gallina

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Storia del paradosso


Il paradosso viene gi citato dagli antichi filosofi greci quali Aristotele e Plutarco[1] Ma il primo che lo formula nel modo in cui lo conosciamo oggi Ambrogio Teodosio Macrobio nella sua opera Saturnalia in cui prova a darne una risposta motivata:
(LA) natura factum iure aestimabitur. Semper enim quod incipit inperfectum adhuc et informe est et ad perfectionem sui per procedentis artis et temporis additamenta formatur: ergo natura fabricans avem ab informi rudimento coepit, et ovum, in quo necdum est species animalis, effecit: ex hoc perfectae avis species extitit procedente paulatim maturitatis effectu. ( *Ambrogio Teodosio Macrobio, Saturnalia VII,16 ) (IT) luovo sia stato creato per primo dalla natura. Infatti per primo ha origine ci che imperfetto e per giunta informe e attraverso qualit e tappe progressive prendono forma le aggiunte (intese come le caratteristiche dellindividuo adulto): dunque la natura cominci a formare luccello da materia informe e produsse l'uovo, nel quale non vi ancora la specie di animale: da questo a poco a poco ha origine una specie perfetta di uccello in seguito a un progressivo effetto di maturazione.

"Ovumne prius exiterit an gallina?"... ovum prius a " nato prima l'uovo o la gallina?" ...si ritiene, a ragione, che

Per una maggiore completezza di informazioni riguardo alla problematica dell'origine della vita e della cosmologia, nonch della natura stessa del paradosso, affrontata dalla filosofia greca, occorre approfondire la conoscenza di Parmenide e dei paradossi di Zenone che corrispondono all'antecedente filosofico dei gi citati Aristotele e Plutarco. Considerando che l'uovo non altro che una fase dell'esistenza nella vita di una gallina dovrebbe essere pacifico affermare, sia scientificamente che telogicamente, che il paradosso non nient'altro che una domanda trabocchetto: nata senz'altro prima la gallina! Infatti l'animale nel corso dello sviluppo attraversa diverse fasi sin dalla meiosi all'interno delle ovaie del genitore (che poteva essere gallina anch'esso o no) passando per la fase in utero, uovo, alla schiusa, neonato (pulcino), pollastro ed, infine, gallina! Insomma l'uovo gallina e la domanda, ridotta ai minimi termini, si riduce all'enunciato: " nata prima la gallina o la gallina?".

Risposta scientifica al paradosso


Da un punto di vista strettamente scientifico, la risposta alla domanda da cui scaturisce il paradosso piuttosto semplice, e non pu essere altro che: "l'uovo". Per comprendere questa risposta, occorre considerare che, da un punto di vista evoluzionistico, gli uccelli (e dunque anche le galline) derivano da determinati ceppi di rettili, animali a sangue freddo dotati della capacit di deporre uova. Il diretto predecessore degli uccelli, perci, deponeva gi le uova, pur non essendo ancora, in senso stretto, un uccello n tanto meno una gallina.

Riformulazioni moderne del paradosso


Una moderna versione del paradosso dell'uovo e della gallina pu essere trovata in una questione che fino a pochissimi anni fa ha occupato gli scienziati genetisti ed evoluzionisti: l'impossibilit di capire se, nei processi che hanno portato all'origine della vita come noi la conosciamo oggi, sia comparso prima il DNA o prima le proteine. Si sa, infatti, come il DNA sia il depositario dell'informazione genetica degli esseri viventi, e di come queste informazioni (costituite da una sequenza di molecole dette basi) siano essenziali per la produzione di proteine, molecole responsabili della gran parte delle funzioni che sono alla base dei processi conosciuti come "vita". Perch possa avvenire la produzione di proteine a partire dal DNA, tuttavia, necessaria la contemporanea presenza di altre proteine (dette enzimi) senza le quali tale processo, detto traduzione, non pu avvenire. Inoltre, in condizioni normali, il DNA stesso degrada in fretta se non legato a specifiche proteine, e la sua replicazione di fatto impossibile. Per contro, naturalmente, viene da chiedersi come possano esistere le proteine se non sintetizzate in base alle informazioni codificate nel DNA. Questo paradosso ha impegnato gli scienziati per molti anni, e una possibile soluzione giunta solo in tempi recenti, con la scoperta dei ribozimi, molecole di RNA capaci di immagazzinare informazione genetica al pari del DNA, ma dotate anche di capacit catalitiche proprie degli enzimi. Questa scoperta

Paradosso dell'uovo e della gallina sembra perci aver risolto anche questo paradosso, aprendo inoltre la strada alla teoria del mondo a RNA precedente al DNA e alla nascita stessa della vita- una teoria che, seppur convincente, ancora allo studio da parte degli scienziati. Per ragioni evoluzionistiche si potrebbe per sostenere che non si dovrebbe poter parlare di un cambiamento di specie durante la vita di un individuo: un particolare organismo non pu cambiare specie durante il corso della sua vita, ha sostenuto Roy A. Sorensen[2]: ne consegue che la prima gallina sicuramente tale, nata dalluccello (gallinaceo) che si mutato in gallina, nata da un uovo, il primo della sua specie.

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Risposta teologica al paradosso


Da un punto di vista creazionista ebraico-cristiano si pu procedere ad un'esegesi letterale degli eventi descritti nella genesi biblica, comprendendo gli uccelli fra gli esseri creati "il quinto giorno". Poich la Bibbia non menziona le uova, ne deriverebbe una creazione degli uccelli in forma gi adulta: da un punto di vista creazionista, quindi, il paradosso ammette un'immediata soluzione, che prevede la "nascita" prioritaria della gallina rispetto all'uovo.

Note
[1] Plutarco, Moralia, libro III. [2] Roy A. Sorensen, The chicken and Her Egg, Mind, 1992, p. 101

Bibliografia
Paul Davies, Da dove viene la vita, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2000.

Voci correlate
Paradosso Retroazione (natura)

Paradosso della linea scomparsa

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Paradosso della linea scomparsa


Il paradosso della linea scomparsa un paradosso geometrico per cui una linea sembra scomparire nel nulla. Si consideri l'immagine seguente: Nella parte superiore sono tracciate dieci linee verticali. Si tagli il foglio secondo la linea tratteggiata e lo si ricomponga come nella figura inferiore. Ora le linee sono diventate nove.

Soluzione
Il paradosso facilmente superabile constatando che la lunghezza della linea scomparsa si suddivisa equamente tra le altre linee che sono ora pi lunghe. anche da notare che la prima e l'ultima linea del disegno superiore non vengono affatto tagliate.

Varianti
Esistono molte varianti di questo paradosso, a volte rese pi spettacolari grazie a rappresentazioni di oggetti che scompaiono. Un simile trucco, applicato al contrario, utilizzato per falsificare le banconote. Da dieci banconote possibile ottenerne undici leggermente pi corte. La ripetizione del numero di serie su due angoli estremi delle banconote ha la funzione di prevenire questo trucco. Occorre sempre verificare che i due numeri corrispondano, in particolare se la banconota stata riparata con nastro adesivo.

Paradosso della nave di Teseo

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Paradosso della nave di Teseo


Il Paradosso della nave di Teseo esprime la questione metafisica dell'effettiva persistenza dell'identit originaria, per un'entit le cui parti cambiano nel tempo; in altre parole, se un tutto unico rimane davvero se stesso (oppure no) dopo che, col passare del tempo, tutti i suoi pezzi componenti sono cambiati (con altri uguali o simili). Si narra che la nave in legno sulla quale viaggi il mitico eroe greco Teseo fosse conservata intatta nel corso degli anni, sostituendone le parti che via via si deterioravano. Giunse quindi un momento in cui tutte le parti usate in origine per costruirla erano state sostituite, bench la nave stessa conservasse esattamente la sua forma originaria. Ragionando su tale situazione (la nave stata completamente sostituita, ma allo stesso tempo la nave rimasta la nave di Teseo), la questione che ci si pu porre : la nave di Teseo si conservata oppure no? Ovvero: l'entit (la nave), modificata nella sostanza ma senza variazioni nella forma, ancora proprio la stessa entit? O le somiglia soltanto? Tale questione si pu facilmente applicare a innumerevoli altri casi; per esempio alla scrupolosa conservazione di alcuni antichi templi giapponesi (anch'essi principalmente in legno, come la nave di Teseo), per i quali ci si pu domandare se siano ancora templi originali. Si pu anche rivolgere il paradosso riguardo all'identit della nostra stessa persona, che nel corso degli anni cambia ampiamente, sia nella sostanza che la compone sia nella sua forma, ma nonostante ci sembra rimanere quella stessa persona.

Voci correlate
Elenco di paradossi Ontologia (accezione filosofica) Usiologia

Paradosso della votazione

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Paradosso della votazione


Il Teorema dell'impossibilit di Arrow, o semplicemente teorema di Arrow, un teorema formulato nel 1951 dal Premio Nobel per l'economia Kenneth Arrow nel libro Social Choice and Individual Values. Esso dice che, dati i requisiti, spiegati pi avanti, di universalit, non imposizione, non dittatorialit, monotonicit, indipendenza dalle alternative irrilevanti, non possibile determinare un sistema di votazione che preservi le scelte sociali. Lo scopo era trovare una qualsiasi procedura di decisione collettiva che potesse soddisfare alcuni requisiti ragionevoli per una scelta non arbitraria. Un esempio di una procedura che non pu soddisfare tutti i requisiti considerati da Arrow il sistema di voto maggioritario come mostrato dal paradosso di Condorcet. Il paradosso di Condorcet mostra come la votazione a maggioranza, usata nella democrazia rappresentativa, pu condurre a delle scelte ambigue: partendo dalle preferenze individuali, si vuole arrivare ad una preferenza collettiva pure coerente (se A preferito a B, e B preferito a C, allora A deve essere preferito a C). Come detto, il paradosso di Condorcet mostra che ci non sempre il caso per le preferenze collettive. Jean-Charles de Borda ha proposto un'altra procedura, detta conteggio di Borda, che consiste nell'attribuire dei punti e fare la somma, la quale non ha questo difetto, ma il teorema di Arrow ci dice che ci deve essere un requisito che non soddisfatto: l'indipendenza dalle alternative irrivelanti. In italiano il nome del teorema non ambiguo, mentre in inglese si preferisce la versione estesa per evitare confusione con un ipotetico teorema della freccia. La dimostrazione del teorema comporta, sorprendentemente, l'impossibilit di soddisfare simultaneamente tutti i requisiti considerati da Arrow.

Illustrazione ed enunciato del teorema


Si ipotizzi che una societ necessiti di adottare un ordine di preferenze tra diverse opzioni. Ciascun individuo della societ ha un proprio ordine di preferenza, che pu esprimere per esempio tramite un voto. Il problema quello di trovare una procedura (per esempio un sistema di voto), pi in generale chiamato una funzione di scelta pubblica, che trasformi l'insieme delle preferenze individuali in un ordinamento globale coerente. Il teorema considera le seguenti propriet, che Arrow ipotizza rappresentare requisiti ragionevoli per un sistema di voto equo: Universalit (o dominio non ristretto): la funzione di scelta sociale dovrebbe creare un ordinamento delle preferenze sociali deterministico e completo, a partire da qualsiasi insieme iniziale di preferenze individuali; Non imposizione (o sovranit del cittadino): qualsiasi possibile preferenza sociale deve essere raggiungibile a partire da un appropriato insieme di preferenze individuali (ogni risultato deve poter essere raggiunto in qualche maniera); Non dittatorialit: la funzione di scelta sociale non deve semplicemente seguire l'ordinamento delle preferenze di un individuo o un sottoinsieme di individui, al contempo ignorando le preferenze degli altri; Monotonicit, o associazione positiva tra i valori individuali e sociali: se un individuo modifica il proprio ordinamento di preferenze promuovendo una data opzione, la funzione di scelta sociale deve promuovere tale opzione o restare invariata, ma non pu assegnare a tale opzione una preferenza minore (nessun individuo dovrebbe essere in grado di esprimersi contro un'opzione assegnandole una preferenza maggiore); Indipendenza dalle alternative irrilevanti: se si confina l'attenzione ad un sottoinsieme di opzioni, e la funzione di scelta sociale applicata ad esse soltanto, il risultato deve essere compatibile con il caso in cui la funzione di scelta sociale applicata all'intero set di alternative possibili. Il teorema di Arrow afferma che se il gruppo di cittadini votanti comprende almeno due individui e l'insieme delle alternative possibili almeno tre opzioni, non possibile costruire una funzione di scelta sociale che soddisfi al contempo tutti i requisiti sopra enunciati. Secondo una versione alternativa del teorema di Arrow, il requisito di monotonicit rimpiazzato da: unanimit (o criterio paretiano, o efficienza paretiana): se ogni singolo individuo preferisce una certa opzione A all'opzione B, allora A deve essere preferita a B anche da parte della funzione di scelta sociale.

Paradosso della votazione Tale formulazione pi restrittiva, in quanto ipotizzare sia la monotonicit che l'indipendenza dalle alternative irrilevanti implica l'efficienza paretiana. Va tuttavia detto che la teoria paretiana dell'efficienza nel liberismo stata falsificata dal premio Nobel per l'Economia Amartya Sen.

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Formulazione logica
Facciamo le seguenti ipotesi. Siano V l'insieme dei voti, A e B i candidati. Per semplicit, consideriamo il caso senza schede nulle o bianche e senza possibilit di pareggio (casi che sono sempre riconducibili a questo eliminando da V i voti nulli o in bianco, e ricorrendo eventualmente al ballottaggio). Detto VA l'insieme dei voti per A, risulta completamente determinato VB, in quanto non altro che il complementare, VB = V - VA . Un'altra ipotesi che se VA sufficiente ad A per vincere, egli vince anche se prende pi voti. Nelle votazioni a maggioranza, il minimo di tali insiemi di voti la met pi uno di V. Ogni insieme che permetta la vittoria di un candidato (poniamo A) detto insieme decisivo. Chiamiamo l'insieme degli insiemi decisivi a favore di A. In termini matematici abbiamo postulato che, detto X un insieme decisivo per A su V: 1. Se X contenuto in Y, allora Y appartiene ad 2. Ogni voto sta in X o nel suo complementare. 3. O X o il suo complementare decisivo. .

Queste propriet sono molto vicine a quelle di un filtro su V, mancando solamente quella della chiusura rispetto all'intersezione. Mostreremo dunque che l'ipotesi della monotonicit, ossia che se A vince su B, e B vince su C, allora A vince su C, equivalente alla chiusura rispetto all'intersezione degli insiemi decisivi di V. Quanto sopra l'enunciato del teorema. Dimostrazione Supponiamo che non sia decisivo. Allora, per la propriet 3, lo il suo complementare .

Quindi, se X fa vincere A su B, e Y B su C, vediamo come ogni votante esprimerebbe le sue preferenze: 1. per ogni elettore di A vince su B, e B su C (ABC) 2. per ogni elettore di 3. per ogni elettore di 4. per ogni elettore di B su C, e B su A (BCA) C su B, e A su B (CAB) C su B, e B su A (CBA)

Allora A vince su B perch X decisivo, B vince su C perch decisivo Y e C vince su A perch

decisivo. Quindi abbiamo il paradosso di Condorcet. Viceversa, dato un qualunque ordine delle prefenze, siano X, Y e Z rispettivamente i votanti che preferiscono A a B, B a C ed A a C. Tutti e tre sono decisivi. Vediamo ora che ogni votante di preferisce A a B, e B a C, e poich l'ordine individuale lineare, A a C. Dunque . E dunque, poich decisivo, lo anche Z. Per le propriet viste prima, gli insiemi decisivi che rispettano la chiusura rispetto all'intersezione formano un ultrafiltro, e dato che l'insieme dei votanti , per fortuna, finito, anche un filtro principale. Esiste, dunque, un singolo votante, che Arrow chiama il dittatore, che da solo determina il risultato della votazione: egli l'intersezione di tutti gli insiemi decisivi. Quindi, con le ipotesi che abbiamo fatto, delle due l'una: o accettiamo il paradosso di Condorcet, e quindi l'esito delle votazioni dipende dall'ordine in cui vengono effettuate, oppure in un sistema che esclude questa possibilit, ogni insieme decisivo comprende un dittatore, ossia un votante che da solo determina il risultato della votazione. Entrambe le possibilit sono in contrasto con l'idea istintiva di democrazia rappresentativa, che quindi matematicamente impossibile. Contrariamente a quanto possa sembrare, sono possibili alternative che consentano ad una Costituzione di attuare una democrazia rappresentativa senza il paradosso di Condorcet, per queste forme devono necessariamente rinunciare ad una o pi delle ipotesi viste in precedenza. Data la semplicit delle ipotesi di partenza, e la complessit della spiegazione del perch sono inaccettabili, arduo ipotizzare che sia possibile far varare una legge elettorale conforme alle soluzioni prospettate.

Paradosso della votazione

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Interpretazioni
Il teorema di Arrow un risultato matematico, ma spesso espresso in termini non matematici, con affermazioni come: nessun sistema di voto equo, qualunque sistema di voto pu essere manipolato, o il solo sistema di voto non manipolabile la dittatura. Queste affermazioni rappresentano semplificazioni del risultato di Arrow che non si possono considerare universalmente vere. Arrow usa il termine fair (equo) con riferimento ai suoi criteri. In effetti alcuni di essi, quali l'ottimo paretiano o la richiesta di assenza di imposizioni, possono apparire banali. Non cos, ad esempio, per il criterio dell'indipendenza dalle alternative irrilevanti. Si consideri il seguente esempio: Dave, Chris, Bill e Agnes concorrono per uno stesso posto di lavoro; si supponga che Agnes abbia un chiaro vantaggio rispetto agli altri concorrenti. Ora, in base al risultato di Arrow, si potrebbe avere una situazione in cui, se Dave si ritira, Bill, e non Agnes, ottiene il posto. Ci potrebbe apparire non equo a molti; tuttavia il teorema di Arrow implica che situazioni di questo tipo non possono in generale essere evitate. Diversi teorici, e non, hanno proposto di rilassare, ossia rendere meno restrittivo, il criterio dell'indipendenza dalle alternative irrilevanti al fine di risolvere il paradosso. I fautori di sistemi di voto basati su ordinamenti delle alternative affermano che il criterio sarebbe restrittivo senza ragione, e che non troverebbe applicazione nella maggioranza delle situazioni concrete. In effetti, tale criterio escluso da diversi meccanismi di voto di comune impiego, cos come in generalizzazioni quali il metodo di Borda. Il teorema di Gibbard-Satterthwaite, un tentativo di rilassare le condizioni che portano al risultato di Arrow, sostituisce al criterio dell'indipendenza dalle alternative irrilevanti un criterio di non-manipolabilit. Il teorema, tuttavia, giunge alle stesse conclusioni (paradossali) di Arrow, dimostrando cos l'equivalenza tra il criterio dell'indipendenza dalle alternative irrilevanti e la non-manipolabilit. In conclusione, il teorema di Arrow mostra che il voto un gioco non banale, e che la teoria dei giochi potrebbe essere impiegata per predire l'esito della maggior parte dei meccanismi di voto. Ci potrebbe essere interpretato come un risultato scoraggiante, dal momento che un gioco non ha necessariamente un equilibrio efficiente (o desiderabile dal punto di vista sociale). L'alternativa sarebbe di traslare i risultati ottenuti da Sen nel campo dell'economia, al campo della politica elettorale, che per richiedono di rilassare una delle condizioni viste all'inizio.

Conseguenze
Nel 1970, applicando lo stesso principio di Arrow, il Premio Nobel per l'economia Amartya Sen ha mostrato l'impossibilit matematica del liberismo paretiano. Tramite una generalizzazione del metodo ad insiemi di vettori ad n dimensioni, l'economista Herbert Scarf ha mostrato nel 1962 l'inesistenza della mano invisibile per mercati con pi di due beni i cui prezzi siano interdipendenti. Il risultato di Arrow rappresenta uno dei primi approcci alle scienze sociali tramite il formalismo matematico; tramite questo e altri lavori Kenneth Arrow ha contribuito significativamente all'evoluzione dell'economia politica nel corso del XX secolo nella direzione di un maggior rigore matematico.

Paradosso della votazione

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Voci correlate
Amartya Sen Mano invisibile Paradosso Paradosso di Condorcet Teorema di Gibbard-Satterthwaite Teorema di May

Bibliografia
Arrow, K.J., A Difficulty in the Concept of Social Welfare [1], Journal of Political Economy, 58, 328346, 1950 Arrow, K.J., Social Choice and Individual Values, Yale University Press, 1951, ISBN 0300013647. Liberamente scaricabile da [2], sia la versione del 1951 che del 1963. Ed. Italiana: "Scelte sociali e valori individuali", Etas, 2003, ISBN 8845312224 MacKay, A.F., Arrow's Theorem: The Paradox of Social Choice, Yale University Press, New Haven, 1980 Odifreddi, P., C'era una volta un paradosso - storie di illusioni e verit rovesciate, Einaudi, 2001, ISBN 8806150901 Scarf, H.E., An analysis of markets with a large number of participants [3], 1962, Princeton University Conference Paper. Presente in Recent Advances in Game Theory, Philadelphia, The Ivy Curtis Press, 1962 Sen, A.K. "The Impossibility of a Paretian Liberal", Journal of Political Economy, n. 78, 1970, pp 152-157.

Collegamenti esterni
Three Brief Proofs of Arrows Impossibility Theorem [4] Discussion of Arrows Theorem and Condorcets method [5] The Solution to Arrow's problem [6] Sito personale [7] di Herbert Scarf

Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] http:/ / gatton. uky. edu/ Faculty/ hoytw/ 751/ articles/ arrow. pdf http:/ / cowles. econ. yale. edu/ P/ cm/ cfmmain. htm http:/ / cowles. econ. yale. edu/ ~hes/ pub/ analysis. pdf http:/ / ideas. repec. org/ p/ cwl/ cwldpp/ 1123r3. html http:/ / www. electionmethods. org/ Arrow. htm http:/ / econwpa. wustl. edu:8089/ eps/ get/ papers/ 9707/ 9707001. html http:/ / cowles. econ. yale. edu/ ~hes/

Paradosso delle due buste

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Paradosso delle due buste


Il paradosso delle due buste deriva da un ragionamento logico-matematico, apparentemente ineccepibile, che dimostra che, tra due buste di valore diverso, ma dichiarate esternamente indistinguibili, una volta scelta una delle due conviene comunque cambiarla. In realt, come intuitivo, il guadagno atteso da uno scambio delle buste all'ultimo momento dovrebbe essere mediamente nullo, ma, nella situazione prospettata, risulta piuttosto sottile individuare se sia fallace l'enunciato, il ragionamento logico o l'intuito. L'analisi di questo paradosso richiama l'attenzione sulla valutazione non sempre banale della probabilit condizionata e sui limiti dell'ipotesi di equiprobabilit per eventi con cause sconosciute.

Situazione
In un ipotetico gioco a premi, al concorrente vengono presentate due buste chiuse, ciascuna contenente l'indicazione di un premio in denaro, che il concorrente ricever, se la sceglie. noto che il valore indicato in una busta esattamente il doppio di quello dell'altra, ma non si sa quale delle due contenga il premio maggiore. Il concorrente pu ottenere il premio di una sola busta, ma gli viene data la possibilit di effettuare la scelta definitiva anche dopo aver aperto a suo piacere una busta ed averne visto il valore.

Paradosso
Sembra evidente che: 1. non c' differenza nella scelta dell'una o dell'altra busta, prima dell'apertura. 2. la conoscenza del valore di una busta non aggiunge informazioni alla domanda se questo sia maggiore o minore dell'altro. Quindi non c' alcun motivo per preferire l'una o l'altra busta, prima di averle aperte entrambe. Tuttavia, applicando la teoria delle decisioni, si giunge alla conclusione paradossale che sia sempre conveniente scegliere l'altra busta. Infatti, se nella busta che si sceglie di aprire per prima contenuto, diciamo, un premio di valore A, nell'altra busta sar contenuto un premio di valore A/2, oppure un premio di valore 2A. In caso di cambio: se andasse male, si dimezzerebbe il premio (perdita=A/2) ma, se andasse bene, si raddoppierebbe (guadagno=A). Sulla base delle informazioni a nostra disposizione nessuna delle due eventualit - che si perda A/2 o che si vinca A - appare favorita rispetto all'altra, dunque la strategia pi ragionevole sembrerebbe quella di considerare entrambe le opzioni equiprobabili, con probabilit 1/2 e 1/2. Quindi conviene certamente tentare la sorte, e scegliere di cambiare la busta, vista la netta differenza tra possibile guadagno e possibile perdita. In termini matematici, se calcoliamo il guadagno atteso che si ha cambiando busta (probabilit di guadagnare moltiplicata per il valore del guadagno, meno probabilit di perdere moltiplicata per il valore della perdita), otteniamo:

una quantit che positiva per qualsiasi valore di A. Concludiamo che conviene sempre cambiare busta, a prescindere dal valore che troviamo in quella scelta per prima (e quindi anche senza averci guardato dentro!). Ci che sembra palesemente assurdo.

Paradosso delle due buste Se davvero assurda l'affermazione che conviene sempre cambiare, rimane il problema di individuare la fallacia dell'argomentazione appena presentata.

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Soluzione
Il ragionamento si basa sulle due condizioni: 1. probabilit del 50% per il caso favorevole e altrettanto per quello contrario; 2. conoscenza del valore del premio contenuto in una busta. Queste assunzioni sarebbero entrambe corrette di per s, ma non lo sono contemporaneamente. Infatti si riferiscono a due casi ben distinti:

Caso 1 - buste chiuse, nessun paradosso


Chiamiamo X il premio minore e Y il premio maggiore. I valori non sono noti, ma sappiamo che Y vale il doppio di X (Y = 2X) e che sono distribuiti in modo equiprobabile tra le due buste. Se si apre prima la busta con X, cambiando si troverebbe Y (=2X), con un guadagno pari a Y-X=X. Se si apre prima la busta con Y, cambiando si troverebbe X, stavolta con un perdita netta pari a Y-X=X . Si vede dunque il guadagno e la perdita sono uguali ed equiprobabili, come intuitivamente doveva essere. Tornando al ragionamento iniziale del paradosso, bisogna tener presente che il valore A, trovato all'apertura della prima busta, vale una volta X e una volta Y, a seconda di quale busta si sia scelta per prima. sbagliato quindi dire che una perdita pari ad A/2 (quando si cambia dopo aver aperto prima la busta col valore maggiore, e A=Y=2X) sia diversa da un guadagno pari ad A (quando si cambia dopo aver aperto prima la busta col valore minore, e A=X). In realt la perdita in un caso uguale al guadagno nel caso opposto.

Caso 2 - una busta aperta


chiamiamo A il valore trovato nella busta aperta. Stavolta la vincita pu essere solo A e la perdita solo A/2. Ma non possiamo pi affermare con certezza che la probabilit tra i due casi sia la stessa. Essa dipende fortemente dal valore di A, in relazione alla distribuzione di probabilit dei premi possibili. Intuitivamente potremmo dire che, se abbiamo trovato un premio alto, ci conviene accontentarci e, se abbiamo trovato un premio basso, ci conviene tentare l'altra busta. In altre parole, tutto dipende dal criterio con cui sono stati scelti i premi da inserire nelle buste e da quale sia il premio massimo possibile. Premio massimo definito Supponiamo, ad esempio, che il premio maggiore nella buste sia stato scelto a caso (con uguale probabilit) tra zero e 2 milioni, come valore massimo. Di conseguenza il premio minore sar compreso tra zero e un milione, con la stessa distribuzione di probabilit. In queste condizioni, se il valore A trovato nella prima busta inferiore ad un milione abbiamo una buona probabilit di guadagnare nel cambio (guadagno medio atteso pari ad A/2, con A che vale mediamente mezzo milione)[1]. Ma, ovviamente, avremmo la certezza di una perdita, se cambiassimo quando A maggiore di un milione (guadagno medio atteso pari a "meno A/2", con A che in questo caso vale mediamente un milione e mezzo = 3/2 di milione) ! Se decidessimo di cambiare in ogni caso, ci accorgeremmo che, a conti ben fatti, il valore atteso del guadagno sarebbe esattamente zero. Infatti, calcolando correttamente il valore della perdita per la probabilit di perdere, si trova un risultato uguale al valore del guadagno per la probabilit di vincere. (C' infatti una probabilit 3/4[2] di trovare un valore compreso tra zero e un milione, con guadagno medio di 1/4 di milione, e una probabilit 1/4[2] di

Paradosso delle due buste trovare un valore compreso tra un milione e due milioni, con perdita media di 3/4 di milione) Anche in questo caso il paradosso scompare. Il ragionamento iniziale non applicabile, in quanto non tiene conto del limite massimo dei premi n della conseguente diversa probabilit di aver scelto per prima la busta col premio maggiore o col premio minore. Nessun limite al premio Se non stabiliamo il valore massimo del premio, implicitamente ammettiamo che esso possa diventare teoricamente infinito. Conservando l'ipotesi che i premi siano stati scelti a caso, con distribuzione uniforme (l'unica che possiamo ipotizzare in mancanza di altre indicazioni), resta matematicamente valida la conclusione che conviene cambiare solo se il valore trovato nella prima busta inferiore alla met del massimo e che non conviene in caso contrario. Ma questa volta, se il massimo infinito, anche la met del massimo infinita e, siccome i confronti tra grandezze infinite non seguono esattamente le regole dei confronti tra grandezze finite, il paradosso rimane e pu essere spiegato semplicemente ricordando che spesso l'infinito si comporta in modo paradossale[3] o meglio, in modo contro-intiuitivo. In questo caso, ad esempio, qualunque valore (finito) trovassimo nell'aprire la prima busta, esso sarebbe certo inferiore alla met del massimo (infinito) e quindi avremmo (sempre) buone probabilit di guadagnare nel cambio. Nella pratica non possiamo mai immaginare di trovare una busta con dentro un valore infinito, n avrebbe senso stabilire se tale valore (infinito) sia minore o maggiore della met del massimo (anch'esso infinito). Perci trascuriamo completamente di conteggiare il peso di queste eventualit teoriche, e concludiamo che conviene sempre cambiare. Invece anche in questo caso, a conti ben fatti, la scelta di cambiare 'sempre' comporta un guadagno atteso nullo, se si mette debitamente in conto il peso di perdite (o guadagni) infiniti.

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Cenno storico
Una formulazione analoga a questo paradosso risale almeno al 1953, quando un matematico belga, Maurice Kraitchik, propose questo rompicapo: Due persone, ugualmente ricche arrivano a confrontare il contenuto dei loro portafogli, di cui nessuno dei due conosce il contenuto esatto. Impostano il gioco in questi termini: chi ha meno denaro nel portafoglio ricever tutto il denaro del portafoglio dell'altro (niente accade, se i due valori sono uguali). Uno dei due pu cos ragionare: Supponiamo che ho una quantit A nel mio portafoglio: questo il massimo che potrei perdere. Se invece vinco (probabilit 0,5), alla fine avr nel mio portafoglio un valore certamente maggiore di 2A. Quindi il gioco favorevole a me. L'altro pu ragionare esattamente allo stesso modo. In effetti, per simmetria, il gioco pari. Dov' dunque l'errore nel ragionamento di ciascun uomo? Martin Gardner ha reso popolare il rompicapo nel suo libro del 1982 Aha! Gotcha, sempre nella forma di scommessa sul portafoglio. Nel 1989 Barry Nalebuff lo ha presentato nella forma delle due buste e, da allora, questa la forma pi comunemente usata.

Paradosso delle due buste

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Approfondimenti matematici
Caso 1
Prima di aprire le buste, corretto assegnare ad una busta il 50% di probabilit di contenere il premio maggiore (o minore). Si corre per il rischio di sbagliare, se si assegna al premio un valore X, e se si ragiona una volta come se questo X fosse il premio maggiore, ma subito dopo come se lo stesso X fosse il premio minore. Si pu comunque evitare l'analisi della variabile stocastica X, semplicemente assegnando alle due buste valori di premio pari a X e a 2X. Questa assegnazione, valida qualunque sia la distribuzione di probabilit dei premi, permette di definire correttamente la differenza tra le due buste. Tale differenza, nel caso di scambio, corrisponde alla perdita a cui si va incontro, se la prima busta contiene il valore maggiore, ma anche al guadagno che si ottiene, se la prima busta contiene il valore minore.

Caso 2
Supponendo di conoscere il valore del premio contenuto in una busta, e volendo tener conto di come questa informazione possa influire sulla decisione di cambiare, diventa indispensabile formulare un'ipotesi sulla distribuzione di probabilit con cui siano stati scelti i premi nelle buste. Con qualche passaggio matematico si dimostrare che, in ogni caso, qualunque sia questa distribuzione, il cambio comporta un guadagno atteso nullo. Distribuzione uniforme Sappiamo che ad ogni valore Y, che possa essere inserito nella busta di valore maggiore, associato un valore X=Y/2 che deve essere inserito nella busta di valore minore. Chiamiamo x il valore minore e y il valore maggiore contenuti nella coppia di buste in gioco. Possiamo supporre che y sia stato scelto a caso da una distribuzione uniforme tra un minimo m e un massimo M. Chiamiamo p(y) questa distribuzione di probabilit. Di conseguenza x risulta scelto a caso in un intervallo met, da m/2 a M/2, con una distribuzione uniforme di valore doppio p(x)= 2p(y). Dunque il valore A che troveremo nella prima busta avr probabilit: 1. 2. 3. 4. p(x) (m-m/2) di appartenere alla classe delle x, nell'intervallo da m/2 a m. - Nello scambio si guadagna A. p(x) (M/2-m) di appartenere alla classe delle x, nell'intervallo da m a M/2. - Nello scambio si guadagna A. p(y) (M/2-m) di appartenere alla classe delle y, nell'intervallo da m a M/2. - Nello scambio si perde A/2. p(y) (M-M/2) di appartenere alla classe delle y, nell'intervallo da M/2 a M. - Nello scambio si perde A/2.

Per normalizzare, in modo che la probabilit complessiva sia uguale a 1, deve essere uguale a 1 la somma dei quattro casi: p(x) m/2 + p(x) (M/2-m) + p(y) (M/2-m) + p(y) M/2 = 1 p(y) ( m + 2(M/2-m) + (M/2-m) + M/2 ) = 1 Cio:

Nei quattro casi si ottengono dunque i seguenti valori medi di guadagno atteso dallo scambio (valore medio dell'intervallo, moltiplicato per la probabilit dell'intervallo stesso):

Paradosso delle due buste 1. 2. 3. 4. +A(medio)= 1/2(m+m/2), con probabilit p(x)m/2, cio +A(medio)= 1/2(M/2+m), con probabilit p(x)(M/2-m), cio -A/2(medio)= -1/4(M/2+m), con probabilit p(y)(M/2-m), cio -A/2(medio)= -1/4(M+M/2), con probabilit p(y)M/2, cio

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Sommando i quattro casi, si vede che il guadagno atteso complessivo esattamente nullo. Pi in dettaglio, esso positivo per A minore di m (caso 1) e per A compreso tra m e M/2 (caso 2 + caso 3), ma negativo per A maggiore di M/2. Questo risultato pu essere esteso senza problemi al caso in cui il minimo m diventi piccolo fino allo zero, annullando il primo intervallo. Ancora, il risultato di guadagno nullo rimane valido anche al caso in cui M diventa grande a piacere, fino all'infinito. In questo ultimo caso per, si perde il significato dell'intervallo 4, da 1/2 infinito a infinto. Se non si passa prima dall'analisi di M finito, facilmente si indotti a trascurare l'influenza di questo intervallo e si perde la possibilit di spiegare l'origine del paradosso. Una caratteristica fastidiosa della distribuzione uniforme che, quando l'intervallo M diventa infinito, la probabilit di qualunque valore diventa evanescente. Ancora, quando l'intervallo M diventa infinito, il premio mediamente atteso dall'apertura di una busta diventa esso stesso infinto. questo un altro aspetto importante, che spiega come mai possa sembrare vantaggioso cambiare sempre. Qualunque sia il valore (finito) che si trovi nella prima busta, esso apparir sempre al di sotto della media attesa. Altre distribuzioni Per superare i problemi di probabilit evanescenti e di premi infiniti, sono state analizzate distribuzioni di probabilit decrescenti per premi elevati. Se la distribuzione di probabilit p(y) diminuisce, al crescere di y, pi rapidamente di 1/y, diventa possibile normalizzare a 1 la probabilit complessiva, dividendo per l'integrale da zero a infinito di p(y)dy, che in questo caso non infinito. Rimarrebbe per ancora infinito il premio medio atteso, a meno che la distribuzione di probabilit non diminuisca, al crescere di y, pi rapidamente di . In quest'ultimo caso il confronto tra la probabilit che un valore A, trovato nella prima busta, sia la met di un valore, diciamo y=2A, contenuto nella seconda busta (per cui converrebbe cambiare), e la probabilit contraria, che si tratti invece del doppio di un valore, diciamo x=A/2, contenuto nella seconda busta (per cui non converrebbe cambiare), cos sfavorevole che non risulta mai conveniente cambiare. In tutti i casi, compresi quello della distribuzione uniforme e quello delle distribuzioni a media infinita, il valore atteso del guadagno medio sempre esattamente zero. Per la dimostrazione analitica, conviene partire assegnando due simboli diversi alla probabilit posto nelle buste un premio (di valore maggiore) compreso tra posto nelle buste un premio (di valore minore) compreso tra e e , e alla probabilit . Siano: , che venga , che venga

Ovviamente, quando

. , deve essere

. Cio:

La probabilit di trovare un valore

nella prima busta data dalla somma della probabilit , che

, che

sia il

valore minore (e quindi si guadagna z nel cambio), pi la probabilit

sia il valore maggiore (e

Paradosso delle due buste quindi si perde z/2 nel cambio). Complessivamente il guadagno atteso nel cambio vale: . Si vede dunque che il guadagno positivo quando , cio quando la probabilit a priori che

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venga scelto un certo valore di premio pi di quattro volte la probabilit che venga scelto un valore doppio. Nei casi in cui questa condizione non rispettata, per esempio, con una funzione del tipo o, in modo pi netto, quando esiste un valore massimo M del premio possibile, e compreso tra M/2 e M, non conviene cambiare e il paradosso non si pone. Negli altri casi ci troviamo invece nella situazione paradossale, o meglio contro intuitiva, che il guadagno positivo per ogni valore di , ma la somma integrale dei guadagni attesi, estesa da zero infinito, nulla. Infatti:

Ponendo w=2z e dw=2dz:

che vale esattamente zero, qualunque sia la distribuzione di probabilit

Note
[1] Riferendici al caso ipotizzato, la probabilit che come premio maggiore sia stato scelto proprio il valore generico A pari a 1 su due milioni. Analogamente, la probabilit che un valore generico A (minore di un milione) appartenga alla classe dei premi minori pari a 1 su un milione. In altre parole, un valore A inferiore al milione ha probabilit doppia di essere un premio "minore", rispetto alla probabilit di essere un premio "maggiore" (ovviamente un valore A superiore al milione sarebbe certamente un premio "maggiore"). Se dunque A minore di un milione, decidendo di cambiare, si hanno 2 probabilit di raddoppiare (guadagnare un altro A), e 1 probabilit di dimezzare la vincita (perdere A/2). Cio si ottiene 'mediamente' un guadagno pari a (2/3 A - 1/3 A/2)= A/2. [2] Il calcolo facilmente verificabile fissando l'attenzione solo su premi di valore intero. Cos avremmo un milione di buste con i premi minori (da uno a un milione), collegate ad altrettante buste con i premi doppi (da due a due milioni). Di queste ultime buste, una met conterrebbe ovviamente valori inferiori al milione e una met valori superiori. In totale ci sarebbero un milione e mezzo di buste con valore inferiore al milione e mezzo milione di buste con valore superiore. Quindi, aprendo la prima busta a caso, avremo 3 possibilt su quattro di trovare un valore inferiore al milione e una probabilit su quattro di trovarne uno superiore. [3] Un semplice esempio di comportamento 'paradossale' dell'infinito pu essere derivato dal paradosso di Galileo. Quanti sono i numeri pari, rispetto al totale dei numeri naturali? Si potrebbe dire che sono la met del totale, dato che nella sequenza naturale si alternano con i numeri dispari. Ma, pensandoci bene, la totalit dei numeri pari non pu essere inferiore alla totalit dei numeri interi: infatti per ogni numero intero esiste il suo doppio, che pari. Evidentemente per l'infinito non valgono le regole ordinarie.

Voci correlate
Calcolo di probabilit condizionata Paradosso delle tre carte Problema di Monty Hall - Pu una capra far aumentare la probabilit di vincere un'automobile? Paradossi dell'infinito - Non valgono le regole degli insiemi finiti Paradosso di San Pietroburgo - Conviene scommettere su una vincita infinita, con probabilit infinitesima di vincere? Paradosso di Bertrand - Quante sono le corde che tagliano un cerchio? Paradosso del quiz

Paradosso delle tre carte

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Paradosso delle tre carte


Viene detto paradosso delle tre carte un classico problema del calcolo delle probabilit che pur nella sua semplicit ha una soluzione abbastanza controintuitiva: ci sono tre carte, delle quali la prima (A) rossa su entrambi i lati, la seconda (B) su un lato rossa e sull'altro bianca e la terza (C) bianca su entrambi i lati. Ponendo su un tavolo una delle tre carte, scelta a caso, ottengo che il lato visibile di colore rosso. Qual la probabilit che anche il lato non visibile sia di colore rosso? La risposta intuitiva porta solitamente a rispondere che la probabilit ricercata sia pari al 50%, in quanto solo due carte (la A e la B) possono mostrare il colore rosso e solo una di queste (la A) pu mostrare anche sull'altro lato il colore rosso; tuttavia si dimostra che la risposta giusta 2/3.

Soluzione
Ci sono in tutto 6 facce, delle quali 3 sono rosse e 3 sono bianche. Denominiamo 1 e 2 le due facce che appartengono alla carta rossa su entrambi i lati; denominiamo 3 la faccia rossa della carta rossa su un lato e bianca sull'altro. possibile che la faccia visibile all'inizio del gioco sia 1, 2 o 3, con uguale probabilit. Su tre possibili casi, due comportano che la faccia non visibile sia rossa: 1 e 2. Pertanto la probabilit che il lato non visibile sia rosso di 2/3. L'intuizione suggerisce la risposta sbagliata perch porta a non distinguere le facce 1 e 2 come eventi distinti.

Dimostrazione assiomatica o frequentista


Estraendo una carta e posandola sul tavolo si possono verificare i seguenti sei casi equoprobabili, che possono capitare in maniera egualmente frequente 1. 2. 3. 4. 5. 6. lato visibile = Aa = rosso, lato nascosto = Ab = rosso lato visibile = Ab = rosso, lato nascosto = Aa = rosso lato visibile = Ba = rosso, lato nascosto = Bb = bianco lato visibile = Bb = bianco, lato nascosto = Ba = rosso lato visibile = Ca = bianco, lato nascosto = Cb = bianco lato visibile = Cb = bianco, lato nascosto = Ca = bianco

escludendo gli ultimi tre casi in quanto il lato visibile bianco, rimangono tre casi dove il lato visibile rosso, due dei quali nascondono un lato anch'esso rosso, dunque la probabilit di 2/3.

Dimostrazione con il teorema di Bayes


La probabilit condizionata cercata Pr(lato invisibile rosso | lato scoperto rosso) dove i lati rossi sono: Aa, Ab e Ba (e quelli bianchi: Bb, Ca, Cb), per cui si pu scrivere Pr(Aa+Ab+Ba|Aa+Ab+Ba) che, utilizzando il teorema di Bayes viene riformulata in = Pr(Aa+Ab+Ba|Aa+Ab+Ba) * Pr(Aa+Ab+Ba) / ( Pr(Aa+Ab+Ba|Aa+Ab+Ba) * Pr(Aa+Ab+Ba) + Pr(Aa+Ab+Ba|Bb+Ca+Cb) * Pr(Bb+Ca+Cb) ) Essendo Pr(Aa+Ab+Ba)=1/2, ovvero met dei lati sono rossi Pr(Bb+Ca+Cb)=1/2, e l'altra met sono bianchi Pr(Aa+Ab+Ba|Aa+Ab+Ba) = Pr(Aa|Aa+Ab+Ba) + Pr(Ab|Aa+Ab+Ba) + Pr(Ba|Aa+Ab+Ba) = 1/3 + 1/3 + 0 = 2/3

Paradosso delle tre carte Pr(Aa|Aa+Ab+Ba) = Pr(Aa+Ab+Ba|Aa) * Pr(Aa) / Pr(Aa+Ab+Ba) = 1 * 1/6 * 2 = 2/6 = 1/3 Pr(Aa+Ab+Ba|Aa) = Pr(Aa|Aa) + Pr(Ab|Aa) + Pr(Ba|Aa)= 0+1+0 = 1 Pr(Aa) = 1/6 Pr(Aa+Ab+Ba) = 1/2 Pr(Ab|Aa+Ab+Ba) = 1/3, ottenuto in modo analogo Pr(Ba|Aa+Ab+Ba) = 0, comprensibile in modo intuitivo, in quanto se il lato visibile appartiene alla carta A il retro non pu appartenere alla carta B e se il lato visibile Ba non possibile che anche il lato coperto sia Ba: Pr(Aa+Ab+Ba|Ba) = Pr(Aa|Ba) + Pr(Ab|Ba) + Pr(Ba|Ba)= 0 + 0 + 0 = 0 in maniera analoga si mostra che Pr(Aa+Ab+Ba|Bb+Ca+Cb) = Pr(Aa|Bb+Ca+Cb) + Pr(Ab|Bb+Ca+Cb)+ Pr(Ba|Bb+Ca+Cb) = 0 + 0 + 1/3 = 1/3 per cui Pr(lato invisibile Rosso | lato scoperto rosso) = 2/3*1/2 / (2/3*1/2 + 1/3*1/2) = 2/3

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Le origini
Questo il testo originale del paradosso, proposto da Warren Weaver nel 1950:

Giochiamo con tre carte. Una bianca su entrambi i lati, una rossa su entrambi i lati e una bianca da un lato e rossa
dall'altro. Ogni carta nascosta in una scatoletta nera. Il giocatore sceglie una delle tre scatolette, estrae la carta e la posa sul tavolo in modo che sia visibile un solo lato. Supponiamo che il lato che si vede sia bianco. Il conduttore propone al giocatore di scommettere alla pari che bianco anche l'altro lato della carta (se bianco vince il conduttore, se rosso vince il giocatore). Conviene al giocatore accettare la scommessa? Perch?

Paradosso delle tre scatole


In realt, una versione perfettamente analoga del problema era gi stata presentata da Joseph Bertrand nel suo libro Calcul des probabilits: ci sono tre scatole, di cui la prima contiene due monete d'oro, la seconda due monete d'argento e la terza una d'oro ed una d'argento: se estraendo una moneta a caso da una scatola a caso ci si ritrova in mano una moneta d'oro, qual la probabilit che anche l'altra nella scatola lo sia? La soluzione anche in questo caso 2/3.

Voci correlate
Problema di Monty Hall Warren Weaver e Martin Gardner, che hanno descritto questo problema Paradosso dei due bambini

Paradosso di Abilene

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Paradosso di Abilene
Il Paradosso di Abilene un paradosso in cui un gruppo di persone prende una decisione che va contro agli interessi di tutti gli individui del gruppo. causato da un problema di comunicazione interno al gruppo, per cui ciascun membro crede erroneamente che la propria preferenza sia contraria a quella del gruppo e non prova nemmeno a sollevare obiezioni. Il paradosso descritto con una storia spesso presentata ai corsi di management.

La storia
Una tranquilla famiglia americana composta da una ragazza, dal marito e dai genitori di lei, stava trascorrendo un afoso pomeriggio estivo a Coleman nel Texas, in una bella casa con giardino, aria condizionata e piscina. Erano in veranda e giocavano a carte. In un momento in cui la conversazione languiva, il suocero se ne usc con un "Che ne direste di andarcene tutti a cena ad Abilene?" La ragazza, per compiacere il padre, subito disse "Mi pare una bella idea!". Il marito, che pensava alle oltre 50 miglia da passare alla guida con quel caldo, ma non voleva contrastare il suocero, disse alla suocera "Se anche tu sei d'accordo potremmo metterci in macchina". E la suocera "Certo che vengo volentieri, da parecchio che non vado ad Abilene." Detto fatto si misero in cammino. Il viaggio fu caldo, polveroso, e con molto traffico. Ad Abilene cercarono una pizzeria per mangiare e dopo vari giri per trovare un parcheggio finirono in una trattoria messicana dove mangiarono male e spesero uno sproposito. Sulla via del ritorno bucarono una gomma e stentarono a trovare una stazione di servizio che li aiutasse. Dopo quattro ore si ritrovarono a casa accaldati, stanchi e delusi. Erano sdraiati sui divani ed il vecchio azzard ambiguamente " stato un bel tragitto!". La suocera disse che avrebbe preferito rimanere a casa ma che non voleva raffreddare l'entusiasmo degli altri. Anche il marito disse che aveva accettato solo per compiacere gli altri tre. La ragazza aggiunse "Dovevamo essere pazzi a metterci in macchina con questo caldo!". Concluse il suocero "Io l'ho proposto perch mi sembravate annoiati." Morale: questa favoletta, probabilmente inventata, tende ad attirare l'attenzione sul fatto che nella maggioranza dei casi l'essere umano si adegua istintivamente a quella che crede essere la volont del gruppo. Questo atteggiamento fa il paio con "Ma lo fanno tutti" che la classica scusa di chi non trova altra giustificazione ad un proprio errore. Con questo esempio invece si vuol spingere l'individuo ad una realistica ed indipendente valutazione di ogni situazione, scegliendo e proponendo quella che a suo giudizio la soluzione migliore. Possono rimanere perplessi gli amanti della democrazia "ideale". I ricercatori in questo campo hanno proposto vari mezzi con i quali i gruppi di persone possano evitare tale comportamento disfunzionale. Tra questi, nessuno si mostrato pi efficace di includere persone con formazione differente nel processo decisionale. I gruppi cos costituiti tendono a essere pi efficaci nell'evitare il Paradosso di Abilene e tendono ad essere capaci di prendere decisioni migliori.

Bibliografia
Harvey, Jerry B., The Abilene paradox and other meditations on management, Lexington, 1988

Paradosso di Achille e la tartaruga

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Paradosso di Achille e la tartaruga


Il paradosso di Achille e la Tartaruga il pi famoso dei Paradossi di Zenone. stato proposto nel quinto secolo a.C. da Zenone di Elea, che intendeva difendere le tesi del suo maestro Parmenide, che sosteneva che il movimento non altro che illusione.

La corsa della tartaruga


Una delle descrizioni pi famose del paradosso quella dello scrittore argentino Jorge Luis Borges[1]: Achille, simbolo di rapidit, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte pi svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e cos via allinfinito; di modo che Achille pu correre per sempre senza raggiungerla.

Le soluzioni del paradosso


La confutazione pi immediata quella del filosofo Diogene di Sinope, che silenziosamente si mise a camminare davanti a chi gli ricordava gli argomenti di Zenone contro il movimento. Secondo Aristotele, invece, il tempo e lo spazio sono divisibili allinfinito in potenza, ma non sono divisibili allinfinito in atto. Una distanza finita (che secondo Zenone non percorribile perch divisibile in frazioni infinite) infinita nella considerazione mentale, ma in concreto si comporta di parti finite e pu essere percorsa. Da un punto di vista matematico la spiegazione sta nel fatto che gli infiniti intervalli impiegati ogni volta da Achille per raggiungere la tartaruga diventano sempre pi piccoli, ed il limite della loro somma converge, per le propriet delle serie geometriche. Una somma di infiniti elementi o, pi precisamente, il limite di una somma di infiniti elementi non necessariamente infinito. Prendiamo ad esempio la somma di tutte le frazioni che si possono ottenere dimezzando ogni volta un intero:

La somma di tutti questi elementi sempre inferiore ad uno. Arrivati allelemento numero n, la somma sar pari ad uno meno la frazione di ordine n. Arrivati ad esempio al terzo elemento, la somma sar uguale a sette ottavi, pari ad uno meno un ottavo (un mezzo elevato alla terza). Arrivati al decimo elemento, la somma sar uno meno un milleventiquattresimo (un mezzo elevato alla decima; infatti due elevato alla decima potenza 1024). Da un punto di vista matematico, si pu affermare che il limite di questa somma di infiniti termini uno. Un altro approccio considera il significato fisico degli intervalli spaziali, le cui dimensioni dopo pochi passaggi sono estremamente ridotte. Secondo la meccanica quantistica, infatti, non ha senso considerare intervalli pi piccoli di una determinata dimensione.[2]

Paradosso di Achille e la tartaruga

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Voci correlate
Zenone di Elea Elenco di paradossi

Note
[1] Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni, Feltrinelli, 1973, Metamorfosi della tartaruga [2] http:/ / www. riflessioni. it/ scienze/ paradosso-achille-tartaruga. htm

Paradosso di Berry
Il paradosso di Berry risale ad una lettera inviata da G. G. Berry (da qui il nome), un bibliotecario dell'Universit di Oxford a Bertrand Russell. Esso pu essere descritto nei seguenti termini Sia N il numero (evidentemente finito) di parole (non importa se articoli, sostantivi, verbi, preposizioni ecc.) in un dato dizionario della lingua italiana, cui aggiungiamo l'insieme di simboli contenuti in un dato testo di matematica e sia H l'insieme (anch'esso finito) delle frasi componibili con al pi, diciamo, 50 parole e simboli. Consideriamo ora in H tutte quelle frasi che definiscono correttamente dei numeri interi positivi (un esempio : tre il numero immediatamente successivo a due, un altro: tre il secondo numero che incontriamo nella successione dei numeri primi e cos via). Sia K il numero di frasi con meno di 50 parole che definiscono correttamente numeri naturali. Poich K finito l'insieme dei numeri definiti che troviamo in esso anch'esso finito e possiamo individuare il pi grande di tali numeri: chiamiamolo b. Consideriamo ora la frase: b+1 il numero naturale successivo al pi grande numero definibile con una frase contenente al massimo cinquanta parole. Essa una frase con meno di 50 parole (19, per la esattezza) che definisce b + 1, dunque anche b + 1 dovrebbe appartenere alla classe dei numeri definibili con meno di 50 parole! stato osservato che il paradosso dipende dall'utilizzo non rigoroso della espressione numero definibile attraverso n parole; se si connota esattamente l'espressione, mettendo al bando le trappole dell'autoreferenzialit, il paradosso scompare. In realt immediato rendersi conto che, se si accetta la frase 'tre il numero immediatamente successivo a due' , allora, modificandola opportunamente, si ottengono, con lo stesso numero di parole, tutte le frasi che definiscono tutti i numeri naturali superiori a 0 o ad 1, a seconda; ne consegue che falsa la conclusione Poich K( il numero di frasi ) finito l'insieme dei numeri definiti che troviamo in esso anch'esso finito . Allo stessa tipologia delle antinomie linguistiche appartiene il paradosso di Richard, che sta in qualche modo alla base del teorema di incompletezza di Gdel.

Collegamenti esterni
The Berry Paradox [1] di Gregory Chaitin

Note
[1] http:/ / www. umcs. maine. edu/ ~chaitin/ unm2. html

Paradosso di Bertrand

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Paradosso di Bertrand
Il Paradosso di Bertrand un problema riguardante l'approccio classico alla Teoria della probabilit. Si consideri un triangolo equilatero inscritto in un cerchio. Supponiamo di scegliere casualmente una corda del cerchio. Qual la probabilit che la corda sia pi lunga di un lato del triangolo equilatero? Questo problema fu posto inizialmente da Joseph Bertrand nel suo lavoro Calcolo delle probabilit del 1888. Bertrand port inoltre tre argomenti, tutti apparentemente validi, ma che portavano a risultati inconsistenti. Il metodo degli "estremi casuali": si scelga un punto sulla circonferenza e si ruoti il triangolo in modo che il punto scelto sia uno dei vertici. Si scelga poi un altro punto sulla circonferenza e si disegni la corda congiungente i due punti. Per punti sull'arco compreso fra gli estremi del lato opposto al primo punto, la corda pi lunga di un lato del triangolo. La lunghezza dell'arco un terzo della lunghezza della circonferenza, di conseguenza la probabilit che una corda presa a caso sia pi lunga di un lato del triangolo iscritto un terzo.

rosso = pi lunga del lato del triangolo, blu = pi corta

Il metodo del "raggio casuale": si scelga un raggio del cerchio e si ruoti il triangolo in modo che un lato sia perpendicolare al raggio. Si scelga poi un punto del raggio e si disegni la corda che ha per punto medio il punto scelto. La corda pi lunga di un lato del triangolo se il punto scelto pi vicino al centro del cerchio rispetto al punto in cui il lato del triangolo interseca il raggio. Dal momento che il lato del triangolo divide il raggio in due parti uguali, ugualmente probabile che il punto scelto sia pi vicino o pi lontano. Di conseguenza la probabilit che una corda presa a caso sia pi lunga di un lato del triangolo inscritto un mezzo.

Paradosso di Bertrand

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Il metodo del "punto medio casuale": si scelga un punto casuale del cerchio (non necessariamente della circonferenza!). Si costruisca quindi una corda che abbia il punto scelto come punto medio. La corda pi lunga del lato del triangolo inscritto se il punto scelto cade all'interno di un cerchio concentrico al primo di raggio 1/2. L'area del cerchio pi piccolo un quarto dell'area del cerchio iniziale, di conseguenza la probabilit che una corda presa a caso sia pi lunga del lato del triangolo inscritto un quarto.

Soluzione classica
La soluzione del problema, quindi, dipende dal metodo mediante il quale scegliamo "casualmente" una corda. Risulta che una volta specificato il metodo di selezione casuale, il problema ha una soluzione ben definita. Ma non esiste un unico metodo di selezione, di conseguenza non pu esserci un'unica soluzione. Le tre soluzioni presentate da Bertrand corrispondono a differenti metodi di selezione, e in assenza di ulteriori informazioni non c' ragione di preferirne uno rispetto agli altri. I metodi di selezione possono venire visualizzati come segue. Oltre che dal diametro, una corda univocamente identificata dal suo punto medio. Ognuno dei tre metodi di selezione presentati sopra porta a una diversa distribuzione dei punti medi. I metodi 1 e 2 portano a due diverse distribuzioni non uniformi, mentre il metodo tre porta a una distribuzione uniforme. Altre distribuzioni possono essere facilmente immaginate, molte delle quali porteranno a una diversa proporzione delle corde pi lunghe del lato del triangolo inscritto sul totale.

Punti medi di corde scelte casualmente, metodo 1

Punti medi di corde scelte casualmente, metodo 2

Punti medi di corde scelte casualmente, metodo 3

Paradosso di Bertrand

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Corde scelte casualmente, metodo 1

Corde scelte casualmente, metodo 2

Corde scelte casualmente, metodo 3

Soluzione di senso comune


Nella sua pubblicazione del 1973 The Well-Posed Problem [1], E. T. Jaynes si chiese se davvero non fosse possibile dire cosa significa "casualmente". Egli scrisse che sappiamo di pi riguardo a questo "casualmente" di quanto possa sembrare in un primo momento. Se analizziamo un esperimento casuale per via teorica, possiamo provare a comprenderlo pensando a come eseguiremmo veramente quell'esperimento. In questo caso, potremmo provare a tirare dei piccoli filamenti di paglia su una moneta che giace abbastanza distante da noi da poter dire che il modo in cui la paglia cade sulla moneta sufficientemente "casuale". A questo punto, di senso comune affermare che la soluzione la stessa a prescindere dal fatto che prendiamo una moneta grande o piccola, e a prescindere dal fatto che la moneta sia collocata un pochino pi a destra o un pochino pi a sinistra. Se ammettiamo questa informazione addizionale di senso comune, allora vi un'unica soluzione al problema, ed quella basata sul secondo metodo di selezione visto sopra: il metodo del "raggio casuale". Pi precisamente, l'argomentazione si sviluppa in questo modo: se abbiamo scelto delle corde casuali in un cerchio di raggio , e a questo punto consideriamo un cerchio concentrico al primo, di raggio , allora alcune delle corde del cerchio pi grande taglieranno anche il cerchio pi piccolo. Se la scelta delle corde segue quello che si intende con il senso comune per "casualmente", allora ci aspetteremmo che l'insieme di corde scelte casualmente dia la stessa probabilit sia nel cerchio grande, sia in quello piccolo. La soluzione cio dovrebbe essere ad invarianza di scala. Similmente, se muoviamo il centro del cerchio piccolo, spostandolo dal centro del cerchio grande, allora dovremmo avere nuovamente la stessa probabilit. La soluzione, cio, dovrebbe essere anche invariante per traslazione. Pi in dettaglio, Jaynes precisa inoltre che la soluzione dovrebbe essere invariante per rotazione. Egli prov che c' una sola distribuzione dei punti medi delle corde che invariante per scala ed invariante per traslazione. Essa pu essere derivata direttamente dall'equazione integrale per l'invarianza per traslazione. Questa distribuzione quella descritta nel "metodo 2", sopra. Cos, pur essendo tutti e tre i metodi perfettamente corretti ed accettabili, il secondo l'unico che soddisfa i requisiti cui corrisponde, nel senso comune, la frase "scegliere una corda casualmente".

Paradosso di Bertrand

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Collegamenti esterni
(EN) Il Paradosso di Bertrand [2]

Note
[1] http:/ / bayes. wustl. edu/ etj/ articles/ well. pdf [2] http:/ / www. cut-the-knot. org/ bertrand. shtml

Paradosso di Buridano

Cartello del 1900, che mostra il Congresso degli Stati Uniti come asino di Buridano, incerto nella scelta tra il canale di Panama o quello per il Nicaragua.

Un asino affamato e assetato accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino a ognuno, un secchio d'acqua, ma non c' niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall'altra. Perci, resta fermo e muore.
L'asino di Buridano (o Paradosso dell'asino) un paradosso erroneamente attribuito a Giovanni Buridano. Questo paradosso prova a confutare il determinismo causalistico, per cui tutte le azioni sono predeterminate causalmente. Se il determinismo causalistico vale per gli animali, ci si dovrebbe aspettare che sia valido anche per gli uomini, ma se ci trovassimo in una situazione identica, supponendo di trovarsi affamati ed assetati esattamente a met tra due tavoli imbanditi non propenderemmo sicuramente per un tavolo? Leibniz discusse di questo paradosso nei Saggi di teodicea[1].

Note
[1] http:/ / www. filosofico. net/ Antologia_file/ AntologiaL/ LEIBNIZ_%20L%20ASINO%20DI%20BURIDANO. htm

Bibliografia
2002 M. Clark, Paradoxes from A to Z

Paradosso di Condorcet

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Paradosso di Condorcet
Il Paradosso di Condorcet una situazione indicata dal Marchese de Condorcet alla fine del XVIII secolo, nella quale le preferenze collettive possono essere cicliche (cio non transitive) anche se le preferenze dei votanti non lo sono individualmente. Questo un paradosso perch significa che i desideri della maggioranza possono essere in conflitto gli uni con gli altri. Questo succede quando le maggioranze in conflitto sono ognuna composte di gruppi di individui differenti. Per spiegare il Paradosso di Condorcet usiamo il seguente esempio: Supponiamo di avere 3 votanti (Cittadino 1, Cittadino 2 e Cittadino 3) che devono scegliere tra tre opzioni diverse (Partito A, Partito B e Partito C). Ogni cittadino ha le seguenti preferenze riguardo alle tre opzioni:
Prima Scelta Cittadino 1 Cittadino 2 Cittadino 3 Partito A Partito B Partito C Partito B Partito C Partito A Seconda Scelta Partito C Partito A Partito B Terza Scelta

In questa elezione i partiti A, B e C possono rappresentare qualsiasi cosa, vale a dire anche candidati in competizione; i cittadini 1, 2 e 3 possono rappresentare sia individui che gruppi di individui di egual numero come Sinistra o Destra o Centro.

Se si verificasse un'elezione ognuno dei tre partiti A, B e C riceverebbe un voto come prima scelta, uno come seconda scelta e uno come terza scelta, ottenendo quindi lo stesso numero di voti (qualunque sia il metodo di conteggio utilizzato) e non sarebbe possibile decidere un vincitore. Supponiamo invece di effettuare una votazione a doppio turno: i due partiti che al primo turno hanno ottenuto pi voti si scontrano fra loro in una seconda votazione per decidere il vincitore (mentre il terzo partito viene eliminato dalla votazione). Ipotizziamo che alla seconda votazione il cittadino faccia scalare alla scelta precedente il partito rimasto, vale a dire che se (per esempio) Partito A stato escluso dalla votazione allora le scelte diventano:
Prima Scelta Seconda Scelta Cittadino 1 Partito B Cittadino 2 Partito B Cittadino 3 Partito C Partito C Partito C Partito B

In questo caso quindi B, avrebbe una maggioranza di 2 a 1 su C. Si verifica facilmente che se B viene escluso alla prima votazione allora C ha una maggioranza di 2 a 1 su A, mentre se viene escluso C allora A ha una maggioranza di 2 a 1 su B. Viene quindi violata la transitivit ossia: Se A preferito a B, B preferito a C, ma C preferito ad A (mentre per la transitivit dovrebbe essere A preferito a C). La maggiore conseguenza di questo che chi riesce ad eliminare uno dei 3 partiti potr in essenza sapere quale sar il risultato delle elezioni, vale a dire che se il partito A vuole vincere indurr gli incerti a votare alle primarie per il partito B ed essere sicuro di scontrarsi contro di lui al secondo turno.

Paradosso di Condorcet

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Ripercussioni
Il paradosso di Condorcet ci dice che il sistema di votazione a maggioranza non indipendente dall'ordine delle votazioni. Vale a dire, bench ognuno abbia un ordine di preferenze ben delineato che non muta con l'ordine delle votazioni, il risultato delle votazioni viene invece ad essere dipendente dall'ordine. Kenneth Arrow ha dimostrato come questa situazione sia inevitabile in ogni forma di votazione che rispetti alcuni semplici criteri: Universalit (o dominio non ristretto): la funzione di scelta sociale dovrebbe creare un ordinamento delle preferenze sociali deterministico e completo, a partire da qualsiasi insieme iniziale di preferenze individuali; Non imposizione (o sovranit del cittadino): qualsiasi possibile preferenza sociale deve essere raggiungibile a partire da un appropriato insieme di preferenze individuali (ogni risultato deve poter essere raggiunto in qualche maniera); Non dittatorialit: la funzione di scelta sociale non deve semplicemente seguire l'ordinamento delle preferenze di un individuo o un sottoinsieme di individui, al contempo ignorando le preferenze degli altri; Monotonicit, o associazione positiva tra i valori individuali e sociali: se un individuo modifica il proprio ordinamento di preferenze promuovendo una data opzione, la funzione di scelta sociale deve promuovere tale opzione o restare invariata, ma non pu assegnare a tale opzione una preferenza minore (nessun individuo dovrebbe essere in grado di esprimersi contro un'opzione assegnandole una preferenza maggiore); Indipendenza dalle alternative irrilevanti: se si confina l'attenzione ad un sottoinsieme di opzioni, e la funzione di scelta sociale applicata ad esse soltanto, il risultato deve essere compatibile con il caso in cui la funzione di scelta sociale applicata all'intero set di alternative possibili.

Bibliografia
Condorcet, Marquis de: Essai sur l'application de l'analyse la probabilit des dcisions rendues la pluralit des voix, Parigi, 1785. Martin Gardner, Sui paradossi creati dalle relazioni non transitive. Le Scienze n. 82 (Giugno 1975), pp. 96-101.

Voci correlate
Teorema dell'impossibilit di Arrow Teorema di May

Paradosso di Curry

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Paradosso di Curry
Il paradosso di Curry un paradosso della teoria ingenua degli insiemi, e deve il suo nome al logico e matematico americano Haskell Curry che lo pubblic nel 1942. Esso basato sulla costruzione di unaffermazione autoreferenziale da cui si possono dedurre, tramite alcune semplici regole di inferenza, lasserzione stessa ed ogni altra proposizione.

Svolgimento
Il paradosso consiste nellaffermare una proposizione del tipo: Se questa frase vera, allora Babbo Natale esiste. Bisogna anzitutto considerare che questo enunciato di tipo autoreferenziale, ovvero il termine questa frase in esso contenuto vuole indicare lintera espressione. In sostanza, si tratta di formulare lenunciato A, dove per A si intende la proposizione Se A vero, allora Babbo Natale esiste. Valendosi delle regole della logica del primo ordine, appare facile mostrare come questa affermazione non possa che essere vera. Si procede cos: supponiamo che lenunciato A sia falso. Allora, per la legge dellimplicazione materiale, lunica possibilit ammessa che lantecedente di questa condizionale (Se A vero) assuma il valore di verit, mentre il conseguente (Allora Babbo Natale esiste) assuma quello di falsit. Ma sostenere che lantecedente vero equivale a definire vero A, contraddicendo in tal modo lipotesi effettuata. Dunque dobbiamo necessariamente concludere che lenunciato A vero, e questo ci obbliga, sempre per effetto delle regole dellimplicazione, a dichiarare vera anche la proposizione Babbo Natale esiste. Infatti, in una formula condizionale vera in cui sia vero lantecedente, il conseguente risulta anchesso vero. poi ovvio che si pu sostituire allespressione Babbo Natale esiste un enunciato B qualsiasi, che faccia unasserzione qualunque.

Interpretazione matematica
Il paradosso di Curry fonte di numerosi problemi e interessanti spunti nel settore della logica matematica. Esso infatti, fornendo un metodo per dimostrare qualsiasi teorema, sembrerebbe costituire una prova dellinconsistenza e della contraddittoriet di molte teorie assiomatiche. Questo poich quasi ogni sistema formale , per sua natura, soggetto alle leggi (almeno) della logica del primo ordine, e proprio da queste avrebbe origine il paradosso. Lenunciato in questione si presenta come unaffermazione vera a priori, ovvero che non necessita di alcuna dimostrazione a partire da assunti precedenti. Risulta cos vera ovunque, unicamente in virt di se stessa, quali che siano i postulati del sistema. Da essa si possono poi dedurre come veri lenunciato B (Babbo Natale esiste) e lenunciato negazione di B (Babbo Natale non esiste). Gi questo basterebbe, grazie al teorema dello pseudo Scoto, a generare un numero infinito di contraddizioni. Ma non pare in effetti neanche necessario: sufficiente applicare il paradosso ad ogni proposizione e, successivamente, alla negazione di questa per rendere la teoria matematica presa in esame del tutto inservibile. evidente che un sistema formale contraddittorio in cui si dimostra tutto ed il contrario di tutto non di alcuna utilit. Per superare tale difficolt si ricorso quindi alla ridefinizione dei principi stessi della logica matematica e della teoria degli insiemi, limitandone opportunamente il campo di validit; ovvero, allo scopo di eliminare il paradosso, si intervenuto sulle premesse di queste rendendole pi restrittive, cos da impedire alcune delle condizioni essenziali alloriginarsi dellantinomia. possibile infatti vietare certe forme di autoreferenzialit, o pi semplicemente rifiutare la formulazione del predicato di verit allinterno del linguaggio stesso. I vari metodi con cui la matematica moderna ha corretto le ipotesi della teoria ingenua degli insiemi hanno portato a logiche differenti, dove il paradosso di Curry viene escluso solitamente in quanto impossibile o privo di senso.

Paradosso di Curry

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Interpretazione filosofica
Come nota Piergiorgio Odifreddi, il paradosso di Curry rappresenterebbe una vera e propria dimostrazione della non esistenza di Dio[1], in quanto esso prova che lassunzione di un essere necessario, o di una causa prima, incompatibile con la logica[2]. Comunemente per causa prima si intende un ente che esiste necessariamente solo grazie ad alcune sue propriet e da cui deriva ogni altra realt. Volendo tradurre questo concetto in termini logici, ci si accorge facilmente che esso viene a coincidere con lenunciato paradossale di Curry: infatti vero esclusivamente per come costruito e, data lequivalenza tra nesso causale nel linguaggio ordinario e implicazione materiale nel linguaggio formale, la premessa di ogni conseguenza. Come osservato, per, tale espressione impropria e viene rigettata da qualunque sistema formale al fine di non cadere nellinconsistenza. Risulta quindi impossibile costruire un ragionamento che si avvalga di una logica formalizzata corretta e non contraddittoria e che al tempo stesso includa al suo interno lidea di una causa prima. Cos il paradosso di Curry diventa una confutazione dellimpostazione razionalista tipica, ad esempio, di Cartesio, Spinoza e Leibniz, secondo la quale sarebbe possibile affrontare razionalmente problemi metafisici e fornire con la pura ragione prove definitive dellesistenza di Dio. D'altro canto conferma l'argomentazione di Tommaso d'Aquino che nega la possibilit di una causa prima sullo stesso piano delle cause seconde e di conseguenza nega l'autoconsistenza del mondo, dimostrando cos la necessit di una causa che sia al di sopra della catena dei fenomeni: cfr. partecipazione dell'essere[3].

Note
[1] Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la Scienza - Le religioni alla prova del nove, collana ET Saggi, Einaudi, 2005. pp. 224 ISBN 88-06-17392-8 [2] ibidem [3] Cornelio Fabro, Partecipazione e causalit secondo s. Tommaso d'Aquino, S.E.I., Torino, 1960

Paradosso di D'Alembert
Il modello matematico di flusso stazionario a potenziale che descrive perfettamente il comportamento di un fluido non viscoso, anche se certamente non rispecchia la realt fisica, permette in certi casi di approssimare il comportamento di certi flussi reali ad alto numero di Reynolds. Jean le Rond d'Alembert fu il primo a rendersi conto che su un corpo, a prescindere dalla forma, immerso in un flusso a potenziale, non potesse agire alcuna forza aerodinamica. Questo chiaramente un grosso limite e mentre allora il modello in discussione sar buono per tutte le regioni del flusso dove la vorticit pu essere considerata nulla, e quindi dove potranno essere trascurati i termini dinamici dovuti alla viscosit, non si avviciner minimamente alla realt nelle zone dove la vorticit sar decisamente diversa da zero, perch proprio la viscosit che d origine alla portanza. Per i corpi aerodinamici ad alti Reynolds la vorticit sar confinata nello strato limite (che sar sempre pi sottile all'aumentare del Reynolds) e nella scia del corpo. Il paradosso consiste nell'osservare che sotto le ipotesi di modello a potenziale, che implicano che il flusso sia irrotazionale (quindi a vorticit nulla), non possono svilupparsi forze aerodinamiche poich esse si ricavano proprio per integrazione della vorticit. Tuttavia il modello a potenziale descrive correttamente il comportamento del fluido non viscoso attorno ad un corpo che, esperienza comune, se immerso in un flusso, quantomeno soggetto ad una resistenza e avverte quindi una componente della forza aerodinamica. Com' allora possibile che il modello a potenziale descriva correttamente il comportamento di un fluido non viscoso se nella sua definizione implicita l'irrotazionalit e la conseguente assenza di forze? Il paradosso trova una soluzione se affermiamo che la forza aerodinamica determinata unicamente dalla vorticit presente nella scia e nello strato limite che, per corpi aerodinamici ad elevato numero di Reynolds, possono essere considerati cos sottili da non alterare la validit dell'ipotesi di campo di moto interamente irrotazionale e consentono dunque l'applicazione del modello a potenziale in tutto lo spazio considerato. All'atto pratico nella valutazione della azioni aerodinamiche, queste osservazioni si

Paradosso di D'Alembert ridurranno ad opportuni accorgimenti matematici da introdurre nella fase di calcolo.

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Bibliografia
Jean le Rond d'Alembert, Essai d'une nouvelle the'orie de la re'sistance des fluides [1], 1752. Ludwig Prandtl, Motion of fluids with very little viscosity [2], NACA Technical Memorandum 452, 1904. Keith Stewartson, d'Alembert's Paradox [3], Siam Review, Vol 23(3), pp. 308-343, 1981. Johan Hoffman and Claes Johnson, Computational Turbulent Incompressible Flow [4], Springer, 2007. Herrman Schlichting, Boundary layer theory, McGraw Hill, 1979. Garret Birkhoff, Hydrodynamics: a study in logic, fact, and similtude, Princeton University Press, 1950. James J. Stoker, Review: Garrett Birkhoff, Hydrodynamics, a study in logic, fact, and similitude [5], Bull. Amer. Math. Soc. Vol. 57(6), 1951, pp. 497-499.

Voci correlate
Flusso potenziale Flusso potenziale incomprimibile Circolazione (fluidodinamica) Portanza Resistenza fluidodinamica

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Jean le Rond d'Alembert

Collegamenti esterni
Potential Flow and d'Alembert's Paradox [6] at MathPages

Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] http:/ / gallica. bnf. fr/ anthologie/ notices/ 00927. htm http:/ / upload. wikimedia. org/ wikipedia/ en/ b/ bc/ Prandtl-technical-memorandum-452. pdf http:/ / scitation. aip. org/ getabs/ servlet/ GetabsServlet?prog=normal& id=SIREAD000023000003000308000001& idtype=cvips& gifs=yes http:/ / www. nada. kth. se/ ~jhoffman/ pmwiki/ pmwiki. php http:/ / projecteuclid. org/ DPubS/ Repository/ 1. 0/ Disseminate?view=body& id=pdf_1& handle=euclid. bams/ 1183516308 http:/ / www. mathpages. com/ home/ kmath211/ kmath211. htm

Paradosso di Easterlin

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Paradosso di Easterlin
Il paradosso di Easterlin (Easterlin Paradox) o paradosso della felicit venne definito nel 1974 da Richard Easterlin, professore di economia all'Universit della California meridionale e membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze, il quale, ricercando le ragioni per la limitata diffusione della moderna crescita economica, evidenzi che nel corso della vita la felicit delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Questo paradosso, secondo Easterlin, si pu spiegare osservando che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicit umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata.

Riflessioni sociali ed economiche sul paradosso


Il concetto espresso dalla frase la ricchezza non produce la felicit dibattuto fin dai tempi antichi. Gi in Aristotele:

chiaro che non la ricchezza il bene da noi cercato: essa infatti ha valore solo in quanto "utile", cio in funzione di qualcos'altro
ma questa idea si ritrova espressa in modo diverso anche nel pensiero economico moderno a partire da quello del filosofo scozzese Adam Smith, considerato fondatore dell'economia politica moderna, che evidenzia come "il figlio del povero (poor man's son) lavora giorno e notte per acquisire talenti superiori ai suoi concorrenti" spinto dall'idea ingannevole (deception) che il ricco sia pi felice o possieda "maggiori mezzi per la felicit", ma, in realt, essendo la capacit di godere dei beni fisiologicamente limitata, l'uomo ricco pu consumare poco di pi del povero, la cui minor quantit di beni compensata dalle minori preoccupazioni e dalle migliori relazioni sociali rispetto al ricco che vive continuamente in ansia per i suoi beni, ed invecchia solo e deluso per non aver raggiunto la felicit e per di pi invidiato dai suoi concittadini. Successivamente anche gli economisti Arthur Cecil Pigou (1920), John Kenneth Galbraith (1958) e gli psicologi Brickman e Campbell (1971) avevano messo in evidenza l'utilit limitata del reddito sul benessere della persona o, pi in generale, sul benessere sociale. In seguito all'enunciazione di Easterlin si sviluppata una vera e propria sezione dell'economia che, traendo spunto anche dalla precedente economia del benessere, ha dato un forte impulso agli studi sulla relazione tra economia e felicit.

Campo degli studi di Easterlin


Anche se ormai con il termine "Paradosso della felicit" ci si riferisce in senso stretto al paradosso sopra enunciato, i dati raccolti da Easterlin si basavano su auto-valutazioni soggettive della felicit (in cui gli intervistati rispondevano alla domanda: "Nellinsieme, ti consideri molto felice, abbastanza felice, o non molto felice?") ed arrivarono sostanzialmente a evidenziare una correlazione non significativa e "robusta" tra: tra reddito nazionale (PNL) e felicit (cio i Paesi pi poveri non risultano essere significativamente meno felici di quelli pi ricchi; tali conclusioni sono state successivamente confutate da altri studi che hanno mostrato in particolare gli effetti "indiretti" sulla felicit di altri fattori generati dalle economie sviluppate quali ad esempio la maggiore stabilit della democrazia, la maggiore tutela dei diritti umani e le migliori condizioni della sanit); tra reddito e felicit delle persone valutata allinterno di un singolo Paese e in un dato momento (cio le persone pi ricche non sono sempre le pi felici); tra aumento di reddito e felicit delle persone valutata nel corso della vita delle singole persone (cio, come sopra anticipato, nella vita delle persone la felicit sembra dipendere molto poco dalle variazioni di reddito e ricchezza).

Paradosso di Easterlin

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Conseguenze
Il paradosso di Easterlin ha messo in crisi l'impostazione mondiale dei mercati indirizzati alla crescita misurata sulla base del PNL / PIL ed ha portato economisti e psicologi ad interrogarsi pi approfonditamente su che cosa intendono le persone per "felicit", che cosa le rende "felici"? Se, infatti, raggiungere il benessere economico non garantisce una vita felice, il paradosso di Easterlin induce a riflettere su quali obiettivi, quale stile di vita meglio perseguire e quali sono le prospettive di benessere sociale (welfare) per una societ che intenda mettere la persona e i suoi bisogni al centro di ogni decisione pubblica.

Ipotesi teoriche per la spiegazione del paradosso


Oltre ad una criticata spiegazione "fondamentalista" della teoria della personalit sulla determinazione genetica a priori del livello di benessere tipico di ogni individuo, studi economici e psicologici successivi hanno dato differenti spiegazioni del risultato, confermato da indagini empiriche, che le persone non sono in grado di ottimizzare le loro scelte per raggiungere il benessere, n sembrano in grado di imparare dagli errori fatti. Lo stesso Easterlin insieme a Daniel Kahneman, Frank ed altri hanno provato a spiegare il paradosso con l'effetto treadmill (tappeto rullante), sostenendo che una conseguenza dell'aumento del reddito/ricchezza proprio che come se corressimo inconsapevolmente su un tappeto rullante, rimanendo sempre al medesimo punto. I principali treadmill effect sono: l'hedonic treadmill, secondo la "teoria dell'adattamento", il meccanismo per il quale la nostra soddisfazione o il benessere conseguente all'acquisto di un nuovo bene di consumo (per esempio, di automobile berlina al posto della precedente utilitaria), dopo un miglioramento temporaneo ritorna rapidamente al livello precedente; il satisfaction treadmill, invece, dipende dall'innalzamento del nostro livello di "aspirazione al consumo" al migliorare del reddito, cio nonostante la "felicit oggettiva" migliori si richiedono continui e pi intensi piaceri per mantenere lo stesso livello di soddisfazione (il livello che segna il confine fra i risultati soddisfacenti e quelli insoddisfacenti) o la stessa "felicit soggettiva" (lautovalutazione della propria felicit); il positional treadmill relativo mette laccento sugli effetti "posizionali" dei beni di consumo in base ai quali: il benessere che traiamo dal consumo dipende soprattutto dal valore relativo del consumo stesso, cio da quanto esso differisce da quello degli altri con i quali ci confrontiamo. Altri modelli di spiegazione in particolare di Scitovsky, Hirsch, Bartolini ed altri evidenziano come gli individui, sia a causa di limiti cognitivi, sia a causa dei condizionamenti sociali, hanno difficolt ad ottimizzare le scelte: nel conflitto tra comfort (a bassi costi d'accesso, ma anche rendimenti decrescenti con l'abitudine ed alti costi d'uscita a causa dell'assuefazione) e attivit stimolanti e creative (con rendimenti crescenti in termini di godimento, ma anche pi altri costi d'accesso per la necessit di acquisire capacit di consumo complesse) nel conflitto tra beni standardizzati (anonimi, poco stimolanti e di cui ci stanchiamo in fretta) risultato di una produzione sempre pi specializzata e gli specifici bisogni e desideri individuali di un "consumo" sempre pi "olistico" nel "processo di sostituzione" in atto da parte del mercato che spinge l'offerta di costosi sostituti "artificiali" ai beni relazionali e naturali "gratuiti" e quindi la motivazione degli "individui ad accumulare denaro" per far fronte allo sviluppo di una societ in cui gratuitamente si possa fare sempre meno e che erode sempre pi le risorse.

Ampliamento della categoria dei beni imposto dal paradosso


Quasi tutte le ipotesi per spiegare il paradosso rimandano pi o meno direttamente alla necessit "economica" di inserire nell'analisi delle ricchezze un'altra categoria di beni: i beni relazionali (come lambito familiare, affettivo e civile della partecipazione alla vita sociale/volontariato e politica della propria comunit). interessante osservare che molte ricerche mettono in luce che per i beni relazionali (come ad esempio nel caso del matrimonio, dei figli, degli amici, dell'occupazione lavorativa, della salute) il treadmill delladattamento e delle aspirazioni non totale e la felicit (o infelicit nei casi negativi) pur diminuendo nel tempo rimane comunque pi elevata. Sarebbe poi, secondo

Paradosso di Easterlin molti, da considerare nell'analisi economica anche il patrimonio ambientale su cui confluiscono gran parte delle "esternalit" negative (inquinamenti di vario tipo e consumo delle fonti non rinnovabili) non conteggiate nel bilancio della logica economica del mercato. Ci sono cio dei beni che il denaro capace di comprare e spesso sacrificati al fine di conseguire il reddito monetario necessario per acquistare i "beni di consumo". (si pensi al tempo crescente che le attivit lavorative rubano alle relazioni familiari e ai rapporti di amicizia).

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Rappresentazione matematica del paradosso


Se indichiamo con F la felicit di un individuo (considerandola una variabile misurabile cardinalmente), con I il reddito (inteso come mezzi materiali), con R i "beni relazionali", e ignoriamo altri elementi importanti, possiamo scrivere: F = f(I,R) possiamo esprimere cio la felicit come una funzione del reddito individuale e beni relazionali. Se vero e ragionevole supporre che leffetto complessivo del reddito (I) contribuisce direttamente alla felicit soprattutto per bassi livelli di reddito, bisogna anche considerare che, dopo aver superato una certa soglia, questo pu diventare negativo poich limpegno per aumentare il reddito (assoluto o relativo) pu produrre sistematicamente effetti negativi sui beni relazionali, sulla qualit e quantit delle nostre relazioni (ad esempio a causa delle risorse eccessive che impieghiamo per aumentare il reddito e che sottraiamo ai rapporti umani), e quindi, indirettamente, potrebbe smorzare, o addirittura ribaltare leffetto totale diminuendo la felicit. Le diverse ipotesi prima illustrate, insieme ai nostri limiti cognitivi e ai condizionamenti sociali spiegano perch inconsapevolmente non ci comportiamo razionalmente e superiamo il punto critico.

Soluzioni
Una delle macroconclusioni sembra essere quindi che ricchezza (o utilit) e felicit (o benessere sociale) non sono la medesima cosa, perch per essere pi felici non basta cercare di aumentare l'utilit (prodotti, beni, beni, servizi), bens, almeno in maniera prevalente, necessario addentrarsi nella sfera della relazione tra le persone. Tra le tante soluzioni proposte, lo stesso Easterlin suggerisce che, poich ciascun individuo possiede un certo ammontare di tempo da allocare tra diversi domini monetari e non (quali reddito e beni materiali, famiglia, stato di salute, lavoro, stabilit emotiva, autodisciplina) per aumentare la propria felicit, sarebbe meglio destinare il tempo a quei domini in cui l'adattamento edonico e il confronto sociale sono meno importanti ad esempio nei beni relazionali o "beni non posizionali". un po' come dire che "per essere felici bisogna essere almeno in due".

Bibliografia
Easterlin, R A. Does Economic Growth Improve the Human Lot? (1974) in Paul A. David and Melvin W. Reder, eds., Nations and Households in Economic Growth: Essays in Honor of Moses Abramovitz, New York: Academic Press, Inc. Aristotele, Etica Nicomachea Bartolini, S. in Bruni, Porta Felicit ed Economia, Guerini e Associati Brickman, P., e Campbell, D. T. (1971). Hedonic relativism and planning the good society. In M. H. Apley (Ed.), Adaptation-level Bruni, L. e Porta, PL (2004) Felicit ed economia, a cura di, Guerini & Associati, Milano. Bruni, L. e S. Zamagni (2004), Economia civile, Il Mulino, Bologna. Easterlin, R. (1974), Does economic growth improve human lot? Some empirical evidence, Nation and Households in economic growth: Essays in honor of Moses Abromowitz (a cura di P.A. Davis e M.W. Reder), Academic Press, New York e London. Easterlin, R. (2001), Income and Happiness: Towards a Unified Theory, The Economic Journal

Paradosso di Easterlin Easterlin, R. (2004), Per una migliore teoria del benessere soggettivo, in Bruni e Porta (2004). Frank, R.H., Choosing the Right Pond: Human Behavior and the Quest for Status (1985), Oxford University Press, Oxford,. Frey B., Stutzer A., Economia e Felicit (2006), Il sole 24 Ore Galbraith, J.K., The Affluent Society (1958), Penguin Business Kahneman, D. (2004), Felicit oggettiva, in Bruni e Porta (2004). Lucas, R.E., Clark, A.E., Georgellis, Y., Diener, E. (2003), Re-examining Adaptation and the Setpoint Model of Happiness: Reactions to Changes in Marital Status, Journal of Personality and Social Psychology Pigou, A.C., The Economic Welfare (1920), McMillian, Londra Scitovsky, T., The Joyless Economy: An Inquiry into Human Satisfaction and Consumer Dissatisfaction (1976), Oxford University Press. Recensione all'edizione italiana (2007 - Citt Nuova), a cura di Reggiani, T., (2008) in Aggiornamenti Sociali, vol. 1/2008, pp.69-71. Smith, A., Teoria dei sentimenti morali (1759), ed. it. Rizzoli 1995

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Collegamenti esterni
(EN)Richard A. Easterlin su usc.edu [1]

Note
[1] http:/ / www-rcf. usc. edu/ ~easterl/

Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen
Il paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen (paradosso EPR) un esperimento mentale che dimostra come una misura eseguita su una parte di un sistema quantistico possa propagare istantaneamente un effetto sul risultato di un'altra misura, eseguita successivamente su unaltra parte dello stesso sistema, indipendentemente dalla distanza che separa le due parti. Questo effetto, derivante dalla interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica e divenuto poi noto come entanglement quantistico, venne considerato paradossale in quanto, oltre che controintuitivo, ritenuto incompatibile con un postulato della relativit ristretta (che considera la velocit della luce la velocit limite alla quale pu viaggiare un qualunque tipo d'informazione) e, pi in generale, con il principio di localit.

Considerazioni generali
Albert Einstein, Boris Podolsky e Nathan Rosen proposero questo esperimento ideale in un articolo pubblicato nel 1935 intitolato "La descrizione quantistica della realt fisica pu ritenersi completa?", appunto con lintento di dimostrare che la meccanica quantistica, portando, oltre che a validi risultati, anche a conseguenze paradossali, non una teoria fisica completa.[1] Cinque mesi dopo, Niels Bohr rispose all'argomento di EPR con un articolo intitolato allo stesso modo.[2] La posizione di Bohr stata a lungo considerata come ulteriore vittoria del suo scontro con Einstein, bench oggi si riconosca apertamente che la sua posizione era piuttosto oscura e non pu essere certo considerata soddisfacente come risposta a EPR. Sempre nello stesso anno, Erwin Schrdinger pubblic l'articolo in cui descrive il famoso paradosso del gatto, cercando di chiarire l'idea della sovrapposizione di stati nella meccanica quantistica. Si deve a David Bohm, nel 1951, una riformulazione del paradosso in termini pi facilmente verificabili sperimentalmente.[3] Il paradosso EPR descrive un effetto fisico che, come accennato, ha aspetti paradossali nel senso seguente: se in un sistema quantistico ipotizziamo alcune deboli e generali condizioni, come realismo, localit e completezza, ritenute ragionevolmente vere per qualunque teoria che descriva la realt fisica senza contraddire la relativit, giungiamo ad

Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen una contraddizione. Tuttavia da notare che "di per s" la meccanica quantistica non intrinsecamente contraddittoria, n risulta in contrasto con la relativit. Bench proposto originariamente per mettere in luce l'incompletezza della meccanica quantistica, ulteriori sviluppi teorici e sperimentali seguiti all'articolo originale (come il teorema di Bell e l'esperimento sulla correlazione quantistica di Aspect[4]) hanno portato una gran parte dei fisici a considerare il paradosso EPR solo un illustre esempio di come la meccanica quantistica contrasti in modo stridente con le esperienze quotidiane del mondo macroscopico (per quanto la questione non sia assolutamente chiusa).

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Descrizione del paradosso


Misure su uno stato entangled
Considereremo la versione semplificata dell'esperimento ideale di EPR formulata da David Bohm. Si supponga di avere una sorgente che emette coppie di elettroni, uno dei quali viene inviato alla destinazione A, dove c' un'osservatrice di nome Alice, e l'altro viene inviato alla destinazione B, dove c' un osservatore di nome Bob. Secondo la meccanica quantistica, possiamo sistemare la sorgente in modo che ciascuna coppia di elettroni emessi occupi uno stato quantistico detto singoletto di spin. Questo si pu descrivere come sovrapposizione quantistica di due stati, indicati con I e II. Nello stato I, l'elettrone A ha spin parallelo all'asse z (+z) e l'elettrone B ha spin antiparallelo all'asse z (-z). Nello stato II, l'elettrone A ha spin -z e l'elettrone B ha spin +z. quindi impossibile associare ad uno dei due elettroni nel singoletto di spin uno stato di spin definito: gli elettroni sono quindi detti entangled, cio intrecciati.

Riproposizione dell'esperimento suggerito da Einstein, Podolsky e Rosen, eseguito con elettroni. Una sorgente invia elettroni verso due osservatori, Alice (a sinistra) e Bob (a destra), i quali sono in grado di eseguire misure della proiezione dello spin degli elettroni lungo un asse.

Alice misura lo spin lungo l'asse ottenendo uno dei due possibili risultati: +z o -z. Supponiamo che ottenga +z; secondo la meccanica quantistica la funzione d'onda che descrive lo stato di singoletto dei due elettroni collassa nello stato I (le diverse interpretazioni della meccanica quantistica dicono questo in diversi modi, ma il risultato alla fine lo stesso) e tale stato quantistico determina le probabilit dei risultati di qualunque altra misura fatta sul sistema. In questo caso, se Bob successivamente misurasse lo spin lungo l'asse z, otterrebbe -z con una probabilit del 100%. Analogamente, se Alice misurasse -z, Bob otterrebbe +z, sempre con una probabilit del 100%. Naturalmente non c' niente di speciale nella scelta dell'asse z. Ad esempio, supponiamo che Alice e Bob decidano di misurare lo spin lungo l'asse x. Secondo la meccanica quantistica, lo stato di singoletto di spin pu essere espresso adeguatamente come sovrapposizione di stati di spin lungo la direzione x, stati che chiameremo Ia e IIa. Nello stato Ia l'elettrone di Alice ha spin +x, quello di Bob ha spin -x, invece nello stato IIa l'elettrone di Alice ha spin -x, quello di Bob ha spin +x. Quindi, se Alice misura +x, il sistema collassa in Ia, e Bob misurer -x, con probabilit del 100%; se Alice misura -x, il sistema collassa in IIa e Bob misurer +x, con probabilit del 100%. In meccanica quantistica, la proiezione dello spin lungo x e quella lungo z sono quantit osservabili tra loro incompatibili, per cui gli operatori associati non commutano, cio uno stato quantistico non pu possedere valori

Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen definiti per entrambe le variabili (principio di indeterminazione). Supponiamo che Alice misuri lo spin lungo z e ottenga +z, in modo che il sistema collassi nello stato I. Ora, invece di misurare lo spin lungo z, Bob misura lo spin lungo x : secondo la meccanica quantistica, c' il 50% di probabilit che egli ottenga +x e il 50% di probabilit che ottenga -x. Inoltre, impossibile predire quale sar il risultato fino a quando Bob non esegue la misura. bene sottolineare che, bench si sia usato lo spin come esempio, si possono considerare molte altre quantit fisiche (osservabili), tra loro entangled. L'articolo originale di EPR, per esempio, usava l'impulso come quantit osservabile. Gli esperimenti odierni usano spesso la polarizzazione dei fotoni, perch pi facile da preparare e quindi misurare.

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Realismo e completezza
Introdurremo ora due concetti usati da Einstein, Podolsky e Rosen, fondamentali per il loro attacco alla meccanica quantistica: il realismo o oggettivismo realistico e la completezza di una teoria fisica. Gli autori non si sono riferiti direttamente al significato filosofico di un "elemento fisico di realt". Piuttosto essi assunsero che se il valore di ogni quantit fisica di un sistema pu essere predetto con assoluta certezza prima di fare una misura o prima di intervenire in qualche modo sul sistema medesimo, allora tale quantit esprime un elemento fisico di realt. Notare che l'opposto, cio la negazione dell'affermazione precedente, non porta necessariamente ad un assunto vero; possono esserci altre espressioni di elementi fisici di realt, ma questo fatto non ha influenza sul resto dell'argomentazione. In aggiunta, EPR definiscono una teoria fisica completa come una teoria in cui ogni elemento fisico di realt sia preso in considerazione. Lo scopo del loro articolo mostrare, usando queste due definizioni, che la meccanica quantistica non una teoria fisica completa. Vediamo come questi concetti si applicano all'esperimento pensato di cui sopra. Supponiamo che Alice decida di misurare lo spin lungo z (lo chiameremo z-spin). Dopo che Alice esegue la misura, lo z-spin dell'elettrone di Bob noto, quindi un elemento fisico di realt. Analogamente, se Alice decidesse di misurare lo spin lungo x, l'x-spin di Bob sarebbe un elemento fisico di realt dopo la sua misura. Uno stato quantistico non pu possedere contemporaneamente un valore definito per lo x-spin e lo z-spin . Se la meccanica quantistica una teoria fisica completa nel senso dato sopra, l'x-spin e lo z-spin non possono essere elementi fisici di realt allo stesso tempo. Questo significa che la decisione di Alice di eseguire la misura lungo l'asse x o lungo l'asse z ha un effetto istantaneo sugli elementi fisici di realt nel luogo in cui si trova Bob ad operare con le sue misure. Tuttavia, questa una violazione del principio di localit o principio di separazione.

Localit nel paradosso EPR


Il principio di localit afferma che i processi fisici non possono avere effetto immediato su elementi fisici di realt in un altro luogo separato da quello in cui avvengono. A prima vista questa appare un'assunzione ragionevole (infatti a livello macroscopico lo ), in quanto conseguenza della relativit speciale, la quale afferma che le informazioni non si possono mai trasmettere a una velocit maggiore di quella della luce senza violare la causalit. Generalmente si crede che ogni teoria che violi la causalit sia anche internamente inconsistente, e quindi del tutto insoddisfacente. Si trova che la meccanica quantistica viola il principio di localit senza violare la causalit. La causalit preservata perch non c' alcun modo per Alice di trasmettere un messaggio (cio informazioni) a Bob variando l'asse lungo cui fa la misura. Qualunque asse lei scelga, ha sempre il 50% di probabilit di ottenere "+" e il 50% di ottenere "-", cio del tutto impossibile per lei influire sul risultato che otterr. Inoltre Bob pu fare la sua misura una sola volta, in quanto il collasso della funzione d'onda provocato dalla misura perturba in maniera irreversibile lo stato misurato: c' una propriet basilare della meccanica quantistica, nota come "no cloning theorem", che rende impossibile per l'osservatore fare, diciamo, un milione di copie dell'elettrone che riceve, eseguire misure sullo spin di ciascuno e poi analizzare la distribuzione statistica dei risultati. Quindi, nell'unica misura che gli permesso fare, c' il 50% di probabilit di ottenere "+" e il 50% di ottenere "-", indipendentemente dal fatto che il suo asse sia allineato o meno con quello di Alice.

Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen Tuttavia il principio di localit si richiama fortemente all'intuizione fisica di livello macroscopico, ed Einstein, Podolsky e Rosen non volevano abbandonarlo. Einstein derise le predizioni della meccanica quantistica come "spaventosa azione a distanza". La conclusione che trassero fu che la meccanica quantistica non una teoria completa. Si deve far notare che la parola localit ha diversi significati in fisica. Per esempio, in teoria quantistica dei campi "localit" significa che campi in punti diversi dello spazio non interagiscono l'uno con l'altro. Tuttavia, le teorie di campo quantistiche che sono "locali" in questo senso violano il principio di localit come definito da EPR.

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Risoluzione del paradosso


Variabili nascoste
Esistono parecchi possibili modi per risolvere il paradosso. Quello ipotizzato da EPR che la meccanica quantistica, nonostante il successo in una ampia e vasta variet di scenari sperimentali, sia in realt una teoria incompleta. In altre parole esisterebbe qualche teoria della natura ancora non scoperta, rispetto alla quale la meccanica quantistica gioca il ruolo di approssimazione statistica. Questa teoria pi completa conterrebbe variabili che tengono conto di tutti gli "elementi fisici di realt" e che danno origine agli effetti che la meccanica quantistica in grado di predire solo a livello probabilistico. Una teoria con tali caratteristiche prende il nome di teoria delle variabili nascoste. Per illustrare questa idea si pu formulare una teoria delle variabili nascoste molto semplice, che spieghi i risultati dell'esperimento descritto sopra. Si supponga che gli stati quantistici di spin di singoletto emessi dalla sorgente siano in realt descrizioni approssimate dei "veri" stati fisici che possiedono valori definiti per lo z-spin e per l'x-spin. In questi stati "veri", l'elettrone che va verso Bob ha sempre valori di spin opposti rispetto all'elettrone che va verso Alice, ma tali valori sono completamente random (casuali). Per esempio, la prima coppia emessa dalla sorgente pu essere "(+z, -x) verso Alice e (-z, +x) verso Bob", la coppia successiva "(-z, -x) verso Alice e (+z, +x) verso Bob" e cos via. Per ci, se l'asse della misura di Bob allineato con quello di Alice, egli otterr necessariamente l'opposto di qualunque cosa ottenga Alice; altrimenti egli otterr "+" e "-" con eguale probabilit. Ipotizzando di restringere le misure solo all'asse z e all'asse x, tale teoria delle variabili nascoste sperimentalmente indistinguibile dalla teoria della meccanica quantistica. In realt c' ovviamente un numero infinito (numerabile) di assi lungo i quali Alice e Bob possono eseguire le rispettive misure; questo significa che, in teoria, si potrebbe considerare un numero infinito di variabili nascoste indipendenti. Tuttavia, si deve tener presente che questa una formulazione molto semplicistica di una teoria delle variabili nascoste e una teoria pi sofisticata sarebbe in grado di risolvere il problema a livello matematico.

Disuguaglianze di Bell
Nel 1964, John Bell ha dimostrato con il suo teorema come le predizioni della meccanica quantistica nell'esperimento mentale EPR siano in realt leggermente differenti dalle predizioni di una classe molto vasta di teorie delle variabili nascoste: grosso modo, la meccanica quantistica predice correlazioni statistiche molto pi forti tra i risultati di misure eseguite su differenti assi. Queste differenze, espresse adoperando relazioni di disuguaglianza note come Disuguaglianze di Bell, sono in linea di principio verificabili sperimentalmente, per cui sono stati approntati allo scopo tutta una serie di esperimenti, che, come detto sopra, in generale trattano misure di polarizzazione di fotoni. Tutti i risultati hanno indicato un comportamento in linea con le predizioni della meccanica quantistica standard. Tuttavia questi fatti non chiudono il discorso in modo definitivo. Anzitutto il teorema di Bell non si applica a tutte le possibili teorie "realiste": possibile infatti costruire teorie che eludono le sue implicazioni diventando indistinguibili dalla meccanica quantistica, per quanto risultino pi marcatamente non-locali. Si reputa in proposito che vengano violate sia la causalit, sia i teoremi della relativit ristretta ai sistemi inerziali. Alcuni ricercatori hanno

Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen inoltre tentato di formulare teorie di variabili nascoste che sfruttino "scappatoie" in esperimenti concreti, come per esempio le assunzioni fatte nell'interpretare i dati sperimentali, ma nessuno stato finora in grado di formulare una teoria realista locale capace di riprodurre tutti i risultati della meccanica quantistica.

172

Implicazioni per la meccanica quantistica


Attualmente la maggior parte dei fisici ritiene che la meccanica quantistica sia corretta e che il paradosso EPR sia appunto solo un "paradosso" per il fatto che le intuizioni classiche (di livello macroscopico) non corrispondano alla realt. Si possono trarre da ci parecchie diverse conclusioni, che dipendono da quale interpretazione della meccanica quantistica si usi. Nella vecchia interpretazione di Copenaghen, prodotta da Niels Bohr, Werner Karl Heisenberg, Pascual Jordan e Max Born, si conclude che il principio di localit (o di separazione) non debba valere e che avvenga effettivamente il collasso della funzione d'onda istantaneo. Nell'interpretazione a molti-universi, di Hugh Everett III, la localit mantenuta e gli effetti delle misure sorgono dal suddividersi e ramificarsi delle "storie" o linee d'universo degli osservatori. Il paradosso EPR ha reso pi profonda la comprensione della meccanica quantistica mettendo in evidenza le caratteristiche fondamentalmente non classiche del processo di misura. Prima della pubblicazione dell'articolo di Einstein-Podolsky-Rosen, una misura era abitualmente vista come un processo fisico di perturbazione inflitto direttamente al sistema sotto misura. In altri termini, se si fosse misurata la posizione di un elettrone, ad es. illuminandolo con luce, cio con un fiotto di fotoni, l'urto dei fotoni con l'elettrone, necessario per illuminarlo e "vedere" dov', avrebbe disturbato lo stato quantomeccanico dell'elettrone, per esempio modificandone la velocit e producendo cos incertezza sulla velocit; questa descrizione viene adoperata per esemplificare l'indeterminazione quantomeccanica su posizione e velocit, grandezze meccaniche necessarie a determinare l'evoluzione dello stato meccanico (grandezze coniugate). Tali spiegazioni, che ancora si incontrano in esposizioni non specialistiche, scolastiche e divulgative della meccanica quantistica, sono completamente demistificate dall'analisi di Einstein-Podolsky-Rosen, che mostra chiaramente come possa effettuarsi una "misura" su una particella senza disturbarla direttamente, eseguendo una misura su un'altra particella distante, ma entangled (intrecciata) con la prima. Sono state sviluppate e stanno progredendo tecnologie che si basano sull'entanglement quantistico (intreccio di stati quantistici). Nella crittografia quantistica, si usano particelle entangled per trasmettere segnali che non possono essere intercettati senza lasciare traccia dell'intercettazione avvenuta. Nella computazione quantistica, si usano stati quantistici intrecciati (entangled) per eseguire calcoli in parallelo, che permettono elaborazioni con velocit che non si possono raggiungere con i computer classici.

Teorema del multiverso


Esiste una spiegazione che riguarda gli universi multipli molto pi complicata, per quanto abbastanza verosimile. Essa stabilisce che ogni volta che qualcosa incerto, l'"Albero dell'Universo" (come talvolta chiamato il fenomeno di tutte le ramificazioni possibili di eventi) produce un altro ramo ovvero si ramifica. Ciascuna ramificazione, appena prodotta, un diverso universo simile al precedente, perch l'incertezza generalmente piccola, all'inizio. Ogni possibilit un accadimento che capita da qualche parte. Si tratta di una visualizzazione intuitiva. La teoria molto pi ampia, ma a causa della grande astrattezza di questi concetti non pu essere affrontata in questa sede con maggior dettaglio.

Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen

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Formulazione matematica
Si pu esprimere matematicamente la discussione di cui sopra adoperando il formalismo quantomeccanico di spin. Il grado di libert di spin di un elettrone associabile con uno spazio di Hilbert bidimensionale H, in cui ogni vettore dello spazio corrisponde ad uno stato quantico di spin. Gli operatori quantistici che corrispondono allo spin lungo le direzioni x, y e z, designati rispettivamente Sx, Sy e Sz, possono essere associati a loro volta alle matrici di Pauli:

dove

rappresenta la costante d'azione di Planck divisa per 2.

Gli autostati di Sz sono espressi da

mentre gli autostati di Sx sono espressi da

Lo spazio di Hilbert per una coppia di elettroni singoli elettroni. Lo stato di spin di singoletto

, cio il prodotto tensoriale degli spazi di Hilbert dei due

dove i due termini nel membro a destra stanno per ci che pi sopra stato chiamato stato I e stato II. A partire da queste equazioni, si pu mostrare che lo spin di singoletto scrivibile come

dove i termini del membro a destra sono quello che stato chiamato stato Ia e stato IIa. Per illustrare come questo comporti la violazione del realismo locale, necessario mostrare che dopo la misura effettuata da Alice di Sz (o di Sx), il valore misurato da Bob di Sz (o di Sx) determinato univocamente e per questo corrisponde ad un "elemento fisico di realt". Questo fatto discende dalla teoria della misura adottata in meccanica quantistica. Quando viene effettuata la misura Sz, lo stato del sistema collassa dentro un autovettore di Sz. Se il risultato della misura +z, ci significa che immediatamente subito dopo la misurazione lo stato del sistema viene sottoposto ad una proiezione ortogonale nello spazio degli stati della forma

Per il singoletto di spin, il nuovo stato

Analogamente, se la misura di Alice d -z, il sistema viene sottoposto ad una proiezione ortogonale su

che significa che il nuovo stato

Questo implica che ora la misura di Sz dell'elettrone di Bob determinata. Sar -z nel primo caso e +z nel secondo caso. Resta solo da mostrare che Sx e Sz non possono possedere contemporaneamente, per la meccanica quantistica, valori definiti. Si potrebbe mostrare in maniera diretta che non esiste nessun vettore che possa essere un autovettore di entrambe le matrici. Pi in generale, si pu usare il fatto che gli operatori non commutano,

Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen secondo la relazione di incertezza di Heisenberg

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Note
[1] Einstein, A, B Podolsky, N Rosen (15 maggio 1935). Can Quantum-Mechanical Description of Physical Reality be Considered Complete? (http:/ / prola. aps. org/ pdf/ PR/ v47/ i10/ p777_1). Physical Review 47 (10): 77780. DOI: 10.1103/PhysRev.47.777 10.1103/PhysRev.47.777 (http:/ / dx. doi. org/ ). URL consultato il 19 agosto 2010. [2] N. Bohr, Can quantum-mechanical description of physical reality be considered complete?, Physical Review, 48 (1935), pag. 700. [3] Bohm David. (1951). Quantum Theory (http:/ / books. google. com. au/ books?id=9DWim3RhymsC& printsec=frontcover& dq=david+ bohm+ quantum+ theory& source=bl& ots=6G-2u1wtav& sig=Q1GcoVDLFRmKOmDYFAJte6LzrZU& hl=en& ei=Pv45TNSnLYffcfnS6foO& sa=X& oi=book_result& ct=result& resnum=7& ved=0CEEQ6AEwBg#v=onepage& q& f=false), Prentice-Hall, Englewood Cliffs, page 29, and Chapter 5 section 3, and Chapter 22 Section 19. [4] Proposed experiment to test the non-separability of quantum mechanics (http:/ / prola. aps. org/ abstract/ PRD/ v14/ i8/ p1944_1), A. Aspect, Phys. Rev. D 14, 19441951 (1976)

Voci correlate
CHSH Bell test Esperimenti sulle disuguaglianze di Bell Esperimento sulla correlazione quantistica di Aspect Sincronismo Stato di Bell Teletrasporto quantistico Teorema di Bell Teoria delle variabili nascoste

Bibliografia
Articoli selezionati
A. Aspect, Bell's inequality test: more ideal than ever, Nature 398 189 (1999). (http://www-ece.rice.edu/ ~kono/ELEC565/Aspect_Nature.pdf) J.S. Bell On the Einstein-Poldolsky-Rosen paradox, Physics 1 195 (1964). J.S. Bell, Bertlmann's Socks and the Nature of Reality. Journal de Physique 42 (1981). P.H. Eberhard, Bell's theorem without hidden variables. Nuovo Cimento 38B1 75 (1977). P.H. Eberhard, Bell's theorem and the different concepts of locality. Nuovo Cimento 46B 392 (1978). A. Einstein, B. Podolsky, and N. Rosen, Can quantum-mechanical description of physical reality be considered complete? (http://www.drchinese.com/David/EPR.pdf) Phys. Rev. 47 777 (1935). (http://prola.aps.org/ abstract/PR/v47/i10/p777_1) A. Fine, Hidden Variables, Joint Probability, and the Bell Inequalities. Phys. Rev. Lett 48, 291 (1982). A. Fine, Do Correlations need to be explained?, in Philosophical Consequences of Quantum Theory: Reflections on Bell's Theorem, edited by Cushing & McMullin (University of Notre Dame Press, 1986). L. Hardy, Nonlocality for 2 particles without inequalities for almost all entangled states. Phys. Rev. Lett. 71 1665 (1993). M. Mizuki, A classical interpretation of Bell's inequality. Annales de la Fondation Louis de Broglie 26 683 (2001).

Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen

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Libri
Bell, John S, Dicibile e indicibile in meccanica quantisica , Milano, Adelphi, 2010. J.J. Sakurai, Modern Quantum Mechanics (Addison-Wesley, 1994), pp.174187, 223-232. ISBN 0-201-53929-2 F. Selleri, Quantum Mechanics Versus Local Realism: The Einstein-Podolsky-Rosen Paradox (Plenum Press, New York, 1988) A. Zeilinger, Il velo di Einstein - Il nuovo mondo della fisica quantistica (Einaudi, 2005). ISBN 88-06-17078-3

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:EPR paradox

Collegamenti esterni
Paradosso EPR e teorema di Bell (http://www.pv.infn.it/~nicrosi/paradosso/home.htm) (EN) The Einstein-Podolsky-Rosen Argument in Quantum Theory (http://plato.stanford.edu/entries/qt-epr/) (EN) Bells Theorem (http://plato.stanford.edu/entries/bell-theorem/) (EN) EPR, Bell & Aspect: The Original References (http://www.drchinese.com/David/EPR_Bell_Aspect. htm) (EN) Does Bell's Inequality Principle rule out local theories of quantum mechanics? (http://math.ucr.edu/home/ baez/physics/Quantum/bells_inequality.html) Un inaspettato legame fra principio di indeterminazione e non-localit (http://lescienze.espresso.repubblica.it/ articolo/articolo/1345610)

Paradosso di Epimenide
Nella logica il paradosso del mentitore descritto come: data una proposizione autonegante come "Questa frase falsa", nessuno riuscir mai a dimostrare se tale affermazione sia vera o falsa; se infatti fosse vera, allora la frase non sarebbe veramente falsa (la verit della proposizione non invalida la falsit espressa nel contenuto della proposizione). se invece la proposizione fosse falsa, allora il contenuto si capovolgerebbe ( come se dicesse "Questa frase vera") quando abbiamo appena affermato il contrario.

Il paradosso del mentitore: versione originale


Secondo alcuni, quello che oggi chiamiamo paradosso nacque con una nota affermazione di Epimenide di Creta (VI secolo a.C.), il quale, cretese egli stesso, ebbe a dire che i Cretesi sono bugiardi; essendo come detto egli medesimo fra questi, anch'egli sarebbe dovuto conseguentemente essere bugiardo e perci l'affermazione sarebbe dovuta essere falsa poich proveniente da un bugiardo. Ma se cos non fosse stato, se cio Epimenide fosse stato un cretese che, almeno in questa occasione, non diceva il falso, l'affermazione sarebbe risultata ugualmente falsa poich non tutti i cretesi erano bugiardi. Non tuttavia noto se l'affermazione di Epimenide fosse intesa come un paradosso del mentitore. Inoltre, la proposizione, cos come formulata, non un paradosso, per l'assenza del quantificatore universale (tutti o nessuno): se infatti esiste almeno un cretese che dice la verit, allora l'affermazione di Epimenide falsa senza portare ad alcuna contraddizione. Non si conosce il contesto in cui Epimenide fece questa affermazione; fu solo pi tardi che questa fu di nuovo citata (per esempio nella Lettera a Tito 1,12-13) e presentata come un paradosso del mentitore.

Paradosso di Epimenide Diogene Laerzio[1] ha attribuito l'ideazione del paradosso ad Eubulide di Mileto (IV secolo a.C.), il quale riformul l'affermazione di Epimenide dicendo (pseudmenos), io sto mentendo. Da notare in primo luogo che la frase io sto mentendo, e non io sono bugiardo, nel senso che quello che sto dicendo in questo momento una menzogna. Con Eubulide si ripropone lo stesso dilemma di Epimenide: pu essere vera la frase di uno che afferma io sto dicendo il falso? La frase di Eubulide non pu essere vera, ma non pu essere neanche falsa, perch c' un elemento nuovo rispetto a tutti i Cretesi mentono. L'elemento nuovo l'autoriferimento: Eubulide sta parlando di se stesso, cio sta affermando di se stesso che mente, e questo non pu essere n vero n falso.

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Il paradosso del mentitore: elaborazioni successive


Dal paradosso del mentitore sono derivate elaborazioni diversificate di molti autori attraverso tutti i secoli, ed anche attualmente l'argomento assai discusso. Tra le pi note riformulazioni del paradosso del mentitore vi sono: quella di Aristotele (Confutazioni sofistiche (XXV)), il quale propose due quesiti di analoga contraddittoriet: possibile giurare di rompere il giuramento che si sta prestando? possibile ordinare di disobbedire all'ordine che si sta impartendo? quella di Diogene Laerzio (II secolo d.C.): un coccodrillo ghermisce un bambino che gioca sulle rive del Nilo; la madre del piccolo implora il coccodrillo di restituirle il figlio, ma il coccodrillo fa la seguente proposta: "Se indovini quello che far, ti restituir il bambino". La madre allora dice al coccodrillo: "Credo che mangerai il piccolo". Se la madre ha detto il vero, se ha cio indovinato che il coccodrillo vuole mangiare il bambino, allora in questo caso il coccodrillo ha promesso di restituire il bimbo. Ma se il coccodrillo restituisce il bimbo, significherebbe che non lo ha mangiato, e quindi la donna non avrebbe indovinato e non potrebbe salvare la vita del figlio. Risultato: in tutti i casi, se la madre dice "tu lo mangerai", non potr mai riavere il figlio e il coccodrillo non potr mai mantenere la promessa di restituirlo. quella di Giovanni Buridano, o meglio Jean Buridan, filosofo francese morto di peste a Parigi nel 1358 o 1360. Fino a quell'epoca, durante la Scolastica, si era sempre pensato che i problemi logici derivanti dal paradosso del mentitore derivassero dal carattere di autoreferenza. Buridano dimostr che il problema non era l'autoreferenza, elaborando un paradosso nel quale l'autoriferimento era per cos dire spezzato in due. Egli immagin due protagonisti, Socrate e Platone, ciascuno dei quali pronuncia una sola frase. Socrate dice "Platone dice il falso"; Platone dice "Socrate dice il vero". Vista isolatamente, ciascuna delle due frasi non affatto paradossale, ma la loro congiunzione lo diventa. Se Socrate dice effettivamente il vero, allora Platone mente davvero e di conseguenza (contraddicendo alla premessa) Socrate dice il falso. Non possible che la frase di Socrate sia vera e poi arrivare alla conclusione che falsa. quella elaborata da Miguel de Cervantes nel Don Chisciotte (1615), dove si narrava di Sancho Panza che divenne governatore di Barataria e si trov a dover decidere sul caso accaduto ad un militare, messo di guardia su un ponte con l'ordine di impiccare tutti coloro che mentivano circa il motivo per cui volevano oltrepassare il ponte stesso. Il militare raccontava che un giorno era arrivato un tale cui fu chiesto perch voleva passare il ponte. A questa domanda, il tale rispose: "voglio attraversare il ponte solo per essere impiccato in base alla legge". Se fosse vero che costui voleva farsi impiccare, allora aveva detto la verit e quindi non doveva essere impiccato. Se stesse mentendo, e poi fosse stato impiccato, avrebbe detto la verit e avrebbe dovuto essere lasciato libero. quella di Philip Jourdain, che nel 1913 riformul il paradosso di Buridano eliminando il riferimento a personaggi celebri, ponendo semplicemente due affermazioni: "la frase seguente falsa" e "la frase precedente vera".

Paradosso di Epimenide

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Soluzioni del paradosso del mentitore


La soluzione data da Crisippo dice semplicemente che il paradosso il rovesciamento del buon senso: ci sono frasi delle quali non si deve dire che esse dicono il vero e (neppure) il falso; n si deve congetturare in un altro modo, cio che lo stesso (enunciato) esprima simultaneamente il vero e il falso, bens che esse sono completamente prive di significato. La soluzione prospettata da Aristotele la seguente: le frasi paradossali si fondano sulla confusione tra uso e menzione. Quando si dice "io sto mentendo", si sta usando la frase, nel senso che si tratta di un paradosso di tipo autoreferenziale, catalogato tra gli insolubilia; chi enuncia una frase insolubile, non dice letteralmente nulla e pertanto la proposizione (o meglio, la pseudoproposizione) deve essere semplicemente cassata. Nel Medioevo, una proposta di soluzione fu avanzata da Guglielmo di Ockham (1285-1350). Dal momento che la cassatio di Aristotele non forniva una soluzione concreta, egli introdusse la distinzione tra linguaggio e metalinguaggio. Solo le frasi autoreferenziali mescolano i due livelli in uno solo, perch dire "io sto mentendo" una frase che si pone nel metalinguaggio (per quanto riguarda il verbo mentire, il cui concetto trova spiegazione non nella frase stessa ma in un altro livello), ma espressa mediante il linguaggio. La proposta di soluzione di Buridano fu dettata dall'intuizione della logica temporale: un'affermazione non vera o falsa in assoluto, ma solo relativamente ad un certo momento storico. Mentre non possibile che una frase possa essere vera o falsa nello stesso tempo, essa pu esserlo in tempi diversi: Basterebbe dire "Platone dir il falso quando pronuncer la prossima frase" e "Socrate disse il vero quando pronunci la frase precedente". Nelle logiche non classiche in cui non vale il principio di non-contraddizione, le proposizioni come quelle del mentitore non generano alcun paradosso. Per esempio nella logica fuzzy, dove il valore di verit pu variare tra 0 e 1, tali frasi hanno un valore di verit pari a 0,5.

Note
[1] II, 108.

Bibliografia
Piergiorgio Odifreddi, Le menzogne di Ulisse: l'avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen, Milano, Saggistica TEA, 2003. ISBN 9788850211913

Voci correlate
Antinomia Logica Filosofia Paradosso Verit

Paradosso di Fermi

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Paradosso di Fermi
Il paradosso di Fermi un paradosso che si dice sia stato proposto dal fisico Enrico Fermi nel contesto della probabilit di contattare forme di vita intelligente extraterrestre[1]. Il paradosso si riassume solitamente nella domanda "Dove sono tutti quanti? Se ci sono cos tante civilt evolute, perch non abbiamo ancora ricevuto prove di vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali?". Estremizzando la questione, il problema diventa se noi esseri umani siamo la sola civilt tecnologicamente avanzata dell'Universo. Questo problema viene usualmente posto come monito alle stime pi ottimistiche dell'equazione di Drake, che proporrebbero un universo ricco di pianeti con civilt avanzate, in grado di stabilire comunicazioni radio, inviare sonde o colonizzare altri mondi. La situazione paradossale dovuta al contrasto tra la sensazione, da molti condivisa e supportata da stime del tipo di quella di Drake, che noi non siamo soli nell'universo e il fatto che i dati osservativi contrastino con questa sensazione. Ne deriva che la nostra osservazione o comprensione dei dati deve essere errata o incompleta.

Origine del termine


Nel 1950, mentre lavorava nei laboratori di Los Alamos, Enrico Fermi prese parte ad una conversazione con alcuni colleghi, tra cui Edward Teller, durante un pranzo alla mensa del laboratorio. La conversazione verteva su un recente avvistamento di UFO riportato dalla stampa, su cui ironizzava una vignetta satirica[2]. La conversazione si protrasse su vari argomenti correlati, finch improvvisamente, durante il pranzo, Fermi non esclam "Where is everybody?" (trad. "Dove sono tutti quanti?").[1]

Possibili soluzioni
I parametri che figurano nell'equazione di Drake sono tutt'altro che definiti e questo non permette di risolvere oggettivamente in alcun senso il paradosso. Di seguito sono elencate diverse possibili soluzioni del paradosso di Fermi[3].

Siamo soli
La soluzione pi semplice che la probabilit che la vita si evolva spontaneamente nell'universo e si evolva fino a produrre una civilt evoluta sia estremamente bassa. Molti sono gli elementi contemporaneamente necessari perch la vita come la intendiamo noi, basata sul carbonio, possa evolversi su un pianeta. Fattori astronomici, come la posizione all'interno della galassia, l'orbita percorsa dal pianeta intorno alla sua stella centrale e la tipologia di quest'ultima, la sua ellitticit e l'inclinazione dell'orbita, nonch la presenza di satelliti naturali delle caratteristiche della Luna, sono tutti fattori determinanti alla predisposizione alla vita. L'attuale nascita della vita, lo sviluppo di forme di vita intelligente e quindi di civilt richiede che molte altre coincidenze siano verificate. Gli studi sul nostro Sistema Solare sembrano confermare l'eccezionalit della vita sulla Terra.[4] Questa tesi pu essere contestata sostenendo che la vita non debba necessariamente essere come la osserviamo sulla Terra, ma possa evolversi in condizioni differenti, e che non debba necessariamente basarsi sul carbonio. Molta dell'incertezza deriva dal fatto che i meccanismi che portano alla nascita della vita sono ignoti e quindi molto difficile, se non impossibile, stimarne la probabilit. Tuttavia l'occorrenza della vita ritenuta un evento poco probabile anche da parte di alcuni sostenitori dell'esistenza di civilt aliene; per scavalcare questo problema costoro hanno formulato l'ipotesi della panspermia, la quale sostiene che la vita possa diffondersi facilmente attraverso l'universo o addirittura, nella forma sostenuta da Francis Crick, che possa essere deliberatamente diffusa da civilt tecnologicamente evolute.

Paradosso di Fermi

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Le civilt evolute hanno breve durata


Un parametro dell'equazione di Drake la durata media delle civilt tecnologicamente evolute. Drake stim una durata di 10.000 anni (da quando ha iniziato a poter comunicare con onde radio). Le cause della scomparsa di una civilt possono essere sia naturali che culturali[5]. Se una civilt tende naturalmente ad annientarsi, solo questione di tempo perch inventi i mezzi necessari. L'unico dato osservativo disponibile che la nostra civilt dispone da decenni dei mezzi necessari, ma per ora sopravvissuta. Anche in questo caso difficile dire quanto la lotta gerarchica, l'aggressivit, e l'autoritarismo, elementi del militarismo, siano prerogative della razza umana o siano costanti universali intrinsecamente legate all'evoluzione o all'organizzazione politica degli individui intelligenti. Si consideri che non necessaria una distruzione totale della specie, ma sufficiente una involuzione a livelli primitivi dei sopravvissuti per sottrarre la civilt alla lista di quelle in grado di comunicare. Anche eventi catastrofici di tipo naturale possono considerarsi come gravi pericoli per un pianeta vivo: l'impatto di una cometa, di un asteroide, l'eruzione di un supervulcano o l'alterazione delle condizioni climatiche sono tutte minacce alla vita sulla Terra. Sappiamo che la Terra stata pi volte bersaglio di eventi catastrofici, che hanno causato diverse estinzioni di massa (la pi nota nell'opinione pubblica quella dei dinosauri). Eventi di questo tipo sarebbero prevedibili da una civilt anche pi arretrata della nostra, ma difficilmente rimediabili o prevenibili. Il problema con questa tesi che non esiste un campione statisticamente valido con cui poter stimare il parametro di durata media di una civilt tecnologicamente evoluta; anzi il campione allo stato attuale composto da un solo caso: la civilt terrestre. Infatti estrapolare tale valore dalle informazioni relative alla nostra esistenza, oltre a non essere statisticamente sensato, vizia il risultato con un effetto di selezione.

Esistono ma sono troppo lontane


L'universo estremamente vasto. Prendendo come riferimento la velocit della luce, essa impiega oltre 2 milioni di anni solo per arrivare alla galassia pi vicina. dunque possibile che esistano diverse civilt evolute e desiderose di comunicare, ma isolate dalle enormi distanze intergalattiche. Questa soluzione per implica che probabilmente siamo soli nella nostra galassia, in contrasto con le stime meno pessimistiche dell'equazione di Drake, che ipotizza l'esistenza di 600 civilt evolute[6]. Una forma corretta di questa tesi afferma che le civilt aliene sono attualmente troppo lontane, ovvero che esistono civilt relativamente vicine, ma che non hanno ancora intrapreso o hanno intrapreso da poco esplorazioni o comunicazioni spaziali[7]. Ma anche questa ipotesi non del tutto soddisfacente: infatti se il principio di mediocrit deve essere applicato per postulare l'esistenza di altre razze aliene, deve essere applicato anche per scartare posizioni temporali speciali nella storia della galassia, come sarebbe quella dell'inizio della colonizzazione galattica[8].

Esistono ma non comunicano o non vogliono comunicare


Ancora pi complesso ipotizzare quale sia la probabilit che una prima forma di vita biologica possa evolversi fino a creare una specie autocosciente e desiderosa di comunicare. possibile che nell'universo esistano molti corpi celesti ospitanti una forma di vita, ma su pochissimi questa si sia evoluta in una civilt tecnologica. Inoltre anche se una civilt sviluppa i mezzi adatti, non detto che abbia l'idea o il desiderio di cercare di comunicare con altri mondi, magari o perch non ci considerano degni (potrebbero considerare la nostra una civilt troppo guerrafondaia che mal reagirebbe ad un contatto con loro) o hanno paura di noi o comunque perch forse pensano che un contatto diretto possa nuocere a noi o a loro o semplicemente non hanno mai sviluppato l'idea dell'esistenza di altre civilt con cui comunicare. Tuttavia concepire una razza aliena come un'unica entit non soddisfacente: se pure la civilt o razza aliena nel suo complesso fosse disinteressata, timorosa o non desiderosa di comunicare con altre civilt, ci non preclude che al suo interno possano esistere individui o gruppi di individui desiderosi o interessati a comunicare.

Paradosso di Fermi

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Non siamo in grado di ricevere le loro comunicazioni


Tutti i nostri attuali tentativi di inviare o ricevere comunicazioni con altri mondi si sono basati sull'utilizzo di onde elettromagnetiche. Cos come prima dell'epoca di Guglielmo Marconi non avremmo neppure immaginato di usare questo mezzo, cos potremmo non essere neppure in grado di immaginare le tecniche usate da civilt radicalmente diverse dalla nostra. Alcune tecnologie teorizzate potrebbero essere basate sui neutrini, le onde gravitazionali o la correlazione quantistica. Vi da aggiungere che tali tecnologie di comunicazioni teorizzate sono molto opinabili sulla base delle conoscenze scientifiche attuali, in particolare utilizzare la correlazione quantistica per trasmettere informazioni contrasta con un ben assodato teorema della meccanica quantistica. La trasmissione mediante onde gravitazionali o neutrini, non pone obiezioni di carattere teorico, ma richiederebbe delle civilt con a disposizione una quantit di energia paragonabile a quella contenuta in larga parte dell'Universo. Attualmente vi sono in funzione in alcuni laboratori rivelatori di neutrini e di onde gravitazionali in grado di misurare tali ipotetici segnali se particolarmente intensi. Si pu comunque ipotizzare che una civilt attraversi diverse fasi di evoluzione tecnologica, passando anche per le relativamente facili onde elettromagnetiche. ragionevole ritenere che scienziati di questa civilt siano in grado comunque di ricevere e decodificare segnali radio, anche se per loro ormai obsoleti. Rimanendo nel campo delle onde radio dobbiamo tenere in considerazione il problema della velocit della luce. Le microonde da noi emesse da quando si sviluppata la televisione, si stanno ancora allontanando da noi alla velocit della luce in tutte le direzioni. Il raggio in anni luce della sfera entro la quale queste informazioni sono ricevibili coincide numericamente con il periodo in anni dal quale le trasmissioni sono iniziate. Nel caso della Terra questo valore quindi di circa 50 anni luce. La tendenza ad ottimizzare le trasmissioni per ragioni economiche, come nel caso della televisione digitale o dei telefoni cellulari, focalizzandole in fasci di microonde e sopprimendo la portante, fa s che i segnali trasmessi siano meno distinguibili dallo spazio. I critici di questa soluzione fanno notare che se una civilt aliena volesse comunicare, utilizzerebbe dei segnali facilmente riconoscibili come tali, come ad esempio una modulazione con portante. Se tale civilt intendesse usare segnali di difficile ricezione per evitare di comunicare con altre civilt pi arretrate o diverse, si ricadrebbe nel caso precedente. Inoltre alcuni dei mezzi di comunicazione proposti, alternativi alle onde elettromagnetiche, o sono speculazioni teoriche[9] o sono gi rilevabili con la tecnologia terrestre[10]. Il SETI Da molti anni in corso un progetto che cerca sistematicamente di individuare possibili trasmissioni intelligenti provenienti dal cosmo: il progetto SETI. I segnali radio vengono ricevuti dal radiotelescopio di Arecibo, in Porto Rico, e analizzati da una rete di migliaia di personal computer, il SETI@home, di partecipanti volontari. Fino ad ora (2011) nessun segnale stato rilevato da questo progetto e da tutti i precedenti tentativi. Recentemente per stato fatto notare che modulazioni pi evolute, come quelle digitali, sono sempre pi difficili da riconoscere come portatrici di informazione e quasi indistinguibili dal rumore di fondo. In sostanza i segnali potrebbero essere arrivati ma non li abbiamo riconosciuti.

Note
[1] (EN) Eric Jones, "Where is everybody?", An account of Fermi's question" (http:/ / www. fas. org/ sgp/ othergov/ doe/ lanl/ la-10311-ms. pdf), Los Alamos Technical report LA-10311-MS, Marzo, 1985. [2] (EN) Alan Dunne, Senza titolo, New Yorker, 20 May 1950. (http:/ / home. fnal. gov/ ~carrigan/ pillars/ New_Yorker_aliens. png) [3] Stephen Webb, Se l'universo brulica di alieni... dove sono tutti quanti?, Milano, Sironi, 2004. ISBN 978-88-518-0041-3 [4] Brownlee, Donald. Ward, Peter D. "Rare Earth". Copernicus. 2000 [5] (EN) The Internet Encyclopedia of Science, Hazards to extraterrestrial civilizations (http:/ / www. daviddarling. info/ encyclopedia/ E/ etcivhaz. html) [6] Piero Angela, Quante civilt extraterrestri? da "Nel Cosmo alla ricerca della vita". Garzanti, 1980, pp. 138-146. ISBN 88-11-67402-6 [7] Nel saggio Civilt extraterrestri, Isaac Asimov arriva ad ipotizzare un numero molto elevato di possibili civilt, ma l'enorme distanza reciproca (in media 630 anni luce secondo le sue stime) impedirebbe lo scambio di comunicazioni tra di loro

Paradosso di Fermi
[8] (EN) Brin, Glen David (1983). "The 'Great Silence': The Controversy Concerning Extraterrestial Intelligent Life" (http:/ / articles. adsabs. harvard. edu/ cgi-bin/ nph-iarticle_query?1983QJRAS. . 24. . 283B& data_type=PDF_HIGH& whole_paper=YES& type=PRINTER& filetype=. pdf. ). Quarterly Journal of Royal Astronomical Society 24: 283309.. [9] (EN) Does quantum entanglement imply faster than light communication? (http:/ / curious. astro. cornell. edu/ question. php?number=612), Ask an Astronomer, Cornell University [10] (EN) Cosmic Search Vol. 1 No. 3 (http:/ / www. bigear. org/ vol1no3/ neutrino. htm)

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Bibliografia
Stephen Webb, Se l'universo brulica di alieni... dove sono tutti quanti?, Milano, Sironi, 2004. ISBN 978-88-518-0041-3

Voci correlate
Equazione di Drake Principio antropico Panspermia Esobiologia Messaggio di Arecibo

Primo contatto SETI UFO

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Fermi paradox

Collegamenti esterni
Discussione del filosofo Nick Bostrom sul Paradosso di Fermi (http://www.estropico.com/id179.htm)
Vita extraterrestre Eventi e oggetti: ALH84001 Meteorite Murchinson Sorgente radio SHGb02+14a Meteorite Shergotty Segnale Wow! Sistema solare: Corpi extrasolari: Europa Marte Titano Encelado Simili alla Terra Gliese 581 c Gliese 581 d Gliese 581 e Gliese 581 g

Comunicazione: Allen Telescope Array Radiotelescopio di Arecibo Sonda di Bracewell Missione spaziale Darwin Lincos Placca del Pioneer Progetto Ciclopi Progetto Ozma Progetto Phoenix SERENDIP SETI SETI@home SETI attivo Comunicazione interstellare Voci correlate: Abitabilit planetaria Acqua liquida extraterrestre Biochimiche ipotetiche Biofirma Esobiologia Esoecologia Noogenesi Pedomicrobium Protezione planetaria Scala di San Marino Ultima legge di Shermer Silencium universi Zona abitabile Pluralit dei mondi Equazione di Drake Paradosso di Fermi Grande Filtro Scala di Kardav Principio di mediocrit Neocatastrofismo Panspermia Ipotesi della rarit della Terra Quoziente di senzienza Ipotesi dello zoo Mars Sample Return Mars Astrobiology Explorer-Cacher Europa Jupiter System Mission

Teorie:

Missioni:

Questo box: vedi disc.

Paradosso di Gibbs

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Paradosso di Gibbs
In termodinamica il paradosso di Gibbs coinvolge la natura discontinua dell'entropia configurazionale. Molti fisici ritengono la discontinuit dell'entropia contraria all'intuizione e al senso comune e pertanto vedono questa discontinuit come un paradosso.

Dimostrazione
Il primo ad occuparsene fu Josiah Willard Gibbs nel suo lavoro Sull'Equilibrio delle Sostanze Eterogenee. [1] [2] Sia dato un recipiente diviso a met da un pistone mobile; da un lato del recipiente si trova un gas ideale A, e dall'altra parte un gas ideale B alla stessa temperatura e pressione. Quando la divisione viene rimossa, i due gas si mischiano e l'entropia del sistema Josiah Willard Gibbs cresce perch vi maggior grado di incertezza nella posizione delle particelle. (1839 1903) Si pu dimostrare che l'aumento di entropia del miscuglio moltiplicata per la temperatura uguale al lavoro necessario per ristabilire le condizioni iniziali: il gas A da una parte, il gas B dall'altra. Se si tratta dello stesso gas, non necessario lavoro, ma se i gas sono differenti, anche per una differenza minuscola, il lavoro aumenta raggiungendo un valore elevato, e inoltre il valore lo stesso di quello che si ha nel caso in cui la differenza tra i due gas maggiore. L'entropia configurazionale di liquidi, solidi e soluzioni pu essere calcolata in modo simile e il paradosso di Gibbs pu essere applicato indifferentemente a liquidi, solidi e soluzioni in fase condensata come pure ai gas.

Similitudine e entropia configurazionale


Quando il paradosso di Gibbs venne esposto, la correlazione dell'entropia configurazionale con la similitudine era molto controversa e vi erano tre opinioni molto differenti di valutare il valore dell'entropia come legato alla similitudine. La similitudine pu continuamente cambiare: similitudine Z=0 se i componenti sono distinguibili; similitudine Z=1 se le parti non sono distinguibili. L'entropia configurazionale, al contrario, non cambia continuamente.

Vi sono molte soluzioni proposte configurazione-similitudine.

[3]

e tutte cadono in uno dei tre tipi di relazione tra entropia di

Una soluzione corrisponde alla Figura (a) e consiste nell'accettare la discontinuit come fatto, affermando che il senso comune e le obiezioni intuitive sono infondate. Questa la soluzione data dallo stesso Gibbs, e riaffermata da E. T. Jaynes[4].

Paradosso di Gibbs John von Neumann propose una soluzione alternativa al paradosso di Gibbs rimuovendo la discontinuit dell'entropia configurazionale: decresce in maniera continua con il decrescere della propriet di similitudine delle singole componenti (Figura b). Recentemente Shu-Kun Lin ha elaborato un'altra relazione (Figura c).

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Discontinuit dell'entropia
Spiegazione classica della termodinamica
Lo stesso Gibbs propose una soluzione al problema che molti scienziati ritengono come la soluzione di Gibbs del paradosso di Gibbs.[4][5] Il punto cruciale della sua soluzione il fatto che sviluppando una teoria classica basata sull'idea che i due differenti tipi di gas sono indistinguibili, e che uno non presenta alcuna misurazione che riveli la differenza, allora la teoria non possiede contraddizioni interne. In altre parole, se si considerano due gas A e B e non si sa che sono differenti, allora assumerli identici non causa alcun problema teorico. Se anche si fa un esperimento con questi gas che d risultati non corretti, si certamente scoperto un metodo per rilevare la loro differenza. Questa visione suggerisce che i concetti di stato termodinamico ed entropia sono piuttosto soggettivi. La crescita dell'entropia - come risultato di miscuglio - moltiplicata per la temperatura uguale al minimo ammontare di lavoro necessario per ripristinare lo stato iniziale dei gas separati. Supponiamo che due gas differenti siano separati da una parete, ma che non sia possibile rilevare la differenza tra essi. Quando si rimuove la parete, il lavoro necessario a ristabilire la condizione iniziale diverso da zero nel momento in cui siamo in grado di distinguere la differenza e non dipende dalla portata della differenza. Il paradosso si risolve sostenendo che la discontinuit reale e che ogni "senso comune" o obiezione "intuitiva" a esso sono infondate.

Spiegazione della meccanica statistica e della meccanica quantistica


Un gran numero di scienziati crede che questo paradosso sia risolto dalla meccanica statistica (attribuita anche a Gibbs)[6] o dalla meccanica quantistica, ponendo che, se i due gas sono composti da particelle indistinguibili, essi obbediscono a differenti statistiche rispetto al caso in cui fossero distinguibili. Dal momento che la distinzione tra le particelle discontinua, si ha l'entropia configurazionale. L'equazione risultante per l'entropia di un classico gas ideale estensiva, ed nota come l'equazione di Sackur-Tetrode. Lo stato di un gas ideale di energia U, volume V e con N particelle, ciascuna delle quali avente massa m, rappresentato specificando il vettore quantit di moto p ed il vettore posizione x per ogni particella. Questo pu essere pensato specificando un punto in uno spazio delle fasi 6N-dimensionale, in cui ciascuno degli assi corrisponde a una delle coordinate della quantit di moto o della posizione di ogni particella. L'insieme dei punti nello spazio delle fasi che il gas potrebbe occupare specificato dalla restrizione che il gas avr particolare energia:

e che sar contenuto all'interno del volume V (sia V una scatola di spigolo X tale che X3=V):

per i=1..N e j=1..3. La prima restrizione definisce la superficie di un'ipersfera 3N-dimensionale di raggio (2mU)1/2 e il secondo un ipercubo 3N-dimensionale di volume VN. Queste si combinano formando un ipercilindro 6N-dimensionale. Essendo l'area della parete di un cilindro il prodotto tra la circonferenza di base per l'altezza, l'area della parete dell'ipercilindro :

Paradosso di Gibbs L'entropia proporzionale al logaritmo del numero di stati che il gas pu occupare soddisfacendo le restrizioni sopra elencate. Un altro percorso, che prende avvio dal principio di indeterminazione di Heisenberg, afferma che in uno spazio di fasi non si pu specificare un volume minore di h3N dove h la costante di Planck. L'area sopra descritta dev'essere in realt un guscio di spessore uguale all'incertezza della quantit di moto per cui l'entropia va formulata come: dove la costante di proporzionalit k, la costante di Boltzmann. Si pu prendere la lunghezza della scatola X come l'incertezza della posizione, e dal principio di indeterminazione di Heisenberg, scriverla . Risolvendo per , usando l'approssimazione di Stirling per la funzione Gamma, e tenendo solo i termini di ordine N l'entropia diviene:

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Questa quantit non estensiva come pu essere vista considerando due volumi identici con lo stesso numero di particelle ed uguale energia. Si considerano i due volumi separati inizialmente da una barriera; la rimozione o il reinserimento della parete reversibile, ma la differenza di entropia dopo la rimozione della barriera :

che in contraddizione con la termodinamica. Questo costituisce il paradosso di Gibbs che lo stesso scienziato risolse postulando quanto scritto precedentemente. Questo significa che tutti gli stati che differiscono solo per una permutazione delle particelle vanno considerati come lo stesso punto. Per esempio, sia un gas a 2-particelle che specifichiamo AB come lo stato del gas dove la prima particella (A) ha quantit di moto p1 e la seconda particella (B) ha quantit di moto p2, allora questo punto come pure quello di BA in cui B ha quantit di moto p1 mentre A ha quantit di moto p2 devono essere considerati come lo stesso punto. Si nota che per un gas di N particelle, vi sono N! punti che sono identici in tal senso, e quindi per calcolare il volume dello spazio delle fasi occupate dal gas si deve dividere l'equazione 1 per N!.[6] Questo d per l'entropia:

che si pu facilmente dimostrare come estensiva. Questa l'equazione di Sackur-Tetrode. facilmente intuibile che, utilizzando questa equazione, il valore dell'entropia non presenta differenze dopo aver mischiato due parti dello stesso gas. [7]

Paradosso di Gibbs

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Continuit dell'entropia
Mentre molti scienziati si ritrovavano nella formulazione di discontinuit dell'entropia mostrata nella Figura (a) e nelle spiegazioni classiche o facenti uso della meccanica quantistica in termodinamica o in meccanica statistica, altri ritenevano che il paradosso di Gibbs fosse un paradosso reale da risolversi mostrando la continuit dell'entropia.

Risoluzione del paradosso di Gibbs per la meccanica quantistica


Nel suo libro, Mathematical Foundations of Quantum Mechanics,[8] John von Neumann forn, per la prima volta, una risoluzione del paradosso di Gibbs rimuovendo la discontinuit dell'entropia configurazionale: essa decresce continuamente con il crescere della similitudine delle componenti individuali (Si veda la Figura (b)). A pagina 370 della versione inglese del testo,[8] si legge che " ... Questo chiarisce un vecchio paradosso della forma classica della termodinamica, cio la scomoda discontinuit nell'operazione con pareti semi-peremeabili... Ora abbiamo una transizione continua." Furono pochi gli scienziati che accettarono questa soluzione, altri non sono ancora convinti.

Risoluzione del paradosso mediante la teoria dell'informazione

John von Neumann (1903 1957) )

Un'altra relazione di continuit entropica fu proposta da Shu-Kun Lin,[3] basandosi su una considerazione di teoria dell'informazione, come mostrato nella Figura (c). Un calorimetro viene impiegato per determinare l'entropia configurazionale al fine di verificare la proposizione del paradosso di Gibbs o per risolvere il paradosso stesso. Sfortunatamente noto che nessuno dei processi di miscuglio tipici hanno una quantit rilevabile di calore e lavoro trasferiti, nonostante sia misurabile una grande quantit di calore, fino al valore calcolato come TS (dove T la temperatura e S i l'entropia termodinamica), e nonostante sia osservabile un elevato valore di lavoro fino a G (dove G l'energia libera di Gibbs).[9] necessario ammettere il fatto che la differenza di entropia configurazionale dei gas ideali sempre zero, sia che i gas siano differenti o identici; tale conclusione pu essere considerata come una risoluzione sperimentale del paradosso di Gibbs per i gas ideali. Ci suggerisce che l'entropia configurazionale non ha nulla a che vedere con l'energia (calore TS o lavoro G). Un processo di miscuglio un processo di perdita di informazioni che pu essere discusso pertinentemente solo nell'ambito della teoria dell'informazione e l'entropia configurazionale un'entropia di informazione. Per entropia di informazione (chiamata anche entropia della teoria dell'informazione, o entropia di Shannon), si intende che si tratta di una funzione logaritmica adimensionale S = lnw nella teoria dell'informazione. Non si tratta di una funzione della temperatura T e non necessariamente legata all'energia. In luogo del calorimetro, possibile utilizzare, per valutare la perdita di informazione durante il miscuglio, sensori chimici o biosensori. Mescolare 1 mole di gas A e 1 mole di un gas diverso B provoca un aumento di al pi 2 bits di entropia di informazione se le due parti del contenitore sono usate per registrare 2 bits di informazioni. Per le fasi condensate, invece della parola "miscuglio" si pu usare la parola "mescolanza" per i processi che combinano varie parti di sostanza originariamente in contenitori differenti. Quindi, sempre un processo di mescolanza, sia qualora le sostanze siano molto diverse, o molto simili o persino le stesse. Il modo convenzionale per calcolare l'entropia configurazionale predice che il processo di miscuglio (o mescolanza) di sostanze differenti (distinguibili) pi spontaneo che il processo medesimo tra sostanze uguali (indistinguibili). Tuttavia, questo contraddice l'esperienza, che mostra come il processo di mescolanza della stessa sostanza (o di sostanze indistinguibili) il pi spontaneo; esempi immediati sono la mescolanza spontanea di gocce d'olio in acqua e la

Paradosso di Gibbs cristallizzazione spontanea in cui le celle di lattice indistinguibili si assemblano tra loro. Sostanze pi simili sono miscibili pi spontaneamente: metanolo ed etanolo sono miscibili perch sono molto simili. Senza eccezioni, tutte le osservazioni sperimentali supportano la relazione entropia-similitudine espressa nella Figura (c). Ne deriva che la relazione entropia-similitudine data da Gibbs nella Figura (a) opinabile. Una conclusione significativa che almeno allo stato solido - l'entropia configurazionale ha un valore negativo per i solidi distinguibili: mischiare sostanze diverse diminuisce l'entropia di informazione, e mescolare molecole indistinguibili (da un gran numero di contenitori) per formare una fase di sostanza pura provoca un forte aumento dell'entropia di informazione. Cominciando da una mistura binaria di solidi, mescolando 1 mole di molecole del tipo A per formare una fase e mescolare 1 mole di molecole di tipo B per formare un'altra fase porta ad un aumento dell'entropia di informazione quantificabile in 26.0221023=12.0441023 bits =1.5061023bytes, dove 6.0221023 il numero di Avogadro; e vi sono al massimo solo 2 bits di informazione persa.

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Note
[1] Gibbs, J. Willard, (1876). Transactions of the Connecticut Academy, III, pp. 108-248, Oct. 187-May, 1876, and pp. 343-524, May, 1877-July, 1878. [2] J. Willard Gibbs, The Scientific Papers of J. Willard Gibbs - Volume One Thermodynamics (http:/ / books. google. com/ books?id=-neYVEbAm4oC& dq=scientific+ papers+ of+ j+ willard+ gibbs), Ox Bow Press, 1993. ISBN 0-918024-77-3 [3] Se ne propone una lista sul sito: Paradosso di Gibbs e sue risoluzioni (http:/ / www. mdpi. org/ lin/ entropy/ gibbs-paradox. htm). [4] Jaynes, E.T.. The Gibbs Paradox (http:/ / bayes. wustl. edu/ etj/ articles/ gibbs. paradox. pdf) (PDF). 1996.URL consultato il November 8. (Jaynes, E. T. The Gibbs Paradox, In Maximum Entropy and Bayesian Methods; Smith, C. R.; Erickson, G. J.; Neudorfer, P. O., Eds.; Kluwer Academic: Dordrecht, 1992, p.1-22) [5] Ben-Naim, Arieh (2007). On the So-Called Gibbs Paradox, and on the Real Paradox (http:/ / www. mdpi. org/ entropy/ papers/ e9030132. pdf). Entropy (an Open Access journal), 9(3): 132-136. [6] Gibbs, J. Willard, Elementary principles in statistical mechanics (http:/ / www. archive. org/ details/ elementaryprinci00gibbrich), New York, 1902.; (1981) Woodbridge, CT: Ox Bow Press ISBN 0-918024-20-X [7] Per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura del seguente testo: Allahverdyan, A.E.; Nieuwenhuizen, T.M. (2006). Explanation of the Gibbs paradox within the framework of quantum thermodynamics (http:/ / arxiv. org/ abs/ quant-ph/ 0507145). Physical Review E, 73 (6), Art. No. 066119. ( Link to the paper at the journal's website (http:/ / link. aps. org/ abstract/ PRE/ v73/ e066119)). [8] John von Neumann, Mathematical Foundations of Quantum Mechanics, Princeton U. Press, 1932.. reprinted, 1996 edition: ISBN 0-691-02893-1 (Tradotto dal tedesco ad opera di Robert T. Beyer) [9] Attenzione: Non effettuare esperimenti di miscuglio se non sotto la supervisione di un chimico in laboratorio. Viene rilasciata una gran quantit di calore, che pu essere esclusivamente attribuita a reazioni chimiche avvenute nel miscuglio.

Collegamenti esterni
Il paradosso di Gibbs e sue risoluzioni (http://www.mdpi.org/lin/entropy/gibbs-paradox.htm) lista di pubblicazioni. Numero speciale di "Paradosso di Gibbs e sue soluzioni" (http://www.mdpi.org/entropy/specialissues/ gibbs-paradox.htm) pubblicato dalla rivista Entropy.

Paradosso di Hempel

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Paradosso di Hempel
Il paradosso dei corvi (anche detto paradosso dei corvi neri, paradosso di Hempel o i corvi di Hempel) un paradosso logico sviluppato negli anni '40 da Carl Gustav Hempel per dimostrare i limiti del procedimento logico induttivo. Osservando come per il principio induttivo l'acquisizione di un nuovo riscontro empirico di una teoria renda pi probabile che questa teoria sia vera, cio la teoria della confermabilit, Hempel prese ad esempio la teoria che tutti i corvi siano neri per trarne conclusioni di paradosso. Esaminando ad uno ad uno un milione di corvi, notiamo infallibilmente ed invariabilmente che essi sono tutti neri. Dopo ogni osservazione, perci, la teoria che tutti i corvi siano neri diviene ai nostri occhi sempre pi probabilmente vera, coerentemente col principio induttivo. Pare ogni volta sempre pi corretto registrare l'assunto come probabilmente vero: tutti i corvi sono neri.

Un corvo nero

Ma l'assunto "i corvi sono tutti neri" logicamente equivalente all'assunto "tutte le cose che non sono nere, non sono corvi". In base al principio induttivo, d'altra parte, questo secondo enunciato diventerebbe pi probabilmente vero in seguito all'osservazione di una mela rossa: osserveremmo, infatti, una cosa non nera che non un corvo. Perci, l'osservazione di una mela rossa renderebbe pi probabilmente vero anche l'assunto che "tutti i corvi sono neri". Una delle soluzioni pi famose fra quelle proposte consiste nellaccettare che losservazione di una mela verde costituisce una prova che tutti i corvi sono neri, ma aggiungendo che leffettiva conferma che questa prova fornisce molto piccola, vista la grande differenza fra il numero di corvi e il numero di oggetti non neri. Secondo questa risoluzione, la conclusione appare paradossale perch viene intuitivamente stimato in zero il valore della prova nellosservare una mela verde, mentre in realt molto piccolo. Questa argomentazione stata presentata da I. J. Good nel 1960 ed probabilmente la pi conosciuta, anche alcune varianti sono state presentate nel 1958 e forme precedenti dellargomentazione risalgono al 1940.

Paradosso di Moore

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Paradosso di Moore
Il paradosso di Moore un paradosso formulato nel 1942 da George Edward Moore che tratta dell'assurdit di affermare una proposizione e contemporaneamente affermare di non crederci. Detta p una generica proposizione, il paradosso si pu formulare nel seguente modo: "p, ma io non credo che p"; oppure: "Io credo che p, ma non p". Nella formulazione tipica di questo paradosso, questo si traduce in "piove ma io non ci credo". Come si pu osservare entrambe le frasi descrivono uno stato di cose possibile, e prese separatamente non contengono alcun errore logico. Tuttavia, nella loro interazione, perdono di senso ed hanno una paradossalit che, a detta del filosofo Ludwig Wittgenstein, molto prossima all'autocontraddizione perch affermare "p, ma io non credo che p", equivale a dire "p, ma forse non p". Il paradosso non si pone nel caso di una seconda o terza persona: l'affermazione "piove ma lui non ci crede" non ha alcuna paradossalit. Il carattere paradossale, quindi, viene dall'affermazione in prima persona. Ci accade perch, mentre in seconda o in terza persona si descrive uno stato di cose indipendente dalla prima proposizione essendo la descrizione di una credenza (il fatto che lui non creda che piove indipendente dal fatto che piova o meno), nel caso della prima persona ci non vero: "io credo che p" non la descrizione della mia credenza ma la sua espressione, e quindi equivale ad affermare direttamente p, giungendo all'autocontradditoriet di affermare e negare allo stesso tempo una medesima proposizione (che va contro il principio di non contraddizione).

Collegamenti esterni
(EN) Moore's problem [1]. Stanford Encyclopedia of Philosophy, 21 gennaio 2006.URL consultato il 4-2-2008.

Note
[1] http:/ / plato. stanford. edu/ entries/ epistemic-paradoxes/ #MooPro

Paradosso di Newcomb

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Paradosso di Newcomb
Questo Box di Wikipedia contiene almeno un errore
Il titolo di questo box evidenzia il Paradosso dell'introduzione di David Makinson: se il testo seguente fosse totalmente corretto, quanto (falsamente) affermato sarebbe comunque vero, poich l'errore consisterebbe nell'affermazione stessa. Cio l'affermazione falsa sarebbe vera... A scanso di equivoci, l'errore non sussiste nel testo presente nella voce. Ma se quest'ultima affermazione ("l'errore non sussiste nel testo presente nella voce") fosse l'errore, allora l'articolo conterrebbe un errore. Quindi non credete ciecamente a quello che leggete, a meno che l'errore non sia questo consiglio (e cos via...). Un paradosso, dal greco (contro) e (opinione), un ragionamento che appare contraddittorio, ma che deve essere accettato, oppure un ragionamento che appare corretto, ma che porta ad una contraddizione: si tratta, secondo la definizione che ne d Mark Sainsbury, di "una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile". In filosofia ed economia il termine paradosso usato spesso come sinonimo di antinomia. In matematica invece si distinguono i due termini: il paradosso consiste in una proposizione eventualmente dimostrata e logicamente coerente, ma lontana dall'intuizione; l'antinomia, invece, consiste in una vera e propria contraddizione logica. Il paradosso un potente stimolo per la riflessione. Ci rivela sia la debolezza della nostra capacit di discernimento sia i limiti di alcuni strumenti intellettuali per il ragionamento. stato cos che paradossi basati su concetti semplici hanno spesso portato a grandi progressi intellettuali. Talvolta si trattato di scoprire nuove regole matematiche o nuove leggi fisiche per rendere accettabili le conclusioni che all'inizio erano "apparentemente inaccettabili". Altre volte si sono individuati i sottili motivi per cui erano fallaci le premesse o i ragionamenti "apparentemente accettabili". Sin dall'inizio della storia scritta si hanno riferimenti ai paradossi: dai paradossi di Zenone alle antinomie di Immanuel Kant, fino a giungere ai paradossi della meccanica quantistica e della teoria della relativit generale, l'umanit si sempre interessata ai paradossi. Un'intera corrente filosofico-religiosa, il buddhismo zen, affida l'insegnamento della sua dottrina ai koan, indovinelli paradossali.

Paradossi nella vita comune


Molti sono i paradossi in senso letterale, ossia contro l'opinione comune. Ad esempio, si parla molto del riscaldamento globale e dell'effetto serra. Secondo i modelli climatologici accettati, il riscaldamento dell'Artico, con il conseguente scioglimento dei ghiacci, causa il raffreddamento dell'Europa. Quindi l'aumento della temperatura a livello globale genera una diminuzione della stessa a livello locale. Questo noto come paradosso dell'Artico. Molti paradossi sono alla base di trame di film famosi, ad esempio nel secondo Terminator, scopriamo che le macchine hanno origine dai resti del primo terminator inviato, una versione del classico paradosso del nonno. Meno noto il paradosso del Comma 22 del codice di guerra dei Klingon, desunto quasi letteralmente dal romanzo Comma 22.

I paradossi dei sensi


Nelle neuroscienze sono noti molti paradossi dovuti all'imperfezione dei sensi, o all'elaborazione dei dati da parte della mente. Ad esempio, possibile creare un suono che sembra crescere sempre, mentre in realt ciclico. Per il tatto, basta provare con un compasso a due punte: sul polpastrello si percepiscono due punte separate di pochi millimetri, mentre sulla schiena se ne percepisce solo una anche a qualche centimetro. Oppure si immergono le mani in due bacinelle di acqua una calda e una fredda; dopo un paio di minuti si immergono entrambe in una bacinella

Paradosso di Newcomb tiepida, e si avranno sensazioni contrastanti: fredda e calda. Le illusioni ottiche sono un altro esempio di paradossi sensoriali.

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Paradossi statistici
In statistica uno dei fenomeni pi strani che si hanno il paradosso di Simpson, di cui si fa un esempio: su una certa malattia, l'ospedale X ha il 55% di successi, l'ospedale Y il 60%. Quindi converrebbe operarsi in Y. Se scomponiamo, a X sono 90% casi gravi, di cui il 50% risolto (45% del totale), mentre i restanti 10% lievi hanno il 100% (10% sul totale) di successo. A Y il 40% sono casi lievi, di cui risolvono il 90%, (36%) e nel 60% di casi gravi il successo del 40% (24%). Quindi in realt conviene sempre operarsi in X. In pratica, l'interpretazione dei dati falsata da parametri non considerati.

I paradossi pi antichi
Il pi antico paradosso si ritiene essere il paradosso di Epimenide, in cui il Cretese Epimenide afferma: "Tutti i cretesi sono bugiardi". Poich Epimenide era originario di Creta, la frase paradossale. A rigor di logica, moderna ovviamente, questo non un vero paradosso: detta p la frase di Epimenide, o vera p o vera non p. Il contrario di p Non tutti i cretesi sono bugiardi, ossia Qualche cretese dice la verit, Epimenide non uno di quelli, e la frase falsa. Tuttavia la negazione dei quantificatori non era ben chiara nella logica degli antichi greci. Subito dopo troviamo i paradossi di Zenone. Un altro famoso paradosso dell'antichit, questo s irresolubile, il paradosso di Protagora, pi o meno contemporaneo di Zenone di Elea. Alcuni paradossi, poi, hanno preceduto di secoli la loro risoluzione: prendiamo ad esempio il paradosso di Zenone della freccia: "Il terzo argomento quello della freccia. Essa infatti appare in movimento ma, in realt, immobile: in ogni istante difatti occuper solo uno spazio che pari a quello della sua lunghezza; e poich il tempo in cui la freccia si muove fatta di infiniti istanti, essa sar immobile in ognuno di essi." Come si pu distinguere la freccia in movimento da quella ferma, e smentire il paradosso? Oggi, ovvero pi di due millenni dopo Zenone, sappiamo che, secondo il principio della relativit ristretta, una freccia in moto rispetto all'osservatore appare a questi pi corta della stessa freccia ferma rispetto all'osservatore.

Classificazione dei paradossi logici


Esistono varie forme di classificazione dei paradossi. Secondo le loro implicazioni, i paradossi si dividono in: Positivi a cui si arriva: un esempio ne la teoria della relativit ristretta. Un paradosso nullo o retorico deriva dal tipico ragionamento sofista, che dimostra una cosa e il suo contrario, come i gi citati paradossi di Zenone. Infine, i paradossi negativi portano il ragionamento a partire da un'ipotesi alla negazione della stessa, e sono in pratica una dimostrazione per assurdo della falsit dell'ipotesi di partenza. Di quest'ultimo tipo sono molti teoremi matematici e fisici, come ad esempio il teorema dell'infinit dei numeri primi o il teorema di Church. Se invece categorizziamo che cosa ci appare paradossale secondo i nostri sensi, abbiamo i paradossi visivi, auditivi, tattili, gustativi e olfattivi, pi spesso indicati come anomalie o ambiguit, e i paradossi logici e matematici che sono categoria a s.

Paradosso di Newcomb

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Paradossi dell'induzione
Molti ritengono David Hume responsabile di aver introdotto il problema dell'induzione. In realt, nella versione del paradosso del sorite, tale problema era noto sin dai tempi di Zenone, vero padre del pensiero paradossale. Il paradosso del sorite afferma: "Un granello di sabbia che cade non fa rumore, quindi nemmeno due, e nemmeno tre, e cos via. Quindi nemmeno un mucchio di sabbia che cade fa rumore". Oppure il suo inverso: se tolgo un granello di sabbia ad un mucchio, ancora un mucchio, cos se ne tolgo due e cos via. Tuttavia 10 granelli non fanno un mucchio. Qual allora il granello che fa passare da un mucchio ad un non-mucchio? Anche se questo problema pu essere risolto con la logica fuzzy, ponendo una funzione che al variare dei granelli restituisca un valore compreso tra 0 e 1, ben pi difficile la risoluzione del seguente paradosso: 1 un numero piccolo se n un numero piccolo, allora anche n+1 un numero piccolo allora, per l'assioma dell'induzione, ogni numero naturale piccolo Questi problemi sono i principali argomenti di discussione dell'epistemologia moderna, che fondamentalmente si riassumono nella domanda: Quando si pu definire vera una teoria?

Non tutto vero quello che sembra (solito)


A volte il buon senso, anche il buon senso matematico, pu farci prendere degli abbagli. Un esempio lo troviamo nella storiella del tacchino induttivista: un tacchino (americano) aveva imparato che ogni mattina, pi o meno alla stessa ora, il padrone gli portava da mangiare. Diligentemente memorizzava tutte le piccole differenze, finch, dopo giorni e giorni, pot essere soddisfatto di aver trovato una regola infallibile: tra le nove e le dieci di mattina arrivava inevitabilmente il cibo. Al passare delle settimane e dei mesi la regola trov sempre conferme... fino al giorno del Ringraziamento, quando il tacchino fu calorosamente invitato sulla tavola della famiglia, come protagonista dell'arrosto tradizionale. Esempi pi matematici, li troviamo nella teoria dei numeri, nello studio della distribuzione dei numeri primi. Dopo la sconfitta dell'ultimo teorema di Fermat, resta aperta la Congettura di Riemann sulla sua funzione zeta, che collega la distribuzione dei numeri primi con gli zeri di tale funzione. Finora se ne sono trovati miliardi (letteralmente) che giacciono sulla retta x=1/2, e la congettura che tutti gli zeri giacciano su questa linea potrebbe essere dunque accettata come vera. Ma smentite di quello che sembrerebbe evidente sono famose in matematica, e una riguarda proprio i numeri primi. La quantit di numeri primi inferiori ad un certo numero, diciamo n, solitamente indicata con approssimata dalla funzione logaritmo integrale, o Li(n), di Gauss, definita come: , pu essere .

Questo valore sembra essere sempre maggiore della vera distribuzione dei numeri primi, fino a numeri di centinaia di cifre. Tuttavia nel 1914 John Littlewood ha dimostrato invece che per x intero cambia di segno infinite volte. Nel 1986 Herman te Riele ha dimostrato addirittura che esistono pi 10180 interi consecutivi per cui non mai minore di 6,6210370. Quindi, nonostante miliardi di esempi a favore, la verit o falsit della congettura (o ipotesi, visto che si pensa generalmente che sia vera) di Riemann tuttora in discussione. Altra paradossale situazione il teorema di Goodstein: si definisce una particolare funzione iterativa su numeri interi che inizialmente presenta una crescita esponenziale ma, venendo ridotta ad ogni iterazione di un semplice 1, dopo innumerevoli iterazioni ritorna a 0. Tornando al teorema, esso ha la caratteristica di non poter essere provato all'interno degli assiomi di base della teoria dei numeri (Assiomi di Zermelo - Fraenkel), e come previsto dal teorema

Paradosso di Newcomb di incompletezza di Gdel, per la sua dimostrazione occorre aggiungere un assioma: l'esistenza dei cardinali transfiniti.

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Il paradosso della chiaroveggenza


Uno dei paradossi pi intriganti della teoria dei giochi il paradosso di Newcomb, che riguarda il principio di dominanza, ed il seguente. Supponiamo che esista un oracolo, che sostenga di sapere in anticipo quali saranno le mie decisioni. Egli mette in una busta 1.000.000 , ma solo se sceglier solo questa, altrimenti la lascia vuota. Poi mi vengono presentate due buste, una con sicuramente 1.000 , e l'altra quella dell'oracolo. Posso scegliere se prendere una sola busta o tutte e due. Se applico il principio di massima utilit, mi conviene prendere solo la seconda, e mi fido dell'oracolo. Se applico il principio di minima perdita, mi conviene sceglierle entrambe: se l'oracolo ha ragione, prendo almeno 1.000 , se sbaglia 1.001.000 . Il paradosso nasce dalla visione delle cose: se la scelta dell'oracolo si considera gi effettuata al momento della scelta (ovvero l'oracolo un ciarlatano che tira ad indovinare), applichiamo il principio di dominanza, e conviene prendere sempre entrambe le buste. Se invece ammettiamo che il comportamento dell'oracolo sia influenzato dalla nostra scelta, (ovvero che l'oracolo sia realmente preveggente) ammettiamo il principio di utilit e conviene prendere solo la prima. Uno dei due principi non quindi razionale, oppure non esiste la preveggenza. Si possono trovare argomenti a favore di tutte e due le ipotesi. Tra l'altro, basta che l'oracolo indovini pi del 50% delle volte. Diversamente, la chiaroveggenza potrebbe anche essere dannosa: supponiamo che ci sia una gara automobilistica in cui valga la regola "Perde chi sterza per primo". Due macchine sono lanciate l'una contro l'altra: se uno dei due chiaroveggente, la strategia migliore per l'altro non sterzare: il veggente lo sa, e quindi per evitare l'impatto sterzer per primo.

Lista dei paradossi pi noti


Questi sono alcuni paradossi fondamentali: Paradossi di Zenone (esiste il movimento? : Achille e la tartaruga - La freccia) Paradosso del mentitore (che cosa la "verit"?) Paradosso di Moore (che cosa significa "sapere"?) Paradossi dell'infinito Paradosso dell'ipergioco Paradosso dei gemelli (dalla teoria della relativit) Paradosso di Russell (o del barbiere) Antinomie kantiane Paradosso di d'Alembert

Bibliografia
Casati, R. e Varzi, A. C., Semplicit insormontabili - 39 storie filosofiche, Roma-Bari, Laterza, 2004. Clark, M., I paradossi dalla A alla Z, Milano, Cortina, 2004. Sorensen, R., A Brief History of the Paradox, Oxford, Oxford University Press, 2003. Rescher, N., Paradoxes: Their Roots, Range, and Resolution, La Salle (IL), Open Court, 2001. Odifreddi, P., C'era una volta un paradosso - Storie di illusioni e verit rovesciate, Torino, Einaudi, 2001. Falletta, N., Il libro dei paradossi, Milano, Longanesi & C., 2001. Sainsbury, R. M., Paradoxes, Cambridge, Cambridge University Press, 1988. te Riele, H.J.J., On the sign of the difference pi(x) - li(x), Math. Comp. 48, 1987 pp. 323-328

Paradosso di Newcomb

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Voci correlate
Antinomia Dilemma Logica Matematica Ossimoro Sillogismo

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Collegamenti esterni
Paradossi [1]

Paradosso di Olbers
Il Paradosso di Olbers ha il seguente enunciato: come possibile che il cielo notturno sia buio nonostante l'infinit di stelle presenti nell'universo? Prende il suo nome dall'astronomo tedesco Heinrich Wilhelm Olbers, che lo propose nel 1826. In realt era gi stato descritto da Keplero nel 1610 e dagli astronomi Halley e Cheseaux nel XVIII secolo.

Termini del paradosso


Presupposti cosmologici
I presupposti di base perch il paradosso sia tale sono: che l'universo abbia estensione infinita che l'universo esista da infinito tempo e sia immutabile che l'universo sia omogeneo e isotropo, ovvero le stelle siano disposte in modo uniforme nello spazio Questi punti erano tacitamente accettati dalla cosmologia in auge fino all'inizio del XX secolo.
Perch il cielo notturno buio?

Paradosso di Olbers

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Ipotesi che spieghino il paradosso


Due sole ipotesi possono spiegare il paradosso: o l'universo giovane; o l'universo in continua espansione. Nella prima ipotesi, essendo per essa l'universo giovane, la luce di stelle lontane non ancora arrivata a noi. Potenzialmente in futuro si verificher la condizione espressa dal paradosso. Ci sono tuttavia diversi elementi che indicano che l'universo non sia giovane: la sua et oscilla tra i 13 ed i 16 miliardi di anni a seconda del valore dato alla costante di Hubble. Vale allora la seconda ipotesi: le stelle si allontanano dalla Terra sempre di pi, come dimostra l'effetto Doppler e quindi la condizione del paradosso non si verificher mai.

Animazione dell'effetto dell paradosso di Olbers

Effetti
In una situazione come quella proposta, se un osservatore punta lo sguardo in una direzione qualunque del cielo, potr guardare nello spazio tra le stelle riconoscibili, ma ci saranno altre stelle pi lontane e cos di seguito, fino a che inevitabilmente si incontrer la luminosissima superficie di una stella. Per questo motivo l'intero cielo dovrebbe brillare con la stessa intensit della superficie stellare e lo stesso Sole non si distinguerebbe dallo sfondo. L'obiezione pi ovvia che le stelle pi lontane appaiano meno luminose. Ma tale punto in questo caso risulta inefficace. Infatti, la diffusione della luce da un punto centrale ha andamento sferico, per cui, come per tutte le onde di questo tipo, l'irraggiamento, ovvero l'energia ricevuta per unit di superficie (supponiamo il nostro occhio) a una distanza r inversamente proporzionale al quadrato di r.

Poich imposta come condizione l'omogeneit del cosmo, ovvero che su ogni sfera concentrica alla Terra le stelle siano presenti con densit costante D, possiamo affermare che la quantit di sorgenti luminose su una sfera di raggio r proporzionale al quadrato di r, secondo la formula dell'area della sfera:

Per calcolare la quantit di luce ricevuta da una sfera di diametro r arbitrario, moltiplichiamo il numero di stelle presenti per l'intensit pesata di ciascuna:

Come si pu osservare, dopo la semplificazione di r risulta che la luminosit d'irraggiamento dipende esclusivamente dalla densit di stelle e dalla loro luminosit assoluta. Se ora si sommano tutti i contributi per le infinite sfere concentriche di un universo infinitamente esteso, otteniamo che la luce totale deve essere addirittura infinitamente intensa! Il fatto che la notte sia buia, ovvio per il senso comune, ampiamente in contrasto con la concezione cosmologica in uso fino a meno di un secolo fa.

Paradosso di Olbers

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Le soluzioni proposte
Diversi sono stati i tentativi di risolvere la questione. Per molto tempo si ritenuto che l'estensione del cosmo fosse limitata e che tra le stelle si intravedesse uno sfondo scuro. Questa ipotesi presume naturalmente di essere al centro dell'universo, ed stata resa obsoleta dal crollo filosofico del geocentrismo. Nel seicento si ipotizzato che nubi di polvere presenti nello spazio vuoto oscurino le stelle lontane. Questa soluzione non regge all'analisi in quanto la radiazione assorbita scalderebbe la materia fino a farle riemettere la stessa quantit di luce (Radiazione di corpo nero). Lo stesso Olbers si era orientato verso questa soluzione erronea. Un'ulteriore possibilit che la velocit della luce sia limitata e l'universo esista da un tempo limitato. In realt la velocit della luce era gi approssimativamente nota dal XVII secolo, misurata da Ole Romer, ma questa soluzione stranamente non fu mai molto considerata. Una possibilit puramente statistica che l'universo visibile abbia una distribuzione frattale, con dimensione frattale inferiore a 2. In questo modo, il limite per r tenderebbe comunque ad un numero finito. Secondo un'altra possibile teoria il paradosso di Olbers si risolve mediante l'equazione del trasporto radiativo. [1][2]

La soluzione moderna
Nel 1929 l'astronomo americano Edwin Hubble dimostr che l'universo attuale si sta espandendo e che dunque deve aver avuto un'origine nel passato. Dal nostro punto di vista le galassie appaiono allontanarsi con velocit proporzionale alla distanza, fin ad un limite oltre il quale sembrerebbero allontanarsi alla velocit della luce, e non possiamo quindi vederle. In altre parole, poich la luce ha velocit limitata, guardare lontano significa anche guardare indietro nel tempo, fin al punto in cui si osserva l'istante della nascita del cosmo, il Big Bang. In pratica l'universo visibile ci appare di dimensioni limitate nello spazio e nel tempo, per cui la luce ci giunge da un numero limitato di stelle tale che il cielo ci appare nero. Il paradosso non pi tale in quanto il presupposto dell'eternit del cosmo falso. Anche nel caso che fosse comunque infinito nello spazio, ma non nel tempo, secondo la cosmologia comunemente accettata, per eliminare il paradosso di Olbers basta lo spostamento verso il rosso: quando gli oggetti sono abbastanza lontani, come detto prima se superano la distanza che la luce pu aver percorso dal Big Bang, la loro luce non ci arriver per niente, se invece sono pi vicini ma la velocit di recessione maggiore di quella della luce, non ci arriver nulla comunque. Quindi se anche l'universo fosse infinito nello spazio, non avremmo il paradosso. Secondo il cosmologo americano Edward Robert Harrison la soluzione del paradosso non si trova nell'espansione dell'Universo, anche un universo statico avrebbe un cielo notturno buio. La soluzione secondo Harrison che le stelle brillano da troppo poco tempo per riempire tutto l'Universo con la loro radiazione. [3].

Note
[1] Perdita di energia della luce nello spazio interstellare e intergalattico (http:/ / marcomissana. retelinux. com/ index. html) [2] Solution of the transfer equation in a scattering atmosphere with spherical symmetry (http:/ / www. springerlink. com/ content/ l41436u44032068k/ ) [3] Harrison, Edward R.: Cosmology, 2 ed. Cambridge U P (2000), Chap. 24:"Darkness at night" p. 491-506. ISBN 0-521-66148-X

Bibliografia
Paul Wesson, "Olbers' paradox and the spectral intensity of the extragalactic background light", The Astrophysical Journal 367, pp. 399-406 (1991). Edward Harrison, Darkness at Night: A Riddle of the Universe, Harvard University Press, 1987 Scott, Douglas, and Martin White, "The Cosmic Microwave Background (http://www.astro.ubc.ca/people/ scott/cmb_intro.html)".

Paradosso di Olbers

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Voci correlate
Cosmologia (astronomia) Big Bang Legge di Hubble Teoria della relativit

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Paradosso di Protagora
Il paradosso dell'avvocato (anche detto paradosso di Protagora) un paradosso citato da Aulo Gellio e secondo la tradizione riferito ad elaborazioni della scuola stoica. Secondo questa versione, Protagora avrebbe formato agli studi di legge, come istitutore, un giovane promettente, Evatlo (Euathlus), dal quale ebbe solo la met di quanto richiesto per le lezioni e col quale stabil che il resto sarebbe stato saldato dopo che questi avesse vinto la sua prima causa. Ma Evatlo non cominci la professione di avvocato, anzi si diede alla politica, e non avendo vinto la sua prima causa poich non ne aveva mai fatte, Protagora non veniva pagato; quest'ultimo lo convenne dunque in giudizio per essere saldato del prezzo delle sue lezioni. Il giovane decise di difendersi da solo, divenendo perci avvocato di s medesimo, e creando questa situazione di indeterminatezza: secondo Protagora: se Evatlo avesse vinto, avrebbe dovuto pagarlo in base all'accordo, perch avrebbe vinto la sua prima causa; se Evatlo avesse perso, avrebbe dovuto pagarlo comunque per effetto della sentenza. secondo Evatlo: se Evatlo avesse vinto, non avrebbe dovuto pagare Protagora per effetto della sentenza; se Evatlo avesse perso, non avrebbe dovuto pagare Protagora perch in base all'accordo non aveva vinto la sua prima causa. Il paradosso spesso citato a fini umoristici per segnalare la "gara di speciosit" sempre corrente fra le categorie forensi e quelle della politica.

Collegamenti esterni
Testo in originale, traduzione e commenti [1]

Paradosso di Richard

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Paradosso di Richard
Il paradosso di Richard stato proposto dal matematico francese Jules Antoine Richard nel 1905. Esso pu essere illustrato nei seguenti termini. Prendiamo in considerazione un vocabolario costituito da un numero esteso (ma ovviamente finito) di parole e di segni. Fissiamo poi l'attenzione su quelle frasi, formate da elementi del nostro vocabolario, che definiscono in maniera univoca specifici numeri reali costruibili. Esempi di frasi di questo tipo sono "il numero il cui quadrato due" (composta da 7 parole); "il numero dato dal rapporto tra la lunghezza della circonferenza e quella del diametro del medesimo cerchio" (composta da 17 parole). Sia Rn l'insieme ovviamente finito dei numeri reali definibili con n parole e segni del nostro vocabolario. Consideriamo ora l'insieme R dato dall'unione di tutti gli insiemi Rn (con n = 3,4,5, ): R ovviamente numerabile e possiamo ordinare i suoi elementi nella successione r1, r2, r3, . R rappresenta dunque l'insieme di tutti e soli quei numeri reali definibili con un numero finito di elementi del nostro vocabolario. Consideriamo ora il numero r (possiamo battezzarlo numero di Richard) definito nel modo seguente: il numero la cui parte intera zero, mentre (per ogni i) il suo i-esimo decimale ottenuto aumentando di uno l'i-esimo decimale del numero ri appartenente ad R (con l'avvertenza che se tale decimale fosse 9 lo si sostituisce con zero). Da un lato, possiamo constatare dalla frase sopra riportata che r un numero reale definibile con una quantit finita di parole o segni del nostro vocabolario e quindi deve essere incluso in R; dall'altro lato, esso (per il modo in cui costruito) diverso da tutti i numeri reali contenuti in R e quindi non vi risulta incluso. Di qui il paradosso. La costruzione di r fa uso della procedura diagonale utilizzata da Cantor per dimostrare la non numerabilit dei numeri reali. Il paradosso di Richard come quello di Berry e di Zermelo-Knig fa parte dei cos detti paradossi semantici. Il suo interesse nell'ambito dello studio dei fondamenti logici della matematica sta nell'aver, in qualche modo, aperto la strada alla prova di incompletezza di Gdel.

Paradosso di Russell

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Paradosso di Russell
Il paradosso di Russell, formulato dal filosofo e logico britannico Bertrand Russell tra il 1901 e il 1902[1][2], una delle antinomie pi importanti della storia della filosofia e della logica[3]. Si tratta pi propriamente di un'antinomia che di un paradosso: un paradosso una conclusione logica e non contraddittoria che si scontra con il nostro modo abituale di vedere le cose, mentre un'antinomia una proposizione che risulta autocontraddittoria sia nel caso che sia vera, sia nel caso che sia falsa[4]. L'antinomia di Russell pu essere espressa in modo "intuitivo" per mezzo di altre formulazioni, come il paradosso del barbiere o quello del bibliotecario; inoltre, essa basata su un ragionamento analogo a quello che porta al paradosso dell'eterologicit di Grelling-Nelson[3][4]. Il paradosso di Russell ebbe un ruolo fondamentale nella crisi dei fondamenti della matematica, la quale a sua volta ebbe un peso notevole nella pi ampia crisi che interess le certezze fondamentali della fisica, della filosofia e appunto della matematica all'inizio del XX secolo, crisi che spesso associata al Bertrand Russell. crollo delle dottrine filosofiche di stampo positivista[3]. In particolare, dimostr la contraddittoriet della teoria ingenua (o intuitiva) degli insiemi di Georg Cantor, che faceva uso di strumenti matematici analoghi a quelli su cui si era basato Gottlob Frege nel tentativo di produrre una completa fondazione della matematica sulla logica (tale tentativo va sotto il nome di Logicismo). Nel tentativo di risolvere l'antinomia, in modo tale da conservare la validit dell'idea (alla base del Logicismo) per cui la matematica pu essere fondata completamente dalla logica, Russell svilupp in collaborazione con Alfred North Whitehead la teoria dei tipi, esposta nel loro libro Principia Mathematica[3].

L'antinomia
Nell'ambito della teoria intuitiva di Cantor, gli insiemi possono essere definiti in modo completamente libero, cio si possono creare insiemi con caratteristiche arbitrarie: data una propriet, essa identifica sempre un insieme, l'insieme di tutti gli oggetti che godono di quella propriet[5]. Russell immagin di creare una suddivisione degli insiemi in due categorie: Gli insiemi che tra i loro elementi hanno loro stessi, cio gli insiemi che appartengono a se stessi; si cita spesso come esempio "l'insieme di tutti i concetti astratti", che appartiene a se stesso perch un concetto astratto.

Gli insiemi che tra i loro elementi non hanno loro stessi, cio gli insiemi che non appartengono a se stessi; ad esempio, come not Russell stesso, "l'insieme di tutte le tazze da t" non una tazza da t[2].

Se definiamo R come l'insieme di tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi, abbiamo:

Il problema posto da Russell a questo punto fu se R appartiene o meno a se stesso. Se R appartiene a se stesso, per le caratteristiche che ha in base alla definizione non deve appartenere a se stesso. Se non appartiene a se stesso, ha

Paradosso di Russell caratteristiche tali per cui, sempre in base alla definizione, deve appartenere a se stesso.

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In sintesi, il paradosso di Russell si pu enunciare cos: l'insieme di tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi appartiene a se stesso se e solo se non appartiene a se stesso. Formalmente,

Storia
Scoperta dell'antinomia
Bertrand Russell approd alla sua antinomia all'inizio del 1900, semplificando il teorema di Cantor[6]. Nello stesso periodo il famoso logico tedesco Gottlob Frege, il pi importante esponente del programma logicista, stava portando avanti un tentativo di fondare rigorosamente tutta la costruzione della matematica sulla logica; nel 1879 la sua opera Ideografia aveva posto le basi di quel linguaggio simbolico e formale per mezzo del quale Frege mirava a definire con assoluta evidenza i concetti fondamentali della matematica[7]. Al momento della scoperta dell'antinomia di Russell egli aveva gi pubblicato anche il primo volume dei suoi Princip dell'aritmetica, in cui procedeva alla vera e propria "logicizzazione" dei concetti che altri matematici (Dedekind e Peano) avevano dimostrato essere alla base dell'aritmetica e, di conseguenza, di tutta la matematica. Il 16 giugno 1902 per Russell scrisse a Frege una lettera in cui lo informava di come aveva scoperto un'antinomia connessa con gli argomenti dei Princip dell'aritmetica, che il filosofo britannico aveva letto circa un anno prima. Il punto critico del tentativo di fondazione della matematica sulla logica compiuto dai logicisti (che anche il punto critico della teoria insiemistica di Cantor) era l'assioma detto "di astrazione", per il quale ogni propriet individua l'insieme degli oggetti che la soddisfano; la propriet di non appartenere a se stesso, infatti, d origine a un insieme dalle caratteristiche contraddittorie[8]. Il secondo volume dell'opera di Frege usc pochi mesi pi tardi, nel 1903, e il suo autore pot solo aggiungere un'appendice in cui rendeva pubblica l'antinomia e confessava il suo sconforto, aprendo la "crisi dei fondamenti della matematica":

Qui non in causa il mio metodo di fondazione in particolare, ma la possibilit di una fondazione logica dell'aritmetica in [9] generale .
Nel frattempo, l'antinomia era stata riscoperta da Ernst Zermelo, e va ricordato che era stata anticipata, pochi anni prima, da Georg Cantor[6].

Conseguenze del paradosso di Russell


Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, diversi matematici e filosofi avevano cominciato a interrogarsi sul problema dei "fondamenti della matematica", cio sulla definizione di basi precise in grado di fondare l'intero edificio concettuale della matematica. L'attenzione, che precedentemente era concentrata quasi esclusivamente sul contenuto dei giudizi matematici, si spost in questo periodo sulla giustificazione dei giudizi stessi[10]. Le tre prospettive principali sul problema dei fondamenti furono quella logicista, quella intuizionista e quella formalista. L'antinomia di Russell, oltre che mandare in crisi il Logicismo, gener problemi contro cui si scontrarono tutti gli studiosi di matematica suoi contemporanei, e che nonostante diversi tentativi di trovare risposte al paradosso rimasero insolubili sia per la teoria dei tipi elaborata da Russell insieme a Whithead[11], sia per l'Intuizionismo di Luitzen Brouwer sia per il Formalismo di David Hilbert.

Paradosso di Russell Fu il logico austriaco Kurt Gdel che, nel 1931, risolse definitivamente la questione dimostrando l'impossibilit tout court di produrre una fondazione certa dell'aritmetica. I suoi risultati sono enunciati da due teoremi di incompletezza[12]. Per quanto riguarda l'insiemistica, Le contraddizioni messe in luce dal paradosso di Russell sono insolubili nell'ambito della teoria di Cantor, se non generando altri paradossi; per superare questo scoglio furono elaborate diverse teorie assiomatiche pi rigorose: quella che ebbe pi seguito fu la teoria degli insiemi di Zermelo-Fraenkel, formulata inizialmente da Ernst Zermelo e perfezionata da Abraham Fraenkel e Thoralf Skolem che, con le successive estensioni (ad esempio, la teoria ZFC), fornisce tuttora la base teorica per la maggior parte delle costruzioni matematiche. La vecchia teoria degli insiemi (peraltro tuttora largamente utilizzata a livello scolastico e divulgativo) viene chiamata teoria intuitiva degli insiemi, in contrapposizione alla teoria assiomatica degli insiemi.

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Altri paradossi logici


Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento altre antinomie contribuirono a mettere in crisi le basi logico-concettuali che la matematica si era data, e quindi anche il programma di fondare la matematica stessa su basi logiche che fossero al riparo da qualsiasi contraddizione. Accanto al paradosso di Russell, si ricordano: Paradosso di Burali Forti Paradosso di Zermelo-Knig Paradosso di Richard Paradosso del bibliotecario Paradosso dell'eterologicit di Grelling-Nelson

Note
[1] F. Cioffi; F. Gallo, G. Luppi, A. Vigorelli, E. Zanette, Dilogos, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2000, p. 195 vol. 3 Autori e testi. ISBN 88-424-5264-5 [2] P. Odifreddi, Il diavolo in cattedra, Einaudi, 2003, p. 205. ISBN 88-06-18137-8 [3] Cioffi, op. cit., p. 196 vol. 3 Autori e testi. [4] W. Maraschini; M. Palma, ForMat, Spe, Paravia, 2002, 551 vol. 3. ISBN 88-395-1435-X [5] Il fatto che gli insiemi possano essere formati arbitrariamente, come "estensioni concettuali di una propriet", e che quindi ogni propriet individui sempre l'insieme degli oggetti che la soddisfano, costituisce l'"assioma di astrazione", uno dei due assiomi alla base della teoria logicista di Frege. L'altro era il "principio di estensionalit", per cui se due insiemi sono costituiti da tutti e soli elementi uguali allora sono uguali. L'assioma di astrazione la vera causa dell'insorgenza dell'antinomia di Russell, cio il punto contraddittorio sia del ragionamento di Frege, sia della teoria degli insiemi di Cantor Si veda Maraschini, op. cit., p. 550 e Cioffi, op. cit., p. 115 vol. 3 Problemi. [6] Odifreddi, op. cit., p. 206. [7] Maraschini, op. cit., p. 464. [8] Cioffi, op. cit., p. 116 vol. 3 Problemi [9] Maraschini, op. cit., p. 550. [10] Clementina Ferrandi, Filosofia e scienza Un intreccio fecondo, Torino, Il Capitello, 1991, pp. 170-171 vol. 3. [11] Per superare la contraddizione posta dalla sua antinomia, Russell stesso elabor in seguito, in collaborazione con il filosofo e matematico britannico Whitehead, la teoria dei tipi; essa era basata sull'idea che gli insiemi vadano classificati gerarchicamente, in modo che un insieme possa essere membro di un altro solo se quest'ultimo di un tipo pi "generale": gli insiemi venivano distinti in diversi livelli, tali per cui al livello 0 c'erano gli elementi, al livello 1 gli insiemi di elementi, al livello 2 gli insiemi di insiemi di elementi e cos via. Russell infatti individuava come causa essenziale della contraddizione il fatto che un linguaggio o una teoria potessero fare affermazioni su loro stessi, vale a dire l'autoreferenzialit. La teoria dei tipi esposta nel libro di Russell e Whitehead Principia Mathematica, scritto tra il 1910 e il 1913. Si veda Maraschini, op. cit., p. 551. [12] Cioffi, op. cit., p. 122 vol. 3 Problemi.

Paradosso di Russell

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Bibliografia
F. Cioffi; F. Gallo, G. Luppi, A. Vigorelli, E. Zanette, Dilogos, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2000, vol. 3 Autori e testi e vol. 3 Problemi. ISBN 88-424-5264-5 C. Ferrandi, Filosofia e scienza Un intreccio fecondo, Torino, Il Capitello, 1991, vol. 3. W. Maraschini; M. Palma, ForMat, Spe, Paravia, 2002. ISBN 88-395-1435-X P. Odifreddi, Il diavolo in cattedra, Einaudi, 2003. ISBN 88-06-18137-8

Voci correlate
Filosofia della matematica Crisi dei fondamenti della matematica

Paradosso di San Pietroburgo


Nella teoria della probabilit e nella teoria delle decisioni, il paradosso di San Pietroburgo descrive un particolare gioco d'azzardo basato su una variabile casuale con valore atteso infinito, cio con una vincita media di valore infinito. Ciononostante, ragionevolmente, si considera adeguata solo una minima somma, da pagare per partecipare al gioco. Il paradosso di San Pietroburgo la classica situazione in cui l'applicazione diretta della teoria delle decisioni (che tiene conto solo del guadagno atteso) suggerisce una linea di condotta che nessuna persona ragionevole si sentirebbe di adottare. Il paradosso si risolve raffinando il modello di decisione e prendendo in considerazione il concetto di utilit marginale e il fatto che le risorse dei partecipanti sono limitate (non infinite). Il paradosso prende il nome dalla presentazione del problema da parte di Daniel Bernoulli, nel 1738 nei Commentarii Academiae Scientiarum Imperialis Petropolitanae (di San Pietroburgo). Comunque il problema fu inventato dal cugino di Daniel, Nicolas Bernoulli, che per primo lo enunci in una lettera a Pierre Raymond de Montmort fin dal 9 settembre 1713.[1]

Il paradosso
In un ipotetico gioco d'azzardo, derivato dalla scommessa testa o croce sul lancio di una moneta, si paga una quota di ingresso fissa, diciamo A, per partecipare ad una fase del gioco. Ciascuna fase consiste nel lanciare ripetutamente una moneta (non truccata) finch non esce Croce, che d luogo alla vincita. La vincita dipende dal numero di lanci: se esce Croce al primo lancio, si vince 1 (uno); se esce Testa, si raddoppia ad ogni lancio successivo. In breve, si paga A e si vince 2k1, se la moneta stata lanciata k volte quando compare Croce per la prima volta. Poi si riprende da capo con una nuova fase del gioco. (Nella formulazione originale, questo gioco fu attribuito ad un ipotetico casin di San Pietroburgo, da cui derivato il nome del paradosso). Alla fine dei lanci si dunque certi di incassare un premio, ma quanto si disposti a pagare per partecipare al gioco? La probabilit che la prima Croce esca al lancio k-esimo :

Quindi si ha: probabilit 1/2 di vincere 1; probabilit 1/4 di vincere 2; probabilit 1/8 di vincere 4 ... e cos via. Il valore atteso della vincita dunque:

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La somma diverge all'infinito: cio in media ci si aspetta di vincere una somma infinita da questo gioco. Quindi, in accordo con la teoria tradizionale del valore atteso, ci si pu permettere di pagare qualunque cifra A per partecipare. Infatti anche pagando un miliardo per volta, alla lunga, dovr capitare la volta (con probabilit invero bassissima) di una vincita cos strepitosa da ripagare abbondantemente tutte le altre quote investite per ottenere vincite insignificanti. In pratica per, nessuna persona ragionevole disposta a pagare pi di qualche unit per partecipare a questo gioco: ecco appunto il paradosso, detto di San Pietroburgo. Il rifiuto intuitivo a investire cifre importanti nel gioco ben sostenuto dalla simulazione descritta nel grafico seguente. Ripetendo 20'000 volte la serie di lanci del gioco, tipicamente si ottengono all'inizio vincite mediamente basse (qualche unit). Successivamente la media si alza, in corrispondenza di qualche serie fortunata, per poi diminuire leggermente fino al prossimo colpo fortunato. L'andamento complessivo senza dubbio crescente, e tender matematicamente all'infinito dopo una serie infinita di giocate ma, nelle 20'000 giocate della simulazione, la media delle vincite arrivata appena al valore di 8.

Il grafico compendia il paradosso del gioco: l'andamento generale della media delle vincite totali mostra di tendere ad un aumento senza limiti, ma la lentezza della crescita, che tende a diventare ancor pi lenta al crescere del numero delle prove, indica che sarebbe necessario un numero spaventosamente alto di giocate per raggiungere valori anche modestamente alti.

Paradosso di San Pietroburgo

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Soluzioni del paradosso


Dal punto di vista matematico, non sorgono difficolt dalla situazione prospettata nel gioco. Il risultato di vincita media con valore atteso infinito calcolato correttamente e il contrasto con l'intuito comune una caratteristica ricorrente dei comportamenti paradossali dell'infinito. In altre parole, perfettamente coerente accettare la possibilit (infinitesima) di una vincita infinita, tale da bilanciare qualunque somma pagata nelle (infinite) volte in cui la vincita risulta insignificante. Viceversa, per gli studiosi di scienze sociali, e di economia in particolare, questo "paradosso" ha costituito un potente stimolo per costruire una teoria delle aspettative e per introdurre i concetti di utilit marginale e di peso soggettivamente attribuito alle probabilit.

Teoria della Utilit attesa


Gli economisti usano questo paradosso per mettere in luce una variet di argomenti in economia e nella teoria delle decisioni. La soluzione classica del paradosso richiede l'introduzione esplicita del concetto di utilit attesa e di diminuzione dell'utilit marginale del denaro. L'idea della diminuzione dell'utilit marginale del denaro fu gi una intuizione di Bernoulli. Secondo le sue parole: "La determinazione del valore di un oggetto deve essere basata non sul suo prezzo, ma piuttosto sulla utilit che pu procurare ... Non c' dubbio che un guadagno di mille ducati ha pi valore per un povero che per un ricco, nonostante entrambi guadagnino la stessa quantit." Gi qualche anno prima che Daniel Bernoulli pubblicasse questo argomento, un altro matematico svizzero, Gabriel Cramer, aveva introdotto parzialmente la stessa idea scrivendo, nel 1728, a Nicholas Bernoulli, sempre a proposito del gioco di San Pietroburgo: "I matematici stimano il denaro in proporzione alla sua quantit, mentre un uomo di buon senso lo stima in proporzione all'uso che pu farne." Utilizzando una opportuna funzione di utilit, ad esempio quella logaritmica proposta da Bernoulli u(x)=ln(x), utilit proporzionale al logaritmo del valore guadagnato, oppure quella di Cramer, con utilit proporzionale alla radice quadrata del valore guadagnato, si ottengono utilit attese non pi infinite, ma ragionevolmente basse. Nel caso di utilit logaritmica il valore utile atteso dalla vincita diventa infatti 2. Tuttavia la soluzione proposta da Cramer e da Bernoulli non ancora del tutto soddisfacente. Infatti si pu sempre immaginare un gioco di San Pietroburgo con vincite che aumentano molto velocemente col numero di lanci, in modo che l'utilit logaritmica attesa torni ad essere infinita. Per risolvere questo nuovo paradosso, chiamato talvolta "super paradosso di San Pietroburgo", bisogna prendere in considerazione giochi di San Pietroburgo con valore atteso limitato, oppure considerare funzioni di utilit che presentano un valore massimo limitato, come ad esempio potrebbe essere: .

Recentemente, la teoria dell'utilit attesa stata estesa per arrivare a molteplici modelli di decisioni comportamentali. In alcune di queste nuove teorie, come ad esempio nella teoria della aspettativa cumulata, il paradosso di San Pietroburgo ritorna di attualit e pu essere superato solo imponendo un limite alle vincite.

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Il valore morale di Bernoulli


Proprio per superare il problema del valore monetario atteso della vincita pari a , Bernoulli introdusse una funzione di utilit v(x)=log{x} abbandonando quella che veniva considerata una pietra miliare delle funzioni di utilit: funzioni lineari positive crescenti e superando d'altro canto anche grazie alle propriet delle funzioni logaritmiche (cfr logaritmo), l'impasse del valore infinito: , siccome sommatoria, avr: infine, siccome sar pari a 2, si dimostra come: e quindi . Tale risultato, per non costituisce il valore che il giocatore tenuto a sborsare per partecipare ma il valore che egli attribuisce al gioco; infatti per avere il prezzo del gioco occorrer fare ricorso all'equivalente certo (cfr avversione al rischio) e quindi alla funzione inversa dell'utilit: una progressione geometrica che per e potendo tirare fuori il dalla

Tuttavia esistono altre funzioni di utilit molto utilizzate (funzione esponenziale e funzione quadratica). La caratteristica di tali funzioni (dette Funzione di utilit HARA) quella di avere le derivate prima e seconda rispettivamente maggiore e minore di zero.

Peso attribuito alle probabilit


Lo stesso Nicolas Bernoulli propose un'idea alternativa per risolvere il paradosso. Fece la congettura che una persona normale tenda a trascurare automaticamente gli eventi improbabili; siccome nel gioco di San Pietroburgo solo eventi molto improbabili offrono le alte vincite che assicurano il valore atteso tendente all'infinito, ci dovrebbe risolvere il paradosso. L'idea di pesare le probabilit rispunt molto pi tardi, nel lavoro sulla teoria delle aspettative di Daniel Kahneman e Amos Tversky in Econometrica del 1979. Ma i loro esperimenti dimostrarono che, nettamente al contrario, la gente tende a sopravvalutare gli eventi con bassa probabilit. Cos, oggi la soluzione proposta da Nicolas Bernoulli non pi considerata soddisfacente.

Gioco di San Pietroburgo con vincita limitata


L'enunciato classico del gioco di San Pietroburgo assume implicitamente che il banco del casin abbia risorse infinite. Tale assunzione stata spesso criticata come irrealistica, in particolare per spiegare la reazione di una persona comune, che intuitivamente non accetta l'idea di poter scommettere grosse cifre in questo gioco. In realt le risorse di un casin reale (o di qualunque altro potenziale "banco" per questo gioco) sono limitate e, cosa pi importante, si vede che mentre il premio massimo cresce molto rapidamente, con andamento esponenziale, il valore medio del premio cresce molto, molto lentamente, con andamento logaritmico. Ne consegue che il valore atteso da questo gioco, anche ipotizzando un banco con le pi grandi risorse concepibili, risulta piuttosto modesto. Infatti ipotizzando che il casin possa pagare non pi di W, l'enunciato del gioco deve prevedere che dopo L estrazioni consecutive di Testa per cui , viene pagato il premio W, ma non si continua con l'estrazione (L+1) e il gioco ricomincia, ripartendo da 1. In questo caso il valore atteso diventa:

Paradosso di San Pietroburgo In pratica il valore atteso del premio quindi proporzionale al logaritmo in base 2 del premio massimo. La tabella seguente mostra i valori attesi dei premi in funzione del valore massimo del premio pagabile da un eventuale banco:
Tipo di Banco Bambini Gioco tra amici Milionario Miliardario Fantastiliardario Premio massimo N max di Testa Valore atteso di vincita 8 64 1'050'000 1'075'000'000 10100 3 6 20 30 333 2 3.5 10.50 15.50 166.50

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Con fantastiliardario si indicata una ipotetica persona che possa disporre di una quantit di denaro (10100) molto superiore alla quantit di atomi che si pensa possano essere contenuti nell'Universo osservabile. Si deve pensare che sia materialmente impossibile che qualcuno abbia fisicamente tanto denaro. Quindi si pu concludere che in nessun caso ci si possa aspettare un premio medio superiore a 170. Una persona media potrebbe ancora non trovare appetibile il gioco, se dovesse pagare una quota di ingresso comparabile col premio atteso esposto in tabella. Tuttavia la discrepanza tra l'intuito e il calcolo teorico del valore atteso molto meno drammatica che nel caso iniziale.

Iterazioni del gioco di San Pietroburgo


Consideriamo la ripetizione di 1024 giocate. In media: 512 giocate pagheranno 1 256 giocate pagheranno 2 128 giocate pagheranno 4 64 giocate pagheranno 8 32 giocate pagheranno 16 16 giocate pagheranno 32 8 giocate pagheranno 64 4 giocate pagheranno 128 2 giocate pagheranno 256 1 giocata pagher 512 1 giocata pagher 1024

I primi 10 casi contribuiscono per 512 ognuno, lultimo caso contribuisce per 1024. Se si raddoppiano le giocate c un contributo in pi ed il valore di ogni contributo raddoppia (nel caso di 2048 giocate, ci saranno 11 contributi di 1024 ed un contributo di 2048). In generale, se si effettuano n giocate, il valore totale :

ed il valore medio:

Nel caso di 16.384 giocate, poco meno del numero di iterazioni riportati nel grafico, questa formula d un valore medio di 8, in accordo con quanto ottenuto sperimentalmente. facile calcolare il valore medio atteso per numeri ancora pi elevati di giocate. Con un milione di giocate si arriverebbe ad 11, con un miliardo a 16, con 1000 miliardi a 21. Ipotizzando di effettuare una giocata al minuto e di ripetere il gioco senza interruzioni, per arrivare al valore medio di 21 si dovrebbe giocare per due milioni di anni.[2]

Paradosso di San Pietroburgo

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Ulteriori discussioni
Il paradosso di San Pietroburgo e la teoria dell'utilit marginale sono stati molto discussi in passato. Per un contributo interessante (ma non sempre assonante) da parte di un filosofo, vedere (Martin, 2004) [3], nella Stanford Encyclopedia of Philosophy.

Bibliografia
(EN) Aumann, Robert J. (Aprile 1977). "The St. Petersburg paradox: A discussion of some recent comments.". Journal of Economic Theory 14 (2): 443445. DOI:10.1016/0022-0531(77)90143-0 [4]. (EN) Durand, David (Settembre 1957). "Growth Stocks and the Petersburg Paradox [5].". The Journal of Finance 12 (3): 348363. (EN) Bernoulli and the St. Petersburg Paradox [6]. The History of Economic Thought. The New School for Social Research, New York. Castellani, G., De Felice, M., Moriconi, F., Manuale di finanza. Modelli stocastici e contratti derivati, Il Mulino, 2005 Castellani, G., De Felice, M., Moriconi, F., Manuale di finanza. Teoria del portafoglio e del mercato azionario, Il Mulino, 2005

Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] http:/ / www. cs. xu. edu/ math/ Sources/ Montmort/ stpetersburg. pdf#search=%22Nicolas%20Bernoulli%22 http:/ / www. riflessioni. it/ scienze/ paradosso-san-pietroburgo. htm http:/ / plato. stanford. edu/ archives/ fall2004/ entries/ paradox-stpetersburg/ http:/ / dx. doi. org/ 10. 1016/ 0022-0531(77)90143-0 http:/ / links. jstor. org/ sici?sici=0022-1082(195709)12%3A3%3C348%3AGSATPP%3E2. 0. CO%3B2-R http:/ / cepa. newschool. edu/ het/ essays/ uncert/ bernoulhyp. htm

Collegamenti esterni
http://www.mathematik.com/Petersburg/Petersburg.html Simulazione Online del lancio di monete nel gioco di San Pietroburgo

Paradosso di Simpson

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Paradosso di Simpson
Il paradosso di Simpson in statistica la situazione in cui una relazione tra due fenomeni viene apparentemente modificata o persino invertita dai dati in possesso a causa di altri fenomeni non presi in considerazione nell'analisi. alla base di frequenti errori nelle analisi statistiche nell'ambito delle scienze sociali e mediche, ma non solo.

Storia
George Udny Yule lo descrisse nell'articolo "Notes on the theory of association of attributes in Statistics", comparso in Biometrika nel 1903 e E. H. Simpson con l'articolo "The interpretation of interaction in contingency tables" nel Journal of the Royal Statistical Society (1951).

Definizione formale
Bench P(X|BC) > P(X|bC) P(X|Bc) > P(X|bc) accade che P(X|B) < P(X|b) dove P(X|YZ) la probabilit di X condizionata dall'evento congiunto Y e Z b l'evento complementare di B c l'evento complementare di C

Esempio
Si ipotizzi una situazione nella quale, a parit di et, tra i diplomati o laureati la percentuale di disoccupati sia la met di quella che si ha tra chi non ha conseguito il diploma. Si consideri per pure il fatto che, per motivi storici, tra le generazioni pi anziane i diplomati siano in numero molto minore e che, per motivi legati al mercato del lavoro, tra i giovani il tasso di disoccupazione pi elevato che tra gli anziani. Partendo dalle seguenti due statistiche ipotetiche
Lavoratori senza diploma con diploma Totale Giovani Anziani Totale 20 120 140 80 30 110 100 150 250

Paradosso di Simpson

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Tasso di disoccupazione senza diploma con diploma Giovani Anziani 30% 5% 15% 3,33%

dove abbiamo che in entrambi i casi la disoccupazione circa doppia tra i non diplomati, rispetto ai diplomati, possiamo calcolare il numero di disoccupati:
Disoccupati senza diploma con diploma Totale Giovani Anziani Totale 6 6 12 12 1 13 18 7 25

Questi valori assoluti ci permettono ora di calcolare il tasso di disoccupazione per i non diplomati e per i diplomati senza tenere conto dell'et: si ottiene
Percentuale di disoccupati senza diploma con diploma 12/140 = 8,6% 13/110 = 11,8%

Improvvisamente si scopre che tra i diplomati il tasso di disoccupazione invece che essere la met di un quarto maggiore che tra i non diplomati, esattamente il contrario di quello che si era ipotizzato. Questo paradosso detto appunto di Simpson ed dovuto al fatto che il tasso di disoccupazione nettamente maggiore nel gruppo che ha una maggiore percentuale di diplomati; trascurare l'esistenza di due relazioni fondamentali (quella tra disoccupazione e et, nonch quella tra et e titolo di studio) fa giungere a conclusioni errate. Mentre in questo caso preparato a tavolino la contraddizione evidente, nelle analisi statistiche reali pu capitare di non accorgersi delle relazioni implicite esistenti tra le variabili e limitarsi ad analizzare dati aggregati senza incrociarli con le variabili essenziali; la contraddizione non verrebbe allora minimamente percepita, e si potrebbero trarre conclusioni completamente opposte alla vera distribuzione, con conseguenze potenzialmente molto gravi. In situazioni meno estreme di quelle dell'esempio, le stesse cause del paradosso di Simpson possono portare a sovrastimare o sottostimare differenze tra gruppi, senza per capovolgere il "segno" della relazione. I dati prodotti dal paradosso di Simpson chiaramente non sono sbagliati in s, ma semplicemente devono essere letti in modo diverso di quanto non farebbe un lettore o analista superficiale: tra persone con diploma ci sono pi disoccupati che tra persone senza diploma Mentre sbagliata la conclusione superficiale che usa concetti di causa-effetto, come avere un diploma la causa di una maggiore disoccupazione Volendo usare concetti di causa effetto (spesso l'unico motivo per il quale si analizzano i dati), ma avendo a disposizione tutti i dati, si pu dire 1. I giovani sono sei volte pi soggetti alla disoccupazione rispetto agli anziani 2. ma sia tra i giovani che tra gli anziani avere un diploma riduce il "rischio disoccupazione" alla met

Paradosso di Smale

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Paradosso di Smale
Il paradosso di Smale, in topologia differenziale, afferma che possibile in uno spazio tridimensionale rivoltare una sfera, ovvero con la parte interna e esterna invertite, senza creare fori o pieghe, ma al pi auto-intersezioni. Pi precisamente sia

un'immersione canonica; allora esiste un'omotopia di immersione

tale che

Bibliografia
Nelson Max, "Turning a Sphere Inside Out", International Film Bureau, Chicago, 1977 (video)
Superficie di Morin vista "dall'alto"

Anthony Phillips, "Turning a surface inside out, Scientific American, May 1966, pp. 112-120. Smale, Stephen A classification of immersions of the two-sphere. Trans. Amer. Math. Soc. 90 1958 281290.

Collegamenti esterni
(EN) Universit di Berkeley: "Turning a Sphere Inside Out" [1] (DE) Un video MPG sul rivoltare una sfera [2].

Note
[1] http:/ / www. cs. berkeley. edu/ ~sequin/ SCULPTS/ SnowSculpt04/ eversion. html [2] http:/ / www. th. physik. uni-bonn. de/ th/ People/ netah/ cy/ movies/ sphere. mpg

Paradosso di Stein

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Paradosso di Stein
L'esempio Stein (o fenomeno o paradosso), in teoria delle decisioni e teoria della stima, il fenomeno che, quando tre o pi parametri sono stimati contemporaneamente, il loro stimatore combinato pi preciso ( il previsto errore quadratico medio) di qualsiasi metodo che gestisce l' parametri separatamente. Ci sorprendente in quanto i parametri e le misure potrebbe essere del tutto indipendenti. Il fenomeno prende il nome dal suo scopritore, Charles Stein.

Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen
Il paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen (paradosso EPR) un esperimento mentale che dimostra come una misura eseguita su una parte di un sistema quantistico possa propagare istantaneamente un effetto sul risultato di un'altra misura, eseguita successivamente su unaltra parte dello stesso sistema, indipendentemente dalla distanza che separa le due parti. Questo effetto, derivante dalla interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica e divenuto poi noto come entanglement quantistico, venne considerato paradossale in quanto, oltre che controintuitivo, ritenuto incompatibile con un postulato della relativit ristretta (che considera la velocit della luce la velocit limite alla quale pu viaggiare un qualunque tipo d'informazione) e, pi in generale, con il principio di localit.

Considerazioni generali
Albert Einstein, Boris Podolsky e Nathan Rosen proposero questo esperimento ideale in un articolo pubblicato nel 1935 intitolato "La descrizione quantistica della realt fisica pu ritenersi completa?", appunto con lintento di dimostrare che la meccanica quantistica, portando, oltre che a validi risultati, anche a conseguenze paradossali, non una teoria fisica completa.[1] Cinque mesi dopo, Niels Bohr rispose all'argomento di EPR con un articolo intitolato allo stesso modo.[2] La posizione di Bohr stata a lungo considerata come ulteriore vittoria del suo scontro con Einstein, bench oggi si riconosca apertamente che la sua posizione era piuttosto oscura e non pu essere certo considerata soddisfacente come risposta a EPR. Sempre nello stesso anno, Erwin Schrdinger pubblic l'articolo in cui descrive il famoso paradosso del gatto, cercando di chiarire l'idea della sovrapposizione di stati nella meccanica quantistica. Si deve a David Bohm, nel 1951, una riformulazione del paradosso in termini pi facilmente verificabili sperimentalmente.[3] Il paradosso EPR descrive un effetto fisico che, come accennato, ha aspetti paradossali nel senso seguente: se in un sistema quantistico ipotizziamo alcune deboli e generali condizioni, come realismo, localit e completezza, ritenute ragionevolmente vere per qualunque teoria che descriva la realt fisica senza contraddire la relativit, giungiamo ad una contraddizione. Tuttavia da notare che "di per s" la meccanica quantistica non intrinsecamente contraddittoria, n risulta in contrasto con la relativit. Bench proposto originariamente per mettere in luce l'incompletezza della meccanica quantistica, ulteriori sviluppi teorici e sperimentali seguiti all'articolo originale (come il teorema di Bell e l'esperimento sulla correlazione quantistica di Aspect[4]) hanno portato una gran parte dei fisici a considerare il paradosso EPR solo un illustre esempio di come la meccanica quantistica contrasti in modo stridente con le esperienze quotidiane del mondo macroscopico (per quanto la questione non sia assolutamente chiusa).

Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen

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Descrizione del paradosso


Misure su uno stato entangled
Considereremo la versione semplificata dell'esperimento ideale di EPR formulata da David Bohm. Si supponga di avere una sorgente che emette coppie di elettroni, uno dei quali viene inviato alla destinazione A, dove c' un'osservatrice di nome Alice, e l'altro viene inviato alla destinazione B, dove c' un osservatore di nome Bob. Secondo la meccanica quantistica, possiamo sistemare la sorgente in modo che ciascuna coppia di elettroni emessi occupi uno stato quantistico detto singoletto di spin. Questo si pu descrivere come sovrapposizione quantistica di due stati, indicati con I e II. Nello stato I, l'elettrone A ha spin parallelo all'asse z (+z) e l'elettrone B ha spin antiparallelo all'asse z (-z). Nello stato II, l'elettrone A ha spin -z e l'elettrone B ha spin +z. quindi impossibile associare ad uno dei due elettroni nel singoletto di spin uno stato di spin definito: gli elettroni sono quindi detti entangled, cio intrecciati.

Riproposizione dell'esperimento suggerito da Einstein, Podolsky e Rosen, eseguito con elettroni. Una sorgente invia elettroni verso due osservatori, Alice (a sinistra) e Bob (a destra), i quali sono in grado di eseguire misure della proiezione dello spin degli elettroni lungo un asse.

Alice misura lo spin lungo l'asse ottenendo uno dei due possibili risultati: +z o -z. Supponiamo che ottenga +z; secondo la meccanica quantistica la funzione d'onda che descrive lo stato di singoletto dei due elettroni collassa nello stato I (le diverse interpretazioni della meccanica quantistica dicono questo in diversi modi, ma il risultato alla fine lo stesso) e tale stato quantistico determina le probabilit dei risultati di qualunque altra misura fatta sul sistema. In questo caso, se Bob successivamente misurasse lo spin lungo l'asse z, otterrebbe -z con una probabilit del 100%. Analogamente, se Alice misurasse -z, Bob otterrebbe +z, sempre con una probabilit del 100%. Naturalmente non c' niente di speciale nella scelta dell'asse z. Ad esempio, supponiamo che Alice e Bob decidano di misurare lo spin lungo l'asse x. Secondo la meccanica quantistica, lo stato di singoletto di spin pu essere espresso adeguatamente come sovrapposizione di stati di spin lungo la direzione x, stati che chiameremo Ia e IIa. Nello stato Ia l'elettrone di Alice ha spin +x, quello di Bob ha spin -x, invece nello stato IIa l'elettrone di Alice ha spin -x, quello di Bob ha spin +x. Quindi, se Alice misura +x, il sistema collassa in Ia, e Bob misurer -x, con probabilit del 100%; se Alice misura -x, il sistema collassa in IIa e Bob misurer +x, con probabilit del 100%. In meccanica quantistica, la proiezione dello spin lungo x e quella lungo z sono quantit osservabili tra loro incompatibili, per cui gli operatori associati non commutano, cio uno stato quantistico non pu possedere valori definiti per entrambe le variabili (principio di indeterminazione). Supponiamo che Alice misuri lo spin lungo z e ottenga +z, in modo che il sistema collassi nello stato I. Ora, invece di misurare lo spin lungo z, Bob misura lo spin lungo x : secondo la meccanica quantistica, c' il 50% di probabilit che egli ottenga +x e il 50% di probabilit che ottenga -x. Inoltre, impossibile predire quale sar il risultato fino a quando Bob non esegue la misura. bene sottolineare che, bench si sia usato lo spin come esempio, si possono considerare molte altre quantit fisiche (osservabili), tra loro entangled. L'articolo originale di EPR, per esempio, usava l'impulso come quantit osservabile. Gli esperimenti odierni usano spesso la polarizzazione dei fotoni, perch pi facile da preparare e quindi misurare.

Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen

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Realismo e completezza
Introdurremo ora due concetti usati da Einstein, Podolsky e Rosen, fondamentali per il loro attacco alla meccanica quantistica: il realismo o oggettivismo realistico e la completezza di una teoria fisica. Gli autori non si sono riferiti direttamente al significato filosofico di un "elemento fisico di realt". Piuttosto essi assunsero che se il valore di ogni quantit fisica di un sistema pu essere predetto con assoluta certezza prima di fare una misura o prima di intervenire in qualche modo sul sistema medesimo, allora tale quantit esprime un elemento fisico di realt. Notare che l'opposto, cio la negazione dell'affermazione precedente, non porta necessariamente ad un assunto vero; possono esserci altre espressioni di elementi fisici di realt, ma questo fatto non ha influenza sul resto dell'argomentazione. In aggiunta, EPR definiscono una teoria fisica completa come una teoria in cui ogni elemento fisico di realt sia preso in considerazione. Lo scopo del loro articolo mostrare, usando queste due definizioni, che la meccanica quantistica non una teoria fisica completa. Vediamo come questi concetti si applicano all'esperimento pensato di cui sopra. Supponiamo che Alice decida di misurare lo spin lungo z (lo chiameremo z-spin). Dopo che Alice esegue la misura, lo z-spin dell'elettrone di Bob noto, quindi un elemento fisico di realt. Analogamente, se Alice decidesse di misurare lo spin lungo x, l'x-spin di Bob sarebbe un elemento fisico di realt dopo la sua misura. Uno stato quantistico non pu possedere contemporaneamente un valore definito per lo x-spin e lo z-spin . Se la meccanica quantistica una teoria fisica completa nel senso dato sopra, l'x-spin e lo z-spin non possono essere elementi fisici di realt allo stesso tempo. Questo significa che la decisione di Alice di eseguire la misura lungo l'asse x o lungo l'asse z ha un effetto istantaneo sugli elementi fisici di realt nel luogo in cui si trova Bob ad operare con le sue misure. Tuttavia, questa una violazione del principio di localit o principio di separazione.

Localit nel paradosso EPR


Il principio di localit afferma che i processi fisici non possono avere effetto immediato su elementi fisici di realt in un altro luogo separato da quello in cui avvengono. A prima vista questa appare un'assunzione ragionevole (infatti a livello macroscopico lo ), in quanto conseguenza della relativit speciale, la quale afferma che le informazioni non si possono mai trasmettere a una velocit maggiore di quella della luce senza violare la causalit. Generalmente si crede che ogni teoria che violi la causalit sia anche internamente inconsistente, e quindi del tutto insoddisfacente. Si trova che la meccanica quantistica viola il principio di localit senza violare la causalit. La causalit preservata perch non c' alcun modo per Alice di trasmettere un messaggio (cio informazioni) a Bob variando l'asse lungo cui fa la misura. Qualunque asse lei scelga, ha sempre il 50% di probabilit di ottenere "+" e il 50% di ottenere "-", cio del tutto impossibile per lei influire sul risultato che otterr. Inoltre Bob pu fare la sua misura una sola volta, in quanto il collasso della funzione d'onda provocato dalla misura perturba in maniera irreversibile lo stato misurato: c' una propriet basilare della meccanica quantistica, nota come "no cloning theorem", che rende impossibile per l'osservatore fare, diciamo, un milione di copie dell'elettrone che riceve, eseguire misure sullo spin di ciascuno e poi analizzare la distribuzione statistica dei risultati. Quindi, nell'unica misura che gli permesso fare, c' il 50% di probabilit di ottenere "+" e il 50% di ottenere "-", indipendentemente dal fatto che il suo asse sia allineato o meno con quello di Alice. Tuttavia il principio di localit si richiama fortemente all'intuizione fisica di livello macroscopico, ed Einstein, Podolsky e Rosen non volevano abbandonarlo. Einstein derise le predizioni della meccanica quantistica come "spaventosa azione a distanza". La conclusione che trassero fu che la meccanica quantistica non una teoria completa. Si deve far notare che la parola localit ha diversi significati in fisica. Per esempio, in teoria quantistica dei campi "localit" significa che campi in punti diversi dello spazio non interagiscono l'uno con l'altro. Tuttavia, le teorie di campo quantistiche che sono "locali" in questo senso violano il principio di localit come definito da EPR.

Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen

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Risoluzione del paradosso


Variabili nascoste
Esistono parecchi possibili modi per risolvere il paradosso. Quello ipotizzato da EPR che la meccanica quantistica, nonostante il successo in una ampia e vasta variet di scenari sperimentali, sia in realt una teoria incompleta. In altre parole esisterebbe qualche teoria della natura ancora non scoperta, rispetto alla quale la meccanica quantistica gioca il ruolo di approssimazione statistica. Questa teoria pi completa conterrebbe variabili che tengono conto di tutti gli "elementi fisici di realt" e che danno origine agli effetti che la meccanica quantistica in grado di predire solo a livello probabilistico. Una teoria con tali caratteristiche prende il nome di teoria delle variabili nascoste. Per illustrare questa idea si pu formulare una teoria delle variabili nascoste molto semplice, che spieghi i risultati dell'esperimento descritto sopra. Si supponga che gli stati quantistici di spin di singoletto emessi dalla sorgente siano in realt descrizioni approssimate dei "veri" stati fisici che possiedono valori definiti per lo z-spin e per l'x-spin. In questi stati "veri", l'elettrone che va verso Bob ha sempre valori di spin opposti rispetto all'elettrone che va verso Alice, ma tali valori sono completamente random (casuali). Per esempio, la prima coppia emessa dalla sorgente pu essere "(+z, -x) verso Alice e (-z, +x) verso Bob", la coppia successiva "(-z, -x) verso Alice e (+z, +x) verso Bob" e cos via. Per ci, se l'asse della misura di Bob allineato con quello di Alice, egli otterr necessariamente l'opposto di qualunque cosa ottenga Alice; altrimenti egli otterr "+" e "-" con eguale probabilit. Ipotizzando di restringere le misure solo all'asse z e all'asse x, tale teoria delle variabili nascoste sperimentalmente indistinguibile dalla teoria della meccanica quantistica. In realt c' ovviamente un numero infinito (numerabile) di assi lungo i quali Alice e Bob possono eseguire le rispettive misure; questo significa che, in teoria, si potrebbe considerare un numero infinito di variabili nascoste indipendenti. Tuttavia, si deve tener presente che questa una formulazione molto semplicistica di una teoria delle variabili nascoste e una teoria pi sofisticata sarebbe in grado di risolvere il problema a livello matematico.

Disuguaglianze di Bell
Nel 1964, John Bell ha dimostrato con il suo teorema come le predizioni della meccanica quantistica nell'esperimento mentale EPR siano in realt leggermente differenti dalle predizioni di una classe molto vasta di teorie delle variabili nascoste: grosso modo, la meccanica quantistica predice correlazioni statistiche molto pi forti tra i risultati di misure eseguite su differenti assi. Queste differenze, espresse adoperando relazioni di disuguaglianza note come Disuguaglianze di Bell, sono in linea di principio verificabili sperimentalmente, per cui sono stati approntati allo scopo tutta una serie di esperimenti, che, come detto sopra, in generale trattano misure di polarizzazione di fotoni. Tutti i risultati hanno indicato un comportamento in linea con le predizioni della meccanica quantistica standard. Tuttavia questi fatti non chiudono il discorso in modo definitivo. Anzitutto il teorema di Bell non si applica a tutte le possibili teorie "realiste": possibile infatti costruire teorie che eludono le sue implicazioni diventando indistinguibili dalla meccanica quantistica, per quanto risultino pi marcatamente non-locali. Si reputa in proposito che vengano violate sia la causalit, sia i teoremi della relativit ristretta ai sistemi inerziali. Alcuni ricercatori hanno inoltre tentato di formulare teorie di variabili nascoste che sfruttino "scappatoie" in esperimenti concreti, come per esempio le assunzioni fatte nell'interpretare i dati sperimentali, ma nessuno stato finora in grado di formulare una teoria realista locale capace di riprodurre tutti i risultati della meccanica quantistica.

Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen

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Implicazioni per la meccanica quantistica


Attualmente la maggior parte dei fisici ritiene che la meccanica quantistica sia corretta e che il paradosso EPR sia appunto solo un "paradosso" per il fatto che le intuizioni classiche (di livello macroscopico) non corrispondano alla realt. Si possono trarre da ci parecchie diverse conclusioni, che dipendono da quale interpretazione della meccanica quantistica si usi. Nella vecchia interpretazione di Copenaghen, prodotta da Niels Bohr, Werner Karl Heisenberg, Pascual Jordan e Max Born, si conclude che il principio di localit (o di separazione) non debba valere e che avvenga effettivamente il collasso della funzione d'onda istantaneo. Nell'interpretazione a molti-universi, di Hugh Everett III, la localit mantenuta e gli effetti delle misure sorgono dal suddividersi e ramificarsi delle "storie" o linee d'universo degli osservatori. Il paradosso EPR ha reso pi profonda la comprensione della meccanica quantistica mettendo in evidenza le caratteristiche fondamentalmente non classiche del processo di misura. Prima della pubblicazione dell'articolo di Einstein-Podolsky-Rosen, una misura era abitualmente vista come un processo fisico di perturbazione inflitto direttamente al sistema sotto misura. In altri termini, se si fosse misurata la posizione di un elettrone, ad es. illuminandolo con luce, cio con un fiotto di fotoni, l'urto dei fotoni con l'elettrone, necessario per illuminarlo e "vedere" dov', avrebbe disturbato lo stato quantomeccanico dell'elettrone, per esempio modificandone la velocit e producendo cos incertezza sulla velocit; questa descrizione viene adoperata per esemplificare l'indeterminazione quantomeccanica su posizione e velocit, grandezze meccaniche necessarie a determinare l'evoluzione dello stato meccanico (grandezze coniugate). Tali spiegazioni, che ancora si incontrano in esposizioni non specialistiche, scolastiche e divulgative della meccanica quantistica, sono completamente demistificate dall'analisi di Einstein-Podolsky-Rosen, che mostra chiaramente come possa effettuarsi una "misura" su una particella senza disturbarla direttamente, eseguendo una misura su un'altra particella distante, ma entangled (intrecciata) con la prima. Sono state sviluppate e stanno progredendo tecnologie che si basano sull'entanglement quantistico (intreccio di stati quantistici). Nella crittografia quantistica, si usano particelle entangled per trasmettere segnali che non possono essere intercettati senza lasciare traccia dell'intercettazione avvenuta. Nella computazione quantistica, si usano stati quantistici intrecciati (entangled) per eseguire calcoli in parallelo, che permettono elaborazioni con velocit che non si possono raggiungere con i computer classici.

Teorema del multiverso


Esiste una spiegazione che riguarda gli universi multipli molto pi complicata, per quanto abbastanza verosimile. Essa stabilisce che ogni volta che qualcosa incerto, l'"Albero dell'Universo" (come talvolta chiamato il fenomeno di tutte le ramificazioni possibili di eventi) produce un altro ramo ovvero si ramifica. Ciascuna ramificazione, appena prodotta, un diverso universo simile al precedente, perch l'incertezza generalmente piccola, all'inizio. Ogni possibilit un accadimento che capita da qualche parte. Si tratta di una visualizzazione intuitiva. La teoria molto pi ampia, ma a causa della grande astrattezza di questi concetti non pu essere affrontata in questa sede con maggior dettaglio.

Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen

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Formulazione matematica
Si pu esprimere matematicamente la discussione di cui sopra adoperando il formalismo quantomeccanico di spin. Il grado di libert di spin di un elettrone associabile con uno spazio di Hilbert bidimensionale H, in cui ogni vettore dello spazio corrisponde ad uno stato quantico di spin. Gli operatori quantistici che corrispondono allo spin lungo le direzioni x, y e z, designati rispettivamente Sx, Sy e Sz, possono essere associati a loro volta alle matrici di Pauli:

dove

rappresenta la costante d'azione di Planck divisa per 2.

Gli autostati di Sz sono espressi da

mentre gli autostati di Sx sono espressi da

Lo spazio di Hilbert per una coppia di elettroni singoli elettroni. Lo stato di spin di singoletto

, cio il prodotto tensoriale degli spazi di Hilbert dei due

dove i due termini nel membro a destra stanno per ci che pi sopra stato chiamato stato I e stato II. A partire da queste equazioni, si pu mostrare che lo spin di singoletto scrivibile come

dove i termini del membro a destra sono quello che stato chiamato stato Ia e stato IIa. Per illustrare come questo comporti la violazione del realismo locale, necessario mostrare che dopo la misura effettuata da Alice di Sz (o di Sx), il valore misurato da Bob di Sz (o di Sx) determinato univocamente e per questo corrisponde ad un "elemento fisico di realt". Questo fatto discende dalla teoria della misura adottata in meccanica quantistica. Quando viene effettuata la misura Sz, lo stato del sistema collassa dentro un autovettore di Sz. Se il risultato della misura +z, ci significa che immediatamente subito dopo la misurazione lo stato del sistema viene sottoposto ad una proiezione ortogonale nello spazio degli stati della forma

Per il singoletto di spin, il nuovo stato

Analogamente, se la misura di Alice d -z, il sistema viene sottoposto ad una proiezione ortogonale su

che significa che il nuovo stato

Questo implica che ora la misura di Sz dell'elettrone di Bob determinata. Sar -z nel primo caso e +z nel secondo caso. Resta solo da mostrare che Sx e Sz non possono possedere contemporaneamente, per la meccanica quantistica, valori definiti. Si potrebbe mostrare in maniera diretta che non esiste nessun vettore che possa essere un autovettore di entrambe le matrici. Pi in generale, si pu usare il fatto che gli operatori non commutano,

Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen secondo la relazione di incertezza di Heisenberg

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Note
[1] Einstein, A, B Podolsky, N Rosen (15 maggio 1935). Can Quantum-Mechanical Description of Physical Reality be Considered Complete? (http:/ / prola. aps. org/ pdf/ PR/ v47/ i10/ p777_1). Physical Review 47 (10): 77780. DOI: 10.1103/PhysRev.47.777 10.1103/PhysRev.47.777 (http:/ / dx. doi. org/ ). URL consultato il 19 agosto 2010. [2] N. Bohr, Can quantum-mechanical description of physical reality be considered complete?, Physical Review, 48 (1935), pag. 700. [3] Bohm David. (1951). Quantum Theory (http:/ / books. google. com. au/ books?id=9DWim3RhymsC& printsec=frontcover& dq=david+ bohm+ quantum+ theory& source=bl& ots=6G-2u1wtav& sig=Q1GcoVDLFRmKOmDYFAJte6LzrZU& hl=en& ei=Pv45TNSnLYffcfnS6foO& sa=X& oi=book_result& ct=result& resnum=7& ved=0CEEQ6AEwBg#v=onepage& q& f=false), Prentice-Hall, Englewood Cliffs, page 29, and Chapter 5 section 3, and Chapter 22 Section 19. [4] Proposed experiment to test the non-separability of quantum mechanics (http:/ / prola. aps. org/ abstract/ PRD/ v14/ i8/ p1944_1), A. Aspect, Phys. Rev. D 14, 19441951 (1976)

Voci correlate
CHSH Bell test Esperimenti sulle disuguaglianze di Bell Esperimento sulla correlazione quantistica di Aspect Sincronismo Stato di Bell Teletrasporto quantistico Teorema di Bell Teoria delle variabili nascoste

Bibliografia
Articoli selezionati
A. Aspect, Bell's inequality test: more ideal than ever, Nature 398 189 (1999). (http://www-ece.rice.edu/ ~kono/ELEC565/Aspect_Nature.pdf) J.S. Bell On the Einstein-Poldolsky-Rosen paradox, Physics 1 195 (1964). J.S. Bell, Bertlmann's Socks and the Nature of Reality. Journal de Physique 42 (1981). P.H. Eberhard, Bell's theorem without hidden variables. Nuovo Cimento 38B1 75 (1977). P.H. Eberhard, Bell's theorem and the different concepts of locality. Nuovo Cimento 46B 392 (1978). A. Einstein, B. Podolsky, and N. Rosen, Can quantum-mechanical description of physical reality be considered complete? (http://www.drchinese.com/David/EPR.pdf) Phys. Rev. 47 777 (1935). (http://prola.aps.org/ abstract/PR/v47/i10/p777_1) A. Fine, Hidden Variables, Joint Probability, and the Bell Inequalities. Phys. Rev. Lett 48, 291 (1982). A. Fine, Do Correlations need to be explained?, in Philosophical Consequences of Quantum Theory: Reflections on Bell's Theorem, edited by Cushing & McMullin (University of Notre Dame Press, 1986). L. Hardy, Nonlocality for 2 particles without inequalities for almost all entangled states. Phys. Rev. Lett. 71 1665 (1993). M. Mizuki, A classical interpretation of Bell's inequality. Annales de la Fondation Louis de Broglie 26 683 (2001).

Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen

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Libri
Bell, John S, Dicibile e indicibile in meccanica quantisica , Milano, Adelphi, 2010. J.J. Sakurai, Modern Quantum Mechanics (Addison-Wesley, 1994), pp.174187, 223-232. ISBN 0-201-53929-2 F. Selleri, Quantum Mechanics Versus Local Realism: The Einstein-Podolsky-Rosen Paradox (Plenum Press, New York, 1988) A. Zeilinger, Il velo di Einstein - Il nuovo mondo della fisica quantistica (Einaudi, 2005). ISBN 88-06-17078-3

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:EPR paradox

Collegamenti esterni
Paradosso EPR e teorema di Bell (http://www.pv.infn.it/~nicrosi/paradosso/home.htm) (EN) The Einstein-Podolsky-Rosen Argument in Quantum Theory (http://plato.stanford.edu/entries/qt-epr/) (EN) Bells Theorem (http://plato.stanford.edu/entries/bell-theorem/) (EN) EPR, Bell & Aspect: The Original References (http://www.drchinese.com/David/EPR_Bell_Aspect. htm) (EN) Does Bell's Inequality Principle rule out local theories of quantum mechanics? (http://math.ucr.edu/home/ baez/physics/Quantum/bells_inequality.html) Un inaspettato legame fra principio di indeterminazione e non-localit (http://lescienze.espresso.repubblica.it/ articolo/articolo/1345610)

Paradosso idrostatico
Un paradosso idrostatico un paradosso proprio dell'idrostatica. Esso conseguenza diretta della legge di Stevino, la quale afferma che la pressione causata da una colonna di fluido di altezza h e con densit costante dipende esclusivamente da questi due fattori, secondo una proporzionalit diretta. Cio, detti p la pressione relativa, h l'altezza della colonna di fluido e il peso specifico, si ha: p=h

Esempio di paradosso idrostatico


Un esempio tipico di paradosso idrostatico quello della botte di Pascal: Si consideri una botte riempita d'acqua, la cui pressione sul fondo sia di poco inferiore a quella limite di sopportazione della botte stessa. Se al di sopra della botte (naturalmente chiusa) si pone un tubo sottile e lo si riempie progressivamente d'acqua, raggiunta una quota limite la pressione del fluido provoca la rottura della botte. Ponendo tubi di diametri sempre maggiori e di svariate forme, si noter che la botte non arriver a rompersi se non quando il fluido raggiunge la quota limite precedentemente determinata. Il paradosso consiste nel fatto che, nonostante si immettano quantit d'acqua dal peso sempre maggiore, la quota limite di fluido a cui corrisponde la rottura della botte sempre la stessa. Coerentemente con la legge di Stevino, cio, la pressione esercitata dal fluido sul fondo di un recipiente indipendente dalla quantit di fluido che la sovrasta, e quindi dal peso della stessa, ma dipende esclusivamente dall'affondamento della superficie del fondo dal pelo libero.

Paradosso idrostatico

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Voci correlate
Effetto Venturi (paradosso idrodinamico)

Bibliografia
La legge di Stevino [1].URL consultato il 12-10-2007. Il paradosso idrostatico [2].URL consultato il 12-10-2007.

Note
[1] http:/ / www. lngs. infn. it/ calendario/ pdf%20feb-dic/ SETTEMBRE%20copy/ LA%20LEGGE%20DI%20STEVINO. pdf [2] http:/ / ishtar. df. unibo. it/ mflu/ html/ paradox. html

Paradosso temporale
Un paradosso temporale un paradosso - ossia una conclusione assurda derivata da premesse corrette - legato al tempo o all'ipotetica possibilit di viaggiare avanti e indietro attraverso il tempo, in violazione al principio di causalit. Diversi paradossi temporali o per meglio dire spazio-temporali sono stati ipotizzati; riguardano eventi catastrofici nell'universo come l'esplosione di stelle o l'ingresso in un buco nero. Un tipico paradosso temporale stato ipotizzato da Albert Einstein: se si potesse scattare da fermi e superare la velocit della luce, in un tempo indefinito potremmo vedere noi stessi mentre siamo ancora alla postazione di partenza. La scienza studia e si interroga ancora su quali possano essere gli effetti sulla realt che conosciamo di grandi sconvolgimenti spazio temporali, ad esempio cosa si prova ad entrare in un buco nero dove lo spazio tempo schiacciato su s stesso.

Nella fantascienza
Quello dei paradossi temporali un tema tipico della narrativa fantascientifica (non essendo attualmente possibile viaggiare davvero attraverso il tempo). Un esempio di spiegazione del paradosso temporale pu essere trovato nel film Ritorno al Futuro. In The Time Machine il protagonista del film tramite una macchina del tempo costruita apposta per salvare sua moglie dalla morte scopre che paradossalmente non potr mai salvarla perch se lei non fosse morta lui non avrebbe mai avuto la volont di creare la macchina del tempo. C' un paradosso temporale anche nel film Harry Potter e il prigioniero di Azkaban in cui Potter e la Granger salvano prima Sirius Black e l'ippogrifo e poi Potter salva s stesso tornando indietro nel tempo.

Fumetti
In molte storie a fumetti Disney i personaggi viaggiano nel tempo, e provocano paradossi temporali. Un esempio sono le avventure - pubblicate sul settimanale Topolino a partire dagli anni ottanta - in cui Topolino e Pippo, inviati nel passato dal Professor Zapotec e dal Professor Marlin per scoprire qualche mistero, involontariamente ne diventano la causa. I paradossi sono frequenti anche nei viaggi nel tempo compiuti dal personaggio di Paperinik nella serie PKNA (1996-2000). Nel manga Little Jumper le Time Jump permette di fare salti temporali

Paradosso temporale

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Videogiochi
Nel videogioco Day of the Tentacle (1993) della LucasArts, la risoluzione di alcuni enigmi comporta dei paradossi temporali. Anche nel videogioco Soul Reaver 2 della Crystal Dynamics, il protagonista a caccia del suo passato con la macchina tessitrice del tempo, lo porta a uccidere il suo AlterEgo provocando un paradosso temporale. Nel videogioco Time Shift della Sierra, uno scienziato deve fermare un potente tiranno grazie all' utilizzo di una tuta speciale che permette di alterare il flusso temporale. L'utilizzo del potere di questa tuta viene per inibito se questo genera un paradosso. Nel videogioco Metal Gear Solid 3: Snake Eater, ambientato prima degli eventi dei giochi Metal Gear Solid 1 e 2, se Snake muore, dopo la scritta "Snake is Dead", comparir "Time Paradox" ovvero "paradosso temporale". Uccidendo Ocelot, con la scritta "Ocelot is dead" si sentir il colonnello Campbell dire "Snake! non puoi farlo! Hai creato un paradosso temporale!"

Voci correlate
Viaggio nel tempo Paradosso del nonno

Paradosso teologico
I paradossi teologici sono una famiglia di paradossi relativi a una data teologia, che manifestano una reale o apparente incongruit circa le asserzioni teologiche di una determinata religione. I paradossi possono vertere sia sugli attributi divini che sulle verit dogmatiche di quella determinata fede religione, ma possono a loro volta appartenere anche ad altre categorie di paradossi, come i paradossi filosofici. L'uso pi frequente di questi paradossi quello di mettere in crisi le convinzioni religiose o dei dubbi sulla divinit oggetto fede, mettendo in luce le possibili carenze logiche dell'impianto dogmatico sottostante; premessa maggiore per cui tali paradossi trovino fondamento che tale impianto teologico, ovviamente, si rifaccia nella sua formulazione alle leggi della logica.

Paradosso dell'onnipotenza
Enunciato: essendo dio onnipotente, pu fare ogni cosa. Paradosso: pu dio creare qualcosa che non pu spostare? Sia che si risponda s alla domanda, sia che si risponda no, si dimostrerebbe che dio non onnipotente, o perch non in grado di creare un simile oggetto, o perch non in grado di spostarlo. Questo paradosso vuole mostrare la contraddittoriet della qualit "onnipotenza" attribuita a dio.

Paradosso teologico

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Paradosso dell'onniscienza
Enunciato: in quanto onnisciente dio conosce ogni cosa. Paradosso: nessuno, nemmeno una divinit, pu sapere ogni cosa. Supponiamo, infatti, che esista un insieme non vuoto "V" di tutte le possibili verit. Per ogni sottoinsieme S di V, e per un fissato elemento v di V, una delle due seguenti affermazioni deve essere vera: L'elemento v appartiene ad S. L'elemento v non appartiene ad S. Dunque, per ogni sottoinsieme S di V abbiamo definito una verit (la quale afferma appunto che v appartiene -oppure non appartiene- a S). Evidentemente, la famiglia di tutte queste verit in corrispondenza biunivoca con l'insieme delle parti di V, e pertanto ne ha la stessa cardinalit. Inoltre, in quanto appunto costituita di verit, questa famiglia dovrebbe essere contenuta in V (poich tale insieme per definizione contiene tutte le verit). Tuttavia, un noto risultato della teoria degli insiemi asserisce che l'insieme delle parti di un qualunque insieme V ha sempre cardinalit strettamente maggiore a quella di V. Ne segue in particolare che pure la famiglia di verit appena costruita avr cardinalit maggiore di V, e dunque non potr essere contenuta in esso. Perci "V" non pu essere l'insieme di tutte le verit. In modo analogo al precedente paradosso, il paradosso dell'onniscienza mostra la non-consistenza di un'attribuzione fondamentale di dio.

Possibili confutazioni
Ci che in verit dimostra questo paradosso, che la nostra idea mentale di "tutte le verit" ha una consistenza logica poco solida. Ovvero, in termini matematicamente pi corretti, l'ente di tutte le verit non propriamente un insieme, nel senso che per esso non sono validi gli assiomi di Zermelo - Fraenkel. Questo paradosso, dunque, non fornisce una contraddizione, bens la dimostrazione del fatto che, appunto, l'oggetto formato da tutte le verit non un insieme, infatti una classe propria[1].

Paradosso dell'onnipotenza unita all'onniscienza


Enunciato: in quanto onnipotente dio pu fare ogni cosa e in quanto onnisciente Dio conosce ogni cosa. Paradosso: pu dio fare qualcosa di diverso di quello che gi sa che far? In quanto onnisciente, dio conosce il futuro, quindi sa che far una certa azione tra, poniamo, mille anni. Passato quel lasso di tempo, dio non pu decidere di non fare quella azione o di compierne un'altra differente, quindi non onnipotente. Questo paradosso vuole confutare la possibilit di un intervento arbitrario sull'universo, tramite l'onnipotenza, di un dio che sia dotato anche dell'onniscienza.

Paradosso del Bene e del Male


Enunciato: Essendo Dio "infinitamente buono" o puro bene, non potr mai causare o essere il male; essendo Dio "onnipresente" presente in ogni cosa, in ogni momento, e in ogni luogo; essendo dio "onnipotente" pu vincere contro ogni forza antagonista. Paradosso: Assumendo l'esistenza del male in senso cristiano, o Dio non onnipresente (altrimenti il diavolo sarebbe una sua parte), o Dio non onnipotente (in quanto il diavolo esiste), o Dio non infinitamente buono (poich il diavolo sarebbe una creazione di Dio). L'argomento del paradosso costituisce l'oggetto della disciplina teologica tradizionale chiamata teodicea. Il paradosso - o questione dell'esistenza del Male - si pu enunciare anche come la contraddizione stretta tra due soli principi: quello di onnipotenza e di bont di Dio, senza attribuire alcuna rilevanza alla questione della "presenza". In

Paradosso teologico tal caso la contraddizione ha solo due termini. Il diavolo (o il male) e Dio vengono cos presi in considerazione solo in quanto "princpi causali" indipendentemente da altre loro eventuali caratteristiche. In quest'ultimo caso le considerazioni o confutazioni centrate sulla questione della "onnipresenza" non sono valide. Una proposta di confutazione comune di questo paradosso riguarda la definizione del "male". la questione che occupa pi di frequente il dibattito teologico. L'obiezione pi frequente che il male legato al "libero arbitrio" e non sarebbe possibile senza questo. Il libero arbitrio sarebbe la propriet per cui la volont di certe creature dipende solo da s stessa, e non da dio. facile riconoscere in questa idea una riformulazione del paradosso stesso piuttosto che una vera risposta. In senso logico causale, infatti: 1) Ha un significato affermare che una cosa, bench creata da dio, in nessun modo dipende da dio? 2) Il fatto di creare un essere dotato di capacit intrinseca di fare il male, e che quindi potrebbe dannarsi, non potrebbe essere di per s essere gi considerata una azione malvagia? (In quanto deliberatamente pericolosa e gratuita). In generale: il libero arbitrio il concetto che viene pi spesso portato a confutazione del paradosso, ma questo stesso concetto opinabile e paradossale. L'idea che il "libero arbitrio" esista, o che la sua esistenza sia "buona", costituiscono assiomi indimostrabili, e non sono accettati da tutti. Infine, si osserva che la definizione di "male" dovrebbe essere consistente con la pratica (per esempio, tutti cercano di curare le malattie o di difendersi dalle catastrofi naturali, non considerano "male" solo le azioni prodotte da esseri umani) perci comunque difficile trovare una definizione di "male" che racchiude solo cose generate dal libero arbitrio, tralasciando per esempio il caso o la natura, che si assume creata da dio stesso, e mantenere allo stesso tempo una coerenza di discorso.

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Possibili confutazioni
Relative all'onnipresenza di dio. L'onnipresenza di dio non limita la sua dimensione all'universo: un dio potrebbe esistere in un numero maggiore di dimensioni spaziali rispetto all'universo e quindi essere onnipresente senza che il Diavolo ne sia una sua parte.[2] Inoltre non detto che dio sia onnipresente; ad esempio nel cristianesimo dio inteso come omni-agente, ma non onnipresente, cio la creazione non parte di dio. Relative all'esistenza o definizione di male. Un altro problema del paradosso la definizione di male: supponendo come definizione di male il risultato delle azioni delle creature (comprendendo sia l'uomo che il diavolo) dirette contro Dio, allora Dio non responsabile del male, bens lo sono le sue creature. Se il male non "creato da Dio", ma manifestato da esseri dotati di libero arbitrio, il paradosso non pi tale. Per quanto detto nei paragrafi sopra, per, i sostenitori del paradosso non considerano il concetto di "libero arbitrio" come risposta al problema, dal momento che l'onnipotenza troppo "forte" come principio logico-causale, mentre la condizione di "libert" di un'altra creatura vista come contraddittoria.

Paradosso della salvezza


Enunciato: San Paolo nella Lettera ai Romani scriveva "Il giusto sar salvato per la sua fede". Questa frase, secondo la Chiesa, specifica che l'uomo pu salvarsi e raggiungere la salvezza grazie alle buone opere compiute in vita, il Giudizio Universale sar il momento in cui Dio assegner grazia o dannazione a seconda delle gesta. Paradosso: Se la salvezza del soggetto dipende dalla possibilit di scegliere autonomamente se essere dannato o no (scegliendo di compiere opere di bene), Dio non avrebbe alcuna possibilit di esercitare la sua potenza sugli uomini e gli uomini stessi sarebbero padroni esclusivi del proprio destino grazie al libero arbitrio. Tutto ci ridurrebbe Dio a mero esecutore di una Legge superiore, ma nessuna forza o legge dovrebbe esser superiore a Dio, a meno che egli sia non onnipotente.

Paradosso teologico

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Possibili confutazioni
Un dio che esista in due dimensioni temporali pu essere a conoscenza di ci che ciascuno far e portarsi ovunque nella nostra linea temporale per raggiungere i propri scopi. Il completo libero arbitrio e la completa predestinazione possibile in due dimensioni temporali, bench questo concetto possa essere di difficile comprensione. [3] In realt tale paradosso, secondo i suoi detrattori, nascerebbe principalmente da un'erronea interpretazione del passo citato. Lo stesso San Paolo scrive nella Lettera ai Romani (3, 23-24) Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virt della redenzione realizzata da Ges Cristo. Questo passo potrebbe far pensare che tutti gli uomini saranno salvati, come ipotizzato da Hans Urs von Balthasar e Karl Rahner. La concezione di salvezza della Chiesa, a partire dalle lettere di San Paolo, non dipende dalle opere, infatti in virt delle opere della legge nessun uomo sar giustificato davanti a lui (Rm 3, 20), ma viene concessa gratuitamente, e sta al libero arbitrio dell'uomo accettarla o respingerla. Martin Lutero risolse questo paradosso affermando la predestinazione assoluta e l'inesistenza del libero arbitrio. Comunque non assolutamente detto che Dio, avendo lasciato il libero arbitrio, diventi il freddo esecutore di una legge "superiore a lui stesso", dal momento che quella legge stata decisa da lui medesimo. In effetti la formulazione stessa del paradosso non sembra in questo senso molto chiara. Piuttosto l'esistenza del libero arbitrio pu mettere in luce la mancata onnipotenza di Dio, che cos decide volontariamente di non influire sulle azioni umane.

Note
[1] Una classe propria pu contenere altre classi o insiemi, ma non pu essere contenuta da classi o insiemi [2] (EN) Godandscience.org: The theodice problem (http:/ / www. godandscience. org/ apologetics/ nogod. html#theodice) [3] (EN) Godandscience.org: God cannot be almighty and allow free will simultaneously (http:/ / www. godandscience. org/ apologetics/ nogod. html#almighty)

Bibliografia
Michael Clark. I paradossi dalla A alla Z, Raffaello Cortina Editore, 2004, ISBN 8870789241.

Collegamenti esterni
(http://www.godandscience.org/apologetics/nogod.html) Un elenco di paradossi con tentativi di confutazione, in lingua inglese. (http://www.uaar.it/ateismo/inesistenza-di-dio/argomenti-non-credenti.html) Un altro elenco in italiano.

Voci correlate
Elenco di paradossi Logica Paradosso Teoria degli insiemi Questione ipotetica Noncognitivismo teologico

Permutazione

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Permutazione
Una permutazione un modo di ordinare in successione n oggetti distinti, come nell'anagrammare una parola. In termini matematici una permutazione di un insieme X si definisce come una funzione biiettiva .

Elencare e contare le permutazioni


Il numero delle permutazioni di oggetti pari al fattoriale di :

infatti ci sono

modi di scegliere l'oggetto che occupa la prima posizione, per ciascuno di essi ci sono

modi

di scegliere l'oggetto che occupa la seconda posizione, poi per ogni coppia di oggetti fissati nelle prime due posizioni ci sono modi di scegliere l'oggetto nella terza posizione, e cos via, fino ad occupare tutte le posizioni. Ad esempio, le 24 permutazioni possibili della parola "ABCD" sono: ABCD BACD CABD DABC ABDC BADC CADB DACB ACBD BCAD CBAD DBAC ACDB BCDA CBDA DBCA ADBC BDAC CDAB DCAB ADCB BDCA CDBA DCBA

Insiemi con ripetizioni


Se nell'insieme di partenza vi sono degli elementi ripetuti, alcune permutazioni danno la stessa sequenza. Ad esempio, le permutazioni della parola "ABAB" forniscono soltanto 6 risultati distinti: AABB ABAB ABBA BBAA BABA BAAB In generale, se l'insieme formato da oggetti, di cui sono di un tipo, , il numero di risultati distinti di un altro tipo, etc. fino a , con

che viene detto coefficiente multinomiale. Nell'esempio mostrato, e , e si ottiene quindi

Permutazione

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Composizione
Una permutazione una funzione biettiva . Due permutazioni e possono quindi essere con l'operazione di composte, ed il risultato ancora una permutazione. L'insieme gli elementi. delle permutazioni di

composizione forma un gruppo, detto gruppo simmetrico. L'elemento neutro la permutazione che lascia fissi tutti

Cicli
Sia una successione di elementi distinti di X. Il ciclo

la permutazione che sposta in avanti di uno tutti gli seguente:

e tiene fissi gli altri. Pi formalmente, definita nel modo

L'ordine del ciclo il numero n. Una trasposizione un ciclo scambiare gli elementi a e b, lasciando fissi tutti gli altri. Due cicli commutano, cio e sono indipendenti se

di ordine 2: consiste semplicemente nello per ogni i e j. Due cicli indipendenti a e b

. L'importanza dei cicli sta nel seguente teorema:


Ogni permutazione si scrive in modo unico come prodotto di cicli indipendenti.

Poich cicli indipendenti commutano, l'unicit da intendersi a meno di scambiare l'ordine dei cicli. Notiamo infine che le notazioni cicli diversi. e definiscono lo stesso ciclo, mentre e sono

Notazione
Ci sono essenzialmente due notazioni per scrivere una permutazione. Consideriamo ad esempio una permutazione dell'insieme {1, 2, 3, 4, 5}. Si pu scrivere sotto ad ogni numero la posizione in cui questo viene spostato:

Alternativamente, si pu codificare la stessa permutazione sfruttando il teorema enunciato sopra, scrivendola come prodotto di cicli. Nel nostro caso, otteniamo (1 2 5)(3 4). Con la notazione ciclica, due permutazioni possono essere composte in modo agevole: ad esempio (1 2 5)(3 4) e (1 2 3) danno (1 2 5)(3 4)(1 2 3) = (1 3 4)(2 5). Si noti che composizione fatta da sinistra verso destra, come si legge nelle lingue occidentali. Per esempio, per vedere in cosa viene mandato 1 dalla composizione (1 2 5)(3 4)(1 2 3) si vede che (1 2 5) lo manda in 2, (3 4) non muove 2, e infine (1 2 3) manda 2 in 3.

Permutazione

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Segno di una permutazione


Definizione
Ogni ciclo prodotto di trasposizioni. Infatti (sempre con la composizione da sinistra verso destra) si ha:

Ne segue che ogni permutazione prodotto di trasposizioni. Il numero di tali trasposizioni non univocamente determinato dalla permutazione: per esempio la trasposizione si pu scrivere anche come o . Si pu per mostrare che se una stessa permutazione prodotto di trasposizioni, che come prodotto di trasposizioni, allora e si pu scrivere sia come hanno la stessa parit, cio sono

entrambi pari o entrambi dispari. Una permutazione p detta pari o dispari a seconda che sia ottenibile come prodotto di un numero pari o dispari di trasposizioni. Il segno di p definito rispettivamente come +1 e -1.

Esempi
Tutte le trasposizioni sono dispari. Tra le 6=3! permutazioni degli elementi {1, 2, 3} vi sono: e, (1 2 3), (1 3 2) sono pari; (1 2), (2 3), (1 3) sono dispari. Tra le 24=4! permutazioni degli elementi {1, 2, 3, 4} ci sono permutazioni dispari che non sono trasposizioni: ad esempio, (1 2 3 4).

Propriet
Definito il prodotto di due permutazioni come la composizione delle stesse, si pu dire che la funzione "segno" moltiplicativa, cio

Gruppo alternante
Met delle n! permutazioni di un insieme di n elementi sono pari. Poich la funzione segno moltiplicativa, le permutazioni pari formano un sottogruppo normale del gruppo S(X) delle permutazioni di X di indice due, detto gruppo alternante e indicato con A(X). Si tratta del nucleo dell'omomorfismo di gruppi

L'immagine un gruppo ciclico con due elementi.

Formula per il segno


Il segno di una permutazione pu essere calcolato tramite la formula seguente:

Voci correlate
Combinazione Dismutazione Disposizione Probabilit

Permutazione Statistica

226

Altri progetti
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Principio dei cassetti


Il principio dei cassetti, detto anche legge del buco della piccionaia, afferma che se n+k oggetti sono messi in n cassetti, allora almeno un cassetto deve contenere pi di un oggetto. Un altro modo di vedere il principio che una piccionaia con m caselle pu contenere al pi m piccioni, se non se ne vogliono mettere pi di uno in nessuna casella: un ulteriore volatile dovr necessariamente condividere la casella con un suo simile. Formalmente, il principio afferma che se A e B sono due insiemi finiti e B ha cardinalit strettamente minore di A, allora non esiste alcuna funzione iniettiva da A a B.
10 piccioni in 9 caselle Il principio dei cassetti un esempio di un argomento combinatorio, che pu essere applicato a molti problemi formali, compresi quelli relativi a insiemi infiniti che non possono essere messi in corrispondenza biunivoca. Nell'approssimazione diofantea l'applicazione quantitativa del principio all'esistenza di soluzioni intere di un sistema di equazioni lineari va sotto il nome di lemma di Siegel.

Si ritiene che il principio sia stato esplicitato per la prima volta da Dirichlet nel 1834 col nome Schubfachprinzip ("principio del cassetto"). In alcune lingue, (ad esempio il russo) questo principio pertanto noto come il principio di Dirichlet, da non confondersi con il principio dello stesso nome sulle funzioni armoniche. In inglese, invece, si parla di pigeonhole principle, dove il "pigeonhole" si riferisce alle cassette postali aperte in uso in alcuni uffici e universit.

Esempi
Anche se il principio dei cassetti pu a prima vista sembrare un'osservazione banale, pu essere usato per dimostrare risultati inaspettati, come ad esempio "A Roma abitano almeno due persone con lo stesso numero di capelli". Dimostrazione: una persona media ha circa 150000 capelli. ragionevole assumere che nessuno ne abbia pi di un milione: ma Roma ha pi di un milione di abitanti. Se prepariamo un enorme schedario con un milione di cassetti, e associamo a ognuno di essi il numero di capelli corrispondente, e assegniamo ogni persona - o pi pragmaticamente un loro documento - al cassetto corrispondente, ci dovranno essere due persone nello stesso cassetto, e quindi con lo stesso numero di capelli. Un altro esempio il caso in cui ci sono cinque persone che vogliono giocare a calcetto in un torneo, e quattro squadre presenti. Questo non sarebbe un problema se non fosse che nessuno dei cinque vuole giocare nella stessa squadra di uno qualunque degli altri quattro: ma per il principio dei cassetti impossibile suddividerli tra le varie squadre. Nel campo dell'informatica ci sono molti esempi pratici del principio dei cassetti. Si prenda ad esempio una tabella hash: le collisioni dei valori avvengono perch il numero di chiavi possibili di gran lunga superiore a quello degli indici hash. Nessun algoritmo, per quanto sofisticato, potr pertanto eliminare con certezza le collisioni. Allo stesso modo si dimostra che non pu esistere un algoritmo di compressione senza perdita di informazioni "perfetto", che

Principio dei cassetti riduca cio la dimensione di un file di una dimensione qualunque - o anche solo maggiore di un certo numero M di bit - datogli in input. Infatti i file composti da M+1 bit sono 2M+1, ma i file di dimensione da 1 a M bit sono solamente 2M+1 - 1; quindi ci devono essere almeno due file in ingresso mappati sullo stesso file in uscita. Ma allora l'ipotesi che la compressione sia senza perdita di informazioni fallisce, dato che non si potrebbe distinguere tra i due file convertiti nello stesso file di output. Nel testo di Grimaldi (vedi Bibliografia) sono riportati altri esempi.

227

Generalizzazioni
Una versione generalizzata del principio afferma che, se n oggetti discreti devono essere allocati in m contenitori, allora ci sar almeno un contenitore che conterr almeno oggetti (il simbolo denota la funzione soffitto). Una generalizzazione probabilistica del principio dei cassetti afferma che, se si mettono a caso n piccioni in una piccionaia da m posti con probabilit uniforme 1/m, allora almeno un posto della piccionaia conterr pi di un piccione con probabilit

dove

un fattoriale decrescente. Per n = 0 e per n = 1 (con m > 0), questa probabilit zero, mentre per n > m

uno, coincidendo cos con l'ordinario principio dei cassetti.

Voci correlate
Combinatoria Numero cardinale Teorema di Ramsey

Bibliografia
Ralph P. Grimaldi (1998): Discrete and Combinatorial Mathematics: an Applied Introduction, 4th ed., ISBN 0-201-19912-2, pp. 244-248.

Principio di non contraddizione

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Principio di non contraddizione


Nella logica classica, il principio di non-contraddizione afferma la falsit di ogni proposizione implicante che una certa proposizione A e la sua negazione, cio la proposizione non-A, siano entrambe vere allo stesso tempo e nello stesso modo. Secondo le parole di Aristotele:

impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il [1] medesimo riguardo
Pi semplicemente, la proposizione "A anche non-A" falsa. In simboli, ci espresso come segue:

Il principio di non contraddizione fondamentale


Fin dal Medioevo[2] noto un interessante risultato della Logica: in un sistema di logica dicotomica in cui sia vera una affermazione ed anche la sua negazione, vera qualsiasi affermazione. Tale assunzione solitamente citata nella letteratura latina come ex falso quodlibet, e come principio di esplosione nella logica moderna.

Conclusioni
Un sistema logico dove siano valide le comuni regole di inferenza e dove sia anche presente una contraddizione, ossia sia VERA (completamente vera) una affermazione e anche la sua negazione, privo di logica, di struttura e di informazione, poich tutte le affermazioni sono vere (comprese le loro negazioni). E quindi non pu essere interessante poich non comunica informazione. Questo risultato anche noto come principio di esplosione. La banalizzazione di un sistema in cui sia presente contraddizione pu essere evitata solo a patto di indebolire il sistema stesso, scartando regole di inferenza o assiomi. Questo avviene nelle cosiddette logiche paraconsistenti.

Logiche a pi valori
Sebbene in una logica polivalente (avendo opportunamente definito gli operatori AND e NEG) si possa avere che la forma classica del principio di non contraddizione cessi di valere, ossia in termini grado di verit:

per qualche proposizione (che impossibile in logica classica a causa del principio di bivalenza), in ogni modo utile rilevare che un'altra forma del principio di non contraddizione continua a funzionare nelle logiche a pi valori (come la citata logica fuzzy) nella forma seguente: una affermazione e la sua negazione non possono essere ambedue simultaneamente completamente vere, che si traduce nella diseguaglianza in termini di grado di verit:

Nella logica fuzzy, si ha ad esempio

perch l'AND logico rappresentato dal minimo dei due valori, valendo inoltre

appare ovvio che il risultato non potr mai essere maggiore di 1/2. Ben si comprende che nel caso esistano solo due valori di verit, come nella logica aristotelica, si ottiene l'enunciato sopra esposto. In questo senso si pu sostenere che il principio di non-contraddizione continua a valere in logica polivalente.

Principio di non contraddizione

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Logiche polivalenti di Gdel e prodotto


Nella logica polivalente di Gdel e nella logica polivalente prodotto, la negazione di una proposizione si definisce nella maniera seguente: se se Si noti che in generale: , .

Si trova dunque un interessante risultato:

e quindi in tali logiche polivalenti addirittura valida la forma standard del principio di non-contraddizione. Questo sta a confermare il fatto che in generale la polivalenza non implica la negazione in alcuna forma del principio di non contraddizione.

Logica di Jan ukasiewicz ad infiniti valori di verit


Sotto opportune condizioni, quali quelle che vigono nella logica di ukasiewicz ad infiniti valori di verit (logica fuzzy), si ha che il principio di non contraddizione diviene per qualsivoglia asserzione :

Questa di fatto la definizione della negazione nella logica fuzzy di ukasiewicz e di Zadeh. interessante rilevare che l'equazione logica:

che priva di soluzioni nell'insieme degli interi (in particolare, nel sottoinsieme degli interi {0,1}), ammette invece la soluzione frazionaria: nel campo dei numeri reali (in particolare, nel sottoinsieme individuato dall'intervallo chiuso [0,1]) e ci segue precisamente dal principio di non-contraddizione. Il punto fondamentale rimane comunque che in un sistema fuzzy quale quello di ukasiewicz o di Zadeh, impossibile dimostrare (VERE) sia un'affermazione che la propria negazione (che implicherebbe: ). Dunque possiamo concludere che le logiche di ukasiewicz e di Zadeh, non sono paraconsistenti ed in tal senso non violano il principio di non contraddizione.

Logica quantistica
La meccanica quantistica, scoprendo che un quanto pu essere allo stesso tempo due rappresentazioni opposte di una stessa realt (particella e onda) si discosta dalla logica aristotelica avvicinandosi a una concezione "eraclitea" in cui tutto il divenire pu essere e non essere contemporaneamente.[3]

Il mare l'acqua pi pura e impura: per i pesci potabile e gli conserva la vita, per gli uomini imbevibile e mortale
(Eraclito)

Principio di non contraddizione

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Voci correlate
Contraddizione Identit degli indiscernibili Logica paraconsistente Principio del terzo escluso Consistenza

Note
[1] Aristotele, Metafisica, Libro Gamma, cap. 3, 1005 b 19-20. [2] Erroneamente attribuito a Duns Scoto il principio secondo cui ex falso quodlibet viene comunemente chiamato "principio dello Pseudoscoto". [3] Louis de Broglie, con la sua ipotesi, mostr come bisognasse associare l'aspetto corpuscolare ed ondulatorio sia alla materia che al ragionamento. -Louis de Broglie, Introduction l'tude de la mcanique ondulatoire, 1930"Il principio di contradditoriet complementare deve rimpiazzare il principio di non-contraddizione come fondamento della logica." - Stphane Lupasco, L'exprience microscopique et la pense humaine, PUF, 1941, p. 286-

Bibliografia
Bart Kosko, Satoru Isaka, Logica sfumata, Le Scienze, Settembre 1993, no.301 Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico

Probabilit
Il concetto di probabilit, utilizzato a partire dal '600, diventato con il passare del tempo la base di diverse discipline scientifiche rimanendo tuttavia non univoco. In particolare su di esso si basa una branca della statistica (la statistica inferenziale), cui fanno ricorso numerose scienze sia naturali che sociali.

Cenni storici
I primi studi che portarono successivamente a concetti legati alla probabilit possono essere trovati a met del XVI secolo in Liber de ludo ale di Girolamo Cardano (scritto nel 1526, ma pubblicato solo un secolo e mezzo dopo, nel 1663) e in Sulla scoperta dei dadi di Galileo Galilei (pubblicato nel 1656). In particolare, Galileo spieg come mai, lanciando tre dadi, la probabilit di uscita delle somme 10 e 11 sia pi probabile dell'uscita del 9 e del 12, nonostante che entrambi i risultati si ottengano da un uguale numero di combinazioni.[1]

Alcuni dadi a sei facce.

Il problema della ripartizione della posta in gioco nel caso che un gioco d'azzardo debba essere interrotto, venne affrontato da Luca Pacioli, noto anche come Fra Luca dal Borgo, nella sua Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proportionalita (pubblicata nel 1494) e successivamente da Tartaglia, per poi essere risolto da Pascal e Fermat. La nascita del concetto moderno di probabilit viene attribuita a Blaise Pascal (1623-1662) e Pierre de Fermat (1601-1665). Il Cavalier de Mr (un accanito giocatore passato alla storia per questo) aveva calcolato che ottenere almeno un 6 in 4 lanci di un dado non truccato era equivalente ad ottenere almeno un doppio 6 in 24 lanci, sempre di un dado non truccato. Tuttavia, giocando secondo tale convinzione, invece di vincere perdeva e scrisse a Pascal lamentando che la matematica falliva di fronte all'evidenza empirica.[2] Da ci scatur una corrispondenza tra Pascal e Fermat in cui inizi a delinearsi il concetto di probabilit nell'accezione frequentista.

Probabilit Pascal annunci nel 1654 all'Accademia di Parigi che stava lavorando sul problema della ripartizione della messa in gioco. E in una lettera del 29 luglio dello stesso anno a Fermat propose la soluzione del problema, affrontato con il metodo per ricorrenza, mentre Fermat utilizzava metodi basati sulle combinazioni. Nel 1657 Christiaan Huygens (1629-1695) scrisse un Libellus de ratiociniis in ludo ale,[3], il primo trattato sul calcolo delle probabilit, nel quale introduceva il concetto di valore atteso. I suoi lavori influenzarono tra l'altro Pierre de Montmort (1678-1719), che scrisse nel 1708 un Essai d'analyse sur le jeux de hasard, ma anche Jakob Bernoulli e Abraham de Moivre. Nel 1713 viene pubblicato postumo Ars conjectandi di Jakob Bernoulli, dove veniva dimostrato il teorema che porta il suo nome, noto anche come legge dei grandi numeri. Successivamente, de Moivre pervenne ad una prima formulazione, poi generalizzata da Pierre Simon Laplace (1749-1827), del Teorema centrale del limite. La teoria delle probabilit raggiunse cos basi matematicamente solide e, con esse, il rango di nuova disciplina. In essa esercita un ruolo centrale il rapporto tra casi favorevoli e casi possibili e la probabilit un numero intrinsecamente legato ad un evento. Negli anni centrali del XX secolo, tuttavia, prima Bruno de Finetti e poi Leonard Jimmie Savage hanno elaborato una concezione soggettiva della probabilit, secondo cui essa il grado di fiducia che una persona ha nel verificarsi dell'evento. Nello stesso periodo, Andrey Nikolaevich Kolmogorov ha dato inizio alla moderna teoria assiomatica (Grundbegriffe der Wahrscheinlichkeitsrechnung, 1933), ispirandosi alla teoria della misura. Si cos affermata una teoria della probabilit puramente matematica, che generalizza il patrimonio matematico comune alle diverse impostazioni.

231

Definizioni
In probabilit si considera un fenomeno osservabile esclusivamente dal punto di vista della possibilit o meno del suo verificarsi, prescindendo dalla sua natura. Tra due estremi, detti evento certo (ad esempio: lanciando un dado si ottiene un numero compreso tra 1 e 6) ed evento impossibile (ottenere 1 come somma dal lancio di due dadi), si collocano eventi pi o meno probabili (aleatori). Si usa il linguaggio della teoria degli insiemi: un insieme non vuoto ha come elementi tutti i risultati possibili di un esperimento; l'evento che risulta verificato da un unico risultato (un unico elemento di ) viene detto evento elementare; altri eventi sono sottoinsiemi di costituiti da pi risultati.[4] Gli eventi vengono normalmente indicati con lettere maiuscole. Dati due eventi A e B, si indica con AB la loro unione, ovvero l'evento costituito dal verificarsi dell'evento A oppure dell'evento B. Si indica con AB la loro intersezione, ovvero l'evento costituito dal verificarsi sia dell'evento A che dell'evento B.[5] Se AB = i due eventi A e B vengono detti incompatibili (non possono verificarsi simultaneamente). Il complemento di un evento A rispetto a , \A, detto negazione di A e indica il suo non verificarsi (ovvero il verificarsi dell'evento complementare).

Definizione classica
Secondo la prima definizione di probabilit, per questo detta classica, la probabilit di un evento il rapporto tra il numero dei casi favorevoli all'evento e il numero dei casi possibili, purch questi ultimi siano tutti equiprobabili. Questa definizione spesso attribuita a Pierre Simon Laplace e quindi anche identificata definizione classica di Laplace. Indicando con l'insieme di casi possibili e con ||=n la sua cardinalit, con A un evento e con nA il numero dei casi favorevoli ad A (ad esempio, nel lancio di un dado ={1,2,3,4,5,6}, n = 6, A = "numero pari", nA = 3), la probabilit di A, indicata con P(A), pari a:

Dalla definizione seguono tre regole:

Probabilit 1. la probabilit di un evento aleatorio un numero compreso tra 0 e 1; 2. la probabilit dell'evento certo pari a 1; se A = "numero compreso tra 1 e 6", nA = 6 e nA/n = 1; 3. la probabilit del verificarsi di uno di due eventi incompatibili, ovvero di due eventi che non possono verificarsi simultaneamente, pari alla somma delle probabilit dei due eventi; se A = "numero pari", con P(A) = 1/2, e B= "esce il 3", con P(B) = 1/6, la probabilit che tirando un dado si ottenga un numero pari oppure un 3 :

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La definizione classica consente di calcolare effettivamente la probabilit in molte situazioni. Inoltre, una definizione operativa e fornisce quindi un metodo per il calcolo. Presenta tuttavia diversi aspetti negativi non irrilevanti: dal punto di vista formale, una definizione circolare: richiede che i casi possiedano tutti la medesima probabilit, che per ci che si vuole definire; non definisce la probabilit in caso di eventi non equiprobabili; presuppone un numero finito di risultati possibili e di conseguenza non utilizzabile nel continuo.

Definizione frequentista
Per superare tali difficolt, Richard von Mises (1883-1953) propose di definire la probabilit di un evento come il limite cui tende la frequenza relativa dell'evento al crescere del numero degli esperimenti:

La definizione frequentista si applica ad esperimenti casuali i cui eventi elementari non siano ritenuti ugualmente possibili, ma assume che l'esperimento sia ripetibile pi volte, idealmente infinite, sotto le stesse condizioni. Anche tale definizione consente di calcolare la probabilit di molti eventi e da essa si ricavano le stesse tre regole che seguono dalla definizione classica. sufficiente, infatti, sostituire il rapporto tra numero dei casi favorevoli nA e numero dei casi possibili n con il limite del rapporto per n tendente all'infinito. Tuttavia: il "limite" delle frequenze relative non paragonabile all'analogo concetto matematico; ad esempio, data una successione {an}, si dice che a il suo limite se per ogni > 0 esiste un numero naturale N tale che |an - a| < per ogni n > N, e, comunque dato , sempre possibile calcolare N; nella definizione frequentista, invece, N non sempre calcolabile; non tutti gli esperimenti sono ripetibili; ad esempio, ha sicuramente senso chiedersi quale sia la probabilit che vi sia vita su Marte o che tra 50 anni il tasso di natalit in Africa diventi la met di quello attuale, ma in casi simili non possibile immaginare esperimenti ripetibili all'infinito.

Definizione soggettiva
De Finetti e Savage[6] hanno proposto una definizione di probabilit applicabile ad esperimenti casuali i cui eventi elementari non siano ritenuti ugualmente possibili e che non siano necessariamente ripetibili pi volte sotto le stesse condizioni: la probabilit di un evento il prezzo che un individuo ritiene equo pagare per ricevere 1 se l'evento si verifica, 0 se l'evento non si verifica. Al fine di rendere concretamente applicabile la definizione, si aggiunge un criterio di coerenza: le probabilit degli eventi devono essere attribuite in modo tale che non sia possibile ottenere una vincita o una perdita certa. In tal modo possibile ricavare dalla definizione soggettiva le stesse tre regole gi viste. 1. P(A) compresa tra 0 e 1; se infatti fosse negativa si avrebbe un guadagno certo, se fosse maggiore di 1 si avrebbe una perdita certa;

Probabilit 2. P() = 1; se l'evento certo, si ricever sicuramente 1, ma se fosse P() < 1 si avrebbe un guadagno certo, pari a 1 - P(), se invece fosse P() > 1 si avrebbe una perdita certa; 3. se AB = , P(AB) = P(A)+P(B). Si osserva preliminarmente che se gli n eventi A1, A2, ..., An sono incompatibili (non possono presentarsi insieme) e necessari (uno di loro deve necessariamente verificarsi), la somma delle probabilit P(Ai), con i che va da 1 a n, uguale a 1; infatti, se si paga P(Ai) per ciascun evento, se la somma fosse inferiore a 1 si avrebbe un guadagno certo, se fosse superiore si avrebbe una perdita certa. Si considerano poi gli eventi incompatibili A e B e l'evento complemento della loro unione; i tre eventi sono incompatibili e necessari e si ha: Sono per incompatibili anche l'unione di A e B ed il suo complemento: Dalle due uguaglianze segue: se , allora La definizione soggettiva consente quindi di calcolare la probabilit di eventi anche quando gli eventi elementari non sono equiprobabili e quando l'esperimento non pu essere ripetuto. Rimane fondata, tuttavia, sull'opinione di singoli individui, che potrebbero presentare diverse propensioni al rischio. .Basta pensare che molti sarebbero disposti a giocare 1 euro per vincerne 1000, ma pochi giocherebbero un milione di euro per vincerne un miliardo.....

233

Definizione assiomatica
L'impostazione assiomatica della probabilit venne proposta da Andrey Nikolaevich Kolmogorov nel 1933 in Grundbegriffe der Wahrscheinlichkeitsrechnung (Concetti fondamentali del calcolo delle probabilit), sviluppando la ricerca che era ormai cristallizzata sul dibattito fra quanti consideravano la probabilit come limiti di frequenze relative (cfr. impostazione frequentista) e quanti cercavano un fondamento logico della stessa. Va notato che la definizione assiomatica non una definizione operativa e non fornisce indicazioni su come calcolare la probabilit. quindi una definizione utilizzabile sia nell'ambito di un approccio oggettivista che nell'ambito di un approccio soggettivista. Il nome deriva dal procedimento per "assiomatizzazione" quindi nell'individuare i concetti primitivi, da questi nell'individuare i postulati da cui poi si passava a definire i teoremi. L'impostazione assiomatica muove dal concetto di -algebra, o classe additiva. Dato un qualsiasi esperimento casuale, i suoi possibili risultati costituiscono gli elementi di un insieme non vuoto , detto spazio campionario, e ciascun evento un sottoinsieme di . La probabilit viene vista, in prima approssimazione, come una misura, cio come una funzione che associa a ciascun sottoinsieme di un numero reale non negativo tale che la somma delle probabilit di tutti gli eventi sia pari a 1. Se ha cardinalit finita n o infinita numerabile, l'insieme di tutti i suoi sottoinsiemi, detto insieme delle parti, ha, rispettivamente, cardinalit 2n o la cardinalit del continuo. Tuttavia, se ha la cardinalit del continuo, il suo insieme delle parti ha cardinalit superiore e risulta "troppo grande" perch si possa definire su di esso una misura. Si considerano pertanto i soli sottoinsiemi di che costituiscono una classe additiva , ovvero un insieme non vuoto tale che se un evento A appartiene ad , vi appartiene anche il suo complemento:

se un'infinit numerabile di eventi, A1, A2, ... An, ..., appartiene ad dalla loro unione:

, vi appartiene anche l'evento costituito

Probabilit Una classe additiva quindi un sottoinsieme delle insieme delle parti di che risulta chiuso rispetto alle operazioni di complemento e di unione numerabile. Si pu aggiungere che una classe additiva chiusa anche rispetto all'intersezione, finita o numerabile, in quanto per le leggi di De Morgan si ha:

234

(il secondo membro dell'uguaglianza appartiene alla classe in quanto complemento di una unione numerabile dei complementi di insiemi che vi appartengono). Si pongono i seguenti assiomi (che includono le tre regole ricavabili dalle definizioni precedenti): 1. 2. 3. 4. 5. Gli eventi sono sottoinsiemi di uno spazio e formano una classe additiva . Ad ogni evento assegnato un numero reale non negativo P(A), detto probabilit di A. P()=1, ovvero la probabilit dell'evento certo pari ad 1. Se l'intersezione tra due eventi A e B vuota, allora P(AB)=P(A)+P(B). Se An una successione decrescente di eventi e al tendere di n all'infinito l'intersezione degli An tende all'insieme vuoto, allora P(An) tende a zero:[7]

La funzione P(A) viene detta funzione di probabilit, o anche distribuzione di probabilit. La terna detta spazio di probabilit. Dagli assiomi si ricavano immediatamente alcune propriet elementari della probabilit: Se P(A) la probabilit di un evento A, la probabilit dell'evento complementare 1-P(A). Infatti, poich l'intersezione di A e del suo complemento vuota e la loro unione , dagli assiomi 3 e 4 si ricava:

viene

La probabilit dell'evento impossibile pari a zero. Infatti l'insieme vuoto il complemento di e si ha:

La probabilit di un evento minore o uguale a 1. Infatti, dovendo la probabilit essere non negativa per il secondo assioma, si ha:

Se un evento A incluso in un evento B, allora la sua probabilit minore o uguale a quella di B. Infatti, se B include A pu essere espresso come unione di insiemi disgiunti e si ha:

Teoremi di base
Dai suddetti assiomi derivano alcuni teoremi e concetti fondamentali. Il teorema della probabilit totale consente di calcolare la probabilit dell'unione di due o pi eventi, ovvero la probabilit che si verifichi almeno uno di essi. Essa la somma delle probabilit dei singoli eventi se sono a due a due incompatibili; in caso contrario, alla somma va sottratta la somma delle probabilit delle intersezioni due a due, poi aggiunta la somma delle probabilit delle intersezioni a tre a tre e cos via. Ad esempio, nel caso di tre eventi:

Si dice probabilit condizionata di A dato B, e si scrive P(A|B), la probabilit che l'evento A ha di verificarsi quando si sappia che B si verificato:

Probabilit Attraverso tale concetto si perviene al teorema della probabilit composta, che consente di calcolare la probabilit dell'intersezione di due o pi eventi, ovvero la probabilit che essi si verifichino tutti. Nel caso di due eventi (che pu essere generalizzato), si ha:

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Nel caso che la probabilit di A dato B, P(A|B), sia uguale a P(A), i due eventi vengono definiti indipendenti stocasticamente (o probabilisticamente) e dalla stessa definizione segue una diversa formulazione della probabilit composta, caso particolare del precedente: P(AB)=P(A)P(B). Il teorema di Bayes consente di calcolare la probabilit a posteriori di un evento Ai, quando si sappia che si verificato un evento E. Se Ai appartiene ad un insieme finito o numerabile di eventi a due a due incompatibili, e se E si verifica allora si verifica necessariamente uno degli eventi di tale insieme (ed uno solo, dato che sono incompatibili), allora, conoscendo le probabilit a priori degli eventi Ai e le probabilit condizionate P(E|Ai) e sapendo che si verificato E, si pu calcolare la probabilit a posteriori di un particolare Ai:

Pi discorsivamente: se si conoscono sia le probabilit a priori delle diverse possibili "cause" di E (ma non si sa per effetto di quale di esse E si verificato), sia le probabilit condizionate di E data ciascuna delle cause, possibile calcolare la probabilit che E si sia verificato per effetto di una particolare causa.

Difficolt nell'utilizzo delle probabilit


Quante insidie vi siano nei ragionamenti sulle probabilit - al di l delle difficolt nella comprensione di cosa possa essere la probabilit - viene messo in evidenza da alcuni cosiddetti paradossi, dove in realt si tratta di domande con risposte apparentemente illogiche: nel paradosso delle tre carte l'errore consiste solitamente nel non avere identificato correttamente quali siano gli eventi: i lati delle carte e non le carte stesse nel paradosso dei due bambini l'errore consiste solitamente nel non distinguere eventi diversi, ovvero nel considerare un unico evento quelli che in realt sono due nel problema di Monty Hall la difficolt consiste anzitutto nell'accettare l'idea che una nuova informazione pu modificare le probabilit di eventi, senza che il mondo reale cambi, l'altro errore consiste nel non analizzare completamente e dunque valutare correttamente la nuova informazione acquisita. Una ulteriore fonte di confusione pu essere data dal presupporre (sbagliando) che il fatto che un evento abbia probabilit 1 implica che esso avvenga sempre (invece che quasi certamente).

Probabilismo ontico
Il probabilismo ontico una teoria ontologica in base alla quale ci che necessario rappresenta il massimo delle probabilit e ci che casuale il minimo delle probabilit. L'alternanza dialettica necessit/caso si d quindi in una scala astratta, ma matematicamente calcolabile per approssimazione caso per caso con adeguati algoritmi, dove la causalit l'estrema improbabilit e la necessit l'estrema probabilit.

Note
[1] Il 9 si ottiene con le sei combinazioni (1,2,6), (1,3,5), (1,4,4), (2,2,5), (2,3,4), (3,3,3), il 10 con le sei combinazioni (1,3,6), (1,4,5), (2,2,6), (2,3,5), (2,4,4), (3,3,4), l'11 con (1,4,6), (2,3,6), (2,4,5), (1,5,5), (3,3,5), (3,3,4) e il 12 con (1,5,6), (2,4,6), (2,5,5), (3,4,5), (3,3,6), (4,4,4). Tuttavia, mentre una combinazione di tre numeri uguali pu presentarsi in un solo modo, una con due numeri uguali pu presentarsi in tre modi diversi, una con tre numeri diversi in sei modi diversi. Si pu quindi ottenere il 10 e l'11 in 27 modi (6+6+3+6+3+3), il 9 e il 12 in 25 modi (6+6+3+3+6+1). [2] Secondo il Cavaliere, essendo 1/6 la probabilit del 6 con un dado, in quattro lanci la probabilit sarebbe 4 1/6 = 2/3; la probabilit del doppio 6 in due lanci invece 1/36 e, per arrivare a 2/3, occorrono 24 lanci: 24 1/36 = 2/3. In realt la probabilit di ottenere almeno un 6 si

Probabilit
calcola meglio a partire dall'evento complementare, "nessun 6 in quattro lanci", che (5/6)4, e sottraendo questa da 1, ottenendo il 51,8%; nello stesso modo si calcola che la probabilit di almeno un doppio 6 in 24 lanci 1 (35/36)24 = 49%. La ristampa della traduzione inglese disponibile in http:/ / www. stat. ucla. edu/ history/ huygens. pdf. Ad esempio, nel lancio di un dado l'insieme costituito dai sei risultati {1,2,3,4,5,6}; l'evento "esce il 3" rappresentato dall'insieme {3}, l'evento "esce un numero pari" rappresentato dall'insieme {2,4,6}. Ad esempio, restando al lancio di un dado, se A = {2} e B = {4,6}, l'evento AB {2,4,6}, ovvero "esce un numero pari". Se invece A = "esce un numero pari" e B = "esce un numero minore o uguale a 3", AB = {2}. L'impostazione soggettiva era stata anticipata da Ramsey nel 1926. Una successione di insiemi detta decrescente se ciascun insieme include il successivo. V. Limite insiemistico.

236

[3] [4] [5] [6] [7]

Bibliografia
Remo Cacciafesta, Lezioni di calcolo delle probabilit, Veschi, Roma, 1983 Giorgio Dall'Aglio, Calcolo delle probabilit, Zanichelli, Bologna, 2003 Domenico Piccolo, Statistica, Il Mulino, Bologna, 1998, Parte Seconda, Cap. VIII, pp. 215-291 Devlin Keith, La lettera di Pascal. Storia dell'equazione che ha fondato la teoria della probabilit, Rizzoli, 2008

Voci correlate
Teoria della probabilit Probabilismo Evento Teorema di Cox Campionamento statistico Legge dei grandi numeri Kolmogorov. Bruno de Finetti Meccanica quantistica Indeterminismo Statistica Statistica inferenziale Storia della statistica Calcolo combinatorio

Collegamenti esterni
(EN) Probability and Statistics EBook (http://wiki.stat.ucla.edu/socr/index.php/EBook) (FR) Journal sur l'histoire des probabilits et des statistiques (http://www.jehps.net/) et site associ (articles, bibliographie, biographies)

Probabilit condizionata

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Probabilit condizionata
In teoria della probabilit la probabilit condizionata di un evento A rispetto a un evento B la probabilit che si verifichi A, sapendo che B verificato. Questa probabilit, indicata o , esprime una "correzione" delle aspettative per A, dettata dall'osservazione di B. (Ha senso solo se B ha una probabilit non nulla di verificarsi.)

Esempio
Per esempio, la probabilit di ottenere "4" con il lancio di un comune dado (evento A) ha probabilit P(A)=1/6 di verificarsi. Sapendo per che il risultato del lancio stato uno tra "4", "5" e "6" (evento B), la probabilit di A diventa .

Definizione
La probabilit di A condizionata da B , dove la probabilit congiunta dei due eventi, ovvero la probabilit che si verifichino entrambi. di misura P, ogni evento B eredita una struttura di spazio . Se ), allora riscalando a uno spazio probabilizzato ( si ottiene lo spazio

In termini pi rigorosi, dato uno spazio misurabile misurato su , con

, restringendo gli insiemi misurabili a quelli contenuti in B, ed induce una nuova misura ) e B non trascurabile (

probabilizzato

delle probabilit condizionate da B.

Propriet
La formula della probabilit condizionata permette di descrivere la probabilit congiunta come

Ovvero, la probabilit che si verifichino sia A che B pari alla probabilit che si verifichi B moltiplicata per la probabilit che si verifichi A supponendo che B sia verificato. Due eventi A e B sono indipendenti quando vale una delle tre equazioni equivalenti ; ; .

Casi particolari
Se A e B sono eventi disgiunti, cio se Se l'evento A implica l'evento B, cio se (A implica B); (B necessario per A). , le loro probabilit condizionate sono nulle: sapendo che uno , allora la loro intersezione A, per cui e: dei due eventi si verificato, impossibile che si sia verificato anche l'altro.

Probabilit condizionata Nel caso di una misura di probabilit uniforme su uno spazio finito, questa formula per P(A|B) esprime la definizione classica di probabilit come "casi favorevoli (A) su casi possibili (B)". Invece, per P(B|A) otteniamo il valore 1 che, per un numero finito di valori lo stesso Bayes interpret in senso lato come la certezza che il tutto. sia condizionato dalla parte.

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Ulteriori definizioni
La speranza condizionata di una variabile aleatoria X ad un evento B la speranza di X calcolata sulle probabilit (condizionate da B). La probabilit di un evento A pu essere condizionata da una variabile aleatoria discreta X, originando una nuova variabile aleatoria, , che per X=x assume il valore .

Applicazioni
Il teorema di Bayes esprime l'uguaglianza simmetrica probabilit composta come . Questo teorema alla base dell'inferenza bayesiana in statistica, dove P detta "probabilit a priori di B" e PB "probabilit a posteriori di 'B". del teorema della

Paradossi
Molti paradossi sono legati alla probabilit condizionata e derivano sia da un'errata formulazione del problema sia dalla confusione di P(A|B) con P(A) o con P(B|A). Esempi particolari sono il paradosso delle due buste, il paradosso dei due bambini, il problema di Monty Hall e il paradosso di Simpson.

Voci correlate
Probabilit congiunta Indipendenza (probabilit) Inferenza bayesiana Teorema di Bayes Teorema della probabilit composta Valore atteso condizionato

Bibliografia
Giuseppe Zwirner, L. Scaglianti, Itinerari nella matematica vol.1, Padova, CEDAM, 1989, ISBN 88-1316794-6

Probabilit congiunta

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Probabilit congiunta
Il teorema della probabilit composta deriva dal concetto di probabilit condizionata per cui la probabilit che due eventi si verifichino contemporaneamente pari alla probabilit di uno dei due eventi moltiplicato con la probabilit dell'altro evento condizionato al verificarsi del primo. Nel caso di indipendenza stocastica si ottiene che la probabilit congiunta pari al prodotto delle probabilit:

A volte la probabilit congiunta viene anche indicata con

Voci correlate
probabilit probabilit condizionata teorema della probabilit assoluta teorema di Bayes

Problema di Monty Hall


Il problema di Monty Hall un famoso problema di teoria della probabilit, legato al gioco a premi americano Let's Make a Deal. Prende il nome da quello del conduttore dello show, Maurice Halprin, noto con lo pseudonimo di Monty Hall. Nel gioco vengono mostrate al concorrente tre porte chiuse; dietro ad una si trova un'automobile, mentre ciascuna delle altre due nasconde una capra. Il giocatore pu scegliere una Dopo la scelta del giocatore, il presentatore apre una porta (egli sa dove si trova l'auto) delle tre porte, vincendo il premio mostrando una capra. Qualsiasi cosa ci sia dietro la scelta iniziale del giocatore, egli cambiando scelta ha il 66,7% di probabilit di vincere l'auto, non cambiandola ne avrebbe corrispondente. Dopo che il giocatore il 33,3%. ha selezionato una porta, ma non l'ha ancora aperta, il conduttore dello show che conosce ci che si trova dietro ogni porta apre una delle altre due, rivelando una delle due capre, e offre al giocatore la possibilit di cambiare la propria scelta iniziale, passando all'unica porta restante. Cambiare porta migliora le chance del giocatore di vincere l'automobile? La risposta s: cambiando le probabilit di successo passano da 1/3 a 2/3. Il problema anche noto come paradosso di Monty Hall, poich la soluzione pu apparire controintuitiva, sebbene non si tratti di una vera antinomia, non generando nessuna contraddizione logica.

Problema di Monty Hall

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Storia del problema e sua soluzione


Il problema
Una famosa formulazione del problema contenuta in una lettera del 1990 di Craig F. Whitaker, indirizzata alla rubrica di Marilyn vos Savant nel settimanale Parade: Supponi di partecipare a un gioco a premi, in cui puoi scegliere tra tre porte: dietro una di esse c' un'automobile, dietro le altre, capre. Scegli una porta, diciamo la numero 1, e il conduttore del gioco a premi, che sa cosa si nasconde dietro ciascuna porta, ne apre un'altra, diciamo la 3, rivelando una capra. Quindi ti domanda: "Vorresti scegliere la numero 2?" Ti conviene cambiare la tua scelta originale? Quella proposta sopra una formulazione del problema data da Steve Selvin, in una lettera all'American Statistician (febbraio 1975). Cos impostato, il problema in realt una variazione sul tema del gioco a premi originale; Monty Hall in effetti apriva una porta dietro cui si trovava una capra per aumentare la tensione, ma non consentiva ai giocatori di cambiare la propria scelta originale. Come scrisse lo stesso Monty Hall a Selvin: E se mai dovesse partecipare al mio gioco, le regole sarebbero le stesse per lei - nessuno scambio dopo la scelta originale. (letsmakeadeal.com) [1] La vos Savant risolse il problema correttamente; l'episodio fece un certo scalpore, in quanto diversi accademici non riconobbero la correttezza della soluzione proposta dalla vos Savant finch questa non la spieg nel dettaglio in un successivo articolo. La successiva lettera di Selvin all'America Statistician (agosto, 1975) battezza il problema come "Problema di Monty Hall". Un problema essenzialmente identico appare in ogni modo nella rubrica Mathematical Games di Martin Gardner nel 1959, col nome di "Problema dei tre prigionieri". Questo problema era stato ideato dal matematico francese Joseph Louis Franois Bertrand che lo aveva proposto nel suo libro Calcul des Probabilits (1889) ed era noto come il Paradosso delle tre scatole di Bertrand. Quella che segue, per concludere, una formulazione del problema priva di ambiguit, con vincoli espliciti concernenti il comportamento del conduttore, presentata da Mueser e Granberg: Dietro ciascuna di tre porte c' un'automobile o una capra (due capre, un'automobile in tutto); la probabilit che l'automobile si trovi dietro una data porta identica per tutte le porte; Il giocatore sceglie una delle porte; il suo contenuto non rivelato; Il conduttore sa ci che si nasconde dietro ciascuna porta; Il conduttore deve aprire una delle porte non selezionate, e deve offrire al giocatore la possibilit di cambiare la sua scelta; Il conduttore aprir sempre una porta che nasconde una capra; Cio, se il giocatore ha scelto una porta che nasconde una capra, il conduttore aprir la porta che nasconde l'altra capra; Se invece il giocatore ha scelto la porta che nasconde l'automobile, il conduttore sceglie a caso una delle due porte rimanenti; Il conduttore offre al giocatore la possibilit di reclamare ci che si trova dietro la porta che ha scelto originalmente, o di cambiare, reclamando ci che si trova dietro la porta rimasta. Le possibilit di vittoria aumentano per il giocatore se cambia la propria scelta?

Problema di Monty Hall

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Soluzione
La risposta s; le probabilit di trovare l'automobile raddoppiano. La soluzione pu essere illustrata come segue. Ci sono tre scenari possibili, ciascuno avente probabilit 1/3: Il giocatore sceglie la capra numero 1. Il conduttore sceglie l'altra capra. Cambiando, il giocatore vince l'auto. Il giocatore sceglie la capra numero 2. Il conduttore sceglie l'altra capra. Cambiando, il giocatore vince l'auto. Il giocatore sceglie l'auto. Il conduttore sceglie una capra, non importa quale. Cambiando, il giocatore trova l'altra capra. Nei primi due scenari, cambiando il giocatore vince l'auto; nel terzo scenario il giocatore che cambia non vince. Dal momento che la strategia "cambiare" porta alla vittoria in due casi su tre, le chance di vittoria adottando la strategia sono 2/3. Una strategia di soluzione alternativa considerare che se si suppone di cambiare, il solo caso in cui si perde quello in cui originariamente si scelta l'automobile e quindi la domanda del conduttore pu essere considerata un invito a invertire le probabilit di successo con quelle di insuccesso. Il problema sarebbe diverso se non ci fosse una scelta iniziale, o se il conduttore scegliesse una porta a caso, o se il conduttore potesse offrire al giocatore di cambiare a seconda della scelta iniziale del giocatore. Alcune formulazioni del problema, e significativamente quella del settimanale Parade, non escludono esplicitamente queste possibilit; diversi testi di probabilit elementare riportano varianti del problema. Per esempio, se il conduttore offre la possibilit di cambiare solo se il giocatore inizialmente ha scelto l'automobile, le chance di vittoria associate alla strategia "cambiare" sono, ovviamente, dello 0%. Nella formulazione proposta nella sezione precedente, il giocatore che cambia ha una probabilit di vittoria pari a 2/3 precisamente perch il conduttore deve offrirgli la possibilit di cambiare, e deve rivelare una capra.

Aiuti alla comprensione del problema


L'obiezione pi comune alla soluzione fornita dall'idea che, per varie ragioni, il passato possa essere ignorato quando si valutano delle probabilit. Dunque, la scelta della prima porta e il ragionamento del conduttore circa quale porta aprire si possono trascurare; dal momento che si pu scegliere tra due porte, la probabilit di scegliere quella giusta dovrebbe essere pari al 50%. Per confutare ci possiamo porci una domanda. Ipotizziamo che un giocatore adotti la strategia di non accettare mai l'offerta del conduttore, qualunque essa sia. Se le probabilit di vincita all'inizio sono del 33%, ha senso pensare che queste passino automaticamente al 50% solo perch il conduttore ha chiesto qualcosa che il giocatore non ascolta neanche? Ovviamente no. Sebbene ignorare il passato funzioni in certi giochi, come ad esempio nel lancio di una moneta, non funziona necessariamente in tutti i giochi. Un rilevante controesempio fornito dal conteggio delle carte uscite in certi giochi di carte, che consente ai giocatori di sfruttare a proprio vantaggio l'informazione riguardante eventi passati. Questo tipo di informazione utile nella soluzione del problema di Monty Hall, come illustrato negli esempi che seguono. Quello che realmente fa la differenza la conoscenza del futuro o almeno la restrizione dei possibili eventi futuri. Mentre nel lancio della moneta le probabilit di uscita testa o croce non dipendono dai lanci passati, negli esempi di carte (contare le carte) o del problema di Monty Hall i possibili eventi futuri si "riducono" dopo un preciso episodio. Nel caso del contare le carte, l'uscita di una carta modifica le possibili carte che possono ancora uscire, quindi ne modifica la probabilit. Nel caso del problema di Monty Hall, l'esclusione da parte del conduttore di una scelta certamente "sconveniente" rende attraente la porta rimanente pi interessante della prima porta scelta quando non si aveva nessuna conoscenza.

Problema di Monty Hall

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Diagrammi di Eulero-Venn
La probabilit che l'auto sia dietro la porta restante pu essere calcolata con l'ausilio del diagramma di Venn illustrato sotto. Dopo aver scelto la porta 1, per esempio, il giocatore ha probabilit 1/3 di aver selezionato la porta con l'auto, il che assegna una probabilit pari a 2/3 alle due porte restanti. Si osservi che c' una probabilit pari a 1 di trovare una capra dietro almeno una delle due porte non selezionate dal giocatore, dal momento che c' una sola auto in palio.

Si supponga che il conduttore apra la porta 3. Dal momento che pu solo aprire una porta che nasconde una capra, e non apre una porta a caso, questa informazione non ha effetto sulla probabilit che l'auto sia dietro la porta originariamente selezionata, che resta pari a 1/3. Ma l'auto non dietro la porta 3, dunque l'intera probabilit di 2/3 delle due porte non selezionate dal giocatore ora assegnata alla sola porta 2, come mostrato sotto. Un modo alternativo per arrivare a questa conclusione osservare che se l'auto si trova dietro la porta 2 o dietro la porta 3, aprire la porta 3 implica che l'auto si trova dietro la 2.

Osserviamo infine che il problema non cambia se il conduttore anzich aprire una porta offrisse al giocatore la possibilit di cambiare la porta scelta con entrambe le altre. In questo caso evidente che la probabilit 2/3.

Problema di Monty Hall

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Teorema di Bayes
Un'analisi del problema attraverso il teorema di Bayes rende esplicito l'effetto delle ipotesi sopra indicate. Si consideri, senza ledere la generalit dell'analisi, il caso in cui la porta 3 stata aperta dal conduttore mostrando una capra, e che il concorrente abbia selezionato la porta 1. La probabilit che l'automobile si trovi dietro la porta 2 (ovvero la probabilit di trovare l'auto dopo aver cambiato la scelta iniziale) ove A1 l'evento che l'auto si trovi dietro alla porta 1 e C3 l'evento che il conduttore selezioni una capra dietro la porta 3. La probabilit (a priori, utilizzando il gergo della statistica bayesiana) che l'automobile si trovi dietro la porta 1, che si denota con , chiaramente 1/3, in quanto l'auto ha a priori la stessa probabilit di trovarsi dietro ciascuna porta. La probabilit che il conduttore dello show trovi una capra dietro la porta 3, , altrettanto chiaramente 1, visto che il conduttore sapeva in anticipo dove si celava l'automobile e pertanto sa quale porta vada selezionata per trovare la capra. La probabilit che il conduttore selezioni una porta con dietro la capra posto ("a posteriori") che l'automobile sia dietro la porta 1, , 1 per ovvi motivi. Pertanto, sfruttando il teorema di Bayes: La probabilit di trovare l'auto cambiando la scelta iniziale, dopo che il conduttore (onnisciente) ha mostrato una porta con dietro la capra :

Spiegazione del ragionamento intuitivo


Analisi della soluzione
Per arrivare al ragionamento intuitivo necessaria l'analisi sotto un altro aspetto delle parole del conduttore: "Apro una delle due porte che non hai scelto, in cui vi una capra. Vuoi cambiare la tua scelta?". Sapendo a priori la soluzione, le parole dette dal conduttore possono essere tradotte in: "Se hai scelto un'automobile (1/3) ti faccio perdere facendoti scegliere una capra (100%), se invece hai scelto una delle due capre (2/3) ti faccio vincere scegliendo l'automobile (100%). Vuoi cambiare la tua scelta?". Come vediamo inizialmente i casi sono:* A: il giocatore sceglie la prima capra, perdendo (1/3);* B: il giocatore sceglie la seconda capra, perdendo (1/3);* C: il giocatore sceglie l'automobile, vincendo (1/3);con una probabilit di vincita del 1/3. Cambiando la scelta ci accorgiamo che:* A: il giocatore aveva scelto la prima capra, la seconda capra viene scoperta, il giocatore sceglie l'automobile vincendo (1/3);* B: il giocatore aveva scelto la seconda capra, la prima capra viene scoperta, il giocatore sceglie l'automobile vincendo (1/3);* C: il giocatore aveva scelto l'automobile, viene scoperta una delle due capre, il giocatore sceglie la capra rimanente perdendo (1/3);con una probabilit di vincita di 2/3 (sia A che B), possiamo rilevare che questo accade solo perch dato che i casi di perdita sono due, eliminandone uno, le possibilit, cambiando la scelta variano da: A e B perdenti e C vincente, a C vincente e AB perdente. Perci essendo partiti da 3 possibilit iniziali, di cui due uguali, avendo quindi solo 2 risultati finali, le probabilit passano dal 1/3 a 2/3 e non dal 1/3 al 50%, cosa che sarebbe accaduta se le situazioni iniziali fossero 3 differenti, in modo da avere obbligatoriamente 3 risultati finali di modo che l'apertura di una delle tre porte avrebbe eliminato una delle opzioni finali e iniziali e non solo di quelle iniziali.

Problema di Monty Hall

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Il ragionamento intuitivo
La situazione che d'intuito ci viene a pensare questa, che purtroppo induce ogni ragionamento logico collegato a non riuscire a spiegare il problema di Monty Hall: Partiamo dalla situazione che vi un secondo concorrente a partecipare al gioco a premi per rappresentare la seconda situazione differente da quella del primo, il primo concorrente ha gi vinto la macchina, e al posto di una capra viene messa una moto in una porta. Ora a seconda di cosa sceglier il concorrente, vincer (scegliendo la porta con l'automobile che avrebbe dovuto vincere il primo concorrente), vi sar un pareggio (entrambi vinceranno: il primo concorrente vincer l'automobile e il secondo la moto) oppure perder (scegliendo la capra, lasciando vincere il primo concorrente). Supponi ora di partecipare a un gioco a premi, in cui puoi scegliere tra tre porte: dietro una di esse c' un'automobile, dietro un'altra una moto e infine dietro l'ultima, una capra. Scegli una porta, diciamo la numero 1, e il conduttore del gioco a premi, che sa cosa si nasconde dietro ciascuna porta, ne apre un'altra, diciamo la 3. Quindi ti domanda: "Vorresti scegliere la numero 2?" Ti conviene cambiare la tua scelta originale? Dietro ciascuna di tre porte c' un'automobile o una moto o una capra; la probabilit che l'automobile si trovi dietro una data porta identica per tutte le porte; Il giocatore sceglie una delle porte; il suo contenuto non rivelato; Il conduttore sa ci che si nasconde dietro ciascuna porta; Il conduttore deve aprire una delle porte non selezionate, e deve offrire al giocatore la possibilit di cambiare la sua scelta; Il conduttore aprir una delle porte non scelte a caso; Cio, indipendentemente da ci che ha scelto il giocatore il conduttore aprir una porta, eliminando la possibilit che la condizione finale correlata alla porta appena aperta si verifichi; Il conduttore offre al giocatore la possibilit di reclamare ci che si trova dietro la porta che ha scelto originalmente, o di cambiare, reclamando ci che si trova dietro la porta rimasta. Che cambiamento si ha? Le possibilit di vittoria aumentano?

La soluzione al ragionamento intuitivo


La risposta s; le probabilit di trovare l'automobile arrivano al 50%. La differenza con il problema precedente sta nelle probabilit di perdita o di pareggio, che aumentano anch'esse fino al 50%. La soluzione pu essere illustrata come segue. Ci sono sei scenari possibili, ciascuno avente probabilit 1/6: Il giocatore sceglie la capra. Il conduttore elimina l'automobile. Cambiando, il giocatore pareggia, scegliendo la moto. Il conduttore elimina la moto. Cambiando, il giocatore vince, scegliendo l'automobile. Il giocatore sceglie la moto. Il conduttore sceglie la capra. Cambiando, il giocatore vince, scegliendo l'auto. Il conduttore sceglie l'automobile. Cambiando, il giocatore perde, scegliendo la capra. Il giocatore sceglie l'automobile. Il conduttore sceglie la moto. Cambiando, il giocatore perde, scegliendo la capra. Il conduttore sceglie la capra. Cambiando, il giocatore pareggia, scegliendo la moto. Come si pu vedere, la situazione iniziale, avendo tre possibilit differenti, impone tre risultati diversi. Perci questa volta il conduttore a eliminare una possibilit al giocatore, cosa che potrebbe portare uno svantaggio o un vantaggio a seconda del conduttore, quindi il giocatore dovrebbe soltanto decidere se fidarsi o no. La possibilit di pareggio va considerata a s stante e non come possibilit di perdita, altrimenti si rischia di confondere nuovamente le situazioni dei due concorrenti, senza capire la situazione reale.

Problema di Monty Hall

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Varianti
Il conduttore non sa cosa ci sia dietro le porte
Dopo la scelta del concorrente, il conduttore apre una delle due porte rimaste. Poich non sa cosa c' dietro, con probabilit 1/3 trova l'auto e il gioco finisce. Con probabilit 2/3 trova invece la capra e pu chiedere al concorrente se vuole effettuare il cambio con la porta rimasta chiusa. Anche in questo caso conveniente cambiare, dato che la probabilit che nella porta aperta si trovi la capra, condizionata al fatto che il gioco prosegue, pari a 1. Ci ritroviamo quindi nello stesso caso di partenza, ossia assoluta certezza che il conduttore ha aperto la porta con la capra. Questo dipende dal fatto che il concorrente ha effettuato la scelta a posteriori, rispetto all'evento "che il gioco sia proseguito o no".

Due giocatori
Ad alcuni minuti dalla fine del gioco, il conduttore sceglie due concorrenti a cui proporre "la grande scommessa". Dietro a una delle tre porte c' il premio pi consistente. Ad ogni giocatore permesso scegliere una porta (non la stessa) . In questo scenario, si pu esaminare una variante del problema. Il presentatore elimina il giocatore che abbia scelto una porta con dietro la capra (se lo hanno fatto entrambi, ne viene scelto uno a caso), apre la porta, svelando la capra e poi offre al giocatore rimanente la possibilit di cambiare la propria scelta. Il giocatore dovrebbe effettuare lo scambio? La risposta no. La ragione: il giocatore che effettuasse lo scambio in questo tipo di gioco vincerebbe se e solo se entrambi i giocatori avessero scelto una porta con la capra. che probabilit ha questa evenienza? 1/3. Se mantenesse la scelta resterebbero 2/3 di probabilit. Quindi chi mantenesse la scelta fatta inizialmente avrebbe il doppio delle possibilit di vincere. In alternativa, ci sono tre possibili scenari, tutti con uguale probabilit (1/3): Il giocatore 1 sceglie la porta che nasconde l'auto. Il conduttore deve eliminare il giocatore 2. Cambiare scelta comporta perdere. Il giocatore 2 sceglie la porta che nasconde l'auto. Il conduttore deve eliminare il giocatore 1. Cambiare scelta comporta perdere. Nessuno dei giocatori sceglie la porta che nasconde l'auto. Il conduttore elimina a caso uno dei due giocatori. Cambiare scelta comporta vincere. Il giocatore 1 l'unico rimasto nel primo caso, e lo con probabilit 1/2 nel terzo caso; in questa eventualit cambiare scelta comporta una probabilit di perdere (1/3) due volte maggiore di quella di vincere (1/6). Analogamente, nel secondo caso il giocatore 2 l'unico rimasto, e lo con probabilit 1/2 nel terzo caso; in questa eventualit cambiare scelta comporta una probabilit di perdere (1/3) due volte maggiore di quella di vincere (1/6). Dunque a prescindere da quale giocatore rimanga, c' una probabilit pari a 2/3 di vincere se non si cambia scelta. Per rendere pi palese la differenza rispetto al caso precedente si pu dire che non si pu qui ragionare come prima dove il (unico) giocatore arriva sempre al secondo turno (quello del possibile scambio) e la probabilit che abbia selezionato la scelta vincente rimane 1/3, contro i complementari 2/3 della scelta alternativa. Si deve invece notare che nell'istante in cui un giocatore (uno dei due) arriva al secondo turno deve considerare che la probabilit che abbia inizialmente effettuato la scelta giusta si modifica e sale a 2/3. In sostanza il giocatore rimasto riveste in questo caso, in termini di probabilit, lo stesso ruolo che prima (caso con un giocatore) ricopriva la porta non selezionata dal giocatore n eliminata dal conduttore.

Problema di Monty Hall

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n porte
Esiste una generalizzazione del problema originale in cui si hanno n porte: nel primo stadio del gioco, il giocatore sceglie una porta. Quindi il conduttore apre un'altra porta, che nasconde una capra. Se il giocatore vuole, pu quindi cambiare scelta e passare a un'altra porta. Il conduttore aprir allora un'ulteriore porta, ancora non aperta, che nasconde una capra, diversa da quella attualmente scelta dal giocatore. Il giocatore ha quindi la possibilit di cambiare ancora scelta, e cos via. Questo procedimento continua fino a che non restano che due porte non ancora aperte: la scelta corrente del giocatore, e un'altra porta. Quante volte dovrebbe cambiare scelta il giocatore, e a che punto del gioco (sempre che cambi almeno una volta)? La migliore strategia : restare con la prima scelta sino a che non rimangano solo due porte e a quel punto cambiare. Seguendo questa strategia la probabilit di vincere . Questa variante del paradosso di Monty Hall si deve a Bapeswara Rao e Rao.

Variante nel gioco del bridge


Una comune variante del problema nota ai giocatori di bridge da ben prima che l'articolo della Vos Savant fosse pubblicato. Tale variante nota come principio della scelta ristretta.[2]

Versione quantistica
Esiste una versione quantistica del paradosso, che illustra alcuni aspetti della relazione tra la teoria dell'informazione classica (non quantistica) e l'informazione quantistica, ossia l'informazione codificata negli stati di sistemi meccanici quantistici. Le tre porte sono rimpiazzate da un sistema quantistico che consta di tre alternative, in cui aprire una porta e vedere cosa nasconde si traduce in fare una particolare misurazione. Le regole del gioco possono essere espresse in questo linguaggio, e ancora una volta il giocatore pu scegliere se restare fedele alla propria scelta iniziale o cambiare e optare per una scelta alternativa ("ortogonale"). Quest'ultima strategia ha probabilit di vittoria doppie, esattamente come nel caso classico. Tuttavia, se la posizione del premio non pienamente casuale in senso quantistico, il giocatore pu fare ancora meglio, e in determinati casi vincere con probabilit pari a uno. disponibile in rete un articolo [3] al riguardo, nonch un'applet [4] che illustra gli effetti cos descritti.

Nella letteratura e nel cinema


Questo problema viene citato, con tanto di due dimostrazioni (intuitiva e matematica), nel libro di Mark Haddon Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, dove il giovane protagonista propone il quesito ai lettori.[5] Un'altra citazione del problema si ha nel telefilm Numb3rs.[6] Nel film 21, il professore Mickey Rosa propone il problema al protagonista del film, l'allievo Ben Campbell, che lo risolve brillantemente.[7] Anche la scrittrice Scarlett Thomas nel suo libro PopCo cita questo problema, definendolo Dilemma di Monty Hall[8] Nel libro "I conigli di Schrdinger" di Colin Bruce, viene illustrato il Problema di Monty Hall.[9]

Problema di Monty Hall

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Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] http:/ / www. letsmakeadeal. com/ problem. htm Restricted Choice Article (http:/ / www. acbl-district13. org/ artic003. htm) http:/ / xxx. lanl. gov/ abs/ quant-ph/ 0202120 http:/ / www. imaph. tu-bs. de/ qi/ monty/ p. 77, 78, 79 e 80. Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Einaudi (2003) Numb3rs - Episodio 1.13, Caccia all'uomo YouTube - Il Problema di Monty Hall nel film 21 (http:/ / www. youtube. com/ watch?v=wOK48hgYCS4) Scarlett Thomas, PopCo Newton Compton Editori (2007) p.75,76,77.Colin Bruce, I conigli di Schrdinger, Raffaello Cortina Editore (2006)

Bibliografia
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Problema di Monty Hall

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Voci correlate
Paradosso delle tre carte

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Simulazione fino a 100.000 tentativi (http://utenti.quipo.it/base5/probabil/montyhall.htm) Simulatore giocabile del paradosso (http://www.taravella.eu/content/view/14/27/)

Questione ipotetica (teologia)


Con "questione ipotetica" si intende un paradosso teologico discusso nella teologia scolastica e successiva: "Se Adamo non avesse peccato, il Figlio di Dio si sarebbe lo stesso incarnato in Ges?" (nella tradizione cristiana scopo principale di incarnazione, morte e resurrezione del Figlio di Dio la giustificazione dell'uomo, cio la cancellazione del peccato originale). Nella questione cos posta l'azione di Dio viene vincolata a quella dell'uomo, il che risulta paradossale in quanto lede l'assoluta libert di Dio che la teologia cristiana gli attribuisce. La soluzione del paradosso sta nel non vedere l'incarnazione come finalizzata unicamente al rimedio del peccato originale: in tal caso, se Adamo non avesse peccato l'incarnazione non sarebbe dovuta avvenire. Scopo dell'incarnazione stato la divinizzazione dell'uomo: grazie a incarnazione, morte e risurezione del Figlio di Dio gli uomini possono, nella vita futura, diventare "figli di Dio", ottenendo la cosiddetta "adozione filiale". In tal caso, sia che Adamo avesse o non avesse peccato, l'incarnazione necessaria.

Voci correlate
Paradosso Paradosso teologico

Teorema dell'impossibilit di Arrow

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Teorema dell'impossibilit di Arrow


Il Teorema dell'impossibilit di Arrow, o semplicemente teorema di Arrow, un teorema formulato nel 1951 dal Premio Nobel per l'economia Kenneth Arrow nel libro Social Choice and Individual Values. Esso dice che, dati i requisiti, spiegati pi avanti, di universalit, non imposizione, non dittatorialit, monotonicit, indipendenza dalle alternative irrilevanti, non possibile determinare un sistema di votazione che preservi le scelte sociali. Lo scopo era trovare una qualsiasi procedura di decisione collettiva che potesse soddisfare alcuni requisiti ragionevoli per una scelta non arbitraria. Un esempio di una procedura che non pu soddisfare tutti i requisiti considerati da Arrow il sistema di voto maggioritario come mostrato dal paradosso di Condorcet. Il paradosso di Condorcet mostra come la votazione a maggioranza, usata nella democrazia rappresentativa, pu condurre a delle scelte ambigue: partendo dalle preferenze individuali, si vuole arrivare ad una preferenza collettiva pure coerente (se A preferito a B, e B preferito a C, allora A deve essere preferito a C). Come detto, il paradosso di Condorcet mostra che ci non sempre il caso per le preferenze collettive. Jean-Charles de Borda ha proposto un'altra procedura, detta conteggio di Borda, che consiste nell'attribuire dei punti e fare la somma, la quale non ha questo difetto, ma il teorema di Arrow ci dice che ci deve essere un requisito che non soddisfatto: l'indipendenza dalle alternative irrivelanti. In italiano il nome del teorema non ambiguo, mentre in inglese si preferisce la versione estesa per evitare confusione con un ipotetico teorema della freccia. La dimostrazione del teorema comporta, sorprendentemente, l'impossibilit di soddisfare simultaneamente tutti i requisiti considerati da Arrow.

Illustrazione ed enunciato del teorema


Si ipotizzi che una societ necessiti di adottare un ordine di preferenze tra diverse opzioni. Ciascun individuo della societ ha un proprio ordine di preferenza, che pu esprimere per esempio tramite un voto. Il problema quello di trovare una procedura (per esempio un sistema di voto), pi in generale chiamato una funzione di scelta pubblica, che trasformi l'insieme delle preferenze individuali in un ordinamento globale coerente. Il teorema considera le seguenti propriet, che Arrow ipotizza rappresentare requisiti ragionevoli per un sistema di voto equo: Universalit (o dominio non ristretto): la funzione di scelta sociale dovrebbe creare un ordinamento delle preferenze sociali deterministico e completo, a partire da qualsiasi insieme iniziale di preferenze individuali; Non imposizione (o sovranit del cittadino): qualsiasi possibile preferenza sociale deve essere raggiungibile a partire da un appropriato insieme di preferenze individuali (ogni risultato deve poter essere raggiunto in qualche maniera); Non dittatorialit: la funzione di scelta sociale non deve semplicemente seguire l'ordinamento delle preferenze di un individuo o un sottoinsieme di individui, al contempo ignorando le preferenze degli altri; Monotonicit, o associazione positiva tra i valori individuali e sociali: se un individuo modifica il proprio ordinamento di preferenze promuovendo una data opzione, la funzione di scelta sociale deve promuovere tale opzione o restare invariata, ma non pu assegnare a tale opzione una preferenza minore (nessun individuo dovrebbe essere in grado di esprimersi contro un'opzione assegnandole una preferenza maggiore); Indipendenza dalle alternative irrilevanti: se si confina l'attenzione ad un sottoinsieme di opzioni, e la funzione di scelta sociale applicata ad esse soltanto, il risultato deve essere compatibile con il caso in cui la funzione di scelta sociale applicata all'intero set di alternative possibili. Il teorema di Arrow afferma che se il gruppo di cittadini votanti comprende almeno due individui e l'insieme delle alternative possibili almeno tre opzioni, non possibile costruire una funzione di scelta sociale che soddisfi al contempo tutti i requisiti sopra enunciati. Secondo una versione alternativa del teorema di Arrow, il requisito di monotonicit rimpiazzato da: unanimit (o criterio paretiano, o efficienza paretiana): se ogni singolo individuo preferisce una certa opzione A all'opzione B, allora A deve essere preferita a B anche da parte della funzione di scelta sociale.

Teorema dell'impossibilit di Arrow Tale formulazione pi restrittiva, in quanto ipotizzare sia la monotonicit che l'indipendenza dalle alternative irrilevanti implica l'efficienza paretiana. Va tuttavia detto che la teoria paretiana dell'efficienza nel liberismo stata falsificata dal premio Nobel per l'Economia Amartya Sen.

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Formulazione logica
Facciamo le seguenti ipotesi. Siano V l'insieme dei voti, A e B i candidati. Per semplicit, consideriamo il caso senza schede nulle o bianche e senza possibilit di pareggio (casi che sono sempre riconducibili a questo eliminando da V i voti nulli o in bianco, e ricorrendo eventualmente al ballottaggio). Detto VA l'insieme dei voti per A, risulta completamente determinato VB, in quanto non altro che il complementare, VB = V - VA . Un'altra ipotesi che se VA sufficiente ad A per vincere, egli vince anche se prende pi voti. Nelle votazioni a maggioranza, il minimo di tali insiemi di voti la met pi uno di V. Ogni insieme che permetta la vittoria di un candidato (poniamo A) detto insieme decisivo. Chiamiamo l'insieme degli insiemi decisivi a favore di A. In termini matematici abbiamo postulato che, detto X un insieme decisivo per A su V: 1. Se X contenuto in Y, allora Y appartiene ad 2. Ogni voto sta in X o nel suo complementare. 3. O X o il suo complementare decisivo. .

Queste propriet sono molto vicine a quelle di un filtro su V, mancando solamente quella della chiusura rispetto all'intersezione. Mostreremo dunque che l'ipotesi della monotonicit, ossia che se A vince su B, e B vince su C, allora A vince su C, equivalente alla chiusura rispetto all'intersezione degli insiemi decisivi di V. Quanto sopra l'enunciato del teorema. Dimostrazione Supponiamo che non sia decisivo. Allora, per la propriet 3, lo il suo complementare .

Quindi, se X fa vincere A su B, e Y B su C, vediamo come ogni votante esprimerebbe le sue preferenze: 1. per ogni elettore di A vince su B, e B su C (ABC) 2. per ogni elettore di 3. per ogni elettore di 4. per ogni elettore di B su C, e B su A (BCA) C su B, e A su B (CAB) C su B, e B su A (CBA)

Allora A vince su B perch X decisivo, B vince su C perch decisivo Y e C vince su A perch

decisivo. Quindi abbiamo il paradosso di Condorcet. Viceversa, dato un qualunque ordine delle prefenze, siano X, Y e Z rispettivamente i votanti che preferiscono A a B, B a C ed A a C. Tutti e tre sono decisivi. Vediamo ora che ogni votante di preferisce A a B, e B a C, e poich l'ordine individuale lineare, A a C. Dunque . E dunque, poich decisivo, lo anche Z. Per le propriet viste prima, gli insiemi decisivi che rispettano la chiusura rispetto all'intersezione formano un ultrafiltro, e dato che l'insieme dei votanti , per fortuna, finito, anche un filtro principale. Esiste, dunque, un singolo votante, che Arrow chiama il dittatore, che da solo determina il risultato della votazione: egli l'intersezione di tutti gli insiemi decisivi. Quindi, con le ipotesi che abbiamo fatto, delle due l'una: o accettiamo il paradosso di Condorcet, e quindi l'esito delle votazioni dipende dall'ordine in cui vengono effettuate, oppure in un sistema che esclude questa possibilit, ogni insieme decisivo comprende un dittatore, ossia un votante che da solo determina il risultato della votazione. Entrambe le possibilit sono in contrasto con l'idea istintiva di democrazia rappresentativa, che quindi matematicamente impossibile. Contrariamente a quanto possa sembrare, sono possibili alternative che consentano ad una Costituzione di attuare una democrazia rappresentativa senza il paradosso di Condorcet, per queste forme devono necessariamente rinunciare ad una o pi delle ipotesi viste in precedenza. Data la semplicit delle ipotesi di partenza, e la complessit della spiegazione del perch sono inaccettabili, arduo ipotizzare che sia possibile far varare una legge elettorale conforme alle soluzioni prospettate.

Teorema dell'impossibilit di Arrow

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Interpretazioni
Il teorema di Arrow un risultato matematico, ma spesso espresso in termini non matematici, con affermazioni come: nessun sistema di voto equo, qualunque sistema di voto pu essere manipolato, o il solo sistema di voto non manipolabile la dittatura. Queste affermazioni rappresentano semplificazioni del risultato di Arrow che non si possono considerare universalmente vere. Arrow usa il termine fair (equo) con riferimento ai suoi criteri. In effetti alcuni di essi, quali l'ottimo paretiano o la richiesta di assenza di imposizioni, possono apparire banali. Non cos, ad esempio, per il criterio dell'indipendenza dalle alternative irrilevanti. Si consideri il seguente esempio: Dave, Chris, Bill e Agnes concorrono per uno stesso posto di lavoro; si supponga che Agnes abbia un chiaro vantaggio rispetto agli altri concorrenti. Ora, in base al risultato di Arrow, si potrebbe avere una situazione in cui, se Dave si ritira, Bill, e non Agnes, ottiene il posto. Ci potrebbe apparire non equo a molti; tuttavia il teorema di Arrow implica che situazioni di questo tipo non possono in generale essere evitate. Diversi teorici, e non, hanno proposto di rilassare, ossia rendere meno restrittivo, il criterio dell'indipendenza dalle alternative irrilevanti al fine di risolvere il paradosso. I fautori di sistemi di voto basati su ordinamenti delle alternative affermano che il criterio sarebbe restrittivo senza ragione, e che non troverebbe applicazione nella maggioranza delle situazioni concrete. In effetti, tale criterio escluso da diversi meccanismi di voto di comune impiego, cos come in generalizzazioni quali il metodo di Borda. Il teorema di Gibbard-Satterthwaite, un tentativo di rilassare le condizioni che portano al risultato di Arrow, sostituisce al criterio dell'indipendenza dalle alternative irrilevanti un criterio di non-manipolabilit. Il teorema, tuttavia, giunge alle stesse conclusioni (paradossali) di Arrow, dimostrando cos l'equivalenza tra il criterio dell'indipendenza dalle alternative irrilevanti e la non-manipolabilit. In conclusione, il teorema di Arrow mostra che il voto un gioco non banale, e che la teoria dei giochi potrebbe essere impiegata per predire l'esito della maggior parte dei meccanismi di voto. Ci potrebbe essere interpretato come un risultato scoraggiante, dal momento che un gioco non ha necessariamente un equilibrio efficiente (o desiderabile dal punto di vista sociale). L'alternativa sarebbe di traslare i risultati ottenuti da Sen nel campo dell'economia, al campo della politica elettorale, che per richiedono di rilassare una delle condizioni viste all'inizio.

Conseguenze
Nel 1970, applicando lo stesso principio di Arrow, il Premio Nobel per l'economia Amartya Sen ha mostrato l'impossibilit matematica del liberismo paretiano. Tramite una generalizzazione del metodo ad insiemi di vettori ad n dimensioni, l'economista Herbert Scarf ha mostrato nel 1962 l'inesistenza della mano invisibile per mercati con pi di due beni i cui prezzi siano interdipendenti. Il risultato di Arrow rappresenta uno dei primi approcci alle scienze sociali tramite il formalismo matematico; tramite questo e altri lavori Kenneth Arrow ha contribuito significativamente all'evoluzione dell'economia politica nel corso del XX secolo nella direzione di un maggior rigore matematico.

Teorema dell'impossibilit di Arrow

252

Voci correlate
Amartya Sen Mano invisibile Paradosso Paradosso di Condorcet Teorema di Gibbard-Satterthwaite Teorema di May

Bibliografia
Arrow, K.J., A Difficulty in the Concept of Social Welfare [1], Journal of Political Economy, 58, 328346, 1950 Arrow, K.J., Social Choice and Individual Values, Yale University Press, 1951, ISBN 0300013647. Liberamente scaricabile da [2], sia la versione del 1951 che del 1963. Ed. Italiana: "Scelte sociali e valori individuali", Etas, 2003, ISBN 8845312224 MacKay, A.F., Arrow's Theorem: The Paradox of Social Choice, Yale University Press, New Haven, 1980 Odifreddi, P., C'era una volta un paradosso - storie di illusioni e verit rovesciate, Einaudi, 2001, ISBN 8806150901 Scarf, H.E., An analysis of markets with a large number of participants [3], 1962, Princeton University Conference Paper. Presente in Recent Advances in Game Theory, Philadelphia, The Ivy Curtis Press, 1962 Sen, A.K. "The Impossibility of a Paretian Liberal", Journal of Political Economy, n. 78, 1970, pp 152-157.

Collegamenti esterni
Three Brief Proofs of Arrows Impossibility Theorem [4] Discussion of Arrows Theorem and Condorcets method [5] The Solution to Arrow's problem [6] Sito personale [7] di Herbert Scarf

Teorema della probabilit composta

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Teorema della probabilit composta


Il teorema della probabilit composta deriva dal concetto di probabilit condizionata per cui la probabilit che due eventi si verifichino contemporaneamente pari alla probabilit di uno dei due eventi moltiplicato con la probabilit dell'altro evento condizionato al verificarsi del primo. Nel caso di indipendenza stocastica si ottiene che la probabilit congiunta pari al prodotto delle probabilit:

A volte la probabilit congiunta viene anche indicata con

Voci correlate
probabilit probabilit condizionata teorema della probabilit assoluta teorema di Bayes

Teorema di Duggan-Schwartz
Il Teorema di Duggan-Schwartz fornisce la dimostrazione che ogni sistema elettorale che scelga un insieme non vuoto di vincitori, secondo un sistema di preferenze individuali, e dove siano almeno tre o pi candidati, vale almeno una delle seguenti: 1. 2. 3. 4. Il sistema non anonimo (alcuni votanti sono trattati in maniera differente), oppure Il sistema impositivo (alcuni candidati non vincono mai), oppure Ogni preferito dei votanti nell'insieme dei vincitori, oppure Il sistema manipolato da un pessimista o da un ottimista

Le prime due condizioni sono proibite in qualsiasi elezione onesta, la terza condizione richiede che molti candidati si uniscano per la vittoria. La conclusione generale, allora, la stessa che di solito data dal teorema di Gibbard-Satterthwaite: i sistemi di votazione possono essere manipolati. Il risultato essenzialmente permane anche quando le unioni sono autorizzate nelle votazioni; in quel caso esiste all'incirca un dittatore debole tale che all'incirca uno dei candidati che siano pari merito in cima ai risultati dell'elezione, sia un vincitore. Il teorema di Gibbard-Satterthwaite un teorema che restringe il set di vincitori ad uno. Similmente il Teorema dell'impossibilit di Arrow tratta dei sistemi che danno una lista di preferenza dei singoli candidati, invece che scegliere vincitori.

Teorema di Duggan-Schwartz

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Riferimenti
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Teoria della probabilit


La teoria della probabilit lo studio matematico della probabilit. I matematici si riferiscono alle probabilit come a numeri nell'intervallo da 0 a 1, assegnati ad "eventi" la cui ricorrenza casuale. Le probabilit sono assegnate ad eventi secondo gli assiomi della probabilit. La probabilit che un evento dato condizionale di dato avvenga dato il verificarsi noto di un evento (finch and la probabilit condizionata di , allora ed sono detti ; il suo valore numerico diverso da zero). Se la probabilit

la stessa della probabilit ("non condizionale") di .

eventi indipendenti. Che questa relazione tra che la stessa cosa che dire

sia simmetrica, pu essere visto pi chiaramente osservando

Due concetti cruciali nella teoria della probabilit sono quelli di variabile casuale e di distribuzione probabilistica di una variabile casuale. In altri termini descrivere in termini probabilistici o statistici una fenomeno aleatorio nel tempo, caratterizzabile dunque da una variabile aleatoria, vuol dire descriverlo in termini di densit di distribuzione di probabilit e dei suoi parametri di media o valore atteso e varianza.

Una visione astratta della probabilit


I matematici ritengono che la teoria della probabilit sia lo studio di uno spazio astratto di probabilit (su cui sono ad esempio definite le variabili casuali o aleatorie), un approccio introdotto da Kolmogorov nel 1930 (anche detto approccio assiomatico). Uno spazio di probabilit una terna , dove: un insieme non vuoto, a volte chiamato spazio campionario, ognuno dei cui membri si pu pensare come un potenziale risultato di un esperimento casuale. Per esempio, se 100 votanti devono essere estratti a caso tra tutti i votanti di un insieme e ad essi viene chiesto per chi voteranno, allora l'insieme di tutte le sequenze dei 100 votanti sarebbe lo spazio campionario . una sigma-algebra di insiemi di i cui elementi sono chiamati eventi. Per esempio, l'insieme di tutte le sequenze di 100 elettori di cui almeno 60 voteranno per un certo candidato viene identitificato con l'"evento" che almeno 60 dei 100 elettori estratti voteranno in quel dato modo. Dire che F una sigma-algebra implica necessariamente che il complemento di ogni evento un evento, e l'unione di ogni sequenza (finita o infinita numerabile) di eventi un evento. P una misura della probabilit in F, cio una misura tale per cui P() = 1. importante notare che P definita in F e non in . Con numerabile possiamo definire F := insieme di potenza() che banalmente una sigma-algebra ed il pi grande che si possa creare usando . In uno spazio discreto possiamo quindi omettere F e scrivere solo (, P) per definirlo. Se d'altra parte non numerabile e si usa F = insieme di potenza() cadiamo nella difficolt di definire la nostra misura di probabilit P perch F 'immenso'. Quindi dobbiamo usare una sigma-algebra F pi piccola (per esempio l'algebra di Borel di ). Si definisce questo tipo di spazio probabilistico uno spazio probabilistico continuo e ci porta

Teoria della probabilit alcuni problemi nella teoria della misura quando proviamo a definire P. Una variabile casuale una funzione misurabile in . Per esempio, il numero di elettori che voteranno per un dato candidato nel campione di 100 dell'esempio precedente una variabile casuale. Se X una variabile casuale, l'insieme { in : X() 60 } un "evento", e la notazione P(X 60) un'abbreviazione di P({ in : X() 60 }). Per una alternativa algebrica all'approccio di Kolmogorov, vedi algebra delle variabili casuali.

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Filosofia delle applicazioni della probabilit


Alcuni statistici assegneranno delle probabilit solo agli eventi che si pensano essere casuali, in base alle loro frequenze relative, o a sottoinsiemi di popolazione in relazione al tutto; questi sono frequentisti. Altri assegnano probabilit a proposizioni incerte o secondo gradi soggettivi di confidenza nella loro verit, o a livelli logicamente giustificabili di confidenza nella loro verit. Tali persone sono Bayesiani. Un Bayesiano pu assegnare una probabilit alla proposizione che c'era vita su Marte un miliardo di anni fa, dal momento che questo incerto; un frequentista non assegnerebbe una probabilit a tale proposizione, poich non si tratta di un evento casuale che abbia una frequenza relativa a lungo termine.

Voci correlate
Probabilit Misura di probabilit Funzione di probabilit Valore atteso Evento Assiomi della probabilit Variabile casuale, distribuzione di probabilit Indipendenza statistica

Bibliografia
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Altri progetti
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Tertium non datur

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Tertium non datur


Tertium non datur (traduzione: un terzo (o una terza) non dato/a) una locuzione che appartiene al repertorio delle celebri frasi in lingua latina entrate a pieno diritto nel patrimonio culturale mondiale e non solo in quello italiano. Sta a significare che una terza soluzione (una terza via, o possibilit) non esiste rispetto a una situazione che paia prefigurarne soltanto due. Si potrebbe leggere quindi come: Non ci sono altre possibilit eccetto queste due. L'articolazione della frase - nella sua secchezza e laconicit - piuttosto semplice: dove datur la terza persona singolare passiva del verbo dare (quindi = " dato") e tertium figura come aggettivo neutro (perci non indicativamente maschile oppure femminile) sostantivato. La negazione non compare con lo stesso uso che ne fa la lingua italiana.

Principio del terzo escluso


L'espressione entra nella formulazione del principio logico del terzo escluso, che afferma che una proposizione P o vera o falsa, non esiste una terza possibilit (Tertium non datur). Esso si trova gi formulato nella Metafisica di Aristotele. Non in altre parole possibile che due proposizioni contrarie siano entrambe non vere. Il principio del tertium non datur implica ed pi generale del principio di non-contraddizione, per il quale se una proposizione vera, non lo il suo contrario, fatto che a priori non esclude che entrambe possano essere non vere. La fondazione della matematica - in particolare attraverso la scuola intuizionista - non ne d oggi per scontata l'autoevidenza. Anzi, esistono logiche alternative che negano esplicitamente la sua validit, ad esempio la logica fuzzy. importante evidenziare che questo principio si differenzia dal principio di non contraddizione (o di consistenza), di cui non un sinonimo.

Voci correlate
Locuzioni latine

Valore atteso condizionato

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Valore atteso condizionato


Nella teoria della probabilit, il valore atteso condizionato (o media condizionata) di una variabile casuale il suo valore atteso rispetto ad una distribuzione di probabilit condizionata.

Trattamento discreto
Il punto di partenza la definizione di probabilit condizionata: dati due eventi A e B, la probabilit di A dato B

Allo stesso modo si pu estendere la probabilit condizionata quando A e B sono esiti di due variabili casuali:

(se il denominatore diverso da 0; 0 altrimenti). In particolare, se B={y} e A={x}, si ha

che, lasciando fisso y, pu essere mediato:

definendo quindi E[X|Y] come quella variabile casuale che vale E[X|Y=y] quando Y=y. Questa definizione, tuttavia, consistente solamente nel caso in cui X e Y siano discrete, ma perde di senso quando sono continue, in quanto la probabilit che Y sia un certo valore y (cos come quella che X sia x) sempre 0. Per eliminare queste difficolt la definizione prende strade diverse.

Definizione
Data una variabile casuale X e una -algebra casuale Y tale che Y misurabile rispetto a ; Y in L1, cio il suo modulo |Y| ha media finita; per ogni (1 la funzione indicatrice). Il risultato fondamentale che rende questa definizione sensata l'esistenza, per ogni variabile casuale integrabile X e per ogni -algebra, di un valore atteso condizionato; inoltre due variabili casuali con queste caratteristiche sono uguali quasi certamente, e quindi possono essere considerate sostanzialmente "le stesse"; in tal caso si scrive , un valore atteso condizionato di X rispetto a una variabile

Tale risultato pu essere dimostrato a partire dal teorema di Radon-Nikodym, oppure tramite un argomento di approssimazione. La definizione consistente con quella elementare se si pone

cio se si considera la -algebra generata dalla variabile casuale Z. Il valore atteso condizionato pu essere interpretato come la miglior approssimazione che possibile fare di X data l'"informazione" contenuta nella -algebra : cos come la media E[X] minimizza la funzione quando c un numero reale (ovvero una funzione misurabile sulla -algebra banale condizionato minimizza tra le variabili casuali ), cos il valore

-misurabili. Ovviamente questa

Valore atteso condizionato interpretazione pu essere data solo quando X appartiene a L2.

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Propriet
Il valore atteso condizionato verifica tutte le maggiori propriet del valore atteso: positivo (cio se allora ), lineare, e verifica i teoremi della convergenza monotona, della convergenza dominata e il lemma di Fatou quando le ipotesi sono verificate dalla successione {Xn}: ad esempio, se le Xn sono positive e la successione crescente verso X, allora

Un'altra propriet fondamentale la possibilit di calcolare una media attraverso il condizionamento: per ogni variabile casuale X e per ogni -algebra si ha

formula che utile nel calcolo di alcune medie, come nel caso in cui X una variabile casuale definita da un parametro che anch'esso causale. (Ad esempio, X potrebbe essere una variabile casuale binomiale in cui il numero di lanci una variabile di Poisson.) Un'altra caratteristica la "propriet della torre": se sono due -algebre,, allora

Bibliografia
David Williams, Probability with Martingales, Cambridge Mathematical Textbooks, 1991. ISBN 978-0-521-40605-5

Voci correlate
Martingala (matematica)

Fonti e autori delle voci

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Fonti e autori delle voci


Paradosso Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46365846 Autori:: A.g.allegretta, Albert2810, Alec, Alfredxz, Alonso 4ever, Ask21, Aushulz, Blakwolf, Carlo.Ierna, Durras, Fidio, Fluctuat, Freude.schoner.gotterfunken, Gabrio, Gacio, Gatto Nero, Goemon, Gspinoza, Helios, Hellis, Horcrux92, Ilfuria.awt, Ippogrifo, Kal-El, Kamina, L736E, Lorenz-pictures, Lucas, Luisa, Luke86, Magma, MarcoRosa, Marcok, Maurice Carbonaro, Morpheu5, Nemo bis, Oni link, OrbiliusMagister, Ostilio, Padanda, Pap3rinik, PersOnLine, Phantomas, Pietrodn, Pokipsy76, RanZag, Ranma25783, Senza nome.txt, Skywolf, Superchilum, Taueres, Tenebroso, TheLondoner, Trevinci, Twice25, UncleZeiv, ViciDig, Vituzzu, Vmoscarda, 48 Modifiche anonime Elenco di paradossi Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46819186 Autori:: .mau., Albert2810, Alberto da Calvairate, Alfreddo, Barbaking, Blakwolf, Camoz87, Carlo.Ierna, Dega180, Dr Zimbu, Felyx, Francesco8868, Frog, Ft1, Guam, Hellis, Ianezz, Johnlong, Laurom, Luca Antonelli, Lucas, Lucio Di Madaura, MLWatts, Marcok, Marcol-it, No2, Number 21, Pap3rinik, Piddu, Roberto.zanasi, Rossa1, Senza nome.txt, Sgrunf!, Shaka, Shivanarayana, Snowdog, Tomi, UncleZeiv, ViciDig, Vmoscarda, 38 Modifiche anonime Algebra di Boole Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46066888 Autori:: .snoopy., AKappa, Alberto da Calvairate, Alecobbe, AnyFile, Avemundi, Beta16, Blakwolf, Contezero, DaniDF1995, Davide, Depagen, Digitalone, DnaX, Durras, Enry17, Eumolpo, Fabexplosive, Fede Reghe, Fioravante Patrone, Fiox, Francesco Betti Sorbelli, Gabstef, Gionnico, Goemon, Ketersephirot, Kibira, Klemen Kocjancic, Lucat, Luigicaiffa, Marcel Bergeret, Marco Plassio, Marius, MartinoK, Mess, Paolovenezia, Pegua, Phantomas, Piddu, Pietrodn, Pracchia-78, Qualc1, RamsesII, Red Power, Rossa1, Salvatore Ingala, SkY`, Snowdog, Taueres, The Black, TierrayLibertad, Tridim, Trovatore, Ulisse0, Woodstock1, Ylebru, ^musaz, 117 Modifiche anonime Antinomie kantiane Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46702814 Autori:: Antonio G Colombo, Blakwolf, Carlo.Ierna, Cog, Evan60, Gierre, Guidomac, Iron Bishop, No2, Paphlagon, Sanremofilo, Senza nome.txt, Thespeaker8, Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff, ViciDig, 5 Modifiche anonime Aristotele Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46550679 Autori:: .jhc., Acolleoni, Agostino64, Airon90, Alberto da Calvairate, Alec, Alessandrovittorio 19971962, Alfio, Alpi84genova, Amarvudol, Andreabrugiony, AnjaManix, Antiedipo, Antonio F. Rosanova, Aphaia, Arbaiten, Ares, Aristide Donadio, Aristo.tele6, Aristofane di bisanzio, Aristotele82, Arm991, Ary29, Askeron, Assianir, AttoRenato, Aushulz, Barbaking, Biopresto, Bonavolont rocco, Borce, Brownout, Buggia, Carlo.Ierna, CavalloRazzo, Cesalpino, Ciceronianus900, Clovepower, Codas, Davide, Dedomonti, Demart81, Detextor, Dr Zimbu, Elcaracol, Elwood, Emisin, Emptywords, Ermetis, Ernesttico, Eugenio.Graziano, Eumolpo, Exorcist Z, F l a n k e r, F. Cosoleto, F.DelDongo, F.chiodo, Fabio Vescarelli, Fale, Felyx, Filippo Cant, Filos96, Firegas, Flippo, FognettinaDolce, Francescorussig, Franco Ferracani, Franco3450, Franz Liszt, Frazzone, Fredericks, Frieda, Frigotoni, G.S., Gac, Gian-, Gierre, Giovdi, Glauco92, Guidomac, Guybrush Threepwood, Hashar, Hellis, Henrykus, Hrundi V. Bakshi, Iacoyeah, Ignlig, Incola, Irreprensibile, Jalo, Jorunn, K92, KS, KaeZar, Kamerroue, Kar.ma, Karloff, Kibira, Knight.93, L736E, Larry Yuma, Leonard Vertighel, Limonc, Lonrelu, Lord Anthony, Luisa, Luisius, M7, MM, Mac'ero, MapiVanPelt, Marco Bernardini, MarcoRosa, Marimal, Mark91, Marko86, Maryam Toumi, Mauro742, Maxzamboni, Mediatime, Megalexandros, Microsoikos, Minyatur, Nanae, Nicolaennio, No2, Omino di carta, OrbiliusMagister, Oroxon, Osk, Palica, Panairjdde, Paolo Di Febbo, Papesatan, Paphlagon, Pennac, Peppolinoscatafrongia, Phantomas, Piero, PieroSpeleo, Pracchia-78, Provinciale, Pyotr, Quatar, Resigua, Retaggio, Ricesco, Ripepette, Rojelio, Roscelese, Ruthven, Sailko, Sannita, Sbisolo, Seics, Septem, Shivanarayana, Simone.lippi, Square87, Squattaturi, Starlight, Starwars, Suisui, Syrio, Tartarox, Taueres, Template namespace initialisation script, Tenan, Thespeaker8, Ticket 2010081310004741, Tirinto, Torsolo, Trambolot, Truman Burbank, Twice25, Tycheros, Una giornata uggiosa '94, Valepert, Valerio79, Vincenzo Fatigati, Webinkiostrer, Werther W, Wikit2006, XScratchAx, Xavier121, Xinstalker, 313 Modifiche anonime Autoriferimento incrociato Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=43615567 Autori:: AnjaManix, Bramfab, Eumolpo, Mizardellorsa, Piddu, 14 Modifiche anonime Beni di Giffen Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=41666405 Autori:: Balfabio, GiorgioWiki, Leitfaden, Luckyz, No2, 6 Modifiche anonime Calcolo combinatorio Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45526298 Autori:: Abbax, Airon90, Alberto da Calvairate, Aleb, Bizio, Fale, Frazzone, Frieda, Frigotoni, Gimy, Guido Maccioni, Guido Magnano, Hobione, Jalo, Kamina, Labba94, Leitfaden, Mikimouse3, Nick, Parerga, Phantomas, Pracchia-78, Qualc1, Ripepette, Shivanarayana, Snowdog, Tomi, Toobaz, Unriccio, Ylebru, 110 Modifiche anonime Combinazione Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46018436 Autori:: Alberto da Calvairate, Balzanilo, EH101, Fiaschi, Franztanz, Frieda, Gokhan, Gragusa, Hashar, Leitfaden, Leonard Vertighel, Llayumri, Phyk, Tomi, Utente, Ylebru, Zetazeti, h27.rcost.unisannio.it, 12 Modifiche anonime Dismutazione (matematica) Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=34115853 Autori:: .mau., Heps, Nchiriano, No2, Squee, Stradanico, Tigerjak, Toobaz, Ylebru, 4 Modifiche anonime Disposizione Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=37076182 Autori:: Agosteeno, Alberto da Calvairate, Fiaschi, Gierre, Gragusa, Leitfaden, Marcopil64, Michele-sama, Piddu, Pracchia-78, Rraucci, Sesquipedale, Wiso, Ylebru, Zetazeti, 6 Modifiche anonime Effetto Mpemba Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46466151 Autori:: Aushulz, BerlinerSchule, Bonarma, Caulfield, Moreno Bardazzi, Nevermindfc, Phantomas, 9 Modifiche anonime Effetto Venturi Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46665525 Autori:: A.C.95, A7N8X, Alberto Orlandini, Amaseca, Archenzo, Auro, Beard, Blakwolf, Cymon, Domyinik, Egretta, Eumolpa, F l a n k e r, Gabriele85, Gianluigi, Hill, Iron Bishop, Lucamanu, Luisa, MaD70, Miao, Mox83, Oile11, Poldo328, Pracchia-78, Qbert88, Retaggio, Robyvecchio, Simone, The Rain Keeper, Twice25, Vmoscarda, Ylebru, Zetazeti, 15 Modifiche anonime Esperimento immaginato Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=30591731 Autori:: Albert2810, Andrea.gf, Chietta, Elitre, Felyx, Ggg, Kernel2037, Mr buick, Nickanc, Poldo328, SkedO, 4 Modifiche anonime Esperimento mentale Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45537442 Autori:: Albert2810, Andrea.gf, Chietta, Elitre, Felyx, Ggg, Kernel2037, Mr buick, Nickanc, Poldo328, SkedO, 4 Modifiche anonime Ex falso sequitur quodlibet Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45924997 Autori:: 4v4l0n42, AD10492, Ary29, Blakwolf, Brownout, Bultro, Earcar, GIM, Numerettiano, Phantomas, Pokipsy76, Rossa1, 7 Modifiche anonime Giovanni Buridano Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45818450 Autori:: Alberto da 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http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=43201816 Autori:: 213.21.174.xxx, Arodichevski, Basilero, Buggia, Eumolpo, Flyingstar16, Gala.martin, Lacurus, Lgentema, Piddu, Pokipsy76, Pracchia-78, Simone, Tomi, 5 Modifiche anonime Insieme sfocato Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=42542115 Autori:: Aubrey, Aushulz, Bonand, DixonD, Hellis, L'alchimista, Massimiliano Lincetto, Megalexandros, Piddu, Rescartino, Salvatore Ingala, Sbisolo, Simone, Tomi, Toobaz, Wiso, Zo, cerberus.dis.uniroma1.it, pppfree166-188-bz.aknet.it, 7 Modifiche anonime Insieme sfumato Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=8194182 Autori:: Aubrey, Aushulz, Bonand, DixonD, Hellis, L'alchimista, Massimiliano Lincetto, Megalexandros, Piddu, Rescartino, Salvatore Ingala, Sbisolo, Simone, Tomi, Toobaz, Wiso, Zo, cerberus.dis.uniroma1.it, pppfree166-188-bz.aknet.it, 7 Modifiche anonime Asino di Buridano Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45922222 Autori:: Airon90, Dome, Fiertel91, Gean, Guerrinho, Llorenzi, Luckyz, Sailko, Sanremofilo, Sergiovaccaro, Tenebroso, Teocrito, Vale maio, Vituzzu, 2 Modifiche anonime Logica fuzzy Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45015411 Autori:: *Raphael*, .snoopy., AD10492, Aangelo, Alberto da Calvairate, AttoRenato, Aushulz, Beetstra, Blakwolf, Blucheri, Carlo.Ierna, Carlo.milanesi, Chem, Ciro07, Davser, Derfel74, Dommac, Frieda, Gerla, Hashar, Hellis, Krzysiulek, Larry.europe, Laurentius, Marcok, Maurice Carbonaro, Michail, Nemo bis, Nickanc, Patafisik, Piddu, Pier Paolo Ramon, Piero, Stemby, Tomi, Vasta, Wiso, Xander2k, Ylebru, pppfree166-188-bz.aknet.it, 50 Modifiche anonime Logica polivalente Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45106440 Autori:: AD10492, Basilero, Bina78, Bjankuloski06it, Cobalttempest, Dega180, Derfel74, Digitmaster, Krdan, Megalexandros, 8 Modifiche anonime Oggetto impossibile Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=41390662 Autori:: ARTE, Chrx, Guam, MaxDel, Numbo3, 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Fonti e autori delle voci


Paradossi dell'infinito Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45297923 Autori:: Buggia, Colom, Gac, Hellis, Kal-El, Matra dj, Nickanc, Piddu, Remulazz, Uahlim, ViciDig, 3 Modifiche anonime Paradossi di Zenone Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45508128 Autori:: *Alby*, .mau., Airon90, Albert2810, Alfio, Andrea Jagher, Ares, Auro, Blakwolf, Broglie, ChemicalBit, Dante78, DarkAp, Elwood, Francia8870, Giovypedia, Guam, Guidomac, Gvittucci, Icaro, Ilario, Iron Bishop, Jacopo, Jadajava, LGB, Limonc, Luisa, MapiVanPelt, Maquesta, Marko86, Menion89, Michele Bergadano, Nevermore, Nickanc, Numala, Panairjdde, Paolo Lipparini, Pokipsy76, Restu20, Riccioli72, Salvo da Palermo, Sartore, Senza nome.txt, Snowdog, THeK3nger, Tarlo88, Taueres, Tia solzago, Titian1962, ViciDig, Vituzzu, Wikit2006, 81 Modifiche anonime Paradosso asiatico (cardiologia) Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=18484817 Autori:: Harlock81, Marcordb, Medan, Superchilum Paradosso dei corvi 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Taccolamat, 2 Modifiche anonime Paradosso del Comma 22 Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46049688 Autori:: Baruneju, Blakwolf, Geralt93, Guam, Hellis, Horatius, Marcok, Maurice Carbonaro, Newneo, Nyc99, Piddu, Poweruser, Sbisolo, Senza nome.txt, Sid-Vicious, Tonii, Twice25, Vituzzu, 18 Modifiche anonime Paradosso del compleanno Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45843252 Autori:: *Raphael*, .mau., Abisys, Alez, Blue star 19, Cenncroithi, Colom, Fafabifiofo, Gi87, Guam, Hellis, Leo72, Luciodem, Marius, Mauron, Michele-sama, Pacionet, Piddu, Poeta60, Rael, Sbisolo, Simo ubuntu, Tomi, Wanblee, Wikiradar, Wolland, Yoruno, 17 Modifiche anonime Paradosso del gatto di Schrdinger Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46759794 Autori:: .jhc., Adamanttt, Airon90, Albert2810, Alexsergio, Andreinho10, Annuale, Antonio la trippa, Ares, B3t, Bangone, Belphagor, Beniy, Blakwolf, Buzzbomber, CavalloRazzo, Cinerino, Cloj, Codas, Codeberry, Dammister, Davidesrt95, Dr Zimbu, Elassar, Enrr-ve, Ercolano, Fabrizio.ciacchi, Federico Fiandro, Fenice1956, Filippof, FoLg0re, Fondamentale mancante, Gabstef, Gepgenius, Gianluigi, Gliu, Guam, Hannibale23, Hashar, Hellis, Imdrunk, Ivan Grebenshikov, Kaeso, Kataskematico, Klodjo, Koji, Kruiser, Lenore, Lucasalvatori, Mac'ero, Mago Merlino, MapiVanPelt, Mark91, Matt425, Maurice Carbonaro, Mda, Midnight bird, Misterakko, Misterioso, Morgoth92, Pask77, Pberta, PhOeNixX, Piddu, Pokipsy76, Popop, Pracchia-78, PravoSlav, R.Q. - Deiv, Remulazz, Restu20, Retaggio, Roccopozzi, Rossa1, Senza nome.txt, Simo82, Soltanto uno, Tamaalurda, Template namespace initialisation script, Ticket 2010081310004741, Tomi, Tommaso Ferrara, Tr8lina, Tralfamadore, Tscondor, Twice25, UgoBerlino, Wadysh, Winged Zephiro, Xavor85, Ylebru, Zaldo, 217 Modifiche anonime Paradosso del gatto imburrato Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46792293 Autori:: .mau., Adamanttt, Almadannata, AnjaManix, Barbaking, Basilero, Beechs, Borgil, Buggia, Calogero P.1597, CavalloRazzo, ChemicalBit, Dariuz borghigiano, Desmodromico, Dogah, EnergyDome, Fabrizio.ciacchi, Fidech, FollowTheMedia, Gig, Guido Magnano, Guidomac, Harlock81, Hellis, Jacopo.luppino, Jaqen, Lenore, Llorenzi, Maquesta, Marcol-it, Marluk, Massimiliano Lincetto, Mda, Mikelima, Moroboshi, Nickanc, No2, OppidumNissenae, Pequod76, Pietrofdm, Pirru, Pokipsy76, Raptor87, Red devil 666, Riccardoghinelli, Rojelio, Rollopack, Sailko, Shaka, SunOfErat, Talon, Tomfox, Toobaz, Twice25, Una giornata uggiosa '94, ViciDig, WikiKiwi, Zerosei, Znon Kities, 34 Modifiche anonime Paradosso del Grand Hotel di Hilbert Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46682774 Autori:: ARTE, Dega180, Francescorussig, Jaqen, Lucha, MM, Mtt, Piddu, Salvatore Ingala, 10 Modifiche anonime Paradosso del mentitore Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=44333013 Autori:: AD10492, Andrea Jagher, Andrea994, Baruneju, Blakwolf, Cisco79, Ernest H, Fiertel91, Frieda, 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HowlingMad, Iscritto, Jcer, Kal-El, Lillolollo, Lorenz-pictures, Lucas, Makenor13, Marcus90, Marius, Maxcarli, Mickey83, Mtt, Pap3rinik, PersOnLine, Pokipsy76, Riccardov, Rob-ot, RobertoReggi, Saint-Just, Smagol, Ticket2009082110052454, Tzu, Ulisse0, 40 Modifiche anonime Paradosso dell'uovo e della gallina Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=44624855 Autori:: Barbaking, Carlo.Ierna, Delfo Curioso, Dobby, Dr Zimbu, Eumolpo, Francesca Viale, Galloramenu, Gnumarcoo, Kriss4Christ, Lotho2, Mark91, Midnight bird, Nickanc, PersOnLine, Piddu, Pracchia-78, RaminusFalcon, RanZag, Smagol, Starwars, Superchilum, UgoBerlin, 28 Modifiche anonime Paradosso della linea scomparsa Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=35520683 Autori:: Buggia, Guam, Piddu, 1 Modifiche anonime Paradosso della nave di Teseo Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=43534986 Autori:: .mau., AmonSl, Ares, Carlo.Ierna, Hellis, La Nuova Idea (mia), Madaki, Mela, Piddu, Senza nome.txt, 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^musaz, 56 Modifiche anonime Paradosso di Epimenide Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=1240245 Autori:: AD10492, Andrea Jagher, Andrea994, Baruneju, Blakwolf, Cisco79, Ernest H, Fiertel91, Frieda, Gierre, Jollyroger, Kal-El, Kerron, Leitfaden, Littoria, Lucius, Mattepiero, Mikispag, No2, Orion21, Pequod76, Phantomas, Piddu, Romagnolo 2, Senza nome.txt, Stefano Bit, Tonyfroio, WinstonSmith, ZioNicco, 31 Modifiche anonime Paradosso di Fermi Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45980161 Autori:: AgenteMulder, Alfio, BRG, Bramfab, CioDu, Codas, Cog, Emanu, F.cioni, FSosio, Gab.pr, Gac, Giulianorock, Guam, Hill, Ignlig, Johnlong, Lingam, Linusrocks, LoStrangolatore, Mactep, Marcok, Mda, OliverZena, Pasquale.Carelli, Phantomas, Pracchia-78, Prodocevano, Rupertsciamenna, SPKirsch, Snowdog, Starmaker, Udufruduhu, Ulisse0, WinstonSmith, Wizard, 59 Modifiche anonime Paradosso di Gibbs Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=42265135 Autori:: A. di M., A7N8X, 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Pietrodn, Pokipsy76, RanZag, Ranma25783, Senza nome.txt, Skywolf, Superchilum, Taueres, Tenebroso, TheLondoner, Trevinci, Twice25, UncleZeiv, ViciDig, Vituzzu, Vmoscarda, 48 Modifiche anonime Paradosso di Olbers Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46520158 Autori:: Alexander VIII, Alfio, Aushulz, Blakwolf, Cesalpino, Cog, Guam, Gvf, Joana, Kirill, Luisa, Lukius, Mizardellorsa, Natalia.missana, Paperoastro, Romanm, Starmaker, Starwars, 22 Modifiche anonime Paradosso di Protagora Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=1240293 Autori:: Airon90, Ary29, Civv, Dede4metal, Fantasma, Infovarius, Senpai, Senza nome.txt, SpeDIt, 1 Modifiche anonime Paradosso di Richard Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=43234901 Autori:: .mau., Alberto da Calvairate, Ares, ArtAttack, AttoRenato, Aushulz, Cruccone, Gianluigi, Giorgian, Guam, Hellis, Hill, Piddu, Pokipsy76, Poweruser, Sbisolo, Snowdog, Wing, 3 Modifiche anonime Paradosso di Russell Fonte:: 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temporale Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=42757642 Autori:: ArtAttack, Basilero, Black mamba, Giovanni Parisi, Hellis, Ianezz, Kelvinclein, KingFanel, Lenore, Marcok, Mau db, Mess, PaoloBarabucci, Patafisik, PersOnLine, Senpai, Shnzon, Tridim, Walecs, 21 Modifiche anonime Paradosso teologico Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45470487 Autori:: *Raphael*, AD10492, Aki 01, Blakwolf, G.dallorto, GIM, Gala.martin, Giovannigobbin, GuidoGer, HowlingMad, Iscritto, Jcer, Kal-El, Lillolollo, Lorenz-pictures, Lucas, Makenor13, Marcus90, Marius, Maxcarli, Mickey83, Mtt, Pap3rinik, PersOnLine, Pokipsy76, Riccardov, Rob-ot, RobertoReggi, Saint-Just, Smagol, Ticket2009082110052454, Tzu, Ulisse0, 40 Modifiche anonime

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