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F.

MATTHIAS ALEXANDER

LUSO DI SE STESSI
La direzione consapevole in riferimento alla diagnosi, al funzionamento e al controllo delle proprie reazioni

Dedicato a tutti coloro che hanno partecipato con interesse alle mie ricerche aiutandomi ad acquisire lesperienza descritta in questo libro

Titolo originale dellopera THE USE OF THE SELF


Prima Edizione 1932 by Methuen & Co. Ltd., London

La presente traduzione si basa sulledizione del 1985 by Victor Gollancz Ltd., London

Traduzione di GIORGIO RAVAZZOLO

PREMESSA

in dalla pubblicazione del mio precedente libro sono stato incoraggiato dal fatto di ricevere riconoscimenti scritti sul valore e la pertinenza del mio metodo da persone competenti in

medicina e nel campo delleducazione. Mentre stiamo ultimando la preparazione del materiale di questo libro, ho ricevuto dal signor J.E.R. Mc Donagh una copia del terzo volume della sua opera The Nature of Desease (Heinemann), nella quale egli ha dedicato il capitolo primo intitolato Cattiva coordinazione e infermit ad una recensione del mio lavoro. Le righe che aprono il libro di McDonagh possono essere interessanti per il lettore : Nellepilogo della seconda parte di The Nature of Desease lautore annunci la sua intenzione di mettere in relazione con la medicina il lavoro di F.M. Alexander sul controllo consapevole dellindividuo. Lannuncio fu fatto perch, dopo aver incontrato F.M. Alexander ed osservato il suo metodo, allautore risult evidente che luso sbagliato del corpo gioca un importante ruolo nella malattia. Ora che giunto il momento di mantenere la promessa, lautore meno sicuro di riuscirci. Ci dipende in parte perch il punto di vista di Alexander possibile e, anzi presenta fondamenti pi sicuri rispetto al punto di vista dellautore, cio che vi sia una sola malattia; in parte perch la parola scritta non pu dare un idea esaustiva, ne descrivere in maniera soddisfacente il suo metodo; ed infine perch per collegare qualsiasi soggetto con una certa medicina necessario commettere lerrore di base di esercitare delle differenze invece che delle correlazioni.

Altri medici mi hanno dato il loro appoggio, come vedremo da quello che hanno scritto nella lettera aperta in Appendice a questo libro, ed io credo di aver indicato nel capitolo V come la diagnosi medica possa essere pi completa se si includono nella formazione dei medici i principi e la procedura che io difendo. Mi stato detto da un amico e allievo, che ha letto il manoscritto del primo capitolo di questo libro, che alcuni lettori potrebbero pensare che la mia tecnica limitata quanto alla sua utilit a trattare solamente con una serie di difficolt simili a quelle descritte. Ma non veramente cos. Molti allievi che non hanno alcuno di tali problemi vengono frequentemente da me perch credono - ed i risultati giustificano la loro fiducia - che anche se sono ben dotati di buona salute o di altri doni, potranno

ottenere un beneficio imparando il modo di dirigere e controllare coscientemente luso di se stessi nelle loro attivit quotidiane. I lettori dei miei precedenti libri conoscono molto bene il mio particolare interesse nella formazione dei bambini e quello che ho appena scritto si riferisce particolarmente alla loro formazione. A questo proposito vorrei accennare ai benefici che i bambini ed i giovani allievi hanno ottenuto nella nostra piccola scuola, dove essi imparano a mettere in pratica il metodo per la direzione di un uso migliore di loro stessi in tutte le loro attivit, nel leggere, scrivere, ecc. Sono anche contento di annunciare che il primo corso per la formazione di insegnanti del mio metodo stato inaugurato lo scorso marzo e desidero cogliere questa occasione per ringraziare il signor Rugg-Gunn per il suo articolo intitolato A New Profession, apparso recentemente su Womens Employment (giugno 1931), nel quale sono descritti i vantaggi per i giovani che intendono intraprendere questo lavoro svolto nella piccola scuola. La pubblicazione di questo articolo ha portato cos tante richieste di iscrizioni che ho deciso di includere in una Appendice la ristampa della lettera aperta agli studenti che intendono partecipare al corso di formazione ed anche un particolare riferimento al lavoro che stato svolto nella piccola scuola, dove i bambini sono stati aiutati a mettere in pratica i princpi e le procedure relative al mio metodo durante il loro lavoro, qualunque fosse largomento che occupava la loro attenzione. Con i risultati ottenuti attraverso la serie di esperienze descritte nel capitolo I, mi sembra di suggerire che il percorso per acquisire una direzione consapevole si rivelato un mondo inesplorato, dove il campo per lo sviluppo delle potenzialit umane praticamente illimitato. Tutti coloro che scelgono di prendersi il tempo e la pena di portare a termine le procedure necessarie per acquistare questa direzione consapevole delluso di se stessi, lo possono sperimentare. Vorrei azzardarmi anche a suggerire che la modesta quantit di conoscenze sulluso di noi stessi contenuto in queste pagine, pu essere sufficiente per rendere consapevoli tutti coloro che operano in ogni campo di ricerca biologica, astronomica, fisica, filosofica, psicologica, ecc. hanno tralasciato delle esperienze che, se esplorate, aggiungerebbero nuovo materiale alle premesse dalle quali ricavare le loro varie deduzioni. Dopo tutto, il s lo strumento attraverso il quale questi operatori devono esprimersi. Se dunque sapere come guidare in modo consapevole luso dei meccanismi psicofisici della propria persona fosse partito dallo stesso punto dinizio delle loro altre ricerche, ci sarebbe stata la tendenza ad unire e ad ampliare i risultati dei loro diversi lavori, pi di quanto non sia stato fatto. Desidero ringraziare il professor John Dewey per avermi dato ancora una volta il suo appoggio, permettendomi anche di utilizzare delle citazioni dal suo libro Esperienza e Natura. Ringrazio anche il dottor Peter McDonald per aver letto il manoscritto e per aver fatto le sue critiche ed i suoi preziosi suggerimenti e le signorine Ethel Webb e Irene Tasker per aver preparato il materiale per la pubblicazione; ho un debito tutto particolare nei loro confronti perch senza il loro prezioso ed instancabile aiuto la pubblicazione dellopera avrebbe subito un notevole ritardo. Sono ulteriormente

in debito con le signorine Mery Olcott e Edith Lawson per la loro attenta revisione delle bozze, con la signorina Evelyn Glover per avermi aiutato nella preparazione finale del dattiloscritto ed infine con i miei due studenti, il signor George Trevelyan e il signor Gurney MacInness per essersi addossati il compito di redigere lindice analitico. Desidero ancora ringraziare il signor Arthur Eddington per avermi dato il permesso di citare alcune frasi dalla sua conferenza Science and Religion, il dottor Murdoch per il permesso di trarre citazioni dalla sua conferenza al St. Andrews (James MacKenzie) Institute e anche il signor Edward Holderness per avermi permesso di trarre citazioni dal suo articolo The Fearful Foozler.

24 Luglio 1931 F. Matthias Alexander

PREMESSA ALLA NUOVA EDIZIONE (1941)

l bisogno di ristampare questo libro mi d loccasione di poter tentare di chiarire certe difficolt menzionate nelle lettere che ricevo da alcuni dei miei lettori, difficolt che sorgono quando costoro tentano di imparare da soli ad applicare la mia tecnica. Per molti di loro il

problema sta nel come fare. Alcuni di questi corrispondenti mi hanno giudicato molto severamente perch, per quanto si impegnino, da soli non riescono ad imparare la mia tecnica basandosi soltanto su quello che ho scritto nei miei libri. Essi non sono ancora ben consapevoli che, nonostante tutte le pubblicazioni esistenti sull'argomento, molte persone non sono capaci di apprendere da sole come guidare unautomobile, in che modo giocare a golf, come sciare o anche come impadronirsi di argomenti relativamente semplici, quali la geografia, la storia e laritmetica, senza laiuto di un insegnante. Allora queste persone non dovrebbero stupirsi se non riescono ad imparare ad applicare la mia tecnica, soprattutto se iniziano dal tentativo di cambiare e migliorare luso di se stessi, poich per acquisire tale metodo, essi sono veramente invitati a lavorare su di un nuovo principio. E ancora, durante tutto questo percorso costoro devono inevitabilmente venire in contatto con esperienze sconosciute poich, compiendo i procedimenti necessari per limpiego del metodo, sono chiamati ad un modo di usare se stessi che nuovo e inconsueto e che quando viene sperimentato per la prima volta, produce la sensazione di sentirsi come sbagliati. Quindi, in ogni tentativo di applicare il mio metodo per cambiare e migliorare luso di noi stessi, ci si trova di fronte allinsuccesso di continuare a dipendere dalle sensazioni le quali sono state la guida usuale del nostro vecchio e abituale fare che si sentiva come giusto, ma che ovviamente era sbagliato dal momento in cui ci aveva condott o in errore. E possibile allora che alcune di quelle persone che si sono lamentate della difficolt di imparare da sole, abbiano trascurato questo punto e che quel limite sia responsabile del loro insuccesso ? Qui mi piacerebbe aggiungere una parola di monito a quelli che sto tentando di aiutare perch lesame approfondito delle lettere in cui si parla delle difficolt incontrate nel comprendere il metodo, dimostra che questultime sono state scritte dopo una veloce lettura piuttosto che dopo un attento studio della materia. Recentemente ho letto un articolo che invitava la gente ad esercitarsi a leggere velocemente, sebbene tale abitudine, dove il capire diventa dominato dalla velocit - cosa che a mio avviso costituisce una delle vie principali per condurre alla degenerazione fisica e mentale delluomo - sia solo un fallimento oggi troppo comune. Questo solo un esempio dellabitudine a reazioni tropo veloci agli stimoli ed il loro prevalere si pu osservare soprattutto sotto forma di una comprensione scorretta, di un concetto errato e di una direzione sbagliata degli sforzi che la grande maggioranza della gente manifesta quando si occupa di faccende che riguardano la politica del corpo.

Ancora, coloro che mi hanno scritto chiedendomi aiuto per apprendere da soli la mia tecnica, sono sicuramente quasi interamente preoccupati dallidea di imparare a fare giusto. In risposta, vorrei che si riferissero al capitolo I di questo libro, nel quale cerco di descrivere nel modo pi preciso possibile cosa feci e (cosa che alla fine fu ancora pi importante) non feci nellinsegnare a me stesso. Se leggeranno a pag.27 orig scopriranno che allinizio dei miei esperimenti riconobbi che non dovevo occuparmi principalmente con il fare, ma con impedirmi dal fare - cio impedirmi dal dare via libera a conseguire un fine con i mezzi del mio fare abituale, i quali mi obbligavano a ripetere luso sbagliato di me stesso che invece io desideravo cambiare. La mia descrizione mostra che quando progredivo nella ricerca tesa a trovare un modo per liberarmi dalla schiavit delle reazioni abituali del fare (create perch avevo fiducia nella guida dei miei sensi di percezione scorretti), potevo stabilire in modo sempre pi chiaro che la sola maniera di liberarmi da queste ultime, era come primo passo, quello di rifiutare di dare il consenso decidevo di eseguire una qualsiasi azione. Unaltra omissione di alcuni miei lettori quella di non riferirsi mai al controllo primario delluso di se stessi quando descrivono le loro difficolt di apprendimento. Ci particolarmente significativo poich fu proprio il riconoscere quasi subito il bisogno di prevenire la cosa sbagliata che mi condusse alla scoperta del controllo primario delluso di me stesso e, in tal modo, misi in evidenza tale scoperta come la pi importante tra quelle che feci durante le mie ricerche. Perci, chiedo a quei lettori desiderosi di apprendere, di rileggere il capitolo nel quale descrivo non solo le mie difficolt, ma anche i mezzi tramite i quali mi liberai da esse. Allora vedranno che la scoperta del controllo primario apriva la strada attraverso la quale potei tracciare un sicuro passaggio dalla teoria idealistica verso la pratica reale nel momento in cui mi affidavo ad una consapevolezza, piuttosto che ad una guida sensoriale automatica. Certamente non possiamo arrivare a questo mentre confidiamo sulla guida delle sensazioni e sul voler fare motivato dagli istinti, poich molti di questi hanno perso la loro utilit e sono anche associati con esperienze false che, invece, sentiamo come giuste. Posso assicurare i miei lettori che, se mi seguiranno attraverso le esperienze che ho esposto in questo libro specialmente con riguardo al non fare, trarranno certamente dei benefici, ma devo sottolineare che non potranno seguirmi senza riconoscere che 1) la conoscenza ottenuta con lesperienza sensoriale non pu essere comunicata con parole scritte o parlate, in modo tale che essa significhi per chi riceve ci che significa per chi tenta di comunicarla; 2) dovranno dipendere da nuovi mezzi tramite i quali per conseguire i loro fini e che allinizio si sentiranno sbagliati nel compiere tali procedimenti, poich essi non saranno affatto consueti; 3) il tentativo di produrre un cambiamento che coinvolga la crescita, lo sviluppo ed il progressivo miglioramento delluso e del funzionamento dellorganismo, richiede necessariamente il dover di attivare il mio fare abituale nel momento in cui

accogliere esperienze sensoriali sconosciute e questo sconosciuto non pu essere associato con esperienze sensoriali che sono state finora sentite come giuste; 4) tentare di fare giusto con fare immediatamente qualcosa, vuol dire tentare di riprodurre quello che si conosce e ci non pu condurci al giusto che ci ancora sconosciuto.

A chi accetta questi punti e comprende il motivo di mantenerli sempre saldi, mentre si impegna in codesto principio impiegando la mia tecnica, vorrei dire: "Va avanti, ma ricorda che il tempo la sostanza del contratto". Mi ci vollero degli anni per raggiungere quel punto che adesso pu essere raggiunto in poche settimane con l'aiuto di un insegnante qualificato. La soluzione reale del problema consiste soprattutto nellaccettare il principio di prevenzione invece che di cura, prendendo atto, poi, che la conoscenza pi preziosa di cui possiamo andare fieri proprio quella che ci fa capire il modo in cui funzioniamo ed usiamo noi stessi, come pure i mezzi tramite i quali luomo pu aumentare il livello della sua salute e del suo generale benessere. E a coloro che difendono i diritti delluomo sostenendo i ruoli che esso ricopre nella nostra societ, vorrei suggerire che, come modo per realizzare queste lodevoli idee, non si pu trovare esperienza pi fondamentale se non quella che deriva dalla persona stessa la quale, con o senza insegnante, dedicher pazientemente del tempo per imparare ad applicare il metodo durante lazione di vivere. Il desiderio che il genere umano ritorni verso quel patrimonio spirituale che consiste nel possedere una totale libert individuale interiore ed esteriore, rimane ancora una teoria idealistica. La trasposizione pratica di tutto ci ci condurr ad una libert personale nel pensiero e nelle azioni attraverso lo sviluppo di una guida e di un controllo consapevole di noi stessi. Solo allora luomo sar libero dalla schiavit delle abitudini istintive e delle reazioni automatiche che ad esse si associano.

19 Dicembre 1941 Alexander

F. Matthias

INTRODUZIONE del Prof. JOHN DEWEY

crivendo lintroduzione al precedente libro di F. Matthias Alexander Il controllo cosciente e costruttivo di se stessi ho affermato che il suo procedimento e le sue conclusioni hanno tutti i

requisiti posseduti dal pi rigoroso metodo scientifico e che egli ha applicato codesto principio in un campo nel quale non era mai stato adoperato prima, cio quello dei nostri giudizi e delle nostre opinioni concernenti noi stessi e le attivit che svolgiamo. Con le sue attente osservazioni egli ha completato i risultati delle ricerche sul corpo in maniera tale che possono veramente essere impiegati per i benefici delluomo. E comunemente riconosciuto che una tecnica scientificamente costruita ci porta al controllo delle energie alle quali si riferisce. La scienza fisica d come frutto uno stupefacente dominio di energie fisiche. Tuttavia, al riguardo siamo di fronte ad una situazione seria, forse tragicamente seria: ovunque diffuso un dubbio sempre crescente se questa padronanza delle energie fisiche ci stia conducendo ad un ulteriore benessere oppure, al contrario, se la felicit delluomo possa essere poco a poco da essa distrutta. Finalmente c un modo pi sicuro per rispondere a questa domanda in senso fiducioso e costruttivo: se pu essere sviluppata una tecnica che renda veramente capaci le persone di assicurare il corretto uso di loro stesse, allora il fattore dal quale d ipende luso finale di tutte le altre forme di energia sar posto sotto controllo. Alexander ha sviluppato questa tecnica. Nel ripetere queste asserzioni sono profondamente consapevole del loro carattere alquanto generico. Se le nostre orecchie e i nostri occhi non fossero cos avvezzi ad asserzioni irresponsabili, tanto che smettiamo di interrogarci sul loro significato o smettiamo di chiedere una qualsiasi prova, allora potremmo veramente sollevare un quesito sul valore intellettuale e sulla competenza del loro autore. Nel ripetere tali asserzioni ancora una volta, dopo che negli anni passati erano state dimenticate, mi voglio riferire al resoconto fatto da Alexander sullorigine della sua scoperta del principio di un controllo centrale e cosciente nelluomo. Coloro che non identificano la scienza con uno sfoggio di un vocabolario tecnico, troveranno in questo resoconto le cose essenziali di un metodo scientifico applicabile in ogni genere di indagine. Costoro vi troveranno la descrizione di lunghi, pazienti e infaticabili esperimenti ed osservazioni nei quali ogni conclusione ampliata, provata e corretta da ulteriori ricerche ed esperimenti; vi troveranno ancora la descrizione di indagini in cui la mente sgravata da osservazioni relativamente comuni e grossolane, da connessioni di causa ed effetto superficiali, per venire concentrata solo in determinati rapporti causali che risultano fondamentali e centrali per luso che facciamo di noi stessi.

Da parte mia non posso che parlare con enorme ammirazione - nel senso originale del termine che comporta sia meraviglia che rispetto - della costanza e della precisione con le quali egli port a compimento queste difficili osservazioni e questi difficili esperimenti. Alexander ha creato quello che si pu veramente definire una fisiologia dellorganismo vivente. Le sue ricerche hanno a che vedere con leffettivo funzionamento dellorganismo, con il movimento del corpo durante le normali condizioni del vivere: alzarsi, sedersi, camminare, stare in piedi, usare le braccia, le mani, la voce, attrezzi e strumenti di ogni genere. Il contrasto tra le prolungate ed accurate osservazioni sullorganismo vivente, durante le normali attivit delluomo, e quelle fatte sulle cose inerti in condizioni insolite ed artificiali, sottolinea la differenza tra la vera scienza e la pseudoscienza. Ancora, siamo cos abituati ad associare la scienza con questultimo tipo di cose, che il contrasto con il genuino carattere scientifico delle indagini di Alexander stato uno dei principali motivi per cui molte persone non hanno saputo apprezzare il suo metodo e le sue conclusioni. Potrei anticipare che le conclusioni delle sue ricerche hanno molto in comune con quello che i fisiologi conoscono circa la struttura muscolare e nervosa. Tali conclusioni per aggiungono un nuovo significato a questa conoscenza; infatti mettono in evidenza che cos realmente la conoscenza stessa. Lanatomista pu conoscere lesatto funzionamento di ogni muscolo e sapere quali muscoli sono interessati nelleseguire uno specifico movimento; ma se egli non capace di coordinare tutte le strutture muscolari concernenti, ad esempio, lazione di sedersi o di alzarsi, in modo da ottenere la migliore ed efficiente esecuzione di tale azione - se, in altre parole, egli abusa di se stesso nelle cose che fa - come pu dire che conosce nel senso pi ampio e vitale di tale parola ? Magnus1 prov, per mezzo di quella che pu essere chiamata evidenza esteriore, che esiste un controllo centrale dellorganismo. Ma la tecnica di Alexander diede una pi diretta e profonda conferma del fatto che esiste, nellesperienza personale, questo controllo centrale, prima che Magnus lo scoprisse attraverso le sue indagini; una persona che abbia avuto il modo di provare la sua tecnica arriva a conoscere attraverso le nuove esperienze che da essa riceve. Sia il carattere genuinamente scientifico del modo di insegnare di Alexander, come pure le sue scoperte possono sicuramente da soli sostenere questa affermazione. La vitalit di una scoperta scientifica rivelata e provata dalla sua potenza di programmare e dirigere nuove ed ulteriori operazioni le quali non solo armonizzano con i risultati precedenti, ma conducono anche allosservazione di nuovo materiale, indicando poi ulteriori azioni controllate sperimentalmente, e cos via in una serie continua di nuovi sviluppi. Parlando come suo allievo, fu per via della dimostrazione di questo fatto svoltosi sulla mia persona che mi convinsi della qualit scientifica del suo lavoro: ogni lezione era un laboratorio di dimostrazioni sperimentali. Le asserzioni da seguire, fatte in anticipo o ricavate di conseguenza, come pure i mezzi con i quali raggiungerle, mi
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Rudolf Magnus (1837-1927) fisiologo e professore di farmacologia a Utrecht, ha studiato la struttura dei riflessi negli animali decerebrati. Tra i suoi scritti pi importanti possiamo citare Krpestellung. Springer, Berlin 1924; Animal posture. Proc Roy Soc Lond 1925. [N.d.T.]

apparivano dapprincipio con implicito scetticismo - fatto che praticamente inevitabile fintanto che, come Alexander stesso sottolinea, usiamo come parametro per giudicare quelle condizioni delluso di noi stessi che hanno bisogno di essere rieducate. Ogni lezione ci fa progredire gradualmente e conferma, nel modo pi convincente e profondo, le asserzioni che si erano poste. Come si prosegue nellapprendere il metodo, si aprono nuovi orizzonti, si possono vedere e poi comprendere nuove possibilit; ci si trova in continua evoluzione e ci si rende conto che si iniziato un percorso di crescita senza fine. Da un certo punto di vista, io ebbi linsolita opportunit di condurre uno studio intellettuale del metodo e dei suoi risultati; ma dal punto di vista pratico ero un allievo inetto, goffo e lento. Non si registravano cambiamenti veloci e apparentemente miracolosi da suscitare una immensa gratitudine nei confronti di tale tecnica; al contrario questi cambiamenti mi mettevano intellettualmente fuori strada. Mi sentivo costretto ad osservare attentamente ogni stadio del processo ed ad interessarmi agli aspetti teorici di tali operazioni. Lo feci in parte perch gi mi interessavo di psicologia e di filosofia, in parte per compensare la mia arretratezza pratica. Ma nel portare a compimento qualunque conoscenza che gi possedevo - o che almeno credevo di possedere - e qualsiasi capacit di disciplina nellapplicazione mentale, intellettualmente parlando ebbi lesperienza pi umiliante della mia vita. Infatti, trovai che si incapaci di mettere in atto delle disposizioni, comprese quelle riguardanti linibizione, quando si esegue una cos apparentemente semplice azione come quella di sedersi, quando cio si usano tutte quelle capacit mentali che ognuno si vanta di possedere, e questa non un esperienza congeniale alla nostra vanit. Tuttavia, ci pu contribuire ad uno studio analitico delle condizioni causali le quali possono essere in certi casi dostacolo, in altri di aiuto. Cos ebbi modo di verificare personalmente tutto quello che Alexander afferma sullunit del fisico e dello psichico nello psicofisico, sullabituale uso scorretto che facciamo di noi stessi, sulla parte che gioca questuso sbagliato nel generare tutti i tipi di tensioni non necessarie e lo spreco di energie, sulla degenerazione delle nostre percezioni sensoriali le quali formano materia di giudizio su noi stessi, sulla assoluta necessit di inibire azioni usuali e sulla tremenda difficolt mentale che esiste nel non fare qualcosa non appena ci suggerito di eseguire unazione abituale. Infine, sul grande cambiamento che si verifica nellattitudine morale e mentale nel momento in cui si stabiliscono le giuste coordinazioni. Nel riaffermare la mia convinzione del carattere scientifico delle scoperte e della tecnica di Alexander, non lo faccio come uno che ha provato una cura, ma come chi ha utilizzato le proprie capacit intellettuali per lo studio del problema. Dedicandomi a questo studio, arrivai a scoprire le cose che gi avevo conosciuto - nel senso del credo teoretico - in filosofia e in psicologia, cambiate in esperienze vitali che davano un nuovo significato alla mia conoscenza di tali materie. Attualmente evidente che il controllo ottenuto sulle energie fisiche come il riscaldamento, lilluminazione, lelettricit, ecc., senza aver per prima cosa assicurato il controllo delluso di noi

stessi, si presenta come un affare rischioso. Senza il controllo delluso di noi stessi, luso di altri strumenti cieco: esso non ci potrebbe condurre da alcuna parte. Inoltre, se i giudizi su di noi sono distorti perch basati sul senso materiale viziato - e lo sono, se le nostre abitudini ad autogovernarci risultano gi sbagliate - allora saranno pi complesse le condizioni sociali in cui viviamo e pi disastrosa la conseguenza di tutto ci. Ogni ulteriore complicazione derivante da possibili aiuti esterni un probabile passo verso la distruzione: cosa che lattuale stato del mondo esemplifica tragicamente2. La scuola di Pavlov ha reso duso corrente lidea dei riflessi condizionati. Il lavoro di Alexander amplia e corregge questa idea. Esso prova che esistono certe abitudini di base e certe abitudini e attitudini organiche centrali che condizionano ogni azione che eseguiamo, ogni uso che facciamo di noi stessi. Quindi, un riflesso condizionato non solo cosa riguardante una connessione arbitraria stabilita, come pu essere quella tra il suono di una campanella e la reazione di mangiare in un cane, ma torna ad esistere nelle condizioni centrali allinterno dellorganismo stesso. Questa scoperta corregge la concezione comune dei riflessi condizionati, che nel modo comune in cui intesa, rende un individuo una marionetta passiva che pu essere strumentalizzata da manipolazioni esterne. La scoperta di un controllo centrale che condiziona tutte le altre reazioni porta il fattore condizionante sotto la direzione cosciente e, attraverso le sue azioni coordinate, mette lindividuo in grado di prendere possesso delle sue potenzialit, trasformando cos la faccenda dei riflessi condizionati da principio di schiavit esteriore, a mezzo di libert vitale. Leducazione il solo mezzo che il genere umano possiede per dirigere il proprio corso. Ma, al riguardo, siamo stati coinvolti in un circolo vizioso: senza la conoscenza di quello che realmente costituisce una normale e salutare vita psicofisica, leducazione che professiamo probabilmente una cattiva educazione. Ogni studente di seria formazione, disposizione e carattere che occupi il suo posto nella famiglia e nella scuola, sa - parlando senza la pi piccola esagerazione - quanto spesso e in che modo deplorevole si possa cadere in questa situazione. La tecnica di Alexander offre alleducatore un livello di salute psicofisica, nel quale incluso anche quello che chiamiamo moralit. Il metodo offre anche i mezzi tramite i quali questo livello pu essere raggiunto in modo progressivo e senza fine, divenendo cos propriet consapevole di una persona istruita. Esso, quindi, fornisce le condizioni per la disposizione principale di tutti gli speciali processi delleducazione e contiene relazione che leducazione stessa ha con le altre attivit delluomo. Non posso, tuttavia, manifestare con troppo calore le speranze sorte nellapprendere, dallAppendice di questo libro, che il signor Alexander, insieme ai suoi collaboratori, ha aperto un corso per la formazione di insegnanti del suo metodo, n tantomeno posso affermare con troppa intensit che questo lavoro assicuri un adeguato sostegno. A mio avviso esso contiene la promessa e la potenzialit per il nuovo orientamento di cui hanno bisogno tutti i tipi di educazione.
2

la medesima

Molto probabilmente Dewey fa riferimento alla tragica situazione economica e alla crisi del 1929 [N.d.T.]

INTRODUZIONE di WILFRIED BARLOW3 alledizione del 1985

uando LUso di Se Stessi fu pubblicato per la prima volta nel 1932, il British Medical Journal lo defin un classico della osservazione scientifica. Con questa riedizione del 1985

esso fa parte di un diverso tipo di classici, diventato cio uno dei pochi libri che semplicemente non moriranno. Un continuo interesse lo ha tenuto vivo. Non un classico della letteratura. Lo stile di Alexander non era sempre facile. Molti di noi erano seduti al suo fianco mentre egli si sforzava di aggiungere sempre nuove informazioni nelle frasi che scriveva, le quali in tal modo diventavano sempre pi lunghe e sempre pi intricate. La sua natura di classico consiste propriamente in un contenuto che rimane ancora oggi una novit, cos come lo fu cinquantanni fa. Alexander mor nel 1955, circa venti anni prima che il suo Principio di Alexander 4 ricevesse una vasta accoglienza in tutto il mondo. Naturalmente cerano gi state molte forme di riconoscimento durante la sua vita. Gli scritti di John Dewey - e soprattutto le sue ammirevoli introduzioni alle opere di Alexander - collocarono lopera senzaltro al di sopra di certe terapie manipolative o tecniche di rilassamento, una posizione assolutamente riduttiva nella quale molti avevano tentato di relegarlo. La natura essenzialmente filosofica di questo libro non era dapprima facilmente riconoscibile. La vignetta umoristica di Low, pubblicata in copertina delledizione originale, mostra un accademico che si guarda allo specchio e una didascalia che dice La piccola cosa che lo confonde lui stesso. Lopera di Alexander riguardava e riguarda ancora oggi il controllo interiore delle percezioni di noi stessi, momento per momento. Nellopera LUso di Se Stessi non troviamo solo un tipo molto particolare di auto-indagine, ma anche la decisa volont di mettere in discussione i nostri preconcetti e farci capire che ci che ci sembrava giusto ieri pu non esserlo domani. Quando nel 1973 Nikolas Tinbergen tenne il suo discorso durante lassegnazione del premio Nobel5, sottoline limportanza dellosservazione, di osservare meravigliandosi. Egli dedic met del suo discorso alle osservazioni che Alexander fece sugli esseri umani : ... questo un metodo scientifico fondamentale troppo spesso disprezzato da coloro che si lasciano accecare dal fascino delle apparecchiature. Un po pi di attenzione dedicata al corpo inteso come un qualcosa di intero, cio come unit di corpo e mente, potrebbe allargare sostanzialmente il campo delle ricerche mediche.
3

W. Barlow (1915-1991) medico reumatologo inglese, tra i primi allievi di Alexander e socio fondatore, nel 1958, della S.T.A.T. (The Society of Theachers of the Alexander Technique). 4 W. Barlow : Il Principio di Alexander CELUC Libri, Milano 1981 5 N. Tinbergen : Ethology and Stress Disease in More Talk of Alexander Gollancz 1979.

Che tipo di osservazioni faceva Alexander e in che senso il suo metodo di osservazione era cos nuovo ? Prima di tutto egli osserv che la regione testa/collo era di capitale importanza per il funzionamento psicofisico. Il primo capitolo di questo libro spiega dettagliatamente le sue accurate osservazioni, che saranno clamorosamente sostenute da un recente simposio sul suo lavoro allUniversit di New Wales nella sua citt natale Sidney. In questo simposio erano riuniti scienziati di tutto il mondo che indicarono come Alexander, nel suo lavoro sulla presa di coscienza della regione testa/collo, aveva preceduto di quasi cento anni le pi moderne scoperte su Propiocezione, Postura ed Emozioni6, che era il titolo del simposio. Alexander non solo deline la natura di un cattivo uso del corpo, ma - cosa assai pi importante concep un metodo estremamente sottile con il quale noi possiamo rieducare le nostre abitudini sbagliate. Limportanza del modo di Alexander di disporre del proprio corpo diverr pi chiaro nell a misura in cui ciascuno riuscir ad applicarlo a se stesso. Quello che era solo un rivolo di interesse per il metodo di Alexander divenuto un vero e proprio torrente perch esso funziona veramente e perch finalmente sta spazzando via molto di quel pattume che ha ingombrato il progresso fatto in questo campo. Possiamo solo esprimere la nostra ammirazione per il coraggio, la chiarezza di vedute e la perseveranza che caratterizza questo libro.

1985 W.B.

Propioception, Posture and Emotion ed. David Garlick. La commissione del corso Post-Laurea in Educazione Medica. Universit di South Wales, 1982

Luomo e La Sua Scoperta Colui che sa che la potenza innata ... e, percependo cos, si affida senza esitazione al suo pensiero, si raddrizza istantaneamente, sta eretto in piedi, comanda le sue membra, fa miracoli. RALPH WALDO EMERSON

Alexander: luomo e la sua scoperta Frederick Matthias Alexander nacque a Wynward nella zona nord-est della Tasmania, in Australia, nel 1869, il pi vecchio di otto figli. Crebbe in una grande fattoria isolata dove lauto-sufficienza non era solo un concetto astratto: quando il tetto perdeva acqua, se lo metteva a posto oppure si bagnava. Alexander fu un ragazzino precoce e, poich soffriva spesso di difficolt respiratorie, riceveva listruzione a casa. Allet di nove anni la sua salute cominci a migliorare, e fu allora che cominci a sviluppare la sua grande passione per i ca valli. Gradualmente divent esperto nellallenarli e accudirli. Laltra sua grande passione fu il teatro, Shakespeare in particolare, e il suo entusiasmo per questi due interessi cos diversi continu per tutta la sua vita. Allet di sedici anni, a causa di problemi finanziari, dovette lasciare la vita di campagna che amava cos tanto per trovare un lavoro nella citt mineraria di Mount Bischoff. Di giorno faceva lavori diversi e di sera studiava musica e recitazione e autoapprendeva il violino. Dopo tre anni si trasfer a Melbourne dove continu il suo apprendimento musicale e teatrale con i migliori insegnanti. Andava al teatro, a concerti e gallerie darte, e nel tempo libero, organizzava la propria compagnia drammatica per dilettanti. Ogni volta che si trovava senza soldi, lavorava per un p come impiegato o commercialista, e addirittura una volta come assaggiatore di t. Comunque, malattie ricorrenti e una tendenza di andare in collera, insieme allantipatia che trovava per la vita commerciale, facevano s che non rimanesse per molto tempo con un lavoro fisso. Cos decise di dedicarsi ad una carriera come attore e recitatore, e presto si fece una reputazione notevole, presentando spettacoli e concerti sia pubblici che privati. Amava specialmente recitare i monologhi Shakespeariani. Lunico neo in vista era il fatto che purtroppo il giovane Alexander spesso subiva abbassamenti della voce e problemi respiratori, il che ovviamente aveva un effetto molto negativo sulla qualit della sua voce durante le recite. Sia gli insegnanti di canto/voice che diversi medici consigliavano riposo, e, di fatti, Alexander trovava che finch non tentasse di recitare i sintomi non erano presenti. In una certa occasione ripos la voce per ben quindici giorni prima di una recita di particolare rilievo. A met recita, comunque, la sua voce si esaur. Alexander affront il suo medico, che gli disse soltanto che avrebbe dovuto persistere nel riposare la voce. Non essendo il tipo di persona che resta sotto un tetto che perde, Alexander decise di trovare la soluzione da solo take matters into his own hands. Fu chiaro che il problema resiedeva in quello che Alexander faceva mentre usava la voce. E siccome non vi furono difficolt apparenti quando parlava in modo normale, dedusse che dovette trattarsi di qualcosa che lui faceva mentre recitava. Cos cominci ad osservare ci che chiam il suo modo di fare, stando/da in piedi davanti ad uno specchio prima mentre parlava e di seguito, siccome non ne trov qualcosa di inusuale, mentre recitava. Mentre cominci a recitare not ben presto tre cose: aveva la tendenza di irrigidire il collo, di modo che la testa si ritraeva (pi tardi chiam questa tendenza tirare indietro la testa); premeva in modo eccesivo la laringe; ispirava i n modo rantoloso. Durante I pssaggi pi difficili queste tendenze andavano esagerandosi. Ben presto si accorse che questo schema era presente anche quando parlava normalmente, sebbene fosse cos leggero di essere quasi impercepibile, e che cos la differenza tra il parlare ed il recitare fu soltanto di grado.

CAPITOLO I Levoluzione di una tecnica

Per prima cosa ci sembra bene chiedere agli uomini che non ci scambino per fondatori di una nuova setta filosofica ... Noi non abbiamo intenzioni di questa fatta, n ci sembra che sia cosa di molto interesse per la sorte dellumanit sapere quali opinioni astratte ha un filosofo sulla natura e sui principi della realt. Non c dubbio che molte opinioni antiche possono essere resuscitate, e che ne possono essere introdotte delle nuove; come si possono supporre molte teorie del cielo che, bench differenti tra loro, saccordano tutte abbastanza bene con i fenomeni celesti. Noi non ci affatichiamo vanamente intorno a siffatte cose opinabili e del pari inutili ; al contrario, noi abbiamo deciso di provare se possiamo estendere i confini del potere o della grandezza delluomo, e gettare pi solide fondamenta. FRANCESCO BACONE (Novum Organum - CXVI)

miei due precedenti libri, Mans supreme inheritance e Constructive conscious control of the individual7, contengono un resoconto del metodo che ho sviluppato gradualmente in un arco di

tempo dedicato alla ricerca di un mezzo tramite il quale le condizioni errate nelluso dellorganismo umano possono essere migliorate. Devo ammettere che quando iniziai le mie ricerche io, come molti altri del resto, concepivo il corpo e la mente come parti separate dello stesso organismo e, di conseguenza, credevo che le infermit delluomo, le sue difficolt ed i suoi difetti si potessero classificare come mentali o come fisici e perci pensavo di poterli trattare con procedimenti specificamente mentali oppure specificamente fisici. Tuttavia lesperienza pratica mi convinse di abbandonare questo punto di vista e i lettori dei miei libri sono consapevoli che il metodo descritto in essi basato sulla concezione opposta, vale a dire, che in qualsiasi forma di attivit umana impossibile separare i processi mentali da quelli fisici. Questo cambiamento della concezione riguardante lorganismo umano non solamente il risultato di una mia personale riflessione teorica; in realt vi sono arrivato perch costretto a forza dalle esperienze che ho acquisito attraverso le mie indagini in un nuovo campo di sperimentazioni pratiche sullessere umano vivente. Le lettere che ricevo dai miei lettori mi hanno fatto capire che la grande maggioranza di quelli che accettano la teoria dellunit dei processi mentali e fisici in tutte le attivit delluomo, trovano poi difficile comprendere che cosa veramente implica il lavoro pratico in questa direzione. Tale difficolt si manifesta continuamente nel mio insegnamento, ma durante un corso di lezioni certamente possibile mostrare allallievo come il processo mentale e il processo fisico lavorino insieme durante
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F.M. Alexander, Mans supreme inheritance, Centerline Press, Long Beach (CA), 1988. F.M. Alexander, Il controllo cosciente e costruttivo di se stessi, Astrolabio, Roma 1994 [N.d.T.].

luso8 di se stessi in tutte le attivit. Le ripetute dimostrazioni pratiche riescono a convincere gli allievi, ma a prescindere dal numero di studenti ai quali un insegnante pu dedicarsi, anche nei casi di dedizione totale allinsegnamento, ogni insegnante ha comunque dei limiti naturali: le opportunit per offrire questo tipo di dimostrazioni sono relativamente poche e quindi ho deciso che in questo libro partir dallinizio a raccontare la storia delle ricerche che gradualmente mi hanno portato allevoluzione del metodo. Cercher di indicare pi dettagli possibili riguardanti gli esperimenti che ho fatto, descrivendo cosa ho osservato e provato durante il corso delle mie ricerche. Credo che in questo modo riuscir a comunicare ai miei lettori la catena di eventi i quali, alla fine, mi convinsero che 1) ci che noi indichiamo come mentale e come fisico non costituiscono entit separate; 2) per questa ragione le infermit ed i difetti delluomo non possono essere classificati come mentali o come fisici e trattati specificamente in questo modo; ma tutti i tipi di addestramento, siano essi educativi o di altro genere, che abbiano ad esempio come scopo la prevenzione9 di un difetto, di un errore o di una infermit, devono essere basati sullindivisibile unit dellorganismo umano. Se qualche lettore lo dubitasse, vorrei chiedergli se pu fornire una sola prova che lazione, ad esempio, di sollevare un braccio, camminare, parlare, andare a dormire, iniziare ad imparare qualcosa, cercare di risolvere un problema, prendere una decisione, dare o rifiutare un consenso ad una richiesta o ad un desiderio, soddisfare un bisogno o un impulso immediato, puramente mentale o puramente fisico. Il quesito solleva molti interrogativi, ed io suggerisco che si pu dare una guida per affronta rli se il lettore mi seguir attraverso le esperienze che ora racconter. Fin da ragazzo mi piaceva moltissimo la poesia ed uno dei miei pi grandi piaceri consisteva nello studio delle opere teatrali di Shakespeare che leggevo ad alta voce tentando di interpretarne i personaggi. Ci mi condusse ad interessarmi di recitazione e ogni tanto ero invitato a recitare in pubblico. Ottenni sufficiente successo per pensare di intraprendere la carriera di attore shakespeariano, perci lavorai a lungo e duramente per studiare ogni aspetto dellespressione drammatica. Dopo aver ottenuto una discreta esperienza come dilettante, arrivai al punto in cui credetti che il mio lavoro potesse sostenere la prova del giudizio di un professionista e, con immenso piacere, i giudizi favorevoli che ricevetti giustificarono la mia decisione di diventare attore professionista.
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Desidero chiarire che quando impiego la parola uso, essa non intesa nel senso limitato relativo alluso di una parte specifica, come ad esempio quando si parla delluso di un braccio o di una gamba, ma in un senso molto pi esteso, intendendo cio il lavoro dellintero organismo in generale. Riconosco cos che luso di una parte specifica come ad esempio un braccio od una gamba, implica la necessit di mettere in azione i diversi meccanismi psicofisici dellorganismo e che questa attivit concer tata porta alluso della parte specifica. 9 Adopero la parola prevenzione (e questo si riferisce anche alla parola cura) non perch la considero adeguata o interamente conveniente al mio scopo, ma perch non riesco a trovarne unaltra da mettere al suo posto. Prevenzione nel suo significat o pi ampio comporta lesistenza di buone condizioni le quali p ossono essere prevenute dal cambiare in peggio. In questo senso la prevenzione oggi non esiste, fino a che le condizioni presenti ora nella creatura umana civilizzata sono tali che difficile trovare qualcuno che sia interamente libero da manifestazioni di uso e funzionamento scorretti. Perci, quando impiego il termine prevenzione e cura, li impiego solo in senso relativo, includendo con preventivo tutti i tentativi di evitare un erron eo uso e funzionamento dellorganismo in generale, di prevenire cio difetti, disturbi, infermit; con curativo, poi intendo quei metodi nei quali linfluenza di un uso sbagliato sul funzionamento non considerato quando ci si occupa di difetti, disturbi ed in fermit.

Tutto prosegu nel migliore dei modi per alcuni anni fino a quando iniziai ad avere problemi con la gola e con le corde vocali e, non molto tempo dopo, i miei amici mi dicevano che quando recitavo potevano sentire il mio respiro (e come allora dicevano), erano in grado di sentirmi prendere fiato e succhiare laria attraverso la bocca. Questultima cosa mi preoccupava di pi dei disturbi che accusavo alla gola, i quali in quel tempo erano ancora al primo stadio, poich mi vantavo di essere libero dallabitudine di succhiare laria in modo udibile quando respiravo, abitudine cos comune tra gli attori ed i cantanti. Cercai, allora, di seguire i consigli dei medici e degli istruttori della voce, nella speranza di rimediare al mio modo sbagliato di respirare ed eliminare quindi la raucedine, ma nonostante tutti i trattamenti, il prendere fiato e succhiare laria, nel momento in cui iniziavo a recitare, divennero sempre pi esagerati ed anche la raucedine compariva a intervalli sempre pi brevi10. Il trattamento a cui mi sottoponevo aveva sempre meno effetto e col passare del tempo, i guai divennero sempre maggiori fino a quando dopo alcuni anni, con sgomento mi accorsi che avevo sviluppato una condizione di raucedine tale che culminava spesso con la perdita totale della voce. Durante tutta la vita non avevo spesso goduto di buona salute e questo era sempre stato per me un grande impedimento, perci con lulteriore fardello della ricorrente raucedine, cominciai a dubitare del buono stato dei miei organi vocali. Il culmine arriv quando mi fu offerto un ingaggio particolarmente attraente ed importante, giacch in quel periodo le condizioni dei miei organi vocali erano cos precarie che io ero francamente preoccupato di accettarlo. Decisi, perci, di consultare ancora una volta il mio medico anche se il precedente trattamento mi aveva deluso. Dopo avermi esaminato nuovamente la gola, il medico mi promise che, se mi fossi astenuto dal recitare per una quindicina di giorni antecedenti la recita, se avessi usato il meno possibile la voce e se avessi seguito il trattamento prescrittomi, il giorno dello spettacolo la mia voce sarebbe ritornata normale. Seguii il suo consiglio e accettai lingaggio. Dopo pochi giorni ero sicuro che la promessa del medico avrebbe avuto buon esito; in effetti, usando il meno possibile la voce, gradualmente persi la raucedine. La sera dello spettacolo mi sentivo completamente ristabilito, ma, ancor prima di arrivare a met programma, la mia voce era di nuovo in condizioni angoscianti e verso la fine della serata la raucedine era cos acuta che potevo a malapena parlare. La mia delusione fu pi grande di quanto si possa immaginare e allora mi sembr che avrei potuto ottenere solo un sollievo temporaneo dalla mia raucedine e che perci avrei dovuto lasciare una carriera che mi interessava profondamente e con la quale credevo di avere successo. Il giorno dopo incontrai il mio medico e insieme discutemmo la faccenda. Alla fine gli domandai che cosa pensava che avremmo dovuto fare, Dobbiamo continuare il trattamento, disse. Gli risposi che non potevo e quando egli mi domand il perch, gli replicai che sebbene avessi diligentemente
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Nel mio caso, la diagnosi medica parlava di irritazione delle mucose e delle membrane della gola e del naso e di infiammazione delle corde vocali, le quali, si diceva, erano troppo rilassate. La mia ugola era molto lunga ed a volte mi causava acuti attacchi di tosse. Per questo motivo, due dei medici che consultai mi dissero che le corde vocali si sarebbero potute accorciare con un piccolo intervento chirurgico, ma io non seguii questo consiglio. Ora non ho nessun dubbio: a quel tempo soffrivo di ci che generalmente definito mal di gola del prete.

seguito il suo consiglio di non usare la voce in pubblico durante la cura, la vecchia condizione di raucedine era ritornata dopo nemmeno unora dallinizio della recita. Non forse lecito allora, gli chiesi, concludere che quella sera io stavo facendo qualcosa nellusare la voce che provoc il guaio ?. Egli pens un momento e disse: S, deve essere cos. Pu dirmi allora, domandai, che cosa feci per procurarmi quel guaio ? Egli francamente ammise che non era in grado di rispondermi. Molto bene, risposi, Se la faccenda veramente cos, devo cercare da solo di trovare la soluzione al problema. Quando mi disposi a questa ricerca, avevo due fatti sui quali basarmi. Avevo imparato per esperienza che il recitare mi arrecava una condizione di raucedine e che tale raucedine tendeva a scomparire fino a quando limitavo luso della voce al parlare normalmente pur continuando, allo stesso tempo, il trattamento per la gola e per gli organi vocali prescrittomi dal medico. Esaminai la relazione di questi due fatti con il mio disturbo, notai quindi che il parlare normalmente non mi causava raucedine, mentre il recitare s; doveva perci esserci qualcosa di diverso tra quello che facevo mentre recitavo e quello che facevo mentre parlavo. Se fosse stato cos e se io fossi stato in grado di scoprire quale fosse la diversit, ci avrebbe potuto aiutarmi a sbarazzarmi della raucedine o quanto meno non mi avrebbe arrecato danno se avessi fatto un esperimento. A questo scopo decisi allora di usare uno specchio per osservare il mio modo di fare mentre parlavo normalmente e mentre recitavo, sperando cos di riuscire a distinguere la differenza, se ci fosse stata, tra queste due azioni, e mi sembrava pi opportuno iniziare ad osservarmi mentre parlavo, che unazione pi semplice, per avere qualcosa da confrontare quando invece mi osservavo durante la pi complessa azione del recitare. Rimanendo in piedi davanti allo specchio, dapprima mi osservai attentamente durante lattivit di parlare normalmente. Ripetei lesperimento molte volte, ma non vidi niente nel mio modo di parlare che potesse sembrare sbagliato o innaturale. Successivamente mi osservai attentamente mentre recitavo e molto presto mi accorsi di alcune cose che non avevo notato quando stavo semplicemente parlando. Fui particolarmente impressionato da tre cose che mi vidi fare. Notai che nel momento in cui iniziavo a recitare tendevo a tirare indietro la testa, abbassare la laringe e a succhiare laria attraverso la bocca producendo il tipico suono del respiro affannoso. Dopo aver notato queste tre tendenze, ripresi ad osservarmi mentre parlavo e, questa volta, ebbi limpressione, per quanto debole, che le tre tendenze notate per la prima volta mentre recitavo, fossero presenti anche quando parlavo normalmente, sebbene in grado minore. Infatti, erano cos impercettibili che solo allora potei capire perch la prima volta in cui mi ero osservato mentre parlavo11 non le avevo minimamente notate. Quando scoprii laccentuata differenza tra cosa facevo nel momento in cui parlavo normalmente e cosa facevo nel momento in cui iniziavo a recitare, mi resi

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Non poteva essere altrimenti, tenuto conto che allora io mancavo ancora di esperienza sul tipo di osservazioni necessarie che mi permettessero di scoprire qualcosa di sbagliato nel modo di usare me stesso quando parlavo.

conto di possedere un elemento preciso che poteva spiegare molte cose. Cos fui incoraggiato a proseguire le mie osservazioni. Recitai ancora e poi ancora di fronte allo specchio e alla fine trovai che le tre tendenze che avevo gi notato diventavano pi accentuate quando recitavo passi per i quali dovevo impiegare la voce in modo pi marcato ed insolito. Ci conferm i miei precedenti sospetti sullesistenza di una qualche connessione tra quello che facevo mentre recitavo ed i miei problemi alla gola; non mi sembrava una supposizione irragionevole, poich quello che facevo mentre parlavo in maniera normale certamente mi arrecava un danno trascurabile, ma ci che facevo mentre recitavo, magari richiedendo qualcosa di insolito alla mia voce, mi causava una acuta raucedine. Da ci fui condotto a formulare la seguente congettura: se tiravo indietro la testa, abbassando la laringe e succhiando laria procurandomi questa distorsione alla voce, si doveva sicuramente trattare di un cattivo uso delle parti coinvolte in queste azioni. A questo punto ritenni di aver trovato lorigine del guaio poich dedussi che se la raucedine sorgeva dal modo in cui usavo il mio apparato vocale, non avrei potuto fare progressi a meno che non avessi evitato o cambiato questo cattivo uso. Tuttavia, quando provai a mettere in pratica questa scoperta, mi ritrovai in un labirinto. Da dove dovevo cominciare ? Era il respiro affannoso che causava larretramento della testa con il conseguente abbassarsi della laringe ? Oppure era larretramento della testa che causava un abbassamento della laringe e linspirazione affannosa ? O ancora, era abbassando la laringe che causavo il respiro affannoso e larretramento della testa ? Non riuscivo a rispondere a queste domande, tutto ci che potevo fare era procedere pazientemente con gli esperimenti di fronte allo specchio. Dopo alcuni mesi mi accorsi che quando recitavo non potevo evitare direttamente di respirare in modo affannoso e di abbassare la laringe, ma potevo, in una certa misura, prevenire lazione di tirare indietro la testa. Ci mi condusse ad una scoperta che si rivel di grande importanza: quando riuscivo nel tentativo di prevenire lazione di arretrare la testa, ottenevo, indirettamente, il controllo del respiro affannoso e labbassarsi della laringe. Limportanza di questa scoperta non deve essere sottovalutata, poich attraverso di essa arrivai successivamente a scoprire il controllo primario di tutti i meccanismi dellorganismo umano e tale scoperta segn il primo importante stadio nella mia ricerca.

Un altro risultato che osservai fu che, evitando il cattivo uso di queste parti del corpo, tendevo a diventare meno rauco mentre recitavo e che, nella misura in cui acquistavo pratica nellazione di prevenzione, la mia predisposizione alla raucedine tendeva a diminuire. Non solo, quando dopo tutte queste esperienze i medici esaminarono la mia gola, constatarono un considerevole miglioramento delle condizioni generali della laringe e delle corde vocali.

In tal modo divenne chiaro che il cambiamento che ero stato capace di portare nelluso della mia persona, impedendo le tre tendenze dannose precedentemente scoperte, aveva prodotto un considerevole effetto sul funzionamento dei miei meccanismi vocali e respiratori.

Ora mi accorgo che questa conclusione segn il secondo importante stadio delle mie indagini. In quel preciso istante, lesperienza pratica mi fece notare per la prima volta, la stretta connessione che esiste tra luso e il funzionamento di me stesso.

Finora le mie osservazioni avevano dimostrato che 1) la tendenza ad arretrare la testa era associata con i miei problemi di gola; 2) potevo, fino ad un certo grado, alleviare questo problema semplicemente prevenendo limpulso di tirare indietro la testa, poich tale azione tendeva indirettamente a prevenire labbassarsi della laringe e il succhiare laria respirando. Sulla base di queste constatazioni dedussi che, se ponevo la testa decisamente in avanti, sarei stato in grado di influenzare il funzionamento dei miei meccanismi vocali e respiratori indirizzandoli in modo ancora pi chiaro nel verso giusto, sradicando completamente la tendenza alla raucedine. Perci decisi, come passo successivo, di porre la testa decisamente in avanti, ancora pi in avanti, poich sentivo che questa era la cosa giusta da fare. Tuttavia, quando provai a farlo, vidi che dopo aver posto la testa in avanti oltre un certo punto, tendevo a tirarla in gi e in avanti e, per quello che riuscivo a capire, gli effetti sui miei organi vocali e respiratori erano gli stessi di quando tiravo la testa indietro e in gi nel precedente modo. In entrambe le azioni, abbassavo sempre allo stesso modo la laringe, la qual cosa era associata con i miei problemi di gola. Ormai ero convinto che se volevo che la mia voce ritornasse in condizioni normali dovevo porre sotto controllo il fatto di abbassare la laringe. Iniziai, quindi, degli esperimenti nella speranza di trovare un modo di usare la testa e il collo che non fosse collegato con lazione di abbassare la laringe. E impossibile descrivere dettagliatamente le numerose sperimentazioni svoltesi durante questo lungo periodo. Sar sufficiente dire che nel corso di questi esperimenti, notai che ogni uso della testa e del collo associato con lazione di abbassare la laringe, era di conseguenza collegato anche con la tendenza a sollevare il torace ed accorciare12 la statura.

Se torno un momento indietro nel tempo, mi rendo conto che anche questa fu una scoperta di vaste implicazioni e gli eventi provarono che essa segn una svolta nelle mie ricerche.

La nuova evidenza mi sugger che il funzionamento degli organi della parola era influenzato dal mio modo di usare lintero tronco, e che tirare la testa indietro e verso il basso non era, come avevo
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Sebbene sia pi corretto usare le frasi aumentare la statura e diminuire la statura, ho deciso di usare le frasi allungare la statura e accorciare la statura, perch le parole allungare ed accorciare in questo contesto sono le pi comunemente usate.

presupposto, solo un cattivo uso delle parti specifiche chiamate in causa, ma si trattava di una cosa che immancabilmente confinava con un cattivo uso di altri meccanismi che a loro volta implicavano lazione di accorciare la statura. Se era davvero cos, sarebbe stato chiaramente inutile aspettarsi i miglioramenti di cui avevo bisogno solamente prevenendo luso sbagliato della testa e del collo. Vidi che dovevo evitare anche quegli altri modi scorretti di usare me stesso che provocavano laccorciarsi della statura. Approdai cos ad una lunga serie di esperimenti: in alcuni tentavo di impedire laccorciarsi della statura, e in altri tentavo effettivamente di allungarla, osservandone sempre i risultati. Per qualche tempo alternai le due forme di sperimentazione e, dopo averne osservato gli effetti che con esse ottenevo sulla voce, trovai che le migliori condizioni della laringe, dei meccanismi vocali, come pure la perdita della raucedine, erano associate con lallungamento della statura. Sfortunatamente quando tentai di esercitarmi in questa direzione, constatai che pi che allungarmi mi accorciavo; quando cercai una spiegazione, vidi che ci era dovuto alla mia tendenza di arretrare la testa nel momento in cui volevo porla in avanti per allungarmi. Finalmente, dopo ulteriori esperimenti, scoprii che per mantenere lallungamento della statura, era necessario che la testa, nel momento in cui la ponevo in avanti, tendesse a dirigersi verso lalto e non verso il basso, in breve, per allungare la statura, dovevo porre la testa in avanti ed in su. Come si vedr da quanto segue, questo fatto si dimostr essere il controllo primario delluso di me stesso in tutte le mie attivit.

Tuttavia, quando provai a porre la testa in avanti ed in su mentre recitavo, notai che la vecchia tendenza di sollevare il torace si accentuava, inoltre, se ne era aggiunta una di nuova: quella di aumentare larco della spina dorsale causando quello che ora definisco restringimento della schiena. Vidi che tutto questo aveva un effetto dannoso sulla forma e sul funzionamento dellintero tronco, quindi conclusi che per mantenere lallungamento della statura, non era sufficiente porre la testa in avanti e in su, ma dovevo porla in avanti e in su in modo da impedire lazione di sollevare il torace, cercando di ottenere, allo stesso tempo, lallargamento della schiena. Considerai, pertanto, legittimo il tentativo di mettere in pratica queste scoperte. A tal fine procedetti con le ricerche della voce cercando di prevenire le mie vecchie abitudini di tirare la testa allindietro e verso il basso, sollevare il torace (accorciare la statura) e, allo stesso tempo, combinando le azioni di prevenire, con il tentativo di porre la testa in avanti e in su (allungare la statura) e allargare la schiena. Era il mio primo tentativo di combinare lazione di prevenire con il fare durante una determinata attivit e mai dubitai nella mia riuscita. Purtroppo mi accorsi che sebbene riuscissi a porre la testa in avanti ed in su e allungarla, come azioni indipendenti, non riuscivo a mantenere queste condizioni mentre parlavo o recitavo.

Per questo motivo sospettai di non fare realmente ci che pensavo di fare. Cos adottai altri due specchi, in modo da averne due dai lati e uno davanti; solo allora vidi che i miei sospetti erano fondati. Notai, infatti, che nel momento cruciale, quando cio cercavo di combinare lazione di impedire laccorciarsi della statura con lazione positiva di mantenere lallungamento della statura stessa ed allo stesso tempo parlare, non ponevo la testa in avanti e in su, come credevo, ma invece la arretravo. Avevo la prova sorprendente che stavo facendo lopposto di quello che credevo e di quello che avevo deciso di dover fare. Interrompo per un momento il mio racconto per accentrare lattenzione su di un fatto assai curioso, sebbene tale fatto si rivolga contro di me. I miei lettori ricorderanno che durante i primi esperimenti, quando desideravo essere certo di quello che facevo durante il mio solito modo di recitare, ricevetti un valido contributo dalluso dello specchio. Nonostante lesperienza passata e le conoscenze con essa ottenute, questa volta disposi un esperimento che metteva in gioco un nuovo uso di certe parti del corpo, coinvolgendo in tal modo esperienze sensoriali totalmente insolite per cui avrei avuto pi che mai bisogno dello specchio. Questo dimostra come le passate esperienze mi avevano reso sicuro di riuscire a mettere in pratica ogni idea che desideravo. Quando, invece, mi trovai incapace di farlo, pensai che si doveva trattare solo di una mia personale idiosincrasia, ma la mia esperienza di insegnamento durante gli scorsi trentacinque anni, come pure le osservazioni fatte sulle persone con le quali venni in contatto, mi convinsero che non era una mia idiosincrasia, ma che la maggior parte della gente avrebbe fatto lo stesso in circostanze simili. Stavo, infatti, soffrendo di una forma di delusione praticamente generale, che consisteva nel fatto che, dal momento che siamo capaci di realizzare quello che vogliamo fare in azioni abituali che coinvolgono esperienze sensoriali familiari, dovremmo essere ugualmente capaci di realizzare quello che vogliamo fare in azioni che sono contrarie alle nostre abitudini e che perci implicano esperienze sensoriali insolite. Quando me ne accorsi, rimasi turbato e vidi che lintera situazione avrebbe dovuto essere riconsiderata. Ritornai ancora, daccapo, alla precedente conclusione la quale asseriva che la causa dei miei disturbi di gola era da ricercarsi in qualcosa che facevo con me stesso mentre usavo la voce. Avevo gi scoperto cosera questo qualcosa e scoperto quello che credevo di dover fare per il corretto funzionamento dei miei organi vocali. Ma tutto questo non mi aveva aiutato molto e quando tentai di applicare al mio modo di recitare quello che avevo imparato, tentando di realizzare quello che avrei dovuto fare, fallii completamente. Ovviamente il passo successivo consisteva nel cercare in quale momento il mio fare iniziava ad essere sbagliato. Non cera altro da fare se non perseverare, cos mi esercitai pazientemente, mese d opo mese, come avevo fatto finora, a volte con successo, a volte no, ma senza apprezzabili miglioramenti. Tuttavia, col

passare del tempo ed attraverso tali esperienze, capii che il tentativo di mantenere lallungamento della statura mentre recitavo, non solo tendeva a prevenire il cattivo uso di certe parti specifiche e la sostituzione con un uso che credevo essere migliore, ma coinvolgeva anche luso di tutte quelle parti dellorganismo richieste per lattivit inevitabilmente connessa con lazione di recitare, come stare in piedi, camminare, muovere le braccia o le mani per i gesti, per linterpretazione, ecc. Le osservazioni svolte con laiuto dello specchio, mi mostrarono che quando stavo in piedi e recitavo, usavo le parti del corpo non direttamente interessate nellazione specifica in modo scorretto ed anche sincronizzato con il modo altrettanto scorretto di usare la testa, il collo, la laringe, gli organi della parola e della respirazione. Luso sbagliato delle parti del corpo non direttamente interes sate nellazione specifica mi procurava un eccessivo stato di tensione muscolare che attraversava tutto il corpo. Osservai che leccessiva tensione muscolare colpiva soprattutto luso delle gambe, dei piedi e delle dita dei piedi; queste ultime erano contratte e piegate verso il basso in modo che i piedi rimanevano smoderatamente arcuati ed il peso del corpo era spostato molto allinfuori dai piedi interferendo cos sullequilibrio. Quando me ne accorsi, cercai di vedere in che modo questa scoperta poteva rendersi utile ed allora mi ricordai di una istruzione impartitami molto tempo addietro dal signor James Cathcart (a quel tempo membro della compagnia teatrale di Charles Kean) quando prendevo lezioni di interpretazione e di arte drammatica. Poich lui non era soddisfatto del mio modo di stare in piedi e di camminare, ogni tanto mi diceva: Sta ben saldo con i piedi al pavimento. Poi mi mostrava cosa intendeva dire con questa frase ed io feci il possibile per imitarlo, credendo che, se mi era stato detto di correggere qualcosa di sbagliato, avrei dovuto saperlo fare, cos tutto sarebbe andato bene. Perseverai a lungo in questa direzione ed alla fine credetti che il mio modo di stare in piedi fosse adesso soddisfacente perch era stare ben saldo con i piedi al pavimento, proprio come avevo visto fare da lui.

Generalmente crediamo che solamente se ci viene detto che cosa fare per correggere il modo sbagliato di compiere unazione, noi lo possiamo realizzare e se poi sentiamo che lo facciamo bene, la cosa funzioner da sola. Tuttavia, le mie osservazioni dimostrano che tale credenza solo un inganno. Ricordando sempre questa esperienza, continuai, con laiuto degli specchi, ad osservare luso di me stesso pi attentamente che mai e in tal modo riconobbi che quello che stavo facendo con le gambe, con i piedi e con le dita dei piedi, mentre recitavo in posizione eretta, era solo influenzare dannosamente luso di tutto il corpo. Mi convinsi che luso di queste parti richiedeva limpiego di un anormale grado di tensione muscolare, la quale era indirettamente collegata con i miei problemi di gola. Consolidai tale convinzione quando ricordai che il mio insegnante aveva, tempo addietro, trovato necessario tentare di migliorare il mio modo di stare in piedi al fine di poter meglio recitare. A poco a

poco crebbe in me lidea che il modo scorretto con cui usavo me stesso quando mi tenevo ben saldo con i piedi al pavimento, era lo stesso modo scorretto che impiegavo quando recitando arretravo la testa, abbassavo la laringe, ecc. Pensavo anche che tutto ci costituiva un uso sbagliato combinato dellintero meccanismo fisico-mentale. Riconobbi che questo era luso che abitualmente impiegavo durante tutte le mie attivit ; esso si poteva definire luso abituale di me stesso, e il desiderio di recitare, come ogni altro stimolo allazione, avrebbe causato limpiego di tale uso scorretto e abituale, dominando poi ogni tentativo di mettere in pratica un migliore uso di me stesso mentre recitavo. Linfluenza delluso scorretto era resa forte dal suo essere abituale, ma nel mio caso era ancora pi forte poich, negli anni passati, lavevo indubbiamente coltivata attraverso gli sforzi tesi a realizzare listruzione del mio insegnante di tenermi ben saldo con i piedi al pavimento mentre recitavo. Linfluenza di tale uso coltivato, quindi, azionava lo stimolo quasi irresistibile di usare la mia persona nel modo sbagliato in cui ero stato sempre abituato. Lo stimolo delluso sbagliato generalizzato era molto pi forte dello stimolo dato dal mio desiderio di impiegare il nuovo uso della testa e del collo e ora capisco che tale influenza mi portava, nel momento in cui stavo in piedi e recitavo, a porre la testa nella direzione opposta a quella desiderata. Adesso avevo la prova di almeno una cosa: tutti i miei sforzi fatti finora per migliorare luso di me stesso mentre recitavo, erano stati rivolti nella direzione sbagliata. E importante ricordare che, in tutte le attivit, luso di una parte specifica strettamente collegata con luso di altre parti dellorganismo e linfluenza esercitata da queste parti, luna sullaltra, in continuo cambiamento relativamente al modo duso delle stesse. Se una parte del corpo direttamente impiegata in modo nuovo e perci ancora inusuale, lo stimolo di usare questultima nel modo nuovo debole al confronto con lo stimolo di usare nel vecchio e solito modo le altre parti del corpo indirettamente coinvolte nellazione. Nel mio caso avevo effettuato, col proposito di recitare, un tentativo di adottare un diverso uso della testa e del collo. Quindi lo stimolo ad adottare luso nuovo delle due parti, era debole rispetto allo stimolo di adottare il solito uso scorretto delle gambe e dei piedi, che era ormai abituale per il semplice fatto di essere stato continuamente affinato quando recitavo. La difficolt di produrre dei cambiamenti da condizioni insoddisfacenti a condizioni soddisfacenti di uso e di funzionamento sta proprio in questo e la mia esperienza di insegnamento mi ha dimostrato che quando una persona coltiva un uso scorretto col fine di un qualsiasi proposito, linfluenza di ci praticamente irresistibile durante le prime lezioni. .

Arrivai cos a considerare seriamente la direzione13 del mio uso. Che cos questa direzione ?, mi chiedevo, da che cosa mi trovavo a dipendere ? Dovetti ammettere che non avevo mai riflettuto sul modo di dirigere luso della mia persona, ma usavo me stesso abitualmente, nella maniera che sentivo abituale. In altre parole, come tutte le persone, dipendevo dalle sensazioni nella direzione delluso di me stesso. Quindi, a giudicare dai risultati dei miei esperimenti, questo tipo di direzione mi aveva portato a sbagliare (come ad esempio quando tiravo indietro la testa mentre intendevo porla in avanti ed in su) e ci dimostrava che questo tipo di sensazione risultava ingannevole quando si trattava di dirigere luso di me stesso. Questa fu per me una botta. Se qualcuno si trov mai in un impasse, quello ero io. Ero faccia a faccia con il fatto che le mie sensazioni, la sola guida da cui dipendeva la direzione delluso di me stesso, non erano degne di fiducia. Nello stesso tempo ritenevo che ci fosse solo una mia peculiarit e che il mio caso fosse uneccezione poich, per quanto ricordassi, ero sempre stato di salute cagionevole, ma non appena osservai se anche altre persone usavano se stesse nel modo in cui pensavano di farlo, trovai che le sensazioni con le quali codeste persone dirigev ano luso del proprio corpo, erano allo stesso modo ingannevoli; infatti, la sola differenza a riguardo tra le loro e le mie sensazioni, era una questione di grado. Per quanto scoraggiato, tuttavia, rifiutai di credere che il problema fosse senza via duscita, poich capivo che le mie scoperte potevano aprire un campo di indagini interamente nuovo ed io ero ossessionato dal desiderio di esplorarlo. Sicuramente, dedussi, se possibile che le sensazioni diventino ingannevoli come mezzo di direzione, dovrebbe essere anche possibile rifarle diventare attendibili. Lidea delle meravigliose potenzialit delluomo era sempre stata per me una fonte di ispirazione fin dal momento in cui avevo letto quella cos vivida descrizione di Shakespeare: Quale capolavoro luomo ! Com nobile per la sua ragione ! Quanto infinita la sua abilit ! Nella forma e nel movimento espressivo ed ammirevole ! Nellazione come un angelo! Nellintelligenza come un dio ! La bellezza del mondo ! Il modello degli animali !

Ma queste parole mi sembravano ora contraddette da quello che avevo scoperto su di me e sugli altri. Poteva essere meno nobile per la sua ragione, meno infinita la sua abilit ? E allora quelluomo, nonostante le sue potenzialit, poteva essere caduto in tale errore nelluso di se stesso, producendo in questo modo un tale abbassamento delle sue funzioni, per cui ogni cosa che tentava di portare a termine, queste condizioni dannose diventavano sempre pi esagerate ? Di conseguenza, quante persone esistono oggi delle quali si possa dire, riguardo il loro uso: nella forma e nel movimento

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Quando impiego la parola direzione e diretto assieme alla parola uso, in frasi come direzione delluso di me stesso e ho diretto luso ecc. desidero indicare il processo richiesto nellinviare un messaggio dal cervello ai meccanismi e n el trasmettere lenergia necessaria per luso di questi meccanismi.

espressivo ed ammirevole ? Possiamo considerare ancora, a questo proposito, luomo il modello degli animali ? Durante questo periodo, ricordo le discussioni che facevo con mio padre circa gli errori delluso che avevo notato in me e in altre persone ed io sostenevo che a tale riguardo non cera differenza tra noi ed un cane o un gatto. Quando lui mi chiese perch, risposi: perch noi non conosciamo il modo in cui usiamo noi stessi pi di quanto un cane o un gatto possano conoscere. Intendevo dire che la direzione in cui l'uomo usa se stesso, sebbene basata sulle sensazioni, era irrazionale e istintiva come quella degli animali.14 Riferisco questa conversazione per mostrare che avevo gi capito che nel nostro attuale stato di civilizzazione, che ci invita a veloci cambiamenti di condizioni ambientali e a rapidi adattamenti, la direzione delluso istintiva e non ragionata, come quella che si vede nei bisogni del cane o del gatto, non era pi sufficiente per i bisogni delluomo. Nel mio caso , come in altri, ebbi modo di provare che il controllo istintivo e la direzione del proprio uso, erano diventati cos insoddisfacenti e le relative sensazioni cos inaffidabili come guida, che potevano condurre allopposto di quello che desideravo o pensavo di fare. Se allora, come sospettavo, questa inaffidabilit del modo di sentire era un prodotto della vita civilizzata, si sarebbe arrivati, col tempo, ad una minaccia sempre pi grande, nel qual caso, la conoscenza dei mezzi tramite i quali poter ripristinare la fiducia del modo di sentire sarebbe stata di valore inestimabile. Vidi che la ricerca di questa conoscenza avrebbe aperto un campo di esplorazioni interamente nuovo che prometteva pi di quanto finora credevo. Iniziai cos a riconsiderare le mie difficolt alla luce di questo fatto nuovo. Alcuni punti mi colpirono in modo particolare: 1) tirare la testa allindietro e verso il basso, quando sentivo che la stavo ponendo in avanti e in su, era la prova che luso delle parti specifiche era male indirizzato e questa cattiva direzione era collegata con un modo di sentire ingannevole;
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Si potrebbe obiettare che latleta che compie con successo unimpresa complicata, controlla consciamente i suoi movimenti. E vero, naturalmente, che nella grande maggioranza dei casi eg li capace di acquisire, attraverso un metodo di prova ed errore, quella efficienza automatica nelleseguire specifici movimenti necessari allimpresa, questo per non prova in nessun modo che egli controlla consciamente i suoi movimenti. Anche in quei rari casi in cui latleta controlla e coordina consciamente certi movimenti specifici, non si pu dire ancora che egli controlla lintero uso di se stesso durante la sua prestazione. Per questo motivo si pu concludere che egli non conosce quale sia il miglior uso possibile dellinsieme dei suoi meccanismi per effettuare il movimento specifico desiderato, per cui non dovrebbe accadere nulla, come spesso accade, che causi un cambiamento nelluso abituale dei suoi meccanismi, dal momento che qualcosa avr in terferito con la sua efficienza nelleseguire tali specifici movimenti. Lesperienza pratica dimostra che una volta che egli abbia perduto liniziale livello di efficienza, non pu riconquistarlo facilmente, e non sorprende constatare che egli manca della conoscenza sul modo in cui dirigere luso generale di se stesso, il quale da solo basterebbe a renderlo in grado di ristabili re luso abituale dei suoi meccanismi che a loro volta forniscono la giusta efficienza per i movimenti specifici. (A questo proposito si sono conosciuti molti casi di persone che, avendo imitato di proposito la caratteristica di un balbuziente , hanno a loro volta, sviluppato labitudine di balbettare e, nonostante i loro tentativi, non sono riusciti ad ottenere il liv ello originario di efficienza nel parlare). Poich latleta, come lanimale, privo di questa conoscenza, egli dipende dal modo istintivo di sentire quando dirige il lavoro dei suoi meccanismi, e poich queste sensazioni sono diventate, nella maggioranza degli atleti, pi o meno ingannevoli (un fatto che pu essere dimostrato), i meccanismi che egli impiega per svolgere le sue attivit, sono destinati ad essere male indirizzati. Questa cattiva direzione non essendo ragionata, come quella degli animali, non pu essere confrontata con quella coscientemente ragionata, la quale collegata con il controllo primario dei meccanismi della persona intesa come unit che lavora.

2) la cattiva direzione era istintiva ed era associata con modi di sentire inveritieri, essa perci era parte integrante delluso abituale di me stesso; 3) la direzione istintiva e scorretta mi conduceva ad un abituale uso scorretto di me stesso, compreso il pi evidente uso sbagliato della testa e del collo, determinato dal risultato della decisione di usare la voce; tale direzione scorretta, in altre parole, era la mia risposta istintiva (reazione) allo stimolo di usare la voce. Quando considerai il significato di questultimo punto, notai che se riuscivo ad inibire questo modo di dirigere scorretto, collegato con labituale uso sbagliato della testa e del collo, nel momento in cui avevo lo stimolo ad usare la voce, avrei potuto fermare alla fonte le mie reazioni difettose legate allidea di recitare, che si manifestavano con larretrare la testa, abbassare la laringe e succhiare laria respirando. Una volta inibito questo modo scorretto di dirigere l'uso di me stesso, il passo successivo sarebbe consistito nello scoprire quale direzione fosse stata necessaria per assicurare un nuovo e migliore uso della testa e del collo e indirettamente, della laringe, dellapparato respiratorio e di altri meccanismi, giacch io ritenevo che tale direzione, quando fosse stata messa in pratica, avrebbe assicurato una soddisfacente reazione allo stimolo ad usare la voce. Nel lavoro che ne segu, vidi che, per raggiungere la direzione delluso di me stesso che assicurasse tale soddisfacente reazione, dovevo smettere di avere fiducia su quel modo di sentire istintivo connesso con la mia direzione istintiva, e al suo posto impiegare i miei processi razionali nel seguente ordine: 1) analizzare le attuali condizioni delluso di me stesso; 2) scegliere (escogitare) i mezzi tramite i quali poter conseguire un uso di me stesso pi soddisfacente; 3) inviare coscientemente le direzioni richieste per dare effetto a questi mezzi. In breve conclusi che: se fossi sempre riuscito a reagire in modo soddisfacente allo stimolo di usare la voce, avrei potuto cambiare la vecchia ed istintiva (irragionevole) direzione con la nuova e consapevole (ragionata) direzione. Lidea di controllare luso dei meccanismi dellessere umano, passando da una maniera istintiva ad una pi consapevole, era gi stata giustificata dai risultati mettendola in pratica, ma ci accadde molti anni prima che il suo vero significato fosse pienamente riconosciuto come fattore essenziale nello sviluppo umano. Cercai di mettere in pratica questa idea, ma allinizio fui bloccato da una serie di esperienze sorprendenti ed inaspettate. Come molte persone, fino a questo momento credevo che se stavo attento

come migliorare il mio modo di eseguire una certa azione, sarei stato guidato dalla ragione piuttosto che dal mio modo di sentire nel momento in cui ponevo il pensiero nellazione e che la mia mente fosse unagente di direzione superiore di pi grande effetto. Ma la fallacia di tale idea si manifest quando tentai di impiegare direzioni consapevoli con il proposito di correggere qualche uso di me stesso che era abituale e che per questo motivo lo sentivo come giusto. Nella pratica effettiva trovai che non cera una linea chiara che divideva la direzione ragionata della mia persona da quella istintiva ed ero del tutto incapace di evitare che le due forme si sovrapponessero. Riuscivo comunque ad impiegare il mio controllo razionale per inviare le direzioni che, dopo lanalisi delluso attuale, avevo deciso fossero quelle richieste per il nuovo e migliore uso di me stesso; tutto andava bene solo fino a che non provavo ad applicare queste direzioni con lo scopo di parlare. Ad esempio, appena arriva lo stimolo di usare la voce e in risposta a questo tentavo di fare la cosa nuova che la mia direzione consapevole avrebbe dovuto determinare (come porre la testa in avanti e in su) e allo steso tempo parlare, notai che invece retrocedevo immediatamente verso le vecchie e sbagliate abitudini duso (come arretrare la testa ecc.). A tale riguardo non cera alcun dubbio; infatti, lo potevo constatare guardandomi allo specchio. Era la prova lampante che nel momento critico, quando cercavo di conseguire il mio fine con mezzi che erano contrari a quelli associati con le mie vecchie abitudini duso, la direzione istintiva dominava quella ragionata. Essa dominava la mia volont di fare ci che avevo deciso fosse la cosa giusta da fare, sebbene stessi tentando (come noi intendiamo tentare secondo luso comune della parola) di compierla. Per molto tempo, non appena appariva l o stimolo di parlare, invariabilmente reagivo facendo qualcosa in accordo con le mie solite vecchie abitudini duso collegate con lazione di parlare. Dopo molte esperienze deludenti di questo genere, decisi di rinunciare ad ogni tentativo di fare qualcosa per conseguire il mio fine e, finalmente, vidi che se ero sempre capace di cambiare il mio abituale uso e dominare la mia direzione istintiva, doveva per me essere necessario ricevere lo stimolo di parlare e in risposta a tale stimolo, rifiutare di fare immediatamente qualsiasi cosa. Attraverso questa nuova esperienza, capii che la reazione immediata allo stimolo era il risultato della mia decisione di fare subito qualcosa, di conseguire direttamente il fine e, agendo velocemente su tale decisione, non riuscivo a darmi modo di inviare, tante volte quante fossero necessarie, le nuove direzioni che avevo stabilito razionalmente che fossero i mezzi migliori tramite i quali conseguire quel fine. Questo significava che la vecchia ed istintiva direzione, collegata con il modo di sentire ingannevole, era stata fino a quel momento il fattore di controllo del mio abituale uso sbagliato, il quale controllava ancora il mio modo di reagire, con linevitabile risultato che alla fine, impiegavo sempre il mio vecchio uso scorretto.

Decisi, quindi, di limitare il mio lavoro solo al darmi le direzioni per i nuovi mezzi tramite i quali15, invece di provare effettivamente ad attivarle o ad impiegarle con il fine di parlare. Mi diedi le nuove direzioni di fronte allo specchio per un lungo periodo, per giorni e settimane, qualche volta anche per dei mesi, senza tentare di attivarle, e lesperienza che ne ricavai si rivel di grande valore quando arriv lora di mettere in pratica il lavoro fatto fin qui. Questa esperienza mi insegn che: 1) prima di attivare anche solo la prima parte dei nuovi mezzi, che avevo deciso di impiegare per conseguire il mio fine (ad esempio, uso della voce e recitare) dovevo inviare molte e poi molte volte ancora le direzioni preparatorie per attivare questa prima parte; 2) dovevo continuare a dare le direzioni preparatorie per attivare la prima parte, mentre inviavo anche le direzioni preparatorie per attivare la seconda parte; 3) dovevo continuare a inviare le direzioni preparatorie per attivare la prima e la seconda parte mentre davo le direzioni preparatorie per attivare la terza parte; e cos via per la quarta e le altre parti richieste. Alla fine scoprii che dopo avere acquisito familiarit con i processi combinati di inviare le direzioni nella giusta sequenza, per i nuovi mezzi, impiegando i vari meccanismi corrispondenti, per stabilire il nuovo uso dovevo continuare ad esercitarmi in questo processo per un considerevole periodo, prima di tentare effettivamente ad impiegare i mezzi, con lo scopo di parlare.

Il procedimento appena descritto, un esempio di quello che il professor John Dewey ha definito pensare nellazione. Ogni persona che riesce a metterlo in atto con accuratezza, mentre cerca di conseguire un fine, si accorger che sta acquisendo una nuova esperienza di quello che lui chiama pensare. La mia quotidiana esperienza di insegnante mi dimostra che lavorando ad un dato fine tutti noi possiamo dare una direzione, ma continuare a dare questa direzione nel momento in cui si invia la seconda e continuare a dare queste due mentre si aggiunge la terza e continuare a mantenere le tre direzioni quando si procede a conseguire il fine, costituisce sempre il 'pons asinorum' di tutti gli allievi che finora ho conosciuto16. Arriv il punto in cui credetti di essermi esercitato sui mezzi abbastanza a lungo, cos iniziai ad impiegarli con lintenzione di parlare, ma con mio sgomento trovai che fallivo pi volte di quante riuscivo. Pi andai avanti con i tentativi, pi confusa divenne la situazione perch ero sempre sicuro di inibire la mia abituale risposta allo stimolo di parlare e sempre certo di inviare le nuove direzioni in
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La frase mezzi tramite i quali adottata in tutto questo libro per indicare i mezzi ragionati per c onseguire un fine. Tali mezzi includono linibizione dellabituale uso dei meccanismi dellorganismo e linvio consapevole delle nuove direzioni necessarie ad eseguire le differenti azioni che sono coinvolte in un nuovo e migliore uso di questi meccanismi. Per alleggerire il testo, lespressione mezzi tramite i quali (dallinglese means -whereby),quando usata in questo contesto verr sostituita con la parola mezzi[N.d.T.]. 16 La frase tutti insieme, uno dopo laltro esprime lidea dellattivit combin ata che qui desidero comunicare.

modo continuativo. Era almeno quello che avevo intenzione di fare e perci pensavo di avere fatto e, per questo motivo, da come vedevo allora la situazione, dovevo riuscire ad impiegare, con un certo grado di sicurezza, i nuovi mezzi per conseguire il mio fine. Invece, rimaneva il fatto che fallivo sempre pi spesso e niente allora era pi certo che dovevo riconsiderare le mie premesse. Tale riconsiderazione mi mostr pi chiaramente che le occasioni in cui fallivo si verificavano proprio quando non riuscivo ad impedire il predominio del mio abituale uso sbagliato nel momento in cui tentavo di impiegare i nuovi mezzi con lidea di conseguire il fine e parlare. Notai anche (e questo fu di estrema importanza) che nonostante tutto il mio lavoro preliminare, la direzione istintiva, associata con il mio solito uso, dominava ancora la direzione consapevole della ragione. Tuttavia, fiducioso comero che i nuovi mezzi scelti fossero giusti per il mio scopo, decisi di dover guardare altrove per cercare la causa dei miei risultati insoddisfacenti. Col tempo, iniziai a dubitare che forse i miei insuccessi dovevano essere ricercati in alcuni difetti dentro di me, difetti per i quali ero incapace di fare una cosa con soddisfacenti mezzi, quando qualcunaltro poteva riuscirci. Cercai dappertutto altre possibili cause del mio insuccesso e dopo un lungo periodo di indagini, conclusi che era necessario cercare alcune prove concrete che mi indicassero se nel momento critico, quanto tentavo di conseguire il fine e parlare, stessi realmente continuando ad inviare le direzioni nella giusta sequenza per limpiego del nuovo e migliore uso, come effettivamente pensavo di fare, o se stessi retrocedendo verso listintiva ed errata direzione del mio vecchio abituale uso, che avevo stabilito essere la causa dei miei problemi di gola. Con attenti esperimenti, scoprii che davo le direzioni per luso nuovo nella giusta sequenza sino al punto in cui tentavo di conseguire il fine e parlare, ma nel momento critico, quando la persistenza nel dare le nuove direzioni avrebbe dovuto portarmi al successo, retrocedevo verso la direzione sbagliata. Questa era la prova concreta che non stavo continuando ad inviare le direzioni per il nuovo uso adottato con il proposito di parlare come pensavo invece di fare, ma la reazione allo stimolo di parlare, era ancora istintiva per colpa del mio uso abituale. Chiaramente, sentire o pensare di avere inibito la vecchia ed istintiva reazione, non costituiva la prova che io avevo effettivamente fatto cos; dovevo allora trovare un altro modo di conoscere. Avevo gi notato, nelle occasioni in cui fallivo, che listintiva reazione erronea, associata con il mio vecchio uso abituale, dominava sempre la direzione ragionata per il nuovo uso e, gradualmente, vidi che poteva essere a malapena altrimenti. Fin dallinizio della crescita e dello sviluppo delluomo, la sola forma di direzione del suo uso, della quale egli abbia avuto esperienza, stata una direzione istintiva, la quale potrebbe, in questo senso, essere chiamata eredit propria della specie. Cera da stupirsi che anche nel mio caso fosse linfluenza della direzione istintiva ereditata, associata con il mio uso abituale, a rendere vani molti dei miei sforzi di impiegare una direzione consapevole e ragionata per un nuovo uso, specialmente quando luso della mia persona, che era associato con la direzione istintiva, era diventato cos familiare da essere parte integrante di me tanto da sentirlo come giusto e naturale ? Attraverso il tentativo di impiegare una direzione consapevole e ragionata per il nuovo uso,

dentro di me combattevo, non solo la tendenza propria della specie che invitava tutti noi a retrocedere verso la direzione istintiva durante tutti i momenti cruciali, in modo che il nostro abituale modo di usare noi stessi ci sembrasse giusto, ma combattevo anche linesperienza propria della specie, nellinviare una giusta sequenza di direzioni consapevoli. Come il lettore gi sa, avevo riconosciuto molto prima che non dovevo credere alle mie sensazioni per dirigere luso di me stesso, ma che non avevo interamente compreso tutte le cose che implicava questa scoperta, vale a dire che non avevo ancora compreso che lesperienza sensoriale associata con il nuovo uso, fosse cos insolita da poterla sentire cos innaturale e sbagliata, e che io, come ogni alt ra persona, con la mia radicata abitudine di giudicare se le esperienze duso fossero giuste oppure no dal modo in cui le sentivo, avrei quasi inevitabilmente impedito limpiego delluso nuovo. Ovviamente ogni uso nuovo doveva essere sentito diverso da quello vecchio e, se il vecchio era sentito come giusto, quello nuovo era destinato ad essere sentito come sbagliato. Ora dovevo affrontare il fatto che durante i mesi passati avevo tentato di impiegare un uso nuovo di me stesso, che era destinato ad essere sentito come sbagliato, e allo stesso tempo, poi, avevo fiducia nel mio modo di sentire quando mi diceva se lo stavo realmente impiegando, oppure no. Questo significava che tutti gli sforzi fatti finora, si erano risolti in un tentativo di impiegare una direzione razionale del mio uso, nel momento di parlare, mentre, con questo proposito, stavo di fatto portando in gioco il mio vecchio ed abituale uso di me stesso, ritornando cos verso listintiva direzione sbagliata. Cera ben poco da meravigliarsi se questo tentativo si era rivelato inutile! Di fronte a ci, adesso vedevo che se non riuscivo mai a produrre i cambiamenti che desideravo nel mio uso, dovevo sottoporre i procedimenti che regolavano luso di me stesso ad una nuova esperienza, cio allesperienza di essere dominati dal ragionamento invece che dal modo di sentire, e ci particolarmente nel momento critico quando il dare le direzioni si fondeva con il fare per conseguire il fine che avevo precedentemente deciso. Questo significava che dovevo essere preparato a proseguire con ogni procedimento che avevo ideato come il migliore per il mio proposito, anche se potevo sentirlo come sbagliato. In altre parole, la fiducia nei processi ragionati atti a condurmi felicemente al fine, doveva essere una fiducia autentica, non una mezza fiducia che ha anche bisogno dellassicurazione di essere sentita come giusta. Dovevo a tutti i costi elaborare un piano di lavoro con il quale ottenere una prova concreta per verificare che la reazione istintiva allo stimolo di conseguire il fine rimanesse inibita, mentre inviavo nella loro sequenza le direzioni per il nuovo uso di me stesso durante il momento critico per conseguire quel fine. Dopo avere effettuato numerosi tentativi per risolvere questo problema, ottenendo cos unesperienza che poi si rivel di grande valore ed interesse, alla fine adottai il seguente piano 17. Supponendo che il fine al quale avevo deciso di lavorare fosse pronunciare una frase, io iniziavo allo stesso modo di prima e
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Questo piano di lavoro, sebbene semplice nella teoria, si dimostrato, per molti allievi, difficile da applicare.

1) inibivo ogni immediata risposta allo stimolo di dire la frase; 2) inviavo le direzioni nella loro sequenza per il controllo primario, direzioni che avevo deciso razionalmente essere le migliori per il proposito di assicurare il nuovo e migliore uso di me stesso nel momento in cui parlavo, e 3) continuavo ad inviare queste direzioni fino a che credevo di essere sufficientemente au fait con esse per impiegarle allo scopo di conseguire il fine e pronunciare la frase. A questo punto, che era sempre risultato critico per me perch era allora che tendevo a ricadere verso il mio comportamento abituale sbagliato, dovrei cambiare il mio solito modo di procedere e 4) mentre io continuo ad inviare le direzioni per il nuovo uso, dovrei fermarmi e dovrei riconsiderare consapevolmente la mia prima decisione e chiedermi: Dopo tutto ci, potrei andare avanti e conseguire il fine precedentemente deciso e pronunciare la frase? Oppure no? Oppure proceder a conseguire un fine completamente diverso? - e solo allora prendere una nuova decisione: 5) non conseguire il fine iniziale, nel qual caso continuerei ad inviare le direzioni per mantenere luso nuovo non procedendo quindi a dire la frase; oppure cambiare il fine e fare qualcosa di diverso, ad esempio sollevare una mano invece di dire la frase, nel qual caso continuerei ad inviare le direzioni per mantenere luso nuovo per compiere questultima decisione e sollevare la mano; oppure andare avanti lo stesso e cercare di conseguire il fine iniziale, nel qual caso continuerei ad inviare le direzioni per mantenere luso nuovo per pronunciare la frase.

Seguendo questo piano di lavoro, ci si accorger che il cambiamento del procedimento avveniva al momento critico, quando per conseguire il fine, spesso regredivo verso la direzione istintiva e sbagliata e verso labituale uso sbagliato di me stesso. Conclusi che se in quel momento mi fermavo e poi, senza cessare di inviare le direzioni per luso nuovo, prendevo una nuova decisione su quale fine impiegare il mio uso nuovo, con questo procedimento avrei assoggettato i miei processi istintivi di direzione ad una nuova esperienza contraria a quella esperienza nella quale questi processi erano sinora stati esercitati. Fino a quel momento, limpulso a prendere una decisione di conseguire un certo fine faceva sempre parte dello stesso comportamento abituale, e come tale comportava linvio di direzioni istintive per luso che abitualmente impiegavo per conseguire quel fine. Con il nuovo procedimento, per tutto il tempo che le direzioni ragionate atte a determinare le condizioni delluso erano coscientemente mantenute, lo stimolo di conseguire un fine sarebbe risultato in una attivit diversa da quella vecchia ed abituale, la quale non avrebbe potuto essere controllata al di fuori

dellazione di conseguire un fine, mentre la nuova attivit avrebbe potuto essere contro llata per conseguire qualsiasi fine che fosse stato consapevolmente desiderato.

Vorrei sottolineare che questo procedimento contrario non solo a tutti i procedimenti nei quali la nostra individuale direzione istintiva stata finora esercitata, ma contrario anche a quello nel quale i processi istintivi delluomo sono stati tutti continuamente esercitati attraverso la sua esperienza evolutiva.

Quando cominciai a lavorare a questo piano, trovai che tale ragionamento era sorto da una esperienza. Perci, nella maggioranza dei casi, quando decidevo effettivamente di mantenere le nuove condizioni delluso di me stesso per conseguire un fine diverso da quello proposto inizialmente, o semplicemente rifiutando di conseguire il fine iniziale, ebbi finalmente la prova concreta di quello che stavo cercando, ovvero che la mia risposta istintiva allo stimolo di conseguire il fine non era soltanto inibita alla partenza, ma rimaneva ben inibita mentre inviavo le direzioni per il nuovo uso. Lesperienza che acquistai nel mantenere il nuovo tipo di uso, quando procedevo a conseguire un fine diverso da quello iniziale, o semplicemente quando rifiutavo di conseguire quel fine propostomi, mi aiut a mantenere il mio uso nuovo nelle occasioni in cui, al momento critico, decidevo, dopo tutto il lavoro preliminare, di procedere ad conseguire il fine originale e pronunciare la frase. Questa fu lulteriore prova che, poco per volta, stavo riuscendo a sconfiggere ogni influenza di quellabituale uso sbagliato nel parlare, legato allo stimolo della decisione iniziale di pronunciare la frase, e che la mia direzione consapevole e ragionata, alla fine, dominava quella istintiva e non ragionata, associata con linsoddisfacente uso di me stesso. Dopo aver lavorato a questo piano per un considerevole periodo, divenni libero dalla tendenza di ricadere nellabituale uso sbagliato di me stesso quando recitavo, ed il marcato effetto di tutto questo sul mio funzionamento mi convinse che finalmente mi trovavo sulla giusta via per liberarmi da questa tendenza. Cos facendo, mi liberai anche dai problemi di gola e di voce e dalle difficolt respiratorie e nasali che mi avevano assediato fin dalla nascita.

CAPITOLO II Uso e funzionamento in rapporto alla reazione

l lettore che riesamina le esperienze che ho tentato di esporre nel capitolo precedente noter che, ad un certo momento delle mie indagini, compresi che la mia reazione ad un particolare

stimolo era costantemente lopposto di quello che desideravo, e che durante la ricerca tesa a trovare la causa di questo mio comportamento, scoprii che le mie percezioni sensoriali (sensazioni), concernenti luso dei miei meccanismi, erano cos ingannevoli da condurmi a reagire con mezzi di me stesso che sentivo come giusti, ma che invece erano troppo spesso sbagliati per il mio scopo. Voglio porre lattenzione su questo punto perch, durante il lungo periodo passato ad insegnare ai miei allievi come migliorare e controllare la maniera delluso di loro stessi, ho trovato che linattendibilit delle percezioni sensoriali presente in tutti loro, pur in grado diverso, e che ci esercita una dannosa influenza nelluso di se stessi, nel proprio funzionamento e nel modo di reagire agli stimoli. Lintera mia esperienza mi convince, infatti, che il prevalere delle false percezioni sensoriali acquista un importante significato se messo in relazione con il problema del controllo delle reazioni umane. Un altro punto importante relativo al controllo delle reazioni umane che, attraverso la mia scoperta del controllo primario, riuscii poi a migliorare le percezioni sensoriali delluso dei meccanismi, inducendo cos ad un miglioramento di tutto il mio organismo. Allorquando riuscii a stabilire una nuova maniera duso di me stesso, attraverso limpiego consapevole del controllo primario, fui in grado, quando avevo lo stimolo di impiegare la voce per recitare, di inibire lerrata ed istintiva direzione che mi conduceva al vecchio e dannoso uso della testa, del collo, degli organi vocali fino alla raucedine, sostituendolo con una direzione consapevole che mi conduceva ad un nuovo uso della testa, del collo e degli organi vocali che non implicasse lo stato di raucedine. Questo significava che lo stimolo ad usare la voce non mi trascinava pi verso la vecchia attivit riflessa, la quale si manifestava con lo spingere la testa allindietro e verso il basso con il conseguente accorciarsi della statura, tutte cose che costituivano la mia abituale e dannosa reazione a quello stimolo, ma invece tale stimolo, adesso mi portava ad una nuova attivit riflessa la quale si manifestava col porre la testa in avanti e in su per allungare la statura. I risultati cos ottenuti costituirono la prova che questa era una soddisfacente reazione a tale stimolo. Il fatto di riuscire, impiegando il controllo primario, a determinare un tale miglioramento della reazione allo stimolo di usare la voce, in modo che lattivit vocale non sfociasse nella raucedine, era

la prova che avevo trovato molto presto, nelle mie esperienze, dei mezzi pratici tramite i quali la mia abituale attivit riflessa era condizionata come se fosse una naturale conseguenza del procedimento adottato, poich la nuova attivit riflessa, cambiata nel processo era collegata con nuove e migliori condizioni generali di uso e funzionamento18. Infatti, i risultati raggiunti, adottando il procedimento descritto nelle pagine 45-48 ORIG.,mettono in evidenza quanto la dannosa attivit riflessa, causata dalla cattiva direzione delluso, pu essere tenuta sotto controllo in modo consapevole nonostante lo sforzo che comporta leseguire questo procedimento19. Oltre a questo, la mia esperienza mi ha dimostrato che, nei casi in cui la conoscenza di come dirigere il controllo primario abbia portato un miglioramento della maniera duso dei meccanismi attraverso tutto lorganismo, i risultati che derivano da tale condizionamento possono essere tranquillamente lasciati prendere la loro forma. Come scrive il professor John Dewey: Dopo tutto, la scienza un modo di condurre indagini con perfetta abilit ... non qualcosa di definito e di assoluto in se stesso, ma il risultato di una certa tecnica20. Quindi, rilevando che stata dimostrata la possibilit di stabilire un controllo consapevole della mia reazione attraverso il cambiamento della direzione delluso di me stesso, il lettore capir perch, a mio avviso, nel cambiamento delluso, la sostituzione della direzione istintiva con la direzione consapevole di capitale importanza; egli comprender anche perch io credo che la conoscenza dei mezzi tramite i quali operare questo cambiamento sia di valore inestimabile in tutti i campi delleducazione. Le esperienze acquisite nel trattare con le mie difficolt, si sono dimostrate essere le pi preziose quando mi occupo delle difficolt e delle necessit dei miei allievi. Anzitutto, da queste esperienze ho imparato che non posso mettere in grado i miei allievi di controllare il funzionamento dei loro organi, dei loro sistemi o dei loro riflessi direttamente, ma che, insegnando loro ad impiegare consapevolmente il controllo primario inerente luso di se stessi, potrei porli al comando dei mezzi tramite i quali il loro generale funzionamento pu essere indirettamente controllato. Ladozione di questo principio, nellimpiego della mia tecnica, stato interamente comprovato dallesperienza e, fino ad ora, non ho ragione di discostarmene. Infatti, la mia continua esperienza mi convince che, a meno che la realizzazione di una direzione consapevole delluso di noi stessi, assieme ad un

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A tal proposito la seguente citazione presa dalla conferenza, tenuta al St. Andrews (James Mackenzie) Institute il 6 Marzo 1926 dal dottor A. Murdoch di Bexhill-on-the-sea, pu essere interessante: Alexander ha realizzato la teoria sulla quale ha fondato la sua pratica ottenuta dallosservazione dei movimenti del corpo inteso come unit; egli poi ha fatto uso, con raro acume, di quei riflessi involontari perduti o mai adoperati, associati al movimento e riconvertendoli in nuovi riflessi condizionati, ha posto le fondamenta per un diverso modo di concepire la malattia, la diagnosi e la cura. 19 In conformit a questo procedimento, il soggetto inizia ad inviare coscientemente le istruzioni concernenti i mezzi tramite i quali perseguire un certo fine e nel momento critico, in cui si deve decidere di raggiungere quel dato fine, prendere una nuova decisione sul modo in cui impiegare questi mezzi allo scopo di conseguire il fine iniziale oppure qualche altro fine. 20 John Dewey, Experience and nature, Open Court Publishing Co., 1926. [Traduzione italiana: Esperienza e natura, Ed. Mursia, Milano 1990. N.d.T.]

miglioramento del livello delle nostre percezioni sensoriali di tale uso, non sia tenuta in stretta considerazione da tutti coloro che si occupano, in differenti campi, con il problema del controllo delle reazioni umane, improbabile che si possa sviluppare un metodo per affrontare il problema del controllo del comportamento consapevole o, come viene qualche volta definito, condizionato. Certi fatti ben conosciuti sulla natura dellattivit umana possono essere assunti come premesse in ogni discussione inerente le reazioni umane. Lattivit umana , prima di tutto, un processo di incessanti reazioni a stimoli ricevuti dallinterno o dallesterno di noi stessi. Il primo respiro emesso da un bambino appena nato la reazione allo stimolo del centro respiratorio ed il bambino rimane un organismo vivente solo fino a che in grado di ricevere stimoli e di reagire ad essi. Nessun essere umano pu ricevere stimoli se non attraverso i meccanismi sensoriali e, supponendo che si possa impedire ai meccanismi sensoriali di ricevere uno stimolo, non sarebbe possibile nessuna reazione e perci nessuna ulteriore attivit. La vita stessa allora cesserebbe. Una volta riconosciuto che tutte le azioni sono una reazione ad uno stimolo ricevuto attraverso i meccanismi sensoriali, nessuna reazione pu essere descritta come interamente mentale o come interamente fisica. Al massimo si pu affermare che in alcune azioni predomina il lato mentale ed in altre predomina, invece, il lato fisico. Prendiamo ad esempio lazione di alzare un braccio, che da molte persone sarebbe descritta in modo spiccio come unazione fisica. Se consideriamo che cosa accade tra ricevere lo stimolo ad alzare il braccio e lesecuzione di tale movimento, vedremo che prende il via unattivit concertata, che interessa non solo il processo che molte persone sono abituate a considerare come fisico, ma anche il processo che essi considerano mentale. Il risultato dato dal ricevere lo stimolo di alzare il braccio , come tutti sappiamo, una concezione mentale di questa azione, che seguita da un altro cosiddetto processo mentale, cio quello che d o trattiene il consenso di reagire allo stimolo di alzare i braccio. Se viene negato questo consenso, la reazione che ne risulta, nel sollevare il braccio, inibita ed il braccio non viene alzato. Se il consenso, invece, viene dato, la direzione dei meccanismi richiesti per lazione di alzare il braccio diventa operativa ed i messaggi vengono inviati causando cos la contrazione di certi gruppi di muscoli ed il rilassamento di certi altri. In questo modo, il braccio viene alzato. Ma a questo proposito di massima importanza ricordare che nella maggior parte delle persone la direzione delluso di loro stesse abituale ed istintiva, cos, una volta che stato dato il consenso di reagire allo stimolo di eseguire una certa azione, essi la eseguiranno, come si dice, istintivamente, cio senza nessuna concezione ragionata di quale direzione duso dei meccanismi sia richiesta per una soddisfacente esecuzione del movimento. Sfortunatamente, con laumento del prevalere di percezioni sensoriali ingannevoli21, tale direzione istintiva delluso tende, col tempo, a diventare sempre di pi una direzione scorretta, con conseguenti
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Questo un fatto scoperto durante le mie indagini (vedi cap I pp.35-36 ORIG.) e pu essere dimostrato.

effetti dannosi sul funzionamento e di conseguenza sulle reazioni che ne risultano, come fu provato trattando il mio stesso caso. Queste reazioni insoddisfacenti si manifestano come stimoli di imperfezioni, di cosiddette manchevolezze mentali o morali, di disturbi e malattie; la loro presenza pu essere vista come una indicazione dellesistenza di un uso e di un funzionamento sbagliati22 di tutto lorganismo. Lesperienza acquisita con casi che manifestano sintomi di questo tipo, mi ha dimostrato che dove sia stata attuata una nuova e soddisfacente direzione delluso dei meccanismi, capace di condurre ad un miglioramento nelle funzioni relative a tale uso, questi sintomi, in seguito, tendono gradualmente a scomparire e ad essere sostituiti con sintomi di salute e di benessere o con reazioni soddisfacenti. Per questo motivo sostengo che la principale esigenza, nel trattare tutti i sintomi specifici, sia quella di prevenire la direzione scorretta che conduce ad un uso e ad un funzionamento sbagliato e di stabilire, al suo posto, una nuova e soddisfacente direzione quale mezzo per produrre un miglioramento delluso e del funzionamento di tutto lorganismo. Questo procedimento indiretto in accordo con il principio della indivisibilit dellorganismo umano e dove esiste una comprensione dei mezzi tramite i quali luso dei meccanismi pu essere diretto in modo pratico come attivit concertata, nel senso che ho tentato di definire, il principio dellunit funziona al meglio. Esiste, per, il rovescio della medaglia. Esso risiede nella natura dellunit, per cui ogni cambiamento di una sola parte, significa un cambiamento dellintero; le parti dellorganismo umano sono cos ben assemblate in ununica unit che ogni tentativo di produrre un cambiamento fondamentale sul lavoro di una singola parte, destinato ad alterare luso e ladattamento dellintero organismo. Ci significa che, dove luso concertato dei meccanismi dellorganismo risulta impreciso, ogni tentativo di estirpare un difetto, invece di cambiare e migliorare questuso concertato impreciso, sbilancer lequilibrio in qualche altro punto23. Raramente viene riconosciuto tale pericolo da coloro che devono diagnosticare e trattare casi di afflizioni o malattie, ma io sono preparato a dimostrare che nel processo che si svolge curando un sintomo sbagliato con trattamenti specifici, sebbene tale trattamento possa essere in apparenza riuscito, vengono causati, in altre parti dellorganismo, altri difetti meno facilmente riconoscibili, ma spesso pi dannosi. E la vecchia storia dei sette diavoli24.

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Desidero sia chiaro che, ogni qualvolta impiego la frase uso e funzionamento in relazione allorganismo umano, non indico con ci una semplice attivit meccanica, ma nella frase includo tutte le manifestazioni delle attivit umane coinvolte in quello che indichiamo come concezione o comprensione, negare o dare un consenso, pensare, ragionare, dirigere, ecc. e le manifestazioni di tali attivit non possono essere separate dalluso dei meccanismi e dal relativo funzionamento dellorganismo. 23 Vedi capitolo IV pp.77-78 ORIG. 24 A tal proposito molto interessante confrontare quello che E. Holderness, una autorit ben conosciuta del gioco del golf, scrisse sul quotidiano Evening Standard del 17 Marzo 1928: Ecco il racconto veritiero di un mio amico: egli era affetto da un modo ormai cronico di tagliare la palla quando la colpiva con la mazza. Cos, preso dalla disperazione, ricorse ad un professionista il quale gli offr una facile cura, facendogli mettere la mano sinistra in cima alla mazza e quella destra di sotto. Poi gli disse di colpire la palla con fiducia. E meraviglioso da raccontare, il taglio, quan do colpiva la palla spar e per un pomeriggio egli gioc divinamente. Ma dove cera stato un diavolo, al suo posto ne arrivarono sette di ben peggiori;

I risultati del mio lavoro di insegnante mi hanno dimostrato che nessuna diagnosi pu considerarsi completa se non basata sul principio dellunit del lavoro dei meccanismi dellorganismo, i quali implicano una stretta connessione tra il modo in cui questi vengono usati ed il livello del funzionamento di tutto lorganismo. Nelle pagine che seguono presenter alcune illustrazioni per dimostrare come persone, esperte in attivit tra loro notevolmente diverse, falliscano nel riconoscere questo principio nel loro modo di agire praticamente, con coloro che li consultano allo scopo di correggere alcuni difetti o incapacit; come ci conduca ad una diagnosi incompleta e come ci limiti seriamente il campo dazione del consulente, qualunque sia il suo progetto. Un equo giudizio su qualsiasi procedimento pu essere raggiunto attraverso un esame del principio sul quale tale procedimento fondato. Dove il principio difettoso, il procedimento deve a lungo termine fallire. E perci mio desiderio che i procedimenti pratici che ora descriver vengano giudicati secondo il principio che li caratterizza.

CAPITOLO III

Il giocatore di golf che non sa tenere gli occhi sulla palla

upponiamo che un giocatore di golf, che ha delle difficolt nel gioco, consulti un professionista allo scopo di migliorare il suo stile. Dopo averlo osservato giocare, il professionista, tra le altre

cose, gli dice che distoglie gli occhi dalla palla, facendogli poi vivamente rilevare che se desidera migliorare i suoi tiri, deve tenere gli occhi sulla palla. Il giocatore, allora, inizia a giocare con tutta lintenzione di seguire le istruzioni del suo insegnante, ma si accorge che nonostante tutti i suoi sforzi egli distoglie sempre lo sguardo dalla palla. In tale situazione ci sono diversi punti che potrebbero essere discussi, ma, in questo capitolo, desidero limitare le mie considerazioni al principio che soggiace non solo alla diagnosi e alle istruzioni dellinsegnante, ma anche al procedimento dellallievo quando decide di impiegare tali istruzioni. Alcune domande emergono subito da sole. Perch il giocatore di golf distoglie, per prima cosa, gli occhi dalla palla quando invece, secondo gli esperti, non dovrebbe farlo? Perch egli continua a distogliere gli occhi dalla palla dopo che ha deciso di tenerli sulla palla? Perch il suo voler fare viene meno nel momento critico? Qual lo stimolo che costituisce una tentazione apparentemente irresistibile di distogliere gli occhi dalla palla, nonostante il suo desiderio di seguire le istruzioni dellinsegnante e nonostante il suo voler fare? Per rispondere dovremo considerare tutte queste domande in rapporto luna con laltra, perch le risposte sono strettamente collegate come le domande stesse. Prendiamo la prima domanda. Quando il giocatore di golf inizia a tirare, inserisce nellazione lo stesso uso abituale dei meccanismi che lo accompagnano in tutte le sue attivit e, siccome per una parte riconosciuta essenziale nella tecnica del gioco del golf quale quella di tenere gli occhi sulla palla, i meccanismi interessati al controllo degli occhi vengono meno alla funzione desiderata, possiamo concludere che questuso abituale male indirizzato. Questa cosa viene praticamente ammessa dallistruttore quando

attribuisce lincapacit del suo allievo ad eseguire un buon tiro al fatto che lallievo medesimo non riesce a tenere gli occhi sulla palla25. Alla domanda perch egli continua a distogliere gli occhi dalla palla, nonostante lintenzione di seguire le istruzioni dellinsegnante e nonostante il suo voler fare, la risposta che, in tutte le cose che fa, egli rimane sempre un cronico end-gainer26 . La sua abitudine consiste nel lavorare direttamente per raggiungere i suoi scopi, per prova ed errore, senza prestare la dovuta attenzione ai mezzi tramite i quali i fini dovrebbero essere conseguiti. In questo esempio non c dubbio che il particolare fine che egli ha in vista consiste nelleseguire un buon ti ro e ci vuol dire che nel momento in cui inizia a giocare egli lavora direttamente a questo fine, senza considerare in che modo luso dei suoi meccanismi dovrebbe generalmente essere il migliore per eseguire un buon tiro. Il risultato che esegue il tiro secondo il suo solito uso, ed essendo tale uso indirizzato male, incluso pure luso sbagliato degli occhi, egli distoglie lo sguardo dalla palla finisce per eseguire un cattivo tiro. E chiaro che, finch egli sar dominato dallabitudine di 'end-gaining', reagir allo stimolo di eseguire un buon tiro con lo stesso uso di se stesso indirizzato male e continuer perci a distogliere gli occhi dalla palla. Questo processo si ripete ogni qualvolta egli prova ad eseguire un buon tiro, con il risultato che ci saranno pi fallimenti che successi ed in questo modo egli verr pi o meno emozionalmente disturbato27, come accade sempre quando le persone si accorgono di sbagliare pi spesso di quanto facciano giusto, senza sapere il perch. E quanto pi egli si ritrova incapace di seguire le istruzioni del suo insegnante, con quel certo grado di sicurezza che serve per ricevere piacere dal gioco, tanto peggiori diverranno le sue condizioni emozionali. Leffetto immediato che egli prova ad eseguire un buon tiro in modo sempre pi faticoso, cade nella vecchia maniera di usare i suoi meccanismi e di nuovo distoglie gli occhi dalla palla. A questo punto si dovrebbe supporre che i ripetuti insuccessi lo dovrebbero condurre a disporsi a lavorare su di un diverso principio, ma la mia esperienza di insegnamento dimostra che a questo riguardo il metodo di procedere del giocatore di golf non in nessun modo diverso da quello di altre persone le quali usano se stesse in modo scorretto e di coloro che tentano, senza riuscirci, di correggere un difetto. Anche se pu sembrare strano, ho sempre trovato che un allievo, che usa se stesso in modo sbagliato, perseverer nel farlo in tutte le sue attivit, anche se luso scorretto gli

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Naturalmente, ammetto che luso scorretto di altre parti del corpo potrebbe avere un pi diretto rapp orto con i problemi del giocatore di golf, ma per questa illustrazione ho scelto luso sbagliato degli occhi poich, gli esperti sono unanimemente daccordo (gli esperti sono sempre daccordo alla unanimit !) nel sostenere che lincapacit di tenere gli occhi sulla palla uno dei pi comuni e persistenti ostacoli che impediscono di eseguire un buon tiro. 26 Poich non possibile tradurre questo termine in italiano senza ricorrere ad una lunga perifrasi, per evitare di appesantire il testo mi limiter a spiegarne il significato, mantenendo inalterato il termine in inglese in tutto il testo. To end-gain: mirare al conseguimento diretto di un fine senza curarsi dei mezzi tramite i quali lo si consegue. Cf. F.M. Alexander, Il controllo cosciente e costruttivo di se stessi, p.28, nota. [N.d.T.]. 27 Uno sforzo vano, in qualsiasi tipo di attivit, tende a produrre un disturbo emozionale che non contribuisce ad un salutare divertimento. Solo per questa ragione il giocatore di golf, che si sforza vanamente di impiegare le istruzioni impartitegli dal suo insegnante, dovrebbe riconsiderare il suo modo di agire.

messo in evidenza ed anche se ha imparato per esperienza che il persistere nelluso sbagliato la causa del suo insuccesso. Questa anomalia apparente pu essere spiegata e nel spiegarla spero di far vedere non solo qual lorigine delle difficolt del giocatore di golf, ma anche le difficolt che cos tante persone incontrano quando con la migliore volont del mondo, si trovano incapaci di correggere qualcosa che sanno essere sbagliata. Luso abituale dei meccanismi che il giocatore di golf adotta in tutte le sue attivit, incluso il golf, sono sempre state accompagnate da certe esperienze sensoriali (sensazioni) che, collegate con questo uso abituale, durante tutta la vita, gli sono diventate familiari. Inoltre, dal loro essere molto familiari, queste sensazioni finiscono per essere sentite come giuste, cos che egli ne ricava una considerevole soddisfazione nel ripeterle. Quando, perci, tenta di eseguire un buon tiro, egli mette nellazione di brandire la mazza il suo abituale uso scorretto, incluso il distogliere lo sguardo dalla palla, perch le esperienze sensoriali unite con questuso sono familiari e perci sono sentite come giuste. Daltra parte, luso dei meccanismi che include il tenere gli occhi sulla palla durante lazione di eseguire un tiro sarebbe un uso completamente opposto a quello abituale associato con esperienze sensoriali che, essendo insolite, egli sentirebbe come sbagliate; si pu quindi affermare che egli non riceve alcuno stimolo in tale direzione. Ogni stimolo sensoriale che riceve rivolto nella direzione di ripetere le esperienze sensoriali a lui familiari le quali accompagnano luso scorretto e ci provoca, giorno dopo giorno, ogni cosiddetto stimolo mentale derivante dal suo voler fare. In altre parole, il richiamo degli stimoli abituali si dimostra troppo forte, tanto da costringerlo sempre verso luso consueto che egli sente come giusto. Non perci una sorpresa vedere che il desiderio del giocatore di golf di impiegare a tutti i costi il suo uso abituale per conseguire il suo fine, sulla base delle esperienze sensoriali consuete che lo accompagnano, un desiderio istintivo che il genere umano ha ereditato e che continua a svilupparsi attraverso le epoche. Il desiderio di sentirsi nel giusto nel conseguire il suo fine perci il suo desiderio principale; al confronto, il desiderio di eseguire un buon tiro nuovo e non sviluppato ed esercita solo una influenza marginale. Tutto ci dimostrato dal fatto che, bench egli parta con il desiderio di eseguire un buon tiro, il desiderio di ripetere esperienze sensoriali che sente come giuste, agisce da stimolo ad usare se stesso nel modo abituale collegato con questultime esperienze, sebbene sia proprio questo tipo di uso che gli impedisce di soddisfare il pi recente desiderio di eseguire un buon tiro. Il desiderio di seguire le istruzioni dellinsegnante di tenere gli occhi sulla palla, ancora un desiderio troppo nuovo e di conseguenza meno intenso rispetto agli altri due. Ma si pu dire di pi: esso ha anche meno occasioni di essere realizzato; innanzi tutto perch lo stimolo che da esso scaturisce non viene dallinterno, come gli altri, ma dallesterno, ovvero dallinsegnante e, in secondo luogo, perch listruzione formulata con lo scopo di correggere qualcosa di sbagliato inerente alluso

dellallievo, cio alluso degli occhi, dapprima destinata ad entrare in conflitto con il desi derio dellallievo di impiegare il suo uso scorretto ed abituale che, come abbiamo appena spiegato, costituisce linfluenza dominante in qualsiasi cosa egli tenti di fare. Il conflitto tra questi due desideri perci diseguale, cos quello di seguire le istruzioni dellinsegnante viene spazzato via28. E linflusso che domina il desiderio di voler conseguire il proprio fine con un uso dei propri meccanismi che egli sente corretti, ma che in realt sono inadatti allo scopo, che spiega non solo perch egli continua a distogliere lo sguardo dalla palla sbagliando il tiro, ma anche perch, nonostante le ripetute esperienze negative, egli non rinuncia a conseguire direttamente il fine e non si dispone a lavorare in un modo diverso. Ora che abbiamo visto lerrato principio che sottolinea gli sforzi del giocatore di golf di obbedire alle istruzioni dellinsegnante, esamineremo il principio sul quale queste istruzioni sono basate. Listruzione di tenere gli occhi sulla palla, impartita allallievo, dimostra che linsegnante riconosce che i meccanismi interessati con il controllo degli occhi dellallievo non funzionano come dovrebbero, ma quando, per affrontare questa difficolt, egli semplicemente dice allallievo di tenere gli occhi sulla palla, dimostra anche che non collega lerrato funzionamento degli occhi con la direzione scorretta delluso dei meccanismi attraverso tutto lorganismo. Questo significa che nella diagnosi e nel trattamento egli non considera lorganismo del suo allievo come ununit funzionan te, in cui il lavoro di ogni singola parte influenzato dal lavoro dellintero. A questo punto, quindi, la diagnosi pu essere considerata incompleta e la sua utilit, come consulenza per lallievo, limitata. Esempi evidenti di direzione scorretta delluso nelle attivit umane, si possono riscontrare un po dovunque ed il reale interesse per la difficolt incontrata dal giocatore di golf risiede nel fatto che questa difficolt non limitata al golf, ma un qualcosa sperimentato da tutti coloro che senza successo tentano di correggere difetti che impediscono lo svolgimento delle loro varie attivit o che impediscono lesecuzione di certe azioni in modo soddisfacente. La direzione scorretta si trova nella persona che, prendendo la penna per scrivere, subito irrigidisce eccessivamente le dita, esegue con le braccia movimenti che dovrebbero essere eseguiti solo dalle dita, fino ad arrivare a produrre contorsioni facciali; nel culturista, che collega allesecuzione di certi movimenti delle braccia o delle gambe o di entrambe, un dannoso ed inutile abbassamento della laringe e una contrazione scorretta dei muscoli del torace; in una persona che, leggendo, cantando o parlando, tende a succhiare con la bocca il respiro allinizio di ogni enunciato, bench in condizioni normali, nel camminare o nello stare in piedi, avrebbe respirato attraverso le narici; nellatleta, sia dilettante che professionista, che ogni qualvolta faccia un
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Si deve ricordare che quanto maggiore il desiderio di obbedire allinsegnante, tanto maggiore sar lincentivo ad aumentare lintensit degli sforzi, ed praticamente certo che nel tentativo di tradurre il desiderio nellazione, il giocatore di golf aumenter automaticamente la sua gi smoderata tensione muscolare che abitualmente impiega per tale azione, diminuendo cos la probabilit di eseguire un buon tiro. Cf. nota n. 6 a pag. 39

particolare sforzo, produce troppa tensione nei muscoli del collo tirando smoderatamente la testa allindietro. In tutti questi casi, che potrebbero essere stati descritti in modo impreciso, si sar riscontrato che luso dei meccanismi collegati con il movimento richiesto spesso grandemente distolto da ci che invece servirebbe allo scopo. Tutto questo dimostra che in ogni forma di attivit, luso dei meccanismi resi operativi sar soddisfacente o meno, se la direzione di quelluso sar corretta oppure no. Dove la direzione corretta, sar assicurato un soddisfacente uso dei meccanismi dellorganismo inteso come unit funzionante, coinvolgendo un uso soddisfacente delle singole parti, come le braccia, i polsi, le mani, le gambe, i piedi e gli occhi. Ne segue che, dove esiste una direzione scorretta, luso soddisfacente dei meccanismi non sotto il nostro controllo. Questa esattamente la posizione del giocatore di golf che non riesce a tenere gli occhi sulla palla quando lo desidera.

Andiamo a vedere, adesso, come la difficolt del giocatore di golf dovrebbe essere trattata da un insegnante che aderisce allidea dellunit dellorganismo, basando cos linsegnamento su ci che io definisco il principio dei mezzi, ovvero il principio di una considerazione razionale delle cause delle condizioni presenti, ed un procedimento indiretto, anzich diretto, da parte della persona che cerca di conseguire il fine desiderato29. Per prima cosa, linsegnante diagnosticherebbe lincapacit del giocatore di golf di eseguire un buon tiro, come qualcosa dovuto alla direzione sbagliata delluso abituale dei meccanismi e non principalmente come dovuto a qualche difetto specifico come lincapacit di tenere gli occhi sulla palla. Egli riconoscerebbe che tale incapacit era solamente un sintomo di questa direzione scorretta e, senza forzare limmaginazione, potrebbe asserire non essere quella la causa dellinsuccesso del giocatore di eseguire un buon tiro. Osserverebbe che, non appena il suo allievo iniziava ad eseguire il tiro, metteva in gioco lo stesso uso scorretto che impiegava abitualmente in tutte le sue attivit, provocando cos proprio quello che voleva evitare, ovverossia distogliere lo sguardo dalla palla. Egli noterebbe che la difficolt dellallievo era causata soprattutto dal suo fare sbagliato. Un insegnante che abbia eseguito una diagnosi basandosi su questi punti, capirebbe che la difficolt non potrebbe essere affrontata da nessuna istruzione puramente specifica, come dire allallievo di tenere gli occhi sulla palla, poich riconoscerebbe che la forza di volont, esercitata dallallievo il cui uso era male indirizzato, sarebbe anchessa applicata nella stessa direzione sbagliata 30. Cos, quanto
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Confronta con la nota n.4 a pag. 26 e 27 di F.M. Alexander, Il Controllo cosciente e costruttivo di se stessi. Non molto tempo fa, un professore invit un amico ad assistere ad una lezione che egli dava ad una sua studentessa, in quanto entrambi interessati al suo modo di progredire in virt dei risultati che aveva raggiunto. Non dovresti avere difficolt con questa allieva, disse, poich cos volonterosa e desiderosa di aiutarti. Si, risposi, una delle maledizioni del voler fare. Allora il suo collega scosse le mani con orrore ed esclam: Certamente, anche se sbagliato sempre meglio usare questo voler fare che non usarlo. Questo mi diede lopportunit di far rilevare che qualcosa di sbagliato significava che cera, da qualche parte, una direzione sbagliata, quindi quello su cui ella stava sostanzialmente insistendo era laggiunta dello stimolo di volere fare, il quale sarebbe tornato utile, sebbene implicasse un maggior invi o

pi si impegnava nel seguire listruzione e quanto pi voleva riuscire, tanto pi luso di se stesso sarebbe stato rivolto nella direzione sbagliata e con maggiore probabilit avrebbe distolto lo sguardo dalla palla. Da ci linsegnante dovrebbe concludere che necessario trovare il modo di insegnare al suo allievo a fermare lerrata direzione delluso di se stesso e, dal momento che osservava che tale direzione scorretta iniziava proprio quando lallievo tentava di conseguire il fine ed eseguire un buon tiro, ovviamente il primo passo sarebbe stato quello di fare in modo che egli smettesse di tentare di eseguire un buon tiro. Linsegnante dovrebbe spiegare che ogni reazione immediata allo stimolo di eseguire un buon tiro dovuta sempre al suo abituale uso scorretto, ma che se prevenisse questa reazione immediata, egli allo stesso tempo riuscirebbe a prevenire la direzione sbagliata dellus o collegato a tale reazione che costituiva lostacolo che gli impediva di conseguire il fine desiderato. Linsegnante gli farebbe notare che, di tutte le attivit che vanno di pari passo con leseguire un buon tiro, lazione di prevenzione costituisce la principale attivit, poich dallinibizione delluso abituale e male indirizzato, linsegnante potrebbe facilmente formare nellallievo quelle nuove direzioni delluso dei meccanismi che costituirebbero i nuovi mezzi tramite i quali renderlo gradualmente capace di tenere gli occhi sulla palla ed eseguire cos un buon tiro. Ora, se comprendiamo il principio dei mezzi, sul quale linsegnante, che aderisce allidea dellunit di funzionamento dellorganismo umano, basa il suo metodo di insegnamento, dobbiamo riconoscere che conseguire qualsiasi fine desiderato o eseguire qualsiasi azione, come un tiro a golf, coinvolge la direzione e lesecuzione di una serie collegata di atti preliminari tramite i meccanismi dellorganismo e che, perci, se luso dei meccanismi diretto in modo da conseguire bene il fine desiderato, le direzioni di questuso devono essere inviate nella serie congiunta corrispondente con quella degli atti preliminari. Se in un qualsiasi punto della serie, si spezza la catena delle direzioni e luso viene male indirizzato, tutte le azioni successive risulteranno scorrette ed il fine non sar conseguito nel modo desiderato (ad esempio, il giocatore di golf non eseguir un buon tiro). Oggi, in molte persone, la direzione delluso dei propri meccanismi non ragionata, ma istintiva e, nei casi in cui questa direzione istintiva conduce ad un uso scorretto, la serie concatenata delle azioni preliminari nel conseguire un qualsiasi fine, sar determinata da una serie di direzioni istintive che operano attraverso luso scorretto dei meccanismi, fino ad emergere in una serie di azioni scorrette31. Questi fatti devono essere presi in considerazione dallinsegnante che adopera il principio dei mezzi, quando forma nellallievo le nuove direzioni delluso. Egli, durante lesercizio della sua professione, dovr riconoscere che queste azioni preliminari, sebbene siano mezzi, sono anche fini, ma non fini isolati poich formano una serie coordinata di azioni da essere impiegate tutte insieme luna dopo
di energia nella direzione sbagliata . Non il grado di buona volont o il numero di tentativi, ma il modo in cui lenergia indirizzata che rende effettiva la volont o i tentativi. 31 Vedi: F.M. Alexander, Il controllo cosciente e costruttivo di se stessi pp. 157 ss.

laltra32. Egli, poi, far notare al suo allievo che per mantenere lunit coinvolta in questa serie concatenata di azioni, dovr continuare ad inviare le direzioni necessarie allesecuzione della prima azione della serie richiesta, mentre invia simultaneamente le direzioni necessarie allesecuzione della seconda, proseguendo cos per tutta la serie fino a che tutte le azioni preliminari saranno eseguite nella loro sequenza concatenata, assicurando cos il fine ultimo. Ci si potrebbe chiedere in che cosa consiste esattamente la tecnica per mettere in pratica il principio dei mezzi nel formare una buona direzione delluso. Non possibile esporre qui pi di un semplice profilo di questa tecnica, perch le esperienze sensoriali che pervengono allallievo durante il processo di acquisizione di una nuova direzione delluso di se stesso, non possono essere trasmesse con parole scritte o dette, non pi delle descrizioni dettagliate che un giocatore di golf professionista pu dare sulle sue stesse esperienze sensoriali quando, eseguendo un tiro, porr in grado il suo allievo di riprodurre questa esperienza. Vorrei quindi rimandare i miei lettori al Capitolo I, dove descrivo gli esperimenti che mi permisero di scoprire lesistenza di un controllo primario delluso di noi stessi che governa il funzionamento di tutti i meccanismi, rendendo relativamente semplice il controllo del complesso organismo umano. Questo controllo primario, definito dal professor Magnus di Utrecht controllo centrale, dipende da un certo uso della testa e del collo in relazione con luso di tutto il resto del corpo e, una volta che lallievo ha inibito la direzione istintiva e scorretta che lo porta al solito uso errato, linsegnante deve iniziare a formare a poco a poco il nuovo uso, trasmettendo allallievo la direzione principale che favorisca lazione di stabilire questo controllo primario. Allora lallievo invier tale direzione mentre linsegnante, con le proprie mani, procura lattivit corrispondente. Questo procedimento combinato assicura allallievo la nuova esperienza delluso desiderato. Sebbene strana allinizio, tale esperienza diventer consueta con la ripetizione. Linsegnante, poi, trasmette allallievo la direzione secondaria, il quale deve mantenere presente la direzione primaria mentre invia la secondaria e mentre linsegnante procura lattivit corrispondente. Ancora una volta il procedimento combinato assicura allallievo la nuova esperienza delluso desiderato che, sebbene inconsueta, diventer familiare attraverso la ripetizione. Attraverso questo modo di procedere, le due direzioni e le loro attivit corrispondenti diventano tra loro collegate, rimanendovi; se sono poi richieste ulteriori direzioni per produrre il cambiamento delluso desiderato, si applicher lo stesso procedimento combinato. Finch linsegnante e lallievo lavoreranno insieme su queste basi, senza mai discostarsi dal principio dei mezzi, col tempo nellallievo si stabiliranno le direzioni desiderate delluso dei suoi meccanismi e questo procedimento avr solo bisogno di essere ripetuto fino a che le esperienze

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Questo procedimento simile allo sparare di una mitragliatrice montata su di un aeroplano, dove il congegno regolato in maniera tale che ogni singolo proiettile della serie sparata, passa tra le pale dellelica che ruota a pi di 1500 giri al minuto.

collegate ad esso saranno diventate consuete in modo che il nuovo e soddisfacente uso sia costituito in tutte le attivit svolte. Una volta raggiunto questo livello, si noter che il miglioramento delluso dellallievo collegato ad un miglioramento della sua funzionalit e che i sintomi specifici indesiderati, come un insoddisfacente uso degli occhi, durante il procedimento sono scomparsi. Ci significa che il giocatore di golf sar capace di tenere gli occhi sulla palla ogni qualvolta lo desideri, poich saranno state stabilite nuove ed attendibili linee di comunicazione che assicurano che quello che egli vuole fare, alla fine, lo far; in breve, il suo voler fare avr effetto.

Le difficolt dell end-gainer, in relazione con il principio dei mezzi


Lobiezione che mi viene spesso mossa che questo procedimento si dimostrerebbe troppo lungo per una persona normale. Naturalmente ammetto che se potesse essere trovato qualche modo di indurre il giocatore di golf, che non sa tenere gli occhi sulla palla, ad inibire il desiderio di eseguire un buon tiro senza addentrarci nel processo di cambiare luso scorretto che egli fa di se stesso, egli riuscirebbe a mantenere lo sguardo sulla palla ed eseguire un buon tiro33. Ma in tutti gli anni che ho insegnato ad allievi con un uso di loro stessi scorretto, non ho mai finora trovato nessuno capace di inibire il desiderio di conseguire un fine in modo diretto, fino a che questo cattivo uso non fosse stato cambiato. Anche quando sono stati fatti capire i mezzi mediante i quali apportare il cambiamento da un cattivo ad un buon uso e buon funzionamento di tutto il loro organismo e, tramite questi mezzi, sconfiggere indirettamente i loro difetti specifici, il desiderio di conseguire il proprio fine in modo diretto rimane cos forte che raramente riescono a trarre profitto da questi mezzi, sia per la loro soddisfazione che per quella dei loro insegnanti. Questo mi conduce al punto che pi di tutti voglio porre in rilievo, ovvero che quando una persona ha raggiunto un dato livello di uso scorretto e di difettoso funzionamento, labitudine di end-gaining sar certamente il fattore che ostacola tutti i tentativi di approfittare di qualsiasi metodo di insegnamento. I metodi di normale insegnamento, in qualsiasi campo, non possono occuparsi di questo fattore ostacolante, infatti incoraggiano effettivamente lend-gaining34. Listruzione di tenere gli occhi sulla palla, data al giocatore di golf della nostra ill ustrazione, un esempio tipico di quelle istruzioni specifiche che generalmente gli insegnanti impartiscono col proposito di sradicare difetti specifici nei loro allievi e, come abbiamo visto in questo caso, per il giocatore di golf listruzione costituiva uno stimolo a tentare sempre con maggior forza di conseguire

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Questo si riferisce in uguale misura a tutte le difficolt che un giocatore di golf pu incontrare mentre gioca. Questa critica rivolta ai metodi adottati da insegnanti di tutti gli sport, di cultura fisica, di euritmia, di ballo, di canto, ecc.

il suo fine, dirigendo cos i suoi sforzi in modo sempre peggiore35. Labitudine di end-gaining cos radicata che creer serie difficolt anche dove il metodo di insegnamento basato sul principio dei mezzi. La difficolt pu essere superata solo se allievo e insegnante, ad ogni passo del loro procedimento combinato, anche il pi semplice, aderiscono strettamente al principio che ho proposto, ovverossia che, in una serie di azioni ideate come mezzi tramite i quali un dato fine pu essere conseguito in modo esauriente, lazione principale non deve essere considerata come un fine in se stessa, ma deve essere diretta ed impiegata e poi mantenuta come mezzo preliminare per utilizzare la seconda azione e cos via. La mia quotidiana esperienza di insegnante mi ha dimostrato che il pi grande ostacolo nel modo in cui lallievo coopera a questo piano, dato dallidea che se egli afferra intellettualmente il principio dei mezzi e lo condivide interamente nella teoria, avr solo poca difficolt nel metterlo in pratica36. E vero che un allievo pu iniziare con una concezione intellettuale di ci che gli viene richiesto per eseguire il procedimento dei mezzi, ma nella mia esperienza ho trovato che nel momento in cui ha lidea di eseguire ogni azione tramite questo procedimento, labitudine di end-gaining lo porta a tentare di fare quellazione nel modo abituale che sente come giusto, nonostante io gli abbia ripetutamente dimostrato che le percezioni sensoriali, da cui egli dipende per conoscere se i mezzi sono corretti oppure no, lo stanno ingannando. Ci che sente come un uso corretto di se stesso, quando si prodiga a conseguire il fine, invece un uso sbagliato. Nel caso di questo allievo, lavorare sul principio dei mezzi significa lavorare contro un abitudine della vita e, essendo gi difficile seguire un principio che va contro le abitudini della vita (come scopriranno tutti coloro che ci proverranno), la difficolt aumenta enormemente quando arriva lora di impegnarsi contro labitudine di end-gaining, poich questultima cos strettamente legata con abitudini scorrette di un uso di noi stessi che si sente come giusto, tanto che rinunciarvi significa rinunciare alle abitudini delluso consueto di noi stessi che perdura da tutta una vita ed al suo posto avvalersi di un nuovo uso che si sente come sbagliato. Quindi sostengo che, se si deve cambiare unabitudine cos radicata come quella di end -gaining e non solamente trasferirla, essenziale che sia offerta allallievo, dapprima nelle attivit pi semplici, lesperienza di 1) ricevere uno stimolo di conseguire un certo fine e di rifiutare di reagire ad esso, inibendo perci le abitudini insoddisfacenti duso collegate con la sua reazione abituale;

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Anche supponendo che sia possibile ripristinare immediatamente una buona direzione di uso e funzionamento in tutto lorganismo dellallievo, labitudine di end -gaining , persister in azioni nelle quali egli si esercitato nellutilizzare il vecchio ed abituale uso, come ad esempio fare un tiro a golf. Quindi, nel momento in cui si sforzer di colpire la palla tramite le nuove ed inconsuete direzioni delluso di se stesso, egli porter in gioco la vecchia e consueta direzione dellus o, distoglier lo sguardo dalla palla ed eseguir un cattivo tiro. 36 Questa una convinzione che sar probabilmente condivisa da molti lettori. E comprensibile, dal momento che difficile per tutti coloro che non hanno avuto leffettiva esperienza di lavorare al principio dei mezzi, capire che cosa significano in pratica questi processi di unit fisica e mentale.

2) inviare le direzioni per il nuovo e pi soddisfacente uso di se stesso nella giusta sequenza: primaria, secondaria, ecc. tutte insieme, una dopo laltra, come ho gi spiegato, mentre nello stesso tempo, linsegnante, tramite le mani, lo abitua alle nuove esperienze sensoriali37 collegate con questuso nuovo. Con questo procedimento si determiner nellallievo un graduale miglioramento della sua percezione sensoriale, tanto che potr diventare sempre pi consapevole degli errori che derivano dal solito modo di usare se stesso. Analogamente, nella misura in cui questa crescente consapevolezza del modo di usare se stesso migliora, la sua percezione sensoriale migliorer ulteriormente, stabilendo gradualmente allinterno di se stesso un modello tramite il quale diverr sempre pi consapevole, sia degli errori che dei miglioramenti, non solo nel modo di usare se steso, ma anche nel grado del suo funzionamento generale38. E finch egli reagir a tutti gli stimoli tramite luso di se stesso, ch iaro che, assieme al miglioramento del modo di usare i suoi meccanismi e allassetto delle diverse parti dellorganismo, avverr anche il miglioramento del modo di reagire agli stimoli durante qualsiasi attivit. Di conseguenza, questo progresso includer laffinamento del modo di reagire allo stimolo di conseguire un determinato fine, mostrando che possibile, aderendo al principio dei mezzi, strappare veramente le radici dellabitudine di end-gaining, che sono cos conficcate nella nostra costituzione. E ovvio che un procedimento che mira al controllo del modo di reagire agli stimoli deve essere rivolto al controllo delle abitudini in generale. Per questa ragione la tecnica che ho tracciato per formare una direzione cosciente delluso di noi stessi, dovrebbe costituire un richiamo per tutti coloro che sono interessati alleducazione nel suo significato pi esteso.

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Ancora una volta devo far notare al lettore che queste nuove esperienze sensoriali saranno dapprima sentite come sbagliate. 38 Ad esempio, migliorando luso di se stesso, egli diverr consapevole di un aumento dellespansione e della contrazione del torso, ovvero del grado di mobilit toracica. Lattendibilit del registro sensoriale essenziale per tutti coloro che volessero apportare dei cambiamenti permanenti da cattive a soddisfacenti condizioni di funzionalit.

Capitolo IV

Il Balbuziente

er la mia seconda illustrazione, prender in esame il caso di un uomo affetto da balbuzie che mi fu mandato perch ricevesse consiglio ed aiuto. Egli mi disse che aveva preso lezioni da

specialisti che trattavano difetti della voce, e che aveva fatto del suo meglio per mettere in pratica le loro istruzioni e seguire i loro esercizi. Egli aveva sempre avuto delle particolari difficolt con suoni che richiedevano l'uso della lingua e delle labbra, soprattutto con le consonanti T e D, ma sebbene fosse pi o meno riuscito a svolgere gli esercizi in se stessi, le balbuzie erano sempre pi marcate nella normale conversazione, specialmente quando era affrettato o eccitato. Come mia consuetudine con un nuovo allievo, osservai soprattutto il modo in cui entr nella mia stanza e si sedette. Era ovvio che l'uso di se stesso a livello generale era peggiore della media comune. Quando egli parl, riscontrai anche un uso scorretto della lingua e delle labbra e certi difetti nell'uso della testa e del collo che comportavano un eccessivo abbassare la laringe ed una eccessiva tensione dei muscoli del viso e del collo. Allora gli feci notare che le sue balbuzie non erano un sintomo isolato di un qualche uso scorretto confinato negli organi vocali, ma che esse erano collegate con altri sintomi di uso scorretto in altre parti dell'organismo. Poich egli dubit di ci, gli spiegai che ero stato capace di dimostrare a tutti i balbuzienti che erano ricorsi al mio aiuto, che 'balbettavano' con molte altre parte del corpo, oltre che con la lingua e con le labbra. "Di solito", dissi, "questi altri difetti rimangono inosservati o ignorati fino a che raggiungono il punto in cui il funzionamento scorretto si manifesta in forme definite disturbi 'fisici' o 'mentali. Nel suo caso, le balbuzie interferiscono con il suo lavoro ed ostacolano i rapporti con i suoi colleghi cos da non essere in grado di ignorarle, ma ci pu essere un bene sotto l'aspetto di un male se questo diviene il mezzo per rendersi conto, prima che sia troppo tardi, degli altri difetti pi seri che le ho fatto notare e che col tempo tenderanno a diventare sempre pi esagerati". Gli assicurai che i lunghi anni di esperienza pratica nel trattare con le difficolt e con le idiosincrasie delle persone che balbettano, mi avevano convinto che le balbuzie erano tra i sintomi specifici pi interessanti di una causa generale, ovvero la direzione scorretta dell'uso dei meccanismi psicofisici. Inoltre, gli dissi che non desideravo averlo come allievo, a meno che non fosse preparato a lavorare con me per correggere la direzione scorretta dell'uso di se stesso in generale, come primo passo per rimediare ai difetti del suo modo di parlare. Tuttavia potei promettergli che se egli avesse deciso di prendere lezioni e io fossi riuscito ad apportare un miglioramento nel modo di usare i suoi meccanismi, si sarebbe avuto anche

un miglioramento del funzionamento dellorganismo, e durante questo processo, la balbuzie sarebbe diminuita fino a scomparire. Egli comprese la faccenda e decise di iniziare a prendere lezioni. Per quanto concerne la mia esperienza, la balbuzie, come la tendenza del giocatore di golf di distogliere lo sguardo dalla palla, sono dovute allabituale direzione sbagliata delluso dei meccanismi psicofisici, per cui il rimedio in entrambi i casi presenta fondamentalmente lo stesso problema. Allo stesso modo del giocatore di golf, il balbuziente deve cambiare questa sua abituale e cattiva direzione in una pi soddisfacente, e luso nuovo e corretto, collegato con questo cambiamento nella direzione, deve essere costruito e sufficientemente stabilizzato prima che lallievo sia capace di impiegarlo in modo pratico come mezzo per superare i suoi particolari difetti di pronuncia. Nel caso di questo allievo, quindi, iniziai col fargli notare vari e insoliti sistemi di questo suo abituale uso scorretto, tra i quali uno dei pi marcati consisteva nelleccessiva quantit di tensione muscolare che egli produceva abitualmente in tutto il suo corpo ogni qual volta tentava di parlare. Questa estrema tensione muscolare impediva il funzionamento generale dei suoi meccanismi e rendeva impossibile un buon uso della lingua e delle labbra; pi egli tentava con speciali sforzi di volont di parlare senza balbettare, pi certo era di aumentare la gi eccessiva tensione muscolare, annullando cos il suo fine. La ragione di tutto ci, gli spiegai, risiedeva nel fatto che egli non iniziava a parlare fino a che non avesse prodotto la quantit di tensione, collegata con luso abituale di se stesso, che gli faceva sentire che poteva parlare. In altre parole, egli avrebbe deciso che il momento di parlare doveva avvenire solo quando le sue sensazioni gli comunicavano che stava usando i suoi meccanismi nel modo pi conveniente, e questo momento, in ultima analisi, avveniva quando le sue percezioni sensoriali (la sola guida per decidere lammontare di tensione muscolare necessaria) gli indicavano come giusto la quantit di tensione che abitualmente impiegava parlando e che perci gli era usuale. Sfortunatamente, il grado di tensione abituale che egli sentiva come giusto era lammontare di tensione superfluo, collegato con labituale uso sbagliato dei meccanismi, dei quali la balbuzie costituiva un sintomo. Lo esortai, perci, a riconoscere fin dallinizio che la sensazione, di cui si stava fidando quando gli comunicava che luso di se stesso era corretto per parlare, era inattendibile come indicatore di tensione muscolare, e che egli non doveva dipendere da questa guida quando tentava di parlare. In che modo, gli chiesi, poteva aspettarsi di giudicare dalle sensazioni il grado di tensione che avrebbe dovuto impiegare nel momento in cui parlava, quando era estraneo allesperienza sensoriale di parlare con la dovuta quantit di tensione? Ovviamente non poteva conoscere una sensazione che non aveva mai sperimentato, e come una esperienza sensoriale non pu essere comunicata a parole, nessuna quantit di frasi dette da me potevano comunicargli linsolita esperienza sensoriale di parlare con meno tensione e senza balbettare. Il solo modo di convincerlo che poteva parlare con minore tensione muscolare sarebbe stato quello di trasmettergli questa esperienza inusuale.

A tal fine adottai un procedimento basato sullo stesso principio impiegato con lo scopo di dare al giocatore di golf lesperienza di tenere gli occhi sulla palla. La mia intenzione co nsisteva nel trasmettere allallievo, per prima cosa, lesperienza di impiegare una direzione consapevole per un uso generale nuovo e migliore dei suoi meccanismi, per seconda, lesperienza di continuare a impiegare questa direzione cosciente usando nello stesso tempo i meccanismi interessati con lazione di parlare nel modo migliore possibile. Iniziai col trasmettergli: 1) le direzioni per linibizione delluso abituale e sbagliato dei meccanismi, collegato con leccessiva tensione muscolare; 2) le direzioni per limpiego del controllo primario, per guidarlo verso un uso nuovo e migliore che sarebbe stato associato con il corretto grado di tensione muscolare. Successivamente gli chiesi di inviare queste direzioni, mentre con le mie mani gli trasmettevo la nuova esperienza sensoriale delluso corrispondente a queste ultime, in modo che lattendibilit delle sue percezioni sensoriali potesse gradualmente essere ripristinata. Con questi mezzi, egli, col passare del tempo, pot acquisire un parametro che indicasse il corretto grado di tensione richiesto per parlare, distinto da quello della tensione eccessiva associata con le balbuzie. Continuai con questa procedura fino a che avevo ripetuto per lui le nuove esperienze sensoriali delluso cos tante volte da giustificare il tentativo di permettergli di provare ad impiegare i suoi mezzi per parlare e per pronunciare le parole e le consonanti particolarmente difficili. E impossibile, nello spazio a mia disposizione, descrivere tutti i dettagli e le variazioni dellarte di insegnare che furono impiegate per portare lallievo fino a questo punto, poich la tecnica dellinsegnante naturalmente si diversifica nei dettagli in base ai particolari bisogni ed alle particolari difficolt di ogni singolo allievo. Tuttavia, i lettori che hanno seguito la descrizione delle difficolt che incontrai quando per la prima volta provai ad impiegare i nuovi mezzi per recitare, saranno in grado di comprendere il tipo di difficolt che incontrammo quando dico che il mio allievo era un cronico end-gainer. Allinizio di questa nuova fase del nostro lavoro, gli ricordai in che modo i suoi progressi fossero stati fino ad ora impediti dallabitudine di end-gaining e di cercare di sentirsi giusto. Lo avvisai che, a meno che non fosse riuscito ad evitare tutto ci, avrebbe avuto ben poche occasioni di applicare i nuovi mezzi alle difficolt di pronuncia, poich se nel momento critico di iniziare a pronunciare una parola egli andava ancora direttamente al fine tentando di pronunciarla nel mo do che sentiva come giusto, sarebbe stato costretto a ritornare al suo vecchio uso abituale nel parlare e quindi a balbettare. Gli eventi dimostrarono quanto fu difficile per il mio allievo porre attenzione pratica a questo avvertimento. Ogni qualvolta gli proponevo di pronunciare un suono o una parola, lo esortavo ripetutamente ad inibire sempre labituale reazione alla mia richiesta, rifiutando di tentare di pronunciare il suono o la parola fino a che non si fosse preso tutto il tempo necessario per considerare

ed applicare le nuove direzioni per luso che aveva deciso fosse migliore per il suo proposito. Egli sarebbe stato daccordo su questo punto, ma nel momento in cui gli chiedevo di pronunciare alcuni suoni o alcune parole, non riusciva ad inibire la reazione allo stimolo della mia voce, dimenticando, poi, tutte le nuove direzioni che gli erano state chieste di impiegare. Egli tentava immediatamente di ripetere il suono, con il risultato di essere subito dominato dalle vecchie abitudini delluso asso ciate con una estrema tensione muscolare che sentiva come giusta, balbettando cos sempre peggio39. In breve, Il puro desiderio di sentirsi giusto nel conseguire il fine, sconfiggeva il fine stesso. In tutti i balbuzienti che ho conosciuto, questa abitudine di reagire troppo velocemente sempre collegata con inaffidabilit sensoriale, eccessiva tensione muscolare ed una direzione scorretta dellenergia. Ma nel caso di questo allievo, labitudine di conseguire direttamente il fine e di tentare di sentirsi giusto nel farlo, era stata chiaramente coltivata dai metodi impiegati dai precedenti insegnanti nel tentativo di curare le balbuzie40. Sembrerebbe che il principio di end-gaining sia alla base di ognuno degli esercizi che,

avvalendosi di metodi ortodossi o non ortodossi, trattano le balbuzie come un difetto specifico. Prender cos come esempio gli esercizi che furono assegnati al mio allievo per superare le particolari difficolt nel pronunciare le parole che iniziano con le lettere T o D. Il precedente insegnante aveva riconosciuto che luso della lingua e delle labbra non era favorevole per pronunciare queste consonanti e per superare questa difficolt, aveva istruito lallievo ad eseguire certi esercizi che comportavano luso delle parti specifiche per pronunciare le lettere T e D. In questo momento, tale procedura avrebbe potuto solo aggravare le difficolt, poich lidea di tentare di pronunciare le lettere T o D, agiva, nellallievo, come incentivo per impiegare labituale uso di se stesso collegato con luso errato della lingua e delle labbra. Finch labituale uso scorretto rimaneva inalterato, questa associazione persisteva ed egli aveva poche probabilit di sbarazzarsi di siffatto incentivo. In queste condizioni, chiedergli di esercitarsi nel pronunciare le lettere T e D come rimedio per le balbuzie, equivaleva a fornirgli un incentivo in pi per balbettare. Ebbi la conferma di tutto questo quando mi mostr in che modo aveva finora eseguito questi esercizi. Losservai da vicino nel momento in cui iniziava ad eseguirli, e vidi che esercitava immediatamente un grado eccessivo di tensione diffusa, continuava ad aumentarla nei muscoli delle labbra, delle guance e della lingua, tentando poi di pronunciare la T e la D prima che la lingua fosse stata nella posizione corretta per tale scopo. Questo tentativo era destinato a fallire allo stesso modo del tentativo di un automobilista che cambia marcia prima che la frizione abbia svolto il suo ruolo nel disporre gli ingranaggi nella posizione per essere innestata. Era evidente che in passato, in tutti gli esercizi che svolgeva, egli aveva sempre tentato di conseguire il fine senza essere al comando dei
39

Perch il lettore non debba pensare che questa difficolt fosse solamente propria di questo allievo, vorrei specificare che ho avuto simili esperienze con tutti i miei allievi. Come potrebbe essere altrimenti quando end-gaining unabitudine universale ? 40 Vedi Capitolo III, pagina 67 orig nota n.2

mezzi tramite i quali questo fine avrebbe potuto essere felicemente conseguito, ed il fatto che la maggior parte dei suoi tentativi non aveva avuto successo, lo avevano portato ad una mancanza di fiducia in se stesso che si sommava, in modo considerevole, alle difficolt di dominare labitudine di end-gaining . Per quanto ne sappia, tutti i metodi di cura della balbuzie, sebbene possano essere diversi nei dettagli, sono basati sullo stesso principio di end-gaining. Il consulente, dopo avere scelto qualche sintomo o sintomi come causa delle balbuzie, assegner al suo allievo degli esercizi specifici per aiutarlo. Sono perfettamente consapevole che stato provato che con tali sistemi si possono combattere le balbuzie, ma vorrei mettere in dubbio la presunzione comune che poich cos, si possa dire che una cura genuina abbia avuto effetto. Questo perch nei casi dove si afferma che la balbuzie sono state curate, solitamente rimane qualcosa di singolare o di esitante nel modo di parlare, e queste implicazioni non sembrano per nulla essere disturbate dal fatto che le condizioni dannose di eccessiva tensione muscolare, di direzione scorretta dellenergia e di inaffidabilit delle percezioni sensoriali presenti quando la cura era iniziata, sono ancora in evidenza adesso che stata fatta quella che si considera una cura riuscita. Nessun metodo di cura pu essere accettato come efficace o scientifico se, nel processo di rimuovere certi sintomi distinti, altri ne siano stati lasciati intatti e ne siano apparsi di nuovi ed indesiderati41. Se si applica questo test ad un balbuziente dopo che egli sia stato curato con tali metodi, ci si accorger che troppo spesso i difetti iniziali di tensione muscolare eccessiva, di scorretta direzione dellenergia e di inaffidabilit delle percezioni sensoriali, sono stati incrementati durante la cura42. Ammetto che questi difetti non siano determinanti nel causare il ritorno delle balbuzie, ma quasi sicuramente essi possono condurre ad ulteriori sviluppi di altri sintomi indesiderati, che rimangono costantemente nascosti. Ci avviene sempre quando i difetti e le malattie sono curati con metodi

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Come ha scritto il Dr. Dewey nellintroduzione a Il Controllo Cosciente e Costruttivo di Se Stessi: Lessenza del metodo scientifico non consiste nellaccettare le conseguenze in blocco; consiste soprattutto nei mezzi che permettono di seguire le conseguenze nei particolari. Consiste nel processo in cui le cause utilizzate per spiegare le conseguenze, o effetti, possono essere rintracciate per dimostrare che producono realmente queste conseguenze e non altre. 42 Come esempio, citer quello che disse un mio allievo intenzionale durante il colloquio preliminare. Egli mi raccont, tra le altre cose, che si era curato da solo dalle balbuzie. Gli chiesi in che modo. Lui rispose che era affetto da una brutta forma di balbuzie, ma un giorno era stato costretto a correre fino in cima ad una lunga rampa di scale per consegnare un importante messaggio. Dopo questa esperienza, egli con grande sorpresa not che era in grado di parlare senza balbettate, e fu in grado di continuare a farlo. Naturalmente, molte persone considererebbero ci come una cura, io per non potei, perch vidi che luso generale di se stesso era ancora molto scorretto e quando glielo dissi, e gli ammise che soffriva di altri problemi che, nella mia opinione, equivalevano a balbuzie in altre parti dellorganismo. Il fatto , che lesperienza che egli attribuiva alla scomparsa delle balbuzie, non aveva cambiato le cattive condizioni delluso in quelle soddisfacenti che non si trovano collegate con le balbuzie. Di conseguenza, una simile esperienza era da considerarsi solo responsabile di causare, in qualche circostanza, il ricorrere delle balbuzie, e poich i modi delluso scorretto erano ancor a presenti, egli era predisposto a sviluppare altri difetti.

specifici, e questo spiega perch , nonostante limmenso numero di cure documentate, i malanni nellorganismo umano sembrano aumentare e richiedere sempre pi cure. E importante ricordare che esiste un equilibrio attivo che opera nelluso di tutte le parti dellorganismo e che per questa ragione, luso di una parte specifica (o di parti specifiche) durante unattivit, pu influenzare luso di altre parti dellorganismo e viceversa. Attraverso una direzione istintiva, questo equilibrio attivo diventa abituale e si sente come giusto, ed il momento in cui linfluenza delluso di una qualsiasi parte dellorganismo cambia, linfluenza nelluso delle parti specifiche sar forte o debole secondo la natura dello stimolo prodotto dallattivit finale desiderata. Se si riconosce un difetto nelluso di una parte dellorganismo e si effettua un tentativo di correggere questo difetto cambiando il modo di usare la parte specifica senza apportare, nello stesso tempo, un corrispondente cambiamento nelluso delle altre parti, labituale equilibrio attivo nelluso dellintero organismo verr disturbato. Perci, a meno che la persona che tenta di cambiare luso di una parte specifica, comprenda cosa sia richiesto per stabilire, nello stesso tempo, un corrispondente cambiamento nelluso delle altre parti, per ottenere un buon equilibrio attivo, che sia comp lementare perci alluso specifico che sta tentando di stabilire, ci sono una o pi cose che sono destinate ad accadere: luna o laltra, 1) lo stimolo del desiderio di conseguire il fine con mezzi del vecchio uso, collegato con labituale equilibrio che si sente come giusto, sar cos forte che dominer lo stimolo di coltivare un uso nuovo e migliore di una certa parte associata con un equilibrio insolito che si sente come sbagliato; oppure, 2)se si produce un cambiamento nelluso di una parte dellorganismo nonostante fattori dominanti nelluso delle altre parti (come succede in ogni metodo specifico di trattamento impiegato per correggere un difetto in una parte specifica dellorganismo), lequilibrio che opera tra luso di quella parte specifica e luso di tutte le altre, risulter cos sfasato che luso delle altre parti verr a sua volta influenzato dannosamente, provocando il sorgere di nuovi difetti nelluso di questultime parti.

Dopo che il mio allievo mi aveva mostrato gli esercizi che gli erano stati insegnati, gli spiegai che nel praticarli, aveva finora assecondato le abitudini scorrette delluso di se stesso in generale, coltivando, in effetti, le abitudini scorrette delluso della lingua e delle labbra che lo facevano balbettare. Ancora una volta gli feci notare che, se voleva essere sempre sicuro di pronunciare senza balbettare la T e la D e le parole dove apparivano queste consonanti, doveva rifiutare di reagire ad ogni stimolo proveniente sia dallinterno che dallesterno di se stesso, di pronunciare la T e la D; in altre parole, ogni volta che appariva lidea di dire la T e la D, doveva inibire il desiderio di pronunciarle correttamente fino a che avesse imparato quale uso della lingua e delle labbra gli fosse stato richiesto per pronunciare codeste consonanti in modo corretto senza balbettare, e fino a che si fosse posto in condizione di mettere in

pratica le direzioni necessarie per il nuovo uso della lingua e delle labbra continuando, nello stesso tempo, ad inviare le direzioni per il controllo primario del nuovo e migliore uso generale di se stesso. Egli comprese queste ragioni, ma i suoi tentativi di cooperare con me, per qualche tempo, si dimostrarono vani. Per molte volte lo disposi fino al punto dove luso della lingua e delle la bbra (in collegamento con luso generale di se stesso) era tale che io sapevo che avrebbe potuto pronunciare la T e la D senza leccessiva tensione muscolare che lo faceva balbettare. Ma a questo punto, quando gli chiedevo di ripetere uno di questi suoni, egli avrebbe fatto luna o laltra cosa: 1) avrebbe dimenticato di inibire la vecchia reazione, ritornando cos verso le vecchie condizioni delluso di se stesso e aumentando la tensione fino al punto in cui sentiva che avrebbe potuto pronunciare la T o la D. In questo modo egli balbettava. oppure 2) nel caso in cui avesse ricordato di inibire la vecchia reazione di impiegare i nuovi mezzi per pronunciare la T e la D senza balbettare, non avrebbe fatto nessun tentativo per ripetere questi suoni. In entrambi i casi era spinto dallo stesso motivo. Egli collegava lazione di parlare, specialmente la pronuncia di quelle consonanti per lui difficili, con un dato grado di tensione muscolare e, come ho gi dimostrato, credeva fosse impossibile parlare fino a che non sentiva questo eccessivo ammontare di tensione. Questo spiega perch non provava a parlare fino a che non aveva provocato labituale ma eccessiva tensione che lo faceva balbettare. In questo modo egli semplicemente rafforzava le vecchie esperienze sensoriali della troppa tensione muscolare gi collegate con labituale uso di se stesso, e collegate inoltre con labitudine di sentirsi giusto nel conseguire il fine. Nel trattare codeste difficolt, feci in modo di trasmettere al mio allievo, giorno dopo giorno, lesperienza di ricevere lo stimolo di conseguire un certo fine e di ricordare di rifiutare di perseguirlo, fino a che questo rifiuto significasse che in un solo colpo egli inibiva tute le abitudini delluso sbagliate collegate con il solito modo di conseguire il quel fine43. Nella misura in cui egli riusciva ad inibire limmediata reazione agli stimoli, era in grado di vincere il desiderio di conseguire i suoi fini nel modo che sentiva come giusto e finch continuava questa inibizione, io ero in grado di ripetergli, fino a che diventavano consuete, le nuove esperienze sensoriali associate con un uso corretto dei suoi meccanismi in generale, incluso luso corretto della lingua e delle labbra. Continuando a cooperare con me in questo modo, egli acquis gradualmente una sufficiente esperienza nel dirigere luso di se stesso cos da poter pronunciare quelle consonanti particolarmente difficili per lui. Ma, cosa ancor pi importante, lallievo nel corso di questa procedura, aveva imparato che se inibiva limmediata ed istintiva reazione ad ogni stimolo di fare, poteva prevenire lerrata direzione del suo stesso uso e la tensione muscolare eccessiva ad esso collegata, che era stata la caratteristica pi spiccata di tutte le sue reazioni agli stimoli e che lo aveva intralciato non solo nel parlare, ma anche in
43

Cf. Capitolo I, pp. 40 ORIG. e ss. ; Capitolo III pp. 68 ORIG. e ss.

tutte le attivit, sia fisiche che mentali. Quindi, se sceglieva di applicare questo principio alle sue attivit in altri campi, avrebbe avuto a sua disposizione un mezzo per controllare la natura delle reazioni agli stimoli, ovvero di acquisire un controllo che viene definito comportamento consapevole44.

Alcune caratteristiche notate in questo allievo, sono praticamente evidenti in tutti gli allievi di cui mi sono occupato. Durante le prime lezioni ad un allievo nuovo, quando luso dei suoi meccanismi non ancora soddisfacente, ho riscontrato in maniera costante che egli non riesce ad inibire la direzione istintiva delluso di se stesso, con la conseguenza che le nuove direzioni per un uso corret to non diventano operative. Prima che io possa avere loccasione di aiutarlo, lallievo procede nel conseguire il fine in conformit con il suo abituale uso scorretto. In queste circostanze praticamente impossibile impedirgli di conseguire il fine in questo modo. Daltra parte, quando nelle successive lezioni, egli ha imparato ad inibire la direzione istintiva delluso e le direzioni per luso nuovo sono diventate operative, in modo che io sia in grado di fornirgli le corrispondenti esperienze sensoriali, ho trovato che sebbene egli adesso sia in possesso delle migliori condizioni possibili per conseguire il fine, non far nessun tentativo per conseguirlo. Egli non crede che il fine si possa conseguire tramite queste condizioni corrette; esse, come lui le intende, sono sentite cos sbagliate che istintivamente rifiuta di impiegarle. Quando sorge questa difficolt, per me necessario trasmettergli leffettiva esperienza di conseguire il fine con quello che percepisce come un uso scorretto dei suoi meccanismi. Nel momento in cui riesco, egli nota sempre quanto pi facile sia il nuovo modo rispetto a quello vecchio, e quanto minor sforzo richieda. La lezione da trarre da tutto questo che il nostro particolare modo di reagire agli stimoli in conformit con le nostre abitudini consuete delluso di noi stessi. Lincentivo di tentare di conseguire un qualsiasi fine legato in modo inestricato a questuso abituale. Questo spiega perch, se luso consueto di un allievo viene cambiato in uno che non sia a lui familiare e perci non associabile con
44

A questo proposito pu essere interessante questa nota. Un mio allievo mi ha appena detto che prima di iniziare a prendere lezioni soffriva solitamente di eccessi dira incontrollabili, ma da quando lavora con me non ha pi problemi di questo tipo, tanto che tutta la sua famiglia ha notato il cambiamento. Egli mi ha chiesto di spiegargli in che modo quelli che appaiono come sintomi nervosi o mentali, possono essere influenzati da questo tipo di lavoro. Come risposta gli ho chiesto in che modo gli altri si accorgevano quando andava in collera. Egli ha risposto che si sarebbero accorti dal tono della sua voce, dallespressione del viso, dallo sguardo degli occhi, o dai gesti e dai suoi modi di fare in generale eccitati. Gli ho chiesto allora in che modo possono essere possibili queste reazioni se non tramite luso di ci che considera la sua parte fisica. Ad esempio, la voce deve essere usata per giudicarne il tono, gli occhi devono essere usati perch brillino, cos come i muscoli del viso per cambiare espressione; affinch si manifesti lo stato di eccitabilit, tutti i meccanismi devono essere stimolati in una attivit eccessiva ed in una tensione muscolare eccessiva. Cambia i modi di usare te stesso e cambierai le condizioni di tutto lorganismo; la vecchia reazione collegata con i vecchi modi di usare se stessi e le vecchie condizioni non possono perci prendere piede, perch non esistono pi i mezzi per cui questo avvenga. In altre parole, la vecchia attivit riflessa cambiata e non ritorner pi. Se perdere il controllo si pu manifestare solo tramite i mezzi delluso di noi stessi, ne consegue che una direzione cos ciente di un uso corretto ci condurr per la prima volta verso un controllo cosciente delle reazioni cio dei comportamenti umani.

labituale modo di reagire agli stimoli, egli avr pochi o nessun incentivo di conseguire quel dato fine. Fino a che le condizioni delluso e le sensazioni ad esso collegate rimangono scorrette, lincentivo di conseguire un dato fine tramite i modi dellabituale uso sbagliato appare quasi irresistibile, ma quando queste condizioni sono cambiate in condizioni migliori per lo scopo di conseguire quel fine, sembra non esserci alcun incentivo per conseguirlo. Questa non una sorpresa, perch quando la percezione sensoriale delluso di una persona scorretta e lopinione di quello che pu o non pu fare basata su ci che percepisce, conseguire il fine tramite un uso inconsueto significa tuffarsi nel buio. Anche quando io abbia spiegato ad un allievo perch sia sorta questa difficolt ed egli ne comprenda intellettualmente le ragioni, avr bisogno, pi spesso che mai, di un considerevole incoraggiamento e di assistenza pratica per essere messo in grado di fare lesperienza di conseguire un dato fine con mezzi di uso nuovo e insolito. Tuttavia, dopo che linsegnante ha svolto per lallievo tutto questo lavoro, lallievo diventa consapevole di una nuova esperienza che desiderer ripetere. La ripetizione di questa esperienza, col tempo, lo convince che le sue precedenti opinioni ed i suoi precedenti giudizi erano, a questo proposito, sbagliati. Come risultato egli sviluppa un incentivo di impiegare luso nuovo che alla fine diventer pi forte dellincentivo di impiegare quello vecchio, poich lo sviluppo delluso nuovo la conseguenza di un procedimento ragionato che egli in grado di dirigere coscientemente e di controllare con una sicurezza che non aveva mai sperimentato prima. Una delle pi straordinarie caratteristiche delluomo risiede nella sua capacit di abituarsi a quasi tutte le condizioni, buone o cattive, sia in se stesso, sia nellambiente che lo circonda; una volta abituato a queste condizioni, esse gli sembrano giuste e naturali. Questa capacit un vantaggio quando lo rende in grado di adattarsi a condizioni desiderabili, ma essa pu dimostrarsi un grande pericolo quando le condizioni non sono buone. Quando le percezioni sensoriali sono inattendibili, possibile che luomo acquisti una cos grande familiarit con queste condizioni dannose di cattivo uso, tanto da sentirle corrette e confortevoli. La mia esperienza di insegnante mi ha dimostrato che in un allievo, peggiori sono queste condizioni, pi a lungo siano rimaste presenti e pi a lungo vengano percepite in modo familiare e corretto, pi difficile sar insegnargli come sbarazzarsene, non importa quanto egli lo desideri. In altre parole, labilit di imparare un nuovo e pi corretto uso di se stessi , come regola, inversamente proporzionale al grado di cattivo uso presente nellorganismo e dalla durata di queste condizioni dannose. Questo punto deve essere compreso e considerato in modo pratico da tutti coloro che elaborano una procedura per migliorare luso ed il funzionamento dei meccanismi di tutto lorganismo, come mezzo per sradicare difetti, peculiarit e cattive abitudini.

Verso la fine delle lezioni il mio allievo mi chiese perch fosse molto pi difficile superare labitudine di balbettare che labitudine di fumare troppo. Egli poi aggiunse che una volta era un fumatore incallito, ma quando si accorse che questa abitudine lo stava sopraffacendo troppo, decise che doveva smettere. Allinizio prov a ridurre il numero di sigarette che fumava in un giorno, ma poich non riusciva a rimanere entro il limite che si era prescritto, decise che il solo modo di riuscire a rompere questa abitudine era smettere di fumare completamente. Mise in pratica questa decisione e divent un non fumatore. Adesso per voleva sapere perch i suoi sforzi per superare le balbuzie non avevano avuto uguale successo. Io gli feci notare che le sue abitudini presentavano problemi tra loro molto diversi. Una persona pu astenersi dal fumare senza con questo interrompere le attivit necessarie della vita quotidiana, e poich, come sanno tutti i fumatori incalliti, la tentazione di fumare diventa col tempo smoderata perch ogni pipa, sigaro o sigaretta fumata agisce come stimolo per fumarne unaltra, ogni volta che si astiene dal fumare, si rompe un anello della catena. Il balbuziente, al contrario, non pu astenersi dal parlare poich i rapporti con i propri simili dipendono da questa attivit. Quindi, tutte le volte che parla, spinto verso la tentazione di perseverare nelle consuete abitudini scorrete delluso degli organi vocali, della lingua e delle labbra, e cos balbettare. Lo stimolo di parlare tra quelli che non si possono evitare nel modo in cui un fumatore pu evitare lo stimolo di fumare, se veramente ha la volont di farlo; evitare labitudine di balbettare, invece, richiede una forma di controllo molto pi profonda. Un buon controllo dellazione di parlare richiede un buon livello delluso dei meccanismi in generale, poich luso corretto della lingua e delle labbra e il corretto livello di controllo degli organi vocali e respiratori, dipende da questo soddisfacente uso generale. Stando cos le cose, luso scorretto dei meccanismi, che come abbiamo visto presente in tutti i balbuzienti, costituisce un ostacolo molto grande nel dominare la loro abitudine. Per il fumatore la situazione molto diversa, poich lazione di fumare non richiede un alto livello delluso dei suoi meccanismi, e sebbene siano spesso presenti in lui cattive condizioni di uso, linfluenza che esercitano nellimpedirgli di ovviare alla sua particolare abitudine, al confronto piccola. Un altro elemento rientra in questo caso. Labitudine che il fumatore tenta di superare tra quelle che ha sviluppato solo per soddisfare un desiderio. Il balbuziente, al contrario, ha a che fare con unabitudine non sviluppata per soddisfare un desiderio, ma che invece cresciuta gradualmente fino a diventare parte delluso dei meccanismi che impiega abitualmente per le attivit quotidiane. Questo spiega perch labitudine di fumare relativamente superficiale e pi facile da dominare e quindi spiega perch il mio allievo riuscito, da solo, a risolvere il problema di fumare troppo, ma non stato in grado di occuparsi dellabitudine di balbettare senza laiuto di un insegnante che capisse come fornigli i mezzi tramite i quali potesse, da solo, disporre di questo buon uso a livello generale dei suoi

meccanismi, che include luso coretto della lingua, delle labbra e degli organi vocali per lazione di parlare. Vorrei sottolineare che il processo di sradicare difetti come le balbuzie con questi mezzi, richiede una grande disponibilit di tempo, pazienza ed abilit, sia da parte dellinsegnante che da parte dellallievo. Da quanto abbiamo visto necessario: 1) linibizione della direzione istintiva dellenergia associata con le esperienze sensoriali consuete dellabituale uso scorretto, e 2) lo stabilire, al suo posto, una direzione consapevole dellenergia, attraverso la ripetizione di esperienze sensoriali inconsuete, associate con un uso nuovo e soddisfacente. Questo procedimento di dirigere lenergia da modelli consueti verso modelli non familiari, comporta necessariamente una abilit sempre crescente sia dellallievo che dellinsegnante, per passare dal conosciuto verso lo sconosciuto45; si tratta quindi di un procedimento coerente al principio descritto che coinvolge tutta la crescita e lo sviluppo delluomo.

Appena finito di scrivere questo capitolo, ho ricevuto una lettera da questo allievo e con il suo permesso ne cito alcune parti, perch sono interessanti in relazione allo sviluppo della consapevolezza sensoriale per un miglioramento delluso di noi stessi. Spero non abbia interpretato il mio prolungato silenzio come una perdita di interesse in lei o nel suo lavoro. E esattamente lopposto. Mi interessano poche altre cose ... Ho fiducia circa la possibilit di fare considerevoli progressi se questanno potr tornare. Sono abbastanza ottimista per credere che sono quasi pronto per alcune nuove e concrete esperienze ... Sono arrivato ad un punto che quando sento che la schiena funziona, sento pure che la mandibola si rilassa. Io credo veramente che finora ho usato i muscoli della mandibola per tenermi eretto! Sto veramente iniziando a comprendere quanto poco abbia usato la lingua e le labbra per parlare, anzi, ho usate in modo molto limitato. E proprio questo grande miglioramento della mia percezione sensoriale che mi fa sperare per il mio futuro.

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Lormai defunto signor Joseph Rowntree, dopo una lezione descrisse il mio lavoro come ragionare dal conosciuto allo sconosciuto: il conosciuto lentit sbagliata e lo sconosciuto lentit giusta .

CAPITOLO V

Diagnosi e formazione medica

a molti anni i medici mi mandano i loro pazienti sapendo che ho esperienza nell'esaminare le condizioni dell'uso di se stessi e di valutarne l'influenza sul funzionamento dell'intero

organismo. Vorrei dire subito che non ricevo questi casi come pazienti, ma come allievi, in quanto io non sono interessato alle malattie o ai difetti se non per il loro collegamento alle condizioni dannose di uso e di funzionamento. In alcuni di questi casi sono stati in precedenza diagnosticati e curati disturbi molto diversi come angina pectoris, epilessia, locomotor ataxia, artrite reumatoide, sciatica, paralisi infantile, asma, neurite, disturbi nervosi e mentali, costipazioni, disturbi di voce e di gola, piedi piatti e balbuzie. Esaminando ognuno di questi casi, ho riscontrato sempre un funzionamento insoddisfacente collegato ad un uso dannoso dei rispettivi meccanismi psicofisici. Altre volte, i medici sono stati incapaci di trovare una qualche causa o una spiegazione dei sintomi in pazienti che, in alcuni esempi, dimostravano sintomi di cosiddetti disturbi mentali, come sbadataggine, depressione, apatia, cattiva memoria, incapacit di porre attenzione a quello che si sta facendo, eccitabilit eccessiva ed un basso livello di capacit in generale; in altri casi, sintomi delle caratteristiche pi riconoscibili come 'fisiche' quali insonnia, indigestione, malnutrizione, scarsa circolazione e geloni. Esaminando ancora questi casi ho riscontrato, allo stesso modo che nei precedenti, cattive condizioni dell'uso di se stessi, che non erano dapprima state riconosciute e che tendevano ad abbassare il livello generale del funzionamento del paziente46. Per di pi, in tutti i casi dove ho riscontrato condizioni di uso dannose e congiuntamente di cattivo funzionamento, ho anche riscontrato che non si pu contare sulle percezioni sensoriali (ovvero sulla conoscenza che ci perviene attraverso i meccanismi sensoriali sul modo di usare noi stessi), con il risultato che la direzione sensoriale dell'uso in tutte le attivit che svolgiamo scorretta e si manifesta con cattive abitudini insite nelle azioni quotidiane di camminare, sedersi, stare in piedi, mangiare, parlare, giocare, pensare, argomentare ,eccetera. In tutti questi casi, la mia esperienza mi ha dimostrato la stretta relazione che esiste tra il modo di usare i meccanismi e il livello di funzionamento dell'organismo. Dove ho riscontrato un uso dei
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Ogni uomo di medicina possiede documentazioni di casi in cui non stato in grado di trovare nessun disturbo specifico che richiedesse un trattamento.

meccanismi inadatto, i disturbi di funzionamento ad esso collegati includevano interferenze con il sistema respiratorio e circolatorio, il cadere delle viscere addominali, l'indolenza di vari organi, assieme ad una pressione eccessiva ed alterata, contrazioni e rigidit in tutto l'organismo. Tutte cose che tendono sempre ad abbassare il livello di resistenza alla malattia. D'altra parte, nei casi dove sono state in precedenza diagnosticate malattie in qualche organo o in qualche sistema, ho notato che l'errato funzionamento che queste implicano sempre collegato con un modo scorretto di usare tutto l'organismo. Tutto ci dimostra che una maniera insoddisfacente di usare noi stessi, interferendo con il funzionamento dell'organismo in generale, costituisce una causa che predispone al disturbo e alla malattia, e tutti coloro che emettono una diagnosi e che prescrivono una cura, senza riconoscere quanti dei disturbi presenti sorgano da questa interferenza e quanti invece derivino da altri motivi, lasciano intatta una causa che predispone al disturbo e alla malattia. Per questa ragione asserisco che

1) nessuna

diagnosi pu ritenersi completa, a meno che il consulente medico non tenga in

considerazione l'influenza esercitata sul paziente, non solo della causa immediata del disturbo (ad esempio un germe invasore), ma anche dell'interferenza con il funzionamento di se stesso, che essendo sempre collegato con l'abituale uso scorretto dei suoi meccanismi, aiuta ad abbassare la resistenza del paziente fino al punto in cui il germe invasore trova la sua opportunit.

2) dal

momento che il curriculum medico non include la formazione della conoscenza di come

dirigere l'uso dei meccanismi umani, l'uomo di medicina non include nella diagnosi la comprensione dell' 'uso' nel senso che io ho definito, non riconoscendo cos la relazione che esiste tra la direzione errata dell'uso e quel grado di funzionamento insoddisfacente che si riscontra sempre collegato con la malattia. Qualunque deduzione egli possa trarre, quindi, sar basata su premesse incomplete e il valore del suo lavoro sar limitato sia nella prevenzione che nella cura.

3) L'educazione

verso una buona direzione dell'uso dei suoi stessi meccanismi essenziale al

personale bagaglio di conoscenze dell'uomo di medicina, perch nel corso di tale educazione egli acquisirebbe una conoscenza che lo porrebbe un grado di giudicare in che modo il paziente usa se stesso, di scoprire la direzione sbagliata di quest'uso, e dove ci esista, stabilire la relazione ad ogni sintomo di cattivo funzionamento ivi presente. A sostegno di questa affermazione, porter come esempio la pratica ortodossa di compiere esami per emettere diagnosi. Scelgo gli 'esami' perch il risultato di ognuna di queste prove, che tendono a verificare le condizioni del paziente, sono destinate ad essere pi o meno influenzate dai modi in cui il paziente usa abitualmente i suoi meccanismi; se questo tipo di influenza non viene considerata, tutte le diagnosi basate sulla prassi dell'esame devono, a questo punto, ritenersi incomplete.

Per provare tutto ci, dobbiamo solamente eseguire degli esami sul funzionamento di una persona nella quale sia presente una certa condizione di uso insoddisfacente e ripetere lo stesso esame, sulla stessa persona, dopo che sono state migliorate le condizioni dell'uso di se stessa. Il risultato sar che il secondo esame differisce dal primo; infatti nella maggioranza dei casi troveremo una differenza piuttosto marcata tra i due esami. A questo punto mi serve un esempio. Fui chiamato da uno specialista per dare il mio parere su di un paziente. Quando entrai nel suo studio, egli stava esaminando con lo stetoscopio il torace ed i polmoni del paziente. Io riconobbi subito che ero di fronte ad uno dei peggiori casi di uso scorretto che avessi mai visto, che si manifestava con la contrazione e l'immobilit del torace, labbassamento della laringe, la tendenza a trattenere il respiro durante le normali azioni abituali ed un dannoso ingobbimento. Questi modi di usare se stesso gli impedivano di respirare bene, impedivano inoltre una buona circolazione e il normale lavoro del cuore, fino ad influenzare negativamente il polso e la pressione del sangue. Quando lo specialista ebbe finito, mi chiese di auscultare il paziente in modo che potessi farmi un'idea, dal punto di vista medico, delle difficolt respiratorie che presentava. Lo feci, e dopo aver rilevato i risultati, feci notare allo specialista che avevo osservato i sintomi di un uso scorretto e gli suggerii che se mi avesse lasciato apportare anche solo un lieve cambiamento a queste condizioni, e poi egli avesse ripetuto lo stesso esame mentre io mantenevo le nuove condizioni, lo stetoscopio avrebbe registrato un risultato completamente diverso. Egli acconsent, allora apportai nel paziente alcuni cambiamenti47, mantenendoli mentre veniva eseguito il secondo esame, cos lo specialista, usando lo stetoscopio, not che ci che avevo predetto si era verificato. Mi mand perci il suo paziente che alla fine ottenne dei buoni risultati. Adesso proceder nel dimostrare che l'uomo di medicina ha dei limiti, soprattutto nel lavoro di prevenzione piuttosto che nel lavoro di 'cura', poich non riconosce l'influenza di un buon uso nel mantenere un buon livello di funzionamento in generale. Cos, nel momento in cui emette la diagnosi, egli non possiede la conoscenza che gli permetterebbe di distinguere tra le buone e le cattive condizioni dell'uso nei casi che esamina. Prendiamo l'esempio di un bambino che viene portato dal medico a scopo puramente preventivo. Il bambino non dimostra alcun sintomo di malattie, ma i suoi genitori vogliono essere certi che non ci siano tendenze dannose latenti, che se lasciate sviluppare in modo incontrollato, possano condurlo verso malattie o difetti di qualche genere. Il medico esamina il bambino e non riscontrando sintomi o tendenze che a suo giudizio richiedano attenzioni o cure, gli rilascia un semplice certificato di buona salute. Per stimare il valore di questa opinione, dobbiamo ancora una volta tenere conto che il curriculum medico non include alcun insegnamento che renda in grado il professionista di impiegare una
47

Sono pronto a dimostrare che, dato un discreto soggetto, pu essere apportato, in un breve spazio di tempo, un temporaneo cambiamento verso condizioni di uso pi soddisfacenti, sebbene, il paziente sia destinato a ricadere quasi immediatamente nel suo consueto uso sbagliato.

direzione soddisfacente dell'uso di se stesso durante le azioni quotidiane, o di insegnare ai suoi pazienti a fare la medesima cosa. Non irragionevole, quindi, supporre che il medico del nostro esempio, quando esamina il bambino, non sappia se siano presenti delle cattive condizioni di uso; se ci fossero, probabilmente non le riconoscerebbe o non valuterebbe l'influenza che possono esercitare sul funzionamento. Egli non pu aspettarsi di trovare qualcosa, come un fattore determinante per lo sviluppo di una tendenza a malattie o disturbi, quando non nemmeno consapevole della loro esistenza. Di conseguenza, l'esame delle condizioni generali del bambino, non pu essere considerato completo a tal punto che il medico possa rilasciargli un certificato di buona salute, se non ha controllato le condizioni di uso che, se lasciate sviluppare, potrebbero a poco a poco condurre il bambino ad un abbassamento del livello di funzionamento e della resistenza alle malattie. Come esempio di diagnosi basate sulla considerazione della stretta relazione che intercorre tra uso e funzionamento, citer il seguente caso. Il 12 Dicembre 1923 un medico mi scrisse quanto segue:

Ho appena letto il vostro libro Man's Supreme Inheritance dopo averne ascoltato il commento positivo che il dr. Peter Macdonald ha fatto durante la conferenza al BMA48. Sono un medico ed ho dovuto stare a lungo in riposo per via di una angina pectoris. I principi che sottolineano il vostro lavoro mi sembrano veramente validi, tanto che vorrei metterli in pratica su me stesso. Ho sessantun'anni e fino a due mesi fa ero attivo nella mia professione ... Se lei mi potesse aiutare ne sarei felice.

Fissai l'appuntamento, e quando il dr. X arriv, procedetti nel mio solito sistema di osservare le condizioni dell'uso di se stesso. Dopo averlo esaminato gli dissi che avevo notato che il modo di usare se stesso era molto insoddisfacente e che mostrava una regolazione difettosa del suo organismo, collegata con un pericoloso calo del livello di funzionamento del sistema respiratorio, circolatorio e digestivo. Questa combinazione di condizioni dannose, l'ho notata sempre e con un grado piuttosto marcato nei casi di angina pectoris e ci basterebbe, secondo la mia esperienza, a spiegare le sensazioni49 di malessere che prova il paziente. Poich era questa la mia diagnosi, spiegai al dr. X che il mio metodo di trattare il suo caso sarebbe stato quello di tentare di cambiare le sue cattive condizioni di uso con altre pi corrette che si riscontrano solo quando il funzionamento soddisfacente. All'inizio il dr. X fu particolarmente interessato al mio metodo di diagnosi e questo interesse crebbe quando riconobbe che, durante il processo di costituire un uso nuovo e pi soddisfacente, da impiegare pi o meno durante la vita di ogni giorno, i sintomi che avevano diagnosticato l'angina pectoris e che gli avevano impedito di lavorare e di giocare a golf, diventavano sempre meno evidenti in rapporto al cambiamento e al
48 49

British Medical Association [N.d.T.] Un amico medico mi dice che queste sensazioni, come descritte ad un dottore, costituiscono la sola evidenza disponibile sulla quale un caso pu essere diagnosticato come angina pectoris.

miglioramento delle condizioni di tutto l'organismo, fino a scomparire, liberandolo dal dolore e ponendolo nuovamente in grado di lavorare e di giocare a golf50. Egli descrisse il lavoro che stavo svolgendo come 'la principale fisiologia clinica dell'essere umano', e riconoscendo che il mio metodo di diagnosi differiva in maniera fondamentale da quello impiegato dalla medicina ortodossa, mi esort a scrivere su questo soggetto in modo da presentare alla professione medica le mie scoperte. Nella parte seguente, tenter di mettere in atto il suo suggerimento e penso che la cosa migliore sia di basare le mie osservazioni sui commenti che ritengo opportuno fare circa il discorso tenuto da Lord Dawson of Penn alla House of Commons, il 24 Febbraio 1926 51, perch alcuni miei amici mi hanno assicurato che il punto di vista espresso da Lord Dawson durante quel discorso, come pure l'efficacia della formazione medica come preparazione per riuscire ad emettere delle buone diagnosi, pu essere preso da esempio per rappresentare l'opinione medica corrente. Le mie osservazioni comporteranno necessariamente delle critiche alla formazione medica, poich una carenza nel curriculum medico, mi ha fatto comprendere la mia capacit di educatore. Sull'idea dell'affermazione fatta da Lord Dawson all'inizio del suo discorso che 'delle critiche stesse la professione non faceva lagnanza di sorta', ed inoltre, ritenendomi in grado di offrire una tecnica che, convinto dalla mia esperienza, potrebbe colmare questa lacuna nel curriculum medico, ritengo di avere le migliori ragioni per credere che i membri di questa professione terranno in considerazione le mie critiche. Sul tema Diagnosi e curriculum medico Lord Dawson disse che:

Un preliminare necessario alla cura consisteva in una conoscenza della malattia ..., le sue cause e la sua diagnosi. Tentare di curare una malattia senza sapere cosa c'era che non andava con l'intero corpo ( non con una sola parte) era considerato da tutti come un atto di follia; per ottenere questa conoscenza, doveva esserci una organizzazione attenta del tirocinio ... Non si sarebbe potuto riconoscere un medico come un professionista indipendente, fino a che non avesse frequentato gli anni di formazione richiesti e non avesse studiato la natura della malattia e la sua diagnosi ... L'istruzione doveva essere la stessa per tutti. In questa faccenda non poteva esserci il minimo compromesso ... Qualunque potesse essere il punto di vista di un uomo in materia di navigazione, qualunque potesse essere il suo genio, non gli sarebbe stato permesso di assumere il controllo di una nave fino a che non avesse superato l'esame per naviganti. Perch dovrebbe essere offerta minor protezione alla nave umana che naviga sul mare della vita? ... Ora tutti cercano di avere il

50

10 Luglio 1931: ho incontrato questo allievo pochi giorni fa e la sua maniera corretta di proseguire questo lavoro continua ancora. 51 La relazione della conferenza tenuta da Lord Dawson, dalla quale sto citando, pubblicata in The Lancet del 6 Marzo 1926.

controllo della malattia il pi presto possibile, nei suoi stadi pi facilmente curabili, quindi la diagnosi era di capitale importanza'52.

Vorrei iniziare con l'affermazione di Lord Dawson che 'un preliminare necessario alla cura consisteva nella conoscenza della malattia - le sue cause e le sue diagnosi'. E' ovvio che se siamo consapevoli della causa di una malattia, abbiamo gi qualche occasione per debellarla, e che le parti dell'organismo tenderebbero ad ammalarsi meno se il loro funzionamento fosse soddisfacente. La relazione tra malattia e funzionamento scorretto dovrebbe essere generalmente riconosciuta e dovrebbe anche essere riconosciuto che dove siano stati diagnosticati sintomi specifici di malattie, il funzionamento scorretto ad essi collegato, a sua volta collegato sempre con un uso indesiderato dei meccanismi dell'organismo inteso come unit. Questa affermazione scaturisce dalla mia esperienza di insegnante, dalla quale ho imparato che nel processo di migliorare l'uso ed il funzionamento dell'organismo inteso come unit, sintomi specifici di malattie tendono a scomparire o ad essere sradicati. Perci, sono completamente d'accordo quando Lord Dawson afferma che 'tentare di curare una malattia senza sapere che cosa c' che non va con l'intero corpo (non con una sola parte) da tutti riconosciuto come un atto di follia'. Ma quando egli suggerisce che 'l'attentamente organizzata' istruzione medica di quest'oggi fornisce allo studente questa conoscenza essenziale, io entro in conflitto con lui sulla constatazione del fatto che non c' nulla nella formazione medica che metta in grado un membro della professione medica di

1) scoprire

e diagnosticare che l'uso scorretto abituale dei meccanismi collegato con un

funzionamento sbagliato e quindi con sintomi di malattie, e

2) dopo la diagnosi, iniziare a correggere il consueto uso scorretto e creare, al suo posto, un buon
uso dei meccanismi. Un procedimento che siccome sempre accompagnato da un innalzamento della qualit del funzionamento, tende invariabilmente a ristabilire condizioni associate ad una buona salute. Adesso chiaro che un tale metodo di diagnosi e di trattamento differisce in modo fondamentale, nei principi, dai metodi ortodossi dei medici, dove sintomi locali ben definiti sono ricondotti a disturbi specifici, che a loro volta poi sono diagnosticati come la causa del malanno e successivamente trattati in maniera specifica. Supponiamo, ad esempio, che un medico generico riscontri dei sintomi che egli diagnostica come dovuti ad un disturbo in una parte o in alcune parti del corpo come il cuore, il fegato, gli occhi, i polmoni o altre ancora. Egli, o curer solo il disturbo delle parti o della singola parte, oppure mander il paziente da uno specialista che a sua volta prescriver un trattamento particolarmente adatto ad affrontare il problema di quella o di quelle parti specifiche.

52

Il corsivo mio F.M.A.

Naturalmente, ammetto che con questo sistema i sintomi specifici possono essere eliminati, come spesso avviene, ma poich

1) non sono mai stati riscontrati sintomi specifici separati da un funzionamento scorretto; 2) il
funzionamento scorretto associato a tali sintomi , secondo la mia esperienza, sempre collegato con luso scorretto dei meccanismi dellorganismo;

3) con tali metodi, non sar stato fatto nulla per correggere questuso scorretto;
all'interno dell'organismo saranno rimaste delle condizioni che, se lasciate sviluppare in modo incontrollato, tenderanno ad abbassare il livello del funzionamento in generale. Sar quindi solo una questione di tempo prima che il problema si manifesti - sia esso il disturbo iniziale, o come spesso accade, qualche guaio pi serio. Perci, ritengo che nessuna persona pu diagnosticare cosa sia che non va con lintero corpo, o curare il corpo inteso come unit funzionante, a meno che, come prima cosa, non sia stata educata a scoprire luso scorretto, il quale sempre collegato con il funzionamento errato, e per seconda ad impiegare una tecnica sviluppata con lo scopo di correggere questuso sbagliato. Poich lo studio della medicina non comprende nessuna di tali istruzioni, e nessuna di tali tecniche stata mai impiegata nella cura delle malattie, i metodi di istruzione difesi da Lord Dawson, non possono dare agli studenti di medicina laiuto di cui hanno bisogno per metterli in grado di diagnosticare cosa non va con lintero corpo. Non posso accettare lanalogia di Lord Dawson tra listruzione medica e quella per la navigazi one. Come si pu affermare che listruzione medica include una conoscenza della nave umana che naviga sul mare della vita, quando allo studente di medicina non viene insegnato nulla sulluso dei meccanismi (sia i suoi che quelli dei suoi pazienti) dal quale dipende il controllo della nave umana' ? Qualunque istruzione possa aver ricevuto un navigatore per governare e controllare una nave, egli non ha aiuto senza una bussola esatta che ne determini la direzione. Se per caso sceglie una rotta sbagliata e attraverso una ricerca scopre che la bussola era divenuta inesatta, egli non tenterebbe di proseguire se prima non fosse sicuro di aver aggiustato la bussola. Questo il punto un cui lanalogia tra listruzione medica e quella per la navigazione sembra guastarsi. Poich le percezioni sensoriali sono per la nave umana che naviga sul mare della vita ci che la bussola o altre forme di guida sono per il marinaio che governa una nave, esse costituiscono la sola guida che ci dimostra se durante le nostre attivit quotidiane stiamo dirigendo luso dei nostri meccanismi nel modo pi conveniente. Ma luomo di medicina, nel suo compito di far navigare la nave umana, non riconosce che queste percezioni sensoriali spesso si guastano, cos egli continua nel tentativo di guidare la nave umana senza prima guardare se la bussola esatta. Nella pratica medica non si mai riconosciuto che le percezioni sensoriali, la bussola umana, sono diventate sempre meno attendibili con il progredire della civilizzazione, ed in modo direttamente proporzionale ad una direzione scorretta e sempre crescente, nelluso dellorganismo umano.

Luomo non si mai trovato di fronte ad un problema pi grande di questo. Poich la natura delle reazioni umane ai pi diversi stimoli , come abbiamo visto, in conformit con il modo di usare i propri meccanismi, e siccome luso non pu essere soddisfacente senza una sua direzione sensoriale attendibile, le reazioni agli stimoli saranno insoddisfacenti in proporzione allinattendibilit delle percezioni sensoriali. Credo che oggi molti di noi, chi pi chi meno, abbiano bisogno di un aiuto nel migliorare la qualit delle percezioni sensoriali del proprio uso, che conducono ad un migliore controllo delle reazioni, e ci non di meno valido sia per il medico che per luomo comune. Questo confermato dallesperienza pratica di entrambi, poich tutti e due hanno in se stessi una prova costante dellimprecisione dei meccanismi sensoriali che si manifesta in forme insoddisfacenti di reazioni agli stimoli, come una osservazione difettosa ed un basso livello di consapevolezza in generale. Ad esempio, nei casi dove si presenta la necessit di consultare diversi medici, si riscontra spesso un' ampia divergenza di opinioni tra loro, e noi, solamente leggendo le dimostrazioni mediche svolte nei tribunali, possiamo trovare esempi sorprendenti di diagnosi differenti fatte da uomini che sono tutti passati attraverso la stessa attentamente organizzata istruzione medica. Molti medici, in verit, deplorano il fatto che nonostante listruzione medica,53 membri della stessa professione spesso non possiedono lequipaggiamento dal quale dipende principalmente una diagnosi ben riuscita. Tutti saranno daccordo che, per una diagnosi accurata ed efficiente, il medico deve possedere non solo un alto livello di osservazione sensoriale e di consapevolezza, ma anche labilit di collegare insieme fenomeni diversi per formare un valido giudizio ed una prospettiva completa del caso, specialmente se si trova in presenza di condizioni insolite. Per conseguire queste qualit, egli deve far affidamento nei meccanismi sensoriali interessati con la direzione delluso dellintero organismo durante le attivit quotidiane, e sulla sua abilit di controllare le reazioni istintive agli stimoli, specialmente le reazioni agli stimoli insoliti. Credo che questo bisogno possa essere affrontato con limpiego di una tecnica che crei una direzione consapevole delluso dei meccanismi, poich, durante la mia esperienza pratica con gli allievi, ho notato che nel processo di acquisire una consapevolezza al posto di una guida istintiva delluso, allo stesso tempo si verifica un miglioramento del corrispondente livello di funzionamento di tutto lorganismo e della qualit delle reazioni in generale. La spiegazione di tutto ci risiede nella natura del processo stesso. Il fatto che lallievo riceva dalle mani dellinsegnante leffettiva esperienza sensoriale dell'uso nuovo che egli intanto dirige coscientemente, assicura un affinamento graduale della consapevolezza e della attendibilit dei sensi.
53

si ricorder che il defunto Sir James Mackenzie, come risulta dalle ricerche condotte da lui stesso e dai suoi collaboratori presso il St. Andrews Institute of Clinical Resarch, trov che il settanta per cento delle indisposizioni delluomo non sono ancora identificate. Mentre sto scrivendo, ho davanti a me anche un articolo dal titolo Doctors Vain Guesses', nel quale il medico corrispondente del The Times discute la protesta fatta dal Ministero della Sanit contro la norma di tenere schedari, basata sul fatto che la nostra conoscenza ancora insufficiente per trarre vantaggio da documentazioni generiche e come singolare conferma di questo punto di vista, egli cita le conclusioni di Sir James Mackenzie alle quali mi riferivo.

Allo stesso tempo, il fatto che questo allievo, durante le sue attivit quotidiane, non sia ancora in grado di impiegare il nuovo uso associato con questa esperienza sensoriale insolita, fino a che egli non abbia inibito consapevolmente il desiderio istintivo di impiegare labituale uso di se stesso, significa che egli sta sviluppando poco per volta, un controllo ragionato delle sue reazioni istintive agli stimoli, specialmente le reazioni agli stimoli insoliti. Sebbene questa tecnica sia pi attinente alleducazione che alla cura, tra quelle che, come ho tentato di dimostrare, dovrebbe essere inglobata nellistruzione medica. Se fosse fatto ci, ed allo studente di medicina fosse insegnato come guidare in modo cosciente luso dei propri meccanismi, egli svilupperebbe allinterno di se stesso un livello soddisfacente di percezione sensoriale che lo avvantaggerebbe quando va a diagnosticare difetti in altre persone. Ma molto di pi, nel curare questi difetti, egli non sarebbe alla lunga soddisfatto di impiegare cure puramente specifiche per trattare sintomi specifici, poich egli avrebbe imparato dalla sua esperienza personale che, attraverso il processo di ripristinare e di mantenere in esercizio una direzione ragionata delluso dei propri meccanismi, si ripristina e si mantiene operativo anche un livello soddisfacente del funzionamento degli organi e dei sistemi dellorganismo. Naturalmente, per ragioni di convenienza, in certe circostanze e durante certe crisi, egli potrebbe essere ancora forzato a curare disturbi specifici in modo diretto. Lavorando comunque sul principio dellindivisibile unit dellorganismo umano ed equipaggiato con la tecnica basata su questo principio, il medico potrebbe essere sia quello che chiamer un generalista54, che applica questa conoscenza pratica alle specifiche richieste dei suoi pazienti, sia un educatore, e come tale sarebbe invitato ad insegnare ai suoi pazienti il modo di dirigere e mantenere un uso soddisfacente di se stessi durante tutte le attivit. Basando il suo modo di insegnare e di curare sul principio dellunit, egli potrebbe fallire raramente nel riconoscere la connessione tra luso ed il relativo funzionamento. Egli quindi metterebbe in relazione difetti specifi ci o sintomi specifici, che riscontra in organi o in parti specifiche, con interferenze nelle interrelazioni dei meccanismi in generale. Perci, il metodo per trattare disturbi specifici, sarebbe quello di correggere luso scorretto dei meccanismi del paziente come mezzo per poi correggere il funzionamento specifico sbagliato, collegato con i particolari sintomi o i particolari difetti. Allo stesso tempo, insegnerebbe al paziente in che modo dirigere e mantenere un uso nuovo e corretto che se impiegato in tutte le attivit, diverrebbe il mezzo per impedire che ritornino i vecchi difetti o se ne sviluppino di nuovi. Per illustrare come tutto questo funzioni nella mia esperienza, citer tre esempi; il primo dei quali particolarmente inerente a questo proposito, poich molti medici avranno curato pazienti che durante la loro convalescenza hanno riscontrato difficolt simili a quelle che ora descriver.

ESEMPIO n.1
54

La parola generalista stata coniata per me dal mio amico dr. Peter Macdonald di York.

Si tratta di una signora che a causa di una lunga e seria malattia fu costretta a letto per parecchi mesi e a sottoporsi a lunghe cure. Venne il momento in cui le fu detto che poteva iniziare ad alzarsi e a compiere pochi passi per volta, e che a mano a mano che i muscoli si fossero irrobustiti, sarebbe stata in grado di camminare correttamente. La signora segu il consiglio e dopo pochi mesi era in grado di muoversi un poco con laiuto del bastone, ma solo con grande difficolt e fatica, poich si era sviluppato un acuto dolore alle ginocchia e alle anche, che peggiorava quando camminava. Il medico, tuttavia, la incoraggi di tentare a camminare di pi, ogni giorno un po di pi. Ella per, si ritrov incapace di seguire questa istruzione; cos col passare del tempo, invece di riuscire a camminare con minor difficolt accadde lopposto, fino a che le sue condizioni divennero tali che se camminava un giorno intero, durante quello successivo era costretta a riposarsi. Le sue condizioni peggiorarono gradualmente, ma quello che veramente la preoccupava era l'evidente ritorno di certi sintomi della sua malattia trascorsa; solo allora un suo amico che conosceva il mio lavoro la persuase a consultarmi. Quando arriv, mi accorsi che il modo abituale di usare se stessa era molto dannoso, e che qualunque cosa facesse, usava se stessa in un modo tale che le causava pressioni dannose. I risultati ottenuti con me provarono che era in effetti cos, perch quando fui in grado di migliorare il modo di usare se stessa e di insegnarle come dirigerlo e mantenerlo in maniera consapevole, queste pressioni un po' alla volta diminuirono. Ella pot ricevere solo sei lezioni perch stava partendo per il mare, ma dopo poco tempo mi scrisse che stava adoperandosi al meglio per proseguire con questo lavoro e che adesso poteva camminare per tutto il lungomare riposandosi solo occasionalmente. Alla fine dell'estate poteva, sebbene con una certa difficolt, salire e scendere una gradinata e camminare per tre miglia di seguito. In autunno, quando fece ritorno a casa, prese lezioni da me regolarmente e nel momento in cui stabilimmo un miglioramento dell'uso di se stessa, i dolori iniziarono a scomparire; alla fine dell'inverno poteva vivere una vita normale, e camminare comodamente e con facilit. Negli ultimi quattro anni, questa signora non ha mai accusato i vecchi sintomi, nonostante adesso pratichi anche il giardinaggio.

ESEMPIO n.2 Questo allievo era stato curato per alcuni mesi da un famoso specialista di Boston perch soffriva di forti dolori alla parte bassa della schiena, in modo particolare quando camminava; inoltre il polso e la pressione non erano normali. Gli erano stati prescritti degli esercizi correttivi ed una speciale panciera da indossare come sostegno. Poich il trattamento non aveva avuto successo, gli fu suggerito di sottoporsi ad una operazione, ma egli non acconsent e si rec a Londra per consultare un altro specialista. Dopo averlo esaminato, lo specialista lo mand da me perch credette che il cambiamento che potevo apportare alle condizioni del paziente avrebbero alleviato la pressione e la rigidit muscolare che, secondo la sua opinione, costituivano la causa del dolore.

Quando arriv, gli chiesi di eseguire alcuni esercizi correttivi prescritti. Allora mi fu subito chiaro che il modo di usare se stesso scorrettamente era stato esagerato proprio dal compiere quegli esercizi. Egli, solamente per compiere le azioni pi semplici, impiegava una quantit eccessiva di tensione e, quando camminava, la tensione aumentava fino ad un punto tale che non c'era da sorprendersi se percorrendo anche solo un breve tragitto avvertisse un intenso dolore. Decisi che questo era un caso che poteva trarre beneficio dal mio lavoro e quindi procedetti nel mostragli come impedire di usare se stesso nel modo scorretto che gli era stato insegnato tramite quegli esercizi. Allo stesso tempo gli fornii le direzioni per il nuovo modo di usare se stesso, che una volta stabilite, alleviarono la pressione e la tensione alle articolazioni della parte inferiore della spina dorsale, gi responsabili del dolore e ulteriormente aggravate dall'esecuzione degli esercizi correttivi. Dopo alcune lezioni, l'allievo si sent risollevato e poco dopo decise che poteva togliersi il sostegno che indossava. Alla fine della seconda settimana di lezioni, poteva fare delle brevi passeggiate senza sentire dolore, e dopo un corso di otto settimane, il suo consulente medico fu d'accordo con me nell'affermare che l'allievo era in condizioni ottimali per ritornare in America. Dieci mesi dopo egli ritorn in Inghilterra e chiese di vedermi. Mi disse che durante quei mesi aveva fatto del suo meglio per conservare quello che gli avevo insegnato, che si era liberato dal dolore e dal disagio e che non aveva pi bisogno di alcun sostegno. Inoltre, il suo medico dopo un recente esame, gli aveva detto che il polso e la pressione erano ritornati normali.

ESEMPIO n.3 Il terzo esempio descrive una giovane donna che desiderava iscriversi ad un Istituto di Formazione per Insegnanti, ma che durante l'esame medico, gli era stato detto che le sue condizioni di salute non erano tali da poter sostenere la tensione che comportava lo studio. Il medico che l'aveva esaminata, disse che non poteva diagnosticare niente di precisamente sbagliato che gli garantisse di prescriverle una qualche cura medica. Quello di cui aveva bisogno era di condurre una vita all'aperto, libera da lavori che richiedessero un qualsiasi genere di sforzo. Il direttore dell'Istituto, che era a conoscenza del mio lavoro, la condusse da me ed io riscontrai che, come indicava la diagnosi medica, l'uso generale di se stessa mancava di vigore. La parte superiore del torace era smoderatamente abbassata, la sua capacit e la sua mobilit, ridotte al minimo influivano in maniera dannosa sulla circolazione. Ella mi disse che soffriva di geloni alle mani e ai piedi e che anche uno sforzo minimo le costava fatica. Le risposi che potevo metterla in grado di frequentare il corso a condizione che, di tanto in tanto, fosse venuta a lezione da me. Il direttore, comprendendo le ragioni della mia richiesta, fece in modo di rendere le cose possibili. Allora inizi contemporaneamente il corso di studi e una serie delle mie lezioni. Il miglioramento nel modo di usare se stessa che gradualmente scatur da queste ultime, miglior il livello del suo funzionamento generale, in modo da essere in grado di far fronte alle

esigenze del corso di studi, senza doverli interrompere. Adesso che ha completato il corso, perfettamente in grado di lavorare come insegnante.

Mi hanno chiesto se la tecnica che io propugno si pu applicare alle persone ansiose, non tanto per rimediare a un difetto cosiddetto fisico, ma per vincere o cambiare quello che si ritiene un disturbo 'mentale' o 'nervoso', incluse cattive abitudini di tutti i tipi55; coloro che mi hanno posto questo quesito riconoscono che fintanto che non riusciranno a controllare queste cattive abitudini, non potranno dare il meglio di se stesse. La mia risposta sta nel fatto che queste persone sono incapaci di apportare all'interno di se stesse il cambiamento che desiderano, dimostrando in questo modo che la loro reazione allo stimolo di perseguire quel fine non soddisfacente, e questo riconduce immediatamente il loro caso sullo stesso piano di quello del giocatore di golf che non riesce a mantenere lo sguardo sulla palla quando lo desidera, e di quello del balbuziente che non riesce a parlare quando lo desidera. Naturalmente dir subito che nessuno pu dare una definizione generica di che cos' una reazione soddisfacente che faccia fronte alle particolari circostanze di ogni singolo caso, ma tutti saremo d'accordo che, dove le persone desiderano migliorare se stesse, apportare dei cambiamenti che considerano adatti ai loro bisogni, o vincere difetti e cattive abitudini, la loro reazione pu considerarsi soddisfacente quando riescono a compiere quello che hanno ideato essere la cosa migliore per loro. Questo dovrebbe chiarire che qui non siamo implicati con parametri di valore fissi di ci che rappresenta la cosa giusta o quella sbagliata da fare in ogni caso specifico. Questi parametri sono relativi e pi o meno soggettivi, perch le opinioni e le azioni di un uomo sono, in larga misura, la conseguenza della sua educazione e delle circostanze in cui si trova; perci non si dovrebbe giudicare con un parametro fisso di quello che giusto e di quello che sbagliato. Azioni che sono ritenute giuste da un popolo in un determinato periodo di tempo, sono spesso condannate da altri popoli e in altre epoche. Le circostanze e le condizioni giocano un ruolo importante in questa disputa, ed ogni singolo caso deve essere giudicato sulla base dei suoi stessi valori. Ma dove implicato l'uso di se stessi, esiste un livello di giudizio che pu essere accettato da tutti, poich pu essere dimostrato che un certo modo di usare i meccanismi dell'organismo collegato con un certo livello di salute e di generale benessere. Sicuramente possiamo essere giustificati nel considerare 'naturale' o 'giusto' un modo di usare noi stessi che, in tutte le circostanze, sia collegato con queste condizioni gradevoli. Ma questo non un parametro fisso di 'giusto', nel significato accettato della parola, poich questo modo di usare se stessi, basato su un controllo principale dei meccanismi dell'organismo, pu essere applicato e adattato per affrontare tutte le circostanze, ed il suo 'essere giusto' pu, in tali circostanze, definirsi relativo. Per di pi, le esperienze coinvolte

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con ci mi riferisco ad abitudini come la distrazione, la dimenticanza, la mancanza di consapevolezza e di osservazione, l'eccessiva eccitabilit, i tic, pizzicarsi le dita, l'incapacit di stare seduti fermi, mordersi le unghie, l'eccessiva sensibilit, la collera, la disattenzione ecc.

nell'acquisire una conoscenza dell'uso di se stessi ' giusto' e 'naturale'56, fornisce un criterio di giudizio ed una comprensione di valore relativo, poich in questo processo la persona costantemente posta di fronte a situazioni nelle quali, dopo aver ricevuto uno stimolo, deve decidere quale sia il modo pi adatto di usare se stessa per reagire a quello stimolo e giudicare quale direzione del suo uso sia la primaria, la secondaria e cos via. La qualit dei valori relativi che si acquisisce in questo modo, sar assai utile nel reagire agli stimoli della vita moderna, le cui condizioni cambiano in modo cos continuo da non poter essere fronteggiate adeguatamente tramite un parametro esterno o tramite un codice stabilito a priori di cosa sia giusto o sbagliato. Vedendo che l'io lo strumento di tutte le attivit che svolgiamo, ne segue che un criterio valido che si riferisca all'uso di questo io, sar un criterio valido per tutte le attivit, sia quelle cosiddette 'mentali' che quelle 'fisiche'. La mancanza di un criterio valido di ci che costituisce l'uso giusto, nel senso di 'giusto per lo scopo', rende le persone incapaci di mettere in atto le loro decisioni e di effettuare certi cambiamenti verso il meglio, all'interno di se stesse, nella loro condotta e nel loro atteggiamento di fronte agli altri. Allo stesso modo del giocatore di golf e il balbuziente, queste persone desiderano apportare un cambiamento in se stesse, ma con questo proposito in mente, mettono in gioco il solo uso di se stesse che conoscono, ovvero quello collegato con le loro abitudini e definito in questo libro come l'uso 'abituale' di se stessi. Il fatto che usando se stesse nel modo abituale, queste persone non riescano a compiere quello che ritengono corretto fare, indica che il loro uso abituale male indirizzato e non adatto allo scopo. Finch non avranno altri criteri, se non quello delle consuete sensazioni familiari del loro abituale uso scorretto, l'uso che esse impiegano sar inadatto al loro scopo, e la loro reazione allo stimolo di voler apportare il cambiamento desiderato sar istintiva e quindi indirizzata verso il vecchio canale sbagliato. Per affrontare questa difficolt, suggerirei loro la tecnica che io propugno, la quale rafforza la direzione consapevole dell'uso di se stessi, poich il suo impiego esige che la reazione istintiva sia inibita e sostituita con i processi di ragionamento. Io ho riscontrato che in questo processo di acquisire una direzione consapevole dell'uso, i miei allievi aumentano, poco per volta, la qualit della consapevolezza sensoriale o della percezione sensoriale in merito a ci che stanno facendo mentre usano se stessi. In questo modo, quando arriva il momento di impiegare una serie di attivit decise precedentemente, essi possiedono, all'interno di se stessi, un criterio che permetter loro di giudicare se l'uso che stanno impiegando adatto o meno allo scopo. Questo costituir un criterio di autocritica dove sono interessate le impressioni che vengono comunicate attraverso le sensazioni, che a loro volta sono poi condotte verso ulteriori esperienze. Desidero, tuttavia, sottolineare l'importanza dell'inibizione in questo procedimento, perch considerando che l'abitudine di 'end gaining' praticamente universale, tali difficolt, come abbiamo indicato, non possono essere superate in modo definitivo a meno che l'inibizione divenga parte
56

Con 'naturale' non voglio dire abituale, infatti, 'naturale' in questa accezione di regola l'esatto contrario di abituale.

fondamentale del procedimento di escogitare i giusti 'mezzi' e parte del procedimento di acquisire un livello pi alto di direzione sensoriale. Il lettore ricorder come in me stesso l'insuccesso di continuare ad inibire, dovuto all'abitudine di 'end-gaining' costituiva l'ostacolo che mi impediva di impiegare i nuovi 'mezzi' per recitare, sebbene avessi raggiunto il punto in cui potevo ben disporre di quest'ultimi nel parlare normalmente, e sebbene per esperienza sapessi che erano 'giusti' per quello scopo. Ho dimostrato, inoltre, come il giocatore di golf e il balbuziente delle precedenti illustrazioni, sebbene continuamente messi in guardia che l'abitudine di 'end-gaining' sarebbe stata la difficolt pi grande con la quale avrebbero dovuto lottare per apportare i cambiamenti desiderati all'interno di loro stessi quando arrivava il momento di conseguire quel fine, erano ancora incapaci di resistere allo stimolo di conseguirlo immediatamente. Questo significava che non continuavano ad inibire la reazione abituale mentre inviavano le direzioni per il nuovo uso, reagendo in modo tale da ritornare verso l'uso abituale e scorretto che sentivano come giusto. In entrambi i casi, l'abitudine di 'end-gaining' portava a fare la cosa sbagliata, il giocatore di golf con l'uso degli occhi, il balbuziente con l'uso della lingua, tutto ci malgrado il loro desiderio di apportare dei miglioramenti all'uso dei loro organi, e malgrado l'aver imparato ad indirizzare l'uso dei loro meccanismi in generale, in modo da rendere possibili questi miglioramenti. Per questa ragione, tutti coloro che desiderano cambiare qualcosa in loro stessi, devono imparare che inibire la reazione immediata ad ogni stimolo di conseguire un fine desiderato deve costituire un principio di vita; inoltre, per dare a loro stessi l'opportunit di rifiutare di ricadere nelle consuete esperienze sensoriali del vecchio uso abituale nel conseguire quel fine, essi devono continuare ad inibire questa reazione immediata mentre impiegano le nuove direzioni del loro uso. Aderendo a questo principio, scopriranno che questa direzione consapevole dell'uso di se stessi andr gradualmente ad associarsi con un criterio sensoriale del quale ci si pu fidare come registro di impressioni pi preciso. La mia intera esperienza dimostra che, dove l'inattendibilit delle percezioni sensoriali abbia portato verso una direzione scorretta dell'uso dei meccanismi in generale e verso condizioni insoddisfacenti di funzionamento, uno stimolo particolare pu innescare un procedimento sensoriale che registra una reazione molto diversa da quella che effettivamente avvenuta. Questo un fatto che pu essere dimostrato, e considerando l'opinione comune del cattivo adattamento degli esseri umani alle esigenze della civilt moderna, di cui il pi serio di questi sintomi a mio avviso risiede nelle sempre crescente inattendibilit dei processi sensoriali, ritengo di particolare interesse scoprire che Sir Arthur Eddington, durante la sua conferenza 'Scienza e Religione'57, diede il seguente avvertimento: Ho dato grande importanza all'esperienza; in questo sto seguendo i dettami della fisica moderna. Ma non intendo suggerire che ciascuna esperienza sia da prendere come valore nominale. Ci sono
57

Vedi la ristampa di Science and Religion. A Symposium. (Gerald Howe Ltd, London).

cose simili ad illusioni e dobbiamo cercare di non esserne ingannati. In ogni tentativo di approfondire il significato dell'esperienza religiosa, ci troviamo di fronte al difficile problema di come scoprire ed eliminare l'illusione e l'autoinganno. Riconosco che la questione esiste, ma devo astenermi dal tentare una soluzione... Il ragionamento il nostro grande alleato nella ricerca della verit. Ma il ragionamento pu partire solo dalle premesse; e quando arriviamo all'origine

dell'argomento, dobbiamo ritornare sempre a convinzioni innate. Ci sono tali convinzioni persino alla base della scienza fisica. Siamo senza aiuto, a meno che non ammettiamo anche (come la pi forte di tutte le convinzioni) che all'interno di noi stessi risiede qualche capacit di autocritica per controllare la validit delle nostre convinzioni. Questa capacit non infallibile, ovverosia, non infallibile quando associata con l'umana debolezza....

Quando Sir Arthur Eddington asserisce che 'dobbiamo cercare di non essere ingannati', vorrei azzardarmi a far presente che alla luce delle esperienze descritte in questo libro, solo 'cercare' di non essere ingannati non risolve il problema che egli solleva. Infatti, il 'tentativo' parte da una qualche convinzione personale che in un modo o nell'altro saremo in grado di realizzare quello che stiamo tentando di fare; questa convinzione, come le convinzioni in altri campi, possibile solo in virt delle impressioni ricevute attraverso l'impulso dei nostri processi sensoriali. Dobbiamo perci ammettere che la validit di questa convinzione dipende dalla natura del funzionamento della nostra struttura sensoriale. Se quest'ultima soddisfacente, l'indicatore sensoriale che rileva gli effetti di quello che stiamo facendo e constatando durante la risposta allo stimolo di 'cercare', probabilmente un registro sicuro; in altre parole, la reazione che registriamo con tutta probabilit proprio quella che si sta effettivamente svolgendo. D'altra parte, se il funzionamento della nostra struttura sensoriale insoddisfacente, l'indicatore di ci che sta succedendo durante la risposta allo stimolo di 'cercare' probabilmente ingannevole, cosicch la reazione che registriamo molto probabilmente diversa da quella che si effettivamente svolta. Il lettore ricorder che nel mio stesso caso(ma ci vale in eguale misura e per il giocatore di golf come pure per il balbuziente), 'cercare' di fare la cosa che credevo giusta, si basava sulla convinzione che se attraverso dei tentativi riuscivo a sapere qual era la cosa giusta da fare, col tempo avrei potuto realizzarla. Solo dopo una lunga esperienza di costanti insuccessi potei scoprire che non stavo facendo la cosa che credevo di compiere quando 'cercavo' di farla. Questo mi mise faccia a faccia con il fatto che i miei meccanismi sensoriali stavano registrando impressioni che non costituivano la manifestazione effettiva di ci che stava realmente accadendo. E' chiaro, perci, che la convinzione implicita al mio 'cercare', essendo basata su impressioni che mi giungevano tramite l'azione di processi sensoriali inattendibili, costituiva una delusione. Per arrivare a tale conclusione, come feci, la premessa del ragionamento, cio che 'cercare' avrebbe con il tempo condotto al fine desiderato, finiva solamente per rafforzare la strada ad un ulteriore autoinganno.

Non credo di dovermi scusare per aver dato tale peso a questa esperienza personale, poich la struttura sensoriale del genere umano, come molti gi riconoscono, sta diventando gradualmente sempre pi inattendibile58. Mi sembra strano che sebbene l'uomo, nel corso dello sviluppo della civilizzazione, abbia ritenuto necessario coltivare le potenzialit di quello che egli chiama 'mente', 'anima' e 'corpo', non abbia finora considerato il bisogno di mantenere in buone condizioni il funzionamento dei processi sensoriali grazie ai quali queste potenzialit si manifestano. Come risultato, il funzionamento dei processi sensoriali diventato cos insoddisfacente che l'uso dei meccanismi, durante le fatiche del 'fare', viene costantemente male indirizzato, e quando qualcuno 'cerca' di correggere i risultati di questa direzione scorretta, egli non possiede altro criterio per la propria autocritica che lo guidi attraverso questi tentativi, se non quello dei processi sensoriali inattendibili, i quali all'inizio lo avevano portato in errore. Dobbiamo perci comprendere il pericolo di continuare a basare gli sforzi per aiutare noi stessi o gli altri, su credenze, giudizi e convinzioni che provengono dalle esperienze sensoriali, senza prima accertarsi se i meccanismi tramite i quali queste esperienze vengono comunicate, stiano funzionando in modo soddisfacente. Vorrei suggerire che le esperienze descritte in questo libro fanno luce sul modo in cui il funzionamento dei meccanismi sensoriali pu essere migliorato in maniera che essi offrano un pi valido criterio di autocritica. Coloro che hanno fatto l'esperienza di mettere in pratica il metodo descritto per formare una direzione consapevole dell'uso di se stessi, hanno scoperto che tale processo d loro l'opportunit di mettere alla prova continuamente la validit delle osservazioni e delle impressioni sensoriali di ci che sta accadendo, perch tutte le volte che inviano consciamente le direzioni per l'uso nuovo e migliore, essi sono obbligati a continuare ad essere consapevoli se stanno o meno regredendo verso la vecchia ed istintiva direzione del proprio uso che, collegata con l'inattendibilit sensoriale, li aveva dapprima ingannati in ci che stavano facendo con se stessi. Per di pi, coloro che continuano a fare del principio che sottost a questo metodo la guida principale di tutte le attivit che svolgono, scoprono che durante tutto questo procedimento sono in grado di unire il 'pensare durante l'attivit' con una nuova osservazione sensoriale dell'uso di se stessi. Questo significa che non solo sono consapevoli quando la loro reazione non ci che sentono sia avvenuto o ci che desiderano, ma avendo allo stesso tempo una conoscenza ragionata dei mezzi per reagire meglio, sono

58

Tutti noi abbiamo occasioni in cui l'impressione di qualcosa che succede, registrata all'interno di noi stessi, non si rivelata una impressione precisa della natura di ci che realmente succede, di come, ad esempio, i nostri meccanismi sensoriali possano registrare 'freddo', quando il termometro registra l'opposto, e come una persona offendendosi registra un commento come un affronto o come un rimprovero, mentre chi parla non intendeva nulla del genere e nessun'altra persona presente registrava il commento in tal senso. Coloro che sono interessati a questo argomento, possono trovare nei giornali prove quotidiane di registrazioni di false impressioni, che portano a falsi giudizi in tutte le cose della vita. Vedi anche l'introduzione a Il Controllo Cosciente e Costruttivo di Se Stessi dove il professor John Dewey scrive: In tutte le faccende che riguardano l'io individuale e la sua condotta di vita, le percezioni sensoriali ed il giudizio, sia di noi stessi che delle nostre azioni, sono manchevoli e ridotti, e a essi si unisce la cattiva regolazione dei nostri meccanismi psicofisici... Questo costituisce il nostro parametro di misura. Influenza ogni nostra osservazione, interpretazione e giudizio ed il fattore principale che entra in ogni nostra azione e in ogni nostro pensiero.

anche in grado di tenere sotto controllo in modo consapevole la vecchia ed istintiva reazione che aveva costituito l'ostacolo che impediva di compiere ci che desideravano. Se alla base di un sistema di educazione si pone una tecnica capace di tutto questo, in maniera che la giovane generazione possa acquisire un criterio di autogiudizio pi valido di quanto sia oggi possibile, visto che prevalgono spesso situazioni che inducono a condizioni scorrette di uso, non si riuscirebbe forse allora col tempo a sostituire con delle reazioni ragionate quelle istintive, che si manifestano in forme quali pregiudizi, sia che si tratti di pregiudizi razziali o di altro genere, sentimento gregario, eccessiva 'autodeterminazione' e rivalit, ecc., che tutti noi deploriamo e che non hanno finora portato alcun contributo agli sforzi di realizzare la benevolenza tra gli uomini e la pace nel mondo?

Appendice

er mantenere la promessa fatta nella premessa di questo volume, ecco qui di seguito la ristampa della lettera aperta agli studenti che intendono frequentare il Corso di Formazione per Insegnanti,

ed anche una breve descrizione del lavoro svolto nella piccola scuola. A questo punto il lettore avr riconosciuto che, nellacquisire l'esperienza di usare se stessi in un modo nuovo ed insolito quando si eseguono azioni sia consuete che inconsuete, il tempo 'la sostanza del contratto'. L'esperienza mi ha convinto che i bambini che venivano da me per le normali lezioni di mezzora, ma che poi frequentavano la scuola in altri luoghi, o trascorrevano il resto del giorno senza poter essere osservati come continuavano ad applicare questo lavoro durante le loro attivit quotidiane, non erano nelle condizioni favorevoli per apprendere la mia tecnica; cos ho deciso che questi bambini avrebbero conseguito i risultati migliori, se durante le loro attivit scolastiche, potevano essere osservati ed aiutati da insegnanti del mio metodo. L'inizio effettivo della piccola scuola, sita al numero 16 di Ashley Place, avvenne in questo modo. Nel 1924, mi mandarono un bambino proveniente dall'India perch, sebbene fosse molto intelligente, era cos 'nervoso' ed eccitabile che i suoi genitori riconobbero che non sarebbe stato in grado di affrontare una vita scolastica normale, cos me lo mandarono per delle lezioni. Quando arriv, notai subito che l'uso di se stesso era insolitamente cattivo. Decisi allora che oltre alle lezioni private, doveva restare ogni giorno per essere aiutato ad impiegare il nuovo uso di se stesso, che stava imparando per leggere, scrivere, e per gli altri compiti. I genitori di altri bambini che a quel tempo frequentavano le mie lezioni, chiesero allora se anche i loro figli potevano beneficiare dello stesso tipo di sostegno, cos inizi la piccola scuola. Da quel momento in poi, bambini e giovani di ogni et che frequentavano le mie lezioni private entrarono nella classe per acquisire l'esperienza nell'applicare i principi e le procedure della tecnica ad altre attivit, rimanendovi per periodi che variavano da poche settimane a parecchi trimestri. Naturalmente, il lavoro che svolgono i membri della classe, differisce secondo le diverse et e i diversi bisogni, ma il tutto basato sui principi della tecnica, ovverosia, il fine per il quale lavorano meno importante del modo in cui dirigono l'uso di se stessi per conseguire quel dato fine . Nell'ampliare questa attivit, ho avuto la fortuna di poter contare sulla collaborazione di mio fratello Albert Redden Alexander, delle signorine Ethel Webb e Irene Tasker, MA, e pi tardi, della signorina E.A.M.. Goldie. La signorina Tasker ha fatto una lunga e completa esperienza di insegnante, sia privata che sotto il Ministero della Pubblica Istruzione, prima di diventare insegnante della mia tecnica. La Tasker, inoltre, ha coordinato e diretto le attivit della scuola dal gennaio 1929, con

lassistenza della signorina Goldie; i bambini, durante le lezioni private, hanno potuto trarre vantaggio ed aiuto dallintero staff degli insegnanti. Sono passati cinque mesi da quando iniziato il Corso di Formazione per Insegnanti, durante questa prima sessione abbiamo voluto mettere in correlazione il lavoro individuale degli studenti, di solito svolto durante le lezioni private, con il lavoro di gruppo necessario a fornire lesperienza per diventare insegnanti. A questo scopo gli studenti lavorano per alcune ore al giorno sotto la supervisione di un insegnante, impiegando il resto del tempo nel continuare questo lavoro di classe, aiutandosi lun laltro e mirando sempre ad una rigorosa aderenza al principio che soggiace alla tecnica. I risultati conseguiti in questo modo ci fanno credere che alla fine dei primi diciotto mesi di corso, questi studenti saranno in grado di apportare aiuto alla piccola scuola, lavorando con i bambini sotto una supervisione. Ci renderebbe possibile dare pi attenzione individuale ai bambini, rendendoli in questo modo capaci di ottenere i migliori risultati in un periodo predefinito. Nella seguente lettera aperta il lettore trover un accenno ad uno schema per un pi ampio sviluppo della scuola in un futuro prossimo, assieme con i dettagli del Corso di Formazione.

LETTERA APERTA AGLI STUDENTI CHE INTENDONO FREQUENTARE IL CORSO DI FORMAZIONE

Per molti anni ho dedicato parecchio tempo e pensiero per ideare dei mezzi appropriati tramite i quali gli studenti possano essere istruiti ad insegnare la tecnica descritta nei miei libri Mans supreme inheritance e Constructive conscious control of the individual. Mentre lavoravo a questo scopo, sono stato assai stimolato dal sostegno ricevuto dai membri della professione medica e di altre professioni ancora, che sono stati in precedenza miei allievi. Ho esitato, tuttavia, prima di redigere dei piani definitivi per lo svolgimento pratico di questa idea, principalmente,

1) perch per prima cosa, ritenevo opportuno di dover essere in grado di pubblicare lopinione di
coloro che sono pi competenti nel giudicare se la convinzione di insegnare ad altri il mio lavoro corretta;

2) Perch

le difficolt che incontrai nei tentativi di fornire ai possibili studenti il materiale per

acquisire lesperienza pratica necessaria per insegnare, per molto tempo furono insormontabili;

3) Perch desideravo essere veramente sicuro che alla fine del primo corso di formazione ci fosse
stata una reale richiesta di insegnanti del mio metodo.

Per quanto riguarda il punto 1), ora sono in grado di citare le seguenti autorit mediche e pedagogiche che hanno avuto modo di osservare il mio lavoro e di esaminare il valore del principio sul quale si basa. Il loro sostegno alla fine mi ha convinto ad iniziare il Corso di Formazione per Insegnanti. Il professor John Dewey (Lettore a Giffford, 1929); Il Conte di Lytton, PC, GCSI, GCIE; Sir Lynden Macassey, KBE,KC; La signorina E.E. Lawrence (direttrice del Frobel Institute); La signorina Lucy Silcox, Class. Trip. Camb. (preside della St Felix school, Southwold, dal Gennaio 1909 al Luglio 1926); A.G. Pite, MC, MA (preside del Weymouth College, Dorset); A.J.D. Cameron, MB; Mungo Duglas, MB; Percy Jakins, MD, MRCS; Peter Macdonald, MD; R.G. McGowan, MD, DPH; A. Murdoch, MB; A .Rugg-Gunn, MB, FRCS;

Citazione dall'introduzione del libro Il controllo cosciente e costruttivo di se stessi pp. 14 - 15 (ed. Astrolabio 1994), scritta dal professor John Dewey (lettore a Gifford 1929):

'Dopo aver studiato per un certo numero di anni il metodo di Alexander all'opera, scommetterei che egli ha applicato, alle convinzioni e alle idee che abbiamo di noi stessi e delle nostre azioni, lo stesso metodo, basato sulla sperimentazione e sulla produzione di nuove osservazioni sensoriali, che ha costituito la fonte principale di tutti i progressi fatti nelle scienze fisiche. ... Alexander ha trovato un metodo che permette di scoprire precisamente le correlazioni esistenti fra queste due parti dello stesso insieme, cio quella fisica e quella mentale, e di creare una nuova coscienza sensoriale di comportamenti e abitudini nuovi. E' una scoperta che integra tutte le scoperte scientifiche e le mette a disposizione dell'uomo, non perch ci si autodistrugga, ma perch le usi per promuovere la sua crescita costruttiva e la sua felicit. ... Egli non avrebbe potuto fare e perfezionare la sua scoperta se non avesse operato su adulti malamente coordinati. Il suo metodo, tuttavia, non mira alla cura, ma ad una educazione costruttiva. Il suo campo di applicazione pi adatto sono i giovani, la generazione in via di sviluppo, in modo che possano disporre, il prima possibile nella loro vita, di una percezione sensoriale

e di un autogiudizio corretti. Quando una parte ragionevolmente adeguata di una nuova generazione avr conseguito un appropriato livello di coordinazione, avremo, per la prima volta, la sicurezza che gli uomini e le donne del futuro saranno in grado di reggersi sulle proprie gambe, forniti di un equilibrio psicofisico soddisfacente, che permetter loro di far fronte agli schemi e alle contingenze del loro ambiente, con prontezza, fiducia e felicit anzich con paura, confusione e scontento.

Knebwort House, Knebwort 22 Marzo 1930 EGREGIO SIGNOR ALEXANDER, sono felice di apprendere che il piano per il corso di formazione sul suo lavoro si concretizzato. Lei sa quanto io abbia desiderato che il suo prezioso lavoro fosse impiegato per il benessere del genere umano. Lesperienza che lei ha acquisito e la tecnica che ha sviluppato sono troppo preziose perch possano essere perdute. Ci sono sicuramente migliaia di persone che, come me, hanno beneficiato del suo aiuto, ma lunica cosa che possiamo fare raccontare agli altri della nostra buona sorte; non possiamo trasmettere i benefici che abbiamo ricevuto. Se lei pu veramente istruire altri ad esercitare la sua tecnica e cos fondare una suola per formare insegnanti del suo metodo, render una grande servigio allumanit. Auguro alla sua nuova impresa il migliore successo. Cordiali saluti, LYTTON

27, Abingdon Street, London, s.w. 1 5 Aprile, 1930 EGREGIO SIGNOR ALEXANDER, con grande soddisfazione che apprendo la notizia di un progetto definitivo pensato per formare insegnanti che acquisiscano ed applichino la vostra tecnica, e che assicurino che i vostri metodi saranno conservati e perpetuati. Secondo il mio punto di vista, sarebbe una calamit se tale progetto non dovesse realizzarsi. Non ho bisogno di essere ulteriormente convinto del valore essenziale del vostro lavoro. I benefici risultati conseguiti da persone che conosco, che avevano esaurito tutte le altre consulenze e cure riparatrici, sono cos evidenti che convinceranno tutti coloro che si prenderanno limpegno di analizzare quello che lei sta facendo e di vedere cosa possono compiere i suoi metodi. Sono convinto che sia di estrema importanza per tutti che i suoi metodi siano fatti conoscere e siano resi disponibili ad un pubblico il pi vasto possibile.

Cordiali saluti, LYNDEN MACASSEY

16 Aprile, 1930 EGREGIO SIGNOR ALEXANDER, siamo molto liete nellapprendere la vostra decisione di istruire studenti nella scienza e nellarte del suo metodo educativo. Dalla nostra personale esperienza, acquisita attraverso il suo metodo e dalla nostra conoscenza degli enormi benefici che lei ha dato sia a bambini che ad adulti, pensiamo sia cosa di capitale importanza effettuare un tentativo per istruire studenti a padroneggiare la vostra stessa tecnica. Semplice ed allo stesso tempo fondamentale, diversa da qualunque altra cosa che abbiamo conosciuto durante la nostra esperienza di educatrici e non possiamo stimare lenorme beneficio che si potr trarre da tutto questo. Cordiali saluti, ESTHER E. LAWRENCE, LUCY SYLCOX, A. G. PITE

8 Maggio 1930 EGREGIO SIGNOR ALEXANDER, possiamo esprimerle il nostro immenso piacere per la sua decisione di formare allievi nella tecnica che lei ha scoperto, elaborato ed esercitato per molti anni, e riguardo agli importanti principi sui quali fondata? In quanto uomini di medicina, noi meglio di altri siamo consapevoli delle difficolt che comporta questo compito. Ci rendiamo conto che la tecnica che lei deve insegnare, essendo contemporaneamente unarte molto evoluta ed una fine filosofia, necessita di speciali qualit mentali e di una certa attitudine naturale del corpo per poterla esercitare con successo. Ci rallegriamo, perci, poich lei ha fiducia nel superare queste difficolt. Come medici professionisti, noi sappiamo anche quanto grande sia in questo momento il bisogno delle risorse che questa disciplina offre, quando la tensione dellesistenza esige un grosso tributo anche sulla salute. Crediamo, da una conoscenza pratica degli effetti su noi stessi e sui nostri pazienti, che il suo metodo sia adeguato a far fronte a questo bisogno, semplicemente perch esso insegna che un buon uso di se stessi il fondamento della felicit fisica e mentale. Auguriamo unampia divulgazione e successo del suo prezioso lavoro e ci permettiamo di offrirle, nel modo in cui possiamo, la nostra volonterosa cooperazione.

Cordiali saluti, A. J.D. CAMERON, MB MUNGO DOUGLAS, MB PERCY JAKINS, MD, MRCS PETER MACDONALD, MD R.G. McGOWAN, MD,DPH B. MURDOCH, MB A.RUGG-GUNN, MB, FRCS

Per quanto riguarda il punto 2), ora mi sento soddisfatto poich posso fornire ai miei studenti tutto il materiale per acquisire lesperienza pratica per insegnare, unendo il lavoro del Corso per Insegnanti con quello della piccola scuola per i bambini e per i giovani, la quale si sviluppata gradualmente in stretta connessione con il mio lavoro. In questa scuola viene insegnato ai bambini di ogni et in che modo applicare i principi e le procedure del mio metodo, mentre svolgono le consuete attivit scolastiche. Sono convinto che lesperienza che si potr acquisire unendo il lavoro degli studenti a quello dei bambini, potr essere di grande beneficio per tutti. Per quanto riguarda il punto 3), le richieste che mi sono pervenute da alcuni medici, e da tutti coloro desiderosi di far uso del mio metodo nel campo delleducazione e della medicina, mi inducono a credere che la richiesta di insegnanti sta crescendo rapidamente e, con tutta probabilit, alla fine del triennio di corso (nel 1933), oltrepasser lofferta. Per dimostrare in che modo si stiano allargando le possibilit per i futuri insegnanti del mio metodo, posso affermare che durante i trascorsi ventisei anni della mia attivit ho avuto allievi non solo da tutte le isole britanniche e dell'Irlanda, ma anche da molti paesi europei, dallAustralia, dalla Nuova Zelanda, dal Canada, dal Sud Africa, dallIndia e dagli Stati Uniti59. Coloro che hanno richiesto lezioni, sommati a coloro che le hanno effettivamente ricevute, rappresentano tuttavia una porzione relativamente piccola di tutti coloro che non potendo recarsi a Londra, desiderano un insegnante della mia disciplina pi vicino al loro luogo di residenza. Per il beneficio di quelli che non hanno letto i miei libri, devo sottolineare che i futuri insegnanti dovranno essere allenati a mettere in pratica nelluso di se stessi durante le attivit quotidiane, i principi e le procedure del metodo, prima di tentare solamente di insegnare ad altri le stesse cose. Qui sta la differenza tra il tipo di corso che io propongo e le altre forme di insegnamento. Tutti possono frequentare corsi di medicina, di fisiologia, teologia, legge, filosofia o di qualsiasi altra cosa, senza che la materia delluso di se stessi sia chiamata in causa; ma per apprendere il mio insegnamento, gli studenti devono svolgere una considerevole quantit di lavoro individuale, affinch possano imparare

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New York, Massachusetts, Connecticut, New Jersey, Pennsylvania, Ohio, Georgia, Alabama, South Carolina, Illinois, Minnesota, Nebraska, California.

ad usare se stessi in modo soddisfacente. Solo quando avranno raggiunto un certo livello nellusare se stessi, sar data loro lopportunit della effettiva esperienza pratica di insegnamento. In aggiunta a questo lavoro individuale, dovranno svolgere anche un lavoro di classe, e per questo scopo le classi saranno limitate a cinque o sei studenti assieme ad alcuni insegnanti esperti. Tuttavia, quando gli studenti lavorano in classe, ad uno di loro (ogni giorno qualcuno di diverso), come parte del lavoro quotidiano verr chiesto di assumere il ruolo di guida o di consulente. Sono gi state promesse due sostanziose donazioni per formare un Fondo di Credito per la fondazione di scuola, dove il posto di docente sar occupato da coloro che saranno in grado di insegnare in accordo con la tecnica descritta nei miei libri. Il Conte di Lytton, Sir Lynden Macassey, e il dr. Peter Macdonald hanno acconsentito di diventare gli amministratori fiduciari di questo Fondo di Credito, e anche membri di una societ che si sta formando per ampliare con tutti i mezzi le finalit del mio lavoro. 22 F.M.A. Luglio 1930

Naturalmente questa appendice ormai molto datata, ma si pu fare attualmente sempre riferimento a:

S.T.A.T. The Society of Theachers of the Alexander Technique