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il Ducato

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Mensile - 21 febbraio 2014 - Anno 24 - Numero 2 Ducato on line: ifg.uniurb.it

Periodico dellIstituto per la formazione al giornalismo di Urbino

Imprese

Le nostre eccellenze in Russia e Usa


alle pagine 2, 3, 4 e 5

Le storie

Gente che viene gente che va


alle pagine 6 e 7

Cibo

Mangiare la crescia in Canton Ticino


alle pagine 8, 9, 10 e 11

Media

Urbino Export
LEDITORIALE

Allestero ci vedono cos: lo dice il web


a pagina 16

n un vecchio numero della rivista culturale italiana Frigidaire stata pubblicata una vignetta sulle Marche con sotto questa didascalia: Un buon posto per finire dimenticati. In tanti anni di storia le Marche e i marchigiani hanno fatto ben poco per sfuggire o spezzare questo isolamento. E vero che lindividualismo nella nostra indole e di omogeneo, in questa regione, c poco o niente. Forse soltanto il nome che, essendo per al plurale, gi allude al molteplice. Siamo fatti cos: marchigiani sfuggenti e riottosi, strenui difensori della propria identit, diffidenti verso i processi di massificazione e uniformit. Eppure questa terra di uomini sommi, di individui eccellenti che dalle Marche hanno illuminato il mondo. Tolstoj diceva che la storia la fanno coloro che non sanno di fare storia. La propensione dei marchigiani allisolamento e linnata riottosit per le luci della ribalta,

nellera della globalizzazione e della comunicazione, diventano un grosso limite. In passato la capacit di non apparire, fino a sembrare inesistenti, poteva essere una fortuna. Lo stato quando le Marche ebbero una sola arma per opporsi alla maggiore forza degli invasori, cio linafferrabilit dellessere numerose e diverse, di potersi sbriciolare in tanti sfuggenti microcosmi, di riuscire a sgattaiolare fra le pieghe della storia. Oggi restare nellombra significa rinunciare a delle opportunit e il mancato attivismo porta alla decadenza. A questo dobbiamo aggiungere lautodenigrazione che uno sport molto in voga, non solo dalle nostre parti. Basta uscire dallItalia per rendersene

I grandi spazi a portata di mano

conto. Quando si parla del nostro paese, si riscuote quasi sempre un sorriso e una esclamazione: Ah, Italy. Una spontanea espressione di ammirazione per le bellezze dei nostri territori e un briciolo di invidia verso chi ha avuto la fortuna di esserci nati e di viverci. Urbino uno scrigno di bellezze. Non a caso il centro storico considerato dallUnesco patrimonio dellumanit. Quando allinizio degli anni Novanta croll un bastione delle mura, la notizia rimbalz perfino sui giornali giapponesi. Qualche mese fa, per la candidatura della citt feltresca a Capitale europea della cultura 2019, Regione e Soprintendenza scelsero la Santa Caterina dAlessandria

(opera giovanile di Raffaello) come ambasciatrice della citt e fu un successo ovunque, a Sofia (anchessa citt candidata) come a New York. Meno di un anno fa i londinesi si sono messi in fila per vedere i capolavori di Federico Barocci alla National Gallery, fra i quali lUltima cena che si trova nella Cattedrale di Urbino. In precedenza quegli stessi capolavori avevano fatto il pieno di visite negli Stati Uniti, al Saint Louis Art Museum. Con questo numero la Redazione del Ducato ha voluto di nuovo evidenziare il ruolo di Urbino nel mondo per dare merito a chi sta lottando per valorizzarne limmagine e la fama, ma anche per lanciare un messaggio di speranza nella consapevolezza che dalla crisi non si esce facendo, anche meglio, le cose che fanno gli altri. Dalla crisi si esce facendo, al meglio possibile, le cose che sappiamo fare solo noi.

il Ducato

Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti: i nuovi mercati della Provincia

Sorpresa, ritorna il segno pi


Crescono le esportazioni. Meccanica, agroalimentare, tessile e mobili sono i settori pi forti
LUCIA LAMANTEA
I nuovi mercati che si sono aperti sono soprattutto lArabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi. Verso questi paesi si esportano soprattutto mobili e prodotti del settore agroalimentare: caff, tartufi, prodotti surgelati, conserve, bibite analcoliche, e pasta. Anche qui i dati parlano chiaro: lexport di mobili verso lArabia Saudita dal 2012 al 2013 aumentato del 72%, quello dellalimentare del 52%. Cifre da record. Da anni facciamo progetti come camera di commercio e anche con le associazioni per aprire nuovi mercati in queste zone spiega Bordoni- Il Qatar e gli Emirati sono i paesi verso cui sono stati indirizzati in questo ultimi anni tutte le nostre attenzioni, attraverso delegazioni di aziende e la partecipazione a fiere del settore. Finalmente si stanno concretizzando numericamente i primi risultati. In Arabia Saudita, in particolare con la citt di Gedda, si sono aperte tantissime prospettive. Gli altri stati verso i quali lesportazione ha registrato cifre in crescita sono gli Stati Uniti, la Spagna e la Svizzera. I paesi verso cui invece il calo nel 2013 stato maggiore rispetto allanno precedente sono la Germania, la Russia e il Regno Unito. Uno dei settori pi forti in cui si concentra lexport della provincia comunque quello dei mobili. Le azienda del territorio urbinate da anni commerciano soprattutto con la Russia, partner importante anche per tutto il pesarese. Gli italiani vogliono costruire mobilifici negli Urali, aveva dichiarato un anno fa il presidente della Camera di Commercio Alberto Drudi, in occasione di una visita nella citt russa Ekaterinburg, centro industriale e culturale della parte asiatica della regione. E cos sembra essere stato.

Numeri sullexport a Urbino


Un miliardo e mezzo di euro. A tanto ammonta, sono dati del 2013, il valore delle merci che dalla provincia di Pesaro- Urbino sono volate nel resto del mondo. Il 2,8% in pi rispetto allanno precedente. Arabia Saudita in testa. Pi che raddoppiate le esportazioni verso il regno dei sauditi (+120%). Ma la Francia, seguita da Germania e Stati Uniti, il mercato di maggior destinazione dellexport provinciale (176 milioni di euro). Un quinto per la meccanica. di 367 milioni di euro lammontare delle esportazioni nel settore della meccanica. Mobili in Russia. Anche se in calo del 22%, il mercato russo dei mobili resta il pi importante per i prodotti della nostra provincia.

rapporti con il mondo e lexport sono da sempre la grande forza della provincia di Pesaro e Urbino. Lo dimostrano gli ultimi dati disponibili e lo raccontano le singole storie di uomini e di aziende che hanno costruito e costruiscono il proprio futuro collegandosi con il mondo. In anni in cui la crisi economica pesante e la ripresa va a rilento lunico settore in crescita infatti proprio quello dellexport, lunico che registra cifre con il segno pi. Secondo i dati di Unioncamere Marche e Aspin 2000 laumento stato del 2,8%, il pi positivo tra tutte le province delle Marche. Il settore di punta del commercio della provincia di Pesaro e Urbino quello manifatturiero, cio quello che riguarda le trasformazioni di materie prime in prodotti semilavorati, ed da anni il traino delleconomia del territorio. Noi viviamo di manifatturiero spiega il segretario provinciale della Cna Moreno Bordoni - quindi dobbiamo rendere sempre pi efficienti le aziende che hanno trovato mercati nuovi, che nellinnovazione tecnologica e nella qualit del prodotto hanno raggiunto uno standard importante e che si possono affacciare ai mercati internazionali senza problemi. Settori forti sono quelli della meccanica e dei mobili, ma anche l agroalimentare e il tessile che negli ultimi anni sono diventati protagonisti delleconomia provinciale. Quello che interessante notare, oltre al dato generale, come lesportazione sia aumentata in modo esponenziale in certi settori e verso certi paesi mentre sia calata drasticamente in altri.

Tessuti in Danimarca. Il primo mercato per il settore tessile-abbigliamento la Danimarca, verso cui lexport raggiunge i 31 milioni di euro, registrando un aumento del 15% dal 2012. Agroalimentare, crollo verso gli Emirati Arabi. Il commercio di alimentari verso gli Emirati Arabi uniti, che rimane comunque il partner principale per la provincia di Pesaro Urbino, crollato del 60% nel 2013 rispetto allanno precedente. In forte crescita, invece, lexport verso lArabia Saudita (+52% rispetto al 2012).
Fonte: Dati Aspin 2000 e Unioncamere Marche
Si esportano soprattutto prodotti per larredamento di spazi commerciali e suppellettili per abitazioni. Nella nostra provincia sono circa duemila le aziende del settore che producono in particolare camere da letto, camere per bambini, cucine e vari accessori per larredo di interni, maniglie e componenti metallici per mobili. Un altro paese con cui gli scambi commerciali e culturali sono importanti lArgentina, soprattutto per quel che riguarda la meccanica. Il legame tra la provincia di Santiago del Estero e Pesaro-Urbino sempre pi stretto. Grazie anche alla partecipazione alle fiere commerciali del paese, in particolare quella di Cordoba, gli industriali del nostro territorio, realizzano importanti contratti con le imprese del paese. Cifre record infatti quelle degli aumenti registrati nel 2013 proprio verso lArgentina e lIraq, rispettivamente del + 194%, e del +1584% rispetto allanno precedente. Nel settore tessile, che registra il maggior numero di esportazioni verso la Danimarca, il jeans a fare da protagonista. E questo grazie alla produzione nella cosiddetta valle del jeans dellAlto Metauro, dove le aziende formano una vera e propria catena di montaggio dei famosi pantaloni americani. In ultimo il settore della nautica che nonostante il calo del 2013 ha aperto nuovi mercati a Singapore, in Libano e persino nelle Bahamas. Il settore dellexport cresce spiega il segretario della Cna Moreno Bordoni anche perch da anni stiamo lavorando sulle reti dimpresa e con le associazioni di categoria. Alcuni di questi progetti iniziano a dare soddisfazioni che si riflettono in questi numeri. La strada intrapresa per aiutare le imprese nellinternazionalizzazione sembra infatti essere quella giusta. Tramite progetti comuni anche aziende che non avevano mai esportato, con laiuto di altri imprenditori capofila, sono riuscite, in seconda battuta, ad approfittare finalmente di mercati nuovi.

IMPRESE
L80 per cento dellexport in Europa La Russia primo partner straniero

Tvs, padelle dal gusto internazionale

Sogni doriente per i mobili Imab

made in Fermignano, ma vanta tentacoli in tutto il mondo: si tratta della Tvs, azienda che produce pentole e padelle antiaderenti da 47 anni. Allinizio il rivestimento era applicato a mano, con la tecnica della spugnatura; oggi lazienda dispone di macchinari capaci di produrre oltre 12 milioni di pezzi allanno. Otto su dieci vengono spediti fuori dallItalia, in 57 paesi del mondo: le destinazioni pi frequenti, che da sole assorbono l80 per cento del totale di esportazioni, sono la Francia, la Svizzera, i paesi scandinavi e la Russia. Proprio a Mosca la Tvs ha aperto da un mese una neonata filiale: Siamo presenti nel paese gi da anni spiega la marketing manager Francesca Serrani ma ormai il mercato maturo e a gennaio abbiamo aperto un nuovo ufficio, con nostri collaboratori italiani e dipendenti russi. Ma la Tvs acronimo dei tre soci fondatori Tripponi, Vissani e Spinaci punta a entrare nelle cucine delle casalinghe anche oltre il continente europeo: Oggi guardiamo al Brasile e al nord Africa racconta la Serrani e abbiamo aperto ununit di produzione in Tunisia per servire i mercati della zona fino alla Spagna. Anche per scegliere i propri designer, lazienda non si ferma al territorio italiano. Uno dei suoi collaboratori stranieri pi famosi Karim Rashid: E canadese, ma di origini egiziane e vive anche in Olanda e in altri paesi. Insomma, direi cosmopolita spiega la marketing manager. Rashid ha creato una linea di alta gamma, la Hook, che lo scorso dicembre ha ricevuto il Good Design Award di Chicago. Lo stesso riconoscimento era stato consegnato nel 2012 per la linea creata dal progettista italiano Giorgetto

Giugiaro, pi famoso per aver disegnato automobili tra cui lAlfetta Gt, la Fiat Panda e lAlfa Romeo 159. Insieme a Matteo Thun uno dei collaboratori storici della Tvs. Altra firma di vanto per lazienda quella di Takahide Sano, un designer giapponese che per cinque anni dal 1996 stato ospite fisso della trasmissione Quelli che il calcio con Fabio Fazio. Da questanno, inoltre, iniziata una collaborazione anche con la coppia di designer Harry & Camila: lui olandese, lei messicana. Nemmeno le materie prime provengono dal pesarese: I materiali non sono di questo territorio, ma sono comunque italiani. A parte lalluminio, che dobbiamo importare dalle multinazionali. E il testimonial? Italiano, ma non urbinate: si tratta di Carlo Cracco ( nella foto a lato), chef stellato e personaggio televisivo che da questanno condurr Hells Kitchen Italia, ledizione nazionale della trasmissione americana con Gordon Ramsay. Il Montefeltro, in tutto questo, sembra solo un mero polo industriale. Ma il presidente, Gastone Bertozzini evidenzia la Serrani pesarese e tutti i capitali sono locali. Anche per la forza lavoro attingiamo dal bacino territoriale e abbiamo molti dipendenti storici. Lazienda tiene il conto festeggiando i 25 e i 35 anni di servizio dei suoi lavoratori, che in tutto sono circa 250. La crisi, come per tutti, non passata senza strascichi precisa la marketing manager ma i dipendenti non sono calati di molto dagli anni precedenti alla depressione economica. Anzi, secondo i dati della Serrani, la Tvs ha continuato a crescere ininterrottamente fino al 2012: tutto grazie al robusto export. (d.o.)

ndia, Thailandia, Marocco: non solo vacanze da sogno, ma anche clienti da sogno. Almeno per lImab: il mobilificio di Fermignano punta ai mercati del nord Africa, del medio ed estremo oriente per vendere camere e camerette oltre lEuropa. Lazienda nata nel 1968 e ha iniziato subito a lavorare nellexport: grazie ai guadagni in terra straniera poi riuscita a sviluppare canali di vendita anche in Italia. Per ora, il suo partner maggiore allestero la Russia: C un legame storico spiega lexport manager Marco Magnanelli. La Russia infatti, secondo i dati della Aspin 2000, il primo mercato per il settore dei mobili nella provincia di Pesaro Urbino. Un mercato che per oggi in calo: Stanno diventando loro stessi produttori racconta Magnanelli e oggi infatti importano da noi non solo mobili, ma anche componenti. Al via, quindi, strategie mirate per conquistare i nuovi paesi emergenti: lImab punta soprattutto alla Libia: Il rapporto con la Libia gi molto marcato spiega Magnanelli anche perch per arrivare ai porti libici basta una settimana di navigazione. Ma anche lAsia interessata ai mobili fermignanesi: DallIndia, dalla Cina, dalla Thailandia e dal Vietnam c una grossa richiesta di mobili moderni e made in Italy, cio prodotti economici ma qualificati, rifiniti. Il target, infatti, il ceto medio: Mentre in Italia scompare continua Magnanelli diventa sempre pi numeroso nei paesi emergenti. La maggior parte delle esportazioni dellImab rimane comunque in Europa: oltre alla Russia, lazienda arreda case svizzere, francesi e belghe. In totale la produzione che finisce oltre frontiera di circa il 20 per cento. Lobiettivo di far sviluppare lexport fino al 35-40 per cento. Le strategie sono pi di una: prima di tutto ci sono i canali tradizionali,

che consistono nello sguinzagliare reti di agenti e aprire catene di negozi direttamente allestero. La seconda tattica quella del contract, cio creare e firmare progetti darredo per total home o per hotel stranieri: lImab lha gi fatto con due grandi catene alberghiere. Altra strategia quella di creare partnership: per loccasione stato creato Pensare casa, un format commerciale che servir anche per sviluppare collaborazioni al di fuori del territorio nazionale. Nella coloratissima brochure c anche la foto in bianco e nero del fondatore Antonio Bruscoli (nella foto a lato), scattata negli anni 50, quando aveva una trentina danni. Sullimmagine, la frase Oggi come ieri tradotta in inglese e francese. E se la si sfoglia fino in fondo, a pagina 43 si scopre, finalmente, il Montefeltro. In alto a sinistra risplende il tratto inconfondibile di Raffaello: la Piccola madonna Cowper, un dipinto a olio risalente ai primi anni del 1500, conservato oggi alla National Gallery of art di Washington. A destra c una veduta di Urbino: le mura sono incastonate tra il cielo azzurro e i campi verdeggianti. Pi in basso, la cartina dellItalia con un ingrandimento sulla provincia. Parlare di uomini e parlare di natura recita la brochure Pensare casa non implica necessariamente la descrizione di contesti nei quali luno progredisce a discapito dellaltro, ci sono luoghi che al contrario trovano la propria peculiarit nel rapporto di integrazione e scambio tra le parti dove luno trae senso e significato dallaltro. Questo luogo il Montefeltro. Una terra si legge pi in basso - nella quale le attivit agricole e forestali, lartigianato anche artistico, la piccola e media industria, la tradizione gastronomica ed il turismo si intersecano in un ambiente armonico di rara bellezza. qui che sorge la citt di Urbino. (d.o.)

il Ducato

La Benelli vende in tutto il mondo armi che portano spesso nomi legati al territorio

Raffaello, il fucile di Urbino


Pi del 50 per cento della produzione finisce negli Stati Uniti: il bestseller il semiautomatico Super Black Eagle
DIANA OREFICE
i chiamano Raffaello, Federico e Duca di Montefeltro, ma non sono personaggi del passato: sono tre fucili semiautomatici. Pi precisamente, sono alcuni dei modelli pi esportati in Europa dalla Benelli, lazienda pi blindata di Urbino. Il marchio rosso della fabbrica svetta ai piedi delle mura, in fondo a via della Stazione. Per entrare necessario un documento e il passaggio al metal detector. In cima alle scale del reparto uffici ci aspetta un leone impagliato, mentre sul muro c la pelliccia di un orso bruno, foto e modelli di pistole e fucili in esposizione. Su ognuno di essi c scritto Urbino, made in Italy. Quasi tutti i cacciatori esteri conoscono Urbino racconta il direttore commerciale dellazienda, Lucio Porreca anche se magari non conoscono Pesaro. La Benelli, infatti, un azienda del gruppo Beretta che produce armi civili esportate in tutto il mondo, ma mantiene un forte legame con il proprio territorio: Alcuni dei nostri fucili spiega Porreca hanno dei nomi legati a Urbino perch speriamo di incuriosire i nostri clienti. Magari alcuni di loro cercheranno il termine Montefeltro su Wikipedia per vedere che cos e forse faranno anche un salto a visitarlo. Pi del 50 per cento della produzione viene inviata negli Stati Uniti: agli americani piace soprattutto il Super Black Eagle, un fucile semi automatico di calibro 12, che viene prodotto con diverse lavorazioni e materiali. Altro modello famoso lM4 Super90, utilizzato anche dalle forze di polizia e dai marines statunitensi. Noi non produciamo armi militari ci tiene a precisare il direttore commerciale ma solo armi civili: se poi riforniamo anche le forze dellordine, questo non significa che il prodotto nasce per loro. Nel 2013 ad esempio, nonostante ci sia stato un aumento delle esportazioni negli Stati Uniti, non stato venduto nessun fucile ai marines, ma solo a cacciatori e sportivi. In America questo tipo di attivit molto pi diffusa: si passa dal tiro al barattolo fino alle discipline pi professionali. In Italia, invece, non c la passione per questo tipo di sport e solo il 10 per cento della produzione rimane in territorio nazionale. Oltre ai fucili, la Benelli produce anche carabine e pistole. Quello delle pistole un mercato di nicchia spiega Porreca perch un tipo di produzione specialistica, per le discipline olimpioniche del tiro a segno. Ne vendiamo circa 500 allanno nel mondo. Prima del 2008 lItalia era il secondo mercato dopo gli Stati Uniti, ma con la crisi economica ci sono stati quattro anni di crollo delle vendite e un rimescolamento delle destinazioni di esportazione. Oggi la Benelli ritornata pi o meno ai livelli di fatturato precedenti alla depressione economica: circa 100 milioni allanno, con poco pi di 260 dipendenti. Nel prossimo futuro non penso che cresceremo confessa il direttore commerciale n credo che manterremo questo livello. Il mercato delle armi un settore fluttuante, con o senza la crisi economica. Mentre usciamo, Porreca indica una grande mappa del mondo appesa nellatrio: Quelli con il simbolo sopra, sono i paesi nei quali abbiamo esportato almeno una volta. La concentrazione in Europa e in America, in cui quasi tutte le nazioni sono spuntate, ma ci sono anche lIndia, lAustralia, il Giappone, la Corea, lEgitto, il Kenya e diversi altri paesi sparsi qua e l. In ogni caso spiega il direttore commerciale non parte nessun fucile se prima non c lautorizzazione della questura, della prefettura o del ministero. cos anche per la vendita in Italia.

Il leone imbalsamato in cima alle scale del reparto ufci. In alto una visuale della fabbrica Benelli da satellite. Nella pagina accanto: in alto Piero Guidi, sotto la nuova boutique di New York

Dalle motociclette alle armi da caccia

a Benelli Armi stata fondata nel 1967 dai fratelli Giovanni e Giuseppe Benelli, titolari della omonima azienda di motociclette di Pesaro. La fortuna dei fucili urbinati deriva dallintuizione del progettista meccanico bolognese Bruno Civolani, che negli anni 60 ha inventato il sistema inerziale Benelli, un tipo di meccanismo che ha una delle capacit di riarmo pi veloci del mondo: 5 colpi in meno di un secondo. Nel 1983 la Benelli stata acquisita dalla Fabbrica darmi Pietro Beretta. Lazienda urbinate nel 2007 ha festeggiato il traguardo di 2 milioni di fucili prodotti in 40 anni: per loccasione stato creato un nuovo modello in edizione limitata, il Bimillionaire. Tra gli ultimi fucili usciti in edizione limitata c anche il Raffaello Arabesque.

IMPRESE

Piero Guidi, lo stilista venuto dallarte

Sono un contadino ma metropolitano


Fra gli sponsor, le glie di Martin Luther King e Wim Wenders
GIUSEPPINA AVOLA
bisogna trovare qualcosa di nuovo, avere delle percezioni sempre diverse. I giovani devono essere super ambiziosi, avere un orgoglio incredibile. Devono essere al centro delluniverso. Cosa gli manca? Tutto alla loro portata. Tra unesortazione e laltra, Guidi torna con la memoria allinizio. Il suo inizio. Quando ho cominciato racconta sono passato a Scandicci, in Toscana, davanti alla fabbrica di Gucci. Cerano questi due grandi massi davanti e mi chiedevo come ce li avessero portati. Non pensavo avrei creato una fabbrica anche io. Ma comunque bisogna guardare ai grandi, e metterci del proprio: la propria ispirazione e la propria personalit. Io mi sono legato a quei due sassi. Oggi a un giovane direi di legarsi alle nuvole. Nuvole che sono immagine di una certa spiritualit che si coglie nelle sue parole. Una spiritualit che, a detta di Guidi, il quid in pi in un costruttore di oggetti. Cerchiamo di realizzare dei prodotti spiega che siano eccellenti, che durino nel tempo, che diventino compagni della vita quotidiana delle persone. Questa la filosofia di questa azienda. Oggi per il 90% gli oggetti servono in quanto comunicatori di affetto. E laspetto valoriale sembra investire anche lambito lavorativo in maniera pi pragmatica. Se dai a un negozio un prodotto che funziona dice quello pu pagare le commesse, gli affitti. Bisogna sempre legare il proprio operato a dei valori saldi. Valori di cui sono fatti portatori anche illustri testimoni del marchio. Li hanno definiti angeli del nostro tempo: il regista tedesco Wim Wenders, le figlie di Martin Luther King, Muhammad Al. Sar per questo che le borse ispirate dal circo di Chagall dipinto sul soffitto dellOpera di Parigi sono cos richieste e apprezzate dalle donne di tutto il mondo? Sar perch al loro interno spicca il claim la fantasia non muore mai?. Sar perch ogni singola borsa, ogni scarpa, ogni foulard smette di essere un semplice oggetto per essere altro (o almeno secondo le intenzioni del creatore)? Un giorno ero in aeroporto a Hong Kong racconta infine il mio marchio allora erano una p e una g. Un virtuosismo grafico. Ebbene lho guardato e ho pensato che non voleva dire proprio niente. Sono tornato a Urbino e ho deciso che lavrei distrutto. Volevo qualcosa che appartenesse alla vita. Dopo due anni sono venuti fuori questi due angeli in volo. Le iniziali del mio nome e cognome erano un segno grafico ispirato dai miei insegnanti di arte. E sapete che vi dico? I giovani devono ascoltare i propri insegnanti, apprendere dalla loro esperienza. Ma devono fare di pi, andare oltre. Io ho fatto cos: sono andato oltre il segno. Ci ho messo sopra un valore culturale.

iero Guidi seduto nel suo ufficio. Le pareti della piccola stanza sono cariche di fotografie: ce n una con Carlo Bo, una con Giovanni Paolo II. Ma ci sono anche i disegni della nipote e le sue creazioni, tra cui una variopinta Marilyn su cartoncino, oltre alle locandine che immortalano lo sponsor Michelangelo Antonioni e la moglie con le sue borse. Vedete? Ho sbagliato a fare questo tavolo. Dovrebbe essere alto 78 cm, invece sono 84. In compenso ho risolto mettendoci dietro una sedia molto pi grande. In una battuta viene fuori lartista: creativo ma pratico. Gli angeli in volo sono il suo marchio, eppure lui sembra con i piedi ben piantati per terra. Guidi, classe 1949, si forma a Urbino, alla scuola dArte. Comincia a disegnare qualche fibbia, poi un po pi in l con le cinture. Infine diventa uno stilista affermato in tutto il mondo. Un collaboratrice entra nello studio e gli comunica: Non so se le hanno detto che oggi sono partite due spedizioni per lAustralia. Cina, Russia, America: le sue borse accompagnano le donne di qualsiasi continente. Ma la sua sede ancora qui, nella valle del Montefeltro, a Schieti. Io ho studiato a Urbino dice Guidi - la mia cultura, i miei sentimenti, le mie passioni appartengono a questa citt. Poi, certo, ho viaggiato molto ma sono sempre un contadino metropolitano: la mente qui, lo stile qui, le idee provengono da qui. Ed proprio questo che viene apprezzato allestero. La creativit, la cifra stilistica del made in Italy. La creativit continua un bene di Dio, come lacqua, la luce, il sole. quella che aggiusta un progetto. Il made in Italy non sono soltanto le giacche, le borse, le scarpe. Il made in Italy sono anche i monumenti, Raffaello, le grandi citt, la piadina, la pizza, la crescia. Lavorano con lui la moglie Nadia e i figli Giacomo e Gionata. Guidano unequipe di settanta persone. Molti sono giovani, formatisi nelle scuole di eccellenza artistica di Urbino. Vanno in azienda per qualche stage, i pi bravi rimangono. Siamo chiamati allimmaterialit afferma, sorseggiando un t caldo ad avere sempre idee nuove. Viviamo in un mondo dove ci sono milioni di oggetti. Quindi

Nella Grande Mela inaugurato il nuovo concept store

A New York ispirati da Palazzo Ducale


P
er comprare una borsa Piero Guidi a New York basta prendere un taxi e dire allautista: 430 West Broadway. Lautomobile gialla si inler nelle strade di Soho, il quartiere chic di boutique e artisti e, una volta arrivato a destinazione, vi lascer davanti allo store monomarca dello stilista urbinate. Quattrocento metri quadrati progettati dallarchitetto Thomas McKay. Uno di quelli con cui non si pu sbagliare: ha gi curato gli interni dei negozi di Versace, Hugo Boss e Jimmy Choo. Un open space in cui i prodotti Lineabold e Magic Circus si affacciano in tutto il loro protagonismo. Ma soprattutto un luogo pensato per portarsi dietro le proprie origini anche allestero. Il design di McKay , infatti, ispirato a Urbino: si richiama al laboratorio dello Studiolo di Palazzo Ducale, riprendendone le proporzioni classiche. Secondo le intenzioni dellarchitetto e dei committenti, lo store americano un ambiente in cui si combinano tradizione e modernit. Allingresso della boutique di Soho, proprio sul pavimento, i due angeli abbracciati in volo, marchio dellazienda e immagine di esuberanza e creativit. Ma il volo non solo simbolico per la holding di Piero Guidi, oggi guidata dai gli: Giacomo, che direttore artistico e cura il lavoro stilistico e di comunicazione, e Gionata, che gestisce invece i mercati esteri, lo sviluppo industriale e il marketing. Secondo lazienda, che tiene blindati i dati sul bilancio, il marchio cresciuto del 20% negli ultimi tre anni. Alla faccia della crisi. E se il volume daffari dellazienda aumenta, bisogna innovarsi e stare al passo con i tempi. La boutique di NewYork stata la prima a essere coinvolta in un processo di graduale trasformazione dei negozi Piero Guidi sparsi nel mondo. Dopo sar la volta dei trenta punti vendita monomarca presenti nel territorio asiatico, tra Cina, Giappone e Hong mento. Il prodotto afferma Piero Guidi pi interiore che esteriore. Oltre alla vetrina in Rete, ruolo importante di contatto con i clienti sono le App e i social network. Prima di essere presentate attraverso la stampa, borse e cinture del marchio vengono esposte su Facebook, Instagram, Twitter e Pinterest. La pagina Facebook ha registrato 190.000 mi piace dicono dallazienda e la portata di visualizzazioni di un post di 47.000 persone. Molte volte non facciamo in tempo a postare unimmagine che subito arrivano i primi commenti degli utenti. Ci chiedono il prezzo, esprimono il loro gradimento. Certe volte anche in lingue che fatichiamo a riconoscere. E questo un apporto positivo perch si instaura un rapporto pi familiare tra lazienda e il cliente nale. C uno scambio di informazioni, un aiuto diretto in caso di assistenza e di vendite che si concretizzano sul nostro e-shop ufciale. Insomma, in un mondo globalizzato, la difcolt di un marchio dalla forte identit come quello di Piero Guidi non tanto quella di raggiungere il grande pubblico mondiale pur rimanendo tra le colline del Montefeltro. , semmai, quella di trovare un valore aggiunto rispetto alla molteplicit di oggetti che invadono la nostra vita di tutti i giorni. E dare loro unanima capace di entrare in contatto con il cliente e restituirgli una porzione di cultura che ha portato alla creazione di quella borsa, di quella valigia, di quel foulard. (g.a.)

Kong. Nella classica dei clienti affezionati, subito sotto lItalia - in cui i siciliani la fanno da padrone -, la Russia con Mosca capola, la Gran Bretagna, lAmerica e la Cina. Ma le strategie di marketing messe in atto dallazienda con base a Schieti valicano conni geograci e si muovono sul piano della comunicazione globale. Per comprare un articolo di pelletteria rmato Piero Guidi, oggi basta collegarsi allo shop online dellazienda, scorrere le foto dei prodotti e mettere nel carrello il preferito. Farsi colpire dagli oggetti, innamorarsi di loro per quel qualcosa che il cliente cerca in quel preciso mo-

il Ducato

Con un tweet, quattro ragazzi dellIsa sono diventati i cover dei rapper Usa

Il successo una good idea


Il loro personaggio si chiama Baldo Banton. Ed destinato a un luminoso futuro nei fumetti e nei cartoons
MARTA MANZO

n gangster anni 70 - coppola, Rayban e baffoni - se ne va in giro per Kingston Town in sella alla sua moto custom, sulle note di un leggero reggae. Si chiama Baldo Banton ed il personaggio nato dalle matite dei Good Idea. Grazie a lui quattro ragazzi usciti dallIstituto superiore darte di Urbino (Filippo Volpi, Marco Amantini, Alekos Prete e Laura Panicci) hanno portato animazione e grafica italiana dallaltra parte delloceano, sulle copertine dei cd di famosi rapper americani. Amici da anni, i Good Idea si sono conosciuti proprio a Urbino. Dal 2012 disegnano cover e copertine per album e singoli musicali e, in soli due anni, hanno gi curato la grafica del tour europeo del rapper Blaq Poet e la copertina dellultima raccolta di Dope Music Blog; sono stati al centro di una puntata di The Flow, il programma di Deejay tv presentato dal rapper Mix Up, realizzando anche la grafica delle sue pagine ufficiali; hanno realizzato la copertina dellalbum Project Manzu del rapper Daima Manzu, che annovera tra le collaborazioni anche KoolG e Tormento dei Sottotono. Ora stanno lavorando al retro di copertina. In questi giorni hanno fatto uscire un video per King Ra & SciFi nei panni dei protagonisti del famoso telefilm americano Breaking Bad, che stato ufficialmenteritwittato proprio da uno dei protagonisti della serie, lattore Charles Baker, alias Skinny Pete. Tutto questo? Grazie al web. Il progetto dei Good Idea, infatti, nato un po per caso sui social network, che gli hanno consentito di mostrare il talento e dare il via alle prime collaborazioni.Circa un anno e mezzo fa racconta Alekos avevamo condiviso alcuni nostri lavori su Twitter. Da l cominciato tutto. Il primo cliente si chiama Awkword, un rapper americano molto noto nel settore della musica hip hop underground. Incuriosito da un nostro disegno di Baldo prosegue Alekos ci ha subito chiesto di realizzare la copertina di un suo singolo. Per lui, nel tempo, ne hanno poi disegnate altre e non solo: lartista li ha anche inseriti nelliniziativa #WorldView, un progetto sociale al quale collaborano artisti da pi di venti Paesi, del quale sono diventati direttori artistici. Hanno quindi realizzato per il rapper Centri, proprio animando Baldo Banton, cui la canzone dedicata. In realt sul gangster giamaicano gi pronta tutta una serie, quello che manca un produttore. In attesa di trovarlo, per ora diventer il testimonial di una campagna pensata per le scuole. Il viaggio social dei Good Idea riuscito a riportarli anche in Italia. Sono infatti impegnati nel progetto Due mani sul torace salvano la vita, voluto da 118 e ministeri di Salute e Istruzione, che mira allintroduzione di ore formative nelle scuole per linsegna-

A destra Baldo Banton e il logo dei Good Idea In basso, lautoritratto di Umberto Mischi

mento del massaggio cardiaco. Tuttavia, con il cambio di governo di questi giorni, non ancora certo il destino cui andr incontro. Intanto si concentrano sul progettoHey! Young World, per le scuole primarie americane. A

chiamarli stato Anson Tribeca Richards, rapper e insegnante, che ha voluto dieci dvd per insegnare ai bambini a contare e ad approcciare al mondo tramite la musica. Di altri progetti, invece, non si pu parlare. Top se-

cret per scaramanzia, spiega Alekos, mentre per il futuro sognano di ingrandirsi e migliorare. Siamo gi stupiti della risposta che abbiamo avuto conclude - ma vorremmo che Good Idea diventasse, oltre allo

studio grafico che , una realt importante di produzione per cortometraggi in animazione, video clip, serie animate e video pubblicitari in animazione. Da portare avanti ancora grazie al web.

Umberto Mischi collabora con Le Monde e New York Times

Non un disegno, una news


M
etti insieme una matita, una penna grafica e una e-mail inviata nel posto giusto e al momento giusto. Il risultato sar la possibilit di trovare, sfogliando le maggiori testate internazionali, le illustrazioni di Umberto Mischi. Nato nel 1987 a Sabbioneta, in provincia di Mantova, Mischi un graphic designer laureato allIstituto superiore per le industrie artistiche di Urbino. Ha sempre saputo che il disegno sarebbe stata la sua vita. La vocazione di raccontare la realt attraverso linee, curve, punti e colori ce lha da sempre, fin da quando era piccolo. Gi allet di nove anni vince un concorso artistico nella sua citt. Ma a Urbino che capisce di voler fare lillustratore di libri. O, comunque, di rendere graficamente quello che viene scritto nei giornali. Frequenta quindi lEcole Estienne di Parigi, dove segue i corsi di illustrazione e type design, la branca che studia il disegno dei font grafici. Scopre anche che gli piace disegnare con strumenti che sporchino poco le mani. Dopo la laurea vola oltreoceano per presentare le idee e i lavori agli editori. Grazie a Internet riesce, inviando soltanto un messaggio di posta elettronica, a sottoporre le sue tavole al direttore del New York Times. Nel giro di unora riceve risposta affermativa: non solo i suoi lavori cui ribolle una poltiglia verdognola, dalla quale spunta langolo di un libro. Da quei primi momenti sono passati ormai tre anni e Umberto Mischi oggi collabora con New York Times, New Yorker, Le Monde, Chicago Tribune, Washington Post e altri ancora. Continua a lavorare inviando le proprie illustrazioni dallItalia, qui, dov il suo cuore e dove spera di poter continuare a vivere. Nel 2010 alcune sue opere sono state scelte per la Fiera del libro bambini di Bologna e, sempre nello stesso anno, diventato consulente di design per una casa editrice per bambini a Roma. Per lestero, intanto, da qualche mese pu contare anche sulla presenza di un agente personale che gli fa da intermediario dagli Stati Uniti presentando i suoi lavori alle diverse realt editoriali. Una possibilit che gli viene offerta dal mercato estero in virt della sua diversa cultura dellillustrazione. Cos, Mischi realizza illustrazioni colorate al limite della psichedelia, che mischiano disegno e fotografia e oscillano tra lastrattismo e la pop art, inserendo, di tanto in tanto, camei di personaggi famosi. Altri suoi lavori sono invece sparsi tra Modena, Milano e Berlino, ma anche a Mantova dove, in questi giorni e fino al 22 marzo, la sua personale Variet di illustrazioni visibile in mostra allo spazio Mutty. (m.m)

appaiono interessanti, ma in capo a un mese gli vengono anche commissionate le prime illustrazioni. In una di queste realizza un disegno per una recensione negativa di un libro di cucina. Un test che trova difficile, ma anche divertente. Disegna quindi un enorme pentolone in

STORIE

La scelta di Franco, Giacomo e Alessandro

Addio Montefeltro lEldorado altrove


Un imprenditore, un disegnatore e un manager: ecco le loro storie
FRANCESCO MORRONE
sai, in n dei conti erano molti gli italiani che a quel tempo andavano in Svizzera a lavorare. Convinto di dover affrontare il servizio militare lanno successivo, Franco part. Era certo che la sua esperienza allestero sarebbe durata al massimo un anno. Ne sono passati 52. Nellarco di questo mezzo secolo Franco vissuto a Ginevra, dove si sposato e dove 47 anni fa nato suo glio. E nonostante sia trascorso cos tanto tempo, sono in molti nella provincia a ricordarsi di lui. Merito del suo lungo impegno per lintegrazione dei cittadini marchigiani emigrati e del suo ruolo nellAssociazione Marchigiani in Svizzera, di cui presidente da oltre 30 anni. Con pi di tremila fra pesaresi e urbinati, la Svizzera la nazione col pi alto numero di cittadini provenienti dalla provincia. Nonostante il successo e la felicit, duri da trovare per qualsiasi emigrante, Franco non ha dimenticato le sue origini marchigiane. Anzi. Le sue iniziative, rivolte a tutti gli italiani che si sono trasferiti in terra elvetica, hanno portato nel 2006 alla sua nomina a Cavaliere della stella della solidariet italiana da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, unonorificenza prestigiosa rivolta ai migliori italiani allestero. A 70 anni, insomma, Franco ha raggiunto traguardi e successi che difficilmente quel 18 febbraio del 1962 avrebbe pronosticato. Adesso che sono in pensione confessa - mi potr finalmente concedere qualche viaggio con mia moglie. Mi piacerebbe tornare nelle Marche a trovare qualche vecchio amico. Si dice che chi parte sa da cosa fugge ma non sa che cosa cerca. Mai proverbio si rivel pi azzeccato.

iamo abituati a considerare Urbino come una meta, una destinazione. Ma se da un lato sono tantissimi coloro che ogni anno ne fanno il capolinea del proprio viaggio, dallaltro c anche chi da qui ha deciso di partire, di fare le valigie per iniziare un nuovo percorso. Sono pochi, a dire il vero, e trovarne qualcuno stato pi difcile del previsto. Ma Franco Antonelli, Giacomo Stulzini e Alessandro Carloni hanno in comune proprio questo. Tutti e tre sono urbinati e tutti e tre, un po per scelta e un po per caso, hanno deciso di lasciare Urbino per prendere il largo. Sono partiti da giovani e nessuno pi tornato, segno che la loro scommessa di allontanarsi dal Montefeltro non era poi una stravagante follia. Lavoro, amore successo. Tutti e tre hanno insomma ottenuto ci che cercavano e che qui, per un motivo o per un altro, non avevano trovato.

Franco Antonelli con la moglie Sotto, Giacomo Magnanelli con la danzata conosciuta a New York Sopra Alessandro Carloni, regista della dream works

Svizzero per caso


Aveva a malapena 18 anni Franco Antonelli quando salut Urbino alla volta di Ginevra. Si ricorda perno il giorno esatto: Era il 18 febbraio 1962. Quel viaggio nacque per puro caso afferma perch non avevo in programma di lasciare Urbino. A quei tempi era un giovane vetraio, professione afnata da tre anni di apprendistato in una ditta di Urbino che adesso non esiste neanche pi. Mi ricordo come se fosse ieri precisa che, mentre lavoravo, arriv un signore che, in un italiano stentato, mi offr di andare a lavorare a Ginevra. Perch no, pen-

USA, solo andata


Da Urbino a New York il passo non poi cos breve. Ma se la tua camera tappezzata di poster e bandiere degli Stati Uniti e il chiodo sso quello di scoprire la Grande Mela, la distanza non costituisce un problema. Cos, 7 anni fa, Giacomo Stulzini ha deciso di fare le valigie e di mettersi a rincorrere quel sogno. Vado a imparare la lingua aveva detto ai suoi, conscio che quella era la scusa pi ricorrente per giusticare una bella vacanza allestero. Fu un mese intenso a New York, trascorso da studente al mattino e da turista per il resto della giornata. Ma quelle giornate passate a girovagare da solo per le strade di New York si sono rivelate determinanti, perch in quei giorni sono maturate molte delle scelte che gli avrebbero cambiato il futuro. Una volta tornato a Urbino, infatti, lascia luniversit, iniziata lanno prima senza troppe pretese, e si mette a lavorare col padre. La testa, per, sempre rivolta a quella citt, a quel mese indimenticabile e cos, giorno dopo giorno, la voglia di mollare tutto e partire di nuovo aumenta. Fino a quando squill il telefono. Mio zio, responsabile di unazienda pesarese, mi disse che un suo cliente a New York aveva bisogno di un ragazzo. La possibilit di volare di nuovo dallaltra parte delloceano diventa sempre pi concreta. Sbrigate le pratiche burocratiche per il visto, si presenta il giorno della partenza. Non

semplice lasciare Urbino, la famiglia e gli amici in un colpo solo, ma Giacomo pronto a lasciarsi alle spalle ogni cosa. Alla ne confessa - ho salutato tutti e sono partito. Appena arrivato, sono andato ad abitare a 50 chilometri dal mio futuro ufcio, in un paesino chiamato Hampton Bays. Non conoscevo nessuno e il mio inglese era pessimo. A 23 anni ambientarsi si rivela pi complicato del previsto, ma Giacomo un tipo determinato e col tempo supera tutti gli ostacoli che gli presentano lungo il percorso. I primi tempi ammette mi lamentavo spesso con i miei genitori, ma non ho mai pensato di tornare in Italia. Sono passati 5 anni e Giacomo ancora l. Si sposato, ha cambiato casa e lavora per unazienda pi grande. Adesso vive a Lynbrook, a due passi da Manhattan dove fa il project manager per la Bof Soho, unazienda italiana che produce cucine. Rispetto agli inizi, insieme agli amici sono aumentate anche le certezze: LAmerica non solo il luogo dove voglio vivere afferma - ma anche il luogo dove crescer i miei gli.

A colpi di matita
Alessandro Carloni un cervello in fuga. Ha cominciato a fuggire ancora prima di diventare maggiorenne. Dopo uninfanzia trascorsa a Urbino a mangiare pane e fumetti, a 17 anni inizia a spostarsi in giro per lEuropa. Prima la Germania, poi Svizzera, Francia e Inghilterra con una matita in tasca. A Milano, mentre faceva luniversit, si guadagna-

va da vivere disegnando le illustrazioni per piccoli racconti. Ma la sua vera passione era inventare storie e cos, unendo le due cose, inizia a specializzarsi nellanimazione. Fino a quando nel 2001 non arriva la svolta. Insieme ad un amico dirige i sette minuti di The Shark and the Piano, cortometraggio che ottiene premi in tutto il mondo e incuriosisce perno la Dreamworks. La casa di produzione americana non ci pensa un attimo e decide di assumerlo. Da allora Alessandro vive a Los Angeles e la sua carriera non ha conosciuto pause. Negli studios californiani ha lavorato ai progetti pi importanti: da animatore del personaggio principale di Sinbad leggenda dei sette mari a supervisore dellanimazione per Kung Fu Panda nominato allOscar. Dopo tanti anni di gavetta, passati a ricoprire i ruoli pi disparati, questanno arriver anche il suo debutto da regista nel lungometraggio animato Me and my Shadow. Il nuovo progetto della DreamWorks rivela - sar una pellicola pionieristica che unir lanimazione tradizionale e quella al computer. Una nuova sda che non lo preoccupa affatto perch dopo aver fatto il direttore danimazione, lo scultore e il supervisore degli effetti speciali, nalmente ho loccasione di dimostrare le mie capacit di regista. Da Urbino a Hollywood il percorso stato lungo, e sebbene non esistano segreti per il successo, lui certo di averne uno: Devi essere un sognatore. E non arrenderti mai.

il Ducato

Il costoso tubero non conosce crisi e conquista le tavole di tutto il mondo

Il lungo viaggio del tartufo


Il 90 per cento si vende allestero. Acqualagna tra i maggiori produttori, ma il prezzo del bianco in calo
FEDERICO CAPEZZA MARIO MARCIS
del 60% delle materie prime utilizzate provengono dalle Marche, packaging compreso. Noi crediamo nella filosofia del kilometro zero e pensiamo che sia importante creare una rete tra chi lavora sul territorio. Il paese ha un concorrente forte con un nome ingombrante: Alba. Allestero si conosce molto di pi la cittadina piemontese, ma secondo Emanuela Bartolucci, la vera capitale del tartufo Acqualagna. Noi abbiamo 9 variet, che si possono raccogliere tutti i mesi dellanno. Alba ne ha solo due e per un periodo molto limitato. In un giorno produciamo il tartufo che Alba produce in un mese. Abbiamo un polo che in Piemonte non esiste pi, gli rimane solo il nome e una posizione geografica pi favorevole. Difficile darle torto, 2/3 del tartufo italiano viene da Umbria e Marche, soprattutto da Norcia e Acqualagna. Sembra un business facile, per le aziende, procurarsi la materia prima, venderla fresca o lavarla, tagliarla e cuocerla per trasformarla in salse e condimenti, ma non cos. A un cavatore basta un buon cane, un patentino e una tassa annuale di 90 euro. Una volta trovati i tuberi, i tartufai li vendono senza pagare un euro di Iva. A pagarla invece sono le aziende che li lavorano, con la beffa di non poter neanche detrarre lacquisto della materia prima come spesa. Anche la lavorazione ha dei costi molto alti. Per entrare nel laboratorio ci si deve vestire come i tecnici della centrale nucleare di Fukushima: non un granello di polvere deve contaminare il prodotto grezzo. Gli operai selezionano e spazzolano i tartufi. Costosi macchinari provvedono a cottura, sterilizzazione, e preparazione di vasetti di condimenti e salse. Per essere credibili con i clienti stranieri c bisogno di costose e scrupolose certificazioni. la Acqualagna tartufi ne ha tre: La Ifs (tedesca), la Brc (britannica) e la Iso (internazionale). Da questanno puntualizza Emanuela Bartolucci - abbiamo un livello A. Siamo gli unici nelle Marche. Per mantenere questo livello di eccellenza siamo sottoposti a continui controlli e tutto tracciato. Non possiamo perdere di vista neanche un vasetto. Dallestero non arrivano solo opportunit, ma anche insidie. Capita spesso che vengano spacciati per italiani tartufi di scarsa qualit provenienti dallEuropa dellest. Lo scorso ottobre, i carabinieri hanno trovato ad Acqualagna un fur-

IL BIANCHETTO
(TUBER BORCHII)

asta entrare dentro un qualsiasi bar di Acqualagna che si sente parlare di tartufi. Ma il bianchetto questanno si trova? No questanno meno, se lo trovi vendilo subito. Mentre i cavatori bevono il caff scambiandosi consigli sulle zone migliori del tartufo, ad Acqualagna, poco pi di 4000 abitanti, ci sono 10 aziende che si occupano di lavorarlo e venderlo. La Acqualagna tartufi, 14 dipendenti e 2 milioni di fatturato ogni anno, limpresa con pi certificazioni di alto livello e una clientela internazionale. Il tartufo oltre confine non conosce crisi. Il 90% dei nostri prodotti va allestero, gli stranieri sono pi disposti a spendere per un prodotto di qualit, spiega Emanuela Bartolucci, titolare dellazienda. Al forum di Davos, in Svizzera, il meeting dove si incontrano i leader delleconomia mondiale, questanno stato servito il tartufo bianco di Acqualagna, mentre i commissari di Bruxelles si riuniscono a parlare del futuro dellEuropa da La Truffe Noire, ristorante a cinque stelle dove uno dei piatti pi esclusivi sono i ravioli ripieni di tartufo marchigiano. LAmerica uno dei mercati tradizionali, mentre gli Emirati Arabi e la Russia sono i nuovi clienti. Insomma da un oro nero a un altro. Si mobilitato persino il presidente del Gruppo ristoratori italiani negli Stati Uniti Tony May, che venuto fino ad Acqualagna per premiare Emanuela Bartolucci e la sua azienda. I neropregiati e i bianchi del paesino in provincia di Pesaro e Urbino possono essere apprezzati anche dai palati degli emiri di Abu Dhabi: la catena di ristoranti a sette stelle Jumeirah li serve regolarmente. Tra i cultori del pregiato tubero anche molti personaggi famosi, come il premio Nobel Dario Fo. Gli volevamo regalare un tartufo bianco racconta la Bartolucci ma lui non se n voluto andare senza darci qualcosa in cambio. Ci ha regalato questo disegno in cui c un asino che cerca tartufi e il suo padrone, perch secondo Fo il cane come lasino, lavora ma i meriti se li prende il padrone. Nel suo studio invece le magliette autografate di Andrea Ranocchia e Marco Materazzi. I nostri prodotti ci tiene a sottolineare la titolare sono privi di additivi chimici e pi

Pu essere confuso con il bianco nonostante la differenza di sapore. Facile da trovare nelle regioni dellItalia Centrale. Periodo di raccolta: 15 gennaio - 30 aprile

Emanuela Bartolucci: Alba ha solo il nome. La vera capitale del tartufo qui

IL NERO MOSCATO
(TUBER BRUMALE MOSCHATUM)

Dal sapore forte e piccante, poco diffuso e meno conosciuto rispetto ad altre variet. I tuberi, in genere, sono di piccole dimensioni. Periodo di raccolta: 1 gennaio - 15 marzo

gone appena arrivato dalla Romania con sei quintali di tartufi bianchi e neri a bordo. Il carico era destinato a un commerciante molisano che stava partecipando alla fiera nazionale del tartufo bianco. Un fatto simile era avvenuto a luglio: in quel caso erano stati sequestrati 10 quintali di tuberi stranieri. Per il cliente inesperto poi molto facile confondere un Neromoscato con un Neropregiato o peggio ancora il Bianchetto col Bianco e ci sono dei ristoranti che se ne approfittano.Una vera truffa per tasche e palati. Per non farsi raggirare, sempre meglio rivolgersi alle aziende o frequentare le fiere e i mercatini. Lazienda di Emanuela Bartolucci ha un banchetto che gira per lItalia e per lEuropa. Siamo appena tornati dalla Biofach di Norim-

berga, ma ne facciamo quattro a settimana. Per noi un ottimo modo per farci conoscere dai clienti e per capire i loro gusti. Stiamo lavorando a un consorzio del tartufo di Acqualagna anticipa la titolare del-

lazienda - con marchio e packaging unico per tutte le aziende, un po come hanno fatto a Modena con laceto balsamico. E come loro ci piacerebbe ottenere il marchio di denominazione di origine protetta.

Il listino dei tartufi 2014


Variet Bianco Nero Pregiato Nero Moscato Bianchetto Prezzo al chilo in euro 1000-1500 750 300 300

* I dati sono indicativi e variano in base alla stagione e alla pezzatura

SAPORI
IL BIANCO
(TUBER MAGNATUM PICO)

Il formaggio dei duchi venduto in Russia

Casciotta pop, dal Montefeltro al Cremlino


A sinistra, un Nero Pregiato e un Nero Moscato a confronto Nei riquadri, quattro tipi di tartufo in mostra sul tradizionale fazzoletto da cavatore
FEDERICO CAPEZZA

Il pi pregiato. Il prezzo, a seconda dellannata, pu raggiungere anche i 4000 euro al chilo. Periodo di raccolta: 29 settembre - 31 dicembre

IL NERO PREGIATO
(TUBER MELANOSPORUM)

Tra i pi ricercati. Il suo profumo intenso e fruttato, ma locchio inesperto pu confonderlo con variet di valore inferiore. Periodo di raccolta: 1 dicembre - 15 marzo

Le vetrine di bianco, scorzone e pregiato

Tre fiere per Acqualagna


O
ttobre il mese del tartufo bianco, luglio quello dello scorzone, febbraio quello del nero pregiato. Ad Acqualagna ci sono ogni anno tre fiere dedicate alla ricercata prelibatezza: la pi famosa quella nazionale del tartufo bianco, che da quasi 50 anni richiama nel paese appenninico turisti da tutta Europa. Sei giorni di iniziative gastronomiche che coinvolgono pi di 100 espositori. Sorella minore, la fiera regionale del nero pregiato, questanno alla trentunesima edizione, dedicata a una variet poco conosciuta ma molto apprezzata dagli estimatori. La fiera loccasione per i produttori locali di mettere in mostra i loro prodotti e di farsi conoscere dai potenziali clienti, per questi ultimi, invece, soprattutto unopportunit di assaggiare, magari gratis, i gustosi tuberi. La manifestazione ha anche un riflesso sul prezzo del prodotto fresco: la borsa del tartufo viene aggiornata in base alle contrattazioni e le quotazioni possono cambiare nellarco delle 24 ore. La fiera, per, non solo stand gastronomici e mostra-mercato: convegni e altre iniziative accompagnano la kermesse. Questanno prevista unesposizione di cani da tartufo, il cui valore oscilla tra i 1500 e i 10 mila euro, seguita da una gara amatoriale di ricerca dei tuberi. I ristoratori locali, invece, propongono men promozionali, ovviamente a base di tartufo. A luglio, lappuntamento con lo scorzone nero. La fiera dura un solo giorno nella localit di Furlo dAcqualagna e abbina musica a men e degustazioni. (f.c.)

inquecento anni fa non poteva mancare dalle tavole imbandite della corte dei Montefeltro, oggi inizia ad affermarsi su quelle di Russia e Germania. la Casciotta, il formaggio urbinate per eccellenza, apprezzato, secondo gli storici, anche da Michelangelo, che se lo faceva spedire a dorso di mulo fino a Roma, dove era impegnato ad affrescare la volta della Cappella Sistina. Un formaggio umile dalla nobile storia, il primo, nelle Marche, a ottenere il riconoscimento DOP (dorigine protetta) dallUnione Europea nel 1996. Ogni anno ne vengono prodotte allincirca 218 tonnellate, delle quali solo il 5% finisce oltre confine: impossibile tenere il passo del Parmigiano o del Grana Padano, ma il formaggio dei duchi continua ad allargare la sua fetta di mercato internazionale, forzando le porte di paesi come la Francia dove il cacio qualcosa di pi di un semplice alimento, quasi un culto. La Casciotta spiega Maria Grazia Mattei, titolare del caseificio Val dApsa un prodotto di richiamo, anche se la quota di esportazione ancora bassa. Non abbiamo clienti finali, ci appoggiamo sulla grande distribuzione. A livello nazionale, invece, troviamo spazio in tutta Italia, soprattutto nelle regioni centrali. La caratteristica della Casciotta soprattutto il sapore di latte fresco, frutto di una breve s t a g i o n a t u ra : R i c e v i a m o molti complimenti per la qualit del prodotto conferma la titolare del caseificio soprattutto per il gusto dolce e per la consistenza morbida. un formaggio molto apprezzato nonostante sia fatto con latte misto. Guai a confonderla con la caciotta, parente stretta ma meno blasonata: la vera Casciotta, ottenuta dal latte di 44 allevatori locali, composta per il 70-80% da latte di pecora e per il restante 20-

30% da latte vaccino, proveniente da due mungiture giornaliere. Il latte, una volta cagliato, viene fatto coagulare a una temperatura di 35 gradi: la pasta cos ottenuta viene riposta in stampi e pressata a mano secondo tradizione con un movimento circolare e poi salata. Per mantenere il sapore originario del latte e la morbidezza, la Casciotta viene fatta stagionare per soli 10-20 giorni in ambiente buio e leggermente umido e poi cerata in superficie per evitare la formazione di muffe. Le forme possono variare dagli 800 ai 1200 grammi, alte tra i 5 e i 7 centimetri, con una crosta molto sottile, un millimetro circa, di colore giallo paglierino. Ogni formaggio viene numerato e venduto con il marchio del consorzio. La crisi, per, colpisce duro anche questa filiera produttiva: solo due caseifici (Fattorie Marchigiane di Montemaggiore al Metauro e Caseificio Val dApsa di Urbino) portano avanti la tradizione secolare, mentre un terzo produttore, La Giunchiglia di Tavoleto, sta cessando lattivit per problemi finanziari. Come se non bastasse, questanno si registrato un calo nella produzione del latte, un problema che ha colpito tutta Italia e causato soprattutto da fattori economici e dai cambiamenti climatici, che hanno modificato i cicli di allevamento. A mettere a repentaglio il futuro della Casciotta anche il lupo, che negli ultimi anni ha ricominciato a popolare le colline della provincia di Pesaro-Urbino nutrendosi soprattutto delle greggi. Un altro problema la fuga dei giovani: i pochi allevatori stentano a trovare chi li sostituir una volta ritirati dallattivit. Per non dimenticare, poi, la mancanza di un reale incentivo economico: il premio che veniva riconosciuto a chi produceva latte per la Casciotta DOP, un tempo pari a 150 lire al litro, adesso ammonta a soli 4 centesimi di euro.

Dal 1996 questo marchio Dop resiste alla concorrenza

Gourmet sul Web

TokyoaffettailCarpegna
Il prosciutto montefeltrino viene esportato anche in Giappone, Germania e Francia
MARIO MARCIS
olta copi a di formag g i , pollami, ova, carni salate e prosciutti di montagna. Cos scriveva lo storico Pierantonio Guerrieri nel XVII dal borgo di Carpegna. Dopo quasi quattro secoli in questa regione ancora forte la tradizione del prosciutto. NellItalia dei mille salumi infatti, tra San Daniele, Parma e Toscano, esiste un prodotto di nicchia ma di grande qualit: il Prosciutto di Carpegna, in provincia di Pesaro e Urbino, marchio Dop dal 1996. Ogni anno, nel comune di Carpegna, sullAppennino al conne con lEmilia Romagna, circa 90.000 cosce vengono impresse con questo marchio di eccellenza. Ultimamente il prodotto ha rischiato di scomparire. Lazienda Carpegna prosciutti, un totale di 11 dipendenti, unica detentrice del marchio, stata salvata a ne dicembre 2013 dal Gruppo Beretta, che ha rilevato lo stabilimento dallazienda veneta Brendolan prosciutti. Oggi lexport rappresenta il 5% sul totale della produzione, spiega Lorenzo Beretta, direttore commerciale del gruppo lombardo. Conosciuto e amato no in Giappone, viene esportato nei principali paesi dellUnione europea, Germania, Francia, Belgio e Lussemburgo in testa. Il nostro obbiettivo aggiunge Beretta di aumentare la percentuale delle esportazioni espandendoci nel mercato europeo, Olanda, Inghilterra, Irlanda e Svezia, e in alcuni paesi extra Ue come Svizzera e Russia, dove il prodotto di eccellenza particolarmente apprezzato. Come tutti i prodotti sottoposti a certicazione europea, la produzione segue un iter scrupoloso. I maiali che servono per produrre questo prosciutto possono essere allevati esclusivamente in Emilia Romagna, Marche o Lombardia come spiega Umberto Marbini, responsabile di produzione dello stabilimento Carpegna - e mangiano mais e cereali derivati dal latte in proporzioni diverse a seconda dellet. Una volta raggiunti i 160 kg e i dieci mesi minimi di et, i maiali sono pronti per la macellazione. Le cosce, non inferiori a 12 chili, vengono poi salate e risalate prima con sale saturo e poi sale marino. Per questo prodotto specico viene utilizzato tradizionalmente il sale marino di Cervia. Il sale in eccesso viene levato in celle ventilate. Dopo 55 giorni il momento della toelettatura, cio il taglio dellanca con un seghetto pneumatico, poi rinito a mano con un coltello. Compiuti cento giorni i prosciutti vengono lavati con acqua potabile e poi fatti asciugare in celle di pre-stagionatura alla temperatura di 16 gradi. In questa fase le cosce, asciugandosi, perdono peso: da questo momento si procede alla stuccatura ovvero la stesura sulla parte magra del prosciutto di un impasto a base di sugna, pepe e farina di riso. La marchiatura, a quattordici mesi dallinizio della lavorazione, viene fatta dallIstituto nord-est qualit (Ineq). Per capire se il prodotto pu essere messo sul mercato si utilizza un ago, ricavato da un osso di cavallo, che consente di fare dei buchi sul prosciutto e vericarne la qualit: questa la puntatura, lultima fase della produzione. Per chi ha voglia di provarlo lestate la stagione ideale: ogni anno al paese di Carpegna, si tiene la festa del prosciutto. Lanno scorso, in occasione della decima edizione stato preparato un panino con il prosciutto lungo 85 metri, un vero record mondiale.

Tripadvisor, dallestero cinque stelle ai ristoranti di Urbino

Un operaio durante la fase della stuccatura allinterno dellazienda Carpegna Prosciutti

nglesi, americani, giapponesi, francesi, spagnoli e russi: tutti pazzi per i ristoranti di Urbino. I loro palati camminano per i vicoli stretti di Urbino a caccia di tartufi, pasta fresca e carne locale. I piatti si commentano prima a tavola con gli amici e poi in rete. I turisti stranieri escono dalle osterie e dalle trattorie della citt, tornano in albergo dove si accomodano in poltrona e votano. Le cinque stellette su Tripadvisor, il social network dei gastronauti, sono spesso assicurate: su 23 attivit commerciali e 193 feedback presi in esame, la media voto dei turisti provenienti da oltre confine 4,2 su 5. Non male insomma, anche perch davvero difficile trovare degli 1 o 2 in pagella. Sul totale dei commenti solo 13 hanno ricevuto voti inferiori a 3, mentre sono ben 86 i commenti con le cinque stelle.

A Napoli e Torino la sfogliata nei menu

Linvasione della crescia


zienda Il Panaro, che dal 1982 produce cresce sfogliate a Trasanni e Fermignano, distribuendole in tutta Italia. Un ex studente di Urbino continua Romano - ha deciso di inserirla nel men del suo pub e da quel momento sta andando a ruba. Ed cos geloso della sua idea che non mi permette neanche di mandargli il cartone intestato, per evitare che qualcuno possa raggiungerci. Tipica di Urbino e del Montefeltro, per gli urbinati la crescia sfogliata tradizionale quella farcita con casciotta e prosciutto di Carpegna. Ogni giorno, al Panaro, producono 8mila cresce sfogliate. La pasta, con uovo e strutto, si stende, si unge, si arrotola per formare la cosiddetta pallina, si ristende, si fa riposare e poi si cuoce. Tutto a mano perch la vera crescia sfogliata racconta Romano fatta a mano. Vedo spesso prodotti che della crescia hanno solo il nome ma che in realt sono tuttaltro. Magari si tratta di piadine romagnole o di altri tipi di prodotti da forno. Di crescia ce n solo una, quella della ricetta urbinate e stiamo pensando di consorziarci per difenderne lautenticit e anche per potenziarne la diffusione. Una decisione che non risulterebbe sbagliata se si considera che il 70% della produzione de Il Panaro va oltre il conne marchigiano. Lombardia, Piemonte, Veneto e bassa Emilia Romagna. A Torino e a Chiavasso ci sono due Crescia Point: il sito internet una celebrazione di Urbino e del suo prodotto tipico per eccellenza. Le declinazioni sono molte, dalla crescia di kamut a quella tartufata. Fino alla crescia di polenta. un prodotto che no a qualche anno fa conoscevano in pochi - conclude Michele Romano oggi invece sono in molti a chiederla. Perch diversa dalla piadina, perch pi saporita e corposa e perch oggettivamente un buon prodotto. Proprio in questi giorni ho ricevuto un ordine dalla Svizzera, in collaborazione con la Coop e sempre pi spesso le persone ne apprezzano la versatilit. Il modo pi strano per farcirla? Ho sentito che a Termoli la mangiano con il pesce fritto. Ma per me, quella con salsiccia e cipolle non ha eguali.

La media voto dei turisti ai ristoranti della citt


Per alcuni di loro le cene e i pranzi alla corte del Duca rimarranno memorabili. Si parte dal turista giapponese che mai dimenticher labbondante vino bianco sorseggiato al Ragno doro per arrivare a Maria, che da Copacabana venuta a rilassarsi sui colli del Montefeltro e le sono rimasti impressi i cappelletti al rag de La Fornarina. Anche un turista del Kuwait ha voluto dire la sua. Forse dimenticando i precetti di Maometto, si ricorder per sempre del cinghiale selvatico della Trattoria del Leone, il pi gustoso piatto che abbia mangiato in Italia, scrive. Per Maria, svedese, le verdure e le insalate maturate al sole italiano offerte dallosteria La Balestra non sono mai abbastanza. A leggerla cos sembrerebbe un plebiscito di papille gustative estasiate. Sebbene le ghiandole responsabili del gusto, estasiate lo siano davvero, ci sono alcune osservazioni ricorrenti da parte dei turisti di oltre conne. Dei prezzi non si lamenta quasi nessuno, agli occhi del viaggiatore non sono mai n troppo alti, n troppo bassi, ma quasi sempre ragionevoli o adeguati. Le poche osservazioni negative sono quasi sempre legate al servizio. Dante, un turista inglese, tessendo le lodi gastronomiche di un noto ristorante del centro, lamenta le maniere rudi e pesanti di una cameriera. Ma sono eccezioni, con pochi sorrisi in pi le cinque stelline ai ristoranti di Urbino non gliele leva proprio nessuno. (m.m)

VIRGINIA DELLA SALA

apoli, pub El Bocadito in via Mosca: nel cuore del quartiere del Vomero la crescia sfogliata ha diverse declinazioni, dalla crema ai quattro formaggi alla salsa di noci. Ma la pi richiesta, il cavallo di battaglia secondo il proprietario, la crescia con provola, prosciutto e pomodorini. Il profeta della piadina urbinate stato un distributore di prodotti che ha organizzato una degustazione e ha convinto il titolare di El Bocadito a inserirla nel men. Proprio nella terra della pizza, dove il confronto rischioso. Caserta, pub Masquenada, comune di Carinaro. Una gara gastronomica su tre livelli. La pizza, la piadina, la crescia. Labbiamo inserita da qualche anno nel men spiega il proprietario del locale ed stata molto apprezzata. La farciamo in qualsiasi modo e ovviamente non manca la crescia con la mozzarella di Bufala. Quella casertana, che si sa, pi buona. C per un problema: il costo della crescia molto alto e, per quanto buona, cede il passo a scelte pi economiche. Non nego conclude il titolare che sto pensando di rinunciare alla fornitura: una crescia mi costa quanto cinque piadine e anche i clienti ci pensano due volte prima di ordinarla. Riceviamo con costanza ordini dal sud Italia, soprattutto dalle zone di Napoli e Caserta, racconta Michele Romano, 42 anni e titolare della-

10

La regione Marche produce quasi un milione di ettolitri di vino ogni anno

La visciolata va oltreconne
Con bianchello e sangiovese, imporre allestero questo vino liquoroso lultima scommessa dei viticoltori

ra terra e mare, a trenta chilometri dallAdriatico e trenta dallappennino marchigiano, nei giorni di cielo terso si pu vedere il mare allorizzonte. In questa zona, 20 ettari di vigneti e 300 piante di visciole, ciliegie selvatiche caratteristiche del territorio tra Pergola e Cantiano. Qui, sulla collina di Fratterosa, sorge lazienda vitivinicola Terra Cruda, unimpresa a conduzione familiare gestita da un ragazzo di 31 anni, Luca Avenanti, che ha lasciato gli studi in giornalismo a Urbino per curare lazienda di famiglia. Aperta da nove anni, lunica cantina che per la sua posizione strategica in grado di produrre tutti e tre i vini doc della provincia, il Bianchello del Metauro, il Sangiovese dei Colli Pesaresi e il

Rosso Pergola. Ma produce ed esporta anche la Visciolata, un vino aromatizzato tipico della zona. A Urbino, si racconta fosse il preferito di Federico da Montefeltro che quasi non beveva vino se non de cerigie e de granate. Ciliegia, amareno, visciola. Il frutto di questo vino aromatico ha diverse denizioni. Di sicuro, per, amato in tutte le Marche e allestero. Abbiamo diversi importatori di Visciolata racconta Luca soprattutto in Belgio, Giappone e Stati Uniti: un prodotto particolare, specico. Talmente aromatizzato e dolce che non si adatta a tutti i palati e spesso chi lo acquista direttamente in cantina lo fa solo dopo averlo assaggiato. Cos quindi che spinge gli importatori a comprare un prodotto cos specico? Il fatto di essere grandi aziende con le spalle coperte, per le quali il rischio di importare e mettere sul mercato un nuovo prodotto non un problema. Soprattutto se dolce: si sa che sia i giapponesi che gli americani amano tutto ci che dolce. La preparazione della Visciolata ha un lungo procedimento e diverse ricette, dallanconetana alla jesina, passando per quella pesarese, che inizia a luglio con la raccolta delle visciole locali. I frutti arrivano da Cantiano, da Pergola e dal monte Catria, vengono versati in un vino rosso gi pronto e mescolati con lo zucchero. La fermentazione dura cinque o sei mesi e si conclude a Natale, quando la Visciolata pronta per essere ltrata, imbottigliata e venduta. Oltre a quello pesarese spiega Luca noi usiamo anche il metodo anconetano: le visciole vengono messe in una damigiana con lo zucchero e lasciate macerare al sole. Lo sciroppo che se ne ricava poi aggiunto al mosto, ad ottobre. Un vino da dessert, rosso rubino, con un profumo intenso e un gusto caldo, dolce e morbido. Una produzione piccola per un mercato delite che rispecchia il carattere raro del prodotto: Produciamo circa 5mila botti-

glie di Visciolata allanno e di queste quasi la met vanno allestero. Laltra met la vendiamo ai turisti e ai rivenditori della zona. Lesportazione di Terra Cruda non si limita alla Visciolata: il Bianchello, il Pergola e il Sangiovese dei Colli Pesaresi sono nei listini che Luca porta allestero e alle ere a cui partecipa. Lanno scorso abbiamo vinto la medaglia dargento in una competizione internazionale di vini che si svolta a Bruxelles. Abbiamo presentato un vino Sangiovese e ci siamo guadagnati il riconoscimento. stata lunica gara a cui abbiamo partecipato e vincere ci ha fatto capire quanto sia importante aprirsi al mercato estero, anche con prodotti semplici come i nostri. Lagenda di Luca, infatti, piena di appuntamenti in giro per il mondo: era dei vini di Dusseldorf, Prowine 2014, il Vinitaly a Verona, un appuntamento a Londra, poi Giappone e Austria. In Austria saremo ospiti di un ristorante di origine italiana che deguster e far gustare i nostri prodotti per poi, magari, acquistarli. In Giappone sar in giro per 15 giorni con la mia importatrice: visiteremo ristoranti e negozi per far conoscere i nostri vini. A ben vedere, i vini della provincia di Pesaro e Urbino non sono molto conosciuti in Italia e nel Mondo. Nelle cantine dei grandi ristoranti italiani spesso non c traccia di Bianchello o di Pergola. Lunico Sangiovese affermato quello dei vitigni toscani. La colpa viene spesso attribuita alla presunta scarsa qualit dei vini. spiega Luca- In verit il problema un altro. Basti pensare al Bianchello: un vino leggero e semplice che pu essere facilmente abbinato alla cucina moderna, dal sushi ai piatti vegetariani. Per imporlo sul mercato, per, c bisogno di unazione collettiva da parte di tutti i produttori. Bisogna lanciare e far sopravvivere il prodotto, fargli pubblicit, farlo diventare rappresentativo di un territorio. Ovvio, la qualit ci deve essere e

Un listino descrittivo dei vini marchigiani in Giappone Sotto, il giovane imprenditore Luca Avenanti
c gi. C per bisogno anche di altro. Lidea quella di consorziarsi, di esaltare i prodotti locali facendo capire che sono buoni, iniziando a educare anche i ristoratori e i negozianti locali: C bisogno di ripartire dal territorio. Quando si fa un aperitivo nelle Marche in

provincia, i clienti devono poter scegliere soprattutto i vini locali. Noi siamo bravi. Tutti i produttori della zona lo sono. Ora c bisogno di dare importanza alla nostra terra e ai nostri prodotti. Ci stiamo gi provando e spero davvero che potremo riuscirci quanto prima. (v.d.s.)

I MAGNIFICI TRE
Bianchello del Metauro: Ottenuto da uve Bianchello, antico clone di Trebbiano, lorigine di questo vino si perde nella notte dei tempi. Secondo lo storico Tacito gioc un ruolo importante nella celebre battaglia del Metauro, combattuta nel 207 a.C. presso il ume Metauro, decretando la scontta, per mano dei Romani, dei Cartaginesi guidati da Asdrubale, il cui esercito aveva ceduto alle lusinghe del vino. Pergola: Ottenuto da un biotipo di Aleatico, presente gi anticamente nellareale della citt di Pergola. Unuva aromatica che dona a questi vini grande complessit di aromi sia allolfatto che al gusto. la pi giovane delle tre Doc della Provincia di Pesaro e Urbino. Proposto nelle versioni Rosato, Rosso e Aleatico Superiore. Il vitigno, quasi estinto, agli inizi degli anni 80 stato recuperato e riprodotto con una paziente ricerca svolta su vecchi lari allora esistenti. Sangiovese del Colli Pesaresi: La zona di produzione comprende diversi comuni della provincia di Pesaro e Urbino. Luva sangiovese deve essere presente per almeno l85%. Possono concorrere anche la Montepulciano e la Ciliegiolo per un massimo complessivo del 15%.

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il Ducato

Dopo la scoperta di due ricercatrici, si rilegge il paesaggio marchigiano

Arte, la miniera da sfruttare


Come restituire la vita al patrimonio artistico? La lezione delle grandi mostre arriva sempre dallestero
LAURA MORELLI

RILANCI
Il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda di Leonardo

erve ancora parlare delle antiche bellezze e meraviglie dellUrbino rinascimentale se poi la potenza di questo patrimonio non viene sfruttata al massimo? Il caso della Gioconda di Leonardo da Vinci, il quadro pi famoso di tutti i tempi, ne un esempio. Il dipinto ritrae Pacifica Brandani, una donna alla corte di Urbino (e non la Monnalisa) con alle spalle il paesaggio della Valmarecchia. A scoprirlo nel 2013 sono state due appassionate ricercatrici, Rosetta Borchia, pittrice ed esperta di storia dellarte, e Olivia Nesci, docente di Geografia fisica allUniversit di Urbino. La scoperta avvenuta per caso spiega Olivia Nesci studiavamo i paesaggi dei quadri di Piero della Francesca e improvvisamente abbiamo riconosciuto un ponte che si vede anche nella Gioconda. Dopo quattro anni di ricerche, comparazioni geofisiche e archeologiche e lutilizzo di un drone per la visuale dallalto, le due donne hanno riconosciuto tutti gli elementi del paesaggio, ritenuto fino ad allora immaginario. E hanno pubblicato anche un libro, il Codice P, nel quale spiegano tutti i metodi e i passaggi dello studio. Pensavamo di aver fatto una scoperta grandiosa, stiamo parlando della Gioconda raccontano le due donne ma invece la cosa finita subito nel dimenticatoio e anzi ha dato anche fastidio a qualche sovrintendente, come se ammettere che quel paesaggio sia reale sminuisse limportanza dellopera. A parte la recente aggiunta su Wikipedia, n lo Stato, n la provincia o la regione hanno dimostrato particolare attenzione per questa che di fatto pu essere una grande opportunit di attrazione turistica. Ci chiamavano le matte di Urbino, nessuno ci credeva, ma

Barocci a Londra
La stampa lo denisce brillante, i critici lo volevano scoprire prima e il pubblico lo ha apprezzato andando in massa a vedere i suoi quadri. Stiamo parlando di Federico Barocci, pittore urbinate nato nel 1533, acclamato la scorsa primavera in unesposizione alla National Gallery di Londra, dal titolo Brillance and Grace. Tra le opere in mostra, oltre a una sequenza di bozzetti, ci sono stati i capolavori pi spettacolari di Barocci, inclusa la Deposizione di Cristo da Senigallia e Lultima cena da Urbino, grazie alla collaborazione della Soprintendenza delle Marche. La dolcezza dei tratti sono le caratteristiche principali dellartista, che si ritrovano soprattutto nei quadri religiosi, espressione diretta della sua devozione. Per le armonie di colori rafnati e originali, per le composizioni interessanti e vertiginose, Barocci non mai stato superato, ha detto il direttore della Gallery Nicholas Penny. Ha reso il sacro divinamente bello e irresistibilmente umano.

perch nessuno poteva immaginare come fossero i paesaggi di allora che nei quadri sembrano inventati data la loro bellezza, ma in realt erano veri e altrettanto meravigliosi. Ad esempio nel 400 la valle del Metauro conteneva un lago artificiale creato ad hoc chiudendo lattuale Ponte del Riscatto a Urbania. Il lago era usato per la pesca ed era navigabile con le barche a vela, come testimoniato dal dipinto di Piero della Francesca Il Ritratto dei Duchi. Neanche a dirlo, il maggiore interesse per la ricerca arrivato dal resto del mondo. In Polonia, ad esempio, una rivista ha dedicato uno speciale solo per il lavoro delle due ricercatrici, mentre in America chiedono una copia del libro in inglese, per studiarlo nelle loro univer-

sit, un incremento di Summer School e pi Master sul Rinascimento. Ci chiamano da tutte le parti, Danimarca, Germania, Inghilterra. In Francia e Olanda abbiamo tenuto anche delle conferenze spiega Nesci allestero stata davvero una scoperta rivoluzionaria. In Italia forse abbiamo troppa arte e non siamo pi capaci di riconoscerne il valore. Ma le due donne non demordono e anzi, attraverso la loro associazione Montefeltro vedute rinascimentali, stanno lavorando su alcuni progetti culturali tesi a rivalorizzare la bellezza dei paesaggi dellentroterra. Pensiamo di creare una Fabbrica del Paesaggio, progetto che avevamo proposto anche nella presentazione della citt a Capitale Europea della Cultura ma che comunque realizzere-

mo. Un tuffo nel passato, quando nel 500 artisti e scienziati di tutto il mondo venivano qui a studiare la bellezza e la magnificenza delle colline urbinati. Ma ne abbiamo in mente anche altri, ad esempio scoprire la vita della Gioconda, Pacifica Brandani, e i luoghi dove stato Leonardo spiega Borchia - siamo determinate a fare tutto. Ad oggi solo la regione Emilia Romagna, le Marche in misura minore, ci hanno dato un piccolo finanziamento per aprire a San Leo tre Balconi di Piero dai quali ammirare i paesaggi dei quadri, ma niente di pi. La conservazione del patrimonio artistico dovrebbe essere, per le due donne, la nostra economia e larte il nostro petrolio: Il Rinascimento ci ha lasciato tanta bellezza, noi cosa lasciamo ai posteri, le superstrade?.

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CULTURA

Lezioni a Dschang con tirocinio nelle Marche

Dal Camerun a Urbino per realizzare il sogno di diventare farmacisti


VALERIA STRAMBI

n Africa la giornata inizia presto. Alle sette le strade di Dschang, citt universitaria del Camerun occidentale, sono gi piene di gente. Non dimenticher mai i colori e gli odori del grande mercato che ogni giorno invadeva il centro del paese, cos come porter sempre con me gli sguardi pieni di entusiasmo e speranza dei ragazzi che frequentavano la mia classe: con queste parole Giovanni Piersanti, professore di Farmacia dellUniversit di Urbino, ricorda la sua esperienza di insegnamento a un gruppo di studenti camerunensi. Lavventura di Piersanti iniziata poco pi di un anno fa, nel novembre 2012 quando, insieme al preside di Farmacia Orazio Cantoni e ai professori Simone Lucarini e Walter Balduini, volato fino in Africa per insegnare la professione del farmacista a venti studenti di Scienze Biomedicali. A Dschang non esiste la facolt di Farmacia spiega il professor Lucarini e i farmacisti sono poche centinaia in tutto il Camerun. Lo scopo del progetto, finanziato dal Miur e dal Rotary, quello di creare figure professionali che facciano da intermediari tra medico e paziente. Oggi in Africa i medicinali vengono consegnati per lo pi da suore o referenti religiosi. Ad attendere il team marchigiano, composto anche da insegnanti dellUniversit di Camerino, erano presenti tutti gli studenti, il rettore e diverse autorit locali. Ci hanno accolto in maniera unica ricorda Lucarini si sono esibiti in una danza e hanno cantato linno italiano. Ci siamo sentiti subito a casa. Secondo Giovanni Piersanti ogni giornata aveva qualcosa di speciale e irripetibile: Aprivamo gli occhi e la prima cosa che ci aspettava era unabbondante colazione a base di frutta fresca: ananas, banane e papaia. Solo allora eravamo pronti per raggiungere il campus dove si tenevano le lezioni. Avevamo a disposizione un autista, ma spesso preferivamo utilizzare il moto-taxi, uno scooter giallo che non costava pi di venti centesimi. Le lezioni iniziavano alle nove, si interrompevano alluna per la pausa pranzo e riprendevano con i laboratori alle due del pomeriggio fino alle diciotto. Ricordo ancora il primo giorno racconta il professor Lucarini i ragazzi erano un po agitati perch dovevamo fare un esercizio per testare il loro livello, ma fin da subito si creato un feeling fortissimo.

Limpegno si presto tradotto in risultati, tanto che nel blog curato dai professori e aggiornato continuamente, si possono ancora vedere le tabelle con i voti degli studenti. Questi ragazzi hanno imparato in cinque settimane quello che in Italia insegno in due mesi e mezzo continua Lucarini Si alzavano alle tre di notte per studiare e alle nove erano a lezione. Dopo aver superato sei esami in tre mesi e aver dedicato lintera estate a studiare litaliano, ora diciassette dei venti studenti che avevano iniziato il percorso sono pronti a completare la seconda fase del progetto, che si svolger tra lUniversit di Urbino e quella di Camerino. Dal 24 febbraio al 23 maggio nove studenti, cinque maschi e quattro femmine, frequenteranno le lezioni qui da noi specifica Lucarini hanno tutti tra i 21 e i 26 anni e la pi giovane, Evina Horpa Elvira Chimene, del 1992. Dopo aver superato cinque esami si divideranno e ciascuno di loro far un tirocinio di sei mesi in una farmacia delle Marche. Il percorso di studi si concluder

con la discussione della tesi e la laurea magistrale in Farmacia, da raggiungere entro lestate del 2015. Mentre la prima mandata di ragazzi si prepara a vivere lesperienza qua in Italia, a Dschang ci sono altri quattordici studenti che hanno iniziato le lezioni. Crediamo molto nel progetto conclude Orazio Cantoni lobiettivo ultimo quello di creare a Dschang una facolt di Farmacia. Vogliamo formare i giovani perch esercitino la professione nella loro patria, dove ce n un bisogno vitale. Secondo il preside, perch la facolt di Dschang diventi indipendente, sar necessaria almeno una terza tornata di insegnanti e studenti che dovranno fare la spola tra il Camerun e lItalia. Intanto liniziativa ha gi riscosso i primi successi: una Ong del Canton Ticino si mostrata interessata e lUniversit cattolica di Bamenda, nel nord ovest del Camerun, ha gi attivato un primo accordo con lUniversit di Urbino per sviluppare un progetto di scambio fondato sulla didattica e sulla ricerca.

Due giovani in laboratorio. In alto la danza per i professori in Camerun. Sotto, le quattro studentesse di Hanoi

Vogliono imparare litaliano e diventare tour operator

Le vietnamite della Carlo Bo


H
anno studiato litaliano, hanno dovuto superare un esame con quattro prove e affrontare un volo di pi di dieci ore. Tutto questo per avere lopportunit di vedere di persona la casa di Raffaello. Quattro studentesse dellUniversit di Hanoi, nel Vietnam del nord, sono arrivate a Urbino con il sogno di imparare la nostra lingua e di diventare delle brave guide turistiche: Unamica mi ha consigliato di venire a Urbino perch una citt piena darte racconta nh e io ero curiosa di scoprire dove era vissuto Raffaello. Le ragazze hanno 19 anni, sono arrivate il 4 settembre e da allora alloggiano al collegio Il Colle. Si tratterranno a Urbino no a giugno e dovranno sostenere esami insieme ai loro colleghi italiani. Questo il primo anno che abbiamo attivato lo scambio con il Vietnam spiega il professor Claus Ehrhardt, coordinatore della Scuola di Lingue e letterature straniere di Urbino seguono lezioni di linguistica e cultura italiana, ma anche di marketing, economia e gestione dimpresa. I primi mesi sembrano confermare le loro aspettative, anche se confessano che i novare il rapporto tra lateneo marchigiano e lUniversit di Villanova. In pi, la professoressa Alessandra Calanchi, docente di Letteratura e cultura angloamericana, ricorda che ogni anno il Dipartimento di Studi internazionali ospita per un semestre uno studente dellUniversit di New Paltz, New York, come teaching assistant. Nel prossimo anno accademico partiranno anche due corsi di studio che consentono di ottenere un doppio titolo di laurea magistrale. Abbiamo rmato una convenzione tra la nostra Universit e la Friedrich Shiller di Jena dice il professor Ehrhardt gli studenti trascorreranno il primo anno in Germania e il secondo a Urbino. Al termine dei due anni e dopo aver superato tutti gli esami, entrambe le universit rilasceranno agli allievi un titolo di laurea in Comunicazione interculturale dimpresa. Percorso simile a quello pensato tra lateneo urbinate e lUniversit Euromediteranea (Emuni) di Portorosa, in Slovenia. Anche in questo caso gli studenti otterranno una laurea valida nei due Paesi, ma saranno loro a scegliere se trascorrere un semestre o un anno nellaltra universit. (v.s.)

corsi sono difcilissimi e gli esami sono andati abbastanza male. Secondo Trm la bellezza di Urbino sta proprio nella sua tranquillit: Mi sento al sicuro qui e anche se siamo arrivate da pochi mesi ho conosciuto tante persone simpatiche e accoglienti. la prima esperienza che faccio lontana da casa ed ero un po preoccupata, invece consiglierei a tutti di vivere in questa citt. LUniversit di Urbino da anni porta avanti diversi programmi interculturali, tanto che il professor Peter Cullen in questi giorni si trova negli Stati Uniti per rin-

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il Ducato

Dal vecchio pianoforte del Caff del Sole alla consacrazione internazionale

Tutti pazzi per Raf Gualazzi


Il musicista deve molto a Sanremo, ma la sua solida preparazione che lo sta portando al successo
FRANCESCO CREAZZO
in poi, avr un rapporto speciale: il festival di Sanremo. Nel 2013 infatti il orito palco dellAriston gli tributa ulteriori soddisfazioni quando presenta, stavolta nella categoria Big, con i brani Senza Ritegno e Sai (ci basta un sogno), che gli valgono il quinto posto in classica generale. Dopo il successo, Urbino lo ama ancora di pi: premi dalle associazioni dagli enti locali, diventa il ore allocchiello della citt ducale, tanto che lui sceglie proprio il teatro Sanzio per una tappa del suo Happy mistake tour. Il compositore calcher le scene del Festival anche questanno, accompagnato dalleccentrico dj italiano The Bloody Beetroots: i due artisti, come detto, presenteranno due di brani, Liberi o no e Tanto ci sei. LEp che li conterr intitolato Accidentally on purpose (accidentalmente di proposito), e uscir nel corso del Festival. A renderlo noto stato lo stesso Raphael, che ne ha twittato la copertina qualche giorno fa. A decretare una volta per tutte, se ce ne fosse stato bisogno, leccentricit del jazzista, la scelta del compagno per la serata duetti sul palco dellAriston: accanto al pianista urbinate e al dj veneto The Bloody Beatroots calcher le scene sanremesi Tommy Lee, atipico e poliedrico batterista dei Motley Crue, ed ex marito di Pamela Anderson. Insieme riadatteranno Nel blu dipinto di blu di Modugno. Raphael Gualazzi, lo strano frutto del Montefeltro, pronto a stupire ancora.

erto i piani sono diversi, le qualit anche, del valore venale non parliamone nemmeno. Eppure, dato che passato mezzo millennio, i giovani conoscono pi Raphael Gualazzi che Raffaello Sanzio e Piero della Francesca. Insomma, anche Gualazzi fatte queste debite proporzioni materiale urbinate da esportazione. Chi Gualazzi? Forse non vale nemmeno la pena di sprecare troppo spazio: lo sanno tutti che ha 33 anni, arrivato secondo al festival di Sanremo del 2011. E che la sua carriera (ha studiato molto e si sente) sta girando la boa dei dieci anni con due top song che rispondono al titolo di Liberi o no e Tanto ci sei che anche stavolta presenter a Sanremo. Se il Gualazzi del presente storia nota a tutti gli appassionati di jazz e musica leggera, gli esordi dellalto e timido pianista possono raccontarli solo pochi urbinati. Tutto inizia a met anni novanta proprio nella sua citt natale: chi lo conosce bene, come Mimmo il gestore del Caff del Sole racconta i suoi esordi con toni sognanti come chi sa di aver visto nascere una stella. Mi ricordo ogni settimana la gente che spingeva per entrare nel locale ad ascoltare quello che allora era un illustre sconosciuto. Mimmo, in un certo senso, stato il primo talent scout di Gualazzi: Fui io a insistere con lui perch suonasse dal vivo, allinizio non voleva, preferiva suonare il suo piano a casa da solo o magari con qualche amico. Nel ricordare quei momenti dice ancora Mimmo mi viene un po di rammarico perch non lo vediamo pi qui a Urbino, la fama ci ha allontanati ma gli voglio sempre un gran bene e questi sono ricordi che mi rimarranno per sempre. Dai tempi in cui suonava il piano ragtime imitando Jelly Roll Morton nel caff di via Mazzini allarrivo sui palcoscenici internazionali il viaggio di Raphael fulminante. Prima i concerti in giro per la provincia, poi gli studi al conservatorio Rossini di Pesaro dove si diploma in pianoforte, proprio lo strumento che lo porter alla fama internazionale: il jazz la sua passione e, grazie alla sua cover dello standard di Ray Charles Georgia on my mind, nel 2008 riesce ad entrare nella compilation Piano Jazz, accanto a mostri sacri come la bionda canadese Diana Krall, la calda Norah Jones, lo scapestrato Chick Corea, il mitico Duke Ellington. Il 2010 lanno della consacrazione: esce il primo Ep digitale per la casa discograca Sugar: Reality and Fantasy. Lanno successivo si piazza secondo con il brano Follia damore nella categoria giovani della kermesse con la quale, da l

Da New York allAriston, Graziani jr racconta gli anni 80

Canto con Urbino negli occhi

andato a Sanremo per cantare la sua generazione e forse anche per dimostrare di meritare il cognome che ha. Filippo Graziani, figlio di Ivan, ha portato sul palco dellAriston Le cose pi belle , una canzone che parla dei giovani nati come me negli anni 80, illusi dai media che ci hanno propinato un futuro che in realt non esiste. Tra le cose pi belle di cui parla la canzone c sicuramente il periodo trascorso a Urbino, prima linfanzia poi le amicizie e la vita da studente. Porter Urbino nel cuore ha detto Graziani uno dei posti che ho frequentato di pi. Ho tanti ricordi legati a questa citt. Uno di questi sicuramente lamicizia con Raphael Gualazzi nata tra i vicoli urbinati quando i loro genitori suonavano nella stessa band. Siamo cresciuti insieme, non ci vediamo da tantissimo tempo perch il lavoro e le esperienze ci hanno portato lontani. Incontrarlo a Sanremo sicuramente un bellissimo momento che ci far ricordare anche la citt che ci ha fatto conoscere. Graziani junior cresciuto tra i suoni, tra le canzoni e tra gli artisti. Ha iniziato a suonare la chitarra a 19 anni quando la moda della musica lanciata dai talent non esisteva. Non li guardo non sono appassionato a questo mondo - racconta- ho iniziato a fare musica quando ancora i talent non esistevano. Ha esordito con le serate insieme al padre e al fratello Tommy, che suona la batteria. Insieme hanno partecipato a Viaggi e Intemperie un tour in cui hanno cantato le canzoni di Ivan Graziani. A proposito di lui dice: non ne sento il peso, ho un rapporto ottimo con il mio cognome e mi da la spinta per dare sempre il mio meglio. Dopo lesperienza con il fratello, ha continuato la sua carriera aprendo i concerti di musicisti famosi come Renato Zero, Negramaro, Morgan e Max Gazz poi si trasferito a New York dove ha suonato nei locali del Lower East Side diventando head liner dellArlenes Grocery lo storico club che ha visto esibirsi anche Jeff Buckley e gli Strokes. Nel 2009 tornato in Italia dove ha cominciato a scrivere canzoni che parlano anche de Le cose pi belle, tra cui la sua amata Urbino. (m.g.)

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MUSICA E SPORT

La Galeotti da dicembre gioca nellEvreux

Le due stagioni nelcuorediMarta


Due anni alla Robur poi partenza per il nord della Francia
MONICA GENERALI
casione arrivata dalla Normandia, dalla squadra di Evreux. Dopo aver rifiutato numerose offerte per la stagione 2013-2014 e dopo tre mesi di inattivit, il dicembre scorso Marta Galeotti parte per il nord della Francia. A 90 chilometri da Parigi, Marta gioca ora in Pro A (la massima seria francese) in una giovane societ, lEvreux Volley-ball fondata nel 1998. Andarmene da Urbino stato bruttissimo ma qui mi trovo molto bene. Le mie compagne di squadra arrivano da tutte le parti del mondo: Senegal, Serbia, Bosnia, Thailandia. Un mix di lingue e culture impressionanti allinterno del quale ognuna si caratterizza per la propria provenienza. Per le mie compagne di squadra io sono Marta-Pasta dice la Galeotti perch si stupiscono della frequenza e della cura con cui noi italiani cuciniamo la pasta. La fuga allestero, specialmente verso la Francia, la soluzione che hanno trovato molte atlete italiane alla crisi della pallavolo italiana. Nel campionato francese il livello sta crescendo, ci sono diverse giocatrici italiane che giocano qui: Centoni, Arcangeli e Partenio a Cannes, Minati a Nantes, DallIgna e Cella a Bezier. La passione di Marta Galeotti per la pallavolo nata venti anni fa in Veneto. Figlia di un professore di ginnastica oggi in pensione, Marta ha iniziato a giocare a pallavolo da piccola: Avevo 9 anni, mi sono sempre piaciuti gli sport di squadra. Da bambina dice ero un maschiaccio e se non avessi iniziato a giocare a pallavolo, probabilmente, avrei cominciato con il calcio. Marta Galeotto oltre ad essere una sportiva anche laureata in ingegneria biomedica con il massimo dei voti. Quando frequentavo luniversit giocavo in serie B vicino a Padova. Studiavo la mattina e mi allenavo la sera. Prima della Robur Tiboni ha giocato a Noale, Padova, Albignasego e Godigese ma conclude Marta Urbino non mai stata lontano dal mio cuore nemmeno ora che gioco a centinaia di chilometri di distanza.

a-le-otti-unad i Ur b i n o Ga-le-otti-unadi-Urbino. Urlavano cos dagli spalti del Palamondolce i tifosi della Robur Tiboni quando in campo cera Marta Galeotti. Lei, la pallavolista urbinate che adesso gioca in Francia, racconta ancora con emozione il suo arrivo alla squadra della sua citt natale. successo tutto per caso, vivevo in Veneto da tempo, dove i miei genitori si erano trasferiti per lavoro, e accompagnai una mia amica a Urbino per fare un provino. Mi sono allenata con lei e mi hanno presa. Non avrei potuto ricevere regalo pi grande, giocare in serie A con la maglia della mia citt. Lesordio in A1 non lo posso dimenticare, un tre a zero secco a Novara. A Urbino Marta rimasta a giocare per due anni, ma i tifosi non lhanno mai dimenticata anche quando giocava al Palamondolce da avversaria la salutavano con entusiasmo, come fosse ancora una di loro. Sono tornata con la maglia di Parma, mi hanno accolto con un grande calore, mi sono venuti i brividi. dice Marta La tifoseria qui unica, dimostrano un attaccamento e una passione che poi non ho pi ritrovato, sono tifosi nel vero senso della parola. Lesperienza a Urbino ha permesso a Marta Galeotti, classe 1984, di fare il grande salto di qualit nella pallavolo italiana che proprio in questi anni sta vivendo uno dei momenti pi bui della sua storia. I campionati sia maschili che femminili sono rimasti sforniti di squadre, molte sia in A1 sia in A2 si sono ritirate perch non avevano abbastanza soldi per pagare liscrizione ai campionati. successo anche a una grande realt sportiva vicino a noi. La Scavolini Volley, dopo i grandi successi delle ultime sette stagioni si trovata a fare i conti con un ridimensionamento monetario che ha costretto la squadra pesarese a ricominciare nel 2013 dalla serie B. Molte colleghe di Marta, complice questa crisi, si sono trovate improvvisamente senza squadra e con una carriera da ricostruire. Per noi pallavoliste il mercato italiano diventato difficile quindi ho cominciato a guardarmi intorno, oltrefrontiera. Per Marta loc-

Sopra Marta Galeotti durante unazione di gioco. Sopra, un primopiano. In basso, Filippo Mechelli

Filippo Mechelli, 38 anni, urbinate, sioterapista olimpico

Il meccanico a cinque cerchi


T
orino 2006, Vancouver 2010, Londra 2012. Filippo Mechelli, sioterapista urbinate di 38 anni, ha viaggiato a spese proprie per ottenere le sue tre medaglie olimpiche. stato infatti selezionato per tre volte dal Comitato olimpico internazionale per far parte dello staff medico che si occupa di aggiustare gli atleti della competizione. Lo racconta con lorgoglio di un giovane che ha realizzato un sogno mentre siede nel suo studio che emana il profumo un po acre di olio per massaggi. Gli sportivi pi famosi, quelli sponsorizzati dalle grandi aziende, hanno staff personali che si occupano della loro salute. Per tutti gli altri ci sono Filippo e i suoi colleghi che, gratis, anzi come dice il dottor Mechelli per la gloria dellOlimpo, manipolano muscoli, nervi e articolazioni per renderli in grado di competere. Ha superato selezioni rigidissime per avere lonore di curare gli olimpionici, per entrare a far parte di quel 5% di personale medico internazionale che opera alle competizioni. Selezione per titoli, certicazioni di master, attestati linguistici, persino un colloquio via Skype soltanto per avere lonore di esserci, di portare il proprio contributo alla salute degli atleti nella pi importante e storica competizione sportiva del mondo. Da quando si imbarcato in questa avspiega Mechelli - un clima di cooperazione internazionale, di abbattimento delle barriere. Il solo fatto di poter vivere un evento olimpico dallinterno, il solo fatto di vestire la divisa entusiasmante. Purtroppo al giorno doggi anche le olimpiadi si sono allontanate dai valori di De Coubertin, hanno preso una svolta un p troppo commerciale e competitiva, ma devo dire che questi stessi valori, in fondo, resistono. E resistono negli atleti di rango minore che Filippo spesso si trovato a curare: Una delle pi grandi soddisfazioni che ho avuto stato curare uno sciatore andorrano da unernia del disco: ci teneva tantissimo a gareggiare pur non avendo alcuna speranza di vincere e alla ne siamo riusciti a farlo scendere in pista. Lavventura olimpica dellurbinate iniziata nel suo studio in via dei Morti, vicino alla porta Lavagine, dove nel 2002 stava guardando i giochi olimpici di Salt Lake City in televisione assieme allo zio. L gli venne per la prima volta in mente di iscriversi alle durissime selezioni per entrare nello staff. Loccasione giusta si present proprio in corrispondenza delle olimpiadi di casa, a Torino. Da allora Filippo Mechelli un punto fermo del team internazionale: Essere scelto tra decine di migliaia di professionisti - dichiara - il mio oro olimpico. (f.c)

ventura ha saltato soltanto due edizioni dei giochi: Pechino 2008 e Sochi 2014, non a caso tenute in due paesi che di fatto impongono al Cio personale medico totalmente autoctono, per ragioni politiche. Adesso Filippo spera nelle olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016 per continuare ad avere lonore di trattare questi atleti. Ma perch sobbarcarsi viaggi, spese e fatica per svolgere il proprio lavoro gratis? Alle olimpiadi c un clima eccezionale -

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il Ducato

MEDIA

La stampa e i network stranieri ci giudicano: e la sentenza benevola

Le twin towers del Duca


La traduzione dei Torricini fa ridere. Ma i consigli del week end sono seri: crescia, casciotta e Raffaello
SILVIA PASQUALOTTO

a citt ducalevista dai giornali stranieri soprattutto viaggi e arte. l TheTimes la inserisce nelle 25 vacanze top in Italia e la descrive come la pi perfetta citt rinascimentale che pu concorrere con la Toscana per le sue campagne verdi e gorgeous (magniche). Il The Guardian la colloca persino nelle top 5 city. Quelle citt cio che tutti dovremmo visitare una volta nella vita. Urbino si trova anco a anco - secondo il quotidiano inglese - con Dubai, Ponta Delgada, Marrakech e Parigi. La sosticata corte del duca Federico da Montefeltro, viene descritta come una citt di pietra costruitasopraunacollinachemetteadura prova i polpacci del turista. Come dargli torto. Scontati i luoghi consigliati: Palazzo Ducale e la casa di Raffaello ma anche qualsiasi viuzza seminascosta. Urbino secondo gli inglesi - un vero e proprio museo vivente con, in pi, uno spirito cool e cosmopolita che le deriva dallessere una citt universitaria. El Pais la segnala come meta per ilnesettimanaoperunabrevevacanza, per Le Monde Urbino una sorte de Florence miniature e il New York Times consiglia di provarelaCasciottamagaridurante un pic nic in fortezza Albornoz. I Torricini diventano invece le twintowerssulquotidianosudamericano Lanation.com che elegge la citt ducale a modello della tipica provincia italiana. Per quanto riguarda larte il nome di Urbino associato a quello di Raffaello, Piero della Francesca, Baldassarre Castiglione e Federico Barocci che secondo gli inglesi quelgenioitalianodimenticatoa cui, invece, la National Gallery ha dedicato una mostra nel 2013. Non manca poi Federico da Montefeltro che ilTheTimes cita in un articolo sui misteri del passato intitolato The Montefeltro Conspiracy e che Le Monde chiama il complotto del Rinascimento. Il mistero in questione la congiura dei Pazzi, il complotto contro i fratelli Medici in cui, pare, che il duca fosse coinvolto come mandante occulto. Altro enigma che interessa i giornali stranieri - tra cui anche il tedesco Spiegel - la notizia dellidenticazione con il Montefeltro del paesaggio alle spalle della Gioconda. Guidobaldo II della Rovere viene invece citato dal The Times of India che in un altro articolo parla anche del seminario di diritto europeo che si svolge tutte le estati alluniversit Carlo Bo. Tra i numerosi consigli su quale bed and breakfast scegliere e le recensioni del miglior ristorante do-

ve mangiare le tagliatelle al tartufo, la stampa straniera da spazio anche a notizie che fotografano lUrbino quotidiana. Quella che non ti aspetteresti di trovare tra pagine di un giornale tanto geogracamente lontano. SulThe Guardian in un pezzo del 2013, rmato da Oliver Wainwright, si parla de Le dieci migliori residenze per studenti. Gli alloggi universitari da tutti conosciuti come i collegi vengono messi ai primi posti in quanto reinterpretazione del guazzabuglio medievale del centro citt. El Pais nel 2012 dedic persino qualche riga allormai mitico nevone: Citt come Urbino e decine di paesi sono completamente isolati dopo che nelle ultime ore sono caduti circa sei metri di neve. Urbino e freddo deve essere diventata unequazione per i giornalisti spagnoli che nel 2013 riportano la notizia della scoperta da parte del professor Giorgio Spada dellUniversit degli studi di Urbino di un canyon lungo 750 km sotto la Groenlandia. Il tedesco Spiegel cita invece gli studi del team capitanato dal professor Simone Galeotti delluniversit Carlo Bo. Oggetto delle sue ricerche: la teoria secondo cui i dinosauri si estinsero per un freddo improvviso. Altra eccellenza sfornata dalluniversit della citt ducale Manuela Malatesta, biologa cellulare a cui Le Monde dedic un pezzo nel 2006 dopo che le furono tolti i fondi per la sua ricerca sulle malattie provocate dagli ogm. Il quotidiano francese ha un rapporto preferenziale anche con un altro urbinate: Ilvo Diamanti. Il politologo il commentatore per le questioni di politica italiana, su tutte: Silvio Berlusconi e Lega Nord. Il Diamante della cucina. Cos viene chiamato il tartufo di Acqualagna dallamericano Chris Warde Jones. Il famoso fotoreporter - nel 2013 autore di un articolo per il New York Times in cui racconta una giornata alla ricerca dei tartu marchigiani. Ad accompagnarlo un cercatore professionista conosciuto in un bar di Urbino mentre sorseggiava un aperitivo. Altra specialit locale quella raccontata da El Pais nellarticolo datato 2010:Larte di fumare la pipa. La citt di Cagli viene qui indicata come il luogo migliore dove comprare questi prodotti e vedere allopera dei veri artigiani. Inne, di nuovo sul New York Timescspazioancheperlannuncio di matrimonio tra un cittadino di Fermignano, Fabrizio Dini, e Hannah Sarah Faich di Philadelphia. I due, innamorati delle colline marchigiane, hanno deciso di sposarsi proprio nel municipio di Urbino.

Il Duomo e un ritratto di Raffaello Le immagini provengono dal social network Instagram e rappresentano i soggetti pi fotografati

TETTI ROSSI E CIELI GRIGI: LA CITTA NELLE FOTO DEI SOCIAL


Urbino nel mondo signica anche social network. nella rete infatti che anche la pi piccola esperienza locale pu acquistare una dimensione internazionale. LUrbino pi social e cosmopolita quella delle foto su Instagram. Pi di ventimila (per la precisione 21.087) le immagini caricate con lhashtag #urbino. Nelle Marche la provincia di Pesaro e Urbino la pi fotografata: 52.048 foto contro le 42.974 del capoluogo Ancona. Moltissime le immagini che hanno come soggetto i palazzi pi famosi della citt e il paesaggio, spesso accompagnati dall hashtag #beautiful. A scattare molti turisti ma soprattutto gli studenti che immortalano lincanto del Duomo illuminato dal primo sole del mattino anche se sono in ritardo e stanno correndo a lezione. Oppure i tetti al tramonto, cos il colore delle tegole risalta ancora di pi e sembra un unico grande mare rosso. E poi i vicoli. Tanti vicoli. Dove baciarsi, dove spiare le nestre altrui e fotografare i davanzali oriti. Gli immancabili Torricini, maestosi nelle foto che li riprendono dal basso, il Palazzo Ducale, la statua di Clemente XI, le panoramiche dal parco della Resistenza mentre qualcuno in primo piano fa la ruota davanti agli amici. Urbino raccontata attraverso le foto su Instagram diventata persino un progetto fotograco ad opera di Giorgio Fanecco. Ex studente di Communication Design allIsia di Urbino, Giorgio ha raccolto e analizzato in uninfograca le foto che gli utenti del social network hanno scattato nella citt ducale da maggio 2012 a maggio 2013. Nellinfograca le immagini sono raggruppate, come in un grande collage, secondo le sfumature di colori: arancione e grigio quelli dominanti Moltissimi gli scatti della citt ducale anche su Pinterest, il social network fotograco dove gli utenti possono creare album tematici con le loro immagini preferite. Di Urbino si trovano soprattutto immagini del Duomo, dei Torricini, di Palazzo Ducale (la foto pi repinnata proprio una veduta della citt con limponente edicio in primo piano) e dei quadri legati alla storia della citt: le opere di Federico Barocci, i quadri di Raffaello e La Venere di Urbino di Tiziano, il nudo pi sexy della storia dellarte.

Il futuro dellinformazione
Esperti della comunicazione, giornalisti e intellettuali, sullo sfondo della citt ducale, discuteranno per tre giorni con il pubblico alla scoperta di un nuovo modello di giornalismo culturale. Un giornalismo che avvicini la cultura invece di allontanarla, che usi come strumenti la qualit e non la quantit. Il pubblico interagir con ospiti come Armando Massarenti, Piero Dolfres, David Riondino, Loredana Lipperini e Andrea Vianello. Si svolger anche in questa edizione il concorso giornalistico Con la cultura si mangia?.

ASSOCIAZIONE PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO, fondata da Carlo Bo. Presidente: STEFANO PIVATO, Rettore dell'Universit di Urbino "Carlo Bo". Consiglieri: per l'Universit: BRUNO BRUSCIOTTI, LELLA MAZZOLI, GIUSEPPE PAIONI; per l'Ordine: NICOLA DI FRANCESCO, STEFANO FABRIZI, SIMONETTA MARFOGLIA; per la Regione Marche: JACOPO FRATTINI, PIETRO TABANELLI; per la Fnsi: GIOVANNI ROSSI, GIANCARLO TARTAGLIA. ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO: Direttore: LELLA MAZZOLI, Direttore emerito: ENRICO MASCILLI MIGLIORINI. SCUOLA DI GIORNALISMO: Direttore GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI IL DUCATO Periodico dell'Ifg di Urbino Via della Stazione, 61029 - Urbino - 0722350581 - fax 0722328336 http://ifg.uniurb.it/giornalismo; e-mail: redazioneifgurbino@gmail.com Direttore responsabile: GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI Stampa: Arti Grafiche Editoriali Srl - Urbino - 0722328733 Registrazione Tribunale Urbino n. 154 del 31 gennaio 1991
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