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Critica del GIUDIZIO Kant aveva edificato due grandi costruzioni teoriche, luna riguardante la conoscenza, laltra riguardante

lattivit pratica e la morale, in contrasto tra di loro. Alla fine della Critica della ragion pratica emerge con chiarezza una forte opposizione con le conclusioni della Critica della ragion pura. Il tentativo di Kant nella Critica del giudizio proprio quello di sanare queste contraddizioni. Tale tentativo comporta lo sforzo di creare una nuova terminologia, il che fa della Critica del giudizio unopera per certi versi oscura, che si presta a varie interpretazioni, unopera ancora aperta. Lu !cs, un importante pensatore del "ovecento, ha affermato che tutta lestetica possi#ile per lumanit contenuta nella Critica del giudizio, ma si tratter di dipanarla nei tempi venturi$ si dovr sempre attingere a questopera se si vorr considerare i pro#lemi della #ellezza e del finalismo della natura. "ella Critica della ragion pura si presenta un mondo chiuso a ogni spazio di li#ert$ la visione del mondo della Critica della ragion pura meccanicistica. Il meccanicismo, gi sostenuto per esempio da %emocrito e da &o##es, una visione del mondo secondo la quale la natura procede per una concatenazione di cause ed effetti che non indirizzata a nessuno scopo. %i solito il sostantivo 'meccanicismo si accoppia con laggettivo 'cieco. Il meccanicismo cieco$ la natura non ha un fine, non ha alcuno scopo, essa solo un gioco di cause ed effetti senza finalit. "ella Critica della ragion pura la natura era vista in questa chiave( delle dodici categorie antiane quella decisiva per linterpretazione fisica della natura la causalit. I fenomeni sono tutti concatenati da relazioni causali che non hanno alcuno scopo. "ella Critica della ragion pura si ritrovano dunque il dominio della causalit, il meccanicismo, il determinismo$ il cieco gioco di cause ed effetti necessario, non lascia nessuno spazio alla li#ert. La visione antiana della prima Critica deterministica$ non c nessuna li#ert. "ella prima Critica, inoltre, Kant sosteneva che luomo ha un forte limite$ pu) conoscere soltanto il fenomeno, pu) conoscere solo il mondo come gli appare in quanto filtrato dalle sue stesse strutture conoscitive$ spazio, tempo, categorie e idee, ma non pu) assolutamente raggiungere la realt quale in se stessa. La cosa in s* inconosci#ile. Il noumeno assolutamente al di l delle nostre possi#ilit di conoscenza. Il mondo spaccato a met$ il fenomeno, soggetto alla necessit e al determinismo, e il noumeno, che un continente oscuro e inattingi#ile. Luomo prigioniero della conoscenza fenomenica. "ella Critica della ragion pratica, invece, si approda a una visione opposta rispetto a questa, in quanto al meccanicismo della Critica della ragion pura si contrappone il finalismo della ragion pratica +in tutta la storia della filosofia il contrario di ,meccanicismo ,finalismo-.. La Critica della ragion pratica presenta uno spiccato finalismo$ tutta la vita morale tesa alla realizzazione del fine del #ene. "ella vita morale luomo si pone un fine$ la virt/, il #ene. Anzi, Kant aveva anche parlato di un ,regno dei fini-, cio un regno ideale di tutti gli uomini che si rispettano vicendevolmente, e, seguendo la seconda formula dellimperativo, si trattano sempre come fini e mai come mezzi. Il regno dei fini il regno della morale$ se la morale si realizzasse pienamente sare##e il regno della finalit$ ognuno sare##e considerato dagli altri come un fine in s*. Il finalismo della Critica della ragion pratica opposto al meccanicismo della Critica della ragion pura. 0oprattutto, nella Critica della ragion pratica si presenta la li#ert come uno dei tre postulati, cio uno dei tre requisiti fondamentali senza i quali la vita morale non pu) aver luogo. 0iamo dunque di fronte a questa contraddizione$ da una parte Kant concepisce la natura come priva di ogni finalit e come priva di li#ert( dallaltra considera luomo come capace di porsi fini, e come operante in una dimensione di li#ert. %alla Critica della ragion pratica emerge la visione di unumanit che vive in una dimensione che non ha niente a che vedere con quella naturale$ sem#rere##e che ci sia unestraneit tra la natura e luomo, la natura meccanicista e luomo dotato di finalismo. Kant si rende perfettamente conto di questa contraddizione e cerca di sanarla nella Critica del giudizio. La Critica del giudizio un tentativo di rintracciare la finalit nella natura. 0e si rintraccia

tale finalit lopposizione si supera$ la natura cieca, luomo si d finalit, sono opposti, ma se ritroviamo la finalit anche nella natura la conciliazione sar avvenuta. 1uesto appunto il tentativo che Kant compie nella Critica del giudizio. 2n altro elemento per capire dove si colloca la Critica del giudizio questo$ a##iamo detto nella Critica della ragion pura si conosce solo il fenomeno, il noumeno inconosci#ile di per s*, quindi lassoluto, linfinito, %io, la cosa in s*, sono inconosci#ili. "ella Critica della ragion pratica %io e limmortalit dellanima non vengono dimostrati, in quanto non sono oggetto di un discorso conoscitivo, ma sono postulati attraverso i quali luomo entra in contatto con il noumeno. 0i palesa quindi un altro antago3 nismo$ nella sfera conoscitiva luomo confinato al fenomeno, nella sfera morale, invece, luomo attinge il noumeno. 4ome si pu) conciliare tutto questo5 6 possi#ile una considerazione della natura che ci faccia andare oltre la conoscenza fenomenica5 Kant affronta qui un pro#lema enorme della storia della filosofia$ esiste ununica realt di cui luomo parte, allo stesso titolo di tutti gli altri enti, oppure luomo qualche cosa di qualitativamente diverso dal resto della realt5 0u questo la filosofia, le religioni, sono state in continua polemica, perch*, per esempio, la religione cristiana implica che oltre al mondo materiale c un mondo spirituale, che ha altre leggi, ha unaltra qualit( il platonismo implica il mondo sensi#ile e il mondo delle idee( 4artesio divide la realt tra la res extensa, il mondo materiale, e la res cogitans, con tutti i pro#lemi che derivano poi dal rapporto tra questi due mondi, ecc. Kant quindi, con un linguaggio nuovo, esprime un pro#lema molto antico. 7er risolvere questo pro#lema egli compie un grande sforzo teorico che comporta anche uninnovazione linguistica, che una delle difficolt di questo testo. La prima innovazione proprio nel titolo$ Critica del giudizio. 8isogna tenere presente che in tedesco il termine tradotto in italiano come ,giudizio- Urteilskraft, una parola composta da Kraft 9 forza, facolt, capacit, e Urteil 9 giudizio. Il titolo andre##e quindi pi/ esattamente tradotto come Critica della capacit di giudicare . :videntemente Kant si riferisce a unaltra capacit, a unaltra facolt delluomo, oltre la ragione e la volont. Infatti sostiene proprio questo$ luomo non solo diviso tra teoria e pratica, tra conoscenza e agire morale$ nelluomo c anche unaltra sfera che deve essere identificata, regolata, criticata, cio capita nei suoi limiti, questa sfera, grosso modo, la sfera del sentimento, del gusto. Tale sfera egli la vede come una facolt da definire con un termine nuovo$ la facolt di giudicare. La facolt di giudicare, una facolt intermedia che comprende il sentimento e il gusto, emette tipi di giudizi che si chiamano giudizi riflettenti e sono tutta unaltra cosa rispetto ai giudizi conoscitivi trattati nella prima Critica. 6 opportuno riepilogare i pro#lemi terminologici$ Critica del giudizio significa valutazione della facolt di giudicare( i giudizi sono di due tipi$ da una parte c il giudizio della Critica della ragion pura, vale a dire il giudizio conoscitivo, il giudizio sintetico a priori, che ora Kant chiama, con un nuovo termine, giudizio determinante( poi ci sono i giudizi emessi dalla sfera del sentimento, del gusto, dalla facolt di giudicare, che chiama giudizi riflettenti. Kant denomina ora ,giudizio determinante- il giudizio sintetico a priori, cio il giudizio conoscitivo emesso dallintelletto, di cui ha detto tutto quello che cera da dire nella Critica della ragion pura. 7erch* questa innovazione terminologica5 7erch* Kant sostiene che, per distinguerlo da quello riflettente, il giudizio sintetico a priori si pu) chiamare ,determinante- in quanto consiste in una reciproca determinazione, delimitazione, della categoria e della cosa. '%eterminare viene dal latino terminus, che significa confine, pietra di confine tra i vari poderi, tra i vari appezzamenti di terreno. %eterminare significa confinare, delimitare( un giudizio determinante un giudizio che restringe, cha d limiti a qualche cosa. 4he cosa viene limitato5 7rima di tutto le categorie. 0e consideriamo per esempio la categoria di causalit, essa si pu) applicare a infiniti fenomeni causali( nel momento in cui dico$ ,A causa di 8-, sto determinando la categoria di causalit, la sto cio confinando, le sto ponendo limiti, applicandola a un caso specifico, particolare. 4os; pure, a loro volta, gli oggetti vengono delimitati, si d loro una caratterizzazione specifica collegandoli attraverso la categoria di causalit. Il giudizio

sintetico a priori, illustrato nella Critica della ragion pura, dunque determinante in quanto delimita, determina$ determina la categoria e insieme i fenomeni cui essa si applica. Il giudizio determinante un giudizio conoscitivo. Il giudizio riflettente, proprio della Urteilskraft, cio della facolt di giudicare, invece non un giudizio conoscitivo. La conoscenza stata gi analizzata in maniera esaustiva nella prima Critica( #isogna tenere presente che col giudizio riflettente ci muoviamo in unaltra sfera. Il giudizio riflettente un giudizio di tipo particolare e si chiama ,riflettente- perch*, mentre nel giudizio determinante la categoria da applicare gi nota, nel giudizio riflettente #isogna riflettere sulloggetto per trovare la categoria, quindi la categoria non gi data, ma deve essere rintracciata attraverso una riflessione. La categoria, che consiste qui in una specifica finalit delloggetto, deve essere rintracciata attraverso la riflessione. <a c anche un altro motivo, per cui il giudizio detto riflettente$ in un oggetto della natura, o in unopera creata dalluomo, esso ci permette di cogliere riflessa la finalit che ci portiamo dentro di noi. A##iamo scoperto nella Critica della ragion pratica che siamo esseri che si danno fini, si danno il fine morale del #ene( ora, nel giudizio riflettente vediamo riflesso questo nostro finalismo allinterno di certi tipi di oggetti della realt. 1uesti tipi di oggetti sono gli oggetti #elli da una parte, e gli organismi viventi dallaltra. Il giudizio riflettente mi porter a vedere riflessa la mia esigenza di finalismo negli oggetti #elli e negli organismi viventi, esso si divider in due sottotipi$ il giudizio estetico e il giudizio teleologico. Il giudizio estetico permette di ritrovare una finalit negli oggetti #elli, fa ritrovare al soggetto riflessa negli oggetti #elli lesigenza di finalismo, nel senso che gli oggetti #elli sem#rano essere fatti al fine di suscitare emozioni estetiche, di suscitare un senso di armonia in chi li contempla, quindi danno limpressione di avere una finalit rivolta verso chi fruisce dellopera darte, chi fruisce della #ellezza, cio* verso losservatore, il soggetto. 7er questo Kant dice che i giudizi estetici sono giudizi riflettenti di finalit soggettiva, in cui cio la finalit sem#ra essere rivolta al soggetto( i giudizi teleologici, invece, sono giudizi che si riferiscono alla considerazione degli organismi viventi. 1uesti ultimi sem#rano essere fatti in modo che le parti siano finalizzate al tutto$ un organo di un organismo vivente, sia esso una pianta, un animale o un essere umano, non ha senso se non in vista del fine della vita dellorganismo nella sua interezza$ il #raccio, la mano, il fegato, le radici, le foglie, non hanno senso di per se stessi, ma solo in quanto servono al fine di mantenere in vita un determinato organismo vivente. In questo caso il finalismo rivolto all oggetto, allorganismo, per cui Kant dice che i giudizi teleologici, cio i giudizi finalistici, sono giudizi riflettenti di finalit oggettiva, cio interna alloggetto stesso. A questo punto va sottolineata lattenzione che Kant rivolge al mondo #iologico. La filosofia del 0eicento e del 0ettecento stata dominata dalla fisica galileiana e ne=toniana( i pro#lemi di metodo che si sono posti i filosofi del 0eicento e del 0ettecento erano stati suscitati prevalentemente dalla fisica. Il fiorire della #iologia a fine 0ettecento e poi il suo sviluppo nell>ttocento mostrano alla riflessione filosofica che c un mondo molto pi/ complesso di quello fisico, il mondo del vivente, in cui il meccanicismo non spiega tutto. "el corso dell>ttocento si arriver allevoluzionismo di %ar=in, a una filosofia che coincide con una #iologia, ma Kant il primo a porsi con chiarezza il pro#lema del vivente$ lorganismo vivente scompagina la visione meccanicistica che ci venuta dal 0eicento, dal 0ettecento, da ?alileo e da "e=ton, in quanto nellorganismo vivente non funzionano solo le leggi fisiche implicanti un rapporto di esteriorit fra le parti. Le leggi della fisica considerano parti di materia, corpi che agiscono su altri corpi dallesterno, dando luogo a tantissimi fenomeni$ gravit, accelerazione, attrito, dinamica dei fluidi, incidenza dei raggi luminosi, ecc., ma sono tutti eventi che riguardano esteriorit che si pongono in relazione con altre esteriorit, oggetti che sono reciprocamente esterni, le cui dinamiche sono interpreta#ili in #ase al meccanicismo. "ella sfera #iologica invece il meccanicismo non spiega i fenomeni in maniera adeguata, perch* in un organismo il rapporto delle parti col

tutto non un rapporto di esteriorit, #ens@ di implicazione reciproca e di relazione col tutto. 7er fare un esempio molto #anale, un organo divelto da un organismo vivente +un ramo staccato da un al#ero, un petalo staccato da un fiore. non ha una sua consistenza autonoma$ esso ha vero significato solo allinterno del tutto. "ella #iologia il concetto di totalit organica, di cui la parte semplicemente parte, decisivo( in #iologia il tutto precede le parti, nella fisica invece le parti possono essere autonome. "egli altri campi delle scienze le parti non sono ,parti-, sono elementi, stanno per conto loro, e quindi si potranno sommare tra di loro e sommandosi daranno luogo al tutto, invece in #iologia il tutto precede le parti, in quanto logicamente la parte su#ordinata al tutto e non si pu) svellere dal tutto mantenendo ugualmente la sua funzione. 7ertanto in questa sfera il meccanicismo, la reciproca esteriorit, la prevalenza della parte sul tutto non spiegano i fenomeni, e soprattutto A fatto che ci interessa per lo sviluppo della filosofia romantica A si rivela inadeguata la mentalit propria della fisica +dominante anche nella Critica della ragion pura. per cui c causa ed effetto, una esterna allaltro, e il mondo fatto di tante cause e tanti effetti, cio di tanti frammenti, che poi possono essere ravvicinati tra di loro fino a formare somme e totalit, ma in effetti hanno dimensione autonoma( nella #iologia, invece, le parti non possono essere viste come indipendenti$ il tutto predomina sulle parti, e questa sar una prospettiva decisiva per lidealismo. Biepiloghiamo$ il giudizio riflettente si divide in giudizio estetico, cio di finalit soggettiva, e giudizio teleologico, di finalit oggettiva. Cissato questo schema, vorrei proporre una serie di #rani tratti dalla Critica del giudizio, ma prima di tutto una delle ultime pagine della Critica della ragion pratica $ DDue cose riempiono lo spirito dunammirazione e duna venerazione sempre nuova e sempre crescente, quanto pi la riflessione vi si applica: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me . l primo spettacolo, duna moltitudine innumerevole di mondi, annulla, per cos! dire, la mia importanza di essere animale, c"e deve rendere la materia di cui fu formato alla terra #un punto nelluniverso$, dopo di essere stato per %reve tempo #non si sa come$ animato da una forza vitale E. 6 una visione molto suggestiva e drammatica$ luomo un granello di sa##ia, egli deve rendere la sua energia vitale alla terra, che a sua volta un punto nelluniverso. "ella prospettiva della natura luomo annullato, un granello di sa##ia su un altro granello di sa##ia, sem#rere##e privo di qualsiasi valore. Al contrario, la legge morale ci fa scoprire il nostro enorme valore$ D l secondo invece eleva infinitamente il valore di me come ragione per la mia personalit, in cui la legge morale mi rivela una vita indi& pendente dallanimalit ed anc"e da tutto il mondo sensi%ileE. "ellagire morale luomo indipendente dalla materia. 1uesto il dualismo, come Kant stesso lo ha espresso in maniera mira#ile. A questo punto finisce la Critica della ragion pratica e inizia la Critica del giudizio. 1uesta la definizione che d Kant di giudizio$ D 'iudizio in generale ( la facolt di pensare il particolare come contenuto nel generale E. Il giudizio riconduce un particolare a un universale mediante una categoria. 0i tratta di congiungere un soggetto con un predicato, un soggetto particolare con un predicato universale$ questo il giudizio. D )e ( dato il generale #la regola, il principio, la legge$ Fin termini antiani la categoriaG il giudizio c"e a questo sussume il particolare ( determinante* )e ( dato invece soltanto il particolare Fil fiore, il tramonto, larco#aleno, la statua, ecc.G, il giudizio c"e deve trovare il generale +a cui sussumerlo, ( semplicemente riflettente E. Kant d questa definizione per distinguere i giudizi$ il giudizio determinante un giudizio in cui luniversale gi dato sotto la forma di una categoria, invece nel giudizio riflettente ho di fronte a me il particolare e devo riflettere per trovare qual la sua finalit, sotto quale universale finalistico ricondurlo. A questo punto Kant apre un discorso molto importante$ cerca di fondare l autonomia della sfera estetica. Il giudizio estetico mi permette di cogliere il fatto che loggetto, naturale o artificiale che sia, sem#ra essere fatto apposta per suscitare il giudizio nel soggetto. Kant sottolinea che questo giudizio estetico, il giudizio per cui una cosa viene qualificata come

#ella, non ha niente a che vedere con un giudizio empirico, quindi non ha niente a che vedere con la materialit, con la fattualit della cosa, , come sempre in Kant, un giudizio trascendentale. Kant opera una rivoluzione copernicana anche nellestetica. La rivoluzione copernicana nella conoscenza racchiusa nella formula$ l o ( il legislatore della natura . La seconda rivoluzione copernicana quella della morale$ non ci sono contenuti #uoni di azione, ma il soggetto, con la sua ragione, a sta#ilire ci) che #uono, cio corrispondente alla ragione( anche nel campo morale il legislatore lIo, il soggetto, luomo. Infine nellestetica, nella sfera del #ello, il soggetto che decide che cosa #ello( luomo che, con unoperazione di tipo trascendentale, ricerca il riflesso della #ellezza nelle cose. "on ci sono oggetti #elli di per s*$ luomo, il soggetto, che proietta lesteticit, il finalismo estetico sugli oggetti. 2na rivoluzione copernicana anche nellestetica$ lessere #ello di una cosa non dipende da fattori di carattere empirico, materiale, ma da un elemento di carattere trascendentale. : la parola, ,trascendentale- per Kant indica sempre qualche cosa che presente a priori nel soggetto e viene messo in gioco dalloggetto. 0u queste #asi, Kant cerca di distinguere con chiarezza il gradevole dal #ello. In quanto trascendentale, anche il giudizio riflettente universale( questo sem#ra oggi un paradosso, in quanto dominano estetiche di tipo ar#itrario. Kant afferma che il #ello soggettivo ma universale nello stesso tempo$ vero che il #ello una proiezione del soggetto sulloggetto, ma tutti gli uomini attuano questa proiezione in maniera analoga. Il punto non evidente a prima vista. Kant afferma con nettezza$ il #ello non ha niente a che fare col gradevole. Il gradevole risponde alla famosa massima latina , De gusti%us non disputandum-$ quello che gradevole per me pu) non essere gradevole per te, e non possiamo prevalere luno sullaltro, ognuno si terr la propria opinione su quello che considera gradevole secondo i suoi gusti, in quanto il gradevole qualche cosa di empirico( a Tizio piace il caff amaro, a 4aio piace dolce$ sui gusti non si discute. 1uando si tratta del #ello, invece, secondo Kant si ha a che fare con una sfera universale$ il #ello non soggettivo nel senso di ar#itrario, individuale. Tale il gradevole. Il #ello soggettivo nel senso universale e trascendentale. La prima caratteristica del #ello che esso disinteressato. D -ello ( ci. c"e piace senza interesse A l gusto ( la facolt di giudicare un oggetto o una rappresentazione mediante un piacere o un dispiacere, senza alcun interesse* /oggetto di tal piacere dicesi %ello E. 4he cosa intende Kant per interesse5 D 0 detto interesse il piacere c"e noi connettiamo alla rappresentazione dellesistenza di un oggetto E. Kant tra laltro apre qui la strada allestetica romantica del fantastico$ larte e la #ellezza in generale non hanno niente a che vedere con la reale esistenza delle cose di cui si occupano, in quanto la #ellezza qualche cosa di trascendentale, non legata alla materialit, allempiria, alla fattualit, e neppure allesistenza. Il #ello disinteressato$ ci si trova in un rapporto di godimento estetico quando non si ha alcun interesse per lesistenza reale delloggetto. Kant specifica meglio questo nel periodo successivo$ D 1sso "a perci. sempre relazione alla nostra facolt pratica #desiderio o appetizione o volont$ . 2ra invece, quando si tratta di decidere se qualcosa sia %ello o non %ello, non si c"iede se a noi o a qualunque altro importi o anc"e solo possa importare lesistenza della cosa, ma come noi la giudic"iamo nellatto della semplice pura contemplazione #intuizione o riflessione$ E. 1uando ho interesse a che una cosa esista, secondo Kant, per tre motivi$ o perch* mi pu) dare piacere +desiderio.( o perch* mi pu) essere utile +appetizione.( o perch* pu) portare al #ene +volont.. %esiderio, appetizione, volont che cosa implicano5 %esiderio implica interesse alla cosa perch* mi pu) dare piacere( appetizione, interesse alla cosa perch* essa mi pu) recare utilit( volont, la volont #uona, interesse allesistenza della cosa perch* essa mi pu) portare al %ene morale. 1ueste affermazioni di Kant sono state di importanza grandissima nella storia dellestetica. Il #ello definito come una qualit autonoma, disinteressata rispetto allesistenza delloggetto, quindi disinteressata rispetto a ogni finalit pratica. %i conseguenza, quando ci troviamo di fronte a unopera che per esempio produce effetti di

utilit, o di #ont, non per questo siamo di fronte allarte. %al punto di vista antiano, quando un artista ricerca un fine di utilit, per esempio di suscitare un sentimento patriottico, di dare un insegnamento, ecc., non c la #ellezza, non siamo in contatto con larte. Allo stesso modo Kant dice che #isogna stare attenti anche allinteresse della volont, cio allinteresse che loggetto artistico, loggetto #ello, susciti #ont, muova la volont #uona, perch* anche questo estraneo alla pura contemplazione estetica. In questi casi larte stata inquinata da un interesse pratico. 1uesto interesse pratico, #asso come lutilit, o alto come la #ont, comporta pur sempre un inquinamento della pura contemplazione estetica. Allora, perch* ci sia la poesia veramente pura, perch* ci sia larte veramente pura, ci devessere il disinteresse assoluto verso tutti i risvolti pratici che loggetto pu) implicare. "on parliamo, ovviamente, dei #anali risvolti di mercato$ chiaro che unopera darte non ha niente a che vedere con il suo valore di mercato, che un fatto crassamente pratico, utilitaristico in senso #ruto. <a addirittura, ripeto, anche lutilit nel senso pi/ elevato, come nel caso del patriottismo, estranea alla sfera della #ellezza, alla sfera estetica, alla sfera dellarte. D-ello ( ci. c"e piace universalmente senza concetto* Circa il gradevole ciascuno riconosce c"e il suo giudizio, fondato su di un sentimento personale, si limita, quanto al valore, alla sua persona* 3uando perci. egli dice: il vino delle Canarie ( gradevole, egli non soffende se un altro lo corregge e gli ricorda c"e pu. solo dire: il vino delle Canarie ( gradevole per me4 in riguardo al gradevole %isogna attenersi al principio c"e ciascuno "a il suo proprio gusto #dei sensi$* 5uttaltrimenti sta la cosa per il %ello* sare%%e ridicolo se alcuno, c"e ci tenesse al proprio gusto, cercasse di giustificarlo col dire: questoggetto #come questedifizio, quella%ito, quel concerto, quella poesia$ ( %ello per me* 6erc"7 egli non pu. c"iamare %ello ci. c"e piace solo a lui H 1gli dice perci.: la cosa ( %ella, e non attende laccordo degli altri circa il suo giudizio perc"7 li "a trovati pi volte daccordo con s7, ma lo esige. 1gli li %iasima quando giudicano diversamente e nega loro quel gusto, c"e pure tutti dovre%%ero avere* 6erci. non si pu. dire c"e ciascuno "a il suo gusto particolare: ci. sare%%e come dire c"e non vi ( gusto E. Il gradevole soggettivo e personale, il gusto invece soggettivo ma universale, trascendentale( il gusto quello che ci permette di formulare il giudizio estetico, che Kant infatti chiama ,giudizio estetico o di gusto-. 1uestaffermazione sem#ra paradossale, ma riflettiamo con un esempio$ anche se consideriamo lopera darte pi/ riconosciuta, la ?ioconda, qualcuno pu) dire di essere andato al <useo del Louvre a vedere la ?ioconda e di non aver vissuto alla sua vista alcuna emozione estetica. 0i pu) mai sostenere che il gusto universale, come afferma Kant5 %irei che la difesa di Kant si pu) articolare in questi termini$ per raggiungere veramente il giudizio estetico #isogna prescindere da tutto ci) che empirico, da tutto quello che fattuale, materiale. 8isogna escludere lutilit, la morale, ogni praticit. "on facile, perch* tutto questo si insinua nelle maniere pi/ imprevedi#ili nella nostra considerazione estetica. 4he cosa voglio dire5 2na cosa apparentemente #anale$ se una persona stanca o distratta non riesce ad apprezzare la ?ioconda, infatti c un elemento fisico, materiale, fattuale, che impedisce di mettere in moto la funzione trascendentale superiore. Tutto ci) non per niente scandaloso, infatti, se una persona stanca, non riesce neppure a dimostrare un teorema di geometria, cio a usare correttamente la ragione. 7er Kant si pu) entrare in sintonia con la #ellezza, si pu) emettere il giudizio estetico, soltanto quando si sono messe da parte tutte le pesantezze dellempiria. Bipeto, se non c una disponi#ilit o una educazione allapprezzamento della #ellezza, purtroppo spesso avviene che non c neppure uneducazione o una disponi#ilit alluso dellin3 telletto e della ragione. Allora, come una persona non colta, non avendo avuto coltivata la propria razionalit, non riesce a risolvere un pro#lema, cos;, non avendo avuto coltivata la propria facolt di giudicare, non riesce ad apprezzare unopera darte( ci) non toglie che la capacit di risolvere il pro#lema e la capacit di apprezzare lopera darte siano universali, a patto che per) queste potenzialit umane vengano educate ed esercitate. : Kant

aggiunge anche un altro elemento$ D-ello ( ci. c"e piace universalmente senza concettoE. 0i riesce a cogliere la #ellezza di unopera darte in maniera intuitiva, senza un ragionamento, senza uno sforzo di carattere concettuale. La #ellezza si coglie intuitivamente, ,senza concetto-. 4ome non ha niente a che vedere con la pratica, cos; larte non ha niente a che vedere con la teoria. 4i) che #ello non riguarda la pratica, lutile, il piacevole e la morale, ma non riguarda neppure la conoscenza, la teoria$ un romanzo non ci d una conoscenza sul reale( il romanzo, la poesia, le giraffe in fiamme o gli orologi che si liquefano di 0alvador %al;, sono oggetti non reali, la Divina Commedia un viaggio completamente fantastico, non ci dice niente sulla realt di fatti che siano avvenuti. Kant vuol dire$ lestetica una sfera autonoma dalla pratica, ma anche dalla teoria. 8ello ci) piace universalmente senza concetto, cio senza riferimento alla conoscenza. Il #ello disinteressato e universale, poi Kant aggiunge che necessario. Bi#adisce che tutti devono ricono3 scere, se si mettono in sintonia con la cosa #ella, che essa #ella, quindi il #ello appunto universale e necessario insieme. Infine aggiunge unaltra definizione$ il #ello finalistico senza scopo. 4he cosa vuol dire5 0e avesse uno scopo, ricadremmo nellempirico( cio se avesse lo scopo di arricchirci, di darci piacere, ecc., sare##e un fatto empirico. La #ellezza presenta un #en diverso finalismo$ il #ello nasce quando c una finalit di armonia, di proporzione tra le parti che compongono la cosa #ella( questa finalit si manifesta poi nella finalit di rispondere al nostro senso di armonia, di proporzione. Il #ello finalistico nel senso che ha il fine di attivare il senso di armonia del soggetto, di mettere in moto il finalismo interno al soggetto. 1ueste sono le caratteristiche del #ello per Kant. Kant distingue il #ello li%ero e il #ello aderente. Il #ello li#ero quello che egli considera pi/ puro. 0i tratta di un concetto che ci aiuta molto a capire che cosa Kant intende per #ellezza. Leggiamo il #rano che vi si riferisce$ DCos! i disegni la grecque Fi disegni geometrici che si ripetono in maniera armoniosa indefinitamenteG, gli ara%esc"i F<aometto impediva la venerazione delle immagini, per cui gli Ara#i svilupparono la decorazione per ara#eschi, motivi ornamentali vegetali che si ripetono inde3 finitamente, senza rappresentare niente di precisoG, nelle incorniciature o nelle tappezzerie non significano nulla per s7: essi non rappresentano nulla, non rispondono ad alcun oggetto secondo un concetto determinato, e sono %ellezze li%ere . )i pu. anc"e ricondurre al medesimo genere di %ellezza le fantasie musicali #senza tema$ , anzi tutta la musica senza testo* 8ella valutazione di una %ellezza li%era #secondo la pura forma$ il giudizio di gusto ( puroE. La musica senza tema, gli ara#eschi, le greche, ecc., che non mirano a far immaginare niente e non sono la riproduzione di unimmagine, sono le forme di #ellezza pi/ pure, in quanto non presentano il pericolo di inquinamento dellemozione estetica da parte di un interesse. >ltre al #ello li#ero c anche un #ello aderente, che aderisce alloggetto. %ice Kant$ D9a la %ellezza di una figura umana #sia essa masc"ile, femminile o infantile$, la %ellezza di un cavallo, di un edificio #c"iesa, palazzo, arsenale, villa$ presuppone il concetto di un fine c"e determina ci. c"e la cosa deve essere e quindi un concetto della sua perfezione, ed ( perci. una %ellezza aderente E. La #ellezza li#era non si riferisce a nessun concetto, a nessuna immagine, a nessun modello( la #ellezza aderente$ un cavallo perfettamente proporzionato, un essere umano come quelli che disegnava Leonardo da Iinci, oppure una casa armoniosa, ecc., #ene o male rispondono pur sempre al modello di cavallo perfettamente elegante, di casa perfettamente proporzionata, ecc. Il #ello aderente meno puro di quello li#ero in quanto cerca di rispondere alla perfezione di un modello, di aderire a un modello, al concetto della cosa di cui immagine, mentre invece il #ello li#ero non pre3tende di riprodurre alcuna immagine. Kant prosegue$ D/unione del %uono #ci. per cui il molteplice ( %uono a qualc"e cosa, secondo il suo fine$ con la %ellezza altera a sua volta il giudizio stesso E. "el #ello aderente c la tendenza a che la #ellezza corrisponda a un modello che altera il giudizio

estetico, non lo fa essere perfettamente puro. A questo punto Kant nella Critica del giudizio passa a unaltra dottrina cui accenno soltanto perch* importante per il Bomanticismo$ a proposito del #ello darte, afferma che il #ello darte ha una caratterizzazione precisa, esso prodotto dal genio. Introduce un concetto che sar al centro dellestetica romantica$ il #ello artificiale per essere prodotto ha #isogno di una personalit particolare, di una personalit che a##ia una sensi#ilit fuori del comune, ha #isogno del genio. La definizione del genio data da Kant in questo senso$ il genio possiede una tale creativit originaria che sem#ra dare luogo a fenomeni naturali. :sso assolutamente alieno da regole( non pu) sottostare a regole. 4 una polemica con il classicismo$ il genio non si pu) ispirare a modelli, esso semplicemente creatore( come la natura, d luogo a forme che crea da se stesso. La vera opera darte deve dare limpressione di una tale perfezione, di una tale organicit, da sem#rare un organismo vivente nato dalla forza generatrice della natura. La forza generatrice della natura eguagliata soltanto da pochi uomini eccezionali, che hanno una sensi#ilit particolare, i geni, la cui creazioni danno lidea di un che di spontaneo come un organismo naturale. 2n altro elemento romantico in Kant quello del su#lime. In che cosa questo si distingue dal #ello5 Il #ello qualche cosa che ha una forma, che caratterizzata da proporzione e armonia. Il su#lime, invece, qualche cosa di informe. 7er esempio su#limi sono la distesa delloceano, un massiccio montuoso, una nevicata, uneruzione vulcanica. <entre il #ello sempre qualche cosa di circoscritto, di delimitato, che ha forma, il su#lime, proprio perch* informe, tendenzialmente infinito, e si distingue dal #ello anche perch* ci procura uninquietudine. Il #ello ci fa sentire a casa nostra, ci mette a nostro agio, ci sem#ra rispecchiare la nostra pi/ intima finalit, pienamente consono con noi stessi. Invece il su#lime ci spaventa, ci d il senso della nostra piccolezza, della nostra insignificanza fisica, a cui, per), su#entra immediatamente dopo il senso della grandezza morale, della grandezza spirituale delluomo. Il su#lime presenta dunque una dinamica particolare$ prima sem#ra essere qualche cosa di aggressivo, che schiaccia losservatore, ma il soggetto, su#ito dopo, recupera il senso della propria superiorit spirituale su questa entit che dal punto di vista fisico gli sem#rava soverchiante e minacciosa. Il sentimento del su#lime, che si manifesta nei confronti dellinforme, del grandioso, presenta due manifestazioni$ il su#lime matematico e il su#lime dinamico. Il su#lime matematico generato da unestensione immensa$ il mare, il deserto, un ghiacciaio, un massiccio montuoso. Invece il su#lime dinamico una forza soverchiante, una potenza straordinaria che sem#ra doverci travolgere e di fronte a cui, invece, acquistiamo poi il senso della nostra grandezza morale( per esempio leruzione vulcanica, il mare in tempesta, un uragano, una tormenta di neve, e cos; via. Iediamo un po meglio e pi/ da vicino che cosa dice Kant$ D l sentimento estetico del su%lime ( un piacere o senso di esaltazione c"e segue a un senso di depressione delle nostre energie vitali Fmentre il #ello intensifica le nostre energie vitali, ci fa sentire in espansione, il su#lime unesaltazione che segue a una depressione$ ci sono due momenti, pi/ complessoG. l piacere del su%lime ( diverso da quello del %ello: questo infatti produce direttamente un sentimento di esaltazione della vita: quello invece ( un piacere c"e "a solo unorigine indiretta, giacc"7 esso sorge dal sentimento di un momentaneo arresto delle energie vitali, seguito da una pi intensa loro esaltazione E. %apprima si ha un senso di oppressione e di sconfitta, poi ci si riprende. 1uesta concezione influenzer profondamente lestetica romantica, anzi lestetica fino a oggi, in quanto, rispetto allarte classica, allarte rinascimentale, allarte neoclassica, in cui tutto #en proporzionato, #en delimitato e c il senso della prospettiva, con la teoria del su#lime anche linforme e lillimitato rientrano nella sfera estetica. Linforme prende il sopravvento su quello che dotato di forma. 1uesta tendenza, iniziata con il Bomanticismo, delineata nella teoria del su#lime di Kant. 0e i romantici si possono avventurare su strade che pervengono fino allorrido proprio per la teoria del su#lime di Kant, il quale per primo

ha colto una sfera dellestetica che non implica semplicemente la soddisfazione di veder riflessa larmonia, di godere lintensificazione delle energie vitali, ma pu) essere anche la conseguenza di un sentimento contrapposto( su questa strada poi alcuni romantici arriveranno a teorizzare lestetica del #rutto, perch* paradossalmente anche certe forme parzialmente #rutte possono mettere poi, per contrasto, in moto un sentimento di armonia nelluomo. Larte, dall>ttocento in poi, arrivata a forme che prima erano assolutamente impensa#ili. DC"i teme pu. tanto poco giudicare del su%lime della 8atura, quanto colui c"e ( in preda delle passioni e degli appetiti pu. giudicare del %ello E. %el su#lime non si deve provare orrore, timore, come non si deve provare piacere nel caso del #ello( anche nel su#lime, sottolinea Kant, non centra lempirico, il materiale, il sensi#ile$ se temo non sono in procinto di avvertire il sentimento del su#lime( come se ho una sensazione di piacere corporeo, non sto avendo a che fare col #ello. 4ome il #ello separato dal corporeo, dal sensi#ile, dal materiale, cos; anche il su#lime. 1uindi$ D C"i teme pu. tanto poco giudicare del su%lime della 8atura, quanto colui c"e ( in preda delle passioni e degli appetiti pu. giudicare del %ello. 1gli fugge la vista delloggetto c"e gli incute timore ed ( impossi%ile provar piacere in un timore effettivamente sentito Fse si veramente in pericolo per uneruzione vulcanica non si potr provare nessun sentimento estetico per leruzione stessaG. 6erci. il senso di sollievo c"e ci d il cessare di una minaccia ( gioia* 9a questa, se deriva dalla li%erazione di un pericolo, ( gioia solo quando noi pensiamo c"e non ne saremo pi minacciati: e si ( tanto lontani dal cercare loccasione di riprodurre in noi tale sensazione, c"e anzi non ci pensiamo mai volentieri . /e rocce c"e selevano ardite e quasi minacciose, le nuvole temporalesc"e c"e sammassano nel cielo tra lampi e tuoni, i vulcani nella loro potenza devastatrice, gli uragani c"e lasciano dietro di s7 la devastazione, loceano senza limite sollevantesi in tempesta, lalta cascata di un grande fiume, tutte queste cose riducono a uninsignificante piccolezza il nostro potere di resistere a tanta forza* 9a la loro vista ci esalta tanto pi quanto pi ( spaventevole, a condizione c"e ci troviamo al sicuroE. 0e contempliamo questi spettacoli della natura senza essere affetti da un sentimento empirico di paura, allora si mette in moto il senso del su#lime, cio allo sgomento segue il nostro senso di superiorit morale. D n tal modo la 8atura nel nostro giudizio estetico non ( giudicata su%lime in quanto essa ( temi%ile, ma in quanto essa risveglia in noi una forza #c"e non ( natura$, per cui consideriamo come insignificanti quelle cose delle quali ci preoccupiamo #i %eni, la salute, la vita$, e riconosciamo quindi c"e la forza della 8atura #a cui noi, per rispetto a tali cose, siamo assolutamente soggetti$ non "a sopra di noi e sopra la nostra personalit, fuori di questo campo, un cos! assoluto dominio c"e noi ci do%%iamo piegare ad essa, come se essa si estendesse alla sfera dei principii supremi della nostra vita e riguardasse la loro affermazione o il loro a%%andono E. Il su#lime anchesso trascendentale$ la natura si presenta come su#lime non perch* sia su#lime in se stessa, infatti se mi trovo non di fronte a un uragano, ma dentro, se mi trovo ad assistere a uneruzione vulcanica, ma troppo da vicino, questo non mi d il senso del su#lime. Ii ho proposto questo #rano perch* mi sem#ra illustrare #ene il fatto che lestetica di Kant unestetica antiempirica, non ha niente a che vedere con lempirico$ mi posso trovare di fronte a uneruzione vulcanica a distanza, senza temerla, e provo il senso del su#lime( ma se mi trovo in un luogo minacciato da uneruzione vulcanica, non lo provo. Il su#lime quindi non dipende dallempirico, dalla cosa, ma dalla proiezione del senso del su#lime che il soggetto opera sulla cosa. Ancora la rivoluzione copernicana$ il #ello, ma anche il su#lime, trascendentale, una proiezione umana sulloggetto. 0i tratta di un apporto soggettivo e non naturale. D /a 8atura dunque ( detta su%lime in questo caso solo perc"7 essa eleva limmaginazione a rappresentare quei casi in cui lanima pu. sentire la su%limit della sua destinazione, anc"e al di sopra della 8atura . /a su%limit dunque non sta in nessuna cosa della 8atura, ma solo nellanimo nostro E. A##iamo discusso il giudizio estetico. 0egue il giudizio teleologico, cio il giudizio che

permette di rintracciare una finalit negli organismi viventi. :sso si formula soprattutto di fronte alle piante, agli animali, agli organismi che danno lidea che le parti sono fatte al fine di rendere possi#ile la vita del tutto. Kant dice a proposito del giudizio teleologico$ D /a finalit dun oggetto dato dallesperienza nel giudizio teleologico riposa su di un principio oggettivo, come accordo della forma delloggetto con la possi%ilit della cosa stessa secondo un concetto di essa c"e precede e contiene il principio della sua forma E. "el giudizio teleologico c un principio oggettivo, c una finalit che riguarda loggetto, mentre nel giudizio estetico cera una finalit che riguardava il soggetto osservante, il soggetto contemplatore. 1ui invece la finalit un principio oggettivo che d lidea che ci sia un concetto della cosa che precede e contiene il principio della sua forma$ sem#ra che lanimale, il gatto, il cane, la pianta, siano rispondenti a un principio, siano frutto di un progetto, siano stati ,fatti apposta-. 6 chiaro che cos; si apre la strada alla visione di un architetto della natura che ha inserito finalit allinterno della natura stessa e degli organismi che la popolano. ?li organismi viventi danno lidea che ci sia stato un architetto che li ha disegnati. DUn organismo vivente "a quella data ;conformazione< in quanto alla sua produzione "a presieduto A come fine A il concetto di essa, nel quale era rappresentata la possi%ilit di quel tutto nel quale dovevano coordinarsi le varie parti F come se ci fosse stato un progetto, che aveva il fine di dar luogo a quellorganismo, come se esso non fosse un frutto casualeG. 3uesta finalit, poic"7 non riferisce la forma delloggetto alle facolt conoscitive del soggetto nellapprensione delloggetto stesso, ma la riferisce a una determinata conoscenza delloggetto sotto un concetto dato, non "a da fare col sentimento di piacere suscitato dalloggetto E. Iuol dire$ non centra il piacere e quindi lemozione estetica del soggetto, ma qui si tratta di una finalit interna alloggetto stesso. 0em#ra che gli organismi viventi ci facciano intuire che nella natura c un finalismo. ?li esseri #iologici sono costituiti di parti che sem#rano fatte ,al fine- del tutto, ma c anche un finalismo superiore$ sem#ra che tutta la natura a##ia il fine di rendere possi#ile la vita delluomo. 0em#rere##e che tutti i regni, minerale, vegetale e animale, siano costruiti, organizzati, al fine di rendere sempre migliore la vita delluomo e sempre pi/ possi#ile lespressione dellumano. A questo punto Kant delinea un passaggio molto importante$ lespressione dellumano, la vita delluomo, in che cosa consistono5 "on nellempirico e nei #isogni naturali$ consistono nella ragione. 0em#ra che gli organismi viventi contri#uiscano a un regno della natura, che sem#ra fatto apposta per luomo, e quindi favoriscano il fine delluomo che il fine razionale, cio morale. Il finalismo degli organismi #iologici si amplia nel finalismo di tutta la natura. La natura sem#ra fatta al fine di favorire lesistenza delluomo e il dispiegarsi dellattivit delluomo, ma lattivit delluomo ha il fine della morale, quindi sem#rere##e che la natura sia fatta apposta per agevolare la capacit delluomo di inserire fini morali nel suo agire. Kant afferma, con un termine pi/ preciso$ DLa natura sem#ra fatta al fine di favorire la culturaE. 6 una frase molto #ella che significa che la natura sem#ra fatta apposta per essere dominata dalluomo, perch* luomo possa erigere la civilt, ma la civilt implica la creazione di un mondo pienamente umano, cio di un mondo in cui tutti gli uomini siano rispettati come fini in s*, in cui sia coltivata lumanit in tutti gli uomini, e quindi si affermi un regno dei fini, in cui ogni uomo si veda riconosciuta la dignit di persona ragionevole, rispettata per la sua razionalit. "ella Critica del giudizio la natura linsieme degli organismi #iologici che sem#ra, nel suo insieme, fatta apposta per favorire la vita delluomo( la vita delluomo la vita della cultura, cio della civilt che cresce sempre di pi/ per permettere alluomo di esplicare la propria personalit, la propria umanit( ma la propria personalit, la propria umanit, sono il fine morale. 0em#ra che la natura sia fatta apposta per favorire il fine morale delluomo. Il fine morale delluomo il #ene( la natura sem#ra finalizzata al #ene. A questo punto si chiude la Critica del giudizio e la riconciliazione avvenuta: la natura allinizio era deterministica, estranea a fini, adesso la natura, attraverso il giudizio estetico, ma soprattutto

attraverso il giudizio teleologico, presenta oggetti, o, addirittura, tutto il suo insieme come rivolti a una finalit, quella di favorire la virt delluomo. Luomo con la sua morale, la sua libert, il suo fine del bene, non pi antagonista della natura, che anzi favorisce questo fine. Nellultima citazione che vi propongo come se Kant dicesse: Guardate, ho fatto tutto questo discorso, ma state attenti, non rinnego una parola di quello che ho detto nella Critica della ragion pura. Il discorso conoscitivo, per me, chiuso con la Critica della ragion pura. Tutto quello che ho detto nella Critica del giudizio si riferisce a unaspirazione, a unesigenza, molto simile in qualche modo ai postulati della ragion pratica, ma non un che di conoscitivo. Poich noi non osserviamo propriamente i fini come vere intenzionalit nella natura, ma aggiungiamo questo concetto col pensiero [] per noi impossibile dimostrare laccettabilit dun tale concetto come oggettivamente valido. Non un fatto conoscitivo, ma evidentemente la Critica del giudizio apre la strada allinfinito, allassoluto, alla finalit, alla libert, cio, in una parola, non al fenomeno, ma evidentemente allaltra met della realt, al noumeno. Kant aveva detto da illuminista: luomo limitato, pu conoscere solo il fenomeno. LIlluminismo la filosofia del limite delluomo: luomo potente perch ha la ragione, ma la ragione, per lIlluminismo, pu conoscere solo le cose finite. Kant ha dato sistemazione a tutta la filosofia illuministica, ha sostenuto: luomo con lo strumento potente della ragione pu conoscere il finito, ma non pu raggiungere il noumeno. Linfinito, lassoluto, la sfera noumenica sono fuori della portata della ragione umana. Ora, per, nella Critica del giudizio Kant fa affermazioni su finalit e libert, su elementi quindi che fanno parte della sfera del noumeno, dellincondizionato, dellassoluto. E quindi apre la strada al Romanticismo, che la filosofia dellassoluto, la filosofia dellinfinito, la ribellione ai limiti dellIlluminismo.