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Prima di addentrarci nella lettura del testo e nel commento delle linee generali del discorso kantiano, opportuno

o soffermarsi almeno un poco sulle circostanze esteriori che sono all'origine dei Prolegomeni. Kant li scrive per dare una risposta a chi aveva lamentato la prolissit e la complessit della Critica della ragion pura (1 !1". #i $ui l'aspetto principale dell'opera% il suo proporsi come un riassunto lucido e &reve dei passi salienti della Critica. ' $uesta generale finalit di natura espositiva si lega tuttavia un o&iettivo secondario di natura polemica% nei Prolegomeni Kant sente il &isogno di rintuzzare le critiche di (arve, raccolte in una &reve recensione pu&&licata sulla ()ttingische (elehrte 'nzeigen del 1* gennaio del 1 !+. #a $uesta recensione, che ha tra l'altro una sua storia redazionale piuttosto complessa e che usc, anonima, Kant si sent, colpito personalmente, e nei Prolegomeni l'accusa di idealismo che la recensione gli imputava viene pi- volte respinta con un tono che lascia &en trasparire il risentimento per chi, a suo dire, lo aveva frainteso. .u $uesto secondo tema non ci soffermeremo, cos, come in generale non tenteremo di collocare, anche solo sommariamente, l'opera kantiana di cui vogliamo discorrere all'interno della cultura filosofica tedesca del /0111 secolo. 'nche il nostro o&iettivo infatti di natura introduttiva% dei Prolegomeni intendiamo infatti avvalerci come di uno strumento per far luce sui principali nodi concettuali della filosofia critica. 2 tuttavia, proprio sulla natura introduttiva dei Prolegomeni necessario soffermarsi un attimo. Ci3 che sem&ra spingere Kant a chiamare proprio cos, i Prolegomeni non solo la consapevolezza di chi stende appunto un'introduzione divulgativa% anche la scelta di porre fin nel titolo del proprio lavoro la centralit delle $uestioni di principio, 4 $uelle $uestioni che proprio in virt- della loro natura de&&ono essere discusse per prime. 2' in $uesta luce che do&&iamo interpretare le parole che aprono $uesto testo% Kant osserva infatti che $uesti Prolegomeni sono scritti non per i novizi, ma per i futuri maestri, ed ancora devono servire a $uesti non ad ordinare l'esposizione di una disciplina gi esistente, ma a ritrovare da s5 medesimi $uesta scienza stessa (Prolegomeni ad ogni metafisica futura che vorr presentarsi come scienza, a cura di P. 6artinetti, 7occa, 6ilano 1*18, p. 1*". Cos,, se conveniamo nel dire che i Prolegomeni si rivolgono ad un pu&&lico di principianti, occorrer sottolineare che con 9principianti9 si de&&ono intendere soltanto coloro che si sforzano di porre un primo vero inizio della filosofia. :uesto confluire della natura introduttiva dei Prolegomeni in una pro&lematica di carattere fondazionale non deve stupirci% la filosofia 4 si diceva un tempo 4 la scienza dei principi primi, e il tema dell'origine del resto una della metafore pi- consuete del discorso filosofico. Proprio come Cartesio, anche Kant muove dalla constatazione di una crisi di natura culturale% chi a&&ia letto ;ume e si sia lasciato destare dal sonno dogmatico, non pu3 pi- immergersi nei sogni della metafisica. #el resto, l'eco cartesiana viva anche $uando Kant, di fronte allo smarrimento della cultura filosofica del suo tempo, ci invita ad attuare una vera e propria epoch5 nei confronti della metafisica% i metafisici de&&ono comprendere infatti che 9assolutamente necessario sospendere provvisoriamente il loro lavoro, e considerare tutto ci3 che si fatto come non fatto9 (Prolegomeni, op. cit., p. 1*". .e non do&&iamo dun$ue stupirci della tendenza tutta filosofica ad a&&andonare 4 come dice Kant 4 la costruzione del palazzo grandioso della metafisica per dedicarsi al compito preliminare di saggiare la &ont delle sue fondamenta, occorre tuttavia sottolineare che il rimando al momento fondazionale assume in Kant una piega particolarmente accentuata. #i fronte ai fallimenti della metafisica, la reazione kantiana non semplicemente $uella di chi si accinge a riprendere da capo un lavoro pi- volte intrapreso< la sua richiesta pi- radicale% occorre domandarsi infatti se ci3 che si dice metafisica davvero possi&ile. #opo ;ume, il filosofo non pu3 pi- perpetuare la pretesa dogmatica della filosofia e non pu3 pi- credere che la ragione sia una facolt di natura conoscitiva% lo strumento dell'analisi concettuale e la metodica della deduzione possono servire per far luce sul contenuto analitico delle nostre idee, ma non possono in linea di principio permetterci di scoprire la natura nascosta delle cose. 'lla pretesa della metafisica di decidere a rigor di logica la forma del mondo si deve dun$ue contrapporre la consapevolezza che la ragione non di per s5 in grado di conoscere nulla, poich5 di un mondo intelligi&ile che si possa razionalmente conoscere non vi traccia, se non nei li&ri dei filosofi. =ra, all'origine delle pretese della metafisica vi , per Kant, un vero e proprio fraintendimento del principio di causalit% nelle opere della metafisica, il principio di causalit si pone infatti come un principio logico che, nelle forme del principio di ragion sufficiente, deve permetterci di comprendere il nesso che lega gli eventi del mondo alla luce della relazione argomentativa che lega le conclusioni alle premesse. 2 tuttavia, riconoscere l'infondatezza della pretesa metafisica non significa, per Kant, sostenere che il concetto di causa sia un concetto superfluo o che la strada del finzionalismo humeano sia percorri&ile% vuol dire solo affermare che la metafisica non sem&ra in grado di giustificare la validit di $uei concetti di cui anche Kant disposto a riconoscere l'indispensa&ilit. #i $ui la polemica aspra nei confronti delle filosofie del senso comune% >eid, 7eattie e Priestle? in realt a&&andonano interamente il campo della

filosofia, poich5 rinunciano al compito primo del filosofo% dimostrare l'effettiva validit dei concetti su cui intendono far poggiare la nostra conoscenza del reale. 'ssumere come una certezza non ulteriormente indaga&ile il principio di causalit non significa rispondere, ma fraintendere il pro&lema humeano% @a $uestione non era se il concetto di causa fosse legittimo, utile, anzi indispensa&ile nella conoscenza naturale, perch5 $uesto non era stato mai messo in du&&io da ;ume< &ens, se esso venga posto dalla ragione a priori e perci3 possieda una verit propria indipendente dall'esperienza e possa ricevere un'applicazione pi- estesa, non limitata soltanto agli oggetti dell'esperienza< $uesto era il punto che ;ume aspettava che gli fosse chiarito. .i trattava dell'origine di $uesto concetto, non del suo indispensa&ile uso (Prolegomeni, op. cit., op. cit., pp. ++48". 2 tuttavia, nonostante la polemica aspra con >eid e 7eattie, Kant almeno in un punto vicino alle tesi della filosofia del senso comune% anche per Kant la filosofia non pu3 ritrarre la sua navicella al sicuro sulla spiaggia (dello scetticismo", Ama deveB darle un pilota che munito d'una carta perfetta del mare e di una &ussola sappia guidarla (Prolegomeni, op. cit., p. +C". 'lmeno in $uesto i filosofi del senso comune hanno ragione% l'esito scettico deve essere messo da parte. @a soluzione humeana non una soluzione, e non lo proprio perch5 nega la possi&ilit di $uella conoscenza di cui noi siamo altrimenti certi. 1n altri termini% l'esito scettico deve essere messo da parte, e $uesto proprio perch5 lo scetticismo una posizione contraddittoria che da un lato nega che vi sia una conoscenza oggettiva e dichiara mera apparenza ci3 che conosciamo, dall'altro fonda la sua tesi scettica sulla &ase di un criterio rigoroso di verit che deve comun$ue essere presupposto se si vuol &ollare come illusoria la nostra esperienza del reale. 'l di l delle mutevoli forme che lo scetticismo ha storicamente assunto, una costante pu3 essere tuttavia messa in luce% il filosofo scettico tende a considerare la conoscenza non come un fatto che deve essere spiegato, ma come un pro&lema cui non si pu3 dar soluzione. >ispetto a $uesta posizione generale la posizione kantiana segna una netta inversione di tendenza% il filosofo deve muovere infatti non dalla conoscenza come pro&lema, ma dal fatto stesso del conoscere. #i fronte alla matematica e alla fisica pura 4 e cio alle forme della conoscenza scientifica 4 il filosofo non dovr chiedersi se siano possi&ili, ma $uali siano le condizioni che di fatto le rendono possi&ili. #alla domanda sulla possi&ilit del conoscere si passa cos, a $uella relativa alle sue condizioni di possi&ilit. #i $ueste condizioni di possi&ilit dovremo in seguito parlare. Dna cosa tuttavia certissima% per Kant, se si vuol salvare la rigorosa esattezza della fisica e della matematica necessario farle poggiare su fondamenti a priori. Dna fondazione induttiva della matematica e della scienza ci condurre&&e ad esiti scettici, ci condurre&&e, in altri termini, proprio l dove ;ume ci aveva a&&andonati. 0enire a capo della possi&ilit della conoscenza fisica e matematica vuol dire allora riconoscere 4 per Kant 4 che vi sono fondamenti non empirici delle scienze, e che in generale legittima una dottrina che a&&racci la totalit delle proposizioni puramente razionali. =ra, se conveniamo 4 con Kant 4 nel chiamare metafisica la dottrina che a&&raccia la totalit delle proposizioni puramente razionali e se 4 come a&&iamo visto 4 la possi&ilit stessa della matematica e della fisica ci riconduce alla sfera dell'apriori, allora possiamo senz'altro sostenere che la possi&ilit delle scienze riposa sulla possi&ilit della metafisica. Cos,, dopo un ragionamento relativamente ampio e complesso, siamo tornati alla domanda da cui avevamo preso le mosse% la domanda sulla possi&ilit della metafisica. ' $uesta domanda sem&ra per un verso necessario rispondere affermativamente% la rinunzia alla sfera della razionalit pura come fondamento inelimina&ile del conoscere sem&ra condurci necessariamente ad esiti scettici. Eon solo% per Kant, negare humeanamente ogni forma della ragion pura che travalichi il momento della mera analiticit non significa solo negarsi la possi&ilit del conoscere, ma vuol dire anche precludersi l'accesso alla sfera della moralit e, pi- generalmente, la comprensione della dimensione pi- specificamente spirituale e religiosa dell'esistenza. Dna metafisica, dun$ue, deve esserci, ed soltanto il &isogno metafisico che radicato nell'uomo che ha potuto 4 nota Kant 4 spingere gli uomini in un'impresa cos, parca di successi teoretici come la speculazione metafisica. ' $uesta risposta affermativa sem&ra tuttavia affiancarsene una di segno contrario% in realt, dimostrare che vi deve essere una ragion pura significa forse aver dimostrato che di una metafisica come scienza si avverte il &isogno, ma non che una tale disciplina davvero possi&ile. Cos,, se non ci si vuole avventurare ancora una volta nelle secche in cui si sono arenati i progetti am&iziosi della speculazione filosofica, necessaria una riflessione preliminare che mostri i limiti cui vincolato l'uso della ragion

pura. (li insuccessi della metafisica testimoniano dell'impossi&ilit di un uso ingenuo della ragione% prima di avventurarsi nel mare della metafisica necessario allora 4 per Kant 4 disporsi su di un terreno critico% necessaria cio una critica della ragion pura che mostri $uale sia il senso e $uali i limiti che spettano ad una considerazione metafisica in $uanto tale. +. 1l primo compito che 4 per Kant 4 la ragione critica deve assumersi consiste nel mostrare in che senso sia davvero necessario prendere le distanze dalla riflessione metafisica. 2 che vi sia almeno un senso in cui la riflessione metafisica deve essere senz'altro rifiutata un fatto che ci si mostra con chiarezza non appena gettiamo uno sguardo sulla sua storia% alla cooperazione concorde degli scienziati che lavorano tutti all'edificazione di uno stesso disegno teorico si contrappone la litigiosa solitudine del metafisico, perso nelle costruzioni ontologiche del suo privatissimo mondo, di una realt che, per essere soltanto il frutto delle sue escogitazioni filosofiche, divenuta infine un suo possesso solipsistico. .u $uesta natura privata del mondo metafisico Kant appunta gli strali della sua ironia in un suo scritto del 1 FF (1 sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica", uno scritto in cui tra le altre cose si legge% 'ristotele dice in $ualche luogo 90egliando noi a&&iamo un mondo comune< ma sognando ciascuno ha il suo mondo9. ' me sem&ra che si possa invertire l'ultima proposizione e dire% $uando di diversi uomini ciascuno ha il suo proprio mondo, da presumere che sognino. Persuasi di ci3, di fronte agli architetti dei diversi mondi ideali campati in aria, dei $uali ciascuno tran$uillo occupa il suo mondo con esclusione degli altri, standosene l'uno nell'ordine delle cose che Golff ha costruito con poco materiale di esperienza, ma pi- concetti surrettizi, e l'altro in $uello che Crusius ha prodotto dal nulla con la magica forza di alcune parole, pensa&ile ed impensa&ile, noi, dinanzi alla contraddizione delle loro visioni, pazienteremo, finch5 $uesti signori siano usciti dal sogno. Poich5, $uando una &uona volta essi, a #io piacendo, veglieranno completamente, cio apriranno gli occhi ad uno sguardo che non esclude l'accordo con un altro intelletto umano, niuno di essi vedr nulla che, alla luce delle loro prove, non appaia a tutti gli altri evidente e certo, ed i filosofi a&iteranno nello stesso tempo un mondo in comune, $ual $uello che gi da gran tempo hanno occupato i matematici (.critti precritici, @aterza, 7ari 1*!+, op. cit., pp. 8 84H". =ra, al di l dell'ironia del filosofo che scopre nel topos che cele&ra il suo solitario lavoro nient'altro che il segno della natura non scientifica e $uindi meramente soggettiva dei risultati della sua speculazione, vi in $uesto &reve &rano un indizio preciso che ci permette di comprendere $uale sia 4 per Kant 4 il presupposto erroneo su cui la metafisica si fonda% il filosofo metafisico sem&ra infatti credere nella capacit della ragione di farci conoscere un mondo diverso ed interamente altro da $uello che l'esperienza sensi&ile ci porge. 'l mondo sensi&ile, il metafisico 4 $uesto sognatore della ragione 4 contrappone un mondo intelligi&ile< sotto l'apparenza della realt scopre una struttura profonda che 4 se insonda&ile sensi&ilmente 4 sem&ra non di meno accessi&ile razionalmente. =ra, la metafisica caratterizzata da $uesto modo di procedere fin dalla sua prima origine nel mondo greco% al mondo della doIa si contrappone $uello dell'episteme, agli oggetti sensi&ili gli oggetti noematici che 4 a differenza dei primi 4 non sono corrutti&ili e mutevoli, ma eterni e immuta&ili. #i $uesto orientamento generalissimo del pensiero anche la metafisica del /011 e del /0111 secolo offrono a Kant un'illustrazione adeguata, ed proprio a partire di $ui che deve essere compreso il peso che la logica 4 $uesta manifestazione esemplare del pensiero puro 4 riveste nelle metafisiche del razionalismo. 1l pensiero nella sua pura forma deve guidarci al di l del mondo sensi&ile e deve offrirci il filo conduttore per cogliere la struttura del mondo transfenomenico ed intellegi&ile. Cos, non un caso se Golff cerca di dedurre il principio di causalit dal principio di non contraddizione% nei principi logici deve essere infatti racchiusa l'immagine del mondo cos, come deve essere 4 secondo ragione. .appiamo gi che $uesta deduzione non regge, e ;ume lo ha mostrato con chiarezza. Eon facciamo allora altro che seguire le sue orme, se 4 con Kant 4 proponiamo di fare giustizia delle pretese Jolffiane affermando che ogni pretesa della ragione di farci conoscere 4 indipendentemente dall'esperienza sensi&ile 4 un mondo transfenomenico deve essere considerata infondata e come tale rifiutata. #i una metafisica che ci faccia conoscere una realt al di l dei fenomeni non dun$ue lecito parlare% alla domanda sulla possi&ilit della metafisica intesa come disciplina che disvela ci3 che l'essere al di l delle apparenze si deve $uindi dare una risposta negativa. #iversamente stanno le cose 4 come vedremo 4 se $uando parliamo per esempio di metafisica della natura non intendiamo altro che l'insieme dei presupposti a priori necessari alla conoscenza della natura. 1n altri termini% il secondo compito che alla ragione critica compete consiste dun$ue nel distinguere con chiarezza la metafisica come pretesa dogmatica della ragione di disegnare i contorni di un mondo intelligi&ile dalla metafisica come disciplina che indica i presupposti a priori che caratterizzano determinati am&iti del sapere.

=ra, far luce su ci3 che a priori vuol dire necessariamente rivolgere lo sguardo alla sfera del giudizio per cogliere dove possano darsi forme a priori e per indicare con precisione il senso che loro compete. 2' in $uesta luce che deve essere compresa l'importanza che nelle pagine kantiane riveste la distinzione tra giudizi analitici e sintetici. Per Kant parliamo di giudizi analitici tutte le volte che il predicato racchiuso nel concetto del soggetto e $uindi non aggiunge nulla di nuovo al soggetto stesso. :uando diciamo 9Kutti i corpi sono estesi9 4 cos, Kant esemplifica la sua definizione 4 di fatto non predichiamo nulla che gi non fosse noto a chi avesse inteso ci3 che la parola 9corpo9 significa% il giudizio analitico dun$ue non ha portata conoscitiva, ma ha solo una funzione esplicativa, poich5 di fatto rende esplicito ci3 che solo implicitamente pensato nella nozione del soggetto. Eon il caso $ui di soffermarsi sulle am&iguit racchiuse nella definizione kantiana (una definizione che, sia detto per inciso, presuppone dietro alla formulazione linguistica dei concetti un vincolo essenzialistico che solo pu3 garantirci del fatto che davvero nel concetto di corpo sia gi 9pensato9 il concetto di estensione e non anche, per esempio, $uello di pesantezza". .i deve piuttosto osservare che gi a partire di $ui possi&ile dimostrare l'insosteni&ilit della posizione Jolffiana% da proposizioni analitiche si possono derivare solo proposizioni analitiche, e il principio di causalit 4 che di fatto ci dice $ualcosa sulla natura del mondo reale 4 non pu3 essere proprio per $uesto meramente analitico. #ai giudizi analitici de&&ono essere distinti poi i giudizi sintetici che sono caratterizzati dal fatto che il predicato non contenuto nella nozione del soggetto, ma vi aggiunto sinteticamente. :uando diciamo 9tutti i corpi sono pesanti9 predichiamo del corpo un accidente che non gli spetta necessariamente, ma solo in ragione della costituzione particolare del nostro mondo. 1n un mondo privo di forza di gravit i corpi non sare&&ero pesanti< ma sare&&ero egualmente estesi% possiamo, in altri termini, pensare corpi senza peso, ma non possiamo nemmeno immaginare un corpo inesteso. =ra i giudizi sintetici sono spesso fondati sull'esperienza% per mettere capo ad una predicazione sintetica necessario infatti uscire dal concetto del soggetto e l'esperienza senz'altro capace di farci a&&andonare la rete concettuale nella $uale siamo imprigionati finch5 ci muoviamo sul piano puramente analitico. Kuttavia, &asta dare uno sguardo ai giudizi della metafisica per rendersi conto che non tutti i giudizi sintetici sono tratti dall'esperienza e sono $uindi 4 in termini kantiani 4 a posteriori. Prendiamo per esempio il principio metafisico di causalit% 9Kutti gli enti hanno una causa9. :uesto principio non di natura analitica% nel concetto di esistenza non racchiuso implicitamente il concetto di causalit. 6a non nemmeno un giudizio a posteriori% l'esperienza non ci autorizza ad asserire apoditticamente una simile tesi. .e ci affidiamo all'esperienza, del concetto di causa non resta che una finzione immaginativa, retta dal cemento dell'a&itudine, non un principio che pretende di avere una validit razionale indu&ita&ile. Possiamo allora trarre una prima conclusione% i principi della metafisica sono sintetici a priori. .ono sintetici% in essi si avanza una pretesa di conoscenza< ma sono anche a priori% in essi si fa avanti una pretesa all'apoditticit che pu3 essere garantita esclusivamente dalla loro origine non empirica. 2 se le cose stanno cos, una seconda conclusione pu3 essere tratta% in realt, la domanda sulla possi&ilit della metafisica pu3 essere riformulata in una domanda pi- definita 4 la domanda sulla possi&ilit dei giudizi sintetici a priori. Eon vi du&&io che la nozione di sintetico a priori 4 $uesto concetto cos, s$uisitamente kantiano 4 sia senz'altro pro&lematica% da una parte il momento della sintesi parla in nome della composizione del diverso e sem&ra $uindi alludere al momento dell'esperienza che, solo, sem&ra legittimare l'aggiunta sintetica che ha luogo nel giudizio. #all'altra, tuttavia, $uesta sintesi deve avvenire 9prima9 di ogni possi&ile esperienza% i giudizi sintetici a priori sem&rano cos, porsi come giudizi conoscitivi dati prima di ogni conoscenza. Eon solo% se la composizione con il diverso non trae la sua legittimazione dall'esperienza, non rischiamo forse di a&&andonarci ad un dogmatismo che non ha nulla da invidiare a $uello della metafisica classicaL 1n altri termini% come si pu3 parlare di giudizi sintetici a priori se 4 a &en guardare 4 non affatto chiaro donde tali giudizi traggano la loro necessitL Ci3 nonostante, piuttosto che indugiare in critiche che mettono in luce le am&iguit del discorso kantiano, opportuno 4 io credo 4 osservare che i giudizi sintetici a priori non sono comun$ue una vuota escogitazione, ma sono un &uon nome per mettere in luce un insieme di verit su cui si era gi riflettuto, e assai spesso. #ue rette che a&&iano in comune un punto non racchiudono uno spazio 4 $uesto chiaro. 2 tuttavia, la mente acuta di 2uclide aveva sottolineato come $uesta proposizione non fosse un teorema, e nemmeno un assioma generale, ma appunto uno di $uei postulati che di fatto ci rivelano una propriet inaliena&ile del nostro spazio. 'ccanto alla verit analitiche che sono a priori perch5 sono tutte racchiuse nella mera forma delle proposizioni, vi sono giudizi che vorremmo poter dimostrare, poich5 ci paiono certissimi e dotati di una verit indiscuti&ile, ma che pure sono indimostra&ili, poich5 sono sintetici, poich5 4 con l'apoditticit delle proposizioni a priori 4 ci informano sul come della spazialit. Come vedremo, per Kant la sfera del sintetico a priori molto ampia. Kuttavia, proprio dalle proposizioni della geometria e dell'aritmetica che Kant prende le mosse% rispondere alla domanda sulla possi&ilit e sulla natura dei giudizi

sintetici a priori significher allora cercare di far luce sulla natura sintetica dei giudizi matematici, di $uei giudizi sulla cui validit nessuno avanza seriamente du&&i.

'nnotazione. @a riflessione filosofica tra =ttocento e Eovecento si spesso rivolta criticamente alla nozione kantiana di sintetico a priori. Eon vi du&&io tuttavia che anche la discussione kantiana di analiticit sia lungi dall'essere soddisfacente. Per Kant, l'analiticit una relazione che sussiste tra i contenuti dei concetti% il giudizio 9tutti i corpi sono estesi9 pu3 dirsi analitico perch5 non possiamo pensare al concetto di corpo senza pensare anche all'estensione. 2 tuttavia non vi du&&io che $uesto rimando all'impossi&ilit di un pensiero del corpo che non sia anche pensiero dell'estensione non affatto una garanzia del fondamento analitico di $uel giudizio. Eon possiamo pensare un colore senza pensarlo esteso, ma $uesta necessaria connessione davvero di ordine analiticoL Dna critica alla concezione kantiana dell'analiticit racchiusa nella Gissenschaftslehre di 7olzano e nella terza delle >icerche logiche di ;usserl.

@ezione seconda Eella lezione precedente avevamo mostrato come, per Kant, la domanda sulla possi&ilit della metafisica si traducesse nella $uestione concernente la legittimit dei giudizi sintetici a priori, un pro&lema, $uest'ultimo, la cui soluzione pu3 essere raggiunta riflettendo innanzitutto su giudizi che godono di una indiscuti&ile verit% i giudizi della matematica. .ullo statuto teoretico delle proposizioni matematiche, Kant estremamente netto, e nelle pagine in cui tratta $uesto pro&lema difficile cogliere un $ualche indizio che ci permetta di sostenere che Kant fosse pienamente consapevole della complessit del tema discusso, 4 un tema la cui soluzione gli sem&ra anzi 9facile e insignificante9 (Prolegomeni, op. cit., p. 8H". #alla sicurezza kantiana non do&&iamo tuttavia lasciarci trarre in inganno% di $ui la necessit di indugiare un poco sulla tesi secondo la $uale i giudizi della geometria e dell'aritmetica sono appunto di natura sintetica. Kant muove da un esempio divenuto classico% dal presunto giudizio sintetico a priori 9 MCN1+9. :uesto esempio non pu3 che lasciarci perplessi% $uali ragioni ci vietano infatti di considerarlo a tutti gli effetti come un giudizio analiticoL @e ragioni che Kant allega per confermare la sua tesi sono del resto poco convincenti% 9 MCN1+9 sare&&e un giudizio sintetico a priori perch5 4 leggiamo 4 la nozione del predicato (9N1+9" non contenuta nel concetto del soggetto (9 MC9". 1n altri termini% per Kant il giudizio in $uestione non un giudizio analitico perch5 nella somma di cin$ue e sette s, contenuta la rappresentazione di un numero, ma non gi la rappresentazione del dodici. .crive Kant% se si considera meglio la cosa, si vede che il concetto della somma di sette e cin$ue non contiene nulla di pi- che l'unione dei due numeri in uno solo, con il che non ancora nient'affatto pensato $uesto numero unico che li comprende entram&i. 1l concetto 9dodici9 non in nessun modo gi implicato nel puro concetto di $uell'addizione di sette e cin$ue, ed io posso analizzare finch5 voglio il concetto di $uesta somma, ma non vi trovo certo il numero 9dodici9. .i deve a $uesto fine uscire dai concetti chiamando in aiuto l'intuizione che corrisponde ad uno dei due numeri, op. cit., p. es. le proprie cin$ue dita o (come insegna .egner nella sua 'ritmetica" cin$ue punti e cos, aggiungere successivamente le unit date nell'intuizione del numero cin$ue al concetto del numero sette. Con la proposizione MCN1+ si amplia $uindi realmente il concetto del soggetto in $uanto si aggiunge ad esso un altro concetto che non era implicato dal primo (Prolegomeni, op. cit., op. cit., pp. 8+48". Eon facile dare un senso preciso a $ueste affermazioni. 1nnanzitutto% Kant parla di soggetto e di predicato a proposito di un'espressione aritmetica, e ci3 $uanto dire che 4 a suo avviso 4 la riconduzione delle espressioni dell'aritmetica alle forme proposizionali del tutto non pro&lematica. Eon solo% Kant parla di un predicato dell'espressione 9 MCN1+9, ma non affatto chiaro se il predicato sia 4 come sare&&e lecito attendersi 4 la forma 9N1+9 o 4 come Kant sem&ra suggerire 4 il risultato dell'operazione. 2 non vi du&&io che $ueste trascuratezze sono gi di per se stesse sufficienti per gettare $ualche om&ra sulla validit dell'argomentazione kantiana. 1n ogni caso, comun$ue stiano le cose, un fatto che la pretesa sinteticit dei giudizi aritmetici, lungi dall'essere &anale e scontata come Kant sostiene, sem&ra essere anzi del tutto infondata. 1nfatti, se cerchiamo di definire il soggetto della proposizione MCN1+ per vedere che cosa sia racchiuso nel suo concetto, credo che tutti ci troveremmo d'accordo su $ueste definizioni% CNdef (1M1M1M1M1" Ndef (1M1M1M1M1M1M1". 'vremo allora la seguente formula% 1M1M1M1M1M1M1 M 1M1M1M1M1 N 1M1M1M1M1M1M1M1M1M1M1M1

e non vi du&&io che $uesta sia una proposizione analitica. 6a allora, se le cose stanno cos,, che cosa intende dire Kant nella pagina che a&&iamo appena citatoL Kant intende innanzitutto asserire che per condurre in porto un'operazione aritmetica siamo costretti a contare% nei meri segni di $uantit che ci si danno nell'enunciazione di una $ualsiasi operazione non ancora contenuto il risultato cui essa conduce. Eella somma di e C non ancora dato il 1+, poich5 do&&iamo appunto contare perch5 $uesto risultato ci sia noto. Certo, pu3 darsi che di fronte a somme particolarmente semplici l'esperienza del contare si faccia, per cos, dire, da parte e che il risultato ci sem&ri immediatamente a portata di mano< tuttavia, se non ci facciamo ingannare da $uesti casi limite, per Kant evidente che la sinteticit del giudizio matematico riposa proprio nell'ineludi&ilit della costruzione intuitiva, nel contare come operazione concreta che ci permette di passare da una coppia di numeri ad un'altra. 2' solo alla luce di $ueste considerazioni che diviene significativo l'oscuro rimando kantiano all'esemplarit dei giudizi sui grandi numeri% Ci3 si vede ancor pi- chiaramente $uando si tratta di numeri un poco grandi% perch5 allora di tutta evidenza che, giriamo e volgiamo il nostro concetto come vogliamo, non potremo mai per via della semplice analisi di concetti, senza ricorrere all'intuizione, ritrovare la somma (Prolegomeni, op. cit., p. 88". .e prima eravamo rimasti perplessi di fronte alle affermazioni kantiane, ora lo stupore sem&ra destinato a tradursi in una vera e propria disapprovazione. #ietro a $ueste strane considerazioni sull'esemplarit dei grandi numeri sem&ra infatti celarsi una grossolana confusione tra la natura logica del giudicato e i procedimenti a noi necessari per giudicare. Per sapere $ual il risultato di un'addizione come 1+118HM*+!!*8 posso aver &isogno di carta e matita, ma $uesto non significa certo che carta e matita siano in $ualche modo concettualmente implicati dalla posizione di $uella somma. Eon solo% Kant non sem&ra prendere in considerazione l'ipotesi che il contare altro non sia che il mezzo in virt- del $uale il contenuto implicito nella nozione del soggetto di una proposizione aritmetica viene propriamente esplicitato. Contare potre&&e voler dire solo $uesto% articolare passo dopo passo le unit di cui consta il concetto dell'addendo. :ueste critiche colgono in $ualche misura nel segno< e tuttavia, se non ci si ferma a $ueste o&iezioni, ma si cerca di comprendere meglio le ragioni kantiane, vi un senso in cui le argomentazioni dei Prolegomeni guadagnano una nuova dignit ed un pi- solido ner&o teoretico. Korniamo ancora una volta alla centralit del contare come prassi concreta che ci costringe ad uscire dal concetto e a disporci sul terreno dell'intuizione. 1n $uesto suo attri&uire tanto peso al momento del contare, Kant non si limita a sottolineare am&iguamente la necessit dell'enumerazione come strumento per venire concretamente a capo di una somma $ualsiasi, ma prende anche implicitamente le distanze da una concezione platonistica dell'aritmetica. Per Kant i numeri non sono oggettualit ideali che appartengano di diritto alla sfera del logico, e nemmeno concetti che stringano con la sensi&ilit un contatto casuale e del tutto estrinseco% sono piuttosto regole intellettuali di unificazione delle successioni sensi&ili, e possono essere pensate solo in $uesta loro connessione con l'esperienza. 1l numero dun$ue, almeno per Kant, non un oggetto ideale, privo di relazione con l'intuizione, ma un modo di pensare una successione temporale, 4 per riprendere l'esempio kantiano 4 la regola che ci permette di unificare in un modo particolare i cin$ue punti che tracciamo l'uno dopo l'altro sul foglio $uando vogliamo esemplificare che cosa intendiamo con il segno 9C9. Dn modo di pensare una successione temporale% su $uesto punto si deve riflettere. @'immagine sensi&ile del numero cin$ue cui a&&iamo alluso non infatti di per s5 sufficiente a darcene il concetto. .e traccio uno dopo l'altro cin$ue punti o se presento ad un amico il disegno 9OOOOO9, non per $uesto posso confidare di aver con ci3 fatto comprendere che cosa sia il numero da me inteso. Perch5 $uel disegno funga da illustrazione adeguata del concetto, chi lo osserva deve intenderlo in un modo particolare% deve unificare i punti che la vista gli porge secondo la regola dell'addizione $uantitativa, deve cio guardare il disegno su& specie $uantitatis. 2 tuttavia la regola intellettuale che $ui chiamata in causa non pu3 essere resa indipendente dall'intuizione sensi&ile% un peculiare modo di unificazione di una successione temporale non pu3 infatti sussistere al di l della successione temporale stessa. ' partire di $ui, pu3 essere meglio compreso che cosa Kant intenda dire $uando sostiene la natura sintetica dei giudizi aritmetici% per Kant, i giudizi dell'aritmetica sono sintetici a priori poich5 i concetti numerici e le stesse operazioni aritmetiche ci costringono ad a&&andonare la sfera della pura concettualit per ritrovare il momento concettuale solo come una forma di unificazione dell'intuizione sensi&ile. Ee consegue che il tentativo di cavare dal concetto composto MC il concetto 1+ 4 per Kant 4 privo di senso semplicemente perch5 9 9, 9M9, 9C9, 91+9 non sono segni che stiano per

concetti chiusi in se stessi, ma per un operare sulla forma della successione temporale conforme ad una regola intellettuale. .e per spiegare Kant potessimo allontanarci un momento dalla pagina kantiana, potremmo forse esprimerci cos,% si possono definire come si vogliono i concetti numerici e le operazioni che tra $uesti possono occorrere, ma alla radice di $ueste definizioni, e come loro presupposto, resta il fatto che i numeri e le operazioni non sono oggetti intellettuali e che per apprenderli non possi&ile rimanere sul terreno dell'intelletto, ma necessario affidarsi alla prassi intellettuale e insieme intuitiva del contare. Per imparare che cosa il numero si deve $uindi imparare ad impiegare una determinata regola di unificazione dei materiali intuitivi. Cos,, $uando Kant scrive ci3 che distingue essenzialmente la conoscenza matematica pura da ogni altra conoscenza a priori $uesto, che essa procede sempre non da concetti, ma per costruzioni di concetti (Prolegomeni, op. cit., p. 8H" il senso delle sue parole non pu3 ora sfuggirci% la matematica 4 a suo avviso 4 una disciplina di natura costruttiva che si fonda su regole che circoscrivono una concreta prassi intuitiva, non una dottrina che opera sul piano di concetti del tutto scissi dalle forme della sensi&ilit. 2 ci3 appunto $uanto dire che la matematica non ha a che fare con giudizi analitici che si limitino ad esplicitare la natura del concetto, ma con giudizi sintetici che chiedono che dal concetto si muova verso l'esperienza sensi&ile. 'nnotazione. #alle osservazioni proposte risulta come la difficolt del discorso kantiano derivi in parte dal suo muovere non gi dalla natura del numero, ma dalla natura dei giudizi aritmetici. Kant vuole su&ordinare l'aritmetica all'attivit del giudizio e vuole mostrare come il momento della sintesi a&&ia a che fare innanzitutto con la sintesi predicativa che a suo dire sottesa dall'operazione aritmetica della somma. Eon tuttavia difficile scorgere che la natura sintetica e a priori dell'aritmetica ha in realt in Kant il suo autentico fondamento nella natura costruttiva del concetto di numero. @a tesi della natura sintetica a priori dei giudizi aritmetici coincide dun$ue, per Kant, con la convinzione secondo la $uale i numeri non sono oggetti ideali, ma procedure di carattere operativo. +. Con ci3, Kant ritiene di avere dimostrato nelle sue linee generali che la matematica poggia su giudizi sintetici a priori, su giudizi dun$ue che hanno s, un valore conoscitivo, ma che sono d'altro canto dotato di $uella necessit che altrimenti tipica delle proposizioni analitiche. >i&adire il carattere di apriorit della matematica vuol dire sottolineare ancora una volta che vi una matematica pura% non facciamo dun$ue altro che comportarci in conformit con il metodo regressivo kantiano se ci interroghiamo sulle sue condizioni di possi&ilit. #al fatto incontesta&ile che vi una matematica pura do&&iamo dun$ue risalire a ci3 che garantisce la possi&ilit di una simile dottrina< do&&iamo in altri termini domandarci% 9Come possi&ile la matematica puraL9 @e argomentazioni che a&&iamo svolto sin $ui ci permettono di rispondere con relativa facilit a $uesta domanda. .crive Kant% =ra, noi troviamo che ogni conoscenza matematica ha $uesto di particolare, che essa deve rappresentare il suo concetto nell'intuizione e a priori, $uindi in un'intuizione di origine pura, non empirica (Prolegomeni, op. cit., p. H ". @a matematica deve rappresentare i concetti nell'intuizione% su $uesto punto ci siamo gi soffermati a lungo. 6a deve rappresentarseli a priori% la matematica una disciplina pura e non pu3 $uindi implicare nessun rimando ad una $ualche intuizione empirica. 0incolare l'aritmetica all'esistenza dei sassolini che uso per contare o chiedere che vi siano davvero in natura punti e rette vuol dire soltanto non aver compreso la natura delle proposizioni matematiche in generale. 1l riferimento all'intuizione non pu3 dun$ue implicare un rimando all'esistenza concreta dell'intuito, n5 pu3 tradursi nella richiesta di una $ualche rappresentazione sensi&ile concreta. :uando dico che il calcolare implica l'applicazione di una regola all'intuizione non intendo dire che la somma CM N1+ legata alla percezione di $uesti 1+ sassolini. :ualsiasi successione di oggetti sare&&e andata altrettanto &ene< ci3 che conta non $uindi il contenuto delle intuizioni sensi&ili, ma la loro forma% la loro forma di successione. =ra, $uesta forma di successione altro non che la forma della temporalit, cos, come la spazialit altro non che la forma dell'intuizione chiamata in causa dalla geometria come ramo della matematica pura. 6a ci3 $uanto dire che spazio e tempo sono, per Kant, forme dell'intuizione sensi&ile, e non gi concetti< il tentativo lei&niziano di ricondurre la spazialit (e la temporalit" dal terreno delle forme sensi&ili a $uello delle forme intellettuali deve essere dun$ue rifiutato, e l'argomento famoso dei Prolegomeni sulla natura solo intuitiva e non concettuale della differenza tra la mano sinistra e la mano destra vuole appunto porsi come una dimostrazione dell'irriduci&ilit di principio della spazialit ad

una mera struttura logica e come una polemica aperta nei confronti della dottrina lei&niziana dell'anal?sis situs (cfr. #el primo fondamento della distinzioni delle regioni nello spazio (1 F!", in .critti precritici, op. cit., p. H11". 'ffermare la natura intuitiva di spazio e tempo non vuol dire tuttavia chiudere gli occhi di fronte alle differenze che li separano dalle datit sensi&ili in generale. :ueste differenze, del resto, possono essere tutte ricondotte ad un titolo generale% per Kant, spazio e tempo non sono contenuti, ma forme dell'intuizione. Eoi vediamo la &ianchezza del foglio e sentiamo l'asprezza del limone% colori e sapori sono appunto possi&ili contenuti di coscienza. #ello spazio e del tempo, invece, non diremmo a rigore che li percepiamo direttamente% non percepiamo il tempo nel suo fluire, ma a&&iamo esperienza del trascorrere delle cose nel tempo, proprio come del resto non a&&iamo esperienza dello spazio in se stesso, ma dell'ordinamento spaziale delle determinazioni fenomeniche che si danno come contenuti della percezione esterna. .pazio e tempo non sono fenomeni tra gli altri, poich5 appartengono all'intuizione solo come modi in cui in cui i fenomeni si manifestano% ai contenuti dell'esperienza de&&ono dun$ue affiancarsi le forme che la caratterizzano. @o spazio e il tempo sono dun$ue forme dell'intuizione sensi&ile, ma ci3 tuttavia non significa che si de&&a insistere solo sul modo in cui si danno alla soggettivit% vuol dire anche riflettere sulla loro funzione conoscitiva. Colori, sapori e suoni sono mere $ualit sensi&ili che possono tessersi nell'unit di un senso solo se possi&ile ordinarle, disponendole innanzitutto nella forma dell'uno dopo l'altro o dell'uno accanto all'altro. @o spazio la forma di tutti i fenomeni del senso esterno< il tempo di tutti i fenomeni del senso interno% l'esperienza dun$ue sempre innanzitutto ac$uisizione di dati all'interno di una forma sensi&ile. Possiamo del resto esprimerci in una forma pi- impegnativa, ed asserire che spazio e tempo non sono soltanto forme di ogni fenomeno ma anche condizioni di possi&ilit cui vincolata ogni esperienza di oggetti. .olo perch5 vi sono spazio e tempo le nostre esperienze sono infatti connesse le une alle altre in un tutto che pu3 essere ulteriormente articolato e che pu3 mettere capo a $uelle unit conoscitive che chiamiamo appunto oggetti% se l'esperienza sensi&ile non si organizzasse spazialmente e temporalmente i materiali intuitivi sare&&ero infatti privi di un $ualsiasi ordine interno e le forme della concettualit non potre&&ero essere applicate e non potre&&ero $uindi portare il loro contri&uto conoscitivo. =ra, se spazio e tempo sono condizioni formali della sensi&ilit si pu3 sostenere, per Kant, che appartengono necessariamente all'esperienza. #a esse non possi&ile fare astrazione% un colore privo di un'estensione spaziale o una sinfonia priva di un'estensione temporale sono oggettualit impossi&ili. #i contro, aritmetica, geometria e foronomia si fondano rispettivamente sulle pure forme del tempo, dello spazio e della loro composizione, astraendo $uindi da ogni rimando a ci3 che di empirico in $uelle forme pu3 essere dato. 2 $uelle forme che sono necessariamente date in ogni esperienza e che possono sussistere 9prima9 di ogni possi&ile contenuto che le 9riempia9 sono, per Kant, forme a priori. .crive Kant% @a geometria pone a fondamento l'intuizione pura dello spazio. @'aritmetica costruisce i suoi concetti di numero per una successiva addizione di unit nel tempo% ma la meccanica pura soprattutto pu3 costruire i suoi concetti del movimento solo per mezzo della rappresentazione del tempo. =ra entram&e le rappresentazioni sono semplici intuizioni< poich5 se si toglie dalle intuizioni empiriche dei corpi e dei loro mutamenti (i movimenti" l'elemento empirico, ci3 che dato dalla sensazione, rimangono ancora il tempo e lo spazio che sono pertanto da considerarsi come intuizioni pure, le $uali stanno a priori a fondamento delle intuizioni empiriche e $uindi non possono mancare mai (Prolegomeni, op. cit., p. CP". =ra, ci3 che pu3 essere a priori nel campo fenomenico non pu3 concernere la percezione di contenuti empirici% l'intuizione sensi&ile ci riconduce infatti alla sfera della recettivit e sorge come frutto dell'azione reale dell'oggetto sul soggetto. =gni agire degli oggetti sensi&ili sulla soggettivit , tuttavia, necessariamente a posteriori% la modificazione della soggettivit che ha luogo nell'incontro percettivo non pu3 dun$ue ricondurci alle forme della spazialit e della temporalit. #i $ui la conclusione che Kant trae% spazio e tempo non de&&ono derivare dalla percezione di oggetti reali, non ci rimandano al $uid esperito, ma sono piuttosto forme della soggettivit, determinazioni interne della sensi&ilit umana. .crive Kant% .e la nostra intuizione fosse di natura tale da rappresentare le cose come sono in se stesse, essa non potre&&e mai aver luogo a priori, ma sare&&e sempre empirica. Poich5, che cosa contenga l'oggetto in se stesso, io posso saperlo solo $uando esso mi presente e mi dato. Certo anche allora difficile comprendere in che modo l'intuizione d'una cosa presente dovre&&e farmela conoscere cos, come essa in s5, poich5 le sue propriet non possono migrare nella mia facolt rappresentativa% ma, pur concessa una simile possi&ilit, tale intuizione non avre&&e luogo a priori cio prima che l'oggetto mi fosse dato% senza di $uesto il rapporto della mia rappresentazione con l'oggetto non avre&&e alcun fondamento e dovre&&e procedere da una specie di ispirazione. 1n un solo modo $uindi possi&ile che la mia intuizione preceda la realt dell'oggetto ed a&&ia luogo come conoscenza a priori% $uando cio non contiene altro che la forma della sensi&ilit, la $uale nel mio soggetto precede tutte le reali impressioni che io ricevo dagli oggetti. 'llora io potr3 &en sapere $uesto a priori% che gli oggetti dei sensi non potranno essere intuiti se non in conformit di $uesta forma

della sensi&ilit. #i $ui segue% che le proposizioni, che riguardano puramente $uesta forma dell'intuizione sensi&ile, potranno venire applicate validamente agli oggetti dei sensi% ed inversamente che le intuizioni possi&ili a priori non possono mai riferirsi ad altre cose che agli oggetti dei nostri sensi (Prolegomeni, op. cit., p. H*". #alla natura a priori dello spazio e del tempo si pu3 dun$ue concludere, per Kant, alla loro natura meramente soggettiva e fenomenica% spazio e tempo sono forme della sensi&ilit e concernono $uindi non la realt in se stessa, ma solo la realt cos, come ci appare (Prolegomeni, op. cit., p. CP", 4 $uel mondo fenomenico, le cui strutture a priori non possono che derivare dalla costituzione fattuale della soggettivit. .pazio e tempo appartengono, in altri termini, a ci3 che Kant chiama estetica trascendentale, un titolo $uest'ultimo che deve essere chiarito nelle sue due componenti. .pazio e tempo appartengono all'estetica, dove con estetica 4 una parola che deriva da aisthesis 4 si allude ad una dottrina pura della sensazione, ad una dottrina delle forme dell'intuizione che fa da contrappunto sensi&ile alla logica come disciplina delle forme dell'intelletto 4 alla noetica, appunto. @e forme dell'intuizione tuttavia sono forme della nostra esperienza, ed proprio $uesto momento che sottolineato dal rimando alla trascendentalit% trascendentali sono infatti $uei momenti formali e a priori della sensi&ilit e dell'intelletto che rendono possi&ile l'esperienza e le attri&uiscono un valore intersoggettivo. >accogliere spazio e tempo sotto il titolo di estetica trascendentale e$uivale dun$ue a sottolineare una volta per tutte sia la natura sensi&ile dello spazio e del tempo, sia il loro essere le forme soggettive della nostra intuizione su cui riposa la possi&ilit di una esperienza oggettiva. .u $uesta natura soggettiva dello spazio e del tempo opportuno riflettere. .e, come a&&iamo visto, i giudizi sintetici a priori della matematica, nella loro esemplarit, presuppongono il rimando all'intuizione e se le forme della nostra sensi&ilit appartengono necessariamente alla sfera fenomenica, allora potre&&e essere lecito sostenere che l'intero capitolo della sintesi a priori nel suo uso conoscitivo deve ricondurci esclusivamente all'am&ito della nostra esperienza, alla dimensione soggettiva delle forme che l'io nel conoscere necessariamente attri&uisce al conosciuto. 1 giudizi della metafisica non riguardere&&ero cos, una realt altra dalla nostra, ma 4 nel loro rimandare a spazio e tempo 4 si $ualifichere&&ero come verit che concernono esclusivamente la nostra esperienza e, pi- precisamente, $uell'insieme di forme secondo le $uali la soggettivit plasma i materiali esperiti. 1l sintetico a priori, a dispetto della metafisica classica, non ci dischiudere&&e una realt in s5, un mondo di oggetti li&eri dalle condizioni empiriche della sensi&ilit, ma additere&&e piuttosto il campo ampio ed articolato delle strutture della soggettivit e, correlativamente, della nostra esperienza. Che le cose per Kant stiano proprio cos, risulta con chiarezza nelle pagine kantiane dedicate al pro&lema dell'applica&ilit della geometria. Eell'applica&ilit della geometria all'esperienza vi infatti, per Kant, la dimostrazione della funzione trascendentale del sintetico a priori, e cio del suo fungere come forma che plasma l'esperienza fenomenica secondo il dettato di una regola necessaria. =ra, se la geometria fosse una disciplina analitica, argomenta Kant, non vi sare&&e ragione di attendersi una necessaria corrispondenza tra spazio geometrico e fisico% un conto sare&&e infatti l'insieme delle verit racchiuse analiticamente nei concetti di &ase della geometria, un altro lo spazio fisico e reale in cui sono siti gli oggetti concreti. @o spazio della geometria, si potre&&e argomentare, continuo, e ci3 gi in $ualche modo racchiuso nella definizione stessa del punto geometrico< diversamente stanno le cose se parliamo dello spazio reale i cui punti potre&&ero &ene essere atomi indivisi&ili% alla continuit dello spazio geometrico fare&&e cos, riscontro la discretezza dello spazio reale. #el resto, l'applicazione della geometria alla realt risultere&&e altrettanto oscura se la fisica indagasse la realt in se stessa% non vi infatti alcuna ragione per la $uale lo spazio come forma a priori della sensi&ilit de&&a coincidere con un'eventuale spazialit transfenomenica. Kale corrispondenza invece si fa ovvia se ci si rende conto che lo spazio geometrico a rendere possi&ile $uello fisico. Per Kant dun$ue do&&iamo capire che tutti gli oggetti nello spazio sono puri fenomeni, cio non cose in s5, ma rappresentazioni della nostra intuizione sensi&ile e che $uindi, poich5 lo spazio, come il geometra lo pensa, precisamente la forma dell'intuizione sensi&ile che troviamo in noi a priori e che contiene il fondamento della possi&ilit (secondo la forma" di tutti i fenomeni esterni, $uesti de&&ono necessariamente concordare con le proposizioni del geometra, che $uesti deriva non da concetti di sua invenzione, ma dal fondamento soggettivo di tutti i fenomeni esterni, dalla sensi&ilit stessa (Prolegomeni, op. cit., p. CC" 1n $ueste osservazioni kantiane vi la chiave di volta dell'impostazione critico4trascendentale, $uella rivoluzione copernicana nell'am&ito teoretico che la Critica della ragion pura annunzia come il frutto maturo delle sue fatiche. Proprio come Copernico aveva risolto il pro&lema delle rivoluzioni dei corpi celesti mutando radicalmente il centro delle loro or&ite, cos, Kant ritiene che i pro&lemi della filosofia possano essere risolti solo mutando il pernio su cui ruota il pro&lema gnoseologico% dall'oggetto si deve tornare al soggetto, dalla priorit delle determinazioni ontologiche si deve ritornare alla centralit della funzioni soggette che determinano la possi&ilit della conoscenza. Cos,, dalle secche della metafisica si pu3 uscire soltanto, per Kant, rinunciando una volta per tutte al postulato dell'armonia

presta&ilita tra le forme della ragione e le strutture della realt, per riconoscere che se si d la preminenza non all'oggetto, ma al soggetto e se $uindi si comprende che si pu3 parlare non di una realt in s5, ma solo del mondo conosci&ile e fenomenico, allora la possi&ilit di una struttura a priori del mondo conosciuto non implica nulla di piche il riconoscimento che vi sono nella soggettivit forme a priori del conoscere. Comprendere $uesto ordine di considerazioni significa far nuova luce sulla domanda che verte sulla possi&ilit dei giudizi sintetici a priori e $uindi sulla possi&ilit stessa della metafisica. ' tale domanda sem&rava di primo acchito necessario dare una risposta negativa% perch5 mai infatti la realt dovre&&e conformarsi agli asserti dogmatici della ragion pura, perch5 in altri termini la realt in se stessa dovre&&e coincidere con le certezze a priori che animano la soggettivitL Kuttavia, &asta a&&andonare la pretesa che il sintetico a priori parli della realt in se stessa, per cogliervi piuttosto l'insieme delle forme di unificazione dei fenomeni che la soggettivit impone al materiale sensi&ile, perch5 l'accusa di dogmatismo perda parte della sua pertinenza. 'l metafisico che pretende che gli asserti della ragione scoprano misteriosamente una realt diversa da $uella che $uotidianamente esperiamo, il filosofo critico deve contrapporre la cautela scettica humeana< tuttavia, anche dal filosofo humeano si de&&ono prendere le distanze% riconoscere l'inaccetta&ilit delle pretese dogmatiche della metafisica non deve comportare il rifiuto dei suoi principi razionali, e $uesto proprio perch5 i giudizi sintetici a priori di cui la metafisica consta possono rivelarsi forme che determinano la nostra conoscenza del mondo fenomenico, strutture attraverso le $uali il materiale sensi&ile ci appare e ottiene un ordine peculiare. #i $ueste forme a&&iamo finora conosciuto solo spazio e tempo% tuttavia, &asta dare uno sguardo ai giudizi dell'aritmetica per rendersi conto che alla loro &ase non vi solo la forma della temporalit% perch5 una successione temporale ci si dia come successione numerica necessario infatti pensarla ed unificarla secondo un concetto dell'intelletto 4 secondo la categoria della $uantit. @e sintesi a priori non ci riconducono dun$ue alle sole forme dell'intuizione, ma a forme di unificazione di natura intellettuale, a funzioni che si applicano alle forme dell'intuizione, 9pensandole9 di volta in volta attraverso differenti regole di unificazione. Cos,, dei vecchi concetti della metafisica 4 il concetto di sostanza, di causa, di correlazione, ecc. 4 possiamo fare ora regole trascendentali di unificazione dei materiali sensi&ili, forme del loro ordinamento. 'ccanto all'estetica trascendentale dovremmo porre allora la logica trascendentale, la disciplina che studia le forme pure dell'intelletto, che 4 per Kant 4 appunto la facolt della sintesi dei materiali intuitivi. .e $uindi la metafisica del razionalismo cercava nella logica (nella dottrina dell'intelletto" l'accesso privilegiato verso un mondo intellegi&ile, in Kant dietro alla dottrina logica del giudizio de&&ono essere cercate le forme logiche di unificazione dei fenomeni, $uelle forme che non ci permettono certo di conoscere una realt trascendente, ma che hanno tuttavia una funzione trascendentale, poich5 soltanto grazie ad esse che la nostra esperienza assume una sua unit ed un suo contenuto oggettivo. @a discussione sulla natura e sulla possi&ilit dei giudizi sintetici a priori sfocia cos, in una radicale reinterpretazione dei dettati della metafisica% dalle categorie come predicati supremi dell'essere dovremo muovere allora alle categorie come forme della conoscenza e $uindi anche di ogni esperienza oggettiva. 'nnotazione. @a tesi kantiana della natura sintetica e costruttiva della geometria trova una radicalizzazione estrema in .chopenhauer, nelle pagine de 1l mondo come volont e rappresentazione. @a geometria , per .chopenhauer, la scienza dello spazio, e lo spazio intuizione pura% conoscerlo vorr dire allora muoversi sul terreno intuitivo e farla finita una volta per tutte con il 9vecchio pregiudizio che la verit dimostrata a&&ia una $ualche superiorit su $uella intuitivamente consociuta9 (1l mondo come volont e rappresentazione, a cura di '. 0igliani, 6ondadori, 6ilano 1*!*, p. 1+!". @a necessit non il frutto @a necessit non il frutto esclusivo della ragione e del suo operare deduttivo< tutt'altro% alle catene inferenziali che ci costringono all'assenso si de&&ono affiancare i nessi a priori che si dispiegano nell'intuizione dello spazio e del tempo. 'lla dimostrazione si contrappone cos, 4 in una polemica tanto aspra $uanto apertamente provocatoria 4 la figura che sa mostrarci immediatamente $uella verit che una concatenazione di giudizi pu3 dirci soltanto a fatica. @a convinzione kantiana della natura sintetica a priori delle verit geometriche si traduce cos, in un esplicito rifiuto del metodo assiomatico4deduttivo% per .chopenhauer, infatti, l'intuizione pura dello spazio deve &astare a se stessa e non ha &isogno di essere ulteriormente fondata. Eon vi du&&io che $ueste riflessioni siano almeno in parte espressione di un atteggiamento di insofferenza rispetto alle forme del ragionamento matematico e non un caso se, proprio negli anni in cui la geometria si apprestava ad a&&andonare il suo secolare legame con lo spazio intuitivo, .chopenhauer poteva, in una delle aggiunte al 6ondo come volont e rappresentazione, ironizzare su $uei i tentativi di dimostrare il $uinto postulato euclideo che erano sfociati pochi anni prima nella ela&orazione delle geometrie euclidee% 91l metodo dimostrativo di 2uclide 4 egli scrive 4 ha generato dal suo stesso grem&o la pi- indovinata parodia e caricatura di s5, con la cele&re disputa sulla teoria delle parallele e con i continui tentativi di dimostrare l'undicesimo assioma A...B. :uesto scrupolo di coscienza mi ricorda la $uestione di diritto posta da .chiller% #a anni ormai mi servo del naso per sentire gli odori Q ma avr3 davvero su di esso un diritto incontesta&ileL9. 2 tuttavia, al di l della forma in cui .chopenhauer lo pone, il pro&lema del nesso tra geometria e intuizione &en lungi dall'essere risolto.

@ezione terza @e riflessioni raccolte nella seconda lezione ci hanno permesso di rispondere alla domanda kantiana concernente la possi&ilit della matematica pura% aritmetica e geometria ci si sono rivelate infatti come due discipline sintetiche a priori che hanno nel rimando all'intuizione e nella sua su&ordinazione ad una regola di natura intellettuale il fondamento su cui poggia la loro esattezza. =ra, un discorso del tutto analogo possi&ile, per Kant, anche per la fisica che una disciplina nella $uale il momento meramente empirico si intreccia con considerazioni di natura aprioristica. 'nche in $uesto Kant un filosofo cresciuto alla scuola del razionalismo tedesco% il necessario riconoscimento della componente empirica del sapere scientifico non deve tradursi nella negazione delle esigenze di fondo che muovevano il vecchio progetto di una metafisica della natura. #ell'esigenza razionale che animava $uel disegno il filosofo deve farsi interamente carico e deve $uindi nuovamente tracciare i contorni di una disciplina che enunci a priori e con $uella necessit che si addice a proposizioni apodittiche, le leggi alle $uali la natura o&&edisce (Prolegomeni, op. cit., p. CH". Ee consegue che alla natura come insieme degli oggetti conosci&ili 4 la natura materialiter spectata 4 deve affiancarsi la natura come sistema regolato da leggi necessarie, dotate di una validit apodittica 4 la natura formaliter spectata. =ra, di $uesta forma a priori della natura e, $uindi, della dottrina formale che l'a&&raccia fanno parte nozioni come l'impenetra&ilit, l'inerzia e il movimento< tuttavia, ci3 che pi- propriamente caratterizza la natura come sistema formale il suo essere un tutto determinato causalisticamente e soggetto a leggi generali di conservazione% 6a fra i principi di $uella fisica generale se ne trovano alcuni che realmente hanno $uella universalit che noi esigiamo, come la proposizione che la sostanza permane e non si distrugge, che tutto ci3 che avviene sempre predeterminato da una causa secondo leggi costanti, ecc. :ueste sono vere leggi universali di natura che sussistono del tutto a priori. 0i $uindi realmente una fisica pura (Prolegomeni, op. cit., p. FH" >iconoscere come un fatto incontesta&ile che vi una dottrina formale della natura significa tuttavia interrogarsi ancora una volta sulla sua possi&ilit. Come per la matematica, cos, anche per la fisica pura occorre chiedersi% com' possi&ile tale dottrinaL Per dare una risposta a $uesta domanda si deve percorrere un cammino che ci gi noto% la struttura necessaria della natura ci riconduce infatti alla sfera del sintetico a priori, e per Kant vale la tesi secondo cui tutti i principi sintetici a priori non sono altro che principi di un'esperienza possi&ile e non possono mai venir riferiti a cose in s5, ma soltanto a fenomeni come oggetti dell'esperienza (Prolegomeni, op. cit., p. !8". 1l progetto teoretico della fisica pura ci riconduce cos,, ancora una volta, sul terreno fenomenico% il disegno am&izioso della metafisica 4 tracciare una volta per tutte il mondo cos, come ha da essere secondo ragione 4 deve essere dun$ue coniugato in forma criticistica, e ci3 significa che dal terreno ontologico do&&iamo muovere a $uello gnoseologico, poich5 solo se i principi sintetici a priori sono forme del conoscere possiamo sostenere che essi de&&ano necessariamente caratterizzare ci3 che conosciuto. Ee consegue che se tra le forme a priori della natura vi il suo essere retta dal principio di causalit, allora di $uesto principio dovremo fare una forma del nostro conoscere. Proprio come la forma della nostra sensi&ilit determina la struttura spazio4temporale della nostra esperienza, cos, il concetto di causalit come forme pura del nostro intelletto diviene il filtro attraverso il $uale intendiamo il mondo fenomenico. @a struttura a priori della causalit dun$ue innanzitutto una struttura a priori della conoscenza% dal terreno oggettivo siamo dun$ue ancora una volta risospinti sul piano della soggettivit. Cos,, alla domanda concernente la possi&ilit della natura potremo rispondere da un lato rammentando le forme della nostra intuizione e il loro contenuto empirico, dall'altro l'intelletto come dispositivo di forme categoriali attraverso le $uali soltanto possi&ile dare un ordine ai fenomeni, 4 all'esperienza appunto. Kant si esprime cos,% Come possi&ile la naturaL :uesta domanda, che il punto supremo che la filosofia trascendentale pu3 toccare ed al $uale essa deve essere condotta come al limite e alla perfezione sua, contiene propriamente due $uestioni. 1n primo

luogo% come possi&ile la natura in senso materiale, cio secondo il dato dell'intuizione, come complesso dei fenomeniL Come sono in genere possi&ili lo spazio, il tempo e ci3 che li riempie entram&i, il dato della sensazioneL @a risposta % per via della costituzione della nostra sensi&ilit, per la $uale essa viene affetta in un modo tutto suo particolare da oggetti che sono in se stessi ignoti ed assolutamente distinti da ogni fenomeno A...B. 1n secondo luogo% come possi&ile la natura in senso formale, ossia considerata come il complesso delle regole sotto cui devono stare tutti i fenomeni, $uando de&&ano venir pensati come collegati in un'esperienzaL @a risposta non pu3 essere altra che $uesta% essa possi&ile solo per via della costituzione del nostro intelletto, per la $uale tutte $uelle rappresentazioni del senso vengono necessariamente riferite ad una coscienza< $uest'attivit d origine a $uella particolare forma di pensare che il nostro pensare, e cio il pensare per via di regole e per mezzo di $uesto all'esperienza, la $uale deve essere assolutamente distinta dalla visione delle cose in se stesse (Prolegomeni, op. cit., p. !!". #a $ueste considerazioni risulta con estrema chiarezza l'adesione kantiana alla tesi secondo la $uale la nostra esperienza si muove interamente sul piano fenomenico ed il prodotto del fare della soggettivit che ordina i contenuti intuiti secondo le forme che reggono la sua sensi&ilit e il suo intelletto. Kuttavia, proprio $ueste considerazioni ci pongono un pro&lema nuovo% l'insistenza sulla natura soggettiva e fenomenica del conoscere sem&ra infatti risospingere Kant verso i lidi di $uello scetticismo da cui pure aveva cercato di prendere il largo fin dalle prime pagine del suo li&ro. Eoi conosciamo solo i fenomeni, la realt in s5 ci sfugge% $uesta tesi kantiana anche la tesi dello scetticismo, e la ritroviamo per esempio in .esto 2mpirico che pure contrapponeva ad un'impossi&ile scienza delle cose in s5 il discorso sensato, ma non mai rigorosamente vero, che tratta delle parvenze sensi&ili. 2 tuttavia da $uesta sua posizione di fondo Kant non intende affatto trarre conseguenze di natura scettica, ma la convinzione che si de&&a mettere capo ad una nuova definizione del concetto di oggettivit. .i dia pure per scontato che ogni conoscenza sia vincolata alla natura del soggetto% ci3 non toglie, argomenta Kant, che all'interno dell'am&ito fenomenico si possa distinguere ci3 che oggettivo da ci3 che meramente soggettivo. 'ncora una volta, dun$ue, do&&iamo armarci del metodo regressivo% non ci chiederemo allora se in generale sia possi&ile una conoscenza di oggetti, ma daremo senz'altro per scontato il fatto incontesta&ile che per noi uomini la parola 9oggetto9 ha un suo significato. 'l filosofo dun$ue non spetter il compito di mettere in du&&io la legittimit di $uesto gioco linguistico< il suo compito un altro% $uello di chiarire appunto la grammatica della parola 9oggetto9, distinguendo il suo impiego conoscitivo e fenomenico dal suo utilizzo in am&ito ontologico e metafisico. 1l primo passo in $uesta direzione consiste senz'altro nel sottolineare il fatto che, per Kant, le parole 9soggetto9 e 9oggetto9 hanno un significato duplice che rimanda a due differenti sfere di applicazione. Per $ueste due parole vi innanzitutto un'accezione assoluta% in $uesto caso l'oggetto sar la cosa in s5, e cio $uella realt transfenomenica che all'origine di ogni esperienza, ma sfugge per principio ad ogni umano conoscere. =ra, rispetto alla cosa in s5, ogni conoscenza necessariamente soggettiva (in senso assoluto"% l'esperienza si gioca interamente sul terreno dei fenomeni ed determinata dal modo in cui le cose appaiono alla soggettivit. @'esperienza sempre esperienza rispetto ad un io, la cosa in s5 invece tale solo nel suo escludere a priori ogni relazione epistemica che la leghi ad una soggettivit% soggettivo ed oggettivo ci appaiono cos, come gli indici di due domini privi di una $ualsiasi intersezione.. .e i termini 9soggetto9 ed 9oggetto9 nelle loro accezioni assolute circoscrivono due am&iti mutuamente escludentisi (l'am&ito fenomenico e $uello transfenomenico" nelle loro accezioni relative ci riconducono invece ad uno stesso universo di discorso% la nostra umana esperienza. 'll'interno della sfera fenomenica che si schiude alla soggettivit in senso assoluto, necessario distinguere ci3 che solo per il soggetto (nella accezione relativa di $uesto termine" da ci3 che gode invece di una validit oggettiva. @o schema che $ui proponiamo illustra appunto la duplice valenza di $uesta coppia di concetti%

1" ci3 che conosciamo soggettivo% la conoscenza solo fenomenica in senso assoluto (1,+" +" oggettivo in senso assoluto ci3 che non pu3 essere conosciuto. @'oggetto assoluto dun$ue la cosa in s5.

8" soggettivo ci3 che ci appare privo di una validit necessaria in senso relativo (8,H" H" oggettivo ci3 che ci appare dotato di validit necessaria

'll'origine di $uesto schema vi un presupposto che Kant non intende mettere in discussione% a suo avviso il conoscere un evento che avviene nel mondo e di cui non si pu3 in linea di principio parlare se non rilevando che ogni nostra esperienza soltanto l'eco soggettiva dell'essere da cui trae origine. Cos,, parlare dell'esperienza significa necessariamente alludere ad una serie di vissuti che accadono comun$ue nella soggettivit e che, proprio per $uesto, non possono assumere un significato trascendente. Per dirla in &reve% una conoscenza dell'oggetto (in senso assoluto" per Kant non possi&ile, poich5 il conoscere avviene nella soggettivit. R possi&ile invece una conoscenza che a&&ia un significato o&iettivo% interrogarsi sulla grammatica della parola 9oggetto9 nel suo impiego fenomenico significher allora chiedersi $uali siano le condizioni cui vincolata un'esperienza che a&&ia per noi validit necessaria ed intersoggettiva, e $uesto proprio perch5 9valore o&&iettivo e universalit necessaria (per ciascuno" sono concetti reciproci9 (Prolegomeni, op. cit., p. F!". =ra, perch5 dalla soggettivit delle nostre impressioni possa sorgere una conoscenza dotata di validit oggettiva necessario che alla sensi&ilit si leghi la funzione intellettuale del giudizio. :uando, nel giudizio, pronunciamo la paroletta 99 noi intendiamo asserire che il soggetto connesso al predicato, e che tale sintesi deve valere per tutti% ne consegue che la posizione dell'oggettivit sul terreno fenomenico chiede l'intervento della funzione intellettuale del giudizio e ci costringe ad a&&andonare l'am&ito meramente recettivo della sensi&ilit per cogliere nell'esperienza l'operare attivo delle forme di unificazione dell'intelletto, di $uelle forme categoriali che per Kant costituiscono il ner&o della logica trascendentale. :ueste considerazioni generali prendono una forma concreta nella discussione kantiana della distinzione tra giudizi percettivi e giudizi empirici, una distinzione che Kant formula cos,% i giudizi empirici in $uanto hanno valore o&&iettivo sono giudizi di esperienza% $uelli che hanno solo valore soggettivo io li chiamo giudizi percettivi. :uesti ultimi non a&&isognano di alcun concetto intellettivo puro, ma solo del collegamento logico della percezione in un soggetto pensante. 1 primi invece richiedono sempre, oltre alle rappresentazioni provenienti dall'intuizione sensi&ile, il concorso di certi speciali concetti aventi l'origine loro nell'intelletto stesso, i $uali appunto hanno per effetto di dare un valore o&&iettivo al giudizio d'esperienza (Prolegomeni, op. cit., p. F ". 'nalizziamo dapprima i giudizi percettivi. Per Kant, tali giudizi implicano la forma logica della predicazione, ma la implicano appunto solo come forma di connessione delle percezioni in un soggetto pensante. 1 giudizi percettivi hanno dun$ue anch'essi il valore di asserzioni, ma ci3 che asseriscono solo la connessione soggettiva di due stati psichici nella coscienza. Sinch5 ci muoviamo sul terreno dei giudizi percettivi, il giudizio 9lo zucchero dolce9 non avanza ancora alcuna pretesa di oggettivit% ci3 che intendiamo asserire non che la percezione dello zucchero sia legata necessariamente in ogni tempo e per ciascuno alla percezione della dolcezza, ma solo che di fatto si d in me $uesta connessione di percezioni. 1o, ora, sento cos,% $uesto ci3 che il giudizio percettivo esprime. 2d un giudizio che non pu3 essere in alcun modo falsificato% chi potre&&e mai sostenere che non vivo e sento ci3 che dico di vivere e di sentireL 2 tuttavia, proprio $uesta sostanziale infalli&ilit dei giudizi percettivi deve valere per noi come un segno della loro vuotezza conoscitiva, del loro carattere meramente soggettivo% se i giudizi percettivi possono essere necessariamente veri solo perch5 rinunciano per principio ad ogni validit intersoggettiva. Proprio come l'altro non pu3 rifiutare come falso un mio stato di coscienza, cos, non posso nemmeno pretendere che vi si adegui. Ci3 che meramente soggettivo non offre un terreno comune di confronto e rende senz'altro priva di senso l'ipotesi di un accordo. =ra parlare di oggetti significa proprio $uesto% fare riferimento ad un $uid intersoggettivo che valga come il polo identico di un'infinit aperta di giudizi concordanti. 6a se le cose stanno cos, 4 ed $uesta l'argomentazione kantiana su cui occorre riflettere 4 l'oggetto altro non che l'espressione della possi&ilit del giudizio di assumere una validit intersoggettiva. Parlare di un'esperienza oggettiva significa allora soltanto affermare che sono possi&ili giudizi che

vincolano la soggettivit all'assenso e che pretendono di essere riconosciuti per veri in ogni tempo e da ogni individuo. .crive Kant% Kutti i nostri giudizi sono dapprima semplici giudizi percettivi< essi valgono solo per noi, cio per il nostro soggetto, e solo in appresso diamo loro un nuovo rapporto, cio li riferiamo ad un oggetto e vogliamo che essi valgano per noi in ogni tempo e, come per noi, cos, per ciascun altro< ch5, $uando un giudizio concorda con un oggetto, devono concordare anche fra loro tutti i giudizi sullo stesso oggetto e cos, il valore o&&iettivo del giudizio di esperienza non significa altro che la sua validit universale. 6a allo stesso modo inversamente $uando a&&iamo ragione di tenere un giudizio per necessario ed universalmente valido (caratteri che si fondano non sulla percezione, ma sul concetto intellettivo puro, sotto cui la percezione stata ordinata", do&&iamo tenerlo per o&&iettivo, do&&iamo ritenere cio che esprima non solo un rapporto della percezione con un soggetto, ma una propriet dell'oggetto< perch5 non vi sare&&e alcuna ragione che i giudizi degli altri coincidessero necessariamente col mio, se non fosse l'unit dell'oggetto, al $uale tutti si riferiscono, e concordando col $uale tutti de&&ono concordare anche fra di loro (Prolegomeni, op. cit., pp. F 4!". ' partire di $ui la posizione kantiana sulla nozione di oggettivit prende forma con relativa chiarezza. Kant intende riguadagnare la nozione di oggettivit muovendosi sul terreno fenomenico< ora ci3 significa 4 a suo avviso 4 rinunciare fin da su&ito ad una nozione di oggettivit in senso forte% parlare di oggetti non pu3 significare uscire dalla sfera circoscritta della soggettivit (nella sua accezione assoluta". 'lla nozione ontologica di oggetto deve allora sostituirsi $uella pi- propriamente logica% possiamo dire di muoverci sul terreno dell'oggettualit $uando le nostre rappresentazioni non sono soltanto insieme nella coscienza come stati di un'identica soggettivit, ma sono unificate nella forma di un giudizio che pretende di essere riconosciuto valido da tutti. .ul terreno dell'oggettualit pu3 condurci dun$ue soltanto l'o&iettivit del giudizio, e ci3 significa che la possi&ilit di un'esperienza oggettuale poggia sulla capacit dell'intelletto di unificare le percezioni secondo determinati rapporti logici. Sinch5 ci limitiamo a pensare la connessione nella coscienza delle percezioni del sole e del sasso caldo non possi&ile alcun accordo, e non dun$ue lecita alcuna posizione oggettuale< &asta tuttavia pensare $uelle due percezioni come sussunte sotto il concetto di causalit per poterle pensare nella relazione logica che lega l'antecedente al susseguente in un giudizio ipotetico 4 una relazione $uesta di natura puramente logica e $uindi suscetti&ile di un accordo intersoggettivo. 6a ci3 $uanto dire che per accedere al terreno dell'oggettivit non sufficiente che le sensazioni si annodino nel legame della memoria< necessario che i dati sensi&ili siano pensati dalla soggettivit che deve porsi ora come una funzione logica che nel suo rapportarsi alle sensazioni, pensandole, sia per ci3 stesso capace di discernere l'io che esperisce da ci3 che o&iettivamente percepito. Per condurre in porto un'operazione tanto complessa, Kant si richiama ad una nozione che ha una sua storia nella riflessione filosofica% il concetto di appercezione. @'appercezione innanzitutto consapevolezza% l'io non vive nelle sensazioni che prova, ma l'identica coscienza che ad esse si rapporta. @a soggettivit che non pu3 essere posta nelle sensazioni e nel loro impersonale accadere nella coscienza deve essere dun$ue presupposta al materiale sensi&ile% prima di ogni concreto sentire l'io dun$ue gi dato come appercezione pura, come facolt logica di rapportarsi, pensandole, alle modificazioni della propria coscienza. Come osserva Kant, la soggettivit non l'io variopinto che si tinge di una tonalit nuova ad ogni nuova sensazione, ma innanzitutto un io penso, un cogito che nel suo scoprire nel tempo l'identit del suo rapportarsi a ci3 che di volta in volta diviene contenuto della coscienza pone insieme l'alterit di ci3 che lo occupa sensi&ilmente Perch5 tuttavia l'alterit della sensazione possa assumere le forme dell'oggettivit necessario che l'appercezione assuma la forma di un pensiero rivolto a ci3 che esperito e si ponga appunto come un giudicare implicito che sappia legare le sensazioni ponendole su $uel piano di oggettivit che garantito dalla paroletta 99, dalla copula che esprime la funzione del giudizio. 1n $uesto farsi avanti del giudizio racchiuso il nucleo teorico della proposta kantiana. 1l giudizio ha varie forme (la forma categorica, l'ipotetica, la disgiuntiva ecc." e i diversi modi di connettere il soggetto al predicato non hanno soltanto una diversa valenza sintattica, ma hanno anche una loro peculiare coloritura semantica che pu3 essere consolidata in vere e proprie forme concettuali che condividono con la logica formale la natura a priori, ma che promettono una diversa funzione conoscitiva. ' $uesti concetti 4 le categorie 4 si chiede infatti di connettere il materiale sensi&ile secondo una forma di unificazione che ci permetta di pensarlo non come una serie di modificazioni soggettive, ma come un'unit che per il suo avere un significato o&iettivo trascende in $uanto tale la coscienza psicologica della soggettivit. Cos,, se mi limito ad associare l'una all'altra la sensazione visiva del fuoco al dolore che provo toccandolo non a&&andono la sfera psichica dei miei vissuti, ma 4 ed $uesto il senso delle argomentazioni kantiane 4 sufficiente che connetta l'una all'altra $uesta serie di sensazioni pensandole nella forme della causalit perch5 prenda forma un significato nuovo 4 perch5 l'esperienza cessi di parlare della mia vicenda psicologica e al sentire si sostituisca la percezione o&iettiva di uno stato di cose. Ee segue che la possi&ilit dell'esperienza o, come ci siamo anche espressi, di una conoscenza o&iettiva poggia, per Kant, sul costituirsi di una connessione tra il materiale sensi&ile e le forme a priori dell'intelletto% solo perch5 sono legate nell'unit del giudizio e solo perch5 sono pensate per mezzo delle forme categoriali le sensazioni divengono il materiale su cui si fonda una realt nuova 4 l'unit di un significato o&iettivo. .crive Kant%

@'intuizione data deve essere sussunta sotto un concetto che determina la forma del giudizio in genere in rapporto all'intuizione, collega le intuizioni della coscienza empirica in una coscienza generica e per $uesto mezzo conferisce ai giudizi empirici un valore universale< tale concetto un concetto intellettivo puro a priori e il suo compito semplicemente $uello di determinare rispetto ad un'intuizione il modo in cui pu3 venir costituito da essa un giudizio (Prolegomeni, op. cit., pp. F*4 P". #ata un'intuizione $ualsiasi, il concetto puro la sussume sotto uno schema che ci permette di riportarla alla forma di un giudizio possi&ile, di connettere $uindi le rappresentazioni sensi&ili secondo una forma logica peculiare che corrisponda ad una delle diverse possi&ili configurazioni del giudizio. .crive ancora Kant% .ia per esempio il concetto intellettivo di causa% esso determina l'intuizione, che ad esso si sussume, op. cit., p. es. dell'aria, in rapporto al giudicare generico e cio in modo che il concetto di aria in relazione all'espansione stia nel rapporto di antecedente a conseguente in un giudizio ipotetico. 1l concetto di causa cos, un concetto intellettivo puro, distinto da ogni percezione possi&ile, il $uale serve solo a determinare la percezione che ad esso su&ordinata, in rapporto al giudicare generico e $uindi a rendere possi&ile un giudizio universalmente valido. Perch5 da un giudizio percettivo si a&&ia un giudizio di esperienza, si esige anzitutto che la percezione venga su&ordinata ad un concetto intellettivo di $uesto genere< cos, nell'esempio addotto l'aria si su&ordina al concetto di causa che determina il giudizio circa l'aria in rapporto all'espansione come ipotetico. Cos, $uesta espansione non viene soltanto rappresentata come connessa con la mia rappresentazione dell'aria in uno o pi- dei miei stati coscienti o nello stato cosciente di altri, ma come necessariamente connessa (Prolegomeni, op. cit., p. P". Possiamo allora schematizzare cos, il percorso teorico kantiano. (1" Kant muove dalla convinzione che di un'esperienza di oggetti si possa parlare solo una volta che ci si sia disposti sul terreno dell'o&iettivit logica del giudizio. (+" Perch5 alle nostre rappresentazioni sia accordato un valore oggettivo tuttavia necessario che non ci si limiti a dare unit alle rappresentazioni in $uanto stati della soggettivit% (8" solo se vengono tra loro connesse secondo la regola dettata da una possi&ile forma del giudizio la sintesi predicativa assume un valore oggettivo. (H" =ra, perch5 un contenuto intuitivo possa essere inteso alla luce di una forma del giudizio necessario che l'intuizione stessa venga su&ordinata ad un concetto puro dell'intelletto. (C" Kale concetto 4 la categoria in senso kantiano 4 ha la funzione di pensare i dati sensi&ili, unificandoli secondo un possi&ile schema predicativo. (F" #i $ui appunto la pretesa oggettiva che caratterizza i giudizi di esperienza, $uei giudizi in cui la copula ci avverte che l'unione di soggetto e predicato si gioca appunto sul terreno dell'essere, dell'oggettualit. #a $ueste considerazioni generali risulta con estrema chiarezza che tra i concetti puri dell'intelletto e le forme logiche del giudizio deve sussistere una relazione di corrispondenza. @a funzione logica delle categorie deve pienamente corrispondere con la funzione logica che struttura il giudizio nelle sue differenti forme% all'origine della nostra esperienza come esperienza di oggetti vi sono 4 nota Kant (Critica della ragion pura, T 1P" 4 le stesse funzioni che ritroviamo sul terreno della predicazione, ed per $uesto che dalla tavola del giudizio possiamo risalire alla totalit dei concetti puri dell'intelletto, a $uelle categorie da cui dipende la possi&ilit di un'esperienza oggettiva. 2 tuttavia alla chiarezza del compito nelle sue linee generali non corrisponde affatto un'eguale chiarezza nel dettaglio analitico. Cos,, $uando Kant affianca alla tavola del giudizio la tavola delle categorie non possiamo non rimanere perplessi, perch5 la corrispondenza, invocata da Kant, tra forme logico4analitiche e forme logico4trascendentali diviene sfuggente e vaga non appena cerchiamo di comprenderla nelle sue singole manifestazioni. .u $ueste considerazioni critiche non vale la pena di soffermarsi pi- di tanto, se non altro perch5 non c' filosofo che non a&&ia $ui sentito il &isogno di criticare Kant, e di criticarlo 4 vorrei dire 4 $uasi per un suo vizio privato% per il suo &isogno di ordine e di simmetria concettuale, per il suo voler avere davanti agli occhi il $uadro completo e architettonicamente &en strutturato dell'intelletto. Dn vizio privato tipico di un filosofo prussiano tanto meticoloso da far regolare sulle sue passeggiate gli orologi di K)nigs&erg 4 come racconta l'aneddoto, un vizio privato, tuttavia, che anche un vizio filosofico su cui avremo in seguito l'opportunit di riflettere almeno un poco.

@ezione $uarta Eella lezione precedente ci eravamo soffermati sulla funzione dell'intelletto nell'esperienza, ed avevamo sottolineato come la sensi&ilit ci porga determinati materiali fenomenici che assumono per noi un significato oggettivo solo perch5 possiamo pensarli attraverso un $ualche concetto intellettivo puro. @e categorie danno dun$ue forma ai fenomeni, anche se ci3 non significa che le forme intellettive creino una connessione sensi&ile l dove connessione non vi . @e cose stanno diversamente% il momento intellettivo ha infatti solo la funzione di 9leggere9 e di dare un valore oggettivo alle successioni che pure gi percepiamo sul terreno empirico. Cos,, non vi du&&io che al cerchio come figura sensi&ile

possono essere applicate le propriet geometriche tipiche di $uella peculiare curva conica< tuttavia, solo perch5 la spazialit come dato intuitivo colta attraverso una regola diviene possi&ile risalire dalla mera percezione del cerchio alla sua determinazione concettuale. .crive Kant% =ra io chiedo% $ueste leggi generali sono nello spazio e l'intelletto le apprende solo col cercare di penetrare il ricco contenuto ideale dello spazio, o non sono piuttosto nell'intelletto e nel modo con cui $uesto determina lo spazio secondo le leggi dell'unit sintetica donde procedono tutti i suoi concettiL @o spazio $ualcosa di cos, uniforme e, in riguardo a tutte le sue propriet particolari, di cos, indeterminato che certo nessuno vorr cercare in esso una sorgente di leggi naturali. Per contro, ci3 che determina lo spazio nella figura circolare, nelle figure del cono e della sfera l'intelletto, in $uanto contiene in s5 il fondamento della sintesi che li costituisce. :uella pura forma universale dell'intuizione che dicesi spazio $uindi &ene il su&strato di tutte le intuizioni determina&ili poi in oggetti particolari e contiene certo in s5 la condizione della possi&ilit e molteplicit di $uesti ultimi< ma l'unit degli oggetti determinata in fine solo dall'intelletto secondo le condizioni inerenti alla sua propria natura% cos, l'intelletto la sorgente dell'ordine universale della natura, in $uanto a&&raccia tutti i fenomeni sotto le sue proprie leggi e per $uesto mezzo primariamente costituisce a priori (secondo la forma" l'esperienza, per effetto di che tutto $uanto viene conosciuto per via di esperienza necessariamente soggetto alle leggi dell'intelletto. (Prolegomeni, op. cit., p. *+" @e categorie dun$ue ci permettono 4 proprio come dice Kant 4 di 9compitare i fenomeni per poterli leggere come esperienza9 (Prolegomeni, op. cit., p. !+" 4 e ci3 $uanto dire che le forme dell'intelletto hanno solo sul terreno fenomenico l'am&ito di una loro possi&ile applicazione. Kuttavia, anche se ogni nostra conoscenza si muove sul terreno fenomenico, il filosofo deve egualmente sottolineare che proprio il riconoscimento della fenomenicit del conoscere implica un rimando a ci3 che fenomeno non . 1l concetto di fenomeno 4 come ogni concetto 4 ac$uista la sua sensatezza proprio perch5 marca una distinzione che ci permette di segnare una differenza rispetto a ci3 che fenomeno non . =ra, solo un fenomeno ci3 che soltanto in $uanto ci appare% dai fenomeni dovremo dun$ue distinguere le cose in s5, $uegli enti che sono caratterizzati dal loro non essere oggetti per una soggettivit e dal loro porsi come realt il cui esserci e la cui natura del tutto indipendente dall'io. .crive Kant% $uando noi consideriamo, come giusto, gli oggetti dei sensi come puri fenomeni, ammettiamo con $uesto nello stesso tempo che a essi sta a fondamento una cosa in s5, se&&ene noi non la conosciamo cos, come costituita in s5, ma ne conosciamo solo il fenomeno, ossia il modo in cui $uesto ignoto $uid affetta i nostri sensi. @'intelletto $uindi, per il fatto che ammette i fenomeni, ammette anche l'esistenza di cose in s5 e pertanto noi possiamo dire che la rappresentazione di $uesti esseri che stanno a fondamento dei fenomeni e cio la rappresentazione di puri esseri intelligi&ili non solo legittima, ma inevita&ile (Prolegomeni, op. cit., pp. !H4C". 2ppure, riconoscere che accanto ai fenomeni vi sono oggetti meramente pensa&ili (i noumeni, appunto" non significa ancora aver indicato un motivo che renda interessante soffermarsi su $ueste entit in s5. Perch5 mai infatti dovremmo a&&andonare la sfera dell'esperienza per interessarci di entit che possono essere solo pensate, poich5 si sottraggono necessariamente ad ogni ipotesi di natura conoscitivaL >ispondere a $uesta domanda significa, in primo luogo, mettere in luce con maggiore chiarezza la natura di ci3 che fenomenico. 1l richiamo all'am&ito noumenico vale in altri termini come uno strumento per definire i limiti della nostra esperienza e per mostrare cos, con maggiore chiarezza il senso che le compete, perch5 se vero che gli antichi s&agliavano nell'identificare i fenomeni con le mere parvenze, sare&&e d'altro canto altrettanto fuorviante dimenticare il livello ontologico su cui si muove la nostra esperienza. #el resto, a rammentare la natura fenomenica del conoscere proprio una facolt insita nell'animo umano, una facolt che ci spinge a trascendere la sfera dell'esperienza, additandone cos, implicitamente i limiti% la ragione. Ci3 che per Kant caratterizza la ragione il suo &isogno della totalit< ma la totalit non un dato che possa essere attinto sul terreno dell'esperienza, poich5 l'esperienza per sua natura un processo% ne consegue che la richiesta di totalit e di chiusura avanzata dalla ragione indice di una tendenza transfenomenica. .crive Kant% @'uso empirico, al $uale la ragione limita l'intelletto puro, non esaurisce la sua Adella ragioneB destinazione. =gni singola esperienza solo una parte di tutta la sfera dell'esperienza% la totalit assoluta di ogni esperienza possi&ile non in se stessa un'esperienza e tuttavia un pro&lema necessario per la ragione% la $uale, anche solo per rappresentarsela, ha &isogno di tutt'altri concetti che non i concetti intellettivi puri, il cui uso sempre immanente, cio si riferisce all'esperienza in $uanto pu3 essere data, mentre i concetti della ragione vanno alla totalit, all'unit collettiva di ogni esperienza possi&ile e cos, superano ogni esperienza data, diventando trascendenti. (Prolegomeni, op. cit., p. 1P+".

#all'esperienza come prodotto che si costituisce passo dopo passo nella serie aperta del tempo si deve $uindi muovere all'idea della totalit, e nella nozione di totalit racchiusa una vera e propria negazione dell'idea stessa dell'esperienza, poich5 se vero che ogni conoscenza per sua natura ulteriormente determina&ile, di contro la natura come un tutto gi dato deve necessariamente porsi come $ualcosa che per principio inconosci&ile. 2' in $uesta luce che de&&ono essere intese le idee della ragione e cio 9$uei concetti necessari, il cui oggetto non pu3 tuttavia esser dato in alcuna esperienza9 (Prolegomeni, op. cit., p. 1P+". .u $uesto punto occorre senz'altro riflettere un poco. #elle idee della ragione diciamo innanzitutto che sono concetti necessari, e non difficile trovare degli esempi che ci mostrino come vi sia effettivamente il &isogno di a&&andonare la catena dei dati dell'esperienza, una catena in cui ogni anello pu3 sussistere solo in $uanto rimanda ad altro come alla sua condizione. .i prenda per esempio la struttura stessa del conoscere% ogni conoscenza consta di concetti, ed 9i concetti si riferiscono come predicati di giudizi possi&ili, a $ualche rappresentazione di un oggetto ancora indeterminato9 (Critica, T !, op. cit., p. 1P!". =ra se ogni conoscenza assume forma predicativa e se ogni ac$uisizione conoscitiva vale per noi come predicato di un soggetto ancora indeterminato, $uale idea potre&&e mai essere pi- necessaria di $uella di un sostrato ultimo, di un oggetto che funga da portatore dell'infinita serie di predicati mutevoli che l'esperienza ci porgeL =gni predicato come l'anello di una catena che si sorregga a sua volta ad un diverso anello 4 ad un predicato che possiamo pensare come sostrato solo finch5 non a&&andoniamo la sfera delle relativit dell'esperienza. :uesta relativit tuttavia sem&ra necessario a&&andonarla non appena ci chiediamo $uale sia il fondamento su cui poggia l'intera catena, 4 $uale sia in altri termini l'ente di cui l'esperienza parla, mostrandoci di volta in volta i predicati. #al condizionato occorre muovere verso ci3 che pretende una validit assoluta% dalla sfera delle relativit dell'esperienza si deve muovere verso l'am&ito noumenico. 2 tuttavia, appena evocata, la nozione di un sostrato ultimo su cui far poggiare per intera l'esperienza deve essere su&ito messa da parte. @'esperienza l'am&ito del condizionato, ed per sua essenza un processo% ne consegue che l'idea stessa di un 9primo assoluto9 un concetto vuoto, finch5 ci muoviamo sul terreno fenomenico. #ietro ad ogni effetto si deve cercare una causa e dietro ad ogni causa data una nuova causa che la ponga in atto, 4 ed un discorso perfettamente analogo vale anche $uando cerchiamo di risalire dai predicati ad un ipotetico soggetto ultimo che tutti li sorregga% ogni sostrato presente per noi come una $ualcosa di determinato che allude ad un nuovo sostrato che del resto pu3 essere detto tale solo in relazione ai predicati rispetto ai $uali funge da soggetto. =ra, se sul terreno dell'esperienza la pretesa di assolutezza delle idee della ragione non trova un riempimento, certo tuttavia che il tentativo di li&erarsi della loro vuotezza disponendosi sul terreno noumenico pure votato al fallimento% $uando parliamo di un sostrato ultimo noi non facciamo altro che applicare un concetto, la cui grammatica filosofica sul piano fenomenico &en definita, ad un am&ito di realt che caratterizzato dall'assenza di $uelle condizioni che determinano la sensatezza del concetto. .ul piano della nostra $uotidiana esperienza il concetto di sostanza allude ad una necessaria persistenza, e la persistenza possi&ile solo nel tempo< il tempo tuttavia una forma che appartiene solo al mondo fenomenico, non alla realt in s5% ne consegue che un uso iperfisico della categoria di sostanza in realt reso impossi&ile dalle stesse condizioni di applicazione del concetto di cui andiamo discorrendo (cfr. Prolegomeni, op. cit., p. 1P ". ' partire di $ui, le idee della ragione sem&rano essere una sorta di inganno in cui l'uomo , per sua natura, portato a cadere% gli uomini, e proprio per la conformazione delle loro facolt conoscitive, sono portati a stravolgere i fondamenti del conoscere e a pretendere un coronamento del sapere che in realt del tutto illegittimo. 1nvece di appagarsi del cauto procedere dell'intelletto gli uomini 4 cos, Kant sem&ra argomentare 4 si lasciano fuorviare dalle promesse della ragione e si invischiano in una dialettica che la dialettica in cui si sono arenati gli sforzi della metafisica da 'ristotele fino a Golff. =ra senz'altro vero che per Kant la ragione a&&ia su di s5 la responsa&ilit di $uei sogni da cui il filosofo che non voglia essere dogmatico ha il dovere di risvegliarsi. Kuttavia, riconoscere gli errori cui pu3 condurci un cattivo uso della ragione non significa ancora negare che la razionalit a&&ia di per s5 una sua funzione positiva. #el resto, &asta dare uno sguardo un poco pi- approfondito alle considerazioni che a&&iamo esposto sin $ui per cogliere un primo positivo compito delle idee della ragione% l'esigenza dell'incondizionato che caratterizza la razionalit vale infatti come una richiesta di perfetti&ilit che deve essere avanzata di fronte ad ogni possi&ile conoscenza. #i ogni immagine del mondo la ragione sottolinea la sostanziale inadeguatezza rispetto a $uel modello che solo sare&&e in grado di soddisfare il nostro ideale di razionalit. @e idee della ragione non hanno dun$ue un uso costitutivo, non ci aprono il mondo degli oggetti noumenici, ma hanno piuttosto un uso regolativo% servono perch5 ci permettono di riconoscere la perfetti&ilit di ogni esperienza, perch5 ci permettono di commisurare il sistema parziale della conoscenza con $uel sistema del mondo nel $uale soltanto si placa la totalit delle aspirazioni epistemologiche, ma anche pratiche e speculative della razionalit. .crive Kant%

Poich5 le idee psicologiche, cosmologiche e teologiche altro non sono che concetti puri della ragione, i $uali non possono essere dati in alcuna esperienza, cos, i pro&lemi che la ragione ci propone intorno ad esse, non ci sono imposte dagli oggetti, ma da semplici massime della ragione nella sua aspirazione al suo completo soddisfacimento e de&&ono tutti ricevere un'adeguata risposta% la $uale pu3 anche consistere nel mostrare come le dette idee sono principi diretti ad armonizzare, completare ed unificare le nostre conoscenze intellettive e cos, valgono solo dell'esperienza, ma dell'esperienza come totalit. .e&&ene una totalit assoluta dell'esperienza sia impossi&ile, soltanto l'idea di una totalit della conoscenza unificata secondo principi vale a conferire all'esperienza una particolare forma di unit, vale a dire l'unit di un sistema senza della $uale la nostra conoscenza resta $ualche cosa di frammentario e non pu3 servire al supremo fine (che semplicemente il sistema di tutti i fini"% e per $uesto io intendo $ui non solo il fine pratico, ma anche il fine supremo dell'uso speculativo della ragione. @e idee trascendentali esprimono cos, la destinazione propria della ragione che di essere il principio dell'unit sistematica dell'attivit intellettiva (Prolegomeni, op. cit., pp. 1+C4F". #el resto, a partire di $ui, si pu3 risalire anche ad una seconda funzione delle idee della ragione% la funzione di circoscrivere e limitare l'am&ito di validit delle conoscenze fenomeniche. @'esperienza non soddisfa mai pienamente la ragione, e ci3 deve valere come un segno evidente dell'irriduci&ilit di principio delle istanze razionali (del mundus intelligi&ilis" al mondo fenomenico. @a ragione come principio insito nell'animo umano assume allora su di s5 il compito di sottolineare come l'immagine fenomenica del mondo non esaurisca il pro&lema metafisico del mondo, un pro&lema la cui corretta impostazione possi&ile soltanto se sappiamo cogliere il limite entro cui circoscritta la conoscenza fenomenica. #i $uesto ordine di considerazioni l'antinomia relativa alla nozione di causalit ci offre una dimostrazione assai chiara. :uale sia tale antinomia presto detto% la natura sem&ra essere un tutto determinato causalisticamente, ma se tutto avesse una causa non esistere&&ero azioni li&ere. #'altro canto le azioni li&ere sem&rano introdurre nella natura un principio di indeterminatezza che destinato a stravolgerne la comprensi&ilit% se $ualcosa pu3 accadere nella natura senza una ragione sufficiente, perch5 mai dovre&&ero avere &isogno di una causa i fenomeni che pensiamo come effettiL 1n altri termini% nella catena delle cause naturali lecito pensare ad una causa prima, ad una facolt di iniziare da s5 spontaneamente una catena di effettiL 2 se non possi&ile, se ogni causa pu3 effettivamente produrre l'effetto solo se a sua volta determinata ad agire cos, da un suo antecedente, allora non si deve negare 4 contro ogni apparenza soggettiva 4 che non vi in generale nulla come la li&ertL =ra, ci3 che per Kant caratteristico di $uesta antinomia proprio il suo fondarsi su di un'am&iguit del termine 9causa9, una am&iguit che 4 una volta sciolta 4 mostra con chiarezza come le tesi del ragionamento antinomico possano in realt coesistere senza contraddirsi. Korniamo alla nozione di una causa li&era% di tale causa avevamo sottolineato come essa dovesse porsi come una causa prima e spontanea 4 come un antecedente privo a sua volta di antecedenti che lo pongano in essere. #i una simile causalit sul terreno fenomenico non lecito parlare% ogni causa occupa infatti un posto nel tempo ed ha $uindi un antecedente che solo pu3 motivare il suo esserci ed il suo agire. Dn movimento C ha la sua causa in un movimento 7, e per spiegare $uest'ultimo dovremo risalire ad un movimento ' che lo preceda% un movimento che 4 per cos, dire 4 si generi da s5 infatti tanto incomprensi&ile $uanto un istante di tempo che non succeda ad un precedente momento temporale. @a causalit infatti non che $uesto% l'ordine necessario in cui i fenomeni si susseguono facendo del tempo una catena in cui ogni istante ci riconduce ad un istante passato in funzione fondante e ad un istante futuro che ha nel presente la sua ragion d'essere. Ee consegue che l'incomprensi&ilit di una causa spontanea che inizi da s5 una catena di effetti vincolata al nostro pensare tale causa prima come un evento nel tempo% solo dun$ue se rimaniamo sul terreno fenomenico l'ipotesi di una causa prima e incondizionata deve essere scartata perch5 contraria alla grammatica insita nella nozione di causalit fenomenica. >iconoscere che tutto nella natura come sistema della totalit dei fenomeni accade secondo le leggi della causalit non significa allora negare che sia possi&ile un'azione li&era% vuol dire soltanto collocare ogni causa spontanea al di fuori della natura, in $uel mondo noumenico di cui la ragione ci mostra la necessit. 'lla causalit fenomenica Kant oppone dun$ue una causalit noumenica, una causalit che non affatto una forma di unificazione dei fenomeni sensi&ili e che non si gioca sul terreno della temporalit, poich5 appunto un nesso puramente intellegi&ile che non ha a che fare con le condizioni cui sono vincolate le nostre intuizioni sensi&ili. =ra parlare di una causalit noumenica che non si gioca sul terreno temporale poich5 ha natura puramente intellegi&ile possi&ile solo perch5 la ragione ci permette di circoscrivere il mondo fenomenico e di sottolineare la possi&ilit di una realt in s5 irriduci&ile ai precetti e alle regole dell'intelletto. Kuttavia, anche se la filosofia kantiana sem&ra legittimare il concetto di una causalit noumenica, non vi du&&io che, almeno a prima vista, Kant sem&ra avvalersi $ui di una nozione del tutto vuota, di un espediente ar&itrario per risolvere a parole una difficolt radicata nei fatti. @e cose tuttavia non stanno cos,, e per rendersene conto forse opportuno osservare che anche la parola 9causa9 si dice in molti modi. #elle conclusioni di un ragionamento possiamo dire che sono effetto di determinate premesse, e la paroletta 9perch59 4 che esprime senz'altro i nessi fisici di causa ed effetto 4 del tutto adatta ad esprimere anche i nessi ideali che legano gli

assiomi ai teoremi di una teoria. =ra, anche se tra il pensiero della premessa e il pensiero della conclusione vi una relazione di ordine temporale, le premesse di un ragionamento non sono di per se stesse prima delle conclusioni% ci troviamo dun$ue di fronte ad una 9causalit9 di cui si dovre&&e senz'altro sottolineare la natura non temporale. Dn identico ordine di considerazioni vale anche per il pro&lema della li&ert. @e azioni sono eventi nel tempo% hanno $uindi una causa che spiega il loro esser cos, ora a partire da un esser stato cos,. 'lle azioni come eventi del mondo esterno corrispondono tuttavia le intenzioni della soggettivit, ed in $uesto caso rendere conto di un'intenzione non significa sempre e necessariamente rispondere ad una domanda concernente i suoi antecedenti. Pu3 significare anche riconnettersi ad un movente razionale. @e intenzioni li&ere saranno in altri termini $uelle scelte che possono essere spiegate facendo riferimento ad un 9perch59 che non ci riconduce all'am&ito fenomenico delle inclinazioni sensi&ili, dei &isogni, dei progetti rivolti all'ac$uisizione di un utile, ma all'am&ito noumenico e razionale dei dettati della ragione morale. @i&ere sono dun$ue $uelle intenzioni che si lasciano guidare dalla massima puramente razionale e non edonistico4sensi&ile della legge morale. #i $ui pu3 essere tratta la conclusione cui Kant mira% $uando ci poniamo sul terreno dell'agire morale a&&iamo a che fare con una forma di causalit del tutto differente da $uella che regge i fenomeni della natura, e $uesta diversit ha la sua manifestazione pi- evidente appunto nella dipendenza delle intenzioni morali da una causa prima, da un movente puramente razionale che non legato al suo conseguente come in generale si correla la causa all'effetto. 1n natura 4 osserva Kant 4 ogni cosa opera secondo leggi, in sede morale invece il soggetto agisce secondo la rappresentazione di una legge. Dn sasso cade secondo la legge di gravit, un uomo invece 4 per potersi comportare eticamente 4 deve comprendere il dettato della legge morale e lasciare che le sue azioni vi si commisurino. 6a ci3 $uanto dire che nell'uomo vi deve essere una facolt che determina le sue azioni e che si lascia determinare dalla pura rappresentazione di una legge. :uesta facolt che pu3 essere determinata interamente da cause noumeniche e che dun$ue indice della natura non fenomenica dell'uomo 4 per Kant 4 la volont. =ra, nell'uomo, la volont si lascia determinare anche da moventi sensi&ili% gli uomini hanno un corpo, ed i moventi sensi&ili sono spesso la causa vera delle sue azioni. Kuttavia, se vero che i moventi sensi&ili possono determinare la volont umana e possono spingere il soggetto a compiere determinate azioni, altrettanto certo 4 per Kant 4 che la volont li&era ed $uindi pienamente se stessa solo $uando non si assoggetta ad una causalit estrinseca (alla causalit fenomenica degli impulsi sensi&ili", ma si adegua alla norma della ragione, al dettato della ragion pratica. .crive Kant% nell'uomo la ragione non determina sufficientemente la volont e $uesta continua a sottostare a condizioni soggettive (a certi moventi" che non si accordano sempre con le condizioni oggettive, in &reve, $uando la volont non in se stessa pienamente conforme alla ragione A...B, le azioni riconosciute necessarie oggettivamente sono soggettivamente contingenti e la determinazione di una volont di $uesto genere secondo leggi oggettive costrizione cio la relazione fra le leggi oggettive e una volont non interamente &uona pensata come la determinazione della volont di un essere ragionevole mediante principi della ragione ai $uali per3 $uesta volont, per la sua stessa natura, non necessariamente conforme (Sondazione della metafisica dei costumi, a cura di >. 'ssunto, @aterza, 7ari 1* P, pp. 8!4*". #i $ui la natura dei principi oggettivi della morale% per l'uomo i principi etici valgono come imperativi, e $uesto appunto perch5 nell'uomo la volont non in se stessa, ma per cos, dire in altro 4 nel corpo umano come ricettacolo sensi&ile. @'adeguarsi della volont al principio morale non pu3 assumere allora la forma di un pieno riconoscimento della ragione in se stessa (della volont nella legge che da s5 scaturisce", ma si presenta piuttosto come un faticoso li&erarsi (costrizione" della volont dalle inclinazioni sensi&ili cui asservita 4 un li&erarsi che conduce la volont a riconoscersi nei principi della ragion pratica. @a distinzione critica tra am&ito fenomenico e noumenico permette dun$ue di comprendere da un lato la possi&ilit della morale e di cogliere dall'altro la peculiarit della posizione dell'uomo di fronte ai precetti della ragion pratica. @e idee della ragione, lungi dall'essere un mero inganno, in cui l'uomo per la sua stessa natura portato a cadere, si rivelano come un necessario complemento dei concetti puri dell'intelletto, come un complemento che solo permette di attri&uire il giusto peso alla realt fenomenica, conciliando le esigenze positive del conoscere con $uelle che pi- propriamente concernono la destinazione ultima dell'uomo e la sua comprensione nel cosmo. @e considerazioni che a&&iamo sin $ui proposto ci permettono di avanzare ora $ualche &reve riflessione conclusiva. Kant avanza nei Prolegomeni una serie di domande che tuttavia ci riconducono ad un interrogativo centrale% la domanda sulla possi&ilit della metafisica. Come a&&iamo visto, $uesta domanda resa attuale dalla critica humeana ai concetti cardine della metafisica e dal suo radicale rifiuto di ogni nesso sintetico a priori. 2 la risposta che Kant ritiene opportuno dare ci ha costretti a percorrere un cammino relativamente complesso% per Kant vi una metafisica della natura poich5 vi sono strutture a priori della realt. #ella realt esperita% $uesto il punto. Kant pu3 riproporre una metafisica della natura senza 4 a suo dire 4 correre il rischio di a&&andonarsi ad argomentazioni di natura dogmatica solo perch5 le strutture a priori della natura dipendono esclusivamente dalla aprioricit delle regole cui vincolato il conoscere come processo di unificazione dei materiali esperiti. @a pretesa metafisica di decidere a priori come il mondo de&&a essere si stempera cos, nella tesi prima della filosofia critica% nella convinzione che vi siano strutture invarianti e necessarie dell'esperienza che sono interamente motivate dalla natura della facolt conoscitive della soggettivit.

:uando ci si interroga sulla possi&ilit della metafisica tuttavia non ci si chiede soltanto se vi siano nessi sintetici a priori in ci3 che chiamiamo natura% la metafisica classica non si poneva soltanto il compito di mostrare come la realt fosse attraversata da leggi generali e necessarie, ma intendeva anche costruire un'immagine del mondo che fosse conforme ad un progetto razionale. #el mondo che la metafisica ricostruisce si deve poter dire che non soltanto necessario che sia cos,, ma anche che giusto che sia cos,. 1l risultato cui la metafisica conduce anche sempre il risultato di una teodicea, sia pure di una teodicea che aderisca ad una nozione di giustizia che forse non ci sentiremmo di condividere. =ra, anche rispetto a $uesto secondo momento implicito nella metafisica necessario per Kant assumere un atteggiamento critico, ma tutt'altro che li$uidatorio. Kant vuole li&erarsi dai sogni della metafisica, ma non disposto a rinunciare al desiderio che li anima, ed $uesto desiderio che viene salvato in sede critica dalla facolt della ragione che da un lato agisce regolativamente come una massima che ci induce a non dimenticare che l'esperienza un processo aperto e perfetti&ile, dall'altro rammenta che al mondo fenomenico si deve contrapporre un mondo noumenico che 4 se sfugge alla sfera della conoscenza 4 legittima e soddisfa egualmente le aspirazioni della ragion pratica. 0i tuttavia un ulteriore punto che deve essere sottolineato e che concerne propriamente il rapporto tra metafisica e antropologia. .enza dover per $uesto scomodare le metafisiche dei nostri tempi, un fatto che la domanda sull'essere anche sempre una domanda sull'esserci. .olo la metafisica pu3 far luce sul perch5 siamo proprio cos,, e del resto ogni metafisica 4 anche le metafisiche moderne che raccontano il nostro essere gettati nel mondo 4 hanno una loro favola sulla creazione. =ra anche per Kant la metafisica un &isogno insopprimi&ile, e lo perch5 soltanto la metafisica pu3 dare una risposta alle domande ultime sul destino dell'uomo. Kuttavia la comprensione della natura umana non avviene attraverso il rimando ad un'argomentazione di natura metafisica che, insieme al cosmo, ci mostri la situazione dell'uomo nel cosmo. @a via che Kant sceglie ancora una volta determinata dall'atteggiamento critico della sua filosofia% per determinare il come del nostro esserci &isogna ancora una volta muovere dalle sue facolt, per ricavare dalla loro particolare configurazione $uale sia lo status ontologico che ci spetta. @e poche cose dette rispetto alla nozione di volont sono forse gi sufficienti per esemplificare la piega del discorso kantiano. Per comprendere la posizione dell'uomo nel mondo non do&&iamo immergerci in un'immaginazione metafisica del cosmo, ma do&&iamo chiederci% vi una volont li&eraL =ra, se tale volont li&era vi non pu3 essere sita 4 per Kant 4 sul piano fenomenico% l'uomo allora una creatura che partecipa al mondo dei puri intelligi&ili, 4 come Kant stesso si esprime 4 persona e non cosa. #'altro canto l'uomo non solo persona, ma anche una corporeit viva, inserita nel mondo delle cause fenomeniche% $uesta la conclusione che do&&iamo trarre dal fatto che per noi uomini le leggi morali parlano alla volont come imperativi che coartano la natura sensi&ile. #i $ui dun$ue, da un'analisi delle facolt dell'uomo deve essere ricavata la peculiare natura del nostro esserci. @a critica della ragione traccia cos, le coordinate di ogni possi&ile antropologia e ricolloca l'uomo al suo posto, un posto che ora cogliamo come $uel centro verso cui si orienta prospetticamente il cosmo esperito e vissuto praticamente. Cos,, $uella minuzia che cos, caratteristica della macchietta del filosofo Kant, deve ora apparirci come un segno minuto, ma non per $uesto meno significativo, della sua sostanziale continuit con la scuola metafisica del razionalismo. .eppure in forma nuova e in una luce interamente differente, anche Kant appartiene a $uella cultura filosofica che nell'ordine e nell'architettonica strutturazione del sapere vede una prova del Progetto da cui si vorre&&e che noi dipendessimo. .e tutto deve essere letto proprio perch5 tutto stato scritto, e la metodica cura con cui Kant annota ogni simmetria nelle strutture interne della ragion pura non che una nuova versione della grande pazienza del metafisico che deve ritrovare sotto il caos dell'apparenza l'ordine vero dell'essere.